Cooperativa Migros Ticino
G.A.A. 6592 Sant’Antonino
Settimanale di informazione e cultura Anno LXXVIII 28 settembre 2015
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Società e Territorio Arrivano al Parco Ciani le postazioni del festival «Ricerca live»
Ambiente e Benessere Zonaprotetta e l’Ospedale Civico di Lugano parteciperanno alla campagna nazionale di sensibilizzazione alla sifilide
Politica e Economia La strategia di Obama in Medio Oriente: quali scenari?
Cultura e Spettacoli Talento e coraggio: tutte le novità della ricca scena culturale parigina
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AFP
Un mito si sgretola
di Federico Rampini pagina 29
Sfida con impatto epocale di Peter Schiesser Senza dubbio, per un’Europa che per secoli era abituata a muoversi nel mondo occupando con la forza le terre in cui approdava è una lezione senza precedenti dover fare i conti con un’invasione pacifica di persone in fuga provenienti dalle lande lontane in cui un tempo comandava. Come si risponde a chi ti chiede aiuto e non minaccia di ucciderti o di saccheggiare la tua terra? I muri, il filo spinato, le bastonate, gli atti di xenofobia, paure esistenziali da un lato, una politica delle «braccia aperte», la solidarietà di gente comune dall’altra sono i due volti della risposta dell’Europa. La situazione è destabilizzante: non era mai successo prima, in questa Unione che ha fatto del consenso una regola d’oro, che su un tema politico importante come l’arrivo in massa di migranti le autorità europee imponessero una decisione con una maggioranza qualificata, riconoscendo di fatto una spaccatura fra gli Stati membri. Tantomeno che volassero parole grosse fra capi di governo e di Stato, né che un presidente francese si indirizzasse ai Paesi renitenti invitandoli a chiedersi se siano davvero al posto giusto in questa Unione
europea. Un continente che aveva provato a reinventarsi indossando la veste di «unione armoniosa» deve dunque assistere al riemergere di antiche incomprensioni, egoismi nazionali, insofferenze culturali. Ma dopo un comprensibile periodo di sbandamento, dovuto all’incapacità di prevedere gli eventi, i recenti vertici europei sembrano aver riportato un po’ di calma e diretto l’attenzione sulle misure da prendere per regolare e, fin dove possibile, contenere il flusso di migranti. La Commissione europea si è infine accordata (senza il sostegno di Ungheria, Romania, Cechia e Slovacchia, recalcitranti ad obbedire a Bruxelles) su come ripartire 120mila persone approdate e rimaste in Italia e in Grecia. Ma soprattutto ha gettato le basi di una futura politica dell’asilo europea – sì, poiché fin qui di europeo esiste solo la Convenzione di Dublino che determina unicamente in quale Stato un profugo può richiedere asilo. Ed ha riconosciuto un fatto incontrovertibile: alle frontiere esterne dell’Europa va creato un meccanismo di controllo, di accoglienza, ma anche di freno all’immigrazione di massa. Persino la Germania e l’Austria, che così generosamente avevano accolto le prime frotte di profughi, hanno dovuto reintrodurre controlli alle frontiere. Tuttavia, fin qui sono
state gettate solo le basi teoriche di una nuova strategia: le misure pratiche verranno decise più avanti. E non tutto probabilmente filerà liscio nell’istituzione degli Hot Spot dove registrare chi arriva (in Grecia, in Italia, in Bulgaria), nella ripartizione fra gli Stati membri, nelle società civili i cui gli strati meno agiati si troveranno confrontati a una concorrenza inaspettata nel mondo del lavoro. Ma intanto si sta ragionando anche su come agire al di fuori delle frontiere europee. Per esempio aumentando di 1 miliardo di euro i contributi all’ONU per il sostentamento dei profughi in Medio Oriente; cercando un accordo con la Turchia, che però in virtù dei due milioni di profughi siriani che ospita chiederà cospicue contropartite; insistendo (finalmente) con maggiore energia a cercare una soluzione pacifica alla guerra in Siria e al caos in Libia. Anche qui, le soluzioni mancano ancora e nessuno ha la bacchetta magica. Pochi invece si interrogano già oggi quale impatto avrà a lungo termine l’arrivo massiccio di migranti sulla composizione delle popolazioni degli Stati europei e sulle loro economie (si leggano gli articoli di Franco Zambelloni e Alfredo Venturi alle pagine 11 e 31). Ma avrà carattere epocale.