Skip to main content

AZIONE_09

Page 1


SOCIETÀ Pagina 3

Sempre più persone consultano l’Intelligenza artificiale per curare le proprie sofferenze psichiche

L’8 marzo si vota sull’«Iniziativa SSR» e sulla necessità di istituire un fondo per il clima

ATTUALITÀ Pagina 11

Viva la metafisica

CULTURA Pagina 23

Dal 1. marzo la domenica si torna a fare la spesa: scopri dove

MONDO MIGROS Pagina 2

Il musical Freedom, a Locarno il 7 marzo, trasforma la tradizione gaucha in racconto teatrale

Attorno a Genova, borghi pittoreschi, coste cristalline e passeggiate tranquille

TEMPO LIBERO Pagina 27

I troppi «omissis» del caso Epstein

Se dovessi riassumere ciò che ho davvero capito, ad oggi, del caso Epstein, il finanziere pedofilo americano morto in galera (ufficialmente suicida) nel 2019, mi fermerei alla parola «omissis». È un termine che si usa nei testi ufficiali, legali o giornalistici per indicare che una parte del contenuto è stata volutamente rimossa o oscurata. E di «omissis», in questa vicenda, ce ne sono a legioni.

Qualcosa si sa, naturalmente. Si sa che Epstein, classe 1953, oltre a essere un abusatore seriale di ragazzine, era un bugiardo di genio e un carismatico manipolatore, caratteristiche che, in un mondo di squali, lo hanno reso ricchissimo. Si sa che, grazie a un agguerrito team di avvocati e alla codardia, se non alla corruzione, del procuratore pubblico Acosta, nel 2008 è riuscito a patteggiare una condanna irrisoria, nonostante decine di limpide testimonianze sui suoi crimini, che sembrano aver coinvolto un migliaio di vittime. Si sa che, alla fine, ben dieci anni più

tardi, è stato incarcerato dopo che la giornalista investigativa Julie Knipe Brown aveva costretto la magistratura a riaprire il caso con la serie di articoli «Perversion of Justice» sul «Miami Herald». È poi noto, ma qui iniziano i buchi narrativi, che Epstein aveva intessuto una favolosa rete di rapporti con vere e proprie star dell’élite mondiale finanziaria, tecnologica, politica e culturale. Alcuni di questi illustri signori frequentavano i cosiddetti «luoghi del delitto»: la casa vicino a Central Park, la residenza a Palm Beach, il ranch di Santa Fe in Messico, la sua isola privata nel Mar dei Caraibi e il suo Boeing 727, spudoratamente soprannominato Lolita Express Il quadro generale è questo, ma le oltre tre milioni di pagine di documenti giudiziari recentemente «desecretati» dall’amministrazione Trump sono piene di cancellature, righe nere e frasi coperte con il bianchetto. Al di là di Epstein e della sua sulfurea compagna Ghislai-

ne Maxwell (che sta scontando una condanna a vent’anni in un morbido regime di minima sicurezza), non è possibile capire chi ha fatto cosa. Appaiono più di cinquecento nomi, e che nomi: Bill Clinton, Donald Trump, Bill Gates, l’ex principe Andrew, Elon Musk e molti altri. Ma a furia di «omissis» – ufficialmente imposti per tutelare la privacy, impedire la visione di immagini e video pedopornografici, non compromettere le indagini – non è quasi mai chiaro chi fosse un semplice conoscente, chi un amico, chi un partner d’affari e chi un pedofilo praticante complice di Epstein. Lo frequentavano tutti, sì, ma a che titolo? Conosciamo invece bene le vittime, quasi sempre ex adolescenti povere provenienti da contesti degradati. Per loro gli «omissis» nei files sono arrivati tardi: ne abbiamo visto i volti, appreso i nomi, conosciuto le scuole dove venivano avvicinate con la promessa di arricchirsi «massaggiando un vecchio» per 200 dollari a

«trattamento» e qualche soldo in più se portavano un’amica. Sappiamo, infine, che c’è stata una singolare ondata di suicidi tra alcuni protagonisti della vicenda. Come l’agente di modelle francese Jean-Luc Brunel, l’ex socio di Epstein Steven Hoffenberg e Virginia Giuffre, principale accusatrice di Epstein (e dell’ex principe Andrew, l’unico altro vip di cui si conoscono con certezza le colpe, arrestato la scorsa settimana per aver condiviso informazioni riservate col magnate pedofilo). Tra «omissis» e persone bene informate sui fatti ma, ahinoi, prematuramente scomparse, forse solo Ghislaine Maxwell potrebbe dire come sono andate le cose. Ma tace appellandosi al quinto emendamento. Si dice pronta a parlare, ma quanto sarebbe credibile la sua testimonianza, visto che in cambio pretende la grazia dal presidente Trump, uno dei nomi più citati nei documenti? Sempre che non debba lasciare anzitempo il mondo dei vivi pure lei.

Elio Schenini Pagina 17
Paul Whitehead Nursery
Cryme
, 1971 (Fondazione
Luigi Rovati, Milano)

Non solo spesa, ma anche punto di incontro

Info Migros ◆ Dal primo marzo in molte filiali Migros e al VOI di Viganello si potrà di nuovo fare la spesa la domenica

Dal primo marzo (e fino all’ultima domenica di ottobre) alla Migros e al VOI di Viganello si ritorna a fare la spesa la domenica. Un’occasione di fare la spesa per chi lavora a turni o ha dimenticato qualcosa, per chi si trova impossibilitato a fare una visita al supermercato negli altri giorni della settimana, ma anche per chi magari vive solo o sola, e semplicemente ne approfitta per uscire di casa e scambiare due parole con un volto amico. Succede così anche al VOI di Viganello, che all’inizio del mese prossimo potrà garantire la propria offerta dal lunedì alla domenica, con prodotti freschi, grazie a quello che è un vero e proprio supermercato di quartiere, dove ci si conosce e ci si fida. Ne abbiamo parlato con Fidan Kelmendi, gestore del VOI di Lugano-Roncaccio e, da novembre anche del VOI di Viganello.

Fidan Kelmendi, chi fa la spesa da voi la domenica?

Per ora posso portare solo l’esperienza del VOI di Lugano-Roncaccio. Abbiamo clienti di tutti i tipi, anche perché i negozi VOI sono un punto di incontro per il quartiere; la domenica abbiamo un po’ di tutto, da chi fa la spesa settimanale a chi ha dimenticato qualche prodotto nella spesa del sabato, passando per chi ha semplicemente voglia di farsi un giro. Puntiamo molto sulla qualità e su una serie di prodotti specifici, come ad esempio quelli balcanici. Per noi i clienti sono una famiglia allargata, e con alcuni di loro siamo molto legati, perché siamo riusciti a costruire

un rapporto personale. Mi sta molto a cuore che chiunque possa sentirsi a proprio agio nei nostri VOI Migros Partner ed è un punto su cui insisto sempre anche con il personale.

Quindi è soddisfatto dei risultati dei suoi due VOI Migros Partner? Sì, perché ogni giorno passano centinaia di persone, e questo nonostante il fatto che non siamo l’unico supermercato presente in zona, la concorrenza non ci manca! Lo ribadisco, un nostro punto di forza è accogliere la clientela soddisfacendo le sue necessità nel migliore dei modi.

Da chi è apprezzata in particolare l’apertura domenicale?

Forse d’estate anche da qualche turista, ma in generale dai residenti, che ormai si sono abituati a fare la spesa la domenica, soprattutto quando hanno impegni tutta la settimana. Sempre più gente ha l’abitudine di fare la spesa la domenica, e se non trova aperto da noi, va in Italia, ma la spesa la fa in ogni caso. Le abitudini dei consumatori sono cambiate.

A Viganello è un peccato non potere estendere le domeniche a tutto l’anno, perché ci siamo accorti che l’apertura rappresenta un servizio alla popolazione. Lo abbiamo visto quando abbiamo dovuto chiudere a fine ottobre: la gente era fuori ad aspettare di entrare.

Lo spirito imprenditoriale è di famiglia: dopo avere aperto VOI Sementina con suo fratello Adnan (che ne ha ripreso la gestione), ora lei si occupa dei due VOI Migros Partner del Luganese. Naturalmente non è una cosa facile, ma una volta che ci si organizza funziona, poi posso contare su due vice molto in gamba, Simona e Alessandro, con cui mi trovo bene. Sono convinto che i sacrifici portino anche a delle soddisfazioni. L’importante è avere sempre un quadro complessivo di ciò che si vuole fare, sforzi e sacrifici compresi.

Apertura domenicale estiva (marzo-ottobre)

1. Migros Maggia

2. Migros Losone

9. Migros Caslano

10. Migros Melano

12. VOI Viganello

Apertura domenicale annuale (escl. mese di novembre)

3. Migros Ascona

4. Migros Solduno

5. Migros Tenero

6. Migros Bellinzona Nord

7. Migros Molino-Nuovo

8. Migros Paradiso

11. Migros Mendrisio Borgo

13. VOI Lugano-Roncaccio

«Il mio cuore è Migros!»

Anniversari ◆ Congratulazioni a Maria Angela, da 25 anni in azienda

Alla Migros di Mendrisio Maria Angela la conoscono tutti, e lei chiama molti dei suoi clienti per nome. Da 25 anni lavora per Migros Ticino con energia ed entusiasmo, un motivo per festeggiarla con un’intervista e per ringraziarla per l’impegno.

Qual è il suo ruolo all’interno di Migros Ticino?

Sono impiegata nel servizio alla clientela. Lavoro dove c’è bisogno di me: in cassa e nell’area dedicata all’ufficio postale.

Ha voglia di raccontarci una sua giornata tipo?

Il bello del mio lavoro è che non ci sono mai due giornate uguali. Il mio lavoro è molto variato: può capitare che mi debba mettere in posta così come che mi debba occupare del pane, oppure di frutta e verdura. Dipende tutto dalle priorità che ci sono in negozio quel giorno.

lavora per Migros Ticino dal 19 febbraio 2001

Cosa le piace del suo lavoro?

Amo molto il contatto con il cliente, un aspetto cui nella nostra filiale di Migros in Piazzale alla Valle teniamo molto. Conosciamo molti clienti per nome, e negli anni siamo diventati, oltre che un supermercato, un punto di ritrovo e di riferimento. Cerchiamo di aiutare i nostri clienti come possiamo, ad esempio mettendo la spesa in borsa a chi si trova in difficoltà. Oggi il negozietto di paese non esiste prati-

camente più, ma noi lo abbiamo in parte sostituito, e a volte una parola gentile può cambiare la giornata delle persone.

Questi 25 anni di lavoro in Migros cosa sono stati per lei?

Una storia. In 25 anni sono cambiate tante cose e persone, ma sono nate anche molte amicizie. Questa è anche una grande famiglia, c’è un bello spirito e ci crediamo. Migros mi ha dato tanto, altrimenti non sarei rimasta per 25 anni, ma sono certa di avere dato tanto anche io a Migros.

E nel suo tempo libero, cosa fa? Oltre al lavoro, mi sono dedicata alla famiglia e ai miei due figli. Migros mi ha permesso di conciliare casa e lavoro. Ora che i figli sono grandi, mi dedico al mio cagnolone, un meticcio cui ho salvato la vita.

Vuole aggiungere qualcosa? Sì, ci terrei molto, perché è una cosa che sanno tutti qui: il mio cuore è Migros!

Scoprire insieme

Forum elle ◆ Una serie di nuovi appuntamenti

Anche nel corso del 2026 Forum elle (piattaforma di scambio femminile apartitica, aconfessionale e indipendente) ha in serbo una serie di imperdibili nuovi momenti di incontro per le sue socie.

I prossimi appuntamenti:

• Mercoledì, 4 marzo 2026 – pomeriggio: Passeggiata nel Parco del Piano Ulla Fattorini guiderà la passeggiata alla scoperta del Parco del Piano che, con una superficie di 2350 ettari, rappresenta il 60% del Piano di Magadino. Durata (terreno pianeggiante): 3 ore; percorso: 6 km. Scopriremo paesaggi agricoli, il laghetto del Demanio e alcune aziende locali.

• Sabato, 7 marzo 2026 (Teatro Sociale Bellinzona, nella foto), 20.45): Mein Kampf. Più di cento anni ci separano dal 1924, anno di nascita di Mein Kampf. E dieci anni sono invece trascorsi dal 2016, quando la Germania decise di consentirne nuovamente la pubblicazione. Stefano Massini consegna al palcoscenico questo spettacolo in cui Mein Kampf emerge in tutta la sua sconcertante portata.

• Giovedì, 26 marzo 2026 (Hotel&-

SPA Internazionale, Bellinzona, ore 18.00): Sicurezza informatica & Fake News In collaborazione con la SSR Svizzera italiana CORSI: conferenza sul tema con Carla Norghauer e Paolo Attivissimo

Diventare socie e info varie Per diventare socie di Forum elle visitate il sito www.forum-elle.ch, sezione Ticino: oltre al formulario di iscrizione troverete l’elenco completo degli appuntamenti passati e futuri. simona.guenzaniatforum-elle.ch Tel. 091 923 82 02

Fidan Kelmendi
Maria Angela De Maria Bordoli

SOCIETÀ

Salute Linfedema: i gonfiori persistenti di varie parti del corpo non rappresentano solo un problema estetico e vanno presi sul serio

Pagina 7

Anziani e tecnologia

Diminuiscono i distributori automatici di biglietti nelle stazioni: le persone di una certa età possono imparare a farli sul telefonino

Pagina 8

Trasporti in Europa

Gli operatori del traffico combinato nel Vecchio continente lanciano l’allarme sul futuro delle ferrovie, anche nel nostro Paese

Pagina 9

Le fragilità umane nel mercato dell’IA

Salute mentale ◆ In un rapporto pubblicato a ottobre, OpenAI ha riconosciuto che oltre un milione di persone ogni settimana parla di suicidio con ChatGPT

La mattina del 5 agosto 2025, nella cittadina di Greenwich, a poche decine di chilometri da New York, la polizia entra in una villetta di una tranquilla zona residenziale. All’interno trova due corpi: Suzanne Adams, 83 anni, e suo figlio Stein-Erik Soelberg, 56: una tragedia familiare che, in apparenza, potrebbe restare confinata alla cronaca locale, come tante altre storie di fragilità e rotture improvvise, se non fosse che nei mesi successivi, i familiari di Suzanne Adams depositano una causa civile per wrongful death, «morte ingiusta», secondo il diritto anglosassone, contro OpenAI e Microsoft. La tesi è che in una fase di profonda vulnerabilità psicologica, l’uso intensivo di ChatGPT da parte del figlio avrebbe rafforzato deliri paranoidi già presenti, contribuendo a confondere il confine tra realtà e interpretazione persecutoria.

Al di là dell’esito giudiziario, il caso segna un passaggio simbolico. Per la prima volta un grande modello linguistico, un software di intelligenza artificiale generativa come ChatGPT, entra formalmente in un procedimento che intreccia omicidio, suicidio e salute mentale. E pone una domanda che va oltre questo singolo episodio: che ruolo possono avere questi sistemi generativi quando diventano interlocutori emotivi privilegiati per persone psicologicamente fragili?

Non è la prima volta che l’uso dei chatbot solleva interrogativi di questo tipo. Il primo caso ampiamente discusso risale al 2023, in Belgio, quando un adolescente si tolse la vita dopo settimane di scambi con un agente conversazionale chiamato Eliza, disponibile sull’app Chai. La notizia, basata sulla testimonianza anonima di una madre e priva di riscontri giudiziari ufficiali, fu riportata dalla stampa e contribuì ad accendere il dibattito internazionale sul rapporto tra intelligenza artificiale e vulnerabilità psichica. Ancora oggi, quel caso resta un riferimento, nonostante le incertezze che lo circondano.

Negli ultimi due anni, milioni di persone hanno iniziato a utilizzare i grandi modelli linguistici, ChatGPT in primis, come confidenti o strumenti di auto-aiuto sempre disponibili. È in questo spazio opaco, tra ricerca scientifica, mercato dell’attenzione e fragilità umane, che si colloca il dibattito sull’uso dell’intelligenza artificiale in ambito psicologico.

La ricerca, intanto, si muove. Sul piano clinico stanno emergendo le prime evidenze. Nel 2025 la rivista «New England Journal of Medicine AI» ha pubblicato uno dei primi trial clinici randomizzati su un chatbot generativo progettato specificamente per la salute mentale, Therabot. In un

contesto clinico strutturato e supervisionato, i ricercatori hanno osservato una riduzione dei sintomi di depressione e ansia nei pazienti che utilizzavano il sistema, soprattutto quando era affiancato alla terapia tradizionale. È un passaggio rilevante, perché sposta la discussione dal «sembra empatico» al «produce un cambiamento misurabile».

Che ruolo possono avere questi sistemi generativi quando diventano interlocutori emotivi privilegiati per persone psicologicamente fragili?

Il quadro complessivo resta però incompleto. Un’importante review, cioè una sorta di punto della situazione, pubblicata nello stesso anno su «npj Digital Medicine» segnala alcuni risultati promettenti, ma mette in guardia dai limiti: studi difficilmente confrontabili, metodologie eterogenee e una persistente ambiguità tra supporto psicologico e psicoterapia vera

e propria. In altre parole, i segnali di un’utilità ci sono, ma non autorizzano scorciatoie.

Nel frattempo, le grandi aziende tecnologiche sono chiamate a confrontarsi con l’impatto dei loro prodotti. In un rapporto pubblicato a ottobre, OpenAI ha riconosciuto che oltre un milione di persone ogni settimana parla con ChatGPT di suicidio. Non sappiamo quante abbiano ricevuto risposte appropriate, né che cosa sia accaduto dopo quelle conversazioni. Sappiamo però che questi sistemi stanno diventando interlocutori emotivi per una parte crescente della popolazione. Tutto questo avviene in un contesto di forte competizione, in cui la crescita del numero degli utenti è centrale per la sopravvivenza di questi colossi. Con l’ultima versione del suo software, ChatGPT 5.2, OpenAI afferma di aver rafforzato le risposte ai prompt legati ad autolesionismo e disagio psicologico e di aver introdotto, in alcuni Paesi, sistemi di stima dell’età per proteggere i minori. Allo stesso tempo, l’azienda ha annunciato l’intenzione di introdurre in

futuro una «modalità per adulti», che consentirebbe conversazioni erotiche. Una coesistenza che rende evidente la tensione tra tutela, mercato e ricerca di una sempre maggiore intimità relazionale.

A esprimere preoccupazione per questo scarto tra ricerca controllata e uso reale è Luca Bernardelli, psicologo specializzato nello studio delle tecnologie digitali e della salute mentale, consulente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi e membro della Commissione sulle dipendenze digitali della Società italiana di pediatria. «Il primo requisito non può essere l’innovazione fine a sé stessa», spiega. «Deve essere la salute pubblica. Se un’azienda non è sicura che un software non abbia effetti nocivi sulla salute delle persone, quel software non dovrebbe essere rilasciato».

Una delle chiavi del successo dei chatbot è quella che Bernardelli definisce empatia percepita: la sensazione soggettiva di essere compresi e ascoltati, indipendentemente dal fatto che l’interlocutore provi davvero empatia. «Questi strumenti appaiono compia-

centi, empatici, non giudicanti. Chi li usa si sente libero di confidarsi senza il timore di essere giudicato». Ma proprio qui emergono i rischi più insidiosi. «Alcune ricerche hanno mostrato come certi modelli adottino dinamiche simili a quelle delle relazioni tossiche per trattenere l’utente: validazione costante, rinforzo intermittente, appelli emotivi. Dinamiche che, applicate su larga scala, colpiscono soprattutto le persone più fragili».

Accanto a questi rischi, esistono però usi più circoscritti e potenzialmente virtuosi dell’intelligenza artificiale. Andrea Raballo, psichiatra e ricercatore, tra i fondatori del ReMedi Lab dell’Università della Svizzera italiana, studia, fra l’altro, l’uso dell’IA come supporto allo screening precoce. «Abbiamo mostrato che analizzando i post online è possibile stimare con buona precisione punteggi di scale psicometriche validate, come il Beck Depression Inventory», spiega. «È una sorta di telemetria della temperatura mentale: non una diagnosi, ma indicatori da integrare con altre informazioni cliniche».

Anche le istituzioni si muovono in questa direzione. L’Organizzazione mondiale della sanità e le associazioni professionali americane chiedono maggiore trasparenza, valutazione del rischio e protezione dei soggetti vulnerabili, mentre in Europa, il Digital Services Act, che entrerà in vigore nel 2026, introduce un principio chiave: le tecnologie non devono nuocere ai minorenni. Il punto di equilibrio resta delicato. «Come per i farmaci», conclude Bernardelli, «servono test, ricerca, tempi di sviluppo e responsabilità. La tecnologia può accelerare i processi, ma non può saltare questi passaggi. La questione non è impedire che l’intelligenza artificiale entri nei territori della fragilità umana, ma chiarire a quali condizioni possa farlo». Quando strumenti così potenti operano in ambiti come la sofferenza psichica, non sono più semplici tecnologie: diventano parte dell’ecosistema di cura che una società decide di darsi.

Dove trovare aiuto

Se tu o qualcuno che conosci state attraversando un momento di crisi o avete pensieri suicidi, non affidatevi a un algoritmo. Parlate con una persona reale. Ecco i numeri attivi 24 ore su 24:

• 143 (Telefono Amico), ascolto anonimo e gratuito per chiunque abbia bisogno di sostegno (disponibile anche via chat su 143.ch).

• 147 (Pro Juventute), consulenza e aiuto per bambini e adolescenti (disponibile anche via SMS o chat).

Sempre più persone interrogano l’intelligenza artificiale per ottenere consulenza sulla loro sofferenza psichica. (freepik)
Fabio Meliciani

Grande pane, grande gusto, grande vittoria

Attualità ◆ Il pane Hercules della Migros è stato recentemente votato come il pane preferito dagli svizzeri, secondo un sondaggio di 20min.ch. Inoltre il secondo e terzo posto se lo sono aggiudicati altri due prodotti della Migros, il pane alle patate e noci e quello delle Alpi

Il portale 20min.ch a fine gennaio ha chiesto ai propri lettori quale fosse il miglior pane del commercio al dettaglio in Svizzera. Il risultato è stato sorprendente, una tripla vincita per la Migros. Al primo posto, con il 14% di voti, si è posizionato il pane Hercules, al secondo il pane alle patate con noci e, terzo posizionato, il pane delle Alpi. Tutti i tre sono prodotti dall’azienda del gruppo Migros FFB-Group (ex Jowa).

Cosa rende il pane Hercules così speciale? Prodotto a partire da lievito madre, è un pane che si caratterizza per la sua crosta particolarmente croccante e la mollica morbida dall’aroma inconfondibile. L’utilizzo di lievito madre – un impasto fermentato naturalmente – e i lunghi tempi di lievitazione di almeno dodici ore, non solo conferiscono un sapore tipico al prodotto, ma permettono anche di mantenerlo fresco più a lungo, mediamente fino a due giorni. Inoltre, rispetto ad altri tipi di pane, l’Hercules favorisce la digestione, grazie alle fibre non fermentabili e ai prebiotici che contiene. Farina di frumento, farina di segale, sale e acqua sono gli altri semplici e

genuini ingredienti utilizzati nella sua ricetta. Lanciato sul mercato nel 2020, negli anni ha conquistato sempre più estimatori. In Ticino il pane Hercules è disponibile sotto forma di pagnotta da 400 grammi in quasi tutti i supermercati, mentre nella filiale di S. Antonino, dove viene realizzato internamente nella panetteria della casa, è ottenibile anche a pezzi. In virtù delle sue qualità organolettiche, è ottimo da consumare con i pasti quotidiani, con companatici saporiti oppure come pane da intingere in un’aromatica fondue al formaggio della nostra tradizione.

Sapori leggeri dal Mare del Nord

Attualità ◆ Il pregiato merluzzo skrei norvegese certificato MSC è tornato. Una vera prelibatezza per buongustai, da pesca sostenibile, questa settimana in promozione speciale alla tua Migros

Dalla caratteristica carne di colore bianco intenso, soda, magra e dal sapore delicato, lo skrei è un merluzzo di qualità pescato tra gennaio e aprile nell’arcipelago delle Lofoten, in Norvegia, dopo aver percorso migliaia di chilometri dalle acque fredde dell’Artico per raggiungere i luoghi di riproduzione. I metodi di pesca e le quote di pescato sono strettamente regolamentate dalle autorità, alfine di preservare le risorse ittiche e il loro ambiente naturale. Ancora oggi i pesci vengono catturati con metodi tradizionali, come ami, lenze i piccoli reti, spesso da piccoli pescherecci a conduzione famigliare. Dal 2005 lo skrei è un marchio protetto e registrato e solo aziende che soddisfano severi requisiti possono commercializzarlo. Lo skrei venduto alla Migros è certificato MSC (Marine Stewarship Council), che garantisce la provenienza da pesca sostenibile.

