Anno XLX • gennaio-marzo 2014 • N. 1
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La Chiesa della gioia “Il grande rischio del mondo attuale, con la sua molteplice e opprimente offerta di consumo, è una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata”. Invece “la gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù” e rappresenta il migliore antidoto a “peccato, tristezza, vuoto interiore, isolamento”. Al centro di questo documento c’è l’idea base di Papa Francesco: Dio che non si stanca mai di perdonare, mentre siamo noi che ci stanchiamo di chiedere la sua misericordia. Dio “torna a caricarci sulle sue spalle una volta dopo l’altra”, “ci permette di alzare la testa e ricominciare, con una tenerezza che mai ci delude e che sempre può restituirci la gioia. E il cristiano deve entrare «in questo fiume di gioia”. No a “cristiani che sembrano avere uno stile di Quaresima senza Pasqua”: “un evangelizzatore non dovrebbe avere costantemente la faccia da funerale”. “Ricevere la Buona Novella non da evangelizzatori tristi e scoraggiati, impazienti e ansiosi, ma da ministri del Vangelo la cui vita irradi fervore”. La Chiesa in uscita La comunità ecclesiale è chiamata ad uscire da sé per incontrare gli altri. La Chiesa sa che deve “andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi”.
L’esortazione apostolica “Evangelii Gaudium” è sicuramente il programma di papa Francesco
La gioia del Vangelo Vi propongo una sintesi di questo importante documento che riguarda tutti noi in quanto viene chiesto a ciascuno di metterlo in pratica Perché questo avvenga occorre una profonda “conversione pastorale”, che significa passare da una visione burocratica, statica e amministrativa della pastorale a una prospettiva missionaria; anzi, una pastorale in stato permanente di evangelizzazione. “La pastorale in chiave missionaria esige di abbandonare il comodo criterio del “si è sempre fatto così”. Invito tutti ad essere audaci e creativi” per ripensare l’evangelizzazione. In questo contesto l’esortazione parla anche delle parrocchie che devono essere “ancora più vicine alla gente”. Insomma una Chiesa dal “cuore missionario” e dalle “porte aperte”. Invece, “di frequente ci comportiamo come controllori della grazia e non come facilitatori”.
“La Chiesa non è una dogana, è la casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa”, soprattutto “i poveri e gli infermi, coloro che spesso sono disprezzati e dimenticati”. “Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze… che ci trasformano in giudici implacabili, nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilli”. Papato e Conferenze episcopali Più spazio alle Conferenze Episcopali. “Non credo che ci si debba attendere dal magistero papale una parola definitiva o completa su tutte le questioni che riguardano la Chiesa e il mondo”.
Un’economia che uccide “No a un’economia dell’esclusione e dell’iniquità”, “questa economia uccide”. “No alla nuova idolatria del denaro”. “No a un denaro che governa invece di servire”. “No all’iniquità che genera violenza”. No alla “cultura dello scarto”. “Non è possibile che non faccia notizia il fatto che muoia assiderato un anziano ridotto a vivere per strada, mentre lo sia il ribasso di due punti in Borsa. Non si può tollerare il fatto che si getti il cibo, quando c’è gente che soffre la fame. No alla legge del più forte, dove il potente mangia il più debole. Così “grandi masse di popolazione si vedono escluse ed emarginate: senza lavoro, senza prospettive, senza vie di uscita”. No all’adorazione dell’antico vitello d’oro ha trovato una nuova e spietata versione nel feticismo del denaro e nella dittatura di una economia senza volto e senza uno scopo veramente umano. No alla “corruzione ramificata e un’evasione fiscale egoista”. Il pericolo della mondanità Le sfide dell’evangelizzazione dovrebbero essere accolte più come una opportunità per crescere che non come un motivo di depressione. No “al senso della sconfitta” o al complesso di inferiorità. Continua a pag. 2
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Cosa vogliamo essere: “generali di eserciti sconfitti” oppure “semplici soldati di uno squadrone che continua a combattere?”. No ad una “Chiesa mondana sotto drappeggi spirituali o pastorali”. Sì alla promozione del laicato e della donna (“allargare gli spazi per una presenza femminile più incisiva nella Chiesa”); più impegno per le vocazioni. Il ruolo della famiglia La famiglia “attraversa una crisi culturale profonda, come tutte le comunità e i legami sociali”. Nella famiglia di oggi c’è troppa fragilità dei legami. La famiglia è la “cellula fondamentale della società, luogo dove si impara a convivere nella differenza e ad apparte-
nere ad altri e dove i genitori trasmettono la fede ai figli”. “Il matrimonio tende ad essere visto come una mera forma di gratificazione affettiva che può costituirsi in qualsiasi modo e modificarsi secondo la sensibilità di ognuno. La difesa della vita Non è progressismo pretendere di risolvere i problemi eliminando una vita umana. La posizione della Chiesa non è “oscurantista”, ideologica o conservatrice, perché la difesa della vita nascente “è intimamente legata alla difesa di qualsiasi diritto umano”, che è sempre “sacro e inviolabile, in qualunque situazione e in ogni fase del suo sviluppo”. La dimensione sociale dell’evangelizzazione La Chiesa sente come propria missione quella di “colla-
borare per risolvere le cause strumentali della povertà e per promuovere lo sviluppo integrale dei poveri”. “Dov’è quello che stai uccidendo ogni giorno nella piccola fabbrica clandestina, nella rete di prostituzione, nei bambini che utilizzi per l’accattonaggio, in quello che deve lavorare di nascosto perché non è stato regolarizzato? Non facciamo finta di niente. Ci sono molte complicità”. Ci sono queste tematiche molto importanti: l’inclusione sociale dei poveri, la pace e il dialogo sociale. Non lasciamoci rubare la gioia dell’evangelizzazione “La nuova evangelizzazione si sviluppa sotto il primato dell’azione dello Spirito Santo che infonde sempre e di nuovo l’impulso missionario a partire dalla vita di preghiera, dove la contemplazione occupa il posto centrale.
La Vergine Maria “stella della nuova evangelizzazione” è presentata come l’icona della genuina azione di annuncio e trasmissione del Vangelo che la Chiesa è chiamata a compiere nei prossimi decenni con entusiasmo forte e immutato amore per il Signore Gesù.
Stile di vita cristiana
Desiderare Il messaggio di Gesù deve essere per forza qualcosa di nuovo e di grande. Se creduto e applicato “dovrebbe” non solo cam- biare, ma sconvolgere alla radice la nostra vita. Chissà perché questo “dovrebbe” è così duro a morire?! Che non dipenda dallo stampo di un cristianesimo visto solo dal lato dei doveri, delle imposizioni e delle privazioni quasi fine a se stesse? Che non ci sia un altro punto di vista da cui godere un panorama diverso?
Il criterio “se funziona” Come facciamo a capire che è vero quello che ci dice il Vangelo. la Parola di Dio in genere? Sono vere le nostre riflessioni e le nostre interpretazioni? Non abbiamo la possibilità in queste pagine di fare studi approfonditi che poi alla fine, comunque, suppongono il rischio della fede (il rischio di credere sulla parola di qualcuno e non la certezza delle cose evidenti). Vi propongo allora un criterio più semplice, ma, secondo me, molto efficace. Consiste in questo ragionamento: “Quello che credo è tanto più vero quanto più si adatta alla mia umanità, quanto più risponde ai desideri più profondi e veri radicati nel cuore di ogni uomo”. Perché lo ho chiamato “se funziona”? Se alimento un motore con un certo tipo di carburante e il motore funziona bene, vuol dire che il carburante è quello giusto. I teologi avranno qualcosa da dire, ma è pratico e immediato.
L’uomo è un essere di desiderio Ma che cos’è desiderare? Cosa può mai desiderare l’uomo? Fin dove possono spingersi le sue aspirazioni? Il desiderio non è forse causa di illusioni? Il problema sta nell’orientare i desideri nella direzione giusta. Per riflettere su tale questione soffermiamoci sul racconto evangelico delle tentazioni di Gesù nel deserto, secondo la versione di Luca: “Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni; ma quando furono terminati ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, dì a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo». Il diavolo lo condusse in alto e, mostrandogli in un istante tutti i regni della terra, gli disse: «Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio.
Se ti prostri dinanzi a me tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai». Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, buttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordine per te, perché essi ti custodiscano; e anche: essi ti sosterranno con le mani, perché il tuo piede non inciampi in una pietra». Gesù gli rispose: «E’ stato detto: Non tenterai il Signore Dio tuo». Dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato.” (Lc 4,1-10)
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Essere uomo essere donna “Se sei figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane” La posta in gioco della prima tentazione è di far emergere in noi l’umanità contro le forze brutali che ci possono abitare. Questa prima tentazione viene dalla fame, dalla paura di mancare di qualcosa. Essa consiste nel gettarsi sul cibo in maniera impulsiva. «Mangiare, consumare, appropriarsi di beni, soddisfare a qualsiasi costo e al più presto i propri bisogni immediati»: suona così il primo invito diabolico. Nascono così le violenze, quando tutti sono coinvolti, individualmente o collettivamente, in una lotta all’ultimo sangue per paura di essere nel bisogno. Gesù rimane nella sua fame, sopporta la privazione, rinuncia alla tentazione di prendere immediatamente per lasciare posto alla parola, per far sì che avvengano lo scambio e la comunicazione con gli altri. Questa è la condizione per essere “umani”. Un pasto, infatti, diventa umano quando non ci si getta sul cibo per consumarlo, ma quando diventa occasione di condivisione - condivisione di cibo, condivisione della parola -, quando è luogo di incontro. L’uomo non vive di solo mangiare, ma anche di parlare, incontrare, condividere. Essere fratello essere sorella Nella seconda tentazione si parla di «gloria», di «potere», di «regno». Il vocabolario è di ordine politico e la tentazione è quella della potenza, dell’esaltazione di sè e del possesso delle cose per il dominio sugli altri. Ma ciò avviene al prezzo della sottomissione di se stessi al potere diabolico: «Se tu mi
adori, ti darò tutto questo potere con la gloria di questi regni». Gesù, nella sua libertà, rinuncia al culto diabolico della potenza per affermare che il solo culto che ha valore è quello reso a Dio. Rendere culto a Dio è rinunciare alla volontà di dominio sull’altro. Gesù, superando questa seconda tentazione, ricusa i mezzi di potere, scarta la violenza, entra nella sua vita pubblica senza spirito di dominio, con dolcezza, senza armi, con la sola forza della parola di verità. Gesù dà inizio alla sua vita pubblica con le mani nude, povero, vulnerabile, come un fratello. Tale è la posta in gioco nella seconda tentazione: vivere da fratelli, vivere in alleanza con gli altri senza dominio. La fraternità fra di noi è il vero culto al quale Dio ci chiama. Essere figlio essere figlia Il vocabolario della terza tentazione è di tipo religioso. Si tratta, infatti, del «Tempio». E il diavolo stesso, per tentare Gesù, cita la Bibbia. Questa terza tentazione consiste nel credere che la vita ci è dovuta come un diritto che nessuno, nemmeno Dio, ci potrà togliere. È, in qualche modo, la tentazione di credersi padroni della vita, di mettere Dio al proprio servizio, facendo tutto quello che vogliamo, come se nessuna disgrazia ci potesse raggiungere, come se fossimo immortali, come se la vita ci fosse dovuta. Il diavolo lascia intendere a Gesù che per lui la morte è fuori questione; non c’è nulla da temere, può gettarsi dall’alto del Tempio. Nella nostra vita, quest’illusione di credersi immortali e di pensare che niente ci possa capitare è molto concreta. Essa affiora nell’esistenza quando, ad esempio, si corre in macchina come pazzi; quando si «sballa», si fuma, si beve o ci si droga senza pensare alle conseguenze; quando si inquina il pianeta senza curarsi delle generazioni future; quando ci si lancia nella corsa agli armamenti; quando ci si avventura senza riserve nelle sperimentazioni sul genoma umano ecc. In breve: ogni volta che, per mancanza di saggezza, di prudenza e di limite, si sprofonda
in una folle dismisura, come se la vita ci fosse dovuta. Gesù, superando la terza tentazione, rinuncia alla pretesa di controllo sulla propria vita; egli vuole esistere senza possedere nulla: né una cosa, né tutte le cose, né se stesso. Non vuole disporre della sua vita magicamente, né pretendere che gli sia dovuta, ma la riceve come un dono gratuito. Questa è la posta in gioco nella terza tentazione: riconoscersi figlio/ figlia di Dio ricevendo per grazia la vita non come un diritto di cui si può disporre, ma come un dono prezioso da coltivare, per il quale si ringrazia. Desiderare nella forza dello Spirito Desiderare nella forza dello Spirito è, in primo luogo, lavorare per rendere l’umanità più umana, per partecipare a tutti gli sforzi e imprese di umanizzazione contro ogni forza brutale che ci riduce all’animalità. È riconoscere che gli esseri umani non vivono di solo pane, ma di condivisione di questo pane, di parola, di incontro, di solidarietà. Non si può credere in Gesù senza desiderare il vero bene dell’uomo, senza “umanizzare” come ci ha insegnato nella sua vita:
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guarire i malati, integrare gli esclusi, rendere a ciascuno la propria dignità, richiamare alla giustizia, alla dolcezza, al perdono, alla pace. Dobbiamo riconoscere e chiamare a riconoscere la fraternità fondamentale che ci lega, chiamati a vivere senza volontà di dominio, senza mezzi di potere, nella gioia serena e disarmata dell’incontro e della condivisione. Desiderare secondo il cuore di Dio significa infine invitare a riconoscere che la fraternità che ci lega trova la sua sorgente in Dio Padre, in un Dio che possiamo pregare, al quale ci possiamo rivolgere in tutta confidenza e senza paura dicendo, con le parole stesse di Gesù, «Padre nostro». Che cos’è essere cristiani, infatti, se non promuovere tutto ciò che è umano in noi, vivendo in alleanza fraterna tra noi e filiale verso Dio? È annunciare che quel legame fraterno e filiale che ci è donato per grazia non soltanto ci fa vivere ora, ma sarà più forte della morte.
Gli aiuti dell’Occidente ai Paesi in via di sviluppo, basati su princìpi puramente tecnico-materiali, che non solo hanno lasciato da parte Dio, ma hanno anche allontanato gli uomini da Lui con l’orgoglio della loro saccenteria, hanno fatto del Terzo Mondo il Terzo Mondo in senso moderno. Tali aiuti hanno messo da parte le strutture religiose, morali e sociali esistenti e introdotto la loro mentalità tecnicistica nel vuoto. Credevano di poter trasformare le pietre in pane, ma hanno dato pietre al posto del pane. È in gioco il primato di Dio. Si tratta di riconoscerlo come realtà, una realtà senza la quale nient’altro può essere buono. Non si può governare la storia con mere strutture materiali, prescindendo da Dio. Se il cuore dell’uomo non è buono, allora nessuna altra cosa può diventare buona. E la bontà di cuore può venire solo da Colui che è Egli stesso la Bontà, il Bene. (Gesù di Nazaret - Joseph Ratzinger)
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Vita della comunità parrocchiefodom@gmail.com Domenica 29 dicembre Cari Parrocchiani Abbiamo vissuto un’esperienza particolare a causa delle conseguenze dell’abbondante nevicata di S. Stefano: le strade, che tuttavia sono state aperte abbastanza presto, e la mancanza di energia elettrica che ci ha creando parecchi problemi. Meno male che la temperatura non è così rigida, altrimenti i guai sarebbero ancora più grandi. Come al solito, vi condivido una riflessione. Ormai siamo abituati che premendo un bottone si apre una porta, si accende una luce, il televisore; non ci si meraviglia neanche più che con un piccolo aggeggio si possa parlare con il mondo intero. Inoltre, è vero che il gasolio per riscaldarci costa, ma è così comodo regolare il termostato ed essere sicuri di trovare il caldo giusto quando ci serve. È diventato così normale tutto questo che non ci si bada neppure… a meno che non manchi la corrente perché allora la vita diventa difficili perché ci vengono a mancare tante cose, magari importanti. Mi viene in mente (deformazione professionale!) che l’uomo si trova in una situazione simile quando è staccato da Dio: ha tante esigenze, tanti desideri per la sua vita, forse saprebbe anche come fare, ma gli manca l’energia che glielo permetta. Non funziona. Per ripristinare il contatto e metterci in rete con la vita di Dio è venuto Gesù: in lui umano e divino si incontrano e l’energia (la vita di Dio) ci dà la possibilità di diventare la persona che desideriamo. AUGURI A TUTTI! (dd) Domenica 5 gennaio Cari Parrocchiani Una delle preghiere scritte a Gesù Bambino e lasciate in chiesa a Pieve, in questo tempo, esprimeva un desiderio: non sentire più soltanto fatti negativi al telegiornale, ma poter conoscere anche ciò
Di mese in mese Ogni settimana dal foglietto parrocchiale i nostri Don Dario e Suore Discepole del Vangelo ci rivolgono un breve pensiero legato al tempo che stiamo vivendo. che di buono c’è nel mondo. Ripercorrendo gli avvenimenti dell’anno appena trascorso possiamo ricordare alcuni fatti, che magari sono passati inosservati, ma che in realtà possono essere segni di speranza nel guardare al futuro. Abbiamo visto un papa, Benedetto XVI, che con umiltà e coraggio ha lasciato spazio a un nuovo pontefice che sta guidando, con forza ed entusiasmo, la Chiesa e il mondo verso una fraternità sempre più allargata. Una ragazza pakistana di 16 anni, Malala, si è distinta per essersi battuta in favore del diritto all’istruzione per ogni bambino. Persone di diverse religioni e culture si sono unite in preghiera e digiuno per la pace in Siria e in centr’Africa; pace e fratellanza per le quali ha speso la sua vita anche un grande leader sudafricano, Nelson Mandela, da poco mancato. Sono questi alcuni dei tanti segni positivi che incoraggiano ciascuno ad affrontare insieme, e con fiducia, il tempo nuovo che si apre. (sdv) Domenica 12 gennaio Cari Parrocchiani Desidero concludere su questo foglietto quanto detto nella predica del giorno dell’Epifania parlando di fede e tradizioni per non creare malintesi. La prima cosa da sottolineare è la riconoscenza, dovuta ad alcune persone in particolare, che si sono preoccupate di mantenere le tradizioni: senza, la nostra comunità sarebbe molto più povera. Secondo: la comunità cristiana (le nostre parrocchie) ha lo scopo di vivere la fede, non di mantenere le tradizioni. Ciò non vuol dire che le tradizio-
ni non si debbano conservare, ma che non ci si deve illudere di vivere da cristiani perché si osservano le tradizioni: è facile che diventi una fede da museo che non serve più. Perché (terzo) la fede deve impregnare la vita di ogni nostra giornata e non solo qualche speciale momento o occasione. Per fare un esempio: se vuoi provare l’emozione (che dura poco!) di tagliare un albero con la sega come una volta, puoi farlo, ma se devi vivere facendo questo lavoro l’attrezzatura deve essere rinnovata. Man mano, cercheremo di aiutarci a capire come il Vangelo di Gesù vada tradotto nei comportamenti di oggi per dirci cristiani: la cosa non è così semplice come potrebbe sembrare. Detto questo, manteniamo e viviamo pure con gioia le nostre tradizioni specialmente quelle che ci riportano alla sostanza di quanto credevano coloro che sono vissuti prima di noi. (dd) Domenica 19 gennaio Cari Parrocchiani Giovedì scorso sono stato invitato a benedire la nuova seggiovia di Pont de Vauz sulla strada del Pordoi e ho avuto modo di precisare ai presenti in senso di questo rito. Lo propongo anche a voi perché non sempre si ha un’idea corretta al riguardo. Di per sé mi sembra difficile giustificare la benedizione alle cose in quanto se sono costruite bene funzionano e sono sicure, altrimenti… È come la benedizione delle automobili: se uno ha il piede destro pesante sull’acceleratore, l’acqua santa sarebbe efficace contro gli incidenti solo riempiendone il serbatoio! Sono gli automobilisti che vanno benedetti. Infatti la benedizione
non è un atto scaramantico, ma è Dio che - benedice - “dice bene” dei suoi figli, si congratula con loro perché hanno saputo usare i talenti ricevuti per ideare e realizzare queste opere, specialmente se lo fanno anche per la gioia degli altri e non solo per tornaconto. Mi è venuto un altro pensiero guardando la seggiovia: è un’immagine della fede. Mi spiego: la fede non è come lo scialpinista che con energia e pelli di foca conquista la vetta: mica tutti potrebbero farlo. Fede è accomodarsi nella paterna mano di Dio lasciando che lui ti porti dove devi arrivare. Il nostro impegno non è nella fatica salita, ma nel coraggio di fidarsi. (dd) Domenica 26 gennaio Cari Parrocchiani La neve è caduta abbondante, magari anche troppa tutta insieme. Forse a tutti non piace la neve: a me sì e probabilmente alla maggioranza di voi anche. Se si riesce a mettere da parte il pensiero di dover prendere in mano la pala per rendere possibile lo spostamento di persone e mezzi, allora uno si può godere tutta la meraviglia di quando cade e trasforma in un attimo tutto il paesaggio che ci circonda. L’altra cosa che mi è piaciuta è stata la disponibilità di tantissime persone ad aiutare a superare emergenze piccole o grandi, senza badare al proprio metro di marciapiede, come di accontenterebbe il sindaco di Belluno. È la sana mentalità dei tempi passati che continua nei nostri tempi dove la cura e la manutenzione delle cose comuni è sentita come responsabilità propria. Non è sempre così quello che si vede da altre parti e c’è il pericolo che le abitudini individualistiche e menefreghiste si propaghino rapidamente perché sono più comode. Mi sento privilegiato a vivere in questo ambiente e prego perché tali valori non vadano mai perduti. (dd)
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Domenica 2 febbraio Cari Parrocchiani. Da poco abbiamo celebrato la Giornata della Memoria, per ricordare quella dolorosa pagina della storia che è lo sterminio nazista, e dopo neanche una settimana ricorre la Festa della Vita. Pensando a queste due ricorrenze ci sembrava di scorgere un legame: entrambe, anche se in modo diverso, ricordano che ogni essere umano ha la stessa dignità. Nonostante questa consapevolezza a volte possiamo però sentire una distanza tra noi e un altro uomo, per la quale fatichiamo ad accoglierlo; a volte viene da chiederci che senso ha la vita di una persona costretta a passare il suo tempo a letto, incapace di parlare e di ragionare… Spesso agli occhi umani certe situazioni appaiono assurde, eppure ci sono attorno a noi persone che hanno accolto una nuova vita anche in condizioni precarie o hanno accettato con serenità, seppure nella fatica, situazioni di malattia o sofferenza proprie o di un familiare. In particolare nella festa che oggi celebriamo, questi esempi possono essere per noi dei segni di fiducia e speranza nei confronti della vita e dell’esistenza di ogni persona. (sdv) Domenica 9 febbraio Cari Parrocchiani È stata una settimana pesante quella trascorsa, e sembra che le difficoltà non siano ancora finite. In questi casi a preoccupare, oltre le difficoltà e i disagi reali, è anche la il pensiero di quello che potrebbe accadere, specialmente quando sembra che la cosa non finisca mai. Nonostante questo vi ho visto affrontare con calma e determinazione i problemi man mano che si presentavano e l’organizzazione attenta e incessante dello sgombero della neve è stata una bella dimostrazione di efficienza e di reciproco aiuto che fa onore. Qualcuno mi ha preso in giro: “Don Dario, ti piace ancora la neve?” riferendosi a quanto scritto su questo foglietto due settimane fa. È come lo strudel: speciale, ma alla sesta
fetta… ti fa fare indigestione. Come in tutte le cose, è questione di misura, la giusta dose. Dovremo tenerlo presente per quanto riguarda ogni aspetto della nostra vita: tutto può essere buono, far bene, renderti contento, ma solo fino ad un certo punto. La virtù che ti fa capire quando è il momento di dire “basta” si chiama “sobrietà”. Non è tanto di moda ma ci farebbe più contenti. È vero: con la neve non funziona! (dd) Domenica 16 febbraio Cari Parrocchiani Purtroppo ci siamo abituati anche a questo, al punto che sembra normale, sembra che debba essere così. Invece è una vera rovina. Mi riferisco al fatto che oggi il valore più grande in assoluto è diventato il denaro che ha creato un ingranaggio così potente che sembra impossibile potersi tirar fuori. Non si sente parlare di altro: il problema per l’Italia (e quindi dei politici) è il debito pubblico, le tasse che non bastano mai, il disavanzo che invece non c’è, le borse che vanno su e giù, lo spread… Diciamo che non è una novità, ma la malattia (del denaro) si sta aggravando e non si vede soluzione, anzi: tutti i tentativi di dare alle persone la possibilità di una vita decorosa falliscono a favore di chi ha troppo. Dov’è l’inganno? Il valore più grande non è il denaro, ma l’uomo: lui, l’uomo, deve essere messo al centro e il denaro e le cose come mezzo per permettergli una vita dignitosa. Le ripercussioni sono gravi anche sotto l’aspetto della fede. Perché non è presa in considerazione oggi? Perché Gesù ha elevato davvero l’uomo sopra ogni cosa, e questo ai ricchi, ai potenti, anche ai piccoli ricchi, anche a noi se tale mentalità ha fatto presa, non interessa, Anzi. (dd) Domenica 23 febbraio Cari Parrocchiani Ho cominciato la settimana scorsa la visita alle famiglie per la benedizione della casa, ma soprattutto per coloro che la abitano. Per me è un momento
importante perché voi siete la mia famiglia e allora è come essere a casa. Ho la possibilità di vedere molti di voi con un po’ più di calma e di scambiare due parole. Il calendario e l’orario delle visite devo farlo io per forza e, naturalmente, non è detto che a tutti vada bene. Ve lo ripeto: se desiderate un altro orario non fatevi riguardi, telefonate e ci metteremo d’accordo per un altro momento. Dato che ci sono, vorrei pregarvi anche per un’altra cosa. Vi dicevo che sono qui per voi e quello che faccio e decido ha un unico scopo: che possiate essere più contenti e sereni perché a questo serve la fede in Gesù. Non è detto però che faccia sempre le scelte migliori e molte volte può darsi che quello che dico possa essere frainteso ed è facile anche che sbagli. Mi piacerebbe che voi foste così chiari da dirmi queste cose altrimenti non ci si può capire. Se serve vi spiegherò il mio punto di vista, se mi accorgerò di aver sbagliato non mi costa chiedervi scusa. Vi ricordo anche che sono prete e quindi, se ci sono problemi o chiarimenti per quanto riguarda la fede, potrebbe essere una buona occasione. Grazie per il bene che mi volete e per la vostra comprensione. (dd) Domenica 2 marzo Cari Parrocchiani In questo periodo le giornate di sole sono un respiro per tutti. Le sentiamo un dono per ciascuno dopo la straordinarietà degli eventi delle scorse settimane: un tempo che è stato anche occasione per far nascere alcune riflessioni. Innanzitutto abbiamo provato costantemente la preoccupazione per i pericoli causati dalle grandi nevicate e il pensiero è andato spesso a chi, in particolare, ha lavorato e rischiato a beneficio di tutti. Vivere con questo continuo timore ci ha fatto pensare anche ad altre situazioni nel mondo in cui le persone sperimentano la paura nei luoghi in cui ci sono disastri naturali, guerre, tensioni sociali… Ringraziamo il Signore perché pur nella situazione di disagio e di
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pericolo, la vita di tutti è stata preservata e un po’ alla volta stiamo tornando alla normalità. Anche l’esperienza di rimanere isolate, e di non vedere quasi nessuno per qualche giorno, ci ha fatto sperimentare che quei pochi incontri che facevamo erano preziosi e non scontati, come a volte ci capita di pensare, quando nelle nostre giornate vediamo tanta gente. Questo ci ha permesso di riflettere sul fatto che ogni singolo scambio con le persone è davvero prezioso e, oltre a portare con sé una ricchezza tutta da scoprire, diventa un’occasione per sentire che non si è soli. (sdv) Domenica 9 marzo 1^ di Quaresima Cari Parrocchiani Siamo in quaresima: tempo importante che, purtroppo, nel linguaggio comune, ha un tono di qualcosa di spiacevole e triste: “Hai una faccia da quaresima”, “Lungo come una quaresima” e altri modi di dire la dicono lunga. Mercoledì delle ceneri a coloro che erano presenti alla messa ho detto che Dio ci ha creato per la gioia e che la sofferenza fine a se stessa è qualcosa di deteriore e di patologico che non ha cittadinanza nel Vangelo di Gesù. La sofferenza che non possiamo evitare lui dice che ha il valore di quella che ha affrontato sulla croce. C’è anche la fatica feconda e positiva che accettiamo per raggiungere qualcosa di importante o quella che si presenta spesso quando si ama. Ma la sofferenza per la sofferenza no! Ci siamo presi un impegno, per conto mio, bello ed entusiasmante: essere i collaboratori, i custodi della gioia delle persone con le quali viviamo e che incontriamo: non vogliamo permettere che nessuno soffra o siam meno felice per causa nostra. Anzi, chi ci incontra deve andar via con un po’ di gioia in più. La cosa è più impegnativa e qualche volta più faticosa di quanto possa sembrare, ma state sicuri (provare per credere) che alla fine i più contenti saremo noi. Questo è Vangelo! (dd)
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(Castelfranco Veneto) “Tante culture, una fraternità. Sorelle e fratelli sui passi di Charles de Foucauld”. Questo è stato il titolo della grande festa che si è tenuta domenica 1° dicembre 2013 a Castelfranco Veneto nella “Fraternità Principale” delle suore “Discepole del Vangelo”. Una manifestazione che si tiene ogni anno per ricordare la morte, l’anno scorso ricorreva il 97° anniversario, del fondatore dell’ordine religioso, Charles de Foucauld. “Questa volta – raccontano le sorelle che da ormai diversi anni hanno una loro piccola comunità anche a Fodom, nella canonica della chiesa di S. Giovanni – abbiamo pensato di preparare questo momento insieme ad amici di diverse nazionalità cercando di raccogliere la testimonianza di Charles de Foucauld nell’incontro con gli altri. Egli infatti ha desiderato essere “fratello universale”, si è fatto prossimo, ha tessuto relazioni di amicizia, ha conosciuto e promosso la cultura dell’altro, ha condiviso in modo semplice le diverse dimensioni della vita”. Per l’occasione a Castelfranco è scesa anche una folta delegazione da Fodom per presentare costumi, balli e tradizioni della nostra cultura ladina. “Fodom – spiegano le sorelle – ha una sua identità, una sua cultura. Vivere tra le montagne, in mezzo alla natura ha fatto crescere questo sentimento, un’identità con le sue tradizioni e valori: sentirsi parte di una comunità, la solidarietà, l’accoglienza, l’umiltà, la semplicità. Con i balli, le immagini di Fodom ed il canto abbiamo voluto trasmettere e dare voce ad un messaggio che stava molto a cuore a Charles de Foucauld: il piacere semplice di stare insieme”. Una bel modo per confrontarsi con altre culture nel rispetto delle particolarità e le diversità. Per i giovani, che con orgoglio e passione sono scesi a Castelfranco con il “guánt da Fodom”, hanno ballato e cantato le canzoni in fodom, un’occasione per prendere coscienza di far parte di una cultura ricca, che può confrontarsi con altre nu-
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Incontro di culture sulle orme di Charles De Foucauld Anche una delegazione da Fodom ha partecipato alla festa nella sede delle suore Discepole del vangelo a Castelfranco Veneto. Tradizioni, balli, costumi e culture da diverse parti del mondo si sono confrontate nel segno dell’integrazione.
Isabella presenta il video su Fodom.
mericamente più “grandi”, ed intrisa di valori che non devono andare persi e per questo da difendere ad ogni costo. Il pomeriggio è stato diviso in tre momenti, con varie rappresentazioni degli esponenti delle diverse comunità presenti, precedute da un video sulla vita di Charles de Foucauld.
diretto da Rosemary Eken, nigeriana trapiantata da alcuni anni in Italia. Il gruppo ha presentato alcuni brani Gospel. Il sorriso sui volti dai diversi “colori” delle bambine erano l’espressione chiara della multiculturalità che può avere la musica: tanti colori, una sola grande comunità.
venivano spiegate e raccontate peculiarità e caratteristiche della nostra valle. Sotto la direzione di Denni Dorigo è stato poi intonato il canto “Tra Ciuita e Boé” prima di fare spazio ai giovani ballerini, nuove leve del Gruppo Folk Fodom, che hanno salutato tutti con la “Paierisc”.
“Coro Amici per Charles de Foucauld.”
Spuntino multiculturale
“Da fratello a fratello”
In tema con la giornata non poteva che essere anche lo spuntino preparato per l’occasione. Ogni comunità ha infatti portato alcuni piatti tipici della sua cultura. Così “foie” e “crafons” da Fodom sono arrivati in tavola insieme a dolci dal Senegal, Ghana, Ucraina, paesi del Baltico, Brasile ecc… Anche questa è integrazione.
Altro significativo esempio di integrazione è stata l’esi-
Il primo a salire sul palco è stato il “Coro Amici per Charles de Foucauld”, un gruppo di giovani e adulti, amici delle Discepole del Vangelo che si è costituito nel 2002 in occasione di un recital sulla figura di Charles de Foucauld. Da allora ha iniziato ad accompagnare gli eventi della fraternità.
“Let’s sing Gospel”: quando la musica è integrazione Grandi applausi poi per il secondo gruppo in scaletta, il “Let’s sing Gospel” formato da bambine di varie nazionalità,
“Tra Ciuita e Boè…” È stata poi la volta della delegazione fodoma che si è presentata con un bel video nel quale, grazie alla voce narrante di Isabella Marchione,
Anche il cibo aiuta l’integrazione culturale…
«Le nuove del Pais»
bizione dei giovani di alunni ed ex del “Centro Formazione Professionale” di Castelfranco. Giovani che provengono da diversi paesi, Balcani, Brasile, Lesoto, Ghana, Burkina Faso, di diverse religioni, cristiani, mussulmani, e ortodossi, insieme a scuola per imparare un mestiere. Dopo un lavoro di confronto e di dibattito in classe sul proprio patrimonio culturale, hanno presentato immagini e canti delle loro rispettive culture e religioni, nel desiderio che la conoscenza ed il dialogo nato in classe, faccia crescere il rispetto e l’amicizia reciproca anche nella vita quotidiana.
St. Peter’s Ghanian Carholic Community Nel 2002 è nata a Castelfranco la prima comunità cattolica ghanese, composta da dieci immigrati. Ora conta ben 90 fedeli che si ritrovano in una sala della cittadina sotto la guida di Padre Alex. Obiettivi della comunità sono: creare una fratellanza cristiana e una sana relazione tra i membri, celebrare la S. Messa in lingua ghanese, imparare ad aiutarsi e crescere nella fede del Signore.
Sulle orme di Charles de Foucauld Il pomeriggio si è chiuso con l’esibizione di un gruppo di giovani di diverse provenienze, età ed esperienze, uniti però da un’esperienza vissuta insieme durante l’estate: tre giorni di ricerca di senso per la vita. Da qui è nata una rappresentazione ed una canto per raccontare la vita di Charles de Foucauld. “È stata una bella giornata, perché ognuno ha portato qualcosa di suo e abbiamo potuto conoscerci meglio” – è il commento entusiasta di suor Elisa, una delle Discepole del Vangelo da poco arrivata nella comunità di S. Giovanni. “Era una sorpresa anche per noi, perché non sapevamo bene cosa veniva fuori da questa esperienza. Il nostro obiettivo era la condivisione e mi sembra che così sia stato”. (SoLo)
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Culture che si incontrano.
Dopo aver vissuto insieme l’esperienza, le sorelle Discepole del Vangelo hanno raccolto anche alcuni commenti dei partecipanti fodomi:
«È nel momento in cui si incontrano che le culture danno il meglio di sé, parlando agli altri di quello che sono, mostrando gli aspetti che le distinguono... Il primo dicembre è stata una bella occasione in cui i canti e i colori di Fodom sono stati vicini ai canti e ai colori di tante altre culture. Come non sottolineare che, anche se le distanze sono incalcolabili, i tratti in comune sono comunque moltissimi: le danze, il canto, lo stare insieme, i cibi tipici!...aspetti che ci fanno riflettere sulla bellezza di condividere ciò che ognuno può offrire e sulle moltissime cose che ci rendono tutti “fratelli universali”». Erica Roilo e Giuliano Federa
«“Una fraternità, tante realtà”. Il 1° dicembre 2013 con le suore Discepole del Vangelo, in rappresentanza di Fodom siamo scesi a Castelfranco per ricordare e festeggiare l’anniversario di Charles de Foucauld. Siamo partiti in buona compagnia e non ci siamo nemmeno accorti del tempo che passava, fra canti, chiacchiere e risate. Arrivati, ci hanno accolto con grande calore e abbiamo iniziato a conoscere nuove
persone ed altre realtà. Ogni gruppo ha portato un po’ della sua cultura: balli, canti, recite e piatti. Alle 16 è toccato a noi, in costume tradizionale abbiamo ballato la “paieriscpolka” e cantato una canzone nel nostro dialetto. Verso le 19.30 stanchi, ma felici per l’esperienza fatta, siamo ripartiti per Fodom. È stato bello e interessante, speriamo di ritrovarci di nuovo e ancora più numerosi il prossimo anno». Benedetta Faber
«TANTE CULTURE, UNA FRATERNITÀ...questo era il tema della giornata dedicata al 97° anniversario della morte di Charles de Foucauld. Domenica 1 dicembre, presso la sede delle Discepole del Vangelo, questo slogan è diventato veramente realtà. Tante culture si sono raccolte nella capiente sala di Castelfranco e si è respirato un sincero clima di FRATERNITÀ. C’erano gli alunni di una scuola multietnica di Castelfranco, un gruppo di nigeriani con le loro belle vesti colorate, un gruppo di giovani amici delle Discepole con una bella rappresentazione teatrale sulla vita di Charles, un simpaticissimo piccolo coro gospel di bambine di diverse nazionalità ed ovviamente i nostri fodomi in costume. La DIVERSITÀ non è stata divisione, anzi, le singole peculiarità sono diventate un’occasione di ascolto, di riflessione e paradossalmente di unione.
