Skip to main content

Pancetta all insù

Page 1


Il pesciolino che sognava di volare

da Bia cardeal

Francesca Pagano
Illustrato

CAPITOLO 1

IL DESIDERIO DI CAMILLA

La luce soffusa del pomeriggio filtrava

attraverso le tende della cucina, dipingendo di dorato l’ambiente tranquillo della casa. La radio in sottofondo suonava una melodia leggera, ma nel cuore di Camilla non c’era nulla di sereno. Seduta sulla sedia, con le mani incrociate e lo sguardo fisso a terra, pensava al suo sogno più grande: avere un cagnolino tutto per sé. Ogni giorno immaginava di gio-

care con lui in giardino, di accudirlo e di fargli sentire tutto il suo amore.

Aveva fatto tanti tentativi per convincere i suoi genitori a farle adottare un cane, ma la loro risposta era sempre la stessa, un secco “no” che le spezzava il cuore ogni volta. Anche quel giorno avrebbe riprovato a fare la sua richiesta, sperando che, per una volta, la risposta fosse diversa.

– Per favore, mamma, papà… – disse Camilla con voce tremante. – Giuro che sarò brava. Mi prenderò cura io del cagnolino. Marcella, che stava sistemando i piatti nella credenza, si voltò lentamente, visibilmente infastidita.

– Camilla, avere un cane non è come avere un giocattolo. È una responsabilità grande. Ha bisogno di cure, attenzioni,

affetto. E tu sei ancora troppo piccola per occupartene da sola.

– Ma io sono grande! Ho nove anni! – protestò Camilla, guardando la madre con insistenza.

Marcella sospirò, stanca.

– Allora dimmi una cosa. Perché non riesci a tenere in ordine la tua stanza senza che io o papà dobbiamo ricordartelo ogni giorno? Perché non mi aiuti con le faccende? O perché devo sempre insistere per farti iniziare i compiti?

Camilla sentì un nodo alla gola. Non capiva perché la mamma fosse così rigida.

– Non è vero! Aiuto quando me lo chiedete e faccio i compiti da sola! – gridò, alzandosi dalla sedia e pestando i piedi a terra.

– Ne sei proprio sicura? – ribatté Marcella, severa.

– Davvero non ti sei mai rifiutata, nemmeno una volta?

– Io… io li faccio! – rispose Camilla con voce nervosa e tremante. – Se qualche volta mi dimentico, non è perché non voglio!

Seduto in poltrona, Carlo osservava la scena sfogliando il giornale. Non voleva peggiorare la situazione e sperava che la discussione si esaurisse da sola. Ogni tanto alzava gli occhi verso Marcella e Camilla, preoccupato ma silenzioso.

Camilla si voltò verso di lui, cercando aiuto, ma l’espressione neutra del padre la fece sentire ancora più sola. La frustrazione le saliva dentro come una marea.

– Camilla, – riprese Marcella con un tono più calmo ma fermo – lo sai che io e papà lavoriamo tutto il giorno. Chi si occuperebbe del cane mentre siamo

via? Chi lo porterebbe fuori, chi gli starebbe accanto?

– Posso farlo io! – insistette Camilla con forza, anche se la voce le tremava. – Posso farcela, davvero!

Marcella scosse la testa.

– Tesoro, non funziona così. Un cane non è una bambola da coccolare quando ti va. È un impegno quotidiano. E tu, in questo momento, non sei pronta.

Quelle parole, quel “no” così netto, furono una doccia fredda. Camilla abbassò lo sguardo, le lacrime le pungevano gli occhi, ma cercò di non piangere.

– Ma io… io lo voglio davvero…

Non mi importa di nient’altro… – sussurrò, a fatica.

Marcella la guardò seria.

– Basta così Camilla. Ne riparleremo quando sarai più grande. Ora vai in ca-

mera tua e inizia i compiti: oggi non hai ancora aperto un libro.

Camilla non protestò oltre. Sapeva che, quando la mamma alzava il tono di voce, era meglio chiudere la discussione, altrimenti avrebbe pagato care conseguenze. Si sentiva come se il cuore le fosse stato strappato via. Lentamente e, con lo sguardo basso per nascondere le lacrime che scendevano copiose, si ritirò nella sua stanza.

Appena varcata la soglia della sua cameretta, si lasciò cadere sul letto, avvolta da una tristezza infinita. Si sentiva piccola, incapace di dimostrare a mamma e papà che era cresciuta e che poteva prendersi cura di un cane. Si asciugò il naso e, con fatica, si mise a fare i compiti come le aveva ordinato la mamma. Il suo sguardo scivolava sulle

Pancetta all’insù è un pesciolino speciale, unico nel suo genere. A differenza degli altri pesci presenti nell’acquario in cui vive, lui non ama nuotare, ma sogna di volare, di librarsi nel cielo come un uccello dalle grandi ali dorate. Tra sogni impossibili, difficoltà e scoperta, un racconto sull’accettazione, la diversità e l’amore incondizionato, che insegna a credere in sé stessi anche quando nessuno lo fa.

Valori impliciti

Pancetta all’insù è un racconto dolce e toccante che, attraverso il sogno di un pesce e il percorso di crescita di una bambina, affronta temi profondi come l’accettazione, la diversità e l’importanza di non smettere mai di credere nei propri sogni anche quando sembrano impossibili. Un viaggio emozionante che ci insegna come, a volte, la felicità arrivi nei modi più inaspettati.

Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook