Associazione “DEDOME” amici di don Franck
Indice
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Grazie di cuore a tutti! 1. Il “cuoricino d’oro”: un sogno si è concretizzato…
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2. L’inaugurazione del secondo edificio del centro medico sociale di Dédomé e la posa della prima pietra del terzo edificio scolastico
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3. Esperienze di viaggio : estate 2007
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Il bel sogno divenne realtà… Mi aveva convinto solo a metà… La mia prima esperienza africana La linea invisibile
4. Progetti in corso: a. b. c.
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Le adozioni a distanza Il centro medico sociale San Gottardo I progetti agricoli
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Associazione “DEDOME” amici di don Franck
“Decidersi a scrivere un libro, produrre un film qualunque sia il contenuto, o altre cose del genere…, è intingere una penna nella società per svegliare le coscienze”. Anche noi di fronte a situazioni di povertà che impedivano a tanti bambini di andare a scuola perché i loro genitori guadagnano meno di un dollaro al giorno, davanti alle tragedie di mamme che continuavano a morire durante il parto perché fin là partorire in un dispensario rimaneva un lusso, quando ancora oggi nel mondo un bambino muore ogni 5 secondi per la fame, 8 persone muoiono ogni minuto nel mondo flagellate dall’AIDS, conoscendo la potenzialità della terra dei nostri antenati che può ridare fino a 300 volte il grano di mais seminato e vedere contadini morire di fame…Ecco quello che ci ha portato, alcuni anni orsono, a chiedervi aiuto e sostegno per promuovere i vari progetti: l’educazione dei bambini e la formazione dei giovani, il sostegno ai contadini che lavorano la terra con la speranza che ci sia cibo sufficiente per tutti, la promozione della salute affinché ognuno stia bene ogni giorno… Avete risposto generosamente e con entusiasmo a queste nostre sollecitazioni. Quante strade percorse insieme! Quante vite umane salvate! Quanta generosità testimoniata! Questi sono i nostri miracoli: le opere sociali, la formazione dei giovani, le scuole con i bambini sani, il centro medico sociale che offre il minimo di garanzia di salute alle popolazioni, l’accesso all’acqua potabile che sgorga da un rubinetto….! GRAZIE “Nella vita degli individui, come in quella delle società, ci sono degli avvenimenti che segnano profondamente, che fanno crescere e danno sempre più senso all’ esistenza umana”. Questa è la testimonianza del Vangelo oggi e siamo lieti di poterla dare grazie a voi e con voi. Nella speranza di continuare a contare su di voi, vi auguro che la gioia offerta con la preziosa collaborazione in questi progetti, fiorisca nella vita e nelle famiglie di tutti voi. Contiamo su di voi e sulla vostra generosità per continuare a far vivere queste realizzazioni che insieme abbiamo iniziato per valorizzare l’uomo nostro fratello. Grazie e che Dio vi benedica. Don Franck 2
Associazione “DEDOME” amici di don Franck
1. Il “cuoricino d’oro”: un sogno si è concretizzato…... Agosto 2006, una calda sera a Lomé, squilla il cellulare di Don Franck: “pensi che un gruppo di ragazzi del tuo villaggio potrebbe partecipare alla manifestazione canora “il Cuoricino d’oro” a Luino il prossimo mese di giugno? È iniziata con la risposta affermativa a questa “semplice” domanda, posta da una famiglia che ha adottato due gemelli togolesi, l’avventura di 19 ragazzi e giovani di Dédomé e dei loro accompagnatori, don Gioachino e Vitus.
