Cooperativa Migros Ticino
G.A.A. 6592 Sant’Antonino
Settimanale di informazione e cultura Anno LXXVIII 20 luglio 2015
Azione 30
Società e Territorio Un incontro con i guardiani delle capanne Cristallina e Quarnei
Ambiente e Benessere Anche in Ticino l’intervento sanitario è sempre più cibernetico grazie all’applicazione Echo 112
Politica e Economia A Vienna storico accordo sul nucleare iraniano
Cultura e Spettacoli Renzo Ferrari, artista difficile da etichettare, in mostra a Lugano
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Keystone
Re di una notte, Dylan a Locarno
di Benedicta Froelich pagina 29
Un accordo con conseguenze imprevedibili di Peter Schiesser Che cosa sta dietro a un accordo come quello fra Stati Uniti e Iran sul nucleare? Una visione? Mero calcolo? Se diamo per probabile che il Congresso degli Stati Uniti non riuscirà a bocciarlo (a Obama basta un terzo dei voti), dove porterà questo accordo dopo 36 anni di inimicizie e guerre sotterranee? C’è già oggi l’intenzione, da parte di questa Amministrazione e da una certa fazione dell’establishment politico americano, di creare nuovi equilibri in Medio Oriente, la regione più squilibrata del mondo? Gli uni, Israele e Arabia Saudita per primi, lo temono, altri se lo augurano, ritenendo l’Iran un Paese la cui popolazione (perlopiù non araba) è più ben disposta verso l’Occidente, nonostante la cappa del regime clericale degli ayatollah, di quanto lo siano le popolazioni arabe. Oppure quello di Obama è puro calcolo: di voler entrare nella storia, cogliendo questa occasione al volo, ben sapendo che in nessun modo, neppure con la forza militare, si riuscirebbe ad impedire all’Iran di dotarsi della bomba atomica? Oppure c’è un cocktail di ragioni in cui visioni e calcoli si sciolgono? Probabilmente i frutti, rispettivamente le
conseguenze di questo accordo si vedranno solo fra molti anni. Negli Stati Uniti sono immediatamente sorti paragoni con la storica visita a sorpresa del presidente americano Richard Nixon a Pechino nel 1972. Era ancora in corso la guerra in Vietnam, da cui il repubblicano Nixon stava uscendo ritirando le truppe così massicciamente incrementate dal suo predecessore democratico (Lyndon Johnson), e la Cina era alleata dei comunisti del Vietnam del Nord, in lotta contro il regime sudvietnamita sorretto dagli americani. Quella stretta di mano con Mao Zedong ha cambiato letteralmente il mondo, sull’arco di 40 anni. Se Nixon avesse previsto che la pace con la Cina (il cui scopo era anche di isolare l’Unione Sovietica) avrebbe soltanto mezzo secolo più tardi portato l’antico Impero celeste, apertosi dopo Mao al capitalismo, a reclamare la supremazia economica mondiale, sarebbe andato a Pechino? E se non ci fosse andato, in quale mondo vivremmo oggi? Nixon non poteva immaginare le molteplici implicazioni della sua visita, come Obama non può sapere se rafforzare l’Iran togliendo le sanzioni economiche e l’embargo sulla vendita di petrolio in cambio di un disimpegno nucleare significa ratificare l’ascesa di Teheran a ruolo di stabilizzatore o al contrario di domina-
tore del Medio Oriente, in contrasto con gli equilibri attuali e con la decennale alleanza degli Stati Uniti con l’Arabia Saudita (minata dal fondamentalismo wahabita che ha generato al Qaeda e altre forme di terrorismo). Era possibile lasciare le cose come stavano, con l’Iran al margine della comunità internazionale, un Paese dalla grande forza demografica ed intellettuale, socialmente più avanzato di tanti Stati arabi, con una storia e una cultura secolari? L’Iran potrebbe rivelarsi un jolly, come anche una carta che complica ancora di più il gioco della geopolitica. Ma non lo sapremo così presto. Con le aperture verso Iran, Cuba e Myanmar (Birmania) l’Amministrazione Obama mostra comunque di avere una strategia chiara: dialogare e collaborare con i vecchi nemici ideologici non sulla base della fiducia, che non c’è, ma sulla verificabilità degli accordi che vengono man mano conclusi. Gioca a favore degli Stati Uniti anche la grande sete di benessere materiale che oggi hanno pure i Paesi comunisti o anti-occidentali. Possiamo pensare che Cuba sia ancora comunista, ma il capitalismo si sta facendo largo, per ora ancora timidamente; tempo dieci anni e dei fratelli Castro si ricorderà forse solo la Storia. Mentre probabilmente non ci scorderemo dell’Iran.