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PMI Live n. 30

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ANNO V NUMERO 30 • SETTEMBRE - OTTOBRE 2014 • ART. 1, LEGGE 46/04 DEL 27/02/2004 REGISTRAZIONE PRESSO IL TRIBUNALE DI LATINA NUMERO 921/2009


in questo numero L’ E D I T O R I A L E EDITORIALE

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PMI, Difesa, Aerospazio ed Europa: le parole chiave per lo sviluppo dell’Italia

DIFESA

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Il ruolo delle PMI nelle strategie europee A La Spezia il Convegno organizzato dal Ministero della Difesa

AEROSPAZIO

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La Regione Lazio investe nell’aerospazio Il convegno europeo “Space solutions to EU societal challenges” conferma la leadership nel settore

PMI, DIFESA, AEROSPAZIO ED EUROPA:

LE PAROLE CHIAVE PER LO SVILUPPO DELL’ITALIA

DIFESA

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L’obiettivo primario è non far morire il settore Intervista al presidente AIAD Guido Crosetto

AEROSPAZIO

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Fate tutto quello che potete L’Amministratore generale della NASA Charles Bolden ha incontrato a Roma un gruppo di studenti

Piccole e Medie Imprese, Difesa, Aerospazio ed Europa sono le parole chiave di questo numero di PMI Live. E non solo. Perché appaiono anche gli elementi intorno a cui si sta costruendo il percorso di sviluppo del nostro Paese. Sembra quasi che, il momento difficile per la nostra economia stia orientando le scelte governative verso i settori che più di tutti hanno la capacità di esprimere innovazione, crescita e internazionalizzazione. È quanto sta facendo la Regione Lazio, collocando proprio l’aerospazio al centro delle proprie strategie e individuando in esso un moltiplicatore di risorse e di vantaggi trasversali. Ed è quanto sembra voglia fare il Governo italiano, rappresentato in tal senso dal Ministro Roberta Pinotti che mantiene a dritta la barra e protegge un settore, quello della Difesa, messo in discussione più di tutti per le risorse destinate. Il cuore di questo percorso, che lo si voglia sottolineare o meno, è costituito dalle numerose Piccole e Medie Imprese, guidate da uomini e donne che quotidianamente, per dirla con l’ing. Rossignoli, investono il proprio denaro, la propria vita e quella dei propri figli nella loro impresa. Un tessuto variegato e spesso sfilacciato che opera lungo tutto il territorio nazionale e che fatica ancora a trovare una propria collocazione all’interno del sistema di rappresentanza del settore. Ecco perché riteniamo di straordinaria importanza il convegno organizzato dal Ministero della Difesa a La Spezia, che apre a pagina 4 la nostra rivista. Perché pone un tema a noi caro da quasi sei anni, di dare una voce univoca alle PMI della Difesa e dell’Aerospazio e coglie l’importanza di individuare azioni specifiche si sostegno. Speriamo che l’Europa sia in tal senso un importante acceleratore di sviluppo e un moltiplicatore di opportunità.

Roberta Busatto Direttore Responsabile PMI Live direttore@pmilive.it

PMI LIVE ANNO V NUMERO 30 SETTEMBRE - OTTOBRE 2014 REGISTRAZIONE PRESSO IL TRIBUNALE DI LATINA NUMERO 921/2009 DIRETTORE RESPONSABILE ROBERTA BUSATTO direttore@pmilive.it REDAZIONE Cooperativa editoriale “Barra spaziatrice” redazione@pmilive.it IDEAZIONE GRAFICA E IMPAGINAZIONE Type Studio srl www.typestudio-gaeta.it STAMPA Nuova Grafica 87 Via del Tavolato snc - 04014 Pontinia (LT) EDITORE Cooperativa editoriale “Barra spaziatrice” info@barraspaziatrice.it Iscritta al ROC in data 25/2011 con numero 21618

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DIFESA

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IL RUOLO DELLE PMI NELLE STRATEGIE EUROPEE A LA SPEZIA IL CONVEGNO ORGANIZZATO DAL MINISTERO DELLA DIFESA

“Le Piccole e Medie Imprese nel rafforzamento della Base Industriale e Tecnologica della Difesa Europea (EDTIB)”: è questo il titolo del convegno che si è svolto a La Spezia il 10 ottobre, voluto dal Ministero della Difesa nell’ambito del semestre di Presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea. Obiettivo dell’evento, offrire un’occasione di riflessione per individuare meccanismi e misure d’intervento che potrebbero essere prioritariamente attuate per rendere pienamente partecipi le piccole medie imprese delle iniziative volte al rafforzamento della base industriale e tecnologica della difesa. Sono intervenuti, tra gli altri, il Ministro della Difesa Roberta Pinotti, il Segretario Generale della Difesa Gen. C.A. Enzo Stefanini e il Sottosegretario di Stato alla difesa spagnolo Pedro Argüelles Salaverrìa. La decisione di porre le Piccole e Medie Imprese al centro di un confronto istituzionale e industriale è tutt’altro che scontata, in considerazione della difficoltà di costruire un loro reale processo di coinvolgimento nei processi decisionali e nella distribuzione delle risorse. È in tal senso molto rassicurante che a farlo sia l’intero sistema europeo della difesa e che questo sia guidato dall’Italia. È un primo passo, importantissimo, che sancisce la necessità di un percorso nuovo che, nell’ambito della programmazione della Difesa, individui specifiche forme di supporto e sostegno per le PMI. I lavori hanno dato diversi spunti di riflessione, che speriamo siano presto trasformati in proposte concrete e misure chiare.

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L’INTERVENTO INTEGRALE DEL MINISTRO DELLA DIFESA, SEN. ROBERTA PINOTTI

Nell’ambito del programma del Semestre italiano di Presidenza europea, abbiamo voluto concentrare i nostri sforzi per quanto riguarda il ruolo dell’industria nel rafforzamento della base tecnologica e industriale europea della difesa, sulle Piccole e Medie Imprese duali. Avendo scelto questo tema per la Conferenza, ci è sembrato che non potesse trovare migliore collocazione in Italia che a La Spezia e, in particolare, dentro l’Arsenale. La Spezia ha occupato e occupa un posto importante nella storia militare del nostro Paese. Qui si è sviluppata la Marina italiana e qui è stato creato, centoquarantacinque anni fa, il primo Arsenale dell’Italia unita. Va sottolineato che, all’epoca, il settore navale era quello tecnologicamente più avanzato in campo militare e quello che assorbiva i maggiori investimenti. Per la nuova Italia, allora come oggi alle prese con l’esigenza di proteggere il suo confine marittimo e i trasporti navali da cui dipende la sua economia, sviluppare una Marina adeguata rappresentava un’esigenza ineludibile. Per questo abbiamo avviato, nonostante le difficoltà, un programma di rinnovamento concentrato su una nuova classe di pattugliatori d’altura. Attorno all’Arsenale è cresciuto, nel tempo, un tessuto industriale formato da grandi e piccole imprese, alcune delle quali continuano tuttora la loro attività. Per la nostra opinione pubblica La Spezia è, quindi, il simbolo dell’industria italiana della difesa. Perché abbiamo scelto il tema delle PMI? La risposta è quasi scontata: perché è un tema importante al quale non abbiamo fino ad ora dedicato abbastanza attenzione a livello europeo. Il lungo e lento processo di integrazione del mercato europeo la ha, infatti, inevitabilmente concentrata sulla riorganizzazione e razionalizzazione delle grandi imprese e della domanda. Ma è ora tempo di occuparci anche delle PMI. L’industria europea è come un iceberg molto complesso. Sopra la superficie del mare vi sono le grandi imprese sistemiste e quelle grandi e medie che producono grandi apparati ed equipaggiamenti. È la parte visibile agli occhi delle Forze Armate, dei Governi e delle Istituzioni sia nazionali sia europee. Sotto la superficie vi è la parte invisibile, il variegato mondo delle piccole e medie imprese. La parte superiore è esternamente compatta, anche se al suo interno la competizione è a volte esasperata e può rischiare di indebolirla rispetto agli altri grandi sistemi industriali mondiali. La parte inferiore è per sua natura molto diversificata sul piano tecnologico, economico, delle dimensioni, della natura duale della sua attività. Fino ad oggi è anche molto “nazionale” e poco “europea” perché molte PMI continuano ad avere come clienti privilegiati, se non esclusivi, le grandi imprese del proprio paese. Il nostro iceberg più che avere una base “europea” ha, quindi, la somma delle 28 basi “nazionali” che, solo da poco e limitatamente, hanno iniziato a collaborare e forse persino a conoscersi reciprocamente. Come tutti sanno, un iceberg è tanto più stabile quanto maggiore è lo spessore e la larghezza della sua base sommersa. È, quindi, un interesse comune del “cliente” Forze Armate e del “cliente” grande industria, vedere sviluppato e rafforzato il tessuto europeo delle PMI impegnate in questo settore. Questo non vuol dire che le grandi imprese e i loro problemi non siano importanti, anzi determinanti. Ma che anche le PMI sono parte del nostro sistema industriale. Per quanti ritengono, come il Governo italiano, che le capacità tecnologiche e industriali europee siano un elemento indispensabile per costruire l’Europa della Difesa, l’attuale quadro non può che essere visto con qualche preoccupazione. Vorrei citare solo due motivazioni: 1. Il mercato internazionale sta diventando sempre più competitivo. Ai vecchi produttori si cominciano ad affiancare quelli nuovi. Sui pochi mercati in crescita si scontrano le grandi imprese che, per lo meno in Europa, vedono ridursi i mercati interni, soprattutto nell’attuale difficile situazione economica e finanziaria. La maggiore competizione deve essere affrontata raggiungendo una maggiore efficienza del sistema industriale. E uno dei fattori di successo è proprio la catena dei fornitori. 2. Il quadro strategico-militare ha subito in pochi anni un significativo peggioramento. Sono aumentate le aree di crisi e per quanto riguarda l’Europa, l’arco della crisi si è avvicinato, toccando i nostri confini marittimi e in parte terrestri. L’instabilità in alcune aree geografiche ai confini dell’Unione Europea è un tema a cui dobbiamo prestare una grande attenzione. Il ventaglio delle minacce che dobbiamo fronteggiare si è ampliato e questo deve rispecchiarsi anche nel ventaglio di capacità di difesa che dobbiamo esprimere a livello europeo. Nessuno Stato Membro è, infatti, in grado di affrontare da solo questi compiti. Lo scopo di questa Conferenza è quello di offrire un contributo al dibattito europeo che si è svolto lo scorso anno in preparazione del Consiglio Europeo sulla difesa di dicembre. Vorrei qui ricordare le proposte avanzate dalla Commissione Europea nella sua Comunicazione di luglio e quelle dell’Alto Rappresentante di ottobre che sono state poi condivise dal Consiglio dei Ministri degli Esteri e Difesa di novembre e poi dal Consiglio Europeo dei Capi di Stato e di Governo. I documenti presentati negli scorsi mesi da Commissione e EDA indicano la strada per sviluppare quelle proposte in vista del prossimo Consiglio Europeo a metà 2015. Come Presidenza semestrale europea l’Italia sta cercando di supportare questo programma e l’iniziativa odierna ne è la prova. Dobbiamo prendere atto che siamo ancora in una fase di approfondimento del dibattito e della conoscenza

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DIFESA

DIFESA

L’INTERVENTO Di SILVIO ROSSIGNOLI (presidente aero sekur spa) IN RAPPRESENTANZA DELLE PMI EUROPEE dei problemi sul tappeto. Siamo tutti consapevoli che, soprattutto i piccoli e medi imprenditori, vorrebbero rapidi e concreti interventi. Ma dobbiamo convivere con una scarsità di risorse che fa sì che ogni euro debba essere speso nel migliore dei modi e che, quindi, non si possa procedere per tentativi, ma con un’approfondita e condivisa strategia europea. E questo è tanto più vero se uno dei nostri obiettivi è quello di rendere più europea la base della struttura industriale europea. Alcuni aspetti, fra gli altri, credo dovranno essere considerati: 1. L’integrazione del mercato passa anche attraverso l’abbattimento delle barriere che impediscono alle PMI di poter operare sul mercato europeo come se fosse quello nazionale. Fra le altre si possono ricordare: • mancata semplificazione dei controlli sui trasferimenti intra-comunitari, soprattutto quando il cliente sono le Forze Armate degli Stati Membri; • insufficiente standardizzazione degli equipaggiamenti militari; • assenza di una certificazione civile-militare, particolarmente importante per le PMI che operano soprattutto nel duale; • difficoltà nell’acquisire informazioni sui possibili contratti negli altri Stati Membri; • barriere linguistiche. Le due Direttive europee del 2009 sul mercato della difesa hanno cercato di dare una prima risposta. Ma ancora oggi, a distanza di cinque anni, non si è arrivati ad una loro piena applicazione né sul piano giuridico, né sul piano pratico. Su questo tema dobbiamo tutti impegnarci di più perché l’integrazione del mercato europeo della difesa può aiutarci molto e, aspetto importante in questo momento, non comporta nuove spese. 2. Le PMI non possono né competere né sostenere le complesse procedure previste a livello europeo e nazionale per accedere ai finanziamenti pubblici destinati all’innovazione tecnologica. Una soluzione può essere quella di separare le PMI in questa fase, anche se poi devono convivere con le imprese più grandi. Nello stesso tempo dobbiamo favorire l’aggregazione e la collaborazione fra le PMI attraverso consorzi, raggruppamenti temporanei di impresa. A questo fine è importante che le PMI si conoscano fra di loro tramite i Cluster, i Distretti tecnologici, le esposizioni e gli incontri, come quello odierno. 3. Infine, si potrebbero offrire nuove e maggiori possibilità di sviluppo alle PMI su due attività che stanno acquisendo una sempre maggiore importanza: l’ammodernamento degli equipaggiamenti in servizio presso le Forze Armate europee e il supporto logistico e la manutenzione. Le difficoltà finanziarie ci impongono di utilizzare più a lungo e meglio i mezzi e i sistemi disponibili. Ma le esigenze legate allo scenario strategico e militare richiedono anche di migliorarli e tenerli aggiornati. Con la collaborazione delle stesse grandi imprese, il tessuto delle PMI ci può dare un prezioso contributo grazie alle loro capacità in termini di flessibilità, tempestività di intervento, specializzazione, efficienza. Vorrei concludere la mia introduzione con l’augurio che anche questa Conferenza possa offrire validi spunti di riflessione e utili proposte per l’azione che le Istituzioni europee e gli Stati membri dovranno sviluppare nei prossimi mesi.

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Come prima cosa voglio fare in modo che ci sia una chiara comprensione da parte di tutti della natura profonda di una PMI, generalmente costruita intorno a un imprenditore. Guardando dall’alto delle istituzioni della Difesa raramente realizziamo che c’è un chiaro disegno del nostro mondo e qui vorrei che la conoscenza di tutti aumentasse, cercando di sottolineare le principali caratteristiche di un imprenditore, così da capire le principali caratteristiche delle PMI. Lasciatemi dire all’inizio che è più facile definire cosa non siamo. Non siamo persone che giocano con i propri soldi in Borsa. Non siamo responsabili dell’attuale crisi economica. Non abbiamo alcun bonus quando facciamo progredire le nostre Società, piuttosto tendiamo a pagare i nostri impiegati prima di pagare noi stessi. In termini positivi, siamo manager, qualche volta anche lavoratori, che guidano le società come tutti gli altri manager, ma abbiamo investito nella nostra società tutti i nostri soldi e abbiamo investito la nostra società con il progetto di tutta la nostra vita. Questo qualche volta significa aver investito nella società non solo tutti i propri soldi, ma anche il futuro dei nostri familiari e la carriera dei nostri figli. A questo proposito è davvero importante capire che il fallimento della nostra società è il fallimento del nostro progetto, della nostra vita, della nostra famiglia. Questo è il fattore principale che rende le PMI molto più forti e più resistenti alle difficoltà di qualsiasi altro tipo di impresa. Relativamente al mercato della Difesa, la nostra importanza per le istituzioni potrebbe essere grande, considerando la nostra eccezionale capacità di portare innovazione, il nostro impegno per raggiungere i risultati, la nostra flessibilità nel supportare i main contractor. I nostri problemi: scarsa visibilità dal punto di vista del Ministero della Difesa, limitate risorse finanziarie a sostegno di Ricerca e Sviluppo, limitate capacità di clustering e di accesso alla cooperazione internazionale. Il diavolo spesso si nasconde nei dettagli e sono proprio i dettagli che ci interessa comprendere qui oggi. Supportare una PMI significa conoscerne le esigenze e individuare specifiche risposte.

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AEROSPAZIO

AEROSPAZIO

INTERVISTA GUIDO FABIANI Assessore allo Sviluppo Economico della Regione Lazio

LA REGIONE LAZIO INVESTE NELL’AEROSPAZIO

Con questo convegno il Lazio ha dimostrato di voler riconquistare una leadership nazionale ed europea nel settore aerospaziale. Quali sono i principali binari su cui vi state muovendo?

Il convegno europeo “Space solutions to EU societal challenges” conferma la leadership nel settore

Utilizzare al meglio le tecnologie spaziali come motore per la competitività, l’innovazione e la specializzazione intelligente dei sistemi economici: era questo il tema centrale del convegno “Space solutions to EU societal challenges”, organizzato a Roma il 19 settembre dalla Regione Lazio, in collaborazione con Nereus, la rete delle 24 Regioni europee che utilizzano tecnologie spaziali. All’incontro hanno partecipato numerose personalità italiane ed europee, in rappresentanza del mondo istituzionale ed economico, tra le quali il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini, il commissario europeo per l’Industria e l’Imprenditoria, Ferdinando Nelli Feroci, l’assessore regionale allo Sviluppo Economico e Attività Produttive, Guido Fabiani, il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, il viceministro allo Sviluppo Economico, Claudio De Vincenti, il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Roberto Battiston e il segretario generale di Nereus, Roya Ayazi. Al centro del confronto, l’applicazione delle tecnologie spaziali ai diversi settori economici, al fine di rispondere alle principali sfide sociali dell’Europa. L’agrifood, la salute, la gestione delle acque e quella delle risorse naturali, lo sviluppo delle smart city sono solo alcuni degli ambiti tematici in cui già oggi si sperimenta una collaborazione con il sistema industriale e della ricerca legato allo spazio. Il convegno è stato l’occasione per confermare la nuova strategia della Regione Lazio che pone al centro il settore aerospaziale quale vero e proprio asset trasversale di sviluppo e riafferma una posizione di leadership nel contesto nazionale. Quello laziale è, infatti, il primo distretto aerospaziale italiano in termini temporali che quantitativi. Importante in tal senso è la recente nomina da parte della Commissione Attività Produttive della Conferenza delle Regioni

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dell’Assessore allo Sviluppo Economico Guido Fabiani quale rappresentante della Conferenza in seno alla “Cabina di Regia per la definizione della politica nazionale nel settore spaziale”. Segni di un cambiamento rispetto al passato sono evidenti sia nella programmazione dei fondi europei 2014/2020 che nella Smart Specialisation Strategy elaborate dalla Giunta Zingaretti. In questo ambito, pienamente in linea con il programma Horizon 2020 e con la nuova politica di coesione dell’Unione Europea, il Lazio sta lavorando intorno all’impiego trasversale del know how aerospaziale nei vari settori ritenuti strategici ai fini dello sviluppo regionale ed europeo. Elemento centrale dell’approccio dell’amministrazione regionale al tema del trasferimento delle conoscenze e delle tecnologie, dall’ambito spaziale ad altri settori dell’economia, è quello della assoluta necessità di un’efficace collaborazione a livello europeo tra istituzioni e attori economici. Tra i possibili strumenti di cooperazione che possano garantire una proficua distribuzione in vari settori dell’economia dei progressi conseguiti in ambito spaziale, c’è sicuramente il progetto di Partenariato Europeo per l’Innovazione in materia di Spazio (PEI “Spazio”), che riunisca attori economici e istituzionali rilevanti a livello regionale, nazionale e comunitario per favorire lungo tutta la filiera dell’innovazione - dalla ricerca al mercato - lo sviluppo di servizi, prodotti e processi in grado di essere all’altezza delle principali sfide economiche e sociali che si profilano in seno all’Unione Europea. La Regione Lazio, nell’ambito della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, intende lavorare nel contesto europeo al progetto di Pei Spazio, o a qualsiasi altro progetto si ritenga più opportuno, per garantire che le eccellenze europee del settore aerospaziale si rafforzino reciprocamente, diffondendo i loro benefici ad ampio spettro per tutta l’Unione. Roberta Busatto

“L’aerospazio è un settore chiave dell’economia regionale, che ha un ruolo ancor più importante di quanto non raccontino i numeri che esso esprime in termini di PIL e occupazione. Nel Lazio, vi è in questo settore un’eccellenza della ricerca che si coniuga con una capacità industriale di prim’ordine, nella quale collaborano proficuamente grandi imprese e PMI in un rapporto organico di filiera integrata. Il sistema Lazio dell’aerospazio è probabilmente il più completo a livello nazionale e consente di realizzare interamente la filiera ricerca-innovazione-produzione attraverso attori regionali. Il binario su cui il Governo regionale si sta muovendo, dunque, è quello che consente di accompagnare sempre più e sempre meglio il settore, da un lato promuovendo attività di ricerca industriale con cui consolidare i nostri vantaggi competitivi e le nostre posizioni di mercato, dall’altro favorendo virtuosi processi di contaminazione che portino il patrimonio tecnologico maturato nell’aerospazio a iniettare elementi innovativi nel resto dell’economia regionale”. Che ruolo ha l’aerospazio nelle politiche di sviluppo del Lazio? “Il ruolo del settore nelle politiche di sviluppo del Lazio è quello di hub tecnologico, di patrimonio di saperi e tecnologie fortemente radicati nel territorio, che possono e devono essere valorizzate in altri ambiti dell’economia regionale. Settori, questi ultimi, identificati dalla strategia di specializzazione intelligente del Lazio (salute, sicurezza, tutela dell’ambiente, tutela del patrimonio artistico e culturale, agrifood) che costituiscono la chiave per guidare l’economia regionale verso una maggiore capacità competitiva in mercati strategici e sostenibili nel lungo periodo”. Quali obiettivi vi ponete con la vostra azione? “Gli obiettivi sono quelli di promuovere un vero e proprio processo di re-industrializzazione dell’economia regionale, accompagnando le imprese laziali nello sforzo di offrire servizi ad altissimo valore aggiunto, di realizzare produzioni manifatturiere di qualità, di competere con successo sui mercati globali, di assumere l’innovazione come abito quotidiano del fare impresa, di proteggere e ulteriormente sviluppare il nostro capitale umano. Solo questo consentirà di mettere a disposizione della nostra comunità un ambiente sano, una società solidale e anche un’amministrazione efficiente”. Quali sono i prossimi passi? “L’amministrazione Zingaretti ha iniziato il suo lavoro da un anno e mezzo. In questi diciotto mesi, con uno sforzo davvero importante, il Lazio ha cambiato passo. Un risultato di fondamentale importanza per il futuro è stato esser riusciti a impegnare tutte le risorse della programmazione Por-Fesr 2007-2013. Assieme a un rinnovato protagonismo in Europa, il Lazio si appresta ora a lanciare il prossimo Por per il settennio 2014-2020, nel quale la nostra visione e le nostre idee troveranno le gambe, solide, su cui camminare. Internazionalizzazione, Innovazione, Trasferimento Tecnologico, Start-Up: queste sono le direttrici attraverso cui intendiamo realizzare gli obiettivi di sviluppo economico. Alcuni strumenti sono già stati attivati, come, ad esempio, il piano per l’internazionalizzazione e i numerosi bandi destinati alle start-up e alle imprese innovative, i primi di una lunga serie che vedrà il Lazio mettere a disposizione un totale di 210ME in sette anni per la nascita di nuova impresa, in particolar modo ad alto contenuto tecnologico”.

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AEROSPAZIO

AEROSPAZIO

La Smart SpecialiSation Strategy (S3) del Lazio In vista della nuova programmazione 2014 - 2020 dei fondi europei ogni Regione è stata chiamata a disegnare una Strategia di Specializzazione Intelligente (Smart Specialisation Strategy o S3) attraverso la quale: I. individuare gli ambiti di attività economica in cui lo stock di capitale e competenze accumulato o accessibile da una data regione è tale da consentire una capacità competitiva a livello globale II. disegnare una traiettoria di sviluppo coerente. Alle Regioni è chiesto, dunque, di identificare in quali ambiti le proprie eccellenze possono trasformarsi in processi, prodotti e servizi innovativi in grado di offrire valore al mercato e alla società. La Smart Specialisation Strategy del Lazio è stata frutto di un lavoro intenso e ha previsto un ampio processo di partecipazione degli stakeholder del territorio, attraverso dei “focus group” tematici che hanno visto la partecipazione di oltre 200 di questi, identificati tra piccole, medie e grandi imprese, associazioni e rappresentanti del mondo imprenditoriale, università e organismi di ricerca pubblici e privati. Sono state quindi identificate sette Aree di Specializzazione per l’economia regionale - Aerospazio, Scienze della Vita, Industrie Creative e Digitali, Gestione e Tutela del Patrimonio Artistico e Culturale, Salute, Agrifood e Sicurezza - su cui si intende costruire la traiettoria di sviluppo nel settennio di programmazione 2014 - 2020. Tra di esse l’Aerospazio, settore in cui il Lazio vanta un riconosciuto vantaggio competitivo europeo e globale (è infatti l’unica Regione italiana in cui è presente l’intera filiera aerospaziale), gioca un ruolo chiave, per la sua capacità di iniettare contenuti innovativi in tutte le altre sei Aree di Spe-

