G LI ORC HI-DEI
Una storia scritta da
HUBERT messa in scena e disegnata da
BERTRAND GATIGNOL
BAO Publishing via Leopardi, 8 MILANO
A Calliope, mia figlia. Bertrand Gatignol
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Grumm‌
Mi spiace recarle disturbo, maestĂ , ma alcuni documenti richiedono la sua firma.
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Qui. E qui.
Umpf.
Preparatemi un altro completo‌ mi disgusta andare lassÚ, mi sento tutto appiccicoso.
Siamo pronti?
Tutto è stato disposto secondo i suoi ordini. Attendono solo il suo segnale.
Non vorrei che rumori inopportuni tediassero i miei invitati. Bene. Blindate le porte e date il via alle operazioni. Assicuratevi che la musica durante la cena sovrasti tutto il resto.
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Gradisce compagnia per la notte, eccellenza?
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No. Fate venire mia madre. E preparatemi un bagno caldo.
Ho sentito delle grida da fuori.
Ti ricordi il giorno in cui l’ho ricevuto, mamma?
Ho tutto sotto controllo. Non preoccuparti.
Come se fosse ieri. L’ultimo giorno in cui sono stata felice.
Non dirlo mai più!
Ti ho dato tutto. Tutto ciò che potessi desiderare.
Non ti meritava.
Sono stata spesso felice per te, tesoro. Ma per me… mai più.
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PapĂ !
Ah! Ah! Ah!
Hai visto cosa mi ha regalato la mamma per il compleanno?!
Ăˆ un regalo bellissimo. Anche io ho qualcosa per te.
Presta bene attenzione, Yori.
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È una reliquia estremamente preziosa. Questo filo è il capello di un gigante.
Davvero?!
Loris, non credi che sia un regalo troppo importante per un bambino?
Niente è troppo importante per Yori! Per vederlo sorridere farei di tutto, è il mio sole!
Grazie, papà!
Mio dolce compagno…
Sono preoccupata per il suo futuro.
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Non devi. Yori è un bambino brillante. Potrebbe diventare cerimoniere o arruolarsi nell’esercito…
Non è così facile. Ci sono delle regole da rispettare.
E se succedesse qualcosa? Tua moglie ci getterebbe per strada in un attimo… se solo tu potessi vedere gli sguardi che mi lancia quando incrocio il suo cammino!
Mia moglie non lo accetterebbe mai. Non posso trascurare la mia famiglia…
Orbianna, ti prego…
Potresti adottarlo… dargli il tuo nome…
Perdonami. Non voglio darti pensieri, per quello hai già la tua famiglia!
Non dire così! Sai a cosa mi riferisco, è una questione di successione.
La tua vera famiglia.
Lo so.
Sei consapevole di tutti i privilegi che gli ho concesso? Yori studia insieme ai miei figli legittimi, non insieme a quelli dei domestici… viene trattato come un sangue-nobile.
Oh, preferirei di gran lunga discutere con te…
Devo andare, ora… ma non vorrei affatto…
E noi saremo il tuo porto sicuro quando vorrai scappare dalle loro grinfie!
Resisti, mio caro! È la tua famiglia, dopo tutto…
Pietà!
A presto.
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Un giorno salirò lassù! Sarai fiera di me!
So che ci riuscirai, tesoro.
Sarai il più grande.
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La lezione di oggi verte sul grande Malkus Elissen.
Trattasi di un vostro lontano antenato che fu ciambellano del re-dio‌ potremmo dire‌
‌ il primo vero ciambellano degno di questo nome.
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STORIA DI MALKUS ELISSEN Primo ciambellano che governò il regno nel nome degli Orchi-Dei.
pparve evidente la necessità di trovare un amministratore che governasse i nuovi territori, dato che le terre conquistate dai giganti aumentavano. Si concluse subito che affidare quel ruolo a un gigante della famiglia reale non fosse una scelta saggia: un po’ per il timore che avanzasse pretese di indipendenza e un po’ per la necessità di non disperdere tutti gli adulti in età riproduttiva. Non avendo contatti con gli esseri umani, i giganti non conoscevano le loro abitudini né erano in grado di dire se fossero dotati di qualche virtù. I re della montagna decisero così di rivolgere le loro attenzioni ai discendenti dei comandanti del Fondatore. Conclusero che affidarsi a un gruppo già strutturato in grandi famiglie fosse la scelta più semplice: in questo modo sarebbero stati loro a sbrigarsela per capire a chi aggiudicare il posto vacante. Esistevano cinque grandi famiglie di stirpe nobile, ciascuna possidente per linea ereditaria di una delle valli nei pressi del castello. Da tempo, tuttavia, allo scopo di restare nei pressi della sede del potere, le vecchie fortezze erano state abbandonate in favore dei palazzi cittadini ai piedi della montagna dove si ergeva la fortezza. Ognuna di queste famiglie discendeva dai comandanti del Fondatore cui erano stati attribuiti terreni per essersi distinti, per ferocia e coraggio, nel corso delle interminabili guerre che avevano segnato la nascita del reame. Le famiglie dei suddetti comandanti erano Elissen, Ragnar, Hunrahi, Draken e Zigness. Se i giganti regnavano incontrastati sulla cima della montagna, i Sangue-nobile occuparono tutti i ruoli più prestigiosi della macchina governativa incaricata di eseguire i loro ordini. Al contrario del suo predecessore, il Re-Dio non provava nessun interesse nei confronti delle questioni umane. Le tasse, i raccolti, l’organizzazione delle campagne militari, i decreti, le leggi… tutti argomenti che lo annoiavano a morte. Allo stesso tempo, però, per governare il regno si affidava completamente a una corte di servitori umani di cui seguiva distrattamente le vicissitudini mentre meditava sui propri sogni di grandezza. Questi sogni si concretizzavano attraverso ordini che riuscivano puntualmente a seminare il panico presso gli umani. Non cessava di esasperarsi di fronte alla lentezza e alla costante incompetenza dei suoi minuscoli subalterni. Non era forse lui un Dio che regnava su un impero talmente vasto da non conoscere paragoni? Perché quegli incapaci non riuscivano semplicemente a eseguire ciò che lui desiderava? Per esempio, non era forse del tutto naturale che un essere come lui desiderasse una dimora degna della propria magnificenza?
«Qualche settimana più tardi, il Re-Dio capitò nuovamente nei paraggi della parete. Aveva dimenticato il desiderio con la stessa velocità con cui lo aveva espresso, e fu sorpreso nel vedere l’acqua che cadeva lungo la parete, creando arcobaleni.»
LA STORIA DI MALKUS ELISSEN
Un giorno, uno degli uomini della corte attirò la sua attenzione. Passando davanti a una parete rocciosa spiacevolmente spoglia che sovrastava l’entrata del castello, il Re-Dio sentenziò: «Qui ci vorrebbe una cascata.» Il caso volle che queste parole furono pronunciate a portata d’orecchio di Malkus Elissen, il ciambellano. All’epoca, i ciambellani non godevano di grandi privilegi ed erano considerati al pari dei custodi del castello dei giganti. Il loro incarico era di ascoltare le suppliche degli umani e di riferirle agli svariati ingranaggi della complessa macchina governativa. Malkus, nonostante la giovane età e la posizione da subalterno, era un uomo ambizioso dotato di grande intelligenza e di una volontà ferrea. Capì immediatamente cosa doveva fare. Qualche settimana più tardi, il Re-Dio capitò nuovamente nei paraggi della parete. Aveva dimenticato il desiderio con la stessa velocità con cui lo aveva espresso, e fu sorpreso nel vedere l’acqua che cadeva lungo la parete, creando arcobaleni. Ammirando la cascata, pensò che fosse davvero bella. Non si chiese nemmeno quanti sforzi avesse dovuto fare il ciambellano per realizzare quel capriccio, né in termini di persuasione né in termini di prodigi tecnici necessari per canalizzare l’acqua dei ghiacciai. Vedere concretizzato ciò che lui aveva desiderato gli sembrò più che naturale. Un sorriso e un cenno della testa furono le sue uniche reazioni. Ma con il tempo finì per preferire quell’umano a tutti gli altri e non passò molto prima che lo convocasse a tutte le ore del giorno e della notte. Nato prematuro dopo una gravidanza difficile, Malkus non era cresciuto come tutti gli altri. Più che a un adulto, assomigliava a un vecchio e gracile bambino. Nessuno lo prendeva davvero sul serio, motivo per cui era stato assegnato a una posizione da subalterno. Coloro che lo conoscevano bene apprezzavano la sua viva intelligenza e affidabilità, ma nessuno di loro avrebbe scommesso su un futuro glorioso. Se ne soffriva, Malkus non dava a vederlo; al contrario, si mostrava sempre affabile e sorridente. Dal momento in cui si mise in testa di accontentare i capricci del Re-Dio, tuttavia, quello che sembrava un piccolo e insignificante uomo divenne di colpo imponente e autoritario. La sua sola presenza bastava a convincere e a piegare alle proprie volontà gli interlocutori. L’ostinazione e il ruolo di messaggero dell’immenso sovrano sembravano ammantarlo dell’aura del Re-Dio stesso. Cominciarono a chiamarlo il Grande Elissen. Il Re-Dio traeva sempre più benefici nel rivolgersi a quel mortale che, qualunque fosse la portata del compito richiesto, rispondeva: «Bene, maestà, tutto verrà eseguito secondo la sua volontà.» Il ciambellano riusciva a realizzare i desideri dell’insaziabile sovrano in tempi sempre più brevi, grazie a un’organizzazione prodigiosa che il sovrano era ben lontano dall’immaginare. Per realizzare quelle meraviglie, Malkus Elissen mobilitava instancabile numerose risorse e scomodava interi reparti della macchina governativa scavalcando senza nessun rimorso le richieste di altri dignitari reali. Come era inevitabile, suscitò l’invidia degli altri Sangue-nobile, che mal sopportavano quel semplice custode che si comportava come il padrone del castello. Una mattina, dopo che aveva convocato il ciambellano per affidargli un nuovo compito – un compito estremamente facile, a onor del vero – il Re fu estremamente sorpreso nel veder arrivare ai piedi del trono un volto nuovo. Il Re-Dio inarcò le sopracciglia: «Dov’è il mio ciambellano?» L’uomo si prostrò umilmente. «Sono mortificato nell’informare Sua Divina Maestà che Malkus Elissen, il suo vecchio ciambellano, è stato destituito per aver oltrepassato il limite delle proprie funzioni. Sono stato nominato per sostituirlo.» Il Re-Dio ebbe un moto di dispiacere ma non intendeva guastarsi l’umore per così poco. «Bene. Ciambellano, voglio che da oggi alla mia tavola venga servita carne umana.» L’uomo restò a bocca aperta. Il Re-Dio inarcò un sopracciglio. «Quindi?» «Sua Maestà! Ma è… impossibile! Capisce bene che…»
«La morte di Malkus Elissen fu delle più assurde: aveva portato il Re-Dio in visita ai cantieri di quello che sarebbe diventato il castello più grande mai realizzato da mano umana.»
LA STORIA DI MALKUS ELISSEN
Era troppo. Dando libero sfogo al proprio malcontento, il Re-Dio spazzò via con una mano il malcapitato. Una lunga scia di sangue accompagnò lo schianto dell’uomo contro una delle colonne della sala. Poi si rivolse agli uomini che erano al seguito del defunto: «Riportatemi il mio ciambellano! Immediatamente!» Inutile dire che contraddire la furia del gigante era impossibile e che Malkus Elissen tornò immediatamente a svolgere le proprie funzioni. Il suo potere ne risultò accresciuto: nessuno osava più opporsi alle sue richieste – per quanto folli potessero essere – per il timore di scatenare la collera del sovrano. Intuendo che la soddisfazione del Re influenzava il suo stato d’animo, il ciambellano si adoperava ancora più solerte perché il regnante vedesse realizzato ogni desiderio. Con il passare degli anni, l’autorità del ciambellano su ogni aspetto della vita del regno crebbe. Ormai governava a tutti gli effetti in nome del Re-Dio al pari di un reggente, pur non avendone il titolo. La morte di Malkus Elissen fu delle più assurde: aveva portato il Re-Dio in visita ai cantieri di quello che sarebbe diventato il castello più grande mai realizzato da mano umana. Mentre si trovavano al centro della Grande Sala, il pavimento cominciò a tremare sotto il considerevole peso del gigante divino. Probabilmente, un capo-cantiere negligente non aveva adeguatamente irrobustito il terreno. Il Re-Dio barcollò, agitando le braccia per mantenere l’equilibrio. Mosse appena un piede indietro, ma tanto bastò per scuotere l’intero edificio e far saltare i cumuli di pietre. Il Re-Dio, furioso, si voltò verso il ciambellano per esprimere il proprio malcontento, senza però trovarlo. Il suo umore peggiorò ulteriormente. Fu in quel momento che notò una striscia di sangue che imbrattava la suola di una delle sue scarpe. Fu l’unico errore della carriera di Malkus Elissen, ciambellano del Re-Dio. Il ruolo di ciambellano era ormai diventato imprescindibile. Malkus Elissen aveva riorganizzato l’intera macchina governativa attorno a quella funzione. La successione era diventata perciò una questione non da poco e alcune delle famiglie dei Sangue-nobile cominciarono a cospirare per non lasciare un posto così importante a qualcuno che non appartenesse alla propria linea di sangue. Tra i clan scoppiò una guerra civile. Il Re-Dio stava iniziando a perdere la pazienza. Urgeva trovare una soluzione. I rappresentanti di cinque famiglie di Sangue-nobile si riunirono e trovarono un accordo sulla figura di Titus Elissen, nipote del defunto, dal carattere così malleabile da poter essere guidato dalla madre, una Hunrahi, e dalla moglie, una Zigness. Sembrò un buon compromesso, tuttavia il Re-Dio non si dimostrò particolarmente soddisfatto e se ne sbarazzò. L’elezione successiva avvenne in un clima più disteso e con meno pretendenti: era ormai chiaro che l’immenso prestigio del ruolo era pari ai pericoli che questo comportava.
FINE