Cooperativa Migros Ticino
G.A.A. 6592 Sant’Antonino
Settimanale di informazione e cultura Anno LXXVIII 21 settembre 2015
Azione 39
Società e Territorio I pericoli di internet raccontati con le fiabe
Ambiente e Benessere Nel nuovo libro di Norman Doidge, le capacità del cervello di modificare la propria struttura
Politica e Economia Gli Stati Uniti di fronte all’offensiva russa in Siria
Cultura e Spettacoli La grande rivoluzione artistica di Giotto in mostra a Milano
pagina 13
pagina 3
-75 ping M shop ne 45-54 / 67 i alle pag
pagina 35 pagina 23
Keystone
Si anima il museo del Ballenberg
di Elia Stampanoni pagina 7
Il ritorno degli Svizzeri di Alessandro Zanoli Christophe Blocher, in prima fila, ha l’aria molto soddisfatta. Seduto ben comodo sulle sedie di plastica allestite sul prato, tiene le braccia allargate sui due schienali adiacenti, e se la gode proprio. Un pomeriggio di sole come questo non se l’aspettava nessuno, dopo l’interminabile acquazzone durato fin dopo mezzogiorno. E Blocher pare un po’ l’invitato d’onore. Sul palco davanti a lui è già pronta la banda di San Pietro di Stabio, dietro una foresta di leggìi e microfoni. Sul lato sinistro del tendone, i posti per le autorità: Blocher sembra che tenga d’occhio con particolare interesse i movimenti della Presidente della Confederazione, Simonetta Sommaruga. Alcuni di noi, qui, stanno, immaginando il silenzioso dialogo a distanza che forse intercorre tra i due. Non manca molto ormai alle votazioni nazionali: c’è in seggio in Consiglio federale che Blocher dà già per scontato. È lì un po’ sornione, a ricordarlo. Sommaruga sembra far finta di niente, ma getta l’occhio spesso da quella parte della platea. Non molto lontano da loro, il Consigliere di Stato Norman Gobbi, e con lui il cancelliere Gianella, osservano la situazione con un certo compiacimento, a di-
stanza di sicurezza. Una cosa è sicura. Bisogna tornare indietro negli anni di almeno cinque secoli per trovare così tanti svizzeri su questo pezzo di terra lombarda. Il comitato organizzatore della celebrazione per i 500 anni dalla Battaglia di Marignano ha fatto un ottimo lavoro. Qui nel «Parco dei Giganti» ha messo in piedi un vero angolo elvetico. La perfetta organizzazione ha accolto gli invitati di rilievo istituzionale, e poi ci sono centinaia di ospiti in platea: partiti al mattino da varie città svizzere si sono trovati a Chiasso e da lì hanno raggiunto San Giuliano Milanese in autopostale (fa sempre un po’ effetto vedere i bus gialli in giro per le strade italiane, fuori contesto). Il luogo in cui si tiene la cerimonia è, normalmente, un bel parco giochi per bambini, circondato dai pioppi. Ma nella sua denominazione porta il ricordo di quella cruenta battaglia che cinquecento anni fa ha visto i soldati svizzeri soccombere alle armate francesi e veneziane. Certo, cinquecento anni sono molti. Cercare un possibile collegamento tra «quegli» svizzeri e quelli di oggi sembra un po’ difficile. Eppure... Un senso di profondo rispetto, quasi di commozione, per quella carneficina (morirono circa 14’000 soldati, in 24 ore) è palpabile. Marignano è storia, inevitabilmente, e ci lascia, se non una
lezione politica, perlomeno un forte ammonimento morale. Gli effetti di quella sconfitta vanno molto oltre. I giornali confederati nelle scorse settimane hanno animato una vivace discussione. Non hanno mancato di evidenziare che la Riforma protestante, la politica di neutralità nazionale, sono aspetti che devono qualcosa alla disfatta di Marignano. La stessa appartenenza del Sottoceneri alla Svizzera, dovremmo ricordarlo noi ticinesi, si deve agli strascichi di quell’evento. Del resto, la presenza di Blocher, della Sommaruga, del nostro Consigliere di Stato, di così numerose e importanti personalità istituzionali, oltre a quella dei così tanti svizzeri convenuti, è un segnale importante, straordinario. La Svizzera guarda oltre i propri confini, oggi, con un atteggiamento molto diverso dal passato. All’altra estremità della periferia milanese, a Expo 2015, la nazione dà un’immagine di sé dinamica e capace di affrontare temi difficili come la sostenibilità. Da un lato le strategie passate, dall’altro quelle future: la Svizzera sembra volersi muovere con determinazione e competenza nel consolidare le proprie doti ma tenendo conto delle difficoltà incontrate nel suo sviluppo. «Ex clade salus», dalla sconfitta la salvezza, è un bel motto, visto così. Degno di diventare un utile promemoria.