MORE IN THE MED Come La NATO Può Rifocalizzare Il Suo Impegno Sul Fronte Meridionale E L’italia Guidare Il Processo Ambasciatore Alexander R. Vershbow Lauren M. Speranza
Lo Scowcroft Center for Strategy and Security sviluppa strategie sostenibili e indipendenti con l’obiettivo di affrontare le sfide alla Sicurezza che attendono gli Stati Uniti ed il mondo. Il Centro raccoglie l’eredità del Gen. Brent Scowcroft, incarnando la sua filosofia di impegno disinteressato nei confronti della causa della Sicurezza di supporto alla leadership degli Stati Uniti - in collaborazione con alleati e partner - e di formazione della prossima generazione di leader. La Scowcroft Center’s Transatlantic Security Initiative riunisce decisori politici e importanti rappresentanti del mondo governativo, militare, leader d’impresa ed esperti europei e nordamericani, per condividere approfondimenti, rafforzare la cooperazione e sviluppare approcci innovativi alle principali sfide che la NATO e la comunità transatlantica devono affrontare. Questo rapporto è stato prodotto nell’ambito del lavoro della Transatlantic Security Initiative sul confine meridionale della NATO e sulla sicurezza del Mediterraneo, in collaborazione con Leonardo.
Il nostro Partner Leonardo è una vera azienda transatlantica. Con sede in Italia, la società vanta una presenza globale, con importanti attività industriali in Italia, Polonia, Regno Unito e Stati Uniti. Leonardo riconosce l’importanza della NATO e il ruolo fondamentale che la propria dimensione industriale gioca nel consentire all’Alleanza di raggiungere i suoi obiettivi. A tal fine, Leonardo fornisce alla NATO, da lungo tempo, tecnologie e competenze: in particolare attraverso i suoi sistemi strategici, tra cui l’Alliance Ground Surveillance (AGS), il Sistema di comando e controllo aereo - Difesa missilistica aerea integrata (ACCS - IAMD), l’Allied Future Surveillance and Control (AFSC), sistemi di cybersecurity (NCIRC) e di guerra elettronica. Nell’ottobre 2018, Leonardo ha ricevuto il Scientific Achievement Award del NATO Science and Technology Organization (STO), per il contributo fornito allo sviluppo di un nuovo e promettente approccio alla modellistica, simulazione e formazione. Leonardo svolge, altresì, un ruolo di primo piano in diverse iniziative di ricerca, sviluppo e formazione, progettate per costruire e rafforzare le capacità chiave italiane ed europee, sia attraverso il Centro NATO per la Ricerca e la Sperimentazione Marittima (STO CMRE), sia attraverso la International Flight Training School (IFTS), o altri progetti nell’ambito del Framework Nations Concept a guida italiana (ITA-FNC). Molte di queste capacità, competenze e programmi supportano e mirano a rafforzare l’impegno della NATO nel Mediterraneo e nel suo più ampio vicinato meridionale, secondo le linee esplorate in questo documento.
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ISBN: 978-1-61977-092-8 Copertina: Shutterstock/Naeblys
Questo rapporto è redatto e pubblicato nel rispetto dell’Atlantic Council Policy on Intellectual Independence. Gli autori sono responsabili unicamente delle proprie analisi e raccomandazioni. L’Atlantic Council e i suoi sostenitori non determinano sotto alcun profilo le conclusioni del rapporto. Ottobre 2019
INDICE Executive Summary
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Introduzione
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PerchĂŠ ci interessa il Sud
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Raccomandazioni 9 Conclusioni 17 Sugli autori
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EXECUTIVE SUMMARY
A
l compimento del suo settantesimo anniversario, l’Alleanza atlantica registra considerevoli progressi nel ripristino della deterrenza ad Est per far fronte ad una Russia assertiva e revanscista. Tuttavia, a Sud la NATO continua a non essere all’altezza della sua missione. Non si tratta solo di un’opportunità non sfruttata per mitigare le minacce e le sfide, attuali ed emergenti, lungo le frontiere della NATO nel Mediterraneo e nel Mar Nero. La mancanza di una strategia in questo ambito mette anche a rischio la solidarietà e la coesione interni all’Alleanza, ovvero quei componenti essenziali per la Sicurezza transatlantica in un’era di intensificazione del confronto tra le Grandi Potenze. Al centro del Sud della NATO c’è il Mediterraneo, snodo strategico tra Medio Oriente, Africa ed un’Europa intrinsecamente legata alla sicurezza transatlantica. Si tratta di un’area ad alta infiammabilità in cui si concentrano sfide come quella dell’instabilità, del terrorismo e di fenomeni migratori fuori controllo, accanto ad un rinnovato antagonismo da parte di Russia e Cina ovvero ad una serie di fattori che dovrebbe fare della regione una priorità, non solo per le nazioni dell’Europa meridionale, ma per l’intera Alleanza. Per anni, l’approccio della NATO nella regione si è avvalso degli strumenti di partnership utili a proiettare stabilità verso il suo vicinato, mitigarne le fragilità e affrontare alcune delle cause del terrorismo e del fenomeno migratorio. Sebbene lo sviluppo delle attività della NATO in quest’area — incluso un nuovo quadro di riferimento per il Sud, un’estesa presenza marittima, e un “Hub per il Sud” — sia stato ben accolto dai partner nel Medio Oriente e nel Nord Africa, gli effetti di tali soluzioni sono risultati limitati. Gli insufficienti contributi finanziari da parte dei Paesi membri, le diverse sensibilità locali e i contrastanti interessi nazionali all’interno dell’Alleanza, tra le altre questioni, hanno reso complesso l’approccio nella Regione. La capacità della NATO di incidere effettivamente nella definizione e nell’attuazione di un’agenda collettiva è stata, altresì, inibita dalla mancanza di una leadership regionale tra gli Alleati meridionali. Per proseguire nel suo percorso, la NATO ha bisogno di una visione più strategica in relazione a quanto intenda raggiungere nel Mediterraneo e nel suo più ampio quadrante meridionale. La missione dell’Alleanza nel Sud richiede ancora una “Proiezione di Stabilità”, ma
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gli Stati Membri saranno chiamati a dedicare maggiore attenzione alle questioni di difesa, deterrenza e contenimento. La strategia della NATO ha, inoltre, bisogno di adattarsi per riflettere queste realtà.
“ Per proseguire nel suo percorso, la NATO ha bisogno di una visione più strategica in relazione a quanto intenda raggiungere nel Mediterraneo e nel suo più ampio quadrante meridionale. La missione dell’Alleanza nel Sud richiede ancora una ‘Proiezione di Stabilità’, ma gli Stati Membri saranno chiamati a dedicare maggiore attenzione alle questioni di difesa, deterrenza e contenimento. La strategia della NATO ha, inoltre, bisogno di adattarsi per riflettere queste realtà.” Le raccomandazioni che seguono, e che saranno meglio dettagliate nel corso del rapporto, mirano a rivitalizzare la strategia della NATO a Sud alla luce delle considerazioni sinora esposte. Queste idee cercano di aggregare i diversi sforzi nazionali e internazionali nella direzione di un più dettagliato piano d’azione, così da rafforzare una volontà politica comune, incoraggiare ulteriori contributi in termini di risorse e promuovere una leadership regionale. È importante sottolineare che nel presente documento l’Italia - considerata l’ancora strategica della NATO, geograficamente al centro
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delle sfide della sicurezza nel Mediterraneo - dovrebbe svolgere un ruolo baricentrale nel potenziare gli sforzi dell’Alleanza, in qualità di “framework nation” guida per il Sud. Le raccomandazioni delineano tre principali linee di azione: rinnovare l’agenda della “Proiezione di stabilità” per renderla più effettiva; rafforzare il pilastro della difesa e deterrenza nell’ambito della strategia della NATO per il Sud; promuovere la leadership regionale per il Sud all’interno dell’Alleanza.
“Proiettare stabilità”, in modo migliore
• Rendere il capacity-building più effettivo, in parti-
colare attraverso maggiori finanziamenti comuni, incrementando l’attenzione sulle missioni di addestramento military-specific, e su una nuova struttura per sviluppare Mobile Training Teams (MTT) o brigate di addestramento;.
• Potenziare la cooperazione NATO- UE nel
Mediterraneo attraverso una divisione del lavoro più funzionale alle attività di capacity-building;
• Migliorare la percezione della NATO nella Regione,
attraverso il rilancio del Dialogo Mediterraneo (DM) e dell’Iniziativa di Cooperazione di Istanbul (ICI), nonché avviando, nel lungo periodo, un’Iniziativa di Cooperazione NATO-Africa.
• Abilitare l’Hub per il Sud alla realizzazione del
proprio potenziale mediante l’impiego di maggiori risorse, personale più qualificato ed una migliore connessione con il quartier generale della NATO ed il resto dell’Alleanza.
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Fare del Sud il nuovo Est
• Rafforzare il pilastro della capacità di difesa e
deterrenza, nell’ambito della strategia della NATO, attraverso una più consolidata “presenza nel Sud”;
• Assicurare le capacità di preparazione nella regi-
one Sud dell’Alleanza come un’estensione della NATO Readiness Initiative (NRI), prevedendo più esercitazioni su larga scala ed una pianificazione di emergenza più specificatamente incentrata sugli scenari meridionali;
• Investire nelle capacità necessarie a competere con le altre Grandi Potenze ed approfondire a tal fine la cooperazione industriale nel campo della Difesa.
Sviluppare la leadership dal Sud
• Riconoscere il bisogno di una leadership regionale, con l’Italia in prima linea;.
