Cooperativa Migros Ticino
G.A.A. 6592 Sant’Antonino
Settimanale di informazione e cultura Anno LXXVIII 14 dicembre 2015
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Prove di armistizio di Peter Schiesser È stata una prova di armistizio, l’elezione del successore di Eveline Widmer-Schlumpf in Consiglio federale: nessuna candidatura di rottura; l’UDC è riuscita a far eleggere dal Parlamento uno dei tre candidati ufficiali nonostante i diffusi malumori per la clausola d’esclusione dal partito per chi accettasse l’elezione in governo senza essere nominato; il partito di Brunner torna ad occupare due seggi in Consiglio federale, a riprova del diffuso desiderio di ristabilire una «concordanza», almeno numerica. L’elezione del vodese Guy Parmelin è stata senza dubbio la meno sorprendente degli ultimi anni – una normalità di cui a Palazzo federale si sentiva la mancanza, in particolare dopo l’ultima legislatura, caratterizzata da numerose situazioni di stallo. Tuttavia, è un’elezione che se da un lato segna una svolta, dall’altra mostra dei risvolti meno positivi. Non si può sorvolare sul fatto che molte, troppe persone si sono espresse criticamente sul ticket presentato dall’UDC: nessuna delle tre personalità spiccava per qualità, al punto che molti hanno rimproverato all’UDC di voler far
eleggere Thomas Aeschi, un fido di Christoh Blocher, affiancandogli un candidato romando che in 12 anni a Berna non aveva mai brillato e un ticinese diventato forse un po’ troppo frettolosamente UDC. Infatti, Parmelin ce l’ha fatta solo perché i socialisti e almeno una parte dei popolari democratici hanno optato per il «male minore», con l’intenzione di impedire l’elezione di un fido di Blocher. Dal canto suo, Norman Gobbi ha pagato il fatto di essere espressione di un partito, la Lega dei Ticinesi, il cui organo ufficiale ha più volte insultato il Consiglio federale e suoi membri, e di una vicinanza ideologica (e personale) con Umberto Bossi, considerato personaggio impresentabile a Berna. Se in Ticino dopo 25 anni lo stile del «Mattino» viene da molti considerato normale (e fa poca notizia che l’ex procuratore pubblico Paolo Bernasconi, avversario della Lega, abbia ricevuto minacce pesanti), a Palazzo federale questo tipo di folklore ticinese non è gradito. Il Ticino ha perso un’ulteriore occasione per tornare in Consiglio federale, ma chi ha voluto fare della candidatura Gobbi una candidatura del Ticino non ha forse considerato a sufficienza che in questo modo lo schiaffo dato alla Lega diventa in un qual modo anche un implicito rimprovero al Ticino che vuole farsi rappresentare in
Consiglio federale da un esponente di un partito che Oltralpe non è considerato da tutti abbastanza presentabile. Purtroppo per il Ticino (e per Filippo Lombardi), finché ci saranno tre romandi in Consiglio federale, non potrà essere eletto un ticinese. E quindi i 16 anni di attesa si prolungheranno. Vedremo se basterà la sensibilità verso i ticinesi espressa dal neoeletto Parmelin a rendere attento il Consiglio federale sui problemi del nostro cantone, o se servirà dell’altro. I vertici dell’UDC, per contro, possono essere soddisfatti per avere recuperato il secondo seggio in governo, ma la loro gioia è contenuta: il nuovo consigliere federale vodese si è subito dichiarato in favore della collegialità e della concordanza, e sarà probabilmente meno blocheriano di un Thomas Aeschi. In compenso, all’UDC si offre l’occasione di rafforzarsi in Romandia. Ora però dovrà decidere se trasformare questo iniziale armistizio in una pace duratura: vorrà assumersi la responsabilità di governare secondo il vecchio e collaudato sistema svizzero della concordanza, accettando compromessi per il bene del Paese, o andrà avanti a muso duro? Fra quattro anni ci saranno nuove elezioni e il Parlamento ha già dimostrato di saper espellere dal governo quelli che considera «corpi estranei».