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Le nuove del Pais 2015_3

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Tipografia Piave: LD nl: PIEVEL29-0001 nome: LUGLIO 2011 data: 14-09-11 Ora: 11 alt: 73 , 00 Compos.:11,05 del 14-09-11 base: B2 c

Anno XLXI • luglio-settembre 2015 • N. 3

Poste Italiane s.p.a. - Sped. in Abb. Post. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 no 46) art. 1, comma 2, NE/BL - In caso di mancato recapito restituire al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa.

S

an Francesco è «l’esempio per eccellenza della cura per ciò che è debole e di una ecologia integrale, vissuta con gioia e autenticità. […] In lui si riscontra fino a che punto sono inseparabili la preoccupazione per la natura, la giustizia verso i poveri, l’impegno nella società e la pace interiore». Al centro del percorso della Laudato si’, troviamo questo interrogativo: «Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che ora stanno crescendo?». Una domanda che non riguarda solo l’ambiente in senso stretto, ma il senso dell’esistenza e i valori che stanno alla base della vita sociale: «Per quale fine ci troviamo in questa vita? Per

«Laudato sì» L’Enciclica di Papa Francesco prende il nome dall’invocazione di san Francesco d’Assisi: «Laudato si’, mi’ Signore» che nel Cantico delle creature ricorda che la Terra, la nostra casa comune, «è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sua braccia». quale scopo lavoriamo e lottiamo? Perché questa terra ha bisogno di noi?». Queste domande nascono da una constatazione: oggi la terra, nostra sorella, maltrattata e saccheggiata, si lamenta; e i suoi gemiti si uniscono a quelli di tutti i poveri e di tutti gli «scartati» del mondo. Papa Francesco invita ad ascoltarli, sollecitando tutti e ciascuno – singoli, famiglie, collettività locali, nazioni e comunità internazionale – a una «conversione ecologica», secondo l’espressione di san Giovanni Paolo II, cioè a «cambiare rotta», assumendo la responsabilità e la bellezza di un impegno per la «cura della casa comune». Lo fa riprendendo le parole del Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo: «Che gli esseri umani distruggano la diversità biologica […], contribuiscano al cambiamento climatico […], inquinino le acque, il suolo, l’aria: tutti questi sono peccati». Allo stesso tempo Papa

Francesco riconosce che nel mondo si va diffondendo la sensibilità per l’ambiente e la preoccupazione per i danni che esso sta subendo. In base a questa constatazione, il Papa mantiene uno sguardo di fiduciosa speranza sulla possibilità di invertire la rotta: «Non tutto è perduto, perché gli esseri umani, capaci di degradarsi fino all’estremo, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi». Il Papa parla di “ecologia integrale” intendendo che non dobbiamo preoccuparci solo di salvaguardare la natura, ma abbiamo bisogno di una profonda bonifica del cuore dell’uomo guarendolo da tutti gli inquinamenti del male che rovinano ogni relazione (con la natura, con gli altri e con Dio) se vogliamo poter sperare in un futuro che sia vivibile per coloro che verranno dopo di noi. «Le ragioni per le quali un luogo viene inquinato richiedono un’analisi del funzionamento della società,

della sua economia, del suo comportamento, dei suoi modi di comprendere la realtà (...). È fondamentale cercare soluzioni integrali, che considerino le interazioni dei sistemi naturali tra loro e con i sistemi sociali. Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale. Le direttrici per la soluzione richiedono di prenderle in considerazione insieme per combattere la povertà, per restituire la dignità agli esclusi e nello stesso tempo per prendersi cura della natura». È questa la cornice al cui interno vanno collocati i diversi temi trattati dall’Enciclica, che si articola in sei capitoli, la cui successione delinea un percorso preciso.

“Proteggere la casa comune”, controllando surriscaldamento climatico e altri danni ambientali, ma anche cambiare modello di sviluppo, per i “poveri”, e “per uno sviluppo sostenibile e integrale”.


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«Le nuove del Pais»

Stile di vita cristiana Il vangelo che ci è stato proposto domenica 30 agosto, riporta un brano di Marco in cui Gesù, riferendosi alle tradizioni dei giudei, insegna che il male e il bene hanno la loro sorgente nel cuore dell’uomo e non al suo esterno.

Nell’omelia non ho potuto evitare l’argomento “tradizioni”. Perché non se ne parli per sentito dire e per dare, a chi lo desidera, l’opportunità di approfondire e di ricordare meglio, lo riprendo anche su queste pagine.

Fede e tradizioni PREMESSA Innanzitutto le misure di sicurezza contro le incomprensioni: come ho già affermato più volte, non toglierò alcuna tradizione e non intendo giudicare il comportamento e, tantomeno, la fede di nessuno; né voglio muovere rimproveri nei confronti di chiunque. La mia intenzione e il mio dovere è offrirvi argomenti per pensare con la vostra testa. Dopodiché potrete prendere le decisioni che desiderate non perché “si è sempre fatto così”, ma perché avete capito. La parola “tradizione” deriva da “tradere” che significa “consegnare” qualcosa a qualcuno; da questo verbo deriva anche tradimento, quando si consegna qualcuno nelle mani del nemico.

COME SORGONO LE TRADIZIONI Vediamo come si formano le tradizioni. Prendiamo in considerazione il Vangelo e una comunità. Ogni comunità umana è segnata da una propria cultura costituita dal modo di vivere, di pensare, di vestirsi, di essere in relazione con gli altri; influiscono sulla cultura le attività prevalenti per vivere e nutrirsi perché modificano mentalità e abitudini. Coloro che appartengono alla medesima cultura si assomigliano sotto moltissimi punti di vista: hanno una “tonalità” comune, una specie di “colore” che li distingue. Il Vangelo è una realtà diversa rispetto a qualsiasi cultura: è come la luce che non vernicia le cose (le culture, nel nostro caso) del proprio colore, ma fa brillare ogni cosa del colore che le è proprio. Il vangelo accolto da una comunità non ne cambia la cultura, ma fa brillare, dà sapore, lievita tutto quello che è buono e bello e vero in quella cultura. È lo stesso stile di Gesù che ha voluto salvare l’umanità non sovrapponendosi in qualche modo dal di fuori, ma entrando nella nostra stessa umanità. Lui adopera tre parole per dire quello che è venuto a fare e come desidera farlo: luce, sale e lievito. Tre elementi che richiedono normalmente di essere in relazione con qualcos’altro: la luce per essere vista deve trovare qualcosa su cui riflettersi; il sale rende gustoso il cibo e il lievito fermenta la pasta rendendo soffice e appetibile il pane. Questi elementi arricchiscono quello che incontrano senza cambiarne la natura. Torniamo alla comunità di prima illuminata e insaporita dal Vangelo che ha accolto: sarà naturale esprimere la nuo-

va fede con gesti, preghiere e segni che prenderà dalla sua cultura: poi tutto questo lo consegnerà (tradizione) alle nuove generazioni. Ma con il moltiplicarsi delle generazioni e con il passare degli anni la cultura della comunità si trasforma, cambia, entrano elementi nuovi: non è più quella da cui si era partiti, per questo, molti dei segni con cui veniva espressa la fede non fanno più parte della nuova cultura e non interessano più. LA TEOLOGIA DELLA “PANICIA”! Vi faccio un esempio terra, terra di cui anche mi scuso, ma aiuta a capire: faccio una minestra, la “panicia” (= una comunità con la sua cultura) e aggiungo il sale (= il Vangelo di Gesù): ne risulta una buonissima “panicia”; se alla sera voglio farmi una braciola (= comunità con una cultura diversa dalla prima), non posso salarla con la “panicia” (= il modo di vivere la fede della comunità di prima tramandata dalle tradizioni), perché nessuno la mangerebbe, ma devo sempre ricorrere al sale (il Vangelo) che renda saporita la cultura di

oggi diversa da quella di un tempo. Questo processo si chiama “inculturazione della fede” ed è il problema più grande che ci limita perché facciamo fatica a capire come quello che ci ha insegnato il Signore possa far brillare la nostra vita delle persone che vivono nel 2015, ed è per questo che interessa a sempre meno (braciola salata con la “panicia”!). LA GRANDE TRADIZIONE C’è un’unica grande e insostituibile “tradizione”: la Messa, “fate questo in memoria di me”. Gesù consegna se stesso nelle nostre mani chiedendoci di continuare a farlo per sempre con i nostri fratelli perché è nutrimento essenziale della nostra vita. Ritorno ancora su una seconda tradizione importante che si è persa quasi del tutto. È la preghiera in famiglia: la TV ha preso il suo posto e con Dio non si parla più e uno con il quale e del quale non si parla, un po’ alla volta diventa uno che praticamente non esiste. Così si rischia davvero di crescere senza Dio. E non ci si tranquillizzi la coscienza dicendo che saranno mandati al catechismo, perché se non c’è questo terreno di fede preparato dalla famiglia, il catechismo non serve a nulla, come si può quotidianamente constatare. Prendere seriamente l’impegno della preghiera in famiglia da parte dei genitori è condizione indispensabile per chiedere il battesimo dei propri figli, altrimenti diventa una pura formalità inutile e incoerente. E poi teniamo pure tutte le nostre tradizioni, con entusiasmo però: possono essere belle, ci ricordano da dove veniamo e ci incoraggiano nella fede. Ma non bastano davvero. Don Dario


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Vita della comunità parrocchiefodom@gmail.com Domenica 14 giugno Cari parrocchiani, Qualcuno di voi ha potuto fare un po’ di vacanza; altri approfitteranno di qualche scampolo di giorni nel mese di giugno: spero che siano giorni sereni e rilassanti per aver modo di ricominciare l’impegno per le ferie e le vacanze degli altri: da noi è così – per fortuna, diciamo – altrimenti ci sarebbero ben altri problemi. Nei confronti degli ospiti si possono riscontrare due atteggiamenti mentali opposti: uno che li vede come intrusi da sopportare che rovinano la pace del paese, che costituiscono intralcio e pericolo alla circolazione (bici e moto!); un altro li considera solo fonte di guadagno, ma che stiano comunque a dovuta distanza. Né l’uno né l’altro sono atteggiamenti onorevoli e tantomeno cristiani perché abbiamo di fronte – se ci crediamo – dei fratelli che hanno bisogno di essere amati, anche aiutandoli a rispettare l’ambiente e le persone che abitano qui se il comportamento non è adeguato; ma non si possono “sopportare” con indifferenza; oppure con finta gentilezza, solo perché sono fonte di guadagno. Ciascuno di noi ha sperimentato la gioia di sentirsi accolto con cordialità sincera. Proviamo anche noi a vedere con occhi diversi e, soprattutto, con cuore diverso ogni persona che incontreremo. (dd)

Domenica 21 giugno Cari parrocchiani, è in distribuzione il numero estivo de “Le nuove del pais”, il nostro bollettino parrocchiale. Mi piace che sia così atteso e

Di mese in mese Ogni settimana dal foglietto parrocchiale i nostri Don Dario e Suore Discepole del Vangelo ci rivolgono un breve pensiero legato al tempo che stiamo vivendo.

così apprezzato. In alcune parrocchie è una penitenza farlo distribuire: qui, in un baleno è già in ogni famiglia. Approfitto per ringraziare tanto coloro che ve lo portano a casa e ringrazio soprattutto Lorenzo Vallazza che raccoglie tutto il materiale, lo ordina, segue l’impaginazione, la stampa e cura l’aggiornamento degli indirizzi. Un grazie grande! Vi invito a partecipare con idee e notizie vostre, ricordi e foto, come già molti fanno, perché è un giornale vostro non solo perché parla dei nostri posti e delle nostre comunità, ma vostro anche nel senso che voi lo costruite. Il bollettino è uno strumento molto efficace per mantenere unita la nostra gente ed è punto di riferimento soprattutto per quelli che non abitano più a Fodom. Ne stampiamo 1560 copie di cui vengono spedite ben 975! Nella messa che concludeva l’anno scolastico ho proposto a bambini e ragazzi di fare una pagina dove possano condividere i loro pensieri e quanto riguarda la loro vita: incoraggiateli perché sono importanti e noi abbiamo bisogno di capirli e di condividere la loro vita. Naturalmente non servono poemi o cose straordinarie: basta che si mettano in gioco, manifestino i loro interessi e quanto sanno realizzare. (dd) Domenica 28 giugno Cari parrocchiani, questo mese di Luglio e il prossimo di Agosto saranno per molte persone, che pro-

vengono da diverse città, un periodo di vacanza: vedremo un po’ più affollata la nostra vallata di Fodom. Ma è un tempo diverso anche per chi abita qui, in particolare per i ragazzi. Per i giovanissimi che hanno terminato la scuola, l’estate può essere una stagione per vivere esperienze diverse, come quella trascorsa a S. Giovanni la settimana scorsa con alcune ragazze. Condividere momenti quotidiani insieme (piccoli lavori, cucina …), incontri con persone di frazioni un po’ lontane, esperienze di aiuto con i nonni della Casa di Riposo … diventano occasioni arricchenti. I momenti di gioco, il fare qualcosa per gli altri, lo stare insieme in modo sereno ci hanno fatto vedere volti contenti pur avendo vissuto delle cose semplici. Tutto questo ci fa pensare, ancora una volta, che nelle cose semplici di ogni giorno c’è qualcosa da riscoprire e che può farci vivere bene, dando senso alla vita. È quello che esprime una delle canzoni che abbiamo cantato nei giorni trascorsi insieme: “E le gioie semplici sono le più belle. Sono quelle che alla fine sono le più grandi” (sdv) Domenica 5 luglio Cari parrocchiani, Penso vi sia gradito il testo

del cantico delle creature di S. Francesco, dal quale il Papa ha preso lo spunto per la sua enciclica. È scritto in un italiano medioevale, ma penso che con un po’ di fantasia risulti comprensibile a tutti. (dd) «Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione. Ad te solo, Altissimo, se konfàno et nullu homo ène dignu te mentovare. Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore, de te, Altissimo, porta significatione. Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle, in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle. Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dai sustentamento. Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte. Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba. Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo


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infirmitate et tribulatione. Beati quelli ke ‘l sosterrano in pace, ka da te, Altissimo, sirano incoronati. Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no ‘l farrà male. Laudate et benedicete mi’ Signore’ et ringratiate et serviateli cum grande humilitate». San Francesco di Assisi

mons. Alfredo Murer che celebra il 60° anniversario della sua ordinazione sacerdotale avvenuta a Belluno il 2 luglio 1955. Un ricordo particolare in quest’anno dedicato alla vita consacrata a tutti gli altri religiosi da Fodom: P. Giuseppe Detomaso, P. Giampietro Pellegrini, suor Domenica Grones, suor Angelina Pellegrini, suor Laura Rossi, suor Benigna Testor, suor Agnese Grones e le nostre sorelle di S. Giovanni: suor Flavia e suor Elisa. Per tutti un grazie e una preghiera.

sia bella e ricca la natura in cui noi ci troviamo; e ultimo, ma non meno importante, la gioia di trovarci insieme per ravvivare le relazioni, di rivedere i paesani che vivono altrove tornati nei loro luoghi per le ferie. Il passato ci ricorda anche un’altra verità che tendiamo a dimenticare. Si sente spesso dire: “Non avevamo niente eppure eravamo contenti!” È vero: la festa non dipende da quello che abbiamo, ma dal bene che ci si vuole quando si è insieme. (dd)

Domenica 25 luglio S. IACO, “Siègra da laPlié”

Sabato 15 agosto Maria Assunta in cielo, “Sánta Maria Maiou”

Domenica 30 agosto

Cari parrocchiani, questa domenica celebriamo il Patrono della nostra parrocchia, S. Giacomo. Assieme ricordiamo in particolare tre persone che, come lui, hanno dedicato la loro vita per diffondere il Vangelo e servire le comunità cristiane. Sul bollettino parrocchiale di cinquant’anni fa si legge: “Il 27 e il 29 giugno la parrocchia di Pieve di Livinallongo vivrà due delle più gloriose ed emozionanti giornate della sua storia: domenica 27 giugno Sua Ecc. Rev.ma Mons. Gioacchino Muccin conferirà a tre parrocchiani la sacra ordinazione sacerdotale e nella solennità dei principi degli Apostoli Ss. Pietro e Paolo i Neoconcasrati celebreranno in forma di solenne Concelebrazione il primo S. Sacrificio. … I tre eletti sono: P. Eugenio Rossi, P. Eugenio Palla e P. Franco Troi.” P. Franco Troi è morto alcuni mesi fa e celebrerà in paradiso, ma gli altri due missionari saranno con noi assieme a

Cari parrocchiani, Sánta Maria Maiou forse la si potrebbe chiamare la festa fodoma per eccellenza. Perché questa intensa aria di festa che spira soprattutto dal nostro passato? Certamente vieniva dalla celebrazione di Maria Ss.ma assunta in cielo; ma a questa si aggiungeva il sollievo di aver quasi finito la parte più consistente della fienagione che assicurava il mantenimento degli animali per l’inverno; inoltre la possibilità di stare all’aperto a lungo insieme a motivo della stagione favorevole. Poi ci saranno certamente altri motivi che io non conosco. Vorrei però dare risalto a qualche elemento che aiuti tutti noi a vivere oggi la festa. L’assunzione di Maria ci dice che abbiamo un futuro che va oltre il confine della morte: questo, se ci crediamo, può incidere non poco sulla gioia della nostra vita. In secondo luogo è un momento in cui ci si rende particolarmente conto di quanto

Cari parrocchiani,

Agosto sta finendo e con esso si avvia al termine la bella estate di quest’anno, anche se abbiamo speranza per un buon settembre e, magari, un buon ottobre. Perché no?! Ma non possiamo sapere e, come sempre, prenderemo quello che viene. Di questa estate spero ci rimangano bei ricordi, momenti sereni, e magari intensi, e magari di fatica per chi ha lavorato per il turismo, ma in questo caso, anche di soddisfazione. Sto pensando che in questo immaginare il futuro e ricordare il passato è facile che possa nascondersi un’insidia: dimenticare il presente. Resta inteso che ricordare è bello come è giusto immaginare e tentare prevedere quanto ci attende tenendo conto però che in questi due casi siamo fuori del tempo, o meglio, siamo in un tempo che non ci appartiene più o non ci appartiene ancora perché non sappiamo come sarà. L’unico momento veramente nostro, quello in cui si concentra tutta la nostra vita, quello su cui abbiamo potere e che possiamo utilizzare, è il momento presente. Dobbiamo stare attenti a non perderlo restando troppo affacciati alle finestre del passato e del futuro della nostra vita. Dobbiamo far attenzione a riempirlo bene con il meglio di noi stessi e a non perderlo perché non ritornerà più. (dd)

Domenica 6 settembre Cari parrocchiani Papa Francesco ha indetto per il 2015/2016 l’Anno della misericordia. Ci siamo chieste: che cosa significa vivere un anno sul perdono, sulla bontà di Dio? Cosa vuol dire avere il pensiero e il cuore sulla? Con l’intento di tenere aperte queste domande ci siamo soffermate su queste parole di Charles de Foucauld: “Mio Dio, come siete buono! … quello che avete fatto per me! Sì, da giovane, sono andato lontano da voi … in un paese lontano, il paese delle cose profane … E poi sono tornato verso di voi, molto timidamente, a tentoni facendovi questa strana preghiera: “Se esistete, fate che vi conosca”. O Dio di bontà che non avevate cessato di agire dalla mia nascita in me e attorno a me per giungere a questo momento, con quella tenerezza, “correndo incontro subito, cadeste al mio collo, mi abbracciaste”. Attraverso la cura premurosa di varie persone, nell’esperienza della Confessione e nella preghiera ha sperimentato di essere accolto e amato così com’era. Non ha potuto far altro che ridonare la sua vita facendo sperimentare ad altri la stessa bontà ricevuta. In particolare per i giovani, l’Anno della misericordia sarà un anno speciale: diversi eventi, tra cui la Giornata mondiale della gioventù a Cracovia, nel luglio 2016, con papa Francesco, saranno occasione per incontrare molti altri giovani e vivere momenti che potranno arricchire la propria vita. L’augurio che ci facciamo è che ciascuno di noi possa ricevere, da questo Giubileo della misericordia, un aiuto per fare esperienza della bontà di Dio nelle varie situazioni, tristi o felici, che la vita ci metterà davanti. (sdv)

Il logo del giubileo della misericordia.


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Una giornata con gli anziani di Villa S.Giuseppe Anche quest’anno il Rifugio Burz ha ospitato, sabato 18 luglio, la giornata in montagna organizzata nell’ambito dell’attività ricreativa per gli anziani della casa di riposo Villa S. Giuseppe di Livinallongo. Ben 28 gli anziani che hanno potuto trascorrere alcune ore all’aria aperta, ai piedi del Boé. Un grande lavoro per gli oltre 30 volontari impegnati ad accompagnare “i nonni” nel viaggio in seggiovia o con le jeep. Tra questi anche personale della stazione del Cnsas di Livinallongo e la Croce Bianca Fodom al fine di garantire la piena sicurezza di tutti gli ospiti. “È grazie alla loro presenza – spiega Gloria Micheluzzi, educatrice professionale di Villa S.Giuseppe – se i nostri anziani hanno potuto sentirsi tranquilli e seguiti in ogni esigenza”. Come da tradizione la giornata è iniziata con la S. Messa celebrata dal parroco don

Gli anziani assistono alla celebrazione della S. Messa.

I volontari con il medico, il maresciallo dei carabinieri, il sindaco, l’educatrice e i musicanti.

Dario Fontana. Al termine, tutti a tavola per alcune ore in allegria accompagnati dalla fisarmonica e dalla chitarra di Mario e Fabiano. Anche se si tratta di anziani, con una vita passata alle spalle, una giornata come questa diventa un’esperienza unica, in particolare per coloro che sono costretti a trascorrere tanti mesi invernali sempre all’interno della struttura, causa il freddo e le generali condizioni climatiche poco fa-

vorevoli. Come per Mansueto che sul Burz ha fatto il primo ballo della sua vita. Un’altra nonna di 90 anni ha confidato di aver visto cose mai mai viste in vita sua. A salutare e fare compagnia agli anziani anche il sindaco Leandro Grones, il maresciallo dei carabinieri Tiziano Turra ed il medico di base Pietro Demattia, uno degli ideatori dell’iniziativa. Soddisfazione sul volto di

tutti. Un plauso particolare alla SIT BOE’ che ha messo a disposizione l’uso della seggiovia, alla famiglia De Battista che gestisce il rifugio, alla Cassa Rurale Raiffeisen della Val Badia-filiale di Arabba diretta dal Dott. Benno Canins per l’appoggio finanziario, nonché ai numerosi volontari che rendono fattibili tali trasferte. A tutti, da parte degli organizzatori, va il più forte ringraziamento (Sor. Lor. - Fr. Del.)

Grazie mama! (L ricordo de la Enrica Grones da pèrt de la fia Tiziana) Mama, volàve te di grazie per dut càl che t’as fat per mi e per duc nos. No te l è mei dit assè. Grazie perciè che no te n’as mei fat mancè nia, plutost che ne fè mancè vèlch a nos te steve senza ti. Grazie per ne avei nsigné l respet per i autri e per la natura. Grazie per me avei nsigné a cugnesce le ierbe e le plànte. T’ave pascion co l’ourt e te tolàve dut càl che te deva la natura: radicio, grìjoi, giamèite, glèsene, fonc, garnàte. No te volàve tò medejine, plutòst te te curàve co le ièrbe ma sto viade le no n à bastè... Grazie per tua disponibilitè; ti no te dijiàve mei de no a degugn, t’eve très pronta a dè na màn se valgugn ava debujen e no te domanàve mei nia n càmbio. No te volàve ester de peis a

degugn. Te domanàve demè de te porté nvalgò se t’ave da jì a ciatè valgugn. O n càl viade, davànt 4 agn, che te m’as domànè se te portàve su la Tofana. Te volàve jì su a duc i costi, mi crei perciè che l papà l no n’ava mei ciafiè a ji su e ti t’as volù ji su ence per dàl. E t’es juda su come n ciamourc! No te te lamentàve mèi e cànche te steve mèl per no ne cruzié te dijàve passapa ben! T’eve ti che te ie fajiàve forza ai autri; come n càl viade che sonve stade sun Pizac’ e a tourné n ju sonve strache e ti t’ave mèl ai piesc epur te me fajàve forza ti a mi! Ence a passè nánter le vace, percié che mi eve poura e a ti te vigniva da ride! Te ie manciaras a duc, sarà chèro no te vedei plù

La Enrica sun Tofana De Rozes l 20 de agost 2011.

ntourn cèsa che te bagne i ciòf o che te spache su legna, o che te tourne dal bòsch con doi ram sot al brac perciè che “le da remonè su l bòsch” te dijiàve! E d’invièrn su le piste de Portavescovo coi schi...te i as d’avei fate mile oute! Ades dane la forza de ji nnavànt senza de ti; dane la forza che t’ave ti che t’es tomada trope oute ma t’es dagnàra levada su. Ence davò che lé mort l papà....lé ste

n colp dur ma tes levada su ence n càl viade, bel avisa t es levada su. T’asse volù ji sun Col De Lana la pruma domània de Agost...no t as ciafié ma t es juda su na mont ncora plu auta! Volon te recordè plena de vita e de energia, e se consolon, a te pensé ndavò auna al papà, che caminei auna su per chèlche bel teriòl da mont. Grazie de dut mama! Tiziana


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“Siègra de S. Iaco” con i giubilei di vita consacrata e nuziale I

l giorno della “Siègra de S. Iaco” tutta la comunità fodoma si è stretta intorno all’ex parroco mons. Alfredo Murer ed ai suoi due missionari comboniani Padre Eugenio Palla ed Eugenio Rossi che quest’anno festeggiano rispettivamente 60 anni di sacerdozio il primo e 50 anni gli altri due. Poiché il 2015 è l’anno dedicato alla Vita Consacrata erano stati invitati a partecipare alla festa anche tutti i sacerdoti, missionari e suore fodomi. I giubilei sono stati ricordati nel corso della Santa Messa celebrata dai tre religiosi con il parroco don Dario Fontana e solenizzata dal Coro Parrocchiale S. Giacomp che per l’occasione ha rispolverato (l’ultima volta era stata eseguita esattamente 50 anni fa) la “Neunte Messe” di Anton Faist. Il momento dell’omelia è stata l’occasione per i festeggiati di ricordare alcuni episodi della loro vita passata ad annunciare il vangelo e lavorare nella vigna del Signore. Don Alfredo, in particolare, dopo aver dedicato un breve pensiero a tutte le parrocchie dove ha svolto il suo servizio in questi 60 anni ha sottolineato come la famiglia, la parrochia ed il seminario siano stati gli elementi fondamentali per

Le coppie di sposi giubilati.

Sacerdoti, Missionari e Suore fodomi (nativi e …di adozione) insieme al Sindaco.

la crescita della sua fede. Parole di ringraziamento sono state rivolte ai tre religiosi anche dal sindaco Leandro Grones che li ha omaggiati a nome dell’Amministrazione di una piccola statua del santo

ladino Ijep Freinademetz. Come da tradizione in occasione della sagra sono state premiate le coppie che festeggiano significativi anniversari di matrimonio. Un grande applauso è stato tributato in

Lavori insieme a San Giovanni… Noi ragazzi della 2^D di Fodom ci siamo trovati un pomeriggio a San Giovanni. Il tutto è cominciato con una domanda alla prof.sa di religione, Sr Elisa, in un ora di scuola: “Ma le suore pregano tutto il giorno?”. Quando la prof ci ha detto che le suore sono impegnate in vari modi e fanno anche lavori quotidiani,

qualcuno di noi ha detto: “Prof., ma possiamo venire a fare dei lavori dalle suore?”. Ed è stato così che ci siamo trovati per pulire insieme la chiesa di S. Giovanni prima della tradizionale sagra della frazione. Dopo le grandi pulizie fatte con divertimento abbiamo suonato le campane e mangiato una buona merenda.

particolare per le nozze di platino (65 anni) di Giovanni Battista Crepaz e Dorotea Loretta Dorigo (non erano presenti ma è stata la figlia a ritirare la litografia ricordo, unita ai fiori offerti dall’Amministrazione Comunale) e per Sigifrido Delmonego e Maria Maddalena Delfauro che di anni di vita insieme ne festeggiano ben 60. La “siègra” è proseguita poi all’esterno con la Pesca Parrocchiale, lo stand del gruppo Insieme si Può Fodom che proponeva le specialità ladine, il tendone del Coro Fodom, e la gara di corsa in montagna “Vertical-km Col de Lana”. (So.Lo)

Alcuni nostri commenti ... Elisa Laura: è stato divertente! Benedetta: è stato bello pulire la chiesa insieme e poi mangiare. Fabiana: faticoso, ma divertente! Giada: è stata una cosa divertente da rifare! Elena: è stato bello aiutare le suore, è un’esperienza da rifare. È stato bello stare con i compagni della mia classe e fare qualcosa di pratico insieme. Omar: mi è piaciuto lavorare insieme! Alessio: la cosa più bella è stata quando ho suonato le campane.

Scorci della giornata a San Giovanni.

Yuri: ho passato un pomeriggio diverso dal solito, anziché stare sul divano a guardare la TV!


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“Nuos pruns 50 agn de laour per el Signour” N’ ocajion de S. Iaco on enconté Padre Rossi e Padre Palla che i n’à contà de sua fede, de suo laour e tánte curiojité suzedude nte sti agn passei ntra le desferente miscion, n Africa e n Italia. Padre Genio, n domënia 26 de lugio la jent da Fodom v’à fat na bela festa per i vuosc 50 agn de vita consacrada; ncan eiso capì che v’assa sapù bel deventé miscionario? L é difizile da dì; bele n cuinta elementare ève scrit nte n tema che m’assa plajù dé mia vita al Signour. La maestra Florinda e Don Luigi Pescollderungg i m’à acompagné nte mia vocazion, ence mia fameia m’à trop sostignù e, davant de me n jì a Trent n seminario, i è pensé su proprio n bon toc. De chi agn sonve cater primiziánc da Fodom e ntel jugn del 1965 mi, padre Eugenio Palla e don Franco Troi son stèi consacrei a la Plié da Fodom. L dì davò don Lorenzo Irsara no l n’à lascé dì mëssa, ma doi dis davò on dit la pruma mëssa a la Plié. Davò la mëssa noela v’en seiso jù delongo da Fodom? Son sté chilò n meis. Po i m’à tignù n Italia cuaji cinc agn nte nuos seminari coi tosac de le mesane e del 1969 son partì per l’Africa e ilò son resté plù de 30 agn; dal 1969 al 2001. Ulà seiso jù de preziso? Son sté dut l temp nte la Repubblica Zentrafricana nte trei desferente miscion e l’ultima l’é sté la plù bela percié

Padre Genio, n domënia 26 de lugio la jent da Fodom v’à fat na bela festa per i vuosc 50 agn de vita consacrada; ncan eiso capì che v’assa sapù bel deventé miscionario? Ntourn l 1951 l eva rué nta Fodom l joven combonian Padre Pio De Paoli. El m’ava giourì i ogli e l cuor su l’Africa e suoi problemi e chëst no demè a mi ma ence a autri trei jovegn, ence se po no duc à tout la medema strada. Nte chëla è dezedù de deventè miscionario e gran l é sté l aiut

INTERVISTA A PADRE EUGENIO ROSSI “GIAIÒL” da Federa che sonve dalonc dala capital. Guère nounon bù, ma mëte auna desferente tribù no l é sté saurì. La sola maniera per cordé duc l’é sté cialé de ie fè capì che son duc fioi del Signour; cánche l Vangelo le ruè nte l cuor de la jent ence le guere s’à chieté via e la jent à metù mán de se cordé. Ci lingaz descoreivio colajù? La Republica Zentrafricana l’é stada per agn na colonia franzeje e chël l é suo lingaz ufizial. Fòra per le foreste la jent descor nveze l “sango”, n lingaz che n viade mparé l te dáida a jì daperdut; l ven finamei douré nte la liturgia. L é n lingaz tonal e, davò n meis che sonve ilò, no n’eve ncora capì nia. Che m’à daidé fora l é sté l confront nánter l vangelo talian e chël da la via e n tosat che vegniva con mi cánche jive fòra per le foreste. Percié davò l 2001 ve n seiso tourné n Italia? Nos comboniani on fat l voto de obbedienza e alora, cánche i m’à clamé, è bù da vignì de ritorno. Me n son

tourné chilò mèlgián ma no podëve fe nia. Son sté a Firenze, a Milan e ades son a Venegono Superiore, damprò Varese. Ilò ste nte nen ciastel che n viade l eva plen de jovegn comboniani che se paricëva a pié via. Ades son restei de vot e jon fòra a fe predicazion e giornade miscionarie. Percié, secondo vos, i jovegn sténteli a vignì davò vosta strada? A chëst no sè da respone. Fèsc mèl vedei che i jovegn no và plù a mëssa ma l é ence da dì che, se al dì da ncuoi n joven jissa a cèsa a dì che l vol jì n seminario, no se cotánte de fameie fossa contente. Jì miscionario ncuoi l é ncora n sacrifizio e i jovegn al di da ncuoi no i é plù usei, percié che i à dut. Ence se i sent na vocazion i à da avei na gran fede, na forza speciale e, souradut, ester daidei da chi de cèsa. I à da capì che jì n miscion podëssa volei dì avei da renunzié a dute le comodité, finamei a la corente eletrica.

INTERVISTA A PADRE EUGENIO PALLA “SCòCO” de Pala che m’é rué da cèsa n fora. E’ fat 15 agn de studi nánter Brescia, Firenze, Bolsan, Trënt e Verona. L é sté n temp proprio bel, ence se no l é sté dagnára saurì, ma è bù na gran fede che m’à acompagné. Mi, auna a Padre Rossi e a Don Troi, son stèi ordiné a la Plié nte l jugn del 1965 e l é curious recordé

coche chël l eva l prum viade che l Vësco da Belum ruáva sa Fodom percieche i trei comuns de Souramont i eva mpermò passei dala dioceji de Persenon a chëla de Belum. Davò la mëssa noela seiso partì delongo per jì n miscion?

Nte sti trënta agne ei podù cugnësse n frëgo la jent africana, com’ela? L é jent semplice, valenta e n viade che te sas suo lingaz i te tòl come un de fameia. Cánche sonve n seminario ogni tánt pensëve a chël che esse mangé via per chële tiere ma a la fin è vedù che i no né tánt desferenc da nos autri. L é proprio vera chël toch del Vangelo ulà che l Signour disc: “Ciaparei l centuplo nte sta vita!”. Son sté ilò per lori, per i daidé a paricé gliejie, scòle e sèlf per le encontade e per ie nsigné come mantegnì dut chëst. Me braglëva l cuor cánche son vegnù a savei che davánt n per de agn l é rué ilò i mussulmagn dal Ciad e dal Sudan meridional e i à spaché su dut chël nte 100 agn i à fat i miscionari cristiagn. Ades per tourné a porté la pesc volarà autri 50 agn. Davò 50 agn de miscion chél elo vòst pensier? No l é sté dagnára saurì ma son content de dut chël son sté bon de fè, dé e arjonje. Ades sarà difizile che i tourne a me mané ndavò n Africa ma son mpò content percié che pos fe apostolato e, fin cánche pos daidé fora la jent, ringrazie l Signour. Per conté i miei 50 agn de miscion pos douré trei semplizi parole: “Dut lé grazia!”.