Grazie alla sua carne saporita e di qualità, lo skrei si presta per essere cucinato nei modi più disparati, sia in forno, sia in padella, al vapore oppure grigliato. Inoltre, rispetto ad altri tipi di pesce, è leggero e facilmente digeribile. Che ne diresti di un deli-

zioso piatto di filetto di skrei condito semplicemente con erbe aromatiche, pepe e olio e saltato in padella; oppure di raffinati involtini di merluzzo e salmone o ancora di un sostanzioso merluzzo al forno con cipolle?

Sul portale di cucina Migusto.ch trovi molte ispirazioni per portare in tavola un piatto di merluzzo skrei coi fiocchi.

Pane Hercules mini 400g Fr. 3.80
In vendita nelle maggiori filiali Migros

La merenda ti aspetta

Attualità ◆ Nei nostri centri commerciali di S. Antonino, Agno e Locarno, ogni ultimo mercoledì del mese, offriamo la merenda a tutti i bambini dalle ore 15.00 alle 17.00 (fino ad esaurimento scorte). Passa a trovarci!

Dalle attività per San Valentino a quelle per la Festa del Papà, dal truccabimbi al laboratorio creativo per la Festa della Mamma, dal minigolf agli spettacoli di magia, passando per San Nicolao fino alla presenza del folletto Finn… sono svariati gli eventi dedicati ai bimbi e alle famiglie organizzati regolarmente all’interno dei tre centri commerciali di Migros Ticino, nella fattispecie il Centro S. Antonino, il Centro Agno e Migros City Center Lago Locarno. Eventi che, grazie al crescente interesse, rappresentano un’ottima occasione di condivisione e divertimento per trascorrere piacevoli momenti insieme.

Tra le ultime proposte dei tre centri commerciali, segnaliamo la merenda offerta a tutti i piccoli visitatori ogni ultimo mercoledì del mese (fino ad esaurimento scorte). Dalle 15.00 alle 17.00 all’interno dei Ristoranti o Ta-

ke Away Migros ti aspetta una pausa di piacere, con una golosa merenda composta da un corroborante succo di frutta e un croccante biscotto preparato dalla nostra pasticceria artigianale. Non lasciarti sfuggire questo appuntamento!

Il calendario delle merende offerte

dalle 15.00 alle 17.00

• 25 febbraio 2026

• 25 marzo 2026

• 29 aprile 2026

• 27 maggio 2026

• 24 giugno 2026

• 29 luglio 2026

• 26 agosto 2026

• 3 0 settembre 2026

• 28 ottobre 2026

• 25 novembre 2026

Aperture domenicali

seguenti

Vieni a trovarci!

Migros, la tua spesa di qualità tutti i giorni della settimana.

Annuncio

Internet Start

Fino a 100 Mbit/s di velocità

Rete fissa inclusa

34.95/mese

Offerta valida dal 2.3 al 31.3.26.

Internet Max

Fino a 1 Gbit/s di velocità

Rete fissa inclusa 49.95/mese subitoRisparmia 99.–

Linfedema: non solo un problema estetico

Salute ◆ Una patologia cronica spesso sottovalutata che richiede diagnosi medica, cure

Il 6 marzo ricorre la Giornata mondiale del linfedema, un’occasione per accendere i riflettori su una patologia cronica ancora poco conosciuta, ma tutt’altro che rara. Il linfedema colpisce il sistema linfatico e si manifesta con gonfiore persistente, dolore e limitazioni funzionali che possono incidere profondamente sulla qualità di vita di chi ne soffre. Parlarne significa fare informazione, promuovere diagnosi precoce e contrastare ritardi e fraintendimenti che spesso accompagnano questa condizione. L’obiettivo è informare, promuovere la diagnosi precoce, l’accesso alle cure e sostenere i pazienti e la ricerca.

«Ho scoperto di avere il linfedema dopo l’intervento al seno. All’inizio pensavo fosse solo gonfiore, un fastidio estetico, ma presto ho capito che era una vera malattia. La terapia con bendaggi, linfodrenaggio ed esercizi mi ha aiutata a gestirlo, ma la parte più importante è stata imparare a riconoscerlo e affrontarlo presto. Oggi voglio parlarne per far capire che non è solo un problema di aspetto, ma di salute». Il racconto di Rosa (nome noto alla redazione) riporta al centro una domanda cruciale: il linfedema è una condizione medica da curare o un semplice problema estetico? Perché spesso questa patologia vera e propria viene confusa con un semplice gonfiore o un problema estetico, ma in realtà si tratta di una patologia del sistema linfatico che richiede valutazione e trattamento medico. Allora, distinguere tra ciò che è sanitario e ciò che è puramente estetico è fondamentale per intervenire correttamente e prevenire complicazioni.

È un gonfiore persistente in una parte del corpo, dovuto all’accumulo di liquido linfatico, che dura oltre due-tre mesi

«Il linfedema non è un problema estetico, ma una vera e propria condizione medica». Così esordisce il dottor Corrado Campisi (specialista in Chirurgia plastica e ricostruttiva che coordina il Centro multidisciplinare specializzato nella diagnosi e nella cura delle patologie linfatiche alla Clinica Sant’Anna di Sorengo e Presidente della Società Mondiale di Linfologia, International Society of Lymphology – ISL) che spiega: «Si parla di linfedema quando si verifica un gonfiore persistente in una parte del corpo, dovuto all’accumulo di liquido linfatico, che dura oltre due-tre mesi». Non basta quindi un gonfiore temporaneo come quello che può comparire dopo un lungo viaggio in aereo o una storta alla caviglia: «In questi casi si tratta di edema transitorio, non di linfedema». Mentre le cause di questa patologia possono essere molto diverse e, a questo proposito, egli spiega: «A volte il linfedema insorge spontaneamente, senza un evento scatenante evidente, altre volte può comparire dopo infezioni, vac-

cinazioni, punture di insetti o anche piccoli traumi quotidiani, come una lesione durante manicure o pedicure, il giardinaggio o il contatto con animali domestici». Anche se alcuni fattori scatenanti sembrano banali, questi possono provocare un’infiammazione acuta che evolve in edema linfatico persistente il cui punto chiave è la durata e la persistenza del gonfiore: «Se supera i 90 giorni, non rientra spontaneamente e può essere legato a traumi o interventi chirurgici, porta a diagnosticare il linfedema: una condizione cronica che richiede valutazione e trattamento medico, e non semplici rimedi estetici». Negli ultimi anni la ricerca sul linfedema ha fatto passi avanti importanti, soprattutto nella diagnosi precoce. Uno studio pubblicato dal Medical Oncology (Springer, 2024), dice che oggi esistono strumenti che permettono di individuare i primi segnali della malattia prima che il gonfiore diventi evidente, come la bioimpedenziometria e alcuni esami di imaging specifici del sistema linfatico. E Campisi sottolinea: «Riconoscere il problema in fase iniziale consente di intervenire tempestivamente, limitandone l’evoluzione e aumentando l’efficacia dei trattamenti. È quindi rischioso affidarsi esclusivamente a trattamenti estetici quando compare un edema iniziale. Spesso, soprattutto in donne dopo una gravidanza o in situazioni fisiologiche, il gonfiore viene percepito come un sempli-

L’APPUNTAMENTO

ce inestetismo e ci si rivolge a centri estetici per massaggi, pressoterapia o carbossiterapia. Tuttavia, se la condizione non migliora e tende a peggiorare, va posta seria attenzione al problema. Molti pazienti arrivano agli specialisti dopo anni di tentativi estetici infruttuosi, senza aver ricevuto alcun trattamento strutturato di valenza medico-terapeutica».

Conferenza pubblica su linfedema e patologie correlate

In occasione della Giornata mondiale del linfedema il Centro linfedema e lipedema della Clinica Sant’Anna organizza una conferenza pubblica dedicata a questa patologia. L’appuntamento è previsto per:

Venerdì 6 marzo 2026 alle 18.00 presso la Sala Conferenze, in Via Sant’Anna 7 a Sorengo (Stabile Villa Anna 2) Il Centro linfedema e lipedema della Clinica Sant’Anna è il primo centro multidisciplinare integrato a 360° in Ticino, comprendente percorsi diagnostico-terapeutici d’eccellenza, tra cui quelli riabilitativi fisioterapici e quelli chirurgici. Inoltre, il Centro linfedema e lipedema presenta all’interno anche un team nutrizionale dedicato e un servizio ambulatoriale specifico di cura delle ferite difficili. Sono presenti tecnologie all’avanguardia e il servizio è in rete con altri Istituti di cura, tra cui la medicina nucleare dell’EOC, che esegue gli esami linfoscintigrafici per lo studio accurato della funzione linfatica.

Programma: 18.00-18.10

Introduzione e saluto ai partecipanti

Michela Pfyffer – Direttrice Clinica Sant’Anna

Dr. med. Francesco Volonté – Direttore sanitario Clinica Sant’Anna

18.10-18.20

World Lymphedema Day 2026

William Repicci – President and CEO of the Lymphatic Education & Research Network (LE&RN)

18.20-18.40

Il Centro linfedema e lipedema della Clinica Sant’Anna: un modello di presa in carico integrata e multidisciplinare Dr. Corrado Campisi – CEO Campisi Clinic, Presidente della International Society of Lymphology [ISL], Responsabile Centro linfedema e lipedema Clinica Sant’Anna

18.40-18.50

La Masterclass in linfologia per creare una rete d’eccellenza tra medico e fisioterapista

Zoe Theodora Kolonelos – COO Campisi Clinic

18:50-19:00

Dal linfodrenaggio manuale alla terapia fisica decongestiva (Cdt): l’importanza del teamwork

Joseph Harfouche – Presidente della Belgian Society of Lymphology (BeSL), Inventor of Perikit

19.00-19.10

Il passaggio dal concetto di pressoterapia a quello di Intermittent Pneumatic Compression (IPC) medicale

Barak Hoffer – CEO Mego Afek Lymphapress

corretta

Pubbliredazionale

19.10-19.20

La nutrizione ed il microbiota: ruolo dell’infiammazione

Pietro Antonio Antonuzzo – Responsabile area fisiatrica ambulatoriale Gruppo San Donato [GSD]

19.20-19.30

Vene e linfatici: un binomio indissolubile

Dr. Alexandru Grigorean – Responsabile Lymphedema Outpatient Clinic

University Hospital Zürich, Co-Director LE&RN Center Of Excellence

19.30-19.40

La chirurgia nel 2026: indicazioni, tecniche e risultati a lungo termine

Dr. Corrado Campisi – CEO Campisi Clinic, Presidente della International Society of Lymphology [ISL], Responsabile Centro linfedema e lipedema Clinica Sant’Anna

19.40-20.00

La centralità del paziente tramite testimonianze

20.00-21.00

Networking

Entrata libera. È gradita l’iscrizione

Per informazioni: comunicazione.ticino@ swissmedical.net oppure +41 79 513 26 79.

L’invito è dunque quello di rivolgersi al medico di famiglia, e poi a uno specialista, già ai primi segnali di edema persistente: «La diagnosi precoce non solo consente di intervenire in modo efficace, ma evita anche che la condizione diventi cronica, più difficile da trattare e con un impatto maggiore sulla qualità di vita». Diagnosi che richiede sempre un approccio medico, perché questa condizione cronica è destinata a peggiorare se trascurata: «Il primo riferimento dovrebbe essere il medico di famiglia, che può riconoscere i segnali iniziali e indirizzare tempestivamente allo specialista, al quale è ideale rivolgersi già entro 3-6 mesi dalla comparsa dei primi gonfiori persistenti, evitando così ritardi che rendono più difficile il trattamento». Una volta segnalato il problema, il percorso multidisciplinare può coinvolgere diverse figure: «Specialisti del sistema linfatico, chirurgia plastica, angiologia e medicina vascolare (valutazione della componente venosa spesso associata); endocrinologi per eventuali fattori ormonali; dermatologi per la pelle; e professionisti per la nutrizione e il controllo del peso corporeo, dato che sovrappeso e stile di vita influiscono sul rischio e sull’evoluzione del linfedema». Campisi osserva che un buon angiologo di riferimento è fondamentale per la valutazione strumentale venosa potenzialmente concomitante, mentre la fisioterapia complessa specializzata può intervenire con protocolli avanzati di terapie decongestive: «L’obiettivo è una presa in carico precoce, coordinata e completa, che massimizza l’efficacia del trattamento e previene complicanze, garantendo al paziente una gestione sicura e strutturata della malattia». Accanto alle terapie conservative tradizionali, basate su bendaggi, compressione e linfodrenaggio, si sono sviluppate tecniche chirurgiche mini-invasive che aiutano a migliorare il deflusso della linfa con l’obiettivo di ricostruire la funzione linfatica alterata (Lymphatics, MDPI, 2024). Nel 2023 Nature – Scientific Reports riporta che un altro ambito di ricerca molto attivo riguarda la prevenzione del linfedema dopo interventi oncologici, grazie a procedure che ricostruiscono i vasi linfatici già durante l’operazione per tumore. Ciò significa che, sebbene il linfedema resti una malattia cronica, la ricerca sta offrendo nuove prospettive per una migliore qualità di vita. Non sempre si può prevenire, ma si può ridurne il rischio, aggiunge il nostro interlocutore: «Muoversi, mantenere un peso sano e controllare eventuali infiammazioni aiuta molto». Egli sottolinea nuovamente l’importanza della diagnosi precoce: «Permette di intervenire subito con approcci terapeutici conservativi nell’ambito di un percorso multidisciplinare. Massaggi o trattamenti estetici da soli non bastano». Il messaggio è chiaro: riconoscere il linfedema come un problema di salute pubblica è fondamentale: «Non è raro e colpisce soprattutto le donne. La diagnosi precoce, anche a 3-6 mesi dai primi segni, permette interventi efficaci con tassi di successo oltre l’80%, evitando peggioramenti, inutili pellegrinaggi tra diverse figure mediche e che causano profonda frustrazione, mentre ricordiamo che il trattamento precoce migliora fortemente la qualità di vita con risultati eccellenti».

Lo smartphone assistente di viaggio

Mobilità ◆ Stanno per partire i corsi per organizzare le trasferte in treno destinati alle persone di una certa età

La mobilità con i mezzi pubblici passa sempre più dallo smartphone, un cambiamento che con l’avanzare dell’età può rappresentare un freno e una fonte di stress. Per superarli, Pro Senectute Ticino e Moesano organizza, oltre a corsi generali sull’uso dei dispositivi digitali, una serie di incontri mirati sull’applicazione Mobile FFS, fra le più utilizzate per gli spostamenti. Il corso è gratuito e offre un’istruzione professionale assicurata da impiegati delle Ferrovie al beneficio della pensione. Da Mendrisio a Biasca fra marzo e aprile sono previsti otto incontri per trasformare lo smartphone in un pratico assistente di viaggio.

Da Mendrisio a Biasca iniziano gli incontri gratuiti per imparare a destreggiarsi con l’app Mobile FFS

L’obiettivo di questi incontri, già collaudati e ora riproposti in vista di una stagione che invita a spostarsi maggiormente, è quello di utilizzare l’app Mobile FFS a proprio vantaggio sentendosi più tranquilli, sicuri e indipendenti. La mobilità garantisce autonomia, punto centrale dell’impegno di Pro Senectute a favore della popolazione anziana. «I corsi si svolgono in piccoli gruppi, con un linguaggio chiaro e molta pratica che parte dalle esigenze del singolo partecipante», spiega Sibilla Frigerio, responsabile dei corsi offerti dall’ente. «Più che lezioni si tratta di incontri – aggiunge la nostra interlocutrice – concepiti in modo da garantire la maggior assistenza personale possibile e favorire lo scambio di informazioni fra pari. Quest’ultimo aspetto ha inoltre un risvolto sociale positivo per gli anziani. Non a caso le formazioni si svolgono in spazi accoglienti quali centri diurni o ritrovi intergenerazionali». L’esigenza di questi corsi è molto sentita. Pro Senectute Ticino e Moesano li propone con regolarità dal 2021 con una media di tre corsi all’anno, saliti a cinque nel 2024. Le richieste si manifestano in particolare quando il bisogno di utilizzare il mezzo pubblico di trasporto si fa impellente o di fronte alle attuali notizie di un progressivo smantellamento dei distributori automatici di biglietti da parte sia delle Ferrovie Federali che delle

aziende di trasporto locali. «Sono realtà che inquietano le persone anziane – conferma Sibilla Frigerio – perché a questo punto lo smartphone diventa uno strumento indispensabile per preservare la propria autonomia, non solo per uscite di piacere, ma pure per necessità come ad esempio le visite mediche».

Oltre alla stretta collaborazione con le FFS, i corsi proposti da Pro Senectute Ticino e Moesano, sono basati sul sostegno di rundum mobil, rete nazionale di esperti nel campo di una mobilità sicura per tutte le fasce di età. Persona di riferimento della società per il Ticino è Markus Scherrer, uno dei formatori FFS impegnati nei corsi proposti da Pro Senectute Ticino e Moesano. I formatori constatano di persona un aumento delle necessità di assistenza, legata soprattutto all’acquisto del biglietto. «Notiamo che in generale consultare l’orario non rappresenta più un problema – afferma Markus Scherrer – mentre l’acquisto di biglietti di bus e treni in formato digitale è frenato dalla paura di sbagliare». Durante gli incontri sono presenti due o tre formatori per seguire al meglio ogni partecipante. Il gruppo è formato da un massimo di diciotto persone con competenze diverse fra loro. Per partecipare al corso sono richieste conoscenze di base del dispositivo e l’installazione dell’app Mobile FFS. Prosegue il formatore: «Dopo una parte generale, l’incontro si concentra sulla pratica, essenziale per sentirsi sicuri nelle diverse tappe dell’acquisto. Ripetiamo sempre che è necessario provare e allenarsi per familiarizzarsi con la procedura. L’applicazione Mobile FFS è comunque molto intuitiva, guidando con logica l’utilizzatore nelle diverse fasi. Queste ultime partono dalla consultazione dell’orario per passare in seguito alla scelta del collegamento e all’acquisto del biglietto». Al termine delle due ore di «lezione» i rappresentanti delle FFS sono ancora a disposizione degli interessati per questioni individuali che richiedono magari maggiore discrezione.

Grazie a questi corsi le persone anziane ricevono inoltre utili informazioni su facilitazioni di cui spesso non sono a conoscenza. È il caso della possibilità di ricevere (in formato cartaceo o via e-mail) una fattura mensile dei propri acquisti. «Nei corsi più recenti poniamo l’accento anche sulla

funzione check-in/check-out che può essere utilizzata attraverso l’applicazione», aggiunge Markus Scherrer. «Non tutti conoscono questa possibilità da attivare quando si sale sul bus, rispettivamente quando si scende, in modo da pagare l’importo corretto senza doversi preoccupare del nome della fermata. Il sistema funziona molto bene nel contesto degli spostamenti locali, mentre a livello di lunghe tratte in treno ci sono altre soluzioni più vantaggiose dal punto di vista finanziario. Anche su queste offerte rendiamo attenti i partecipanti al corso. Biglietti risparmio e carte giornaliere sono infatti disponibili solo nell’app e non sul sito internet o

allo sportello. Per il Ticino, considerata la vicinanza con l’Italia, un altro punto importante è la possibilità di acquistare, sempre tramite l’pp Mobile FFS, il biglietto internazionale». Anche i formatori notano che i partecipanti ai corsi si aiutano l’un l’altro, interagendo non solo a fini didattici. Possono infatti nascere simpatie che portano a scoprire interessi comuni e la possibilità di organizzare escursioni insieme. L’invito è quindi quello di partecipare per continuare a mantenere la propria libertà di movimento e una vita quotidiana attiva in un contesto sempre più digitalizzato. Un invito raccolto ad esempio da una signora di 82 anni del Mendrisiotto

Gli otto incontri gratuiti di formazione Mobile FFS sono previsti a:

Mendrisio – 6 marzo, 14.00, Casa delle Generazioni Parco San Giovanni

Bellinzona – 17 marzo, 09.00, Casa del Popolo

Bellinzona – 17 marzo, 14.00, Casa del Popolo

Biasca – 9 aprile, 14.00, Centro diurno ATTE

Muralto – 16 aprile, 09.00, Centro diurno Pro Senectute Ticino e Moesano

Tenero – 16 aprile, 14.00, Centro diurno Pro Senectute

Ticino e Moesano

Lugano – 23 aprile, 09.00, Salone OCST

Porza – 23 aprile, 14.00, Centro diurno Pro Senectute

Ticino e Moesano

Iscrizioni corsi@prosenectute.org, Tel. 091 912 17 17

(nome noto alla redazione), che fornisce una testimonianza preziosa ed emblematica della situazione nella quale si trova più di un anziano/a residente in Ticino. Racconta ad Azione: «Un paio di anni fa ho abbandonato l’uso dell’automobile e, possedendo già un abbonamento FFS a metà prezzo, ho intensificato l’utilizzo dei mezzi di trasporto pubblici. Ho sempre preso il biglietto cartaceo, anche perché il mio cellulare era un modello vecchio». La notizia della progressiva sparizione dei distributori automatici la allarma e la fa reagire. Per adeguarsi deve però acquistare uno smartphone. Precisa al riguardo: «Ho poi scaricato l’app e la uso per guardare l’orario, ma finora mai per acquistare il biglietto per timore di sbagliare.

Col progressivo smantellamento dei distributori automatici di biglietti il telefonino diventa indispensabile

Trovo che lo smartphone reagisca in fretta e questo mi mette ansia. Per fugare i primi dubbi mi sono rivolta agli sportelli, ricevendo sempre una consulenza gentile ma puntuale». Manca quindi anche nel caso di questa signora la possibilità di provare più volte determinate operazioni, lasciandosi sì guidare dall’applicazione, ma con la sicurezza di essere accompagnata da un professionista con il quale potersi confrontare. «Sono cambiamenti che spiazzano – conclude la nostra interlocutrice – e ai quali non è facile abituarsi. Mi accorgo di essere molto legata alla carta e infatti annoto le spiegazioni che ricevo su un quaderno. C’è proprio un fattore psicologico che mi frena, impedendomi di utilizzare con facilità lo smartphone».

Il caso di questa signora non è isolato come dimostra l’esperienza maturata da Pro Senectute Ticino e Moesano con i corsi dedicati ai dispositivi digitali. Quelli organizzati in collaborazione con le FFS mirano proprio a permettere di superare questa sensazione di inadeguatezza, sentendosi più sicuri e indipendenti nei tragitti che richiedono l’uso di un mezzo di trasporto pubblico.

Informazioni www.prosenectute.org

I corsi sui dispositivi digitali organizzati da Pro Senectute Ticino e Moesano permettono di superare la sensazione di inadeguatezza di molti anziani a fare il biglietto online. (foto C.S.)
Annuncio pubblicitario

Europa, preoccupa il futuro su rotaia

Trasporti ◆ Gli operatori nel traffico combinato suonano l’allarme: la ferrovia in lento degrado perde quote di mercato

Riccardo De Gottardi

A fine ottobre 2025 i più importanti operatori del trasporto combinato in tutta Europa, tra cui la Hupac di Chiasso, hanno lanciato un appello al Ministero dei trasporti della Germania e alla Direzione della Deutsche Bahn: «Salviamo il trasporto combinato». Così facendo hanno evidenziato che dopo anni di lento degrado dell’infrastruttura ferroviaria le prestazioni del trasporto merci sono pessime, l’affidabilità è ai minimi storici e i costi di produzione stanno esplodendo a causa di cancellazioni di treni, deviazioni e ritardi.

Un Rapporto del Consiglio federale per il periodo 2023-2025 conferma il travaso in atto dalla ferrovia alla strada

La gravità della situazione ha trovato riscontro a metà novembre anche nel Rapporto del Consiglio federale sul trasferimento del traffico per il periodo 2023-2025. Vi è presentata una circostanziata analisi dell’evoluzione del trasporto merci attraverso le Alpi e trova conferma il cospicuo travaso in atto dalla ferrovia alla strada. Nel 2024 il numero di veicoli pesanti in transito ha infatti raggiunto le 960’000 unità, ben un terzo in più rispetto all’obiettivo di riduzione a 650’000. La tendenza avversa, già manifestatasi negli ultimi anni, sembra rafforzarsi ancora nel 2025. Per ora sull’autostrada del San Gottardo, che convoglia i tre quarti del traffico attraverso la Svizzera, il cambiamento è ancora poco percepibile. Se questa evoluzione si protraesse non sarà però più così. Le conseguenze sarebbero molto gravose per la mobilità in Ticino, già oggi problematica in particolare tra Lugano e il confine sud. Chi ricorda la situazione prima dell’avvio della politica di trasferimento? Nel 2000 ininterrotte colonne di veicoli pesanti percorrevano quotidianamente l’autostrada e per gestirle si dovette ricorrere a precarie aree di

Viale dei ciliegi

Emma Carroll-Lauren Child

La piccola fiammiferaia brilla ancora

Giralangolo (Da 10 anni)

La letteratura per l’infanzia contemporanea ci offre spesso rivisitazioni di fiabe, e talvolta con esiti molto interessanti, come nel caso di questo volume dal bel titolo italiano La piccola fiammiferaia brilla ancora, che addolcisce ma non smorza l’intenzione più rivendicativa dell’originale inglese The little match girl strikes back (con una connotazione che rimanda a una reazione, a una ribellione). Tuttavia, che la piccola fiammiferaia di questa storia non sia una fanciulla passiva, e non sia la povera bimba senza nome che intirizzita muore sulla strada la notte di Capodanno, andando in Cielo a raggiungere la nonna, «l’unica che era stata buona con lei», lo si capisce fin dalla copertina, dove campeggia il potente ritratto che ne fa Lauren Child, illustratrice di questo libro: un primo piano di ragazza dallo sguardo fiero e dai capelli fulvi, fiammeggianti come il fiammifero che tiene in mano. E se ne ha una conferma sin dalle prime pagine, dove è lei, la piccola fiammiferaia, a prendere la parola per

attesa forzata lungo l’intera N2 e persino all’estero. Il Rapporto individua l’origine della crisi ferroviaria soprattutto nel disastrato stato dell’infrastruttura nei Paesi lungo la direttrice tra il mare del nord e il Mediterraneo, di cui il percorso in Svizzera costituisce una parte ben attrezzata ma largamente minoritaria in termini chilometrici. Il nostro Paese ha costruito le gallerie di base al Lötschberg, San Gottardo e Ceneri, ha potenziato le linee di accesso con impianti in grado di gestire un maggior numero di treni, più lunghi e con un profilo laterale maggiore. Oggi la capacità disponibile sulle tratte svizzere è sfruttata solo alla metà delle sue possibilità. Altrove la situazione è ben diversa. Gli accessi da nord a Basilea sono ancora incompleti e tali rimarranno fino al 2040; a sud i lavori per il nuovo valico dei Giovi tra Milano e Genova saranno completati attorno al 2030, mentre per disporre di pochi chilometri di un nuovo terzo binario sulla congestionata tratta Chiasso-Milano si dovrà attendere almeno il 2035. La mappa dei cantieri per i lavori di manutenzione e aggiornamento degli impianti annunciati per i prossimi anni lungo l’intera direttrice nord-sud non lascia che presagire un ulteriore peggioramento.

