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Le nuove del Pais 2015_4

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Tipografia Piave: LD nl: PIEVEL29-0001 nome: LUGLIO 2011 data: 14-09-11 Ora: 11 alt: 73 , 00 Compos.:11,05 del 14-09-11 base: B2

Anno LI • ottobre-dicembre 2015 • N. 4

Poste Italiane s.p.a. - Sped. in Abb. Post. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 no 46) art. 1, comma 2, NE/BL - In caso di mancato recapito restituire al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa.

Il Giubileo della Misericordia Il Giubileo straordinario della Misericordia è stato annunciato con un documento (Bolla di indizione) dal titolo “Misericordiae vultus”, “Il volto della Misericordia”.

P

apa Francesco ha descritto gli aspetti più importanti della misericordia ponendo anzitutto il tema alla luce del volto di Cristo. La misericordia non è una parola astratta, ma un volto da riconoscere, contemplare e servire. La Bolla parla dell’amore di Dio Padre, Figlio e S. Santo e si estende nel descrivere la Chiesa come segno credibile di misericordia: “L’architrave che sorregge la vita della Chiesa è la misericordia”. Papa Francesco indica le tappe salienti del Giubileo. L’apertura coincide con il 50° anniversario della chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II: “La Chiesa sente il bisogno di mantenere vivo quell’evento. Per lei iniziava un nuovo percorso della sua storia. I Padri radunati nel Concilio avevano percepito forte, come un vero soffio dello Spirito, l’esigenza di parlare di Dio agli uomini del loro tempo in un modo più comprensibile. Abbattute le muraglie che per troppo tempo avevano rinchiuso la Chiesa in una cittadella privilegiata, era giunto il tempo di annunciare il Vangelo in modo nuovo”. La conclusione avverrà “nella solennità liturgica di Gesù Cristo Signore dell’universo, il 20 novembre 2016. In quel giorno, chiudendo la Porta Santa avremo anzitutto sentimenti di gratitudine e di ringraziamento verso la SS. Trinità per averci concesso questo tempo straordinario di grazia. Affideremo la vita della Chiesa, l’umanità intera e il cosmo immenso alla Signoria di Cristo, perché effonda la sua misericordia come la rugiada del mattino per una feconda storia da costruire con l’impegno di tutti nel prossimo futuro”. Una peculiarità di questo Anno Santo

consiste nel fatto che non sarà celebrato solo a Roma ma anche in tutte le altre diocesi del mondo. La Porta Santa – come sappiamo – è stata aperta dal Papa a S. Pietro l’8 dicembre e la domenica successiva in tutte le Chiese del mondo. Un’altra novità è che il Papa concede la possibilità di aprire la Porta Santa anche nei Santuari, dove tanti pellegrini si recano in preghiera. La Bolla spiega alcuni aspetti salienti del Giubileo: anzitutto il motto “Misericordiosi come il Padre”, poi il senso del pellegrinaggio e soprattutto l’esigenza del perdono. Il tema particolare che sta a cuore al Papa è questo: le opere di misericordia corporale e spirituale dovranno essere riprese per “risvegliare la nostra coscienza spesso assopita davanti al dramma della povertà e per entrare sempre di più nel cuore del Vangelo, dove i poveri sono i privilegiati della misericordia divina”.

Continua quindi con un forte richiamo contro la violenza organizzata e contro le persone “fautrici o complici” di corruzione. Parole molto forti con le quali il Papa denuncia questa “piaga putrefatta” e insiste perché in questo Anno Santo vi sia una vera conversione: “Questo è il momento favorevole per cambiare vita! Questo è il tempo di lasciarsi toccare il cuore. Davanti al male commesso, anche a crimini gravi, è il momento di ascoltare il pianto delle persone innocenti depredate dei beni, della dignità, degli affetti, della stessa vita. Rimanere sulla via del male è solo fonte di illusione e di tristezza. La vera vita è ben altro. Dio non si stanca di tendere la mano. È sempre disposto ad ascoltare, e anch’io lo sono, come i miei fratelli vescovi e sacerdoti. È sufficiente solo accogliere l’invito alla conversione e sottoporsi alla giustizia, mentre la Chiesa offre la misericordia”. Un ultimo aspetto originale è offerto da Papa Francesco riguardo alla misericordia come tema comune a Ebrei e Musulmani: “Questo Anno Giubilare vissuto nella misericordia possa favorire l’incontro con queste religioni e con le altre nobili tradizioni religiose; ci renda più aperti al dialogo per meglio conoscerci e comprenderci; elimini ogni forma di chiusura e di disprezzo ed espella ogni forma di violenza e di discriminazione”. Il desiderio del Papa è che questo Anno, vissuto anche nella condivisione della misericordia divina, possa diventare un’occasione per “vivere nella vita di ogni giorno Continua a pag. 2


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la misericordia che da sempre il Padre estende verso di noi. In questo Giubileo lasciamoci sorprendere da Dio. Lui non si stanca mai di spalancare la porta del suo cuore per ripetere che ci ama e vuole condividere con noi la sua vita. […] In questo Anno Giubilare la Chiesa si faccia eco della Parola di Dio che risuona forte e convincente come una parola e un gesto di perdono, di sostegno, di aiuto, di amore. Non si stanchi mai di offrire misericordia e sia sempre paziente nel confortare e perdonare. La Chiesa si faccia voce di ogni uomo e ogni donna e ripeta con fiducia e senza sosta: «Ricordati, Signore, della tua misericordia e del tuo amore, che è da sempre».

Il logo e il motto offrono insieme una sintesi felice dell’Anno giubilare. Nel motto Misericordiosi come il Padre (tratto dal Vangelo di Luca, 6,36) si propone di vivere la misericordia sull’esempio del Padre che chiede di non giudicare e di non condannare, ma di perdonare e di donare amore e perdono senza misura (cfr. Lc 6,37-38). Il logo – opera del gesuita Padre Marko I. Rupnik – si presenta come una piccola summa teologica del tema della misericordia. Mostra, infatti, il Figlio che si carica sulle spalle l’uomo smarrito, recuperando un’immagine molto cara alla Chiesa antica, perché indica l’amore di Cristo che porta a compimento il mistero della sua incarnazione con la redenzione. Il disegno è realizzato in modo tale da far emergere che il Buon Pastore tocca in profondità la carne dell’uomo, e lo fa con amore tale da cambiargli la vita. Un particolare, inoltre, non può sfuggire: il Buon Pastore con estrema misericordia carica su di sé l’umanità, ma i suoi occhi si confondono con quelli dell’uomo. Cristo vede con l’occhio di Adamo e questi con l’occhio di Cristo. Ogni uomo scopre così in Cristo, nuovo Adamo, la propria umanità e il futuro che lo attende, contemplando nel Suo sguardo l’amore del Padre. La scena si colloca all’interno della mandorla, anch’essa figura cara all’iconografia antica e medioevale che richiama la compresenza delle due nature, divina e umana, in Cristo. I tre ovali concentrici, di colore progressivamente più chiaro verso l’esterno, suggeriscono il movimento di Cristo che porta l’uomo fuori dalla notte del peccato e della morte. D’altra parte, la profondità del colore più scuro suggerisce anche l’imperscrutabilità dell’amore del Padre che tutto perdona.

Stile di vita cristiana Intervengo un’ultima volta sulla preghiera in famiglia: ho insistito molto in questo periodo sull’argomento perché mi sembra la strada più facile ed efficace per mantenere la fede nelle nostre famiglie. Lo faccio presentandovi una testimonianza di “stile di vita cristiana”. Direte forse che è dei tempi passati, ma la forma non ha importanza. Quello che interessa è la sostanza che questo racconto racchiude e, in fondo, dice tutto quello

che ho cercato di esprimere, ma in maniera molto più semplice ed efficace. Padre Aimé Duval è un sacerdote gesuita francese nato nel 1918; oltre che prete oggi lo diremmo un cantautore: lo chiamavano “il chitarrista di Dio”. Ci racconta come gli occhi di un bambino possono leggere grandi significati presenti nel comportamento degli adulti. Così il papà e la mamma gli hanno “parlato” di Dio.

Le mani di mio padre e le labbra di mia madre A casa mia la religione non aveva nessun carattere solenne: ci limitavamo a recitare quotidianamente le preghiere della sera tutti insieme. Però c’era un particolare che ricordo bene e me lo terrò a mente finché vivrò: le orazioni erano intonate da mia sorella e, poiché per noi bambini erano troppo lunghe, capitava spesso che la nostra “diaconessa” accelerasse il ritmo e si ingarbugliasse saltando le parole, finché mio padre interveniva intimandole di ricominciare da capo. Imparai allora che con Dio bisogna parlare adagio, con serietà e delicatezza. Mi rimase vivamente scolpita nella memoria anche la posizione che mio padre prendeva in quei momenti di preghiera. Egli tor-

nava stanco dal lavoro dei campi e dopo cena si inginocchiava per terra, appoggiava i gomiti su una sedia e la testa fra le mani, senza guardarci, senza fare un movimento, né dare il minimo segno di impazienza. E io pensavo: mio padre, che è così forte, che governa la casa, che guida i buoi, che non si piega davanti al sindaco, ai ricchi e ai malvagi... mio padre davanti a Dio diventa come un bambino. Come cambia aspetto quando si mette a parlare con lui! Dev’essere molto grande Dio, se mio padre gli si inginocchia davanti! Ma dev’essere anche molto buono, se gli si può parlare senza cambiarsi di vestito. Al contrario, non vidi mai mia madre inginocchiata. Era

troppo stanca la sera, per farlo. Si sedeva in mezzo a noi, tenendo in braccio il più piccolo... Recitava anche lei le orazioni dal principio alla fine e non smetteva un attimo di guardarci, uno dopo l’altro, soffermando più a lungo lo sguardo sui piccoli. Non fiatava nemmeno se i più piccoli la molestavano, nemmeno se infuriava la tempesta sulla casa o il gatto combinava qualche

malanno. E io pensavo: dev’essere molto semplice Dio, se gli si può parlare tenendo un bambino in braccio e vestendo il grembiule. E dev’essere anche una persona molto importante se mia madre quando gli parla non fa caso né al gatto, né al temporale! Le mani di mio padre e le labbra di mia madre mi hanno insegnato cose importanti su Dio!


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Vita della comunità parrocchiefodom@gmail.com

Domenica 13 settembre

Di mese in mese

Domenica 4 ottobre

Ogni settimana dal foglietto parrocchiale i nostri Don Dario e Suore Discepole del Vangelo ci rivolgono un breve pensiero legato al tempo che stiamo vivendo.

Cari parrocchiani, Quest’anno in canonica avrò la compagnia di due classi delle elementari in quanto l’edificio scolastico ha bisogno di essere rinnovato: così sentirò un po’ di chiasso e vedrò un po’ di movimento in canonica. La cosa mi fa piacere. Purtroppo questa situazione accentuerà la differenza con la “presenza” dei ragazzi alla messa festiva che sembrerà ancora più vuota. Mi verrebbe da fare qualche raccomandazione ai genitori, ma resisterò alla tentazione perché sono convinto che le raccomandazioni non servono a nulla. Scriverò, invece, qualche pensiero per riflettere, in modo che poi possiate trarre con più consapevolezza e responsabilità le vostre conclusioni e le vostre decisioni. Perché inserire un figlio nella vita della fede attraverso il Battesimo e la Comunione, che per lui avete chiesto, e poi impedirgli di vivere quella fede, perché non gliene date l’opportunità e perché non lo si aiuta a capire quello che ha ricevuto? Vale la pena far festa in queste occasioni se poi in pratica non si permette che lasciano traccia nella vita? Non intendo generalizzare o colpevolizzare chiunque: probabilmente non ci si pensa… Provate a pensarci! (dd)

Domenica 20 settembre Cari parrocchiani, Viviamo in una comunità che ha due esigenze: la parte civile e quella religiosa che fanno capo alla responsabilità di alcune persone con relativi

collaboratori: sindaco e consiglieri, parroco e consiglio pastorale ed economico. Da noi penso che tutto questo sia fatto in entrambi i casi con genuino spirito di servizio. Queste due realtà che hanno campi di azione ben distinti, ma quando a volte il bene comune le tocca entrambe, queste due realtà sanno collaborare e venirsi incontro senza tanti problemi. Dovrebbe essere così, non lo è dappertutto, ma da noi sì, ed e cosa molto buona. Così, da noi, è bello che in caso di qualche necessità ci sia sempre la persona che comincia a dare una mano spontaneamente, senza esigere ricompense, anzi facendolo con soddisfazione perché il sollievo e la gioia di chi era in difficoltà sono come la sua paga. È un aspetto profondamente umano e cristiano della nostra vita che dobbiamo sempre coltivare come qualcosa che la rende importante e preziosa. Purtroppo, ormai sempre più spesso, c’è gente che se non paghi in moneta sonante (pardon! quella “sonante” non basta a niente), non muove un dito. “Da noi” non sia mai così! (dd)

Domenica 27 settembre Cari parrocchiani, Ha fatto scalpore il caso Wolkswagen scoperto negli USA: un tentativo di imbro-

gliare i controlli delle emissioni nocive in alcune sue auto. È stato un grande siluro per la Germania, e per la Angela Merkel in particolare, che si permette di dettar legge e di insegnare a tutta l’Europa dall’alto della fama di popolo al di sopra di ogni sospetto, economicamente corretto, che si avvale di campagne pubblicitarie basate sulla fiducia e sulla verità! Personalmente ho avuto due reazioni. Da una parte mi è dispiaciuto perché sotto l’aspetto di attrezzatura tecnica e meccanica con un prodotto tedesco ti senti al sicuro: oggi questo mito è un po’ incrinato; dall’altra, lo confesso e mi vergogno un po’ (ma solo un po’!) ho provato una certa soddisfazione del tipo “mal comune mezzo gaudio”: finalmente si calmeranno nel disprezzare gli altri. Ma lasciamo perdere per chiederci: allora non ci si può fidare più proprio di nessuno nelle nostre relazioni con gli altri? La fiducia ha sempre la sua dose di rischio, ma senza fiducia sarebbe proprio triste vivere insieme. È un bel dono la fiducia: distribuiamolo abbondantemente perché a noi fa bene, nonostante qualche bidonata. Per quanto ci riguarda, meritiamocela la fiducia, mantenendo tutto quello che promettiamo, senza sotterfugi, onestamente. Sicuri!: la fiducia, alla fine paga, sempre. (dd)

Cari parrocchiani, Come di consuetudine, ogni anno si vedono riunite le valli ladine con le loro lingue e i loro costumi diversi, a Oies. Questo ritrovarsi, com’è avvenuto sabato scorso, pensiamo porti con sé qualcosa di bello e significativo: primo fra tutti il desiderio di mettere in comune quello che siamo. Il camminare insieme verso la meta, pregando con le parole della via Crucis, ci richiama il cammino della vita caratterizzato dalla fatica di imparare e di vivere insieme comprendendosi a vicenda. Nel breve percorso per arrivare al santuario abbiamo però anche ammirato la bellezza dei prati ancora verdi, degli alberi che iniziano a prendere colori autunnali, la maestosità delle cime ... Così è nella nostra esistenza: tra le difficoltà ci sono momenti e situazioni che arricchiscono e portano gioia al cuore, se sappiamo avere occhi per vederle e accoglierle. La fede, in questo

4 Ottobre - Pieve: l’annuale processione in occasione della “Madonna del Rosario”.


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Domenica 25 ottobre - Santa Cresima

I ragazzi che hanno ricevuto la cresima assieme al Vescovo e al parroco. Sono: Crepaz Omar, Costa Yuri, Faber Benedetta, Demattia Elena, Dorigo Chiara e Bandiera Giada.

caso ci aiuta, come dice Charles de Foucauld in una sua meditazione: “Avere veramente la fede, la fede che ispira tutte le azioni, questa fede nel soprannaturale che dappertutto ci fa vedere soltanto lui, che toglie al mondo la maschera e mostra Dio in tutte le cose, che fa scomparire ogni impossibilità … questa fede la quale ci fa vedere tutto sotto un’altra luce: gli uomini come immagine di Dio, che bisogna amare e venerare come ritratti del beneamato e ai quali bisogna fare tutto il bene possibile e le altre creature, come cose che devono tutte quante … aiutarci a procurarci il cielo”. (sdv)

Domenica 11 ottobre Cari parrocchiani, Si è aperto la scorsa settimana, nell’aula del Sinodo in Vaticano, il concistoro che vede riuniti i cardinali con papa Francesco, per riflettere sul tema della famiglia. Ai Cardinali si è rivolto con queste parole: “In questi giorni rifletteremo in particolare sulla famiglia, che è la cellula fondamentale della società umana. Fin dal principio il Creatore ha posto la sua bene-

dizione sull’uomo e sulla donna affinché fossero fecondi e si moltiplicassero sulla terra; e così la famiglia rappresenta nel mondo come il riflesso di Dio, Uno e Trino. La nostra riflessione avrà sempre presente la bellezza della famiglia e del matrimonio, la grandezza di questa realtà umana così semplice e insieme così ricca, fatta di gioie e speranze, di fatiche e sofferenze, come tutta la vita. Cercheremo di approfondire la teologia della famiglia e la pastorale che dobbiamo attuare nelle condizioni attuali. Facciamolo con profondità e senza cadere nella “casistica”, perché farebbe inevitabilmente abbassare il livello del nostro lavoro. La famiglia oggi è disprezzata, è maltrattata, e quello che ci è chiesto è di riconoscere quanto è bello, vero e buono formare una famiglia, essere famiglia oggi; quanto è indispensabile questo per la vita del mondo, per il futuro dell’umanità. Ci viene chiesto di mettere in evidenza il luminoso piano di Dio sulla famiglia e aiutare i coniugi a viverlo con gioia nella loro esistenza, accompagnandoli in tante difficoltà”. (dd)

Domenica 25 ottobre Cari parrocchiani, Oggi Giada, Yuri, Omar, Elena, Chiara e Benedetta ricevono la Cresima e concludono il cammino graduale che li ha preparati ad essere cristiani. Ora sono pronti e possono cominciare a vivere in modo consapevole e maturo quanto ha loro insegnato Gesù. Li accompagneremo, pregheremo per loro e cercheremo di aiutar-

I Cresimati con i “Kropya” che hanno animato la S. Messa.

li con il nostro esempio. Lo Spirito Santo, Dio assieme al Padre e al Figlio, che anche noi abbiamo ricevuto, pervade la persona donandole capacità particolari per amare, comprendere, scegliere ed essere profondamente libera. Inoltre mette in risalto qualche attitudine particolare in modo che ognuno possa svolgere un compito nella sua comunità: a ognuno un “carisma”. San Paolo ci insegna come possiamo capire se lo Spirito può agire nella nostra vita: basta verificare se ci sono i suoi frutti. Li enumera: amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sé. Da tener presente che lo Spirito Santo semina

buoni germogli di tutto questo, germogli che spetta a noi nutrire e far crescere portandoli a maturazione, altrimenti non succede nulla. Proviamo ad immaginare lo stato di questo “frutteto” che è la nostra vita: che aspetto ha? Di che cosa abbonda? Oppure risente di poca cura o di qualche tempesta? Le stagioni di Dio sono particolari e la possibilità di un buon raccolto è ancora nella nostre mani… se vogliamo. (dd)

Domenica 1 novembre Tutti i Santi Cari parrocchiani, In questa domenica celebriamo la solennità di tutti i Santi. Forse ci verrà subito in

1 Novembre - Preghiere, luci e fiori. I fodomi si ritrovano tutti assieme in occasione della festa di Tutti i Santi.


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mente qualche persona importante alla quale siamo devoti. La Chiesa, però non festeggia solo questi personaggi noti a tutti, ma anche la schiera innumerevole di coloro che sono passati sulla Terra vivendo in maniera buona la loro vita: infinita schiera di uomini, papà, mamme, consacrati, bambini, giovani, sacerdoti, che nella loro esistenza si sono spesi generosamente per gli altri, amando e perdonando. Questa festa vuole ricordarci che la santità non è un privilegio riservato a pochi, ma che tutti, ognuno nella propria situazione, è chiamato a vivere da “beato”. “Beati” dice il Vangelo di oggi, è quando non tutto ci va bene e fila liscio, o quando non facciamo fatica, ma quando decidiamo di riporre in Dio la nostra vita. Tutti sperimentiamo fragilità e incapacità a compiere il bene, ad accettare la sofferenza, a cercare la verità, ad essere onesti con noi stessi e con gli altri, a perdonare. Siamo spesso portati a cercare vie comode e facili per ottenere quello che desideriamo, ma se pensiamo che il Signore è vicino a noi in ogni istante, che lo meritiamo

o meno, tutto cambia. La felicità non dipende solo da noi: la beatitudine di cui il Signore ci parla diventa possibile se accettiamo serenamente, con l’aiuto di chi abbiamo accanto, quello che la vita ci presenta. (sdv)

Domenica 8 novembre Giornata del ringraziamento Cari parrocchiani,

Non so se la gratitudine e quindi l’esigenza di ringraziare siano un punto forte della nostra vita: qualcuno non lo fa volentieri perché in un certo senso si ammette di dipendere almeno in qualcosa dagli altri e noi istintivamente non vorremmo dipendere proprio da nessuno. Tra di noi comunque, se abbiamo recepito un minimo di educazione, lo facciamo. Sempre per non dipendere da nessuno la tendenza forte dell’uomo di oggi e quella di “farsi da solo” partendo, come si dice, dalla gavetta: “quello

che sono è frutto del mio impegno, della mia intelligenza, delle mie fatiche: me ne vanto e non devo ringraziare nessuno”: in sostanza, neppure Dio. Nelle nostre comunità facevamo due giornate del ringraziamento: la seconda penso che la lasceremo da parte perché come partecipazione è una misera cosa: allora meglio non fare nemmeno la mossa! A questa cerchiamo di dare vita rendendoci conto che la fonte del bene, del bello, del buono della nostra vita, oltre che dal nostro impegno viene sempre da qualcuno che resta spesso sullo sfondo per non farci sentire “dipendenti” ma amati. (dd)

Domenica 15 novembre

Cari parrocchiani, Ci meravigliamo tutti per la serenità di questi bei giorni autunnali che ci accorciano il no-

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stro lungo inverno. Il cielo sereno facilita la vita, permette di portare a termine lavori iniziati in ritardo, ci fa ammirare tutte le sfumature di una natura che si prepara al riposo invernale. “Sereno” è una bella parola quando la si applica al cielo, ma è ancora più bella quando la si dice di una persona (a meno che non l’adoperi chi è indagato per qualche malefatta, come troppo spesso si sente dire!). Vi auguro di essere sereni, sempre, perché la vostra vita procede nella normalità quotidiana, perché la salute vi sorregge, perché vi volete bene e perché la vostra coscienza vi rassicura che non avete voluto far del male a nessuno. Ma se ci fosse qualche falla nella nostra vita, non dimentichiamoci mai de essere nelle mani di Qualcuno a cui stiamo molto a cuore. Di lui diciamo che abita nei cieli (sereni!), ma non credeteci, è molto più vicino perché abita la nostra vita, se lo vogliamo. S. Teresa d’Avila diceva: “Nulla ti turbi, nulla ti spaventi. Tutto passa, solo Dio non cambia. La pazienza ottiene tut- to. Chi ha Dio non manca di nulla: solo Dio basta!” (dd)

Catechismo: inizio in salita Quando si è trattato di riprendere il catechismo, quest’anno ci siamo trovati in difficoltà perché ben quattro catechisti non erano più disponibili a continuare per vari motivi, ma – io credo – perché è diventato un compito difficile, pesante e senza soddisfazioni. “Il catechismo?!” direte. Si, il catechismo.S ostanzialmente interessa poco i ragazzi e di conseguenza il desiderio di partecipare e l’attenzione diventano difficili con le relative spiacevoli conseguenze nel comportamento. Ho pensato di chiedere aiuto ai genitori perché non sapevo cosa fare.

l’inContro Ci siamo trovati insieme lunedì 19 ottobre. Prima di cominciare a confrontare le nostre idee, mi è sembrato importante precisare l’argomento dell’incontro: la nostra fede che deve essere importante per la nostra vita, al-

trimenti non serve. Essere cristiani non vuol dire un generico “credere in Qualcuno”, ma in un Dio che ha una fisionomia ben precisa, quella che Gesù ci ha presentato. Ci siamo chiesti come mai oggi la fede cristiana è così poco conosciuta e quindi poco vissuta. Abbiamo concluso che forse uno dei motivi sta nel fatto che un tempo la comunità era guidata da chi ne aveva la responsabilità e i parrocchiani seguivano docilmente le indicazioni che venivano date come ci si lascia trasportare da un treno che ha chi lo conduce e i passeggeri possono pensare ad altro. Oggi ognuno guida la sua vita come ritiene più opportuno con la libertà che abbiamo acquisito: non si va più su rotaia, ma su gomma, verrebbe da dire. Sicuramente meglio, ma ognuno deve saper guidare la sua vita, anche sotto l’aspetto

della fede: a questo probabilmente non siamo preparati. Se si conosce poco non si apprezza e quindi non si investe né tempo né altro, finendo con lasciar tutto da parte. Di solito tutto ciò non è frutto di scelte consapevolmente volute: la vita diversa, a volte frenetica, gli impegni ecc. ti portano inconsapevolmente in questa direzione. Fin qui la riflessione proposta. Abbiamo affrontato quindi l’aspetto pratico del problema. Sono intervenuti vari genitori e un po’ alla volta si è fatta strada l’idea che, alla fine, molto dipende dalla famiglia con la quale è necessario collaborare più concretamente. la ConClUsione Come, in pratica, la famiglia può cominciare a educare alla fede? La cosa più semplice e più efficace è la preghiera in famiglia. Direte

che è una fissazione del parroco. Se volete posso proporvi qualcosa di più impegnativo e difficile, ma dopo ci sarà la scusa che è troppo impegnativo e difficile! Qui, invece, scuse non ce ne sono se non il rifiuto del minimo indispensabile. Ritengo che la preghiera quotidiana in famiglia sia indispensabile per la vita cristiana e sono convinto che vale tanto quanto il catechismo: se non c’è, il catechismo non serve a nulla, come l’esperienza ampiamente dimostra. Le altre occasioni: ogni domenica sapete che la comunità si incontra per la santa messa; ogni quindici giorni vi daremo la possibilità del catechismo e, a tempo debito, la preparazione alla confessione, comunione e cresima. Non ci saranno controlli, non ci saranno ricatti (…chi non partecipa allora niente Comunione…): tutto sarà affidato alla coscienza e alla responsabilità dei genitori perché non ci sono altri che lo possano fare al loro posto.


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Una festa, ma soprattutto un’occasione per gli anziani di stare in compagnia dei propri parenti. Questo l’obiettivo della giornata che da qualche anno gli operatori della casa di riposo Villa S.Giuseppe, aiutati sempre da tanti volontari, organizzano sul finire dell’estate presso la sala “Taulac”. Anche questa volta all’invito hanno risposto in molti, soprattutto i familiari degli ospiti della struttura che hanno così potuto passare con loro alcune ore in allegria, con musica ed un ottimo pranzo. La massiccia adesione è stata ovviamente motivo di soddisfazione per gli organizzatori. “È stato bel-

Anziani in festa con i famigliari lo vedere tanta gente, tanta partecipazione per questo momento di festa. C’era un’aria di tranquillità” – commenta Mara Case, direttrice di Villa S. Giuseppe. “Occasioni come queste – gli fa eco l’animatrice professionale Gloria Micheluzzi – sono di fondamentale importanza. Le famiglie per noi sono un grande aiuto; sono l’anello fondamentale perché il progetto di cura dei nostri anziani vada a buon fine”.

Alla festa hanno preso parte anche alcuni ospiti del centro “La Spona” di Pederoa in Val Badia, che da alcuni anni ha avviato un gemellaggio con la casa di riposo fodoma. “La Spona” è un laboratorio protetto di tessitura per ragazzi diversamente abili. Una presenza importante quella di questi ragazzi alla festa al “Taulac” che garantisce il contatto fra struttura e territorio e di scambio intergenerazionale, oltre

che lavorativo. Il laboratorio infatti si occupa, tra l’altro, anche di confezionare tappeti con i “cordoni” realizzati dagli anziani di Villa S.Giuseppe. All’incontro hanno preso parte anche il medico di base Pietro Demattia ed il maresciallo dei carabinieri comandante della caserma di Arabba Tiziano Turra, oltre ovviamente ai tanti preziosi volontari. Al termine della festa sotto gli occhi vigili, è proprio il caso di dirlo, della guardia comunale Giancarlo Pellegrini, si è svolta la lotteria che ogni anno viene organizzata per finanziare alcune attività di Villa S. Giuseppe. (SoLo)

Alcuni momenti della festa degli anziani al Taulac.

Consiglio Pastorale Parrocchiale Verbale della seduta del 20 settembre 2015 Presenti: don Dario Fontana, Crepaz Andrea, Dalla Valle Giovannina, Marchione Isabella, Martini Elisa, Masarei Mauro, Nagler Oscar, Palla Stefano, Pellegrini Lorenzo, Pellegrini Adalberto, Roilo Erica, Santi suor Flavia Assenti giustificati: Detomaso Diego, Grones Roberto, Lezuo Cecilia, Vallazza Lorenzo Ordine del giorno 1. Approfondimento della Evangelii gaudium: se c’è qualche altra osservazione da fare ai numeri 69 – 70; quindi vi invito a riflettere dal n. 76 al n. 86 (con particolare attenzione i numeri 81, 82 e 83) 2. Ripresa del catechismo 3. La celebrazione della Cresima 4. Le varie feste fin dopo Natale 5. Il Giubileo della Misericordia 6. Varie ed eventuali La seduta si apre con la recita della “Preghiera per l’inizio di una riunione pastorale”. Don Dario chiede ai consiglieri se ci sono osservazioni in merito al verbale della seduta del 22 febbraio 2015. Interviene in merito Oscar Nagler, spiegando l’esito dell’incontro con l’organizzazione della gara di corsa in salita “Vertical Col di Lana”, chiesto a suo tempo da don Dario per ottenere lo

spostamento della data, in maniera tale da non rendere concomitante l’evento con la festa del Santo Patrono San Giacomo Maggiore. Oscar comunica che gli organizzatori hanno manifestato la loro disponibilità, con l’anno 2016, allo spostamento delle date sia per la gara degli adulti che per quella dei bambini. Non vi sono altre osservazioni e quindi il verbale viene approvato all’unanimità. 1. Approfondimento della Evangelii gaudium (Si sono approfonditi, come da ordine del giorno, i punti suelencati del documento del Papa, anche come formazione del Consiglio Parrocchiale. Per brevità, viene tralasciata questa parte del verbale). 2. Ripresa del catechismo Suor Flavia comunica che due mamme non hanno più dato la loro disponibilità a svolgere il servizio di catechiste per due motivi principali: il primo riguarda la difficoltà a coinvolgere i bambini, in quanto non ascoltano e si dimostrano poco interessati; il secondo è la mancanza di collaborazione da parte dei genitori, che a volte danno priorità ad altre attività. In particolare, si discute sul fatto che molte famiglie non portano i bambini alla S. Messa se non nel giorno della loro Prima Comunione. Si riflette sull’eventualità di

subordinare il sacramento della Prima Comunione ad un percorso di preparazione che coinvolga bambini e genitori. Don Dario esprime la propria preoccupazione al riguardo, dicendo che, a suo modo di vedere, il parroco non può condizionare i sacramenti alla partecipazione delle famiglie al catechismo e alla S. Messa, in quanto non porterebbe alcun vero risultato. Sarebbe invece importante che ogni persona si comporti in modo coerente con le proprie idee. 3. La celebrazione della Cresima Don Dario informa i presenti che la Cresima è stata fissata per il 25 ottobre 2015 ad Arabba e che si preoccupa lui di preparare i sei ragazzi. 4. Le varie feste fin dopo Natale - Rorate: don Dario propone di celebrarlo nello stesso periodo dell’anno scorso; - Sabato 2 gennaio 2016: concerto in chiesa del Coro Femminile Col di Lana e di due cori ospiti; 5. Il Giubileo della Misericordia Don Dario comunica di aver partecipato con suor Flavia all’annuale Convocazione diocesana nel pomeriggio di domenica 20 settembre, nel caso specifico caratterizzata anche dall’annuncio dell’Anno Santo. Nel corso dell’incontro con il Vescovo è emerso che, per quanto riguarda le iniziative legate al Giubileo della Misericordia, le parrocchie rice-

veranno di volta in volta indicazioni e proposte da parte della diocesi. 6. Varie ed eventuali Il parroco pone all’attenzione dei consiglieri la proposta del Papa di accogliere una famiglia di rifugiati all’interno di ciascuna comunità parrocchiale. Secondo il parere di don Dario, l’accoglienza di queste persone dovrebbe consistere nel fornire un aiuto concreto per inserirsi al meglio nella comunità, offrendo loro un alloggio a un prezzo abbordabile e un lavoro che permetta di vivere in autonomia con la giusta dignità. Interviene Andrea Crepaz con la proposta che il Consiglio Parrocchiale si attivi fin d’ora per aderire alla richiesta del Papa, mettendo in pratica, da cristiani, gli insegnamenti del Vangelo. Ne segue un dibattito abbastanza articolato, nell’ambito del quale Dalla Valle Giovannina esprime la propria opinione dicendo che dovrebbe essere compito dello Stato mettere a disposizione adeguate strutture e dare un’occupazione a queste famiglie disagiate. La proposta di Andrea viene comunque accolta e don Dario gli chiede di informarsi su tale possibilità. La seduta viene tolta alle ore 22.30. Il segretario sostituto Isabella Marchione


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Carissimi, Daye, 20/11/2015. Stiamo vivendo un tempo di attesa e di gioia. Ci prepariamo ad accogliere tra di noi il figlio di Dio nato dalla vergine Maria. Questo bambino nato in una situazione di povertà e di precarietà è stato inviato da Dio in modo miracoloso per portare a tutti gli uomini una nuova vita di pace di amore di perdono e di fratellanza. Noi missionari, in unione con tutti gli uomini di buona volontà, dedichiamo la nostra vita a far partecipi della gioia della fede e della salvezza, che il neonato bambino divino ci ha portato, tutte le persone che incontriamo in questi paesi di missione. Dopo molti anni di vita missionaria, fatta di annuncio della parola di Dio e di testimonianza della carità cristiana, stiamo ora raccogliedo quello che nei passati anni abbiamo seminato. Abbiamo numerose comunità cristiane in cui si possono vedere episodi di autentica fede cristiana. Anche qui il bambino Gesù è cresciuto e diventato adulto. Un bell’esempio di questo l’ho avuto alla celebrazione di un funerale di una nostra cristiana, madre di una numerosa famiglia. Alla fine del funerale un suo figlio, diventato maestro, affiliato ad una setta protestante, diede questa testimonianza: “Mia madre, fin da bambina diventata cristiana cattolica, pur vivendo in mezzo a comunità protestanti, che cotinuamente la esortavano ad aggregarsi a loro, è rimasta fedele alla sua religione fino al giorno della sua morte”. Essa poi spesso diceva: “non abbandonerò mai la chiesa cattolica che è la mia seconda madre

Dai nostri missionari dall’eiopia ci scrive Padre giuseppe detomaso

che mi nutre con il corpo e il sangue di Cristo”. Faceva più di una volta alla settimana diverse ore di cammino per recarsi alla piu vicina cappella per pregare assieme agli altri cristiani cattolici. Alla sua morte ha avuto la fortuna di avere un prete, che nonostante pioggia fango e ore di cammino, ha potuto recarsi sul posto e benedire feretro e la tomba. Dopo il funerale il figlio più giovane mi diceva: “padre, mia mamma no è più qui in casa con noi ma lì nel prato sotto un mucchio di terra”. “Tua mamma”, gli risposi “non è più lì ma in celo con Gesù. A queste parole il bimbo si rasserenò e cesso di piangere. Ecco un piccolo esempio di come la fede, portataci dal bambino Gesù, da un valore nuovo e una sicura speranza alla vita. Poi, durante la predica non mi sono potuto trattenere dal fare un commento su quello che avevo visto lungo il cammino. Uno dei più alti e grossi alberi di tutta la zona (cedro del Libano) era stato tagliato e giaceva sul terreno morto e suarciato. “Voi sidamo” dissi: “una volta ripettavate i grandi alberi, segni della presenza e forza di Dio. Sotto di essi vi radunavate per discutere i vostri problemi, per giudicare e pacificare. L’albero che avete tagliato, come la persona qui nella bara è morto. Forse an-

che Dio ne soffre e se in seguito continuerete a far strage di tutti gli alberi, non vi dara più la pioggia e il vostro paese che è un paradiso diventerà un deserto. In seguito udì che alle mie parole seguirono molti commenti. Così senza fare grandi prediche, ho cercato di presentare l’insegnamento che il papa ci ha dato con l’enciclica “Laudato si”. Tornando a casa, al lato del sentiero vedevo, immerse nel verde delle piante di banano, decine e decine di capanne con davanti tanti bambini che giocavano, mucche e capre che pascolavano, e mamme che nutrivano i loro piccoli e un pò più in là, seduti all’ombra di una pianta, uomini che tornati dal lavoro, commentavano gli avvenimenti del giorno. “Ecco”: dicevo tra me, il vero presepio, non c’è più bisogno che lo faccia in chiesa. Verso sera, dopo aver dato qualche imprecazione alla macchina, che a causa del fango si rifiutava di tenere la strada, arrivai a casa, cioè nella mia nuova missione di Daye, dove da due mesi mi trovo ormai in forma stabile, dopo aver consegnato la missione di Teticha ai padri capuccini. Assieme a p. Rodolfo 75 anni p. Paolo 69 anni p. Adriolo 80 anni, stiamo portando avanti il pastorale e sociale di que-

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sta nuova missione. Purtroppo anche se non siamo più giovani, lo spirito giovanile non ci manca. Fino a quando il Signore ci da un po’ di salute e forza continuiamo a lavorare per la diffusione del regno di Dio. Ci attende ancora l’apertura della nuova scuola media e della costruzione della nuova chiesa. Come faremo? Le casse della missione sono quasi vuote e ci vuole un miracolo o un temporale per riempirle. Non perdiamo la speranza perche abbiamo fatto più volte esperienza che quando i nostri sogni collimano con la volontà di DIO, sempre, anche se non si sa come, si realizzano. In questi ultimi mesi, abbiamo avuto con noi diversi volontari laici tra cui la fodoma Elisa Gabrielli e il collese Livio, nipote di p. Sisto Agostini. Più di tutto li ringrazio per la bella testimonianza di fratellanza cristiana che hanno dato e anche per l’aiuto concreto che le circostsnze hanno permesso loro di dare. Ringrazio in modo particolare l’associazione “medaglia miracolosa” che ha dato una prima offerta per la nuova chiesa, i giovani di fodom che hanno mandato un’offerta per il mini asilo di Bona, il gruppo “Insieme si può di Arabba”, la parrocchia di Pieve con don Dario, le donne del giovedì, la provicia di BZ e tutti i nostri benefattori che in questi anni ci hanno aiutato e ci hanno permesso di realizzare molte opere religiose e sociali. A Tutti un sincero “DIO VEL PAIE BEN”. AUGURO A TUTTI UN SANTO NATALE ED UN FEL ICE ANNO NUOVO. P. Giuseppe

Vi ricordate il gregge di Manuel? Ora ci aggiorna sull’andamento della sua fattoria.

La fattoria di Manuel Foppa sta diventando grande “Quest’anno ho comprato le mucche, le galline, le anatre, un maiale e le capre. Oggi ce le ho a Foppa in stalla che mangiano il buon fieno che ho tagliato quest’estate. Ho cinque capre, due anatre, dieci mucche e quattro galline. Questa sera vado a mungere e quel buon latte viene portato in latteria.

Finito di mungere è ora che mangio la cena. Il cane Aron è a casa che fa il poltrone. Però di pomeriggio lavora come un matto. La mia mamma ogni tanto mi aiuta perché da solo è un po’ impossibile. Ciao, è finita qua la mia storia. Manuel


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E

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tiopia, Sidamo, Teticha. Paese verde e rigoglioso a 2700 m s.l.m, ben diverso dall’idea dell’Africa rossa e calda. Qui ho trascorso il mese di luglio, un mese lungo ma ricco di emozioni, conoscenze, scoperte ed avventure. Mi sono ritrovata come catapultata in un mondo totalmente diverso dal nostro, non solo per il colore della pelle ma per la lingua incomprensibile, la cultura, le tradizioni, i modi di concepire e vedere la realtà che ci circonda. Da qualche anno desideravo andare a vedere dal vivo il lavoro di un missionario fodom e così, insieme alla mia compagna di viaggio, Gabriella De Dea, ho frequentato un corso al Centro missionario di Belluno – Feltre che ci ha condotto proprio lì, in Africa, da Padre (o meglio Abba) Giuseppe Detomaso. Siamo state accolte da mille sorrisi, applausi, abbracci calorosi e occhi stupiti di fronte a due donne laiche bianche (comunque ci chiamavano “sister”). I bambini erano curiosi di toccarci e sentire come potevano essere la pelle bianca, le lentiggini e i capelli lisci. I più piccoli piangevano disperati nel vedere queste “aliene” venute da chissà quale mondo, vestite bene, con scarpe, occhiali ed una macchina fotografica! Siamo state una grande attrazione per il paese e tutti gli occhi erano puntati su di noi, sul nostro comportamento, su dove andavamo e cosa compravamo. Eravamo le ricche, venute dall’Italia (un paradiso per loro) per aiutare. Molti ci chiedevano soldi e alcuni mi hanno scritto in inglese delle lettere per spiegarmi i loro problemi... erano però, lettere piene di bugie! Dopo un’iniziale amarezza ho capito che è un loro modo di agire per sopravvivere nella speranza di ottenere qualcosa e di avere una vita

Esperienza in missione

I bambini etiopici.

migliore. Prendono l’Occidente come modello da seguire e così, la prima cosa che comprano, con i pochi soldi messi da parte, è il cellulare. Cercano di imitarci, pensando così di essere migliori, senza rendersi conto che possiedono alcuni valori che noi non ricordiamo più come l’uso del tempo, l’ospitalità e la devozione. Ho visto donne gettarsi prone per terra e baciare il pavimento davanti all’immagine della Madonna, file interminabili di persone in attesa per la confessione e gente pronta a fare molti chilometri a piedi pur di partecipare a una messa (e non solo di domenica) magari della durata di 2 o 3 ore. Vi assicuro che non ci siamo mai annoiate durante queste celebrazioni religiose, pur non capendo nemmeno una parola! Resti ammaliato dai colori, dalla partecipazione numerosa e sentita di tutti, dalle offerte, dalle numerose preghiere e... dal ritmo. Infatti c’è sempre un coro, un gruppo misto di giovani vestiti con tuniche

colorate che accompagnano la messa con canti vivaci e gioiosi. Questi giovani non partecipano solo con la loro voce ma anche e soprattutto con il corpo e il cuore pienamente convinti di lodare e pregare il loro Signore. Il coro rappresenta per i giovani l’unico momento di aggregazione sociale, luogo di conoscenze ed amicizie. Al di fuori di ciò, ognuno vive e sta a casa propria nei “tukul”, capanne di fango e paglia che condividono con galline e mucche (i più fortunati). Le donne, spesso maltrattate e abusate, sono i veri pilastri della società sidamo allevando ciascuna 6-7 figli, bambini spesso mal nutriti e vestiti poco o con stracci (durante la stagione delle piogge le temperature sono abbastanza basse). Nonostante ciò, questi piccoli sono capaci di illuminarti la giornata contagiandoti con splendidi sorrisi. Giocano con poco o nulla e appena possono vengono nella missione a giocare a calcio. Abbiamo assistito a una partita di chirichetti, Teticha contro Fullasha, e vi assicuro che sembrava la finale del Torneo Agordino! Con la comunità abbiamo poi festeggiato capodanno e l’arrivo dell’anno nuovo, il 20081. 1

La comunità religiosa a Teticha.