Questo si è visto anche sulle tavole imbandite, dove i doni del riso con il curry si accoppiavano benissimo alle nostre “foie”! Ritengo sia stata una giornata che ci ha arricchito e, personalmente, mi ha fatto riflettere sul fatto che gli ALTRI SIAMO NOI!» Sonia
«Fantastica giornata passata in compagnia, quella trascorsa il 1 dicembre 2013 a Castelfranco, insieme a gente di diverse nazionalità e culture. Personalmente posso dirmi molto soddisfatto dell’esperienza, perché molti degli spettacoli oltre ad essere interessanti, erano resi ancora più belli grazie ad un pizzico di ironia. Le performance più belle secondo me sono state: quelle del gruppo nigeriano, che dimostravano come pregavano nel loro paese, con balli e canti molto strani ed originali. Poi ci sono stati dei ragazzi, intorno ai 18 anni provenienti da molte nazioni diverse, che attraverso dei filmati hanno mostrato le loro tradizioni religiose. Fantastico anche lo spettacolo con ballo e canto di Fodom, ed il filmato che descriveva il luogo dove viviamo. Molto gentili ed accoglienti anche le Discepole del Vangelo, che hanno contribuito a render la giornata cosi piacevole. Cosa dire...solo che è un esperienza da rifare» :) Michele Palla
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Inchiesta sul Natale
Natale Presepi
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Durante l’Avvento, ai ragazzi di quinta elementare è stato proposto dalle catechiste di intervistare una persona a loro scelta sull’argomento del Natale. Le domande poste a varie persone sono state queste: - Gesu’ viene; per te quando viene? - Sei contento quando arriva Natale? - Che auguri faresti alle persone? - Cosa significa per te il Natale? - Cosa significa la bella notizia che ci ha portato Gesù? - Qual’è la bella notizia che ci ha portato Gesù? - Ti piace il Natale? Cosa pensi del Natale? Stefanie (Intervista al nonno) Oggi nessuno vive la vera festa del Natale, cioè la nascita di Gesù che è nato per noi; tutti pensano solo a fare regali e a spendere su cose inutili. Il Natale è una festa come tutte le altre; mi piace perché ci troviamo tutti insieme.
Il presepio nella Parrocchiale di Pieve allestito con molta cura e bravura dai volontari.
Lara (alla zia) Gesù ci ha portato la bella notizia del Vangelo; leggendolo conosciamo tutti i passi della vita di Gesù. La notizia della sua venuta nel mondo è un segno d’amore per la salvezza di tutti gli uomini e una grande gioia per tutto il popolo. Alessandro (al fratello) A me piace il Natale perché nasce Gesù e perché ci sono le vacanze. Aurora (alla mamma) Per me il Natale significa la nascita di Gesù; Natale è anche ritrovarsi in famiglia per vivere serenamente insieme le feste. Cristina (alla mamma) Sono contentissima quando arriva Natale e farei a tutti tanti auguri di felicità e serenità. Samuel (alla maestra) A Natale Gesù viene: quando il mio cuore è immenso di gioia da donare agli altri, allora Gesù viene anche per me.
Il presepe allestito all’interno della chiesa di Digonera è stato ammirato da molte persone. Particolarmente apprezzate sono state le originali pecore in legno realizzate da Giovanni Vallazza, che con maestria ha ristrutturato anche le baite e arricchito il paesaggio con elementi caratteristici dei nostri monti.
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Presepi
Pieve: un presepio molto speciale
Una delle tante scene di vita familiare: “I nonni accudiscono i nipotini”.
N
atalia e Marino non finiscono mai di stupire con il loro presepio, ogni anno diverso e completo che, anno dopo anno, richiama scolaresche e numerosi visitatori. La Natività come punto centrale. Le fa da contorno la famiglia, una semplice-normale famiglia di Fodom di 60-70 anni fa con i suoi membri, ognuno intento a compiere diligentemente il proprio lavoro. Il tutto con i personaggi a grandezza naturale, vestiti con gli abiti di un tempo, ricercati e scelti con meticolosità e completati con tanti particolari che li rendono preziosi. Certamente spicca la Natività con il Bambinello che, non essendo bianco di pelle, come noi siamo abituati a immaginarlo, trasmette al visitatore
La Natività nel presepio allestito da Natalia Colleselli e Marino Demarch.
un messaggio storico, legato al luogo dove è nato: la Palestina. E’ deposto sulla paglia, accanto alla mangiatoia, nella stalla della famiglia contadina, amorevolmente assistito dalla sua Mamma Maria e da Giuseppe nonché dall’asino e dal bue: non mancano gli angeli che con canti e suoni portano a tutti il grande annuncio: - Gloria in Excelsis Deo - è nato il Divino Bambino. Ed ecco, accanto alla stalla, l’abitazione della semplice famiglia, ricostruita con dovizia di particolari che ripropone i momenti più significativi, vissuti da adulti e bambini, nell’arco della giornata. Eccoci allora nel soggiorno, “nella stua” con i nonni che accudiscono i gemelli, i penultimi nati, non tralasciando
Na tradizion l’é tournada a vive: l “Rorate” Gran partecipazion a la Mëssa da le 7 dadomán a La Plié. Fin davánt 50 agn, de Avent la jent la piëva via ogni di dadomán co l feral per jì a la Plié a la Mëssa de Rorate, che la vigniva dita da le 6 dadomán. Na tradizion ncora viva nte trope localité del Sudtirol, come chëla trop sugestiva ntel dom de Persenon, che l’é tournada ence nta Fodom sabeda 21 de dizembre grazie al Coro de Gliejia S.Iaco. L Rorate l eva n moment de preparazion al Nadel, al mistero de Gejù che nasc ntamez a la jent, na lum che fesc ciaro ntel scur dei picei de l’umanité. E proprio a la lum de le ciandële, ntel scur de le 7 dadomán de la gliejia, come nlouta, l coro l a ntoné l “Rorate coeli desuper”, che auter no n é che l titol del introit de la Mëssa de la 4^ domënia de Avent. N inn che anunzia a duc che prëst nasciarà l Geju Bambin. La celebrazion l’é juda nnavánt co la “Pastoral Messe in D “Zu Ehren des götlichen Kindes” e la “Sancta et immaculata” de Mitterer.
di cullare colui che sta ancora nella culla. Quindi in cucina dove la mamma, aiutata dai due figli più grandicelli, ha preparato la “jufa” per la frugale cena: nel frattempo una terza bambina si rende utile macinando le carrube per ottenere la farina che, assieme al burro fritto, servirà da condimento alla pietanza. Non riposa neppure il papà che è intento a far girare la zangola per preparare il burro: gli è accanto uno dei figli che sta imparando per poter sostituire il genitore. Completano il presepio diversi altri momenti di vita, propri della famiglia, momenti ricreati con tanto amore e ricchezza di particolari. (Fr. Del. )
Grana la partecipazion de la jent, ntra chësta troc tosac de le scole, che a vivëst coscita n toch de storia e n gran moment de fede. Trop sentude e adatade, come tres, le riflescion de scior pleván don Dario Fontana, che a daidé duc a njigné l cuor al Nadel. (ls)
La gliejia da La Plié, sluminada demè da la lum de le ciandële a la Mëssa de Rorate.
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Festa della Vita Consacrata Domenica 16 febbraio abbiamo celebrato, insieme alla comunità parrocchiale, la festa della Vita Consacrata. È stata l’occasione per ringraziare il Signore di questo dono e per ricordare tutti i religiosi originari di Fodom che sono nel mondo e che si sono uniti a noi con la preghiera. Alcuni di loro hanno mandato un breve scritto di saluto e testimonianza che è stato letto durante la Messa e che di seguito
Sr Agnese Grones - Figlie di San Paolo LAHORE – PAKISTAN carissimi, grazie del ricordo e dell’iniziativa di renderci presenti come appartenenti alla stessa missione e vita anche se lontani. In profonda comunione vi comunico che sono felice di essere missionaria in questo turbolento e violento Pakistan. Ho profonda gioia nel poter comunicare vita e speranza specialmente ai perseguitati cristiani con la comunicazione della Parola di Dio e materiale di catechesi e il mio amore e vita alla formazione delle future Figlie di S. Paolo Pakistane. Grazie della vostra comprensione ed associazione Sono con voi
Sr Domenica (Maria) Grones - Figlie di San Paolo ALBA - CUNEO Grazie per l’opportunità che mi offrite, sono sr Domenica Grones da 50 anni Figlia di san Paolo, mi sento di affermare: Gesù Maestro ti ringrazio d’avermi chiamata a seguirti più da vicino e poter attraverso la missione diffondere la Parola di Dio con i mezzi della comunicazione sociale. Chiedo a Maria, Regina degli Apostoli, di aiutarmi a fare sempre la volontà di Dio fino all’ultimo respiro. Affido alla sua intercessione la missione dei genitori, sacerdoti, insegnanti e giovani. Un grazie alla maestra Florinda per quanto ci ha donato attraverso la sua testimonianza. Chiedo che tanti giovani si lascino catturare all’amore infinito di Dio.
Sr Benigna Testor, Laura da Daghè - Missionarie comboniane VERONA Secondo me la Vita consacrata è il sentire in noi un forte sentimento di Dio cercando unicamente la sua Sua gloria e facendo nostri i bisogni dei più poveri tra i nostri fratelli andando loro incontro e aiutandoli nelle loro necessità. Trovare con l’aiuto di Dio la forza di lasciare i propri familiari e le cose più care per rispondere a questa chiamata di Dio. Tutto questo condito con momenti di intensa preghiera. Così percepisco io come suora missionaria comboniana la Vita consacrata a Dio per le missioni.
Sr Laura Rossi - Suore Orsoline VICENZA Il 2 Febbraio, giorno della presentazione al tempio di Gesù, mi sono chiesta come mai era anche il giorno della vita consacrata. La risposta l’ho individuata nell’offerta del Bambino Gesù al Signore da parte di Maria e Giuseppe. Mi è caro pensare alla mia vita come un’offerta al Signore e lo ringrazio per avermi chiamato a vivere questo grande dono e a condividerlo con tutte quelle persone che ho incontrato e incontro ogni giorno. Lo ringrazio in particolare per il tempo
pubblichiamo. Anche sorella Elisa ha raccontato poi la sua esperienza che vogliamo condividere con tutti i lettori. L’occasione della festa della Vita consacrata è stata davvero un bel momento di condivisione con tutti i presenti ed è stata un’esperienza di comunione coinvolgere personalmente tutti i religiosi di Fodom. Sorelle Discepole del Vangelo – S. Giovanni
vissuto in Brasile, per l’esperienza di condivisione, di passione per la vita, di amore gratuito, di gioia, sia pur nella sofferenza e nella miseria, che il popolo brasiliano mi ha trasmesso e che ora danno valore e gioia al servizio che mi è stato chiesto dalla Congregazione. “Abbi di mira la gloria di Dio, non perdere un minuto che non sia a Lui consacrato e vivi felice nelle sue mani”. Queste parole della nostra Fondatrice le faccio mie ogni giorno prima di incominciare la giornata e mi donano la serenità dell’abbandono e della certezza di una Presenza nella mia vita! Le presento anche a tutti voi per camminare insieme e per, insieme, trovare la forza e la gioia di testimoniare la nostra fede nel Dio della vita. Un saluto a tutti e ogni bene!
Sr Elvira Crepaz - Congregatio Jesu MERANO “Grazie della mia vocazione. La mia missione di adesso è la preghiera per tutto il mondo.” Saluti a Don Dario e grazie della preghiera. Saluti a tutti i presenti qui alla celebrazione eucaristica. Ed a loro, care suore, dico grazie e vi saluto. Vi ricordo nelle preghiere.
Sorella Elisa- Discepole del Vangelo In occasione della festa della Vita consacrata, e in comunione con i religiosi di Fodom che sono nel mondo, è stato chiesto anche a me di dire qualcosa sul “perché” di questa scelta. Innanzitutto devo dire che la mia scelta di vita non è stata una decisione improvvisa, ma frutto di un desiderio che è cresciuto nel corso degli anni. Fin da piccola, attraverso anche molte persone che mi hanno voluta bene, ho fatto esperienza di Dio come di un Padre buono, di una Presenza rassicurante e di un amico da seguire. Ho coltivato quest’amicizia con Lui, in particolare in parrocchia, insieme a tanti miei coetanei e a giovani più grandi di me che ci trasmettevano il loro essere contenti nella vita e la voglia di stare insieme e di fare qualcosa per gli altri. Non sono però mancati i periodi in cui non volevo che Dio c’entrasse dappertutto nella mia vita, periodi in cui preferivo che mi lasciasse stare. Dopo le superiori provai una forte sensazione di vuoto interiore: mi ero stancata di pensare e di affrontare i problemi della vita e cercavo di riempire questo vuoto pensando solo a me stessa e a divertirmi; quando però rimanevo sola mi ritrovavo insoddisfatta. Questo mi portò a cercare come potevo essere veramente felice. Pensavo che scegliere gli studi e il lavoro giusto mi avrebbe realizzata, ma mi rendevo conto che anche questo non bastava per essere davvero contenta. Cominciai allora a chiedermi qual era il senso della mia vita. Partecipando ad un’esperienza estiva per giovani, capii che il senso della vita sta nel rispondere a un amore più grande che ci è già stato dato. Capii che Dio mi aveva dato tutto: la vita, una famiglia, l’aiuto nei momenti di prova, degli amici, capacità e desideri… Il senso della mia vita non stava allora nel vivere pensando solo a me stessa, tenendo questi doni solo per me, non
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stava solo nel “ricevere” ma anche nel “dare”. Cominciai allora a chiedermi cosa significava concretamente, per me, questo “dare”. Subito pensai a trovare una persona con cui condividere la vita: se fino a prima desideravo un ragazzo solo per sentirmi voluta bene e ricevere attenzioni, poi cominciai a pensare di costruire una relazione e formare insieme una famiglia. Sentivo però che una domanda rimaneva aperta: la vita matrimoniale mi avrebbe resa contenta fino in fondo? Sentivo che mi mancava qualcosa. Che cosa desiderava Dio per la mia vita? Con l’aiuto di una delle Discepole del Vangelo, che mi avrebbe incoraggiata a intraprendere la mia strada qualunque fosse stata, sia il matrimonio che la consacrazione, cominciai a verificare qual era questo desiderio profondo che c’era in me. Intuivo che forse avrei realizzato pienamente la mia vita in un’esistenza a servizio di molti e non tanto di una famiglia che avrei potuto costruire, ma questo mi spaventava. Però vedendo
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e ascoltando anche l’esperienza di amici più grandi, cominciai a credere anch’io che il Signore ha in mente “il meglio” per la vita di ciascuno e decisi di fare verità dentro di me lasciando emergere i miei desideri più profondi. Dopo un po’ di tempo, e aiutata da altre persone, capii che desideravo un’esistenza a servizio degli altri nella continua ricerca di quel bene che Dio ci mostra nel suo Vangelo. Sono entrata nella fraternità delle Discepole del Vangelo a 21 anni e, dopo quasi sette anni, devo dire che sono contenta e questo desiderio si sta realizzando insieme alle sorelle che lo condividono con me e che mi accolgono e mi sostengono ogni giorno. E insieme anche a voi, grazie agli esempi di famiglie che vivono la cura reciproca, a don Dario che guida le nostre comunità e alle tante persone giovani e adulte che, in modi diversi, si fanno amiche e si mettono a disposizione per il bene di altri.
Festa della Vita Anche quest’anno, pur con una settimana di ritardo sul calendario liturgico, si è potuta celebrare in parrocchia la Giornata per la Vita. Domenica 9 Febbraio, nonostante le difficoltà causate dalla neve, un bel gruppetto di genitori e bambini si sono dunque ritrovati a Pieve per la S. Messa, celebrata per l’occasione a Don Luigi Da Canal salito appositamente da Belluno. Si ringraziano quanti hanno contribuito con l’acquisto delle primule a sostenere il centro aiuto alla vita di Belluno. Nonostante il tempo inclemente pessimo sono state vendute tutte. Grazie!
Momenti di speranza
A Mauro Ti scrivo Mauro perché il tempo si è fermati lì, al 5 agosto…. perché tutte le parole che ho nel cuore non riescono ad uscire dalla bocca. Ci manchi… a tutti noi. Vogliamo ricordarti così, come quella domenica sul Col di Lana, con il cappello da Alpino di cui andavi fiero e un brindisi ancora da fare, l’ultimo: “se beon la sgonfa e po’ jon” dicevi… Se solo avessi saputo che era il nostro ultimo giorno insieme… adesso non ci sei più e gli abbracci, l’affetto di tutti questi nostri amici non bastano a colmare l’abisso, lo sconcerto, la disperazione che hai lasciato dentro di noi! Siamo qui a chiederci perché sei voluto volare così lontano? Quale assurdo destino ti ha portato lontano da noi? Guardo il telefono sperando che mi chiami per chiedermi: “Vieni a prendermi?”. Ti risponderei “ok, dove?”.
Ora hai iniziato un altro viaggio, senza di noi, ma voglio credere che non ci hai lasciati soli, è solo che ci manchi ed è difficile, soprattutto per i bambini, riempire il vuoto che hai lasciato! Ci fa sorridere, ci avvicina, ricordare questo o quello; ognuno di noi porta nel cuore tanti ricordi felici. Il nostro tempo è stato breve, ma intenso; ricco di gioie e di preoccupazioni, ma sempre colmo di un amore grande che ci ha permesso di superare tante difficoltà. Un giorno il distacco farà meno male e con l’aiuto di tutte le persone che ci stanno vicino troveremo il coraggio di andare avanti perché tu “Semplicemente sei la forza dei giorni miei”. Guidaci nella strada da percorrere perché ora è tutta in salita, sterrata e piena di curve; tu ci darai la forza di arrivare in cima, vero? E poi posso dirti solo, ancora, grazie. Grazie per avermi permesso di far parte della tua vita, grazie per tutto quello che mi hai dato, per i nostri splendidi bambini: guardo loro e rivedo te nelle nostre piccole cose. Grazie per esserci stato quando avevamo bisogno di te, ma non solo da parte mia: ti dico grazie a nome di tutti perché tu non eri proprio
capace di dire di no a nessuno quando avevano bisogno di te. Grazie perché, se ora tante persone ci stanno aiutando è merito tuo, del tuo grande cuore, del tuo amore per la vita vissuta fino in fondo. E un “Dio tel paie” di cuore a Fodom e a tutte le persone che ci sono vicine. Perdonami se non so essere forte come vorresti, perdona la mia debolezza nell’accettare che non ci sarai più, ma prometti che in qualsiasi posto tu sia adesso continuerai ad amarci e proteggerci ogni giorno. Erika
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Vita di … Villa San Giuseppe “San Nicolao” Tanti Ricordi: una lacrima e un sorriso
Per gli amici alpini
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li alpini non dimenticano mai i loro compagni che, a causa dell’età e di qualche acciacco, hanno dovuto lasciare la loro casa per essere accolti alla Casa di Riposo. E’ il 17 dicembre: una penna nera sul cappello, un pacco confezionato con cura, una stretta di mano e gli auguri che escono dal cuore riescono a far comparire un sorriso sul volto di Ugo Foppa, Francesco Faber e Sebastiano Crepaz. Non manca Mario Detomaso con la sua fisarmonica che invita tutti i presenti a cantare e ballare. E coloro che sono costretti in carrozzella? A loro ci pensa la Direttrice che, a tempo di musica, gli scarrozza in lungo e in largo per la sala. Contemporaneamente vengono festeggiati Pierina De Cassan e Valerio Alverà che, a dicembre, compiono gli anni. E’ il Capogruppo degli alpini Valerio Nagler che, a nome di tutti, rivolge loro parole di augurio.
San Nicolò posa per una foto con la Direttrice e il personale della Casa.
