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Caro Jannik ti scrivo – Secondo Set

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Caro Jannik ti scrivo – Secondo Set di Fabrizio Delprete

© Fabrizio Delprete

© 2025 Burno per questa edizione

Tutti i diritti riservati Collana Sport, 3

Progetto grafico e cover design: Sebastiano Barcaroli

Foto di copertina © DPPI Media / Alamy

Direttore editoriale: Nicola Pesce

Caporedattore: Stefano Romanini

Impaginazione: Ruslan Viviano

Correzione bozze: Salvatore Cervasio

Stampato presso Rotomail Italia S.p.A Vignate (MI) – DICEMBRE 2025 Burno

è un marchio in esclusiva di Solone srl Via Aversana, 8 –84025 Eboli (SA) burno.it

@burnoedizioni #burno

Caro ti scrivo Secondo Set FABRIZIO DELPRETE JANNIK

A tutti i miei sogni.

A Jannik, che mi ha dato la forza di inseguirli.

Alla comunità Fregna, che di quei sogni è diventata collante.

PREFAZIONE

Questo, come detto, non è un “libro” in senso stretto, ma il prosieguo di un viaggio che continua, insieme.

Un viaggio nel sogno che Jannik ci sta regalando, vittoria dopo vittoria, sconfitta dopo sconfitta. Un viaggio che riprende proprio da dove ci eravamo lasciati con Caro Jannik ti scrivo, nell’ottobre 2024: prima delle prime ATP Finals vinte da Scintilla, prima di un altro sogno ripetuto chiamato Australian Open, prima dello stop, prima di mille sfumature di emozioni e passioni.

Un viaggio nella mia e nelle nostre vite. Il viaggio di una Comunità Fregna, che più Fregna non si può, che si è ritrovata sotto quella Scintilla a condividere e lenire il quotidiano.

E questo viaggio inizia con due paragrafi ben precisi. Uno dedicato a Jannik e Carlos: Yin e Yang del tennis moderno, Big Two di un’era che neanche nei nostri sogni più spudorati avremmo osato sperare.

L’altro dedicato solo a Lui, al suo estro e al suo esempio, e a tutti quelli – nani sulle spalle di un Gigante – che hanno provato a massacrarlo a parole, senza successo, dopo la scontata rinuncia alla Coppa Davis 2025.

E allora buon viaggio. A voi, a noi che ci teniamo per mano.

INCIPIT

Jannnik d’Apollo.

Il Dio della luce, dell’ordine, del controllo, quello che parla poco e osserva tutto; quello che non si esalta e non si imbratta; il sacro che si fa disciplina.

La sua vittoria è geometria, simmetria, misura.

È il gesto perfetto che non cerca applausi, perché l’applauso è rumore e il rumore è imperfezione.

È la verità che non urla.

Lui che ha la testa dei filosofi e il cuore dei monaci.

Lui che quando scende in campo non combatte contro qualcuno — ma per qualcosa: l’idea stessa di purezza.

Carlos Dioniso.

Il Dio del caos, del sorriso sporco di vino, d’ebrezza e di vita.

Il Dio che gioca come balla e balla come combatte.

Che ride mentre brucia.

Che non ragiona: sente.

La sua forza è la fragilità portata all’estremo.

Il pubblico non lo guarda — lo adora.

È il fuoco che non puoi domare, la follia che fa tremare i numeri, la giovinezza che non sa stare ferma.

Oggi sarà il monaco che ha rinunciato al suo mondo per arrivare alla perfezione contro l’uomo che ha deciso che la perfezione è noiosa e ha preferito il peccato.

Loro che - opposti titanici si attraggono - fanno questo nostro mondo: il silenzio e il fragore, la regola e l’eccezione, il nord e il sud del cuore umano.

Sinner è l’eterno inverno che conserva.

Alcaraz è l’estate che distrugge.

Sinner costruisce il futuro.

Alcaraz lo incendia.

E in mezzo a loro c’è il Tennis — non solo come sport ma come rito d’equilibrio cosmico.

E ogni volta che si affrontano, il mondo si ferma per un istante mentre il cielo li osserva:

un Dio che prega e schiaffeggia, un altro Dio che ride e risponde.

Caro Jannik, ti scrivo un’altra volta ancora perché mi sa che essere te, in questo Paese, facile facile non è.

Magari sì, ti saresti aspettato altro, eh.

Non dico applausi a prescindere, ma quantomeno un po’ di comprensione esoprattutto - gratitudine.

Gratitudine, sì.

Per aver portato l’Italia a splendere sul tetto del Tennis mondiale, ad esempio, come mai successo in oltre un secolo di una Storia fatta di tantissimi bui e qualche bellissima, ma estemporanea, luce.

O per aver fatto svegliare una nazione intera alle 4 del mattino pur di vederti giramondo mentre alzavi trofei che non avremmo sognato mai - ma proprio mai - di veder alzati.

O per averci fatto piangere come bambini, mentre anche l’Erba di Sua Maestà si inginocchiava docile a te.

