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Genova Impresa 2026 n.4

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BIMESTRALE DI INFORMAZIONE ECONOMICA, POLITICA E CULTURALE • I.P. • ANNO XXXVII • N. 4 • LUGLIO - AGOSTO 2026 • POSTE ITALIANE SPA - SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - 70% CB-NO/GENOVA

editoriale ROSA BIFERO Binomio strategico

l’intervista ANTONIO UCCELLI UniGe 2026-2032


SOMMARIO 4

GENOVA IMPRESA Bimestrale Confindustria Genova

di Rosa Bifero

N. 4 / 2026

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Editore AUSIND Via San Vincenzo 2 - 16121 Genova Direzione e Redazione Via San Vincenzo 2 - 16121 Genova tel. 010 8338 426 pponta@confindustria.ge.it www.confindustria.ge.it

QUALE FUTURO PER LA POLITICA DI COESIONE 2028/2034?

Rosa Bifero

Progetto grafico e impaginazione Creattiva Via Dante 2/88 - 16121 Genova Tel. 010 595 68 39 info@creattivagenova.it Stampa Ditta Giuseppe Lang srl Via Romairone, 66 - 16163 Genova Tel. 010 726 1198 info@giuseppelang.it Concessionaria Pubblicità: GGallery srl Piazza Manin, 2BR - 16122 Genova Tel. 010 888 871 genovaimpresa@ggallery.it Genova Impresa ospita articoli e opinioni che possono anche non coincidere con le posizioni ufficiali di Confindustria Genova. L’editore è disponibile a riconoscere eventuali diritti su testi o immagini a chi ne rivendichi la proprietà.

di Leopoldo Da Passano

16 L’INTERVISTA di Piera Ponta

20 STARTUP

Direttore Responsabile Piera Ponta

Hanno collaborato Silvia Bertazzini Rosa Bifero Ilaria Botto Paolo Brusasco Luciano Caprile Giuseppe Caruso Claudia Cerioli Leopoldo Da Passano Giacomo Franceschini Massimo Morasso Giorgio Murruni Roberto Risso

CONFINDUSTRIA REWIND di Giacomo Franceschini

Registrazione presso il Tribunale di Genova N. 1-89 del 10-1-1989

Comitato di Redazione Claudio Burlando Guido Conforti Leopoldo Da Passano Deborah Gargiulo Matilde Orlando Tiziana Traversa

EDITORIALE BINOMIO STRATEGICO

TRICK BOX

di Matilde Orlando

Antonio Uccelli


4-2026 22 SVILUPPO E COMPETITIVITÀ EUROPA, DEMOGRAFIA, DIGITALE

MERGERS & ACQUISITIONS di Giuseppe Caruso e Roberto Risso

46 CONFINDUSTRIA IMPERIA CENT’ANNI

50 CONFINDUSTRIA LA SPEZIA COZZANI ACADEMY

I NUMERI PER LE RISORSE UMANE di Giacomo Franceschini

AITEK COMPIE 40 ANNI di Giorgio Murruni

CUTTING NEW DIRECTIONS PROGETTI DI CRESCITA di Giuseppe Caruso

DUAL-USE ACADEMY INSERTO

I ROMANZI FINALISTI DEL PREMIO CAMPIELLO 2026

PIETRE PREZIOSE

52 UI SAVONA

META PREDILETTA

54 PICCOLA INDUSTRIA CONNEXT FILIERE

58 GIOVANI

ROTTA D’IMPRESA

60 COMUNICAZIONE

QUANDO UN COCCODÈ NON BASTA di Claudio Burlando

62 FONDAZIONE ANSALDO AGOSTO, IL MESE DEL REX di Claudia Cerioli

66 LA CITTÀ

PROSPETTIVE

IL FUTURO DELLE CURE PALLIATIVE: UN INVESTIMENTO

72 CULTURA E SOCIETÀ MUR MUR 4/7 SCOPRIRE L’INESISTENTE di Guido Conforti

ACCOGLIERE L’ARTE CON AMORE di Luciano Caprile

NINIVE E GLI SCAVI DEL MAUGE di Paolo Brusasco

79 INDUSTRIA E LETTERATURA RESISTERE NON SERVE A NIENTE

GENDER GAME CHANGERS

di Massimo Morasso

di Silvia Bertazzini e Ilaria Botto In copertina Bussana Vecchia (Imperia)


di Rosa Bifero

Binomio strategico


Antonio Uccelli è il nuovo Rettore dell’Università di Genova. Neurologo e già Direttore Scientifico dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino, succede a Federico Delfino alla guida dell’Ateneo genovese. Confindustria Genova si congratula con il prof. Uccelli per l’elezione e gli rivolge i migliori auguri per questo nuovo incarico e vivamente ringrazia il prof. Delfino per il lavoro svolto. Abbiamo avuto modo di ascoltare il programma del Rettore Uccelli quando, insieme agli altri colleghi candidati, ha voluto presentarlo anche al presidente Fabrizio Ferrari e al Consiglio di Presidenza e ne abbiamo apprezzato i punti centrali che danno priorità a temi come attrattività, accoglienza e rafforzamento del dialogo tra Università, territorio e mondo delle imprese. Non si può non convenire con il Magnifico Rettore che l’Università di Genova e, in genere, il mondo accademico costituiscano pilastro portante del pensiero, del sapere e della crescita culturale della nostra città e della regione Liguria tutta. L’Ateneo, dice bene il prof. Uccelli, deve e può avere un ruolo di riferimento e guida per il territorio in un tempo di transizione epocale, fatta di sfide culturali, tecnologiche, ambientali e demografiche ipercomplesse. Siamo dell’idea anche noi che questo deve avvenire consolidando il dialogo con il mondo produttivo, le Istituzioni e il contesto territoriale. Nel sostenere questo, facciamo nostre anche le conclusioni della seconda edizione diell’evento “Alta Formazione, Ricerca e Innovazione: Università e Imprese per la Competitività del Paese”, promossa da CRUI e Confindustria, per cui è necessario rendere strutturale la collaborazione tra università e imprese per rafforzare la competitività, accelerare il trasferimento tecnologico e valorizzare ricerca e formazione. Il binomio Industria e Università è attore principale della filiera dell’innovazione e, insieme, bisogna diventare capaci di trasformare la conoscenza in sviluppo, in progetti per l’impresa, generando, in tal modo, valore e competitività. L’Italia e Genova, in particolare, vantano una tradizione manufatturiera e un’altrettanta grande tradizione accademica; il rapporto costante e strutturato tra queste due realtà può costituire vantaggio competitivo strategici e volano per l’economia. L’eccellente produzione scientifica deve essere messa in condizione di tradursi in innovazione industriale, come sostiene anche Riccardo Di Stefano, Vice Presidente di Confindustria per Education e Open Innovation. Un primo elenco degli strumenti che già esistono, ma che vanno consolidati, è sicuramente costituito dal rafforzamento delle lauree professionalizzanti e dei raccordi con gli ITS Academy, il sostegno all’imprenditorialità accademica, i dottorati innovativi e industriali, l’attrazione e il placement dei talenti, le

strutture dedicate all’innovazione, la promozione di azioni più efficaci per l’incontro tra domanda industriale e offerta di ricerca. Non dobbiamo costruire da zero un rapporto tra università e impresa, ma renderlo più diffuso, più stabile e più capace di generare valore. Per venire alla nostra realtà genovese, il prof. Uccelli tocca i punti vivi attrattività ed accoglienza. Genova e la Liguria sono da tempo territori per i quali gli indici demografici restituiscono ormai frequentemente risultati preoccupanti, sul tema del calo demografico si innesta poi quello dell’esodo dei giovani, spesso altamente formati. Nel medio lungo periodo si rischiano effetti sociali rilevanti ma, nell’immediato, quello a cui assistiamo è un disallineamento tra domanda e offerta di lavoro (il cosiddetto “mismatch”), che non è solo quantitativo ma è anche, in modo altrettanto preoccupante, qualitativo. Non c’è solo carenza di forza lavoro, ma insufficiente corrispondenza tra competenze disponibili, percorsi formativi e fabbisogni espressi dal sistema produttivo (“skill gap”). I dati del sistema informativo Excelsior mostrano l’aumento delle difficoltà di reperimento delle aziende. A titolo di esempio, sul territorio metropolitano di Genova le aziende segnalavano difficoltà di reperimento per il 25-27 per cento delle posizioni aperte durante il periodo pre-Covid (20172019). Tali difficoltà sono aumentate nel periodo della ripresa post-pandemia e sono andate a incrementare rapidamente. Questo ha riflessi sociali ed economici e mette in evidenza la necessità - più che in altre regioni - di accrescere l’attrattività del territorio rivolgendosi in particolari alle giovani generazioni. Per contrastare questo fenomeno il nostro Ateneo può fare molto. Un’università competitiva è un’università capace di attrarre e trattenere i migliori talenti, a tutti i livelli, valorizzando il merito. Questo passa per la capacità di definire dottorati industriali, progetti di ricerca sfidanti e accrescendo l’attitudine a promuovere start-up innovative, cose che il nostro Ateneo ha negli anni dimostrato di saper fare. È indispensabile anche confrontarsi in modo costante con il mondo dell’impresa per definire nuovi percorsi di formazione o arricchire quelli già esistenti con contenuti che aiutino a colmare lo skill gap. Abbiamo bisogno che università e impresa si adoperino per dare vita a un’unica organizzazione che, in modo strutturale, permetta il veloce placement dei giovani laureati presso le nostre aziende, evitandone l’allontanamento dal territorio. Una forza lavoro preparata per il futuro è la miglior soluzione possibile per affrontare le sfide che ci si presentano e Genova conta sulla sua Università. Buon lavoro, prof. Uccelli.● Rosa Bifero è Vice Presidente di Confindustria Genova con delega al Lavoro e alle Relazioni industriali

Genova Impresa - Luglio / Agosto 2026 5


di Giacomo Franceschini

Cronaca di un semestre altalenante.


Il Centro Studi di Confindustria Genova ha elaborato la periodica indagine sull’operatività delle imprese associate, confrontando i dati economici del primo semestre 2026 con quelli dello stesso periodo dell’anno precedente. •••

Elementi di scenario Nel corso del semestre hanno iniziato a dispiegarsi gli effetti del conflitto tra Israele-Usa e l’Iran: inflazione in improvviso rialzo a causa del prezzo petrolio, incertezza sui mercati e calo della domanda di servizi, mentre l’industria ha cominciato prudentemente a riempire i magazzini (con miglioramento della produzione). La situazione di crisi sembrava destinata a durare oltre l’estate, fino a che la tregua di maggio non ha innescato l’inizio del “riavvolgimento” di questi effetti, con rimbalzo dei servizi, inflazione in frenata e prezzo del petrolio ribassato. Ma a luglio la guerra in Iran è riesplosa e l’incertezza sui prossimi sviluppi è massima. L’effetto “rewind” assume quindi un altro significato: timore di veder riproposta la grave crisi di marzoaprile. Della ripresa del conflitto ne ha risentito subito il prezzo del petrolio. Dopo aver già frenato il PIL italiano nel secondo trimestre, gli impatti della guerra si allungano ora anche sul terzo. L’inflazione resterà alta e gli investimenti frenano. I servizi si stabilizzano, grazie al rapido recupero del turismo estero, ma faticano. La nuova escalation militare tra USA e Iran ha causato una caduta dei transiti di navi per lo Stretto (32% a metà luglio). Il prezzo del Brent, perciò, ha ripreso a salire (91 dollari al barile il 21/7), dopo una significativa discesa a giugno (a 72): di nuovo ben sopra i livelli di febbraio (69 in media), sebbene sotto il picco di maggio (104). Anche il prezzo del gas, che non è mai sceso vicino ai livelli di febbraio (33 euro/Mwh in media), ha virato nuovamente al rialzo (60 euro). Il picco dell’inflazione sembrava superato, ma molto dipenderà dagli sviluppi su prezzo del petrolio e Hormuz (a luglio di nuovo quasi chiuso). La flessione dell’inflazione a giugno (+3,0%) non deve illudere: da sempre è un fenomeno “vischioso”, la moderazione non sarà istantanea: nel 2023 l’infla-

zione italiana ha impiegato 12 mesi a scendere da +12,0% a +1,0%. L’inflazione core (al netto di energia e alimentari) è al +1,8%, da +1,7% medio nel 2025: l’esperienza del 2022 ha insegnato che tende a salire circa 6 mesi dopo uno shock esogeno sui prezzi energetici; poi rallenta con un ritardo simile, rispetto all’inflazione totale. Il dollaro, con la guerra nel Golfo, torna a essere visto come “valuta rifugio” (anche perché il petrolio è quotato in dollari): la domanda di valute sta andando in una direzione opposta a quella presa a seguito dei dazi nel 2025, quando i timori sull’economia USA portarono a una svalutazione consistente del dollaro che ora si sta, invece, rafforzando: 1,14 dollari per euro nella prima metà di luglio, da 1,18 in media a febbraio (pari a -3,4%). Ciò favorisce l’export dei paesi euro. Nonostante l’aumento finora moderato dei tassi (3,67% a maggio, da 3,33% a febbraio), i prestiti alle imprese accelerano (+3,5% annuo); però, sono alimentati dalla domanda di liquidità per le bollette energetiche, meno per investimenti. A maggio si è fermata la crescita della produzione di beni strumentali e nel secondo trimestre sono calate le previsioni di spesa in investimenti. Nel primo trimestre il potere d’acquisto delle famiglie è cresciuto (+0,8%), dando ossigeno alla domanda. Tra aprile e giugno, però, il reddito è stato frenato da prezzi e lieve calo degli occupati (a maggio). Le vendite al dettaglio sono salite poco (+0,1% in volume). A maggio la produzione industriale è diminuita (-0,3%), per la caduta dei beni intermedi (-0,8%) e di consumo (-0,5%), mentre la crescita degli energetici (+4,6%) ha attutito la flessione; la variazione acquisita nel secondo trimestre resta positiva. A giugno le previsioni qualitative sull’industria sono scese, mantenendosi espansive: calano le pressioni sui prezzi, ma inizia a scemare la domanda dettata dall’accumulo di scorte in un contesto molto incerto. A maggio l’export di beni diminuisce di -0,4% a prezzi costanti (-2,6% in aprile); nei primi cinque mesi resta comunque in crescita, a un ritmo inferiore alla media di lungo periodo. Molto eterogenee le dinamiche geografiche e settoriali: in aumento le vendite verso Svizzera e Cina, sostenute da metalli e farmaci; forte accelerazione verso il Mercosur (+21,2% tendenziale) nel primo mese di Genova Impresa - Luglio / Agosto 2026 7


applicazione dell’Accordo, grazie ai macchinari, oltre ai farmaci; in calo verso Turchia, Spagna, USA. La spesa dei turisti stranieri in Italia è subito ripartita (+6,2% tendenziale a maggio a prezzi correnti, -0,8% a marzo). L’indice S&P Global PMI segnala una stabilizzazione dei servizi a giugno, coerente con quella mostrata dalla fiducia delle imprese del settore; secondo le previsioni dei direttori acquisto, ciò avviene grazie all’attenuarsi delle pressioni sui costi e a una risalita della domanda interna.

conclusi con un segno positivo, sia in termini di giro d’affari (grazie alla buona performance con l’estero), sia di commesse raccolte, prezzi di vendita poco mossi e un (limitato) aumento degli occupati.

FATTURATO VERSO CLIENTI ITALIANI (var. % tendenziali) 15

L’economia genovese nel 1º semestre 2026 Lo shock bellico-energetico, con la chiusura di Hormuz e i rialzi di petrolio e gas, si è rivelato più breve del temuto, “riavvolgendo” i suoi effetti nel giro di due mesi dal primo attacco USA all’Iran. Per questo alcune strategie delle imprese si sono sviluppate e concluse all’interno dello specchio dei sei mesi analizzati. L’attività delle imprese manifatturiere ha in parte beneficiato della politica precauzionale di accumulo delle scorte, attuata per evitare carenze e rincari degli input. Dopo la tregua ciò che era stato accumulato ha cominciato a essere utilizzato o venduto. Allo stesso tempo la domanda estera si è rivelata solida ed è stato soprattutto questo a spingere la produzione. All’opposto, i servizi rischiavano di essere penalizzati (su tutti il trasporto) e si temeva una forte retromarcia, poi scongiurata. La crescita ottenuta deve ora scontare la ripresa dei combattimenti.

INDUSTRIA E SERVIZI 1º semestre 2026 su 1º semestre 2025 Var. % Fatturato Italia

+ 0,3

Fatturato Estero

+ 2,5

Ordini Italia

+ 0,6

Ordini Estero

+ 1,7

Prezzi di vendita

+ 0,9

Costo del lavoro

+ 1,4

Occupati in organico

+ 0,5

FONTE: ELABORAZIONE CENTRO STUDI CONFINDUSTRIA GENOVA

10 5

-1,2

-5

-15 -20 1 2 1 2 1 2 1 2 1 2 1 2 1 2 1 2019 2019 2020 2020 2021 2021 2022 2022 2023 2023 2024 2024 2025 2025 2026

semestri FONTE: ELABORAZIONE CENTRO STUDI CONFINDUSTRIA GENOVA

Questo diverso comportamento tra manifattura e servizi si può semplicisticamente riflettere nella diversa dinamica di attività, verso clienti italiani e verso l’estero. La domanda nazionale è stata nel complesso più debole, mentre quella dall’estero pimpante, premiando maggiormente l’industria rispetto al resto. Nella manifattura, continua a far registrare risultati positivi la cantieristica navale (e l’indotto dell’impiantistica ne beneficia), ma in questi sei mesi il settore che più ha trascinato l’economia del territorio è stata la metalmeccanica. Produzione in crescita anche nell’industria alimentare e nell’automazione, elettronica e information technology. Più in chiaro-scuro i risultati di chimica-plastica. Progressi tra le aziende del tessile-abbigliamento.

FATTURATO VERSO CLIENTI STRANIERI (var. % tendenziali) 10 8 6 4

2,5 0,7

0

8 Genova Impresa - Luglio / Agosto 2026

-1

-10

2

Nel semestre le imprese manifatturiere hanno ottenuto risultati positivi, mentre quelle dei servizi hanno vissuto performance più contrastate: in moderato aumento o addirittura in calo. Ciò può essere in parte dovuto alla difficoltà per le aziende di servizio di separare temporalmente offerta e domanda, mentre nell’industria, utilizzando sapientemente strategie di magazzino, è possibile prevedere o ripararsi dall’aumento (temuto o reale) dei costi degli input. Sui servizi, invece, la necessaria contemporaneità di domanda e offerta lascia più vulnerabili al manifestarsi degli shock. Nel complesso, comunque, i primi sei mesi del 2026 si sono

0,9 1,7 0,3

0,6

0,5

0

0,6 -0,6

-2 -4

0,6 -1,9

-0,2

-6 -8 1 2 1 2 1 2 1 2 1 2 1 2 1 2 1 2019 2019 2020 2020 2021 2021 2022 2022 2023 2023 2024 2024 2025 2025 2026

semestri FONTE: ELABORAZIONE CENTRO STUDI CONFINDUSTRIA GENOVA

Tra le imprese dei servizi l’attività è più debole e i risultati molto diversi a seconda del settore. La sanità privata con-


tinua a crescere in termini di fatturato, anche se a un ritmo minore rispetto a quello degli ultimi semestri. Le prestazioni erogate sono state indicate inoltre in leggera flessione. Modesto aumento, che nasconde dinamiche non univoche, per le aziende del comparto trasporti, logistica e distribuzione di energia. Terminal operators a parte - che evidenziano comunque una crescita del giro d’affari - le aziende hanno vissuto un semestre non esaltante e hanno chiuso questi primi sei mesi dell’anno con aumenti molto modesti o lievi cali. Segni negativi sono stati consuntivati dalle aziende del terziario, delle assicurazioni e del turismo. In quest’ultimo caso, la guerra in Medio Oriente non ha inciso più di tanto sui numeri di arrivi e presenze, dal momento che il mercato asiatico ha un peso limitato, così come quello australiano. Infatti, il fatturato da turisti stranieri è rimasto sostanzialmente stabile, con una molto modesta riduzione (minor business con UK e USA), mentre a calare è stato quello generato verso clienti italiani. Dal lato occupazionale, nel complesso le aziende hanno incrementato i loro organici dello 0,5%, una percentuale in linea con quelle che si sono succedute dal 2024 in avanti, smaltito il boom post-Covid e con l’eccezione del risultato del secondo semestre 2025, quando la maggior occupazione si era tradotta in un +1,6%.

RACCOLTA ORDINI (in valore, var. % tendenziali) 10 8 6 4

1,9

2 0

2,0

1,7 0,1

1,7 0,6

2 2025

1 2026

-0,5 -0,7

-2 -4 1 2021

2 2021

1 2022

2 2022

1 2023

2 2023

1 2024

2 2024

1 2025

semestri FONTE: ELABORAZIONE CENTRO STUDI CONFINDUSTRIA GENOVA

OCCUPAZIONE (var. % tendenziali) 2

1,6

1,3

1,5

0,9

1

0,5

0,5 0

0,2

0,5

0,5

-0,5 -1 -1,5 -2 1 2 1 2 1 2 1 2 1 2 1 2 1 2 1 2019 2019 2020 2020 2021 2021 2022 2022 2023 2023 2024 2024 2025 2025 2026

semestri FONTE: ELABORAZIONE CENTRO STUDI CONFINDUSTRIA GENOVA

In quel semestre non a caso era ricominciata la crescita della produzione industriale dopo il rallentamento dei periodi precedenti. Dalle statistiche della banca-dati Excelsior di Unioncamere-Ministero del Lavoro riferite al territorio della Città Metropolitana di Genova la percentuale di difficoltà di reperimento del personale è intorno al 49,8%, ovvero quasi la metà delle posizioni aperte dalle aziende fatica a essere chiusa a causa della mancanza di candidati o per l’inadeguatezza delle competenze degli stessi.

I SETTORI DI ATTIVITÀ L’Industria manifatturiera Secondo aumento semestrale per la produzione manifatturiera delle aziende genovesi. A trainare è stato soprattutto il mercato estero, il cui giro d’affari ha fatto registrare un buon incremento, concentrato in particolare nel settore della cantieristica navale e tra le grandi aziende metalmeccaniche. Il positivo andamento del semestre è caratterizzato anche da un aumento delle commesse contrattualizzate, sia da clienti nazionali, che esteri. Tra i settori - oltre a quelli citati - bene anche l’industria alimentare, e i settori automazione, elettronica, information technology, mentre risultati più contrastanti hanno fatto registrare le aziende della chimica. Moderati progressi nel tessile-abbigliamento. Il buon andamento complessivo del semestre è confermato dall’incremento degli organici (+0,8%). A questo e agli adeguamenti previsti dei contratti collettivi nazionali è legato l’aumento del costo del lavoro. I margini lordi in ogni caso migliorano (+3,7%). Nel primo semestre la produzione industriale è in aumento, secondo incremento tendenziale consecutivo. I settori trainanti sono rimasti quello della cantieristica navale e la metalmeccanica, con un contributo positivo anche dell’impiantistica. Risultati di rilievo anche per alimentare e automazione, elettronica e information technology. La dinamica positiva della produzione deriva soprattutto dalla performance sul mercato estero, che in termini di giro d’affari ha fatto segnare +5,4% rispetto al primo semestre 2025 e in termini di ordini +3,6% (su questa voce importante il risultato delle aziende che vendono high-tech). La domanda da clienti italiani si è rivelata più debole rispetto a quella estera, ma comunque in aumento nel semestre. Il fatturato è in aumento dello 0,9%, mentre gli ordini dall’Italia sono cresciuti dell’1,4%. Le imprese manifatturiere genovesi nel secondo semestre dell’anno vedono crescere il costo del lavoro, in parte dovuto agli adeguamenti salariali previsti negli anni di applicazione del rinnovato CCNL metalmeccanico. Tuttavia, il costo del lavoro aumenta anche grazie all’ulteriore spinta dell’occupazione: dopo il +1,5% tendenziale della seconda parte del 2025, gli organici delle aziende si ampliano dello 0,8%. A fronte di ciò i listini sono stati solo limitatamente ritoccati (+0,7%). Il prevalere di dinamiche positive legate all’attività rispetto all’incremento dei costi porta a un aumento dei margini lordi del 3,7%. Genova Impresa - Luglio / Agosto 2026 9


INDUSTRIA MANIFATTURIERA 1º semestre 2026 su 1º semestre 2025 Var. % Produzione

+ 2,1

Fatturato Italia

+ 0,9

Fatturato Estero

+ 5,4

Giacenze prodotti

+ 0,3

Ordini Italia

+ 1,4

Ordini Estero

+ 3,6

Prezzi di vendita

+ 0,7

Costo del lavoro

+ 2,4

Costo m. prime/semilavorati

+ 2,5

Occupati in organico

+ 0,8

FONTE: CENTRO STUDI CONFINDUSTRIA GENOVA

Passando al dettaglio del comparto, la cantieristica navale rimane il settore trainante nel panorama economico genovese. Nel primo semestre 2026 la produzione è cresciuta dell’1,3%, sebbene - come anche nel semestre precedente - vi siano alcune aziende che denunciano un calo dei livelli produttivi. Il risultato complessivo rimane però improntato alla crescita. Il progresso della produzione è spinto da maggiori vendite sia in Italia che all’estero. Il fatturato generato verso clienti italiani è cresciuto del 2,7%, mentre il giro d’affari verso l’estero dell’8,4%, spinto anche dalle commesse raccolte nel 2025. Più debole l’andamento degli ordini contrattualizzati: rispetto al primo semestre 2025, in valore, le commesse dall’Italia sono aumentate dello 0,4% e quelle dall’estero hanno raggiunto una percentuale di incremento dell’1,6%. I prezzi di vendita hanno avuto un leggero ritocco al rialzo (+1,1%), a fronte della crescita del costo del lavoro (+4,9%) e dei costi di materie prime e semi-lavorati (+8%). Gli occupati in organico crescono per il terzo semestre consecutivo: rispetto alla prima metà del 2025, i dipendenti del settore fanno registrare +4,1%, percentuale analoga alla scorsa rilevazione congiunturale. I margini lordi di profitto riprendono a crescere sfiorando il +8%. Produzione in aumento anche tra le aziende dell’elettronica e Information Technology (+2,2%). La performance sul mercato interno e quello estero ricomincia a muoversi in maniera univoca. Il fatturato verso clienti italiani è in miglioramento e in crescita del 2,6%, con la raccolta ordini dall’Italia in contestuale aumento del 2%. Riprende a crescere anche il mercato estero, negli ultimi due semestri in calo: +2,3% il fatturato generato verso clienti stranieri e +1,9% le commesse. I costi per le aziende continuano a salire anche in questo semestre: +2,3% il costo del lavoro (solo in parte dettato dall’aumento degli organici) e +1,8% quello relativo ai semiprodotti e a materie prime. Nonostante questo, le

10 Genova Impresa - Luglio / Agosto 2026

aziende hanno tenuto i listini di vendita (quasi) bloccati: +0,4%. Eppure, il già citato aumento del giro d’affari con l’estero porta a un incremento dei margini pari a +1,9%. L’industria alimentare fa registrare indicazioni molto positive: aumenta la produzione (+4%) grazie sia all’aumentato giro d’affari nazionale - in espansione del 3,7% - e sia per l’aumento delle giacenze di magazzino (+5%); contenuta la dinamica del fatturato verso clienti stranieri: +0,2%. Andamento analogo per la raccolta commesse: buon incremento per quella interna (+3,3%), più modesta quella dall’estero (+0,7%). Nel semestre sono indicati in aumento i costi delle materie prime (+3,7%), subito compensate da un rialzo dei prezzi di vendita (+4,1%). Calano gli occupati (-3%) e in misura minore il costo del lavoro (-0,5%). Fatturato in aumento, costi compensati dai rialzi di prezzo e minori oneri per il personale portano a un rafforzamento dei margini lordi delle imprese. Nell’impiantistica e nella metalmeccanica le aziende segnano un ulteriore rialzo della produzione, il secondo consecutivo dopo quello del secondo semestre dell’anno. Da gennaio a giugno, infatti, la produzione è cresciuta del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo sia per il forte aumento del giro d’affari registrato con l’estero, sia per una parziale ricostituzione di scorte di magazzino, che nel corso del semestre sono state utilizzate. Verso l’estero il fatturato ha fatto segnare importanti progressi: dopo il +5,1% tendenziale del secondo semestre 2025, i primi sei mesi del 2026 si chiudono con un +7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’incremento è stato in parte compensato in negativo dalla minor domanda interna, che in giro d’affari ha fatto segnare -1,6%. Sul fronte delle commesse si è registrata invece più univocità. Gli ordini conclusi nel semestre con clienti italiani hanno ripreso a crescere (+2%), mentre dall’estero l’incremento è stato rilevante: +7,2%. È bene tuttavia precisare che la dimensione degli aumenti descritti è dettata soprattutto dalle performance particolarmente positive delle grandi aziende del settore. Al netto di queste i rialzi in termini di fatturato e ordini esteri delle PMI sono stati più contenuti. I margini delle imprese sono in aumento (+2,2%), ma non ci sono stati particolari riflessi sull’occupazione (+0,2%). I prezzi di vendita sono risultati poco mossi (+0,4%) a fronte di limitati aumenti dei costi per le imprese. Contrastanti i risultati delle imprese operanti nel settore della chimica. Nel complesso la produzione scende dello 0,5%, nonostante andamenti molto diversificati tra aziende e sottosettori. Il mercato interno non registra variazioni di rilievo rispetto alla prima parte del 2025: il fatturato verso clienti italiani è stabile, mentre gli ordini sono in flessione (-0,3%). Meglio le commesse dall’estero (+0,7%), ma anche sull’estero il fatturato generato è in linea con i livelli della prima parte del 2025. Le giacenze di magazzino segnano una riduzione del 2%, a conferma che i cali della produzione non hanno influito sui livelli delle vendite. I prezzi in aumento (+4%) riflettono gli aumenti di costo del lavoro (+3%) e costo di materie prime (+0,8%). Occupazione in linea con l’anno precedente e margini lordi in leggero miglioramento.


