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Le nuove del Pais 2013_3

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Tipografia Piave: LD nl: PIEVEL29-0001 nome: LUGLIO 2011 data: 14-09-11 Ora: 11 alt: 73 , 00 Compos.:11,05 del 14-09-11 base: B2 c

Anno XLIX • luglio-settembre 2013 • N. 3

Poste Italiane s.p.a. - Sped. in Abb. Post. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 no 46) art. 1, comma 2, DCB BL - In caso di mancato recapito restituire al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa.

Illuminare tutta l’esistenza dell’uomo Q

uesto il ruolo della fede nella nostra esistenza secondo quanto dice papa Francesco nella sua prima enciclica “Lumen fidei” (“La luce della fede”). Mi viene l’esempio di un vecchio quadro, oscurato dal tempo e dalla polvere, a casa nostra, sempre sotto i nostri occhi: faceva parte dell’ambiente come il tavolo della stua o la credenza della cucina per cui nessuno ci badava. Venduto per quattro soldi, ci si accorgeva che non c’era solo per lo stampo più chiaro lasciato sulla parete. Noi non l’abbiamo saputo, ma era di un famosissimo pittore e valeva una barca di soldi. Peccato! Potrebbe essere la storia della nostra fede. Che non valga la pena che ci si preoccupi di togliere le incrostazioni che non ce la fanno apprezzare, preparandoci a piacevoli e importanti sorprese. La parola di papa Francesco, riassunta nelle righe seguenti, può cominciare a darci qualche spunto e magari la voglia di saperne di più. L’introduzione. L’introduzione illustra le motivazioni poste alla base del documento: innanzitutto, recuperare il carattere di luce proprio della fede, capace d’illuminare tutta l’esistenza dell’uomo, di aiutarlo a distinguere il bene dal male, in particolare in un’epoca, come quella moderna, in cui il credere spesso dispensa dal cercare e la fede è vista come un’illusione, un salto nel vuoto che impedisce la libertà dell’uomo. Invece “Chi crede, vede”, scrive il Papa. Nel primo capitolo, il Pontefice si sofferma sulla figura di Gesù, mediatore che ci apre a una verità più grande di noi, manifestazione di quell’amore di Dio che è il fondamento della fede. In quanto risorto, inoltre, Cristo è “testimone affidabile”, “degno di fede”. Ma c’è “un aspetto decisivo” della fede in Gesù: “La partecipazione al suo modo di vedere”. Usando un’analogia, il Papa spiega

che come nella vita quotidiana ci affidiamo a “persone che conoscono le cose meglio di noi” - l’architetto, il farmacista, l’avvocato così per la fede necessitiamo di qualcuno che sia affidabile ed esperto “nelle cose di Dio” e Gesù è “colui che ci spiega Dio”. La fede, poi, “non è un fatto privato”, ma è destinata a diventare annuncio. Nel secondo capitolo, “Se non crederete, non comprenderete”, il Papa scrive: “La fede senza verità non salva. Resta una bella fiaba, la proiezione dei nostri desideri di felicità”. Ed oggi, data “la crisi di verità in cui viviamo”, è più che mai necessario richiamare questo legame, perché la cultura contemporanea tende ad accettare solo la verità della tecnologia, ciò che l’uomo riesce a costruire e misurare con la scienza e che è “vero perché funziona”, oppure le verità del singolo valide solo per l’individuo e non a servizio del bene comune. Ciò comporta però il “grande oblio del mondo contemporaneo” che - a vantaggio del relativismo e temendo il fanatismo - dimentica la domanda sulla verità, sull’origine di tutto, la domanda su Dio. La “Lumen fidei” sottolinea, poi, il legame tra fede e amore, inteso come il grande amore di Dio che ci trasforma

interiormente e ci dona occhi nuovi per vedere la realtà. A questo punto, il Papa apre un’ampia riflessione sul “dialogo tra fede e ragione”. La fede non è intransigente, il credente non è arrogante. Al contrario, la verità rende umili e porta alla convivenza e al rispetto dell’altro. Ne deriva che la fede porta al dialogo in tutti i campi. Il terzo capitolo, “Vi trasmetto quello che ho ricevuto”, è incentrato sull’importanza dell’evangelizzazione: chi si è aperto all’amore di Dio, non può tenere questo dono per sé, scrive il Papa, ricordando la catena ininterrotta dei testimoni della fede. Ciò comporta il legame tra fede e memoria perché l’amore di Dio mantiene uniti tutti i tempi e ci rende contemporanei a Gesù. Inoltre, diventa “impossibile credere da soli”, perché la fede apre l’io al “noi” ed avviene sempre “all’interno della comunione della Chiesa”. Per questo, “chi crede non è mai solo”. C’è “un mezzo speciale” con cui la fede può trasmettersi: i sacramenti. Il quarto capitolo, “Dio prepara per loro una città”, spiega il legame tra la fede e il bene comune. La fede, infatti, rende saldi i vincoli fra gli uomini e si pone al servizio concreto della giustizia, del diritto e della pace. Ecco perché essa non allontana dal mondo e non è estranea all’impegno concreto dell’uomo contemporaneo. L’Enciclica si sofferma, poi, sugli ambiti illuminati dalla fede: la famiglia fondata sul matrimonio, i giovani, i rapporti sociali, la natura, la sofferenza e la morte. All’uomo che soffre Dio offre la sua presenza che accompagna, che apre un varco di luce nelle tenebre. In questo senso, la fede è congiunta alla speranza. Alla fine della “Lumen fidei”, il Papa invita a guardare a Maria, immagine perfetta della fede. don Dario


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2012-13: l’ANNO della FEDE In quest’anno dedicato alla fede propongo ai lettori tre riflessioni di Don Sirio Da Corte, Rettore del Santuario del Nevegal, sull’argomento. Questa è la terza ed ultima. Don Dario

La gioia della Fede? La fortuna di appartenergli La fede aiuta a conoscere il senso di ciò che si fa Ci rende persone “consapevoli”. “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi!”. Facciamo qualche esempio. Il Natale: tutti lo festeggiamo ma solo il credente sa perché lo festeggia ed il sapere rende la festa più vera ed “il panettone più buono”. La fine dell’anno: è una convenzione sociale. Ed il cristiano lo sa e sceglie in libertà se far festa per la gioia di stare insieme o se attendere il nuovo con Colui che fa nuove tutte le cose. Come diremo dopo, il cristiano che conosce la verità è una persona libera da tante falsità, ipocrisie e convenzioni sociali. La ricerca della felicità: nel far del bene agli altri (TG2 di domenica scorsa). Noi lo sapevamo da duemila anni! Chi non crede si affida a ciò che non è affidabile. Non è che non si creda più a niente: si crede a tutto ed invece che affidarsi alla

conoscenza che viene dalla fede, ci si affida all’oroscopo, alla pubblicità, alle promesse elettorali, alle diete miracolose ecc. Chi ha fede è credente; chi non ha fede è un credulone. Davanti a Pilato Gesù dice: “Sono venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce”. “Lo Spirito di verità vi guiderà alla verità tutta intera!”. Il cristiano è discepolo di colui che ha detto di sé: Io sono la strada e la verità che portano alla vita”. ***

Abbiamo un Dio che è Padre e Madre insieme Un Dio che non è il “motore immobile” dei filosofi” o il “Supremo” della gente comune, ma un Dio che è Padre del Signore Gesù e di cui Gesù ha raccontato i connotati con la sua vita, le sue opere, la sua morte. Gesù ha “evangelizzato” Dio. Ed è bello sapere, come dice il Salmo 139, che abbiamo origine da un sogno di Dio, che non sono una canna sbattuta dal vento, che la morte è un tornare a casa, pur nel travaglio del distacco e della paura di morire.

E se Dio è papà, allora sono sicuro che il male non può venire da lui. Non sempre viene neanche dalla malvagità degli uomini. Il dolore, soprattutto il dolore innocente resterà sempre un mistero doloroso. Ma so che Dio è innocente ed allora nella sofferenza potrò gridare a Lui il mio dolore e la mia disperazione. Facundo Cabral: “Se Dio avesse un frigorifero, vi terrebbe attaccata la tua foto; se avesse un portafoglio, la tua foto ci sarebbe dentro. Egli ti manda i fiori ogni primavera e ti manda un’alba ogni mattina. Ogni volta che tu chiedi di parlare, Lui ti ascolta. Egli può vivere in ogni parte del mondo ma ha scelto il tuo cuore. Guardalo negli occhi, amico: è pazzo per te. Dio non ti ha promesso giorni senza dolore, sorriso senza tristezza, sole senza pioggia però ha promesso forza per ciascun giorno, consolazione per le lacrime e luce per il cammino”. (dalla terza conversazione tenuta da don Sirio Da Corte nell’Avvento scorso)


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La lettera del Papa a Scalfari «È venuto il tempo di un dialogo aperto con i non credenti»

I

lettori di Repubblica saranno rimasti di sasso questa mattina quando, aprendo il quotidiano, hanno trovato una firma d’eccezione a siglare una lettera a Eugenio Scalfari: Papa Francesco, al secolo Jorge Mario Bergoglio, ha scritto e firmato una lettera in risposta a due articoli dell’ateo direttore del quotidiano da lui stesso fondato, rispondendo alle domande lui poste su fede e laicità. Un’apertura totale, quella mostrata da Papa Francesco, anche a chi manifesta sentimenti laici di dialogo con le religioni; anche se c’è chi, con una battuta, commenta che “questo Papa interviene più spesso di un parlamentare qualunque”, l’atteggiamento conciliante del Pontefice è certamente segnale di una rottura completa con il passato, almeno nel panorama comunicativo della Santa Sede, o, meglio, di una nuova, pratica, curiosità al presente. Il tentativo del Vaticano, e del Papa, è chiaro: restituire alla Chiesa una autorità morale perduta, anche andando a “pescare” tra chi, negli anni, si è allontanato da Roma perseguendo una

sua personale linea etica e religiosa. Il tema centrale è la fede: Scalfari, nei suoi articoli del 7 luglio scorso e del 7 agosto riprendeva l’enciclica “Lumen Fidei”, scritta a quattro mani da Papa Francesco e dal Papa Emerito Benedetto XVI e ripresa dallo stesso Francesco qualche settimana dopo. La luce della fede, sulla cui “realtà” Bergoglio afferma sia necessaria una riflessione costante, vera, profonda: un “dovere” che il Papa affida a tutti, nell’ottica di quel “dialogo” perduto, non solo interreligioso ma anche tra credenti e non credenti. “[…] la fede cristiana, simbolo della luce, lungo i secoli della modernità sia stata spesso bollata come il buio della superstizione che si oppone alla luce della ragione. Così tra la Chiesa e la cultura d’ispirazione cristiana, da una parte, e la cultura moderna d’impronta illuminista, dall’altra, si è giunti all’incomunicabilità. È venuto ormai il tempo, e il Vaticano II ne ha inaugurato appunto la stagione, di un dialogo aperto e senza preconcetti che riapra le

porte per un serio e fecondo incontro.” Se per un credente, spiega il Papa, la luce della fede nasce dall’incontro con Gesù (come è stato per lui, racconta) è la Chiesa che dona alla fede la solidità e la disciplina che la radica nella coscienza delle persone: “La fede cristiana crede questo: che Gesù è il Figlio di Dio venuto a dare la sua vita per aprire a tutti la via dell’amore. Ha perciò ragione, egregio Dott. Scalfari, quando vede nell’incarnazione del Figlio di Dio il cardine della fede cristiana.” Ai non credenti invece, come lo stesso Scalfari, il Papa rivolge parole di aper-

tura innovative, che non rompono con il passato ma proiettano la Chiesa nel futuro: “Mi pare che ciò che Le sta a cuore è capire l’atteggiamento della Chiesa verso chi non condivide la fede in Gesù. Innanzi tutto, mi chiede se il Dio dei cristiani perdona chi non crede e non cerca la fede. Premesso che - ed è la cosa fondamentale - la misericordia di Dio non ha limiti… La questione per chi non crede in Dio sta nell’obbedire alla propria coscienza. Il peccato, anche per chi non ha la fede, c’è quando si va contro la coscienza.” Insomma, non importa in cosa credi o se credi ma importa ciò che fai, il tuo modo di interpretare la realtà e di rapportarti con il mondo: è questo che ti rende uomo o bestia, un principio che nell’Illuminismo si è incarnato con Voltaire e Rousseau ma che nella Chiesa veniva predicato già 2000 anni fa da Gesù Cristo. “Penso che questo sia oggi assolutamente necessario per intavolare quel dialogo sereno e costruttivo che auspicavo all’inizio di questo mio dire.” Così chiude la sua lettera il Papa, con parole rivolte al dialogo tra gli uomini e degli uomini con Dio. Carne e cielo che si incontrano grazie all’apertura delle braccia di Bergoglio.


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Nei dibattiti, sui giornali, dai divani frivoli dei talk show e sulle poltrone di opinionisti competenti: ovunque, dalla fumata bianca che quel 13 marzo sera ci ha donato questo splendido Papa, è tutto un fiorire di elogi, corali, univoci, trasversali. Con i segni straordinari che ha saputo dare fin dalla sua prima apparizione, Papa Francesco sembra aver messo d’accordo tutti, credenti e atei, potenti e umili. È come se, nella confusa incertezza che pervade il presente, in lui ognuno riconoscesse le fondamenta solide da cui ripartire, Il punto fermo che ridà certezze e orientamento. Tutti però sono soddisfatti nel citare i suoi inviti al vivere con poco e al nutrirsi dell’essenziale, ma anche rapidi nel puntare il dito verso questo o quella categoria alla quale il monito sarebbe diretto: cardinali, i preti, i politici, i vicini di casa e di scrivania, insomma, gli “altri”. Capiremo prima o poi che gli altri siamo noi? Corale anche la sorpresa per quel nome, Francesco, che indica povertà e pace. Ma perché stupirsi se un Papa, il Vicario di Cristo in terra, predica e vive l’umiltà? Un conto è la meraviglia gioiosa e altro è la sorpresa: non era pro-

Il Papa parla “a noi”, non “agli altri” prio Cristo ad inginocchiarsi per lavare i piedi a sedersi con prostitute e pubblicani? Non diceva agli ultimi che erano i primi, ai primi gli ultimi rovesciando il mondo? Perchè stupirsi se un Papa raccomanda ai confessori misericordia per le anime? Il Vangelo racconto di Gesù e l’adultera rimasti soli l’uno di fronte all’altra, lei consapevole del suo peccato e lui che ne rimetteva il debito, dopo il famoso comando “chi è senza peccato scagli la prima pietra“. Forse allora qualche voce in quel coro unanime conosce poco la Chiesa e il Cristo su cui è edificata; forse qualche sguardo si ferma troppo su quella “mozzetta(*)” non indossata (termine sconosciuto ai più fino al 13 marzo, oggi declamato per dimostrare che il Papa e umile!) e non sulle sue parole; così una showgirl, travolta dall’entusiasmo, ha dichiarato di amare già molto un Papa “che non usa la mozzetta e quando parla ricorda Belen”

e, una sua collega è riuscita nel giro di pochi minuti a dire che Papa Francesco “sarà adorato da giovani e adolescenti“ per la sua modernità, ma poiché “è un uomo di 70 anni, con retaggi culturali antiquati e la mente chiusa, non potrà capire l’aborto“. Di una parola, invece, tra quelle pronunciate da Papa Francesco si è parlato poco, ovvero di quella “irreprensibilità” chiesta a sè e a tutti noi, su un solco già tracciato da Benedetto XVI. Solo una chiesa irreprensibile può permettersi di predicare il bene, di giudicare e assolvere. Solo una chiesa irreprensibile può chiedere agli uomini di diventare santi e calpestare le impronte lasciate da Gesù. Irreprensibile il Papa, irreprensibili i vescovi e i preti, sì, ma irreprensibili tutti cristiani del primo all’ultimo: è questo che converte il mondo ed evangelizza davvero. I cristiani devono indossare una sola uniforme non di stoffa, e gridare il Vangelo con la loro

vita: da questo li riconosceranno. Resta la meraviglia e la gioia, perché Papa Francesco ha davvero la chiave per entrare in tanti cuori, proprio come Cristo, sedendo tra noi pubblicani, noi farisei, ipocriti forse, peccatori, ma noi speranzosi, noi uomini tutti alla ricerca di quel padre sempre agognato, sempre tradito, sempre ritrovato, lì dove dove lo avevamo abbandonato. “Se ci si ferma qualcosa non va“ ci ha detto Francesco, chiedendoci già la prima sera di “incamminarci “ con lui. Non sono arrivato alla perfezione ma almeno mi sono sforzato di conquistarla, scrive San Paolo, e questo è il cammino umile che ci aspetta. Perché l’immagine ce la dà Cristo ma la somiglianza la facciamo noi, con i nostri comportamenti. (*Mozzetta: la mantellina corta, chiusa sul petto da una serie di bottoni, portata dagli alti ecclesiastici ed in particolare da Papa Benedetto XVI)

Inno alla vita Chiesi a Dio di essere forte per eseguire progetti grandiosi: Egli mi rese debole per conservarmi nell’umiltà. Domandai a Dio che mi desse la salute per realizzare grandi imprese: Egli mi ha dato il dolore per comprenderla meglio. Gli domandai la ricchezza per possedere tutto: mi ha fatto povero per non essere egoista. Gli domandai il potere perché gli uomini avessero bisogno di me: Egli mi ha dato l’umiliazione perché io avessi bisogno di loro. Domandai a Dio tutto per godere la vita: mi ha lasciato la vita perché potessi apprezzare tutto. Signore, non ho ricevuto niente di quello che chiedevo, ma mi hai dato tutto quello di cui avevo bisogno e quasi contro la mia volontà. Le preghiere che non feci furono esaudite. Sii lodato; o mio Signore, fra tutti gli uomini nessuno possiede quello che ho io! (Kirk Kilgour*)

Kirk Douglas Kilgour Nato a Los Angeles (USA) il 28 dicembre 1947, divenne un grande atleta della nazionale USA di pallavolo. Venne a giocare nella Serie A italiana nel 1973, con la squadra dell’Ariccia Volley Club. Con il team romano conquistò un secondo posto nel 1973-1974 e lo scudetto nella stagione successiva, prima di subire il terribile incidente in conseguenza del quale subì la paralisi di tutti e quattro gli arti. Da quel giorno Kilgour ha

vissuto con grandissimo coraggio e forza d’animo su una sedia a rotelle, adattata alle sue particolari esigenze, grazie alla quale è riuscito anche a svolgere varie attività: da commentatore sportivo, a scrittore, ad analista del volley. Kirk si è spento il 10 luglio 2002, a seguito delle complicanze di una polmonite. Durante la giornata del Giubileo dei malati, dalla sua sedia a rotelle, Kilgour ha letto davanti a Papa Giovanni Paolo II la preghiera che lui stesso ha composto.