Il Consigliere federale Albert Rösti si è recentemente recato a Berlino e a Roma per perorare una maggiore celerità nel portare avanti lavori e soluzioni anche per gli accessi agli assi del San Gottardo e del Sempione-Lötschberg. Non sappiamo con quale risultato concreto. L’Accordo sul traffico terrestre con l’Unione europea del 1999 aveva stabilito impegni precisi per la Svizzera, ma ha schizzato solo genericamente quelli per i nostri vicini. Qualche passo avanti è stato compiuto successivamente attraverso convenzioni bilaterali per potenziare la direttrice di Luino; altrettanto si sta facendo per quella del Sempione. La Confederazione ha elargito a tal fine significativi contributi finanziari e ha pure promosso

nuovi terminali, ad esempio quello di Milano smistamento e di Piacenza. Ora si appresta anche a sostenere la linea di accesso a Basilea sulla sponda sinistra del Reno.

La lettura del Rapporto dà un’impressione di rassegnazione: non menziona nuove misure incisive per riportarci in rotta. Si parla di aggiornare la tassa sul traffico pesante per adeguarla al rincaro e di estenderla anche ai veicoli elettrici. Si annuncia inoltre l’intenzione di esaminare la proroga oltre la scadenza del 2030 degli attuali contributi per sostenere il traffico combinato. I margini di manovra sembrerebbero tuttavia limitati per ragioni finanziarie e legate agli accordi internazionali. I prevedibili effetti non sembrano dunque all’altezza del compito. Vorrà e saprà il Parlamento andare oltre ? La discussione è stata avviata.

Le notizie preoccupanti non si limitano purtroppo al solo trafffico di

raccontare la propria storia: «Non ci interessava la compassione della gente; volevamo avere la possibilità di costruirci una vita dignitosa e di essere noi, un giorno, a raccontare la nostra storia». Eccola dunque qui, Bridie Sweeney, a raccontare la sua storia: lei è sì, una piccola fiammiferaia, ma ha un nome e un cognome, ha una mamma che le vuole bene, nonostante sia stremata dalla sua vita di operaia in una fabbrica di fiammiferi, in condizioni terribili: quattordici ore di lavoro, a contatto con il fosforo bianco, sostanza altamente tossica. Emma Carroll colloca a Londra la sua vicenda, una Londra vittoriana che come ben sappiamo pullula di bam-

bini costretti a guadagnarsi da vivere per strada, e la sposta qualche decennio più avanti rispetto al racconto di Andersen, che è del 1845: la storia di Bridie inizia la notte di Capodanno del 1888, così da includere un fatto realmente avvenuto nel 1888, ossia lo sciopero delle operaie della Bryant&May, una fabbrica di fiammiferi che si trovava nell’East End di Londra. La narrazione mantiene acutamente un rapporto ben saldo con la versione originale (ci sono ad esempio le pantofole della mamma, troppo grandi per i piedini di Bridie, e del monello che gliele ruba, c’è la scena della carrozza che quasi la investe) e l’autrice riesce a tenerci al contempo sia nella dimensione fantastica (i tre fiammiferi che danno vita alle tre visioni ci sono, e questo mondo onirico viene raccontato abilmente, senza creare disarmonia con il resto), sia nella dimensione di romanzo storico e di denuncia sociale. L’illustratrice ha lavorato su questa linea, fondendo anche lei fiaba e realtà, e disegna i suoi personaggi basandosi su foto d’epoca, aggiungendo al contempo dettagli fantastici, come la capocchia rossa, che i fiammiferi a quel tempo non avevano, ma che richiama, come lei

transito. Nel 2024 anche la quota ferroviaria nel traffico interno e in quello legato all’import-export è infatti scesa, fino al 37%. La concorrenza stradale e la rigidità dell’esercizio ferroviario sono all’origine delle difficoltà. Le diverse riforme istituzionali e aziendali degli ultimi due decenni non hanno liberato FFS Cargo dalla precarietà. La copertura dei costi è divenuta una missione sempre più difficile. Il cosiddetto traffico a carri completi isolati è scivolato nelle cifre rosse e così pure il traffico combinato. L’azienda è corsa ai ripari annunciando nel 2022 un adeguamento strategico-battezzato «Suisse Cargo Logistics» – inteso a rilanciare il settore. I contenuti del nuovo modello di produzione non sono tuttavia ancora del tutto noti… se non per la chiusura di otto terminali in tutto il Paese, di cui due in Ticino, per l’eco delle serrate trattative condotte con i clienti per rivedere al rialzo le tariffe e

per il test di un nuovo servizio-navetta tra Dietikon e Stabio avviato lo scorso mese di gennaio. Nonostante se ne sia parlato meno, l’azienda si è comunque mossa per il rinnovo del proprio parco veicoli. Nel gennaio del 2025 ha ordinato 840 nuovi carri merci di diversa tipologia; a giugno è stato siglato un contratto per l’acquisto di 36 nuovi locomotori interoperabili, con l’opzione per altri 93, mentre a ottobre è stato lanciato il bando per 55 nuove locomotive di manovra. Nel frattempo, il Parlamento ha pure approvato un credito-quadro di 260 milioni di franchi per sostenere dal 2026 al 2029 l’esercizio e un altro di 180 milioni per modernizzarlo con l`introduzione dell’accoppiamento automatico dei carri. Le nuove sfide per confermare il trasferimento del traffico dalla strada alla rotaia e dell’azienda ferroviaria per rimanere sul mercato sono lanciate. Ne riparleremo.

stessa dice in postfazione, «sia i capelli fulvi di Bridie sia il fiero coraggio delle operaie in sciopero». Un libro, questo, che parla appunto del fiero coraggio e della forza delle donne di mettersi insieme per reagire ai soprusi, attraverso un’intelligente rivisitazione di un celebre classico, a cui viene dato, fortunatamente, un lieto fine.

Chiara Codecà

Dillo come Jane Austen

Giunti (Da 12 anni)

Sono passati più di due secoli e mezzo dal giorno in cui a Steventon, in Inghilterra, vide la luce una delle più straordinarie autrici inglesi. Straor-

dinaria perché, a leggerla ora, la sua scrittura brillante, capace di raccontare l’animo umano con franchezza, humour e acuta profondità, resta attualissima.

Jane Austen, insomma, «non ha ancora finito di dire quello che ha da dire», secondo la celebre definizione che Umberto Eco diede dei veri classici. Per dare un primo assaggio della freschezza del suo stile alle lettrici e ai lettori che magari ancora non la conoscono (e anche per chi, più adulto, già ben la conosce ma è felice di tornarla a trovare, come si torna da una cara amica), esce questo delizioso piccolo libro, in cui Chiara Codecà (una delle massime esperte italiane della Austen, nonché traduttrice, per Bompiani, di Orgoglio e Pregiudizio) assembla una piccola eppure esaustiva raccolta di citazioni tratte dai romanzi e dalla corrispondenza privata dell’autrice. E le correda con commenti sobri ma precisi e illuminanti (in perfetto stile Austen), che non solo contestualizzano i brani di testo, ma ci aprono, sul mondo e sullo stile austeniano, prospettive interessanti e approfondite. Per scoprire che – crinoline a parte –ciò che leggiamo nei suoi romanzi riguarda, ancora, ognuno di noi.

di Letizia Bolzani
Traffico
Fonte: Rapporto sul trasferimento del traffico luglio 2023-giugno 2025, Berna 19 novembre 2025

Sostieni i camp per bambini e ragazzi quando fai acquisti.

3 mio. per le associazioni

ATTUALITÀ

Svizzera-Unione europea: la partita entra nel vivo

Il Governo si prepara a firmare il nuovo pacchetto di accordi, mentre si apre il confronto sulle modalità della futura votazione popolare

Le donne nell’agricoltura Nell’anno che le Nazioni Unite dedicano alle contadine, la presidente ticinese della categoria, Alice Ambrosetti, denuncia: «Poca valorizzazione e troppi stereotipi»

Canone, 200 franchi bastano davvero?

Svizzera ◆ L’8 marzo si vota anche sull’«Iniziativa SSR» e sulla necessità di istituire un fondo per il clima. Argomenti pro e contro

A otto anni dalla bocciatura dell’iniziativa popolare «No billag», il canone radio-tv continua a far discutere. L’iniziativa popolare «200 franchi bastano! (Iniziativa SSR)», in votazione l’8 marzo prossimo, prevede di ridurre il canone per le economie domestiche dagli attuali 335 a 200 franchi all’anno e di esentare tutte le imprese dall’obbligo di pagarlo. L’iniziativa vuole dunque tagliare drasticamente i mezzi finanziari della SSR (il canone costituisce circa l’80% delle sue entrate), che si dimezzerebbero da 1,25 miliardi a 630 milioni di franchi, cui si aggiungono circa 200 milioni di entrate pubblicitarie. Il taglio non tocca le radio locali o le televisioni regionali. Consiglio federale e Parlamento respingono l’iniziativa, perché va troppo lontano. L’esito dello scrutinio è incerto.

Constatando la necessità di agire, il Governo ha elaborato un controprogetto moderato, a livello d’ordinanza, che prevede una riduzione progressiva del canone a 300 franchi entro il 2029 (con una riduzione del budget della SSR del 17%), ciò che permette all’azienda di garantire il servizio pubblico in tutte le regioni linguistiche. Gli introiti dovrebbero diminuire di 120 milioni e scendere a 1,2 miliardi. L’Esecutivo intende anche correggere le condizioni di assoggettamento al canone delle imprese, che dovranno versarlo solo a partire da un fatturato annuo di 1,2 milioni di franchi (e non più di 500 mila franchi come ora). Il consigliere agli Stati Fabio Regazzi (Centro/TI), presidente dell’Unione Svizzera delle Arti e Mestieri (USAM), critica il canone richiesto alle aziende: i collaboratori lo pagano già a titolo privato e non è corretto che lo versino due volte.

Quali vantaggi ci sarebbero se questa iniziativa fosse accolta? Per i fautori dell’«Iniziativa SSR», la riduzione del canone sgraverebbe gli utenti privati e le imprese (esse versano il 12% del totale). Per loro non si tratta di smantellare il servizio pubblico, ma di «riportarlo al suo mandato essenziale». Mentre la popolazione «deve avere più soldi per vivere». L’iniziativa «200 franchi bastano!» viene dall’UDC, dall’USAM e dai Giovani PLR. È sostenuta da UDF, Lega dei Ticinesi, GastroSuisse e Centro patronale. Per il comitato a favore è ingiusto che tutte le economie domestiche siano costrette a pagare 335 franchi all’anno per il canone. Ciò significa che le persone sole pagano proporzionalmente di più.

Il comitato respinge la preoccupazione degli oppositori, secondo cui la riduzione del canone porterebbe a un taglio dei programmi della SSR e metterebbe a rischio la possibilità, nelle diverse regioni linguistiche, di avere un’informazione indipendente

e di qualità. Anche dopo l’accettazione dell’iniziativa – sottolineano i suoi fautori – la SSR disporrà pur sempre di 850 milioni di franchi. Per quanto riguarda la Svizzera italiana, essa contribuisce al canone per circa il 4%, ma riceve una quota di ridistribuzione pari al 22%. La SSR impiega complessivamente 7130 collaboratori, di cui 1124 in Ticino; il personale rappresenta la voce di spesa principale, con quasi 852 milioni di franchi. La direttrice generale percepisce uno stipendio annuo che sfiora i 520 mila franchi.

Per i contrari la riduzione del canone porterebbe a un taglio dei programmi e comprometterebbe la qualità dell’informazione

Consiglio federale e Parlamento respingono l’iniziativa. Vi si oppongono deputati federali di tutti i partiti, salvo l’UDC. Sono contrari anche Cantoni, Comuni, città, sindacati e organizzazioni culturali, sportive e del turismo. Per loro, quelle proposte dall’iniziativa non sono misure innocue ma avrebbero un impatto devastante. La SSR dovrà ristrutturare massicciamente i suoi programmi, sopprimendo emissioni, con conseguenze troppo importanti sull’offerta, ha ammonito il ministro delle teleco-

municazioni Albert Rösti, nonostante sia membro dell’UDC.

Per gli oppositori, la riduzione del canone da 335 a 200 franchi annui, come pure l’annullamento del canone per le imprese, comporterebbe un ridimensionamento dei programmi e metterebbe come detto in pericolo la qualità dell’informazione, importante nell’attuale contesto d’incertezza e di fake news. A loro avviso, ne risentirebbero anche i posti di lavoro e l’equilibrio tra le regioni linguistiche. Il Ticino sarebbe particolarmente toccato. In quest’ottica, «avere meno RSI» non sarebbe un vantaggio per il nostro Cantone, ma un indebolimento della sua visibilità culturale, linguistica ed economica.

L’incertezza dello scrutinio è legata anche a coloro che votano l’iniziativa per protesta contro i programmi e le scelte della SSR, come il passaggio alla radio DAB+ che, di fatto, costringe l’ascoltatore a pagare il canone per un servizio che non può più ricevere, a meno d’investire a proprie spese nella tecnologia digitale.

Un fondo per l’ambiente

L’8 marzo si voterà anche sull’iniziativa popolare «Per una politica energetica e climatica equa: investire per la prosperità, il lavoro e l’ambiente

(Iniziativa per un fondo per il clima)» che chiede di fare molti più sforzi per proteggere l’ambiente con l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica («emissioni zero») entro il 2050. La tematica ambientale è ricorrente: appena un anno fa, il 9 febbraio, è stata bocciata (70% di no) l’iniziativa popolare «per la responsabilità ambientale». Il 30 novembre scorso è poi stata respinta (78,3% di no) l’iniziativa popolare della Gioventù socialista che chiedeva di tassare successioni e donazioni superiori ai 50 milioni per «salvare il clima».

Ora si torna alla carica. Questa nuova iniziativa prevede l’istituzione di un fondo per il clima in cui versare ogni anno dallo 0,5 all’1% del Pil svizzero, ossia da 4 a 8 miliardi di franchi. Il fondo si aggiungerebbe ai 3,4 miliardi annui già a disposizione della Confederazione per proteggere il clima, l’ambiente e la biodiversità. Dovrà essere alimentato fino al raggiungimento dell’obiettivo di zero emissioni entro il 2050. Gli oppositori – Consiglio federale, Parlamento, UDC, PLR, Centro, PVL, economiesuisse e USAM – ritengono questa proposta una follia finanziaria che farà aumentare il debito pubblico, con conseguente aumento delle imposte e tagli in vari ambiti. La Confederazione, fino al 2050, sarebbe costretta a trovare 200 miliardi di franchi a scapito di al-

tri settori come la salute, le prestazioni sociali, la sicurezza, la formazione o le infrastrutture, sottolinea Rösti. A suo modo di vedere, provvedimenti mirati sono più efficaci dei contributi supplementari versati in un fondo. I fautori dell’iniziativa – PS e Verdi, sostenuti dal Partito evangelico svizzero (PEV), dai Giovani Verdi liberali, da esponenti di altri partiti, come il Centro, e dai sindacati –garantiscono invece che il fondo non comporterà né un aumento delle imposte, né nuove tasse, anche se rimangono vaghi sul suo finanziamento. La Confederazione potrà ridurre l’importo da versare al fondo non appena la Svizzera avrà raggiunto il suo obiettivo di neutralità climatica, approvata dal popolo nel giugno del 2023, conformemente all’Accordo di Parigi. Il fondo servirà a sviluppare le energie rinnovabili e al risanamento energetico degli edifici. Le energie fossili importate verrebbero abbandonate. Una strategia salutare – secondo i fautori del progetto – vista l’attuale instabilità geopolitica mondiale. Scarse le possibilità di riuscita dell’iniziativa, anche perché la maggioranza non è disposta a sborsare di nuovo. In recenti sondaggi, i contrari sfioravano il 60%. Per superare lo scoglio delle urne – ricordiamolo –

occorre la doppia maggioranza di popolo e Cantoni.
Alessandro Carli
La SSR impiega complessivamente 7130 collaboratori, di cui 1124 in Ticino. (Keystone)
Pagina 13
Pagina 12

Svizzera-Ue: l’ora delle scelte

Il punto ◆ Il Governo si prepara a firmare il nuovo pacchetto di accordi mentre si apre il confronto sulle modalità della futura votazione popolare

Stiamo per assistere a un doppio cambio di passo nel lungo cammino che ancora attende il nuovo pacchetto di accordi tra il nostro Paese e l’Unione europea. Il primo passo, in verità si tratta di un volo a Bruxelles, spetta al presidente della Confederazione Guy Parmelin che all’inizio di marzo è atteso nella capitale europea per sottoscrivere questi accordi, voluti e negoziati per stabilizzare ed estendere le nostre relazioni con l’Ue. Un’intesa che si basa – riassumendo all’osso e citando soltanto uno dei punti più controversi – su una ripresa «dinamica» della legislazione comunitaria e sull’istituzione di un tribunale arbitrale per dirimere i contenziosi tra Berna e Bruxelles. Una firma formale, quella di Parmelin, ma dal sicuro valore simbolico anche perché nel 2021 era stato lo stesso ministro UDC, anche allora presidente della Confederazione, a comunicare ai vertici dell’Ue la decisione del Consiglio federale di rinunciare al cosiddetto «accordo istituzionale», negoziato fino a quel momento per rilanciare le relazioni bilaterali tra Svizzera e Unione europea.

La visita di Parmelin a Bruxelles non piace a diversi parlamentari UDC, partito ferocemente contrario a questi accordi. Ma questa è una questione che chiama in causa il

principio della collegialità, Parmelin si muove in nome del Governo e non del suo partito, come ha fatto notare su «Die Weltwoche» il servizio stampa dello stesso presidente della Confederazione. In ogni caso, il nuovo pacchetto di accordi dovrà essere confermato dal Parlamento e poi anche dalle urne, visto che l’ultima parola su questo scottante dossier spetterà di sicuro ai cittadini.

E su questo punto, sulla votazione popolare, andrà fatta chiarezza, per stabilire se questa storica chiamata alle urne si svolgerà alla stessa stregua di un semplice referendum, in cui si tiene conto unicamente del voto dei cittadini, oppure se occorrerà includere anche il parere dei Cantoni. Una doppia maggioranza che renderebbe più difficile l’approvazione di questi accordi e che sta già facendo parecchio discutere.

Basti ricordare che su questo argomento è stata persino lanciata un’iniziativa popolare, chiamata «Bussola», che vuole introdurre il referendum obbligatorio per i trattati internazionali, chiamando in causa in questo modo anche i Cantoni. E qui arriviamo al secondo cambio di passo, quello che prevede l’entrata in scena del Parlamento. Nel corso del mese di marzo il Consiglio federale consegnerà l’intero dossier alle commissio-

ni competenti delle Camere federali. Questi nuovi accordi passeranno così al vaglio del legislativo, un dibattito politico che si trasformerà, non è difficile prevederlo, in una vera e propria maratona politica, con ore e ore di discussioni in aula e anche nel Paese. Basti pensare ai tanti ambiti che vengono sollecitati da questa nuova intesa: la libera circolazione delle persone, la protezione dei salari, il ruolo dei Cantoni, l’accesso al mercato elettrico europeo. Senza dimenticare la cosiddetta «clausola di salvaguardia» da far scattare in caso di forte immigrazione dai Paesi dell’Ue.

Temi potenzialmente divisivi a cui va aggiunta la questione delle modalità con cui chiamare i cittadini alle urne. Il Consiglio federale si è già espresso, ritenendo che su questo punto la Costituzione parli chiaro. All’articolo 140 la nostra Magna charta recita: «Sottostanno al voto di popolo e Cantoni (…) l’adesione a organizzazioni di sicurezza collettiva o a comunità sopranazionali». Per il Consiglio federale, che si basa anche su una perizia dell’Ufficio federale di giustizia, questo nuovo pacchetto di accordi non rappresenta un’adesione all’Unione europea, ma un rafforzamento delle nostre relazioni con l’Ue. Sul fronte opposto l’UDC ha già fatto emergere tutta la sua contrarietà. A

detta del partito democentrista questa nuova intesa con l’Unione mette a rischio la nostra sovranità, e necessita pertanto di una votazione con doppia maggioranza. In fase di consultazione su questo argomento si è espresso, tra gli altri, anche il Consiglio di Stato ticinese che ritiene pure lui indispensabile passare da una votazione a doppia maggioranza. Una posizione a cui, a geometria variabile, si sono aggiunte altre voci del fronte borghese.

Il PLR su questo tema ha già svolto una votazione interna, dando sostegno, seppur di misura, alla posizione del Governo. Una votazione a maggioranza semplice è vista di buon occhio anche dalle forze di sinistra. Il tema approderà presto in Parlamento, visto che il prossimo 4 marzo il Consiglio degli Stati dovrà discutere di una mozione, del liberale radicale Martin Schmid, che chiede di sottoporre al popolo l’iniziativa «Bussola» prima della votazione popolare sul pacchetto di accordi con l’Ue. Con questo tipo

Vivi il momento

e lascia a noi il resto.

di tempistica si farebbe chiarezza, secondo Schmid, sul tipo di maggioranza che sarà necessario per l’approvazione della nuova intesa con Bruxelles, visto che l’iniziativa «Bussola» chiede di introdurre la doppia maggioranza per «i trattati internazionali di ampia portata in cui la Svizzera cede a terzi parte della sua sovranità». In altri termini si tratterebbe di anticipare la votazione popolare sull’iniziativa «Bussola» così da lasciare al popolo l’ultima parola: saranno i cittadini, e non il Parlamento, a decidere se i nuovi «Bilaterali» andranno sottoposti anche all’approvazione da parte dei Cantoni. Il 4 marzo toccherà così proprio al Consiglio degli Stati, chiamato anche Camera dei Cantoni, affrontare per primo l’argomento della doppia maggioranza. Il tema delle nostre relazioni con l’Unione europea sta dunque per entrare nel vivo del dibattito politico. Un banco di prova epocale per il nostro Paese.

Annuncio

Donna forte in Costa Rica, chi è Laura Fernández

Potentissime ◆ La nuova presidente, conservatrice convinta, punta su sicurezza interna, lotta alla droga e contenimento dell’influenza cinese nella regione

Poco valorizzate nell’agricoltura

Intervista ◆ La presidente delle contadine ticinesi: priorità a formazione e riconoscimento economico

Romina Borla

Ogni mattina il primo pensiero di Snjezana Negrini – dopo i suoi due figli, naturalmente – è la sua azienda agricola nel Comune di Monteceneri. Un impegno che l’assorbe quasi 365 giorni l’anno. Ci sono terreni da gestire, animali da accudire e gli immancabili imprevisti che la gestione di una struttura complessa comporta. Produce piccole meraviglie a chilometro zero: oggetti in feltro ricavato dalla lana delle sue pecore e prodotti per la cura della pelle. Sono soddisfazioni autentiche, ma anche fatiche immense. E tutto questo si intreccia con un altro lavoro al 50 per cento, che rende il suo equilibrio quotidiano ancora più straordinario. La sua storia è simile a quella di molte donne ticinesi che, con impegno, competenze e grande inventiva, animano ogni giorno le aziende rurali del territorio.

Laura Fernández (nella foto) ha 39 anni ed è la nuova presidente del Costa Rica, Paese un tempo noto come «la Svizzera» dell’America latina in quanto sicuro, prospero e senza esercito. Non è più così. Gli omicidi sono raddoppiati negli ultimi due anni e non riguardano più solo gli esponenti dei cartelli di narcotrafficanti che ormai fanno del Paese un serio concorrente del Messico, ma anche ragazzini, passanti, persone innocenti colpite all’uscita di scuola o in ospedale. E la richiesta di sicurezza ha guidato l’elezione di Fernández, esponente di lungo corso del partito del Popolo sovrano nonché erede designata dell’ex presidente Rodrigo Chaves, uomo forte a cui non è stato possibile candidarsi per un secondo mandato consecutivo e prima di 8 anni a causa di uno di quei vincoli costituzionali contro i quali si è scagliato ogni settimana in diretta durante i suoi quattro anni al potere, sollevando più volte i timori di una deriva illiberale. Fernández è in perfetta continuità con il suo predecessore, di cui era la capa di gabinetto e a cui ha promesso un ruolo di Governo, ma a buona parte dei 5,2 milioni di cittadini non importa, è stata eletta con quasi il 49% dei voti e, anche se non ha ottenuto la supermaggioranza di 38 seggi su 60 che le avrebbe dato mano libera sulle riforme, con 30 deputati è comunque in una posizione migliore di quella di Chaves per imprimere alla Nazione la sua agenda.

Le priorità sono ispirate a Nayib Bukele, il leader di El Salvador, uomo dal pugno di ferro che ha dimezzato il numero di omicidi nel violentissimo Paese facendo un uso molto liberale dello stato d’emergenza per contrastare il narcotraffico e, soprattutto, inaugurando il maxicarcere Cecot, le cui immagini hanno fatto il giro del mondo per la durezza disumana delle condizioni di detenzione, spesso decisa senza processo. Lì sono stati rinchiusi anche dei migranti venezuelani provenienti dagli Stati Uniti e anche loro hanno denunciato torture, abusi e violenze sistematiche, ma questo non ha impedito a Fernández di farne un modello. La nuova presidente

del Costa Rica promette di inaugurare entro maggio una struttura simile in cui rinchiudere i narcotrafficanti, applicando lo stato d’eccezione, una sorta di legge marziale, nelle zone in cui i cartelli operano con maggiore frequenza. In un Paese piccolo e in buona parte ricoperto da una fitta giungla, i criminali hanno trovato un terreno fertile per tracciare nuove rotte della droga, sia della cocaina –che viene spedita in piccoli sommergibili nelle mangrovie o che arriva in forma liquida nelle bottigliette di acqua – che, da qualche tempo a questa parte, anche del Fentanyl. E ha invitato Bukele al battesimo del maxicarcere, che si chiamerà Cacco, a riprova che la deriva «derechista» in corso in buona parte dell’America latina –Cile, Bolivia, Perù e Honduras finora, con la Colombia pronta a seguire il modello argentino e il tema sempre più sentito dopo la cacciata di Maduro dal Venezuela – non è più una cosa di cui vergognarsi.

Per l’amministrazione

Trump, il Costa Rica è un «punto di transito cruciale per i traffici globali di cocaina»

Neppure in Costa Rica, il paradiso progressista dell’America Latina, luogo di pace per 80 anni. Nel 1949, San José ha abolito l’esercito e ha convertito le spese militari in spese sociali, finanziando ospedali, scuole, infrastrutture e ricerca. Ha messo le sue elezioni sotto il controllo di un tribunale indipendente e ha creato delle agenzie di controllo delle attività del Governo. Già nel 2010 il Paese era stato guidato da una donna, Laura Chinchilla, ma era una stagione politica completamente diversa, il cui tramonto è iniziato, secondo gli esperti, ben prima dell’elezione di Rodrigo Chaves. L’inerzia del vecchio sistema, la corruzione e la sfiducia nei confronti di una burocrazia pesante hanno creato uno scontento su cui il tema della sicurezza ha lavorato da miccia, preparando il terreno per la mistica dell’uomo forte, che Chaves ha pron-

tamente cavalcato. L’uomo arrivava infatti con un bagaglio controverso, di quelli che oggi stroncano carriere: da economista della Banca mondiale, era stato accusato di molestie sessuali e comportamenti inappropriati da alcune giovani dipendenti e la faccenda era diventata molto pubblica. Un problema che l’elettorato, anche femminile, ha ignorato a favore del messaggio di sicurezza che il candidato andava promuovendo. E pazienza se sotto la sua guida gli omicidi sono stati ben 900, è la messicanizzazione del Paese e serve una risposta ancora più dura, secondo gli elettori. Fernández si presenta decisa. Il suo sarà un Governo del «dialogo e dell’armonia, rispettoso e fermamente radicato nella legalità», ha spiegato la neo-presidente, che ha ottenuto un caloroso benvenuto dalla Casa Bianca, con cui aveva rapporti ottimi già da tempo, grazie anche all’accordo sui migranti di Paesi terzi grazie al quale Trump può deportare in Costa Rica migranti provenienti da Paesi considerati non sicuri. Per l’amministrazione Trump, il Costa Rica è un «punto di transito cruciale per i traffici globali di cocaina» e sta diventando «un punto d’accesso sempre più significativo per le organizzazioni criminali che trafficano droga» negli Stati Uniti. L’altro tema discusso nel corso di un incontro con il segretario di Stato Marco Rubio, oltre alla droga, è il contenimento dell’influenza cinese nella regione. Insieme a Laura Fernández, laureata in scienze politiche, funzionaria statale, traslocheranno nel palazzo presidenziale anche il marito, che ha mantenuto un profilo basso durante la campagna elettorale, e la figlioletta Fernanda. Lei si presenta come una mamma moderna, lavoratrice, anche se è molto conservatrice sui temi sociali, in linea con il predecessore Chaves che su aborto e fecondazione in vitro ha dato una stretta. La linea progressista che aveva permesso al Paese di essere un faro sui diritti delle donne nella regione, nonostante la mentalità comunque maschilista, è venuta meno. La «Svizzera», ormai, guarda a El Salvador.

Le donne sono – e sono sempre state – una colonna portante del settore primario. Alcune stime indicano che, nella Confederazione, circa un terzo della forza lavoro agricola è femminile e, secondo l’Unione svizzera dei contadini, quasi l’8% delle imprese del comparto – per lo più a conduzione familiare – è gestito da donne. Eppure il loro contributo rimane spesso poco valorizzato e ancora esposto a stereotipi radicati. Ne parliamo con Alice Ambrosetti, presidente dell’Associazione Donne Contadine Ticinesi, in occasione dell’Anno internazionale delle agricoltrici proclamato dall’Onu. «La nostra associazione esiste dal 2001 e conta circa 200 socie», spiega. «Siamo un gruppo molto eterogeneo: si va dalle mogli, compagne o madri di agricoltori – donne che svolgono un lavoro spesso invisibile – alle giovani agricoltrici formate, magari già alla guida di un’azienda. Tutte, però, si scontrano con pregiudizi duri a morire. Non è raro che, quando una donna si presenta con il partner o con un collaboratore, gli interlocutori si rivolgano all’uomo per chiedere informazioni sull’azienda». Nell’immaginario collettivo persiste ancora l’idea che una donna non sia in grado di gestire un’impresa agricola o che non abbia la forza fisica necessaria. In realtà, spiega l’intervistata, strategie e tecnologie innovative permettono oggi di svolgere ogni attività senza particolari difficoltà.

L’interesse, di sicuro, non manca: il numero di apprendiste resta stabile – dice Ambrosetti – e non poche donne scelgono di riqualificarsi per entrare nel settore. Un settore che ha

tutto da guadagnare dal loro apporto: «Molte agricoltrici portano con sé una straordinaria capacità di trovare soluzioni creative. Lo ha ricordato anche Parmelin: le donne sono brave ad adattarsi e più propense al cambiamento, portano innovazione. È vero. Siamo abituate al multitasking: casa, figli, lavoro in azienda. E questa capacità di tenere insieme tante cose ci porta anche a trovare soluzioni e a “inventare” anche dentro l’impresa: dalla vendita diretta agli eventi in fattoria, dalle attività per i bambini alla trasformazione casearia». Intanto, però, le responsabilità familiari continuano a pesare in modo sbilanciato: sono ancora le donne le principali responsabili della cura di casa e figli. In alcuni periodi, poi, non c’è tregua e questa pressione costante può facilmente sfociare in affaticamento, se non in vero e proprio burnout.

Quali sono i passi necessari per migliorare le condizioni delle agricoltrici? La nostra interlocutrice ha le idee chiare: «Il nostro motto è: impegnate, competenti e unite! Partiamo dunque dalle competenze: a livello nazionale esiste una formazione ad hoc per donne contadine. Non è detto che quella sia la strada da seguire, ma io credo profondamente nello sviluppo di competenze riconosciute e certificabili. Queste servono in caso la donna voglia cambiare strada a livello professionale oppure sia obbligata a farlo, ad esempio in caso di separazione e divorzio. Oggi non è tutelata e in questi casi si ritrova senza nulla in mano. Qualche passo concreto lo stiamo facendo – ad esempio la nostra associazione ha proposto una formazione in contabilità in collaborazione con Bio Ticino – e sarà importante riflettere sulla possibilità di sviluppare percorsi utili, magari a Mezzana». Un altro punto fondamentale –continua Ambrosetti – riguarda il riconoscimento economico del lavoro delle donne in azienda. Questo si traduce in salari propri, assicurazioni (infortunio e malattia) e previdenza. «Le donne generano reddito per l’impresa ma troppo spesso non ricevono un loro salario, niente assicurazioni sociali o contributi previdenziali, con tutte le conseguenze negative del caso. Credo sia fondamentale fare opera di sensibilizzazione: in caso di divorzio o al momento del pensionamento è quasi sempre la donna a rimetterci, fino a cadere in situazioni di povertà. Mantenere la propria indipendenza e autonomia – magari anche attraverso un’entrata esterna all’azienda – è essenziale per non ritrovarsi esposte nei momenti di difficoltà. Su questo tema, però, ci sono ancora molte resistenze. Non tutte le contadine condividono questa sensibilità: serve tempo. Noi possiamo solo iniziare a piantare i semi e poi vedere cosa crescerà». Per l’Anno Onu delle agricoltrici l’associazione visiterà il Ballenberg, che per tutto il 2026 espone una serie di ritratti dedicati alle contadine di tutta la Svizzera, compreso quello di Sevenja Krauss, orticoltrice di Sant’Antonino («Donne nell’agricoltura: ieri, oggi, domani»). Il 21 novembre è invece prevista una tavola rotonda nel Bellinzonese: un’occasione per discutere sfide, prospettive e riconoscimento del ruolo femminile nell’agricoltura contemporanea.

Cristina Marconi

Il Mercato e la Piazza

Il Canton Ticino come Dubai o Abu Dhabi

Negli Emirati come Dubai o Abu Dhabi, economie in piena espansione, oltre l’80% dei posti di lavoro è occupato da lavoratrici e lavoratori stranieri. Non significa che i cittadini locali non lavorino: semplicemente il mercato del lavoro è diviso in due. Le posizioni dirigenziali e gli impieghi ben remunerati nell’amministrazione pubblica sono riservati ai cittadini dell’Emirato che ancora partecipano attivamente alla forza lavoro. Tutti gli altri settori – dalle costruzioni al turismo, dall’estrazione petrolifera ai servizi domestici – si reggono invece quasi interamente su manodopera immigrata, proveniente soprattutto dai Paesi in via di sviluppo del Continente asiatico.

Asiatici a parte, è molto probabile che questa situazione si riproduca in Ticino tra un paio di decenni. Anche se i tassi di crescita del Prodotto interno lordo (Pil) non sono parago-

In&Outlet

nabili a quelli degli Emirati, nel nostro Cantone l’occupazione non cessa ci crescere. Tra il 2009 e il 2023 l’effettivo degli occupati è aumentato del 21%, ovvero a un tasso annuale dell’1,3%, un valore superiore non solo al tasso di crescita annuale della popolazione (0,45%) ma addirittura a quello con il quale è cresciuto annualmente il Pil dell’economia ticinese (1%). Ovvio che, per far fronte a questo forte aumento della domanda di lavoratori e lavoratrici l’economia ticinese ha dovuto fare ricorso all’immigrazione, in particolare di frontalieri. Di conseguenza, durante questo periodo la quota di occupati stranieri rispetto al totale non ha smesso di crescere. Non soltanto, ma nel 2019 l’effettivo dei lavoratori e delle lavoratrici stranieri, composto dai residenti e dai frontalieri, ha superato quello dei lavoratori e delle lavoratrici svizzeri. Nel 2023, ultimo anno per

il quale si possiedono dati, il 54% dei lavoratori e delle lavoratrici occupati in Ticino erano stranieri. Se la quota dei lavoratori stranieri dovesse aumentare allo stesso ritmo con il quale è cresciuta dal 2009 in poi, tra 30 anni quasi l’80% degli occupati nell’economia ticinese sarà di nazionalità straniera.

Se non dovessero intervenire un innalzamento deciso dell’età del pensionamento, o misure di freno all’immigrazione di frontalieri, verso la metà di questo secolo la quota dei lavoratori stranieri nel totale degli occupati assumerà quindi proporzioni da emirato. Con una grande differenza, però: in Ticino la quota dei lavoratori e delle lavoratrici svizzeri si riduce non perché gli svizzeri siano estremamente ricchi e non debbano lavorare per vivere, ma perché la popolazione di nazionalità svizzera è invecchiata e tenderà a invecchiare

ancora di più nel prossimo futuro. Il futuro del mercato del lavoro ticinese è quindi facile da illustrare, estrapolando l’evoluzione già in atto: da un lato i lavoratori attivi soprattutto stranieri, dall’altro gli svizzeri, in predominanza pensionati. Si può anche facilmente prevedere che il rapporto tra lavoratori e pensionati si ridurrà lentamente nel corso del tempo per l’aumentare rapido di questi ultimi. Si tratta di un’evoluzione difficile da invertire e che porrà numerosi problemi. In primo luogo i costi sociali del traffico veicolare. Non solo nel Sottoceneri, ma anche nel Sopraceneri le code di automobili da e verso i valichi di frontiera si allungheranno. La dipendenza dai lavoratori frontalieri creerà poi problemi di funzionamento in tutti quei servizi dove la presenza sul posto di lavoro è indispensabile. Pensiamo ai servizi del sanitario e del sociale, ma anche

Olimpiadi invernali in pianura: che senso hanno?

L’Olimpiade Milano Cortina è stata un successo. Le gare sono state bellissime. Mi sono permesso di far notare che non ho trovato Milano pervasa dalla febbre olimpica, o comunque non in misura paragonabile alle città che hanno ospitato le Olimpiadi che ho seguito: Atene 2004, Torino 2006, Pechino 2008, Londra 2012, Rio 2016, Parigi 2024. Mi rendo conto che le Olimpiadi estive sono un’altra cosa. Ma, per restare a quelle invernali, Torino era davvero emozionata all’idea di ospitare un’Olimpiade, la città era sottosopra, i Giochi erano vissuti come una grande occasione, dopo la morte dell’avvocato Agnelli e la crisi della Fiat di cui già si intuiva l’irreversibilità. Milano, dell’Olimpiade, non aveva tutto questo bisogno. C’è più confusione in città per il Salone del Mobile. E poi i prezzi delle gare, molto alti, non hanno certo facilitato la partecipazione dei mila-

nesi. Sui social molti mi hanno scritto per dire che mi sbaglio, e forse hanno ragione. Sono valutazioni soggettive. Certo le gare che più contano, quelle di sci, si sono disputate molto lontano da Milano. In particolare, quelle in cui sono arrivati gli ori dell’Italia – il SuperG e il gigante di Federica Brignone – si sono disputate a Cortina, a più di quattro ore di macchina da Milano. «In ogni caso, resto un grande sostenitore delle Olimpiadi. Il loro impatto si valuta a lungo termine. Dopo il successo dei Giochi di Londra 2012, la capitale britannica divenne la più visitata del pianeta. Anche l’immagine di Parigi è stata rilanciata dai Giochi del 2024, iniziati nonostante uno sciocco boicottaggio dell’alta velocità, e conclusi con il ritorno dei parigini: molti borghesi bohémien si erano allontanati disgustati, la capitale è stata invasa dai francesi di provincia che

Il presente come storia

hanno tifato con entusiasmo indiavolato, e alla fine molti parigini sono tornati per godersi gli ultimi giorni». Sono certo che anche Milano godrà di un rimbalzo positivo. Forse però è il caso di riflettere sull’opportunità di scegliere una grande città di pianura per ospitare l’Olimpiade invernale. Mi sembra una scelta frutto degli anni del gigantismo: Atene 2004, che contribuì a mandare in rovina i conti della Grecia; Pechino 2008, la celebrazione del regime. Fino ad allora i Giochi invernali si erano fatti appunto in montagna; poi si è scelto di scendere in pianura. Non dico che Milano abbia fatto male a ospitare i Giochi, per carità, ma le questioni di cui si discute in città sono altre: la sicurezza, i prezzi mostruosi delle case, la mancanza di pulizia e l’eccesso di smog nelle strade del centro, le opportunità per i giovani che guadagnano troppo poco per vivere in una città così cara.

Il prezzo più alto lo pagano i bambini

Nel baratro che si è aperto sotto i nostri occhi spicca la violenza esercitata sui bambini, la categoria sociale meno attrezzata a difendersi, assieme a quella degli invalidi, dei malati, degli anziani, delle donne. Le immagini ci consegnano deportazioni (da città degli Stati Uniti ma anche dall’Ucraina da parte degli occupanti russi), minori non accompagnati che sbarcano sulle coste italiane o greche, orfani che vagano come cani randagi fra le macerie di Gaza, oppure sequestrati da gruppi armati in qualche regione dimenticata dell’Africa. Lo storico inglese Keith Lowe, nel suo saggio sull’Europa dopo la fine della Seconda guerra mondiale e intitolato significativamente Il Continente selvaggio (ed. Laterza), ha affrontato proprio questo aspetto: il dramma dell’infanzia ridotta allo stato primitivo, costretta a vivere di espedienti, abbandonata a sé stessa. Scrive Lowe sulla situazione post-45: «Se era diventata

ai pompieri e alla polizia. Il rafforzarsi del divario tra una popolazione attiva di nazionalità straniera e una popolazione pensionata di nazionalità svizzera aggraverà poi il conflitto attorno a problemi come quello del finanziamento dello Stato sociale. Il Cantone potrebbe, in futuro, perdere una parte della sua autonomia finanziaria perché la tassazione dei frontalieri, che potrebbero presto diventare la componente più importante della manodopera occupata nel Cantone, continuerà ad essere regolata da accordi internazionali. Concludiamo ricordando che questa evoluzione può essere frenata solo con provvedimenti che promuovano l’aumento della produttività per ora di lavoro. Benvenga quindi l’intelligenza artificiale con misure che rileveranno la produttività, faranno aumentare i salari, mentre conterranno invece la crescita dell’occupazione.

Poi certo ci si è entusiasmati, più che altro davanti alla tv. Per quanto riguarda il medagliere, ogni Nazione fa storia a sé. La superpotenza di questa Olimpiade è stata la Norvegia. Gli americani hanno un po’ deluso, turbati dal grave incidente occorso a Lindsey Vonn. La Svizzera si è confermata una potenza alpina, anche se forse il grande Marco Odermatt si attendeva di più da se stesso. L’Italia è andata benissimo, soprattutto grazie alle donne: Arianna Fontana si è confermata dominatrice sul ghiaccio, Lisa Vittozzi ha conquistato il primo oro olimpico italiano nel biathlon, ma la grande protagonista è stata Federica Brignone. Il vero cuore dell’Olimpiade è stata Cortina, grazie anche alla pista di bob che qualcuno non voleva fare. Splendido il gigante, dove la Brignone ha sciato come non si vedeva dai tempi di Ingemar Stenmark, che

scivolava sulla neve senza far rumore. Ma la gara più bella a mio avviso è stata il SuperG. Dominata da Federica Brignone e Sofia Goggia. Brignone ha compiuto un’impresa enorme: dieci mesi dopo una caduta che avrebbe fermato chiunque, ha vinto il suo primo oro olimpico a quasi 36 anni. Una storia meravigliosa, un’atleta straordinaria. Finora era stata spesso oscurata mediaticamente dalla più carismatica Goggia. Ma adesso Federica si è presa la scena tutta per sé e ha dimostrato di essere una campionessa autentica. Goggia dal canto suo non ha retto la pressione. Aveva 64 centesimi di vantaggio a metà gara, poi ha spinto troppo. Ha chiesto troppo a sé stessa, ha perso l’equilibrio, è uscita di gara. La rivalità ha allungato la carriera di Brignone e, almeno stavolta, ha mandato fuori giri Goggia. Tutto sotto gli occhi del presidente Mattarella.

un Continente di donne, l’Europa divenne anche un continente di bambini. Nel caotico dopoguerra, molti bambini erano stati separati dalle loro famiglie e vivevano insieme in bande, per sentirsi più sicuri. Nel 1946 c’erano ancora circa 180’000 bambini vagabondi a Roma, a Napoli e a Milano: erano costretti a dormire in sottoscala e vicoli, e si mantenevano rubando, chiedendo l’elemosina e con la prostituzione». Anche un altro storico, Bruno Maida, si è occupato recentemente del tema nel volume L’infanzia nelle guerre del Novecento (Einaudi).

I bambini catturati dai miliziani anti-immigrazione dell’ICE a Minneapolis in quanto figli di genitori ritenuti irregolari hanno riattivato la memoria su uno dei capitoli più vergognosi della nostra storia: quello riguardante i «versteckte Kinder», i bambini che i Gastarbeiter italiani non potevano portare con sé, ma erano affidati ai nonni,

in qualche istituto religioso non lontano dalla frontiera (come a Como o a Domodossola), oppure erano nascosti. Figli segregati in casa, resi invisibili e silenziosi per non far scattare la denuncia da parte dei vicini, privati della possibilità di frequentare una scuola e di mescolarsi con i coetanei. All’origine di tale frutto velenoso c’era una normativa, lo statuto dello stagionale, già introdotto negli anni Trenta del Novecento ma poi eretto a principio regolatore della manodopera estera nel secondo dopoguerra. Uno statuto perfettamente funzionale al sistema produttivo elvetico (dall’agricoltura al settore terziario) e che permetteva, in caso di recessione, di rimandare in patria la forza-lavoro eccedente, come accadde nella prima metà degli anni Settanta con i contraccolpi della crisi petrolifera. A disciplinare il tutto ci pensava la «Fremdenpolizei», la polizia degli stranieri, che svolgeva il suo compito

con ampie libertà di azione, come fosse un’autorità indipendente. Fu questa polizia, più della politica, a governare i flussi migratori, in base alle necessità espresse di volta in volta dall’economia. Di bambini, di lavoro minorile, di adolescenti strappati alle loro famiglie con la forza, tratta anche la mostra attualmente in corso a Museo nazionale di Zurigo fino al 20 aprile, e intitolata «Figli della miseria». Anche qui siamo di fronte ad una vicenda a lungo rimossa, ma che si è rivelata centrale per la crescita economica del Paese fin dagli esordi del sistema produttivo industriale. L’intento è di riportare alla luce l’impiego negli opifici di minori d’ambo i sessi, nonché gli sforzi, spesso ignorati e non privi di battute d’arresto, specie nelle filande ticinesi, per regolarlo e per limitare gli abusi. Pietra miliare fu la Legge federale sulle fabbriche, varata nel 1877, che vietava di assumere manodopera che non aves-

se raggiunto i quattordici anni di età, assieme ad altri provvedimenti che riguardavano la durata della giornata lavorativa e il lavoro notturno. Altra tappa, altro capitolo, ma destino analogo: i minori ceduti alle famiglie che poi li impiegavano come garzoni nelle aziende agricole e sugli alpeggi, senza protezione né controlli, oppure collocati in modo coatto in istituti religiosi, che poi li avrebbero trattenuti in condizione di semi-prigionia per anni. È questo il tema dell’esposizione itinerante «Collocati, internati, dimenticati» attualmente in corso al Museo storico di Losanna, e che nel maggio del 2027 arriverà a Bellinzona, nelle sale di Castelgrande. Anche qui storie di maltrattamenti, di misure coercitive, di sofferenze fisiche e psichiche. Ma sempre «a fin di bene», «a scopi assistenziali», con la tacita approvazione delle autorità politiche e degli ordini religiosi.

di Angelo Rossi
di Aldo Cazzullo
di Orazio Martinetti

CULTURA

Trickster-p torna al LAC

Common land interroga il senso di appartenenza e il nostro modo di abitare il mondo

Pagina 18

La letteratura anticipò Trump Grattacieli, jet e casinò avevano già contribuito a formare una forte ammirazione collettiva per lui

Pagina 19

Il coraggio di Paula Nasceva 150 anni fa la pittrice tedesca Paula Modersohn-Becker, al San Materno tre sue opere

Pagina 21

Metafisica, dimensione dello spirito

Un cuore di puledro in scena Los Potros Malambo trasformano l’energia tribale del malambo in una narrazione sentimentale

Pagina 23

Mostre ◆ In occasione delle Olimpiadi di Cortina, una mostra plurima dedicata a questa affascinante esperienza artistica

Come dichiarato fin dal titolo, che raddoppia il termine declinandolo al plurale, uno degli intenti principali della grande mostra Metafisica/ Metafisiche, promossa dal Comune di Milano in concomitanza con le olimpiadi invernali, è l’ampliamento della nozione di Metafisica oltre i ristretti orizzonti temporali della vicenda artistica maturata nei locali dell’ospedale neurologico di Villa del Seminario a Ferrara negli anni del primo conflitto mondiale. L’ipotesi alla base di questo approccio, avanzata dal curatore Vincenzo Trione nel bel saggio in catalogo, è che nel caso della Metafisica, oltre che di un movimento artistico, si possa parlare anche di «un paradigma, di un modello intemporale, di un fondamento critico ed estetico condiviso, di una struttura generale della conoscenza, di una categoria spirituale, di un ordine logico, di una tendenza psicologica che appartiene a ogni epoca».