Son sté chèlche meis nta Fodom e, ence se m’assa plajù partì delongo, è podù me njì mpermò del 1969. Mia pruma miscion l é stada n Burundi ulà che l’eva jent valenta, saurida, da volei ben. Ma puoch davò ilò à metù mán la guera nánter doi desferente etnie: i Hutu e i Tutsi. Chëste no l’é robe de marevoia colajù; souradut percié che ilò i confins ié stèi fac fòra senza tignì cont de le desferente etnie. Nos comboniani sonve ilò nánter l martel e l’ancujum e no podonve fe nia. L’e sté jent copada per-


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«Le nuove del Pais»

cié che l’ava vedù dut e del 1977, chelche an davò che s’ava chieté via dut, nos son stèi mpò parei de mez percié che onve vedù massa robe. Chësta l é stada na esperienza proprio forte, nia saurida da desmentié; baste pensà che nte puoć agn i e stei copei ju 22.000 maestri e la maiou pert de la jent che savëva vèlc. Chëst l é sté sconù via dala televijion ma nos che sonve ilò se recordon dut. Eiso fat autre esperienze n Africa davò chëla particolare del Burundi? Dal 1977 al 1980 son tourné a Roma ulà che è insegné nte l scolasticat nazional dei comboniani. Ilò l eva prevesc da dut l mondo e l’é sté veramente na bela esperienza. Po son tourné n Africa e son jù n Zentrafrica per 6 agn. Ilò, a desferenza del Burundi, la jent l eva proprio puocia. Basta pensé che l Burundi l é gran coche la Lombardia ma l à 10 milioni de abitànc; l Zentrafrica l e nveze n teritorio coche doi oute l’Italia con 5 milioni de abitanc. Ilò l’eva jent saurida, no l’é sté guere e col franzeje che eve mparé a scola m’è

rangé daperdut. La terza miscion é stada chëla n Ciad ulà che son sté fin del 2009. Per valgugn problemi de salute che è bù del 1999 son tournè a Milan per me curé e, nánter l nord Italia e la Sicilia, son sté siec agn n Italia. Davò siec agn n Italia no sentieivio n frëgo de “mel d’Africa”? I disc che l siebe vèlc che ciapa duc chi che và via almanco n viade... Se no fossa per i problemi de salute che è ncora ades sonsa segur là via. Mi è lascé ilò mio cuor e son content che fin del 2009 è podù sté ilò, ntamez a chëla jent. Ades son a Verona e è capì che è ence chilò na miscion: pos dé mio perié e mie soferenze al Signour e chël che pos ciale giàn de l fe. Se veiga che chësta l eva mia miscion e difati l Signour me dà na gran forza per jì navant. Sei jù nte tánc de luosc, duc desferenc; cotánc de lingac saveiso? Mio prum lingaz l é chël che m’à insegné la mere e l pere: l ladin. Po’ descore talian,

Jugn1965 – la Plié: l di de l’ordinazion dei doi miscionari e de Don Franco Troi (tourné ala “cèsa del père” l 21 de jené de sto ann). Da mán ciàmpa Don Franco, Padre Genio “Giaiòl” e Padre Neno “Scòco”. Sèntei nte cropia, i genitori: Berba Iaco “Scòco” e Máda Nina, Matìo “Giaiòl” e Máda Maria e La Cándida Mamana.

franzeje e ence chelche idiom african. Davò sti 50 agn de miscion elo n pensier o vèlc che podëssa mëte auna dut vost operat? Davò dute chëste esperienze, s’à fermé daite de mi 2 parole particolari: “cuor” e “gurmèl”. No se pò difati jì nte chi luosc demé a porté scioldi percieche deguna miscion pò jì ben se no l é ence l “cuor”. Ence se nte ogni miscion l é lingac desferenc, chël che duc capis delongo l é chël del cuor.

L cuor no sta però senza umiltà, senza “gurmel”. Duc chi che fesc n servizio per i autri se mët el gurmèl: i camerieri, i laorànc...ence nuosc peresc e noste mere i ava l gurmel. Nte la parabola del bon samaritano ne ven dit ciaro coche sti doi sentimenc abe da avei suo lèrch nte nosta vita. “Cuor” e “gurmél”; chëst l é chël che m’à insegné sti 50 agn de miscion! (Da LAUSCdiLADINS de vender 14 de agost, intervista de Giulia Tasser, traduzion per Fodom de Lorenzo Vallazza)

Dai nostri missionari: Padre Giuseppe Detomaso Teticha,11 -5- 2015. – Sidamo/Etiopia Carissimo don Dario, Questa volta ti scrivo dalla nuova missione di DAYE che verrà ufficialmente aperta il prossimo agosto. Già da qualche anno, a noi missionari comboniani è stato affidato il compito di fondare questa nuova missione, succursale e figlia della vastissima missione di Teticha. A Daye sono state già realizzate alcune opere sociali: asilo, scuola elementare e abitazioni. La chiesa, centro spirituale di ogni missione è ancora a livello di progetto. Da qualche mese, saltuariamente, due padri hanno cominciato a vivere a Daye. Per il momento celebrano la S. Messa in un’aula della scuola e sono in attesa di poterla celebrare in una vera chiesa. A più riprese mi hanno fatto presente tutti i motivi, qui sotto elencati, per cui con una certa urgenza la chiesa deve essere fatta. • Una missione senza una chiesa è come un corpo senza testa. • La comunità cristiana, non avendo un luogo in cui incontrarsi e che manifesti anche esternamente la presenza di Dio, si sente un po’ persa e si interroga se il luogo è una missione o un centro sociale come tanti altri. • Sia gli ortodossi, come i protestanti e specialmente i mussulmani ovunque abbiano

•

•

dei credenti lo fanno vedere a tutti con una chiesa o una moschea. Una chiesa, poi, non è solo un luogo di preghiera e di incontro con Dio ma anche un posto in cui i credenti imparano a volersi bene, ad aiutarsi, a collaborare e a perdonarsi, cose tutte che sono le basi di un vero sviluppo sociale. I cristiani del luogo poi sono disposti a dare tutta la loro collaborazione possibile per far si che la nuova chiesa appaia un’opera loro e non degli stranieri.

Ormai Daye sta diventando un cittadina per cui anche le costruzioni che vengono fatte devono essere in muratura e secondo i piani del governo. Per questo, anche la nostra erigenda chiesa, come costruzione, deve seguire le norme del paese ed essere ben fatta. La comunità cattolica nella cittadina di Daye è in rapida crescita. La Chiesa farà da centro parrocchìale per le diverse cappelle che sono nei dintorni. Per questo deve avere, anche nella sua forma esterna, una buona apparenza. I cristiani insistono continuamente sulla necessità di avere una chiesa non solo come centro di preghiera per la comunità cattolica ma anche come un’attrazione per tutti quelli che la vedranno. Qui ancora una bella chiesa è un segno della

presenza di Dio e della grandezza della religione di quelli che la frequentano. I cristiani di Daye promettono seriamente di impegnarsi a dare tutta la loro collaborazione che purtroppo, dati i costi dei materiali da costruzione, potrà solo in minima parte coprire tutte le spese. Per questo, ancora una volta, sono costretto a chiedere la collaborazione di qualche generoso benefattore che vuol lasciare in Etiopia un segno della sua carità cristia cristiana. I miei più grandi benefattori sono passati a miglior vita e non so più a chi posso rivolgermi. Per questo ho pensato che tra i fodomi ci possa essere ancora qualche generoso cristiano. Mi auguro che il mio appello venga accolto così che anche a Daye una bella chiesa per la gloria di Dio e per il bene delta comunità cristiana possa sorgere in un prossimo futuro. Anche qui i costi delle costruzioni sono saliti alle stelle, la collaborazione poi che i nostri cristiani potranno dare è ancora molto modesta. Il semplice progetto che un nostro geometra ci ha fatto e che rispetta I›arte etiopica si aggira sugli 80 mila euro. Padre Giuseppe Detomaso (Ndr: la lettera di Padre Giuseppe era molto più lunga e ricca di dettagli, per ragioni di spazio è stato necessario riassumerla)


«Le nuove del Pais»

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omenica 23 agosto è festa grande a Pieve di Livinallongo: Rosa Pellegrini “de Dorich” festeggia i suoi 100 anni. Perfettamente in forma è presente alla Santa Messa celebrata dal Decano don Dario e accompagnata dai canti del Coro Parrocchiale “San Giacomo”. Alla festa religiosa, nell’attigua sala parrocchiale, segue la parte profana. Cento anni: accompagnata dai figli (Edoardo, Letizia, Stefano, Rosetta e Stella), dai nipoti, dai parenti e dalla comunità di Fodom. E, dall’Austria, i figli e i nipoti dei fratelli di bèrba Dorich “de Felize Chech”, papà di Rosa. Il suono della fisarmonica ha introdotto le parole del Sindaco Leandro Grones che, a nome dell’Amministrazione Comunale, ha consegnato un mazzo di fiori alla festeggiata rivolgendole parole di ringraziamento di quanto ha fatto per la cultura di Fodom, accompagnate dagli auguri per

100 anni per Rosa Pellegrini “de Dorich”

Nonna Rosa splendente delle sue 100 primavere!

un proseguo ricco di serenità e soddisfazioni. La figlia Stella che, già in chiesa, aveva rivolto alla mamma parole cariche di sentimento, ha desiderato rivolgersi ancora a lei: “… grazie mama. Ti t’as fat trop per nos, nos massa puoch per ti. Onse giàn che te vive autri cënt agn, per podei te rete l ben che on bu”… . Parole sincere, uscite dal cuore, le ha rivolte a nonna Rosa la nipote Martina: “100? Mamma mia… Anzi no, Nonna mia! ... Grazie per darci ancora una volta un esempio di vita,

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una vita spesa a prenderti cura dei tuoi figli, dei tuoi nipoti e di chiunque bussi ogni giorno alla tua porta. La prima e la seconda guerra mondiale, la povertà, la crisi, il freddo e la vita spesso austera, non ti hanno mai impedito di essere quello che sei: donna forte ad al contempo delicata e amabile come quel fiore di cui porti il nome. Fiore, la “Rosa”, sinonimo di amore, lealtà, amicizia, perseveranza: tutti aspetti che contraddistinguono questi incredibili 36.500 giorni da quando sei sbocciata.” Quale migliore occasione poteva esserci per presentare, da parte della Professoressa Luciana Palla, il libro “100 agn n poesia” che fa seguito al primo “Davò l niol tourna l saren”: “ricordi da tośata”, in lingua ladina e “ricordi di scuola” in italiano, il tutto corredato da oltre 80 fotografie per ricordare “la vita de pais”. E’ stata quindi la volta del Coro Parrocchiale con la “Salve Regina” per ricordare i lunghi anni e l’impegno profuso dalla Rosa nel Coro di Chiesa, e con “Tra Ciuita e Boè” per ricordare il suo amato Fodom. La festeggiata ha quindi desiderato offrire a tutti i presenti un rinfresco. GLI AUGURI PIU’ SINCERI, nonna Rosa, affinchè tu possa trascorrere ancora diversi anni in salute, serenità e gioia attorniata, dai tuoi figli e dai tuoi nipoti. (Fr. Del.)

Attorniata dai familiari e dal Sindaco.

Ma siamo davvero cristiani? Con queste mie parole non voglio criticare nessuno, sono solo delle considerazioni. Sono una mamma, e non dico di essere stata perfetta per quanto riguarda l’educazione religiosa, ma penso di averci almeno provato. Se non ricordo male, quando chiediamo al sacerdote il battesimo per i nostri figli ci impegniamo ad educarli secondo la fede cristiana ed è una scelta nostra, nessuno ci obbliga a farlo.

Molte volte mi chiedo perché i genitori fanno battezzare i propri figli se poi non vanno mai a messa e quando è ora di frequentare il catechismo non hanno mai tempo di portarli perché lavorano, ci sono i compiti da fare e poi c’è lo sport. Viene però il tempo di fare la prima comunione ed è una bella festa per stare in famiglia

e quindi bisogna farla per forza! Le domeniche dopo i figli vengono mandati a messa da soli, perché nessuno ha tempo di accompagnarli, e allora loro si chiedono: “perché io ci devo andare?”. Così va a finire che i bambini non ci vanno più, una volta si diceva “i ragazzi dopo la Cresima non si vedono più in chiesa…” adesso

mi pare succeda già dopo la prima comunione. Sono stata alla messa della festa degli anziani, ero seduta davanti a dei nonni non troppo vecchi, alla fine dell’omelia uno si è girato verso l’altro e gli ha detto: “… è durata venti minuti!”. Ci sono rimasta un po’ male, abbiamo la fortuna di avere un sacerdote che spiega bene il Vangelo, ci parla di gioia, non brontola e non ci chiede mai soldi, e noi abbiamo ancora il coraggio di lamentarci ?!? A questo punto c’è da chiederci se siamo veramente cristiani. Maria


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«Le nuove del Pais»

Bilancio finanziario delle nostre parrocchie Parrocchia di Pieve.

Ci siamo dimenticati di inserirlo sul numero precedente del bollettino, ma le cifre sono sempre quelle. Sono stati rinnovati (sostanzialmente confermati) i Consigli per gli affari Economici. Andrea Crepaz si è offerto per tenere la contabilità e lo ringrazio. Di fianco il resoconto del 2014 della parrocchia di Pieve. Confrontando i dati dell’anno precedente si nota una diminuzione delle offerte. Vi illustro le voci più rilevanti. Le entrate per “attività parrocchiali” sostanzialmente sono le offerte per il bollettino parrocchiale che confrontate con la medesima voce in uscita vedete che si mantiene appena. Le questue ordinarie si riferiscono alle offerte raccolte in occasione della benedizione delle famiglie; affitti e rendite sono i dividendi di azioni di alcune società di impianti a fune possedute dalla parrocchia e i proventi della Majon dei Mones. Partite di giro sono offerte raccolte in chiesa per varie “giornate”: missionaria, seminario, diocesi, ecc. Per quanto riguarda le uscite, consistenti sono le spese gestionali in particolare per il gasolio e le spese straordinarie dovute all’impermeabilizzazione del piazzale davanti al garage (15.510 €) e al rifacimento del tetto della Majon dei Mones. (22.434 €). Si precisa che le somme investite sono comprese nel totale alla fine del 2014.

E n t r a t e ORDINARIE

ORDINARIE

Elemosine

7.299,03

Candele votive

1.892,68

Offerte servizi

780,00

Attività parrocchiali

Come entrate non ci sono grandissimi scostamenti rispetto allo scorso anno. Le spese straordinarie riguardano sempre il debito con la ditta Pescoller per il restauro della chiesa di Renaz. Avendo ricevuto un sollecito, ho messo insieme tutto quello che c’era e ho saldato il debito e per ordinaria amministrazione ho preso in prestito dalla parrocchia di Pieve 8.000 €.

11.693,78

Imposte - Assicurazioni Remunerazioni - stipendi Spese di culto

4.601,15 0,00 6.566,48

Attività parrocchiali

10.738,26 18.052,75

Questue ordinarie

6.397,00

Spese Gestionali

Offerte enti-privati

2.939,00

Manutenzione fabbricati

3.060,43

Carità

4.087,00

Affitti - rendite

13.042,55

Carità

4.484,70

STRAORDINARIE Offerte - entrate straord.

STRAORDINARIE 4.170,00

PARTITE DI GIRO Cassa anime Elem. imperate - p. giro Totale entrate

Spese straordinarie

38.820,54

PARTITE DI GIRO 811,00 7.656,00 61.165,74

Cassa anime

0,00

Elem. imperate - p. giro Totale uscite

15.656,00 101.582,61

RIEPILOGO Debiti da saldare Prestito parr. Arabba

Somme investite

8.000,00 40.000,00

Totale entrate

61.165,74

Totale uscite

101.582,61

Attivo o deficit anno 2014

-40.416,87

Riporto anni precedenti

131.604,85

(comprese nell’Attivo 31/12/2014)

Attivo o deficit al 31/12/2014

99.187,98

Parrocchia di arabba E N T RAT E

U S C I T E

ORDINARIE Elemosine Candele votive Offerte servizi

ORDINARIE 7.890,30 11.406,03 360,00

Imposte - Assicurazioni Remunerazioni - stipendi

2.661,94 0,00

Spese di culto

6.152,31

Attività parrocchiali

3.212,00

Attività parrocchiali

1.097,26

Questue ordinarie

5.561,00

Spese Gestionali

5.833,76

Offerte enti-privati

4.351,00

Manutenzione fabbricati

2.870,52

Affitti - rendite Carità

Ecco la situazione della parrocchia di Arabba.

U S C I T E

18,70 100,00

STRAORDINARIE Offerte - entrate straordinarie

0,00

STRAORDINARIE 480,00

PARTITE DI GIRO Cassa anime

Carità

Spese straordinarie

27.236,54

PARTITE DI GIRO 876,70

Cassa anime

55,70

Elem. imperate - partite giro

12.778,00

Elem. imperate - partite giro

Totale entrate 2014

47.033,73

Totale uscite 2014

4.778,00 50.686,03

RIEPILOGO Debiti da saldare

8.000,00

Totale entrate

47.033,73

Totale uscite

50.686,03

presito parr. Pieve

Attivo o deficit anno 2014

-3.652,30

da togliere all’attivo 31/12/2014

Riporto anni precedenti

10.843,70

Attivo o deficit al 31/12/2014

7.191,40 (-808,60)


«Le nuove del Pais»

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storiA E cUltUrA

L’angolo dei ricordi di F. Deltedesco

LA FOTO CONOSCIUTA Giovani di Cherz - anno 1930 circa. 01 - Masarei Giuseppe “Bepo Tavân”, 02 - Delazer Serafino-Fino Frância”, 03 - Crepaz Eugenio “de Titón”, 04 - Crepaz Luigi “de Jòrč”, 05 - Crepaz Alessio “del Picio”, 06 - Masarei Pietro “Tavân”, 07 - Crepaz Albino “del Zenz”, 08- ?, 09- Crepaz Andrea “del Picio”, 10 - Crepaz Pietro “Fonjo”, 11 - Crepaz Luigi “de Felize”, 12 Crepaz Bonaventura fu Luigi “de Ventura”, 13 - Palla Giacomo “Cut”, 14 - Crepaz Giuseppe “del Picio”, 15 - Crepaz Vigiglio “Titón”, 16 Crepaz Giuseppe “de Masaréi” (era stato nella Città di Ghiaccio), 17 - Crepaz Ingenuino “Nino del Zenz, 18 - Crepaz Rodolfo “Titón”, 19 Palla Eugenio “Cut”, 20 - Crepaz Luigi “Fonjo”, 21 - Palla Ferdinando “Cut”.