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cializzazione individuate, in un percorso di lungo periodo, che ha come obiettivo il cambiamento strutturale del tessuto produttivo e industriale regionale. In sintesi, gli obiettivi della S3 della Regione Lazio possono essere così riassunti: 1. rendere il Lazio una “ Regione europea dell’Innovazione”, in grado di valorizzare le proprie eccellenze nella ricerca e di affermarsi come luogo di crescita economica intelligente, inclusiva e sostenibile; 2. favorire un processo di riposizionamento delle realtà industriali e produttive regionali verso segmenti e mercati a maggior valore aggiunto, attraverso processi di adattamento di know-how e tecnologie di eccellenza; 3. guidare il Lazio lungo percorsi di maggiore integrazione con le Catene Globali del Valore, che orientino la rinnovata capacità competitiva del tessuto imprenditoriale regionale ai mercati di interesse strategico, primi fra tutti i Paesi MENA (Medio Oriente e Nord Africa) e BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica). Quattro sono le leve principali con le quali la Regione intende realizzare la propria S3: 1) misure della Programmazione Regionale 2014-2020 a favore di impresa, ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico e qualità del capitale umano; 2) azioni a favore degli Spin-off, delle Start up e dell’imprenditorialità knowledge-based; 3) azioni a sostegno della domanda di innovazione, come le forme innovative di Public Procurement; 4) azioni di proiezione internazionale della Regione, degli attori e degli stakeholder regionali.

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DIFESA riorganizzazione dello Stato. Dobbiamo cioè riassestare lo Stato e alla fine decidere i settori nei quali vogliamo che tra venti anni questo paese esista industrialmente”.

DIFESA

Dicesi “una strategia di sviluppo”… “Facciamo un esempio banale. Sullo Spazio il 23 di novembre l’Italia dovrà dire se ha i soldi o non ha i soldi. Se dice di avere i soldi, per i prossimi 10 anni parteciperà pur se sempre in misura ridotta. Perché se noi parliamo ad esempio di lanciatori, il 50% lo metterà la Francia, penso a Vega o ad Ariane 6. L’Ita-

Rispetto alle PMI del settore, ormai un tema di grande dibattito se e quali limiti riscontra in termini di rappresentanza. LE PMI dicono perché Finmeccanica la fa da padrona, Finmeccanica dice perché non si mettono d’accordo. Lei ha un’idea sulle caratteristiche sul tessuto delle PMI del settore? “No, me la devo fare. Nel senso che uno degli obiettivi che ho è quello di costruire una mappa italiana della filiera di questo settore, proprio perché deve averne idea, non solo AIAD ma anche le stesse aziende. Questo lavoro serve prima di tutto alle

L’obiettivo primario È non far morire il settore Intervista al presidente AIAD Guido Crosetto

Presidente, come sa la nostra è una rivista dedicata alle PMI della Difesa e dell’Aerospazio. Ed è su queste che vorrei concentrare la nostra attenzione, partendo subito da una critica che tante di loro fanno ad AIAD e cioè la propensione a rappresentare solo gli interessi delle grandi aziende. Come risponde a questo? “Il sistema di rappresentanza ha dei requisiti proporzionali, per cui è abbastanza scontato che le grandi aziende, costituendo percentuali rilevanti in termini di occupazione, di investimenti e di valore aggiunto, abbiano un peso superiore, tanto più in un settore in cui la grande impresa dovrebbe essere quella che trascina all’estero la piccola impresa. È difficile pensare a piccole imprese che abbiano la forza di andare all’estero, se non quando, all’interno di piattaforme complesse, la grande impresa ingloba il loro lavoro. Ovviamente ben vengano le piccole e medie che hanno prodotti capaci di accedere autonomamente a mercati globali e mondiali, ma quelle non hanno bisogno di alcuna associazione. L’associazione semmai deve far si che le grandi imprese capiscano che uno degli elementi di flessibilità e d’innovazione principale che potrebbe avere l’Italia è proprio quello di ricorrere a un panorama di piccole e medie aziende, che sono A) flessibili B) fonte d’innovazione, molto di più di quanto lo siano le stesse grandi. Le PMI sono aziende in cui normalmente i costi sono contenuti al minimo, cioè non ci sono sprechi, le produzioni sono competitive, l’investimento rende perché sono abituate a far rendere qualunque euro e la capacità d’innovazione è proporzionale alla necessità di sopravvivenza, perché la sopravvivenza nella piccola e media impresa è molto più a rischio di quella della grande impresa. Tutti a me dicevano da piccolo, se hai un milione di lire di debiti preoccupati ma se hai dieci miliardi di debiti non preoccuparti. Questo ragionamento vale anche in questo caso. Le PMI secondo me sono fattori di competitività e vanno messi a sistema con le grandi, cosa che spesso non si fa. La lamentela più grande delle piccole è che la burocrazia a loro pesa di più, perché è la stessa di quella delle grandi, ma senza la possibilità che invece queste hanno di dedicarvi una struttura specifica, che risponda ad esempio ai problemi della 185. La stessa difficoltà c’è nell’accesso al credito. Su questi due aspetti io penso di poter fare un buon lavoro a favore delle PMI, sia per quanto riguarda i rapporti con UAMA sia per quanto riguarda l’attivazione di rapporti con il sistema del credito, con accordi di federazione. È poi necessario aprire una discussione con Finmeccanica, perché molto spesso le PMI sono messe in difficoltà dai pagamenti delle grandi aziende o di alcuni settori delle grandi aziende. Questo è quindi un altro ragionamento che all’interno di un’associazione in cui si cresce se si cresce tutti insieme va affrontato”. Un’associazione come AIAD deve in qualche modo diffe-

