Cooperativa Migros Ticino
G.A.A. 6592 Sant’Antonino
Settimanale di informazione e cultura Anno LXXVIII 19 gennaio 2015
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Azione 04
Società e Territorio I giovani e il tempo: una riflessione del sociologo Stefano Laffi
Ambiente e Benessere Conoscere i «reumatismi»: esce oggi il primo di una serie di cinque articoli sulle malattie reumatiche
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Politica e Economia Offendere Maometto è libertà di pensiero?
Cultura e Spettacoli Chagall in mostra a Milano, la poesia nella pittura
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Keystone
Parigi capitale della resistenza
di Peduzzi, Emiliani, Venturi, Cazzullo
Aspettando un illuminismo islamico di Peter Schiesser Il feroce attacco a «Charlie Hebdo» e alla libertà d’espressione ha colpito la Francia al cuore, e il cuore della Francia ha risposto portando nelle strade di Parigi e nel resto della nazione da 3 a 4 milioni di persone a manifestare contro la violenza e i fanatismi. Né l’11 settembre 2001, atto di guerra contro il potere politico, militare, finanziario americano, né gli attentati di Madrid e Londra su treni e metrò nel 2004 e nel 2005, atti di terrore indiscriminato contro cittadini qualunque, hanno risvegliato in Occidente una tale, travolgente, volontà di resistere, di difendere una delle libertà più importanti, di opporsi con coraggio all’oscurantismo. E un certo coraggio c’è voluto per scendere in strada a Parigi: un altro attacco jihadista, per nulla da escludere, avrebbe provocato una strage. Non è un caso che il riscatto sia partito da Parigi, la città dove l’Illuminismo, sorto in Inghilterra nel Settecento, ebbe il suo massimo sviluppo. Quel vasto movimento, sociale, politico, culturale e filosofico, intendeva liberare gli esseri umani dall’ignoranza e dalla superstizione servendosi della ragione, della critica, della scienza
(sono figli dell’Illuminismo le rivoluzioni, a partire da quella francese, la separazione fra Stato e Chiesa). Proprio ciò che i radicalismi islamici aborrono maggiormente: la parola di Dio, quindi le parole del Corano e quelle del profeta Maometto, sono insindacabili. È la verità rivelata, e come tale non può essere discussa, può solo essere accettata. E imposta, secondo i più fanatici. Non che noi figli dell’Illuminismo possiamo dirci tutti illuminati: fanatismi, ignoranza, intolleranza, incapacità di accettare la libertà di pensiero, di usare la ragione e la critica (nel senso inteso da Kant), sono ancora molto diffusi, forse oggi anche più di qualche decennio fa; e non dimentichiamo che nazismo e fascismo sorsero dal ventre dell’Occidente. Ma i valori e le libertà figli dell’Illuminismo ispirano ancora le nostre leggi fondamentali e rappresentano la base delle società occidentali moderne. Nonostante tutti i contraccolpi di cui siamo testimoni anche in Occidente, le lancette del tempo non possono essere riportate indietro. Per contro, nel mondo islamico un’evoluzione simile non c’è stata. Negli ultimi due secoli non è più nato alcun dibattito critico all’interno dell’Islam, ciò che per contro era avvenuto in precedenza. E finché non ci sarà – finché la religione avrà una dimensione
totalizzante e totalitaria e non sarà un fatto privato di fede personale, finché l’uso della ragione e della critica porta con sé condanne a morte – l’Islam non troverà il suo posto nella modernità come la intendiamo idealmente noi: laica, democratica, libera, tollerante, rispettosa dei diritti umani, della parità fra uomo e donna. Dall’11 settembre 2001, gli estremismi islamici si sono ulteriormente radicalizzati, innalzando lentamente un muro fra cristiani e musulmani. È vero che a pagare il maggiore tributo di sangue sono gli stessi musulmani. Tuttavia, non è più sufficiente distanziarsi dagli atti di terrorismo, dichiarare che l’Islam è una religione di pace, come fanno la maggior parte delle autorità religiose musulmane, senza affrontare in profondità un dibattito su dove affondino le radici del radicalismo all’interno dell’Islam. Poche sono ancora le voci che si levano con la richiesta di riformare l’Islam, ma ci sono. Tuttavia, se non diventassero maggioritarie, le cose potrebbero anche peggiorare. Non dimentichiamo che gli jihadisti possono contare su importanti finanziamenti e simpatie nel mondo arabo, e sembra che oggi non ci sia nulla di più facile che trovare armi in abbondanza e carne da cannone disposta ad immolarsi in nome di Dio.