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Le nuove del Pais 2016_3

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Anno XLXI • luglio-settembre 2016 • N. 3

Le nuove del Pais Bollettino del decanato di livinallongo 32020 BL-I

Poste Italiane s.p.a. - Sped. in Abb. Post. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n°46) art. 1, comma 2, NE/BL - In caso di mancato recapito restituire al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa.

L’undicesima Giornata per la custodia del creato ha come tema «La misericordia di Dio per ogni essere vivente»

La custodia del Creato, compito per ciascuno di noi L

a Giornata per la custodia del creato è un’iniziativa voluta dalla Conferenza Episcopale Italiana in sintonia con le altre comunità ecclesiali europee che consiste in una giornata annuale dedicata a riaffermare l’importanza, anche per la fede, dell’ambientalismo in tutti i suoi aspetti. Nel promuovere questa iniziativa la Chiesa Ortodossa ha tutt’ora un ruolo importante. La giornata si celebra il 1º settembre, capodanno ortodosso, partendo da una proposta fatta nel 1989 dell’allora patriarca di Costantinopoli Dimitrios I che nell’enciclica indirizzata per l’inizio dell’anno ecclesiastico, scorgeva tutto il pericolo per il deteriorarsi dell’ambiente, ma avvertiva tutta la responsabilità della Chiesa nei confronti dell’opera di Dio. Per questo

la ricorrenza annuale diventa anche un punto di incontro tra cristiani cattolici e ortodossi in Europa. Da noi le diocesi di Trento, Belluno-Feltre, Bolzano-Bressanone e Como la celebrano assieme incontrandosi in un luogo significativo di questi territori. Quest’anno è avvenuto in Val Visdende, in Comelico, dove l’arcivescovo di Trento monsignor Lauro Tisi ha condiviso e lanciato il “messaggio per il Creato” insieme alle altre diocesi. “Custodire il creato – dice l’appello letto nella chiesa della Madonna delle Nevi a Pra Marino - non significa sfruttarlo fino a compromettere la vita dei più poveri”. A partire dal “mea culpa” per i “gravi fenomeni d’inquinamento”‘, i territori “più urbanizzati e de-

La sottoscrizione del “messaggio per il Creato”.

gradati”‘, le catastrofi causate dall’uomo (come quella del Vajont nel 1963), il documento, firmato anche da due delegati dall’arcidiocesi ortodossa d’Italia e di Malta, insiste sulla responsabilità personale nel governo del territorio: “Ciascuno di noi non può pensare che i cambiamenti climatici siano ineluttabili, ma si deve impegnare con un personale stile di vita a ridurre gli sprechi, ad assumere comportamenti consoni e rispettosi, anche a evitare nuove infrastrutturazioni ove non necessarie al bene comune”. Nel suo intervento, monsignor Tisi, accompagnato dai delegati don Andrea Decarli e don Rodolfo Pizzolli e dai laici della pastorale sociale, ha osservato come la conversione ecologica, ribadita pure da Papa Francesco nel messaggio per la giornata di oggi, si realizza anche “nel riconoscere l’altro non come una minaccia ma come una risorsa e un’opportunità”. Papa Francesco, il suo messaggio lo conclude così: “Leggere in quest’anno la Laudato si’ (una sua enciclica sul creato) significa pure accogliere l’invito ad allargare il nostro cuore nel praticare la misericordia, scoprendoci membri di una comunità della creazione, che vive di una molteplicità

di relazioni vitali. «Creati dallo stesso Padre, noi tutti esseri dell’universo siamo uniti da legami invisibili e formiamo una sorta di famiglia universale, una comunione sublime che ci spinge ad un rispetto sacro, amorevole e umile». Dobbiamo ancora imparare a condividere la tenerezza del Padre per le sue creature, a riconoscerne il «valore intrinseco», aldilà della loro utilità per noi. Dobbiamo ancora apprendere le forme di un rapporto equilibrato tra la cura che dobbiamo agli esseri umani – in particolare verso le vittime del degrado ambientale provocato da guerre e migrazioni obbligate – e l’attenzione per gli altri viventi: in parecchi casi le nostre relazioni con essi comportano sofferenze che potrebbero essere evitate. L’Enciclica Laudato si’ è tutta un invito alla conversione ecologica, a un riorientamento delle pratiche che si radichi in un cuore rinnovato. Impariamo a sperimentare, in modo più intenso il dono del creato, scoprendoci immersi in una misericordia che chiama anche noi ad essere “in uscita”, nella cura responsabile per il creato e per la famiglia umana. Impariamo a praticare il dialogo con religioni e culture, a partire dalle Chiese cristiane, per ricercare assieme le vie di una custodia efficace di «sorella terra».


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«Le nuove del Pais»

Vivere insieme

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L’educazione? Non si delega

a cultura non nasce a scuola, ma si sviluppa anzitutto in casa. Per questo motivo è importante che la famiglia si riappropri del proprio ruolo educativo, per troppo tempo delegato alla scuola. Una buona parte degli adulti, al vedere figli e nipoti andare a scuola al mattino, tirano un duplice sospiro di sollievo che si può sintetizzare in due pensieri: “Ho affidato mio figlio alla scuola e imparerà molte cose”, “I professori lo educheranno e lo prepareranno alla vita”. Sono pensieri che hanno una piccola parte di verità e molte visioni sbagliate. Il ruolo dell’educazione non si delega: la famiglia lo assume per natura, gli insegnanti per scelta professionale (una volta si diceva “per missione”). Vi sono attribuzioni più specifiche: alla scuola l’istruzione e la socialità, alla famiglia l’affettività e il comportamento, ma non sono divisioni nette. Ad esempio, la cultura e la maturazione del cervello, pur dipendendo molto dall’insegnamento scolastico, dipendono anche dall’ambiente familiare: è in casa che il bambino impara a parlare, conosce il nome delle cose, stabilisce relazioni, sperimenta l’esistenza quotidiana e il volgersi delle stagioni. E spesso, se il ragazzo manifesta atteggiamenti violenti a scuola e, per esempio, fa il

“bullo”, è probabile che rifletta situazioni familiari o ambientali. Ecco dunque alcune regole:  La cultura non nasce nella scuola, ma anzitutto in casa ed è formata da numerosi fattori: dal saper parlare correttamente al sapersi comportare con buoni sentimenti e buone maniere. Un bambino maleducato o aggressivo a casa o con gli amici si comporterà nello stesso modo a scuola (che non è attrezzata per fare miracoli). Nel primo secolo d.C., il latino Quintiliano, grande maestro di retorica (l’arte del parlare e dello scrivere), già raccomandava ai genitori, alle balie e agli insegnanti di fare il possibile per parlare con proprietà di linguaggio sia ai bambini sia tra loro.  La famiglia stabilisca relazioni attive con la scuola e le mantenga, il che significa: partecipare ai consigli scolastici, conoscere i professori, stimarli, accettare i loro consigli (e viceversa), sapere che se il ragazzo ha preso un brutto voto, non dipende dal docente, ma dall’alunno. O non ha studiato per un tempo sufficiente o è stato davanti ai libri, ma ha giocherellato o non ha trovato il suo metodo di studio, perciò occorre dai due lati controllare e trovare i rimedi.  Bisogna chiedere impegno, ma prima ancora occor-

re dare fiducia. Già Quintiliano ammoniva di non pensare che la capacità di comprendere e apprendere sia riservata a pochi: “imparare è conforme alla natura dell’uomo”. Vi è chi è più dotato nelle varie materie (ma forse carente in altre), chi è meno abile nella lettura e nella scrittura e ha bisogno di un aiuto, ma potrebbe emergere in altre attività. Nessuno è privo di qualche tesoro che va scoperto e valorizzato anche se… non è previsto dai programmi scolastici. In ogni caso, nessuno può essere qualificato un asino, se fa quello che può.  Molte famiglie non accettano di riconoscere che i propri ragazzi possano avere dei difetti di base. Difficoltà di attenzione, ad es., iperattività, oppure dislessia, disgrafia, discalculia, cioè grosse difficoltà nel leggere, scrivere e fare calcoli matematici, che sono alla base della scuola. Questi difetti, che una volta venivano classificati come tare mentali e irrecuperabili, non dipendono dal grado di intelligenza (Leonardo da Vinci e altri geni del passato erano dislessici), ma da diversità della struttura cerebrale, e le abilità possono essere superate da accorgimenti familiari e da trattamenti educativi e didattici che devono essere richiesti alla scuola prima che il bambino perda la stima di sé stesso.

 L’universo dei nuovi media offre grandi possibilità e molti grandi rischi: giochi di prontezza e perdita di tempo, informazioni veloci, ma superficiali e pigrizia intellettuale, contatti con amici e amici sbagliati… e potrei continuare. Dobbiamo conoscere meglio questo settore e controllare le scelte dei ragazzi. Il ricorso a internet per fare i compiti e riportarne sui quaderni brani interi gabellandoli come propri è un’abitudine diffusa, che gli insegnanti scoprono facilmente.  Attenzione a trovare un equilibrio fra le attività scolastiche e le altre attività di cui i ragazzi hanno bisogno (sport, piscina, ballo, lingue straniere, turismo…) senza pretendere di fare tutto. Badiamo che gli studentelli abbiano anche un po’ di tempo libero per giocare e per libere scelte: devono imparare progressivamente a programmare le loro attività secondo la propria volontà e le proprie preferenze. L’oratorio è un luogo di libertà sicuro e lieto. Se riflettiamo sui prerequisiti dell’istruzione e della cultura che abbiamo esposti, possiamo capire alcune ragioni fondamentali per cui il 30% degli iscritti alle scuole superiori non arriva al diploma. (di Domenico Volpi, dal Santo dei Miracoli – Settembre 2016)

Incontro delle nostre comunità col vescovo Renato - Siamo gli ultimi cristiani? Mercoledì 7 settembre il nostro vescovo don Renato è venuto ad incontrare le nostre parrocchie come aveva promesso il giorno del suo arrivo nella nostra diocesi. Alle 18 abbiamo celebrato insieme la Messa, poi ha salutato i presenti intrattenendosi con essi. Dopo cena, l’incontro con il Consiglio Pastorale delle nostre parrocchie. Ci ha fatto due domande: Come stanno le nostre comunità e cosa possiamo fare perché stiano meglio? Ci sono stati gli interventi dei consiglieri. Alcuni hanno sottolineato il disagio di vivere nella comunità solo il fine settimana ingolfandolo di impegni, altri hanno evidenziato la diversità tra Pieve ed Arabba e in particolare lo scompenso del turismo che, se da una parte è la risorsa principale della nostra gente, dall’altra crea notevoli difficoltà nelle relazioni. È emerso il problema del catechismo e la sensazione che oggi la Chiesa abbia paura di parlare delle esigenze severe di Cristo indugiando piuttosto su argomenti che si ascoltano più vo-

lentieri; ci si è chiesti anche che cosa fa la Chiesa per contrastare l’ateismo. Don Renato ha risposto, ha commentato, non ci ha dato ricette sul da farsi e, più che altro, ci ha spiazzati proponendoci una visuale diversa e inaspettata. La soluzione delle difficoltà che viviamo – ha detto – non sta nel moltiplicare le iniziative e le cose da fare, ma nel prendersi il tempo per vivere insieme in modo da capirci di più, da renderci conto di come viviamo e delle situazioni attorno a noi. La nostra strada resta il Vangelo di Gesù che abbiamo sovraccaricato di un mucchio di altre cose, al punto che non riusciamo più a leggerlo nella sua semplicità ed essenzialità. Il Vangelo ci invita a vivere con gioia, come dice papa Francesco, senza lasciare che i problemi (ci saranno sempre) possano opprimere la nostra vita e farci perdere la speranza. Ha evidenziato come stare con gli altri in una comunità sia essenziale per vivere come ci ha detto Gesù: per questo i primi cristiani avevano scelto

di darsi appuntamento un giorno alla settimana per viverlo insieme, il giorno della risurrezione del Signore: da soli non si può essere cristiani. Il Vescovo, per concludere, cita un libro di JeanMarie Teillard intitolato “Siamo gli ultimi cristiani?” dove alla domanda risponde: Si, siamo gli ultimi cristiani di un cristianesimo arrogante, quello che ha imposto la verità agli altri; ma da molto tempo c’è un altro cristianesimo che non finirà mai perché, se è vero quello che proclamiamo nella fede, Gesù incarnandosi ha fatto alleanza con l’umanità in modo definitivo per cui l’umanità non sarà mai più senza Gesù Cristo e Gesù Cristo non sarà mai più senza l’umanità. Questo naturalmente è solo qualcosa di quello che è stato detto in questo incontro. Noi ci siamo sentiti rasserenati, incoraggiati e anche incuriositi per questo nuovo orizzonte che si apre davanti. Grazie don Renato. Don Dario


«Le nuove del Pais»

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GMG CRACOVIA 2016

Un’esperienza da condividere! Di ritorno dalla Giornata Mondiale dei Giovani a Cracovia, il vescovo Renato ci ha suggerito di scrivere tutti insieme una lettera alle comunità del bellunese per raccontare l’esperienza vissuta. Entusiasti di questa proposta,

mentre viaggiavamo verso l’Italia in autobus, abbiamo raccolto e messo insieme ciò che ci era rimasto più a cuore dell’esperienza e che volevamo condividere con tutti voi. Ecco qui il nostro racconto. Sorella Elisa

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viva la memoria affinché non si ripetano orrori simili. Durante la settimana, molti sono stati gli spunti da cui ognuno poteva cogliere qualcosa. Le parole del Papa sono state fondamentali ma anche le testimonianze e la catechesi del vescovo Francesco di Bergamo. Ci siamo sentiti invitati a coltivare una speranza e un sogno per un futuro migliore, per una felicità vera, diversi da quelli solitamente proposti. Ci è stato chiesto di non essere giovani pensionati noiosi che annoiano gli altri, paralizzati dal senso di colpa, dall’inadeguatezza, dalla paura della fatica, del dolore, della delusione, ma di dare il meglio di noi e non quello che ci avanza. Siamo stati spronati, ad avere pazienza (l’esercizio più bello della speranza e della fiducia) e a tendere la mano all’altro anche se ciò comporta un rischio perché la misericordia è forza ed è la marcia in più. Abbiamo compreso che nell’accoglienza dell’emarginato e del peccatore si gioca la nostra credibilità di cristiani. Abbiamo avuto la conferma che la risposta a questo mondo in guerra si chiama fraternità, fratellanza, comunione e famiglia e noi giovani dobbiamo insegnare agli adulti che è più facile creare ponti che innalzare muri. Dio è nostro tifoso, ci ama

iamo i giovani di BellunoFeltre (e dintorni...) che hanno accolto l’invito alla Gmg di Cracovia, tramite il pellegrinaggio diocesano. Vorremmo raccontare, condividere, trasmettere quello che abbiamo vissuto durante la nostra sorprendente avventura. Ci sembra importante che la nostra non sia un’esperienza fine a se stessa, ma che possa essere utile anche per le nostre comunità e per coloro che, pur rimanendo a casa, ci hanno accompagnato, chi per fede, chi per curiosità. Siamo partiti da Belluno in quasi 150. Un piccolo gruppetto ci attendeva già a destinazione dopo aver trascorso un’intensa settimana di gemellaggio a Szczurowa. Inizialmente ad accompagnarci c’erano i timori, le paure. Non sapevamo bene a cosa andavamo incontro, non conoscevamo i nostri compagni di viaggio, potevamo non riuscire a essere accettati dal gruppo, non sentirci all›altezza degli altri e a Cracovia incontrare uno stile di vita molto diverso dal nostro. Il nostro rapporto con la fede era, a volte, disilluso e i recenti atti di terrorismo non aumentavano di certo le nostre sicurezze. Tutte queste preoccupazioni però si sono dissolte grazie a quanto abbiamo vissuto in quei giorni.

Si è creata, fin da subito, tra di noi, un’atmosfera di amicizia, apertura, rispetto, voglia di conoscersi e aiutarsi. In Polonia - in particolare nella Parrocchia della Madonna di Czestochowa a BrzeskoSlotwina, a 60 km da Cracovia - siamo stati accolti da famiglie disponibili che si sono adeguate ai nostri orari impossibili, alle difficoltà comunicative, alle abitudini alimentari dandoci subito prova tangibile della misericordia e colpendoci per la grande devozione, soprattutto verso Maria. Vivere con queste persone ci ha insegnato che si possono avere a cuore gli altri anche prima di conoscerli. Lo stesso clima di incontro e condivisione si è respirato nei momenti comunitari, nelle catechesi e per le strade di Cracovia affollate da centinaia di migliaia di giovani, di moltissime culture diverse, accumunati da una carica di entusiasmo e dalla convinzione di essere parte di qualcosa di più grande… non siamo soli! Non è mancata l’occasione per visitare il campo di concentramento di Auschwitz dove abbiamo visto quanto l’uomo può costruire il male, dove abbiamo compreso che se si convince un popolo che un altro sia suo nemico tutto diventa lecito, dove abbiamo capito l’importanza di tenere

più di noi stessi, non si ferma al male del passato ma investe sul nostro futuro. Il fulcro della settimana è sicuramente stato la veglia del sabato sera, con l’adorazione al Santissimo e il silenzio carico delle nostre preghiere e intenzioni. Ci siamo sentiti parte del grande disegno di Dio. In quella moltitudine, quasi due milioni di candele rischiaravano i nostri volti e i nostri cuori. Senza la luce di ognuno di noi il disegno non sarebbe stato lo stesso. A noi, ora, il compito di portare nella nostra casa e nella nostra comunità la misericordia e la semplicità con cui abbiamo vissuto la fede durante la settimana di Gmg seguendo l’invito di papa Francesco:«la gioia che gratuitamente avete ricevuto da Dio, per favore, gratuitamente donatela!». A voi l’incarico di accoglierla! Insieme ai nostri sogni, «Il Signore benedica i vostri sogni!». I giovani della Gmg della diocesi di Belluno-Feltre + Renato, vescovo

P.S.: Molte delle parole che abbiamo usato le abbiamo rubate a papa Francesco, anche senza virgolette. Siamo sicuri che lui non se ne avrà a male... Ormai queste parole sono diventate anche le nostre!


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«Le nuove del Pais»

Vita della comunità parrocchiefodom@gmail.com

Domenica 5 giugno “L’avvocato difensore”

Di mese in mese Ogni settimana dal foglietto parrocchiale i nostri Don Dario e Suore Discepole del Vangelo ci rivolgono un breve pensiero legato al tempo che stiamo vivendo.

Cari parrocchiani, nel mese di Maggio molte chiese e cappelle della vallata hanno raccolto bambini e adulti per la preghiera del rosario. Così scriveva, rivolgendosi a Maria, Avvocata nostra, don Sirio da Corte, un sacerdote di questa diocesi morto poco tempo fa: «E adesso in cielo, che cosa fai, Maria? Io non credo che una mamma possa mai andare in pensione. Credo invece che tu continui a dare vita in noi, tuoi figli rimasti quaggiù. Talvolta sentiamo che scendi su questa terra e appari a qualche anima umile e semplice per incoraggiarci tutti, attraverso di loro, al bene. Ma sempre crediamo che continui a fare quello che hai fatto a Cana e a presentare al Figlio questa nostra povera vita senza più il vino della festa e della gioia. Sempre viva, come tuo Figlio, ad intercedere per noi … Quando eravamo bambini e ci capitava di aver preso un brutto voto a scuola o ne avevamo combinato qualcuna, normalmente si andava dalla mamma ed era lei, che poi ci presentava al papà e cercava

di spiegare e scusare i nostri sbagli. Ecco perché Gesù ci ha consegnato Maria: perché abbiamo “un avvocato difensore” e, con Lei, ci sia più facile presentarci al Padre e scoprire negli occhi e nel cuore di Dio, infinitamente più grande, quella tenerezza che avevamo percepito e sperimentato nel cuore della Madre». (sdv)

Domenica 12 giugno Grazie per quest’anno di scuola! Cari parrocchiani, in questa settimana ci sono state le ultime attività scolastiche: martedì, una bella giornata in cui i ragazzi hanno apprezzato tanto il camminare insieme, ma anche le spiegazioni che nel percorso da Cherz a Malga Cherz sono state loro date sui problemi ambientali, sulle frane e sugli interventi possibili per arginare questi danni. Mercoledì, la Messa di ringraziamento per la fine dell’anno scolastico: un momento di preghiera che forse ormai si fa solo qui in tutta la nostra provincia. Mi pare quasi più opportuno piuttosto che all’inizio dell’anno: li si chiede, qui si ringrazia. Bene tutti due!

La Santa Messa di ringraziamento di fine anno scolastico.

Qualche giorno prima si è concluso anche il catechismo e da questo punto di vista è stato un anno travagliato, da dimenticare, direi: poche le catechiste, difficile gestire gli incontri. Se le cose rimangono come sono penso che l’anno prossimo non cominceremo neppure. È una preoccupazione che desidero condividere fin d’ora in particolare con i genitori ai quali cercherò di spiegare più in dettaglio la situazione per vedere come si possa risolvere questo problema. Di sicuro ci vogliono più forze, almeno quattro – cinque persone in più. Probabilmente servono anche modalità diverse che si possono trovare solo se ci pensiamo insieme. Faccio conto sul vostro interesse e sulla concreta collaborazione. (dd)

Domenica 19 giugno Attenzione, ciclista! Cari parrocchiani, devo confessarvi che, come autista, per me questo è un periodo piuttosto difficile. Chissà perché quando si è in auto ci si trasforma (in peggio!): gli altri non sanno guidare, non capiscono, vanno troppo piano… Non so se capita anche

a voi. Adesso cominciano a girare le moto che, quando le incontri in curva, sembra che ti entrino nel finestrino, e le bici che stanno in mezzo alla strada, vanno affiancate a due, a tre, rendendo difficile e pericoloso il sorpasso. Difficile anche fermare il nervoso che si esprime con una strombazzata di clacson o con un gesto per mandarli a quel paese! Mi sto chiedendo a cosa serve e devo rispondere che non serve a niente se non a irritare me stesso e gli altri. Allora io mi impegnerò ad aver pazienza e ad essere gentile. Voi, naturalmente, fate come vi sembra meglio, ma pensateci se volete risparmiare al dottor Piere il compito di curarvi il fegato o la bile! (dd)

Domenica 26 giugno La sicurezza delle abitudini Cari parrocchiani, le abitudini e la capacità di adattarci alle situazioni in cui la nostra vita si svolge sono un aiuto per vivere più serenamente e con meno problemi. Pensate a quando si fa un trasloco; nella nuova casa si sbaglia stanza, l’interruttore della luce bisogna cercarlo, si fa fatica a trovare le cose

13 Giugno Festa di Sant’Antonio – Pellegrinaggio a Piedi da Pieve al sacrario di Pian di Salesei.


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Cambiamento - Prossima uscita

e quell’anta dell’armadio bisogna proprio metterla a posto; il tempo passa e ci si adatta e anche l’armadio va bene così. Voglio dire che i cambiamenti comportano problemi che possibilmente cerchiamo di evitare una volta raggiunta una certa tranquillità. Forse è così anche per la fede: siamo andati a catechismo, abbiamo imparato alcune cose e le abbiamo adattate alla nostra vita; alcune situazioni hanno interrotto “abitudini” quali la preghiera in famiglia o la festa settimanale: abbiamo visto che si vive ugualmente e non le abbiamo più riprese. Non prendiamo neppure più in considerazione l’idea di ripensarci perché così la vita è meno impegnativa e complicata. Allora, piuttosto di mettere in pericolo il comodo equilibrio che ci siamo costruiti, rinunciamo a metterci in discussione e diciamo che va bene così, con il rischio di impoverire la nostra vita e la nostra fede. (dd)

Domenica 3 luglio L’incontro con l’altro

Cari parrocchiani, con l’arrivo dell’estate molte persone della vallata sono impegnate ad assicurare un ambiente accogliente per i turisti che vengono a riposare. Non è sempre facile garantire tutto questo! A volte possiamo rischiare di perdere il senso di ciò che facciamo. Se ci sforziamo a guardarlo con occhi diversi e, in particolare, le persone che incontriamo nel lavoro, forse la fatica non sarà minore, ma avrà un sapore diverso: quello dell’incontro con l’altro che ha qualcosa da donarmi o da richiedere, gentile o pretenzioso che sia.