O per aver riunito il Paese, dalle algide Dolomiti alle sanguigne Sicilie, sotto una passione unica e travolgente.

O per aver ribaltato in tre anni il paradigma sportivo nazional/popolare per cui l’unica palla degna di nota è quella che rotola e non quella che dipinge traiettorie sopra la rete, portando centinaia di migliaia di persone - dai bambini agli adultiad approcciarsi allo Sport più bello del mondo.

Per aver riempito circoli, strade, occhi e cuori con il tuo dritto. E col tuo rovescio in salto.

Per l’esempio - sì, l’esempio quotidiano - che ci dai da anni. Un esempio fatto di sudore, di dedizione, di silenzi e di lavoro, di parole composte e zero scuse e lamentele per migliorarsi e migliorarsi ancora, tu nel Tennis come noi - o almeno ci proviamo - nella vita.

E invece, Caro Jannik, invece fregna. Altro che gratitudine, tu non saresti italiano “perché non ti presti a quel circo nazional/popolare di Sanremo”; “perché vivi a Monte Carlo come tutti i tennisti del mondo” (indovinate dove ha la residenza,

per dirne uno, Berrettini?); perché non ti senti né un politico né una figurina da mostrare per forza “e ignori Mattarella”; perché non vai alle Olimpiadi perché hai un macigno ingiusto addosso e non sei sgombro nei pensieri e rischi di infangare - senza colpe - il Paese che rappresenti; perché - dopo averla vinto con l’Italia due volte - per una volta rifiuti la Davis e pensi a te stesso. Per rafforzarti ancora, per farci godere ancora delle tue gesta.

E sì, caro Jannik, non deve essere facile essere così come te:

Scintilla che brilla incessante in un paese che perdona tutto, tranne il successo.

E che comunque, quando uno raggiunge il successo, deve smettere di esser sé stesso per assecondare ogni piccolo capriccio e desiderio degli altri.

Anche di quelli colmi di frustrazione che non aspettano altro che ergerti su un piedistallo, per poi provare a farti rovinosamente cadere.

28 OTTOBRE 2024

ATP 1000 Bercy, l’ultimo torneo dell’anno che già me sto a senti’ solo come er pupo de Shining tanto che sto a gira’ pe’ casa cor dito alzato a ripete’ come ‘n mantra “Jannik” ar posto de “Tony”. Detto questo, sperando moje nun me legga, annamo cor sunto suntissimo de ‘a prima giornata.

1- Darderi vs Griekspoor

Griekspoorokrist - l’olandese vaneggiante - in attesa d’esse sfonnato da Jannik o chi pe’ lui ed esse costretto come ar solito ad attinge’ a ‘a scorta personale de antidepressivi ha giocato a pallettoni co’ BrunoCheBarbaDardieri, er Cerundolo naturalizzato italiano (che poi noi c’avemo già li caschi nostri e nun vedo perché se dovemo accolla’ pure li problemi dell’altri, ma vabbè). Partita bella come quanno stai ad aspetta’ er 628 sotto ‘a pioggia ma er bus pija foco e contemporaneamente tutti l’omini de l’Atac se mettono in sciopero.

3-6 4-6 in cinquantotto minuti de’ gioco.

Darderi Pic Indolor.

2- Machac vs Rinderknech

Er trono de spade, Machechazz proprio, dopo una escalation bellissima s’è congelato er ca… ner grande inverno de Parigi e s’è ritirato co’ quell’altro CheMoAveteRottoErCaCoStiCognomiDemme’ francese che pare ‘n codice fiscale der terzo Reich.

7-6 3-5 e ritiro in un’ora e trentasei de gioco. Machechoso ti aspettiamo nella prossima stagione.

3- Thompson vs Martinez

Partita chiamata come quanno parcheggi su ‘e strisce e spunta ‘n pizzardone che gioca a ‘ncularella co’ ‘a targa tua. California dreaming, l’australiano che pare uscito da ‘n cartello de cocaina messicano de l’anni’ Settanta - che c’ha ’n baffo che in Italia è illegale dal 1986 - s’è magnato come una tapas ‘o spagnolo bello ma che ancora nun balla.

6-4 6-4 in un’ora e quarantasei de gioco. Thompson, guarda che su Amazon ce sta er Black Friday de li rasoi Gillette.

4- Halys vs Cerundolo

Allora, è annata così. Lady Cerundolo s’è sbajata a prenota’ su AirB&B e anziché mette’ er check-out a oggi l’ha messo a giovedì. Quindi, pe’ nun perde’ tre

piotte e dato che ogni volta che va a Parigi er compagno esce prima de atterra’, ha preso Francisco e j’ha detto “senti coso bello, qua ce stanno a pija pe’ cuculo da Trieste in giù. Vedi che devi da fa’ oggi. Te dico solo che c’avemo ‘a casa prenotata fino a giovedì e io devo da vede’ ‘a Gioconda, che almeno quella c’ha qualcosa per cui ridere, a differenza mia. Quindi vai e vinci, artrimenti co’ ‘e palle tue ce faccio du’ pendenti così magari vai a gioca’ co’ ‘e donne WTA e qualche torneo lo vinci pure.”