LA FOTO SCONOSCIUTA

LA FOTO STORICA

Attimi di tranquillità: al centro il soldato Palla Giovanni “Nani Cut”.

LA FOTO RICONOSCIUTA Si riferisce alla foto sconosciuta pubblicata sul n°1- 2015.

Direttore don Dario Fontana responsabile ai sensi di legge don Lorenzo Sperti Iscr. Tribunale di Belluno n. 4/82 Stampa Tipografia Piave Srl - Belluno

Grones Celestino “Zelestin da Gliera” (nonno di Testor Elio di Brenta), Vallazza Maddalena (moglie di Celestino, nonna di Elio), La piccola Grones Carolina - la figlia- (madre di Elio).

COORDINAMENTO Lorenzo Vallazza Per comunicare con la redazione e proporre i propri contributi (articoli, foto o altro materiale) Inviare una mail a: lenuovedelpais@gmail.com


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«Le nuove del Pais»

L

Storie da’n zacàn

e chiome degli alberi avevano iniziato a cambiare colore; aceri, larici e frassini si tingevano lentamente dipingendo il mondo di giallo, rosso fiammeggiante ed arancione scuro, in contrasto con il verde cupo degli abeti e l’azzurro intenso del cielo. In quella miriade di colori arrivò finalmente il mio primo giorno di scuola. L’avevo atteso con trepidazione, ansia e gioia ed ora eccomi: cartella in spalla, grembiule rigorosamente nero con colletto inamidato bianco e fiocco rosa, m’incamminavo per la mulattiera che portava al paese vicino, assieme ad altri bambini più grandi. Tutti ricordi che si fondono con i sentimenti che provavo in quel momento: la casetta gialla dove troneggiava la scritta scuola, tanti compagni, il banco verde con calamaio incorporato su cui appoggiai orgogliosa l’astuccio in legno con penna, pennini, gomma,

(a cura di Antonietta Crepaz)

Fiammeggiante Autunno matita e quaderni; la maestra, una signorina giovane, curata nell’abbigliamento, leggermente truccata, che proveniva dalla provincia di Rovigo. Era una pluriclasse che univa i bambini di Corte e Contrin, frazioni di Livinallongo, dalla prima alla quinta elementare. Io ero l’unica frequentante la prima, mi trovavo sola in quel mondo di novità a scoprirne un’altra: la lingua italiana. Infatti sino ad allora avevo sempre parlato in ladino-fodom come le persone che conoscevo. Sapevo che ero italiana, che avrei imparato a parlare, leggere e scrivere in questa lingua, ma ora gran par-

te di quello che insegnante e compagni dicevano era per me incomprensibile. Dopo saluti e presentazioni, la maestra mi disse di prendere il quaderno e la matita e scrivere il mio nome; quaderno sì sapevo cos’era, ma la matita no, a che oggetto corrispondeva un nome così interessante? Dal banco alla mia destra Mirella, vedendomi impacciata, mi mostrò il “lapis”, matita era il lapis, che importante rivelazione! Così iniziai a scrivere il mio nome, ed ecco la seconda grande scoperta, mi chiamavo Antonietta Maria Teresa! Sapevo di chiamarmi Antonietta, anche se mi chiamavano Eta o Toni ma

Grafia fodoma: una riflessione Alcuni anni fa è stato dato alle stampe il “Dizionar Fodom-Taliàn-Todësch” di Sergio Masarei. Premetto che il lavoro lo vedo molto utile in quanto è inserita la parte “Taliàn – Fodom” e quella “Todësch – Fodom”. Voglio però soffermarmi sulla grafia usata che è stata stabilita in comune accordo con le valli ladine del Sella. Mi sorge spontanea una domanda: “E’ possibile unificare il modo di scrivere di varie valli che hanno le loro proprie diversità”? Personalmente non lo credo anche perché altri, al di fuori dei Ladini, avevano fatto questo tentativo che si è rivelato fallimentare. Sarebbe sufficiente pensare a quanto ha fatto discutere, riguardo alla grafia, il bel libro “Ladinia” pubblicato in occasione dell’esposizione alla quale avevano partecipato tutti i ladini, compreso Fodom, organizzata dal “Tiroler Volkskunstmuseum” di Innsbruck nel 2011. Parlando delle valli ladine del Sella, quali sono i problemi? La parlata di Fodom ha tantissime parole che terminano con “c” e pure con “g”. Così, ligi alla nuova grafia unificata si scrive: Andrac – Colac – Renac – Carpac…. . Certamente un Fodom non ha problemi a pronunciare correttamente i nomi di questi paesi ma, un turista come

un qualsiasi altro forestiero, come farà a essere corretto nella pronuncia? Di questo se ne sono accorti ormai molti ladini. Sfoglio il “Calender Ladin 2015”, un bel volume che annualmente viene edito da Val Badia e cosa noto? Andraz non è scritto come scrivono i fodomi, cioè “Andrac”, ma e scritto “Andrac̀ (non con il cappello, come suggeriva padre Adalberto) ma con un semplice accento “c̀”. Sfogliando tale “Calender” trovo tantissime parole, tutte scritte con la “c” finale accentata: privac̀- bagòc̀- statuc̀ déic̀ - fic̀- rapresentanc̀ - contrac̀ - bandic̀ …e si potrebbe continuale. L’accento sulla “c” viene addirittura messo sulle seguenti parole: c̀ iastel – c̀ iasa – c̀ iauna – c̀ ianèl - c̀ ianté… . Per quanto riguarda questi casi, padre Adalberto precisava che non era indispensabile mettere l’accento, in quanto non è possibile sbagliare a leggere le parole che contengono “cia o gia”. Questo è solo un esempio che si riferisce al “Calender ladin 2015”; altrettanto si potrebbe fare prendendo in esame altre pubblicazioni. Personalmente mi sembrerebbe opportuno dare una “pennellata” almeno alle tabelle indicanti i nomi dei paesi, in modo che “Andrac” diventi “Andrac̀ ” “Renac” diventi “Renac̀ ”. Franco

tre nomi non avrei mai immaginato di possederli! Seguirono aste e tondi da contenere nei quadretti, lezione questa che ritenevo meno importante. Orgogliosa di quanto appreso, a casa lo comunicai ai miei genitori, che probabilmente non lo sapevano perché non me lo avevano mai detto! Furono molto rispettosi del mio entusiasmo, finsero di sentire la parola matita per la prima volta e mi spiegarono il perché dei mie nomi: Antonietta ricordava mio zio disperso in Russia, Maria la devozione alla Madonna e Teresa la nonna e la bisnonna. Sinceramente, quell’inverno ho detestato tutti gli avi che portavano il mio stesso nome: era troppo impegnativo e lungo scriverlo ogni giorno per una bambina di prima elementare! Di quel periodo mi è rimasta la sete di sapere e l’entusiasmo di comunicare quanto andavo imparando.

Sconus dal vent Co sonva tosata el mondo l eva pico el girëva ntourn cèsa no s’ava bondánza ma sourì se cherscëva: el vent se fermëva en ta Meric.

D’isté sogonva al poltro sautonva ala corda, co la pruma nei luose e losins se descedëva vive l eva fazile: el vent se fermëva en ta Meric.

En père e na mère fradiei e sorele matiade e trazade laudade e cridade, union e amor sava: el vent se fermëva en ta Meric. Antonietta Crepaz “Pecùla”


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Il nonno racconta dal Concorso “Il Pennino d’Argento” – 2° episodio

“Nel nome di Dio”, siamo usciti di casa di Michela Demattia cl. 2^ media

A

bitavamo a Vallazza di Dentro quando, a causa della guerra, abbiamo dovuto andare via. Mia madre era rimasta vedova con sei figli: il maggiore aveva 12 anni e il minore ne aveva quattro. Io avevo nove anni e, ricordo come se fosse oggi, quando abbiamo dovuto scappare causa la guerra. Ovunque c’erano soldati e ne arrivavano continuamente altri; si udiva sparare e, in certi luoghi, si vedevano case bruciate. Mia madre era molto impaurita! Era maggio. Una mattina è giunto l’ordine di andare via ma di non salire lungo la strada che porta a “Pause” perché il luogo era minato, bensì di salire per le “Valàce”. Allora mia madre ha incominciato a radunare alcune cose. Ricordo che sulla portantina da schiena (la fièrcla) che avrebbe portato lei aveva posto 2

Scolari.

o 3 piumini e altre cose le aveva consegnate ai figli. Prima di partire ci ha preparato una tazza di caffè con pane tenero, una rarità per noi! Purtroppo nessuno di noi è riuscito a consumarlo, così lei ha riposto le coppe sulla cucina economica che era ancora calda. Abbiamo radunato quanto avevamo preparato e “nel nome di Dio” siamo usciti di casa. Io mi sono posta sulle spalle mio fratello minore e, sotto la pioggia, ci siamo incamminati per le “Valace”. Siamo giunti al Campolongo bagnati fradici che stava imbrunendo. Lì ci hanno dato alloggio. C’erano soldati

ovunque. Loro si sono presi in braccio i bambini, li hanno portati al piano superiore sempre tenendoli fra le braccia per scaldarli, dal momento che erano intirizziti dal freddo. Il giorno seguente, al mattino, è giunto mio zio con i cavalli: ci ha caricati sul carro con tutte le nostre cose e ci ha portati fino ad Antermoia. Siamo entrati in una vecchia casa che era vuota e lì siamo rimasti per ben tre mesi. A piedi ci siamo quindi diretti lungo la montagna per raggiungere Falturnes. Lì c’era mia sorella, la più anziana, che lavorava presso un contadino.

Poco tempo dopo, mia madre si è ammalata, pertanto ci hanno portati all’ospedale: dicevano che avevamo il tifo. Mi ricordo che avevo tanta fame dato che, per alcuni giorni ci avevano lasciati senza mangiare! Quando ci siamo rimessi, ci hanno sistemati in una piccola casa, simile ad un cucinino che si usa in alta montagna (ciaśota): lì è rimasta mia madre con i due figli minori e noi siamo stati sistemati in posti diversi, presso contadini, dove lavoravamo. Presso queste famiglie siamo rimasti fino alla fine della guerra. A primavera del 1918 abbiamo fatto ritorno a Fodom, ma la casa non c’era più: tutto era stato bruciato. Mio nonno, che era di Renaz, ci ha accolti presso di lui dato che la sua casa era rimasta in piedi. Nel frattempo, a Vallazza, dove abitavamo prima della guerra, era stata costruita una baracca di legno. Per avere il necessario per vivere abbiamo dovuto incominciare a dissodare i campi. La miseria era grande e pativamo la fame!

Grande Guerra: Fodom protagonista alla mostra di S. Martino in Badia L’impatto della Prima Guerra Mondiale sulla popolazione delle valli ladine intorno al Sella, la vita sulla linea del fronte, la rielaborazione dei ladini di questo capitolo di storia: sono i temi della mostra temporanea “1914-1918. Oltre ogni confine. I ladini raccontano la loro storia” organizzata dal Museum Ladin Ciastel de Tor a San Martino in Badia. L’esposizione è stata inaugurata alla presenza dell’assessore provinciale Florian Mussner, della direttrice della Ripartizione Musei provinciali Karin Dalla Torre, del direttore del Museo Stefan Planker e della storica Luciana Palla, che si è occupata della ricerca scientifica nell’organizzazione della mostra. Il tema della mostra è il confine nei suoi vari aspetti, geografico,

culturale, identitario, di genere, con riferimento in particolare alle valli ladine dislocate intorno al massiccio del Sella. Il fronte le attraversò e le divise, profughi e internati furono dispersi altrove, la comunità si frantumò, il territorio cambiò aspetto. Solo pochi anni prima le Dolomiti si scoprivano al mondo: tramite strade, ferrovie, campagne pubblicitarie gli alpinisti-turisti arrivavano e cresceva un nuovo benessere, ma con il 1914 tutto finì. Grande protagonista nelle foto e nei vari documenti esposti, la vallata fodoma, quella che, tra le valli ladine, ha offerto il tributo più grande al conflitto essendosi trovata sulla prima linea del fronte con le sue conseguenze: distruzione dei paesi, profughi, morti. Per questo il comitato

scientifico del Museum Ladin Ciastel de Tor ha voluto dare un’attenzione particolare a questa comunità ed alla sua storia: tutte le didascalie delle foto sono state scritte nell’idioma fodom. Come detto, la mostra si è avvalsa della collaborazione della storica fodoma Luciana Palla, che ha messo a disposizione il materiale raccolto in oltre trent’anni di studi sul tema. “In questa esposizione – spiega – vogliamo raccontare le storie della gente. Non una celebrazione del macabro, come si vede spesso in certe iniziative simili.” Pochi infatti i reperti di guerra esposti. Tanti i documenti, le foto consultabili anche in forma multimediale. E poi la voce, le testimonianze dei protagonisti di quegli eventi,

raccolte ancora negli anni ’80 dalla Palla. “Lasciamo che siano loro a parlare” conclude. A guerra finita - anche di questo si occupa la mostra - cambia anche l’orizzonte identitario, con lo spostamento del confine al Brennero e il passaggio di stato dall’Austria all’Italia. Bisognerà allora, oltre che ricostruire il territorio distrutto, ridefinire se stessi, e non sarà facile: rivendicazioni, nostalgie e miti accompagneranno la storia ladina nel corso del Novecento. La cerimonia di inaugurazione è stata allietata dall’accompagnamento musicale del Coro Fodom, che ha eseguito alcuni brani sul tema della guerra. La mostra sarà aperta fino al 26 giugno 2016 negli orari di apertura del museo. (So.Lo)


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La guerra nelle valli ladine: ristampato il libro della Palla L Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan ha fatto ristampare il libro di Luciana Palla “Vicende di guerra nelle valli ladine – Fra realtà e mito” che è stato presentato nella sala Taulac a Pieve. “Una pietra miliare per la storia dei ladini” – lo ha definito il presidente dell’Istitut Cesa de Jan Luca Agostini. La pubblicazione, uscita nel 1991, da tempo non si trovava più ma grande, complice forse anche l’avvicinarsi del centenario dalla Prima Guerra, era la richiesta da parte di studiosi ed appassionati. Da qui la decisione di ripubblicarlo, sostenuta anche dagli altri due istituti delle valli ladine del Sella. “Un’opera fondamentale per comprendere la storia del nostro popolo che tutti i Ladini, soprattutto i giovani, dovrebbero leggere – ha detto Agostini nel suo intervento di presentazione. “Da quelle pagine si capisce cosa c’era prima e dopo la Grande Guerra e solo così si puo comprendere la nostra storia.” Agostini ha poi sottolineato l’amore dell’autrice per il dettaglio, per i piccoli fatti, dai quali lei poi riesce a raccontare i grandi fatti della storia. “Perché

ristampare un libro uscito nel 1991? - ha chiesto in una sorta di autodomanda la stessa Palla nel suo intervento. “Perché – ha continuato – è pieno di documenti trovati negli archivi parrocchiali delle valli ladine, in quelli regionali e statali. Quelli con i quali è possibile ricostruire la storia.” La pubblicazione infatti a richiesto all’autrice un lungo lavoro di documentazione, durato ben quattro anni. Ore ed ore di ricerche negli archivi a consultare documenti dell’una e dell’altra parte, rimasti magari dimenticati per anni sotto la polvere per poi confrontarli tra di loro o con testimonianze degli stessi fatti riportati nelle carte “ufficali”. “Perché – ha detto la Palla – la storia va confrontata sui documenti e sulle testimonianze dei fatti.” Un metodo di lavoro e di ricerca scientifico che la storica fodoma ha sempre seguito con puntiglio in tutti questi anni di ricerche che le ha valso la stima e l’apprezzamento degli esperti, degli enti per i quali ha realizzato le sue numerose pubblicazioni e dei suoi lettori. Luciana, come lei stesso ha spiegato, degli avvenimenti che via via ha messo sotto la

sua lente di ingrandimento ha ricercato prima i documenti a livello nazionale - “quelli che fanno comprendere la politica” – per poi confrontarli con le fonti locali, come i diari dei soldati o i racconti dei testimoni – “dalle quali si comprende qual’era la realtà”. L’esempio che la Palla ha portato è stato quello di come, a quel tempo, la propaganda italiana, in particolare tramite il Corriere della Sera, giornale fortemente interventista, dipingeva l’entrata delle truppe italiane nei territori della Ladinia più vicini al confine di Livinallongo, Col e Cortina. Si scriveva di soldati accolti con grandi feste dalle genti delle “terre irredente” e visti come i liberatori dall’oppressore tedesco. In realtà – ha spiegato l’autrice – proprio dai diari di soldati italiani, si comprende come i Ladini li guardassero piuttosto con sospetto, paura: come si guardano degli invasori. Testimonianza ne sono anche le foto delle truppe italiane che entrano a Cortina: balconi chiusi e solo pochi curiosi per strada. Altro che accoglienza festosa.

Luciana Palla, autrice del libro.

