Anno XLX • luglio-settembre 2014 • N. 3
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iornata interessante quella del 17 agosto ad Arabba, una delle poche – tra l’altro – riscaldate dal sole. Ricca rassegna dei carri delle Frazioni, delle associazioni e dei gruppi. È da quando sono arrivato a Fodom che il mio pensiero si sofferma con soddisfazione in particolare sul volontariato presente in maniera abbondante nella nostra comunità. Soddisfazione che si accompagna spesso con un po’ di rammarico perché temo che coloro che si dedicano a queste opere non siano consapevoli fino in fondo del valore che hanno. In prima pagina, voglio parlarvi di questo. Quando una persona dichiara la propria fede, capita di sentire (sempre un po’ meno, a dire il vero): “Sono un cristiano praticante” oppure: “credo ma non pratico” (molto più spesso!). Generalmente queste frasi fanno riferimento al fatto che uno la domenica va a messa o no. Quella domenica, guardando sfilare i volontari, mi è venuto spontaneo pensare: “cristiani praticanti”. Ve la ricordate la parabola del buon Samaritano che per gli ebrei era un maledetto straniero e non andava certo al tempio come il sacerdote e il levita? Non si fermarono loro a soccorrere quel disgraziato, ma lui, lo straniero. E Gesù lo porta come esempio di chi mette concretamente in pratica la cosa più importante che è venuto ad insegnarci: l’amore per il “prossimo” che fa un tutt’uno con l’amore per Dio.
Volontario: cristiano praticante Di conseguenza, quando uno vuol bene agli altri e li aiuta, mette in pratica quello che ha chiesto Gesù: cioè è “praticante”. A me dispiacerebbe che chi fa volontariato non fosse consapevole di questo aspetto così importante degli interventi che compie. Naturalmente non bisogna farlo per essere ammirati dagli altri, per quel certo fascino che la divisa comporta, e magari anche per un po’ di prestigio.
A dire il vero, e non potrebbe essere che così, mi dispiace anche quando non si è consapevoli della grande opportunità che ci da il Signore Gesù, dopo averci fatto capire il valore del volersi bene, di attingere da lui la forza per poterlo fare fino in fondo senza secondi fini, con la gratuità, la delicatezza, la premura e la generosità che solo lui sa insegnarci. Ce lo dice ogni volta che partecipiamo alla
messa, ascoltando quello che ci insegna e accogliendolo nella nostra vita. Allora abbiamo raggiunto il massimo del nostro essere cristiani. Come vedete non sono cose lontane dalla nostra vita, irraggiungibili: a volta sono più facili, altre, più impegnative, ma a portata di mano e danno alla vita un sapore diverso. Grazie, volontari! don Dario
Alcune espressioni del Volontariato Fodom, presenti alla sfilata di domenica 17 agosto ad Arabba.
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Stile di vita cristiana Purtroppo, lo abbiamo notato ancora, quando si parla di cristiani il pensiero immediato non è sempre di gente serena, aperta, concretamente ottimista: è più presente l’idea della sopportazione e della rinuncia. “Malvolentieri” è la parola che potrebbe riassumere questo
stato d’animo. È conseguenza logica di una vita vissuta in coerenza con il Vangelo? Prendiamo una della sue pagine fondamentali (Mt 5,112) dove Gesù dà le regole per la felicità (= beati) e proviamo a comprenderne il significato profondo.
Essere felici (Matteo 5, 1-12) Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.»
1. Beati i poveri in spirito
3. Beati quelli che piangono
La povertà del cuore, secondo il vangelo, è il contrario dei disordini del desiderio, come l’invidia, l’avarizia o la brama di guadagno. Consiste essenzialmente nel non fissare il proprio desiderio nel possesso delle cose, come se «possedere» bastasse a essere felici, come se la felicità consistesse nell’«avere». Il povero di cuore non nutre disprezzo per le cose. Le desidera per sé e per gli altri in misura sufficiente, in modo da poter disporre di un’esistenza dignitosa, ma non ne diviene dipendente. Sa che l’uomo non vive di solo pane, ma che le vere ricchezze sono quelle del cuore, che si guadagnano sapendo dare e ricevere.
Questa terza beatitudine indica coloro che sono capaci di mettersi al posto degli altri per condividere le loro pene e le loro tristezze. Dichiara beati coloro che, uscendo dal letargo e dalla pigrizia del proprio desiderio, si lasciano commuovere e muovere per la sofferenza degli altri. Sono invece infelici coloro il cui cuore è indurito, insensibile, senza reazione, incapace di compassione, freddo di fronte allo spettacolo della sofferenza dei propri simili. Il vangelo, al contrario, invita alla capacità di uscire da se stessi e dalle proprie paralisi per vibrare con le gioie, le speranze, le angosce del prossimo.
2. Beati i miti
4. Beati coloro che hanno fame e sete della giustizia
La mitezza evangelica si situa all’opposto delle perversioni del desiderio che sono la violenza, l’oppressione, la molestia o la collera. La mitezza è controllo, riserva, finezza, delicatezza per l’altro e rispetto. All’opposto di ogni volontà di potenza dominatrice, la mitezza è una forza che rende umani: contenendosi, diviene tenerezza. Essere mite significa addolcire la propria forza favorendo in questo modo una vita comune, in accordo, dentro una relazione senza dominio. Impedendosi qualsiasi forma di violenza, il mite avanza nella vita disarmato, vulnerabile, avendo un «debole» per i suoi simili. Di conseguenza la mitezza evangelica diventa così attenzione, pazienza, senso dell’umorismo verso se stessi.
Desiderare con tutto il cuore la giustizia significa sognare un mondo nel quale la solidarietà ha la meglio sullo spirito di competizione e le leggi del mercato perdono la loro arroganza di fronte ai valori e ai diritti umani. Questa beatitudine invita a costruire un mondo equo, senza sfruttamento, nel quale gli uomini non si divorano più gli uni gli altri, l’uomo non è più lupo per l’altro uomo. E quando è stato commesso del male, rendere giustizia nello spirito del vangelo non consiste nel «far pagare» con un male equivalente. La giustizia secondo il vangelo non è mai vendicativa. Essa invita a riconoscere con consapevolezza la realtà dei fatti, a misurare la responsabilità degli uni nei
Salmo 73 Quanto è buono Dio con i giusti, con gli uomini dal cuore puro! Per poco non inciampavano i miei piedi, per un nulla vacillavano i miei passi, perché ho invidiato i prepotenti, vedendo la prosperità dei malvagi. Non c’è sofferenza per essi, sano e pasciuto è il loro corpo. Non conoscono l’affanno dei mortali e non sono colpiti come gli altri uomini. Dell’orgoglio si fanno una collana e la violenza è il loro vestito. Esce l’iniquità dal loro grasso, dal loro cuore traboccano pensieri malvagi. Scherniscono e parlano con malizia, minacciano dall’alto con prepotenza. Ecco, questi sono gli empi: sempre tranquilli, ammassano ricchezze. Invano dunque ho conservato puro il mio cuore e ho lavato nell’innocenza le mie mani, poiché sono colpito tutto il giorno, e la mia pena si rinnova ogni mattina. Se avessi detto: «Parlerò come loro», avrei tradito la generazione dei tuoi figli. Riflettevo per comprendere: ma fu arduo agli occhi miei, finché non entrai nel santuario di Dio e compresi qual è la loro fine. Ecco, li poni in luoghi scivolosi, li fai precipitare in rovina. Come sono distrutti in un istante, sono finiti, periscono di spavento! Come un sogno al risveglio, Signore, quando sorgi, fai svanire la loro immagine. Quando si agitava il mio cuore e nell’intimo mi tormentavo, io ero stolto e non capivo, davanti a te stavo come una bestia. Ma io sono con te sempre: tu mi hai preso per la mano destra. Mi guiderai con il tuo consiglio e poi mi accoglierai nella tua gloria.
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riguardi degli altri, per aprire nella verità una forza di riparazione e di riconciliazione. 5. Beati i misericordiosi Essere misericordiosi non è rinunciare alla giustizia, ma superare deliberatamente uno stile di relazione umana governato dal calcolo, dalla sola ricerca della stretta giustizia. La misericordia introduce infatti nei rapporti umani un principio essenziale di generosità, in base al quale non si misurano più i «meriti» e i «debiti» reciproci, ma si perdona fino a settanta volte sette. In altre parole, la misericordia designa la dimensione incondizionata dell’amore: il riconoscimento dell’altro, il rispetto che gli è dovuto, l’aiuto del quale ha diritto, l’augurio di felicità che sempre gli si può rivolgere, nonostante i suoi limiti e sbagli. La misericordia risponde al male con il bene. La misericordia, infatti, è un dono fatto all’altro gratuitamente. Non rinchiude l’altro nel peso del suo errore, ma lo ristabilisce nella stima di sé, lo solleva per un futuro sempre aperto. Il misericordioso che fa grazia è l’opposto dell’orgoglioso che schiaccia o del giustiziere che condanna. 6. Beati i puri di cuore Il cuore puro è un cuore il cui desiderio è libero da ogni volontà di possedere l’altro, fisicamente o moralmente. I suoi sentieri sono il contrario dell’inganno,
Australia dà lezione di civiltà a tutto l’occidente!! Ai musulmani che vogliono vivere secondo la legge della Sharia Islamica, recentemente è stato detto di lasciare l’Australia, questo allo scopo di prevenire e evitare eventuali attacchi terroristici. Sembra che il primo ministro John Howard abbia scioccato alcuni musulmani australiani dichiarando: GLI IMMIGRATI NON AUSTRALIANI DEVONO ADATTARSI! “Prendere o lasciare, sono stanco che questa nazione debba preoccuparsi di sapere se offendiamo alcuni individui o la loro cultura. La nostra cultura si è sviluppata attraverso lotte,
dell’ipocrisia, dell’infedeltà e della menzogna. In lui non c’è differenza tra quello che dice e quello che fa. Il suo sì è sì e il suo no è no. Il cuore puro è vero, autentico. Per questo ispira fiducia. Si può contare su di lui per crescere. È un cuore che non si lascia sporcare né dal bene che ha fatto, né dal male che ha commesso. 7. Beati i costruttori di pace Non fermiamoci alla parola «pace» poiché la giustizia e la misericordia sopra indicate già vi concorrono - ma alla parola «costruttori», «artigiani». Nel termine «artigiano» c’è l’idea dell’arte, dell’immaginazione inventiva, della creatività accessibile a tutti con i mezzi disponibili. Beati coloro, ci dice il vangelo, che sono animati da un così grande desiderio di pace che, senza stancarsi, non smettono di edificarla, nei loro ambiti di vita, con un’abilità tanto astuta quanto audace. Beati gli uomini e le donne che mettono in campo dei tesori di ingegnosità per forgiare l’amicizia, la
fraternità, la solidarietà. Beati coloro che giungono a sciogliere le situazioni più complicate affinché i nemici di ieri finalmente si parlino. 8. Beati coloro che sono perseguitati a causa del mio nome Quest’ultima beatitudine, che rinvia a tutte le altre, ci ricorda che il mondo nel quale viviamo è segnato dalla presenza del male; un male che può essere immenso. Ci ricorda che coloro che faranno crescere il proprio desiderio nello spirito del vangelo, nella dolcezza e nella misericordia, nella ricerca di pace e di giustizia, nella povertà e nella purezza di cuore, dovranno soffrire l’ostilità e anche la persecuzione. Ma sono beati coloro che saranno capaci di perseverare nel loro desiderio, di sopportare le avversità e di resistere al male desiderando sempre di più il bene. Sì, sono beati perché in questo modo, attraverso la grandezza del loro desiderio, forzano le porte del regno di Dio.
Cosa ne pensate? Ho trovato su Facebook questo testo che riporto tale quale. Non si sa quale sia l’attendibilità della fonte alla quale viene attribuito, ma leggiamolo per quello che dice. Forse le cose non andrebbero complicate quando sono semplici.
ad approfittare di un’altra grande libertà australiana: IL DIRITTO AD ANDARVENE. Se non siete felici qui, allora PARTITE. Non vi abbiamo forzati a venire qui, siete voi che avete chiesto di essere qui. Allora rispettate il paese che Vi ha accettati”.
Piccolo commento. vittorie, conquiste portate avanti da milioni di uomini e donne che hanno ricercato la libertà. La nostra lingua ufficiale è l’INGLESE, non lo spagnolo, il libanese, l’arabo, il cinese, il giapponese, o qualsiasi altra lingua. Di conseguenza, se desiderate far parte della nostra società, imparatene la lingua! La maggior parte degli Australiani crede in Dio. Non si tratta di obbligo di cristianesimo, d’influenza della destra o di pressione politica, ma è un fatto, perché degli uomini e delle donne hanno fondato questa nazione su dei principi cristiani e questo è ufficialmente insegnato. E’ quindi appropriato che questo si veda sui muri delle
nostre scuole. Se Dio vi offende, vi suggerisco allora di prendere in considerazione un’altra parte del mondo come vostro paese di accoglienza, perché Dio fa parte delle nostra cultura. Noi accetteremo le vostre credenze senza fare domande. Tutto ciò che vi domandiamo è di accettare le nostre, e di vivere in armonia pacificamente con noi. Questo è il NOSTRO PAESE; la NOSTRA TERRA e il NOSTRO STILE DI VITA. E vi offriamo la possibilità di approfittare di tutto questo. Ma se non fate altro che lamentarvi, prendervela con la nostra bandiera, il nostro impegno, le nostre credenze cristiane o il nostro stile di vita, allora vi incoraggio fortemente
Mi pare che non manca logica, equilibrio e chiarezza. Noi invece dobbiamo essere speciali e particolari fino a farci disprezzare proprio da loro – i Mussulmani – che di solito non ci chiedono di togliere i Crocifissi dalle aule scolastiche o di non fare i presepi, e che restano male quando sentono i loro compagni di lavoro italiani bestemmiare il Dio in cui dicono di credere. Vi meravigliate che nasca nella loro testa il pensiero: “Prima o dopo qui comanderemo noi?”. Allora si tratta di essere seri e coerenti con quello che crediamo, rispettandoli, ma anche facendoci rispettare. Più che far pensare i mussulmani, dovrebbe far pensare noi.
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Vita della comunità parrocchiefodom@gmail.com Domenica 8 giugno Cari parrocchiani Venerdì scorso abbiamo celebrato la Messa di ringraziamento per l’anno scolastico che si va concludendo ed ora si profila, per chi è fortunato, un periodo di ferie. Per noi in genere durano poco perché poi ci si deve subito preoccupare per le ferie degli altri che assieme a quelle (sempre degli altri!) della stagione invernale costituiscono il pane di un gran numero delle nostre famiglie. Con tutto questo dobbiamo ancora ringraziare il Signore che in genere da noi non manca il lavoro e non si deve subire la situazione penosa e talvolta umiliante di non essere in grado di mantenere la propria famiglia. A questo proposito ho letto su “La usc di Ladins” un appello ai fodomi da parte della direttrice della “Villa S. Giuseppe” perché approfittino della prossima disponibilità di posti di lavoro in questa struttura. È da tener davvero presente ricordando però che non è solo un lavoro, ma una missione. Rimanendo in questo ambiente mi piace ricordare ai ragazzi che sono in vacanza, specialmente a quelli più grandi, che non è proibito far visita ai nonni e ascoltare tutto quello che hanno da raccontare: si imparano cose che servono per la vita e che nessuna scuola è in grado di insegnare. (dd)
Di mese in mese Ogni settimana dal foglietto parrocchiale i nostri Don Dario e Suore Discepole del Vangelo ci rivolgono un breve pensiero legato al tempo che stiamo vivendo.
Domenica 15 giugno Cari parrocchiani Il calcio imperverserà in questo periodo sulla TV e nei discorsi dei tifosi: lo si voglia o no, bisognerà prenderne atto. Lo ha fatto anche papa Francesco dicendo: “Possa questa Coppa del Mondo svolgersi con tutta la serenità e la tranquillità, sempre nel reciproco rispetto, nella solidarietà e nella fraternità tra uomini e donne che si riconoscono membri di un’unica famiglia”. Inoltre, da appassionato di calcio, ha registrato un videomessaggio in lingua portoghese che è stato trasmesso dalla tv brasiliana e poi rilanciato da Radio Vaticana. “Lo sport è uno strumento per comunicare i valori che promuovono il bene della persona umana e aiutano a costruire una società più pacifica e fraterna. Pensiamo alla lealtà, alla perseveranza, all’amicizia, alla condivisione ed alla solidarietà”, aggiungendo che “il calcio può e deve essere una scuola per la formazione di una cultura dell’incontro, che porti armonia e pace tra i popoli” e
Gli operai della ditta Gasser Schindeln di Barbiano (BZ) riparano il colmo della chiesa di S. Giovanni danneggiato dalla neve.
infine ha detto che “il segreto della vittoria sul campo, ma anche nella vita, risiede nel saper rispettare il mio compagno di squadra, come pure il mio avversario. Nessuno vince da solo, né in campo, né nella vita!”. Quest’ultima frase è da tener presente perché vale per anche istituzioni civili e religiose, per tutte le associazioni e i gruppi: non c’è posto per le divisioni e i solisti. (dd) Domenica 29 giugno Cari parrocchiani Venerdì scorso abbiamo celebrato la solennità del Sacro Cuore di Gesù, festa che parla dell’amore totale di Dio Padre per noi, che si è manifestato e si manifesta attraverso suo Figlio Gesù. Oggi non è più possibile festeggiare durante la settimana e allora lo si fa nella domenica seguente che quest’anno coincide con la festa dei Ss. Pietro e Paolo, patroni della parrocchia di Arabba. So che lo sapete, ma la tentazione a volte è grande e nel passato di sbagli se ne sono stati fatti tanti, e gravi, e neppure oggi tutto è tranquillo su questo fronte. Comunque, almeno in teoria, noi cristiani siamo convinti che la fede che abbiamo non può servire per dividere le persone o i gruppi e quindi non deve essere strumentalizzata per questi scopi. Papa Francesco lo ha ribadito chiaramente e con forza, anche se non dovrebbe essercene bisogno. Questo non significa che dobbiamo pensarla tutti alla stessa maniera, che dobbiamo essere tutti uguali, che non possiamo promuovere quello di cui siamo convinti o che ci sembra più giusto e opportuno, perché
sarebbe una noia mortale e una uniformità priva di scambio reciproco. Il confronto delle idee porta le persone ad un arricchimento vicendevole, va fatto sempre con rispetto e si può andare d’accordo e volersi bene anche con idee differenti. (dd) 6 luglio Cari parrocchiani Molte notizie che sentiamo in questo tempo dai telegiornali ci lasciano addolorati per quanto sta accadendo nella nostra nazione e nel mondo: uomini che con la speranza di approdare in una Terra pacifica finiscono la loro vita in mare; persecuzioni in Nigeria e in Iraq; tensioni in Medio Oriente e nell’est europeo… sono situazioni che pur lontane da noi non ci lasciano indifferenti. Ci sembra di non poter far nulla da qui, forse possiamo però avere un pensiero per questa gente nelle nostre giornate. Ma possiamo anche riconoscere, nonostante le preoccupazioni e le sofferenze che ognuno porta con sé, la fortuna di vivere in un luogo tranquillo dove abbiamo l’opportunità di dialogare e parlarci per cercare di risolvere i problemi. Vedere che ciò non è dappertutto scontato ci incoraggia a cercare relazioni buone tra di noi perché, come ha detto il Papa la scorsa domenica: “il dialogo è l’unica via per la pace”. (sdv) 13 luglio Cari parrocchiani Sto per finire la visita alle vostre famiglie. È un impegno che dura da un bel po’ di tempo, ma è anche la cosa più importante da fare per un parroco. Vi ho visto volentieri e ho condiviso qualche gioia e qualche difficoltà della vostra vita. Vi ringrazio tanto di avermi atteso e accolto con cordialità. Grazie anche per il sostegno offerto alle nostre parrocchie e al bollettino. Naturalmente non vi ho trovati tutti per ovvi motivi: vi
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ripeto (dovreste averlo imparato!) di non farvi problemi a chiamarmi per un orario che possa andarvi bene, se ci tenete alla benedizione della vostra famiglia, perché sono qui per voi…(dd) 20 luglio Cari parrocchiani 100 anni fa aveva inizio quella che viene chiamata “la grande guerra”. Vogliamo ricordare questo avvenimento non certo per qualsiasi motivo di esaltazione, ma come monito a guardarci bene dall’incoraggiare, fosse solo col pensiero, pazzie del genere. Il mondo dovrebbe averlo imparato, ma – da quanto vediamo sui telegiornali – non è vero. La colpa non è della “gente”, ma di alcuni autentici disgraziati che per smania di potere e di denaro non si fermano di fronte a nulla al punto di far ammazzare, con altisonanti e patriottici pretesti, la vita dei loro stessi fratelli. Tutto questo è fin troppo chiaro e risaputo. Vogliamo pregare oggi per tutte le vittime, nessuna esclusa, di questa guerra orrenda: non solo perché possano avere la gloria del paradiso, ma soprattutto perché ci ispirino valori e sentimenti tali da evitare ad ogni costo avvenimenti così tragici e luttuosi. Se vogliamo fare qualcosa di più per allontanare tali catastrofi, alleniamoci spegnando le nostra piccole guerre per pacificare i nostri cuori. La bonifica parte da qui, ed è la prevenzione più sicura ed efficace. (dd) 27 luglio Cari parrocchiani San Giacomo patrono della Parrocchia di Pieve di Livinallongo: oggi lo festeggiamo. Ma è proprio vero o è una bugia? C’è la Messa con tanti sposi che festeggiano il loro amore, lungo, per qualcuno molto lungo: meno male! Ma San Giacomo? C’è il tendone con musica, spettacoli e gastronomia, …ma San Giacomo? C’è il km in verticale sul Col di Lana (che muscoli e che cuore!), ma San Giacomo? San Giacomo era uno dei tre discepoli che Gesù aveva sempre accanto assieme a suo fratello Giovanni e a Pietro. Si era giocato la sua vita affascina-
che siamo stati creati per vivere insieme e per condividere con gli altri la nostra vita. (sdv)
Siègra de San Iaco a Pieve: l’altare maggiore, con la Pala del Santo Patrono, addobbato a festa.
to dal Maestro e da quello che insegnava ed è il primo degli apostoli a dare la vita per lui con il martirio. Che centra con noi? È stato scelto dagli avi come protettore e modello della nostra comunità parrocchiale. Proviamo a chiederci se ci interessa ancora il suo esempio, la fede che ha tramandato; se come comunità cristiana ci impegniamo al punto di sentire il bisogno della sua protezione e del suo sostegno o se il giorno che ricorda il suo martirio è diventato solo un pretesto per un giorno di festa? (dd) 3 agosto Cari parrocchiani Ci accomuna, in queste settimane, la preoccupazione per il maltempo, che rallenta la nostra vita. I prati restano da falciare, la legna da tagliare, i turisti non sono più attratti dai nostri bei paesaggi… Quando ci incontriamo, abbiamo bisogno di condividere questi pensieri: non possiamo risolvere la situazione, ma scambiare qualche parola ci solleva, ci fa sentire che non siamo soli, ma ne portiamo insieme il peso. È così per tutte le cose: quando una difficoltà la affrontiamo da soli, ci appare insormontabile, diventa ancora più grande di ciò che è. Ma se cerchiamo aiuto, anche solo parlandone con qualcuno, si aprono strade che non avevamo visto. Non siamo al mondo per “cavarcela da soli”: aver bisogno degli altri non è segno di debolezza, ma è segno del fatto
10 agosto Cari parrocchiani Nel periodo estivo in particolare, rientrano tanti paesani che per motivi di lavoro o altro hanno dovuto lasciare fodom per stabilirsi altrove: sono davvero tanti. Pensate che dei 1660 bollettini che si stampano per Pieve ed Arabba ne vengono spediti 984. È naturale la nostalgia e il desiderio di tornare da dove si è partiti, ed è così forte che ci si vuol tornare anche da morti per essere sepolti nel cimitero del proprio paese. Mi è venuto da pensare che questa e altre nostalgie siano la manifestazione di una nostalgia più diffusa e profonda che ci fa tendere, magari inconsapevolmente, verso dove è partita la vita, cioè verso Dio. Direte che è “deformazione professionale” e magari avrete ragione. Ma da dove arrivano tutti i nostri desideri che sostanzialmente restano sempre non del tutto soddisfatti perché sono più grandi di noi? Sant’Agostino dice: “Per te ci hai fatti o Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non
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riposa in te”. Ma ce lo dice anche la festa dell’Assunta che celebreremo con solennità questa settimana: ci invita a guardare con serenità e consapevolezza al traguardo di tutte le nostre nostalgie e alla sostanza di tutti i nostri desideri. Che sia davvero buona per ciascuno di noi questa festa! (dd) 24 agosto Cari parrocchiani Domenica scorsa ad Arabba c’è stata la sfilata delle frazioni, dei gruppi e delle associazioni: mi è sembrata una cosa straordinaria che in un piccolo comune come il nostro ci sia una fioritura così vasta di iniziative e una così grande disponibilità al volontariato. Si parla di più di 270 persone coinvolte in questa manifestazione. Grande. Sul sito della parrocchia alla voce “notizie” ho pubblicato un buon numero di foto. Per quanto riguarda la lettera di questo foglietto della settimana scorsa, qualcuno mi ha detto che non ha capito bene quello che intendevo dire. È vero che quando non si vuole essere troppo diretti si rischia di non essere chiari. Volevo dire che se vogliamo essere uniti, dal passato possiamo prendere solo l’ispirazione, ma poi l’unione dobbiamo farla noi rinunciando a punti di vista e a interessi troppo personali in favore del bene comune. È quello che ci vuol far capire anche il Vangelo. Da parte mia non intendo in nessun modo far da padrone e tanto meno giudicare in merito alle situazioni di divisione che, come da altre parti, ci sono anche da noi: non è compito mio, non ho conoscenza e voce in capitolo
16 agosto a Davedino: viene celebrata la messa per tutti i defunti della frazione seguita da immancabile speciale spuntino.
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oltre a quanto ho detto come invito per un accordo più profondo. Tutto qui. Comunque, quando pensate che sbaglio, sarebbe opportuno che, oltre a parlarne tra voi, diciate anche a me le vostre ragioni, altrimenti come posso capire? (dd) 31 agosto Cari parrocchiani Mi sono sembrate addirittura strane queste giornate di sole e di cielo quasi sereno, al punto da fermarmi e guardarmi intorno come ad ammirare un ambiente nuovo; e dentro ti prende la meraviglia e la soddisfazione di questa “novità”. Succede sempre così quando desideriamo a lungo e intensamente qualcosa: la gioia è proporzionata al tempo dell’attesa e alla profondità dal desiderio.
Uscita a Plan Boè con catechisti, ragazzi e genitori giovedì 28 agosto.
Forse oggi siamo meno contenti di un tempo perché tante volte non si deve più aspettare che i desideri si realizzino: si vuoi qualcosa, consulti internet, ordini, e in poche ore ti arriva quello che hai chiesto. Addirittura, per quanto riguarda i bambini, non si dà loro neppure
la possibilità di desiderare: ci piace così tanto vederli contenti che anticipiamo i regali prima che possano chiederli e di conseguenza non li apprezzano e finiscono nel grande mucchio che c’è in ogni casa dove ci sono bambini piccoli! Forse dovremo essere un po’ più furbi
noi a dosarne la quantità, ad alimentare la gioia dell’attesa perché siano più a lungo contenti. Tornando a noi, speriamo però di non dover più desiderare così tanto il bel tempo; speriamo di poter desiderare anche la pioggia e la neve, ma una dose giusta! (dd)
Festa della SS. Trinità ad Andraz
Siègra d’Andrac Domenica 15 giugno è stato festeggiato il patrono della curazia di Andraz: la Santissima Trinità. La festa è stata solennizzata grazie all’impegno di molte persone sia interne alla curazia, sia di altre curazie. Il momento centrale della giornata è stato la Santa Messa, celebrata in chiesa dal parroco decano don Dario e cantata dal coro parrocchiale di Pieve. Durante l’omelia il parroco ha evidenziato la grande responsabilità assunta dai nostri antenati, scegliendo come protettore niente meno che Dio stesso. Il Mistero della Trinità radica le proprie fondamenta nell’Amore: un Amore smisurato che unisce il Padre al Figlio e il Figlio al Padre, talmente grande da condensarsi in una Terza Persona: lo Spirito Santo. È la più completa immagine della Famiglia e dell’Amore. Per questo motivo gli abitanti di Andraz sono chiamati, più di tutti gli altri, a superare gli attriti che talvolta si vengono a insinuare fra le persone, ad abbandonare gli interessi personali per lasciare più spazio ad almeno una parte di quell’immenso amore che scaturisce dalla Santa Trinità. Grande è stata la partecipazione alla Santa Messa: la chiesa era gremita di gente radunatasi davanti all’altare addobbato a festa con fiori e candele per
rendere gloria, per quanto possibile, a Dio Padre. Dopo la parte sacra la festa è continuata nel centro del paese. Si sono potuti degustare diversi dolci tipici: dalle foie, alle tircle, dai crafons alle torte dai gusti più disparati. È stata riproposta anche la pesca nella sala della canonica, il cui ricavato andrà a favore dei lavori di restauro della chiesa. Quest’anno è stato inoltre messo in piedi un piccolo concorso fotografico. Si sono raccolte fotografie particolari relative alle grandi nevicate dell’inverno passato. Le quindici immagini sono state esposte nella sala del bar della Luigina e i tre vincitori hanno ricevuto dei buoni acquisto rispettivamente da 50 €, 100 € e 150 €, che sono stati vinti da Siro “Croncio”, Noè “Mone” e Monica Zanet. I tre buoni sono stati finanziati dalla frazione e sono stati impiegati per fare acquisti nella bottega di Andraz, gestita da Luigina Casaril. Un semplice gesto della frazione sottolineare l’importanza di questa attività nell’abitato di Andraz. Sempre in relazione alle nevicate passate, quando le strade erano chiuse e la gente passava la giornata a spalare la neve dai tetti o dalle strade ridottesi in sentieri, la sera era d’obbligo ritrovarsi in compagnia dalla Luigina a
bersi un rosso. Una situazione di disagio e difficoltà ha avuto l’effetto di risvegliare quel senso di comunità che ancora caratterizza le nostre comunità di montagna. L’Angelus di mezzogiorno è stato reso solenne con il ciampanoz, suonato da sette giovani provenienti dalle curazie di Andraz, Ornella ed Arabba che solennizzano anche l’Angelus di mezzogiorno nel giorno del S. Patrono ad Arabba. Desidero ringraziare tutti quanti hanno contribuito all’arricchimento della siègra ad Andraz: chi si è preoccupato dei fiori per l’adornamento della chiesa per la festa, chi ha contribuito all’allestimento del banchetto portando torte e dolci “da rostì”, chi ha organizzato e portato materiale per la pesca, chi ha partecipato al concorso fotografico, il coro parrocchiale S. Giacomo ed il decano don Dario per la solennizzazione della celebrazione, la Luigina per aver concesso la sala del bar per la mostra fotografica, il Davide per aver messo a disposizione il piazzale, i ragazzi che hanno suonato le campane ed infine tutti quanti hanno voluto partecipare a questa giornata di festa! Oscar Nagler
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Livinallongo festeggia san Giacomo E’ festa grande domenica 27 luglio a Pieve di Livinallongo: si festeggia San Giacomo Maggiore, il patrono. E’ la sagra della frazione di Pieve-Sorarù ma è soprattutto l’incontro delle persone che fanno parte della Parrocchia e non solo. Fin dalla prima mattina la gente accorre dalle frazioni per rendere più partecipata la festa: Enti, Associazioni e semplici cittadini si movimentano, offrono il loro contributo in lavoro. I coristi del Coro Fodom allestiscono il tendone; vari gruppi preparano i gazebo per offrire le specialità della cucina tradizionale mentre si aprono le porte della sala parrocchiale dove è stata allestita la “Pesca Missionaria”. Atleti e semplici appassionati di montagna scrutano il cielo per cercare di capire l’evolvere del tempo, dal momento che si cimenteranno nella seconda edizione della “Vertical KM Còl di Lana” (1000M in 2 KM) che, dalla piazza di Pieve li porterà ai 2462 metri della cima del Monte di Sangue. Tempo da battere: 34’57” stabilito lo scorso anno da Urban Zemmer e 46’36” stabilito da Nadia Scola per le donne. Per questa edizione, la Lia
Pieve di Livinallongo festeggia il suo patrono, San Giacomo Maggiore.
da Mont Fodom, organizzatrice della manifestazione, ha chiamato a partecipare anche i ragazzi, chiaramente su un percorso più breve (PievePràde). Iscritti n° 160 adulti e 25 bambini. Nel frattempo le campane della Parrocchiale squillano a distesa, la chiesa è gremita, il coro San Giacomo è presente con tutte le sue migliori voci: tutto è pronto. Celebrerà la Santa Messa don Bruno De Lazzer che, per l’occasione ha fatto ritorno dove, per lunghi anni, era stato Parroco-Decano. Concelebreranno: don Alfredo Murer, don Angelo Crepaz, padre Giuseppe Detomaso e l’attuale Parroco don Dario Fontana. Completano le presenze, le autorità: il Sindaco Leandro
50 anni di sacerdozio per don Bruno De Lazzer: le congratulazioni da parte di don Dario.
Grones, il Maresciallo dei Carabinieri e il vicesindaco Leo Crepaz che coadiuveranno i Parroci nella consegna dei diplomi e dei fiori alle coppie di sposi che festeggiano 25-40-50 e 60 anni di vita matrimoniale. Applausi particolari per Anto-
nio Pauletti e Maria Caterina Palla, insieme da 60 anni. Un presente viene quindi offerto a don Bruno e a suor M. Domenica Grones che festeggiano i 50 anni di vita consacrata, a padre Giuseppe e a don Angelo. (Fr. Del.)
99 candeline per Rosa Pellegrini Festa a Salesei di Sotto il 22 agosto, organizzata dal capofrazione Gianni Palla in collaborazione con i familiari della signora Rosa Pellegrini “Rosa de Dorìch” che compie 99 anni. Alle 17 i frazionisti, e non solo, si sono radunati in paese davanti al grande Cristo che era stato posto nel 1951 e recentemente restaurato da Valerio Nagler. Canti, musica e allegria in onore della novantanovenne Rosa e lei saluta, stringe mani, sorride; di tanto in tanto alza gli occhi al Cristo o rivolge lo sguardo al Parroco don Dario Fontana al quale è stato chiesto di benedire Cristo e convenuti. Si commuove quando il Sindaco Leandro Grones le offre un bel mazzo di fiori accompagnato dagli auguri da parte sua e dell’Amministrazione Comunale. Due motivi quindi per fare festa! Auguri signora Rosa ma.... il nostro pensiero ormai va al prossimo anno quando, assieme, faremo veramente festa grande. (Fr. Del.)
I Convenuti, radunati per la benedizione del Cristo restaurato.
Gli auguri del Sindaco.
Dettaglio del Cristo restaurato.
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«Le nuove del Pais»
Noi, Fabiana, Isabel, Anna e Cristina siamo state a Castelfranco alla settimana biblica dei ragazzi dalle amiche suore. È un incontro tra ragazzi e ragazze nel quale ci si diverte e si impara qualcosa della storia di Gesù. Quest’anno abbiamo conosciuto più da vicino il racconto della Passione di Gesù. All’inizio dell’esperienza ad ognuno di noi sono stati consegnati degli oggetti da usare ogni giorno: una bisaccia in cui tenere un tappetino, una Bibbia, un quadernetto, l’astuccio e infine una “kippà”, cioè un piccolo berretto da appoggiare sulla testa che simboleggia la mano di Dio posata su di noi. Ci è piaciuto il momento della “Casa della Terra”: la parte di attività in cui attraverso scenette, immagini e filmati, ci venivano mostrati gli ultimi giorni di vita di Gesù. Dopo questo tempo andavamo nella “Casa della Parola”, una stanza con un candelabro a sette bracci e un grande vangelo, dove ci veniva letto il brano legato alle scenette e ai filmati che avevamo visto. In particolare è stato bello il momento della confessione dove, come segno, dovevamo bruciare il foglio nel quale avevamo scritto i nostri peccati. Ci sono piaciuti i giochi che riguardavano l’argomento trattato, come ad esempio quello delle “Monete di Giuda”: davanti a noi c’erano due cerchi. In uno c’era Giuda mentre nell’altro più grande dovevamo fare centro con le
Settimana Biblica Comunità Discepole del Vangelo Come fraternità delle Discepole del Vangelo, da due anni proponiamo a Castelfranco Veneto alcuni giorni in agosto, riguardanti una delle storie della Bibbia, in due esperienze: per quarta e quinta elementare e per prima e seconda media. Quest’anno anche da Fodom alcune ragazze hanno partecipato all’esperienza. Ecco cos’hanno da dirci:
Un momento di gioco tutti assieme.
monete. È stato bello anche quando abbiamo costruito il cenacolo in un modo un po’ particolare: due persone facevano la sedia con le mani, uno si vestiva e portava il vassoio
con un oggetto alla volta tra pane, bicchieri, erbe amare, tovagliolo … Anche se alcune delle nostre squadre hanno perso, non importa perché ci siamo divertite lo stesso e poi
l’importante non è vincere, ma giocare! È stata un’esperienza nuova stare via da casa senza i genitori e qualcuna di noi all’inizio pensava che sarebbe stato molto noioso con le suore, invece è stato molto divertente perché si giocava e si saltava. Concludendo, tra le cose che abbiamo visto e sentito, ci sono rimaste impresse le scenette: in particolare la parte della storia quando Giuda ha accettato le trenta monete d’argento per uccidere Gesù anche se era suo amico e un’immagine dello sguardo di Gesù che accettava tutti i mali che riceveva. Di questa avventura ci sono rimasti nel cuore i momenti in cui abbiamo giocato insieme, ma in generale tutta l’esperienza perché abbiamo incontrato nuove persone e abbiamo fatto amicizia. Insieme al desiderio di tornare di sicuro la prossima estate speriamo anche di rivedere qualcuno di questi amici durante l’anno. Anna Baldissera, Cristina Pallua, Isabel Demattia e Fabiana Crepaz
In ascolto del vangelo nella “Casa della Parola”
Scenette e immagini nella “Casa della Terra”.
Le ragazze di 1^-2^ media di Fodom a San Giovanni Anche con le ragazze di 1^-2^ media di Fodom abbiamo trascorso due giorni a San Giovanni riflettendo sui gesti che ci rendono tristi e quelli che ci fanno essere contenti e riprendendo alcuni brani della
Delle parole che abbiamo ascoltato ci è rimasto impresso: • quando Caifa ha detto che Giuda si era fatto comprare per trenta monete d’argento; • che il Signore non ha risposto nulla per salvarsi la pelle; • quando Erode e il popolo prendevano in giro Gesù e gli gridavano contro: “Ha bestemmiato”, “Salvati!”…; • quando Pilato ha detto che Gesù era innocente e la folla gli ha urlato: “Crocifiggilo!”.
passione di Gesù. Ecco i pensieri di Giorgia, Lea, Fabiana, Sofia, Elisa e Marzia, che abbiamo raccolto in un momento di condivisione sull’attività.
Delle immagini che abbiamo visto ci è rimasto: • il volto innocente di Gesù anche mentre lo condannavano; • la foto di Erode mentre prendeva in giro Gesù; • Pilato che urlava contro Gesù; • lo sguardo di Gesù, di perdono e sincerità;
• • • •
malfattore che sarebbe andato in Paradiso; Gesù non ha detto nulla e non ha fatto niente davanti a Erode; Pilato ha messo a morte Gesù solo perché gliel’ha detto il popolo; l’ultima parola non è la morte; anche quando Gesù stava male ha fatto del bene agli altri.