Se l’origine della Metafisica viene fatta risalire al 1917, il primo quadro metafisico di Giorgio de Chirico, il celebre L’enigma di un pomeriggio d’autunno del 1910, è solo di pochi mesi posteriore alla apparizione del Manifesto futurista pubblicato da Marinetti su «Le Figaro» nel febbraio del 1909. Reduce dalle letture di Schopenhauer e di Nietzsche, il giovane de Chirico, che in quegli anni si muove tra Firenze e Parigi, senza dimenticare un brevissimo ma fondamentale soggiorno torinese, nelle sue tele di quegli anni si propone di squarciare il velo di Maya delle apparenze per cogliere la verità enigmatica dell’esistenza. Tra gli alti colonnati delle piazze vuote, popolate solo da statue e manichini e attraversate dalle ombre nette e oblique di un sole basso sull’orizzonte, assistiamo all’epifania dell’assenza di senso della vita, all’esperienza dello «schiudersi della divina indifferenza» come dirà magistralmente Eugenio Montale alcuni anni dopo.

Opponendo all’agitazione febbrile e scomposta del dinamismo futurista la staticità immota e secolare dell’antichità, de Chirico fruga nelle pieghe più banali della quotidianità alla ricerca dell’infinito. «L’infinito degli astronomi babilonesi veglianti nel silenzio delle notti estive tra le sfere armillari ed i compassi perfetti sopra i tetti terrazzati di città», come scriveva in Noi metafisici del 1919. Parole che potrebbero benissimo essere quelle dei versi di una canzone di Franco Battiato, anche lui uno dei tanti che ha contributo a dilatare l’eredità «metafisica» ben oltre il ristretto campo della pittura e il breve giro d’anni compreso tra il 1917 e il 1920 e che meriterebbe di essere aggiunto all’elenco già lunghissimo stilato da Trione e i suoi collaboratori dei post o neometafisici.

D’altronde, come ha scritto Alberto Arbasino, la metafisica è veramente «una delle pochissime conquiste intellettuali e dimensioni dello spirito promulgate negli ultimi due o tre secoli nel Bel Paese, e malgrado il Bel Paese offerte al patrimonio di tutti».

L’esperienza metafisica scaturiva dall’incontro tra lo spirito malinconico e la dimensione sovrumana del tempo storico

Questo stretto rapporto tra la Metafisica e l’Italia e l’italianità è indubbiamente un elemento centrale, che va sottolineato e ribadito non per pestare ulteriormente sul pedale dell’enfatizzazione patriottica e sovranista già schiacciato a fondo in questi giorni di retorica olimpica, ma piuttosto perché serve a capirne la natura oltre che i limiti.

A differenza degli altri movimenti di avanguardia, la Metafisica non ebbe una dimensione transnazionale, ma rimase un fenomeno sostanzialmente italiano. Certo negli anni iniziali, grazie soprattutto ai cosmopoliti fratelli de Chirico, i rapporti e gli

scambi con gli esponenti delle diverse avanguardie europee furono numerosi e intensi. Così come innegabile è anche l’enorme attenzione e l’interesse che suscitò la pittura di de Chirico, fin dalle prime mostre parigine degli anni Dieci. Al punto che sono stati in moltissimi a saccheggiare la sua opera, ricavandone un vocabolario fatto di manichini, statue antiche, architetture classiche semplificate, ombre allungate, piazze deserte, poliscenici, strumenti da disegno, biscotti e giocattoli. Un saccheggio che non si è arrestato ai dadaisti e ai surrealisti – tra l’altro il debito contratto da questi ultimi nei confronti della Metafisica rimane inestinguibile –, ma che si estende fino ai nostri giorni, includendo discipline molto diverse, dall’architettura alla moda, dal teatro alla fotografia, dalla musica ai fumetti, come documenta ampiamente la mostra nella sua complessa articolazione, che include ben quattro sedi espositive diverse. Ma questa è un’altra storia. Rimane il fatto che la Metafisica, come movimento vero e proprio, si riduce al ristretto manipolo di artisti che si riunirono a Ferrara tra il 1917 e il 1920. Oltre ai due de Chirico, Carrà, De Pisis e Morandi.

Nata per conciliare la frattura tra modernità e tradizione, tra movimenti d’avanguardia e storia dell’arte, l’esperienza metafisica scaturiva in qualche modo dall’incontro tra lo spirito malinconico e la dimensione sovraumana del tempo storico. L’enigma dell’esistenza per manifestarsi richiede infatti che ci si allontani dal presente; che si frapponga una distanza tra noi e le cose in grado di rallentare il tempo, di fermarlo, come quando osserviamo le stelle in cielo. Le città italiane, con la loro densa stratificazione architettonica, con le loro innumerevoli rovine, sono uno dei luoghi dove più di ogni altro posto al mondo è possibile fare quotidianamente questa esperienza. Tuttavia, proprio questa enorme eredità storica è quella che ha fatto sì che l’Italia abbia faticato più di altri Paesi ad aprirsi alla modernizzazione. E così, l’intuizione metafisica è stata innestata sulla modernità soprattutto grazie allo spirito antiborghese e rivoluzionario del Dadaismo e del Surrealismo. In Italia, invece, l’esperienza della Metafisica ha finito ben presto per esaurire la sua carica innovativa, mentre i suoi esponenti, nel generale clima di ritorno all’ordine che in am-

bito artistico affianca l’affermazione del Fascismo, ripiegavano su formule stereotipate o sulla nostalgia arcaizzante dei Valori plastici. Ecco allora che le Piazze d’Italia deserte che il Pictor Optimus, vittima del proprio successo, continuò a dipingere anche negli anni Venti e Trenta, spesso retrodatando le opere, fanno da melanconico contraltare alle piazze reali stipate fino all’inverosimile di camice nere e di gente che plaudiva ai discorsi del Duce. Anche se solo in parte e solo marginalmente compromessi con il regime fascista, gli artisti della Metafisica hanno spinto il loro sguardo «al di là» della realtà, nei territori senza tempo dell’enigma e del mistero, forse anche perché non volevano o non avevano la forza di guardare quello che stava accadendo di fronte a loro e soprattutto di affrontarlo.

Dove e quando

Metafisica / Metafisiche, Milano, Palazzo Reale e Museo del Novecento fino al 21 giugno 2026, Gallerie d’Italia fino al 6 aprile, Grande Brera-Palazzo Citterio fino al 5 aprile. palazzorealemilano.it

Arduino Cantàfora, Domenica, 2006, Vinilico e olio su tavola, 80x120 cm. (Collezione Antonio Colombo, Milano)
Elio Schenini

Trickster-p torna al LAC con Common land

Spettacoli ◆ La compagnia di Cristina Galbiati e Ilija Lunginbühl presenta oggi a Lugano un nuovo progetto immersivo dedicato al senso di appartenenza e alla relazione fra umano e non-umano

C’è molta attesa in vista del nuovo appuntamento con le performance della compagnia Trickster-p di Cristina Galbiati e Ilija Lunginbühl, un binomio che ha saputo meritarsi l’attenzione internazionale con spettacoli molto particolari frutto di un’attenta ricerca. Nel 2017 Trickster-p è stato insignito del prestigioso Premio svizzero del teatro per l’originalità del suo percorso artistico. E oggi, 25 febbraio, si accenderanno le luci del LAC di Lugano per il debutto di Common land, una sorta di viaggio in cerca del senso di appartenenza, una dimensione che la compagnia di Novazzano ama esplorare attraverso progetti che indagano e mettono in discussione fra loro gli elementi costitutivi del nostro modo di vivere in rapporto con l’ambiente, con la natura, con il prossimo.

Pochi spettatori, massima partecipazione: in Common land il pubblico non assiste, ma abita lo spettacolo, diventando parte attiva

Dal 1999, anno di fondazione della compagnia a oggi come raccontare l’evoluzione maturata finora? Lo chiediamo a Cristina Galbiati. Come una grande avventura in cui cerchiamo di esplorare costantemente nuovi territori, senza perdere di vista alcuni dei pilastri della nostra ricerca come, per esempio, quello di ripensare il ruolo del pubblico e di integrarlo nella drammaturgia attraverso forme

di coinvolgimento sempre diverse. La partecipazione cambia di volta in volta: dallo spettatore solitario immerso nelle cuffie in progetti come .h.g., B. e Nettles, a forme collettive come Book is a Book is a Book o a una partecipazione attiva in Eutopia e The Game. In Common land vogliamo recuperare una dimensione più immersiva, coniugandola con piccoli elementi partecipativi, anche se ridotti rispetto a quelli dei progetti ludici.

Negli spettacoli più recenti avete avuto la collaborazione con un dramaturg, una figura che in Common land non appare: avete deciso di fare da soli?

C’è ancora, anche se preferiamo parlare di collaboratrici e collaboratori che spesso assumono anche un ruolo di dramaturg. La differenza è che questo tipo di collaborazione artistica amplia ulteriormente il lavoro. La figura del dramaturg è fondamentale, non solo per la scrittura ma anche per la strutturazione, come dimostra il percorso fatto con Maria Da Silva e più recentemente con Jovana Malinarić: entrambe provengono dalla drammaturgia, ma hanno un’esperienza pluridisciplinare che porta nel processo anche idee sul possibile dispositivo, un aspetto che ci interessa molto.

Nei vostri spettacoli c’è una forte tensione ambientalista ed ecologica, avete mai pensato di integrare al messaggio anche una sorta di de-

nuncia politica che gli dia più peso? Personalmente non mi interessa dare al lavoro una veste esplicitamente politica. Credo, anzi, che riesca a essere più politico quando non diventa militante. Se penso a Common land, alla ricerca sul rapporto tra umano e non-umano e su come diverse forme di vita possano coesistere, mi sembra che questo approccio possa aprire più spiragli nello sguardo degli spettatori invece di chiudersi in una linea ideologica troppo netta, che può generare resistenza. E credo che questa debba essere anche la funzione di un progetto artistico. In ogni caso, il nostro lavoro resta profondamente politico già nella scelta di rivolgerci a un piccolo

Dalla discarica a Broadway

numero di spettatori, una rivendicazione che sento più nel fare che nel bisogno di sventolare una bandiera.

Le vostre performance hanno fortuna nel resto del nostro Paese e anche a livello internazionale: come siete accolti all’estero?

Dipende molto dai Paesi. Ad esempio, in Germania con le esperienze artistiche partecipative c’è una tradizione consolidata, un approccio nel capire immediatamente quando è una materia conosciuta. In Italia, invece, la relazione è molto diversa: il dispositivo sorprende sempre. Lo stesso accade in Danimarca. Per finire, sento però che oggi l’elemento unificante è

il desiderio di partecipare, di scoprire dei nuovi modi per avvicinarsi all’arte, alla scrittura, al processo creativo.

Quali sono gli elementi costitutivi della narrazione di Common land, da dove parte e dove vuole arrivare? È un progetto nato da una ricerca sul selvatico che ci ha poi condotti al mondo dei funghi e del micelio. Nel corso del lavoro questo tema si è trasformato ma resta presente nella struttura stessa del lavoro: una rete sotterranea di elementi che si connettono e generano nuove ramificazioni. Common land è uno spettacolo sullo spazio e sul tempo e su come entrambi modificano e vengano modificati dagli agenti che li abitano, umani e non-umani. È un viaggio in cui il tempo guida tutto il percorso, drammaturgico e percettivo: dalla grande Storia, al tempo delle piccole cose, fino al tempo quantico, dove spazio e tempo coesistono nello stesso istante (come descritto da Carlo Rovelli in Sette brevi lezioni di fisica, ndr.). Ci piacerebbe che durante lo spettacolo anche la percezione di spazio e tempo da parte di spettatrici e spettatori venisse, in qualche modo, spostata.

Dove e quando Common land, Teatrostudio Lac Lugano: dal 25 febbraio al 4 marzo, tutti i giorni, con due rappresentazioni, alle 18.00 e alle 20.30, tranne domenica 1. marzo che andrà in scena alle 14.00 e alle 17.00.

Musica ◆ L’Orquesta de Instrumentos Reciclados de Cateura arriva in Ticino per un doppio appuntamento a Lugano e a Tesserete

Giacomo Mattia Schmitt

Latte di vernice, tubi, barili, cucchiai, bottoni, forchette, lastre radiografiche e altro materiale di scarto giudicato inservibile. Potrebbe sembrare un immondezzaio, invece è la materia di cui sono fatti i sogni di tanti ragazzi e ragazze di Asunción, la cui vita ruota attorno alla megadiscarica di Cateura. Lì, nella periferia della capitale del Paraguay, in un ambiente degradato e insalubre, terreno fertile per violenza e criminalità, circa diecimila persone sopravvivono raccattando ciò che può essere rivenduto. Ma, nelle parole di una nota composizione dei Grateful Dead, «una volta ogni tanto, se guardi bene, ti vien mostrata la luce nel più strano dei luoghi». La discarica di Cateura è uno di questi luoghi. E la luce è ciò che Favio Chávez, fondatore e direttore dell’Orchestra di strumenti riciclati di Cateura, ha trovato in quell’ammasso di rifiuti.

Ingegnere ambientale, musicista e insegnante, nel 2012 Chávez decide di utilizzare la musica come mezzo di riscatto sociale per aiutare e motivare tanti ragazzi di strada, apparentemente senza futuro, spingendoli a guardare oltre il degrado e a coltivare il sogno di una vita dignitosa. Ma poiché i ragazzi sono tanti, gli strumenti pochi e costosi e la discarica una fonte inesauribile di materiali di vario genere, Chávez concepisce l’idea di trasformare i rifiuti in strumenti musicali. Coadiuvato dall’ex carpentiere Don Cola Gomez e successivamente dal liutaio

Wiwi, dà vita a un progetto che unisce creatività, sostenibilità e inclusione sociale.

Nascono così sassofoni saldati con tappi di bottiglia e manici di cucchiaio, contrabbassi ricavati da latte di vernice, tamburi realizzati con lastre radiografiche… Ogni sorta di elementi in ferro, plastica e legno può prestarsi alla costruzione di strumenti orchestrali. Il ricorso a componenti di liuteria classica è limitato allo stretto indispensabile, come ad esempio il manico dei violini. Ogni strumento è pienamente funzionante e funzionale, in grado di produrre note precise, pur conservando un timbro originale e inconfondibile che rende l’ascolto particolarmente affascinante.

L’orchestra di Cateura, oltre alle proprie esibizioni, può oggi vantare collaborazioni di grande prestigio con alcuni celebri nomi del panorama musicale internazionale, tra cui i Metallica, Stevie Wonder, i Megadeth e, non da ultima, Gloria Estefan. Proprio con l’artista cubano-americana, che sostiene l’orchestra da tempo, si è da poco conclusa a Broadway una trionfale serie di repliche del musical Basura («spazzatura»), scritto da Gloria Estefan insieme alla figlia Emily e ispirato alla storia dell’«orchestra riciclata». Il repertorio, estremamente eclettico, spazia dai Beatles a Beethoven, passando per Frank Sinatra e il symphonic metal.

Grazie all’iniziativa dell’associa-

zione AGO e della scuola Musicando di Tesserete, in collaborazione con LAC edu, il 4 marzo 2026 la hall del LAC di Lugano accoglierà l’Orquesta de Instrumentos Reciclados de Cateura. L’ensemble paraguaiano, qui in una formazione di 27 musicisti, si esibirà insieme a una quarantina di allievi della scuola di musica Musicando. Dirigerà Favio Chávez, fondatore dell’orchestra, affiancato dai docenti di Musicando. L’appuntamento, a ingresso libero e unica tappa svizzera dopo una tournée di 57 date, sarà preceduto martedì 3 marzo da una serie di incontri divulgativi e di sensibilizzazione nelle scuole medie di Tesserete. Sempre martedì 3 marzo, alle ore 20.00 nell’aula magna delle Scuole medie di Tesserete, si terrà un incontro

musicale gratuito e aperto al pubblico, durante il quale i giovani musicisti di Cateura presenteranno i loro strumenti e ne illustreranno il processo di realizzazione, offrendo uno sguardo diretto su un’esperienza in cui la musica diventa opportunità di riscatto e consapevolezza ambientale. Per Max Pizio, presidente dell’associazione AGO, che promuove l’evento e ne coordina la ricerca fondi, nel progetto convergono diversi livelli di lettura: «L’idea è anche quella di sensibilizzare e informare spettatori, partecipanti e musicisti sui temi ambientali, a partire dal riciclo dei materiali. La musica diventa in un certo senso un pretesto: non c’è il virtuoso, ma un gruppo che costruisce un’ambientazione sonora con questi stru-

Dalla discarica all’orchestra: un’esperienza umana e musicale.

menti riciclati». Accanto alla dimensione ambientale, Pizio insiste su quella sociale e relazionale: «Per me significa anche veicolare messaggi importanti sul piano sociale, favorendo uno scambio socioculturale e invitando a riflettere, a maturare per esempio una sensibilità personale sul riciclo e sullo smaltimento dei rifiuti. Un altro aspetto fondamentale è l’incontro umano tra i musicisti di Cateura e i giovani della scuola Musicando che li ospitano. Non c’è scopo di lucro e il progetto si inserisce pienamente nella linea di impegno culturale che caratterizza l’associazione AGO». Pizio, lui stesso polistrumentista di lungo corso con una carriera trentennale fra concerti e produzioni discografiche, attende con entusiasmo l’arrivo dell’Orquesta, ma pensa già a nuovi progetti: sogna di portare in scena in Ticino almeno una rappresentazione del musical Basura di Gloria ed Emily Estefan con i ragazzi e le ragazze di Cateura. Nel frattempo, subito dopo l’esibizione ticinese, l’orchestra partirà per Madrid, dove suonerà per la regina di Spagna.

Dove e quando Orquesta de Instrumentos Reciclados, Tesserete, Aula Magna Scuole medie, 3 marzo 2026, ore 20.00; Lugano, Hall LAC, 4 marzo 2026, ore 18.00. Per info: www.ago.swiss/eventi/ e www.scuolamusicando.com

Immagine dalla locandina dello spettacolo Common land

Donald in fabula

Letteratura profetica ◆ Da Tom Perrotta a Bret Easton Ellis, i romanzi che hanno colto in anticipo la centralità culturale e la potenziale ascesa politica di Trump

Sebastiano Caroni

Donald Trump è diventato un’ossessione globale che permea le notizie dei quotidiani e i servizi dei telegiornali. I tanti modi con cui il presidente americano riesce a fare notizia sono pari all’attenzione maniacale con cui i media cercano di evidenziare l’ennesima apparizione o dichiarazione sopra le righe del personaggio. Nel mondo attuale, dove le iperconnessioni estendono la diffusione e l’impatto di una notizia, anche le critiche che gli vengono mosse finiscono per alimentare un effetto perverso che spesso ne amplifica la popolarità. Affinché la critica non si trasformi, inconsapevolmente, in catalizzatore di popolarità, occorre ridimensionare l’incandescenza del personaggio, la sua presunta unicità, per trasformarlo, come avrebbe detto Max Weber, in un tipo ideale, in un personaggio paradigmatico. O, come avrebbe fatto Molière, per condensarlo in un modello umano come quelli dell’avaro o del malato immaginario.

«E dai papà. Tutti lo ammirano. Ha un grattacielo, un jet privato, un casinò e un programma tutto suo alla tv»

Con gli strumenti della narrazione e la ricettività della finzione, è possibile ricostruire un’archeologia del fascino che il personaggio di Trump ha esercitato sull’immaginario americano molto prima che Trump diventasse ciò che oggi conosciamo tutti. Sia nel cinema con brevi cameo – come in Mamma, ho riperso l’aereo: mi sono smarrito a New York – a conferma di una notorietà che travalicava la sola cronaca economica, sia in letteratura. Tra i tanti scrittori americani contemporanei, Tom Perrotta e Bret Easton

Ellis sono forse tra quelli che, grazie ad alcuni dei loro romanzi, hanno meglio fotografato la sua centralità, preannunciandone forse anche l’ascesa politica. I libri di Perrotta sono dei romanzi corali che raccontano l’America odierna, i suoi vezzi, le sue convenzioni, le sue contraddizioni, e anche le dinamiche intergenerazionali. Ne L’insegnante di astinenza sessuale, romanzo pubblicato quasi vent’anni fa, nel 2007, c’è una scena, per esempio, in cui un padre chiede alla figlia come va la scuola. La figlia risponde «tutto bene», ma si capisce che è un po’ seccata, e alle domande del padre risponde che la scuola è solo la scuola: niente di che, al limite un’occupazione noiosa. Poi però inizia a raccontare che a inglese ha dovuto svolgere un tema dal titolo L’uomo che ammiro di più. Il padre si preoccupa, teme che la figlia abbia scelto di scrivere del proprio patrigno – il nuovo compagno della madre –, e alla fine, vinto dalla curiosità, vuole sapere. La ragazza inizialmente tentenna un po’, e mentre il padre si prepara al peggio, se ne esce con un «se proprio lo vuoi sapere, l’ho fatto su Donald Trump». Il padre incredulo risponde: «Donald Trump, mi prendi in giro?». Quando la figlia afferma che Donald Trump è un figo, il padre sconsolato commenta: «Non ci posso credere, Donald Trump è il tuo eroe». La figlia allora dice che Trump non è il suo eroe, ma che certamente lo ammira. «Per cosa?» chiede il padre, e la figlia gli risponde così: «E dai papà. Tutti lo ammirano. Ha un grattacielo, un jet privato, un casinò e un programma tutto suo alla tv. Può fare quello che vuole». Il padre, allora, cerca di fare ragionare la figlia: «Questo significa solo che è ricco. Non che è una bella persona» dice, ma non ottiene granché, tanto che lei

lo accusa di essere solo invidioso perché, in fondo, chi non ammetterebbe «che sarebbe davvero figo avere un jet privato». Il dialogo si conclude con il padre che, sarcasticamente, riconosce che anche lui prenderebbe un jet privato, se avesse un garage più grande. Questo romanzo di Perrotta risale a un periodo che è ancora relativamente lontano dalla prima candidatura di Donald Trump. Ciò che colpisce non è solo il candore con cui la ragazza confessa la sua ammirazione per l’attuale presidente americano, quanto piuttosto il fatto che riconosca che la sua scelta non ha nulla di originale perché, in fondo, tutti ammirano Trump: «Ha un grattacielo, un jet privato, un casinò e un programma tutto suo alla tv. Può fare quello che vuole». La frase, pronunciata in tempi non sospetti, suona quasi profetica, e

riassume alla perfezione la ricetta del successo che Trump riscuoterà quando, dieci anni dopo, si candiderà alle presidenziali. È così che la letteratura ci conferma che, in fondo, il successo di Trump non ha nulla di casuale. Se, nel romanzo di Perrotta, il fascino che Trump esercita si esprime attraverso i tratti un po’ ingenui e superficiali di un’ammirazione adolescenziale che riflette un sentire collettivo più esteso, nel precedente American Psycho, romanzo iconico e controverso di Bret Easton Ellis pubblicato nel 1991, questa ammirazione assumeva tinte decisamente più cupe, prendendo le forme inquietanti di una vera e propria idolatria perturbante. In questo romanzo, l’ossessione del protagonista Patrick Bateman per Donald Trump rappresenta uno dei sintomi del suo vuoto morale e del-

Uno spazio nero per raccontare Gaza

la sua fascinazione patologica per il potere. Bateman ammira Trump non tanto come individuo, quanto come incarnazione del successo economico e dell’apparenza vincente. Trump diventa per lui una presenza quasi mitica, ma anche un’idea intrusiva, persistente e assillante. La sua venerazione per il feticcio mentale rappresentato da Trump riflette l’ossessione per il denaro, lo status e l’immagine che pervade l’ambiente yuppie degli anni Ottanta. Bateman nomina spesso Trump come parametro di grandezza e superiorità, misurando sé stesso e gli altri in base alla vicinanza a quell’ideale.

Si tratta di una fissazione che evidenzia la superficialità patologica del protagonista di American Psycho, il quale, incapace di provare empatia, equipara il valore umano al successo finanziario. L’ammirazione è meccanica, ripetitiva, compulsiva, come molti dei suoi pensieri. Trump diventa un’icona svuotata, un marchio scintillante, un miraggio più che un individuo. L’ossessione di Bateman, in questo senso, esaspera il clima culturale dell’epoca, dominato dai soldi facili, dal culto del profitto e dell’apparenza. Attraverso Bateman, Ellis costruisce una satira feroce del capitalismo narcisista e della smisurata venerazione per il potere economico. Se questi esempi letterari ci insegnano qualcosa è che, oggi come ieri, essere popolari non significa necessariamente essere degli esempi di integrità. Se poi aggiungiamo che essere popolari significa, spesso, anche essere controversi o, per dirla con un termine giornalistico, fare notizia, allora abbiamo riunito due dei fattori più importanti per spiegare l’importanza che Donald Trump ha assunto, e continua ad assumere, nella cultura contemporanea.