Poco mosso l’andamento del settore tessile: produzione in aumento dello 0,2% e incremento del giro d’affari (+1,1%) sul mercato interno (con ordini, però, in flessione: -0,2%). Debole il mercato estero in termini di fatturato (-0,1%), ma commesse in aumento (+2,8%).

Trasporti, Logistica, Energia L’articolato comparto dei trasporti, logistica e distribuzione di energia registra nel complesso un leggero aumento del fatturato, seppur con importanti differenze tra i settori che lo compongono. In rialzo i prezzi, spinti dai temporanei aumenti di marzo-aprile tra le aziende di distribuzione energia.

TRASPORTI, LOGISTICA, ENERGIA 1º semestre 2026 su 1º semestre 2025 Var. % Fatturato Italia

+ 0,4

Fatturato Estero

- 0,1

Prezzi di vendita

+ 2,3

Costo del lavoro

+ 0,9

Occupati in organico

+ 0,3

FONTE: ELABORAZIONE CENTRO STUDI CONFINDUSTRIA GENOVA

Prezzi di vendita in forte aumento rispetto al primo semestre 2025 tra le aziende di distribuzione di energia (+7%), dettati dai rialzi seguiti alla crisi del Golfo, poi momentaneamente rientrata. Il fatturato sull’estero è stabile, mentre cala quello interno. Cresce il costo del lavoro rispetto al primo semestre 2025, dettato dagli aumenti previsti dal rinnovo dei principali contratti applicati. Gli organici calano dello 0,8%. In questo articolato quadro di aumenti e flessioni i margini lordi non subiscono impatti negativi. Con riferimento a trasporto e logistica di merce è necessario distinguere tra terminal operators portuali e realtà dell’autotrasporto. Queste ultime hanno registrato incrementi, sebbene contenuti, sia in termini di fatturato (+0,1% dall’Italia, +0,2% sull’estero) che di occupazione (+0,1%). I margini rimangono sostanzialmente stabili se confrontati con il primo semestre 2025 (+0,1%). L’andamento piatto nasconde dinamiche diverse (ma sempre moderate) che si sono sviluppate e contrapposte nel semestre: più fiacca l’attività nei mesi centrali, a fronte di una ripresa tra maggio e giugno. Al contrario, guardando all’attività dei terminal operators, nel primo semestre riprende a crescere il fatturato generato (+3%), dopo la battuta d’arresto della seconda parte dell’anno. I prezzi sono in leggero aumento (+1,2%), così come i costi, in particolar modo il costo del lavoro (+2,7%); ciò è in gran parte spiegato dall’aumento degli organici che crescono ancora nel semestre (+1,9%). La dinamica crescente dei costi e del fatturato porta a un rialzo dei margini lordi nella misura del 2,6%.

Sempre con riferimento al traffico portuale, le statistiche ufficiali dei movimenti del Porto di Genova sono aggiornate al primo trimestre dell’anno. Nei primi tre mesi, lo scalo ha movimentato poco più di 3 milioni di tonnellate di merci, in calo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (-2,9%). Nel settore dei container il traffico è risultato in flessione, sia in termini di TEU (-4,9%), sia in termini di tonnellaggio della merce trasportata (-4,2%). Le rinfuse solide sono in forte flessione a causa della minor movimentazione dei prodotti metallurgici. Rinfuse liquide e merci varie segnano leggere flessioni (rispettivamente -1,5% e -0,8%). Per quanto riguarda il movimento passeggeri di traghetti e crociere, si è registrato un incremento nel primo trimestre dell’anno. I passeggeri delle crociere passate per il Porto di Genova sono aumentati del 40,9%, mentre quelli dei traghetti dell’1,9%. Il traffico dell’aeroporto C. Colombo di Genova si avvia a registrare il quarto aumento tendenziale semestrale consecutivo. Rispetto ai primi cinque mesi del 2025 il numero di aeromobili in movimento è cresciuto del 14,9% e i passeggeri sono aumentati dell’11,3%.

Terziario avanzato Nel complesso del semestre cala l’attività delle aziende del terziario avanzato. In alcuni settori ha inciso la maggiore incertezza sui consumi da febbraio ad aprile; da maggio i risultati di queste aziende sono invece in miglioramento. In calo congiunturale il settore assicurativo, dopo i buoni risultati degli ultimi semestri. La crescita dell’incertezza dovuta alla situazione internazionale nel complesso ha influenzato i risultati di alcuni settori del terziario avanzato più sensibili all’andamento della domanda immediata di famiglie e imprese. Da quando la situazione nel Golfo è tornata a una parvenza di stabilità (maggio) anche l’andamento delle imprese è migliorato. Questa dinamica, per certi versi opposta rispetto a quella dell’industria, è dettata dal fatto che in alcuni settori la relazione tra l’offerta e la domanda di servizi risulta particolarmente stretta, per cui la prima è influenzata dal comportamento nel breve periodo della seconda.

TERZIARIO AVANZATO 1º semestre 2026 su 1º semestre 2025 Var. % Fatturato Italia

- 1,0

Fatturato Estero

- 1,1

Ordini Italia

- 0,7

Ordini Estero

- 0,8

Occupati in organico

=

FONTE: ELABORAZIONE CENTRO STUDI CONFINDUSTRIA GENOVA

Genova Impresa - Luglio / Agosto 2026 11


Tra tutti, il settore che ha accusato il maggiore calo è quello finanziario-assicurativo (non sono inclusi gli istituti di credito). Premi e provvigioni si riducono del 3% rispetto al primo semestre 2025, così come gli occupati (-1,4%); il correlato calo del costo del lavoro permette comunque una tenuta dei margini lordi.

La Sanità Dopo semestri di crescita, cala il numero di prestazioni erogate, soprattutto di valore limitato. Ciò permette al fatturato di registrare un modesto progresso, dopo i forti incrementi precedenti. Prezzi dei listini poco mossi, così come i principali costi per le aziende. I margini segnano un ulteriore aumento. Nel primo semestre 2026 il fatturato generato dalle aziende della sanità privata è aumentato dello 0,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Rispetto alla crescita degli scorsi semestri, l’incremento è modesto e può essere spiegato da più fattori: innanzitutto, i forti aumenti degli scorsi semestri hanno permesso alle aziende di attestarsi su livelli di fatturato elevati, che - fisiologicamente - è difficile incrementare sempre in maniera progressiva. In secondo luogo, nel semestre, si è assistito a un leggero calo del numero di prestazioni erogate rispetto al primo semestre 2025. È possibile ipotizzare che il calo abbia riguardato soprattutto prestazioni di limitato valore e che ciò abbia influito in modo poco significativo sul fatturato generato. I costi per le aziende sono rimasti sostanzialmente stabili (scende leggermente quello del lavoro, sale leggermente quello riferito ai materiali utilizzati): ciò si riflette in prezzi delle prestazioni in linea con quelle del primo semestre 2025 (+0,1%). Il combinato disposto di queste dinamiche porta a un nuovo incremento dei margini, sebbene in misura più contenuta (+2%) rispetto al semestre precedente.

SANITÀ 1º semestre 2026 su 1º semestre 2025

vendita sono poco mossi, mentre l’occupazione è ancora in crescita. Nei primi tre mesi del 2026 calano le presenze nelle strutture ricettive, mentre salgono quelle negli appartamenti locati a uso turistico. Nel semestre gli operatori turistici genovesi segnalano un fatturato da clienti italiani in flessione e un giro d’affari con turisti stranieri dall’estero stabile. In attesa dei dati ufficiali (quelli dell’Osservatorio Regionale sul Turismo si fermano a marzo), dalle indicazioni delle catene alberghiere associate a Confindustria Genova emerge come il conflitto in Medio Oriente non abbia influito particolarmente su arrivi e presenze, vista la limitata quota di turisti asiatici sul totale di quelli solitamente ospitati nelle strutture. Tuttavia, sono state riscontrate lievi flessioni dal mercato UK e - ancora più limitatamente - USA. In ogni caso queste flessioni sono state compensate da altri mercati e non hanno inciso sul fatturato verso l’estero e sulle politiche tariffarie; non sono infatti previste modifiche di prezzo al ribasso per i mesi di luglio, agosto e settembre. Queste indicazioni evidenziano inoltre come il calo registrato sia di tipo congiunturale e che la prospettiva delle aziende continui a essere improntata alla crescita. Per quanto riguarda l’occupazione, nel semestre le aziende hanno aumentato i propri organici del 2%. L’aumento del costo del lavoro e la flessione sul fatturato portano a una diminuzione dei margini. Dai dati pubblicati dall’Osservatorio turistico regionale per il periodo gennaio-marzo, a Genova sono cresciute le presenze di turisti se si considerano anche gli AAUT (appartamenti ammobiliati a uso turistico), mentre nelle solo strutture ricettive le presenze sono indicate in flessione. Crescono, in entrambi i casi, gli arrivi.

TURISMO 1º semestre 2026 su 1º semestre 2025 Var. % Fatturato Italia

- 1,4

Fatturato Estero

- 0,1

Prezzi di vendita

+ 0,2

Var. %

Costo del lavoro

+ 0,5

Fatturato

+ 0,6

Occupati in organico

+ 2,0

Prestazioni (numero)

- 1,3

Prezzi di vendita

+ 0,1

Costo del lavoro

- 0,1

Le prospettive per il 2º semestre 2026

Costo dei materiali

+ 0,3

Occupati in organico

=

Le previsioni delle aziende genovesi per il secondo semestre 2026 sono improntate al dare continuità alla crescita della prima parte dell’anno. Pende su questi numeri la spada di Damocle delle rinnovate tensioni tra USA e Iran, che negli ultimi giorni sono sfociate nella ripresa dei bombardamenti sui Paesi del Golfo, in una nuova chiusura di fatto dello stretto di Hormuz e nelle minacce Houti di bloccare anche lo stretto di Bab el-Mandeb, tra Gibuti e Yemen.

FONTE: ELABORAZIONE CENTRO STUDI CONFINDUSTRIA GENOVA

Il Turismo Tra gli operatori del turismo, stabile il fatturato verso clienti stranieri, mentre cala quello verso turisti italiani. I prezzi di

12 Genova Impresa - Luglio / Agosto 2026

FONTE: ELABORAZIONE CENTRO STUDI CONFINDUSTRIA GENOVA


INDUSTRIA E SERVIZI Prospettive 2º semestre 2026 (variazioni congiunturali) Var. % Fatturato

+ 2,5

Ordini

+ 2,9

Esportazioni

+ 1,1

Occupati in organico

+ 0,5

FONTE: ELABORAZIONE CENTRO STUDI CONFINDUSTRIA GENOVA

Secondo le indicazioni del campione di imprese associate analizzato, la produzione manifatturiera nei primi sei mesi del 2026 registrerà un incremento congiunturale dell’1,8%, mentre il fatturato crescerà del 2,5%, spinto, anche in questo caso, dall’estero. Per rispondere a una domanda da fuori Italia che ci si aspetta in aumento le vendite sono previste in crescita dell’1,1%. L’occupazione continuerà a segnare moderati aumenti. Per quanto riguarda le previsioni su tutta Italia, a marzo scorso il Centro Studi di Confindustria - nel pieno del conflitto - aveva elaborato tre distinti scenari a seconda della durata della guerra, dei danni alle infrastrutture provocati e dell’ipotetico assetto post-bellico nella regione. L’evoluzione successiva, in termini di durata e danni, non ha naturalmente coinciso perfettamente con una delle tre ipotesi, ma è possibile utilizzare il primo scenario (quello, peraltro, più ottimista) come base per le previsioni per 2026 e 2027. Il tutto, anche in questo caso, nella speranza che i nuovi combattimenti cessino al più presto.●

LE PREVISIONI DEL CSC PER L’ITALIA 2025

2026

2027

Prodotto interno lordo

0,5

0,5

0,6

Consumi famiglie residenti

1,1

0,7

0,7

Investimenti fissi lordi

3,5

2,3

1,3

Esportazioni di beni e servizi

1,2

0,6

1,8

Importazioni di beni e servizi

3,6

1,7

1,4

Occupazione totale (ULA)

1,3

0,3

0,3

Occupazione totale (persone)

0,8

0,1

0,3

Retribuzione pro- capite

1,5

2,5

2,2

Prezzi al consumo

2,6

2,3

2,7

Indebitamento della PA (in % del PIL)

3,1

2,8

2,7

1

1 ULA = unità equivalenti di lavoro a tempo pieno

FONTE: ELABORAZIONI E STIME CSC SU DATI ISTAT E BANCA D’ITALIA

Genova Impresa - Luglio / Agosto 2026 13


di Leopoldo Da Passano

Le Regioni rischiano di perdere la programmazione delle risorse FESR e FSE.

Quale futuro per la politica di coesione

2028/2034?


Nel silenzio quasi totale di questa calda estate sta prendendo corpo una delle riforme più importanti per il nostro sistema produttivo: la riforma della politica di coesione nel nuovo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2028/2034. Lo scorso 16 luglio la Commissione Europea ha presentato la propria proposta sul prossimo QFP, il principale strumento di pianificazione della UE che definisce i limiti massimi di spesa per le principali categorie di intervento UE per il settennato 2028/2034. Si è avviato un lungo negoziato che coinvolge il Consiglio Europeo e il Parlamento Europeo, destinato a concludersi nel 2027. Il Regolamento sul QFP introduce un nuovo “Fondo europeo per la coesione economica, sociale e territoriale, l’agricoltura e lo sviluppo rurale, la pesca, gli affari marittimi, la prosperità e la sicurezza” che intende razionalizzare la definizione di obiettivi, priorità e organizzazione di tutti i fondi a gestione concorrente gestiti da Commissione UE, Stati membri e Regioni. Per la prima volta, Fondi Strutturali e di Investimento Europei (SIE), Politica Agricola Comune (la cosiddetta PAC) e la Politica di Pesca sono ricondotti a un unico quadro regolatorio. Ogni Stato membro, di concerto con le Regioni e con il partenariato economico e sociale, dovrà predisporre un Piano Nazionale da presentare alla Commissione UE nel quale definire la propria agenda di riforme e investimenti con riferimento a tutte le priorità tematiche oggetto del fondo e a tutto il territorio nazionale. La principale novità di questa impostazione riguarda l’accorpamento della politica di coesione con altre politiche a gestione concorrente, prima su tutte la politica agricola comune: significa più discrezionalità per gli Stati membri nella ripartizione e nell’utilizzo delle risorse con conseguente ruolo più marginale delle Regioni che perderebbero di fatto il dialogo e il rapporto diretto con la Commissione UE. Si tratta di un cambiamento significativo nell’architettura tradizionale della politica di coesione e della PAC, che per la prima volta condividono i due pilastri fondamentali: risorse e governance. Le risorse per l’Italia (negoziato in corso) ammontano a circa 78,7 miliardi di euro, sostanzialmente in linea con il settennato precedente, ma se si tiene conto dell’inflazione di fatto un 14% in meno. Il punto ora è capire qual è l’interesse delle imprese visto il cambio a 360 gradi di risorse e governance rispetto ai precedenti Quadri Finanziari Pluriennali e, da ultimo, a quello 2021/2027, che per la Regione Liguria hanno valso solo per Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) e Fondo Sociale Europeo (FSE) oltre un miliardo di euro di risorse da programmare e da gestire. L’obiettivo della razionalizzazione delle risorse in linea di principio è condivisibile, tuttavia la proposta della Commissione UE non prevede indicazioni vincolanti sulla distribuzione delle risorse tra i diversi capitoli del fondo, rimettendo la decisione alla discrezionalità

degli Stati membri. A nostro giudizio, in assenza di una chiara separazione tra le risorse dedicate alle diverse politiche, esiste il rischio concreto che strumenti con finalità e logiche differenti vengano messi in competizione all’interno dello stesso contenitore. Quindi, per Confindustria diventa essenziale prevedere risorse chiaramente dedicate alla politica di coesione così da garantire continuità agli interventi di sviluppo regionale. Inoltre non ci saranno più i singoli programmi regionali come nell’attuale ciclo 2021/2027 e la gestione delle risorse potrebbe ricadere sulle autorità regionali ma senza vincoli. Questo approccio ridimensiona fortemente il ruolo delle Regioni nell’attuazione della politica di coesione, aumentando le competenze a livello centrale e incidendo sul principio della governance multilivello. Anche qui esistono rischi e possibili criticità per la declinazione delle risorse sulle reali esigenze dei territori. Confindustria ritiene che se da un lato occorre immaginare dei correttivi rispetto all’attuale programmazione, per introdurre strumenti più efficienti di definizione delle priorità di investimento è fondamentale, però, che la politica di coesione resti una politica dei territori. Tale strategia più centralista adottata dalla Commissione UE è ancora più inspiegabile se si pensa che le regioni del Nord Italia (e tra queste la Regione Liguria) hanno saputo gestire con efficienza le risorse loro affidate raggiugendo tutti gli obiettivi di spesa prefissati (impegni e pagamenti) dalla Commissione UE, come attesta anche l’ultimo monitoraggio di attuazione dei programmi regionali delle regioni più sviluppate del 24 giugno 2026, a cura di Coesione Italia. In questo nuovo quadro anche il partenariato rischia di essere marginalizzato con il pericolo di non poter incidere rappresentando le esigenze delle imprese a livello regionale. A maggior ragione se si tiene conto che, in questi anni, il dialogo tra Regione Liguria e Confindustria Liguria su questi temi è sempre stato improntato alla massima trasparenza, quindi in grado di ben rappresentare le proposte in linea con lo sviluppo delle imprese. Nella consapevolezza che tali proposte, declinate così come formulate dalla Commissione UE, non sarebbero nell’interesse delle imprese e dei territori, Confindustria Liguria, Confindustria Piemonte, Confindustria Lombardia e Confindustria Valle d’Aosta, con il supporto di Confindustria nazionale, hanno organizzato a Milano, lo scorso mese di giugno, un incontro con i parlamentari europei della circoscrizione del Nord Ovest per sensibilizzarli su questi temi e, in particolare, sul concreto rischio che il ruolo delle Regioni nella politica di coesione 2028/2034 venga drasticamente ridimensionato a favore del governo centrale. Confindustria continuerà a seguire il dossier fondi di coesione 2028/2034 (anche utilizzando la propria delegazione a Bruxelles) segnalando possibili correttivi.● Leopoldo Da Passano è Direttore Generale di Confindustria Liguria

Genova Impresa - Luglio / Agosto 2026 15


di Piera Ponta

L’impegno del nuovo Rettore per rafforzare il ruolo dell’ateneo genovese sul territorio e a livello internazionale.

UniGe 2026-2032 “Dobbiamo costruire, insieme alle istituzioni e ai partner del territorio, un sistema di servizi che renda più facile vivere e studiare a Genova” “UniGe può diventare interlocutore di riferimento per il mondo produttivo” “Il Centro Nazionale di Medicina Computazionale e Tecnologica è un progetto strategico per il futuro della ricerca ligure”

Antonio Uccelli Il 1º novembre, in coincidenza con l’inizio del prossimo anno accademico, Antonio Uccelli assumerà formalmente la guida dell’Università di Genova, succedendo a Federico Delfino. Uccelli, neuroscienziato, professore ordinario di Neurologia ed ex direttore scientifico dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino, è stato eletto rettore il 3 luglio scorso e resterà in carica per il sessennio 2026-2032. In attesa di conoscere nomi e deleghe dei prorettori che comporranno la sua squadra di governo, al prof. Uccelli abbiamo chiesto di approfondire alcuni dei passaggi del suo programma di mandato che riguardano non solo il futuro dell’Ateneo, ma anche l’impatto che il nuovo corso potrà avere sulla città e sulle imprese. Tra gli obiettivi che si è prefissato come prossimo Rettore c‘è quello di aumentare l‘attrattività dei corsi di studio e di ridurre l‘abbandono universitario, oltre a rafforzare i


corsi in lingua inglese e la mobilità Erasmus. Genova compete con atenei più grandi e con città percepite come più “internazionali”. Quali strumenti concreti pensa possano davvero far pendere la bilancia a favore di UniGe nella scelta di uno studente straniero, al di là della revisione dell‘offerta formativa? La qualità dei corsi è fondamentale e da questo punto di vista certamente m’impegnerò per rendere l’offerta formativa adeguata alle grandi sfide internazionali cercando di identificare ambiti che possano risultare di particolare interesse per giovani anche sulla base della provenienza geografica, faccio un esempio, il tema del mare e della “blue economy”, per i giovani provenienti dalle aree del Mediterraneo; tuttavia, una studentessa o uno studente internazionale sceglie anche un‘università capace di accoglierlo. Per questo voglio rafforzare il Welcome Office, semplificare le procedure amministrative e offrire un tutorato dedicato fin dall‘arrivo a Genova. Un altro elemento decisivo è la disponibilità di alloggi e servizi: dobbiamo costruire, insieme alle istituzioni e ai partner del territorio, un sistema di servizi che renda più semplice vivere e studiare in città. Punteremo inoltre sull’internazionalizzazione dell’offerta formativa, aumentando i corsi in lingua inglese, i titoli congiunti e la mobilità internazionale, ma anche sulla promozione di Genova e della Liguria come destinazione universitaria. UniGe unisce una ricerca di qualità a una dimensione che favorisce il rapporto diretto tra docenti e comunità studentesca. Dobbiamo raccontare meglio questi punti di forza e trasformarli in un fattore distintivo rispetto ad altri atenei. Riguardo ai rapporti dell‘Ateneo con il mondo delle imprese, lei parla di “corporate partnership”: può spiegarci in dettaglio a cosa si riferisce e quali i vantaggi, per Ateneo e imprese, di tali alleanze? Per corporate partnership intendo rapporti strategici e continuativi tra Università e imprese, non collaborazioni occasionali. L‘obiettivo è costruire progetti condivisi che possano riguardare ricerca, laboratori, dottorati, formazione continua, borse di studio e sviluppo di nuove competenze. Per l’Ateneo significa rafforzare la capacità di trasferire innovazione, intercettare i bisogni del sistema produttivo e offrire alle studentesse e agli studenti opportunità formative sempre più vicine al mondo del lavoro. Per le imprese significa poter contare su competenze scientifiche di alto livello, accedere a giovani talenti e sviluppare percorsi di innovazione insieme all’Università. Vorrei che UniGe diventasse

l’interlocutore di riferimento e riconoscibile per il mondo produttivo, capace di mettere a sistema le competenze presenti nei diversi dipartimenti e di sviluppare alleanze stabili che generino innovazione, formazione qualificata e nuove opportunità di ricerca. Nel suo programma di mandato, al capitolo dedicato al Trasferimento Tecnologico, lei propone una maggiore selezione qualitativa delle iniziative di spin-off e startup accademiche. Concretamente, quali criteri userebbe per selezionare i progetti da sostenere, e che tipo di supporto (finanziario, di incubazione, di mentorship) intende garantire affinché sopravvivano oltre la fase iniziale? Quando parlo di una maggiore selezione qualitativa degli spin-off non intendo ridurne il numero, ma concentrare risorse e competenze sui progetti con un reale potenziale di crescita. I criteri dovranno essere la qualità scientifica, la maturità della tecnologia, la capacità di rispondere a un bisogno concreto del mercato, la solidità del gruppo proponente e la capacità di generare impatto economico e sociale. Il sostegno non potrà limitarsi alla fase di avvio. Dovremo accompagnare le startup con servizi di tutela della proprietà intellettuale, mentorship, accesso a competenze manageriali e finanziarie, relazioni con incubatori, investitori e imprese. L‘obiettivo è aumentare il numero di iniziative che riescono a superare la fase iniziale e a trasformarsi in imprese solide, capaci di attrarre investimenti, creare occupazione qualificata e portare sul mercato i risultati della ricerca universitaria. Professore, dopo quasi venti anni di incertezze, oggi la realizzazione di un Polo tecnologico agli Erzelli, con al centro la Scuola Politecnica di UniGe, sta diventando realtà; sempre agli Erzelli, è prevista la creazione di un Centro Nazionale di Medicina Computazionale e Tecnologica, Progetto Bandiera del PNRR di Regione Liguria, del quale è coordinatore del Tavolo Tecnico Scientifico. Quali azioni, da Rettore, intende promuovere per valorizzare l‘importante investimento della Scuola Politecnica e per portare avanti il Progetto Bandiera? Il progetto degli Erzelli rappresenta molto più del trasferimento della Scuola Politecnica: è l‘occasione per realizzare un campus in cui ricerca, didattica, imprese e innovazione convivano in un unico ecosistema. Come Rettore lavorerò perché questo investimento sia accompagnato da servizi, collegamenti efficienti, residenze e spazi capaci di attrarre studenti, ricercatori e aziende, rendendo gli Erzelli un luogo vivo e aperto, non solo un insieme di edifici. In questo contesto si inserisce anche il Centro Nazionale di Medicina Computazionale e Tecnologica, che considero un progetto particolarmente strategico per il futuro della ricerca ligure. Dovrà diventare il punto di incontro tra Università, IIT, ospedali, imprese e istituzioni, valorizzando le competenze già presenti nella medicina, nell‘ingegneria, nell‘informatica e nell‘intelligenza artificiale e favorendo la nascita di nuovi progetti di ricerca e trasferimento tecnologico. L‘obiettivo è fare degli Erzelli un polo di riferimento internazionale, capace di attrarre talenti e investimenti e di trasformare la ricerca in innovazione, formazione di alto livello e nuove opportunità di crescita per il sistema produttivo.●


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di Matilde Orlando

Innovazione a ogni passo.

Alessandro Rizzi

Roberto Stasio


C’è un elemento che attraversa quasi tutti gli ambienti senza attirare l’attenzione: le suole delle scarpe. Da questa osservazione nasce Sanishoes, il progetto sviluppato da Trick Box per un nuovo approccio alla prevenzione della contaminazione. Lo raccontano Alessandro Rizzi e Roberto Stasio, co-fondatori della startup. Se doveste mettere in luce tre caratteristiche di Trick Box in altrettante parole, quali scegliereste? E perché? Le tre parole sono Innovazione, Concretezza e Visione. Innovazione, perché Trick Box nasce da un brevetto che introduce un approccio nuovo alla sanificazione delle suole delle scarpe, un aspetto spesso trascurato ma fondamentale nella prevenzione della contaminazione degli ambienti. Concretezza, perché ogni nostra scelta parte da un bisogno reale del mercato e si traduce in una soluzione semplice da utilizzare e facilmente integrabile nei contesti professionali. Visione, perché crediamo che salute, sicurezza e tecnologia saranno sempre più elementi distintivi della qualità degli ambienti di lavoro e di vita. Entriamo nel dettaglio: quale idea imprenditoriale è alla base di Trick Box e quali riscontri avete ottenuto fino a oggi dal mercato? L’idea di Sanishoes è nata durante il periodo della pandemia da Covid 19, quando l’attenzione verso l’igiene e la prevenzione era diventata centrale. In quel contesto ci siamo resi conto che esistevano numerose soluzioni per la sanificazione delle mani, delle superfici e dell’aria, ma nessuna affrontava in modo semplice ed efficace un possibile veicolo di contaminazione spesso trascurato: le suole delle scarpe. Da questa osservazione ci siamo posti una domanda molto concreta: perché non esiste un sistema automatico, rapido e facilmente utilizzabile per sanificare le suole prima di entrare in un ambiente? Abbiamo iniziato a studiare il problema, confrontandoci con esperti, analizzando le tecnologie disponibili e verificando che non esisteva una soluzione con le caratteristiche che immaginavamo. Da quell’intuizione è nato il progetto Sanishoes, trasformando un’esigenza reale in un prodotto innovativo. A quali esigenze o nuove opportunità la startup intende rispondere e come? Le organizzazioni sono sempre più attente alla prevenzione dei rischi biologici, alla qualità degli ambienti e alla tutela

delle persone. Trick Box vuole offrire uno strumento che contribuisca a rafforzare questi obiettivi, integrando la sanificazione delle suole nei protocolli di accesso senza rallentare le attività operative. La nostra soluzione non vuole sostituire le pratiche già esistenti, ma completarle con una tecnologia dedicata a un elemento spesso sottovalutato. L’obiettivo è contribuire a creare ambienti più sicuri, riducendo il rischio di trasferimento di contaminanti e promuovendo una cultura della prevenzione. Quale percorso personale e professionale vi ha portato qui e quali sono le altre professionalità coinvolte in Trick Box? Trick Box nasce dall’incontro tra esperienze professionali diverse ma complementari. Come founder abbiamo maturato competenze in ambiti tecnici, industriali e imprenditoriali che ci hanno insegnato a trasformare un’intuizione in un progetto concreto. Fin dall’inizio abbiamo scelto di costruire una rete di competenze multidisciplinari coinvolgendo professionisti della progettazione, dell’ingegneria, della proprietà industriale, della ricerca e dello sviluppo del prodotto. Crediamo che l’innovazione non sia mai il risultato del lavoro di una sola persona, ma della capacità di mettere insieme competenze differenti orientate verso un obiettivo comune. Guardando al futuro, quali sono le ambizioni di sviluppo e i progetti per la startup? Il nostro obiettivo è consolidare la presenza di Sanishoes nei settori dove la sicurezza igienica rappresenta un requisito strategico e, parallelamente, ampliare le applicazioni della tecnologia sviluppata. Pensiamo che la sanità (laboratori, RSA, centri medici ecc.) ma anche il turismo (navi da crociera, hotels, yacht ecc.) possano essere target primari di interesse per Sanishoes. Vogliamo rafforzare la tutela della proprietà intellettuale, sviluppare nuove soluzioni e avviare collaborazioni con partner industriali e commerciali, anche in una prospettiva internazionale. L’ambizione è far crescere Trick Box come realtà innovativa capace di portare sul mercato prodotti che uniscano semplicità d’uso, affidabilità e valore tecnologico. Una riflessione conclusiva: quali esperienze pregresse o inclinazioni personali vi sono state utili nel lavoro di startupper e, viceversa, cosa avete imparato in Trick Box che volete portarvi anche “a casa”? L’esperienza maturata negli anni ci ha insegnato il valore della curiosità, dell’ascolto e della capacità di affrontare i problemi cercando soluzioni concrete. Fare impresa significa assumersi responsabilità, prendere decisioni e non smettere mai di imparare. Con Trick Box abbiamo però scoperto qualcosa di nuovo: innovare richiede pazienza, resilienza e la disponibilità a mettere continuamente in discussione le proprie idee. Abbiamo imparato che il confronto con fornitori, partner e collaboratori è una risorsa preziosa e che un brevetto, da solo, non basta: il vero valore nasce dalla capacità di trasformare un’invenzione in una soluzione utile per il mercato. È una lezione che portiamo con noi anche nella vita quotidiana: affrontare il cambiamento con apertura, spirito di collaborazione e fiducia nelle proprie idee, senza perdere di vista il loro impatto concreto sulle persone.● Genova Impresa - Luglio / Agosto 2026 21


Europa,

demografia,

digitale

Tre questioni cruciali per il presente e il prossimo futuro.


Lo scorso 3 luglio, la relazione del presidente Fabrizio Ferrari all’Assemblea pubblica di Confindustria Genova ha aperto il confronto su tre tematiche fondamentali - Europa, demografia e digitale. Nelle pagine seguenti, i presidenti Alvise Biffi di Assolombarda e Marco Gay di Unione Industriali Torino raccolgono e commentano le questioni sollevate, anche dal punto di vista di Mitogeno (Milano-Torino-Genova e Nord Ovest), mentre Stefan Pan, Luca Paolazzi e Massimo del Checco propongono, rispettivamente, l’approfondimento di ciascuno dei tre temi toccati. La relazione del presidente Fabrizio Ferrari è scaricabile qui: https://bit.ly/long-term-life

ALVISE BIFFI Presidente Assolombarda Cinquant’anni fa Angelo Costa guidava Confindustria in un’Italia impegnata a consolidare la propria rinascita industriale. Oggi il contesto è profondamente diverso, certo, ma la responsabilità degli imprenditori resta immutata: interpretare il cambiamento e trasformarlo in opportunità di crescita. In quest’ottica, la riflessione di Fabrizio Ferrari parte da grandi questioni interconnesse - produttività, demografia, digitale ed Europa che rappresentano le sfide odierne dell’impresa. In questo scenario, la vera priorità risiede nel deciso recupero della produttività. È questa la leva fondamentale per spezzare un circolo vizioso di stagnazione di lungo periodo nel nostro Paese, caratterizzato da una crescita media annua pari a zero nell’ultimo decennio, contro lo 0,7% della media dell’UE e l’1,3% degli USA. L’impresa può e deve fare la differenza in questa partita, ma occorre superare l’approccio individuale in favore della creazione di ecosistemi, piattaforme condivise e nuovi modelli di collaborazione basati sulla coopetizione. La centralità della produttività emerge con chiarezza e urgenza anche quando si analizza il quadro demografico. La contrazione della popolazione in età lavorativa rappresenta infatti una questione globale e strutturale. Di fronte a un bacino di forza lavoro in progressiva riduzione, per garantire la crescita sostenibile e la tenuta economica del Paese una via prioritaria è generare maggior valore a parità di risorse, puntando in modo strategico sulla riorganizzazione dei processi e sulla modernizzazione tecnologica. Se il digitale ha guidato la crescita degli ultimi decenni, l’IA è già lo strumento chiave per abilitare questo salto di qualità. Non si tratta di una tecnologia destinata a sostituire il lavoro umano, ma di una leva straordinaria per valorizzarlo e liberare competenze. I dati sono il petrolio dell’economia

digitale e l’IA è la raffineria che li trasforma in valore industriale. Il problema centrale resta il mismatch di competenze e la difficoltà delle organizzazioni più piccole di assorbire l’innovazione: questo gap rappresenta, oggi, un freno alla competitività del Paese. Con questa convinzione Assolombarda, insieme a Confindustria Genova, promuove forgIA, un ecosistema nato per accelerare l’adozione dell’IA soprattutto attraverso dati affidabili e protetti. L’obiettivo è contribuire a una crescita della produttività del 10% nelle PMI industriali del territorio, il che significherebbe generare fino a 2,4 miliardi di euro di valore aggiunto diffuso nell’area di Assolombarda. Un progetto ambizioso che continua a crescere mentre stiamo già convergendo verso la Physical AI: l’integrazione tra modelli intelligenti, robotica e automazione avanzata ridefinirà, infatti, ulteriormente il modo stesso di produrre. Ma nessuna tecnologia può esprimere il suo potenziale senza il capitale umano. Il profondo mismatch di competenze - che oggi riguarda quasi il 44% dei profili ricercati dalle imprese - ci impone di irrobustire sempre di più l’alleanza tra mondo produttivo, scuole, ITS Academy e università per trattenere e sviluppare i talenti. È proprio a partire dal rafforzamento delle competenze e delle filiere che serve, oggi, un’Europa capace di esprimere una vera politica industriale comune, orientata agli investimenti e alla sovranità tecnologica. Una solida politica industriale europea è infatti la premessa indispensabile e propedeutica per consentire alle nostre imprese di competere con successo sui mercati globali. Solo presentandoci forti di un ecosistema solido possiamo, infatti, presidiare le aree più dinamiche del pianeta, partecipando da protagonisti ai grandi flussi internazionali dell’innovazione e dell’attrazione di capitali. È l’impegno che abbiamo preso, come Assolombarda, nel corso delle recenti missioni negli Stati Uniti e in Canada, in attesa di recarci nei prossimi mesi nell’area del Mercosur e, ancora una volta, nei Paesi del Golfo. Come nel dopoguerra con Angelo Costa, la responsabilità attuale degli imprenditori è proprio questa: non subire le trasformazioni, ma guidarle. Produttività, demografia, IA, competenze e apertura internazionale sono le direttrici intrecciate su cui stiamo costruendo, giorno per giorno, il futuro dell’industria e della nostra competitività.

MARCO GAY Presidente Unione Industriali Torino La questione demografica. L’evoluzione dell’Unione Europea in termini Industriali. Il Digitale in tutte le sue declinazioni, compreso il tema della sovranità che riguarda il dato, le piattaforme cloud e l’Intelligenza Artificiale. Sono questi i tre temi che il presidente di Confindustria Genova, Fabrizio Ferrari, ci ha lasciato da sviluppare concludendo la sua relazione all’assemblea del 3 luglio. Temi che inevitabilmente si intrecciano Genova Impresa - Luglio / Agosto 2026 23


laddove siamo chiamati a immaginare l’evoluzione del nostro sistema economico, che se da un lato sarà sempre più caratterizzato da una dimensione che va ben oltre il triangolo Mitogeno, dall’altro dovrà incidere in maniera profonda per raccogliere ancora la sfida di progresso che attende questo territorio. Oggi la questione demografica è diventata cruciale e porta con sé un cambiamento profondo che sta nella capacità di un paese di guardare al futuro, di immaginare il giorno dopo e di vivere con entusiasmo i tentativi, le speranze, financo i fallimenti. Un paese che invecchia è un paese che farà fatica a immaginare il domani. Anche per questo, quando a Torino riconosciamo con orgoglio essere una città di giovani, con oltre 120.000 studenti universitari, due università eccellenti, la nostra riflessione va subito al futuro. I nostri talenti, le nostre intelligenze migliori non vanno trattenute per una forma di campanilismo italiano. Alle nostre intelligenze dobbiamo far venire voglia di restare o di tornare perché è a loro che affidiamo il compito di progettare l’Italia che verrà. Un’Italia che noi immaginiamo solo europea, perché è nella cornice europea che realizziamo la nostra identità. La nostra storia ma soprattutto il nostro sistema di valori, principi e diritti è fondante della democrazia liberale europea. È in questo territorio che condividiamo l’idea di un’economia di mercato, dove la libera impresa può creare valore per i cittadini, per i lavoratori. L’Europa che per essere tale deve essere mercato unico e deve condividere non solo un’agenda economica ma soprattutto un’agenda politica che serve a definire l’agenda economica. Scegliere di essere un territorio di innovazione, di inclusione e di opportunità, ma soprattutto di ampliare i diritti a giovani e donne, salvaguardando in primis quelli esistenti, vuol dire attrarre talenti, prepararsi alle sfide che la tecnologia ci sta ponendo e affrontare le trasformazioni economiche che impattano direttamente sul nostro welfare, sulla capacità di assicurare servizi pubblici ai cittadini e l’equilibrio dei conti pubblici. In altri termini, la nostra sicurezza politica ed economica, energetica e digitale, si può esercitare non solo con la protezione ma soprattutto con gli investimenti e con una visione politica che ne sia ispiratrice. Le guerre cibernetiche e la crescente dipendenza digitale possono diventare una minaccia sempre più concreta se non sapremo trovare una via europea e italiana in grado di rafforzare la nostra base industriale digitale, considerando come centrali le competenze delle persone, le infrastrutture digitali e l’enorme patrimonio di dati che le nostre imprese producono siano esse manifattura che servizi, a partire dalle PMI. Non si tratta solo di saper scrivere una riga di codice, oggi la nostra ricchezza passa da lì, la nostra sicurezza passa da lì: dati, connessioni, capacità di calcolo e cybersicurezza sono alla base di un sistema economico efficiente. La nostra ricchezza e la nostra competitività dipendono dal modo e soprattutto dal tempo che impiegheremo per adottare e declinare l’intelligenza artificiale nelle nostre aziende. I prodotti e i processi industriali devono essere ripensati per essere più innovativi, più vicini al cliente, anticipatori dei bisogni, integrati lungo le filiere e infine posizionati all’interno delle catene del valore. Dai robot ai cobot e agli umanoidi si aprono prospettive trasformative enormi per le nostre imprese,

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che già sono leader a livello europeo, ma servirà investire per restare competitivi, purché concreti e con lo sguardo lungo come sanno fare i nostri imprenditori. Tutta questa innovazione sarà possibile solo se sapremo creare una filiera dell’innovazione integrata e integrale, che parta dalle università e arrivi dal mercato. Il triangolo Mitogeno, con queste premesse, può diventare la piattaforma logistica e produttiva più potente del Sud Europa. Tre città - Milano, Torino, Genova -, tre sistemi industriali, tre vocazioni che si completano. Un cuore pulsante di innovazione e sviluppo, che guardi oltre le crisi vocazionali attuali senza timori. Mitogeno è la metropoli lineare del Nord Italia: un sistema integrato capace di competere ad armi pari con i grandi distretti industriali, logistici e produttivi globali. E allora sì, invertiremo quella china che sembra inevitabile, dalla demografia alla deindustrializzazione, che non contempli mai l’abbandono dei settori economici tradizionali come la siderurgia o l’automotive. Territori, persone e competenze compongono il triangolo attorno a cui Milano, Torino e Genova stanno costruendo il futuro che vogliono. E in questa direzione vanno gli accordi tra le regioni del Nord, così come l’ipotesi delle Aree di accelerazione industriale per portare al Nord quella stessa leva di semplificazione che le ZES hanno rappresentato per il Mezzogiorno. Noi siamo disponibili sin da subito a un confronto con le istituzioni, le altre associazioni datoriali e i sindacati, certi che dall’ascolto e dal dialogo tra le parti si possano individuare proposte e indicazioni utili per essere come Mitogeno il riferimento per l’attuazione italiana dell’Industrial Accelerator Act.

EUROPA STEFAN PAN Vice Presidente Confindustria per l’Unione europea e il Rapporto con le Confindustrie europee Usando una metafora calcistica, potremmo dire che l’attuale legislatura europea si trova verso la fine del primo tempo, poco prima dell’intervallo. L’inizio del 2027, infatti, coincide con la metà del secondo mandato di Ursula von der Leyen, quando a livello informale si fa una prima valutazione su quanto realizzato finora, e i prossimi mesi saranno cruciali nell’influenzarne gli esiti. Le aspettative dell’industria erano e rimangono alte: dopo il Green Deal dei cinque anni precedenti, la cui impostazione troppo spesso ideologica è stata oggetto di critiche da parte delle imprese, la parola d’ordine del nuovo corso è diventata “competitività”, con i report redatti dai due ex presidenti del Consiglio italiani, quello sul rilancio economico dell’Unione di Mario Draghi e quello sul futuro del mercato unico di Enrico Letta, usati come base per i mandati dei commissari. Sullo sfondo, ma a influenzare forte-


Gli esiti di queste negoziazioni ci diranno come giocare il secondo tempo, tornando alla metafora iniziale: se per chiudere la partita o recuperare lo svantaggio. In entrambi i casi, Confindustria rimane impegnata a far sentire a tutti i livelli l’urgenza del momento che vivono le imprese. In palio non ci sono coppe, ma il futuro industriale al quale è legato il benessere e la prosperità di milioni di europei.

DEMOGRAFIA LUCA PAOLAZZI Economista indipendente e Consulente Ceresio Investors La glaciazione demografica è ormai estesa a 35 Paesi nel Mondo, là dove la natalità è inferiore a quanto necessario per mantenere invariato il numero di abitanti. E si allargherà al Mondo intero. Questione solo di tempo. Già oggi i neonati non sono abbastanza per evitare la discesa della popolazione globale. La quale aumenta perché si stanno ancora infoltendo le coorti di donne in età fertile, grazie all’ingresso in tale età delle nate 15 anni fa (anche 25-30, considerando l’innalzamento dell’età al primo parto), e nel contempo le morti sono frenate dall’allungamento della vita, che proseguirà con la rivoluzione dei biofarmaci. Comunque, intorno al 2080 la Terra inizierà a essere meno affollata. Probabilmente prima anziché dopo.

Popolazione in glaciazione (Mondo, milioni per nati e morti e livello per TFR*) 160

6,00 5,50 5,00 4,50 4,00 3,50 3,00 2,50 2,00 1,50 1,00 0,50 0,00

140 120 100 80 60 40 1950 1958 1966 1974 1982 1990 1998 2006 2014 2022 2030 2038 2046 2054 2062 2070 2078 2086 2094

mente le nuove priorità europee, le tensioni geopolitiche e i cambi di traiettoria che il mondo sembra aver intrapreso: la guerra in Ucraina, che ha portato alla ribalta il tema della difesa, le tensioni in Medio Oriente e il loro riverberarsi sulle questioni relative ai combustibili fossili e alla sicurezza energetica, la concorrenza cinese e la nuova postura commerciale degli Stati Uniti dettata dal presidente Donald Trump, che ha spinto gli europei a riconsiderare i rapporti atlantici sotto una nuova luce, dando meno per scontati certi assunti che per decenni sono stati alla base delle relazioni con Washington. Da questo punto di vista, le promesse di Bruxelles finora sono state mantenute, perlomeno sulla carta. La Commissione ha prodotto dodici pacchetti Omnibus per semplificare la legislazione e ridurre gli oneri burocratici, la proposta per il nuovo bilancio di lungo periodo per il 2028-2034 (il Quadro finanziario pluriennale o Qfp) ha un’impostazione più orientata alla competitività e, anche dal punto di vista ambientale, sono stati rivisti alcuni obiettivi decisamente troppo ambiziosi e distanti dalla realtà di cittadini e imprenditori, come lo stop al motore endotermico e la riforma dell’Ets, il meccanismo di tassazione delle emissioni di CO2, considerato un caposaldo inviolabile fino a soli pochi mesi fa. Sul fronte concorrenza globale, poi, l’Industrial Accelerator Act rappresenta un primo tentativo di politica industriale europea (che rimane però una competenza degli Stati membri), soprattutto prevedendo tutele per i settori critici per l’economia e la sicurezza europea. Ora, però, si vedrà se le promesse verranno rispettate. Dall’ambizione ai fatti (From ambition to delivery) è il nome delle priorità che con BusinessEurope, la Confindustria europea, abbiamo consegnato pochi mesi fa alla presidente von der Leyen, proprio per ribadire che il tempo dei proclami è finito. Da settembre alla fine dell’anno, ci aspettiamo l’adozione finale di alcuni degli Omnibus più importanti, come quello ambiente e automotive, dato che a oggi ne sono stati approvati solo quattro su dodici (anche se va detto che alcuni sono stati presentati solo negli scorsi mesi). Il dibattito sul Qfp entrerà nel vivo, con l’Europa già divisa tra i Paesi cosiddetti “frugali”, che vorrebbero assegnare meno risorse, da un lato, e gli Stati membri cosiddetti “amici della coesione”, tra cui l’Italia, che vorrebbero invece un bilancio più consistente. Tra le altre questioni su questo tema, l’introduzione della tassa Core, che andrebbe a colpire indiscriminatamente tutte le aziende con ricavi superiori ai 100 milioni, alla quale ci siamo opposti con fermezza. Anche la proposta di riforma dell’Ets ci sembra troppo debole e, in autunno, sarà importante che i colegislatori, il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione europea agiscano per dare risposte più concrete rispetto a quelle messe sul tavolo dalla Commissione. La lettera che abbiamo inviato con le associazioni industriali di Francia e Germania, Medef e Bdi, a von der Leyen prima della presentazione delle modifiche servirà come base per portare avanti le nostre richieste. Infine, sull’Industrial Accelerator Act sarà necessario trovare una convergenza sugli strumenti di protezione commerciale ed estenderli anche ad altri settori ora esclusi, come farmaceutico e digitale.

Nascite

Morti

TFR (dx)

TFR di riproduzione (dx)

* Tasso di fertilità totale = nati per donna in età feconda Fonte: elaborazione su dati ONU

Glaciazione e non inverno perché non siamo di fronte a una stagione che ciclicamente appare per poi lasciare il posto alla primavera. Non c’è nessuna primavera in vista. Genova Impresa - Luglio / Agosto 2026 25


Né è una semplice crisi o una recessione o un declino. È proprio un cambio di paradigma, le cui origini sarebbero troppo complesse da spiegare in un breve articolo e chi fosse interessato può trovarle nella Newsletter di Ceresio Investors. In Italia il saldo tra nati e morti è negativo ininterrottamente dal 2007, ma era andato in rosso già nel 1993-2005. Nel 2025 è stato -297mila. Senza l’immigrazione, i residenti nel Bel Paese sarebbero scesi di 3,3 milioni nell’ultimo terzo di secolo, anzi molto di più, perché le immigrate fanno figli e le statistiche aggregate li conteggiano nel totale dei nati. Comunque, oggi sarebbe intorno ai 53,5 milioni, anziché 58,9. La tendenza alla diminuzione si accentuerà e le previsioni ISTAT rilasciate nel 2025 indicano in 56,9 milioni nel 2040, pur scontando un continuo e consistente afflusso dall’estero di 2,8 milioni cumulativi tra il 2026 e il 2040. Possiamo ben dire che l’Italia sia un battistrada della glaciazione demografica, sia nelle manifestazioni sia nelle conseguenze. Ma prima di esaminare le une e le altre e di sottolineare una specifica debolezza italiana è opportuno ricordare che c’è un continente dove la popolazione continuerà a crescere molto rapidamente, sebbene a ritmi calanti: l’Africa. E ci sono pure alcune nazioni asiatiche che vivranno ancora per molti anni di espansione demografica, per esempio il Bangladesh. La combinazione della contemporanea esistenza di Paesi con abitanti tendenti alla contrazione e altri dove la popolazione va moltiplicandosi (fino a quattro volte entro la fine del secolo) fa sì che si creino “troppo vuoti” e “troppo pieni” che determineranno ingenti flussi migratori. Tanto più che quando parliamo di “troppo pieni” indichiamo Paesi dove la popolazione assume stazza “continentale”: nella Repubblica Democratica del Congo è proiettata a 459 milioni nel 2100, in Nigeria a 457 milioni e in Etiopia a 362 milioni. Un altro aspetto caratteristico di questa doppia velocità è che la marcia indietro riguarda i bianchi, mentre quella fortemente avanti i neri: tendenzialmente si osserverà un netto cambiamento della colorazione della pelle della popolazione mondiale, con un ritorno in ciò (ma solo in ciò) alle origini della specie homo sapiens. Veniamo alle conseguenze della glaciazione, in Italia già ben evidenti. La prima è la sparizione dei giovani: meno bambini ieri uguale meno giovani oggi e meno bambini oggi vuol dire meno giovani domani. In Italia sono scesi da 15,2 milioni nel 1994 a 10,4 nel 2025 (8,4 milioni senza immigrati). In compenso ci saranno molti più anziani e vecchi, anche ultracentenari. Questo cambia nettamente offerta e domanda del sistema economico: l’offerta, riducendo le persone in età di lavoro e diminuendo innovazione, imprenditività, produttività; la domanda, modificando preferenze e spesa dei consumatori. Altre conseguenze riguardano il calo del risparmio, la maggiore concentrazione della ricchezza (meno eredi), l’abbandono di interi territori (aree interne), il calo dei valori immobiliari fuori dai grandi centri urbani. Alcune di queste possono essere contrastate e mitigate con opportune politiche. La situazione italiana è aggravata dalla bassa attrattività per i giovani, un capitolo che merita un articolo a sé. Fatto sta che gli italiani 18-34enni cercano in altri Paesi avanzati

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migliori condizioni di lavoro e di vita e al contempo da quei Paesi non arrivano altrettanti giovani. Il rapporto è di 9 italiani che vanno contro uno che viene (addirittura 14,5 secondo le statistiche Eurostat). Qui c’è molto da lavorare a beneficio di tutti.

DIGITALE MASSIMO DAL CHECCO Presidente Anitec-Assinform Negli ultimi anni il digitale ha assunto un ruolo sempre più centrale nello sviluppo economico e industriale. Se in passato la competitività di un Paese si misurava prevalentemente sulla capacità produttiva e sulle infrastrutture a supporto della produzione e della distribuzione, oggi dipende sempre più dalla disponibilità di infrastrutture digitali, dati, capacità di calcolo, connettività e tecnologie avanzate, dalla diffusione di moderni servizi digitali nei diversi settori di attività pubblici e privati e dalle capacità di saperle utilizzare al meglio. Il digitale non è più un settore tra gli altri. È l’infrastruttura su cui si gioca la competitività del Paese e la condizione necessaria per sostenere l’innovazione, la crescita e la trasformazione dell’economia. Questa evoluzione si inserisce in uno scenario internazionale nel quale il digitale è diventato uno dei principali fattori della competizione economica. Intelligenza Artificiale, infrastrutture digitali, capacità di calcolo e gestione dei dati rappresentano leve strategiche per la competitività dei sistemi economici. In questo contesto cresce anche il valore della cybersicurezza, sempre più determinante per accompagnare lo sviluppo delle tecnologie avanzate e la resilienza dei servizi. Le evidenze contenute nel Rapporto “Il Digitale in Italia 2026” confermano come questa trasformazione sia ormai in atto anche nel nostro Paese. Nel 2025 il mercato digitale italiano ha raggiunto gli 84,4 miliardi di euro, registrando una crescita del 3,4%, superiore a quella del PIL nazionale. A trainare questa dinamica sono stati soprattutto i Servizi ICT, sostenuti dallo sviluppo del cloud computing, dal rafforzamento delle soluzioni di cybersicurezza e dalla diffusione dell’Intelligenza Artificiale, che continua a rappresentare la tecnologia con il più elevato tasso di crescita, con una spesa in aumento del 47,6% in un solo anno. Accanto a questi risultati si rafforza anche l’ecosistema ICT nazionale, che conta oltre 132 mila imprese e più di 638 mila addetti. Un sistema che contribuisce alla crescita economica e accompagna la trasformazione digitale di tutti i principali comparti produttivi, della Pubblica Amministrazione e dei servizi. In questo quadro l’Italia sta consolidando il proprio ruolo di hub europeo dei data center e del supercalcolo. Le prospettive delineate dal Rapporto confermano la solidità


di questo percorso. Nel periodo 2026-2029 il mercato digitale italiano è previsto in crescita con un tasso medio annuo del 3,6%, sostenuto principalmente dall’Intelligenza Artificiale, dalla cybersicurezza, dal cloud e dalla gestione dei dati. Si tratta di una dinamica che evidenzia come il digitale sia destinato ad assumere un peso crescente nello sviluppo economico e nella competitività del Paese, con effetti che si estendono a tutti i principali settori produttivi, alla Pubblica Amministrazione e ai servizi ai cittadini. Accanto ai risultati raggiunti, emergono alcuni elementi che richiedono attenzione. La diffusione dell’Intelligenza Artificiale, del cloud e dell’Internet of Things continua infatti a confrontarsi con limiti strutturali, soprattutto tra le imprese del digitale di minori dimensioni, dove permangono carenze di competenze specialistiche, difficoltà di accesso ai dati necessari per sviluppare applicazioni innovative e una limitata disponibilità di capitali per sostenere percorsi di crescita. Anche sul piano territoriale il divario resta ampio, con la spesa digitale ancora concentrata nel Nord Ovest e nel Centro del Paese. In questo contesto diventa sempre più necessario adottare un piano industriale dedicato, capace di accompagnare lo sviluppo dell’ecosistema digitale attraverso interventi organici e continuativi sulle infrastrutture, sulle competenze, sulla ricerca, sulla cybersicurezza e sulla crescita dimensionale delle imprese. Un approccio che riconosca il digitale non come una spesa da contenere, ma come un investimento da sostenere in modo semplice e accessibile, favorendo la collaborazione tra imprese, università, ricerca, sistema della formazione e istituzioni. Gli investimenti realizzati grazie al PNRR hanno contribuito ad accelerare la trasformazione digitale del Paese; la priorità dei prossimi anni sarà dare continuità a questo percorso, consolidando i risultati raggiunti e creando le condizioni perché la crescita del digitale diventi strutturale e accompagni lo sviluppo economico e industriale dell’Italia nel lungo periodo. Siamo convinti che il digitale rappresenti una leva strategica per la competitività e lo sviluppo del Paese. Per questo Anitec-Assinform continuerà a promuovere analisi e proposte, mettendo a disposizione delle istituzioni il punto di vista e le competenze dell’industria che rappresenta, per favorire l’attuazione di una politica industriale per il digitale capace di sostenere nel tempo la competitività del sistema produttivo nazionale.● Genova Impresa - Luglio / Agosto 2026 27


di Giuseppe Caruso e Roberto Risso

Mergers & Acquisitions Il nuovo servizio di Confindustria Genova per favorire la crescita e la continuità delle imprese.

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Accompagnare le imprese significa non solo rappresentarne gli interessi e offrire assistenza nelle attività quotidiane, ma anche creare opportunità di sviluppo, favorire la competitività e supportare gli imprenditori nelle scelte strategiche che guardano al futuro. Con questo obiettivo, Confindustria Genova, con il supporto della propria Società di servizi, Ausind Srl, mette a disposizione delle aziende associate il nuovo Sportello M&A (Mergers & Acquisitions), un servizio dedicato alle operazioni di acquisizione, cessione, aggregazione e ricerca di partner industriali o finanziari. L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che il tessuto imprenditoriale è sempre più interessato a processi di crescita per linee esterne, operazioni straordinarie e percorsi di continuità aziendale. In molti casi, tuttavia, opportunità di valore non si concretizzano per la difficoltà di individuare interlocutori affidabili o per la mancanza di un soggetto qualificato capace di favorire l’incontro tra domanda e offerta in un contesto di assoluta riservatezza. Lo Sportello M&A si propone proprio di rispondere a questa esigenza, offrendo alle imprese associate un punto di riferimento competente e qualificato per accompagnarle nelle diverse fasi di un’operazione straordinaria. Che si tratti di un imprenditore interessato a valorizzare la propria azienda attraverso una cessione, di un’impresa che intende crescere mediante acquisizioni o di una società alla ricerca di partner strategici per sviluppare nuovi progetti, il servizio rappresenta uno strumento concreto per facilitare l’incontro tra potenziali controparti. Uno degli elementi distintivi del servizio è la massima riservatezza. Le operazioni di M&A richiedono infatti elevati livelli di confidenzialità fin dalle prime fasi esplorative. Per questo motivo ogni manifestazione di interesse viene gestita con procedure che garantiscono la tutela delle informazioni sensibili e dell’identità delle imprese coinvolte. I contatti vengono avviati esclusivamente previo consenso delle parti interessate, assicurando un percorso caratterizzato dalla massima discrezione e professionalità. Per rendere il servizio ancora più efficace, Confindustria Genova ha sottoscritto una convenzione con Yon, primaria piattaforma specializzata nell’incontro tra domanda e offerta nel mercato delle operazioni societarie. Grazie a questo accordo, le imprese associate possono accedere a uno strumento professionale, già utilizzato da operatori qualificati, beneficiando di condizioni particolarmente favorevoli rispetto a quelle normalmente disponibili sul mercato. La piattaforma consente di pubblicare, in forma anonima e protetta, opportunità di acquisizione, cessione o ricerca di partner, ampliando significativamente le possibilità di individuare contro-

parti compatibili con gli obiettivi dell’impresa. L’utilizzo di una tecnologia dedicata permette inoltre di ottimizzare i tempi di ricerca, migliorare la qualità dei contatti e gestire con maggiore efficienza tutte le fasi preliminari dell’operazione. Il ruolo di Confindustria Genova, con il supporto della propria Società di servizi, è quello di accompagnare le imprese nella definizione delle esigenze, nell’impostazione del percorso e nella ricerca delle opportunità più coerenti con gli obiettivi aziendali. Non si tratta quindi di una semplice piattaforma di annunci, ma di un servizio ad alto valore aggiunto, che integra competenze specialistiche, relazioni qualificate e strumenti digitali evoluti per creare concrete occasioni di sviluppo. Le operazioni di M&A rappresentano oggi una leva strategica sempre più importante per la competitività delle imprese. In un contesto economico caratterizzato da mercati in continua evoluzione, dalla necessità di raggiungere dimensioni adeguate per competere e dalle sfide imposte dalla trasformazione dei modelli di business, la possibilità di individuare partner affidabili può fare la differenza. Crescere per linee esterne, favorire aggregazioni, valorizzare il patrimonio aziendale o attrarre nuovi investitori rappresentano percorsi sempre più frequenti e possono contribuire a rafforzare la competitività dell’intero sistema produttivo. Il servizio assume inoltre una particolare rilevanza nei casi in cui l’imprenditore si trovi ad affrontare il tema della continuità aziendale senza la possibilità di un passaggio generazionale. Sempre più spesso imprese solide, sane e competitive non dispongono di eredi interessati o disponibili a proseguire l’attività. In queste circostanze, la ricerca di un partner industriale o finanziario, oppure di un imprenditore interessato ad acquisire l’azienda, rappresenta un’opportunità concreta per preservare il valore costruito negli anni, garantire continuità all’attività, tutelare i livelli occupazionali e salvaguardare il patrimonio di competenze e relazioni sviluppato dall’impresa. Con questa iniziativa, Confindustria Genova conferma il proprio ruolo di partner strategico delle imprese, ampliando la gamma dei servizi a valore aggiunto e mettendo a disposizione strumenti innovativi per accompagnare i processi di crescita, sviluppo e continuità aziendale.●

Per ricevere informazioni o fissare un appuntamento, contattare: M&A_desk@confindustria.ge.it tel. 010 8338 214 / 549

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di Giacomo Franceschini

Il nuovo rapporto di Confindustria Genova fotografa il capitale umano nelle imprese. Pubblicata l’edizione 2026.

