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Le nuove del Pais 2016_2

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Anno XLXI • aprile-giugno 2016 • N. 2

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L’ultimo scritto di Papa Francesco, “Amoris laetitia” (= “La gioia dell’amore”), l’Esortazione apostolica post-sinodale “sull’amore nella famiglia”, datata non a caso 19 marzo, Solennità di San Giuseppe, raccoglie i risultati di due Sinodi sulla famiglia indetti da Papa Francesco nel 2014 e nel 2015, le cui Relazioni conclusive sono largamente citate, insieme a documenti e insegnamenti dei suoi Predecessori e alle numerose catechesi sulla famiglia dello stesso Papa Francesco. E’ un documento che merita davvero di essere preso in considerazione. E’ un messaggio rivolto a tutti i battezzati, che può però essere letto facilmente anche da chi si sente lontano dalla Chiesa, ma è interessato ad approfondire il tema delle relazioni familiari e di coppia. Ecco dunque alcuni “stralci” di questo messaggio del Papa.

“La gioia dell’amore che si vive nelle famiglie è anche il giubilo della Chiesa. Come hanno indicato i Padri sinodali, malgrado i numerosi segni di crisi del matrimonio, «il desiderio di famiglia resta vivo, in specie fra i giovani, e motiva la Chiesa». Come risposta a questa aspirazione «l’annuncio cristiano che riguarda la famiglia è davvero una buona notizia». Il bene della famiglia è decisivo per il futuro del mondo e della Chiesa. Sono innumerevoli le analisi che si sono fatte sul matrimonio e la famiglia, sulle loro difficoltà e sfide attuali. E’ sano prestare attenzione alla realtà concreta, perché «le richieste e gli appelli dello

“Il desiderio di famiglia resta vivo” L’annuncio cristiano che riguarda la famiglia è davvero una buona notizia Spirito risuonano anche negli stessi avvenimenti della storia», attraverso i quali «la Chiesa può essere guidata ad una intelligenza più profonda dell’inesauribile mistero del matrimonio e della famiglia». Non pretendo di presentare qui tutto ciò che si potrebbe dire circa i diversi temi relativi alla famiglia nel contesto attuale. Ma poiché i Padri sinodali hanno apportato uno sguardo sulla realtà delle

famiglie di tutto il mondo, ritengo opportuno raccogliere alcuni dei loro contributi pastorali, aggiungendo altre preoccupazioni che provengono dal mio proprio sguardo. Come cristiani non possiamo rinunciare a proporre il matrimonio allo scopo di non contraddire la sensibilità attuale, per essere alla moda, o per sentimenti di inferiorità di fronte al degrado morale e umano.

Staremmo privando il mondo dei valori che possiamo e dobbiamo offrire. Certo, non ha senso fermarsi a una denuncia retorica dei mali attuali, come se con ciò potessimo cambiare qualcosa. Neppure serve pretendere di imporre norme con la forza dell’autorità. Ci è chiesto uno sforzo più responsabile e generoso, che consiste nel presentare le ragioni e le motivazioni per optare in favore del matrimonio e della famiglia, così che le persone siano più disposte a rispondere alla grazia che Dio offre loro. «A rischio di banalizzare, potremmo dire che viviamo in una cultura che spinge i giovani a non formare una famiglia, perché mancano loro possibilità per il futuro. Ma questa stessa cultura presenta ad altri così tante opzioni che anch’essi sono dissuasi dal formare una famiglia». In alcuni paesi, molti giovani «spesso sono indotti a rimandare le nozze per problemi di tipo economico, lavorativo o di studio. Talora anche per altri motivi, come l’influenza delle ideologie che svalutano il matrimonio e la famiglia, l’esperienza del fallimento di altre coppie che essi non vogliono rischiare, il timore verso qualcosa che considerano troppo grande e sacro, le opportunità sociaContinua a pag. 2


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«Le nuove del Pais»

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li ed i vantaggi economici che derivano dalla convivenza, una concezione meramente emotiva e romantica dell’amore, la paura di perdere la libertà e l’autonomia, il rifiuto di qualcosa concepito come istituzionale e burocratico». Abbiamo bisogno di trovare le parole, le motivazioni e le testimonianze che ci aiutino a toccare le fibre più intime dei giovani, là dove sono più capaci di generosità, di impegno, di amore e anche di eroismo, per invitarli ad accettare con entusiasmo e coraggio la sfida del matrimonio. L’educazione dei figli dev’essere caratterizzata da un percorso di trasmissione della fede, che è reso difficile dallo stile di vita attuale, dagli orari di lavoro, dalla complessità del mondo di oggi, in cui molti, per sopravvivere, sostengono ritmi frenetici. Ciò nonostante, la famiglia deve continuare ad essere il luogo dove si insegna a cogliere le ragioni e la bellezza della fede, a pregare e a servire il prossimo. Questo inizia con il Battesimo, nel quale, come diceva sant’Agostino, le madri che portano i propri figli «cooperano al parto santo». Poi inizia il cammino della crescita di quella vita nuova. La fede è dono di Dio, ricevuto nel Battesimo, e non è il risultato di un’azione umana, però i genitori sono strumento

di Dio per la sua maturazione e il suo sviluppo. Perciò «è bello quando le mamme insegnano ai figli piccoli a mandare un bacio a Gesù o alla Vergine. Quanta tenerezza c’è in quel gesto! In quel momento il cuore dei bambini si trasforma in spazio di preghiera». La trasmissione della fede presuppone che i genitori vivano l’esperienza reale di avere fiducia in Dio, di cercarlo, di averne bisogno, perché solo in questo modo «una generazione narra all’altra le tue opere, annuncia le tue imprese» (Sal 144,4) e «il padre farà conoscere ai figli la tua fedeltà» (Is 38,19). Questo richiede che invochiamo l’azione di Dio nei cuori, là dove non possiamo arrivare. Il granello di senape, seme tanto piccolo, diventa un grande arbusto (cfr Mt 13,31-32), e così riconosciamo la sproporzione tra l’azione e il suo effetto. Allora sappiamo che non siamo padroni del dono ma suoi amministratori premurosi. Tuttavia il nostro impegno creativo è un contributo che ci permette di collaborare con l’iniziativa di Dio. Pertanto, «si abbia cura di valorizzare le coppie, le madri e i padri, come soggetti attivi della catechesi […]. È di grande aiuto la catechesi familiare, in quanto metodo efficace per formare i giovani genitori e per renderli consapevoli della loro missione come evangelizzatori della propria famiglia”.

Preghiera alla Santa Famiglia Gesù, Maria e Giuseppe, in voi contempliamo lo splendore del vero amore, a voi, fiduciosi, ci affidiamo. Santa Famiglia di Nazaret, rendi anche le nostre famiglie luoghi di comunione e cenacoli di preghiera, autentiche scuole di Vangelo e piccole Chiese domestiche. Santa Famiglia di Nazaret, mai più ci siano nelle famiglie episodi di violenza, di chiusura e di divisione; che chiunque sia stato ferito o scandalizzato venga prontamente confortato e guarito. Santa Famiglia di Nazaret, fa’ che tutti ci rendiamo consapevoli del carattere sacro e inviolabile della famiglia, della sua bellezza nel progetto di Dio. Gesù, Maria e Giuseppe, ascoltateci e accogliete la nostra supplica.

Anniversari di matrimonio 25° di MATRIMONIO 22/06/1991 DARIZ Claudio Eugenio 29/06/1991 TORRE Primo 12/10/1991 CREPAZ Massimo 04/05/1991 DENICOLO’ Piertomaso 14/09/1991 PALLA Ezio 26/10/1991 DELMONEGO Bruno

CREPAZ Maria Rosa CREPAZ Giacinta FOPPA Pierina LAGUNAZ Katia BUSIN Elisabetta SPRENGER Margherita

40° DI MATRIMONIO 08/05/1976 DEL PUPPO Daniele 29/05/1976 TROI Rodolfo 29/05/1976 NICOLETTI Daniele 12/06/1976 PALLA Gianpietro 12/06/1976 PEDEVILLA Albino 19/06/1976 IRSARA Leo 26/06/1976 PALLA Giovanni 26/06/1976 GOBBER Cirillo 16/10/1976 PEZZEI Gianni 23/10/1976 LEZUO Enrico 23/10/1976 CAUMO Almiro 29/05/1976 LEZUO Carlo 29/05/1976 LEZUO Corrado 05/06/1976 DORIGO Vito 05/06/1976 CAMBIAGHI Mario 18/09/1976 CLEMENT Dino 18/09/1976 BOSCAINI Giovanni 23/10/1976 VALLAZZA Giovanni Battista 30/10/1976 SORARUI Osvaldo 16/12/1976 SORARUI Felice

TESTOR Renata CREPAZ Marisa DENICOLO’ Rosa COSTA Maria Luisa DEMATTIA Maria Caterina CREPAZ Ilda SIEF Mirella DELAZER Adele PEDEMONTE Cristina CREPAZ Anna Maria TESTOR Giovannina FAVAI Ave Maria GROPPA Luigia PEDRATSCHER Rita VALLAZZA Maria Lodovina MASAREI Flora DENICOLO’ Luigina DA PIAN Bianca Maria RUFFALDI Rina VATTAI Adriana

50° DI MATRIMONIO 30/07/1966 TORELLI Guido 08/09/1966 BORANGA Eugenio 15/10/1966 LACEDELLI Oreste 15/10/1966 MERSA Agostino 22/10/1966 BONIFACIO Renato 19/11/1966 CREPAZ Alfredo 24/11/1966 CREPAZ Giorgio 10/01/1966 SENONER Raimondo 16/06/1966 DEGASPER Giovanni 17/11/1966 TASSER Paolo

CREPAZ Ines ROILO Giacomina DABERTO Anna CREPAZ Ottilia CREPAZ Anna Maria DORIGO Bruna GLIERA Lilia TESTOR Oliva DARIZ Claudia DORIGO Silvia

Segnalate per tempo altri anniversari, involontariamente non riportatitii nell’elenco. Tutte le coppie sono invitate alla festa patronale di San Giacomo, ill 24 Luglio alla Santa Messa delle 9.15 a Pieve. E’ richiesto un cortesee cenno di conferma (lenuovedelpais@gmail.com - tel/sms/whatsappp 320.4263208 Lorenzo).


«Le nuove del Pais»

Stile di vita cristiana

Il dio in cui non credo e il Dio in cui credo Mi è venuta in mano la lettera pastorale di mons. Francesco Lambiasi, vescovo di Rimini, in occasione della Pasqua 2016. Mi sembra molto chiara e precisa. Inoltre non è uno scritto di un qualunque prete di montagna, ma ha l’autorità di un vescovo e quindi possiamo prenderla tranquillamente in considerazione.

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iamo nell’anno del Giubileo straordinario della misericordia. Perché il papa lo ha indetto? Il primo motivo è perché i credenti facciano piazza pulita delle non poche immagini distorte di Dio, che circolano anche tra quelli che dicono di credere. E perché i non credenti possano liberamente scegliere di aderire o meno, ma confrontandosi con il vero volto di Dio, quale ci è stato presentato da Gesù di Nazareth. Sono convinto che ancora una volta papa Francesco abbia fatto centro. Perché diversi credenti rischiano di dire di sì ad una falsa immagine di Dio, mentre diversi non credenti rschiano di dire di no a un Dio che di fatto non c’è, non c’è stato mai e mai ci sarà. Ho l’impressione che diversi atei non credono in un Dio in cui anch’io non credo.

NO, IO NON CREDERÒ MAI IN • un dio che si apposti dietro una curva per cogliermi in fallo e tendermi una rappresaglia per “farmela pagare”; • un dio che si diverta a fare il guastafeste, che ami il dolore, che giochi a condannare, e se la spassi a “mandare” all’inferno; • un dio che metta il disco rosso alle vere gioie dei suoi figli e non accetti una sedia nelle nostre feste umane; • un dio che si arrabbi per le molte “debolezze” che ci affliggono e sia incapace di sorridere di fronte alle sciocche monellerie di cui siamo capaci; • un dio che si lasci incapsulare in una formula teologica, si faccia capire solo

libertà più solida e matura e il più accanito collaboratore della nostra gioia più certa e più grande.

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dai sapientoni e non risulti accessibile e simpatico ai piccoli e ai poveri; un dio che sia un nonno buonista o un vecchietto bacchettone, da ricattare o di cui approfittare a cuor leggero, o che tratti con la stessa bilancia la vittima e il suo carnefice; un dio che faccia l’indifferente di fronte alle lacrime dei bambini innocenti, alle ferite delle ragazzine abusate, alle sofferenze degli omosessuali derisi o delle donne violentate; un dio che sia onnipotente, ma non misericordioso, perché altrimenti mi potrebbe incenerire; o che sia onnisciente, ma non altrettanto benevolo e compassionevole, perché diversamente il suo sapere tutto di me, me lo renderebbe antipatico e irritante; un dio che mi chieda la fede e mi spenga la ragione; che si imponga a me con l’evidenza di una “prova” indiscutibile o prevarichi su di me con il peso di una superiorità schiacciante; un dio che si atteggi con noi come un padre-padrone e non invece come il geloso custode della nostra

SÌ, IO CREDO • nel Dio della misericordia più generosa che afferma la sua grandezza nel fare grandi i suoi figli, a cominciare dai più piccoli e dai più poveri; che non si diverte a mettermi paura, che si lascia dare del tu; • nel Dio della misericordia più umile, che esprime la sua onnipotenza riducendosi all’impotenza per amore, ed è sceso fino al punto da raccoglierci tutti a braccia aperte quando cadiamo e da guardarci sempre dal basso in alto e non dall’alto in basso; • nel Dio della misericordia più gratuita, che sulla croce preferisce mille volte sacrificarsi e morire lui per l’uomo, anziché vedere l’uomo morire per lui, e che rinuncia a salvare se stesso pur di salvare tutti noi; • nel Dio della misericordia più feconda, che trova la sua gloria nel parteciparci la propria vita, nel difendere la nostra alta dignità, nel diffondere e condividere con noi la sua esuberante felicità; • nel Dio della misericordia più fedele, che non dimentica mai le parole di suo Figlio: che il sabato è per l’uomo, e non l’uomo per il sabato; che c’è più gioia nel dare che nel ricevere; che non c’è amore più grande di chi dà la vita

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per i propri amici; • nel Dio della misericordia più disponibile, che preferisce abbassarsi lui a lavare i piedi a noi anziché vedere noi chinati per lavare i piedi a lui; • nel Dio della misericordia più tenace, che manda suo Figlio non a giudicare e a condannare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui; che salva anche chi non lo ha conosciuto, ma lo ha cercato e servito nei fratelli più poveri e sofferenti; • nel Dio della misericordia più benevola, che non manda alla malora la pecorella che ha abbandonato l’ovile, ma che non si dà pace finché non la trova, e quando l’ha trovata non la prende a bastonate, ma se la carica sulle spalle e fa più festa per quella che non per le 99 rimaste nell’ovile; • nel Dio della misericordia più tenera, che quando scorge Zaccheo sul sicomoro non lo svergogna davanti ai compaesani, e quando si ritrova davanti all’adultera non l’addita al pubblico ludibrio, e appena si vede esposto al ghigno del padrone di casa perché investito dalla tenerezza della peccatrice del villaggio, Gesù non si sottrae alle sue carezze… • nel Dio della misericordia più solidale, che non ha mandato suo Figlio sulla terra a spiegare il mistero del male, ma a condividere l’umano soffrire, a riempirlo della sua presenza, e a trasformarlo in un bene infinitamente più grande. MA NON È QUESTO IL DIO RIVELATOCI DA GESÙ DI NAZARET? In questo anno del Giubileo e della nostra Missione diocesana, auguro ai credenti di ripulire l’immagine del Dio, in cui noi cristiani crediamo, da ogni incrostazione che ne offuschi la bellezza e ne appanni la verità. E a tutti i cercatori di Dio di poterlo vedere nel “volto della misericordia”, il volto di Gesù di Nazaret. Buona Pasqua! + Francesco Lambiasi, vescovo di Rimini


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«Le nuove del Pais»

Vita della comunità parrocchiefodom@gmail.com

Domenica 13 marzo

Di mese in mese Ogni settimana dal foglietto parrocchiale i nostri Don Dario e Suore Discepole del Vangelo ci rivolgono un breve pensiero legato al tempo che stiamo vivendo.

Cari parrocchiani, come sempre, anche nel vangelo di oggi (l’adultera) Gesù è pieno di misericordia, di rispetto per una persona che ha sbagliato, mentre altri non vedevano l’ora di farla fuori: fanno meno male le pietre scagliate sugli altri piuttosto che su di noi che sappiamo bene di meritarcele. Di fronte al fatto, Gesù non ha detto “cosa vuoi che sia!” come si dice o si fa intendere oggi troppe volte. L’adulterio è un grave atto di disumanità che nella stragrande maggioranza delle volte credo cominci per leggerezza e superficialità, sicuri che oltre un certo limite non si arriverà certamente… invece…! L’amore è un bene prezioso che va difeso con cura ed attenzione; è un bene vivo che deve crescere e deve essere alimentato e per questo bisogna prendersi il tempo che tutti dicono di non avere: purtroppo questo è l’inizio della fine. Leggerezza colpevole di chi permette di farsi incantare e di chi incanta; leggerezza che causa montagne di amare sofferenze. Poi, quando ci si divide, magari si dice: “Ah, i figli l’hanno presa bene!” Questa è stupidità di chi vuole nascondere dietro un dito l’egoismo che sacrifica le persone che dovrebbero essere protette e amate più di ogni altra. Soffrono sempre. Non sto pensando a nessuno di voi, cari parrocchiani, che si trovi in questa situazione: ognuno ha la sua storia, le sue difficoltà e nessuno va giudicato. Sarebbe solo bello, e anche voi l’avreste voluto, che questo non dovesse succedere. Qualcosa, se lo vogliamo, si può fare. (dd)

Domenica 20 marzo

Domenica 3 aprile

Cari parrocchiani, La vita spirituale del cristiano si svolge in un ambiente sacramentale. Vale la pena che ci rendiamo conto di che cosa significa. Un “sacramento” ha due caratteristiche: È un “segno”, cioè una cosa che te ne fa capire un’altra. La nostra vita è piena di segni; noi comunichiamo sempre attraverso segni, cioè gesti, suoni, parole… che il nostro cervello decodifica e porta dentro di noi il “significato”. Il sacramento non ti fa solo capire qualcos’altro, come l’acqua (segno di vita) del battesimo ti fa capire che una vita nuova, quella di Dio, entra nella vita del bambino; nel sacramento il “segno” è “efficace”, cioè realizza quello che significa. Stando all’esempio, l’acqua non solo fa capire, ma porta la vita di Dio. Questo vale per tutti i sacramenti, ma anche per le feste, le celebrazioni che non sono mai solo un ricordare, un commemorare, ma danno al credente la possibilità di vivere in prima persona gli avvenimenti che celebra e ricorda. Esempio: partecipare alla messa non è solo ricordare l’Ultima Cena, ma è come essere presenti nel cenacolo con gli apostoli in modo che ciascuno di noi può vivere il mistero. Pensate allora all’intensità – se abbiamo fede – con cui possiamo vivere questa Santa Settimana che inizia! A meno che la nostra superficialità non ce lo impedisca. (dd)

Cari parrocchiani, in occasione del Venerdì Santo, molti di noi hanno partecipato alla via Crucis da Masarei a Cherz guidata da alcune meditazioni che hanno messo in rilievo le situazioni nelle quali, oggi, vediamo la croce di Cristo. Nello stesso momento a Roma, nel Colosseo, il Papa ha però aggiunto una riflessione iniziando con queste parole: “O croce di Cristo, simbolo dell’amore divino e dell’ingiustizia umana, icona del sacrificio supremo per amore e dell’egoismo estremo per stoltezza, strumento di morte e via di risurrezione…” Ma dove vediamo oggi la croce di Cristo? Nei fratelli perseguitati, uccisi, in chi fugge dalle guerre, in chi condanna il giusto, in chi è ministro infedele, in chi giudica, in chi provoca terrore, in chi esclude, nei venditori di armi, nei traditori, nei corrotti, negli stolti, negli egoisti, negli abbandonati… Ma la Croce di Cristo non è solo questo: la vediamo oggi anche nelle persone buone e giuste, nei ministri fedeli e umili, nei volti dei consacrati, nei misericordiosi, nei semplici, nei pentiti, nei beati e nei santi di oggi, nelle famiglie fedeli al loro impegno, nei volontari, nei perseguitati per la fede, in chi vuole rendere il mondo migliore. Continuiamo insieme a vivere la nostra Pasqua quotidiana, dando voce al bene

che nelle tante situazioni possiamo compiere per vincere sull’egoismo che provoca sofferenza. (sdv)

Domenica 10 aprile

Cari parrocchiani, Ci siamo trovati tante volte in questo ultimo periodo a salutare i nostri paesani e ad accompagnarli al cimitero. Voglio sottolineare ancora come in questi momenti venga fuori il meglio che c’è nelle nostre comunità con la presenza numerosa, che esprime solidarietà ai famigliari, con la Messa sempre accompagnata dal Coro che dà un tono sereno e solenne alla celebrazione. Da parte mia cerco sempre di sottolineare che dovremmo riconciliarci di più con la morte perché per noi cristiani non è la fine, ma l’inizio della vita vera, gioiosa e definitiva. Un atteggiamento del genere, evidentemente non facile e che non toglie la sofferenza del distacco, non si improvvisa: è la conseguenza di un’impostazione della vita dove uno crede che il traguardo da raggiungere non sono i soldi, la carriera o altre cose che alla fine dobbiamo lasciare, ma qualcosa di assolutamente più grande. Pensieri come questi incidono concretamente sulle scelte che facciamo, sull’importanza che diamo alle cose e alle persone, sui valori ai quali ci riferiamo che cambiano, di fatto in maniera positiva, il nostro modo di vivere. Vista così la morte non è più una cosa oscura, ma una luce per il cammino della nostra vita. (dd)


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tri: “Si vive per mangiare o si mangia per vivere?”. Alla fine si capisce che non basta solo questo o solo quello, ma… Pensateci voi! (dd)

Domenica 17 aprile

Domenica 24 aprile

Cari parrocchiani, Due avvenimenti ci chiedono di allargare lo sguardo oltre i confini della nostra valle: uno riguarda la comunità cristiana della nostra Diocesi per accogliere il nuovo vescovo Renato Marangoni. È un momento di gioia, di rinnovamento e di speranza in un periodo che, come sappiamo, non è così facile sotto questo punto di vista. Preghiamo perché il nostro vescovo possa avere coraggio e chiarezza di idee per aiutarci ad essere più genuinamente

cristiani. Non serve dire (forse serve!) che da solo non farà niente: se vogliamo davvero un cambiamento dovremo lasciarci coinvolgere attivamente anche noi. Il secondo riguarda il nostro decanato assieme all’agordino: un pellegrinaggio nell’anno della misericordia. L’invito a partecipare rivolto a tutti, ha privilegiato soprattutto i “volontari” per i quali ho una stima particolare perché, come ho più volte sottolineato, li credo veri cristiani “praticanti”. Sento la richiesta di altri, non molti, cristiani praticanti: “Ma allora, la Messa…?” Vi lascio una domandaindovinello da applicare al caso. Se riuscirete a trovare la soluzione, sarà chiarita la posizione degli uni e degli al-

Cari parrocchiani, Allora, si mangia per vivere o si vive per mangiare? Se guardiamo la televisione in questi anni, si direbbe proprio che si vive per mangiare, tanti sono i programmi di culinaria, ma, per fortuna, non credo che sia così. Penso proprio che si mangi per vivere, anche se è bello mangiar bene. E questo cosa centra con il “cristiano praticante”? Se “cristiano praticante” significa “chi vive da cristiano”, lo si capisce subito. Gesù ce lo dice anche oggi con il comandamento nuovo: “amatevi gli uni gli altri”. Così vive il cristiano! Quando uno si mette in qualsiasi modo a servizio degli altri in maniera gratuita, compie un atto di amo-

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re. Sia che si tratti di portare all’ospedale un ammalato, di soccorrere chi si è messo nei guai su per le montagne, oppure spalare la neve davanti alla porta di chi non è più capace, o fare la spesa o un mucchio di altre cose: si vive da cristiani. C’è un particolare importante: tutto ciò non lo si fa in una maniera qualsiasi, ma “come io ho amato voi”, e un amore così grande è fuori della nostra portata… se non mangiamo. Ecco che Gesù ci invita a tavola (a Messa) perché lui stesso possa diventare la nostra forza. Mangiare e basta (andare a Messa e non voler bene in modo concreto) può essere dannoso facendoci ammalare di una specie di bulimia spirituale che rovina la vita. (dd)

Domenica 1 maggio Cari parrocchiani, Dopo alcune settimane dalla sua ordinazione episcopale, domenica scorsa ha fatto il suo ingresso nella diocesi di Belluno – Feltre il nostro nuovo

Lo stemma del Vescovo Renato “Va’ dai miei fratelli” Secondo la tradizione araldica ecclesiastica cattolica, lo stemma di un Vescovo è tradizionalmente composto da: uno scudo, che può avere varie forme e contiene dei simbolismi tratti da idealità personali, o da tradizioni familiari, oppure da riferimenti al proprio nome, all’ambiente di vita, o ad altro; una croce astile a un braccio traverso, in oro, posta in palo, ovvero verticalmente dietro lo scudo; un cappello prelatizio (galero), con cordoni a dodici fiocchi, pendenti, sei per ciascun lato (ordinati, dall’alto in basso, in 1.2.3.), il tutto di colore verde; un cartiglio inferiore, con estremità bifide, recante il motto scritto abitualmente in nero. Nel nostro caso si è scelto uno scudo di foggia gotica, classico e frequentemente usato nell’araldica ecclesiastica e una croce trifogliata in oro, gemmata con cinque pietre rosse che richiamano le Cinque Piaghe di Cristo.

Il motto: «Va’ dai miei fratelli» (Gv 20,17) Le parole scelte dal Vescovo Renato per il proprio motto episcopale si rifanno al IV vangelo (Gv 20,17) laddove l’evangelista narra dell’incontro del Risorto con Maria di Màgdala e, particolarmente, dell’esortazione di Gesù affinché la donna si rechi subito dai discepoli per annunciare che egli – “primogenito di una moltitudine di fratelli” (cfr. Rm 8,29) – ha compiuto la missione affidatagli dal Padre. Per questo egli dice a Maria: «Salgo al Padre mio e Padre vostro» (Gv 20,17b). Con la Pasqua di Gesù si attua la salvezza: che tutti siano “innalzati” a Dio. Interpretazione Il Vangelo che appare nel capo dello scudo rappresenta, appunto, l’annuncio pasquale richiamato dalle parole del motto. La partizione curvilinea dello scudo vuole essere un riferimento al santo patrono di Belluno (e della diocesi) san Martino; infatti, essa

ricorda i due lembi del mantello che il Santo, secondo la tradizione, tagliò in due per donarne una metà al viandante infreddolito, incontrato sulla via. Il Vangelo è svelato e si attua in ogni gesto di amore. Il rosso, colore della carità, è anche richiamo al sangue dei martiri Vittore e Corona, santi patroni di Feltre e della diocesi assieme a san Martino. Le montagne, qui rappresentate in foggia araldica, sono un palese riferimento innanzitutto al Monte Grappa, terra d’origine del Vescovo, nato a Crespano del Grappa; da questo monte egli ha sempre ammirato lo scenario delle Prealpi feltrine e delle

Dolomiti, anche queste richiamate dal simbolo delle montagne. Nel Massiccio del Grappa è riconosciuto il punto di incontro geografico delle due Chiese sorelle: il versante nord è in diocesi di Belluno-Feltre e il versante sud è in diocesi di Padova. Il simbolo delle montagne appare anche nello stemma del Vescovo emerito, Mons. Andrich, che lo adottò, prendendolo a sua volta dallo stemma di Albino Luciani, Papa Giovanni Paolo I; compare inoltre nello stemma del Vescovo Girolamo Bortignon che ordinò diacono il Vescovo Renato e che fu predecessore a Belluno-Feltre. L’acqua della brocca di San Prosdocimo, Patrono di Padova, ne richiama l’azione battesimale che sia Padova sia Feltre e Belluno riconoscono all’inizio della loro storia di fede; inoltre costituisce richiamo geografico al Piave che attraversa la diocesi di Belluno-Feltre. Anche in queste due rappresentazioni – le montagne e la brocca del battesimo – oltre a quella della carità, vi è un richiamo all’universalità del Vangelo, veicolato dal creato e attuato nella vita ecclesiale.


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«Le nuove del Pais»

vescovo: don Renato Marangoni. Probabilmente in tanti ci ritroviamo nel cuore aspettative e desideri per questo nuovo tempo che inizia con lui. Il vescovo Renato ha scelto come motto: “Va’ dai miei fratelli” e questo ci sembra già un messaggio promettente che lascia intravedere segni di speranza. Come può essere un primo importante segno l’essersi presentato come un pastore, una guida, a servizio del suo “gregge” con grande semplicità. Egli ha espresso il desiderio di essere in mezzo a noi, incontrandoci e conoscendoci, e la nostra attesa è che possa indicarci il cammino da percorrere in questo tempo così complesso, valorizzando le ricchezze di ciascuno. A noi tutti allora, l’impegno di accoglierlo così come si è presentato e a fare strada con lui con le parole che egli stesso ci ha suggerito nell’omelia in Cattedrale a Belluno: “Cammineremo così: il nostro rispetto, la nostra empatia, la nostra disponibilità, il nostro servizio, la nostra fraternità, la nostra comunione saranno un discepolato accogliente … eccomi”. (sdv) Domenica 8 maggio Ascensione

Cari parrocchiani, La settimana scorsa abbiamo pregato per il nostro ambiente e per noi che lo abitiamo con le Rogazioni che hanno luogo nella settimana prima dell’Ascensione. Sono state un momento che ci ha fatto pensare a quanto siamo fortunati a vivere in un posto così bello, anche se ciò comporta le difficoltà che tutti ben conosciamo. Nelle preghiere sono state prese in considerazione l’acqua, i prati, i boschi, i nostri paesi con chi li abita e anche tutto quello che serve per il turismo estivo ed invernale, sottolineando però che la benedizione di Dio, specialmente oggi, passa attraverso di noi.

Infatti è proprio l’uomo il nemico peggiore della natura e al riguardo non serve portare esempi perché ne sentiamo parlare continuamente. Purtroppo l’avidità di tanti è più forte del senso di responsabilità e dell’impegno che abbiamo di lasciare questo mondo un po’ meglio di come l’abbiamo trovato. Coloro che verranno dopo di noi, sotto questo punto di vista non ci ricorderanno tanto volentieri. Ciascuno di noi, dal più piccolo al più grande, si prenda l’impegno di rispettare l’ambiente tenendolo pulito, proteggendolo con tutte quelle attenzioni che abbiamo per le nostre cose care e preziose. (dd)

Domenica 15 maggio Pentecoste

le da credere e impossibile da capire! Si può solo partire da una fiducia incondizionata nei suoi confronti e dire: “Ci credo perché lo hai detto tu!”. Fa parte della nostra fede per cui, togliere questo dono, vuol dire svuotarla della sua sostanza. Come tutto quello che riguarda la fede, se vogliamo che abbia un posto nella nostra vita, dobbiamo coltivarla con la mente ed il cuore; darle “concretezza” con il nostro pensiero e con la nostra preghiera; altrimenti si perde perché non ha la forza della materialità delle cose percepite dai nostri sensi. Allora l’augurio riguarda noi: che possano, questo ragazzi, scorgere nella nostra vita l’azione concreta, visibile, di questo mistero espresso in gesti così generosi di bontà, perdono, altruismo e unione che senza questo sostegno non sarebbero praticamente possibili. (dd)

Domenica 22 maggio SS. Trinità Cari parrocchiani, Oggi la Prima Comunione di nove dei nostri ragazzi: è il momento giusto di dire per loro una preghiera e magari di formulare un augurio. Che cosa augurereste a dei ragazzi di nove o dieci anni in relazione alla festa che stanno celebrando? Può darsi che ci si trovi un po’ in imbarazzo perché forse è passato tanto tempo dalla nostra ultima Comunione, segno evidente che non è una realtà al “top” della nostra vita. È un dono di Gesù diffici-

Cari parrocchiani, L’equilibrio è di per sé una situazione instabile e necessita di una continua attenzione e di un continuo controllo per essere mantenuto, altrimenti si cade! La premessa è per parlare dell’attenzione che si deve avere per mantenere la propria identità da parte delle frazioni nei confronti della comunità più grande della valle, e da quest’ultima nei confronti delle realtà più vaste. Ci sono due posizioni estreme ugualmente svantag-

giose: quella di chiudersi alle altre realtà per difendersi e quella di uniformarsi agli altri in tutto. Quest’ultima è in atto continuamente anche in forza dei mezzi di comunicazione e del turismo: il rischio è la perdita del linguaggio e dei valori che caratterizzano la nostra gente. Non meno dannosa la chiusura a priori a tutto quello che non appartiene alla nostra cultura. Di qui il necessario equilibrio per mantenere i valori e le tradizioni che ci diversificano e costituiscono la nostra ricchezza culturale con il desiderio di condividerli con gli altri con un’apertura che ci permetta di apprezzare quello di cui loro sono portatori. Guardando le bici che passano, mi viene in mente che è più facile mantenere l’equilibrio quando si è in movimento piuttosto che da fermi! Forse questo ci suggerisce qualcosa. (dd)

Domenica 29 maggio Corpus Domini Sto pensando alla processione che faremo domenica (oggi) per onorare il dono che Gesù ci ha fatto di se stesso. Ho controllato il meteo e sembra che la mattina non ci siano piogge in vista. È un bel momento vissuto con intensità, e con fede: si ha l’impressione che le radici cristiane

Sagra d’Andrac Neanche da crederci! Domenica 22 maggio per la sagra di Andraz il tempo è buono, anzi ottimo, anzi perfetto! Grazie a don Dario che ha avuto la sensibilità di celebrare la Santa Messa alle 9.15 e sospendere, per una domenica, quella di Pieve, invitando tutti i fedeli a riunirsi ad Andraz e far festa con i frazionisti. Nonostante la concomitanza di altri eventi, per cui c’è un po’ di rammarico, numerosi sono stati i partecipanti che dopo la solenne celebrazione hanno potuto assaggiare quanto proposto dalle

favolose signore “Andrazzine”. Un Grazie Maiuscolo alle Andrazzine che risiedono fuori Frazione. E’ bello vedere che quando si chiama a raccolta c’è la partecipazione di chi in qualche maniera riesce a dare una mano. Questo “pensare positivo” è importante per chi vorrà portare avanti “LA SIEGRA” nel futuro. Mi permetto da queste righe di aggiungere un Grosso Grazie alla “LUIGINA” che fin che “C’è” (per la Siegra ma non solo) è importante per la “linfa” del paese. (leio)

Dipinto sul soffitto del Presbiterio, di Johann Matthias Pescoller 1928.


«Le nuove del Pais»

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Corpus Domini 2016: alcuni momenti della Messa e della processione.

che ci sono in ciascuno trovino nuova linfa e si risveglino: sembra di essere di fronte ad un altro tentativo di semina da parte del Signore nella nostra vita; e mi viene in mente la parabola del Seminatore, appunto. Dateci un’occhiata: la trovate nel vangelo di Matteo al capitolo 13.

Sappiamo tutti che questa festa ci richiama all’invito ad un banchetto dove chi ci nutre con la sua vita ed il suo corpo è lo stesso Gesù. E qui mi viene in mente un’altra parabola dove c’è un re che prepara il banchetto per le nozze di suo figlio; ma gli invitati, con varie scuse, gentilmente, de-

clinarono l’invito. Poi, cosa succede? Non ve lo dico, ma potete controllare il seguito sempre nel vangelo di Matteo, già che ci siete, al capitolo 22. Per concludere bene, bisognerebbe che ci prendessimo un po’ di tempo, poco, per capire come tutto questo ha a che fare con la nostra vita. (dd)

Momenti di speranza

In ricordo del nostro amico Beppino Caro Giuseppe, te ne sei andato in punta di piedi senza darci la possibilità di far festa per il tuo compleanno, rinviata quest’anno nostro malgrado e con tua grande delusione, causa il maltempo. Era questa una ricorrenza per ritrovarci insieme e godere della tua simpatica compagnia. A te bastava poco per essere al settimo cielo: un pensierino da parte di ciascuno di noi come quaderni e penne biro per i tuoi appunti, le figurine dei calciatori a cui ci tenevi tanto, una felpa, un cappellino o una sciarpa della “Roma” (la tua squadra del cuore), un gioco, un ombrello, un portachiavi o altri oggetti e cianfrusaglie. Toccavi il cielo con un dito nel compiacimento di tutti noi. Naturalmente non poteva

Beppino con le coscritte Stella e Rosalba, primavera 2015.

mancare la torta di compleanno che Rosalba ti preparava con tanta cura, decorandola di confetti e candeline che al momento

opportuno spegnevi soffiando a più non posso, accompagnato dai nostri applausi gioiosi. Ti abbiamo voluto bene e nella

Fioretto mariano

Bravissimi ai due bambini Oliver e Isi che si sono impegnati per tutto il mese di maggio nella recita del Santo Rosario nella chiesa di Ornella.

tua semplicità e simpatia sei stato di sprono per riunirci nella solidarietà e rispetto reciproci. Ora ci manca la tua compagnia e a Renaz in particolare hai lasciato il tuo posto vuoto non solo in famiglia, ma anche nella chiesetta della Madonna, nel bar Bianco e pizzeria Ru de Mont, nonché sulla strada dov’eri sempre vigilante. Noi sappiamo però che sei andato ad occupare il tuo posto in mezzo agli angeli, fra la tua mamma e il tuo papà. Da lassù ti preghiamo di vigilare ancora su di noi e di accompagnarci in altri momenti conviviali di fraterna e salutare amicizia. Con affetto, La tua classe 1957 “plu dur del acèl”


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«Le nuove del Pais»

Riconciliazione ed Eucaristia La prima volta per 9 ragazzi Nove ragazzi tra i 9 e gli 11 anni si sono preparati durante quest’anno a ricevere i sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia. Sono stati aiutati a conoscere e ad accogliere la persona di Gesù e a comprendere il suo messaggio che è “buona notizia” per la loro vita. Per rendere concreto quello di cui si stava parlando, abbiamo cercato di imitare qualche gesto compiuto da Gesù nella sua storia: i ragazzi sono stati accompagnati più volte a trovare i nonni della Casa di Riposo (erano i bambini stessi a esprimere il desiderio di tornare). L’esperienza è stata molto positiva: i ragazzi si sono avvicinati agli anziani con la loro gioia e vivacità, esprimendo sorrisi e dialogando con loro. Questi gesti buoni sono stati poi subito apprezzati dagli anziani. Gesù amava incontrare chi era solo, triste e ammalato donando speranza, aiuto e vicinanza. Oggi siamo noi ad essere invitati a fare lo stesso nelle situazioni del nostro tempo.

Durante il percorso di quest’anno, abbiamo raccolto anche alcune impressioni dei ragazzi. Diamo loro la parola. Dopo l’esperienza della Riconciliazione: Domenica 13 marzo ci siamo ritrovati tutti insieme per fare la prima Confessione, cioè la festa del Perdono. Ci siamo riuniti in chiesa a Pieve insieme ai genitori, a don Dario, sr Flavia e alcuni nostri parenti. Per noi, che era la prima volta che andavamo a confessarci, non era un giorno come gli altri. Eravamo un po’ emozionati, qualcuno un po’ preoccupato, un po’ teso e con un po’ di paura. Qualcuno temeva che il prete lo sgridasse, ma non è stato così, anzi è piaciuto. Noi abbiamo capito che confessarsi significa chiedere scusa al Signore delle nostre mancanze, e Lui ci perdona, ma anche raccontargli le cose buone che facciamo, parlare con Lui, perché è lui importante in questo incontro. Di questo vogliamo ringraziarlo perché: abbiamo una famiglia, degli amici, una casa; abbiamo un mondo fantastico, delle brave maestre, ma soprattutto lo ringraziamo perché abbiamo capito che ci vuole bene. Di Gesù ci piace molto il suo carattere, la sua gioia, la pazienza, la generosità, e il perdono che dà a tutti e la cura verso chi è malato.

In visita ai nonni di Villa San Giuseppe.

Durante la preparazione per ricevere Gesù nella Comunione: • Quando farò la prima Comunione desidero che Gesù mi stia vicino e mi aiuti nei momenti più difficili; che mi aiuti a non arrabbiarmi con i miei amici. • Come per vivere dobbiamo mangiare e bere, così Gesù ci dona la sua Vita se mangiamo e beviamo di Lui. Per capire che nel suo pane c’è davvero Gesù dobbiamo crederci. • Durante la consacrazione nella Messa, il sacerdote ripete le stesse parole di Gesù nell’ultima cena: “Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue, offerto in sacrificio per voi”. • La comunione è molto importante perché ti avvicini a Gesù. Ricevere Gesù ti aiuta a perdonare se qualcuno ti fa del male, ti insegna a fare cose buone, come aiutare la mamma e a non risponderle male. Gesù si è sacrificato per noi, non si è tirato indietro vicino alla morte e per questo dobbiamo ringraziarlo. Quando farò la Comunione non vedrò Gesù in persona ma credo che in quel pane c’è veramente Lui. • Nella Comunione si impara ad essere cristiani e seguire la vita con Gesù e insieme a tutti. • Gesù ha preso il calice e ha detto: “Prendetene e bevetene tutti, questo è il calice del mio sangue”. Diceva queste parole perché sapeva di morire e quindi voleva restare dentro di noi, nella nostra anima. Di Gesù abbiamo capito e pensiamo che:

Al naturale…

-

Siamo contenti di riceverlo nella Comunione.

-

È il più bravo che sia mai esistito, è il più sincero e il più gentile.

-

Io so che Gesù è buono, perdona e aiuta anche i nemici.

-

Ho capito che il Signore è il Messia, che ci vuole un bene da morire, che aiuta tutti.

-

Gesù aiuta anche chi gli fa del male, per questo è tanto buono.

-

Sono molto felice di Gesù, perché è molto importante.

-

Il Signore è puro di cuore, ci vuole bene come fossimo suoi figli e ci considera molto simili a lui.

-

E’ una persona molto speciale, perché ha dato la vita per noi, si è sacrificato per noi.

-

Ha voluto tanto bene ai suoi discepoli e anche a tutti noi.


«Le nuove del Pais»

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I ragazzi hanno inoltre manifestato i loro desideri, sentimenti e ringraziamenti per Gesù facendoli diventare preghiera. ANDREA DE CASSAN Caro Gesù, ti ringrazio per tutta la mia famiglia; grazie per avermi dato la vita, grazie per i miei amici. Sono contento di riceverti nella Comunione per la prima volta. Tu sei il più bravo che sia mai esistito, il più gentile e il più sincero. Ti prego per i miei nonni perché possano restare in vita tanti anni. Custodisci tutti quelli che conosco. ANDREA FRANZINI Tu mi hai dato una famiglia meravigliosa, mi hai donato la vita e un mondo meraviglioso; per questo io ti ringrazio. Sono molto contento perché tu vieni in me, ma sono contento anche perché ho la fortuna di andare a scuola e di avere una casa. Ti prego per chi non ha dove ripararsi e non ha da mangiare. Tu sei così buono, pieno di amore e io lo capisco perché sei morto per noi.

Dopo la messa di Prima Comunione, insieme a Suor Flavia e Don Dario che li hanno accompagnati nel cammino di preparazione.

prego per la mia famiglia, le mie amiche, per i nonni della Casa di Riposo, per don Dario e per suor Flavia che ci hanno aiutato a prepararci alla comunione.

ELEONORA DELMONEGO Caro Gesù, ti ringrazio di avermi dato una buona famiglia che mi dona tutto, e una sorellina molto dolce, anche se qualche volta mi fa arrabbiare, però anch’io a volte mi sfogo con lei quando mi arrabbio. Desidero avvicinarmi a te e riceverti nel mio cuore per poter imparare ad amare e perdonare. Io so che tu sei buono e perdoni ed aiuti anche i nemici. Ti affido i miei nonni, le mie bisnonne, mio zio Massimo che è già in cielo, i miei genitori e mia sorella.

NICOLA COSTA Gesù, ti ringrazio per avermi dato una famiglia tanto buona, per avermi dato la vita; grazie perché posso fare la Comunione: accogli me nel tuo cuore. Ti ringrazio anche per avere molti giochi. Voglio dirti che sono molto contento quando viene a trovarmi qualcuno e anche quando Andrea ride. Di Te ho capito che sei tanto buono perché aiuti anche chi ti fa del male. Ti prego perché nessuna persona si faccia male e perché tutti siano contenti.

GRETA DA RIN Gesù, ho capito che tu sei il Messia, che ci vuoi un bene da morire, che tu sei sempre con noi e che aiuti tutti. Io ti dico grazie per tutte le cose belle che mi hai donato, per la mia famiglia, per la vita, perché posso ogni giorno andare a scuola e per tutte le cose belle che Tu hai insegnato. Mi sento contenta quando aiuto la mamma, quando prendo un bel voto a scuola, quando faccio contenti gli altri e quando riesco a perdonare. Ti

NOEMI SIEF Ti dico grazie, Gesù per la mia mamma e per il mio papà, grazie perché non mi sono mai ammalata seriamente. Grazie per la Comunione che faccio per la prima volta, grazie per i miei nonni, per le mie amiche e grazie anche per gli animali che tanto desideravo. Sono molto felice di Te, perché Tu sei importante, sei buono e ci perdoni sempre. Io ti prego per mia nonna bis che è in cielo, e per gli altri nonni e per i miei genitori.

MATTEO CREPAZ Caro Gesù, oggi sono molto felice perché vedo molti miei parenti che vengono da lontano e che mi vogliono bene; anch’io voglio bene a loro. Avvicinarmi a Te nella Comunione mi fa puro nella vita, tu mi insegni a fare il bene. Tu sei puro di cuore, ci vuoi bene come fossimo tuoi figli e ci consideri molto simili a Te. Ti ringrazio per avermi dato la vita, una famiglia sempre disponibile quando ho bisogno, degli amici ai quali posso fidarmi, ma anch’io sono un amico gentile e affidabile. Grazie anche delle capacità che ho nel fare le cose. Ti prego per mio padre, i miei nonni, i defunti, per le persone che fanno il male, per tutti quelli che hanno bisogno e anche per gli animali. Mi piacerebbe avere una vita calma e non agitata. DAISY GRONES Gesù, questo è un giorno di festa dove ci ritroviamo tutti insieme per riceverti nel nostro cuore. Ti ringrazio, o Gesù, per la famiglia che mi hai dato e che mi sta sempre accanto. Ti ringrazio per la mia salute, per la possibilità di fare molte cose e perdonare quando qualcuno mi fa del male.

Tu sei una persona molto speciale perché hai dato la vita per noi, ti sei sacrificato per noi; quindi ho capito che ci hai voluto un bene da morire. Sono contenta quando prego insieme a Te, sono contenta per tutte le volte che ci siamo trovati insieme a prepararci per questa festa. Sono contenta anche di avere un cagnolino. E ora ti prego per la mia famiglia, per mio zio che sta in Svizzera, per la prozia che sta in Pakistan dove c’è la guerra. Aiutala a rimanere con noi. LINDA CERETTI Grazie Gesù, perché quest’anno ho la possibilità di avvicinarmi di più a Te nella Comunione. Grazie per la mia bella famiglia, per avermi fatto nascere da questi genitori buoni ed affettuosi, grazie per la mia bella casa. Sono contenta di essere cristiana e di ricevere la Comunione che sei tu che ti doni a noi. Tu sei molto buono e hai voluto tanto bene ai tuoi discepoli e anche a tutti noi. Questo l’ho capito perché hai dato la vita fino a sacrificarti per noi. Ti affido tutta la mia famiglia, i miei zii Franco, Cecilia, Giambattista. Ti prego anche per la mia carissima nonna bis che è in cielo con Te.