6-7 3-6 in un’ora e trenta de gioco.

A Cerundolo pe’ stasera li gioelli de famija nun je cerundolano e nun je pendono.

5- Etcheverry vs Zhang

Lo starnuto connazionale de Cerundolo (e che nun se sa perché Cerundolo je sta sopra in classifica) ha preso l’urtimo fijo de Chen e l’ha rimandato in Cina cor furgone.

6-3 7-6 in un’ora e trentasette de gioco. Zhang, due involtini primavera al tavolo 12.

6- Shang vs Giron

Antenna parabolica dalla Cina cor furgone 2.0 - che co’ quelle orecchie pija pure DAZN in chiaro e senza pezzotto - ha perso con GironGironTondo che a 31 anni s’è aricordato che je piace gioca’ a tennis e je riesce pure bene. Infatti ha preso Shang e partita da i capelli de du’ tie break e l’ha chiusa bene.

6-7 6-7 in due ore e sette minuti de gioco. Shang, porta er conto ar tavolo de Zhang.

7- Humbert vs Nakashima

Er francesino simpatico come pochi - nel senso che per fortuna so pochi quelli così - e co’ li capelli che parono quelli de Nicolò Fabi quanno se pettinava co’ ‘e bombe a mano - ha spento alla distanza quello smerigliatore atomico del giappoamericano, che è proprio forte ma co’ l’italiani - vedi Musetti - de più.

6-3 4-6 6-4 Nakashi’, datte ar fotovoltaico.

8- Baez vs Kecmanovic

Baez me sa che, pe’ risparmia’, aveva preso casa co’ Lady C. magari sperando de fa’ ‘n threesome, invece fregna. ‘Nfatti ar massimo s’è preso ‘a cerundolite

e s’è fatto sderena’ da quer Keckazzovic che se ‘a sente sempre più calla in sto periodo e sta a gioca’ bene veramente.

4-6 7-6 5-7 in due ore e trenta minuti de gioco.

Baez pijate ‘n antistaminico.

9- Fognini va Bublik

Nonno er bestemmia c’ha creduto, dopo ‘e qualificazioni in cui c’aveva er braccio a fero da stiro. Ma nun c’ha creduto abbastanza, e infatti fregna. Er cubo de Bublik, er KazakoKakakazo, nun s’è fatto ‘nteneri’ dar braccio più bello der Paese Italia (se lallero) e l’ha rimandato a ‘a residenza sua.

5-7 5-7 in un’ora e ventinove de gioco.

Ametrano rifatti er braccio che sei peggiorato.

Nel frattempo stanno a gioca’ le ultime di giornata.

Olivetta Tsitsipas sta a fa ‘na figura de me… gajarda, ner senso che sta ar terzo co’ Carballes Baenas, er riportino de Alacarz e po’ esse che perde.

Sonego invece - che alle 19 era dato come quota “chitessencu*a” ma gnente gnente sta a gioca’ - ha comunque perso er primo co’ Jarry ma ar tie. Ora la quota è passata a “Cerundolo”.

Però mo abbasta artrimenti moje fa come a Lady C. e co’ li cojoni mia ce fa gioca’ li gatti a biglie.

22.29

Nun sto a capì’, mo ve lo dico. Cioè ho messo ‘na foto de moje e tutti me state a scrive’: “Ah PERÒ è bella” - “Mado che bella che è” - “Eh però tu moje è bella” - “Gajarda tu moje” - “Ma è bella LEI”. Cioè, cosi, scusate tanto, famo a capisse. Per curiosità, cosa pensavate fossi io? Er gobbo de Notre-Dame? ‘A reincarnazione de Leopardi? Er naso de Dante? Er dritto de Sonego? NO PERCHÉ SE FATE COSÌ PARE CHE L’ASPETTATIVE SU DE ME SO BASSE COME ER RANKING DE DARDERI E CHE ME STATE PROPRIO A COJONA‘ SENZA PUDORE, EH.

EDIT: però me sa che c’avete ragione, Sara Isabella Tarantino è molto più bella de me. Dentro, fuori, sopra, sotto) EDIT2: l’edit 1 l’ha scritto moje mentre stavo al bagno che tanto c’ha ’a password der telefono mio, l’impronta digitale e ‘na maschera cor calco der viso mio in borsa.

12:23

29 OTTOBRE 2024

Ho saputo solo adesso. Ma io non ce credo che er Cavaliere Roscio s’è beccato n’antro virus e salta Bercy. Cioè mortaccidepippo ma che cazzo de maledizione c’è su quer campo che ogni anno ne succede una? Io boh, sono senza parole.

13:08

Sinner si è ritirato, Berrettini sta a pija schiaffi da Tachipiryn, er cugino marmista de Musetti ha pijato schiaffi da Struff e CERUNDOLO HA VINTO ER

PRIMO SET AR TIE CO’ RUBLEV DOPO CHE STAVA SOTTO DE ‘N BREAK. Che sta a succede’? Cosa?