Questa popolazione fa riferimento ad un altro calendario, quello giuliano, per cui tutti sanno che per il resto del mondo è il 2015

Qui la religione si mischia con cultura, tradizioni, riti pagani e sacrifici che ancor oggi sopravvivono.Il 25 luglio anche noi abbiamo fatto una piccola “Pesca” per i bambini venuti a messa: erano un centinaio e siamo impazzite a cercare dei premi per tutti i partecipanti che ci hanno allietato con alcuni canti in sidamo o in amarico. Molti ci hanno ospitato e offerto un po’ del loro cibo (dalla “wasa” alla “engera”, dal mango e le banane al famoso caffè sidamo). In questo mese abbiamo osservato e girato molto con padre Giuseppe che, con il suo entusiasmo, ci ha mostrato tutto ciò che ha costruito con i soldi racimolati qua e là. Questi Padri lavorano per dare vita a delle missioni che, quando sono ben avviate, vengono lasciate in eredità a dei preti locali. Ora padre Giuseppe si trova in una nuova missione, quella di Daye, dove servirebbero soldi per le scuole, il campo di calcio e soprattutto per una nuova chiesa. Gli ultimi giorni li abbiamo passati da Padre Sisto di Colle S. Lucia ad Addis Abeba, città sporca, trafficata, piena di povertà diversa da quella di Teticha ma con molti più comfort. Siamo tornate a casa contente dell’esperienza fatta ma soprattutto grate della nostra vita, di aver capito l’importanza di tutto ciò che abbiamo qui, di tutte quelle cose che diamo per scontate o di cui ci dimentichiamo di avere (dalla corrente elettrica all’acqua pulita e sana). Oltre a ciò, nel nostro bagaglio, abbiamo portato con noi ammirazione per la vita e la dedizione dei missionari/e e un’immensa riconoscenza verso i padri e le suore comboniane (specialmente padre Giuseppe e Sisto e le suore Conchita e Bertilla) che ci hanno trattato come figlie nel nostro percorso di conoscenza di un pezzo di Africa. MAGANO OHE (Diovelpaie) Elisa G. ma per loro è il 2008. Inoltre in questa zona dell’Etiopia il primo dell’anno è il 15 luglio, mentre per il resto del paese è il 12 settembre. Anche la lettura dell’ora è diversa: vengono usate le 12 ore e non le 24, partendo dall’alba (fino al tramonto) per cui le 6 del mattino sono le 0, le 7 sono l’1...e così via.


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Coro Parrocchiale “San Giacomo Maggiore”

In omnem terram - Cianton per Nost Signour Come già annunciato nel Bollettino precedente, dopo più di un secolo di storia il Coro parrocchiale “San Giacomo Maggiore” di Pieve di Livinallongo ha realizzato il suo primo CD con l’intento di voler conservare e trasmettere ai posteri un prezioso patrimonio culturale che ha segnato la vita e la tradizione religiosa e musicale della nostra gente e terra fodoma. La presentazione è avvenuta nella nostra chiesa decanale sabato 8 agosto 2015 a cura del direttore del coro Denni Dorigo e del prof. Attilio Costa di Caviola che hanno saputo creare un clima di devozione e di apprezzamento della musica sacra, dando il giusto valore al concerto e al prodotto realizzato.

La solennità dell’organo, suonato dall’abile Oscar Nagler e un breve discorso del parroco don Dario Fontana hanno aperto la serata, nel corso della quale il coro ha eseguito alcuni brani contenuti nel CD, riservando il canto finale del Magnificat alla direzione dello storico maestro Benigno Pellegrini. Abbiamo inoltre avuto il piacere di ascoltare le voci del soprano Anastasia Zambianco e dell’ensemble “I Kropya”: il gruppo vocale misto composto da una dozzina dei nostri giovani, costituitosi negli ultimi due anni. La presidente del Coro S. Giacomo ha fatto il suo intervento che di seguito vogliamo riportare.

Chiesa decanale di Pieve 8 agosto 2015 Solo un saluto e alcune riflessioni in qualità di attuale presidente del Coro parrocchiale S. Giacomo che ho la gioia e l’onore di rappresentare. Mpruma de dut voi ringrazié nost coro e duc chi che à tout pert davántvia, e n é sté na mascia nte debota 120 agn de ativité. Mi sonva ruada ntel coro del 1981 co l Benigno l ava tourné a l mëte mpe. Ilouta l eva tourné ite ence mia mere, Roja de Dorich, che l’eva stada ntel coro ai temp de la seconda viera co l eva Bepo Casper capocoro e l Fino da Digonera organist. A chi temp, per n recordé valgugn, l eva ite Luigi Finster, Rodolfo de la Goba, Cejare de Ján, Nino de Iochele, Severino Marin, Tone Piecia, Vigile e Jorc Cianciariei, Giujepe de Valerio, Checo Fráncia, la Bruna da la Posta, Irma Tacona, Viola Monia, la Paola, l Bepo e l Benigno de la Goba, Pia e Nëna Sciate, Lescio del Maestro, Felipo e Elvira Frati, la Picola Pirola, Ines Vica che bele l’ava bù sua mere - Albina Monia - brava ciantarina ntei agn 30, Pina e Madalëna Bortolate, la Irene da Davedin, Ana de Cherlo da Digonera, Angelina Sugola che propio ncuoi on compagné via n cortina e che l’à cianté con gran gusto e amour duta sua vita nta Davedin. N seguito n fossa tomé pro de autri: Nani da Daghè, Iaco Formai, Pino e Nani de Dorich, le autre sorele Viche, Ana Ioscia, Ana Mesc, Ana Saioca, la Paolina Giaiola, Maria da Col; dal 1953 nnavánt, col Benigno capocoro e Pio de Gidio organist: la Brigida, l Corado e l’Antonieta Jepoi, Lena Mora, le sorele Biertole, Fránzela Vica, Fránzela Megnola, la Gabriella

di chi ha dato esempio di valore e rettitudine è anche un modo per rinforzare il senso di appartenenza alla comunità, mantenendo vive le buone tradizioni. Ringraziamo la Parrocchia, il Comune, gli altri sponsor e tutti coloro che ci hanno soste-

nuto in questa iniziativa. Ringraziamo tutti voi che siete intervenuti così numerosi. Vi aspettiamo poi per un brindisi e una bella cantata insieme nella sala parrocchiale. Diovelpaie a duc e… Alleluia! Il Presidente Stella Palla

Anni di guerra 1942-43: direttore “Bepo Casper” – organista “l Fino da Digonera”.

Anni 60: direttore “Benigno Gòbo” – organista “Pio de Gidio”.

2013: diretore Denni Dorigo – organista Oscar Nagler.

Alcuni momenti della storia del coro

del Meneghel, Nani Gobo, Remo e Aldo Snaider, Pepi Giaiol, Angiolino da Sourarù, Gino e Lino Iacuc, Bepo Pëzol, Piere Ciufol, Maurizio Pirol, Siro Scot e mán mán tánc de autri ncora. Alcuni coristi e coriste che ho nominato fanno tuttora parte del coro e alcuni di noi hanno pure i figli e i nipoti che cantano insieme. Vedete infatti quanta bella gioventù è riuscito a coinvolgere il nostro giovane direttore Denni. Pure l’organista Oscar è molto giovane, ambito e conteso anche nelle vicine parrocchie. Questo è segno di vita e di speranza per un’associazione ed è uno stimolo ad andare avanti. Far parte di un coro è bello, dà gioia ed allegria, e se talvolta c’è qualche screzio viene superato dal gusto del cantare. E poi ricordiamoci che cantiamo a onor di Dio: “Cianton per nost Signour”, come ci ricorda la copertina del CD, e quindi bisogna per forza impegnarsi e volersi bene. Abbiamo voluto realizzare questo lavoro, coi nostri limiti, ma anche con una certa ambizione e anzitutto per conservare la memoria religiosa e storico-culturale del Coro da La Plié. Con gli anni cambiano tante cose e potrebbe succedere che tutto ciò possa finire, speriamo di no, e soprattutto speriamo eventualmente non per causa della guerra, come è avvenuto in precedenza. E se è vero che man mano ci si arricchisce di ciò che è stato, è anche vero che il tempo cancella e fa perdere valori e ricchezze che facevano parte della cultura del nostro paese. Per questo c’è bisogno di incidere tutto ciò che è possibile, per coloro che ci seguono a ruota. Mantenere viva la memoria


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Parrocchia di Colle

Benvenuto don Gianpietro Insediamento a Colle di Padre Gianpietro

Chi è P. Gianpietro Pellegrini?

P. Gianpietro nel momento del suo arrivo in piazza.

Nato a Crepaz di Livinallongo l’8 maggio 1955 da Pellegrini Pino “de Dorich” e Dorigo Marianna “de Gidio”, P. Gianpietro Pellegrini iniziò il suo percorso scolastico nella canonica di S. Giovanni. Dopo aver frequentato le scuole medie a Roma fece ritorno a Belluno dove frequentò il seminario fino al secondo anno di teologia. Deciso a diventare missionario comboniano, portò avanti il suo noviziato a Venegono Superiore in provincia di Varese e concluse gli ultimi tre anni di teologia a Innsbruck. Dopo essere stato ordinato missionario a Pieve di Livinallongo il 29 ottobre 1983, P. Gianpietro visse 4 anni in un piccolo seminario in provincia di Foggia. L’essere venuto a contatto col carattere maggiormente aperto, caloroso e gioviale della gente del sud Italia gli si rivelò particolarmente utile per le sue successive esperienze di missione maturate dal 1987 al 2011 prima in Perù, nelle missioni di Huánuco e Cerro de Pasco, e poi in Cile nella pastorale vocazionale di Santiago e nella missione di Baños. Negli ultimi anni, dal 2011 al 2015, P. Pellegrini è stato di servizio a Bressanone presso la “Comboni Missionari Milland”, locale sede comboniana dove aveva il compito di assistere i missionari più anziani e anche l’incarico di organizzare le giornate missionarie nelle diverse parrocchie altoatesine.

Archi, fiori di lingua, e in spagnolo, lingua carta, tanti bambini, appresa nel corso dei lunghi donne vestite col periodi passati in Perù come missionario. Dopo aver rincostume tradizionale e molgraziato mons. te persone arrivate a Colle Del Favero per aver asdai paesi limitrofi: questi sistito la comunità dopo la sono solo alcuni tasselli che dipartita di Don Sergio, P. hanno reso bella e particoGianpietro ha incentrato la lare la prima messa a Colle predica su una frase spadel missionario comboniano gnola molto carica di signiFodom P. Gianpietro Pelleficato: “El camino se hace al grini. andar” - il cammino si coDomenica 8 novembre struisca man mano. Il caml’intera comunità si era riunita già a partire dalle ore 9 L’arco che è stato preparato mino di una comunità non nella piazza del paese e Pa- per accogliere il nuovo “pa- è infatti preconfezionato ma store”. è qualcosa che va costruito dre Gianpietro è arrivato tra la gente in punta di piedi, con la sua sem- giorno per giorno dall’interazione fattiva e collaborativa tra la medesima, il suo pastoplicità e un gran sorriso. Dopo essere stato accolto da una poesia re e gli avvenimenti esterni; l’importante recitata in ladino e dai saluti del primo cit- è avere la fiducia e la volontà di costruire tadino Paolo Frena, tutti i presenti si sono assieme qualcosa di bello e positivo. Significativi i doni portati all’altare: asavviati in processione verso la chiesa dove Mons. Luigi Del Favero e il decano Dario sieme al pane e al vino non sono mancati

Barba Pino e meda Mariana, genitori di P. Gianpietro, seguono con attenzione la celebrazione.

Un momento della celebrazione. Da sx: Mons. Luigi Del Favero, Padre Gianpietro Pellegrini e don Dario Fontana.

Fontana aspettavano il nuovo parroco per accoglierlo. Durante la bella messa cantata dal coro non sono mancati i momenti di commozione, soprattutto da parte dei genitori Pino e Marianna e di tutta la gente che lo conosce e gli vuole bene. Una celebrazione particolare, dove nel corso della predica non sono mancate delle brevi citazioni in ladino fodom, sua madre-

un cesto di prodotti tipici, le chiavi della chiesa, una candela decorata e un bel fiore per la madre del missionario, per ringraziarla di aver donato un nuovo pastore alla nostra comunità. Finita la celebrazione la festa è proseguita nella ex scuole elementari, dove la popolazione ha potuto conoscere meglio P. Gianpietro. Al nostro nuovo parroco l’augurio che possa trovarsi bene tra di noi e che possiamo reciprocamente costruire un bel rapporto di amicizia e fiducia. (Giulia Tasser)


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A Pellegrini p. Gianpietro, Missionario Comboniano, che ven sentà ite preve de Col l’8.11.2015 #1. Da canche don Sergio l’é muot in pressa, no savane pì chi che fosse vignù a ne dì messa. Sion stai in lonch calche nuova a spetà, ma per en bon toch nia no n’é ruà.

ajà che n’avé fata tanta de fadia, sulle Ande, a Cerro del Pasco, a stà, ulà che no n’é de zerto dut regalà! #8. E po sié nasù anter i bacagn, e tanc de campesinos avé cugnesù ente sti agn, e i indios, che ente le miniere a bù da giavà, jent che per vive a tant da laurà!

#2. E po se vede che noste oraziogn i é prèst ruade a destinazion! Evelo mo caso, che con chel che l’a dà nost pais senza preve l’avese bu da restà? #3. Ma chi aveselo mai pudù crede ….. davero na nuova avane da n vede!! Incandenò dut s’à comedà! E padre Gianpietro Pellegrini encuoi l’e ruà! #4. Torna debota a cesa en missionario, che de sigur l’à fat el suo calvario, ente le missiogn ulà che l’è stà in America del sud, de cà e de là! #5. Ente n bel dì da d’auton, tan pien de sol, che en meo comanda’no se l pol, nosta jent gran festa la ve fà per voi, nuof preve che ne sié stat mandà. #6. Padre Gianpietro, saon che no ve fas paora stà sa mont, che de pì aute quote n’avé bele arjont, parceche cotant in su avè bù da stà sora i 4.000 metri el Vangelo a predicà.

#9. Saon che no v’avé tirà indarè a fa del ben, per duta la jent che ava debujegn. Per malai, vege e mari v’avé dat da fà, per scolari, tojac e per duc chi che avé incotrà. 10. Per dut chel che avé fat ve ringrazion, e per Col saon che sié na benedision. Dificoltà incia chilò no le manciarà, ma sun nost bel Col e con nosta jent ve auguron de ben stà. 11. Parceche con voi saon bele che en frego se cugneson, incia che l’é el prim viaz che ve vedon. Ve préon deidéne, con vosta sperienza de mission, a ciatà cà ce che per ogni un de noiauter l’é meo fa. 12. Deidéne, con l’aiuto del Signor, a frontà el bon e el trist, dut chel che ocor, e per nosta comunità da Col a se da da fà, a vive da cristiagn, in pas e con bontà.

#7. El fret e la nef gnanca no ve cruzìa,

P.A.

La comunità di Colle ringrazia

Arrivederci Don Sergio Lo scorso 31 agosto Don Sergio Pellizzari ha celebrato la sua ultima messa a Colle. La notizia che quella sarebbe stata l’ultima funzione officiata è arrivata al termine della celebrazione e ha lasciato sgomenti tutti i presenti, soprattutto perché avendo il mese precedente ricordato i 50 anni di sacerdozio la comunità di Colle stava già pensando di organizzargli una festa per la fine settembre. Arrivato a Colle nell’autunno del 2008, per sette anni ha retto le sorti delle parrocchie di Colle,

Selva e S. Fosca. Da sempre aveva manifestato il desiderio, una volta pensionato, di dedicarsi alla cura dei malati e delle persone meno fortunate; ora infatti il suo ministero procede come cappellano dell’ospedale S. Martino di Belluno. Don Sergio, sebbene non vi sia stato il tempo materiale e nemmeno la possibilità di farlo personalmente, da queste pagine la comunità di Colle desidera ringraziarla vivamente di quanto ha fatto in questi anni. Ci ricorderemo di lei nelle preghiere e speria-

mo vivamente che lei faccia altrettanto. Le auguriamo tante soddisfazioni per questo suo nuovo incarico e sebbene ora si stia avvicinando l’inverno, almeno

lei non dovrà aver paura della neve quest’anno! Grazie mille Don Sergio... chissà che non capiti di incontrarci in quel di Belluno! La comunità di Colle

Grazie Don Luigi! Non deve essere stato semplice partire da Belluno e prendersi l’incarico di seguire per due mesi tre parrocchie distanti ben 60 km! Di questo la comunità di Colle vuole ringraziarla, don Luigi, ringraziarla di esserci sempre stato non solo nei fine settimana ma anche per le messe

infrasettimanali e per altre esigenze che di settimana in settimana si presentavano inaspettate. Grazie di averci accompagnati in questo periodo di transizione;sicuramente ci ricorderemo di Lei nelle nostre preghiere. Tanto ha lasciato nei nostri cuori; speriamo che anche lei si ricordi di noi nelle sue preghiere. La comunità di Colle

Don Sergio Pellizzari in occasione della processione del Sacro Cuore 2015.

Mons. Luigi Del Favero (a destra) assieme al decano don Dario Fontana il giorno dell’insediamento di Padre Gianpietro Pellegrini.


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Dal Corpus Domini a Tutti i Santi

Giornata Missionaria 2015 Alcuni dei doni che sono stati portati all’altare durante l’offertorio.

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ome ogni anno anche quest’anno i mesi appena trascorsi sono stati ricchi di festività religiose. Il Corpus Domini, il Sacro Cuore di Gesù, Maria Assunta, la domenica della beata Vergine del Rosario e le festività di tutti i Santi sono state celebrate ognuna con i propri riti consueti: processioni, le statue e i gonfaloni, i costumi e, elemento più importante, la fede. Vi lasciamo qui qualche impressione fotografica delle

festività trascorse, mentre ormai ci si appresta già a pensare a S. Lucia e alle festività natalizie che verranno da qui a poche settimane. Tutto sembra ogni anno semplice ed automatico, ma in realtà tante sono le persone che hanno dato e danno la loro disponibilità per la buona riuscita delle processioni; a queste va il nostro più sentito ringraziamento e la speranza che continuino a collaborare. Naturalmente una comunità in cammino è composta da tanti piccoli tasselli...che non sono necessariamente statici ma pure intercambiabili; chi volesse dare in futuro il proprio contributo non deve aver paura, anzi, è ben accetto!

Domenica 18 ottobre nel corso della S. Messa anche la piccola comunità di Colle ha ricordato la 89a Giornata Missionaria. La celebrazione ha visto la presenza di alcune classi del catechismo: i ragazzi di seconda e terza media hanno animato rispettivamente l’offertorio e la preghiera dei fedeli, mentre il Padre Nostro è stato recitato dai bambini di prima elementare che per l’occasione si erano riuniti con Don Matteo attorno all’altare. Particolarmente significativi i doni che erano stati portati all’altare: il pane come simbolo di nutrimento e condivisione fraterna, il vino come simbolo della trasformazione e maturazione che può avvenire in ognuno di noi, il mappamondo come simbolo della diffu-

sione della parola di Dio in tutti i continenti, due cuori in legno illuminati da due candele, simbolo di amore generoso e il libro delle lettere che San Giuseppe Freinademetz inviava alla famiglia dalla sua missione in Cina come emblema della missione portata avanti con fede anche nelle avversità e nelle prove. Alla fine della celebrazione, Don Matteo ha informato la popolazione relativamente alla ripartizione dei 4000 euro ricavati dal Mercatino Missionario 2015: € 2000 per la missione in Etiopia di P. Sisto Agostini, € 1000 per l’ospedale pediatrico di Betlemme, € 500 per il progetto “Dream” della Comunità di S. Egidio e ulteriori € 500 per la mensa dei poveri di Mussoi

Oltre agli ormai canonici soldi devoluti alla missione in Etiopia di P. Sisto Agostini, vediamo quali sono gli altri progetti che il Mercatino Missionario di Colle ha sostenuto nell’anno corrente. Per quanto riguarda i 1000 euro destinati all’ospedale pediatrico di Betlemme, sarà cura di don Gabriele Bernardi farli avere in loco tramite una suora che partirà nelle prossime settimane. Posta alla periferia della città, la struttura viene mantenuta dai gruppi Charitas di Italia, Svizzera e Germania. Con 200 dipendenti essa è attrezzata con il servizio di day hospital, con innumerevoli posti letto (di cui 80 riservati a bambini prematuri) e con una scuola dell’in-

fanzia. Per quanto riguarda il progetto “Dream” della Comunità di S. Egidio, esso si prefigge una campagna di prevenzione e sensibilizzazione nei confronti della diffusione dell’HIV. Con i 500 euro destinati al progetto si potrà pagare la terapia che consentirà ad un bambino con madre sieropositiva di nascere sano. La somma verrà affidata alla dott. Coin, che da anni ormai frequenta il nostro paese. I soldi che verranno invece destinati alla mensa dei poveri di Mussoi saranno utili per aiutare le famiglie che hanno difficoltà ad arrivare a fine mese e per il sostegno al banco alimentare.