La pubblicazione analizza la storia delle vallate ladine dal 1800, quando la sua popolazione viveva in armonia sia con i vicini italiani che i tedeschi. Si commerciava e gli artigiani lavoravano bene a Innsbruck come a Venezia. Poi dopo la metà del ‘800 si diffusero le ideologie nazionaliste, sia italiane che tedesche. “E tutti – ha spiegato – cominciarono a voler mettere le mani sulle terre ladine perché ognuno le considerava in qualche modo sue.” Al termine la Palla ha fatto ascoltare le voci, raccolte alla fine degli anni ’80, di due testimoni di quei fatti, Teodora Foppa “Ioia “di Sottocrepa ed Emilio Sief “Simon” di Lasta che raccontavano della fuga sotto le bombe ed il ritorno dopo la guerra. Testimonianze che da sole, anche per l’enfasi del racconto, bastano a comprendere le sofferenze patite dalla popolazione fodoma in quegli anni che ne avrebbero, una volta terminato il conflitto, segnato la storia ed il destino. (So.Lo)

Ripercorrere la storia Per non dimenticare quelli che sono stati gli orrori di una guerra, la Grande Guerra. Dopo 100 anni, il Col di Lana che, per i suoi 10.000 morti è stato nominato “Col di Sangue”, richiama a sé ancora tante persone: le invita a ripercorrere i luoghi dove la battaglia fu maggiormente aspra per raggiungere la cima. Un momento di raccoglimento, una preghiera davanti alla cappella edificata a ricordo di tutti coloro che da lassù non fecero più ritorno alle loro case, ai loro affetti. Il 24 giugno è stata la volta di un nutrito gruppo di appartenenti all’Alpenverein Bozen che,

partendo dal passo Valparola si è diretto alla Sella del Sief per salire all’omonimo monte lungo il costone costellato di trincee perfettamente recuperate. Accompagnati dal capogruppo Victor von Strobel, i partecipanti all’escursione si sono quindi incamminati lungo le creste del monte seguendo il sentiero attrezzato: sono scesi nell’immenso cratere provocato dallo scoppio della mina austriaca, sono saliti al Dente del Sief e hanno raggiunto la cima del Col di Lana per scendere poi a Pieve di Livinallongo. Per completare la giornata “del ricordo” hanno visitato il Museo Etnografico soffermandosi, in particolare al settore riguardante la Grande Guerra per spostarsi poi nella sala “Andreas Crepaz”

Victor von Strobel, nella sala dedicata ad Andreas Crepaz, illustra ai presenti la vita e le opere dello scultore.

per conoscere da vicino questo scultore di fama internazionale, originario di Fodom. Stanchezza sì, ma soprattutto soddisfazione per aver avuto la possibilità di percorrere quei luo-

ghi che furono di sofferenza e di lacrime, incoraggiati dalla bella giornata di sole che ha dato loro pure la possibilità di ammirare i meravigliosi panorami che, da lassù, incantano. (Fr. Del.)


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Gran festa a La Plié per Sánta Maria Maiou L é sté n fin setemana teis de apuntamenc chël de Feragosto nte la val da Fodom. La pruma cërcia l’é stada juoba da sëra co l tradizional conzert del Coro Fodom che sto ann a bu come ospiti l coro de le ële Kerygma de Badia che a prejenté suo repertor de ciántie ladine ma no demè. Vender da sëra, sot al tendon de Reba, l’é piada via la trei dis de fetsegiamenc per i 10 agn de fondazion de la Bánda da Fodom. Ma come da tradizion sot al Col de Lana feragosto fesc rima con Sánta Maria Maiou, la plu grana e sentuda festa ladina del ann. Sto ann l temp l é sté galantóm, sebénche la not de ploia e temporai l’a fat sté sui spins fin dadomán i organizadous. La giornada l e scomenciada co la S. Mëssa dita nte gliejia da La Plié da scior pleván don Dario ulache l e sté benedì, come da tradizion, i mac e i cësć de ciof portei da le ële col guánt da fodoma. Davò Mëssa l’é piada via da la plaza picola la sfilada co i ciar enjignei ca da le Vijinánze de Salejei, Ornela, Brenta–Liviné, Pala–Daghé e La Plié, la Bánda da Fodom, i scizeri, l Grop da Bal, i raprejentánc de la lateria da Renac che nte Plaza Nuova i a porté suo formai. N sfilada, davò la bandiera ladina portada dai tosac, ence le autorité con a cé l capocomun Leandro Grones, l consiadou al turism e cultura Michela Lezuo, scior pleván don Dario, l marescial de la cajerma dei carabinieri Tiziano Turra, la prescidenta de l’Union dei Ladins da Fodom Manuela Ladurner e de la Generela Milva Mussner. Ence sto ann le Vijinánze le s’a de fora con fantajia e gran laour per enjigné ca i ciar. La Plié la njigné su na scena de vita nte ostaria. L laour da maringon l eva l tema del ciar de Brenta–Liviné, con en arteján che a enjignè ca l mane den zapón. Salejei “s’a trat” enveze nte stua, co na mëda che cujiva

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Feragosto con Sánta Maria Maiou e la Bánda da Fodom Feragosto nta Fodom ntra tradizion, folklor e mujica. Premio Sánta Maria Maiou a la storica Luciana Palla. (di L. Soratroi e F. Deltedesco)

La benediscion dei mać e dei cësć de ciof.

Guánc e autorité.

I ciar dele vijinánze. e chi che fajëva cordon. Ornela a trat ca enveze na vegla machina da taié stram per mostré coche con chësta vigniva taié ju dedut per vejolé bestiam. Per fenì Pala–Daghé che nten graton a refat n pico puliné. Sánta Maria Maiou l é ence l’ocajion per premié i benemeriti da Fodom ntel ciámp de la cultura e del social. Sto ann Comun e Union dei Ladins da

Fodom i s’a ciapé auna ntel premié con sto recugnisciment la storica fodoma Luciana Palla. N recugnisciment che, no a cajo, l rua ntel centené de la Gran Viera, argoment storich che Luciana a trop studié e soura chëst l a scrit troc libri. Su la viera nte le val ladine e nta Fodon n particolar Luciana l’a bu l merìt e l’intuizion de jì a cierne fora no tánt le storie dei combatimenc,

Comun e Ulf i consegna l premio Sánta Maria Maiou al om de la Luciana. ma plutost de la jent, de chi che a mossù sciampé da sua tiera o la viera l’a vivësta su la sua pel ence senza vestì na mondura da militar. Con metodo storich, l’é juda a cherì i documenc a tré su testimoniánze per conté la verité stroica, no chëla che massa da spëss l’é stada manejada ntei tesć ufizia o ntei libri de scola. Per apuntamenc bele touc da temp, la Luciana no l’a podù ester a La Plié n Sánta Maria Maiou e per chëst l Capocomun e la prescidenta de l’Ulf i a consigné a suo om Raffaele Irsara la stëla da mont de arjent fata dal artist Mastro 7, simbol del premio e la pergamena co la motivazion del recugnisciment. La festa l’é juda po’ ennavánt co le Vijinánze che a prejenté suo ciar e la premiazion de le ële col guánt da fodoma. Sto ann l’Union l’a pensé de scinché a dute na mëscola da fè crafons. Mëde che s’a dai fé defati n’é tres demánco enlouta con chëst s’a pensé de envié via, magari d’auton, n cors endirizé a dute e duc, ma souradut le plù jovene. La mëscola ades dute l’a, basta la voia e la pascion de ‘mparé a fé e tignì su la speisa fodoma. Sot n bel sorogle ciaudin duc a podù se mangé chelche crafon, chelche tircla o n toch de formai de la lateria da Renac e se scouté l Ciampanòz da mesdì.


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Il carro di Pieve-Sorarù Il carro presentato dalla frazione di Pieve, dal titolo “Ostaria La Plié”, ha messo in mostra diversi aspetti riguardanti la vita locale riferita ad una cinquantina di anni fa. Non solo l’osteria, magistralmente ricostruita, luogo di ritrovo della gente delle frazioni nei giorni di festa, in occasione delle fiere…. ed in particolare il giorno di Santa Maria Maiou quando, tante famiglie si concedevano “il lusso”di pranzare, all’osteria, in bella armonia. Non solo l’osteria con il fiasco di vino e le carte da gioco, ma l’osteria che fa rivivere le tradizioni. Non a caso era messo in bella mostra un cesto di pere con accanto un giovane ed una giovinetta, il “setòu” che offriva tale frutti alla “tiradùm” in segno di riconoscenza per il faticoso lavoro che, per settimane, aveva condiviso con l’uomo. (Se vogliamo essere precisi dobbiamo dire che la riconoscenza era reciproca, in quanto la “tiradùm” offriva al “setòu” un pacchetto di sigarette). Il carro non poteva dimenticare il turismo, molto in auge durante i mesi estivi. Ecco allora il turista con le valigie che smonta dal pullman “la Persivale” sulla quale, a grandi caratteri, si leggeva “Milano-Livinallongo”: un servizio, a giorni fissi, durante tutta l’estate. E le persone in costume fodom e i giocatori con le carte in mano seduti al tavolo e i fiori. Meritano sicuramente una menzione gli artisti: Natalia Colleselli - Marino Demarch - Alessio Manzato - Diego Rossi. Ed ancora la giovanissima Aurora - Walter Finazzer e Sisto Rossi. (Fr. Del.)

L’ “Ostaria La Plié”.

L’esterno riprodotto da foto d’epoca.

Gran Sfilada 2015 Domënia 16 de agost, sa na Reba co na gran sfilada, s’a saré ite i trei dis de festa per i diesc agn de la Bánda da Fodom. Come l ann passé, cánche l’é endavò piada via sta scomencidiva pensada da Aft e Comun, ence sto ann a tout pert dute le associazion de la val con sue mondure, valgugn con en ciar che s’a enjonté a chi de le Vijinánze, acompagnei da la mujica de le bánde da Fodom, da Cortaccia e da Rina de Marebe che po’ i a tignù n gran conzert sto al tendon. Gran fola de jent a cialé prò sui our de strada da Precumon fin nte plaza davò gliejia per la sodisfazion dei organizadous e del Capocomun Leandro Grones. “L’é stada proprio na bela festa – l disc – che a fat vedei souradut l’unité, la capzité de organizazion e la vitalité de la nosta comunité. En gran Diovelpaie a chi che a tout pert, a la Bánda da Fodom per l’organizazion a Arabba Fodom Turismo, a le oure de comun a chi che a garantì la segurëzza nte sti trei dis de festa, ai consiadous de comun Michela Lezuo, a Igor Masaei che l a laoré per meisc a l’organizazion, al Ruge e a duc chi che a tout pert a la manifestazion.”

La bànda da Cortaccia (foto Hotel Evaldo).

Doi generazion de Fodome.


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L

se clama “In omnem terram. Ciantón per Nost Signour”, titol trat da una de le ciántie registrade laìte, l prum CD del Coro de Gliejia S.Iaco che l é sté prejenté sabeda 8 de agost con en conzert nte la gliejia decanal da La Plié che per l’ocajion la s’a debota emplenì. Senn del amour e l atacament che la jent a per l “suo” coro de gliejia. N coro che, nte plù de 100 agn de vita, l é sté tres prejent nte la vita dei fodomi, ntei momenc biei e nte chi burc, per acompagné e solenizé le gran feste come per acompagné ogniun, rich o puoro, bel o burt, nte suo ultimo viade fin via Sourarù a cialé, per l’eternité, nta Davedin. L conzert l é sté saré e giourì con en toch soné al orghen dal joven e talentuos Oscar Nagler, da envalgugn agn organist ufizial de la gliejia e del coro. A arichì la sëra l é rué ence l soprano Anastasia Zambianco, che l’a fat scouté su trei arie dal melodramma talián e l nuof grop, dut de jovegn musicisć e ciántarins, de “I Kropya” che i a entujiasmé nte l’interpretazion de doi toć gospel. L Coro de Gliejia S.Iaco enveze l a prejenté cater dei desdòt toć registrei ntel CD. Toc che fesc pert de la tradizion mujical ereditada da la Diozeji de Persenon de musicisć come Mitterer, Caspar Ett e Griesbacher e che encora encuoi ven

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Cianté la gloria del Signour cianté con regolarité souradut nte le gran feste de la gliejia fora per l ann. La prejentazion del conzert l’é stada dada su al prof. Attilio Costa, gran espert de mujica sacra, diretor del Coro Val Biois e del coro parochial de Caviola. Costa, che cugnësc polito la realté da Fodom per ester sté troc agn ensegnánt nte la scola mesana de Brenta e avei raporc de amicizia per via de la mujica coi cori fodomi, l a sapù da entroduje con competenza e bele riflescion le ciántie CD. “Chilò se sent la fede de la jent ladina, fede fata de tradizion da tignì su e da conservé” l a dit per prejenté l Kyrie fora da la Missa in honorem Matris Admirabilis. Laprò al CD l é n pico liber con laìte i tesć de le ciántie e trope foto che conta la storia del coro: chëla da ‘nier, coi pruns corisć e dirighenc, chëla plù damprò, davò dal 1953, cánche l coro l é ste tout per mán da suo maestro storico “Benigno Pellegrini” e chëla da ncuoi e del domán col joven maestro Denni e i troc jovegn che nte sti ultimi agn i é jus ite a renforzé le ousc. Jovegn che a

porté forze e idee nuove, come chëla de registré n cd, che no n é proprio velch da vignidì per n coro de gliejia. “On volù chëst proget – spiega l diretor Denni Dorigo – no per po’ se scouté e se di cotánt bravi che son ma demé per mëte n sass sun chëla che l’é stada la storia del coro. On troc corisć che ciánta magari da 50 agn e che per l’eté pián pián i mossarà lascé l coro. Ma duc i é ruei a to pert a la registazion e chësta l’é stada la roba plù bela.” La prescidenta Stella Palla nte suo intervent l’a dit che l CD l é ence ste fat per no pierde na tradizion, perciéche reste n document come testimoniánza, documentazion n cajo che n dì o l auter l coro no l assa plù da ji ennavánt. “Si, dei 18 toc nou n’é gnánca un che ebe nsigné mi nte sti ultimi diesc agn. I é stei duc nsignei dal Benigno “Gobo”. Chëst vòl di che l é almánco 30 agn che i ven ciantei e ncora ncuoi nte le gran feste.” Ci criter elo sté tout per cierne fora le ciántie da registré? “On tout ca le feste plù grane fora per l ann, come Pasca, Nadel, la Festa del Signour, S. Iaco

e autre e de chëste on trat fora i toc che ven ciantei da plù agn.” “Soli Deo Gloria”, “demé per la gloria del Signour dijëva Bach cánche l componëva mujica da gliejia, a recordé l prejentadou Attilio Costa. “Zerto, chëst mossa ester ala baje de dut. Se pense demè a la volonté del coro de cianté a dute le sepolture che ven fat nta Fodom, ven da sol capì che se po’ l fé demé perciéche japé l é n fonz de fede. Perciéche degugn l fajëssa demè per se sentì di brao.” Tradizion ma ence porte dalvierte a l’inovazion. “Si, nos n confronto a autri cori de gliejia dintournvia on la fortuna de avei ite troc jovegn e con lori se po’ fè velch de nuof. Ma mosse dì che a la fin ence a lori plesc dassën le ciántie de la tradizion.” Gran emozion ala fin del conzert cánche Benigno “Gobo”, diretor del coro per plù de 50 agn, l a tout n mán la bachëta per dirige e cianté, coche l avarà fat almánco mile oute nte sua cariera, l “Magificat” de Mitterer. ( SoLo )

Minoranze: incontro a Roma con la commissione europea L’Europa “misura” lo stato di salute delle minoranze. Appello dei tre comuni ladini: “Stabilizzare la posizione dei dipendenti dell’Istitut Ladin Cesa de Jan per non perderne la formazione.” Nelle scorse settimane il vicepresidente dell’Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan Paolo Frena ed il direttore Moreno Kerer hanno incontrato a Roma la delegazione del Comitato degli esperti della convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali, che si è riunita nella capitale per tre giorni di lavori. Il comitato è costituito, secondo quanto stabilito dall’articolo 26 della convenzione quadro sulla protezione delle minoranza nazionali, da esperti indipendenti che coadiuvano i ministri del Consiglio d’Europa nella valutazione sullo stato di attuazione della

convenzione da parte dei singoli stati membri. L’incontro è stato organizzato dal presidente della Confemili (la federazione nazionale delle minoranze) Domenico Morelli, contattato dalla segreteria dello stesso Comitato, che ha voluto estendere l’invito anche all’Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan, delegato a gestire la legge 482/99 da parte dei tre comuni di Colle S. Lucia, Livinallongo e Cortina. L’incontro è iniziato con un intervento di Frena, nel quale ha presentato un inquadramento generale della minoranza ladina storica dei tre comuni, dalle sue origini fino ai giorni nostri. Tra gli altri argomenti affrontati: le difficoltà che i tre comuni si sono trovati ad affrontare in fase di applicazione della legge 482/99, la creazione dell’Istitut

Cultural Cesa de Jan e la nascita della Lia di Comuns Ladins come organismo sovra provinciale di coordinamento previsto dalla stessa legge di tutela. Il direttore Moreno Kerer a sua volta ha evidenziato le tante attività svolte dall’Istitut sottolineando le numerose criticità legate alla legge 482/99, soprattutto quella legata alla professionalità raggiunta dai propri dipendenti che andrebbero stabilizzati per poter dare garanzie per una gestione di qualità. Temi questi che sono stati sintetizzati in una relazione consegnata alla commissione insieme a quella delle altre minoranze linguistiche, che nel mese di settembre redigerà un parere sulla situazione delle comunità di minoranza in Italia. Con l’occasione il sindaco Frena ha incontrato anche l’onore-

vole della Val Badia Daniel Alfreider. Tra i temi discussi quello dei Fondi Odi. In particolare, come aveva annunciato in campagna elettorale, il sindaco ha chiesto ad Alfreider che insieme all’onorevole Roger De Menech gestisce i fondi per i comuni di confine, la possibilità di destinare anche a Colle una piccola parte dei contributi, 100 o 200 mila euro all’anno, svincolati dai progetti sovracomunali: unica possibilità per Colle, che non è comunie confnante di accedere al fondo. Una richiesta che Frena motiva con il legame storico e culturale con gli altri due comuni ladini storici di Fodom e Ampezo. Infine si è parlato di collaborazioni con la Provincia di Bolzano, in particolare nel campo della scuola e di referendum. Lorenzo Soratroi


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I fourn da pán da Daghè Caro bel vegle fourn da pán, ci t’elo mei capité? I t’à cambié l tët, comedé i mur e de chëst te te n as nentenù de segur! L eva davánt agn che t’onva njigné l lignam per te mëte ndavò a dasosta, ma coche se sà, n di no ciafieie mi, n di no te ciafieie ti e n di chël auter n di chëst auter e coscita l é passe ncora chelche ann. L’ocajion l’é stada che nstouta Mario Birt l à volù tourné nta Fodom per se passè mpuo de temp, e coscita l s’à sentù co l Ivo Roilo e i à scomencé de bona voia a te tò ju, e davò prò l é rué ence l Fabio Cru. On scomencé a te auzé ca i travi de

L fourn ademèl

le colnejele, che n puo i s’ava mené, ma co na planada ndavò l’autra i é tournei ndavò biei dërc (cuaji come na cana da sclop!). T’on comedé ince i mur d’intourn via che oramei mpuò de sasc i centenáva e davoprò t’on ërt su ince l ciamin. Nte le fotografie che gira nte ste cese se veiga che davánt 40 agn l ciamin no te l ave bele plù. Sul cé de la colm l é scrit che i t’à fat su ntel 1939; t’as vedù passé soura ti fora la seconda viera, t’as tignù fora finche ngalin valgugn a pensé de te dé na mán percieche te ciafieie a duré ntel temp.

