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Le nuove del Pais 2013_2

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Anno XLIX • aprile-giugno 2013 • N. 2

Poste Italiane s.p.a. - Sped. in Abb. Post. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 no 46) art. 1, comma 2, DCB BL - In caso di mancato recapito restituire al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa.

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vrete avuto modo anche voi di apprezzare le riflessioni di don Sergio riportate sulla prima pagina dell’ultimo numero de “Le nuove del Pais”. In effetti si ha la netta sensazione che le grandi promesse della civiltà moderna, le straordinarie conquiste tecnologiche e le scoperte scientifiche che prospettano per l’uomo una vita più facile, bella e felice, alla fine portino spesso risultati diametralmente opposti nella nostra vita. Sembra che ci sia una mancanza di prospettiva, un errore di fondo che personalmente individuerei in una caratteristica assai diffusa nella società contemporanea: la ricerca del successo personale, della propria felicità, dell’essere importanti, dell’immagine di sé. Tutto ciò che non concorre a questo scopo viene eliminato senza distinzione. Sembra che gli occhi siano girati indentro, sembra che il panorama dell’individuo sia fatto di specchi che riflettono sempre e comunque un’immagine sola: la sua! L’imperativo di oggi: “Gli altri valgono se servono per me”, altrimenti devono essere messi da parte, in qualunque modo, chiunque sia; l’amore è per me; se non mi ama deve morire! Per esempi di questo e di altri tipi, purtroppo non c’è che da scegliere. Analisi pessimista? Lo ammetto: non è solo così, per fortuna; ma è una tendenza accentuata che causa grandi mali e relative sofferenze nella vita di oggi.

La strada giusta La si può trovare solo se c’è una mèta Nessun vento è favorevole per chi non sa dove andare Da che cosa dipende questo disorientamento? Ce lo spiega proprio quest’ultima parola: manca qualcosa verso cui orientare la nostra vita; non si sa che senso (direzionesignificato) darle. Non si riesce a rispondere a quelle domande che in un modo o nell’altro si affacciano sempre alla nostra vita: chi sono?, da dove vengo?, dove vado?, perché vivo?, a cosa serve la mia vita? È vero che c’è in noi un istinto che ci fa intuire le scelte favorevoli per noi e per gli altri, ma quando le questioni si complicano, non avere risposte abbastanza chiare alle domande di prima, rende difficile decidere con una certa sicurezza la strada da seguire. Chi può dare risposte vere a queste domande, chi può dirmi che senso ha la mia vita?

Alcuni dicono che ognuno dà alla sua vita il senso che vuole. Potrebbe sembrare bello, molto giusto e rispettoso per la libertà di ciascuno. È come dire: “Ho comprato questa TV perché mi serviva uno sgabello: sono libero di usarla come voglio”. Va bene (sulle TV di oggi si starebbe un po’ scomodi!), ma è sensato? Guardiamoci attorno: a nessuno degli oggetti “finiti” che ci circondano, dal più semplice al più complicato, diamo noi lo scopo perché ce l’hanno già e ce l’ha messo dentro chi li ha pensati e costruiti. Senza Dio non ci sono risposte Così noi: non possiamo non avere uno scopo, e ce lo può (e ce lo deve) far capire solo chi è all’origine della nostra vita. Proprio qui sta il motivo che giustifica il nostro alzare lo sguardo per cercare

“oltre” le risposte che la materialità delle cose non ci sa spiegare; il motivo che giustifica la fede nell’esistenza di un Dio all’origine della nostra vita con un sogno ben preciso nei riguardi di questa sua, nonostante tutto, speciale creatura che siamo noi. E qui entra in campo appunto la fede, scelta personale, ragionevole per quanto detto sopra, a cui nessuno può essere obbligato, ma da cui possiamo avere le risposte che cerchiamo. E noi cristiani non crediamo in un Dio generico, intercambiabile, ma in un Dio dalla fisionomia ben precisa: quella che ci ha rivelato Gesù e si basa sulle attestazioni della storia che in modo unanime lo considera una persona straordinaria anche se molti si fermano quando si tratta di chiamarlo Figlio di Dio; e si basa sulle attestazioni di coloro che lo hanno seguito testimoniando con la vita e il martirio la sua risurrezione. E questo Gesù, oltre a spiegare Dio, spiega anche la nostra vita: ci mostra quale meta dobbiamo raggiungere e le strade per arrivarci. Abbiamo la possibilità di dire: “questa cosa è buona, è giusta, va bene” perché ci porta a destinazione; oppure: “è male, è sbagliato” perché ci fa deviare. Non è cosa da poco poter contare su di una bussola quando c’è il rischio di perdersi: questo è uno degli aspetti della nostra fede. don Dario


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«Le nuove del Pais»

2012-13: l’ANNO della FEDE In quest’anno dedicato alla fede propongo ai lettori tre riflessioni di Don Sirio Da Corte, Rettore del Santuario del Nevegal, sull’argomento. Questa è la seconda. Don Dario 1. Abbiamo detto che la fede è un dono che Dio da a tutti, ma lo dà come un seme. Dipende dalla libertà dell’uomo, dall’esercizio del muscolo della fede, oltre che dalla grazia di Dio, che la fede cresce, diventi invasiva e trasformi e renda bella la vita. In questo ultimo incontro mi permetto di dare alcuni suggerimenti perché diventi vera una piccola fede in un Dio grande, perché non ci serve una fede grande in un Dio tascabile. È la piccola fede che trasporta i gelsi e sposta le montagne. Si tratta di un incontro aperto: questo incontro più che mai non chiude ma apre alla vita. Ci verranno proposti diversi impegni: alcuni singoli, altri più di gruppo. Non è che dobbiamo sceglierli tutti perché scegliere tutto è scegliere niente. Forse basta la scelta di un impegno singolo e di uno comunitario (perché abbiamo bisogno degli altri per stare in piedi). Ci sono alcuni impegni che dovranno essere decisi dall’autorità competente ma altri no. La preghiera: “Ne scelse Dodici perché stessero con Lui”. Il papa Giovanni Paolo II, nella “Novo millennio ineunte” scriveva: “È tuttavia importante che quanto ci proporremo, con l’aiuto di Dio, sia profondamente radicato nella contemplazione e nella preghiera. Il nostro è tempo di continuo movimento che giunge al rischio di “fare per fare”. Dobbiamo resistere a questa tentazione, cercando di “essere prima che fare”. (E le iniziative che prendiamo siano frutto di prolungata preghiera e non il seguire la moda corrente!) (N°. 15). Solo l’esperienza del silenzio e della preghiera offre l’orizzonte adeguato in cui può svilupparsi e maturare la fede. (N°: 20). Per questa pedagogia della santità, occorre un cristianesimo che si distingua

QUALE FEDE? “Come crescere e camminare nella fede”

nell’arte della preghiera… Si, le nostre comunità cristiane devono diventare autentiche scuole di preghiera, dove l’incontro con Cristo non si esprime soltanto in implorazione d’aiuto ma anche in rendimento di grazie, lode, adorazione, contemplazione, ascolto, ardore di affetti fino ad un vero invaghimento del cuore. Ci si sbaglierebbe a pensare che i comuni cristiani si possano accontentare di una preghiera superficiale. Specie di fronte alle numerose prove che il mondo di oggi offre alla fede, essi sarebbero non solo cristiani mediocri ma anche cristiani a rischio di perdere la fede. Occorre allora che l’educazione alla preghiera diventi in qualche modo un punto qualificante di ogni programmazione pastorale”. Perché non avere il coraggio di proporre per tutta questa grande Forania l’Adorazione perpetua? 2. “La fede viene dall’ascolto e l’ascolto riguarda la Parola di Dio” (Rm. 10,18) Il primo comandamento è: “Ascolta, Israele”. Isacco il Siro dice che la vita cristiana consiste nella crescita di un orecchio! Noi diciamo sempre: “Ascoltaci, Signore!”; il Signore

ci dice: “Ascolta tu, invece!”. E sappiamo che è un ascoltare particolare, come ci avverte S. Giacomo (1,22-25): “Siate di quelli che mettono in pratica la Parola, e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi; perché, se uno ascolta la Parola e non la mette in pratica, costui somiglia a un uomo che guarda il proprio volto allo specchio: appena si è guardato, se ne va, e subito dimentica come era. Chi invece fissa lo sguardo sulla legge perfetta, la legge della libertà, e le resta fedele, non come un ascoltatore smemorato ma come uno che la mette in pratica, questi troverà la sua felicità nel praticarla”. Concretamente: una Bibbia personale tascabile, da leggere, da sottolineare, da portare agli incontri. Basta anche un Nuovo Testamento, incominciando dal Vangelo, riprendendo il Vangelo della domenica: “Che cosa mi domandi, Signore? Che cosa deve cambiare nella mia vita?”. So che ci sono tante difficoltà ma se si ha la volontà, la lettera scritta dal Padre per i suoi figli non può risultare di difficile o impossibile lettura! 3. L’apertura allo Spirito Santo Stando alla storia della Chiesa, non vi è rinnovamento né personale né comunitario

senza l’azione ricreatrice dello Spirito santo. “Nessuno può dire «Gesù è il Signore!» se non sotto l’azione dello Spirito santo” (1Cor. 12,3). Purtroppo la nostra spiritualità occidentale è molto più devota di Gesù e di Maria che non dello Spirito santo, il “Grande Sconosciuto”. Paolo VI: “Ci siamo chiesti più volte quale bisogno avvertiamo, primo e ultimo, per questa nostra Chiesa benedetta e diletta. Lo dobbiamo dire quasi trepidanti e preganti, perché è il suo mistero, la sua vita: voi lo sapete: lo Spirito, lo Spirito santo, animatore e santificatore della Chiesa, suo respiro divino. Il vento delle sue vele, sua sorgente interiore di luce e di forza, suo sostegno e suo consolatore, sua sorgente di carismi e di canti, sua pace e suo gaudio, suo pegno e preludio di vita beata ed eterna. La Chiesa ha bisogno della sua perenne Pentecoste; ha bisogno di fuoco nel cuore, di parola sulle labbra, di profezia nello sguardo…”. (Discorso del 29 novembre 1972) Ignazio di Latakia (Discorso alla III Assemblea mondiale delle Chiese, luglio1968): “Senza lo Spirito santo, Dio è lontano, il Cristo resta nel passato, il Vangelo è lettera morta, la Chiesa una semplice organizzazione, l’autorità una dominazione, la missione una propaganda, il culto un’evocazione, l’agire cristiano una morale da schiavi. Ma con lo Spirito Santo: il cosmo è sollevato e geme nel parto del Regno, l’uomo lotta contro la carne, il Cristo è presente, il Vangelo è potenza di vita, la Chiesa segno di comunione trinitaria, l’autorità servizio liberatore, la missione una Pentecoste, la liturgia memoriale ed anticipazione, l’agire umano è divinizzato”. (dalla seconda conversazione tenuta da don Sirio Da Corte nell’Avvento scorso)


«Le nuove del Pais»

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I fioretti di Papa Francesco Abbiamo raccolto alcuni brani delle omelie e dei discorsi di Papa Francesco. Vi si sentono il vento della Pentecoste che scuote le nostre anime, il profumo di Betlemme, la gioia di Betania, il fascino delle Beatitudini, l’umiltà del Poverello d’Assisi.

REGINA COELI IN PIAZZA SAN PIETRO domenica 21 aprile

“Ci sono molti giovani oggi qui in piazza” ha detto il Papa che stavo parlando della giornata delle vocazioni: “Siete tanti voi, no? Si vede, ecco siete tanti qui. Vorrei chiedervi: qualche volta avete sentito la voce del Signore che vi invitava a seguirlo più da vicino? L’avete sentita?” Da più punti della folla è arrivato un “sì” che a Francesco deve essere passo debole. Si è portato una mano all’orecchio per sentire meglio e ha detto sornione: “No ... non sento ...”, naturalmente è arrivato un “Sìììì“ molto più marcato e il Papa ha ripreso con un sorriso complice: “Pensate voi questo? Siete d’accordo?”. Un nuovo appello alla folla l’ha rivolto da oratore consumato al momento della preghiera, in risposta al grido “Francesco, Francesco“: “Grazie tante per il saluto, ma anche salutate Gesù ... gridate “Gesù Gesù”, forte“. Subito il grido “Gesù” ha riempito la piazza. Infine prima di salutare con i solito “buon pranzo”, ha ripetuto un motto del suo discorso, gridando come uno slogan: “Ricordate voi, ragazzi e ragazze, la vita bisogna metterla in gioco per i grandi ideali“. UDIENZA GENERALE IN PIAZZA SAN PIETRO mercoledì 10 aprile

“E’ proprio lo spirito che abbiamo ricevuto nel battesimo che ci insegna, ci spinge, a dire a Dio: “Padre “, o meglio, “Abbà! “ che significa “papà”. Così è il nostro Dio: è un papà per noi. Lo Spirito Santo realizza in noi

questa nuova condizione di figli di Dio. Questo è il più grande dono che riceviamo dal mistero pasquale di Gesù. E Dio ci tratta da figli: ci comprende, ci perdona, ci abbraccia, ci chiama anche quando sbagliamo. Già nell’Antico Testamento, il profeta Isaia affermava che, se anche una madre si dimenticasse del figlio, Dio non si dimentica mai di noi, in nessun momento. È questo il bello! Tuttavia, questa relazione filiale con Dio non è come un tesoro che conserviamo in un angolo della nostra vita ma deve crescere, deve essere alimentata ogni giorno con l’ascolto della Parola di Dio, la preghiera, la partecipazione ai sacramenti, specialmente della penitenza e dell’Eucaristia, e la carità. Noi possiamo vivere da figli! Questa è la nostra dignità - noi abbiamo la dignità di Figli -. Comportarci come veri figli! Questo vuol dire che ogni giorno dobbiamo lasciare che Cristo ci trasformi e ci renda come lui. E, vuol dire cercare di vivere da cristiani, cercare di seguirlo, anche se vediamo i nostri limiti e le nostre debolezze. La tentazione di lasciare Dio da parte per mettere al centro noi stessi è sempre alle porte e l’esperienza del peccato ferisce la nostra vita cristiana, il nostro essere figli di Dio. Per questo dobbiamo avere il coraggio della fede e non lasciarci condurre dalla mentalità che ci dice: “Dio non serve, non è importante per te“, e così via. È proprio il contrario: solo comportandoci da figli di Dio, senza scoraggiarsi per le nostre cadute, per i nostri peccati, sentendoci amati da lui, la nostra vita sarà nuova, animata dalla serenità e della gioia. Dio è la nostra forza! Dio e la nostra speranza! SANTA MESSA SAN PAOLO FUORI LE MURA domenica 14 aprile

“Ricordiamo bene tutti: non si può annunciare il Vangelo di Gesù senza la testimo-

nianza concreta della vita. Chi ci ascolta e ci vede deve poter leggere nelle nostre azioni ciò che ascolta dalla nostra bocca e rendere gloria a Dio! Mi viene in mente adesso un consiglio che San Francesco d’Assisi dava ai sui fratelli: predicate vangelo e, se fosse necessario, anche con le parole. Predicare con la vita: la testimonianza. L’incoerenza dei pastori tra quello che dicono e quello che fanno, tra la parola e il modo di vivere mina la credibilità della Chiesa”. SANTA MESSA CRISMALE Giovedì Santo 28 marzo

“Bisogna uscire a sperimentare la nostra unzione, il suo potere e la sua efficacia redentrice; nelle “periferie” dove c’è sofferenza, c’è sangue versato, c’è cecità che desidera vedere, ci sono prigionieri di tanti cattivi padroni… Il sacerdote che esce poco da sé, che unge poco, si perde il meglio del nostro popolo, quello che è capace di attivare la parte più profonda del suo cuore presbiterale. Chi non esce da sé, invece di essere mediatore, diventa a poco a poco un intermediario, un gestore. SANTA MESSA SANTA MARTA mercoledì 10 aprile

Accade che a volte “noi vogliamo salvare noi stessi e crediamo di farcela. “Io salvo me stesso!”. Non lo diciamo così, ma nella vita lo facciamo, così“. Per esempio quando pensiamo: “io mi salvo con i soldi, sono sicuro che dei soldi non c’è problema ... ho dignità: la dignità di una persona ricca”. Ma – ha avvertito Papa Francesco - tutto ciò “non basta. Pensiamo alla parabola del Vangelo, di quell’uomo chi aveva il granaio tutto pieno e dice: “ne farò un altro, per avere di più e poi dormirò tranquillo“. E Il Signore risponde: “Sciocco! Questa sera morirai“. Quella salvezza non va, è una salvezza provvisoria, una salvezza apparente, come quelle volte in cui ci illudiamo

di salvarci con la vanità, con l’orgoglio, credendoci pentiti, mascherando la nostra povertà, i nostri peccati con la vanità, l’orgoglio, tutte cose che finisco, mentre la vera salvezza ha a che fare con la dignità e la speranza ricevute grazie all’amore di Dio – ha aggiunto facendo riferimento al brano del Vangelo di Giovanni proclamato poco prima – “che ha inviato il suo figlio per salvarci”. SANTA MESSA IN SAN GIOVANNI LATERANO domenica 7 aprile

“Celebriamo oggi la seconda domenica di Pasqua, denominata anche “della Divina Misericordia“. Come è bella questa realtà della fede per la nostra vita: la misericordia di Dio! Un amore così grande, così profondo quello di Dio verso di noi, un amore che non viene meno, sempre afferra la nostra mano e ci sorregge, ci rialza, ci guida. Ricordiamolo nella nostra vita di cristiani: Dio ci aspetta sempre, anche quando ci siamo allontanati! Lui non è mai lontano, e se torniamo a lui, è pronto ad abbracciarci. La pazienza di Dio deve trovare in noi il coraggio di ritornare a lui, qualunque errore, qualunque peccato ci sia nella nostra vita. In questi mesi abbiamo sentito il vento di Pentecoste che ha scosso le pareti della nostra anima. Abbiamo sentito il profumo di Betlemme, il profumo del Vangelo. Il mondo aspetta il profumo di Betlemme, il profumo del Vangelo. Riempia la chiesa del profumo del Vangelo che è il profumo di Gesù, evidentemente“.


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«Le nuove del Pais»

Il Papa parla “a noi”, non “agli altri“ Nei dibattiti, sui giornali, dai divani frivoli dei talk show e sulle poltrone di opinionisti competenti: ovunque, dalla fumata bianca che quel 13 marzo sera ci ha donato questo splendido Papa, è tutto un fiorire di elogi, corali, univoci, trasversali. Con i segni straordinari che ha saputo dare fin dalla sua prima apparizione, Papa Francesco sembra aver messo d’accordo tutti, credenti e atei, potenti e umili. È come se, nella confusa incertezza che pervade il presente, in lui ognuno riconoscesse le fondamenta solide da cui ripartire, Il punto fermo che ridà certezze e orientamento. Tutti però sono soddisfatti nel citare i suoi inviti al vivere con poco e al nutrirsi dell’essenziale, ma anche rapidi nel puntare il dito verso questo o quella categoria alla quale il monito sarebbe diretto: cardinali, i preti, i politici, i vicini di casa e di scrivania, insomma, gli “altri”. Capiremo prima o poi che gli altri siamo noi? Corale anche la sorpresa per quel nome, Francesco, che indica povertà e pace. Ma perché stupirsi se un Papa, il Vicario di Cristo in terra, predica e vive l’umiltà?