(Giulia Tasser)

(Giulia Tasser)

La Madona de agosto 2015 Come ogni an da la Madona de agosto del 2015 é stada fata la prozesion con el “giro a la costa”, per impetrà bon temp sun prai e cemp e sun duc i laor de l’istà. Sto an de zerto no l’è mancé el bon temp! E duc à pudù se fa via suoi laor e incia i siori è stai tan contenc. E bogna dì che el bon el dura encora! En an davero bon!

Le tose injignade per portà in prozesion la Madona

(Giulia Tasser)


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Pellegrinaggio a Oies de la jent de le vai Ladine

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4°corso di catechismo

Via Crucis a Oies de la jent ladina.

Col in festa 2015 Venerdì 21 e sabato 22 agosto a Colle si è respirata aria di festa. Come ormai da tradizione infatti, anche quest’anno le associazioni del paese e i volontari hanno organizzato “Col in Festa”. La festa è iniziata il venerdì sera con la musica di DJ Mayo, con tanti giochi organizzati per i più piccoli e tante specialità gastronomiche; il “clou” dei festeggiamenti si è però avuto solo il sabato. Già dal primo mattino infatti la Croce Bianca, il Soccorso Alpino, i Pompieri, le Regole e i Cacciatori hanno iniziato ad allestire i loro stand, mentre la Proloco, gli Scizeri e la Union dei Ladign da Col ini-

Venerdì 7 agosto con i bambini del 4°corso di catechismo siamo andati a S. Antonio di Forada. Bambini sempre disponibili ed entusiasti ad ogni proposta, non solo durante l’anno catechistico ma an-

che durante l’estate ci siamo trovati per trascorrere una giornata in compagnia ma anche di preghiera per il creato e reso lode e riconoscenza al Creatore con alcuni canti. Raffaella e Giuliana

El 30 de agosto:

40 agn de la U.L.D.A

ziavano a scaldare le piastre e i fornelli per poter soddisfare anche i palati più esigenti. Lungo il centro storico la “Cesa de Jan” è rimasta aperta tutto il giorno alle visite e diversi erano gli artisti presenti lungo la strada che sale verso la chiesa: Antonio con le sue particolari creazioni realizzate col legno, Paola e i suoi dipinti, Lucia e le sue particolari acconciature fiorite, Lorenzo e Beniamino coi loro “codar”.. un tripudio di colori e materiali! Intanto in piazza la festa sotto il tendone procedeva al meglio; alle tre del pomeriggio una trentina di bambini sono stati impegnati in una particolare caccia al tesoro che li ha visti correre in ogni angolo del paese alla ricerca della parola magica “Fursil” e alle 16.30 è stata la volta della “Banda da Fodom”. Per concludere la giornata, la serata è stata accompagnata prima dalla musica degli “Armonauz” Cortina, o au ddi Co t a, successivamente success a e te da quella dei “Tirataie”. Vi proponiamo qualche scatto fotografico della giornata, con la speranza di ritrovarci tutti insieme per l’edizione 2016...al prossimo anno! (Giulia Tasser)

Na sciapada de jent da Col vistida a la paesana darè la sfilata, in zercia de ombria!!!

S’eva quasi de trenta da Col, duc vistìi a la paesana, ” el de agosto 2015 a la sfilata in Ampezo e al “Concerto de ra Bandes” in Largo Poste. Na gran bela festa con pì de 500 sonador che a sonà duca una. E po, in ocasion dei 40 agn de la U.L.D.A. (Union di Ladis de Anpezo) sion incia stai invidai a a continuà la festa con na gran marenduola, mesica e alegria con duc chi auter ladign vignui da Gardena, Fassa e Badia. A destra: El gonfalon de la “Union dei Ladign da Col” sventolea sora na piaza de


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L’Istituto culturale ladino “Cesa de Jan” compie 10 anni

Sabato 3 ottobre l’Istituto culturale ladino Cesa de Jan ha ricordato con una bella festa i suoi primi 10 anni di attività. Inaugurata nel lontano 20 febbraio 2005 in una fredda e umida giornata invernale, nel

corso degli anni la struttura è diventata un simbolo e un punto di riferimento per il mondo culturale dei tre comuni ladini di Colle, Cortina d’Ampezzo e Livinallongo del Col di Lana. L’Istituto ha infatti costruito negli anni una solida rete di collaborazioni che gli ha permesso di effettuare ricerche nell’ambito linguistico, culinario, toponomastico, documentario, degli usi e dei costumi. Partendo dai sei libri realizzati per i bambini passando per i cinque della collana “Ladins da Souramont” curata dalla dott. Luciana Palla fino ad arrivare ai 5 “cuaderni” che riguardano la linguistica, la cucina e gli abiti tradizionali e a pubblicazioni come il “Sciatul ampezan” o il dizionario fodom di Sergio Masarei, ogni appassionato ha potuto trovare negli

anni in queste e altre pubblicazioni qualche spunto per approfondire la conoscenza dei nostri luoghi. Gli approfonditi studi di toponomastica hanno portato negli anni a realizzare delle tabelle bilingui per i centri abitati e per gli uffici comunali; sarà invece presentato prossimamente l’atlante toponomastico di Colle e Livinallongo. Oltre a queste attività importanti l’Istituto ha da sempre collaborato con altri enti per realizzare particolari iniziative per la valorizzazione del territorio; basti pensare al concorso “Mendranze n Poejia” o alla gestione del Castello di Andraz in collaborazione col Comune di Livinallongo, alla valorizzazione del percorso storico – culturale legato alle miniere del Fursil in collaborazione con la Proloco di Colle o all’informatizzazione dei 14 libri canonici della Parrocchia di Colle con annesse pergamene. Tutto questo è stato ricordato di fronte alla popolazione e alle autorità presenti nella giornata di sabato 3 ottobre. Dopo la S. Messa delle ore 9, i festeggiamenti si sono trasferiti in piazza, sotto il tendone riscaldato. Dopo i discorsi tenuti dalle autorità arrivate dalle tre province di Bolzano, Trento e Belluno, si è proceduti alla presentazione dei nuovi costumi della Banda da Fodome alla stipula della convenzione tra istituto comprensivo di Cortina, Istituto Ladino e Intendenza ladina di Bolzano che permetterà per l’anno scolastico corrente di

introdurre il ladino come strumento di insegnamento veicolare nelle scuole ampezzane. Un passo importante che arriva un anno dopo l’introduzione del ladino effettuata nelle scuole di Livinallongo. Sono seguiti la visita accompagnata alla Cesa de Jan e il pranzo sotto il tendone con il taglio di una particolare torta. Nel pomeriggio la Banda da Fodom e i due gruppi folk di Livinallongo e Rocca Pietore hanno intrattenuto musicalmente il pubblico e, verso sera,

la festa si è conclusa in allegria con le note dei “Die Verspielten”. Una festa davvero ben riuscita, dove hanno collaborato e lavorato assieme volontari provenienti da tutti e tre i comuni. L’augurio che facciamo all’Istitut è che continui a mantenere un forte attaccamento al territorio perché, se non ci fosse stato in questi 10 anni, avremmo probabilmente perso molto del nostro patrimonio culturale e della nostra identità. (Giulia Tasser)

ELEZIONI COLLE

In occasione della elezioni amministrative dello scorso 31 maggio, il piccolo paese di Colle ha votato per il rinnovo della nuova amministrazione comunale. Hanno votato 214 persone (54,04%) su 396 aventi diritto e, a livello percentuale, così si sono ripartiti i risultati tra le tre liste candidate: 61% “Auna per Col”, 23% “Zuita” e 16% “Forza Nuova”. Tali risultati hanno assegnato la vittoria a Paolo Frena, candidato sindaco della lista “Auna per Col”, e hanno dato una particolare ripartizione dei seggi tra le tre liste che vede entrare per la prima volta nel consiglio comunale un consigliere “foresto”. Si tratta di Luca Cogo, giovane impren-

ditore trevigiano a capo della lista “Forza Nuova” che, grazie ai 32 voti ricevuti dalla sua lista, fa ora parte della squadra dei consiglieri che guideranno il paese per i prossimi 5 anni. Oltre al seggio dato a “Forza Nuova”, così sono stati ripartiti gli altri 9 posti da consigliere: 7 per la lista “Auna per Col” e 2 per la lista “Zuita”. Oltre che dal sindaco, l’attuale giunta è composta dagli assessori Carlo Agostini e Maurizio Troi. Agostini, oltre che essere vicesindaco, si occuperà di bilancio, cultura, istruzione, rapporti con le Regole e col volontariato; Troi invece si occuperà di turismo, urbanistica, artigianato e commercio. Le altre competenze (lavori pubblici, personale, sanità, sociale, agricoltura e rapporti con l’Alto Adige) saranno invece in capo al sindaco. A questa nuova squadra auguriamo buon lavoro, soprattutto in tempi dove amministrare il bene pubblico diventa cosa sempre più delicata. (Giulia Tasser)


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Onoriamo i nostri Caduti

F

orse l’occhio attento del visitatore della chiesa di Colle e del suo cimitero avrà notato qualche piccolo, ma essenziale e fondamentale, cambiamento nell’aspetto delle due grandi lapidi poste sulla facciata principale della chiesa stessa.

Da tempo i due monumenti davano segni evidenti del passare del tempo, i nomi sbiaditi, le muffe sui bordi delle lapidi, gli elementi in bronzo in condizioni non ottimali suggerivano un intervento sempre più necessario ed urgente per ridare nuova vitalità a queste opere realizzate a giusta memoria dei nostri cari scomparsi in guerra. Da tempo si cercavano i fondi necessari per fare questo lavoro di restauro; l’Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan, facendo sua questa esigenza, si è attivato e con la collaborazione e con il sostegno economico di privati interessati, Associazioni del paese, Parrocchia e Comune

ha portato a termine l’iniziativa. Dopo un lungo percorso burocratico, il 22 giugno 2015 sono stati avviati i lavori di restauro e in pochi giorni mani sapienti hanno completato l’opera. Il restauro è stato eseguito dalla ditta Costantini Antonio S.r.L. – Restauro conservativo di beni artisti e storici, il cui titolare, sig. Antonio Costantini, frequenta assiduamente Colle avendovi una propria abitazione. Proprio questo particolare attaccamento a Colle lo ha portato a prendere a cuore il progetto di restauro delle lapidi consentendo di eseguire un lavoro di alta qualità con costi assolutamente accessibili. La ditta incaricata ha dovuto necessariamente seguire le specifiche indicazioni della Soprintendenza prov-

En cor en pensier per stò bel Col En cor en pensier per stò bel Col Del lonch e del larch le semper compagn ma de zerto tante robe a cambié. Al vardà ades el vedon semper bel vert Tanta arba e arba encora con tante cese e tanc de fiori che el fa ancora dut pi bel. Ma con tante fadie sto pais el ven rencurà zerto con en laor che semper non ven compensà. Qua en ta Pien sora de noi le quater mas Che da le Ciarisare da le Masiere da Fosal e da la Crepa Almanco sto an el tem a didà en ten vede e no vede sta sent a laurà, gnanca da crede Ades pensave a sto mes de luio che le stà tant ciaut

vedendo a trattare il marmo di Carrara con prodotti efficaci nella eliminazione delle muffe e nella rimozione delle ampie macchie di colatura di ruggine. Tutte le lettere incise nel marmo sono state trattate in modo da eliminare il vecchio colore e, successivamente, sono state ridipinte con un colore nere, leggermente sfumato al grigio scuro. Le lapidi sono state poi trattate con prodotti idrorepellenti per mitigare l’assorbimento dell’acqua piovana. Il bronzo è stato pulito e sottoposto a trattamento protettivo a caldo. Un grande lavoro ma dovuto da parte della nostra comunità a questi nostri compaesani che hanno sacrificato la loro giovane vita per dare, comunque, un futuro a tutti noi. Moreno K.

Pian, 12 ottobre 2015

che le prest finì zerto en bel cemp de siala l’avese madurì. Proprio l’ultima stemana de luio su per sti mas de biei muge de siala se vedeva a spontà su. E pi inavant, dì per dì dut maduriva semper de pì ansoni tant de forment,orz, fava e sansoni cemp lonch da en mas a che l auter. De chi agn da sta sason tanc de laor l eva ancora da fà duc de didava per finì via finche la nef no ruava a corvìì via nciada Na roba che a noi vege e manciada el son dele ciampane conche le vea de na bela festa con na sciampanelada i fa prest a finì via e no te capise se lè na vea o en agonia. Per chest voi di à sti sovegn che i vobe ben a Col chi che se ne jui per en laor e coi pol i torna a Col a saludà

On da pree S. Luzia che l ne deide a j i inavant e se regordà el dit de en preve Fodom che da S. Luzia le vignù a predicà “Santa Luzia le na gran santa Santa Luzia le na santa le na santa che po velch” Marina Lezuo


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PER NON DIMENTICARE LE PROPRIE RADICI Una stirpe di Colle Santa Lucia

Interessante pubblicazione di Erich Barth sulla famiglia Dariz Sono arrivati da ogni parte dell’Italia e dall’estero. Parliamo della numerosa famiglia Dariz che nella giornata di sabato si è ritrovata a Bressanone alla presentazione della pubblicazione scritta da Erich Barth. Dopo una ricerca durata oltre trenta anni, sono riusciti a ricucire e ricostruire l’albero genealogico della famiglia, originaria dal paese di Colle Santa Lucia. Non è stato un lavoro facile ricollegare i diversi ceppi della famiglia sparsi in tutti i continenti. Un’opera interessante, che ripercorre vari momenti storici della stessa comunità bellunese. Ricorda vicende comuni nelle quali si sono riconosciuti i diversi intervenuti, compresi gli esterni alla famiglia stessa. Sono diversi i nuclei familiari dei Fodomi insediatisi in Bressanone nel corso dei secoli. Da sottolineare che da quel piccolo paese di 400 abitanti, in provincia di Belluno, sono immigrati in Bressanone alcuni personaggi, chiamati dall’allora Principe Vescovo della Diocesi ad amministrare i beni della Chiesa. Altre famiglie invece si sono qui stabilite in cerca di occupazione o per ragioni economiche. Tra queste ultime anche il ceppo dei Dariz. Va sottolineato il forte legame ancora oggi esistente tra quel territorio e la provincia di Bolzano ed in particolare con la nostra città. Con il riordino delle Diocesi dell’anno 1964, la Comunità dei Fodomi ha molto sofferto il distacco del territorio bellunese dalla Diocesi di Bressanone. Tra i

presenti all’incontro anche il sindaco di Colle Santa Lucia Paolo Frena, che ha ringraziato l’autore dell’opera per il grosso contributo e per l’interessante testimonianza storico-culturale, definendo il libro un prezioso strumento per l’intera comunità, che nel corso degli anni, come tanti territori di montagna, ha sofferto il dramma di una forte emigrazione. Si sono rallegrati in molti, primo fra tutti il ceppo Dariz dei Fink, ceppo al quale appartiene la quasi totalità dei Dariz brissinesi, provenienti dal borgo di Posaiz. Alle parole del sindaco si è associata l’assessora comunale Leitner Monika che nel suo saluto ha avuto espressioni di plauso nei riguardi dell’autore ed ha sottolineato il profondo significato della conoscenza delle proprie origini e del proprio passato, per vivere il presente e per costruire il proprio futuro. È seguito l’intervento del dott. Moreno Kerer, presidente dell’Istituto Culturale Ladino “Cesa de Jan”, tra i grandi sostenitori dell’opera e, la presentazione della pubblicazione da parte dell’autore Erich Barth e del signor Benno Dariz, il quale quest’ultimo, assieme al

fratello Leo, sono stati i curatori dell’incontro. In seguito i parenti ed amici si riunivano per un pranzo nella sala del Kolping e con una foto di gruppo nel “Herrengarten” è finita la festa. N.B. Giá di mattina presto, all’entrata in sala, si registrava un fitto afflusso per prenotarsi sia per il libro che per il pranzo. Alla presentazione poi sono intervenuti piú di 150 parenti ed interessati, fra i quali erano anche diversi che a loro volta sono impegnati alle ricerche delle loro famiglie. Si avvisa nuovamente un fiorire di una voglia di ricerche delle proprie origini. I piu lontani venivano da Monaco e Augsburg dalla

Lauree

Il giorno 13 luglio 2015 si sono laureate presso la “Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori” di Trieste Greta Chizzali e Beatrice Colcuc discutendo rispettivamente le tesi:“Il contatto linguistico tra Ladino e Tedesco dell’Alto Adige: dominanza e interferenze linguistiche in bambini bilingui” e “Il cambiamento lessicale-semantico nel Ladino di Colle Santa Lucia: differenze terminologiche gene-

Germania, da Vorarlberg e Vienna dall’Austria, da Zug e Losone dalla Svizzera, e dal Veneto e le Marche. I Dariz di California USA e di Sydney Australia non riuscivano a prendere il volo per l’Italia a cause del breve annuncio.

razionali nell’ambito della lavorazione del latte”. Auguri neo-dottoresse dalle vostre famiglie e da tutti gli amici!


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COMUNITÀ IN CAMMINO…

Battezzati

Alessandro Moretta, figlio di Irwin e Elena Sief nato il 17 marzo 2015 e battezzato il 20 settembre 2015.

Il 6 giugno 2015 Catia Sief e Paolo Agostini si sono uniti nel sacro vincolo del Matrimonio.

Nella pace del Signore

Vallazza Elio, nato l’11 febbraio 1933 e morto il 21 novembre del 2014 lascia la moglie Resi e le due figlie Romana e Marisa..

Dopo la cerimonia il gatto delle nevi ha portato via gli Sposi

Chissalè Roberto e Frena Carla uniti in matrimonio il 27 ottobre 1990 hanno festeggiato in Agordo con una sentita celebrazione eucaristica tenuta da Don Fabiano insieme ai figli Matteo e Daniele, parenti e amici.

Pezzei Paolino e Gabrielli Gigliola 10 novembre 1990. Masarei Enrico e Delmonogo Maria Grazia 27 ottobre 1990.

Bernardi Gisella nata a Colle S. Lucia il 6-2-1930 e deceduta a Travedona il 1-72015. Vedova di Bina Francesco ( Cechino ) madre di due figli.

Dariz Albert (Nazio) figlio di Angelo n. 03.06.1941 m. 03.10.2015 a Bressanone Lascia la figlia Claudia Dariz e nipotino Markus.

Chizzali Loreta, di 61 anni, da Villagrande deceduta a Belluno il 17 ottobre 2015.

In seguito a malattia, Donà Lidia Agostini (moglie di Aldo Agostini di Rucavà) è morta e sepolta ad Augsburg in Germania. Lascia il marito e i due figli Silvio e Anna con le rispettive famiglie.

Il giorno 17 ottobre noi coscritti dell’anno 1965, ci siamo trovati per passare insieme dei piacevoli momenti, proprio come ai vecchi tempi. Perché, diciamocelo pure, ormai anche noi abbiamo ognuno i nostri cinquant’anni! Dopo la celebrazione di ringraziamento per questo mezzo secolo di vita, la serata è proseguita con una cena tra di noi, occasione per ricordare le esperienze vissute insieme da giovani. Èstata una bella esperienza poterci ritrovare di nuovo tutti in occasione di un così importante traguardo come sono i cinquant’anni.


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storia e CUltUra

L’angolo dei ricordi di F. Deltedesco

LA FOTO CONOSCIUTA Scolari di San Giovanni- anno scolastico 1958-‘59 01- Crepaz Arturo-de JòrčCherz, 02- Crepaz Gilberto-del Picio-Cherz, 03- Crepaz Giov. Battista-Masarei, 04- Grones Antonio-Ioš-Crepaz, 05- Gabrielli Giuseppe-de Nazio Cuco, 06- Crepaz Giovanni-de Andrea del Picio, 07- Crepaz Anna-Masarei, 08- Ruaz Natale-del TinRenaz, 09- Crepaz Maria-FonjaCherz, 10- Crepaz Ivi-de Felìze del bàrba-Cherz, 11- Masareio Adriano-Tavân-Cherz, 12- Crepaz Francesco-de Andrea del PicioCherz, 13- Maestra Ottilia Sorarù di Varazze-Savona, 14- Gliera Augusto-Becolé-Renaz, 15- Crepaz Vito-Balòt-Fossal, 16- Crepaz Rita-de Tòne-Renaz, 17- Crepaz Elia-del Picio-Ruaz, 18- Masarei Renato-Tavân-Cherz, 19- Crepaz Rosa-del Picio-Ruaz, 20- Crepaz Marino-de Jòrč-Cherz, 21- Crepaz Felice-de Felìze-Cherz, 22- Delazer Guido-Frância-Cherz, 23Crepaz Paolina-del Fèver-Renaz, 24- Sief Antonietta-de Rodolfo de Rója-Crepaz.

LA FOTO SCONOSCIUTA

LA FOTO STORICA

L’ora d’aria in compagnia.