Il Signore, a questo proposito, ha qualcosa da insegnarci; Egli non aveva proprietà, anzi, nel suo instancabile peregrinare insieme ai discepoli, era Lui a chiedere ospitalità. Lui, che era il Figlio di Dio, ha avuto bisogno di essere accolto e, allo stesso tempo, però, ha accolto tutti, non ha negato a nessuno l’ascolto. Senza presunzione, con l’unico desiderio di mettere a servizio quello che aveva di buono per far conoscere il Padre. Il Signore ci ha dato delle capacità da mettere a frutto. Semplicemente per essere felici e far felici gli altri: solo così i nostri sforzi non sono vani e ritroviamo la passione per il nostro lavoro. (sdv)

Domenica 10 luglio Chi è il mio prossimo? Cari parrocchiani, di solito in questa pagina del foglietto evito di riferirmi al Vangelo della domenica perché non sembri un anticipo o un prolungamento dell’omelia, dato che di solito il foglietto lo prende chi partecipa alla messa e quindi ha già ascoltato. Quello di oggi però è un messaggio che chiede di arrivare ad ogni cristiano perché contiene indicazioni fondamentali. La parabola del buon samaritano è la risposta di Gesù alla domanda “chi è il mio prossimo?” Gli ebrei consideravano prossimo i famigliari, i paesani, al massimo i connazionali, ma stranieri e soprattutto Samaritani – nemici dichiarati – proprio no. Penso che dappertutto si fa fatica ad essere accoglienti e cordiali, ma forse nelle nostre valli un po’ di più. I motivi possono essere molti: il clima, l’indole riservata, le comunicazioni difficili; tuttavia non dobbiamo rassegnarci a questi limiti e tantomeno cercar scuse per giustificarci. Accettiamo l’invito di Gesù a considerare ogni persona

“vicina” (prossimo) e in quanto tale meritevole della nostra attenzione, della nostra gentilezza e, se occorre, del nostro aiuto. Fa parte della sostanza della vita di ogni cristiano. (dd) Domenica 17 luglio La bonifica del cuore

Cari parrocchiani, non è che radio e TV contribuiscano molto alla serenità della nostra vita: mi riferisco alla strage di Nizza e a tutte le atrocità di cui quotidianamente siamo informati. Preferiremmo forse non sapere, ma non è che questo cambi le cose. La domanda che si presenta immediatamente è: “Perché?”. Mettiamoci insieme le guerre, le uccisione e ogni violenza; aggiungiamo chi affama gli altri con la sua fame di denaro, chi sottomette le persone per sogni di potere, ma anche i nostri rancori, le nostre liti e l’egoismo che ci troviamo sempre tra i piedi quando facciamo qualche scelta. Come sanare questo male del mondo: l’“intelligence” dei governi, le misure di polizia, i controlli e il carcere? Ci si prova da sempre, ma non si raggiungono mai i risultati sperati. Ci sarebbe un rimedio che oggi viene preso sempre meno in considerazione e ce lo offre uno che chiamiamo “Salvatore”. Ci dice che non c’è altra soluzione che la bonifica del cuore di ciascuno, ci dice come dobbiamo fare e ci dà anche la forza per realizzarla. Forse siamo scettici perché diciamo di averci già provato. Ma siamo proprio sicuri di averlo preso davvero sul serio questo Salvatore? (dd)

Domenica 31 luglio Tutto il bene che c’è! Cari parrocchiani, domenica scorsa abbiamo celebrato la festa di S. Giacomo, patrono della parrocchia di Pieve, cioè della nostra comunità cristiana. In queste occasioni, il più delle volte,

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dopo aver accennato a qualche aspetto positivo, si tende a calcare la mano su quello che non va o che manca. Ho pensato che non è giusto e ho voluto mettere in risalto tutto il bene che c’è nelle nostre comunità partendo da quanto si fa direttamente per la vita della parrocchia, nel variegato campo del volontariato, nell’impegno civile nell’amministrazione della cosa pubblica. Mi sono accorto, e spero lo abbiate notato anche voi, che c’è una profusione straordinaria di bene a cui siamo abituati e, proprio per questo, non viene avvertito come si deve. Ritengo invece che sia importante esserne consapevoli perché ci incoraggia a continuare. Tutto questo è già vivere sostanzialmente il vangelo di Gesù che ci invita a voler bene non con le chiacchere, ma con i fatti. La fede in tutto questo gioca il ruolo della luce: se abbiamo un bel quadro in una stanza oscura poco ci dice; se lo inondiamo di luce possiamo ammirarlo e godere la sua bellezza. Ho riportato questa riflessione anche sul foglietto per condividerla con chi non ha potuto essere presente perché è importante avere la consapevolezza del bene che siamo. (dd)

Domenica 7 agosto “Il mondo degli adulti ha bisogno dei giovani” Cari parrocchiani, poco più di una settimana fa, papa Francesco ha incon-


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«Le nuove del Pais»

trato a Cracovia (in Polonia), milioni di giovani da tutto il mondo. Insieme ai ragazzi del bellunese, di Cortina e del Cadore, dell’agordino e del feltrino, ho potuto partecipare portando con me un pensiero particolare per i giovani di Fodom. Forse molti di voi avranno seguito l’evento alla televisione e avranno colto la gioia del Papa nell’incontrarci, il suo credere in noi e l’averci a cuore così come siamo, nessuno escluso. Pensando al tempo che stiamo vivendo, e ai fatti internazionali che stanno interpellando tutti, papa Francesco ha detto chiaramente che il mondo degli adulti ha bisogno di noi. Ha affermato: «Oggi l’umanità ha bisogno di uomini e di donne, e in modo particolare di giovani come voi, che non vogliono vivere la propria vita “a metà”, giovani pronti a spendere la vita nel servizio gratuito ai fratelli più poveri e più deboli … Di fronte al male, alla sofferenza … l’unica risposta possibile … è l’atteggiamento del servizio». È poco qui lo spazio per condividere l’esperienza vissuta, ma sarà possibile raccontarci molto altro ancora, e ascoltare i vostri pensieri e le vostre opinioni in merito, non appena ci incontreremo di persona. (sorella Elisa – sdv) Domenica 14 agosto Per cosa saremo ricordati? Cari parrocchiani, siamo nel bel mezzo della nostra fresca estate e ci prepariamo ai festeggiamenti di S. Maria Maiou con le varie sfilate e i carri che ci ricordano la vita e i valori di una volta, tutto questo con un po’ di orgoglio accompagnato da una certa nostalgia. Bello che sia così, importante mantenere svegli i ricordi che, i dicendoci da dove siamo partiti, possono orientare, se vogliamo, il nostro futuro. Pensando alla ricchezza di valori del passato, alla saggezza della vita semplice e sobria, mi sono chiesto per che cosa noi saremo ricordati dai posteri fra cinquanta o cent’anni? Quali sono i valori per cui ci serberanno gratitudine, ammi-

razione e riconoscenza? Varrà la pena ampliare il museo per metterci dentro le cose che noi utilizziamo e che ci sono care? Non riesco a immaginare precisamente dove potrebbe portare una riflessione di questo genere, ma forse potrebbe aiutarci a fare scelte migliori, a evitare sbagli troppo grandi, a resistere a certe tendenze che vanno per la maggiore ma che sono inconsistenti e vuote. Può essere comodo fare “come fan tutti”, forse però non è la scelta migliore. (dd)

Domenica 21 agosto Il vescovo Renato in visita a Fodom Cari parrocchiani, l’altro giorno il segretario del Vescovo mi ha telefonato dicendomi che don Renato (così desidera essere chiamato) vorrebbe venire a Fodom il 7 settembre per celebrare la Messa con le persone che ci saranno e per incontrare il Consiglio Pastorale delle parrocchie. Questo proposito lo aveva manifestato il giorno stesso del suo arrivo nella nostra Diocesi. Ha fatto capire che desidera che sia un incontro “feriale” e non “celebrativo”, cioè senza titoli, inchini e manifestazioni particolari. Vuole, in altre parole, condividere la realtà concreta e quotidiana della vita delle nostre comunità con i loro valori, con la loro bellezza, ma anche con le difficoltà e i problemi che incontrano, specialmente dal punto di vista della fede. Infatti è dalla situazione in cui ci si trova che bisogna partire per proporre un rinno-

vamento della nostra vita cristiana. Abbiamo davvero più bisogno che mai che il Vescovo si faccia un’idea realistica delle parrocchie della nostra Diocesi per poterci dare un orientamento efficace sulla strada da seguire. La preghiera perché lo Spirito Santo lo illumini sarà un valido aiuto che gli possiamo offrire. (dd)

È possibile che la nostra bontà sia solo emotiva? Forse avrebbe bisogno di basi più solide. (dd)

Domenica 4 settembre Giorni di fraternità

Domenica 28 agosto Bontà solo emotiva? Cari parrocchiani, durante la settimana appena trascorsa abbiamo vissuto in diretta il disastro del terremoto del centro Italia partecipando, da distante, ai lutti e ai dolori delle persone che sono state colpite. Abbiamo sentito le riflessioni e i commenti più disparati e le tante interviste più o meno intelligenti e opportune dei giornalisti. Lasciamo stare! A me hanno dato fastidio le promesse “mari e monti” fatte anche in questo caso, in altri casi simili regolarmente non mantenute.

Conforta invece la generosità infaticabile dei soccorritori e anche la loro bravura. Resta un interrogativo che non vale solo per quello di cui vi sto scrivendo, ma in generale, per tanti aspetti della nostra vita con gli altri: come mai questa generosità, questa bontà, questa prontezza nel momento dell’emergenza lasciano troppe volte il posto al disinteresse nel lungo periodo? Forse l’emotività del momento fa scattare la decisione di aiuto e, quando l’emozione si esaurisce col tempo, finisce anche l’aiuto.

Cari parrocchiani, dal 25 al 28 Agosto, si sono tenuti gli Esercizi Spirituali Comunitari Itineranti proposti dalla diocesi di Belluno-Feltre e aperti a tutti: un’esperienza nata dal Sinodo di dieci anni fa. Si tratta di un cammino insieme ad altri adulti e giovani, tra le nostre Dolomiti, accompagnati da una guida spirituale e da alcuni appassionati di cultura e di montagna. Quest’anno il cammino insieme a più di cinquanta persone di varie provenienze è iniziato da Cortina e si è concluso, dopo 3 giorni, ad Auronzo. Ci ha condotto il tema delle Opere di misericordia; un tema ripreso anche dal vescovo Renato, che ha voluto farci visita durante il percorso. Questa esperienza è stata una bella occasione per vivere insieme giorni di fraternità e amicizia con persone nuove: stare fianco a fianco ci ha permesso di parlare insieme e conoscerci un po’ approfittando della ricchezza che ognuno di noi porta con sé. La preghiera rivolta insieme a Dio ci ha uniti, una preghiera che spesso nasceva spontanea quando si ammirava e si contemplava il paesaggio. Mi porto allora nel cuore l’esperienza di vicinanza e di scambio che ho vissuto in questi giorni e ne faccio tesoro per poter vivere, anche insieme a voi, il desiderio di condividere le nostre vite nella quotidianità. (sorella Flavia – sdv)


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DAI NOSTRI MISSIONARI

Dall’Etiopia ci scrive Padre Giuseppe Detomaso Daye, 19-5-2016 Carissimi amici, parenti e benefattori, è il 17 di maggio, una lunga processione con sette vescovi, il nunzio apostolico dell’Etiopia, un centinaio di preti, tra diocesani e religiosi, provenienti da tutta l›Etiopia e poi tanti e tanti fedeli, si sta snodando verso la cattedrale di Awassa ai rintocchi della campana che suona da morto. La chiesa, che in poco tempo si riempie, non può contenere tutti quelli che vorrebbero entrare. Sul presbiterio ci sono i vescovi celebranti con i paramenti del rito orientale, attorniati da decine di sacerdoti. In prima fila, tra gli ospiti invitati, c›è il vescovo della chiesa ortodossa di Awassa, rappresentanti delle comunità mussulmane e protestanti e varie autorità politiche. Il vicario del vescovo di Awassa, avvicinatosi al microfono, fa questo triste annuncio: «Ci siamo radunati per celebrare una messa di suffragio per il nostro vescovo Giovanni Migliorati, deceduto prematuramente e troppo velocemente in un ospedale della sua città di Brescia dove si era recato per cure, a causa di una malattia che non perdona». A questo annuncio grande fu la commozione e il cordoglio e molte le lacrime versate. La celebrazione poi è stata sobria e si è conclusa con diversi discorsi di elogio per la grande dedizione religiosa e sociale, e per le tante opere di bene, la cui enumerazione sarebbe troppo lunga, che il defunto vescovo ha fatto per le popolazioni povere del

Padre Giuseppe a Teticha con gente Sidamo vestita a festa.

Sidamo, durante i suoi 47 anni di lavoro missionario. La sua prematura scomparsa, specialmente per me, è stata motivo di dolore. Eravamo compagni di classe e per più di quarant›anni abbiamo lavorato insieme per iniziare e far crescere la chiesa del Sidamo. Prima di ritornare ad Awassa mi disse: «So che qui avete due progetti urgenti: la costruzione della scuola media e della chiesa parrocchiale. Alla scuola media ci penso io, dato che in questi giorni ho ricevuto buone speranze per un›opera educativa che penso sia la vostra. Per la chiesa però dovete pensarci voi.» Sono passati i due mesi. La costruzione della nuova scuola media è iniziata. La benedizione e la posizione della prima pietra della nuova chiesa è stata fatta, anche se con i finanziamenti siamo ancora in alto mare. Guardando la prima pietra e le casse della missione quasi vuote, mi è venuto spontaneo di dire: Caro compagno Giovanni, quando

Le fondamenta della nuova chiesa di Daye, in costruzione.

eri vescovo in terra avevi le tasche vuote, ora che sei vescovo in cielo avrai certamente più possibilità di darci una mano oppure di far sì che qualcun altro ce la dia. Domenica scorsa, proprio durante l›ora del suo funerale a Brescia, mi trovavo su una stradaccia di montagna che portava ad una delle cappelle più lontane della missione di Daye, che durante le feste pasquali era rimasta priva dei sacramenti. Le piogge torrenziali avevano fatto dei disastri e continuare sia con la macchia che a piedi era diventato quasi impossibile. La protezione del nostro caro Giovanni, ormai membro della schiera dei beati è stata indispensabile. Alla sera eravamo a casa a raccontarci le peripezie della giornata, contenti che un centinaio di cristiani avevano ricevuto i sacramenti pasquali.

Mons. Giovanni Migliorati. Pavone Mella (BS) 24.08.1942 – † Brescia 12.05.2016.

Questa volta, mi sono perso parlandovi del nostro scomparso vescovo, figura di un santo e capace missionario. Dal cielo ci aiuti a mantenere la fede e a continuare a lavorare per la gloria di Dio e il bene della gente sidamo. Vi ricordo tutti con affetto e vi saluto tanto, sempre uniti nella fede e nella preghiera. p. Giuseppe

Festa de chi de temp

Na bela giornada n alegria per la jent de temp.

I over 75 de duta la val i s’a biné domënia 26 de jugn n ocajion de la festa de chi de temp. N apuntament che ven metù a jì oramei da troc agn dale parocchie e l comun da Fodom e che veiga ogni viade na gran partecipazion. Sto ann chi de temp ieva ben de 72 e i a scomencé la giornada, come da tradizion, co la S. Mëssa sa na Reba, dita dal pleván don Dario e ciantada dal coro de gliejia da Reba. Duc s’a po’ trat al Albergo Pordoi per la marëna che ogni viade spòrc l Comun, prejént co l Capocomun Leandro Grones. L davòmesdì l é sté ravivé da la mujica de “I Rustec” da Zoldo. Ence sto ann a ogni partezipánt l grop de le ële “del mertesc” i a scinché n bel pontapeto da se taché sul corpeto o la ciamëja come ricordo de la giornada. Per sta jent la festa l’é tres na bela ocajion per enconté chelche un che magari i no veiga senza dut l ann e se fè coscita doi ciacole. Na festa endavò garatada grazie ence al laour de troco volontari che mët a dispojizion del temp per acompagné berbesc e mëde de temp. (SoLo)


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S. Iaco: festa de na comunité che no sta chieta C

hi che passëva a La Plié ntel ultimo fin setemana i no podëva de segur fè demánco de vedei l gran busiament de jent che corëva endafarada decà e delà. L eva i troc volontari empegnei a mëte a jì le trope scomenciadive che a animé l dì de la siegra. Come da tradizion nte plaza da La Plié l Coro Fodom a metù su l tendon che da vender a domënia da sëra l é sté l zenter de la pert “profana” de la festa, co la mujica da podei balé, la speisa, l conzert de la Bánda da Fodom e l’ejibizion dei tosac del grop Mini Folk de Sëlva de Ciadoure. Ocajions che a dé moda a troc, sciori, jent dai paisc dinongia via, ma souradut fodomi, de sté auna a se passé chelche ora n alegria. Ntei locai de la calonia, come da tradizion, l é sté metù a jì la pesca a fin de

Le copie de spoji che sto ann festegeia plù agn de vita auna.

ben, grazie ence chilò al laour de troc volontari che a dediché ore e ore de temp a cherì auna, mëte fora e sté a vëne i bilieti per tré su empuò de scioldi da destiné a opere de ben. Medemo fin ava l stand metù su ence sto ann sun plaza davánt gliejia dal grop Insieme si Può Fodom,

L stand de beneficenza de l gruppo “Insieme si può” Fodom.

che à enjigné speisa fodoma da fè ciarcé e col ricavat, podei coscita daidé chelche miscionario fodom entourn per l mondo. Per na festa coscita grana ence l coro de gliejia l mossa fè chelche prova emplù per enjigné la mëssa soléne. E co fossela se, encora chelche volonta-

L cantòn dal vin bon metù su dal Coro Fodom ntel Tendon de plaza nuova.

La Pesca Pro Missioni La Pesca di beneficenza parrocchiale allestita, come da tradizione, ha registrato il “tutto esaurito” nel senso che i biglietti sono stati venduti velocemente. E’ bellissimo osservare le varie espressioni di sorpresa, stupore, incredulità di bambini, adulti e ragazzi davanti ai premi che ricevono consegnando i biglietti. Peluches, palloni variopinti, calzini, fascinose collane, eccentrici anelli e bracciali, oggetti sconosciuti della serie: che cos’è? Come si usa? Dove lo metto? Però anche formaggio, salame, buoni pizza, pacchi pasta ecc... Divertimento puro. La rete di generoso aiuto è molto vasta e coinvolge, oltre alle singole persone, anche negozi, fabbriche, commercianti, bar, pizzerie e società sportive. Ci sono poi gli abili artigiani che realizzano bellissimi oggetti per l’occasione e le Suore Discepole del Vangelo “formiche” instancabili tutto l’anno. Grazie, grazie a tutti. Grazie anche ai benefattori di altri Comuni, di altre Provincie e Regioni. L’aiuto di tutti è preziosissimo. Ognuno ha una parte importante. Anche i ragazzi che hanno dedicato parecchie serate alla numerazione dei premi e poi li hanno distribuiti. Il ricavato di quest’anno è stato suddiviso fra i missionari Padre Giuseppe Detomaso (Etiopia) e suor Agnese Grones (Pakistan). Una parte è stata utilizzata per le famiglie in difficoltà economica. Giovannina Vi aspettiamo con lo stesso entusiasmo anche il prossimo anno. Un abbraccio a tutti.

rio, l no se dedichëssa a paricé su na bela gliejia? Po’ l é da se cruzié de clamé e mëte auna i premi per le copie de spoji che ven premiade per plù agn de vita auna. Per lori, encora dei volontari, i enjegna ogni viade n pico marendel fora da gliejia. Su per Col de Lana vigniva paricé prò l teriol per i atlec che ava da core la Vertical Col de Lana, gara de corsa sa mont. Se se i mët auna l é na bela clapada de jent che laora, l plù de le oute sconuda davòvia, ma che a la fin empermët a duc de se giaude na bela festa. E proprio a dute le realté del volontariat da Fodom l é ju l pensier, l rengraziament e la lauda de scior pleván don Dario nte la predìca ntánt la S. Mëssa de la domënia, che ence sto ann a emplenì la gliejia. Per l’ocajion l eva sté envié l ex pleván, don Alfredo Murer, che però no l se l’a sentuda de vignì da Belum su. Ma l a mané empò a saludé duta la comunité. A concelebré enveze l eva Padre Sisto Agostini, miscionario combonián da Còl. Nte suo entervent, tra l auter, l a porté l salut del miscionario fodom Padre Giuseppe Detomaso, che da troc agn l laora come dël nte le miscion de l’Etiopia. L a conté che se dut va polito, n auter ann l assa da tourné n Italia e nte sua val, e che ntánt i a dé su na nuova miscion da envié via. “I a volù dël – a dit Padre Sisto – perciéche l é chël che plù de duc a la virtù de la pazienza.” A la fin de la celebrazion, come da tradizion, l capocomun Leandro Grones, auna a scior pleván, i a premié le copie de spoji, trëntasiech endut (no duc a ciafié a ester), che sto ann recorda 25, 40 e 50 agn de vita auna.


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Nòni e nòne n gita sa mont L é oramei siech agn che su scomenciadiva del poder, dotor Piere Demattia, la cesa da paussa Vila S. Ijep la mët a ji na giornada “sa mont” per envalgugn ospiti de la strutura. Sto ann, davò ester stei su per envalgugn rifugi nta Fodom, i organizadous i a pensé de jì ncin plù dalonc e rué su per Giau, fin al Rifugio Fedare. Grazie al aiut, come ogni ann, de troc volontari e del personal de Vila S. Ijep, ben 25 persone de temp i é stade menade con pulmins e auti fin al rifugio, ulache scior pleván don Dario Fontana, l a dit la S. Mëssa defòra su la teraza, da ulache, grazie a la bela giorna-

da de sorogle, duc i partezipánc a podù se giaude la bela veduda sul Ciuita e su le crëpe de Nuvolau e Averau. La marëna l’é stada acompagnada da le note dei orghegn da mántesc de Fabiano e Mario. A fè encora plù viva e plëna de alegria la giornada de sti berbesc e sté mëde de temp l é rué l grop del Mini Folk de Sëlva de Ciadoure, na clapada de jovegn, che da puoch s’a metù auna per emparé e tignì su i bai da nzacan. Per lori chëst l eva l prum viade che i se ejibiva davánt a nen publich che a aprijé e s’a giaudù. A la bela giornada a tout pert enc el capocomun da Fodom Leandro

16 Agosto - Festa a Davedino

Scior pleván don Dario Fontana a dit la S. Mëssa su la teraza del Rifugio Fedare.

Grones, l marescial dei carabinieri de la cajerma de Reba Tiziano Turra. A cialé soura che dut vade polito e enjignei a entervegnì ntel cajo che valgugn stiebe mèl ence sto viade l eva i volontari de la Crousc Bláncia Fodom e del aiut alpin da Fodom. Scomenciadiva garatada ence sto

viade, che a porté n bel sorijo su la bocia de sta jent de temp che coscita i a bu modo de se passé na giornada empuò autramente. L Diovelpaie dei organizadous l va a la diretrize de Vila S.Ijep Mara Case e a duc chi che, a chelche moda, a daidé prò. Senza de lori dut chëst l no podëssa ester fat. (ls)

Lauree Il 6 aprile all’università di Padova, Gianluca Soratroi si è laureato in scienze infermieristiche con la tesi dal titolo “L’anziano in pronto soccorso: la triage risk screening tool come strumento per valutarne la fragilità.” Famigliari ed amici, nel congratularsi, augurano al neo laureato di poter al più presto iniziare la difficile missione di aiutare chi sta male, che tanto gli sta a cuore.

