Cooperativa Migros Ticino
G.A.A. 6592 Sant’Antonino
Settimanale di informazione e cultura Anno LXXVIII 24 agosto 2015
Azione 35
Società e Territorio InterNations, il network che aiuta gli stranieri a socializzare
Ambiente e Benessere Neurobiologia Vegetale: presentata a Expo 2015 la rivoluzionaria serra Jellyfish Barge. Ce ne parla il professor Stefano Mancuso
Politica e Economia È scontro fra vescovi cattolici e Lega Nord
Cultura e Spettacoli Richard Thompson ha ancora molto da dare ai suoi fan
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Tauno Töhk
La culla delle arti marziali cinesi
di Marco Moretti pagina 18
Riforma delle pensioni: avanti tutta di Peter Schiesser La riforma del sistema pensionistico svizzero prende forma – anche se è ancora presto per sapere quale. Intanto, il consigliere federale Berset, che nel novembre dell’anno scorso ha presentato il messaggio sulla «Previdenza per la vecchiaia 2020», può vantare qualche primo successo: è riuscito a fare in modo che la prima Camera a doversene occupare fosse il Consiglio degli Stati, dove lo spirito del compromesso è più forte che al Consiglio nazionale; inoltre la commissione della sicurezza sociale del Consiglio degli Stati, che lunedì scorso ha presentato le sue decisioni dopo sei mesi di lavori, ha sostenuto l’idea di affrontare la riforma delle pensioni in un solo pacchetto, come proposto dal Consiglio federale. Un risultato tutt’altro che scontato nove mesi fa, quando più voci si levarono per chiedere che la riforma venisse spezzettata in singoli capitoli. A ciò si aggiunge un altro successo, per Berset: la commissione ha accettato i capisaldi della riforma: innalzamento dell’età di pensionamento per le donne da 64 a 65 anni, abbassamento dell’aliquota minima del tasso di conversione dal 6,8 al 6% per i capitali della previdenza professionale, aumento
dell’IVA (per quanto non dell’1,5% ma dell’1%), mantenimento del livello delle prestazioni dell’AVS (anzi, è previsto un miglioramento, con un aumento delle rendite di 70 franchi al mese per persone singole e un tasso del 155% anziché del 150% per i coniugi rispetto ai singoli). Il fatto che le decisioni sul pacchetto di riforme siano state votate dalla commissione con 9 voti senza contrari e 4 astenuti lascia sperare che in settembre il Consiglio degli Stati segua questa scia. Certo, come spesso accade, il problema sta nei dettagli: se con la riforma dell’AVS il Consiglio federale sperava di far risparmiare alle casse federali 500 milioni all’anno, secondo la versione della commissione del Senato dovranno sborsarne 700 milioni in più di oggi; e con la serie di rinunce a nuove entrate (il già citato mezzo punto percentuale dell’IVA in meno), come pure a determinati tagli (per esempio quelli previsti per le vedove), sommati a novità introdotte dalla commissione e non previste nel messaggio (fra cui l’aumento di 0,3% di prelievo sui salari a vantaggio dell’AVS per sostenere, ma solo parzialmente, un innalzamento delle rendite), il progetto di riforma perde di vista un suo obiettivo primario: di riequilibrare i conti dell’AVS entro il 2035. La variante della commissione del Senato prevede per quell’o-
rizzonte temporale un disavanzo di 6 miliardi l’anno (secondo i calcoli della «Neue Zürcher Zeitung»). Possiamo quindi attenderci ulteriori cambiamenti nel corso dei dibattiti nelle due Camere. Tuttavia, le possibilità di mantenere i pilastri della riforma del sistema previdenziale restano intatte, non solo in Parlamento, ma – se vogliamo credere a uno studio pubblicato il 18 settembre sulla NZZ da ricercatori dell’Università di Zurigo – anche in votazione popolare: in questo studio condotto su 1900 cittadini con diritto di voto emerge un’ampia accettazione popolare di una riforma contemporanea dell’AVS e della previdenza professionale, e alcuni aspetti sorprendenti. Per esempio, l’innalzamento dell’età di pensionamento per le donne incontra i favori non solo dell’elettorato di centro-destra (eccetto dell’UDC) ma anche di quello del PS e dei Verdi. Inoltre, una riduzione delle prestazioni dell’AVS è rifiutato da due terzi degli intervistati, che sono disposti a sostenere il primo pilastro anche con un aumento delle entrate. Mentre un innalzamento dell’età di pensionamento per tutti a 67 anni resta una linea rossa per la maggioranza degli intervistati. Un interessante segnale ai partiti affinché lavorino nella direzione indicata dal Consiglio federale.