Un conto è la meraviglia gioiosa e altro è la sorpresa: non era proprio Cristo ad inginocchiarsi per lavare i piedi a sedersi con prostitute e pubblicani? Non diceva agli ultimi che erano i primi, ai primi gli ultimi rovesciando il mondo? Perchè stupirsi se un Papa raccomanda ai confessori misericordia per le anime? Il Vangelo racconto di Gesù e l’adultera rimasti soli l’uno di fronte all’altra, lei consapevole del suo peccato e lui che ne rimetteva il debito, dopo il famoso comando “chi è senza peccato scagli la prima pietra“. Forse allora qualche voce in quel coro unanime conosce poco la Chiesa e il Cristo su cui è edificata; forse qualche sguardo si ferma troppo su quella “mozzetta(*)” non indossata (termine sconosciuto ai più fino al 13 marzo, oggi declamato per dimostrare che il Papa e umile!) e non sulle sue parole; così una showgirl, travolta dall’entusiasmo, ha dichiarato di amare già molto un Papa “che non usa la mozzetta e quando parla ricorda Belen” e, una sua collega è riuscita nel giro di pochi minuti a dire che Papa Francesco “sarà adorato da giovani e adolescenti“ per la sua modernità, ma poiché “è un uomo di 70 anni, con retaggi culturali antiquati e la mente chiusa, non potrà capire l’aborto“. Di una parola, invece, tra quelle pronunciate da Papa Francesco si è parlato poco, ovvero di quella “irreprensibilità” chiesta a sè e a tutti noi, su un solco già tracciato da Benedetto

XVI. Solo una chiesa irreprensibile può permettersi di predicare il bene, di giudicare e assolvere. Solo una chiesa irreprensibile può chiedere agli uomini di diventare santi e calpestare le impronte lasciate da Gesù. Irreprensibile il Papa, irreprensibili i vescovi e i preti, sì, ma irreprensibili tutti cristiani del primo all’ultimo: è questo che converte il mondo ed evangelizza davvero. I cristiani devono indossare una sola uniforme non di stoffa, e gridare il Vangelo con la loro vita: da questo li riconosceranno. Resta la meraviglia e la gioia, perché Papa Francesco ha davvero la chiave per entrare in tanti cuori, proprio come Cristo, sedendo tra noi pubblicani, noi farisei, ipocriti forse, peccatori, ma noi speranzosi, noi uomini tutti alla ricerca di quel padre sempre agognato, sempre tradito, sempre ritrovato, lì dove dove lo avevamo abbandonato. “Se ci si ferma qualcosa non va“ ci ha detto Francesco, chiedendoci già la prima sera di “incamminarci “ con lui. Non sono arrivato alla perfezione ma almeno mi sono sforzato di conquistarla, scrive San Paolo, e questo è il cammino umile che ci aspetta. Perché l’immagine ce la dà Cristo ma la somiglianza la facciamo noi, con i nostri comportamenti. (*Mozzetta: la mantellina corta, chiusa sul petto da una serie di bottoni, portata dagli alti ecclesiastici ed in particolare da Papa Benedetto XVI)

Vento di primavera sulla Chiesa Sappiamo bene che, soprattutto in questi ultimi tempi, l’immagine che la Chiesa, in particolare quella che “conta per i mass media”, ha dato di se stessa, non è stata delle migliori, a causa di scandali e di lotte interne ad organismi ecclesiali di grande importanza. Passano gli anni, cambiano i tempi e le persone, ma la mala pianta del clericalismo e del carrierismo, riesce a mettere sempre nuove radici. Non è forse vero che già agli inizi, gli apostoli pensavano di spartirsi potere e gloria grazie al Maestro? “Che i miei figli siedano una a destra e l’altro a sinistra nel tuo regno” sono le parole affettuose, ma decise, che una mamma chiese per i propri due figli a Gesù.

Ma ecco che in due mesi, lo Spirito , con una folata di vento imprevista, annuncia una nuova primavera. Papa Benedetto, cosa da circa 800 anni mai successa, riconoscendo la precarietà della sua salute e il passare degli anni, rinuncia al papato. E le sue parole destano profondo rispetto e sogni nuovi. “Non lascio il recinto di Pietro, ma resto in modo diverso, silenzioso, abbracciato alla croce”. E Benedetto nel silenzio prega e porta sulla croce di Cristo le mille forme di sofferenze nascoste e innocenti: le malattie dolorose, le separazioni egoistiche e superficiali, le divisioni scandalistiche tra le varie religioni e tra gli stessi cristiani…

Il dolore innocente e non appariscente, trova ora in Benedetto un parafulmine in cielo con il suo silenzio e la sua decisione, è un monito al carrierismo, alle poltrone ambite, a fenomeni di “casta”. E questo vento di primavera fa bene alla Chiesa a tutti i livelli sia del clero che dei laici, e ci pone difronte al monito di Gesù: “potere più grande è quello del servire ogni fratello

in carità, giustizia e verità”. E poi il tocco di primavera: Papa Francesco che ama essere chiamato semplicemente Vescovo di Roma, che presiede nella carità a tutte le chiese. E papa Francesco ha felicemente aperto le finestre della Chiesa a questo vento impetuoso e carico di rinnovamento dello Spirito. I suoi gesti di squisita carità, il suo modo di parlare così disarmante, il suo stile sobrio ed essenziale, ci fanno sognare una Chiesa povera con e per i poveri, impegnata a promuovere pace e dialogo tra i popoli, misericordiosa e accogliente verso tutti. Papa Francesco ha iniziato il suo pontificato chiedendo di pregare per lui, per poter adempiere la missione col cuore di Cristo e nella fedeltà al vangelo. Aiutiamolo e sosteniamolo a mantenere spalancate le porte della Chiesa al vento rigeneratore dello Spirito.


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Vita della comunità parrocchiefodom@gmail.com

Consiglio Pastorale in seduta congiunta Ricordo di Gemma Ciao Gemma, a domàn Si fa sera, fuori fa molto freddo, la gente del paese si rinchiude nelle proprie case e tutto è silenzio. Un silenzio che viene interrotto dai mesti rintocchi della nostra campana di Andraz. Cosa suona? L’Ave Maria? Guardo l’orologio, no non sono ancora le sette, allora apro la porta e ascolto attentamente: questo suono lo conosco, mi ha toccato più volte da vicino, è il suono che annuncia che qualcuno ci ha lasciato. Non vorrei crederci, ma è proprio la Gemma e subito le parole che mi vengono al cuore sono: “Il tuo calvario è giunto alla fine”. Ci vedevamo quasi ogni giorno quando stavi ancora abbastanza bene, avevi voglia di parlare e mi soffermavo un pochino, mi complimentavo con te per la tua bella casa, tutto in ordine, arredata con gusto perché a te piacevano le cose belle ed eri soddisfatta per quel nido d’amore costruito con il tuo adorato sposo peri tuoi figli. Poi ti salutavo come ogni giorno: “Ciao Gemma, a domán; clama se t’as busegn”. Sei stata forte: il tuo corpo esile come un giunco ha lottato come una maestosa sequoia in balia dell’uragano; hai lottato con tutte le tue forze, ma purtroppo anche la sequoia ha dovuto cedere e ha vinto l’uragano. Eravamo in tanti a darti l’ultimo saluto: i tuoi parenti, tanti amici, colleghi di lavoro; amici dei tuoi figli, di tuo marito; tanta gente comune e tanti dei tuoi alunni ai quali hai insegnato a muovere i primi passi nel mondo della scuola e che ti ricordano così: “La maestra Gemma l’eva la plù brava, la n’a insigné tánte de robe, en frëgo severa, no auzáva mèi la ousc, ma bastáva na oglada per ne fè stimé”. Eri benvoluta da tutti e ora ci hai lasciato; sei andata a raggiungere coloro che ti amarono e ad attendere quelli che ti amano. Penso che anche nostro Signore ti abbia riservato in paradiso un posto fra i banchi di scuola per insegnare ai piccoli angioletti, perché questa era la tua passione. Comunque il tuo ruolo di mamma e di sposa non è finito perché da lassù veglierai ancora sulla tua famiglia come hai sempre fatto e sarai sempre presente nella tua casa. “Ciao Gemma, a domán, e pausa in te la pesc del Signour”. Luigina d’Andrac

Domenica 19 maggio si sono riuniti in seduta congiunta i Consigli Pastorali della nostre due parrocchie di Pieve e di Arabba. Si dovevano affrontare i soliti argomenti per le prossime feste e l’organizzazione delle processioni e della pesca di beneficenza. Si è avviata invece una riflessione su di un altro argomento. Questi sostanzialmente i contenuti. Siamo tutti convinti che la fede in Italia soffre gravi difficoltà: man mano che passa il tempo, la vecchia guardia si assottiglia sempre più senza essere rimpiazzata che in minima parte a causa dell’esiguo numero delle nascite e dell’assenza sempre più vistosa dei giovani adulti che non sanno più educare i figli alla fede. A Fodom la situazione si presenta un po’ meno disastrosa, ma se non si pone rimedio, inesorabilmente subirà la stessa sorte in atto nelle città. Sarà possibile scongiurare questo pericolo? Le distanze e le comunicazioni difficili della nostra valle non ci isolano più dal resto del mondo: veniamo a contatto con tanti modi di pensare, tante persone, tanti modi di credere, tanti modi di vivere. Noi abbiamo la nostra cultura e la nostra fede, e per poterla mantenere c’è bisogno di convinzioni solide e personali che reggano di fronte alle infinite proposte diverse con cui ci incontriamo. Voglio dire che non basta più (non

sarebbe bastato neppure prima) la motivazione: “Mio nonno e mio padre credevano così e io faccio lo stesso”. Chissà perché frasi del genere si sentono solo per giustificare la fede, mentre per le altre cose della vita (auto, televisione, lavatrice, telefonino…) ci si guarda bene dal fare come si faceva una volta! Se uno non conosce abbastanza profondamente la sua fede e non ne è convinto al punto da giocarsi la sua vita su di essa, la perderà certamente: è solo questione di tempo. Che cosa ne sarà allora delle nostre belle tradizioni? Si svuoteranno? Se diventeranno solo una manifestazione folkloristica avranno senso? Ecco allora la necessità di riflettere, specialmente da parte degli organismi parrocchiali, su come conoscere la fede, su come proporla, su come viverla perché ci rassereni e ci guidi ai valori che arricchiscano e rallegrano la nostra esistenza. “Ma queste cose deve saperle il parroco!” Magari il parroco la teoria la sa, ma la mentalità, la vita pratica concreta dove tutto ciò deve innestarsi siete voi che la conoscete bene in quanto ci siete dentro: è necessario questo e quello. Senza dubbio questo è il primo compito del Consiglio Pastorale Parrocchiale: tutto il resto è secondario, viene dopo: è “manifestazione” di fede. Ma se la fede viene a mancare, cosa manifestiamo? don Dario

Catechismo

Il 3 giugno le catechiste di Arabba e di Pieve si sono incontrate per una verifica dell’anno trascorso. Grazie a tutte per l’impegno e la passione profusi a favore dei nostri ragazzi.


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Viaggio a Medjugorje

Anniversari di matrimonio

Scrivo sull’onda di mille emozioni vissute nel mio ultimo viaggio a Medjugorje. Ci sono stata già parecchie volte ma in ogni viaggio colgo sempre qualcosa di “speciale” che non avevo notato prima. Spesso mi si chiede: “perché vai a Medjugorje, proprio li?” Certo, rispondo, la Madonna ce l’abbiamo anche qui, ed è la stessa, ma a Medjugorje “respiri” veramente un’aria nuova, diversa, “senti” il passaggio fresco di Maria, la sua presenza OGGI! E’ vero, la strada è lunga, può stancare star fermi in pullman per tante ore, ma vi assicuro che non è così. Si, si prega ma ci sono tanti momenti per fare amicizia con le altre persone, ci sono fermate per i pasti. Ora c’è un’autostrada veramente veloce, con panorami stupendi che vanno dalle coste della Croazia fino all’interno con vista su vallate rigogliose e suggestivi paesini di pescatori sul mare. Si attraversa così la Croazia e si arriva in Bosnia Erzegovina. E lì in una pianura in mezzo ai monti si trova Medjugorje. Non ci sono musei, palazzi, piazze o monumenti da visitare, non ci sono alberghi a 4 stelle con sauna e piscine, qui si viene per altro. Le migliaia di persone che incontri sono ospitate in pensioncine a conduzione familiare, sobrie e pulitissime. Sono arrivate lì soprattutto alla ricerca di quel “qualcosa” che non trovano nelle nostre città caotiche, nella frenesia del vivere del giorno d’oggi. Qui trovi la PACE, la SERENITA’, il puro COLLEGAMENTO con l’ALTO. Respiri in ogni angolo la SPIRITUALITA’ del luogo. Penso che il grande miracolo che si compie a

60 ANNI – NOZZE DI DIAMANTE 1953-2013 • Pellegrini Francesco con Dorigo Marianna

Medjugorje è proprio sentire la presenza fresca di MARIA. E’ sentirla in mezzo a noi, nostra Madre Celeste oggi. Poi le migliaia di persone che incontri sul Podbrdo (la collina delle apparizioni) a tutte le ore del giorno e della notte, raccolte in silenziosa meditazione. Tantissimi giovani, famiglie con bimbi piccoli che percorrono, molti anche scalzi, la salita sassosa col rosario in mano. E poi su, più in alto si giunge in uno spiazzo sassoso, dove troneggia la bianca statua della Vergine (qui è avvenuta la prima apparizione ai ragazzi nel giugno del 1981). Qui trovi sempre una marea di persone seduta sui sassi raccolte in preghiera. Ognuno pone ai piedi della Vergine il suo fardello di dolori, di pene, di pianto. Il ritorno a valle è leggero, gioioso. Volti sorridenti e sereni. Persone che ti salutano in svariate lingue, ti senti veramente UNO con TUTTI. Poi il Krizevac, gli orfani di Sr. Kornelia, varie comunità. Altro posto suggestivo è Surmanci a pochi chilometri da Medjugorje. Si scende in processione lungo stretti tornanti. In fondo ci accoglie un ridente villaggio con piccole casette attorniate da ciliegi in fiore e la chiesetta dove si venera la Divina Misericordia. Le giornate intense passano sempre troppo in fretta. La sera prima della partenza, l’ultima salita alla Croce Blu (dove Miriana ha l’apparizione ogni 2 del mese) per il rosario. Nel buio della notte migliaia di torce e candele accese lungo la salita. L’ultimo saluto con tanta commozione a Medjugorje. Marilena

50 ANNI – NOZZE D’ORO 1963-2013 • Daberto Angelo con Crepaz Francesca • Daberto Giacomo con Codalonga Assunta • Ciattaglia Guido con Palla Elena MariaTea • Crepaz Albino con Costa Erica • Gabrielli Giacomo Adolfo con Quellacasa Ilda • Ploner Giovanni con Sorarù Caterina • Ladurner Francesco con Lezuo Irina • Daberto Otto con Botteon Giuliana • Callegari Angelo con Sponga Dosolina • 40 ANNI – NOZZE DI RUBINO 1973-2013 • Pezzei Flavio con Costa Silvia • De Toffol Guido con Dorigo Florinda • Crepaz Giuseppe con Gabrielli Paola • Costa Davide con Delfauro M. Rita • Girelli Bruno con Dorigo Fides • Delazer Luciano con Vallazza M. Teresa • De Cassan Bellino con Crepaz Elia • Gazzola Vittorio con Crepaz Giacomina • Dorigo Gino con Zorz Erica • Rudatis Adriano con Sottil Gemma • Dorigo Alberto con Prevedell Waltraud • Di Egidio Alessandro con Quellacasa Teresa • 25 ANNI – NOZZE D’ARGENTO 1988-2013 • Pezzei Massimo con Crepaz M. Cristina • Torre Lio con Dorigo Carla • Palla Quintino con Crepaz Gabriella • Palla Edoardo con Porpora Vincenza • Foppa Dino con Sief Lucia • Roilo Carlo con Vittur Antonia • Cazzetta Aurelio con Dorigo Elisabetta • Dorigo Germano con Denicolò M. Giacinta • Schena Franco con Crepaz Ivana • Crepaz Roberto con Wurzer Rosmarie

11.6.53

25.04.63 25.04.63 29.07.63 19.09.63 26.09.63 20.04.63 02.05.63 19.09.63 05.10.63

22.02.73 12.05.73 28.06.73 31.05.73 09.09.73 06.10.73 14.10.73 06.10.73 04.12.73 07.10.73 24.11.73 29.11.73

21.05.88 28.05.88 25.06.88 03.09.88 24.09.88 08.10.88 15.10.88 29.10.88 19.11.88 26.11.88

Segnalate per tempo altri anniversari, involontariamente non riportati nell’elenco. Le coppie di sposi che festeggiano l’anniversario sono tutte invitate alla festa patronale di San Giacomo, il 28 luglio alla Santa Messa delle 9.30.

Riflettere, meditare, confrontarsi “Stop and go” per genitori che accompagnano i figli alla Prima Comunione Qual è il senso della vita? Perché ci sono? Chi è Dio? Qual è la strada per conoscere Dio? Qual è la risposta che ci ha dato Dio per rispondere a questa domanda? Come comunica Dio con noi? Ecco questi sono alcuni, i più importanti argomenti affrontati durante una serie di incontri aperti a tutti, ma indirizzati principalmente ai genitori dei bambini della Prima Comunione. Qualche ora “rubata” (ma è proprio così?) alle attività quotidiane, per meditare sulle più importanti questioni o quesiti che

investono la nostra vita umana e cristiana; per ascoltare una voce appassionata che ti racconta la sua visione della vita, di Dio, della Chiesa; per arricchire la tua mente e il tuo animo con concetti forse a volte troppo lontani, spesso dimenticati; per ascoltare gli altri, per esprimere la tua opinione, per riflettere sulle tue debolezze o convinzioni; per intraprendere un cammino di miglioramento della propria persona. Chissà che questa esperienza possa essere ripetuta, ampliata, che possa avere un certo seguito, in assoluta libertà,

ma con la consapevolezza che qualche ora per pensare sia necessaria, indispensabile come l’aria che respiriamo. Crepaz Elsa e Andrea


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Vita di …Villa san Giuseppe Auguri per i 100 agn mëda Paolina “Zisona”

Paolina “Zisona” auna a nvalgugn parenc e l’aministrazion de comun l di che l’a complì 100 agn.

Festa grana nchëstadì a Vila S. Ijep per i 100 agn de Crepaz Maria Paolina “Zisona”. L’é la seconda de sto ann che rua al scecol de vita. Davánt de dëla, ai 3 de fauré, l’à destudé le 100 ciandële Angelina Foppa. E l’é damprò ence Maria Pia masarei “Pia Sciata” che la i complirà ai 4 de otobre. A festegé la neo centenera l é rué adanlerch fioi e neodi e l’aministrazion de comun co l Capocomun Ugo Ruaz e l assessor Claudio Sorarui per ie scinché n bel maz de ciòf e ie fe tánc de auguri. Paolina l’é nasciuda ai 24 de mèi del 1913 sun Chierz nte la fameia dei “Zisons” da Giovanni Crepaz

e Genoveffa Colli. Paolina l’é setima de diesc fradiei, de chisc demè trei ëi. De le doi sorele plu picole una, la Ángela l’eva morta picola tost davò la viera, chël’autra, la Berta, l’eva juda muniga ma l’é morta ncora jovena. Co l’é sclopada la viera l’ava giust giust doi agn e co la fameia l’é ruada profuga n Boemia. I “Zisons” i é tournei a cèsa del 1919 e come dute le fameie fodome che a bu la cesa brujada, ntei prums meisc i a mossù vive nte na baraca ntánt che i se refajëva su na cesa nuova. De 12 agn, coche se usáva nlouta, l’é stada manada a S. Laorenz, fòran puster a “mparè

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todësch” coche i dijëva. De auril del 1938, de 24 agn, la s’a maridé con Giuseppe Palla “Bepo de l’Angelina” e da dël l a bu 6 fioi; ntra chisc 2 morc da pichi. La s’a arlevé la fameia sa Daghé, ulache l’é tres stada davò e ulache l a fat tres la vita da bacán, coche l eva nlouta, ntra le fadie e le struscie. “La s’a tres adaté a dut – conta la Luciana. “L’apa ben bu na vita dura.” Ntel 1997 con suo om i se n’é jus a ste a Vila S. Ijep, ulache tost davò, de agost, l Bepo l se n fossa ence mort. Per troc agn, d’isté via, la se n tournáva nte sua cesa sa Daghè, ulache la se n steva bela da sola via per la setemana. Ntei ultimi agn nveze la va su co i fioi demè na giornada o l’autra e da sëra i la condusc ndavò a Vila S. Ijep. Sarà proprio per l’aria da Daghé che la Paolina l a ncora na salute de fiern. La se lamenta ncin che la stenta a sentì, ma per l rest, un che va a la ciaté, l no po no resté de marevoia a vedei ci giama che l a ncora. Zerto, con dute le pedie che la s’a fat nte sua vita a ji su e ju a pe da La Plié. “E ci memoria che l’a ncora – conta la Luciana. Fin davánt chelche ann la fajëva ncora bec.” Ma chël che fesc restè de stuch l é la vedei a trè a le cherte: al doi e ala foia. La śoga per ore e ore a la longia e chi che s’a ngrinté a la sfidé i disc che l e proprio difizile vadagné con dëla. “La se recorda dute le cherte e la se ndentën delongo se valgugn se fala a śoghé. E po ogni sëra la disc su l rosare per duc – ne conta ncora Luciana.” Sabeda la festa l’è scomenciada co la S. Mëssa a Vila S. Ijep. Davò la spetáva na bela tourta. Ma forsci l regalo plu bel, auna a vedei dintourn la fameia, per dëla l é ste podei tourné ndavò na giornada sa Daghé. ( ls )

VILLA SAN GIUSEPPE - Lavori In Corso I lavori di ristrutturazione fanno sballare i conti della casa di riposo: aumenti in vista alle rette per gli anziani. Da circa un anno il Centro Servizi Villa S. Giuseppe di Livinallongo è al centro di un importante intervento di adeguamento ed ampliamento, resosi necessario per dotare la struttura degli standard di sicurezza richiesti dalle nuove normative. I lavori hanno interessato in particolare l’area nord, dove sta per essere completato l’ampliamento che ospiterà, a lavori ultimati, la cucina, la sala da pranzo e la palestra, quest’ultima attualmente sacrificata in una piccola camera. L’allestimento del cantiere, com’è immaginabile, ha causato non pochi problemi. Tra questi la chiusura di alcune camere sul lato nord. Meno camere, quindi letti a disposizio-

ne, significano meno entrate per la gestione della struttura che è di proprietà comunale. A questo si è aggiunto anche un taglio dei fondi di circa 5 – 6 mila euro deciso dalla Regione per il 2013. Mancate entrate che hanno fatto sballare i bilanci della struttura e costretto perciò la giunta comunale a correre ai ripari intervenendo con un aumento alle rette degli ospiti. Per l’anno in corso il Comune ha previsto un costo di esercizio di circa 1 milione e 348 mila euro. Di questi: 535 mila euro per il personale (una ventina di dipendenti), 67 mila per gli alimenti e 744 mila per la gestione ed altri costi. Mantenendo le rette in vigore attualmente, si avrebbe avuto un incasso di circa 1 milione 282 mila euro. Cifra questa che permetterebbe di coprire solamente il 95 per cento del

costo totale. Da qui la decisione di intervenire sul fronte delle entrate per far quadrare i conti. Una manovra di bilancio che però potrebbe essere solo provvisoria se, come si augura l’assessore al sociale Claudio Sorarui, si potranno al più presto utilizzare alcune camere in via di ultimazione nella parte ampliata. “I lavori dovrebbero terminare entro l’anno – spiega. Quindi per il 2014 abbiamo buone speranze di poter recuperare alcune camere nei due piani della parte nuova. Questo non era previsto nel progetto che va avanti per stralci e lotti, ma grazie ad alcune economie dovremmo riuscire a realizzarlo con i soldi che abbiamo a disposizione. Sarebbe stato inutile infatti, com’era stato previsto, avere un ampliamento dove si possono utilizzare solo scale

ed ascensori. Anche se queste erano le priorità da realizzare per adeguare la struttura alle norme di sicurezza. La nostra priorità è quella di recuperare camere, in modo da riportare a 60 i posti letto a disposizione nella struttura. Solo così potremo tornare a far quadrare i conti.” Per quest’anno intanto l’aumento sarà significativo, circa un 5%. Le rette passeranno da 35,50 euro al giorno a 37,28 per gli ospiti autosufficienti e da 36,50 euro a 38,33 euro al giorno per i parzialmente autosufficienti. Resta fissata a 43,69 euro giornalieri la tariffa per i non autosufficienti. Buone notizie per i fodomi. Il Comune integrerà le rette con 2,50 euro al giorno ai residenti a Fodom da almeno 10 anni e gli originari fodomi non residenti. Lorenzo Soratroi


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ccp 39808548

Parrocchia di Pieve

tel. 0436 7176

24 marzo: DOMENICA DELLA PALME

5 maggio: PRIMA COMUNIONE

Causa il maltempo non è stato possibile celebrare il rito in Piazza Nuova, come consuetudine, e la benedizione dei rami di ulivo è stata dunque fatta sul sagrato della Chiesa.

Domenica 5 maggio nella chiesa di Pieve, infiorata come si deve, hanno fatto la loro Prima Comunione questi “personaggi”: Lucrezia Crepaz, Anna Baldissera, Gioia Sorarui, Isabel Demattia, Manuel Petri, Lorenzo Zorz e Laila Berolo. Bisogna dire che sono buoni, bravi, compresi, preparati, furbi quanto basta e anche un po’ di più! C’è stata anche una parentesi di sole in questa piovosa primavera. Una bella celebrazione con il canto del coro dei ragazzi e la commozione dei genitori e dei nonni. Grazie alle catechiste Elsa e suor Flavia e Angela.

29 marzo: VENERDÌ SANTO - VIA CRUCIS A CHERZ

Il Santino preparato dai bambini e donato ai fedeli presenti alla Santa Messa

Alla conclusione della tradizionale Via Crucis Don Dario rivolge ai “pellegrini” un pensiero per la Pasqua imminente.

31 marzo: S. PASQUA

4 maggio: FESTA DE SÁN FLORIÁN

L’Altare Maggiore della Chiesa Decanale addobbato a Festa! Tovaglia ricamata, fiori freschi, numerose candele e Cero Pasquale sono il segno festoso del Signore Risorto!

Nota: la Pala d’Altare raffigurante l’Apostolo San Giacomo, durante il tempo pasquale (che si protrae per cinquanta giorni, sino alla solennità di Pentecoste) viene interamente coperta con un drappo bianco e sopra il tabernacolo è posta la statua del “Risorto”. Quest’ultima, per Pentecoste viene sostituita con la colomba simbolo dello Spirito Santo. San Giacomo torna nuovamente visibile dopo il Corpus Domini.

Ence n stouta ai 4 de mei s’on biné de n valgugn pro l auteriol de S. Florián via Salejei per dì su Rosare a la Madona e perié la protezion de Sán Florián su duta nosta Frazion. Bravi ence i tosac che i à dit su tánt bel.


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26 maggio: SS. TRINITÀ

Messa Solenne grazie anche al Piccolo Coro Col di Lana, guidato da S. Martina e Luigina.

Teca con la reliquia della S. Croce.

Domenica 26 maggio ad Andraz la comunità si è riunita in occasione della Festa della Santissima Trinità, Patrono della chiesa. La S. Messa è stata celebrata dal decano don Dario e

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solennizzata dai canti del Piccolo Coro Col di Lana. La particolarità di quest’ anno è stata il rinvenimento di un documento di autentica, il quale certifica l’ autenticità di una Reliquia della S. Croce custodita nella chiesa di Andraz dal 18° secolo. Tale documento, datato 1726 e firmato dal cardinale Fridericus Bajulius fu ritrovato diversi anni fa dal prof. Gianni Pezzei, il quale ha manifestato il desiderio che il documento fosse consegnato e custodito negli archivi parrocchiali. Purtroppo non si è avuto modo di pubblicizzare adeguatamente questa particolarità, dal momento che ci siamo trovati a parlare dell’ argomento con il professor Pezzei, pochi giorni prima della festa. Dopo la celebrazione è stato offerto un rinfresco da alcuni parrocchiani di Andraz a tutti quelli che avevano partecipato alla messa e ci si è potuti trovare e parlare con in sottofondo la musica delle fisarmoniche di Mario e Max. Una pesca è stata organizzata, come da ormai diversi anni, per raccogliere fondi per il restauro della chiesa. L’Angelus a mezzogiorno è stato suonato in maniera solenne con il tradizionale ciampanòz, “rispolverato” ormai da diversi anni dopo un lungo periodo di abbandono. Grazie a tutti quanti hanno partecipato a rendere solenne e festosa questa ricorrenza!

2 giugno: CORPUS DOMINI

Il Santissimo protetto dal “Ciél”.

La Madonna di Lourdes portata dalle giovani.

Le Autorità, i Gonfaloni delle Curazie e alcune donne del Coro Parrocchiale in costume tradizionale.

La Madonna del Rosario portata dalle donne.

San Luigi, portato dai giovani, la Banda da Fodom e San Giuseppe portato dai falegnami. Non visibile nella foto, San Floriano, portato dai pompieri volontari.


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PROSSIMI APPUNTAMENTI domenica 4 agosto COL DI LANA • ore 11.00 - S. Messa in Commemorazione dei Caduti di Tutte le Guerre

7 giugno: S. MESSA DI FINE ANNO SCOLASTICO Le vacanze sono alle porte; un anno di impegno sta per concludersi. Squillano le campane della chiesa: alunni e insegnanti sono chiamati a ringraziare il Signore prima di riporre la cartella che, giornalmente, li aveva accompagnati per nove lunghi mesi. Non manca la fotografia: tutti in posa sulla scalinata della Parrocchiale di Pieve, assieme a insegnanti, professori e Parroco. Buone vacanze a tutti!

giovedi’ 15 agosto SÀNTA MARIA MAIOU Festa della Madonna Assunta, dei fiori, dei costumi e della gente fodoma • ore 9.00 - S. Messa con la benedizione dei fiori Seguirà la sfilata delle donne in costume e dei carri infiorati preparati dalle frazioni del Comune ed accompagnata dalle note della Bànda da Fodom. Nella Piazza Nuova ci sarà la tradizionale cerimonia di premiazione dei benemeriti della vallata. Nel frattempo sarà possibile degustare le tipiche pietanze ladine, come i “crafons”, le “tircle” ed i “cajunciei” mentre dal campanile, a mezzogiorno, risuoneranno i tipici suoni del “ciampanòz” domenica 6 ottobre MADONNA DEL ROSARIO PROCESSIONE

ANDRAZ: BATOLE SOTTO LA PIOGGIA

Nella fotografia: Mirella, Martina, Cristina, Gioia e Benedetta. La pioggia battente del 2013 non ha scoraggiato le nostre ragazze che si sono presentate all’appuntamento anche quest’anno per ricordarci la Passione di Nostro Signore. Munite di BATOLA, ed ombrello quando serviva, hanno sostituito per tre giorni il suono delle campane, aiutate in qualche occasione anche da Jonni e Sebastiano. Brave. Appuntamento al 2014, speriamo con il sole.

Messa Prima Quel suono celeste della campanetta fra i monti! Presto si sveglia, a le feste, chiama con rintocchi pronti la sua messa prima. Si senton tocchi di zòccoli per le stradette ancor buie, sbattere un’imposta, un frullo (ma subiti queto, sul tetto), remoti canti di galli. Poi torna pace ancora, cullata dal rivo.

E intanto aggiorna. Appena la messa è detta, bisbigli di neri scialli, soste lungo il sagrato… E il sole dora la cima de la montagna opposta, scivola sul pendio accanto, arriva come un fanciullo, balzando di clivo in clivo, a la chiesetta che tace, bianca, presso il camposanto. Francesco Pastonchi


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Parrocchia di Arabba tel. 0436 79123

12 maggio: FESTA DELLA MAMMA

14 aprile: FESTA DEL RINGRAZIAMENTO Domenica 14 aprile: festa solenne con S. Messa del Ringraziamento e chiusura generale della stagione. Impianti chiusi per fine stagione e alberghi con serrande abbassate. Gli ultimi irriducibili sciatori si sono dovuti accontentare degli ultimi sprazzi di neve ormai deteriorata anche dalla incipiente primavera che ha ormai fatto capolino dopo un lungo inverno. Soddisfatti dunque gli operatori turistici della stagione invernale che in molti hanno voluto rendere Grazie al Signore alla festa del Ringraziamento, sempre molto sentita ed apprezzata. Tra i fedeli erano inoltre presenti le autorità, quali il Sindaco, il Maresciallo dei Carabinieri e il Capofrazione. La S. Messa, celebrata da don Dario Fontana, parroco di Arabba e “plevàn de Fodom”, all’omelia ha voluto sintetizzare il valore dell’incontro e la vicinanza che ognuno ha avuto nel proprio lavoro incontrando i tanti turisti in questa stagione invernale. Ognuno di noi ha dato il meglio affinché le persone portino con sé un buon ricordo della gente incontrata. Un valore aggiunto non solo di professionalità e di dedizione al lavoro ma di un valore profondo che scaturisce dal cuore donando un po’ del nostro sorriso per far sì che la gente sappia apprezzare la bontà nascosta anche nei cuori della gente di montagna. Presente alla S. Messa anche Carlo Costa che dopo l’incidente occorsogli non ha voluto mancare a questo appuntamento. Grazie alla sua tenacia è riuscito anche a sciare e a fare da apripista alla gara sociale al Passo Pordoi anche se la sua soddisfazione più grande è stata quella di riuscire a scendere dai Bec de Roces sempre accompagnato dai suoi amici e colleghi maestri di sci. In questo modo è riuscito a far prevalere alle difficoltà quotidiane uno sprazzo di vita decente attorniato dalla sua famiglia e dai suoi nipotini che sono diventati la sua forza nel sopportare con fede l’avvenire dopo mesi di terapie. Come disse un vecchio saggio: “se insisti e resisti, raggiungi e conquisti!” Goffredo Dánder goffredodander@hotmail.it

L’omelia di Don Dario durante la Santa Messa

Un momento della Messa.

Domenica 12 maggio alla Messa delle 11.00 ad Arabba si è festeggiata la festa della mamma!! Una bella Messa cantata dai bambini del catechismo di Arabba ha rallegrato il giorno in cui tutte le mamme vengono festeggiate. L’invito arrivato alle mamme diceva: Mamma, anche oggi devi rifare i letti? Non preoccuparti, ci pensa papà!!!!!! Devi preparare il pranzo? Oggi ti meriti il ristorante!! Devi pulire il pavimento? Lo faccio io!!! Oggi che è la tua festa, la-

scia perdere pentole, stracci e biancheria. E’ importante la tua presenza alla Messa delle 11 ad Arabba. Ti aspetto per poterti dire il mio GRAZIE!!!!!! Non Mancare !!! Guai a te!!!

Forse i “mestieri”, il pranzo e tutto il resto le mamme lo hanno comunque dovuto fare ma lo hanno fatto con gioia dopo aver ricevuto un così bel ringraziamento. All’uscita i bimbi hanno intonato ancora una canzone per le mamme ed hanno dato a tutte un piccolo pensierino. Ringraziamo per questo le nostre brave catechiste che hanno organizzato il tutto con cura e dedizione. Una mamma

Costa Carlo: apripista in occasione della gara sociale.


Parrocchia di Colle Vita della comunità Ammessi alla Mensa del Signore Riconciliati per la prima volta In precedenza alla celebrazione i fanciulli avevano fatto un ritiro spirituale dalle Suore di S. Giovanni, il cui momento forte fu la drammatizzazione della parabola del Padre misericordioso nei confronti del figlio prodigo. Ogni fanciullo aveva una parte da recitare. Lo svolgimento della celebrazione è così sintetizzato da Angelica. “Siamo arrivati davanti alla chiesa, dove poi siamo entrati. Avevamo con noi il vestito del Battesimo e la candela battesimale - che abbiamo acceso dal cero - per la rinnovazione delle promesse

battesimali, presso il Fonte. In processione poi siamo arrivati presso l’altare, dove abbiamo proseguito nella celebrazione seguendo la parabola della pecorella smarrita. Poi ci siamo confessati, abbiamo pregato e poi siamo usciti. Mi è piaciuto confessarmi.” La festa è quindi proseguita alla ciacola, che Anna ricorda così. “Alla ciacola mi è piaciuto quando abbiamo visto il cartone dell’Era glaciale - in inglese: Ice age - e quando abbiamo mangiato la pizza. Infine hanno messo le canzoni e quella che mi è piaciuta di più era Il pulcino Pio.”

I bambini di Colle riportano le loro emozioni e le loro preghiere. Thomas: Domenica 14 aprile 2013 è finalmente arrivato il momento della mia Prima Comunione. Tutta la celebrazione è stata molto interessante ma i momenti più belli della S. Messa per me sono stati : quando ho ricevuto la particola cioè il corpo di Gesù, intinta nel vino contenuto nel Calice: il Sangue di Gesù e quando ho portato le 7 candele con scritti tutti i nomi di noi Comunicandi. Francesco: E’ stato bello incontrare Gesù per la prima volta. Aiutami nel mio cammino ad essere più bravo, più obbediente ed ascoltare sempre la mamma e il papà. Davide: Durante la Santa Messa mi sono piaciute le preghiere e le letture della comunione che sono state appassionanti, piene di gioia, conforto e prosperità. Penso che ricorderò per sempre questo giorno e mi aiuterà per una vita lunga e felice. Aurora: Del giorno della mia prima Comunione ho un bellissimo ricordo. Ero vicina a tutte le persone che mi volevano bene e quel giorno si è aggiunto Gesù.