• Rendere l’Italia la Nazione Guida (framework-nation)
per il Sud, rafforzando al contempo l’approccio italiano nell’aerea mediterranea, assicurando lo sviluppo di una strategia di sicurezza che contempli, altresì, l’istituzione di un Consiglio di Sicurezza Nazionale;
• Rinnovare l’impegno nella Regione attraverso il
dialogo strategico Italia-USA, sfruttando gli investimenti e l’impegno dei due Paesi per catalizzare un più ampio sforzo europeo lungo il confine mediterraneo dell’Alleanza e convocare periodici incontri dei ministri della Difesa dei Paesi NATO della sponda Sud, insieme agli Stati Uniti, per rafforzare la cooperazione regionale in materia di difesa.
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INTRODUZIONE
D
al 2014 la NATO ha compiuto significativi passi avanti nel ripristino della deterrenza lungo il confine orientale. Tuttavia la “Strategia a Sud” dell’Alleanza — ed i suoi sforzi per rafforzare la difesa e la stabilità lungo le frontiere del Mediterraneo e del Mar Nero — continuano a non essere alla stessa altezza. Tale aspetto rappresenta in primo luogo un’opportunità persa per mitigare le diverse ed emergenti sfide alla Sicurezza lungo la periferia meridionale della NATO, quali instabilità, terrorismo e migrazione fuori controllo, insieme ad una Russia più aggressiva. In secondo luogo, una scarsa attenzione alle minacce delle aree più prossime ai confini della NATO rischia di minare quella solidarietà e quella coesione tra Alleati, che rappresentano da sempre componenti essenziali alla Sicurezza transatlantica in un’era di intensificazione della competizione tra Grandi Potenze. È giunto il tempo che gli Alleati convengano sulla necessità di una volontà politica che metta a frutto una
strategia per il Sud della NATO, ne sfrutti il potenziale e sia opportunamente provvista delle necessarie risorse. Gli Stati Uniti dovrebbero supportare questi sforzi lasciandone la guida agli Alleati nell’area. L’eventuale disaccordo tra gli Alleati sul ruolo della NATO lungo il fronte Sud inficerebbe la credibilità dell’intera Alleanza e rischierebbe di generare una divisione interna di tipo Sud-Nord che la Russia e la Cina sarebbero ben liete di poter sfruttare per i propri interessi. Questo documento si prefigge l’obiettivo di fornire alcuni spunti utili a rinvigorire la strategia a Sud della NATO. Le raccomandazioni qui contenute si articolano lungo tre aree principali: rinnovare l’agenda della “proiezione di stabilità”; migliorare gli sforzi di difesa, deterrenza e contenimento della NATO nel Sud; rafforzare la leadership regionale. Si sostiene, altresì, che l’Italia — l’alleato con la più grande Marina del Mediterraneo e che si trova geograficamente nell’epicentro delle nuove sfide alla sicurezza nella regione — dovrebbe svolgere un ruolo centrale nel potenziare gli sforzi della NATO, come framework-nation per il Sud.
La Regione del Mediterraneo allargato – Paesi Nato/Ue e Partner NATO
FRANCIA
SLOVENIA ITALIA
PORTOGALLO
SPAGNA
CROAZIA ROMANIA
BULGARIA MONTENEGRO ALBANIA GRECIA
TUNISIA
MAROCCO
MALTA
TURCHIA
CIRPO ISRAELE
ALGERIA
GIORDANIA
KUWAIT BAHRAIN QATAR
EGITTO
EMIRATI ARABI UNITI MAURITANIA
Paesi NATO
Paesi UE
Paesi del Dialogo Mediterraneo
Paesi membri dell’Instanbul Cooperation Initiative
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Paesi sia NATO che UE
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PERCHÉ CI INTERESSA IL SUD
I
l Mediterraneo è il cuore pulsante del Sud della NATO. Quale crocevia strategico tra Europa, Medio Oriente e Nord Africa, il Mediterraneo è stato a lungo uno snodo centrale della comunità transatlantica per questioni geopolitiche, economiche e di Sicurezza. Qui si concentrano rilevanti interessi della NATO e dell’Unione Europea. Il Mediterraneo bagna le coste di nove stati dell’Alleanza atlantica (Francia, Italia, Spagna, Grecia, Turchia, Slovenia, Albania, Croazia e Montenegro), sei dei quali appartengono anche all’Unione Europea, e di due isole membri dell’Ue (Malta e Cipro). Alla luce dell’interconnessione nella e della Regione, le minacce del Mediterraneo non possono essere scisse da quelle provenienti dal Medio Oriente, dall’Africa e dal Mar Nero, che fanno collettivamente parte del più ampio vicinato della NATO e impattano, pertanto, sulla sicurezza della più ampia area euro-atlantica. Negli ultimi tre decenni, l’agenda transatlantica per il Sud si è concentrata sulla mitigazione dell’arco di crisi che insiste lungo la regione del Medio Oriente e del Nord Africa (MENA), nonché sulle minacce che si diffondono attraverso il Mediterraneo ed in Europa. L’esistenza e coesistenza di “failing states”, governi e classi militari deboli, condizioni di stagnazione economica, povertà e conflitti violenti hanno favorito la nascita di gruppi terroristici come lo Stato islamico (ISIS), Boko Haram, al-Qaeda e Hezbollah. Questi fattori hanno altresì concorso al radicamento di una serie di pratiche illegali diffuse, quale il contrabbando di armi, merci, persone, ed alla diffusione di idee estremiste in Europa e nelle aree vicine. Gli attacchi terroristici sul suolo europeo e la crisi dei rifugiati, che al suo apice ha visto morire nel Mediterraneo più di tremila migranti
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che cercavano di raggiungere le coste europee, hanno costretto i leader europei ad agire, nonostante le crisi politiche ed economiche all’interno dei propri Paesi.1 È improbabile che queste minacce si dissipino presto. Oggi molti Stati chiave nella Regione, come Egitto, Algeria, Tunisia, Libia, Siria e altri versano in condizioni di incertezza per quel che riguarda le rispettive prospettive politiche. Anche una minima perturbazione dei delicati equilibri in questi Paesi potrebbe far precipitare l’intera regione nel caos. La demografia asimmetrica della regione aumenta le preoccupazioni per il futuro, alla luce del fatto che giovani popolazioni della regione MENA si rivolgono sempre più all’Europa per nuove opportunità. Di conseguenza, l’affrontare questa instabilità e fragilità deve rimanere una priorità fondamentale per la NATO. Allo stesso tempo, quella a Sud non è solo una questione di “proiezione di stabilità”. Molte delle abituali sfide per la difesa e deterrenza, associate storicamente ad Est, stanno attualmente riemergendo nel Sud della NATO. La Russia è nuovamente presente nel Mediterraneo orientale e nel Mar Nero, con un “military footprint” avanzato e capacità anti-access/area denial (A2AD) che potrebbero limitare la libertà di movimento della NATO nella regione.2 La crescente presenza di infrastrutture militari di Mosca in Siria, le ripetute azioni ibride negli Stati della regione e l’approccio provocatorio nello stretto di Kerch e nel Mare d’Azov aumentano ulteriormente le tensioni.3 Anche il fattore Cina è in aumento nel Sud, con le bandiere cinesi che sventolano su una base a Gibuti e in esercitazioni militari di fronte alle coste africane e nel Mediterraneo, occasionalmente a fianco di quelle russe.4 Attraverso la sua Belt and
Anealla Safdar, “IOM: Refugees Dying at Quicker Rate in Mediterranean,” Al Jazeera, September 17, 2017, https://www.aljazeera. com/indepth/features/2017/09/iom-refugees-dying-quicker-rate-mediterranean-170917035605080.html Dalla fine del 2018, i media ucraini denunciano il dispiegamento di circa 32 mila soldati, 122 caccia, 71 navi, 16 sistemi missilistici terraaria a lungo raggio e fino a 7 sottomarini nella Penisola di Crimea. Cft.:“Russia Deploys Murmansk-BN EW Complex in Occupied Crimea,” Unian, March 12, 2017, https://www.unian.info/society/1819362-russia-deploys-murmansk-bn-ew-complex-in-occupiedcrimea-media.html; Ruslan Minich, Russia Shows its Military Might in the Black Sea and Beyond, Atlantic Council, November 6, 2018, https://www.atlanticcouncil.org/blogs/ukrainealert/russia-shows-its-military-might-in-the-black-sea-and-beyond. Andrew Roth, “Kerch Strait Confrontation: What Happened and Why Does It Matter?” Guardian, November 27, 2018, https:// www.theguardian.com/world/2018/nov/27/kerch-strait-confrontation-what-happened-ukrainian-russia-crimea; Alexander Smith and Yuliya Talmazan, “Ukraine-Russia Sea Clash: Sea of Azov Incident Raises Tensions—and Questions,” NBC News, November 27, 2018, https://www.nbcnews.com/news/world/russia-s-sea-azov-clash-ukraine-raises-tensions-questions-n940536. Tyler Headley, “China’s Djibouti Base: A One Year Update,” Diplomat, December 4, 2018, https://thediplomat.com/2018/12/ chinas-djibouti-base-a-one-year-update/; David Scott, “Russia-China Naval Cooperation in an Era of Great Power Competition,” Center for International Maritime Security, June 12, 2018, http://cimsec.org/russia-china-naval-cooperation-in-an-era-of-greatpower-competition/36773.