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a lontano si ode un frastuono di campanacci; da vicino un tintinnio di campanelle. Già…. è il 5 dicembre! Villa “San Giuseppe” si anima: gli anziani che sono accolti nella struttura si radunano nel salone al piano terra, dove si nota una certa agitazione. Accompagnato dagli angeli, con passo solenne, salutando e benedicendo avanza San Nicolò. Tutti ammutoliscono, gli occhi di taluni diventano lucidi, alla mente affiorano tanti ricordi, parecchie labbra si muovono e sommessamente pronunciano alcune parole: “Grazie San Nicolò di esserti ricordato di noi, di essere venuto a portarci un momento di allegria e di gioia”. Un grazie che esce dal cuore e che si concretizza in un lungo applauso. Sulla porta si fanno intravedere i diavoli: quello tremendo “il crampus”
tutto rosso e il diavoletto nero che ha un cuore molto più tenero e disposto a perdonare le piccole mancanze. San Nicolò ha parole di conforto per tutti, stringe ad ognuno la mano, consegna un regalino che preleva dalla gerla del portatore e benedice. Nel frattempo, gli angeli offrono a tutti i biscotti fatti in casa dai volontari. Alla Casa di Riposo “Villa San Giuseppe” è vera festa: c’è la Direttrice Signora Mara Case con accanto il piccolo nipotino in braccio alla sua mamma, c’è l’animatrice Gloria, c’è il personale; non manca una macchina fotografica in modo che il momento possa essere ricordato nel tempo. “Grazie San Nicolò, grazie angeli e diavoli per aver fatto brillare gli occhi a tante persone”. (Fr. Del.)
I piccoli dai nonni Si avvicina il Natale: come da consuetudine è il momento per contribuire affinché gli anziani si sentano meno soli. E’ l’11 dicembre: sono i piccoli della scuola materna che, con la loro spontaneità e i loro canti, portano a Villa San Giuseppe un momento di serenità.
La delegazione degli alpini posa accanto ai compagni ricoverati.
Allegria alla casa di riposo Il 3 marzo è martedì grasso, ultimo di carnevale Alla Casa di Riposo “Villa San Giuseppe” gli anziani, vestiti in maschera, sono in festa. Un momento di allegria e spensieratezza reso ancora più vivo e partecipato dalla presenza di un bel gruppo di bambini, pure loro mascherati e allegri. La sala addobbata di tutto punto, coriandoli, stelle filanti, musica e ballo; non mancano i “crostoli” e una bevanda calda. Tutto questo, annualmente, è reso possibile grazie alla collaborazione di diverse persone che la Direzione della Casa di Riposo vuole ricordare e ringraziare di cuore: Cecilia Roncat che, essendo sarta, confeziona ricchi costumi per gli anziani; Mario Detomaso che allieta il momento con la sua fisarmonica; le catechiste e le suore di San Giovanni che preparano i ragazzi che, con la loro semplicità e vivacità riescono a far brillare gli occhi a molti, quindi il personale tutto che opera nella struttura.(Fr. Del.)
Lunedì film Ogni primo lunedì del mese, alla San Giuseppe, viene fatta una proiezione (immagini fisse o filmati) riguardanti il territorio di Fodom e la sua gente, oppure vengono mostrati momenti particolari come le feste che gli ospiti sono spesso impossibilitati ad assistere di persona. Ormai da qualche anno se ne incarica Franco. (Fr. Del. ) I bambini, accompagnati dalla M.stra Luigina e Sr Elisa.
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Resoconto amministrativo Questo è il resoconto che ogni anno le parrocchie devono mandare all’Ufficio Amministrativo della Diocesi dopo l’esame e l’approvazione del Consiglio per gli Affari Economici della Parrocchia.
Rendiconto della Parrocchia di Pieve - anno 2013 ENTRATE
USCITE
ORDINARIE
ORDINARIE
Elemosine
7.668,90
Candele votive
2.599,67
Offerte servizi Attività parrocchiali Questue ordinarie Offerte enti-privati Affitti - rendite Carità
520,00 12.512,40
Remuneraz. - stipendi
0,00
Spese di culto
10.146,95
Attività parrocchiali
9.600,76
Spese Gestionali
23.672,04
6.658,00
Manutenzione fabbricati
13.907,17
15.059,84 4.591,00
Carità
4.010,30
STRAORDINARIE 1.460,00
PARTITE DI GIRO Cassa anime
5.501,60
4.957,00
STRAORDINARIE Offerte – entrate straordinarie
Imposte - Assicurazioni
Spese straordinarie
1.510,38
PARTITE DI GIRO 852,10
Elem. imperate
9.870,20
Totale entrate
66.749,11
Cassa anime
852,10
Elem. imperate
9.870,20
Totale uscite
79.071,50 RIEPILOGO
Debiti da saldare Somme investite
40.000,00
Totale entrate
66.749,11
Totale uscite
79.071,50
Attivo o deficit anno 2013
-12.322,39
Riporto anni precedenti
103.927,24
Attivo o deficit al 31/12/2013
131.604,85
(inserite nel totale finale 2013)
Prima una breve spiegazione del significato delle varie voci e poi un commento.
Entrate ordinarie. Le “Elemosine” sono le offerte che si raccolgono durante le messe il 10% delle quali viene impiegato per la celebrazione di messe per i defunti (“Cassa anime”); “Candele votive”: le offerte dei ceri che vengono accesi in chiesa; “Offerte servizi”: sono quelle date in occasione di battesimi, matrimoni e funerali (molte volte gli offerenti indicano loro la destinazione); ”Attività parrocchiali”: praticamente sono le entrate del bollettino parrocchiale; “Questue ordinarie”: l’offerta in occasione della benedizione delle famiglie; “Offerte enti-privati” si spiega da sola; “Affitti – rendite” costituite dagli interessi delle banche (!), e dalle entrate - nel caso di Pieve - della Majon dei Mones e dei divi-
dendi delle azioni degli impianti di risalita che questa parrocchia possiede; “Carità” costituita dal provento delle iniziative per le missioni o da offerte per aiutare chi ne ha bisogno. Uscite ordinarie. “Remunerazioni – Stipendi”: è una percentuale mensile per abitante dovuta dalla parrocchia al parroco pari a un totale di 43 € per Pieve e 14 € per Arabba alla quale il sottoscritto rinuncia; la Collaboratrice domestica è a carico del parroco; “Spese di culto”: tutto quello che serve per il culto: paramenti, suppellettili, candele, rimborsi spese per chi fa dei servizi ecc.; “Attività parrocchiali”: la stampa e la spedizione del Bollettino, spese per il catechismo, cancelleria e fotocopie e quanto serve per le attività della parrocchia; “Spese gestionali”, voce dolente: gasolio, elettricità, acqua, rifiuti, telefono.
Partite di giro: entrano ed escono (senza lasciar traccia!). Le “Elemosine imperate” sono quelle ordinate dalla Diocesi come le Giornate per il Seminario, per le Missioni, per i Migranti, per la Carità del Papa ecc. Esaminiamo i conti della parrocchia di Pieve evidenziando qualche costo che non si può desumere dallo specchietto: per le candele si sono spesi 1.619,68 €, per stampa e spedizione del bollettino 6.092,13 €, per il gasolio 13.640,93 €. 6.000 € sono stati spesi per rifare l’impianto di riscaldamento del salone e altri 4.000 € per riparare e adeguare quello della canonica. Da uno sguardo complessivo vedete che non siamo sott’acqua e questo per merito di don Alfredo che ha saputo risparmiare come si deve, ma non si può stare proprio tranquilli perché si sa quanto qualsiasi lavoro di manutenzione fa presto a prosciugare le ri-
serve. Per di più nel bilancio di quest’anno c’è un deficit di più di 12 mila euro dovuti alle spese, ma anche per le mancate offerte delle messe che non si dicono ogni domenica nelle frazioni (quanto si raccoglie spesso non è sufficiente neppure per pagare la bollette elettrica che va dai 600 ai 1.000 € all’anno per ogni chiesetta) e un po’ forse per le minori entrate determinate dalla situazione economica. L’attivo di 131.604,85 € è costituito da: 42.819,42 € della chiesa di Andraz, da 9.336,81 € della chiesa di Corte, da 16.479,16 € della chiesa di Digonera, da 6.967,25 € della chiesa di Larzonei e il resto, cioè 56.002,21 per la chiesa e gli edifici parrocchiali di Pieve. In prospettiva ci sono lavori di manutenzione per il tetto della chiesa di Andraz e di Digonera e per l’isolamento della zona antistante il garage della canonica per la forte umidità che filtra all’entrata nel salone.
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«Le nuove del Pais»
Rendiconto della Parrocchia di Arabba – anno 2013 ENTRATE ORDINARIE Elemosine Candele votive Offerte servizi Attività parrocchiali Questue ordinarie Offerte enti-privati Affitti - rendite Carità STRAORDINARIE Offerte - entrate straordinarie PARTITE DI GIRO Cassa anime Elem. imperate - legati
USCITE ORDINARIE Imposte - Assicurazioni Remunerazioni - stipendi Spese di culto Attività parrocchiali Spese Gestionali Manutenzione fabbricati
9.559,88 10.427,88 710,00 4.927,00 6.492,00 5.619,81 208,81 75,00
Carità STRAORDINARIE Spese straordinarie PARTITE DI GIRO Cassa anime Elem. imperate - legati
730,00 1.064,71 5.249,80
Totale entrate 2013
45.064,89
Debiti da saldare
19.676,26
3.492,19 0,00 5.654,66 4.115,95 14.556,21 1.057,65 275,00 34.846,00 1.120,41 5.249,80
Totale uscite 2013 RIEPILOGO Totale entrate Totale uscite Attivo o deficit anno 2013 Riporto anni precedenti
70.367,87 45.064,89 70.367,87 -25.302,98 37.932,95
Somme investite Attivo o deficit al 31/12/2013
Qualche commento anche per questo rendiconto. Si nota il notevole apporto delle candele votive che i turisti in particolare accendono nella chiesa di Arabba e nella cappella del Pordoi; le spese per il bollettino comprese nelle uscite delle attività parrocchiali sono per
i numeri 4 e 5 del 2012 e 1, 2 e 3 del 2013 pari a € 2.993,60. Importante la cifra delle spese straordinarie costituita da 30.350,30 € come acconto alla ditta Pescoller per i lavori eseguiti nella chiesa di Renaz ed € 4.495,70 per sistemare il castello instabile delle campa-
ne della chiesa di S. Giovanni. I debiti sono sempre nei confronti della ditta Pescoller: 14.369,26 € per il saldo dei lavori di Renaz e 5.307,00 € per il restauro del campanile di Arabba. Detto questo, forse vi sarete accorti che non è il mio forte parlare di
Adozioni a distanza
“Tutto quello che avrete fatto a questi piccoli, l’avrete fatto a me”. (Gesù)
12.629,97
questi argomenti e non potete certo dire che vi assillo con continue richieste di denaro: ciò non significa che non ce ne sia bisogno e sono sicuro che continuerete a sostenere con generosità anche materialmente le vostre parrocchie. Don Dario
In questo tempo così stravagante di crisi, di politica, di lavoro, crisi nelle famiglie, noi, nonostante tutto, vogliamo credere nelle possibilità di un mondo migliore. Vogliamo credere nella giustizia, nell’onestà al diritto di tutti i bambini nel mondo di vivere in un mondo più giusto, più fraterno, più amorevole. Noi VOGLIAMO credere con tutto il nostro cuore che esiste ancora l’AMORE, la FRATELLANZA, la SOLIDARIETA’, specialmente per questi piccoli. Possiamo iniziare da noi. Pensate che con meno di 1€ al giorno possiamo adottare a distanza un bambino del Terzo Mondo donandogli istruzione, medicine, cibo, dignità. Il “costo” è di € 310 l’anno divisibili in 2 rate da € 155. Vi possiamo assicurare che l’offerta va interamente per questo progetto. Nulla viene trattenuto. Con AMORE guardiamo questi bambini che attendono un papà, una mamma, dei fratellini, anche da Fodom. Ah dimenticavo: tutti possono aderire, anche i single! Vi spediremo delle foto e una piccola cronistoria del bambino o bambina. Per info 0436/79180. Marilena
Parrocchia di Colle
Festa de S.Luzia 2013
Una tavolata ricca di ogni ben di Dio rallegra la festa de S. Luzia.
C
ome di consueto la festa patronale di S. Lucia il 13 dicembre 2013 è stata celebrata con grande solennità e partecipazione di Collesi e devoti di S. Lucia giunti dai paesi vicini. Alla messa, concelebrata da molti sacerdoti, una chiesa gremita ha pregato accompagnata dal solenne e festoso canto liturgico del coro che ha dato sfoggio di bravura e maestria. È seguito il ritrovo presso le scuole, dove una enorme tavolata era imbandita con dolci e ogni ben di Dio preparato dalle donne di Colle
e offerto per far festa assieme a tutti quelli che hanno voluto solennizzare la santa patrona collese. Nell’occasione, al mercatino è stato messo a disposizione il nuovo Lunare del 2014, presentato poi nel pomeriggio, dedicato al ricordo della Grande Guerra del 1914-1918, di cui ricorre il centenario dell’avvio bellico, dato che i militari di Colle S. Lucia, allora parte del Sud Tirolo austriaco, già nell’agosto 1914 hanno iniziato a combattere sul fronte russo in Galizia.
Santa Luzia nta Col
V
ender ai tredes de dizembre s’à festegé nte nost pais, con gran solenità, Santa Luzia. Da secui tanc de devoc piegn de devozion i l à invocada, soraldut per la protezion dei voge e coche lum de nosta fede, siebe la jent da chilò che da fora via. La Santa Messa solene la é scomenzada da le nuof e mesa, zelebrada dal Piovan de nost decanat, apede a nost Preve e auter trei, dei pais chilò dintor via. Per l centà, fat dut n grego-
riano, l é vignù n coro de ele da injù, l coro “In dulci jubilo” . Delongo darè Messa le ele del pais i à dat fora valch de ciaut, de bogn grafogn e autre bone robe, nte porte de le scole. Da le trei daremesdì l é stà incia centà l vesper dal nost coro de gejia. N gramarzé a duc chiche à ció part a ste bele funziogn e ve speton cussì de tanc incia sto an che ven. Daniele Dell’Andrea
Il mercatino delle scuole alla festa de S. Luzia.
Buon Natale Un augurio speciale è giunto ai partecipanti alla messa la sera di Natale, che uscendo dalla chiesa di S. Lucia hanno ricevuto in dono un bel cuore di panno rosso, confezionato dai bambini e dalle loro catechiste, contenente un gradito messaggio natalizio. Infatti il cuore è il pensiero che è stato realizzato e distribuito dai ragazzi del catechismo ai fedeli che hanno partecipato alla messa della notte di Natale. Il cuore conteneva una riflessione tratta dal libro dell’Apocalisse: “Ecco sto alla porta e busso” dice il Signore. “Se uno ascolta la mia voce e mi apre, Io verrò da lui,cenerò con lui ed egli con me”. Signore Gesù, suscita nelle nostre famiglie il desiderio di diventare porte d’ingresso.
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«Le nuove del Pais»
Avvento
nche quest’anno, come è ormai di consuetudine, nel periodo dell’Avvento, il piccolo Gesù Bambino con la sua culla ha visitato i bambini e gli ammalati di Colle. Momento importante di riflessione e di preghiera per ogni famiglia. Si riportano alcune testimonianze, soprattutto grafiche, di bambini e adulti.
Presepio vivente
Bondì e Bonan
ssieme all’impegno di alcuni ospiti che frequentano Colle S. Lucia da svariati anni, anche il 3 gennaio 2014 si è tenuta a Villagrande, nel centro storico di Colle S.L ucia, la rievocazione del S. Natale, con un nutrito numero di figuranti, grandi e piccoli, che hanno ripercorso gli avvenimenti salienti della storia della salvezza, fino al natale di Gesù e all’arrivo dei Magi con i loro doni. La molta neve caduta ha creato uno scenario davvero straordinario per la sacra rappresentazione del Presepe vivente, cui hanno partecipato in molti, soprattutto bambini. Le vie del paese sono diventate le vie di Betlemme, dove Giuseppe cercava un alloggio per Maria, ormai prossima al parto. Un riparo sotto il ponte di un fienile è divenuto il luogo che ha visto generare Gesù bambino, luce per l’umanità. La precarietà di un tale riparo e il freddo della serata invernale hanno veramente fatto pensare a quale grandioso mistero ci sia in tanta povertà. Un grazie va a coloro che hanno aderito con gioia all’iniziativa.
’augurio di un buon nuovo anno è stato portato dai bambini di Colle S. Lucia soprattutto alle persone anziane, particolarmente a quelle che non possono uscire di casa per malattia, vecchiaia o per i rigori dell’inverno. Tre gruppi di bambini hanno scandagliato frazioni e case portando loro anche un dono che avevano confezionato assieme ad una catechista. Bella è stata anche la loro generosità, perché hanno donato le offerte che hanno ricevuto ad una famiglia bisognosa. Gli anziani visitati, che hanno superato gli 80 anni sono, sono stati 26.
A
L
I bambini a casa di Pezzei Costantino e Troi Maria.
«Le nuove del Pais»
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I Re Magi
L
a vigilia dell’Epifania, attesa soprattutto dai bambini per la suggestione degli eventi che si svolgono a Colle S. Lucia, dal Panevin alle Donaze, ha visto anche i 3 Re
Magi camminare lungo le strade innevate per visitare i Presepi e le famiglie. Una visita benaugurante, che invita tutti a cercare per credere e per essere dono. Gli stessi Re magi hanno
donato le offerte ricevute a chi è nel bisogno. Un grazie a quanti si sono indaffarati per le spettacolari tradizioni dell’Epifania a Colle S. Lucia.
Vescovi per la vita
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n occasione della 36ª Giornata per la Vita desideriamo ribadire, in comunione con la Chiesa italiana, la nostra preoccupazione per tante situazioni che contrastano la vita in tutte le sue fasi, dal concepimento alla nascita, dalla crescita alla piena maturità, dal declino fino alla morte naturale. Tale preoccupazione diventa per la Chiesa impegno a continuare, insieme a tutte le persone di buona volontà, a sostenere la vita umana in ogni momento e in ogni circostanza, ribadendone l’inviolabile dignità ed offrendo concreti aiuti a chi vive fragilità e sofferenze. Senza trascurare vari aspetti di difesa e promozione della vita, sentiamo oggi in particolare il dovere di soffermarci più dif-
fusamente su alcune questioni educative che riguardano aspetti fondamentali e delicatissimi dell’essere umano, con numerose e preoccupanti ricadute in ambito culturale, formativo, educativo e, quindi, politico della nostra società (triveneta, italiana, europea) e che toccano e coinvolgono in modo diretto la vita delle persone, delle famiglie e della scuola. Ci riferiamo in particolare al dibattito sugli “stereotipi di genere” e sul possibile inserimento dell’ideologia del gender nei programmi educativi e formativi delle scuole e nella formazione degli insegnanti, ad alcuni aspetti problematici presenti nell’affrontare in chiave legislativa la lotta all’omofobia, a taluni non solo discutibili ma fuorvianti orienta-
menti sull’educazione sessuale ai bambini anche in tenera età, alle richieste di accantonare gli stessi termini “padre” e “madre” in luogo di altri considerati meno “discriminanti” e, infine, al grave stravolgimento - potenziale e talora, purtroppo, già in atto del valore e del concetto stesso di famiglia naturale fondato sul matrimonio tra un uomo e una donna. Riconosciamo la «ricchezza insostituibile della differenza » - specialmente quella fondamentale, tra “maschile” e “femminile” - e la specificità assoluta della famiglia come «unione stabile dell’uomo e della donna nel matrimonio. Essa nasce dal loro amore (…), dal riconoscimento e dall’accettazione della bontà della
differenza sessuale, per cui i coniugi possono unirsi in una sola carne e sono capaci di generare una nuova vita»; essa è, davvero, la «cellula fondamentale della società, luogo dove si impara a convivere nella differenza e ad appartenere ad altri». Sosteniamo e incoraggiamo l’impegno e lo sforzo di quanti, a vari livelli e su più ambiti, affrontano ogni giorno, anche nel contesto pubblico e nella prospettiva di una vera e positiva “laicità”, tutte le più importanti questioni antropologiche ed educative del nostro tempo e che segnatamente riguardano: la difesa della vita, dal concepimento al suo naturale spegnersi, la famiglia, il matrimonio e la differenza sessuale, la libertà religiosa e di educazione
Festa della Madonna della Salute
I bambini portano all’altare un fiore preparato all’asilo.