Il gruppo riunito per la S. Messa. (Foto Mario Detomaso)

Davedino 1526m s.l.m.: due persone con dimora stabile (una donna anziana e un uomo non più giovanissimo). Come ogni anno organizzano l’incontro di agosto: celebrazione della Santa Messa, incontro fra fodomi, valligiani e turisti. Sui tavoli, all’aperto, ogni ben di Dio confezionato dalle mani esperte di residenti e parenti che, per l’occasione desiderano essere presenti per dimostrare, se ce ne fosse bisogno, la proverbiale accoglienza, caratteristica di questo luogo isolato sul versante della montagna. Crafons, foie, canifli, salame, speck, torte e... chi più ne ha più ne metta: il tutto accompagnato da abbondanti libagioni e dal suono della fisarmonica di Mario. Il paese si anima, acquista vitalità: non manca la proverbiale allegria. Siete rimasti in due, ma siete forti. E’ bello sapere che di tanto in tanto vengono a trovarvi i figli e i parenti che purtroppo, per lavoro, sono costretti a vivere altrove. Questi sono veri incontri, vere grandi feste cariche di significato e di umanità. (Fr. Del.)

100+1 a Salesei Roja de Dorich non ha perso tutta la sua tenacia. Il 22.8.2016 infatti ha spento la prima candelina del suo nuovo secolo. Il giorno successivo don Dario ha celebrato in casa, in onore di Santa Rosa e di Mëda Rosa, una S. Messa alla presenza di familiari, vicini e conoscenti. Ringraziamo Dio e tutti voi per la vicinanza e per aver allietato la sua festa. Stella e fam.

Il 20 luglio Pezzei Matthias ha conseguito brillantemente la Laurea magistrale in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Trento discutendo la tesi intitolata “La formazione dell’artigianato nella Provincia autonoma di Bolzano”. Relatore Prof. Nogler Luca. Auguri al neo Dottore dai suoi Cari e da tutte le persone che gli sono state vicine in questo percorso, con la speranza che la Legge de Diritto sia sempre aiutata da quella del Cuore. Congratulazioni a Gianluca e Matthias anche da tutta la redazione de LNdP!

Julian Ogni giorno, durante la mia passeggiata quotidiana per andare a prendere il caffè, incontro un gruppo di ragazzini che giocano al pallone. Un giorno me ne viene incontro uno e gli dico: “Ma tu biondino come ti chiami?” “JULIAN” mi risponde con estro da capitano della squadra, e io di rimando: “Sei bravo a giocare al pallone?” “Sì” mi risponde a tono, e io: “quanti palleggi sai fare senza far cadere a terra il pallone?” E lui: “Sai, il mio record è di 248 palleggi”. Io replico: “Non ci credo” e lui: “Allora guarda..” e si mette a fare 45 palleggi davanti a me senza che il pallone tocchi terra. “Sai che sei davvero bravo?” E lui: “Ma io so anche fare di meglio” e si mette a fare 48 palleggi senza lasciare cadere il pallone per terra. Allora dico: “Vuoi diventare un campione come giocatore di calcio?” “Sai” dice, “sono già in squadra, vedrai domenica magari mi vedi in televisione e tu non bere tanto caffè che ti fa male” e io allora: “Berrò solo acqua Lete” “Si, sì” mi risponde “quella è l’acqua dei campioni!”. Ciao JULIAN ciao ciao a lunedì prossimo… Goffredo da Rèba agost 2016


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Parrocchia di Colle

P. Sisto ci saluta Carissimi, voglio scrivere due parole in occasione di questa ulteriore partenza dalla mia carissima Parrocchia di Colle S. Lucia per ritornare alla Missione della Chiesa in Etiopia. È per esprimere a tutti, anche a quelli con cui non ho avuto l’occasione di trattenermi un po’ a lungo, il mio sentimento di riconoscenza per quello che fate concretamente per sostenere l’opera missionaria in generale e, specificatamente, l’opera missionaria in Etiopia dove siamo direttamente impegnati da quarant’anni ormai P. Giuseppe Detomaso da Sottil di Pieve e io. E il ringraziamento non è solo per la collaborazione materiale che per natura delle cose è più visibile, ma è anche per la preghiera quotidiana per l’avvento del Regno e per la generosa manifestazione di Fede e di Carità che sapete dare e che è così leggibile nella vita quotidiana di voi parrocchiani, anche se qualcuno potrebbe cogliere nella lettura personale che ne fa, elementi che potrebbero far pensare a un disanimo nella vita di fede, a un andazzo facile con una certa cultura che vorrebbe non incontrarsi nemmeno per caso con valori e tradizioni della cultura cristiana. A me invece essere a Colle S. Lucia dà proprio l’impressione di essere tra i santi, come se fosse un campo ben seminato, con poca zizzania. Mi viene da ringraziare tanto il Signore Gesù per aver preparato per me una via, una vita tutta dedicata alla Missione che alla sua Ascensione ha affidato ai suoi, da continuare fino a quando ci sarà tempo. Vedo che ci sono altre persone che desidererebbero essere parte attiva e diretta di questa Missione e non è loro subito concesso e

mi chiedo perché invece a me è stato concesso, senza merito naturalmente, anzi nonostante quel po’ di “latitanza sequelare” che può essere presente, come era presente anche negli Apostoli prima del dono dello Spirito. Chissà non vi sia presto qualche persona ancora, da questa Parrocchia, che venga chiamata a decidersi primariamente alla Missione e che abbia la Grazia di dedicarvisi totalmente, anche se certamente le modalità e l’ambiente in cui questa si svolge possono variare. Come la prima proclamazione degli Apostoli e discepoli che seguì immediatamente la Pentecoste si trasformò e si ampliò dopo le feroci persecuzioni in Gerusalemme che costarono la vita su questa terra a Stefano e a Giacomo (quando i credenti in Gesù Cristo, appena 10 anni dopo la Pentecoste, dovettero lasciare la città e trovare asilo altrove), così la Missione di oggi in ambienti, territori e culture diversissime varia necessariamente nel presentare l’unico Salvatore che attraverso la Chiesa offre parole di Verità, indicazioni sicure per la Via e Pane di Vita. Se lungo la storia della Chiesa c’era e c’è ancora il comando di “andare alle genti”, oggi si aggiunge, nelle sue diverse forme di declinazione, l’invito ad “accogliere le genti” che quasi letteralmente si presentano davanti alla porta della Chiesa prima che essa vada da loro. Ci fa pena certamente la molteplice necessità materiale di tanti migranti che spesso non sappiamo o non possiamo aiutare e ci rattrista come cristiani la situazione spirituale di coloro che cristiani non lo sono e che rischiano di perdere vita terrena e vita eterna allo stesso tempo.

Cosa poi pensino di noi cristiani coloro che non sono ancora battezzati si può reciprocamente immaginare. Certo che la Missione è anche qui e si deve svolgere con decisione, spesso nella semplicità degli incontri casuali, alle volte con una conversione sincera di vedute e di giudizio e sempre appunto con l’accoglienza generosa e caritatevole che ci rassicura che stiamo aprendo le porte a Gesù stesso. Mi ha commosso osservare tali attitudini generose, perfette e sante vorrei dire, nella dedizione di Parrocchie e di centri Caritas o simili. “Perché non resti qui?” mi chiede sempre qualcuno. Devo dire che mi farebbe piacere restare tra cristiani così ben impegnati in tanti se non tutti gli aspetti della vita cristiana e mi piacerebbe con loro avvicinare altre persone, cristiane e meno, a Gesù Cristo. Gesù Cristo è certamente vicino a noi, come ha promesso, anche quando non ce ne rendiamo conto ed è certamente bello dappertutto essere strumenti e ministri di questo avvicinamento. Però è il Padrone della Messe a chiamare, a inviare e a condurci, come si è sentito dire Pietro “dove tu magari non vorresti”. È fonte poi di grande pace e di serenità anche per l’inviato trovarsi esattamente dove è stato guidato attraverso quella obbedienza alla fede di cui tutti sappiamo il significato e che ci permette non solo di subire, ma di godere del compimento della Volontà di Dio per noi e in noi. Per me è sempre bello notare che nella Missione, come del

resto in tutto il percorso della nostra vita cristiana, non si ha mai la certezza umanamente provata di essere nel giusto e non si ha la visione delle cose che potranno capitarci poichè sono sempre necessarie le Virtù soprannaturali della Fede e della Speranza che ci fanno amare Dio lo stesso e ci invitano continuamente a un cambio interiore che equivale alla conversione costante del nostro essere, mente anima e cuore a Gesù Cristo per conformarci a Lui, opera questa che solo lo Spirito Santo di Amore può compiere perfettamente in noi. Sarà la nostra Missione nel mondo un successo? Certamente sì, perché è principalmente opera divina, ma come ci istruiscono il Vangelo e l’esperienza che ci viene dalla storia della Chiesa nel mondo, il successo avviene al caro prezzo della Croce, così che amare la Missione equivale ad amare la Croce. Ed è per l’esempio ricevuto qui, direi da tutti i parrocchiani, di rispetto e Amore alla Croce, che vi ringrazio tutti e che affido anche alla vostra Preghiera questa Missione che mi chiama ancora in causa per le Genti etiopi. Grazie.

Abba Sisto Agostini


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Vita parrocchiale Prima Comunione Domenica 29 maggio 2016 nella chiesa di Santa Lucia in Colle, sei bambine e un bambino si sono accostati per la prima volta al Sacramento dell’Eucarestia: Bassot Eleonora, De Riva Valentina, Dell’Andrea Alessandra, Kerer Isabel, Pallabazzer Luigi, Troi Sophia e Vallazza Silvia. Con serietà hanno vissuto questo incontro con Gesù, che auguriamo

loro di cuore essere il primo di tanti, così da legare a Lui tutta la loro vita. Al termine della celebrazione i bambini hanno recitato la seguente preghiera di ringraziamento: Piccolo e felice è oggi il mio cuore, perché sempre gioirà in te o Signore. Fa’ che nella vita nulla rompa quel legame che tra noi e te è nato quest’oggi. Tu caro amico proteggi noi, la nostra famiglia, il nostro paese e tutto il mondo. Aiutami a diventare buono come sei tu e ogni giorno sempre più. Fammi trovare tu la strada giusta per il mio futuro; insegnami ad essere sempre disponibile verso il prossimo, ad amarlo, ad aiutarlo nel momento del bisogno. Ti ringrazio di avermi creato e fatto cristiano. Amen Raffaella Dell’Andrea Ecco i bambini di Colle e Selva che lo scorso 29 maggio si sono accostati per la prima volata al sacramento dell’Eucarestia. Da sx: Alessandra Dell’Andrea, Eleonora Bassot, Isabel Kerer, Luigi Pallabazzer, Silvia Vallazza, Sophia Troi e Valentina De Riva.

S. Cresima Emozione e gioia; potrebbero essere proprio questi i sentimenti che leggiamo sui visi dei 10 ragazzi di Colle e Selva che domenica 5 giugno hanno ricevuto il sacramento della S. Cresima per mano del vicario vescovile mons. Luigi Del Favero. Una festa che si è andata a sovrapporre alla ricorrenza del S. Cuore di Gesù e che proprio questo ha dato luogo a una cerimonia lunga, intensa che si è conclusa con la tradizionale processione con i gonfaloni e la statua del S. Cuore. Molti forse si aspettavano di trovare il nuovo vescovo Mons. Renato Marangoni a officiare la celebrazione, possiamo però assicurare che arriverà presto in paese per la sua prima visita. Anzi, chissà che mentre state leggendo, questa non sia già avvenuta!

Il gruppo dei cresimati. Da sx: Alessia Pezzei, Pietro De Riva, Stefano Tasser, Maria Frena, Astrid De Filippo, Luca De Mattia, Matias Dell’Andrea, Daniele Martini, Marco Martini, Luca Kerer.

Il Corpus Domini 50 anni dopo Questa bella foto del 1965 ha dato lo spunto per un confronto tra passato e presente; tra le otto ragazze che portavano la statua dell’Immacolata un tempo e le quattro attuali. I numeri sono diversi, i tempi cambiati e, visto che nella foto recente le ragazze sono note ai paesani, è invece interessante vedere chi era ragazza allora, ma anche triste capire che, purtroppo, qualcuna di loro non è più tra noi. In prima fila vediamo da sx: Dorina Colleselli, Clelia Pallua, Gemma Pallua, Gemma Troi e Angelica Troi. Dietro da sx: Bernardina Bernardi, Paolina Sief e Giuditta Pallua.

Fuochi del S. Cuore

I giovani saliti per accendere il fuoco.

Non sarebbe stato il primo anno che la pioggia impediva di accendere il fuoco del S.Cuore “Sai Magoec”. Ciononostante, un gruppo di giovani è voluto salire ugualmente alle pendici del Pore per riproporre questi rito antico. Che dire, la Provvidenza li ha ripagati! Oltre a poter fare il fuoco, il gruppo ha infatti potuto vedere molti bellissimi arcobaleni che sovrastavano il paese di Colle. Vedere per credere!

Gli arcobaleni sopra il paese di Colle.


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P. Armando e P. Sisto Agostini: 95 anni di vita missionaria

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omenica 26 agosto la comunità di Colle ha voluto ricordare nella S. Messa i 50 e i 45 anni di vita missionaria dei fratelli Armando e Sisto Agostini. Anche se dei due l’unico presente è stato P. Sisto, l’omelia ha ripercorso il loro cammino, prima vocazionale e poi missionario. Obbedienza ed essere pronti anche ad affrontare la morte, questi i due cardini della loro attività e, sebbene abbiano talvolta vissuto situazioni anche molto pericolose, loro affermano che tutto si è svolto secondo la volontà del Signore.

P. Armando e la missione in Uganda Andato in Uganda poco dopo l’ordinazione, P. Armando Agostini si ritrovò ben presto in una situazione difficile. Negli anni attorno al 1975 l’arrivo della dittatura e la prigionia a causa di un’orazione per la pace che aveva pronunciato nel corso di una messa, portò non poco scombussolamento nella sua vita. Portato a 300 km dalla capitale Kampala, P. Armando passò davanti alla diga di Jinjia vicina al lago Vittoria, sapendo che quello era il luogo attraverso cui venivano fatti

P. Sisto e la missione in Etiopia

P. Armando nel giorno della sua ordinazione.

passare i nemici del governo per essere gettati nel dirupo e, ancor oggi, non si sa spiegare come l’intercessione del suo vescovo gli abbia permesso di sopravvivere. Dopo la prigionia arrivò l’espulsione dal paese e, dopo un periodo di riposo in Italia, nel 1977 tornò per un periodo in Malawi. Poco dopo contrasse la febbre malarica e questo comportò la fine della sua missione in Africa. Tornato in Italia, P. Armando ha proseguito poi la sua missione tra Roma, Verona, Pordenone e Trento, una missione che lui avrebbe però voluto mandare avanti non in Europa ma in giro per il mondo.

Assunta 2016

Se i nostri vicini di Fodom hanno potuto beneficiare del sole e del bel tempo del mattino, a Colle la funzione del 15 agosto si è invece dovuta tenere in chiesa. La foto che ci ha inviato Federico Costa testimonia infatti il rito che si è svolto in chiesa con il parroco all’altare e la statua di Maria che non ha potuto essere portata in processione. È seguita comunque, alla fine, la canonica benedizione dei cesti di fiori.

Sisto seguì di pochi anni il fratello Armando. L’Etiopia è il luogo dove ha passato la maggor parte degli anni di missione ma, prima di giungere in Africa, il suo cammino iniziò con tre anni di missione in Messico. Successivamente, nel 1975 arrivò la possibilità di trasferirsi in Africa dove è poi rimasto la prima volta fino al 1995 e poi dal 2005 fino al giorno d’oggi. Dal 1995 al 2005 è vissuto a Chicago e, anche se non si occupa più di girare nei piccoli paesi per la formazione dei fedeli, attualmente vive ad Adis Abeba dove segue l’aspetto amministrativo dell’ordine Comboniano. Un paese, l’Etiopia, dove non ci sono grandi guerre ma dove, sebbene il 55% della popolazione sia cri-

P. Sisto nel giorno della sua ordinazione..

stiano, meno dell’1% è quello cristiano cattolico. Anche se la situazione per coloro che vogliono uscire dal paese non è semplice, P. Sisto riesce ugualmente a tornare a Colle ogni tre anni per riposare e venire a salutare parenti e conoscenti. Giulia Tasser

Testimonianze missionarie africane

Le esperienze missionarie in Costa d’Avorio, Congo ed Etiopia. Questo il tema della serata di venerdì 12 agosto nelle ex scuole elementari di Colle che ha visto intervenire rispettivamente Annalisa Tognon, laica Fidei Donum, P. Pino Locati e P. Sisto Agostini raccontando le loro rispettive esperienze in Costa d’Avorio, Congo ed Etiopia. Tre Stati accomunati da problemi quali la fame e lo sfruttamento occidentale delle risorse, ma caratterizzati anche da altri più puntuali e diversi come l’analfabetismo e l’isolamento in Costa d’Avorio, le guerre, i genocidi e la violenza sulle donne in Congo e la convivenza tra religioni ed etnie in Etiopia. Ognuno di loro aveva portato come corredo al proprio intervento delle foto, alcune anche forti, che hanno destato impressione, rabbia, pena e commozione. Da anni Annalisa sta portando avanti progetti per portare istruzione e cognizioni agronome tra le popolazioni della Costa d’Avorio e, assieme a questo, aiuta nell’opera di cristianizzazione delle zone più interne dove attualmente manca ancora una lingua scritta. Padre Pino ha invece vissuto da vicino il Congo nei suoi anni peggiori, anni dove lo scontro etnico ruandese tra Hutu e Tustsi ha portato molta gente a rifugiarsi in Congo, con la terribile conseguenza che sono stati perpetrati genocidi e stupri di massa: il numero di vittime fa rabbrividire. P. Sisto ha invece raccontato di un’Etiopia dove le confessioni religiose fanno ancora fatica a trovare un compromesso, dove mussulmani e crisitiani fanno fatica a trovare i loro spazi, cosa che invece in Costa d’Avorio accade da anni e non ha mai rappresentato un problema; anzi, lì le due minoranze convivono pacificamente. Molta gente era accorsa ad ascoltare gli interventi e, presenza di onore, anche mons. Luigi Canal, direttore del centro missionario della diocesi di Belluno-Feltre.


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tra scuola e vita religioSA

Il soccorso va a scuola

Il gruppo di ragazzi a Col di Larzonei.

Festa del Catechismo 2016

La parola soccorso, indipendentemente di che tipo o gravità, fa sempre un po’ paura a tutti anche se, per fortuna, spesse volte le cose si risolvono senza o con conseguenze limitate. Il termine esprime un bisogno e un servizio di aiuto, perciò in comune accordo con le insegnanti della scuola primaria di S. Fosca si è deciso di organizzare una giornata inerente al tema del “soccorso”, che è anche conoscenza e comportamento in montagna. Quella del 3 giugno è stata un’uscita venuta ad hoc per occupare questa giornata di scuola posta in mezzo a due festività. È anche la fine dell’anno scolastico, si ha poca voglia di studiare o, meglio, quello che si è imparato si è imparato e allora si è deciso di optare per questa lezione di svago servita prima di tutto a non rimanere chiusi tra le mura in una giornata graziata dal maltempo di questa primavera.

Anche quest’anno un piccolo gruppo di bambini di Colle e Selva è sceso a Canale d’Agordo per partecipare alla Festa del Catechismo di tutte le parrocchie agordine. Quest’anno la festa si è tenuta giovedì 02 giugno, giornata in cui tutti erano in vacanza dalle lezioni scolastiche. Qui nella foto vediamo i nostri ragazzi ritratti davanti alla chiesa parrocchiale di Canale.

Effettuare un’uscita nei luoghi abituali non vuol dire non avere nulla da vedere e imparare: la visita a due alberi monumentali, il ciliegio di Col di Larzonei e il Lares da la Freina, è qualcosa che fa sempre riflettere tutti, grandi e piccoli. Loro non parlano, ma ci raccontano la storia dei molti anni di lotta con il tempo, delle guerre, del duro lavoro dei nostri avi, del caldo e del freddo, un po’ come nella vita di ognuno di noi. Questo si è notato nell’interesse e nelle domande dei ragazzi che, malgrado con la testa già rivolta verso le meritate vacanze, hanno saputo coinvolgere anche noi in questa lezione teorico – pratica di vita fatta negli ultimi giorni di scuola a che sicuramente ricorderanno durante l’estate, nel prosieguo degli studi e nelle giornate future. Alla prossima volta ragazzi! Saluti. Il Soccorso Alpino Val Fiorentina

I bambini mentre avvolgono il Lares da la Freina.

FORADA 2016 L’

11 giugno con due giorni di anticipo è stata celebrata la SS. Messa al S. Antonio di Forada da Don Riccardo Parissenti, salito per la 17^ volta al capitello eretto sotto il temuto valico per voto allo scampato pericolo da un viandante. Il tempo ha concesso alla gente salita dalla Val Fiorentina e dalla Val Boite questo momento di preghiera. È stata proprio questa situazione; l’incertezza del tempo e la coerenza del viandante, ad ispirare il celebrante ad esprimere la necessità di questo momento come unione delle genti delle vallate per credere, malgrado i tempi siano diversi, ad invocare Dio e vedere in queste persone che ci hanno preceduto vivendo la loro vita di fede (in questo caso S. Antonio da Padova) un esempio per non lasciarci corrompere, essere fermi e stabili per combattere le tentazioni e dire si o no quando serve. Questo lo possiamo fare se ci lasciamo guidare dalla fede, non dalle mode del mondo. È stato un momento per ricordare senza distinzione

quanti non sono più tra noi, oggi siamo noi i viandanti chiamati, sull’esempio del Santo posto a suo tempo a protezione per grazia ricevuta, a continuare la missione e contribuire alla redenzione di questo mondo. Dall’anno scorso sono stati ese-

guiti dei piccoli lavori di manutenzione per mantenere questa struttura che, malgrado la sua ubicazione, è meta non solamente di valligiani ma anche di gente abituale. Grazie a tutti. Cesare


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Ritorna il crocifisso nella frazione di Sopradaz

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omenica 3 luglio 2016, nel pomeriggio, è stato benedetto da Padre Gianpietro il nuovo crocifisso di Sopradaz ricostruito con le medesime dimensioni del precedente. Ecco un riassunto della sua storia. Secondo le testimonianze, il precedente crocifisso era stato costruito da Agostini Ferdinando di Rucavà (Nano “Visio”) nel periodo 1929-35 mentre era “famei” a Sopradaz nella casa ora disabitata, ed era posto come crocifisso privato nel prato fra la casa e il fienile della medesima proprietá. Non ci sono notizie se ne esistesse uno precedente e non si sa da dove provenga la scultura del Gesú Crocifisso. Nel 1966 il crocifisso cadde poiché marcio alla base e, riposto nel fienile di Sief Irma, fu poi riparato

da Chizzali Francesco (Checo de Rù) su commissione di mio padre e rimesso al suo posto nel 1974. Nel 1975, a causa della costruzione della strada Sopausse-Sopradaz, fu spostato

Due nuove braccia per il crocifisso del Pore

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o scorso 18 agosto, grazie all’intervento del falegname Gabriele Grisotto di Colcuc, il crocifisso del Pore ha ricevuto due nuove braccia. Era da tempo infatti che una della due era venuta a mancare ma, proprio questa primavera, Gabriele si era accorto che era sparita pure l’altra. Cercando attentamente nei dintorni, l’aveva ritrovata e ha così avuto il campione per realizzare la mancante. Posto nel 1978 sulla forcella del sentiero che collega Colle a Fedare dal gruppo Alpini di Colle come ricordo dei caduti in guerra, il primo crocifisso fu acquistato dai fratelli Pallua per 90.000 lire; il capo regola Giacomo Agostini mise a disposizione il legname e la struttura in legno fu realizzata da barba Checo de Ru. Da quella data il crocifisso è sempre rimasto lì, in un luogo dove la gente si ferma volentieri a pregare, riposare e riflettere. Vista la sua particolare esposizione alle intemperie, non era la prima volta che il poveretto rimaneva acciaccato. Nel maggio 2003 era stato colpito da un fulmine e, purtroppo, fu ridotto a brandelli e schegge di legno ma, già nel corso dello stesso anno, gli Alpini di Colle procurarono una nuova croce in legno e il CAI un nuovo crocifisso. La sua storia prosegue fino ai giorni nostri e oggi, con le sue nuove braccia, il Cristo può scrivere un nuovo capitolo della sua storia.