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Vita della comunità parrocchiefodom@gmail.com PRESENTI: Lezuo Cecilia – Pellegrini Adalberto – Pellegrini Lorenzo – Crepaz Roberta – Demattia Maria – Lezuo Iris – Nagler Oscar – Gabrielli Elisa – Palla Stefano – Roncat Agnese – Foppa Stefano – Devich Francesca – Santi Suor Flavia – Deltedesco Luca – Vallazza Lorenzo – Dalla Valle Giovannina – Gabrieli Fernanda ASSENTI: Grones Roberto – Sief Andreas – Grones Andreina – Crepaz Jakob – Crepaz Maria Teresa – Del Negro Jessica – Dorigo Denni – Vallazza Anna – Costa Silvia SEGRETARIO AD INTERIM: Deltedesco Luca Il giorno 8 settembre 2013 alle ore 20.00 si sono riuniti congiuntamente presso la sala parrocchiale della canonica di Arabba i componenti dei Consigli Pastorali Parrocchiali di Pieve e di Arabba. L’Assemblea è stata aperta come di consueto con la preghiera. Dopo aver consegnato a tutti i Consiglieri l’elenco con i recapiti degli stessi, don Dario è passato alla trattazione degli argomenti all’Ordine del Giorno: 1. Che cosa si può fare perché adulti e giovani diventino più consapevoli della propria fede? Secondo don Dario a Fodom ci sono aspetti più positivi rispetto ad altre parti, anche per merito delle tradizioni: il rovescio della medaglia è però rappresentato dal fatto che la gente tende ad accontentarsi e ad essere restìa al rinnovamento per la poca consapevolezza della propria fede. La parola d’ordine dovrebbe essere: “Prendere Coscienza”. Lorenzo Vallazza sostiene che la consapevolezza deve partire innanzitutto dai componenti del Consiglio Pastorale prima di fare proposte ad altri, in modo tale da essere convinti di quello che si fa.

Verbale del Consiglio Pastorale parrocchiale del 8 settembre 2013 Altri consiglieri si associano. Don Dario afferma che un bell’esempio di espressione di fede a Fodom è rappresentato dalle associazioni di volontariato, ma che gli stessi volontari non sono consapevoli della fede insita nel loro operato. Il parroco sottolinea che il loro servizio ha valore ed importanza analoghe alla partecipazione alla Santa Messa. Segue un vivace dibattito sull’obbligo della partecipazione alla Santa Messa e alcuni Consiglieri manifestano la loro difficoltà nel seguire il discorso del Parroco, il quale ribatte che la Messa deve essere la benzina per mettere in pratica la propria Fede. Essere obbligati equivale a fare le cose da servi, con un rapporto servo – padrone, mentre il rapporto che Dio desidera con ogni persona è quello di padre – figlio. Occorre fare un passo fondamentale: passare dal Vecchio al Nuovo Testamento e fare riferimento al Vangelo. Interviene Oscar Nagler affermando che vivere da cristiano non significa seguire dei precetti, bensì gli insegnamenti del Vangelo. Don Dario ribadisce che la Fede va aggiornata: gli insegnamenti impartiti in tenera età erano a misura di bambino, mentre dovrebbero evolversi con l’avanzare degli anni. Si passa alle proposte concrete: - Lorenzo Vallazza propone di aggiungere un brano formativo che tratti la Fede sul foglio settimanale; propone inoltre una festa, ad esempio in sala congressi, inserendo nel contesto la trattazione della Fede. Oscar e Giovannina sostengono che è difficile fare questo di incontri con tante persone. - Giovannina propone di effettuare degli incontri con

le associazioni di volontariato. Quest’ultima proposta viene ritenuta valida dall’assemblea e Don Dario propone l’organizzazione di 2 – 3 incontri formativi sul tema della Fede nelle stagioni morte, destinandoli, di volta in volta ad un gruppo diverso che opera nell’associazionismo della valle. - Il Decano segnala inoltre il problema Catechisti, ossia la carenza di persone disponibili. Partendo già da quest’anno, propone di coinvolgere i genitori dei bambini della classe prima attraverso 3 – 4 incontri nei quali venga approfondito un determinato tema, sempre nell’ottica dell’“aggiornamento della propria fede”. - Stefano Palla legge una mail arrivatagli, nella quale si sostiene che la messa è frequentata da persone con un’età media di 50-60 anni: “come fare per divulgare la nuova concezione di Fede? Agli incontri non parteciperà quasi nessuno”. Propone l’uso delle nuove tecnologie quali ad esempio Facebook e Twitter. A questo proposito Don Dario informa i presenti che sta lavorando alla creazione di un sito internet della Parrocchia. 2. La liturgia, lettori, chierichetti, canto, ministri dell’Eucarestia: dove si può migliorare? Don Dario espone il problema della scarsità di chierichetti. Oscar racconta di essere passato qualche tempo fa presso le famiglie con bambini e di avervi trovato talvolta un velato rifiuto al servizio dei bambini da parte dei genitori. Per quanto riguarda i ministri straordinari dell’eucarestia (somministratori straordinari della Comunione) Don Dario propone di coinvolgere alcuni parrocchiani in particolare per il servizio domenicale agli impossibilitati.

Propone lo svolgimento di alcuni incontri con i lettori in modo da rendere la lettura più comprensibile. Propone inoltre la turnazione dei lettori stessi, creando un elenco di persone disponibili a questo servizio. 3. Liturgia della parola nelle curazie al posto della Messa. Suor Flavia ha presentato il bilancio del primo anno di sperimentazione: Renaz: abbastanza frequentato Digonera: mediamente frequentato Ornella e Andraz: poco frequentate, in alcuni casi la presenza è stata limitata ai soli sacrestani. Visti i risultati, si decide di mantenere la liturgia della parola nella sola curazia di Renaz. 4. Varie ed eventuali. Pellegrini Adalberto chiede di alternare per un periodo limitato l’orario della messa festiva di Pieve e di Arabba (ad Arabba alle ore 9.30 e Pieve alle ore 11.00). Secondo lo stesso principio, Elisa Gabrielli propone di variare anche le messe del sabato. Dopo ampio dibattito, si decide di anticipare la messa di Pieve alle ore 9.15 e quella di Arabba alle ore 10.30, con decorrenza dalla prima domenica di ottobre. Il sabato, la messa di Pieve viene anticipata alle ore 18.15. Viene fissata la data della Cresima, che si terrà il 27 ottobre alle ore 11.00 a Pieve. Lorenzo Vallazza chiede calorosamente collaborazione per la redazione del bollettino parrocchiale nella parte riguardante la vita della parrocchia/e, inviando eventuale materiale fotografico sempre comunque corredato da un minimo di commento e/o didascalia. L’assemblea si chiude alle ore 22.30.


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Vita di … Villa san Giuseppe ALLA STALLA DI CORTE Il giorno 13 giugno 2013 alcuni nonni della casa di riposo si sono recati in visita alla stalla di corte, della famiglia Dorigo (“Chi del Mòro”) accompagnati da Gloria e da alcuni giovani volonterosi. E’ stato un bel pomeriggio per tutti, diverso dai soliti, all’insegna della compagnia, dei ricordi felici del passato e della buona tradizione: non poteva mancare una merenda a base di buonissime foie! I nonni con accompagnatori e famiglia Dorigo dopo la visita alla stalla (sullo sfondo).

IN GITA AL PORDOI Anche quest’anno, nell’ambito dell’attività ricreativa della casa di riposo Villa S. Giuseppe di Livinallongo è stata organizzata una giornata in rifugio per alcuni ospiti della struttura. Dopo le positive uscite al Sass dla Crusc in Val Badia, questa volta la meta della gita fuori porta è stato il Rifugio Fodom, sul passo Pordoi. L’iniziativa è nata un paio di anni fa ed è subito stata accolta con favore e sostenuta dai responsabili dei Villa S. Giuseppe: il Comune, proprietario della struttura, la direttrice Mara Case e l’animatrice Gloria Micheluzzi. Alle 11 il parroco don Dario Fontana ha celebrato la S. Messa da una location non certo abituale: lo skibar del rifugio. Al termine della funzione tutti a tavola per trascorrere alcune ore in allegria, allietati, tra l’altro, dall’accompagnamento musicale con flauti, trombe e clarini di alcuni giovani componenti della Banda Fodom. Una giornata normale, raccontata così, se non si trattasse di muovere una ventina di persone anziane che seppur ancora parzialmente autosufficienti, hanno i loro problemi e bisogni. Problematiche che si amplificano quando devono uscire da una struttura organizzata in funzione delle loro esigenze. “È un’attività che ha un fine ricreativo e di socializzazione – spiega la signora Micheluzzi. “E qui devo ringraziare il dottor Demattia, l’ideatore di questa iniziativa, che non si limita a seguire l’ambito sanitario dei nostri ospiti ma si preoccupa anche dell’aspetto sociale. Se possiamo organizzare giornate come questa è solamente grazie ad un lavoro di equipe ed all’aiuto di tanti volontari e sponsor. Non è facile. Bisogna pianificare tutto nei minimi particolari. A cominciare dal locale meta della gita, che deve essere privo di barriere architettoniche, il trasferimento con i pulmini, possibile grazie alla disponibilità di tanti volontari, fino all’assistenza durante la giornata, quest’anno garantita da due volontari della Croce Bianca di Bolzano sezione di Fodom. Ma vedo che quando si tratta di Vlla S. Giuseppe c’è sempre qualcuno pronto a dare una mano.” La gita al Pordoi è stata possibile grazie all’aiuto finanziario della Raiffeisen della Val Badia, della signora Anita Federa del Hotel Olympia di Arabba e dello stesso Rifugio Fodom gestito dai coniugi Luisa Detomaso e Mauro Gabrieli. Una parte della spesa viene poi sostenuta dalla stessa Villa S. Giuseppe grazie a donazioni o iniziative di raccolta fondi. Come la lotteria che si concluderà il prossimo 12 settembre con una festa al Taulac, i cui introiti serviranno per finanziare l’attività del prossimo anno. Tutto per vedere fiorire o rifiorire un sorriso sui volti di questi anziani. Come la signora Gianna Dariz che racconta: “Quando ero giovane venivo quassù sul Pordoi a falciare l’erba. Si lavorava; adesso mi stufo un po’, perché non ho niente da fare ed i giorni sono lunghi. Ma oggi è stato bello e la giornata è volata.” ( SoLo )

I nonni si gustano la bella giornata sulla terrazza del Rifugio.

Luisa Detomaso, gestore del Rifugio, con una nonna.

Don Dario celebra la S. Messa dallo… Skibar!

Alcuni componenti de La Banda da Fodom e la coppia di Volontari della Croce Bianca che hanno contribuito alla riuscita della giornata.

Il Dr Demattia, ideatore dell’iniziativa con l’equipe di volontari che, insieme ai numerosi “sponsor”, ha reso possibile la giornata.


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Comunità Suore Discepole de Vangelo di San Giovanni

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2^ E 3^ MEDIA: UNA BELLA ESPERIENZA

“Esperienze Estive” Durante questa estate noi sorelle Discepole del Vangelo abbiamo voluto proporre alcune iniziative rivolte alle ragazze dell’età delle medie di questa nostra vallata e non solo. Il nostro desiderio è stato ed è quello di poter offrire momenti di condivisione, di crescita, di amicizia e semplice divertimento e, per chi lo desidera, anche la possibilità di conoscere Gesù e di coltivare l’amicizia con lui. Sono state belle esperienze, arricchenti anche per noi: abbiamo condiviso la vita insieme nelle cose più quotidiane, la fatica del cammino, momenti di gioco, di preghiera, di allegria, di riflessione. Con le ragazze di 2^ e 3^ media abbiamo organizzato due giornate di cammino in montagna, pernottando a S. Giovanni. Con le ragazze di 5^ elementare e 1^ media, invece, abbiamo trascorso tre giorni ad Ornella, guidate dalla storia biblica del re Davide. Lasciamo la parola a loro che racconteranno come hanno vissuto questi momenti.

5^ ELEMENTARE E 1^ MEDIA AD ORNELLA Noi, un gruppo di ragazze di 5^ elementare e 1^ media di Fodom, siamo state ad Ornella, dal 17 al 19 luglio. In questi giorni abbiamo vissuto insieme nell’ex canonica vicino alla chiesa. Vi chiederete: perché? Abbiamo deciso di andarci perché sr Martina e sr Elisa ci hanno invitate a passare dei momenti assieme e per conoscere la vita di re Davide: questo ci ha incuriosite. Innanzitutto, per capire meglio il lavoro di Davide siamo andate a vedere le capre di Mirco e a conoscere a fondo la vita del pastore. Attraverso una specie di “macchina del tempo” siamo entrate nel mondo di re Davide: scenette, immagini, musiche, oggetti di quel tempo… Dalla sua storia abbiamo ricavato un messaggio: “L’uomo guarda l’apparenza, Dio guarda il cuore”. Questo ci ha fatto pensare a quando, per esempio, guardiamo una persona e ci sembra

una cosa e invece è un’altra; al fatto che quando incontriamo qualcuno non dobbiamo giudicarlo dall’apparenza, ma conoscerlo meglio. La storia di Davide ci ha condotte anche nei momenti di preghiera vissuti in chiesa, accompagnati dalla cetra: lo strumento che anche Davide suonava. Oltre a cucinare, fare le pulizie, giocare, camminare… ci siamo anche divertite organizzando un teatrino dal titolo: “La disputa del fen”, al quale hanno assistito anche don Dario ed Elisa di Ornella. È stato bello andare a trovare la nonna Irene e la signora Caterina e giocare alla caccia al tesoro, con premio torta al cioccolato! È stata un’esperienza fantastica, perché siamo state insieme, abbiamo riso e collaborato fra noi. E usando la frase che ci divertivamo a dire in quei giorni: “manciássa auter” che non fosse stato così bello!

Arianna, Benedetta, Giorgia, Marzia, Sofia. Due momenti dell’esperienza con i ragazzi ad Ornella.

Momenti di amicizia e condivisione all’aria aperta!

I giorni 9 e 10 luglio le suore hanno invitato le ragazze di 2^ e 3^ media a passare insieme questi giorni. Eravamo in quattro. In questi giorni abbiamo giocato e scherzato insieme. Per me questi giorni sono stati molto diversi dai soliti. È stato bello e divertente.

modo di vedere posti nuovi, ma soprattutto perché ho conosciuto nuove amiche che senza questa esperienza probabilmente non avrei avuto modo di incontrare. Inoltre mi hanno colpito la simpatia e l’accoglienza delle suore e il clima di familiarità che si è creato fra noi tutte.