La domenica delle Divina Misericordia il 7 aprile, nella chiesa di S. Lorenzo: Dell’Andrea Anna da Pian, Pol Angelica domicil. a Pian, Troi Lorenzo da Posalz, con gli amici di Selva: De Riva Angelo, Decima Samuele, Dell’Andrea Luca, Lorenzini Elena, Manfroi Melissa, Martini Marwin, Martini Niccolò, Monico Martina, Troi Nicole.

Segnati dal sigillo dello Spirito Santo La domenica 14 aprile, 3ª di Pasqua, nella chiesa di S. Lorenzo: Chizzali Aurora da Pezzei, Colcuc Francesco da Via Varazza, Kerer Thomas da Pian, Pallabazzer Davide da Pezzei, con i compagni di Selva: De Riva Pietro, Martini Marco, Salvestrel Catia.

Segnati dal sigillo dello Spirito Santo dal Vescovo Andrich Giuseppe il giorno 05.05.2013 nella Chiesa parrocchiale di S. Lucia: Dell’Andrea Luca, Da Pian, Masarei Marco, dal centro.


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Domenica 26 maggio circa 20 bambini di Colle Santa Lucia e Selva di Cadore hanno partecipato alla “Festa del Catechismo” che si è svolta a Canale D’Agordo, la giornata e cominciata con una preghiera comunitaria, poi Don Alessio con la sua chitarra ci ha insegnato delle bellissime canzoni rivolte a Gesù in spagnolo, dopo divisi per gruppi ci siamo recati da una signora che ci ha raccontato delle fiabe africane, e degli aneddoti sul Papa di Canale D’Agordo: Albino Luciani che ci hanno commosso,perchè parlavano della povertà che c’era quando lui era bambino. Abbiamo assistito anche alla testimonianza di un ragazzo africano scappato dal suo paese per questioni politiche, sbarcando a Lampedusa e poi arrivando a lavorare da noi. il suo racconto è stato molto interessanti e ha coinvolto molto i bambini i quali

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Giornata del catechismo facevano molte domande sulla sua vita in Africa. Dopo abbiamo guardato delle diapositive sull’Ecuador, che sono state descritte da chi ci ha vissuto per qualche tempo con queste popolazioni autoctone. Poco dopo i circa 250 bambini hanno partecipato alla S. Messa, animata da loro stessi con i canti imparati poco prima con D. Alessio. Dopo pranzo i bambini si sono divertiti facendo molti giochi e disegnando. Alla fine ciascun bambino ha ricevuto un vasetto con dei semi, che crescerà nella terra proveniente da tutti i comuni che hanno partecipato all’evento. Un grosso GRAZIE! va a tutti gli organizzatori e volontari che hanno contribuito alla buona riuscita dell’evento

Fine dell’anno catechistico Il giorno 30 maggio i nostri bambini hanno terminato la fine dell’anno catechistico facendo una tombola con ricchi premi e deliziando un succulento spuntino!

TRA RELIGIONE E FOLKLORE Pentecoste, Cuor di Gesù e Corpus Domini A Col le grande feste de l’ainsuda l’é le Pentecoste, el Cuor di Gesù e el Corpus Domini. Tanta jent volontiva la s’à industrié per netà e per injigné la gesia con le fuioe de fagar, e per podè fa le prozesiogn a la costa. Incia el temp a deidà e s’à zafié a fa le feste solenni come che se usa da secui enta Col. La gesia ben injignada, la jent vistida da festa granda, i pompieri e incia i schutzen, duc à fat pì bele le feste. Tant de laor per prèe che el Signor deide semper nosta jent, noste famèe e nost Col.

Ente gesia dal Cuor di Gesù.

Vangelo e benedision ente piaza da la Vila.

Ele vistide da feste darè messa.


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HOCH AN FEUER!

Padre Sisto dall’Ethiopia

Cusi le strada la prima “Salva” tirada ente Buchenstein, leva da zirca 100 agn che no sen sentiva pi una. I voleva zerce de ne destuda su, ma chi duri e stai bogn den vigni fora. Sion jent da mont, no decoro tant, ma se se ciolon valc a cuor, no siedon tan saurì. Leva da marz inca chen descorevane de fa na “salve” per en prim viaz sa Col. On cognu domanda a la cuestura de Belum el permeso, per mez de la cesa de Comun da Col e po le sta descorest incia con Sior Paroco. Delongo son vertee a fa su en puoce de prove duca una, sta ota le sta en Cuor de Gesù co che usava la jent e i Sizeri da-zacagn, ma el pi bel le sta soraldut vede la jent da Col che incia che ie de puoz ie stai bogn de fa na cusi bela e sentuda funzion. Siavane empermò de 15 sizeri, gran bel vede en te sta ocasion Fodom e Col per en di iaro auna, speron che sie en prim varec, no domà a livel storico, ma per en davigni deberiada. Ai sizeri i sta a cuor noste rais, ma vardon incia e soraldut al davigni de nuos pais, en te sto temp zerciaron de fa dagnora el meo per nosta “Heimat”.

Sa Col, en ta Col nave azetà gran volentiera, incia na marenduola nave perferi. Ma bel vede incia destudafuoch che i feva da “SPALIER” co le mondure che leva encora inlaota sota Tirol, e le ele col visti ala paesana. Chest no vol di ester domà liei a no ota, ma vol di si inavant e tigni fora i problemi de duc i di, orgoglios e da gaist da ester da Col. Valench incia che che ie sui a sona campano. Inchela sera le sta impee i fuoch su ste mont come voto e-a-onor del Cuor de Gesù. En sentu gramarze a duc chi da Col

Colle Santa Lucia, una delle famiglie numerose di Pian: i fratelli Masarei.

I Sizeri da Fodom e Col

In marzo p. Sisto ci ha scritto per “ringraziare tutti i parrocchiani di Colle e specialmente quelli del gruppo missionario per aver destinato una così bella parte dei proventi del mercatino per le nostre missioni qui; anche il p. Giuseppe ne è stato contentissimo ad ammirato.” E ancora: «Carissimi parrocchiani di Colle S. Lucia un saluto da tutti i Missionari Comboniani in Etiopia con un grazie per il vostro interessamento e il vostro appoggio per un’opera, questa missionaria, che è della Chiesa intera e di ciascuno di noi. Abbiamo avuto appena il 3 Novembre u.s. l’ordinazione Sacerdotale di ben 4 missionari comboniani etiopici che sono già partiti per le loro missioni: in Centrafrica, Sud Africa, Kenya e Colombia. Qui in Etiopia siamo sempre impegnati per la formazione di nuovi missionari ed anche nei nostri tempi c’è molto da pregare per le Vocazioni, anche quelle missionarie e per la perseveranza e santità di queste vocazioni. Al clero locale che pure ci siamo preoccupati di accompagnare nella loro formazione, stiamo

passando in questi mesi, nel Vicariato di Awasa, la Missione di Fullasa, certamente la più grande in Etiopia per numero di Fedeli, più di 30 mila, il 5% di tutti i Cattolici d’Etiopia. Noi missionari comboniani ci siamo impegnati intanto, già da qualche anno nelle missioni tra la gente Gumuz, nilotici di etnia e di lingua, che fanno parte della Arcidiocesi - Eparchia di Addis Abeba che si estende dall’Est all’Ovest del paese. La missione tra i Gumuz è difficile per la chiesa locale e lo è anche per noi missionari che veniamo da fuori, alcuni di noi abituati in altre missioni, ma almeno ci sforziamo di essere presenti anche se con qualche acciacco e con ricorrenti tentazioni di ritirata, ma finora siamo lì e questo conta molto per il Vangelo che almeno non venga respinto e disprezzato. La nostra Pasqua quest’anno cade il 5 Maggio, ma a voi vogliamo augurare una Pasqua serena, piena di Speranza e di gioia, frutto della conversione alla quale il Signore sempre ci chiama per farci partecipi già fin d’ora della sua Risurrezione! Sisto e tutti noi Comboniani qui in Etiopia.»


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Ciasparun 2013 - Col, Fedare Grande successo anche quest’anno per la CIASPARUN, la corsa non competitiva con le ciaspe organizzata dalla Pro Loco Colle Santa Lucia arrivata ormai alla terza edizione ! L’ evento, previsto inizialmente per il 9 marzo, era stato rinviato a causa della chiusura in quei giorni del Passo Giau, nonchè a causa di condizioni meteo avverse; sabato 16 marzo invece la giornata, seppur fresca e ventilata ha offerto agli organizzatori ed agli atleti uno scenario di impareggiabile bellezza. La corsa, ultima tappa all’ interno del circuito CIASPATOUR, ha preso il via attorno alle ore 18:20 con al via ben 137 concorrenti armati non solo di ciaspe, ma anche di buona volontà ed un pizzico di agonismo per affrontare i ca 5 km ed i 250 mt di dislivello previsti .

Don Torresani Franco, parroco trentino, con il tempo di 25:05.9 minuti ha stabilito il miglio tempo di gara, seguito in classifica maschile - nonchè assoluta- da Berolo Ruggero ( vincitore delle prime due edizioni della corsa) e Lupieri Luca. Tra le donne con il tempo di 39:42.7 minuti ha primeggiato Savaris Concetta, seguita da Zaetta Emanuela e da Dal Farra Marta. Al termine della corsa tutti i concorrenti hanno cenato in compagnia presso il rifugio Fedare e, ritrovate le forze, hanno preso parte alle premiazioni dei primi tre classificati nella categoria maschile e femminile, nonché all’estrazione di numerosi e ricchi premi offerti da vari sponsor della valle. Sono stati premiati anche i vincitori del Circuito Ciaspatour con un ex aequo di Luca Lupieri e Berolo

Ruggero in campo maschile e la netta vittoria di Emanuela Zaetta in campo femminile. Gli organizzatori intendono ringraziare tutti coloro che si sono adoperati per la buona riuscita della manifestazione, in particolare Ivan ed il rifugio Fedare, la società Impiani Averau S.r.l. e la banca Raiffeisen; un sentito grazie va anche al Soccorso alpino Val Fiorentina e Fodom, alla Croce Bianca di Colle Santa Lucia, ai Pompieri volontari di Colle Santa Lucia, a tutti i volontari e agli sponsor che hanno deciso di credere fino in fondo in quest’ avventura. La Pro Loco Colle Santa Lucia da appuntamento a tutti al prossimo anno per una nuova ed entusiasmante CIASPARUN, corsa dalle grandi emozioni sportive e naturalistiche volta a far conoscere e

valorizzare uno tra i luoghi più belli dell’ area Lagazuoi - 5 Torri. Vi aspettiamo numerosi e... con qualche novità!

...Pro Loco

DAL MONDO DELLE ASSOCIAZIONI

Rinnovato il Consiglio Direttivo della Pro Loco Colle Santa Lucia! all’ associazione. I risultati delle votazioni sono stati i seguenti : MAURIZIO TROI 15 preferenze MASAREI OMAR 14 preferenze AGOSTINI CARLO 14 preferenze PEZZEI FABIANO voti 14 preferenze AGOSTINI EUGENIO 13 preferenze TROI IVAN 7 preferenze Come da statuto sono state elette le 5 persone con più voti: Maurizio Troi, Masarei Omar, Agostini Carlo, Pezzei Fabiano ed Agostini Eugenio.

Nel successivo consiglio di amministrazione è poi stato eletto all’ unanimità il nuovo presidente nella figura di Carlo Agostini ed il nuovo segretario Stefano Pezzei. Un ringraziamento è d’obbligo ai rappresentanti uscenti Roberto Agostini, Carlo Crepaz e Benno Bernardi per l’impegno e l’attività svolta a favore della comunità di Colle Santa Lucia. Auguriamo invece un buon lavoro alla nuova Pro Loco ed ai volontari che la sostengono quotidianamente!

Gita in Val de Non e al lac de Garda St’ainsuda, el 28 de auril del 2013, na coriera de jent é muota da Col via per jì incontra a l’ainsuda, darè en invar che no finiva pì. Ma soraldut se s’à binà per passà na domenia in bona compagnia. Sion ruai in Val de Non ente na gran fioritura de pomar. Dut eva biench d’intor via. Ilò se s’à fermà a visità el Ciastel Thun, la „cesa“ dei pì granc siori de la val, con tante ciaune e stue con ite mobilia, cuader e tante bele robe da vede; l‘eva incia el for da pan. Jù per la Valle dei Laghi sion ruai Arco e Cascate del Varone Riva del Garda

Foto de en valgune èle intamez ai pomar

Foto duc auna davant al Ciastel Thun.

...Ladini

Il giorno venerdì 19 aprile 2013 presso i locali delle ex scuole elementari i soci della Pro Loco Colle Santa Lucia hanno preso parte all’Assemblea straordinaria dell’associazione per adempiere al rinnovo - dopo tre anni di attività - delle cariche direttive della stessa. Dopo aver pagato la quota simbolica di 1 euro stabilita per l’anno 2013 i soci hanno indicato le loro preferenze tra coloro che si sono resi disponibili a portare avanti ed a dare nuova linfa


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Benedision de le machine

...Croce Bianca

ORAZIOGN 1) Duc co lé dadoman s’à da muove de calche vars, chi per la scola, chi per suoi mestièri, chi per jì a se provede el pan de ogni dì. Te ringrazion de podè avè le machine che le ne porta senza fadia ulà che aon debujegn de jì. Per chest te ringrazion. Gramarzé Signor 2) Parceche podone jì e tornà semper sagn ente nuos viaz de ogni dì. Per chest te preon: Signor te preon. 3) Te ringrazion Signor de dute ste machine da laurà ente i prai, ente i orc, con le legne, sun la nef, da roncé e da fa tanc de mestièri. Ten salde noste magn ente duc sti laor e deidene a le duorà per el nost ben. Per chest te preon: Signor te preon. 4) Parceche se regordone ente nuos viaz e ente l laor con ogni mezo che duoron, che ti t’es semper apede jù, se el volon. Signor ten tue magn sora le noste, che no aone da i fa del mal a degugn. Per chest te preon: Signor te preon. 5) Signor te preon incia per duta nosta jent da na ota, che no ava machine e mezi e che l’ava da fa tante fadie per se muove e per laurà. Considera a suo merito dute le strusie e le fadie che i à fat. Per chest te preon: Signor te preon.

26 de mai del 2013 Domenica 26 maggio 2013 si è tenuta in piazza la benedizione di tutti mezzi . In questa occasione sono stati benedetti dei crocifissi in legno che poi

sono stati distribuiti a tutti i presenti affinchè il Signore possa proteggere tutti quanti usano i mezzi agricoli o le macchine nella loro quotidianità. Sono state anche lette le seguenti preghiere.

Esercitazione per i volontari Domenica 9 giugno 2013, i volontari dei vari settori di soccorso (soccorso alpino di Livinallongo Selva e Pieve di Cadore, volontari della croce bianca di Colle Santa Lucia e i pompieri volontari di Colle), hanno realizzato con buona volontà una dimostrazione di primo soccorso. Questa “esercitazione per i volontari” si è svolta a Pianaz, una località boschiva sopra Ru (una frazione di Colle). Gli incidenti ipotizzati erano: un boscaiolo feritosi tagliando una pianta, e due bikers usciti di strada mentre scendevano da un sentiero. I

Elicottero in volo e un momento del soccorso al boscaiolo.

volontari hanno messo a disposizione i propri mezzi gratuitamente (questo bisogna ricordarlo).Nel primo caso del boscaiolo i soccorritori non hanno avuto molta difficoltà,tranne che le avverse condizioni metereologiche, ma con i bikers i vigili del fuoco hanno dovuto fare una piccola ricerca di uno dei feriti .Quando è arrivato l’ elicottero del Suem, abbiamo conosciuto il pilota, un tipo scherzoso ma anche coraggioso. Il tecnico dell’elicottero ci ha spiegato alcune cose, tra cui la sicurezza e il modo di salire sull’ elicottero. I

volontari hanno effettuato uno imbarco e sbarco in hovering, e calate con il verricello. A causa del maltempo l’elicottero ha dovuto rientrare a Pieve di Cadore. Ringraziamo i volontari che hanno messo a disposizione i mezzi, ma soprattutto con la loro esperienza hanno saputo dimostrare coraggio e sinergia di azione tra loro. È stata un’ esperienza molto importante per me perchè ho visto da vicino come lavorano i volontari, e spero da grande di poter partecipare anch’ io. Giacomo Colcuc


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Non è per mettere il dito nella piaga di questi primi cinque mesi di quest’anno caratterizzato da instabilità e maltempo con temperature piuttosto fredde e abbondanti nevicate primaverili in quota; la conseguenza è stata un’inevitabile ritardo nei lavori (come succede ormai da qualche anno). Riporto alcuni dati ed eventi di questi primi 151 giorni del 2013 dei quali solo 37 sono stati all’insegna del ben tempo e 23 con tempo discreto variabile (senza precipitazioni): in tutto 60 giorni senza pioggia o neve. La conseguenza di queste continue e abbondanti precipitazioni sono stati i molti fenomeni franosi che si sono verificati sul territorio di Colle: 1. 7 marzo 2013 ai “crep de Forcia” ed ha interessato la strada comunale di Colcuc, inevitabile è stata la chiusura precauzionale per diversi mesi per permettere la risistemazione del paramassi;

Eventi e ricordi

Sasso caduto nlla sona delle crepe di Canazei.

2. 28 marzo 2013 nella zona delle crepe di Canazei- Insompont, fortunatamente i grossi massi, dopo aver travolto piante e paramassi si sono fermati incassan-

dosi nel terreno in prossimità della strada limitando i danni e salvando le abitazioni sottostanti. 3. 15 aprile 2013 sulla strada del Passo Giau nella zona

Mani d’oro Alcune donne di Colle si sono ritrovate per confezionare delle uova che, in occasione della Santa Pasqua, sono state benedette e donate ai residenti e non con il seguente augurio: Cristo è risorto! Si manifesta in ogni cosa Cristo è vivo E guida il meraviglioso risveglio! L’uovo lo rappresenta. Il Signore Voglia riempirvi di gioia E colmarvi di grazie Nella sua pace! Buona Pasqua Pasqua 2013 Colle Santa Lucia

Le stesse hanno voluto omaggiare, domenica 12 maggio, giorno della Festa della Mamma, le mamme presenti in Chiesa con un fiore di carta crespa, abilmente da loro preparate. Don Sergio li ha benedetti e un bambino ha dedicato a tutte le mamme le seguenti parole:

Grazie mamma perché mi hai dato la tenerezza delle tue carezze, il bacio della buona notte, il tuo sorriso premuroso, la dolce tua mano che mi dà sicurezza. Hai asciugato in segreto le mie lacrime, hai incoraggiato i miei passi, hai corretto i miei errori, hai protetto il mio cammino, hai educato il mio spirito, con saggezza e con amore mi hai introdotto alla vita. E mentre vegliavi con cura su di me trovavi il tempo per i mille lavori di casa. Tu non hai mai pensato di chiedere un grazie. Grazie mamma.

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di “Code” sopra Fedare, è scesa un’enorme valanga. Anche questa volta solamente chiusura della strada per permettere la sgombero dell’enorme massa di neve depositata sulla statale e disagio per chi, nei giorni successivi, doveva transitare in zona. Questa valanga era scesa anche nel 1945 lasciando per 30 giorni la strada chiusa e con le inevitabili conseguenze per gli abitanti e per il turismo. Sono questi eventi che dovrebbero farci riflettere! L’uomo è abituato a comandare su tutto, ma sul tempo “ancora” non può farlo e deve imparare ad accettare e a cogliere quello che viene e vedere in esso anche i lati positivi. Non serve arrabbiarsi e maledire l’evento perché ha cambiato i nostri piani e per aver rallentato i nostri frenetici ritmi, ma ringraziare il Signore per non aver avuto danni a persone e abitazioni! Cesare Masarei


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IL BUON CUORE LE OPERE PARROCCHIALI Piai Maria; occ.Batt. Codalonga Ariane:nonni Soave e Elga; Sommavilla Battista; Colcuc Maria; Dell’Andrea Armando; occ. fun. Chizzali Angelica Maria Frena: i figli, Chizzali Florinda e nip. Elena(TN); Pezzei Liliana; Lezuo Calmi; Lezuo Teresina; fam. Dell’Andrea Francesco; occ. 1 Com. Pallabazzer Davide, i genitori; Frena Paolina e Sara; Pezzei Costantino; Masarei Lucia; occ. Cresima Dell’Andrea Luca: nonni Armando e Dina; Colcuc Maria; in mem. Agostini Angelo, nipoti Piai; Agostini Zita; Pallua Brigida. SOSTEGNO per “LE NUOVE DEL PAIS” Piai Maria Anna; Masarei Anna; Lezuo Teresina; Chizzali Aurelio, Daniele, Battistella Sergio; Teresa, Rita, Nadia; Chizzali Anna Maria; Lezuo Agostina (Cortina); Dariz Maria Maddalena; Codalonga Riccardo; Zuliani Antonio (Selva di Cadore); Zasso Gabriella (Agordo); Bernardi Giuseppe; Del Zenero Elena (Pescul); Chizzali Giovanni e Andrich Sandra (Borca di Cadore); Frena Paolina e Sara (BZ); Pezzei Angelo; Pezzei Costantino; Pezzei Barbara; Chizzali Florinda e nip. Elena (TN); Sief Lino; sor.e Rosanna, Enrichetta, Gabriella; Frena Lucia (Cencenighe); Barth Erich e Dariz Laura; Frena Leopoldo.

Comunità in cammino… Battesimo

Matrimonio Fuori parrocchia:

De Filippo Bruno, da Pezzei, con Juana Acevedo Rosario, il 27 dicembre 2012, nella Parrocchia Santo Domingo Savio (Repubbl. Dominicana).

“GRAMARZÈ“ dal Consiglio Parrocchiale Anche questa primavera, come ogni anno, si sono svolte le feste delle Pentecoste, Corpus Domini e Cuor di Gesù. A questo proposito il Consiglio Parrocchiale vuole ringraziare tutti coloro che con impegno e disponibilità hanno fatto sì che ogni festa si sia svolta al meglio. Gramarzè: a tutte coloro che alcuni giorni prima delle Pentecoste, si sono ritrovate a fare la pulizia della nostra Chiesa. In quel giorno si è potuto constatare com’è bello lavorare, collaborare e stare insieme, magari anche con fatica, ma gratificate, alla fine nel vedere la chiesa pulita e profumata. Don Sergio, gentilmente, ha offerto il caffè a tutte accompagnandolo con l’ottimo strudel fatto da Mercedes. Gramarzè: a coloro che hanno raccolto le piante di faggio per poi disporle all’esterno e all’interno della chiesa, mantenendo così viva la tradizione . Gramarzè: a chi si è preoccupato di abbellire la chiesa con i fiori. Gramarzè: a tutti coloro che hanno guidato le ore di adorazione che si sono susseguite per tutta la domenica. Gramarzè: a tutti coloro che il giorno del Corpus Domini e del Cuor di Gesù, durante la processione si sono prestati a portare le varie statue, i gonfaloni, il baldacchino, i ferai, il tutto coordinato e guidato dall’attenta direzione di Umberto, permettendo così la buona riuscita della stessa. Gramarzè: ai ministranti, sempre presenti e pronti ad aiutare don Sergio.

Elisabetta Crepaz di Marco Crepaz e Tamara De Nard nata Belluno 30 novembre 2012 battezzata Sedico 03 febbraio 2013.

Gramarzè: al coro, che ha allietato la messa e la processione con i vari canti.

Riposino in pace

Gramarzè: ai Schùtzenkompanie Buchenstein, che con la loro presenza hanno onorato il Cuor di Gesù. Gramarzè: a coloro che alla fine dell’attività catechistica, si sono ritrovate ancora una volta per fare la pulizia generale della canonica, preparandola per il soggiorno degli ospiti estivi. Gramarzè: a tutti coloro che si offrono periodicamente per tenere ben curato il nostro cimitero e si preoccupano di preparare la legna per la canonica.

1. Chizzali Angelica Maria ved. Di Frena Serafino, da Posalz, di anni 74, m. ad Agordo il 7 marzo e sep. in parrocchia il 9 marzo.

2. Agostini Angelo di anni 90, da Via Costa, deceduto in casa il 5 maggio e sep. a Colle S. Lucia il giorno 7.

Gramarzè: a chi si dedica costantemente per tutto l’anno ad operare all’interno della chiesa, impegno silenzioso ma molto prezioso. Concludendo, possiamo affermare che, nonostante di questi tempi tenda a prevalere l’individualismo, nella nostra gente di Colle è ancora vivo il senso di comunità e di volontariato, confermando il detto “L’unione fa la forza”.

Fuori parrocchia:

Sabina Crepaz in Agostini Sabina da Rovei, nata a Colle S. Lucia il 10 settembre 1923 e deceduta a Bolzano il 7 giugno 2013. Lascia il marito Cleto Agostini ed i tre figli Dolores, Lucia e Walter.

Grazie! Un grande grazie a Daniele Dell’Andrea e a quanti collaborano con lui per tutto quello che fanno per mantenere vive le nostre belle tradizioni. P.L.P.


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STORIA E CULTURA

L’angolo dei ricordi di F. Deltedesco

L’AISCIUDA

LA FOTO CONOSCIUTA

È primavera: culëte fasciane e sorrisi di bimbe in occasione dell’inaugurazione della “brenta” a Renaz il 24 giugno 2012: a SX Chiara Palla di Stefano e Marisa Pellegrini, a DX Milena Crepaz di Piergiorgio e Nadia Palla.

L’è na zirga sun majón ence l mèrlo l à cianté na mirándola su n pre na mirándola su n pre e la nei la se n’é juda e tournada l’é l’aisciuda! O ci bel, ci bel, ci bel o ci bel, ci bel, ci bel.

O ci bel, ci bel, ci bel o ci bel, ci bel, ci bel. \ E la tièra s’à sciaudé e nte ciámp on semené ence l sgnéch s’à descedé ence l sgnéch s’à descedé e na viòla l’é veduda e tournada l’é l’aisciuda!

El radìcio l’on mangé el spinàt l’on semené en bel ciòf su na pomèra en bel ciòf su na pomèra e la ièrba l’é chersciuda e tournada l’é l’aisciuda!

Pian di Salesei anno 1935 - ’36 – Trattoria Scarpone. La casa, ubicata sul tornante era stata costruita nel 1923. Inizialmente era adibita a semplice osteria, in seguito divenne “Trattoria Scarpone” e, come tale, funzionò fino al 1945- 1950. 1. 1. Callegari Fiore - Andraz; 2. Martini Maria - Pieve; 3. Finazzer Lina - Pieve; 4. Soratroi Laura: 5. ……. . ; 6. Finazzer Anna - Pieve; 7. De Battista Antonio tenente degli Alpini; 8. Avvocato Bella; 9. Dagai Giacomo - Iaco da Mulinat; 10. De Sisti Emilio - Milio De Sist; 11. Murer Giuseppe - Bepo da Plân (guardiano del cimitero); 12. Murer Giov. Battista (figlio di Giuseppe); 13. Milite forestale. (Foto di Murer Marina - figlia di Bepo da Plân- attualmente alla Villa San Giuseppe)

LA FOTO SCONOSCIUTA… O QUASI O ci bel, ci bel, ci bel o ci bel, ci bel, ci bel. Catia Pellegrini cl. 5° elementare

LA FOTO STORICA

I resti della centrale idroelettrica di Renaz che fornì elettricità per lunghi anni. (foto scattata nel 2009)

LA FOTO RICONOSCIUTA… O QUASI Si riferisce alla foto sconosciuta pubblicata sul n° 1 del 2013 “Le Nuove del Pais”. Foto che risale al 1915. Il giovane in divisa militare è Delfauro Mansueto “Šeto de Vila” (1875-1968) che ha davanti a sé la

moglie Chizzali Maddalena. I figli: - davanti al centro: Delfauro Maria Giuliana in Grones (n. anno 1913) , madre di Annamaria, Flora, Remo e Aldo - davanti a SX: Delfauro Luigi

- dietro da SX: Delfauro Pietro (ucciso dai partigiani a Saviner) - Delfauro Emilio (morto giovane) - Delfauro Caterina. I bisnonni di Annamaria …. . Grones L’anziano con la barba (?) e l’anziana con il libro delle preghiere in mano (?)


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Ritrovata foto storica della chiesa di Corte prima della guerra Immutata la pianta mentre cambia la guglia del campanile

La chiesa Santuario della Madonna della Neve in Corte, alla scoppio della prima guerra mondiale, venne distrutta dall’esercito austriaco quale possibile ostacolo per le future azioni belliche contro il nemico. La stessa sorte toccò a tutte le abitazioni e ai fienili. Passata la guerra, con il ritorno degli abitanti, si ricostruì tutto in pochissimi anni, grazie alle risorse umane, alle competenze e al buon gusto di tutti e alle offerte di cittadini sia di Livinallongo sia delle valli vicine. Anche la chiesa fu ricostruita. Come mostra la fotografia, passataci gentilmente da Giorgio Fontanive, l’edifico sacro rispecchia in massima parte la chiesa dell’anteguerra ad eccezione del campanile che, come si può vedere, ha una copertura semplice, a due falde, mentre l’attuale ha una guglia gotica un poco tozza e, addossato al corpo principale, leggermente sproporzionato, rispetto alla chiesa. Anche il muro che corre lungo il sagrato è stato ricostruito esattamente come il precedente. Dalla foto si possono osser-

vare altri punti interessanti quali la strada che dalla frazione porta alla chiesa. Essa è lineare, sale leggermente e arriva al sagrato in modo diretto. Con la costruzione della strada per Lasta e Contrin il tragitto cambia e non in modo felice: non più lineare, diretto all’entrata dell’edificio sacro, ma si alza per poi scendere per pochi metri innestandosi alla sede primaria a qualche metro dal sagrato. Dei due fienili, quello a dx è stato ricostruito, l’altro non più. Al suo posto fino a qualche anno fa c’era una piccola stalla con sovrastante fienile (un particolare della muratura di questo edifico: al posto della malta a calce era ben visibile l’argilla rossa impastata con la paglia e il fiorume). Sul lato Nord del fienile ricostruito, il grande espositore per mannelli di fava, il classico favè. Sul lato ovest dello stesso fienile un ampio pannello la cui funzione ci sfugge. Che sia un espositore per l’essiccazione della canapa? Dalla strada che porta alla chiesa ecco il sentiero che sale

Particolari di fasce fregiate che ornavano il bordo della nicchia della Madonna.

dallo Sponton e prosegue per Lasta. Un sentiero che veniva percorso, come si può bene vedere, a piedi dalla gente di Contrin e Lasta, sia per andare alla chiesa della frazione, sia per raggiungere Pieve per gli approvvigionamenti, sia per soddisfare il precetto domenicale. Seguendo il costone delle Valacie da Nord a Sud ecco un breve tratto di quella che in seguito sarebbe diventata la statale delle Dolomiti. Un’altra importante immagine che permette di vedere com’era l’altare della chiesa, venne pubblicata nel 1992. * Si tratta di una cartolina che è stata trovata tra le carte del maestro Felice Crepaz di Lasta il cui padre, Pietro, era il guardiano del cimitero militare di Col da La Roda dove, con tutta probabilità era stato sepolto un soldato austriaco caduto nella zona del Col di Lana. Ebbene, forse un parente del caduto, da Vienna, dopo la guerra, scriveva al citato signor Pietro la cartolina su cui primeggia l’immagine dell’altare della chiesa. Poche altre sono le testimonianze che restano. Si tratta di alcune parti dell’altare che al momento della ricostruzione, gli allora addetti ai lavori hanno pensato bene di conservare. A scopo cautelativo sono conservate in altra sede. C. VALLAZZA * C. Vallazza. Corte (Livinallongo del Col di Lana) Ist. Bellunese di ricerche sociali e culturali, serie quaderni n°21 ottobre 1992

Colonna a torciglione che si trovavano ai lati della nicchia che ospita la statua di Dio Padre.

Colonne a torciglione dell’altare ai lati della nicchia della statua della Madonna della Neve.

Due Teste d’angelo delle dieci statuine delle creature celesti che si trovano sull’altare.


«Le nuove del Pais»

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L’occupazione di Pieve di Livinallongo 1° parte Nell’aprile del 2008 il “progetto Col di Lana” ha iniziato a cercare notizie sulla Grande Guerra a Fodom fra i documenti custoditi a Roma, nell’Archivio dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito. La ricerca è proseguita nel tempo e le visite si sono moltiplicate fino alla più recente, del marzo 2013, che ha fruttato il ritrovamento del rapporto compilato dal capitano Antonio Schiavo, comandante

dell’unità che nel luglio del ‘15 occupò Pieve di Livinallongo, oltre ad altri documenti riguardanti il bombardamento di Pieve e dell’ospedale-ricovero. Prima di iniziare con il riassunto dei fatti va ricordato l’importante supporto logistico fornito all’iniziativa di ricerca, soprattutto nella delicata fase iniziale, da Giovanni “Gianni” Ragnes, purtroppo recentemente scomparso.

Premessa. Verso la fine di luglio 1915 la lotta per il Col di Lana infuriava ormai da settimane, ma nel frattempo il capoluogo della vallata era rimasto estraneo ai combattimenti. La situazione era destinata a cambiare in seguito all’ordine d’operazione n° 17 del Comando della 18a Divisione (ten. Gen. Vittorio Carpi), datato 26 luglio alle ore 7, che attraverso il Comando della Brigata Alpi (magg. Gen. Teodorico Serra) venne trasmesso alle ore 13 al colonnello Alessandro Saporiti, comandante del 60° reggimento di Fanteria (Brigata Calabria), il quale a sua volta firmò l’ordine di operazione n° 3, dove veniva ordinata l’occupazione di Pieve nella notte fra il 26 e il 27 luglio. L’azione non era prevista come un fatto isolato ma andava ad inserirsi nel quadro di un’operazione ben più vasta, finalizzata allo spostamento in avanti della linea d’occupazione avanzata che, dal fondovalle a sinistra del Cordevole, avrebbe dovuto risalire all’Hotel Tirol e proseguire fino a congiungersi con le trincee occupate dal 52° fanteria sul costone di Salesei. Nel complesso era previsto l’impiego dell’intero 3° battaglione del 60° fanteria oltre alla 14a, 16a e 5a compagnia dello stesso reggimento, e proprio alla 5a compagnia del capitano Schiavo venne affidato il compito di occupare Pieve. Dalla sua relazione, presentata il 27 luglio al comando del 60° reggimento, abbiamo un resoconto abbastanza dettagliato dei fatti avvenuti fra le 22,45 di lunedì 26 e la mattina di martedì 27 luglio.

vano verso Pieve. Il capitano Schiavo supponeva che il ponte di legno attraverso il quale si accedeva al paese fosse minato e, per sicurezza, lo fece ispezionare dai militari del plotone comandato dal sottotenente di complemento Ferdinando Giorgi, che non trovarono nessuna traccia di ordigni e proseguirono attraverso il paese seguendo la strada delle Dolomiti fino a portarsi circa 150 metri oltre l’abitato, dove si appostarono a difesa del paese in attesa che le compagnie che agivano ai lati prendessero posizione ed entrassero in contatto fra di loro, coprendo l’abitato a maggiore distanza. Il plotone aveva l’ordine tassativo di attraversare il capoluogo celermente, con le baionette inastate, e di non rispondere a nessuna azione di fuoco proveniente dagli abitanti perché era considerata prioritaria la necessità di coprire il prima possibile lo sbocco del paese, ma in realtà non vi fu nessun contrasto al movimento del plotone del sottotenente Giorgi. Appena questo ebbe compiuto il suo spostamento

sieme con un nucleo dei Reali Carabinieri composto da dodici militari agli ordini del tenente Leandro1 Ricci, e si avviò verso Pieve occupando subito, con il plotone di testa comandato dal sottotenente di complemento Pio Scoppola, l’ospedale-ricovero situato circa 300 metri avanti del paese. Nella struttura si trovavano circa 130 persone fra anziani, donne e bambini oltre al parroco di Pieve e tre suore di carità, e a tutti gli ospiti fu ingiunto di non fare o permettere di fare segnalazioni di nessun genere. Ai militari venne ordinato di sorvegliare a vista i ricoverati, tutte le finestre furono chiuse ermeticamente e gli ambienti del ricovero vennero minuziosamente perquisiti per accertare che oltre ai ricoverati non vi fossero altri di dubbia provenienza. Nel corso della perquisizione non furono trovate armi ma solo strumenti da falegname o da lavori agricoli che finirono riuniti in un ripostiglio e sorvegliati da una sentinella, mentre gli altri tre plotoni della 5a compagnia con il drappello dei Reali Carabinieri prosegui-

L’occupazione di Pieve (i passaggi in corsivo indicano citazioni testuali).

La 5a compagnia mosse da Salesei alle 22,45 con la forza di 4 ufficiali e 225 soldati, in-

Il 91 con cartucce in canna.

oltre l’abitato, il capitano Schiavo, con i due plotoni rimasti e il drappello dei Carabinieri, entrò in Pieve e dispose pattuglie su tutti gli sbocchi laterali del paese. Ai Carabinieri che accompagnavano ciascuna pattuglia fu ordinato tassativamente di non far mai aprire il fuoco, di sorvegliare che nessuno entrasse o uscisse dal paese e, nel caso qualcuno fosse stato sorpreso, di arrestarlo e condurlo nella piazzetta dove il comandante di compagnia si era stabilito con una quarantina di uomini, in attesa di agire secondo gli eventi. ù (continua nel prossimo numero) 1

Forse: Liandro. Fonte documentale: A. u. s. s. m. e. , Diario Storico della 18a Divisione (allegati del periodo 19 luglio 1915 – 31 luglio 1915) , B-1, 122d, 426f, volume 1f. Ricerche a cura di Ezio Anzanello effettuate a Roma presso l’Archivio dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito.