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renziare il servizio da questo punto di vista, perché le PMI hanno esigenze diverse dalle grandi. “Io credo che debba crescere il settore. Se cresce cresce tutto assieme, se muore muore tutto assieme. Solo uno stupido può pensare che crescano le PMI e muoia Finmeccanica. Allo stesso modo bisogna essere stupidi per pensare che possa sopravvivere Finmeccanica senza le PMI. Se noi riusciamo a fare quello che in questo Paese non si fa mai, e cioè mettere assieme le energie positive anche in questo settore, allora secondo me c’è speranza per tutti. Proprio per questo motivo io vorrei ampliare la base AIAD. Abbiamo molti iscritti, tra cui le maggiori aziende italiane, ma ci mancano molte piccole e medie che vorrei attrarre, cercando anche di utilizzare l’AIAD come luogo per mettere in contatto le aziende le une con le altre, di creare rapporti privilegiati tra associati, in modo tale da dare una giustificazione in più all’esistenza stessa dell’associazione. Molto spesso io ho criticato le associazioni, da Confindustria in giù fino ai sindacati, dicendo che molto spesso lavorano per far sopravvivere se stesse piuttosto che per difendere gli associati. Io che qui non sono neanche pagato, come ufficio ho rimediato quello di una segretaria e mi muovo in taxi senza essere rimborsato, penso invece che le associazioni siano al servizio degli associati ed esistono se danno un servizio agli associati. Cercherò pertanto di amplificare quanto già fatto da AIAD, ad esempio nell’internazionalizzazione o nei rapporti con la Difesa. Su questo mi sono già mosso, incontrando il capo dell’ICE, quello dell’UAMA, i vertici della Difesa così come alcuni ambasciatori di Paesi stranieri, perché penso che il mio ruolo sia questo: una specie di ambasciatore del sistema industriale italiano nel mondo e un facilitatore di potenzialità in Italia”. Tra l’altro lei capita in un momento in cui la Difesa si sta riorganizzando… “Si sta riorganizzando, c’è il Libro Bianco, ci sono molte sfide proprio sull’organizzazione dello Stato, ma in contempo c’è un ragionamento da fare in prospettiva. Questo è un settore che vive sull’investimento pubblico e io non condivido l’idea che possa sopravvivere ai tagli anno per anno. Cioè, o lo Stato investe nel settore della Difesa e dell’Aerospazio e investe una massa critica che è determinata non da scelte politiche ma dalla volontà e dalla prospettiva di esistere nel futuro o meglio che proprio non lo faccia. Non si può stare nello Spazio e investire un centesimo dei francesi, perché vuol dire che non ci staremo, così come non possiamo stare nella Difesa e investire un decimo degli inglesi perché vorrebbe dire che non ci staremo. Quindi è meglio non investire piuttosto che investire meno di quello che serve e comunque scegliere chiaramente dove investire. E questa è una scelta che, nella discussione del Libro Bianco che sta impostando la Pinotti o nell’idea di non porsi limiti all’innovazione che Renzi vuole porsi, bisogna affrontare e che va di pari passo con la

lia vorrà mettere qualcosa, ma perché le è richiesto il 10%, o esce completamente? Resta un mese per deciderlo. Sulla Stazione Spaziale, vuole rimanere? Visto che il 60% lo metteranno i tedeschi, confermeremo almeno il pezzo che abbiamo fatto fino ad ora o no? Sulle telecomunicazioni satellitari su cui non abbiamo investito una lira, lasceremo che l’investimento sia fatto soltanto da UK? Perché, e ho fatto tre esempi diversi apposta, i francesi hanno scelto e stanno sui lanciatori, i tedeschi hanno scelto e stanno sulla Stazione Spaziale, gli inglesi hanno scelto e stanno sulle telecomunicazioni. Noi no. Noi rischiamo di scomparire da tutti e tre o di essere emarginati in tutti e tre. Non è così che si fa strategia a lungo termine. E questo è il dramma. È una delle cose su cui vorrei cercare di far ragionare. Non è una colpa di questo Governo, è un errore che va avanti da anni. E non parlo di COSMO-SkyMed. Fino ad ora ho parlato di programmi europei, mentre COSMO-SkyMed è un programma italiano: morirà o tutto quello che abbiamo fatto fino ad adesso continuerà?”. Tra l’altro in un momento in cui un settore come quello dell’aerospazio a livello regionale e quindi territoriale sta tornando al centro, quanto meno teorico, delle strategie. “Questa è un’altra cosa tra le tante che mi propongo e cioè provare a mettere a sistema tutte le fonti di finanziamento che in un Paese ci sono. Noi abbiamo ad esempio alcune aziende che hanno sperimentato la possibilità di non usare solo quelle classiche come la 488 o i fondi dei Ministeri della Difesa e del MISE, ma anche fondi regionali che fino a adesso la maggioranza delle nostre imprese non ha utilizzato e che magari perdiamo. Anche qui il lavoro è complesso ma molto divertente”. Se dovesse tracciare gli obiettivi primari che si pone da qui a un anno? “Quello di non far morire questo settore e dargli un futuro, di preservarne la sopravvivenza. Che mi sembra a rischio”. In questo credo che anche alcune istituzioni saranno dalla sua parte, a partire dal Ministro Pinotti… “Lo spero, anche se purtroppo la Pinotti non fa il bilancio”.