… “lavori in corso”…

Co l’esperienza e sapienza del Mario e del sourastánt Ivo on calcolè che chël tët no l mudaron plu fora nos autri, percieche l é fat de lersc de nosta tiera. N grazie al Creator che ne dà la poscibilité de avei dinongia cesa la materia pruma e a la jent che mët a dispojizion suo laur e savei per fé velch de polito, che abe na bela paruda per duc chi che aperjeia chëste picole ma bele costruzion che n’à lascé n eredité nuosc vegli. A n autra pensada che …..ne passarà per l cé! Salude e ringrazie duc. Fabio Cru

Ndavò a da sosta!

SAILER: da Conte … ad asinello Verso il 1935, a Livinallongo dove oggi si trova l’Hotel Excelsior, esisteva una piccola costruzione che veniva chiamata “la cèsa del Cuco”. In seguito venne venduta a un forestiero che si era trasferito nei pressi della locanda “Bosco Verde”: una persona particolare di nome Carlo Sailer. Verso il 1935, assieme alla moglie Aida Galesso, di origine francese, che aveva conosciuto a Noale (VE) dove prestava la sua opera come crocerossina, avviò un allevamento di animali: 12 scimmie, galline e cani. L’uomo dedicava particolare cura agli animali e la moglie, coadiuvata dalla di lei madre, collaborava. Ben presto si venne a sapere che il signor Carlo era un conte che, dalla sua villa “Villa Sailer” a Cappelletta di Noale, in provincia di Venezia si era trasferito nel nostro comune. Da allora tutti lo chiamarono “sior Conte” e la moglie “siora contessa”. Ben presto, coadiuvato da una persona di Agordo decise di allevare i visoni e volpi argentate le cui pellicce erano molto ri-

chieste e ben pagate: 1000 lire a pelle. Era un capitale a quei tempi. Subito si rese necessario preparare il posto per sistemare le gabbie: ideale fu il pianoro a monte del fabbricato, ben protetto dagli alberi. Con il passare degli anni, visoni e volpi argentate finirono la loro storia, pertanto il conte Sailer si dedicò all’allevamento delle pecore di razza “caracul” che fornivano lana adatta per la confezione dei materassi. Dopo la morte, il nipote e la contessa sistemarono la casetta, la ampliarono e aprirono un bar. Da allora, il fabbricato seguì varie vicissitudini ed oggi è diventato l’Hotel Excelsior. Poco tempo fa l’attuale proprietario ha portato in zona una copia di asini che si sarebbero resi utili pascolando l’erba nei dintorni dell’albergo. Per la gioia di piccoli e grandi è ben presto nato un piccolo asinello. Come poteva essere chiamato se non “Sailer”, in ricordo del conte! (Fr. Del.)

Le gabbie per le martore e le volpi argentate.

Nonno Alessandro con in braccio il nipotino Thomas presenta il piccolo Sailer con accanto mamma Dora. In disparte Herwig Prinoth (paleontologo gardenese che sta conducendo uno studio sulle impronte di dinosauro rinvenute presso l’Excelsior).


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Il Col di Lana e la festa dei ceri di Gubbio Sul Col di Lana con il pensiero al centenario della Festa dei Ceri del 2017 Il cielo grigio e la pioggia che cadeva fin dalle prime luci dell’alba domenica 2 agosto, non hanno fermato gli alpini e qualche coraggioso che ha raggiunto comunque la cima del Col di Lana per la cerimonia di commemorazione dei caduti della Prima Guerra che, come da tradizione, si tiene la prima domenica di agosto organizzata dal Gruppo Alpini Col di Lana. Il miglioramento delle condizioni meteo ha permesso la celebrazione della Santa Messa, officiata dal cappellano militare don Lorenzo Cottali e da don Armando Minelli cappellano dei ceraioli di Gubbio, nel cratere della mina, anticipata dalle note del silenzio uscite dalla tromba di Paolo Demattia per rendere onore ai caduti. Molte le autorità ed i gruppi presenti: il sindaco Leandro Grones, il maresciallo Vittorio Palabazzer comandante della

Da sx: il sindaco di Livinallongo Leandro Grones ed il sindaco di Gubbio Filippo Maria Sturati

caserma Gioppi di Arabba, il maresciallo Tiziano Turra comandante della stazione carabinieri di Arabba, i rappresentanti delle Associazioni d’Arma dei Bersaglieri in congedo e del 24° Jaeger Battalion di Lienz, molti labari e gagliardetti delle Sezioni e Gruppi Ana, il rappresentante della sezione Alpini di Belluno Lino De Prà. Dopo i saluti alle autorità, il capogruppo Luca Deltedesco ha ricordato i prossimi eventi a ricordo del centenario dallo scoppio della prima guerra mondiale: “Il prossimo anno ricorderemo il centenario dello scoppio della mina fatta brillare la sera del 17 aprile 1916 che rimodellò la morfologia del Sacro Monte. Importante quindi, la consueta presenza dei rappresentanti giunti dall’Austria, al comando del tenente colonnello Roth”. Molto apprezzato è stato il suo intervento. Tra i coraggiosi a salire in vetta e rimpinguare la partecipazione anche una folta delegazione di eugubini (abitanti della città di Gubbio che da due anni è gemellata con Fodom) con a capo il sindaco Filippo Mario Stirati ed il presidente dell’associazione “Eugubini nel mondo” Mario Pierotti. Il rapporto con la città umbra è nato nel 2007, quando gli eugubini salirono a Pian di Salesei per ricordare il 90° an-

Gli eugubini saliti sul Sacro Monte.

niversario da quando, nel 1917, in pieno conflitto, i suoi soldati impegnati proprio sul fronte del Col di Lana, improvvisarono una “Corsa dei ceri”, la famosa manifestazione che si corre il 15 maggio a Gubbio, allora vietata dalle autorità a causa della guerra. Fu l’unica volta in cui la corsa si tenne fuori dalle mura della città. Un fatto storico di cui nessuno in zona era a conoscenza ma che invece gli eugubini non potevano dimenticare. Fu l’allora sindaco Gianni Pezzei a lanciare l’idea del gemellaggio tra i due comuni che è stato formalizzato due anni fa. Ora il 2017 e con esso il centenario da quello storico evento sono ormai alle porte e così domenica 2 agosto sul Col di Lana i due sindaci hanno formalmente fissato l’inizio dell’organizzazione delle celebrazioni per ricordare quell’evento. “Quella di domenica – ha detto il sindaco Stirati - è stata una cerimonia toccante e intensa. Insieme al sindaco di Livinallongo Leandro Grones, si è convenuto di iniziare da settembre il lavoro del tavolo per le celebrazioni del 2017, che vede riuniti soggetti che a vario titolo sono protagonisti delle celebrazioni della ricorrenza: l’Università dei Muratori, la Curia Vescovile, le Famiglie dei Ceri, l’associazione Maggio Eugubino,

l’associazione ‘Eugubini nel mondo e le Università delle Arti e dei Mestieri. Dal “tavolo” – continua - scaturiranno proposte concordi e condivise per manifestazioni ed eventi, nel pieno rispetto del ruolo di ciascuno e attraverso il coordinamento dell’istituzione che rappresento. Si è rinsaldato – conclude - lo spirito di unione che lega le due comunità e l’impegno reciproco è di dare vita a iniziative di rilievo per celebrare degnamente questa ricorrenza straordinaria con i suoi valori umani, di solidarietà, sacrificio e amicizia”. “Dopo aver ringraziato il sindaco di Gubbio per averci onorato della sua presenza – commenta il primo cittadino fodom Leandro Grones - ho sottolineato la straordinarietà di quell’evento del 15 maggio 1917 a Pian di Salesei in piena guerra, che i Comuni gemellati di Livinallongo e Gubbio ricorderanno in occasione del centenario, tra due anni, nel migliore dei modi.” Intanto a Gubbio hanno già coniato il nome della ricorrenza, “Una festa in guerra – La corsa dei ceri” che nel 2017 avrà due momenti clou: il 15 maggio a Pian di Salesei ed il 5 agosto sulla cima del Col di Lana. (Lorenzo Soratroi Luca Deltedesco)

Rappresentanze civili e militari presenti alla cerimonia.

Gruppo Alpini

dal mondo delle associazioni


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Veste nuova per il Sacrario di Pian di Salesei

Alpini al lavoro.

Scizeri

A conclusione dei lavori, con l’amministrazione comunale.

Si sta avvicinando la data che, dopo 100 anni, ricorderà quello che il 15 maggio fu un evento storico sia per Gubbio che per Fodom: la Corsa dei Ceri, fatta per la prima ed unica volta “fuori sede”. Nel 2017 Fodom cercherà di dare l’importanza dovuta a tale evento che vide i ceraioli procedere all’alzata dei Ceri e, partendo dal Sacrario, raggiungere l’abitato di Costa di Salesei. Il monumento militare, da qualche tempo, versava in condizioni piuttosto precarie. All’inizio di questa primavera, il Comune di Livinallongo ha iniziato dei lavori di restauro. L’intervento è consistito principalmente nel sistemare l’isolazione dei loculi dove sono custodite le spoglie di circa 700 soldati e nel sistemare le lastre di porfido del selciato all’esterno della cappella. Sono stati inoltre completamente risanati i loculi. Per terminare l’opera l’amministrazione comunale ha chiesto al gruppo

alpini “Col di Lana”, la disponibilità ad eseguire i lavori di imbiancatura, per poter risparmiare sui costi dell’intervento, in quanto l’opera è stata finanziata completamente dall’Amministrazione comunale fodoma. Dalla fine di giugno, per una settimana e mezza, circa 250 ore di lavoro, 6 alpini del gruppo (Alberto, Eugenio, Guglielmo, Michele e Vigilio coordinati da Valerio Nagler esperto nel settore del restauro) sono stati impegnati con pennelli e rulli per contribuire a rendere decoroso questo luogo sacro. Un intervento prestato gratuitamente non può che fare onore agli Alpini! Ora il Sacrario di Pian di Salesei ha indossato una veste nuova; si presenta degnamente ai visitatori ed è pronto per accogliere le molteplici celebrazioni a ricordo del centenario della grande guerra, fra cui la Corsa dei Ceri, il 15 maggio 2017. (Fr. Del. – L. Del.)

Na crousc per recordé i scizeri morc n viera Plù de 300 scizeri i a tout pert l 8 e 9 de agost ntra Reba e l Pordou, a le zerimonie de le crousc metude jù per recordé i suoi morc ntratánt la Pruma Gran Viera. La scomenciadiva l’é stada tignuda ntei medemi dis nte deplù localité fora e ju per chël che l’eva l front de viera tra l’Austria – Ungheria e l’Italia e l fajëva pert den gran proget volù da le compagnie del Tirol del Nord, del Sud e del Welschtirol clamé “An der Front”. Ndut ben 74 le crousc che i é stade metude jù dal Stelvio a la Ciarencia sui luosc ulache i scizeri a combatù. L’encontada nta Fodom l’é deventada ence l’ocajion per recordé e rivendiché le reisc storiche dei trei comuns ladins de Fodom, Col e Ampëz col Tirol. “Idealmenter vos fajei encora pert del Tirol. L é scandaluos che la politica la v’abe metù sot a Belum, ntel Veneto e nte l’Euroregion Alpe Adria enveze che col Euregio Tirol – a dit sun Pordou l comandánt de duc i scizeri de Tirol Fritz Tiefenthaler. Ben 6 le crousc, aute puoch plù den metro e con sot na tabela co la scrita nte cater lingac, todësch, ladin, talián e inglesc “per recordé nuosc standschützen de Tirol” metude su ntel comun da Fodom: su la Edelweisstellung e nte la cortina de viera de Valparola, sun Chël Vësco, sun Jou de le Omblie e ntel osciario de Pordou. La doi dis de celebrazions l’é scomenciada sabeda dadomán davánt a la gliejia da Reba, ulache Heinrich Ofner, Prior del convent de Stams pico paisc dinongia Innsbruck, l a tignù na picola celebrazion e dit envalgune parole storiche sula viera davánt che le crousc le vegne toute su da nen valgune patulie de scizeri per ester portade sui luosc ulache l’eva sté fat fora de le mëte su. Su la Edelweisstellung, l é sté dit encora na S. Mëssa, “bagnada ju” da nen temporal. Sabeda da sëra i militari del 24° Jaegerbattalion de Lienz i a sluminé le crëste de la Mësola co na fiacolada.

La crousc metuda ju sun Pordou.

Le lum, auna a le autre empiade ju per dut l front, i é stade fotografade dal satelite. La sëra la s’à fenì via co nen può de festa e speisa pariciada dai scizeri. Domënia la celebrazion la s’a sposté su dal osciario de Pordou, ulache l é sté metù ju l’ultima crousc. Per l’ocajion l é rué adalerch delegazions de scizeri da la Ötztal coi batalions Petersberg e Sonnenburg, da la Wipptal e da la Iseltal, da la Val Passiria, da Bolśán, da Al Plán, Ampëz, e Gherdëna. Localité no a cajo. Da ilò defati, vigniva i scizeri che a combatù ntra l Pordou, Col de Lana e le Tofane ntánt la Pruma Gran Viera. Davò la sfilada su le note de la Bánda da Fodom, davánt al osciario Mons. Josef Haslwanner l a dit la S. Mëssa acompagnada dal Coro Fodom e

co la sbarada a salve da pert de na formazion de le compagnie dei scizeri de Gherdëna. Trope le autorité che a tout pert: l capocomuns da Fodom Leandro Grones, de Lans e l vize de Roppen nte la Ötztal Christian Meischl e Günther Neurorer, l comandánt dei scizeri de Tirol Fritz Tiefenthaler, l scriván de la Kriegsgräberfürsorge da Monaco (l’associazion che se cruzia de le cortine de viera todësce) Fritz Vollmöller, le prescidenti de le Union dei Ladins da Fodom e de la Generela Manuela Ladurner e Milva Mussner e l prescident del Istitut Ladin Cesa de Jan Luca Agostini. Nte la relazion storica l prof. Helmut Hörmann l a recordé, tra l’auter, che de la viera trop l é ste dit e scrit ma puoch dei scizeri che e jus a combate per defende i confins de sua Heimat Tirol, atachei dai taliagn. “Ma encuoi – l a dit – l maiou laour che a da fé i scizeri l é chël de fè su ponc de pèsc.” Ence l capocomun da Fodom l a sotlineé l’emportánza che Fodom no desmentie sue reisc e sua storia de secoi passei sot a Tirol, che i scizeri dáida a tignì su. A la fin de la celebrazion, su le note de “Ich hatt eine Kamerade” sonada da la bánda, l é sté metù ju trei corone de orer dinongia la crousc de fiern. (SoLo)

I scizeri binei a Reba la sabeda. (foto Iris Lezuo)


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Oh Col di Lana… 100 anni dopo Se gli Alpini, ogni anno, hanno come data fissa per commemorare i caduti della prima guerra mondiale, pure il Coro Femminile “Col di Lana”, da diverso tempo ha fissato una data al fine di dare maggiore importanza all’incontro di preghiera e di amicizia proposto dalle penne nere. E’ così che il Coro, la vigilia della prima domenica di agosto, organizza un concerto nella parrocchiale di Pieve: i canti proposti sono vari ma non manca mai “Col di Lana” di Bepi De Marzi. Un testo che non presenta gli orrori della guerra sul sacro monte ma che invita le persone a salire lungo i costoni per ammirare i panorami, per assaporare il profumo dei fiori, per ascoltare il canto del vento…un Col di Lana che offre al viandante tante meraviglie ma che una volta raggiunta la cima ci sprona ad alzare gli occhi verso l’alto e a mormorare parole di “pace”. Cantare le bellezze del Creato, cantare la “pace” dà il modo di instaurare nuove amicizie e rinsaldarle. In questo frangente le ragazze del Coro hanno colto l’occasione per restituire l’invito che era stato fatto loro dal Coro “Cima Verde” di Vigo Cavedine (TN) il 9 e 10 settembre 2012. Presenti al concerto, oltre al Parroco don Dario Fontana, il Presidente dell’Istitut Cultural Ladin “Cèsa de Jan” Luca Agostini ed una rappresentanza degli Alpini di Fodom. Un incontro culturale che non si è esaurito con il concerto del sabato ma che è proseguito il giorno seguente con la visita al castello di Andraz,

Foto di gruppo a conclusione del concerto.

apprezzata da tutti, anche per la presentazione di quelli che sono stati 8oo anni della nostra storia, da parte della guida Eleonora. Bene la cultura ma è gisuto che gli incontri che fanno nascere l’amicizia abbiano pure un momento di spensieratezza: ecco allora il ritrovo al rifugio Burz per il momento conviviale. Il Coro Femminile ringrazia sentitamente coloro che, con il loro contributo, hanno reso possibile l’incontro: il Parroco Decano don Dario, il Comune di Livinallongo, la Raiffeisen “Cassa Rurale della Val Badia” e il Consorzio BIM Piave. Il Coro “Cima Verde” al castello di Andraz.