Nel corso del mese di ottobre 2006 il progetto si precisa. L’incontro con il commendatore Pietro Leccese, presidente dell’associazione canora, permette di definire lo scopo del viaggio: sostenere il progetto di ricostruzione della scuola elementare di Dédomé, favorendo gli scambi culturali tra i ragazzi. Le spese per il viaggio sono assunte dal “Cuoricino d’oro”, si tratta di darsi da fare per ottenere i passaporti, i visti e preparare il programma di canti. Un lavoro dietro le quinte che ha reso possibile l’arrivo del gruppo, malgrado qualche preoccupazione: i visti sono infatti stati ottenuti solo tre giorni prima che i ragazzi partissero dal Togo. Poi, dal 13 giugno al 3 luglio, tutto è sembrato un sogno…che ha potuto realizzarsi grazie al sostegno morale e materiale ed alla disponibilità di numerose persone che si sono lasciate contagiare dalla musica e dalla gioia di vivere dei ragazzi. I bambini e i giovani sono impegnati quasi tutti i giorni con incontri, concerti, partecipazione a celebrazioni liturgiche: un “tour de force” sostenuto con gioia, anche se la stanchezza ogni tanto si è fatta sentire, perché nella mente dei ragazzi c’è sempre la visione della scuola di Dédomé senza il tetto: è importante che per 3
Associazione “DEDOME” amici di don Franck il prossimo anno scolastico alcuni di loro ed i loro compagni possano cominciare le lezioni in una struttura più accogliente…. Mercoledì 20 giugno Registrazione CD presso lo studio RTSI di Lugano Besso Concerto Lavena Ponte Tresa Giovedì 21 giugno Concerto oratorio Melzo (Italia) Venerdì 22 giugno Concerto presso la casa per anziani Mater Christi a Grono
CALENDARIO DELLE MANIFESTAZIONI Mercoledì 13 giugno Concerto al Conservatorio di Lugano
Sabato 23 giugno Santa Messa a Maccagno (Italia) Domenica 24 giugno Santa Messa a Lavena Pte Tresa, incontro e pranzo con gli Alpini, concerto serale alla festa campestre
Giovedì 14 giugno Incontro con SEMV Grampa Concerto con il gruppo anziani di Pregassona Venerdì 15 giugno Concerto scuole di Balerna Concerto Cuoricino d’oro
Martedì 26 giugno Concerto casa per anziani Paganini Ré, a Bellinzona Concerto a Giumaglio
Sabato 16 giugno Concerto Cuoricino d’oro
Giovedì 28 giugno Concerto casa per anziani, Lugano – Gemmo Concerto Cuoricino d’oro a Luino
Domenica 17 giugno S. Messa a Pregassona Festa dell’amicizia, a Pregassona Concerto con il Gruppo Jeans di Locarno Concerto Cuoricino d’oro Mercoledì 20 giugno Registrazione CD presso lo studio RTSI di Lugano Besso Concerto Lavena Pte. Tresa 4
Venerdì 29 giugno S. Messa a S. Pietro di Rollino Concerto Cuoricino d’oro a Luino Sabato 30 giugno Concerto a Portovaltravaglia (Italia) Concerto in Piazza S. Carlo a Lugano Domenica 1° luglio S.Messa a Cureggia Lunedì 2 luglio Concerto a Maccagno (Italia)
I ragazzi hanno inciso un CD presso lo studio della RTSI, con i canti che hanno presentato durante il loro soggiorno. Chi fosse interessato può acquistarlo presso il segretariato o da don Franck, al prezzo di Fr. 20.- più spese di spedizione. Alle stesse condizioni è pure disponibile un DVD elaborato da don Franck, con le immagini significative del soggiorno dei giovani. Un bel ricordo per chi ha vissuto questo sogno!
Espressioni di gratitudine ….. Al caro fratello e amico Don Franck e ai membri dell’ONG Dédomé in Svizzera, i miei più cordiali saluti. È per me una grande gioia scrivervi questa lettera per esprimere la nostra riconoscenza e la nostra gratitudine per l’accoglienza che ci avete riservato durante il nostro breve soggiorno in mezzo a voi e per la bontà di cui abbiamo beneficiato. Tutto questo resterà scolpito nei nostri cuori. Grazie! I nostri ringraziamenti vanno anche al Commendatore Pietro Leccese, al Sindaco di Lavena-Ponte Tresa, signor Pietro Roncoroni, al sindaco di Maccagno e a tutti gli organizzatori del “Cuoricino d’oro”, Borsa di studio Gruppo Leccese di Luino. È per noi un avvenimento indimenticabile. Non abbiamo niente da darvi, ma che L’Eterno, il Maestro di ogni bene, sia la vostra ricompensa!
Don Joachim Abotsi, coordinatore locale dell’ONG “Dédomé”, Togo
Carissimi amici, non ci sono parole per descrivere l’emozione vissuta dall’incontro con voi e con tanti bambini del Cuoricino d’oro. Un affetto particolare mi lega a voi e al vostro villaggio. Negli occhi dei miei piccoli Josuè e Kaleb rivedrò ogni giorno i vostri meravigliosi sorrisi, che comunicano una grande gioia e un profondo amore per la vita. Le canzoni e i suoni che ci avete donato in questi giorni parlano di un forte desiderio di donare al prossimo gioia e serenità. Nel nostro mondo abbiamo tantissime comodità, ma manca il cuore. ll vostro cuore invece è aperto e sincero. Ci avete impartito una stupenda lezione di vita. Non lo dimenticherò mai e con me la mia piccola Lucrezia che dopo aver trascorso con voi un’intera giornata a Ponte Tresa, mi ha detto “Mamma! È stato il giorno più bello della mia vita”. Ora che tornate nel vostro villaggio, dai vostri cari, spero portiate buone notizie riguardo a noi. Chiedo a voi e a don Joachim di pregare per tutti noi, amici del Cuoricino d’oro e per le nostre famiglie. Ci mancherete! Grazie di cuore. Rosaria
……e, in Togo, primi riscontri positivi della manifestazione: la scuola di Dédomé ha un tetto nuovo! Grazie al ricavato della manifestazione, che è stata un successo soprattutto per i legami e le amicizie che si sono create, la popolazione di Dédomé è riuscita a ricostruire il tetto della scuola per l’inizio del nuovo anno scolastico.
