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Asta 0516

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Importanti Dipinti Antichi Genova 10 Dicembre 2020


IMPORTANTI DIPINTI ANTICHI FINE OLD MASTERS GIOVEDÌ 10 DICEMBRE 2020 ore 15.00 - Lotti 1 - 151

THURSDAY 10 DECEMBER 2020 h 3 pm - Lots 1 - 151

In conseguenza al Dpcm 3 novembre 2020 non sarà possibile garantire la presenza in sala. È sempre consigliato partecipare via web, telefono e offerta scritta. The presence in the auction room won’t be guaranteed due to the Dpcm 3 November 2020. Participation via web, telephone or written offer is recommended.

Asta 516 - Auction 516

ESPOSIZIONE - VIEWING GENOVA

Castello Mackenzie Mura di S. Bartolomeo 16 Giovedì 3 Dicembre ore 10-19 Thursday 3 December h 10 am - 7 pm Venerdì 4 Dicembre ore 10-19 Friday 4 December h 10 am - 7 pm Sabato 5 Dicembre ore 10-19 Saturday 5 December h 10 am - 7 pm Lunedì 7 Dicembre ore 10-19 Monday 7 December h 10 am - 7 pm

CAMBI LIVE In questa vendita sarà possibile partecipare in diretta tramite il servizio Cambi Live su: In this sale is possible to participate directly through Cambi Live service at: www.cambiaste.com


INFORMAZIONI PER QUESTA VENDITA ESPERTO DI DIPARTIMENTO GIANNI MINOZZI ASSISTENTE DI DIPARTIMENTO: MARTINA MINETTI SCHEDE E RICERCHE A CURA DI: VIRGINIA COMOLETTI

CONDITION REPORT

OFFERTE

Lo stato di conservazione dei lotti non è indicato in catalogo; chi non potesse prendere visione diretta delle opere è invitato a richiedere un condition report all’indirizzo e-mail:

Le persone impossibilitate a presenziare alla vendita possono concorrere all’asta tramite offerta scritta o telefonica che deve pervenire almeno 5 ore lavorative prima dell’asta all’indirizzo e-mail:

conditions@cambiaste.com

offerte@cambiaste.com

The state of conservation of the lots is not specified in the catalog. Who cannot personally examine the objects can request a condition report by e-mail:

Clients who cannot attend the auction in person may participate by absentee or telephone bid to be received at least 5 working hours prior to the sale by e-mail at:

conditions@cambiaste.com

bids@cambiaste.com

DIPARTIMENTI ARGENTI ANTICHI Carlo Peruzzo c.peruzzo@cambiaste.com

DIPINTI DEL XIX E XX SECOLO Tiziano Panconi (Direttore Scientifico) t.panconi@cambiaste.com

MANIFESTI E CARTE DEL ‘900 Sergio Pignatone s.pignatone@cambiaste.com

ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA Michela Scotti m.scotti@cambiaste.com Daniele Palazzoli d.palazzoli@cambiaste.com

DIPINTI E DISEGNI ANTICHI Gianni Minozzi g.minozzi@cambiaste.com

MOBILI E ARREDI Matteo Cambi arredi@cambiaste.com

FOTOGRAFIA Chico Schoen c.schoen@cambiaste.com

MIRABILIA-STORIA NATURALE Iacopo Briano i.briano@cambiaste.com

I MAESTRI DEL FUMETTO E DELL’ILLUSTRAZIONE Sergio Pignatone s.pignatone@cambiaste.com

OROLOGI DA POLSO E DA TASCA Assistente - Barbara Galbiati orologi@cambiaste.com

ARTE ORIENTALE Dario Mottola d.mottola@cambiaste.com ARTI DECORATIVE DEL XX SECOLO Marco Arosio m.arosio@cambiaste.com AUTO E MOTO D’EPOCA Claudio Rava c.rava@cambiaste.com DESIGN Piermaria Scagliola p.scagliola@cambiaste.com Sirio Candeloro s.candeloro@cambiaste.com

RAPPRESENTANZE TORINO Via Giolitti 1 Titti Curzio - Tel. 011 855641 torino@cambiaste.com VENEZIA San Marco 3188/A Gianni Rossi - Tel. 339 7271701 g.rossi@cambiaste.com LUGANO Via Dei Solari 4, 6900 Lorenzo Bianchini - Tel. +41 765442903 l.bianchini@cambiaste.com

GIOIELLI ANTICHI E CONTEMPORANEI Titti Curzio t.curzio@cambiaste.com LIBRI ANTICHI E RARI Gianni Rossi g.rossi@cambiaste.com MAIOLICHE E PORCELLANE Enrico Caviglia e.caviglia@cambiaste.com

SCULTURA ANTICA E OGGETTI D’ARTE Carlo Peruzzo c.peruzzo@cambiaste.com TAPPETI Giovanna Maragliano g.maragliano@cambiaste.com VINI PREGIATI E DA COLLEZIONE Luca Martini l.martini@cambiaste.com

SEDI GENOVA

MILANO

Castello Mackenzie Mura di S. Bartolomeo 16 - 16122 Genova Tel. +39 010 8395029 Fax +39 010 879482 genova@cambiaste.com

Via San Marco 22 - 20121 Milano Tel. +39 02 36590462 Fax +39 02 87240060 milano@cambiaste.com

ROMA

LONDRA

Via Margutta 1A - 00187 Roma Tel. +39 06 95215310 roma@cambiaste.com

23 Bruton Street W1J6QF - London Tel. (+44) (0)20 74954320 E-mail: london@cambiaste.com


1

Scuola olandese del XVI secolo Ritratto di gentiluomo olio su tela, cm 61x50 reca iscrizione in alto a sinistra

Euro 1.500 - 2.500

2

Jacopo Zucchi (Firenze 1541 - Roma 1596), attribuito a Ritratto di gentildonna con monili di perle olio su tela, cm 53,5x41,5

Euro 2.000 - 3.000

DIPINTI ANTICHI


3

Scuola toscana del XVI secolo Ritratto di gentiluomo olio su tela, cm 60,5x47,5

Euro 1.500 - 2.500

4

Sebastiano Bombelli (Udine 1635 - Venezia 1719), attribuito a Ritratto di gentiluomo con lettera olio su tela, cm 112x97

Euro 2.000 - 4.000

7


5

Vittorio Amedeo Cignaroli (Torino 1730-1800) Paesaggio con viandanti e contadini olio su tela, cm 60x90

Euro 3.000 - 4.000

6

Scuola romana del XVIII secolo Paesaggio con pescatore olio su tela, cm 48x69

Euro 1.500 - 2.500

DIPINTI ANTICHI


7

Vittorio Amedeo Cignaroli (Torino 1730-1800) Paesaggio con viandanti olio su tela, cm 76x99

Euro 4.000 - 6.000

8

Scuola romana del XVIII secolo Paesaggio con viandante e carro olio su tela, cm 49x63

Euro 1.000 - 1.500

9


9

Scuola lombarda del XVII secolo Morte di Porzia olio su tela, cm 97x74,5

Euro 2.500 - 4.500

10

Scuola veneta del XVIII secolo Santa Caterina d’Alessandria olio su tela, cm 95x74

Euro 3.000 - 4.000

DIPINTI ANTICHI


11

Scuola senese dell’inizio del XVII secolo Madonna con Bambino e San Giuseppe olio su tela, cm 125x95, entro cornice dorata

Euro 4.000 - 5.000 11


12

Scuola fiamminga del XVI secolo La cattura di Cristo olio su tavola, cm 107x58

Euro 5.000 - 7.000 DIPINTI ANTICHI


13

Marten Jacob Van Heemskerk (Heemskerk 1498 - Haarlem 1574) Maddalena olio su tavola, cm 63x28

Euro 8.000 - 12.000 13


14

Scuola piemontese del XVIII secolo Natura morta con vaso di fiori coppia di dipinti a olio su tela, cm 70x90

Euro 4.000 - 6.000

DIPINTI ANTICHI


15

Scuola toscana del XVII secolo Natura morta con frutta e architetture coppia di dipinti a olio su tela, cm 120x167

Euro 8.000 - 10.000

15


16

Scuola italiana del XVII secolo Episodio della Gerusalemme liberata olio su tela, cm 130x116

Euro 2.000 - 4.000 Provenienza: Collezione Ernesto Treccani, Milano Collezione Famiglia Laviosa, Piacenza

17

Scuola italiana del XVII secolo Episodio della Gerusalemme liberata olio su tela, cm 145x116

Euro 2.000 - 4.000 Provenienza: Collezione Ernesto Treccani, Milano Collezione Famiglia Laviosa, Piacenza

DIPINTI ANTICHI


18

Pier Francesco Mazzucchelli detto il Morazzone (Morazzone 1573 – Piacenza 1626) e studio Annunciazione olio su tela, cm 190x170

Euro 6.000 - 8.000 All’origine del nostro esemplare si rintraccia un prototipo del Mazzucchelli conservato presso le raccolte dell’Ospedale Maggiore di Milano (cm 151 x 191). La tela, già accostata da Mina Gregori all’intervento del Morazzone nella chiesa di San Vittore a Varese tra il 1616 e il 1617, è tuttavia da retrocedere agli esordi dell’artista e collocare tra i numeri d’apertura del suo catalogo. Evidenti sono ancora, infatti, i cospicui prestiti contratti con l’arte del Salimbeni e del Cavalier d’Arpino, i due maestri affiancati durante il tirocinio romano (ad un’invenzione di quest’ultimo si rifà, per esempio, l’impianto compositivo adottato), nonché la lezione di Gaudenzio Ferrari, appresa sul cantiere del Sacro Monte di Varallo intorno al 1607 e visibilmente scoperta nell’Angelo Annunciante. Alle diverse repliche già rese note e ascritte alla bottega del Morazzone (Cremona, Chiesa delle Ancelle di Carità; Vercelli, Chiesa di Sant’Agnese) si aggiunge oggi il nostro inedito. Nonostante certi trapassi chiaroscurali un po’ rigidi, alcuni brani ben riusciti (si noti la perizia impiegata nel manto di Gabriele che si gonfia) ci permettono di ravvisare la mano del maestro, imprescindibile guida per gli allievi. L’opera è corredata da un expertise del Prof. Pierluigi Carofano che si esprime a favore della piena autografia.

17


19

Scuola veneta del XVIII secolo Allegoria del mese di febbraio olio su tela, cm 86x60

Euro 1.500 - 2.500

20

Scuola lombarda del XVIII secolo Ritratto di contadino olio su tela, cm 87x70

Euro 2.000 - 4.000

DIPINTI ANTICHI


21

Scuola italiana del XVIII secolo Natura morta con fiori, frutta e scoiattoli olio su tela, cm 110x89

Euro 4.000 - 5.000

22

Scuola italiana del XVIII secolo Natura morta con zucche e frutti olio su tela, cm 56x76

Euro 2.000 - 3.000

19


23

Giovan Battista Gaulli (Genova 1639 - Roma 1709) Gloria di Sant’Ignazio olio su tela, cm 46x36

Euro 5.000 - 7.000 Bozzetto preparatorio per l’affresco della volta della Chiesa del Gesù a Roma.

DIPINTI ANTICHI


24

Giambattista Piazzetta (Venezia 1683-1754) San Giovanni Battista olio su tela, 46x39

Euro 5.000 - 7.000

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25

Philipp Peter Roos detto Rosa da Tivoli (Francoforte sul Meno 1655 - Tivoli 1706) Pastori e armenti a riposo olio su tela, cm 73x100

Euro 4.000 - 5.000

DIPINTI ANTICHI


26

Philipp Peter Roos detto Rosa da Tivoli (Francoforte sul Meno 1655 - Tivoli 1706) Paesaggio con animali e pastore olio su tela, cm 145x219

Euro 8.000 - 12.000

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27

Francesco Solimena (Serino 1657 - Napoli 1747), attribuito a Giacobbe e Rachele al pozzo olio su tela, cm 129x181

Euro 10.000 - 15.000 L’episodio raffigurato è quello dell’incontro di Giacobbe con Rachele al pozzo nella terra di Carran (Genesi 29, 9-12). Rachele, figlia di Labano, si recava al pozzo ogni sera al tramonto con il suo gregge. Sotto una luce serotina che bagna la scena, nella tela in esame Giacobbe ha già levato la grossa pietra e prima di rivelare la sua identità si presta ad aiutare la fanciulla e ad abbeverare gli animali. Tema biblico spesso frequentato dal Solimena e della sua bottega soprattutto durante i primi decenni del XVIII secolo, rispetto alla versione che presentiamo, l’originale, conservato presso le Gallerie dell’Accademia di Venezia (cm 207x155, già collezione Baglioni), predilige uno spazio verticale. Qui, Rachele, elegantissima, è ripresa in piedi mentre sfoggia un estroso copricapo, simile al nostro. L’opera è corredata di attestato di Libera Circolazione

DIPINTI ANTICHI


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Sebastiano Galeotti (Firenze 1676 - Mondovì 1746) Sacra Famiglia con angeli olio su tela, cm 110x95 entro cornice dorata

Euro 10.000 - 15.000 L’opera è riconducibile alla produzione dell’elegante pittore di origine fiorentina, Sebastiano Galeotti, cresciuto presso la bottega di Alessandro Gherardini e in seguito trasferitosi a Bologna alle dipendenze di Giovan Gioseffo Dal Sole. Ad un’attenta analisi stilistica, la tela si colloca nel periodo farnesiano dell’artista, a ridosso del suo soggiorno genovese avvenuto lungo il corso del quarto decennio del secolo. Sebastiano, che era giunto a Genova nel 1729 grazie all’intercessione del marchese Giovanni Battista Spinola, è ricordato dalle fonti locali come “parmigiano”, una curiosa e alquanto significativa filiazione al linguaggio del Maestro manierista che dovette senz’altro affascinarlo durante la sua permanenza a Parma. Il linguaggio di sprezzatura impiegato per il nostro esemplare, - le tinte pastello, il tratto vigoroso e i panneggi frastagliati -, stringe numerose assonanze con gli affreschi realizzati per la chiesa somasca di Santa Maria Maddalena e per quelli di Palazzo Spinola con il “Convito per le nozze di Amore e Psiche”. L’eco del Gherardini è ancora percepibile nel morbido snodarsi delle figure nello spazio, anche se evidente risulta la virata accademica manifesta nel segno nervoso e grassetto e nell’arrovellarsi delle forme, tratti tipici della sua fase estrema.

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29

Scuola fiamminga del XVIII secolo Contesa tra volpe e gatto per una gallina olio su tavola, cm 70x97

Euro 3.000 - 4.000

DIPINTI ANTICHI


30

Scuola fiamminga del XVII secolo Festa in giardino con pavone, fagiano e altri volatili olio su tela, cm 105x125

Euro 4.000 - 5.000

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DIPINTI ANTICHI


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Jacob van der Kerckhoven detto Giacomo da Castello (Anversa 1637 - Venezia 1712) Natura morta con cacciagione coppia di dipinti a olio su tela, cm 178x108

Euro 16.000 - 18.000 29


32

Scuola dell’Italia centrale del XVIII secolo Ritratto di Iacopo Celsi olio su tela, cm 109x80 reca iscrizione lungo il cartiglio posto al fondo della composizione

Euro 4.000 - 6.000

33

Scuola emiliana del XVI secolo Ritratto di giovane uomo olio su tavola, cm 30,5x22,5

Euro 3.000 - 4.000

DIPINTI ANTICHI


34

Scuola del Nord Europa della fine del XVII secolo Ritratto di giovinetto olio su tela, cm 75x62,5

Euro 3.000 - 5.000

35

Scuola francese del XVIII secolo Ritratto di infante olio su tela, cm 48x40

Euro 2.000 - 3.000

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Artista fiammingo attivo a Roma nel XVII secolo

Scuola del Nord Europa del XVII secolo

Scontro tra cavalieri

olio su tavola, cm 32,5x41

olio su tela, cm 43,5x55

Euro 2.000 - 4.000

Euro 2.000 - 4.000

DIPINTI ANTICHI

Narciso


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Frans Franken II (Anversa 1581–1642) La pesca miracolosa olio su tela, cm 42x51

Euro 6.000 - 8.000

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Sofonisba Anguissola (Cremona 1532 - Palermo 1625) Ritratto di Badessa con rosario olio su tela, cm 70,5x67 entro cornice coeva reca sul retro punzone in cera lacca attestante un’antica provenienza dalla collezione del principe Orlov

Euro 10.000 - 15.000 DIPINTI ANTICHI


40

Scuola del Nord Europa del XVIII secolo Ritratto di Cristina di Svezia olio su tela, cm 230x162

Euro 5.000 - 7.000

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Gaspare Diziani (Belluno 1689 - Venezia 1767) Giustiniano accolto da Sant’Ambrogio a Milano olio su tela, cm 70x120

Euro 20.000 - 25.000 L’opera, uno scoperto omaggio al gusto antiquario e scenografico di Giovanni Paolo Panini, si deve al periodo romano di Gaspare Diziani, com’ha fatto giustamente notare Ferdinando Arisi e come si legge nella bella scheda dello stesso che accompagna il dipinto. Tra il 1726 e il 1727, Diziani si trovava, forte dell’esperienza di Sebastiano Ricci, impegnato per il cardinale Ottoboni in San Pietro in Damaso. Bibliografia: F. Arisi, “Gaspare Diziani, ammiratore di Gian Paolo Panini”, in “Strenna piacentina”, 2006, pp. 75, 89, tav. 63

DIPINTI ANTICHI


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Alessandro Tiarini (Bologna 1577-1668) La Madonna addolorata mostra la corona di spine a santa Veronica olio su tavola, cm 30,5x23,5

Euro 8.000 - 12.000 Un esemplare simile al nostro, riferito alla bottega del pittore e collocato all’altezza del quinto decennio del secolo, è stato reso noto da Daniele Benati, il quale ha attirato l’attenzione per l’occasione su un’incisione di Cristoforo Silvestrini derivata da un dipinto analogo appartenuto alla collezione londinese di Lucien Bonaparte. Bibliografia di riferimento: D. Benati, “Alessandro Tiarini. L’opera pittorica completa e i disegni”, 1-2, vol. II, Milano 2001, p. 173, n. 262 L’opera è corredata di attestato di Libera Circolazione

DIPINTI ANTICHI


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Alessandro Turchi detto l’Orbetto (Verona 1578 - Roma 1649) Madonna con Bambino e San Giovannino olio su tela, cm 123x100