In sala ◆ Accolto a Venezia e a Soletta, Who Is Still Alive conferma la forza di un cinema d’autore che affida alla forma astratta la propria legittimazione

In Who Is Still Alive, il regista Nicolas Wadimoff costruisce un documentario che prende le distanze dal realismo. Di fronte a un contenuto che, per peso storico ed emotivo, rischierebbe di schiacciare qualsiasi fiction, l’autore sceglie la via opposta: un’astrazione radicale, di matrice teatrale. Wadimoff mette in scena – nel senso più letterale del termine – le storie di nove rifugiati, fuggiti dalla guerra di Gaza.

Il film è girato interamente in uno spazio nero, privo di scenografie, dove la città esiste soltanto come una mappa tracciata a pennello sul pavimento. Non vediamo case, strade o confini, ma li percepiamo. È una scelta stilistica che richiama Dogville di Lars von Trier: anche lì il cinema rinunciava al realismo visivo, affidando tutto alla parola e ai corpi.

È lo stesso regista ad aver spiegato questa scelta nella presentazione del film: «Ciò che hanno vissuto i sopravvissuti di Gaza non può essere descritto a parole. A volte i gesti, i respiri o il silenzio dicono più delle parole. Non si tratta di schieramenti politici, ma di

raccontare le storie di un popolo spesso disumanizzato. Ascoltare, osservare, sentire – corpi martoriati, anime ferite. Il film è un ponte tra l’intimo e il collettivo: un appello a pensare insieme l’impensabile, a riconquistare la nostra umanità. Affinché la vita continui – là e qui».

La forza del film sta proprio nel rifiuto di qualsiasi immagine illustrativa o di ogni appoggio visivo esterno al racconto dei protagonisti. Allo stesso tempo, questa coerenza formale ne rappresenta anche il limite. L’astrazione è talmente dominante da uniformare le voci, rendendo le singole storie parti di un disegno più ampio che tende a livellarne le differenze. Il dispositivo teatrale lascia poco spazio all’imprevisto, al dettaglio che rompe la forma, al momento autentico che sfugge al controllo del racconto. E questo, a nostro giudizio, è un peccato: la tragica esperienza reale – vissuta dai protagonisti – è «solo» raccontata all’interno di un luogo asettico. Certo, si potrebbe obiettare che la volontà del regista sia proprio quella di concentrare l’attenzione sulle parole e sui silenzi. È vero. Ma lo spettatore si sente fin troppo guidato e fatica a prendere il volo. Paradossalmente, l’immaginazione che dovrebbe scaturire dai racconti dei superstiti non si attiva, o lo fa solo in parte. Who Is Still Alive rimane così un’opera rigorosa e coerente, ma anche molto controllata. Ed è proprio questa guida, spinta fino alle estreme conseguenze, che rischia di trasformare la forma in una zona di sicurezza. Il film chiede allo spettatore di diventare testimone, ma lo fa all’interno di un perimetro formale molto preciso, che fi-

nisce per proteggere tanto chi guarda quanto chi mette in scena. Non è un caso che Who Is Still Alive sia stato accolto e premiato alle Giornate degli Autori di Venezia e successivamente alle Giornate di Soletta. Due contesti che ne hanno riconosciuto il valore, ma che ne fissano anche la posizione: quella di un cinema d’autore che trova nella forma controllata il proprio strumento di legittimazione. Venezia, Soletta e altri festival che lo stanno premiando certificano la forza del gesto cinematografico, ma lo inseriscono anche in un circuito che tende a valorizzare un certo cinema fondato più sulla forma che sul contenuto. È una scelta radicale che, per sua natura, può convincere alcuni e lasciare altri, come chi scrive, più distanti.

Dove e quando Il film è in arrivo nelle nostre sale, con l’anticipazione per mezzo di due première: il 4 marzo all’Iride di Lugano (alle 17.45) e il 5 marzo all’Otello di Ascona (alle 20.30).

Nicola Mazzi
Immagine tratta dal film documentario Who Is Still Alive. (First Hand Films)
Donald Trump in Mamma ho riperso l’aereo: mi sono smarrito a New York, film del 1992.

1.95

7.95

PASQUA COLORATA

Borsa regalo con coniglietto Paper & Co., FSC® 18 x 8 x 21 cm, il pezzo

Cestino pasquale da dipingere Paper & Co. incl. colori acrilici e pennello, Limited Edition, il pezzo

2.95 Adesivi pasquali Paper & Co. Limited Edition, diversi soggetti, +100 pezzi

Paula: «Questa sono io»

Anniversari ◆ 150 anni fa nasceva la pittrice tedesca Modersohn-Becker Gianluigi Bellei

Chi è Paula Modersohn-Becker?

Quasi un’icona in Germania; semisconosciuta alla nostre latitudini. Eccezion fatta per la piccola personale del 2015 al Museo comunale di Ascona e le tre opere presenti nella collezione permanente Kurt e Barbara Alten nel Museo Castello San Materno, sempre ad Ascona, che apre il 5 marzo dopo la pausa invernale. Qui potete trovare gli artisti della colonia di Worpswede frequentati da Paula. Quest’anno ricorre il 150esimo della sua nascita e il museo di Brema a lei dedicato (che compie cento anni) promuove per il prossimo triennio diverse iniziative fra le quali l’esposizione Becoming Paula Piccola, minuta. Guance rotonde. Lentiggini. Uno chignon cadente, la riga in mezzo. «Capelli di un oro fiorentino», come scrive l’amico Rainer Maria Rilke. Sa di essere bella e alle serate degli artisti a Worpswede assieme a Otto Modersohn e Heinrich Vogeler a volte indossa la gonna di velluto verde che le «sta una favola» e alcuni dei presenti, scrive nel suo diario, «non le staccheranno gli occhi di dosso».

Legge Henrik Ibsen, il Diario di Marie Bashkirtseff e sogna di vivere come lei a Parigi. Ma anche Knut Hamsun, con i suoi uccelli e gli amori estivi, prima – fa notare nella splendida biografia di Paula Marie Darrieussecq Essere qui è uno splendo-

re – che diventasse nazista e donasse a Josef Goebbels la medaglia del suo premio Nobel. Poi le opere di Friedrich Nietzsche «prima che venissero recuperate da quei bruti del Partito». Siamo nel 1900 e tutto è ancora permesso. Paula nasce a Dresda l’8 febbraio 1876 e muore il 20 novembre 1907 a Worpswede, sempre in Germania. Un’esistenza breve ma intensa. Precorritrice dell’espressionismo, non ha grande fortuna in vita. Viene considerata poco più che una dilettante. Suo marito, il pittore Otto Modersohn, la descrive come una pittrice che «odia tutto ciò che è convenzionale e commette l’errore di rendere tutto spigoloso, brutto, bizzarro, legnoso… Non si lascia consigliare». Quali fonti di ispirazione per Paula possiamo annoverare le opere di Paul Cézanne e Henri Matisse con quelle linee di contorno aspre e dure. Dipinti innovativi e sconvolgenti con i suoi volti primitivi, negroidi. Paula inizia a seguire corsi di disegno a Berlino, poi frequenta la colonia di artisti di Worpswede fondata da Fritz Mackensen, Heinrich Vogeler e Otto Modersohn, che diventerà suo marito. «Sono tua e tu sei mio, dovresti saperlo. A presto, il tuo io» gli scrive nell’autunno del 1900. La colonia è frequentata pure da Rainer Maria Rilke che diventa amico di Paula. Si iscrive all’Accademia Colarossi

a Parigi dove i suoi compagni trovano «carine» le opere di Auguste Rodin. Le piace dipingere i nudi. Ed è proprio lei che si ritrae senza vestiti nel bellissimo Autoritratto nel 6° anniversario di nozze da vedere nel suo museo a Brema. Il 25 maggio 1906 è la data della prima volta che una donna si dipinge nuda. Seni a punta, fianchi larghi, ombelico in fuori, la pancia tondeggiante come se fosse incinta. Una grande collana d’ambra appesa al collo. Scrive Darrieussecq: «Questa donna sana, sportiva, bella, rotonda, nudista, tedesca, amava il suo corpo».

Ma Worpswede le sta stretta e nel 1906 lascia Otto per ritornare a Parigi. «Lasciami, Otto. Non ti voglio più come marito. Non voglio». Una settimana dopo una nuova lettera: «Se non pensi di avermi lasciata per sempre, allora vieni qui in fretta, che proveremo a ritrovarci». Otto parte per Parigi. Sei mesi dopo Paula rimane incinta. «Partisti, scrive Rilke, e frammento dopo frammento ti staccasti a fatica dalla Legge per il bisogno di riaverti tutta».

Sono quattro i soggiorni parigini di Paula e sono sempre ricchi di emozioni, da Gauguin a Matisse ai Nabis. Ma è il Louvre che l’affascina con le sue grandi tele e soprattutto la sezione egizia dove incontra i ritratti dell’oasi di Fayum. Questi ritratti hanno un grande impatto sul suo lavoro. La frontalità, la monumentali-

tà, la stesura del colore diventano uno dei tratti distintivi delle ultime opere, tese a una progressiva riduzione delle forme, a una nitidezza del segno e a una semplificazione archetipica. Lei «è una grande figura solitaria» della storia dell’arte, scrive Uve M. Schneede, come forse la pittrice finlandese Helene Schjerfbeck, la svedese Hilma af Klint e il danese Vilhelm HammershØi. Ci lascia una produzione di quasi quattrocento dipinti e un migliaio di disegni. Tornano, con lei incinta, per l’ultima volta a Worpswede. Dopo un

Sei mesi di BAUHAUS in Ticino

Da agosto 2025 BAUHAUS Svizzera è presente in Ticino con un centro specializzato a Losone. Il direttore Renato

Mufatti ripercorre i primi mesi di attività

Renato, come avete vissuto l’apertura e le prime settimane? Abbiamo iniziato con grande entusiasmo. L’opportunità di sviluppare BAUHAUS in Ticino è arrivata in modo inaspettato, ma come team l’abbiamo accolta con convinzione. All’inizio c’era naturalmente anche un po’ di tensione. Grazie al sostegno degli altri centri specializzati, in particolare di quello di Matran, siamo riusciti però ad adattarci rapidamente ai nuovi sistemi e al concetto commerciale di BAUHAUS.

Come ha reagito la clientela?

In modo molto positivo. Molti conoscevano BAUHAUS finora solo tramite lo shop online. Abbiamo quindi sentito spesso dire: «Finalmente BAUHAUS anche in Ticino». Ci fa particolarmente piacere il riscontro positivo sulla struttura del cento specializzato e sulla profondità dell’assortimento.

Cosa è cambiato nell’assortimento?

travaglio difficile, il 2 novembre 1907 nasce Mathilde. Il medico le intima di non alzarsi dal letto. Cosa che può fare il 20 novembre. Si alza e subito dopo stramazza a terra e muore. Cadendo mormora: «Schade», peccato. Sempre Rilke nel Requiem a lei dedicato, e redatto un anno dopo la morte, scrive: «Se ancora ci sei, se in questo buio resta ancora uno spazio dove il tuo spirito sensibile vibri al contatto delle piatte onde sonore che una voce, sola nella notte, crea nella corrente di una grande stanza: ascolta: aiutami». Aiutaci tutti!

te domanda di pannelli acustici nel settore del legno, un risultato che ci ha positivamente sorpresi. L’alta stagione porterà sicuramente ulteriori indicazioni.

La struttura della clientela è cambiata?

zino centrale. Per noi era una novità e richiede coordinamento, ma porta anche dinamismo nella quotidianità. Nel complesso, il team ha gestito il cambiamento con grande impegno.

mento affidabile per clienti privati e professionisti di Losone, delle valli circostanti e dell’intero bacino d’utenza del Cantone Ticino.

Quali sono le priorità per il prossimo anno?

Avete già introdotto degli adeguamenti?

Abbiamo ampliato in modo significativo l’offerta, soprattutto nel settore dell’edilizia. Artigiani, professionisti e aziende trovano oggi un assortimento più ampio e specializzato rispetto a quanto disponibile in precedenza nel punto vendita Migros. Orientiamo chiaramente la nostra offerta alle diverse esigenze professionali e, grazie al nostro prezzo basso permanente, rimaniamo competitivi.

Sì, registriamo un netto aumento di professionisti. Di conseguenza, la nostra PLUS CARD per professionisti e proprietari di immobili è accolta molto positivamente: tra i vantaggi vi è un rimborso del 10% a partire da un fatturato annuo di 8000 franchi.

Quali sono state le principali sfide per il team?

Ci sono prodotti particolarmente richiesti?

Attualmente registriamo una for-

Tutti i collaboratori hanno dovuto familiarizzare con nuovi sistemi. Inoltre, lavoriamo con numerosi fornitori invece che con un magaz-

Abbiamo ampliato il nostro team da undici a diciassette collaboratori e, a partire dal 1° gennaio, abbiamo adeguato gli orari di apertura per venire incontro in particolare alle imprese artigiane. Inoltre, abbiamo ampliato in modo mirato l’assortimento, ad esempio nei settori del compostaggio, della ferramenta, dell’elettricità e dei colori.

Che ruolo ricopre oggi il centro specializzato nella regione? Ci consideriamo un punto di riferi-

Vogliamo continuare a soddisfare al meglio le esigenze della nostra clientela e rafforzare ulteriormente la nostra notorietà in Ticino. Allo stesso tempo celebriamo il 20° anniversario di BAUHAUS Svizzera con offerte speciali e weekend giubilari in aprile e ottobre. La tua conclusione personale dopo sei mesi?

Io e il team siamo orgogliosi e soddisfatti di far parte della famiglia BAUHAUS Svizzera.

Paula ModersohnBecker, Autoritratto nel 6° anniversario di nozze (1906).
Settimanale di informazione e cultura
Anno LXXXIX Qui la data
azione – Cooperativa Migros Ticino
RENATO MUFATTI
Direttore BAUHAUS Losone
BAUHAUS di Losone.

Il galoppo del malambo contro le frontiere

Spettacoli ◆ Gli undici danzatori di Los Potros Malambo portano al Kursaal di Locarno Freedom, un musical argentino che trasforma la tradizione gaucha in racconto teatrale; ce ne parla il produttore Adrián Aragón

Capelli lunghi e neri frustano l’aria, toraci nudi si mostrano lucidi di fatica, cinturoni da mandriani stringono pantaloni neri, mentre i tacchi degli stivali martellano il palco come zoccoli di puledri che colpiscono il suolo ancestrale ai piedi della cordigliera delle Ande, prendendo fiato lungo i pascoli della Pampa argentina: i danzatori di Los Potros Malambo – dei fratelli Isaac e Javier Gardella – avanzano in branco, a tratti armati di boleadoras o altri attrezzi scenici, con un’energia quasi tribale più che folcloristica.

Una fisicità fatta di percussione dei piedi, sincronismi e improvvise esplosioni di energia, ma anche di interpretazione della storia che viene raccontata: è quanto gli undici danzatori della rinomata compagnia rioplatense – tra gli artisti più rappresentativi del malambo a livello mondiale – porteranno in scena a Locarno, nella sala del Kursaal, con il musical argentino intitolato Freedom – The power of the wild instinct, sabato 7 marzo 2026 alle 20.30. Impossibile non tornare con la mente a Martín Fierro – protagonista dell’omonimo poema epico ottocentesco di José Hernández – non il gaucho da souvenir, ma l’uomo che cerca spazio per respirare mentre il mondo gli si stringe addosso.

A fare da ponte tra questa energia primordiale e il pubblico europeo è

Adrián Aragón, produttore argentino che da oltre trent’anni lavora tra Sudamerica e Italia, muovendosi lungo la stessa linea di confine che separa tradizione e reinvenzione. Noto tanguero e creatore a sua volta, per anni protagonista sulle scene italiane accanto a Erica Boaglio, Aragón è stato tra i primi a rompere lo schema dello spettacolo di tango: «Bisogna raccontare una storia», ripete. È questa la chiave che lo ha convinto a sostenere Los Potros Malambo: trasformare la pura destrezza – già impressionante di per sé – in narrazione, in drammaturgia, in musical.

Adrián Aragón, perché un titolo in inglese e non in spagnolo?

Freedom è uno spettacolo nato già con l’idea di proporlo anche fuori dai confini argentini, e l’inglese è indubbiamente una lingua più internazionale; e poi Freedom è una parola potente (pur se molto piccola, rappresenta tanto), per cui incarna in modo naturale l’energia del malambo. Questa danza nasce infatti in un contesto rurale e competitivo, dove la forza e la resistenza erano la materia con cui si sfidavano i gauchos

Cosa si conserva in questo spettacolo di quell’origine e cosa invece è stato trasformato per il pubblico di oggi?

Gli spettacoli di malambo, come a volte erano gli spettacoli di tango, sono sempre stati basati sulla potenza e la destrezza del ballerino, senza mai basarsi su una narrazione, come invece si fa in Freedom, che è il primo musical del genere.

Non solo danza, ma una storia, dunque… Esatto. La compagnia ha lavorato con un drammaturgo, dando vita a una storia essenziale, una specie di favola tra il mondo degli animali – quello del potro salvaje (puledro selvaggio) –e la vita degli esseri umani. Il puledro, per amore, si trasforma in qualche

maniera in un essere umano, ritrovandosi a dover affrontare le difficoltà proprie del nostro genere.

Una storia che rimanda sempre a quella del poema di Martín Fierro?

Come per altre danze popolari, anche il malambo è nato (nel 1600) come una rappresentazione legata a quello che succedeva in quel periodo. Oggi abbiamo una società molto più evoluta, ma in Argentina il malambo e il folklore locale restano potentissimi. Ci sono più di cento festival – adesso

siamo in periodo estivo là – che rappresentano questo genere. È molto interessante come oggi tutte le nuove generazioni tengano molto alle tradizioni, ma allo stesso tempo si vadano contaminando con mezzi nuovi. Soprattutto nel campo artistico, dove un creatore si concentra su quello che vuole raccontare utilizzando ciò che ha a disposizione, ma rompendo le strutture, a volte persino la tradizione, per poter contaminare la propria creazione con altre arti.

È così anche in Freedom?

Nel 1940-1950 un grandissimo ballerino, El Chúcaro (ndr, Santiago Ayala, all’anagrafe) di Córdoba, realizzò per primo una fantasia del malambo. Questa danza è molto ritmica e tradizionalmente veniva ballata solo con il corpo, tuttavia lui riuscì a inglobare in una coreografia gli attrezzi del gaucho – le boleadoras, i tamburi, le espuelas (gli speroni), il facón (il coltello grande che utilizzavano). Possiamo fare risalire a questi anni il germe della prima contaminazione. Lo spettacolo Freedom, che vanta musiche interamente originali, attiva tutte queste contaminazioni per poter raccontare meglio la sua storia.

FREEDOM - The Argentine Musical

In scena la libertà è una nostalgia (un mito del gaucho) o un’urgenza del presente?

L’arte, dentro ogni creazione, ha una parte politica, ma non è quello che ci interessa. La libertà ognuno la concepisce come vuole. Freedom cerca di trasmettere questa libertà attraverso la comunione e l’amore tra due personaggi, rompendo tutte le strutture: familiari, politiche, tradizionali, tutto quanto, per continuare ad andare avanti con un amore genuino. Se uno confronta un essere umano a un puledro potrebbe notare che la vita libera di un puledro è molto più semplice. È più genuina, più umile. Senza sovrastrutture, regole, convenzioni…

Entrambi colpiscono il suolo con i piedi, eppure fuori dall’Argentina il malambo non è conosciuto tanto quanto lo è il flamenco… Non è semplice da spiegare: da una parte portare il malambo in Spagna avrebbe significato entrare in competizione diretta con il flamenco. In Russia è molto apprezzato, perché hanno una quasi equivalente tradizione nei balli potenti, basti pensare ai loro Ballet. In Italia, invece, è come

Della compagnia argentina «Los Potros Malambo»

7 marzo 2026

Teatro Kursaal Locarno

• 19.45 Apertura porte

• 20.30 Inizio spettacolo

Uno spettacolo di grande impatto artistico che porta in scena l’anima più autentica dell’Argentina, intrecciando tradizione e contemporaneità in un linguaggio scenico potente e universale.

FREEDOM non è soltanto un musical, ma un viaggio culturale ed emozionale che attraversa musica, danza e teatro, raccontando la libertà come valore identitario, storico e umano. Protagonista è la straordinaria compagnia argentina Los Potros Malambo, riconosciuta a livello internazionale per l’eccellenza tecnica e la forza espres -

siva dei suoi interpreti. Il malambo, danza folcloristica nata nelle pampas e legata alle tradizioni dei gauchos, si trasforma qui in un linguaggio scenico contemporaneo: ritmo serrato, percussioni dal vivo, zapateo virtuosistico e una presenza scenica di rara intensità danno vita a coreografie spettacolari e coinvolgenti. La produzione unisce rigore coreografico e sensibilità teatrale, sostenuta da una drammaturgia che valorizza le radici culturali argentine e le proietta in una dimensione universale. Le musiche originali, i costumi ricercati e un disegno luci immersivo contribuiscono a creare un’esperienza estetica di grande impatto, capace di parlare a pubblici diversi e di generazioni differenti.

se vigesse una certa svalorizzazione del concetto di «folklore». La parola folklore viene percepita come qualcosa di vecchio. Per questo è più difficile sdoganare il malambo essendo, di fatto, una danza folcloristica.

A noi sembra più una danza tribale, tuttavia…

Io sono sicuro che le persone, quando vedono uno spettacolo potente, interessante, ben fatto, riescono ad apprezzarlo al di là delle definizioni. Il malambo ha una complessità enorme. Per diventare ballerino di malambo bisogna iniziare da piccoli. I movimenti sono molto complessi, la questione ritmica è molto difficile da risolvere. Non è una danza dove dici «va bene, basta battere i piedi». È molto articolata anche nella struttura musicale, e richiede una grande potenza, direi una potenza virile…

Il malambo è stato di fatto a lungo una pratica esclusivamente maschile. Come si inserisce oggi la presenza femminile nella vostra compagnia? È un’evoluzione naturale o una presa di posizione artistica? Oggi esistono anche le competizioni di malambo tutte al femminile. Le donne fanno gli stessi movimenti, magari solo un po’ più morbidi, ma non per questo meno interessanti. In Freedom le donne della compagnia sono fondamentali: rappresentano in parte le strutture di quello che si vuole raccontare. Anche se tutte sono molto brave malambiste, sono anche grandissime ballerine di altre danze folcloristiche, ma pure di danza contemporanea. È molto difficile trovare questo tipo di protagonisti: ballerini che siano buoni interpretativamente, buoni nel malambo, buoni nella danza contemporanea.

Che differenza c’è dunque tra flamenco e malambo?

Potremmo dire che il flamenco è molto più introspettivo. Il malambo è più esplosivo.

Se uno spettatore dovesse uscire dal teatro con una sola idea chiara sulla libertà, quale sperate che sia?

Penso che a far sentir costretti gli esseri umani siano le frontiere culturali, fisiche, religiose. Infrangere queste barriere, secondo me, rende liberi. Detto questo, un’artista crea l’opera, racconta quello che sente dentro. Quello che arriverà al pubblico, sarà una percezione, un’idea, un’interpretazione individuale di ogni spettatore. Quindi, la rottura delle frontiere, ma saranno valide anche tutte le altre.

Applaudito nei teatri di numerosi Paesi, Freedom si distingue per la capacità di coniugare spettacolarità e profondità culturale, offrendo uno sguardo autentico su una tradizione che continua a evolversi e a dialogare con il presente.

Prevendita sulle principali piattaforme di ticketing.

Maggiori info su: https://www. percentoculturalemigrosticino.ch

Concorso «Azione» mette in palio alcuni biglietti per il musical Freedom di sabato 7 marzo al Teatro Kursaal di Locarno (ore 20.30). Per partecipare al concorso, inviare una mail a giochi@azione.ch (oggetto: Freedom) entro martedì 3 marzo 2026, ore 23.59. Buona fortuna!

Dove e quando Al Kursaal – Teatro di Locarno, la Compagnia Los Potros Malambo porta in scena Freedom – The Argentina Musical, sabato, 7 marzo 2026, alle 20.30

La compagnia argentina «Los Potros Malambo» (Luis Virag); sotto, Adrián Aragón e Erica Boaglio. (Chrarly Soto)
Pubbliredazionale

GUSTO Insalate

Verdure fresche anche in inverno

Coltiviamo insalata bio croccante anche a temperature rigide. Queste ricette rendono protagonista il formentino, l’indivia belga e la lattuga iceberg

Testo: Angela Obrist

Insalata di formentino e cicorino con mele e lenticchie

Piccolo pasto per 4 persone

1 scatola di lenticchie nere da 240 g, peso sgocciolato 165 g

2 mele, ad es. Gala

3 cucchiai di aceto, ad es. aceto di mele

2 cucchiai di crema di rafano

1 cucchiaino di senape

4 cucchiai di olio di semi di girasole

2 cucchiaini di miscela per insalata

150 g di cicorino rosso

ca. 130 g di formentino

1 cucchiaino di pepe di Cayenna in grani

1. Scolare le lenticchie, risciacquarle e farle sgocciolare.

2. Tagliare a metà le mele non sbucciate e togliere il torsolo. Tagliare le mele a spicchi sottili. Irrorare con un po’ di aceto.

