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Le nuove del Pais 2014_4

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Anno XLX • ottobre-dicembre 2014 • N. 4

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Dicembre 1964 - 2014

Le Nuove del Pais compie 50 anni!

Il Frontespizio del Primo Numero del Bollettino Decanale: era il Dicembre del 1964.

COSÌ SCRIVEVANO I SACERDOTI DI ALLORA Il Nostro Primo saluto La nostra epoca è caratterizzata da una continua ricerca di novità. Però ci accorgiamo, ogni qualvolta veniamo a contatto

con i nostri vecchi, le loro opere, i loro detti, i loro scritti ed insegnamenti, che qualche cosa di bello e di buono riaffiora nei nostri animi ed una segreta malinconia ci spinge a dire: quelli erano tempi belli!

Nel mese di dicembre del 1964 usciva il primo numero del “Le Nuove del Pais”! Sono già passati 50 anni e ancora il bollettino arriva periodicamente nelle famiglie di Fodom e Colle ma non solo anche in moltissime altre case in giro per il mondo dove abitano persone provenienti da queste terre. Esso ci racconta i fatti più importanti che accadono nelle nostre vallate: i momenti della vita cristiana, le feste, le tradizioni, i momenti difficili, piccole curiosità e a volte ci riporta persino nel passato con testimonianze storiche e foto d’epoca. Tutto questo grazie alle persone che, con passione, da anni si impegnano a raccogliere e riportare questi eventi, e a chi si occupa della distribuzione per le varie frazioni. Speriamo di poter festeggiare moltissimi altri compleanni di questo Bollettino e in tanto ci godiamo questo numero!

Sì, erano tempi belli, perché di bontà e semplicità. *** Carissimi parrocchiani di Fodom e Colle!

...non ho tempo! Per una volta in questo numero non vi parlerò del Natale ma, dato che una settimana dopo si festeggia sempre un altro avvenimento, o meglio due (la fine di un anno che in genere si dice di voler dimenticare e l’inizio di un altro che si spera sempre migliore!), ho pensato di riflettere sul tempo, un ingrediente della vita che ognuno trova sempre

Signore, ho il tempo

!

Sono uscito, Signore, fuori la gente usciva. Camminavano e correvano tutti. Correvano per non perdere tempo, correvano dietro al tempo, per riprendere il tempo, per guadagnare tempo!...

scarso e troppo “misurato”. Naturalmente cercherò di parlarvi “da cristiano” e per prima cosa riporto una brano di un libro intitolato “Preghiere” di Michel Quoist, libro che andava alla grande quando 50 anni fa avevo tanti capelli neri.

“Arrivederci, signore, scusi, non ho il tempo. Ripasserò, non posso attendere, non ho il tempo. Termino questa lettera perché non ho il tempo. Avrei voluto aiutarla, Continua a pag. 2

I vostri Pastori d’anime, anche nel desiderio di far rivivere una vecchia consuetudine, hanno deciso di riprendere la pubblicazione periodica di quel foglio interparrocchiale che i nostri venerati predecessori favecano pervenire nelle vostre case. Da parecchi anni non vi arrivava più. Hanno fiducia i vostri sacerdoti che questo foglio sarà ben accolto da tutti, desiderato da molti, aiutato da quanti hanno bontà d’animo. Continua a pag. 2

Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio” (Is 9, 5).

Gloria in excelsis Deo! Liete Festivitá a tutti i lettori de le NdP!


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ed uno spirito generoso. Su questi fogli saranno scritti i momenti difficili delle nostre popolazioni, i fatti dolorosi delle nostre famiglie, le gioie che commuovono i nostri villaggi. Abbiamo detto sopra che, ogni volta torniamo ai secoli passati, ci sentiamo più buoni, vorremmo godere di quella antica pace e tranquillità. Ecco che il foglio inter-parrocchiale ci rammenterà la storia della nostra valle: da Colle, ridente sul Fiorentina con la spaziosa visione del belvedere, ad Andraz dominata dai ruderi

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Queste pagine vogliono essere uno scritto confidenziale di un padre ai suoi figliuoli. Quante cose non ha da dire un padre ai suoi figli! Vi annunceremo le più grandi verità religiose. Costituiranno, di volta in volta, una raccolta di fatti ed avvenimenti, grandi e piccoli, civili e religiosi, da trasmettere alle future generazioni. Vi annunceremo, sia pure con aride cifre, le vostre offerte, segno di un cuore buono

«Le nuove del Pais»

del Castello, ai tornanti del Falzarego. Dal Col di Lana, sacro ai nostri morti, che si erge a protezione della Pieve e sembra estatico nella contemplazione delle Tombe a Pian di Salesei, a Digonera nella valle del Cordevole. Il foglio ci dirà gli avvenimenti dei nostri antenati da Larzonei a Davedino, da Ornella a Soraruaz, a Corte e Contrin fino alla bella Parrocchia di Arabba, e su su, fino al Campolongo ed al Pordoi, custode di altri caduti in guerra. *** Diletti Parrocchiani, i vostri

Sacerdoti approfittano di questo primo numero del foglio decanale per rivolgervi un cordiale saluto. Vi incoraggiano nel bene e nella pratica della religione esortandovi a vivere nella Grazia di Dio. Vi indicano, nel grande comandamento nuovo del Signore: “Ama Dio sopra ogni cosa ed il prossimo tuo come te stesso”, la via maestra per assicurarvi le benedizioni del cielo e per evitare, alla nostra travagliata esistenza, altre pene e tribolazioni. I Vostri Sacerdoti

...non ho tempo! ma non ho il tempo. Non posso accettare, per mancanza di tempo. Non posso riflettere, leggere, sono sovraccarico, non ho il tempo”. Vorrei pregare, ma non ho il tempo. Tu comprendi, Signore, non ho il tempo. Lo studente, ha il suo studio e tanto lavoro, non ha tempo... più tardi... Il giovane fa dello sport, non ha tempo... più tardi... Lo sposo novello deve arredare la casa, non ha tempo... più tardi... I genitori hanno i bambini, non hanno tempo... più tardi... I nonni hanno i nipotini, non hanno tempo... più tardi... Sono malati! Hanno le loro cure, non hanno tempo... più tardi... Sono moribondi, non hanno... troppo tardi!... non hanno più tempo!... Così gli uomini corrono tutti dietro al tempo, o Signore, passano sulla terra correndo, frettolosi, precipitosi, sovraccarichi, impetuosi, avventati... e non arrivano mai a tutto, manca loro il tempo, nonostante ogni sforzo, manca loro il tempo, anzi manca loro molto tempo. Signore, Tu hai dovuto fare un errore di calcolo. V’è un errore generale: le ore sono troppo brevi, i giorni sono troppo brevi,

le vite sono troppo brevi! Tu, che sei fuori del tempo, sorridi, o Signore, nel vederci lottare con esso, e Tu sai quello che fai! Tu non Ti sbagli quando distribuisci il tempo agli uomini: doni a ciascuno il tempo di fare quello che Tu vuoi che egli faccia. Ma non bisogna perdere tempo, sprecare tempo, ammazzare il tempo. Perché il tempo è un regalo che Tu ci fai, ma un regalo deteriorabile, un regalo che non si conserva. Signore, ho tempo, ho tutto il tempo mio, tutto il tempo che Tu mi dai: gli anni della mia vita, le giornate dei miei anni, le ore delle mie giornate, sono tutti miei. A me spetta riempirli, serenamente, con calma, ma riempirli tutti, fino all’orlo, per offrirteli, in modo che della loro acqua insipida Tu faccia un vino generoso, come facesti un tempo a Cana per le nozze umane. Non Ti chiedo, oggi, o Signore, il tempo di fare questo e poi ancora quello; Ti chiedo la grazia di fare coscienziosamente nel tempo che Tu mi dai, quello che Tu vuoi che io faccia. Alla fine, come si fa a capire come possiamo vivere il nostro tempo nella

maniera migliore? Per prima cosa bisogna distinguere lo scopo dai mezzi. Es:. “Devo raggiungere una determinata meta”: questo è lo scopo. Come faccio ad arrivarci? Con che mezzo? “A me piace andare a cavallo!” Ma se a cavallo non puoi arrivarci, dovrai adattarti ad andare a piedi; o, se hai molta fretta, bisognerà scegliere magari l’elicottero. L’importante è raggiungere l’obiettivo e il “come” viene dopo. Ma anche le mete da raggiungere nella nostra vita possono essere più di una e allora bisognerà capire quali sono le più importanti facendosi una, la chiamano così, “scala di valori” in modo che, se questi valori entrano in concorrenza, sappiamo subito quale scegliere perché più importante. Come cristiani, ma anche semplicemente, come persone umane, siamo convinti che voler bene è il valore più importante in assoluto che deve essere tenuto sempre presente. Per essere concreti, la famiglia si regge su questo valore e nella famiglia la relazione tra marito e moglie è il pilastro che sostiene tutto. Quindi viene al primo posto: prima dei figli (si dice che i figli hanno bisogno soprattutto di genitori che si amino che di genitori che li amino), prima del lavoro, prima della carriere, prima della casa… E allora tempo per coltivare la relazione ce ne vuole sempre, prima di tutto e a qualsiasi costo. Se il lavoro o i soldi o la carriera diventano lo scopo della vita, allora è meglio non sposarsi perché il risultato non sarebbe una famiglia. AUGURI! Don Dario


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Stile di vita cristiana Il nostro mondo, lo sappiamo, è dominato dalla corsa al profitto. Dappertutto conta l’efficienza, la capacità di produzione, la competitività. Le scelte politiche, l’orientamento della ricerca scientifica, il contenuto stesso delle informazioni trasmesse dai media sono in gran parte dettati dalla ricerca di interessi economici. Siamo molto lontani dalle grandi preoccupazioni che

la nostra cultura dovrebbe fare sue: la cooperazione Nord-Sud, il superamento della povertà e della fame, lo sviluppo durevole, l’equa ripartizione delle ricchezze, la salvaguardia dell’ecosistema ecc. In questo universo del dio denaro, noi assistiamo a una vera guerra economica, tanto a livello collettivo che personale. Questa guerra penetra nell’intimo di ciascuno.

Rendere servo il denaro L’ingranaggio Lasciato a se stesso, ognuno deve battersi per sopravvivere, per vendersi sul mercato del lavoro e ricavarsi il suo posto al sole. In caso contrario, si viene esclusi. Infatti, denaro e ferocia vanno di pari passo. Così alcuni - e in particolare i popoli del Terzo mondo - sono soffocati dai debiti, mentre altri accumulano e dilapidano le ricchezze, con la sensazione di non possedere mai abbastanza per far fronte alla concorrenza e al moltiplicarsi dei bisogni. Il vangelo ci avverte: «Non potete servire Dio e il denaro» (Lc 16,13). Questo avvertimento non è una minaccia, né un imperativo morale, ma semplicemente un messaggio per vivere. Ci mette in guardia dall’idolatria del denaro ricordandoci, con la saggezza popolare, che il denaro non rende felici. La felicità, infatti, non è un prodotto che si trova sul mercato. Certo, non possiamo sfuggire al mercato; è normale che le cose si producano, si vendano, si comperino. Ciò che è in gioco non è il denaro in se stesso, ma il rapporto con il denaro, il rapporto che gli uomini stabiliscono tra di loro tramite il denaro. Tutto il problema sta nel servirsene senza esserne schiavi e senza asservire a sé gli altri. Servire il denaro significa ferire l’uomo e allontanarsi dalla felicità e da Dio stesso. L’alternativa Il vangelo ci invita a percorrere un’altra strada. Invece di farvi la guerra per il denaro, ci dice, fatevi degli amici con questo stesso denaro. All’interno dei vostri rapporti, servendovi con saggezza e in-

telligenza del denaro, costruite l’amore e l’amicizia. Perché si trova lì la «parte preziosa» della vostra esistenza. Questa «parte preziosa» che non si compra, non si vende e non ha prezzo, è la ricchezza dei vostri rapporti. Essa non vi sarà mai tolta, neppure nell’ora della vostra morte. Coltivatela. È la chiave della felicità e della salvezza. Questo è il messaggio del vangelo. Vangelo di Luca 16, 1-9 Diceva anche ai discepoli: «C’era un uomo ricco che aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: Che è questo che sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non puoi più essere amministratore. L’amministratore disse tra sé: Che farò ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ho forza, mendicare, mi vergogno. So io che cosa fare perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua. Chiamò uno per uno i debitori del padrone e disse al primo: Tu quanto devi al mio padrone? Quello rispose: Cento barili d’olio. Gli disse: Prendi

la tua ricevuta, siediti e scrivi subito cinquanta. Poi disse a un altro: Tu quanto devi? Rispose: Cento misure di grano. Gli disse: Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. Ebbene, io vi dico: Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché, quand’essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne. L’economia del dono Questa ricchezza di relazioni non si acquista nell’economia del calcolo, ma nell’economia del dono. In quest’economia, vengono scambiati dei beni e circola del denaro, ma in una logica di dedizione per l’altro e di condivisione con lui. Il risultato immediato del dono è di creare un rapporto, di coltivarlo o, in ogni caso, di proporlo in vista di una libera risposta. L’esempio del regalo è a questo proposito quanto mai significativo. Quando faccio un regalo a qualcuno, non gli offro primariamente un oggetto, ma un rapporto di amore e di amicizia. Il regalo potrà allora avere

un valore grande o piccolo, per segnalare appunto che ciò a cui si mira è la relazione e che questa relazione è preziosa, senza prezzo, non disponibile sul mercato. Infatti quando si offre un regalo si sta attenti a cancellarne il prezzo. L’oggetto offerto diviene allora segno di una relazione. Ci leghiamo al dono e lo apprezziamo non tanto per il valore in sé dell’oggetto, ma per la relazione di cui è segno. E questa relazione è gratificante, perché piena di gratuità e di libertà. Il dialogo che in genere si stabilisce in occasione di un regalo è significativo. «Non dovevi», esclama chi riceve il dono. «Ma non è niente», risponde chi ha fatto il regalo. Così il dono diviene simbolo di una relazione che non vincola, non pesa, non chiede il contraccambio. Il regalo lega, ma senza incatenare: l’altro potrà rispondere se, come e quando vorrà. In quest’economia del dono, di cui il regalo è un esempio eloquente, gli individui trovano certamente il loro «guadagno», un «beneficio», ma non di ordine finanziario. Ciò che «ricavano» è la riconoscenza reciproca. Possono «contare» l’uno sull’altro «pagando» ciascuno di persona.

Sul denaro Bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti. Ettore Petrolini Il cuore è una ricchezza che non si vende e non si compra, ma si regala. Gustave Flaubert

Un banchiere è uno che vi presta l›ombrello quando c›è il sole e lo rivuole indietro appena incomincia a piovere. Mark Twain Un conoscente è una persona che conosciamo abbastanza da ottenerne del denaro in

prestito, ma non abbastanza da prestargliene. Ambrose Bierce Non è che il ricco sia cattivo; è soltanto troppo indaffarato a fare soldi per essere buono. Gerhard Uhlembruck


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Si sentono allora in qualche modo in permanente “debito” reciproco; un debito che non vogliono né possono estinguere. In questa prospettiva l’amicizia o l’amore possono essere descritti come una situazione nella quale le persone dicono contemporaneamente: «Mi ha tanto donato che non potrò mai restituirgli abbastanza». Questo rapporto è libero, perché offre una riconoscenza incondizionata fuori da ogni calcolo. Se le persone implicate cominciano a calcolare i servizi resi e a misurare i rispettivi meriti, significa che l’amore è

morto e la logica del mercato ha preso il sopravvento. Noi viviamo questa «parte preziosa» dell’esistenza innanzitutto nelle nostre relazioni «strette»: in famiglia, con gli amici, i vicini, i colleghi di lavoro e del tempo libero. Le nostre relazioni strette sono infatti il luogo nel quale possiamo più facilmente e spontaneamente vivere la gratuità e sfuggire alla logica del mercato. Orizzonte più ampio Ma queste relazioni strette che ci fanno vivere sono solo un’isola, una sacca di resistenza in un mondo vittima della

Offerte PER LE CHIESE DI PIEVE

PER IL BOLLETTINO

guerra economica nella quale nessuno si fa regali? Bisogna dunque disperare del collettivo e rifugiarsi nel privato? O è possibile credere a un’economia del dono a livello sociale? Il vangelo ci parla del Regno e il suo invito a «farsi degli amici» non si limita certo alla sfera del privato. Riguarda anche la città degli uomini nel suo insieme. Certo, a questo livello il dono non può essere vissuto come nei rapporti interpersonali. Sono necessari, inevitabilmente, le mediazioni delle istituzioni, le regole e i contratti improntati alla logica del dono e miranti a una vera

Amate il pane Volentieri pubblichiamo questa poesia, inviataci da Maria “Tonia” di Ornella. E’ una lirica d’altri tempi ma che possiamo fare nostra ancora oggi giacchè ci ricorda il rispetto per il prezioso alimento, di cui tanti nel mondo sono ancora privi. AMATE IL PANE

Non sciupate il pane

Cuore della casa Profumo della mensa Gioia dei focolari

Ricchezza della Patria Il più soave dono di Dio Il più santo premio della fatica umana BM

Rispettate il pane

Occasione battesimo di Deltedesco Elisa i genitori e i nonni per la chiesa di Andraz, Berto Giuseppe e Giovanna, Foppa Angelina, nel battesimo di Lena Filippo la famiglia, nel battesimo di Denicolò Thomas la famiglia e la bisnonna paterna, Delunardo Alessandro, Nevio Bassot, Crepaz Dario. PER LE CHIESE DI ARABBA Nel battesimo di Joel la nonna Emanuela e la bisnonna Enrica, Vallazza Giovannina, Dander Pierina.

Amare se stessi Àmati in qualsiasi momento della vita, In ogni istante!!! Anche quando non ti piacciono i sentimenti e le emozioni, Sentimenti ed Emozioni che non ti fanno stare bene, Li senti tanto! Ti senti gonfia!

Motta Santino, Mearini Maria, Marzullo Paola, Foppa Augusto, Nicolodi Carlo, Gliera Augusto, fam. Marco Detomaso, Rudatis Clementina, Lorenzini Gildo, Sgobino Andrea, Valentina Bellenzier, Daberto Elvira, Roncat Caterina Romoldi, Mabel R. De Ortega, Giuseppe Pini, Crepaz Arturo, Piaia Matteo, Bacher Karin, suor Laura Maria, Wröndle Rosa Maria, Franca Crepaz, Crepaz Giuseppe, famiglie Girelli e Dallo, DanderMarilena, Costantini Ugo, Dander Veneranda, Nevio Bassot.

Ti senti scoppiare! Ti senti che ti vorresti strappare! Ma cosa vuoi strappare? Sono dentro di te, E non ci puoi far niente, Non c’è niente che ti può far Non Sentire. Certo ci sarebbe lo shopping, la droga, la cocaina, Ma sei hai il coraggio, Il Coraggio di ascoltarti,

politica della generosità. Se pensate però al nostro passato e anche, per fortuna, al nostro presente, troviamo esempi bellissimi di prestazioni d’opera gratuiti nei confronti di persone che non sono in grado di far fronte da sole a certe difficoltà (ricordiamo lo scorso inverno) o di lavori per opere di uso pubblico nelle frazioni. Oppure il tempo messo a disposizione a Villa S. Giuseppe quotidianamente da tante persone. Con un po’ di fantasia si potrebbero moltiplicare interventi come questi che superano il denaro e l’interesse per far spazio al dono.

Sudore della fronte Orgoglio del lavoro Poema di sacrificio Onorate il pane Gloria de’ campi Fragranza della terra Festa della vita

Ringraziamenti “Gli organizzatori della pesca di beneficenza, sempre attesa alla festa di San Giacomo, ringraziano tutte le persone, enti, associazioni, commercianti, ristoratori, artigiani, che hanno donato oggetti buoni premio rendendo la pesca particolarmente varia e ricca. Diovelpaie per la vostra generosità e sensibilità.”

Il Coraggio di rispettarti, Il Coraggio di viverli, Il Coraggio di Amarli! Allora cominci ad imparare ad Amare te stesso! Eh si! Si dice che non si ama solo nel bene ma anche nel male, Inizia da te, Non scappare da te, Come fanno tutti. Stai lì! Ascoltati ed Amati an-

che in questo momento. Stai Dolce e Tranquillo con Te stesso, Coccolati ed Amati, Accarezzati che poi un po’ alla volta ti passa… Sii gentile con Te Stesso. Non sfuggire da Te Stesso, Stai con Te, Stai dentro di Te, CullaTi! AmaTi


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Vita della comunità parrocchiefodom@gmail.com

Domenica 7 settembre

Di mese in mese Ogni settimana dal foglietto parrocchiale i nostri Don Dario e Suore Discepole del Vangelo ci rivolgono un breve pensiero legato al tempo che stiamo vivendo.

Cari parrocchiani Alcune settimane fa ci siamo ritrovati a sfilare tra colori e musica per le vie di Arabba mostrando la specificità di ogni associazione presente nel territorio. È stata una bella domenica anche quella passata all’insegna delle partite di calcio a Cernadoi, dove bambini, ragazzi e ragazze, adulti … si sono sfidati non tanto con l’intento di vincere, ma di divertirsi e stare insieme. Sono occasioni queste, come anche quella della partita che papa Francesco ha indetto per la pace, che possono “favorire: la lealtà, la condivisione, l’accoglienza, il dialogo, la fiducia nell’altro” (papa Francesco). Possiamo allora far nostro il messaggio che, in quell’occasione egli ha lasciato a tutti: “allargate i vostri cuori da fratelli a fratelli! Questo è uno dei segreti della vita: allargare i cuori da fratelli a fratelli”. (sdv)

Domenica 14 settembre

Cari parrocchiani Oggi la domenica coincide con la festa dell’Esaltazione della Santa Croce. Vogliamo fermarci un po’ a pensare a questo “simbolo” della nostra fede, così comune nel nostro

ambiente, nelle case, lungo le strade e i sentieri e in cima alle montagne; la Croce soggetto per gli artisti che la rappresentano e la stilizzano in mille maniere e ornamento prezioso per mettere in risalto la bellezza… Non si può sfuggire all’agguato dell’abitudine che te ne fa dimenticare il significato profondo. Nessun uomo si sarebbe sognato di scegliere un tal simbolo a cui legare la sostanza del suo messaggio che non è la sofferenza che ci viene in mente ogni volta che incontriamo la parola “croce”. Dovremo fare un esercizio mentale al punto che istintivamente ci venga da pensare a Dio che ci ama “da morire” facendocelo capire attraverso suo figlio Gesù. Poi, certo, l’amore comporta la sofferenza di vivere per il bene dell’altro, cosa indigesta per il nostro egoismo e che spesso non vogliamo affrontare. È per questo che oggi l’amore è fragile, superficiale e instabile. Dio non ha trovato una strada migliore: chiediamo che ci aiuti a capire. (dd)

la e il catechismo che determinano un certo ritmo nelle famiglie. Forse per molti il periodo che precede la stagione invernale lascia un po’ più di respiro. Le attività e le proposte delle parrocchie saranno concentrate per quanto possibile in questo tempo e spero che possiate prenderle in considerazione. Forse, se credete, sarebbe cosa buona ossigenarsi un po’ con la partecipazione alla Messa festiva dato che al riguardo vivete lunghi periodi in apnea: ci si può anche dimenticare di respirare, in questo caso senza accorgersi, e le conseguenze sarebbero serie! Gesù dice: “A che cosa serve all’uomo guadagnare il mondo intero se poi perde la sua anima?” (Mc 8,36). E noi abbiamo soltanto questa unica vita: domandiamoci allora se la stiamo spendendo per qualcosa che vale davvero, oppure se di tutto il nostro impegno non resterà traccia. Domandiamoci anche se tramandiamo valori davvero importanti alle persone che amiamo di più. (dd)

Domenica 21 settembre

Domenica 28 settembre

Cari parrocchiani Siamo entrati in un periodo di “normalità”: tra virgolette, perché nei nostri posti condizionati in buona parte dal turismo, la normalità è particolare. Comunque è iniziata la scuo-

Cari parrocchiani Giornata eccezionale, questa domenica. Vengono battezzati ben cinque bambini nelle nostre parrocchie: tre ad Arabba e due a Pieve. Questo, oltre che

a rallegrarci perché in questi piccoli vediamo una certa garanzia di tenuta dei nostri paesi, dovremmo essere contenti per il dono che Dio continua a fare agli uomini: la possibilità di diventare figli di Dio, e non per modo di dire. S. Giovanni afferma nella sua prima lettera: “Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!” (1Gv 3,1). Capisce bene anche lui di dire qualcosa che ha dell’incredibile, per cui deve sottolineare “lo siamo realmente”. Così penso che anche noi abbiamo difficoltà a credere davvero a questo dono inestimabile che abbiamo ricevuto nel nostro battesimo. Proviamo a riflettere, a pensare, a comportarci secondo questa grande dignità che abbiamo in modo che questi piccoli, crescendo, abbiano uno specchio nella loro comunità cristiana che li aiuti ad essere a loro volta consapevoli di questo straordinario amore di Dio per gli uomini. Buona domenica e buona settimana! (dd)

Domenica 12 ottobre Cari parrocchiani Il tempo passa in fretta, lo dicono tutti, anzi, man mano che si va avanti con gli anni, passa sempre più in fretta. Sono trascorsi già due anni da quando mi avete accolto tra voi: due anni intensi e sereni. Vi ringrazio. Ma quando si vive insieme, dopo un po’ di tempo, è inevitabile che ci siano malintesi, incomprensioni, valutazioni sbagliate: in poche parole succede che ci si pesta i piedi. L’unico modo per continuare ad andare d’accordo e volersi bene – sia che si tratti di una comunità numerosa oppure della vita di famiglia o semplicemente nei rapporti di amicizia e di lavoro – è quello di parlarsi, di dire il proprio punto di vista, di spiegarsi meglio, sempre con grande rispetto dell’opinione degli altri.


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«Le nuove del Pais»

Lea e Walter, a nome di tutti i cresimandi, rivolgono al Vescovo un caloroso messaggio di benvenuto.

Sua Eccellenza, nel tragitto verso la Chiesa, incrocia e si intrattiene brevemente con il gruppo dei “Coscritti”, reduci dalla serata di festeggiamenti!

Credo che per quanto riguarda voi e me sia arrivato il momento di fare tutto questo ed è il motivo per cui vi invito venerdì prossimo all’assemblea delle parrocchie. Non che per capirsi sia necessario fare sempre un’assemblea: si può andare dall’interessato e chiedere spiegazione di quanto si vuol sapere, ma non sempre si ha tempo, voglia e coraggio. Ecco allora questa opportunità: per me è molto importante il vostro punto di vista e ci tengo anche a dirvi il mio: poi tutto è discutibile, ma almeno si sa di che cosa si parla. Nell’attea di incontrarci, buona settimana! (dd)

ti per la nostra vita in modo da trovare comunque il tempo per quanto si comprende importante. Dice Gesù: “Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero se poi perde o rovina se stesso?” (Lc. 9,25).

Domenica 19 ottobre

Cari parrocchiani Il mese di ottobre è dedicato al Rosario e alle Missioni. Quest’ultimo argomento è molto sentito nelle nostre comunità che nel tempo hanno donato alla Chiesa numerosi missionari. Sulla breccia oggi ci sono P. Giuseppe Detomaso, che abbiamo avuto il piacere di avere tra noi l’estate scorsa, e Suor Agnese Grones. Loro fanno un gran bene dove si trovano e aiutano le persone perché possano vivere una vita più umana anche con il nostro modesto, ma costante contributo. Prima di tutto però un missionario parte per portare un tesoro ben più grande che

trasforma e dà senso alla vita molto più che l’aiuto materiale comunque necessario: la fede in Gesù salvatore dell’uomo. Mi chiedo: qual è il mio apprezzamento nei confronti di questo dono? Che posto occupa nella mia vita? Quanta gioia porta alle mie giornate? C’è in me il desiderio di condividerlo, di parlarne, di capire la mia fede in modo più profondo? Oppure sta diventando un non-valore che sta perdendosi tra le cose che non servono più? C’è già qualche prete africano che viene per evangelizzare l’Europa! (dd)

Domenica 26 ottobre Cari parrocchiani Oggi il nostro vescovo Giuseppe impartirà la Cresima a ben 18 dei nostri ragazzi e ragazze: un vivaio di vita, energia e speranza per Fodom! Si sono preparati bene ed hanno un buon entusiasmo. Per questi giovani la Cresima dovrebbe essere l’inizio del loro impegno per formarsi una fede adulta e matura in quanto la fede vissuta fin qui è quella trasmessa dalla famiglia e completata dal catechismo. Ma si sa che con l’adolescenza tutto questo finisce (come tante altre cose), e se ognuno di loro non si preoccupa di affrontare le difficoltà e i dubbi che si affacceranno in modo da costruirsi una fede consapevole, convinta e personale, inesorabilmente la perderanno. È vero che questo approfondimento da parte dei giovani e degli adulti è difficile, in particolare nella nostra zona, dove per ragioni di studio si sta via la settimana intera, oppure manca il tempo per impegni di lavoro e di famiglia: però la realtà è questa. Forse bisognerebbe cominciare a chiedersi quali sono i valori davvero importan-

(dd)

Domenica 2 novembre Cari parrocchiani Nella ricorrenza della festività dei Santi e della memoria dei defunti, anche quest’anno ci ritroviamo insieme accanto alle tombe dei nostri cari. È questa una ricorrenza molto sentita e partecipata qui da noi. Assieme alla preghiera per i nostri cari va un pensiero, in questo tempo, a tutte quelle persone nel mondo che muoiono in modo anonimo e senza la vicinanza di qualcuno. Ritroviamoci allora uniti in queste feste nel ricordo delle persone che ci sono state vicine e insieme con un pensiero rivolto anche a tutti coloro che nel mondo perdono la vita a causa della violenza, della povertà, della mancanza di dignità. Per quanto riguarda la nostra vita, approfittiamo per pensare a questa realtà (la morte) che riguarda di sicuro

ciascuno di noi, inquadrandola in maniera più viva e concreta nella nostra fede. Sentiremo dire che “la vita è trasformata, non tolta”: crediamoci anche se il fatto di non avere esperienza di questa realtà della morte e di quella realtà che ci attende porta una dose di inquietudine nella nostra vita, come tutte le cose che non conosciamo. Ma la fede è fatta così: non si sostiene sulle esperienze che facciamo, ma sulla fiducia con la quale affidiamo a Qualcuno tutta la nostra vita. (sdv)

Domenica 16 novembre Cari parrocchiani È difficile in questo periodo non parlare del tempo: sembravano un sogno quelle alcune giornate che ricordavamo come cose d’altri tempi. L’inverno è stato duro per noi, l’estate è stata triste e noiosa per molti e adesso tempi difficili ci sono per molti altri. Cause dei disastri: il tempo atmosferico del cui cambiamento dicono che siamo noi la causa e la mancata prevenzione dovuta all’ingordigia e all’illegalità. Ora, inesorabilmente la natura presenta il suo conto salato. Come sempre queste considerazioni mi portano da un’al-

Un fiore ed un’orazione. Il primo novembre, come da consuetudine, dopo aver assistito alla Santa Messa del pomeriggio, si parte in processione per raggiungere il cimitero e soffermarsi accanto alle tombe dei propri cari, tombe che erano state abbellite con fiori e lumini nei giorni precedenti. Un cielo azzurro e un caldo sole hanno contribuito a dare modo a tanta gente di solennizzare la festa di Tutti i Santi.


«Le nuove del Pais»

tra parte, quella che riguarda la mia vita e l’impegno per cui mi trovo a vivere tra voi. Penso che l’ambiente dello spirito, come cristiani, non sia meno disastrato di quello naturale per l’aria inquinata da tutti i discorsi che si sentono in giro che ti trovi a respirare quotidianamente, per smottamenti e frane sul piano morale, per una inadeguata prevenzione che ci aiuti ad evitare il male (fuggire le occasioni!) e tutto questo in nome di una libertà personale che tiene sempre meno conto del bene degli altri e della sofferenza che si semina attorno. Per grazia di Dio non c’è solo

questo ed esiste un mucchio di bene, ma il male corrompe, contagia, è più facile. Qualcuno mi dice che sono pessimista: non penso di esserlo mai stato. Sono preoccupato. E non posso fingere di non esserlo e non posso fare a meno di dirvelo. (dd)

Domenica 30 novembre Cari parrocchiani Comincia oggi l’Avvento che ci prepara al Natale. Una tradizione partita dalla Germania che ha messo radici anche da noi è la Corona dell’Avvento. Le quattro candele rappresen-

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tano le quattro domeniche di Avvento. Ognuna di esse ha una denominazione ed un significato particolare. La prima candela è detta “del Profe- ta”, poiché ricorda le profezie sulla venuta del Messia. La seconda candela è detta “di Betlemme”, per ricordare la città in cui è nato il Messia. La terza candela è detta “dei pastori”, i primi che videro ed adorarono il Messia. La quarta candela è detta “degli Angeli”, i primi ad annuncia- re al mondo la nascita del Messia. Secondo un’altra tradizione assai diffusa le quattro candele rappresentano la Speranza, la Pace, la Gioia e l’Amore. L’ac-

censione di ciascuna candela indica la progressiva vit- toria della Luce sulle tenebre dovuta alla sempre più prossima venuta del Messia. La forma circolare della Corona dell’Avvento è simbolo di unità e di eternità. I rami di sempreverdi che ne costituiscono la base rappresentano la speranza della vita eterna.

Vita di … Villa san Giuseppe di F. Deltedesco

Anziani “al Bersaglio” E’ autunno: è il 5 settembre. Prima che giunga la stagione fredda, agli anziani di Villa San Giuseppe è data la possibilità di trascorrere una mattinata all’aria aperta. Il ritrovo per il pranzo è al Bersaglio, dove li accoglie un bel parco ancora verde e fiorito e una capiente sala, imbandita da parte dei numerosi volontari.

Mentre nel grande “ciaudrìn” posto all’esterno gli alpini girano e rigirano la polenta, in sala risuonano le note delle fisarmoniche e della chitarra. E’ una mattinata diversa che contribuisce a infondere nel cuore di ognuno uno sprazzo di allegria e di felicità, una mattinata che rompe quello che può essere il consueto “tram

Compleanni di tutto riguardo Il 25 ottobre la Casa di Riposo “Villa San Giuseppe” è in festa: si festeggiano i compleanni del mese. Potrebbe sembrare un evento del tutto ordinario: lo è per Marina Murer, Sante De Pellegrini, Giovanni Benvegnù e Sante Rudatis. Non lo è invece certamente per tre nonne che hanno raggiunto traguardi particolari: Lezuo Annunziata “de Jân” di Arabba, Pezzei Francesca “Teta Baiòla” di Brenta e Pia Masarei “Sciàta” di Salesei: 100 anni le prime due e 101 la terza. Il momento è coinvolgente: tutto inizia con la celebrazione della Santa Messa da parte del Decano don Dario e animata dal Coro Parrocchiale. Il celebrante rivolge alle festeggiate parole di congratulazioni e di augurio a cui fanno seguito

parole di affetto e di speranza da parte di Maddalena Foppa che legge la Preghiera dell’Anziano. E’ presente il Sindaco Leandro Grones che si intrattiene con le centenarie e, a nome dell’Amministrazione Comunale, consegna ad ognuna un bel mazzo di fiori. Lo accompagna la Direttrice della Casa, la Dott.sa Mara Case, che rivolge loro parole di circostanza ricordando, anche con un certo orgoglio che, dal 2005, sono state ben 10 le centenarie festeggiate alla San Giuseppe. Familiari, o chi per essi, mediante la lettura di una poesia satirica o con il canto, presentano i momenti salienti trascorsi dalle centena-

Tutti a tavola nella luminosa sala “al Bersaglio”.

- tram” delle giornate in Casa di Riposo. E’ l’ultima uscita questa, che conclude le tante organizzate nel corso dell’estate, rese possi-

rie nell’arco della loro lunga vita. Scrosciano gli applausi mentre in sala fanno il loro trionfale ingresso tre meravigliose torte. Si tagliano le torte; si dà spazio a fisarmoniche e chitarra senza però dimenticare il lavoro fatto dalla Direzione della Casa di Riposo, dal personale tutto, dai volontari e, non per ultimo, dalla collaborazione da parte dei familiari delle festeggiate.

bili dalla capacità organizzativa della Direzione della Casa ma, ancor più, dall’impegno di tanti volontari ai quali va un sentito ringraziamento.

Con il Sindaco, la Direttrice ed il Medico condotto.

Le tre centenarie con Parenti e Amici.


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«Le nuove del Pais»

Don Dario incontra la popolazione fodoma

I

l malumore era nell’aria da tempo. Da più parti si rincorrevano voci secondo le quali il decano don Dario Fontana non avrebbe un grande interesse per le tradizioni legate alla chiesa, che a Fodom sono invece ancora molto sentite e per questo sarebbe intenzionato ad eliminarle. In particolare il canto dei cori parrochiali e le processioni. Chiacchiere, illazioni e polemiche che invece di spegnersi, con il tempo diventavano sempre più insistenti, riaccese da alcuni interventi del decano sul foglio settimanale mal digeriti dai più per il loro contenuto. In particolare quello uscito dopo la festa di Sánta Maria Maiou, nel quale don Dario rimproverava ai fodomi di essere “più italiani degli italiani” per la loro incapacità, a suo dire, di non essere uniti in molte occasioni. “Solo provocazioni” – a detta del parroco – “per stimolare la gente a riflettere”, che non mancavano anche nelle prediche ma che finivano per ottenere l’effetto contrario a quello desiderato. La polemica, come detto, si era concentrata in particolare sul canto in chiesa da parte dei cori parrocchiali. Per questo il decano ha ritenuto necessario

ed urgente chiarire la questione con la popolazione indicendo una riunione pubblica che si è tenuta nella sala congressi di Arabba lo scorso 17 ottobre. E la gente ha risposto con una buona partecipazione, segno che la questione era particolarmente sentita tanto quanto il bisogno di un chiarimento. “Non voglio togliere nessuna tradizione, sono stato frainteso. Penso anzi che ne abbiamo ancora poche e bisognerebbe ripristinarne altre – ha esordito don Dario ricordando che è stata proprio sua l’iniziativa di far rinascere la Messa di Rorate nel periodo dell’avvento, tradizione ancora molto sentita e praticata nella diocesi di Bressanone. “Ciò che mi preme – ha spiegato – è che le tradizioni non siano solo un bel vaso, ma vuoto, senza fede. Se dentro ci mettimao anche la fede, allora la tradizione ha un grande valore. Tanti gli interventi da parte del pubblico che ha chiesto a don Dario, in particolare, di essere più chiaro nei suoi scritti e nei suoi interventi per non rischiare di accendere altri malintesi. Così come il bisogno, sentito dalla gente, di vedere il parroco maggiormente

