Cooperativa Migros Ticino
G.A.A. 6592 Sant’Antonino
Settimanale di informazione e cultura Anno LXXVIII 17 agosto 2015
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Società e Territorio La cura dell’Alzheimer, come un ritorno all’infanzia
Ambiente e Benessere Grazie a una sentinella nello spazio ora si potrà prendere decisioni più consapevoli su come gestire al meglio le risorse forestali
Politica e Economia A cinque secoli dalla «Battaglia dei Giganti» la Svizzera ritorna pacificamente a Marignano
Cultura e Spettacoli La Biennale di Venezia di Okwui Enwezor solleva qualche legittima perplessità
pagina 10
pagina 3 pagine 24-25
di Fabio Fumagalli e Sara Rossi Guidicelli
pagine 30-31
Stefano Spinelli
Pardo, accoglienza e qualità
pagina 29
Asilo, il caos è altrove di Peter Schiesser Da inizio anno, 124 mila profughi sono giunti a Kos, Chìos, Samos e Lesbos. Siccome le 4 isole greche nel Mar Eegeo si trovano a ridosso della costa turca, la traversata è meno pericolosa di quella dalla Libia all’Italia, ma anche qui barconi affondano e persone muoiono. Fra chi riesce a toccare terra, molti, prima di potersi registrare e ottenere un lasciapassare fino alla frontiera con la Macedonia, da dove il viaggio prosegue attraverso la Serbia e l’Ungheria in direzione dell’Austria e della Germania, sono costretti a vivere in strada, a elemosinare cibo e acqua. Le condizioni d’accoglienza sono pessime a volte, difficili in tutti gli altri casi. Per esempio, a Kos (33 mila abitanti, attualmente 7000 profughi e migliaia di vacanzieri) sono scoppiati tafferugli tra profughi esasperati e forze dell’ordine; l’organizzazione umanitaria Medici senza Frontiere ha criticato le autorità per aver ammassato e lasciato a digiuno una notte intera 1000 profughi in uno stadio senza sufficienti servizi sanitari. Il primo ministro Tsipras si è appellato a Bruxelles affinché aiuti Atene ad affrontare l’emergenza, viste le difficili condizioni finanziarie in cui versa la Grecia.
È questo il «caos nell’asilo» cui si riferisce l’UDC in queste settimane? No, il caos è (sarebbe) tutto svizzero, ed è rappresentato dai circa 12’000 profughi giunti nei primi mesi del 2015 (la metà da Chiasso) che hanno sovraccaricato il sistema d’accoglienza. In particolare, con quasi 7400 arrivi da aprile a giugno, i posti a disposizione nei vari cantoni sono risultati insufficienti. Nell’Argovia sono state montate 13 tende militari (140 posti letto) come soluzione transitoria, in altri cantoni sono stati aperti rifugi della protezione civile. Tutti i profughi sono accuditi, vestiti e nutriti, tutto si svolge nella calma. A Berna si confida che con l’autunno gli arrivi caleranno, e si stima un totale di 29 mila profughi per l’intero 2015. Certo, più dei 24 mila del 2014, ma più o meno come nel 2012 (28 mila). E soprattutto, pochi in confronto ai 47’500 profughi dal Kosovo durante la guerra del 1999. Eppure la politica dell’asilo torna ad essere un «tema caldo». E lo resterà almeno fino alle elezioni federali di ottobre. Se ovviamente è un buon argomento elettorale, non si può liquidarlo solo come tale, vanno date risposte alle accuse e alle richieste dell’UDC (e della Lega dei Ticinesi) di chiudere frontiere, erigere muri, incitare comuni e cantoni a non accogliere altri profughi, esigere uno stop all’arrivo
di ulteriori rifugiati. L’argomento va affrontato, perché nel dibattito politico si stanno superando limiti fin qui tabù: infatti, per la prima volta l’UDC invita i propri consiglieri comunali a opporsi all’arrivo di ulteriori profughi. Il presidente della conferenza dei direttori cantonali della giustizia, il bernese Hans-Jürg Käser, definisce l’appello unschweizerisch, non-svizzero, ma forse non basterà. Sulla questione se dare ancora asilo o meno, basterebbe per contro questa constatazione: l’ondata di profughi esiste perché in Siria, Iraq e Afghanistan si guerreggia, perché l’Africa subsahariana ha fame di benessere, perché in Eritrea (da cui proviene attualmente il 30-40 per cento di profughi in Svizzera) c’è un regime dittatoriale e repressivo. C’è un’emergenza umanitaria nel Mediterraneo ed è illusorio credere di non venirne coinvolti, e pure un po’ meschino (pensando ai drammatici destini di questi migranti). Inoltre, quei 5 mila arrivi in più rispetto al 2014 sono poca cosa rispetto all’aumento da 67 mila a 160 mila registrati in Germania in sei mesi, infatti oggi la percentuale di profughi accolti dalla Svizzera rispetto all’Ue sfiora il 4, mentre nel 2012 era l’8 per cento. Alzare lo sguardo dal proprio ombelico verso l’orizzonte può aiutare a valutare meglio le dimensioni dei problemi.