associate, proprio perché va a consolidare la filiera sia dal punto di vista della capacità di finanziamento, che da quello della capacità di ottenere lavori all’Italia e all’estero. Bisogna avere una mappatura completa delle eccellenze, delle normalità e dei punti di debolezza. Non tutto è bello e molto spesso si trovano aziende non belle che mettono in difficoltà quelle belle facendo concorrenza sleale. Il sistema delle PMI va ripulito anche da questo punto di vista, per rafforzare quelle serie e sane”. Anche perché il mercato porterà a questo, proprio in virtù di quello che dicevamo prima. La mia impressione è che sia chiaro sempre di più, anche grazie al lavoro che a livello istituzionale si sta facendo, che le PMI sono un tema importante di sviluppo ma non è chiaro qual è la soluzione per sostenerle. Non so se lei condivide. “Certo, anche perché più interlocutori hai più è difficile, non è possibile dare risposte singole. Ma la risposta penso sia l’individuazione di strade che siano percorribili solo da loro, ad esempio con dei finanziamenti. La PMI non può fare concorrenza alla grande su alcuni grandi leggi di spesa ma occorre avere delle leggi che siano ritagliate apposta per le PMI alle quali non si può avere concorrenza con le grandi. Certo che quando il MISE finanzia la ricerca, preferisce bandi che diano prospettive di grandissimo rilievo, ma nulla vieta di cercare di costruire uno strumento nel quale ci stia la ricerca che può fare solo la piccola e media o che fa meglio la piccola e la media e sulla quale non ci sia concorrenza con la grande, che altrimenti sarebbe sempre più forte. I percorsi sono questi”. C’è secondo lei anche un problema di comunicazione? “Certo. È normale. Più piccolo sei più difficilmente puoi essere visibile o hai meno peso. Lei guardi un’associazione come Confartigianato che raggruppa milioni di artigiani ma che non si sente. Si figuri 1.000 imprese del settore, che peso hanno. A questo serve un’associazione. Le PMI avranno voce quando c’è qualcuno che vuole ascoltarle. Il problema non è che alzino la voce ma che qualcuno voglia ascoltarle. Io ritengo che l’AIAD debba e possa fare anche questo”. Roberta Busatto

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PMI LIVE 2014/2015

FATE TUTTO QUELLO CHE POTETE L’Amministratore generale della NASA Charles Bolden ha incontrato a Roma un gruppo di studenti

L’incontro del 6 ottobre dell’Amministratore generale della NASA Charles Bolden con gli studenti romani è stato a dir poco avvincente. La sua innata capacità oratoria e un raro carisma hanno conquistato tutti i presenti, addetti ai lavori compresi. Titolo della conferenza: “Reaching for the stars: example from my life as a marine, an astronaut and the Nasa administrator”. Il capo della NASA ha raccontato il suo avvincente percorso di vita che lo ha portato a diventare prima marine, poi astronauta e infine capo dell’agenzia spaziale americana, delineandone le funzioni e i principali campi di azione. “Fai tutto quello che puoi, con quello che possiedi, nel tempo che hai, nel luogo in cui sei”, così Bolden ha suggellato il suo straordinario racconto, citando le toccanti parole di Nkosi Johnson, il bambino sudafricano nato in povertà in una bidonville, malato di Aids e morto a soli 12 anni. “Siete dei privilegiati - ha concluso - perché oggi siete qui, ma non

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dimenticate mai il significato vero del messaggio di uguaglianza di Nkosi”. L’evento, organizzato da ASI, Ambasciata Americana, NASA e Camera di Commercio di Roma., ha visto il saluto di benvenuto del Presidente di ‘Asset Camera’ della Camera di Commercio di Roma Stefano Venditti e gli interventi del Presidente dell’ASI Roberto Battiston, del Vice Capo Missione dell’Ambasciata USA Kathleeen Doherty e del Prof. Marcello Onofri della Facoltà di Ingegneria dell’Università “La Sapienza”. Il Professor Onofri, in particolare, ha curato la presentazione di “AgroSpazio in Expo”, un progetto che promuove il legame tra il settore agricolo e quello spaziale e che intende portare tali tematiche nell’ambito dell’Esposizione Universale 2015 con una grande mostra nel cuore di Roma.

Piera Zocchi

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