Nella chiesetta di Pian il 21 Novembre per la ricorrenza della Madonna della Salute è stata celebrata la S. Messa presieduta da Don Sergio. Terminata la celebrazione ci siamo ritrovati per un momento conviviale da Silver il quale a messo a disposizione il suo locale per un piccolo rinfresco offerto dalle signore di Pian.
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«Le nuove del Pais»
Dal mondo della scuola DAL NOSTRO INVIATO ALLA SCUOLA DELL’INFANZIA DI SELVA DI CADORE
N
tratti delle lingue dei bambini) si presenta molto presto a scuola per il corso di Alta Pasticceria. Ricetta alla mano, ingredienti sapientemente dosati da Manuela, ci siamo rimboccati le maniche e … guardate guardate …!!! Impasta, tira la pasta, taglia e friggi e poi slurp, sul tavolo sono apparsi dei meravigliosi CROSTOLI da gustare in religioso silenzio (forse!). Credo che tutti avreste apprezzato la nostra pregevole prestazione.
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iao a tutti! Finalmente una bella giornata di sole e noi ci siamo messi in posa per una super foto. La neve è ancora tantissima e sembra che non voglia proprio andarsene ...accidenti, non siamo mica al Polo Nord! Ora vi raccontiamo alcune cose belle ed interessanti di noi. A metà febbraio abbiamo ricevuto le pagelle: mammia mia che fifa e come per magia per qualche giorno siamo diventati bravi e buoni. La settimana scorsa abbiamo assistito, nella palestra della nostra scuola, allo spettacolo teatrale “Eccomi qui: storie e segreti di un albero”... sembrava di essere in un bosco vero! Da gennaio, ogni sabato mattina, noi bambini, divisi per classi, conversiamo in inglese con Gordon, un signore di madrelingua inglese. Uno dei prossimi giorni aspettiamo a scuola la signora Rita Montanari: è una scrittrice, ci leggerà uno dei suoi libri e poi ci farà giocare con le parole in rima. Mancano tre mesi alla fine della scuola e abbiamo ancora moltissime cose da fare. Per intanto vi salutiamo con affetto. I bambini della classe quinta Aurora, Catia, Davide, Francesco, Marco, Matthias, Pietro, Thomas
17.12 2013 Foto di gruppo dei 37 attori della scuola media di Caprile che, diretti dal regista Bepi Santuzzo, hanno interpretato lo spettacolo “La stua delle meraviglie” insieme ad un gruppo di strumentisti coordinati dalla prof. ssa Cristina De Paoli e un corpo di ballo curato dalle insegnanti Elena e Roberta Migliarini.
Scuola media
Primaria
oi della scuola dell’infanzia di Selva di Cadore siamo dei pasticcieri specializzati, ma ci risulta un po’ difficile metterci d’accordo su che cosa fare. C’è chi dice “Fuoie rustide”, Antonella vuole le “Chiacchiere”, a Pezzei si fanno le “Foglie arrostite” perchè mamma Ilaria dice così! Non vi dico poi in Zoldo, dove occorre una specializzazione per la parlata, dove si fanno le “Fuòie”. Nel sud della Provincia ... da buoni italianizzati fanno i “Crustui”, verso la Val di Fassa (leggi Falcade) friggono i “Frostiiiiii”. Ci sono voluti giorni e giorni per capire, e decidere, che forse, la ricetta è sempre la stessa. Allora la Maestra Loretta, armata di ricettario, vocabolario, macchinette per la pasta (elettriche e non), e, udite udite sbattitore ad immersione, nonché di “leccapentole” (non pensate si
È Carnevale ed … ogni dolce vale!
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PROGETTO “EDUCAZIONE ALLA SOLIDARIETÀ SOLIDARIETÀ 2013-2014”
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uest’anno l’Istituto Comprensivo di Alleghe sostiene con il progetto”Educazione alla solidarietà 2013-2014” l’Associazione O.N.L.U.S. “Nuovi Traguardi” per la lotta contro le malattie del sangue. La scuola media di Caprile ha programmato e realizzato due incontri per tutti gli alunni e precisamente nelle giornate del 10 ottobre con il dott. Graziano Pianezze a carattere formativo-divulgativo e nella giornata del 12 dicembre con i volontari Liana Cavallet e Dunio Piccolin a carattere informativo-dimostrativo. I ragazzi si sono dimostrati molto interessati e dopo aver ascoltato le varie testimonianze hanno voluto esprimere le loro sensazioni e opinioni: MARIA Quello che ha raccontato la signora Liana è stato molto intenso. Ci ha fatto capire con semplicità che bisogna essere forti in ogni occasione e
che nella vita un’azione fondamentale è LA SOLIDARIETÀ. Ci hanno colpito molto la grinta con cui ha affrontato la malattia e l’aiuto offerto dall’Associazione che quest’anno noi sosteniamo. FRANCESCO Abbiamo capito che la signora Liana ha sofferto veramente, ma è stata forte e ha saputo lottare! Ci dispiace per tutti coloro che hanno perso un bambino e hanno affrontato malattie così dolorose. MARIANNA L’incontro mi ha molto interessato. Liana ha raccontato la sua vita non con tristezza, ma con grinta, trasmettendo tanta energia. L’ammiro perchè io non sarei stata capace di fare altrettanto. GIACOMO La storia è stata molto commovente. Noi non
ci rendiamo conto di che cosa sia una malattia; pensiamo che si possa guarire sempre e solo coloro che la vivono sanno che cos’è veramente. MICHELA L’incontro è stato interessante ed emozionante. Ci ha fatto riflettere sulla nostra vita e su tutti gli ostacoli che si possono incontrare. Abbiamo capito che bisogna essere grati alla vita e bisogna superare le difficoltà con coraggio e non perdere mai la speranza. RICCARDO È stato emozionante ascoltare la testimonianza di una persona che ha vissuto una malattia difficile e l’ha raccontata col cuore. È stata molto paziente a coinvolgerci. È stato per noi un momento molto istruttivo! E si deve lottare “A MUSO DURO...”. Grazie
Liana!
DALLA PARROCCHIA Attività del Consiglio Parrocchiale
A
ssume la Presidenza il Parroco Don Sergio, il quale chiama a fungere da segretaria la signora Dariz Lucia Marina. Dopo una breve preghiera, la segretaria da’ lettura del verbale della seduta precedente che viene approvato dall’unanimità. Passando al punto 2 dell’O.D.G. Don Sergio illustra brevemente cosa ha lasciato l’anno della fede che si è appena concluso: a livello zonale sono state fatte varie cose, in particolar modo incontri di preghiera, ma la partecipazione è stato molto scarsa anche nella nostra parrocchia. Al punto 3 dell’O.D.G. Don Sergio illustra ampiamente la nota pastorale voluta dal vescovo Andrich che d’accordo con i Consigli Pastorali ha accolto la proposta dei vescovi italiani e cioè: Educare nella comunità cristiana, criteri di scelta e percorsi di formazione. La nota ha come titolo “Lui deve crescere”. Si mette subito in risalto Gesù, Lui deve crescere, a Lui ci affidiamo, da Lui abbiamo luce e forza per convincerci che lo fac-
ciamo crescere se ci educhiamo reciprocamente. All’ultimo punto Don Sergio dà comunicazione all’Assemblea che verrà sostituito l’impianto di riscaldamento della canonica, i lavori si svolgeranno nella prima settimana del mese di novembre. Per quanto riguarda il ricavato della vendita del mercatino missionario (4.800,00 euro), si decide di destinare euro 2.000 per la missione di Padre Sisto, € 1.000 all’orfanotrofio in Brasile ed i restanti euro 1.800 alla Signora Ren Erica di Livinallongo colpita da grave lutto per la perdita del marito e rimasta con tre figli piccoli. Il coro gregoriano femminile In Dulci Jubilo si è reso disponibile per accompagnare la S. Messa della nostra Patrona il 13 dicembre ed è stato accettato; vedremo di confezionare in occasione dell’approssimarsi dell’Avvento delle corone che poi andremo a vendere e con il ricavato pagheremo il coro. Null’altro essendovi da deliberare, la seduta viene tolta alla 23,00. La Segretaria
BILANCIO DELLA PARROCCHIA 2013 ENTRATE:
USCITE:
Elemosine Candele votive Offerte servizi Attività parrocchiali Questue ordinarie Offerte di enti - privati Vendite Offerte straordinarie Totale
7.203,02 3.503,80 750,00 3.123,77 3.895,00 4.807,00 1.406,18 8.749,00 33.437,77
Passivo 2013
Imposte - assicurazioni 3.306,63 Remunerazioni-stipendi 2.580,00 Spese di culto 1.033,74 Attività parrocchiali 3.332,69 Spese gestionali 7.520,38 Manutenzione fabbricati 2.101,86 Spese straordinarie 20.573,73 Totale
40.449,03
- 7.011,26
 La Cassa Anime ha avuto un introito di € 924,64. Sono stati impiegati € 1.000,00 per celebrare Ss. Messe per i defunti di chi fa l’elemosina in chiesa.  Le offerte per destinazioni varie sono state le seguenti: Migranti 80; Pastorale Diocesana 90; Terra Santa 226; Attività organizzative diocesane 70; Università Cattolica 75; Carità Diocesana 70; Carità del Papa 105; Seminario (Assunta) 500; Seminario (ottobre) 110; Missioni 150; Un pane per amor di Dio 1.113; Avvento di Fraternità 100; Giornata Missionaria Ragazzi 100; alluvionati delle Filippine 280. NB. Le spese straordinarie riguardano il rinnovo della sala caldaia in canonica. Il lavoro non è ancora terminato. Un vivo ringraziamento va agli operatori volontari, che ci fanno notevolmente risparmiare.
Un vivo e benedicente “grazie” va certamente a tutti gli offerenti e a quanti prestano generosamente la loro opera per le strutture e attività parrocchiali.
SOSTEGNO GENEROSO PER LA PARROCCHIA E LE SUE ATTIVITÀ Agostini Lorenzo e Lucia; a ric. Kerer Luigi; a ric. Lucia; Masarei Anna; fame. FrenaPian; Pallua Antonietta e Daniela (Locarno); classe 1968; Sief Pietro; Pallabazzer Ettore; Dariz Tarcisio e Cecilia (CH); Chizzali Otto e Fiorina; Piai
Maria Anna; Agostini Zita e Raffaele; fam. Pallua-Piani; Dell’Andrea Armando; Colcuc Maria Troi; Foppa Loretta; Sommavilla Battista; Troi Serafino; fam. Vallazza Graziano; Chizzali Adelmo; fam. Sief Luigi e Troi Franca; fam. Dariz Fortunato; fam. Agostini Emilia.
PER LE NUOVE DEL PAIS Agostini Lorenzo e Lucia; Agostini Aldo; Agostini Ermenegildo; fam. Detomaso Roberto; fame. Frena-Pian; Pallua Antonietta e Daniela (Locarno); a ric. Bernardi Angelo; Sommavilla Luciano e Lucia; Sief Pietro; Bernardi Gisella e Bina Francesco; Marin Marina (Spilim-
bergo); Dariz Tarcisio e Cecilia (CH); Chizzali Otto e Fiorina; Piai Maria Anna; Pallabazzer Maria Frida; Agostini Zita e Raffaele; Dell’Andrea Armando; Dariz Frida; Vallazza Graziano; Chizzali Loretta; Dell’Olivo Francesco (Alleghe); Chizzali Adelmo; Detomaso Elena (Avoscan); Colleselli Luca.
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«Le nuove del Pais»
Un povero cristo
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i avevano posto in un bellissimo luogo, vicino a un grosso abete le cui fronde, quando soffiava il vento mi facevano il solletico, e mi scappavano delle gran risate. Da solo, direte voi! No no, ridavamo tutti. Erano bei tempi , erano veramente bei tempi! Poco più in là scorreva un piccolo torrente che canticchiava giorno e notte, alcune volte divenne anche Impetuoso tanto che le sue acque vennero a bagnarmi i piedi, ma poi se ne tornò sempre al suo posto. Passava di li anche molta gente e tutti mi salutavano, c’era anche chi si fermava per una breve preghiera, c’era un signore che passava sempre di fretta e mi salutava alzando il cappello, tutti trovavano a modo loro un po’ di tempo per me e io li conoscevo tutti!
Un giorno si avvicinò un certo tale e mi disse: Quel Cristo è mio! No, risposi io, è stato affidato a me, è mio! Ma prima che riuscissi a dire altro si prese il Cristo e se ne andò. Ero avvilito , ma piano piano mi ripresi, guai se avessi saputo che il peggio doveva ancora arrivare! Infatti non molto tempo dopo passò un brutto ceffo e senza dirmi nulla mi strappò il mio nuovo Cristo e scappò. Piansi e mi disperai, e cos’altro avrei potuto fare, ditemi voi che ci fa un crocifisso senza Cristo? Me ne affidarono un altro ma non era più di legno come gli altri, era di plastica. Povero me, pensai! Passò sopra di me una ghiandaia col becco pieno di bacche di sorbo e strillò: «Ma di cosa ti lamenti?» facendomi cadere le bacche negli occhi! «Non vedi come sono ridot-
to» piagnucolai. «Il tuo compito è di portare il Cristo: cosa ti importa se è di plastica» strillò di nuovo e se ne andò. E così piano piano ripresi la vita di sempre. Ma un brutto giorno arrivò un boscaiolo con un attrezzo micidiale e in quattro quattr’otto tagliò l’abete; quando cadde caddi anche io, fu uno strazio. Rinvenni due giorni dopo 30 cm più corto e senza il mio compagno di allegre risate. Di li a poco ripassò la ghiandaia. «Cosa ti è successo, piccoletto?» strillò. «Eh sì! hai proprio ragione», risposi; «sono proprio un povero crocifisso!». «La sai l’ ultima?» riprese. «No, naturalmente» risposi. «Lungo la strada hanno messo altri due crocifissi». «Ma va - dissi io - e perché? La gente ormai non saluta più neanche me; quando passa
quasi quasi si gira dall’ altra parte, oppure guardano per terra come se cercassero funghi!» «Beh certo i funghi mica crescono sugli alberi» ridacchiò lei, e volò via. «Villana!» le gridai, ma non so se mi sentì. Il tempo passava e diventavo sempre più stanco. Da alcuni giorni sentivo strani rumori, ma non passava nessuno per poterne chiedere il motivo. Questi rumori si avvicinavano sempre più, fino a che arrivò un omone che mi strappò da terra e mi mise poco più in là. «Aiutooo - implorai, ma cosa vuoi da me?». «Dobbiamo allargare la strada, siamo nel 2000 e le strade servono larghe larghe LARGHE». «Certo, certo - risposi - e io sono di troppo; non sono solo un cristo povero, ma anche un povero cristo ormai!».
COL regorda la GUERA DEL 1914-1918, 100 agn darè la guèra che a mudà la storia de Col i Collesi hanno vissuto, su questo bollettino verrà scritta a puntate la storia del 1914-1918. Può essere un’idea? Di seguito la lettera che ha accompagnato la spedizione del Lunare 2014.
Q
uesto il titolo del calendario di Colle S.Lucia del 2014 redatto dalla Union dei Ladign da Col. Il lunare è stato distribuito in paese ed ha raggiunto anche collesi e amici lontani. Per ricordare il drammatico conflitto mondiale che
«Cari paesagn e amizi, incia sto an ven dat fora el lunare del 2014 “COL regorda la GUERA DEL 19141918, 100 agn darè la guèra che a mudà la storia de Col ”. L’é stat mitù auna da la Union de i Ladign da Col, parceche nost descore no ‘l vade in desméntia e per regordà nosta storia che l’è la somenza per el jì inavant del pais. El lunare 2014 el regorda el vive de Col temp de guera con fotografie fate da militari taliagn e el regorda duc chi che no è tornai. Auna a le foto fate temp de guera enta Col, in curt é stada scrita la storia de Col dal 1914 al 1918, che ve invide a liese. I auguri de n bon 2014 i rue con sto lunare a duc chi che el vardarà e soraldut i siebe per nost Col l’augurio: - che Col e sua jent no abe mai pì da vede na guera. - che se regorde chel che a fat la guera, per deidà a mantignì la pas ente le famèe, ente la scola, ente l laor, ente l’vive de ogni dì, ulà che mai se siebe. Se ringrazia davant fora chi che darà sua offerta per el Lunare 2014. La pol ester mandada sul cont del la Union de i Ladign da Col (per informazione sul numero del conto rivolgersi all’Istituto Culturale “Cesa de Jan” tel. 0437/720609).
Per avè autre copie del lunare 2014 se pol el domandà a: info@istitutoladino.org» «Cari paesani e amici, è in distribuzione anche per il 2014 il Lunare di Colle S.Lucia, realizzato dalla Union de i Ladign da Col dedicato a “COL e la GRANDE GUERRA 1914-1918 a 100 anni dal drammatico conflitto che ha cambiato la storia di Colle S.Lucia”, allo scopo di valorizzare la parlata ladina e soprattutto per ricordare la nostra storia. Il lunare 2014 ricorda la tragedia vissuta dai Collesi in guerra, ricorda la vita in tempo di guerra e ricorda le vittime della guerra. Oltre alle foto scattate in tempo di guerra a Colle, c’è una sintesi degli eventi bellici dal 1914 al 1918 che Colle e i Collesi hanno vissuto. Il Lunare 014 ricorda la prima grande guerra per conservare la pace. A tutti vada l’augurio di un buon 2014, ai paesani, agli amici di Colle e ai Collesi lontani, sperando di rivederli tutti, al più presto a Colle. Assieme a chi lo sfoglierà auguriamo: - che Colle e la sua gente non debba mai più vedere una guerra. - che si ricordi cos’è stata la guerra per mantenere la pace, coltivandola nelle famiglie, nella scuola, nelle istituzioni, nel lavoro e nella vita di ogni giorno, ovunque si sia. Si ringraziano fin d’ora quanti daranno la loro offerta per il Lunare 2014, che può essere inviata a sul conto corrente della Union de i Ladign da Col (per informazione sul numero del conto rivolgersi all’Istituto Culturale “Cesa de Jan” tel. 0437/720609): Si possono avere altre copie del lunare 2014 richiedendole a: info@istitutoladino.org Un caro saluto dalla Union de i Ladign da Col». Il presidente, Carlo Agostini
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COMUNITÀ IN CAMMINO RIPOSINO IN PACE
Fuori parrocchia:
5) Kerer Luigi, da Costalta, di anni 95, morto ad Alleghe l’8 novembre e sepolto in Colle S. Lucia l’11.