Non volevo fare ulteriori commenti all’incontro di metà ottobre nella Sala Congressi di Arabba, ma mi è capitata in mano questa lettera che non so neppure di chi sia. La pubblico così com’è perché esprime esattamente e semplicemente quello che penso e che sento. Don Dario 18/10/2014 Ciao DON! Ieri sera ero in sala congressi in mezzo alla folla, ti ringrazio per averci dato la possibilità di poterci chiarire, scontrarci, dire la nostra, in modo che possiamo migliorarci e crescere insieme in tutti i modi. In silenzio ho pensato di capire e comprendere molto bene il messaggio che ci vuoi fare arrivare dritto al cuore, con l’esempio del vaso che ci hai ripetuto tante volte. Qualcuno dice che non ti spieghi bene,

figura di coordinamento con il Consiglio Parrocchiale, com’è stato finora. Tra le varie voci c’è stato anche chi ha sottolineato comunque di aver capito il messaggio del parroco facendo intendere di non averci trovato in questo nessun “attacco” alle tradizioni. Ha preso poi la parola la presidente del Coro Parrocchiale S. Giacomo di Pieve che ha tracciato una breve storia sull’importanza che ha avuto il coro nei suoi 115 anni di vita per la comunità e per l’animazione della santa messa. Ha ricordato, inoltre, i grandi sacrifici dei coristi per partecipare alle prove che vengono fatti però con entusiasmo per la devozione ed il gusto di abbellire e rendere più partecipate le funzioni, soprattutto quelle più importanti dell’anno liturgico. “Sarei proprio uno stupido a voler togliere un coro che canta così bene – ha risposto don Dario, il quale ha poi precisato: “Ho solo chiesto al coro di lasciare qualche piccolo spazio all’interno della messa dove possa cantare tutta l’assemblea, come raccomandato anche da documenti ufficiali del Concilio Vaticano Secondo” che il parroco ha letto al

che non capisce bene, ma per me sei molto chiaro, il tuo compito principale è di volerci bene e farci sentire l’AMORE DI DIO. Io penso che se mettessimo l’amore di Dio al primo posto, come ci ripeti sempre, “CHE CI AMA NONOSTANTE TUTTO” se ci facessimo abbracciare da questo AMORE GRATIS, tutto acquisirebbe più valore… il coro a quattro voci, la banda, la processione con tutte le statue, i Schützen, la Vertical, e verrebbe fatto con un altro spirito, perfino la voce stonata del popolo sarebbe ogni tanto molto gradita! Mi viene da chiedermi… manca la base?? Se non ho detto la mia davanti a tutti ieri sera è perché non ho il coraggio di parlare in pubblico, tengo la terza media e non sono acculturata nel fare un discorso, ma giuro che il mio cuore ha capito. Grazie per questa bella serata. GRAZIE DI CUORE

pubblico. “Ma – ha aggiunto – alla fine spetta a voi prendervi la responsabilità di fare ciò che vi sembra più opportuno. Riguardo a questo argomento molti sono stati gli interventi nei quali è stata sostenuta l’importanza dei cori e di non far perdere ai cantori la voglia di cantare e di continuare ad espletare questo importante servizio. Un altro intervento ha invece messo in evidenza l’opinione che “non ci sarebbe nulla di grave, anzi, sarebbe auspicabile che qualche brano della Messa venisse cantato da tutta l’assemblea, al fine di rendere tutti più partecipi”. Da più parti, infine, è stato chiesto al decano una maggiore attenzione alle tradizioni, per non correre il rischio che la gente le abbandoni pensando che non interessano al parroco. “Dovete capire che io non le conosco (le vostre tradizioni) – ha ribadito don Dario – perciò ho bisogno che mi spiegate quello che devo fare e io lo farò.” Al termine dell’incontro, don Dario ha tenuto una breve lezione sulla differenza tra religione e fede e la serata si è conclusa con un applauso di ringraziamento nei confronti di don Dario per l’iniziativa. (ls)


«Le nuove del Pais»

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“Tirati a lucido”, emozionati ed orgogliosi In una fredda mattina di ottobre (cominciamo bene!) ci siamo ritrovati davanti alla chiesa di Pieve, agitati come non mai, con i nostri padrini e madrine e tutti i nostri cari per attendere il Vescovo. Eravamo tutti “tirati a lucido”, emozionati ed orgogliosi perché stavamo per ricevere lo Spirito Santo. Fabiana ha accolto il Vescovo con un bel mazzo di fiori, Lea e Walter lo hanno salutato a

nome di tutti noi. Siamo entrati in chiesa sentendoci osservati, con un po’ di timore (… e se inciampo?!?). Finalmente il Vescovo ci ha donato lo Spirito Santo e un pensiero personale incoraggiante per il nostro futuro. Ringraziando lo Spirito Santo nessuno di noi è inciampato!!

Più leggeri e luminosi siamo tornati dai nostri cari per proseguire la festa condividendo con loro la nostra felicità. Per noi la cresima non è stata un arrivo, ma è una nuova partenza per la nostra vita cristiana. Ringraziamo le nostre catechiste Anna e Rosanna, e don Dario per averci accompagnato in questo cammino.

I Cresimati del 26 ottobre 2014: Bernardi Paola, Crepaz Alessio, Crepaz Anna, Crepaz Fabiana, Crepaz Luca, Crepaz Marzia, Crepaz Matteo, Crepaz Simone, De Carli Davide, De Carli Mary, Dell’Andrea Walter, Demattia Giorgia, Denicolò Elia, Denicolò Lea, Lorenzini Elisa, Petri Giulio, Ploner Giovanna e Zorz Sofia.

Dal Pakistan ci è giunta questa mail da Sr. Agnese Grones Don Dario carissimo, a Lei e ad ognuno dei cari Parocchiani che ricordo con Lei con tanta gratitudine ed amore il MIO SENTITO RINGRAZIAMENTO PER AVERMI RICORDATA CON UN SUSSIDIO ATTRAVERSO I RISULTATI DELLA PESCA. Davvero mi commuove il vostro ricordo e contributo specialmente in questo momento di carestia per la Delegazione Pakistana e per la Casa di Formazione. Stiamo passando un momento che siamo al verde per l’esagerato incremento delle spese per le costruzioni e specialmente l’educazione e la formazione delle giovani vocazioni. DIO AMORE E’ GRANDE NELLA SUA PROVVIDENZA ATTRAVERSO VOI E A NOME DELLA COMUNITA’ TUTTA VI RINGRAZIO E CHIEDIAMO A DIO DI BENEDIRE LA PARROCCHIA E TUTTE LE FAMIGLIE E SINGOLE PERSONE Con affetto, gratitudine e profonda comunione, Assieme nella Missione, Vostra Sr Agnese Grones, Daughters St Paul, LAHORE - PAKISTAN

Fabio Cru recorda suo “Capo” Cattaneo Guerra Sergio l eva nasciù ntel 1932. Ntei agn davò l 1965 nta Fodom l eva chelche sozieté che ava dezedù de investì ntel turismo per l ben de nost Fodom. Ntra chëste, una l ava volu fè su l Albergo-Condominio Portavescovo e a cé de chësta strutura l eva scior Cattaneo. L Portavescovo l é ste fat su ntra i agn 1970 e 1973 e le sté giourì proprio ntei agn del gran boom turistico nta Fodom. Con sua gran strutura, no l à bù puoc problemi: l a bù tánc de ram da se trè fora dai ragi de le rode ma, al de fora de chëst, l è ste bon de ji navánt e de dé laour a tánta jent del luoch. L eva n paron ben volù da duc e l eva na persona che no se sprigoláva davánt a nia: l risolvëva i problemi mán mán che i ruáva. Cánche l eva velch che no garatáva l tiráva fora sue omble come n giat e, se l eva debujen, ince i denz. Chëste puoce parole te i è scrite col cuor, caro Capo, nos se cugnisonve chero polito e on passè auna i momenti biei come i momenti burc. Te recordarè per n toch, dajache te m’as nsigné tánte robe! Te augure ades de podei paussé n pesc e cialene tres ju! L tuo dipendent. Ciao Capo!


Parrocchia di Colle

Buon Natale Buona Famiglia

V

ien spontaneo collegare il Natale alla famiglia. Gesù infatti nasce da una donna, sua madre, Maria di Nazaret. E lì accanto c’è sempre Giuseppe, sposo, padre educativo, custode, guida, sostegno della famiglia. Una famiglia disagiata: Gesù nasce fuori casa, fuori paese, in una grotta da animali, subito braccato dal perverso Erode; una famiglia in fuga, in esilio, dal lavoro precario; finalmente in ritorno a Nazaret. Eppure una famiglia unita, serena, fiduciosa, tenace, eccezionale per la santità dei suoi membri. La santa famiglia, proposta a modello delle nostre famiglie. Oggi per la verità ci sono tante idee sulla famiglia, tante situazioni e concretizzazioni contrastanti, varie forme di convivenze innaturali che si vogliono far passare per “famiglia”. C’è insomma

tanta confusione, soprattutto per il cristiano che ritiene il matrimonio già un istituto sul piano naturale, fondato sull’amore, un amore totale, perpetuo, generoso, aperto alla vita, grazie alla diversità e complementarietà dei sessi. Un matrimonio poi elevato da Gesù a sacramento dello stesso amore di Cristo per la sua Chiesa. Il matrimonio non è un contratto privato tra persone che “si vogliono bene”, ma risponde a un progetto di Dio, che fin dalla Genesi ci ha rivelato di

aver voluto un sol uomo per una sola donna, per sempre, quindi un matrimonio unico, fedele, indissolubile, fecondo, impostato sull’amore e sulla libera scelta. Anche il recente Sinodo dei Vescovi sulla famiglia ha ribadito che “Il matrimonio è e resta un sacramento indissolubile. Tuttavia, poiché la verità è Cristo, una Persona, e non un insieme di regole, è importante mantenere i principi, pur cambiando le forme concrete della loro attuazione. Insomma, come diceva

Benedetto XVI, novità nella continuità: il Sinodo non mette in discussione la Dottrina, ma riflette sulla Pastorale, ovvero sul discernimento spirituale per l’applicazione di tale Dottrina davanti alle sfide della famiglia contemporanea. In questo senso, la misericordia non elimina i comandamenti, ma ne è la chiave ermeneutica.” In seguito avremo indicazioni più precise dal Santo Padre. “Dal Sinodo comunque dovrebbe emergere con più chiarezza che il matrimonio indissolubile, felice, fedele per sempre, è bello, è possibile ed è presente nella società, evitando quindi di focalizzarsi principalmente sulle situazioni familiari imperfette.”

L’augurio di Buon Natale è augurio di godere di Buona Famiglia!

La Comunità Parrocchiale si stringe attorno a padre Sisto Il 14 settembre, domenica in cui la Chiesa festeggia l’Esaltazione della Croce, i Collesi hanno voluto salutare Padre Sisto nella chiesa Parrocchiale prima che ripartisse per il Continente africano presso cui, da anni, svolge la sua attività missionaria con impegno e grande senso di responsabilità. Egli ogni triennio fa ritorno nella sua Colle Santa Lucia dove si ritempra lo spirito ripercorrendo vie e sentieri, stringendo mani amiche quasi tutte solcate dal tempo e dal lavoro. Incontra volti scarni, scavati dalle rughe ma di espressività unica che, con il loro linguaggio muto, cesellato dalla mano del Grande Esperto, fa scorrere nella memoria un vulcano di ricordi. Avviene la magica trasposizione a tanti momenti di gioia ma anche a tantissimi di tristezza vissuti tutti,e sempre,

Padre Sisto durante la celebrazione

alla luce del Vangelo ed accettati come volontà di Dio. Per tutti una raccomandazione, un incitamento alla vita nella molteplicità degli aspetti che fanno di Padre Sisto l’uomo, il sacerdote, l’amico sempre atteso e ben accetto . Forti le sue capacità di intrecciare rapporti ami-

cali sempre più stretti e sfocianti nella solidarietà, che è amore per il prossimo e per Dio. Dopo la celebrazione eucaristica, la Comunità gli ha offerto un assegno da 2500 euro, quale segno di compartecipazione alla risoluzione di qualche problema urgente;

un cellulare perché possa meglio comunicare, una falda perché ne possa fare “uso proficuo “ e un volume di tradizioni ladine affinché leggendolo possa sentirsi a casa, ascoltando detti che ben conosce ma che, specie in terre lontane, assumono valori inestimabili. Padre Sisto ha ringraziato tutti, con palese emozione, per la vicinanza, per la simpatia, per la generosità che da sempre gli ha manifestato la “ bella e sana comunità di Colle” assicurando il suo ricordo quotidiano nella preghiera al buon Dio affinché custodisca e protegga questo bel paese che lo ha visto nascere alla vita materiale e spirituale, dove ha avuto la chiamata ed ha pronunziato il suo sì. Sono seguiti... saluti, abbracci e tanti “ arrivederci” Angela


«Le nuove del Pais»

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Inizio dell’anno catechistico e Giornata Missionaria

L

o scorso 19 ottobre la comunità di Colle ha ricordato la Giornata missionaria mondiale destinando un piccolo contributo alla missione pakistana della suora fodoma. Da anni ormai, in concomitanza della Giornata missionaria mondiale, la comunità di Colle celebra l’ inizio dell’anno catechistico. Dunque, assieme ai ragazzi delle scuole medie, domenica 19 ottobre le catechiste hanno animato l’offertorio portando all’altare cinque candele, simbolo dei continenti, accompagnate dal racconto di alcune vicende missionarie vissute in loco. Colle ha così creato un occasione per far conoscere alla popolazione alcune figure religiose, ladine e non, che hanno fornito e continuano a fornire il loro prezioso contributo per aiutare le persone più bisognose. Riportiamo di seguito una breve descrizione delle vite dei missionari menzionati nel corso della cerimonia.

ASIA: Suor Agnese Grones

AFRICA: Padre Sisto Agostini Originario di Colle e ordinato sacerdote nel 1971, Padre Sisto ha iniziato la sua attività di missionario comboniano in Messico. Negli anni successivi ha portato avanti la sua missione in Etiopia e negli Stati Uniti in veste di responsabile della formazione dei nuovi missionari. Negli ultimi anni si è insediato ad Addis Abeba ricoprendo l’incarico di responsabile del seminario della Prefettura apostolica di Awasa e collaboratore del Centro catechistico pastorale; fino a tre anni fa era inoltre vicario del vescovo locale e, attualmente, è responsabile di nove comunità.

EUROPA: Padre Robert Sottara Come Padre Sisto, anche Padre Robert è un missionario comboniano. Nato a La Valle nel 1949, adesso vive ad Halle (D). Da giovane ha studiato teologia ad Innsbruck e, dopo aver svolto il periodo di noviziato a Mellatz, ha arricchito la sua esperienza pastorale in Ecuador e in Brasile.

Una delle catechiste consegna a Bruna Grones il contributo destinato a Suor Agnese.

Attiva da molti anni in Pakistan, Suor Agnese ha lasciato Livinallongo nei primi anni ‘70. Dopo un’esperienza di nove anni in Canada, la suora Paolina fodoma ha deciso di affrontare la sfida di andare a vivere e operare in Pakistan, pae-

se ormai da anni devastato dalla guerra e dove non è semplice aiutare i bisognosi. Ivi il 97% della popolazione è di credo mussulmano e i cristiani vengono maltrattati ed emarginati a causa della loro fede; molti sono stati addirittura uccisi.

America: Padre Florio Chizzali

Le candele, simbolo dei cinque continenti.

Oceania: Suor Imelda Venturini Nata a Villafranca Veronese, Suor Imelda è stata una tra le prime religiose che ha portato l’ordine delle Paoline in Australia. Arrivate a Sidney nel 1955, lei ed alcune consorelle sono state prontamente accolte dalla popolazione locale; questo ha permesso loro di contribuire materialmente al miglioramento di scuole e ospedali. Negli anni successivi, l’ordine ha esteso i propri aiuti anche ad altre città: in un primo momento a Melbourne e ad Adelaide; successivamente nelle zone minerarie del centro Australia. In tutte le località australiane visitate, Suor Imelda racconta di aver potuto notare ed apprezzare la disponibilità e l’allegria insite negli isolani, ormai da secoli abituati a vivere a contatto con culture e modi di vivere eterogenei.

Deceduto il 16 agosto 1998, Padre Florio era un missionario comboniano nato a Colle Santa Lucia. Il Brasile fu il suo ultimo luogo di missione e, leggendo una delle ultime lettere inviate alla comunità collese, traspaiono sentimenti e sensazioni della sua vita quotidiana nelle Americhe. “Il 26 settembre sono ritornato in Brasile e la gente mi ha detto che aver trascorso qualche tempo in Europa mi ha fatto bene perché sono ritornato più bello e in carne”... “Al momento qui ho solo tre parrocchie da gestire...una vergogna per un missionario! Infatti ora andrò a vedere di una regione che, dicono, sia abitata da circa 30.000 persone ma che al momen-

to ha un unico parroco. Non sarà semplice perché potrò raggiungere certe località esclusivamente con le imbarcazioni; ma tutto sommato non sono qui per riposare ma per portare avanti la mia missione e la parola di Dio”. Per l’occasione si è deciso di aiutare economicamente Suor Agnese con parte del ricavato del Mercatino Missionario allestito a Colle la scorsa estate. La sorella Bruna ha infatti presenziato alla cerimonia e ha ritirato un contributo di 1000,00 euro che, si spera, possa essere di aiuto a tanti ragazzi pakistani che non hanno la possibilità di andare a scuola. (Giulia Tasser La Usc di Ladins)


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«Le nuove del Pais»

Còl a recordé suoi morc n viera

Orazion (davant a le lapidi che in cimitero ricordano i nostri caduti delle 2 guerre)

Scomenciadiva dei scizeri che a fat dì na S. Mëssa e metù ju na gherlanda sul muliment dei saudei

“Capela Col”. I saudei da Còl davánt a la Capela de Costa.

Ence la comunité da Còl l’a recordé enchëstadì i suoi morc ntánt la Prum Gran Viera. De agost del 1914 ence dal pico comun sul confin a sud del impero come duc chi autri de Tirol i omegn dai 21 ai 43 agn i ava mossù se vestì la mondura da militar e jì a combate contra i rusci sul front de la Galizia. Empruma de pié via i s’ava fat na foto davánt a la Capela de la Costa, che ncuoi no n é plù percié che trata jù co l é ste slarghé la strada ntel zenter de Còl ( ciala la foto ). Troc de lori no fossa plù tournei. Su 36 saudei da Col tomei, jus perdùs o morc n prijonia nte duta la Pruma Viera, ben set i a perdù la vita n Galizia. Per i recordé i scizeri da Còl de la Schützenkompanie Buchenstein i a fat dì na S. Mëssa, che la tomëva a gust 100 agn da cánche l eva mort l prum saudé da Col: Martino Codalonga. Davò la celebrazion l é ste metù ju na gherlanda de orer sul muliment ai saudei nte cortina dilongia gliejia. Ntratánt la zerimonia l é ste liet ju n pico resocont storich per recordé e fé cugnësce ai plù jovegn sto toch de storia da spëss desementié. Per l’ocajion nte self de “L’Azion catolica” l é ste metù su ence na picola mostra fotografica co nen valgune fotografie de saudei da Còl co la mondura. A la fin l é sté recordé envalgugn scizer morc nte sti ultimi agn che trop a fat per sua tiera. (sl )

Signor, dal ziel varda jun sto nost bel Col, la jent binada apese sua gejia davant a Ti che dut te pòl. Apede nuos mòrc. Incressedum…el cuor ne duol! Inom e inom ne passa davant e la memoria ne torna intant de duc che e passai nte nosta storia; che nà volù ben, che con noi à patì, à prèe à sperà, Signor, ente Ti. L é i morc in guera, sta burta malora che sun sta tera no vol finì. Ntel fior dei agn i à bù da tomà. Famèe à bragé e vedue e tosac

La comunione dei Santi avviene anche attraverso il ricordo e la preghiera reciproca tra vivi e defunti. Si è voluto pregare e ricordare i sei cittadini collesi deceduti nel corrente anno, donando un cero, segno di luce che augurano a ciascuno di godere, in eterno, alla presenza del Salvatore e Signore Dio nostro. Esempio da emulare e da continuare anche nei prossimi anni.

senza pi papà. Darè tante lagrime e tribulaziogn te ne reste Ti, Signor, e duc te preon: donene pas dona l perdon a noi coi nuos tòrc, al mondo intièr. Signor che te pòl, Signor che te sas de noste miserie, del nost stentà ntel vive auna, donene amor, dona unità. Ziede la guera ntel mondo malà e le cativérie lasse posto a la verità. L’eterna pas dona a nuos mòrc e che duc podon n di se revede a vive nte Ti dacordo e auna per mai pi patì. Maria Sief


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Agosto è il mese delle ferie, dello svago, del divertimento, del dolce far niente ma non così per gli abitanti di Colle Santa Lucia che ne hanno fatto un simbolo- tempo di solidarietà con i meno fortunati allestendo, con cura e tanto amore frammisti ad uno spiccato senso di abnegazione, uno stupendo mercatino missionario il cui unico obiettivo è quello di andare incontro ad esigenze specifiche palesatesi nelle diverse

realtà anche extra - Colle. Piccoli oggetti realizzati a mano o donati dai residenti hanno riscontrato plausi ed apprezzamenti da parte dei molti turisti provenienti dalle regioni viciniori e dall’estero, per le tecniche usate, per la fantasia e per la riscoperta di antichi utensili, di ricami, di merletti ed anche di antichi sapori. È il proficuo frutto di costante impegno di un intero anno! Sono stati raccolti ben

Gran festa da d’istà in Val de Fassa La piova l’à saldi manazé, ma isteso el 7 de setembre del 2014 come ogni prima domenia de setembre da 35 agn in cà, é stada fata la Gran Festa da d’istà a Cianazei de Fassa, con la partecipazion incia de en gran grop de jent da Col in sfilata. E bona che l’eva el tendon con la musica i bai e le fortaie, e cusita con l’allegria se s’à desmentié del ruo temp. La festa la finis via la stagion dei siori e incia ’istà.

