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Book Test

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Prendete "Into the eagles nest", ringiovanitelo di 5 anni, sostituite i nazisti con alieni xenomorfi, ambientatelo in una base spaziale, aggiungete un pizzico di "Gauntlet" e date il tutto in mano al Team 17. Shakerate bene ed otterrete "Alien breed", un gioco frenetico dove vi potrete sentire nei panni di una novella Ellen Ripley.

La trama del gioco non concorrerà di sicuro per un premio di originalità, ma poco importa: due mercenari d'elite Johnson e Stone della IPC, istituita dalla Federazione Planetaria per mantenere la pace e l'ordine in tutto l'universo, svolgono un atterraggio di fortuna si ISRC4, una base spaziale di ricerca della Intex che sembra misteriosamente essere stata abbandonata.

Non vi è infatti traccia di alcuna forma di vita fatta eccezione per orde di perniciosissimi alieni che ora sono alle calcagna dei due malcapitati. I quali, armati fino ai denti, cercheranno di guadagnarsi una via d'uscita.

Shoot em up multidirezionale con vista dall'alto, è eccezionale giocato da soli, sublime in due.

La musica è assente durante i livelli, sostituita solo dai rumori delle armi, degli alieni e dell'ambiente circostante, il che contribuisce a dare una sensazione di ancor più disperato isolamento.

Frenesia ed esplorazione per un classico del 1991 che l'anno successivo vede arrivare una Special Edition, con più livelli e la possibilità di distruggere le porte della base spaziale, anziché usare le chiavi disseminate in giro per le varie stanze e corridoi.

Per molti giocatori Defender of the Crown rappresenta l’Amiga nella sua essenza più pura. Siamo nel 1986, i computer e le consolles ad 8 bit sono ancora all’apice della loro espansione e controllano di fatto il mercato videoludico. Sino ad allora l’Amiga è sembrata poco più che un proptotipo buono per i demo. Quando ecco che una misconosciuta softwarehouse, la Cinemaware, decide di mostrare al mondo cosa questa macchina può veramente fare.

E produce un gioco che qualsiasi proprietario di Amiga ha avuto o almeno giocato una volta nella vita: Defender of the Crown.

Siamo nell’Inghilterra del tredicesimo secolo, quella di Robin Hood e di Re Riccardo Cuor di Leone, dilaniata dalle lotte intestine tra lords e la continua minaccia dell’invasione sassone. Vestita l’armatura di un feudatario (a scelta tra quattro) la missione è tanto semplice quanto complicata: unificare l’isola sotto una sola corona, la vostra. Per fare ciò occorrerà raccogliere le tasse ed amministrare le finanze, assemblare eserciti e costruire macchine da assalto, conquistare territori e difendere castelli, partecipare a duelli, liberare donzelle tenute prigioniere e saccheggaire le dimore avversarie per impadronirsi dei ricchi tesori ivi custoditi.

Il gioco si sviluppa come uno strategico a turni, ove la CPU controlla gli altri tre feudatari in lotta contro di voi per il dominio assoluto. Si parla di Cinemaware, quindi grafica ed audio al top (e, come detto, considerate che siamo solo nel 1986) e giocabilità da oscar!

Curiosità: sconosciuto ai più, esiste anche un Defender of the Crown 2 che, però, altro non è che il primo gioco in versione CDTV con qualche piccola e trascurabile miglioria.

La vita per un pirata dei Caraibi non è mai semplice. Soprattutto se ti chami Guybrush. Soprattutto se il tuo peggior nemico è un pirata fantasma intenzionato a riprendersi il suo vecchio amore, cioè tua moglie, Elaine.

Alzi la mano che non ha mia sentito parlare delle gesta del “temibile” corsaro Guybrush Threepwood, colui che riesce a trattenere il respiro sott’acqua per ben 10 minuti. Un personaggio che, assieme ai suoi compagni di avventura, è entrato di diritto nell’immaginario di ogni giocatore a partire dagli anni ’90.

“LeChuck’s Revenge” approda su Amiga con il suo carico di floppy disk, ben 11!

La grafica, rispetto al primo capitolo, è decisamente migliorata e sfodera la bellezza dei suoi 32 colori. Tutto ciò presenta però un conto in termini di spazio: c’è bisogno di parecchi Kilobytes e quindi il disk swapping –che non è neppure così terribile, in veritàdiventa una necessità.

Ma nulla riesce a intaccare l’esperienza di gioco, facendo di Monkey 2, anche su Amiga, una delle avventure punta-e-clicca più memorabili che il 16bit di casa Commodore abbia mai fatto girare.

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