I numeri per le Risorse Umane


Conoscere l’evoluzione del mercato del lavoro, confrontare le proprie performance con quelle di altre imprese e disporre di dati affidabili su cui costruire le strategie di gestione del personale rappresentano oggi elementi sempre più importanti per la competitività aziendale. È da questa esigenza che nasce “I numeri per le Risorse Umane 2026”, il nuovo rapporto di Confindustria Genova, realizzato con l’obiettivo di mettere a disposizione delle imprese associate un patrimonio informativo capace di supportare decisioni sempre più consapevoli in materia di organizzazione, sviluppo delle competenze e politiche del lavoro. La pubblicazione inaugura quello che si spera essere un appuntamento annuale, dedicato alle principali dinamiche che interessano la gestione del capitale umano, offrendo alle aziende dati e statistiche attraverso cui confrontare le proprie pratiche organizzative con quelle adottate dal sistema produttivo del Nord Italia e, laddove possibile, con quelle delle altre aziende liguri. Il Rapporto affronta infatti numerosi temi strategici, tra cui occupazione, turnover, assenteismo, welfare aziendale, relazioni industriali, smart working, formazione, sviluppo organizzativo e utilizzo dell’intelligenza artificiale, fornendo una fotografia aggiornata delle trasformazioni in corso nel mondo del lavoro. L’indagine è stata realizzata tra la fine di febbraio e l’inizio di aprile 2026 attraverso un questionario rivolto alle imprese associate al Sistema Confindustria, con dati riferiti all’anno 2025. Hanno partecipato 28 Associazioni territoriali. Il campione utilizzato per il rapporto genovese comprende 2.014 imprese del Nord Italia, che occupano complessivamente oltre 370 mila lavoratori. Per quanto riguarda i dati riferiti alla Liguria, il Rapporto analizza 99 aziende, rappresentative di 8.606 dipendenti, offrendo un quadro particolarmente significativo del tessuto produttivo regionale. Pur non avendo finalità di rappresentatività statistica dell’intero sistema economico, i risultati costituiscono un importante riferimento per confrontare le diverse pratiche organizzative e le tendenze emergenti nelle imprese. Dall’analisi emerge una realtà imprenditoriale ligure che continua a investire nella valorizzazione delle persone come leva di crescita e competitività. Il 70% delle imprese del campione dichiara infatti di mettere a disposizione dei propri dipendenti strumenti di welfare aziendale, mentre oltre la metà riconosce premi di risultato collegati alle performance aziendali. Il 30% delle aziende applica inoltre accordi di contrattazione aziendale, confermando una diffusa attenzione verso modelli di relazioni industriali orientati al dialogo e alla partecipazione. In questo contesto si inserisce anche la previsione di un incremento medio delle retribuzioni del 2,5% nel 2026, indicatore della volontà delle imprese di mantenere attrattività sul mercato del lavoro e di sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori.

Il Rapporto evidenzia anche come l’organizzazione del lavoro stia vivendo una fase di progressiva evoluzione. Lo smart working, dopo la forte diffusione registrata negli anni della pandemia, si sta stabilizzando come modalità organizzativa strutturata: in Liguria è adottato dal 26% delle imprese, prevalentemente nelle attività compatibili con il lavoro da remoto. Si tratta di un dato che testimonia come le aziende abbiano progressivamente individuato un equilibrio tra esigenze produttive, flessibilità organizzativa e benessere delle persone, superando la logica emergenziale che aveva caratterizzato gli anni precedenti. Tra gli aspetti più interessanti della rilevazione emerge inoltre il crescente interesse nei confronti dell’intelligenza artificiale, destinata a incidere profondamente sui processi organizzativi e sulla gestione delle risorse umane. Quasi una impresa ligure su due (47%) dichiara infatti di aver già avviato iniziative basate sull’IA oppure di essere impegnata nella valutazione di possibili applicazioni, mentre la restante parte del campione mantiene un atteggiamento più prudente. Il dato suggerisce come il tessuto produttivo regionale stia entrando in una fase di sperimentazione, nella quale le aziende cercano di comprendere come integrare efficacemente queste tecnologie nei propri processi, mantenendo al centro competenze, organizzazione e sviluppo del capitale umano. Accanto ai dati quantitativi, il valore del Rapporto risiede soprattutto nella capacità di offrire una lettura complessiva delle trasformazioni che stanno interessando il lavoro. Le difficoltà nel reperimento di professionalità qualificate, l’evoluzione delle competenze richieste, il ricambio generazionale, l’impatto delle nuove tecnologie e la crescente attenzione al benessere organizzativo rappresentano infatti sfide comuni a un numero sempre maggiore di imprese. Disporre di indicatori omogenei consente non soltanto di misurare la propria posizione rispetto al contesto di riferimento, ma anche di individuare ambiti di miglioramento e orientare in modo più efficace le future politiche aziendali. “I numeri per le Risorse Umane” si propone quindi come uno strumento destinato a diventare un appuntamento periodico per il sistema imprenditoriale; un osservatorio capace di accompagnare le imprese nella lettura dei cambiamenti del mercato del lavoro e di fornire elementi concreti per affrontare, con maggiore consapevolezza, le sfide della competitività, dell’innovazione organizzativa e della valorizzazione delle persone, oggi più che mai riconosciute come il principale fattore di sviluppo delle imprese.● II report completo de “I numeri per le Risorse Umane” può essere consultato o scaricato online: https://bit.ly/numeri-risorse-umane

Genova Impresa - Luglio / Agosto 2026 31


di Giorgio Murruni

Aitek compie 40 anni Tecnologie e innovazione “made in Genova”.

Ogni progetto, ogni soluzione, è il risultato di un percorso fatto di esperienza, apprendimento e continua attenzione alle evoluzioni tecnologiche. È in questo equilibrio tra memoria e futuro che Aitek ha festeggiato lo scorso giugno i primi quarant’anni di attività. Un traguardo non comune, soprattutto per uno spin-off del mondo universitario senza alcuna esperienza imprenditoriale e manageriale. Aitek è innovazione, anche a partire dal nome. La scelta del brand non fu casuale, e testimonia la straordinaria lungimiranza dei fondatori: quelle due lettere iniziali AI - richiamavano esplicitamente l’Intelligenza Artificiale in un’epoca in cui parlarne fuori dai laboratori universitari era pura fantascienza. Era il 6 giugno 1986 quando a Genova nasceva una software house con una missione chiara e rivoluzionaria, quella di fare ricerca applicata per trasformare tecnologie d’avanguardia in soluzioni concrete, industriali e affidabili al servizio di problemi reali. Si trattava di un modello raro nell’Italia di allora. Architetture e strumenti digitali d’avanguardia, considerati dal mercato poco più di esperimenti accademici, erano già nel DNA dell’azienda, mentre il resto del settore informatico non ne intuiva ancora il potenziale. Furono proprio queste competenze non convenzionali ad aprire la porta a uno dei progetti più ambiziosi della storia infrastrutturale italiana. Alla fine degli anni ottanta, la società Autostrade sviluppò il progetto Telepass per automatiz-


zare l’esazione dei pedaggi su scala nazionale. Una sfida di portata internazionale che attirò colossi come IBM, Digital Equipment e Marconi. Grazie anche al contributo di Aitek, la soluzione presentata da Digital Equipment riuscì a prevalere. Un successo straordinario, accompagnato da un’enorme responsabilità: sviluppare un sistema di telepedaggio sicuro ed efficiente, capace di gestire milioni di transiti in ogni condizione operativa. Il lavoro del team di sviluppo si distribuì freneticamente tra il laboratorio di Aitek e la pista di prova allestita presso la sede di Autostrade, per testare la robustezza della soluzione direttamente sul campo. Il sistema venne introdotto sull’intera rete autostradale nazionale in occasione dei Mondiali di calcio del 1990: un battesimo sotto i riflettori del mondo intero. La svolta definitiva arrivò nel 1997, quando Aitek divenne fornitore diretto di Autostrade per l’Italia, dimostrando la capacità di gestire, da sola, la manutenzione evolutiva di una infrastruttura di importanza strategica. Oggi Aitek gestisce il software che governa oltre 3000 piste di esazione in 240 caselli autostradali su tutto il territorio nazionale. Il 1991 rappresenta per Aitek l’anno “zero” delle attività di ricerca finanziata a livello internazionale. Mentre il mondo iniziava appena a intuire le potenzialità dell’universo digitale, Aitek si lanciava in un’impresa visionaria come prime contractor del progetto GLAD-IN-ART, inaugurando la prima importante collaborazione con la comunità scientifica e lavorando insieme a partner d’eccellenza come la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e il Trinity College di Dublino. L’obiettivo era quasi fantascientifico per l’epoca, poiché puntava a creare un’interfaccia avanzata, simile a un guanto-esoscheletro, che permettesse a un operatore umano di manipolare oggetti virtuali sentendone la forza sia interna che esterna. Qualche anno dopo, la vittoria dell’European IST Prize a Helsinki consolidò l’immagine dell’azienda come PMI innovativa. Era il 1999 e il consorzio guidato da Aitek insieme al LIRA-Lab dell’Università di Genova ottenne il massimo riconoscimento nella ricerca europea grazie a Retinica, una telecamera digitale basata su sensori retinici in silicio CMOS capace di imitare l’occhio umano e adattare la risoluzione in base al campo visivo. Se Retinica ha rappresentato la punta di diamante nel campo della ricerca finanziata - un ambito che ci vede tuttora protagonisti in numerosi progetti europei e nazionali - negli stessi anni l’azienda avviava con successo la propria attività in un altro ambito strategico: la videosorveglianza.

Tutto ebbe inizio nel 1996, quando Digital Equipment Corporation incaricò Aitek di sviluppare un videoregistratore digitale per la sicurezza nelle banche. In un’epoca dominata dal VHS, Aitek anticipò il futuro realizzando la prima soluzione basata su Personal Computer e sistema operativo Windows. Quando il sistema venne presentato al responsabile della sicurezza di una grande banca italiana, l’incontro si svolse in una stanza sommersa da videocassette. Vederlo afferrare il mouse con due mani, quasi fosse un cucciolo indifeso, fece capire all’istante che per rivoluzionare il modo di gestire la sicurezza ci sarebbe voluto del tempo. Tuttavia, la strada era tracciata: quel primo progetto anticipava funzionalità che negli anni seguenti avrebbero rappresentato lo standard nel settore. Il primo decennio del nuovo millennio ha segnato la maturità industriale delle soluzioni di videosorveglianza e videoanalisi con la nascita del brand AiVu. Da allora, i nostri sistemi vengono scelti per il controllo di ferrovie, metropolitane, navi militari, porti e città, integrati all’interno di grandi progetti internazionali in Europa, Emirati Arabi, Russia, Canada, Perù, Kuwait, Egitto... Il presente si chiama Intelligenza Artificiale. Oggi realizziamo nei nostri laboratori soluzioni avanzate basate su innovativi algoritmi di IA che elaborano scenari complessi in tempo reale per proteggere la vita di chi viaggia o lavora. In parallelo, uno dei fiori all’occhiello dell’attuale offerta tecnologica di Aitek è Sesamo-Gate, la piattaforma software di gate automation che rappresenta da anni la soluzione più utilizzata in Italia per la gestione automatizzata di varchi stradali e ferroviari presso porti, interporti e centri logistici. Dal riconoscimento automatico delle targhe e dei codici dei container, fino alla complessa gestione delle merci pericolose, Sesamo-Gate assicura la completa automazione delle procedure di gate-in e gate-out garantendo, al contempo, la massima accuratezza dei dati acquisiti sul campo. I numeri testimoniano il successo di questa piattaforma: oltre 120 corsie complessivamente installate per il controllo automatico di varchi stradali e ferroviari per circa 30 tra Autorità Portuali, terminalisti e interporti. Radicata nel territorio genovese e apprezzata in Italia e all’estero come modello virtuoso di PMI innovativa, la nostra azienda festeggia questo straordinario anniversario con lo sguardo fermo sul domani. Con lo stesso spirito pionieristico del 1986, Aitek continua a guidare l’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale applicata a settori chiave come l’industria e i trasporti: il nostro viaggio nel futuro continua.●


CUTTING NEW DIRECTIONS Un incontro dedicato al cambiamento nelle imprese familiari.

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Come può un’impresa familiare cambiare senza perdere la propria identità? È attorno a questa domanda che il 9 giugno scorso, alla Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, ULLMANN ha promosso “Cutting New Directions - Tagliare per costruire”, un incontro dedicato al cambiamento nelle imprese familiari che ha riunito il CEO Enrico Ullmann, l’artista NO CURVES e Dominic Barter, tra i maggiori esperti internazionali di mediazione e giustizia riparativa, per interrogarsi su una questione decisiva per il tessuto produttivo del Paese: come si rinnova un’impresa familiare senza disperderne il patrimonio di valori e competenze? L’obiettivo era mettere in relazione prospettive diverse - impresa, arte e mediazione - per offrire una chiave di lettura nuova di una delle sfide più rilevanti del capitalismo familiare italiano. Il tema non è affatto marginale. In Italia oltre il 90% delle imprese è costituito da piccole e medie aziende e circa tre quarti sono imprese familiari. Per molte di esse il passaggio generazionale rappresenta il momento più delicato della propria storia: conservare un patrimonio di competenze senza trasformarlo in un freno all’innovazione, mantenere una cultura imprenditoriale aprendola a nuovi linguaggi e sensibilità, trovare un equilibrio fra continuità e cambiamento. Non è un caso che questo tema sia oggi al centro del dibattito economico. Il capitalismo italiano si distingue da quello di molti altri Paesi europei proprio per la presenza di un tessuto diffuso di imprese familiari, in grado di coniugare radicamento territoriale e visione di lungo periodo. È un patrimonio che oggi è chiamato a trasformare la continuità in capacità d’innovazione. In questo passaggio il ricambio generazionale non rappresenta soltanto una questione proprietaria o manageriale, ma diventa il banco di prova della sua attitudine a rinnovarsi senza smarrire la propria identità. È in questa prospettiva che l’esperienza di ULLMANN assume un interesse che supera la dimensione del singolo caso aziendale. Fondata a Genova nel 1931, l’azienda opera da sempre nella distribuzione di strumenti professionali per ferramenta ed edilizia. Una storia imprenditoriale lunga quasi un secolo che negli ultimi anni ha scelto di accompagnare il proprio sviluppo con una riflessione sul ruolo dell’impresa nella società, cercando di estendere il significato stesso del fare impresa oltre la dimensione strettamente commerciale. È questa la prospettiva che Enrico Ullmann, CEO di ULLMANN e rappresentante della terza generazione della famiglia fondatrice, ha voluto affidare all’iniziativa milanese: «Ho voluto questo evento perché portasse a compimento un lavoro durato anni: accompagnare l’azienda a un livello diverso, non esclusivamente orientato al business, ma capace, attraverso il business, di veicolare un messaggio originale e di sentirsi coinvolta nella quotidianità di tutti». Dietro queste parole si coglie un’idea dell’impresa che merita attenzione. Nel caso di ULLMANN la cultura non diventa uno strumento per raccontare il business; è piuttosto il business a trasformarsi nel luogo attraverso cui entrare in una conversazione socio-culturale più ampia sul lavoro, sulle relazioni e sul cambiamento. Non si tratta di aggiungere un racconto all’impresa, ma di riconoscere all’impresa stessa una responsabilità culturale, senza separarla dalla propria vocazione produttiva.

Perché un distributore di utensili dialoga con un artista? La risposta sta proprio negli strumenti. Nel lavoro di NO CURVES, come in quello di un artigiano o di un professionista, cutter, lame e marcatori non sono semplici mezzi tecnici: sono parte integrante del processo creativo. È questa attenzione al valore dello strumento che ha reso naturale l’incontro tra un artista noto per le sue opere realizzate esclusivamente con nastro adesivo e ULLMANN, evitando che la collaborazione si riducesse a un’operazione d’immagine. Ma è soprattutto nel modo di affrontare il ricambio generazionale che, secondo Enrico Ullmann, emerge l’originalità del suo percorso imprenditoriale. «Il taglio più coraggioso è stato portare l’azienda da una dimensione strettamente familiare, molto chiusa, a un’impresa che, pur rimanendo familiare, sapesse aprirsi al mondo. Un tagliare per aprire, più che per separare». In questa immagine del “taglio” si concentra il senso dell’intero progetto. Cambiare non significa rinnegare la propria storia, ma scegliere consapevolmente ciò che merita di essere conservato e ciò che deve essere trasformato. La continuità non coincide con la ripetizione: è la capacità di restare fedeli alla propria identità aprendosi, nello stesso tempo, a nuovi linguaggi e nuovi interlocutori. Accanto all’artista, la presenza all’evento in Ambrosiana di Dominic Barter ha introdotto nel dibattito un tema poco frequentato nel mondo dell’impresa: il conflitto - ma non come anomalia da eliminare, bensì come passaggio necessario per generare nuove relazioni e nuove forme organizzative. Una prospettiva che dialoga direttamente con l’esperienza in corso raccontata da Ullmann. Lo sintetizza efficacemente lo stesso imprenditore: «Restare nel conflitto, anche quando non è amato, senza scappare. Provare ad ascoltare il linguaggio dell’altro e a comprenderlo: è questo che permette a un’azienda di andare avanti, oltre i risultati economici e, nel nostro caso, oltre la seconda generazione». Il ricambio generazionale, in questa prospettiva, smette di essere soltanto un problema di governance o di successione e diventa un processo culturale. Le competenze manageriali rimangono indispensabili, ma non bastano se non sono accompagnate dalla capacità di costruire una cultura condivisa del cambiamento. Naturalmente non esistono modelli replicabili. L’esperienza di ULLMANN appare tuttavia significativa perché affronta un tema classico del capitalismo familiare italiano con uno sguardo diverso, spostando l’attenzione dagli aspetti organizzativi alla qualità delle relazioni e alla cultura d’impresa. Senza offrire una ricetta, suggerisce un metodo di lavoro: affrontare il cambiamento non come una frattura da gestire, ma come un processo che coinvolge insieme strategia, organizzazione e persone. È forse questo il lascito più interessante di “Cutting New Directions”. In un sistema economico nel quale la continuità delle imprese familiari rappresenta una risorsa decisiva per il Paese, il cambiamento non può essere ridotto a un problema di successione. La capacità di durare nel tempo dipende anche dal coraggio di rinnovare continuamente il significato dell’impresa, senza perdere le ragioni profonde di un’identità.● (M.M.) Genova Impresa - Luglio / Agosto 2026 35


di Giuseppe Caruso

Progetti

di crescita Superata l’emergenza del 2024, Tossini riparte da Tagliolo Monferrato.

A poco più di due anni dall’incendio che nel giugno 2024 distrusse lo storico stabilimento di Avegno, Tossini ha completato uno dei più importanti investimenti della propria storia inaugurando il nuovo polo produttivo di Tagliolo Monferrato. Un progetto che segna il rilancio dell’azienda ligure e che rappresenta molto più di un semplice trasferimento: è il punto di arrivo di un percorso costruito senza mai interrompere l’attività e mantenendo la fiducia del mercato.

La nuova sede nasce da una precisa strategia industriale. La posizione, alle porte dell’Ovadese, garantisce collegamenti logistici favorevoli, ampie possibilità di espansione e spazi adeguati per uno sviluppo destinato ad accompagnare la crescita dell’azienda nei prossimi anni. Lo stabilimento si estende su una superficie complessiva di 8.000 metri quadrati, dei quali 5.000 coperti. La prima linea produttiva è già pienamente operativa e lavora in sinergia con il sito di Savignone, consentendo di triplicare la capacità di produzione complessiva. Il progetto è stato concepito fin


dall’inizio con una prospettiva di ulteriore sviluppo: gli spazi disponibili permetteranno infatti l’installazione di una seconda linea completamente automatizzata. Ogni scelta progettuale è stata orientata a coniugare efficienza industriale e qualità artigianale. I macchinari sono stati realizzati su misura per riprodurre fedelmente le caratteristiche della focaccia Tossini, mentre cinque silos dedicati alle materie prime e ai gas alimentari, moderne celle frigorifere con oltre 520 posti pallet e una catena di produzione sviluppata interamente su un unico livello assicurano elevati standard di sicurezza alimentare e una gestione ottimale dei flussi di lavorazione. L’obiettivo non è industrializzare un prodotto tradizionale, ma utilizzare la tecnologia per garantire continuità qualitativa, sicurezza e capacità produttiva, preservando le caratteristiche che hanno reso la focaccia Tossini un riferimento della panificazione ligure. Dal nuovo impianto escono la focaccia genovese lievitata, la focaccia secca e numerose specialità da forno destinate sia alla grande distribuzione italiana sia ai mercati esteri, dove la domanda continua a crescere. L’investimento, superiore ai sette milioni di euro, è accompagnato anche da un significativo piano occupazionale. La piena operatività della prima linea prevede infatti l’inserimento di almeno quaranta nuovi addetti, coinvolti in specifici percorsi di formazione prima dell’ingresso in produzione. Un aspetto che conferma come l’azienda abbia investito non soltanto nelle tecnologie, ma anche nella crescita professionale delle proprie persone. Il nuovo stabilimento rappresenta inoltre la realizzazione del progetto immaginato dal patron Maurizio Tossini, recentemente scomparso. Durante l’inaugurazione, l’amministratore delegato Giorgia D’Ostuni aveva ricordato come il risultato fosse stato possibile grazie all’impegno condiviso di collaboratori, partner e fornitori che hanno sostenuto l’azienda nel difficile percorso seguito all’incendio del 2024. In quei mesi la continuità produttiva è stata garantita dallo stabilimento di Savignone, che ha permesso di mantenere gli impegni commerciali mentre prendeva forma il nuovo impianto. Anche Claudio Vivona, direttore operativo e CFO, aveva evidenziato come l’intero progetto fosse stato sviluppato per realizzare un prodotto artigianale attraverso processi industriali evoluti, senza alcun compromesso sulla qualità e sulla sicurezza alimentare. Un principio che sintetizza la filosofia produttiva dell’azienda: mettere l’innovazione al servizio della tradizione. I risultati di mercato confermano la validità di questa strategia. Nel primo semestre del 2026 l’azienda ha registrato una crescita del 40% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, accompagnata dall’apertura di nuovi mercati internazionali e dall’avvio di ulteriori progetti di espansione commerciale. La focaccia ligure continua così a rafforzare la propria presenza ben oltre i confini regionali, consolidando il ruolo di prodotto simbolo del Made in Italy alimentare e intercettando una domanda sempre più ampia anche all’estero. Fondata a Recco oltre un secolo fa, Tossini rappresenta oggi una delle realtà storiche della panificazione ligure. Alla produzione industriale affianca una rete di dieci punti vendita

distribuiti tra Recco, Sori, Rapallo, Chiavari e Sestri Levante, mantenendo un forte legame con il territorio e con la propria tradizione familiare. Il nuovo stabilimento di Tagliolo Monferrato costituisce quindi molto più di un investimento produttivo. È la dimostrazione di come una grave crisi possa trasformarsi in un’opportunità di innovazione e crescita, dando vita a un impianto moderno, efficiente e già dimensionato per affrontare le sfide dei prossimi anni. Per Tossini si apre così una nuova fase della propria storia: quella in cui oltre cent’anni di tradizione incontrano le tecnologie dell’industria contemporanea, mantenendo intatta l’identità che ha reso il marchio un punto di riferimento della panificazione ligure.● Genova Impresa - Luglio / Agosto 2026 37


A Genova nasce un polo integrato per accompagnare aziende e professionisti nella gestione delle tecnologie strategiche e dei controlli all’esportazione. Il Team Promotore della Dual-Use Academy ne spiega motivazioni e caratteristiche.

Dual-Use

Academy


La crescente rilevanza strategica delle tecnologie avanzate sta modificando profondamente il modo in cui le imprese sviluppano prodotti, organizzano le proprie filiere e operano sui mercati internazionali. Innovazioni nate per finalità civili possono infatti trovare applicazione anche nei settori della sicurezza, della difesa o del controllo strategico ma anche essere malversate a scopi nocivi da parti terze, a insaputa dei progettisti. Laddove vi sia un possibile o intenzionale carattere Dual-Use, l’esportazione extra UE deve essere avallata da specifica autorizzazione della sezione UAMA del Ministero Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Un’iniziativa nazionale con radici a Genova Per rispondere a questa esigenza nasce a Genova la Dual-Use Academy, iniziativa promossa dalla Camera di Commercio di Genova, dal Centro di Competenza Nazionale START 4.0, dal Centro Sicurezza, Rischio e Vulnerabilità dell’Università di Genova e da RINA. Il progetto si propone di diventare un punto di riferimento nazionale per la formazione, la valutazione tecnologica e l’accompagnamento delle imprese che sviluppano, utilizzano o esportano prodotti e conoscenze potenzialmente dual-use. L’alleanza è stata presentata il 21 luglio scorso presso la Camera di Commercio di Genova, durante l’incontro “Academy Dual-Use: uno strumento per lo sviluppo delle imprese nella tutela della società civile”. La scelta di costruire un polo integrato risponde alla necessità di mettere a sistema competenze tecniche, normative, formative e industriali, trasformando un tema complesso in un percorso operativo accessibile anche alle organizzazioni di minori dimensioni. Un rischio aziendale sempre più trasversale La disciplina europea sui prodotti DualUse, attualmente incentrata sul Regolamento UE 2021/821 e sui suoi successivi aggiornamenti, non riguarda soltanto i grandi gruppi industriali attivi nei comparti della difesa o dell’aerospazio ma interessa anche imprese che operano in settori apparentemente esclusivamente civili, come l’intelligenza artificiale, la robotica, l’elettronica, i materiali avanzati, la manifattura additiva, la sensoristica, le biotecnologie, l’energia, agricoltura e

altri settori opportunamente indicati nel quadro regolatorio. La stessa tecnologia può produrre benefici rilevanti per la società e, nello stesso tempo, essere impiegata in contesti sensibili o per finalità improprie. Sistemi di intelligenza artificiale progettati per ottimizzare diagnosi mediche e processi industriali possono essere utilizzati per attività di sorveglianza o attacchi informatici. Droni e robot destinati alle ispezioni industriali possono essere adattati ad attività militari. Tecnologie biologiche sviluppate per terapie avanzate possono presentare rischi di proliferazione. Sensori, satelliti, sistemi di comunicazione e tecnologie di stampa 3D possono assumere una rilevanza strategica molto diversa in funzione dell’utilizzatore finale, della destinazione e del contesto applicativo. Una gestione delle tecnologie Dual-Use non significa porre limiti all’innovazione, ma affronta un problema di Export Control che richiede capacità di valutare preventivamente rischi, destinatari, finanziamenti, mercati e condizioni di trasferimento. L’importanza di questa attenzione a beni e tecnologie potenzialmente Dual-Use è sentita, riconosciuta e applicata sostanzialmente in tutto il mondo, alla luce della necessità di monitorare il movimento di sistemi tecnologici di particolare sensibilità. In Europa il Reg. UE 821/2021 si appoggia alla giurisprudenza relativa al Diritto Doganale, alla Sicurezza Informatica (NIS 2), alle condizioni di embargo internazionale (vedi pacchetti sanzionatori per alcuni paesi). Simili procedure sono in essere negli Stati Uniti (disciplina del Bureau of Industry & Security), in UK, Australia, Giappone, Cina ecc. Le responsabilità (spesso di natura penale per l’esportatore) non si limitano all’esportazione di un prodotto fisico ma possono riguardare anche l’esportazione di software e tecnologie, la fornitura di assistenza tecnica, il transito, l’intermediazione, la condivisione di dati o conoscenze e, in determinate circostanze, l’accesso remoto a informazioni sensibili.

Il nodo delle piccole e medie imprese Il progetto è rivolto, in particolare, alle micro, piccole e medie imprese, che costituiscono la parte prevalente del sistema produttivo ligure e rappresentano spesso il motore dell’innovazione tecnologica. Genova Impresa - Luglio / Agosto 2026 39


Pur essendo parte attiva delle supply chain di grandi corporate, queste organizzazioni possono incontrare maggiori difficoltà nell’affrontare materie caratterizzate da una forte componente tecnica, normativa e geopolitica. Le imprese di dimensioni minori non sempre dispongono internamente di export control officers, specialisti di classificazione o strutture di compliance dedicate. Il rischio è che prodotti ad alta tecnologia vengano esportati senza una valutazione preventiva della loro possibile inclusione negli elenchi di controllo o senza un’adeguata verifica della destinazione, dell’utilizzatore finale e dell’impiego previsto. La conformità Dual-Use non può inoltre essere affrontata al momento della spedizione poiché qualora confermata è necessario richiedere al MAECI, sez. UAMA, la licenza di esportazione più adatta allo specifico prodotto/tecnologia. La valutazione dovrebbe pertanto iniziare già nella fase di progettazione e continuare lungo l’intero ciclo di vita del prodotto: ricerca e sviluppo, prototipazione, selezione dei partner, gestione dei fornitori, trasferimento di dati, assistenza tecnica, vendita e post vendita. La crescente attenzione internazionale verso le “Emerging and Disruptive Technologies” rende questo approccio ancora più importante.