Per il Coro la Presidente con la collaborazione di Fr. Del.

Serata ad Alleghe Su invito del Coro San Biagio, il femminile “Col di Lana”, domenica 16 agosto ha partecipato ad un momento canoro di carattere prettamente religioso nella chiesa di Alleghe. “Lode a Maria e al Creato” il titolo in evidenza sul manifesto.

Ai canti si sono alternate letture di testi di Papa Francesco, di don Tonino Bello e di San Francesco. La preghiera del corista, letta dai cori, ha concluso la parte ufficiale della serata.

I due Cori al termine della serata.

Croce femminile “Col di Lana”

«Le nuove del Pais»


Insieme si può... Fodom

Donatori di sangue

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Con i Donatori di sangue: 11^ camminata “Su le pedie de nuosc vegli” Giornata in compagnia quella organizzata per l’undicesima volta dai donatori di sangue della Sezione di Livinallongo, domenica 12 luglio. Una camminata che ha portato i partecipanti “su le pedie de nuosc vegli”: dal passo Campolongo, Jou e Marentâs con sosta per “el marendél” offerto dalla Sezione. La giornata stupenda con cielo terso, panorami limpidi e prati fioriti, nonchè un’organizzazione impeccabile, hanno pienamente soddisfatto tutti anche perché il percorso non era troppo impegnativo. La giornata era iniziata alle ore 8 con la partecipazione alla Santa Messa nella chiesa di San Giovanni, allietata dai canti di un gruppo di giovani ragazze di Castelfranco Veneto che stavano trascorrendo un periodo di riposo culturale ad Ornella. Per gli organizzatori, capeggiati da Fabio Denicolò, lo scopo principale di questi incontri è sicuramente quello di promuovere la donazione del sangue ma anche quello

I partecipanti alla “caminada”.

di rinsaldare l’amicizia fra i donatori effettivi. Le lancette dell’orologio si avviano verso le 12 quando si sente giungere un profumo assai noto: è la polenta che cuoce nel “ciaudrìn” ed è il pastin che “sfrigola” sulla griglia. Poco distante si scorgono tre gazebo, tavoli e panche da campeggio: i componenti la Sezione di Fodom stanno preparando un pasto completo, con dolce e caffè finale; c’è

pure la “sòlza” che, data la temperatura elevata, è spesso preferita al vino. Ritornano alla mente tanti momenti trascorsi “sa mont” quando la cuoca faceva sentire la sua voce “polenta!” e, lasciata la falce e il rastrello ci si sedeva sul prato attorno al paiolo: in una mano un blocco di polenta e nell’altra un pezzo di formaggio. Tutti sarebbero rimasti a lungo in quel luogo “Ntan-

som Mont” ma ci attendeva il “Jägerweg” per fare ritorno al passo Camplongo: una mulattiera meravigliosa, alquanto ombreggiata, con una pendenza dolcissima. Un sincero ringraziamento ed un applauso è doveroso rivolgerlo al Direttivo dell’Associazione e a quanti hanno collaborato alla perfetta riuscita dell’incontro. (Il segretario Fabio Denicolò e Fr. Del.)

Storia di 2 euro Quest’estate, un ragazzo si trova per caso in tasca una strana moneta da 2 €. La considera per bene per un po’, pensa anche ad un falso, poi, per sua curiosità la posta su internet in un forum di collezionisti di monete per sentire il loro parere. Viene constatato che la moneta è un difetto di fabbricazione della Zecca italiana e messa per caso in circolazione. Fra l’altro, i 2 € sono commemorativi, di conseguenza la tiratura è limitata, il valore di mercato è più alto e sono inoltre molto richiesti nel mondo del collezionismo. Infatti, il giovane viene presto contattato da vari collezionisti e in particolare da un francese, che non vuole assolutamente perdersi questa “chicca” nella sua collezione. Il nostro ragazzo sta al gioco e aspetta la migliore offerta, già pensando come userà quel guadagno. Si susseguono varie offerte: € 50, € 80, € 100, € 120, si oltrepassano i € 250, ma il francese non molla e offre la cifra di € 330. Giunti all’accordo, il collezionista effettua

immediatamente un bonifico al ragazzo, e lui altrettanto celermente spedisce oltralpe la preziosa moneta. Fin qui una storia come tante si susseguono sul forum, fatto di opinioni, scambi e offerte. Ma quello che rende speciale è che quel ragazzo dona il suo “guadagno” per sostenere i progetti di “Insieme si può...”. Grazie di cuore

Sfilata del 16 agosto ad Arabba con il tema “Facciamo fiorire la solidarietà”.

Asilo di Tullo (Etiopia) diretto dalle suore collaboratrici di P. Bepo Detomaso che ringraziano il gruppo Insieme si può...Fodom per il sostegno.

Cogliamo l’occasione di ringraziare anche Selenia e David e i colleghi di lavoro di Tatino Palla, che hanno voluto ricordare il loro papà ed amico con una cospicua donazione che andrà a sostegno di tanti bimbi bisognosi in Uganda, in particolare per l’acquisto di latte in polvere negli orfanotrofi di Gulu, Kampala e in Karamoja. Diovelpaie ben tànt a duc!


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• Per alcuni interventi di manutenzione ordinaria al Sacrario di Pian di Salesei sono stati impegnati € 7.570,00. Si è provveduto all’impermeabilizzazione della copertura dei loculi, a riparare la pavimentazione, a sistemare le parti marcescenti dei loculi e gli Alpini del Gruppo Col di Lana, con ben 300 ore di volontariato, hanno intonacato i loculi e parte della facciata della Chiesa e del Campanile. • Sono stati approvati e finanziati due progetti da € 500.000,00 ciascuno a valere sui Fondi per i Comuni di Confine. • Il primo prevede il restauro delle facciate ovest e sud del Centro Dolomiti, della copertura, nonché degli infissi, dei poggioli, delle verande e della pavimentazione esterna. Il fabbricato sarà dotato di ascensore, bagni comuni, nuovo impianto di riscaldamento a cippato e l’impianto fognario sarà adeguato. È inoltre previsto il restauro completo della Sala Tyrol, dell’androne e del giroscale, ma anche alcuni interventi nella biblioteca comunale. • Il secondo progetto prevede la realizzazione del marciapiedi da Pieve a Brenta e buona parte del completamento dei marciapiedi di Arabba. • Ultimato nei tempi prestabiliti l’intervento da € 450.000,00 di riconversione della vecchia palestra di Pieve che ospiterà per l’anno scola-

stico appena iniziato due aule delle Elementari, ciò al fine di consentire i lavori di ampliamento e adeguamento delle Scuole Elementari di Pieve. Altre due aule sono state predisposte nella Canonica di Pieve grazie alla disponibilità della Parrocchia e una presso il Municipio. • È stato approvato dal Consiglio Comunale un atto di indirizzo per l’utilizzo della procedura dello Sportello Unico Attività Produttive (SUAP) per interventi edilizi in deroga o in variante agli strumenti urbanistici. Ogni progetto dovrà quindi essere accompagnato da una relazione dettagliata e da una scheda sintetica. La convocazione della conferenza dei servizi sarà preceduta dal parere della Giunta Comunale che verificherà la convergenza tra l’interesse dell’attività produttiva privata e l’interesse pubblico ad un ordinato uso del territorio, prevedendo convenzioni edilizie atte a garantire il mantenimento del vincolo d’uso e della proprietà, ciò al fine di evitare speculazioni edilizie. • Conformemente al parere della Frazione di Chrez, alla Sig.ra Maria Grazia Arena sono stati alienati 27 mq di terreno in proiezione a terra dell’edificio per € 2.246,40 e concessi in diritto di superficie 11 mq da destinare a parcheggio alla tariffa annua di €/mq 5,27.

• Alla Ditta Rifugio Cherz sono stati alienati 227 mq di terreno in loc. Montagna di Cherz per un importo complessivo di € 33.369,00. • Al Sig. Pellegrini Adalberto di Arabba sono stati alienati 100 mq di terreno per € 5.322,00 e permutati complessivamente 10,6 mq. • Per la realizzazione di un tracciato Free-Ride riservato alle mountain bike tra Portavescovo e Arabba, sono stati concessi a titolo non oneroso alla Ditta Sofma i terreni necessari per l’opera. • Approvato dal Consiglio Comunale il piano Triennale delle Opere Pubbliche che prevede investimenti nel corso del 2015 di € 11.144.223,52, per il 2016 di € 5.356.240,66 e per il 2017 di € 5.699.221,30, per un totale di € 22.199.685,48. • Il Bilancio di previsione 2015 pareggia nell’importo complessivo di € 6.970.669,85, per il 2016 € 10.004.774,00 e per il 2017 € 11.292.167,00. Non sono state aumentate le imposte e non è stata applicata la TASI. • Il costo di gestione della Casa di Riposo, che incide per oltre il 35% sulle spese correnti, ammonta a 1.310.000,00 €. Ottima la situazione di cassa che al 31 dicembre 2014 ammonta a 2.327.949,85 € come pure lo stato debitorio;

dai 198.000,00 € del 2014 si passa ai 159.000,00 € del 2015 ai 97.000,00 € del 2016, quindi una situazione di rimborso dei debiti di poco impatto sul bilancio complessivo. Abbiamo in cassa, o meglio dire in Banca d’Italia, ben 2.035.061,06 € che però non possiamo spendere in alcun modo, ciò per rispettare i vincoli di Legge imposti dal cosiddetto Patto di Stabilità Interno introdotto dal Governo dall’inizio del 2013. Si spera, per poterli utilizzare, che alle promesse romane di allentamento dei vincoli seguano i fatti. • L’avanzo di amministrazione – parte vincolata per l’importo complessivo di € 214.801,32, sarà impegnato come di seguito specificato: €. 55.455,36 da destinare al capitale di dotazione della costituenda “ASP Fodom Servizi”; €. 10.000,00 da destinare all’acquisto di attrezzature; €. 59.345,96 da destinare ad interventi in favore della collettività; €. 30.000,00 da destinare ad incarichi di progettazione di OO.PP.; €. 50.000,00 da destinare a interventi di messa in sicurezza della viabilità comunale; €. 10.000,00 da destinare ad intervento su patrimonio comunale Il Sindaco Leandro Grones

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AttUAlitÀ - sUzÉDE ntA foDom

Festa dell’ambiente all’ecocentro Gli alunni delle scuole in visita all’impianto di conferimento rifiuti

La “festa degli alberi” diventa “festa dell’ambiente”. Oggi che rimboscare radure o prati incolti non è più una priorità, anzi bisogna pensare piuttosto a come contenere un espansione spesso incontrollata del bosco, la festa scolastica istituita ai tempi del fascismo cambia volto ma non obiettivo: sensibilizzare i ragazzi ai temi dell’ambiente. Pochi giorni prima della conclusione dell’anno scolastico 20142015, gli alunni delle scuole di Livinallongo si sono recati all’ecocentro comunale di Renaz per una visita guidata, accompaganti dal vicesindaco Leo Crepaz, da Katia Mella dei Servizi Forestali Regionali, l’ispettore del Cfs Paolo Davare, la guardia Comunale Giancarlo Pellegrini e da Francesca

Gli studenti insieme al Sindaco e alla Prof.ssa Gandolfi.

dell’Um Agordina. Accolti da Walter, uno degli addetti dell’ecocentro, ai ragazzi sono state mostrate le piattaforme di conferimento, indispensabili per una corretta modalità di trattamento rifiuti. Gli alunni hanno potuto apprendere come i rifiuti dell’Agordino debbano essere differenziati e in che modo poi saranno riutilizzati. Tanta curiosità per gli impianti dell’ecocentro ed in particolare per la macchina compattatrice. È stata anche organizzata sul campo

una prova pratica di differenziazione e sono stati trattati anche i temi legati alla conservazione del territorio, delle aree boscate e della biodiversità che caratterizza il territorio Fodom. Al termine della visita, il sindaco ha sottolineato l’importanza che riveste oggi l’ambiente e quanto sia importante conoscerne tutti gli aspetti legati alla sua tutela. Dopo aver salutato gli alunni e augurato loro buone vacanze, ha ringraziato i “prof” per ciò che quotidiana-

mente fanno per garantire in un piccolo Comune, una scuola di grande qualità. La festa è stata anche occasione per ringraziare e salutare la prof Claudia Gandolfi che il 1° settembre, dopo 35 anni di insegnamento a Fodom, è adnata in meritata quiescenza. Per questo gli studenti della media “Ernesto Renon”, unitamente al sindaco Grones, hanno donato un quadro dipinto dall’artista “Baiol”, nel quale è rappresentato il tragitto che la prof, sorpresa e commossa del pensiero, ha percorso per 35 anni da casa a scuola. Alla manifestazione hanno partecipato anche il decano don Dario Fontana, il comandante dei carabinieri di Arabba Tiziano Turra, il dirigente del Centro Valanghe di Arabba Francesco Sommavilla e il Capofrazione di Soraruaz Vito Crepaz. La festa, come da tradizione, si è conclusa con il pranzo offerto dal Comune. Lorenzo Soratroi


Un incontro... insolito

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«Le nuove del Pais»

La circonvallazione di Pieve si farà in tunnel Questa la soluzione alla quale sta lavorando l’amministrazione comunale per deviare il traffico di passaggio sulla sr 48 delle dolomiti dal capoluogo della vallata fodoma. Un progetto è già pronto, redatto dallo studio dell’ingegner Tito De Biasio che prevede un tunnel di circa 450 metri con tre varianti possibili per quanto riguarda l’imbocco a nord, verso Arabba. Costo dell’opera dai 12 ai 13 milioni di euro, in base alla soluzione scelta, che l’amministrazione conta di far scucire alle casse della Regione visto che la sr 48 è di sua competenza. Il sindaco Grones: “Abbiamo già chiesto che l’opera sia inserita nel piano triennale delle opere pubbliche”. “Di una circonvalalzione del capoluogo comunale si parla da diversi decenni” spiega il primo cittadino. “Negli anni settanta era stata individuata nello strumento urbanistico una circonvallazione a cielo aperto a valle del paese di forte impatto paesaggisticoambientale. Alla fine degli anni 90 si era cominciato a pensare ad una soluzione in galleria che sarebbe sbucata in Val del Hotel, alle porte dell’abitato. Progetto oggi non più attuabile per l’imminente realizzazione del parcheggio a ridosso dell’ex Hotel Dolomiti. Ora abbiamo a disposizione una progettazione articolata che produrrebbe indiscutibili benefici per la sicurezza veicolare e pedonale, ma anche in termini

Rendering dell’imbocco sud.

di riduzione delle emissioni inquinanti e acustiche all’interno del centro abitato, ciò anche al fine della riqualificazione del centro storico di Pieve. È un progetto corposo, formato da ben 47 elaborati grafici comprendenti anche la relazione geologica e geotecnica, che prevede un tracciato in galleria naturale che andrebbe a risolvere uno dei punti neri di una delle più importanti arterie regionali”. Che il traffico di passaggio stia sempre più soffocando l’abitato di Pieve è sotto gli occhi di tutti. Senza contare i disagi che spesso si verificano a causa delle ridotte dimensioni dell’arteria nel centro del paese, sprovvista di marciapiedi che in qualche caso è sufficiente a malapena per lo scambio di due mezzi pesanti. Basta infatti che si incrocino

Il giorno 22 lulgio scorso, scendendo dal sentiero che dal Padon porta ad Ornella, ci siamo imbattute in una giovane coppia di austriaci con due caproni al seguito, provenienti dalla Svizzera, e diretti a Vienna lungo la Via Alpina. I due caproni portavano sul dorso una sacca di 10 kg con i viveri dei due ragazzi. Tiziana ed Emanuela Dorigo

Vista aerea dei tracciati delle soluzioni 1,2 e 3.

due corriere per creare il caos. Un problema quindi sia per la scorrevolezza della viabilità ma soprattutto per la sicurezza dei pedoni. Senza dimenticare il fattore inquinamento, sia acustico che dell’aria. Nella relazione del progetto si legge che nelle stagioni turistiche estive ed invernali il traffico in transito può essere paragonato per intensità a quello di una via cittadina di un centro storico di una certa dimensione, con i relativi concentramenti di monossido di carbonio, ossido di azoto e idrocarburi. Il progetto di una circonvallazione in tunnel permetterebbe quindi di dare una sensibile svolta alla vivibilità del paese con un ritorno sensibile per il rilancio delle attività turistiche e commerciali. Un centro completamente pedonale potrebbe diventare un “palcoscenico” ideale per le festività sia civili che religiose (una su tutte la Festa di S. Maria Maiou per fare un esempio): il nuovo tunnel infine permetterà di accorciare i tempi di attraversamento del capoluogo di qualche minuto

e di evitare i frequanti arresti dovuti, come detto, agli incroci di veicoli pesanti o alla fermata dei mezzi pubblici nel centro storico. Le tre soluzioni prospettate si differenziano solo per la progettazione dell’imbocco a nord, verso Arabba, dove c’è il problema dell’innesto per i mezzi in uscita dal paese. La soluzione 1 prevede una strada che da Val del Hotel corre in costa per poi passare sopra il tunnel principale (costo 11 milioni 700 mila euro), la soluzione 2 un tunnel che lo incrocia passandovi sotto (costo 12 milioni 500 mila euro), mentre la soluzione 3, più costosa (13 milioni) prevede un tunnel più lungo, circa 500 metri, con una rotonda. Obbligato invece l’imbocco a sud, che prevede l’ingresso della galleria nella Piazza Nuova, con una rotonda di smistamento. Un’opera che resterà un sogno? “Sappiamo che ci sono tante priorità sulla viabilità provinciale. Ma adesso abbiamo un progetto in mano e lo porteremo su tutti i tavoli.” (SoLo)


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Fondi Odi per la Cesa de la Cultura Fodoma ed i marciapiedi di Pieve ed Arabba Il 1° giugno scadeva il termine per la presentazione dei progetti finanziati dal fondo per i comuni di confine messo a disposizione dalle Province autonome di Trento e Bolzano relativo agli anni 2013 e 2014. Così, secondo le ultime disposizioni relative alla spartizione dei fondi che prevede la possibilità per i comuni confinanti di avere ogni anno un contributo fisso di 500 mila euro oppure di 1 milione per due annualità, l’amministrazione comunale di Livinallongo ha scelto la prima opzione presentando due progetti ben distinti. Il primo prevede il risanamento conservatico del Centro Dolomiti – Cèsa de la Cultura Fodoma a Pieve, il secondo un intervento di completamento e messa in sicurezza della viabilità pedonale comunale a Pieve ed Arabba. restyling per l’ex hotel Dolomiti Il grande complesso che si trova alle porte del capoluogo per chi scende da Arabba fu eretto agli inizi del novecento sull’onda della spinta turistica che in quegli anni stava prendendo piede a Livinallongo, per diventare il più maestoso e moderno albergo del tempo. L’Hotel Tirol, così fu chiamato, non ebbe però grande fortuna. Semidistrutto durante il gran-

infiltrazioni. Infine dovranno essere verificate le fognature, gli scarichi ed i collettori di ogni tipo al fine di sistemare alcuni malfunzionamenti.