5.000 euro (al netto delle spese), così elargiti: 2.500 euro a Padre Sisto Agostini per le nove comunità che amministra ad Addis Abeba, in ETIOPIA 1.000 euro a Suor Agnese Grones per le missioni in Pakistan 1.000 euro per una ripulitura ristrutturante della lapide cimiteriale su cui sono scolpiti i nomi dei Collesi caduti in guerra. 500 euro alle associazioni

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di volontariato di Colle ( Croce Bianca e Vigili del fuoco) impegnati in opere di ristrutturazione dei locali. A tutti e a ciascuno dei tanti Collesi, e non , impegnati in questa mirabile iniziativa a favore del “caro prossimo” un vivo ringraziamento quale segno di gratificazione umana in attesa della giusta ricompensa all’atto del giudizio a cui un giorno saremo inevitabilmente sottoposti. Angela

Grandi e piccoli lavori si sono succeduti nei mesi scorsi nei pressi della nostra chiesa di Santa Lucia. Il più importante è stato sicuramente quello inerente al restauro conservativo, adeguamento strutturale e messa in sicurezza delle mura cimiteriali; il lavoro svolto nell’arco del 2014 dalla ditta Consolrestauri srl., nonostante il tempo spesso inclemente, è stato portato a termine con buoni risultati. Se verranno reperiti nuovi fondi si procederà a terminare il progetto che prevede il rivestimento della copertina in cemento con scandole o altro materiale da definire così da conferire alla nostra “ cortina” ulteriore solennità e bellezza. Nel mese di ottobre si è poi provveduto al rifacimento del camino andato distrutto lo scorso inverno- del locale caldaia della chiesa; è stato inoltre installato un paraneve in lamiera per attenuare la caduta della neve dal tetto sovrastante.

Federico e Alex

Momenti della sfilata dei ladini di Colle a Canazei.

Un ringraziamento va a tutti coloro che hanno messo a disposizione capacità e tempo a favore della parrocchia per questi e per tutti gli altri servizi ( cura del cimitero, approvvigionamento legnatico, pulizie periodiche, coro, catechismo, mercatino missionario, visita ai malati etc..) . Lavorare in sinergia perseguendo degli obiettivi comuni è infatti sintomo di una comunità viva, una comunità in cammino, una comunità che supportata dalla fede in Dio è in grado di superare le difficoltà quotidiane .


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«Le nuove del Pais»

COMUNITÀ IN CAMMINO…

Anniversari di matrimonio

Sposatisi a Colle Santa Lucia il 21 ottobre 1989, Antonio Tasser e Cristina Colcuc hanno ricordato nel corso della celebrazione di domenica 19 ottobre il loro 25 anniversario di matrimonio.

Nel mezzo del cammin di nostra vita...

Ormai da tempo non si incontravano e non si riunivano per trascorrere una serata insieme! Sono i cinquantenni che venerdì 31 ottobre hanno partecipato alla Messa delle 17 a Colle e poi alla cena presso il ristorante “La Baita”. Il bel tempo ha favorito anche chi ormai da tanti anni abita lontano da Colle e che per l’occasione ha accettato ben volentieri di essere presente alla festa di classe. Sebbene con qualche anno in più, non sono mancati l’allegria e l’entusiasmo di stare insieme, accompagnati dai racconti delle vicende della vita presente e passata e dai ricordi degli anni felici trascorsi sui banchi di scuola. Auguriamo ogni bene e buon proseguimento a tutti!

Laurea STEFANIA MASAREI si è laureata a Padova l’11/10/2014 in Economia e Management con voto 108 su 110 discutendo la tesi: “Federalismo fiscale e fiscalità immobiliare nella Repubblica Federale Tedesca”. A lei giungano gli auguri di tutta la comunità e in particolare da parte della nonna Maddalena.

Il 26 ottobre 1974 nella chiesa parrocchiale di Livinallongo del Col di Lana si erano uniti in matrimonio Viola e Adelmo. Il 26 ottobre 2014 hanno festeggiato nella chiesa di Colle Santa Lucia il loro 40° di matrimonio con la famiglia.

Riposino in pace

5). Pallua Siro Felice, di anni 70, da Via Pallua, m. ad Agordo il 21 ottobre e sep. in Colle il 23.

PER LA PARROCCHIA E LE SUE ATTIVITÀ Pallabazzer Lino; Frena Giovanni (VE); Dariz Tarcisio e Cecilia (CH); fam.Sief Luigi e Franca; Colleselli Gino; occ.batt. Bernardi Nicola, i genitori; Agostini Stefano; Colcuc Emilia; Pallabazzer Fabrizio; Sommavilla Battista; Agostini Pietro e Gabriella; Sief Maria Agostini; fam. Agostini Lorenzo e Lucia; Agostini Zita e Raffaele; Foppa Loretta; fam. Graziano e Giuliana; fam. Pallua Benia-

mino e Maria; Masarei Anna. PER LE NUOVE DEL PAIS Troi Rosanna (S. Giustina BL); Dariz Tarcisio e Cecilia (CH); Frena Giovanni (VE); Toffoli Virginia (BZ); Follador Paolina (Falcade); Suor Loreta (BZ); Dariz Etmondo; Pallua Cirillo (Cortina); Silla Elsa; Marin Marina (Spilimbergo); Vallazza Sofia (Agordo); Bernardi Pierina; Agostini Bruno (BZ); Chizzali sr. Cristina (BO); Agostini Pietro e Gabriella; Agosti-

ni Mara (BL); Brancaleone Renzo e Cecilia (Cencenighe); Dell’Andrea Armando; Bidetti Gianluigi (LE); Dariz Giampaolo; Dariz Fortunato; Soia Antonietta (Merano); fam. Agostini Lorenzo e Lucia; Frena Leopoldo; Agostini Zita e Raffaele; Foppa Loretta; Colleselli Giorgio (Peron); Colcuc Cesare (Val di Fassa); Troi De Mattia Anna; Frena Giovanni (Bressanone); Lezuo Teresa; Agostini Albino e Dorina.


«Le nuove del Pais»

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STORIA E CULTURA

L’angolo dei ricordi di F. Deltedesco

LA FOTO CONOSCIUTA

LA FOTO SCONOSCIUTA

Anno 1957: quattro generazioni Da DX: Sief Angela – Dorigo Loretta “de chi del Mòro” – Detomaso Paolino (figlio di Federico e Loretta) – Crepaz Giuseppina (moglie di Dorigo Pietro di Corte “Piere del Mòro) .

1915 - VITTIMA CIVILE DELLA GUERRA

A

llo scoppio della Grande Guerra gli austriaci avevano avvisato la popolazione di Fodom di abbandonare i propri paesi, le proprie case e di allontanarsi, andare lontano in modo da mettere in salvo la propria vita. Altrettanto onestamente si erano comportati gli italiani al momento dell’occupazione: anziani, donne e bambini furono da loro portati in salvo nei posti più disparati: dal Piemonte all’ Abruzzo. L’atrocità della guerra, in questo comportamento, ci mostra uno spaccato di luce: i civili portati in salvo. Purtroppo, vuoi per destino, vuoi per chissà cos’altro, il 24 maggio 1915 fu un giorno di lacrime per i familiari della giovane Francesca Dorigo: lei fu la prima vittima civile di Fodom. Quel giorno anche la sua famiglia, abitante a Col d’Ornella, si era preparata per lasciare il paese in modo da allontanarsi da quei luoghi che

Memoria di Francesca Dorigo e del fratello Antonio.

avrebbero visto solo orrori: un carro sul quale caricare alcune cose che sarebbero state indispensabili al quale aggiogare due mucche e, col nome di Dio, giù verso Vallazza di Fuori lungo la vecchia strada e, attraversato il Cordevole, ci si porta a Vallazza di Dentro e si inizia

la salita verso la località “Pàuse” per raggiungere il forte. Da lì, la famiglia Dorigo avrebbe raggiunto Arabba e, attraverso il passo Campolongo, sarebbe giunta in val Badia, al sicuro dai bombardamenti. Purtroppo non sempre e non tutto si svolge secondo programma! Giunti infatti nelle vicinanze del forte, la giovane Francesca si ricorda di aver dimenticato a casa una cosa che riteneva indispensabile (Cosa? Non è dato sapere) perciò si rivolge ai genitori con semplici parole “Andate pure avanti, le mucche procedono a passo lento! Io scendo a Fossal, attraverso il ponticello sul Cordevole e imbocco il sentiero che, attraverso il bosco delle Aurone mi porterà ad Ornella. Il tragitto è breve: non impiegherò molto a raggiungervi”. Dobbiamo sapere che nei giorni precedenti, il comandante del forte di Corte aveva avvisato la popolazione di

non percorrere quel sentiero perché era stato minato. Pure i sacerdoti avevano reso pubblico quanto ordinato dal comandante. Purtroppo ci sono momenti nei quali le cose accadono. Perché? Forse solo per il fatto che devono accadere. In tutta fretta Francesca scende a Fossal, attraversa il ponticello di legno, percorre il primo tratto del sentiero che è pressoché pianeggiante e affronta la breve salitella che la porta in quota. E’ un attimo e un’esplosione squarcia l’aria: Francesca non c’è più; brandelli della sua gonna rimarranno appesi agli alberi. Non ci sono parole per i soccorritori, se non “Requiescat in pace”. Non si hanno altre notizie: che fine ha fatto il suo corpo dilaniato? Ha avuto una sepoltura? Esiste una fotografia, se non singola, almeno di gruppo? (Fr. Del.)


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«Le nuove del Pais»

Vivere la storia sui luoghi della Grande Guerra L’11 ottobre i ragazzi di terza media di Livinallongo, stimolati dalla loro professoressa Grazia De Bartoli hanno deciso di trascorrere una giornata di studio, recandosi sui luoghi che furono al centro della Grande Guerra. Dopo aver preso accordi con lo storico Ezio Anzanello e il maestro Franco si sono portati con lo scuolabus a Sief per poi salire al Col da la Ròda, teatro di aspri combattimenti durante quel triste periodo. Anzanello, appassionato della nostra storia riferita al periodo 1915 - 1918 e autore di ben 5 guide, con grande competenza ha illustrato agli studenti tanti momenti di quella che fu la guerra sul Col di Lana e Monte Sief, portandoli a visitare la particolare caverna Vonbank e spiegando loro i collegamenti che erano stati approntati per difendersi da eventuali attacchi. Il giro di istruzione ha quindi portato la comitiva fino alla base del monte Sief per proseguire per Plán da la Mina - Montucolo austriaco - Montucolo italiano e il Villaggio austriaco. La discesa lungo il sentiero Caetani ha dato modo di approfondire la conoscenza di colui che era stato l’ideatore della mina italiana che

portò, nel 1916, alla conquista di Cima Lana. Entusiasta la professoressa, anche e soprattutto per aver fatto rivivere ai suoi ragazzi la storia dal vivo, presentata da una

persona estremamente competente come Ezio Anzanello che non ha esitato a salire appositamente da Oderzo (TV) per fare una lezione all’aperto. (Fr. Del.)

Davanti alla caverna Vonbank al Col da la Ròda.

Fodom e Gubbio per la “Festa dei ceri” Fodom e Gubbio al lavoro per ricordare i cento anni dalla “Corsa dei Ceri”. Il tempo corre e si avvicina velocemente l’anniversario di quando, nel 1917, i soldati eugubini fecero vivere una delle loro tradizioni più sentite e conosciute a Pian di Salesei, dove erano di stanza, pronti a partire per combattere sulla prima linea del Col di Lana. A fine ottobre una delegazione formata dal sindaco di Livinallongo Leandro Grones, dal consigliere comunale Ruggero Palla, Guglielmo Gabrielli per il gruppo alpini e Federico Bruccoleri per l’Aft si è recata a Gubbio proprio per cominciare a programmare la grande festa che fra tre anni porterà a Livinallongo alcune migliaia di eugubini. Al momento della chiamata alle armi, molti giovani eugubini furono assegnati alla Brigata Alpi che si trovò per questo a combattere nella zona del Col di Lana. Un decreto del governo italiano, all’inizio della guerra, aveva vietato le riunioni

La delegazione fodoma a Gubbio con il nuovo sindaco della città (il secondo da dx).

pubbliche e le processioni civili e religiose. Pertanto la Giunta e il sindaco di Gubbio vietarono la Festa dei Ceri, che non si svolse per tre anni, dal 1916 al 1918. Ma i soldati eugubini decisero comunque di farla lassù, a pochi metri dalla prima linea del fronte Dolomitico. La cosa fu decisa con diversi mesi in anticipo, in tempo per costruire appositamente tre Ceri, con relative barelle e statue dei santi. Quel 15 maggio era un giorno piovoso, ma la festa si svolse comunque regolarmente. E così i soldati eugubini con un fazzoletto rosso al collo e al canto della famosa marcia

dei ceraioli, si lanciarono nella corsa con i tre ceri costruiti per l’occasione lungo la mulatttiera che portava da Pian di Salesei (dove oggi sorge l’ossario italiano) a Salesei. Un evento rimasto sconosciuto anche agli storici, ma non agli eugubini che nel 2007 salirono in oltre 500 a Pian di Salesei per ricordarne il 90 anniversario. Proprio per questo fatto storico i due comuni, lo scorso anno, hanno sancito il gemellaggio fra le due comunità ed ora si apprestano ad organizzare la festa del centenario da quella corsa dei ceri in terra fodoma, l’unica nella storia corsa fuori

dalla città. A Gubbio la delegazione fodoma ha incontrato il nuovo sindaco Filippo Maria Stirati, un dirigente del settore cultura del comune, l’assessore alla cultura ed i rappresentanti dell’associazione Eugubini nel Mondo. “Con loro – racconta Grones – abbiamo cominciato a ragionare per la grande festa prevista fra tre anni, quando a Livinallongo saliranno qualche migliaio di eugubini. Uno sforzo organizzativo notevole, soprattutto dal punto di vista logistico; per questo ho voluto anche un rappresentante dell’associazione turistica.” Ma questa non sarà l’unica manifestazione per i 100 anni dalla Prima Guerra. “Infatti – continua – c’è in programma di ricordare la mina del Col di Lana, mentre stanno venendo avanti altre iniziative che bisognerà coordinare per tempo. E bisogna correre perché a breve si apre un bando di finanziamenti della regione proprio per questi eventi”. (SoLo )


«Le nuove del Pais»

Concorso “Mendránze n poejia”: vince un sardo “I bambini ed i poeti salveranno le lingue di minoranza”. Andrea Nicolussi Golo, uno dei giurati del concorso “Mendránze n poejia” ha usato queste parole durante la cerimonia di premiazione che si è tenuta sabato 6 settembre ad Arabba per descrivere lo spirito che anima l’iniziativa, giunta quest’anno all’VIII edizione. Ideato e voluto dalla compianta maestra Teresa Pezzei, il concorso, da quest’anno diventato a cadenza biennale, ha sempre risconrtato un ottimo successo di partecipazione tra i poeti che scrivono nelle lingue di minoranza. In questa edizione sono stati ben 179 i componimenti arrivati all’Istitut Cesa de Jan, co-organizzatore del concorso insieme al Comune di Livinallongo, in rappresentanza di tutte e dodici le minoranza riconosciute dalla legge nazionale 482/99 che vanno dai Francoprovenzali della provincia di Cuneo, ovviamente ai Ladini, fino ai grechi di Calabria. Da alcuni anni il concorso è aperto anche alle scuole che possono presentare anche componimenti in prosa. Ed anche qui la risposta è stata buona con ben 14 istituti scolastici che hanno risposto all’invito di Istitut Cesa de Jan e Comun da Fodom. Un’occasione quindi per “fare squadra” per le minoranze d’Italia, sempre più in difficoltà nel difficile compito di mantenere viva la propria lingua causa anche la sempre minore disponibilità di fondi che lo Stato destina ai progetti della 482/99. Per questo non sono mancati gli appelli forti da parte dei rappresentanti delle associazioni culturali a genitori, scuole ed istituzioni all’uso della “lingua della madre”. Come quello arrivato dalla presidente dell’Union General di Ladins dla Dolomites Elsa Zardini, la quale, ricordando uno schiaffo ricevuto a scuola da una maestra (siamo negli anni ’60 ) per essersi rivolta ad una compagna in ampezzano, ha sottolineato l’importanza di scrivere ma soprattutto di parlare nell’idioma locale. Anche il sindaco di Livinallongo Leandro Grones ha ricordato i tanti scritti raccolti negli anni dall’Union dei Ladins e poi dal Comune che testimoniano storie di vita del paese. Luca Agostini, presidente dell’Istitut Cesa de Jan, riferendosi alla consistenza della gente presente in sala, ha fatto notare che “il concorso non attira certo il grande pubblico perché non c’è il tendone o la birra. Ma è importante – ha continuato – quello che facciamo perché stiamo raccogliendo tante testimonianze di cultura che diventeranno importantissime nel domani. Tra le vari autorità presenti che si sono alternate sul palco per la premiazione anche il sindaco di Colle S. Lucia Oscar Troi e la presidente dell’Union dei Ladins da Fodom Manuela Ladurner. Condotta da Gianpaolo Soratroi, la cerimonia ha visto la premiazione dei componimenti in prosa e poesia delle scuole e dei tre primi classificati ai quali è andato l’ambito premio “Naghena da Mont” realizzato per la manifestazione dall’artista trentino “Mastro 7”: Antonello Bazzu con “A boltas non contan.” “A volte non contano” (variante logudorese della lingua sarda), Andrea Oxilia con “Ime Muotar” – “Alla Madre” in cimbro e Claudia Salamant con “Lepe šuolne” – “Belle scarpe” in sloveno. Per svariate ragioni i vincitori non hanno potuto essere presenti ed i premi sono stati ritirati quindi da alcuni rappresentanti della loro minoranza. La serata è stata allietata dal gruppo ampezzano degli “Armonauz” che hanno presentato le loro cover di brani famosi di musica pop e rock con testi in ampezzano. ( SoLo )

I rappresentanti della relativa minoranza linguistica ritirano il premio per i vincitori.

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Favolando S

erata culturale il 20 settembre u.s. nella sala “al Bersaglio” di Pieve: momenti canori alternati con presentazione di prose varie. Un percorso realizzato nell’ambito del “Laboratorio di scrittura 2014” che è giunto ormai alla settima edizione e che si svolge a Pieve di Cadore curato da Antonio Chiades. Un’iniziativa nata quasi per gioco, ricorda il curatore, con tanti punti interrogativi ma che ha dimostrato di possedere un’importanza tutt’altro che marginale, anche perché avviata in un ambito territoriale, come quello di montagna, tradizionalmente riservato e apparentemente poco disponibile ad esternare il proprio profondo sentire. Fra le numerose partecipanti all’iniziativa, anche Antonietta Crepaz, sposata a Valle di Cadore, che ha recitato 2 dei suoi scritti. La lettura degli elaborati è stata ravvivata dai canti del Coro Femminile “Col di Lana” e dalla proiezione di alcune immagini attinenti al tema proposto da ciascun componimento. Numeroso il pubblico pre-

La signora Antonietta Crepaz presenta al pubblico la sua poesia.

sente alla serata che non ha lesinato applausi. Fra le numerose partecipanti all’iniziativa, anche Antonietta Crepaz, sposata a Valle di Cadore, che ha recitato 2 dei suoi scritti. Non è mancato un momento di commozione da parte di Antonietta quando, sullo schermo, sono state proiettate le fotografie del suo Contrin e del papà Crepaz Giov. Batt. “Tita Pecùl” recentemente scomparso. Grazie alla disponibilità di Antonietta pubblichiamo di seguito il suo componimento, proprio dedicato “al Père”.

Valle, 21 - 06 - 2014

Pa, pavé e anere Me recorde el tuo vis che ridëva plané da le rughe e dai cruzi, entánt che sonva sentada sun tuo grëm, che tofëva encora de fen e te me ciantëve Papaveri e papere. La mia ousc da tosata che no pronunziëva encora la ere la se univa a la tua en te sta ciántia che empleniva la stua. La nòna filáva la lana la mama conciáva scofons, le noste note no tánt entonade come en torbol d’aisuda portáva alegria,

me sentive la tua paperina e ti, pa teve el mio eroe. Tán de viadesc è scouté sta cianzon che me reporta a chi dis che te saräve laur e fadie defora da porta, per ste en compagnia de chi che tave plù a cuor. Ades davánt an monument en flou sbarbote da bas en orazion per po’ auzé la ousc e entoné Papaveri e papere, son segura che tes che te ciánte con mi. Poesia inedita in ladino - fodom di Crepaz Antonietta


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«Le nuove del Pais»

Persone di Livinallongo-Fodom che meritano di essere ricordate per il loro impegno nel campo della cultura di F. Deltedesco Continua dal numero precedente… dove si sono ricordate le persone “passate a miglior vita”. (E’ gradito un suggerimento per eventuali dimenticanze).

stro (bronzo) - Via Crucis (bronzo dorato) - toro rampante (bronzo) - toro e guerriero (legno di cirmolo) - Madonna dell’inverno (bronzo) - cavalieri (bronzo) - Via Crucis (legno di cirmolo) - Monumento alla madre del partigiano fucilato (bronzo) - la slavina (ferro) - torso girevole (bronzo) - evoluzione di un tuffo (legno di cirmolo) - ‘L Maier da Ciajèra (olio su pergamena) - il falconiere (grafite su pergamena) - cavallieri tartari (olio su pergamena) - la colomba vârda (olio su pergamena) - Salvarie (olio su pergamena) - la lum d’Aurona (olio su pergamena) - l’ultima Delibana (olio su pergamena) - ‘l Guzamèl (pergamena) - spina de mul (olio su pergamena) - Franz Iosef (bronzo) Monumento ai caduti (pietra e bronzo). Ed altre numerose opere. Gli è stato assegnato il Premio “Santa Maria Maiou” nel 2009.

PERSONE VIVENTI ALLA DATA DEL 1° DICEMBRE 2014 1.

LEZUO M. Pierina “de Jân” – Arabba: nata il 7 luglio 1920. *Scrittrice: “Usânze de nòza da zacan” - “FODOM: armonia de na val”.

2.

PELLEGRINI Rosa “de Dorìch” – Salesei di Sotto: nata il 22 agosto 1915. *Scrittrice: “Davò l niol tourna l saren” – “Numerose poesie”. Le è stato assegnato il Premio “Santa Maria Maiou” nel 2010.

3.

VALLAZZA Giuseppe “Datòne” – Contrin il 06 aprile 1942. *Artigiano: ha costruito il paese di Contrin, in miniatura (è in suo possesso a Contrin).

4.

VALLAZZA Celestino “Jépol” – Corte: nato l’8 dicembre 1943 *Scrittore: “Attrezzi di una volta” - “CORTE - Livinallongo del Col di Lana” – “Vestiti, medicine e case di una volta” Collabora con Telebelluno alla realizzazione di programmi riguardanti la vita nelle nostre valli.

5.

PEZZEI Gianni “Baiòl” – Liviné: nato il 30 luglio 1951. *Artista: pittore e scultore. I suoi lavori: “pittura murale - olio su pergamena - china su pergamena - olio su tela - sciatori (bronzo) - 2 chimere (bronzo) - Gran Bracùn (bronzo) - il sogno del Gran Bracùn (bronzo) - Spina de mul (bronzo) - giocatori di pallacane-

6.

7.

SIEF Daniela “del Titòta” – Pieve: nata a Cividale del Friuli il 20 settembre 1972. * “Fodom nella vita” – “Quando la vita bussa…”. ANZANELLO Ezio – Oderzo (TV) : nato il 25 settembre 1960. *Storico e scrittore: le sue guide: “Il Col de la Roda” – “Col di Lana=Monte Sief” – “La cresta del Padon” – “Sella Sief= Settsass” – “Marmolada=settore occidentale” Con la collaborazione della moglie Maria Grazia Cadamuro ha rilevato, fotografato e descritto i luoghi della Grande Guerra a Fodom, producendo una quantità indicibile di materiale sia fotografico che cartaceo, raccolto in numerosi CD, il tutto con-

servato al Museo di Pieve. Gli è stato assegnato il Premio “Santa Maria Maiou” nel 2008.

- “Sanità, poveri e istruzione pubblica a Livinallongo dalla Restaurazione al Neoassolutismo”

8.

PALLA Luciana “de Bepo de l’Angelina” – Agai: nata il 26 maggio 1950. *Scrittrice e storica: “I ladini fra tedeschi e italiani” - “Fra realtà e mito” – “Opzioni, guerra e resistenza nelle valli ladine” – “Vicende di guerra sulle Dolomiti” – “La Grande Guerra sulle Dolomiti = CD =” – “Microstoria di una comunità sociale: Livinallongo del Col di Lana, dagli anni trenta al secondo dopoguerra” - “I segni del sacro nelle tradizioni ladine”.

9

PELLEGRINI Giovanni “Gòbo” – Salesei di Sotto: nato il 27 - 12 - 1934. *Scrittore: “Fodom che ciânta” – “Conrad Stuck šior de Andrač” - “Fodom in musica” - “Le facies petrografiche degli Strati di Livinallongo” (tesi di laurea). Gli è stato assegnato il Premio “Santa Maria Maiou” nel 2011.

10

PELLEGRINI Benigno “Gòbo” – Salesei di Sotto: nato – nato il 03 ottobre 1927. “Le satire” - “Coordinatore del Calendario Fodom” “Fondatore e Maestro del Coro Fodom”. Gli è stato assegnato il Premio “Santa Maria Maiou” nel 2001.

11

PALLA Maria “Birta” - Palla: nata il 25 marzo 1954. *Scrittrice: “Frëgole de vita”.

13 - DELTEDESCO Franco “Bet” – Pieve: nato il 6 settembre 1942. *Scrittore e ricercatore di storia e vita locale con documentazione cartacea e fotografica. “Lavori contadini a Fodom” (con rispettiva VHS) – “Livinallongo = Fodom = aspetti storico geografici” – “L’artigianato del legno e del ferro a Fodom” (con rispettivo CD) – “L’artigianato della lana, della canapa e del cuoio a Fodom” (con rispettivo CD) – “Storia, Usi, Costumi e Tradizioni della Gente Ladina di Livinallongo - Fodom” – “Jent da mont” (momenti di vita della comunità ladina di Livinallongo - Fodom) – “Doi ciacole nte stua” (racconti) – “I trei fioi” e “Vita de pais” (canovacci per teatro) – “Il nonno racconta” (testimonianze raccolte da scolari e studenti, riguardanti: la scuola - l’alimentazione il modo di vestire - giochi e passatempi - usanze oggi dimenticate - la grande guerra - vita contadina amici animali - momenti particolari - piccoli poeti). “Nel cuore delle Dolomiti” (DVD) con 933 foto con commento in italiano e inglese, riguardanti il territorio - la storia – la cultura di Fodom. Gli è stato consegnato il Premio “Santa Maria Maiou” nel 2000.

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LEZUO Ivan – Pallua/ Bolzano: nato a Bolzano il 25 dicembre 1969. *Scrittore: “Una comunità alpina nell’Ottocento”

Fra il 1994 e il 2010 ha allestito il “Museo Etnografico e Grande Guerra” di Pieve di Livinallongo e la “Biblioteca comunale”. 14

GABRIELLI Guglielmo “Cuco” – nato il 14 aprile 1954.


«Le nuove del Pais»

*Storico: “Il Cristo di Corte” (opuscolo in collaborazione con Valerio Nagler) - “Col di Lana=La Grande Guerra a Fodom” - “Col di Lana” (relazione storica). Profondo conoscitore delle vicende riguardanti la Grande Guerra a Fodom. 15

GRONES Bruna “Ioša” – nata il 13 agosto 1939. *Studiosa di storia e vita locale. Per ben 17 anni (dal 1978 al 1994) Presidente dell’Union dei Ladins da Fodom. Ha curato in, collaborazione con Remo Grones, le 14 stazioni in ladino - fodom - ha curato la pubblicazione del libro riguardante i fiori… di R. Gabrielli - ha tradotto in fodom il libro “I crâp sclauris” - ha svolto la parte riguardante Fodom della pubblicazione “Guânt da feste” - si è de-

STRIFFLER Ing. Robert- ingegnere di Hettlingen (D) – morto il 24 ottobre 2014. *Storico e Scrittore. Esperto di archeologia bellica della Grande Guerra sulle Dolomiti con particolare riferimento al Col di Lana. “Guerra di mine nelle Dolomiti-COL DI LANA” – “GUERRA DI MINE NELLE DOLOMITIMonte Sief 1916-1917”.

dicata alla ricerca delle ricette riguardanti “Speisa da zacan”. Fa parte del Comitato Culturale dell’Istituto Culturale Ladino “Cesa de Jan”. Ha collaborato e collabora con tutto ciò che riguarda la cultura di Fodom. Le è stato consegnato il “Premio Santa Maria Maiou 2014”.

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Tramite Franz Lasta è giunta notizia dalla moglie, che l’Ing. Striffler è mancato il 24 ottobre u.s. Fodom vorrebbe ricordarlo sulle Nuove del Pais pubblicando una sua fotografia che, da sola, parla di lui come uomo di montagna, amico di Fodom e grande ricercatore e storico.

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FAIN Piergiovanni “Piero” – nato il 19 - 06 - 1931 a S. Vito al Tagliamento (UD) – medico condotto a Livinallongo dal 1968 al 1972. *Scrittore e Storico: “LIVINALLONGO” (con la parte riguardante la Guerra nell’alta val Cordevole in collaborazione con Sanmarchi).

Da tener presente. Questo elenco comprende le persone che hanno lavorato, o lavorano, nel campo culturale; non comprende coloro che hanno prestato la loro opera esclusivamente in qualità di “politici” o come meri Presidenti di Enti o Associazioni.

REPORTAGE

Mario Palla “Birt”: na vita nte le miniere del Perù D

a Fodom a le miniere del Perù. Chësta la storia de Mario Palla “Birt”, che l a laoré per ben 45 agn come tecnico e progetist nte le miniere de Perù e del Ecuador. Na vita de laour a contat no demè col prigo del laour de miniera ma ence con chël dei evenc de la storia de chël paisc. Come cánche l a bu da ci fè co i terorisć de “Sendero Luminoso”. Encontón Mario sa Daghé. Da zirca n ann l é n penscion e ntei ultimi temp l é tourné plù da spëss nta Fodom con sua fëmena Norma, na peruviana. Ma davántvia l é ste ence agn senza vignì n Italia a ciaté sua mere e suoi fradiei gauja l laour. Con dël se fajon na longia ciacolada sun sua vita. A scomencé da cánche l eva n tèl mul, un de chi “Birc” de Pala. “Chilò son nasciù ai 18 de agost del 1948. Son l prum dei 9 fioi de Paolo “Birt” e Maria “de Maciuo”. Son ju a scola per siech

agn a La Plié, perciéche nlouta i ava metù su ence la sesta, duc sot a la maestra Florinda, che l’eva famoja per ester l teror dei scolari.” Ma i ne conta che t’eve ence plotost tremendo. “Ei ei (l se la rì..). Nviade la m’ava metù sot la catedra n castico e mi son pié via a spass per la clasce co la catedra. Co la me metëva davò la lavagna mi scrivëve soura matade e co la girëva duc le liejëva. Ma l’é stada na brava maestra. Co è fenì, mio pere, che l me vedëva tres soghé con de tel machinete, l m’a dit: se te vos viśé chële gran carìe te mosse jì a studié ja Ciaurì. Coscita è scomencé a fè chël che nlouta se clamëva l “Aviamento” per trei agn. D’inviern steve via Colac. Eve ence ciapé na borsa de studio e pensëve de jì a fe l mecanico. Po nviade mio berba, Carlo Ragnes l m’a damané: ma no volësseto fè l perito minerario? M’a encuriosì

Mario co la fameia davánt sua cesa a Lima.

e del ’63, l ann che l é vignù ju l Vajont e fat l ejam per fè i cinch agn jun Ègort. L tirocinio l é fat sul Mont Amiata. Fenì ilò, d’isté del ’68 sonve a Cortina che laorëve a fè fen, cánche da la scola i m’a clamé: fossa n luoch de laour. Se tratëva de jì nte le galerie de le strade. Eve da me prejenté n Ègort l dì davò, ma s’on capì mel se ciapé a descore e coscita son resté a pé. Na setemana davò i

me clama ndavò: fossa n laour n Perù. No i é pensé su doi oute e è dit de si. È descorëst con en perito da La Val de Ègort che l eva colavia e l m’a conté de ci laour che se tratëva: l eva da jì nte le miniere. Chëst l eva de agost. Fate dute le cherte l é rué de novembre. Son pié via co la coriera da le trei e mesa a La Plié. L eva i amisc, l Giovani de Pala, don Bruno, che m’a saludé e via con mio poch”.


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«Le nuove del Pais»

N LONCH VIADE CO LA NAVE Son pié via con 50 mile lire nte fonda: velch eve mi, velch m’ava dé la nona. Son rué a Genova, ulache m’è embarché su la nave. È da ester sté un dei ultimi che l é ju via n nave. On metù 23 dis. Son passei da Napoli, Barcellona, Canarie, Venezuela, Canal de Panama. Ma l é sté ence polito perciéche ntánt m’é emparé ncin de spagnol e cugnisciù mpuó de autra jent. Son rué ntel porto de Callao a Lima l 4 de jené del 1969. Davò na setemana eve bele dute le cherte e sonve n miniera.

“Sì. Mio pere e mio fradel a laoré chilò nte bosch i ciapëva 100 – 120 mile lire al meis. Mi colavìa 300 – 350. L é ste n gran aiut. Manëve ca dut fin che è podù e con chëst s’on paié fora duc i debìc.” Ncan esto tourné ca l prum viade? “Ntel 1975, fenì l contrat. Son sté trei meisc a stroz. Ma chilò miniere nou n’eva plù. Nlouta son tourné via, perciéche l laour me plajëva e colavia laour n’eva. Son jù a laoré nte la miniera de Julcani a 4.200 metri, che cugniscëve bele perciéche sonve sté a emparé. Co la ditta che ava sta miniera è laoré fin del 2013”. Tuo fradel Mauro, nte n’intervista su La Usc, l n’a conté che ngalin a cesa i no savëva plù nia de tì e che per chëst l eva vignù n Perù, con tua mere, a te cherì. Ci evelo suzedù ? “Ah si si. L’é stada coscita: co sonve su a Cajamarca scrivëve e ruëva la posta. Ngalin l é ju dut a remengo. No ruëva plù la posta e colassù sonve fora da dut. Coscita è lascé de scrive.”

L PRUM IMPAT CO LA MINIERA “La miniera l’eva a zirca 1000 chilometri da Lima. Son ju, per l prum viade, co l’aereo da Lima a Trujillo e po fin a Cajamarca, capital de la chëla region. Da ilò co la coriera fin a S. Agostin, a 3200 metri, ulache l é la miniera de arjent, plom, zinch e ram. Ntel prum è fat ncin dedut: l minadou (l minero per spagnol), l topograf e coscita ennavánt. Ilò son sté 5 agn e mez a fè l tecnico. Onve ence la laveria, ulache se lava jù l mineral, de autre trei picole miniere. Mosse dì che son sté polito. È ciapé jent valenta”. Se vadagnëvelo polito ?

L ESPERIENZA N ECUADOR E NA NUOVA FAMEIA “Davò 3 agn e mez, de auril del 1979, l paron l m’a damané de jì a laoré come diretor nte na picola miniera n Ecuador a Toachi. Ntratánt de jené del 1978 m’eve maridé. Mia fëmena l’ève cugnisciuda a la miniera de Julcani, ulache l’eva ruada a laoré come assistenze sozial. Ële nte le miniere nou n’eva trope: o i eva infermiere o assistenti soziai o maestre. N Ecuador se steva ence ben. Bon clima, la miniera l’eva a 1.800 metri. Mefo le bisce: de chële n’eva na mascia e l eva da avei poura. Ngalin a scomencé problemi politizi

Ma no te sprigolëvelo jì tánt dalonc? Ci pensëveto? “No no, ence se del Perù me recordëve demè che la capital l’é Lima. Ma ci vosto, co un, come mi, l é ste usé a jì fora de cesa bele de 7 agn no l a poura”. Ma ci dijëvela tua fameia, tua mere? “Mia mere l’eva chëla che ie encherscëva deplù. La m’a acompagné fin “Ja le Crëpe”. L’ava le legreme.

Nte la miniera Sausito (Messico), japé n poz de 550 metri (ann 2013).

sul confin ntra Perù e Ecuador e po ence co l sindacat, coscita la ditta l’a molé la miniera e son tourné a Lima e da ilò, ntel 1983, nte n’autra miniera de arjent a Uchucchacua. Ilò son sté demè n ann come assistent e diretor e po’ i m’a mané ndavò a Julcani ulache son sté fin del 1989. I AGN DEL TERORISM DE SENDERO LUMINOSO Nte suoi agn n Perù, Mario l é rué a contat ence co i terorisć de “Sendero Luminoso” (Teriol Luminous) l moviment de ispirazion comunista – maoista che dal 1980 al 1992 zirca l a semené teror nte dut l paisc. “Julcani l eva proprio ntamez a la śona ulache l eva chisc terorisć – conta Mario. “Ntei agn i n’a copé jù plù de 30 mile. Co son rué l ordine l eva: da le cinch da sëra duc a cesa. I capi i no dormiva gnánca a cesa sua, ma da suoi operai. Le fameie i eva desfate. Ma co son rué mi oramei l fenomen l eva che l se destudëva jù e l é fenì ntel 1992 cánche l é ste ciapé l leader del moviment: Abimael Guzmán. Mi sonve tres a stroz per laour e pián pián la jent l’a scomencé a jì ndavò fora de cesa e a no avei plù poura. Ma ilò dintourn ulache sonve mi i ne n copëva jù ogni di nten paisc o l auter. Po nos n miniera onve l problema che onve trop polver neigher. Magari chelche un de chi che laorëva con nos l eva n terorist e l se tolëva polver neigher da fè atentac. Ma nos no podonve l savei. Mi no n é bu problemi; jent che a laoré con mi enveze i a copei. No n é mei volù avei la pistola, perciéche chi che l’ava i a duc ciapei e copei”. L eserzito l a scomencé tert la represcion dei terorisć e la popolazion

Ufize de la miniera de Uchucchacua (ann 2005).

zivila s’a ciapé ntamez: se no te daidëve l eserzito t’eve cusé de ester n terorist, se no te te sotometëve al moviment t’eve subissé da l’autra pert. Defati – conta Mario - i problemi i é bus cuaji deplù co la polizia e l’eserzito. Trei oute m’è ciapé co la pistola su per l mus”. POSTO NE CONTÉ CI CHE L É SUZEDÙ? “Sonve ju n ferie e co son tourné mio assistent l m’a dit: cialapa che chi del eserzito i te vempa davò. Defati nviade, vade nten paisc puoch de sot cánche, ncandenò, sauta fora militari daperdut. I m’a fermé co la jeep, ma co i a vedù chi che sonve i m’a lascé jì. Ma ntánt i ava mossù fe la scenada. N’autra outa eve da jì a Lima, che l’é a 10–12 ore de machina. Jive tres de not. Ntourn mesanot ciape n post de control del eserzito. Me ferme co la jeep e i taca a sbaré: i pensëva che sombe n terorist e che volëve fè n atentat. L viade davò, medemo luoch, ciape endavò l eserzito. Vade ncin plù pián co la jeep ma, vedù chël che l eva suzedù l viade davánt no me ferme. Mefo che ci suzedelo: cuaji ciape sot n poliziot. De colp me ciape co la pistola prò l cé, che girëve tres co l viere dalvier. Na bona che chël poliziot l m’a cugnisciù perciéche l ava laoré con mi. E l me disc: ma percié no t’asto fermé ? L eva coscita, i vivëva ntel teror. Nviade, da le undesc e mesa de not, me clama l comandánt dei militari del paisc ilò de sot e l me disc: l epa 200 terorisć che rua lasù. Mi i’é responù: mana su de tuoi militari. Sasto ci che l m’a responù? No no, mi te l dighe demé. E no l a mané degugn. Po’, per na bona, n chëla not no l é rué degun terorist.” Asto mei pensé: “Chilò risće la vita, chi sa se tournaré a cesa?” “Ah si, chël ogni dì.” LA VITA N MINIERA Na miniera l’a na “sua” vita. Difizile dì davántfora per cotánt de temp che se podarà la sfruté. “Sè de miniere n Germania che le laora da plù 1000 agn – conta Mario. “Una picola la po’ duré ence 5 o 6 agn o 70 – 80, come ence 150. Da na miniera consciderada picola ven trat fora fin


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a 500 tonelade al dì de material. Da una media se tira fora da le 500 a le 3000 tonelade al dì, da una grana ence 100 mile tonelade al dì. Nte una alalergia fin a 400 mile tonelade al dì. Demé per mëte a jì dut l cantier se doura dai 8 ai 10 agn con en cost che va dai 80 milioni de dolari per na miniera da 500 tonelade ai 240 milioni de dolari per una da 1000 tonelade. Chëst fesc capì che envié via na miniera a n cost no da puoch. Per chëst le impreje le fesc agn e agn de studi e sondagi sul luoch mpruma de dezide de n envié via una. “De diesc progec che ti te scomence a fe i sondagi – spiega Mario – un l va ennavánt.” Ntel cantier i minadous i vif con sue fameie, l é le scole, le boteighe come se fossa na zité. “A Julcani – conta Mario - l eva 1200 laoránc co le fameie. Ogni fameia l’ava na media de 5,5 fioi. Chëst vol di che ndut sonve de 9.500 persone nte dut l cantier. Nte le scole l eva 2.500 tosac e 63 profesciori. L minadou l é n laoránt ben paié. A Julcani i steva ben: i ava l dotor, n supermarcé ulà jì a compré ite bon marcé. I eva privilegei. Ence i impiegac. Le oure ieva cuaji dute del luoch. Ntel 1975 la miniera no l’eva proprio de le plù moderne, con machinari ncin vegli, ma se laorëva ben. Se laora a turni, ognì dì, sabeda e domënia: n miniera doi al di da 8 ore, nte le laverie trei al dì da 8 ore”. Mpò n laour dur. “Si, chël si”. E ence mèlsan. “Ma, sasto, de sto viers mosse di che ntei agn l é tres vignù

fora sta paruda del minadou che se mala, che l va n miniera vif e l ven fora mort. L é vera che fin davánt chelche ann no l eva zerte segurëzze. Per fe n ejemple a perforé se dourëva de gran vasche per la iega. Ma ci suzedëvelo, che i minadous i se enfenjëva a le douré e per chëst i se malëva. Po co i agn l é sté porté i tubi co la iega a prescion e pián pián la jent a scomencé a cialé deplù de lori nstësc. Per parados se malëva deplù i sciofers che jiva coi camion su le strade plene de polver che i minadous. Ades se te vade nte le miniere no te ciape plù jent malada de silicosi. N Ecuador su 130 laoránc demè doi s’a malé: duc doi sciofers de camion. Per via de inzidenc: l é agn che n suzede troc e agn che no n suzede. M’epa ben capité ence a mi chelche viade de rué a sciampé per puoch mpruma de no resté sepolì sot a crëpa che tomëva jù. Mi son sté a vedei miniere n dut l mondo per cont de la ditta, fin n Canada, Spagna, Messico. E pos di che ades n Perù l é n livel de laour n miniera compagn a chël dei Stac Unis. Ades l é ence inseniers peruviani che laora. Da Julcani, ntel 1989, son sté sposté a Orcopampa, ntel sud del paisc, nte na miniera de arjent e òr. Ilò son sté diesc agn, fin del 1999 cánche son tourné a Ociucianca per 4 agn come diretor. Nlouta l’eva la cuarta plù grana al mondo come produzion de arjent. DA LE MINIERE AL LAOUR DE UFIZE Dal 2003 Mario l va a laoré

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Davánt a la miniera del Socavon Real (dalvierta dal 1790) a S. Augustin (ann 2007).

a Lima ulache l ven nominé vizediretor general de le miniere de la ditta ulache l laora, la Buenaventura, la plù grana del Perù. Sot a dël l é rué a avei 14 miniere e ben 14.500 laoránc. Ma ence chilò i problemi no máncia. “Ntel prum no l eva tánt difizile, no l eva dute ste regole. Nviade sonve de doi a fè sto laour: ades son de 60. Po’ son tourné ndavò 2 agn a S. Agostin, ulache l eva da sté davò a duc problemi de comedé via l ambient, empradé ite ndavò dut ulache l eva la miniera che la sarëva. Dal 2007 al 2013, cánche son ju n penscion, son tourné a Lima ulache cialëve soura a duc i progec de le miniere de la ditta”. No pénseto de tourné a vive n Italia, magari nta Fodom ? “No, mi lavìa è mia fameia, mia cèsa a Lima, miei fioi: Claudio che l a 36 agn, Margherita che la n’a 35 e Bruno che n’a 29”. Asto mei bu encherscedum?

“Mah, l é ste ncin difizile e dur ntel prum a se usé ite, a sté fora de cesa, o co l mangé, per n dì una. Ma bele n ann davò m’eve usé ite. Ades te mánge meio lavìa che chilò. Ma mosse dì che è tres ciapé jent valenta: è fat na bona vita. Zerto ades tourne ben gënn”. Tuoi fioi eli mei vignus nta Fodom? “Si ntel 1990 i é vignus duc trei. La Margherita l’é vignuda ence davánt trei agn. L’eva stada a fe n stage n Spagna e coscita l’a fat ca n saut”. Na vita passada nte le miniere la tua. Esto content de chël che t’as fat? “Si, se esse da tourné ndrio fajësse l medemo. A mi m’a tres plajù la mecanica e nte na miniera i maious problemi i é proprio mecanizi. Da puoch s’on enconté con autri coleghi periti minerari de mio temp e ilò è capì che sonve sté l sol a laoré duta la vita nte le miniere. Chi autri duc i eva jus su le plataforme ntel mer o nte autri laour.” (Entervista de Lorenzo Soratroi)

SECONDO CONCORSO “ANDREAS CREPAZ” per Sc. Elementare e Media Su proposta della Sig.ra Dorothea Crepaz e del Dr. Victor Strobel si è ritenuto di indire il “2° Concorso Andreas Crepaz” per ricordare il nostro rinomato scultore. Il Concorso avrà luogo nel corso del 2015 in modo da fissare l’incontro di premiazione durante il mese di maggio. Il tema del Concorso, dal momento che riguarda un artista, toccherà l’arte (scultura,

pittura, lavori manuali ….) corredati da una descrizione scritta in ladino. La Sig.ra Dorothea desidera pensare personalmente ai premi come aveva fatto in occasione del 1° Concorso. Certo è che sarebbe opportuno che Fodom si dimostrasse riconoscente. Come? In che modo? Dall’Amministrazione Comunale e dall’Union dei Ladins sarebbe importante

avere dei suggerimenti o, perlomeno, l’assicurazione di un contributo (pranzo - ricordo dello scultore da dare ai partecipanti - semplice presente per Dorothea e Victor …..) . Il tempo c’è ma…. i mesi scorrono velocemente!! Ragazzi: avete 5 mesi di tempo per preparare qualcosa di interessante da presentare per il 2° Concorso Andreas Crepaz. (Fr. Del. – Museo Etnografi-

co Ladino)

Un lavoro e un disegno presentati al 1° Concorso.


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«Le nuove del Pais»

DAL MONDO DELLE ASSOCIAZIONI

Croce Bianca Fodom

Croce Bianca in visita al 118

I

l direttivo al completo della Croce Bianca Fodom ha fatto vista recentemente alla sede del Suem 118 a Pieve di Cadore: il cuore del servizio dove arrivano e vengono smistate tutte le chiamate per gli interventi di primo soccorso sul territorio provinciale. “Dopo quasi due anni da quando il nostro gruppo ha cominciato a lavorare sotto la direzione della Croce Bianca di Bolzano e dopo che, dall’autunno scorso, ci siamo costituiti come sezione autonoma, con un nostro direttivo, abbiamo ritenuto giusto ed opportuno farci conoscere ai vertici del servizio 118” – spiega il caposezione della Croce Bianca Fodom Antonella De Toffol. Per alcuni componenti del direttivo è stata anche l’occasione per visitare per la prima volta la sede di Pieve di Cadore. Della delegazione, insieme alla De Toffol, facevano parte il vice-caposezione Andrea Palla ed i consiglieri Gianluca Soratroi, Iris Lezuo, Alessio Manzato, il caposervizio Andreas Miribung, il responsabile del comprensorio Val Pusteria e Val d’Isarco della Croce Bianca di Bolzano Peter Michaelere, nonché Konrad Videsot, membro del direttivo provinciale dell’associazione di primo aiuto sudtirolese. La prima parte della giornata trascorsa a Pieve di Cadore è stata dedicata alla visita del centro operativo del 118. Accompagnati da due infermieri professionali in servizio presso la base operativa del Suem, la

I volontari della Croce Bianca Fodom con il personale del 118 di Pieve di Cadore

delegazione fodoma ha potuto vedere come funziona la struttura e come vengono gestite le chiamate di pronto soccorso, da quando arriva la telefonata a quando questa viene “smistata” all’unità operativa più vicina ed idonea, nella maggior parte dei casi l’ambulanza dei volontari, che di conseguenza si muove per recarsi sul luogo da dove è stato richiesto l’intervento. Un’opportunità per i volontari di vedere e capire cosa succede prima di essere allertati. Terminata la visita il direttivo della Croce Bianca Fodom ha incontrato il primario del Suem 118 Giovanni Cippollotti. “Con lui – spiega la De Toffol – abbiamo parlato e discusso di vari temi e problematiche legate all’attività di primo soccorso: dalla necessità di essere avvisati tempestivamente in caso di chiusura delle strade, come avvenuto più volte lo scorso inverno, alla dotazione di presidi sanitari ed inoltre di

collaborazione con le altre unità di primo intervento, come vigili del fuoco e soccorso alpino, anch’esse coordinate sempre dal 118. Al primario infine, abbiamo anche comunicato che ora la nostra sezione ha un numero sufficiente di volontari per collaborare ed intervenire a sostegno anche delle sezioni delle ambulanze del Coordinamento Agordino. Non magari in caso di interventi di primo soccorso, perché la distanza ci penalizza, ma ad esempio per trasporti secondari. Una collaborazione doverosa dopo che i volontari agordini hanno coperto il servizio nel periodo in cui nella nostra vallata questo era venuto a mancare”. Al termine della giornata non poteva mancare una visita a “Falco” parcheggiato sulla piazzola antistante l’ospedale di Pieve di Cadore. Ad ottobre la Croce Bianca Fodom ha inoltre partecipato, come l’anno scorso, all’inizia-

Gruppo Alpini

Commemorazione Caduti Domenica 26 ottobre il gruppo alpini Col di Lana, in collaborazione con il Comune di Livinallongo, ha organizzato l’annuale commemorazione dei caduti di tutte le guerre presso il Sacrario Militare di Pian di Salesei. La cerimonia è iniziata con la deposizione della corona accompagnata dal suono delle tromba di Elia Crepaz ed è proseguita con la celebrazione della Santa Messa officiata dal Cappellano Militare don Lorenzo Cottali, venuto appositamente da Bolzano. Presente il Labaro sezionale e numerosi gagliardetti dei gruppi alpini della zona e del gruppo di Montebelluna. Molte le autorità presenti: il vice sindaco Leo Crepaz, il maresciallo Tiziano Turra della Stazione Carabinieri di Livinallongo, il maresciallo Vittorio Pallabazzer comandante della caserma Gioppi di Arabba, il tenente colonnello Culatti Zilli rappresentante del 7° alpini, i generali Agosto e Baraldo, i rappresentanti delle associazioni d’Arma dei Carabinieri e Bersaglieri in congedo, il presidente della Sezione Alpini di Belluno Angelo Dal Borgo.

tiva “Viva 2014”, la settimana di sensibilizzazione sul tema della rianimazione cardiopolmonare, voluta dal parlamento europeo. Per un’intera mattinata sette volontari hanno stazionato sulla piazza di Pieve con due ambulanze e tutta l’attrezzatura necessaria per spiegare e provare nella pratica le varie manovre della rianimazione cardipolmonare. La bella giornata autunnale e le tante gite organizzate nel fine settimana non hanno certo favorito una presenza massiccia di gente. Ma tra i presenti un buon numero si sono comunque avvicinati agli stand della Croce Bianca per sentire le spiegazioni dei volontari e farsi guidare nelle manovre sul manichino. Per alcuni era la prima volta, altri le avevano già sperimentate. Con l’occasione la Croce Bianca Fodom ha avviato anche un’altra interessante iniziativa: offrire la possibilità di farsi misurare, in modo completamente gratuito, i parametri vitali, come la pressione ed il battito cardiaco. “Questa giornata – raccontano - è stata un banco di prova ed il riscontro è stato positivo. La nostra intenzione è quello di ripeterlo una volta al mese, alternativamente a Pieve e ad Arabba. Lo faremo ancora a novembre. Poi lo sospenderemo in inverno per gli ovvi motivi che tutti comprenderanno per riprenderlo in primavera. Anche questa è un’occasione per dare un servizio e stare tra la gente.” (SoLo )


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Anche questa volta siamo riuscite nel nostro intento: fare un bel po’ di corone e ricavare un bel gruzzoletto che come di consuetudine ci sbrighiamo a dare ai più bisognosi. E qui partono i vari ringraziamenti a tutti coloro che collaborano a questa bella iniziativa. Non potremmo fare a meno del nostro bravo Serafino e giungano i nostri ringraziamenti anche a Vito che da anni si prodiga a tagliarci le tavolette che noi usiamo come base per le maestose composizioni. Da quest’anno inoltre abbiamo anche un nuovo aiutante, Elio, grazie! Noterete che ho scritto solo il nome dei signori maschi e indovinate il perché? Dovete sapere che nel “Gruppo del Martedì” ci sono tantissime donne e non vorrei dimenticarmene qualcuna, non potrei mai perdonarmelo!! Un ringraziamento speciale alle suore che ci aiutano molto, oltre a metterci a disposizio-

Il risultato del nostro lavoro di squadra!

ne la casa tutti i martedì e... un po’ di soffitta per tutto l’anno. Grazie a tutti coloro che ogni anno apprezzano le nostre creazioni, e qui voglio proprio lodare tutto il Gruppo che di volta in volta si migliora: a tutti BRAVIII . Dato che ormai le Feste sono vicine cogliamo l’occasione per farvi i nostri migliori auguri di un Buon Natale e che il nuovo Anno porti a tutti Salute, Serenità e tanta Pace. Eleonora “coordinatrice e public relations officer del gruppo”

Gruppo del Martedì

Quest’anno, nonostante il clima umido e strano, i donatori di sangue da Fodom hanno pensato di trascorrere una giornata in Trentino. Ci siamo trovati di una quarantina per partire di buon ora con destinazione Val di Non. In tarda mattinata abbiamo visitato il castello di Thunn. Qualcuno penso sia restato perplesso nel vedere la stanza da letto del Vescovo di quell’epoca. Una cosa straordinaria ma nello stesso tempo molto esagerata! Finita la visita del castello ci aspettava un buon pranzo. Nel pomeriggio ci siamo recati a S. Zeno dove si festeggiava la festa della “pomaria” (festa delle mele) dove erano allestiti una serie di banchetti dove trovavi di tutto un po’. Verso sera purtroppo siamo dovuti ripartire per il rientro a Fodom. Ringraziando tutti voi che ne avete preso parte, saluto per la sezione donatori del sangue da Fodom Il segretario, Denicolò Fabio

Il Gruppo del Martedì augura a tutti Buone Feste!

GRAZIE “ŠERA”! Grazie “Šera” per le belle passeggiate che ci hai fatto fare anche quest’anno! E dato che non voglio scrivere la solita lettera di come ci siamo divertiti, di quanto abbiamo camminato, chiacchierato, mangiato e della pioggia che ci siamo presi, questa volta ho raccolto delle belle frasi, strada facendo, che ora trascrivo, così potete capire un po’ ciò che si prova ad andar per i monti con la nostra guida. “Dut che sponta, nia che se desmentia de crësce.” (L’aisciuda) Dopo un anno sono contento di aver rivisto tutte le signore Fodome più belle e più in forma dell’anno precedente, complimenti! (… spero volesse dire anche le non Fodome) Dove c’è una via c’è una volontà, dove non c’è volontà c’è una scusa. La bella compagnia non fa sentire la fatica. Ogni giorno insieme, vale un anno di gioia. Sii te stesso e gioisci della tua unicità. L’amicizia dei Fodomi è la cosa più preziosa. Oggi il tempo ci ha graziato e la Croda da Lago abbiamo ammirato. “L é lo stesc fè na gran fadìa ncánche t’es co na bela compagnia. Dut fèsc ben, evviva l’allegria” “To have good health, to have company such as this and to live here in these Dolomites, dead, I am privileged! (Avere una buona salute, una compagnia come questa e vivere qui nelle Dolomiti... assolutamente sono un privilegiato!) Ama ciò che ti circonda e sarai felice. Spettacolo meraviglioso... ciò che Dio nel suo infinito amore... ha disposto per noi. (lago di Braies) Benedetto il bagnato, l’asciutto secca lingua e spirito. Oggi ho conosciuto il gruppo di Fodomi e con loro mi sono divertita. Solo dove si è stati a piedi si è stati veramente. Nel regno dell’AMORE non ci sono pianure, o si sale o si scende... (in ovovia) sotto la pioggia. (Piz la Ila) E’ troppo facile affrontare il cammino con il bel tempo!!!. Il bello della vita è affrontare il cammino con la pioggia che ti inzuppa e poi il vento che ti asciuga Ecco che ve ne sembra? Tra gli escursionisti abbiamo scoperto poeti e filosofi! Ed ora a nome del gruppo “Uniti per la montagna, Fodom”

e in qualità di segretaria vi auguro “Buonissime Feste! Che il nuovo anno porti serenità, gioia e salute” così l’estate prossima potrete venire in gita con noi e la nostra giuda “IL ŠERA”. Eleonora “La segretaria... che a Obama manca... per fortuna!!!”

Ecco la bella Compagnia sul monte Muro sopra Antermoia in Val Badia.

Gruppo della Montagna

Donatori di Sangue

Val di Non, 12 ottobre 2014 Gita del donatore

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«Le nuove del Pais»

Dal Comune

ATTUALITÀ - SUZÉDE NTA FODOM LAVORI PUBBLICI • E’ stato approvato il progetto definitivo relativo ai lotti riguardanti la sistemazione dell’antico percorso “De la Vëna” tra le miniere del Fursil e il Castello di Andraz e i lavori per il recupero funzionale di Malga Castello per realizzare il centro visitatori a servizio del Castello di Andraz. Oltre all’info-point turistico e biglietteria sono previste 8 camere, un appartamento per il gestore, il ristorante, il bar, una sala espositiva, un punto vendita dei prodotti locali, locale per nolo bike oltre ai volumi tecnici. • Sono state ripristinate buona parte delle barriere stradali danneggiate nel corso dell’inverno scorso lungo le strade comunali di Cherz-Masarei, Ornella-San Giovanni, CorteContrin, Palla-Agai, Larzonei, Fondovalle, Davedino-Vallazza, Liviné e la barriera in prossimità della rotatoria di Arabba per complessivi € 26.000,00. • E’ stata sottoscritta a metà settembre la convenzione tra i comuni di Colle, Cortina e Livinallongo e Veneto Strade che ha permesso l’avvio dei lavori per la realizzazione dei paravalanghe sui Passi Valparola, Giau e Falzarego per un importo complessivo di € 3.300.000,00. • I Comuni di Colle e Livinallongo hanno aderito al Bando regionale per interventi di efficientamento energetico dell’illuminazione pubblica, mediante la sostituzione dei corpi illuminanti non più a norma con sistemi moderni a LED, proponendo la riqualificazione della rete di illuminazione pubblica in alcune Frazioni di Colle S. Lucia per € 111.000,00 e a Fodom nelle frazioni di Arabba e Renaz per € 229.000,00. • Presso il campo sportivo di Arabba sono stati eseguiti i lavori di messa a norma dell’impianto elettrico per € 7.200,00. SCUOLA • E’ stata approvata la convenzione tra i Comuni di Alleghe,

Colle, Livinallongo, Rocca e Selva per la gestione associata delle funzioni comunali di edilizia scolastica, organizzazione e gestione dei servizi scolastici in ottemperanza al D.L. 95/2012 e alla Legge regionale 18/20012. • Per le aule delle Scuole di Pieve sono stati acquistati nuovi banchi e sedie in regola con le norme sulla sicurezza. • Per garantire il diritto allo studio sono stati erogati alle famiglie di 34 studenti frequentanti Scuole superiori o Università contributi per complessivi € 8.820,00. Per le famiglie con alunni frequentanti le Scuole di Arabba, Pieve e Brenta distanti più di un kilometro dalla fermata dello scuolabus € 2.040,00. • Per l’insegnamento del tedesco nella Scola primaria di Pieve in collaborazione con l’Istitut Cesa de Jan, per l’anno 2014, sono stati impegnati € 13.950,00. WELFARE • E’ stata avviata la procedura per la costituzione di una ASP - Azienda Speciale per i Servizi alla Persona. Si tratta di un Ente funzionale del Comune, che andrà a gestire la Casa di Riposo Villa S. Giuseppe e tuti gli altri servizi in campo socio-assistenziale e sociale, garantendone al contempo il controllo pubblico. La difficoltà per il Comune che gestisce direttamente strutture come Villa S. Giuseppe, in termini di gestione del bilancio, rispetto dei parametri di calcolo della spesa, l’obbiettivo del patto interno di stabilità e non da ultimo gli obblighi del D.L. 95/2012 relativi all’associazio-

L’Aministrazion del Comun de Fodom Ve augura Bone Feste e dut l ben per l ann che ven.

ne delle funzioni fondamentali comunali - tra le quali rientra anche il sociale - impongono scelte in termini di riorganizzazione gestionale. • L’ASP è garanzia del mantenimento dei servizi qualitativamente elevati resi finora grazie ad un’ottima gestione, alla professionalità degli Operatori unita ad una straordinaria disponibilità, rispetto e attenzione per gli Ospiti della nostra Casa di Riposo. • Firmato a Roma il 5 novembre il Decreto per autorizzare la Regione Veneto a concedere al Comune il contributo di € 888.500,00 per il completamento dell’ampliamento della casa di riposo che assieme ai fondi del Comune e al contributo della Fondazione Cariverona di € 165.000,00, permetterà di riprendere i lavori relativamente al pianterreno, parte del seminterrato e due piani per complessive 6 stanze e 12 nuovi posti letto per persone non autosufficienti oltre al completamento dei rimanenti piani per quanto riguarda le predisposizioni impiantistiche e le tramezzature. VARIE • I Comuni di Alleghe, Colle S. Lucia, Livinallongo, Rocca Pietore e Selva di Cadore hanno aderito al PAES – Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile, che permetterà un utilizzo migliore delle fonti energetiche e di contribuire agli obbiettivi in materia di sostenibilità ambientale ed energetica. E’ il principale movimento europeo che vede coinvolte le autorità locali e regionali impegnate ad aumentare l’efficienza energetica e l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili nei loro territori. • Sono state avviate le procedure per la vendita di un appezzamento di terreno in loc. Varda per la realizzazione di un edificio da adibire a prima casa per residenti. • Il consiglio Comunale ha chiuso una vecchia pratica di alienazione di un piccolo appezzamento di terreno alla Ditta Hotel al Forte.

Lauree

BASSOT Vanessa il 12 aprile 2014 si è laureata in Lettere con il punteggio di 110 e lode discutendo una tesi sulla linguistica del fodom dal titolo “Osservazioni sulla fonetica storica del ladino livinallese”. Congratulazioni vivissime da parte di mamma Nerina, papà Giovannello, e nonna Irene, felici ed orgogliosi per questo bel traguardo.

PIAIA Alberto Il 5 settembre 2014 si è laureato in ingegneria civile (laurea triennale) con votazione 108/110, presso l’Università degli Studi di Trento, discutendo la tesi: “Sergio Musmeci: ingegnere-scienziato alla ricerca dell’ottimizzazione della forma strutturale”. Tante congratulazioni dai genitori e parenti.

L’8 novembre 2014 GABRIELLI Serena si è laureata in lingue e culture del medio oriente e dell’Africa mediterranea con voto di 105/110 presso l’università Ca’ Foscari di Venezia. Congratulazioni da tutta la famiglia. A Vanessa, Alberto e Serena le congratulazioni ed i migliori auguri anche da “Le Nuove del Pais”!


«Le nuove del Pais»

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L’illuminazione pubblica costerà meno

“

Lampioni intelligenti” per tagliare i costi dell’illuminazione pubblica. I comuni di Livinallongo e Colle S. Lucia hanno presentato insieme una domanda di contributo su un bando emesso dalla Regione Veneto che finanzia “interventi di efficienza e risparmio energetico delle reti di illuminazione pubblica”. Il bando, che attinge ai fondi per lo sviluppo e la coesione (Programma Attuativo Regionale 2007–2013) prevede specificatamente interventi di “efficentamento energetico delle reti di illuminazione pubblica, da conseguire anche con la sostituzione di corpi illuminanti e delle relative lampade con apparecchiature ad elevate prestazioni e con l’utilizzo di tecnologie di telecontrollo, telegestione ed automazione”. Per i comuni con popolazione inferiore a 5000 abitanti i finanziamenti possono arrivare fino al 90 per cento dell’importo complessivo dell’intervento per interventi che vanno da un minimo di 100 mila euro ad un massimo di 1,5 milioni di euro. Le modalità del bando prevedono anche la possibilità che a presentare la domanda siano più comuni insieme. Per questo Fodom e Colle hanno deciso di unire le

forze e, dopo aver stipulato un’apposita convenzione nella quale è stato individuato quest’ultimo come soggetto capofila, hanno presentato i relativi progetti preliminari per l’intervento denominato “Efficienza e risparmio energetico delle reti di illuminazione pubblica comunale dell’area ladina storica dell’alto Agordino”. L’importo complessivo dell’intervento è di 340 mila euro: 229 mila euro per Livinallongo che prevede di intervenire sulle reti dell’illuminazione pubblica di Arabba e Renaz e 111 mila euro per Colle S. Lucia, il quale ha previsto interventi in varie frazioni del comune. “Si tratta – spiega il sindaco di Livinallongo Leandro Grones – di sostituire alcuni lampioni dove sono montate ancora lampadine di tipo vecchio e sostituirle con quelle a led, che consumano molta meno energia elettrica. Ogni nuovo lampione inoltre, sarà dotato di una sorta di computer, il quale, in base ad uno specifico programma installato, adegua l’intensità della luce emessa a seconda della luminosità dell’ambiente circostante. Insomma, una specie di “lampione intelligente” che si autoregola da solo e permette così di risparmiare energia

elettrica. Ma non solo questo. Nella rete di illuminazione pubblica del comune sono in funzione ancora lampioni che non rispettano le norme contro l’inquinamento luminoso: ovvero che irradiano la luce anche verso l’alto. Grazie a questo progetto potremo intervenire a sanare anche questa situazione. È un bando da non poter perdere – continua Grones – perché prevede un finanziamento fino al 90 per cento della spesa. Alla fine si tratta di un investimento che si ripagherà in pochi anni grazie al risparmio energetico che ci permette di conseguire. Il Comune di Livinallongo ha previsto di intervenire nella rete dell’illuminazione pubblica di Arabba e Renaz “perché – spiega ancora Grones – nel resto del comune gli impianti sono praticamente nuovi. È stato previsto di installare lampioni dello stesso modello di quelli in funzione da tempo nella frazione di Andraz, che non hanno creato problemi e rispettano i criteri anti inquinamento luminoso. Con l’occasione sarà anche spostato da Arabba ad Alfauro un apparecchio che permette di regolare in automatico l’intensità luminosa dei lampioni collegati”. (SoLo )

Passi più sicuri con i soldi di Tn e Bz Sono iniziati i primi interventi previsti dal progetto presentato dai comuni di Cortina (capofila), Livinallongo e Colle S. Lucia e finanziato dal Fondo Odi per la “mitigazione del rischio valanghivo sui passi Falzarego, Valparola e Giau”. Un progetto finanziato al 100 per cento con i fondi messi a disposizione dalla Province autonome di Trento e Bolzano per un importo complessivo di 3 milioni e 300 mila euro e che mira alla messa in sicurezza dei tre valichi. Il progetto prevede distinte e puntuali opere di difesa dalle valanghe. Lungo il Giau ed il Valparola è prevista la posa, in alcuni tratti, di reti fermaneve (i lavori dovrebbero iniziare a breve) che si aggiungeranno a quelle già esistenti. Più consistente invece l’intervento, lungo il Passo Falzarego, dove si è cominciato a lavorare nei giorni scorsi, in particolare sul lato Livinallongo, nell’area in cui la sr 48 delle Dolomiti attraversa i ripidi pendii che scendono dal Sass di Stria. Un tratto questo, della lunghezza di qualche centinaio di metri, l’unico di tutto il valico esposto al rischio

di valanghe, a causa del quale però spesso l’arteria deve essere chiusa da Veneto Strade per il pericolo di distacchi anche consistenti che mettono in pericolo il transito di veicoli. “Quello avviato – spiega il responsabile di Veneto Strade Sandro d’Agostini – è il primo stralcio degli interventi previsti in quel tratto di strada. In questa prima fase verranno “unite” le due tettoie sotto il Sass di Stria. Già questo ci permetterebbe di garantire una maggiore

sicurezza della viabilità durante l’inverno.” Quel tratto rimasto inspiegabilmente scoperto tra le due tettoie costruite negli anni ottanta viene infatti spesso invaso da copiose masse di neve che si staccano dai pendii sotto il Sass di Stria e superano anche la barriera naturale di un grande masso che sovrasta la strada. Ma l’intervento più consistente è previsto per la prossima primavera, come spiega d’Agostini. “Con il secondo stralcio andremo a prolunga-

Le tettoie paravalanghe sul Falzarego.

re le tettoie verso Livinallongo (la progettazione è ancora in corso) di almeno 50 – 70 metri. Così facendo contiamo di coprire l’area più esposta alle valanghe. Per l’inverno 2015 – 2016 potremo quindi garantire una maggiore sicurezza sul passo. Certo, ogni inverno fa storia a sé, come ha insegnato quello appena trascorso – osserva – ma grazie a questi lavori potremo garantire la viabilità anche in situazioni critiche. (SoLo)


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“Arabba Fly” pronta per l’inverno 2015 – 2016

Vista dall’alto del tracciato della nuova seggiovia “Arabba Fly”.

Le infinite code di sciatori che durante l’inverno, sci ai piedi, attraversano ogni giorno il centro di Arabba e la sr 48 delle Dolomiti per passare dal comprensorio sciistico del Burz

a quello di Portavescovo hanno le ore, o meglio, i mesi contati. Dall’inverno 2015 – 2016 infatti sarà in funzione la seggiovia “Arabba Fly” grazie alla quale le migliaia di sciatori che quotidianamente percorrono la Sellaronda in entrambi i sensi di marcia potranno letteralmente “sorvolare” Arabba in tutta sicurezza e comodità. Dopo più di 30 anni di discussioni, polemiche, ipotesi di sovrappassi, sottopassi e cabinovie, si potrebbe quindi finalmente veder risolto uno dei punti neri del carosello sciistico più famoso del mondo che tante proteste ha suscitato in questi ultimi anni. Il progetto è in fase di approvazione e per la realizzazione e gestione della seggiovia le società Sit Boé e Sofma hanno raggiunto uno storico accordo di costituire una società “ad hoc”, che si chiamerà appunto “Arabba Fly”. “L’iter del progetto sta procedendo negli uffici della Provincia – spiega Diego De Battista della

Sit Boè. “Una volta terminato potremo iniziare la fase della progettazione esecutiva. La nostra intenzione è quella di poter avere tutte le carte in regola per la fine dell’inverno in modo da poter realizzare la seggiovia nel corso dell’estate e vederla in funzione per l’inverno 2015 – 2016. Ciò ovviamente non dipende solo da noi ma anche dai tempi della burocrazia. In particolare resta da sciogliere un nodo “tecnico” legato all’incrocio della nuova seggiovia con quella esistente del Burz. Il progetto prevede la “condivisione” di un pilone tra i due impianti (il Burz passerà sopra, Arabba Fly” sotto n.d.r.). Una particolarità tecnica sulla quale l’Ustif, il competente ufficio della motorizzazione, vuole analizzare ed approfondire prima di dare il via libera. Comunque siamo fiduciosi di poter rispettare i tempi che ci siamo prefissati.” La vera novità sarà però la gestione congiunta con la Sofma. “In verità – continua

De Battista – avevamo detto fin dall’inizio che noi come Sit Boè avremmo seguito la progettazione e che la gestione andava fatta insieme. Questo perché “Arabba Fly” andrà a “toccare” i rispettivi comprensori sciistici. Ma non è una novità. Anche in altre località sciistiche, per esempio del Sudtirolo o altre regioni, gli impianti di collegamento come questo sono gestiti da più società. “Arabba Fly” sarà una seggiovia quadriposto con tapis roulant ed avrà una portata massima di 2400 persone ora, “anche se all’inizio – spiega ancora De Battista – verrà ridotta a 2.200 per dare il tempo di valutare che le modalità di imbarco nei due sensi contemporaneamente avvengano in modo corretto e sicuro.” Costo previsto dell’impianto con le opere annesse, 2 milioni e 500 mila euro per i quali è stato chiesto un contributo alla Regione sul cosiddetto “Fondo Fas”. (SoLo )

Scuole “associate”: è polemica Gestione associata della scuola: è scontro in consiglio comunale. La minoranza accusa l’amministrazione di mettere a rischio l’autonomia della gestione della scuola fodoma. “Non cambierà niente” replica e rassicura il sindaco Grones. L’unione dei servizi sta prendendo lentamente forma ma, com’era da aspettarsi, non senza polemiche, paure e distinguo. Nei giorni scorsi i 5 comuni dell’Alto Cordevole, Livinallongo, Colle S. Lucia, Selva di Cadore, Alleghe e Rocca Pietore hanno firmato la

La scuola materna di Arabba.

convenzione con la quale gestiranno in forma associata le scuole. Come comune capofila è stato designato quello di Alleghe in quanto sede della direzione dell’Istituto Comprensivo. Un passo notevole, perché nella convenzione si parla di coordinamento e condivisione di servizi importanti ed essenziali come il trasporto scolastico, le mense e l’edilizia scolastica mediante l’introduzione di tariffe uguali per tutti, di modelli standardizzati ed omogeneizzazione dei procedimenti amministrativi. “Termini che” – spiega il sindaco Grones – “capisco possano far gridare qualcuno al lupo al lupo per la paura di perdere qualche cosa”. Fodom ed Alleghe sono gli unici due comuni nei quali ci sono ancora tutti e tre i gradi dell’istruzione dell’obbligo: materna, elementare e media. Comprensibile quindi che il tema sia delicato almeno tanto quanto il timore di vedersi togliere autonomia decisionale su questo settore. Proprio ora, tra l’altro, che

nelle scuole fodome si è reintrodotto l’insegnamento del tedesco e da quest’anno è arrivato anche il ladino. “Si giustifica questo passo con l’obiettivo del risparmio - ha detto il consigliere Claudio Sorarui. “Ma il Comune di Fodom si è sempre gestito le scuole con il suo personale, i suoi assessori ed i suoi tecnici. Ora lo farà personale del comune di Alleghe, il quale poi ci manderà il conto. Ma allora – ha chiesto Sorarui – dov’è il risparmio? Nella sua replica il sindaco Grones, dopo aver chiarito che il passo fatto è un obbligo di legge, pena la nomina di un commissario “ad acta” ha rassicurato: “Il nostro comune non perderà la sua autonomia sulla scuola. Ci sarà sempre un assessore all’istruzione, lo scuolabus sarà guidato dai nostri dipendenti comunali e potremo continuare ad insegnare il tedesco ed il ladino. Tutte le decisioni saranno prese nell’ambito della conferenza dei sindaci: niente verrà imposto se non lo vorrà il comune. La decisione di

approvare in tempi rapidi la convenzione – ha spiegato – è stata dettata dal fatto che la Regione Veneto ha previsto dei contributi per quei comuni che entro ottobre arrivavano alla gestione associata di almeno una delle funzioni fondamentali. Si tratta di 10 mila euro a comune, quindi 50 mila euro che potremo investire nella scuola.” Spiegazioni che però non hanno convinto l’opposizione che con il capogruppo Ugo Ruaz ha annunciato voto contrario affermando che prima di “dare via” le scuole si poteva optare per qualche altra funzione meno delicata, come ad esempio la polizia municipale. La minoranza infine ha chiesto all’amministrazione di valutare e confrontare la spesa per la funzione scolastica dell’anno precedente per verificare se effettivamente la nuova forma di gestione consentirà dei risparmi e migliore efficienza “in quanto esperienze passate, come i rifiuti, hanno disatteso le aspettative programmate.” (SoLo)


«Le nuove del Pais»

Bestiame e formaggi in vetrina lunedì 29 settembre ad Arabba, dove si sono tenute contemporaneamente la Rassegna della Razza Bruna Alpina la Rassegna dei Formaggi di Malga dell’Agordino. Una duplice occasione per apprezzare ed assaporare la qualità del lavoro e dei prodotti del mondo agricolo locale. La Rassegna della Bruna Alpina, rimasta quasi unica nel suo genere, anche quest’anno è stata organizzata dall’Associazione Regionale Allevatori in collaborazione con l’associazione “Bacagn da Fodom” che raggruppa gli allevatori della vallata fodoma. Una quarantina gli esemplari presentati quest’anno al giudizio dell’esperto, il sudtirolese Martin Wegger. Come di consueto la giornata si è aperta con la valutazione dei vari capi di bestiame raggruppati in quattro categorie. Ogni proprietario effettua un breve giro in cerchio con la propria bestia per dare modo al tecnico di valutarne le caratteristiche e di stilare poi un giudizio finale. Quest’anno il titolo di campionessa è andato a Dega Vivid Dinda, una manza

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Formaggi e bestiame in vetrina ad Arabba dell’azienda Dega Farm di Paolo Degasper che ha vinto anche la rispettiva categoria delle manze dai 18 ai 23 mesi. Seconda classificata, come campionessa di riserva, Desi, della stalla di Dorigo Bernardino, vincitrice anche della categoria manze dai 23 ai 33 mesi. Nella categoria vitelle 6–10 mesi il primo premio è andato a Viola, un esemplare dell’azienda di Christian Grones, mentre nella categoria vitelle 10–13 mesi il titolo è andato a Indi dell’azienda Società Agricola Maso Chi del Gross di Olivo Daberto. Nonostante la giornata lavorativa la manifestazione ha visto la partecipazione anche di un buon numero di spettatori. Non è mancata la presenza delle autorità con in testa il sindaco di Livinallongo Leandro Grones ed il consigliere regionale Sergio Reolon, oltre ovviamente ai

rappresentati del settore agricolo: il presidente Floriano De Franceschi ed il direttore Adriano Toffoli dell’Associazione Regionale Allevatori insieme al presidente Silvano Dal Paos ed al direttore Enzo Bottos della Coldiretti di Belluno. Mentre da una parte si valutava il bestiame, dall’altra si assaggiavano i formaggi provenienti dalle malghe dell’Agordino. Dodici quest’anno quelle presenti alla rassegna, giunta alla 28^ edizione ed organizzata come sempre dalla Coldiretti. Sui banchi anche i formaggi di 5 malghe da fuori Agordino, che non partecipavano però al concorso. La manifestazione ha coinvolto anche le classi prima e seconda elementare della scuola di Pieve. I ragazzi sono stati accompagnati in un percorso formativo sulla produzione del formaggio che ha permesso loro di

conoscere, grazie alle spiegazioni degli esperti, come valutare le qualità del prodotto. Il formaggio più buono quest’anno è stato quello di Malga Laste, gestita dai fratelli Dorigo. Quarto posto per la locale Malga Cherz a pari merito con la Malga Pramper, gestita dalla latteria di Renaz, che si è però rifatta qualche giorno dopo, vincendo il primo premio alla kermesse di Villa Pat a Sedico. (SoLo)

Le campionesse della rassegna.

N toch de teater per recordé la Pruma Viera Bel suzess a bu la sëra metuda a jì da l’Union dei Ladins da Fodom per recordé i 100 agn da la Pruma Gran Viera. Ence se l eva n dì fora per la setemena, na bela clapada de jent, valgugn ruei ence da le val ladine da chilò fora, i a responù al envit de l’Union e i a emplenì gran pert de le carieghe del self dei congresc per cialé prò al toch de teater entitolé “Te preo scrieme” prejenté da “Ra filodramatica d’Ampezo”. Na raprejentazion che a toché l cuor a duc perciéche l’é juda a conté e raprejenté chëla che l’eva la realté de chi meisc d’isté del 1914, cánche ence n Ampëz come nte dute le val ladine, nte Tirol e ntei autri cantons del Impero ruáva la notizia de la mobilitazion dei omegn per piè via n viera contra la Serbia. La pruma scena la peia via proprio da chilò, nte na fameia de Ampëz: ma assa podù ester ence una de Fodom o de n’autra val. Se descor de la viera apëna sclopada: i jovegn i a veja de jì a scombate, chi plù de temp enve-

ze i festidieia, i a poura de chël che podëssa suzede. E ncuoi savon che i ava rejon. La storia la se tramuda spò n Galizia ulache i saudei tiroleji e spò ence chi ladins i e ruei a combate. No i a ‘ncora prové le struscie de la pruma linea: i e duc gaierc e segur, guaja ence la propagánda, che la viera la durarà puoch e che nte cater e cater vot i se endesvignarà de la Serbia e de la Ruscia. Se tourna n Ampëz ulache a cesa se scomencia a sentì l peis de la viera. I omegn i é dalonc, l laour de la campagna l é dut su le spale de le ële e se scomencia ence a sentì la fam. Nte le cese se speta che rue chelche scrit dai saudei per savei coche i sta e podei ie respone. L festide l é gran per suo destin e i se damana ence: onso da scrive che va dut va polito o elo da i cruzié e i é conté che ence chilò l’è struscie? La scena la tourna n Galizia. I é scomencei i prums combatimenc contra i Rusci: l eser-

La Filodramatica d’Ampezo davò la raprejentazion sa na Reba”.

zito austro – ungarich l a bele perdù mile e mile saudei. Ence ntra i protagonisć ampezagn valgugn ven ferìs. Se fesc i conc co la realté de la viera e de chël che la porta: l risćio de ester copé o ferì, la cosapevolëza che a la fin l nemich auter no l é che na persona come ti, mefo co n’autra mondura. L’ultima scena la conta de chelche ann davò la viera. I protagonisć i é tournei duc a cesa ma a chi che ie damana de la viera ie respon che l é n velch che i no volëssa plù vedei e che i vol ence desmentié. Tematiche che fesc pensé che i é stade tratade ence da la studiosa de viera Luciana Palla nte sua relazion tignuda davà la raprejentazion. Luciana l’é piada via a conté coche s’é ruei a la viera davò l’atentat de Sarajevo per rué a spieghé ci che l eva suzedù nta Fodom nte chël’isté del 1914 e po’ de mei del 1915, cánche l’Italia ava declaré viera a sua ex aleada “Austria- Ungheria”. La storia veduda da la pert de la jent, che a mossù mpruma vedei pié via i ëi sot ai saudei e po’ davò n ann arbandoné sue cese che brujëva perciéche i eva su la pruma linea del front. Desperazion e consapevolëza che la viera la no fossa stada curta coche i pensëva: chisc i sentimenc ntel cuor de chi se n sciampëva nfora o vigniva manèi njù. Na sëra spò che a daidé a pensé su e coche a dit la prescidenta de la Generela Elsa Zardini nte suo intervent, a fè dedut perciéche la viera la no n abe plù da tournè nte noste tiere. (SoLo)


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I

lupi tornano sulle Dolomiti: ma è solo un film. Una storia d’amore di due lupi tra le Dolomiti. Questa la trama di un film documentario realizzato grazie ad una coproduzione fra le emittenti televisive tedesche Orf, Arte, Ndr, che è stato girato nei giorni scorsi sul Passo Falzarego da una troupe del regista Kurt Mayer insieme al suo team del Univeseum dalla televisione austriaca Orf. Che le Dolomiti ed il Passo Falzarego in particolare vengano scelte dai registi come scenari per film o spot pubblicitari non è una novità. Se non fosse che in questo caso i protagonisti sono due lupi veri, di razza europea, che sono stati portati tra i boschi e sui prati alle pendici del Sass di Stria e del Lagazuoi per girare alcune scene. La trama del film è molto semplice ed è quella di un lupo che girovaga tra le Alpi finché arriva sulle Dolomiti dove incontra “l’anima gemella”. I protagonisti della storia, Ted e Shinta, due esemplari di lupo europeo di circa due anni, sono stati portati da Parigi dall’istruttore ed addestratore di animali per il cinema Pascal Treguy insieme al suo team. Treguy è diventato famoso per aver collaborato alla produzione del famoso documentario “La marcia dei pinguini” del regista Luc Jacquet, vincitore di molti premi,

«Le nuove del Pais»

Ciak si gira: i lupi sulle Dolomiti

Foto ricordo per Walter De Cassan insieme ad uno dei …protagonisti del film.

tra i quali l Oscar e l Eddi Award come miglior documentario, nel quale la voce narrante era quella di Fiorello. Ed inoltre del film “La volpe e la bambina”, film dello stesso regista, uscito nel 2007, anche questo accolto da un notevole successo di critica e di pubblico. Film appunto, dove i protagonisti principali sono degli animali, magistralmente addestrati e seguiti da Treguy. La troupe, formata da otto persone tra regista e personale,

oltre a ben 3 persone addette alla sorveglianza di Ted e Shinta, hanno alloggiato per cinque giorni all’Albergo La Baita di Livinallongo. Per i proprietari della struttura, la famiglia De Cassan, è stata un’esperienza certamente particolare ed unica quella di ospitare due lupi. “Il regista ed un tecnico della produzione erano passati qualche settimana prima in sopralluogo per vedere dove girare le scene ed in quell’oc-

casione mi hanno chiesto se eravamo aperti ad ottobre – racconta Walter De Cassan. La prima sera sono arrivati molto tardi. I lupi li trasportavano con un furgone attrezzato con due gabbie di ferro, che poi sono state montate nel garage dell’albergo. All’inizio – confida Walter – avevo un po’ di paura, soprattutto quando dovevo andare a prendere qualcosa in garage. Poi l’addestratore mi ha rassicurato: “Basta che non vai da solo e tieni ben presente che, alla fine, sono bestie selvatiche. Comunque devo dire che è proprio un bel animale, molto affascinante. L’ultimo giorno, prima di partire, me l’hanno lasciato tenere al guinzaglio per una foto. Hanno una forza incredibile: ogni tanto dava di quegli strattoni da far fatica a tenerlo. La troupe ha girato diverse scene sul Valparola, sulla Postazione Edelweiss, ad Andraz, nei boschi sotto La Baita, sul Falzarego, Lagazuoi dove gli escursionisti che approfittavano delle splendide giornate autunnali, hanno avuto l’opportunità unica di vedere questi animali rari ed estremamente timidi. Il film uscirà l’anno prossimo nell’ambito della trasmissione “Universum” trasmessa dalla Orf. Il service per la Kurt Mayer film è stato curato dalla Helios Sustainable Films di Bolzano. (SoLo)

Auguri ai coscritti

Classe 1996

Classe 1994

Da sx, in piedi: Palla Michele, Baldissera Valentino, Crepaz Nicola, Delfauro Filippo, Denicolò Davide, Fersuoch Kevin, Delmonego Angelica, Rudatis Naomi, Costa Valentina, Delunardo Martina, Dagai Serena (Laste), Lezuo Jacqueline (Laste), Finazzer Ulrica. Accovacciati, da sx, Pezzei Riccardo, Pellegrini Davide, Demattia Paolo e Nagler Sebastiano.

Sabato 15 novembre anche i coscritti del 1994 hanno fatto festa senza dimenticare di ringraziare il Signore per la loro giovinezza. Quello in alto a destra è evidentemente fuori corso, ma ha potuto ringraziare con loro.


«Le nuove del Pais»

L

o avevamo promesso e così è stato: “in occasione dei 45 anni andremo a Barcellona”. Ecco allora che con un sostanzioso gruppo dei coscritti della classe 1969 ci siamo recati nella città della Catalogna per un fine settimana davvero singolare. Siamo partiti alle prime luci dell’alba di un tiepido venerdì autunnale carichi di entusiasmo; in tasca, oltre ad un biglietto aereo, un bollettino meteo davvero confortante con temperature gradevoli su tutto il fronte. Da Venezia a Barcellona il volo è stato rapido e di colpo ci siamo ritrovati al centro di questa metropoli piena di suggestione. Dopo aver rintracciato il nostro hotel abbiamo preso confidenza con il cibo e le abitudini locali prima di tuffarci nel magico mondo dell’architetto Antoni Gaudì le cui opere si possono apprezzare in ogni angolo della città. Casà Batiò, Piazza Catalunia e il porto naturalmente raggiunto passeggiando attraverso la famosa “Rambla” sono stati i primi luoghi che abbiamo visitato. Abbiamo parlato spesso dell’incredibile numero di persone che si incontrano in una città così grande ma vale la pena sottolineare che non abbiamo mai avuto la sensazione, spesso ricordata, di incontrare persone malintenzionate. Lo stravolgimento urbanistico e sociale che ha subito la città dopo le Olimpiadi del 1992 lo si nota e lo si apprezza. La giornata di sabato è stata dedicata alla visita della “Sagrada Familia” la basilica cattolica consacrata dal papa Benedetto XVI nel 2010. Questa costruzione, vero simbolo di Barcellona, è il capolavoro di Gaudì che la ridisegnò completamente nel 1883. Da allora i lavori di realizzazione sono continuati ed è presumibile che verranno terminati nel 2030. Da togliere il fiato la vista della città dalla Torre della Passione. Dopo un aperitivo a base di sangria e un pranzo con la classica “paella” ci siamo diretti alla “bacheria” uno dei mercati più famosi del mondo e di seguito a “Plaza de Espania” una delle immancabili attrazioni che questa città riserva. Un gruppo di noi

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La classe 1969 in gita a Barcellona

Foto di gruppo sulla spiaggia.

all’ultimo istante ha deciso di recarsi al “Nou Camp” per assistere alla partita di calcio della Liga spagnola con la squadra del Barcellona al gran completo. L’impegnativa giornata si è conclusa con un tour nel cuore della città. Domenica abbiamo visitato il Park Guell, ammirando ancora una volta la genialità e lo spirito creativo di Gaudi e poi siamo saliti sul Montjiuc, il promontorio che sovrasta la

città e che si raggiunge con una cabinovia simile a quelle che ben conosciamo nei nostri comprensori sciistici. Il mare invece lo abbiamo raggiunto con una vecchia funivia che attraversa la zona del porto. Un ultimo momento conviviale nella “Barceloneta” proprio in fronte al mare e poi con una lunga serie di mezzi di trasporto ci siamo diretti in aeroporto per il volo di rientro. La grande

unione tra il gruppo e una straordinaria capacità di adattamento a tutto ciò che veniva proposto sono stati alcuni dei segreti del viaggio. Con queste premesse si può già pensare alla prossima occasione; la maglietta creata “ad hoc” da due nostre coscritte e che ricorda che “bisogna andare all’avventura per vivere un’avventura” ci ritornerà sicuramente utile. (uno della classe)

Matrimoni Si sono sposati civilmente

Il 21.06.2014 DA ROIT Devis e CREPAZ Tiziana, nel Castello di Andraz il 21.06.2014.

Il 09.08.2014 DELLA GIACOMA Ulisse (figlio del segretario Comunale) e ROMAN GALDRAN Sara, nel Castello di Andraz il 09.08.2014.

PETRI Mirco e GANZERLA Mara, a Pieve il 13.09.2014.


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«Le nuove del Pais»

ANAGRAFE E STATISTICA PARROCCHIALE QUATTRO GENERAZIONI

MATRIMONI

DORIGO Denni (Corte) e SAVIO Monica (Taibon Agordino), a Larzonei il 13.09.2014.

Il piccolo Joel Crepaz in braccio alla bisnonna Enrica Grones, con a fianco la nonna Manuela Dorigo e la mamma Chiara Vallazza.

ANNIVERSARI CREPAZ Giuseppe (figlio di Giovanni di Masarei) e ZANON Arianna, a Brian di Eraclea il 27.09.2014.

Non è da tutti i giorni festeggiare l anniversario di matrimonio di 3 fratelli, originari di Cherz: Crepaz Antonio con Masarei M. Elisabetta di Cherz (50° di matrimonio), Crepaz Pia con Dorigo Pio di Corvara (50° di matrimonio) e Crepaz Viola con Chizzali Adelmo di Colle S. Lucia (40° di matrimonio). I migliori auguri da tutti i familiari!

LEZUO Ugo (Arabba) e DORIGO Barbara (Retiz), a Pieve il 18.10.2014.

BATTESIMI

DEVICH Nicole (Salesei di Sopra), nata a Belluno il 21.04.2014 e battezzata a Pieve il 07.09.2014.

COSTA Beatrice (Arabba), nata a Belluno il 17.02.2014 e battezzata ad Arabba il 22.06.2014.


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Battesimi

«Le nuove del Pais»

COSTA Nadine (Salesei), nata a Brunico il 22.02.2014 e battezzata a Pieve il 28.09.2014.

DELTEDESCO Elisa (Andraz), nata a Padova il 12.05.2014 e battezzata a Pieve il 28.09.2014.

CREPAZ Joel (Renaz), nato a Brunico il 13.05.2014 MACERI Victoria (Alfauro), nata a Brunico il e battezzato ad Arabba il 28.09.2014. 04.09.2013 e battezzata ad Arabba il 28.09.2014.

KANEIDER Sondre (Passo Campolongo), nato a Vipiteno il 07.05.2014 e battezzato ad Arabba il 28.09.2014.

CARETTA Maria Lucia (Pieve-La Spezia), nata a La Spezia il 05.08.2014 e battezzata nella Chiesa di Santa Maria a La Spezia il 25.10.2014.

DENICOLÒ Thomas (Salesei di Sopra), nato a Belluno il 14.03.2014 e battezzato a Pieve il 09.11.2014.

LENA Filippo (Digonera-Voltago), nato a Feltre il 26 luglio 2014 e battezzato a Pieve il 09.11.2014.

GRONES Jessica (Renaz), nata a Belluno l’11.04.2014 e battezzata ad Arabba il 23.11.2014.


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«Le nuove del Pais»

NATI

ROSSI Giulia (Arabba), di Fabiano e Irsara Mara, nata a Belluno il 20.08.2014.

CREPAZ Azzurra (Precumon), di Mauro e Pszota Annamaria, nata a Brunico il 23.10.2014.

VALT Michael (Cherz), di Francesco e Crepaz Debora, nato a Brunico il 30.10.2014.

DEFUNTI

1. DAURÙ Giuseppe (Calalzo), nato a Digonera il 20.09.1933 e deceduto in Auronzo il 09.03.2014. Vedovo di Colcuc Lucia e padre di 4 figli.

2. DELAZER Alberto Paolo (Val Gardena), nato a Belluno il 24.02.1952 e deceduto a Bressanone il 01.08.2014. Coniugato con WORNDLE Rosa Maria.

3. PALLA Maria “birta” (Vacil di Breda di Piave - Livinallongo), nata ad Agai il 04.05.1923, e deceduta a Breda di Piave il 12.09.2014. Vedova di Palla Paolo, madre di 9 figli.

4. CREPAZ Maria Maddalena (Varda), nata a Cherz il 04.04.1920 e deceduta a Varda il 17.09.2014. Coniugata con Dander Erminio, madre di 1 figlia.

5. CREPAZ Maria Paolina (Agai), nata a Cherz il 24.05.1913 e deceduta a Sorarù-VSG il 21.09.2014. Vedova di Palla Giuseppe, madre di 6 figli, di cui 3 morti.

6. PALLA Antonio (Alleghe), nato a Franza il 28.07.1929 e deceduto a Sorarù-VSG il 23.09.2014, coniugato con Avoscan Lucia.

7. CATTANEO GUERRA Sergio (Sorarù), nato a Verona il 29.08.1932 e deceduto ad Agordo il 23.10.2014. Coniugato civilmente con LAMKER Gabriele, padre di 2 figli.

8. IRSARA Giovanni Battista (Arabba), nato a Badia il 20.11.1930 e deceduto a Brunico il 25.10.2014. Vedovo di Lezuo Maria Antonia, padre di 1 figlia.

Direttore don Dario Fontana responsabile ai sensi di legge don Lorenzo Sperti Iscr. Tribunale di Belluno n. 4/82 Stampa Tipografia Piave Srl - Belluno COORDINAMENTO Lorenzo Vallazza

9. DEVICH Ivo (Pieve), nato a Pieve il 31.01.1936 e deceduto a Sorarù-VSG il 05.11.2014. Coniugato con Grones Bruna, padre di 2 figli.

10. CREPAZ Katharina (Falzes), nata a Rasen (BZ) il 15.05.1921, e deceduto a Falzes (BZ) il 23.09.2014. Vedova Hitthaler, madre di 7 figli.

11. PALLA Anna Maria (Agai), nata ad Agai il 16.01.1925 e deceduta a Sorarù-VSG il 14.11.2014. Vedova di Roilo Paolo, madre di 3 figli.

Per comunicare con la redazione e proporre i propri contributi (articoli, foto o altro materiale) Inviare una mail a: lenuovedelpais@gmail.com


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Le nuove del Pais 2014_4 by Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan - Issuu