• Quello che ci è rimasto impresso nel cuore è stato che: • prima di morire Gesù ha detto al
Giorgia Demattia, Fabiana Crepaz, Sofia Zorz, Marzia Crepaz, Elisa Lorenzini e Lea Denicolò
«Le nuove del Pais»
Con alcune ragazze di 3^ media e 1^ superiore abbiamo passato due giorni in amicizia, riflettendo sui desideri, i timori, le aspettative per il futuro …
Rita ci racconta brevemente l’esperienza … Anche quest’anno ho avuto la possibilità di passare alcuni giorni ad Arabba insieme a suor Elisa, suor Martina e a delle ragazze del posto, davvero divertenti! Il primo giorno abbiamo fatto una lunga camminata fin su a Davedino: durante il tragitto non sono certo mancate le risate e io ho ammirato le alte montagne piene di prati verdi e pini. A Davedino siamo stati ospiti di una signora di nome Irene che ci ha raccontato un po’ la storia della sua vita. Il secondo giorno lo abbiamo trascorso a casa delle suore di Arabba: lo abbiamo dedicato alla conoscenza degli altri, infatti grazie ad un’attività sono riuscita a conoscere meglio Romina. Alla sera abbiamo giocato e parlato fino a notte. Il terzo e ultimo giorno lo abbiamo dedicato alla preghiera e al Signore, siamo andate giù in cappella a pregare per l’emozionante esperienza che avevamo appena trascorso, poi suor Elisa e suor Martina ci hanno consegnato un libretto, dove noi potevamo scrivere cosa c’era piaciuto e non, nel pomeriggio sono arrivati i miei genitori a prendermi. Mi piacerebbe provare a rifare quest’esperienza anche il prossimo anno. Ripensando a ciò che ha vissuto Floriana scrive … Ho capito che la scuola va scelta soprattutto in base agli interessi (senza preoccuparsi in modo eccessivo per la presenza di lavoro) e che se ho altri dubbi posso sempre confidarmi con la famiglia, gli amici e i professori. Anche l’incontro con Irene mi ha molto interessata, perché mi ha colpito la sua determinazione nel fare scelte importanti, come lasciare un lavoro che le piaceva per aiutare i suoi genitori con i campi e la casa. Ma la cosa che più mi ha fatto riflettere è stata la sua
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Ragazze di 3^ media e 1^ superiore
L’incontro con Irene a Davedino.
grande fede in Dio, che non ha mai cessato di ardere anche nei momenti difficili e che l’ha aiutata nelle scelte importanti. Questo mi ha fatto capire che con me, oltre alle persone a cui voglio bene, c’è sempre anche Dio che mi aiuta e non mi lascia mai sola. In questi due giorni Claudia ha capito che … La vita non è molto lunga, quindi si deve usare tutto il tempo che si può facendo le cose che piacciono. Per decidere o per sapere queste cose basta avere pazienza ed aspettare l’occasione o il segnale giusto. La cosa più importante
però è fare qualcosa che piace. Non si deve scegliere la prima cosa che capita, quella più semplice, ma cercare di fare la cosa che piace anche se ci si deve mettere d’impegno. Alla fine sarai più soddisfatto. Alice scrive … Queste esperienze sono molto belle e si possono fare anche più volte. Io ho imparato che per affrontare la vita serve molto coraggio, ma anche persone che ti stanno accanto, anche nei momenti molto difficili, che ti danno sostegno. La vita che ha vissuto e sta vivendo Irene mi ha colpito molto perché non la conosce-
Momenti di riflessione.
vo bene e non sapevo avesse vissuto certe cose… Mi è nata una domanda: perché nella vita ci sono molte sofferenze? E da questa: perché Dio ci aiuta sempre in questi momenti di sofferenza? Un’altra cosa bella di queste esperienze è essere in compagnia. Ho fatto conoscenza con Rita ed ho conosciuto meglio altre mie amiche. Passare quelle due giornate con loro mi ha resa più felice e credo che se facessimo un’altra volta un’uscita simile andrei senza fare storie. Con loro abbiamo parlato di molte cose, ma ho visto che l’idea per il futuro anche se non ne parlavamo si faceva sentire. Dopo aver parlato per tutto il giorno del futuro ho capito che la vita sta “scritta” quindi non devo preoccuparmi troppo, e se sbaglio strada posso anche tornare indietro e prendere quella che mi sembra più giusta. Per Romina … Il primo giorno quando siamo andate dalla signora Irene, mi ha colpito molto che lei si sentisse responsabile anche per la fede di alcune persone a lei care. A sentirla parlare, si capiva che ce l’ha messa tutta per trasmettere la fede, però la fede, a mio parere, è una cosa che si ha tutti nel cuore, che sta a noi decidere se sfruttare oppure no, sta a noi la scelta!
Saluto di suor Martina Cari amici fodomi, negli ultimi giorni di agosto ho lasciato questa bella valle e le sorelle di San Giovanni e mi sono trasferita a San Donà di Piave, assieme alle sorelle Francesca (che molti di voi ben ricordano) e Arianna. Mi dispiace non essere riuscita a salutarvi, perché questo “cambio di programma”, a motivo del lavoro, è stato improvviso anche per me. Questa esperienza mi sta facendo capire che la vita a volte ci offre delle sorprese, scombina i piani, e possiamo viverle come imprevisti che tolgono le sicurezze a cui siamo attaccati, oppure come oc-
casioni per donare e ricevere del bene. Voglio esprimere un vivo grazie a tutta la comunità, a tutti voi, perché riconosco che in questi quattro anni ho ricevuto tanto! Grazie per avermi mostrato la passione per questa terra, il saper gustare la bellezza della natura, il valore del lavoro e del sacrificio, la gioia dello stare insieme. Grazie per aver condiviso la passione per la musica e il canto. Porto con me tutto questo assieme al ricordo di tutti voi e vi dico: “Diovelpaie ben tant!” (non dimenticherò il fodom).
Vi assicuro la preghiera e chiedo anche a voi di pregare per noi sorelle. Auguro a ciascuno gioia e serenità. Speriamo di rivederci presto, buon cammino! sorella Martina
Carissima Suor Martina, a te il grazie di tutta la comunità fodoma per il servizio pastorale svolto in questi anni in mezzo a noi ed in particolare per il tuo impegno dedizione con i bambini del Piccolo Coro Col Di Lana! Ti ricorderemo con affetto e simpatia; auguri di ogni bene e che il Signore ti accompagni sempre!
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«Le nuove del Pais»
Gita al Burz per gli anziani di Villa S.Giuseppe Per qualcuno è stata l’occasione per fare per la prima volta un viaggio in seggiovia. Per tutti una bella giornata all’aria aperta a contatto con la natura. È stato il Rifugio Burz quest’anno ad ospitare l’ormai tradizionale gita in montagna per gli anziani, organizzata nell’ambito dell’attività ricreativa della casa di Riposo Villa S. Giuseppe. Un’iniziativa nata da un idea del medico di base Pietro Demattia e subito accolta con entusiasmo dalla direzione, dal Comune e dall’educatrice Gloria Micheluzzi. Così nei giorni scorsi ben 24 anziani, quasi la metà di quelli ospitati dalla struttura di accoglienza, hanno potuto trascorrere un’intera giornata ai piedi del Boé, nel nuovo rifugio inaugurato l’anno scorso dalla società Sit Boè. Alcuni di loro sono saliti in quota con la seggiovia, da quest’anno in funzione anche in estate, grazie alla collaborazione del personale della società, che ha vigliato in modo da garantire a tutti la piena sicurezza e confort, soprattutto nelle fasi di salita e discesa dai seggiolini. Grande emozione per la signora Maria Caterina Crepaz, che all’età di 80 anni ha potuto per la prima volta provare l’emozione di un viaggio in seggiovia. “E mi è anche piaciuto” ha esclamato convinta una volta arrivata in cima. Per gli altri sono stati messi a disposizione dei mezzi furistrada che hanno fatto la spola tra Arabba ed il monte Burz. Un grande lavoro per il gruppo di volontari, che ancora una volta hanno messo a disposizione il loro tempo per questa iniziativa. Un impegno non semplice da gestire quello di portare così tanti anziani, molti con difficoltà motorie, in un rifugio. Prima di tutto bisogna accertarsi che la struttura sia idonea: ovvero senza barriere architettoniche. In secondo luogo bisogna predisporre un’adeguata assistenza pronta ad intervenire in caso di emergenza. Compito che è stato assicurato da alcuni
I volontari che hanno reso possibile la gita.
Un momento durante la S. Messa sulla terrazza del Rifugio Burz.
volontari della stazione di Livinallongo del Cnsas e della Croce Bianca Fodom. “La loro presenza – spiega la signora Micheluzzi – ha rassicurato i nostri ospiti, che hanno così potuto trascorrere alcune ore in serenità”. La giornata è iniziata con la S. Messa celebrata sulla terrazza del rifugio dal parroco don Dario Fontana e
da Mons. Alfredo Murer. Poi tutti a pranzo, allietati dalla fisarmonica e dalla chitarra di Mario e Fabiano e dalla gradita presenza del sindaco Leandro Grones e del comandante della locale stazione dei carabinieri marseciallo Tiziano Turra. Una giornata che non potrebbe essere realizzata se non ci fosse l’apporto degli
sponsor, come la Cassa Raiffeisen della Val Badia. Il resto è stato finanziato con gli introiti della lotteria organizzata da Villa S. Giuseppe. “Iniziative come questa – commenta la direttrice di Villa S. Giuseppe, Mara Case – ci dicono che questa è una casa per venire a vivere non per venire a morire”. ( SoLo )
Madonnina delle Aurone Forse non tutti quelli che transitano sulla strada di Ornella si sono accorti che la nicchia della Madonna “delle Aurone” era vuota... rubata?!? No! Aveva solo bisogno di un bel restauro dopo 26 anni dalla sua posa. Ora dopo un mese e mezzo di assenza, più bella che mai la Madonna è stata ricollocata al suo posto, pronta per l’annuale Messa celebrata il 17 agosto da Don Giuseppe; S. Messa sempre molto partecipata non solo dagli abitanti di Ornella ma anche da quelli di Renaz, Alfauro, S. Giovanni e Cherz. Un sentito ringraziamento ai volontari che hanno raccolto l’impegno dei lavori di restauro della nicchia e a Valerio Nagler che ha svolto il lavoro di restauro sulla statua. Nerina
La nicchia con la Statua della Madonna, rimessa a nuovo.
Parrocchia di Colle
La memoria dell’inizio della prima guerra mondiale
I
n quest’anno dedichiamo notevole attenzione allo scoppio della guerra, che è diventata poi la prima guerra mondiale, a 100 anni di distanza. Varie possono essere le prospettive di lettura, i giudizi, i sentimenti. Forse non molti ricordano gli interventi dei Sommi Pontefici per indurre i belligeranti alla pace. PIO X ebbe a dire: «Io benedico la pace, non le truppe da guerra». Morì il 20 agosto di quell’anno. Il suo successore, BENEDETTO XV, improntò il suo pontificato – svoltosi sotto il segno della guerra – agli appelli alla pace e all’assistenza dei prigionieri e dei feriti. Già alla sua elezione esprimeva la sua angoscia «nel contemplare tutto quanto l’immane spettacolo di questa guerra, per la quale vediamo tanta parte d’Europa, devastata dal ferro e dal fuoco, rosseggiare di sangue cristiano». Ed esortava tutti i cattolici del mondo a operare per la pace. Sono note alcune sue espressioni nel messaggio ai capi degli stati belligeranti nell’agosto 1917. «Siano animati da una dolce speranza, quella di vederlo accettato [tale cammino] e di vedere così terminare al più presto la lotta terribile, che appare sempre più come un massacro inutile». Il termine «massacro» venne tradotto in italiano con la parola «strage», così quel testo pontificio fu praticamente sempre presentato come il discorso sulla “inutile strage». Agli appelli accorati il Papa face va seguire una serie di proposte concrete, fon-
date. sull›auspicio che alla forza delle armi subentrasse la forza morale del diritto, insistendo tra l’altro sulla necessità dell’istituzione di un arbitrato tra gli Stati, cui tutti si sentissero vincolati. Si trattava di un appello diretto in particolare al mondo cristiano, ma rivolto a tutti gli uomini, ai quali si chiedeva di riscoprire la fratellanza universale fondata sul riferimento all’unico Dio.
La terza guerra mondiale in capitoli. È questa un’espressione di Papa Francesco, nella lettura degli avvenimenti contemporanei nel mondo. Ci giungono continuamente notizie di stragi, persecuzioni, violenze contro gruppi religiosi – cristiani in particolare -, etnici, politici; naufragi in mare, attentati nei luoghi di culto, emigrazioni coatte… Ma qual è il nostro atteggiamento, la nostra reazione di fronte a tutto questo? Cogliamo qualche provocazione dagli interventi di Papa Francesco. “La cultura del benessere, che ci porta a pensare a noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l’illusione del futile, del promissorio, che porta all’indifferenza verso gli altri, anzi porta alla
globalizzazione dell’indifferenza.” Ricordiamo anche quelle sue parole forti: «Adamo, dove sei? È la prima domanda che Dio rivolge all’uomo dopo il peccato. Dove sei Adamo?. E Adamo è un uomo disorientato che ha perso il suo posto nella creazione perché crede di diventare potente, di poter dominare tutto, di essere Dio. E l’armonia si rompe, l’uomo sbaglia e questo si ripete anche nella relazione con l’altro che non è più il fratello da amare, ma semplicemente l’altro che disturba la mia vita, il mio benessere. E Dio pone la seconda domanda: Caino, dov’è tuo fratello? Il sogno di essere potente, di essere grande come Dio, anzi di essere Dio, porta ad una catena di sbagli che è catena di morte, porta a versare il sangue del fratello!». Queste domande, spiega Francesco, risuonano anche oggi, con tutta la loro forza. «Tanti di noi, mi includo anch’io, siamo disorientati, non siamo più attenti al mondo in cui viviamo, non curiamo, non custodiamo quello che Dio ha creato per tutti e non siamo più capaci neppure di custodirci gli uni gli altri. E quando questo disorienta-
mento assume le dimensioni del mondo, si giunge a tragedie come quella a cui abbiamo assistito». Altra espressione sorprendente di Papa Francesco è la seguente: «Siamo una società che ha dimenticato l’esperienza del piangere, del piangere con: la globalizzazione dell’indifferenza ci ha tolto la capacità di piangere». Insomma siamo affetti dall’anestesia del cuore! È possibile superare tale indifferenza? Il Santo Padre ci propone di volta in volta figure significative: ora S. Francesco, ora S. Giuseppe… Ma soprattutto Gesù, il buon samaritano. Papa Francesco suggerisce una formula: passare dalla cultura dello scarto alla cultura dell’incontro. In che modo? Innanzitutto modificando il nostro alfabeto, poiché le parole plasmano i pensieri e una certa forma mentis. Sostituire le parole paura, diffidenza, discriminazione con accoglienza, ospitalità, tutela della dignità delle persone. Crescere nella fiducia in Gesù. Il cristiano è chiamato a diventare dono, a spendersi per l’altro. Uscire dal proprio centro per portarsi in periferia. Diventare testimonianza vivente dell’accoglienza cristiana.
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«Le nuove del Pais»
Doi bele manifestaziogn a regordà a Col de S.Luzia la trista storia che a vivest nosta jent in chela ota. Ente le scole el 2 del agosto 2014 da le 17,00 na bela conferenza tignuda da la prof. Luciana Palla, studiosa de la guera sun noste mont, l’à portà cotante testimonianze dai diari dei soldadi che a bù da jì in guera. Na sala tocia de jent, con en valgugn de chi pi vege del pais in prima fila e incia cotanc de foresti, a scotà con grant interes chel che la prof. Palla l’à contà.
De co l’é stat la mobilitazion general, a la fin de luio del ‘14 e i jovegn de leva à bu da s’en jì in guera a 1000 km da cesa, fin ente le pianure de la Galizia, ulà che bele da d’auton tanc da Col ava bele jontà la pel e chi che s’à salvà i é tornai a cesa darè tanc de agn. De co l’an darè i a bu da jì sul fronte su le noste mont, soraldut sul Col de Lana. Tante testimonianze che fas vignì i griz, a pensà ce che i a bù da vede e da patì, no domai chi in guera, ma incia la jent, soraldut èle, vege e tosac, restada o sfolada da suoi luoch e sue cese. De bele foto de Col a compagné la presentazion del Lunare 2014 dedicà a sta guera e injiné da la Union de i Ladign da Col. Dute foto fate enta Col, ocupà dai Taliagn da d’ainsuda del 1915,ulà che se vede el laor de la jent restada, i tosac curios de tante robe nuove da vede.
PREGHIERE PER I FEDELI Con questa celebrazione ricordiamo l’inizio di un evento doloroso per il nostro piccolo paese: il conflitto che è passato alla storia come “PRIMA GUERRA MONDIALE”. Esso colpì Colle S. Lucia nei 4 anni del suo perdurare, dal 1914 al 1918. I 33 nomi dei nostri caduti sono scolpiti sulla lapide a destra della porta di questa chiesa. Signore te li offriamo, chiedendo a te che li hai profondamente amati, di scriverli in cielo e di farli riposare nella pace eterna del tuo Regno. TI PREGHIAMO ASCOLTACI I nostri nonni e le famiglie rimaste in tanto dolore hanno conservato e trasmesso a noi quella fede e quella speranza con le quali le hai sostenute nelle grandi prove e negli immani sacrifici che la grave situazione richiedeva alla popolazione rimasta.
Signore ti offriamo tutto questo, chiedendoti di conservare la pace nelle nostre famiglie e nel nostro paese. TI PREGHIAMO ASCOLTACI Ti preghiamo per noi giovani, cresciuti in un mondo che ci ha dato occasione di conoscere più serenità e benessere materiale, affinché conserviamo in noi la fede per affrontare la vita nella tua luce. Signore ti preghiamo perché siamo portatori di amore e di pace. TI PREGHIAMO ASCOLTACI Le guerre che hanno segnato e ancora segnano la storia degli uomini non sono la strada che conduce alla pace. Signore aiuta noi e coloro che ci governano a convincerci di questo e ad essere quegli “uomini di buona volontà” a cui tu hai promesso pace in terra nel tuo S. Natale. TI PREGHIAMO ASCOLTACI
RICORDO DELL’INIZIO GUERRA 14-18 E COMMEMORAZIONE DEI DISPERSI E CADUTI DAVANTI ALLA LAPIDE Colle S. Lucia 3 agosto 2014
El 3 de agosto 2014 con la messa granda e na bela funzion davant a la lapide dei 33 soldadi da Col morc o dispersi la comunità da Col l’à regordà e prèe parceche nuos pais e
nosta jent no i abe mai pì da vede de tal guere, e parceche se laore per costruì la pas a scomenzé ente le famèe. Chilò le oraziogn e el ricordo liet davant gesia.
RICORDO DELL’INIZIO GUERRA 14-18 Colle S. Lucia 3 agosto 2014
Queste poche parole per ricordare gli eventi dolorosi che coinvolsero la nostra comunità Collese 100 anni fa, e che ne cambiarono la storia e nazionalità. In questi giorni gli uomini di leva di Colle S. Lucia, allora paese di confine del Sud-Tirolo, venivano avvia-
ti assieme a quelli dei paesi delle vicine valli ladine, a 1000 km di distanza per combattere sul fronte russo, dopo l’eccidio di Sarajevo e la dichiarazione di guerra dell’Impero austro-ungarico contro la Serbia. Così iniziò la prima, ter-
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ribile, guerra mondiale che fece già molte vittime collesi nell’autunno del 1914. Con l’entrata in guerra dell’Italia nel 1915, si aprì qui un nuovo fronte. I nostri paesi erano in posizione non difendibile e la linea difensiva si spostò sulle cime delle nostre Dolomiti. Lì i nostri uomini, anche giovani e vecchi, dovettero scontrarsi con quelli delle vallate vicine e videro distruggere gli abitati sulle pendici del Col di Lana, mentre Colle S. Lucia veniva occupata dagli Italiani. Slavine, inverni durissimi e cruenti combattimenti meritarono al Col di Lana il triste titolo di “col di sangue”. Poi altri fronti più a sud sul Grappa, ad Asiago e sul Piave e tanti dispersi e vittime e famiglie fatte di vedove ed orfani, fino all’armistizio di Vittorio Veneto del 1818. Vogliamo ricordare questa immane tragedia che ha segnato così profondamen-
te anche la storia di Colle e di molte nostre famiglie. Vogliamo ricordare le distruzioni fisiche e morali che la guerra ha portato, i dispersi e i morti. Vogliamo ricordare i difficili anni vissuti dalla nostra gente nelle trasformazioni che ci hanno sovrastato. Vogliamo ricordare, perché di guerre ce ne sono ancora tante nel mondo. Vogliamo ricordare per desiderare la pace, per agire per la pace, per mantenerla dove c’è e per ricostruirla dove vacilla. Vogliamo ricordare che una solida fede ha aiutato la nostra gente anche in tale terribile evento. Vogliamo pregare perché non ci abbandoni, oggi e sempre. Vogliamo affidare a te Signore, che scruti nel profondo l’animo umano, chi la guerra l’ha fatta, l’ha voluta, l’ha subita. Affidiamo alla tua pace divina i nostri collesi dispersi e caduti.
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La Domenica delle Palme 13 aprile, nella chiesa di S. Lucia, hanno celebrato la prima Riconciliazione: Masarei Diego e Moschen Mirco della parrocchia di S. Lucia in Colle; Decima Matteo e Dell’Andrea Thomas, della parrocchia di S. Lorenzo in Selva di Cadore; Nicolai Elisabetta della parrocchia di S. Fosca in Pescul.
La domenica 4 maggio, nella chiesa di S. Lorenzo, il Vescovo Andrich Giuseppe ha segnato col sigillo dello Spirito. Della parrocchia di Colle: Lezuo Michela, Masarei Riccardo, Sief Emanuele. Della parrocchia di Selva: Crepaz Norman, Lorenzini Nicola, Rossini Christofer. Della parrocchia di Pescul: De Cassan Mattia, Caronti Sara, Monico Giorgia, De Riva Davide. Il 27 aprile – Domenica della Divina Misericordia – nella chiesa di S. Lorenzo sono stati ammessi per la prima volta alla Comunione Eucaristica: Della parrocchia di Colle: Dell’Andrea Anna, Pol Angelica, Troi Lorenzo. Della parrocchia di Selva: Decima Samuele, Dell’Andrea Luca, Martini Marwin, Martini Niccolò. Della parrocchia di Pescul: De Riva Angelo, Lorenzini Elena, Manfroi Melissa e Matthias, Monico Martina, Troi Nicole.
