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FALSO
SEQUITUR
QUODLIBET:
L’INVOCAZIONE DI VINCOLI SOVRANAZIONALI NEL DIBATTITO SULL’ABROGAZIONE DELL’ABUSO D’UFFICIO
8.6.2023
Luigi Stortoni * e Gaetano Stefano Califano**
SOMMARIO 1. L’inquinamento concettuale. – 2. I (reali) dati normativi e testuali. – A) la Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione. – B) La Proposta di Direttiva sulla lotta alla corruzione – 3. La sintesi.
1. L’inquinamento concettuale
Parrebbero maturi i tempi per dare “commiato ultimo” alla tormentata – e più che controversa – fattispecie di abuso d’ufficio. Fattispecie, la discussione sulle cui sorti – come del resto periodicamente accade – monopolizza, in questi giorni, il dibattitto parlamentare, accademico, giudiziario e fors’anche – stavolta! – pubblico. V’è, però, da dubitarne, alla luce della strenua difesa che del reato s’oppone soprattutto – ma non solo – da parte della Magistratura. Rinnovata, vivida, discussione che si polarizza – progressivamente radicalizzandosi – attorno a due posizioni inconciliabilmente antitetiche. V’è chi – e condivisibilmente – denunciando il (non) ultimo fallimento del legislatore del 2020 di ripensare la fattispecie, ovvero registrando i noti effetti paralizzanti di “burocrazia” e “amministrazione difensiva”, ne propone secca abrogazione. Altre autorevoli voci, al contrario, un po' adombrando sconfinate – quanto indimostrate – sacche d’impunità per gli amministratori “infedeli”, un po' incensando di virtù taumaturgiche la norma, presidio imprescindibile – si sostiene – per il contrasto alla maladministration, si oppongono pervicacemente alla prospettiva abrogativa.
Professore Emerito di diritto penale nell’Università di Bologna Dottorando di ricerca in Diritto dell'Unione europea e ordinamenti nazionali nell’Università di Ferrara *
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