LA FOTO RICONOSCIUTA Si riferisce alla foto sconosciuta pubblicata sul n°2 – 2015 Da SX: Roncat Severina - Palla Marietta - Roncat Maddalena - Pezzei Anna - Roncat Severino con il figlioccio Palla Antonio e Roncat Cristiano con il figlioccio Palla Giorgio.

Direttore don Dario Fontana responsabile ai sensi di legge don Lorenzo Sperti Iscr. Tribunale di Belluno n. 4/82 Stampa Tipografia Piave Srl - Belluno

COORDINAMENTO Lorenzo Vallazza Per comunicare con la redazione e proporre i propri contributi (articoli, foto o altro materiale) Inviare una mail a: lenuovedelpais@gmail.com


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L

’estate era ormai un ricordo ed anche l’autunno aveva smorzato i colori nello svestirsi degli alberi, lasciando il posto ai primi fiocchi di neve. I lavori della campagna erano terminati, gli adulti andavano nei prati d’alta montagna con grandi slitte ritornando carichi di fieno che deponevano nel fienile sopra la stalla. Per noi bambini era festa, tornati da scuola mangiavamo in fretta ed ancora più velocemente svolgevamo i compiti per uscire a slittare, costruire igloo, castelli e combattere la guerra con palle di neve. Eravamo vestiti con maglioni in lana di pecora fatti a mano e pantaloni di drap, ai piedi portavamo gli stivali in gomma, spesso la neve vi entrava formando dei cuscinetti tra gambe e calzature, le mani, nelle manopole ormai fradice, diventavano paonazze dal freddo, ma noi sentivamo solo gioia, gioia pura! Quando la mamma ci chiamava per rientrare, era sempre troppo presto, cercavamo di mediare ancora qualche minuto, ma su questo era irremovibile. Dopo una gratificante e frugale merenda con pane, caffè d’orzo e latte c’era chi andava in stalla e chi aiutava in cucina. Io aiutavo la nonna nel cucinare le patate alla fodoma, rimanendo affascinata dalle effimere faville che si accendevano e si spegnevano sul fondo della ola in bronzo. Patate cotte finché l’acqua evaporava completamente e la buccia si attaccava nella pentola, formando una crosta croccante e salata che noi chiamavamo bol, talmente buona che andava a ruba. Dopo cena, la corona scorreva nelle mani del nonno mentre recitavamo cinque poste del rosario con i relativi misteri, la Salve Regina le litanie Lauretane ed infine le invocazioni ai Santi per i beni spirituali e materiali. Dopo essere rimasta a stento ferma sulla sedia durante la preghiera, quest’ultima parte mi affascinava. Si chiedeva intercessione in un fodom italianizzato a Sän Roc, Sän Bastiän e Sän Valentin che i ne preserve da chële burte malattie, Sän Gioachin e Sent’Anna che i ne traverbe

Storie da’n zacàn (a cura di Antonietta Crepaz)

Primo inverno dalla morte subitana, Sänt’Antone e San Salvester che i ne preserve i nostri animali, a chi tosać che le fora de cesa, ai nostri benefattori vivi e defunti. Ripensandoci sono convinta che la fede sia più efficace della grammatica. Quella era una sera speciale, alleggiava nell’aria sacralità e magia: sarebbe arrivato San Nicolò. Da più di una settimana facevamo i bravi: portavamo la legna, sparecchiavamo e svolgevamo i compiti senza brontolare, avevamo perfino spazzato la stua anche se non eravamo riusciti a scopare tutta la polvere nella pattumiera, quella rimasta l’avevamo infilata sotto il divano, sperando che il Santo o il Crampus non alzassero il telo che lo copriva. Sopra il tavolo nella stua stavano in bella mostra i piatti con dentro i foglietti con i nostri nomi, dove l’indomani avremmo trovato i doni. San Nicolò era miracoloso: in una sola notte riusciva a portare regali a tutti i bambini. Peccato fosse accompagnato dal Crampus, diavolo brutto e malvagio, munito di gerla e catene che portava via i bambini cattivi. Quest’ultimo lo temevamo. Quella notte dormivamo poco, ogni rumore che senti-

vamo provenire dal piano inferiore immaginavamo fosse il Santo e ci accovacciavamo immobili sotto il piumino. Finalmente verso le cinque i nostri genitori si alzavano per andare in stalla, noi li sorpassavamo nello scendere le scale per aprire velocemente l’uscio della stua e controllare i piatti. Vi erano deposti dei bagigi, dei mandarini, qualche noce, dei biscotti a forma di animale, probabilmente comprati sciolti da Anna del Genio, un dolce di panpepato con sopra incollata una carta con figurato il Santo o il suo accompagnatore. Al centro del tavolo in bella mostra troneggiava un verga: monito di continuare a comportarci bene. I segni negativi venivano subito dimenticati, soprafatti dalla felicità. Una mattina, la contentezza dei regali venne smorzata presto, io e mio fratello Pietro sentimmo un rumore di ferraglia provenire dalla strada sottostante, era il Crampus che ritornava per portarci via? Curiosità e paura ci accompagnavano mentre con timore ci affacciavamo alla finestra, con grande sollievo vedemmo che il sinistro tintinnare proveniva dalla cavezza di un vitello che Pico Bepo conduceva nel vicino paese di Corte…

Natale Il natale non è più mio l’ho perso nei sentieri della vita. Gioia e festa attesa e speranza, atmosfera magica, di palline luccicanti appese ad un piccolo abete, d’una candela accesa, d’una preghiera recitata accanto al presepe.

Il mio Natale se n’è andato sostituito da brindisi e panettoni da negozi affollati, da regali dovuti. Solo in un angolo del cuore m’è rimasta la speranza di gioire la semplicità dell’essenzialità. Antonietta Crepaz “Pecùla”

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en memoria de le contade dei noni e dei vegli del pais, lori la viera i lava vivësta

Na oglada al Col de Lana I m’a dé ‘n sclòp n te la mán a mi che sonva usé con fauc e restél e ades le trincee da giavé. El freit vestì de guánt desglásen co l’inviern da passé, la fam, el stome a vint agn el reclama pän, la nei, le levine, i giarons, e da l’autra pert i sbara, e sbare ence mi. Me ncrëš davò la stua bona ciauda, i papacioui de mia mere e i ciaveis mori de la Madalëna che ava ogli demé per mi. Mose me scone no pòs sté a pensé, i sbara. El Nani le resté… N’orazion e na legrema te compagna, proprio ti che da tosac auna son matié. Fin l’auter dì a tose jonva de not. Se tournarè a cèsa ci direio a tua mere? Me vergognarè de ester vif mi enveze de ti. Con chël de là dal confin fin en nier son dit bon dì ma ades el me sbara e ie sbare ence mi. On duc doi vint agn e de duta sta viera no vedon ite el percié. Poesia inedita in ladino-fodom di Crepaz Antonietta


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Il nonno racconta Dal Concorso “Il Pennino d’Argento” – 3° episodio

I più piccoli nella gerla di Claudia Rossi cl. 5^ elementare

E

ra l’anno 1915 e noi eravamo proprio nel bel mezzo dei contendenti: austriaci e italiani. Gli italiani bombardavano il forte di Corte: le case venivano tutte incendiate e le persone erano costrette a racimolare quanto riuscivano a portare via e dovevano scappare. A quei tempi, mio padre era soldato austriaco, era ammalato ed era stato ricoverato all’ospedale di Brunico. Mia madre aveva sei figli: il più grande aveva 11 anni, il secondo ne aveva 10, io ne avevo 8, gli altri tre erano più giovani e la più piccola aveva 7 mesi. La madre ha sistemato alcune cose sul fondo di una gerla e, su di esse, ha sistemato la piccola bambina, l’ha coperta con un cuscino, l’ha legata in modo

Pieve - anno 1993. Teatro “Vita de Pais”.

che fosse protetta e si è messa il carico sulle spalle. Ai due più grandicelli, su di un carro da tirare a mano, aveva posto il vestiario e i piumini per il letto e pure a me aveva caricato alcune cose in una piccola gerla. Siamo partiti da casa, da Livinè, alle cinque della sera: era il 9 luglio. A passare lungo il “Bòsch da Ruàč”, dal versante della montagna scendevano terriccio e sassi dato che

le bombe che dalla montagna di Laste erano dirette al forte scavavano enormi buche nel terreno che veniva proiettato in aria. In serata siamo arrivati ad Arabba e ci siamo sistemati, alla meno peggio, sul pavimento dell’albergo Furgler che era stato abbandonato. Alle quattro di mattina ci hanno svegliati e siamo dovuti partire mentre pioveva a dirotto: ricordo come se fosse oggi

Stagione record per l’AndrazMuseum

“Volano” le visite al castello di Andraz: più di 4000 in due mesi. Il consigliere alla cultura del comune di Livinallongo Michela Lezuo: “Merito del bel tempo, delle aperture serali e dei social”. È stata un’estate da incorniciare quella dell’Andrazmuseum, che in poco più di due mesi, aveva aperto il 20 giugno, è stato letteralemnte preso d’assalto

da oltre 4000 mila visitatori. “Dopo l’estate dell’inaugurazione nel 2012, quando si raggiunsero a fine stagione le 4800 visite – spiega Michela Lezuo, consigliere con delega alla cultura del comune di Livinallongo – questa è la seconda migliore stagione. Proprio poco tempo fa l’architetto Marino Baldin, che ha curato il restauro del castello, mi diceva che ci sono musei statali che superano di poco i 3000 visitatori all’anno.” Cos’ha contribuito a questo successo? “Sicuramente il bel tempo e le giornate calde di quest’estate. Ma hanno contributo sensibilmente anche le due aperture serali, durante le quali, in collaborazione con la Banda da Fodom, abbiamo proposto un concerto di musiche medievali e che hanno portato, durante tutto l’arco della giornata, oltre 170 visitatori. Numeri importanti per una struttura come il castello di Andraz. Molto è stato fatto anche sul versante della promozione. A cominciare dalla segnaletica. Finalmente, dopo anni,

che, poco distante da Varda, mi sono sentita male tanto che mi sono dovuta fermare per fare i miei bisogni. Nel frattempo sono giunti due uomini anziani: uno ha portato la mia gerla e l’altro mi ha presa per mano e mi ha aiutata fino al passo Campolongo. Lì c’era mia madre che mi aspettava e c’erano i soldati austriaci con le cucine da campo: ci hanno dato del caffè e zucchero, ci hanno caricati sui carri tirati dai cavalli e ci hanno condotti fino a Corvara. Il giorno seguente siamo arrivati a Longiarù dove siamo rimasti fino al 1919. Quando abbiamo fatto ritorno a casa abbiamo trovato tutto distrutto. Abbiamo dovuto lavorare senza sosta per poter avere un tetto e per rendere produttiva la terra. Siamo stati costretti ad alloggiare in baracche fino al 1923. Ora ho 73 anni ma questi fatti li ricordo come se fossero appena successi!

siamo riusciti a posizionare diversi cartelli stradali lungo la viabilità d’accesso alla valle e sul Falzarego. Quest’anno è stata lanciata anche un’intensa campagna pubblicitaria sulle radio locali. Infine abbiamo puntato anche sui social network. Dall’anno scorso il castello è dotato di una rete wifi, grazie alla quale la nostra guida Eleonora può postare in diretta sul profilo facebook del castello foto delle varie inizative o eventi particolari che si svolgono tra le mura del castello. Un modo veloce e moderno di comunicare che ha attirato molti followers. Da non dimenticare comunque anche le tante iniziative programmate durante l’estate tra spettacoli di falconeria, conferenze, concerti, la giornata con il Fai ed un concorso di pittura per i più piccini. Abbiamo portato al castello anche i ragazzi dell’Isté Ladin, un modo per avvicinare la nostra gente a questo simbolo della vallata fodoma.” La stagione al AndrazMuseum si è chiusa con una mostra di maschere sulle leggende e le tradizioni fodome e quadri d’arte moderna dei due artisti locali, Diego Rossi e Rinaldo Dal Pont. (So Lo)


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Il cippo dell’ex cimitero militare

26 Settembre - L’esperto di storia locale con particolare esperienza nel campo riguardante la Grande Guerra nel Comune di Livinallongo, ha accompagnato gli studenti delle classi terze della Scuola Media di Fodom e di Caprile lungo le pendici del Col di Lana: dal Panettone, lungo il Col di Lana basso per scendere a Sief e Corte e fare quindi ritorno a Pieve. Alunni e professori, unitamente al Preside hanno desiderato concludere la giornata di studio al Museo Etnografico dove hanno visitato il settore dedicato alla Grande Guerra illustrato con estrema competenza dal loro accompagnatore Anzanello (Fr. Del.)

Gli eventi bellici di un secolo fa hanno lasciato molti segni, tra i quali i numerosi ex-cimiteri intorno al Col di Lana, dove trovarono provvisoria sepoltura caduti, le cui salme vennero successivamente esumate e traslate soprattutto nel Sacrario Militare di Pian di Salesei. Uno di questi ex-cimiteri di guerra si trovava in località “Le Coste”, poco sopra Plan de la Lasta, salendo lungo la strada che porta al Col di Lana e, a testimonianza, era stato posto un cippo, che, con l’andare degli anni abbisognava di un intervento di restauro. Il Gruppo Alpini Col di Lana si è fatto carico di questo intervento, grazie al lavoro dei soci Roncat Eugenio e Foppa Alberto con l’aiuto del figlio Claudio, che hanno eseguito con competenza e passione questo egregio restauro. Dopo un ulteriore intervento di pulizia e riordino dell’ambiente circostante, il 20 settembre il Gruppo Alpini ha organizzato una cerimonia commemorativa. Alla presenza del Sindaco Leandro Grones, ai rappresentanti dei Gruppi Ana limitrofi e al rappresentante della sezione Alpini di Belluno Lino Dai Prà, dopo gli interventi delle autorità si è provveduto alla scopertura di una targa commemorativa e alla celebrazione della Santa Messa officiata dal cappellano militare don Lorenzo Cottali. (LD, foto FD)

Cerimonia d’inaugurazione: 24 Maggio 1937 - Bosco dell’impero.

23 Settembre - A San Martin de Tor ha luogo la presentazione dell’importante lavoro di ricerche e documentazione, opera dell’amico Dott. Alessandro Norsa, dal titolo “Tradizioni nelle vallate ladine dolomitiche”: un insieme di 5 volumi per un totale di oltre 1400 pagine. Mese per mese vengono presentate feste e ricorrenze delle singole valli ladine con le loro tradizioni. Per quanto riguarda Fodom, Alessandro ha avuto la collaborazione di Franco Deltedesco e di varie persone da lui intervistate. (Fr.Del.)

Il cippo restaurato.


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«Le nuove del Pais»

Sui luosc e nte la memoria de la Pruma Viera a Fodom

I

Sui Ciadiniei: Anzanello spiega i luosc dei combatimenc de la Pruma Viera.

L Coro Sosat al conzert sa na Reba.

l’organizazion. L secondo apuntament de la giornada l’eva pervedù ntel self dei congresc de Reba per descore de profughi de viera, auter tema puoch traté e che no ven cuaji gnánca mei zité ntei libri da scola. Fodom, se sa, l a patì plù de autri chësta situazion, che l’é stada ben spiegada e contada da chëla che po’ ester consciderada la

maiou esperta del argoment: la storica Luciana Palla. Co parole scemple l’a conté ju ci che l’eva suzedù nta Fodom nte chi meisc ntra l’aisciuda e l scomencé de l’isté del 1915, cánche la popolazion fodoma l’ava mossù sciapé da la viera che ruáva n cesa. La desperazion de lascé le cese sot a le bombe e no savei ci destin che ie spetáva. L lonch viade

Eugubini

profughi fodomi, i combatimenc su per Col de Lana, la desperazion dei saudei: chisc i temi nrescìs fora sabeda 19 de setembre daìte da la manifestazion “1915 Fodom n pruma linea” metuda a jì dal Coro Fodom. La giornada l’é scomenciada dadomán co la caminada su per Col de Lana acompagnei da Ezio Anzanello, espert de chi luosc e dei combatimenc che l é sté ilò nte doi agn e mez de viera. Na trentina zirca, vignus ence da Badia, Gherdëna e Ampëz, chi che s’a biné dadomán sun Plán de la Lasta, envoeiei ence da la bela giornada sarëna e ciaudina de setembre, per se envié via a pé fin sa i Ciadiniei. Su e su Anzanello l à conté de postazions, de combatimenc, de luosc ulache l eva chelche postazion militar. Ruei sui Ciadinei la visual la s’a slargé fora dit dintourn: luoch ideal per capì cò e ulache todësć e taliagn s’a batù a colp de canons, de sclop e de baionëta per concuisté, defende e po’ magari puoch davò pierde chelche metro de crëpa. Trope le dománde ruade al espert, senn den gran enterésc per n toch de storia encora encuoi da spëss puoch cugnisciù. A a la fin de la caminada duc s’a biné jun Plán de la Lasta per n pico marendel paricé prò da

de chi che a mossù rué fin n Boemia o é sté deporté n Italia. L difizile vive nte chisc nuos paisc, souradut ntei ultimi agn de viera, cánche la miseria la se fajëva sentì per duc e i fodomi i vigniva mèlvedùs e azetei. E po’ l tourné a cesa co la difizile ricostruzion de le cese, del paisc. De la medema situazion vivësta da le popolazion trentine e del friul ava da contè l storich Paolo Malni, che no n a podù ester al convegno gauja che al ultimo, l a ciapé la broia. Ma a pensé encora la Luciana a traté ence chëst argoment, grazie a la documentazion manada da Malni. N curt ence Anzanello a fat ju na picola cronistoria dei prums morc fodomi gauja la viera nte l’isté del 1915. Gran emprescion a fat, a la fin, l filmat dal titol “Scemi di guerra. La follia nelle trincee” de Enrico Verra che nte trei cherc de ora de documenc video girei ntei ospedei per mac e nte le trincee, a mostré i eféc de la viera sui saudei. A fat da soeja mujical al davomesdì i musicisć Walter e Chiara Salin, che a prejenté, n forma de mujica e recitazion, n pico excursus su la viera. E ncora co la mujica s’a saré ite la manifestazion da sëra ntel self dei congresc de Reba co l conzert del Coro Fodom e del Coro Sosat de Trënt che a prejenté a ne publico trop apascioné, ciancion de viera e de la tradizion trentina. La manifestazion l’a bu l contribut del Comun da Fodom e de la Raiffeisen de la val Badia.

24 ottobre - Da Gubbio sono saliti il Dott. Mauro Pierotti, presidente dell’Associazione Eugubini nel mondo, e alcuni Consiglieri Comunali. L’incontro è stato utile per porre le basi per l’organizzazione del centenario della “Festa dei Ceri” tenuta a Pian di Salesei il 15 maggio 1917. A nome della città di Gubbio, la delegazione ha fatto omaggio al Museo Etnografico della “BROCCA” di S. Ubaldo.


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L’Istitut Ladin Cesa de Jan compie dieci anni

I

l ladino entrerà anche nelle scuole di Cortina. Questo il “regalo” che l’Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan si è fatto ed ha fatto ai ladini d’Ampezzo in occasione dei dieci anni di attività che sono stati festeggiati sabato 3 ottobre a Colle S. Lucia. Firmata, nel corso della manifestazione, la convenzione tra Istitut Ladin, Intendenza per la scuola ladina di Bolzano e l’Istituto Comprensivo Valboite che ufficializza l’ora di ladino anche nelle scuole ampezzane alla pari di quanto già avviene nelle scuole fodome. Presentato anche il nuovo costume della Banda da Fodom. “N vare davò l auter”, il titolo scelto come “leit motif” della giornata per ricordare e celebrare questi primi dieci anni di attività dell’istituto fondato dai comuni e dalle unioni ladine di Fodom, Colle ed Ampezzo, “durante i quali”, ha detto il direttore Moreno Kerer, “proprio a piccoli passi siamo arrivati a concretizzare importanti progetti per la tutela della lingua e della cultura ladina”. La giornata è iniziata alle 9 con la S.Messa nella chiesa di S. Lucia ed è proseguita poi sotto il tendone allestito in piazza per la parte ufficiale. Tante le rappresentanze presenti in costume ladino e delle associazioni dei tre comuni, così come nutrita

la preseza di autorità da Bolzano e Trento, con l’assessore alle minoranze della Regione Trentino - Sudtirol Bepe Detomas, l’assessore alla cultura ladina della Provincia di Bolzano Florian Mussner. E poi presidenti e rappresentati degli istituti culturali di Fassa e Badia e delle associazioni culturali ladine delle vallate del Sella. Un legame quello con la realtà dei vicini cugini ladini autonomi che sia l’assessore Detomas che Mussner hanno assicurato continuerà e se possibile si rafforzerà anche nel futuro. “Non basta essere ladini, bisogna anche volerlo essere e volerlo restare” ha ammonito il presidente del Cesa de Jan Luca Agostini nel suo intervento di saluto. Paolo Frena, sindaco di Colle, ha ricordato invece come l’istitut sia nato allora per “contrastare la globalizzazione ladina in provincia di Belluno”. Ai due politici altoatesini ha poi lanciato un appello affinché si torni ad affrontare la questione del referendum e si tenga conto della situazione dei tre comuni ladini nell’imminente revisione dello statuto di autonomia di Trento e Bolzano. “Gli istituti culturali sono strumenti per dare diginità alla cultura ladina” ha chiosato Detomas, mentre Mussner ha puntato l’attenzione sull’integrazione con le nuove culture

Il nuovo costume della Banda da Fodom.

La firma della convenzione per l’introduzione del ladino a scuola.

che stanno arrivando. È toccato poi al direttore Kerer ed alla vicepresidente della commissione culturale Isabella Marchione presentare i progetti più importanti svolti in questi anni come le pubblicazioni, gli studi sulla toponomastica, i convegni, la promozione delle Miniere del Fursil e del Castello di Andraz, l Isté Ladin rivolta ai ragazzi delle scuole.

Il pubblico intervenuto alla festa.

Da ultima la realizzazione del nuovo costume della banda da fodom, basato su un documento del 1600, finanziato in gran parte dalla Regione Trentino – Sudtirol. La festa è proseguita nel pomeriggio con le esibizioni della banda, dei gruppi folk di Fodom e Rocca Pietore ed alla sera con il gruppo dei Verspielten. (SoLo)


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«Le nuove del Pais»

Devo proprio dire di essere soddisfatta!!! Anche quest’anno, il “Gruppo delle Donne del Martedì” ha fatto buoni incassi. Abbiamo aumentato un po’ il costo delle corone ma erano anni che non facevamo variazioni sul prezzo. Sono state create delle belle novità: i CUORI, accuratamente eseguiti da Elio, con la collaborazione della ditta “ Damiano e Leo” (per l’uso e consumo dei macchinari) e le “CANDELE” abilmente create da Sisto Rossi (per le cortecce e i pezzi di legno). Tante cose nuove, apprezzate dalla nostra gentile clientela dato che è stato venduto tutto. I ringraziamenti vanno anche a: Serafino che ci procura il materiale e viene a fare corone; alle suore che ci ospitano e lavorano con noi; a tutti quelli che collaborano, senza partecipare alle serate, con i rifornimenti di materiale (tavolette, muschio, fiori, pigne, bacche ecc...) indispensabili per le decorazioni. Ci sono poi i compratori che ogni anno si rivolgono a noi. Sono orgogliosa di poter “dirigere “ questo meraviglioso gruppo, sempre disponibile a fare e dare a chi è più sfortunato. Non sto qui ad elencare come abbiamo distribuito il guadagno: chiunque fosse interessato, può chiedere a noi, è tutto documentato nero su bianco, come si suol dire. Mi tengo buono questo argomento per la lettera del prossimo anno così non sarò ripetitiva e noiosa. Da parte di tutto il gruppo, auguro Buone Feste e che il 2016 porti serenità in ogni cuore. Un abbraccio di “GRUPPO”, siamo grandi!!! Eleonora

I bei lavori del gruppo, in vendita alla vigilia di Tutti i Santi.

Commemorazione Caduti Domenica 25 ottobre il gruppo alpini Col di Lana, in collaborazione con il Comune di Livinallongo, ha organizzato l’annuale commemorazione dei caduti di tutte le guerre presso il Sacrario Militare di Pian di Salesei. Una splendida giornata di sole ha accompagnato la cerimonia, iniziata con la deposizione della corona accompagnata dal suono delle tromba di Elia Crepaz e proseguita con la celebrazione della Santa Messa officiata dal Cappellano Militare don Lorenzo Cottali, venuto appositamente da Bolzano. Presenti numerosi gagliardetti dei gruppi alpini della zona, il Labaro sezionale e il gruppo della protezione civile di Montebelluna. Molte le autorità presenti: il sindaco Leandro Grones, il maresciallo Tiziano Turra della Stazione Carabinieri di Livinallongo, il maresciallo Vittorio Pallabazzer comandante della caserma Gioppi di Arabba, il tenente colonnello Giulio Fasolino vice comandante del 7° alpini, i rappresentanti delle associazioni d’Arma dei Carabinieri e Bersaglieri in congedo, il presidente della Sezione Alpini di

Gruppo Alpini

Belle novità dal gruppo delle donne del martedì

Belluno Angelo Dal Borgo. Da segnalare la consueta e gradita presenza degli amici di Gubbio, con a testa il Presidente degli Eugubini nel mondo dott. Mauro Pierotti. Negli interventi del capogruppo Deltedesco Luca e del Sindaco Grones Leandro, sono stati ricordati i lavori di manutenzione ordinaria eseguiti questa primavera dall’amministrazione comunale, con l’ausilio delle penne nere fodome.(Lu.Del.)

Lia da Mont Fodom e Còl: nuof consei Sabeda 12 de setembre s’a biné sa na Reba la sentada anual de la Lia da Mont Fodom e Col. Ntra i argomenc n discuscion al ordine del dì l eva i laour da fè per l ann che ven. Ntra chisc l é n previjion de mëte jù autre 800 tabele per i terioi de Fodom e de Col. N intervent che a n suo cost. Per chëst l’associazion la s’a bele dé da fé per jì a cherì contribuc, n particolar da la Region, per podei envié via chëst proget.

Auter capitol che se se damana ogni ann na mascia de scioldi l é chël per mantignì i terioi. Ntratánt la discuscion l é sté ence rengrazié chi che a dé na mán a comedé terioi, per le gite e le manifestazion metude a jì da la Lia: n particolar la Vertical km Còl de Lana, la Sellaronda Trail Running, i Glacions da Rèba e la partecipazion a la sfilada da Rèba. N ultima l é sté fat le votazion per l nuof consei che

tomáva sto ann. Prescident per i proscimi trei agn l é sté riconfermé siebelo l prescident Diego Grones che l vize Gianpaolo Fasolo. Con lori nte consei se sentarà i consiadous Ottavio Crepaz “Balòt”, Daniele dell´Andrea, Loris Federa, Pierantonio Ballan, Stefano De Martin, Aurelio Dorigo. Che cialarà davò ai conc sará Patrick Grones, Renato Stefanon e Gianfranco Marian. (So Lo)

Gruppo Folk

Gruppo del martedì

dal mondo delle associazioni

15 Novembre - Il Gruppo Folk porta allegria agli ospiti di Villa San Giuseppe. (Fr.Del.)


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Coro Fodom

Coro Fodom – Karlstadt: l liam s’a renové

L

Ntratánt l conzert nte la gliejia de Karlstadt.

dedicada a S. Andreas ntel zenter de la zité. Gliejia che scomencia e s’emplenì bele na mesora davánt e che da le set l’é feter che plena. L coro, sot la direzion del maestro Lorenzo Vallazza, con da le pert doi ële co l guánt da fodoma che no máncia mei, l lascia fora sue ousc e l prejenta l repertor de ciántie da mont, fodome e taliane. E l é n suzess. La jent, a la fin, la leva empé e la no lascia plù de bate le mán. “Zu gabe”, encora una, i damana. I no volëssa se n jì. Sodisfazions che paia meisc e meisc de prove. L dì davò l coro l é endavò empigné a cianté la S. Mëssa nte la gliejia plù nuova dedicada a la Sacra Fameia. L pleván l saluda per talián e l rengrazia de la partecipazion e a la fin per i ciántarins rua encora batimáns. L é encora chelche ora de temp per sté n compagnia empruma de mossei se tò sarevede. Empruma de monté nte coriera no po’ mancé de cianté “Edelweiss e ciof de sita”, che fesc pié ju chelche legrema ju per le massële. Dal our de strada i amici da Karlstadt i saluda: duc ntel cuor sa che l é demè n sarevede a n auter bot. (SoLo)

Sot le crousc del Kreuzberg.

25 Ottobre - Le castagne per il sostegno a “Nuovi Traguardi”: presente il Dott. Graziano Pianezze. (Fr.Del.)

Nuovi traguardi

’amicizia ntra l Coro Fodom e la zité de Karlstadt am Main la va ennavánt oramei da ben 34 agn ma l’é plù viva che mei e la s’a renové encora enviade i dis passei cánche i ciántarins i é tournei nte la bela zité sul Meno per passé n fin setemana de ciántie e de cultura. Dut l eva scomencé ntel 1980 nte Plaza S. Piere a Roma n udienza dal enlouta Papa Woityla. Damprò al coro n grop de tosac todësć che sonáva i flauc e le chitare. Doi parole, l’empermetuda de jì a se ciaté. Coscita dal 1981 l Coro Fodom l é tourné da spëss, zirca ogni cater agn, colafora damprò al Meno ulache oramei l é de cesa, ntaméz a le vigne che produsc l “Frankenwein”. Sun Ciaulonch l eva la nei n vender dadomán, ma chëst no n a zerto fermé la clapada de corisć e envalgugn acompagnadous, ence perciéche a viśé i savëva che l eva l Bruno del Taxi Vico, che ormei l cugnësc la strada adimént per fé chi 600 chilometri fin a Karlstadt am Main. Ence colafora l temp no l eva dei meio, ma a sciaudé e sluminé la dut l eva la veja de vedei endavò jent che, valgugn, cugnësc da plù de 30 agn. L’acolienza, come ogni outa, l’é stada na gran festa. Inoms, vis e ousc cugnisciude: “Willkommen, willkommen in Karlstadt.” Per valgugn l é l prum viade, ma i se sent tost come a cesa e la “batiada” la sarà de chële da se reordé. Po’ via, ogniun nte chële cese, ntamez a chële fameie che s’a vedù crësce su; i fioi, i omegn e le fëmene de chi pichi tosac che sonáva, cuaji spèvi, nte Plaza S.Piere. Cotánte che l é da se n conté. Puoch conta se no duc descor todësch. I plù jovegn i se rángia co l inglesc, sedenò l epa ben valgugn da damané. E co nia no dáida se se entën a mòti. Coscita le ore le passa emprescia e rua la sabeda dadomán, cánche l é ora de pié via duc auna, ence con lori da lafora, per jì sul Kreuzberg, n mont de puoch plù de mile metri, a zirca 100 chilometri, ulache l é un dei santuars plù cugnisciusc de la region. Ilò ogni ann rua su pelegrinagi da cuaji 80 paisc da ilò dintourn. Da Karlstadt e da Würzburg i peia su de plù de 400 e i mët doi dis a jì e doi a vignì de ritorno. Dut l e scomencé chi agn che n Europa l eva la peste. Come i badioc co i va n Jeunn. I conta che oramei frati n’é plù puoc, ma l santuar l vif e i lo ten su per la bira che i produsc ilò. E i fac i lo conferma. Sebénche la giornada siebe da niol, l luoch l é plen de jent. La jent va nte gliejia e po’ ju de sot a beibe n kriegl e mangé n stinco de porcel o na bratwurst. E l coro no l é da mánco: na ciancion a la Madona e po’ na bona marëna. L davomesdì l sgola e l é prëst ora de se enjigné per l conzert nte la storica gliejia


Donatori di Sangue

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Gita a Cison di Valmarino con i donatori di sangue Fodom

Gruppo della Montagna

Ci siamo alzati di buon’ora domenica 11 ottobre 2015 per salire sul pullman che ci avrebbe portato a Cison di Valmarino. Arrivati sul posto, ci siamo subito recati lungo il sentiero chiamato “Via dell’acqua”. L’intera via è lunga 60 km, noi ne abbiamo percorso circa 3. Il sentiero non era impegnativo, come qualcuno del gruppo temeva, ma pianeggiante e molto suggestivo, con un piccolo ruscello e la “roia” che porta l’acqua a degli antichi

mulini situati lungo il percorso. La nostra meta era il “Bosco delle Penne Mozze”: un vero e proprio tempio della memoria in mezzo al bosco: ogni pianta ricorda un caduto alpino della marca Trevigiana, una piccola stele riporta i dati di ogni caduto. Verso mezzogiorno ci siamo incamminati verso la via “della polenta”, sulla strada per Castel Brando dove ci attendeva un ottimo e abbondante pranzo, altro che polenta!!! C’era un

tavolo imbandito di tutto e di più, quasi da cerimonia! Al pomeriggio ci siamo recati in visita alla “Cantina Al Col” dove ci hanno accolto i proprietari facendoci degustare vari tipi di vino e prosecco. Ringrazio tutti coloro che hanno scelto di trascorrere una giornata diversa dal solito in buona compagnia. Alla prossima! Per i Donatori di Sangue Il Segretario Fabio Denicolò

Racconto... un lustro di gite Cammina e cammina, son passati ben 5 anni da quando ho fatto la prima gita con il gruppo che, tutti i martedì, in luglio e anche qualche venerdì, in agosto, si ritrova in Piazza Grande di Pieve, alle ore 8, per poi partire... destinazione già programmata dal mitico Serafino. Grazie a lui ho potuto fare delle stupende passeggiate e conoscere tante belle persone: alle gite partecipano infatti Fodomi e “Taliagn” come si dice a Fodom. Alcuni provengono dai comuni vicini, altri sono di altre province, altri ancora di altre regioni e addirittura di altre nazioni! Pensate che misto di culture e di idee. Quest’anno abbiamo incrementato il gruppo con persone nuove e così si sono ampliate le amicizie. Giuliano ci ha scritto il nostro “INNO” dal titolo “Amico ciao” che, a squarciagola, abbiamo cantato ad ogni gita; io avevo l’onore di dirigere. Alla fine di agosto abbiamo fatto la nostra solita serata al “Taulac” per rivederci di persona e in video e per la tanto attesa premiazione. I vincitori di quest’anno sono: il primo in classifica Nevio seguito da Guglielmo e Mara. Come ogni anno giunge anche il momento dei saluti, con la promessa di ritrovarci belli e pimpanti per l’estate 2016 (e magari anche un po’ più giudiziosi). Cosa dire ancora, beh, io scrivo a nome di tutti i partecipanti e credo che il loro pensiero sia uguale al mio. Grazie Šera perché ci dedichi il tuo tempo, Šera sei un grande!!! Colgo l’occasione per augurare a tutti un Anno Nuovo pieno di cose belle. Eleonora, la segretaria

La gita al “Sass de la Crusc”.

L’ingresso al “Bosco delle Penne Mozze”.


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attUalitÀ - sUzÉde nta fodom

Notizie dal Comune • Firmato dal Sindaco il Decreto di nomina del Consiglio di Amministrazione dell’Azienda Servizi alla Persona “FODOM SERVIZI” che il Comune aveva deciso di costituire alcuni mesi fa con l’approvazione del relativo Statuto. La gestione mediante una A.S.P. è in assoluto la miglior garanzia per la nostra Casa di Riposo che ha un bilancio di poco inferiore a 1.500.000,00 €. I letti a disposizione della struttura sono 52, ventiquattro dei quali sono convenzionati col Sistema Sanitario Nazionale per l’assistenza ad utenti non autosufficienti e i lavori di ampliamento ora in corso metteranno a disposizione dell’Azienda altri 24 posti letto adeguati ed attrezzati per persone non autosufficienti. Si disporrà infatti di un bagno attrezzato per ogni piano e della distribuzione centralizzata dell’ossigeno e del vuoto per l’aspirazione in ogni camera. • All’Azienda Speciale “Fodom Servizi” è stato conferito per ora quale capitale sociale di dotazione la somma di 55.455,36€; • È stata approvata una variazione al bilancio comunale per poter utilizzare una buona parte dell’avanzo vincolato di amministrazione di 378.586,34€ per i lavori di completamento della Casa di Riposo. Questo permetterà di utilizzare anche il contributo della Fondazione Cariverona di 185.271,61€, per un totale di 563.857,95€ necessari per avviare il 2° e ultimo stralcio funzionale;

• È stata sottoscritta la convenzione con la Provincia di Belluno per il rilascio presso gli uffici del Comune delle tessere agevolate per il Trasporto Pubblico Locale; • Per garantire il diritto allo studio sono stati erogati a 46 famiglie di studenti frequentanti scuole Superiori e Università fuori comune complessivamente 12.600,00€; • Alle famiglie con figli frequentanti le scuole di Livinallongo che abitano in Frazioni distanti più di un kilometro è stato erogato un contributo complessivo di 1.680,00€; • Sono state confermate le rette mensili delle mense scolastiche. A fronte di un costo complessivo del servizio di 41.000,00 €, il costo a carico degli iscritti garantirà una percentuale di copertura entro i limiti di legge del 67%; • Il concorso del Comune per le spese delle gite scolastiche della Scuola media ammonta a 596,00€; • Per la gestione della piscina comprensiva di Agordo è stato erogato un contributo di 1.466,67€; • Per i 10 anni di attività dell’Istitut Cesa de Jan è stato erogato un contributo di 5.850,00€; • La Commissione Comunale per la gestione del patrimonio boschivo ha quantificato i seguenti quantitativi di legname a titolo di contributo: • FRAZIONE DI ANDRAZ mc 7 Abete, FRAZIONE DI ARABBA mc 10 Abete, FRAZIONE DI DAVEDINO mc

5 Abete, FRAZIONE DI ORNELLA 20 mc Abete, FRAZIONE DI SALESEI 10 mc Abete, FRAZIONE DI PIEVE 7 mc Abete, FRAZIONE DI PALLA-AGAI 5 mc Abete, SCI CLUB ARABBA 30 mc Abete, CORO FODOM mc 15 Abete, CORO PARROCCHIALE PIEVE mc 15 Abete, SOCIETA› ALLEVATORI 15 mc Abete, ASS. DONATORI DI SANGUE 15 mc Abete, VIGILI DEL FUOCO VOLONTARI 30 mc Abete, BANDA DA FODOM 30 mc Abete, SCHUTZEN 15 mc Abete, ASSOCIAZIONE ALPINI 15 mc Abete, ARABBA CENTRO AGONISTICO 30 mc Abete, LIA DA MONT FODOM 15 mc Larice e 7,5 Abete, CORO FEMMINILE COL DI LANA 15 mc Abete, CROCE BIANCA SEZION FODOM 30 mc Abete, ASS. STORICO CULTURALE COL DI LANA 15 mc Abete; • Per le attività di manutenzione ambientale della squadra ambientale è stato erogato all’AFT un contributo di 50.000,00€; • Al Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico è stata assegnata in comodato gratuito un’area di 80mq in Loc. Cernadoi per il ricovero di unità cinofila di soccorso; • È stato approvato il progetto per l’installazione di un sistema di controllo automatizzato degli accessi al parcheggio camper di Arabba al fine di migliorare la qualità del servizio per un totale di 27.000,00€; • Per la sistemazione della viabilità comunale sono stati impegnati ulte-

riori 65.219,84€; • Per la realizzazione della pavimentazione antistante la Chiesa di Renaz sono stati impegnati 21.080,51€; • Per alcune variazioni migliorative al progetto del parcheggio di PieveVal de l’Hotel sono stati destinati ulteriori 47.819,00€; • È stata perfezionata la permuta dei terreni utilizzati per la realizzazione della rotatoria di Arabba tra Comune e De Battista Ugo per una superficie di 23 mq; • Alla Ditta Rifugio Cherz è stata concessa una servitù su terreni comunali ad un canone annuo di 163,04€ per la realizzazione della condotta fognaria fino al P.sso Campolongo in ottemperanza ad una puntuale prescrizione richiesta dalla Frazione di Cherz; • È stata approvata unanimemente dal Consiglio Comunale la convenzione con i Comuni di Colle, Rocca e Selva per la gestione associata delle funzioni di Polizia Locale. Capofila della convenzione è il Comune di Livinallongo;

L’Aministrazion del Comun de Fodom Ve augura Bone Feste e dut l ben per l ann che ven.