Si ringrazia il parroco Don Sergio per la sua grande disponibilità nel prepararci per questo nostro grande passo. Una grande esperienza svolta in questo anno è stata la visita al Centro Arcobaleno dove ci hanno fatto riflettere sul grande valore della vita. La S. Messa è stata celebrata dal nostro vescovo Mons. Giuseppe Andrich, che ringraziamo vivamente. Ognuno di noi ha collabora-
to per l’ organizzazione della liturgia, e anche i nostri genitori hanno partecipato ciascuno in modo diverso. Siamo lieti di aver ricevuto questo sacramento perché ci siamo sentiti colmi dalla forza dello Spirito Santo come gli apostoli nel giorno della Pentecoste. Infine vogliamo ringraziare tutti quelli che hanno collaborato per la buona riuscita della S. Messa.
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passà fora en tal invar pien de nef e incia en istà piena de piova! El faju per col, Le segna che rua valch de nuofA en rinnovamenteo A Col le grande feste de l’ainsuda l’é le Pentecoste, el Cuor di Gesù e el Corpus Domini. Tanta jent volontiva la s’à in-
dustrié per netà e per injigné la gesia con le fuioe de fagar,e per podè fa le prozesiogn a la costa. Incia el temp a deidà e s’à zafié a fa le feste solenni come che se usa da secui enta Col. La gesia ben injignada, la jent vistida da festa granda, i pompieri e incia i schutzen, duc à fat pì bele le feste.
La prozesion del Cuor di Gesù che passa enta la Vila.
En bel autà injigné ente piaza per dal Corpus Domini.
Ente gesia dal Corpus Domini
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ome ogni an, d’adainsuda rua le grande feste de le Pentecoste, del Cuor di Gesù e del Corpus Domini.con suo bel vede e semper de bele prozesiogn! No somea vera de vede duc i sanc e duc i gonfalogn che va fora de gesia, che se ferma davant a i autai, fai su per la ocasion e po, darè avè fat la ota de piaza, tornà sun som col. Soraldut sto an, darè tanta nef, l’é sta propio bel podè fa festa incia con en bel sol! In grazia de duc chic he se da da fà parceche dute ste feste le pose ester fate come che se usa da secui enta Col. Se spera che sta espression de fede che a lassé nuos vege, la continue. Parceche dut sto bel el ven fat con chela de portà fora de gesia, ente noste strade e
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abeda ai 23 de agost, bele dadoman s’à prejentà n ziel dut gris e con de tal niole negre che manazava piova e che no lassava sperà nte nia de bon per la bela festa injignada con n gran laor, scomenzé bele la juoba davant, da part de cotanc de volontari. Ben prest, davant mesdì, la piova e po nincia l fret i s’à prejentà e i à fat scampà la puocia jent che s’ava mpo ciot la bria de vignì intorn piazza a vede ceche l eva stat paricé. Per fortuna a mez l dare-
piaze e ente nosta vita, l’aiut del Signor. El preon che el varde semper jù nost Col e nosta jent che tant l’à bù da se strussié a
I pompieri in prozesion porta el S. Cuor di Gesù.
Le tose con la Madona davant al gonfalogn.
misdì l à lassé su de piove e l é nfinamai spontà incia l sol, roba da no crede nte sta sajon da d’istà che de istà l’à bù ben puoch. Cussita la jent l à pudù sen vignì fora de cesa e la piaza l’à scomenzé a se mpienì de curios. De tanc s’à dat da fà per mete fora e fà cugnesse sue atività e sue particolarità a foresti e a paejagn: i bacagn, i ciazador, le Regole, la Cros biencia, i Pompieri i artejagn, l’Istitut Cesa de Jan, la Schützenkompanie Buchenstein e de auter ncora. Buc La Union dei Ladign da Col e la Pro Loco s’à incia injigné per mete a disposizion de duc valch de bon da magné, siebe n compagnia ntant la festa o incia domà da se portà a cesa. L pal de la cucagna e de
auter zoghi, duc nassui da la fantajia dei artejagn, i à nconsentì a jovegn e manco jovegn de se mete a la proa e de se divertì. No l é po mancé gnanca la mujica: l à scomenzé ntorn la cuater daremisdì la Banda da Fodom che l’ à dat proa de sua braura con n bel conzert, aprezà da duc i prejenti, durà su per ju n ora. Da le set dadasera s’à fat cugnesse nta Col l grop musical
“Armonauz” de Ampez, jovegn e jovene che da calche an i s’à metù auna e i centa desferente cianzogn, incia n ampezan. La sera n mujica s’à finì via con l grop de “I Tirataie” che i à tignù su la jent fin tarz con tanta alegria, divertiment e bai. Bogna ben dì che incia se l temp no l’à proprio deidà, la festa l é juda a bon fin con n bel suzes e le fadie dei organizador i é stade, a la fin, ben premiade. Moreno Kerer
«Le nuove del Pais»
L é bele zacò cuater agn che l Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan l porta navant l proget del Isté Ladin, proget dedicà ai tosac de nuos pais. Le atività per l proget 2014 i é scomenzade, co la colaborazion de la Erica e del Giuliano che i s’à ciot l impegn, per nia saurì, de vardà darè ai tosac, ai 14 de luio e i é jude navant per siei stemane nfin ai 22 de agosto. Coche nte dut l rest incia nte le atività del Isté Ladin l à fata da paron l ruo tempo che l à obligà i tosac a sen stà l pi de le ote sarai daite ntei salf de le scole elementari de Pieve. Pi o manco dute le stemane dai 25 ai 30 tosac i s’à binà a Pieve e i à passà n frego de temp auna con zoghi, picui laor con desferenc materiai e de autre atività. S’à ben zafié, a ogni modo, a fà nvalgune gite per cugnesse l teritorio e ce che on apede ju. La prima gita l è stada fata sun Valparola per vijità l museo de guera del Forte e le trincee apede ju, n
Alla fine di luglio del 2014 è stata data alle stampe una piccola guida illustrata sulla chiesa di Colle S. Lucia. La piccola pubblicazione è nata da una collaborazione tra l’ Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan e la Parrocchia di Colle S. Lucia che, raccogliendo differenti richieste, hanno cercato di realizzare un libretto informativo semplice ma allo stesso tempo sufficientemente dettagliato per consentire a tutti di apprezzare al meglio la nostra chiesa. Negli anni, diversi studiosi, hanno pubblicato numerosi saggi inerenti le peculiarità storiche, architettoniche ed artistiche della nostra chiesa. Il lavoro fatto con la pubblicazione della “Breve guida alla visita della chiesa di Colle S. Lucia” è stato quindi quello di mettere insieme questa documentazione arricchendola, ove possibile, con nuove informazioni, ulteriori dettagli e con diverse fotografie per meglio comprendere
compagnia de na guida, ben pariciada, vestida su co la divisa dei sodadi austro ungarizi de la prima guera mondial. Po i tosac i é jui n di, auna a na guida del Parco Natural de Ampez, a cugnesse l lach de Limedes e i à fat n bel giro ntorn i luoch darè ju Fauzare, del vars de Cinque Torri. Na bela ocajion per mparà valch l é stada incia chela de la gita fata su per mont da Laste a vijità la malga e po darè ju fin nta Davedin. Da Davedin e fin jalpé de la
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val, ulache spetava l scuolabus, i tosac i é jui, semper a pe, darè strada, ci na fadia nchel di! Manco fortunada l é stada la giornada auna al Socorso Alpino, daré pu och temp la piova e l fret i à consilié de sen tornà ben debot nte scola a se saudà fora. N moment nteressant l é po stat incia chel passà n compagnia de la Cros Biencia de Araba, che l à prejentà e fat cugnesse sua atività ai tosac. A la fin de le siei stemane i tosac i à njigné n pico moment dedicà ai genitori ulache i à prejentà n spetacol dal titol “N viade nte la mujica”. Con n viaz de fantajia ntel temp i tosac i à contà al publico coche s’à mudà nte le epoche la mujica. N bela idea e n bel laor da part dei tosac a del Giuliano e la Erica che ià bù n bel da fà per mete auna l dut. N gramarzé a le Aministraziogn de comun de Col e Fodom che i à metù a disposizion mezi e salf per fà jì navant sto proget.
attinenti gli interni dell’edificio di culto. Nella quarta e ultima parte vengono fatti brevi cenni alle principali festività tradizionali con un piccolo spazio dedicato anche alle altre chiesette di Colle esistenti o scomparse nel corso del tempo.
Moreno Kerer
La piccola pubblicazione non ha nessuna pretesa di completezza ma intende valorizzare al meglio la chiesa di S. Lucia che sicuramente tanta parte ha avuto, nei secoli, nella vita della nostra comunità. Moreno Kerer
Benedizione dei mezzi
i vari aspetti trattati di volta in volta. Per rendere più agevole la lettura la pubblicazione prevede un percorso di visita suddiviso in quattro parti principali. La prima parte, pur brevemente e con cenni essenziali, propone un viaggio nella storia di Colle. La seconda parte è invece dedicata al cimitero ed agli esterni della chiesa. La terza parte, un po’ più consistente, tratta gli aspetti
Domenica 15 giugno 2014 si è tenuta in piazza la benedizione di tutti mezzi. In questa occasione sono stati benedetti dei portachiavi con l’immagine della Chiesa di Colle,che poi sono stati distribuiti a tutti i presenti affinché il Signore possa proteggere tutti quanti usano i mezzi agricoli o le macchine nella loro quotidianità.
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LA FINE DELL’ANNO CATECHISTICO
L
a gita di fine anno catechistico ha avuto come meta Feltre per visitare il Museo Diocesano Arte Sacra che era la sede del’ ex Vescovado prima che le due Diocesi fossero accoppiate nell’attuale sede di Belluno. Marika ci ha accompagnato, spiegandoci con competenza le varie opere con la relativa storia. Tra le opere di maggiore valore storico e artistico ricordiamo: il calice del Diacono Orso del VI secolo che è pure il più antico calice Eucaristico dell’Occidente, l’altare portatile del XII secolo, la croce post-bizantina del 1542 un vero gioiello di microscultura, l’Assunta del Brustolon e i dodici apostoli. Bambini e ragazzi hanno dimostrato interesse e ammirazione partecipando con osservazioni e domande pertinenti all’argomento. Sulla strada del ritorno sosta a Busche per un buon gelato.
Prendersi cura... di Colle Santa Lucia
N
el mese di giugno la Pro Loco Colle Santa Lucia in collaborazione con l’amministrazione comunale ha provveduto alla riqualificazione dell’ area del Belvedere (“el Crep”), punto panoramico tra i più apprezzati ed interessanti della nostra valle. Sono stati dunque rimossi i vecchi plinti in cemento con le relative sedute per far posto a 4 comode panchine realizzate
da artigiani locali e caratterizzate da uno scheletro in ferro e da una struttura in larice. La Pro Loco ha inoltre rinnovato anche le bandiere presenti ed ha in previsione, per la prossima primavera, di installare presso il parapetto dei pannelli informativi con foto panoramiche della zona. Un sentito grazie va a tutti coloro che hanno contribuito a portare a termine quest’ importante iniziativa !
Una meritata pausa dopo le pulizie della chiesa e della canonica.
Anche quest’estate nonostante le avverse condizioni meteorologiche la Pro Loco Colle Santa Lucia grazie ai suoi volontari ha provveduto ad un ‘ accurata pulizia e sfalcio di numerosi sentieri posti nei pressi del centro storico di Colle S. Lucia. In particolare le aree interessate sono state le seguenti : Triol “la Vila - Rovei”, triol “la Vila - Cianazei”, triol “Tie - el Crep”, triol “Costa le Miniere - Costauta”, triol “Sopradaz - Ru”, triol “Costauta - Troi”. Nel mese di giugno sono poi stati falciati a mano e ripuliti alcuni terreni di proprietà della Parrocchia( posti sul lato sud della Chiesa) la maggior parte dei quali ormai incolti da svariati anni : una piccola grande azione che ha portato i suoi frutti e reso più dignità al nostro colle, alla nostra immagine, a noi stessi.
Ricordiamoci infatti che la cura dell’ambiente( prati, boschi e non solo ) seppur faticosa e spesso non redditizia va fatta in primis per noi collesi che viviamo Colle tutto l’anno! Si ringraziano tutti coloro che con passione e tenacia lavorano “ a piodec” per tenere pulito ed in ordine il nostro bel territorio ( privato, comunale, regoliero ) di Colle Santa Lucia.
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COMUNITÀ IN CAMMINO Riposino in pace Da fuori parrocchia:
1) Pezzei Maria, di anni 82, ultimamente soggiornante a Selva, m. ad Agordo il 26 febbraio e sep. a Colle il 28.
2) Troi Giovanni (Bastien), di anni 74, da Fedare, m. a Belluno il 12 marzo e sep. a Colle S. Lucia il 14.
3) Colcuc Maria Lucia ved. Troi Giovanni Battista, di anni 88, da Posalz, m. il 24 marzo in ospedale ad Agordo e sep. in parrocchia il 26 marzo.
4) Pezzei Alessandro, di anni 57, da Soppause, m. in casa il 17 aprile. La cerimonia funebre è stata tenuta il 19 e la Messa esequiale il 21, in parrocchia.
- Pallua Clelia ved. Pastore, n. a Colle il 4.9.1946, e dec. a Borgo Valsugana il 9 maggio 2014. Lascia 2 figli e 5 nipoti.
- Piai Aurelio, n. a Colle il 09.11.0926 e m. a 87 anni il 1° giugno e sep. il 4 a Corvara.
- Busatto Antonio, di anni 79, da Padova, deceduto il 30 luglio in località Belvedere; le esequie sono state fatte nella sua parrocchia di Padova.
- Mons. Giuseppe Clara, n. il 20.06.1926 e m. il 20.02.2014 a Bressanone. Più volte ha soggiornato e celebrato nella nostra parrocchia di Colle.
Ogni ota che en pico pis part valgugn de sua jent l’é en despiasè. Ma canche s’en va un che fas per quater per suo pais se se ciata duc quanc en frego orfegn. Cusita l’é ades per Col che saluda Alessandro Pezzei, per duc “Sandro”. En ruo mal el se l’à ciot de 57 agn, canche encora l’ava forza e voia de fa tante robe. Sandro el lasa Agnese sa femena e trei fioi: Stefano, Martino e Fabiano, duc de intor vint agn. Incia che da pì de doi agn l’eva malà, ades a l saludà per l’ultimo viaz Col l’à el cuor grief. Sandro l’eva semper un dei prim che ruava a tirà in avant el ciar. Se l ciatava da spes ulà che mai fose stat el busegn. No l’eva un che se tigniva ite chel che l’ava da dì e el diseva con passion dut fora dert, per portà inavant sue idee. Ma soraldut l’eva un che feva. El ciapava ite ente ce che mai e tant l’à mitù a disposizion incia el suo mestièr de cuogo. El ben del pais l’eva l’ispirazion che l’ava ente dute le robe. L’é stat na figura fondamental ente de tante asociaziogn de i volontif da Col. L’é stat Pompièr per 30 agn, dal 1982 in cà, semper operatif con sua grinta e suo fa. L’eva vice capo distaccamento ma no l’eva le cariche suo interes. L’à fat en gran numer de intervenc chilò e dintor via. Un de i ultimi gros l’é stat chi del teremoto de l’Abruzzo. A Pizzoli (AQ) el campo e la cusina ulà che èl eva responsabile i é stai el prim aiuto che la jent teremotada a bù. L’é stat ente i agn ’1981 un dei fondador e prim soci del la Croce Bianca de Col. Ades Socio onorario. L’é stat fondador incia de la Union de i Ladign da Col del 1991 e semper Consilièr. Con sua pasion de tignì su le usanze paesane e de no parde le robe de nuos vege, l’à invié via tante robe ente i agn: dale mostre al fa da magné paesan ale feste e a tante autre sco-
menzadive. L’é jù a regoe robe vege tras, l’à mitù auna coleziogn de de dut: dal laor del marangon a chel del caligar, da le masarie, a le robe de le miniere, per no dì de foto, documenc e de na colezion de santini de dute le sort. En valgune de ste coleziogn i é da podè vede ente l’istitut Ladin Cesa de Jan, suo riferiment parceche le siebe a disposizion de duc. Per no dì de suo laor al servije de la parochia de S.Luzia, soraldut con i preve don Riccardo Parissenti e don Sergio Pellizzari. L’é stat en mez “capelan” per la gesia de Col. L’eva en te l Consiglio parrocchial e el se cioleva a cuor che dute le funziogn e soraldut le feste grande e le prozesiogn le vignise fate con solenità. Sandro soraldut l’EVA OGNI DI’ ENTA COL, semper con valch da fa per el pais. Per chest Sandro ente suo ultimo viaz a le esequie del 19 e a la messa del 21 de auril 2014, l’é stat ringrazié e saludà da na gran cuanità de jent che l’à cugnesù e che ades la se sent en frego orfena de suo ester con noiauter. Se spera che sua eredità de passion per el ben de Col no la vade parduda e che de auter pose el ringrazié con el fa. GRAMARZE’ SANDRO e va in pas ulà che t’es stat ciamà.
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Nati alla vita e alla grazia: Si è laureata in scienze infermieristiche presso il Dipartimento di Medicina dell’Università di Padova il 1°aprile 2014. Il titolo della tesi preparata e discussa è : Da detenuti a pazienti. L’assistenza infermieristica al paziente carceGIULIA, insieme al fra- rato in ambiente ospetello Nico, il giorno della daliero. laurea. Dalla Francia: Zoè Hochman Antomarchi, n. il 12.09.2012, è stata battezzata a Bastia (Francia) il 2 giugno 1913. Nipote di Michel e Gemma (Colcuc), nella foto ha alla sua destra la mamma Francesca e a sinistra la santola.
Uniti in santo matrimonio
Pallua Agostino da Posalz con De Marco Marina da Zoldo Alto, in S. Nicolò di Fusine, il 10 maggio.
Dall’Acqua Nicola, da Costa, con Dorigo Laura, di Agordo, sposati il 31 maggio nella chiesa di S. Fosca in Pescul.
Auguri
Buon Compleanno!
Giovanni e Maria insieme dopo 50 lunghi anni! Auguri e buon proseguimento!
SOSTEGNO GENEROSO PER LA PARROCCHIA E LE SUE ATTIVITÀ Colcuc Maria Troi; Chizzali Vilma; occ. fun. Pezzei Maria, f. Barbara; in mem. Troi Giovanni BasƟen: moglie Anna, sor. Maria, M. Maddalena Dariz; AgosƟni Pietro; Sief Aldo; Sommavilla Baƫsta; in mem. Pezzei Sandro: la famiglia, fame BusaƩo Antonio e Crepaz Claudio, Masarei Lucia, i coscriƫ, altri; Masarei Lucia; AgosƟni Maria Luisa; Colcuc Paolo; Piai Rosanna; Lezuo Teresa; occ. Cresima Sief Emanuele, i genitori; Palla AntonieƩa; fam. Lezuo Alberto; Piai Maria Dariz; Dariz RoseƩa e Maria (Bressanone);
Traguardo 90!
Alma nel giorno del suo compleanno (85 anni) saluta tutti i paesani.
Il 21 gennaio 2014 la sig.a Colcuc Teresa in Deltedesco, residente a S. Fosca, ha raggiunto il bel traguardo dei 90 anni. Ha soffiato sulle candeline attorniata dai figli e nipoti. Auguri di cuore da tutta la famiglia e dalla comunità.
Masarei Anna; Pallabazzer Ernesto (Aosta); Sief Maria; Dell’Andrea Armando; in mem. Dariz Giovanni e Virginia, Tarcizio (CH). PER LE NUOVE DEL PAIS Piai Gabriella (Selva); Piai Rosanna e Enrichetta; Lezuo Agostina (Cortina); Dariz Maria Maddalena;Dell’Andrea Arturo (Asiago); Dell’Andrea Francesco; Sommavilla Baƫsta; Chizzali Vilma; Teresa, Rita, Nadia (Selva); Dell’Andrea Armando; AgosƟni Dorina e Albino (Sargnano); Pezzei CostanƟno; A.P. (Agordo); Sief Maria AgosƟni; Dariz Giovanni (CorƟna);Masarei Maria Livia (Pian); AgosƟni Maria Luisa; Masarei Pierangelo (Longarone); Chizzali Aurelio e figli; Masarei Anna e Colcuc Elena; Campana Elena (TN); Colcuc Paolo; Chizzali Anna Maria (Selva di C.); Zuliani Bortolina (Selva di C.); Pallua AntonieƩa e Daniela (CH); AgosƟni Mercedes e Maria Teresa; Dariz RoseƩa e Maria (Bressanone); Pezzei Angelo; Pallabazzer Ernesto (Aosta); Frena Domenico (Canada); Bernardi Gisella Bina (VA); Pallua AgosƟno e Marina; Pezzei Barbara (Selva di C.); Frena Maria Pia (D); Colcuc Gemma (F); Pallua Romeo (CH).