L’ex Hotel Dolomiti sarà ristrutturato con i Fondi Odi.

de conflitto, nel tempo, con il nome di Hotel Dolomiti, passò di proprietà più volte finché negli anni setttanta fu acquisito dal Comune. Pian piano è diventato la sede di numerose associazioni locali, del museo ladino, nonché della farmacia, dell’ambulatorio del medico di base e di due appartamenti di proprietà del Comune. Nei sotterranei poi sono stati ricavati i garage comunali. L’edificio versa però da tempo in un cattivo stato di conservazione ben evidente dalle infiltrazioni di acqua dal tetto e dallo stato precario delle terrazze del lato sud. Il progetto presentato dal Comune prevede di intervenire in più parti della struttura. In particolare è prevista la realizzazione

dell’ascensore a servizio dei piani sopra il livello stradale, la sostituzione della centrale termica ed il rifacimento degli impianti che salgono ai moduli di utenza dei piani superiori, il restauro della sala Tirol al piano terra, la ristrutturazione del magazzino al pianterreno verso Brenta da destinare al deposito materiale della Protezione Civile, il rifacimento della veranda con disponibilità di spazi anche espositivi aperti al pubblico e il completamento del lavoro di finitura delle facciate per dare continuità al lavoro del 2006 che ha interessato le due facciate verso la strada e verso Arabba. Si interverrà infine sui bagni al terzo piano ed in più punti della copertura che presenta delle

nuovi marciapiedi tra Pieve e brenta ed Arabba Il progetto consiste in uno stralcio funzionale del lavoro inserito nel piano triennale dei lavori pubblici. Gli interventi sono previsti nel centro dell’abitato del paese di Arabba e tra gli abitati di Pieve e Brenta. Per il centro di Arabba si tratta in concreto della prosecuzione di collegamenti pedonali esistenti, mentre per Pieve-Brenta di un primo tratto di percorso pedonale che dal centro municipale del capoluogo si collegherà alla stradina di accesso alla scuola secondaria di primo grado di Brenta “Ernesto Renon” e che in futuro potrà essere sviluppato con successivi interventi verso l’abitato di Livinè. La realizzazione di questo progetto permetterà di garantire la sicurezza dei pedoni e in particolar modo dei ragazzi che frequentano la scuola media, ma anche di incrementare la dotazione infrastrutturale comunale, la messa in sicurezza dei percorsi pedonali realizzati e un miglioramento dell’accesso alle abitazioni, ai servizi presenti nel territorio e alle attività commerciali. (So.Lo)

Comune contro i “furbetti” della differenziata Il Comune dichiara guerra ai “furbetti” della differenziata. Nel mirino le attività commerciali che scaricano i rifiuti nelle piazzole riservate ai privati. Da qualche tempo in qua, soprattutto durante la stagione turistica, gli addetti del Comune hanno notato che molto spesso i contenitori destinati alla raccolta differenziata di carta, lattine e vetro posizionati nelle isole ecologiche delle frazioni e riservati alle utenze private, vengono usati impropriamente anche dalle attività commerciali, in particolari alberghi.

Queste utenze, come si sa, producono una grande mole di materiale riciclabile, come cartone o plastica: così succede che i contenitori si riempiono in fretta, causando notevoli difficoltà e disagi ai privati che non sanno più dove depositare i loro rifiuti. “Tutte le attività commerciali” – ricorda l’amministrazione – “possono avere, su ordine ed in maniera completamente gratuita, contenitori di ogni misura e tipo di differenziata, che poi vengono svuotati ogni settimana a domicilio secondo

il calendario predisposto dalla ditta Aimeri. Se qualcuno non vuole avere i contenitori vicino casa, o perché non ha spazio o per qualsiasi altra motivazione” – continua – “plastica, vetro, carata, cartone e barattoli possono essere conferiti all’ecocentro di Renaz che è aperto con orari pensati per le esigenge delle attività commerciali. Ho ricevuto molte lamentele in questo senso” – spiega il sindaco Grones. “Abbiamo a disposizione contenitori in abbondanza nelle piazzole ecologiche per venire

incontro alle esigenze dei privati e delle famiglie fodome, ma non per le attività commerciali che non si prendono il tempo di andare fino all’ecocentro di Renaz.” Per questa ragione il sindaco ha emesso un’ordinanza che, tra l’altro, minaccia sanzioni pesanti per quelle attività commerciali che saranno trovate a depositare rifiuti nelle piazzole ecologiche. “Se non basteranno gli avvisi e le buone maniere – avverte il sindaco – partiremo con i controlli a tappeto.” (SoLo)


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Sfalcio prati: nuove regole per i contributi Il Comune taglia i contributi per lo sfalcio prati: incentivi solo per chi sfalcia intorno alle case. “Non possiamo più permetterci di spendere 17 mila euro all’anno per lo sfalcio prati. Rivediamo il regolamento.” Queste le parole categoriche che il sindaco Leandro Grones ha indirizzato ai “Sourastánc” (capifrazione) convocati nella “Cesa de Comun” per discutere, tra l’altro del contributo annuale che il comune eroga, tramite le Frazioni, per lo sfalcio prati. Un costo che l’amministrazione vuole e deve ridurre. Per questo il sindaco ha voluto consultare i capifrazione e sentire con loro come e dove operare i necessari tagli. Il contributo era stato istituito nel 1996, quando per effetto delle tante piccole stalle che anno dopo anno cominciavano a chiudere i battenti, si cominciavano a vedere sempre più prati restare incolti. Anche vicino ai paesi. In qualche comune limitrofo, dove peraltro il problema si presentava già più serio perché da tempo ormai i contadini erano spariti del tutto, si era tentato di istituire

Una delle macchine operatrici acquistate dal Comune.

un regolamento che imponeva ai privati lo sfalcio dei prati in una certa area intorno ai paesi. Chi non ottemperava a questo obbligo, si vedeva mandare il conto dal Comune che provvedeva ad effettutare il lavoro. Un sistema che, da più parti, non aveva ottenuto grandi risultati, in quanto inficiato dai ricorsi presentati e vinti dai privati. Così l’amministrazione pensò di rigirare il problema: “Se non funziona con gli obblighi, proviamo con gli incentivi” – si disse. Per

questo fu istituita una commissione consiliare che insieme ai Capifrazione, stilò una lista delle particelle catastali, e dei privati che li sfalciavano in una certa area intorno alle frazioni. Il Comune cominciò così a stanziare i primi contributi, che venivano poi suddivisi agli aventi diritto in base ai metri quadri sfalciati. Con il passare del tempo la “mano” del Comune è arrivata a coprire anche l’incentivo, soppresso, che l’Unione Montana erogava ai contadini tanto che negli ultimi

55 primavere... Domenica 7 giugno la classe “60” di Rocca Pietore e Livinallongo ha organizzato una gita a Portobuffolè e a Caorle per una mangiata di pesce. Eravamo pochi, ma come si dice “pochi ma buoni”. “classe!” il prossimo anno vi vogliamo numerosi. Gradita la presenza del nostro autista preferito Gianni Pezzè. Grazie a chi ha organizzato questa bella gita. Cinzia

Laurea

Doppia laurea magistrale di nicola Palla I meio auguri e vigni ben a Nicola Palla da La Pliè da Fodom che ai 7 de lugio 2015 l s’a laureè n Politiche economiche a l’Université Sorbona de Parigi co la tesi dal titol “Fighting malaria through partnerships: the model of the ASMQ drug”. En collaborazion tra l’Université Sorbona de Parigi, l’Université dei Studi de Torino e l’Université Federale de Rio De Janeiro. Suo père Quintino e mère Gabriella, auna co la sorela Denise e l fradel Michele i te augura dut l bon per l davignì. A le felicitazion se jonta pro ince parenc e amici e la redazione de Le Nuove del Pais.

anni l’esborso per le casse del Comune era di ben 17 mila euro all’anno. Soldi che adesso il Comune non si può più permettere. Già per le annualità 2013 e 2014 la passata amministrazione aveva fatto sapere che il contributo sarebbe stato erogato solo se le casse comunali lo avrebbero permesso. “Poi alla fine – ha spiegato Grones – in qualche modo abbiamo cercato di coprire questa spesa. Ma adesso non ci sono più soldi. D’ora in poi bisognerà ridurlo almeno del cinquanta per cento.” Il taglio è dovuto anche al fatto che l’anno scorso l’amministrazione ha acquistato una macchina operatrice (una motofalciatrice idraulica Aebi da 18 cavalli equipaggiata con ruote di acciaio chiodate, una barra falciante da 1,90 metri, un ranghinatore Erni Hill Rake Gt 200, un raccoglifieno Aebi Heuboy ed un trinciatore Aebi/Carroy T1176 da 1,14 metri) dal costo di 35 mila euro, che sarà messa a disposizione della squadra ambientale, i lavoratori che il Comune assume stagionalmente proprio per la pulizia e la cura dell’ambiente. “Abbiamo fatto questa scelta – ha spiegato l’assessore Alessandro Denicolò – in quanto non sappiamo per quanto tempo ancora potremo permetterci di assumere ogni anno quattro operai stagionali. Per questo ci sarà bisogno di avere a disposizione delle macchine per fare più lavoro in meno tempo.” Durante la discussione con i Capifrazione si è riscontrato che in molti casi il contributo sullo sfalcio veniva erogato anche a cittadini che falciavano prati in alta montagna, magari intorno alla loro baita. “Non sono queste le finalità del contributo” – ha tuonato Grones. “La priorità è curare i prati intorno alle case.” Posizione questa che ha trovato d’accordo tutti i Capifrazione, con i quali è stato deciso di rivedere i mappali ed i destinatari del contributo. Solo con questa operazione, a detta di tutti, si dovrebbe riuscire a ridurre il costo della metà. “Ovviamente – ha concluso il sindaco – questo non significa che il contributo sarà comunque assicurato: dipenderà dalla disponibilità di cassa.” (SoLo)


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Anagrafe e statistica parrocchiale Quattro generazioni a Costa di Pian di Salesei

matrimoni

Bisnonna Anna “Barca”, nonna Marisa, mamma Serena e il piccolo Davide.

Sorarui Giorgio (Andraz) e Cadorin Morena (Rivamonte Agordino) il 20.06.2015 ad Andraz.

battesimi

Costa Patrik (Selva di Cadore), di Denis e di Delazer Barbara, nato il 07.04.2015 e battezzato a S. Fosca il 21.06.2015.

Costa Simone (Arabba), di Daniele e Dorigo Manuela, nato a Belluno il 02.12.2014 e battezzato ad Arabba il 12.07.2015.

Crepaz Azzurra (Precumon), di Mauro e Pszota Annamaria, nata a Brunico il 23.10.2014 e battezzata ad Arabba il 28.06.2015.

Nati Pegoraro Davide (Padova/Costa di Pian di Salesei), di Giacomo e Serena Ranzato, nato a Padova il 20.06.2015. Soratroi Ines (Salesei di Sotto), di Sandro e Sottil Sabrina, nata a Brunico il 10.07.2015.

De Toni Melissa (Caprile/Salesei di Sotto), di Milos e Costa Mara, nata a Belluno il 06.04.2015.

Delmonego Samantha (Rocca Pietore/Ornella), di Gianluca e Fersuoch Gloria, nata a Brunico il 28.04.2015.

Petri Sofia (Salesei di Sotto) di Mirco e Ganzerla Mara, nata a Belluno il 23.07.2015. Palla Alessandro (Arabba), di Andrea e Fiorin Valentina, nato a Belluno il 23.07.2015.


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DEFUNTI

Offerte PEr lE chiEsE Di PiEvE

grones Enrica maria (Arabba), nata ad Arabba il 12.05.1937 e deceduta a Brunico il 30.07.2015. Vedova di Dorigo Alfredo, madre di 6 figli.

gabrielli Angelina (Davedino), nata a Sottinghiazza il 21.08.1919 e deceduta a Badia il 06.08.2015. Vedova di Demattia Candido, madre di 1 figlia.

Costa Davide e Rita, De Cassan Adelina, occasione battesimo di Cecilia Pellegrini la famiglia, Demattia Dorina, Demattia Attilio. PEr lE chiEsE Di ArAbbA Pio Masarei, Delmonego Gemma, Pezzei, Martini Maria, Daberto Fiorenzo, Delunardo Rosolfo e Nerina, occasione battesimo di Simone, nonni Costa, fam. Pollicino-Pezzei, fam. Tonidandel-Quellacasa, Maria Luise Bacher, famiglia De Battista, Crepaz Ottavio, Baldissera Maria Teresa, Pezzei Virginia.

Dorigo vincenzo (Corvara), nato a Corte il 30.01.1946 e deceduto a Bolzano il 31.07.2015. Coniugato con Pezzei Olga, padre di 2 figli.

sorarui Anna (Pavia), nata ad Andraz il 08.01.1932 e deceduta a Pavia il 17.08.2015. Coniugata con Nonna Ugo, madre di 2 figlie.

PEr il bollEttino Renon Marco, Testor Vanda, Delmonego Gemma, fam. Dal Pont, Crepaz Antonio, fam. Daberto (Padova), De Carli Irene, Bassot Giovannello e Nerina, Daberto Giovanni, Crepaz Rosanna, Dagai Vir-

ginia, Dorigo Pia, Sief Claudio, Daberti Fiorenzo, Delunardo Rosolfo e Nerina, Sorarui Felice, Davide e Rita, Palla Patrizia e Concetta, Palla Leandro, Morandi Giampiero, Delazer Elsa, Ungaretti Sauro, Senoner Annalisa ved. Crepaz, De Toffol Silvio, Foppa Claudio, Del Fauro Livio, Palla Maria Annunziata, Henrich Agnese, Scagnet Rino e Gemma, Tormen Giorgio e Maria Rosa, De Cassan Adelina e Faber Loredana, Foppa Bruno, Masarei Cherubina, Vallazza Sabina, Lorenz Giuliana, Baldissera Davide, Vanzo Daurù Laura, Foppa Maria, Pezzei Maria, Dezulian Gina, Famiglia Lamberti Anna, Crepaz Bruno, Schweigkofler Katharina, Vallazza Da Boit Cecilia, Gabrieli Aldo, Palla Flaviano, fam. Ferrario, Vittur Maria, Vittur Rosetta, Dorigo Florinda, Crepaz Pia, fam. Bellotti Delfauro, Fontanella Cesarina, Mearin Maria, Grones Coppola Brigitte, Centin Giuliana, Degasper Anna, Leandro Palla, Daberto Irma, Roilo Lucia, Demattia Dorina, Giancarlo Iori, Dina Battistella, Demattia Bacher Ida, Staindl Irma, fam. Dorigo Pezzei Olga (Corvara), Vallazza Giuseppe (Roma), Crepaz Eugenio, Ragnes Miriam, Dagai Aldo e Kottmann Edith, Motta Santino, Devich M. Antonietta, Devich Ines, Flamigni Margherita, Vittur Monika (Svizzera).

Nell’ambito del servizio e del volontariato ecco un’esperienza che raccoglie ogni anno molti giovani, dai 15 anni in su, provenienti da tutto il bellunese …

Incontro volontari al Villaggio 4 ottobre 2015 Siamo pronti per iniziare il nuovo anno del Cammino Formativo STILE LIBERO con l’ormai tradizionale incontro dei volontari al Villaggio San Paolo. Quest’anno sarà Domenica 4 ottobre. A chi È rivolto Giovani che hanno fatto o desiderano fare l’esperienza di volontariato al Villaggio San Paolo o alla Villa Gregoriana. Giovani di associazioni, movimenti o gruppi parrocchiali. in cosA consistE Prepararsi al volontariato al Villaggio San Paolo o alla Villa Gregoriana nella

grande squadra dei volontari... Rivedere gli amici conosciuti d’estate insieme ad altri volti nuovi... Vivere una giornata formativa con attività e momenti di condivisione... Ci sarà anche un ospite d’eccezione!! QUAnDo Domenica 4 ottobre 2015 al Villaggio San Paolo. Sarà

disponibile un pullman che partirà dalla stazione di Belluno alle ore 7,30 (ritrovo al Villaggio per le ore 9,30). Il pullman parte anche da Agordo alle ore 7 (p.za di Agordo vicino alla chiesa arcidiaconale). Il ritorno è previsto a Belluno per le ore 19,30 (partenza dal Villaggio per le 17,30); in Agordo arrivo per le 20.

comE Le iscrizioni vanno fatte tramite il sito servizi. diocesi.it (obbligatorie per partecipare). La quota di partecipazione è di 18 € (tutto compreso, vale anche per chi viene con mezzi propri). Sarà raccolta durante il viaggio o direttamente al Villaggio. Per maggiori info scrivi a volontarigiovani@gmail.com.


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