3. Per il condimento, mescolare la crema di rafano con la senape, l’aceto rimanente, l’olio e la miscela per insalata.

4 Tagliare il cicorino a pezzetti. Servire con formentino, lenticchie e fettine di mela.

5. Distribuire il condimento sull’insalata e cospargere con un po’ di pepe di Cayenna.

Qui puoi scaricare l’app Migusto

e indivia belga

Indivia belga, edamame, cipolle rosse e purea cremosa di patate dolci combinati con un condimento fresco a base di mele: una combinazione deliziosa che è anche vegana e senza glutine

Indivia belga con arancia e burrata

Indivia arrostita con filetti di arancia e burrata: una vera delizia. La quinoa caramellata sopra completa il piatto

Ricetta

Insalata di formentino con noci, champignon

e uova

Piatto principale per 4 persone

4 uova fresche

100 g di noci

4 cucchiai di zucchero

1 cucchiaino di curry di Madras

2 cucchiai di maionese

3 cucchiai di olio di semi di girasole

1 cucchiaio di aceto di mele

1 spicchio d’aglio sale pepe pepe di Cayenna

400 g di funghi prataioli

2 cucchiai di burro

300 g di formentino

1. Bollire le uova per circa 8 minuti fino a renderle morbide. Sciacquarle brevemente in acqua fredda.

2. Tostare le noci in una padella antiaderente senza grassi fino a quando hanno raggiunto una leggera doratura. Aggiungere lo zucchero e il curry e lasciar caramellare leggermente. Distribuire le noci su carta da forno e lasciare raffreddare.

3. Per creare il condimento dell’insalata, mescolare la maionese, l’olio e l’aceto. Aggiungere l’aglio spremuto. Condire con sale, pepe e pepe di Cayenna.

4. Sbucciare e tagliare a metà le uova.

5. Tagliare i funghi in quattro parti. Soffriggere nel burro per circa 5 minuti. Condire con sale e pepe. 6. Mescolare l’insalata con il condimento e servire con le noci, le uova divise a metà e i funghi.

Le insalate biologiche della Migros vengono coltivate con metodi rispettosi del suolo e delle risorse

Le insalate biologiche invernali Migros vengono coltivate con metodi sostenibili e soddisfano i rigorosi requisiti biologici. La gamma è molto variegata, ma un’insalata spicca in particolare: il formentino bio. Esso viene prodotto tutto l’anno in Svizzera e rappresenta l’insalata invernale più amata della Migros. La raccolta avviene esclusivamente a mano, per evitare che le delicate foglie vengano danneggiate.

La cicoria belga biologica

viene coltivata attraverso un processo in due fasi. In un primo momento, le radici crescono all’aperto. Dopo la raccolta, le radici vengono trasferite in camere oscure e fatte germogliare in condizioni controllate, permettendo la crescita dei tipici germogli. A causa dell’oscurità, non si forma clorofilla, ovvero il pigmento verde delle foglie. La cicoria mantiene il suo colore giallo-bianco e sviluppa meno sostanze amare.

Insalate
Cicoria belga

Più CIOCCOLATO, più risparmio

sugli ovetti di cioccolato Freylini

TEMPO LIBERO

Un esercizio di attenzione costruito in tessuto Così si realizzano dei cuscinetti sensoriali pensati per stimolare percezione e memoria mediante superfici e riempimenti diversi, in una pratica di gioco condivisa

Modernità estrema ma anche discrezione L’aumento vertiginoso dei visitatori in Giappone mostra quanto sia difficile riuscire a conciliare crescita economica, qualità di vita dei locali e tutela dei luoghi più esposti

Storie di carta, tra mare e montagne

Itinerario ◆ Nei dintorni di Genova, tra musei singolari, mercati, piste ciclabili vista mare e vento

Andare a Genova senza andare proprio a Genova. Sembra impensabile, ma i dintorni del capoluogo ligure hanno molto da offrire, anche nei mesi invernali, quando le giornate sono ancora corte e le temperature basse. Freddo sì, ma non sufficiente a rendere meno attrattivo il mare per chi non ci vive. Bastano pochi chilometri per allontanarsi dal caos cittadino e trovare rive accoglienti con un’acqua cristallina che, se non fosse per il clima, inviterebbero al bagno. Resta comunque la consolante sensazione di mare, accompagnata dallo sciabordio delle onde che s’infrangono sul litorale. Suoni che fanno presto dimenticare (e coprono) le auto in transito sulla statale che condividono coi ciclisti. Sì, perché la regione è anche terra di sportivi, in numero crescente rispetto a qualche decennio fa. Una percezione confermata anche dai dati dell’Istituto nazionale di statistica, dove si legge che le persone di tre anni e più che praticano sport nel tempo libero in Italia sono aumentate dal 26,6% del 1995 al 37,5% del 2024 e che il 48,8% degli sportivi dichiara di praticare sport una o due volte a settimana. A ciò s’aggiunge il dato sul 62,5% delle persone che non praticano sport, dove il 29,7% svolge comunque attività fisica, con esercizi in casa, camminate o giri bicicletta.

Pedalando tra Arenzano, Cogoleto e Varazze o risalendo i sentieri dell’entroterra, c’è una Liguria che vive di ritmi lenti

Nei dintorni di Genova, per pedalare non c’è però solo la strada, che costringe i ciclisti a sfidare i pericoli di un traffico a volte intenso e caotico, no, in alcuni segmenti esistono pure comode e decisamente più sicure piste ciclopedonali, ricavate, come in altri luoghi, da antichi tracciati ferroviari. La tratta più prossima a Genova è quella che unisce Arenzano, Cogoleto e Varazze, tre pittoreschi borghi costieri che meritano una sosta, magari in una giornata di mercato. La ciclopedonale scorre per una decina di chilometri su un percorso pianeggiante e adatto a tutti, dove c’è chi pedala, ma anche chi cammina. Si corre pure a bordo strada o sugli stretti marciapiedi, per scampagnate o per veri allenamenti sul lungomare, con una vista imprendibile sul Mar Ligure.

La regione, ovviamente, vanta anche un ricco entroterra, dove le montagne attendono solo d’essere conquistate. Guardando oltre i borghi affacciati sulla costa, al di là della rete stradale e degli imponenti viadotti, è sempre il verde di boschi e prati a dominare, in contrasto con il grigio della

città di Genova. Montagne che sono quindi luogo di svago e d’altronde, a conferma dello sviluppo di quest’attività, anche in Liguria sono promossi diversi eventi sportivi, capaci d’attirare a ogni edizione centinaia di partecipanti. Un esempio è il Vertikal di Punta Martin, una corsa che dal paese di Acquasanta sale ai mille metri (1001 per la precisione) dell’omonima vetta, un rilievo appenninico a fianco del monte Pennello. La gara, ideata nel 2012 da un gruppo di amici, si disputa in novembre e s’inerpica velocemente affrontando sentieri di montagna con passaggi di primo e secondo grado di arrampicata, così come creuze (o crose), ossia stretti viottoli o mulattiere tipici della Liguria. In totale sono cinque chilometri con 897 metri di dislivello positivo che i primi percorrono nell’incredibile tempo di 40 minuti o poco più. Da qualche anno viene proposta, in contemporanea, anche la Skyrace, una corsa saliscendi con un dislivello totale di 1400 metri distribuiti su 21 km, sempre con partenza (e arrivo) ad Acquasanta.

Dalla montagna, dove s’incontrano comunque anche molti escursionisti che camminano per svago (e non per sport), volgendo lo sguardo verso il mare ecco emergere la città di Genova in tutta la sua grandiosità. Si tratta pur sempre di uno dei maggiori centri economico-produttivi d’Italia, che s’estende su circa 240 km² e che ospita oltre 560mila abitanti. Palazzi e palazzoni, il gigantesco porto o l’aeroporto si scorgono anche a chilometri di distanza, così come gli impressionanti

viadotti. Per esempio quelli dell’autostrada A26, tra cui il più imponente è quello di Gorsexio, con la sua altezza massima di 172 metri. Fu costruito tra il 1972 e il 1978 e permette di superare un «vuoto» di 672 metri di lunghez-

za con una struttura in calcestruzzo armato. Un’altra opera maestosa che svetta nei paraggi è la turbina dell’omonimo parco eolico di Gorsexio, una delle più grandi del Nord Italia: inaugurata nel 2012, si trova sul piccolo co-

mune di Mele e ha un rotore di centouno metri di diametro. Il villaggio di Mele, confinante con Genova, conta poco più di 2500 abitanti e il nome, al contrario di quanto si potrebbe supporre, non deriva dal frutto, ma bensì dal miele, come suffragato pure nello stemma comunale che, accanto alla rappresentazione di un’arnia, riporta la frase latina Ex melle mihi nomen (dal miele il mio nome). Nella frazione di Acquasanta, oltre al Santuario e alle terme, c’è anche il Museo della Carta di Mele, inaugurato nel 1997 a testimonianza dell’antico sapere dell’arte cartaria genovese.

A partire dal XV secolo, come viene spiegato durante le visite o nella documentazione, la produzione di carta ha infatti avuto un’importanza notevole nella storia socio-economica del territorio ligure. Sede del museo è l’antica cartiera Piccardo, edificata nel 1756 e tra le ultime ad aver cessato di funzionare, nel 1985. Dal 1992 la struttura è tornata a operare in questa nuova veste, mantenendo ancora le sue peculiarità e le caratteristiche all’interno di un opificio storico, dove è oggi possibile seguire il percorso che facevano gli stracci di fibra vegetale e la carta da macero prima di diventare nuova carta. Da vedere ci sono le strutture e i macchinari utilizzati fino a poco più di quarant’anni or sono e lasciati sul posto, come la ruota del mulino all’esterno, le vasche, i telai, gli ingranaggi, gli «stenditoi» e molti altri intriganti attrezzi all’interno. Le visite guidate permettono di conoscere alcuni dettagli su quest’attività («un viaggio attraverso una storia antica fatta di uomini, donne, sacrifici e fatica»), ma pure di produrre artigianalmente un foglio di carta. Dal 2013, accanto all’attività museale, la struttura ospita anche un piccolo laboratorio, dove avviene la produzione di manufatti particolari come biglietti o altri prodotti personalizzabili, che riprendono in chiave moderna quest’attività tanto importante nel passato. E se ancora ci fosse tempo ed energia, poco lontano da Mele, a meno di 20 km, varcando il Passo del Turchino a quota 588 metri, s’arriva velocemente a Campo Ligure. È un comune che non arriva ai tremila abitanti ma, con la sua piazza, gli oratori, il ponte, le sue tipiche vie, un castello e molto altro (tra cui l’arte della filigrana), è tutto da scoprire. Alla pari di altri paesi della regione merita una visita, ma Campo Ligure ha la particolarità di essere inserito tra i 371 borghi più belli d’Italia (di cui 28 in Liguria). La distinzione è stata conferita dall’omonima associazione privata che, nata nel 2002, si prefigge l’obiettivo di valorizzare e promuovere i piccoli centri che, forse grazie alla loro posizione periferica, hanno saputo proteggere e conservare la loro bellezza.

Elia Stampanoni, testo e foto
Pagina 31
Pagina 29
La spiaggia di Varazze; sotto: interno del Museo della Carta di Mele.
*
caso di problemi gengivali è la famiglia di prodotti meridol®. Sondaggio relativo a dentifrici e collutori completato con 155 dentisti e 79 igienisti dentali in Svizzera, febbraio 2025
Da tutte le offerte sono esclusi gli articoli già ridotti. Offerte valide solo dal 26.2 al 4.3.2026, fino a esaurimento dello stock.

Riconoscere senza vedere, ricordare senza parole

Crea con noi ◆ Un memory sensoriale fatto di stoffa e pensato per migliorare soprattutto la concentrazione

Il memory sensoriale in stoffa è un gioco tattile pensato per stimolare i sensi, la concentrazione e la memoria attraverso il contatto con materiali diversi. È adatto a bambini, adulti e anziani, perfetto per attività educative, inclusive e di gioco condiviso.

Il gioco è composto da coppie di cuscinetti in stoffa con rivestimenti esterni colorati e riconoscibili, che all’interno nascondono materiali differenti. Solo usando il tatto (e talvolta l’udito) i giocatori dovranno ritrovare le coppie corrette. Grazie alle stoffe abbinate e ai cartellini illustrati, è possibile l’autocorrezione.

Procedimento

Dal tessuto bianco ricavate dei quadrati tutti della stessa dimensione (es. 7×7 cm). Serviranno due pezzi di stoffa per ogni cuscinetto, 4 per ogni coppia. Per farlo potete utilizzare come riferimento il cartamodello. Sovrapponete quindi, per ogni cuscinetto, due pezzi di stoffa. Cuciteli su tre lati, risvoltate il lavoro aiutandovi con una bacchetta.

Per i materiali più fini, come il riso, potete lasciare aperto solo un tratto di pochi centimetri e aiutarvi nel riempimento utilizzando un imbuto. Scegliete ora, per ogni coppia, una stoffa per il rivestimento esterno diversa da tutte le altre. Questo per-

Giochi e passatempi

Cruciverba

Un ragazzo innamorato a una ragazza: «Volevo sapere se provi qualcosa per me…». Trova la risposta strategica della ragazza a cruciverba ultimato, leggendo le lettere evidenziate. (Frase: 2, 3, 5, 3, 7, 2, 6, 6)

ORIZZONTALI

1. Danneggiato per sabotaggio

7. Iniziali di Machiavelli

9. Scritta su molti dispositivi

10. Pronome personale francese

11. Un pezzo di gambero

13. Verso di un fedele amico

15. Suffisso che indica tumore

16. Uno dei sette Emirati Arabi

17. Pronome personale francese

18. Opposto allo Zenit

19. Nota musicale

20. Congiunzione disgiuntiva

21. Nome femminile

22. Segue il «così» liturgico

23. Si dice con ammirazione

24. Segnale internazionale

25. Lunghe fanno spazientire

27. Una Station a quattro ruote

29. Lago francese

30. Ex capitale tedesca

31. Le iniziali della Canalis

32. Ingenuo, fanciullesco

VERTICALI

1. Concentrazione Minima Inibente

2. Nome femminile

3. Espressione dopo un piccolo atto ben riuscito

4. Mia in latino

5. In... in Francia

6. Il materiale di cui sono fatti alcuni castelli

7. Pronome personale

8. Difetto della vista

10. Abiti con lo scapolare

12. Un famoso Robin

13. Se manca non si sente

14. Vi fumano i cappuccini

16. Una preposizione

metterà il riconoscimento visivo delle coppie e fungerà da sistema di autocorrezione. Inoltre, realizzare cuscinetti sfoderabili vi consentirà di lavarli facilmente, rendendo il gioco più igienico e durevole nel tempo.

Scelte le stoffe, abbinate a ciascuna un materiale e scattate una fotografia. Questo vi servirà per avere un’immagine di riferimento, utile nel caso vogliate giocare anche a indovinare quale elemento è contenuto all’interno dei cuscinetti. O per soddisfare la curiosità di chi vi giocherà. A questo punto inserite i materiali e cucite il quarto lato.

Preparate le fodere. Per ogni fodera tagliate 1 quadrato 8 x 8 cm e 2 rettangoli 8 x 6 cm. Come prima cosa, create un piccolo orlo su uno dei lati lunghi di ciascun rettangolo. Successivamente, sovrapponete i due rettangoli al quadrato, dritto contro dritto, facendo in modo che i lati con l’orlo siano rivolti verso il centro (vedi fotografia). Cucite lungo tutti e quattro i lati e poi risvoltate il lavoro. Una volta pronte le fodere colorate, inserite al loro interno le coppie di cuscinetti sensoriali.

Idea in più:

Potete inserire i cuscinetti all’interno di un sacchetto, oppure realizzare una piccola maschera in feltro per bendare il giocatore (in alternativa potete usare anche un semplice foulard). In questo modo sarà possibile disporre i cusci-

Materiale

• Tessuto di colore bianco

• Tessuti colorati e fantasia (uno diverso per ogni coppia)

• Macchina da cucire, filo da cucito, spilli

• Forbici per stoffa

Per il riempimento:

• riso, legumi, perline, ovatta, campanellini, bottoni, turaccioli, …

Per i cartellini:

• stampante, eventualmente plastificatrice.

(I materiali li potete trovare presso la vostra filiale Migros con reparto Bricolage)

netti in una cesta e maneggiarli più liberamente, concentrandosi esclusivamente sull’esplorazione tattile. Buon divertimento!

Tutorial completo azione.ch/tempo-libero/passatempi

Sudoku Scoprite i 3 numeri corretti da inserire nelle caselle colorate.

17. Il risultato dell’addizione

18. Il noto Mandela

19. Un insaporitore nelle cucine asiatiche

21. Risiedevano nell’Olimpo

22. Animano il sonno

23. Un codice della prima criptovaluta

24. Davanti ad Antonio sul calendario

26. Sigla di esame clinico

27. Vinto a Londra

28. Il padre di Sem e Cam

30. L e iniziali del cantante Antonacc i

Soluzione della settimana precedente INCREDIBILE! – Il sistema circolatorio del nostro sangue, copre una lunghezza… Resto della frase: … DI CIRCA CENTOMILA CHILOMETRI

Regolamento per i concorsi a premi pubblicati su «Azione» e sul sito web www.azione.ch I premi, tre carte regalo Migros del valore di 50 franchi, saranno sorteggiati tra i partecipanti che avranno fatto pervenire la soluzione corretta entro il venerdì seguente la pubblicazione del gioco. Partecipazione online: inserire la soluzione del cruciverba o del sudoku cliccando sull’icona «Concorsi», homepage in alto a destra Partecipazione postale: la lettera o la cartolina postale che riporti la soluzione, corredata da nome, cognome, indirizzo del partecipante deve essere spedita a «Redazione Azione, Concorsi, C.P. 1055, 6901 Lugano . Non si intratterrà corrispondenza sui concorsi. Le vie legali sono escluse. Non è possibile un pagamento in contanti dei premi. I vincitori saranno avvertiti per iscritto. Partecipazione riservata esclusivamente a lettori che risiedono in Svizzera.

Vinci una delle 2 carte regalo da 50 franchi con il cruciverba e una carta regalo da 50 franchi con il sudoku

Viaggiatori d’Occidente

L’irresistibile attrazione per il Giappone

Tutti pazzi per il Giappone. Dopo la pandemia, il Paese del Sol levante è ripartito a tutta velocità: nel 2024 ha registrato quasi 37 milioni di visitatori, oltre 40 nel 2025 (statistiche dell’Organizzazione nazionale del turismo JNTO). In tempi di incertezza diffusa, il Giappone garantisce sicurezza ed efficienza dei servizi, a cominciare dai trasporti. Inoltre in uno spazio geografico relativamente ristretto si concentrano esperienze anche molto diverse tra loro: metropoli e quartieri iconici, città storiche e templi, arte, design, architettura, spiritualità, terme, natura, cammini, gastronomia. Piace il Paese modernissimo di Tokyo e i treni proiettile così come il Giappone segreto (Alex Kerr), dove la realtà si mostra su scala minore e con maggior grazia, un mondo discreto e sommesso dove si sussurra invece di gridare. I numeri in cresci-

ta hanno poi generato un’onda lunga mediatica che a sua volta ha rinforzato l’interesse. Naturalmente ci sono anche aspetti negativi, a cominciare dall’overtourism. Da questo punto di vista le politiche turistiche nazionali possono sembrare contraddittorie. Da un lato molte località cercano di limitare gli arrivi, anche drasticamente. Dall’altro il governo punta ad accogliere 60 milioni di turisti all’anno entro il 2030, pensando soprattutto agli effetti benefici per l’economia. La contraddizione tuttavia è solo apparente e nasce proprio dalla natura profonda dell’overtourism, che non è semplicemente sinonimo di turismo di massa. Infatti, per effetto dei social media e della cultura pop, i visitatori tendono a concentrarsi in pochi luoghi soltanto, affollandoli all’inverosimile e rendendoli invivibili. Ne sanno qualcosa

Cammino per Milano

Il fregio dimenticato di Fontana

Verso metà febbraio di primo pomeriggio salgo i sette gradini di San Fedele dove Manzoni, uscito dalla messa dell’epifania 1873, scivola, cade, batte la testa e tre mesi dopo a ottantotto anni muore. Spinta la porta in noce, ventisette passi per scorgere l’Apparizione del Sacro Cuore a Santa Margherita Alacoque (1956) di Lucio Fontana (1899-1968). Un Gesù gigantesco con il cuore ardente trafitto da spine, raffigurato attraverso ventotto formelle di terracotta smaltata e lustrata, appare alla minuscola mistica francese, il cui nome, non può non farmi venire in mente il modo di cottura dell’uovo. Troppo figurativa, più interessante è la cappella della Guastalla in sé, opera, come tutta la chiesa dei gesuiti, di Pellegrino Pellegrini detto il Tibaldi (1527-1596) nato in Valsolda. Fiori primaverili intarsiati nei paliotti in scagliola, tempestosità del marmo di Ornavasso, ma sono le due colonne in

marmo d’Arzo sconnesse dai capitelli, tenute da due angeli, a stupire. In cima, a fianco di un ostensorio cinquecentesco, due graziosi angioletti in ceramica sempre di Fontana: nato a Rosario, in Argentina, e morto a Comabbio, vive qui a Milano per quindici anni con la moglie Teresita, in via Porpora dodici. Noto per i tagli e i buchi nelle tele che non amo più di tanto, l’abbiamo incontrato un paio di anni fa al monumentale per via del suo straordinario angelo in ceramica smaltata a gran fuoco color lavanda accesa a metà tra Nike di Samotracia e cigno. E qui, in questa chiesa-museo, sempre in ceramica, ci dovrebbe essere un altro suo pezzo pregevole, giù nella cripta dove scendo adesso. Rapisce, sulla soglia di una stanza subito a sinistra, affondando lo sguardo dentro, lo scorcio di un sacco appeso da cui si percepisce la forma di un crocifisso fuori misura a opera di

Sport in Azione

le geishe di Kyoto, rincorse dai turisti nelle stradine del quartiere di Gion. In primavera la situazione se possibile peggiora. In Giappone la varietà delle stagioni è celebrata in tutta la sua cangiante bellezza, siano le foglie d’autunno (momiji) o la neve e i paesaggi invernali (Hokkaido). Tuttavia l’esperienza centrale resta la fioritura dei ciliegi (sakura) tra fine marzo e inizio maggio, quando tutti i giapponesi si dedicano all’ hanami (letteralmente «osservare i fiori»). Quasi solo qui questo evento naturale ciclico ha tanto rilievo. Come scriveva Lafcadio Hearn, l’occidentale che più si è addentrato nella cultura nipponica alla fine dell’Ottocento: «Perché mai gli alberi saranno così leggiadri in Giappone? Da noi un susino o un ciliegio in fiore non è una visione sbalorditiva; mentre qui è un miracolo di bellezza così sconcertante che, potete aver-

ne letto a profusione in precedenza, lo spettacolo reale lascia ammutoliti». Magari i turisti fossero davvero ammutoliti. Nella città di Fujiyoshida (prefettura di Yamanashi), ogni anno si tiene un festival dei ciliegi in fiore con vista da cartolina sul Monte Fuji; i turisti accorrono a migliaia, ma sono vocianti, molesti, ingestibili. La soglia di carico della destinazione è stata rapidamente superata, compromettendo la qualità dei servizi e la vita dei residenti. Tra i problemi segnalati nelle passate edizioni c’è il traffico e la congestione degli spazi pubblici, oltre a comportamenti invasivi e maleducati, quali entrare nelle case e nei giardini senza permesso, abbandonare rifiuti, complicare il percorso dei bambini verso la scuola. Per questo il sindaco Shigeru Horiuchi ha deciso di cancellare l’edizione 2026 del festival

dei ciliegi per tutelare il benessere dei suoi cittadini. E pazienza se il festival esiste da dieci anni e attira ogni anno duecentomila visitatori, con picchi di diecimila persone al giorno. Il primo cittadino ha le sue priorità: «Dietro il meraviglioso paesaggio del Monte Fuji si nasconde un’altra realtà. La tranquillità della vita dei cittadini è minacciata».

Ovviamente anche senza la cornice del festival molti turisti continueranno ad arrivare e bisognerà gestirli con vigilanza, regolazione del traffico, parcheggi temporanei; ma si spera di ridurre i numeri eliminando il richiamo dell’evento. Basterà? Nessuno può dirlo. Certo la questione non tocca i ciliegi in fiore, imperturbabili nella loro bellezza, incuranti delle stravaganze degli umani; loro fioriranno comunque. La vera sfida è non far appassire il piacere del turismo.