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STORIA E CULTURA
L’angolo dei ricordi di F. Deltedesco
LA FOTO CONOSCIUTA Scuola Elementare di Arabba – Anno scolastico 1964- ’65. Da SX: Costa Luisa de Bino Šabio (stradino), Pezzei Elsa de Milio Patìn (Ornella), Dariz Renata de Bruno Sòtler (maestro di sci), Dander Marilena del Mâne da Dânder (Arabba), Lezuo Daniela del Cleto.
LA FOTO SCONOSCIUTA
LA FOTO STORICA
La fienagione in alta montagna: 20 luglio 1934.
LE FOTO RICONOSCIUTE (in riferimento alle foto sconosciute pubblicate sul n°2 del 2014)
La famiglia di Detomaso Angelo di Varda. Detomaso Angelo - il padre Decassian M. Teresa (a DX) - la madre Decassian Florinda (a SX) – la zia I figli: Detomaso Rodolfo (a SX) Detomaso Giov. Battista (a DX)
Arabba, 1985: Il vescovo Maffeo Ducoli consegna la coppa a don Dario nella gara “ Preti sulla neve”
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50° anniversario della separazione del decanato di Livinallongo dalla diocesi di Bressanone Considerazioni sulla storia delle parrocchie di Arabba, Colle S. Lucia e Pieve di Livinallongo
I
l 1964 è stato un anno di grandi cambiamenti per la Chiesa di Fodom, infatti è l’anno in cui si concluse il Concilio Vaticano II, con il conseguente radicale cambiamento del modo di celebrare la messa e la volontà di rapportarsi in modo più diretto con l’Altissimo. Il Concilio fu un evento straordinario che si sapeva avrebbe portato grandi cambiamenti, anche necessari, nella vita spirituale delle persone. Nello stesso periodo, d’altra parte, vi era in corso un altro procedimento, non altrettanto noto e di pubblica conoscenza. Il giorno 6 agosto 1964 Sua Santità il Papa Paolo VI firmava a Castel Gandolfo in Roma la bolla Quo aptius Christiani, con la quale decretava una profonda modifica e revisione della diocesi di Bressanone. All’interno di tale bolla, su
spinta delle autorità politiche italiane, che avevano sottolineato la necessità (!!!) di far coincidere i confini della diocesi di Bressanone con quelli della regione, nonostante il tentativo di opporsi dell’allora vescovo Joseph Gargitter, fu inserita anche una clausola che sanciva la separazione dei decanati di Ampezzo e Livinallongo dalla diocesi di Bressanone, della quale facevano parte ormai da un millennio, per essere annessi alla diocesi di Belluno. Il giorno di Santa Maria Maiou, 15 agosto 1964, la faccenda venne presentata già conclusa ai parrocchiani di Cortina di Ampezzo, Colle S. Lucia, Pieve ed Arabba. Lo sgomento fu grande, tutto era stato fatto di nascosto; era infatti risaputo che i parrocchiani dei due decanati non sarebbero mai stati favorevoli
ad una spartizione di questo genere; stiamo in definitiva parlando di un ulteriore sopruso subìto dalla nostra gente che aveva appena superato i disagi di due guerre ed aveva cominciato a riprendersi da poco, è proprio il caso di dirlo, “lavorando con il sudore della propria fronte”. Verrebbe altresì da chiedersi come mai le parrocchie di Quero-Vas e di Mel, che fanno parte rispettivamente delle diocesi di Padova e di Vittorio Veneto, non siano state aggregate anch’esse alla diocesi di Belluno, facendo parte entrambi i comuni della provincia di Belluno. E’ una mancanza di coerenza che fa sorgere alcuni dubbi. Sono ormai trascorsi cinquant’anni da quel momento e i due decanati in questione conservano tuttora delle
caratteristiche ereditate dalla diocesi di Bressanone che devono essere difese e tutelate adeguatamente contro ogni tendenza di uniformazione e di livellamento, perché questa è la nostra storia, la nostra cultura e la cultura è l identità di una comunità. Spero di riuscire a sensibilizzare ancora i fodomi e i parrocchiani di Colle Santa Lucia, essendo tutti riuniti in un unico decanato, a meditare sulla storia e sui soprusi subiti dalla nostra gente, in modo da poter affrontare con forza e consapevolezza le difficoltà e il nostro avvenire. Auspicando che si cerchi di porre rimedio alle ingiustizie passate e che le stesse possano servire a chi le ha compiute a non compierne delle altre, vi saluto tutti di cuore! Oscar Nagler
1915 - Lettera alla sorella Ornella li 23 V/1915 Cara sorella! Ti notifico che oggi abbiamo trovato la tua lettera e la madre la spederia via un canestro di pane ma adesso alla Pieve non ce piu posta che tutti sono scampati per via dei taliani e le lettere le il Grinvolt che le conduce ma se mai ce possibile la tel spedira. Dunque con molto ramarico voglio anunziarti le nuove del nostro paese anche il nostro padre si ritrova sotto le armi per ora in Lasta ai 19 maggio ha dovuto partire anch’egli gia in avanzata eta e noi si troviamo sole tutte spaventate. Anche quei poveri della Corte anno dovuto scampare i soldati anno minato le loro case e con alcuni colpi non ce restato che un mucchio di sasi le case di legno e i fienili li hanno incendiati che pareva che le fiame salisero al cielo e cosi pure la chiesa la Madona l’anno porta-
ta a ontrin in fatti tutta la Corte e federa non e rimasta che un mucchio di rovine che le proprio un spavento a guardarvi tante familie senza albergo tu non puoi farti un imaginazione di un tal spavento. Domani volevamo andare via in Lasta a vedere come che la
passa ma causa queste mine non posiamo andar via e neppur lui qua che (?) non trovano due minuti di permesso ma pazienza ancora siamo arivati a tristi giorni se vedesi come guarda fuori il nostro paese. La madre la avuto un mal di testa che la dovuto andare dal
Grande Guerra: caduti e reduci.
medico laveva la testa tutta gonfiata ma adesso le bene quasi guarita e il canestro non stare a spedirlo fino a che non viene nuovi ordini che forsi selo trova o forsi no e i soldi li abbiamo trovati e colla campagna abbiamo ben finito per un trato di tempo i mones i volevano andare a Baisestan ma causa questo scanfurlo non vano piu per ora la madre la voleva anche venire via a trovarvi ma adesso no piu lascio per questa volta scusa dei miei spegazi. Tanti saluti a titti e ti preghiamo di una pronta risposta che tanto aspetiamo se dobbiamo scampare forsi ci vedremo ancora o forsi in paradiso ma si spera melio nostri di italiani. Adio la tua sorella. Luigia Favai. Luigia Favai: nata il 19 maggio 1894 – morta il 14 aprile 1987. La sorella: Anna sposata Dorn abitante a Bolzano-Gries
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Fodom ricorda i suoi morti a 100 anni dalla Prima Guerra Mondiale L a vallata fodoma ha ricordato domenica 20 luglio con una S. Messa il centenario dall’inizio della Prima Guerra Mondiale ed i 137 suoi concittadini che in quel conflitto persero la vita. Centenario che qui, a differenza del resto d’Italia, cade già quest’anno, visto che allora Livinallongo faceva parte dell’Impero Austro – Ungarico. L’iniziativa di questa prima commemorazione ufficiale è partita dagli alpini del gruppo Col di Lana e dagli schützen della Schützenkompanie Buchenstein che di comune accordo per un giorno hanno lasciato a casa divise, bandiere e gagliardetti per ricordare le divisioni che quella guerra creò, in particolare proprio a Fodom e perché è stato detto “nel dolore della guerra, le lacrime erano uguali per tutti”. Una cerimonia che ha voluto essere soprattutto un momento di riflessione e di rispetto della storia, spesso manipolata, perlopiù per fini politici,
quando si parla delle zone di confine. Già il Coro Parrocchiale S. Giacomo, nel corso della S. Messa, aveva sottolineato il contesto storico e culturale che viveva Fodom in quel 1914, valle ladino – tirolese ai confini dell’Impero, eseguendo il canto d’inizio della S. Messa in tre lingue: ladino, tedesco ed italiano. Il parroco don Dario Fontana, evidenziando il particolare significato della funzione, ha ricordato più volte l’assurdità “di quella grande disgrazia, che, soprattutto a Fodom ha portato distruzione e divisione tra la gente e tra gli stessi componenti di una famiglia che in più di un’occasione si sono trovati a combattersi l’un l’altro perché divisi da un confine”. Al termine della messa, la cerimonia è proseguita sulla piazza antistante la chiesa dove erano state esposte alcune gigantografie di foto storiche dell’epoca che raffiguravano soldati fodomi con la divisa dei Kaiserjaeger prima della partenza per il fronte.
Ed inoltre l’elenco completo dei fodomi morti dal 1914 al 1918 ed il luogo dove persero la vita. La commemorazione ufficiale è stata aperta dal capogruppo degli alpini fodomi che ha sottolineato il dovere di ricordare questo anniversario “oggi che noi e le nuove generazioni, spesso presi dalla frenesia della quotidianità o dal torpore del benessere stiamo lentamente dimenticando gli orrori di quel periodo lontano. Ricordare per imparare dagli errori del passato e nella concordia andare sopra a modi di vedere e bandiere differenti. Per questo – ha ricordato – alpini e schützen hanno deciso di essere qui senza bandiere e divise”. Ha preso poi la parola l Hauptmann (capitano) degli schützen Artur Filippin che ha tracciato una breve relazione storica sugli avvenimenti di quell’estate del 1914 a Fodom e del destino che toccò ai fodomi spediti a combattere sul fronte della Galizia. “Nei paesi come Fodom la gente
Alcuni momenti della cerimonia.
era scettica nei confronti della guerra. Era estate, c’era da fare il fieno. Ma soprattutto per i giovani era un onore combattere per la patria”. Filippin ha ricordato i luoghi dove i fodomi combatterono con la divisa dei Kaisejaeger e dei Landesschützen, i primi morti in Galizia: Sebastiano Costa de Tita da Costacia da Fodom (28.8.1914) e Martino Codalonga di Colle (13.9.1914). “Oggi ha proseguito – ricordiamo il loro sacrificio perché non sia invano, anche se dal loro punto di vista la guerra l’hanno persa. Oggi siamo qui anche per ricordare le guerre e pregare per la pace in Iraq, Ucraina, Siria e Terra Santa.” A chiusura della cerimonia è seguita la deposizione da parte di uno schützen e di un alpino di una corona sul monumento ai caduti, fasciata dai colori della bandiera ladina, simbolo dell’identità e del legame di quei soldati alla loro terra. (SoLo)
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Fodom in festa con più di 200 in sfilata
iù di 200 persone in rappresentanza di 25 tra associazioni e Frazioni del paese hanno dato vita domenica 17 agosto ad una grande sfilata tra le vie di Arabba chiamata “Fodom in festa”. Un “remake” di un’iniziativa analoga che aveva avuto un grande successo per alcune edizioni, sempre a Ferragosto verso la fine degli anni ’80 e poi, purtroppo, andata a morire. Al termine della sfilata, soccorso alpino, Croce Bianca Fodom e pompieri volontari hanno inscenato un’applauditissima esercitazione di pronto soccorso. L’idea di riproporre una sfilata folkloristica per le vie del centro turistico fodom è partita dall’amministrazione comunale e dall’associazione turistica Arabba Fodom Turismo. Contattate ad una ad una, le associazioni e le Frazioni del comune hanno risposto con entusiasmo. La sfilata ha preso il via dalla zona di Precumon, aperta dalle note della Banda da Fo-
dom per snodarsi lungo la sr 48 delle Dolomiti e terminare nella piazza dietro la chiesa del paese. Presenti le frazioni di Brenta – Liviné, Salesei, Andraz, Ornella, Palla - Agai (che avevano già preso parte alla festa di Santa Maria Maiou) Corte e Arabba con i loro fantasiosi carri e tutte le associazioni del paese con una rappresentanza in divisa. Tanta la gente a bordo strada ad applaudire al passaggio dei vari gruppi e dei carri folkloristici. Così come in piazza, dove si sono esibiti la Banda da Fodom, il Piccolo Coro Col di Lana ed il Gruppo Folk Fodom, mentre dall’altra parte del torrente Cordevole, sui piazzali della funivia di Portavescovo, Cnsas, pompieri volontari di Livinallongo e Croce Bianca Fodom si preparavano per l’esercitazione di pronto soccorso. La simulazione prevedeva l’intervento per un incidente stradale che aveva coinvolto un’auto ed uno scooter. Nell’impatto il conducente di quest’ultimo era stato sbalzato di sella ed era finito nel torrente del Cordevole, dove è stato necessario l’intervento del soccorso alpino che l’ha recuperato allestendo una teleferica alla quale è stata agganciata una barella. I due passeggeri dell’auto sono stati tratti in salvo invece dall’intervento di Croce Bianca e pompieri. L’operazione è durata circa 25 minuti, durante i quali i tanti turisti hanno potuto apprezzare la grande preparazione e professionalità ed il coordinamento perfetto delle operazioni tra le varie squadre in campo.
Soddisfatti per il successo della manifestazione il consigliere delegato alla cultura e turismo Michela Lezuo ed il sindaco Leandro Grones che ha ringraziato tutti per la partecipazione segno – ha detto – che il paese è unito. La giornata di festa si è chiusa con le 60 fiaccole che hanno illuminato le creste del Sourasass sopra Arabba per festeggiare i 60 anni dalla costituzione della stazione del Cnsas di Livinallongo. (SoLo )
“Fodom in festa”: alcuni momenti della festa.
DAL MUSEO DI ROVERETO LA TARGA ORIGINALE DI CATERINA LANZ Giornata quanto mai intensa quella di giovedì 26 giugno, organizzata dal Museo Etnografico ladino con la collaborazione del Dr. Victor Strobel e dell’Amministrazione Comunale guidata dal Sindaco Leandro Grones. Motivo dell’incontro: la restituzione, da parte del Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto (TN) della targa originale del monumento di Pieve di Livinallongo dedicato a Caterina Lanz. La delegazione composta dal Presidente del Museo Storico, Dr. Alberto Miorandi, dal Provveditore dello stesso il Dr. Camillo Zadra, accompagnati dal Vice Presidente del “Tiroler Geschichtsverein” Dr. Osvald Mederle e dal membro dello stesso, il Dr. Victor Strobel, è giunta a Pieve in mattinata. Accolti, in sala consiliare dal Sindaco Grones, dall’Assessore alla Cultura Michela Lezuo, dal Gestore del Museo Etnografico ladino Franco Deltedesco e da una rappresentanza della Schützenkompanie Buchenstein. Brevi parole di saluto da parte del Sindaco, interventi dei presenti e consegna della targa. I convenuti si sono quindi spostati al Monumento a Caterina Lanz, quindi in cimitero per rendere omaggio alla sua tomba. Non poteva mancare una visita al Museo nel quale è esposto un bel quadro ad olio datato 1901 con allegata la dichiarazione di autenticità
Pieve, Sala Consigliare: al Sindaco viene consegnata la targa che era del monumento di Caterina Lanz.
firmata dalle persone di Andraz che avevano conosciuto personalmente la Lanz, nonché dall’allora Sindaco. Le varie fasi della giornata sono state riprese dalla televisione ladina con le interviste raccolte dalla corrispondente Anna Mazzel, programma trasmesso la sera stessa. Un incontro molto utile che ha contribuito ad instaurare un rapporto di collaborazione fra il Museo di Fodom e quello di Rovereto, al quale va un sentito ringraziamento. (Fr. Del.)
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Sánta Maria Maiou: recugniscimenc a chi che laora per la cultura ladina S
ánta Maria Maiou premia la cultura ladina: recugniscimenc a l’Union dei Ladins da Fodom, a Bruna Grones “Ioscia” (prescidenta onorara de l’associazion) e a Moreno Kerer, diretor del Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan. La ploia, perauter perveduda, del 15 de agost, no l’a ‘ndavò sparagné la festa de Sánta Maria Maiou. L burt temp l a lascé empò fè la sfilada coi ciar de le Vijinánze e le ële col guánt da fodoma e le premiazion dei benemeriti. L’é juda “sot iega” ‘nveze la marëna metuda a jì da l’Union dei Ladins co la speisa ladina che l’é empò juda via. L ciel grisc bele dadomán l no lascëva speré trop de bon, coscita come le previjion del temp. Ma mpò la plaza da La Plié l’a scomencé a buśié bele dadomán bonora de ële co l guánt da fodoma e de jent che feniva de enjigné su i ciar paricei prò da le Vijinánze de Andrac, Brenta – Liviné, Pala – Daghé, Salejei e Ornela. N via vai de jent endafarada a paricé la sfilada fora per paisc, ntánt che nte na gliejia plena e tocia de jent e plena dei colour dei guánc e dei cësć de ciof, vigniva dita la S. Mëssa de Sánta Maria Maiou, acompagnada dal coro de glijiea S. Iaco. L moment plù speté de chësta celebrazion, come dagnëra, la benediscion dei ciof, sotolineada da la ciántia “Giardino di fiori” ciantada da le ousc de le ële del coro S. Iaco. Sot a nen ciel che manacëva tres deplù la ploia l’é piada via la sfilada, giourida dala Bánda da Fodom, dai tosac co la bandiera ladina e da la Valentina Dell’Andrea con suo bel ciaval, ulache a tout pert, tra l auter, i scizeri, l Grop da Bal, le autorité con al cé l Capocomun Leandro Grones, la consiadëssa con delega a la cultura Michela Lezuo, la prescidenta de l’Union dei Ladins da Fodom Manuela Ladurner e la prescidenta de l’Union Generela di Ladins dla Dolomites Elsa Zardini. Proprio dei
L Comun a premié l’Ulf n ocajion dei 50 agn de fondazion.
I ciof fesc bela paruda sui ciar de le Vijinánze.
Recugnisciment ence per Moreno Kerer, diretor del Istitut Cèsa de Jan.
La sieia da Ornela.
capolaur i ciar enjignei sto ann da le Vijinánze: la ricostruzion de n molin (Andrac), na stua da nviade co la nona che fila e conta sćione (Salejei), n solé de ciof (Brenta–Liviné), na sieia che jiva (Ornela) e l berba che bat la fauc (Pala–Daghé). Sun plaza, ntánt che i sciori troc plu dei autri agn a noté valgugn - i fajëva a gara a se tò speisa ladina e l formai ntel stond de la lateria da Renac, come da tradizion l é ste premié i benemeriti de Fodom. La festa de Sánt Maria Maiou sto ann l’eva plucheauter dedicada ai 50 agn da la fondazion de l’Union dei Ladins da
Fodom. N aveniment che la prescidenta Manuela Ladurner a recordé co nen cin de storia de chi agn su per la fin del ’50, cánche l enlouta Capocomun Felize Degasper “Formai” l ava scomencé a tré auna endavò i liam co le autre val ladine del Sela. N laour porté ennavánt da Bruno Trebo che de merz del 1964 l clamëva ite na riunon publica ntel ex Hotel Dolomiti per mëte su l prum consei diretif de l’Union dei Ladins da Fodom. Dei dodesc prums consiadous envalgugn i n’a lascé da chelche ann, autri i é encora che i laora per la cultura ladina. Un de chisc l é
L premio de l’Ulf a Bruna Grones “Ioscia”.
la Bruna Grones “Ioscia” che l’Union dei Ladins a volù premié, tra l auter, per ester stada prescidenta per ben 17 agn, dal 1978 al 1994, (chëla che é stada per plù temp) e per l laour che ‘ncora la fesc ntel comitat cultural del istitut, nte la comiscion per la revijion de la gramatica e nte trope autre ocajion ulache l é debujen de sua competenza e esperienza. I 50 agn de l’Ulf i é stei sotlineèi ence dal Comun che a volù premié l’associazion co l premio Sánta Maria Maiou, coche a dit l Capocomun, “per l gran laour che a fat e fesc l’Union per tignì su nosta cultura, noste tradizion e nost lengaz.” Da pert sua la prescidenta Ladurner l’a damané al Comun de podei tres laoré auna per chëst fin. Parole de augurio i é ruade ence dala prescidenta de la Ulgd Elsa Zardini che l’a recordé a duc i Ladins de no se despartì. L secondo recugnisciment da pert del Comun l é ju a Moreno Kerer, diretor del Istitut Cultural Ladin Cèsa de Jan, ence a dël per l gran laour che l fesc per l davignì de la cultura ladina. A dute le ële co l guánt l’Union sto ann l’a scinché na bela stëla da mont de arjent da se taché sul guánt da Fodoma, che recorda i 50 agn de l’associazion. Fenide le premiazion l ciel l s’a dalviert e la ploia a fat sciampé duc adasosta ma no l’a lavé ju l gaist e l’atmosfera de n’autra bela festa blota ladina. (ls)
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Persone di Livinallongo-Fodom che meritano di essere ricordate per il loro impegno nel campo della cultura PERSONE PASSATE A MIGLIOR VITA
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FAVAI Pietro – Ornella: nato il 20 febbraio 1789 ad Ornella- morto il 21 settembre 1855 a Vienna. *Notizie storiche e religiose di Livinallongo raccolte in 2 volumi manoscritti- anno 1828 e 1829. FAVAI Fortunato “Nato Mone” – Ornella: nato ad Ornella il 22 maggio 1899 – morto ad Ornella il 22 aprile 1961. *Scrittore: “Livinallongo 1939-1945 (diario)” - “Ricordi della mia vita: dal 1920 al 1930 e dal 1941 al 1943”. Poesie: “En bel dì sa mont” – “Sol sa mont en veia de Sànta Maria Maióu”. CREPAZ Andrea “Polonât” – Carpàč : nato a Carpàč il 10 luglio 1877morto ad Hall in Tirol (A) il 15 maggio 1963. *Scultore di fama internazionale. Le sue opere si trovano in diverse parti del mondo: Canada-Detroit-Bolivia….. A Fodom rimane “L’ultima cena” al portone d’entrata della chiesa di San Giovanni. Di notevole fattura: “Mater Dolorosa” che si trova a Vienna e “Tiroler Cristus” (scultura di ben 5 metri conservata a Budapest, nella chiesa dei Domenicani). Al piano terra del “Centro Dolomiti” è stata allestita un’esposizione permanente che riguarda l’artista e le sue opere. DEMATTIA don Luigi “de Noé” – Salesei di Sotto: nato a Salesei di Sotto il 22 febbraio 1868 – morto a Maria Saalen presso Bressanone il 30 dicembre
I fodomi e la cultura di F. Deltedesco Un territorio sperduto fra le montagne dolomitiche: per lunghi anni una popolazione che si aggirava fra i 1700- 1800 abitanti e che nel 2014 non raggiunge i 1400. Un territorio che, culturalmente parlando, merita di occupare un posto d’onore. “I disc che t’es pico, t’es ërt e t’es puoro…” dice un canto in lingua ladina: che Fodom sia piccolo, abbia versanti ripidi possiamo essere d’accordo; che sia povero mi lascia perplesso. Se poi lo guardiamo dal punto di vista culturale sono certo di poterlo definire “ricco”. Quando ho cercato di dare un senso concreto all’espressione “culturalmente ricco”, io stesso sono rimasto stupefatto, tanto che non ho potuto fare a meno di esclamare: - Fodom, pico come che t’es… t’es veramente gran! E’ stato così che ho fatto una ricerca, riguardante quella che è stata la produzione scritta di maggior interesse, realizzata dai fodomi, a partire dai tempi passati ad oggi. (E’ gradito un suggerimento per eventuali dimenticanze).