Quattro g Q generazioni Bisnonna Gisella tiene orgogliosa in braccio il piccolo Alessandro nato a Losanna lo scorso 24 gennaio. La comunità di Colle, amici e conoscenti augurano salute e felicità al piccolo Alessandro, ai genitori Silvia e Marco, ai nonni Gabriella e Enrico e un caloroso saluto ai bisnonni Gisella e Francesco “Cecchino” con la speranza di rivederli a Colle la prossima estate.
Ricordiamo ancora la sig.a Colcuc Lucia, n. il 23.07.1940 a Rucavà e dec. a Calalzo il 23.08.2013. Nel cartoncino ricordo troviamo scritto: Veglia su di noi e proteggici, tortuoso è stato il tuo cammino, grande la tua sofferenza, ma l’amore resterà immutato in eterno. Sei sempre viva nei nostri cuori: i tuoi cari.
Lauree
Valentino V l i D Dall’Acqua ll’A sii è llaureato il 20 settembre 2013 presso l’Università agli Studi di Padova in Scienze Geologiche.
Il giorno 28/11/2013 si è laureata con il massimo dei voti in scienze e tecniche del turismo culturale presso l’Università di Udine Giulia Tasser. Congratulazioni dalla tua famiglia e da chi ti vuole bene.
Gianluca Frena Il corso di laurea nel quale si è laureato è un corso di Laurea Specialistica (2 anni - cosiddetta laurea di secondo ciclo) in Quantitative Finance (finanza quantitativa, il nome del corso è in inglese poiché si tratta di un corso di studi internazionale erogato solo in lingua inglese) presso la Facoltà di Economia, Management e Statistica dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna. Si è laureato lo scorso 18 dicembre con una tesi dal titolo: Stock Prices and Monetary Policy: a Structural VAR analysis across five years of unconventional measures; il voto finale è stato di 110/110 cum Laude. Al momento si trova a MIlano dove lavora per il London Stock Exchange Group, la società inglese che possiede e gestisce il mercato borsistico italiano. Si occupa essenzialmente di servizi di post-trade e sviluppo progetti tra le società del gruppo i borsa che erogano i servizi di custodia, regolamento titoli e compensazione. La nonna Marina e tutte le persone che ti vogliono bene non possono che essere orgogliosi di te! Auguri per una vita piena di successi.
QUANTA NEVE... Una bella immagine del crocifisso di Canazei innevato a Natale. Ma che dire della quantità di neve che è caduta quest’inverno? Ecco un altro crocifisso, quello di Riz, semisepolto nella neve. Crocefisso Riz sotto la neve.
E delle tante slavine che stanno mettendo a dura prova la sicurezza di strade, case, mobilità e lavoro? Basta vedere la panoramica di quante ne sono scese dai Maguec! Quella partita più in alto, raccogliendone altre è arrivata, enorme, fino alla strada di Ru bloccandola con un ammasso
Crocefisso Canazei con la neve.
impenetrabile. Davvero occorre pregare perché siano salvi non solo case strade e beni, ma soprattutto il lavoro e le persone di Colle e dei paesi di montagna, tanto provati da quest’inverno insolitamente nevoso e umido.
Il Cimitero sommerso dalla neve!
Slavine dei Maguec.
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STORIA E CULTURA
L’angolo dei ricordi di F. Deltedesco
LA FOTO CONOSCIUTA
Famiglia di Oliva PALLUA “de Sartóu” - Col d’Ornella Pallua Oliva (la moglie) - figlia di Tita “de Sartou” di Col d’Ornella (sorella di Annamaria Pallua, nonna di Elsa Pezzei), Tìes …………… (il marito) di San Vigilio di Marebbe (BZ). I figli da SX: Heinele, Albina (o Frida?), Vigilio, Frida (o Albina?), Giuseppe. Oggi abitano al castello di Ras (San Vigilio di Marebbe).
Proposte di passeggiate di F. Deltedesco
N° 3 – L’anello delle cascate Percorso breve (tempo di percorrenza 1 ora): Il sentiero parte da Pieve (P. za Nuova), scende a Col Sottochiesa e giunge a Retiz. Ci si mantiene sulla destra e, dopo breve tratto si segue il sentiero che, a sinistra raggiunge la grande cascata del rio Chiesa. Proseguendo si raggiunge Foppa per imboccare il comodo sentiero che, attraverso il bosco, ci riporta a Pieve. Variante (tempo di percorrenza 1 ora e 30 minuti): Per coloro che avessero piacere di camminare un po’ di più, si propone di partire da Pieve (di fronte all’ex Dolomiti) e raggiungere Còl de Brenta, scendere alla “villa Sottil” e raggiungere il distributore di benzina (pochi metri di camminata sulla statale). Da lì, il sentiero che si snoda fra prati e boschi porterà a Retiz per poi imboccare il tratto proposto dal “percorso breve”.
LA FOTO STORICA
Il Club Sciatori “Col di Lana” in Livinallongo. Prima gara a Pieve il 7 febbraio 1926. Errata Corrige: si precisa che la bambina “Sada Ernestina” (foto conosciuta – n° 4 del 2013) non era stata adottata dalla famiglia di Emilio Crepaz, bensì accolta come sfollata a causa della guerra.
LA FOTO SCONOSCIUTA
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19 agosto 1915 a cura di Ezio Anzanello
I
l 19 agosto 1915 il colonnello Saporiti, comandante del 60° reggimento fanteria e delle truppe di occupazione avanzata, scrisse al comando della 18a Divisione per avvertire che l’ospedale di Pieve era stato bombardato, e che avrebbe provveduto nella notte allo sgombero dei ricoverati verso Caprile. 78 validi furono inviati sotto scorta a Digonera mentre altre 57 persone, malate o ferite, non essendo in grado di raggiungere Digonera con i loro mezzi furono trattenute a Salesei. Per il loro trasporto vennero richieste numerose barelle e porta feriti, non essendo sufficiente il materiale a disposizione in loco. Lo stesso giorno anche il colonnello d’artiglieria Marro scrisse al comando di Divisione, informando che la batteria di mortai da 210 mm. aveva aperto il fuoco sul forte di Corte e sulla “tagliata” di Ruaz sparando complessivamente diciannove colpi, di cui tre utili contro il forte e uno sulla tagliata, mentre le batterie campali 2a del 33° e 5a del 13° avevano fatto qualche ripresa di fuoco contro il Col di Lana. La 6a batteria aveva sparato contro una sezione di piccolo calibro che dal Pescoi bersagliava il Monte Toppa (Foppa) prima che giungesse l’ordine di bombardare Arabba, subito trasmesso alla batteria di cannoni da 149 mm. L’azione fu ostacolata da guasti alla linea telefonica e da un’improvvisa nebbia che a tratti coprì il bersaglio, e dopo che il bombardamento era iniziato con i primi colpi che cadevano nelle vicinanze del paese, le batterie del Cherz spararono contro l’ospedale di Livinallongo e contro il costone di Salesei dove si trovava l’osservatorio italiano, situazione che causò un’altra prolungata interruzione di fuoco. Una batteria situata al Sief iniziò a sparare anche sulle posizioni di Col Toront, e le batterie italiane dovettero rinviare il
È il 18 agosto 1915. Pieve è centrata e distrutta dalle artiglierie austriache posizionate a monte di Cherz, in località Crâsta.
bombardamento di Arabba per controbattere la nuova minaccia che poteva danneggiare seriamente le unità di fanteria presenti in zona. Fu così deciso di effettuare il tiro contro Arabba il giorno seguente, ma i pezzi da 149 continuarono a sparare per contrastare le batterie avversarie. Oltre ai 19 colpi esplosi dai mortai da 210 altre 53 granate vennero usate dai cannoni da 149 e altre 8 dagli obici dello stesso calibro; 124 granate e 161 shrapnels furono invece sparati dalle batterie campali, senza che si fossero verificati guasti alle armi. La mattina del 20 agosto riprese il tiro contro Arabba e Varda, subito efficace contro Varda dove le sparse case furono colpite e poco dopo iniziarono a bruciare, mentre l’azione su Arabba trovò difficoltà nel fatto che il paese era coperto dal costone d’Ornella che impediva la visuale. I capitani Monnaret della 34a batteria ed Enrico Bitossi della 3a batteria campale del 33° si recarono rispettivamente nelle trincee più avanzate di Salesei ed oltre le trincee di Livinallongo, da dove riuscirono a compiere un efficace servizio d’osservazione che permise di colpire ed incendiare le case di Arabba. Gruppi di persone con quadrupedi e materiali furono viste allontanarsi mentre altre azioni di fuoco, della 6a
e 7a batteria, furono dirette su Contrin dove era stato visto del movimento di persone e materiali; la reazione dei medi calibri dal Cherz non produsse danni. La 2a batteria riuscì a ridurre al silenzio una mitragliatrice che sparava dal Panettone, e in tutta la giornata furono consumate 15 granate dai mortai da 210 che colpirono tre volte il forte e una la tagliata di Ruaz, 81 granate dai pezzi da 149 mm., 145 granate e 26 shrapnels dalle batterie campali. Il tenente generale Carpi, comandante della 18a Divisione, scrisse al comando del IX Corpo d’Armata per informarlo sul bombardamento dell’ospedale con la lettera al n° 2597 di protocollo, non datata, dalla quale apprendiamo che durante l’occupazione di Pieve, avvenuta nella notte fra il 26 e il 27 luglio, nell’ospedale-ricovero erano stati trovati un prete, tre suore, 67 donne ricoverate in gran parte anziane, dieci uomini (anche questi anziani) e 50 bambine, e che tutti furono mantenuti nello stabile dove erano stati trovati. Descrisse lo stabile come una grande costruzione situata a sud-est dell’abitato, a circa 400 metri di distanza, ben visibile e nettamente separata e distinta, a cui venne lasciata la grande bandiera di neutralità che era già sul posto. Affermò che dal giorno dell’occupazione il suo comando
si era astenuto dall’ordinare azioni di fuoco contro le varie frazioni proprio per evitare rappresaglie su Pieve, anche se era al corrente del fatto che Varda e Arabba erano presidiate militarmente, e ricordò che nonostante questa precauzione il 18 agosto Pieve era stata bombardata ed incendiata. Nella sua missiva Carpi evidenziò il fatto che il 19 il fuoco risultava concentrato esclusivamente sull’ospedale, e che questo non era stato adibito a scopi militari ma serviva solo da alloggio al Commissario civile dopo l’incendio di Pieve. Nell’azione di bombardamento morirono una donna e una bambina, una suora fu ferita gravemente, un’altra suora e una donna furono ferite in modo più lieve e il generale Carpi, a conclusione della sua comunicazione al Corpo d’Armata, scrisse di aver ordinato il bombardamento di Arabba e Varda essendo venute a mancare le condizioni che consigliavano differentemente. Una differenza nei rapporti sembra giustificabile: il generale Carpi scrive di un prete, tre suore, 67 donne, 10 uomini e 50 bambine, per un totale di 131 persone; il colonnello Saporiti parla invece di 78 “validi” e altre 57 persone, che formano un totale di 135 ricoverati al quale andrebbero aggiunte la donna e la bambina decedute durante il bombardamento. E’ probabile che la differenza sia dovuta al fatto che il generale riporta i dati relativi all’occupazione appena avvenuta, senza tenere conto delle persone che possono essere giunte al ricovero nel periodo fra il 26-27 luglio e il 19 agosto. (Le parti in corsivo sono citazioni testuali) Fonte documentale: A. u. s. s. m. e, Diario Storico della 18a Divisione di Fanteria, allegati al periodo 1° agosto 1915 - 23 agosto 1915, B-1, 122d, 427f, volume 1g.
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I Capicomun sul Lunare 2014 Davò le mëde, i berbisc, le jovene, i bacagn, le fameie e i studafuoch sto ann l lunare de fora da l’Union dei Ladins l é dediché ai Capicomun da Fodom del scecol passé fin aldidancuoi. Ence sto viade, Gnigno “Gobo” e suo fradel Nani, che dal prum numer n navánt i s’a cruzié de mëte auna foto, notizie e comenc per le dodesc cuartele del lunare, i é ste bogn de bate fora curiosité e anedoti su nen toch de storia ncora mei scrit de nosta val: chël de duc i Capicomun che l é ste n ciara a cé de l’aministrazion comunal da da davánt la Pruma Viera aldidancuoi. L Comun, ncora ncuoi, l é l ent del Stato plu damprò a la jent, l ultimo nte la “sciala” gerarchica davò Regions e Provinzie, ma mpò chël che la jent sent plu “suo”. Dal Capocomun se po jì feter vigni dì a se lamenté de chëst o chël che no va o che máncia. Se l cugnësc de persona, coscita come i assessori e i consilieri de sua magioránza e de l’opojizion. L contat co l’aministrazion de comun l é saurì: da spëss basta ence doi parole a l’ostaria per comedé o otignì velch da l’istituzion. Duc chi autri enc i é plu dalonc e no demé come chilometri. Descore co nen prescident de Provinzia o Region, per n zitadin, gnánca da se
pensé; tres che no t’abe chelche bon sántol. L Capocomun spo, ntel ben o ntel mel, l segna la vita de la comunité ntei agn che l govierna. N general i ven recordei per chëst o chël laour che i é stei bogn de fè ntel temp de suo mandat. “Chësta plaza l a fata chël Capocomun, chësta strada chël auter, sto pont chël auter ncora. Na sort de merscia nia scrita, che resta però nte la memoria e che, cuaji dagnëra, ven portada n navánt generazion davò generazion. Chëst l é chël che i autors del lunare i é ste bogn de ciarmené ca e de sintetizé nte doi righe doi de numer, a coment de ogni Capocomun che caraterizeia i dodesc meisc del ann. Fac e anedoti che demè na memoria storica come Gnigno “Gobo” podëva savei. Degugn de autri. Su la cuartela l é ste metù i prums trei Capicomuns del scecol passé: “Náno da Gliera (Crepaz Ferdinando) ultimo Capocomun davánt che sclope la Pruma Viera, Piere Scoco da Cërnadou (Pietro Palla), prum Capocomun voté dal consei provijorio ntel 1920 e L Fránzele da La Plié (Francesco Finazzer), prum Capocomun voté davò la viera. E po ju un davò l auter fin a chël atual, Ugo Ruaz. A i passé un per un e lieje ci che i a fat, se liec la storia de nosta
La cuartela del Lunare 2014 de l’Ulf.
comunité con chël che l’a passé dal fascism, a n’autra viera fin ai agn del boom del turismo. A sentì ci che la politica de Roma l’a n mente per l davignì de nuosc pichi comuns, ntra fujion e union dei servisc, ven ben da pensé se podaron ntei agn che ven, njonté autri capicomun. Speron ben de si! (SoLo)
Briciole di tradizione Bambona… ...a Digonera Ecco la squadra dei mattinieri maratoneti della “Bambona 2014”. A onor del vero nella foto ci sono anche degli oriundi che contribuiscono a rendere il gruppo più numeroso e allegro. Grazie ragazzi per gli auguri e belle cose anche a voi!
A Larzonei si brucia ancora la “donacia”
… ad Arabba
Puoc’ ma bogn,ence col visè!
Pagaruoi Da un paio di anni accendere il falò dei “Pagaruoi”, a Digonera, è diventato quasi una sfida contro gli elementi della natura. L’anno scorso le forti raffiche di vento e quest’anno la pioggia battente, hanno messo a dura prova l’organizzazione. Matteo e i suoi aiutanti non sono scoraggiati e la sera del cinque gennaio 2014, puntualmente come ogni anno, un bellissimo fuoco ha illuminato la notte e riscaldato le persone presenti.
Anche quest’anno, nella piccola comunità di Larzonei, popolata ormai da pochissimi abitanti, è stata bruciata la tradizionale “donacia”. La sera del 5 gennaio 2014, nonostante la grande nevicata del giorno, Maurizio Enrich e Fabio Quellacasa, con la collaborazione di altri paesani, hanno mantenuta viva questa tradizione che sta scomparendo. Per giorni è stato preparato il necessario per il fuoco che è stato acceso alle 22 e, per un’ora, ha continuato ad ardere allietando gli spettatori venuti appositamente anche da altri paesi per assistere all’evento. La speranza è che anche nei prossimi anni si possa mantenere viva questa tradizione per tramandarla alle future generazioni. Sara e Maurizio Enrich
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Le opere di Grones sbarcano a New York È
stato un’autunno intenso per l’attività espositiva del giovane e già affermato artista fodom Gabriele Grones. Numerose sono state infatti le sue partecipazioni a mostre d’arte, sia in ambito nazionale che internazionale. E per il 2014 c’è in programma una personale alla Bernarducci & Meisel Gallery di New York. A settembre ha partecipato alla collettiva “Rivers of A.I.R.”, a cura di Tobia Donà e Beatrice Buscaroli, ospitata alla “Pescheria Nuova”, storica pescheria restaurata ed ora centro per l’arte contemporanea di Rovigo. Sempre a Rovigo ha partecipato a “Sharing islands”, a cura di Sara Breviglieri, Palazzo della Gran Guardia. Contemporaneamente si è tenuta la collettiva di arte contemporanea “Oceans: under the skin of the sea”, presso la Kunstfabrik HB55 di Berlino. La tematica affrontata da questa mostra si sviluppava ponendo particolare attenzione agli elementi profondi e sostanziali che compongono le opere, ma che si avvertono e si svelano affiorando sulla superficie delle opere stesse.
Gabriele Grones con una sua opera alla mostra “Figurativas MEAM di Barcellona”.
Sulla base di questa tematica è stato scelto di esporre un suo ritratto dal titolo “Elisa”, nel quale la superficie estremamente dettagliata ed elaborata del soggetto rimanda a ulterio-
ri complessità e stratificazioni. Tra settembre e ottobre, insieme ad Elisa Bertaglia ed Elisa Rossi, Grones ha esposto a “Sedimentazioni”, mostra collettiva a Villa Angeli di Adria, nella quale si è creato uno stretto dialogo tra le opere allestite e la villa stessa, articolata e densa di suggestioni. In ottobre ha partecipato alla mostra “Luci Sorgenti 6”, a cura di Miriam Montani, Museo di Sant’Antonio, Cascia (Perugia). Qui, attraverso l’allestimento dei suoi lavori, ha proposto dei rimandi e dei dialoghi con i capolavori antichi custoditi nel museo. In ottobre è arrivata la notizia della sua selezione tra i finalisti del concorso “Figurativas 2013”, a cura di José Manuel Infiesta, ed ha quindi esposto al MEAM, Museo Europeo di Arte Moderna di Barcellona in Spagna. L’opera finalista intitolata “Roberto” sarà poi acquisita dal museo MEAM per la collezione permanente. In dicembre è stato invitato a partecipare alla collettiva “In risonanza”, a cura di Francesca Bacci e Gabriele Lorenzoni, al MART, Museo di arte
L mio pais Poesia scritta da Lara Foppa – 4 elementare per la prima edizione del Concorso “A. Crepaz” a
moderna e contemporanea di Rovereto (Trento). La mostra è stata realizzata in collaborazione con l’Università degli studi di Trento e ha coinvolto alcuni giovani artisti per una ricerca scientifica indirizzata alla mappatura dei processi mentali durante l’atto creativo. Le opere progettate durante la fase di ricerca sono state poi realizzate ed esposte alla mostra. L’attività di Gabriele non conoscerà sosta in questo 2014. Le mostre collettive inizieranno quest’anno con la sua partecipazione all “The Mystery Portrait” alla National Portrait Gallery di Londra. Sarà presente poi a “The detachment” a cura di Francesca Baboni e Stefano Taddei che si terrà a Palazzo dei Principi di Correggio (Reggio Emilia), alla Galerie Van Campen & Rochtus di Anversa a cura di Willy Verginer, a “Calamita/à”, progetto di arte contemporanea a Belluno ed infine alla Bernarducci & Meisel Gallery di New York. Qui Grones avrà l’onore anche di tenere una sua personale dal titolo “First Look: Gabriele Grones”. (SoLo)
Brenta l’è ntamez la val puoce pite e gnànca en gial. On le Medie, la bensina e son damprò a na gran levina. Nos vedompa via Sotil, Sotinglacia col festìl. Bel via dërt lé Roncat Ilò no né ne n ciàn né n giat. Vedon Ornela e i suoi biei prèi co la nei fin de mèi. Cialon sa Verda, Burz, Renač fin su n Chièrz e ja Carpač. Son damprò a nost La Plié e mi voipa me blaghé. Ades lasse de conté, ma n augurio voi ve fè: voléie ben a vost pais che lé ilò voste reis.
