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manama
o
gedda
yemen sana’a
golfo d’oman
A tutti coloro che erano sul posto e a tutti i testimoni, professionisti, amatori e anonimi che mi hanno permesso di trasformare questo libro in immagini, troppo spesso a rischio della loro stessa vita. Il mio grazie va a loro. Un ringraziamento particolare a Jean-Pierre, Sébastien, a Cyril Doisneau e alle edizioni della Pastèque.
Cyrille
Traduzione Francesco Savino Lettering e impaginazione Officine Bolzoni con Cosimo Torsoli Supervisione Leonardo Favia Proofreading Andrea Petronio
Via Leopardi 8 – 20123 Milano chiedi@baopublishing.it – www.baopublishing.it Il logo di Bao Publishing è stato creato da Cliff Chiang. Titolo originale dell’opera: Le Printemps des Arabes © Futuropolis, 2013. Per l’edizione italiana: © 2013 BAO Publishing. Tutti i diritti riservati. ISBN: 978-88-6543-208-2
Tunisi
il 7 novembre 1987, con un’azione non violenta, Zine Al-Abidine Ben Ali rovescia il “presidente a vita” Habib Bourguiba, al potere da trent’anni.
Sidi Bouzid
Tunisia Libia Algeria
Questo “colpo di stato medico” viene accolto con entusiasmo dalla popolazione e dall’opposizione.
Ma, con il passare del tempo, il nuovo presidente diventa autoritario tanto quanto il suo predecessore.
il culto della personalità di Ben Ali raggiunge il suo apice con la celebrazione della data del 7 novembre, diventata simbolo di “cambiamento”. Una delle principali piazze della città prende proprio questo nome. 5
Sidi Bouzid, a 260 chilometri da Tunisi, è una città povera. i partigiani di Ben Ali controllano a tappeto l’accesso ai posti di lavoro e i relativi permessi.
Mohamed Bouazizi, venditore ambulante di 26 anni, non ha i giusti agganci.
il 17 dicembre 2010, la polizia sequestra il suo carro insieme a tutta la merce: sette chili di banane, cinque casse di pomodori e cinque di pere. Bouazizi cerca per tre volte di recuperare i suoi beni.
invano. Così si cosparge di trementina davanti alla prefettura…
… e si dà fuoco.
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il suo sacrificio infiamma tutto il mondo arabo.
i tumulti si estendono a tutta la Tunisia.
Bouazizi viene trasportato d’urgenza in un ospedale di Tunisi.
il 28 dicembre 2010, Ben Ali gli fa visita, cercando di confortare la sua famiglia.
Bouazizi muore il 4 gennaio 2011.
Dieci giorni piĂš tardi, Ben Ali fugge in Arabia Saudita. 7
il potere rivoluzionario instaura una transizione costituzionale.
Rende pubblica la vastità della corruzione di cui hanno approfittato Ben Ali e la famiglia di sua moglie, i Trabelsi.
7
A Tunisi, Piazza novembre diventa Piazza Mohamed Bouazizi.
A Parigi…
… una piazza del 14˚ arrondissement prende lo stesso nome. 8
il Cairo
ania
Arabia Saudita Mar
L i b i a
israele
Giord
Mar Mediterraneo
Ross o
Egitto Sudan
L’11 febbraio 2011, Hosni Mubarak si dimette da presidente dell’Egitto alla fine di tre decenni di potere.
Cede il posto all’onda rivoluzionaria, nata diciotto giorni prima con l’occupazione di Piazza Tahrir (in arabo, “la liberazione”) al centro de il Cairo.
Durante questo sollevamento pacifico, vengono contati almeno 846 morti tra uomini e donne. 9
il Consiglio Superiore delle forze armate (CSFA), guidato dal maresciallo Mohammed HoseYn Tantawi, prende la direzione del Paese a nome del “popolo”.
il popolo e l’esercito sono uniti come due dita della stessa mano.
Finalmente fiero di essere egiziano!
La polizia è accusata di aver guidato da sola la repressione, mentre i militari vengono accolti come i salvatori della rivoluzione. 10
il CSFA convalida alcuni emendamenti della costituzione, che il 19 marzo vengono approvati dal 77% della popolazione‌
‌ durante uno scrutinio caratterizzato da una forte affluenza e l’assenza di incidenti.
Viene riconosciuta una decina di partiti, in particolare islamici. Migliaia di esiliati tornano in Egitto, e prigionieri politici riscoprono la libertĂ dopo anni di prigionia.
il 3 agosto, a il Cairo, si apre il processo del presidente destituito e di due dei suoi figli.
Mubarak, malato, si presenta su una barella. 11
i giovani contestatori iniziano a perdere la pazienza e invocano una “seconda rivoluzione” per affrettare il passaggio del potere ai civili.
Denunciano le leggi eccezionali, l’incarcerazione di migliaia di persone e i trattamenti degradanti a cui sono stati sottoposti.
* il popolo vuole “la testa” del maresciallo ** L’Egitto non è la fattoria di tuo padre
* Bugiardi
il 9 ottobre, una ventina di civili copti, i cristiani dell’Egitto, viene uccisa durante la repressione di una manifestazione che si sta tenendo di fronte alla sede dell’emittente televisiva. L’Egitto sta affrontando il fascismo.
La democrazia è la soluzione. il romanziere Ala Al-Aswani è una delle grandi figure della rivoluzione. (
12
(
La tensione non cessa. Piazza Tahrir, sede di scontri e forti tensioni, viene sgomberata con la violenza. i manifestanti, però, riescono a riprenderla e a chiedere la caduta del CSFA del maresciallo Tantawi. il popolo e il popolo sono uniti come due dita della stessa mano.
il 28 gennaio, a Tahrir, il dentista Ahmed Harara perde un occhio a causa dei colpi di fuoco delle forze dell’ordine…
piazza tahrir
via Mohamm ed Mahmou d Qasr Al-Aïn ì
… e il secondo, il 19 novembre, sempre a Tahrir e sempre a causa delle stesse circostanze.
Gli scontri si concentrano su due fronti: la via Mohammed Mahmoud (ribattezzata Via dei martiri) e Qasr Al-Aïnì, con una quarantina di manifestanti uccisa in una settimana.
La polizia militare crea alcuni centri di prigionia nei pressi della piazza. il sequestro e la tortura inflitta a un manifestante, il 16 dicembre, sono la miccia che riaccende i combattimenti per le strade.
L’istituto d’Egitto, fondato durante la campagna di Napoleone Bonaparte, occupa una biblioteca al cui interno si trovano circa 200.000 opere uniche.
il 17 dicembre, il palazzo, cuore del nuovo ciclo di violenza, viene arso da un incendio.
Un portavoce del CSFA afferma che i manifestanti meritano di essere “mandati nelle camere a gas di Hitler”.
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Si costituisce un comitato cittadino che sfida i proiettili per salvare i manoscritti dalle fiamme.
in collaborazione con la biblioteca nazionale, viene effettuata una prima valutazione dei danni.
il 19 dicembre riprendono le sparatorie. i militari usano il tetto dell’istituto per mirare ai manifestanti. Questa volta, il palazzo viene devastato. 15
i manifestanti riescono a salvare solo una parte dei quattro manoscritti originali de “la descrizione dell’Egitto”, redatta nel 1798 dalla spedizione scientifica che accompagnava Bonaparte.
il 20 dicembre, migliaia di donne scendono per le strade de il Cairo allo scopo di denunciare la violenza dei militari: il CSFA si scusa pubblicamente.
Le elezioni continuano a svolgersi nonostante i problemi. i fratelli musulmani sono in testa, seguiti dai salafiti… … mentre i rivoluzionari di Tahrir ottengono solo una rappresentanza minima in quello che sarà il futuro parlamento. 16
MAR ROSSO ARABiA SAUDiTA
O M A N
REPUBBLiCA DEMOCRATiCA E POPOLARE DELLO YEMEN
SA’DAH
REPUBBLiCA ARABA DELLO YEMEN SANA’A
SHiBAM
AL-MAHRA AL GHAYDAH
HADRAMAWT
Lo Yemen, diviso tra la monarchia indipendente del nord e la dominazione britannica a sud, nel 1967 viene definitivamente separato in due repubbliche: la prima pro-occidentale a nord, la seconda pro-sovietica a sud.
al-hudayda
Nel 1978, Ali Abdullah Saleh prende il potere al nord per unificarlo nel 1990 sotto la sua autorità.
iBB TA’iZZ
ABYAN ZiNJiBAR ADEN
G
N i ADE D O OLF
SOMALiA
Appoggiato dall’Arabia Saudita, è membro della comunità degli zaiditi, una corrente di minoranza rispetto a quella dell’islam sunnita… AL-MAHRA SA’DAH
… ma appartiene alla potente Confederazione tribale degli Hashid, che controlla il potere a spese dell’alleata rivale Baqil.
SHiBAM
ZAiDiTi SANA’A
HADRAMAWT
SUNNiTi
HODEiDA iBB
Nel corso degli anni, il nepotismo del presidente Saleh diventa sempre più forte… SA’DAH
… elargendo dignità e rendite ai suoi fedeli e a chi gli è più vicino.
SHiBAM SANA’A HODEiDA
il suo poeta preferito, Mohamed Ahmad Mansour, riceve il feudo di Jahasheen, dove si stabilisce indisturbato per oltre trent’anni.
JAHA TA’iZZ
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La sola legge in vigore è quella del piacere dello “Sceicco Mansour”, un uomo che possiede beni e donne e che castiga, nelle sue tre prigioni private, chiunque gli si opponga.
i rappresentanti della giustizia locale ignorano le lamentele dei villaggi, mentre il poeta cortigiano viene viziato dal capo di stato e dal suo entourage.
il nostro onore è deriso! Dobbiamo lavare l’affronto con il sangue.
La vendetta non chiama che altra vendetta…
Solo la giustizia riporterà la pace nei nostri focolari.
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Lo Yemen, con la media di due armi da fuoco per abitante, è un paese da sempre scosso da cicli di vendetta…
… che possono essere sospesi solo dal versamento di un “tributo di sangue”.
Gli abitanti di Jahasheen decidono di non ricadere in questa spirale e di non alimentare il circolo della violenza; tornano così nello Stato per esigere giustizia ed essere risarciti. 19
A partire dalla fine del 2009, centinaia di abitanti di Jahasheen si mobilitano tutti i martedĂŹ per manifestare davanti al palazzo del governo e del parlamento.
Giurano di sostenere e perseguire il loro movimento fino a quando non avranno ricevuto giustizia.
Si prendono gioco di noi, della nostra piccola tenda e dei nostri cartelli di cartone! Alcune tribĂš ci hanno consigliato di uccidere lo sceicco, per risolvere il problema.
Ma noi abbiamo saputo resistere al desiderio di vendetta.
Nonostante le brutali intimidazioni seguite dalla promessa di una ricompensa finanziaria in contanti, la mobilitazione non cessa. 20
Noi non abbiamo bisogno di uno sceicco, ma di uno stato che ci protegga.
Nel gennaio 2011, alcuni giovani rivoluzionari, sulla scia del rovesciamento di Mubarak, tentano senza successo di occupare Piazza Tahrir, al centro di Sana’a.
Dalla provincia vengono portati in tutta fretta dei contro-manifestanti, che si stabiliscono in Piazza Tahrir sotto alcuni ritratti di Saleh. i loro oppositori inneggiano alla nazione e alla sua bandiera, e ripiegano verso l’università e piazza Taghyir (piazza del cambiamento).
Nonostante i decessi provocati da alcuni tiratori scelti, il regime si rivela incapace di bloccare i rivoluzionari e di liberare piazza del cambiamento.
Occuperemo Piazza del Cambiamento fino a quando non avremo un nuovo Yemen.
La rivolta invade tutto il paese. Persino una parte dell’esercito si unisce alla rivoluzione.
Tawakkul Karman, una giornalista contestatrice e per di più femminista e islamica, inneggia all’opposizione non violenta contro il regime di Saleh già da diversi anni. La sua tenacia viene finalmente ricompensata nel 2011, quando le viene assegnato il premio nobel per la pace. 21
Dopo dieci mesi di protesta e un migliaio di morti, Ali Abdullah Saleh accetta finalmente di dimettersi.
L’accordo, firmato in Arabia Saudita nel novembre 2011, garantisce al capo di stato e al suo clan l’immunità di stato, nonché un posto di primaria importanza nel partito presidenziale.
L’opposizione legale accetta questa formula di transizione, ma la contestazione del popolo prosegue con determinazione.
i manifestanti chiedono che il presidente venga giudicato per la violenza e la corruzione del suo regime. Prima, al governo dicevamo “svegliati”.
Ora gli diciamo “vattene”.
La delegazione di Jahasheen ha stabilito la sua tenda in Piazza del Cambiamento, a Sana’a. 22
Rifiuta la trappola dell’esercito, dal momento che chiede giustizia.
TURCHiA ALEPPO
LiBANO
HAMaH HOMS
SiRiA
DAMASCO
iRAQ
iSRAELE
GiORDANiA
ARABiA SAUDiTA
Dal 1970, la Siria è governata con pugno di ferro dal generale Hafiz Al-Assad.
Un uomo che, nel 1982, non ha esitato a far massacrare circa ventimila persone durante il soffocamento dell’insurrezione di HamAh.
Alla sua morte, nel 2000, il figlio Bashar, di 37 anni, prende il suo posto per acclamazione.
il massacro di HamAh dissuade a lungo il popolo siriano dallo scendere per le strade.
Ma in seguito alla tortura di alcuni adolescenti che avevano dipinto slogan di protesta contro il regime nella città di Dar’a, a partire dal 15 marzo del 2011 si solleva una rivolta popolare.
Non lontano da Dar’a, la polizia politica ritrova il cadavere di Hamza Al-Khatib, un manifestante di tredici anni. il corpo viene restituito mutilato e pressoché irriconoscibile ai parenti.
il movimento si estende in fretta dal sud del paese verso il centro e il nord, così come sulla costa mediterranea. il 28 maggio 2011, cortei di protesta percorrono il paese al grido di: “Siamo tutti Hamza Al-Khatib!”. 23
Dobbiamo imparare a liberarci da questa malattia mortale.
La violenza è il demonio.
insegnerò, e continuerò a farlo senza mai chiedere nessun tipo di permesso. La verità deve essere diffusa in maniera forte.
Lo sceicco Jawdat Said, molto famoso nel sud del paese, sfida da anni il regime di Assad contrapponendosi con la non violenza e la libertà di parola.
Comitati rivoluzionari si incontrano in piazza per assicurare la distribuzione dei prodotti di prima necessità.
Allo scopo di evitare l’arresto degli oppositori feriti che si trovano nell’ospedale governativo, vengono allestite delle cliniche di fortuna, con le loro proprie banche del sangue, che operano nei quartieri e nei villaggi ribelli.
A Daraya, un sobborgo a sud di Damasco, Ghiath Matar, un pacifista convinto di 26 anni, invita alla disobbedienza civile da contrapporre alla tirannia del partito baas. 24
Meglio essere assassinato che essere l’assassino.
Ghiath Matar organizza cortei di un nuovo tipo, in cui, sullo sfondo delle bandiere persiane, ai militari vengono offerti fiori e dolciumi.
Ma, nel bel mezzo dell’estate, i carri armati e gli uomini del regime ripartono all’assalto della contestazione, respingendo gli attivisti fino alle loro sedi.
il padre e i due fratelli di Ghiath Matar vengono tenuti in carcere per diverse settimane allo scopo di fare pressione sul ragazzo.
il 6 settembre 2011, Ghiath Matar viene rapito dall’intelligence dell’esercito dell’aria, la più temibile delle polizie politiche.
Le autorità propongono a suo padre di firmare una dichiarazione in cui afferma che dietro a quel rapimento ci sono gruppi “terroristici”. in cambio, gli promettono di rilasciare suo figlio. 25
Tre giorni dopo il suo arresto, il corpo torturato di Ghiath viene restituito ai suoi cari, ai quali è proibito di chiedere un’autopsia.
La sua ragazza è incinta di sette mesi del loro primo figlio.
L’ambasciatore francese, insieme a quattro altri capi della missione occidentale, si reca a portare le condoglianze alla famiglia Matar . Contemporaneamente, una manifestazione scandisce slogan in favore del rovesciamento di Bashar Al-Assad.
La nostra rivoluzione sarà pacifica fino a che non vinceremo…
i contestatori accusano il regime di aver preso di mira Matar per screditare la scelta non violenta e far precipitare la Siria verso una guerra civile.
… te lo giuriamo, Ghiath.
La via pacifica è la scelta dei coraggiosi.
Durante i primi sei mesi della rivoluzione, i morti sono stati circa tremila. 26
Fadwa Suleiman è nata in una famiglia alawita di Aleppo.
Gli alawiti appartengono a una corrente dissidente dell’islam, vittima di numerose persecuzioni nel corso dei secoli.
Rappresentano circa il 10% della popolazione siriana (contro l’80% sunnita).
Prima di diventare un’attrice famosa sia nel mondo del teatro che in quello del cinema, entra in conservatorio.
Hafez Al-Assad e suo figlio Bashar, entrambi alawiti, hanno affidato le cariche principali, soprattutto quelle riguardanti l’esercito e i servizi di sicurezza, ai membri più stretti del clan.
Poiché vengono considerati “traditori” della comunità, gli oppositori alawiti vengono trattati ancora più duramente. Nella primavera del 2011, Fadwa e altre cinque ragazze si danno appuntamento in un giardino di Damasco per dipingere al sole delle figure libere.
Voglio liberare l’assassino del suo crimine. Quando arrivano i militari con lo scopo di allontanarle, le ragazze propongono di dipingere tutt’intorno a loro per “scacciare la rabbia”. Ma il gioco dura poco. 27
il 7 novembre 2011, Fadwa Suleiman lascia Damasco per giungere nella città insorta di Homs…
… dove inneggia pubblicamente alla rivoluzione.
Si mostra sempre più insieme ad altre donne, cristiane o sunnite…
… e ad abitanti di Homs, che tiene per mano nel nome dell’unità nazionale. 28
il dittatore costringe suo fratello a ripudiarla e a denunciare i suoi tentativi di “attirare con l’inganno”.
La minacciano promettendole la stessa sorte toccata al cantante ibrahim Kachouch…
… sgozzato a HamAh a giugno per aver messo in ridicolo Bashar Al-Assad.
Ormai soprannominata la “passionaria di Homs”, mette al sicuro i suoi figli e si dà alla clandestinità insieme ai comitati rivoluzionari.
Accusa “il criminale Bashar Al-Assad” di voler eliminare le religioni per alimentare la guerra civile tra alawiti e sunniti. il popolo siriano vale decisamente di più di una semplicistica riduzione a sunniti e alawiti.
Tu, uomo della sicurezza, devi prima di tutto assicurare quella dei tuoi, dei miei, dei tuoi bambini, di tua madre, di tuo padre. E invece non fai che garantire la sicurezza di un solo uomo, quello che attacca tuo fratello, i miei, i nostri.
Molto presente durante le mediazioni arabe e internazionali, chiede ai militari di ribellarsi al despota. 29
Da questa parte del mondo chiamata Siria, lancio la rivoluzione dell’amore, del perdono e dell’unione dell’umanità per fermare la brutalità dei massacri…
… per uscire infine dal circolo vizioso della violenza e della controviolenza.
il 29 dicembre 2011, Fadwa Suleiman diffonde un appello alla solidarietà internazionale con il sollevamento pacifico del popolo siriano.
negli ultimi nove mesi di repressione, sono state uccise circa cinquemila persone.
L’arrivo degli osservatori della Lega Araba scatena una nuova ondata di violenza da parte del regime di Bashar Al-Assad.
Ma, nonostante l’assedio di Homs, Fadwa la ribelle continua a scappare dalla polizia e a inneggiare contro la dittatura. 30