Euro 10.000 - 15.000 L’opera, tante volte iterata da Turchi e dalla sua scuola, si colloca nel catalogo della maturità del pittore, accanto alle pale eseguite a Roma nel corso degli anni Trenta e probabilmente in concomitanza con la sua elezione a Principe di San Luca avvenuta nel gennaio 1637. Numerose sono le repliche note realizzate sul soggetto della Vergine col Bambino e San Giovannino, un brano dolcemente domestico, dove il legame affettivo dei personaggi prevale sulla loro natura divina. Ricordiamo la versione inedita, in collezione privata, resa nota dalla Scaglietti Kelescian nel suo ultimo lavoro di aggiornamento sul catalogo ragionato del pittore (Scaglietti Kelescian 2019), forse coincidente con quella localizzata dallo storico bolognese Marcello Oretti nella Villa Borghese fuori di Porta Pinciana; l’esemplare della Bob Jones University di Greenville, quello conservato presso la quadreria Girolamini a Napoli e la tela transitata nel 2014 sul mercato antiquario (New York, Sotheby’s, maggio 2014, lot. 28). Bibliografia di riferimento: D. Scaglietti Kelescian, “Alessandro Turchi detto l’Orbetto (1578-1649)”, Verona 2019, pp. 217-218

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Pietro Berrettini detto Pietro da Cortona (Cortona 1596 - Roma 1669) Ercole e Onfale olio su tela, cm 90x110

Euro 20.000 - 30.000 Secondo quanto riferito dal Brandi, il dipinto proviene da una collezione conservata presso la tenuta siciliana del Biviere di Lentini. Tale tenuta apparteneva a Scipione e Maria Carla Borghese, presso i quali egli stesso lo vide. L’incontro con la padrona di casa, è descritto nel libero Sicilia Mia, un diario di viaggio attraverso l’isola , in occasione del quale il Brandi visitò la tenuta e vide il dipinto assieme con un San Giovanni Battista forse del Caravaggio e un Incredulità di San Tommaso di un pittore caravaggista siciliano. Il dipinto si può porre a confronto con quello dello stesso soggetto, di dimensioni maggiori, conservato presso il palazzo Schonborns-Buchheim di Vienna, specialmente per quanto riguarda la figura di Ercole e i puttini, di simile tipologia, sebbene la presente composizione mostri una totale autonomia iconografica e compositiva da escludere qualsiasi possibilità di derivazione. Bibliografia: Cesare Brandi, Sicilia Mia, Palermo Sellerio 1989 p. 32 Pietro da Cortona, 1597-1669, catalogo della mostra a cura di Anna Lo Bianco, Milano, Electa 1997, p. 344 L’opera è corredata di attestato di Libera Circolazione

DIPINTI ANTICHI


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Giuseppe Recco (Napoli 1634 - Alicante 1695) Natura morta con strumenti, drappi e tappeti olio su tela, cm 75x120

Euro 10.000 - 15.000 Fatto dal De Dominici, suo biografo napoletano, un “pittore singolarissimo di fiori, frutti, cose dolci, pesci, cacciagione, verdume e altro”, Giuseppe Recco crebbe innestandosi nel solco della bottega di famiglia, specializzata nella tecnica della natura morta, e gestita dal padre Giacomo e dallo zio, più conosciuto, Giovanni Battista. Il nostro imponente pendant testimonia ormai di uno stile condotto in piena autonomia ed emancipato dall’esempio del naturalismo propugnato dai parenti. Giuseppe è qui rivolto con più profonda adesione alla pittura di Paola Porpora e agli esempi, scopertissimi, di carattere nordico che risolve tuttavia impiegando una pennellata più densa e pastosa, di matrice locale. È nel giro d’anni compreso tra 1670 e il 1680 che consolidò la propria fama, anche grazie soprattutto a raffinate composizioni di fauna ittica che incontrarono rapidamente il gusto degli intendenti che gli valsero, come documenta la firma apposta sulla “Natura morta con festoni di fiori e cacciagione del Museo Nazionale di Capodimonte” datata 1671, il titolo di cavaliere. L’opera è corredata di attestato di Libera Circolazione

DIPINTI ANTICHI


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Giuseppe Recco (Napoli 1634 - Alicante 1695) Natura morta con strumenti e tappeti olio su tela, cm 75x120

Euro 10.000 - 15.000 L’opera è corredata di attestato di Libera Circolazione

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Simone Brentana (Venezia 1656 - Verona 1742), attribuito a La predica di San Giovanni Battista olio su tela, cm 99,5x133

Euro 6.000 - 8.000 L’opera, di chiaro sapore veneziano, sembrerebbe rimandare di primo acchito al linguaggio di Johann Carl Loth. Tuttavia, il prof. Giuseppe Fusari, interpellato per l’occasione (che qui si ringrazia), ha smentito tale proposta attributiva, indirizzando le ricerche verso il veronese Simone Brentana, delicato e appartato interprete di primo Settecento. Brentana, nato a Venezia, fu iscritto all’Accademia e, dopo aver frequentato la bottega di P. Negri, si trasferì a Verona, sua città adottiva che lo accolse con tutti gli onori. Inizialmente votato al tenebrismo del Piazzetta, si impegnò a schiarire progressivamente la tavolozza sull’esempio del rococò imperante.

DIPINTI ANTICHI


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Bartolomeo Mancini (Firenze ? 1630 ca. - Roma 1715) Madonna del dito olio su rame, cm 26,5x19,4 L’opera reca firma e date apposte al retro: “B. Mancini F., 1695, Fiorenza”

Euro 6.000 - 8.000 Questo rametto rappresenta senza dubbio un bel ritrovamento nel panorama degli studi su Bartolomeo Mancini, avviati da Francesca Baldassari nelle due monografie concepite sull’opera di Carlo Dolci. Mancini, infatti, allievo del geniale artista fiorentino e suo stretto collaboratore, fu il più attento a recepire gli stimoli del maestro, più di quanto non fece Onorio Marinari che intraprese, invece, un percorso autonomo e del tutto personale. Purtroppo, ci sono rimaste poche notizie sull’attività dell’artista, che sembra essere venuto alla luce a Firenze e poi trasferitosi a Roma sul limitare della sua vicenda terrena (1704-1727). L’iscrizione apposta sul retro del rame non lascia dubbi circa l’autografia dell’opera e l’anno di esecuzione, fissato al 1695. Riconosciamo il taglio pietistico dell’icona devozionale messa a punto da Carlo Dolci nell’esemplare con la “Madonna del dito” delle Gallerie Fiorentine e più volte iterata dal Mancini, con ossequiosa fedeltà, lungo tutto il corso della sua carriera (Galleria Borghese, depositi; Gallerie fiorentine, depositi; Roma, collezione Lemme, già Sotheby’s Londra, firmata e datata 1715; Parigi, ubicazione ignota, 1696. Cfr. Lemme 2008, pp. 52-56, figg. 11-12-16). Nell’ovale perfetto e immacolato del volto che sbuca dal prezioso velo di lapislazzuli, con la lunga canna del naso e la boccuccia in carne, Bartolomeo si lancia in un tentativo di emulazione sull’esempio delle bellezze virtuosistiche e porcellanate di Carlino. Bibliografia di riferimento: F. Baldassari, “Carlo Dolci. Complete Catalogue of the Paintings”, Firenze 2015. F. Baldassari, “Carlo Dolci”, Torino 1995. F. Lemme, “Bartolomeo Mancini. Un allievo di Carlo Dolci a Roma”, Roma 2008

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49

Domenico Fiasella (Sarzana 1589 - Genova 1669), ambito di Ercole e Onfale olio su tela, cm 120x170

Euro 8.000 - 12.000 L’opera è corredata di attestato di Libera Circolazione

DIPINTI ANTICHI


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Bartolomeo Biscaino (Genova 1632-1657) Strage degli innocenti olio su tela, cm 67x85

Euro 6.000 - 8.000 Il dipinto è inedito ed è accompagnato da una scheda critica del 2018 di Anna Orlando a cui si deve l’attribuzione. Bibliografia di riferimento: A. Orlando, “Stefano Magnasco e la cerchia di Valerio Castello”, Cinisello Balsamo 2001, pp. 17-24. A. Orlando, “Dipinti genovesi dal Cinquecento al Settecento. Ritrovamenti dal collezionismo privato”, Torino 2010, pp. 44-47.

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Giovanni Battista Carlone (Genova 1603-1684) Incendio di Roma olio su tela, cm 157x210

Euro 30.000 - 50.000 Sublime decoratore murale, anche per questa tela Giovanni Battista Carlone affida alle possibilità espressive del colore lo sviluppo della narrazione. Tutto è concitazione, Roma divampa sotto le fiamme che si propagano rapidamente; in primo piano il gruppo figurale della donna con i due bimbi e il vecchio appaiono come un retaggio accademico, in ricordo della formazione del pittore avvenuta, secondo le testimonianze del Soprani e dei Ratti, con una serie di viaggi studio a Firenze e a Roma in compagnia del fratello Giovanni Andrea. Rispetto a quest’ultimo, tuttavia, più ligio alla forma e alla compostezza, Giovanni Battista si mostrò da subito incline a seguire l’esempio di Bernardo Strozzi, e decisivo in questo senso fu il suo incontro con Domenico Fiasella detto il Sarzana. Nel dipinto in esame la tavolozza acquisisce toni drammatici in linea con il sentimento del racconto. L’intera dialettica narrativa si snoda sull’impiego sapiente di tre tonalità principali, il giallo dorato, il blu lapislazzuli e il rosso vermiglio, la cui distribuzione crea una sorta di ribilanciamento compositivo al disfacimento materico che smangia e inghiotte le forme nel vortice turbinoso del fuggifuggi generale, guidando l’occhio dell’osservatore all’interno della scena. Bibliografia: Maurizio Romanengo, “La Terra dei Carlone”, Sagep 2019, pagg. 90-91

DIPINTI ANTICHI


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Alessandro Magnasco (Genova 1667-1749) Ritratto di anziano olio su tela, cm 59x49

Euro 10.000 - 15.000 L’opera è corredata dall’expertise della Prof.ssa Fausta Franchini Guelfi. Della scheda si riporta qui di seguito un estratto: “L’inconfondibile scrittura pittorica si riconosce sia nei percorsi serpeggianti del pennello nella barba del vecchio, sia nei tratti che delineano le sopracciglia, le palpebre e le rughe della fronte, dove la pennellata ha un rilievo materico tipico delle opere del pittore. Infine nel grande orecchio, dalla sagoma spigolosa e scomposta, affiora la drammatica tensione che caratterizza il linguaggio magnaschesco. Quest’opera si può accostare ad un’altra testa di vecchio del Magnasco, l’“Archimede” di collezione privata (F. F. Guelfi, “Alessandro Magnasco. I disegni”, Genova 1999, p. 84, fig. 68). Ambedue fanno parte di quel gruppo di “grandi figure” che l’artista eseguì nei suoi anni giovanili, e che poco a poco stanno emergendo dalle collezioni private”.

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Domenico Piola (Genova 1627-1703) Diogene olio su tela, cm 134x113

Euro 20.000 - 25.000 Domenico Piola ci regala qui un’immagine suggestiva del filosofo greco accompagnato dal suo attributo immancabile della lanterna accesa. Si racconta, infatti, che il padre dei cinici si era così presentato in pieno giorno al mercato, giustificandosi con chiunque gli chiedesse spiegazioni con la celebre massima: “Cerco l’Uomo!”. Raffigurato in una posa agonistica, circondato dai suoi strumenti da lavoro, l’immancabile peso del sapere, rivela nella muscolatura accentuata ancora qualche retaggio di maniera, un ricordo della formazione del pittore che si formò a Genova studiando i pittori tardomanieristi lombardi, lanciandosi in seguito, a capo di un’attivissima bottega, in imponenti cicli murali.

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Francesco Francanzano (Monopoli 1612 - Napoli 1656) Santo eremita colto in un gesto benedicente olio su tela, cm 85x65

Euro 6.000 - 7.000 DIPINTI ANTICHI


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Scuola italiana della fine del XVII secolo Madonna Addolorata olio su tela, cm 94x73

Euro 5.000 - 7.000 53


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Scuola fiamminga del XVII secolo Scena tratta dall’Antico Testamento olio su rame, cm 50,5x64,5

Euro 5.000 - 7.000

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Scuola fiamminga del XVII secolo Noli me tangere olio su rame, cm 35x25

Euro 4.000 - 6.000

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Jacopo Amigoni (Venezia 1682 - Madrid 1752), attribuito a Madonna col Bambino e San Giovannino olio su tela, cm 80x60

Euro 2.000 - 4.000

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Scuola veneta del XVI secolo Sacra Famiglia olio su tela, cm 63x49

Euro 1.500 - 2.500

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Giovanni Camillo Sagrestani (Firenze 1660-1731), cerchia di Transito di San Giuseppe olio su tela, cm 119x86

Euro 2.000 - 4.000

61

Domenico Fiasella (Sarzana 1589 - Genova 1669), bottega di Giuseppe e la moglie di Putifarre olio su tela, cm 148x195

Euro 7.000 - 9.000

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Gregorio Preti (Taverna 1603 - Roma 1672) Sant’Agostino nello studio olio su tela, cm 132x96

Euro 6.000 - 8.000 Si ringrazia Tommaso Borgogelli per averci confermato l’attribuzione. Lo storico dell’arte ha portato all’attenzione le analogie stilistiche che scaturiscono dall’immediato confronto con il santo passato presso Sotheby’s Milano nel novembre 2004 (lot. 70). Viste anche le dimensioni coincidenti non sarebbe inverosimile credere che le due tele siano nate originariamente come parte di un dittico o di una serie. Bibliografia di riferimento: T. Borgogelli, “Gregorio Preti, le Marche e un nuovo sguardo verso un pittore in ombra”, in “La luce e i silenzi: Orazio Gentileschi e la pittura caravaggesca nelle Marche del Seicento”, catalogo della mostra (Fabriano) a cura di A. M. Ambrosini Massari, A. Delpriori, Ancona 2019, pp. 172-181. T. Borgogelli, “Attraverso Gregorio Preti: un problema ancora aperto”, in “Il trionfo dei sensi”: nuova luce su Mattia e Gregorio Preti”, catalogo della mostra (Roma, Palazzo Barberini), a cura di Y. Primarosa, Roma 2019, pp. 51-64. T. Borgogelli, “Una nuova pala romana e altre aggiunte al suo catalogo”, in “Bollettino d’Arte”, 102, 33-34, 2017, pp. 145-154.

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Carlo Ceresa (Bergamo 1609-1679) Martirio di Santo Stefano olio su tela, cm 198x97

Euro 10.000 - 15.000 Dopo l’ossessivo ricorso alle stampe cinquecentesche degli esordi, Ceresa si rivolse intorno agli anni Trenta alla lezione di Daniele Crespi, scomparso in seguito alla peste, portando a maturazione un linguaggio originale e autonomo e tuttavia estraneo alla penetrazione delle novità barocche in territorio bergamasco. Come già sottolineava Roberto Longhi, proprio questo ruolo di “pittore di argine” lo rese unico e, se talvolta rifiutato dalla committenza ecclesiastica più esigente, ricercato dall’aristocrazia e dalla nobiltà locali che deliziava con riuscitissimi ritratti alla moda. Accanto ad una galleria penetrantissima di ritratti, spicca la produzione a sfondo religioso che lo impegnò fino alla morte, avvenuta nel 1679, e che incontrò la sua convinta e personale adesione di fede. Pervasa da un forte fervore religioso è anche questa grande tela che viene ad arricchire oggi il suo catalogo. Qui, la composizione si sviluppa in verticale stipando la figura monumentale del protomartire in primo piano, ripreso di profilo. Uno sgherro in piedi sulla sinistra, tagliato per metà, entra nella scena con una gamba aggettante pronto a scagliare il macigno fatale. Santo Stefano rivolge un’estrema preghiera alla divinità, mentre Padre e Figlio vegliano, in attesa del ricongiungimento, ritratti in piccola scala in alto a sinistra.

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Scuola ispano-fiamminga del XVI secolo Ecce Homo olio su tavola, cm 42,5x30,8

Euro 3.000 - 4.000 L’opera è corredata di attestato di Libera Circolazione

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Scuola dell’Italia del Nord del XVI secolo La flagellazione di Cristo olio su tavola, cm 41x43

Euro 5.000 - 7.000

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Scuola dell’Italia centrale di fine XVI secolo Madonna con Bambino e santi olio su tela, cm 208x135

Euro 7.000 - 9.000 61


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Rosalba Carriera (Venezia 1673-1757) Ritratto di giovane donna con coniglio pastello su carta, cm 50x64 reca al retro etichetta di provenienza

Euro 20.000 - 25.000 La scheda è corredata da un expertise di Roberto Longhi. Con la consueta acutezza, il grande storico dell’arte del secolo scorso, penetrava la tela nell’indagine attenta dell’equivalenza verbale. La sua penna ci restituiva così il tuffo della prima impressione: “(nel dipinto)... è raffigurata a mezza figura una giovane donna che trattiene con le mani conserte un coniglietto, simbolo di fecondità, e vi riconosco con ammirata soddisfazione un esempio bellissimo dell’arte di Rosalba Carriera, ancora fresca dei ricordi del suo viaggio in Francia. La sensibilità nei passaggi del colore sulla spalla e sullo scollo, la sfumatura alonata dello sfondo di cielo, delle fronde sulla destra, del panneggio verdeazzurro appena toccato dalla sciarpa rossa, sono della più alta qualità di Rosalba che sta qui degnamente alla pari coi grandi pastellisti francesi”.

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Scuola francese del XVIII secolo Figure allegoriche coppia di monocromi a olio su tavola, cm 50x43, in cornici dorate

Euro 2.500 - 3.000

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Jean-Marc Nattier (Parigi 1685-1776) Ritratto di gentildonna con fiori olio su tela, cm 79x62,9

Euro 15.000 - 20.000 Provenienza: Dorotheum, Alte Meister, Vienna, settembre 2000, lotto n. 143

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Jacopo da Ponte detto Jacopo Bassano (Bassano del Grappa, 1510-1592) Adorazione dei Magi olio su tela, cm 135x150

Euro 12.000 - 18.000 L’opera compare citata al n. 249 dell’inventario del conte Angelo Castracane degli Antelminelli (“Inventario e descrizione degli oggetti mobili e mobilia esistenti nel Casino di villeggiatura denominato Brugneto di spettanza degli eredi del fu Conte Angelo Castracane degli Antelminelli”). Facente bella mostra dunque nella quadreria di Palazzo Antonelli Castracane Augusti, eretto su una collina della frazione di Brugnetto di Trecastelli, la tela è transitata per successione nelle mani del conte Castrucci Augusti e quindi ancora rintracciata in una serie di inventari oggi custoditi presso l’Archivio Storico di Palazzo Augusti Castracane. Oltre alla provenienza illustre, il nostro esemplare è accompagnato anche da una menzione antica, di pugno dello stesso pittore, Jacopo Bassano, che, giunto ormai al termine della sua vicenda terrena, accusando l’età ormai avanzata e qualche grossa difficoltà alla vista, si doleva tristemente presso il committente per la finitura così maldestra del dipinto affidato al figlio minore, e, nella speranza che le sue scuse venissero accolte dal mecenate, gli faceva dono di un’“Annunciazione” di piccole dimensioni. Collocabile intorno al 1591, la nostra tela si scopre così essere uno degli ultimi documenti della carriera longeva del pittore bassanese, ormai pronto a lasciar le redini ai figli della sua rinomata e fervente bottega.