1948. *Compositore di Musiche Sacre: messe ordinarie, festive e da requiem- offertorigraduali- antifone marianeTantum Ergo- inni- motettiTe Deum- vesperi- litanie. 5.
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7.
VALLAZZA don Isidoro “Datòne” – Contrin: nato a Contrin il 1° giugno 1862- morto ad Arabba il 29 novembre 1914. *Storico: “Livinallongo- memorie storiche e geografiche”.
*Storico: “Breve Storia del Decanato di Livinallongo” “Una vita al servizio dell’imperatore- storie di confine”. 8.
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DEVICH Luigi “Gigio Vich” – Pieve: nato il 18 maggio 1890 – morto il 4 maggio 1973. *Artigiano: realizzatore della cappella del Col di Lana, inaugurata nel 1935. DE CASSIAN Giacomo – Pieve: nato ad Andraz il 23 marzo 1925 – morto a Pieve il 15 febbraio 1993. Prigioniero in Russia nel 1945. Ha fatto ritorno a casa nel 1954. *Fabbro e scrittore: “Mia prijonia n Rusia”.
SORATROI Alessio “Lesio del Maestro” – Pieve: nato a San Martino in Badia il 17 febbraio 1919morto a Belluno il 22 settembre 2006. *Poeta e musicista: molte le sue poesie che hanno come tema il suo Fodom. Fra le composizioni musicali ricordiamo: ”Tra Ciuita e Boè” – “Ulà che la Marmolada” – “Edelweiss e ciòf de sita” – “Davò taula son sentèi”.
10. GABRIELLI Sigifrido “Frido Šùgol” – Sottinghiazza: nato il 25 novembre 1922 - morto il 6 ottobre 2002. *Carpentiere e Artigiano: miniature della casa unitaria- della majon- della casera e di attrezzi del contadino.
RAGNES Carlo – Andraz: nato a Vigo di Fassa il 18 dicembre 1901- morto ad Andraz il 21 novembre 1984.
11. PELLEGRINI padre Adalberto “de Toratìa” – Arabba: nato ad Arabba il 1° dicembre 1912 – morto a Bolzano il 25 maggio
1979. *Studioso: “Vocabolario Fodom-Taliân-Todâsc” – “Grammatica LadinoFodoma”. 12. GABRIELLI Riccardo “del Biél” – Collazd: nato il 19 agosto 1900 – morto il 10 febbraio 1999. *Pittore naif e scrittore – Acquerelli di “Uciei da Fodom” e di “Ièrbe, flou e plânte da Fodom”, pubblicate in 2 volumi con relative descrizioni in lingua ladina e con i nomi in italiano- tedesco e ladino”. 13. SIEF Albino “Bino Šimón” – Sief : nato il 12 gennaio 1913 – morto il 28 febbraio 2010. *Storico - “Ricordi di guerra (seconda guerra)” diario. 14. SALVATORE Gilberto – Arabba: nato a Campobasso il 4 febbraio 1937 – morto ad Arabba il 27 gennaio 2012. *Alpinista: “Ferrata delle Trincee” – “Ferrata Piazzetta” – “Via Emi” ecc. *Scrittore: ”Col di Lana” “Valli ladine- Alto Cordevole- Fodom” – “Arabba e il Fodom”- “Dalla Marmolada ai Sassi di Laste”. 15. BERTINI Giovanni (Nino) – Roma: nato a Roma il 14 aprile 1911 – morto a Roma il 19 dicembre 2000. *Poeta: “Pensieri e scherzi”- poesie in romanesco = Finanziatore, per 10 anni, del Concorso “ Pittura Fodom” e del Concorso “Il pennino d’argento” (premio: una settimana a Roma). 16. ZANUSI Iaco (Iaco Janùč) – Ornella: nato a Ornella nel 1679 – morto nel 1742. *Pittore di corte: innumerevoli quadri ad olio sparsi nel mondo. 17. LEZUO Andrea – Arabba: nato ad Arabba nel 1811 – morto nel 1899. *Nel 1841 parte per il mondo mantenendosi con la vendita dei quadri da lui stesso dipinti-
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ritorna nel 1847: scrive molte lettere ai genitori che sono conservate al Museo. 18. FOPPA Giovanni Evangelista (Nani Ciufol) Gruoppa: nato il 27 dicembre 1885 – morto nel 1968. *Scrittore: numerose sono le satire fra le quali “Satira del Pais” di ben 104 strofe. 19. MASAREI Sergio “Tavân” – Cherz: nato a Cherz l’8 giugno 1943 – morto ad Agordo il 26 settembre 2006. *Scrittore: “Chic… chirichiii…l plu bel son mi” – “Madalâna” – “Doi ore n sânta pès” – 100 parole ncrojade” – “Tosat da nnier-240 ricordi fra il 1940 e il 1960” – “El nanin” – “Rime sauride” – “Dizionar Fodom-Taliàntodësch”. 20. DEMATTIA Candido “Meléna” – Liviné: nato il 19 maggio 1906 morto l’8 febbraio 1997 *Scrittore: “diario” dal 16-11-1944 al 1606-1945 (periodo riguardante la seconda guerra).
21. DABERTO Valentino – Castello: nato il 7 febbraio 1896 – morto il 7 dicembre 1976 *Scrittore: diario dal titolo “Col di Lana 1914- 1918” pubblicato a puntate sul “Feral” il primo giornalino in ladino-fodom – “Le mie guerre”. 22. DENICOLO’ Giovanni “Nani Cru” nato il 5 dicembre 1917 – morto il 30 gennaio 1983. *Autore di poesie come “Lesiéra la sâra” e di satire. 23. VALLAZZA Otto “Marìn” nato il 27-05-1942 – morto il 04-01-2007. *Artigiano: “Miniature dei vari tipi di architettura di Fodom” (esposti nella Sala DolomitiCentro della Cultura fodoma). 24. SISTI Giovanni Battista nato nel 1605 e morto nel 1688. *Emerito in filosofia e teologia. Partecipò alla costruzione delle chiesette di Pian di Salesei e di Renaz. Istituì il Beneficio Scolastico
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“Sistiano” (la scuola pubblica). 25. ZANUSI Jacob nato nel 1670 – morto nel 1742. *Pittore di Corte.Le sue opere sono sparse nel mondo. Esposizione al Dommuseum di Salisburgo nel 2001. 26. MARTINI p. Ambrogio – frate francescano: nato il 2 settembre 1919 – morto il 29 dicembre 1910 *Ricercatore: “I sopranomi delle famiglie di Fodom”. 27. ROILO p. Francesco – frate francescano: nato il 9 aprile 1913 – morto il 16 gennaio 1998 *Ricercatore: “I sopranomi delle famiglie di Fodom”. 28. CREPAZ don Antonio “de Felizon” : nato l’ 11 settembre 1890 – morto il 17 luglio 1964 *Studioso: “Die Orts und Flurnamen von Livinallongo”. Professore di latino e Greco al Ferdinandeum di Bressanone 29. GHIRETTI don ELIO Cortina/Fodom: nato il 5 maggio 1910 – morto il 5
dicembre 1986 *Realizzatore della Casa di Riposo “Villa San Giuseppe” con il finanziamento della madre Sig.ra Alma Menardi e la collaborazione del Comitato ECA presieduto da Eugenio Deltedesco. 30. IRSARA mons. Lorenzo – Pieve: Parroco-Decano: nato il 9 agosto 1914 – morto il 10 ottobre 2013. *Fondatore del 1° Asilo Parrocchiale (1967) e del Piccolo Coro “Col di Lana” (1969). 31. RENON Ernesto – Tiser/Fodom: nato il 6 marzo 1942 – morto il 31 maggio 1998. *Studioso della vita locale sotto i vari aspetti. Originario di Tiser (BL) per lunghi anni insegnante, quindi professore alle Sc. Medie e Vicesindaco di Livinallongo. Come Assessore alla Cultura ha collaborato alla stesura del “LIBRO D’ONORE” del Comune di Livinallongo del Col di Lana. (continua sul prossimo numero…)
L’Alpenverein Buchenstein è realtà Si è tenuta ad Arabba la presentazione ufficiale della rifondazione, dopo più di 90 anni, dell’Alpenverein Buchenstein che si chiamerà ufficialmente Avs - Ortstelle Buchenstein. La nuova sezione dell’Alpenverein (il CAI di lingua tedesca dell’Alto Adige) farà parte della sezione di Brunico insieme alle altre sottosezioni di Anterselva, Chienes, Ladinia La Val, Mareo Enneberg e S. Lorenzo di Sebato. La nuova associazione opererà insieme alla già esistente sezione CAI di Livinallongo sotto il cappello della Lia da Mont da Fodom, come succede da anni in Val Gardena, con un unico direttivo. La prima sezione autonoma dell’Alpenverein, che all’epoca era unito al “gemello” germanico, fu fondata nel 1903, quando Fodom era sotto l’amministrazione dell’Impero Austro Ungarico. Dopo la fine della Prima Guerra Mondiale l’associazione fu abolita dalle leggi fasciste. Alla presentazione della rinascita hanno preso parte l’attuale presidente dell’Alpenverein Sudtirol Georg Simeoni, l’ex Luis Vonmetz, lo storico Ivan Lezuo, l’ex presidente della Sezione di Brunico Georg Larcher e la referente per i ladini nell’Avs Maria Kerschbaumer. Invitati speciali
i presidenti delle limitrofe sezioni di CAI e Avs ladine: Tullio Mussner della Val Gardena, Franz Moling di la Valle in Badia, Paola Valle di Cortina e Fortunato Flatscher dall’Alta Badia. A fare gli onori di casa anche il sindaco Leandro Grones e la presidente dell’Aft Michela Lezuo. La semplice cerimonia è stata introdotta da Ivan Lezuo il quale ha presentato una breve relazione storica sul turismo, l’Alpenverein Buchenstein e l’economia della vallata fodoma nel 1800. Come segno di benvenuto, il presidente Gerog Simeoni ha donato alla neonata sezione un quadro che rappresenta lo spirito di unione che caratterizza l’escursionismo in montagna. Nel dibattito che è seguito i presenti hanno discusso di quanto è stato realizzato in questi anni per il recupero dei sentieri e la valorizzazione della montagna. In particolare si è dibattuto molto su un tema quanto mai attuale: come incentivare i giovani all’escursionismo e all’arrampicata e come attrarre più turisti nelle vallate dolomitiche nel periodo estivo. “Abbiamo deciso di rifondare la sezione fodoma dell’Alpenverein – spiega il presidente della Lia da Mont da Fodom Diego Grones – perché fa parte della nostra storia e
perché così pensiamo di riuscire ad avere più iscritti (nel 2103 erano 93 quelli iscritti al CAI Fodom). Dal prossimo anno quindi sarà possibile iscriversi indifferentemente al CAI sezione di Livinallongo o al Avs Buchenstein. Per quest’ultima la quota annuale sarà di 35 euro. Per i giovani fino a 18 la tessera costerà 18 euro. Ulteriore agevolazione ci sarà per le famiglie numerose: dal terzo figlio, con due già iscritti, la tessera sarà gratis. Le iscrizioni per il 2015 si potranno fare dal 1° di ottobre 2014 al 31 gennaio 2015”. (SoLo)
Un momento durante la cerimonia di rinascita del Alpenverein Buchenstein.
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Visite al museo etnografico È IL 28 GIUGNO Padre Giuseppe Detomaso, tornato dall’Etiopia per un periodo di riposo, porta a visitare il Museo una signora di origine olandese che per 34 anni ha lavorato come volontaria nella sua missione. Avendo sposato un ingegnere minerario canadese, si è trasferita colà, ma ha desiderato conoscere le Dolomiti, terra di padre Giuseppe.
È IL 2 AGOSTO Il Coro Bassano dedica una parte del tempo a disposizione ad una visita al Museo. Coristi e accompagnatori si entusiasmano nel conoscere oggetti e attrezzi che fanno rivivere la storia, gli usi e i costumi della piccola comunità di Fodom.
Una tesi di laurea parla anche di Fodom
Proposte per passeggiate
Il motivo che mi ha spinto ad occuparmi della storia della scuola di Alleghe…. Colle Santa Lucia e Livinallongo è legato alla passione che ho per questi luoghi che frequento ormai da oltre vent’anni e dove le tracce del passato sono ancora molto presenti. Così scrive Tiziana Maglione nella premessa, quindi prosegue: - Continuo a passare le estati in un paesino sperduto all’interno del comune di Rocca Pietore, Bramezza, che può essere definito, per usare una bella espressione tratta da Benn “Un luogo che a stento ha un nome tanto è ignorato, piccolo, in disparte” dove le case parlano di epoche passate, di antiche tradizioni. Per chi arriva in questi luoghi, come accade a Tiziana che vive a Teolo (PD), e non ha fretta, c’è la possibilità di ricostruire il passato. E’ indispensabile avere un passo lento e non avere fretta, guardare con l’occhio attento dell’osservatore, essere disposti ad aspettare. La laureanda passa quindi a presentare
questi luoghi soffermandosi, in particolare, sulla struttura delle famiglie e sul rapporto scolaro-scuola-lavoro. Nella seconda parte viene presa in esame la riforma Gentile che ebbe inizio nel 1923-1924, una grande riforma nelle piccole scuole agordine passando ad analizzare le prove degli esami di terza elementare dall’anno scolastico 19231924 fino all’anno scolastico 1927-1928. Ne risulta una documentazione precisa e scrupolosa riguardante le scuole elementari di Alleghe, Caprile, Coldemies, Rocca Pietore, Sottoguda, Calloneghe, Colle Santa Lucia, Selva di Cadore, Santa Fosca, Laste, Pieve di Livinallongo, Corte, Larzonei, Ornella e Soraruaz.
di F. Deltedesco
La copertina della tesi di Tiziana Maglione.
P.S.: la tesi è disponibile presso la Biblioteca Comunale di Pieve.
CONCLUSIONE DELLA TESI. Questo lavoro (sono ben 236 pagine alle quali hanno collaborato anche il Museo e la Biblioteca di Pieve), che mi ha permesso di recuperare un pezzo di storia della scuola, mi permette ora di sentirmi maggiormente parte di questi luoghi... Avere svolto questa ricerca, infatti, mi ha permesso di immergermi nel passato di questi paesi, di conoscerne le tradizioni, la vita, la fatica. Sono tanti ora i luoghi che guardo con occhi diversi quando ritorno nella mia casa di montagna. E’ allora che sussurro a me stessa: “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. (Tratto da Pavese C. =La luna e i falò=Einaudi.)
N°5 – Prade/Ferdole/Col da la Roda Dal Museo di Pieve si imbocca la mulattiera che porta a “Plán de Brenta” quindi a Liviné. Proseguendo verso destra si sale alla “Radura di Prade” quindi, proseguendo verso sinistra si raggiunge “Ferdòle”, piccolo pianoro alla base delle nere rocce verticali formanti i “salti rocciosi” del Col di Lana. Il sentiero ci porterà al “Còl da la Ròda” teatro di innumerevoli battaglie durante la Grande Guerra dove è possibile vedere la grande e unica nel suo genere, caverna “Vonbank” (è sconsigliato entrare). Proseguendo in direzione Sud si raggiunge il paesello di Sief da dove ci si immette sulla carrozzabile per Contrin. Seguendo per breve tratto detta carrozzabile si raggiunge Lasta, luogo dove erano nate e avevano profetizzato le gemelle siamesi “le Popàce de Lasta”; proseguendo si raggiunge il sottostante paese di Corte dove è possibile vedere il grande forte austriaco e il Santuario della Madonna della Neve. Abbandonata la carrabile e attraversato il paese, ci si trova a valle del Santuario e si imbocca il sentiero che, sulla sinistra, ci riporterà a Liviné quindi a Plán de Brenta e Pieve. Tempo di Percorrenza: 4-5 ore.
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DAL MONDO DELLE ASSOCIAZIONI
Gruppo Alpini
Brulè di Natale: il ricavato per Asilo e famiglia Crepaz Mauro Da molti anni i Gruppi di Alleghe, Rocca Pietore, Livinallongo, Selva di Cadore, Laste, San Tomaso, Cencenighe, Canale d’Agordo, Caviola e Falcade offrono, al termine della messa della notte di Natale, del vin brulè, con offerta libera, il cui ricavato viene devoluto per iniziative benefiche. Quest’anno il ricavato è stato destinato per metà alla scuola materna di Arabba e per metà alla famiglia di Ren Erika, colpita lo scorso anno dal grave lutto della tragica morte
di Mauro Crepaz. Il 17 giugno, alla presenza dei rappresentanti dei vari Gruppi aderenti all’iniziativa, al coordinatore dell’iniziativa, Sergio Valente, e al Sindaco di Livinallongo, Leandro Grones, si è provveduto a consegnare presso la scuola materna di Arabba, i giochi per i bambini, acquistati con i fondi raccolti. Una delegazione si è poi recata presso la Cassa Raiffeisen di Arabba per depositare l’assegno a favore della famiglia di Ren Erika.
Incontro cappellani militari Il 14 giugno ad Arabba si è svolto un incontro tra cappellani militari provenienti da varie caserme d’Italia. A tale manifestazione ha partecipato anche il generale delle Truppe Alpine Alberto Primicerj. In mattinata è stata celebrata una Santa Messa nella chiesa di San Pietro e Paolo in Arabba, officiata dal cappellano militare in pensione Quinz Valentino, il quale ha ribadito l’importanza della presenza religiosa all’interno delle caserme. Nel pomeriggio, i cappellani militari ed il generale Primicerj hanno visitato il Sacrario Militare di Pian di Salesei, accompagnati da una delegazione del Gruppo Alpini Col di Lana. In tale occasione il Gruppo Alpini Col di Lana ha omaggiato tutti i presenti con una copia del libro edito dal gruppo in occasione dell’80° di fondazione. Il generale Primicerj ha ricambiato con la consegna al gruppo del crest con lo stemma araldico del Comando Truppe Alpine.
I cappellani militari, il generale Primicerj e i rappresentanti del gruppo Ana Col di Lana dopo la S. Messa nella chiesa di Arabba e durante la visita al Sacrario di Pian di Salesei.
La delegazione degli Alpini dei gruppi ana agordino con i bambini e le maestre dell’asilo di Arabba.
