Azione 5 del 26 gennaio 2015

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Cooperativa Migros Ticino

G.A.A. 6592 Sant’Antonino

Settimanale di informazione e cultura Anno LXXVIII 26 gennaio 2015

Azione 05

Società e Territorio Intervista alla psicoterapeuta Manuela Trinci

Politica e Economia Siria, snodo di tutte le crisi mediorientali e occidentali

Ambiente e Benessere Il nuovo Solar Impuls a marzo decollerà da Abu Dhabi per fare il giro del mondo in 25 giorni di volo

Cultura e Spettacoli Quattro straordinari ritratti al Poldi Pezzoli di Milano

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Franco forte: quali effetti su Migros Ticino?

La rinuncia a sostenere l’euro peserà su tutta l’economia

di Lorenzo Emma, direttore di Migros Ticino

di Ignazio Bonoli

Keystone

Pur avendo qualche aspetto positivo, l’impatto, a corto e medio termine, sarà negativo. Difficile dire quanto: dipenderà dal livello al quale si assesterà il cambio, da come evolverà l’economia in generale e da come reagiranno i consumatori. Il vantaggio risiede nel fatto che Migros Ticino può acquistare e quindi vendere merce d’importazione a condizioni più vantaggiose, cosa che sta già avvenendo. Una possibilità che però è limitata dal fatto che il grosso di quanto commercializzato proviene dalla Svizzera, solo il 10% dalla zona euro. Una situazione dovuta soprattutto a scelte di politica nazionale prese per proteggere una produzione agricola che assicuri almeno in parte l’indipendenza alimentare del Paese e che contribuisca alla cura del territorio fornendo prodotti di qualità, sicuri e sempre più sostenibili, ma tendenzialmente più cari rispetto a quelli della concorrenza estera, che dispone di zone agricole più grandi, più soleggiate e più piane, oltre che dover sostenere costi di manodopera più bassi. Da qui la decisione politica di limitare e tassare (fino a far raddoppiare il costo) le importazioni di prodotti agricoli per mantenere ad un certo livello i prezzi della carne, di diversi tipi di frutta e verdura, dei cereali e di conseguenza anche dei diversi prodotti lavorati a base di queste materie prime come pane, biscotti, pasta e derivati. A questo aspetto va ad aggiungersi il fatto che diversi produttori di marca esteri (cosmetici, detersivi e alimentari) impongono al commercio svizzero prezzi di acquisto maggiorati rispetto a quelli offerti ai commercianti esteri: una situazione, purtroppo legale, che permette a queste aziende di approfittare del potere d’acquisto degli svizzeri, notoriamente più alto che altrove. Un problema sul quale stiamo lavorando, non senza difficoltà: di fronte all’opposizione di ridurre i prezzi non possiamo automaticamente togliere i loro prodotti dall’assortimento perché la clientela non è disposta a rinunciarvi. L’aspetto più importante della questione è però che la concorrenza d’oltre frontiera si è trovata con un improvviso vantaggio a livello di prezzo, che rischia di alimentare un turismo degli acquisti che negli ultimi anni ha già assunto dimensioni importanti: attualmente, su 10 franchi di spesa il ticinese spende più di 1 franco oltre confine, il che causa la perdita di circa 1000 posti di lavoro solo nel commercio al dettaglio del cantone, senza tenere conto delle ripercussioni sui fornitori dei commerci – imprese agricole e alimentari; grafici, agenzie pubblicitarie e giornali; architetti, imprese edili e artigiani, ecc. Per quantificare tutto ciò, nel caso di Migros Ticino per ogni franco incassato, la cooperativa reimmette 40 centesimi nell’economia ticinese, il che corrisponde a circa 250 milioni di franchi all’anno. Una conseguenza, quella del turismo degli acquisti, spesso liquidata con un «io penso al mio borsellino, non è quel poco che compro io che fa crollare l’economia ticinese e poi i prezzi in Svizzera sono troppo alti!». Un aspetto del quale si parla spesso. Venerdì scorso Patti chiari ce l’ha ricordato citando alcuni esempi, tra i quali ha però dimenticato il costo del canone televisivo della RSI, ben quattro volte superiore a quello della RAI! È prassi considerare i prezzi superiori quale problema, ma si sorvola sulla questione dei salari più alti, grazie ai quali, nonostante tutto, in Svizzera il potere d’acquisto è tra i più elevati al mondo. Purtroppo non è il caso di tutti e per questo motivo si deve e può migliorarlo ulteriormente, anche abbassando i prezzi, ricordandosi però che ciò è possibile soprattutto aumentando la competitività e quindi la produttività e l’efficienza delle imprese, il che ha però la conseguenza di mettere fuori mercato (facendole delocalizzare) le attività economiche più deboli ed i relativi posti di lavoro che sono generalmente i meno qualificati, un esercizio nel quale la Svizzera si è per altro dimostrata particolarmente brava. Ritornando al titolo di questo scritto: difficile al momento fare pronostici su come andranno a finire le cose. In questo momento Migros Ticino sta lavorando per ottenere le riduzioni di prezzo sulla merce importata e adattando i relativi prezzi di vendita (i primi sono già avvenuti, per altri ci vorrà ancora qualche giorno, il tempo di ricevere le prime forniture con i nuovi prezzi). Come già menzionato, i margini di manovra sul grosso dell’assortimento sono però limitati dal fatto che per ogni 100 franchi incassati, la Cooperativa realizza mediamente un utile netto di soli 2 franchi, una redditività minima che deve essere assicurata per finanziare gli investimenti e quindi il futuro dell’azienda e dei suoi posti di lavoro. A dipendenza degli sviluppi sarà forse necessario operare anche a livello di costi aziendali, un aspetto che al momento lasciamo da parte per concentrarci su tutto quanto può contribuire a fare sì che i nostri clienti siano soddisfatti e ci rimangano fedeli, nella speranza che questo scossone valutario non abbia conseguenze troppo negative sull’economia svizzera e in particolare ticinese: la salute e il destino della cooperativa è, in quanto azienda ticinese, infatti strettamente legata a quella del cantone.

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