Fabio Vacchi
©CasaRicordiMilano
CANTI DI FABBRICA
per tenore e orchestra (2017)
PARTITURA
RICORDI
O
pera commissiona a dal Teatro La Fenice
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© Copyright 2017 by CASA RICORDI S.r.l. - Milano
Tutti i diritti riservati - All rights reserved
Printed in Italy 141725
ISMN M-041-41725-¬_
ORGANICO
2 Flauti (2. anche O avino)
2 Oboi (2. anche Corno inglese)
2 Clarine i in La Clarine o basso in Si
2 Fago i (2. anche Controfago o)
4 Corni in Fa
2 Trombe in Si
3 Tromboni
Timpani
2 Percussioni
I: 5 Pia i sospesi (su un unico montante), Tam tam medio,
4 Tom tom ( fhqe ), Tamburo basco
II: Gran cassa, Vibrafono, Tamburo militare, Tam tam grave
Canto
Archi il più possibile
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NB: gli strumenti traspositori sono notati nelle rispe ive tonalità.
Ci à addormentata
Avevo precisato, nell’andarmene in ci à, io che vivo quasi alla periferia, tramite il fresco che proviene dal fiume che è una so ospecie in cui errano più cose insolite che chiarezza, che non avrei più avuto il suo vuoto riflesso.
la routine di sempre, in fronte, come un letale numero abbrunente il viso segnato dalla stanchezza avrebbero disperso anche l’eco dell’acqua, la metafora della sua luce fredda, come un antico salvacondo o, per astrarsi dal flusso.
Pure mi rammento di tante cose. Una siepe operaia aveva invaso le strade e le finestre stregate chiudevano alla presenza delle ossa nella ci à i loro occhi, qualche luce gradita serbava le sue fiamme, tinte di rosso, che il vento del fiume serpeggiando portava.
Ora il mio viso si sposa a rimasticate rovine. so di trovare un bordo ed è come un appello del sangue. so di pensare a tante cose nell’inverno che rinviene quando la calce crolla dal muro ed è so o il gelo la spoglia primavera di sempre che grida.
(A ilio Zanichelli da Una cosa sublime, Einaudi, 1982)
Marta
Marta l’à quarantatrè àni da vintizhinque ‘a grata cornise co’a carta de vero, el tampòn, ‘a ghe russa via ‘a vernise dura dae curve del ‘egno; e ghe ‘à restà come un segno tee man: carézhe che sgrafa, e onge curte, da òm. I so bèi cavéi biondi e bocoeòsi i è dèss
un grop de spaghi stopòsi che nissùna peruchièra pòl pi tornàr rizhàr. Co’a cata ‘e so care amighe maestre osegretarie, ghe par che
‘e si tant pi zòvene de ea, ‘a ghe invidia chee onge cussì rosse e longhe, i cavèi lissi e luminosi, chii dèi ben curàdhi, co’ i sii pàra
L’altro giorno l’ho sorpreso Romano Mezzacasa è un compagno meccanico straordinario. Viene dai monti. Lavora il ferro e l’acciaio con una passione che non ha eguali. E’ duro duro come le rocce delle sue Dolomiti. Quando parla della prima neve dei caprioli che pascolano guardinghi delle primavere bisogna sentirlo c’è amore e il cuore.
L’altro giorno l’ho sorpreso che stava costruendo una trappola per topi alzò la testa e mi disse solo due parole decise ci sono tanti topi in giro Ferruccio topi schifosi ma li prenderemo tu i vedrai vedrai li prenderemo tu i tu i.
(Ferruccio Brugnaro)
Non racconteremo mai abbastanza
Oltrepassiamo i cancelli oggi alla luce d’autunno, con lo stesso silenzio di animali spinti in avanti con violenza. Andiamo verso i reparti sparpagliati simile a un gregge sba uto, in balia della fame. Non sapremo mai dire completamente ciò che i nostri occhi hanno toccato su queste strade di ferro e di monomeri. Non racconteremo mai abbastanza cosa abbiamo sentito, cosa ci è mancato.
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drio ‘e rece, i recìni. Le varda e spess ‘a pensa al so destin: tuta ‘na vita persa a gratàr, a gratarse via dal corpo ‘a beèzha.
(Fabio Franzin da Fabrica e altre poesie, Landolfi Editore, 2013)
(Ferruccio Brugnaro)
Fabio Vacchi
(Patterns:nonsincroni,metronomiindividuali)
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