NEVENERA
Tre amici: il mistero
dell´
attrice
ILLUSTRATO DA LAPIN D LUNE
UN INIZIO MOVIMENTATO
Era un pomeriggio di dicembre del 1875 e una
ragazza tredicenne, con lunghi capelli rossi e gli occhi scuri, passeggiava per le strade di Londra in cerca di un posto in cui sgranocchiare del cibo. Era uscita dopo aver ricevuto le raccomandazioni di sua madre e le occhiatine divertite del padre. La cuoca, la signora Laev, le aveva chiamato una carrozza e le aveva strizzato l’occhio dicendo: «Vai Gwen, e non dire alla signora Peyton della tua uscita alla Coffee House, ma camuffala in una passeggiatina… Sai che odia quel posto». Ebbene sì, Gwen sono io e questa è la mia storia. Mia madre, Peyton Hills, era una signora aristocratica sposata con un giornalista, Jax Millies, mio padre. May Laev, la cuoca, era a loro servizio
da quando ero nata. Era la mia complice e amica, e mi serviva sempre perfettamente. Layla, il cane, era una Border Collie americana di tre anni, fedelissima a me. Dunque, uscita di casa, mi incamminai verso la Coffee House. Quando arrivai, trovai una gran confusione: uomini ubriachi ai banconi, persone a gruppi intenti in riunioni, uomini baldanzosi che lasciavano mance generose… Alla fine, vidi un ragazzo poco più grande di me seduto a un tavolo da cinque. «Posso?» chiesi, sedendomi davanti a lui. «Non credo serva che ti risponda» disse lui, freddo, ma con una punta di ironia, senza staccare gli occhi dal libro che stava leggendo. Lo scrutai: era un ragazzo alto, con dei lucenti occhi verdi che si muovevano continuamente, aveva dei capelli scuri tirati all’indietro e sopra un cappello. Si teneva stretto in una giacca di feltro nera e ai piedi calzava degli stivaloni. «Piacere, Gwen Millies» iniziai io, porgendogli la mano. Lui la fissò come se non fosse da signorina perbene offrire la mano per prima, ma infine me la strinse. ~4~
«Andrew Daveson» aggiunse. Convinta, avvicinai la mia sedia alla sua e chiesi: «Cosa leggi?». Lui fece spallucce e mi mostrò il titolo, Grandi attrezzi per piccola gente, io annuii. «Una domanda – disse Andrew a un certo punto – Se non erro sei appena uscita di casa, perché gli stivali che indossi sono poco infangati e lucidati. Inoltre, le tue mani non sono rosse, ma sono calde, e conosci bene il posto, altrimenti avresti avuto una mappa in mano. Sono un po’ agitato, mi indicheresti il bagno?». Rimasi stupefatta. «Sei alquanto brillante» dissi, sfoderando una delle mie parole più garbate e gli indicai il bagno. Nel frattempo, un ragazzo che sembrava avere la stessa età di Andrew entrò nella Coffee House: da malandrino, sfilò qualche soldo dalla tasca di un cliente e venne a sedersi davanti a me: era alto qualche centimetro più di me e sfoggiava degli stivali all’ultima moda, sotto una lunga mantella nera. Aveva degli occhi scuri e profondi, che mi fissavano allegri, e una capigliatura pettinata in avanti. ~5~
«Perché una signorina così carina sta qui tutta sola?» «Perché un ladruncolo si trova a stare al tavolo con una signorina così carina?» risposi di getto. Lui scoppiò a ridere e io mi feci trascinare. Andrew uscì dal bagno e andò subito ad abbracciare il ragazzo appena arrivato. «Gwen, lui è Dustin Moodes ed è americano» disse Andrew. «Oh, andresti d’accordo con la mia cagnolina Layla» scherzai io, Dustin rise e mi fece un perfetto baciamano. «Bene, ora che siamo tutti amici, propongo di fare un patto» dissi io, allungando una mano al centro. Dustin e Andrew misero le loro mani sulle mie e recitai: «Io, Gwen Millies, sancisco il patto di amicizia con Andrew Daveson e Dustin Moodes» infine li abbracciai uno per uno. Ancora ricordo il battito agitato del cuore di Andrew e l’abbraccio di Dustin che mi stringeva a sé… Si capiva che quei due erano adolescenti. Mi staccai da loro e gli sorrisi. «Io abito ad Argon Street, e voi?» ~6~
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Andrew fu il primo a rispondere: «Cooven Street». Dustin alzò le mani e disse: «Non guardate me, io vivo nell’Hotel Balance». Andrew mi spiegò velocemente che Dustin, dopo la morte della madre, aveva cominciato a litigare accesamente con suo padre Mickly, un lanciatore di coltelli circense, infatti Dustin sapeva muoversi molto agilmente e forse anche scalare un muro! Perciò era scappato dalla sua casa a Boston ed era venuto a Londra. Mickly Moodes e Ethan Daveson erano grandi amici, e così anche i figli. I due erano inseparabili, ma ora che mi conoscevano, lo saremmo diventati tutti e tre. Ero felicissima di aver conosciuto quei due tipi, e quando tornai a casa corsi a sbaciucchiare sulla guancia Peyton e Jax, e poi corsi da May. «May! Ho conosciuto due ragazzi fantastici! Si chiamano Dustin e Andrew, abbiamo già fatto un patto!». May mi guardò sorridente e borbottò: «Brava piccola, dopo quel disastro con le figlie di Melissa Crowford, Isla e Ava, si capiva che non eri adatta all’ambiente signorile. Non hai nessuna amica!» ~8~
Lo dissi a Peyton, ma lei la prese male. Mormorò: «Se già ti fai amici maschi del genere, amore mio, di questo passo finiamo male!» ma comunque non dissentì. Papà Jax invece la prese benissimo e mi sollevò in aria come quando ero piccola. Non disse niente per non importunare mamma, ma si capiva dagli occhi che appoggiava le mie nuove amicizie. Per cena May preparò pollo in gelatina, insalata di pesce e pomodori. Papà gongolava e continuava a ripetere: «May, hai le mani d’oro col cibo!» E lei annuiva compiaciuta. Dopo la cena mamma si rintanò in camera sua per sistemarsi, invece papà si sedette sul divano e mi chiamò. Io mi sedetti sulle sue gambe e lui mi lesse la “dose” giornaliera di libro. Poi io andai in camera mia seguita da May per mettere la camicia da notte e subito dopo diedi la buonanotte a tutti. Quel giorno mi sentivo bene grazie all’intelligenza di Andrew e all’ironia di Dustin. Così mi sdraiai e con un colpetto sul letto chiamai Layla accanto a me. Lei spiccò un salto e si accucciò accanto a me. Io le sorrisi ~9~
e riuscii a sentire il suo alito sul fianco. Allora mi lasciai cullare da Layla. Ero così assorta nei miei pensieri che non sentii May che mi chiamava a squarciagola. Io stavo per addormentarmi con Layla accanto e una brezzolina sulla guancia sinistra, proveniente dalla finestra. Alla fine, dei passi vicini e arrabbiati risuonarono per tutto il secondo piano, incluso bagno e camera dei miei genitori, e io balzai dal letto. May Laev spalancò la porta e sembrava il demonio in persona: la faccia rossa, un’espressione poco promettente e i capelli scompigliati. Il grembiule bianco con gli estremi azzurrini e con sotto disegnato cibo era tutto sporco e io mi chiesi perché dato che lo lavava sempre con tanta cura e lo odiava sporco. Mi sussurrò proprio come faceva Peyton, arrabbiata: «Gwen, tu ora mi spieghi che casino hai fatto…» Detto questo alzò la voce ed esclamò: «I tuoi nuovi amici ti hanno influenzato, eh? Timmy Jackson mi ha detto che ti ha visto uscire saltellando dalla Coffee House, ecco perché gli stivali erano sporchi! E ho dovuto pulire tutto il casino che hai fatto, visto che hai ~ 10 ~
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Tre ragazzi si incontrano in un bar e fanno immediatamente amicizia: Andrew, Dustin e Gwen. Leggendo il giornale, i tre scoprono che la zia di Dustin, un’attrice, è stata trovata priva di sensi nel suo camerino. Si adoperano, quindi, per scoprire i colpevoli. Infine, festeggiano il Natale insieme e Gwen trova un biglietto con cui qualcuno le dichiara il suo amore: ma è Andrew o Dustin?
Valori impliciti: Questo libro parla di come i ragazzi possano fare le cose da adulti e come questo sia allo stesso tempo divertente e serio per loro. Le incomprensioni tra loro segnano la confusione della loro età. Alla fine, l’amicizia è la vera protagonista delle loro vite.
ISBN 979-13-88050-2
Suricati
9 791388
050237
P.V.P: 13,95€
3-7