La premiazione del Concorso con la consegna dei diplomi.
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DAL MONDO DELLE ASSOCIAZIONI
dichiarato aperte le elezioni del nuovo Capogruppo e del Consiglio Direttivo, facendo presente che dopo 12 anni è corretto e democratico un avvicendamento, anche per dare nuova linfa e nuove spinte al gruppo. Sono risultati eletti: Deltedesco Luca - Capogruppo Crepaz Leo - Segretario Roilo Serafino - Cassiere Consiglieri: Gabrielli Guglielmo, Nagler Valerio, Roncat Eugenio, Foppa Alberto, Petri Walter, Pallua Massimo,Crepaz Massimo, Palla Gianni. Il pranzo presso l’Albergo Alpino di Pieve ha concluso la giornata. (Fr. Del. ) LAVORI AL BIVACCO DEL COL DI LANA Due anni orsono il Gruppo Alpini segnalò al Comune che il tavolato esterno del “Tablè” adibito a bivacco sul Col di Lana era in parte marcio e comunque in progressivo peggioramento. l’Amministrazione Comunale si è dunque attivata per la fornitura dell’occorrente tavolame in larice, mentre del resto del lavoro (trasporto del legname ed attrezzi con l’elicottero e lavoro) si è fatto carico il Gruppo Alpini.
La deposizione di una corona d’alloro al Monumento ai Caduti.
Per nove fine-settimana dell’estate scorsa alcuni Alpini del Gruppo si sono alternati per i lavori, prima di sollevamento dell’intera struttura poiché la travatura di base era appoggiata sul calcestruzzo e quindi soggetta all’umidità e al marcimento - e poi alla sostituzione dell’ “antolè”. Un ringraziamento particolare alla falegnameria del Consorzio Fodom Legno per il lavoro di preparazione del legname ed a Pallua Massimo in particolare per la gestione del lavoro. Un grazie anche alla ditta Sorarui Matteo e Giorgio, elettricisti di Andraz,
Gli Alpini durante il lavoro al Bivacco.
per il prestito del Gruppo elettrogeno. Questo terribile inverno è venuto a proposito per testare il lavoro fatto, speriamo bene. (VN)
Santa Messa a Pieve
Concerto di Natale
Come consuetudine annuale la sezione Pompieri si è ritrovata Sabato 7 Dicembre per la S. Messa a Pieve e il successivo incontro di direttivo, seguito da un momento conviviale ad Arabba.
Arabba 3 gennaio 2014: Concerto di Natale con il Coro femminile “Col di Lana”e il Femminile di Zoldo.
Coro femminile “Col di Lana”
Indetta dal Capogruppo Valerio Nagler, il 14 novembre è stata tenuta, a Pieve di Livinallongo, l’Assemblea Ordinaria. Al termine della Santa Messa celebrata dal Decano don Dario Fontana che, all’omelia, dopo aver ricordato la centralità della festa di Cristo Re, ha avuto parole di elogio per il cristiano esempio che danno gli Alpini nell’essere sempre presenti dove c’è bisogno di portare aiuto e conforto. Non poteva mancare la deposizione di una corona d’alloro al monumento ai caduti, alla presenza del Sindaco Ugo Ruaz e del Presidente della Sezione di Belluno, Angelo Dal Borgo. Con i labari delle numerose delegazioni a fare da cornice. Quindi tutti nell’attigua Sala Parrocchiale (g.c.) dove è stata tenuta la relazione annuale e quella finanziaria (ben 46 gli impegni assolti, sinteticamente descritti e raccolti nel ciclostilato distribuito ai presenti), non prima di aver ricordato i compagni “andati avanti”: Crepaz Mauro “Ventura” classe 1978 deceduto il 6 agosto – Soratroi Gino “Iacuc” classe 1934 deceduto il 21 settembre e Crepaz Eugenio “Bàtol” classe 1936. Valerio Nagler ha quindi
Pompieri
Gruppo Alpini
Assemblea ordinaria e rinnovo cariche
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ciántie de suo repertor. N cd particolar chëst ultimo, con ciántie che toca deplù tematiche, no desmentia chële ladine e da lerch ence na pert sacra, co la Mëssa n onour del Sacro Cuor de Gejù de Ebner. Per l’ocajion l é ste nvié come ospite l Coro Valsassina, na bela val soura Lecco. Con lori, sebénche l temp no l abe daidé prò, i corisć i a passé doi biei dis a ie fe cugnësce e aprezé dute le belëze e le particolarité de nosta val. Fat l conzert a Vila S. Ijep, tres speté da nuosc vegli, l coro l s’a njigné per l viade a Lucca n Toscana, ospite de la Corale Giacomo Puccini, che ogni ann la mët a jì na rassegna a Camigliano de Lucca. Ence chësta l’é stada l’ocajion per cugnësce n canton de una de le plu bele region d’Italia, plen de storia e de èrt. Le plaze de Lucca i a ressoné de le ciántie fodome che a ncanté i troc sciori che ogni ann la vijiteia. Come podarali i corisć desmentié chëla sciora americana che, davò avei damané n bis fora per na strada, la ié corësta drio al diretor per i é mëte nte fonda 20 dolari. Co la stagion turistica la scomencia nte noste val, l coro l ven clamé scialdi chiò dintourn a cianté. Èco nlouta le ejibizion a La Val de Badia, al Rifugio Città di Fiume n ocajion de la presentazion del liber de Vincenzo Agostini, al Rifugio “Nagler” sot al Sass dla Crusc, gestì dal Robert e da la Giusy da Chierz, jun Alie e sa na Reba n ocajion del conzert de la veia de S. Maria Maiou auna al Coro Col dla Vedla de Rina de Marebe. Come ogni ann l é sté metù a jì l tendon n ocajion de la siegra de S.Iaco, n apuntament oramei speté da duta la val per fè festa che sto viade
Gruppo Insieme si può - Fodom
Il bilancio del nostro gruppo - 2013
s’a arichì ence de la gara de corsa sa mont “Vertikal chilometer Col de Lana”, bele confermada ence per 2014. Davò la rasegna dei cori agordins a Falcade e la festa de S. Zezilia a La Plié, l coro l a scomencé a paricé l tradizional conzert de Nadel che, gauja l burt temp, l a bu da ester anulé. Duta chësta ativité l’é stada recordada sabeda passada, ntánt la sentada general, ulache l diretif l a anunzié ence bele i apuntamenc per l 2014. Ntra chisc chël plù mportánt de segur la trasferta n Sardegna, perveduda per la fin de mei, ospiti del “Coro Zente Sarda” de Ovodda ( Nu ) che a sua outa l sarà nta Fodom per la fin de auril via. Se l bilánz de le manifestazion l é n atif, autertánt no se po di del viers del organich. Nte puoch temp l coro l a perdù ben cater componenc che, per deplù gauje, a lascé de cianté. Per chëst l prescident Lorenzo Pellegrini l fesc suo apel ai jovegn:”No ste a avei poura. Vignì a cianté con nos.” (ls)
L Coro Fodom al Rifugio Nagler fora n Badi.
l Lunare de la bánda
Suor Agnese, in mezzo alla “sua” gente pakistana, cui è stata destinata una parte delle entrate.
Come di consueto anche quest’anno pubblichiamo il bilancio del nostro gruppo inerente l’anno 2013. Ci pare giusto e doveroso essere trasparenti, anche perché il denaro è frutto delle nostre e soprattutto vostre offerte. Le entrate sono state pari a € 8.954, mentre le uscite € 7.700. Le entrate (offerte, teatro, sagre dei Ss. Pietro e Paolo e S. Giacomo, donne del martedì e suore di S. Giovanni, in memoria di cari defunti) sono state così suddivise: per Suor Agnese in Pakistan,
per Padre Bepo in Etiopia, per progetti “Fame nel mondo”, bambini poveri in Uganda per un totale di € 7.700 in uscita. Al 31 dicembre 2013 abbiamo denaro in cassa pari a € 1.254, di cui € 1.000 andranno per progetti in Brasile (verrà personalmente Suor Laura a ritirarli). Un grande GRAZIE di cuore per la vostra grande generosità! Ci sentiremo nuovamente in primavera con la compagnia teatrale di Brunico per un nuovo allegrissimo teatro. Marilena
L lunare de la Bánda da Fodom.
Ence la Bánda da Fodom l’a l suo lunare. Per sto ann l diretif, con a cè l prescident Nani Pellegrini l a dezedù de fè druché fora n calender co l fin de finanzié l’ativité de l’associazion. Se trata de n lunare scemple, de nen sfoi sol, ulache l é su n “collage” de foto che mostra nvalgugn dei momenc plu biei de la storia de la Bánda; come l’inaugurazion de la bandiera, conzerc, sfilade e autri de alegria davòprò. I tosac de la Bánda i é passei per duta la val a sporje l lunare a ogni fameia e damané n pico contribut a l’ativité de l’associazion. N particolar la scomencidiva la servirà a finanzié la trasferta che la bánda la fajarà l meis de mei a Fiuggi (FR) per to pert a nen concors resservé a le bánde de jovegn sot i 23 agn. Da paié ju resta ence tres le nuove mondure che la Bánda l’é ntel laour de fé fé. ( ls )
Bánda da Fodom
Na ventina i apuntamenc che a vedù come protagonist l Coro Fodom ntel 2013 ntra conzerc, manifestazion e viadesc. Bele ocajion per ste auna e porté ntourn la cultura, le ciántie da mont e chële fodome. E per sto ann l é bel n previjion na trasferta n Sardegna. Ma auna ai momenc biei, datrac nte na compagnia o n’associazion rua ence chi burc. E l 2013 per l Coro Fodom l s’à giourì co la sepoltura del Remo Grones “del Scnaider” che massa bonora e nte na prescia l se n’é jù a gauja de na burta malora. Ai 11 de jené, co nen grop al cuor, i coris i à cianté a la sepoltura a Bornech:”Dio del cielo, Signore delle cime, lascialo andare per le tue montagne”. Parole che no podëva soné meio per Remo, che auna al cianté l ava ence na gran pascion per la mont. L eva ste un dei fondadous del coro e per agn l ava bu l’enciaria de secreter. L é ence grazie a suo entujiasm se l coro l a tres bu la forza de jì nnavánt e de se fe amicizie come chëla co la jent da Karlstadt am Main. Coscita ai 21 de auril la frau Elisabet Lehmann, diretrize del chël grop de pichi sonadous che l Coro Fodom ava cugnisciù n Plaza S. Piere ntel 1980, l’a volù festegé nta Fodom suoi 75 agn auna a “suoi” amici corisć. Dut l é scomencé ilò e chël liam, nsciù sot le colone del Bernini l ten dur ncora ncuoi davò plù de 30 agn. De auril l é ste la outa de prejenté a la jent l nuof cd dal titol “Co la tiera ciántarà”, paricé e tout su via l ann davánt. N’autra tapa storica per l grop nsigné via dal maestro Lorenzo Vallazza, che per el cuarto viade nte sua storia l é ju n sala de incijion per registré le plu bele
Coro Fodom
l Coro Fodom se njegna a jì n Sardegna
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ATTUALITÀ - SUZÉDE NTA FODOM
Inverno 2013–2014: tanta neve – troppa neve!
Gli eventi eccezionali del 26 dicembre ma ancor più le nevicate del 31 Gennaio e 1 Febbraio hanno messo a dura prova l’intera vallata e comunità Fodoma.
Caterina Lanz in abito da sera...
Anche la “Brenta” di Arabba è appena visibile.
...e ormai sommersa dalla coltre nevosa.
I Vigili del Fuoco intervengono per mettere in sicurezza il tetto del Municipio.
(Foto di F. Deltedesco)
La popolazione è costretta a salire sui tetti delle proprie abitazioni: la neve caduta non è solo tanta ma è pure molto pesante.
Dalle NdP sentiamo doveroso rivolgere ai gruppi di volontariato (Pompieri, Soccorso Alpino, Cai, Croce Bianca) un gran “Diovelpaie!” per tutta l’attività che gratuitamente hanno svolto in questi mesi invernali, così difficili per tutta la comunità fodoma. Un grande grazie anche a tutti i coordinatori dell’emergenza, agli operai di Veneto Strade, agli operatori comunali a tutto il personale giunto anche dalle vallate limitrofe e a tutti i volontari che si sono prodigati instancabilmente, giorno e notte, per garantire la viabilità e mettere in sicurezza persone e cose. II pericolo di valanghe è al massimo grado della scala. Spostarsi in vallata è un’impresa improba a percolosa.
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In funzione la nuova seggiovia “Pont de Vauz – La Viza” Il 16 gennaio scorso è stata inaugurata ufficialmente la nuova seggiovia a 6 posti “Pont de Vauz – La Viza” Pordoi realizzata dalla società “Pordoi S.p.A. Entrata in funzione il 14 dicembre scorso, già il 30 dicembre, ha polverizzato il record del vicino impianto “Fodom”, sempre di proprietà della “Pordoi” facendo registrare in un solo giorno ben 12 mila 100 passaggi. “Numeri – hanno sottolineato con soddisfazione i vertici della società - che sugli altri impianti abbiamo raggiunto solo dopo alcuni anni. E questo considerando che si tratta di una seggiovia di solo passaggio e non di ricircolo. Prevediamo quindi che saranno rispettate le nostre previsioni, ovvero di raggiungere i 650 mila passaggi annui. Un motivo di soddisfazione in più per la Pordoi S.p.A, che ieri ha invitato tutti, dai rappresentanti della Regione, Provincia, Comune, ai vertici del Dolomiti Superski, Anef e dei comprensori sciistici limitrofi alla cerimonia di inaugurazione che si è tenuta alle 11, alla partenza dell’impianto a Pont de Vuaz. Dopo una breve spiegazione sulle motivazioni che hanno spinto la società a realizzare il nuovo impianto, in primis la soluzione all’annoso problema dell’attraversamento sciistico a Pont de Vauz, gli invitati hanno potuto salire sulla seggiovia per un viaggio panoramico prima di ritornare a valle dove il
Una veduta della nuova seggiovia.
parroco di Livinallongo don Dario Fontana ha benedetto l’impianto. Non solo i numeri, ma anche i commenti degli sciatori confermano il successo della scelta fatta. “I clienti sono contenti perché non devono più togliersi gli sci e perché la seggiovia li porta direttamente nel cuore di Portavescovo, vicino alle piste più belle del comprensorio. Un plauso va alla Provincia per aver saputo valutare un impianto così complesso. Ed il ringraziamento alla Regione per averci concesso un contributo di 2 milioni di euro nonché all’Unicredit che ha finanziato l’investimento.” Soddisfatto per il nuovo impianto anche il sindaco Ugo “che – ha detto – risolve finalmente il problema dell’attraversamento sciistico a Pont de Vauz e offre una nuova pista agli sciatori che non dovranno più spingere lungo il pianoro che porta ad Arabba. Ruaz ha inoltre colto l’occasione per sot-
tolineare l’alta qualità degli impianti offerta dal comprensorio sciistico di Arabba. “Nonostante la crisi – ha detto – qui per fortuna il turismo tira e le società investono. E questo va a vantaggio anche dei nostri giovani che così possono trovare lavoro in loco”. Dopo Pont de Vauz a quando la soluzione dell’attraversamento sciistico di Arabba? Ci sono novità per quanto riguarda il progetto della Sit Boè? “So che hanno presentato una richiesta di finanziamento alla Regione – spiega il sindaco. “Il progetto sta andando avanti. Speriamo che riescano a trovare l’accordo con la Sofma per i terreni dove dovrà sorgere una delle due stazioni della seggiovia. Sarebbe importante riuscire a risolvere in fretta anche questa situazione, prima di trovarci di nuovo alla gogna con le foto sui giornali dei turisti costretti a camminare nel fango.” (SoLo)
Nuof rifugio Burz: en mix de modernité e ecosostenibilité En sabeda 14 de dizembre, la Sit Boè l’a envié a l’inaugurazion del nuof Rifugio Burz duc i sozi e dute le ditte che a laoré al fè su. Da le 11 daván mesdì, davánt a la strutura, Diego De Battista a inom del prescident de la sozieté Ugo De Battista, l’a saludé duc i prejenc e l a ringrazié dute le dite che con gran impegn e serieté i a daidé prò e sotlinee el bel clima de laur che l é sté nánter duc. Diego l a volù conté na picola cronistoria del rifugio. No se sa na data zerta de la sua costruzion; se pensa al 1962, ‘63. Pò l é sté en gestion dal Cai e ntel ann 1995 l é sté compré da la Sit Boè. I laour de demolizion de la
Na veduda del nuof rifugio sun Burz.