Col di Lana: preghiere e canti Come ogni anno, la prima domenica di agosto, il Col di Lana invita tutti a raggiungere i suoi 2462 metri per ricordare l’immane tragedia di una guerra, la Grande Guerra che, con i suoi 10.000 morti non aveva portato alla conquista di un sol metro di terra né da parte degli uni né da parte degli altri. Le previsioni meteo e le nuvole scure non hanno fermato gruppi e semplici persone: sono saliti in molti per assistere alla Santa Messa, celebrata nel cratere della mina italiana dal cappellano militare don Lorenzo Cottali e accompagnata con il canto dal Coro Parrocchiale “San Giacomo” di Pieve di Livinallongo diretto da Denni Dorigo; non sono mancate le note del silenzio uscite dalla tromba di Paolo Demattia per rendere onore ai caduti. “A nome mio personale e del Gruppo Alpini “Col di Lana” che, assieme all’Amministrazione Comunale organizza annualmente questa commemorazione, porgo ai presenti un caloroso saluto e un grazie per la partecipazione” - ha esordito il Capogruppo Luca Deltedesco. Ha quindi rivolto un saluto alle persone, alle autorità e ai Gruppi Alpini presenti: il Signor Sindaco Leandro
Grones, il Capogruppo della Sezione Alpini di Belluno Lino Dai Pra, il M.llo Vittorio Palabazzer comandante della base logistica della caserma Gioppi di Arabba, il Mar.llo Tiziano Turra comandante della stazione carabinieri ArabbaLivinallongo, ai rappresentanti delle Associazioni d’arma dei Carabinieri e Bersaglieri in congedo, ai rappresentanti della Schützenkompanie Buchenstein-Fodom e ai labari e gagliardetti delle Sezioni e Gruppi A.N.A. Ha quindi ricordato la presenza dei rappresentanti giunti dall’Austria con alla testa Manfred Schullern Presidente dell’Altkaiserjäggerclub di Innsbruck e ai rappresentanti del Jaegerbattailon di Lienz con il tenente Colonnello Roth. “Lo spirito che ci porta oggi in Col di Lana- ha proseguito il Capogruppo Luca- è espresso molto bene sul giornale “L’Alpino” che indica questo incontro come “Pellegrinaggio al Col di Lana”. Quest’anno, l’incontro riveste un significato particolare in quanto rientra nelle celebrazioni del centenario dallo scoppio della Grande Guerra, la tragedia che ha rimodellato la morfologia delle nostre montagne e che ha segnato l’animo umano.
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Rappresentanze civili e militari presenti alla commemorazione.
Non sono mancate alcune parole che toccano da vicino la nostra comunità fodoma: “Ricordare è importante per imparare dagli errori del passato perché, ancora oggi, modi di vedere diversi o bandiere di
colore differente, sono motivo di discordie locali se non di conflitti, attualmente in atto in diverse parti del mondo. Significativa la presenza di un gruppo di Eugubini con il Presidente dr. Mauro Pierotti:
Il saluto del Sindaco Leandro Grones.
ricordiamo l’evento della firma dell’atto di gemellaggio avvenuta a Gubbio il 1° marzo di quest’anno. Un incontro che è pure servito per gettare le basi riguardanti l’organizzazione che
si terrà nel 2017 in occasione dei 100 anni da quel 15 maggio 1917 quando, per l’unica volta, gli Eugubini fecero la loro grande festa “la corsa dei ceri” a Fodom, al di fuori della loro città. (Fr. Del.)
Croce Bianca Fodom
Open day della Croce Bianca Fodom L’associazione fodoma di soccorso, sezione della Croce Bianca di Bolzano, ha organizzato un “open day”: una giornata di informazione ed iniziative per sensibilizzare la popolazione sulle tematiche del primo intervento. Tra stand con dimostrazioni pratiche di rianimazione, possibilità di visitare i mezzi di soccorso e persino un concorso di disegno per i bambini, i volontari hanno presentato per una mezza giornata a popolazione e turisti la loro attività sul territorio. Uno dei gazebi allestiti sulla piazza di Arabba era stato attrezzato ad info point, dove i volontari erano a disposizione per dare a quanti si avvicinavano tutte le informazioni sull’attività, il tesseramento e le informazioni sull’associazione. Di fianco c’era quello dedicato ad una dimostrazione pratica, dove, grazie all’ausilio di un manichino usato nelle esercitazioni del personale della Croce Bianca, i volontari mostravano e facevano provare a chi lo desiderava, le manovre basilari della rianimazione cardio respiratoria. Poco distante erano state parcheggiate due ambulanze in dotazione alla Croce Bianca, anch’esse, ovviamente, con le porte aperte per dare modo a tutti, con l’ausilio delle spiegazioni di un volontario, di vedere e conoscere le sofisticate apparecchiature medico – sanitarie di cui sono dotate. Sui mezzi poi, per tutti, c’era la possibilità di farsi misurare, gratuitamente, la pressione, la saturazione ed il battito cardiaco. “Tutte operazioni – spiega il caposezione della Croce Binaca Fodom Antonella De Toffol – che noi volontari pratichiamo di norma quando veniamo chiamati per un intervento. Un’iniziativa che ha riscosso un notevole successo. Tanto che, come racconta ancora la De Toffol, alle ambulanze c’è stata per tutto il giorno la coda. Per l’occasione la Croce Bianca
Foto di gruppo dei volontari con i piccoli artisti che hanno partecipato al concorso di pittura.
ha pensato anche ai più piccoli. Mentre mamma e papà erano intenti ad osservare e provare le manovre di rianimazione o a visitare un’ambulanza, i bambini potevano distrarsi e passare il tempo cimentandosi in un simpatico concorso di disegno. Una giornata che, a dispetto del tempo non certo invitante, per i volontari si è rivelata estremamente positiva. “Abbiamo avuto tanta gente che si è avvicinata ai nostri gazebi. Se alle ambulanze c’era la
Lo stand con la dimostrazione di rianimazione.
coda, all’info point non sono rimasti con le mani in mano. Tanti i turisti che si sono avvicinati ai nostri gazebi, ma anche tanti fodomi. In molti ne hanno approfittato per fare il tesseramento o portarci delle proposte. Particolarmente apprezzato è stato lo stand delle dimostrazioni pratiche. Grazie a tre manichini, uno che rappresentava una persona adulta, un altro un bambino ed un altro un neonato, i volontari spiegavano le diverse manovre di rianimazione che vengono praticate e la manovra di Heimlich, usata in caso di soffocamento. Una cosa che ha suscitato grande interesse tra le mamme, evidentemente sensibili all’eventualità (tutt’altro che remota n.d.r.) che questo possa capitare ai loro bambini. Un discreto numero di visitatori ha anche provato ad eseguire praticamente queste manovre”. Una ventina i bambini che hanno partecipato al concorso, i cui disegno sono stati giudicati dagli artisti Gianni Pezzei e Felice Grones e premiati con la mascotte della Croce Bianca. (SoLo)
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In occasione dell’annuale commemorazione dei caduti del Col di Lana, il Coro Femminile omonimo ha ospitato il Coro Bassano. Una giornata trascorsa all’insegna dell’amicizia, dello stare insieme ricordando i momenti tristi che avevano colpito la valle di Livinallongo 100 anni fa, ma anche godendo i panorami che ci offre oggi questo angolo di Dolomiti che, nella parlata locale, viene chiamato con una semplice-breve parola: “Fodóm”. Un incontro iniziato in mattinata con la visita al Museo Etnografico Ladino di Pieve di Livinallongo che ha destato grande interesse. Particolare attenzione è stata riservata al settore dedicato alla Grande Guerra che ha dato modo di ripercorrere e capire, sia pur a grandi linee, i
Il 2 agosto, con la guida Eleonora, il Coro Bassano visita il Castello di Andraz.
tragici eventi del tempo. Per il pranzo si sale in seggiovia al monte Burz e ci si ritrova al nuovo rifugio, un gioiello che si inserisce perfettamente nell’ambiente. E’ durante
il pranzo che si instaura un rapporto di grande amicizia con gli amici di Bassano. Il tempo meteorologico, ballerino in questa strana estate, si dimostra clemente, tanto da
Soccorso Alpino
Il 19 luglio il Femminile “Col di Lana” canta a Fusine di Zoldo Alto insieme al Coro Fodom e ai Cori “Valle Fiorita” e “Crodaioli”. Nella foto, il saluto da parte del Sindaco Roberto Molin Pradel.
rendere possibile la trasferta al Castello di Andraz per conoscere la nostra storia antica, dal 1000 al 1800 che la guida Eleonora presenta con competenza. Ed eccoci all’esecuzione canora nella Parrocchiale di Pieve, gentilmente messa a disposizione dal Parroco don Dario Fontana, per concludere in armonia la giornata assieme ad una rappresentanza degli Alpini del gruppo “Col di Lana”. Dai Cori un repertorio di canti religiosi per invocare la pace e dire “mai più guerre” e canti d’autore (De Marzi e Maiero) che inneggiano alle bellezze del creato. Un coro ospite che ha riscosso grande simpatia; un incontro di “non solo canto” ma soprattutto un incontro fatto di amicizia, di stare insieme in concordia e armonia.
Vita di coro
Coro femminile “Col di Lana”: cantare in amicizia
Il 26 luglio porta i suoi canti a Frassené.
L Aiut Alpin salva n pico agnel
L Capostazion del Aiut Alpin da Fodom Marino Zorz l se ciaria l agnel nte ruksoch. (foto Aiut Alpin).
D’isté via, ntánt che l caminëva sul teriol che da Chël Vesco va fin sun Jou de Pordou n scior l s’ embatù nte na biescia ferma sul
La cherpatola ulache l eva sbriscé ju l pico agnel. (foto Aiut Alpin)
our de na cherpatola e da sot su l sentiva n bregle. L scior l s’a sport fora a cialé ju e l vedù 7 o 8 metri plu njù nten pico canal n agnel
fermo ntra le crëpe che no l eva plù bon de vignì su. Cuaji de segur l animel l eva sbriscé jù davánt chelche dì cánche da chële pert l eva
passé l pastorëc e la mere l’e restada ilò fin enlouta a speté e ie cialé soura. Debota l scior a clamè l 118 che a sua outa l’a alerté na scuadra del Aiut Alpin da Fodom che s’a metù a dispojizion per entervegnì e jì a recuperé l animel. Ruei sul luoch, un dei socoridous l s’a calé pián pián co na corda ju per le cherpatole per no spigolé l animel. Rué perméz l s’a ciarié l agnel nten gran ruksoch e l po l s’a fat tré su fin su da teriol. Da ilò la scuadra dei socoridous i a paré agnel e biescia plù dezés ulache no l eva pericol e tost i doi animei i s’metù a mangé, contenc de ester endavò auna e avei passé l pericol.
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Donatori di sangue
Decima caminada del Donatore “su le pedie de nuosc vegli” Decima caminada del Donatore “su le pedie de nuosc vegli”, n domënia ai 20 de lugio 2014 En domënia da domàn, la giornada la no cialàva fora mel. Da Ciuita a Boè l eva mefo chelche neola, ma nia n confronto a i autri dis burc de sto chèro isté. Nlouta son piei via da le 9 da domán; son biné de duc a Sorieghe, per po’ ji fin n ta Pont de Vauz, i Fop, Beton, Forcele, Burz fin a rué nta cason de le biesce. Ilò son sentè ju e, ntra la bona marëna e la bona compagnia, son chèro giaudù! N st’ outa no n on fat na caminada tànt sfadiosa, ma bela losteso! Sciode per el temp, che davò marena l na seché ncin. Ringrazie de cuor chi che a tout pert a sta caminada e sarevede a nnautra occasion! Per el Direttivo, Fabio Denicolò
N valgugn momenc de la “caminada”.
Insieme si può... Fodom
Manifestazioni estive L’estate ci ha visti coinvolti in varie manifestazioni importanti. Anzi abbiamo iniziato già in maggio con la compagnia teatrale di Brunico che ha portato in scena la commedia “Chi è più felice di me?” di Edoardo de Filippo. Alla regia il nostro caro amico prof. Loguercio. Poi il 29 giugno con la “siègra de S. Piere e S. Paul” ad Arabba e il 27 luglio a Pieve con quella di “S. Iàco”. Nonostante il tempo decisamente autunnale in entrambe le giornate (ma uguale per tutta l’estate..!), siamo stati “graziati” dai rispettivi patroni perché abbiamo potuto offrire le “speise da n zacan” con “crafons”, “canifli” e torte di ogni tipo, senza ombrello....! Salvo poi sgomberare in fretta per l’arrivo di un acquazzone…ma ce l’abbiamo fatta! Per le ore 12 in entrambe le feste patronali tutti i prodotti erano stati venduti! Domenica 17 agosto un sole splendente ci ha accompagnato durante la bellissima sfilata ad
La “speise da n zacan” offerta dal gruppo in occasione della Siegra de S. Iaco a Pieve.
Arabba. Per l’occasione abbiamo pensato di rappresentare sul nostro carro una famiglia tipica africana: la mamma, con tanti bambini (diventati negretti grazie alle mani abili di Sabina) seduti davanti alla loro capanna di paglia che attendono la visita del loro missionario. Abbiamo avuto l’occasione di avere un missionario “originale” direttamente dall’Etiopia che si è prestato volentieri sul nostro carro. Grazie Padre Bepo Detomaso! Ai lati del carro alberi di banane (“lavac biei fràsc”) e un tipico pozzo
Il carro allestito per la sfilata del 17 agosto ad Arabba.
dove i bimbi attingevano l’acqua. Copia fedele (ma in miniatura) di un pozzo che abbiamo aiutato a costruire nella missione di Padre Bepo. Un caloroso Diotelpaie a tutte le donne che si sono prestate a preparare i dolci e ad aiutare in tante occasioni, al Elio Tusc, alla Sabi e al Gianluca, al Damiano dei Monesc che ci hanno aiuta-
to gratuitamente a costruire ed allestire il carro. Alle mamme che ci hanno “prestato” i bambini un grazie di cuore. Sono già stati spediti € 4.000 per la scuola e per l’asilo di Padre Bepo in Etiopia e € 2.500 a Suor Agnese per le tante urgenze umanitarie in Pakistan. A nome del gruppo “Insieme di può...Fodom” Marilena
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Dal Comune
ATTUALITÀ - SUZÉDE NTA FODOM LAVORI PUBBLICI • Sono stati appaltati alla Ditta DEON i lavori, che inizieranno a primavera del prossimo anno, per la costruzione del nuovo ufficio turistico finanziato con i fondi Brancher per 800.000,00€. • La Ditta Cadore Asfalti si è aggiudicata i lavori per l’adeguamento e straordinaria manutenzione strada silvo-pastorale “Sottinghiazza-Foram-Plan de Sfoieis” con un ribasso dell’offerta economica del 43,208%. • E’ stato approvato il progetto definitivo del progetto museale integrato di valorizzazione turistica che riguarda la sistemazione del percorso storico tra le miniere del Fursil e il Castello di Andraz e il recupero di Malga Castello. • Il progetto di completamento dei paravalanghe in prossimità del Passo Falzarego, finanziati con i fondi Brancher all’interno di un progetto di cui è capofila
Pietore, è stato consegnato ufficialmente agli amministratori locali dai rappresentanti della Carraro SpA, concessionaria per il Veneto, giovedì 7 agosto a Pieve di Livinallongo. VARIE
Intervista rilasciata dal Sindaco Leandro Grones a Telebelluno, in occasione della consegna dei mezzi.
il Comune di Cortina d’Ampezzo, è stato approvato in Conferenza di Servizi a fine agosto. • Sono stati tutti consegnati i mezzi comunali polifunzionali acquistati con i fondi Brancher e destinati al nostro Comune. Veicoli estremamente potenti che renderanno più agevole l’apertura delle strade e lo sgombro della neve nei nostri territori montani; saranno pure
adatti alla manutenzione estiva del territorio. Si tratta di una pala gommata Liebherr da 120.000,00€, un trattore Lindner dotato di spargisale e lama sgombraneve, un Unimog dotato di spargisale, lama sgombraneve e di una fresa-neve. L’Unimog “Mercedes-Benz”, insieme a quelli destinati ai comuni di Alleghe e Rocca
• La targa originale del monumento a Caterina Lanz è nuovamente a Fodom grazie all’interessamento del dottor Viktor Strobl, del maestro Franco Deltedesco e del Comune. A breve sarà ricollocata nel basamento del monumento. • Sono stati nominati dal Consiglio Comunale quali rappresentanti in seno all’Unione Montana Agordina, oltre al Sindaco quale membro di diritto, i Consiglieri Crepaz Leo e Ruaz Ugo. • I Consiglieri nominati a far parte della Commissione comunale legname e fabbisogno sono Crepaz Ivano, Palla Ruggero e Pellegrini Lorenzo.
Prende forma il nuovo ponte sul Rio Chiesa a Retiz Sono iniziati ad opera della ditta Tollot di Ponte nelle Alpi i lavori per la costruzione del nuovo ponte sul Rio Chiesa nella frazione di Retiz. La ditta pontalpina si era aggiudicata l’appalto ancora l’anno scorso con un preventivo di 276 mila euro, sui 365 mila preventivati e soggetti al ribasso d’asta. Un’opera attesa da tempo quella del nuovo ponte sul Rio Chiesa a causa delle continue frane che in occasione dei frequenti e violenti temporali estivi, provocano l’esondazione del torrente in prossimità della piccola frazione del Comune di Livinallongo. L’evento più grave si verificò la sera 28 luglio del 2003, quando l’enorme frana trascinò con se anche un’automobile, fortunatamente vuota, parcheggiata diverse decine di metri lontano dal torrente e provocò dei danni ad un’abitazione vicina. Sotto la cascata formata dal torrente, si accumularono ben 2 mila 500 metri cubi di materiale. Ci volle quasi una settimana di febbrile lavoro dei camion e ruspe per rimuoverli completamente. Negli anni successivi si sono verificate altre frane, anche se di minore entità, ma che comunque hanno provocato
Il cantiere per il nuovo ponte sul Rio Chiesa a Retiz
sempre l’esondazione del torrente, con conseguente pericolo e disagio per gli abitanti del luogo e la strada comunale che lo attraversa. Tutta colpa del ponte costruito solamente nel 1997, il quale, invece di attenuare il fenomeno, lo aveva addirittura amplificato. Grazie ad un finanziamento della Regione Veneto, il Genio Civile, che aveva redatto il nuovo progetto, ha potuto così finalmente stanziare i fondi necessari alla sua realizzazione. I lavori prevendono l’adeguamento delle opere idrauliche con l’abbattimento del vecchio ponte, la rimozione di una legnaia di proprietà privata e la costruzione del nuovo ponte che sarà costituito da travi piolate in acciaio. Sulla destra e la sinistra orografica, a
monte e valle, saranno realizzati i muri d’ala. A completamento delle opere è prevista la realizzazione dell’impermeabilizzazione della soletta, la formazione dei rilevati rinforzati con strati di geosintetico per la formazione del corpo stradale, l’asfaltatura, il posizionamento dei gard rail in legno – acciaio. Con l’allestimento del cantiere è stata chiusa la strada comunale tra l’abitato di Foppa e Retiz. Quest’ultimo, con i vicini abitati di Gruoppa e Colsottochiesa possono essere raggiunti in auto solo attraverso la comunale di Fondovalle da Molinat o da quella di “Pausse” da Vallazza. Due arterie estremamente precarie però, in particolare quella di Pausse, per la quale il Comune ha
disposto un’ordinanza di transito riservata ai soli frazionisti ed ai mezzi agricoli. Tra la popolazione c’è però qualche preoccupazione. Durante un sopralluogo verso la metà di maggio i tecnici avevano annunciato l’avvio dei lavori già con i primi giorni di giugno ed una conseguente chiusura della strada tra Retiz e Foppa almeno fino alla fine di ottobre. La tabella esposta all’entrata del cantiere indica il 27 maggio come data di inizio dei lavori. In realtà le macchine operatrici che stanno realizzando i micropali si sono messe in moto solamente nella prima settimana di luglio. Una ritardo che ha messo in allarme gli abitanti della zona, i quali hanno scritto al Comune per chiedere garanzie. La viabilità di accesso attraverso Molinat o Vallazza infatti non sarebbe percorribile in sicurezza se, come spesso accade già con i primi di novembre, dovessero verificarsi delle nevicate. L’amministrazione ha così imposto alla ditta appaltatrice che la strada dovrà essere resa di nuovo percorribile al massimo entro la metà di novembre o comunque al verificarsi delle prime nevicate. (SoLo)
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I sindaci ladini incontrano il nuovo Landeshauptmann Arno Kompatscher “I soldi per i comuni di confine devono essere destinati realmente alla perequazione tra territori confinanti”. Questo quanto hanno ribadito al presidente della Provincia di Bolzano Arno Kompatscher i rappresentanti dei comuni ladini di Fodom, Col e Anpezo durante l’incontro che si è tenuto nei mesi scorsi a Bolzano. Sul referendum il Landeshauptmann ribadisce: “Non siamo noi a voler portare via i territori al bellunese. Per il passaggio con il Sudtirolo bisogna trovare un percorso condiviso”. Oscar Troi, sindaco di Colle, descrive la trasferta in quel di Bolzano “più che altro un incontro per conoscerci e capire cosa pensa il nuovo presidente della Provincia di Bolzano sui temi a noi comuni. Con Troi della delegazione facevano parte anche il neo sindaco di Livinallongo Leandro Grones, nonché i rappresentanti della Consulta Ladina dei tre comuni, l’ex sindaco Ugo Ruaz, l’assessore del comune di Colle Paolo Frena, l’ex consigliere comunale di
I sindaci ladini con il presidente della Provincia di Bolzano Arno Kompatscher.