A sinistra vediamo il Cristo lesionato dal fulmine nel 2003 e, a destra, quello rimesso a nuovo quest’anno.

di circa 2,5 metri in alto per dar spazio all´attuale parcheggio e nel 1997 fu definitivamente tolto dalla ditta Da Ronch che aveva acquisito l’area per le nuove costruzioni. Nel 1999 chiesi informazioni a Sief Irma in qualità di ex proprietaria che mi assicurò che il crocifisso, una volta restaurato, sarebbe ritornato a Sopradaz. Nel 2009 la Sig.ra Moretti, che aveva acquisito il fienile della Sief, mi chiese del crocifisso, facendomi notare che forse avremmo dovuto essere un pó piú attenti ai beni delle nostre frazioni... offrendomi la sua collaborazione, se necessario. Feci pertanto richiesta mediante lettera firmata all’amministratore delle nuove costruzioni Ing. Colcuc Floriano, che aveva contatti con la ditta ma che, dopo sei mesi, non aveva ancora avuto una risposta. Dopo vari tentativi riuscii a contattare l´Ing. Da Ronch il quale mi confermò che il crocifisso era restaurato e che avrebbe provveduto a reinstallarlo a Sopradaz. L’8 settembre 2010 il crocifisso fece ritorno e venne sistemato sopra il tornante verso Canazei, ma era senza il Gesú Crocifisso. Richiamai quindi l’ing. facendogli osservare che il restauro era piuttosto precario e che soprattutto, cosa principale, mancava il Gesú Crocifisso. Da Ronch cercò di rivendicarne la proprietá pur consapevole, anche in seguito alle mie spiegazioni, che, se nessuno avesse provveduto ad una sistemazione anni addietro sarebbe rimasto nel fienile e ora sarebbe della Sig.ra Moretti. Ci accordammo quindi che io mi sarei impegnato a sistemarlo e a trovare un luogo piú idoneo per questo crocifisso e che ci saremmo risentiti per il Gesú che, restaurato, si trovava nel suo ufficio di Longarone. Nel maggio 2011, in occasione dell´allargamento della strada Sopradaz-Canazei, il crocifisso viene di nuovo spostato e sistemato provvisoriamente dalla ditta Selva Scavi sul palo della luce sotto il tornante di Sopradaz e vi rimane fino al 2014, quando viene tolto e l´unica soluzione possibile è la ricostruzione completa. Nel corso delle primavere 2015-16 il crocifisso viene ricostruito

nella falegnameria di Anví, rispettando il piú possibile le caratteristiche e dimensioni dell´originale. La trave principale è stata ricavata da un larice preso a “La Cuoza” e nel suo interno vi è stata messa una “medaglia miracolosa” dono di Suor Maria Stella di Conegliano, come da antica usanza nei nostri paesi. Come ubicazione è stato scelto l´angolo dell´orto vicino al parcheggio, posto dove possa “servire” l´intera frazione e sia protetto dalla neve e dai veicoli. Nel maggio 2016 cominciano i lavori per la modifica dell´orto e col montaggio provvisorio del 20 giugno è possibile inviare all´ing. Da Ronch una foto, l’invito per l’ inaugurazione ufficiale e ricordargli che mancava ancora Gesú Crocifisso. La risposta sintetica e sicuramente a malincuore, è stata che ce l´avrebbe fatto avere ma a due giorni dall´inaugurazione, visto che lui non ne aveva la possibilitá, sono andato personalmente a Longarone a ritirarlo da un suo impiegato previa firma di un documento in cui l´ing. mi consegnava il “Cristo in legno...ritrovato nel cantiere di Colle S. Lucia”. Il crocifisso è ritornato quindi alle sue origini e, visto come sono andate le cose, confortato anche dalla dichiarazione della Sig.ra Irma, ritengo che ora sia un bene dell’intera frazione di Sopradaz e della nostra comunitá per tutti quelli che vi passeranno accanto. Il destino ha voluto che in poco piú di 80 anni della sua storia rimanesse per 8 anni in un fienile e 19 anni a Longarone. Evidentemente c´era bisogno di lui in questa cittadina; sono certo che queste cose non succedono per caso. Ringrazio tutti coloro che direttamente o indirettamente hanno collaborato in tutta questa vicenda e gli oltre quaranta partecipanti all´inaugurazione. Chiediamo al Signore la grazia che questi simboli cristiani nei nostri paesi vengano sempre onorati e rispettati e non rimangano un fattore estetico ma possano essere un concreto aiuto nell´affrontare la vita di ogni giorno in questi tempi di grande incertezza. (Roberto Masarei)


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l’angolo delle curiosità Nubi strane: preavviso di morte o ammonimento per la nostra condotta cristiana?

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ochi sanno che il 14 agosto 2011 apparvero sopra il monte Pelmo due nubi a forma di croce; una più evidente e l’altra più piccola sopra la cima, segnale questo che a posteriori preannunciò probabilmente le morti di Alberto Bonafede e Alessandro Giustina, volontari del Soccorso Alpino che si trovavano sulla montagna il 31 agosto successivo nell’atto di soccorrere due alpinisti tedeschi. Questo fenomeno ci proietta, seppur involontariamente, a ricordare la grande croce apparsa sopra il Col di Lana al termine del primo conflitto mondiale. Letti a posteriori, tali segnali ci volevano far riflettere su quelle morti o, come qualcuno ha ipotizzato, su un fenomeno più ampio, su una catastrofe più grande che è di là da venire? Se leggiamo le cronache del passato ci rendiamo conto che questi fenomeni celesti non sono esclusivi solo dei nostri tempi ma che anche nei secoli scorsi i veggenti e gli aruspici romani cercavano nelle nubi e nella loro forma dei responsi, dei segnali che indicassero la via futura da percorrere. Molte sono state nei secoli le profezie più o meno veritiere e sedicenti relative a un’ipotetica fine del mondo o che hanno visto la nostra come l’epoca della perdizione religosa più totale. È vero, la nostra epoca e la nostra dimensione religiosa sembrano divenire sempre più deboli. Se leggiamo alcuni tratti del Catechismo della Chiesa Cattolica redatto da Papa Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI leggiamo che la massima impostura socio – religiosa del nostro futuro

sarà quella dell’Anticristo “uno pseudo messianesimo dove l’uomo glorifica se stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne”. In un libro che sto leggendo in questi giorni (“La profezia finale” del giornalista Antonio Socci) l’autore arriva addirittura ad affermare che l’Anticristo è a noi molto vicino e che, incentivo a ciò, sarebbe addirittura il comportamento dell’attuale Papa, poiché poco rigoroso e molto blando nei confronti di ciò che è diverso dalla pratica cristiana più rigorosa. Un comportamento, secondo Socci, che porterà l’Anticristo a vincere e che porterà la Chiesa verso una profonda crisi spirituale. Premetto sin da ora che, pur condividendo il fatto che la nostra religione stia vivendo una crisi di identità, non vedo personalmente in Papa Francesco un fomentatore dell’Anticristo; anzi, lo vedo molto umano e a contatto con tutti, di qualsiasi confessione religiosa essi siano. Se teniamo conto che il Papa è Cristo in terra, come avrebbe mai potuto lo Spirito Santo consigliare di eleggere un Anticristo ai cardinali del conclave? Io credo che più che un Anticristo noi stiamo ora vivendo i naturali ed inesorabili effetti della scissione avvenuta tra potere temporale (la politica comunemente detta) e quello spirituale, col risultato che ora essere di una confessione piuttosto che di un’altra è una scelta coraggiosa che ognuno porta avanti autonomamente. Un’evoluzione in cui qualcuno vede il bene e altri vedono il male. Giulia Tasser

Dai Grigioni a Montecarlo attraverso le Alpi

La famiglia sul Passo Giau.

Curiosa la famiglia composta da papà, mamma e piccola di due anni che nella giornata di lunedì 6 giugno è passata con due muli attraverso il territorio di Colle per un viaggio con destinazione Montecarlo. Partita il 2 giugno dal lago di Braies, dopo aver dormito nella malga ampezzana di Pezié de Parù il 6 giugno la famiglia si è avviata verso Colle transitando nel pomeriggio per il Passo Giau e arrivando la sera nella frazione di Canazei, dove ha chiesto ospitalità alle famiglie per potersi accampare per la notte. Con esemplare efficienza ha recintato le bestie e ha predisposto il tutto per la cena. Il giorno successivo verso le 09.30 la famiglia ha ripreso il suo viaggio verso Alleghe e l’Agordino. Il motivo? Il desiderio di compiere il viaggio della vita prima che la piccola cresca troppo e inizi ad andare a scuola. Sicuramente un’esperienza molto particolare, sia per loro che per noi Il papà e la piccola a Canazei, prima di che li abbiamo incontrati! ripartire per il lungo viaggio.

Da Colle ad Augsburg Poter vedere ogni giorno Colle in Germania per portarlo nel cuore. Questa l’idea che ha avuto nei mesi primaverili Aldo Agostini di Rucavà che ormai dal lontano 1978 vive ad Augsburg con la sua famiglia. Una pittura quella che ha fatto realizzare sulla parete esterna della sua abitazione che misura 3,20 x 2,20 m, realizzata da un artista di strada non coi pennelli ma col semplice utilizzo delle bombolette spray colorate. Una vera meraviglia, di cui anche i vicini di casa si cono complimentati!

Se qualcuno di voi collesi all’estero avesse altre simili curiosità da inviarci vi preghiamo, se avete piacere, di condividerle con noi! Potete inviarcele all’indirizzo giuliatasser@libero.it, su Messenger al profilo di Giulia Tasser o alla parrocchia di Colle all’indirizzo via Villagrande 25 - 32020 - Colle Santa Lucia - BL. Le due croci apparse sopra il Pelmo nel 2011.

La redazione


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dalle nostre associazioni

Col in Festa 2016 Grazie a Col in Festa

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iochi, buona cucina, musica e intrattenimento: ecco il mix di Col in Festa, l’evento che ormai da qualche anno viene organizzato dalle associazioni come festa del paese a conclusione della stagione estiva. La festa è iniziata nella serata di venerdì 19 ma la maggior parte della gente è arrivata il giorno successivo attratta non solo dalla cucina tipica e dai giochi in piazza, ma pure dall’artigianato locale, dalla cottura di una buona porchetta e dalla lavorazione

del formaggio. Oltre a ciò, sabato pomeriggio i pompieri volontari hanno effettuato una dimostrazione d’epoca dello spegnimento di un incendio e, prima che i bambini potessero correre per le vie del paese per la caccia al tesoro, c’è stata l’esibizione del gruppo mini folk di Selva di Cadore. La sera, mentre la pioggia scendeva copiosa, la gente ha affolato il tendone e ha ballato sulle note dei “Die Verspielten”. Qui qualche impressione dell’edizione 2016.

Camosci all’alba

Mercoledì 17 agosto un nutrito gruppo di persone accompagnate del dott. Alberto Colleselli ha potuto salire all’alba da Fedare alle pendici del monte Pore per vedere i camosci. L’uscita ha permesso di vedere proprio questi animali prima che il sole potesse sorgere e, dopo una sosta e una foto di gruppo al Buenos Aires, tutti si sono diretti verso valle dove presso il fienile di Aurelio hanno potuto gustare uno spuntino con pane e salumi offerto dai cacciatori di Colle.

In occasione di "Col in Festa" svoltasi a Colle Santa Lucia il 20 agosto 2016, la Proloco mi ha dato l'opportunita di allestire una mostra mercato di cose fatte a mano di vario genere (a maglia, all'uncinetto, punto croce, stoffa e legno...). L'intero ricavato della vendita è stato diviso e devoluto ai pompieri volontari di Colle Santa Lucia e alla Casa di Riposo "Villa San Giuseppe" di Livinallongo. Un sentito grazie alla Proloco e a mia sorella Giuliana che Nerina mi ha dato una mano nel progetto.

Il cuore di Colle per i terremotati In seguito al terremoto del 24 agosto scorso dove Amatrice e le zone limitrofe sono rimaste distrutte dalla violenza del sisma, la Croce Bianca di Colle ha avviato nelle giornate succesive una raccolta di beni di prima necessità (vestiti, alimenti, coperte, oggetti vari) che, una volta riposti nel piccolo Caddy di Benno Bernardi, sono stati portati ad Agordo affinche proseguissero il loro viaggio. Un grazie di cuore a tutti coloro che, seppur in breve tempo, sono riusciti a dare il loro contributo per questa iniziativa.

Na nuova mondura per l “Triol de la Grija” Da agn oramai arbandonà, per man dei Sizeri da Fodom-Col e de auter lauranc che i à deidà apede nte l’ainsuda 2016 l Triol de la Grija l à ciapà na nuova ziera. Co le corde e coi legn che l é stà metù e incia co le nuove tabele da le bande, ades l triol l é pi saurì da vede, siebe per chi che fà l Triol dei Siori che per chi che ven ju dei Vauz del vars de Ciassarei. Per chi che no fosse ncora jui al vede, ve nvidon a jì!


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Riscoperto il tesoro della Galleria Breda

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ovità importanti sul fronte del cantiere della Galleria Breda, progetto che permetterà tra un paio d’anni di rendere visitabile con un trenino l’antica galleria in loc. Zarnadoi che la ditta lombarda Ernesto Breda fece realizare tra gli anni ‘30 e ‘40 per sfruttare l’antico giacimento di ferro del Fursil. Nel pomeriggio di mercoledì 22 giugno gli operai che da più di 4 anni lavorano nello scavo e nella messa in sicurezza della stessa hanno avuto la soddisfazione di riuscire a superare i 140 m di franamento interno che avevano fino a quel momento impedito di toccare con mano quanto la ditta lombarda avesse lasciato a Colle dopo l’abbandono del sito nel 1943. Le testimonianze lasciate dagli

to è stato ancora esplorato; si sa che sicuramente una delle diramazioni dovrebbe congiungersi alle antiche miniere che si trovavano a Ru, ma per questo ci vorrà il responso di una perizia speleologica. Attualmente il mezzo chilometro di gallerie interne è ora accessibile, eccetto alcuni tratti che neces-

operai dell’epoca hanno quindi trovato un raffronto diretto poiché all’interno sono stati ritrovati carrelli, binari, gallerie e un pozzo; il tutto correlato da manufatti in legno atti a sostenere le gallerie e a permettere il trasporto e lo sfruttamento del minerale di ferro. Non tut-

Due scorci della galleria da poco scoperta.

sitano ancora di una messa in sicurezza ulteriore. I lavori comunque non si fermano: in questi mesi autunnali è infatti previsto l’appalto dell’edificio attiguo che diverrà non solo la stazione di partenza del trenino, ma un vero e proprio centro dove avranno sede mostre e conferenze.

Una nuova veste per il percorso delle Miniere Grazie alle segnalazioni giunte nel corso del 2015 dai comuni di Colle, Selva e Alleghe, i servizi forestali hanno potuto avviare nell’anno corrente un progetto da 100.000,00 euro che ha permesso, nel periodo a cavallo tra maggio e giugno, la sistemazione e la pulizia attorno alla miniera dei Vauz e al pozzo di Troi. Nelle 4 settimane di intervento é stata sistemata la siepe del pozzo di Troi e rifatta quella che scende alla miniera dei Vauz. La pulizia si é poi concentrata nella zona di Gef Pico e nell’area antistante la miniera dei Vauz. Qui è stata realizzata una nuova tettoia in legno per l’accesso, sono stati consolidati i muretti sia interni che esterni e, internamente, oltre alla nuova centinatura lignea sono stati realizzati degli scalini per non scivolare. Nell’ambito del medesimo progetto, nel corso di questi mesi autunnali sono previsti degli interventi di sistemazione a Ru.

Il maestro Tita Sommavilla, una “piccola foglia” portata dal vento (Prima parte) I primi anni a Moena Tita era nato a Moena il 5 aprile 1922 da Caterina Ge-

remetta di S. Tomaso e Bepo Sommavilla “Scemio”. In quei anni la famiglia era a capo di

La “Ciasa Pichi” a Moena dove nacque il maestro.

una piccola ditta impiegata nel settore edilizio e aveva numerosi cantieri in Val Gardena. ”I miei genitori si conobbero proprio lì – ci racconta Tita – Mia madre era arrivata a Ortisei da S. Tomaso per fare la bambinaia nella famiglia di un professore del locale Istituto d’arte. Quando quest’ultimo decise però di trasferirsi a Vienna, lei preferì rimanere in valle e trovare un altro impiego. Trovò lavoro come cameriera in un locale vicino alla chiesa dove molti erano gli operai che andavano a pranzare e lì ci fu l’incontro con mio padre”. Caterina e Bepo si sposarono prima dello scoppio

della guerra e andarono a vivere a Moena nella ”Ciasa Pichi” al n°102. All’epoca la casa era un antico edificio del 1700 con un bell’affresco di Valentino Rovisi, allievo del Tiepolo, che incorniciava la facciata principale. ”Adesso viene chiamata “Ciasa Pichi” perché io e mio fratello Simone ”Simonin” eravamo davvero giovani, ”piccoli” quando venne a mancare nostro padre” ci racconta Tita. Poco dopo la nascita di Simone, il padre aveva infatti dovuto partire per la Galizia e, una volta tornato a casa, non fu più in grado di rimettersi in forze. (Continua) Giulia Tasser – La Usc di Ladins


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Una fonte per la storia di Colle Santa Lucia A cura di Silvia Grego -SECONDA PARTE

I registri parrocchiali

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a prima notizia sulla chiesa di Colle Santa Lucia, appartenente fino al 1964 alla diocesi di Bressanone in seguito unita alla diocesi di Belluno, risale al 13361. La chiesa di Santa Lucia, tuttavia, ebbe un prete stabile ufficiale, dopo ripetute richieste, solo a partire dal 3 ottobre 15852. Le annotazioni del primo Registro dei Nati, Morti e Matrimoni hanno inizio, però, nel 1584, per mano di un certo Alessandro Innocenti e si mantengono continuativamente, se pur con qualche lacuna, ordinate e ben leggibili in tutte e tre le serie per tutto il periodo considerato. Per capire l’impor1 2

tanza della serie di registri di Colle Santa Lucia basterà ricordare che, da un censimento dei libri parrocchiali della diocesi di Trento, su quattrocentoventisei, fra parrocchie e curazie censite, solo cinque hanno l’intera serie a partire dalla fine del XVI secolo. Di epoca più tarda, all’incirca della seconda metà del XVIII secolo, è invece lo Stato d’anime di Colle Santa Lucia. In tutta l’area trentina questo registro è addirittura mancante o molto più recente. Il registro si presenta senza copertina, diviso per Regole e censisce la presenza della popolazione casa per casa, indicando anche il numero civico e segnalando, talvolta, le date di nascita o di morte

dei censiti, le emigrazioni o la residenza degli assenti. Nello specifico, però, lo Stato d’anime di Colle, è confuso e lacunoso, soprattutto, per quanto riguarda le date delle registrazioni. Grazie all’interessamento dell’Istituto culturale ladino Cesa de Jan di Colle Santa Lucia e alla disponibilità del parroco della Val Fiorentina Don Sergio Pellizzari, è stata compiuta nel 2011, con la supervisione della d.ssa Silvia Miscellaneo dell’ Archivio di Stato di Belluno, la riproduzione informatica dei Registri dell’Archivio parrocchiale di Colle Santa Lucia. I registri sono così divenuti consultabili all’interno del medesimo Istituto invece che nell’antica canonica. (Continua...)

PALLABAZZER-CHIZZALI, Colle Santa Lucia , Vita e Costume, Edizioni Turismo Veneto pag. 75. Ibidem, Fino al 1585 Santa Lucia era una chiesa in cui veniva officiato il culto saltuariamente da parte dei parroci della Pieve di Livinallongo o altri religiosi più o meno di passaggio. Costituiva comunque, tra il XIV e il XVI secolo, luogo di culto amato da tutta la val Fiorentina. Ne sono testimonianza alcune donazioni di abitanti di Selva di Cadore elargite anche alla chiesa di San Lucia. ll valore delle offerte risulta inferiore a quanto destinato alla chiesa di Selva, San Lorenzo, ma pari alla donazione per l’altra chiesa della Val Fiorentina, Santa Fosca. Pergamena Inventario dei beni e dei redditi della Chiesa di San Lorenzo 20 febbraio 1350. Museo di Selva di Cadore.

Una Festa degli alberi... da indovinare

Questa bella foto storica rappresenta una festa degli alberi di altri tempi, dove i bambini erano molti e dove gli alberi venivano ancora piantati e non tagliati. La domanda è: in che anno siamo? Chi sono i bambini nella foto? Ci farebbe piacere scoprirlo; dunque siete tutti invitati a questo gioco: trovare chi è raffigurato. Potrete inviare le soluzioni entro il 15 novembre a giuliatasser@libero.it, sul profilo Messenger di Giulia Tasser o alla parrocchia di Colle in Via Villagrande, 25, 32020 Colle Santa Lucia (BL). Nel prossimo numero pubblicheremo le soluzioni che ci farete avere.

ERRATA CORRIGE A causa di un errore di battitura, nella precedente puntata dello scritto il cognome dell’autrice è risultato essere Greco e non Grego. Ci scusiamo con lei e coi lettori per l’errore incorso. (La redazione)

Le Nuove del Pais: info utili La Parrocchia di Colle ringrazia chi ha contribuito e vorrà sostenere nel futuro “Le Nuove del Pais”. Per chi volesse dare un contributo a sostegno di questa pubblicazione informiamo che è possibile passare direttamente in Canonica oppure effettuare un versamento sul conto corrente della parrocchia di Colle, il cui IBAN è: IT 48 H 02008 61001 000003993901. Ricordiamo che per variazioni di indirizzo, per consegnare materiale o per qualsiasi altra esigenza i contatti sono quelli della referente (giuliatasser@libero.it) o quello della Parrocchia di Colle (via Villagrande 25 - 32020 – Colle Santa Lucia - BL).

Mercatino missionario 2016 Domenica 28 agosto si è concluso il Mercatino Missionario con un risultato economico più che soddisfacente. L’incasso complessivo è stato di 5.453,00 euro. La somma è già stata ripartita come segue: - 2.000 euro inviati in Etiopia a P. Sisto Agostini - 1.000 euro inviati in Pakistan e Suor Agnese Grones - 1 .000 euro dati alla Caritas diocesana per i terremotati del centro Italia - 500 euro per spese varie delle Chiesa e Parrocchia di Colle - 590 euro usati per acquistare materiale per la pesca - 363 euro come fondo cassa Un grazie di cuore a tutte le persone, e non sono poche (circa una quarantina!) che in modi e forme diverse hanno lavorato per il buon esito del Mercatino Missionario di quest’anno. L’unione fa la forza! E i frutti del lavoro fatto assieme per aiutare gli altri sono sotto gli occhi di tutti. Gramarzé, Grazie!


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comunità in cammino nati

Sveva Colleselli di Davide e Sara Sartore, nata a San Remo il 29.07.2016

Natalie Agostini di Paolo e Catia Sief, nata a Brunico il 17.08.2016.