Petra

Floriana

Nei giorni 9 e 10 luglio 2013 io, Petra, Romina e Rita da Alano abbiamo partecipato ad un incontro organizzato dalle suore di San Giovanni. La mattina del 9 luglio siamo partite da Cherz, abbiamo proseguito fino alla malga e poco dopo abbiamo fatto un momento di preghiera. Poi abbiamo proseguito fino al Pralongià dove ci siamo fermate per pranzare. In questa pausa mi sono divertita molto perché abbiamo fatto dei giochi usando solo le parole. Dopo esserci riposate ci siamo rimesse in cammino e siamo arrivate a San Giovanni, evitando giusto in tempo la pioggia. Qui ci hanno accolte Suor Flavia e Suor Agnese con una buona tazza di tè e biscotti. Finito di fare merenda siamo andate a sistemarci in camera, ci siamo raccolte per pregare un momento e poi abbiamo dato una mano a preparare la cena. Nel frattempo è arrivata anche Elisa, che ci ha fatto compagnia per tutta la sera. Dopo aver cenato ci siamo divertite con dei giochi da tavolo e infine siamo andate a dormire. La mattina dopo siamo andate sul Passo Pordoi, dove abbiamo fatto un momento di preghiera e poi ci siamo incamminate per percorrere il “Viel del Pan”. Qui abbiamo parlato e così abbiamo appreso varie caratteristiche fra di noi. Per strada abbiamo potuto ammirare paesaggi stupendi: come il Lago Fedaia dall’alto oppure la Marmolada davanti ai nostri occhi. Arrivate a Vauz siamo ripartite in macchina per San Giovanni. Qui abbiamo fatto merenda e poi ci siamo salutate. Queste due giornate mi sono piaciute tanto, non solo perché il tempo è stato quasi sempre ottimo e perché ho avuto

A me è piaciuto molto il giro che abbiamo fatto perché così ho visto il panorama, il paradiso in cui viviamo. Ma è stato anche bello stare insieme e parlare e così abbiamo conosciuto anche una ragazza di Alano che si chiama Rita e devo dire che era veramente simpatica!!!! Ma ci siamo conosciute meglio anche tra di noi =) In una parola è stato semplicemente stupendo. Romina

Dopo la fatica degli esami di terza media ho avuto subito l’opportunità di partecipare ad un “campo scuola” fantastico. E stata un’esperienza unica ed irripetibile!!!! Sono stati giorni passati all’insegna della gioia, dell’allegria, della compagnia piacevole di altre ragazze, delle escursioni in montagna e dei tempi di riflessione e di preghiera. Ho potuto esplorare ancora di più la montagna con il suo splendido panorama, c’erano boschi verdi scuro, distese di verde vellutate e il riflesso del sole sulle Dolomiti le faceva apparire di un rosetta chiaro. Inoltre è stata anche un’occasione per stare insieme, parlare, giocare, comunicare, ascoltare, riflettere, che sono esperienze importanti per noi ragazzi adolescenti. Che bell’esperienza!!!!!!!! Mi piacerebbe rifarlo, magari il prossimo anno perché mi sono divertita un mondo e nei momenti di preghiera ho potuto ringraziare il Signore per tutto questo. Un grande grazie a Suor Martina e Suor Elisa che ci hanno fatto da animatrici. Ringrazio, anche Suor Flavia e Suor Agnese. Rita


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L’esperienza del dopo-Cresima durante il 2012/2013 Prima di ricominciare la scuola e le attività parrocchiali ci sembrava interessante condividere ciò che i ragazzi del dopo-cresima hanno vissuto lo scorso anno. Dopo la Cresima dell’autunno 2012, i ragazzi sono stati protagonisti degli incontri di catechesi tenutisi a San Giovanni nella casa delle suore accompagnati da Suor Elisa e Tiziana. La loro assidua presenza ha reso questa esperienza sempre ricca di spunti di riflessione e di allegria. L’argomento filo conduttore è stato la preghiera del Credo. Nell’anno della fede abbiamo ritenuto interessante approfondire con i ragazzi questa preghiera con cui ogni domenica durante la S. Messa personalmente rinnoviamo il nostro Credo in Dio, nel Figlio, nello Spirito Santo, nella Santa Chiesa Cattolica, nella Comunione con i Santi. Abbiamo immaginato Dio Padre Creatore e visto come Gesù ci abbia insegnato con la Sua Vita il modo in cui vivere la nostra; abbiamo cercato negli eroi di tutti i giorni la forza dello Spirito Santo e sentito la presenza quotidiana

loni; abbiamo parlato e discusso su vari argomenti. Peccato che sia finito, perché mi sono divertita e sono sempre andata volentieri per stare insieme agli altri e capire cose nuove” (ANGELA)

“Il dopo-cresima è stato un incontro interessante per trovarci insieme, per raccontarci cose e avvenimenti sulla vita di Gesù ma non solo… anche per raccontarci cos’era successo durante la settimana, sennò sarebbe stato un po’ noioso”

Momenti della catechesi.

accanto a noi di tutti le persone buone che ci hanno preceduto. Infine abbiamo lungamente discusso sulla Santa Chiesa Cattolica, questa Chiesa al centro di molte polemiche e dubbi: dubbi che i ragazzi non hanno esitato a manifestare apertamente e a cui abbiamo cercato di rispondere con l’aiuto di Don Dario, di una coppia e delle suore. La nostra conclusione è che la Chiesa siamo anche noi, con tutte le nostre perplessità, le nostre fragilità, ma anche con la nostra gioia e la buona volontà di migliorare. Non sono mancati, ovviamente, i momenti conviviali che ci hanno aiutati a creare l’atmosfera di amicizia. I ragazzi, inoltre, sono stati protagonisti della vita parrocchiale aiutando nelle feste e nella catechesi dei più piccoli, sperimentando che

anche loro possono dare un piccolo-grande contributo. Ringraziamo di cuore questi ragazzi che ci hanno permesso di metterci in discussione e quindi di crescere insieme a loro, speriamo che continuino con la stessa perseveranza il loro cammino di fede e di ricerca del senso della vita. (Tiziana e sr. Elisa)

Ecco i commenti che i ragazzi hanno condiviso sull’esperienza vissuta… “Il dopo-cresima è stato molto interessante e utile per capire in modo più approfondito alcune cose che non sono facili da capire. Nelle serate in cui siamo andati dalle suore per il dopo-cresima, abbiamo fatto sia catechismo sia cartel-

(ALESSIA)

“Il dopo-cresima è un’occasione per incontrare gli amici e un’esperienza molto importante perché ho conosciuto meglio alcuni aspetti della Chiesa” (LAURA)

“Il dopo-cresima è stata un’esperienza bella, dove abbiamo imparato cose nuove sulla Chiesa e ci siamo divertiti a stare insieme” (FEDERICA)

“Anche se era impegnativo andare tutti i giovedì, e non sempre avevo voglia o ero stanca, è stato bello in generale, ma soprattutto è stato bello stare con i miei amici, scherzare e ridere insieme!” (MARTINA)

Formazione Cristiana

Le Parabole viste dai bambini Durante lo scorso anno scolastico, i ragazzi di quarta elementare hanno preso in considerazione alcune delle Parabole narrate nei Vangeli. Non si sono però accontentati di leggerle, ma le hanno rappresentate costruendo con le loro mani dei modellini di cartone molto originali. Le raffigurazioni delle quattro parabole del seminatore, dei talenti, della pecorella smarrita e della perla preziosa sono state esposte in occasione della festa di San Giacomo. Nel realizzare questi lavori i ragazzi si sono molto impegnati ed entusiasmati ed è stata un’occasione per imparare divertendosi.

...perla preziosa.

...i talenti.

Le Parabole de...

...il seminatore.

...pecorella smarrita.


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Due anniversari da ricordare Suor M. Benigna Testor, missionaria Comboniana, ricorda il 60° anniversario della sua consacrazione a Dio per la Missione il 29 settembre. Scrivendo al parroco, dice così: “Sono sr. M. Benigna Testor, nata ad Agai il 15.5.1931. Sono una suora Missionaria Comboniana fodoma. Per la missione, destinata a quella di Balviain, nel Golfo Persico, sono partita il 15.10.1953, e di ritorno dalla Missione di Betania (Israele) fino al luglio del 2005. Ma anche dopo tanti anni, in giro per il mondo, mi sento sempre fodoma. Qui le accludo una fotografia: sono con i chierichetti della nostra parrocchia di Betania, scattata poco prima della mia partenza da quel Paese.”

Suor M. Benigna con i chierichetti di Betania.

Suor Laura Rossi il 5 ottobre festeggerà il suo 25° di professione religiosa fra le suore Orsoline del Sacro Cuore di Maria a Breganze. Così ci scrive: “Sono Suor Laura Rossi, nata a Federa il 30.03.1955. Sono entrata dalle Suore Orsoline del Sacro Cuore di Maria di Vicenza il 18 settembre del 1984. Ho fatto la prima Professione religiosa il 18 settembre del 1988. Nel 1998 sono partita per la missione in Brasile, prima a Cachoeiro de Itapemirim nello Stato dello Spirito Santo dove mi sono fermata 7 anni e poi a Volta Redonda nello stato di Rio di Janeiro altri 6 anni da dove sono rientrata in Italia nel Luglio del 2011. Fodom è sempre stato per me un punto di riferimento forte dove mi sono sentita amata e ho imparato ad amare. E’ stata e sempre sarà la “mia bela val e mio bel Fodom”!

Suor Laura con i bambini del “Curumin”.

Diovelpaie, care M. Benigna e Laura per dut el ben e l’amour che nte sti agn ei porté n giro per el mondo, per cont de nòst Signour! Auguri de ogni ben, da le Nuove del Pais.

Ricordo di suor Assunta Il giorno 20 agosto 2013 è mancata sr Assunta Feltrin (Discepola del Vangelo), che fin dagli anni ’70 è stata una delle prime sorelle arrivate qui a Fodom. Possiamo ricordarla con queste parole del Vangelo, a lei molto care: “In verità io vi dico: chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli” (Mt 18, 4). Così la ricorda anche Andreina, con la quale ha coltivato un’amicizia duratura: “Grazie sr Assunta, perché mi hai insegnato con tanto affetto a fare le composizioni di fiori, di cui ancora oggi posso onorare il Signore, aiutandomi a piantare nella spugna, insieme ai fiori col verde, anche un rametto di gioia e serenità. Dal cielo mi aiuterai ancora con più forza, perché vicina a Gesù, che ti ricompenserà.”


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Parrocchia di Pieve

tel. 0436 7176

Domenica 28 Luglio: Siègra de S. IACO a la Plié

Presiede la Messa Don Alessio Strapazzon (cappellano ad Agordo), coadiuvato da Don Dario e Don Alfredo, invitato per l’occasione dal Decano. La presenza di Mons. Murer è stata una gradita sorpresa per tutti i parrocchiani! Le chierichette indossano per l’occasione il costume tradizionale. Anche le autorità, Maresciallo dei Carabinieri, Sindaco ed Assessori non hanno voluto mancare.

Fra le coppie che festeggiano l’anniversario di matrimonio Pellegrini Francesco e Dorigo Marianna, che hanno raggiunto il bel traguardo dei 60 anni (Nozze di Diamante) di vita insieme! Nella foto con il Sindaco Ruaz. Congratulazioni agli sposi!

Isabella, in guànt da Fodoma, proclama una lettura in ladino.

Non può mancare la Pesca Pro Missioni, attesa da piccoli e grandi: un’”istituzione” che accompagna da quasi un trentennio la Siègra.

La Festa del Patrono Nel piccolo paese tra i monti arroccato il Santo Patrono oggi si festeggia e tutti i paesani al tocco di campane si recano a pregare.

Piene le vie del paese con bancarelle colme di prodotti artigianali attorniate da turisti e gente locale. Dolci risuonano nell’etere gli applausi per l’inizio di concerti nella piazza principale del paese

Melodie di altri tempi che rendono felici tutti i presenti Sereno trascorre il giorno e a sera il paese di luce artificiale si veste....

Ultimi e tanto attesi i giochi d’artificio che chiudono la festa... e allegri e soddisfatti tutti quanti si avviano verso casa .. “Solitarie e buie rimangono le strade da tanta gente calpestate” Alfonsa


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Parrocchia di Arabba tel. 0436 79123

Vita della comunità La mia esperienza ad Arabba Questa estate ho avuto la possibilità di trascorrere un mese e mezzo ad Arabba: il vescovo mi ha destinato a questo servizio approfittando del fatto che – in quanto al momento studente a Roma – per l’estate sarei tornato in diocesi, a disposizione dove ci fosse stato bisogno. Ad Arabba non ero mai stato nella mia vita, se non un giorno in inverno, sulle piste da sci! Ma non sapevo dove fosse la canonica, non ero mai entrato nella chiesa e non conoscevo nessuno. E’ stata però Arabba in qualche modo a determinare gli ultimi sei anni della mia vita, e adesso vi spiego perché. Una volta diventato prete (nel 2007), il vescovo ha deciso di mandarmi a Roma, per approfondire lo studio della Bibbia. Rimaneva il problema di trovare un posto in un collegio della capitale, e le prime ricerche erano state senza frutto; la situazione era complicata, ma per fortuna alla fine di giugno un sacerdote studente a Roma venuto in campeggio con i ragazzi ad Arabba ha fatto sapere a don Luigi Del Favero, allora parroco, che si era liberato un

posto nel Collegio Lombardo. Ed è lì che già il giorno dopo mi sono presentato, grazie a questo colpo di fortuna! Ripensandoci, è merito di Arabba e della bellezza di questi luoghi se è stato reso possibile il mio percorso di studi a Roma, in un bellissimo collegio e insieme a tanti giovani sacerdoti davvero in gamba. Ho detto spesso alle persone incontrate in questi giorni: ad Arabba si è aperto e si è chiuso un ciclo della mia vita, quello di sacerdote studente. Dopo sei anni, a che punto degli studi mi trovo? Sto completando la stesura della tesi di dottorato, che ha come ambito il secondo libro di Samuele. E’ un lavoro che prende quasi tutte le mie energie, e non vedo l’ora di finirlo e di tornare in diocesi, per unire l’insegnamento della Bibbia in seminario alla vita in parrocchia. Al momento la cosa che mi manca di più è la vita in una parrocchia fissa, stabile (negli ultimi sei anni ho prestato servizio di qua e di là in più di 20 parrocchie, ma senza sentirmi mai del tutto “a casa”): una canonica dove abitare insieme ad altri sacerdoti, e non più un

15 AGOSTO: BEC DE ROCES La statua della Madonna riportata “in quota”. I fedeli, numerosi, riuniti per la S. Messa.

seminario o collegio. In questo periodo trascorso ad Arabba ho potuto fare dei bei giri in bici sui passi delle Dolomiti, delle camminate ad alta quota ma anche delle semplici passeggiate nei boschi intorno al paese quando non ne potevo più dalla fatica dello studio. Ho conosciuto le bellissime frazioni di Ornella, Andraz, S. Giovanni, Renaz, Cherz, Pordoi, grazie alle messe che ho celebrato durante la settimana. Ho avuto in visita i miei genitori, mio fratello e anche alcuni sacerdoti miei amici e compagni a Roma. Avevo parlato loro di Arabba, hanno guardato in Internet un po’ di immagini di questi posti e sono stati ben contenti di venire ospitati quassù. Mi hanno anche invidiato! Al momento non so dove sarò l’estate prossima e a quali incarichi sarò destinato; in ogni caso, sarei ben contento – e l’ho già fatto sapere ai superiori! – di poter tornare e prestare servizio quassù. Un grande grazie infine a don Dario, per così dire il mio “datore di lavoro”: con lui mi sono trovato molto bene, davanti a un piatto di pasta alla carbonara preparato da

Canonica di Arabba: Don Mirko al lavoro per la sua tesi di dottorato.

Paola, come pure davanti a una bella pizza, ma in generale nei vari momenti nei quali siamo stati in compagnia! Don Mirko Don Mirko Pozzobon è nato a Feltre nel 1981 ed è stato ordinato sacerdote nel 2007. Sta concludendo i suoi studi per conseguire il dottorato a Roma presso il Pontificio Istituto Biblico. Il Vicario Generale mi ha chiesto se ero contento di ospitarlo quest’estate ad Arabba per dedicarsi allo studio (aiutato dall’aria fresca!) e per dare una mano. Sono stato molto contento, e anche don Mirko!

4 GIUGNO 2013: pulizie di primavera per la chiesa di Arabba Grazie a quante hanno pulito la chiesa e a chi ci ha fatto trovare puntualmente …l’acqua calda!

Manca acqua Calda? Nessun problema, ci pensa Berto! Una pausa per recuperare le energie!


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Storia e cultura

L’angolo dei ricordi di F. Deltedesco

Le foto conosciute

La famiglia di Sigifrido Roilo di Salesei di Sopra con la “baràca” di fieno - anno 1949 circa. Dietro da SX: Roilo Sigifrido – il marito, Foppa Teresa in Roilo – la moglie. I figli - al centro da SX: Roilo Rosa, Roilo Bruna, Roilo Gemma, Roilo Giacomina, Roilo Enrico. Davanti: Roilo Pietro (con la baràca) - fratello di Sigifrido, Colcuc Caterina – la nonna.

La foto sconosciutA

Come eravamo… Luglio 1961. Lezuo Cesare e Maria, Lezuo Cecilia, Dariz Giannina, Costa Luisa, Costa Carlo.

La foto storica

Forte di Corte: esercitazione degli Iungschützen prima della Grande Guerra.

