Azione 44 del 26 ottobre 2015

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Cooperativa Migros Ticino

G.A.A. 6592 Sant’Antonino

Settimanale di informazione e cultura Anno LXXVIII 26 ottobre 2015

Azione 44

Società e Territorio Parchi giochi e aree di svago: le opportunità offerte ai Comuni

Ambiente e Benessere Si discute spesso di testamenti biologici, cioè delle direttive anticipate, ma poco di come sono tenuti in considerazione: ce ne parla il dottor Mattia Lepori

Politica e Economia Si riaccende la protesta palestinese: terza Intifada?

Cultura e Spettacoli Il fertile movimento dei «Blaue Reiter» alla Fondazione Braglia di Lugano

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AFP

Prova decisiva per Erdogan

di Costanza Spocci e Alfredo Venturi pagine 27 e 29

Elezioni federali, svolta a metà di Peter Schiesser Indubbiamente, una svolta c’è stata. Un po’ meno in percentuali di voto nazionali, ma decisamente importante in termini di nuovi seggi alle Camere federali. Con la conquista di 11 poltrone in più da parte dell’UDC e di 3 del PLR al Consiglio nazionale, i due partiti sfiorano la maggioranza assoluta. Ma è una svolta a metà: al Consiglio degli Stati la maggioranza è ancora di centro-sinistra. Sono le particolarità del sistema elettorale federale svizzero: il sistema proporzionale alla Camera del Popolo rispecchia la forza relativa dei partiti, quello maggioritario agli Stati la volontà della maggioranza della cittadini. Cui si aggiungono le particolari costellazioni cantonali e il (voluto) squilibrio di potere a favore dei cantoni più piccoli, che possono vantare due senatori al pari di quelli più grandi. Un sistema che intrinsecamente cerca un equilibrio tra interessi e forze politiche diverse, e lo sottolinea infine con il diritto popolare di rifiutare e/o proporre nuove leggi. Potremmo dire che la Svizzera è condannata a perseguire una concordanza politica. Tuttavia, la realtà di quest’ultimo decennio abbondante mostra

anche un altro volto: l’accresciuta polarizzazione, che ha reso più forti destra e sinistra (soprattutto la destra), ha l’effetto di bloccare un numero crescente di decisioni parlamentari. Non di rado attraverso alleanze contro-natura, tra UDC e PS. E anche laddove una maggioranza si trova, si nota una frattura profonda tra vincitori e perdenti. Si confrontano Svizzere che su determinati temi non sanno più ascoltarsi e capirsi, a volte nemmeno rispettarsi. La rispettiva visione della società, l’idea di Svizzera che hanno, sono lontane anni luce. Eppure a Berna le formazioni politiche sono ancora costrette a seguire le regole del gioco della democrazia elvetica. A dire il vero, non tutte le regole appaiono tanto chiare. Per esempio: all’UDC spetta di diritto, ora, un secondo consigliere federale? E quale partito deve rinunciare a uno? Difficile trovare argomenti validi per respingere la pretesa democentrista, soprattutto dopo che complessivamente i partiti di centro hanno perso quasi un seggio su cinque. Eveline Widmer-Schlumpf non ha ancora annunciato le sue intenzioni e non è ancora detto che il 9 dicembre non possa trovare una risicata maggioranza, grazie ai voti dei consiglieri agli Stati. Al momento un secondo seggio all’UDC appare come un’evoluzione

ineluttabile, avendo il partito sfiorato il 30 per cento dei voti popolari. Da sottolineare che è stato il più votato dai giovani alla prima elezione (da uno su quattro) e che questa volta è stato votato quasi in egual misura da donne e da uomini. Consapevole di dover agire cautamente, Christoph Blocher ha dichiarato di favorire candidati moderati. Da qui al giorno dell’elezione del Consiglio federale molto può succedere e cambiare, ma se l’UDC davvero intende assumersi più responsabilità e smettere un po’ i panni dell’opposizione (ruolo che invero riesce bene anche al PS), lo può dimostrare al meglio con due consiglieri federali. D’altronde due su sette non fanno maggioranza, né un 30 per cento la fa in parlamento. Al di là della composizione del governo, conterà come lavorerà il nuovo parlamento, quale direzione imprimerà alle riforme in corso e a quelle future (vedi Marzio Rigonalli a pagina 33). E qui la posta in gioco è alta, a partire dai rapporti con l’Unione europea, passando per la risposta ai problemi creati da massicci flussi migratori. Il rischio di vedere bloccate riforme importanti non è da sottovalutare. Si può solo sperare che rinasca uno spirito di maggiore concordanza, ma per ora questo è solo un pio desiderio.


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