Nella pace del Signore

Classe 1946

Quest’anno i settantenni di Colle hanno preso, come si suol dire, due piccioni con una fava! La ricorrenza della cifra tonda e la presenza in paese di padre Sisto Agostini li ha infatti portati a ritrovarsi per una cena alla pizzeria Fursil. Erano solo in 4 purtroppo ma, proprio per ricordare tutti, ci hanno fatto pervenire una foto della loro Prima Comunione. Nella fila davanti vediamo da sx: Frida Pallabazzer, Egidia Pallua, Rosa Chizzali, Marisa Masarei, Rosanna Troi, Angelica Dariz. Nella fila dietro da sx: Serafina Frena, Cirillo Pallua, Sisto Agostini, Giovanni Chizzali, Luigino Colleselli e Bernardina Bernardi (classe 1945). Accompagnati dall’insegnante Erminio Crepaz, dal parroco don Francesco Kehrer e dalle maestre Luigia Lezuo e Aurelia Colleselli.

Auguri Meda Milia! Teresa Colcuc (S. Fosca – Selva di Cadore) Nata a Colle Santa Lucia il 21.01.1924 e deceduta ad Agordo il 22.06.2016. Vedova di Lodovico Deltedesco.

Giovanni “Gianni” Pezzei (Pfunders) Nato a Colle Santa Lucia il 24.12.1957 e deceduto a Pfunders il 19.08.2016. Coniugato con Maria Neumair, padre di due figli.

08.08.2016 - AUGURI NONNA! Al giorno del 90° compleanno di una nonna, non si può che festeggiare questo traguardo raggiunto che si avvicina molto al secolo! Ripercorrendo questi novant’anni, assieme a chi li ha vissuti davvero in prima persona attraverso racconti, esperienze ed episodi ci è stato possibile renderci conto che, certo, il tempo passa, ma ogni anno trascorso non è solo la fine di un anno che purtroppo non torna più, bensì la fine di un anno di cui fare tesoro. Con i suoi momenti allegri o meno e con i quotidiani dolori o tristezze. Ma siamo certi che ogni anno che passa ti fortifica, ti modifica; ed ogni singolo momento o istante non potrà che essere un duro, triste ma piacevole ricordo. Arrivati a questo traguardo, è bello vedere con quale sorriso ancora ogni giorno “Nonna Marina” si prepara ad affrontare la sua giornata, triste o felice che sia, da sola o in compagnia. E soprattutto, il fatto che quotidianamente ci riporti episodi simpatici o caratteristici della sua giovinezza ci onora, perché è come se volesse trasmetterci quei valori e quelle esperienze che lei ha vissuto e appreso nel corso della sua vita, quando noi, per ovvi motivi, ancora non c’eravamo. In più, io credo che non ci sia niente come l’amore di una nonna verso i nipoti... forse perche lei ti vede nascere sapendo che sarà la prima a doverti lasciare. Ma anche l’amore di un nipote verso la nonna non è paragonabile a nulla! (Maria F.) AUGURI!

Lo scorso 4 luglio Emilia Agostini di Canazei ha festeggiato assieme ai suoi familiari l’invidiabile traguardo dei suoi 95 anni. Seconda solo a Gioconda Chizzali di Colcuc, che compirà 96 anni il prossimo dicembre, Emilia è attualmente la seconda donna più anziana del paese. A meda Milia giungano i più sinceri auguri anche da parte del nostro giornale, con la speranza che possa festeggiare assieme ai suoi cari molte altre primavere.

Auguri Suor Loreta

Lo scorso 6 luglio, Suor Loreta Frena di Posalz è venuta da Bolzano a Colle per festeggiare assieme a fratelli, sorelle e parenti le sue 80 primavere. La vediamo qui ritratta dopo la celebrazione assieme ai suoi familiari in una ricorrenza che ha permesso così a parenti vicini e lontani di ritrovarsi tutti assieme a Colle, luogo delle proprie radici. Un augurio speciale per Suor Loreta lo facciamo anche noi delle Nuove del Pais!


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«Le nuove del Pais»

Storia - cultura - tradizioni

L’angolo dei ricordi

Il nonno racconta Dal Concorso “Il Pennino d’Argento” 6° episodio (L’alimentazione) Di Chiara Roilo – cl. 3^ Media – Pieve

di F. Deltedesco

LA foto conosciutA

Il periodo che seguì la prima guerra

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Nonna Rosa Pezzei “Patìna” con i nipoti: anno 1985. Da sx: Marzia – Norman – Gianluca – Andrea – Moira – Elvis – Eros.

La foto sconosciuta

LA foto storica

n tempo a Fodom c’era molta miseria e, come è noto, miseria significa anche mancanza di cibo. Alla fine della guerra, quando la gente ha fatto ritorno, si è data subito da fare per ricostruire le case, per rimuovere la terra negli orti e nei campi per poter avere l’indispensabile per mangiare. Così, quando il lavoro è stato portato a termine, c’erano più orti e campi che prati. Sfruttavano al massimo quanto reperivano nei boschi e nei pascoli: mirtillo nero, mirtillo rosso, lamponi, fragole, funghi, silene, spinaci selvatici, radicchio e tutto ciò che dava loro la natura. IL PANE: il pane era l’alimento principale. Veniva cotto una volta all’anno, in genere a primavera, usando orzo e frumento; veniva cotto nei forni che si trovavano in ogni piccolo paese. Quel pane seccava in breve tempo e diventava ancor più saporito di prima. Terminata la cottura del pane, si procedeva a quella dei “crostoi” che erano fatti con farina di frumento: dalla pasta stessa ritagliavano tanti piccoli rombi: ne preparavano molti affinché ce ne fossero per alcuni mesi. Quando li adoperavano li cuocevano nell’acqua e, come erano cotti, li condivano con formaggio piccante e burro. IL LATTE: a quel tempo, da noi c’erano poche

mucche e molte capre. Se il latte delle capre non era sufficiente, erano costretti ad adoperare l’acqua. Per procurare il foraggio a queste bestie erano costretti a salire anche sui costoni del Col di Lana a falciare perché i prati che si trovavano nelle posizioni più comode appartenevano alle famiglie maggiormente benestanti. LA PRIMA COLAZIONE: i nostri nonni iniziavano la giornata mangiando una scodella di “papaciuói” cotti nel latte o nell’acqua, o una bella porzione di “jufa”. IL PRANZO: gli scolari dovevano accontentarsi di un tozzo di pane secco o di poche fave abbrustolite. Coloro che lavoravano in alta montagna cuocevano la polenta nel paiolo e bevevano latte di capra. A casa mangiavano spesso polenta e latte; i canederli li vedevano solo quando c’era la festa e la carne sì e no a Pasqua e a Natale e quando ammazzavano il maiale. A primavera, di tanto in tanto, le donne preparavano ravioli o “tircle” con il ripieno di erbe. Quando veniva ammazzato il maiale preparavano i canederli con il sangue. Con farina d’orzo di infima qualità, acqua e sale, preparavano la polenta. LA CENA: per cena, solitamente, c’erano patate e latte, “jufa” o “papaciuói”.

FILASTROCCHE D’UN TEMPO di Anna De Carli

Il Col di Lana prima dello scoppio della grande mina austriaca (21 ottobre 1917) che taglierà in due il monte Sief, dando origine al Dente del Sief. Scopo della mina: fermare l’avanzata dell’esercito italiano.

Gigi cerca il suo berretto. / Dove mai l’avrà ficcato? Nei cantucci e sotto il letto / va a cercar tutto affannato. Cerca, sbuffa, smania e pesta… poi si accorge che l’ha in testa!


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Storie da’n zacàn

Visè Maestra e libri è saludé la scola le fenida e mi son bele a laoré.

a cura di Antonietta Crepaz “Pecùla”

Il pastore

Son ju visè, n te pastura le caránta vace da goerné, cialé che le no sciámpe, che le no vade a se smudié, e che n te i prei le no sconfine a pascolé. L paster le valent n te la cortesc na tria son giavé, sasc neigri e sasc blánc ne dëida a soghé. Cánche le ruo temp l scomencia a plovei me ncrësc davò cesa genitori e fradiei.

Primi anni 60 – Montagna di Corte. Paster è Visé (rispettivamente Corrado e Celestino Vallazza “Jepoi”) durante il riposo del bestiame si concedono un momento di svago dedicandosi al gioco della tria, scolpita sul cortice.

I

n primavera si teneva un’assemblea dei rappresentanti delle famiglie del vicinato. Uno degli argomenti che il capo frazione proponeva era l’assunzione del pastore per i capi di bestiame che non andavano in alpeggio: “bestiam da cèsa”. Le mucche da latte rimanevano a casa, al mattino venivano accompagnate al pascolo ed affidate al pastore ed al “visè”, suo aiutante. Alla sera, con le mammelle gocciolanti di latte, tornavano nelle stalle dove venivano munte da mani esperte. Il capo frazione contattava la persona che durante il periodo estivo svolgeva questo mestiere, stabilendo una somma in denaro, il vitto e l’alloggio. La cena e la prima colazione venivano consumate, in base ai capi di bestiame, a rotazione presso le famiglie. Il pranzo al sacco, per il pastore consisteva in cinque pucce secche ed un pezzo di formaggio o speck e per il visè in tre pucce con relativo companatico. In alcune frazioni venivano elargite delle regalìe. A Corte, in occasione di San Giacomo, era abitudine donare un quarto di burro per vacca da latte, ad Ornella invece, veniva dato un covone di fave ed un carderuol* d’orzo o segala. A Contrin non ho memoria di tali tradizioni; ricordo che mio nonno raccontava del dono di un pane per corno, consuetudine caduta in disuso probabilmente dopo la prima guerra mondiale. Il pastore, mestiere apparentemente molto semplice, se

fatto bene richiedeva organizzazione ed attenzione. Il pascolo doveva essere brucato tutto uniformemente, con la divisione in zone e alternando le giornate di presenza. L’osservazione del tempo senza meteorologo scrutando il cielo e identificando l’aria. In caso di temporali, la mandria doveva essere guidata lontano da luoghi soggetti a fulmini. I confini con i prati erano rigorosi, quando l’economia si basava sull’allevamento di tre mucche e la biada dei campi, ogni filo d’erba era prezioso. Bisognava porre molta attenzione che il bestiame attratto dal foraggio fresco, non sconfinasse e se questo avveniva spesso generava diverbi. Mio padre raccontava che, ai suoi tempi, se veniva trovato un escremento di bovino nel proprio prato, ci si poteva avvalere sul pastore facendosi risarcire in pane. Alcune bestie, soprattutto nei primi giorni di pascolo, provavano nostalgia e tendevano a scappare per tornare in stalla anticipatamente. In questo periodo era coadiuvato dai frazionisti che, verso sera, si alternavano per trattenerle “tignì bestiam”. Un bravo pastore conosceva ed osservava le bestie, riferendo al proprietario qualora una non stesse bene o fosse in calore. Ad aiutarlo v’era appunto “il visè”, un ragazzo di dieciundici anni, un bambino per i parametri attuali. Terminata la scuola verso la metà di giu-

* carderuol - misura di capacità usata per le granaglie.

gno, il giorno di San Giovanni Battista, il 24 dello stesso mese, si avviava al pascolo e vi rimaneva fino all’inizio dell’anno scolastico successivo, allora il 2 ottobre. Per noi bambini era naturale aiutare la famiglia nel lavoro. Il visè oltre che lavorare era anche lontano dai propri cari e spesso soffriva di nostalgia. Per trascorrere le giornate più serene sul cortice del pascolo v’era scolpito il gioco della tria, svago che si concedevano quando le bestie riposavano. Alla sera, allorché le mucche tornavano nelle stalle e noi dal lavoro della fienagione, ci trovavamo con il visè a giocare. Era un momento ludico e spensierato che attendevamo con trepidazione, giocavamo a nascondino, a rincorrerci o costruire piste per gareggiare con le biglie. Mia mamma, intuendo la nostalgia dei ragazzi, estraeva dalla tasca dei confetti, le stesse mente bianche o rosse

Mia mere dalonc cruziada pensarà: “Ci faralo chël fiol, mangiaralo assè, se mudaralo cánche le mol per no se glacé?” Ma n te l vignì de la sëra e tourna le vace n te stala le l momento plù bel, co i autri tosac vade a me matié, na mëda de bon cuor me sporc n confeto, e mi no me sente plù sol.

che dava a noi quando v’era molto da rastrellare. Ancora adesso Alberto e Vittorio, visèi a Contrin negli anni sessanta, ricordano quei momenti allegri, il buon cuore e l’empatia della mamma. Nonno Mattia sosteneva che i pastori godono di tutto il bello nelle giornate calme e soleggiate e soffrono di tutto il brutto durante le intemperie.

Errata corrige Nel numero di Giugno la didascalia della foto relativa all’articolo “Cànche en gita de fin de scola volëva dì jì a pé fin sun Ciaulonch...” non era completa. Scusandoci per l’errore, la riproponiamo nella sua interezza. Ciaulonch, aisciuda del ‘65. “Nos tosate coionve ciòf e fajonva a gara per fè l plu bel màz per la maestra”. Sunsòm da màn ciàmpa: Cecilia de Jàn, Fernànda da Gliera, Luisa de Bino Sciabio, dessot da màn ciàmpa Marilena del Mëne da Dànder, Renata Dariz e Elsa Patina.


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SCOLARI E FODOMI A GUBBIO PER LA CORSA DEI CERI PICCOLI

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l fine di rendere maggiormente concreto il gemellaggio con la città di Gubbio è stata organizzata una trasferta in occasione della corsa dei “Ceri piccoli” che ha luogo annualmente il 2 giugno. Per l’occasione hanno partecipato gli scolari delle classi terza, quarta e quinta elementare accompagnati dalle insegnanti Daniela, Antonella, Giuliana e Isabella nonché il Sindaco Leandro Grones, l’ex Sindaco Ugo Ruaz, Genio e Berto in rappresentanza del Gruppo Alpini “Col di Lana”, diversi genitori e alcuni accompagnatori. Tappa a Faenza per visitare la mostra internazionale delle ceramiche e, dopo la sistemazione all’Hotel “Beniamino Ubaldi”, l’incontro ufficiale nella sala consigliare del Comune, accolti dal Sindaco Filippo Mario Stirati, dall’amico dr. Mau-

ro Pierotti, Presidente dell’Associazione degli Eugubini nel mondo, dal Vescovo S.E. Mario Ceccobelli e da molte persone che sentono in maniera estremamente forte l’amicizia che si è creata e via via rafforzata fra queste due realtà. Brevi ma significativi gli interventi dei due Sindaci con la fascia tricolore, di Mauro Pierotti e del Vescovo che hanno ricordato i momenti maggiormente significativi che, il 1° marzo 2014, hanno dato attuazione al gemellaggio. A coronare il momento sono intervenuti gli scolari che, diretti dalla maestra Isabella, hanno presentato tre canti in ladino fodom: “Ulà che la Marmolada” - “Tra Ciuita e Boè” e “Edelweiss e ciòf de sita”. La giornata si è conclusa con la visita al Museo Civico nell’attiguo Palazzo dei Consoli. Il 2 giugno la giornata è im-

Assisi: piazzale della Basilica Superiore di San Francesco.

Gubbio - Sala Consigliare: gli scolari di Fodom con i Sindaci, le insegnanti e gli Alpini.

portante: tutti in Piazza Grande per assistere alla sfilata e alla cerimonia che precede la Corsa dei Ceri Piccoli. La folla che si raduna è straripante, è una festa di colori. I Ceri, fra gli applausi, percorrono le vie della città prima di salire al monte Ingino (m. 908) alla Basilica di Sant’ Ubaldo dove li attenderà una folla incredibile: ci saremo anche tutti noi. A sera, durante la cena, una gradita sorpresa: il Vescovo è venuto a salutare tutti e gli scolari non possono non offrirgli alcuni canti che lo coinvolgono. Il giorno seguente, il 3 giugno, si parte per Assisi. Doverosa la sosta alla Basilica di Santa Maria degli Angeli nella quale è conservata “la Porziuncola”, l’antica cappella nella quale San Francesco si ritirò e, nel 1209 fondò l’ordine dei Frati Minori. Il santo desiderò terminare i

suoi giorni in questo luogo il 3 ottobre 1226. Nel 1939 Il Papa Pio XII° lo proclamerà “Patrono d’Italia”. Alla Porziuncola, il 28 marzo 1211 pure Santa Chiara iniziò la vita monastica e fondò l’ordine delle Clarisse. Ecco ASSISI, la città medioevale simbolo della pace. La guida ci accompagna alle Basiliche di San Francesco: la Basilica Inferiore e Superiore con gli innumerevoli affreschi, opera del grande pittore Giotto, quindi ai luoghi maggiormente significativi della città, fra i quali la Basilica di Santa Chiara. E’ il momento di fare ritorno a Fodom. Doveroso è un sentito ringraziamento all’Amministrazione Comunale e alle Insegnanti, nonché a tutti gli amici di Gubbio che ricordiamo nella persona del dr. Mauro Pierotti. (Franco Deltedesco)

CONOSCERE I CERI

Sant’Antonio Abate. E’ una delle più antiche manifestazioni folcloristiche italiane. L’evento Fodom, non poche persone hanno pensa- si ripete annualmente dal 1160. to che “i ceri” fossero delle grosse can- Il Cero è in legno ed è formato da due parti aventi la forma di prismi dele o, quantomeno, si sono ottagonali, congiunte in verposte la domanda: - Ma ticale che vengono innestate cosa sono questi CERI? su una barella a forma di H Ecco allora che, la guida che ne permette il trasporche ci accompagna, ci porta to a spalla. Dal Cero escono nella sala nella quale sono quattro maniglie laterali che esposti i “Piccoli Ceri” e ne servono per il trasporto in dà una esauriente spiegazioorizzontale del Cero e funne che riassumo. gono da ammortizzatore in La Festa dei Ceri (i Ceri caso di caduta durante la Grandi) si svolge a Gubbio corsa, e due perni alle estreil 15 maggio di ogni anno e mità per ancorare la barella consiste nel trasporto, in core il santo. sa, di tre macchine a spalla (appunto i Ceri) coronate da I Ceri grandi, sulla cui sommità L’altezza, statua compresa, è santi: Sant’Ubaldo (patrono vengono poste le statue dei santi di circa 5 metri con un peso di Gubbio), San Giorgio e Ubaldo, Giorgio e Antonio Abate che si avvicina ai 3 quintali.

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La guida ci fa conoscere “Ceri piccoli”.

I Ceri Piccoli hanno un’altezza di 150 centimetri e un peso di 40 chili. La comunità di Gubbio si divide in tre famiglie, ciascuna delle quali patteggia per il proprio Santo: Santubaldari (camicia gialla), Sangiorgiani (camicia azzurra) e Santantoniari (camicia nera). (Fr. Del.) Per saperne di più: - http://www.eugubininelmondo.com/CuriositaCeri.html - info@eugubininelmondo.com


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Il gemellaggio con Gubbio: riassunto dei momenti più significativi 15 maggio 1917 Per la prima e unica volta gli Eugubini fecero la loro grande festa, “La Corsa dei Ceri”, fuori Gubbio: questa venne fatta nel territorio del Comune di Livinallongo, da Pian di Salesei a Costa di Salesei in una zona relativamente tranquilla, dal momento che gli austro-ungarici erano stati costretti a ritirarsi verso il monte Sief. Sul posto furono costruiti i tre Ceri, perfettamente uguali agli originali, con le relative barelle e le statue di Sant’Ubaldo, San Giorgio e Sant’Antonio sulla sommità.

I Sindaci Stirati e Grones e l’ex Sindaco Ruaz, firmatario dell’atto di gemellaggio.

Questo evento, in quel luogo di sangue, divenne la Festa dell’esaltazione della vita, ed è documentato da una fotografia, gentilmente concessa dal Sig. Giorgio Fontanive di Agordo. Erano le ore 17 del 15 maggio 1917.

Messa concelebrata dal Vescovo di Gubbio S.E. Mario Ceccobelli, dal Vescovo Emerito S.E. Pietro Bottaciolli, la città di Gubbio, per mano della Dott.ssa Sara Cardani, dona la statua del loro patrono Sant’ Ubaldo affinché sia conservata nella cappella.

4 novembre 2006 L’Associazione degli Eugubini nel Mondo propone al Consiglio Comunale di Gubbio di ricordare i “Ceri del 1917” nel 90° della Festa fatta al fronte, sul Col di Lana.

1 marzo 2014 A Gubbio, il Commissario Straordinario Dott.ssa Maria Luisa D’Alessandro e Ugo Ruaz, Sindaco di Livinallongo, firmano l’atto di gemellaggio.

4 agosto 2007 Oltre 500 Eugubini salgono a Pian di Salesei. All’incontro sono presenti i rappresentanti del Comune di Gubbio, del Comune di Livinallongo, del Gruppo Alpini “Col di Lana” e dell’Associazione degli Eugubini nel Mondo. Dopo la Santa Messa viene fatta l’alzata e una breve corsa dimostrativa con i Ceri Piccoli.

2 giugno 2016 Gli scolari delle classi 3°-4° e 5° elementare, accompagnati dalle insegnanti, unitamente ad una rappresentanza degli Alpini e dal Sindaco si recano a Gubbio per partecipare alla “Corsa dei Piccoli Ceri”.

5 agosto 2012 In occasione dell’annuale incontro di preghiera sulla cima del Col di Lana, con la

7 agosto 2016 La “Fiaccola della Riconciliazione”, portata dall’ultimo tedoforo, giunge sulla cima del Col di Lana in occasione dell’annuale incontro commemorativo, organizzato dal locale Gruppo Alpini.

Col di Lana - Annuale Commemorazione dei Caduti

F

in dalle prime ore del mattino di domenica 7 agosto una lunga colonna di persone si snodava lungo le pendici del Col di Lana per raggiungere la vetta in occasione della cerimonia di commemorazione dei caduti della prima guerra mondiale che, come ogni anno, il Gruppo Alpini Col di Lana ed il Comune di Livinallongo, organizzano per la prima domenica di agosto. Quest’anno la cerimonia ha assunto un significato particolare, per un doveroso ricordo del centenario dello scoppio della mina. Simbolico il fatto che la Santa Messa, officiata dal vescovo di Gubbio Mons. Mario Ceccobelli e dal cappellano militare don Lorenzo Cottali ed accompagnata dal Coro Fodom,

Il tripode acceso con la “fiaccola della riconciliazione”.

sia stata celebrata nel cratere prodotto dalla mina stessa. Il tutto preceduto dalla deposizione di 2 corone di alloro, una da parte dei soldati dell’esercito austriaco del 24° Jaegerbattailon di Lienz e una dagli alpini in armi della caserma di Arabba. Il momento commemorativo ha avuto il suo suggello con l’arrivo della “fiaccola della riconciliazione”, accesa a Gubbio nella basilica di Sant’Ubaldo, e portata a staffetta sino alla cima del Col di Lana da alcuni maratoneti della città Umbra, gemellata con il nostro Comune. Emblematico il fatto che la fiaccola, negli ultimi metri, sia stata portata da Roberta Vantaggi, pronipote di David Menichetti, un eugubino morto nel 1915 proprio sotto la cima. Interessante anche il logo dell’iniziativa, costituito da due fucili incrociati, con le canne a forma di mani che si abbracciano. Molte le autorità ed i gruppi presenti: il sindaco Leandro Grones, il maresciallo Vittorio Palabazzer comandante della caserma Gioppi di Arabba, il maresciallo Tiziano Turra comandante della stazione carabinieri di Arabba, i rappresen-

Celebra la Santa Messa il Vescovo di Gubbio, Mons. Mario Ceccobelli, per la seconda volta salito al Sacro Monte e, questa volta, con le proprie gambe. Lassù era giunto ad agosto del 2012 assieme all’ottantaseienne Vescovo Emerito, Pietro Bottaciolli.

tanti delle Associazioni d’Arma dei Carabinieri e Bersaglieri in congedo, rappresentanti della Schutzenkompanie Buchen-

stein, molti labari e gagliardetti delle Sezioni e Gruppi Ana, la protezione civile di Montebelluna e il rappresentante della sezione Alpini di Belluno Lino De Prà. Importante, come al solito, la presenza dei rappresentanti giunti dall’Austria: il presidente dell’Altkaiserjaggerclub di Innsbruck, Manfred Schullern ed il Jaegerbattailon 24 di Lienz. Molto apprezzato l’intervento del tenente colonnello Roth. Significativa la presenza di un centinaio di Eugubini, accompagnati dal consigliere comunale Moreno Zebi e dal presidente degli eugubini nel mondo dr. Mauro Pierotti. (luca & franco deltedesco)

Il numerosissimo gruppo degli Eugubini, posa per una foto ricordo prima di ridiscendere a valle e ripartire per l’Umbria.


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I Ladins auna sul Sela per damané l’unité

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omënia 17 de lugio i ladins de Gherdëna, Badia, Fascia, Fodom, Còl e Ampëz i s’a biné sul Jou del Sela per recordé, davò 70 agn, la gran encontada del 1946, cánche, empermò fenida la Seconda Viera, treimile ladins ava protesté colassù per damané de tourné endavò auna sot a la Provinzia de Bolšán davò la tripartizion voluda dal fascism. La manifestazion, metuda a jì da l’Union Generela di Ladins dla Dolomites n colaborazion co le 5 union ladine de val, l’a clamé sul Sela zirca 2000 persone. L di davánt, n colaborazion co le lie da mont de le 5 val, l eva sté metù a jì na scomenciadiva simbolica: 180 fuosc a sluminé le crëpe del Sela nte na morona per recordé la voia de unité dei ladins. Tropa jent, ence nta Fodom, l a tout chësta ocajion per ji sa mont ulache se podëva vedei meio i crëp sluminei, ence se l vent e la luna plena a ncin smarì l efèt. Da le 9:30 da Rifugio Salei l’é piada via la gran sfilada con zirca 600 persone ntra bánde, cori e raprejentánc de associazion de dute le val auna a tropa jent col guánt, che l’é ruada fina a la localité Ciavazes, damprò a la picola capela. Chilò l é sté inauguré l nuof monument a l’unité ladina. Se trata de n sass da ulache “sponta” su cinch “ponte” de len, no longe compagne a

simbolizé la desferent grado de tutela che a i Ladins nte le trei provinzie e doi region ulache i é despartis. A la manifestazion a tout pert ence troc capocomuns de le val ladine e raprejentánc istituzionai, come l deputat badiot Daniel Alfreider e l assessor regional fascián Bepe Detomas. La prescidenta de la Generela Milva Mussner, nte suo intervent, l’a recordé la petizion, metuda ju da la Generela, ulache se damana maiou tutela dei ladins nte nuof statut de autonomia de le doi provinzie autonome de Trënt e Bolšán e che vegne, na outa per dute, porté ennavánt l referendum dei trei comuns ladins de Fodom, Còl e Ampëz, che ntel 2007 i a dit ciaro de volei se n jì dal Veneto per tourné co la Region Trentin Südtirol. Davòche dute le bánde auna a soné l Inn Ladin l’é scomenciada la S. Mëssa per ladin dita da scior Vijo Pitscheider, degán de Ortijei. Davò encora i intervenc de le autorité. Davëmesdì l Aiut Alpin Dolomites a fat na dimostrazion col elicotero ntánt che deplù cori e bánde sonëva e ciantáva sot ai crëp del Sasslonch. Na bela festa, no demé de folklor, ma de voia de unité. Da plù pert l é sté noté la gran partecipazion de jovegn vignus da Fodom, Col e Ampëz, senn che le nuove generazion le sent encora dassën l’identité ladina. (SoLo)

Zirca 2000 ladins s’a biné sul Jou del Sela per damané l’unité e l respét del referendum del 2007.

Ai scizeri l premio “Sánta Maria Maiou” L é ju a la Schützenkompanie Buchenstein – Scizeri da Fodom e Còl sto ann l premio “Sánta Maria Maiou” l recugnisciment plù gran che la comunité fodoma dà per merìc ntel ciámp de la cultura e del sozial. A Reba ‘nveze a sfilé endavò dute le associazion del paisc e i ciar de le Frazion ntel senn de le lejende fodome.

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lonch fin setemana de meša l’isté nta Fodom l a vivëst i suoi momenc clou la veia e l dì de Sánta Maria Maiou. Domënia davòmesdì, per l terzo ann de seguito, sa na Reba Comun e associazion turistica i a metù a jì la gran sfilada folkloristica. Cuaji treicënt i partezipánc, acompagnei da la Bánda da Fodom, n raprejentánza de dute le associazion del paisc e dei ciar de le Vijinánze che sto ann i a volù fè jù e mostré envalgune ntra le plù bele legende fodome. Cater i ciar prejenc, fac su da chi da Brenta – Liviné, Reba, La Plié e Salejei che s’a dé fora con gran fantajia e laour per fé cugnësce ai troc sciori che cialëva prò a la sfilada da Precumon ju fin nte plaza davò gliejia via, le lejende de “L Bacán da Ornela”, “Le Fontane de Vailate”, “L Dragon de Col de Lana” e “L Guzamel”. A la fin, i studafuoch auna ai omegn del aiut alpin da Fodom e la Crousc Bláncia Fodom, i a dé vita a n’esercitazion auna, ulache vigniva simulada n’evacuazion gauja fuoch del vegle albergo Posta ntel zenter del paisc. Da sëra l aiut alpin l a sluminé le crëste de Chël Vësco co na gran fiacolada. Lunesc a La Plié la comunité s’a biné endavò per la gran festa de gliejia e de tradizion de Sánta Maria Maiou. Gliejia straplena per la S. Mëssa acompagnada dal Coro de Gliejia S. Iaco, co la benedizion dei mac e dei cësc de ciof portei da le ële vestide co l guánta da fodoma. Davánt de fenì via, no podëva mancé la ciántia “Giardino di fiori”, ciantada da le ële del coro de gliejia sot a la bachëta e davò la “predìca” de Benigno “Gobo”.

Defòra na mascia de jent che spetáva de vedei la sfilada fin jun Plaza Nuova de le ële co l guánt e i ciar de le Vijinánze (s’a enjonté chëla da Pala – Daghé che a mostré coche se cojëva enviade cafè da orde). Sun paladina le autorité con davántfora l Capocomun Leandro Grones, che nte sue parole de salut l a volù sotlineé l gran significat cultural e de identité che a chësta festa per la jent da Fodom, l’assessor a la cultura e turism Michela Lezuo, la prescidenta de l’Union dei Ladins da Fodom Manuela Ladurner e de l’Union Generela Milva Mussner, auna al comandánt de la cajerma dei carabinieri de Reba marescial Tiziano Turra. Nte na giornada ulache le protagoniste i é le ële; le ële co l guánt, le ële co i ciof, la prescidenta de l’Ulf l’a volù recordé le struscie, da spëss desmentiade, che proprio le ële i a mossù patì davánt cënt agn, ntánt la viera. “Se descor tres de saudei, de batalie, de ceri, ma mèi de chëst aspét de la viera” l’a dit. Comun e Union dei Ladins da Fodom po’, deberida, i a consigné, n ocajion del decenal da la rifondazion a la Schützenkompanie Buchenstein – Scizeri da Fodom e Còl l premio “Sánta Maria Maiou”, per i merìc nte la cultura co la motivazion: “per avei metù endavò empé nta Fodom na compagnia de scizeri, la plù vegla associazion de la val, l laour e l sentiment de fè rivive e tignì su le mondure, e le vegle tradizion liade a la storia con Tirol.” Nte sue parole de rengraziament l Hauptmann Walter Testor l a recordé e rengrazié Artur Filippin e Diego Grones, che a envié via la rifondazion de la compagnia. Per fenì via, ntánt che la Bánda fajëva doi sonade, l’Union dei Ladins l’a consignè l tradizional pico ricordo de la festa a le ële co l guánt. La festa l’é juda ennavánt co le speise ladine, l bon formai porté da la lateria da Renac e l ciampanòz che a ressoné dal ciampanil. (SoLo)


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Rèba, 14 de Agost - Veia de S. Maria Maiou

N moment ntratánt l’esercitazion.

La sfilada.

La Plié, 15 de Agost - S. Maria Maiou

Le autorité co i scizeri.

S. Mëssa. I ciòf da benedì su n auté de la Madona.

foto di Lorenzo Soratroi - Giulia Tasser - Franco Deltedesco

Via Salejei, ntaméz a la fava, vif encora l Guzamel.

Da Sánta Maria Maiou l é tradizion fè la foto sui scialins de gliejia.

L ciar da La Plié co la legenda del Dragon de Col de Lana.

Le Fontane de Valiate i a tourné a buté iega sul ciar de la Vijinánza da Reba.

L Bacán da Ornela se tràza sul ciar da Liviné-Brenta.

Chi da Pala-Daghé i cojëva café de orde.

SÁNTA MARIA MAIOU 2016

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Schuetzen

ISP...Fodom

Gruppo Alpini

dal mondo delle associazioni CAI e foto di guerra al Castello di Andraz

L’

annuale adunanza del CAI sezione Agordina, giunta ormai alla 33^ edizione, quest’anno si è svolta nel Comune di Livinallongo in località Castello. A questo appuntamento, organizzato dal CAI assieme al Comune di Livinallongo, all’Istituto Culturale Ladino “Cesa de Jan”, al Coro Fodom, ha collaborato anche il gruppo alpini Col di Lana. Sotto al Sas de Bèita, sono intervenuti ed hanno portato il loro saluto il Presidente della sezione Agordina del CAI Antonello Cibien, il past president del CAI nazionale Umberto Martini, il capogruppo degli alpini Col di Lana Luca Deltedesco e il sindaco di Livinallongo Leandro Grones. E’ stata

quindi celebrata la Santa Messa, officiata da padre Gianpietro Pellegrini ed accompagnata dai canti del coro parrocchiale “San Giacomo” di Pieve. Dopo la presentazione del libretto edito dal CAI in occasione di ogni adunanza e finalizzato alla descrizione dell’iniziativa, sono state inaugurate due mostre fotografiche sulla grande guerra: una all’interno del Castello di Andraz intitolata “L’Ospedaletto da Campo n. 061” e l’altra ad Andraz presso l’Edelweiss “Trebo” di Casaril Luigina. Le fotografie, tratte dall’archivio di Giorgio Fontanive di Agordo, sono state molto apprezzate, da un lato per la loro bellezza artistica e dall’altro per

Un momento della S. Messa, celebrata da padre Giampietro Pellegrini con la partecipazione del coro parrocchiale San Giacomo.

l’estrema tristezza di ciò che raffigurano. Nel pomeriggio è seguita la visita alle lapidi, recentemente restaurate dal gruppo alpini

Col di Lana ed in particolare dalle abili mani del socio Valerio Nagler, presso l’ex cimitero di guerra adiacente la chiesa di Andraz. (ld)

News

D

opo un giugno freddo e piovoso, il 29, giorno della sagra, S. Pietro e S. Paolo ci regalano una magnifica giornata di sole. Già dal mattino una piccola folla di gente assedia il nostro gazebo, per l’occasione stracolmo di “crafons”, “canifli”, “crafons mori”, “kròpfen”, “foie sëce da zucher”, poi “tircle da craut”, “da spinat” e “caròbole” (specialità di Rosalba). Intanto anche Nerina ha allestito il suo stand con tantissimi lavoretti fatti a mano, dalle simpatiche presine ai cuscini fatti a maglia, completini per neonato e non da ultimo tante casette-portaveline in stoffa e decorate dalle bravissime “donne del martedì”, che anche con l’aiuto delle suore si sono trovate per tante sere nella “stua” a S. Giovanni

Lo stand in occasione della Siègra di Arabba il 29 giugno.

con forbici, ago e filo. Insomma ci siamo date da fare parecchio anche perché il progetto di aiuto a cui abbiamo aderito ci aveva toccato profondamente. Infatti, Chiara Damerini, giovane ostetrica bellunese e nostra amica, ci ha raccontato che ha prestato la sua opera di volontariato presso l’ospedale di Tabaca (Kenya). Tutti i giorni si scontrava con la

miseria e l’estrema povertà di quel popolo e in particolare ci ha raccontato di una poverissima famiglia con 6 bambini, dai 2 agli 11 anni bisognosi di tutto. Vivono in una baracca fatta di fango, dormono sulla nuda terra, senza materassi e coperte. Non sempre è garantito un pasto al giorno poiché il padre lavora saltuariamente. L’istruzione e le cure mediche,

un’utopia per i poveri genitori. Il ricavato è andato ben più in là delle nostre aspettative! La Provvidenza ci è venuta in aiuto! Riusciamo infatti a coprire le spese per sistemare la casetta, per l’acquisto di generi alimentari, spese scolastiche e mediche per un anno intero! E pure ci scappa anche l’acquisto di una o due caprette che renderebbe questa famiglia indipendente in futuro. Altrettanto super è stata la “Siègra de S.Jaco a la Plié”. Questa volta, l’incasso è stato devoluto a Suor Agnese in Pakistan. Un “Diovelpaie ben tànt” a tutte le persone che hanno aiutato nel realizzare i nostri progetti. A nome del gruppo ISP... Fodom Marilena

Kaiserjäger e scizeri recorda i morc de viera

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omënia ai 12 de jugn, al osciario sun Pordou, l Tiroler Kaiserjäger 2.Regiment Südtirol l a metù a jì na zerimonia per recordé i saudei morc n viera che ilò paussa. Da le 10 s’a biné japé l teriol che porta al osciario raprejentánze dei Kaiserjäger del Unterland, da Villanders e da Kirchbichl auna ai scizeri de

Fodom e de Fascia. Le formazion i a po’ marcé fin su dal osciario ulache l é sté dit la S. Mëssa defòra dal Pater francescán Lorenz, del convent de S. Cándido. A la fin l terzét de sonadous de la Mujica da Deutschnhofen i a soné “Ich hatt eine Kamerade” ntánt che doi Kaiserjäger metëva ju na corona de orèr. (ls)


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Il coro, De Marzi e … i bambini del mare

S

Fusine di Zoldo Alto. Il Maestro Bepi De Marzi che, per l’occasione ha presentato i canti del Coro “Col di Lana” ascolta, interessato, il saluto rivolto dal Sindaco.

A Gosaldo con il Coro Val Biois. Attiva la partecipazione dei numerosi convenuti. Trasferte sempre impegnative per le coriste che spesso hanno un lavoro e una famiglia.

quali molti giovani e bambini. Un canto che fa riflettere! Il coro, venerdì 29 luglio, è stato impegnato anche in un altro concerto nella chiesetta sconsacrata di Gosaldo, Belluno, assieme agli amici del coro Val Biois diretti dal maestro Attilio Costa. Appuntamento fisso invece il concerto voluto ed organizzato dal coro femminile sabato 6 agosto nella chiesa parrocchiale di Pieve di Livinallongo,

6 agosto 2016: Pieve di Livinallongo (chiesa Parrocchiale). “Oh Col Di Lana – Per Non Dimenticare”.

coro femminile “Volinvoce” di Pieve di Cadore, diretto dalla maestra Gabriella Genova. Per il Direttivo - Marianna

L coro dei ëi de Terlan nta Fodom

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Nte sua vijita nta Fodom l Coro dei Ëi de Terlan l s’a enconté co le raprejentánze del Coro Fodom e del Coro S.Iaco, che per l’ocajion i a enjigné n marendel de benvegnus.

omënia 26 de jugn l Coro dei Ëi de Terlan l s’a passé nta Fodom na bela giornada con en può dedut laprò: mujiga, storia, bona speisa e na caminada. Pro mëssa nte la gliejia da La Plié i à cianté toc fora da la “Kleine Deutsche Messe” de Walter Schmid, da la “Kirchberger Singmesse” de Lorenz Mairhofer e da la “Deutsche Messe” de Franz Schubert. L’acolienza che i à resservé l coro de S. Iaco e l coro Fodom ntel self de calonia l a entujasmé duc cánc. Vigni coro l a

cianté sue ciántie e a la fin i trei cori con sue raprejentánze deberiada i s’à prové a cianté chële melodie cugnisciude da duc, vigniun nte suo lingaz. De la marëna al Rifugio Valparola i é stei duc contenc e ence la vijita visada a la Edelweißstellung e al forte i à sapù bel. N gran Diovelpaie a Don Dario, al coro de gliejia S. Iaco e al Coro Fodom per la gran ospitalité. Speron che ntel davegnì podombe fè velch proget auna coche l é sté dit plu den viade. (L Coro dei Ëi de Terlan)

12^ caminada su le pedie de nuos avi La Mierla – Col Gialinè – Mont d'Andrac – Perace – Code dei Cartei – La Mierla

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omenica mattina 18 Luglio ci siamo radunati davanti alla chiesa di Andraz per iniziare la giornata con la S. Messa celebrata dal nostro Scior Pleván, che ringrazio vivamente. Dopo la messa siamo saliti con le auto fino alla località La Mierla (bivio per Castello). Da lì, verso le 9:30, assieme all’esperta guida Germano, ci siamo incamminati per il sentiero di Col Gialinè mentre una truppa è salita sulla strada che porta a Perace per preparare

il pranzo. Dopo circa due ore e mezza di cammino i primi erano in arrivo con le guance belle rosse, ma sorridenti e felici di aver raggiunto la meta. Terminato il pranzo il tempo incominciava a farsi incerto. All’udire i primi tuoni tutti si sono messi in guardia, ma alla fine ce la siamo cavata con una pioggerella di quindici minuti! Ringrazio coloro che hanno voluto trascorrere una giornata in compagnia con noi donatori. Un ringraziamento va a Carlo “Zoki” e famiglia per la

disponibilità del tablé a Perace e ringrazio coloro che hanno collaborato per la buona riuscita della camminata.

Alla prossima!! Per il direttivo - Il segretario di sezione - Denicolò Fabio

Momenti di spensieratezza in località Perace, presso il Tablé di Carlo Roilo.

Coro Terlan

per commemorare, col canto e la preghiera i molti caduti in guerra sul Col di Lana. Ospite dell’edizione di quest’anno il

Donatori di sangue

erata ricca d’emozione quella che ha vissuto il coro femminile Col di Lana in occasione del concerto a Fusine di Zoldo Alto venerdì 15 luglio. L’evento, voluto ed organizzato dal gruppo della biblioteca di Fusine, con la collaborazione del dottor Santin, è stato seguito dal noto compositore vicentino Bepi De Marzi. Sono stati eseguiti esclusivamente brani da lui composti, intervallati da poesie e racconti nella parlata fodoma, letti dal maestro Franco Deltedesco. I “bambini del mare” è stato il pezzo più atteso della serata. De Marzi lo aveva proposto al coro solo un paio di mesi prima della serata zoldana e la maestra Anna non si è certo lasciata sfuggire l’occasione di insegnarlo alle sue coriste ed essere così tra i primissimi cori ad eseguirlo; brano dalla melodia triste, vuol ricordare i molti annegati nell’attraversamento del Mar Mediterraneo, tra i

Coro femminile

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ATTUALITà - Suzéde nta fodom

L Ugo Segre tòl sarevede dal Comun da Fodom C

oi 9 de jugn del 2016 l dr Ugo Della Giacoma l se n é jù n penscion davò ben 36 agn e plu de servije nte nost Comun e nte autri comuns del Agordin e de la Trevijana, coche se pò vedei da la lista fata ju n gran linie, che meton laprò. N record chëst che à passé via a le longe l‘enciaria de la segreteria comunal de Fodom respet a la mascia de segretari che on bù. Per l‘ocajion l à mané ite suo bel scrit de sarevede a dut Fodom che volon chilò publiché: Stimé Capocomun Grones Leandro Ntel Comun de Livinallongo del Col di Lana-Fodom-Buchenstein Stimé Capocomun,

ntel tò sarevede dal servije burocratich-aministratif ma nò demè, me mpermëte de sporje al Capocomun, a la Jonta, al Consei Comunal, a la Cesa de Paussa, a duc i Dipendenc, last but not least, (e n ultima ma no per ultimi) ai Zitadins Fodomi e ai Zitadins de le Vijinánze, a la Frazion de Larcionei, l mio augurio plu senzier den bon davegnì e n gran Diovelpaie per avei podù spartì l’esperienza aministrativa e de umanité vivësta a partì dal 7 de jenè del 1980 e che s’à fenì pro nte na prescia con ghips ad pedibus (al pe). Con dut l cuor i miei auguri den bon vive, Diovelpaie a duc cánc. Ugodellagiacoma bele ugosegre nta Fodom

A NOST UGO SEGRE JÙ N PENSCION De jenè del ’80 in-te nosta val rua n Segretario che ven su da Canal. N feter tosat da la berba scura che l Trebo s’ava comané su mesura.

Davánt che i ábe fenì de dì l Segre de paca l à bele capì, l ciapa fora da suo scagn l giust per i pichi e per i gragn.

A fin dei ’90 rua Ugo del Tin, l Segretario l à mez l Agordin, e n plu co la lege Bassanini taca la vita dei buratini.

L é fiol de la Sara e del Bele de Meni, no ie máncia nia, fora che i freni. Coscì l Della Giacoma sun spala l rucsoch l scomencia na storia nò pa da puoch.

Vigni ann ai cinch de jenè a le befane la scoa no pò pa mancé. Sacrabolt, chi l asselo pervedù: de befane a Fodom n é dagnára deplù!

Del 2004 tourna l Gianni, la riforma Brunetta à fat malani, l Segretario se l veiga plu puoch l à tres da jì ju per chi Saiòch.

Bondì Segretario, coragio e paùra nia ntánt che l sciola la butla sun scrivania – le tabele njonton per todasch e fodom, ma chëst n provinzia fesc n gran rebalton.

Ma na befana à la precedenza, de la Manuela l no pò fè senza, i corona suo amour sul Tissi i é come Franz e la sua Sissi.

E po n auter viade Ugo del Tin, i doi Ughi se prova che la vade ladin, i luosc dintournvia i é duc biei sièi e i fenësc pro co na mascia de nei.

Saralo per chël o per autre rejon, l mana al Prefeto le sue dimiscion. Dagnára sté bonacion e restier l pensa che chëst no l é suo mestier.

L Ulisse e l Leonardo i é a le porte, ci contentëza avei le scorte e no l é segur per boria refè i “grandi della storia”.

Rua l Leandro e i temp i manacia, l é come l Trebo paron de la ciacia; ai pichi Comuns ie ven trat l col e l Segretario và tres plu de sgol.

E po n dut auna me sà na fregada, tourne a fè scola o laoré n Marmolada. Co cassù i à savù, i s’à delongo paré e l Ugo con nos l à pensé de resté.

Da noté sue bele cravate, dute le ële le và mate, l n avarà diesc oute diesc, le ie ten bon ciaut ai piesc!

Dura lex sed lex, no l é mei na fin, massa sindaci fesc vegnì l morbin, e n plu elezion e Jonte e Consei, da se avelì come i porthiei.

Davò chelche meis rua ite de sgol l’aministrazion de Gianni Baiol. Con doi artisć no l é vie de mez e l Renon dëida e ten bel permez.

L é i agn de le “Terre dell’orso” e n’aventura fesc l suo corso: n Fráncia col Gianni e Ugo de La Malia a se tò i ciáns da orso de la Carelia.

E po, te sà ben come che l é a core senper da Zuita a Boè, no ghe n pos pi, son stuf, son strach, manco fadia dì con ciaspe e rucsach.

I temp i é bogn e dut garata, l Comun và come na ferata, de laour n é tánt e fisc ven trat su l zenter dei servisc.

E po la ciacia ci gran pascion, coi fodomi e n got de chël bon, se la giornada se buta n nia resta dagnára la fotografia.

Pitost arlevesse pite a Canal, che tanto l é la firma digital; la penscion l’é ncora dalonc, l Ugosegre scomencia a trè i conc.

De juobe i bacagn da le vijinánze dal Segretario per sue lagnánze e l President de Larcionei per vëne i loti bogn salèi.

Ncora n contrat e na delibera e nánterite na discesa libera. Al meeting dei segretari comunai l se romp na spala e ajà ence i sonai!

Ma viapuro ncandenò ben dut cánt se spiza pro e ncora davánt l à bù da lascé per se avei de sclef fat mel a n pe.

Rua don Elio e po la Mara, al ricovero se tira e se para; co se stenta a sbarché l lunario l é debujen del Segretario.

Tost per nost Segre coscita brao scata l premio “Sánta Maria Miao”, Per coche l s’à fat ite co la jent l se vadagna l ciaudrin de arjent.

Ades caro Segre la pò jì benon, giaudete de cuor na bona penscion; berba e ciaveis te i as ben grisc, ma t’as fat la storia del paisc.

Spo chi del turism e l’imprenditoria e duc chi che roda dintournvia, i chier de bone soluzion per la fè jì tres plu a balon.

E po ven i agn de Iaco del Picio, ven tegnù cont de la par-condicio, i se prova con piesc e con mán, ma la burocrazia fièra dassën.

T’as fat trop, finmei de avánz, te metonsa pro Caterina Lánz. Vegnarà ben n auter Segretario, ma ti te restaras chël Onorario! (Pallamariz)


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Servije del Segretario comunal dr. Ugo Della Giacoma

L Ugo Segre da Sánta Maria Maiou del 1989 premié dal Comun col ciaudrin de arjent.

L Ugo Segre, coscita clamè no demè nte Cesa de Comun ma da duc i Fodomi, l ava scomencé a fè l Segretario comunal de jené del 1980 co l'Aministrazion de Bruno Trebo e prëst davò con chëla de Gianni Baiol. Mán mán, ncan fiscio, ncan a scavalco, l à passe nfrò dute noste Aministrazion fin al di da ncuoi. Tánt l s'à nmedejimé nte la vita aministrativa, sozial e cultural del paisc, che l à savù da se fè benvolei da la jent ence per sua gran umanité e suo gaist orighinal da mont. Da pert de nost Comun, de Vila S. Ijep, de dute le Vijinánze e de la Frazion de Larcionei e de duta la Comunité da Fodom, ie dijon n gran Diotelpaie al Ugo Segre e ie auguron de cuor na bona e meritada penscion.

dal 07/01/1980 al 25/11/1987 titolar de la segreteria comunal de Fodom e de la Frazion Regola de Larcionei dal 26/11/1987 al 31/03/1999 nánter ite a scavalco a Fodom dal 01/04/1999 al 30/09/1999 n convenzion de segreteria EgortFodom dal 01/10/1999 al 28/02/2000 nánter ite a scavalco a Fodom dal 29/02/2000 al 14/05/2000 titolar a Fodom dal 15/05/2000 al 13/10/2009 nánter ite a scavalco a Fodom dal 14/10/2009 al 08/06/2016 n convenzion de segreteria Pederobba-Crocetta-Cornuda-Fodom, n sceguito Pederobba-Crocetta-Fodom e po Pederobba-Fodom-Cencenie. Nte duc chisc agn l é sté segretario ence n Comunità Montana Agordina e ntei Comuns de Alie, S. Tomesc, Vallada, Taibon, La Val, La Rocia, Sëlva e Col.

Aministrazion e Dipendenc Comun da Fodom

L dr. Ugo Della Giacoma n verscion burocrate con suo pastrano da segre orighinal e volánte (25.11.2010).

L Bruno Trebo, capocomun de Fodom dal 1970 al 1980.

I capicomuns che davò l Trebo à fat la storia de Fodom col Ugo Segre ntei agn dal 1980 al di da ncuoi, capitèi per cajo auna nte Comun ai 2 de auril 2015.

Nuova viabilità con i Fondi Odi Lifting alla viabilità comunale con i fondi per i comuni di confine

I

l Comune di Livinallongo impegnerà due annualità del contributo fisso spettante ad ogni comune di confine, ovvero un milione di euro, per marciapiedi ed asfaltature. Il progetto, redatto dall’ufficio tecnico comunale, prevede un intervento complessivo sulla difficile ed estesa viabilità comunale. Il fine è quello di migliorare: la sicurezza degli utenti in transito, l’accesso alla frazioni nonché ai servizi sul territorio come attività alberghiere, commerciali, direzionali e turistiche. “Ciò - spiega l’esecutivo Grones - permetterà un miglioramento complessivo della viabilità e dell’ambiente, favorendo in tal modo l’economia turistica, principale settore economico del Comune.” Con la prima annualità si andrà ad intervenire principalmente sulla pavimentazione stradale che sarà rifatta completamente in molte frazioni e nei centri urbani più importanti della vallata. Queste nel dettaglio le strade e le frazioni dove arriverà l’asfalto nuovo: a Varda e nel centro di Arabba, lungo la strada di Ornella, parte della viabilità di accesso a Cherz ed a Malga Cherz, Pieve e Sorarù, in particolare sui tratti che portano ai condomini di Villa Roma ed al Centro Servizi Villa S. Giuseppe, dove verrà

rifatto il piazzale antistante la struttura, Cernadoi, nel centro di Salesei, lungo la strada Retiz - Fondovalle, ed a Palla - Agai. Per la strada di Castello si dovrà attende la fine dei lavori di posa dell’acquedotto previsto per la ristrutturazione della malga, mentre gli abitanti di Corte e Contrin avranno una strada tutta nuova già quest’anno grazie ad un intervento che il Comune eseguirà con fondi propri. “Ogni tratto dove era necessario intervenire è stato vagliato e misurato in modo da avere un preventivo quanto più preciso possibile - spiega il vicesindaco Leo Crepaz.” Sempre nell’ambito del progetto è stato previsto l’acquisto di un braccio meccanico dotato di tagliaerba - decespugliatore da applicare ad un autocarro già in dotazione al comune, grazie al quale gli operai comunali potranno provvedere alla pulizia delle scarpate e di due pensiline per il ricovero degli utenti in attesa dell’autobus che saranno collocate in centro ad Arabba e sul Passo Campolongo. Con la seconda annualità di 500 mila euro saranno realizzati i marciapiedi tra l’Hotel Grifone ed il Monte Cherz sul Campolongo e completato il tratto nel centro di Arabba fino al bivio per il Centro Valanghe. (SoLo)


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Sorieghe: c’è l’accordo tra Comune e Sofma Lottizzazione di Sorieghe: Comune e Sofma “depongono le armi” e trovano un accordo dopo dieci anni di ricorsi. Il Comune rinuncia a ricorrere in appello, in cambio Sofma accetta il nuovo piano di lottizzazione previsto nell’”accordo per Sorieghe”.

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embra risolversi con un accordo tra le parti la battaglia legale che ha visto contrapporsi per quasi dieci anni il Comune e la Sofma, la società che gestisce gli impianti del Portavescovo. Una battaglia che si concluderà senza vinti ne vincitori, come spesso accade quando di mezzo ci sono cause legali che si trascinano per anni. Tutto nasce sostanzialmente da un contenzioso in merito ad una questione meramente procedurale. Nel 2006 il Tar Veneto accoglie due ricorsi presentati da Sofma contro il Comune di Livinallongo ed il Ministero per i Beni e le attività culturali che nel 2001 (amministrazione Ruaz), ognuno nel loro ambito di competenza, avevano annullato la convenzione accessoria al piano attuativo di Sorieghe, una lottizzazione che dovrebbe sorgere ad Arabba nella zona di partenza degli impianti di Portavescovo, proposta da Sofma. A seguito della sentenza le due parti, il 14 marzo del 2007 (amministrazione Pezzei) sottoscrivono la convenzione. Ma ad ottobre il Comune, temendo la possibilità che la Sofma chieda i danni per non aver potuto procedere all’avvio della lottizzazione in attesa dell’esito della sentenza, decide di continuare la battaglia legale e si rivolge al Consiglio di Stato proponendo a sua volta un ricorso contro il pronunciamento del tribunale amministrativo. Dalla battaglia legale si defila però il Ministero dei Beni Ambientali, che aveva perso la causa al Tar insieme al Comune, che non la impugna per quanto di sua competenza “rappresentando

una sostanziale indifferenza rispetto all’esito dell’appello” si legge in una delibera comunale. Si arriva così al 13 novembre del 2013 (amministrazione Ruaz) quando il consiglio comunale delibera di trovare un accordo con Sofma per uscire dall’empasse. Intesa che si concretizza nel gennaio 2014 con quello che viene chiamato ormai “accordo per Sorieghe” con il quale Sofma accetta un nuovo piano attuativo ed in cambio il Comune rinuncia all’appello. Ad aprile il Comune approva il Pati che di fatto accoglie e introduce nelle previsioni urbanistiche la lottizzazione di Sorieghe nei termini previsti dall’accordo firmato a gennaio. Accordo che di fatto va solo a modificare l’assetto del piano attuativo di Sorieghe, prevedendo una nuova e diversa viabilità, una differente dislocazione dei parcheggi e così via. Non modifica invece la cubatura prevista e chiesta da Sofma che resta di circa 18 mila metri cubi destinati a diventare alberghi. Visto l’avvicinarsi della sentenza del Consiglio di Stato, l’avvocato del Comune Livio Viel sconsiglia l’amministrazione comunale di continuare nel giudizio in appello in quanto, anche per l’attuazione dell’attuale piano di lottizzazione, Sofma sarebbe costretta a chiedere le necessarie autorizzazioni paesaggistiche in occasione dei singoli interventi. Il Comune decide così di abbandonare il ricorso con compensazione delle spese giudiziali tra le parti e mettere fine così alla querelle giudiziaria. (SoLo)

La Croce Bianca Arabba chiude l’attività e passa la sede al Comune

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olpo di scena nell’ormai nota vicenda che non ha certo fatto bene alla comunità fodoma. Durante l’ultima assemblea generale dei soci, il presidente Fausto Lauretti ha dato le dimissioni insieme a tutto il consiglio direttivo. Al suo posto, è stato eletto Roberto Molin Pradel, l’ex sindaco del comune di Zoldo Alto. A lui ed al nuovo consiglio spetterà il compito di traghettare l’associazione verso lo scioglimento (in valle rimarrà attiva esclusivamente la Croce Bianca Fodom/Livinallongo) ma soprattutto far passare la sede, sulla quale in questi anni si sono consumate tante polemiche, nelle mani del Comune. La svolta della vicenda è arrivata poche settimane fa. Il Comune infatti, vista l’indisponibilità al dialogo ed alla ricerca di un accordo dell’ormai vecchio direttivo, aveva intentato le vie legali per entrare in possesso della sede della Croce Bianca Arabba. Prima di procedere a colpi di avvocati, l’amministrazione guidata dal sindaco Grones ha intrapreso, come previsto tra l’altro dalla legge, una soluzione stragiudiziale con l’attuale presidente della Croce Bianca Arabba Fausto Lauretti. Via che ha sortito i suoi effetti ed ha portato ad un accordo per risolvere in maniera “pilotata” e pacifica la questione. Così il presidente Lauretti, insieme al direttivo uscente, si è presentato dimissionario e si è provveduto al rinnovo delle cariche sociali con una lista formata da nuovi soci tesserati “ad hoc”. Dopo una lunga discussione l’assemblea ha eletto presidente dell’associazione l’ex sindaco di Zoldo Alto Roberto Molin Pradel, che sarà coadiuvato da un direttivo formato da 7 persone; Damiano Demattia, Walter Finazzer, Leandro Santin, Franco Xaiz, Ilario Dariz, Pio Roncat e Eugenio Pianezze. Revisori dei conti sono Kurt Pernthaler, Bernardino Dorigo e Marino Crepaz. A loro, come detto, spetterà il compito di traghettare l’associazione verso lo

Il passaggio del testimone fra il presidente uscente Lauretti ed il nuovo, Molin Pradel.

scioglimento ed il contemporaneo passaggio della proprietà della sede al Comune. Soddisfatto per l’accordo raggiunto il sindaco Grones. Il primo cittadino si è impegnato, come chiesto dal fondatore della Croce Bianca Arabba Sigifrido Delmonego, al quale sono andati i ringraziamenti per quanto profuso in tanti anni di impegno unitamente alla moglie Maddalena, a garantire che la destinazione di quella struttura dotata di standard strutturali elevatissimi, rimanga tale. “Al nuovo direttivo spetta ora un impegnativo e delicato lavoro per garantire pubblica stabilità a quell’edificio in ordine alla sua destinazione a servizio di primo soccorso” ha detto Grones. “Era un impegno che avevo preso con i miei concittadini e che ho mantenuto. Ora quella struttura è nuovamente a servizio e della popolazione Fodoma. Sono evidentemente molto contento per la strada intrapresa, abbiamo chiuso un brutto capitolo, una ferita aperta che ha causato dolorose divisioni. Né vinti né vincitori, ma ora quella ferita appena suturata deve guarire in fretta, la nostra comunità ha bisogno di unità. Ringrazio il presidente e il direttivo uscente per la scelta sofferta e coraggiosa, il mio gruppo di maggioranza che mi ha sempre sostenuto in questa difficile trattativa e naturalmente auguro al nuovo presidente e al direttivo buon lavoro.” Lorenzo Soratroi


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Il Giro d’Italia a Fodom

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rabba e tutta la vallata fodoma si sono svegliati in rosa sabato 21 maggio per accogliere e salutare il doppio passaggio del Giro d’Italia nel tappone dolomitico Farra d’Alpago-Corvara. Già venerdì sera i passi Pordoi, Falzarego, Campolongo, Valparola e Giau erano stati presi d’assalto da camper, tende e gazebi che hanno colonizzato ogni piazzale, prato o spiazzo lungo la strada per poter seguire il più vicino possibile il passaggio dei ciclisti. Come al solito un popolo colorato e fantasioso quello al seguito del Giro, con grigliate ed improvvisate tavolate ben bandite che spuntano un po’ ovunque. Da Andraz ad Arabba tanti i “saluti” al Giro, con striscioni, tabelle, biciclette adornate e palloncini, ovviamente tutto in rosa. Il clou della festa però era ad Arabba, che della tappa era un vero e proprio crocevia e palcoscenico privilegiato: al mattino primo passaggio con la salita al Pordoi, al pomeriggio replica con “vista” sulla discesa dal Campolongo. Un appuntamento per il quale Comune e Aft, l’associazione turistica Arabba Fodom Turismo si erano preparati, organizzando l’accoglienza alla Carovana Rosa, il carrozzone pubblicitario che precede la corsa, promuovendo e facendo conoscere le località ed i paesi toccati dal Giro. In un’Arabba invasa da turisti ed appassionati del ciclismo la festa è cominciata già al mattino in piazza con la

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Manuel Roncat nuovo presidente Aft

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sfilata ed il concerto della Banda da Fodom, i pompieri volontari che hanno rispolverato la vecchia pompa a mano, i maestri di sci con le divise vintage. E poi lo stand gastronomico dove si potevano assaggiare le specialità tipiche ladine come i crafons mori, il formaggio zigher e la panicia (zuppa d’orzo). Erano queste le armi con le quali Arabba sfidava Belluno nella simpatica competizione che si consumava all’interno della Carovana Rosa, dove due troupe valutavano l’accoglienza delle località in base alla tipicità dei piatti e la coreografia presentata. Appena il tempo di salutare il primo passaggio dei corridori verso le 13:30 ed ecco che su Arabba è piombata letteralmente la Carovana Rosa, con il suo codazzo di almeno una cinquantina di mezzi pubblicitari e gli speaker di Res che ha fatto scoppiare la festa. Venti minuti di musica e lancio di gadget, tutto in diretta streaming. Ripartito il carrozzone, che ha pranzato con i piatti ladini, tutti alla rotonda all’incrocio tra Pordoi e Campolongo a salutare per la seconda volta i girini. Un doppio passaggio storico che, mediaticamente, ha avuto un ottimo successo secondo il presidente dell’Aft Michela Lezuo. “Ma è stata anche una festa che ha visto partecipare tutta la vallata con molte associazioni coinvolte. - precisa. “E questo è positivo. Abbiamo saputo sfruttare bene questa occasione.” (SoLo)

ambio al vertice dell’associazione turistica Arabba Fodom Turismo: il nuovo presidente è Manuel Roncat. “Non me l’aspettavo” - è il suo commento a caldo. “Lavoriamo insieme per il turismo di tutta la valle.” Roncat, 35 anni, Manuel Roncat è il nuovo titolare dell’Hotel Gar- presidente dell’associazione nì Marilena e del Garnì turistica fodoma. Monica è stato eletto dal consiglio direttivo, appena rinnovato durante l’assemblea annuale dei soci Aft, che si è riunito mercoledì primo giugno. Raccoglie il testimone da Michela Lezuo, per 4 anni a capo dell’associazione turistica più altrettanti da vice. Una lunga esperienza della quale tracci un piccolo bilancio “Sono stati 8 anni intensi - ma i risultati si sono visti. Ora Aft è una struttura più solida. Ciò che mi da più orgoglio è essere riuscita a creare un forte legame tra il consorzio turistico e le associazioni della vallata, con le quali c’è una grande collaborazione. Cosa che prima non c’era. Quindi è stato fatto un grande passo avanti. Ora c’è la consapevolezza di lavorare tutti insieme per un unico obiettivo. In questo periodo da presidente poi ho avuto modo di allacciare molti contatti con le contermini vallate ladine del Sella, con le quali abbiamo avviato molte collaborazioni. Penso che ora Aft abbia delle fondamenta sicure su cui poggiare e poter lavorare”. Il nome di Roncat non era fra i papabili, ma la fiducia ed i voti della maggioranza del nuovo consiglio direttivo sono confluiti sul suo nome. Tanto che anche per lui è stata una sorpresa. “Si, non me l’aspettavo. Io avevo dato la mia disponibilità a far parte del consiglio di amministrazione per dare una mano a lavorare per la nostra vallata, perché c’è tanto bisogno. Avevo un mio nome in testa da proporre come presidente ed alla fine mi ritrovo io in quella carica. Per questo quando è uscito il mio nome ho accettato con grande senso di responsabilità. Cosa che ho chiesto anche ai consiglieri, insieme ad un aiuto. Il lavoro che attende il nuovo presidente è tanto. Come ho detto la mia elezione è stata una sorpresa quindi non ho un programma. Ma c’è tanto da fare. Qui si tratta soprattutto di lavorare insieme per il turismo della nostra vallata. Negli ultimi anni molto è cambiato. Con il web il nostro concorrente non è più il nostro vicino di casa. Una realtà con la quale bisogna fare i conti e lavorare. “Questi i nomi degli altri consiglieri che compongono il direttivo: Luca De Cassan (vicepresidente), Guido Waillant, Simon Grones, Omar Irsara, Diego De Battista, Leandro Santin, Igor Masarei, Fiorella Nani, Michela Lezuo. . (SoLo)


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TERREMOTO – APPROFONDIMENTO

Qual è il rischio sismico delle valli ladine? T

utti abbiamo ancora impresse nella mente le immagini che televisione e giornali ci hanno riportato del terremoto avvenuto nella notte tra il 23 e il 24 agosto nel centro Italia. Le statistiche ci parlano di un terremoto nella nostra penisola ogni 4/5 anni; significa che il prossimo si manifesterà nel 2020? I terremoti sono un fenomeno che interessa esclusivamente il centro Italia o che potrebbe interessare anche le nostre zone? Qual è il reale pericolo che corriamo? Abbiamo parlato di queste e altre curiosità col prof. Alberto Bertini, geologo che da anni insegna nelle scuole superiori di Agordo e Falcade ma che, grazie agli approfondimenti geologici che aveva fatto nelle valli ladine per redigere la sua tesi di laurea, conosce molto bene la geologia dei nostri luoghi. Proprio per questo motivo gli abbiamo rivolto qualche domanda più specifica. Prof. Bertini, a fine agosto abbiamo assistito al dramma del terremoto nel centro Italia e da più parti ci è stato riferito che l’Italia è un paese sismico. Cose significa esattamente? Purtroppo l’Italia è ubicata al centro dell’area mediterranea, una zona in cui avviene, da milioni di anni, lo scontro tra la placca africana e quella euroasiatica. Le placche sono

Una mappa che lascia vedere in maniera molto chiara il basso rischio di terremoto nelle nostre zone. Se osserviamo invece il Trentino o il Friuli si notano i cerchi bianchi (pericolo di grado 3) fino a quelli neri di grado più elevato. (Da A. Bosellini “Storia geologica delle Dolomiti”).

enormi porzioni di litosfera solida (crosta e mantello superiore) che si muovono in modo simile a enormi zattere alla deriva su uno strato più viscoso chiamato astenosfera. L’Italia si è formata dallo scontro delle due grandi placche che ne hanno “strizzato” una più piccola, chiamata Adria, provocando la nascita delle catene alpina ed appenninica, zone tuttora in movimento come dimostrano i frequenti terremoti e fenomeni vulcanici che interessano tutto il territorio italiano. In breve, come si forma un terremoto e perché si manifesta solo in certe zone? Il terremoto non è altro che energia che si propaga con onde sismiche. Le rocce possono spezzarsi se sottoposte a grandi pressioni e tensioni: superato un certo limite, che varia da roccia a roccia, questa si frattura dando origine ad una faglia lungo la quale si ha il cosiddetto ipocentro, il punto in profondità da cui ha origine il sisma e sulla verticale di questo punto si ha l’epicentro. Oggi sono note le faglie attive, ossia quelle capaci di generare un terremoto; anche le faglie dei recenti eventi disastrosi erano conosciute, il problema è che non si può ancora sapere quando un evento sismico si manifesterà in una certa area. In ogni caso ogni terremoto

presenta caratteristiche diverse, come dimostra lo sciame sismico precedente la scossa catastrofica de L’Aquila a differenza del terremoto di Amatrice dove non si è osservato nessuno sciame sismico anticipatorio. Alcuni geologi hanno parlato dei terremoti come fenomeni ciclici; in che senso? Significa che sono dei fenomeni prevedibili? Come detto precedentemente non è assolutamente possibile prevedere un terremoto: sappiamo quali sono le aree a maggior pericolosità, conosciamo la geologia anche dettagliata di un determinato territorio, ma non sappiamo quando e il punto esatto della faglia dove l’evento si manifesterà. Sono in corso comunque da anni studi, più o meno scientifici, sui cosiddetti segnali precursori che in passato, come nel terremoto del 1975 in Cina ad HaiCheng, avevano fatto sperare nella precisione basata sull’osservazione del comportamento degli animali, dell’intorbidimento delle acque dei pozzi, ecc., salvo poi avere migliaia di morti sempre in Cina l’anno seguente. Anche dopo il terremoto del 2009 a L’Aquila si pensava che con il radon, gas radioattivo emesso dal sottosuolo, si sarebbe potuto prevedere l’evento, ma oggi risulta molto

facile affermare di averlo previsto DOPO la scossa, senza contare che il fatto che il radon aumenti nelle falde acquifere prima di un terremoto era un fenomeno già noto da tempo. In ogni caso gli studi proseguono, ma bisogna adottare criteri scientifici validati da scienziati. Più che la previsione, bisogna puntare sulla prevenzione per evitare di vedere scene drammatiche come quelle dei vari terremoti italiani, con muri costruiti con materiali alluvionali come i sassi raccolti in zona e tetti ed interi piani costruiti in cemento armato (magari con sabbie di pessima qualità). Come si sente dire in TV, non è il terremoto che uccide! Secondo la sua esperienza e i suoi studi ci potrebbe essere nei prossimi anni un terremoto nelle zone a noi vicine? O, in caso contrario, dove potrebbe manifestarsi? Come ribadito non si può assolutamente sapere quando ci sarà un terremoto, ma si possono individuare zone in cui si può pensare ragionevolmente che possano verificarsi eventi sismici. In particolare destano attenzione quelle aree in cui si assiste ad un cosiddetto “Gap”, ossia un intervallo di tempo che va oltre quello che si pensa possa essere il tempo di ritorno (cioè la distanza media fra due eventi) del terremoto. I sismi