15:09

Cerundolo ha vinto 7-6 7-6. Con Rublev. CON RUBLEV. Secondo me Lady Cerundolo me legge, altrimenti nun se spiega. Che partita che ha fatto. Che partita che ha fatto, rega’.

30 OTTOBRE 2024

14:53

Vabbè, nun ce sta più JannikBello e pure tutti l’altri italiani so svampati signo’ come er calippo a Ostia ad agosto, ma in compenso Bercy continua a regalarci somme soddisfazioni. Tipo Popyrin che ha messo ‘na bella tachpirin nder cuculo dell’orso pazzo, roba che Medvodkadev ha già chiamato l’amichetto suo RublevOcchiDeCerbiattoMatto pe’ fa ‘na seduta comune da ‘o psichiatra seguita da ‘na sessione de autoflagellazione de’ coppia. Programma previsto: ore 20:30 racchettate nei denti, batte pe’ primo Rublev; ore 21:00 lancio in lungo della racchetta, chi la tira più lontano vince ‘na piantagione de valeriana; ore 21:30 incordamento de li cojoni co’ li peli derca…, vince chi strigne più forte;

ore 22:00 spaccaracchetta, chi ne sfonna de più vince du’ flebo da du’ litri de Delorazepam;

ore 22:30

sessione cor fisioterapista pe’ riattacca’ ‘e ginocchia sfonnate; ore 23:00 bagno nella vodka; ore 23:30

punturina de benzodiazepina pe’ dormi’ ‘n pochetto.

23:07

Ricapitolando.

Succede che l’ATP - che evidentemente nun c’aveva mejo da fa’ - ha chiesto ai tennisti quale superpotere vorrebbero avere.

Bene.

Draper e Rublev vorrebbero torna’ indietro ner tempo. Rublev, credo, pe’ conosce’ in anticipo ‘a ricetta de l’antidepressivi. Draper nun se sa, però è amico de JannikBello e m’abbasta.

Shelton - che in realtà vorrebbe esse’ simpatico ma non ha osato sogna’ così tanto - ha detto che vorrebbe esse’ super veloce (come se mo fosse lento…)

Zverev invece vorrebbe volare. Che poi potrebbe già farlo, se solo se levasse dar collo tutte quelle madonne de Pompei in oro fuso dar Vesuvio incazzato come Rublev quanno Rublev perde ‘n punto, dico.

Nakashima vorrebbe essere invisibile. Ma ‘nfatti chi l’ha visto mai, a parte ‘a partita co’ Musetti.

Zhang e Humbert invece vorrebbero il teletrasporto. Pe’ anna’ a casa prima quanno pijano schiaffi, immagino.

Hurkacz invece c’aveva fame - ma fame seria, peggio de quanno Kotov salta ‘a colazione - e ha risposto “zuppa de cipolle”. Così, no look e no sense, come fosse al bar del circolo dopo l’allenamento.

E poi c’è lui, JannikBello, che dei superpoteri è il precursore.

Bene. Volete sapere cosa ha risposto Sinner? Lui vorrebbe leggere nella mente delle persone. Poteva di’ quarsiasi fregnaccia, JannikBello, tanto se stava a cojona’.

Poteva di’ che je piacerebbe sbadigliare in sogno a MedVodkadev; poteva di’ che je piacerebbe da depila’ Alcaraz ar mattino; poteva di’ “invece fregna”.

E invece no. Invece fregna. Lui ha detto l’unica cosa che già sa fare: leggere il pensiero degli altri. Sul campo. Per batterli.

14:57

31 OTTOBRE 2024

Un set STRE-PI-TO-SO di CerundoloBello condito da un tie break DE-VASTAN-TE con cui ha annichilito l’olivetta dell’Egeo. Una roba impressionante, una roba mai vista, una concentrazione inumana per i suoi standard. Una roba che me sa che Lady C. j’ha fatto veramente er cu*o a stelle e strisce che ha prenotato er B&B fino a domenica. Una roba che me sa che CerryCerundoloBelloDelMioCuore se sta a magna’ pane, Sinner e marmellata a colazione, altrimenti nun se spiega. E mo speriamo solo che nun se scioje male ner secondo, ché a st’impresa io ce sto a crede’.

16:13

CERUNDOLO SEI LA DELUSIONE PIÙ GROSSA DELLA VITA MIA.

(Cerundolo, dopo il primo entusiasmante set vinto al tie break, capitombola negli altri due set per 4-6 2-6 con Tsitsipas)

20:35 – In merito alla serie Hanno Ucciso l’Uomo Ragno, che ripercorre i primi anni degli 883

Ho appena finito di vedere le ultime puntate di Hanno Ucciso l’Uomo Ragno. Eccomi, giusto il tempo di ricompormi, ché non piangevo così dalla morte della mamma di Bambi.

Perché questa non è una serie. No.

Cioè lo è - e nell’essere serie è oggettivamente perfetta, in tutto.

Riscrittura, attori, scene, ricostruzioni storiche, fotografia, colori. Tutto, ma proprio tutto, collima perfettamente - come patina trasparente che si posa identica per coprire ma al contempo risvelare - con quello che è stato.

Ed è (anche) per quanto appena detto che questo piccolo, clamoroso gioiello non è solo una “serie”, no.

Hanno Ucciso l’Uomo Ragno è un pugno improvviso allo stomaco; è una secchiata d’acqua gelata che ti costringe ad aprire gli occhi e a guardarti nudo nello specchio di ciò che sei stato, del punto esatto da cui sei partito, dei sogni che hai seppellito e di quelli che hai protetto e coltivato.

Hanno Ucciso l’Uomo Ragno è una trappola del tempo che, scena dopo scena, ti riporta inesorabilmente in quella cameretta da adolescente in cui tatuavi sul diario le tue speranze;

è l’amico di sempre con cui percorrevi in motorino le strade di provincia;

è la musicassetta consumata allo sfinimento con le cuffie del walkman appoggiato con la testa sul finestrino di un pullman in gita; è il numero di telefono imparato a memoria e il gettone usato per chiamare la ragazza che amavi, sperando non rispondesse la mamma; è quel bacio conquistato al buio romantico, proibito ed erotico di una villetta; è una busta di carta ricevuta per posta che profuma d’estate; è un banco di liceo in cui sentirti ancora stretto, adolescente; è la vita che prende la tua strada e poi la cambia e ancora poi - una sera di novembre - ti costringe a guardare indietro. E a guardarti dentro.

Mi sono rivisto, mi sono terribilmente rivisto dentro, guardando Max e Mauro all’alba del loro sogno che sboccia come un mattino struggente che non sa ancora quale angolo illuminare di più.

Sono tornato a quello che ero, mentre uscivo da quello che sono.

È stato dolce, è stato struggente, è stato commovente, è stato impietoso, è stato stupendo.

Perché tutto quello che ho rivissuto ha la patina del tempo passato, ma passato non inutilmente.

Mi piacerebbe, mi piacerebbe da impazzire tornare anche solo per un giorno a vivere un qualsiasi giorno degli anni ’90, anche quello che magari allora mi sembrava il più brutto di tutti.

Però è un piacere che non nasconde incompiuta voglia di cambiare le cose, no.

Perché da quello, proprio da quello, sono ciò che sono oggi.

Perché ci ho messo vent’anni per raggiungere il mio sogno, ma alla fine l’ho agguantato. E allora non ho nessun rimpianto, non ho nessun rimorso.

Soltanto che questa volta, appena prima di cenare, mi è sembrato di vedere e di sentire quei ricordi che più forte bussano a me.

E a loro, grazie a questa serie, io aprirò.

2 NOVEMBRE

21:15

“Coso, fallo un post oggi altrimenti ‘a gente pensa che t’ho ucciso ner sonno.”

“Amo’, mica però posso ‘sta sempre a rompe’ er ca… a ‘e persone co’ li scritti mia, eh.”

“E MA COSÌ POI LI COJONI LI ROMPI SOLO A ME.”

Moje. E le pause del fine settimana.

21:52

Era dal 2015 - quasi dieci anni so’ passati, due vite e due mondi fa, avevo appena conosciuto Moje - quando abbiamo avuto un’italiana per l’ultima volta in campo alle Finals WTA, e che italiana. Era l’anno dell’incredibile e dell’imponderabile - almeno prima dell’arrivo dell’alieno bello e della formichina atomica che hanno demolito e ricostruito verso l’infinito i confini der tennis nostro. Era l’anno in cui sugli Us Open femminili, in finale, il cielo era completante azzurro.

Erano gli anni del girl power alla racchetta che controbilanciava tanti splendidi uomini forti, ma ‘n po’ cerundoli. Quelli che si fermavano sempre a un metro e mezzo dall’impresa e dall’infinito, quelli che so’ belli ma de balla ce facevano balla’ un pochino poco, va.

Da allora, er buio pesto.

Er buio ar sugo. Er buio cor formaggino.

Poi, il Big Bang del nostro nuovo Universo, in cui Adamo Sinner ha preso per mano - e per racchetta - Eva Paolini. Oggi 2 Novembre, il giorno dei morti, in questo nostro nuovo Universo la vita sportiva italiana ha preso a vivere e brillare grazie a un nuovo tassello, grazie a un nuovo - e ulteriore - punto luce. Jasmine Paolini, ancora lucente di quell’oro incredibile strappato al Fato con l’amica Sara Errani, ha disegnato un altro astro fulgente nella sua galassia targata 2024. È scesa in campo alle WTA Finals di Riyadh con il numero 4 del mondo tatuato nel cuore, e ha vinto. Ha vinto, ha convinto e ha - come sempre, come solo lei sa fare - sorriso con quel sorriso che rischiara anche gli angoli più tetri dell’anima. 7-6 6-4 sulla Rybakina, in un’ora e quarantasei minuti di sofferenza e possanza. La prima partita di questo sogno, lo start di un nuovo - l’ennesimo - incredibile unico inizio.

3 NOVEMBRE

16:30 – Finale Masters 1000 Parigi-Bercy – Zverev vs Humbert 6-2 6-2

Bella Humbert, c’hai creduto eh?

Pensavi de fa’ er galletto tronfio dato che stai a gioca’ sta finale a casa tua, eh?

Pensavi de entra’ bello bello, fa’ ‘n’inchino e vince’ ‘n 1000, eh?

E invece fregnà, bella baguette.

Perché sai ‘na cosa, Umbe’, pe’ batte’ SashaBelloInCanotta co’ ‘e madonne de Pompei ar collo che fanno er tifo pe’ lui, tu ne devi da magna’ ancora de palline e de racchette.

Perché SashaBelloInCanotta, quanno sta così infoiato che pare CiccioKotov dopo che je se so’ abbassati li zuccheri a colazione, ‘o batti solo che se te chiami JannikBello o CarlettoPeletto. Altrimenti quello pija ‘e madonne d’oro che c’ha appese ar collo, te ‘e lancia, te sderena e più che a Pompei te manna a Lourdes. E infatti, Umbe’, fregnà.

Infatti Umbe’ quello nun è che t’ha sderenato, no. Quello t’ha proprio cancellato dar campo, core blues bello. 6-2 6-2 in un’ora e sedici minuti, che manco c’hai avuto er tempo de capì ndo caxxo sta a Torre Eiffel. Liberté, Egalité, HumbeNunÈCosaPeTe’.

E passa alla cassa che so’ du’ piotte solo pe’ ‘r campo e tre pe’ la lezione.

17:17

Bello er trofeo de Bercy. Parono ‘e corna de Bambi. (In effetti, il trofeo di Bercy ha delle inspiegabili ramificazioni che si stagliano senza troppo senso verso l’alto).

21:05

In tutta la serie de Hanno Ucciso l’Uomo Ragno - in tutta la storia degli 883 - le luci alla fin dei conti sono tante, tantissime. Molto più di quelle che magari qualcuno avrebbe mai immaginato. Però - fra quelle - c’è una luce che non ha mai brillato come avrebbe dovuto ma rimane come luce soffusa che non vedi, ma senti solo alla fine. Quella figura è l’amico “invisibile”: quello che tutte e tutti, nella vita, almeno una volta abbiamo avuto. Specialmente in provincia. È l’amico silenzioso, quasi evanescente e che come contorno modesto si apparecchia al tuo pranzo, ma che poi - se e quando te ne accorgi - è essenziale come il sale. È l’amico “sfigato” come comparsa in un colossal. È quello in ombra che esce solo al bisogno.

È - magari - la “vittima” dei sogni altrui, perché su quelli immola il suo o forse, semplicemente, perché il suo di sogno è quello di esser così: parole soffiate che rimangono tatuate per esser ascoltate al momento. È l’amico con le rughe d’esperienza su un viso ancora imberbe, è l’amico “Atlante” che sorregge la sua e la vostra adolescenza senza che nessuno ancora lo sappia. È quello che rimane lì, ancorato e piantato ancora più forte alle sue immobili radici, mentre i sogni degli altri corrono veloci oltre regione e confine per trovare linfa di essenza e realizzazione.

Quell’amico è la luce che ti abbaglia e affligge con dovizia, cognizione e convinzione dicendoti per mesi e anni - sincero e duro come solo la verità può e deve essere - che ancora non hai capito un cazzo. Ed è lo stesso che - quando

il tuo sogno inizia finalmente a prendere forma - ti sorride, mentre quel sogno lo fa anche suo.

Ti sorride e si alza, per dirti che in fondo non importa prendere gol e chi alla fine vincerà.

Perché, in fondo, lo squadrone siamo noi.

Noi, con lui.

4 NOVEMBRE

19:15

Sto a letto con la schiena rotta, quindi uso il caro Marco Beltrami (Parliamo delle Finals WTA, con Jasmine Paolini)

“Jasmine c’è, ma non basta. Vince Sabalenka in due set e vola, come prima del gruppo, in semifinale alle Finals. Pesa per Paolini la falsa partenza, con il parziale di 4-0 in favore della bielorussa, in grande spolvero. Poi a poco a poco l’azzurra ha iniziato a minare le certezze della sua avversaria, arrivando anche al punto di avere due set point a disposizione. Lì è mancato qualcosa, al netto dei meriti dell’aggressività di Aryna, sempre pronta a spingere.

La distanza dalla numero uno al mondo, anche a livello strutturale c’è ed è evidente, ma Jas comunque sa come mettere in difficoltà anche l’amazzone bielorussa. Certo che quando la traiettoria si alza o si accorcia, c’è poco da fare. Onore delle armi comunque per la numero uno d’Italia che ha incassato anche i complimenti e gli applausi di Sabalenka.

Le sue parole dicono tutto: “È stato un match molto duro, mi sono sentita sotto pressione perché lei si muove benissimo. Sono super contenta della vittoria, perché il secondo set è stato complicato: sono stata sempre aggressiva. I due set point? Ho pensato di essere al terzo set poi mi sono detta che ero ancora al secondo e ho giocato punto su punto”.

Ora Jasmine si giocherà il tutto per tutto nello spareggio con Zheng, un’altra che ha il braccio pesante.”

21:48

“Ve’ che Nina s’è messa su de te perché pensa che stai a mori’. Non la delude’ che poi ce rimane male, poro cane.” Moje. E l’affetto estremo.

5 NOVEMBRE

13:49

Er serbo rancore ha annunciato il ritiro dalle Finals (spiaze) pe’ infortunio (forse pe’ ‘na volta er malato nun è tanto immaginario). Ar posto suo entra - rullo de tamburi e de racchette su le ginocchia - RublevOcchiDaCerbiattoMatto. ‘Nsomma, a Torino ci sarà da divertirsi.

6 NOVEMBRE

16:04

Sorridi, Jasmine. Sorridi, potente e lucente come solo tu sai fare, nella gioia e nel dolore. Sorridi e continua a sorridere, possente come la tua classifica, possente come la tua tenacia. Sorridi, Jasmini, sorridi anche oggi, nonostante la netta sconfitta e l’uscita dalle Finals. Sorridi e continua sempre - orgogliosa e a testa alta - a portare quella luce negli occhi e nel cuore, perché quello che hai fatto quest’anno è bellissimo e incredibile.

Nonostante oggi. Nonostante tutto. Nonostante tutti.

Sorridi, e continua a farci sorridere.

(Jasmine Paolini è la prima italiana di sempre a finire l’anno nella Top 5 WTA)

21:10

Buccia scottata d’arancia, mandarino bruciato.

Odore acre s’aggancia, fendente per naso e palato.

Tremolio d’intenti e passioni nuvola in ghiaccio dal naso -d’attenzioni concesse pervasoaccenno di gocce pendenti d’abbandoni e perdoni.

Sibilo che fende le ossa, vento freddo che lento s’ingrossa.

Donna che lenta cuce e ricama, lanternino di luce che brama.

Legna che arde pendente, sfrigolio di colore paziente.

Tappeto intarsiato d’amor di rugiada, nostalgia permeata già nata. Nonna, l’inverno è tornato.

7 NOVEMBRE

13:29 – Sorteggi delle Finals. Primi commenti.

1- Pe’ ‘na volta er sorteggio me sa che nun l’ha fatto Pietrangeli, altrimenti ner gruppo de Sinner ce sarebbero stati Alcaraz, L’Uomo Tigre, Jack lo squartatore, Majin Bu, Putin, Trump e Kim Jong-un. Invece er Cavaliere Roscio s’è beccato Campari Fritz, er Minotauro (che è comunque rognoso) e l’orso storto de’ ‘a tundra. Finalmente una mezza gioia.

2- L’Orso storto appena ha visto er gruppo ha stappato ‘na distilleria de MedVodkadev, pe’ dimenticasse che se ritrova JannikRobotDeDiamante fra li cocomeri prima de subito.

3- Il secondo nun è un gruppo, è ‘na NewEcatombe di racchette e di ginocchia. Carletto Peletto se ritrova BelloInCanotta co’ tutte ‘e madonne de Pompei, ErBoscaiolo ‘nfoiato che sradica li Pini co’ ‘e mani nude Ruud e OcchiDeCerbiattoMattoRublev. Chi vince ‘sto gruppo oltre ad anna’ in semifinale conquista pure la Kamchatka. Insomma, buon divertimento a noi.

8 NOVEMBRE

00:46

Cioè, famo a capisse, questi so’ gli 8 Maestri der Tennis der 2024. Questi so’ The Hateful Eight che stanno pe’ sfidasse a colpi da Xanax e racchette ne ‘e gengive; questi so’ gli otto argonauti a ‘a ricerca der vello d’oro tramutatosi in pallina; questi so’ gli otto maniscalchi eroi che c’hanno condotto pe’ tutto er 2024; questi so’ er prodotto interno lordo italiano, presi a uno eh, che basterebbe pure solo Campari Fritz pe’ risana’ er buco nell’ozono che c’avemo nelle casse nostre.

‘Nsomma, questi so’ er mejo der mejo che er gioco der diavolo ce può offrì e er fotografo che fa? ‘A foto de ‘a prima comunione de Harry Potter, co’ Voldemort ner quadro.

Cioè, core bello, tu c’hai er mejo der mejo der mejo e che fai?

Piji dall’armadio de Gianne VersàceN’AntroGoccio er peggio der peggio de l’abiti made in ‘94 - quanno ‘na taglia de più era de moda che tanto dovevamo da cresce tutti - e de quei caxxo de completi scegli pure er color “merda de piccione de Beverly Hills 90210”, che er Principe de Bel-Air manco quanno c’aveva ‘a sciolta s’è mai sognato de mettese mutande così. (Che poi sei pure stronzio, a fotografo, che quer completo demme’ l’hai messo solo ai quattro cosi de’ sotto classifica, che se ‘o mettevi a JannikBello e a Carletto Peletto t’arrivava ’na querela in faccia sotto forma de smash prima de subito).