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«Le nuove del Pais»

Vita di... Villa San Giuseppe AL RICOVERO SI FESTEGGIA “San Giuseppe” Il 19 marzo, gli ospiti della Casa di Riposo di Pieve hanno fatto veramente festa. E’ San Giuseppe, il loro patrono: è il giorno della sagra. La mattinata inizia con tono pacato, con le mani che si congiungono in preghiera, con le labbra che, a bassa voce, mormorano un’invocazione per chiedere protezione e conforto. La Santa Messa è un momento importante per gli anziani, momento reso maggiormente coinvolgente per la presenza di alcuni componenti del Coro Parrocchiale. E’ il giorno della sagra: dalla

cucina giunge il piacevole profumino dei “crafons”. Ma non è ancora il momento! “La messa è finita…” - La parola passa alla signora Lena che organizza la seconda parte della festa. Quale momento più indicato di questo per festeggiare coloro che compiono gli anni nel corso del mese di marzo? Eccoli tutti schierati davanti all’altare: Giannina Dariz - Pia Dorigo - Dorotea Dorigo - Carolina Crepaz e Amalia Arnoldo. “Tanti auguri….” al suono della fisarmonica e della chitarra di Mario e Fabiano; a ciascun festeggiato una dedica (declamata dalla giovane figlia della psicologa Milena) e la consegna di un

Gli scolari con i festeggiati.

Pulizia della chiesa di Andraz

Le “18 braccia” che si sono sobbarcate il lavoro. Davanti: Monica 1, Monica 2, Rosemarie, Flora. Dietro: Toni, Adriana, Patty, Rita e Silvia.

Come consuetudine, qualche giorno prima della “Siègra dela Tarnité” (il 22 maggio, quest’anno), si provvede alla pulizia generale della chiesa. Così anche quest’anno si sono ritrovate 9 balde signore che nell’arco della mattinata hanno tirato a nuovo, dal “solè” agli altari, tutta la chiesa. Non è certo mancata l’ilarità; qualcuna ha addirittura valutato l’opera buona come un “Bonus” per quando sarà l’ora, di saltare il Purgatorio ed andare direttamente in Paradiso. Dalla comunità di Andraz comunque a voi tutte un “Grazie Ragazze!”.

BUON COMPLEANNO Il 5 aprile sono gli scolari della classe quarta elementare di Pieve, accompagnati dalla maestra Isabella e da suor Elisa, ad allietare gli anziani che soggiornano alla Casa di Riposo.

Gli scolari intervistano gli anziani.

regalino. Finale con la torta, lo spegnimento delle candeline e gli auguri da parte dalla Direttrice, Dott.ssa Mara Case. Non mancano gli scolari

della quarta classe elementare, accompagnati dalla maestra Antonella che contribuiscono a rendere maggiormente festosa la mattinata. (Fr. Del.)

I volontari sempre pronti a portare aiuto.

Remonon su nuosc luosc Giornata ecologica - 28 maggio 2016 Si ripete con successo di partecipazione e con abbondanza di materiale recuperato l’annuale giornata ecologica delle zone di Fodom. Da Arabba verso il Passo Pordoi, da Pieve verso il Passo Falzarego e lungo la provinciale che scende verso Pian di Salesei. Abbiamo notato un miglioramento da parte della nostra gente riguardo la volontà di tenere pulito lo spazio vicino alla propria casa. Lungo le strade invece troppe sono ancora le persone che si disfano di materiale ingombrante, di scarto o rifiuti gettando dal finestrino lungo il viaggio. Numerosi e riempiti all’orlo i sacchi neri raccolti e posti vicino a strada per il recupero e l’opportuno smaltimento. Importante la partecipazione precisa e puntuale di due “svizzeri” di Costa di Pian, Aldo con la moglie Edith che dopo una vita passata all’estero si sono uniti alla compagnia di Pieve per contribuire attivamente al decoro del paese. (Guglielmo Gabrielli “cuco”)


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Resoconto economico delle parrocchie PARROCCHIA DI PIEVE Parrocchia di Pieve Come sempre, alcune spiegazioni per comprendere le voci. Le elemosine sono quelle raccolte in chiesa durante la messa una parte delle quali confluisce nella “cassa anime” come offerta per celebrare messe per i defunti della parrocchia. La voce “attività parrocchiali” riguarda sostanzialmente il bollettino e le questue ordinarie è quanto viene dato in occasione della visita alle famiglie; “affitti rendite” sono costituite dai dividendi che la parrocchia (Pieve) possiede in due società di impianti a fune e dalle entrare della Majon dei Mones. Le “offerte straordinarie” derivano da un’offerta di 10.000€ da parte di un benefattore e da altre offerte. Infine le “elemosine imperate” sono le offerte raccolte in chiesa nelle varie giornate (missioni, seminario carità del papa ecc.). Le spese straordinarie per Pieve sono costituite principalmente dalla sostituzione della caldaia della canonicachiesa (18.300€), rifacimento quadro elettrico della centrale termica e illuminazione del salone (7.269€), tetto chiesa di Digonera (7.808), tetto della sagrestia e copertura della tettoia della chiesa di Andraz (13.518€), messa in sicurezza del muro dell’orto della canonica (3.440€). Parrocchia di Arabba Per quanto riguarda la parrocchia di Arabba, detto che alla voce “elemosine imperate” nelle partite di giro in uscita sono compresi gli 8.000€ che la parrocchia di Pieve aveva prestato, non ci sono altri rilievi da fare. Per chi volesse avere chiarimenti o informazioni più dettagliate, il parroco è sempre a disposizione.

E N T R A T E

U S C I T E

ORDINARIE

ORDINARIE

Elemosine

7.585,34

Imposte - Assicurazioni

Candele votive

2.884,08

Remunerazioni - stipendi

Offerte servizi

450,00

Attività parrocchiali

18.225,12

Spese di culto

0,00 4.962,80

Attività parrocchiali

14.235,85 14.473,20

Questue ordinarie

6.235,00

Spese Gestionali

Offerte enti-privati

4.715,96

Manutenzione fabbricati

Affitti - rendite

4.561,22

909,56

13.866,49

Carità

3.222,70

STRAORDINARIE Offerte - entrate straord.

2.100,00

STRAORDINARIE 15.483,76

PARTITE DI GIRO Cassa anime

Carità

Spese straordinarie

54.690,76

PARTITE DI GIRO 1.653,82

Cassa anime

811,00

Elem. imperate - p. giro

16.907,82

Elem. imperate - p. giro

Totale entrate

91.230,08

Totale uscite

14.601,82

111.346,21

RIEPILOGO Totale entrate

91.230,08

Totale uscite

111.346,21

Attivo o deficit anno 2015

-20.116,13

Riporto anni precedenti

106.187,98

Attivo o deficit al 31/12/2015

86.071,85

PARROCCHIA DI ARABBA E N T RAT E

U S C I T E

ORDINARIE Elemosine Candele votive Offerte servizi

ORDINARIE 8.117,23 12.838,31 190,00

Imposte - Assicurazioni Remunerazioni - stipendi

2.390,07 0,00

Spese di culto

4.265,14

Attività parrocchiali

4.135,00

Attività parrocchiali

4.728,75

Questue ordinarie

5.140,00

Spese Gestionali

6.311,43

Offerte enti-privati

5.070,00

Manutenzione fabbricati

1.679,07

Affitti - rendite

5,19

Carità

0,00

STRAORDINARIE Offerte - entrate straordinarie

Elem. imperate - partite giro

Totale entrate 2014

0,00

STRAORDINARIE 150,00

Spese straordinarie

896,41

Cassa anime

PARTITE DI GIRO Cassa anime

Carità

0,00

PARTITE DI GIRO

4.939,66

41.479,45

821,00

Elem. imperate - partite giro

12.856,66

Totale uscite 2015

33.022,12

RIEPILOGO Totale entrate

41.479,48

Totale uscite

33.022,12

Attivo o deficit anno 2015

8.457,33

Riporto anni precedenti

7.565,80

Attivo o deficit al 31/12/2015

6.023,13


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«Le nuove del Pais»

Parrocchia di Colle

Il Volontariato: può reggere anche coi piccoli numeri? C

onfezionando quest’edizione delle Nuove del Pais mi sono imbattuta più volte in articoli che parlano, più o meno indirettamente di Volontariato. Sì, ho scritto Volontariato con la “V” maiuscola perché troppe volte il suo valore viene sminuito o snobbato, quando riveste invece un’importanza capitale soprattutto per il funzionamento delle piccole comunità. Per portare un piccolo tangibile esempio di ciò, pensiamo a tutte le festività religiose della stagione primaverile e al gran lavoro di organizzazione, lavoro fisico, telefonate e tempo che vi è sotteso. In occasione della festività di Pentecoste ho incontrato in cima al colle gli uomini e i ragazzi mentre stavano sistemando i rami di faggio che avevano tagliato e trasportato a Colle sotto la pioggia per abbellire la chiesa; qualche giorno prima un nutrito gruppo di Volontari si era premurato per le pulizie a fondo della chiesa e proprio in quei giorni un altro gruppo di Volontari si è premurato di realizzare un muro di contenimento tra la canonica e la cella mortuaria. Dopo le mie esperienze e dopo

I Volontari al termine delle pulizie della chiesa.

aver visto ciò (che premetto è sicuramente una minima parte del Volontariato “nascosto” fatto in paese), ho maturato alcune considerazioni che mi piacerebbe condividere con voi. Il Volontariato vero e autentico è quello che riempie il cuore e alcuni momenti della giornata, quello che dà profonda gratificazione personale e che, sebbene talvolta conosca anche delusioni o frustrazioni, non conosce la volontà del soggetto di emergere o apparire di fronte a qualcuno, ma unicamente la profonda soddisfazione nell’aver reso un servizio o aver reso felice qualcuno. Il Volontariato è anche punto di incontro tra diverse generazioni,

trasmissione di sapere, di valori, di arte, di esperienze. Il Volontariato, quindi, come dovrebbe esser visto? Come mero residuo ancestrale di un’epoca in cui le persone si aiutavano a vicenda senza pretesa alcuna per il sostentamento della collettività o come valore da rivalutare, sopratutto nei piccoli paesi, per salvaguardare l’integrità della comunità? Nella lettera di addio che scrisse agli anziani di Efeso, sappiamo da S. Paolo che Gesù disse “C’è più gioia nel dare che nel ricevere”: ecco, penso che soprattutto nei piccoli numeri debba essere questo il leitmotif che ci spinge a non mollare e a perseverare per il bene comu-

ne. Qualche volta basta iniziare in casa facendo dei piccoli favori ai genitori o ai fratelli e comprendere poi che, come i nostri familiari possono avere gioia in un servizio che prestiamo loro, la stessa cosa potrebbe valere per i nostri vicini di casa e poi, a scala più grande, per la comunità stessa; tenendo conto naturalmente che anche noi potremmo così ricevere qualcosa da qualcuno. Se tutti, o la maggior parte di noi, iniziasse a fare questo esperimento, forse il vivere in un piccolo paese di montagna non ci risulterebbe così scomodo, avvilente o denigrante! Pensiamoci! Giulia Tasser

Il 2 marzo: il giorno che il sole sorge tre volte

In sequenza si può vedere come alle 07.35, alle 07.46 e alle 07.52 il sole sorga per ben tre volte nella stessa giornata.

Tra le tante curiosità che la natura ci riserva costantemente, vi vogliamo segnalare un fenomeno curioso che accade ogni anno a Colle nella giornata del 2 marzo. Dopo

anni di ripetute osservazioni, Beniamino Pallua di Canazei ha potuto constatare che in questa giornata il sole sorge per ben tre volte dal Pelmo e di questo ci ha fatto pervenire testimonianza

fotografica: la prima volta alle 07.35, la seconda alle 07.46 e l’ultima alle 07.52. Osservando poi il comportamento del sole nelle giornate successive, è curioso vedere come già il 3

marzo il sole riesca a sorgere leggermente più ad est e che questo gli permetta di sorvolare tutte le creste del Pelmo senza incappare in nessun ostacolo. Pensandoci bene, chissà quante di queste curiosità avrebbero potuto raccontarci i nostri nonni! Loro infatti, abituati a leggere tutti i segnali che la natura inviava loro, scandivano la loro vita su questi ritmi. Che non dovremmo forse ritornare anche noi, in mezzo al trambusto della vita quotidiana, ad osservare con maggior attenzione questi fenomeni naturali?


«Le nuove del Pais»

Segni e simboli della Settimana Santa Fulcro della vita di ogni cristiano, la Settimana Santa porta sempre con sé una carica di fascino legata soprattutto ai riti che la contraddistinguono e ai simboli che la caratterizzano. Quest’anno si è deciso di accogliere la Settimana Santa con un allestimento particolare nella vetrina dell’ex bar Regola. Posti su una superficie neutra, alcuni simboli hanno voluto ripercorrere il cammino degli ultimi giorni di vita di Gesù. Partendo da sinistra si possono vedere i rami di ulivo, simbolo dell’entrata a Gerusalemme, il tavolo imbandito per l’ultima cena, il sacco contenente i 30 denari di Giuda, il catino dove Pilato si lavò le mani, i dadi come simbolo dei soldati che tirarono a sorte la tunica, la croce di Cristo, il gallo che ricordò a Pietro la promessa fatta al suo Maestro, la lancia con la quale fu trafitto il costato di Cristo e il sudario col quale fu deposto nel sepolcro. Piccoli segni, rappresentati da delle parole chiave, che hanno però creato un compendio, un riassunto dei momenti maggiormente significativi di queste giornate. La vetrina pasquale allestita a Colle.

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Tempo di Pasqua

Ezio e Federico, i nuovi chierichetti

“...Versò l’acqua in un catino, e cominciò a lavare i piedi ai suoi discepoli...” Domenica 13 marzo si sono aggiunti alle schiere dei “grandi” due nuovi chierichetti: si tratta di Federico Frena e Ezio Pallabazzer, entrambi frequentanti la classe prima. Dalla redazione e dalla comunità l’augurio che possano portare avanti questo prezioso servizio alla comunità con lo stesso entusiasmo e col sorriso che avevano il primo giorno!

La Batola del vender Sant

Con queste parole l’evangelista Giovanni ci racconta il rito della lavanda dei piedi che Gesù fece agli apostoli in occasione dell’Ultima Cena. Un rito che Gesù prese direttamente dalla lavanda delle mani che il capofamiglia faceva abitualmente nel corso della cena pasquale ebraica prima di iniziare il pasto e che sostituì col lavaggio dei piedi, riservato ai servi o agli schiavi, come gesto di estrema umiltà. Nel corso della messa “In Coena Domini” di giovedì 24 marzo il rito è stato perpetrato anche a Colle. Con la consegna di un asciugamano personalizzato si è pensato di ringraziare in quest’occasione i chierichetti per il prezioso operato che svolgono ogni domenica. La consegna del dono su cui era stato ricamato un simbolo evocatore della lavanda e il loro nome è anche stata l’occasione per congedare i chierichetti più grandi dal loro servizio e accogliere i nuovi arrivati. Grazie di cuore a tutti!

Anche quest’anno i nostri chierichetti hanno annunciato la funzione del venerdì Santo col suono della “Batola”. Realizzata in legno d’acero nei anni ‘30 da Luigi Colleselli “Palata”, essa prese il posto del “Batol”, un attrezzo avente la medesima funzione ma più vecchio e rumoroso. Una tradizione questa che sembra si sia evoluta dai strumenti in legno utilizzati dai primi cristiani per annunciare in modo non sospetto le loro celebrazioni e che permane non solo a Colle ma in molti luoghi d’Europa.

L di de Pasca s’à batù i vof nte piaza da la Vila

I zesc che la jent l’ava portà nte gejia a benedì.

I

vof, come la Pasca de resurezion e l’ainsuda che bel belo rua, i é segn de vita nuova. No l’é Pasca senza i vof! Al dì da ncuoi n’é de ciocolata e de dute le sort. E ven mitù ite valch per l gusto de i daurì. Ma cuant pi bel bate vof, chi veri, chi de pita, e vede cal che no

Valgugn dei vof injegnei per bate.

se sfent e cuanc de auter vof che l’é bon de tignì su, come da usanza nta Col!! Incia sto an, la Union de i Ladign da Col l’à injigné da bate vof darè messa granda nte piaza da la Vila, biei intenc de tanc de colori, da fà festa de Pasca, sto an bonoriva, tomada bele l 27 de marz. Duc i à pudù bate

I cuater che à vadagné a la fin de le partide.

vof, ponta con ponta e cuf con cuf, fin canche domà n vof l é restà intier. À batù picui con picui, tosac con tosac, jovegn con jovegn e granc con granc. E chi cuater che in ultima i ava suo vof ncora intier, i à incia ciapà valch, come che se vede nte le foto! Bate vof duc auna, l é stat na bela maniera incia

per stà auna paesagn e foresti vignui adalarch per calche di da Pasca. Stà de fora a bate l é se matèe auna, granc e tosac, contenc che oramai la nef la se n’é debota juda, che i prai i scomenza a verdèe, che i guziei centa, che rua i prim fiori de l’ainsuda, insoma che dut pèa via da nuof.


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«Le nuove del Pais»

VITA PARROCCHIALE “Dio non può essere ovunque; è per questo che ha creato le madri”

Maggio, mese di Maria

(cit. L. Kompert)

Il cuoricino preparato per la festa della mamma.

È proprio vero; le madri sono un po’ come i nostri angeli custodi. Nei primi anni di vita sempre vicine fisicamente, attente affinché non ci si faccia male o che non ci succeda niente. Poi passano gli anni e progressivamente i nostri “angeli” ci lasciano maggiore spazio, maggiore autonomia ma pur sempre, come ogni angelo custode, sorvegliandoci e accudendoci quando abbiamo bisogno. Proprio a loro, alle madri più o meno giovani, la comunità di Colle ha pensato di offrire nel giorno della loro festa un piccolo cuore decorato con una viola del pensiero. Questo per dirvi, care mamme, che voi ci date la vita e ci donate il vostro cuore e noi, di questo, vi siamo profondamente riconoscenti!

Da sempre maggio è il mese dedicato a Maria e alla recita del rosario serale. Anche quest’anno la tradizione si è mantenuta nella cappella di Pian e, per rendere omaggio a Maria, nella giornata di venerdì 20 maggio i bambini di prima hanno dedicato l’ora di catechismo ad andare a raccogliere un gigantesco mazzo di fiori che la sera hanno poi portato sull’altare della cappella. Alla fine del percorso erano sì stanchi ed accaldati, ma soddisfatti!

Racconti dal Perù Invece della classica ora di catechismo, nella giornata di venerdì 22 aprile i ragazzi che fanno catechismo a Colle hanno potuto assaggiare come si vive in Perù. Il “maestro” della “lezione” è stato P. Gianpietro che, con l’aiuto di una nutrita serie di fotografie, ha illustrato i molteplici aspetti della sua decennale esperienza missionaria in quei luoghi. Un incontro che ha aperto gli occhi ai ragazzi sulle condizioni di vita

delle popolazioni e su come i peruviani basino la loro sussistenza sul pericoloso lavoro in miniera e sulla coltivazione estensiva di patate. Largo spazio è stato dato alla precaria situazione della vie di comunicazione e dei trasporti e, soprattutto per i più piccoli, grande è stata la curiosità di scoprire tante cose nuove su lama, alpaca e vigogna e sull’alimentazione dei peruviani. Un’ora intensa dove i ragazzi hanno potuto riflettere sulle

Croce Bianca

differenze che permangono ancor oggi tra popolazioni che vivono in diverse parti del mondo. L’incontro ha anche voluto essere un modo per stimolare i ragazzi ad essere, e rimanere anche da adulti, curiosi

e aperti rispetto a quello che è il mondo esterno. In fondo, come diceva il filosofo Plutarco, “La mente non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere”. (Una catechista)

Conclusione dell’anno catechistico Sia a Colle che a Selva, dove frequentano il catechismo i nostri ragazzi di 2^,3^,4^,5^ elementare e 1^ media, l’attività catechistica si è conclusa nel corso dell’ultima settimana di maggio. Un’attività che, come ogni anno, tra alti e bassi ha dato loro l’opportunità di conoscere meglio Gesù, la sua storia e altri peculiari aspetti della nostra fede cristiana. A Colle i ragazzi di 2^ e 3^ media, i bambini di 1^

e alcuni di 4^ hanno concluso gli incontri settimanali venerdì 27 maggio con una particolare passeggiata. Accompagnati da P. Gianpietro hanno percorso la Via Crucis attorno al colle portando fiori ad ogni stazione e meditando su alcuni simboli che le catechiste avevano preparato. Al termine della passeggiata, il pomeriggio si è concluso in canonica con una piccola festa organizzata per loro. Un momento

I ragazzi di Colle durante la passeggiata di fine anno.

I ragazzi di 2^,3^,5^ e 1^media.

di condivisione, dopo un anno scolastico nel quale i ragazzi hanno partecipato attivamente agli incontri, per stare assieme e per festeggiare l’arrivo delle tanto attese vacanze estive. Cari ragazzi, grazie per la vostra partecipazione e il vostro impegno! Vi auguriamo buone vacanze per ritrovarci carichi e motivati a settembre per ricominciare un nuovo percorso assieme! (Una catechista)

I ragazzi di 4^.


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DALLE NOSTRE ASSOCIAZIONI Notizie dalla Croce Bianca

D

omenica 17 aprile 2016 nella sala dell’Azione Cattolica del paese si è svolta la consueta assemblea generale della Croce Bianca non solo per illustrare il bilancio consuntivo 2015 ed il bilancio preventivo 2016, ma pure per rinnovare le cariche del Cda. Si sono resi disponibili 11 candidati che hanno ricevuto questi voti: Bernardi Dennj (5), Bernardi Orsolina (33), Chizzali Francesca (11), Chizzali Ilaria (35), Frena Agostino (29), Frena Leopoldo (29), Masarei Enrico (23), Masarei Omar (17), Pezzei Fabiano (24), Pezzei Paolino (34) e Pezzei Stefano (27).