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«Le nuove del Pais»

Concorso “Andreas Crepaz”

I vincitori del concorso, insieme alla sig.ra Dorothea, al dr. Viktor Strobel, alla presidente dell’Union dei Ladins e al sindaco Ugo Ruaz.

La premiazione del Concorso, fortemente voluto dalla nipote Dorothea in occasione dei 50 anni dalla scomparsa del nonno, ha avuto luogo domenica 2 giugno nella sala parrocchiale di Pieve alla presenza di scolari, studenti e loro familiari. Presenti: la Sig.ra Dorothea, il Dr. Viktor Strobel, il Sindaco Ugo Ruaz, la Presidente dell’Union dei Ladins Manuela Ladurner e il Decano don Dario Fontana. Ha coordinato la mattinata Franco Deltedesco. Sono stati premiati i primi tre classificati frequentanti le Scuole Elementari e i primi tre

frequentanti le Scuole Medie: premi in denaro offerti dalla nipote che ha voluto dimostrarsi quanto mai generosa (300 euro ai primi, 200 ai secondi e 100 ai terzi classificati). Vari riconoscimenti sono stati consegnati ad altri partecipanti al Concorso. Tutti hanno avuto il portachiavi con l’effige della scultore Andreas. La comunità di Fodom, riconoscente, rivolge un sentito grazie a Dorothea che, in cuor suo, si sente fortemente attaccata alla terra di origine di suo nonno. (Fr. Del.)

Vincitori SCUOLA ELEMENTARE 1° - LARA FOPPA classe 4^ - (10E SCRITTO) Motivazione: dimostra una buona conoscenza del territorio nel quale vive, conoscenza che viene espressa con un linguaggio semplice e nel contempo preciso. Valido il collegamento fra scritto e Disegno illustrativo. 2° - ELENA DEMATTIA classe 5^ - (3E LAVORO) Motivazione: composizione ben curata che dimostra un preciso amore per la natura e buona capacità di osservazione dei particolari. 3° - STEFANIE CREPAZ classe 4^ - (7E SCRITTO) Motivazione: presenta una bella immagine di un momento di vita spensierata e distensiva trascorso sui prati di alta montagna accanto alla rustica baita.

Al laour per na nuova gramatica fodoma Grazie a nen proget del Istitut Cultural Ladin Cèsa de Jan l é ste nvié via l gran laour de mëte ju la nuova gramatica fodoma. N realté se tratarà de to a mán e modernizé chëla metuda ju da Padre Adalberto Pellegrini e publicada ncora ntel 1974 da l’Union dei Ladins da Fodom. Na bona gramatica, a dita de troc esperc, fata scialdi polito, ma che oramei la sent l peis dei cambiamenc che l é ste nte oramei cuaji caránta agn. Souradut per via de la grafia che l’é scialdi cambiada per via che ades a scrive se doura l computer, ma ence per n’evoluzion che a porté a la decijion, per pratizieté plucheauter, de tò via o njonté chelche sen o l auter su le parole. Ma sarà ence debujen de njonté ite velch per la fe deventé plù agiornada e n linea con chële de le val ladine del Sela, che nte sti agn i é stade da spëss mudade grazie al fat che l Ladin cafòra l ven nsigné nte scola e l ven douré trop deplù ntei media, nte publicazion, nte la vita social da vignidì e nte l’aministrazion publica. L laour l vignarà coordiné da la Nadia Chiocchetti de la Val de Fascia, linguista, gran esperta nte chëst ciámp ma che souradut la cugnësc polito l Fodom perciéche la l a studié fora dassën e l’a bele fat plu oute i corsci per l personal de l’aministrazion de comun grazie ai progec finanziei da la Lege 482/99 per

le mendránze. L laour l é ste spartì su nte doi comiscion. La pruma la fajarà le proposte de revijion de le pert de la gramatica: dal sostantif, al articol, al agetif e coscita nnavánt. L secondo grop l se cruziarà de le descore fora. Ulache vignarà fora i dubi e le perplessité, la comiscion la jiarà a sentì la jent de temp o esperc de chël setor che a da ci fè con chëla parola. Per ejemple se no s’é segur de vèlch che a da ci fè co la ciacia o la natura se jiarà a damané coche se disc ai ciaciadous. Le doi comiscion le s’à bele biné nvalgune oute st’aisciuda. L prum grop l se ciapa n viade a la setemana. L secondo ogni doi per laoré fora chël che a dezedù l prum. Le riunion le jiarà nnavánt per duta l’aisciuda, le lasciara su d’isté e le scomenciarà ndavò via per l auton. Se trata de segur de n gran laour, difizile ma ence apascionánt, che mpermët de giavé ca e mparé parole e inoms scugniscius per Fodom, ma che mostra ence duta la richëza de nost lingaz. Che no l é lié per nia demè ai laour e a la vita da nviade, ma nte suo lessich l a parole che ben po ester dourade per di fora conzec de atualité d’aldidancuoi. L vare davò sarà chël de publiché la nuova gramatica a na moda da podei la mëte a dispojizion de le scole e de duc chi che a pascion e i e ten a tignù su co l scrive nost bel lengaz fodom. (LoSo )

SCUOLA MEDIA 1° - CLAUDIA DENICOLÒ classe 2^ - (1M SCRITTO) Motivazione: i ricordi del passato rivivono con vivacità nel testo prodotto con ricchezza di particolari. Il tutto viene presentato con una buona proprietà di linguaggio espresso in lingua ladino-fodoma. 2° - MILLY CREPAZ classe 2^ - (4M SCRITTO) Motivazione: la poesia esprime il desiderio di allontanarsi dal paese natale per aver modo di allargare i propri orizzonti ma, nel contempo, risulta forte il legame con le proprie radici. Significativo e molto curato il disegno. 3° - DENNIS FOPPA classe 2^ - (6M LAVORO) Motivazione: originale rappresentazione di un ambiente di montagna, ottenuta usando e amalgamando materiali vari. La Commissione Raffaele Irsara, Florina Detomaso, Franco Deltedesco

Una de le doi comiscion al laour per mëte auna la nuova gramatica fodoma.


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DALLE ASSOCIAZIONI Ancora una volta la Compagnia di Teatro d’Arte di Brunico è stata nostra ospite sabato 20 aprile nella sala congressi di Arabba per rappresentare “l’Avaro” di Molière. La compagnia, già conosciuta l’anno scorso è stata molto applaudita e apprezzata dal pubblico per la bravura e simpatia degli attori. Presidente e regista il prof. Antonio Loguercio, al quale vanno i nostri complimenti e ringraziamenti per la bella serata e per essere

Gruppo Insieme si può... Fodom coinvolti nei nostri progetti a favore dei più poveri del mondo. L’incasso della serata è stato così suddiviso: € 700 (già spediti) a Sr. Agnese in Pakistan per l’acquisto di macchine da cucire al gruppo di ragazze che sta seguendo, le quali hanno studiato e conseguito un diploma di taglio e cucito. In questo modo, mi spiega Sr. Agnese al telefono, col loro lavoro riescono

a mantenere la loro famiglia. Un piccolo passo per queste giovani donne per conquistare una certa indipendenza, in uno Stato che ancora al giorno d’oggi le sfrutta e le emargina. Altri € 300 sono andati in Uganda per un progetto (sempre aperto purtroppo) per la fame. Qui aiutiamo i bambini malnutriti nell’acquisto di medicinali, di

latte in polvere, farina, riso, ecc.. Un grande grazie di cuore a tutti voi che partecipate alle nostre iniziative sempre con tanta generosità.

Il gruppo teatrale “in scena”.

GRUPPO ALPINI: 11 e 12 maggio 2013 Adunata Nazionale di Piacenza, Alpini Fodomi Presenti! Anche quest’anno un discreto gruppo di Alpini di Livinallongo ha partecipato all’Adunata Nazionale di Piacenza. Una parte con il pulmino gentilmente prestato dallo Sci Club Arabba (cui vanno i più sentiti ringraziamenti), ed altri con mezzi propri, sono scesi in pianura padana, pernottando, grazie agli “agganci” di Crepaz Mirco, ad una ventina di Km da Piacenza, ad Agazzano in una Cascina che al sorgere del sole della domenica sembrava il Paradiso Terrestre. Una delle ragioni non certo secondarie del bello delle Adunate Alpine, oltre che incontrare vecchi amici, è che si arriva a visitare luoghi bellissimi e unici. La domenica poi la sfilata ed un tranquillo rientro a casa con un arrivederci a Pordenone per il 2014.

Paesi che vai fodomi che trovi E’ consuetudine dell’ Associazione Nazionale Alpini, in occasione dell’Adunata Nazionale, di invitare tutti i Sindaci della Provincia a partecipare alla sfilata della domenica. E così anche quest’anno si è avuta una discreta partecipazione di “Primi Cittadini” Bellunesi. Fra i tanti anche il Sindaco di Chies d’Apago Loredana Barattin, della quale, forse pochi sanno le origini fodome, perché la mamma Delmonego Maria Luigia (Pázola) era di Ornella.

il Sindaco di Chies d’Alpago, Barattin Loredana ed il Capogruppo di Livinallongo Nagler Valerio al termine della sfilata dell’Adunata di Piacenza.

Foto di gruppo degli Alpini Fodomi, assieme al signore, conoscente di Crepaz Mirco, che ci ha ospitati prima di scendere a Piacenza per la Sfilata.

I volontari i comëda doi terioi Na chindejina i volontari che sabeda 15 e domënia 16 de jugn i s’a biné per daidé prò la Lia da Mont da Fodom a comedé doi terioi che ava n gran debujen: l numer 1022 che va da La Plié al Jou de Anzisa e chël che va da Verda a Renac. Con decespugliator, restel, pich e badil i a sié, remoné e giavé ntei tòc ulache l eva plu debujen. Ndut l é ste nzementé ju ence 13 pèi de fiern ulache vignarà nvidade ite le nuove tabele (ndute ben 65), ulache sarà scrit

su l temp che se doura a rué da nen luoch al auter. N gran laur l é sté fat bel soura Liviné ulache l teriol se destaca da la strada che va sa Prade, per ji del vièrs de Ronch. Co l scavatorin mpresté dal Comun, l Marino da Chierz, l Renato Stafanon e l Mario “Zicotol” i l’à slargé n bel toch. Soura Liviné, del viers de Livinadac, l eva ste mpermò comedé da puoch dai frazionisć. Sul teriol da Verda a Renac l é ste nzementé 4 pei de fiern. Ilò, ulache trop laour l eva bele ste fat

n l ann passè, souradut ulache l é l mur a sëch soura L Fever, jiarà metude autre 14 tabele. “Se l temp e ncora valgugn dáida prò, sta setemana volonse fenì via i laour” conta l prescident de la Lia da Mont da Fodom Diego Grones. N Domënia i volontari i a lascé veie da mesdì e i s’a biné su per Ciaulonch, nte tablé del Otavio “Balot” a se beibe n got n compagnia e marené con de bone lianie scincade da la becaria Francesco Delmonego da Reba. (SoLo)

I volontari che a daidé la Lia da Mont da Fodom.


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Col di Lana - 17 aprile IL GIORNO DELLA MEMORIA Per il decimo anno consecutivo, il 17 aprile, ricorrenza dello scoppio della mina di Cima Lana, siamo saliti sul sacro monte. Io, Serafino, assieme a Giovanni Palla in rappresentanza degli Alpini, assieme ad una delegazione di Kaiserjäger della caserma di Lienz e ad Arthur Filippin e Diego Grones in rappresentanza degli Schützen da Fodom per deporre due corone, in ricordo dei caduti di entrambi gli eserciti che lassù sacrificarono la loro vita. La giornata è stata bellissima con temperatura mite, ma con un paesaggio bianco di neve. Siamo saliti da Agai lungo le praterie di “Ciamplac”, quindi, infilate le “ciaspe”, abbiamo proseguito lungo il costone di Agai per raggiungere il Cappello di Napoleone (percorso che avevo preparato io due giorni prima, salendo con le “ciaspe” e facendo scalini nei punti nei quali il costone aveva una pendenza maggiore). Non ci è stato possibile salire per il sentiero normale in quanto, a causa della molta neve, il passaggio, dopo le roccette sotto il Cappello risultava essere esposto al pericolo

I componenti il gruppo posano davanti alla grande croce di cima che è semisepolta dalla neve.

di valanghe. I 6 militari della delegazione di Lienz hanno preferito salire da Castello con gli sci e le pelli di foca per raggiungere la Sella del Sief e il Monte Sief e da lì, lungo la cresta del monte raggiungere la Cima del Col di Lana. Una ricorrenza che, per Fodom, può essere definita il “Giorno della Memoria” per non dimenticare la devastazione provocata dalla potente mina che 97 anni fa spazzò via la cima del Col di Lana, provocando dolore e morte. Una ricorrenza che, accomuna

annualmente, in un simbolico abbraccio di amicizia e di pace coloro che, il Monte di Sangue, se lo contesero con tutte le forze. Brevi parole, un pensiero rivolto ai morti e la deposizione di due corone d’alloro da parte degli Alpini e dei Kaisejäger e per finire, un sostanzioso “marendél” che io e Giovanni avevamo portato lassù per tempo. Quindi, da parte della delegazione di Lienz un invito: - A dopodomani da noi, in Austria. (p. il Gruppo Alpini Serafino Roilo)

Coscì, doi dis davò i s’à ciapé ndavò a la Haspingerkaserne de Lienz, ulache i saudei del 24.Jäger Battalion i mët a ji ogni ann l “Traditions Tag” proprio per recordé chël aveniment. A la manifestazion tol pert tres ence deplù raprejentánze de alpini, de scizeri dal Ost Tirol, dei “Alte Kaiserjäger” e de autre associazion de corp militari. Per le istituzion sto ann l eva l Capocomun de Matrei Andreas Köll e de Lienz Elisabeth Blanik. La zerimonia l’é scomenciada co la sfilada de le raprejentánze fin sul pré daite da la caserma acompagnade da la mujica de la “Militärmusik Tirol”. L aveniment del Col de Lana l ven recordé n particolar co l consegné a trei militari, la “Col di Lana patrouille”, la vegla bandiera original de la Pruma Viera. L grop dei alpini da Fodom i a scinché ai militari austriaci na litografia del artist Gianni “Baiol” che rafiguereia l Kaiser Franz Josef. A la fin duc s’a biné per la marëna co nen bon “militär gulasc”. (ls)

Scizeri S. Antone tourna a cialé soura chi che passa dai “Vauz”.

(Còl ) Con na scempla ma sentuda zerimonia nsabeda passada l é ste benedì ja Còl l auteriol de S. Antone refat ju dai scizeri. L manufat, l sol de mur resté a Còl, l é sa i Vauz, su la strada che da Posauz rua a Pien. Na strada a mesa costa, su na riva ërta e pericolosa, ulache ntei agn l é suzedù plu de na desgrazia, con jent juda sot ju a passé delà con tratori o motorins. Ma degugn s’a mei fat mel plu de tánt e chëst, per la jent del luoch, l é ste grazie a S. Antone che l a cialé da soura njù. Da le 15.30 i scizeri da Fodom e Col, auna a chi de Ampëz nviei per l’ocajion, i s’a biné a Troi, da ulache, n márcia co i tamburli e le bandiere davánfora e la jent davò sù, i é ruei fin sa i Vauz. Ilò, davánt al auteriol, ntel strent de la strada che taia via la costa amesafora, l é ste dit la S. Mëssa dal pleván da Còl don Sergio Pellizzari. “Nviade, cánche no eva le machine – la recordé nte la perdica – la jent la jiva a pé. Per chëst l’ava plu temp per pensé soura e per fè su auterioi e crisć ntei luosc ulache se se ncrojëva o ulache l eva pericol. Chisc i deventëva ocajion per se

fermé a di su n’orazion.” Don Sergio l a spo rengrazié i scizeri per avei volù comedé fora sto auteriol che sedenò l risćiáva de jì a remengo. Davò la funzion, a tout la parola l Capocomun da Col Oscar Troi. Ence dël l a sotlineé l’emportánza per duta comunité da Col de sto laour e l a rengrazié n particolar Cristian Sala, Daniele Dell’Andrea e Marco Codalonga, i trei scizeri che a porté nnavánt n pruma persona l intervent. Ence la prescidenta de l’Union dei Ladins da Fodom Manuela Lardurner, che no l a ciafié a ester a la zerimonia, l a mané na salut a la Schützenkompanie ulache la se complimenta per la scomencidiva che, l a dit, “dáida a porté nnavánt i valour de nosta ladinité e devozion de nosta jent per i trasmëte a chi plu jovegn.” I intervenc i é ste sarei ite dai ringraziamenc che Cristian Sala a volù fe a duc chi che a daidé pro. “Ence tropa jent che no n a nia da ci fe coi scizeri – l a recordé – i a capì l’emportánza e l valour de chël che volonve fe e n’a de na mán. Coscita s’a vedù ncora nviade, che cánche se se mët auna, se po fè trop.

Ntánt la funzion davánt al auteriol.

E senza tánte burocrazie a la taliana.” Cristian l a sotlineé ence coche oramei de tei laour i ven fac demè grazie al volontariat, perciéche l Stato l no da na mán nte nia. N Stato che a chisc nuosc paisc- l a dit – l é ste bon demé da tò, come l trilinguism o n’identité che l’é stada destrata fora per mesa Provinzia de Belum.” La zerimonia la s’à fenì via co la procescion fin a Pien, ulache la tropa jent che a tout pert, l’é stada nviada da scizeri a ste n compagnia e a se mangé n bon marendel a l’ostaria “da Silver.” (sl)


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MARESON DI ZOLDO: UNA SERATA IN ROSA Una simpatica serata quella che, a Mareson, il 23 febbraio ha visto il debutto del Coro Femminile di Zoldo. Non è mai facile esibirsi, per la prima volta, in pubblico. Pertanto, forse per avere un incoraggiamento, o forse solo per amicizia, le organizzatrici hanno desiderato avere accanto a sé un altro coro femminile, il “Col di Lana”. Così che la serata, fra applausi, cordialità e soprattutto semplicità è riuscita nel migliore dei modi. Da parte del “Col di Lana” un caloroso augurio per il proseguo del nuovo gruppo corale, in modo che l’impegno e i sacrifici vengano coronati da tante soddisfazioni. (Fr. Del. )

IL FEMMINILE “COL DI LANA” ALLA MOSTRA DELLA CORALITÀ VERONA 13 E 14 APRILE Il Direttivo del Coro Femminile COL di LANA di LIVINALLONGO nel corso del mese di aprile ha partecipato alla Mostra della Coralità che si è tenuta presso il Palazzo Gran Guardia di Verona. Molte le realtà corali presenti: dai cori alpini, ai cori femminili e misti, dai cori gospel a quelli di carattere prettamente liturgico. La manifestazione, giunta alla 9° edizione, ha lo scopo di far incontrare le varie realtà corali operanti nell’ambito del territorio regionale e non solo, nonché di favorire incontri in nome dell’amicizia e dello stare insieme. La rappresentanza del coro era presente in mostra con un ricco stand, addobbato con poster turistici, immagini del territorio di Fodom e con foto

La maestra Anna Devich con il Direttivo del Coro Femminile “Col di Lana”

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Vita di Coro

Finale di serata, con i due cori assieme, in un fuori programma.

riguardanti i momenti più significativi della vita del coro stesso. Non è mancato l’angolo con offerta dei prodotti locali, dal formaggio, allo

speck alle “pinze”, gentilmente offerti dalla latteria di Renaz e dalla macelleria di Arabba, angolo molto apprezzato dai visitatori.