Poi, non pago de sto scempio, ‘ndo caxxo hai deciso de fa’ er set pe’ ‘o shooting? In un campo de Tennis? No, manco corca… Sotto ‘a Mole Antonelliana? No, manco pe’ gnente. Ne’ ‘a distilleria abusiva de Vodka de Medvedev? Co’ ‘o straca… Ner laboratorio segreto de Breaking Rublev Bad in cui je ricostruiscono li legamenti spezzati da foga auto-inflitta? Ma magari. No, er set l’hai riciclato da Una Notte Al Museo ma cor budget de Peppa Pig, ‘taccidepippo. Cioè, guardateli ‘sti “pori” cristi imbalsamati come manco quanno tu madre ner 1991 scopriva che er rullino Kodak costava 500 lire e allora te fotografava pure ar cesso mentre andavi de corpo dopo ‘na pandemia de stitichezza. Guardateli.

Alcaraz c’ha ’na paresi che pare che er flash j’ha abbruciato pure li peli der cervello;

Sasha c’ha ‘n occhio che guarda ‘n camera e co’ l’altro cerca ‘a grazia de ‘a Madonna de Pompei che ponga fine a ‘sta disgrazia; Rublev c’ha ‘n soriso finto che manco quanno se tira giù ‘n tir de calmanti; Fritz pare er testimone de nozze che s’è appena scopato ‘a sposa ner cesso der ristorante e solo ora ha capito che ‘o sposo l’ha sgamati; Ruud pare CiccioBelloBoscaiolo dopo che s’è fatto ‘na sega (cor caxxo, no all’albero);

Medvedev c’ha ’a faccia paonazza che pare Umberto Smaila lasciato ar sole della Versilia pe’ du’ mesi e invece è solo ‘a grappa de Torino che je sta a sali’ su pe’ l’aorta; de Minaur pare che l’hanno chiamato solo perché erano dispari a ‘n ritrovo de sosia de Hitler;

SinnerBello invece è solo paralizzato da tanta bruttezza ma è troppo educato pe’ fa ‘n’antra faccia de ‘a collezione de caxxi. Mo però annateve a cambia’, che er gioco inizia a farsi serio.

(Sistemando gli scritti, ho rivisto con attenzione la foto di gruppo ufficiale che ha dato il via alle Finals 2024. È anche peggio di come l’ho descritta allora, in presa live).

19:32

Appeno ho finito di passare l’aspirapolvere gatto 1 - Pantoufle er Peluche fijo de Satana - s’è arzato dar coma in cui riversa tre quarti de ‘a vita sua, m’ha guardato co’ quell’aria regale e schifata che pareva Rublev quanno je danno ‘a valeriana ar posto de li psicofarmaci e - sempre co’ ‘a grazia de Rublev quanno canna ‘na risposta e decide de levasse er menisco co’ ‘a racchetta - è entrato nella lettiera e ha iniziato a sparge’ tutta ‘a sabbia pe’ casa. Così. Senza senso, dato che manco ha pisciato. A sfregio proprio, come ‘n tweet de Kyrgios quanno vede che SinnerBello vince ‘no Slam. Poi è uscito e, sempre con grazia, è tornato ad acciambellarsi in coma. Moje, pija ‘e patate quanno torni che ho trovato ‘na ricetta vicentina che è la fine der monno.

9 NOVEMBRE

15:11

E alla fine è successo, è successo davvero: il ragazzo con la penna che incontra il ragazzo con la pallina si sono fusi e sono diventati libro. Un libro vero, di quelli di carta, di quelli che in migliaia ho consumato fino a mangiarli (non scherzo, eh, da adolescente li mangiucchiavo lungo i bordi, poi ho smesso dopo averne mangiato uno che avevano prestato a mia madre), un libro - presto, molto presto - in libreria. Alla fine è successo, sì, l’attesa è finita. Fra un mese, fra un mese esatto lo potrò - lo potremo - tenere fra le mani. Alla fine è successo, sì, la gestazione è finita; il libro è nato e adesso non è più mio, ma è libero di andare dove vuole. Adesso no, non è più mio, ma di tutti. Dal 9 dicembre, guarda caso il compleanno di moje, sarà in tutte le librerie d’Italia. Nel frattempo si può ordinare su qualunque store, in qualsiasi libreria, su Amazon, alla Feltrinelli, in qualsiasi luogo e in qualsiasi lago, ma in quel caso ve lo daranno bagnato.

A parte gli scherzi, link nei commenti. E allora grazie. Grazie a voi che mi leggete e spronate da un anno. Perché senza di voi - e senza Jannik - tutto questo non sarebbe successo. (Tutto, sì tutto, nasce da qui.)

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