Fabio Vacchi
MADINA
Teatro-Danza in tre quadri (2019)
CopyrightbyCasaRicordi,Milano(UMPG)
PARTITURA
Opera commissiona a da Scala e SIAE (TBC)
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Fabio Vacchi
Teatro-Danza in tre quadri (2019)
CopyrightbyCasaRicordi,Milano(UMPG)
Opera commissiona a da Scala e SIAE (TBC)
© Copyright 2019 by CASA RICORDI S.r.l. - Milano
Tutti i diritti riservati - All rights reserved
Printed in Italy 142014 ISMN M-041-42014-¬_
La s oria
Madina è una giovane che in un giorno apparentemente normale torna da scuola insieme ai suoi amici Zarema e Halid. I militari dell’esercito occupante, dopo aver violentato Zarema e averla soffocata fino a ucciderla per impedirle di urlare, stuprano anche Madina, mentre Halid osserva, nascosto e impietrito. Madina ha già visto morire padre e madre so o le bombe. E lo zio Kamzan, che oltre ai genitori di Madina, quindi fratello e cognata, ha perso anche moglie e figli, ha preso la strada della montagna ed è diventato un terrorista. Sarà proprio questo zio, ormai capo dei ribelli, a prendere con sé la ragazza facendo leva sul suo totale disorientamento per costringerla, con il lavaggio del cervello costituito da un mix di droghe e manipolati prece i religiosi, a diventare kamikaze.
Sultan, il padre o antenne di Kamzan, che ha cresciuto Madina e suo fratello minore Shamil, chiede al figlio di lasciare libera la nipote e, non riuscendo a scalfirne la durezza, lo maledice accusandolo di essere diventato peggiore dei loro nemici.
Madina, costre a a indossare una cintura esplosiva, viene portata in un affollato caffè, nella capitale della nazione da cui provengono i soldati che l’hanno violentata. Terrorizzata e decisa a non morire, a ira l’a enzione degli astanti per difendersi da chi l’ha portata lì, e ge a la cintura. Viene arrestata, anche perché l’artificiere che ha disinnescato la bomba muore.
A Parigi, intanto, il capo reda ore Louis de Monfalcon si rivela sce ico sulla necessità di occuparsi del caso di Madina, che gli viene so oposto dall’inviato speciale Antoine. Ma esce dal suo rassegnato distacco grazie all’affascinante Olga, l’occidentale zia di Madina. Insieme tenteranno di salvarla, finendo piu osto per salvarsi a vicenda grazie a un amore nuovo e dirompente. Che nasce sulle macerie di una sconfi a etica e professionale, ma che la musica ci dice essere profondo e salvifico.
Nonostante gli sforzi di Olga, di Louis e dell’avvocato, Madina viene condannata a vent’anni di prigione. Sultan si rifugia con Shamil a Parigi, dove pubblicherà i suoi diari.
Kamzan compare fugacemente, e di riflesso. La sua anima ribelle e delicata - per cui Sultan lo chiamava «usignolo il brigante» quand’era bambino - i suoi pensieri, i suoi sentimenti, i suoi valori e disvalori non hanno mai voce dire a, ma la sua natura passionale, diventata sanguinaria - nucleo da cui tu o scaturisce - innerva la partitura.
Kamzan, Madina, Sultan e Shamil vivono in una ci à anonima ma tormentata, nella zona di un indefinito Oriente o Medio Oriente che gli occupanti considerano propria e da difendere, e gli abitanti usurpata e da liberare. La madre di Madina, e sua sorella Olga, sono invece occidentali. La Parigi di Louis è emblema di una metropoli europea, con le sue spinte colonialiste, passate e presenti, e le sue interne conquiste democratiche. Si allude a tu e le situazioni terroristiche, dove la spirale di violenza coinvolge chi il terrorismo ha alimentato e chi vi ha aderito, in una condanna di entrambi i poli di questa dinamica perversa. Occidentali e orientali, sfru atori e terroristi stritolano se stessi.
Tea ro-Dan a: il corpo, la parola, la musica
Il termine Teatro-Danza ha qui significato le erale, riferendosi a un lavoro - per un a ore, due cantanti, coro (spazializzato), orchestra, corpo di ballo - che concentra in sé opera, danza, melologo cercando di creare rifrazioni e richiami tra i generi del teatro musicale.
Il tu o nell’intreccio inscindibile di suono, gesto, movimento, parola, immagine. Con la corporeità come protagonista, non solo della danza ma anche della sostanza fisiologica, perce iva, antropologica ed etnica della musica.
Tale forma è scaturita dal cuore della vicenda, con la sua inscindibilità tra progresso e oscurantismo, tra civiltà e inciviltà, tra occupanti e terroristi, tra Occidente e Oriente.
A so olineare il groviglio in cui si diba ono i personaggi - che spesso condividono parti di sé e di chi amano od odiano, frammenti di memoria sogge iva e di memoria storica - l’a ore non rappresenta né un personaggio né l’io narrante, ma è di volta in volta un anonimo guerrigliero, Louis, Sultan, e persino Madina, quando il giornalista ne legge le dichiarazioni all’inviato speciale Antoine. Il tenore dà voce a Louis nella sua accezione di tenore leggero, e a Sultan nella sua accezione di tenore eroico. Il soprano è un’Olga dolce e comba iva, ma interpreta anche Madina, in prima persona, nell’unica aria in cui la ragazza esprime ciò che sua zia ha capito, accolto, fa o suo, quasi tenendo in vita un brandello d’anima di sua nipote. Il coro è il compositore e il pubblico: è la nostra coscienza oscurata, ma non uccisa.
Il Teatro-Danza Madina nasce con l’intento di rappresentare una dimensione universale. Ad eccezione di Parigi, le località sono imprecisate e simboliche, come in Exit West di Moshin Hamid. Nel libre o, nonostante siano stati mantenuti trama e nomi, Emmanuelle de Villepin si distacca dal contesto del suo romanzo originale, La ragazza che non voleva morire, per alludere a situazioni analoghe presenti in moltissimi luoghi del pianeta. Luoghi di guerra, a acchi, tragedie consumate fino a tramutarsi in rabbia cieca, assassina come quella che l’ha provocata. Una spirale nella quale rimangono fatidicamente imprigionati gli innocenti. Madina si trova risucchiata da questa spirale, anche perché non è in grado di denunciare coscientemente chi l’ha costre a a trasformarsi, a sua volta, in omicida. Non vuole uccidere. Ma ciò che fa, liberarsi della cintura esplosiva, dipende da una primaria esigenza umana: non vuole morire. Questo a eggiamento sconcertato e sincero non le ingrazia la giuria, visto che, pur involontariamente, un uomo è morto per causa sua. Benché non lo avesse né voluto né scelto.
Il giornalista Louis esce dall’anestesia che lo portava a ignorare le mostruosità consumate nel mondo. È la passione che nasce tra lui e Olga a scuoterlo nel profondo. Il loro amore - e quello di Sultan per i nipoti, forte di un’etica superiore essenziale e salda, che lo rende umile ed eroico vessillo di civiltà - creano un contraltare allo scempio subito da Madina. Il male e il bene coesistono e continuano a mescolarsi, ma anche, per buona volontà, a contrapporsi.
Ruoli
A ore (Un guerrigliero, Sultan, Louis)
Soprano (Olga, Madina)
Tenore (Sultan, Louis de Monfalcon)
Persona gi solo evoca i, ricordati, nominati, ma essen iali
Kamzan zio di Madina, capo dei guerriglieri (comparsa)
Antoine inviato speciale nella redazione di Louis de Monfalcon (indire amente presente)
Shamil fratello di Madina
Zarema amica di Madina
Halid amico di Madina e Zarema
Personaggi
UN GUERRIGLIERO / SULTAN / LOUIS (A ore)
MADINA / OLGA (Soprano)
LOUIS DE MONFALCON / SULTAN (Tenore)
CORO (SCTB)
Orc estra
O avino I (anche Flauto III)
2 Flauti (1. anche Flauto basso, 2. anche O avino II e Flauto in Sol)
2 Oboi
Corno inglese
2 Clarine i in La e Si Clarine o basso in Si
2 Fago i Controfago o
4 Corni in Fa
3 Trombe in Si
3 Tromboni
Basso tuba
5 Percussioni
I: 4 Timpani, 3 Rototom (Fa3, Sol3, La3, Si3), Pia o grande con arco, Lion’s roar, Triangolo, Lastra del tuono; II: Xilomarimba (o Marimba + Xilofono), 4 Tom tom (di cui uno grave), Tamburo militare, Glockenspiel, Triangolo, un paio di Castagne e, Flauto a coulisse, Tamburo basco; III: 5 Pia i sospesi, Tamburo militare, Pia i a mano, 2 Tam tam (grave e medio), Bell tree, Glockenspiel; IV: Vibrafono, Pia i a due, 4 Temple block, Gong cinese, Gran cassa, 1 Woodblock, Tamburo militare; V: Glockenspiel, 1 Set di Campane Tubolari, 3 Tam tam (acuto, medio, grave), Grancassa, 1 Wood block, Tom tom grave;
Arpa
Celesta
Archi
NB: gli strumenti traspositori sono notati nelle rispe ive tonalità.