Un modello fondato sull’integrazione delle competenze La principale caratteristica della Dual-Use Academy è la combinazione di competenze complementari. START 4.0 contribuisce con l’esperienza maturata nella digitalizzazione, nella cybersecurity e nel supporto all’innovazione industriale. La Camera di Commercio di Genova mette a disposizione la propria capacità di relazione con il sistema imprenditoriale e le attività sviluppate attraverso il Punto Impresa Digitale. L’Università di Genova, leader in Italia in questo settore, è stata parte dei Gruppi di Lavoro sulla sicurezza della ricerca sia del Ministero della Università e della Ricerca che della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, ed è stata ammessa a discutere gli aspetti Dual-Use del prossimo programma quadro di ricerca Europeo 2028-2036. UniGe è inoltre inserita nei circuiti europei della research security e Dual-Use e interviene con le competenze interdisciplinari del Centro Sicurezza, Rischio e Vulnerabilità, integrando gli aspetti tecnologici con quelli giuridici, organizzativi e aziendali. RINA completa il modello con le proprie capacità nel testing, nella certificazione, nell’ingegneria e nella valutazione dei rischi associati all’export, vantando con UniGe una collaborazione operativa dal 2016, in sinergia con l’allora MISE, che costruì una squadra apposita (MISE-UNIGERINA) per supportare le PMI nella loro attività di esportazione extra UE di beni e servizi. L’integrazione tra ricerca, istituzioni, sistema camerale e industria permette di superare una visione esclusivamente legale o documentale della compliance. La classificazione di una tecnologia richiede, infatti, una comprensione approfondita delle sue caratteristiche tecniche, delle prestazioni, dei componenti, del software e delle possibili applicazioni. Parallelamente, la sola conoscenza tecnica non è sufficiente senza una corretta interpretazione delle norme, delle restrizioni territoriali e delle responsabilità aziendali.

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Dalla formazione alla valutazione tecnologica Il modello operativo si articola su due direttrici principali: formazione e accompagnamento tecnico-organizzativo. La formazione sarà organizzata attraverso percorsi modulari, adattabili alle esigenze delle diverse figure aziendali. I contenuti comprenderanno il quadro normativo europeo e internazionale, il funzionamento dei controlli alle esportazioni, i criteri di classificazione dei prodotti, le responsabilità nelle catene globali del valore e le procedure interne necessarie per gestire operazioni e trasferimenti sensibili. L’obiettivo non è formare esclusivamente specialisti legali, ma diffondere una cultura aziendale condivisa. Un responsabile tecnico deve essere in grado di riconoscere le caratteristiche che possono rendere sensibile un prodotto. Un export manager deve sapere quando una destinazione o un utilizzatore richiedono ulteriori verifiche. La funzione commerciale deve comprendere che determinate informazioni non possono essere trasferite automaticamente. Il vertice aziendale deve, infine, assicurare che ruoli, responsabilità e procedure siano chiaramente definiti. Alla formazione si affiancheranno attività di test, assessment e supporto alla classificazione tecnologica. Le imprese potranno sottoporre prototipi, soluzioni innovative o processi a una valutazione preliminare, utili a comprendere se siano presenti caratteristiche rilevanti ai fini del Dual-Use e quali approfondimenti siano necessari. Workshop, laboratori specialistici e momenti di confronto con istituzioni, ricerca e industria contribuiranno, inoltre, a trasformare la compliance da adempimento isolato a processo organizzativo continuativo. Esperti di altri Enti, già partner del gruppo di lavoro genovese, specificatamente focalizzati su necessità verticali di export (embarghi, regimi doganali, golden power ecc.) affiancheranno il team posto in opera. La compliance come fattore competitivo La Dual-Use Academy parte da un presupposto aziendale preciso: una corretta gestione dei rischi tecnologici non rappresenta soltanto un costo o un vincolo, ma può diventare un elemento di competitività. Un’impresa che conosce in anticipo la classificazione dei propri prodotti può pianificare meglio le strategie commerciali, valutare i mercati accessibili e gestire con maggiore precisione tempi e autorizzazioni, oltre a presentarsi come partner robusto e consapevole. Procedure interne affidabili riducono il rischio di blocchi doganali, contestazioni, danni reputazionali o interruzioni nelle forniture. La capacità di documentare controlli, decisioni e verifiche può, inoltre, rafforzare la posizione dell’azienda nei confronti di clienti, partner industriali, investitori e autorità. La sicurezza tecnologica diventa così parte integrante della governance dell’innovazione. La Dual-Use Academy si presenta, dunque, come un’infrastruttura di competenze al servizio del territorio e del sistema produttivo nazionale. In uno scenario nel quale innovazione, geopolitica e sicurezza sono sempre più interconnesse, la capacità di scegliere consapevolmente come sviluppare, trasferire ed esportare una tecnologia definisce una componente essenziale della strategia d’impresa con ricadute importanti per la salvaguardia della società civile. Per la normativa di riferimento e dettagli delle iniziative già in corso si rinvia alla sezione dedicata al DualUse sul sito del Centro Sicurezza, Rischio e Vulnerabilità.●


INSERTO

I romanzi finalisti

CINQUE MODI PER MISURARSI CON LA REALTÀ


LE CINQUINE dei principali premi letterari sono spesso più interessanti di quanto sembrino. Non soltanto perché mettono a confronto cinque libri e cinque autori, ma perché rendono visibile, senza dichiararlo, un’idea di letteratura. Quella del Campiello 2026 non disegna una scuola né certifica una tendenza. Mostra piuttosto un romanzo italiano che continua a cercare strade diverse per misurarsi con la realtà, alternando memoria e invenzione, storia e introspezione, ironia e riscrittura del mito. Ermanno Cavazzoni, Marcello Fois, Valeria Parrella, Alcide Pierantozzi ed Elena Varvello appartengono a generazioni, poetiche e percorsi molto lontani. Eppure il loro accostamento suggerisce un’idea precisa: il romanzo continua a essere il luogo in cui la realtà viene trasformata e risemantizzata dalla scrittura, non semplicemente registrata. Colpisce, anzitutto, ciò che in questa selezione non c’è. Non esiste un libro-manifesto, né un tema dominante, né la volontà di inseguire l’attualità come valore. I cinque romanzi affrontano questioni molto diverse - la memoria, la malattia mentale, il mito, l’amicizia, la famiglia - ma lo fanno senza trasformarle in slogan narrativi. Prima dei temi,

Il più appartato e singolare del gruppo è Ermanno Cavazzoni. Storia di un’amicizia (Quodlibet, € 16,00) prende le mosse dal lungo sodalizio di Cavazzoni con Gianni Celati, compagno di avventure letterarie e intellettuali, ma non si lascia mai rinchiudere nel memoir o nel ritratto d’autore. L’amicizia diventa il punto di partenza per un continuo esercizio di osservazione del mondo, fatto di deviazioni, episodi minimi e ragionamenti che sembrano allontanarsi dalla meta per trovarne una più interessante. Da sempre, per Cavazzoni il comico non è un semplice registro stilistico, ma una forma “stravagante” di conoscenza. Basta prendere sul serio un dettaglio marginale o seguire fino alle estreme conseguenze una logica apparentemente bislacca perché il reale perda la propria ovvietà. Nei suoi libri l’ironia non serve a prendere le distanze dal mondo: al contrario, serve a penetrarlo, mostrando come l’assurdo appartenga già alla vita quotidiana. In questo senso il suo umorismo non alleggerisce il reale: lo rende meno ovvio. Per questo le sue divagazioni non interrompono mai il racconto: sono esse stesse il racconto. In un panorama editoriale che tende a chiedere al romanzo una trama riconoscibile e un conflitto sempre esibito, Storia di un’amicizia rivendica un’altra idea della narrazione. Celati è una presenza costante, ma il vero protagonista è il modo in cui due scrittori hanno imparato a guardare la realtà. Il

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in ognuno di essi viene sempre la forma che li rende raccontabili. Negli ultimi anni una parte della narrativa italiana ha cercato la propria legittimazione nell’urgenza degli argomenti affrontati. Questa cinquina sembra invece ricordare che un buon romanzo si distingue fra i tanti soprattutto per il modo in cui costruisce il proprio mondo, la propria lingua e il proprio tempo. Non è un ritorno al disimpegno: è il segno che la forma torna a essere considerata il luogo in cui la realtà acquista significato, non un semplice involucro dei temi. Cavazzoni trasforma l’amicizia in un esercizio di libertà narrativa; Fois fa della saga familiare uno strumento per leggere il Novecento; Parrella riporta il mito alla misura dell’adolescenza; Pierantozzi attraversa la malattia mentale senza cercare scorciatoie sentimentali; Varvello affida ai silenzi e alle relazioni il compito di dare forma all’esperienza. Più che una convergenza di temi, emerge una comune fiducia nella capacità del romanzo di produrre ancora conoscenza. Vediamo allora più da vicino come ciascuno dei cinque autori traduce quest’idea di romanzo.

libro procede per episodi, ricordi, deviazioni, incontri, lasciando che il pensiero si sviluppi con la stessa libertà delle conversazioni da cui spesso sembra nascere. È un procedimento che richiede la disponibilità a rinunciare all’effetto immediato, ma ricompensa il lettore con una forma di piacere oggi sempre più rara: quella dell’intelligenza narrativa. Se Cavazzoni incrina la realtà attraverso il paradosso, Marcello Fois cerca nella durata della storia la chiave per interpretarla. L’immensa distrazione (Einaudi, € 19,50) si apre con la morte di Ettore Manfredini. Nel breve tempo del trapasso, mentre il protagonista rivede la propria esistenza, il romanzo si allarga alla storia della sua famiglia e, insieme, a quella del Novecento italiano. Dalle leggi razziali agli anni del terrorismo, la vicenda dei Manfredini attraversa decenni di conflitti, fortune e colpe, mostrando come il destino dei singoli s’intrecci continuamente con quello della Storia. Quest’impianto conferma la fedeltà di Fois al grande romanzo familiare. È significativo che proprio oggi il romanzo familiare torni a offrire uno strumento per leggere la storia: non attraverso grandi spiegazioni ideologiche, ma seguendo la continuità fragile delle vite individuali. I personaggi non sono custodi di un passato idealizzato: cercano di fare i conti con l’eredità che hanno ricevuto, nel


bene e nel male. La provincia emiliana in cui si svolge la vicenda diventa così il luogo concreto da cui lo scrittore ricava una riflessione universale sulla memoria, sulla responsabilità e sulle conseguenze delle scelte individuali. Nei romanzi di Fois ognuno riceve una lingua, una famiglia, un paesaggio, perfino colpe e aspettative che non ha scelto. In questo suo ultimo romanzo Fois torna a interrogare il peso delle appartenenze e delle eredità, ma lo fa evitando qualsiasi nostalgia. Le relazioni familiari, i conflitti generazionali, il senso di responsabilità verso una comunità attraversano la vicenda senza trasformarsi in allegorie. È questa concretezza che distingue Fois da molta narrativa storica contemporanea. La memoria, nei suoi libri, non è quasi mai un rifugio. È, piuttosto, una forza che continua a modificare il presente. Valeria Parrella affronta una figura che appartiene all’immaginario occidentale: Giovanna d’Arco. La ragazzina (Feltrinelli, € 17,00) sceglie però di fermarsi prima del mito, restituendo alla santa guerriera la fragilità dell’adolescenza, quando la chiamata che cambierà il suo destino è ancora un’esperienza tutta umana, fatta di paure, dubbi e responsabilità sproporzionate rispetto all’età. La scelta di raccontare Giovanna prima della santità e prima della leggenda restituisce centralità a ciò che la tradizione spesso cancella: l’incertezza, il timore, perfino la possibilità dell’errore. Parrella non demolisce il mito della Pulzella d’Orléans, ma lo riporta alla sua origine umana. La sua Giovanna è una ragazza che deve imparare a dare un nome a ciò che sente, prima ancora che gli altri le attribuiscano un destino. È anche per questo che il romanzo parla con naturalezza al presente. Più che una riscrittura storica, è una riflessione sul rapporto fra coscienza individuale e responsabilità. È una scelta molto coerente con l’intero percorso di Parrella. Nei suoi libri le questioni civili e morali non precedono i personaggi: emergono dalle loro vite. Anche qui la riflessione sulla fede, sull’autorità, sulla libertà femminile e sul potere non assume mai la forma del romanzo a tesi. Tutto passa attraverso la concretezza della protagonista, osservata con una lingua limpida e sorvegliata, capace di tenere insieme tensione narrativa e misura. Se i primi tre finalisti mostrano tre modi molto diversi di guardare il mondo, Alcide Pierantozzi porta nella cinquina una delle esperienze più difficili da trasformare in letteratura. Lo sbilico (Einaudi, € 19,50) affronta la malattia mentale a partire da una materia apertamente autobiografica: il disturbo bipolare, i ricoveri, il rapporto con il padre, la percezione di un’identità continuamente minacciata. Sarebbe fa-

cile scivolare nella confessione o nel documento. Pierantozzi aggira entrambi questi pericoli. Il merito del libro sta soprattutto nell’evitare due semplificazioni opposte, per così dire “dietro l’angolo”: quella che trasforma la sofferenza psichica in spettacolo e quella che la riduce a caso clinico. Pierantozzi racconta invece la quotidianità della malattia, i ricoveri, i farmaci, il rapporto con la famiglia e con il lavoro, senza mai chiedere indulgenza al lettore. Da questa esperienza nasce una riflessione più ampia sull’identità. Che cosa resta di noi quando la percezione di noi stessi vacilla? Fino a che punto possiamo ancora considerarci gli stessi? Sono domande che il romanzo non risolve, ma riesce a trasformare in esperienza narrativa. Lo sbilico non chiede al lettore di condividere un’esperienza privata, ma di interrogarsi sulla fragilità come condizione universale. La malattia diventa il punto da cui osservare il corpo, le relazioni, il desiderio di normalità e il peso dello sguardo altrui. Anche la lingua contribuisce a questo risultato: vicina al parlato, ma sorvegliata nel ritmo e nella costruzione, riesce a trasformare un’esperienza individuale in una storia che riguarda chiunque abbia conosciuto da vicino la vulnerabilità psichica. L’ultima tessera della cinquina è il libro di Elena Varvello,

La vita sempre (Bollati Boringhieri, € 18,00). Il romanzo prende avvio dalla storia di Francesco e Teresa, due giovani di Alba appartenenti a mondi sociali diversi. Lui è inquieto, impulsivo e insofferente alle regole; lei, cresciuta in una famiglia povera, coltiva con ostinazione il desiderio di studiare e costruirsi un futuro. Il loro amore nasce mentre il Paese scivola verso la guerra e dovrà misurarsi con il fascismo, il fronte, la separazione e le scelte imposte dalla Storia. Varvello racconta così non soltanto una vicenda privata, ma il modo in cui gli eventi collettivi entrano nelle esistenze comuni, trasformando i sentimenti, le aspettative e perfino l’idea di futuro. Più dei fatti, Varvello osserva gli effetti che essi continuano a produrre nel tempo. Per questo i suoi personaggi sembrano vivere sempre in bilico fra ciò che ricordano e ciò che scelgono di dimenticare. La vita sempre costruisce così un racconto di lenta sedimentazione, in cui

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il significato emerge poco alla volta, senza mai essere imposto dalla voce narrante. In un tempo dominato a più livelli dalla velocità e dalla semplificazione, è anche una scelta di fiducia: nella capacità del lettore di cogliere ciò che matura lentamente. Da tempo Varvello - che non a caso è poetessa, oltre che romanziera - costruisce i propri romanzi intorno a uno spazio interiore, dove le trasformazioni decisive non coincidono quasi mai con i momenti più spettacolari. La sua scrittura procede per sottrazione, lasciando che siano i gesti, i silenzi e le sfumature dei rapporti a raccontare ciò che i personaggi non riescono a dire. È una narrativa che non cerca effetti, ma precisione; che affida alla misura della lingua la capacità di dare forma a emozioni complesse senza mai esibirle. Letti uno dopo l’altro, i romanzi selezionati dalla Giuria dei Letterati presieduta da Roberto Cicutto mostrano una caratteristica felice. Nessuno di loro cerca di imporsi attraverso

PREMIO CAMPIELLO, UN PONTE TRA IMPRESA E LETTERATURA Fra i grandi premi letterari italiani, il Campiello occupa un posto particolare. Istituito nel 1962 dagli Industriali del Veneto e oggi promosso e organizzato dalla Fondazione Il Campiello - Confindustria Veneto, nasce con l’obiettivo di sostenere la narrativa italiana contemporanea, diffondere la cultura e avvicinare un pubblico sempre più ampio alla lettura. Tra i principali artefici del Premio vi fu l’imprenditore Mario Valeri Manera, allora presidente degli Industriali veneziani e vicepresidente di Confindustria, genovese di nascita: un legame che unisce idealmente la Liguria alle origini del Campiello. Il nome fu ideato da Edilio Rusconi, giornalista, editore e componente delle prime Giurie dei Letterati. Il “campiello”, la piccola piazza veneziana tradizionalmente destinata all’incontro e allo scambio, divenne così il simbolo del dialogo fra persone, esperienze e idee che il Premio intendeva promuovere. La formula della doppia giuria rappresenta ancora oggi uno dei suoi elementi distintivi. La Giuria dei Letterati seleziona i cinque libri finalisti, mentre il vincitore viene scelto dalla Giuria dei Trecento Lettori Anonimi, composta ogni anno da persone provenienti da tutte le regioni italiane e rappresentative di differenti categorie sociali e professionali. È un principio rimasto invariato dalla prima edizione del 1963 e che ha contribuito a rendere il Campiello uno dei riconoscimenti più autorevoli e indipendenti della narrativa italiana. Accanto al Premio principale, dal 2004 viene assegnato anche il Premio Campiello Opera Prima, dedicato alle opere narrative d’esordio e nato per valorizzare le nuove voci della letteratura italiana. Nel corso della sua storia il Campiello ha premiato alcuni fra i maggiori scrittori del secondo Novecento e del nuovo secolo, contribuendo a far conoscere al grande pubblico opere destinate a entrare stabilmente nel panorama letterario nazionale.

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effetti di superficie. Non c’è la rincorsa all’attualità, né la tentazione di trasformare un argomento forte in una garanzia di valore letterario. La fiducia è riposta altrove: nella scrittura e nella capacità di lasciare che il senso emerga progressivamente. È una scelta che richiede tempo, tanto a chi scrive quanto a chi legge. Non è un caso che proprio il Campiello, nato per iniziativa degli industriali veneti, continui a distinguersi per una concezione della narrativa che privilegia la solidità dell’opera rispetto alle mode del momento. Anche questa cinquina 2026 sembra confermare quella vocazione originaria: riconoscere libri nei quali ricerca stilistica, ambizione letteraria e confronto con il presente procedono insieme, affidando infine ai trecento Lettori Anonimi il compito di indicare il vincitore. Un modello che continua a distinguere il Campiello nel panorama dei premi letterari italiani, grazie all’incontro fra qualità letteraria e libero giudizio dei lettori.

RAFFAELE BOSCAINI Presidente Confindustria Veneto

«Il Premio Campiello nasce da una visione imprenditoriale che, oltre sessant’anni fa, seppe riconoscere nella cultura una concreta forma di restituzione al Paese e alle future generazioni. Per questo ci fa particolarmente piacere che Genova Impresa gli dedichi questo approfondimento: Genova è legata alle origini del Premio attraverso Mario Valeri Manera, genovese di nascita e tra i suoi principali artefici. È un ponte ideale tra territori accomunati da una solida cultura d’impresa, dalla capacità di guardare lontano e dalla responsabilità verso le proprie comunità. Il Campiello continua così a custodire le proprie radici e, nello stesso tempo, ad aprirsi al futuro, sostenendo la lettura, i nuovi talenti e il valore della narrativa italiana come motore di crescita civile, sociale ed economica».

La 63ª edizione è stata vinta nel 2025 dalla scrittrice napoletana Wanda Marasco con Di spalle a questo mondo, pubblicato da Neri Pozza. La proclamazione si è svolta il 13 settembre al Gran Teatro La Fenice di Venezia. La cerimonia conclusiva della 64ª edizione è in programma sabato 3 ottobre 2026 al Lido di Venezia. Come da tradizione, il vincitore sarà proclamato sulla base dei voti espressi dalla Giuria dei Trecento Lettori Anonimi.


Pietre

Un pezzo di storia ligure torna a vivere e guarda al futuro.

preziose Franca Garbarino

Ci sono luoghi che raccontano il passato di un territorio; e poi ci sono luoghi che possono ancora scriverne il futuro. La riapertura della storica cava di ardesia Ardè della Val Fontanabuona rappresenta entrambe queste cose: il recupero di un patrimonio industriale che affonda le proprie radici nella seconda metà dell’Ottocento e, allo stesso tempo, un segnale concreto di fiducia verso una filiera che ha contribuito a rendere famosa la Liguria nel mondo. La cava inaugurata il 21 luglio scorso, infatti, attiva dal 1870, anno in cui iniziò l’attività estrattiva nel sito. Nel corso di oltre un secolo è passata attraverso diverse famiglie di cavatori, diventando parte integrante della storia economica e sociale della valle, fino alla chiusura, nel 2004. Oggi, ventidue anni dopo, quelle gallerie tornano ad animarsi grazie alla forza imprenditoriale di Franca e Angelo Garbarino di Leanislate, con l’aiuto di Ivo Rovegno. «L’auspicio è che questa riapertura possa trasformarsi in una nuova opportunità occupazionale, restituendo lavoro e prospettive a un settore che rappresenta una delle identità più profonde della Val Fontanabuona» ha dichiarato Franca Garbarino, che ricopre anche il ruolo di Presidente del Distretto dell’Ardesia Ligure. Quando si parla di ardesia, si parla inevitabilmente della cosiddetta Pietra di Lavagna, uno dei materiali naturali che

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più hanno caratterizzato il paesaggio e l’architettura ligure. L’estrazione dell’ardesia nel Tigullio e in Val Fontanabuona ha origini molto antiche, ma è tra l’Ottocento e il Novecento che questa attività conosce il suo massimo sviluppo industriale, trasformandosi in una delle principali economie della vallata. Già nell’Ottocento le lastre estratte venivano utilizzate non solo in tutta Italia, ma anche esportate verso numerosi Paesi europei e oltreoceano, contribuendo a far conoscere la qualità dell’ardesia ligure ben oltre i confini regionali. La sua fama nasce da caratteristiche difficili da eguagliare: compattezza, impermeabilità, antigelività, durata nel tempo, facilità di lavorazione e una straordinaria eleganza estetica. Per secoli ha rivestito i tetti dei borghi liguri, pavimentato piazze, realizzato soglie, scale, portali e davanzali come materiale di assoluto pregio. Ma la sua storia non si è fermata all’edilizia. Con il tempo l’ardesia ligure è entrata anche nell’arredamento, nel design, nell’oggettistica e persino nel mondo dello sport. Pochi sanno, infatti, che i migliori tavoli da biliardo professionali utilizzano piani in ardesia ligure, materiale scelto perché garantisce una superficie perfettamente planare, elastica, indeformabile e capace di mantenere una precisione assoluta nel tempo: nel famosissimo film “Il colore dei soldi”, grazie al quale Paul


Newman ha vinto il premio Oscar, il piano di ardesia del famoso biliardo fu realizzato proprio con l’ardesia ligure. Negli ultimi decenni il comparto ha dovuto affrontare una concorrenza sempre più aggressiva da parte di materiali provenienti da altri Paesi - prodotti spesso meno costosi, ma che non possiedono le caratteristiche geologiche, meccaniche e cromatiche dell’ardesia ligure. Per questo motivo, la riapertura della cava assume un significato che va oltre il semplice recupero di un sito estrattivo: vuol dire credere che la qualità abbia ancora un valore, vuol dire investire su un prodotto identitario del territorio, vuol dire difendere un sapere artigianale tramandato da generazioni. Oggi, forse più che in passato, la sfida non riguarda soltanto l’estrazione: riguarda soprattutto la capacità di raccontare questo patrimonio. L’ardesia ligure deve continuare a essere riconosciuta come sinonimo di qualità, tradizione e innovazione. Deve continuare a essere presente nell’edilizia contemporanea di pregio, nei restauri, nelle piazze, nei tetti dei centri storici, nell’arredo urbano, nel design, nell’oggettistica e persino nella scuola dove, per oltre un secolo, ha accompagnato la crescita di intere generazioni attraverso le tradizionali lavagne. «Valorizzare l’ardesia significa valorizzare la Val Fontanabuona, perché - ha spiegato Franca Garbarino - dietro ogni lastra non c’è soltanto una pietra, ci sono persone, famiglie, imprese; ci sono competenze che rischiano di andare perdute se non vengono trasmesse e sostenute». Alla cerimonia inaugurale, con i vertici di Confindustria Genova, hanno preso parte l’Assessore allo Sviluppo Economico della Regione Liguria, Alessio Piana, il Vescovo della Diocesi di Chiavari, Mons. Giampio Davasini, i Sindaci dell’area Interna della Val Fontanabuona, numerosi amministratori locali e i rappresentanti dei principali Comuni del Tigullio. Una presenza corale che testimonia come la riapertura della cava non rappresenti soltanto un evento imprenditoriale, ma un progetto condiviso da un intero territorio. «È un simbolo che torna a vivere. Le cave di ardesia hanno contribuito a costruire l’identità della Val Fontanabuona, ne hanno modellato il paesaggio, hanno dato lavoro a generazioni di famiglie e hanno portato il nome della Liguria nel mondo. Oggi quella storia ricomincia, con la consapevolezza - ha concluso Franca Garbarino - che il futuro dell’ardesia non dipenderà soltanto dalla sua qualità, ma anche dalla capacità di comunicarne il valore, promuoverne gli impieghi e far conoscere una cultura industriale che appartiene all’identità stessa della Liguria».●


di Silvia Bertazzini e Ilaria Botto

Un percorso dedicato alle imprese per trasformare equità, diversità e inclusione in decisioni concrete, strumenti di lavoro e nuove opportunità di crescita.

Gender Game Changers

Equità, diversità e inclusione non sono temi da affrontare soltanto attraverso dichiarazioni di principio o iniziative occasionali. Entrano ogni giorno nella vita delle imprese: nel modo in cui si scelgono e si valorizzano le persone, si prendono decisioni, si interpretano i dati, si costruisce la leadership e ci si prepara al futuro. Da questa consapevolezza nasce “Gender Game Changers: Il Business della Parità si Fa Insieme”, un percorso formativo rivolto alle aziende e progettato per coinvolgere realtà molto diverse tra loro: da grandi organizzazioni, alle PMI, fino alle imprese nelle quali l’imprenditore o l’imprenditrice è direttamente al centro delle scelte strategiche. Il programma si articola in un evento di avvio e tre tappe formative, per un totale di quattro appuntamenti, ciascuno della durata di circa tre ore. Non si tratta di una formazione frontale, ma di una formula pensata per andare al cuore dei temi senza rinunciare all’approfondimento, alternando momenti di confronto, sperimentazione, applicazione pratica, laboratori sui dati, momenti di autovalutazione e strumenti immediatamente applicabili. Abbiamo immaginato una formazione il più possibile cucita addosso ai partecipanti, capace di partire dalle esperienze reali, dalle caratteristiche delle aziende coinvolte e dalle situazioni che incontrano ogni giorno. Perché parlare di inclusione in modo realistico significa evitare modelli astratti e osservare il tema da angolazioni differenti: dagli aspetti culturali e relazionali ai processi decisionali, fino alla misurazione dei risultati, alle certificazioni e alla rendicontazione di sostenibilità. L’evento di avvio sarà dedicato al valore dell’inclusione per l’innovazione, le persone e il benessere organizzativo. Testimonianze, storytelling, una tavola rotonda dinamica e il dialogo permetteranno di partire da esperienze concrete, domande e punti di vista diversi, creando fin da subito uno spazio di confronto aper-

to. L’incontro porterà al centro una domanda cardine per i temi previsti: quale valore rischia di perdere un’organizzazione quando non riesce a includere tutte le prospettive? La prima tappa porterà i partecipanti dentro una riunione aziendale simulata, costruita a partire da scenari realistici e adattati alle caratteristiche delle persone e delle imprese presenti. Attraverso esercitazioni e decisioni da prendere insieme, sarà possibile osservare come prospettive differenti e bias inconsci possano influenzare le nostre scelte, anche quando crediamo di agire in modo del tutto oggettivo. La seconda tappa sarà un’esperienza immersiva pensata per approfondire i concetti emersi negli incontri precedenti e tradurli in dati. Il laboratorio pratico affronterà temi come il gender pay gap, la pay transparency e i KPI di diversità e inclusione, con l’obiettivo di comprendere quali indicatori siano davvero significativi per ciascuna realtà e impostare un primo cruscotto di monitoraggio. La terza tappa mostrerà come il percorso culturale e organizzativo possa trovare riscontro anche in strumenti più strutturati, come la certificazione UNI/PdR 125 e la rendicontazione di sostenibilità. Non soltanto adempimenti o obiettivi formali, quindi, ma occasioni per misurare i progressi, rendere visibili gli impegni assunti e orientare il miglioramento nel tempo. Quest’ultima tappa si concluderà con un’autovalutazione guidata del livello di maturità aziendale. Non una pagella, ma un momento per fermarsi, riconoscere ciò che è già stato fatto, individuare eventuali aree di miglioramento e scegliere in modo consapevole quali passi intraprendere. Perché ogni impresa parte da un punto diverso e può costruire un percorso coerente con la propria storia, le proprie persone e le proprie priorità.● Silvia Bertazzini e Ilaria Botto sono Senior Consultants, EY - Climate Change and Sustainability Services (CCaSS)


Percorso formativo su diversità, equità e inclusione 28 settembre, 13, 20 e 27 ottobre 2026 SINTESI DEL PROGRAMMA | EVENTO DI AVVIO + 3 TAPPE FORMATIVE

4 incontri

3 ore circa

per incontro

Stile partecipativo

e non frontale

IMPOSTAZIONE

Valorizzare le differenze • riconoscere i pregiudizi inconsapevoli • dati quantitativi • conoscere la UNI/PdR 125 • definire azioni

le tappe del percorso

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28 settembre 2026

ore 16.00-19.00 Confindustria Genova

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13 ottobre 2026 ore 16.00-19.00 Passadore Academy

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DATI E INDICATORI 20 ottobre 2026 ore 16.00-19.00 BPER Banca

SCOPO

SCOPO

SCOPO

RISULTATO

RISULTATO

RISULTATO

• Coinvolgere le aziende e ottenere un impegno per il percorso. • Dialogo tra generazioni e introduzione ai principi di diversità, equità e inclusione. • Casi reali, raccolta di criticità e benefici, tavola rotonda con esperienze aziendali. • Spazio per domande e presentazione delle tappe successive. • Adesione al percorso, introduzione e panoramica delle tappe successive.

ISCRIZIONI

• Comprendere come prospettive diverse e pregiudizi inconsapevoli influenzino le scelte. • Simulazione di una riunione del Consiglio di amministrazione e lavoro su casi concreti. • Confronto su differenze culturali, generazioni ed equità nelle opportunità. • Esercitazioni sui pregiudizi (bias) e con analisi dei criteri che guidano le decisioni. • Raccolta degli spunti emersi e lista dei pregiudizi più ricorrenti.

• Imparare a leggere e utilizzare i dati per valutare equità, diversità e inclusione. • Analisi di divario retributivo, carriera, presenza femminile nei ruoli apicali, permanenza ed età. • Calcolo dei principali indicatori quantitativi e qualitativi. • Definizione di priorità, responsabilità di validazione e integrazione nella rendicontazione. • Modello di cruscotto e selezione degli indicatori essenziali da monitorare.

Per le aziende associate al sistema Confindustria, la quota di iscrizione al corso è di euro 700,00 oltre IVA a partecipante; per le aziende non associate è di euro 1000,00 oltre IVA a partecipante. Il termine per le iscrizioni è il 30 settembre 2026. Sulle iscrizioni effettuate entro l’11 settembre 2026 e per ogni ulteriore partecipante della stessa azienda sarà applicato uno sconto del 20% sulla quota. Al termine del corso sarà rilasciato un attestato di partecipazione valido ai fini della UNI/PdR 125.

con strumenti operativi

OBIETTIVI

Il percorso unisce consapevolezza culturale, decisioni aziendali, lettura dei dati e spunti di miglioramento. Gli incontri alternano confronto, testimonianze, simulazioni, lavori di gruppo e attività tecniche.

DI AVVIO PREGIUDIZI Il EVENTO Desk M&A di Confindustria Genova

Pratico

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CERTIFICAZIONE E MIGLIORAMENTO 27 ottobre 2026

ore 16.00-19.00 Confindustria Genova

SCOPO

• Conoscere gli strumenti formali e trasformare gli indicatori in azioni. • Presentazione della UNI/PdR 125, dei benefici e delle criticità applicative. • Approfondimento degli indicatori richiesti nella rendicontazione non finanziaria. • Autovalutazione su governance, politiche, monitoraggio, cultura e formazione.

RISULTATO

• Punti di forza, aree da migliorare, azioni prioritarie e primo passo da avviare in azienda; questionario finale di valutazione.

INFO E CONTATTI

I dettagli su sede e svolgimento delle singole tappe saranno fornite con comunicazioni successive. Per informazioni e chiarimenti: eventi@confindustria.ge.it tel. 010 8338 426 / 475 / 338 Si ringrazia EY per il supporto all’organizzazione


Archivio Fotografico Ragazzi, Anni ’20 / ’30. Porto di Oneglia costruzione della banchina e scalo Terrizzano

Cent’anni

Venerdì 25 settembre, l’Assemblea pubblica di Confindustria Imperia celebra il 100º anniversario dell’Associazione. Per l’occasione, inaugura la mostra “Passaggi di tempo”, che racconta un secolo di industria.

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Era il 26 settembre del 1926 quando otteneva il riconoscimento giuridico, diventando così pienamente operativa, quella che oggi tutti conoscono come Confindustria Imperia. Con sede in Corso Dante Alighieri 48 a Porto Maurizio e Presidente il Prof. Dott. Cav. Vincenzo Amoretti da Oneglia, rappresentava allora 651 ditte e 6.020 dipendenti. Dovranno passare quasi vent’anni perché dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale prendesse vita il 25 agosto 1945 l’Unione degli Industriali della Provincia di Imperia, presieduta dal Dr. Bruno Novaro di Sanremo e sede in Viale Giacomo Matteotti al numero civico 18, dove si trova ancora oggi nella nota Villa Carli. Il conflitto aveva lasciato le sue cicatrici, non per nulla le aziende erano scese drasticamente a quota 112 e i dipendenti a 2.118. Da allora a oggi il cammino dell’associazione ha avuto un trend complessivo di forte crescita, fino ad arrivare a contare nel 2026 ben 265 aziende associate in rappresentanza di 8.190 dipendenti. Un secolo di vita è un compleanno troppo importante perché possa passare inosservato, così Confindustria Imperia ha deciso di celebrarlo in maniera importante, festeggiando il centenario insieme in onore delle imprese che ne hanno fatto la storia. L’appuntamento è per il secondo pomeriggio di venerdì 25 settembre all’Expo Salso di Imperia, dove si svolgerà l’Assemblea Generale Pubblica Annuale 2026 e per l’occasione verrà inaugurata negli stessi spazi la mostra “Passaggi di tempo”, che racconta un secolo di industria attraverso la storia delle sue vere protagoniste, le aziende. A fare da padrino al 100º compleanno e alla mostra sarà il noto giornalista, editorialista e scrittore Beppe Severgnini,

Vincenzo Amoretti

che attraverso un racconto appassionato ripercorrerà un secolo di storia dell’industria italiana. Ma ci sono altre sorprese a cui Confindustria Imperia sta lavorando per festeggiare nel migliore dei modi l’anniversario, tra cui un calendario di eventi collaterali alla mostra che verranno proposti ogni giorno di apertura in orario preserale nell’area talk allestita all’interno dell’esposizione. Nelle mattinate, invece, la mostra sarà aperta alle scuole del territorio per visite guidate a fine didattico, in piena linea con l’intento primario di rivolgersi innanzitutto alle nuove generazioni comunicando un’idea di impresa dinamica, innovativa e proiettata al futuro. «La mostra che stiamo preparando non è un mero racconto della storia dell’associazione di stampo annalistico, ma Villa Carli, 2026

Luciano Tesorini Archivio Fotografico Ragazzi, Anni ’20 / ’30 Stazione Porto Maurizio, Vagoni con carico di olio e Villa Carli

Anni ’60, Villa Carli


supera il tradizionale approccio cronologico della narrazione proponendo uno storytelling per macro-temi che ha come chiave di lettura l’accostamento tra passato e presente, con l’obiettivo di far emergere l’industria come una presenza costante e viva nell’evoluzione economica, sociale e culturale del Ponente Ligure - spiega Luciano Tesorini, Presidente di Confindustria Imperia -. Attraverso una rappresentativa selezione di fotografie, oggetti, documenti ecc. messa a disposizione dalle imprese associate o presi in prestito dagli archivi e dai musei presenti sul territorio, l’esposizione vuole dare testimonianza del cambiamento di cui le persone e i prodotti delle aziende sono stati allo stesso tempo testimoni e artefici nel tempo, contribuendo a determinare il nuovo volto che la società e l’economia hanno assunto nel corso dell’ultimo secolo».

Anni ’20 / ’30, Villa Carli

Collezione privata Marco Re | 1957 / 75, Riviera dei Fiori, Imperia Porto, Fiat 500

L’accostamento tematico tra ieri e oggi, ora in continuità ora in forte contrasto, ha l’effetto di testimoniare il processo costante di evoluzione della società in senso lato, che avanza motu proprio in continuo, sempre con l’industria al suo fianco o, molto spesso, poco più avanti nell’anticipare i cambiamenti che avverranno. Il percorso espositivo sarà per isole tematiche, senza un ordine preciso di visita. All’ingresso la parte iniziale sarà dedicata alla storia di Confindustria Imperia, in un parallelo storico con quella dell’industrializzazione del Ponente Ligure dal 1926 ad oggi. Superata questa prima parte comune, la visita potrà procedere in ordine sparso incontrando diverse sezioni. Ci sarà spazio per il campo largo dell’alimentare, dove a farla da padrone sarà il mondo produttivo legato all’olio ma che darà spazio anche ad altre realtà importanti dello stesso comparto. Il florovivaismo troverà spazio raccontando come è riuscito a restare sempre sulla cresta dell’onda pur cambiando pelle nel tempo. Il turismo porterà alla scoperta della recente forte propensione al lusso attraverso la storia secolare delle sue più importanti strutture ricettive e di altre realtà accomunate dallo stesso target di clientela. La nautica narrerà la sinergia complementare tra cantieristica e porti, dimostrando la vitalità strategica della blue economy per lo sviluppo del territorio. Il mondo delle costruzioni farà vedere il nuovo volto di un lavoro che si sta rifacendo il look sdoganandosi da cliché che non gli appartengono più, mentre l’Information Technology vestirà i panni della cenerentola che ha vissuto il cambiamento più radicale nel periodo di tempo più breve. E così via per molte altre aziende che, pur non appartenendo a un settore di peso, hanno scritto un pezzo importante della storia dell’industria del Ponente Ligure.●


La formazione come valore condiviso per contribuire allo sviluppo del territorio. Cozzani è un player di primo piano nel mercato globale delle valvole per compressori, rinomato per l’eccellenza dei suoi prodotti, che richiedono elevate capacità di progettazione e lavorazioni ad altissima precisione. L’azienda ha sede ad Arcola, in provincia della Spezia, dove realizza interamente la propria produzione, esportando oltre due terzi dei propri prodotti soprattutto in Europa, Giappone, Corea e Cina, presso i principali costruttori di compressori, per essere poi installati in macchinari utilizzati in tutto il mondo. Fondata nel 1946 dall’ingegner Mario Cozzani e ancora oggi guidata dalla famiglia fondatrice, l’azienda festeggia quest’anno 80 anni di attività e rappresenta un’eccellenza del Made in Italy. La produzione Cozzani è destinata all’industria dell’Oil & Gas e alle nuove applicazioni legate alla transizione energetica, tra cui l’idrogeno e la cattura della CO2, oltre che all’industria chimica, dei gas tecnici, agli impianti per il soffiaggio delle bottiglie in PET, al caricamento di gas nei veicoli, all’avviamento dei motori diesel e LNG a bordo nave e a numerose altre applicazioni in cui è necessaria la compressione dei gas. La solida storia imprenditoriale dell’azienda si è costruita su competenza, innovazione, responsabilità sociale e costante investimento nella formazione. La complessità e la specificità delle lavorazioni richiedono oggi standard qualitativi sempre più elevati, raggiungibili attraverso lo sviluppo tecnologico e la crescita continua delle professionalità. «La formazione - osserva Francesca Cozzani, Cavaliere del Lavoro e Managing Director dell’azienda - rappresenta per

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Francesca Cozzani

questo un elemento strategico: da un lato consente di valorizzare, aggiornare e sviluppare le competenze del personale, migliorandone le performance e la capacità di affrontare i cambiamenti; dall’altro favorisce efficaci percorsi di inserimento e onboarding delle nuove risorse, accelerandone l’integrazione nel contesto aziendale, la comprensione dei processi e l’allineamento ai valori e agli obiettivi dell’azienda. Non rappresenta solo uno strumento di competitività, ma anche un valore condiviso. Investire nella crescita delle persone significa favorire il trasferimento di conoscenze ed esperienze alle nuove generazioni, creare opportunità professionali e rafforzare la collaborazione tra impresa, scuole ed enti formativi, contribuendo così allo sviluppo del territorio». L’evoluzione dei mercati, delle tecnologie produttive e delle applicazioni industriali richiede professionalità sempre più qualificate e specializzate e a queste punta la società spezzina. «Negli ultimi anni - prosegue Cozzani - il settore manifatturiero ha vissuto una profonda trasformazione, caratterizzata dall’introduzione di tecnologie avanzate, dall’automazione dei processi e da una crescente integrazione tra competenze tecniche, trasversali e organizzative. Questo scenario richiede persone capaci di gestire processi complessi e garantire elevati standard qualitativi. Accanto alle competenze tecniche assumono sempre maggiore rilevanza le soft skills, come problem solving, autonomia, capacità di lavorare in team e attenzione alla qualità». Per sostenere la crescita professionale dei propri collabora-


tori, l’azienda ha sviluppato strumenti e percorsi dedicati: attraverso un Sistema di Valutazione delle Competenze si identificano le attività chiave di ogni reparto, i gap formativi e gli obiettivi di sviluppo, definendo piani di crescita professionale mirati. Inoltre, grazie a un Piano Pluriennale della Formazione, vengono monitorati nel tempo i fabbisogni formativi e programmati gli investimenti necessari allo sviluppo delle competenze. Nel 2025, la difficoltà nel reperire sul mercato figure tecniche, unita alla necessità di favorire il ricambio generazionale, ha spinto l’azienda a investire direttamente nella formazione dei giovani attraverso Cozzani Academy. «Si tratta del primo percorso dedicato alla formazione di operatori e programmatori di macchine CNC - spiega Francesca Cozzani - e combina lezioni teoriche e attività pratiche di laboratorio, offrendo un’esperienza formativa completa e qualificante, a stretto contatto con la realtà produttiva aziendale. Cozzani Academy nasce, quindi, dalla convinzione che la crescita delle competenze sia un fattore determinante per lo sviluppo dell’azienda e per la competitività del territorio». Il corso, realizzato in collaborazione con Cisita Formazione Superiore e finanziato da Regione Liguria nell’ambito del progetto “Formare per Occupare”, ha previsto la selezione di otto partecipanti in stato di non occupazione, che sono stati coinvolti in questo percorso formativo. Gli obiettivi del progetto sono diversi: da un lato sviluppare competenze concrete e immediatamente applicabili nel contesto aziendale, valorizzando il know-how interno; dall’altro favorire l’inserimento dei giovani in cerca di occupazione, prevedendo la concreta possibilità di inserimento lavorativo per una quota rilevante dei partecipanti. Il corso, della durata di 700 ore, consente una forte integrazione tra apprendimento teorico e attività pratiche, coinvolgendo sia i docenti Cisita che tecnici esperti Cozzani. Il corso è stato pensato con un taglio sia teorico che sperimentale, includendo moduli dedicati alle basi della meccanica, al disegno tecnico, alla programmazione CNC e alle lavorazioni su macchine utensili, affiancati da un’intensa attività laboratoriale. Particolare rilievo ha avuto lo stage aziendale di 210 ore, durante il quale i partecipanti hanno avuto l’opportunità di vivere un’esperienza di lavoro in officina. Parallelamente alle competenze tecniche della professione, i partecipanti hanno sviluppato competenze trasversali fondamentali, quali la capacità di lavorare in team, il senso di responsabilità, l’adattabilità e l’autonomia operativa. Il valore e il vantaggio di avere un gruppo ristretto di partecipanti, insieme al setting formativo, hanno con-

sentito di seguire i ragazzi da vicino, accompagnandoli passo passo nel proprio percorso di crescita professionale. «Durante il corso i ragazzi hanno avuto modo di conoscere l’azienda, comprenderne l’organizzazione e i processi, sviluppando il proprio senso di appartenenza. I risultati raggiunti finora, ormai vicini alla conclusione del corso, mostrano un forte aumento della motivazione e dell’interesse verso il settore meccanico - sottolinea la dottoressa Cozzani -, insieme a una maggiore chiarezza sui propri obiettivi professionali. Tra gli aspetti più positivi si evidenziano l’alta partecipazione al corso, le numerose ore di formazione e di esperienza pratica in azienda e la varietà dei partecipanti, che ha favorito il confronto, la crescita delle competenze e il lavoro di squadra. Un elemento particolarmente significativo è la presenza di una donna nel gruppo, segno dell’attenzione dedicata ai temi dell’inclusione e della parità di genere nel settore tecnico. Un ulteriore valore aggiunto del progetto risiede proprio nell’impostazione del corso, volta a fornire una formazione a partire dalle basi teoriche. Non erano infatti richieste competenze tecniche pregresse, il percorso ha previsto il recupero e il consolidamento delle nozioni fondamentali di matematica e meccanica. In fase di selezione si sono rivelate invece determinanti la motivazione, l’interesse per il settore e la valutazione delle competenze trasversali». Il mondo delle imprese guarda con particolare interesse al modello formativo integrato “4+2”, che collega il percorso degli Istituti Tecnici agli ITS Academy e rappresenta un’importante opportunità per avvicinare la formazione alle esigenze del mondo del lavoro. La stretta collaborazione tra ITS e imprese consente, infatti, di sviluppare percorsi coerenti con i fabbisogni produttivi, a vantaggio sia degli studenti, che acquisiscono competenze immediatamente spendibili, sia delle aziende, che possono contare su profili qualificati e già vicini alla realtà operativa. In questa direzione, l’esperienza di Cozzani Academy è un esempio concreto: «Fin dall’avvio dei percorsi ITS sul territorio spezzino, Cozzani ha accolto e formato numerosi giovani provenienti da corsi dedicati alla Progettazione e Produzione Meccatronica e all’Automazione e alla Robotica Industriale. Questi modelli valorizzano la formazione esperienziale e l’apprendistato, strumenti fondamentali per rafforzare il legame tra scuola e impresa. Ridurre la distanza tra formazione e lavoro significa creare valore per i giovani, per le aziende e per l’intero territorio - conclude Francesca Cozzani -, favorendone la crescita e la competitività».●


Unione Industriali della Provincia di Savona

di Gilberto Volpara

Meta prediletta Con un’offerta turistica non solo contemplativa, ma anche attiva e attrattiva tutto l’anno, il Savonese è la locomotiva ligure del settore

Carlo Scrivano

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Stefania Piccardo


l punto di partenza è l’offerta: «Sappiamo che non si tratta più solo di voglia di tintarella, ma c’è la necessità d’accontentare chi cerca qualcosa di più vivo e interessante. Il nostro territorio offre un mix vincente a livello paesaggistico perché unisce le tradizioni locali, l’enogastronomia d’eccellenza e la sostenibilità». Lo dice Stefania Piccardo, presidente dell’Unione Provinciale Albergatori di Savona. Obiettivo: allungare i mesi di lavoro oltre agosto all’interno di un bacino che resta la locomotiva ligure del turismo. Quando gli stabilimenti si svuotano, i borghi e l’entroterra restano vivi: vale la pena esplorare e consolidare quella via. La strada passa per il fare sistema. A marzo la presidente ha siglato un accordo quadro con i balneari. «L’integrazione tra offerta balneare e ricettiva è un elemento fondamentale per la qualità complessiva della destinazione. È un esempio reale di come la provincia di Savona sappia lavorare insieme per dare un prodotto di qualità ai turisti, perché il mare si fruisce tutto l’anno». Sul fronte nazionale qualcosa si muove: il Ministero del Turismo ha pubblicato un decreto da 109 milioni di euro per favorire il “turismo tutto l’anno”, risorse che, se intercettate, potrebbero fare la differenza. La visione è ambiziosa, ma lungo una strada percorribile: «Non voglio che il nostro lavoro sia solo un bilancio di quanto fatto di anno in anno, ma un trampolino verso un turismo più consapevole e solido, capace di affrontare con determinazione le proprie sfide. L’autunno, insomma, non è più una stagione di riposo. È il banco di prova di quello che il Savonese vuole diventare». Intanto, il Direttore dell’Unione Provinciale Albergatori di Savona, Carlo Scrivano, sceglie le parole con cura per raccontare l’estate in corso tra Varazze e Andora. A giugno aveva dichiarato al trimestrale dell’Unione Industriali, Savona&Impresa: «Siamo ottimisti, ma non possiamo concederci di esserlo troppo». E, adesso, che si scorge già il finale di stagione? «Vedremo i numeri, ma c’è una generale soddisfazione. Certo, in prospettiva attuale e futura, restano incognite ormai ataviche. Le vacanze si accorciano, si parla di una notte, due, tre al massimo. C’è sempre più turn over, gli arrivi si concentrano nel weekend e dipendono anche dal meteo. Quindi stiamo parlando di prenotazioni last minute e durante la settimana il calo si fa sentire» dichiara Scrivano. Un cambiamento strutturale, non congiunturale. Del resto, il “mordi e fuggi” era già la cifra dei ponti di primavera e di chi aveva scelto il mare in inverno. La Riviera di

Ponente si conferma meta prediletta di piemontesi e lombardi, sia per abitudine che per necessità, con benzina e gasolio stabili attorno ai due euro. Il bacino di riferimento, comunque, regge valori d’alto livello. Dalla Bassa Germania alla Svizzera compresa la Francia, dal Piemonte alla Lombardia, una platea di circa venti milioni di persone gravitano sull’Alto Tirreno. «Siamo una destinazione di prossimità e in questo momento è un vantaggio perché si deve far fronte con problemi infrastrutturali, viabilità martoriata e caro benzina». Scrivano ribadisce che i flussi del fine settimana non bastano: «Il turismo non è più solo contemplativo, è attivo. I tour enogastronomici, le esperienze outdoor come la mountain bike e i borghi medievali rappresentano, ormai, un pilastro dell’economia locale. Il turista del 2026 cerca un’esperienza che sappia coniugare il benessere fisico al rispetto per il portafoglio e anche a contatto con la comunità locale. Questa è la sfida che non solo il Ponente, ma la Liguria, devono affrontare per essere competitivi». Il nodo è la spesa. «C’è meno capacità economica o, comunque, molta più attenzione a come si spende, in particolare per il turismo family che resta uno dei pilastri della domanda. La risposta non può essere soltanto quella di limare i prezzi perché devono essere calibrati. Questo non significa rinunciare alla qualità. Al contrario, la qualità va illustrata, fatta capire al cliente per farlo tornare l’anno seguente». Ricetta imprescindibile, l’animazione, soprattutto, per i giovani: «Spettacoli, intrattenimento, rispondere alla domanda “che c’è da fare la sera”. Serve unire le forze tra imprenditoria ed enti locali, albergatori, ristoratori, amministrazioni». Dopo l’ossigeno di luglio e agosto, perdura l’incognita cantieri in A10: «La fine definitiva si profila non prima del 2027, se non oltre. Regione Liguria deve monitorare attraverso tavoli di lavoro che coinvolgano anche gli operatori turistici». A questo si aggiunge un’altra emergenza immediata e, probabilmente, strutturale: la carenza di personale qualificato. «Trovare manodopera specializzata nei servizi di accoglienza e nella ristorazione è diventato un’impresa. I bonus assunzionali previsti dalla Regione sono importanti, ma non bastano in questo momento di incertezza». Il quadro, insomma, risulta di luci e ombre. La sintesi di Scrivano e dell’intera Upasv Unione Provinciale Albergatori Provincia di Savona: «La bellezza e le risorse per fare bene ci sono, serve il supporto strutturale per farle correre e generare investimenti duraturi».● Genova Impresa - Luglio / Agosto 2026 53


CONNEXT 2.0 FILIERE

Aerospazio, Difesa e Sicurezza Lo strumento targato Confindustria per ampliare, valorizzare e sviluppare la filiera di aerospazio, difesa e sicurezza.

Il 24 giugno, all’Auditorium della Tecnica di Roma, Confindustria ha lanciato ufficialmente Connext Filiere Aerospazio, Difesa e Sicurezza. Non è stato il debutto di un semplice strumento digitale, ma di qualcosa di più ambizioso: l’avvio di un nuovo modus operandi con cui Confindustria si propone come soggetto attivo nell’attuazione della politica industriale del Paese, assumendo un ruolo centrale nel rafforzamento delle filiere strategiche nazionali. Perché partire dall’aerospazio, difesa e sicurezza La scelta di inaugurare questo ciclo di iniziative dal comparto dell’aerospazio, difesa e sicurezza non è casuale. Il settore attraversa una trasformazione strutturale profonda e un’accelerazione tecnologica senza precedenti, e le prospettive di crescita globale indicano un potenziale raddoppio delle dimensioni di mercato. Per l’Italia si tratta di un’opportunità concreta: rilanciare e rafforzare una filiera che è già oggi competitiva, presidiando le attività a più alto valore aggiunto. Sostenere la manifattura ad alta tecnologia non è soltanto una scelta di politica industriale: è una leva decisiva di politica economica. Il rafforzamento della filiera genera innovazione, crea occupazione qualificata, trattiene talenti e contribuisce alla sicurezza del Paese. In una fase post-PNRR caratterizzata da crescente incertezza, la sfida è riportare e mantenere l’Italia su un sentiero di crescita stabile, prossimo

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al 2%, evitando il rischio di una stagnazione strutturale. L’obiettivo centrale del progetto è accrescere in modo significativo la capacità produttiva nazionale, rafforzando la filiera, favorendo la crescita dimensionale delle imprese, contribuendo all’autonomia strategica del Paese e intercettando i trend di crescita del settore a livello europeo e globale. Un traguardo che richiede un’azione integrata: istituzioni, grandi imprese, PMI, università e centri di ricerca devono condividere una visione orientata alla crescita, all’innovazione e alla sovranità industriale.

Tre direttrici per un modello replicabile su altre filiere strategiche L’architettura del progetto si fonda su tre direttrici strategiche. La prima è l’allargamento della filiera: ampliare le partnership e la cooperazione tra le imprese già operative nel comparto e, insieme, coinvolgere nuovi partner industriali nazionali - anche provenienti da settori affini - per rafforzare la capacità tecnologica e aumentare la capacità produttiva installata. La seconda è la valorizzazione della filiera: ampliare l’accesso al credito e il sostegno agli investimenti produttivi, con un focus mirato sulla crescita dimensionale delle PMI e delle Small/Mid-Cap, sull’innovazione e sulle nuove capacità industriali. La terza è lo sviluppo della filiera: promuovere processi di aggregazione industriale per superare la frammentazione nazionale, favorendo la nascita di poli


produttivi e tecnologici integrati e riportando in Italia non solo lavorazioni e componenti, ma anche competenze e produzioni di interi sotto-sistemi. Attorno a queste direttrici, Confindustria sta coinvolgendo una pluralità di attori abilitatori chiamati a rispondere alle diverse esigenze delle imprese: credito, finanza e investimenti; capitale umano e formazione; certificazioni; consulenza e aggregazioni. Il rafforzamento della filiera prende avvio dai capifiliera e dalle associazioni settoriali di riferimento, ma è pensato fin dall’inizio come un modello metodologico replicabile su altre filiere strategiche del sistema produttivo nazionale.

Il successo è nelle nostre mani Ed è qui che entriamo tutti noi come Sistema Confindustria. Perché questa iniziativa funzioni, non basta che la piattaforma sia ben costruita o che le istituzioni facciano la loro parte: il successo di questo modo di operare è in mano a Imprese e Associazioni. È l’ingaggio del Sistema, la partecipazione e il passaparola territoriale a determinare se il modello avrà successo e, in cascata, potrà davvero essere replicato su altre filiere strategiche. Un primo momento di verifica è già fissato: il 25 settembre si valuterà l’andamento dell’ingaggio del Sistema e si decideranno le tappe territoriali. La piattaforma resterà comunque aperta, ma quella data sarà un banco di prova importante, anche per misurare l’effettiva replicabilità del modello.

A chi si rivolge L’iniziativa ha come focus le aziende manifatturiere del Sistema Confindustria e, proprio per questo, tra le manifatturiere non è previsto alcun filtro sul tipo di impresa o sul codice ATECO. L’iscrizione per le imprese manifatturiere è completamente gratuita: la piattaforma deve stimolare l’incontro tra le aziende del comparto e tutte quelle realtà di altri settori che stanno valutando una diversificazione per entrare nell’aerospazio, difesa e sicurezza. L’energia e l’interesse che oggi convergono sul comparto sono un fatto positivo, di cui prendiamo atto con favore. La sfida è convogliarli verso il rafforzamento di una filiera già oggi competitiva a livello globale, evitando che si traducano in una competizione interna al Paese: una frammentazione che eroderebbe proprio quel vantaggio competitivo di cui avremo bisogno quando ci proietteremo e confronteremo sui mercati internazionali. Diverso il discorso per i soggetti che offrono servizi strumentali alla crescita della filiera, come formazione, capitale umano, credito e finanza, certificazione, consulenza e advisory, per i quali la partecipazione prevede il pagamento di una fee di ingresso. Gli altri servizi che non rientrano in questa lista non significa che non possano aderire all’iniziativa: sarà però interesse del sistema Confindustria valutarne ambizioni e aspettative, per evitare che si creino attese che il progetto non si pone di soddisfare. Genova Impresa - Luglio / Agosto 2026 55


Come funziona la piattaforma Il cuore operativo del progetto è la piattaforma digitale proprietaria di Confindustria, oggi pienamente operativa all’indirizzo connext.confindustria.it/filiere. Dalla landing page, il pulsante “Partecipa” avvia la registrazione. Inserita la Partita IVA, il sistema esegue automaticamente il controllo sui dati ufficiali del Registro Imprese. Completata la registrazione, la richiesta viene valutata da Confindustria; nel frattempo l’azienda può già iniziare a compilare il proprio profilo e invitare i colleghi che parteciperanno agli incontri B2B. Il profilo aziendale è articolato in sette schede: Brand, Vetrina, Matching, Specializzazione, Sedi, Certificazioni e Qualifiche. Le prime sei sono pubbliche e visibili a tutti gli utenti registrati; la scheda Qualifiche, con i dati più sensibili (referenze clienti, investimenti, asset produttivi, struttura organizzativa), è riservata ai soli capifiliera, a Confindustria Nazionale e alle Istituzioni. Un indicatore di “efficacia del profilo” accompagna la compilazione: più il profilo è completo, maggiore è la visibilità dell’azienda in piattaforma. Il vero motore è la scheda Matching, organizzata in due sezioni speculari: “La mia azienda”, i.e., le competenze, le tecnologie e i prodotti che l’impresa offre al mercato, e “Aziende che mi interessa incontrare”, i.e., i fabbisogni e le tipologie di partner ricercati. Compilarle entrambe è un moltiplicatore di efficacia: ogni azienda è, contemporaneamente, fornitore per qualcuno e cliente di qualcun altro, e il valore della piattaforma sta proprio nel connettere domanda e offerta all’interno della filiera a livello nazionale. La profilazione si basa su una tassonomia merceologica dedicata, articolata in macrosettori e settori: una famiglia trasversale, che copre lavorazioni, materiali, sistemi e tecnologie comuni a più comparti industriali, e una famiglia specifica AD&S, organizzata per dominio applicativo (navale, aeronautico, spaziale, terrestre, cyber). Sulla base delle profilazioni, la piattaforma propone incontri mirati ma ogni partecipante potrà comunque esplorare il marketplace, filtrare le aziende per settore merceologico, dominio o posizionamento nella catena del valore, e inviare richieste di incontro direttamente dalla scheda della controparte. In occasione delle tappe territoriali, la piattaforma proporrà gli orari per gli incontri fisici, calcolati sulle disponibilità di entrambe le parti. Accanto al matching tra imprese, il Marketplace dà accesso alle pagine degli abilitatori, credito e finanza, formazione, certificazione, consulenza, capitale umano, che le aziende possono contattare in autonomia in qualsiasi momento. Vale la pena sottolineare che requisiti e richieste di profilazione sono stati costruiti insieme a capifiliera e istituzioni, per garantire la profilazione merceologica e tecnologica più efficace possibile nel far incontrare le imprese. Detto questo, l’iniziativa deve essere intesa come una startup per Confindustria: uno strumento vivo, capace di raccogliere i suggerimenti del Sistema e, ove concordato, di modificarsi per adattarsi. Le segnalazioni delle imprese, ad esempio sulle voci merceologiche mancanti, sono già oggi il principale canale di evoluzione della tassonomia. C’è infine una dimensione che va oltre il matching: quella di policy. I dati raccolti attraverso la profilazione, in forma anonima e aggregata, consentiranno a Confindustria di lavorare con le istituzioni nazionali ed europee per indiriz-

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zare gli strumenti di politica industriale e finanziaria direttamente sui fabbisogni reali della filiera. Profilarsi bene, quindi, non serve solo alla propria azienda: contribuisce a costruire la mappa su cui si disegneranno le politiche di domani.

Cosa succede ora Dopo la verifica del 25 settembre, tra fine settembre e inizio ottobre prenderà avvio il roadshow territoriale: una serie di tappe B2B sul territorio nazionale che proseguiranno almeno fino a metà 2027 e che saranno scelte anche sulla base della distribuzione geografica delle imprese presenti in piattaforma. Un motivo in più per iscriversi ora: la presenza delle aziende di un territorio è il primo criterio con cui quel territorio entra nel calendario. Verso un “Welfare di Filiera” C’è poi un cantiere che guarda oltre la piattaforma e le tappe territoriali. Una terza direttrice di lavoro che vede Confindustria impegnata a definire un primo documento di “Welfare di Filiera”: linee guida strutturate per orientare le imprese nel loro percorso di sviluppo industriale. Il progetto, che si ispira a quanto già costruito da Fincantieri con il programma PartnerShip per la crescita della propria filiera, nasce con l’idea di offrire una prima risposta concreta sia alle imprese già attive nel comparto AD&S, sia a quelle che stanno valutando una strategia di diversificazione per entrarvi. Partendo dai principali archetipi di azienda interessati al progetto, sono state identificate le traiettorie di crescita rilevanti per la filiera, ad esempio, l’ingresso nel settore da comparti affini, l’internazionalizzazione, la crescita organica e non organica, e attorno a queste è stata articolata una prima bozza di linee guida, declinata su diverse aree di crescita come ESG (dove la “S” si legge tanto Social quanto Security), credito e finanza, innovazione, capitale umano, qualità, digitalizzazione e cybersecurity. Si tratta di un lavoro ancora in corso, che sarà completato insieme ai soggetti abilitatori istituzionali con un obiettivo preciso: mettere a sistema il ventaglio di strumenti e offerte già disponibili e renderli davvero fruibili alle imprese. Ma la valenza è più ampia. L’ambizione è dare vita a un tavolo di confronto stabile - un “osservatorio della filiera” - tra istituzioni e capifiliera che, seguendo l’evoluzione delle esigenze industriali e i ritorni delle tappe territoriali, capitalizzi i risultati emersi e valuti ulteriori opportunità di rafforzamento. In concreto: raccogliere feedback sugli strumenti esistenti e su dove migliorarli o adattarli, e costruire un framework che aiuti le imprese a orientarsi tra i diversi strumenti disponibili e a capire dove serve lavorare per un’integrazione con gli strumenti a mercato. Anche in questo caso, il coinvolgimento delle Associazioni territoriali e settoriali sarà decisivo per garantire un contatto continuo e un accompagnamento alla crescita che traguardi il progetto Connext Filiere. Per partecipare La piattaforma è raggiungibile all’indirizzo connext.confindustria.it/filiere. Per qualsiasi domanda sul progetto resta attiva la casella connext.filiere@confindustria.it.●


PREMIO PER ESPERIENZE DI

PARTNERSHIP SOCIALI

TRA IMPRESE E ENTI DEL TERZO SETTORE (ETS)

Celivo - Centro di Servizio per il volontariato di Genova e Confindustria Genova collaborano dal 2003, in forza di un protocollo di intesa, per favorire lo sviluppo di partnership territoriali tra imprese e mondo del volontariato/terzo settore. Nel 2026, per il ventiduesimo anno consecutivo, Confindustria Genova e Celivo bandiscono il Premio per esperienze di partnership sociali tra imprese e Enti del Terzo Settore (ETS) - per dare un riconoscimento alle iniziative di collaborazione sul territorio della città metropolitana di Genova tra il mondo profit dell’impresa e il mondo non profit del Volontariato e del Terzo Settore, realizzate o comunque già avviate nel corso del 2026, entro la data di scadenza del Premio. È ammessa esclusivamente la partecipazione di Imprese e Enti del Terzo Settore (ai sensi del D. Lgs.117/17), con sede nella città metropolitana di Genova. La scheda di partecipazione e il testo del Premio sono reperibili sul sito del Celivo (www.celivo.it) e di Confindustria (www.confindustria.ge.it). La scheda di partecipazione dovrà essere sottoscritta dai legali rappresentanti degli enti proponenti, e dovrà pervenire esclusivamente in formato elettronico entro e non oltre le ore 12 di venerdì 23 ottobre 2026 all’e-mail celivo@celivo.it oppure pponta@confindustria.ge.it (La scheda potrà essere eventualmente arricchita con l’invio di un breve video di massimo 3 minuti che racconti sinteticamente il progetto).

La valutazione dei progetti presentati avverrà in base ai seguenti criteri e requisiti: n efficacia e originalità dell’iniziativa; n miglioramento degli aspetti sociali e ambientali, anche in relazione agli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU; n valore sociale dell’iniziativa nei confronti degli stakeholder; n capacità di coinvolgere attori sociali diversi; n trasferibilità e ripetibilità dell’iniziativa. Il Premio sarà assegnato nel corso di un’iniziativa pubblica. Verrà assicurata in seguito massima visibilità a tutti i progetti partecipanti. Confindustria Genova assegnerà un premio in denaro pari a euro 1.500 all’ETS capofila che avrà presentato il progetto vincente.

INFO Confindustria Genova www.confindustria.ge.it pponta@confindustria.ge.it (Piera Ponta) Facebook e Linkedin: Confindustria Genova CELIVO - Centro di Servizio per il volontariato www.celivo.it borgogno@celivo.it (Roberta Borgogno) Facebook e Linkedin: Celivo - Centro Servizio Volontariato - Genova Play list su Youtube https://bit.ly/youtube-celivo Progetti delle edizioni precedenti https://bit.ly/archivio-premio-partnership

N.B. Presso il Celivo gli ETS possono ricevere informazioni e assistenza nella compilazione della domanda scrivere a borgogno@celivo.it o chiamare il numero 010 595 6815


Rotta

Mettersi in gioco, pensare strategicamente e trovare la direzione, sia a livello personale che aziendale: questo il focus del tredicesimo Bootcamp dei GI.

d’impresa


A fine luglio, il tredicesimo Bootcamp, intitolato “Rotta d’Impresa”, organizzato dai Giovani Imprenditori di Confindustria Genova con il supporto di Mediolanum e AReS (Agevolazioni Ricerca e Sviluppo su progetti d’innovazione), ha portato giovani imprenditori e imprenditrici di Genova e della Liguria nei pressi di Sarzana, per un’esperienza condivisa di networking, formazione e vero e proprio orientamento. In apertura della tre-giorni, una panoramica curata da AReS su accesso a finanziamenti pubblici e privati e gestione di programmi di ricerca pluriennali, con l’intervento di Daniele Zunini. L’attività pratica vera e propria è invece entrata nel vivo il pomeriggio successivo, con l’esperienza di orienteering gestita dal Team Folgore della Protezione Civile. Dopo una prima ora di formazione teorica in aula, i GI si sono cimentati in due ore di esercitazione pratica in località di Beverino, con tanto di bussole e cartine topografiche in scala uno a venticinquemila. Obiettivo - non semplice ma vitale: imparare a orientarsi e a collaborare per trovare - o ritrovare - la propria strada.●

JACOPO CALLÀ Presidente Gruppo Giovani Imprenditori Confindustria Genova “Rotta d’Impresa” non è stato soltanto il titolo del nostro tredicesimo Bootcamp, ma la sintesi di una sfida che ogni imprenditore affronta quotidianamente: individuare una direzione, decidere anche in condizioni di incertezza e, quando necessario, correggere il percorso. L’orienteering ci ha ricordato concretamente che, per raggiungere un obiettivo, non bastano una bussola e una mappa: servono capacità di osservazione, fiducia reciproca, comunicazione e spirito di squadra. Sono gli stessi strumenti necessari per guidare un’impresa in un contesto in continua evoluzione. Il valore del Bootcamp sta proprio nell’uscire dalla quotidianità, mettersi alla prova e trasformare un’esperienza condivisa in nuove relazioni, consapevolezze e idee. A nome di tutto il Gruppo Giovani, ringrazio gli sponsor che hanno sostenuto il progetto e il Gruppo Protezione Civile Congedati Folgore, in particolare l’avvocato Salvatore Calandra, che da anni ci accompagna nella formazione in aula e nelle nostre avventure sul campo.●


di Claudio Burlando

Perché informazione e comunicazione non sono la stessa cosa.

Quando un coccodè non basta Da bambino trascorrevo molte estati nella cascina di mia nonna. C’erano poche galline e un gallo che sembrava governare il cortile con l’autorevolezza di un direttore d’orchestra. Passavo ore ad ascoltarli. Non capivo i loro versi, naturalmente, ma intuivo che non erano mai uguali. Quando una gallina deponeva un uovo, il suo coccodè sembrava un annuncio rivolto al mondo. Il gallo, all’alba, rompeva il silenzio con il suo chicchirichì: un segnale puntuale, quasi un bollettino quotidiano che informava dell’inizio del giorno. Poi accadeva qualcosa di diverso. Quando il gallo trovava un verme o un insetto, il richiamo cambiava completamente. Non era più un semplice verso, ma un invito. Le galline accorrevano immediatamente e, mentre si nutrivano, il gallo rafforzava il proprio ruolo all’interno del gruppo. Lo stesso faceva la chioccia con i pulcini: bastava trovare qualcosa di appetitoso e il tono del suo richiamo cambiava, attirando immediatamente i piccoli. Solo molti anni dopo ho scoperto che gli etologi distinguono quei vocalizzi in funzione del loro scopo: alcuni trasmettono un’informazione, altri modificano il comportamento dei componenti del gruppo. Forse è proprio qui che nasce una distinzione che oggi sembriamo avere dimenticato. Viviamo infatti in un’epoca in cui tutto viene definito «comunicazione». Festival, corsi, consulenze, professioni.

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Persino chi si occupa prevalentemente di informazione viene spesso identificato come comunicatore. È una sovrapposizione comprensibile, ma che rischia di confondere due attività profondamente diverse. L’informazione risponde principalmente a una domanda: che cosa è successo? Trasmette fatti, dati, notizie, approfondimenti. Il suo valore risiede nell’accuratezza, nella verifica delle fonti, nella capacità di ridurre l’incertezza. È il terreno naturale del giornalismo, che svolge un ruolo fondamentale per la vita democratica e per la crescita culturale della società. La comunicazione, invece, risponde a una domanda molto diversa: che cosa significa per noi? Non si limita a trasferire contenuti, ma costruisce significati condivisi, crea relazioni, genera comprensione reciproca e, spesso, orienta comportamenti. Non basta che un messaggio venga ricevuto: occorre che produca un effetto nella relazione tra chi lo emette e chi lo ascolta. Non è una differenza di valore. È una differenza di funzione. E la distinzione non è soltanto semantica: è culturale. Quando chiamiamo comunicazione ciò che è semplicemente informazione, finiamo per valutare l’efficacia di un’impresa contando i comunicati diffusi, le pagine pubblicate o i post condivisi. Ma la quantità delle informazioni non coincide con la qualità della comunicazione. Possiamo raccontare tutto di noi senza riuscire a trasmettere ciò che siamo dav-


vero e, al contrario, un solo gesto coerente può comunicare molto più di decine di campagne pubblicitarie. Un giornalista può essere anche un eccellente comunicatore, così come un consulente di comunicazione può essere giornalista. Ma i due mestieri non coincidono, perché rispondono a obiettivi differenti. La distinzione diventa ancora più evidente nel mondo dell’impresa. Un comunicato stampa informa, un bilancio contiene informazioni e una scheda tecnica trasferisce dati: tutti strumenti indispensabili, perché senza informazioni non esiste alcuna possibilità di comprendere la realtà. Ma comunica anche un marchio, così come il design di un prodotto, l’accoglienza in azienda, il comportamento di un amministratore delegato o il modo in cui un’organizzazione affronta un errore. Persino il silenzio comunica, quando viene percepito come una scelta. Ed è questo il motivo per cui la comunicazione non appartiene esclusivamente all’ufficio marketing o all’agenzia che segue il brand. Coinvolge ogni funzione aziendale. Comunica chi risponde al telefono, chi accoglie un cliente, chi gestisce un reclamo, chi progetta un imballaggio, chi seleziona il personale. Ogni punto di contatto contribuisce a costruire, oppure a incrinare, quella promessa di fiducia che chiamiamo reputazione. È proprio qui che molte aziende inciampano. Pensano che

basti raccontare ciò che fanno per costruire una reputazione. In realtà, le informazioni alimentano la conoscenza; la comunicazione alimenta la fiducia. E la fiducia nasce solo quando le persone attribuiscono un significato coerente a ciò che vedono, ascoltano e vivono. Il teorico della comunicazione Gregory Bateson definiva l’informazione come «una differenza che produce una differenza». È un’intuizione straordinaria. Ma nel contesto delle organizzazioni possiamo aggiungere un passaggio: quella differenza diventa davvero comunicazione quando modifica la qualità della relazione tra impresa e persone. Ripenso allora al cortile di mia nonna. Per anni abbiamo sorriso davanti al luogo comune della «gallina stupida». Eppure la ricerca scientifica ci racconta tutt’altro. Le galline possiedono un ricco repertorio di vocalizzazioni, riconoscono gli individui del proprio gruppo, manifestano forme di empatia e mostrano sorprendenti capacità cognitive, persino nella valutazione di semplici quantità numeriche. Forse, mentre noi continuiamo a confondere l’informazione con la comunicazione, sono proprio loro che, osservandoci dal loro pollaio, potrebbero domandarsi quale delle due specie abbia davvero compreso come si costruiscono le relazioni.● Claudio Burlando è componente del Gruppo tecnico Cultura d’Impresa di Confindustria

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di Claudia Cerioli

Agosto,

il mese del Rex Il coraggio dell’eccellenza conquista l’Atlantico.

Il 1º agosto 1931, a Sestri Ponente, centocinquantamila persone aspettano che una montagna d’acciaio cominci a muoversi. Per un istante, nei cantieri Ansaldo, tutto si ferma. Poi la regina Elena infrange sulla prua una bottiglia di Gancia Riserva Reale e l’ingegner Achille Piazzai aziona il comando elettrico del varo. Lo scafo scivola verso il mare tra il frastuono delle catene, le sirene delle navi e l’odore acre delle oltre trenta tonnellate di sego stese sullo scalo. È il battesimo del mare del Rex, il più grande transatlantico mai costruito in Italia fino a quel momento. Nell’agosto 2026 ricorrono novantacinque anni da quel giorno. La sua mole racconta le ambizioni di un Paese deciso a misurarsi con le grandi potenze marittime. Commissionato nel dicembre 1929 dalla Navigazione Generale Italiana e impostato il 27 aprile 1930 nei Cantieri navali Ansaldo, il Rex impegna per quindici mesi e mezzo circa duemila operai, tecnici e ingegneri. Cinque gru alte più di sessanta metri sollevano le migliaia di lamiere destinate allo scafo; per

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accoglierlo durante l’allestimento, il bacino delle Grazie viene prolungato di oltre venti metri. I numeri restituiscono solo in parte le dimensioni dell’impresa: 268,2 metri di lunghezza, 29,5 di larghezza e 51.062 tonnellate di stazza lorda. Nel ventre della nave lavorano dodici caldaie principali a tubi d’acqua, affiancate da due caldaie cilindriche ausiliarie. Il vapore alimenta quattro gruppi turboriduttori Ansaldo del tipo Parsons, collegati ad altrettante eliche. L’apparato sviluppa una potenza nominale di 100.000 cavalli asse e può avvicinarsi ai 140.000, spingendo il Rex fino a circa 29 nodi. Il Rex è però molto più di una macchina. È una città galleggiante capace di ospitare oltre duemila passeggeri e circa ottocento membri dell’equipaggio. Saloni, ristoranti, verande, piscine, negozi, palestre, biblioteca, cappella, sale da ballo e un’autorimessa trasformano la traversata in un’esperienza sospesa tra viaggio e villeggiatura. Ventimila lampadine illuminano ambienti ornati di marmi, legni, arazzi e


il Rex nel bacino delle Grazie; 1932 Primo Carnera dopo un allenamento a bordo del Rex; 1933

opere d’arte. Lusso, tecnica e organizzazione offrono al mondo l’immagine di un’Italia moderna. Entrato in servizio il 27 settembre 1932 sulla linea celere per il Nord America, il Rex affronta subito un imprevisto. A Gibilterra un guasto a due turbodinamo riduce al 55 per cento l’energia elettrica disponibile. Il comandante Francesco Tarabotto decide comunque di proseguire: limita i servizi di bordo e, grazie alla ridondanza degli impianti, conduce la nave fino a New York. Il Rex compirà 101 viaggi, trasportando circa trecentomila passeggeri. Tra il 1933 e il 1940 migliaia di ebrei europei in fuga dalle persecuzioni raggiungono gli Stati Uniti a bordo della nave, dove sono stabilmente presenti un rabbino e un cuoco kosher. Dietro la storia del transatlantico affiorano così partenze definitive, famiglie separate, vite che cercano oltre l’oceano una possibilità di salvezza. La pagina più celebre viene scritta nell’agosto 1933, novantatré anni fa. Il Nastro Azzurro, attribuito alla nave passeggeri capace della maggiore velocità media nella traversata atlantica in regolare servizio e senza scali di rifornimento, appartiene ai tedeschi Bremen ed Europa. Nessuna nave italiana lo ha mai conquistato. Pochi mesi prima ci aveva provato il comandante Antonio Lena al comando del Conte di Savoia, alter ego del Rex sulla linea Genova-New York: una sorta di gemello eterozigote, simile per dimensioni, velocità e linea esterna, ma profondamente diverso negli interni. Se il Rex guardava ancora al fasto delle grandi navi-palazzo, il Conte di Savoia sceglieva le linee moderne dello stile Novecento. Il 16 maggio 1933, nell’ultimo giorno della corsa al primato, il mare si fa difficile. Lena aziona i tre grandi giroscopi stabilizzatori Sperry, che contrastano il rollio ma sottraggono velocità. Il Conte di Savoia arriva a New York con un giorno di anticipo, ma manca il record per appena 0,34 nodi. Nell’Atlantico la distanza tra primato e sconfitta si misura talvolta in una scelta: proteggere i passeggeri dal mare o chiedere alla nave tutta la velocità possibile. Tre mesi dopo tocca al Rex. Tarabotto mantiene segreto il tentativo: ne parla soltanto con il comandante in seconda Giuseppe Ottino e con il direttore di macchina Luigi Risso. Prima di partire visita i locali delle macchine, incontra fuochisti, marinai e vigili del fuoco, poi entra da solo nella cappella e si raccoglie davanti alla Madonna del Mare di Pietro Gaudenzi. Sa che non basterà la potenza delle turbine. Serviranno una rotta precisa, un equipaggio coordinato, condizioni favorevoli e una dose di fortuna. Superata Gibilterra, i cronometri partono. Tarabotto sceglie una rotta più settentrionale e breve rispetto alla consueta «Rotta del Sole» e lancia il Rex alla massima velocità. Tra il terzo e il quarto giorno il mare si agita; la nave rolla e beccheggia, molti passeggeri restano nelle cabine, ma il comandante non rallenta. Sotto i ponti le caldaie consumano circa 1.100 metri cubi di nafta al giorno e le turbine lavorano al limite. Sopra, la traversata continua quasi normalmente. Il 16 agosto il Rex doppia la nave faro di Ambrose, all’ingresso di New York. Ha percorso le 3.181 miglia da Gibilterra in 4 giorni, 13 ore e 58 minuti, alla velocità media di 28,92 nodi, oltre 53 chilometri orari. Il record tedesco è battuto. Per la prima volta il Nastro Azzurro appartiene a una nave italiana. Genova Impresa - Luglio / Agosto 2026 63


Il transatlantico Rex in costruzione nei Cantieri navali Ansaldo; 1930

Il Rex in rada a Villafranca in Francia; 1935

La consegna del trofeo Hales al comandante Tarabotto; 1935

La prua del relitto del Rex di fronte alla costa di Capodistria; 1948

Il primato durerà due anni, fino al viaggio inaugurale del francese Normandie nel 1935, ma la sua forza simbolica andrà ben oltre. La vittoria non appartiene soltanto alla nave e al comandante: è il risultato del lavoro di progettisti, operai, tecnici, ufficiali e di centinaia di persone che, lontano dagli occhi dei passeggeri, mantengono in funzione quella città lanciata sull’oceano. Quasi sessant’anni dopo, ancora in agosto, un’altra imbarcazione italiana lega il proprio nome al primato atlantico. Progettato per la sfida e costruito da Fincantieri al Muggiano, il Destriero parte dalla nave faro di Ambrose e raggiunge Bishop Rock il 9 agosto 1992, dopo 58 ore, 34 minuti e 50 secondi, alla media di 53,09 nodi. È un’impresa tecnica straordinaria, ma diversa da quella del Rex: naviga da ovest verso est, senza passeggeri e fuori da un regolare servizio di linea. Non ottiene l’Hales Trophy legato al Nastro Azzurro, ma il Columbus Atlantic Trophy e il Virgin Atlantic Challenge Trophy. Il Destriero è una nave costruita per correre; il Rex, mentre sfida l’oceano, continua a trasportare persone, bagagli e destini. La guerra interrompe bruscamente la storia del Rex. Nel giugno 1940 la nave viene allontanata da Genova e trasferita a Trieste, dove rimane in disarmo e viene progressivamente privata di arredi e apparecchiature. Nel settembre 1944, durante un tentativo di trasferimento, si arena nel basso fondale tra Isola e Capodistria. È lì, immobile e disarmata, che l’8 settembre viene attaccata dagli aerei alleati. I Beaufighter della Royal Air Force la colpiscono con razzi e cannonate, mentre i Mustang statunitensi sganciano serbatoi di carburante per alimentare l’incendio. Le fiamme corrono da prua a poppa, la nave si inclina sul fianco sinistro e brucia per quattro giorni. Il gigante che aveva attraversato l’Atlantico in meno di cinque giorni viene distrutto senza poter opporre difesa. Dal 1948 il relitto viene smantellato. Lamiere e apparecchiature contribuiscono alla ricostruzione industriale della Jugoslavia; molti arredi confluiscono invece in collezioni, spesso private, frammenti dispersi di quella città galleggiante. Sul fondo rimangono parti della chiglia, un asse e un’elica. La nave scompare, ma la sua materia continua a vivere in altre macchine e negli oggetti che ne custodiscono la memoria. Il Rex, tuttavia, non è rimasto sul fondo. È entrato nell’immaginario italiano: nel noto marchio di birra e negli elettrodomestici Rex, che portarono nelle case del boom economico un’idea di affidabilità e progresso. Poi arriva Federico Fellini. In Amarcord un’intera comunità prende il mare di notte per assistere al passaggio del Rex. Dal buio emerge una massa luminosa, irreale, quasi una città incantata. È un meraviglioso falso storico: durante il servizio tra l’Italia e il Nord America il transatlantico non navigò mai davanti alle coste romagnole. Entrò nell’Adriatico soltanto nel 1940 e non ne sarebbe più uscito. Ma Fellini non raccontava la rotta di una nave. Raccontava un sogno. Il Rex è diventato leggenda perché ha incarnato il coraggio dell’eccellenza: quello necessario per spingersi oltre il limite, affidando a una nave, al suo comandante e al lavoro di migliaia di uomini un’impresa che sembrava impossibile. Perché l’eccellenza, prima ancora di diventare un primato, è sempre un atto di coraggio.●


Le prime anticipazioni sul programma del Festival della Scienza 2026, a Genova dal 22 ottobre al 1º novembre. Un invito a guardare oltre e a scoprire nuove direzioni del pensiero.

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© studiofluo | Gaetano Cassini

Prospettive


Inizia a prendere forma il programma della venti-

ampliato ulteriormente gli eventi dedicati a bambine e bambini di età compresa tra i 6 e i 10 anni, introdotto un nuovo quattresima edizione del Festival della Scienza, manifestaformat di giochi da tavolo scientifici dal titolo Game Night zione leader internazionale tra gli eventi di diffusione della e organizzato, in collaborazione con il Comune di Genova, cultura scientifica in programma a Genova da giovedì 22 un ciclo di incontri sulle trasformazioni urbane del capoottobre a domenica 1º novembre 2026 nel segno della luogo ligure e sulle possibilità offerte da tecnologia e scienparola chiave Prospettive. Per undici giorni il capoluogo za per migliorarne la vivibilità. A settembre sveleremo il proligure aprirà le porte di decine di sedi culturali per ospitare gramma completo di un’edizione sempre più di calibro un programma come sempre ricco di conferenze, mostre, internazionale e sempre più attrattiva per genovesi e turisti laboratori, spettacoli e altri eventi, per un totale di circa 250 di ogni età». eventi frutto della collaborazione di oltre 300 tra enti di ricerca, università, associazioni, aziende ed editori. I primi protagonisti Con oltre 200mila presenze e 25mila studenti registrati nella scorsa edizione, il Festival della Scienza rappresenta Ad aprire l’edizione 2026 del Festival della Scienza Barbara un appuntamento centrale non solo per la comunità scienMazzolai, direttrice del laboratorio di Bioinspired Soft Robotifica, ma anche per la proposta culturale tics e Associate Director per la Robotica della città di Genova e per l’intero panodell’Istituto Italiano di Tecnologia, che terrà rama europeo degli eventi di divulgazione un’affascinante lectio magistralis sui robot scientifica. bioispirati. Sempre nella giornata inaugu«Anche nel 2026 daremo un ampio spazio rale, Emilio Cozzi, in collaborazione con di approfondimento ai principali temi della l’Agenzia Spaziale Europea, condurrà il ricerca scientifica e tecnologica - racconta pubblico nella nuova stagione dell’esploDomenico Coviello, presidente dell’Assorazione spaziale che segnerà il ritono delciazione Festival della Scienza - come la l’umanità sulla Luna. sostenibilità e l’energia, l’ambiente e il Nei primi giorni di programmazione, il premare, lo spazio con il ritorno sulla luna, il mio Nobel per la Fisica 2015 Arthur McDocosmo e la fisica delle particelle, la salute, nald terrà una lectio magistralis sui pioniearte e società e il contributo della genomiristici esperimenti che lo hanno portato a ca nella sanità pubblica». stabilire che i neutrini hanno una massa. Conferenze di alto profilo scientifico, Nel corso del primo weekend in programDomenico Coviello mostre interattive, laboratori, spettacoli ed ma anche uno spettacolo, fra scienza e eventi speciali coinvolgeranno attivamente il pubblico, musica, sulla semplice complessità del cosmo e delle sinfooffrendo esperienze di apprendimento basate sul dialogo e nie musicali con Fabiola Gianotti, fisica che ha diretto il Cern sulla partecipazione. «Inoltre - prosegue Coviello - abbiamo di Ginevra per dieci anni, insieme al maestro Ruben Jais e


Nel 2027 Genova, insieme ad Aarhus (Danimarca), Kaunas (Lituania) e Oeiras (Portogallo), sarà parte di “Science Comes to Town 2027”, progetto finanziato dal programma Horizon Europe dell’Unione Europea e realizzato dal consorzio Science4Everyone, coordinato dall’Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea e composto da 15 realtà. I partner italiani, oltre ad Apre, sono il Comune di Genova, l’Associazione Festival della Scienza, che coordina le attività genovesi, e la Federazione delle Associazioni Scientifiche e Tecniche. Per tutto il 2027, le quattro città coinvolte ospiteranno più di 240 eventi con l’obiettivo di costruire un modello trasformativo e sostenibile per il coinvolgimento del pubblico nei confronti della scienza. “Science Comes to Town” ha unito diversi progetti europei a partire da “European City of Science” che, ogni due anni, nominava una città europea come capitale della scienza, l’EU TalentOn ed Eucys, l’European Union Contest for Young Scientists. In particolare, nel mese di settembre 2027, Genova ospiterà la 38ª edizione di Eucys che, con l’organizzazione dell’Associazione Festival della Scienza e della Federazione delle Associazioni Scientifiche e Tecniche, riunirà più di 100 studenti di età compresa tra i 14 e i 20 anni provenienti da Paesi in tutto il mondo. Un riconoscimento importante per la città di Genova e per l’associazione che realizza annualmente il Festival della Scienza, manifestazione leader internazionale tra gli eventi di diffusione della cultura scientifica.n

all’ensemble strumentale laBarocca. Tra gli ospiti del Festival della Scienza 2026 anche Sir John Burn, genetista di fama internazionale dell’Università di Newcastle, nominato baronetto dalla regina Elisabetta per il suo contributo sulle nuove frontiere della genomica e della rivoluzione in corso nella medicina moderna nella prevenzione delle malattie rare e dei tumori ereditari. A spiegare invece come i recenti progressi nelle neuroscienze mostrino come i tumori non agiscano in isolamento, ma comunichino attivamente con il sistema nervoso plasmando la progressione della malattia, i sintomi e le risposte terapeutiche, sono Frank Winkler, neuro-oncologo e docente dell’Università di Heidelberg e del German Cancer Research Center, vincitore del Brain Prize 2025, il riconoscimento più prestigioso nel campo delle neuroscienze, e del German Cancer Award nel 2022, ed Eva Winkler, specialista in ematologia oncologica dell’Università di Heidelberg. Tra i relatori della ventiquattresima edizione anche il premio Balzan Christophe Salomon che, insieme al fisico ed ex presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche Massimo Inguscio, parlerà dell’applicazione degli atomi ultra-freddi alla creazione di orologi atomici che hanno rivoluzionato la misurazione del tempo. Sull’interpretazione dei dati deboli, incompleti o ambigui in antropologia forense, nel giornalismo d’inchiesta e nell’informatica forense si soffermeranno invece Cristina Cattaneo, medico legale e direttrice del Labanof, il giornalista del Post e autore del podcast “Indagini” Stefano Nazzi e il professore dell’Università di Genova e consulente in informatica forense Mattia Epifani. Infine, tra i ritorni di questa edizione del Festival della Scienza si segnala la partecipazione dell’evoluzionista e filosofo della scienza Telmo Pievani e del matematico, accademico pluripremiato e fondatore del Mox del Politecnico di Milano Alfio Quarteroni.

Novità e anteprima di mostre e laboratori della ventiquattresima edizione Sempre ricco sarà il calendario di mostre e laboratori che, come di consueto, andranno ad animare decine di luoghi culturali in tutta la città. Tra i percorsi espositivi, il Consiglio Nazionale delle Ricerche propone Antartide, il continente bianco, mostra interattiva del PNRA, realizzata in collaborazione con la Commissione Scientifica Nazionale per l’Antartide, il Museo Nazionale dell’Antartide, ENEA e OGS, che intreccia scienza, tecnologia e avventura umana con l’obiettivo di svelare i segreti di un ecosistema cruciale per comprendere gli equilibri climatici del pianeta. Quest’anno Palazzo della Borsa sarà dedicato alla percezione visiva e uditiva, esplorata anche attraverso le più recenti tecnologie di bioimmagini e sensoristica. In questo contesto, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare porta al Festival Ascoltare l’invisibile, laboratorio multisensoriale in cui tatto, udito e vista guideranno il pubblico alla scoperta delle onde gravitazionali. Le celebri “increspature dello spaziotempo”, teorizzate da Albert Einstein un secolo fa e rivelate solo di recente, verranno qui tradotte in stimoli sensoriali per renderle intuitive a tutte e tutti. L’Istituto Italiano di Tecnologia presenta invece Oltre ciò che vediamo, un viaggio immersivo nei meccanismi biologici con


debutta nel 2026 l’iniziativa Game Night. Per due serate, cui si percepisce il mondo, che illustra come la convergenza gli spazi del Genova Blue District si trasformeranno in una tra scienza e tecnologia riesca a rendere accessibili e visibili grande sala da gioco dove il pubblico potrà sperimentare fenomeni biofisici altrimenti invisibili all’occhio umano. come i giochi da tavolo di carattere scientifico rappresentino L’astronomia incontra gli algoritmi predittivi nel laboratorio un importante strumento di apprendimento e di aggregaGalaxy Lab dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, che mostrezione sociale. rà come si fa a classificare le galassie, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale ma non solo. Spazio anche alla geofisica La parola chiave e l’immagine dell’edizione 2026 con Earthquake Escape Room dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia: un’esperienza interattiva per La parola chiave scelta per quest’anno è Prospettive: «si tratripercorrere alcuni grandi terremoti della storia italiana, ta di un invito a guardare oltre - osserva Carlo Ferdeghini, focalizzandosi su come lo studio storico della sismicità presidente del Consiglio Scientifico e responsabile del proabbia permesso di affinare i sistemi di gramma dell’edizione 2026 - a cambiare monitoraggio e le moderne strategie di punto di vista e a scoprire nuove direzioni mitigazione del rischio sismico. La fisica del pensiero. In sintesi, ciò che dà profonsarà la protagonista di Onda o particella?, dità al mondo. Parlare di prospettive signiil laboratorio del Centro Ricerche Enrico fica esplorare il futuro, immaginare scenari Fermi che condurrà alla scoperta della possibili, interrogarsi su come la ricerca doppia natura della luce che, a seconda possa orientare il domani e comprendere delle situazioni, si comporta come una la complessità che ci circonda. Il Festival particella o come un’onda. L’Università della Scienza 2026 diventa così un luogo degli Studi di Genova, invece, con il labodi incontro tra sguardi diversi, un invito a ratorio interattivo La Fabbrica del Volo farà condividere idee e visioni per costruire sperimentare direttamente i principi della insieme nuovi orizzonti di conoscenza». fluidodinamica, rispondendo a molte E proprio allo sguardo richiama l’immagine domande, tra cui come un aereo possa scelta per questa edizione, realizzata da generare la portanza necessaria a volare. Gaetano Cassini di “studiofluo”. Un’immaCarlo Ferdeghini Tra le novità di quest’anno spicca il potengine pop, divertente e diretta: due sfere, ziamento dell’offerta didattica per la scuola primaria (6-10 due bulbi oculari ridotti alla loro forma più essenziale, a anni), con una fitta programmazione di laboratori ospitati suggerire il concetto di Prospettive in modo immediato e alla Biblioteca E. De Amicis al Porto Antico e nella Sala del universale, come un esercizio dello sguardo. Forme semplici, Munizioniere di Palazzo Ducale. Tra questi, il laboratorio del quasi infantili, che si trasformano in osservatori silenziosi CNR Robot ed emozioni utilizzerà la robotica educativa e i come due presenze distinte, con uno sguardo laterale, comportamenti del robot Thymio per guidare i più piccoli curioso, non omologato, leggermente fuori asse. In questo nella scoperta e nella comprensione delle proprie emozioni. modo richiamano il cambiamento che nasce dalla possibilità Un altro inedito è l’iniziativa La città in prospettiva, realizdi guardare diversamente, ricordando che ogni fenomeno zato nel Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi in collapuò essere interpretato attraverso molteplici punti di vista. borazione con il Comune di Genova nell’anno delle Trasfor«Proprio come questi sguardi, curiosi e rivolti in direzioni mazioni Urbane. Sei incontri focalizzati sulla città, sulle sue differenti, anche la ricerca - conclude Ferdeghini - nasce trasformazioni, sulle sue criticità e sulle possibilità offerte dalla capacità di osservare oltre l’apparenza e di immaginare da tecnologia e scienza per migliorarne la vivibilità. Infine, ciò che ancora non vediamo».●


Il futuro delle cure palliative:

un investimento La Fondazione Gigi Ghirotti avvia il progetto di acquisizione dell’Hospice di Albaro, in via Montallegro 50, per garantire continuità, sviluppo e nuovi servizi dedicati a pazienti e famiglie.

Franco Henriquet

Da oltre 40 anni la Fondazione Gigi Ghirotti rappresenta un punto di riferimento nell’assistenza gratuita ai pazienti con bisogni di cure palliative sul territorio genovese. Oggi la Fondazione compie un nuovo passo strategico per il futuro della comunità e della sanità territoriale: l’acquisizione dell’Hospice di Albaro, struttura situata in via Montallegro 50 e già sede di uno dei principali presidi dedicati alle cure palliative a Genova. Il Progetto Hospice Albaro non rappresenta soltanto un investimento immobiliare, ma la costruzione di un modello di assistenza sempre più moderno, stabile e sostenibile, capace di rafforzare la rete delle cure palliative e sviluppare nuovi servizi per pazienti e famiglie. L’operazione prevede un investimento complessivo superiore ai 2,5 milioni di euro, sostenuto attraverso un piano pluriennale di fundraising rivolto a imprese, fondazioni, professionisti e partner del territorio. Grazie all’acquisizione della struttura, la Fondazione potrà ampliare gli spazi disponibili con oltre 500 mq aggiuntivi, realizzando un nuovo Polo Sanitario dedicato all’assistenza, al supporto psicologico, alla terapia del dolore e ai servizi per le famiglie.


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Sostenere il Progetto Hospice Albaro significa investire nel futuro delle cure palliative a Genova e nella qualità della vita delle persone più fragili.

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I NUMERI DELLA

Prof. Franco Henriquet

2.200+ Pazienti e famiglie assistiti ogni anno 107 Dipendenti (impiegati e personale socio-sanitario: medici, infermieri, oss)

281 Volontari attivi 18 Posti letto Hospice Albaro di cui 13 riservati alle cure palliative e 5 ai pazienti SLA

3,3 € Valore sociale

generato per ogni euro investito

Far parte del Progetto Hospice Albaro significa contribuire concretamente a: garantire continuità alle cure palliative sul territorio; sostenere nuovi servizi sanitari e sociosanitari; consolidare nel tempo l’attività assistenziale; sviluppare il nuovo Polo Sanitario della Fondazione; investire in un progetto ad alto impatto sociale e territoriale. Le aziende potranno aderire al progetto attraverso diverse modalità di partecipazione: donazioni corporate; partnership pluriennali; sponsorizzazioni dedicate; sostegno a specifiche aree progettuali e nuovi spazi assistenziali. Il progetto prevede inoltre la possibilità per le imprese di legare il proprio contributo a specifici “metri quadri di cura”, contribuendo direttamente alla realizzazione dei nuovi ambienti dedicati ai pazienti e alle famiglie. Le aziende sostenitrici potranno valorizzare il proprio impegno sociale attraverso percorsi di comunicazione condivisa, presenza nei materiali del progetto e iniziative dedicate di responsabilità sociale d’impresa. Nel solo ultimo anno, la Fondazione ha assistito oltre 2.200 pazienti e famiglie, grazie all’impegno quotidiano di professionisti sanitari e centinaia di volontari.●

Diventa partner del Progetto Hospice Albaro Sostenere il progetto significa partecipare concretamente al sostegno delle cure palliative a Genova e contribuire alla realizzazione di nuovi servizi per la comunità. Donazioni, partnership pluriennali e sponsorizzazioni possono trasformarsi in un investimento concreto ad alto valore sociale.n Scopri come aderire al progetto: www.gigighirotti.it/dona-hospice-di-albaro

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di Guido Conforti

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Scoprire

l’inesistente inesistente


Nel 1800 la popolazione mondiale era di 1 miliardo di persone, nel 2050 raggiungerà il massimo di 10 miliardi e se la riduzione del tasso di fertilità sarà quella attualmente più stimabile, nel 2300 tornerà intorno al miliardo dell’anno di partenza, in cui Auguste Comte alimentava la cultura mondiale che aveva le radici nel positivismo: una cultura, cioè un modo diffuso e magari prevalente di vivere per cui l’unica cosa esistente deve essere ciò che è osservabile, misurabile, verificabile scientificamente. L’era della modernità ha accelerato le sue performance come mai nella storia del genere umano, ma poi, dopo i primi 150 anni di progresso smisurato, scontratasi contro i limiti naturali e umanistici messi in evidenza dalla scienza stessa (ad esempio nelle critiche di Albert Einstein al positivismo), è andata avanti per inerzia nei territori economicamente più poveri fino alla vigilia del precipizio demografico. Tutt’oggi il termine “progresso” costituisce un obiettivo dichiarato fondamentale, per diversi motivi: perché semplifica tutto riportandolo al misurabile, perché la conoscenza scientifica continua a volersi far considerare come l’unico elemento credibile e quindi sul quale fondare la propria vita, perché il potere si esercita con facilità con esso, rivendicando la capacità di ottenere i massimi risultati citando dati, KPI, slogan di voluta semplificazione. Ma è davvero così? Direi proprio di no, o almeno così ripete il cinguettio che sento sul mio pioppo insieme agli altri storni che convivono con me e con i quali piace starci a sentire reciprocamente. Prima di pensare qualcosa, esiste il caos del pensiero? Prima di credere in qualcosa, esiste la convinzione? Prima di avere passione per qualcosa, esistono le passioni? Prima di dialogare, esiste la relazione? Prima di fare dei figli, esiste la discendenza dell’umanità? Prima di lavorare per noi, esiste il lavoro necessario per gli altri? Prima di decidere cosa è giusto e cosa è sbagliato, esistono il giusto e lo sbagliato? Prima di partire per un viaggio, esiste il dinamismo ovunque? Prima di cambiare, esiste l’idea sul futuro? Prima di provare a costruire insieme un’idea di futuro, esiste la swarm intelligence? Continuiamo con le domande che, senza risalire a Socrate, storni maieuti dichiaratamente parte di una comunità hanno invitato tutti a fare nella propria vita, come Maria Montessori, Danilo Dolci o Edgar Morin? Il metodo scientifico e il progresso considerano esistente solo ciò che si può osservare, misurare, ripetere, verificare e magari (come insegnava Popper) falsificare. Ma non si può dire nulla di ciò che scientificamente non esiste, tipo cosa sia giusto, bello, valga la pena. Queste cose qua vanno scoperte, volute, realizzate come Robert Kennedy, nel famoso discorso fatto all’Università del Kansas il 18 marzo 1968 nel corso della sua campagna elettorale a Presidente degli USA, dichiarò con chiarezza, nel dire che il PIL misura tutto, tranne ciò che rende la vita degna di essere vissuta. Gli storici più che i politici ricordano cosa fu il 1968, oltre che negli USA in Europa, nel Vietnam, nel mondo dove la modernità esplosa a Hiroshima e Nagasaki scivolò in quella che Lyotard definì “condizione postmoderna”, constatando la fine delle grandi narrazioni di ogni genere, a partire appunto dal progresso. Al postmoderno non interessa nulla che non riguardi se stesso e l’oggi, la liquidità gestibile per la propria sopravvivenza, migliore all’istante attuale nel quale, al posto della felicità, si punta al benessere, inteso come produzione di endorfine.● Piazza De Ferrari a Genova il 27 gennaio 1979, in occasione dei funerali di Stato del sindacalista e operaio dell’Italsider Guido Rossa, assassinato dalle Brigate Rosse | Ph. Giorgio Bergami

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Lo spirito di Piera Gaudenzi continua a vivere e a prosperare.

di Luciano Caprile

Accogliere l’arte con

amore Piera Gaudenzi


Lo scorso 6 luglio, all’età di novantacinque anni, ci ha lasciato Piera Gaudenzi, da considerarsi la decana dei galleristi liguri d’arte contemporanea. Giovanissima ha conosciuto e sposato nel 1953 Alf Gaudenzi (di cui ha assunto il cognome), uno dei più significativi protagonisti del Secondo Futurismo della nostra regione. E Alf significherà per lei un punto di riferimento anche dal punto di vista culturale, che sfocerà nell’apertura della Galleria Il Vicolo in salita Pollaiuoli nel 1967 con un preciso intendimento iniziale: offrire alla clientela un’ampia possibilità di acquisto di grafica d’autore. E tale approccio si rivelerà vincente e costituisce ancora oggi una caratteristica apprezzata per la qualità e la varietà delle incisioni e delle litografie. Senza dimenticare, naturalmente, certe esposizioni di pezzi unici di grande pregio, spesso ospitati nello spazio della galleria al primo piano del palazzo antistante. Naturalmente giocherà per tanto tempo un ruolo significativo anche il Futurismo di Alf e dei suoi compagni d’avventura: egli esporrà nel 1975, per l’ultima volta, i suoi collages, le terrecotte e certe figure in cartone. Morirà nel 1980. Ma ancora oggi le sue immagini e il suo spirito si legano indissolubilmente a questo spazio. Se parliamo di artisti che hanno lasciato un segno indelebile in questa galleria, non possiamo dimenticare il nome di Lele Luzzati. Il suo rapporto con Piera Gaudenzi è maturato attraverso una amicizia e una collaborazione che non hanno eguali. “Il Vicolo” è stato per lui il principale mezzo per far conoscere al più ampio pubblico il suo lavoro che spaziava dai collages alle molteplici opere su carta, a quelle grafiche che andavano a cogliere le particolarità di certi personaggi e dei loro mestieri. Tra di loro si era creato un rapporto che sfociava in una straordinaria complicità emozionale per composizioni scaturite da una fantasia capace di tradursi ogni volta in coinvolgente sorpresa. Luzzati aveva un’abitazione-studio in via Caffaro dove viveva con la mamma ultranovantenne. Ricordo che, nel corso di una visita, quest’ultima mi introdusse nella stanza delle invenzioni dicendomi: «Vada pure: è là che si diverte». Stava infatti preparando le scene e i personaggi de “Il flauto magico” che avrebbe realizzato col concorso alla regia di Giulio Gianini. E si stava veramente entusiasmando nel creare e nel muovere le figure da collocare su un piccolo palcoscenico. Ebbene, molte di queste e di altre prove similari godevano poi del transito presso la prediletta galleria. Da diversi anni il testimone è passato alla figlia Ambra che continua con identica grazia e passione il ruolo della genitrice. E non poteva essere altrimenti. Infatti ha respirato fin dall’infanzia quel clima di magico coinvolgimento emozionale. E tutto ciò si traduce in una rara fortuna esistenziale e comportamentale in un mondo, come quello di oggi, che sovente non è in grado di usare la memoria e i doni del passato per proiettarli in un presente profumato costantemente di futuro. In tal modo la stessa Ambra è riuscita a trasmettere il bene ricevuto, con naturalezza condivisa, ai figli Martina e Stefano che hanno trasferito a Milano il seme di tanta ricchezza senza trascurare naturalmente l’origine della straordinaria avventura. Così lo spirito di Piera continua a vivere e a prosperare. E questo è un pregio dell’arte quando nasce in rari luoghi sorti per accoglierla con il dovuto amore.●

Rocco Borella, Piera Gaudenzi e Attilio Mangini

Piera Gaudenzi e Andrè Verdet, 1974

Alf e Piera Gaudenzi - ph. Ludovica Crivelli

Il Vicolo Uno, la prima galleria, anni ’70

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di Paolo Brusasco

Ninive e gli scavi del MAUGE

La missione dell’Università di Genova in Iraq, nell’antica Mesopotamia, è un progetto di straordinario interesse storico-archeologico sotto l’egida del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Unica missione archeologica genovese all’estero, da tre anni il MAUGE (Missione Assiria dell’Università di Genova) compie ricerche archeologiche nell’antica Mesopotamia, la “culla della civiltà”, nel nord dell’attuale Iraq vicino a Mosul / Ninive. Due i siti archeologici sono parte del progetto: la città assira di Tell Abdul Aziz - Kevala, situata alla periferia della città di Dohuk nel Kurdistan iracheno, e la grande capitale di Ninive, nel settore residenziale dei grandi sovrani assiri ubicato La missione MAUGE


nella vicina città di Tarbisu a cinque km a nord di Mosul sul fiume Tigri. Dopo le devastazioni dell’Isis il lavoro in questi siti è di grande rilevanza storica e sociale. La città assira di Tell Abdul Aziz - Kevala, a 40 chilometri a est di Ninive, è un sito di straordinaria valenza archeologica: fungeva da difesa del confine orientale dell’impero assiro nell’VIII-VII sec. a.C. ed era snodo commerciale verso l’Iran. L’ambito cronologico è molto ampio, il sito è una grande acropoli subcircolare con una città bassa quadrangolare di almeno 20 ettari che si sviluppa dalla preistoria/protostoria al periodo mitannico, medioassiro (II millennio a.C.) e soprattutto neoassiro (900612 a.C.), con una fase islamica finale. Il rilievo eseguito col magnetometro ha messo in evidenza una rete viaria assira e aree dove si è riscontrata la presenza di edifici monumentali oggetto di indagine nella prossima missione. Lo scavo archeologico nelle aree indagate ha evidenziato sull’acropoli un’occupazione finale con un cimitero islamico antico che andrà scavato in futuro. Su un lato dell’acropoli, il MAUGE ha messo in luce un palazzo assiro dalle possenti fondazioni di pietra ed elevato in mattoni crudi, che a giudicare dalle differenti murature e dai resti ceramici è stato occupato dal IX al VII sec. a.C. Tra i trovamenti nell’area scavata, eccezionale è la presenza di grandi giare da cucina e bellissimi unguentari per cosmetici completamente conservati. Inoltre abbondano i vaghi di collana in lapislazzuli proprio all’interno di uno dei vasi. Il MAUGE è stato recentemente invitato dall’Università di Mosul a effettuare lo scavo congiunto della capitale assira di Tarbisu, l’odierna Sharif Khan situata a 5 km a nordovest di Ninive. Attestata sin dalla età medioassira nel 1300 a.C., Tarbisu divenne nell’VIII-VII sec. a.C. la residenza reale (Bit reduti o “Casa della successione”) dei principi ereditari dei grandi sovrani assiri di Ninive: Sargon II, Sennacherib, Esarhaddon e Assurbanipal; fu conquistata dai Medi di Ciassare nel 615 a.C., tre anni prima della caduta di Ninive. La città assira è estremamente promettente dal punto di vista archeologico poiché è stata indagata solo in minima parte nel 1850-52 dal British Museum. La Missione dell’Università di Genova, con i colleghi iracheni, si prefigge di scavare due imponenti palazzi assiri e due edifici templari, uno dei quali dedicato al celebre dio mesopotamico degli inferi Nergal (al cui culto è dedicata la città), edificati dal re assiro Sennacherib (704-681 a.C.) e dal grande Assurbanipal (668-631 a.C.). La parte del palazzo scavata a Kevala

Da ricognizioni preliminari si è evidenziata la presenza di un sistema murario difensivo, nonché di oggetti di grande pregio artistico e valore storico come mattoni iscritti in cuneiforme, sigilli cilindrici, avori scolpiti e sculture a rilievo dedicate al dio Nergal dai principali re assiri. La città, in stretta simbiosi con la capitale Ninive, era anche uno snodo commerciale di primo piano con un sistema di canali fatto realizzare dal re Sennacherib. Gli obiettivi della missione del MAUGE, attualmente in cerca di finanziamenti per continuare gli scavi ed effettuare nuove indagini, sono di due tipi. Il primo è approfondire il contesto storico-archeologico della città provinciale di Tell Abudl Aziz - Kevala e del cuore pulsante del grande impero assiro della capitale Ninive/Tarbisu. Il secondo obiettivo è sociopolitico: di tutela e valorizzazione dei siti scavati, nonché di training di studenti dell’Università di Genova e di studenti e archeologi iracheni di varie appartenenze etnico-religiose colpite dall’Isis. Il progetto è stato integrato con un gemellaggio in corso tra le Università di Genova e di Dohuk, in cui rientrano una serie di scambi e conferenze nell’ateneo genovese e iracheno. La recente pubblicazione del mio libro Ninive. Mito e realtà (La Nave di Teseo 2026) offre uno spunto di studio su Ninive e i siti del progetto del MAUGE. La città di Ninive sfugge al tempo, ha una valenza non solo storica e militare ma anche mitica, impregnata di racconti biblici e di leggende tramandate dai Greci. I profeti la denigrano. Giona lancia invettive contro “quella grande città, nella quale vi sono più di centoventimila persone, che non sanno distinguere fra la mano destra e la sinistra”. Nelle testimonianze dei Greci la città e sovrani come Sardanapalo appaiono empi e viziosi. Raccontando la sua scoperta a metà Ottocento, il libro mostra come gli annali dei sovrani assiri, così come i meravigliosi rilievi istoriati che decoravano le splendide regge delineino una città fulcro di cultura e un centro religioso dedicato alla leggendaria dea Ištar. Ninive è fonte di scienza, di astronomia e astrologia, di pratiche divinatorie e miti primigeni quali il Diluvio universale e l’Epopea di Gilgamesh, ripresi dalla Bibbia. Nel racconto della città più grande del tempo, Ninive si è trasformata con il re Sennacherib nella capitale del primo impero universale, per diventare con Assurbanipal e la sua celebre biblioteca il faro culturale del mondo antico.● Tarbisu: vaso con iscrizione cuneiforme dedicato al dio Nergal.


Walter Siti, 2008 | © Dread83 | commons.wikimedia.org

di Massimo Morasso

Nel romanzo dello scrittore modenese il denaro non rappresenta soltanto una forma di ricchezza, ma il principio ordinatore dell’intero sistema sociale.


Che cos’è la letteratura industriale quando la fabbrica non occupa più il centro del racconto? Resistere non serve a niente, il romanzo con cui Walter Siti vinse il Premio Strega nel 2013, offre una possibile risposta. Se la grande tradizione novecentesca della narrativa d’industria aveva individuato nella fabbrica il luogo simbolico del capitalismo, Siti sposta lo sguardo nei mercati finanziari, nella speculazione, nelle relazioni opache tra economia, politica e criminalità. L’industria qui non scompare, ma perde centralità narrativa. Ed è proprio questo spostamento di prospettiva a rendere il romanzo una lettura significativa anche all’interno del filone della letteratura industriale. Pubblicato nel 2012, Resistere non serve a niente racconta la vicenda di Tommaso Aricò, ex ragazzo obeso e matematico di eccezionale talento, destinato a diventare uno dei protagonisti della grande finanza. La sua ascesa professionale è il filo conduttore di una narrazione che attraversa banche, fondi d’investimento, speculazioni immobiliari, ambienti televisivi, politica e criminalità organizzata, fino a comporre un mosaico nel quale il denaro non rappresenta soltanto una forma di ricchezza, ma il principio ordinatore dell’intero sistema sociale. Più che raccontare un personaggio, Siti racconta un ecosistema. Attraverso la vicenda di Tommaso Aricò, Siti interpreta le trasformazioni del capitalismo italiano ed europeo, che vede progressivamente attenuarsi il peso della produzione manifatturiera a favore di un’economia sempre più finanziarizzata. È un passaggio storico che il romanzo coglie con lucidità, trasformando una materia apparentemente tecnica in una narrazione avvincente e, spesso, inquietante. Questo è il principale merito dell’opera. La finanza, tema tradizionalmente ostico per la narrativa, diventa racconto senza perdere complessità. Siti evita il linguaggio specialistico, preferendo mostrare gli effetti che i meccanismi economici producono sulle persone, sulle relazioni e perfino sulla percezione della realtà. Il denaro non serve più soltanto ad acquistare beni: costruisce identità, determina rapporti di forza, ridefinisce i confini stessi della moralità. Anche sul piano stilistico il romanzo conferma la statura del suo autore. La scrittura alterna registri diversi, mescolando racconto, riflessione saggistica, cronaca e autobiografia. Lo stesso Siti entra nella narrazione come personaggio, sfumando continuamente il confine tra realtà e invenzione. È una tecnica che richiede un lettore partecipe, ma che contribuisce a dare al libro una voce originale e riconoscibile. Come spesso accade nelle opere più ambiziose, però, anche i punti di forza possono trasformarsi in elementi problematici. La componente saggistica finisce talvolta per prevalere sul racconto. Alcuni dialoghi sembrano costruiti più per sostenere una tesi che per far evolvere i personaggi, e la narrazione procede a tratti per lunghe riflessioni che rallentano il ritmo del romanzo. È una scelta coerente con il progetto intellettuale dell’autore, ma che può rendere la lettura meno fluida. Anche la rappresentazione del capitalismo è volutamente selettiva. Il mondo descritto da Siti è dominato dalla speculazione, dalla rendita, dalla corruzione e dall’intreccio tra finanza, politica e criminalità. È una fotografia potente, spesso convincente, ma inevitabilmente parziale. Rimango80 Genova Impresa - Luglio / Agosto 2026

no quasi del tutto fuori campo l’impresa che investe, l’innovazione tecnologica, la manifattura che esporta, la quotidianità di chi crea valore attraverso il lavoro, l’organizzazione e la competizione sui mercati internazionali. Il capitalismo descritto in questo libro coincide soprattutto con la sua dimensione finanziaria e relazionale meno virtuosa. Ed è proprio qui, tuttavia, che il romanzo offre uno spunto di riflessione interessante per chi si occupa di cultura d’impresa. La letteratura industriale “classica” italiana - da Ottiero Ottieri e Paolo Volponi fino a Ermanno Rea - ha raccontato i luoghi nei quali si produceva il valore economico. La fabbrica, in quei libri, era molto più di uno scenario: rappresentava il laboratorio della modernizzazione italiana, il punto d’incontro - e spesso di conflitto - tra capitale, lavoro, tecnologia e organizzazione. Siti conserva lo stesso interesse per i meccanismi del potere economico, ma ne modifica radicalmente il punto d’osservazione. Il valore, nel romanzo, non nasce più nel reparto produttivo o nell’officina, bensì nella circolazione del capitale, nelle operazioni finanziarie, nella capacità di controllare reti di relazioni. La domanda, in fondo, è la stessa che attraversa tutta la migliore letteratura industriale italiana: in che modo l’economia modella le persone? Cambiano però qui i luoghi nei quali quella domanda trova risposta. Non più la fabbrica, ma il mondo della finanza; non più il reparto produttivo, ma la circolazione del capitale. Più che chiedersi se Resistere non serve a niente appartenga o meno alla letteratura industriale, conviene leggerlo come la testimonianza di una sua evoluzione. Il romanzo suggerisce che, nell’immaginario contemporaneo, il baricentro del capitalismo si sia spostato. L’industria continua a rappresentare una componente decisiva dell’economia italiana, ma il potere economico appare sempre più concentrato nei luoghi della mediazione e della gestione dei grandi flussi di capitale. È questo spostamento che Siti sceglie di raccontare. Naturalmente si tratta di una prospettiva, non di una descrizione esaustiva della realtà. L’Italia resta uno dei principali paesi manifatturieri d’Europa, e larga parte della sua competitività continua a poggiare sulla qualità delle produzioni, sull’innovazione e sulla capacità di fare impresa. Tutto questo nel romanzo rimane sostanzialmente invisibile. Ma proprio quest’assenza aiuta a comprendere il progetto dell’autore: non rappresentare l’intera economia, bensì indagare quella zona del capitalismo che, ai suoi occhi, nel pieno della stagione successiva alla crisi finanziaria del 2008, meglio interpretava, in negativo, le trasformazioni degli ultimi decenni. Pur nei suoi limiti, Resistere non serve a niente conserva ancora oggi una notevole forza interpretativa, perché coglie con lucidità uno dei mutamenti più profondi del capitalismo contemporaneo: lo spostamento dell’attenzione dalla produzione alla finanza, dai luoghi del fare a quelli della mediazione. I grandi romanzi industriali del ‘900 raccontavano il rumore delle officine, delle catene di montaggio e degli uffici tecnici. Più che archiviare la tradizione della letteratura industriale, Siti ne aggiorna il campo d’indagine, mostrando come anche la narrativa debba seguire i luoghi nei quali il capitalismo ridefinisce i propri equilibri e i propri centri di potere.●


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