Il giorno 29 aprile si è poi tenuta la riunione per eleggere il nuovo direttivo: Pezzei Paolino (PRESIDENTE), Chizzali Ilaria (VICEPRESIDENTE), Bernardi Orsolina, Frena Agostino e Frena Leopoldo (CONSIGLIERI), Pezzei Fabiano e Pezzei Stefano (REVISORI DEI CONTI). 3243 km percorsi per le emergenze e il trasporto di ammalati, 9253 quelli per il trasporto di provette al Laboratorio Analisi di Agordo e un nuovo volontario. Questi, assieme alla raccolta fondi per conto dell’AIL e ai 310 euro destinati all’adozione a distanza iniziata

Bilancio consuntivo 2015

Croce Bianca

FONDO CASSA AL 31/12/2014 ENTRATE TESSERAMENTI 2015 TESSERAMENTI 2016 CONTRIBUTI VOLONTARI CONTRIBUTI DA ENTI VARI RIMBORSI KM ULSS 2014 RIMBORSI KM ULSS 2015 VIAGGI EXTRA CONVENZIONE 5 x 1000 ANNO 2012 COMPETENZA 2011 5 X 1000 ANNO 2013 COMPETENZA 2012 INTERESSI ATTIVI C/C BANCA CRA CORTINA INTERESSI LIBRETTO POSTALE ANNO 2015 TOTALE ENTRATE USCITE ASSICURAZIONI ASSICURAZIONE RC AUTO MANUTENZIONE ORDINARIA ACQUISTO CARBURANTE SPESE POSTALI CANCELLERIA SPESE AMMINISTRATIVE SPESE VARIE SPESE X GARAGE BOLLETTE TELEFONO E SPESE TELEFONINO ATTREZZATURA AMBULANZA SPESE GESTIONE C/C BANCARIO E CARTA CRA CORTINA INTERESSI DEBITORI C/C CRA CORTINA QUOTA COORDINAMENTO RIMBORSO A VOLONTARI PER TRASPORTO PROVETTE SPESE GESTIONE LIBRETTO POSTALE TOTALE USCITE FONDO CASSA INIZIO ANNO ENTRATE TOTALE USCITE FONDO CASSA AL 31/12/2015 di cui in buoni postali cassa c/c libretto postale

nel 2009 in collaborazione col gruppo “Insieme si può” sono solo alcune delle cifre significative dell’attività svolta nel 2015. Congiuntamente a ciò, nei primi mesi dell’anno l’associazione ha provveduto al trasferimento dei mezzi e del materiale sanitario nel nuovo garage appena ristrutturato, a rinnovare la convenzione con l’ULSS 1 per il trasporto di primo soccorso e per quello delle provette e i suoi volontari hanno partecipato ai corsi BLS avanzati per ottenere una maggior professionalità negli interventi. In occasione dell’evento “Col

in festa” del 22 agosto 2015, la nostra associazione era presente con il suo piccolo stand e coi mezzi, in modo da rendere visibile a tutti la sua attività e stuzzicare la curiosità dei passanti. Vogliamo ringraziare di cuore gli amministratori uscenti per quanto svolto finora e i candidati non eletti per la loro disponibilità. Un ringraziamento particolare va fatto a TUTTI i volontari e sostenitori che ci aiutano a portare avanti la nostra attività. (Il consiglio d’amministrazione della Croce Bianca di Colle Santa Lucia)

Bilancio di previsione 2016

€ 48.396,38 € 1.595,00 € 490,00 € 477,50 € 8.500,00 € 5.631,20 € 8.203,40 €€ 1.521,23 € 1.579,24 € 34,16 € 67,13 € 28.098,86 € 2.170,00 € 1.485,00 € 1.100,45 € 1.150,43 € 123,00 € 531,99 €€ 641,74 € 6.682,82 € 686,45 € 394,88 € 56,37 € 12,00 € 200,00 € 249,50 € 100,00 € 15.584,63 € 48.396,38 € 28.098,86 € 76.495,24 € 15.584,63 € 60.910,61 € 21.250,00 € 365,93 € 21.716,83 € 17.577,85 € 60.910,61

FONDO CASSA AL 31/12/2015 ENTRATE TESSERAMENTI CONTRIBUTI VOLONTARI RIMBORSI KM ULSS RESIDUI 2015 RIMBORSI KM ULSS 2016 INTERESSI ATTIVI C/C BANCA CRA CORTINA INTERESSI LIBRETTO POSTALE ANNO 2015 INTROITI DA 5 X 1000 ANNO 2014 competenza 2013 TOTALE ENTRATE TOTALE GENERALE ENTRATE

€ 60.910,61 € 1.500,00 € 400,00 € 1.812,30 € 9.000,00 € 20,00 € 100,00 € 1.400,00 € 14.232,30 € 75.142,91

USCITE ASSICURAZIONE OBBLIGATORIA ASSICURAZIONE RC AUTO MANUTENZIONE ORDINARIA BOLLO AUTOMEZZO TRASPORTO PROVETTE ACQUISTO CARBURANTE SPESE POSTALI CANCELLERIA SPESE AMMINISTRATIVE SPESE VARIE SPESE GESTIONE C/C BANCARIO E CARTA CRA CORTINA SPESE GESTIONE LIBRETTO POSTALE QUOTA ISCRIZIONE COORDINAMENTO CONTRIBUTO PER SOSTEGNO A DISTANZA RIMBORSO A VOLONTARI PER TRASPORTO PROVETTE SPESE PER NUOVO UFFICIO AMBULANZA BUONI POSTALI ACCANTONATI PER NUOVO AUTOMEZZO SALDO FINALE BANCA PREVISTO SALDO FINALE CASSA PREVISTO SALDO LIBRETTO POSTALE PREVISTO ATTREZZATURA AMBULANZA TOTALE USCITE

€ 2.400,00 € 1.485,00 € 1.500,00 € 230,00 € 1.900,00 € 150,00 € 300,00 € 900,00 € 300,00 € 100,00 € 100,00 € 200,00 € 310,00 € 162,50 € 3.000,00 € 41.250,00 € 2.007,37 € 38,37 € 17.494,67 € 1.000,00 € 75.142,91

Dio e gli angeli non vengono pagati, anche se il loro è uno tra i lavori più importanti. E lo stesso vale per i volontari. (Cherishe Archer)


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«Le nuove del Pais»

ASSOCIAZIONI E GIOVANI REGOLA GRANDE Nel corso del 2016 la Regola Grande provvederà a trovare una soluzione consona per un nuovo accesso alla strada boschiva di collegamento tra Cianazei e Forzela. Attualmente il bosco che si trova tra le due località è poco valorizzato e un nuovo accesso con la conseguente miglioria della sede stradale consentirebbe maggiori possibilità di pulizia e manutenzione del bosco stesso. Per l’anno corrente la Regola si impegna dunque a trovare una soluzione a ciò e di portarla in sede progettuale. REGOLA DI MEZZO Per quanto riguarda le strade, nel corso dell’anno corrente verrà presentato un progetto per la realizzazione, con sostegno di fondi Regionali, di una nuova strada tra Ciasera e Pien de le Gesene - Val d’Aier. Nel corso della

Dal mondo delle Regole Anche quest’anno la Regola Grande, la Regola di Mezzo e la Regola di Posalz hanno convocato nei mesi primaverili le loro assemblee annuali durante le quali hanno provveduto ad approvare i bilanci consuntivi e preventivi, ad approvare l’anagrafe regoliera per il corrente anno e informato i regolieri circa le attività che verranno avviate e concluse nel corso del 2016. Denominatore comune delle tre

primavera 2016 verrà allestito un lotto di circa 200 metri cubi in località Menadoi. REGOLA DI POSALZ Come compensazione per il terreno messo a disposizione alla ditta esecutrice dell’opera per la realizzazione della futura centralina idroelettrica sul torrente Codalonga, il Comune ha reso disponibile alla Regola di Posalz ca. 400 metri quadrati della sua proprietà nel bosco di Rizonera. Procede inoltre, in collaborazione

sedute è stato il rinnovo del contributo allo studio per l’anno 2016 agli studenti delle scuole medie, superiori e università e la presentazione dei progetti o delle idee di progetto che le Regole medesime intendono mandare avanti assieme al Comune nell’ambito dei contributi messi a disposizione dal PSR Veneto per il capitolo “strade rurali”. Ecco, in breve, un sunto delle attività che ognuna delle tre manderà avanti.

con le Regole di Selva, l’opera di revisione dei confini lungo la valle del Codalonga. Nel corso della ricerca vengono man mano rinvenute e annotate le croci originarie e, nel caso manchino, saranno progressivamente ricollocate. In particolare, in località Pien Pont sono stati riapposti due cippi in marmo, uno da parte di Colle e uno di Selva. Il regoliere Umberto Kerer si sta invece occupando di rivedere i confini tra la Regola e altri proprietari. La revisione del

tutto, congiuntamente a quella del progetto per il riassetto della strada silvo – pastorale Lastei – Insom le Crepe”, è stata affidata al dott. Belli di S. Vito di Cadore. Per i lavori di riassetto della viabilità silvo – pastorale la Regola beneficerà di un contributo Regionale pari a 75.000 euro a risarcimento dei danni alluvionali riscontrati nel 2012. È previsto inoltre l’allestimento, in località Pien dal Sech di un lotto boschivo di circa 500 metri cubi.

Benedizione del capitello del Sacro Cuore Dopo un paio d’anni di lavori, domenica 22 maggio la compagnia degli Schützen di Colle e Fodom ha potuto inaugurare il capitello intitolato al Sacro Cuore da loro realizzato in località Belvedere. La cerimonia è iniziata già verso le 8 del mattino, quando la compagnia locale assieme alla Banda da Fodom, alle rappresentanze in costume e alle compagnie di Schützen provenienti da Fassa e Cortina si è ritrovata in località Brussa, lungo la

La storia del capitello Anche se originariamente l’idea era di realizzare il capitello incavandolo nella roccia presente a bordo strada in località Zarnadoi, la decisione di portarlo al Belvedere è venuta alla compagnia considerando alcuni fatti storici accaduti in passato. Molteplici furono infatti al Belvedere gli incidenti nei quali incapparono i viandanti e la presenza di un piccolo edificio religioso voleva ricordarsi di loro. Il capitello è una struttura semplice, realizzata con ca. 600 ore di lavoro da parte di alcuni membri della compagnia, contraddistinta da dei particolari dipinti realizzati dal pittore Valerio Nagler di Andraz e da una bella statua del Cuor di Gesù posta in una nicchia protetta da un vetro

strada che conduce a Colcuc. Una volta radunati tutti, il corteo si è avviato verso il Belvedere dove ha atteso la messa delle ore 09.00 celebrata sul ripiano panoramico da P. Gianpietro e, sorpresa per tanti, da P. Sisto Agostini che era appena ritornato dall’Etiopia e che ora permarrà per qualche mese in paese. Al termine della celebrazione è seguita la benedizione del capitello accompagnata dal tiro a salve degli Schützen e dalle note della Banda da Fodom.

recate le parole “Dagnora darè i tuoi varech”, simbolo del profondo legame col cuore di Gesù. Le pitture poste ai lati evocano invece l’appartenenza del decanato di

Livinallongo al principato vescovile di Bressanone e un episodio della lotta degli Schützen contro le truppe francesi di Napoleone. Tale episodio ricorda un fatto realmen-

te accaduto a Col de Bataia, sotto Rucavà, nel 1809. Lì una compagnia di Schützen ladini e pusteresi guidata da Anton Valentin Canins riuscì a respingere gli invasori, evitando che la valle venisse messa a ferro e fuoco. Così come nel passato le nostre comunità erano compatte nel difendersi dal nemico e nell’andare avanti – hanno evidenziato le autorità presenti così al giorno d’oggi, sebbene il nostro paese stia diventando una realtà sempre più piccola, gli abitanti dovrebbero cercare di trovare nelle loro radici storiche e religiose degli stimoli che li leghino di più fra loro e alle valli contermini, coscienti della propria storia e della propria identità. Un capitello che è dunque simbolo di fede ma anche di attaccamento alle proprie radici.


«Le nuove del Pais»

Una mattinata sugli sci a Peronaz

Per i 25 ragazzi della scuola primaria di S. Fosca il 22 marzo è stata una mattinata molto particolare e divertente perché trascorsa tra sole e neve al centro di fondo di Peronaz. La società sportiva omonima aveva infatti proposto alla scuola una giornata da passare sulla neve alla scoperta dello sci di fondo e così, accompagnati da due insegnanti e con la guida degli allenatori Giampaolo e Mariarosa, i ragazzi hanno trascorso l’intera mattinata al centro fondo. Dopo aver diviso i principianti assoluti da coloro che avevano già praticato questo sport, gli allenatori assieme ad alcuni collaboratori avevano predisposto una mattinata ricca

Auguri al maestro Tita Sommavilla, na “piccola foia portada dal vent” Lo scorso 5 aprile il maestro Tita Sommavilla ha raggiunto l’invidiabile traguardo delle 94 primavere. “Nella mia vita sono sempre stato una piccola foglia portata di qua e di là dal vento” così racconta di se stesso il maestro. È vero, per chi lo conosce con la sua esile costituzione il maestro sembrerebbe proprio essere una piccola foglia fragile e leggera; una foglia che però, nonostante tutto, è stata in grado di rimanere integra e di affrontare a testa alta tutta la sua lunga vita, nel bene e nel male. Dall’alto dei suoi 94 anni, Tita è ora la persona più anziana di Colle e, come omaggio alla sua veneranda età, riporteremo dal nei prossimi tre numeri il racconto della sua vita divisa tra la Val di Fassa e Colle Santa Lucia.

San Floriano e il nuovo mezzo

Domenica 1 maggio i Vigili del fuoco volontari di Colle non solo hanno ricordato la festa del loro patrono S. Floriano ma hanno pure potuto benedire il mezzo che hanno in dotazione da qualche mese nei loro magazzini. Utilizzato per anni dai Pompieri di Caprile, esso è stato acquistato a cavallo tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016 per poter disporre di un mezzo meno datato che potesse adattarsi maggiormente alle esigenze del nostro territorio. Ai nostri pompieri un grande GRAZIE per l’importante servizio che prestano alla comunità, con l’augurio che il nuovo mezzo possa essere uno strumento efficiente e sicuro per i futuri, speriamo rari, interventi.

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di attività più o meno giocose. Al termine delle attività legate al fondo, i ragazzi hanno potuto riprendersi dalla fatica con un buon spuntino e delle bevande calde offerte gentilmente dal centro sportivo e del rifugio Aquileia. Per concludere in bellezza la mattinata lontana dai banchi non è mancata per la felicità dei nostri giovani una mini partita di hockey. Un grazie di cuore a tutti coloro che hanno reso possibile ai ragazzi di trascorrere una mattinata diversa, immersi nella natura e con un notevole beneficio fisico. Chissà che dopo quest’esperienza a qualcuno non venga voglia di praticare fondo il prossimo anno!

NICO, il giovane falegname–scrittore

Il corso d’inglese dà i suoi frutti

Da tre anni falegname in Val Badia, nella giornata di venerdì 13 maggio grazie alla casa editrice alla quale si è affidato il giovanissimo Nico Frena ha avuto la possibilità di scendere a Torino al Salone Internazionale del Libro per presentare “Il regno di Avaros”, il suo primo romanzo. L’opera, disponibile ai lettori tra qualche mese, è un romanzo fantastico che Nico ha confezionato negli ultimi tre anni.Questa è la storia di tre giovani orfani che un giorno incontrano una signora che promette loro di aiutarli a ritrovare i genitori. Un’avventura tra persone e personaggi fantastici che porterà i giovani a comprendere di essere importanti e di avere una funzione nel mondo. Il romanzo, per come è concepito, dovrebbe essere il primo di una collana. “Non sono sicuro che tutti lo leggeranno perché sono consapevole che questo non è forse il genere che il pubblico adulto è abituato a leggere – ci racconta Nico - ma credo anche che per nessuna ragione le persone dovrebbero smettere di pensare con la fantasia perché questa ti fornisce obiettivi nel lavoro e nella vita quotidiana”. Aspettando di poter leggere la pubblicazione, facciamo sin da ora i più sentiti complimenti al nostro giovane scrittore!

Ormai da alcuni anni alla Scuola Primaria di Santa Fosca il sabato mattina, per un totale di 10 lezioni, si svolge un corso integrativo d’inglese per i bambini dei comuni di Colle e di Selva. Questo corso è nato dall’interessamento di alcuni genitori che, con la collaborazione dei comuni, dell’Istituto Comprensivo e successivamente del BIM, hanno dato la possibilità di dare un qualcosa in più ai nostri bambini. Grazie alla disponibilità degli insegnanti, Gordon prima e Romina Darman poi, i bambini hanno appreso e rafforzato le conoscenze della lingua inglese. Quest’anno si sono tenute 10 lezioni in autunno ed ora sono riprese altre 10 lezioni; durante questo percorso i bambini di quarta ed una di quinta hanno messo a frutto quanto imparato con l’interpretazione di una recita in lingua che si è svolta sabato 23 aprile davanti ad un folto pubblico. Bravissimi i nostri bambini che con molto impegno hanno dato il meglio di loro parlando in una lingua che non è utilizzata quotidianamente e mettendosi alla prova davanti a tanta gente. Augurandoci che di queste possibilità i nostri bambini possano averne ancora e sperando che ci possano essere ulteriori dimostrazioni come questa, ringrazio tutti quelli che si sono prodigati per il corso, per l’insegnamento e per l’impegno. GRAZIE! (Una mamma di 4^).

Nico tiene in mano la copertina del suo nuovo libro.

Un momento della recita.


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«Le nuove del Pais»

I registri parrocchiali

Una fonte per la storia di Colle Santa Lucia

(1 parte)

C

olle Santa Lucia è un piccolo comune del Veneto disteso sulle pendici meridionali del monte Pore, sul lato nord occidentale della Val Fiorentina. Appartiene per cultura, lingua e storia alle cinque valli ladine situate nel nord-est dell’Italia, si trova a est della valle di Livinallongo che si dirama insieme a Val di Fassa, Badia e Gardena dal massiccio del Sella. Fino alla I guerra mondiale era l’ultima propaggine della Contea Tirolese, incuneata negli estremi territori occidentali dell’antico Cadore. Il suo territorio, da sempre appartenente a signorie feudali ed ecclesiastiche, fu ufficialmente integrato dal 1363 nella Contea del Tirolo sotto il dominio asburgico, e, tuttavia, continuò ad avere l’amministrazione autonoma del Principato vescovile di Bressanone. Questa sua peculiarità unita alla presenza delle miniere di ferro del Fursil, che, in epoca medioevale e moderna rivestirono il luogo di una certa importanza mineraria, pose ripetutamente il paese e la miniera al centro di diatribe confinarie e giurisdizionali. La conservazione dei documenti storici subì le ripercussioni degli avvicendamenti politici degli ultimi due secoli, rendendo più complessa la ricerca e la conservazione archivistica in epoca contemporanea. In particolare va sottolineato come, per Colle Santa Lucia sia stata gravissima la perdita dell’Archivio Comunale, andato distrutto durante la prima guerra mondiale. Attualmente i documenti su Colle Santa Lucia e la miniera del Fursil, sono conservati in vari fondi archivistici, sparsi tra gli archivi di Bolzano1, Belluno, Venezia, Pieve di Cadore, Innsbruck. Sono redatti in lingua latina, italiana e tedesca. Qualche documento conserva tracce dell’idioma la-

1

Nell’Archivio di Stato di Bolzano è conservato il fondo del Principato vescovile di Bressanone.

A cura di Silvia Greco INTRODUZIONE Da alcuni anni sono state poste in essere numerose attività finalizzate a rivalutare la storia e l’importanza dell’antico sito minerario del Fursil. La storia di queste miniere è stata complessa e assai lunga ed è andata ben oltre i confini del paese di Colle. Se ne sono stati interessati imperatori, vescovi e nobili. Il valore ingente, per i tempi, del ferro che vi veniva estratto consentì al sito di sopravvivere per quasi sei secoli nel corso dei quali la comunità collese, nel bene e nel male, ha convissuto con la presenza sul territorio di miniere, minatori, trasportatori, commercianti. Negli ultimi tempi queste nostre miniere sono diventate oggetto di nuove iniziative finalizzate alla promozione e valorizzazione storico - turistica del sito del Fursil. In quest’ambito sono nate differenti iniziative che hanno portato persone interessate ad approfondire le ricerche su questo aspetto della storia di Colle. Sono state pubblicate tesi di laurea, studiosi si sono cimentati in nuove ricerche con differenti punti di vista sull’argomento. Lo scritto che di seguito si presenta (stante la lunghezza verrà pubblicato a più riprese

dino.2 Alcuni sono pervenuti solo da poco tempo nelle loro attuali sedi. Diviene così molto prezioso, per l’antichità dei documenti conservati, anche se non ancora completamente schedato, l’Archivio Parrocchiale di Colle Santa Lucia. Per nostra fortuna la chiesa di Santa Lucia è rimasta continuativamente chiesa curaziale dal 1584 fino al 1881 quando divenne parrocchiale e così è fino ai nostri giorni. Non ha subito danni durante la prima guerra mondiale. Ciò ha permesso al materiale documentale di conservarsi in loco senza subire dispersioni. Qui troviamo i registri parrocchiali, nei quali ogni curato e parroco ha annotato i Battesimi, i Matrimoni e i Decessi, che avvengono nella comunità

2

Ad esempio nella lettera del 27 agosto 1540 del Capitano di Andraz Cristoforo Brach. Archivio di Stato di Venezia, PSCC b.199 come fa notare De Toni in Caprile e Livinallongo Archivio per l’Alto Adige 1913.

sulle Nuove del Pais) costituisce un esempio di questi lavori che consentono ancor meglio inquadrare gli eventi e la storia delle miniere. Il tutto è partito dalla consultazione dei registri parrocchiali, resi accessibili al pubblico grazie ad una iniziativa dell’Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan in collaborazione con la Parrocchia di S. Lucia. L’informatizzazione di 14 libri canonici e di 118 pergamene storiche, conservate nell’archivio parrocchiale, ha permesso ad interessati e studiosi di analizzare questi documenti attraverso l’uso di un computer. Tutto questo ha avuto fondamentalmente due effetti positivi: la più facile e continua accessibilità alla informazioni e la preservazione e miglior conservazione dei libri canonici ora non più soggetti ad essere maneggiati. Silvia Greco, che da tanti anni frequenta il nostro paese e che si è appassionata alla storia di questa comunità, si è cimentata in un lavoro di ricerca meticoloso e non semplice che ha il pregio di aprire a nuove considerazioni circa la comunità collese e le miniere che tanta parte hanno avuto nella vita dei nostri avi. Moreno K.

giorno per giorno. L’uso della registrazione di flusso della popolazione, inizialmente soprattutto dei battesimi, fu molto precoce e diffuso in Italia. Il libro dei Battesimi di Gemona è di 138 anni precedente alle tesi di Lutero (esposte nel 1517)3 e, comunque, l’uso della registrazione fu ugualmente diffuso nell’Europa occidentale, sia tra i cattolici, che nelle confessioni nate dalla Riforma. Il Concilio di Trento (1545-1563) con il decreto Tametsi, che condannava i matrimoni clandestini, rese il registro dei matrimoni fondamentale nell’amministrazione del sacramento e solo in un successivo decreto, in funzione della voce “impedimenti per il matrimonio”, prescrisse il libro dei Battezzati, già diffuso in larghe zone dell’Europa, soprattutto per motivi patrimoniali. Tali norme vennero attuate in tutti

i paesi che recepirono i decreti del Concilio4. Questa vera e propria rivoluzione nella storia del matrimonio e della famiglia, decretando l’obbligo della registrazione degli eventi, assicurò la cura per la conservazione dei Registri, non più lasciata alla sola sensibilità dei parroci. Inoltre, le norme del Rituale Romano di Paolo V, emanato nel 1614, contengono le formule proposte per la corretta stesura dei singoli libri, introducendo così una certa uniformità nella registrazione. L’Italia rappresenta l’esempio più completo di diffusione e conservazione di queste scritture parrocchiali, alle quali, nella maggior parte del territorio, escluso il Trentino e molte zone del sud, si aggiungono a partire dalla prima metà del XVII secolo, i libri di “Stato delle anime” che, ad intervalli regolari, forniscono notizie sull’ammontare e la struttura della popolazione. (Continua...)

3

G.COPPOLA – C. GRANDI La conta delle anime, Il Mulino Bologna 1987 pag. 14

4

Ibidem pag.18-19


«Le nuove del Pais»

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COMUNITÀ IN CAMMINO BATTESIMO

Kerer Martin di Umberto e Alessia Pollazon, nato a Belluno il 10 gennaio 2016 è stato battezzato a Colle Santa Lucia il 28 maggio 2016.

Laurea

Il 17 settembre 2015 Valentino Dall’Acqua ha conseguito presso l’Università degli studi di Padova la laurea magistrale in Geologia e Geologia Tecnica con l’ottimo risultato di 107/110. Congratulazioni vivissime a Valentino sia da parte della famiglia che dalla redazione delle Nuove del Pais!

NELLA PACE DEL SIGNORE

Per chi ha Colle lontano dagli occhi... ma non dal cuore!

Emma Pezzei nata a Colle Santa Lucia 22.08.1924 e deceduta ad Agordo il 26.10.2015. Vedova di Ernesto Dariz.

Caterina Pezzei nata a Colle Santa Lucia il 14.07.1929 e deceduta ad Alleghe il 29.11.2015. Vedova di Umberto Fontana.

Cari Collesi sparsi in ogni dove, vorremmo attraverso queste pagine farvi giungere una proposta finalizzata a creare dal prossimo numero una piccola rubrica all’interno delle Nuove del Pais dedicata proprio a tutti Voi... ma sicuramente interessante anche per noi che viviamo a Colle. Un punto di incontro attraverso il quale condividere storie, fatti e momenti di vita. Vi proponiamo di inviare a mezzo e-mail, posta o altro modo che riterrete opportuno, brevi notizie, curiosità, fotografie, ricordi che ci permettano di creare un collegamento, anche se solo virtuale, tra Colle, ciascuno di Voi e i posti in cui vivete. Recentemente infatti, analizzando i dati, è emerso che il numero delle Nuove del Pais recapitate fuori Colle è circa il doppio di quelle che rimangono in paese, segno questo che ormai sono più i Collesi in giro per il mondo rispetto a quelli che vivono a Colle; basti pensare che sono ben 285 i bollettini che arrivano fuori Colle e molti di questi soprattutto nelle province limitrofe ma anche in stati esteri (Germania, Argentina, Austria, Svizzera,Australia, Francia, Liechtenstein, Canada). Riteniamo quindi che questa proposta possa essere una bella opportunità per rinsaldare i legami e per conoscersi magari un po’ meglio. Speriamo di aver stuzzicato la vostra curiosità e attendiamo il materiale che pubblicheremo volentieri. I contatti ai quali inviare eventuali curiosità o materiale sono i seguenti: via e – mail agli indirizzi: giuliatasser@libero.it (referente) o info@istitutoladino.org (Istituto culturale ladino Cesa de Jan); via posta alla parrocchia di Colle, via Villagrande 25 - 32020 – Colle Santa Lucia - BL. Già da ora un “gramarzé” e n “sarevede a prest”.

Le Nuove del Pais: info utili La Parrocchia di Colle ringrazia chi ha contribuito e vorrà sostenere nel futuro “Le Nuove del Pais”. Per chi volesse dare un contributo a sostegno di questa pubblicazione informiamo che è possibile passare direttamente in Canonica oppure effettuare un versamento sul conto corrente della parrocchia di Colle, il cui IBAN è: IT 48 H 02008 61001 000003993901. Ricordiamo che per variazioni di indirizzo, per consegnare materiale o per qualsiasi altra esigenza i contatti sono quelli della referente (giuliatasser@libero.it) o quello della Parrocchia di Colle (via Villagrande 25 - 32020 – Colle Santa Lucia - BL).

Benvenuto dott. Danza

Dal 26 aprile 2016 ha preso servizio come nuovo medico di base dei comuni di Colle e Selva il dott. Didier Danza. Già da tempo amante delle nostre montagne e, in particolare, del nostro paese, il giovane dott. Danza vive ora a Colle dove assieme alla sua famiglia aveva già da tempo un alloggio. Speriamo che, in tempi dove essere medici in montagna risulta sempre più difficoltoso a causa dell’esiguo numero di pazienti, il dott. Danza possa trovare nelle nostre comunità un accogliente luogo dove lavorare e vivere. Buon lavoro caro dottore!


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«Le nuove del Pais»

STORIA - CULTURA - TRADIZIONI

L’angolo dei ricordi di F. Deltedesco

LA FOTO CONOSCIUTA

LA FOTO SCONOSCIUTA

Da SX: Luisa Crepaz (de la Maria Martini) - Elio Testor - Maria Grazia Foppa – estranei.

LA FOTO STORICA Angelina Gabrielli “Šùgola”, a Sottinghiazza, china sotto il peso del “linzòl” carico di fieno. Non di rado anche le donne erano costrette a sobbarcarsi lavori particolarmente pesanti.

LA FOTO RICONOSCIUTA Si riferisce alla foto pubblicata sul n°1 del 2016. Sono le figlie di Giovanni De Biasio “Nani Méla” e di Anna De Carli. Da SX: Damiana De Biasio Lucia De Biasio - Olga De Biasio.

Cànche en gita de fin de scola volëva dì jì a pé fin sun Ciaulonch... Coi scarponi, el gurmèl bel nët, el fazolët sul cé per le tosate e po’ n cajo en ruo corpeto l no podëva mancé, che sun chël teriol da Savinè tirëva très n aria freida. I tosac enveze co la ciuria, en te fonda la britola e la fionda da ie trè ai uciei....oh! Ci malagn che i eva!! I fajëvapa ben desperé chëla puora maestra! Ah! Me desmentiëve, davànt de partì da scola se dijëva le orazion e vigniva scrit en sfoi e lascé sun catedra, che se per cajo proprio en chël dì fossa rué la sciora diretrice da Alie la savëva ulà che sonve...Ilouta no esistëva telefoni nte scola e i celulari i li à enventèi troc agn davò...e pò duc en fila, fin a passé stradon e pò su duc de

corsa su per Savinè! L’eva come cänche i molëva de fòra i vediei d’aisciuda!! Nos tosate coionve ciòf e fajonva a gara per fè l plu bel màz per la maestra, che pourëta, ora che la cialëva e la clamëva chi plù dejudier con dut el flé che l’ava, la ruëva sfinida sun Ciaulonch! Se sentonva de fora del “Hotel Boè” a mangé el marendel e pò vigniva fora la Judith che l’eva la parona e la ne portëva el strudel e ièga e moie a duc, ci festa!! La maestra la ne fajëva dì un per un “Grazie tànt Judith e a n auter ann!” Ci bel che l’eva! E pò se ntournonve en ciantàn e biei contenc a cèsa. Marilena.

Ciaulonch, aisciuda del ‘65. “Nos tosate coionve ciòf e fajonva a gara per fè l plu bel màz per la maestra” . Sunsòm da màn ciàmpa: Cecilia de Jàn, Fernànda da Gliera, Luisa de Bino Sciabio, dessot da màn ciàmpa Marilena del Mëne da Dànder.


«Le nuove del Pais»

Storie da’n zacàn a cura di Antonietta Crepaz “Pecùla”

Le capre Il fruscio del vento ondeggiava nell’erba ancora da falciare, le due capre, con il ventre globoso che conteneva una nuova vita, pascolavano muovendosi veloci. Eravamo verso la fine degli anni Cinquanta, i trattori e le falciatrici non avevano ancora inquinato acusticamente l’alta montagna e il sibilo delle falci si propagava di prato in prato. Gli uomini falciavano e le donne con i rastrelli spandevano uniformemente l’erba formando delle figure geometriche regolari, in modo che seccasse velocemente. All’epoca avevo quattro o cinque anni e noi bambini, appena ne avevamo la capacità, aiutavamo gli adulti. Il nostro primo compito era quello di attingere l’acqua alla sorgente e portarla con una fiasca per alleviare la sete delle calde giornate estive. Lavoro che non gradivamo perché era grande il timore di incontrare qualche vipera. “Le paure sono dei deboli e si combattono affrontandole”, sentenziavano gli adulti e noi volevamo dimostrarci coraggiosi a tutti i costi! Ricordo quanto ho pregato nel camminare fra l’erba alta ma non ho mai ammesso di aver paura. Nella famiglia contadina delle estati in montagna, facevano parte integrante due capre che regalavano il latte fresco per la cena e la colazione, quando si doveva pernottare sul posto per avere a disposizione più ore di luce e di lavoro. Le capre erano considerate preziose, e come tali

Montagna di Andraz - Sa Jou, alle pendici del Settsass (Pre da mont de i Agnoi) Angiol Emma - “Ema Agnola” – fèsc ite la polenta e le cioure volessa peté l nèss nte ciaudrin! (foto fdeltedestco)

rispettate. La maggior parte degli agricoltori possedeva due femmine in modo che si facessero compagnia; per loro costruivano una casetta in legno a lato del fienile che serviva da riparo notturno ed in caso di maltempo. Questi animali non erano i miei preferiti, li consideravo invadenti ed intriganti. Ogni volta che sedevamo nel prato per consumare i pasti le caprette ci giravano attorno belando, nell’attesa di un tozzo di pane e non si accontentavano di uno! Quando percorrevamo gli stretti sentieri, si affiancavano a noi rischiando di farci inciampare e cadere. Non a caso nel microcosmo montano di allora era nato il detto: “Sei sempre tra i piedi, come una capra!”, affermazione che gli adulti ripetevano spesso. Io ero una bambina gracile ed inappetente, motivo di preoccupazione per mia madre, che sfidando la disapprovazione di marito e suocera e la legge non scritta: “Si mangia solo a pasto, altrimenti: pëta el nes ju per taula!” batti il naso sul tavolo, mi allungava qualcosa durante la

Fascismo e seconda guerra mondiale. Ricerca documentazione storica A tutti gli abitanti di Fodom e Col Sto cercando materiale sul periodo del fascismo e sulla seconda guerra mondiale riguardante esperienze vissute da abitanti di Fodom e Col: diari, lettere, cartoline, fotografie, ecc. Mi servirebbe per una pubblicazione su questo difficile periodo. Chiedo a chi ha qualcosa di questo genere nei cassetti di casa se può metterlo a

giornata. In un pomeriggio soleggiato, mentre i miei falciavano, io passeggiavo sbocconcellando un canederlo posto in cima ad una forchetta, quando alle spalle, forse notando il mio scarso interesse per quell’alimento, arrivò la nostra capra più giovane che in un sol boccone divorò il mio cibo. Dopo il primo momento di stupore mi arrabbiai e puntando la forchetta verso la bestiola la rincorsi minacciandola di morte! Naturalmente non la raggiunsi però questo fatto suscitò l’ilarità di familiari e vicini di prato. Non amavo le capre, ma imparai a rifare perfettamente il loro belato sgraziato, tanto che quando le imitavo si ponevano in ascolto e mi “rispondevano”. E’ triste pensare che le capre sparirono quando smisero di servire, ma così fu. Con l’arrivo delle falciatrici e dei trattori, i contadini non pernottavano più in alta montagna ed inoltre questi animali, infastiditi dal rumore dei macchinari, tendevano a scappare nei boschi. Quello che ho descritto può

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Ciántia da d’isté Scióla le marmòte n te l plen de l’isté, el baté la fauc’ rintona n te i luosc, n’asola matarela te mastieia l corpeto, el bestia te ciapa co l ciaut de l mesdì, la polenta la fuma con lat e formai, en pisol davò marëna destrac’ sun pré, entänt che na moscia te sëna su l nès. Ti te laore da domán fin che el sorogle va a florì, e te spere en mondo de mánco fadìe, fat de orari, de paga segura, de riposi e de ferie*, per dopo t’encrësce davò chël che tas lascé. Valle 16-05-2016 - AC (* Ferie le no ne proprio ntel vocabolario fodom! N viade se santificáva le feste e l rest se laorëva.)

sembrare una vita semplice ed idilliaca, a stretto contatto con la natura. In realtà era molto faticosa. Il guadagno bastava al solo sostentamento della famiglia, in pochi potevano permettersi di mandare i figli a studiare. Durante gli anni in cui il tempo era inclemente o periva una mucca, poi, si rasentava la carestia. Non per questo ho trascorso un’infanzia triste, il lavoro dei bambini era considerato un naturale aiuto alla famiglia. Al momento del bisogno, v’era aiuto e solidarietà fra le persone ed anche se non vivevamo nell’abbondanza non ci sentivamo poveri.

disposizione. Tutto verrà restituito al proprietario nel minor tempo possibile. Prego chi fosse interessato a mettere a disposizione qualcosa (anche solo una fotografia, una cartolina…) a mettersi in contatto con me telefonicamente (tel. 0437/940089) o per iscritto: Luciana Palla, Via Matteo Cesa 37 32100 Belluno - (luciana.palla@alice.it) Chi abita nel comune di Col può anche mettersi in contatto con Moreno Kerer, direttore dell’Istituto Ladino “Cesa de Jan”. Ringrazio in anticipo della vostra attenzione e disponibilità. Assicuro che il materiale sarà trattato con grande cura. Luciana Palla


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«Le nuove del Pais»

Un regalo di Natale Scolpito nel legno, dallo scultore Andreas Crepaz nel 1923

E

ra il 1920. Ad Hall (A), il costante deprezzamento della valuta significava maggiori costi dei generi alimentari e di ciò che era necessario per vivere. Il numero dei bambini sottoalimentati era stimato, già nel 1919, sulle 400 unità. L’anno 1922 prometteva una vita migliore. Ma, già con l’aprile, finì l’aiuto alimentare inglese, meglio conosciuto come Birminghamer - alimentazione per bambini. In questo momento fu presente pure l’ex Lord-Major Cadbury con la consorte. William Adlington Cadbury fu sindaco di Birmingham dal 1919 al 1921 e fondò il “comitato per il fondo europeo contro la carestia” come risposta ad una petizione sottoscritta da più di 50 personalità della città di Birmingham e da rappresentanti delle maggiori confessioni religiose della città. W.A. Cadbury era membro dell’influente famiglia Quäker. Il comitato, in Birmingham, lavorava in stretta collaborazione con la fondazione “Salvate i bambini” e con l’“Associazione religiosa degli amici” (conosciuta anche come Quäker che, nel 1919 a Vienna aveva fondato una Missione umanitaria, sotto la guida del medico Dr. Hilda Clark, anche lei un membro dei Quäker che, durante e dopo la prima guerra mondiale

A dormì n te l fen L eva de agost, onve da pié sa mont a fè ite l fen. No vedâve l’ora che vegne da sâra per vedéi dut ntourn el šcur e l fuoc bel ros n te ciaśóta e de mangé i riji coč n te l lat de cióura. Ntânt ciâna, tra n cazuól e l àuter ie cialónve a le stâle bele lucente, mašima ju per Ciuita; n te l medemo temp, su per Pordou l eva chèlche néola šcura. Sonve che se pariciónve per ji a dormì cân che l śio, che l eva ju fin de là da tablé, l à craié:- Vignimo a cialé ci che l é chilò! Mi e mia sorela via dešcóuze, via per pre, corióśe de vedéi. N taméz a n montón de berdùšcole l’eva na pìco-

Bassorilievo scolpito da Andreas Crepaz per la benefattrice Constance Smith.

si era assunta la guida dell’ Opera Assistenziale in Europa. Il denaro raccolto a Birmingham fu spedito alla Fondazione “Salvate i bambini” e ai Quäker per gli aiuti in Austria. Una personalità cordiale e generosa che aiutò persone in difficoltà economica fu Constance I. Smith. Già nel 1923 lo scultore Andreas,

come segno di riconoscenza, le aveva inviato una sua scultura “un presepio” che venne definito un “Canto natalizio”, accompagnato dalla dedica: “Come segno di riconoscenza nei confronti di Constance Smith per la sua nobile attività assistenziale nei confronti dei bambini tirolesi”. Nel bassorilievo, lo scultore racconta a suo modo la storia del Natale. In primo piano Maria è inginocchiata con le mani congiunte davanti al Bambino giacente sulla paglia mentre Giuseppe si trova dietro di lei sulla sinistra. Il bue e l’asino guardano dalla stalla alle spalle di Maria e Giuseppe. Diversamente dalle classiche rappresentazioni del presepe mette il padre Giuseppe a sinistra di Maria. Inoltre, lo scultore non si attiene allo schema che il bue è posto dietro Giuseppe. L’asino, l’animale che, condotto da Giuseppe, aveva trasportato Gesù e Maria durante la fuga in Egitto e che, anni più tardi porterà Gesù a Gerusalemme, sta più vicino a Giuseppe. Agli angoli del quadro complessivo della Natività lo scultore scolpì quattro stemmi: Tirolo, Innsbruck, Hall in Tirol, luogo di residenza della famiglia Crepaz e Mühlau. (Fr. Del.)

Il nonno racconta Dal Concorso “Il Pennino d’Argento” 5° episodio (Vita contadina) di Virginia Dorigo - cl. 3^ elementare – Col d’Ornella

La classe quarta di Pieve: era il 1990.

la lum śela: l’eva na ruja da la lum! Ci n bel ciaro che la fajâva! Ci bel che l eva a la vedéi! L’eva ora de jì a pausé: con doi lenzuói de chi da porté

fen, ncora pelóuš de pongol, i m’à fat en let ulà che s’à ponù mia sorela, mia mère e mi n taméz. Davânt de se ndormenzé i n’à dit:- Tośate, dormipa co

la bocia sarada che, de not caminapa le sorice soura l fen via e pòpa ve n ji una ju per el còl! Podéi ve pensé ci na poura che i n’à metù adòs! Ogni outa che valgugn se remenâva, no pensâve a auter che a le sorice, cojita la poura la deventâva tres maióu. Ncandenò duč i dormiva, demè mi steve a cialé fora per le sfâse de l antolé de tablé. No bastâva de un en spavént! Ntourn meśanót m’è ciapé n nàutra stremida! Câla burta néola de Pordou l’à metù mân de fè sflamarade tres maióu e i togn i šclefâva dagnâra plu sâc. Da la poura è dešedé duč fin che son juda a me coaté su per mia mère, come n pit sot a la clòcia. Zerto che no n’è saré ogle e son levada plu straca de cân che sonve juda a dormì.


«Le nuove del Pais»

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Presentato ampio studio su Catarina Lanz del Museum Ladin

Il Dott. Luis Craffonara presenta il suo lavoro.

S

abato 16 aprile u.s., nella sala delle manifestazioni a San Vigilio di Marebbe, ha avuto luogo la presentazione del volume dal titolo “Catarina Lanz. Das Mädchen von Spinges” (“Catarina Lanz. La ragazza di Spinga”), opera degli studiosi di cultura ladina Dott. Lois Craffonara e Helga Dorsch. Protagonista della battaglia di Spinga del 1797 contro le truppe franco-bavaresi che avevano occupato il Tirolo, Catarina Lanz, originaria di San Vigilio di Marebbe, fu per anni figura avvolta da un alone di mistero.

Il nome della fanciulla che combatté contro gli occupanti armata di forcone si seppe infatti solo 70 anni dopo gli avvenimenti bellici. Sorsero però anche diversi interrogativi, come: Catarina Lanz esistette veramente? Se sì, era ladina? Domande alle quali la nuova pubblicazione del Museum Ladin ora risponde offrendo ampi approfondimenti su questo controverso personaggio storico. Un libro di ben 560 pagine corredate da documenti e fotografie che presentano l’eroina ladina dalla famiglia d’origine

Il gonfalone della banda musicale di S. Vigilio, intitolata a Catarina Lanz.

alla sua morte, avvenuta ad Andraz dove si trovava come perpetua del Rev.do Giovanni Maneschg. Importanti le citazioni riferite agli anni da lei trascorsi in terra fodoma, nonché il riferimento alla sua morte avvenuta nel 1854 e alla sepoltura, con gli onori militari, nel cimitero di Pieve di Livinallongo dove esiste ancor oggi la sua tomba. Brevi parole da parte di Florian Mussner e di Stefan Planker quindi una concisa presentazione dell’opera da parte dell’autore Craffonara. La banda di San Vigilio di

Marebbe ha portato una nota di serenità alla manifestazione alla quale erano presenti ben sei gruppi di Schützen con le loro bandiere, fodomi compresi. Una nota che sembra doveroso sottolineare: il gruppo bandistico porta il nome “Caterina Lanz” ed ha una bandiera con stampata la giovane di Spinges su uno sfondo, rosso, bianco e verde, i colori della bandiera italiana. Un incontro culturale ben organizzato, un incontro di amici fra amici: complimenti agli organizzatori. (Fr. Del.)

La leggenda ladina diventa un video: premiata la scuola di Livinallongo La classe 5^ della scuola primaria di Livinallongo è stata selezionata e premiata per un progetto realizzato nell’ambito del concorso “Tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio linguistico e culturale del Veneto” indetto dall’Unpli Veneto. L’iniziativa, coordinata dall’insegnante Isabella Marchione in collaborazione con l’Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan ed il direttore Moreno Kerer è stata realizzata nell’ambito dell’ora di insegnamento della lingua ladina, introdotto da due anni ufficialmente nella scuola primaria di Livinallongo. L’idea è nata prendendo spunto dall’antica leggenda de “La stria del Sass de Stria” trascritta negli anni cinquanta dalla maestra Maria Sief di Colle S. Lucia. Il testo in italiano, è stato tradotto in ladino Fodom ed adattato per essere rappresentato in forma teatrale. Da questo è nato poi un cortometraggio, della durata di circa 8 minuti, con la regia e le riprese curate da Alessandro Manaigo. Il progetto era composto da diverse fasi didattiche. Si è partiti con la pre-

I bambini della classe 5^ mostrano orgogliosi il premio conquistato grazie al loro progetto, coordinato dalla maestra Isabella Marchione.

sentazione e la lettura della leggenda in italiano. Da qui si è passati alla traduzione ed alla predisposizione del copione, la definizione dei ruoli e le prove. Due giornate sono poi servite per le riprese realizzate in parte tra le vecchie mura del castello di Andraz ed in parte in una tipica “stua” ed in una stalla nella frazione di Ruaz. Alla fine gli alunni hanno realizzato un tema, in lingua ladina, nel quale raccontano e commentano l’esperienza vissuta.

“Il progetto – spiega l’insegnante Isabella Marchione - aveva come obiettivo l’utilizzo della lingua ladina nel recupero di antiche leggende la cui trama è fortemente legata al territorio. Leggende, territorio e lingua ladina sono un patrimonio culturale da far conoscere ed approfondire ai bambini per una completa conoscenza della propria storia, cultura e identità. Il teatro poi è un veicolo formidabile per l’apprendimento della lingua, in questo caso quella

ladina, in quanto permette di esprimersi in varie sfere linguistiche, da quella ludica a quella sociale. Merita far notare, tra l’altro, che tra i dieci bambini della classe quinta ci sono anche due non di madrelingua ladina. Ma nonostante ciò hanno imparato con molta facilità le loro battute in ladino ed hanno partecipato con entusiasmo al progetto. Eravamo un po’ scettici sul risultato, in quanto abbiamo preparato tutto in poco tempo ed in concorso c’erano oltre 160 scuole. Per questo la notizia di essere stati selezionati tra i 5 vincitori dello specifico ambito del progetto al quale avevamo aderito, ha fatto letteralmente scoppiare di gioia i ragazzi.” Il premio previsto è di 400€ che sarà messo a disposizione dell’Istituto Comprensivo. “Noi - conclude Isabella - festeggeremo la vittoria con una pizza insieme ai genitori.” Il video sarà presentato durante la premiazione del concorso “Mendránze n poejia” ed in seguito divulgato sui social collegati all’Istitut Cesa de Jan. (SoLo)


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«Le nuove del Pais»

Col di Lana – “Col di Sangue” 17 aprile 1916 – 17 aprile 2016

Centenario dello scoppio della mina I

l Gruppo Alpini “Col di Lana” ed il Comune di Livinallongo, con la collaborazione dell’Associazione Storico Culturale Col di Lana, del CAI Sezione Agordina e del circolo Filatelico Numismatico Agordino, in occasione del centenario dello scoppio della mina del Col di Lana, hanno organizzato domenica 17 aprile una cerimonia commemorativa. Numerose le autorità presenti: oltre al Sindaco di Livinallongo Leandro Grones, il maresciallo Tiziano Turra della stazione carabinieri di Arabba, il maresciallo Vittorio Pallabazzer comandante della base logistica della caserma Gioppi di Arabba, il Presidente dell’Associazione eugubini nel mondo, dott. Mauro Pierotti, i rappresentanti della Schuetzenkompanie Buchenstein-Fodom con a testa l’Hauptmann Walter Testor e ai rappresentanti degli Schützen di Matrei in Tirol, i rappresentanti dell’Union Ladins da Fodom con a testa la presidente Manuela Ladurner, molti gagliardetti dei Gruppi Ana, il sempre presente Lino Chies, l’avv. Nicola Stefani (speaker alle adunate nazionali), il Presidente della sezione Alpini di Belluno Angelo Dal Borgo e molti consiglieri sezionali.

“Italia e Austria” unite nella deposizione della corona ai caduti.

Significativa la presenza di una rappresentanza dei militari austriaci del Jaegerbattailon 24 di Lienz: cento anni fa nemici ed oggi tutti insieme a commemorare uno dei più tragici eventi del primo conflitto

mondiale, i cui effetti hanno di rimodellato in modo inesorabile la morfologia del Sacro Monte. La cerimonia è iniziata con la S. Messa nella chiesa di S. Giacomo Maggiore a Pieve,

cent’anni fa completamente bombardata, concelebrata da padre Gianpietro Pellegrini e dal cappellano militare don Lorenzo Cottali. Toccanti le parole di padre Gianpietro in ladino fodom, italiano e tedesco e rese solenni dai canti del Piccolo Coro Col di Lana. La cerimonia è proseguita all’esterno, con la deposizione di una corona davanti al monumento ai caduti. Gesto questo, significativo e commovente perché compiuto dal maresciallo Pallabazzer a rappresentare l’Esercito Italiano insieme ad un militare austriaco del Jaegerbattailon 24 di Lienz, accompagnati dal toccante “silenzio” della tromba di Paolo Demattia. La manifestazione è poi proseguita presso la sala “Taulac” di Pieve per il ricordo storico dell’avvenimento con gli interventi delle autorità. La mostra fotografica, organizzata dall’Associazione Storico Culturale col di Lana, la cartolina commemorativa, predisposta da Giorgio Fontanive del Cai di Agordo, e l’annullo postale ideato da Riccardo Pallabazzer del Circolo Filatelico Agordino, hanno fatto da contorno alla cerimonia. Luca Deltedesco

La mina su “storia militare”

La rivista Storia Militare (Aprile 2016) su cui è pubblicato l’ultimo lavoro di Anzanello.

Ennesimo lavoro prodotto dal ricercatore e storico Ezio Anzanello: questa volta Livinallongo e il Col di Lana sono portati alla conoscenza di un vasto pubblico sul mensile “STORIA militare” dell’aprile 2016. E’ lo stesso direttore del mensile a presentare il lavoro di Anzanello: - Un altro articolo di interesse, che si avvale - tra l’altro - di documentazione tanto d’epoca quanto attuale a colori, riguardante la celebre esplosione della “mina del Col di Lana” di cui nel corrente mese di aprile ricorre il centenario. L’impostazione “then and now” del lavoro consente di attualizzare un importante fatto d’arme della Grande Guerra anche attraverso l’uso di cartine e documentazioni d’epoca inedite e di considerevole interesse-. Sono 14 pagine corredate da 27 fra fotografie e mappe. Vari i sottotitoli che danno al lettore una visione d’insieme molto precisa dei momenti che interessarono Livinallongo dal 1915 al 1917:

Col di Lana 1915- I lavori in galleria - L’attività austriaca sino al 17 aprile 1916 - L’esplosione e la conquista - I caduti - Dopo la mina - Brevi cenni sulla guerra di mine dalle origini al Col di Lana. Ezio Anzanello: appassionato ricercatore, estremamente documentato ed instancabile nel produrre. Questo articolo fa seguito a diversi altri, pubblicati antecedentemente su “Aquile in Guerra” -Rassegna di Studi della Società Storica per la Guerra Bianca-, tutte importanti riviste di notevole tiratura che, con un inserto di 10 o più pagine ognuna, portano a conoscenza di un pubblico quanto mai vasto il nostro territorio e la sua storia. Non possiamo poi dimenticare il lavoro ancora più consistente prodotto da Anzanello: le ben 5 GUIDE che danno modo a tutti di conoscere l’aspetto storico, culturale e paesaggistico di Fodom.


«Le nuove del Pais»

I

l Col Lana sino allo scoppio della prima guerra era una montagna del tutto sconosciuta, anonima, rispetto alle già famose vette dolomitiche. Con la sua forma di vulcano senza vertiginosi strapiombi di roccia non attirava certo le attenzioni di smaniosi alpinisti. Le sue falde erano percorse in estate solo dagli abitanti dei paesini sottostanti, possessori dei prati che venivano sfalciati fin sotto la cima per recuperare quel po’ di fieno che, raccolto nei tabià di legno, d’inverno veniva trasportato a valle con le slitte. Un monte quindi, il Col di Lana, sconosciuto geograficamente, finché con la prima guerra non divenne conteso, minato, conquistato, perduto, infine “redento”. È il destino di molte montagne “di guerra”, che da zone frequentate semplicemente per lavoro agricolo si trasformano in luoghi di pellegrinaggi della memoria, di celebrazioni pubbliche nel periodo del fascismo, per divenire infine meta turistica. Con lo scoppio della guerra con l’Italia, nel maggio 1915, tutta la valle fu evacuata e sotto i combattimenti l’ambiente cambiò radicalmente aspetto per la distruzione quasi completa di case, boschi e colture. Come è noto, il Col di Lana fu tenacemente difeso dagli austriaci e ostinatamente attaccato dagli italiani, con perdite in-

Il Col di Lana (1916-2016) di Luciana Palla gentissime da ambo le parti. Le tracce ancor oggi evidenti dei camminamenti, delle gallerie e dello scoppio della mina che, facendo saltare la postazione austriaca sulla cima, permise finalmente la conquista italiana del colle nella notte fra il 17 e il 18 aprile 1916, sono testimonianza della durezza con cui fu combattuta la guerra ed anche dello scempio del territorio sul quale gli abitanti al loro ritorno dovettero sopravvivere. Dopo il 1919 il Col di Lana fu battezzato “Col di sangue” per i cruenti combattimenti lassù avvenuti, e cominciò ad attrarre una moltitudine di visitatori da ogni parte; la storia appena passata lo aveva reso tristemente noto. La storia “turistica” di questo monte è esemplare per tutta la zona del fronte dolomitico. Nel periodo fascista è meta di pellegrinaggio pubblico soprattutto da parte di reduci italiani ed oggetto di commemorazioni patriottiche, piene di retorica. La “sacralizzazione” del Col di Lana è resa ufficiale dal-

la costruzione della chiesetta sulla cima, e dalle cerimonie politico-religioso-militari che vi si tengono. La benedizione e consacrazione della cappella avvenne il 18 agosto 1935, esattamente 20 anni dopo che le truppe austroungariche, sparando dalle fortificazioni di Corte, avevano incendiato l’abitato di Pieve. Non era presente alla cerimonia nessuna delegazione austro-tedesca. Alla fine degli anni Trenta nel cratere della mina venne costruito un piccolo caseggiato in muratura che doveva fungere da posto di ristoro per i turisti e da riparo durante i temporali. La struttura, che rovinò durante la seconda guerra, era intitolata “Rifugio Caetani”, per ricordare ancora una volta la conquista italiana del monte. Le pendici del Col di Lana durante il fascismo non erano però percorse solo dai reduci di tanti paesi, ma anche dai recuperanti, che dalla vendita del rame delle granate traevano un’importante risorsa per vivere, o meglio, per sopravvivere. Era

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una professione umile e pericolosa. Non furono pochi quelli che saltarono in aria cercando di disinnescare proiettili inesplosi. Provenivano spesso dalle vallate vicine, dalla Val Pettorina, da Laste di Rocca Pietore e cercavano un’integrazione all’insufficiente reddito agricolo ora che i canali dell’emigrazione all’estero erano chiusi. Negli anni 50/60, sull’onda del mutare dei tempi, cambia lo spirito del turismo del ricordo: vi si recano soprattutto ex combattenti da ogni parte del vecchio fronte, in un pellegrinaggio di sofferenza, di umanità sconfitta, e la retorica fascista della “redenzione” è ormai lontana. Negli ultimi decenni cambia di nuovo il modo di percorrere questo monte: non più contadini per lo sfalcio dei prati, non più reduci. È nato invece un turismo culturalmente interessato e curioso, affascinato dagli eventi accaduti lassù, da parte di generazioni che una guerra non l’hanno mai vissuta. Di pari passo c’è la valorizzazione fisica delle zone del fronte a scopo turistico: sono ripresi i sentieri, ricostruite trincee, si fanno rievocazioni d’epoca. Il carosello sciistico della grande guerra, con il Col di Lana in posizione centrale, completa questa nuova forma di turismo, che noi chiamiamo, appunto, “turismo di guerra”.

Recital “natura in canto” Per la terza volta, lo scorso aprile, le componenti il “Laboratorio di Scrittura” di Pieve di Cadore e il Coro Femminile “Col di Lana” hanno dato vita ad una serata culturale dal sapore diverso. Il nutrito gruppo, composto quasi esclusivamente da donne, giovani e meno giovani, hanno presentato al pubblico presente nella sala al “taulač” i loro scritti sia in prosa che in poesia, dimostrando notevoli doti e grande impegno. A Pieve di Cadore, l’avventura l’avevano iniziata nove anni fa, nel 2008, incoraggiate e guidate dal professor Antonio Chiades. Sono le sue parole che fanno comprendere quanto il gruppo

sia importante nella vita dei paesi di montagna nei quali, a volte, la persona viene a trovarsi troppo isolata senza poter esprimere il proprio valore. “E’ stato, quello compiuto, un percorso svolto con naturalezza, come se da un’atmosfera di cordialità e di reciproco rispetto non potesse che emergere questo “stile di lavoro”, se di lavoro nel nostro caso si può parlare”. Le letture, ben 16 brani, presentate da parte delle varie autrici, sono state illustrate dalla proiezione di immagini e intercalate da canti del Coro tanto, che la serata è risultata culturalmente piacevole.

Le componenti il “Laboratorio di Scrittura” con il Coro Femminile.

Del “Laboratorio di Scrittura” fa parte una fodoma, Antonietta Crepaz che ha presentato due suoi lavori: “Ammaliante montagna” e “Rinascita” per

concludere la serata con una sua poesia in ladino dal titolo “Na oglada al Col de Lana” alla quale ha fatto seguito il canto “Col di Lana”. (Fr. Del.)


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«Le nuove del Pais»

abato 5 marzo, la Banda da Fodom ha festeggiato con un concerto nella sala congressi di Arabba la presentazione del nuovo fiammante costume storico, che d’ora in poi sarà la divisa ufficiale del gruppo. Il progetto è nato cinque anni fa quando l’esperto di costumi tirolesi e presidente dell’associazione “Unsere Tracht” Helmuth Rizzoli presenta allo storico di origini fodome Ivan Lezuo alcuni disegni del demologo tirolese Karl von Lutterotti che intorno al 1830 si recò a Fodom per documentare con alcuni schizzi a matita e disegni il costume in uso all’epoca. “Che si tratti veramente del costume Fodom è dimostrato dalla scritta “Buchenstein” in alto sul disegno – ha spiegato lo stesso Lezuo nel corso della serata. “È noto anche il nome della donna che fece da modella: Anna Maria della Costa di Ornella. Quindi non c’è alcun dubbio che si tratti proprio di un costume della nostra valle.” Da qui nasce quindi l’idea di far rinascere questo costume, il più antico finora conosciuto della vallata fodoma, come nuova divisa della Banda da Fodom. Il progetto viene presentato alla Regione Trentino – Südtirol che lo sostiene assicurando gran parte del finanziamento necessario a realizzare i costumi. Il resto del costo viene garantito dalle famiglie e da alcuni sponsor. Nell’iniziativa viene coinvolto l’Istitut Cultu-

La nuova “mondura” de la Banda da Fodom

I disegni del Luterotti (recatosi a Fodom nel 1830) che hanno ispirato la realizzazione del costume storico.

ral Ladin “Cesa de Jan”, che fa da interlocutore tra la Banda e la Regione e dal progetto trae anche una pubblicazione per la sua collana “Cuaderni”. Allo stesso tempo si lavora sul piano tecnico e viene creato, su consiglio del gruppo di esperti dell’associazione “Unsere Tracht”, un primo modello il più vicino possibile all’originale raffigurato sul disegno del Lutterotti, in moda da rispondere anche alle esigenze dei musicisti, in particolare per quanto riguarda la vestibilità e l’uso specifico del costume. Mentre il costume delle donne presenta elementi di provenienza pusterese come

il busto a stringhe e il nastro “a beccuccio” sul retro – ha spiegato Lezuo - quello degli uomini mostra delle somiglianze con costumi del vicino Trentino ed in generale della realtà confinante italofona: le bretelle infatti si trovano non visibili sotto il corpetto. D’altro canto si trovano anche caratteristiche tipicamente ladine come il corpetto di colore blu delle donne, colore ripreso nei risvolti della giacca degli uomini. Si può quindi asserire, che il “vegle guánt da Fodom” documentato dal Lutterotti sia un costume che identifica la comunità fodoma, comunità

che nella storia, come tuttora si trova in una zona di confine: terra ladina che risente dal nord del influsso Tirolese e quindi germanico e da sud di quello italiano mantenendo però intatte certe caratteristiche tipicamente ladine.” Purtroppo il maltempo che imperversava su Arabba ha scoraggiato la partecipazione di pubblico. Ma nonostante ciò non sono mancate le autorità che hanno voluto onorare il traguardo raggiunto dalla banda. A cominciare dal presidente del “Cesa de Jan” Luca Agostini che ha sottolineato la passione e l’orgoglio ladino ed ha ringraziato il direttore Moreno Kerer che ha seguito il progetto. Il sindaco Grones, dopo aver ricordato ai musicisti che da oggi hanno anche il compito di portare con onore questo costume storico, ha parlato dei tanti investimenti fatti negli ultimi anni nel campo della cultura. “Una divisa è anche il segno di un’identità. Ricordatevelo quando lo vestirete – ha detto Bepe Detomas, assessore della Regione Trentino – Südtirol. Da Milva Mussner, presidente dell’Union Generela di Ladins dla Dolomites è arrivata invece in anteprima la notizia che sarà proprio la Banda da Fodom ad aprire la grande sfilata che si terrà sul Passo Sella il 17 luglio prossimo, quando i Ladini si ritroveranno in occasione dei 70 anni dal grande raduno del 1946. (SoLo)

La banda da Fodom al completo dà bella mostra della nuova divisa in occasione della serata ufficiale di presentazione.


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MANI CHE CREANO

“Per ciapé ite vol dagnára la dërta ispirazion” Genio “Pech” da Socrëpa l n’a conté de suoi laour a mán fac con len e materiai che ven dal bosch

N

asciù ntel 1946 e cersciù nta Fodom nte la frazion de Roncat, Eugenio Roncat l é cugnisciù dai fodomi come “Genio Pech”. Jù de 13 agn ja Digonera a mparé proprio l mestier de pech, ntei agn davò l a scomencé a laoré a La Plié prò l Finazzer e, dal 1975 al 2001, l é sté dël l pech da La Plié. Jù n pension, l Genio no l e sté bon de sté zenza fè nia e alora l a scomencé a se passé le giornade col produje picole robe de len e bánda, fate a mán con tánta fantajia, injegn e creativité. “Cánche vade fora per sti bosc coie su dut chël che podëssa ester bon per mëte auna velc. Pitole, ram, scorze, muscle, fonc che crës sul len: ence se no sè ncora ci che fajaré, porte dut a cesa e po’, dal nia, cánche mánco me la spete capisce coche douré i desferenc toc che è biné auna”. Dut l e pié via da na roda da filé... La pascion che l Genio l ha de mëte auna picole robe fate a mán col len e autri materiai l’e piada via da na vegla roda da filé che l ava via nte sua cèsa da Roncat. “Ntei agn de la pruma guera mia fameia l’eva sciampada nten paisc damprò Persenon – l ne conta – Cánche del 1919 l eva sté ora de tourné a cèsa, mia nona l’ava pensé che segur i no n’assa plù ciapé deguna massarìa nta Fodom e alora la s’ava porté da Persenon ite na bela roda da filé. Chësta l’eva grana, duta de len e l’eva fata diferente da chële che la jent l’eva usada a vedei nta Fodom. Me recorde che mia mere la l’a dagnára dourada da filé e che, cánche, per mio laour, è scomencé a ji fora per tan de cèse a porté l pán che fajëve, suzedëva de rué ence nte le sofite e ilò vedëve che nte ogni luoch le rode da filé le mudëva; chëst perciéche, davò la guera, ogniun s’ava porté davò chële del luoch ulà che l ava vivëst. Coscì, percié che dute ste desferenzie l’e no vade desmentiade, davánt da dut m’è compré n tornio e è fat davò chëla de la

Genio “Pech” con una de sue rode da filé.

nona, una per ogniun de nos fradiei, e po davomàn me tolëve ad imprëst chële che ciapëve fora per le cèse”. Ntei agn l Genio l a spò metù auna na bela colezion de rode da filé ma po’, ence per cuestion liade al lèrch nte sua berstòt, l a scomencé a le fè plù picole. “Le rode da filé picole le va come chële grane - l ne conta – co la desferenza che le po ester metude nte duc i cantons, ence nte cèse che no i é tánt grane”. L len? Na pascion de cèsa Se l’ispirazion de mëte auna picole robe l’e vignuda al Genio col fè davò le rode da filé, se pò dì che l laoré col len l’eva na tradizion che bele da agn l’eva nte sua fameia. Suo Bèrba Felize difati l fajëva rode de dute le sort e suo pere nveze l eva n maringon. “Cánche l’eva sté ora de tourné a fé su le cese davò la guera mio pere l eva un de chi che jiva a fé sui tëc – ne conta l Genio – Me recorde che l ava l tornio su nte sofita e che, cánche sonve tosac, l clamëva su mi e miei fradiei per jì a mené ntel pedal. L’é vera, no se fajëva gran robe, ma almánco se vedëva coche l laorëva e vèlch n’é resté n mente”. Le creazion del Genio Se se ciala le picole e gran creazion che l Genio l mët auna, se pò proprio vedei coche sto material l ne diebe l muot de fé de dut. Per pruma roba l n’a lascé vedei n bel portaciòf e n

milepiedi. Duc doi i e stèi fac de len; l prum co la ponta den pëc che l eva cersciù malamente, ulà che l e metù ite con valgune vide de len n puo de vaji de frassum per i ciòf, l secondo con desferente sort de len per l corp, per le ciate e per i ciauzei. “Davò che s’a laoré na vita se pò ben se tò l temp de fé le robe che plèsc fé. – ne conta Genio – L’e vera, vòl temp per pensé fòra come mëte auna dut ma ades che son a cesa l e vèlch che me plèsc proprio fè. Certi dis, souradut d’inviern, me passe giornade ‘ntiere nte mia ciauna de mur, ulé che m’è fat fora na picola berstot”. E, per vedei con mán le sue creazion, son fat porté dal Genio proprio nte ciauna de mur. On ciapé rode da filé, carëc con de biei desens de ciòf brujei fora, tán de picole ciaspe fate con len de nojelèr e pichi ciauzei fac co la scorza de na cerejèra e metus auna co la cola. Prò chëst ciapon tán de scatole. Da una de chëste l bèrba l scomencia a tò fora nvalgune picole massarie che l a fat ntei ultimi meisc. Ciapon i badis, i gratons da tré tièra, i restiei, la fauc con suo martel per la bate, n ceston, pèi per mëte su l fen, na sieia, doi luose, n festil, le massarie da scaré ‘l legnam e n ciuc col manarin, i conesc e la maza. “Con duc chisc me plajëssa mëte auna n prejepio coi mestieri da ‘nzacan - ne conta l Genio – L é ncora dute le persone, le bestie e autre massarie da njigné prò ma crei che per chi che come mi a vivëst sti laour siebe mportante fé vèlc per lascé na pedia a chi che vignarà davò. No sé ncora ulà che l stessa ben; nte cesa no n’è gran lerch ma crei ence che per l mëte fora a la jent volëssa almánco l mëte sot n viere percié che vëlch no vegne a mancé. Mi ntánt l fèje, po’ vedaron ci che vignarà”. Chëla del prejepio l e sté demé sua ultima ispirazion. Del 2008 difati, davò la gran nei, na plánta de sambuch che l’eva nte pré de suo fradel l’eva tomanda ju. Davò che l se l’ava portada a cesa, l Genio l é resté ncuriojì

Nvalgune massarie njignade per el prejepio.

Picole dermene e zocoi de ogni sort.

da la scorza fata duta a gobe e carolada e, da chësta, l a fat nasce na bela fameia de tartarughe, ogni una de sua mesura e con sua carateristica. Na berstòt spò chëla sua ulà che l é ite picole ma gran marevoie. “L é tánte le idee e le robe che mëte auna ma, per ciapé ite, vol dagnára la dërta ispirazion”. (da La Usc di Ladins del 04.05.2016, ‘ntervista de Giulia Tasser – traduzion per fodom de Lorenzo Vallazza)

Non finiscono di stupire i lavori di artigianato che, persone di Fodom, si dilettano a creare durante il tempo libero. Questa volta parliamo delle realizzazioni di Lucia Sief di Corte. Sono molte, ognuna con un soggetto diverso, realizzate con maestria usando ferri e filo di lana. Eccone una “Le tartarughe”.

Le tartarughe di Lucia Sief di Corte.


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Gruppo Alpini

DAL MONDO DELLE ASSOCIAZIONI Alpini - Adunata nazionale

Il Socio più anziano

Guglielmo Luca Aldo e Valerio “concentrati “ prima di affrontare l’Adunata.

Coro femminile “Col di Lana”

La città di Asti ha ospitato l’89^ adunata nazionale degli alpini. Le Langhe hanno fatto da meravigliosa cornice allo sfilamento delle penne nere di domenica 15 maggio. Per il nostro gruppo “Col di Lana” un’adunata diversa dalle altre. Infatti il Consiglio Direttivo Nazionale ha deciso che tutti i premiati del Premio Fedeltà alla Montagna sfilassero in apposito scaglione riservato, affiancati dal Capogruppo, preceduti da un grande striscione. Doverosa dunque la presenza del nostro gruppo, in rappresentanza del socio Dorigo Antonio di Corte, primo premiato del Premio Fedeltà alla Montagna. Tale iniziativa valorizza ulteriormente il Premio e tutto ciò che rappresenta, dai valori dell’ambiente montano, ai valori dei soggetti premiati. A questo proposito, è giusto ricordare che sabato 27 e domenica 28 agosto il Premio verrà assegnato al socio alpino Dorigo Diego del gruppo di Laste. Il capogruppo LD

Come è tradizione del Gruppo Alpini i soci più anziani sono sempre ricordati nel momento degli auguri per qualche festività, per le feste Natalizie e di fine anno in particolare. Quest’anno però, per le festività Pasquali, una delegazione del Gruppo ha voluto portare i saluti al Socio più anziano iscritto al Gruppo, Paolo Costa – classe 1928 - originario di Ornella. Così il 19 marzo detta delegazione si è recata a Bolzano ove Paolo risiede da anni. Felice per la nostra visita, ci ha accolti in casa sua ove vive da solo dopo la scomparsa della moglie, offrendoci ogni ben di Dio e fra una chiacchierata e l’altra abbiamo passato un paio di ore allegramente assieme. Ci siamo poi lasciati augurandoci di rivederci presto, magari a Fodom.

Guglielmo, Paolo, Alberto ed Eugenio, sul poggiolo della casa di Paolo con sullo sfondo le pendici del Renon.

Il Coro a Trieste

D

omenica 27 maggio il Coro Femm. “Col di Lana” ha scelto Trieste come meta per l’annuale gita all’insegna dell’allegria, del canto e dello stare insieme, evento condiviso anche da amici e simpatizzanti che hanno voluto approfittare dell’occasione per trascorrere una giornata diversa, fuori casa. Ricco il programma che ha visto la mattinata impegnata nella visita guidata alla città con il suo golfo, alla parte storica con visita a San Giusto ed il trasferimento in piazza “Unità d’Italia” con i suoi imponenti palazzi ricchi di mosaici, realizzati con stili diversi, che raccontano tanta, tanta storia. Pranzo rigorosamente a base di pesce al ristorante “La Marinella” in località Barcola con successiva bella camminata, complice anche il sole e la temperatura primaverile, sul lungomare che costeggiando il golfo di Trieste raggiunge il castello di Miramare. Al pomeriggio, la tappa più ambita: la visita guidata alla Grotta Gigante. Una grotta carsica, unica nel suo genere, esplorata nel 1840 da un ingegnere triestino e aperta al turista già nel 1908. Emozionante il momento quando il Coro ha intonato “Cortesani” di De Marzi, come a voler paragonare una bella opera realizzata dall’uomo, ad un’opera scolpita nei secoli, goccia dopo goccia, dalla natura. Il Santuario Mariano di Monte Grisa, a 333 m. di altitudine, ha rappresentato l’ultima tappa per la comitiva, prima del rientro: immancabili le foto di gruppo e panoramiche sulla bellissima terrazza che, dal Santuario, si apre sul golfo e sulla città. (La Presidente Marianna)

Vista mozzafiato dal Santuario di Monte Grisa.

Trasferta e Concerto in Friuli

28.05.2016 - Muzzana del Turgnano (UD), Il Femminile “Col di Lana” partecipa alla 36^ Rassegna Corale.


Croce Bianca Fodom: in arrivo le colonnine con i defibrillatori

A

distanza di soli quattro anni dalla sua nascita, la Croce Bianca Fodom, sezione della Croce Bianca Bolzano, cresce e consolida la sua attività sul territorio fodom. Lo dimostrano i numeri dell’attività svolta durante il 2015 che sono stati resi noti nel corso dell’assemblea annuale dell’associazione: 18.000 ore di servizio dei volontari, 600 viaggi ed oltre 46.000 km percorsi con le ambulanze. Nel corso della serata sono state presentate in anteprima le nuove colonnine dotate di defibrillatore che verranno posizionate in alcune frazioni. Festa per i 35 ani di attività del caposervizio Andreas Miribung. L’assemblea, alla quale hanno preso parte anche rappresentati di soccorso alpino, impianti a fune, istituzioni, Uls e forze dell’ordine, è stata aperta dal caposezione Antonella De Toffol che ha ringraziato i volontari per il grande lavoro svolto durante lo scorso anno. Una quarantina in tutto quelli attualmente in attività ai quali se ne aggiungeranno a breve altri quattro dopo che avranno superato il previsto corso di formazione. Intenso il programma delle attività svolte durante lo scorso anno. Una dozzina le manifestazioni, perlopiù sportive, dove i volontari sono stati chiamati per svolgere assistenza sanitaria. A queste si aggiun-

Il direttivo della croce Bianca ed il Sindaco presentano le colonnine con defibrillatore che verranno installate in alcune frazioni della valle.

gono le iniziative interne, come la giornata Viva, l’Open Day, esercitazioni di protezione civile, la misurazione della pressione in piazza, la partecipazione a manifestazioni istituzionali ed infine piccoli momenti di svago per i volontari. Di particolare importanza è stata la partecipazione di due volontari alla gara di coppa del mondo di fondo ad Anterselva, “durante la quale” ha spiegato il consigliere del direttivo Gianluca Soratroi “abbiamo toccato con mano la grande capacità organizzativa della Croce Bianca Bolzano.” Ma più di tutto parlano chiaro i dati statistici. Nel corso del 2015 le ambulanze hanno effettuato ben 594 viaggi (erano 491 nel 2014), trasportato 642 pazienti (519 nel 2014) e percorso 46.595 km. Quasi 10.000 in più rispetto all’anno precedente. Un dato che il caposervizio

Andreas Miribung ha imputato ad un numero minore di viaggi verso ambulatori privati locali. I mesi di maggior lavoro sono ovviamente quelli invernali: 114 i viaggi in gennaio, 118 a febbraio, 103 a marzo. Maggio il mese più tranquillo con sole 9 uscite. Anche quest’anno la sezione fodoma ha raggiunto la percentuale più alta di ore effettuate dai volontari tra le 32 della Croce Bianca Bolzano: ben 17.843, pari all’80% contro la media di Bolzano che è del 59%. 4.000, ovvero il 18% le ore prestate dai 4 volontari in servizio durante la stagione invernale. Buona anche l’adesione dei soci che nel 2015 hanno raggiunto la quota di 417. Numero che si prevede di superare nell’anno in corso grazie anche alla forte campagna di promozione avviata dall’associazione tra i residenti. A proposito di

soci sono stati 43 quelli che nel 2015 hanno usufruito del trasporto gratuito, perlopiù verso l’ospedale di Brunico. Il consigliere Andrea Palla insieme al sindaco Leandro Grones hanno poi presentato in anteprima le nuove colonnine dotate di defibrillatore che saranno installate in cinque frazioni: Arabba, Pieve, Ornella, Andraz e Corte. L’iniziativa, finanziata dal Comune con 17.000€, rientra nel progetto Dae, avviato dalla Croce Bianca Fodom e dalla Croce Bianca Bolzano, che porterà il comune di Livinallongo ad essere il primo “cardio protetto” della Provincia di Belluno. I defibrillatori sono telecontrollati via Gsm in modo da tenere sott’occhio la ricarica delle batterie ed anche contro eventuali furti. Nell’ambito dello stesso progetto il Comune ha acquistato due defibrillatori portatili da installare nella palestra comunale nella casa di riposo Villa S. Giuseppe. A maggio partirà il corso di formazione all’uso dell’apparecchiatura che vede ben 41 iscritti. La serata è terminata con un piccolo momento di festa per i 35 anni di attività del caposervizio Andreas Miribung al quale è andata la pergamena e la medaglia di platino della Croce Bianca Bolzano ed il riconoscimento dei volontari e del comune Fodom. (SoLo)

Teatro di solidarietà é diventato un piacevole appuntamento il teatro di primavera, che ormai da parecchi anni è presente ad Arabba con gli amici della Nuova Compagnia di Teatro di Brunico a presentarci il loro ultimo successo “Il medico dei pazzi”; questo il titolo che ci hanno portato quest’anno. Una commedia comico-brillante di Eduardo Scarpetta, con rielaborazione del nostro amico, nonché professore, attore e regista Antonio Loguercio. La trama della commedia ci porta nel profondo sud, con scene esilaranti fra Felice Sciasciammocca, sindaco di Roccasecca, sua moglie, donna Concetta e il nipote che studia

medicina a Napoli, cui piace più fare la bella vita e sperperare i denari al gioco che portare avanti gli studi. Con l’arrivo inaspettato degli zii in città, il nipote non sa più che pesci pigliare e si inventa che le persone con cui si intrattiene al bar sono i suoi malati pazzi...Di qui si susseguono scene che portano ilarità in tutta la platea. Insomma, una bella serata all’insegna dell’allegria. Il pubblico ha apprezzato le varie scenografie e la bravura degli attori che sono stati applauditissimi. Un grazie particolare alla compagnia di teatro, per la sua amicizia e solidarietà verso i nostri progetti.

Una scena del teatro “Il medico dei Pazzi” della “ Nuova Compagnia di Teatro di Brunico “.

Grazie di cuore al dott. Benno Canins che a nome della Cassa Raiffeisen ci fa pervenire sempre un contributo spese, un grande grazie al Comun da Fodom che ci concede in uso la sala e all’Andrea Palla. Per Suor Agnese sono già in viaggio verso il Pakistan € 1.000

e altri € 300 per l’acquisto di due sedie a rotelle per bambini disabili in Uganda. En Diovelpaie a tutti quelli che hanno partecipato alla serata di teatro e a tutti quelli che ci sostengono sempre. A nome del gruppo I.S.P. Fodom Marilena

Croce Bianca

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Insieme si può... Fodom

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«Le nuove del Pais»

Dal Comune

ATTUALITÀ - SUZÉDE NTA FODOM Scuole, Strada de la Vëna e marciapiedi: progetti al via nel 2016 I lavori di ristrutturazione della scuola elementare di Pieve sarà il primo dei progetti finanziati con il Fondo Odi che il comune di Livinallongo concretizzerà durante l’anno in corso. A giugno apriranno i cantieri dell’intervento che prevede la sistemazione della Strada de la Vëna, lo storico sentiero sul quale passava il ferro estratto dalle miniere del Fursil tra Colle S. Lucia e Livinallongo e la ristrutturazione della Malga Castello, lungo il Passo Falzarego. L’intero progetto che prevede una spesa totale di 6.300.000€, sarà realizzato però in due fasi ben distinte. Entro l’autunno invece, come ha spiegato il vicesindaco Leo Crepaz, dovrebbe arrivare l’ok ai nuovi marciapiedi tra Brenta e Pieve e su due tratti della viabilità del centro di Arabba per una spesa di 500.00€. Il Comune intanto sta predisponendo il progetto preliminare per un altro intervento che andrà a mettere mano all’edificio della Cesa de la cultura fodoma a Pieve, dove sa-

Lauree

Crepaz Davide (Arabba) il 22 Luglio 2015 ha conseguito la laurea in Scienze Motorie presso l’Università di Ferrara.

Azzolini Christian (Arabba) l’11 Novembre 2015 si è laureato in traduttore di lingue estere presso l’Universita di Udine. Vive congratulazioni a Davide e Christian dalle rispettive famiglia e dalla redazione de LNdP!

ranno sistemate alcune facciate, rifatte le verande sul lato sud dell’edificio, sostituiti i serramenti oltre a dotare la struttura di un ascensore che permetterà di accedere comodamente anche ai piani superiori. Oltre ai progetti Odi nei programmi dell’amministrazione c’è anche un intervento alla viabilità sull’incrocio tra la sr. 48 delle Dolomiti e la comunale di Corte (160.000€). I lavori alla scuola elementare (1.300.00€) era stato uno dei primi ad essere presentato nell’ambito dei finanziamenti ex Brancher ancora nel 2011 dalla passata amministrazione. Ma ci sono voluti ben 5 anni, tra burocrazia ed intoppi vari, perché si potesse arrivare ad aprire il cantiere. Proprio in previsione di questi lavori, il cui inizio peraltro era atteso già dall’autunno scorso, per l’anno scolastico in corso il Comune ha dovuto prevedere il trasloco degli alunni in due aule ricavate nell’ex palestra di Pieve, ristrutturata durante la scorsa estate nell’ambito dello stesso progetto, una nella sede municipale ed

altre due adattate nella canonica. Una sistemazione provvisoria che si protrarrà anche per il prossimo anno scolastico visto che la fine dei lavori al plesso è prevista per giugno del 2017. Durante uno degli ultimi consigli comunali si è parlato anche di imposte comunali e bilancio di previsione. Quest’ultimo pareggerà nel 2016 a 13.189.000€, nel 2017 a 7.000.000€ e nel 2018 a 4.600.000€. Restano invariate per quest’anno Imu e Tari mentre è stato confermato che non sarà applicata la Tasi. Dall’imposta sui rifiuti il comune incasserà 346.000€ che servirà a coprire le spese del servizio gestito dall’Unione Montana. L’imposta sugli immobili garantirà invece un gettito di 651.000€, dai quali però il Comune dovrà detrarre 131.000€ che per legge dovrà essere versato nel Fondo di solidarietà comunale, il nuovo meccanismo studiato dal governo con il quale, di fatto, si va a togliere risorse ai comuni virtuo-

si per ripianare i debiti dei comuni spreconi. Una novità che anche quest’anno costerà al Comune di Livinallongo più di quanto riceve come trasferimenti dallo Stato il quale, come se non bastasse, incamera il 100% dell’Imu sui fabbricati di categoria D, ovvero quelli produttivi, che a Livinallongo, secondo comune turistico della Provincia, vale ben 471.000€. Via libera infine dal consiglio comunale anche alla concessione dei terreni alla Sofma per la costruzione della nuova cabinovia ad 8 posti Arabba – Portados, che sostituirà la vecchia seggiovia biposto Portados. Il provvedimento era già stato adottato ma una volta approvati i lavori i tecnici si sono accorti di alcuni problemi di stabilità sul tracciato dove sarebbe dovuta sorgere la nuova linea che è stata spostata sul vecchio percorso della seggiovia. Il Comune ha vincolato però la concessione dei terreni al ripristino dell’area già disboscata sul tracciato poi abbandonato.

Contributi: alle associazioni quasi 37 mila euro Scuola di musica, formazione per l’uso del defibrillatore e nuovo pulmino per lo sci club. Tanti i progetti che le associazioni fodome potranno realizzare grazie ai contributi, in tutto 37 mila euro, erogati anche quest’anno dal Comune. Il contributo più sostanzioso, 8.780€, è andato alla Società Cooperativa Latteria di Renaz per l’abbattimento forzoso, una sorta di piccola assicurazione per quegli allevatori che si trovano costretti ad abbattere un capo di bestiame. Sempre nel settore agricolo, 450€ sono andati ai Bacagn da Fodom, la locale associazione allevatori, per l’organizzazione della tradizionale rassegna della razza Bruna Alpina. 1.800€ è il contributo riservato alla sezione fodoma del Cnsas, grazie al quale potrà acquistare dell’attrezzatura, in particolare delle carrucole, da usare in caso di intervento per l’evacuazione di un impianto a fune. Stesso importo è stato destinato ai pompieri volontari come sostegno all’attività. Finanziato con 2.500€ il corso di formazione all’uso del defibrillatore per 40 volontari della Croce Bianca Fodom, attività questa che rientra nel progetto Dae. L’iniziativa mira a dotare di un defibrillatore diverse strutture comunali, come ad esempio le scuole, la palestra, il campo di calcio ed alcune delle frazioni più disagiate del territorio comunale. Uno strumento fondamentale nel caso ci si trovi davanti ad una persona colpita da arresto cardiaco, uno strumento che la moderna tecnologia ha permesso di far diventare di facile uso per chiunque abbia frequentato un semplice corso di addestramento che sarà curato proprio dalla

Croce Bianca. Tra le attività sostenute dal Comune ci sono poi quelle sportive. A favore dello Sci Club Arabba è stato deliberato un contributo di 5.500€ per l’acquisto di un nuovo pulmino che servirà per il trasporto degli atleti a gare ed allenamenti. 500€ invece il sostengo concesso alla Scuola Sci e Snowboard Arabba per l’organizzazione del Gran Premio Giovanissimi che si è tenuto il 12 e 13 marzo scorsi ad Arabba. 400€ infine sono andati al comitato organizzatore della Sellaronda Skimarathon per il rinfresco degli atleti. Ultimo capitolo, quello al quale è destinata la maggior parte dei contributi è la cultura. Anche quest’anno il Comune sosterrà con 7.500€ la scuola di musica organizzata dalla Banda da Fodom. Non si tratta di un contributo che va nelle casse dell’associazione. Il finanziamento infatti serve a contenere la retta a carico delle famiglie per il corso di musica ad indirizzo bandistico. Diverse le attività per la difesa la valorizzazione della cultura e le tradizioni ladine, tra queste la gestione del Museo Ladino e della biblioteca, l’organizzazione della festa ladina di S. Maria Maiou ed altre in collaborazione con l’Union Generela che saranno sostenute grazie al contributo di 7.000€ destinato all’Union dei Ladins da Fodom. Cifre inferiori sono andate infine al Coro Fodom (450€) per maggiori spese nell’organizzazione della Siegra de S. Iaco e al Coro Femminile Col di Lana (600€) per il concerto della vigila della commemorazione dei caduti in guerra sul Col di Lana. (SoLo)


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Scuola e strada più sicure a Pieve con i nuovi paravalanghe

S

i sono conclusi nel corso della primavera, nel grande prato sopra le scuole elementari di Pieve, i lavori di messa in sicurezza del plesso scolastico e della sottostante Sr 48 delle Dolomiti che attraversa il capoluogo della vallata fodoma mediante la realizzazione di una serie di particolari paravalanghe chiamati a “treppiede”. L’intervento è stato voluto dall’amministrazione regionale dopo la slavina che nell’inverno “record” 2013 – 2014 si era staccata dal ripido pendio sopra il paese riversandosi sulla strada regionale. La massa di neve era arrivata a lambire anche una casa e la vicina farmacia che si trova nel grande fabbricato dell’ex Hotel Dolomiti alle porte del paese. Il distacco nevoso, che per fortuna non causò né danni né vittime fu causato dal grande peso e dall’enorme massa di neve accumulatasi dopo le

copiose nevicate cadute tra la fine di gennaio ed i primi giorni di febbraio del 2014. Ma le immagini della neve piombata nel bel mezzo del paese fecero velocemente il giro del web sui social network. L’intervento fa parte di un pacchetto di lavori finanziati dalla Regione del Veneto con 300.000€, grazie ai quali si è potuto porre rimedio anche ad altre due situazioni di disseto ambientale: una sulle frane lungo la strada per Malga Cherz, l’altro sul Ru de la Boa ad Ornella. Tutti lavori progettati e realizzati dai Servizi Forestali Regonali. Il lavoro eseguito a Pieve consiste nella realizzazione di un tipo particolare di paravalanghe chiamato a “treppiede”. In concreto si tratta di tre tronchi di legno in piedi, legati ad una cima proprio a formare un treppiede e disposti per file ad una distanza regolare di qual-

che metro tra di loro. In mezzo vengono piantati degli alberelli, che una volta cresciuti, serviranno da protezione naturale contro il possibile distacco delle valanghe. La funzione dei “treppiedi” in legno è quello di proteggere le piantine dalla neve finché queste sono piccole ed esili. Una volta cresciute, questi man mano verranno lasciati marcire smaltendosi così in modo naturale nell’ambiente. “Era il solo intervento che potevamo permetterci con i soldi che avevamo a disposizione – spiega il sindaco Leandro Grones. “Installare reti e pali in ferro, come fatto ad esempio ad Arabba sarebbe stato troppo costoso.” I treppiedi, che qualcuno ha già soprannominato in ladino “mugli” per la somiglianza a dei covoni, ha un certo impatto visivo sul grande prato sopra le scuole, soprattutto quando si arriva a Pieve

Villa S. Giuseppe: rette più alte nel 2016 Con l’Asp arrivano anche gli aumenti delle rette a Villa S. Giuseppe: un euro in più al giorno per tutti gli utenti. Dal primo gennaio la struttura di proprietà comunale è passata nelle mani della nuova Azienda Speciale per i servizi alla persona “Fodom Servizi”. Un passo resosi necessario per svincolare i costi di gestione, circa 1 milione e mezzo di euro all’anno, dal bilancio comunale che creavano all’ente non pochi problemi a rispettare il patto di stabilità. Con il nuovo assetto gestionale la determinazione di rette e tariffe spetta, secondo lo statuto, al cda della “Fodom Servizi”. Passo questo che deve però ottenere il via libera dalla giunta comunale. Quest’ultima ha ricevuto il 30 marzo scorso dall’Asp una nota nella quale propone l’aumento del prezzo di tutti i servizi erogati dalla struttura, pasti a domicilio, retta alberghiera e retta diurna. Il cda giustifica questa richiesta spiegando che l’azienda speciale è stata appena costituita ed è quindi difficile anche con un bilancio di previsione, preventivare i costi reali che dovrà sostenere. Incertezza e conseguente proposta di aumento delle rette che l’amministrazione ha accolto ricordando che queste ultime non venivano adeguate ormai da tre anni. “La retta giornaliera – specifica la giunta guidata dal sindaco Leandro Grones – risulta comunque attualmente con una media inferiore rispetto alla maggior parte delle case di riposo nelle vicinanze e bisogna dare atto che in questa struttura la presenza di utenti autosufficienti è minima.” Con l’adeguamento deciso e che sarà applicato retroattivamente dal primo gennaio le rette diventeranno di: 44,69€ al giorno per gli utenti non autosufficienti, 39,33€ per i parzialmente autosufficienti, 38,28€ per gli autosufficienti e di 58,69€ per quelli paganti su posti letto autorizzati senza impegnativa. I servizi a tariffa avranno i seguenti costi: accoglimento diurno, che comprende colazione, pasto e cena, 34€ euro al giorno, accoglimento diurno con solo colazione e pranzo 26€, la fornitura dei pasti a domicilio 7,70€ (compreso di iva al 10%) ed infine il servizio infermieristico sarà di 4,50€. Invariate invece le maggiorazioni che restano fissate, per gli ospiti autosufficienti e parzialmente autosufficienti a 2,06€ al giorno per la camera singola che aumenta di 0,70€ se fornita di balcone. Il servizio biancheria resta fissato a 0,70€. Confermata anche l’integrazione di 1,25€ al giorno che il Comune paga per le persone residenti a Fodom da almeno 10 anni (con esclusione di quelle per le quali rimane obbligato il Comune di provenienza come domicilio di soccorso) e per le persone originarie di Fodom non residenti. (SoLo)

I paravalanghe ben visibili sul grande prato soprastante le Scuole elementari.

da Salesei. “Ma d’altra parte è inevitabile quando si va ad intervenire con delle protezioni artificiali nell’ambiente naturale – minimizza Grones. “Dobbiamo però ricordarci che qui si tratta di mettere in sicurezza una scuola, che tra l’altro ora stiamo ristrutturando grazie ai Fondi Odi ed una zona, come quella dell’ex Hotel Dolomiti, dove ci sono molti servizi, tra i quali l’ambulatorio medico e la farmacia, molto frequentati dalla gente. La sicurezza viene prima di tutto.” (SoLo)

Tassa di soggiorno: ecco chi ne beneficia Nel caos creato dallo stop del Governo ai comuni all’introduzione della tassa di soggiorno per il 2016, che ha colto in contropiede, tra l’altro, i vicini municipi di Rocca Pietore, Cortina e Alleghe, gli unici a sorridere ora sono quelli che l’avevano introdotta già da qualche anno. È il caso di quello di Livinallongo dove l’imposta era entrata in vigore dal primo gennaio del 2013 seppur tra le mille polemiche sollevate all’epoca dagli albergatori e che ora può contare su un tesoretto di ben 260.000€ da destinare alla promozione ed al miglioramento della loro offerta turistica. Ma non solo. Sono ben 14 infatti i capitoli di bilanci sui quali l’amministrazione nel 2015 ha spalmato gli introiti derivanti dalla tassa di soggiorno che sono serviti a foraggiare e sostenere attività ed interventi che vanno dalla cultura fino all’agricoltura. La quota maggiore, circa 200 mila euro, è andata direttamente al settore turistico: 117.000€ per contributi, 9.660€ in servizi per interventi nel settore e 16.000€ in acquisti di beni sempre da destinare al motore trainante dell’economia della vallata. Nel calderone finiscono anche tasse e canoni vari a carico dell’ente pubblico. 5.450 euro se ne vanno nelle spese per il personale dell’ufficio tributi che gestisce l’imposta, altri 5.000€ nelle utenze e nei canoni del nuovo ufficio turistico di Arabba, 3.800€ sugli interessi passivi del mutuo acceso per il Parco della Memoria ed infine 2.500€ nel canone per la concessione che il Comune paga annualmente allo Stato sul Castello di Andraz dove sorge l’Andrazmuseum. Turismo significa anche cura del territorio. Ecco quindi che con 10.000€ il Comune può finanziare anche diversi interventi di manutenzione ambientale che servono a rendere più accogliente, pulito ed attraente il territorio per il turista ma anche per il residente. In quest’ottica possono essere ricompresi anche i 5.000€ di contributi che l’amministrazione ha destinato al settore dell’agricoltura. 1.500€ sono stati destinati poi alla manutenzione delle vie ferrate. Cospicua la fetta, oltre 23.000€, destinata alla cultura in generale. Di questi 6.000€ sono andati per contributi generali, 7.500€ per convegni e mostre ed infine 10.000€ per trasferimenti da destinare alla tutela e valorizzazione delle minoranza linguistiche. (SoLo)


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In arrivo le telecamere sulle strade contro i furti Preoccupato per i sempre più frequenti raid ladreschi nei territori contermini alla vallata fodoma (a febbraio ne è stato vittima un negozio a Selva di Cadore), il sindaco di Livinallongo Leandro Grones ha deciso di installare sulle strade di accesso al territorio comunale una serie di telecamere che controlleranno il passaggio di mezzi sospetti. Grazie ad una App le forze dell’ordine potranno verificare on line sullo smartphone i dati del veicolo ed avere così un controllo in tempo reale sulla sicurezza del territorio. «Le cronache di questi ultimi mesi», spiega Grones, «sono piene di notizie di furti in tutto il bellunese ma anche nell’alto agordino. Furti nelle abitazioni, nelle aziende e perfino nelle scuole. Raid che non risparmiano niente e nessuno. Non possiamo aspettare che ciò accada anche da noi», continua ricordando il detto secondo il quale è meglio prevenire che curare. «Per questo abbiamo deciso di intervenire per

aumentare la sicurezza dei cittadini, dotandoci di un sistema di lettura targhe con la medesima piattaforma hardware e software già in funzione nei comuni di Cortina, Belluno, Longarone e Ponte nelle Alpi». Il problema è grave ed urgente, così il Comune si è già mosso per far partire al più presto il progetto che avrà un costo di circa 80 mila euro, coperti in parte con fondi comunali e in parte con il contributo del Consorzio Bim Piave che ha istituito nel bilancio 2016 un apposito capitolo. Nei giorni scorsi, assieme alle forze dell’ordine, amministrazione e tecnici comunali hanno individuato i punti dove saranno installati gli speciali sistemi di lettura delle targhe. Si tratta di punti strategici che consentiranno di coprire tutti e cinque i varchi in entrata e in uscita del Comune. In particolare le telecamere saranno piazzate a Digonera sulla sp 564 di Salesei, sulla sr 48 delle Dolomiti ad Andraz, a Cerna-

doi dove confluisce la sr 203 Agordina e ad Arabba provenendo dal Pordoi e sulla sr 244 provenendo dal Campolongo. «Non si tratta di un impianto di videosorveglianza come comunemente si intende», continua il sindaco. «Il sistema, pur dotato di tecnologia molto avanzata e collegato a diversi database nazionali, è molto semplice da gestire. Funziona anche di notte e potrà essere integrato alle altre piattaforme presenti sul territorio in modo tale da creare una ampia rete di sicurezza. Ad ogni passaggio di autoveicolo segnalato, il sistema provvede alla georeferenziazione e osservazione del percorso e ad avvisare in pochissimi secondi le forze dell’ordine e a fornire loro tutte le informazioni necessarie e quindi metterle nelle condizioni di poter intervenire tempestivamente. Il tutto avverrà tramite un’apposita App, prevista con il software di lettura targhe, scaricabile su un comune smartphone. L’applicazio-

ne supporterà l’accesso a diverse banche dati di tutto il mondo, come ad esempio Motorizzazione Civile, Ministero degli Interni e permetterà alle forze dell’ordine di accedere in tempo reale alle immagini e la gestione dello storico, con interrogazione da remoto dello stato di un veicolo, con verifica online su tutti i database collegati con la possibilità di mantenere traccia delle letture mobili. I sensori saranno dotati della più sofisticata tecnologia d’analisi video che permette il riconoscimento dei caratteri delle targhe anche nelle peggiori condizioni ambientali, ovvero con nebbia, pioggia, fango, neve, bassa riflettenza, controsole. Al suo interno saranno installate librerie di riconoscimento di targhe di veicoli di tutto il mondo, così il livello di riconoscimento degli algoritmi Ocr presenti nel sistema, indiscriminatamente dal tipo di veicolo, avrà una percentuale di affidabilità pari a circa il 97%. (SoLo)

I ladini storici debuttano nell’Euregio

D

urante il mese di marzo si è tenuta a Trento la dodicesima seduta della commissione interregionale del Dreier Landtag, l’organismo che raggruppa i consigli delle tre regioni dell’Euregio, Tirolo, Sudtirolo e Trentino alla quale per la prima volta ha preso parte ufficialmente anche Luca Agostini in rappresentanza dei tre comuni ladini storici di Fodom, Col e Anpezo. La spinta per avere una rappresentanza nell’organismo che unisce i territori ex asburgici dai quali i tre comuni sono stati separati dopo la Prima Guerra mondiale era iniziata ancora una decina di anni fa ma si è concretizzata solo di recente grazie all’iniziativa dell’assessore ladino della Provincia di Bolzano Florian Mussner. La sua proposta di aprire le porte dell’Euroregione Tirolo ai vicini separati, almeno per quanto riguarda le questioni culturali, era stata subito accolta ed approvata all’unanimità dai rispettivi consigli. Un fatto quasi unico che ha evidenziato i forti legami storici e culturali che ancora uniscono queste comunità. Quella di Trento è stata una seduta intensa, durata ben due giorni, durante la quale i rappresentanti delle tre assemblee legislative hanno discusso una trentina di mozioni su temi che andavano dalla scuola all’economia, lavoro, ambiente, trasporti, turismo e migranti. Documenti che avevano lo scopo di delineare una linea comune di azione per gli anni avvenire.

Debutto più impegnativo e corposo non poteva esserci per Agostini, che ha così avuto modo di piantare fin da subito solide radici per il lavoro che lo aspetta come rappresentante dei tre comuni. “La nostra presenza nella commissione interregionale, dove sono presenti territori che tanto hanno in comune con noi dal punto di vista storico e culturale penso sia un grande valore” – spiega. “In questa prima seduta ho potuto capire come vengono portati avanti i lavori nella commissione ma soprattutto ho avuto modo di parlare con i rappresentanti di Trentino, Sudtirolo e del Land Tirol. Tutti mi hanno dimostrato una grande disponibilità e aiuto per fare in modo che nel futuro anche Col, Fodom e Anpezo possano avere le opportunità e le collaborazioni che le tre regioni hanno avviato ormai da tempo. Il mio compito all’interno di questa commissione – continua – è quello affidatomi dalle amministrazioni comunali: ovvero portare il programma ed i progetti elaborati dalla Consulta Ladina dei tre comuni. Le idee non mancano ma penso che la cosa più importante sia, per i prossimi anni, portarne avanti alcune e far loro ottenere un riconoscimento istituzionale. Penso al ladino a scuola, che l’Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan ha già avviato (nelle scuole di Livinallongo e Cortina n.d.r.) con l’aiuto e la collaborazione dell’Intendenza scolastica ladina della Provincia di Bolzano e dei

rispettivi istituti comprensivi. Dobbiamo raggiungere un riconoscimento istituzionale che abbia un valore concreto, che essere ladini in questi territori sia una condizione ufficiale e riconosciuta anche al difuori e non solo un’identificazione senza spessore. Certo – conclude – è giusto sostenere l’ideale di ladinità in questi tre comuni e tutte le iniziative che lo supportano ma è necessario anche che questo prenda una forma istituzionale, di aiuto al vivere quotidiano dei cittadini. E posso assicurare che insieme ai tre comuni ed alle unioni ladine stiamo lavorando in questo senso, perché l’Euregio veramente ci può dare una mano.” (SoLo)


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Demè 8 canëstri ntel 2015

L mez respét al 2014. L’aministrazion saluda i nuos nascius. Popolazion tres plù vegla nta Fodom. (Comun) Cune tres plù vuote ence nta Fodom. Ntel 2015 l é sté toché forsci un dei minimi storizi dei ultimi agn con demé 8 tosca nasciùs via per l ann: 8 tosate e 3 tosac. L mez respét al 2014. N dato che l é sté toché con mán enchëstadì da l’aministrazion de comun cánche, come da na tradizion remetuda su da nen valgugn agn encà, l capocomun l a enconté le fameie dei nuos nascius per i é consigné l canëster. Na situazion che no po’ che cruzié e fè pensé soura a dute le conseguenze che la se porta davò. A scomencé da chëla su le scole. La lege Gelmini che perveiga l lime minimo de 10 tosac per mëte empé na clasce l’é na “śabla de Damocle” per le picole scole da mont, che mossa ogni ann fè i conc e scombate per avei i numer suficienc per no risćé de saré. N risćio che podëssa deventé tres plù concret ence per le scole fodome se l “trend” del andament democrafich l assa da jì ennavánt coscita ence per i agn

Le fameie dei nascius ntel 2015 i a ciapé, come da tradizion, l canëster dal Comun.

che ven. Co l’agravánte che auna a chëst s’enjonta ence l fenomen de chi che dezide de mané i tosac a scola foravia, souradut n Val Baida. La pruma conseguenza se l’a veduda bele i agn passei, cánche s’a mossù fé de le pluriclasci per podei avei i numer minimi. Na soluzion che po’ no avei gragn problemi per l’ensegnament nte le scole elementari ma che la pratica a fat vedei ester enveze n dijastro nte le scole mesane. E nte dut chëst la “politica dei numer”, adotada a

livel nazional, la no śoga de segur no del bon viers. Ulache no n é i numer l é da taié. Chëst l é l imperatif a ogni livel che sopersceia e valiveia fora dut. Ma a biné e taié se fenësc, engalin, per fè calé i servisc e l livel de la formazion e de la cualité del insegnament. Aspéc chisc che a desferenzié nte sti agn le scole fodome e che con grane batalie s’a ence cialé de fé crësce encora deplù co l’introduzion del ensegnament del todësch e de l’ora de ladin. Concuiste grane che

risćia de jì davò breia jù se ntei agn assa da mancé i tosac destinei a le douré. Va da sol spò che siebe gran ora de pensé emprescia a soluzions che no siebe chëla de mossei ogni ann jì a petlé en insegnánt emplù al Proveditor per cialé de stopé prò a na pluriclasce. No se po’ zerto dì a le fameie de fè plù fioi, ma tré chilò chelche tosat emplù, per contrasté l’emigrazion volontaria, chël sci. Per ejemple co l fé a na moda che le jovene fameia da Col, che i é damprò per cultura, le siebe envoiade a porté i tosac nta Fodom enveze che ja Ciaurì. L auter aspét da laoré davò l é chël del sostén a le fameia, soradut a chële jovene, ence se de sto viers velch ven bele fat per ejemple con contribuc sui trasporc. Ma la batalia grana la resta chëla de fè capì a le nuove fameie che l davignì de le scole l é nte sue mán. Avei chilò la scole e no mossei n dì o l auter mané i tosac ja Ciaurì l sta dut nte le scelte che i fesc per suoi tosac. E nte chëst le istituzion, a scomencé dal comun, i a da daidé prò auna a fè dedut perciéche la cualité de proposte e de la formazion le siebe a l’autëza dei temp che muda, le respone a chël che se speta le fameie e spò a tignì chilò i tosac.

Na popolazion tres plù vegla. Ële tres plù ative. I dac riferìs al 2015 publichei nte la tabela chilò desót i descor ciaro su chëla che l’é la situazion demografica de la val. Plù del mez de la popolazion, l 55% l é conzentré nte la fascia de eté che va dai 30 ai 70 agn. Cuaji l 30%, n terz, l é chi che va dai 60 ai 90, spò chi che é n penscion. Na pert che podëssa ester encora ativa souradut ntel

volontariat, magari sozial, e che enveze massa da spëss se “senta ju” o “se piert” nte auter. Touc via chi che studia, tres deplù per na bona, ma che nte la maiou pert dei viadesc rua fin al lime dei 30 agn, la forza ativa che laora la resta chëla dai 30 ai 60 agn: l 43%. L numer de le ële l passa via de cuaji 70 unité chël dei ëi. Na magioránza

e n’emancipazion che crësc e che se veiga nte la prejenza tres maiou de le ële nte troc ciámp de la vita sozial. A scomencé dai chi mendri. Basta vedei che oramei i ministránc nte gliejia l é perloplù tosate. Ence nte le associazion le ële i é dagnëra deplù come numer. Da puoch, per ejemple, l é nasciù ence na scuadra de balon demè de

ële. Ële che primegeia ence nte l’aspetadiva de vita. I é ben 70 defati chële con plù de 80 agn contra i 29 ëi. E ntra chëste doi che é ruade ence al scecol de vita. Traviert che i ëi, ensomeia, i stenta a arjonje. N general spò se veiga che la popolazion la tende a deventé tres plù vegla, con puoc jovegn che ven davò. (SoLo)

Comun da Fodom 2015 FASCIA DE ETÉ’

ËI

%

0-9

47

7,52%

67

9,72%

114

8,67%

10-19

57

9,12%

67

9,72%

124

9,44%

20-29

54

8,64%

68

9,87%

122

9,28%

30-39

73

11,68%

81

11,76%

154

11,72%

40-49

105

16,80%

96

13,93%

201

15,30%

50-59

118

18,88%

97

14,08%

215

16,36%

60-69

85

13,60%

74

10,74%

159

12,10%

70-79

57

9,12%

69

10,01%

126

9,59%

80-89

26

4,16%

44

6,39%

70

5,33%

90-99

3

0,48%

24

3,48%

27

2,05%

100 +

0

0,00%

2

0,29%

2

0,15%

625

100,00%

100,00%

1315

100,00%

TOTAL

ËLE

689

%

TOTAL

%

MATRIMONIO Costa Denis e Levakovic Stela (Sorarù). Sposati civilmente a Pieve il 9 aprile 2016


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Arabba Fly “vola” oltre il milione di passaggi

A

rabba Fly unisce il comprensorio di Arabba e vola oltre il milione di passaggi nel primo inverno di esercizio. Il sindaco Grones: “Impianto un po’ figlio mio. Con l’amministrazione Ruaz il progetto si era fermato.” È più che positivo il bilancio della prima stagione dell’impianto che dopo trent’anni di attese, ha definitivamente risolto il problema dell’attraversamento sciistico del paese di Arabba. Giovedì 7 aprile, tecnici e ditte che hanno lavorato alla costruzione della seggiovia a 6 posti ad agganciamento automatico realizzata in appena 74 giorni, un vero e proprio record, insieme a molti rappresentanti di vari comprensori del Dolomiti Superski si sono ritrovati per un’inaugurazione “postuma”, al termine di una stagione positiva ma iniziata con il fiatone per i lavori terminati a ridosso del Natale e con la neve che si faceva attendere. A dare il saluto agli ospiti Diego De Battista, il giovane presidente della Arabba Fly srl, la società nata dal “matrimonio” tra la Sit Boé e la Sofma, che ha permesso dopo anni di polemiche e di divisioni, di trovare una soluzione comune ad un problema che non poteva più essere procrastinato. De Battista ha tracciato una breve cronistoria del progetto, che nasce con le prime idee lanciate sul tavolo ancora una trentina di anni fa. Una prima spinta decisiva arriva nel 2006 quando l’allora amministrazione Pezzei, viste le diffidenze e l’immobilismo degli impiantisti, lancia la provocazione di voler far realizzare l’impianto all’ente pubblico. Passaggio questo che l’allora assessore ed attuale sindaco Leandro Grones, non si lascerà scappare nel suo intervento per rivendicare almeno una parte della paternità dell’idea. Da allora di progetti ne vengo-

Gli artefici dell’opera: da sx Attilio Gorza (Sofma), Diego De Battista (Arabba Fly) e Giacomo Trattenero (Leintner).

no proposti almeno quattro o cinque. “Il primo l’abbiamo fatto apposta brutto per farcelo bocciare dalla Sovrintendenza rivela ancora Grones. Fino a che arriva l’ok per una seggiovia quadriposto ad attacchi fissi che poi in extremis diventerà una più potente, confortevole e moderna sei posti. Il progetto deve però fare i conti con diversi problemi e non poche difficoltà “visto che l’impianto attraversa il centro del paese” ricorda De Battista. Ci sono poi la burocrazia e la politica con il sindaco che attacca la passata amministrazione: “Con loro il progetto è stato fermo 5 anni”. Finché si arriva al 13 ottobre scorso, quando il cantiere può finalmente prendere il via. “In pochi ci credevano” ricorda ancora De Battista. Invece in poco più di 3 mesi, grazie al lavoro incessante della ditta costruttrice, la Leitner di Vipiteno i tecnici e le diverse imprese che hanno eseguito le varie parti dell’impianto, la seggiovia è entrata in funzione il giorno di Natale”. Un bel regalo sotto l’albero di Arabba ai suoi turisti ma anche a tutti gli

La stazione di partenza/arrivo di Arabba Fly sul lato Burz.

sciatori che percorrono la Sellaronda che ora – ha sottolineato il vicepresidente del Dolomiti Superski Andy Varallo – è più attrattivo e praticabile in quanto Arabba Fly ne ha ridotto i tempi di percorrenza. Un guadagno sia per Arabba che per le altre vallate.” La dimostrazione lo sono gli oltre 1 milione di sciatori che l’hanno percorsa in totale nei due sensi. Ma i benefici si sono visti anche a livello locale. “Molti sciatori ora passano più volte da un versante all’altro – spiega De Battista. “È migliorato l’accesso alle piste tanto che dovremo rivedere l’orario di apertura del Burz. C’è più libertà di movimento. Ha tolto un confine, ha unito il comprensorio.” Una curiosità. Un 5% degli sciatori quest’inverno ha ancora attraversato a piedi Arabba, forse perché non sapeva dell’esistenza del nuovo impianto. Una percentuale che, ne sono certi gli impiantisti, si azzererà in pochi anni. Ora, come ha chiesto la presidente dell’Aft Michela Lezuo, c’è da riqualificare l’area dell’ex attraversamento. (SoLo)


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ANAGRAFE E STATISTICA PARROCCHIALE BATTESIMI

Xaiz Giulia (Selva di Cadore – Arabba), di Daniele e Dell’Andrea Roberta, nata a Belluno il 02.12.2015 e battezzata a Selva di Cadore il 14.05.2016.

Santos Policarpo Camila (Val Badia – Salesei – Brasile), di Debero e di Renon Cristina, nata a Bressanone il 05.12.2015 e battezzata a Pieve il 28.05.2015.

NATI

4 GENERAZIONI

Palla Zoe (Palla), di Igor e Del Zenero Lucia, nata a Brunico il 01.03.2016. Crepaz Veronica (Le Roe), di David e Crepaz Miriam, nata a Brunico il 02.03.2016.

Palla Zoe

Al centro Lara Mutschlechner con la mamma Karin Alfarei, a sinistra la nonna Eugenia Crepaz e a destra la bisnonna Maria Regina Foppa (Maria Mòra).

Offerte PER LE CHIESE DI PIEVE Pezzei Guido, Alberto e Maddalena Mastella, Demarch Guglielmo PER LE CHIESE DI ARABBA In memoria di Crepaz Carolina la famiglia, in memoria di Vallazza Maria la famiglia, Antonio Pellegrini, Pezzei Paolo, Daberto Fiorenzo, Delmonego Gemma, fam. Palla Vallazza. PER IL BOLLETTINO Ada Murer, Questi Luciano, Da Pian Ada, Delazer Elisa, Pompanin Antonio, Maria Luisa Delfauro, Testor Irene, Bassot Giovanni, Crepaz Alfreider Antonietta, Valt Simonetta, Demattia Hubert, Pezzei Guido, Franco Daberto, Leandro Palla, Reberschak Maurizio, Emilio Dorigo (Australia), Crepaz Aurelia, Delunardo Ivo Achille, Grones Flora, Silvana Artoni, Alberto e Maddalena Mastella, Vallazza Isidoro Pio, Davare Maurizio, Demarch Guglielmo, Federa Paola, Sief Evelina, Sief Ivan, Antonio Pellegrini, Martina Demat-

tia, Gliera Augusto, Gliera Serena, fam. Pellegrini Crepaz, Serafini Teobaldo, Crepaz Anna Maria, Palla Letizia, Soratroi Antonio, Colleselli Maria Francesca, Palla Giuseppe, Rimoldi Stefano, Francesco Avoscan, Flavia Roilo Croce, Iori Alfredo, Favè Liberato, Arena Giovanni, Palla Paolina, Crepaz Manuela, Lasta Emilia, Rigo Marta, Gasparini Anna Maria, De Lazzer Santo, Frena Maria Luigia, Crepaz Maria Francesca, Frena Paolo, Costa Roberta, Ugo Andrich, Forestan Ruggero, Daberto Rolando, Pezzei Maria, Daberto Fiorenzo, Delunardo Rodolfo e Nerina, Delmonego Gemma, Pezzei Elvis, Crepaz Gabriel, Marco Detomaso, Irsara Lucia, Denicolò Decassan Rosa, Pezzei Pollicino, Chenet Lezuo Agnese, Del Zenero Cinzia, Dagai Rolando, Palla Milio, Gabrielli Camillo, Finazzer Bruno, Berrera Zorzi Clara Assunta, Moè Ivana, Dorigo Vito, Bellenzier Giovanni, Della Putta Guglielmo, Delfauro Aldo e Natalina, Dorigo Roberto, Saggiorato Laura, Elsa Furgler, Dalvit Talamini Rita, Vallazza Maria, Troi Karl,

Palla Marta, Palla M. Angela, Leandro Palla, Michielli Ines, Fontanella Cesarina, Ungaretti Sauro, Ida e Gody Stierli, Maria Federa, Zanoni Elisa, Patrizia Splendore, Zanella Cristina, Testor Hilde, Crepaz Franco, Franco Chenet, Pezzei Loredana, Vallazza Giuseppe, Callegari Maria Teresa, fam. Palla Vallazza.


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«Le nuove del Pais»

DEFUNTI

Colli Erminia (Svizzera) nata ad Alfauro il 15.03.1924 e deceduta a Frauenfeld (Svizzera) il 18.09.2015. Coniugata con Schmid Hernst, madre di 5 figli.

Mazzorana Elidia (Pezzei), nata a Limana il 20.11.1921 e deceduta a Belluno il 10.03.2016. Vedova di Tison Rodolfo, madre di 1 figlio.

Palla Emma (Palla – VSG), nata a Palla il 11.05.1932 e deceduta ad Agordo il 19.03.2016. Nubile

Crepaz Giuseppe “Beppino” (Renaz), nato a Roma il 06.03.1957 e deceduto a Belluno il 22.03.2016. Celibe.

Degasper Candida (Bivio Salesei – VSG), nata a Larzonei il 02.08.1922 e deceduta a Sorarù-VSG il 24.03.2016. Vedova di Dorigo Antonio, madre di 3 figli, di cui 1 morta.

Pezzei Pietro Antonio (Ornella – VSG), nato ad Ornella il 16.01.1926 e deceduto ad Agordo il 28.03.2016. Celibe.

Crepaz Carolina (Alfauro – VSG), nata a Renaz il 15.03.1921 e deceduta ad Agordo il 28.03.2016. Vedova di Troi Severino, madre di 4 figli, di cui 1 morta.

Foppa Anna Maria (Costa di Pian - VSG), nata a Foppa il 15.08.1931 e deceduta ad Agordo il 31.03.2016. Vedova di Dagai Faustino, madre di 3 figli, di cui 1 morto.

Vallazza Maria Luigia (Arabba), nata a Bressanone il 09.05.1936 e deceduta ad Arabba il 05.04.2016. Nubile.

Crepaz Rosa (Colfosco – Arabba), nata ad Arabba il 30.08.1949, deceduta a Brunico il 19.04.2016. Vedova di Oberbacher Roberto, madre di 3 figli.

Longo Flora (Digonera), nata a Rocca Pietore il 23.12.1918 e deceduta a Rocca Pietore il 24.04.2016. Vedova di DE VALLIER Lino, madre di 4 figli.

Quaglia Sergio (Liviné - VSG), nato a Milano il 22.09.1934 e deceduto ad Agordo il 15.05.2016. Vedovo di Gliera Maria Dorotea (sposati civilmente), padre di 3 figli.

Pezzei Lidia (Arabba - VSG) nata ad Ornella il 05.01.1940 e deceduta a SorarùVSG il 23.05.2016. Nubile.

Troi Maria (Arabba), nata a Rocca Pietore il 04.04.945 e deceduta ad Agordo il 06.06.2016. Vedova di Davare Agostino, madre di 2 figli.

Direttore don Dario Fontana responsabile ai sensi di legge don Lorenzo Sperti Iscr. Tribunale di Belluno n. 4/82 ccp 39808548 Stampa Tipografia Piave Srl - Belluno

COORDINAMENTO: Lorenzo Vallazza e Giulia Tasser Per comunicare con la redazione e proporre i propri contributi (articoli, foto o altro materiale) inviare una mail a: lenuovedelpais@gmail.com


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