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Alessandro Allori (Firenze 1535 - Firenze 1607) Ritratto di Giovanna d’Austria, moglie di Francesco I de’ Medici olio su tavola, cm 52x40

Euro 15.000 - 20.000 Il pennello di Alessandro Allori, protagonista indiscusso della Firenze granducale di metà Cinquecento, fissa sulla nostra tela i tratti di Giovanna d’Austria, granduchessa di Toscana, moglie di Francesco I. Convolata a nozze con l’erede mediceo nel 1565, dopo infinite trattative diplomatiche, fu accolta in territorio italiano da sfarzosi festeggiamenti, allestiti con la partecipazione di importanti letterati e artisti, quali Borghini e Vasari. Poco amata dal marito e dai sudditi, eppure ben voluta dal suocero Cosimo I, poche volte l’effige dell’infelice e melanconica principessa asburgica compare in ritratti ufficiali. Certamente quello più noto è il dipinto eseguito dall’Allori poco dopo il suo matrimonio, nel 1570, e oggi conservato presso le Gallerie Fiorentine (Palazzo Pitti). Qui la sposa appare giovane, i tratti del volto sono ancora acerbi, proprio come la ricordano le fonti dell’epoca, penalizzata da una corporatura esile e minuta che, insieme al carattere devoto ed introverso, non favorì di certo la sua entrata a corte e la benevolenza del marito. L’esemplare alloriano ha funto da archetipo per numerosi ritratti successivi, tra cui ricordiamo quello postumo, realizzato da Giovanni Bizzelli con la collaborazione dell’Allori stesso intorno al 1586 (Firenze, Gallerie Fiorentine). Qui, la sovrana, da una decina d’anni ormai deceduta di parto, appare raffigurata in compagnia del figlio Filippino. La nostra creazione, rispetto alla giovinetta impacciata del ritratto nuziale, si colloca intorno all’ottavo e al nono decennio del secolo: l’espressione è maturata, la posa è iconica e frontale, la bocca carnosa, i tratti squadrati e lo sguardo severo. Non è agghindata questa volta con abiti ufficiali, forse indizio rivelatore di una sua destinazione privata e domestica. La tela è corredata da un’expertise di Adolfo Venturi.

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Scuola lombarda del XVIII secolo Ritratti di contadini olio su tela, cm 122x94

Euro 5.000 - 7.000

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Scuola lombarda della fine del XVII secolo Ritratto di cacciatore olio su tela, cm 127x96

Euro 3.000 - 4.000

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Carlo Sellitto (Napoli 1581-1614) Salomé ed Erode con la testa del Battista olio su tela, cm 76x102 entro cornice dorata coeva

Euro 25.000 - 30.000 “Questa nostra tela denuncia presenze caratterizzate da una qualche rigidità e dalle proverbiali sgrammaticature, nonché una posizione o dislocazione spaziale dei personaggi che ancora va cercando una più convincente collocazione. I personaggi raffigurati rispondono, di fatto, a un agire teatraleggiante, governato da gestica e prossemica, e paiono recitare un po’ impacciati o ingessati un copione già scritto. Puntuali orientamenti compositivi anteposti alla stessa composizione pittorica trapelano dal fatto che tutte le figure sono ancorate al volume prismatico del tavolo, vestito d’un panno cromaticamente accostabile ai costumi dei figuranti e certo scelto anche per ragioni allusivamente simboliche. Su di esso si impone, poi, un dettaglio di natura morta che funge da specchio illuminotecnico in grado di restituire le fonti di luce direzionata che governano la percezione e di mostrare la valentia del pittore. Tornano i ritratti, nei personaggi disposti su piani paralleli o intersecantesi nel disporsi attorno al tavolo che occupa il campo centrale dell’opera, secondo uno schema compositivo in via di verifica o costruzione (si è detto: allestito in questi termini secondanti uno schema un po’ rigido probabilmente per essere tradotto in un maggiore formato). Si manifestano pure le ricorrenti citazioni o gli imprestati sin qui richiamati che ne rafforzano l’ascrizione e una probabile datazione tarda. L’opera, in ogni caso, riesce tanto particolare da risultare d’una forza persuasiva accattivante. Attrattiva al di là del soggetto o tema, anche in virtù del fatto che si ha in essa il sentore d’una intenzione pittorica che cerca di superare il peso del lascito caravaggesco pur tanto catturante e anzi pienamente dominante in questo giro di anni, ma ormai svuotato e affiancato da più deboli e vaghe istanze che riescono in qualche modo contaminati. Questo denuncia forse una data verso il 1613. E va manifestando pure un assorbimento ammirato e tuttavia filtrato dei modelli caravaggeschi e una sommessa ritrosia o un’insofferenza velata nei confronti degli ardui modelli del maestro lombardo, segnalata pure, a mio parere, dall’intorpidente e invasiva suggestione prorotta dai caravaggeschi spagnoli attivi a Napoli, oltre che da curiosi richiami com’è per il Reni, per altri ricorsi contingenti, di cui si ha un riverbero anche nel nostro quadro. Se infine vado comparando questa tela con le estreme opere sellittiane – lavori lasciati incompiuti per la prematura dipartita come come un Crocifisso che è stato esposto nella chiesa napoletana di S. Maria in Cosmedin a Portanova (P. Leone de Castris - S. Guida, 1977) e il S. Antonio di Padova con Gesù Bambino già in S. Nicola alla Dogana, oggi nella basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio a Capodimonte – e con i testi poc’anzi richiamati che risalgono a un tempo anteriore, ecco che trovo altre conferme della autografia sellittiana del nostro reperto. E una conferma in merito all’ipotetica datazione. Un dipinto di ottima resa e inconfondibile fattura che esprime di per sé una decisa espressività, una convincente fattura, la quale ben testimonia l’affermata nomea che il nostro artista ha guadagnato nel suo ultimo tempo e giustifica, infine, l’acquisizione d’un suggerimento autobiografico offerto dal Caravaggio e certo non facilmente adottabile: il personaggio in controparte che in parte si nasconde dietro il figurante con cappello e il re Erode, seduto in primo piano, è molto probabilmente lo stesso Carlo che, in questo caso, documenta i suoi trent’anni e la sua partecipazione all’evento biblico, adottando appunto, ma non senza un certo estro, l’esempio caravaggesco nell’autoproporsi all’interno del dipinto. Il sin qui congetturato, pertanto, ne riafferma anche la possibile datazione: si è di fronte a un’opera di Carlo Sellitto ascrivibile all’ultima sua stagione, attorno e anzi subito dopo il 1612. Dunque molto probabilmente tra quest’ultima data e, poniamo, i primi mesi del 1613”. Estratto della scheda a cura del Prof. Rolando Bellini, disponibile completa su cambiaste.com

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Scuola emiliana del XVII secolo Cupido che gioca con le armi di Marte strappo d’affresco, cm 110x140

Euro 2.000 - 4.000

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Scuola neoclassica romana della fine del XVIII secolo Amore addormentato olio su tela, cm 60x80

Euro 3.000 - 4.000 DIPINTI ANTICHI


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Luca Ferrari (Reggio Emilia 1605 - Padova 1654), ambito di Venere e Amore olio su tela, cm 72x98

Euro 4.000 - 6.000

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François Didier de Nomé detto Monsù Desiderio (Metz 1593 - Napoli 1620) Capricci architettonici con figure coppia di dipinti a olio su tavola, diam cm 22

Euro 6.000 - 8.000

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Francesco Fidanza (Roma 1747 - Milano 1819)

Jan Gerritsz van Bronckhorst (Utrecht 1603 - Amsterdam 1661)

Notturno con veduta costiera

Figure in un paesaggio con rovine

olio su tela, cm 36x44 siglato FF in basso a destra

olio su tavola, 31x42 reca firma in basso a destra

Euro 3.000 - 4.000

Euro 1.500 - 2.500

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Carlo Preda (Milano 1651-1729) Transito di San Giuseppe olio su tela centinata, cm 147x190

Euro 4.000 - 6.000 Nipote di Federico Bianchi, Carlo Preda impresse alla pittura dello zio un nuovo corso arrivando ad anticipare, con l’attività svolta in totale autonomia per la città di Casale Monferrato durante il nono decennio del secolo, certi risultati del barocchetto lombardo. Il nostro esemplare risente ancora della lezione assimilata da Filippo Abbiati, tra i maggiori protagonisti del Manierismo milanese, cui rimandano i tipi fisionomici e l’esuberanza della tavolozza. Tuttavia, le figure, immerse nella penombra, già assumono un maggiore respiro compositivo e il pennello acquisisce in scioltezza. Tra la fine del Seicento, infatti, e l’inizio del Settecento, l’artista fu coinvolto nella temperie tardobarocca dei genovesi Piola, Guidobono e De Ferrari cui sembra rifarsi il segno morbido e compendiario, quasi percorso da una vena neo-correggesca. A questo giro d’anni, ancora al di qua dell’avvento del nuovo secolo, appartiene verosimilmente il nostro esemplare.

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Scuola fiamminga del XVII secolo Ritratto di francescano in meditazione olio su tela, cm 65x50

Euro 4.000 - 5.000

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Giovanni Battista Beinaschi (Torino 1636 - Napoli 1688) San Giuseppe con GesĂš bambino olio su tela, cm 77x93

Euro 3.000 - 4.000

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Giuseppe Marchesi detto il Sansone (Bologna 1699-1771) Putti ebbri coppia di dipinti a olio su tela, cm 64x115

Euro 15.000 - 20.000 I due dipinti, inquadrati entro cornici sagomate e dorate, vengono ad arricchire, nonché a completare la serie raffinatissima di sovrapporta, realizzata sulle storie di Bacco e presentata da Cambi Casa d’Aste rispettivamente nel dicembre del 2018 (lot. 76, asta 377) e nel giugno 2019 (lot. 254, asta 413). Il ciclo fa di Giuseppe Marchesi, bolognese di nascita, uno dei più vivaci e originali adepti della cerchia di Marcantonio Franceschini. Nella serie delle “Stagioni”, approdata infatti presso la Pinacoteca Nazionale di Bologna, l’artista, soprannominato il “Sansone” per la sua corporatura imponente, eppure virulento anche di spirito, si lanciava in un progetto di emulazione sull’esempio del ciclo portato a termine dal Franceschini, coniugando con lo stile del Maestro i modi del Bigari e del Monti e lasciando che il genoma cretiano informasse le tipologie frequentate. Spesso Marchesi si cimentò in pendant ricercati, a soggetto profano, per soddisfare le esigenze della committenza privata, dove, come scriveva il Roli «tinte locali spesso intense e talora violente sommuovono e stazzonano le

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superfici, generano gorghi d’ombra e replicati lezi e scintillii del tocco con esiti che consuonano sulle orme di Sebastiano Ricci, anche con taluni aspetti di Gaspare Diziani, del Crosato e persino del piemontese Beaumont». Indubbia è la rispondenza stilistica che lega i nostri pendant a quelli già transitati in asta con la Nascita di Bacco e Arianna e il Ritrovamento di Arianna Addormentata con putti, rimandando anche agli ovati di collezione privata con Ercole e Onfale, Zefiro e Flora, in cui le tinte preziose sono tenute insieme e amalgamate da iridescenze perlacee. I nostri putti carnosi e magniloquenti con le guanciotte irrorate di sangue per gli effetti dei fumi dell’alcool rispondono ad un programma iconografico unitario, giungendo così ad approfondire i notturni impiegati nell’episodio con il Ritrovamento di Arianna, dove regna sovrana la luce corrusca e l’atmosfera abbassata di qualche tono, e ancora con lo sfarzoso lavoro di cesello sfoggiato per il carro d’oro di Giove nella Nascita di Bacco e Arianna.

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Luca Giordano (Napoli 1634-1705), attribuito a Psiche onorata dal popolo olio su rame, cm 14,5x17,5

Euro 4.000 - 6.000 L’originale, di maggiori dimensioni, risulta conservato presso le raccolte reali inglesi.

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Luca Giordano (Napoli, 1634-1705), attribuito a Psiche abbandonata sulla in cima alla rupe olio su rame, cm 14,5x17,5

Euro 4.000 - 6.000 L’originale, di maggiori dimensioni, risulta conservato presso le raccolte reali inglesi.

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Luca Cambiaso (Moneglia 1527 - Madrid El Escorial 1585) Ecce Homo olio su tela, cm 116x92

Euro 40.000 - 60.000 Il dipinto documenta molto bene la fama che Luca Cambiaso, singolare ed estroso pittore, riscosse non solo tra i contemporanei, largamente corteggiato all’epoca dalla corte estense, da Caterina II e da Cristina di Svezia, ma anche tra i posteri. La critica moderna, non ha mancato, infatti, di appassionarsi a quel “cubismo in inere” scoperto dalla sua produzione grafica, finendo per farne un visionario ante-litteram. Genovese di nascita, devoto ai dettami della Controriforma, il Cambiaso si esibisce qui in uno straordinario sperimentalismo luminoso: la luce violenta sbatte sugli incarnati, gli sgherri emergono dall’ombra, i toni marezzati delle vesti mandano bagliori iridescenti e la tavolozza terrosa e bruciata si innesta in quel fertilissimo retroterra culturale lombardo che caratterizzerà la produzione delle generazioni a venire, da Cairo a Cerano, da Feria a Barbelli. Siamo intorno all’ottavo decennio del Cinquecento, quando Cambiaso “abbandona le ricchezze pittoriche e i tocchi suadenti degli anni precedenti” (A. Manzitti) per rincorrere un rinnovato equilibrio compositivo, abbassando i toni di qualche grado, smorzando le atmosfere e misurando la pennellata nel lento dipanarsi delle forme. Sembra quasi si prepari ad affrontare la corte di Spagna, che prima di lui aveva accolto e sommamente ammirato il “tenebrismo” dell’ultimo Tiziano, e che nel 1583 lo farà per volontà di Filippo II pittore di corte e lo manderà sui ponteggi dell’Escorial. Analoga alla nostra tela, si conosce la versione del Blanton Museum of Art di Austin (Suida Manning, Suida 1958, pag 161, Magnani 1995 p 270 nota). Rispetto al dipinto texano, il nostro sembra tuttavia registrare lo scarto di una manciata di anni e una virata più decisiva in chiave notturna, precorrendo certi risultati del Caravaggio. E non è improbabile che il Merisi si sia lasciato affascinare dalla maniera del Nostro, uno degli autori prediletti dalla quadreria di Vicenzo Giustiniani, fondamentale committente del pittore lombardo.

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Domenico Fiasella (Sarzana 1589 - Genova 1669) Enea e Anchise olio su tela, cm 230x190

Euro 25.000 - 30.000 Il dipinto narra della rocambolesca fuga di Enea da Troia esemplata sul dettato virgiliano. I personaggi, tradizionale allegoria delle Tre Età, come si evince dalla celeberrima interpretazione che del soggetto diede Federico Barocci per l’esemplare oggi conservato presso la Galleria Borghese, si stagliano in primo piano contro Troia in fiamme. La luna, silenziosa testimone in cielo, assiste alla messa in salvo di Enea che fugge recando in spalle il vecchio padre Anchise, seguito dalla moglie e dal figlioletto Ascanio che, figura emblematica di gioventù e di speranza, illumina la strada reggendo la fiaccola. L’ambientazione notturna rimanda al soggiorno romano di Domenico Fiasella quando il giovane artista genovese, incoraggiato dal vescovo di Sarzana Giovan Battista Salvago e dal fratello maggiore d’Orazio Lomi Gentileschi, si trovò ben accolto presso la dimora di Vincenzo Giustiniani e a formarsi proprio su quel “gran teatro caravaggesco” del marchese, come agli occhi dei contemporanei appariva la sua splendida quadreria. È in questo momento che il Sarzana poté studiare i precoci “coloriti di notte” di Luca Cambiaso, facendosi sempre più aderente alle istanze di stampo caravaggesco, ed entrare in contatto anche e soprattutto con le creazioni di Gherardo delle Notti. Non è un caso che alcune tele dell’olandese siano state riferite al maestro ligure; più volte gli addetti ai lavori hanno sollevato, a questo proposito, il rapporto necessariamente intercorso tra i due artisti, tentando di ripercorrerne le dinamiche. Certo è che a Roma i due dovettero influenzarsi a vicenda, e se si pensa che Gerrit van Honthorst giunse probabilmente in Italia intorno al 1610, molto merito in questa dialettica di scambio reciproco bisogna riconoscere al giovane Fiasella. Rientrato a Genova nel 1617, l’artista inaugurò un decennio di fervidissima attività pittorica, facendosi ancora più stretto al collega olandese, per andare incontro alle esigenze della committenza nobiliare, per nulla insensibile alla moda capitolina e aggiornata sulle ultime creazioni di Gherardo (ancora da appurare ma assolutamente verosimile rimane un ipotetico soggiorno di Gherardo a Genova, postulato da Gianni Papi). E’ proprio nel giro d’anni compreso tra il terzo e il quarto decennio del secolo che si colloca il nostro dipinto, insieme ad una manciata di opere che sicuramente l’artista licenziò, riesumando l’ “artifizio notturno”, certo della loro buona riuscita commerciale, si pensi alla “Giuditta con la Testa di Oloferne” del Museo Civico di Novara, al “San Sebastiano curato da Sant’Irene” in collezione privata, all’ “Adorazione di pastori” e al “Cristo deriso”. Bibliografia: Piero Donati, Domenico Fiasella. Il Sarzana, Stringa Editore 1974, Tavola 50, pag. 159

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Luigi Miradori detto il Genovesino (Genova 1605 - Cremona 1659) Rebecca ed Eliezer al pozzo olio su tela, cm 98x132

Euro 5.000 - 7.000

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Pittore caravaggesco intorno al 1630 Giuditta e la fantesca con la testa di Oloferne olio su tela, cm 131x95

Euro 40.000 - 60.000 L’opera rappresenta da sempre un vero e proprio casse-tête per gli specialisti di ambito caravaggesco. Si tratta infatti di una tela in sospensione di giudizio che attende ancora l’esito fortunato di un test di paternità. Roberto Longhi (Longhi 1943, p. 31, fig. 72) fu il primo ad introdurla in letteratura portandola all’attenzione degli studi e affiliandola alla mano di Domenico Fiasella, in una fase particolarmente prossima a Cavarozzi. Dopo la proposta longhiana, accolta con qualche difficoltà, si sono levate più voci a denunciare la difficile risoluzione del caso. Piero Donati (Donati 1990, p. 18, n. 20) e Gianni Papi (Papi 1992, p. 207, n. 13) hanno invitato a ripensare con cautela all’identità dell’autore (Papi 2015, p. 67, n. 20). Roberto Contini (Contini 1997, pp. 13, 17, n. 26) ha riconosciuto, dal canto suo, nel capolavoro di collezione privata uno scoperto omaggio all’invenzione di Cristofano Allori, la Giuditta oggi conservata presso la Galleria Palatina di Palazzo Pitti, reputandolo come l’evoluzione finale in direzione caravaggesca del celeberrimo archetipo del fiorentino. Antonio Gesino e Maurizio Romanengo, accogliendo il pensiero di Papi e Donati, in occasione del saggio redatto a quattro mani sull’attività giovanile del Fiasella (Gesino, Romanengo 2007, p. 1, nota 2, fig. 2), hanno rigettato l’antica attribuzione, da riconsiderare in ogni caso significativa dei rapporti, stanati dall’occhio acuto del Longhi, che dovettero necessariamente intercorrere tra il giovane Fiasella e Bartolomeo Cavarozzi, rimettendo dubitativamente la tela a quest’ultimo, ipotesi recentemente scartata da Papi in occasione del volume monografico (Papi 2015, p. 67, n. 90). Nel dipinto in esame, l’eroina di Betullia, l’espressione dolcemente corrucciata e pensierosa, persa nel vuoto, compare sul gran teatro del mondo brandendo a mo’ di trofeo il capo del generale assiro Oloferne. Sulla scena si profila anche il volto rugoso della fantesca Abra, complice del misfatto. La pennellata è densa e compatta, mirabile la perizia impiegata nella cura dei dettagli, le ampie maniche della camiciola stretta dal corsetto si rivelano un brano di virtuosismo tecnico, e non sarà certo la questione attributiva ad impedirci di apprezzare un tale capolavoro. Bibliografia: R. Longhi, Ultimi studi su Caravaggio e la sua cerchia, in “Proporzioni”, I, 1943, pp. 5-63. R. Contini, Guerrieri, naturalista ondivago, in Giovan Francesco Guerrieri. Un pittore del Seicento tra Roma e le Marche, catalogo della mostra a cura di M. Cellini, C. Pizzorusso, Venezia 1997, pp. 7-17. P. Donati, Domenico Fiasella, catalogo della mostra a cura di P. Donati, Genova 1990. G. Papi, Tre dipinti della fase giovanile di Domenico Fiasella, in “Arte cristiana”, LXXX, 750, 1992, pp. 199-208. A. Gesino, M. Romanengo, Excursus fra luce ed ombra dell’attività giovanile e prima maturità di Domenico Fiasella, in “Studi di Storia dell’arte”, 2007, pp. 1-32. G. Papi, “Bartolomeo Cavarozzi”, Soncino 2015.

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Scuola romana del XVII secolo Paesaggio con figure e architetture

Giovanni Ghisolfi (Milano 1623-1683), ambito di

olio su tela, cm 31x44

Notturno con figure e architetture

Euro 4.000 - 6.000

olio su tela, cm 99x126

Euro 2.000 - 3.000

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Scuola italiana del XVIII secolo Veduta con eruzione dell’Etna olio su tela, cm 91x135

Euro 4.000 - 6.000

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Georg Philipp Rugendas (Augusta 1666-1742) Scontro di cavalleria olio su tela, cm 82x177

Euro 4.500 - 6.500

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Augustus Querfurt (WolfenbĂźttel 1696 - Vienna 1761) Accampamento con cavalieri olio su tela, cm 22x32

Euro 1.500 - 2.500 Provenienza: Sotheby’s, Old Master Paintings, Amsterdam, novembre 2000, lotto n. 79

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Bernardo (Venezia 1721 - Varsavia 1780) e Lorenzo Bellotto (Venezia 1744 - Varsavia 1770) Capriccio architettonico con rovine e personaggi olio su tela, cm 77x110 reca firma sul capitello in basso a sinistra

Euro 10.000 - 15.000

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Elisabeth Vigèe Le Brun

Ritratto di Antoine-Jean Gros

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Elisabeth Vigèe Le Brun (Parigi 1755 - Louvenciennes 1842) Ritratto di Antoine-Jean Gros pastello su carta, cm 75x64,5 entro cornice dorata

Euro 30.000 - 40.000

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Nonostante due targhette apposte alla cornice riferiscano l’opera alla mano di Maurice Quentin de La Tour, riconoscendo nei tratti del piccolo effigiato l’identità di Gabriel duc de Choiseul (1762-1839), il magnifico pastello si rivela essere opera di Elisabeth Vigée Le Brun. Lo storico dell’arte Joseph Baillio, che ringraziamo per la premura e la gentilezza, ha accolto e confermato entusiasticamente l’attribuzione, corredando l’opera di uno studio attento e dettagliato, nonché di una Attestation d’inclusion au catalogue raisonné, nella quale già si preannuncia l’inclusione dell’opera al catalogo ragionato della pittrice in corso d’opera. Nel pastello in esame, un bimbo dagli occhi blu, sapientemente descritto dalla penna di Baillio, che per l’occasione traduciamo, «si staglia contro un fondo grigio-blu. Dalla figura, in quelle vesti di piccolo adulto, promanano tutto il candore e la freschezza dell’infanzia. La sua veste di satin blu cielo è ornata da alamari chiusi sul petto e sul verso delle maniche. Gli accessori sfoggiano uno jabot bianco annodato al collo e delle maniche di pizzo. Il piccolo personaggio affonda la mano destra dentro un gilet di taglio elegante della stessa natura dell’abito. La sua lunga capigliatura spolverata di bianco è raccolta in una coda di cavallo sulla nuca e trattenuta da un fermaglio azzurro. La mano sinistra è piegata sull’anca». Dinanzi all’attitudine del ritrattato, una mano inghiottita dentro il panciotto, l’altra flessa, stretta al bacino con nonchalance, impossibile non riandare con la memoria al Ritratto di Louis Marie Gabriel César de Choiseul, marchese di Choiseul, fissato sulla tela dalla celebre pittrice, tagliato a tre quarti di figura e il profilo scorciato, intorno al 1772. Baillio suggerisce una collocazione cronologica del dipinto intorno al sesto decennio del XVIII secolo, sciogliendo anche il mistero dell’identità dell’effigiato attorno all’anagrafe del giovane Antoine Gros (1771-1835), astro nascente della pittura francese e più dotato allievo di Jacques-Louis David. Una menzione estremamente precisa che appare in seno al Libro dei Ricordi della pittrice, pubblicato a Parigi nel 1835 da Hyppolite Fournier, sembra in effetti avallare tale ipotesi. All’altezza dell’anno 1776, si legge: “M. Gros, peintre, enfant”. Finora considerato perduto, il ritratto di Gros riappare così recuperato dalle sacche della storia dell’arte ed è con grande soddisfazione che Cambi Casa d’Aste lo porta all’attenzione degli studi. Nel 1776, ripreso sulla carta probabilmente poco dopo le nozze della pittrice, celebrate l’11 gennaio dello stesso anno con il mercante d’arte Jean-Baptiste Pierre Le Brun, il piccolo Gros, nato dall’unione del pittore miniaturista Jean Antoine Gros e Magdeleine Cécile Durand, figlia di un orafo, doveva avere intorno ai 5 anni. Justin Tripier Le Franc, autore di una biografia sul padre dell’infante descrive con precisione l’incontro avvenuto tra la giovane Elisabeth e il giovanotto pieno di vita, un incontro destinato a trasformarsi subito in adorazione da parte della donna che volle ricevere il piccolino in casa propria e lo iniziò, molto prima di Louis David, alla pittura: «Quelques semaines après son mariage, Mme Vigée Le Brun fut présentée par son mari à la famillle Gros. Elle y fut accueillie avec la plus vive sympathie et elle y vit leur jeune enfant, Antoine-Jean Gros, alors âgé de cinq ans. Cet enfant était charmant par sa figure, par son air spirituel, par sa bonne humeur. Il séduisit tout de suite, Mme Vigée Le Brun, qui, peu de temps après, prit plaisir à le recevoir chez elle. Elle n’eut pas de peine à l’y ramener souvent. Elle l’aimait beaucoup et elle s’amusait à le faire jouer et dessiner auprès d’elle ; comme son petit élève était, presque toujours, sage et docile, il était aussi, presque chaque fois, récompensé pour sa bonne conduite et pour son assiduité au travail, par des chatteries de toutes sortes, telles que des tartelettes, des figues, des bonbons et des poires tapées. Gros s’est toujours rappelé avec bonheur l’affection que lui porta Mme Vigée Le Brun, ainsi que de toutes les friandises dont elle l’a comblé dans son enfance». La dolcezza del viso, la fragranza del pastello e la pittura borotalcata del Rococò francese, ci restituiscono appieno l’innocenza dell’effigiato, immortalato nell’infanzia sognante dei suoi anni d’oro mentre ci abbozza un sorriso. Obbediente, si presta all’ufficialità della posa, quasi inconsciamente consapevole del destino glorioso che lo attende, ormai manifesto nel ritratto che di lui eseguì Francois Gérard una quindicina di anni più tardi. Elisabeth e Gros non smisero mai di frequentarsi, uniti da una profonda amicizia sin dai tempi di quei primi pomeriggi passati insieme a dipingere, tra merende e golose ricompense. Nel suo diario, la pittrice ormai ottantenne ricordava con grande emozione il legame stretto con il collega, improvvisamente interrotto dal tragico epilogo del 25 giugno 1835, giorno in cui l’ormai celebre pittore di Napoleone si gettò tra le acque della Senna: «à cette époque je fis son portrait, et j’eus lieu de reconnaître dans ses yeux enfantins son amour pour la peinture, et même son avenir comme grand coloriste. À mon retour en France [janvier 1802], cependant, je n’en fus pas moins étonnée de retrouver l’enfant homme de génie et chef d’école. De ce moment commença entre nous une liaison que le temps n’a fait qu’accroître ; car je trouvais dans Gros un noble et sincère ami».

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Giuseppe Cesari detto il Cavalier d’Arpino (Arpino 1568 - Roma 1640) Strage degli innoncenti olio su ardesia, cm 40x60,5

Euro 30.000 - 40.000 L’opera, di qualità innegabile, pare derivata da un’invenzione oggi in deposito presso le Gallerie Fiorentine, riconducibile ad una personalità stretta attorno al magistero di Ludovico Mazzolino, e rintracciabile tra gli inventari degli Estensi sin dal 1535, poi passata nelle mani di Ferdinando I de’Medici che, da Roma, la volle con sé a Firenze nel 1607. L’originale degli Uffizi, riferito al pittore ferrarese in occasione della storica mostra ferrarese del 1933, nasconde, tuttavia, una vicenda attributiva travagliata che non ha di certo facilitato gli addetti ai lavori cimentatisi nell’ ardua impresa di ricondurre ad un nome anche le repliche note, quattro per l’esattezza, tra le quali comprendiamo anche l’esemplare qui analizzato per la prima volta, e similmente collocabile tra la fine del Cinquecento e l’inizio del secolo successivo. Attiratasi nel tempo svariate attribuzioni, da Breughel e Dosso Dossi, da Gaudenzio Ferrari e Mazzolino, un’ ipotesi sopraggiunta alla fine dell’Ottocento con l’occhio acuto di Adolfo Venturi, l’opera è stata ricondotta da Andrei Bliznukov a Jacopo Bertucci e, contemporaneamente, da Andrea G. De Marchi al Monogrammista IA. Anche su questi due ultimi artisti la critica recente si è interrogata, affascinata dall’idea che potessero rispondere alle stesse coordinate anagrafiche. Oggi, tuttavia, si è concordi nel ritenere il Bertucci e il Monogrammista IA due personalità artistiche ben distinte, come ci suggerisce il dott. Bliznukov, che ringraziamo per aver risposto prontamente al nostro sollecito e averci fornito una suggestiva e quanto mai plausibile chiave di lettura al nostro enigma. Bliznukov infatti, tornato sui suoi passi, suggerisce di accogliere la proposta del De Marchi e, per quanto riguarda il celebre originale fiorentino, di stringere il cerchio attorno al misterioso Monogrammista IA, cresciuto probabilmente in seno alla bottega del Mazzolino e autore di una manciata di opere (7) purtroppo seriabili con difficoltà. Per tornare alla nostra replica, qui oggetto di studio, date alcune necessarie premesse in merito all’originale da cui è tratta, lo stesso Bliznukov, entratone a conoscenza tramite negativo, eppure ignorandone l’ubicazione, la pubblicava in occasione della sua tesi dottorale (conseguita presso l’Università degli Studi di Firenze) sotto il nome di Valerio Marucelli, ignoto pittore fiorentino attivo all’alba del Seicento che, stando ad alcuni referti documentari rintracciati, fu chiamato nel 1607 per eseguire una copia del dipinto mediceo. Oggi, invece, lo studioso, interpellato ed entusiasta della bella riproduzione fotografica, propone per l’ardesia una convincente attribuzione al Cavalier D’Arpino. E in effetti, le tipologie fisionomiche frequentate paiono riconducibili al celebre Maestro romano, così come la tavolozza squillante giocata sull’accostamento di tonalità primarie, sua indelebile cifra, e ancor più risaltate dalla natura luminosa del supporto. Nell’affollarsi degli astanti in primo piano, si dispiega una galleria di espressioni corrucciate e di muscoli stirati nell’impeto dell’azione, che il tratto vigoroso e la calligrafia nervosa restituiscono a dovere. L’opera è dunque databile entro il 1607, probabilmente eseguita da Giuseppe Cesari prima che l’originale venisse trasferito da Roma a Firenze. Sotto tale attribuzione la vedremo presto pubblicata nel catalogo ragionato sul Mazzolino a cura dello studioso. Bibliografia: Andrei Bliznukov, “Ludovico Mazzolino (c. 1480-1528). Percorso stilistico e catalogo delle opere, tesi di dottorato, Università degli Studi di Firenze, sotto la direzione di: Miklos Boskovits, Firenze 2009, pp. 350-351, cat. R. 23

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Jan Jozef Horemans (Anversa 1682-1759) Festa campestre olio su tela, cm 83x100

Euro 4.000 - 6.000

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Scuola fiamminga del XVIII secolo Scena di mercato olio su tela, cm 104x212

Euro 6.000 - 8.000

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Orazio De Ferrari (Voltri 1605 - Genova 1657) Ester davanti ad Assuero olio su tela, cm 167x200

Euro 15.000 - 20.000 L’episodio biblico illustrato da Orazio de Ferrari in questa sua opera, riportato anche nella Vulgata di S.Girolamo, raffigura la regina Ester, spossata da tre giorni di digiuno, svenire tra le braccia del marito, il re persiano Assuero, dal quale s’era recata per implorarlo d’annullare un editto di condanna a morte di ogni appartenente al popolo ebreo. Il racconto biblico ispirò l’opera di molti pittori del XVI e XVII secolo, anche perché fortemente promosso dal Concilio di Trento, in quanto sembrava prefigurare l’intercessione di Maria nel Giudizio Universale. In particolare il soggetto si può dire che divenne un argomento quasi obbligato per tutti i pittori genovesi, anche perché cantato con notevole successo dal poema del letterato e poeta locale Ansaldo Cebà (1615). Come si vede anche in quest’opera del De Ferrari, il tema favoriva una messa in scena di grande impatto teatrale, corrispondendo perfettamente al gusto dell’epoca barocca, con azioni convulse, sfarzo di ricchi costumi dell’epoca, raffigurato in ambienti di grande magnificenza architettonica, che richiamavano quelli dei nobili palazzi genovesi.

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Scuola italiana del XVIII secolo Giuseppe interpreta i sogni olio su tela, cm 90x128

Euro 2.000 - 3.000

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Giuseppe Cesari detto il Cavalier d’Arpino (Arpino 1568 - Roma 1640), attribuito a Orazione nell’orto olio su tela, cm 50x72

Euro 4.000 - 6.000

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Scuola napoletana del XVIII secolo Scena popolare olio su tela, cm 77x72

Euro 4.000 - 6.000

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Giuseppe Cesari detto il Cavalier d’Arpino (Arpino 1568 - Roma 1640), ambito di Angelica salvata da Ruggero olio su tela, cm 74x74

Euro 2.000 - 4.000

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Giovanni Battista Beinaschi (Cuneo 1636 - Napoli 1688), attribuito a San Francesco in meditazione olio su tela, cm 65x55

Euro 2.000 - 2.500

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Michelangelo Merisi detto il Caravaggio (Milano 1571 - Porto Ercole 1610), copia da San Giovanni Battista frammento a olio su carta, cm 29,5x43,5

Euro 6.000 - 8.000 L’opera è tratta dal San Giovanni Battista di Caravaggio dei Musei Capitolini. Il dipinto è meglio noto come il “Giovane e il montone”, e in effetti, la curiosa iconografia caravaggesca è ben documentata dallo zoom ravvicinato sul ritratto del fanciullo e dell’animale che opera il nostro copista.

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Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino (Cento 1591 - Bologna 1666) Carità romana olio su tela, cm 150x200

Euro 200.000 - 300.000 Provenienza: Parigi, collezione cardinale Giulio Mazarino; Lucca, Villa Orsetti, collezione Elisa Bonaparte Baciocchi; Lucca, collezione famiglia del Chiaro (XIX secolo) Bibliografia: B. Ghelfi, Il libro dei conti del Guercino (1629-1666), Nuova Alfa Editoriale 1997. G. Atti, Degli Illustri di Cento. Commentario storico bibliografico, ornato di ritratti, vol. 1, 1839. M. Ridolfi, Inventario delle pitture, sculture e medaglie, 1819, manoscritto conservato presso la Libreria Nazionale di Lucca. N. Turner, The Paintings of Guercino. A revised and expanded catalogue raisonné, Roma 2016.

Non è necessaria un’analisi approfondita per rimettere questo capolavoro inedito, riemerso di recente in collezione privata, alla mano di Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino. Scomodare una personalità come quella del sommo pittore centese rimane pur sempre un azzardo, ma questa volta, la qualità straordinaria della tela, che abbiamo il piacere di presentare in sede d’asta insieme agli altri pezzi ricercati del nostro catalogo e, soprattutto, di iniziare agli studi, ci suggerisce che è cosa giusta. Un fascio di luce timida fluisce insinuandosi nell’oscurità di una cella di prigionia da una grata appena accennata sulla sinistra. Si posa sulle figure che si stagliano contro un fondo neutro, come due grandi attori su un palcoscenico all’atto finale del loro dramma. Introdotti dallo storico Valerio Massimo nel libro IX del “De Factis Dictisque Memorabilibus”, i due personaggi, rappresentati a tre quarti di figura, vestono i panni dell’anziano Cimone, condannato secondo la leggenda a morire di fame in prigione, e della figlia Pero, tanto virtuosa quanto bella. Cimone è legato ai polsi da pesanti catene e si sporge affamato verso il florido seno che la fanciulla, sgattaiolata in incognito nella cella, gli offre. Valerio Massimo riportava che un secondino, accortosi dell’inganno e tuttavia impressionato dall’esempio di Pietas incarnato dalla donna, l’aiutò ad ottenere l’assoluzione e il rilascio del padre. E certo, non avremmo difficoltà ad agire sull’esempio della guardia che, mossa a compassione ma anche probabilmente da quella magnifica apparizione, immaginiamo estasiata dinanzi a quel tripudio di carni rosee offerte alla vista, mentre l’anziano padre si accinge a prenderne d’assalto le rotondità trepidanti, animate da una luminescenza di origine quasi interiore. Alla ricerca di una “storia” per la nostra tela, incappiamo niente meno che nel Libro dei Conti del Guercino, che dal gennaio 1629 sino alla fine della sua vicenda terrena, documentò com’è noto la sua attività mese per mese sulle pagine di un prezioso quaderno, curato prima dal fratello, il naturamortista Paolo Antonio che ne amministrava lo studio e la casa, poi dopo la morte di questi, avvenuta nel 1649, dal pittore stesso. Qui, al posto 179 del dì 8 settembre dell’anno 1638 compare menzionata per la prima volta una Carità Romana (Ghelfi 1997, p. 93), rimasta finora priva di ubicazione: Dal Illustrissimo Sig. Marchese Cornelio Bentivoglio, si è ricevuto Reali 50 per caparra di un Quadro di due mezze figure a dispositione, che fanno detti Reali la soma di Schudi 55. L’anno successivo, nel 1639, lo stesso dipinto riaffiora citato il 23 agosto al n. 204 (Ghelfi 1997, pp. 98-99). Questa volta sembra che al bolognese vengano saldati ulteriori 66 schudi, e ciò, a spiegazione forse del fatto che da una composizione più contenuta pensata in origine, l’artista avesse deciso di lanciarsi in qualcosa di molto più grande, sia nel supporto che nella composizione. Dall’Illustrissimo Sig. Marchese Bentivoglio, si è ricevuto per intiero pagamento del Quadro della Carità Romana fatoli L. 274 ducati di fiorenza, che fano Schudi 66. Sulla Caritas Romana ci regala qualche informazione in più Carlo Cesare Malvasia che, concordando con la notizia proveniente dalla bottega del Guercino, aggiunse un’informazione a dir poco fondamentale. Sembra che il marchese Cornelio II Bentivoglio l’avesse commissionata al celebre pittore per recarla in dono al cardinal Mazzarino, «Nunzio in Francia» (Malvasia 1841, II, p. 264). E, in effetti, l’intento del nobiluomo dovette andare in porto perché una Charité Romaine compare in due successivi inventari redatti sulla collezione dell’alto prelato, rispettivamente nel 1653 e nel 1661 (Turner 1997, p. 91). Tra le insidie limacciose delle menzioni d’archivio, si scopre catalogato al n. 187 anche un disegno del Barbieri realizzato su un soggetto spesso equivocato con il nostro, la cosiddetta “Figlia Romana”, la cui iconografia, simile ma non identica, ci è stata tramandata dal bulino di Clemente Nicoli (Gozzi 1996, n. 142, p. 136). Non è forse un caso che proprio nel 1639 al Guercino arrivò improvvisa la richiesta da Luigi XIII di Francia di diventare pittore di corte, offerta generosa che l’umile centese declinò tuttavia con incredibile modestia e molto garbo. Forse il reale ebbe modo visionare di persona proprio la “Carità” del Mazarino, pervenuta nel frattempo a Parigi, straordinario manifesto delle sue doti. È noto, in ogni caso, che qualche tempo prima l’artista aveva licenziato per la regina una “Morte di Didone”, poi replicata per il cardinale Bernardino Spada, come si evince dall’esemplare oggi presso la Galleria Spada, e che da tempo, sin dal 1617, stando sempre alla testimonianza del padre della Felsina Pittrice, la sua bottega contava numerose presenze francesi. Alla voce del Malvasia fa eco quella di G. Atti che quasi due secoli dopo, in occasione della sua monumentale impresa bibliografica sugli “Illustri di Cento”, nella sezione dedicata al “Catalogo dei quadri ad olio di Gianfranco Barbieri detto il Guercino”, sotto l’indicazione della lettera C, torna a porre l’accento sulla Carità, approfondendone a sua volta la notizia: …Carità Romana pel marchese Bentivoglio del 1639. Il marchese la donò a Monsignor Mazzarini Nunzio a Parigi. Una Carità Romana, mezza fig., quadro alto br.1 e onc 4, largo br 1 e onc 9, è posseduta da Pasquale del Chiaro abitante in Lucca.

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All’inizio dell’Ottocento, dunque, sembra che il dipinto facesse bella mostra nella quadreria dei del Chiaro, alla quale scopriamo rimandare significativamente le tre mezzelune che appaiono impresse sul retro della nostra tela di rifodero, lo stemma araldico della famiglia lucchese. Ci sembra a questo punto possibile supporre che la “Carità Romana” segnalata nel Libro dei Conti del Guercino e fin qui considerata dispersa o non meglio identificata, corrisponda proprio al nostro esemplare. Sedotti da quest’ipotesi, tanto verosimile quanto affascinante, ci accingiamo quindi a seguire (o meglio in-seguire) l’opera nelle peripezie della sua misteriosa vicenda, consapevoli di non poter abbondonare tuttavia la consueta prudenza del mestiere, e con lei quella ferma consapevolezza che nulla in materia storico-artistica è definitivamente chiuso, anzi tutto, come diceva Giovanni Testori, rimane aperto (“come la natura di un dipinto, -che è poi quella di una ferita-, destinata a rimanere aperta…”). Come avrebbe fatto la Caritas da Parigi, dove non si hanno ulteriori notizie, a rientrare in terra nativa? La spiegazione certamente più plausibile implicherebbe, nel destino del capolavoro guercinesco, l’entrata in scena della sorella minore di Napoleone, Elisa Bonaparte Baciocchi, Principessa di Lucca e Piombino, granduchessa di Toscana. Confluita, infatti, nelle mani prima di Luigi XIV e quindi, con lo scoppio della Rivoluzione e l’insediamento di Napoleone, finita ad impolpare le collezioni di quest’ultimo, la Carità sarebbe infine sbarcata a Lucca per volontà di Elisa Baciocchi, che a spese dello Stato, acquistava nel 1806 Villa Orsetti, per farne la sua residenza principesca e trasformarla in Villa Reale di Marlia. Ad avvallare la nostra ipotesi, giungerebbe, a questo punto, il manoscritto di Michele Ridolfi, al servizio della duchessa, che, conservato presso la Libreria Nazionale di Lucca, segnalava nella collezione Orsetti «una tela con Santa Cecilia di Francesco Barbieri e una Carità Romana eseguita nella maniera di Annibale Carracci», equivocando probabilmente quest’ultima paternità con la precedente. Certo è che, al di là di tutte le speculazioni altisonanti sin qui condivise legate alla sua provenienza, è fuor di dubbio che l’opera, sicuramente nelle grazie di chi ebbe la fortuna di possederla, riservandole infinite cure e attenzioni, sia giunta sino a noi in ottimo stato di conservazione, al riparo da rimaneggiamenti, cadute di colore e fenomeni di sollevamento dello strato pittorico. Presenta una tela di rifodero che data al XIX secolo e che depone a favore dell’ideale collocazione geografica in area lucchese. Nel dipinto in esame, la pennellata densa e compatta e il tratto vigoroso modellano la testa dell’anziano, un brano dal sapore scopertamente caravaggesco. Il suo incarnato vetusto, crepato dalle rughe, risalta per giustapposizione, secondo un’antica convenzione pittorica largamente frequentata dal Guercino, accanto al viso intonso della fanciulla, accarezzato morbidamente dalla luce; l’espressione addolcita, le palpebre abbassate a il capo leggermente reclinato. Il guardaroba è esuberante e vivace, la perizia impiegata nelle stoffe è magistrale, le ombre coagulano nelle pieghe e anche il corsetto sbottonato si arrende, cedevole, alla bellezza di quel corpo lasciando che non solo un seno venga liberato ma che anche l’altro sfugga al riparo delle stoffe e si conceda alla vista, una velleità iconografica del pittore che, disobbedendo alla prassi tradizionale, riconsolida qui in maniera decisiva il suo titolo di campione di affetti e di morbidezze epidermiche.

Non può reggere il confronto la versione sullo stesso tema passata presso Dorotheum nell’aprile del 2019 (lot. 401, cm 112x163). La tela, di provenienza francese, scomparendo quasi dinanzi alla nostra, perde qualsiasi chances di dirsi di mano del Guercino. Impossibile, infatti, ricondurla al catalogo del Nostro, così come assolutamente inconsistente appare l’autografia avanzata da Turner per la versione localizzata a Londra in collezione Schoppler (cm 100,5x 130,5; Turner 2016, pp. 542-543), in rapporto al quale l’esemplare riemerso tra le gore del mercato è stato ritenuto un “bozzettone” preparatorio. La foto in bianco e nero, che troneggia sulle pagine del volume monografico, portata all’attenzione dallo studioso e per l’occasione identificata nella versione realizzata per il marchese Bentivoglio, risulta assolutamente illeggibile, impedendo in questa direzione qualsiasi altra elucubrazione di senso.

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Grazie alla testimonianza del Libro dei Conti, sappiamo ormai che il Guercino eseguì l’opera tra il 1638 e il 1639, in un momento di forte sperimentazione e rielaborazione formale dei linguaggi assimilati durante il suo soggiorno romano (1621-1623). Dalla “gran macchia” giovanile, dall’ustione chiaroscurale degli esordi, quel naturalismo romantico e tragico scoperto in opere quali la pala di Santa Petronilla che riscosse l’entusiastica approvazione del papa e di Roma tutta, il Barbieri andava ricalibrando le possibilità della materia intorno alla seconda metà degli anni Venti, risolvendo “in chiaro” le sue creazioni più “tenebrose” e muovendosi alla luce di un rinnovato equilibrio compositivo sul modello di Guido Reni e di Domenichino. La critica passata ha trattato spesso questi due momenti della parabola artistica guercinesca come non comunicanti fra di loro, circoscrivendone un periodo di transizione nel giro d’anni compreso tra il quarto e il quinto decennio del secolo. È in questa cerniera temporale che si acclimata perfettamente la nostra Caritas, la quale ancora raccoglie le turbolenze del giovane, intento a infondere vita alle sue creazioni, domesticate tuttavia da una sensibilità già classicistica che si premura di sistemare le figure all’interno dello spazio sapientemente bilanciato della narrazione.

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Francesco Maffei (Vicenza 1605 - Padova 1660), attribuito a

Andrea Medolla detto lo Schiavone (Zara 1510-1563)

Presentazione di GesĂš Bambino al Tempio

Sacra conversazione con committente

olio su tela, cm 28x52

olio su tela, cm 40x58

Euro 3.000 - 4.000

Euro 2.000 - 4.000

DIPINTI ANTICHI


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Ercole Graziani (Bologna 1688-1765), cerchia di Giuditta trionfante olio su tela, cm 142x188

Euro 4.000 - 6.000

117


DIPINTI ANTICHI


112

Domenico Maggiotto (Venezia 1713-1794) Allegoria della Musica Allegoria della Giovinezza e della Vecchiaia coppia di dipinti a olio su tela, cm 60x44

Euro 8.000 - 12.000 L’opera è corredata da una scheda critica di Egidio Martini. Per primo lo storico dell’arte ha ricondotto il pendant al catalogo del pittore piazzettesco, proponendo anche una lettura iconografica.

119


113

Francesco Montemezzano (Verona 1555-1600), attribuito a Ritratti di coniugi olio su rame, diam cm 7,5, dipinto recto/verso

Euro 2.000 - 3.000

DIPINTI ANTICHI


114

Scuola italiana del XVII secolo Ritratto di Guido Reni olio su tela, cm 25x19

Euro 1.000 - 1.200

115

Scuola fiamminga del XVII secolo Ritratto di gentiluomo olio su tavola, cm 12x11, firmato

Euro 2.000 - 3.000

121


116

Giulio Carpioni (Venezia 1613 - Verona 1678) Il mito di Latona olio su tela, cm 58x79

Euro 9.000 - 12.000 L’opera, la cui autografia è stata confermata da Bernard Aikema, raffigura la favola mitologica narrata nelle Metamorfosi di Ovidio, in cui Latona, giunta in Licia, chiese ai pastori acqua da bere per i suoi due figlioletti gemelli avuti da Giove, Apollo e Diana. Di fronte al rifiuto di costoro, istigati dalla gelosia di Giunone, la dea, li castigò tramutandoli in rane

DIPINTI ANTICHI


117

Scuola romana del XVII secolo Consegna delle chiavi a San Pietro olio su tela, cm 45X68, in cornice dorata

Euro 4.500 - 6.500

123


118

Valerio Castello (Genova 1624-1659) Putti con libro olio su tela, cm 43x32

Euro 7.000 - 9.000 Ringraziamo Camillo Manzitti per l’attribuzione di questo dipinto

DIPINTI ANTICHI


119

Bernardo Strozzi (1581-1644) Apparizione di Soriano olio su tela, cm 69x60

Euro 14.000 - 16.000 Il prezioso ritrovamento della tela inedita si deve a Camillo Manzitti che l’ha riferita agli esordi di Bernando Strozzi, intorno al 1620. Nell’iconografia, largamente apprezzata da un tipo di committenza domenicana, la Madonna, accompagnata da S.Caterina e da Maria Maddalena fa la sua apparizione ad un frate domenicano nei pressi di Soriano Calabro, mostrando per l’occasione l’immagine di San Domenico, fondatore dell’Ordine. Si tratta verosimilmente del modelletto realizzato in vista di una versione più compiuta e di carattere devozionale, volta a soddisfare qualche ordine religioso, oggi purtroppo non meglio identificata. A.Orlando - D.Sanguineti, Catalogo della mostra Bernardo Strozzi . La conquista del colore, pag. 107, fig. 8

125


fig.1

dettagli con radiografia di confronto

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Giambattista Tiepolo (Venezia 1696 - Madrid 1770), attribuito a San Clemente e la Trinità olio su tela, cm 128x77

Euro 15.000 - 18.000 La maestosa pala d’altare del Tiepolo (fig.1), oggi conservata presso l’Alte Pinakothek di Monaco, era probabilmente destinata in origine ad una cappella di Notre Dame di Nymphenburg per volontà del principe elettore Clemente Augusto di Sassonia. Eseguita dal pittore nel giro d’anni compreso tra il 1737 e il 1738, si presenta inquadrata entro una preziosa cornice dal profilo sagomato. Anche nel nostro modelletto preparatorio si consuma la miracolosa apparizione della Trinità a papa Clemente, nonostante la composizione si sviluppi maggiormente in verticale rispetto alla soluzione finale, dove i gruppi figurali appaiono leggermente ribassati a favore di una più agevole sistemazione e di una più efficace chiave di lettura.

DIPINTI ANTICHI


127


121

Salvator Rosa (Napoli 1615 - Roma 1673), nei modi di Paesaggio arcadico con figure olio su tela, cm 80x60, in cornice dorata antica

Euro 3.000 - 4.000

122

Jans Frans Soolmaker (Anversa 1635 - ? 1686) Cavalieri che addestrano cavalli olio su tavola, 32x39, in cornice dorata

Euro 1.500 - 2.500

DIPINTI ANTICHI


123

Lucas de Wael (Anversa 1591-1661) Paesaggio con viandanti e pescatori olio su tela, cm 123x197

Euro 12.000 - 15.000 Pubblicazioni: “Van Dyck’s hosts in Genoa: Lucas and Cornelis De Wael’s lives, business activities and works” a cura di Alison Stoesser, Brepols publisher a pag. 728, pl. 2 Ringraziamo Camillo Manzitti per l’attribuzione di questo dipinto

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124

Scuola italiana del XVIII secolo Episodio evangelico olio su pietra paesina, cm 21x28

Euro 2.500 - 3.500

125

Scuola toscana del XVII secolo Martirio di Santa Caterina olio su pietra paesina, cm 28x20,7

Euro 2.000 - 3.000 DIPINTI ANTICHI


126

Filippo Angeli detto Filippo Napoletano (Roma ? 1587-1629), attribuito a Ratto di Proserpina olio su pietra paesina, cm 22,5x27

Euro 8.000 - 12.000

131


127

Scuola italiana del XVIII secolo Sibilla olio su tela ovale, cm 33,5x27

Euro 2.000 - 3.000

128

Rosalba Carriera (Venezia 1673-1757), ambito di Fanciulla con colomba pastello su carta telata, cm 63x43

Euro 2.500 - 3.000 L’opera è accompagnata da expertise di Rodolfo Pallucchini del 5/04/1943 che attribuisce l’opera a Rosalba Carriera definendo l’opera come uno dei pastelli più felici e spontanei della pittrice.

DIPINTI ANTICHI


129

Scuola genovese del XVII secolo Santo in estasi bozzetto a olio su tela, cm 57,5x34

Euro 2.000 - 3.000

130

Artista lombardo del XVIII secolo Apoteosi di santo bozzetto a olio su tela ovale, cm 39x52

Euro 1.500 - 2.500

133


131

Otto Marseus van Schrieck (Nimega 1619 - Amsterdam 1678), attribuito a Sottobosco olio su tela, cm 60x73

Euro 5.000 - 7.000

DIPINTI ANTICHI


132

Mario Nuzzi (Roma 1603-1673), attribuito a Natura morta con vaso di fiori olio su tela, cm 70x50, in bella cornice antica

Euro 5.000 - 6.000

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133

Giulio Cesare Procaccini (1574-1625) Visione Santa Teresa d’Avila olio su tela cm 176x234

Euro 50.000 - 60.000 Il dipinto è stato identificato con quello ricordato dalle fonti fin dal XVII secolo nella chiesa di San Carlo a Milano. Nel 1614 i Carmelitani Scalzi della congregazione di S. Elia avevano chiesto al Senato di Milano di poter comprare una casa con orto esistente nella zona di Porta Nuova, per potervi costruire il loro convento. La chiesa, costruita dall’architetto Aurelio Trezzi, verrà dedicata a San Carlo e Santa Teresa. Era a navata unica e affiancata da otto cappelle, adorne di quadri, tra gli altri di Francesco Cairo e Daniele Crespi; la decorazione dell’interno non si limitò alle sole cappelle: “su per le pareti, tra gli Archi sotto il Corniccione vengonsi appesi alcuni Quadri, rappresentando varii gesti della Santa Carmelitana Fondatrice usciti dal leggiadro cervello di Giulio Cesare Procaccini” (TORRE 1714, p. 245). I primi a ricordare l’esistenza dell’opera nella chiesa di San Carlo sono i Fratelli Santagostino, che redigono un catalogo dei dipinti esposti in luoghi pubblici a Milano, intorno al 1688 (cfr. per BONA CASTELLOTTI 1980). Essi ricordano infatti una “Madonna che mette la corona di grazie a Santa Teresa con San Giuseppe e molti angeli”, che va senza dubbio identificata con la tela della Collezione, così come già ipotizzato dal Brigstocke 1976, che conosceva l’opera perché illustrata dal Nicodemi, nel suo volume dedicato a Daniele Crespi del 1930. Questi la vide intorno al ‘30 nella Collezione Galeazzi a Milano, dalla quale direttamente è pervenuta all’attuale collocazione. La chiesa e il monastero di San carlo vennero soppressi nel 1805, allorché, il 27 luglio, i carmelitani scalzi del monastero furono costretti a trasferirsi alla Certosa di Pavia, e con vicende ancora sconosciute il dipinto giunse alla collezione milanese della famiglia Galeazzi. Provenienza: Coll. Privata Milano, chiesa di San Carlo fino al 1805; Milano, Collezione Galeazzi, 1994

DIPINTI ANTICHI


137


134

Giovan Battista Quagliata (Messina 1603-1673) Scena biblica olio su tela, cm 101x128

Euro 10.000 - 15.000 Importante ritrovamento appare questa grande tela riconducibile al catalogo di Giovan Battista Quagliata, misterioso maestro messinese la cui parabola artistica rimane ancora in parte un nodo da sciogliere. Dell’opera si erano perse le tracce, nonostante un negativo conservato presso la fototeca Longhi ne testimoniasse l’esistenza. Sul retro della foto, Roberto Longhi metteva già alla prova il suo buon occhio assegnando il dipinto al pittore (iscrizione manoscritta “G.B. Quagliata”), un’ipotesi accolta successivamente da Rosanna De Gennaro (De Gennaro 1985, pp. 29, 31) in occasione del suo prezioso cammeo monografico su “Prospettiva” nel 1985. Cresciuto all’interno di uno stimolante clima culturale messinese di primo Seicento, il Quagliata, venuto alla luce nel 1603, fu avviato ai rudimenti del mestiere nella bottega di famiglia, prima dal padre, Giovanni Domenico, e poi dal fratello maggiore, Andrea. Il suo biografo Francesco Susinno tramanda che si trasferì a Roma «giovanetto che non arrivava alli ventiquattro» per circa una dozzina d’anni, notizia che sembra trovare riscontro nelle scarse menzioni d’archivio che sono giunte fino a noi sul pittore. Nel 1634 fu membro dell’Accademia di San Luca e verso il 1640, all’età di trentasette anni fece rientro a Messina, forse stazionando brevemente nel vice regno. Come si evince dall’analisi del nostro esemplare, moduli napoletanomeridionali, quelli impiegati da Micco Spadaro, per esempio, si sposano con formule classicheggianti. È certo che Giovan Battista respirò nella capitale l’arte di Lanfranco e Domenichino, non mancando all’appuntamento neanche con quella di Vouet e di Poussin, che sembrano sovrintendere nell’organizzazione compositiva e figurale degli spazi narrativi. Al Poussin è stato curiosamente riferito il suo “Trionfo di David” oggi conservato presso la Galleria Corsini, una tela che viste le dimensioni analoghe la De Gennaro ha proposto di considerare come l’ideale pendant della nostra, entrambe da collocarsi entro gli anni Quaranta del secolo. Nel nostro esemplare, l’episodio narrato nell’Esodo (I, 16 -22) ha per protagoniste le sette figlie di Jetro, un sacerdote della terra di Madian, incappate mentre abbeverano il gregge in un facinoroso gruppo di pastori e tratte in salvo dal giovane Mosè che mette in fuga i molestatori venendo ricompensato con il matrimonio di una delle fanciulle. L’imprinting napoletano è domesticato qui da istanze classiciste e francesizzanti, soprattutto scoperte nella struttura equilibrata del gruppo figurale delle fanciulle e nell’ingentilimento delle forme. Bibliografia: R. De Gennaro, “Profilo di Giovan Battista Quagliata”, in “Prospettiva”, 43, 1985, pp. 26-42.

DIPINTI ANTICHI


135

Scuola dell’Italia meridionale del XVIII secolo Episodi con cavaliere coppia di dipinti a olio su specchio, cm 24x19,5

Euro 2.500 - 3.500

139


136

Jan Roos (Anversa 1591 - Genova 1638) Scena allegorica con figura femminile olio su tela, cm 160x200

Euro 20.000 - 30.000 La tradizione fiamminga si sposa qui con quella genovese dando vita ad un capolavoro che rimettiamo al catalogo di Jan Ross, quel pittore dalle due anime, come ha spesso precisato Anna Orlando, che fu grado di portare a compimento la sintesi mirabile tra la sua cultura anversese d’origine e quella genovese d’adozione. Imbarcatosi per l’Italia nel 1614, Roos fece visita prima a Roma insieme ai fratelli De Wael, per poi risalire a Genova nel 1616 con l’intento di riprendere la strada di casa. Eppure, “trattenuto da alcuni Signori perché facesse loro alcune pitture”, fu costretto a modificare i suoi piani e, abbandonando definitivamente l’idea di tornare a riascoltare lo sciabordio dei galeoni, si installò a Genova, dove si sposò e aprì una bottega che ebbe immediato successo e che gestì fino alla sua morte, avvenuta nel 1638. Qui, l’ormai naturalizzato italiano Giovanni Rosa, ebbe modo di collaborare con il cognato Giacomo Legi e di formare il fiorante Stefano Camogli, nonché di lasciare che la sua fama si rispandesse fino alla corte dei Medici, e poi ancora oltralpe in Francia e in Spagna. La sua maestria fu sommamente lodata dalle fonti coeve che lo ricordano come “ingegnoso coloritore” e autore di “naturalissimi frutti e fiori” ma anche di “naturalissimi ritratti”, come si evince dagli esemplari oggi conservati al Museo del Prado e presso la Galleria Corsini di Roma. Non fa eccezione il nostro dipinto che ci presenta una donna, immersa in un tripudio di fiori e frutta, accolta da una natura festante che le fa da sipario. Sulla destra si apre una quinta che digrada sulla campagna ridente e accanto alla fanciulla, che assume immediatamente una valenza allegorica, riposa mesta una pecora accanto alla quale si presentano invitanti alcune forme di formaggio. Con la consueta perizia tecnica, il Rosa si attarda sul dettaglio mettendo in atto quell’indagine micrografica tipica della pittura fiamminga e facendo ricorso al contempo, al morbido impasto genovese di vandyckiana e strozziana memoria.

DIPINTI ANTICHI


141


137

138

Francesco Londonio (Milano 1723-1783)

Francesco Londonio (Milano 1723-1783)

Pastore con caprette

La mungitura

olio su tavola, cm 27x38

olio su tavola, cm 29x38

Euro 3.000 - 4.000

Euro 2.000 - 3.000

DIPINTI ANTICHI


139

Felice Rubbiani (Modena 1677 - Villa San Pancrazio 1752), attribuito a Natura morta con fiori, tappeto e canestro di frutti olio su tela, cm 80x120 reca al retro targa della Galleria Adel di La Spezia

Euro 4.000 - 6.000

143


140

Michelangelo Pace da Campidoglio (Roma 1610-1670) Natura morta con zucche e frutti olio su tela, cm 96,5x133

Euro 20.000 - 25.000

DIPINTI ANTICHI


145


141

Willem II Van de Velde (Leida 1633 - Greenwich 1707), attribuito a Velieri in navigazione olio su tela, cm 130x188

Euro 6.000 - 8.000

DIPINTI ANTICHI


Carlo Grubacs


142

Carlo Grubacs (Venezia 1801-1878) Veduta di Palazzo Ducale e della Basilica dei Santi Giovanni e Paolo coppia di dipinti a olio su tavoletta, cm 15x25

Euro 10.000 - 15.000

DIPINTI ANTICHI


143

Carlo Grubacs (Venezia 1801-1878) Veduta di Palazzo Ducale e del Canal Grande coppia di dipinti a olio su tavoletta, cm 14x25,5 e 14,5x25

Euro 10.000 - 15.000

149


144

Alessandro Magnasco (Genova 1667-1749) Monaci in preghiera in un bosco olio su tela, cm 72 x 91

Euro 10.000 - 15.000

DIPINTI ANTICHI


145

Giovanni Bernardo Carbone (1616-1683) Ritratto di dama con bambino olio su tela, cm 224x134

Euro 8.000 - 12.000 Giovanni Bernardo Carbone fu uno dei migliori pittori genovesi del Seicento. Nacque a Genova nel 1614 ed iniziò a lavorare fin da giovane nella bottega di Giovanni Andrea de Ferrari, a sua volta allievo di Bernardo Strozzi. Importanti furono i suoi soggiorni a Venezia, di cui il piĂš noto fu compiuto tra il 1650 e il 1659. Ăˆ ricordato soprattutto come ritrattista di nobili ed aristocratici ripresi con tutta la loro opulenza, con un gusto accostabile a quello del fiammingo Anthony Van Dyck, che aveva vissuto a Genova intorno agli anni Venti del secolo divenendo il ritrattista piĂš ricercato dalle grandi famiglie aristocratiche genovesi.

151


146

Thomas Douglas Guest (1781-1845) Simposio olio su tela, cm 140x211 firmato e datato

Euro 15.000 - 20.000

DIPINTI ANTICHI


153


147

Cannella Giuseppe (Verona 1788 - Firenze 1847) Paesaggio con carrozze olio su tela, cm 50x72, in cornice dorata

Euro 8.000 - 12.000

DIPINTI ANTICHI


148

Giuseppe Molteni (Affori 1800 - Milano 1867) Ritratto di artista olio su tela, cm 82x63

Euro 5.000 - 7.000 Alle parole del Prof. Fernando Mazzocca, autore di una scheda critica che accompagna il dipinto, affidiamo l’entusiastica descrizione del ritrattato: “L’alta qualità del dipinto e le sue precise caratteristiche stilistiche determinano la sua attribuzione a Giuseppe Molteni che, in rivalità con Hayez, è stato il ritrattista più apprezzato della Milano romantica. La particolarità dell’abbigliamento, con la blusa dal colletto molto ampio, la camicia bianca e il berretto rosso, suggerisce che si tratti del ritratto di un artista frequentato dal pittore in quegli anni. La bella e densa materica pittorica, quel modo di modulare le pieghe molto elaborate e risolte con un incredibile evidenza plastica, in modo da rendere la consistenza delle stoffe, induce a riferire l’opera agli esordi di Molteni che alla fine degli anni venti ha iniziato a mietere successi alle esposizioni di Brera dove sarà acclamato dalla critica e amato dal pubblico”.

155


149

Giovanni Battista Cipriani (Firenze 1727 - Londra 1785), attribuito a Teseo ed Etra olio su tavola, cm 43x30,5

Euro 2.000 - 4.000 DIPINTI ANTICHI


150

Artista del XIX secolo Vedute di Venezia coppia di dipinti a olio su tela, cm 25x35

Euro 6.000 - 8.000

157


151

Giacomo Trecourt (Bergamo 1812 - Pavia 1882), ambito di La predica di San Giovanni Battista olio su tela, cm 249x345

Euro 15.000 - 20.000

DIPINTI ANTICHI


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IMPORTANTE STIPO IN EBANO, BRONZO DORATO ED ESSENZE PREGIATE decorato con pitture su ante e cassetti. Fiandre XVII secolo

Importanti Opere e Arredi Genova 11 Dicembre 2020


BOTTEGA DI GIAN LORENZO BERNINI E GIAN LORENZO BERNINI Testa di leone in terracotta - Roma XVII secolo

Scultura e Oggetti d’Arte Genova 11 Dicembre 2020


COMPRARE E VENDERE TERMINOLOGIA Qui di seguito si precisa il significato dei termini utilizzati nelle schede delle opere in catalogo:

stile di / maniera di ...: a nostro avviso è un’opera nello stile dell’artista indicato, ma eseguita in epoca successiva;

nome artista: a nostro parere probabile opera dell’artista indicato;

da ...: sembrerebbe una copia di un’opera conosciuta dell’artista indicato, ma di datazione imprecisata;

attribuito a ...: è nostra opinione che possa essere opera dell’artista citato, in tutto o in parte;

datato: si tratta, a nostro parere, di un’opera che appare realmente firmata e datata dall’artista che l’ha eseguita;

bottega di / scuola di ...: a nostro parere è opera di mano sconosciuta della bottega dell’artista indicato, che può o meno essere stata eseguita sotto la direzione dello stesso o in anni successivi alla sua morte;

firma e/o data iscritta: sembra che questi dati siano stati aggiunti da mano o in epoca diversa da quella dell’artista indicato;

cerchia di / ambito di ...: a nostro avviso è un’opera di mano non identificata, non necessariamente allievo dell’artista citato; seguace di / nei modi di ...: a nostro parere opera di un autore che lavorava nello stile dell’artista;

COMPRARE Precede l’asta un’esposizione durante la quale l’acquirente potrà prendere visione dei lotti, constatarne l’autenticità e verificarne le condizioni di conservazione. Il nostro personale di sala ed i nostri esperti saranno a Vostra disposizione per ogni chiarimento. Chi fosse impossibilitato alla visione diretta delle opere può richiedere l’invio di foto digitali dei lotti a cui è interessato, accompagnati da una scheda che ne indichi dettagliatamente lo stato di conservazione. Tali informazioni riflettono comunque esclusivamente opinioni e nessun dipendente o collaboratore della Cambi può essere ritenuto responsabile di eventuali errori ed omissioni ivi contenute. Questo servizio è disponibile per i lotti con stima superiore ad € 1.000. Le descrizioni riportate sul catalogo d’asta indicano l’epoca e la provenienza dei singoli oggetti e rappresentano l’opinione dei nostri esperti. Le stime riportate sotto la scheda di ogni oggetto rappresentano la valutazione che i nostri esperti assegnano a ciascun lotto. Il prezzo base d’asta è la cifra di partenza della gara ed è normalmente più basso della stima minima. La riserva è la cifra minima concordata con il mandante e può essere inferiore, uguale o superiore alla stima riportata nel catalogo. Le battute in sala progrediscono con rilanci dell’ordine del 10%, variabili comunque a discrezione del battitore. Il prezzo di aggiudicazione è la cifra alla quale il lotto viene aggiudicato. A questa il compratore dovrà aggiungere i diritti d’asta del 25% fino ad € 400.000, e del 21% su somme eccedenti tale importo, comprensivo dell’IVA come dalle normative vigenti. Chi fosse interessato all’acquisto di uno o più lotti potrà partecipare all’asta in sala servendosi di un numero personale (valido per tutte le tornate di quest’asta) che gli verrà fornito dietro compilazione di una scheda di partecipazione con i dati personali e le eventuali referenze bancarie. Chi fosse impossibilitato a partecipare in sala, registrandosi nell’Area My Cambi sul nostro portale www.cambiaste.com, potrà usufruire del nostro servizio di Asta Live, partecipando in diretta tramite web oppure di usufruire del nostro servizio di offerte scritte, compilando l’apposito modulo. La cifra che si indica è l’offerta massima, ciò significa che il lotto potrà essere aggiudicato all’offerente anche al di sotto di tale somma, ma che di fronte ad un’offerta superiore verrà aggiudicato ad altro concorrente. Le offerte, scritte e telefoniche, per lotti con stima inferiore a 300 euro, sono accettate solamente in presenza di un’offerta scritta pari alla stima minima riportata a catalogo. Sarà una delle nostre telefoniste a mettersi in contatto con voi, anche in lingua straniera, per farvi partecipare in diretta telefonica all’asta per il lotto che vi interessa; la telefonata potrà essere registrata.

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PAGAMENTI Dopo trenta giorni lavorativi dalla data dell’asta, la Cambi liquiderà la cifra dovuta per la vendita per mezzo di assegno bancario da ritirare presso i nostri uffici o bonifico su c/c intestato al proprietario dei lotti, a condizione che l’acquirente abbia onorato l’obbligazione assunta al momento dell’aggiudicazione, e che non vi siano stati reclami o contestazioni inerenti i beni aggiudicati. Al momento del pagamento verrà rilasciata una fattura in cui saranno indicate in dettaglio le aggiudicazioni, le commissioni e le altre eventuali spese. In ogni caso il saldo al mandante verrà effettuato dalla Cambi solo dopo aver ricevuto per intero il pagamento dall’acquirente. modalità di pagamento Il pagamento dei lotti aggiudicati deve essere effettuato entro dieci giorni dalla vendita tramite: - contanti fino a 1999 euro - assegno circolare intestato a: Cambi Casa d’Aste S.r.l. - bonifico bancario presso: UBI Banca, via Ceccardi, Genova. IBAN: IT60U0311101401000000019420 BIC/SWIFT: BLOPIT22

RITIRO Il ritiro dei lotti acquistati deve essere effettuato entro le due settimane successive alla vendita. Trascorso tale termine la merce potrà essere trasferita a cura e rischio dell’acquirente presso il magazzino Cambi a Genova. In questo caso verranno addebitati costi di trasporto e magazzinaggio e la Cambi sarà esonerata da ogni responsabilità nei confronti dell’aggiudicatario in relazione alla custodia, all’eventuale deterioramento o deperimento degli oggetti. Al momento del ritiro del lotto, l’acquirente dovrà fornire un documento d’identità. Qualora fosse incaricata del ritiro dei lotti già pagati una terza persona, occorre che quest’ultima sia munita di delega scritta rilasciata dall’acquirente e di una fotocopia del documento di identità di questo. Il personale della Cambi potrà organizzare l’imballaggio ed il trasporto dei lotti a spese e rischio dell’aggiudicatario e su espressa richiesta di quest’ultimo, il quale dovrà manlevare la Cambi da ogni responsabilità in merito.

PERIZIE Gli esperti della Cambi sono disponibili ad eseguire perizie scritte per assicurazioni, divisioni ereditarie, vendite private o altri scopi, dietro pagamento di corrispettivo adeguato alla natura ed alla quantità di lavoro necessario. Per informazioni ed appuntamenti rivolgersi agli uffici della casa d’aste presso il Castello Mackenzie, ai recapiti indicati sul presente catalogo.


BUYING AND SELLING TERMINOLOGY A clarification of the terms used in the lot descriptions in the catalogue:

disciple of/in the ways of...: we believe it to be the creation of an author who worked in the style of the mentioned artist;

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in the style of/manner of...: in our opinion, a work in the style of the mentioned artist, created in a later time;

attributed to...: it is our belief that the the item may be the source of the mentioned artist, in whole or in part;

based on...: it looks like a copy of a known work by the mentioned artist, but the date is unspecified;

restorations: auctioned items, that are antique or previously owned, are almost always subject to restorations and integrations and/or replacements. This indication will only stated in the cases where the auction house’s experts consider such restorations to be above average, and of a nature that may partly compromise the lot’s integrity;

atelier/school of...: in our opinion, it is the work of an unknown hand belonging to the mentioned artist’s atelier and may or may not have been done under the artist’s guidance, or following the artist’s death;

signed / dated: in our belief it is a work that appears to have been signed and dated by the artist;

circle/field of...: in our opinion, the work of an unidentified artist, not necessarily a pupil of the mentioned artist;

BUYING Each auction is preceded by an exhibition during which the buyer may view the lots, ascertain their authenticity and verify their overall conditions. Our staff and our experts will be at your disposal for any clarifications. If you are unable to attend the viewing directly may request digital photographs of the lots you are interested in, alongside a file that indicates their conditions in detail. All such information is exclusively an opinion and no Cambi employee or collaborator may be held liable for any mistakes or omissions contained therein. This service is available for lots with an estimate higher than € 1,000. The descriptions in the auction catalogue state the period, the provenance and the characteristics of the single items and reflect our experts’ opinions. The estimates stated beneath each item’s file represent the valuation that our experts assign to each lot. The starting bid is the initial price set for the auction and is usually lower than the minimum estimate. The reserve price is the minimum price agreed upon with the consignor and it may be lower, equal or higher than the estimate given in the catalogue. Bid increments are set at 10% steps, however they may vary at the auctioneer’s discretion. The hammer price is the price at which the lot is sold. In addition to it, the seller shall pay auction rights for 25% up to € 400,000, and for 21% on amounts exceeding € 400,000, including VAT as applicable by existing laws. Whoever is interested in purchasing one or more lots may participate in the auction using a personal number (valid for all sessions of the specific auction), that will be provided after filling in a participation form with personal information and credit references where applicable. If you are unable to attend the auction, by registering on the My Cambi area in our portal www.cambiaste.com, you may access our Live Auction service, participating online in real time, or choose our written bid service by filling in the form. The amount you state is your highest bid, this means that the lot may be sold to you at a lower or equal price, but if there are higher bids it will be sold to another bidder. Written or telephone bids for lots with estimates below 300 euros are only accepted if the bid is equal to or higher than the minimum estimate stated in the catalogue. One of our telephone operators will contact you, in a foreign language if necessary, to allow you to participate in the auction for the lot you are interested in in real time; calls may be recorded. We recommend that you also indicate your highest bid when requesting telephone contact in case it were not possible to reachyou at the time of the auction.

inscribed signature and/or date: the information seems to have been added by a different hand or in a different period;

defects: the lot has visible and obvious flaws, breakages, or signs of wear ancient elements: the items have been assembled using elements or materials from previous ages.

... century: a purely exploratory time indication, that may be include a certain approximation;

The services that allow customers to place bids in writing, via telephone or online are complimentary services offered by Cambi; they do not imply any liability for bids inadvertently not being placed or for any mistakes connected to placing the bids. The bids will only be deemed valid if received 5 hours before the auction at the latest.

SELLING

fulfilled the obligation taken on at the moment of the sale, and that there haven’t been any complaints or objections regarding the sold items. At the time of payment, an invoice will be issued, stating the hammer prices, commissions and any other expenses in detail. In any case, Cambi shall settle the payment with the consignor only after receiving full payment by the purchaser. The payment of purchased lots must be settled within ten days from the auction via:

Cambi Auction House is available to perform complimentary estimates of items that may be sold in upcoming auctions. A provisional estimate may be given based on photographs presented with all information regarding the item (measurements, signatures, overall conditions) and any relevant documentation owned by the consignors. It is also possible to book an appointment for an estimate in person.

- cash, up to € 1,999 - cashier’s cheque made out to: Cambi Casa d’Aste S.r.l. - bank transfer to: UBI Banca, via Ceccardi, Genova. IBAN: IT60U0311101401000000019420 BIC/SWIFT: BLOPIT22

Before the auction, a reserve price will be agreed upon; it is the lowest amount below which the lot may not be sold. This sum is strictly confidential; it may be lower, equal to or higher than the estimate given in the catalogue and shall be protected by the auctioneer through incrementing bids. If the reserve price is not met, the lot will be unsold. The Auction House shall withhold a 15% commission (with a minimum fee of € 30) that includes a 1% as insurance coverage. Upon consignment of the lots to the Auction House, a receipt will be issued containing the descriptions of the lots and the agreed reserve prices, then the consignor shall sign the sales mandate that states the contract terms, the reserve prices, the lot numbers and any additional costs that shall be borne by the client. Before the auction, consignors shall receive a copy of the catalogue that includes their items. After the auction, consignors shall receive a report listing all their items and their hammer prices. A reduction of the reserve price may be agreed upon for unsold lots, allowing time for any and all follow-up sales attempts that shall also be made through private negotiation. Otherwise, unsold lots must be taken back at the consignor’s own duty and expense within thirty days from the auction date. After said term, transportation and storage expenses shall apply. Cambi shall in no case be held liable for the loss or damage of unsold lots left by consignors in the Auction House’s storage facilities, if said damage is caused by or derive from variations in humidity or temperature, from normal wear and tear or a gradual deterioration due to any operations carried out on the items by third parties appointed by the consignors, or to hidden defects (including woodworms).

PAYMENTS After thirty business days from the auction date, Cambi shall pay out the owed amount for the sale via bank cheque that shall be picked up at our offices or via bank transfer on the lot owner’s current account, provided that the purchaser has

COLLECTION All purchased lots must be collected within the two weeks following the auction. After said term, the goods may be transferred at the purchaser’s own risk and expenses to Cambi’s storage facility in Genova. In this case, transportation and storage costs will apply and Cambi shall not be held liable for any responsibilities towards the purchaser regarding the storage of the lots or any deterioration or damage suffered. At the time of collection, the purchaser shall provide valid proof of identity. If a third party is appointed with the collection of lots that have already been paid, such person must provide the purchaser’s written proxy and a copy of the purchaser’s identity document. Cambi’s staff may arrange for the lots to be packaged and transported at the purchaser’s own risk and expense and upon the purchaser’s express request, indemnifying Cambi from all liabilities therein.

APPRAISALS Cambi’s experts are available to provide written appraisals for insurance purposes, divisions of inheritance, private sales or other purposes, on payment of a fee that is proportionate to the nature and the amount of work required. To request information or book an appointment, please contact the Auction House’s offices in Castello Mackenzie, at the address or telephone numbers stated in this catalogue.


CONDIZIONI DI VENDITA La Cambi Casa d’Aste S.r.l. sarà di seguito denominata “Cambi”.

1 Le vendite si effettuano al maggior offerente e si intendono per “contanti”. La Cambi agisce in qualità di mandataria con rappresentanza in nome proprio e per conto di ciascun venditore, ai sensi e per gli effetti dell’art. 1704 cod. civ.. La vendita deve considerarsi avvenuta tra il venditore e l’acquirente; ne consegue che la Cambi non assume nei confronti degli acquirenti o di terzi in genere altre responsabilità all’infuori di quelle derivanti dalla propria qualità di mandataria. Ogni responsabilità ex artt. 1476 ss. cod. civ. continua a gravare in capo ai venditori delle opere. Il colpo di martello del Direttore della vendita - banditore - determina la conclusione del contratto di vendita tra il venditore e l’acquirente. 2 I lotti posti in vendita sono da considerarsi come beni usati forniti come pezzi d’antiquariato e come tali non qualificabili come “prodotto” secondo la definizione di cui all’art. 3 lett. e) del Codice del consumo (D.Lgs. 6.09.2005 n. 206). 3 Precederà l’asta un’esposizione delle opere, durante la quale il Direttore della vendita o i suoi incaricati saranno a disposizione per ogni chiarimento; l’esposizione ha lo scopo di far esaminare l’autenticità, l’attribuzione, lo stato di conservazione, la provenienza, il tipo e la qualità degli oggetti e chiarire eventuali errori o inesattezze in cui si fosse incorsi nella compilazione del catalogo. Nell’impossibilità di prendere visione diretta degli oggetti è possibile richiedere condition report (tale servizio è garantito esclusivamente per i lotti con stima superiore a € 1.000). L’interessato all’acquisto di un lotto si impegna, quindi, prima di partecipare all’asta, ad esaminarlo approfonditamente, eventualmente anche con la consulenza di un esperto o di un restauratore di sua fiducia, per accertarne tutte le suddette caratteristiche. Dopo l’aggiudicazione non sono ammesse contestazioni al riguardo e ne’ la Cambi ne’ il venditore potranno essere ritenuti responsabili per i vizi relativi alle informazioni concernenti gli oggetti in asta. 4 I lotti posti in asta sono venduti nello stato in cui si trovano al momento dell’esposizione, con ogni relativo difetto ed imperfezione quali rotture, restauri, mancanze o sostituzioni. Tali caratteristiche, anche se non espressamente indicate sul catalogo, non possono essere considerate determinanti per contestazioni sulla vendita. I beni di antiquariato per loro stessa natura possono essere stati oggetto di restauri o sottoposti a modifiche di vario genere, quale ad esempio la sovra-pitturazione: interventi di tale tipo non possono mai essere considerati vizi occulti o contraffazione di un lotto. Per quanto riguarda i beni di natura elettrica o meccanica, questi non sono verificati prima della vendita e sono acquistati dall’acquirete a suo rischio e pericolo. I movimenti degli orologi sono da considerarsi non revisionati. 5 Le descrizioni o illustrazioni dei lotti contenute nei cataloghi, in brochures ed in qualsiasi altro materiale illustrativo, hanno carattere meramente indicativo e riflettono opinioni, pertanto possono essere oggetto di revisione prima che il lotto sia posto in vendita. La Cambi non potrà essere ritenuta responsabile di errori ed omissioni relative a tali descrizioni, ne’ in ipotesi di contraffazione, in quanto non viene fornita alcuna garanzia implicita o esplicita relativamente ai lotti in asta. Inoltre, le illustrazioni degli oggetti presentati sui cataloghi o altro materiale illustrativo hanno esclusivamente la finalità di identificare il lotto e non possono essere considerate rappresentazioni precise dello stato di conservazione dell’oggetto. 6 Per i dipinti antichi e del XIX secolo si certifica soltanto l’epoca in cui l’autore attribuito è vissuto e la scuola cui esso è appartenuto. Le opere dei secoli XX e XXI (arte moderna e contemporanea) sono, solitamente, accompagnati da certificati di autenticità e altra documentazione espressamente citata nelle relative schede. Nessun diverso certificato, perizia od opinione, richiesti o presentati a vendita avvenuta, potrà essere fatto valere quale motivo di contestazione dell’autenticità di tali opere. 7 Tutte le informazioni sui punzoni dei metalli, sulla caratura ed il peso dell’oro, dei diamanti e delle pietre di colore sono da considerarsi puramente indicative e approssimative e la Cambi non potrà essere ritenuta responsabile per eventuali errori contenuti nelle suddette informazioni e per le falsificazioni ad arte degli oggetti preziosi. La Cambi non garantisce i certificati eventualmente acclusi ai preziosi eseguiti da laboratori gemmologici indipendenti, anche se riferimenti ai risultati di tali esami potranno essere citati a titolo informativo per gli acquirenti.

8 Per quanto riguarda i libri, non si accettano contestazioni relative a danni alla legatura, macchie, fori di tarlo, carte o tavole rifilate e ogni altro difetto che non leda la completezza del testo e-o dell’apparato illustrativo; ne’ per mancanza di indici di tavole, fogli bianchi, inserzioni, supplementi e appendici successivi alla pubblicazione dell’opera. In assenza della sigla O.C. si intende che l’opera non è stata collazionata e non ne è pertanto garantita la completezza. 9 Ogni contestazione, da decidere innanzitutto in sede scientifica fra un consulente della Cambi ed un esperto di pari qualifica designato dal cliente, dovrà essere fatta valere in forma scritta a mezzo di raccomandata a/r entro quindici giorni dall’aggiudicazione. Decorso tale termine cessa ogni responsabilità della Società. Un reclamo riconosciuto valido porta al semplice rimborso della somma effettivamente pagata, a fronte della restituzione dell’opera, esclusa ogni altra pretesa. In caso di contestazioni fondate ed accettate dalla Cambi relativamente ad oggetti falsificati ad arte, purché l’acquirente sia in grado di riconsegnare il lotto libero da rivendicazioni o da ogni pretesa da parte di terzi ed il lotto sia nelle stesse condizioni in cui si trovava alla data della vendita, la Cambi potrà, a sua discrezione, annullare la vendita e rivelare all’aggiudicatario che lo richieda il nome del venditore, dandone preventiva comunicazione a quest’ultimo. In parziale deroga di quanto sopra, la Cambi non effettuerà il rimborso all’acquirente qualora la descrizione del lotto nel catalogo fosse conforme all’opinione generalmente accettata da studiosi ed esperti alla data della vendita o indicasse come controversa l’autenticità o l’attribuzione del lotto, nonchè se alla data della pubblicazione del lotto la contraffazione potesse essere accertata soltanto svolgendo analisi difficilmente praticabili, o il cui costo fosse irragionevole, o che avrebbero potuto danneggiare e comunque comportare una diminuzione di valore del lotto. 10 Il Direttore della vendita può accettare commissioni di acquisto delle opere a prezzi determinati, su preciso mandato, nonchè formulare offerte per conto terzi. Durante l’asta è possibile che vengano fatte offerte per telefono le quali sono accettate a insindacabile giudizio della Cambi e trasmesse al Direttore della vendita a rischio dell’offerente. Tali collegamenti telefonici potranno essere registrati. 11 Gli oggetti sono aggiudicati dal Direttore della vendita; in caso di contestazione su di un’aggiudicazione, l’oggetto disputato viene rimesso all’incanto nella seduta stessa, sulla base dell’ultima offerta raccolta. Lo stesso può inoltre, a sua assoluta discrezione ed in qualsiasi momento dell’asta: ritirare un lotto, fare offerte consecutive o in risposta ad altre offerte nell’interesse del venditore fino al raggiungimento del prezzo di riserva, nonchè adottare qualsiasi provvedimento che ritenga adatto alle circostanze, come abbinare o separare i lotti o eventualmente variare l’ordine della vendita. 12 Prima dell’ingresso in sala i clienti che intendono concorrere all’aggiudicazione di qualsivoglia lotto, dovranno richiedere l’apposito “numero personale” che verrà consegnato dal personale della Cambi previa comunicazione da parte dell’interessato delle proprie generalità ed indirizzo, con esibizione e copia del documento di identità; potranno inoltre essere richieste allo stesso referenze bancarie od equivalenti garanzie per il pagamento del prezzo di aggiudicazione e dei diritti d’asta. Al momento dell’aggiudicazione, chi non avesse già provveduto, dovrà comunque comunicare alla Cambi le proprie generalità ed indirizzo. La Cambi si riserva il diritto di negare a chiunque, a propria discrezione, l’ingresso nei propri locali e la partecipazione all’asta, nonchè di rifiutare le offerte di acquirenti non conosciuti o non graditi, a meno che venga lasciato un deposito ad intera copertura del prezzo dei lotti desiderati o fornita altra adeguata garanzia. In seguito a mancato o ritardato pagamento da parte di un acquirente, la Cambi potrà rifiutare qualsiasi offerta fatta dallo stesso o da suo rappresentante nel corso di successive aste. 13 Al prezzo di aggiudicazione sono da aggiungere i diritti di asta pari al 25% fino ad € 400.000, ed al 21% su somme eccedenti tale importo, comprensivo dell’IVA prevista dalla normativa vigente. Qualunque ulteriore onere o tributo relativo all’acquisto sarà comunque a carico dell’aggiudicatario. 14 L’acquirente dovrà versare un acconto all’atto dell’aggiudicazione e completare il pagamento, prima di ritirare la merce, non oltre dieci giorni dalla fine della vendita. In caso di mancato pagamento, in tutto o in parte, dell’ammontare totale

dovuto dall’aggiudicatario entro tale termine, la Cambi avrà diritto, a propria discrezione, di: a) restituire il bene al mandante, esigendo a titolo di penale da parte del mancato acquirente il pagamento delle commissioni perdute; b) agire in via giudiziale per ottenere l’esecuzione coattiva dell’obbligo d’acquisto; c) vendere il lotto tramite trattativa privata o in aste successive per conto ed a spese dell’aggiudicatario, ai sensi dell’art. 1515 cod.civ., salvo in ogni caso il diritto al risarcimento dei danni. Decorso il termine di cui sopra, la Cambi sarà comunque esonerata da ogni responsabilità nei confronti dell’aggiudicatario in relazione all’eventuale deterioramento o deperimento degli oggetti ed avrà diritto di farsi pagare per ogni singolo lotto i diritti di custodia oltre a eventuali rimborsi di spese per trasporto al magazzino, come da tariffario a disposizione dei richiedenti. Qualunque rischio per perdita o danni al bene aggiudicato si trasferirà all’acquirente dal momento dell’aggiudicazione. L’acquirente potrà ottenere la consegna dei beni acquistati solamente previa corresponsione alla Cambi del prezzo e di ogni altra commissione, costo o rimborso inerente.

15 Per gli oggetti sottoposti alla notifica da parte dello Stato ai sensi del D.Lgs. 22.01.2004 n. 42 (c.d. Codice dei Beni Culturali) e ss.mm., gli acquirenti sono tenuti all’osservanza di tutte le disposizioni legislative vigenti in materia. L’aggiudicatario, in caso di esercizio del diritto di prelazione da parte dello Stato, non potrà pretendere dalla Cambi o dal venditore alcun rimborso di eventuali interessi sul prezzo e sulle commissioni d’asta già corrisposte. L’esportazione di oggetti da parte degli acquirenti residenti o non residenti in Italia è regolata della suddetta normativa, nonché dalle leggi doganali, valutarie e tributarie in vigore. Pertanto, l’esportazione di oggetti la cui datazione risale ad oltre settant’anni è sempre subordinata alla licenza di libera circolazione rilasciata dalla competente Autorità. La Cambi non assume alcuna responsabilità nei confronti dell’acquirente in ordine ad eventuali restrizioni all’esportazione dei lotti aggiudicati, ne’ in ordine ad eventuali licenze o attestati che lo stesso debba ottenere in base alla legislazione italiana. 16 Per ogni lotto contenente materiali appartenenti a specie protette come, ad esempio, corallo, avorio, tartaruga, coccodrillo, ossi di balena, corni di rinoceronte, etc., è necessaria una licenza di esportazione CITES rilasciata dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio. Si invitano i potenziali acquirenti ad informarsi presso il Paese di destinazione sulle leggi che regolano tali importazioni. 17 Il diritto di seguito verrà posto a carico del venditore ai sensi dell’art. 152 della L. 22.04.1941 n. 633, come sostituito dall’art. 10 del D.Lgs. 13.02.2006 n. 118. 18 I valori di stima indicati nel catalogo sono espressi in euro e costituiscono una mera indicazione. Tali valori possono essere uguali, superiori o inferiori ai prezzi di riserva dei lotti concordati con i mandanti. 19 Le presenti Condizioni di Vendita, regolate dalla legge italiana, sono accettate tacitamente da tutti i soggetti partecipanti alla procedura di vendita all’asta e restano a disposizione di chiunque ne faccia richiesta. Per qualsiasi controversia relativa all’attività di vendita all’asta presso la Cambi è stabilita la competenza esclusiva del foro di Genova. 20 Ai sensi dell’art. 13 del regolamento UE 679/2016 (GDPR), la Cambi, nella sua qualità di titolare del trattamento, informa che i dati forniti verranno utilizzati, con mezzi cartacei ed elettronici, per poter dare piena ed integrale esecuzione ai contratti di compravendita stipulati dalla stessa società, nonchè per il perseguimento di ogni altro servizio inerente l’oggetto sociale della Cambi Srl. Per dare esecuzione a contratti il conferimento dei dati è obbligatorio mentre per altre finalità è facoltativo e sarà richiesto con opportune modalità. Per prendere visione dell’informativa estesa si faccia riferimento alla privacy policy sul sito web www.cambiaste.com. La registrazione alle aste consente alla Cambi di inviare i cataloghi delle aste successive ed altro materiale informativo relativo all’attività della stessa. 21 Qualsiasi comunicazione inerente alla vendita dovrà essere effettuata mediante lettera raccomandata A.R. indirizzata alla: Cambi Casa d’Aste Castello Mackenzie - Mura di S. Bartolomeo 16 16122 Genova


CONDITIONS OF SALE Cambi Casa d’Aste S.r.l. will be, hereinafter, referred to as “Cambi”.

1 Sales will be awarded to the highest bidder and it is understood to be in “cash”. Cambi acts as an agent on an exclusive basis in its name but on behalf of each seller, according to article 1704 of the Italian Civil Code. Sales shall be deemed concluded directly between the seller and the buyer; it follows that Cambi does not take any responsibility towards the buyer or other people, except for those concerning its agent activity. All responsibilities pursuant to the former articles 1476 and following of the Italian Civil Code continue to rest on the owners of each item. The Auctioneer’s hammer stroke defines the conclusion of the sales contract between the seller and the buyer. 2 The goods on sale are considered as second-hand goods, put up for sale as antiques. As a consequence, the definition given to the goods under clause 3 letter “e” of Italian Consumer’s Code (D. Lgs. 6.09.2005, n. 206) does not apply to them. 3 Before the beginning of the auction, an exposition of the items will take place, during which the Auctioneer and his representatives will be available for any clarifications. The purpose of this exposition is to allow a thorough evaluation of authenticity, attribution, condition, provenance, origin, date, age, type and quality of the lots to be auctioned and to clarify any possible typographical error or inaccuracy in the catalogue. If unable to take direct vision of the objects is possible to request condition reports (this service is only guaranteed for lots with estimate more than € 1.000). The person interested in buying something, commits himself, before taking part to the action, to analyze it in depth, even with the help of his own expert or restorer, to be sure of all the above mentioned characteristics. No claim will be accepted by Cambi after the sale, nor Cambi nor the seller will be held responsible for any defect concerning the information of the objects for sale. 4 The objects of the auction are sold in the conditions in which they are during the exposition, with all the possible defects and imperfections such as any cracks, restorations, omissions or substitutions. These characteristics, even if not expressly stated in the catalog, can not be considered determinants for disputes on the sale. Antiques, for their own nature, can have been restored or modified (for example over-painting): these interventions cannot be considered in any case hidden defects or fakes. As for mechanical or electrical goods, these are not verified before the selling and the purchaser buys them at his own risk. The movements of the clocks are to be considered as non verified. 5 The descriptions or illustrations of the goods included in the catalogues, leaflets and any other illustrative material, have a mere indicative character and reflect opinions, so they can be revised before the object is sold. Cambi cannot be held responsible for mistakes or omissions concerning these descriptions nor in the case of hypothetical fakes as there is no implicit or explicit guarantee concerning the objects for sale. Moreover, the illustrations of the objects in the catalogues or other illustrative material have the sole aim of identifying the object and cannot be considered as precise representations of the state of preservation of the object. 6 For ancient and 19th century paintings, Cambi guarantees only the period and the school in which the attributed artist lived and worked. Modern and Contemporary Art works are usually accompanied by certificates of authenticity and other documents indicated in the appropriate catalogue entries. No other certificate, appraisal or opinion requested or presented after the sale will be considered as valid grounds for objections regarding the authenticity of any works. 7 All information regarding hall-marks of metals, carats and weight of gold, diamonds and precious colored gems have to be considered purely indicative and approximate and Cambi cannot be held responsible for possible mistakes in those information nor for the falsification of precious items.

Cambi does not guarantee certificates possibly annexed to precious items carried out by independent gemological laboratories, even if references to the results of these tests may be cited as information for possible buyers.

8 As for books auctions, the buyer is not be entitled to dispute any damage to bindings, foxing, wormholes, trimmed pages or plates or any other defect not affecting the integrity of the text and/or the illustrations, nor can he dispute missing indices of plates, blank pages, insertions, supplements and additions subsequent to the date of publication of the work. The abbreviation O.N.C. indicates that the work has not been collated and, therefore, its completeness is not guaranteed. 9 Any dispute regarding the hammered objects will be decided upon between experts of Cambi and a qualified expert appointed by the party involved and must be submitted by registered return mail within fifteen days of the stroke and Cambi will decline any responsibility after this period. A complaint that is deemed legitimate will lead simply to a refund of the amount paid, only upon the return of the item, excluding any other pretence and or expectation. If, within three months from the discovery of the defect but no later than five years from the date of the sale, the buyer has notified Cambi in writing that he has grounds for believing that the lot concerned is a fake, and only if the buyer is able to return such item free from third party rights and provided that it is in the same conditions as it was at the time of the sale, Cambi shall be entitled, in its sole discretion, to cancel the sale and disclose to the buyer the name of the seller, giving prior notice to him. Making an exception to the conditions above mentioned, Cambi will not refund the buyer if the description of the object in the catalogue was in accordance with the opinion generally accepted by scholars and experts at the time of the sale or indicated as controversial the authenticity or the attribution of the lot, and if, at the time of the lot publication, the forgery could have been recognized only with too complicated or too expensive exams, or with analysis that could have damaged the object or reduced its value. 10 The Auctioneer may accept commission bids for objects at a determined price on a mandate from clients who are not present and may formulate bids for third parties. Telephone bids may or may not be accepted according to irrevocable judgment of Cambi and transmitted to the Auctioneer at the bidder’s risk. These phone bids could be registered. 11 The objects are knocked down by the Auctioneer to the highest bidder and if any dispute arises between two or more bidders, the disputed object may immediately put up for sale again starting from the last registered bid. During the auction, the Auctioneer at his own discretion is entitled to: withdraw any lot, make bids to reach the reserve price, as agreed between Cambi and the seller, and take any action he deems suitable to the circumstances, as joining or separating lots or changing the order of sale. 12 Clients who intend to offer bids during the auction must request a “personal number” from the staff of Cambi and this number will be given to the client upon presentation of IDs, current address and, possibly, bank references or equivalent guarantees for the payment of the hammered price plus commission and/or expenses. Buyers who might not have provided ID and current address earlier must do so immediately after a knock down. Cambi reserves the right to deny anyone, at its own discretion, the entrance in its own building and the participation to the auction, and to reject offers from unknown or unwelcome bidders, unless a deposit covering the entire value of the desired lot is raised or in any case an adequate guarantee is supplied. After the late or nonpayment from a purchaser, Cambi will have the right to refuse any other offer from this person or his representative during the following auctions. 13 The commissions due to Cambi by the buyer are 25% of the hammer price of each lot up to an amount of € 400.000 and 21% on any amount in excess of this sum, including VAT. Any other taxes or charges are at the buyer’s expenses. 14 The buyer must make a down payment after the sale and settle the residual balance before collecting the goods

at his or her risk and expense not later than ten days after the knock down. In case of total or partial nonpayment of the due amount within this deadline, Cambi can: a) return the good to the seller and demand from the buyer the payment of the lost commission; b) act in order to obtain enforcement of compulsory payment; c) sell the object privately or during the following auction in the name and at the expenses of the highest bidder according to article 1515 of the Italian Civil Code, with the right of the compensation for damages. After the above mentioned period, Cambi will not be held responsible towards the buyer for any deterioration and/or damage of the object(s) in question and it will have the right to apply, to each object, storage and transportation fees to and from the warehouse according to tariffs available on request. All and any risks to the goods for damage and/or loss are transferred to the buyer upon knock down and the buyer may have the goods only upon payment, to Cambi, of the Knock down commissions and any other taxes including fees concerning the packing, handling, transport and/or storage of the objects involved.

15 For objects subjected to notification from the State, in accordance to the D.Lgs. 22.01.2004 n. 42 (c.d. Codice dei Beni Culturali) and following changes, buyers are beholden by law to observe all existing legislative dispositions on the matter and, in case the State exercises its pre-emptive right, cannot expect from Cambi or the vendor any re-imbursement or eventual interest on commission on the knock down price already paid. The export of lots by the buyers, both resident and not resident in Italy, is regulated by the above mentioned law and the other custom, financial and tax rules in force. Export of objects more than 70 years old is subject to the release of an export license from the competent Authority. Cambi does not take any responsibility towards the purchaser as for any possible export restriction of the objects knocked down, nor concerning any possible license or certificate to be obtained according to the Italian law. 16 For all object including materials belonging to protected species as, for example, coral, ivory, turtle, crocodile, whale bones, rhinoceros horns and so on, it is necessary to obtain a CITES export license released by the Ministry for the Environment and the Safeguard of the Territory. Possible buyers are asked to get all the necessary information concerning the laws on these exports in the Countries of destination. 17 The “Droit de Suite” will be paid by the seller (Italian State Law n. 663, clause 152, April 22, 1941, replaced by Decree n. 118, clause 10, February13, 2006). 18 All the valuations indicated in the catalogue are expressed in Euros and represent a mere indication. These values can be equal, superior or inferior to the reserve price of the lots agreed with the sellers. 19 These Sales Conditions, regulated by the Italian law, are silently accepted by all people talking part in the auction and are at everyone’s disposal. All controversies concerning the sales activity at Cambi are regulated by the Court of Genoa. 20 According to article 13 of regulation UE 679/2016 (GDPR), Cambi, acting as data controller, informs that the data received will be used, with printed and electronical devices, to carry out the sales contracts and all other services concerning the social object of Cambi S.r.l. To execute contracts, the provision of data is mandatory while for other purposes it is optional and will be requested with appropriate methods. To view the extended conditions, refer to the privacy policy on the site www.cambiaste.com The registration at the auctions gives Cambi the chance to send the catalogues of the future auctions and any other information concerning its activities. 21 Any communication regarding the auction must be done by registered return mail addressed to: Cambi Casa d’Aste Castello Mackenzie - Mura di S. Bartolomeo 16 16122 Genova - Italy


IMPORTANTI DIPINTI ANTICHI Asta 516 - 10 Dicembre 2020

SCHEDA DI OFFERTA

Io sottoscritto _______________________________________________________________________________________________________ Indirizzo ___________________________________________________________ Città ______________________________ C.A.P. ___________ Tel./Cel. ______________________________________ e-mail/Fax __________________________________________________________ Data di Nascita _______________ Luogo di Nascita _________________________________ C.F./P. IVA ________________________ Carta d’identità n° ________________________ Ril. a __________________________________________________ il _______________ In caso di società è necessario indicare: PEC_________________________________________________Codice SDI_________________ In caso di prima registrazione è necessario compilare tutti i campi del presente modulo ed allegare copia del documento di identità Con la presente scheda mi impegno ad acquistare i lotti segnalati al prezzo offerto (oltre commissioni e quant’altro dovuto), dichiaro inoltre di aver preso visione e approvare integralmente le condizioni di vendita riportate sul catalogo, ed espressamente esonero la Cambi Casa d’Aste da ogni responsabilità per le offerte che per qualsiasi motivo non fossero state eseguite in tutto o in parte e/o per le chiamate che non fossero state effettuate, anche per ragioni dipendenti direttamente dalla Cambi Casa d’Aste Per partecipare telefonicamente è necessario indicare di seguito i numeri su cui si desidera essere contattati durante l’asta:

Principale _____________________________________________ Secondario _______________________________________________ LOTTO

DESCRIZIONE

OFFERTA

TEL

Importanti informazioni per gli acquirenti Gli oggetti saranno aggiudicati al minimo prezzo possibile in rapporto all’offerta precedente. A parità d’offerta prevale la prima ricevuta. Alla cifra di aggiudicazione andranno aggiunti i diritti d’asta del 25% fino a € 400.000 e del 21% sull’eccedenza. Le persone impossibilitate a presenziare alla vendita possono concorrere all’asta compilando la presente scheda ed inviandola alla Casa D’Aste via email all’indirizzo offerte@cambiaste.com, almeno cinque ore lavorative prima dell’inizio dell’asta. È possibile richiedere la partecipazione telefonica barrando l’apposita casella. Le offerte, scritte e telefoniche, per lotti con stima inferiore a € 1.000, sono accettate solamente in presenza di un’offerta scritta pari alla stima minima riportata a catalogo. Lo stato di conservazione dei singoli lotti non è indicato in maniera completa in catalogo, chi non potesse prendere visione diretta delle opere è pregato di richiedere un condition report a: condition@cambiaste.com La presente scheda va compilata con il nominativo e l’indirizzo ai quali si vuole ricevere la fattura.

Firma ___________________________________ Autorizzo ad effettuare un rilancio sull’offerta scritta con un massimale del: 5%

10%

20%

Ai sensi e per gli effetti degli artt. 1341 e 1342 del Codice Civile dichiaro di approvare specificatamente con l’ulteriore sottoscrizione che segue gli articoli ai punti 1,2,3,4,5,6,7,8,9 delle Condizioni di Vendita Firma ____________________________________________________________________________________________ Data ___________________________ Castello Mackenzie - Mura di S. Bartolomeo 16 - 16122 Genova - Tel. +39 010 8395029 - Fax +39 010 879482 - genova@cambiaste.com Finito di stampare nel mese di Novembre 2020 da Grafiche G7 - Genova

- Grafica: L’Agorà - Genova

- Fotografie: Marco Bernasconi - Matteo Zarbo


A.N.C.A ASSOCIAZIONE NAZIONALE CASE D’ASTA Ambrosiana Casa d’Aste di A. Poleschi Via Sant’Agnese 18, 20123 Milano tel. 02 89459708 fax 02 40703717 www.ambrosianacasadaste.com info@ambrosianacasadaste.com

Cambi Casa d’Aste Castello Mackenzie Mura di S. Bartolomeo 16 16122 Genova tel. 010 8395029 - fax 010879482 www.cambiaste.com info@cambiaste.com

Fidesarte Italia Via Padre Giuliani 7 (angolo via Einaudi) 30174 Mestre (VE) tel. 041 950354 - fax 041 950539 www.fidesarte.com info@fidesarte.com

Studio d’Arte Martini Borgo Pietro Wuhrer 125 25123 Brescia tel. 030 2425709 fax 030 2475196 www.martiniarte.it info@martiniarte.it

Ansuini 1860 Aste Viale Bruno Buozzi 107 00197 Roma tel. 06 45683960 fax 06 45683961 www.ansuiniaste.com info@ansuiniaste.com

Capitolium Art Via Carlo Cattaneo 55 25121 Brescia tel. 030 2072256 fax 030 2054269 www.capitoliumart.it info@capitoliumart.it

Finarte Casa d’Aste Via Paolo Sarpi, 6 20154 Milano tel. 02 3363801 fax 02 28093761 www.finarte.it info@finarte.it

Meeting Art Casa d’Aste Corso Adda 7 13100 Vercelli tel. 0161 2291 fax 0161 229327-8 www.meetingart.it info@meetingart.it

Bertolami Fine Art Piazza Lovatelli 1 00186 Roma tel. 06 32609795 - 06 3218464 fax 06 3230610 www.bertolamifineart.com info@bertolamifineart.com

Eurantico S.P. Sant’Eutizio 18 01039 Vignanello (VT) tel. 0761 755675 fax 0761 755676 www.eurantico.com info@eurantico.com

International Art Sale Via G. Puccini 3 20121 Milano tel. 02 40042385 fax 02 36748551 www.internationalartsale.it info@internationalartsale.it

Pandolfini Casa d’Aste Borgo degli Albizi 26 50122 Firenze tel. 055 2340888-9 fax 055 244343 www.pandolfini.com info@pandolfini.it

Blindarte Casa d’Aste Via Caio Duilio 10 80125 Napoli tel. 081 2395261 fax 081 5935042 www.blindarte.com info@blindarte.com

Farsettiarte Viale della Repubblica (area Museo Pecci),,59100 Prato tel. 0574 572400 fax 0574 574132 www.farsettiarte.it info@farsettiarte.it

Maison Bibelot Casa d’Aste Corso Italia 6 50123 Firenze tel. 055 295089 fax 055 295139 www.maisonbibelot.com segreteria@maisonbibelot.com

Sant’Agostino Corso Tassoni 56 10144 Torino tel. 011 4377770 fax 011 4377577 www.santagostinoaste.it info@santagostinoaste.it

REGOLAMENTO Articolo 1 I soci si impegnano a garantire serietà, competenza e trasparenza sia a chi affida loro le opere d’arte, sia a chi le acquista. Articolo 2 Al momento dell’accettazione di opere d’arte da inserire in asta i soci si impegnano a compiere tutte le ricerche e gli studi necessari, per una corretta comprensione e valutazione di queste opere. Articolo 3 I soci si impegnano a comunicare ai mandanti con la massima chiarezza le condizioni di vendita, in particolare l’importo complessivo delle commissioni e tutte le spese a cui potrebbero andare incontro. Articolo 4 I soci si impegnano a curare con la massima precisione i cataloghi di vendita, corredando i lotti proposti con schede complete e, per i lotti più

importanti, con riproduzioni fedeli. I soci si impegnano a pubblicare le proprie condizioni di vendita su tutti i cataloghi.

tuzioni pubbliche per la conservazione del patrimonio culturale italiano e per la tutela da furti e falsificazioni.

Articolo 5 I soci si impegnano a comunicare ai possibili acquirenti tutte le informazioni necessarie per meglio giudicare e valutare il loro eventuale acquisto e si impegnano a fornire loro tutta l’assistenza possibile dopo l’acquisto. I soci rilasciano, a richiesta dell’acquirente, un certificato su fotografia dei lotti acquistati. I soci si impegnano affinchè i dati contenuti nella fattura corrispondano esattamente a quanto indicato nel catalogo di vendita, salvo correggere gli eventuali refusi o errori del catalogo stesso. I soci si impegnano a rendere pubblici i listini delle aggiudicazioni.

Articolo 7 I soci si impegnano ad una concorrenza leale, nel pieno rispetto delle leggi e dell’etica professionale. Ciascun socio, pur operando nel proprio interesse personale e secondo i propri metodi di lavoro si impegna a salvaguardare gli interessi generali della categoria e a difenderne l’onore e la rispettabilità.

Articolo 6 I soci si impegnano alla collaborazione con le isti-

Articolo 8 La violazione di quanto stabilito dal presente regolamento comporterà per i soci l’applicazione delle sanzioni di cui all’art.20 dello Statuto ANCA.


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