Livinallongo Ilario Dariz e l’assessore del comune di Cortina Stefano Verocai. “Era il primo incontro dopo il rinnovo della giunta sudtirolese – spiega Troi. “Con Durnwalder ci conoscevamo e lui conosceva bene le nostre questioni in comune, come il referendum o il Fondo Brancher. Pertanto questa prima riunione è stata più che altro interlocutoria; non siamo entrati nello specifico in nessun argomento. Abbiamo fatto un’ampia carrellata delle problematiche e per noi è stato di grande sollievo e soddisfazione – continua Troi – sentire che su queste due questioni in particolare il presidente è sulla stessa linea del suo pre-
decessore. In particolare sul referendum – vero motivo dell’incontro - Kompatscher ha ripetuto quanto già detto alla presidente della Generela, ovvero che non è la Provincia di Bolzano a voler venire a prendersi i territori ladini del bellunese, ma è la popolazione, con il referendum, che ha detto di volersene andare. Pertanto bisognerà trovare un percorso condiviso per completare l’iter referendario”. La discussione non poteva non toccare il tema caldo di questi giorni: il Fondo Brancher. La Provincia di Bolzano ha da poco raggiunto un accordo di massima con il Governo per rivedere la gestione degli 80 milioni all’anno
che le province autonome di Bolzano e Trento mettono a disposizione dei comuni a loro confinanti. Via l’Odi, al suo posto dovrebbe arrivare un segretariato, con sede itinerante ogni cinque anni a Trento e Bolzano, al quale i comuni dovrebbero presentare i progetti, i quali saranno poi valutati dalle due province, le regioni interessate e il Ministero per le Regioni. Anche qui piena sintonia dei tre comuni con la linea di Kompatscher il quale – spiega ancora Troi – vuole che questi soldi vadano veramente per una perequazione dei territori di confine. Quindi, come diceva Durnwalder, no per le ciclabili sul Garda”. Il sindaco di Colle un progetto ce l’ha già pronto: finanziare il rinnovo della seggiovia Fedare, sul Passo Giau. “L’impianto – spiega Troi – sta raggiungendo la scadenza della vita tecnica. In tal senso c’era già un accordo con il sindaco di Cortina, in quanto l’impianto ricade nel comprensorio sciistico ampezzano”. ( SoLo )
Arabba “divorzia” da Dolomiti Stars La clamorosa decisione di uscire dal consorzio che raggruppa i comprensori sciistici del Civetta, Arabba – Marmolada e di Falcade – Passo S. Pellegrino è stata presa nel corso di un’assemblea straordinaria dell’associazione turistica Arabba Fodom Turismo, presieduta da Michela Lezuo, che spiega così le motivazioni. “Da tempo c’era malessere tra i soci per il target di turisti al quale si rivolge Dolomiti Stars, che non è quello che interessa ad Arabba. Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso e scatenare una vera e propria sollevazione tra i soci è stata la creazione del portale Dolomiti.org che ci ha tolto visibilità e autonomia. Il portale – spiega – è nato qualche anno fa dopo la chiusura di Belle Dolomiti della Provincia, dall’accordo tra Dolomiti Stars e Cortina Turismo. Il sistema però non funzionava. Arabba non era visibile. Così noi ci siamo attivati autonomamente acquistando un sistema di Tic Web (il sistema che permette di vedere la disponibilità
delle strutture su internet n.d.r.) che ci è costato molti soldi. Di colpo, l’anno scorso, ci hanno detto che tutti dovevamo confluire in Dolomiti. org, l’unico che sarebbe stato riconosciuto all’interno del Dolomiti Superski. Una cosa che ai nostri soci non è andata giù e che ha creato altro malcontento. Negli anni passati noi abbiamo investito risorse, ci siamo attivati autonomamente e siamo corsi ai ripari quando il portale Belle Dolomiti non funzionava e poi ha chiuso e ora non vogliono riconoscerci il nostro Tic Web. Avevamo chiesto una deroga, ovvero che questo fosse interfacciato con Dolomiti.org, ma ci hanno chiuso la porta dicendo che le regole devono essere uguali per tutti. Quando però le cose non funzionavano nessuno si è preoccupato di noi. Ci hanno lasciati soli. Noi – continua la Lezuo – siamo contrari ad indentificarci troppo con un consorzio di macroarea. Questo può andare bene per chi, come altre zone, non ha un suo
consorzio locale. Noi invece ce l’abbiamo ed anche molto attivo. Vogliamo mantenere la nostra identità, la nostra autonomia e la nostra visibilità. Se aprite Dolomiti. org la prima cosa vi appare è Cortina e Dolomiti Stars. Come fa uno a trovare Arabba?” Cosa farà adesso Arabba? Si farà promozione da sola? “Facciamo sempre parte del Dolomiti Superski, con il quale condividiamo lo stesso target di clientela. Poi adesso c’è la tassa di soggiorno che ci permette una certa autonomia finanziaria per la promozione che abbiamo già iniziato quest’inverno”. “Dispiace per questa scelta, comunque legittima – commenta il presidente di Dolomiti Stars. “Ci saremo aspettati che ci invitassero per spiegare le nostre posizioni, perché da quanto sò hanno spinto parecchio contro di noi. Forse è mancata un po’ di buona volontà da tutte e due le parti per trovare un accordo. Cercheremo di ricucire”. (SoLo)
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Via libera al progetto del nuovo ufficio turistico di Arabba La Giunta comunale ha approvato il progetto esecutivo del nuovo ufficio turistico di Arabba. La struttura sorgerà in centro al paese e sarà realizzata grazie ad un finanziamento di 800.000 euro del Fondo Odi. Il progetto era stato presentato ancora dalla passata amministrazione comunale dopo che quattro anni fa Arabba era rimasta senza una sede per l’ufficio turistico. Sfrattato dai locali del Centro Servizi dove da alcuni anni aveva la sua sede, l’ufficio era stato spostato in un locale presso il Garnì Emma. Una sistemazione provvisoria che durò però solo un anno. Poi nell’autunno del 2011 le difficoltà della Provincia a pagare l’affitto, la posizione troppo decentrata ed infine la scadenza del contratto con i proprietari del Garnì Emma, avevano costretto in quattro e quattr’otto l’associazione turistica Arabba Fodom Turismo a correre ai ripari e ad acquistare un prefabbricato in legno dove sistemare, ancora una volta provvisoriamente, l’ufficio prima della stagione invernale ormai alle porte. Il prefabbricato era stato posizionato, non senza polemiche e critiche, in fianco alla
Il rendering del nuovo ufficio turistico di Arabba.
Sr 48 delle Dolomiti, un centinaio di metri sotto la partenza della seggiovia del Burz, proprio di fianco all’attraversamento sciistico tra i comprensori del Portavescovo e del Burz. E proprio qui troverà posto anche il nuovo ufficio, questa volta in modo definitivo, la cui costruzione sarà finanziata con i soldi delle province di Trento e Bolzano per i comuni di confine. La struttura – spiega il sindaco Leandro Grones – sarà un po’ più piccola di quella progettata in origine. Questo per restare nel tetto di spesa massimo concordato tra i sindaci per i progetti Odi dopo i ricorsi presentati da alcuni comuni. Arabba – continua Grones – non poteva restare senza un ufficio degno di una località turistica che possa dirsi degna di tale nome”. La nuova struttura, come si vede anche dal
rendering (cioè di una simulazione fatta al computer) pubblicato a corredo dell’articolo, sarà composto da un piano a livello dell’attraversamento sciistico, dove troverà posto l’ufficio vero e proprio e di un piano interrato che servirà da magazzino. “Il posto è ideale – continua Grones – perché è proprio in centro al paese”. Ora il progetto continuerà il suo iter burocratico fino ad arrivare alla gara per l’affidamento dei lavori. Difficile quindi immaginare che possa vedere la luce già quest’anno. Se ne riparlerà per il prossimo. Intanto stanno andando avanti gli altri progetti finanziati al Comune di Livinallongo: quello destinato al recupero della Strada de la Vëna, che prevede anche la ristrutturazione di Malga Castello, quello per la realizzazione di un parcheggio in Val del Hotel a Pieve, la ristrutturazione della vecchia palestra ed il plesso della scuola elementare. Anche per la realizzazione di questi però si attendono tempi lunghi, come ha spiegato lo stesso sindaco nel corso dell’ultimo consiglio comunale. Per quest’anno nessun cantiere potrà ancora prendere il via. (SoLo)
L’ambulanza torna al Comune C’è voluto un decreto ingiuntivo del tribunale e l’intervento dell’ufficiale giudiziario per convincere il presidente della Croce Bianca Arabba Paolo Delmonego a restituire al Comune di Livinallongo l’ambulanza che l’associazione aveva avuto in comodato gratuito dall’amministrazione comunale. “Ora il mezzo è nella piena disponibilità del Comune” commenta il sindaco Leandro Grones. L’ambulanza sarà messa a disposizione della Croce Bianca Fodom. La vicenda ha inizio tre anni fa, quando il Comune dà in comodato d’uso alla Croce Bianca Arabba una moderna e superaccessoriata ambulanza “VW T5”, acquistata con un contributo di oltre 90 mila dal Fondo Letta per i comuni di confine. Il contratto, che prevedeva l’uso gratuito del mezzo per il servizio in convenzione con il 118 era stato stipulato nel giugno del 2011 “con le finalità di interesse pubblico connesse”. Nell’aprile del 2012 la Croce Bianca Arabba, dopo le ormai note vicende, decide di non rinnovare la convenzione con il 118 e sospendere il servizio. Un gesto al quale il Comune, dopo alcuni mesi e dopo che a Fodom
si insedia la Croce Bianca di Bolzano a svolgere il servizio di primo soccorso, risponde con una delibera prima e, vista la reticenza di Delmonego, con una diffida poi, per intimare alla Croce Bianca Arabba la restituzione dell’ambulanza in quanto si scriveva nella difida “sono venute meno le condizioni che hanno determinato la concessione del bene mobile pubblico, in particolare perché l’Associazione Volontari Croce Bianca Arabba – Livinallongo non ha rinnovato la convenzione con la Uls per il servizio di primo soccorso nell’ambito del servizio pubblico “118”. Parole alle quali il presidente della Croce Bianca Arabba ha fatto sempre orecchie da mercante costringendo così il Comune ad agire per vie legali. Così a Livinallongo è salito l’ufficiale giudiziario con il decreto ingiuntivo in mano davanti al quale Delmonego non ha potuto fare altro che aprire le porte dei garage della sede dell’associazione e permettere così al Comune di riappropriarsi di una sua proprietà. Ora i tecnici dovranno fare i previsti controlli di legge per verificare che il mezzo sia nelle condizioni in cui era
L’ambulanza, di proprietà del Comune, sarà ora data in dotazione alla Croce Bianca Fodom.
stato consegnato prima di metterlo a disposizione della Croce Bianca Fodom. “Si è chiusa così una parte dell’amara vicenda che ha segnato la nostra comunità negli ultimi anni” commenta il sindaco. “Le preoccupazioni della gente per la scelta della Croce Bianca di Arabba, fondata con tanti sacrifici dal Frido, di non rinnovare nel 2012 la convenzione con l’Ulss, le polemiche e poi la rabbia per la sospensione di un servizio fondamentale per la comunità, sono ormai un triste ricordo. Ora, continua - abbiamo la certezza del servizio, un gruppo
affiatatissimo formato da 50 volontari tra cui tantissimi giovani che svolgono impeccabilmente, con entusiasmo e professionalità il servizio di primo soccorso in convenzione con il 118 e che hanno recentemente costituito la sezione da Fodom della Croce Bianca di Bolzano, guidata da Antonella De Toffol. Un caloroso ringraziamento per tutto ciò ai volontari, alla Croce Bianca di Bolzano, al suo presidente Dott. Georg Rammelmair e al Direttore Dott. Ivo Bonamico, per il grande impegno in terra Fodoma con uomini, mezzi e risorse”. (SoLo )
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«Le nuove del Pais»
Urban Zemmer si riconferma il “Kaiser del Col de Lana” Alla seconda edizione della Vertikal-Km Col de Lana che si è corsa domenica 27 luglio a Pieve il forte atleta altoatesino dell’Alpe di Siusi, campione del mondo della specialità, ha battuto il record della prima edizione, che era già suo, di un minuto e 15 secondi, fermando il cronometro a 33’42’’. Dietro di lui si è piazzato, distaccato di 1’59’’, il compagno di squadra del Team La sportiva Nicola Pedergnano. Terzo posto per Alexandro Fasser del Adidas Outdoor/sc. Record infranto anche nella categoria femminile. Francesca Rossi del Team La Sportiva ha letteralmente polverizzato il tempo realizzato lo scorso anno dall’atleta fassana Nadia Scola abbassandolo di ben 3’56’’e stabilito così il nuovo limite da battere di categoria che adesso è di 42’42’’. Al secondo posto la bionda atleta norvegese Sjursen Therese. Scalino più basso del podio per Beatrice Deflorian, sempre del Team La Sportiva. Tra i bellunesi in evidenza il 4° posto di Filippo Beccari, fodom d’adozione, che anche quest’anno di deve accontentare della medaglia di legno, 7° posto di Ruggero Berolo dell’Atletica Zoldo, l’undicesimo dell’atleta di casa Crepaz Piergiorgio e il dodicesimo dell’agordino Danilo Scola, il 13° di Enrico Frescura ed il 15° di Simone Manfroi. La Vertikal-km Col de Lana quest’anno ha attirato sotto lo striscione di partenza ben 162 atleti (l’anno scorso erano stati 105) provenienti da Austria, Svizzera e Norvegia: il più lontano è arrivato dall’Argentina. L’annuncio, qualche giorno prima, della presenza di Zemmer, non lasciava dubbi sui pronostici. Il 44 enne campione
Laurea
Foto di gruppo per i partecipanti alla mini – vertikal, all’arrivo in località Prade.
del mondo ha rinunciato a partecipare ad una competizione a Cervinia per essere ai piedi del Col di Lana e dare ancora una volta spettacolo sul ripido percorso che si inerpica da Pieve, passando per Prade e lo spettacolare Busc del Bruo fino alla vetta. Zemmer ha già lasciato intendere che ci sarà anche il prossimo anno. “Certo che si può battere” ha detto ri-
spondendo a chi gli chiedeva se questo è un record che si può migliorare. La pioggia caduta anche nel giorno prima non ha creato particolari problemi agli atleti e neanche dal punto di vista della sicurezza, comunque garantita dall’ausilio dei volontari del Cnsas di Livinallongo e la Croce Bianca Fodom disseminati sul percorso. Grande competitività e prepara-
zione tra i partecipanti: oltre un centinaio quelli che sono rimasti sotto l’ora di gara. Successo anche per la novità di quest’anno: la Mini vertikal, riservata ai ragazzi dagli 8 anni ai 15 sul percorso di 350 metri di dislivello tra Pieve e la località Prade. Venticinque i concorrenti al via. La vittoria è andata al giovane atleta fodom Alessandro Crepaz, davanti a Thomas Serafini e a Erwin Daberto. Queste le classifiche: Senior F. 1° Francesca Rossi 42’42’’, 2° Sjursen Therese 44’50’’, 3° Beatrice Deflorian 46’20’’, Senior M. 1° Urban Zemmer 33’42’’, 2° Nicola Pedergnana 35’39, 3° Alexandro Fasser 37’42. Master F. (over 50) 1° Daria Monsorno 1,03’42’’, 2° Clara Balli 1.04’03’’, 3° Monica de Pellegrin 1.09’29’’. Master M. 1° Lauro Polito 40’21’’, 2° Fabio Varesco 44’47’’, 3° Pfurtscheller Georg 45’35. (SoLo)
I COSCRITTI SI INCONTRANO
Approfittando della presenza di p. Giuseppe Detomaso e di Giuseppe Vallazza “Datòne”, i coscritti della classe del 1942 si sono incontrati il 29 luglio. Nella cappella di Renaz, p. Giuseppe ha celebrato la Santa Messa alla quale è seguita una saporita pizza. Soddisfazione da parte dei 20 partecipanti. Gli anni passano… qualcuno viene a mancare. La parola d’ordine è “tenere duro!!”
L’8 luglio 2014 Erica Roilo si è laureata in Scienze della Formazione Primaria presso l’Università degli Studi di Padova. Congratulazioni dalla tua famiglia e auguri per il tuo futuro da insegnante! Ad Erica, le congratulazioni ed i migliori auguri da parte de “Le Nuove del Pais” e del Consiglio Pastorale Parrocchiale, di cui è membro neo eletto!
Fungo da Guinness!
Alessia Franzini esibisce con giusto compiacimento il Porcino dal peso record di 1,1 KG trovato il 4 agosto presso Malga Cherz.
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ANAGRAFE E STATISTICA PARROCCHIALE QUATTRO GENERAZIONI
Il piccolo Joel Crepaz in braccio alla bisnonna Fiorenza Crepaz, con a fianco nonno Arnaldo Vallazza e mamma Chiara. Auguri!
90 anni: auguri a Silvia di Andraz
Per i novant’anni (festeggiati il 20 maggio) della cara Silvia “de mesc^ ” di Andraz, sempre all’opera con i “ciapins”, gli auguri più belli da parte dei figli Osvaldo, Rosalinda, Mirella, Renzo e Claudio con le rispettive famiglie. Un augurio speciale anche dai pronipoti Anja, Patrick, Iris e Beatrice!
GENERAZIONI A CONFRONTO
Maria “Tonia”, classe 1920 (94 anni a dicembre) e la picola Nadine, classe 2014 (6 mesi): la plù vegla e la plù jovena de Ornela!
NATI
SIEF Leonardo (Le Roe) di Alberto e Fersuoch Silvia, nato a Brunico il 14.08.2014.
LENA Filippo (Voltago) di Damiano e Dellea Anna Maria nato il 26.07.2014.
DELTEDESCO Andrea (Oregne/Sospirolo), di Dimitri e Rosella Falbo, nata a Feltre il 20.08.2014
CARETTA Maria Lucia di Giorgio e Laura Evaristi, nata a La Spezia il 05.08.2014;
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«Le nuove del Pais»
DEFUNTI
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1. FOPPA Irma (Pezzei – VSG), nata a Pezzei il 20.09.1920, morta ad Agordo il 16.06.2014, vedova di Costa Erminio, madre di 2 figli.
2. ROVA Giuliana (Molinat – VSG), nata a Selva di Cadore il 13.05.1922, morta ad Agordo il 26.07.2014, vedova di Dagai Emilio, madre di 4 figli, di cui 3 morti.
3. VEDANA Arcangela, nata a Sedico il 09.06.1922, morta a Pieve di Cadore il 13.06.2014, vedova di Daberto Attilio, madre di 3 figli di cui 1 morto.
4. DABERTO Amalia (Agordo), nata ad Ornella il 07.02.1925, morta ad Agordo il 05.08.2014, vedova di Quellacasa Carlo, madre di 2 figli.
5. PALLA Anna Genoveffa, nata a Larzonei il 25.09.1930, morta a Treviso il 07.08.2014, coniugata con Murer Candido, madre di 3 figlie.
6. DABERTO Paolina (Cernadoi – Milano), nata a Cernadoi il 08.08.1942 e morta ad Agordo il 03.09.2014. Nubile.
Un ricordo di RIVA GIOVANNI
Direttore don Dario Fontana responsabile ai sensi di legge don Lorenzo Sperti Iscr. Tribunale di Belluno n. 4/82 Stampa Tipografia Piave Srl - Belluno COORDINAMENTO Lorenzo Vallazza Per comunicare con la redazione e proporre i propri contributi (articoli, foto o altro materiale) Inviare una mail a: lenuovedelpais@gmail.com
Siur Giovanni Riva ai Bec de Roces, il 15 agosto 2003.
Il giorno di Natale dell’anno scorso, dopo aver passato la festività con i suoi figli, colto da un improvviso attacco cardiaco, si è spento all’età di 91 anni RIVA GIOVANNI. Per oltre 30 anni, ogni Agosto, Giovanni con sua moglie Zelia avevano soggiornato tra Andraz ed Arabba, in quest’ultima località nella pensione Marilena, e con incessante amore e passione
Giovanni aveva percorso tutti i sentieri della valle e salito tutte le cime che la sovrastano. Rodolfo e Angelo Riva
Ti pensiamo dai tuoi tuoi amati monti. Ora il tuo sguardo spazia in quei cieli infiniti che tu bramavi raggiungere. A noi rimane un carissimo ricordo di grande amicizia! Ciao siur Giovanni! Fam. Dander