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Road Initiative (BRI), Pechino sta, inoltre, investendo e gestendo infrastrutture critiche su entrambe le sponde del Mediterraneo, comprese reti di telecomunicazione e strutture portuali, generando una gamma di rischi di sicurezza per gli Stati Uniti e i loro Alleati nella regione.5 Una ulteriore crescente minaccia per la sicurezza regionale è l’Iran — sempre più oggetto della preoccupazione statunitense — alla luce degli accordi opportunistici stretti con la Siria e altri attori regionali, inclusi player non statali, e finalizzati all’espansione delle sue infrastrutture, della sua presenza e sfera di influenza nel Sud.6 Al contempo, la Turchia — un tempo l’ancora strategica transatlantica nel Sud — potrebbe rappresentare un vincolo nell’Alleanza in termini di decision-making sulle questioni regionali, alla luce delle sue turbolenze negli affari di politica interna, del disprezzo per i valori condivisi della NATO e la riconciliazione con Mosca.7 Questi modelli di cooperazione pragmatica tra Russia, Cina, Iran, Turchia e altri Paesi prefigurano una coalizione potenzialmente pericolosa per la comunità transatlantica, sulla cui valutazione gli Alleati non sono concordi. Allo stesso tempo, le tensioni nell’area stanno aumentando anche a seguito della scoperta di nuovi giacimenti di gas nel Mediterraneo che alimenta le turbolenze tra Turchia, Grecia, Cipro, Israele, Egitto ed altri attori nella regione. Con l’intensificarsi della competizione tra Grandi Potenze ed in considerazione del fatto che il Sud appaia uno scenario sempre più congestionato e complesso, si accresce l’urgenza e la complessità della missione di difesa, deterrenza e contenimento della NATO nel quadrante meridionale.
Gli attuali sforzi della NATO e perché non sono sufficienti Il 2014 è stato uno spartiacque per la NATO. L’invasione russa dell’Ucraina — la sua annessione illegale della Crimea e la guerra non dichiarata in Ucraina orientale — hanno portato la “difesa collettiva” ad essere nuovamente la principale priorità nell’agenda dell’Alleanza. Dal 2014 la NATO ha significativamente rivisto la sua postura in termini di strategia e deterrenza per impedire alla Russia di replicare quanto fatto in Ucraina. Il 5 6 7 8
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riferimento è agli “omini verdi” (little green man)a, sostenuti da un potere convenzionale schiacciante, per cambiare i confini con la forza e rovesciare l’ordine di sicurezza post Guerra Fredda. L’aggressione russa non è stato l’unico “game changer” nel 2014. È stato anche l’anno della proclamazione dello Stato Islamico. Il suo tentativo di creare un califfato simile ad una nazione ha portato la guerra al terrorismo ad un nuovo livello, esacerbando l’arco di crisi e di instabilità ed estendendolo a gran parte della regione MENA, uccidendo centinaia di migliaia di persone, innescando un’impennata nel numero dei rifugiati che fuggivano dal caos ed ispirando un aumento degli attacchi terroristici all’interno dei confini dell’Alleanza atlantica. La situazione si è intensificata a seguito dell’improvvisa entrata di Mosca nella crisi siriana nel 2015 per salvare il regime di Bashar al-Assad e la deliberata influenza russa nell’aggravare il fenomeno migratorio, come parte della campagna di Vladimir Putin per la destabilizzazione delle democrazie occidentali. Per affrontare la rinnovata minaccia dall’Est, la NATO è tornata “alle origini”. In occasione di tre importanti summit (Galles 2014, Varsavia 2016, Brussels 2018), la NATO ha intrapreso azioni per ricostruire e rafforzare la sua postura di deterrenza e difesa, inclusi: il dispiegamento di battaglioni multinazionali nei Paesi Baltici ed in Polonia; un accrescimento delle capacità di invio rapido di rinforzi lungo il fronte Est; una struttura di comando NATO più robusta e capace di condurre campagne di warfare ad alta intensità e multi-dominio con brevissimo preavviso.8 Tutto questo è stato sostenuto dai progressi compiuti dalla maggioranza dei Paesi membri nell’aumentare i rispettivi investimenti destinati alla Difesa, in ossequio agli accordi raggiunti in occasione del Vertice del Galles che prevedono il raggiungimento, entro il 2024, dell’obiettivo del 2% del PIL per la spesa militare.9 La risposta alle sfide provenienti dal Sud è stata, però, meno focalizzata. La principale linea di attività è stata quella di individuare nuovi modi per “proiettare stabilità” verso la regione MENA, usando
Trudy Rubin, “Are China and Russia Going to Dominate the Mediterranean Sea?” Philadelphia Inquirer, April 5, 2019, https:// www.philly.com/opinion/nato-china-russia-italy-israel-ports-mediterranean-european-union-20190405.html. Sami Moubayed, “Syria Leases Mediterranean Port to Iran,” Asia Times, April 5, 2019, https://www.asiatimes.com/2019/04/ article/syria-leases-mediterranean-port-to-iran-raising-alarms/. “Turkey, Russia Ramp Up Military Cooperation with Joint drills in Black Sea,” Ahval, March 9, 2019, https://ahvalnews.com/ russia-turkey/turkey-russia-ramp-military-cooperation-joint-drills-black-sea. “Brussels Summit Declaration,” NATO, press release, July 11, 2018, https://www.nato.int/cps/en/natohq/official_texts_156624. htm; “Warsaw Summit Communiqué,” NATO, press release, July 9, 2016, https://www.nato.int/cps/en/natohq/official_ texts_133169.htm; “Wales Summit Declaration,” NATO, press release, September 5, 2014, https://www.nato.int/cps/en/natohq/ official_texts_112964.htm. “The Secretary General’s Annual Report 2018,” NATO, March 14, 2019, https://www.nato.int/cps/en/natohq/opinions_164187. htm.
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il capacity-building nel settore della Difesa ed altri programmi di partnership per supportare Stati deboli e fronteggiare il terrorismo. Il razionale di questa posizione è consistito nel fatto che, aiutando gli Stati deboli nel riacquistare istituzioni di Difesa affidabili, nel proteggere i loro confini e nel combattere i terroristi nei loro territori, la NATO avrebbe contribuito a ridurre le possibilità che questi diventassero “Failed States” candidandosi, pertanto, ad essere porti sicuri per l’Isis. Questo sarebbe un modo tangibile per la NATO di affrontare le cause profonde della crisi migratoria e del terrorismo domestico ed evitare il bisogno di ulteriori e costosi interventi militari successivi.10 Negli ultimi vent’anni, questa cooperazione si è sviluppata nel quadro di due contesti chiave: il Dialogo Mediterraneo (MD) e l’Iniziativa di Cooperazione di Istanbul (ICI).11 Facendo ricorso all’Individual Partnership and Cooperation Programme (IPCP) con ciascun partner singolarmente, l’Alleanza ha lavorato strettamente con i Paesi coinvolti nel MD e nel ICI al fine di sviluppare approcci ad hoc per lo svolgimento di attività di capacity-building e modernizzazione della Difesa, sulla base del contesto e dei bisogni specifici dei rispettivi partner per massimizzarne l’utilità. Grazie al IPCP, i Paesi partner hanno potuto adottare standard NATO ed aumentare il livello di interoperabilità con l’Alleanza, come dimostrato dai loro contributi alle operazioni NATO in Bosnia, Kosovo, Libia e Afghanistan. Sulla scorta di questo impegno, nel 2014 la NATO ha lanciato un’iniziativa di defense capacity-building per aiutare diversi partner dell’area, inclusi Giordania, Marocco e Tunisia, a riformare i rispettivi apparati militari e migliorare le loro capacità di combattere il terrorismo. In occasione del Summit di Varsavia del 2016, la NATO ha formalmente adottato la “proiezione di stabilità” come parte integrante della strategia generale di difesa e deterrenza. Ha, inoltre, annunciato piani per nuovi e ulteriori programmi di capacity-building con l’Iraq e altri Paesi del Medio Oriente, quali il Building Integrity Policy and Action Plan, attraverso cui la NATO lavora con i Paesi partner promuovendo pratiche di buona
governance, integrità, trasparenza e accountability in relazione alle riforme del settore della Difesa.12 In aggiunta, la NATO ha convenuto di istituire un Hub per il Sud presso il Joint Force Command (JFC) della NATO a Napoli, divenuto operativo nel 2018, con il mandato di accrescere la comprensione delle minacce e sfide regionali, nonché migliorare il dialogo e la cooperazione con i partner della regione MENA.13 Più oltre nel 2016, la NATO ha lanciato l’Operazione Sea Guardian finalizzata a rafforzare “la maritime situational awareness, le iniziative antiterrorismo e il rafforzamento delle capacità nel Mar Mediterraneo”.14 Ha inoltre schierato il suo Standing Maritime Group 2 (SNMG2) nel Mar Egeo a supporto degli sforzi internazionali per contenere la tratta di esseri umani e l’immigrazione illegale.15 Nel 2017, la NATO si è unita alla Coalizione Globale per la lotta all’ISIS (alla quale già partecipava la maggior parte delle nazioni dell’Alleanza su base individuale) e ha fornito supporto alle forze della coalizione in attività di ricognizione e di altra natura16. Nel Summit del 2018 ha lanciato una missione sotto egida NATO, a guida canadese, per l’addestramento e il potenziamento delle capacità in Iraq.17 Nel complesso, queste attività sono state ben accolte dai partner NATO nella regione MENA, ma il loro impatto è stato limitato. In effetti, la maggior parte dei programmi e degli sforzi dell’Alleanza rimangono di dimensioni molto ridotte e non beneficiano di adeguati finanziamenti comuni. La maggior parte dei programmi di capacity-building dipendono da contributi nazionali su base volontaria, impiego di personale civile per l’addestramento e donazioni in contanti a fondi di trust, che sono pochi e diradati temporalmente. Sulla stessa linea, sono analogamente rimaste limitate le operazioni della NATO nel settore marittimo meridionale, con molte nazioni incapaci di sostenere i costi di gestione delle navi e del personale per svolgere le attività programmate. I Paesi membri spesso hanno impegni nazionali e di natura europea che risultano confliggenti, destinando alla NATO risorse che si rivelano insufficienti per assicurare una presenza coerente ed efficace a Sud e rendendo difficoltoso per l’Alleanza “proiettare stabilità” ed ancor più scoraggiare potenze revisioniste come Russia e Cina.
10 Alexander Vershbow, “One NATO: The Political Adaptation of the Alliance,” GLOBSEC, July 8–9, 2018, https://www.globsec.org/ publications/one-nato-political-adaptation-alliance/#I5Jy2aBBEjy7Bi9H.99. 11 “NATO Mediterranean Dialogue,” NATO, February 13, 2015, https://www.nato.int/cps/en/natohq/topics_60021.htm?; “Istanbul Cooperation Initiative,” NATO, November 18, 2011, https://www.nato.int/cps/en/natohq/topics_58787.htm?. 12 “Building Integrity,” NATO, February 2019, https://www.nato.int/cps/en/natohq/topics_68368.htm. 13 “Warsaw Summit Communiqué.” 14 “Operation Sea Guardian,” NATO, June 27, 2018, https://www.nato.int/cps/en/natohq/topics_136233.html 15 “NATO’s Deployment in the Aegean Sea,” NATO, July 2016, https://www.nato.int/nato_static_fl2014/assets/pdf/ pdf_2016_07/20160627_1607-factsheet-aegean-sea-eng.pdf 16 “NATO to Formally Join Anti-ISIL Coalition,” Al Jazeera, May 25, 2017, https://www.aljazeera.com/news/2017/05/nato-formallyjoin-anti-isil-coalition-170525041232746.html. 17 “Brussels Summit Declaration”; “Warsaw Summit Communiqué.”
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Un comandante italiano impartisce istruzioni al suo personale imbarcato durante l’Operazione Sea Guardian, settembre 2018. In questa fase, le navi della Marina croata e della Royal Navi si uniscono all’Operazione, raggiungendo la Fregata italiana Espero nel Mediterraneo centrale. (Foto: NATO/Flickr)
La diversa sensibilità e l’attitudine ostile da parte di alcune realtà locali verso la presenza dell’Alleanza nel Sud ha, inoltre, influito sull’efficacia delle attività. Si tratta, in parte, di una conseguenza dei passati interventi in Libia ed altre zone, ma riflette anche particolari scetticismi nazionali derivanti dagli stretti legami con le potenze ex-coloniali europee e con gli stessi Stati Uniti, leader dell’Alleanza atlantica. La NATO ha cercato di ovviare a queste problematiche, e di incoraggiare un ingaggio più frequente con i suoi vicini meridionali, sfruttando il potenziale dei programmi regionali come il Dialogo Mediterraneo e l’Istanbul Cooperative Initiative. A titolo di esempio, il Centro regionale dell’ICI in Kuwait è stato capace di far riunire tutte le nazioni aderenti e quelle del Gulf Cooperation Council per attività di addestramento militare, nonostante le più ampie tensioni regionali. Ma in definitiva questi meccanismi di partnership risultano non disporre del coinvolgimento politico di alto livello e del livello di ambizione necessari per essere concretamente efficaci. Anche quando questi gruppi si accordano con la NATO è più spesso in un formato bilaterale (29+1), piuttosto che multilaterale. Sebbene questo approccio bilaterale possa rivelarsi utile nel ritagliare iniziative in contesti ATLANTIC COUNCIL
specifici, ha comunque prodotto un approccio inconsistente nel contesto generale della regione. Anche la coesistenza di interessi nazionali concorrenti all’interno dell’Alleanza ha reso complessa la definizione di un approccio comune verso la regione meridionale. La differente percezione dell’entità della minaccia e dell’urgenza relativa alle questioni di sicurezza ad Est piuttosto che a Sud, ha impedito la pianificazione di azioni più significative. Vi sono inoltre ostacoli politici e burocratici alla cooperazione NATO-UE che, nonostante i sostanziali progressi dal 2016, inibiscono quel che potrebbe costituire un più coerente approccio dei due attori primari nella regione. Inoltre, data l’attenzione posta alle minacce cinese e russa, gli Stati Uniti appaiono relativamente meno interessati al Mediterraneo rispetto agli ultimi 25-30 anni, senza che nessun altro attore assuma la leadership sia nell’elaborazione di una agenda comune sia nel richiamare gli alleati all’azione. Il risultato è stata una significativa bilateralizzazione degli sforzi nel Sud; per superare le criticità di operare attraverso il contesto allargato della NATO, le nazioni dell’Alleanza hanno preferito intraprendere iniziative bilaterali nella regione con partner mediorientali o africani. In alcuni casi, piccoli 7
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raggruppamenti di nazioni alleate hanno agito nel ruolo di modeste coalizioni di volenterosi, ma raramente hanno operato formalmente sotto l’ombrello della NATO. L’esito è stato, pertanto, quello di un “patchwork” nel Sud, costituito da sforzi disgiunti e duplicazioni che hanno finito per diluire il valore aggiunto della NATO nella regione. Dato il modesto livello generale di sforzo, è difficile oggi considerare la NATO un attore strategico nel tentativo di migliorare le condizioni di sicurezza sulla sponda opposta del Mediterraneo. È necessario che la NATO faccia molto di più se desidera realmente costruire una capacità dei partner di stabilizzare le proprie aree ed affrontare con successo le cause dell’instabilità e dell’immigrazione illegale. Ciò premesso, la NATO non è l’unico attore nell’area e non è titolare di tutti gli strumenti disponibili. L’Unione Europea e le singole nazioni hanno capacità e la responsabilità di agire, al fianco di altre Istituzioni come le Nazioni Unite e l’Unione Africana. Tuttavia, in quanto organizzazione con il maggior numero di attori di rilievo, la NATO dovrebbe fare di più per catalizzare una più ampia risposta internazionale.
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La via da percorrere In definitiva la NATO necessita di una visione maggiormente strategica riguardo agli obiettivi da raggiungere nel Mediterraneo e nelle aree limitrofe. La missione nel Sud richiede ancora una proiezione di stabilità, che attualmente costituisce il nucleo dell’approccio dell’Alleanza, ma richiede anche un aumento dell’attenzione su difesa, deterrenza e contenimento. La strategia della NATO deve essere adattata per tener conto di queste nuove esigenze perché, anche se il quadro transatlantico per il Sud ha contribuito a rendere più coerenti le attività e le ambizioni dell’Alleanza nella regione, questo rimane una collezione disorganica di intenzioni e sforzi diversi. Quanto è ora necessario è un chiaro stato finale atteso (“end-state”), insieme ad un più dettagliato piano d’azione circa il suo raggiungimento, supportati da volontà politica, leadership regionale e risorse sufficienti. L’Italia, punto di ancoraggio strategico della NATO nel cuore del Sud, in coordinamento con gli Stati Uniti, può aiutare a condurre l’Alleanza verso questo risultato.
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RACCOMANDAZIONI Proiettare stabilità, in maniera migliore Rendere più efficace il capacity-building attraverso maggiori finanziamenti comuni, maggiore attenzione a specifiche missioni militari di training, lo sviluppo di una nuova struttura di Mobile Training Teams o di una brigata di addestramento. La “proiezione di stabilità” è ancora un pilastro integrante di una strategia NATO per il Sud, se resa effettiva e ben sostenuta a livello finanziario. Precedentemente al Summit del 2016, già in Bosnia Erzegovina, Kosovo, Afghanistan, Ucraina, Iraq ed altrove, la NATO ha avviato missioni di “proiezione di stabilità”, sebbene con risultati contrastanti. Il raggiungimento di una maggiore efficacia e sostenibilità di questa linea di azione richiederebbe di dedicare più fondi alle attività di capacity-building, nella misura di circa 20 milioni di euro all’anno. Ancorché difficile da garantire, questo finanziamento contribuirebbe in particolare ad evitare la bilateralizzazione che si verifica con gli strumenti attuali, come nel caso dei fondi fiduciari. Un tale finanziamento comune potrebbe essere destinato ad ulteriori progetti NATO a guida civile in Paesi partner come Tunisia, Algeria e Giordania, e forse altri come l’Etiopia, realtà nelle quali la NATO potrebbe avere impatti significativi date le condizioni locali. Detto ciò, le risorse aggiuntive dovrebbero confluire sempre più verso percorsi incentrati su missioni con maggiore caratterizzazione militare di formazione, consulenza, assistenza ed equipaggiamento, come nel caso della NATO Mission Iraq (NMI) stabilita nel 2018, poiché è qui che risiede il più grande valore aggiunto dell’Alleanza. Ulteriori attività di capacity-building dovrebbero sfruttare e impiegare le forze di polizia e le gendarmerie dei Paesi membri meridionali, tra cui i Carabinieri italiani, la Guardia Civil spagnola e la Gendarmeria Nazionale francese, così come le forze delle operazioni speciali (SOF) delle nazioni NATO. Si tratta di unità altamente capaci e con competenze specifiche che possono risultare significativamente utili nei contesti delle missioni di addestramento che di fatto contribuiscono a dotare i Paesi di quelle capacità di lungo periodo cui ricorrere in caso di operazioni di controterrorismo, controguerriglia, gestione dei confini e tutte quelle attività che necessitano di essere affrontate in partnership con le nazioni della regione MENA.
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Gli Alleati dovrebbero trarre vantaggio dalla proposta dell’Italia di dotare l’Organizzazione di un “multinational divisional headquarter” (HQ) atto a mettere a sistema, secondo una linea coerente, le attività di capacity-building e di partnership nel Quadrante meridionale. Tale HQ potrebbe, inoltre, essere impiegato non per operazioni di carattere militare, ma per sviluppare Mobile Training Teams, ossia risorse significative per più estese missioni di capacity-building e il coordinamento di esercitazioni regionali con i partner a Sud, garantendo maggiori capacità di quanto sarebbe possibile presso il JFC di Napoli. Ancora più efficace sarebbe lo sviluppo di una multinational training brigade permanente e di impatto, per il quale il modello è fornito dalla security force assistance brigades (SFABs) dell’Esercito americano, che sono specificamente formate per addestrare, consigliare, assistere, abilitare e accompagnare le missioni con le nazioni alleate e partner, con l’intenzione di consentire alle brigate di combattimento tradizionali di focalizzarsi sulle rispettive missioni di combattimento primarie. Migliorare la cooperazione NATO-UE nell’area del Mediterraneo mediante una divisione del lavoro più funzionale al capacity-building. A fronte degli sviluppi significativi registrati dal 2016 nel quadro della loro collaborazione, la NATO e l’Unione Europea dovrebbero lavorare al raggiungimento di una strategia di cooperazione nell’area del Mediterraneo più condivisa e coerente. Un esempio importante, in tal senso, è costituito dalle attività di information sharing e dalla cooperazione tra l’Operazione Sea Guardian e l’Operazione Sophia nel dominio marittimo meridionale. Tuttavia, vi è ulteriore spazio per una cooperazione più sostanziale nella regione. Il capacity-building, ad esempio, è un’area significativa di opportunità nella quale la NATO e l’UE dispongono di una serie di competenze e di strumenti complementari. Come tale, quindi, il capacity-building si presta alla sperimentazione di una sicuramente vantaggiosa ripartizione del lavoro tra le due organizzazioni. Nella regione sono attualmente in corso sotto il cappello dell’Unione Europea 14 missioni civili e militari, principalmente focalizzate su attività di peacekeeping, prevenzione dei conflitti, rafforzamento della sicurezza internazionale, promozione dello stato di diritto, prevenzione del fenomeno della pirateria e del traffico di esseri
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umani. Si tratta di aree nelle quali è presente anche la NATO.18 Appare evidente, pertanto, la necessità di ricorrere ad un approccio più mirato relativamente ad una divisione delle responsabilità che preveda, da una parte, la leadership della NATO nelle attività di capacity-building e in quelle operazioni che afferiscono al settore della Sicurezza, dove le sue competenze chiaramente risiedono, e dall’altra la guida dell’Unione Europea nel policy training, nelle attività di capacity-building nei settori economico, tecnologico, sociale e dello stato di diritto. Alla luce del fatto che la NATO non dispone né di mandato, né di strumenti per affrontare quelle questioni che attengono alla sfera socioeconomica (i.e. disoccupazione, inflazione, crescita) e che spesso concorrono al consolidamento di una maggiore stabilità, l’Unione Europea, che ha evidenti capacità in quest’area, risulta il candidato più idoneo ad assumerne il comando. Al fine di facilitare una cooperazione e un coordinamento di tal tipo, l’Hub di Napoli dovrebbe incrementare l’information sharing e la comunicazione con le squadre sul terreno che compongono le missioni europee, ad esempio la EU’s South StratCom Task force. Anche se un giusto equilibrio dovrà necessariamente essere formulato caso per caso, questo approccio rafforzerebbe ulteriormente il coordinamento pratico tra la NATO e le squadre dell’UE che operano sul terreno nelle stesse aree. Ciò fornirebbe, altresì, alla NATO un percorso alternativo per impegnarsi in un modo più mirato ed efficace in contesti in cui l’Alleanza potrebbe riscontrare un problema di percezione, permettendole pertanto di lavorare a fianco di attori fidati come l’Unione Europea, l’Unione Africana o le Nazioni Unite. Migliorare la percezione della NATO nel Sud rinvigorendo i quadri di partenariato del Dialogo Mediterraneo e dell’Istanbul Cooperative Initiative e istituendo, nel lungo termine, una Iniziativa di cooperazione NATO-Africa. Al fine di affrontare i problemi di immagine della NATO e porre in essere un migliore coinvolgimento dei partner nel Sud, i leader alleati dovrebbero privilegiare un coinvolgimento a più alto livello dei Paesi parte del Dialogo Mediterraneo e della Istanbul Cooperation Initiative per rilanciare questi ambiti di cooperazione, ad esempio, attraverso più frequenti visite di figure apicali dell’Alleanza, quale il Segretario generale, che ha raramente visitato la regione negli ultimi anni, come pure ingaggi multilaterali di più alto livello. Al fine di meglio valutare se e come essere attiva nella regione, inoltre, un’ulteriore priorità consisterebbe nel
condurre analisi più sistematiche delle percezioni della NATO nel Sud. In tale contesto, il Comando Supremo Europeo dell’Alleanza dovrebbe incaricare l’Hub di Napoli di effettuare periodicamente questa analisi e relazionare sugli esiti raggiunti. Potrebbero essere utili, anche, dei confronti tra diversi osservatori e diversi anni al fine di analizzare l’impatto di varie attività della NATO e migliorarne le priorità per il futuro. Per costruire un quadro più completo, la NATO dovrebbe continuare a concentrarsi - attraverso il MD, l’ICI e il l’Hub meridionale - sugli sforzi relativi all’aggregazione delle prospettive dalle regioni in cui la NATO sta lavorando o mira a lavorare. Ciò dovrebbe includere un lavoro “pragmatico” progettato per spingere l’Alleanza a rispondere a domande fondamentali su ciò che essa rappresenta, cosa fa e perché, al fine di comprendere la propria missione nelle aree oggetto di questo documento e come possa ivi sfruttare i suoi punti di forza e di debolezza. In definitiva, ciò potrebbe aiutare la NATO a definire obiettivi più chiari per la sua strategia meridionale e illustrare in modo più efficace il suo scopo e le sue attività a un pubblico regionale che è in gran parte ignorante o scettico verso l’Alleanza. Nel breve termine, la NATO dovrebbe concentrarsi sul potenziamento delle sue attuali attività con i partner della regione MENA per migliorarne l’utilità e l’impatto. Nel tempo, potrebbe anche cercare di istituire una più ampia iniziativa di cooperazione NATO-Africa, che aiuti ad estendere la portata della NATO oltre il Sahel, l’attuale limite del dialogo mediterraneo della NATO. Man mano che le sfide attuali più lontane stanno diventando più pressanti, tale iniziativa appare idonea a creare una piattaforma utile per coinvolgere ulteriori partner chiave, tra cui l’Unione africana, la Lega araba e altri, in un modo più sostenuto e intenzionale. Abilitare l’Hub per il Sud a sfruttare il suo potenziale mediante maggiori risorse, personale più qualificato e una maggiore connessione con il resto dell’Alleanza. Per abilitare questi sforzi, il Quartier generale della NATO e gli stati membri dovrebbero equipaggiare il Southern Hub con un numero maggiore delle risorse necessarie per la sua efficacia. All’attivo, l’Hub intrattiene un sistema di scambi aperti e fruttuosi con una serie di attori presenti nel territorio ed in collegamento con le comunità locali, quali il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), l’Organizzazione per la sicurezza e cooperazione in Europa (OSCE), l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM), nonché l’Unione Europea e l’Unione africana.
18 “Military and Civilian Missions and Operations,” European External Action Service, March 3, 2019, https://eeas.europa.eu/topics/ military-and-civilian-missions-and-operations/430/military-and-civilian-missions-and-operations_en.
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Un soldato italiano assiste un soldato mauritano durante l’esercitazione “Flintlock”, febbraio 2019. (Foto: Defense Visual Information Distrubtion Service/Pvt. Justice Tilley, US Africa Command)
Tra le attività si annoverano quelle di carattere divulgativo, quali webinar, newsletter, materiale didattico e dialoghi online progettati per raccogliere prospettive, condividere informazioni e chiarire idee errate sull’Alleanza e sul suo impegno nella regione. Sebbene ciò produca una quantità di preziose informazioni, l’Hub richiede un budget operativo più ampio e una qualità più alta di personale — sia militare che civile — oltre ad esperti in materia sulla regione per approntare l’elaborazione dei dati ottenuti e condurre le pertinenti valutazioni. L’Hub dovrebbe, inoltre, disporre di risorse dedicate a istituire funzionari di collegamento interni con le principali organizzazioni partner, tra cui le nazioni africane, l’UE e gli altri attori attivi nelle aree di interesse. Tale personale potrebbe stazionare presso l’Hub su base rotazionale, o essere costituito da rappresentanti con un doppio cappello, come quello dei consolati a Napoli o delle ambasciate a Roma delle nazioni interessate. L’Hub potrebbe anche avere collegamenti o instaurare maggiore interazione con lo US Central Command (CENTCOM) e lo US Africa Command (AFRICOM), a loro volta già impegnati in un lavoro produttivo nella regione sul quale l’Hub potrebbe basarsi. ATLANTIC COUNCIL
In aggiunta, risulta importante un miglioramento nel flusso delle comunicazioni e delle informazioni provenienti dall’Hub e dirette al resto della NATO, in modo da garantire la corretta destinazione delle stesse internamente, presso la struttura di comando, il quartier generale a Bruxelles e il resto dell’Alleanza. Un’opzione di miglioramento potrebbe contemplare la definizione di multipli canali di dialogo per consentire all’Hub di comunicare direttamente con il personale internazionale della NATO, così come altre squadre e autorità pertinenti attive nelle regioni, considerando, altresì, la possibilità di non filtrare tutto attraverso il Supreme Headquarters Allied Powers Europe (SHAPE). Sulla base delle cooperazioni già in corso presso il JFC di Napoli, è bene riflettere sulla possibilità per la quale il personale dell’Hub sia in grado di essere incorporato temporaneamente in altri comandi e organi consultivi all’interno della NATO. Ciò consentirebbe all’Hub di svolgere un’azione di sostegno nella pianificazione e nelle esercitazioni già progettate per riflettere l’attuale contesto strategico, oltreché fornire consulenza su specifiche dinamiche regionali. Infine, l’Alleanza dovrebbe prendere in considerazione la formazione e l’aggiornamento del personale dell’Hub presso il NATO Defense College di Roma, per continuare a sviluppare le competenze delle proprie unità in aggiunta 11
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a collegamenti con la comunità della NATO nel Sud ed oltre. Inoltre, l’aumento della funzionalità e visibilità dell’Hub potrebbe generare maggiore accettazione da parte della burocrazia della NATO e degli stati membri, incoraggiandoli a destinare all’Hub risorse finanziarie aggiuntive, personale e informazioni critiche, per supportarne lo sforzo di aggregazione e riconoscimento delle iniziative di capacity-building nell’intera Alleanza.
Trasformare il Sud nel Nuovo Oriente Rafforzare i pilastri di difesa e sicurezza della strategia della NATO lungo il Fianco Sud mediante una rafforzata presenza nell’area. Il rinnovato interesse della Russia e della Cina nella Regione del Mediterraneo richiama la NATO ad una maggiore presenza in termini di difesa, deterrenza e contenimento, e a ricorrere alla stessa energia impiegata negli ultimi cinque anni nei riguardi dell’area orientale. Questa maggiore presenza al Sud assumerà una nuova forma (Enhanced Southern Presence, eSP) che, rispetto all’approccio più focalizzato sul “dominio di terra” impiegato Evelyn De La Cruz, Sergente dell’Esercito americano (4° Divisione di Fanteria, in Oriente (Enhanced Forward Presence, Delta Forward Support Troop, Reggimento 7-10 Calvary, 1° Brigata) distribuisce eFP) e rispetto alla posizione utilizcaramelle alle bambine dell’orfanotrofio The Kho Ja Abdulla Ansare di Herat, in Afghanistan. 30 Maggio 2011. (Foto: NATO Training Mission Afghanistan/Flickr) zata nell’area Sud-Est (tailored Forward Presence, tFP), andrà oltre la parte Sudorientale e porrà maggiore attenzione nei riguardi dell’area marittima. Come parte della strategia, aeree, cibernetiche, spaziali e di Forze speciali già dispiela NATO dovrebbe rafforzare la sua presenza navale nel gate nell’area. Mediterraneo e nel Mar Nero al fine di frenare le ambizioni russe, mantenendo il passo con le capacità A2AD Al fine di assicurare e mantenere questa presenza, none fronteggiando al contempo le minacce sottomarine. ché garantire le attività della NATO nell’area interessata Un’iniziativa utile potrebbe contemplare l’istituzione di per un tempo sostenibile, gli Alleati dovrebbero fornire una task force ad hoc sotto la bandiera della NATO, con più risorse in termini di personale, finanziamenti e ulteuna specifica missione incentrata sul mantenimento della riori capacità di superficie e sottomarine per conflitti di libertà di navigazione, sulla protezione delle linee di co- alto livello, molte delle quali si sono ormai atrofizzate municazione marittime, sulla protezione delle infrastrut- negli ultimi anni. Dovrebbero, pertanto concentrarsi ture critiche tra il Mediterraneo, il Mar Nero e un’area più su alcuni elementi chiave, tra cui cacciatorpedinieri, vasta.19 La presenza dovrebbe tener conto, inoltre, delle operazioni anfibie e di Forze Armata, antisommergesigenze della NATO in caso di una possibile estensione ibili, dragamine, attività di intelligence, sorveglianza e orizzontale di un conflitto nella parte orientale; questo ricognizione (ISR), carburante, munizioni e altri fattori dovrebbe comportare il coinvolgimento di nuove forze abilitanti. 19 Operare sotto la bandiera della NATO e attraverso contributi nazionali su base rotazionale suggellerebbe la presenza della NATO secondo la Convenzione di Monteeux. V.: “Montreux Convention,” Encyclopedia Britannica, accessed June 10, 2019, https://www.britannica.com/event/Montreux-Convention.
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Assicurare le capacità di preparazione nella regione Sud dell’Alleanza come un’estensione della NATO Readiness Initiative (NRI), prevedendo più esercitazioni su larga scala ed una pianificazione di emergenza più specificatamente incentrata sugli scenari meridionali L’iniziativa di preparazione della NATO denominata Four Thirthies, adottata durante il vertice di Bruxelles nel 2018, ha certamente migliorato la preparazione di tutta l’Alleanza, ma l’attenzione è stata principalmente rivolta alla mobilitazione e al rafforzamento delle capacità convenzionali nel quadrante orientale.20 Procedendo, la NATO dovrebbe estendere l’NRI nell’area meridionale al fine di migliorare sia la pianificazione che la preparazione dell’equipaggiamento bellico. In primo luogo, questa estensione dovrebbe essere usata per assicurare che le esercitazioni della NATO, sia quelle annuali (CMXs, Crisis Management Exercises) che quelle convenzionali, incorporino la dimensione meridionale, consentendo una pianificazione e una risposta più efficace. Sebbene una parte del CMX della NATO sia destinato nei prossimi anni a simulare un evento di grande portata nel quadrante meridionale, l’Alleanza potrebbe anche prendere in considerazione la possibilità di condurre un’esercitazione su larga scala nel Mediterraneo nell’estate del 2020, simile al Exercise Baltic Operations (BALTOPS), la principale esercitazione nel Mar Baltico. In questo senso, la presenza della NATO fornirebbe un segnale importante di deterrenza, e una dimostrazione delle capacità transatlantiche nell’area. Mentre contenere la presenza della Russia nel Mediterraneo potrebbe continuare a essere un fattore chiave nello scenario meridionale, la NATO dovrebbe anche dimostrarsi pronta a supportare le operazioni di crisis-response in un’area più vasta, che potrebbero essere condotte in collaborazione con l’Unione Europea o prefigurando eventuali coalizioni ad hoc. Per poter essere efficace, la nuova dimensione dell’NRI dovrebbe assolvere entrambe queste funzioni. Come parte dell’iniziativa, la NATO dovrebbe espandere la generale pianificazione attualmente in corso nella Regione in modo da includere scenari di crisis-response convenzionali e non. Tali piani dovrebbero tener conto delle risorse specifiche dell’area, dei requisiti NATO designati nell’ambito dell’NRI o di altri scenari. In particolare, la NATO dovrebbe contribuire, attraverso uno sforzo più ampio, a rendere stabile la posizione
della Libia, qualora si raggiungesse un accordo all’interno del Paese. Contestualmente, allo scopo di incrementare la capacità degli equipaggiamenti bellici, gli Alleati dovrebbero investire su quegli strumenti indispensabili nell’area. Ad esempio, l’Italia potrebbe guidare gruppi di acquisto congiunto di munizioni, carburante ed altri materiali di consumo, che potrebbero aiutare la NATO a rispondere contestualmente alle esigenze dell’Oriente e dell’area meridionale. Investire nelle capacità necessarie per poter competere con le Grandi Potenze e approfondire la cooperazione difesa-industria. Gli alleati devono investire in competenze tecnologiche chiave al fine di conservare la propria superiorità rispetto ai Paesi concorrenti come Russia e Cina, mantenendo al contempo la propria capacità di crisis-response nella regione. Le aree di maggiore investimento dovrebbero includere le capacità cyber, di intelligence, dell’intelligenza artificiale, e di guerra elettronica. A questo scopo, potrebbe tornare utile una più stretta cooperazione tra Stati Uniti e gli Alleati dell’area meridionale. Un’idea potrebbe essere quella di espandere la National Technology Industrial Base Structure degli Stati Uniti (oltre agli accordi attuali con il Regno Unito, il Canada e l’Australia) per rafforzare una più stretta cooperazione in determinate capabilities con gli altri Alleati geostrategici come l’Italia. L’obiettivo è quello di allineare i requisiti in materia di appalti e acquisizioni, leggi e regolamenti in materia di technology transfer e di politiche correlate tra i diversi paesi, al fine di sviluppare capacità critiche per la regione.21 Sulla base dei lavori e dei programmi congiunti come F-35 e C130J, le aree di cooperazione tra Italia e Stati Uniti potrebbero includere: sensoristica, radaristica e comunicazioni per airbone, navi, sottomarini e ulteriori rifornimenti navali, cyber-defence, tecnologie di resilienza, specialmente per la protezione delle infrastrutture critiche; tecniche di avanguardia come il machine learning per migliorare l’elaborazione di dati ISR. Mentre Roma avrebbe bisogno di aumentare in modo sostanziale il proprio budget per la Difesa per supportare questi progetti, le iniziative connesse potrebbero incentivare una leadership più incisiva lungo il Fianco Sud e stimolare un maggiore sviluppo di capacità.
20 “NATO Readiness Initiative,” NATO, June 2018, https://www.nato.int/nato_static_fl2014/assets/pdf/ pdf_2018_06/20180608_1806-NATO-Readiness-Initiative_en.pdf. 21 Per maggiori informazioni, v. William Greenwalt, Leveraging the National Technological Industrial Base to Address Great Power Competition, Atlantic Council, April 23, 2019,https://www.atlanticcouncil.org/publications/reports/leveraging-the-nationaltechnologyindustrial-base-to-address-great-power-competition.
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Sviluppare leadership dal Sud Riconoscere la necessità di una leadership regionale, a guida italiana. In qualità di principale membro meridionale della NATO, l’Italia ha sopportato una gran parte del peso che deriva dalla mancanza di una più efficace risposta della NATO ed internazionale alle minacce provenienti dalla Regione. Tra il 2011 e il 2016 l’Italia ha accolto circa 630.000 migranti irregolari e rifugiati attraverso il Mediterraneo centrale, come risultato dei conflitti in Siria, Libia e nella più ampia regione Mediorientale e Nordafricana. Per gestire questa situazione, il governo italiano ha lanciato nel 2013 l’operazione Mare Nostrum, un’operazione aerea e navale di durata annuale, che ha aiutato almeno 150.000 migranti a giungere in Europa in modo sicuro. L’Unione Europea ha cercato di rimpiazzare quest’operazione con la sua Operazione Triton, guidata da Frontex, ma nel 2014 le autorità ed il personale italiani rappresentavano ancora i tre quarti dello sforzo profuso. Da allora l’Italia ha intrapreso importanti sforzi bilaterali per supportare la Guardia Costiera e la Marina libiche nella lotta contro il terrorismo e i traffici illegali, incluso un nuovo Centro di Coordinamento per il recupero in mare (Maritime Rescue Coordination Center – MRCC). L‘Italia ha anche accettato di ospitare una task force regionale dell’Unione Europea (EURTF) per supportare l’identificazione e la rilocazione dei migranti. Mentre il budget della sua Difesa è al di sotto del benchmark NATO del 2%, l’Italia rimane uno dei principali contributori alle missioni internazionali della NATO, incluso il comando, dal 2013, della missione in Kossovo (KFOR), l’invio di forze e il comando delle operazioni NATO nell’Afghanistan occidentale all’interno della missione NATO Resolute Support e il ruolo di affidabile fornitore di assetti e personale per le missioni delle flotte NATO nel Sud ed oltre.22 L’Italia e gli altri alleati delle regioni meridionali della NATO hanno fatto pressioni perché l’Alleanza dedichi pari attenzione alle minacce dall’Est e dal Sud, ma spesso non riescono a concordare tra di loro sulle azioni da intraprendere. I principali attori regionali, che includono Italia, Francia e Spagna, hanno visioni opposte, tra l’altro, su come indirizzare la crisi in Libia, sul ruolo della NATO come attore militare nella regione e
sul valore di operare tramite l’Unione Europea invece che tramite la NATO, in quanto strumento meno dominato dagli USA. Queste differenze offrono ad altri alleati una scusa per ridurre il livello di ingaggio della NATO nel Sud. Ma molti alleati dell’Europa settentrionale e centro-orientale sarebbero pronti a supportare uno sforzo più consistente della NATO nel Sud, se gli alleati meridionali si mettessero d’accordo. In effetti c’è un generale consenso sul fatto che, mentre è naturale che la percezione della minaccia sia diversa tra quegli alleati che fronteggiano direttamente la Russia e quelli più preoccupati delle minacce dal Sud, la solidarietà e la coesione della NATO dipendono dal fatto che ogni alleato supporti le politiche e le capacità che indirizzano le principali preoccupazioni per la sicurezza degli altri alleati. Facendo un passo avanti, rinnovate leadership e titolarità delle problematiche regionali saranno fondamentali per definire l’agenda meridionale e garantire il coinvolgimento degli altri alleati. L’Italia ha un ruolo importate da giocare nella conduzione di questo cambiamento. Strategicamente, sia gli attuali rappresentanti delle istituzioni italiane che i leader emergenti sono ansiosi di rendere l’Italia un partner migliore e più attivo per gli Stati Uniti. Operativamente, l’Italia apporta capacità fondamentali per sostenere sforzi più robusti nell’area meridionale, inclusa la principale Marina Militare del Mediterraneo e una capace forza di polizia militare (i Carabinieri), che risultano particolarmente adatti per le attività di formazione e di antiterrorismo. Dal punto di vista geopolitico, l’Italia ha strette relazioni strategiche – con gli Stati Uniti, con gli altri membri della NATO e dell’Unione Europea e con i paesi sul lato opposto del Mediterraneo – a cui si può fare ricorso per catalizzare l’azione. Viste le sue relazioni pragmatiche con Russia e Cina, l’Italia può anche giocare un ruolo unico di interlocutore tra questi attori e l’Occidente, inclusi quegli alleati europei che preferiscono atteggiamenti più sfumati verso Russia e Cina.23 Con la Germania impegnata nei suoi dibattiti politici con gli Stati Uniti, la Francia concentrata nello sviluppo di una “autonomia strategica” per l’Europa, nel contesto dell’Unione Europea e il Regno Unito prigioniero del dibattito sulla Brexit e delle turbolenze interne, c’è una nuova opportunità per l’Italia di acquisire un ruolo più prominente. Per contrastare le paure dei cittadini italiani di essere lasciati soli dall’Europa a fare i conti
22 La NATO ha guidato la missione KFOR per brevi periodi nel 2000, 2002, 2005 e 2008 prima di assumerne il pieno comando nel 2013. V.: “Resolute Support Mission (RSM): Key Facts and Figures,” NATO, February 2019, https://www.nato.int/nato_static_ fl2014/assets/pdf/pdf_2019_02/20190215_2019-02-RSM-Placemat.pdf. 23 Analogamente a come il Presidente del Consiglio Italiano Silvio Berlusconi ha promosso l’avvicinamento tra il Presidente statunitense George W. Bush e il Presidente russo Vladimir Putin in occasione del Summit di Roma del 2002 in vista dell’istituzione del Consiglio NATO- Russia. V.: “Text of the Joint Declaration by President George Bush and President Vladimir Putin on the New Strategic Relationship Between the United States of America and the Russian Federation,” Guardian, May 24, 2002, https://www.theguardian.com/world/2002/may/24/usa.russia.
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Uno Eurofighter Typhoon del 4° Stormo Grosseto dell’Aeronautica Militare Italiana svolge i controlli in preparazione di un decollo in occasione del Red Flag 16-2 presso la Nellis Air Force Base. Marzo 2016. (Foto: U.S. Air Force/Senior Airman Jake Carter)
con le sfide meridionali, la leadership italiana deve abbracciare un ruolo di guida dell’Alleanza per rendere la sua strategia meridionale realmente efficace. Rendere l’Italia la “framework nation” guida per il Sud, rinvigorendo contemporaneamente l’approccio interno alle problematiche del quadrante meridionale. Nello spirito del concetto di “framework nation” della NATO, l’Italia dovrebbe distinguersi come nazione guida per il Sud, in modo simile al ruolo sovradimensionato che Regno Unito e Norvegia svolgono all’interno del loro vicinato settentrionale. In modo analogo a quanto la Germania fa per la regione del Mar Baltico, l’Italia potrebbe provvedere l’impulso per l’azione nell’Area e svolgere un ruolo di coordinamento nel coinvolgere altri alleati disponibili a partecipare e fornire supporto. In pratica ciò significa che l’Italia dovrebbe prendere la guida nell’implementazione di alcune delle raccomandazioni descritte precedentemente e provvedere le risorse iniziali, piani, capacità e personale per portare a compimento questo nuovo sforzo. Dovrebbe ATLANTIC COUNCIL
quindi evidenziare chiare opportunità per le altre nazioni di essere ingaggiate e collaborare. Ad esempio l’Italia potrebbe costituire una brigata di addestramento per la capacity-building nel Sud, come missione prioritaria per il quartier generale divisionale multinazionale che ha offerto, e lavorare con gli altri membri della NATO, inclusi i comandi USA AFRICOM e CENTCOM, che potrebbero provvedere capacità necessarie, logistica e supporto per la brigata. Altri alleati meridionali, Francia e Spagna incluse, dovrebbero essere i primi a fornire (o in qualche caso a guidare) attività di supporto, che potrebbero consistere nel contribuire al quartier generale messo a disposizione, o anche provvederne uno proprio a rotazione. Un approccio simile potrebbe essere applicato alla eSP proposta nel Mediterraneo e nel Mar Nero. Ciò consentirebbe di rafforzare ed espandere l’attuale iniziativa Framework Nation Concept guidata dall’Italia (ITA-FNC), che include Albania, Austria, Ungheria, Montenegro e Slovenia. In alcuni casi l’Italia potrebbe aver necessità di operare autonomamente o con una 15
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coalizione di altri partner, con la NATO stessa a fornire invece che a ricevere supporto. Se questo modello richiederebbe, comunque, un cambiamento di mentalità nella NATO, potrebbe provvedere maggiore flessibilità per un’azione rapida e decisiva agli alleati meridionali. Per meglio accreditarsi per questo ruolo e per creare un esempio positivo che possa essere seguito da altri alleati, l’Italia deve rinvigorire il proprio approccio interno alle problematiche del quadrante meridionale. In primis questo dovrebbe richiedere un incremento della spesa per la Difesa e disporre di un supporto governativo trasversale per la gestione delle sfide che fronteggia nel Sud. Nel caso dell’Italia due passi importanti sarebbero lo sviluppo di una Strategia di Sicurezza Nazionale e la costituzione di un Consiglio Nazionale di Sicurezza che consentano di ottimizzare e meglio integrare gli strumenti disponibili, oltre ad accrescerne l’efficacia. Queste azioni consentirebbero all’Italia di continuare a forgiare un consenso tra gli alleati meridionali ed il resto dell’Alleanza per accrescere le attività nel quadrante meridionale. Rimpegnarsi nella regione attraverso il dialogo strategico Italia-Usa, sfruttare questa piattaforma di cooperazione per trarre il massimo beneficio dall’impegno e dagli investimenti italiani e statunitensi per catalizzare un più ampio impegno europeo nel Sud, organizzare incontri periodici a livello di ministri della difesa dei paesi meridionali dell’Alleanza, includendo gli Stati Uniti, per foraggiare la cooperazione regionale di difesa. Un forum utile per rinvigorire gli sforzi della NATO nel Sud potrebbe essere il dialogo strategico USA-Italia, recentemente avviato, che include un focus su sicurezza e difesa, coordinato attraverso il Dipartimento di Stato ed il Pentagono24. Tramite il dialogo, gli Stati Uniti possono riaffermare il proprio impegno verso l’area del Mediterraneo con una più forte retorica politica e limitate attività operative (i.e. esercitazioni o dispiegamenti navali) per galvanizzare il supporto dall’Italia e
altri alleati e generare un più sincero impegno europeo per affrontare le sfide alla sicurezza da Sud. La leadership italiana dovrebbe cavalcare questo impulso per attivare iniziative politiche mirate e catalizzare un maggiore supporto verso queste iniziative, all’interno della NATO e non solo. Ciò dovrebbe comportare la definizione di un piano chiaro per sfruttare il supporto degli USA al fine di acquisire un ruolo più esteso nel fronte Sud e comprendere come la NATO ed altri alleati possano contribuire a colmare le lacune rimanenti. Un esempio specifico potrebbe includere l’incoraggiamento delle nazioni alleate a dare priorità alla fornitura del personale necessario per i Mobile Training Teams presso il quartier generale proposto in Italia e per le missioni di addestramento a più lungo termine della NATO, inclusa l’ultima in Iraq. Questa strategia consentirebbe a Roma di indirizzare alcune delle sue problematiche relativamente al c.d. burden-sharing con gli Stati Uniti e la NATO, nonché di ricevere più agevolmente un sostegno interno, in virtù della più ampia partecipazione degli Alleati nel fronteggiare le sfide meridionali. Aldilà delle dinamiche politiche, una più specifica collaborazione di difesa potrebbe essere favorita dall’inaugurazione di periodici incontri a livello di ministri della difesa dei paesi del Sud della NATO. In tale contesto non è, altresì, da escludere la possibilità che al gruppo convengano non solo i 9 paesi NATO con sbocco sul Mediterraneo, ma anche il Portogallo e, se del caso, le nazioni della regione MENA, secondo una configurazione a geometria variabile e strutturazioni del consesso ad hoc. Ciò provvederebbe una piattaforma specifica per discutere delle iniziative regionali. La serie di raccomandazioni riportate potrebbe rappresentare un’agenda, per quanto iniziale, utile a richiamare l’attenzione dell’Alleanza al miglioramento della sua postura marittima e della prontezza lungo la sponda Sud, alla destinazione di maggiori risorse finanziarie comuni e fornitura di personale adeguato per lo sviluppo di capacità e del Southern Hub.
24 “Joint Statement on US-Italy Strategic Dialogue,” US Embassy and Consulates in Italy, November 20, 2018, https:// it.usembassy.gov/joint-statement-on-u-s-italy-strategic-dialogue/.
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CONCLUSIONI
B
isogna fare di più per rilanciare l’approccio della NATO verso le sue regioni meridionali ed adattarlo all’attuale situazione di sicurezza. L’Italia ha un ruolo da giocare, portando leadership e titolarità per le attività della NATO nel quadrante Sud, catalizzando nel contempo un più ampio supporto degli Alleati e generando consenso per le azioni da intraprendere tra Stati Uniti, Europa ed attori regionali. Le raccomandazioni sopra riportate tracciano diverse iniziative concrete che l’Italia, gli Stati Uniti e l’Alleanza intera potrebbero intraprendere per perseguire una strategia meridionale della NATO più efficace. Il focus sull’Italia e la sua leadership regionale
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non intende diminuire l’importanza di altre iniziative nazionali in corso; in effetti, una parte di ciò che deve essere fatto nel quadrante meridionale può continuare ad essere realizzato mediante iniziative bilaterali e multilaterali attraverso l’Unione Europea ed altre istituzioni. Ma, in generale, un maggiore coordinamento e una maggiore coerenza attraverso la NATO è necessaria e l’Italia può aiutare a promuovere questo sforzo in modo significativo. Collettivamente, le azioni proposte darebbero impulso a sicurezza, stabilità e cooperazione nel quadrante meridionale — e nell’intera comunità transatlantica — in uno dei suoi momenti di maggiore vulnerabilità.
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GLI AUTORI Amb. Alexander “Sandy” R. Vershbow Membro dello Scowcroft Center for Strategy e del Security and Eurasia Center dell’Atlantic Council. Vice Segretario Generale della NATO dal febbraio 2012 all’ ottobre 2016, precedentemente ha ricoperto per tre anni il ruolo di US Assistant Secretary of Defense for International Security Affairs, essendo in tal veste responsabile del coordinamento della sicurezza degli Stati Uniti e delle politiche di difesa relative alle nazioni e alle organizzazioni internazionali dell’Europa (compresa la NATO), il Medio Oriente e l’Africa. Dal 1977 al 2008, Vershbow è stato membro del United States Foreign Service, è stato nominato ambasciatore degli Stati Uniti presso la NATO (1998-2001), presso la Federazione Russa (2001-05) e presso la Repubblica di Corea (2005-08). Ha ricoperto numerosi incarichi di prestigio a Washington, quale quello di Special Assistant to the President, Senior Director for European Affairs presso il National Security Council (1994-97) e State Department Director For Soviet Union Affairs (1988-91). Nel corso della sua carriera, è stato coinvolto a livello centrale nel rafforzamento delle relazioni di difesa degli Stati Uniti con gli alleati in Europa e Asia e nella trasformazione della NATO e di altre organizzazioni di sicurezza europee per affrontare le sfide post Guerra Fredda. Ha preso parte, altresì, all’impegno statunitense nel sostenere la democrazia e i diritti umani nell’ex Unione Sovietica.
Lauren M. Speranza Vicedirettore della Transatlantic Security Initiative presso il Scowcroft Center for Strategy and Security dell’Atlantic Council. In questa veste, è responsabile della gestione di un significativo portafoglio di programmazione, ricerca politica e sviluppo di business nell’ambito di sicurezza e difesa per NATO ed Europa. La ricerca di Lauren si concentra sulla difesa e deterrenza in Europa, guerra ibrida e relazioni NATO-Europa. È coautrice delle relazioni “Meeting the Russian Hybrid Challenge: A Comprehensive Strategic Framework” e “NATO Priorities After the Brussels Summit,” che hanno raccolto l’attenzione nei circoli politici transatlantici. Ha fornito analisi e consulenza a responsabili politici senior della NATO, dell’Unione Europea, del Governo e del Congresso degli Stati Uniti. I suoi lavori sono stati presentati in diverse pubblicazioni e media, tra cui Defense One, Newsweek, US News, World Report e Real Clear Defense. Prima di entrare a far parte dell’Atlantic Council, Lauren ha lavorato con la start-up Horizon Intelligence come analista dei rischi politici e di sicurezza. In precedenza, Lauren ha lavorato nell’Executive and Protocol Office del Consolato Generale degli Stati Uniti a Milano, Italia. Altre esperienze lavorative precedenti comprendono l’International Affairs Council, il German Marshall Fund’s Brussels Forum e diverse campagne politiche dello stato della Carolina del Nord. Originaria di Pittsburgh, in Pennsylvania, si è laureata summa cum laude e Phi Beta Kappa presso la Elon University in North Carolina con un BA in Scienze Politiche e Studi Internazionali ed una specializzazione in Studi Europei. Lauren ha anche conseguito un Master in International Conflict and Security presso la Brussels School of International Studies in Belgio, dove si è laureata come Valedictorian e ha ricevuto il Premio John McGregor per la migliore performance post-laurea. 18
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Consiglio di Amministrazione
PRESIDENTE *John F.W. Rogers PRESIDENTE ESECUTIVO EMERITO *James L. Jones PRESIDENTE EMERITO Brent Scowcroft AMMINISTRATORE DELEGATO *Frederick Kempe VICEPRESIDENTI ESECUTIVI *Adrienne Arsht *Stephen J. Hadley VICEPRESIDENTI *Robert J. Abernethy *Richard W. Edelman *C. Boyden Gray *Alexander V. Mirtchev *Virginia A. Mulberger *W. DeVier Pierson *John J. Studzinski TESORIERE *George Lund SEGRETARIO *Walter B. Slocombe DIRETTORI Stéphane Abrial Odeh Aburdene Todd Achilles *Peter Ackerman Timothy D. Adams Bertrand-Marc Allen *Michael Andersson David D. Aufhauser Colleen Bell Matthew C. Bernstein *Rafic A. Bizri Dennis C. Blair Philip M. Breedlove Reuben E. Brigety II Myron Brilliant *Esther Brimmer
R. Nicholas Burns *Richard R. Burt Michael Calvey James E. Cartwright John E. Chapoton Ahmed Charai Melanie Chen Michael Chertoff *George Chopivsky Wesley K. Clark *Helima Croft Ralph D. Crosby, Jr. Nelson W. Cunningham Ivo H. Daalder *Ankit N. Desai *Paula J. Dobriansky Thomas J. Egan, Jr. *Stuart E. Eizenstat Thomas R. Eldridge *Alan H. Fleischmann Jendayi E. Frazer Ronald M. Freeman Courtney Geduldig Robert S. Gelbard Gianni Di Giovanni Thomas H. Glocer John B. Goodman *Sherri W. Goodman Murathan Günal *Amir A. Handjani Katie Harbath John D. Harris, II Frank Haun Michael V. Hayden Brian C. McK.Henderson Annette Heuser Amos Hochstein *Karl V. Hopkins Robert D. Hormats Andrew Hove *Mary L. Howell Ian Ihnatowycz Wolfgang F. Ischinger Deborah Lee James Reuben Jeffery, III Joia M. Johnson Stephen R. Kappes *Maria Pica Karp Andre Kelleners Sean Kevelighan Henry A. Kissinger
*C. Jeffrey Knittel Franklin D. Kramer Laura Lane Richard L. Lawson Jan M. Lodal Douglas Lute Jane Holl Lute William J. Lynn Wendy W. Makins Mian M. Mansha Chris Marlin Gerardo Mato Timothy McBride John M. McHugh H.R. McMaster Eric D.K. Melby Franklin C. Miller *Judith A. Miller Susan Molinari Michael J. Morell Richard Morningstar Mary Claire Murphy Edward J. Newberry Thomas R. Nides Franco Nuschese Joseph S. Nye Hilda Ochoa-Brillembourg Ahmet M. Oren Sally A. Painter *Ana I. Palacio Kostas Pantazopoulos Carlos Pascual Alan Pellegrini David H. Petraeus Thomas R. Pickering Daniel B. Poneman Dina H. Powell Robert Rangel Thomas J. Ridge Michael J. Rogers Charles O. Rossotti Harry Sachinis Rajiv Shah Stephen Shapiro Wendy Sherman Kris Singh Christopher Smith James G. Stavridis Richard J.A. Steele Paula Stern Robert J. Stevens
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*Membri del Comitato Esecutivo Aggiornato all’ 11 settembre 2019
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