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infatti avvengono in alcune aree ad intervalli più o meno periodici, non ovviamente un tempo esatto, ma abbastanza preciso. Nella fascia pedemontana alpina che va da Pordenone, Belluno e Treviso, forti terremoti hanno interessato la zona di Belluno nel 1783, l’Alpago nel 1936: questo non vuole creare allarmismi, ma solamente far pensare che questa fascia è da molto tempo che accumula energia rilasciata finora solo attraverso piccole scosse. Molte persone delle nostre valli ricordano ancora il terremoto che colpì il Friuli nel 1976. Poiché in quell’occasione anche qui (Colle, Livinallongo, Cortina, Badia, Gardena, Fassa) furono avvertite forti scosse. Dobbiamo avere paura dei terremoti? Anche se le Dolomiti vengono considerate asismiche e quindi prive di strutture sismogenetiche capaci di originare forti terremoti, è interessante sapere che anche qui in passa-

to abbiamo avuto crolli legati a scosse telluriche: pensiamo che nel 1348 il terremoto del 25 gennaio con epicentro in Carinzia fece danni in tutta l’Italia settentrionale con crolli nell’area dolomitica (es. il Monte Belvedere vicino a Colle Santa Lucia franò distruggendo l’altare della chiesa di Caprile, il Castello di Podestagno ebbe danni alle mura). Un altro terremoto che ebbe effetti nelle Dolomiti fu quello del 1117, con epicentro nel veronese, che fece crollare il Sasso Bianco vicino a Rocca Pietore. Questi eventi, chiamati frane sismoindotte, vanno tenuti in debita considerazione anche in un territorio non sismico ma che si trova relativamente vicino a zone sismiche (es. Friuli). Potrebbe dare una breve panoramica del rischio sismico nelle valli ladine e nelle Dolomiti? Come detto il rischio sismico nella zona dolomitica, e quindi anche nell’area ladina, non è elevato, anche se sono

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Il Castello aiuta i terremotati L’incasso del Castello di Andraz di domenica 28 agosto, pari a 356 €, è stato interamente destinato alle popolazioni del centro Italia che sono state duramente colpite dal recente sisma. Un piccolo segno di aiuto per chi, meno fortunato di noi, ora non ha più una casa, né la sua vita di ogni giorno. (Giulia Tasser) stati condotti studi sulle faglie che, pur non avendo l’energia per scatenare forti sismi, hanno modificato alcune zone. È un campo di ricerca affascinante quello della cosiddetta morfoneotettonica, ossia lo studio delle forme del paesaggio legate a eventi che hanno colpito l’area negli ultimi 10.000 anni. L’installazione recente di retisismometriche (esempio quella dell’Osservatorio Geofisico di Trieste) permettono poi di vedere anche gli epicentri delle piccole scosse che colpiscono l’area dolomitica, in particolare i frequenti deboli sismi del Cadore o gli ultimi di alcuni mesi fa nella zona del Passo Valles. Nessuna struttura dovrebbe (il

condizionale è d’obbligo comunque) generare terremoti di forte intensità. Attenzione però, come già spiegato, alle frane sismoindotte. Quali sono le misure edilizie o logistiche di prevenzione che potremmo applicare nelle nostre valli per essere maggiormente sicuri rispetto a tali eventi? Valgono le regole che dovrebbero essere adottate in tutto il territorio italiano. La PREVENZIONE è sicuramente la più Grande Opera che, se non dà visibilità politica nell’immediato, potrebbe salvare tante vite umane. (Intervista: Giulia Tasser – La Usc di Ladins)

Polemiche per una nuova centralina sul Rio Andraz

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ella seduta dell’11 agosto il consiglio comunale (con i voti della maggioranza) ha dato il via libera alla concessione dei terreni per la costruzione di una nuova centralina sul Rio Andraz, richiesta dalla ditta “Pustri”. Una questione intorno alla quale si sono sollevate diverse polemiche e prese di posizione. Questo infatti sarebbe il secondo impianto realizzato sul torrente dopo quello della ditta K Energia. In consiglio comunale, il sindaco Grones, esponendo la questione, ha riferito che il progetto ha da poco ottenuto il parere favorevole da parte della commissione regionale Via (Valutazione di Impatto Ambientale ndr). “Di fatto – ha spiegato – è l’ultimo passo per ottenere le concessioni e quindi la pubblica utilità dell’opera”. Grones ha poi elencato quali sono i passi compiuti dall’amministrazione per contrastare il progetto. “Abbiamo inviato in Regione lo studio commissionato ancora dalla giunta Ruaz, oltre ad un altro prettamente tecnico sotto l’aspetto dell’ingegneria idraulica. Oltre alle perplessità evidenziate in fase di sopralluogo. Pertanto – ha concluso – la nostra posizione è stata sempre lineare”. Di tutt’altro avviso, ovviamente la minoranza che ha risposto illustrando tutte le note negative giunte alla commissione Via da vari enti pubblici. Da qui la proposta di sospendere la delibera e di avviare un ricorso al Tar. Proposta che Grones ha respinto. Si rischia di annullare gli accordi già presi con la “Pustri” che prevede 7.800€ annui di canone, il 9% della produzione per 20 anni e 20.000€ una tantum per le frazioni di Andraz, Larzonei e Salesei. Ed alla minoranza che lo incalzava rinfacciandogli, quando era all’opposizione, di aver anche lui invocato un ricorso al Tar contro la centralina della K Energia e criticato l’allora amministrazione di non avere tenuto conto di un parere frazionale negativo della frazione di Andraz, come fa ora per l’impianto della Pustri ha risposto: “Questa della minoranza è solo una battaglia politica. Quando ero io al loro posto ho fatto le stesse

contestazioni. Ora la questione si ripresenta a ruoli invertiti. Ma il risultato è sempre lo stesso: ora come allora il Comune è costretto a concedere i terreni per la centralina.” Dopo la concessione dei terreni le associazioni ambientaliste “Acqua Bene Comune”, Wwf e Italia Nostra, hanno organizzato nella sala Taulac un incontro pubblico sul tema. Davanti ad un pubblico in verità non molto numeroso, Lucia Ruffato e Pietro Sommavilla, hanno cercato di spiegare i vari passaggi burocratici che hanno portato all’autorizzazione all’ennesima centralina sul Rio Andraz. “Questa vicenda è a nostro avviso assai grave e dai contenuti non limpidi” ha esordito la Ruffato, ripercorrendo l’iter autorizzativo dalla fine. Ovvero da quando, il 27 luglio scorso, la Commissione Via ha dato parere favorevole alla costruzione dell’impianto idroelettrico della società Pustri, con la unica prescrizione di aumentare il deflusso minimo vitale di qualche decina di litri. Unico parere contrario quello della Provincia di Belluno. “In virtù del suo grado di stato elevato, come lo ha classificato uno studio commissionato dalla passata amministrazione comunale ma non da Arpav e Regione che lo hanno invece classificato “buono” a giudizio esperto, cioè “a occhio”, l’Andraz sarebbe tutelato dalla legge europea e italiana che vietano la autorizzazione di opere o interventi che degradino questo stato inalterato. Dell’iter autorizzativo il comitato contesta in particolare la metodologia adottata, ovvero senza dati di portata. Metodo che anche Ispra (organo del Ministero dell’Ambiente) ha sempre contestato, sulla base delle segnalazioni del comitato.” Ma allora come si è arrivati all’autorizzazione? “Colpa della classificazione fatta da Arpav – ha concluso la Ruffato. Ora Acqua Bene Comune pensa ad un ricorso. Ma ci vogliono 10 mila euro. Da voci circolate al termine della riunione però ci sarebbero (SoLo) più persone disposte a sostenere il costo.


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“N’esperienza che no me desmentiaré mei”

Lisa Soratroi conta de suo ann de scola passé n Germania

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isa Soratroi, la jovena fodoma che a podù fè n ann de scola n Germania grazie a la borsa de studio de la Region Trentin Südtirol, l’a da puoch fenì chësta sua esperienza e l’é tournada a cesa. Lisa la frecuenteia l liceo scientifich “Dante Alighieri” a Persenon. L cuarto ann la l a passé al Goethe Gymnasium de Regensburg, una de le scole de maiou prestisc de la zité su le rive del Danubio. No l’é la pruma che dal 2008, ann da cánche la Region Trentin Südtirol a slargé l’oportunité de ciapé chësta borsa de studio ence ai studenc de le scole aute de Fodom, Col e Ampëz, l’a tout su chësta oportunité. Davánt de dëla autri studenc ladins da chisc trei comuns i a passé n ann de scola foravia a na moda da avei l muot de s’emparé l todësch o l inglesc. E per duc l’é stada n’esperienza dassën positiva e che i a trop servì ntel jì ennavánt ntei studi o sul laour. E per ti Lisa, com’ela stada? “Dijësse che l’é stada l’esperienza plù bela de la mia vita. Che fajësse gënn encora nviade.” Elo sté difizile se fé ite nte n’autra realté, nte n’autra scola? “No coscita difizile, perciéche sonve bele usada a jì a scola foravia a Persenon. E ence perciéche miei nuos compagn i a fat dedut per me fè sentì pert de la scola, de la compagnia.” Com’ela stada a mossei scomencé na scola e scouté le lezion blot per todësch ? “Ntel prum l eva ncin chero, ma l todësch l capive, perciéche sonve bele stada davántvia per chelche setemana da amisc e nte na scola n Germania.” Ti t’as fat le mesane a La Plié. Asto bu dificolté a scomencé ite col todësch? “A di la verité no, perciéche bele da picola fajëve

Lisa Soratroi (terza da mán ciámpa), auna a suoi compagn da l’Italia che a fat l ann de scola a Regensburg.

sauri al entëne e spò, bele a le mesane, l m’è ju ite saurì.” Ulà eveto de albierch a Regensburg? “Sonve nten studentat che se clama “Kolpinghaus” che l’é bel ntel zenter de la zité.” Eveto da sola da l’Italia? “No, ndut sonve de nuof. Ntra chisc ence n mio compagn de clasce da Persenon”. Fajéivio duc la medema scola? “No, sonva despartis nte trei scole: Goethe Gymnasium, Albertus Magnus Gymnasium e l Siemens Gymnasium”. L sistem scolastich todësch l é trop autramente da chël talian; plù compagn a nen college, ulache l é l student che se ciern fora le materie bele da le scole aute. Com’ela stada a mossei se adaté e come veigheto ti sto sistem? “Toca precijé che le materie i po’ se le cierne fora demè nte le doi ultime clasci, che per lori i é la undicejima e la dodicejima. L é sté saurì se adaté, ence perciéche pense che l siebe trop meio. L eva mefo chero mossei cambié compagn de clasce e aula ogni outa che t’ave lezion de n’autra materia. Pense che fossa n sistem da adoté ence n Italia, per-

ciéche via per l dì t’as ence ore libere. Se máncia n professor no t’as la suplenza e te mosse resté a scola. Ilò te pòs jì nte chëla che lori clama “Oberstufe”, n’aula aposta per studié o per te organizé l temp libero, o sedenò t’en ji”. Ci impresción e ci giudìze dasto de la scola e dei profesciori? “Dijësse che le scole i é otime, siebelo come struture che come organizazion. E i profesciori i po’ ester clamei tèi co la “p” grana perciéche i sa da fè suo laour; i doura duc i 45 menuti che dura l’ora de lezion e i rua a te tré ite e te fé plajei la materia. Per ejemple per fisica fajónve troc esperimenc. De todësch fajónve tropa animazion, metónve n pratica chël che onve apëna studiè: Per ejemple nviade on fat l prozess a “Woyzeck”, che l é una de le opere de Goehte, l maiou poét todësch che tra l auter l eva inamoré de l’Italia. E po ven douré troc suporc tecnologizi, come le levagne interative lim”. E fora de scola, co te passëveto l temp. T’asto fat ite de nuosc amici? T’ali azeté ence se t’eve da foravia? “Ntel temp libero emprumadedut eve da studié per la scola. Amici me n’é fat troc, siébelo ntra chi che l eva al Kolping che chi de scola. Si i m’a tost tout ite. Da spëss l eva lori che me clamëva per jì a spass sul Danubio o a chelche festa”. Ci te réstelo deplù de sto ann passé a Regensburg? “Eh, bela dománda. Pense dut. M’é fat troc amici e de lori avaré tres troc ricordi. E po’ è podù milioré de trop l mio todësch”. Pénseto de sfruté chësta esperienza ntel ji ennavánt coi studi, magari a l’université? “A l’université forsci no per la facolté che voi fè mi, ma per l laour de segur si”. T’encrëscelo? “Dassën”. (SoLo)

UNA GIORNATA ALLA “BOCCONI”

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el mese di marzo ho partecipato, assieme ad altri compagni delle scuole medie di Fodom e di Caprile ai “Giochi matematici” a Belluno. Non ero al corrente che queste erano solo le semifinali provinciali e che poi ci sarebbero state le finali nazionali a Milano presso la prestigiosa Università Bocconi, per poi finire con la finalissima europea a Parigi. Con sorpresa e gioia mi sono classificata fra i primi 14 e ho avuto la possibilità di accedere alle finali a Milano che si sono svolte il 14 maggio. Quel giorno ero elettrizzata ma anche un po’ spaventata nel trovarmi in una scuola così grande e con così tante persone; infatti solo nella mia categoria (1^ e 2^ media) eravamo in 2000 ragazzi provenienti da

tutta Italia, e tutti accompagnati dai loro genitori e familiari. C’erano poi diverse categorie che andavano dagli studenti delle scuole medie, superiori e università per poi passare agli adulti appassionati di matematica, e tutti erano divisi nei vari settori e padiglioni dell’Università Bocconi. Ci siamo presentati tutti all’ingresso delle aule già assegnate in precedenza e dopo essere stati chiamati uno ad uno abbiamo affrontato questo gioco-concorso che consisteva in diverse domande di matematica-enigmistica. Terminati i test, dopo un paio d’ore ci siamo tutti ammassati nel cortile interno per assistere alla spiegazione delle soluzioni dei quesiti proposti.

Nonostante abbia raggiunto un buon punteggio (sono arrivata 91^ con 9 risposte esatte su 10) non sono riuscita a qualificarmi alla finalissima di Parigi (passavano solo i primi 5 di ogni categoria) però sono

stata lo stesso molto soddisfatta per questa esperienza che ho potuto fare, e l’emozione che ho provato a sedermi in un’aula della “Bocconi” la porterò dentro di me spronandomi a dare sempre il meglio. Un grazie speciale a papà e mamma che mi hanno accompagnata in questa bella avventura. Spero nel futuro di poter nuovamente partecipare ai “Giochi matematici” perché mi sono divertita moltissimo ed è stato anche un modo per mettere alla prova le mie capacità! Cristina Pallua

Cristina con la maglietta ricordo dei “Giochi Matematici”.

Complimenti Cristina! Continua così, anche nel tuo servizio parrocchiale come chierichetta che speriamo possa durare ancora a lungo.


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io Centenar a uerr Grande G

I Padri Somaschi ricordano i loro caduti sui luoghi del primo conflitto

La Santa Messa al Sacrario di Pian di Salesei.

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odici religiosi, tra cui il P. Generale ed il P. Provinciale d’Italia, e tre laici del Movimento Laicale Somasco si sono dati appuntamento a Quero dal 6 al 9 luglio per onorare con un percorso sui luoghi della Prima Guerra Mondiale i giovani somaschi caduti (8 in età dai 20 ai 27 anni), i feriti gravi sopravvissuti (2) e gli altri religiosi (44) che prestarono servizio al fronte, o nelle retrovie, o negli ospedali da campo come sottufficiali ma per lo più come semplici soldati -, sia preti sia chierici e fratelli, sia seminaristi alle soglie del noviziato, portandosi dentro, oltre al rischio quotidiano, un immenso carico di sofferenze fisiche e morali. Scrive P. Giuseppe Oddone, dell’ordine somasco. “Dopo una conferenza introduttiva la sera del 6 luglio sui nostri giovani soldati e sul contributo dato anche dalla nostra Congregazione a quell’immane conflitto, ci siamo recati, il giorno 7 luglio, risalendo la valle agordina tra le acque dei laghi ed il profilo dei monti ricoperti di pini, a Pian de Salesei alle pendici del Col di Lana, ove morì il 23 ottobre 1915 il P. Angelo Cerbara, primo cappellano caduto al fronte durante la Grande Guerra. Il giorno precedente era stato ferito a morte, mentre in prima linea sopra il bosco di Livinè, non lontano dai

reticolati nemici, assisteva e confortava un sottufficiale gravemente ferito. Qui nella cappella del Sacrario, accanto alla quale fu sepolto dal 1915 al 1924 il nostro Padre, abbiamo concelebrato l’Eucaristia. Il parroco di Livinallongo ci ha fatto trovare tutto ben preparato: due signore erano lì ad attenderci, ad accoglierci, a condividere la preghiera con noi. Abbiamo ricordato tutti i nostri caduti, ma in particolare il P. Angelo, nobile figura di educatore di orfani prima, di sacerdote e di eroico cappellano. Il pellegrinaggio è poi proseguito verso il Passo Falzarego: qui sul sovrastante Sasso di Stria fu gravemente ferito il Ch. Cesare Tagliaferro, futuro Padre Generale. La visita al Museo del forte Tresassi ci ha dato un’idea della dura vita quotidiana del soldato, delle sue azioni di eroismo e del suo istinto di sopravvivenza, delle armi difensive ed offensive, della permanenza in trincea, della lotta per salvarsi dagli attacchi, dai bombardamenti, dai proiettili, dal freddo, dalla fame e dai parassiti. Abbiamo poi voluto, ripercorrendo le verdi valli del Trentino, scendere lungo l’Adige fino a Trento, quindi il rientro per la deliziosa e serena Valsugana ci ha riportato alla nostra base di Quero (…)”.

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Anagrafe e statistica parrocchiale Nati Detomaso Emily (Alfauro) di Ilario e Dal Pont Debora, nata a Brunico il 21.05.2016.

Tiziani Loris (Cherz) di Luca e Crepaz Wanda, nato a Brunico il 17.06.2016

Rudatis Damiano (Caprile-Liviné), di Adolfo e Vallazza Anna, nato a Belluno il 24.06.2016.

Demarch Isabel (Liviné) di Mirco e Nardini Nicole, nata a Belluno il 09.07.2016.

Crepaz Gioia (Caorle) di Giuseppe e Zanon Arianna, nata a Caorle il 03.08.2016.

Battesimi Lezuo Arianna (Arabba) di Ugo e di Dorigo Barbara nata a Brunico il 07.01.2016 e battezzata ad Arabba il 12.06.2016.

Palla Alessandro (Salesei di Sopra) di Andrea e di Fiorin Valentina, nato a Belluno il 23.07.2015 e battezzato ad Arabba il 25.06.2016.

Crepaz Veronica (Le Roe) di David e Crepaz Miriam, nata a Brunico il 02.03.2016 e battezzata ad Arabba il 10.07.2016.


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Defunti

Bisnonni e Nipotini

Crepaz Emma (Sorarù - VSG) nata ad Andraz il 23.07.1927 e deceduta a Sorarù VSG il 15.06.2016. Vedova di Santin Manuel Sergio, madre di 1 figlio.

Crepaz Irene “de Tita del Nëno” (Bolzano-Corvara) nata a Corvara il 26.02.1939 e deceduta a Brunico il 22.06.2016. Vedova di Ganz Gino.

De Cassan Maria (Digonera) nata a Selva di Cadore il 12.12.1915 e deceduta ad Agordo il 27.06.2016. Vedova di De Cassan Angelo, madre di 3 figli.

Dorigo Waltraud - nata Prevedell (Castelrotto) nata ad Innsbruck (Austria) il 29.01.1943 e deceduta a Castelrotto il 30.07.2016. Coniugata con Dorigo Alberto, madre di 2 figli.

Brunel Renzo (Alfauro – VSG) nato a Pozza di Fassa il 31.01.1939 e deceduto ad Agordo il 22.06.2016. Vedovo di Colli Luigia Rosa.

Degasper Alma (Como) nata a Larzonei il 12.10.1926 e deceduta a Solbiate (CO) il 09.08.2016. Coniugata con Bidoli Sergio,madre di una figlia.

Crepaz Giovanni Battista – “Tita Mariuc” (Andraz) nato ad Andraz il 26.11.1920 e deceduto ad Agordo il 16.08.2016. Coniugato con Dorigo Dorotea Loretta, padre di 3 figli.

Crepaz Luigi (Selva di V. Gardena), nato a Masarei il 09.03.1932 e deceduto a Bolzano il 02.09.2016. Coniugato con Senoner Maria, padre di 3 figli.

Beatrice e Simone Costa (classe 2014) con le bisnonne Annunziata de Jan (classe 1914) e Silvia de Mesc (classe 1924).

anniversari 12.06.2016: 40° di matrimonio di Costa Luisa e Palla Gianpietro. Carissimi papà e mamma, complimenti per il traguardo raggiunto! Da parte nostra e di tutta la famiglia vivissime congratulazioni. Claudia e Ciro Cari lettori, avrete notato che quest'edizione delle “Nuove del Pais” ha un qualcosa in più... nel vero senso della parola! Le redazioni di Fodom e Colle hanno infatti pensato di fare un regalo ai lettori sperimentando una nuova versione del bollettino parrocchiale, una versione a colori che riportasse fedelmente le tinte e le emozioni di tutte le belle manifestazioni che accompagnano sempre la nostra stagione estiva. Adesso però vorremmo un vostro riscontro: vi è piaciuta l'idea? Sarebbe, secondo voi, da riproporre anche per le future edizioni o siete più affezionati alla versione bianco/nero? Fateci pervenire le vostre osservazioni in merito rivolgendovi ai due referenti Lorenzo e Giulia, a Don Dario e P. Gianpietro oppure via mail a lenuovedelpais@gmail.com o giuliatasser@libero.it. A breve avremmo pure intenzione di aprire una pagina Facebook per il nostro bollettino, una pagina che permetterà, a chi vorrà, di avere un ulteriore canale per comunicare con noi per informazioni o invio di materiale. Grazie per la collaborazione! (Le parrocchie e le redazioni) Direttore don Dario Fontana responsabile ai sensi di legge don Lorenzo Sperti Iscr. Tribunale di Belluno n. 4/82 ccp 39808548 Stampa Tipografia Piave Srl - Belluno

Coordinamento: Lorenzo Vallazza e Giulia Tasser Per comunicare con la redazione e proporre i propri contributi (articoli, foto o altro materiale) inviare una mail a: lenuovedelpais@gmail.com

Offerte PER LE CHIESE DI PIEVE: Davide e Rita, Beatrice e Bruno, Pezzei-Montagna. PER IL BOLLETTINO: Colcuc Cesare, Tito De Biasio, De Toffol Silvio, Crepaz Giampaolo, Detomaso Maria e figli, Sommariva Angelo, Pezzei Michele Angelo, Eligio Chizzali, Crepaz De Cassan, Bernardi Giovanni, Davide e Rita, Demattia Enrico e Palla M. Concetta, Bulferetti Pietro, Vallazza Maddalena, Guglielmo Vallazza, Demarch Agelica, Faber Loredana, Pedratscher Luigi, De Cassan Tea, Testor Vanda, Schweigkofler Katharina, Meneghel Sartor,

Palla Frida, Battistella Dina, Testor Zita, Isabella Vignone, Dalvit Paolo, Giacomina Baldissera, Crepaz Ugo, Alfarei Karen, Vallazza Virgilio, Bruno Crepaz, Foggia-Vallazza Anna, Chizzali Cesare, Delazer Rina, Sief Paolina, Mearini Maria, Sorarui Osvaldo, Paolo Costa, Dorigo Florinda, Boranga Eugenio e Roilo Giacomina, Anna Degasper, Martini Ines, Palla Serafino, Dorino Murer, Vallazza Sabrina (Grosseto), Vallazza Giuseppe (Roma), Delfauro Bellotti, Flamigni Margherita, Ragnes Miriam, Foppa Bruno, Testor Pierina, Dariz Giuseppe, Agostini Agostino.

Costantini Carlo (Trento) nato ad Ascoli Satriano (FG) il 29.07.1937 e deceduto a Trento il 05.09.2016. Coniugato con Vallazza Antonietta, padre di 1 figlio.


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