Kounellis, 2012. Mentre una delicata via crucis in terracotta – quattordici stazioni ovali un tempo nella cappella dell’Istituto religioso Le Carline disegnato da Marco Zanuso – opera ancora di Fontana, è sparpagliata sulle mura beige della cripta. Però oggi, di Fontana, ho occhi solo per quel fregio come un serpente o sciarpa al vento, appeso in alto, all’entrata del corridoio che porta alla collezione Nanda Vigo, composto da nove pezzetti in ceramica invetriata color panna variegata di rosa.

Dimenticato per più di mezzo secolo in qualche armadio della sacrestia, torna alla luce una dozzina d’anni fa. All’inizio nessuno sa niente, poi Padre Saccardo, al telefono dal Brasile su una piroga, svela presto il mistero di questo ritrovamento: era un fregio previsto per la cappella Guastalla. Da porre a coronamento degli angioletti. Soltanto che con una lunghezza di ol-

Un cambiamento nel segno della continuità?

Il popolo biancoblù è più che mai in ambasce. L’Ambrì Piotta fatica a trovare stabilità e orientamento. I risultati altalenanti di questa stagione hanno messo in grave crisi anche la dirigenza. Lo scorso 8 ottobre, il presidente Filippo Lombardi aveva esautorato in un amen il Direttore sportivo Paolo Duca e il coach Luca Cereda. Che i due fossero in discussione lo si sapeva. La squadra non girava, gli stranieri non rendevano, i risultati erano più che scarsi. A provocare il travaso di bile nell’ambiente, era stata tuttavia la tragicomica gestione della conferenza stampa, dopo che il giorno precedente Lombardi, all’insaputa del Consiglio di Amministrazione e dei due interessati, si era recato a Zurigo per intavolare le trattative con un potenziale subentrante alla conduzione della squadra. Il pacato Cereda l’aveva messa via con eleganza. Il fumantino Duca non le aveva mandate a dire.

Un progetto quasi decennale a km zero veniva quindi stroncato. Non l’hanno avuta facile neppure i successori. Sotto la guida di Éric Landry e René Matte, già assistenti di Cereda, e di Alessandro Benin, DS ad interim, l’Ambrì-Piotta ha continuato a proporre il meglio e il peggio di sé. Con il presidente Lombardi oramai dimissionario, dopo la pesante sconfitta casalinga contro il Kloten, Lars Weibel, nuovo DS del Club, di freschissima nomina e non ancora insediato, suggerisce un ulteriore cambio di rotta. Alla transenna arriva il finlandese Jussi Tapola, ex Berna, tecnico dal pedigree blasonato. Vince il derby al debutto. In odore di beatificazione preventiva, due giorni dopo perde a Langnau una sfida quasi da dentro o fuori. Al punto che già circolano le voci su chi guiderà la squadra a partire dalla prossima stagione. Non certo l’ideale per donare stabilità e fiducia a un grup-

po che sta lottando per la salvezza. Le voci diventano un coro quando si accenna al tema «Nuovo Presidente». Pare ci fossero più opzioni. L’Assemblea punta su Davide Mottis, 57enne avvocato di Lugano, di origini leventinesi, già membro del CDA biancoblù dal 2002 al 2009. «Riconquistare fiducia e credibilità» è il suo primo proclama. Lasciamolo lavorare. Una cosa mi pare certa. Filippo Lombardi sembrava un elemento insostituibile dell’arredo emotivo dell’Ambrì Piotta. Quante volte lo si è visto uscire a centro pista, prima di una partita, sul tappeto rosso, per presentare alla folla un tifoso VIP, oppure per regalare un attimo di visibilità a un’associazione filantropica degna di lode. Lo faceva col suo incedere tra il goffo e il trionfale. Con la sua straordinaria capacità di arringare la folla. Col suo sorriso che lo ha accompagnato in quasi tutti gli appuntamenti ufficiali del Club. Nella buona e nella

tre tre metri, il fregio non ci stava. «Il Fontana sbagliato» lo chiamano qui, vittime forse del prestigio e rinomanza del negroni sbagliato del bar Basso. Dove una ballerina della Scala mi ha confidato invece che secondo alcuni critici, lo sbaglio è la posizione degli angioletti: il fregio ci starebbe stato. Comunque, per ora, rimane esposto qui sotto nella cripta. Ottenuto con il pollice e «foga barocca» secondo Gillo Dorfles, ammiro, alzandomi sulle punte dei piedi il più possibile, il corrugamento marino. C’è anche qualcosa di crostaceo, un po’ per l’increspatura come corazze di chitina ma soprattutto per le due estremità tipo chele. In una tesi all’Università Ca’Foscari di Venezia sulla ceramica nell’opera di Lucio Fontana, spunta una curiosa analogia con la forcola di una gondola veneziana. Di sicuro c’era un forte legame tra Fontana e la città lagunare dove tra

l’altro alla Collezione Peggy Guggenheim, fino al due marzo, è in corso la prima grande mostra monografica solo sulle sue ceramiche. «Ceramiche geologiche» le aveva definite, alla fine degli anni trenta, Raffaele Carrieri, scrittore dimenticato partito da Taranto a piedi per vivere tra i pastori albanesi e posare per Picasso a Parigi, arenandosi poi a Milano come critico d’arte.

«Lo vediamo partire come un minatore e tornare con un quarzo meraviglioso scavato chissàdove. A volte ha le tasche piene di granchi mummificati e di pesci iracondi» scrisse a proposito di Lucio Fontana. Parto nel corridoio nero dove incontro magnifici minireliquiari dei trecentosessantacinque giorni. Sbuco nella collezione della designer Nanda Vigo dove ci sono molti Manzoni. L’altro Manzoni, morto a ventinove anni per infarto o cirrosi epatica.

cattiva sorte, quasi a sancire un matrimonio indissolubile, i cui panni sporchi si lavano nell’intimità delle mura domestiche. Lombardi ha rivestito un ruolo fondamentale nella storia recente dei Biancoblù. Da più parti, si sostiene che senza di lui la Gottardo Arena non esisterebbe e l’Ambrì Piotta sarebbe destinato a sprofondare nei meandri dell’hockey regionale. Non saprei né confermare né smentire. È tuttavia fuori di dubbio che il politico di razza Lombardi abbia saputo tirare marsine, tessere relazioni, rassicurare, garantire, promettere, mantenere. Il risultato, che reca la firma di un archistar come Mario Botta, è lì da vedere. Ogni settimana, una media di 6500 fedelissimi lo respira dal vivo, con il collo e le spalle cinte dei colori sociali e con il cuore che batte. Anche la Gioventù Biancoblù ha riconosciuto i meriti del «nemico». «Ti abbiamo sempre criticato per gli er-

rori commessi. Ma sulla tua passione non ci siamo mai permessi. Salutiamo 17 anni di storia». Lo striscione, esposto dopo che era stata annunciata l’uscita di scena di «Pippo», era eloquente. Il rapporto tra il Presidente e la tifoseria più viscerale non è mai stato idilliaco – spesso più per ragioni politiche che tecniche – ma sempre schietto. Ora, il disco passa sulla paletta della nuova struttura societaria. Il Motto? Vietato sbagliare. Credo che sarà necessario fare una riflessione sulla filosofia del Club. Giusto «ricordarsi chi siamo e da dove veniamo». Ma con la consapevolezza che per cercare di non naufragare si dovranno rinegoziare alcuni capisaldi. Il che non significa svendere la propria storia e i propri valori, ma saperli adattare alle esigenze dell’hockey del terzo millennio. Magari con sponsor e leadership che non hanno alcuna idea di dove si trovino Chironico o Lurengo.

di Giancarlo Dionisio
di Oliver Scharpf

26. 2 – 4. 3. 2026

1.–

Broccoli Spagna/Italia, 500 g, prodotto confezionato, (100 g = 0.20)

1.–invece di 1.50 Mango Perù/Brasile, il pezzo a partire da 2 pezzi –.50 DI RIDUZIONE

9.95 invece di 16.90

Filetti di salmone senza pelle M-Classic, ASC d'allevamento, Norvegia, 380 g, in self-service, (100 g = 2.62) 41%

Tutto l'assortimento Blévita (confezioni singole escluse), per es. Gruyère AOP, 6 x 38 g, 2.77 invece di 3.95, (100 g = 1.21)

6.95

di 10.83

di manzo Migros Svizzera, 4 pezzi, 400 g, in self-service, (100 g = 1.74)

Tutti i gelati Crème d'Or in vaschetta da 500 ml e 1000 ml prodotto surgelato, per es. Vanille Bourbon, 1000 ml, 7.67 invece di 10.95, (100 ml = 0.77) a partire da 2 pezzi 30%

9.35 invece di 14.–

Cosce di pollo Optigal al naturale e speziate, Svizzera, al kg, in self-service, offerta valida dal 26.2 all'1.3.2026 33%

Tutto l'assortimento di posate e stoviglie Kitchen & Co. (prodotti Hit, bicchieri e bicchieri da tè esclusi), offerta valida dal 26.2 all'1.3.2026 a partire da 2 pezzi 40% –.75

6.95 invece di 10.83

Hamburger di manzo Migros Svizzera, 4 pezzi, 400 g, in self-service, (100 g = 1.74) 35%

a partire da 3 pezzi 30%

Tutto l'assortimento Blévita (confezioni singole escluse), per es. Gruyère AOP, 6 x 38 g, 2.77 invece di 3.95, (100 g = 1.21)

41%

9.95 invece di 16.90

Filetti di salmone senza pelle M-Classic, ASC d'allevamento, Norvegia, 380 g, in self-service, (100 g = 2.62)

Mango Perù/Brasile, il pezzo a partire da 2 pezzi –.50 DI RIDUZIONE

1.–invece di 1.50

a partire da 2 pezzi 30%

Tutti i gelati Crème d'Or in vaschetta da 500 ml e 1000 ml prodotto surgelato, per es. Vanille Bourbon, 1000 ml, 7.67 invece di 10.95, (100 ml = 0.77)

tutte le offerte sono esclusi gli articoli M-Budget e quelli già ridotti.

Offerte valide dal 26.2 al 4.3.2026, fino a esaurimento dello stock.

1.–

Broccoli Spagna/Italia, 500 g, prodotto confezionato, (100 g = 0.20)

Da
Migros Ticino

Prelibatezze BIO di Madre Natura

Champignon Migros Bio

marroni e bianchi, Svizzera, per es. marroni, vaschetta da 250 g, 3.15 invece di 3.95, (100 g = 1.26) 20%

2.40 Extra Avocado Perù, al pezzo HIT

1.90 Clementine Spagna, rete da 1 kg

2.20 invece di 2.90

Patate raclette Sélection Svizzera, 1 kg, confezionate, (100 g = 0.22) 24%

6.40 invece di 8.90

Minestrone leggero provenienza vedi confezione, al kg, (100 g = 0.64) 28%

2.40 invece di 3.10 Mele Braeburn Svizzera, al kg

2.50 invece di 3.25

Pomodorini datterini Migros Bio Italia/Spagna, vaschetta da 500 g, (100 g = 0.50) 23%

3.95 invece di 4.95

Formentino Migros Bio Svizzera, busta da 125 g, (100 g = 3.16) 20%

3.95

Insalata invernale Migros Bio 200 g, (100 g = 1.98)

Migros Ticino

3.40

invece di 4.–Fragole

Italia/Spagna, vaschetta da 500 g, (100 g = 0.68) 15%

Arance sanguigne e semisanguigne, Migros Bio per es. arance sanguigne, Italia, rete da 1,5 kg, 3.95 invece di 5.40, (1 kg = 2.63) 26%

Lamponi o bacche miste, M-Classic prodotto surgelato, per es. lamponi, 2 x 300 g, 5.50 invece di 7.90, (100 g = 0.92)

4.85 invece di 5.76 Uova d'importazione da allevamento al suolo in conf. speciale, 18 x 53 g+ 15% Per le ricette dei pancake:

conf. da 2 30% Pistacchi Party 250 g e 500 g, per es. 500 g, 3.60 invece di 7.20, (100 g = 0.72)

21%

qualità svizzera

5.50 invece di 7.–

Cipollata IP-SUISSE

2 x 8 pezzi, 2 x 200 g, (100 g = 1.38)

7.95

Landjäger Tradition affumicato Svizzera, 4 x 2 pezzi, 400 g, in self-service, (100 g = 1.99) 19%

invece di 9.90

Collo di maiale IP-SUISSE per 100 g, al banco 33%

1.60 invece di 2.40

Consiglio: ideali per l’insalata di salsiccia e l’insalataformaggio formaggio

Cervelas M-Classic Svizzera, 2 pezzi, 200 g, 1.44 invece di 1.80, in self-service, (100 g = 0.72) a partire da 2 pezzi 20%

3.85 invece di 4.85

Vitello tonnato prodotto in Ticino, per 100 g, in self-service 20%

4.25

Filetto di agnello Australia / Nuova Zelanda, per 100 g, in self-service 25%

invece di 5.70

4.95

invece di 7.60

2 pezzi, per 100 g, in self-service, (100 g = 5.70) 34%

Bistecche di scamone di manzo IP-SUISSE

1.40

Fleischkäse Delikatess IP-SUISSE prodotto da cuocere al forno, per 100 g, in self-service 20%

invece di 1.75

2.20 invece di 2.95

Coniglio tagliato Ungheria, per 100 g, in self-service 25%

3.05

Mini filetti di pollo Optigal Svizzera, per 100 g, in self-service 15%

invece di 3.60

Costolette di collo di maiale marmorizzate IP-SUISSE per 100 g, in self-service 20%

1.20 invece di 1.50

4.45 invece di 5.60

Fettine di vitello Migros, IP-SUISSE per 100 g, in self-service 20%

8.95

Filetti di pollo panati croccanti Migros Brasile, 500 g, in self-service, (100 g = 1.79)

Cari saluti da Poseidone

8.95

Gamberetti tail-on cotti Migros Bio d'allevamento, Ecuador, in conf. speciale, 240 g, (100 g = 3.73) 17%

invece di 10.80

9.95

Salmone affumicato Migros Bio d'allevamento, Norvegia, 180 g, in self-service, (100 g = 5.53) 30%

invece di 14.30

12.95

Salmone delle Isole Faroe Sélection, Piment d'Espelette e nature allevamento dall'Atlantico settentrionale delle Isole Faroe, per es. Piment d'Espelette, 100 g, 11.95, in self-service

invece di 18.–

Orata reale M-Classic, ASC d'allevamento, Turchia, in conf. speciale, 3 pezzi, 1 kg, (100 g = 1.30) 28%

6.95

invece di 11.90

Filetti Bordelaise Pelican, MSC prodotto surgelato, 2 x 400 g, (100 g = 0.87)

Pane e prodotti da forno

Già belli e sfornati

a partire da 2 pezzi 20%

Tutti i panini di Sils in vendita sfusa (cornetti esclusi), per es. panino del calciatore, 65 g, –.80 invece di 1.–, (100 g = 1.23)

Pane integrale per toast IP-SUISSE in conf. speciale, 600 g, (100 g = 0.38) 50%

2.25

invece di 4.50

3.95

Pane ai semi di girasole bio dal forno di pietra

500 g, prodotto confezionato, (100 g = 0.79)

Cornetti con tanto burro e cannella

20x

CUMULUS

1.35

Cornetto alla cannella

70 g, in vendita sfusa, (100 g = 1.93)

Tortine pasquali in confezione da 2 e torta pasquale da 475 g per es. tortine pasquali Petit Bonheur, 2 pezzi, 150 g, 2.32 invece di 2.90, prodotto confezionato, (100 g = 1.55)

a partire da 2 pezzi

Tutte le miscele per dolci e i dessert in polvere, Homemade (Cup Lovers esclusi), per es. miscela per brownies, 490 g, 4.96 invece di 6.20, (100 g = 1.01)

Pasta di croissant ariosa farcita con crema di mirtilli e glassata

2.30 Blueberry Croissant Roll 85 g, in vendita sfusi, (100 g = 2.71) 20x

LO SAPEVI?

Per non perderti nessuna offerta puoi abbonarti gratuitamente alle azioni Migros su WhatsApp. Per abbonarti, scansiona il codice QR e accederai direttamente alla chat WhatsApp della Migros, inserisci l’NPA e conferma di voler ricevere i messaggi. Per disdire l’abbonamento basta scrivere «Stopp» nella chat.

3.80 Tartelette alla nocciola Limited Edition, 2 pezzi, 81 g, prodotto confezionato, (100 g = 4.69)

Viva il latte e tutti i suoi derivati!

In molte varietà diverse

Latte drink UHT o latte intero UHT, Valflora, IP-SUISSE per es. latte drink, 12 x 1 litro, 13.90 invece di 17.40, (1 l = 1.16)

a partire da 2 pezzi 15%

Burro speciale o burro da cucina, Migros Bio per es. burro speciale, 200 g, 3.91 invece di 4.60, (100 g = 1.96)

12 20% 2.20 invece di 2.60 Formaggini freschi per 100 g 15%

a partire da 2 pezzi 12%

Tutti gli yogurt Migros Bio, 150 g e 180 g per es. cioccolato, Fairtrade, 180 g, –.70 invece di –.80, (100 g = 0.39)

a partire da 2 pezzi 20%

Drink Bifidus Plus+ alla fragola o ai frutti misti, 10 x 100 ml, 5.16 invece di 6.45, (100 ml = 0.52)

Vacherin Mont-d'Or AOP 400 g, 600 g e Migros Bio, per es. 400 g, per 100 g, 2.20 invece di 2.60 15%

Migros Ticino

Tutto il formaggio per raclette a fette Migros Bio per es. pepe, 10 fette, 240 g, 5.20 invece di 6.50, prodotto confezionato, (100 g = 2.17)

Caquelon Noir Fondue Moitié-Moitié, AOP

Gruyère e Vacherin Fribourgeois, 2 x 600 g, (100 g = 1.63)

Prodotti freschi e pronti

un battibaleno

Suggerimento: una delizia con salsa alle erbe e insalata

conf. da 2 20%

Fettine di verdure e patate o Crispy Tofu, Migros Bio per es. fettine, 2 x 180 g, 6.30 invece di 7.90, (100 g = 1.75)

Pasta Anna's Best, refrigerata fiori al limone e formaggio fresco o gnocchi, in confezioni multiple, per es. fiori, 3 x 250 g, 11.75 invece di 14.85, (100 g = 1.57) conf. da 3 20%

10.80 invece di 13.50 Asia-Snacks ASC con salsa sweet chili, 640 g, (100 g = 1.69) 20%

5.90

Focaccia all'alsaziana La Flam'fine prosciutto e formaggio o zucchine, 2 pezzi, 360 g, (100 g = 1.64)

Tesori biologici e non solo

a partire da 2 pezzi 20%

Tutto l'assortimento di caffè Migros Bio in chicchi, macinato e istantaneo, per es. macinato, Fairtrade, 500 g, 7.36 invece di 9.20, (100 g = 1.47)

a partire da 2 pezzi 20%

Tutti i tipi di confetture e di miele, Migros Bio per es. confettura extra di fragole, 350 g, 3.16 invece di 3.95, (100 g = 0.90)

In azione anche le polveri proteiche

a partire da 2 pezzi 20%

Tutti gli infusi bio per es. infuso di menta Migros Bio, 20 bustine, –.70 invece di 1.–, (100 g = 2.50)

Rösti Original M-Classic 3 x 500 g, (100 g = 0.33) conf. da 3 33%

a partire da 3 pezzi 30% 5.–invece di 7.50

Intero assortimento ESN e More per es. barretta Fudge & Brownie Esn, 45 g, 2.60 invece di 3.25, (100 g = 5.78)

16.50 invece di 22.–Mini pizze Piccolinis Buitoni prodotto surgelato, in conf. speciale, al prosciutto o alla mozzarella, 40 pezzi, 1,2 kg, (100 g = 1.38) 25%

Tutti i tipi di pasta Tradition, IP-SUISSE per es. tagliatelle, 500 g, 3.28 invece di 4.10, (100 g = 0.66) 20%

conf. da 3 20%

4.55 invece di 5.70

Chicchi di mais Migros Bio 3 x 285 g, (100 g = 0.53)

a partire da 2 pezzi 25%

a partire da 2 pezzi 20%

Tutte le salse per arrosto per es. Knorr, in tubetto, 150 g, 3.36 invece di 4.20, (100 g = 2.24)

Tutte le olive Migros Bio e Alnatura, non refrigerate per es. olive spagnole Hojiblanca snocciolate Migros Bio, 150 g, 2.40 invece di 3.20, (100 g = 1.60)

a partire da 2 pezzi 33%

Tutti i sughi Agnesi per es. sugo al basilico, 400 g, 1.98 invece di 2.95, (100 g = 0.50)

conf. da 2 20%

Pommes Duchesse o Pommes Noisettes, Delicious, M-Classic prodotti surgelati, 2 x 600 g, per es. Pommes Duchesse, 6.85 invece di 8.60, (100 g = 0.57)

conf. da 3 34%

Minestra di letterine o minestra di vermicelli, Knorr, in busta per es. minestra di letterine, 3 x 71 g, 4.35 invece di 6.60, (100 g = 2.04)

a partire da 3 pezzi 50% PREZZO BASSO

Spugnole M-Classic, essiccate 20 g e 40 g, per es. 40 g, 9.48 invece di 18.95, (100 g = 23.70)

4.–

Tonno rosa sott'olio M-Classic, MSC 3 x 80 g, (100 g = 1.67)

a partire da 2 pezzi

Prezzo giù,buon umore

Tutte le palline Lindor e i praliné, Lindt per es. palline al latte Lindor, 200 g, 10.36 invece di 12.95, (100 g = 5.18)

Tutti gli ovetti di cioccolato Frey Freylini (articoli già ridotti esclusi), per es. Classics, 400 g, 7.60 invece di 9.50, (100 g = 1.90) 20%

a partire da 3 pezzi

20x CUMULUS NOVITÀ

Zampe d'orso o schiumini al cioccolato, M-Classic in confezioni speciali, per es. zampe d'orso, 760 g, 5.60 invece di 7.–, (100 g = 0.74)

Tutti i biscotti Créa d'Or per es. pizzelle, 100 g, 2.08 invece di 3.10

Coniglietto seduto Frey ai lamponi o Blond 18 g, (100 g = 8.89) 20x CUMULUS NOVITÀ 4.80 Ovetti Crème à l'orange Les Délices Frey 200 g, (100 g = 2.40)

Pregiata selezione di specialità svizzere da forno

20x CUMULUS NOVITÀ

Harry's House e pulcini Mini Friends, Kinder per es. Harry’s House, 85 g, 3.45, (100 g = 4.06)

Tantacomodità

Prezzi che rendono felici

Feel good!

conf. da 3 20%

Dischetti e bastoncini di cotone Beauty & Co. per es. dischetti d'ovatta, 3 x 80 pezzi, 4.65 invece di 5.85

Lame extra affilate grazie al rivestimento in carbonio

conf. da 2 15%

Salvaslip Molfina per es. Bodyform Air FSC®, 2 x 46 pezzi, 2.95 invece di 3.50

a partire da 2 pezzi 20%

Tutto l'assortimento Secure (confezioni multiple e sacchetti igienici esclusi), per es. Ultra Normal FSC®, 20 pezzi, 4.52 invece di 5.65

20x

Wilkinson Hydro 5 rasoio e lame di ricambio, per es. rasoio, il pezzo, 11.95

20x

9.95

Omega 3, B12 e collagene, Doppelherz per es. Omega-3 1075 mg, 80 pezzi

CUMULUS
CUMULUS

a partire da 2 pezzi 25%

Prodotti per la cura del viso e del corpo Nivea e Nivea Men

incl. Baby (docciaschiuma, prodotti Sun, confezioni da viaggio, set regalo e conf. multiple esclusi), per es. siero antimacchie Luminous 630, 30 ml, 24.71 invece di 32.95, (10 ml = 8.24)

Tutto l'assortimento Good Mood (confezioni multiple e da viaggio escluse), per es. sapone per le mani alla vaniglia e lavanda, 250 ml, 3.16 invece di 3.95, (100 ml = 1.26) 20%

conf. da 3 25%

Prodotti per la doccia Axe per es. Africa, 3 x 250 ml, 7.85 invece di 10.50, (100 ml = 1.05)

a partire da 2 pezzi 20%

Tutte i docciaschiuma e i deodoranti, Axe e Rexona (confezioni multiple e da viaggio escluse), per es. gel doccia Axe Africa, 250 ml, 2.80 invece di 3.50, (100 ml = 1.12)

conf. da 2 20%

Tutti i bagnoschiuma e i sali da bagno (Baby e Kids escl.), per es. bagnoschiuma cremoso I am Milk & Honey, 500 ml, 2.21 invece di 2.95, (100 ml = 0.44) 25%

Deodoranti Axe per es. spray Africa, 2 x 150 ml, 9.50 invece di 11.90, (100 ml = 3.17)

conf. da 2 20%

Deodoranti Rexona per es. roll-on Cotton Dry 72h, 2 x 50 ml, 5.60 invece di 7.–, (100 ml = 5.60)

Per un sorrisobrillante

9.35

Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook