Introduzione
Lieto ho vissuto e muoio in gioia allietato E di buona lena disteso mi son. Questa la strofa che per me inciderete Qui giace ov’egli desiderava stare A casa è il marinaio, a casa dal mare E a casa dalla collina è il cacciator.
R.L. Stevenson1
La favola, in quanto antica forma letteraria, esercitò un certo fascino anche su Stevenson 2, che in una recensione delle
1 “Under the wide and starry sky / Dig the grave and let me lie / Gladly did I live and gladly die / And I lay me down with a will. / This little verse you grave for me / Here he lies where he longed to be / Home is the sailor, home from the sea / And the hunter is home from the hill”. Sono i versi dell’epitaffio che Stevenson scrisse per sé e che contengono il significato e l’essenza della sua vita.
2 Per notizie biobibliografiche su Robert Louis Stevenson (1850-1894) si vedano: G. Balfour, The Life of Robert Louis Stevenson, Methuen and Co., London 1901; S.L. Osbourne, An Intimate Portrait of Robert Louis Stevenson, C. Scribner’s sons, New York 1924; R. Aldington, Ritratto di un ribelle. Vita e opere di R.L. Stevenson, Mursia, Milano 1963; J. Calder, RLS: A Life Study, Oxford University Press, New York 1980. Un’ottima raccolta completa delle opere è quella in trentacinque volumi: R.L. Stevenson, The Works, Heinemann, London 1923-1927.
Fables in Song 3 (1874) di Lord Edward Robert Lytton aveva tentato di definire le finalità e gli stilemi di questa tipologia di narrazione 4. Non possiamo non notare, inoltre, che in alcune sue opere soprattutto di breve respiro ci si trovi al cospetto, e non di rado, di vere e proprie allegorie morali o apologhi, finanche nei casi di Markheim e dello Strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde 5 .
L’autore scozzese iniziò nell’estate del 1881, quindi al principio del cosiddetto decennio d’oro – gli anni Ottanta, in cui apparvero tutti i suoi grandi romanzi: L’isola del tesoro (1883), Il principe Otto (1885), Strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde (1886), Rapito (1886), La freccia nera (1888) e Il signor di Ballandrae (1889) – a scrivere una serie di componimenti poetici per bambini, e vi attese
3 Favole in versi pubblicate in due volumi nel 1874 dal politico e poeta britannico, figlio del grande scrittore e poeta Edward George Bulwer-Lytton (18031873).
4 Cfr. su questo A.D. Sidney, Stevenson’s Conception of the Fable, in «The Journal of English and Germanic Philology», Vol. 21, No. 1 (1922), pp. 160-168.
5 Il primo racconto fu scritto nel 1884 per «Pall Mall Gazette», ma venne pubblicato nel dicembre del 1885 su The Broken Shaft: Tales of Mid-Ocean; il secondo, un romanzo breve, apparve nel mese di gennaio del 1886 per i tipi di Longmans, Green and Co. di Londra. Fra le numerosissime versioni italiane di entrambi, mi permetto di segnalare quelle da me curate per Caravaggio Editore: Strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde (2022) e Markheim (2024).
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anche nei due anni successivi finché la silloge non vide la luce nell’autunno del 1883 con il titolo Penny Whistles , in un opuscoletto di ventidue pagine che l’autore dedicò alla sua governante Cummy (Alison Cunningham). L’anno seguente riprese a lavorare a questa silloge poetica che venne ripubblicata nel 1885 con il titolo Child’s Garden of Verses (London: Longmans, Green & Co.) 6 .
La composizione delle venti favole, in gran parte rivolte a lettori adulti più che a bambini, può essere collocata in un arco temporale di circa vent’anni, proprio a partire dal 1874,
6 Si può leggere in italiano nella traduzione di R. Montanari, con le belle illustrazioni originali di Charles Robinson (1870-1937), in R.L. Stevenson, Il giardino dei versi, Nutrimenti, Roma 2010.
anno in cui troviamo un’allusione ad alcune favole già scritte 7 in una lettera al suo mentore Sidney Colvin 8; altri testi sono da ritenersi dell’inverno fra il 1887 e il 1888, periodo in cui Stevenson ne aveva già ultimate un buon numero, tanto da promettere nel 1888 ai suoi editori londinesi Longman & Co. di poterne fare un libretto. Poi venne il viaggio nel Pacifico al quale fecero seguito gli ultimi anni a Samoa, anni in cui la sua mente fu presa da nuovi e differenti interessi e la raccolta venne messa da parte, sebbene qualche testo sia stato concepito proprio allora, quando l’antico demone favolistico si rimpossessò di lui.
Quello che è certo è che la struttura della raccolta, così come appariva al momento della sua morte, non era quella che Stevenson avrebbe voluto che fosse: non possiamo sapere né se essa sarebbe stata pubblicata né se l’autore vi avrebbe
7 Secondo Brilli i testi risalenti a quell’anno dovrebbero essere La casa di Eld, La vernice gialla, La pietra di paragone, La povera creatura, La canzone del domani; cfr. R.L. Stevenson, Romanzi racconti e saggi, a cura di A. Brilli, Mondadori, Milano 1982, p. 1987.
8 Determinante per il giovane Stevenson fu l’incontro nell’estate del 1873 con Sidney Colvin (1845-1927), allora professore a Cambridge, il quale lo aiutò nelle prime pubblicazioni, divenne suo consigliere letterario e instaurò con lui un rapporto di amicizia che durò tutta la vita. Dopo la morte di Stevenson fu proprio Colvin a pubblicare l’intera sua produzione (v. l’Edinburgh Edition [1894-1898] in ventotto volumi) e la corrispondenza.
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lavorato ulteriormente. Comunque sia, dopo la sua morte, la raccolta sembrò un piccolo insieme di testi abbastanza interessante, sebbene eterogeneo, e per tal motivo fu consegnata da Sidney Colvin ai signori Longman, in parte adempiendo al vecchio impegno di Stevenson nei loro confronti, per la pubblicazione nella rivista da loro fondata e diretta, sulla quale apparvero per la prima volta nel 1895 (agosto-settembre) 9 .
Parlavo poco sopra di eterogeneità, caratteristica che riguarda sia la lunghezza (testi brevi, brevissimi e più ampi convivono), sia la fattura, lo stile, le tematiche e i toni di questi “neri divertissement ” che sono però tutti accomunati dall’arguzia e da finali spiazzanti, che spingono il lettore a rileggerli più e più volte per meglio intenderli, per cercarne la chiave d’interpretazione non sempre immediata.
9 Si tratta del «Longman’s Magazine», mensile pubblicato a partire dal novembre 1882, sul quale apparvero scritti di Thomas Hardy, Rudyard Kipling, Henry James, Edith Nesbit, Margaret Oliphant, Robert Louis Stevenson ecc.
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La presente traduzione integrale delle favole è condotta sul testo apparso sul «Longman’s Magazine» (le prime quindici favole furono pubblicate nel numero di agosto 1895, le altre cinque in quello di settembre) 10 .
Ringrazio Andrea Gide e Giordano Milo per aver letto con la consueta scrupolosità questo mio lavoro prima che venisse consegnato alle stampe.
10 Furono riproposte l’anno dopo in R.L. Stevenson, The Strange Case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde with Other Fables, Longmans, Green & Co., London 1896.
robert
Enrico De Luca
del racconto
opo il XXXII capitolo dell’ Isola del tesoro , due dei fantocci si allontanarono per farsi una pipatina prima che gli affari ricominciassero11, e s’incontrarono in un luogo aperto non lontano da dove si svolgeva la storia.
«Buon giorno, Capitano», disse il primo, con un saluto da marinaio da guerra e un’espressione raggiante.
«Ah, Silver!», grugnì l’altro. «Siete su una cattiva strada, Silver».
«Ebbene, Capitano Smollett», protestò Silver, «il dovere è il dovere, come so bene, e nessuno lo sa meglio; ma ora non siamo in servizio; e non vedo alcun motivo d’occuparsi di cose morali».
11 Cioè prima che la narrazione venisse ripresa.
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«Siete un dannato gaglioffo, mio caro», disse il Capitano.
«Suvvia, Capitano, siate giusto», rispose l’altro. «Non v’è alcun motivo d’infuriarsi per davvero con me. Sono solo un personaggio in una storia di mare. Io non esisto realmente».
«Be’, neanch’io esisto realmente», disse il Capitano, «la qual cosa pare corrispondere».
«Non metterei limiti a ciò che un virtuoso personaggio potrebbe considerare un argomento di discussione», rispose Silver. «Ma io sono il cattivo di questo racconto, sì; e parlando da uomo di mare a uomo di mare, quello che voglio sapere è: quali sono le differenze?»
«Non avete mai imparato il catechismo?», disse il Capitano. «Non sapete ch’esiste una cosa come l’Autore?»
«Una cosa come l’Autore?», rispose John, in modo beffardo. «E chi può saperlo meglio di me? Ma il punto è che, se l’Autore v’ha creato, ha fatto Long John, e ha creato Hands, e Pew, e George Merry… non che George abbia molto in zucca, perché è poco più di un nome; e ha creato Flint, per quel che è; e ha creato quest’ammutinamento qui, che vi sta creando tanto affanno; e ha ucciso Tom Redruth; e… be’, se è un Autore, ridatemi Pew!».
«Non credete in un’esistenza futura?», disse Smollett. «Pensate che non ci sia nient’altro che il giornale di oggi con la storia?»
«Questo non lo so con precisione», disse Silver; «e comun que non vedo cosa c’entri. Quello che so è questo: se c’è una cosa come l’Autore, io sono il suo personaggio preferito. Mi fa infinitamente meglio di voi… infinitamente, sì. E gli piace fare me. Mi tiene sul ponte quasi sempre, stampella e tutto il resto; e vi lascia a oziare nella stiva, dove nessuno può vedervi, né vuole, e ci potete scommettere! Se c’è un Autore, per mille tuoni, è dalla mia parte, e ci potete scommettere!».
«Vedo che vi sta dando una lunga corda», disse il Capitano. «Ma questo non può mutare le convinzioni d’un uomo. So che l’Autore mi rispetta; me lo sento nelle ossa; quando voi e io abbiamo parlato alla porta del fortino, da che parte credete che stesse, caro mio?»
«Ed egli non mi rispetta?», esclamò Silver. «Ah, avreste dovuto sentirmi domare il mio stesso ammutinamento, George Merry, e Morgan e così via, non prima dell’ultimo capitolo; allora avreste sentito qualcosa! Avreste visto quello che l’Autore pensa di me! Ma ditemi ora, vi considerate un personaggio virtuoso in tutto?»
«Dio non voglia!», disse il Capitano Smollett, solennemente. «Sono un uomo che cerca di fare il proprio dovere, e che fa un disastro tutte le volte che non lo fa. Temo di non essere un uomo molto popolare in patria, Silver!». E il Capitano sospirò. «Ah», disse Silver. «Allora che ne dite di questo vostro seguito?
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Sarete il Capitano Smollett come sempre e non sarete molto popolare in patria, dite voi? E se è così, diamine, sarà di nuovo , per mille tuoni; e io sarò Long John, e Pew sarà Pew, e avremo un altro ammutinamento, oppure no. O sarete qualcun altro? E se è così, diamine, cosa sarete di meglio? e io cosa sarò di peggio?»
«Diamine, sentite un po’, vecchio mio», replicò il capitano, «non riesco a capire come si svolge questa storia, eh? Non riesco a capire come io e voi, che non esistiamo, potremmo metterci qui a parlare e a fumare la pipa come fanno tutti nella realtà. Be’, allora, chi son io per esprimere le mie opinioni? So che l’Autore è dalla parte giusta; me lo dice, vien fuori dalla sua penna mentre scrive. Be’, questo è tutto quello che ho bisogno di sapere; affiderò la mia sorte al resto».
«È un dato di fatto ch’egli sembrava essere contro George Merry», ammise Silver, pensieroso. «Ma George, nel migliore dei casi, è poco più d’un nome», aggiunse, illuminandosi. «Ed entrando nei particolari per una volta. Cos’è questo giusto? Ho fatto un ammutinamento, e sono stato un gentiluomo di ventura; be’, ma per tutte le storie, voi non siete proprio un santo. Io sono un uomo che tiene compagnia molto facilmente; anche per vostra stessa ammissione, voi non lo siete, e per quanto ne so siete un opprimente demonio. Cos’è e cosa non è? Qual è il giusto e quale l’ingiusto? Ah, ditemelo voi! Qui ci dobbiamo
fermare, e ci potete scommettere!».
«Nessuno di noi è perfetto», rispose il Capitano. «Questo è un dogma, mio caro. Tutto quello che posso dire è che cerco di fare il mio dovere; e se provate a fare il vostro, non potrò che farvi i complimenti per il vostro successo».
«E quindi sareste il giudice, vero?», disse Silver, in tono bef fardo.
«Farei da giudice e da boia per voi, caro mio, e senza fare una piega». replicò il Capitano. «Ma vado oltre: potrebbe non essere una solida teologia, ma è buon senso che anche ciò che è giusto è utile… o giù di lì, perché non mi propongo di essere un filosofo. Ora, dove andrebbe a finire una storia, se non ci fossero personaggi virtuosi?»
«Se la mettete in tal modo», rispose Silver, «dove inizierebbe una storia, se non ci fossero i cattivi?»
«Be’, questo è più o meno il mio pensiero», disse il Capitano Smollett. «L’Autore deve ottenere una storia; questo è quel che desidera; e per avere una storia, e per avere un uomo come il dottore (diciamo) al quale dare una possibilità adeguata, deve inserire uomini come voi e Hands. Ma egli è dalla parte del giusto; e state in guardia! Non è ancora finita questa storia; ci sono guai in arrivo per voi».
«Cosa ci scommettete?», domandò John.
«M’importa assai se non ci saranno», replicò il Capitano.
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«Sono abbastanza contento di essere Alexander Smollett, per quanto sia cattivo; e ringrazio in ginocchio le mie stelle di non essere Silver. Ma ecco l’apertura della boccetta dell’inchiostro.
E infatti l’autore stava proprio allora cominciando a scrivere
“Capitolo XXXIII ”.
robert