Il Coro Femminile ringrazia il maestro Franco Deltedesco, che da diversi anni ne segue l’attività, per aver gentilmente messo a disposizione un DVD riguardante il territorio di Fodom nei suoi molteplici aspetti. La proiezione, proposta in continuazione nell’arco delle due giornate, ha dato modo ai visitatori di conoscere da vicino quell’angolo di Dolomiti che è la culla del Coro. Un’esperienza che il Direttivo ha vissuto con grande attesa ed entusiasmo e che spera di ripetere il prossimo anno assieme a tutto l’organico. Il Direttivo

“Co la tiera ciántarà”: il nuovo cd del Coro Fodom Sabato 24 maggio nella sala congressi di Arabba, il Coro Fodom ed il Coro Valsassina hanno dato vita ad un’apprezzata serata di canti della montagna in occasione della presentazione del nuovo cd del Coro Fodom dal titolo “Co la tiera ciántarà”. Il concerto è stato aperto proprio dal gruppo diretto dal maestro Lorenzo Vallazza che ha salutato il pubblico con “Le Dolomiti” una delle ultime canzoni inserite nel repertorio che verrà proposto in quest’estate. Sul palco è poi salito il gruppo proveniente dalla Valsassina, una splendida valle sopra il lago di Lecco, dove il Coro Fodom è stato ospite lo scorso anno. Anche il sodalizio diretto dal maestro Alessio Benedetti ha voluto presentare i brani più significativi del suo repertorio, che trae gran parte dei canti dalla tradizione degli alpini. La parte centrale e principale della serata è stata riservata ovviamente alla presentazione del nuovo cd, registrato nell’autunno scorso nella chiesa parrocchiale di Pieve. Diciannove i brani incisi che spaziano da quelli in lingua inglese, come “Waltzing Matilda (un canto australiano) o “Imagine” di John Lennon a “Io resto qui, addio” sul tema della guerra, la popolarissima ed allegra “Me compare Giacometo” fino all’immancabile e d’obbligo repertorio ladino, con la nuova “Cánche tournarà l’aisciuda” e l’inedita “L ciampanil da La Plié”. La vera novità però è rappresentata dalla registrazione della messa a due voci “Missa in onorem Sancitssimi Cordis Jesus” de Ludwig Ebner, accompagnata all’organo da Marco Renon, i cui

spartiti sono stati ritrovati nell’archivio della chiesa di Pieve. Un modo, si legge nelle righe di presentazione, per ricordare, tramite questo repertorio sacro, l’antico legame con la Diocesi di Bressanone. Non potevano mancare i ringraziamenti a quanti hanno dato il loro contributo alla realizzazione del cd: dalla Newport Studios di S. Lorenzo di Sebato che ha curato la registrazione e la masterizzazione, Marco Renon per l’accompagnamento musicale di alcuni brani e Lucia del Zenero per la grafica della copertina. Insieme ovviamente agli sponsor: la Raiffeisen della Val Badia, il Consorzio Bim Piave ed il Comune. Momenti di commozione quando sono stati chiamati sul palco a ricevere una copia del cd Paolo ed Alberta Gro-

nes, due dei figli di Remo, uno dei fondatori del coro, scomparso prematuramente nell’inverno scorso. Remo aveva ancora partecipato alle registrazioni prima che il male incurabile avesse il sopravvento. Per questo il coro ha voluto che questo cd fosse dedicato a lui. La serata è proseguita con altri canti del Coro Valsassina e la classica “La Montanara” cantata dai due cori insieme al pubblico. Domenica gli amici di Lecco sono stati accompagnati a visitare il castello di Andraz prima di una grigliata nel panoramico pianoro del Taulac a Pieve. Il cd può essere richiesto al Coro Fodom via mail (info@corofodom.it) o ai coristi e presto sarà disponibile anche nei negozi al prezzo di 15 euro. (SoLo)

La Copertina del CD


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La Banda da Fodom in Olanda “Quando viene la primavera ti regalo i tulipani di Amsterdam. Quello che la bocca non sa dire, lo dicono i tulipani di Amsterdam.” Sono le parole di “Tulpen aus Amsterdam” brano conosciutissimo in Olanda, con il quale la Banda da Fodom ha conquistato il pubblico di Castricum durante il concerto conclusivo della sua tournee nei Paesi Bassi. Già alle prime note la gente che affollava la sala del Clusius College, dove la banda si è esibita insieme alla Fanfara di Emergo e la Youn Band di Castricum, ha cominciato a cantare le strofe portate al successo dal cantante Mieke Telkamp. Scontata infine la standing ovation finale, che ha sancito il nuovo legame musicale avviato dalla banda con questa trasferta. Per il gruppo diretto da Laura Argenta quelli in Olanda sono stati comunque quattro giorni dedicati anche al divertimento; un’occasione per conoscere tradizioni e particolarità di un paese unico. Così è stata la giornata trascorsa in bicicletta tra Egmond e Castricum Aan Zee, in mezzo ai campi colorati di narcisi, giacinti e

tulipani in fiore. O al museo dello “Zaanse Schans”, dove si possono visitare gli antichi e caratteristici mulini ancora in funzione. Peccato solo che qui il maltempo abbia fatto saltare il primo dei concerti all’aperto. L’ultimo giorno infine è stato dedicato alla visita della città di Alkmaar, la “piccola Amsterdam”, con i canali che la percorrono e che ricorda un po’ Venezia. Confusione esclusa. Molti complimenti sono arrivati alla banda ed al suo maestro dalle due formazioni bandistiche locali, formate da musicisti di alto livello e con alle spalle molti anni di attività e prestigiosi premi vinti in svariati concorsi. Al termine del concerto, la Banda da Fodom ha ovviamente rivolto loro l’invito ad una trasferta in terra fodoma. Un bilancio positivo quindi, anche grazie alla perfetta organizzazione di Willy Koens, moglie del presidente della Banda da Fodom Nani Pellegrini, che con questa trasferta ha coronato il suo sogno di portare la banda nella sua terra d’origine. (SoLo)

La direttrice della Banda da Fodom (al centro) con i direttori della Young Band di Castricum e la Fanfara di Emergo.

La “truppa” al seguito della banda ad “Alkmaar”.

Al museo dello “Zaanse Schans”.

Ti piace ballare o ti piacerebbe imparare?

IL GRUPPO FOLK FODOM cerca nuovi ballerini/e per condividere insieme questa passione, divertirsi e stare in compagnia. Se sei interessato chiama il numero: 3383341868 non perdere tempo, ti aspettiamo! Il concerto a Castricum.


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ATTUALITÀ - SUZÉDE NTA FODOM

Lauree

Il 12.12.2012 Carlo Bernardi ha conseguito la laurea magistrale in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Trento discutendo la tesi in Diritto Romano intitolata “Le riforme cesariane”, relatore della tesi Prof. Massimo Miglietta.

Congratulazion a Isabella Marchione da Salejei de Sot – Fodom che ai 21 de merz del 2013 la s’à laureé a Persenon en Scienze della Formazione Primaria con gran contentëza sua e de duc nos. Chëst bel traguardo, arjont con impegno e sacrifizi, l te porte meritade sodisfazion per l davegnì. Le bele parole contegnude ntel cuor de tua tesi “Apprendere a colori: la motivazione e il piacere di apprendere promuovono lo sviluppo di competenze creative e progettuali”, dedicada a la maestra Gemma, le te recorde tres fora i valour trasmetus da tuoi maestri e profesciori e le te siebe de riferiment per tua ativité e nte duc i momenc de la vita. I tuoi de cesa

Michela Roilo, Il 20/04/2013, si è laureata alla triennale di ECONOMIA e COMMERCIO dell’Università CA FOSCARI DI VENEZIA. Congratulazioni da tutti coloro che ti vogliono bene! Agli auguri delle famiglie si unisce la redazione delle Nuove del Pais che auspica per Isabella e Michela un futuro ricco di soddisfazioni!

Via libera ai progetti per le strade “Cherz – Salvacia” e “Sotinglacia – Foram – Plán dei Sfoieis” Dopo quella di “Franza” e di “Pont de le Fontane” l’amministrazione comunale di Livinallongo gioca ancora la carta dei finanziamenti europei previsti dal Psr per sistemare alcune strade silvo – pastorali. Questa volta oggetto dell’intervento saranno la “Cherz – Salvacia” e la “Sotinglacia – Foram – Plán dei Sfoieis”. Interventi che, se finanziati, porteranno nel territorio Fodom contributi per circa 360 mila euro. “È l’ultima occasione per sfruttare questi contributi – spiega l’assessore all’ambiente Lorenzo Pellegrini. “Il bando 2007 – 2013 del Psr sta per scadere. Poi tutto verrà rivisto. Per i prossimi due anni tutto resterà fermo.” Più sicura la strada per Malga Cherz L’arteria comunale che porta dall’abitato di Cherz all’omonima malga è stata interessata negli ultimi anni da numerosi eventi franosi che ne hanno compromesso la sicurezza. Diversi sono stati gli interventi per mitigare i fenomeni, che si concentrano soprattutto alle porte della frazione. Ma anche per tutta la scorsa estate la strada è rimasta chiusa al traffico veicolare a causa di una

frana. L’intervento previsto in base alla Misura 226, azione 1 del Psr dovrebbe, nelle intenzioni del Comune, dare una risposta definitiva ai problemi di sicurezza per un’arteria particolarmente importante e frequentata dai contadini della zona, che d’estate la percorrono quotidianamente con i trattori per recarsi in montagna a sfalciare il fieno. Ma anche dal’autobotte della latteria di Renaz che deve raggiungere la malga per caricare il latte. Il progetto, redatto dal dottore forestale Alberto Ghedina, prevede di intervenire con disgaggi e la posa di barriere paramassi. Lavori il cui costo è stato stimato in circa 121 mila. Di questi 100 mila il Comune conta di vederseli finanziare dal Psr. Il resto sarà coperto con soldi propri. Nuova vita per Mont de Fopa “Mont de Fopa” si chiama l’ampio versante a sud della vallata fodoma, tra il Padon ed il Migogn. Un’area da anni dimenticata e che per questo va rivitalizzata. Fino agli anni ’60 la zona veniva quasi interamente falciata. Poi con gli anni l’abbandono e l’inevitabile avanzare del bosco.

“Si tratta di un bosco secolare – spiega Pellegrini – che ha bisogno di essere ripulito. Il progetto voluto dal Comune e predisposto dal dottore agricolo Lodovico De Cesero e dal geologo Eugenio Colleselli prevede la sistemazione della strada di accesso che partendo dalla frazione di Sottinghiazza arriva fino alle località “Foram” e “Plán dei Sfoieis”. Da Sottinghiazza (Sotinglacia in ladino ) fino alla località “Chi Aghei” sarà adeguata la strada esistente. Da qui fino a “Ciajera” ci sarà bisogno di deviare su un nuovo tracciato per evitare un ripido pendio. Da “Ciajera” il progetto prevede poi di proseguire per un altro tratto di strada tutt’ora visibile fino a Foram, da dove si riprenderà una vecchia carreggia realizzata durante la Prima Guerra Mondiale. Non appena la neve si sarà sciolta i tecnici dovranno fare ancora un sopralluogo per alcuni rilievi prima di presentare gli elaborati dell’intervento per il quale è prevista una spesa di 250 mila euro. (SoLo)

Dalla Lucania alla fiera di Milano Tutti, a Fodom, conoscono Luigi Villanella tanto che possiamo ben dire che, dopo tanti anni di permanenza sul nostro territorio, a tutti gli effetti sia diventato una persona del posto. Gigi, ormai per tutti, ha un cugino, il dr. Aliandro Mario che, a Paterno di Lucania (PZ) , gestisce il “caseificio Petruzzi” il quale offre sul mercato prodotti genuini e del tutto particolari. Si tratta di caciocavallo e scamorze prodotte da mucche “podoliche”, mucche che vivono sui pascoli allo stato brado e sui pascoli vengono munte. Questi animali producono poco latte, tanto che vengono munte solamente a giorni alterni. Da ciò deriva la specificità dei prodotti derivanti dalla lavorazione del latte, in particolare il caciocavallo e le scamorze. Dal 3 all’11 dicembre scorso i due cugini hanno portato questi particolari prodotti alla FIERA di MILANO riscuotendo un vero successo, anche economico. (Fr. Del. )

Gigi Villanella e il cugino Dr. Aliandro Mario in fiera a Milano.


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Arabba resta senza ambulatorio medico Il dottor Demattia non riaprirà l’ambulatorio ad Arabba. “Non sono più interessato e non mi fido più di nessuno. E poi c’è troppa concorrenza.” Arabba era rimasta senza questo importante servizio dall’inizio di gennaio, ovvero da quando il dottor Pietro Demattia aveva polemicamente chiuso l’ambulatorio che si trovava nella sede della Croce Bianca. La dirigenza dell’associazione, negli ultimi mesi al centro delle ben note polemiche legate alla sospensione del servizio in valle, aveva improvvisamente deciso di aumentargli l’affitto dai circa 1.200 ai 6.500 euro all’anno. Troppo, aveva sbottato il dottore, per un servizio svolto esclusivamente per la popolazione. Impensabile in piena stagione invernale, trovare in quattro e quattr’otto un altro locale. Anche quello nel Centro Servizi, già precedentemente adibito ad ambulatorio, era occupato. L’amministrazione comunale lo aveva affittato per la stagione invernale al Consorzio Impianti a Fune, il quale, preoccupato per la mancanza del servizio di ambulanza in vista della stagione invernale, lo aveva messo a disposizione di uno studio medico della Val di Fassa, chiamato per svolgere un’attività di primo soccorso per i turisti. In quell’occasione l’amministrazione comunale aveva fin da subito fatto a sapere che, scaduto il contratto stagionale, avrebbe rimesso a disposizione il locale a Demattia. Intenzio-

ne formalizzata in una lettera ufficiale, alla quale il medico ha risposto dicendosi non più interessato alla cosa. Nella missiva però Demattia non si fa mancare l’occasione di togliersi i classici sassolini dalle scarpe, chiedendo che tutta la questione sia chiarita alla popolazione. “Ho iniziato la mia attività di medicina generale a Livinallongo nel giugno del 1989 – scrive Demattia – dopo aver anticipato tutte le spese di progettazione dell’ambulatorio nel Centro Servizi. Invogliato dall’allora amministrazione con un contratto che, mirato all’importanza del servizio in una località ormai nota come turistica, consisteva allora in circa un milione di vecchie lire all’anno più le spese che, comunque, non erano esigue, soprattutto quelle di riscaldamento. Quattro o cinque anni fa l’amministrazione di allora, sempre a guida Pezzei, mi inviava una lettera, secondo la quale, visti gli studi di settore, il Comune non avrebbe più potuto rinnovarmi il contratto se non con un canone minimo di circa 5.500 euro più le spese. A questo punto avvertivo l’amministrazione che non sarebbe più stata mi intenzione rinnovare il suddetto contratto con conseguente chiusura dell’ambulatorio. A quell’epoca, in qualità di assessore comunale e presidente della Croce Bianca c’era la compianta Teresa Pezzei, la quale mi pregò di non abbandonare il servizio

ad Arabba offrendomi due locali siti presso l’edificio adibito e costruito appositamente per il soccorso sul territorio. Da buon pollo mi sono fidato di un accordo verbale, in seguito disatteso dall’attuale dirigenza, che comprendeva: l’allestimento e l’arredamento dello stesso studio medico a mio carico più un contributo volontaristico all’associazione che consisteva in 1.200 euro annuali a mo’ di rimborso spese. Qualche tempo fa cambia il vento. Cioè cambia sia l’amministrazione comunale che la dirigenza della Croce Bianca. Che succede? Al primo “foresto” che chiede la disponibilità del “mio” primo ambulatorio gli viene concesso a canone esiguo. A quanto pare non era possibile concederlo a me alle stesse condizioni. D’altro canto la dirigenza della Croce Bianca chiedeva al dottor Demattia 6.500 euro come minimo “contributo” per poter esercitare nello stesso ambulatorio che da poco tempo avevo così bene arredato a mie spese (detto ambulatorio era comunque, a quanto pare, già stato promesso al dottor La Pira di Canazei. Ora mi chiedo, anche se con un po’ di presunzione: ma sono proprio io il “fessacchiotto di quartiere”? Siccome in questi panni non mi sento a mio agio comunico all’amministrazione che non è mia intenzione né tantomeno interesse ritornare ad Arabba per riprendere il servizio di ambulatorio. Anche perché ormai

ad Arabba c’è addirittura la ressa di medici che si accapigliano per uno scopo che presumo non sia proprio solo il servizio. La mia disponibilità l’ho data più e più volte e a quanto pare me la sono sempre presa sui denti. Per quanto riguarda poi le persone di Arabba che sono in difficoltà, sanno che basta avvisarmi che saranno serviti a domicilio.” La risposta del sindaco “Decisione personale di Demattia. Come amministrazione abbiamo fatto tutto quello che potevamo per far riaprire l’ambulatorio ad Arabba.” Si dice dispiaciuto il sindaco Ugo Ruaz per la decisione del medico di base di Livinallongo Pietro Demattia, di non riaprire più l’ambulatorio ad Arabba. “Verbalmente – spiega Ruaz – avevo anticipato al “Piere dotor” che gli avremmo chiesto un affitto pari a quello che pagava prima di trasferirsi nella sede della Croce Bianca, ovvero circa 500 euro all’anno o poco più, tenuto conto dell’inflazione.” Ci tenevamo che riaprisse l’ambulatorio di Arabba – conclude. “E come amministrazione abbiamo fatto tutto quanto ci era possibile. Ma da quanto ha scritto, si capisce che era più interessato.” Così da Arabba adesso la gente sarà costretta a scendere a Pieve, dove l’ambulatorio del dottor Demattia è aperto sia al mattino che al pomeriggio. (SoLo)

Arabba Fly: “ok” dalla Sovrintendenza Via libera della Sovrintendenza ad Arabba Fly. Il parere positivo al progetto per la seggiovia che andrà finalmente a risolvere il problema dell’attraversamento sciistico di Arabba è arrivato dalla Conferenza dei servizi appositamente convocata per discutere la nuova soluzione proposta dalla Sit Boè. “Questo era lo scoglio più grande, quello più temuto – ammette Diego De Battista, membro del consiglio di amministrazione della Sit Boè. Ora per il progetto la strada sarà un po’ meno in salita, anche se ancora lunga anche per via delle molte integrazioni richieste dai vari enti. “Questioni prettamente tecniche e risolvibili se c’è la volontà – spiega De Battista. A pesare potrebbero essere invece le osservazioni decisamente contrarie al progetto inviate dalla Sofma, la società che gestisce gli impianti del Portavescovo.

Anche se poi la stessa si riserva di dare il suo assenso alla costruzione dell’impianto nel caso il progetto Sit Boè venisse approvato così com’è. Tra le tante osservazioni al progetto sono arrivate anche quelle del Comitato per la valorizzazione economico - territoriale del Comune di Livinallongo, anche queste di netta contrarietà al progetto di seggiovia. Secondo il Comitato, capitanato tra l’altro dall’ex vicesindaco Paolo Delmonego nonché titolare di uno dei chioschi che si trovano sull’attuale punto di transito degli sciatori, il semaforo installato quest’inverno dall’amministrazione comunale per regolare il flusso di auto e sciatori sulla Sr 48 delle Dolomiti sarebbe la soluzione ottimale e definitiva al problema. (SoLo)


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Alimentari abbandonati nella neve Pezzi di speck, fagioli, patate, spaghetti. Una mezza dispensa di alimentari, sufficienti a sfamare una famiglia per qualche settimana sono stati abbandonati qualche settimana fa sul greto del torrente Cordevole, vicino alla frazione di Vallazza di Fuori. A notare tutto quel ben di Dio, che peraltro era ben visibile passando per la strada comunale che porta al piccolo e quasi disabitato villaggio sul fondovalle della vallata fodoma è stato un cittadino del luogo, il quale ha subito segnalato il fatto in Comune. Sul posto per le doverose verifiche è stato inviata la guardia comunale, che ha raccolto una documentazione fotografica più che eloquente. “C’è di tutto – spiega l’agente Giancarlo Pellegrini - ci saranno almeno il corrispondente di due baffe di speck, alcuni pez-

zi di carne congelata e di coppa. Di fatto non si può parlare propriamente di rifiuti, in quanto si tratta di roba organica che gli animali selvatici, in particolare la volpe, di sicuro penseranno a far sparire. Ma di certo non è un bello spettacolo, lì, vicino alla strada. Almeno avrebbero potuto trovare un posto più nascosto.” Difficile risalire agli autori del gesto. La strada per Vallazza è poco frequentata perché da lì poi, soprattutto in inverno, non è più possibile proseguire con un mezzo motorizzato. Chi è arrivato fino a lì con il bagagliaio pieno di questi generi alimentari lo ha fatto con la certezza di non essere scoperto. Ed è stato anche ben attento a non lasciare qualche traccia. “A mio modo di vedere – spiega ancora Pellegrini – si tratta di merce che arriva dal

magazzino di qualche rifugio o ristorante che ha fatto pulizia al termine dalla stagione invernale. Un privato non compra certo alimenti in quella quantità. Il sopralluogo è stato fatto soprattutto per cercare di trovare qualche indizio che ci potesse portare alla provenienza degli alimenti. Ma chi li ha abbandonati si è ben premunito di togliere qualsiasi etichetta o segno distintivo.” Ciò che meraviglia e fa ancor di più rabbia è che si tratta, almeno apparentemente, di cibi ancora in buono stato di conservazione. Che avrebbero potuto perciò benissimo finire in qualche piatto. “Si – vedendola così è tutta roba ancora buona. I pezzi di speck o coppa ad esempio. Si nota che non ne veniva tagliata una fetta da qualche tempo, ma secondo me non è scaduta. Si poteva ancora

Una parte degli alimentari abbandonati a Vallazza.

mangiare.” Sicuramente per le volpi della zona sarà sagra. Ma resta lo stupore e la condanna contro gli autori. Soprattutto in questi tempi di crisi, dove sempre più famiglie stentano a tirare la fine del mese. Sarebbe bastata una telefonata ad una delle tante associazioni di volontariato che si occupa dell’assistenza a persone in difficoltà economica e quel ben di Dio avrebbe potuto finire sul tavolo di una famiglia. Invece che nella tana di una volpe. (So.Lo)

Grande successo di “Porte aperte all’Arpav” Sono stati oltre un centinaio i partecipanti all’iniziativa che ha permesso di scoprire dove e come nascono i bollettini meteo del Centro Valanghe di Arabba. Il direttore Francesco Sommavilla: “Al Centro le porte sono aperte ogni giorno.” Sono arrivati da tutto il Triveneto: da Trieste, Portogruaro, Vicenza, Verona e anche dal Trentino per visitare la struttura del Dipartimento Regionale per la Sicurezza del Territorio dell’Arpav dove da trent’anni si studiano il clima e le valanghe, ma soprattutto si emette un bollettino meteo che è tra i più consultati ed attendibili. “Gente molto interessata” – racconta Sommavilla. “Tra questi tanti appassionati di montagna, gente che fa sci alpinismo”. Ovvero quelli che, ma purtroppo la realtà ci dice il contrario, dovrebbero fare dei bollettini meteo e valanghe la loro bibbia quotidiana. “Tutti ci hanno espresso grande apprezzamento per l’iniziativa. Erano veramente entusiasti ed in tanti hanno chiesto di ripeterla per farci venire i loro amici.” Sabato era prevista un’escursione al Portavescovo, dove l’Arpav ha una delle sue 21 stazioni di rilevamento sparse dal Peralba al Monte Baldo. Accompagnati dallo stesso Sommavilla e dal tecnico Alvise Tomaselli, responsabile dell’ufficio difesa valanghe del Centro, i quaranta partecipanti hanno potuto salire in funivia grazie alla disponibilità della società Sofma e vedere come viene eseguita una prova stratigrafica e penetrometrica del manto nevoso. Un’operazione che i tecnici dell’Arpav effettuano ogni settimana o al massimo due e che è alla base per la redazione ed emissione del bollettino delle valanghe. “Non pensavamo che dietro ad una previsione sul pericolo delle slavine ci fosse una tale mole di lavoro e di analisi da parte dei tecnici” è stato il commento unanime. Ma la stazione di Portavescovo è stata scelta come campo di dimostrazione anche per un altro motivo. Sui pendii che sovrastano le famose ed impegnative piste del comprensorio di Arabba, la Sofma ha da tempo installato alcune apparecchiature speciali per il distacco controllato delle valanghe; il Catex, che sfrutta l’esplosivo come detonante per il distacco del manto nevoso instabile ed il Gazex che invece usa una miscela di gas. I tecnici Arpav insieme a quello della Sofma Maurizio Denicolò hanno così potuto tenere una lezione anche sulle tecniche di difesa e prevenzione dalla valanghe. Una settantina sono

stati invece quelli che, tra sabato e domenica, hanno visitato la sede del Centro che si trova lungo la strada per il Passo Campolongo. Sotto la guida esperta e competente del previsore Thierry Robert Luciani e di Tiziana Corso, tecnico delle neve e delle valanghe, i visitatori sono stati accompagnati a scoprire le sofisticate apparecchiature informatiche, i computer collegati direttamente ai satelliti, grazie ai quali i previsori del Centro elaborano quotidianamente i bollettini. I dati acquisiti vengono poi elaborati grazie a dei modelli matematici,” ed è qui – spiega ancora Sommavilla – che il previsore deve metterci del suo per interpretarli.” Le visite e l’escursione sono state organizzate dal Centro nell’ambito della “Settimana dell’ambiente veneto”, voluta dalla Regione Veneto e che si è tenuta dal 16 al 24 marzo. “Ma qui da noi – spiega Sommavilla – le porte sono sempre aperte. Ci sono tanti turisti che vengono a visitare il Centro. In primavera abbiamo le scolaresche. Chi è interessato può venire quando vuole. Preferibilmente al pomeriggio, quando i previsori hanno più tempo a disposizione”. (SoLo)

L’uscita a Portavescovo.


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Dal “Klematis” di Pieve al “Palafiori” di Sanremo Elena Stocco, una giovane cantautrice di Marghera (VE): fin da giovanissima, la musica diventa per lei una meravigliosa via per potersi esprimere e per emozionare. Fin dall’età di 15 anni comincia a scrivere canzoni, partecipa a concorsi canori e fa serate di pianobar, esibendosi in vari centri del Veneto e Friuli Venezia Giulia. Grazie ad eventi fortunati e positivi conosce Teresa Bontà, salita al Nord da Licata (AG), cantautrice pure lei fin dalla giovanissima età. Fra le due è nata subito una bella amicizia ed

Teresa ed Elena al Palafiori di Sanremo.

una straordinaria compatibilità musicale …. . Nasce così il loro primo singolo dal titolo “EMOZIONE”.

In concomitanza con il Festival di San Remo ha pure avuto luogo il “Festival della Melodia 2013”. Un’apposita giuria, chiamata a scegliere

alcune fra le più belle voci di giovani, ha premiato anche Elena e Teresa che, al Palafiori di San Remo, si sono esibite proprio con “Emozione”, riscuotendo un caloroso successo. Questa è una manifestazione che offre ai giovani artisti la possibilità di farsi conoscere e di andare in onda su numerose radio d’Italia. Dopo questa affermazione le giovani intendono ampliare sempre più il loro panorama musicale: a breve usciranno due nuovi brani. Nel frattempo stanno lavorando per preparare un loro disco. Se pensiamo che il loro sito su “YouTube” è stato ormai cliccato da almeno 30.000 persone, possiamo pensare che faranno certamente strada. (Fr. Del. )

Gli amori primaverili del “Kaiser dei Livinei” Lo hanno soprannominato il “Kaiser dei Livinei”, lo splendido esemplare di gallo cedrone che ormai da tre anni, nel periodo primaverile, sosta e scorrazza liberamente vicino a Cernadoi. Questo è il periodo degli amori - spiega il presidente della Riserva di caccia di Livinallongo Leandro Grones - ed è forse per questo che ha perso la naturale diffidenza. In questo periodo i galli iniziano a cantare ben prima dell’alba lanciando il loro richiamo dai rami di un larice per poi scendere al suolo e iniziare il rito atavico per la conquista delle femmine. La sfida con gli altri maschi per il territorio non è minacciosa, è invero una specie di danza, meglio detta “parata”. Spalancano la coda a ventaglio, aprono parzialmente le ali e arruffano le piume del collo e della gola mentre emettono un caratteristico canto gutturale che termina

con un suono sibilante.” Il gallo cedrone, che è il più grande tra i tetraonidi, ha esigenze ambientali precise ed è quindi particolarmente sensibile alle modificazioni degli habitat e del paesaggio, sia naturali sia provocati dall’uomo. Si nutre di vegetali verdi, formiche, bacche e frutti come lamponi, fragole e soprattutto mirtilli, mentre in inverno mangia le gemme dei larici, aghi di conifere e i primi germogli del sottobosco. Per facilitare la digestione ingeriscono delle piccole pietruzze dette gastroliti. Timido, schivo e prudente è per questo molto difficile da avvistare e avvicinare. Il maschio durante la parte finale del canto è sordo, ed è proprio questo l’unico momento in cui ti concede tre veloci passi di avvicinamento per poi restare fermo immobile fino al momento successivo. Ma non è certamente il caso

Lo splendido esemplare di gallo cedrone mostra tutta la sua maestosità.

del “Kaiser” che, anzi, considera l’uomo come un intruso da scacciare dal proprio habitat a colpi, molto dolorosi, di becco. Ed è ciò che sta facendo in questi giorni con chiunque tenti di avvicinarsi. “Anche in autunno – continua Grones - se avverte la presenza di un estraneo nel suo territorio, non esita a fronteggiarlo e scacciarlo senza troppi complimenti. E succede sempre che il malcapitato debba darsela a gambe levate portandosi dietro qualche ferita più o meno seria. A volte se la prende anche con i boscaioli e spesso fa visita alle baite della zona. Ma le intemperanze del Kaiser del bosco sono tollerate più che volentieri. Sono uccelli primitivi, rari e pieni di fascino e la loro presenza è l’indicatore principe della biodiversità e dello stato di salute dei nostri boschi.” (SoLo)

Il “Kaiser” non si fa intimorire neanche dalla automobile.


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ANAGRAFE E STATISTICA PARROCCHIALE BATTESIMI

CREPAZ FRANCESCA (Brenta) di Leo e Baldissera Luana, nata a Belluno il 26.07.2012 e battezzata ad Arabba il 16.09.2012.

PALLA ALICE (Arabba) di Andrea e di Fiorin Valentina nata il 29.01.2013 e battezzata ad Arabba il 25.05.2013.

GARLANT SAMANTHA (Precumon-Arabba) di Sandro e Vallazza Elena nata a Belluno il 19.10.2012 e battezzata ad Arabba il 14.04.2013.

DELLA VEDOVA NICOLA (Andraz) di Fabio e di Dorigo Virginia nato il 28.01.2013 e battezzato il 25.05.2013.

GRONES AMELIE (Arabba) di Simon e di De Cassan Lara nata il 28.10.2012 e battezzata ad Arabba il 14.04.2013.

ROSSI MARICA (Arabba-Federa) di Fabiano e di Irsara Mara nata il 06.01.2013 e battezzata ad Arabba il 02.06.2013. Nella foto assieme alla bisnonna Clara che compie 90 anni: Auguri!

SORARUI IRIS (Alfauro) di Silvano e di Gabrieli Silvia nata il 28.10.2012 e battezzata ad Arabba il 28.04.2013.

PETRI NICOLAS (Salesei di Sotto) di Mirco e di Ganzerla Mara nato il 14.09.2012 e battezzato a Desenzano (BS) il 02.06.2013. NATI

DE GRAAFF ISAAC SAMUEL (Arabba) nato a Brunico (BZ) il 12.03.2013 COLLESELLI DENISE (Varda) nata a Belluno il 28.03.2013

RENON CAROLINA (Salesei di Sotto/Ortisei) nata a Bressanone il 15.04.2013 PEZZEI LUKAS (Le Roe – Renaz) nato a Brunico il 15.06.2013


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«Le nuove del Pais»

Offerte

DEFUNTI

Sul bollettino le offerte sono riassunte per comodità sotto pochi titoli; sul registro contabile sono state attribuite alle varie chiese, anche frazionali, secondo l’intenzione dell’offerente. Grazie anche per le offerte in occasione della benedizione delle famiglie, che, se non vengono specificate intenzioni diverse, vanno alle chiese delle due parrocchie.

PER LE CHIESE della Parrocchia di PIEVE

Dorigo Antonio; in memoria di Maria Luigia Crepaz, la famiglia; in memoria di Sartor Giovanni, la famiglia; fam. Fiorin; Roncat Agnese; Maria Luisa Delfauro; Bassot Nevio. PER LE CHIESE della Parrocchia di ARABBA Pellegrini Francesco; famiglia Grones, battesimo Amelie; famiglia Garlant, battesimo Samantha; Dariz Claudio; nel battesimo di Nicola Dellavedova, Fabio e Virginia; fam. Crepaz Silvio. OFFERTE PER IL BOLLETTINO

Gliera Alberto (Varese); Lino Antonello; Emilia Lasta; Dibona Quirina; Dell’Andrea Jole e Crepaz Martino; Dorigo Antonio; Del Zenero Cinzia; Palla Giampietro; Chenet Agnese; Federa Paola; Sief Evelina; Sief Ivan; Testor Mario;

Petri Mirco; Delazer Rina; Roncat Agnese; Davare Giuliana; Troi Lino; Codalonga Assunta; Gabrielli Camillo; Selle Roberto; Daurù Marco; Crepaz Rita Iob; Daberto Anna; Sief Paolina; Denicolò Rosa; Da Mos Giuseppe; De Cassan Cassiano; Detomaso Frida; Forestan Ruggero; Della Putta Giuliano; Piaia Pierina; Talamini Battista e Rita; Rosa Maria Alberti; Dariz Giovanna; Franco Chenet; Sief Dina; Della Vedova Elvira; Baldissera Anna; fam. Dorigo Roberto; Iori Alfredo; Palla Bruno; Testor Hilde; Federa Albino; Quellacasa Giuseppe; Palla Milio; Vallazza Maria Lodovina; Trebo Luciana; Pezzei Guido; Pellegrini Ida; Delazer Adele; Maria Rosa; Claudio Dariz; Huber Crepaz; Dalvit Talamini Cecilia; fam. Colleselli; Callegari Giuseppe; Bassot Nevio; Centin Giuliana; Montel Giovanni; Pallua Remigio; Pauletti Antonio; Testor Pierina; Furgler Elsa; Palla Giovanni; Delunardo Ivo; Alverà Giuseppe; Palla Giuseppe; Sief Daniela; Cassol Dolores; Martini Onorina; Leandro Palla; Sr Elvira Crepaz; Doglioni Leonisio; Moè Ivana; Troi Karl; Bulferetti Pietro; Delazer Elisa; Finazzer Bruno; Pezzei Sabrina; Delunardo Renato; Crozzolara Giuseppe; Scobino Andrea; Vallazza Maddalena; Crepaz Giampaolo (TN); Lezuo Natalino; Costantin Arduino. Nota: Ringrazio vivamente tutti gli offerenti per la loro generosità con preghiera di segnalare eventuali errori o dimenticanze.

1. CREPAZ MARIA LUIGIA (Ornella) nata ad Ornella il 29.11.1938 e deceduta ad Agordo il 14.03.2013, madre di due figlie.

2. DEMARCH CELINA (Alleghe) nata a Davedino il 31.07.1945 e deceduta ad Alleghe il 20.03.2013, vedova di Gaiardi Adriano, madre di due figli.

3. ALDO DETOMASO (Austria) nato a Salzburg il 12.08.1941 e deceduto a Dornpirn (Austria) il 31.03.2013, celibe.

4. FOPPA PAOLO (Salesei di Sotto) nato a Belluno il 26.04.1961 e deceduto ad Agordo il 13.04.2013, padre di due figlie.

5. ANGIOL MARIA EMMA (Sorarù - VSG) nata a Salesei il 14.01.1912 e deceduta a Sorarù il 05.05.2013, vedova di Delazer Paolino.

6. CREPAZ ALDO (Renaz) nato ad Agordo il 07.08.1967 e deceduto a Livinallongo il 05.05.2013, celibe.

7. PALLUA EUGENIO (Pieve) nato a Livinallongo il 10.11.1930 e deceduto ad Agordo il 29.05.2013, vedovo di Delmonego Elda, madre di 5 figli, di cui uno morto.

8. PEZZEI FLAVIO (Liviné) nato a Livinallongo il 21.04.1947 e deceduto ad Agordo il 11.06.2013, coniugato con Costa Silvia, padre di 1 figlio.

Direttore don Dario Fontana responsabile ai sensi di legge don Lorenzo Sperti Iscr. Tribunale di Belluno n. 4/82 Stampa Tipografia Piave Srl - Belluno COORDINAMENTO Lorenzo Vallazza Per comunicare con la redazione e proporre i propri contributi (articoli, foto o altro materiale) Inviare una mail a: lenuovedelpais@gmail.com


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