vegla stutura i é scomenciei apëna che la nei la se n’é juda demez. Ai 13 de mei i a metù mán i laour de ricostruzion e nte siech meisc l é ste rué via dut. Davò troc progec, l é sté dezedù de tò el proget del architet Kostner, che l a s´ oghé con troc materiai de le noste valade ladine, come la dolomia, lèrsc e autri materiai. La strutura l’é scialdi carateristiga de le noste zone da mont. La jent sentada daìte la pò amiré el beliscimo panorama grazie ai troc elemenc de viere dourei. Apëna daìte se se sent delongo en ten beliscimo ambient, ulache ence l aredament bel sauber e curé el fesc la sua pert. Diego De Battista l a volù fè savei che el rifugio l é ence trop amico del ambient ajache l é sté enstalé l fotovoltaico e autri elemenc de ecosostenibilité. El rifugio l é na strutura de “Klimahaus B”. Prejent a la scempla zerimonia ence Scior Pleván Don Dario che l a benedì l rifugio e duta le jent. Delongo davò, l prescident de la Sit Boè Ugo De Battista, con gran emozion, l a taié la vëta rossa ulache el s’a ciapé na bela batuda de mán da la jent. En Diovelpaie a la Sit Boè che l’a scinché a duc i prejenc en got de bon e na bona marëna. (Roberto Grones)
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Troppa neve: cede anche il crocefisso del cimitero di Pieve Già prima delle abbondanti nevicate di inizio febbraio il grande crocefisso che sorge al centro del campo santo non aveva retto al peso della neve che si era posata sul tetto della struttura in legno. Il travo che lo sostiene aveva ceduto facendolo cadere in avanti. Solo l’altezza del manto nevoso formatasi ai suoi piedi ha impedito che ulteriori danni. Sia il tetto che il crocefisso infatti sono rimasti pressoché intatti. Gli operai del Comune sono prontamente intervenuti per rimuoverlo e portarlo presso la falegnameria “Fodom Legno” di Fossal che provvederà alla sostituzione del travo di sostegno e così presto il grande crocefisso potrà tornare a vegliare e a dare l’ultimo saluto ai defunti che riposano nel caratteristico cimitero di Sorarù. “Il travo era marcio – spiega l’assessore ai lavori pubblici del comune di Livinallongo Fabio Denicolò. “Ma la neve pesante caduta tra Natale ed i primi giorni dell’anno ha appesantito la struttura che non ha retto. Qualche anno fa il crocefisso era stato restaurato dagli alpini. Questa sarà l’occasione per valutare un nuovo intervento”. Altro 3 metri e 80 centimetri e largo 1 metro e cinquanta era stato collocato nel cimitero di Pieve poco dopo la Seconda Guerra Mondiale. Fu realizzato dallo scultore di Ortisei, ma di origini fodome, Carlo Crepaz per onorare una promessa fatta prima di partire per la guerra se vi avesse fatto ritorno sano e salvo. (SoLo)
Il 20 gennaio non ce l’ha più fatta nemmeno il grande Cristo del cimitero di Pieve: è caduto, per fortuna senza farsi un graffio, dal momento che ha avuto modo di posarsi su una spesso- soffice manto nevoso. (foto F. Deltedsco)
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Scuolabus: arriva la tariffa a forfait Di questi tempi in cui i comuni, a causa i continui tagli ai trasferimenti dallo Stato centrale, sono costretti ad aumentare tasse e servizi ai cittadini, fa notizia la piccola rivoluzione approvata nei giorni scorsi dall’amministrazione comunale di Livinallongo alla tariffa per lo scuolabus, che una volta a regime, porterà significativi risparmi per le famiglie che abitano più distante dai plessi scolastici. La delibera approvata dalla giunta, prevede infatti che dall’attuale anno scolastico, la tariffa a carico delle famiglie per il trasporto degli scolari con lo scuolabus non sarà più calcolato in base al chilometraggio, ovvero dalla distanza percorsa dagli utenti tra casa e scuola, ma diventerà a forfait. Il servizio di scuolabus è gestito dal comune con due mezzi che fanno la spola da un capo all’altro della valle, da Arabba a Cernadoi, per prelevare i bambini delle scuole materna, elementare e media e portarli nei relativi plessi scolastici che si trovano rispettivamente ad Arabba,
“L
e istituzioni completino l’iter referendario per il passaggio con la Provincia di Bolzano. È una questione di democrazia”. Dopo sei anni dal referendum, le unioni ladine di Fodom, Colle S. Lucia e Ampezzo, che nel 2007 insieme alle rispettive amministrazioni comunali avevano indetto la consultazione per il ritorno con la Provincia di Bolzano, tornano a farsi sentire con forza per chiedere il prosieguo dell’iter referendario. E lo fanno unitariamente con una lettera, scritta anche in Ladin Dolomitan, che è stata inviata alle più alte cariche dello Stato. A cominciare dal Presidente della Repubblica e del Consiglio, ai ministri degli Interni, degli Affari Regionali, della Giustizia. Ed anche al presidente designato della Provincia di Bolzano, della Provincia di Trento e della Regione Veneto. Insieme alla missiva le unioni hanno allegato anche un fascicolo, stampato all’epoca del referendum, nel quale sono state raccolte tutte le delibere ed i documenti dei tre comuni ladini dal primo dopoguerra, che testimoniano la storica volontà di questi tre comuni di ritornare con la Provincia di Bolzano a seguito
Pieve e Brenta. Per poter conciliare il trasporto con gli orari delle lezioni, i mezzi devono ogni giorno attraversare anche più volte l’intera vallata e “raccogliere” paese dopo paese, i bambini che spesso vengono da frazioni particolarmente disagiate. “Il sistema a chilometraggio in vigore fin’ora – spiega l’assessore Claudio Sorarui – penalizzava maggiormente le famiglie più lontane dai plessi scolastici. In particolare quelle della parte “bassa” della valle, ovvero da Pieve ad Andraz, che hanno bambini che frequentano la scuola dell’infanzia; la più decentrata in quanto si trova ad Arabba. Con questo sistema di calcolo, ogni famiglia veniva a pagare dagli 80 ai 90 euro all’anno per ogni figlio. Un importo significativo, che pesa certamente sul bilancio famigliare, in particolare per chi, magari, si trova ad avere contemporaneamente due bambini alla scuola materna. “Così – continua l’assessore – abbiamo pensato di mettere mano alla questione per fare
in modo che tutti paghino in maniera uguale. Così siamo arrivati alla definizione di una tariffa unica a forfait di 20 euro a bambino. Questa ci è sembrata una cifra accettabile, che ogni famiglia può permettersi, anche se ha più figli, considerato anche il fatto che il servizio viene garantito per 9 mesi all’anno. Con la tariffa a forfait non cambierà quasi niente per le famiglie più vicine alla scuola, che continueranno a pagare pagheranno più o meno lo stesso importo. Per quelle più lontane invece questo porterà un notevole risparmio; anche 80 – 90 euro a bambino. Un aiuto concreto che l’amministrazione vuole riconoscere alle famiglie”. Questo significherà un minor introito però per l’amministrazione per coprire i costi del servizio. “I costi non venivano coperti completamente neanche con il sistema a chilometraggio. Ora lo saranno ancora un po’ meno. Ma si tratta di poche migliaia di euro che copriremo con altri fondi.” ( SoLo )
REFERENDUM: le unioni ladine scrivono a Napolitano della spartizione fascista. “Le associazioni ladine – si scrive - si fanno portavoce dell’esteso malessere della gente per il mancato proseguimento e completamento della richiesta referendaria di riunificazione. Dopo il risultato ampiamente positivo del referendum, purtroppo, le istituzioni hanno evitato di trattare la questione, pur con qualche eccezione. L’impressione generale della popolazione è che si stia attendendo che “si calmino le acque”, che la causa portata avanti dai Ladini possa affievolirsi e definitivamente arenarsi. Ma questa situazione provoca grave malcontento e aumenta una diffusa e pericolosa sfiducia nelle Istituzioni. Come può la Repubblica Italiana – chiedono - se ancora basata sulla democrazia, non dare seguito alla volontà del popolo, esternata con un referendum, nel pieno rispetto
della legge? Vogliamo ricordare che la volontà espressa nel referendum è che venga posto rimedio al grave sopruso della spartizione subìto dalla popolazione ladina. In aggiunta – continua la missiva - in questo periodo si profila anche la prospettiva della fusione dei nostri Comuni con altri Comuni di diversa storia e cultura, in un progressivo processo di affievolimento dell’identità e della cultura delle popolazioni ladine. Grande è la preoccupazione perché anche ciò porta verso la totale distruzione della nostra cultura e parlata ladina. Chiediamo che anche in sede di eventuale riorganizzazione amministrativa dei vari enti, si tenga conto dell’esito referendario del 2007, riannettendo i comuni di Livinallongo del Col di Lana, Colle S. Lucia e Cortina d’Ampezzo alla Provincia di Bolzano, per il loro legame storico, culturale e socio-eco-
nomico con il Sud-Tirolo, in quanto previsto dall’art.132 della Costituzione Italiana. Chiediamo che la volontà popolare ed i diritti sanciti dalla Costituzione Italiana ai propri cittadini non vengano calpestati. E’ un muro di inerzia che soffoca il diritto all’esistenza delle nostre piccole comunità ladine brissino-tirolesi, che le annienta nei loro valori identitari, sociali, demografici ed economici, che potrebbero e dovrebbero essere un valore per un paese che ha nella sua storia e cultura una enorme ricchezza. E’ un dovere di civiltà e un diritto di sopravvivenza che chiediamo alle istituzioni. Chiediamo che ognuno senta questo grido e si attivi per quanto di competenza”. (SoLo)
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Di nuovo visibili le trasmissioni della Rai Ladina di Bolzano S
orpresa sotto l’albero per i ladini di Fodom e Colle: tornano le trasmissioni ladine della Rai 3 di Bolzano. L’iniziativa parte da un progetto comune dei tre comuni ladini storici, che porterà, tra l’altro, nella zona di Arabba anche i canali tedeschi e svizzeri. Era dal 6 dicembre del 2010, ovvero dallo switchoff che ha segnato il passaggio alle trasmissioni del digitale terrestre, che nei comuni ladini di Fodom, Colle Ampezzo non arrivava più il segnale della Rai 3 Sender Bozen; per capirsi quella che trasmette i programmi in ladino. Con la nuova tecnologia bisognava cambiare completamente le apparecchiature installate solo pochi anni prima. Così le amministrazioni si sono attivate presso il Ministero delle Comunicazioni per ottenere nuovamente le concessioni ad irradiare nel proprio territorio comunale il segnale televisivo della Rai 3 di Bolzano, insieme ad altri 12 canali: la Rai3 Sender Bozen più la radio MF4 ed in futuro la trentina TCA Ladina che costituiscono il cosidetto MUX3, i canali trasmessi dalla altoatesina Ras ORF1, ORF2, ORFIII ZDF, ARD 3SAT che costituiscono il MUX1 ed i canali svizzeri tedeschi e romanci SRF1, SRF2, il programma italiano de LA1, ARTE, Kika
e Bayern, che costituiscono il MUX2. “Era da tempo – spiega il vicesindaco fodom Claudio Sorarui - che la gente ci chiedeva quando sarebbe potuta tornare a vedere i programmi da Bolzano, in particolare quelli in ladino”. Il progetto era stato anche inserito tra quelli da finanziare con il Fondo Brancher, ma l’Odi lo aveva bocciato. Dopo lunghe trattative, l’invio di schede tecniche e progetti radioelettrici, sono state rilasciate ai tre comuni tutte le concessioni per la ripetizione dei segnali televisivi e radiofonici richiesti in tecnica digitale. Le attuali esigenze, hanno imposto ovviamente l’installazione di una nuova rete di collegamento diretto fra le varie postazioni, la cosiddetta “dorsale” in ponte radio digitale, nuovi trasmettitori digitali che supportino lo standard SFN, cioè l’uso di una singola frequenza fra più ripetitori e l’adeguamento dei sei siti di trasmissione. Un ponte di segnali dal Gardena al Giau. La particolare conformazione orografica dei due comuni dell’Alto Cordevole ha costretto i tecnici a realizzare un’intricata rete di antenne. Dalla postazione principale sul Passo Gardena il segnale viene “passato” al Giau che a sua volta lo rimanda sul Col de Cuch, sul Pordoi. Da qui viene
ritrasmesso all’antenna di Sief ed infine a Moiei. In primavera i segnali televisivi ladini sono arrivati a Cortina. Prima di Natale i tecnici sono riusciti ad installare le apparecchiature per la ripetizione dei segnali nella zona di Arabba. Poi purtroppo le abbondanti nevicate hanno costretto a rinviare il completamento dell’intervento. Una volta attivati i ripetitori, basterà risintonizzare il televisore o il decoder per poterli vedere. Nella zona di Arabba sono arrivati anche i canali tedeschi. “Espanderli a tutta la valle sarebbe stato troppo costoso – spiega l’assessore Sorarui. L’intero progetto infatti è costato 12 mila euro al comune di Colle e ben 80 mila euro a quello di Fodom. Quest’ultimo a coperto la spesa con un contributo di 20 mila euro dalla Provincia per i canali Rai, 20 mila dalla tassa di soggiorno per i canali tedeschi ad Arabba come contributo al turismo ed i restanti 40 mila 500 euro dagli introiti dei canoni di concessione di terreni e piste. ( SoLo )
Cucchini Agordino
Un nuovo corso di formazione per volontari A distanza di due anni dal primo corso di formazione per volontari, l’associazione Cucchini Agordino ha messo in cantiere un nuovo corso che è stato presentato ad Agordo il 20 febbraio, prenderà il via il 6 marzo prossimo e sarà seguito da altri nove incontri a cadenza settimanale. Gli incontri saranno tenuti presso la sala dell’ex municipio di Taibon Agordino alle ore 20,30. Il corso viene proposto a tutte le persone maggiorenni che intendano impegnarsi in attività volontaria di assistenza a domicilio o presso l’unità di medicina lungodegenza dell’ospedale di Agordo (volontario diretto) e/o per altre attività dell’Associazione (volontario indiretto). La partecipazione è gratuita.
Obiettivi del corso Il corso si propone di far conoscere l’impiego e l’utilità delle cure palliative, la malattia oncologica e le sue fasi, di conoscere i mutamenti psicologici che la malattia induce nel paziente e nella sua famiglia, comprendendo il valore di una comunicazione adeguata e incrementare la capacità di ascolto; di far acquisire strumenti utili per mettere in atto una relazione di aiuto finalizzata a migliorare la qualità di vita del malato e della sua famiglia. Inoltre l’aspirante volontario sarà aiutato a comprendere l’ambito in cui potrà operare. Gli incontri sono aperti anche a quanti fossero interessati agli argomenti proposti, senza impegno di iscrizione. Per quanti invece fossero interessati a com-
piere l’intero percorso, occorre compilare il modulo di iscrizione. Il programma: 6 marzo: il malato grave e le cure palliative (Nucleo cure palliative ULSS 1) 13 marzo: la rete e il sistema delle cure palliative (dott. A. Mascanzoni, dott.ssa I. Corazzin) 20 marzo: il codice deontologico del volontario e core curriculum (dott.ssa L. Miana) 27 marzo: gli aspetti psicologici del malato e la sua famiglia (dott.ssa L. De Cosimo) 3 aprile: il volontario, il malato e la famiglia: la relazione d’aiuto (dott.ssa C. Zaetta) 10 aprile: etica e cure palliative (dott. S. Della Lucia) 24 aprile: la dimensione esistenziale e spirituale di
fronte al morire (dott.ssa L. Campanello) 9 maggio: elaborazione del lutto (dott. L. Colusso, Gigi Zoldan) 15 maggio: confronto e riflessioni comunitarie 22 maggio: testimonianze e conclusione del corso (volontari diretti e indiretti, dott.ssa L. Miana, N. Dell’Agnola, dott. P.P. Faronato) Altre informazioni si possono ricavare consultando il sito internet: www.cucchiniagordino.it Con l’auspicio di continuare a collaborare nel servizio ai malati e alle loro famiglie anche nei nostri paesi, Chiara Roilo.
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ANAGRAFE E STATISTICA PARROCCHIALE BATTESIMI
ZALIVANI CATERINA (Sorarù) di Stefano e Costa Silvia, nata a Belluno il 19.09.2013 e battezzata a Pieve il 29.12.2013.
DEFUNTI
1. ZANET Mario (Col di Ornella) nato a Vigo di Fassa il 18.06.1936 e deceduto a Livinallongo il 21.12.2013. Padre di 2 figlie.
2. SIEF Paolina (Trento), nata a Crepaz il 01.03.1948 e deceduta a Trento il 27.12.2013. Coniugata con Cassan Franco, madre di 2 figli.
3. VALLAZZA Pierina (Andraz), nata a Corte il 23.10.1927 e deceduta ad Agordo il 02.01.2014. Vedova di Faber Alfredo, madre di 2 figli.
4. PEZZEI Maria Maddalena (Sief), nata a Corte il 07.10.1923 e deceduta ad Agordo il 28.01.2014. Vedova di Sief Giovanni Battista, madre di 4 figli di cui 1 morto.
5. CREPAZ Sebastiano (Cherz), nato a Cherz il 14.04.1925 e deceduto a Sorarù il 09.02.2014. Vedovo di Palla Angelina, padre di 2 figli.
6. DORIGO Alberto (Col di Ornella), nato a Ornella il 10.08.1931 e deceduto a Sorarù il 13.02.2014. Celibe.
7. DAURU’ Rita (Digonera), nata a Rocca Pietore il 26.10.1945 e deceduta a Taibon Agordino il 01.02.2014. Madre di 1 figlia.
8. DEMICHIEL Francesco Giuseppe (Salesei di Sopra), nato a Livinallongo il 21.07.1929 e deceduto ad Agordo il 18.02.2014. Celibe.
NATI ROILO Alice (Pieve), nata a Feltre il 22.11.2013. CREPAZ Greta (Le Roe), di Gianni e Vinciprova Ivana, nata a Brunico il 31.01.2014. COSTA Beatrice (Arabba), di Nicola e De Pizzol Paola nata a Belluno il 17.02.2014. COSTA Nadine (Pieve), di Mirco e Delmonego Francesca, nata a Brunico il 22.02.2014.
Offerte Sul bollettino le offerte sono riassunte per comodità sotto pochi titoli; sul registro contabile sono state attribuite alle varie chiese; anche frazionali; secondo l’intenzione dell’offerente.
PER LE CHIESE DI PIEVE Occasione battesimo Zalivani Caterina, la famiglia; Cortesi Flaminio; in memoria di Dorigo Alberto, i famigliari; in memoria di Pezzei Maddalena, la figlia; Daurù Rosina in memoria di Daurù Rita; De Carli Anna; De Carli Roberto; Vallazza Giovanni e Biancamaria; Daurù Pia. PER LE CHIESE DI ARABBA Enrich Maria Teresa; Coro Col di Lana. PER IL BOLLETTINO Vallazza Isidoro; Palla Irma; Testor Leopoldo; Delazer Mariarosa; Dorigo Silvia in Tazzer; Testor Rosa; Daurù – De Dorigo; Maurizio Davare; Murer Giovanni; Zanesco-Enrich; De Biasio Rita; Selle Roberta; Dellea Roberto; Dellea Fabrizio; LardscheiDirettore don Dario Fontana responsabile ai sensi di legge don Lorenzo Sperti Iscr. Tribunale di Belluno n. 4/82 ccp 39808548 Stampa Tipografia Piave Srl - Belluno
der Agostini Sandra; Denicolò Carmen; Pellerei Fede; Specchier Giovanni; Ida Stierli Quellacasa; Gabrieli Giuseppe; Gabrieli Virginia; Crepaz Pietro; Rasa Ugo; Anna Maria La Marchina; Foppa Paolo; Ivana Francescutti; Demattia Olga; Crepaz Martino; De Cassan Bellino; De Cassan Silvio; Murer Giuliano; Daberto Simonetta; Pallua Lidia; Capulli Laura; Franca Crepaz; Palla Laura Cristina; Bagnara Gasparino; Sorarui Rita; Angeli Brigida; Schweigkofler; Lasta Coreggioli Gabriella; De Carli Anna; Daurù Maria Rosa; Detomaso Mario; De Carli Roberto; Demaldé Franco; Vallazza Giovanni e Biancamaria; Daurù Pia. Nota: Ringrazio vivamente tutti gli offerenti per la loro generosità con preghiera di segnalare eventuali errori o dimenticanze.
COORDINAMENTO: Lorenzo Vallazza Per comunicare con la redazione e proporre i propri contributi (articoli, foto o altro materiale) inviare una mail a: lenuovedelpais@gmail.com
Errata corrige NdP 4-2013: La data di nascita corretta del defunto Crepaz Giovanni Battista è 28.02.1926.