La foto ricoonosciutA

Si riferisce alla foto sconosciuta pubblicata sul n°2 del 2013. La famiglia di Giacomo Palla (Iaco Scòco) di Palla. Palla Giacomo “Iaco Scòco” (il padre)- Palla Federa Caterina “Nina Câcola” (la madre)- Corte I figli da SX.: Augusta – Emma - Tommaso- Irma – Eugenio - Pierina. Davanti la figlia Paolina.


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L’occupazione di Pieve di Livinallongo 2° e ultima parte

(continua dal numero precedente - i passaggi in corsivo indicano citazioni testuali)

Normali precauzioni per un’unità che si muove in territorio nemico, ma alla prova dei fatti perfettamente inutili perchè in tutta Pieve non si registrò nessun movimento: le case erano tutte chiuse come la gran parte delle finestre che si affacciavano sulle strade che il capitano percorse una alla volta, accompagnato dal tenente dei Carabinieri, per assicurarsi che gli sbocchi fossero ben guardati prima di tornare alla piazza centrale. Venne nuovamente raccomandato a tutti il massimo silenzio e l’osservazione per intercettare eventuali segnalazioni, specialmente dal campanile ma anche dalle finestre delle case e, dopo che alle 23, 30 fu constatato che tutto il paese poteva considerarsi saldamente occupato, il capitano tornò all’ospedale ricovero per assicurarsi dell’operato del plotone lasciato in loco. Per qualche ragione il parroco ispirava poca fiducia al comandante della compagnia, che respinse la richiesta del religioso di lasciar uscire nella mattinata alcune donne per svolgere lavori campestri nelle vicinanze dell’ospedale nonostante fosse ormai accertato che alcune voci, secondo le quali nell’ospedale si sarebbero trovati uomini vestiti da donne, erano infondate. Ritornato in paese e constatato che le altre compagnie del reggimento avevano già preso contatto fra di loro, il comandante richiamò il plotone che era appostato allo sbocco ovest dell’abitato, poi i fanti attesero la mattina in un vicolo vicino alla piazza mentre gli ufficiali continuavano a sorvegliare le pattuglie disposte agli sbocchi di Pieve. Avrebbero dovuto distruggere le linee del telefono e del telegrafo, ma nel buio i soldati non riuscirono a distinguere le linee da demolire da quelle elettriche e nemmeno a riconoscere l’ufficio postale e telegrafico, ragion per cui

Pieve bombardata e bruciata dagli stessi austriaci.

il lavoro di distruzione fu rimandato all’alba del 27. Alle prime luci, trovato l’ufficio, fu fatta alzare a viva forza la saracinesca in ferro e aperta la porta di legno, ma non ci fu bisogno di distruggere nulla: il telefono era già stato tolto dalla cabina e gli apparecchi telegrafici dalla loro sala, inoltre i cassetti, gli armadi e la cassaforte erano aperti. Rovistando nelle carte il capitano non trovò nulla d’importante salvo la traccia che l’ufficio era stato forse sgombrato già dal 17 maggio, poi percorse nuovamente il paese constatando che tutte le porte erano chiuse, salvo alcune che erano semplicemente inchiodate; proseguendo l’ispezione con il tenente dei Carabinieri fu notato il fatto che alcune abitazioni, specialmente di negozianti, erano state manomesse e rovistate, probabilmente a scopo di furto. Verso le sei di mattina una pattuglia, vista una donna e tre bambini che entravano in paese provenendo da una casetta fuori dal centro, li accompagnò dal capitano Schiavo che interrogò la donna, la quale riferì che di giorno occupava una casa bassa e trascorreva le notti nella casa di un’altra famiglia che abitava a monte del paese,

dove si trovava un’altra sua figlia ammalata. Disse di essere moglie di un soldato austriaco di 43 anni che prestava servizio al forte e di non averlo più visto dall’inizio della guerra, affermò che l’evacuazione del paese era iniziata da oltre due mesi e che gli ultimi residenti, pochissime persone, si erano allontanati da circa una settimana, infine aggiunse che il paese era talvolta visitato da pattuglie. Il comandante della 14a compagnia, che agiva più a valle, trovò tre donne con bambini che inviò a Pieve da dove il capitano Schiavo le fece proseguire verso Salesei, non avendo possibilità di alloggiarle in luogo sicuro. Nella mattinata l’artiglieria austriaca bersagliò le trincee in costruzione e il paese con granate e shrapnels, ma riuscì a provocare solo danni marginali perchè le truppe italiane erano alloggiate in baracche di legno, in posizione coperta dai tiri d’artiglieria. La relazione del capitano si conclude con la richiesta, rivolta al comando del 60° reggimento, dell’autorizzazione per aprire l’albergo situato sulla piazza del paese perchè gli ufficiali vi possano riposare ed usufruire di qualche oggetto d’uso comune. Tutto abbastanza liscio

quindi per la compagnia del capitano Schiavo, ma dalla relazione presentata dal colonnello Saporiti al comando della Brigata Alpi, relativa all’operazione nel suo complesso e non solo all’operato della 5a compagnia, apprendiamo che le truppe destinate a muoversi a nord di Pieve sul costone che dalle posizioni avanzate del 52° fanteria cade sulla confluenza dei burroni a quota 1600 circa all’una di notte avevano già raggiunto la posizione prevista senza inconvenienti, mentre la colonna di sinistra arrivò in linea poco più tardi e non completamente riunita a causa di alcuni incidenti dovuti alla grande asprezza del terreno. Cadendo in un profondo burrone rimasero infatti feriti quattro soldati dell’11a compagnia e morì il sergente Corrado Fotticchia, aggregato alla stessa unità. Fonte documentale: A. u. s. s. m. e. , Diario Storico della 18a Divisione (allegati del periodo 19 luglio 1915 - 31 luglio 1915) , B-1, 122d, 426f, volume 1f. Ricerche a cura di Ezio Anzanello effettuate a Roma presso l’Archivio dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito.


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«Le nuove del Pais»

Guido Andrea Lezuo: n artist polivalent N auter artist de reisc fodome e cuaji scugnisciù nte la tiera ulache l eva nasciù. Conta la sua storia Ivan Lezuo. L eva ntourn l ann 1995. Cherive le lëtre originai che Andrea “l Mericán” l ava scrit ai suoi de cesa da la Merica. Savëve da mio pere che a Marán l eva n nost parent, jermán de mio nono Vittorio. Rue a Obermais nte na vegla tor del ciastel Knillenberg, sone l ciampanel e l me gioura n berba ntourn ai 80 agn, ciaveis blánc, megher, na lum ntei ogli, na ousc plajëola. L me fesc ji ite, se senton nte na vegla stua e se la conton per n pez. L me disc che suo inom l é Guido. Mi ie descore del Mericán e dël l tira fora n pach de vegle lëtre. Pensëve de ciurié. L ava conservé chisc vegli scric e coscita l á tignù su ence n toch de storia fodoma. Davò chëla pruma ncontada s’on vedù duc i agn e dël m’a conté de sua vita. Trop son vegnù a savei ence da sua neoda Manuela Vianello da Milan che la m’à mané nvalgugn documenc e articoi che m’a daidé a mëte auna chësta curta storia. Guido Andrea Lezuo l eva nasciù a La Plié ai 25 de auril 1913 da Alexius (Lescio) Lezuo, imperial regio ispetor de scola del distret de Ampëz, e sua fëmena Mathilde Finazzer, fia de Zelestin, albergadou nt’Andrac. Guido l eva l plu joven de nuof fioi. L pere l muor a 51 agn ai prums de agost 1914 e coscita la fameia bele ntel 1915 la se n va fora a Persenon. Davò la scola elementar, dagnëra a Persenon l fesc trei agn de ginasio. Suo berba Bepo l se nentën delongo de suo talent artistich e l ie consieia de fè la scola d’èrt a Ortijei. N Gherdëna l rua ntel 1928. L studia trei agn nte la “Regia Scuola Professionale” a Ortijei e ntel medemo temp l mpara l’ert de la scultura pro Hermann Moroder, fiol de Moroder Lusenberg. Del 1932 l ciapa l diploma de prum grado nte la sezion de modelazion e ntel 1933 l se diplomeia con 29/30 nte la sezion del “desnù”. L laora ncora n ann ntel atelier de Moroder, davánt de se n jì, fenis i studi, a Ponte di Legno, n

Guido ntel 1961 (l prum a mán ciámpa che zupla) pro la “Italian Fortnight“ de Selfridges a Londra. (foto de J. S. Markiewicz).

Guido al laour (Foto de H. v. Perckhammer).

Na Xilografia de l Prejepio.

Guido nte suo atelier ntel Hotel Emma a Maran l zupla le 14 stazion de la via crucis de Untermais.

paisc nte la provinzia de Brescia nia trop dalonc da Malé nte la Val di Sole ulache vif sua sorela Paola. Ilò l se njegna via a fè depenc e dessens per se podei se paié da vive. Ntel 1935 l ven clamé sot e l fesc l militar a Firenze. L é i agn de la viera n Abisinia, ma per sua fortuna, puoch davánt de mossei ji n Africa, l ven congedé. Davò l militar Guido l scomencia a perfezioné ci che l ava mparé. Ntel 1938 l rua a Oberammergau e ntel medemo ann a Berlino ulache l frecuenteia come privatist le lezion de anatomia e de dessen del “desnù” a la “Akademie für Bildende Künste”. Come optánt per la Germania bele ntel jugn del 1940 l ven clamé sot, chëst viade dai todësć. Mpruma nte la Nachrichten-Ersatz-Abteilung a Berlino, spo l ven mané nte la Slesia. A Lipsia e Meißen l fesc la scola per nterpreti e ai 10 de auril 1941 l ven trasferì pro l CSIR (Corpo di Spedizione Italiano in Russia) a Botostani nte la Romania coche interprete pro l Ufizial de colegament todësch. Da ilò l tol pert co l CSIR e davò col ARMIR (8va Armata Taliana n Russia) a la

campagna n Ruscia. L ciapa la crousc al valor militar dal CSIR e la medaia al merit (Ostmedaille) da pert dei todësć. Ntel 1943 l ven mané n Basilicata pro l II. Armee-Nachrichten-Regiment co la nciaria de tradutor ntei colegamenc telefonizi. A la fin de la viera l é ncora centralinist a Lendinara (Rovigo). Davò la viera l se n sta per n pez n Francia, e dinultima l se nciasa a Marán pro suo fradel, l profescior Albert Lezuo. Da ilò l va a sté ntel ciastel Knillenberg a Obermais. L é agn de gran ativité per Guido. Suo ciámp de laour l toca feter duc i materiai de la scultura: len, brom, piera, ses e tieracota. L ciapa nciarie da troc privac, mefo puoce nciarie publiche ence perciéche duc i agn c ol scomenciament del inviern l se n va a Malaga n Andalusia e l sta demez per n temp plu o mánco lonch. Ilò, damprò Gibraltar, suo laour l va nnavánt. Suoi dessens e depenc del paesagio de chël raion i desmostra ence sua cualité nte la pitura. Ntra le opere publiche de carater sacral l é n auté per na gliejia su la ijola de Rhodos, la via crucis de len nte la gliejia

de Untermais damprò Marán, le stazion de la via crucis a Riffian fate fora de brom, l ce de la statua de mermol de la Imperadoura Sissi a Marán, davò che l eva ju desdrut ntant la viera. Guido l à ence tout su nciarie per l scultor Ignaz Gabloner. L a fat opere che conta la storia del Ordenn Teutonich, de S. Elisabeta e S. Vizenz. De sua mán i é ence S. Antone eremita e la statua de mermol de S. Piere per na fontana pro na scola. I privac che ie comanáva n grumon de opere ieva souradut de gragn bacagn e osć. Chilò ven fora ence sua braura ntel ornament e nte la simbologia. L fesc restauri e l se proa ence nte la grafica, zispa nte la xilografia, ulache l desmostra de avei gran talent. Con fantasia e gran estro l se da ju con desvalive tecniche e l fesc opere de dute le grandëze, finamei n miniatura ulache l desmostra sua gran originalité. N artist che a eredité suo talent dal nono Andrea “l Mericán” e da chëla creativité che nte noste val ladine l’é de cesa. Guido l no n eva maridé. Suoi neodi e proneodi, discendenc de suoi fradiei e sue sorele, i vif a Milán, Roma e ntel Bayern. L se n’é ju ai 28 de agost 2012 nte na cesa da paussé a Marán. L ava 99 agn. (Ivan Lezuo)


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Mosaico con il riso e con tessere in compensato Sulle vecchie pagelle non mancava mai una materia che oggi ci fa sorridere. Infatti si leggeva: “Lavori donneschi e manuali”. Fin dalle elementari, il lavoro ha sempre avuto un posto di riguardo: alle ragazze veniva insegnato a ricamare, a lavorare a maglia, a usare l’uncinetto…. mentre i maschi venivano avviati ai lavori con la carta e il cartone, con il compensato e il legno in genere. Se delle scolaresche erano affidate ad un insegnante maschio, il lavoro femminile era affidato ad una donna del posto che veniva appositamente assunta. Così, dalle mani degli scolari uscivano veri capolavori. Ma quanta pazienza, si potrebbe dire! Invece no, lavorare e produrre qualcosa era un piacere, come, ad esempio, per i ragazzi della scuola elementare di San Giovanni negli anni fra il 1965 e il 1975 che, fra l’altro, avevano deciso di fare dei mosaici usando il riso che poi veniva colorato con smalto di colore diverso a seconda delle regioni. Avevano iniziato con l’Italia

L “vademecum” per se vestì polito l guánt da fodoma. Aldidancuoi ogni machina o aparat eletrico che se compra l a suo liber de le istruzion. Se no se le abada polito l no va o peso se podëssa se fé ence mel. Ence n guánt tradizional, coche po ester chël da fodoma, l va vestì e porté coche toca. Nviade ste mëde le ie tigniva scialdi. Le abadëva che ogni particolar l siebe nte sua luoga: l fazolët l ava da ester bel fat su e ciolé ju dedavò bel ntamez, l gurmel no l ava da avei le faude, le manie i ava da ester bele fate ite a comedon

La cuartela del liber de fora da l’Union dei Ladins da Fodom.

San Giovanni classi 4° e 5°: il pesce con tessere di compensato e, alle spalle degli scolari artisti, il mondo con il riso.

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in dimensioni ridotte per passare all’Italia di notevoli dimensioni, quindi all’Europa per giungere ai due emisferi del diametro di un metro e venti centimetri ciascuno, rappresentanti il mondo nel suo insieme. Il pennino intinto nella colla catturava un riso per volta e lo depositava nel posto adeguato, quindi un secondo riso ed un terzo…..e poi lo smalto che diversificava i vari Stati… e una mano di lacca trasparente che avrebbe salvato dalla polvere. Riso dopo riso, creavano dei veri capolavori, degli utili sussidi didattici. Ad un certo punto il riso è stato sostituito da minuscole tessere di compensato la cui preparazione ha senz’altro fatto impazzire il falegname “Bino Mone” dal momento che avevano il lato di soli 5 millimetri. Era diventato un vero e proprio hobby. Uno di questi lavori viene riportato dalla fotografia allegata (peccato che sia in bianco e nero!) Sul retro della tavola di legno si leggono i nomi degli artisti e la data: Lorenzo Pellegrini (Renaz) - Damiano Demattia (Renaz) - Roberta Marchi (Pezzei) - Ester Crepaz (Masarei) - Pierina Crepaz (Cherz) San Giovanni - anno scolastico 19721973. Alle spalle degli scolari artisti, appesi alla parete, l’emisfero in riso..

