Azione 29 del 13 luglio 2015

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Cooperativa Migros Ticino

G.A.A. 6592 Sant’Antonino

Settimanale di informazione e cultura Anno LXXVIII 13 luglio 2015

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Azione 29

Società e Territorio È ancora un tabù non volere dei figli? Un libro e un documentario raccolgono le testimonianze di persone «childless»

Ambiente e Benessere L’Osservatorio ambientale della Svizzera italiana: la risposta al rischio di degrado causato dall’aumento del traffico stradale

Politica e Economia La crisi greca impone un ripensamento dell’eurozona

Cultura e Spettacoli Al Mart riflessioni d’artista sul doloroso tema della guerra

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Keystone

Lo sport e la cultura dell’abilità

di Natascha Fioretti pagina 6

Tempi lunghi per una stabilità monetaria di Peter Schiesser Questa è l’Europa: un continente che ha dominato il mondo attraverso singole potenze in concorrenza l’una con l’altra, fino a quando si è autodistrutto con due guerre mondiali; per infine risorgere con un progetto unico nella storia: un’unione che avrebbe reso possibile il superamento di antichi odii. I padri ideali dell’Europa unita sognavano un matrimonio d’amore, ma fu un matrimonio d’interesse, in cui si dovette accettare la presenza continua dell’ombra di una forte identità nazionale dei suoi Stati membri. È questa tensione fra una visione ideale e le ben più differenziate realtà nazionali a modellare l’Unione europea. Da qui la critica di essere una mera costruzione economica e burocratica diretta dall’alto anziché un’unione democratica – che però nei fatti non vuole nessuno, poiché ognuno preferisce comandare in casa propria. La crisi greca, la cui storia si è arricchita durante il finesettimana di un altro capitolo che mentre scriviamo non possiamo prevedere, è un frutto naturale della tensione tra mentalità diverse, connaturate a questa strana Unione. Come spiegano lucidamente Marzio Rigonalli e Federico Rampini alle pagine 17 e 18, gli errori commes-

si da ambo le parti sono numerosi e i risvolti negativi delle ideologie, sia politiche sia economiche, hanno messo in evidenza la necessità di approcci e misure diverse. Al contempo, non va dimenticato che la Storia ha il respiro lungo, immune dalla drammaticità emotiva che la comunicazione istantanea evoca oggi. Se ci condiziona l’ansia che un’uscita della Grecia dall’eurozona comporti, con un effetto domino, la fine dell’euro e forse pure dell’Unione europea, potrebbe invece tranquillizzarci un po’ ricordare che, da sempre, il progetto di un’Europa unita, di cui l’eurozona è oggi un tassello fondamentale, è un processo, un esperimento in divenire: non è mai stato possibile e tutt’oggi non è pensabile che nasca improvvisamente, con il plauso di tutti, un’Unione perfetta, completa nelle sue istituzioni, capaci di prevedere ed evitare ogni crisi. L’Ue è una tenda che è stata montata sull’Europa per avvicinare antichi nemici mentre fuori c’era vento, pioggia e gelo da Guerra fredda. Però l’Ue è cresciuta, forse un po’ troppo - benché necessariamente - in fretta (prima che la Russia potesse tornare ad accampare diritti sull’est europeo, come ora sta facendo). Passo dopo passo si è rafforzata, e pur nella tempesta l’euro resiste. Avete notato che la settimana scorsa l’euro si è

indebolito poco rispetto al franco svizzero? Che le principali borse hanno perso solo qualche punto a causa dei funambolismi greci? Attualmente, sembra che la crisi greca abbia perso il suo potenziale distruttivo per l’unione monetaria. Non va dimenticato che dopo la crisi finanziaria del 2008-2010 l’Ue si è dotata di meccanismi di difesa efficienti (il fondo EMS ha 500 miliardi di euro pronti da impiegare), tali da non dover più temere un contagio fra Stati. E noi, che ci aspettiamo rapidamente una stabilità finanziaria e monetaria in Europa, faremmo bene a ricordare che proprio la Svizzera è un buon esempio di come serva tempo per costruire istituzioni solide: il professore dell’Università di Berna Thomas Cottier ha ricordato sulla NZZ (8 luglio 2015) che il franco svizzero quale moneta unitaria vide la luce nel 1850, la Banca nazionale (con i suoi poteri in politica monetaria) solo nel 1907 e una completa unione fiscale nazionale nel 1959 con l’introduzione dell’imposta federale (e della perequazione finanziaria tra cantoni economicamente deboli e forti). La stabilità monetaria e fiscale svizzera è stata raggiunta in 109 anni, ci aspettiamo che l’eurozona sia perfetta in 15 anni? Una Willensnation come la Svizzera ha bisogno di tempo, ma anche una Willensunion come l’Ue ne richiede.


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