Azione 32 dell'3 agosto 2015

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Cooperativa Migros Ticino

G.A.A. 6592 Sant’Antonino

Settimanale di informazione e cultura Anno LXXVIII 03 agosto 2015

M sh alle p opping agin e 33 -44

Azione 32

Società e Territorio Aiutare nei lavori domestici fa bene allo sviluppo di bambini e ragazzi

Ambiente e Benessere È tempo di grigliate all’aperto: attenzione ai Campylobacter, responsabili di grossi problemi gastrointestinali

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Politica e Economia Accordo con gli USA: la Turchia scende in campo contro l’IS ma anche contro i Curdi

Cultura e Spettacoli Paolo Di Stefano traccia un ricordo dello scrittore italiano Sebastiano Vassalli

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di Fabio Fumagalli pagina 27

Stefano Spinelli

Locarno, la Piazza è pronta

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La nuova radio è specializzata di Alessandro Zanoli Negli scorsi giorni numerosi interventi sui media hanno discusso la pubblicazione dei dati di ascolto delle emittenti radio RSI. Preoccupa evidentemente la flessione, regolare e confermata, nel numero degli ascoltatori, fatta eccezione per Rete Due. Al di là degli aspetti concreti legati ai numeri, e anche dell’inevitabile confronto con il relativo incremento fatto registrare dall’emittenza privata, la discussione ci ha fatto ricordare uno dei momenti forse più interessanti dell’edizione 2014 di JazzAscona: la conferenza stampa di cui era stato protagonista Renzo Arbore. L’uomo di spettacolo era presente al festival in veste di membro della band dell’amico Gegè Telesforo. Gli organizzatori del festival non si erano lasciati sfuggire l’occasione per organizzare un incontro un po’ glamour, rivelatosi però un momento di grande interesse per gli argomenti discussi. Si era finiti a parlare proprio di radio, anche perché l’incontro era moderato dall’animatore di un’emittente locale, e sul tema Arbore aveva naturalmente molto da dire. Non è esagerato affermare che sia stato uno di coloro che ha contribuito a modernizzare il modo

di «fare radio» in Italia. Arbore ricordava di essere entrato alla RAI in un’epoca, la fine degli anni 50, in cui il lavoro dei programmatori musicali era strettamente distinto da quello degli annunciatori radiofonici. Chi preparava le scalette con i brani melodici passava la lista di quelli scelti ai «lettori». Questi dovevano scandirne il titolo al microfono con la dovuta serietà, prima e dopo il passaggio in onda. Arbore e i suoi coetanei, però, che da appassionati bazzicavano la scena radiofonica americana, sapevano che là si stavano affermando i disc jockey. Professionisti che non solo presentavano i brani agli ascoltatori, ma che si davano da fare per scovare nuovi talenti. Ognuno di loro si specializzava in un genere musicale e, stringendo rapporti diretti con le case discografiche, proponeva emissioni dinamiche, vivaci, in grado di accattivarsi gli ascolti. In particolare dei giovani. Arbore e compagni, anzi Boncompagni, grazie anche alla sensibilità dei dirigenti RAI (che in fondo presentivano il cambiamento in corso) sono stati i primi a poter mettere la propria competenza e la passione al centro del lavoro. Erano nate così trasmissioni di grande successo come Bandiera Gialla, o la Hit Parade che segnarono un cambiamento epocale.

E parlando del presente? Per ciò che riguarda la radio «di oggi» Arbore si diceva molto fiducioso. Nel panorama mediatico sarà in grado di esercitare un ruolo di grande rilevo. Ancora una volta però occorre vedere quali siano le aspettative e le abitudini delle generazioni più giovani. Secondo lui, l’affermarsi planetario delle radio tematiche è il segnale che chi apprezza la radio non vuole più semplicemente ascoltare voci a ruota libera. Si aspetta un «flusso audio» sintonizzato sui propri gusti dove, soprattutto, ad affermarsi sia la qualità del parlato o del contributo musicale. A un anno di distanza da quella conferenza stampa, vedendo il grande successo registrato da servizi basati sul web, o di programmi di ascolto dedicato, come Spotify o il recentissimo Apple Music, si nota quanto Arbore fosse ben sintonizzato (è il caso di dirlo...) sulla realtà. Come successo per la TV, anche la radio deve cercare una sua nuova dimensione specializzandosi (e chissà che il relativo successo di Rete Due non dipenda proprio dalla sua settorialità di alto profilo). Del resto, tutti i media stanno cambiando: a tutti tocca il compito di reinventare la propria proposta, in un panorama stravolto dalla tecnologia.


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