La stagione invernale parte nel segno di “Arabba Fly” La grande ed attesa novità della stagione turistica invernale 2015 – 2016 nel comprensorio sciistico di Arabba è la nuova seggiovia Arabba Fly, che permetterà agli sciatori che percorrono la Sellarronda di “sorvolare” il paese senza più dover togliersi gli sci dai piedi. I lavori, avviati a metà ottobre dopo non pochi intoppi burocratici, grazie anche al bel tempo che ha caratterizzato l’autunno sono proesguiti spediti e per Natale tutto sarà in funzione. Ma se Arabba Fly sarà la novità più “in vista” all’occhio del turista, nello stesso tempo tutte le società gestori di impianti a fune operanti nel comune durante l’estate non sono rimaste con le mani in mano. Molti lavori sono stati realizzati, soprattutto per il potenziamento degli impianti di inne-

vamento senza i quali oramai, come si è visto anche quest’anno, molte stagioni rischierebbero addirittura di non partire. La società che investito di più quest’anno è stata la “Col di Lana” in diversi interventi. Sono stati sostituiti 2,6 chilometri di linea elettrica per l’impianto di innevamento sulla pista che va da Pralongià a La Viza e 300 metri di impianto (tubi e cavi) nella parte finale del tracciato che scende da Inzisa a La Viza. Ma il lavoro più importante è quello che ha riguardato la pista “Cherz2” che scende dall’Altopiano del Cherz fino al campolongo, dove è stato rifatto completamente l’impianto di innevamento e dotato dotato di due nuovi cannoni. Un’ulteriore intervento di sistemazioni ambientali varie ha riguardato an-

che la Pista del Sole tra Pralongià e la Viza per un importo totale di 650 mila euro. “Investimenti – spiega il presidente Walter Finazzer – che ci permetteranno di produrre più neve e garantire più facilmente l’aperura degli impianti già dai primi di dicembre. Sull’altro versante la Sit Boé ha rifatto completamente l’impianto di innevamento della pista “Le Pale” con uninvestimento di circa 300 mila euro. Si tratta di un tracciato estremamente importante per la Sellaronda, molto ampio e ripido che ora potrà essere innevato più velocemente. Con la costruzione di “Arabba Fly” è stato smantellato il vecchio skilift “Due Baite”. Nella zona ora sgombra, la sit Boè ha intenzione di realizzare un area da destinare a campo scuola per i principianti, che manca ad

Arabba. “Quell’area – spiega Diego De Battista – ora è più sicira in quanto non vi passano più gli sciatori della Sellaronda e quindi è adatta a famiglie e bambini. La nostra idea è quella di attrezzarla, in collaborazione con le scuole sci ed altri enti interessati, con due tapis roulante, uno per principianti ed uno per i più esperti ed un parco giochi. Si tratta di un esperimento. Vedremo come va.” Al Campolongo intanto dal 28 novembre è stata aperta la seggiovia che sale ai Bec de Roces. Anche qui un esperimento che la società ha voluto fare per agevolare gli allenamenti degli sci club. Al Portavescovo infine è stata smantellata la vecchia seggiovia Portados che il prossimo anno sarà sostituita con una moderna cabinovia ad agganciamento automatico. (SoLo)


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lettera aPerta

“L Ruge” – L’altra faccia della medaglia

S

iamo un gruppo di cittadini di Livinallongo e vogliamo fare alcune osservazioni sulla denuncia presentata verso Ruggero Palla, che tanto scalpore ha portato sui giornali e anche nel nostro Comune. Non entriamo nel merito dei fatti contestati al suddetto consigliere, non essendo questo di nostra competenza, ma della magistratura. Pensiamo che i denuncianti avrebbero dovuto procedere in modo ben diverso: dovevano avvertire subito dei fatti il sindaco, gli assessori, gli altri consiglieri, in modo da interrompere, se ricorreva il caso, quello che è stato definito l’ “abuso” della Panda comunale. Siamo un comune piccolo, ci si conosce tutti, si ha bisogno di tutti, e se si scoprono delle irregolarità bisogna fermarle subito sul nascere, nel bene di tutta la comunità. Ora sui giornali Ruggero è dipinto solo come un approfittatore, come uno che sfrutta le risorse comunali a

proprio vantaggio, mentre niente si dice sul ruolo che Ruggero ha avuto in un anno e mezzo di amministrazione. Noi vogliamo dire qualcosa di più sulla sua persona. Sappiamo che nel privato Ruggero è pronto ad aiutare tutti senza chiedere nulla in cambio e che si presta in vari campi del volontariato. E’ certamente opinione comune che nell›amministrazione comunale sia stato un ottimo acquisto, grazie alla sua esperienza e conoscenza del territorio e delle problematiche del Comune. Un gran lavoratore, sia come operaio comunale (dal 1984 al 2012) che come consigliere con delega ai LL. PP., coordinamento degli operai ed altro. Chi ha pensato che la prima ed unica soluzione fosse quella di fare denuncia all’autorità giudiziaria senza prima esaminare la possibilità di altri tipi di intervento, non ha tenuto conto che in tal modo

ha danneggiato tutta la comunità di Fodom, perché si rischia, alle porte dell›inverno e forse anche in futuro, di rimanere senza gestione comunale di tali servizi. Non sarà facile trovare un sostituto idoneo ed inoltre: chi lo vorrà più fare? Ruggero gestisce i lavori, ma affianca anche e sostituisce gli operai, in caso di assenza, nello sgombero neve, nel trasporto scuolabus, e in tante altre mansioni che svolgeva fino a qualche anno fa come operaio comunale, con impegno ed orari talvolta gravosi. Vogliamo che siano resi pubblici anche i reali pregi di Ruggero, non solo le presunte colpe. Vogliamo che sia tenuto presente in ogni caso il bene del nostro comune di montagna, che ora si trova in seria difficoltà ad affrontare i tanti problemi che soprattutto la stagione invernale comporta. Un gruppo di cittadini di Livinallongo (lettera firmata da 180 persone)

Asp “Fodom Servizi”: nominé l consei de aministrazion Prescident l é Oscar Troi. Consiadësse Adele Denicolò e Elena Pallua (Sozial) Oscar Troi, ex capocomun da Col, l é l prum prescident del consei de aministrazion de l’Azienda de servisc a la persona (Asp) “Fodom Servizi”, che la jiarà a gestì la cesa da paussé Vila S. Ijep. Auna a dël l capocomun da Fodom Leandro Grones l a nominé i consiadous Adele Denicolò, dipendenta del Zenter Levine de Reba, con esperienza ntel setor de l’aministrazion e la contabilité e Elena Pallua, laureada n Scienze del Servisc Social con a le spale deplù esperienza nte setor socio – assistenzial. La nomina l’é stada uficializada enchëstadì, cánche l capocomun l firmé l decret. Ntel statut defati, l é pervedù che siebe proprio l prum zitadin a podei se lieje fora i componenc del cda. Dezijion chësta

che l’eva stada criticada da le mendránza nte consei, auna al fat che no siebe pervedù n component de l’opojizion. “Se trata de n bon cda – l é l coment de Grones – paricé e motivé, con persone che cugnësc polito le problematiche den setor zite come chël del social, nten teritorio nia saurì, dalonc dai ospedei e con tropa jent de temp. Son segur che la decijion de lieje fora chëst persone la renforzarà e la fajarà deventé ncora meio l bon inom che s’a fat fin ades ades Vila S. Ijep”. no demé Vila s.ijep. A la nuova Asp ntel prum i é vignarà dé su ence la gestion de la mensa de la scolina, i servisc soziai del Comun per la pert no delegada, l zenter de dì per la jent autosificienta

e la preparazion dei pasć da porté fora per le cese. Ma ntel davignì la podarà ence tò su, per ejemple, la farmacia, autri servisc ntel setor del social ades come ades dèi su a la Uls o ativité liade a la cultura. na sfida per l davignì. Davò l’aprovazion del statut, la nomina del cda l é demè un dei varesc burocratizi che l Comun mossa fé davánt che la gestion la passe deldut a la “Fodom Servizi” e l nuof ent l siebe ntel plen de suo mandat. Davò sarà da aprové l regolament, l contrat dei servisc, l conferiment del patrimone e l trasferiment dei dipendenc. N gran laour per l cda, che prëst deventarà encora maiou. Ades come ades la strutura l’a 52 lec. De chisc 24 i é convenzionei co l sistema

sanitar nazional per l’asistenza a utenc nia autosuficenc. Ma cánche sarà ruei via i laour al ampliament de la cesa, a chisc s’enjontarà autri 24 lec organisèi e atrezei per jent che non n é autosuficienta. Ogni auzada nte la pert nuova l’avarà a dispojizion n bagn atrezé, la distribuzion del osigeno e del vuot per l’aspirazion nte ogni ciauna. mara Case: “n vare che l eva debujen de fé”. Ma ci se mudaralo ntel concret nte la gestiond e Vila S.Ijep davoche sarà dut nte le mán de la Asp “Fodom Servizi”? L on damané a la diretrize Mara Casa. “L é sté fat n vare ennavánt del viers de sta nuova forma de gestion che l eva debujen de fé. Nel concret mudarà trop. Cánche la Asp la


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sarà ntel plen de sue funzion l’avarà na sua autonomia gestional, ence se la mossarà empò respeté le diretive empartide da l’aministrazion de comun, che de fat la controlarà tres la strutura, l’avarà n bilánz che mossarà tres ester n pari, n suo patrimone e coscita ennavánt. Per chëst son trp contenta de la compojizion del nuof cda, che l é trop desvalif e cualifiché: l é ite chi che a esperienza nte l’aministyrazion, chi nte la contabilité e chi ntel

setor de l’asistenza social”. E ci suzedaralo co l personal che laora laìte ? “I dipendenc che ades i é comunai i passarà duc sot a la Asp. Ades come ades no sè encora da dì con ci contrat, perciéche davánt se mossarà fè na sentada coi sindacac. N general pòs dì che sarà n contrat mescedé ntraà publico e privat. Per chël che auda prò i servisc che ades ven gestìs da na cooperativa enveze se mossarà fé n bándo”. (SoLo)

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L nuof cda de l’Azienda per i Servisc a la Persona “Fodom Servizi”: dmc la diretrize Mara Case, l prescident Oscar Troi, le consiadësse Adele Denicolò e Elena Pallua e l capocomun Leandro Grones.

“VILA S. IJEP? L’É NA BELA E GRAN FAMEIA CHE CIALARON DE MANTIGNÌ!” Oscar Troi l n’à conté le prume impression davò sua nomina a president de la nuova azienda spezial “Fodom Servizi” La Usc: Oscar Troi, t’es sté nominé al cé del cda de la Asp “Fodom Servizi”; percié ela stada metuda n pé sta nuova azienda? Oscar Troi: Da chël che disc le nuove normative l Comun da Fodom l eva massa pico per podei se permëte de avei ncora a sue dipendenze duc i laoránc de la cèsa de paussa. Chëst l à porté a mëte n pe na azienda spezial che avarà adempimenc compagn a chi che l é nte l setor publich. No me spetëve de ester metù al cé de sto grop de laour ma son content de la fiducia che m’é ste dé e spere de fè polito! - Chèi saralopa spò i vantagi per l Comun? Con sta azienda spezial l Comun podarà mantignì na zerta “proprietà” su ci che l eva suo e, nte l medemo temp, l se sleserarà dei dipendenc. Cialaron de mantignì sia i dipendenc comunai che chi de la Cooperativa con n contrat che però no sarà plù publico ma privat. Onse bele n idea de sto vièrs e cialaron de descore coi sindacati; i 35 dipendenc difati no i à da patì per sti mudamenc gestionai. - La “Fodom Servizi” se cruziarala demè de la cèsa de paussa? Pensé a la cesa de paussa sarà de segur la roba prinzi-

pal; prò chëst la Asp se cruziarà però ence de autri aspec liei al sozial coche la gestion de le marëne che ven portade fòra per le cèse a la jent de temp e la gestion de le marëne de le scole. Nte i agn podarà se jonté prò la gestion de autre robe: farmacie, ecozentri,... basta che le siebe liade al sozial. L’azienda no pò vadagné nia ma gnánca pierde soldi, la gestion sarà spò ciara e sot i ogli de duc. - Me per de capì che l personal sarà una de le prume robe che metarei sun taula… Pensé al personal sarà segur una de le robe plù ‘mportanti; davánt da chël sarà però da mëte n pé l’azienda. Per ntánt l capocomune l’à nomié l cda ma per i pruns de jené sarà da se costituì dal pont de veduda legal co la giourida de la P. Iva e l’iscrizion a la Camera de Comerz. Davò chëst podaron pensé al personal, a suoi contrac e a despartì le ‘nciarie nánter Comun e Azienda con na cherta dei servije. - Elo la lege che ve disc coche spartì le ‘nciarie o avareiso da ve mëte d’acordo ntra vos? La normativa la no né specifica e la lascia dut a n acordo nnánter le doi pèrt. L comun da Fodom podarà dé plù o mánco ‘nciarie a la azienda spezial. La medema azienda se tignarà n pé per la pèrt del sozial coi soldi che ruarà dal Comun, per chël che auda i lec sarà nveze la ULSS che se cru-

ziarà de recugnësse chël che ie speta. Ades i soldi ruarà ncora n Comun ma no né dit che n dì i pobe rué dërt a l’azienda. - Ti te vegne fòra da cinc agn de publica aministrazion, penseto che l’esperienza che t’as fat da capocomune te daidarà nte sta tua nuova ‘nciaria? Un el no podëssa se mëte ilò se no l’assa n esperienza de sto viers, souradut percié che l é mportánt cugnësse la burocrazia e coche la funziona. L é ence da dì che descore de sanité nte la publica aministrazion no né saurì e demè un che à esperienza de sto viers po’ capì delongo zerte procedure che ‘nauter metëssa magari plù temp. L’é mpò na esperienza nuova per mi e spere che la vade ben. Dei autri doi membri del cda pos dì che l’Adele l à plù competenze nte la ragioneria e la Elena nte l sozio-assistenzial. Se duc nos metaron auna nost savei vignarà segur fòra n bel laour. L vero pont de riferiment per duc restarà però Mara (Case, ndr), la diretora de la cesa de paussa. - Fin can durarale voste ‘nciarie? Restaron su fin che sarà nuove elezion comunai. Davò, l cda podarà ester conferné o mudé fora. - Asto bele bù ocajion de jì a Vila S. Ijep? Come te salo l ambient de laour? Son sté ncuoi (juoba 29 de Otobre, ndr) a vedei la situa-

zion e souradut la pèrt del cantier. La cèsa de paussa l é n valour nplù per Fodom che fin ades l à bù na gestion de la assistenza veramente tánt puntuala. L personal cualifiché ciafieia a sté davò a duc i noni e l è l muot de avei l dotor che rua ilò ogni di. L é cater agn che l e scomencé i laour de ampliament ma spere proprio che doi piani pobe ester giouriss per l 27 de dizembre. I é stèi bravi fin ades a se organisé nte sta situazion percié che, da chël che è vedù, locai come la cèsa da fuoch e le lavanderie dourëssa ben plù lèrch per ester funzionai, senza conté che con sti laour se passëssa passé da 52 a 70 lec. La diretora Mara l’à chëst e tánt de auter sun sue spale e l’à na forza proprio grana per tignì fòra dut. Cánche ala fin de sto ann la jirà n pension pense che no sarà tánt saurì ciapé valgugn che ie vade davò. Dëla cugnësc polito i problemi e le desferente situazion e cialaron segur de fè n modo che la colaborazion con dëla la vade nnavánt. No son ite da tánt nte sta realtà ma è delongo ciapé na “gran fameia” ulà che duc lieia e ten auna. Pense che fin can che se ciafiarà a mantignì sta bela fameia e sto ambient de laour pojitif ence i dipendenc se sentirà plù motivei nte l laour; se n di dut chest assa da vignì a mancé pense che perdonse proprio trop. (Intervista de Giulia Tasser, traduzion per Fodom de Lorenzo Vallazza)


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Un anno di scuola “fuori” dalla scuola

L

a dirigente dell’Ufficio Territoriale Scolastico di Belluno Michela Possamai ha scelto la terra fodoma, dove ieri è salita per una vista alle scuole della vallata, per inaugurare ufficialmente l’anno scolastico. “La scuola è vicina anche alle realtà geograficamente più lontane – ha detto davanti a docenti ed amministrazione comunale.” Dopo la tradizionale S. Messa di inizio anno celebrata nella chiesa di Pieve dal parroco don Dario Fontana, nei locali della parrocchia si è tenuta la formale cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico alla presenza, oltre che di alunni ed insegnanti, anche del nuovo preside dell’Istituto Comprensivo di Alleghe Paolo Zanin, il funzionario del Miur Amedeo Dell’Oso ed il sindaco Leandro Grones. Nelle sue parole di saluto la Possamai ha sottolineato come questa sua presenza a Livinallongo, uno dei comuni ai margini della provincia, “sia la dimostrazione che la scuola è vicina anche alle realtà geograficamente più lontane.” Una realtà, quella fodoma, con molte particolarità, come quella dell’insegnamento del tedesco e del ladino. “La scuola italiana

La visita della Dirigente Possamai al Museo Etnografico.

Un momento della benedizione delle aule provvisorie nei locali dell’ex palestra di Pieve.

tutela tutte le minoranze – ha sottolineato ancora - e proprio queste particolarità, dimostrano la varietà e la specificità della scuola bellunese rispetto alle altre province venete.” Rivolgendosi poi ai docenti li ha ringraziati “per essere già all’opera per il “bene comune”. La scuola – ha continuato - riparte oggi con la responsabilità, con la competenza, la disponibilità e l’aiuto di ognuno di voi, sapendo interpretare l’evoluzione in atto sul piano amministrativo e gestionale con uno sforzo umano, che ci fa ancora più onore e qualifica, se accompagnato dalla condivisione delle fatiche e delle soddisfazioni.” Il sindaco ha illustrato gli investimenti del Comune per la scuola, sia nelle infrastrutture che

nella formazione, sottolineando come a Fodom per via delle distanze, sia impensabile perdere le scuole. Quindi NO a qualsiasi ipotesi di accorpamento. La dirigente si è recata poi presso i locali appena rinnovati dell’ex palestra che quest’anno ospiteranno, provvisoriamente, due aule delle scuole elementari. Il trasferimento si è reso necessario a causa degli imminenti lavori di ristrutturazione al plesso di Pieve che saranno realizzati grazie ai fondi Odi. Le altre tre classi sono state invece ricavate rispettivamente nel municipio e nella canonica. Un disagio per alunni e docenti, che sarà ripagato, il prossimo anno, dal poter disporre di una scuola completamente rinnovata e moderna.

La dirigente ha poi proseguito la sua giornata visitando il museo etnografico ladino e anche gli altri plessi scolastici della vallata fodoma: la materna di Arabba e la media di Brenta Qui quest’anno ci sarà una pluriclasse di 18 alunni tra prima e seconda. Una situazione minimizzata dal funzionario scolastico. “Si tratta di un fenomeno fisiologico in Provincia – ha spiegato – causa il progressivo spopolamento, anche se quest’anno ci sono solo 2 o 3 pluriclassi in più. A Fodom siamo comunque riusciti, nel rispetto della legge, a trovare il personale docente per fare le materie principali in gruppi separati. Ho visto comunque che alla materna ci sono molti bambini, segno che qui, più che altrove, anche grazie alle possibilità di occupazione date dal turismo, lo spopolamento è più contenuto.” (SoLo - foto FDeltedesco)

Centouno candeline per “Mëda Nunziata” A Villa S. Giuseppe prolificano i centenari. Lo scorso autunno la festa è stata tutta per Annunziata Lezuo che ha spento ben 101 candeline. Nata il 3 ottobre del 1914, quarta di otto figli, ancora in fasce con la sua famiglia era

dovuta fuggire profuga a Rina in Val Badia a causa dello scoppio della Prima Guerra. Dopo il matrimono con Albino Costa, dal quale ha avuto sei figli, Annunziata ha vissuto sempre a Paluacia di Arabba, conducendo

Annunziata riceve gli auguri e l’omaggio floreale dall’Assessore Denicolò.

una semplice ma dignitosa vita da contadina. “Mi ricordo ancora quando andavo con lei a prendere il fieno in alta montagna” ricorda il figlio Carlo. “Con abilità e forza, lei così minuta, riusciva a condurre la slitta carica lungo la ripida strada che scende dalla frazione di Zorz senza nemmeno usare le catene che venivano messe sotto i pattini per frenare la corsa”. A Paluacia Annunziata è vissuta in autonomia fino all’età di 95. Poi gli anni e gli acciacchi hanno cominciato a farsi sentire e così è stata accolta a Villa S. Giuseppe. Nel giorno del suo compleanno le si sono stretti attorno i figli e molti dei suoi 15 nipoti e 25

pronipoti per cantarle un sentito “tanti auguri a te”. Anche l’amministrazione comunale, con l’assessore Allesandro Denicolò ha voluto rendere omaggio all’attuale “nonna di Fodom” con un mazzo di fiori. Dopo la S. Messa c’è stato un momento di festa con l’immancabile torta. “Negli ultimi tempi i nostri anziani decidono di restare per molti anni con noi. Mi auguro che questo sia per il buon servizio che noi gli offriamo – ha detto la direttrice di Villa S. Giuseppe Mara Case, sottolineando l’importanza della presenza dei famigliari per il soggiorno ed il benessere degli anziani a Villa S. Giuseppe. (SoLo)


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Il rio chiesa ripulito e in sicurezza

R

io Chiesa ripulito e di nuovo in sicurezza. La ditta Sevis di Moena ha concluso nelle scorse settimane i lavori di pulizia dell’alveo del Rio Chiesa ed in particolare della briglia selettiva posta a monte dell’abitato di Pieve. L’intervento si era reso necessario dopo il violento nubifragio abbattutosi nella zona, la notte tra il 7 e l’8 agosto scorso e che aveva rimesso in moto la frana del Rio Chiesa. I grandi quantitativi di pioggia caduti in circa un’ora e mezza avevano ingrossato le acque del torrente che scende dalle pendici del Col di Lana le quali a loro volta avevano trasportato a valle diverse migliaia di metri cubi di sassi e fango. Ben seimila di questi erano stati trattenuti dalla briglia selettiva posta a monte dell’abitato di Pieve e l’avevano riempita completamente. Stessa sorte per l’altro invaso, costruito di recente, più a monte, sul cosidetto “Busc del Bruo”. Nonostante l’imponenza della frana e le grosse

quantità di materiale defluito anche oltre la briglia, tutte le opere sottostanti, come il ponte di “Palla – Agai” e ancor più quello sottostante, appena completato, di Retiz, avevano retto bene, evitando guai più grossi alla viabilità ed alle abitazioni circostanti. A Fondovalle, nel punto dove il Rio Chiesa confluisce nel Cordevole, i detriti avevano persino formato una piccola diga. Con le opere di protezione che avevano raggiunto il limite della loro capienza, e quindi della loro funzione, era necessario provvedere al loro svuotamento prima che un altro dei numerosi violenti fenomeni temporaleschi che hanno caratterizzato l’estate appena trascorsa potesse, questa volta, creare qualche pericolo. Tempestivo è così arrivato l’intervento della Regione, che grazie ad uno stanziamento di 100 mila euro, ha permesso già dopo tre giorni di affidare alla ditta Sevis la ripulitura del Rio Chiesa dai

La briglia sul Rio Chiesa ripulita dai detriti.

detriti accumulati dalla frana. Lavori che sono proseguiti per diverse settimane. Per prima cosa è stata svuotata completamente la briglia di Pieve ed il materiale trasportato in un deposito provvisorio. Poi si è passati all’invaso del Busc del Bruo. In seguito i mezzi della Sevis si sono trasferiti a Fondovalle ed infine a Retiz, dove è stato rimosso il materiale depositatosi nell’alveo

del torrente sotto la cascata e sistemate le scogliere lasciate per così dire “in disordine”, dopo la demolizione del vecchio ponte. Un intervento al quale plaude il sindaco Leandro Grones. “Ringrazio la Regione, con il Genio Civile ed i Servizi Forestali per essere intervenuti in modo così tempestivo. Adesso il Rio Chiesa è di nuovo in sicurezza e pronto in caso di nuove frane” (So Lo)

Anche Fodom ha il “suo” dentista I

n mezzo alle quotidiane notizie di servizi che chiudono nei paesi di montagna, in particolare nella sanità, fa specie e fa notizia quando ce n’e uno che apre. Succede ad Arabba, dove è stato inaugurato uno studio dentistico, il primo nella vallata fodoma, condotto dalla giovane Elisa Calì. Nata a Cittadella, laureata all’universistà di Padova, frequenta Fodom fin da piccola dove i suoi genitori avevano una casa. “Per me qui è stata sempre la mia seconda casa” – racconta. “Nel corso degli anni ho conosciuto Mauro che due anni fa è diventato mio marito. La mia intenzione è stata sempre quella di avere il lavoro dove c’è la mia famiglia. Finora ho fatto consulenze in vari studi dentistici a Padova dove era possibile. Ora sono qui e ho deciso di buttarmi in questa avventura”. Elisa non nasconde i rischi e le difficoltà di un progetto in cui però crede fermamente. “Qunado ho lanciato l’idea molti mi hanno chiesto se ho valutato bene il bacino di utenza,

le statistiche e così via. Ma alla fine mi interessa relativamente. Ho pensato solo al fatto che qui ho la mia famiglia e che questo servizio non c’era. Il mio scopo è dare principalmente un servizio di continuità alla gente del posto ed eventualmente di urgenza ai turisti. Non ho fatto tanti altri conti. Sono convinta che quando dai un servizio sul posto i tempi si accorciano ed alla fine si risparmia. Qui mi sono sentita accolta ed anche le istituzioni mi hanno aiutato molto ad avviare l’attività”. Elisa al momento lavorerà da sola nel suo studio tutto nuovo, che si trova nella sala sopra la farmacia nel Centro Servizi di Arabba. Ma non le mancano le idee ed i progetti per il futuro. Due locali sono già pronti per ospitare altrettante attrezzature specialistiche. Ma intanto si parte con i piedi per terra. “Se tutto andrà bene penso di affiancarmi presto un collaboratore. Per il resto punto a dare un servizio a 360 gradi e come detto di continuità per

la gente del posto, in particolare nella prevenzione ed ai bambini che è la mia specializzazione.” (So Lo )

La dottoressa Elisa Calì nel suo studio dentistico ad Arabba.


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I formai da Fodom e Col a l’Expo Nte la giornada de lunesc 5 de otobre i vijitadori de la esposizion universal i à podù ciarcé ence nuosc formai ladins EXPO - Sebenche fosse la stemana ulà che nte l stand EXPO de la Coldiretti l eva i prodoc de le Marche, lunesc 5 de otobre i formai de malga de la provinzia de Belum i à podù se taié fora n suo lèrch per podei ester cugnisciuss nte dut l mondo.

“Sto ann - ne spiega l president de la lateria da Fodom Christian Grones – ‘nveze de fè la solita rasegna dei formai de malga de l Agordin, come da tradizion, la Coldiretti de Belum l’à pensé ben de fè na giornada nte l padilion de l’EXPO per fè cugnësce e va-

Na veduda su la esposizion dei formai a l’EXPO. Ntel ricuadro chël de Malga Chièrz.

lorisé i prodoc locai. Sta operazion l’é stada ben organisada e pensada, souradut se se ten cont che ogni lateria e malga de la provincia à podù porté ju doi mole de suo formai. Chëst à permetù ence a realté plù sconude, come che pò ester chëla de Fodom o chëla de Col, de se fè cugnësce come pichi produtor che fesc n prodot de ezelenza”. Difizile difati pensé che lori o le malghe plù picole le pobe avei da sole n potenzial per se lascé cugnësce nte na esposizion universala e, ence se sto ann per la rasegna no vegnarà dé degun premio, l regalo plù gran che l é sté fat ai bacagn l é sté proprio chël de vedei suo prodot cugnisciù e aprezé. “Da chël che i m’à dit chi da Belum – ne disc ncora l Christian – nchëldi l é rué adanlèrch tánte de scole e tan’ de jent da foravia. A ogniun vigniva dé na cëercia de for-

mai e nte n bis le doi mole che vegniva da Fodom ju i é stade finide”. Chëst però no l eva l prum viade che l formai fodom ruëva a Milan: bele de agost l Christian s’ava cruzié de porté ju i prodoc de sua lateria e ades se pò di che siebe chisc, che chi de malga à bù n gran suzess. “Son orgolious de ester ruei ilò; son jù ju trei oute a l’EXPO e pensé che n toch de Fodom l é rué nte vèlch de tan’ gran l é proprio da no crei. Pensé che l coro che l eva sté nvié dala Coldiretti per acompagné la esposizion dei formai l eva sté proprio l Coro Fodom che, per motivi de temp, no n’ha podù to pèrt e l’ha coscì lascé lèrch al Coro Cadore. Picé; se fossa sté ence l Coro Fodom na bona pèrt del padilion assa descorëst fodom!”. (Giulia Tasser, traduzion per Fodom Lorenzo Vallazza)

L formai da Fodom regoi recugniscimenc I prodoc de la lateria da Renac se fesc onour a le mostre de Villa Pat e Belum. L prescident Grones “Premiada la cualité de nost laour” La cualité del lat che rua da le stale, la sou de le flou da mont e la braura dei malgher chisc i socrëc dei formai de la lateria da Renac che ence sto ann l a fat “l en plein” de recugniscimenc e premi nte le maiou mostre del setor n provinzia de Belum. Nte chëla tignuda a Villa Pat de Sedico l é rué endavomán n prum premio nte la categoria dei formai fac con lat de malga e n secondo de la categoria general, ulache concoráva ence i chi de le gran laterie de la planura. Ndomënia passada, a la mostra tignuda l di de la siegra de S. Martin a Belum, a se fè onour l é sté l Contrin, nte la categoria dei formai frësć, che l a porté a cesa n terzo post e l Fodom fat con lat de malga che l a stravadagné nte la categoria dei mesagn. Chele elo le carateristighe de sti prodoc che a porté chisc risultac? “La valutazion nte chëste mostre – spiega l prescident de la lateria da Renac Cristina Grones – la ten cont de desvalive carateristighe la forma, l tof, “i busc” (occhiatura ntel tiermen tecnico per talián, e troc autri. I nuosc formai i

a bu na valutazion medio - auta ncin de dute e da chëst l é vignù fora i bogn piazamenc. A di la verité che conta e ven valuté l plù l é la paruda e l tof del formai plutost che, per ejemple, la sou. L nost Contrin, per ejemple, no l a proprio na bela crosta da vedei e forsci l é sté chëst che a sbassé ncin la valutazion e a porté a nen terzo post.” N general toca dì n bel risultat per na picola lateria da mont. Ence se en verité ogni ann i formai che ven da Renac i rua a se vadagne premi ncin daperdut. “Si, chëst l é l recugnisciment de la cualité de nost laour.” Ma ci elo che fesc la diferenza, che auza la cualité e la particolarité dei formai da Fodom? “I fators i é desvalis ma liei ntra de lori. Emprumadedut la cualité del lat che ven porté n lateria, siebelo da le stale che da la malga. Chëst l é senn de na gran netijia e na grana atenzion da pert de chi che ‘l lo laora davánt del porté n lateria. L secondo fator l é l fen, siebelo chël da cesa che chël da mont. (So.Lo)

La cualité del formai da Fodom l’è stada premiada nte le maiou mostre del setor.


«Le nuove del Pais»

C

ome da tradizione, l’ultimo sabato di settembre si è tenuta ad Arabba la Mostra della Razza Bruna Alpina, manifestazione ormai unica rimasta nel suo genere, organizzata dai “Bacagn da Fodom”, presieduti da Olivo Daberto e dall’Arava, l’associazione regionale degli allevatori del Veneto. Una quarantina i capi di bestiame, provenienti tutti dalle stalle fodome, presenti alla manifestazione, che sono stati giudicati da un esperto della razza Bruna Alpina. Il primo premio come campionessa della mostra è andato quest’anno a “Dega Vivid Dinda” dell’azienda agricola Dega Farm di Paolo Degasper. Campionessa di riserva è stata votata invece “Blondi” dell’azienda agricola Erwin De Zaiacomo. Cinque le categorie in gara. Per le vitelle da 9 a 12 mesi il primo premio è andato a “Dana” di Erwin De Zaiacomo, per quelle dai 12 ai 15 mesi a Dega Bianca di Paolo Degasper. Nella categoria manze e giovenche da 18 a 22 mesi vittoria per “Isa” di

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La rassegna della Bruna Alpina

Due esemplari di Bruna Alpina premiati durante la rassegna.

Erwin De Zaiacomo, in quella dai 23 ai 26 mesi a Blondi di Erwin De Zaiacomo. L’ultima categoria, quella delle manze e giovenche con più di 30 mesi se l’é aggiudicata Dega Vivid Dinda, poi nominata anche campionessa della mostra. Premio speciale per Fiorella, del Maso Chi del Gross.

Anche quest’anno gli organizzatori hanno voluto assegnare un premio alla carriera ad un contadino che ha dedicato la sua vita a questo mestiere. Il riconoscimento è andato a Giuseppe Palla di Cherz. Complice l’assolata giornata autunnale, la manifestazione ha richiamato un

discreto pubblico di curiosi ed appassionati. Dverse e qualificate anche le autorità del settore, a cominciare dal presidente regionale dell’Arav Floriano de Franceschi e del direttore Adriano Toffoli, il presidente della Coldiretti di Belluno Silvano d’Alpaos ed il sindaco Leandro Grones. Autorità che nei lori discorsi non hanno toccato temi politici “perché – spiega Daberto – quest’anno abbiamo voluto che la manifestazione fosse solo una bella festa per i contadini e la gente”. Per il secondo anno alla mostra sono stati portati anche alcuni esemplari di pezzata rossa, meglio conosciuta comme Simmental, giudicati niente meno che dal presidente di Anapri, l’associazione nazionale degli allevatori di questa razza di bovini, Hugo Valentin. ( SoLo )

La lors a spass nta Fodom Le pedie del gran animel fotografade sun Chël Vësco No i cherdëva suoi ogli enchëstadì Alex Martini e l Mario “Pëzol” cánche, a jì a spass su per Chël Vësco, damprò l liech artifizial de la Sofma i s’a embatù nte le gran pedie che na lors ava lascé nte la nei. Per la segura i a fotografade ( foto chilò desót ) e i a fate vedei a nen iagher che l a confermé: i é proprio chële de na lors. N verité no l é l prum viade che l gran animel salvare l passa fora per la val da Fodom. La pruma “vijita” documentada l’é de davánt chelche ann, cánche su per noste mont l’eva passada la famoja lors “Vida”. Al animel, porté ca da la Slovenia per ripopolé i bosć de Südtirol, la forestal l’ava metù n radiocolar e con chël al podëva vedei daperdut ulache l se tramudáva. (So Lo)

Lauree

Autunno a Pieve. Monica ha raccolto le zucchine: lunghezza cm.68 – diametro cm.18. (Fr.Del.)

nadia Bulf (di Monica Degasper e Bulf Floriano – Taibon) l’8 Luglio 2015 ha conseguito la laurea in Farmacia all’Università di Padova con la votazione di 110 e lode con una tesi sperimentale dal titolo “Stress ossidativo e glicazione: studio dell’attività di flavonoidi e farmaci di largo impiego”.

Congratulazioni vivissime a Nadia dalla redazione de LNdP!


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«Le nuove del Pais»

Chi del ‘70 sul Liech Maiou Rué ai 45 agn l é n moment de la vita che no se po’ zerto lascé passé a la chieta. E coscita per festegé, la clasce del 1970 da Fodom l’a dezedù de se n jì doi dis sul Liech Maiou. I s’a biné de dodesc, come i apostoi, ence se le cune plene ntel ’70 i eva ben trope deplù. Ma coche se disc: “puoc ma bogn”. Pièi via sabeda dadomán, con en ciel plutost grisc, mán mán che la coriera la se tiráva n via, soura l cé se

scomenciáva a vedei bel blef. Passé via l bordel su l’autostrada dinogia Milán, gauja l Expo, la clapada l’é ruada a le porte de Varese, ulache la s’a pasciù co na bonma marëna de fonc, formai, scialam e autre specialité del luoch. L eva debujen de fé n bon fonz, perciéche davomesdì l eva stè programé de jì a vijité l’azienda dal vin “Cascina Ronchetto”, de la Sandra Pellegrini de Nani “Gobo” e de suo om

Classe 1942

24 ottobre. La classe del ’42 ricorda i 19 amici che sono venuti a mancare. In particolare: Pietro Davare, Paolina Daberto, Ernesto Vittur e Renato Crepaz. (Fr.Del.)

La clasce del 1970 n barca sul Liech Maiou.

Fabio Cazzani. N’azienda che a puoc agn de vita. Fabio l é nasciù come imprendidou de la plastica, ma che nten curt temp l’a savù da se fè cugnësce per la cualité de suoi vins. Proprio da puoch i a scomencé a slargé la ciaunademur e i locai ulache vignarà acolti i clienc che jiarà ilò a ciarcé l vin. Na storia che afascineia tres chëla de coche ven fat l vin, ence grazie a le spiegazion del espert Walter, che a fat sgolé le ore ntra na ciárcia e l’autra. Fin che l é vignù ora de se tré a Reno di Leggiuno, bel sul Liech Maiou, per la cëna. La domënia, cánche nta Fodom l plujináva, sul varesot starlucëva n bel sorogle: l ideal per na gita co la barca

sul liech. Ma davánt na vijta al Eremo de S. Caterina del Sasso, che l é proprio a pingolón, taché su la crëpa, soura la iega. L panorama sul liech, su le mont dintournvia che rua fin n Svizera, co l grop del Monte Rosa bel dalonc l é de chi da ie lascé i ogli. Da ilò rué co l batél a Ispra, pò a l’Isola Bella e nfin a l’Isola dei Pescatori per la marëna de pësc l é sté n bis. L temp l é sgolé e l é ence prëst vignù ora de s’envié endavò del viers de cesa. Ntel cé restarà l ricordo de doi biei dis passei n algria a se la conté de chi agn da scola e, percié no, a scomencé bele ades a pensé ulà jì cánche se complirà l mez scecol de vita. Ad multos annos a chi del ’70. (Un de lori)

Auguri ai coscritti 1997 Dopo due mesi di duro lavoro per la preparazione di cappelli e cartelloni finalmente ce l’abbiamo fatta! Il 17 ottobre noi giovani del 1997 abbiamo festeggiato i 18 anni. La nostra serata è iniziata con la S. Messa ad Arabba celebrata da Don Matteo. In seguito, dopo un aperitivo al Furgler, ci siamo recati a Bressanone. Lì abbiamo cenato al ristorante Fischer e siamo rimasti

deliziati dalla buona cucina. Tra un bicchiere di vino e l’altro, facendo riaffiorare i ricordi degli anni passati insieme, abbiamo trascorso una fantastica serata. Ma non è finita qui: ci aspettava ancora la discoteca, dove abbiamo ballato tutta la notte. Siamo ritornati a Fodom all’alba e, tra una risata e l’altra, è arrivata subito sera. Il tempo purtroppo è volato, ma questa bella

I coscritti. Da Sx: Marco Palla - Salesei, Alan Baldissera - Digonera, Alessandro Pezzei Digonera, Giulia De Carli - Digonera, Tatiana Bandiera - Ruaz, Sara Denicolò - Agai, Giulia De Riva - Pieve, Thomas Dorigo - Arabba, Stefano Pallabazzer - Arabba, Diego Detomaso - Alfauro, Vanessa Masarei - Salesei, Anna Ploner - Pieve.

esperienza ce la porteremo per sempre nel cuore. Ringraziamo Don Dario per la disponibilità della canonica, Don

Matteo per la celebrazione della S. Messa e tutte le persone che hanno reso questo giorno indimenticabile! Sara e Giulia


«Le nuove del Pais»

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Anagrafe e statistica parrocchiale QUATTRO GENERAZIONI

battesimi

Delmonego Samantha (Rocca Pietore), di Gianluca e Fersuoch Gloria, nata a Belluno il 02.12.2014 e battezzata a Rocca Pietore il 26.09.2015.

Bisnonna Ilda “Tuša», nonno Giuseppe “Bijol”, mamma Sabrina e la piccola Ines.

MATRIMONI

Palla Kevin (Le Roe), di Ciro e di Crepaz Lorena, nato a Brunico il 20.03.2015 e battezzato ad Arabba il 27.09.2015. Crepaz Leo e Baldissera Luana (Brenta) a S. Maria delle Grazie il 10.10.2015.

*** Grones Anna (Arabba) di Simon e De Cassan Lara, nata a Brunico il 08.03.2015 e battezzata ad Arabba il 27.09.2015.

*** Pezzei Andrea (Livinè) e Lucchesi Alessandra a Brescia il 17.10.2015. ***

***

Crepaz Mirco e Marvaldi Sara (Ornella) a Pieve (Municipio) il 26.09.2015

Sotratroi Ines (Salesei di Sotto), di Sandro e Sottil Sabrina, nata a Brunico il 10.07.2015 battezzata a Pieve il 25.10.2015.


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«Le nuove del Pais»

NATI

Pellegrini Martina (Milano/ Arabba), di Walter “De Toratìa” e Alessandra Cartoni, nata a Milano il 03.09.2015.

ComUniCato di redazione

Cimenti Nicole (Enemonzo – UD / Arabba), di Gabriele e Lezuo Anita, nata a Tolmezzo il 10.09.2015.

Crepaz Nicolas (Pozza di Fassa), di Fabrizio e Pezzei Francesca, nato a Cavalese (TN) il 23.11.2015.

Preghiamo tutti i destinatari del Bollettino, in particolare quelli che lo ricevono via posta ordinaria, nel caso in cui non fossero più interessati al periodico, di comunicarlo cortesemente alla redazione (mail: lenuovedelpais@gmail.com - cell./sms/ whatsapp 320 4263208). Grazie per la collaborazione!

DEFUNTI

De Cassan Maria (Digonera), nata a Laste il 16.04.1921 e deceduta ad Agordo l’11.08.2015. Vedova di Bernardi Primo e madre di un figlio.

Lezuo Giacomo, nato ad Arabba il 19.07.1932 e deceduto a Belluno il 18.09.2015. Vedovo di Rasom Enrica.

Dalvit Cecilia, nata a Costa di Salesei il 29.09.1950 e deceduta a Vittorio Veneto il 07.10.2015. Vedova di Talamini Vito, madre di 1 figlio, morto.

Crepaz Ernesto, nato ad Andraz il 04.04.1928 e deceduto a Brescia il 06.11.2015. Vedovo di Fabbrini Cecilia, padre di 2 figli.

Dorigo Annamaria, nata a Larzonei il 14.11.1948 e deceduta a Bolzano il 29.08.2015, coniugata con Dallo Ivano.

De Nadai Lucia, nata a San Fior (TV) il 26.05.1925 e ivi deceduta il 12.11.2015. Vedova di Pallua Giacomo.

Domenis Giovanni (Bolzano), nato a Pulfero (UD) il 09.12.1939 e deceduto a Bolzano il 19.11.2015. Coniugato con Palla Irma, padre di due figlie.

Pezzei Rosa Maria (Agai VSG), nata a Corte il 23.08.1925 e deceduta ad Agordo il 23.11.2015. Vedova di Testor Guglielmo madre di 1 figlio

OFFERTE Per le Chiese di PieVe Vallazza Luigi, Crepaz Leo e Luana in occasione del loro matrimonio, Gruppo del martedì, Pezzei Sabrina. Per le Chiese di araBBa Gruppo del martedì, Vallazza Antonietta. Per il Bollettino Crepaz Paola, Gabrieli Marcella, Crepaz Maria Pia, Dariz Giuseppe, Micheli Ines, Palla Maria (Cortina

d’Am.), Baldissera Ugo, Sottil Graziella, Palla Rita, Quellacasa Maria (Berna), Elsa Pezzei (Montagna TN), Beppino Daberto (PD), Grones Antonio e suor Maria Domenica, Degasper Alma, Sief Paolina, Vallazza Luigi, De Cassan Gino, Deltedesco Sara e Dimitri, Crepaz Teopista, Crepaz Silvana, Cortesi Flaminio, Baldissera Giacomina, Daberto Anna, Marisa Crepaz, Irsara Lucia, Delmonego Luigia, Murer Candida, Giuseppina Pinna, Agostini Riccardo, De Cassan

Tea, Ranzato Carlino e Marisa, De Cassan Cassiano, Darman Elisabetta, Nicolodi Carlo, Crepaz Edoardo, Degasper Monica, Forestan Ruggero, Gaiardi Anna, Famiglia Pozzobon, Trebo Luciana, Agostini Riccardo, Callegari Maria Teresa, Paolo Costa, Dell’Antone Francesco, Sief Daniela, Gabrielli Camillo, Dagai Rolando, Alverà Giuseppe, Livia Agostini Del Zenero, Federa Albino, Moè Ivana, Congregatio Jesu Merano, Dellavedova Maddalena, Renon Marco, Eugenio

e Giacomina Boranga, Pavani Gino, Delmonego Agnese, fam. Gabrielli (Colaz), Palla Giuseppe, Barison Luciano, Dorigo Maria Clementina, Crepaz Paola, Delazer Paolo, Palla Maria Annunziata, Lasta Luca, Palla Letizia, Leandro Palla, Daurù De Dorigo, Devich Laura, Baldissera Ugo, Dorigo Silvia in Tasser, Crepaz Notburga, Dorigo Rosalia, Dorigo Florinda, Crepaz Eugenio, Grones Flora, Gaspari Renzo, Finazzer Bruno, Gliera Alberto (Varese).


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