Economia del Mare, la vera economia dell’Italia Proposte e strategie elaborate nel 2° Forum Nazionale Il 23 aprile 2013 ha rappresentato una tappa importante nel percorso di riconoscimento dell’Economia del Mare quale settore strategico di sviluppo per il nostro Paese e per quel sempre più necessario processo di aggregazione dei diversi soggetti a vario titolo coinvolti. Il 2° Forum Nazionale, organizzato dalla nostra rivista insieme alla Fiera Internazionale dell’Economia del Mare Yacht Med Festival di Gaeta ha visto sedersi intorno ad un unico tavolo le più autorevoli rappresentanze del settore. Con un duplice obiettivo: quello di rafforzare la rete dell’Economia del Mare e quello di individuare proposte concrete e condivise da sottoporre al nuovo Governo, in quel momento in fase di formazione. Il punto di partenza, unanimemente condiviso, è stata la consapevolezza che l’Italia, soprattutto in un quadro economico incerto e difficile come quello attuale, debba compiere delle scelte strategiche chiare e precise. È arrivato il momento che Governo e Parlamento individuino e lavorino per politiche coerenti con il tessuto imprenditoriale e la vocazione produttiva che il nostro Paese esprime e ha espresso nel corso della sua storia. L’Italia ha con il mare un profondo legame che supera la connotazione geografica che ne fa una penisola immersa nel Mediterraneo e arriva nel cuore della sua essenza, culturale, sociale ed economica. È giusto e inevitabile che finalmente l’Economia del Mare sia interpretato quale un effettivo settore economico, individuando tutti gli strumenti necessari a mettere in risalto il suo valore e a sostenerne lo sviluppo. Non si può più aspettare. Il 2° Forum Nazionale sull’Economia del Mare ha voluto, dunque, essere un momento pubblico di sintesi e di proposta, per la politica ma prima di tutto per se stessi. Perché solo insieme questa ambiziosa sfida si può vincere. Roberta Busatto Direttore Responsabile
EDITORIALE
L interscambio marittimo verso i Paesi dell Area Med
Il valore del trasporto marittimo L interscambio marittimo dell Italia ammonta ad oltre 241 miliardi di euro «Pesa» per il 15,4% sul PIL nazionale Il mare è tra le principali modalità di trasporto dell interscambio italiano rappresentando il 31,3% del totale. Trasporto aereo 58,3 mld 7,6%
Altri mezzi di trasporto 29,1 mld 3,8% Non dichiarato 167,4 mld 21,8%
Fonte: Elaborazione SRM su dati Eurostar, 2013
Trasporto stradale 257,54 mld 33,5%
L Italia è il 1° partner commerciale dell area con 65,7 miliardi di euro di interscambio e di questi, oltre il 70% (pari a 47,4 miliardi di euro) è ascrivibile al trasporto marittimo.
Trasporto marittimo 240,8 mld 31,3%
Trasporto ferroviario 15,4 mld 2%
Dopo la flessione del 2009 in Francia e Germania vi è stata una costante ripresa, per Italia e Spagna vi è stato un andamento più altalenante ma, nel 2012 c è stata una crescita per tutti .
Fonte: Elaborazione SRM su dati ISTAT Coeweb, 2013
L interscambio via mare con l Area Med: le merci
L interscambio verso l Area MED – 2012
Energia 12
24,9%
Miliardi di euro
Tecnologia
20,1%
10 8
14,8%
6 8,7%
8,6%
Prodotti chimici e fibre sintetiche e artificiali; articoli in gomma e in materie plastiche combustibili nucleari
Metalli e manufatti in metallo
4 2 0
Carboni fossili e ligniti petrolio greggio e gas naturale
Coke e prodotti petroliferi raffinati
Macchine ed apparecchi meccanici
Fonte: Elaborazione SRM su dati ISTAT Coeweb, 2013
I prodotti energetici nel loro insieme assorbono il 45% del totale Emerge la capacità di vendita da parte dell Italia, di macchinari industriali sia generali che speciali, a riscontro del bisogno di sviluppo e di tecnologia da parte dei Paesi dell area Med. Fonte: Elaborazione SRM su dati ISTAT Coeweb, 2013
La variazione dell interscambio con l Area MED dal 2002
Fonte: Elaborazione SRM su dati ISTAT Coeweb, 2013
L interscambio con l Area MED: Confronto Europeo
Fonte: Elaborazione SRM su dati ISTAT Coeweb, 2013
generando così una serie di effetti, diretti ed indiretti, capaci di promuovere lo sviluppo di molteplici attività economiche tipicamente portuali e di altre attività port related ad esse funzionalmente collegate. In considerazione delle previsioni di forte aumento nel Mediterraneo dei commerci marittimi, diventa importante investire nei porti italiani orientandoli verso uno sviluppo logistico ed industriale: non basta più finanziare le singole infrastrutture portuali o puntare su un rinnovamento tecnologico delle strutture esistenti ma assume un ruolo sempre più importante impostare una policy di integrazione con le aree retroportuali e con il trasporto intermodale. Sotto diversi aspetti l’indagine territoriale ha messo in luce la difficoltà del nostro Paese di rafforzare la propria competitività perché allo stato attuale, l’offerta di infrastrutture, imprese e servizi non è ancora adeguata a rispondere efficacemente alle esigenze di mercato e quindi a rappresentare un fattore qualitativo di sostegno allo sviluppo economico locale e nazionale. Si richiede quindi una politica di grande respiro e lungimiranza, in linea con la programmazione europea, che sostenga l’Italia che è fortemente favorita perché inserita concretamente in uno scenario internazionale quale ideale piattaforma logistica del Mediterraneo. La presentazione si conclude con una riflessione sulla Finanza, in primo luogo mettendo a confronto le risorse assegnate dal PON Trasporti nella programmazione 2000-2006 con quelle del PON Reti e Mobilità per il periodo 2007-2013 che evidenzia una riduzione pari al 43% (da 4520 mln€ a 2.577 mln€). In termini relativi, si rileva però un incremento delle risorse destinate ai porti che nel periodo 2000-2006 ammontavano al 6,1% del totale, mentre nel periodo 2007-2013 sono pari al 20,5%. L’analisi dello stato di avanzamento dei PON mette in luce un ritardo per la programmazione 2007-2013 rispetto a quella precedente: nel dettaglio, considerando analogo periodo di attuazione, per gli impegni si è passati dal 39,1% al 57,5% ma i pagamenti registrano una riduzione dal 30,2% al 20,5%. Si accenna poi alla nuova agenda 2014-2020, ormai in fase di definizione, che prevede il Programma Connecting Europe Facility indirizzato allo sviluppo di infrastrutture nei comparti dell’energia, dei trasporti e dell’ICT. Ha uno stanziamento complessivo di quasi 30 mld€ dei quali 23,2 indirizzati ai trasporti.
27