QUADRO I
Preludio - Usignolo il brigante ...........................................2
Scena 1 ...................................................................................8
Aria di Sultan ........................................................................9
Interludio orchestrale - Danza .........................................21
Scena 2 .................................................................................30
Intermezzo nel monologo di Louis .................................31
QUADRO II
Scena 1 - Aria di Sultan .....................................................59
Coro ......................................................................................89
Scena 2 - Due o Olga/Louis ...........................................110
Aria di Olga ......................................................................122
Coro II ................................................................................134
Scena 3 - Melologo di Louis ............................................144
Scena 4 - Due o Olga/Louis e passo a due...................166
Intetrludio orchestrale - Danza ......................................177
QUADRO III
Scena 1 ...............................................................................205
Scena 2 - Aria di Madina .................................................206
Scena 3 - Interludio orchestrale - Danza .......................209
Coro ....................................................................................236
Scena 4 - Due o Olga/Louis - Finale .............................247
Aria di Sultan ...................................................................255
Preludio
Usignolo
Fabio Vacchi
Teatro-Danza in tre quadri (2019)
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Guerrigliero (attore) (si sovrappone all’accordo che si estingue) Non so se ho paura. Provo una sorta d’inquietudine sottile, qualcosa di opaco, mai sferzante. Cosi seppellito in fondo alla pancia che neanche lo riconosco. Di cosa poi, dovrei aver paura? Di soffrire ad esempio... non lo so e non ci voglio pensare. Da bambino me la ricordo la paura che mi faceva tremare le gambe e pesava sul cuore come un macigno ma finiva sempre per sciogliersi in un fiume di lacrime. Poi, c’erano braccia tenere dove riporre gli incubi. Ma ora? Ora, ho talmente domato quel turbamento che l’ho trasformato in una materia viscida, tiepida, senza forma, inafferrabile. Non so... di morire? Si. Se solo mi fermo a pensare, ho paura di morire. Vabbè, però tutti abbiamo paura di morire, no? Per mano di Dio, del fato o di qualche pazzo, chi non ha paura di morire? Magari quelli che credono la morte sia il cancello per un’eternità dorata. E la luna? Luna, tu hai paura di morire? Di soffrire? no, tu, questo no, non lo puoi temere. Non ci sei, luna bella? Qui è tutto buio... neanche un filo di luce... Ma che cosa mi prende? Devo ricacciare tutti questi tormenti dove devono stare: nascosti, imbavagliati, ignorati nelle mie viscere.
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(recitando, al guerrigliero) Voglio vedere Kamzan. Sono suo padre. Quando era bambino lo chiamavo “Usignolo il brigante”, digli questo.
TUTTI (UN.) Il vecchio Sultan arriva col fiato corto, trascinando un guerrigliero che fatica a seguirlo. Ha 80 anni ma è possente. I guerri glieri mettono mano alle armi.
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I guerriglieri si parlano a bassa voce. Uno di loro si allontana e torna con Kamzan.
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Monologo di Louis (attore)
Parigi. Nella redazione di un importante quotidiano nazionale, il caporedattore Louis de Monfalcon reagisce con scarso interesse al caso di Madina - in stato di fermo e in attesa di processo - che gli è stato sottoposto dall’inviato speciale Antoine.
Una ragazza del nostro popolo condannata dai suoi famigliari a morire per ridar loro I'onore perduto. Prima di compiere l’atto criminale, si toglie la cintura e la butta a terra. L’artificiere incaricato di disinnescare la bomba muore e la ragazza viene arrestata. Tutto qui. I giornali ignorano ciò che capita nelle viscere del mondo. D’altronde, perché dovrebbero rovinare il nostro quotidiano buttandoci cadaveri di bambini nel caffè-latte?
Dopotutto questa ragazza era pronta a fare saltare in aria degli innocenti... ha 20 anni, e poi? Ci dovremmo interessare a ciò che l’ha portata a tanto? Noi, per sopravvivere, dobbiamo girare la testa dall'altra parte. lo non sono un tipo pronto a morire per le mie idee e se non sono morto del mio dolore, figuriamoci per quello degli altri. Nulla mi è più estraneo di una kamikaze.
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pont. mis. (arco sciolto)
pont. mis. (arco sciolto)
pont. mis. (arco sciolto)
pont. mis. (arco sciolto)
(arco sciolto)
(arco sciolto)
(arco sciolto)
(arco sciolto)
(arco sciolto)
arco mis. (arco sciolto)
arco mis. (arco sciolto) tutti arco mis. (arco sciolto)
arco mis. (arco sciolto)
arco
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Tamb. mil. con cordiera (bacch. di legno)
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p Louis (attore) Louis si rivolge all’inviato speciale Antoine Antoine, avevi ragione, ho cambiato idea. Non possiamo tacere, abbiamo il dovere di occuparcene. Ti leggo alcune dichiarazioni della ragazza, che mi hanno sconvolto e convinto.
Louis (attore)
Mi chiamo Madina. Mi fanno tante domande cui non so rispondere. Non ho mai voluto vendicarmi. Mio zio m’ha costretta a unirmi alla resistenza. L’avvocato dice che se voglio uscire da questo incubo non devo chiamarli resistenti, ma terroristi. Erano tutti buoni con me. Poi siamo partiti per il paese straniero, quello dove si parla la lingua dei miei violentatori. Mi hanno regalato dei jeans, delle scarpe da ginnastica e un cappellino con la visiera. Anche un telefonino e uno zaino.
(con ferro sfregato sul bordo)
Era tutto talmente bello! Quelle luci, i manifesti, i negozi, la musica... Abbiamo camminato fino al bon-café. Ci siamo seduti, Ivan e io abbiamo bevuto una cosa deliziosa che aveva un colore quasi fluorescente. Ridevamo come scemi. Non avevo mai visto niente di così bello, di così allegro. Ivan e io non smettevamo di guardarci e di ridere. Tutto sembrava un sogno. Il resto è ormai storia nota. M’è spiaciuto per l’artificiere, ma non provo nulla di più.
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Oramai insieme, Olga e Louis sfogliano i diari di Sultan. Il giornalista ne legge degli stralci.
Louis (attore):
Dieci gennaio: Il cielo vomita fiamme rabbiose e la terra si contorce. Le case esplodono, diventano polvere. Non parlo degli uomini per non abbellire, pur senza volerlo, quell'orrore. Nasconderò i miei brandelli di pensieri... li brucerò... tutto questo deve bruciare all’inferno. Ventun agosto: Oggi ho visto con i miei occhi l'aviazione sterminare uno dei propri battaglioni di fanteria che rifiutava di assalirci... un gruppo di ragazzini terrorizzati, in uniformi troppo grandi, gli occhi spalancati su una missione che non comprendevano. Hanno risposto con le mitragliette. Mitragliette contro aerei! Non un solo sopravvissuto. Il nostro paese è legato e imbavagliato. I gemiti sono coperti dalle grasse risate dei suoi sequestratori. Quattro maggio: Assassini! Assassini! Banda d’assassini! L’infelicità t’ha fatto impazzire. Sii maledetto, Kamzan! Che uomini siete per mandare figlie, sorelle, nipoti a morire? Hai stordito Madina con droghe e preghiere di una religione distorta, che esiste solo nel vostro odio. Non hai mai creduto in Dio e non parlarmi del tuo paese. Non sei più dei nostri, sei un criminale come i nemici su cui sputi. Maledetto criminale, non pronuncerò mai più il tuo nome.
Dieci ottobre: Ho accettato di pubblicare questi miei diari quando sarò a Parigi con Shamil. Che si sappia tutto. Che non s’ignori più l’inferno in cui è stata gettata mia nipote.
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