Azione 28 del 6 luglio 2015

Page 1

Cooperativa Migros Ticino

G.A.A. 6592 Sant’Antonino

Settimanale di informazione e cultura Anno LXXVIII 06 luglio 2015

Azione 28

Società e Territorio Madri e donne in carriera: iper-presenti, anche a distanza

Ambiente e Benessere L’importanza di un corretto riposo per evitare l’impatto negativo che i disturbi del sonno hanno sulla qualità della vita

Politica e Economia Il terrore come arma per scalare il potere in Medio Oriente

Cultura e Spettacoli A Zurigo uno stabile industriale diventa centro culturale

pagina 9

-55 ping M shop ne 29-35 / 49 i alle pag pagina 3

pagina 17

pagina 23

Brescia, barbara e romana

di Marco Horat pagina 22

Catarsi di un apprendista stregone di Peter Schiesser Non sappiamo se il referendum del 5 luglio sia da considerare l’ultima puntata dell’enfatica tragedia greca cui assistiamo da mesi. Ma il finale, ad essere realisti, appare ormai prevedibile: numerosi economisti affermano che la Grecia non potrà risollevarsi restando nell’eurozona, il peso del debito di 325 miliardi di euro (senza contare i 90 miliardi messi a disposizione dalla Banca centrale europea per mantenere solvibili le banche greche) e un disavanzo annuo che raggiunge il 180 per cento del PIL da una parte, la scarsa competitività dell’economia greca dall’altra rendono impossibile una ripresa. L’unica soluzione è un ritorno alla dracma, svalutata rispetto all’euro, con la speranza che i creditori della Grecia accettino di abbattere il debito. L’esperienza di altri Stati che hanno dichiarato bancarotta indica che nel giro di due anni l’economia torna a crescere. Diversamente, mantenere l’euro significa dover rispettare le regole, anche finanziarie, dell’eurozona. Ossia, onorare i debiti, a suon di miliardi in interessi e restituzioni. Per la Grecia, che aveva ammesso di aver ottenuto accesso all’eurozona truccando i conti pubblici, sarebbe un amaro scherzo del destino

dover desiderare di tornare alla vecchia valuta per riuscire finalmente a risollevarsi. Ma, se così anche fosse, saprebbe il governo Tsipras traghettare il Paese attraverso questo mare agitato? Demagogia e promesse non pagano, neppure se vengono da sinistra. E poco può, se non svilire una democrazia che pure ha radici antiche, far ricorso a plebisciti quali il referendum di domenica per far pressione sugli avversari e rafforzare il consenso popolare. Il primo ministro Alexis Tsipras aveva promesso un futuro più prospero, libero dalla miseria e dalle catene dei creditori internazionali. Il risultato sono banche chiuse, bancomat che sputano al massimo 60 euro, pensioni che vengono pagate con il contagocce, nessuna entrata fiscale… e una spaccatura tra il fronte dell’orgoglio (ossia, del no) e i fautori di un accordo con i partner europei e il Fondo monetario internazionale. Senza contare i piatti rotti con i partner europei, sconcertati dal modo di negoziare - anzi: di non negoziare - mostrato dal premier Tsipras e dal ministro delle finanze Varoufakis. D’altronde, se si è arrivati alla soglia di un suicidio nazionale, o – visto in altro modo – ad una catarsi, con un sacrificio purificatore, le ragioni ci sono: non è forse solo arroganza quella di Tsipras e Varoufakis, da

qualche parte c’è anche l’esasperazione di un Paese che non ce la fa più, dopo 6 anni di estremi sacrifici, che è convinto di star soffrendo ingiustamente per danni causati da altri (dai governanti passati ai creditori internazionali). E qui i vertici dell’Unione europea devono chiedersi se hanno sbagliato qualcosa negli ultimi 5 anni: è stato giusto adottare il rigore nell’abbattimento dei debiti voluto dalla Germania? Le recenti esperienze indicano che riforme e risparmi sono e restano indispensabili laddove, come in Grecia, l’efficienza dello Stato è inversamente proporzionale al suo costo, ma non sono una ricetta sufficiente per far ripartire un’economia. Perversamente, i crediti che venivano ancora elargiti alla Grecia servivano perlopiù a pagare gli interessi sui debiti. È questo il modo per tenere insieme e rendere omogenea l’eurozona? A dire il vero, la credibilità dell’eurozona ha già sofferto molto: troppe volte non sono state rispettate le regole date nel 1999 con il Patto di stabilità, a partire dai superamenti dei limiti di deficit ammessi da parte di Francia e Germania, alla violazione del divieto di finanziare i debiti di uno Stato dell’eurozona da parte della BCE. L’eurozona: un colabrodo, come affermano alcuni? La crisi con la Grecia può essere la spallata decisiva, oppure uno stimolo a riformarsi.


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
Issuu converts static files into: digital portfolios, online yearbooks, online catalogs, digital photo albums and more. Sign up and create your flipbook.