“Guánt da feste” e l nastro bel dërt da le ciolé ite. E coscita nnavánt. Ma nopa per la blaga che l é aldidancuoi de fe vedei, magari, che s’a n guánt nuof “da boutique”. Zerto, forsci l eva ence l sol che i ava e nlouta i lo tigniva polito perciéche l ava da duré n pez. Ma se se ciala chelche vegla foto, mper de lieje nte chi vis sgiavei dal temp e da le fadie, ence na gran dignité e gusto per se fe vedei con suo bel guánt. Per chëst mper de ntëne che l porté polito l eva, tra l auter, n senn de respet per l guánt. Na tradizion che vigniva portada nnavánt generazion davò generazion. Ncuoi l guánt l ven portè demé da le gran feste o n ocajion de sfilade. Ste vegle mëde che l vestiva ncora ogni di e che spò le savëva da se l mëte a ogli sarei i é drio a morì fora. Coscita tres plu da spëss se veiga l guánt da fodoma vestì su de ogni viers. Da na pert l é da aprezé la vèja e la voia de l porté. Ma da l’autra no se po se desmentié che l é

na tradizion da respeté e che no se po proprio fe cochemei. Coscita, davò n toch se pensáva su e che se dijëva, l Union dei Ladins da Fodom l’a metù auna l pico liber “Guánt da feste”. Na sort de vademecum de coche s’à da se vestì e porté l guánt da fodoma. L’idea l’é piada via da la prescidente onoraria Bruna Grones “Ioscia” che l’a cialé soura ence a dut l laour. Coscita s’é jus a se cherì chële mëde che ncora sa polito o se recorda coche l jiva metù l fazolët, i corei, l cernëgle ntei ciaveis co l mesalana e coscita nnavánt. Nte chëst a daidé pro trop la Ida de Simon, che sta fora n Gherdëna. Auna a la spiegazion l é ence i desens da podei cialé per capì meio, fac dal Davide “Tusc” e da la Isabella Marchione. Ntel liber se nsegna a vestì i trei guánc tradizionai: l mesalana, che l é chël plu vegle, l guánt da fodoma nasciù davò la Pruma Viera e chël “n manie blánce”. Le descrizion i é menude ma

sauride da capì. L liber l é bel pico, l sta ulachemei e se fesc mprescia al tre fora e i é de na oglada se ven n dubio. Scrif Bruna Ioscia e la prescidenta de l’Ulf Manuela Ladurner nte la prefazion: Pro na gran festa auda n bel guánt: po’ ester che l tofe da naftalina, ma se l tolon fora de almierch l di davánt e l meton a svamporé, l é de segur l guánt adato per l’ocajion. Nost guánt ncandenò l à risćé de ester desmentié e de jì perdù auna a noste feste che davò l‘autra le se n jiva davò breia ju. Ma grazie a l’Ulf, al Benigno “Gobo” e al Grop da Bal che i à descedé nte la jent l amour per suo guánt e sue tradizion, on l muot de se l vestì ncora ncuoi. Con chëst pico liber on pensé de ve dé na mán a ve l vestì polito, che l no vegne “trat dintourn co la fourcia” o che l stiebe “come la nei sui mugli” (dit da nzacan). Chël che l’Union se augura spò, l é che sto liber l feje vignì o tourné la voia e l gaist de se vestì l guánt da fodoma. E coche a dit valgugn: “Se vestì dërt l é polito, se vestì polito l é dërt.” (ls)


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«Le nuove del Pais»

Da diversi anni, ormai, è stata riconsolidata la tradizione de soné ciampanòz. Dopo l’elettrificazione delle campane questo modo caratteristico di solennizzare il suono dell’Angelus si era andato perdendo e la sua memoria svaniva gradualmente insieme alle persone più anziane. Il Ciampanoz è stato riscoperto da alcuni anni già a Pieve di Livinallongo grazie allo spirito della famiglia “dei Monesc”, ma da circa cinque anni a questa parte si è ricominciato a suonare anche nel campanile di Andraz e da tre anni in quello di Arabba grazie ad un gruppo di giovani che, quando coinvolti, si sono sempre dimostrati interessati e soddisfatti dell’attività. Il Ciampanoz consiste nel suonare due o tre campane a martello, cioè percuotendole all’interno con il loro stesso battaglio. Il suono di queste campane viene cadenzato dai rintocchi della ciampana grana, con la quale formano una melodia ostinata e solenne. Ad Arabba e ad Andraz la campana maggiore viene tirata ancora manualmente dalla cella campanaria, vi è in que-

Ciampanoz

In cima, al centro fra le travature: Giuliano. Sulla campana da sx: Oscar, Diego Detomaso, Diego Delunardo. Seduto a sx: Stefano. A destra dall’alto al basso: Sebastiano, Diego Dorigo (Fui), Thomas (Bosol) e Davide. Sotto la campana: Giorgio. Foto di Federica Denicolò.

sto modo la possibilità di farle raggiungere quasi la posizione verticale (gli anziani dicono “l’é da la trè sule udesc”), cosicché i suoi rintocchi siano vigorosi ed ampio l’intervallo fra di essi. Una particolarità è il modo di suonare che avevano i nostri nonni, una consuetudine che vi era in tutto il Tirolo e che è stata da noi riadottata:

quando la campana viene fermata e sta per raggiungere il punto di riposo, i suoi rintocchi divengono irregolari nel ritmo e di scarsa intensità. Per evitare questa piccola “pecca”, se così vogliamo chiamarla, e limitare i rintocchi ai momenti in cui risuonano con maggiore energia, il campanaro, nella frazione di secondo in cui il sacro bronzo gli passa davanti,

attorciglia la corda intorno al battaglio e lo trattiene al centro della campana durante la fase di arresto della stessa. La campana cessa così di suonare improvvisamente e l’effetto è di grande solennità. La stessa azione si effettua quando bisogna “ far tacere “la campana per un breve periodo durante il Ciampanoz e non vi è il tempo effettivo di fermare le sue oscillazioni. Questo suono di una campana limitato ai rintocchi di maggior vigore è detto SUONO A SLANCIO TIROLESE. Dopo l’elettrificazione delle campane lo stesso effetto è ottenibile mediante un sistema ad elettrocalamite che aggancia il battaglio e lo rilascia al momento opportuno. Questo impianto è montato su gran parte delle campane del Tirolo ed in diocesi di Belluno-Feltre solamente nelle parrocchie di Arabba, Pieve di Livinallongo, Colle S. Lucia e Cortina d’Ampezzo. Ringrazio Scior Plevan e tutti i campanari che hanno aiutato ad Arabba e ad Andraz nel tirare i battagli, tenere ferme le campane minori e tirare la campana maggiore! Oscar

Contenuto del DVD “Nel cuore delle Dolomiti“ PRIMA PARTE 1. LA GRANDE GUERRA fra Col di Lana e Marmolada DIA 79 L’occupazione - i profughi - difesa e conquista del Col di Lana - i cimiteri di guerra - Sacrari e Ossari - La cappella al Col di Lana Il “Progetto Col di Lana” 2. Col di Lana: IL PERCORSO STORICO DIA 177 Panettone (Ciadiniéi) - Cappello di Napoleone (Felsenwache) - Cima Lana - Dente del Sief M.te Sief –Alpenrose - Muri di Köle - Col Ròda – Rotschanze Montucolo italiano - Panettone (Ciadiniéi) 3. Col di Lana: PER RICORDARE DIA 80 Gli incontri più significativi,

riferiti alla prima domenica di agosto. 7 agosto 2005: 70° dell’inaugurazione della cappella 6 agosto 2006: 90° anniversario scoppio della mina. A 90 anni dal 15 agosto 2007, da Gubbio sale una rappresentanza di eugubini. La Messa concelebrata dal Card. Crescenzio Sepe - dall’Arcivescovo Rolland Minnerath e da altri 5 sacerdoti. 5 agosto 2007: Benedizione della nuova cappella alla presenza del Pres. ANA Corrado Perona e del Pres. Prov. Belluno Sergio Reolon. 5 agosto 2012: Messa concelebrata dal Vescovo di Gubbio Mario Ceccobelli e dal Vescovo emerito Pietro Bottaciolli.

DIA 598 Il territorio di Fodom con i suoi centri abitati: dal P.so Pordoi al P.so Falzarego/Valparola. La valle e gli abitanti – 53 quadri Pieve: il capoluogo – 87 quadri

Andraz e il Castello – 73 quadri Arabba e il turismo - 59 quadri Le Dolomiti: angoli caratteristici – 106 quadri Due percorsi: “Fra storia e leggenda” – 97 quadri Lungo la 48 delle Dolomiti – 122 quadri

SECONDA PARTE LIVINALLONGO – FODOM: IERI E OGGI La copertina del DVD.


«Le nuove del Pais»

Feragosto ntel senn dei ciof e del formai nta Fodom. “Sánta Maria Maiou la premia la lateria da Renac per i 30 agn de ativité e Benigno Pellegrini per la cultura ladina. Ncora n viade da Feragosto la plaza da La Plié la s’a mplenì dei ciof e dei colour del guánt da fodoma n ocajion de la festa de Sánta Maria Maiou. N apuntament sentù no demé dai fodomi ma ence da troc turisć che juoba ai 15 de agost i a mplenì la plaza e le strade per vedei la sfilada de le ële co l guánta da fodoma e i ciar de le Vijinánze. Na tradizion che scomencia co la S. Mëssa ulache a la fin scior pleván don Dario Fontana l a benedì i mac e i ciof portei davánt al auté. Po la sfilada giourida dai tosac co la bandiera ladina, le autorité, la Bánda da Fodom, i scizer, l Grop da Bal da Fodom, le ële, i setous e i ciar de le Vijinánze de Brenta – Livinè, Chierz, Contrin, Pala – Daghé, come ogni ann biei, plens de fantajia e fac su con amour e pascion. Jun Plaza Nuova, davò le parole de salut de la prescidenta de l’Union dei Ladins da Fodom Manuela Ladurner, che l’a recordé, co le parole de na ciancion del Coro Fodom, le struscie de le ële e l significat de la festa, l é ste la zerimonia de la premiazion dei benemeriti da Fodom da pert del Comun e de l’Union dei Ladins per l sozial e la cultura. L premio “Sánta Maria Maiou” de l’aministrazion l é ju a la lateria da Renac, che sto ann la recorda i 30 agn da la fondazion. Chël de la costituzion de la lateria, se liec nte la motivazion, l é ste “n auter gran vare che à lié auna e daidé fora i bacagn da Fodom ntei laour de stala e campagna. Per avei mantegnù la tradizion de laoré su l lat con gran enjign che à dagnëra mpermetù a nosta jent de mangé e vive con dignité. Per i’avei fat credito a nosta Val co la frua de smauz, formai, zigri e puina, cugnisciuda dalonc e dalerch per sua bona sou da mont. La Lateria l’é la segurëza per l davegnì agro-turistich de Fodom.” Nte sue parole de ringraziament l prescident Cristian Grones l a recordé le fadie e l laour fat nte duc sti agn per rué a fe

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Sánta Maria Maiou 2013

L Capocomun Ugo Ruaz consegna l premio al prescident de la lateria da Renac Cristian Grones.

L’Ulf s’a recugnisciù con Benigno “Gobo” per i scric e per l “Lunare Fodom”.

cugnësce la lateria e sua frua. Per chëst l a rengrazié i soci che a cherdù e che crei nnavánt nte chësta azienda. Per l’ocajion nte plaza l é ste organizé n per de “stand” ulache i sciori i podëva vedei, dal vif, coche ven fat i zigri e l smauz. Difizile podei prò da duta la jent che volëva ciarcé spress, puina e formai per sentì la sou dei ciof de “Sánta Maria Maiou” coche l é ste dit dal palco. L secondo premio “Sánta Maria Maiou” (na stëla da mont fata dal artist “Mastro 7”) per la cultura l é ju nveze a Benigno Pellegrini “Gobo”. Per dël l é ste n bis, Defati l ava bele ciapé chësta recugniscënza dal Comun ntel 1988, cánche l eva ju n penscion, per l rengrazié de dut chël che l ava fat. Benigno

defati l é ste diretor del Coro Fodom, del Coro de Gliejia da La Plié e l “pere” de la festa de Sánta Maria Maiou nstëssa, che l ava metù su e rivaluté ntei pruma agn ’80 co la Bruna Grones “Ioscia”, prescidenta onoraria de l’Union dei Ladins da Fodom. Ma chi che pensáva che Benigno, davò de chëst, l se ferme l s’a sbalié de gross. L a continué a scrive rime e scione per fodom e auna a suo fradel Nani l à scomencé via e curé ogni ann l “Lunare Fodom”, dé fora da l’Ulf. “Per

L ciar de la Vijinánza de Pala-Daghé

Chi “pichi” da Brenta-Liviné.

sue reisc tacade dassën a la tiera e a la cultura fodoma” disc la motivazion, “per ester sté l “pere” de la festa de Sánta Maria Maiou e per dut chël che “l s’à pensé”, per l gran contribut che l dà vigni ann per mëte auna l lunare e per dute le rime scrite, lesiere o pesoce che siebe, che à dé colour nte trope ocajion.” Per dut chëst l’Ulf l’a volù i è di ncora nviade n bel Diotelpaie. L’ultima sorpreja de la giornada l’é stada la prejentazion del liber “Guánt da feste”, dé fora da l’Union dei Ladins. N pico vademecum per spieghé co e coche l é sa se vestì polito l guánt da Fodom. N stimol, souradut a chële plu jovene, al porté dërt, con onour e respet. La festa la s’à fenì via co nen valgune sonade de la Bánda, la marëna nte plaza con tircle, crafons e spatzli. E da mesdì l Ciampanoz, che, grazie a nen valgugn jovegn, l segna ncora nnavánt i dis de gran festa nta Fodom. (ls e fd)

I tosac e le ële ncostume, co la Bánda da Fodom, i scizer, l Grop da Bal da Fodom, i setous e i ciar mplenësc Plaza Nuova.


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«Le nuove del Pais»

PROPOSTE di PASSEGGIATE – di F. Deltedesco

n°1 - “L’anello dell’Excelsior” Da Pieve di Livinallongo si sale lungo la carrozzabile per Palla-Agai-Col di Lana e si raggiunge la località “Val dal Plân”. Si abbandona la strada asfaltata e si imbocca il sentiero che, sulla destra, attraversa un tratto erboso prima di inoltrarsi nel bosco di abeti. Usciti dal bosco ci si trova a monte del paese di Salesei di Sopra. Un breve tratto in discesa ed ecco, sulla sinistra, un’ interessante-spaziosa caverna risalente alla Grande Guerra. Pochi passi ancora e si raggiunge l’albergo Excelsior con l’adiacente “Caverna Delcroix”. Un tempo locanda gestita dal Conte Sailer che allevava visoni e volpi argentate”. Carlo Delcroix, il grande invalido, che il 18 agosto 1935 fu portato, a dorso di mulo, sul Col di Lana in occasione dell’inaugurazione della cappella.

Attraversata la 48 delle Dolomiti si imbocca la stradina che, attraverso prati e bosco, ci riporterà a Pieve: si consiglia una deviazione per una visita all’icona di San Floriano, protettore dei pompieri. (Sulla cartina, il percorso è segnato tratteggiato)

dal mondo delle associazioni

Gruppo Alpini

Annuale incontro al Col di Lana è la prima domenica di agosto: il Col di Lana chiama – gli Alpini invitano – le persone partecipano. Le previsioni meteorologiche parlano di giornata molto calda con possibilità di isolati temporali al pomeriggio. Fin dal primo mattino una colonna di persone si snoda lungo il sentiero che porta ai Ciadiniéi, raggiunge il Cappello di Napoleone e, dopo aver messo in bocca un quadretto di zucchero imbevuto con alcune gocce di cognac (rinforzante consigliato da Nani Cut) affronta l’impegnativo ultimo tratto. Salgono il Cappellano militare di Bolzano don Lorenzo Cottali, il Presidente dell’ANA di Belluno Angelo Dal Borgo, l’Assessore Fabio Denicolò, il Maresciallo Vito Palabazzer comandante la caserma Gioppi di Arabba, il capitano Gronchi rappresentante il Reparto Comando del Comando Truppe Alpine di Bolzano, il maresciallo Tiziano Turra comandante la Stazione Carabinieri di Livinallongo, il Presidente degli Eugubini nel Mondo dott. Mauro Pierotti con la sua signora. Ed ancora Manfred Schullern Presidente dell’ Altkaiserjaegerklub di Innsbruck, una rappresentanza della

Schuetzenkompanie di Fodom, il Coro San Giacomo diretto dal M.o Denni Dorigo, una rappresentanza del Jaegerbattailon 24 di Lienz con il tenente Colonnello Thadeus Wailer e Paolo Demattia con la sua tromba. Un sorso di grappa offerto dagli Alpini e ci si ritrova tra tanti amici: persone giunte lassù percorrendo vari itinerari. Le parole del sacerdote, del capogruppo locale Valerio Nagler, del Presidente della Sezione ANA di Belluno, del rappresentante dei militari venuti da Lienz si possono riassumere nelle parole dell’Assessore Fabio Denicolò che così si è espresso: “A nome del Sindaco Ugo Ruaz e dell’Amministrazione Comunale porgo il più cordiale benvenuto alle autorità civili, religiose, militari e a voi tutti che oggi avete voluto essere presenti qui, su questo monte da tutti conosciuto per il tragico passato di guerra, di morte, ed ora di pace. Sono certo che siamo qui riuniti, giovani e meno giovani, per pronunciare con forza due parole: MAI PIU’! Desidererei che questo monito entrasse nella mente e raggiungesse il cuore di tutti voi giovani che siete il nostro

Al termine della Messa con il Coro “San Giacomo”.

Valerio Nagler- Angelo Dal Borgo Pres. Sez. ANA Belluno – “l’alpina” Marina Dorigo - Lino Chies - Guglielmo Gabrielli.

futuro. Mi auguro fortemente che negli anni a venire voi possiate prendere decisioni, anche politiche, importanti, con consapevolezza e sapienza affinché questi eventi non si verifichino mai più.

Un augurio di cuore a voi tutti e un particolare ringraziamento agli Alpini “Gruppo Col di Lana” organizzatori di questo incontro di preghiera e di amicizia e al Coro “San Giacomo” che ha accompagnato la Messa”.


«Le nuove del Pais»

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Il Grop da Bal Fodom prima della sfilata.

artisti intenti a mostrare come venivano eseguiti i vari lavori con l’attrezzatura d’epoca. Macchinari che attirano l’attenzione di tutti i partecipanti. Mi

è rimasta particolarmente impressa la “machina da bate fauc e sâjola” a pedali: eccezionale!! Ma, il cuore della manifestazione riguarda la folcloristi-

ca sfilata seguita dalle danze eseguite da alcuni gruppi, fra cui il Folk Fodom. Da ultimo, ma non sicuramente per ultimo, l’incontro che fa sempre molto piacere con la Sig.ra Dorothea Crepaz, nipote dello scultore Andreas e con il Dr. Victor von Strobel che sono stati con noi per l’intera giornata. Incontri che sono espressione della cultura, del folclore, delle tradizioni, ma soprattutto dell’amicizia fra tanti gruppi, diversi sì l’uno dall’altro, ma uniti da un solo ideale che si può sintetizzare con le parole “partecipazione e collaborazione”. (Fr. Del.)

Caminon su le pedie de nuosc vegli. 9 camminada

Coro femminile “Lol di Lana” Momenti canori

La domània da domàn è cialé doi oute per me rende cont che se vedàva fin soura Ciuita dut en sarenac: con dut el burt temp che l è sté no me l esse mei spetada! Nlouta ite i scofons e su le braie bel mpresa per ji a passé na bela giornada en compagnia! Son partis da Renac, po’ Pont de Beita, Plàn Favè de soura, Ronc, Plàn de Aurona, Pale, Pescoi, Pizac, Teriol de le velme, Beita da Verda, l Fever e, a la fin, Renac. No l eva na caminada per chi che mei: l eva n può longia e n può ërta, ma no conta! Chi che no se cruzia, i se njegna e i peia via! No sonva de troc, ma l è stè bel listeso. On fat na bona marëna su chi prèi de Mont da ornela, prò a chël pico e bel tablé de l Micio, che très se l recordon. Tole l ocajion per ringrazié sua fameia per la disponibilità che i a dé. Ve speton per nnauter ann e speron che siebe autertànt bel! Ringrazie de cuor duc chi che a tout pèrt a la caminada. Per el direttivo dei donatori de sànc da fodom. Fabio Denicolò

Il 19 maggio il Coro è a Venezia. Trova il tempo per una visita al teatro “La Fenice” e per un giro in gondola.

Doi momenc de la bela giornada.

Vita di coro

Donatori

Come nel 2010, anche quest’anno i fodomi sono stati invitati al grande raduno dei costumi e dei mestieri di un tempo, orgoglio della cittadina di Seefeld, invito che è stato recepito dal Gruppo Folk Fodom e dall’Union dei Ladins. Dopo l’entusiasmo che aveva suscitato con i suoi balli in occasione del raduno precedente, la presenza del Gruppo è stata richiesta anche per l’edizione tenuta l’ 8 settembre u.s. Una cittadina in festa: l’intero centro storico riservato alla sfilata dei numerosissimi gruppi nei loro variopinti costumi; piazzette e vie dove, ad ogni passo, si incontrano artigiani e

Grop da bal Fodom

Per la seconda volta in Austria a Seefeld

Il 4 agosto dà vita ad una serata nella Parrocchiale di Pieve: ospite il Coro Cortina diretto dal maestro Marino Baldissera, originario di Laste.

Il 16 agosto porta i suoi canti in provincia di Bolzano, a La Valle. Entusiasmo per il locale coro formato da giovani e giovanissimi.


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«Le nuove del Pais»

ATTUALITà - Suzéde nta fodom

Dal Comune

Turismo

Per la stagione turistica estiva 2013, è stato autorizzato in via sperimentale un progetto per la creazione di percorsi cicloescursionistici, denominato Fodom-Bike. I percorsi, finalizzati ad incentivare la frequenza delle nostre zone da parte degli appassionati di Mountain-bike, utilizzano in gran parte le aree utilizzate dalle piste da sci per i tracciati in discesa, e per il resto, strade silvo-pastorali o sentieri esistenti (non CAI). La preparazione dei tracciati e la segnaletica, sono a carico delle Società degli impianti a fune e dell’AFT. Società Ora è possibile celebrare il Matrimonio Civile anche al Castello di Andraz. Viste le molte iniziative dirette alla valorizzazione del patrimonio turistico del territorio, era intenzione di offrire a coloro che lo desiderano, una diversa ambientazione per la celebrazione. Per le occasioni sarà istituito un separato Ufficio di Stato Civile per la sola funzione della celebrazione di matrimoni con rito Civile. Contributi Come di consueto, per l’organizzazione della “Siègra de San Iaco” è stato concesso un contributo di 1700€ per il noleggio del tendone. Lavori Pubblici Durante la seduta del Consiglio Comunale del 01/07/2013, fra i vari punti, è stato presentato il programma annuale dei lavori pubblici relativo all’anno in corso, come sotto esposto:

I punti più corposi della precedente tabella sono necessariamente inseriti nel programma annuale seppur non immediatamente cantierabili, essendo progetti inseriti nell’ambito del finanziamento con fondi “Brancher”, che come noto hanno subìto, per varie vicende, un forte ritardo. Di recente però, sono state approvate dai Comuni interessati, le convenzioni inviate dall’O.D.I. (Organismo Di Indirizzo – Fondo per lo Sviluppo dei Comuni di Confine) per la regolamentazione e l’assegnazione definitiva dei suddetti contributi. Il Consiglio dell’O.D.I., che ha stilato la graduatoria di merito definitiva per i progetti presentati dai vari Comuni interessati entro il 30 giugno 2011, ha stabilito di finanziare quelli fino al 21° posto, per un importo di 107.969.155,79€, essendo stati versati 80 milioni dalla Provincia Autonoma di Trento e solo la prima rata di 40 milioni dalla Provincia Autonoma di Bolzano. Due sono i progetti presentati in forma associata dal Comune di Livinallongo come Capofila, che sono rientrati nei primi 21 della graduatoria, e precisamente: 1) “Potenziamento parco mezzi comunali polifunzionali…” Capofila Livinallongo, con Rocca Pietore, Alleghe, Colle Santa Lucia e San Tomaso, (7° posto nella graduatoria O.D.I.) il finanziamento è richiesto per l’acquisto di mezzi polifunzionali necessari alle manutenzioni del territorio, sgombro neve, ecc. il costo complessivo dei mezzi destinati al Comune di Livinallongo è di circa 460.000€ +IVA 20%. 2) “Valorizzazione Turistica del patrimonio mussale“ Capofila Livinallongo, con Colle Santa Lucia, (8° posto nella graduatoria O.D.I.) il progetto prevede la sistemazione dell’antico percorso “de la vena” di collegamento fra il sito minerario del Fursil e il Castello di Andraz, ed un intervento di restauro e allestimento dello stesso Castello, per un importo di 3.053.457,35€ (per la parte

DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO

IMPORTO (€)

1

Opere propedeutiche alla costruzione di un ponte in località Retiz. Allargamento strada comunale in località Sottocrepa.

2

Realizzazione di impianti di produzione energia da fonti rinnovabili

3

Strada comunale di Agai - miglioramento

4

Lavori di adeguamento e manutenzione straordinaria della strada silvo-pastorale Pont de le Fontane – Ru de Pestort

5

Manutenzione spazi aperti montani abbandonati e degradati nelle località Andraz, Castello e Savinè di Sopra

62.410,45

6

Manutenzione spazi aperti montani abbandonati e degradati nelle località Agai, Col Sottochiesa, Palla, Salesei, Sottocrepa

59.773,85

7

Movimento franoso sul Rio Chiesa (Bus del Bruo) – Opere di consolidamento

134.000,00

8

Ricostituzione del potenziale forestale mediante recupero di una frana in località Cherz Salvazza

117.782,73

9

Sistemazione antico percorso “della Vena” di collegamento fra il sito minerario del Fursil e il Castello di Andraz (parte interessante il territorio di Livinallongo del Col di Lana)

3.053.457,35

10

Costruzione di un parcheggio ad uso turistico in località Pieve

1.085.000,00

11

Ristrutturazione e ampliamento della scuola elementare e dell’ex palestra a servizio dell’edificio scolastico di Pieve

2.225.664,00

12

Costruzione Ufficio Turistico in località Arabba

13

Localizzazione e posa in opera segnaletica per percorso ciclo-escursionistico Fodom Bike

23.939,93

14

Ampliamento e ristrutturazione Centro Servizi per Anziani – 1° lotto – stralcio urgente per completamenti funzionali

150.000,00

15

Realizzazione di quattro interventi di difesa idrogeologica

65.000,00

16

Integrazione impianto di riscaldamento del palazzo municipale

15.000,00

46.500,00 398.000,00 99.559,76 239.656,22

798.646,46


«Le nuove del Pais»

interessante il territorio di Livinallongo) con cofinanziamento di 302.925€ da parte dell’ Unione Europea. Un ulteriore progetto presentato in forma autonoma dal Comune di Livinallongo, posizionato al 25° posto, denominato “Ristrutturazione e ampliamento della scuola elementare e dell’ex palestra a servizio dell’edificio scolastico a Pieve di Livinallongo” per un importo di 2.224.000,00€ oltre ad un cofinanziamento da parte del Comune stesso, sarà finanziato solo quando la Provincia Autonoma di Bolzano verserà la seconda rata di 40 milioni. Stessa sorte per il progetto denominato “Valorizzazione Turistica del medio/alto Agordino”, Capofila Rocca Pietore, con Alleghe, Cencenighe, Colle Santa Lucia, San Tomaso e Taibon, dove per quanto riguarda il nostro Comune, è stato inserito il progetto di costruzione di un parcheggio ad uso turistico in località Pieve, (valle dell’Hotel) costo previsto dell’opera 1.085.000€. La Giunta Comunale ha approvato il progetto definitivoesecutivo per delle opere di consolidamento sull’alveo del corso d’acqua passante per il “Bus del Bruo”, affluente del Rio Chiesa, in quanto interessato da un movimento franoso. Essendo la confluenza del corso d’acqua nel Rio Chiesa a valle della briglia

Lauree

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di accumulo dei materiali già esistente, un eventuale frana che dovesse scendere da detto affluente non verrebbe trattenuta. Il costo previsto per la realizzazione del progetto è di 134.000€, di cui 100.000€ provenienti da contributo Regionale. Viabilità Approvato il progetto definitivo-esecutivo per la realizzazione di quattro interventi di difesa idrogeologica su aree adiacenti alle strade per Davedino, Sottinghiazza e Malga Cherz, in quanto interessate da fenomeni di dissesto che potrebbero compromettere la percorribilità delle strade stesse. Il costo previsto per gli interventi è di 65.000,00€, di qui 34.557,60 concessi quale contributo dalla Provincia di Belluno. A completamento dei lavori di miglioramento dell’innesto della strada di Corte con la S.R. 48, eseguito da Veneto Strade, fino a quanto permesso dalla disponibilità del finanziamento stanziato, è stato predisposto un progetto d’intervento per le finiture del caso a carico del Comune di Livinallongo, per un importo di 13.000€ D. Maurizio.

Coscritti 1994 Sabato 1 dicembre 2012 i coscritti della classe 1994 si sono riuniti per festeggiare i loro 18 anni. La festa ha avuto inizio con la Santa Messa nella chiesa di Arabba celebrata dal parroco Don Dario Fontana, la serata è poi proseguita con la cena in Val Badia.

Il 4 luglio 2013 presso l’Università degli Studi di Udine, Laura Testor si è laureata in Mediazione culturale - Lingue dell’Europa centrale ed orientale discutendo la tesi (La) Morte a Venezia: dal libro al film. A Laura, congratulazioni e auguri da parte de “Le Nuove del Pais”!

Marevoia! El pico Codaross ula salopa atolé? Chel del Iaco l epa feter en bon cé! Ma ala Mére bela fina, i e sa meio chel de Caterina!

In basso da sx: Delunardo Diego, Quellacasa Daniele, Crepaz Matteo - In piedi da sx: Baldissera Giorgia, Dorigo Daniela, Sommariva Fabiana, De Zaiacomo Alexa, Dal Pont Giorgia, Delmonego Judith, Crepaz Marianna, Costa Ilaria, Don Dario Fontana (Manca: Pellegrini Ivan).

Un aiuto per la famiglia di Mauro Crepaz Dopo il tragico incidente all’officina Crepaz, dove a causa dello scoppio di una bombola di gas per saldature ha perso la vita il 34enne Mauro Crepaz, a Fodom è scattata la gara di solidarietà per aiutare la giovane famiglia dello sfortunato carrozziere. Nei giorni scorsi coscritti di Mauro della classe 1978 hanno aperto un conto corrente postale presso la filiale di Arabba della Cassa Raiffeisen della Val Badia, allo scopo proprio di raccogliere fondi da devolvere alla moglie Erika ed ai tre piccoli figli, Matteo, Giacomo, ed Irene. “L’iniziativa – spiegano - è partita da un paio di amici; ne hanno parlato con Erika e poi si sono recati in banca ad aprire il conto corrente. Vogliamo aiutare questa famiglia colpita da una così grave tragedia”. Questo è il numero di conto corrente, aperto presso la filiale di Arabba della Raiffeisen della Val Badia ed intestato a “Ren Erika – Famiglia Crepaz Mauro”: IT 83 C 08010 61170 000306011586.


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«Le nuove del Pais»

Anche quest’estate alcuni bambini dai 3 ai 6 anni e alcuni anche più grandi hanno frequentato l’Isté dei Boce di Arabba con le Responsabili Cinzia e Roberta aiutate da alcune di noi ragazze delle medie e delle superiori. Come gli altri anni, ogni settimana facevamo una gita; per spostarci usavamo la macchina, la corriera oppure la seggiovia, cosa molto interessante per i bambini. Durante le passeggiate abbiamo raccolto e mangiato fragole e lamponi. I luoghi nei quali abbiamo fatto le gite sono: Corvara, Plan Boè, Pordoi, Ornella, Bec de Roces, Castello e Incisa con i piccoli, invece con i grandi: Cascate di Fanes, Gallerie del Lagazuoi, ferrata al Sassongher e palestra di roccia a Castello. Durante le gite eravamo separati: i piccoli con Cinzia per fare una gita semplice e tranquilla, i grandi con Roberta per fare arrampicata, ferrata e cose più impegnative. Nei giorni in cui si rimaneva all’asilo i bambini giocavano fuori con la sabbia, con bambole e passeggini, con l’altale-

L’ Istè dei Boce

Il gruppo in occasione di una delle numerose passeggiate.

na e con il pallone. Il pranzo sempre buono e abbondante ci veniva portato dall’Albergo Alpenrose di Arabba. Abbiamo fatto anche lavoretti: usando il traforo abbiamo ritagliato un portatovaglioli in compensato e lo abbiamo colorato; abbiamo anche fatto scoobydoo da poter vendere alla festa di fine

Istè dei Boce. Tutti assieme abbiamo anche fatto la “Solza”, abbiamo riassunto la ricetta e il procedimento su un cartellone e lo abbiamo appeso in modo che chi veniva potesse vedere cosa abbiamo fatto. Abbiamo visitato la Caserma dei Carabinieri di Arabba, i quali ci hanno spiegato un po’ quale è il loro

lavoro, ci hanno fatto visitare la loro casa e ci hanno fatto vedere la loro macchina e la loro motoslitta. Tutto è stato interessante. Abbiamo visitato anche il mulino di Arabba nel quale il mugnaio Giorgio Detomaso ci ha spiegato come funziona, cosa produce e abbiamo fatto anche il cartellone. Alcuni bambini erano molto interessati. L’ultimo giorno abbiamo fatto la festa di fine Istè dei Boce durante la quale abbiamo fatto vedere a genitori, nonni, amici e parenti le foto dei bambini fatte durante l’estate. Dopo le foto c’era un piccolo mercatino con i lavoretti fatti dai bambini e per finire il rinfresco con dolcetti e bibite fatti da mamme e nonne. Alla fine della festa tutti i bambini hanno portato a casa i loro lavoretti. Un ringraziamento in particolare a Paolo Delmonego e allo staff della cucina. Un grazie a tutti coloro che ci hanno dato la possibilità di poter fare tutto questo. Quest’esperienza è stata bella, divertente e formativa!! Angela Costa

Gli scout sistemano i sentieri Sedici scout del gruppo “Clan 1” di Treviso sono stati impegnati per quasi una settimana a risistemare alcuni sentieri da tempo abbandonati nella zona di Portavescovo. Una mano provvidenziale per la Lia da Mont da Fodom (Cai sezione di Livinallongo) che ha coordinato i lavori ed ha potuto così intervenire e proseguire nell’opera di riqualificazione della sentieristica, iniziato nella primavera scorsa sui tracciati Pieve - Anzisa e Varda – Renaz. Il soggiorno degli scout a Fodom è cominciato con una gita sul Viel dal Pan, dal passo Pordoi al passo Padon, dove hanno pernottato e ricevuto l’ospitalità dei gestori del Rifugio Padon i quali hanno offerto loro la cena. Il giorno seguente si sono trasferiti sui Monti Alti di Ornella, diventata la loro base logistica. Due i sentieri Cai sui quali gli scout hanno concentrato i loro lavori: il 698 ed il 699. Sul primo, che porta da Arabba alla cima del Pizac, è

stata rifatta la segnaletica e per un tratto si è dovuti intervenire anche con il decespugliatore per liberarlo dalla ramaglia che lo invadeva. Anche sul secondo, che parte dalla funivia di Portavescovo e termina nella località Pescoi, si è provveduto a ripristinare la segnaletica. Inoltre sono stati preparati alcuni fori dove verranno posizionate delle nuove tabelle in legno e rifatti gli scalini nel tratto che porta al Il gruppo di scout di Treviso.

Pizac. Con l’occasione, armati di picconi e badili, i giovani volontari hanno risistemato un vecchio percorso abbandonato che si diparte dal sentiero geologico di Arabba, sotto la località Sourass e termina alla stazione intermedia della cabinovia Forcella Europa. Un sentiero particolarmente panoramico, che si snoda tra baranci e cespugli di rododendri. Come ringraziamento per il loro lavoro, la Lia da Mont da

Fodom ha salutato il gruppo del “Clan 1” di Treviso con un pranzo al Hotel Olympia ed una maglietta dell’associazione. “Un ringraziamento” dice il presidente della Lia Diego Grones, va a tutti quelli che ci aiutano, in un comune come Fodom, che ha più di 140 chilometri di sentieri. Si sa che i soldi pubblici scarseggiano; ma per fortuna ci sono i volontari che sopperiscono alla maggior parte del lavoro. “ (SoLo )


«Le nuove del Pais»

La storia del strudel contada per ladin L strudel “descor” fodom. Andrea Pezzei, joven fodom che fesc la scola per pasticer a Parma, da puoch l à prejenté na rizerca sul strudel scrita proprio per fodom. Da de jené, Andrea l frecuenteia na scola de pasticeria a Colorno, n provinzia de Parma. La scola la se clama “Alma” e l’é nasciuda davánt nvalgugn agn. Ntel prum demé come scola internazional de cujina taliana. Po davò mán l é ste njonté i corsi de pasticeria, de somelier e de manager de la ristorazion. “È dezedù de fé sta scola davò avei liet n articol sul Corriere della Sera – conta Andrea. “Sonve che che cialëve ci corsi che esse podù fe davò la matura e m’è mbatù nte sto articol che descorëva de na jovena dal ciadoure che l’eva vignuda fora co nen voto scialdi aut. L’é clamada e la m’a descorëst coscita polito de sta scola, che m’é proprio pensé che chësta la podëva fè per mi. ”L corso l é despartì n doi pert. Na pruma pert de “baje” che dura n meis. Po se va nnavánt con chël “superior”, ulache l é pervedù de fe 15 setemane de

Andrea Pezzei, ntamez, co nen valgugn de suoi compagn de la scola da pasticer.

scola e 15 de “stage”. La pert a scola la perveiga deplù materie. L é na pert pratica, ulache i aspiránc pasticeri i ciala i profesciori che fesc su douc e tourte e po i mossa fé davò. Po ven nsigné “analiji sensorial” per mparé a capì le sou de ci che se mángia, “nutrizion” per capì cotánte calorie che a n douc e se spò l é sann o se l é massa douc, “segurëza alimentar” che a da ci fé co la netijia del luoch de laour e le norme Haccp, enologia, per mparé a abiné i vinsa ai douc e per fenì storia e cultura de

la pasticeria. E l é proprio da chësta pert del insegnament, che l’é nasciuda la rizerca per fodom. “I nuosc profesciori – conta Andrea – i n’ava dit che mossonve porté na rizerca su nen douc tipico del luoch da ulache vignon. Mi a di la verité esse volù portè i crafons, ma no son bon de i fè, per chëst è pensé al strudel, che l é cugnisciù ence chilò. L é ste proprio i medemi profesciori, cánche i a sapù che sonve ladin e che vignive da na val ladina, a me propone de porté la rizerca o almánco na pert, scrita e

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prejentada per fodom. Chëst laour l eva dal fe per l ejam, ulache nos onve da prejenté l douc che onve fat e ester bogn de convinze chi che ne scoutëva al mangé.” Coscita Andrea l a njigné ju sua rizerca sul strudel che l’eva despartida n trei pert: n coment sul douc e na sua rizeta original per l fe e doi rizete de chef cugniscius, come Herbert Hintner e Pellegrino Artusi. Andrea l a liet sua rizerca davánt ai compagn de clasce e ai profesciori, un de chisc che vigniva da foravia. Ci ali dit cánche t’as liet ju per fodom ? “I a dit che l é ste proprio nteresciánte sentì coche se disc per fodom, mefo – i a njonté – che on capì puoch. I é restei afascinei da nvalgune parole fodom, come per ejemple smauz. Ma l’é juda proprio polito. Doi dis davò, ogniun un con nost douc, on bu da fe na sëra de dimostrazion, ulache onve da ester bogn de l propone e del “vëne” a cinch profesciori e jent da fora che rodëva e conscideráva la taula che ogniun de nos ava a sua dispojizion per chësta prova. Ence chilò mosse di che l’é juda scialdi polito. L 27 de agost scomenciaré le 15 setemane de stage nte na pasticeria a Pantigliate, damprò Milán, ulache restaré fin al 8 de dizembre.” (ls)

Alla scoperta del “Teriol de Retic” Si chiama “Teriol dei pisciándoi de Retic” (sentiero delle cascate di Retiz) il nuovo percorso botanico – storico – geologico realizzato in collaborazione tra L’Union dei Ladins da Fodom e la Lia da Mont da Fodom (Cai sezione di Livinallongo). Un sentiero adatto a tutti, che partendo dalla Piazza Nuova di Pieve, conduce a scoprire alcuni angoli sconosciuti della vallata fodoma lungo i piccoli borghi di Col, Retic e Fopa. L’idea di allestire questo percorso era partita dal compianto presidente della Lia da Mont Gilberto Salvatore, scomparso poco più di un anno fa, che era rimasto affascinato dalle varietà di piante, rocce, scorci caratteristici della vallata che si potevano ammirare percorrendolo. In particolare in prossimità della cascata che il Rio Chiesa forma sotto le case

di Retic, dove il sentiero passa dietro al fiotto d’acqua che cade dall’imponente salto roccioso. E proprio da qui Gilberto iniziò i primi lavori per mettere in sicurezza il passaggio, fino a che la malattia glielo consentì. L’intervento è stato poi completato grazie all’interessamento della Comunità Montana Agordina, dei Servizi Forestali Regionali, del Comune e di alcuni volontari. Il sentiero parte dalla Piazza Nuova e lo si può percorre in entrambi i sensi. Nei punti più caratteristici o panoramici sono state posizionati dei cartelli con la descrizione in quattro lingue, ladino, italiano, tedesco e inglese, sui quali, grazie alla semplice ma efficace impostazione grafica dell’artista fodom Gabriele Grones, l’escursionista trova una sintetica descrizione di quanto può ammirare

in quel luogo. Le piante di Rosa Canina (pomole de cioura, in ladino) ed il sambucco sotto Pieve, le frazioni del Visiné di Là appena attraversato Col o le particolari formazioni rocciose che formano le cascate di Retiz. Poco più di 3 chilometri per un’oretta e mezza di rilassante camminata tra boschi e prati. Completata da poco la posa dei cartelli, l’Union dei Ladins ha organizzato nei giorni scorsi una passeggiata pomeridiana come inaugurazione ufficiale. “Abbiamo voluto realizzare questo sentiero perché conduce in quei luoghi, qui al centro della valle, dove si respira ancora la vera essenza, il sentire della popolazione fodoma” ha spiegato l’ex presidente dell’Union dei Ladins e assessore comunale Daniela Templari che ha seguito i lavori.” (SoLo)

Uno scorcio del sentiero sotto la cascata di Retiz.


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«Le nuove del Pais»

L apel del CAI: “Toca tutelé la cultura ladina.” (Col) “L lengaz e la cultura ladina l a n davignì demé se l ven nsegné nte scola e se l doura nte le istituzion.” Coscita a dit l CAI e la Comiscion TAM (Tutela Ambient da Mont) del bas Veneto, che nchëstadì i é jus via Col per vijité le miniere del Fursil e l Istitut Cèsa de Jan. “La scomenciadiva – spiega l diretor del istitut Moreno Kerer che auna al prescident Luca Agostini l a acompagné la delegazion del CAI – l’é piada via davánt zirca n ann, cánche Fiorenza Miotto, che fesc pert del tam, l’a contaté l Istitut per mëte a jì n’ativité liada ai festegiamenc per i 150 agn del CAI. L’é nasciuda coscita l’idea de dediché la giornada del 31 de agost a ji plu sot a nvalgune tematiche che auda pro la mendránza ladina n provinzia de Belum con riferiment a la situazion dei trei comuns de Fodom, Col e Ampëz. De dut chëst l é ste descorëst ntánt na caminada dal Giau a Col, sul

“Triol dei Siori”, vegle teriol che vigniva douré nviade per rué sul jou ntra Col e Ampëz. Co l prescident Agostini, a chi de la comiscion del CAI on conté de toponomastica, vita da nviade, storia, cultura, cuestion ladine. A la fin son jus a vijité la senta del Istitut e le mostre sui guánc e le vegle massarie che on alestì. Duc i é restei contenc. L’é stada l’ocajion per ji plu sot a ste cuestion e se fe cugnësce.” On sentù i cruzi de chëst comunité ladine, che le risćia de morì” spiega Fiorenza Miotto. La storia de Col l’é ben stada dura. Ence se la lege 482/99 la recugnësc i ladins, i no podarà mei ester segur che sua cultura e identité la vegne tutelada se no se perveiga de nsegné l ladin nte scola. Col, tra l auter, l a debujen del turismo per no morì sot l aspet economich. Ma chilò l turismo l é chël de le seconde cese, che puoch l da a le comunité. Se no se ciapa chelche soluzion, l’é fenida.” ( SoLo )

Festa al Ruge jù n penscion Ai 14 de jugn l Comun da Fodom l à fat festa grossa sal Taulac col Rugero, jù n penscion da debota n ann. L ava scomencé a laoré nte Comune come operaio del 1984, davò avei fat na mascia de autri laour davántvia, a scomencé dai 13 agn: idraulico, paster, mecanico, alpin, autista, manoval, eletrizist, operaio e machinista sui impiánti e ntei cantier, e sarevede cotán’ de autri ncora. Podei ve pensé se l no sarà sté prezious n tel om! Ncora ades l no sà co fora a ncontenté duc chi che ie damana na mán ntei laour. Per nia l Comun no jiva n deprescion, davò che l Ruge ’é jù n penscion! Meton pro la poejia che i’on dediché, ma lascion da pert i 100 mestier e le baronade, sedenò i no n assa posto sul folgio! Brao Ruge, e no stepa deldut a ne “sfuge”!

L Rugero premié da l’Aministrazion comunal, coi autri trei operai “storizi” de gran valuda.

Davò che l Ruge ’é jù n penscion son jus duc cánc n deprescion. Ne manciáva l brac plu forte e le ne jiva dute storte.

E ncora, autista ntei cantier sto brao om dai cënt mestier, fin che l rua nte Comun e chëst conta cënteun.

Dei coleghi l se fidáva e ence da lori velch l emparáva. Come a n amich duc se mpoiáva che a daidé fora l no se nfenjëva.

Coi autri trei che s’à desgort la sona ncora assè plu stort. Davò che chisc à finì via l Comun sona l’agonia!

Co nte Comune l é ben rué l eva per se maridé e tra i laori de Comune l pensáva ence a le trei cune.

A praté lianie e ciastegne nou n eva n compagn, l encontentáva chi pichi e chi gragn. A fè strisce sun strada de colour blánch e ’el e per fenì, nte plaza, n bel elber da Nadel.

I é stei campions de gran valour e i s’à fat n bel onour. L é finì n bel to’ de storia e de chëst fajon memoria.

A giourì strada, co l Unimóg nte duta prescia n cin per luoch. Tra Chierz, Ornela e Liviné l jiva frisc come sbaré.

A soghé al Tresset e al Totocalcio abiné l é dagnëra sté n gran fortuné. Dal Zentro Servizi al Bivio de Salejei l é rué dut content pro duc suoi avei.

Festegion ncuoi l Ruge, davánt che l rue de se destruge! Cotánt de lianie el’ da fè su davánt che siebe dut retù?

Ruac, La Court, Contrin e Sié, l no ruáva plu a trè l fle. E ntánt con gran veja l recordáva che a cesa la Pierina la l spetáva.

E del rest, bel e burt che l s’à passé, a vegnì Nono dut s’à sleseré. Co i ogli daspës lustri e l cuor n mán, dagnëra avánti da bon cristián.

Tánta prescia no l’é mei bona, l eva l dit de nosta nona. Ma l Rugero à smentì l dit e l à metù duc a cialé fit.

... (omissis)...

ADES, CARO RUGE, SONON CHËLA GRANA E COME PREMIO STA BELA CIAMPANA. DA GRAN FESTA VOLON LA SONÉ CHE LA REMBOMBE DA REBA A LA PLIÉ!

Con sua prescia e bone mán l ie la nvidáva a Scior Pleván. Dal dì mëssa al fè vedel l é dut nia per n tel. L é sté chël dai cënt mestier e l à tres fat l suo dover e speron decannavò de l vedei da spës chilò. ... (omissis)...

Al Tino, l Faber, l Max e l Tola l i’à tres fat na bona scola. E co l é rué l Andrea suo fiol, l ava prëst ora de ciapé l sgol. L é sté n colega senzier e brontolon, ma per duc cánc n bon paron. E co na bega i se fajëva a dël ben prëst la ie passáva. L é ence sté n bon istrutor per machine e mesi de vigni laour. Col eletrico e mesure de segurëza degugn come dël ava tánta destrëza.

N GRAN DIOTELPAIE E DE CUOR TE AUGURON CHE TE POBE TE GIAUDE LA MERITADA PENSCION. DIN, DAN, DOM...DIN, DAN, DOM, DA DUC NOS DEL COMUN DA FODOM. VIVA L RUGE!


Grande successo per la prima edizione della “Vertical Km – Col di Lana” che si è corsa il 28 luglio a Pieve. La competizione rientrava nella categoria delle “vertikal”, ovvero una gara di corsa in montagna che presenti 1000 metri di dislivello in salita su terreno variabile e con una sostanziale pendenza. Specialità questa che si sta affermando da alcuni anni, con un numero sempre maggiore di praticanti, chiamati “skyrunners” ed appassionati. Com’era nei pronostici ad aggiudicarsi questa prima edizione della vertikal fodoma è stato l’altoatesino dell’Alpe di Siusi Urban Zemmer, campione del mondo in carica della specialità, con il tempo di 34’57”. Dietro di lui, staccato di poco meno di tre minuti il vincitore dell’ultima edizione della Transcivetta, il rappresentante dei vigili del fuoco di Belluno Daniele De Colò. Sul gradino più basso del podio, a sorpresa, il giovanissimo skyrunner badioto David Frena. Tra le donne ha stravinto, anche qui rispettando tutti i pronostici, la “mamma volante”, la fassana Nadia Scola che stacca di quasi cinque minuti la diretta inseguitrice Beatrice De Florina. Completa il podio femminile Elisabetta Benedetti. La canicola del giorno più caldo di quest’estate, (lo zero termico era a 4.800 metri) non ha spaventato i centoquattro skyrunners che si sono presentati sotto lo striscione della partenza.

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La partenza della Vertikal Km – Col di Lana.

Gli atleti, ancora in gruppo, sui prati di “Souraparei”.

Un vero successo per l’organizzazione curata dalla Lia Ladina da Mont da Fodom (Cai sez. di Livinallongo) con il suo presidente Diego Grones. Alle 10 in punto il via dalla Piazza Nuova. Dopo aver attraversato il centro del capoluogo Pieve, i concorrenti hanno subito affrontato la ripida salita sul prato sopra le scuole. Al comando fin dai

primi metri Zemmer e Colò, che si sono poi rincorsi per tutto il percorso, uno dei più ripidi tra le vertical. Dopo poco più di 20 minuti di gara i due avevano già superato i 700 metri di dislivello e con essi il difficile Busc del Bruo, il salto di roccia che per l’occasione era stato attrezzato con una scala di 8 metri dai volontari del Cai e dai tecnici del Cnsas

di Livinallongo. Nonostante i molti punti critici del percorso, la gara si è svolta senza alcun incidente. Un solo ritirato, per fatica e quindi poco lavoro anche per i volontari della sezione di Livinallongo della Croce Bianca di Bolzano che hanno assicurato l’assistenza sanitaria insieme al dottor Pietro Demattia. Soddisfatto Grones che per bocca dello speaker Gianpaolo Soratroi ha dato appuntamento a tutti al prossimo anno per una nuova emozionante scalata contro il tempo al Col di Lana. Queste le classifiche. (Generale): 1. Urban Zemmer (Team La Sportiva) 34’57, 2. Daniele De Colò (Vigili del Fuoco Belluno) 37’20, 3. David Frena 39’35, 4. Filippo Beccari (Team La Sportiva) 39’54, 5. Federico Pat 40’55. (Giovani Femminile Under 40): 1. Nadia Scola (Team La Sportiva) 46’36, 2. Beatrice De Florian (Us Cornacci) 51’15, 3. Eliana Giacomin 1.04’20, 4. Erica Costa 1.06’28, 5. Susanna De Giorgio 1.08’13. (Senior Femminile Over 40): Elisabetta Benedetti 52’30, 2. Daria Monsorno (Usd Cermis) 1.05’05, 3. Daniela Boldo (Pro Loco Trichiana)1.14’16, 4. Grazia Mussoi 1.39’46. (Senior Maschile): Urban Zemmer, De Colò Federico, Pat Federico. (Giovani Maschile) 1. Filippo Beccari (Team La Sportiva), 2. Crepaz Piergiorgio 41’30, 3.Valentini Stefano 42’30, 4 Craffonara Lois (Badia Sport) 43’47, 5. Riva Gabriele 44’18. (SoLo)

“Willkommen in Buchenstein” L’antico nome tedesco con il quale erano identificati i territori dei comuni ladini di Fodom e Col è ritornato ufficialmente sulla segnaletica stradale. I cartelli di color marrone con la scritta di benvenuto in lingua tedesca sono stati installati nei giorni scorsi sulle principali strade di accesso ai due comuni: sul ponte sul Rio Codalonga lungo la sp 51 della Val di Zoldo, sulla sr 203 Agordina salendo da Caprile, a Digonera, sui passi Pordoi, Campolongo e Giau. L’iniziativa è partita ancora due anni fa dalla compagnia degli schützen di Pieve e Colle S. Lucia. L’intento era duplice. Prima di tutto storico per ripristinare e rivalutare il toponimo Buchenstein, denominazione ufficiale, fino alla fine della Prima Guerra Mondiale, con il quale era conosciuta la circoscrizione giudiziaria, sotto l’Impero Austro – Ungarico, che comprendeva i comuni di Livinallongo (Fodom in ladino) e Colle S. Lucia (Versail in tedesco). E turistico in secondo luogo, in quanto nei paesi di

lingua tedesca, il nome Buchenstein è ancora molto conosciuto e comunque crea curiosità e interesse a conoscere le origini della vallata tra i passanti. Le origini di questo toponimo sono incerte. Secondo gli studiosi potrebbe derivare dall’antico Buchperg, o forse da Bug, che significa “la piega della rupe”, caratteristica del luogo dove sorge il castello. O forse ancora da Bockstein, come il becco della figura che appare nell’attuale stemma del Comune, che era anche il blasone della famiglia “Puochenstein” una delle prime famiglie proprietarie del castello di cui si abbia notizia e dalla quale a sua volta potrebbe essere derivato il termine. Il progetto è stato presentato all’Istitut Cultural Ladin Cèsa de Jan che ha curato tutta la progettazione della cartellonistica e l’iter per le autorizzazioni all’installazione lungo le strade. Le nuove tabelle hanno trovato posto insieme a quelle già installate qualche anno fa, sempre su iniziativa dell’Istitut Cèsa de Jan, che riportano il

nome ladino ed italiano dei tre comuni ladini di Cortina d’Ampezzo, Fodom, Colle S. Lucia e delle loro frazioni. Con questa iniziativa si completa così, almeno per questi ultimi due, il ripristino del trilinguismo nei toponimi ufficiali. ( SoLo )

Una delle nuove tabelle con la scritta “Willkommen in Buchenstein”.

Il Col di Lana “in verticale”

«Le nuove del Pais»


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«Le nuove del Pais»

Dopo la mucca di plastica posizionata sul bordo della strada per sensibilizzare i motociclisti a moderare la velocità nel centro di Arabba, la vulcanica Willy Pellegrini Koens ha trovato una nuova iniziativa per attirare l’attenzione delle autorità su questo problema. Su una tabella ha disegnato una lumaca con la scritta 30 km/h e sotto “I bambini di Arabba”, posizionandolo vicino alle strisce pedonali, vicino al centro del paese. Una battaglia, la sua, che sente di combattere quasi da sola «perché il sindaco difende solo gli albergatori e il transito delle auto sui passi, ma non si fa niente contro i motociclisti che attraversano il paese a velocità folli. La tabella l’ho dipinta insieme a mio nipote e vuole essere solo un piccolo segno per i nostri figli e nipoti. Non capisco come non si possa pensare alla gente che vive in paese. Non c’è nessuno che controlla le strade. Le moto piombano fino alle porte di Arabba come missili. Una volta o l’altra ci scappa il morto per colpa di qualche motociclista che scam-

Per i motociclisti qui è il far west

Il cartello posizionato ad Arabba.

bia le Dolomiti per un circuito da gara. Anche l’altro giorno per poco non venivo investita». Willy vive insieme al marito Nani proprio a fianco della Sr 48 delle Dolomiti, dopo il secondo tornante che sale verso il Pordoi. In quei 50 metri di rettilineo i centauri si divertono a scaldare i motori prima di affrontare il passo come fossero a Indianapolis. Facile immagi-

nare il rumore assordante che devono subirsi quotidianamente quanti vivono a pochi metri dalla strada. Oltre ovviamente al pericolo che si corre anche solo ad attraversare la strada. La maleducazione tra i motociclisti è internazionale: corrono e “sgasano” gli italiani quanto gli stranieri. È risaputo che nei paesi del centro–nord Europa, Germania e Austria in parti-

colare, i controlli sulle strade sono molto più severi che in Italia. Ci sarebbe da aspettarsi quindi che i motociclisti che vengono da quei paesi siano rispettosi. Per questo la denuncia di Willi suona ancora più forte. «Tra i bikers che vengono da Olanda, Germania, Austria ed altri paesi europei è risaputo ormai che qui da noi sulle strade delle Dolomiti c’è il far west, che non si trovano controlli delle forze dell’ordine e quindi si può correre quanto si vuole. Non ci sono limitazioni, come ad esempio i dissuasori o altri sistemi per costringere a ridurre la velocità. È un tam tam che corre nell’ambiente. Me l’ha riferito più di un ospite che ha soggiornato nel mio residence. È per questo che vengono qui da noi. Questa, per loro, è una sorta di terra di nessuno, dove tutti possono fare quello che vogliono. E se anche vengono multati, non pagheranno mai la sanzione perché con alcuni paesi, come la Svizzera o la Slovenia, non c’è nessuna convenzione». (SoLo)

Doni della natura Come ogni estate, la montagna invita valligiani e turisti: li invita a salire in alto, a raggiunger la cima per sentirsi liberi, sereni, soddisfatti. Ma, salire in alto, conquistare le vette non è per tutti: richiede impegno e forza di volontà, tenacia e un certo grado di preparazione. Ma la montagna offre alternative: semplici passeggiate su comodi sentieri, attraverso pascoli e boschi per scoprire le tante meraviglie che offre la natura. Ecco allora una sosta per raccogliere un pugnetto di mirtilli neri o rossi o di maturi ribes o semplicemente per raccogliere alcuni fiori per farne un bel mazzo. A volte, un profumo particolare invita a deviare dal sentiero: ecco allora imbattersi nei funghi e, se la fortuna assiste, scorgere alcuni grossi porcini. E’ allora che, il fortunato viandante non può fare a meno di esclamare: Che meraviglia!!

Dall’Alte cime

Quando la fortuna assiste!

Tranquillità e pace sull’alpe, nel “tablé” di Carlo. “Ci bel!” – “Ci bon!”

Il sole sbirciava a valle dietro maestose cime: più in basso, fitti boschi dipingono di verde i monti maestosi, i piccoli sentieri serpeggiano nell’ombra. Macigni enormi stanno sull’orlo dei crepacci: ancora più imponenti appaiono le montagne. Se guardi al piano minuscoli paeselli appaiono. (Giorgio Sorarui- 3° Media)


«Le nuove del Pais»

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Anagrafe e statistica parrocchiale Battesimi

Defunti

DE GRAAFF ISAAC SAMUEL (Arabba) di Jorrit e Lezuo Cristina, nato il 12.03.2013 e battezzato ad Arabba il 21.07.2013.

1. PIZZIN GIANFRANCO nato a Feltre il 01.05.1939 e deceduto a Feltre il 13.03.2013. Coniugato con Palla Renata, padre di tre figli.

2. RAGNES DOLORES (Treviso) nata ad Andraz il 19.02.1935 e deceduta a Treviso il 22.06.2013. Nubile.

3. PALLUA LIDIA (Buenos Aires) di Eugenio Pallua (de Beniamin) e Martini Rita (Tonda), nata a Buenos Aires il 22.04.1936 e ivi deceduta il 23.06.2013. Nubile.

4. DELAZER MARIA MADDALENA “Nëna Francia”, nata a Colfosco (BZ) il 08.10.1918 e deceduta ad Appiano (BZ) Il 26.06.2013. Vedova di Donè Giuseppe (Pepi Moz), madre di quatto figli di cui due morti.

5. LEZUO EUGENIO (Canazei) nato ad Arabba il 02.07.1924 e deceduto a Cavalese il 15.07.2013. Vedovo di Zanett Anna Paolina.

6. BONIFACIO ALBERTO (Selva di Cadore) nato ad Pescul il 18.07.1929 e deceduto ad Agordo il 20.07.2013, coniugato con Dellavedova Maddalena, padre di 2 figli.

PEZZEI LUKAS (Le Roe) di Elvis e Demarch Mara, nato 15.06.2013 a Brunico e battezzato a Pieve il 22.09.2013.

CREPAZ THOMAS (Caprile) di Stefano e di Ghebber Barbara, nato a Feltre il 02.03.13 e battezzato ad Arabbail 22.09.2013.

CREPAZ NICOLE (Selva di Cadore) di Martino e di Dell’Andrea Iole, nata il 27.02.2013 e battezzata a Pieve il 29.09.2013. COLLESELLI DENISE (Varda) di Pietro e di Molin Fop Daniela Stefania, nata a Belluno il 28.03.2013 battezzata ad Arabba.

Nati RONCAT TIZIANO (Le Roe) nato a Feltre il 27.06.2013 COSTA MATTIA (Arabba) nato a Bassano del Grappa il 01.07.2013 CREPAZ MELANJ (Cherz) nata a Brunico il 04.09.2013 ZALIVANI CATERINA (Sorarù) nata a Feltre il 19.09.2013 Fuori Parrocchia

DE VALLIER ILENIA, (Digonera-Taibon), nata a Belluno il 22.05.2013. RUDATIS PIETRO (Liviné - Caprile) nato a Belluno il 07.08.2013

Arabba: Daisy, Dylan e Rayan vogliono presentare a tutti il loro cuginetto Costa Mattia, figlio di Stefano e Finzi Contini Anna

Taibon: i genitori De Vallier Loris e Vallazza Marinella vi presentano la piccola Ilenia!


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«Le nuove del Pais»

Defunti

Offerte Sul bollettino le offerte sono riassunte per comodità sotto pochi titoli; sul registro contabile sono state attribuite alle varie chiese, anche frazionali, secondo l’intenzione dell’offerente. Grazie anche per le offerte in occasione della benedizione delle famiglie, che, se non vengono specificate intenzioni diverse, vanno alle chiese delle due parrocchie.

PER LE CHIESE della Parrocchia di PIEVE

Sief Antonietta; Olga e Vincenzo Dorigo occasione funerale fratello Flavio; Davide e Rita; Crepaz Graziella e Giuseppina; Adelina De Cassan; Ivo Delunardo; Palla Maria Frida; Palla Tea; Crepaz Giuseppe e Gabrielli Paola; in memoria di Ragnes Dolores i famigliari; De Maldè Franco; fam. Mastella Roncat; Famiglia Pollicino; Elsa Pezzei. PER LE CHIESE della Parrocchia di ARABBA Noè Demattia; Detomaso Paolo e Emma; Marco Detomaso; Delmonego Emilio; Crepaz Anna; Pezzei; Pezzei Maria Ornella; Delunardo Rodolfo e Nerina; Girardi Elsa; Delmonego Adriano; Pellegrini Francesco e Marianna occasione 60° anniv. di matrimonio. OFFERTE PER IL BOLLETTINO

Nicolodi Carlo; Dezulian Gina; De Toffol Silvio; Molinari Delazer Nerina; Pezzei Elvira; Callegari Maria Teresa; Zanella Cristina; Lezuo Enrico; Detomaso Paolo e Emma; Marco Detomaso; Crepaz Berta; Colli Erminia; Crepaz Luciano; Crepaz Giuseppe; Michielli Ines; Gliera Augusto; Gliera Serena; Vallazza Antonio; Pellegrini Teresa; Delmonego Emilio; Crepaz Anna; Crepaz Antonio; Sommariva Angelo e Valeria; Corazza Liberale; Vallazza Anna Maria; Flora Dezulian; Testor Zita; Demattia Hubert; Vallazza Anna; Vallazza Giuseppe; Rita Crepaz Masarei; fam. Dorigo-Crepaz

Ruaz; Palla Stefano; fam. Pellegrini di Crepaz; fam. Crepaz-Delunardo; Palla Maria (Cortina); Demattia Carolina; Sief Claudio; Sief Paolina; Sief Antonietta; Cav. Crepaz Fabio Ivo; Delunardo Rodolfo e Nerina; Crepaz Mitthaler Katharina; Daberto Fiorenzo; Vallazza Severina; Aldo Masarei; Ungaretti Sauro; Crepaz Luigino; Crepaz Fiorenzo; Sief Fiorenzo; Gaspari Renzo; Dalvit Paolo; Degasper Alma; Davide e Rita; Mariette Grosse; Crepaz Graziella e Giuseppina; Demattia Enrico e Palla Maria Concetta; Gabrieli Marcella; Adelina De Cassan; Loredana Faber (Asiago); Palla Flaviano; Flamigni Margherita; Palla Maria Frida; Tormen Giorgio e Maria Rosa; Scagnet Rino e Gemma; Martini Rita e Alessio; Degasper Giovanni; Dariz Maria Grazia; Giovanni Palla e Sief Mirella; Delazer Celina; Palla Tea; Crepaz Carlo; Palla Maria Annunziata; Gabrielli Giacomo; Devich Pio e Gigliola; Delfauro Iolanda (Bellaria); Suor Agnese e suor Domenica Grones; Dorigo Florinda; Daberto Irma; Anna Degasper; Crepaz Pietro; Ceolin Carlo; Daberto Otto; Vallazza Sabina; Angelina Gabrielli; Schurighoffer Katharina; Crepaz Eugenio; fam. Mastella Roncat; Devich M. Antonietta; Devich Ines; Dariz Giuseppe; De Cassan Soppera; Famiglia Nagler; Crepaz Bruno; Maria Quellacasa (Berna); Pavan Igino; Delmonego Agnese; Delfauro Aldo; Famiglia Pollicino; Motta Santino; Dorigo Bernardino; Davare Giuliana; Paola Marzullo; Crepaz Valentin; Scremin Maria in Crepaz; Delazer Eugenio; De Cassan Tea; Devich Laura in Grones; Reider Leni.

7. DABERTO WALTER (Zoppè di Cadore) nato a Bregenz (A) il 24.071941 e deceduto a Belluno il 23.07.2013. Coniugato con Pampanin Margherita, padre di 2 figli.

8. PLANCHENSTEINER EUGENIO nato a Canazei (TN) il 02.03.1939 e morto a Canazei il 02.08.2013. Coniugato con COSTA Olga (Arabba), padre di 3 figlie.

9. DORIGO SERAFINO “Mender” nato a Livinallongo il 03.01.1927 e deceduto a Sorarù Casa di Riposo il 04.08.2013. Celibe.

10. CREPAZ MAURO “Ventura” nato ad Agordo il 13.12.1978 e deceduto a Livinallongo il 05.08.2013. Coniugato con Ren Erika, padre di tre figli.

11. GIACOMIN MARIA nata a Musile di Piave (VE) il 26.11.1928 e deceduta a a Treviso il 06.08.2013. Vedova di Crepaz Pietro (Andraz).

12. MURER MARCELLO (Val di Fassa) nato a Laste il 25.08.1925 e deceduta a Vigo di Fassa il 23.08.2013. Coniugato con Ghetti Giuseppina. Padre di 3 figli.

13. CREPAZ SIGIFRIDO “Frido Zison” (Colsottochiesa) nato a Livinallongo il 18.11.1947 e deceduto a Sorarù Casa di Riposo il 25.08.2013. Celibe

14. SORATROI GIACOMO LUIGINO (Salesei di Sotto) nato a Livinallongo il 11.01.1934 e deceduto ad Agordo il 21.09.2013. Coniugato con Obojes Olga, padre di 4 figli, di cui uno morto.

Nota: Ringrazio vivamente tutti gli offerenti per la loro generosità con preghiera di segnalare eventuali errori o dimenticanze. Direttore don Dario Fontana responsabile ai sensi di legge don Lorenzo Sperti Iscr. Tribunale di Belluno n. 4/82 Stampa Tipografia Piave Srl - Belluno Coordinamento Lorenzo Vallazza Per comunicare con la redazione e proporre i propri contributi (articoli, foto o altro materiale) Inviare una mail a: lenuovedelpais@gmail.com


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Le nuove del Pais 2013_3 by Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan - Issuu