2. L’inaugurazione del secondo edificio del centro medico sociale di Dédomé e la posa della prima pietra del secondo edificio scol 2. L’inaugurazione del secondo edificio del centro medico sociale e la posa della prima pietra del terzo edificio scolastico Grande festa al villaggio, sabato 4 agosto, per l’inaugurazione, del secondo edificio del centro medico sociale . Il gruppo di volontari ha lavorato tutta la settimana precedente per pulire e arredare i locali con il materiale offerto dall’esercito svizzero. Un grande impegno e tanta fatica che hanno dato i frutti sperati: il giorno prestabilito, il centro medico sociale si presentava sotto la sua migliore veste.
Numerose le autorità presenti: il Ministro nazionale delle città, il Prefetto d’Amou, il medico regionale, il medico della prefettura, i capi villaggio di tutta la regione, rappresentanti religiosi, militari ….Tutte le persone che hanno preso la parola durante la cerimonia, hanno sottolineato l’importanza di questa struttura che, inaugurata nel 2004 ha saputo adattarsi ai bisogni sempre crescenti della popolazione della regione e anche di più lontano. Il discorso di apertura è stato pronunciato, a nome del coordinatore locale, don Gioachino Abotsi, dal signor Rémy Otto Essessi, che, dopo aver salutato le autorità e aver chiesto un minuto di silenzio in memoria di tutti i defunti del villaggio, ha dato il benvenuto a tutti i presenti. « La vostra presenza qui è da una parte la ricompensa per i costanti sforzi sostenuti da questa laboriosa popolazione nel corso degli anni, e, d’altra parte, la testimonianza della solidarietà africana, un gioiello da conservare gelosamente generazione dopo generazione. L’inaugurazione di questo complesso che renderà degli enormi servizi alla nostra regione e a tutta la nazione togolese, è per noi e per il nostro villaggio una fierezza, perchè il sogno di ieri è diventato realtà. Chi avrebbe potuto immaginare che questo luogo, un tempo campo di caffé, vedesse sorgere un centro medico sociale così importante ? Solo il Maestro della storia lo sapeva nel profondo del suo cuore. A Lui, quindi l’onore, la lode e la gloria in eterno. Onorevoli invitati, vorrei cogliere questa opportunità per chiedervi di ringraziare il Comitato svizzero dell’ONG Dédomé, per il suo sostegno finanziario e logistico,la sua generosità senza limiti, il suo infinito amore e il suo senso della condivisione con i popoli più bisognosi. Grazie, cari amici : Dio che vede nel segreto dei vostri cuori ve lo renderà al centuplo. A te, reverendo don Franck, tutta la nostra gratitudine per i tuoi sforzi immani verso i tuoi fratelli e la tua nazione. Un sincero ringraziamento anche al Governo togolese, alle autorità amministrative, senza le quali la realizzazione di questo superb edificio sarebbe stata impossibile.
L’ONG Dédomé, nel limite delle sue possibilità contribuisce enormemente alla scolarizzazione e alla formazione professionale dei bambini e dei ragazzi che sono il nostro futuro. Voglio ringraziare calorosamente le famiglie adottive in Svizzera, i maestri di tirocinio, gli accompagnatori che hanno accettato di formare i nostri ragazzi per farli diventare gli uomini di domani. Invito tutti i giovani che hanno terminato la formazione e che, nel corso di questa cerimonia riceveranno l’attestato in diverse professioni, ad immaginare il futuro con serenità, a utilizzare bene il loro diploma alfine di essere dei motori di cambiamento nelle diverse realtà in cui si installeranno. È solo in questo modo che potremo ridurre progressivamente la delinquenza giovanile nella nostra regione. Coraggio, e che il Signore vi benedica ! » Il discorso in rappresentanza della delegazione svizzera è stato pronunciato dalla segretaria dell’associazione, Marina Santini, che, dopo aver salutato i presenti e ricordato il cammino percorso negli ultimi cinque anni, ha sottolineato la disponibilità delle autorità togolesi, l’impegno della popolazione locale, la generosità dell’esercito svizzero, dell’Ente ospedaliero cantonale, di strutture sanitarie private, di alcuni comuni e, soprattutto, dei molti benefattori che hanno reso possibile la costruzione e l’arredamento del secondo edificio del centro medico sociale di Dédomé. “Il centro medico sociale ha una missione precisa : inserirsi negli « obiettivi del millennio » definiti dall’Organizzazione Mondiale della Salute e adottati dalle autorità sanitarie togolesi, in particolare : Ridurre la mortalità materna e infantile Combattere l’AIDS, la malaria, la tubercolosi e altre malattie infettive.
Obiettivi importanti, che richiedono un’équipe sanitaria competente e delle strutture adeguate. Sappiamo che la costruzione del secondo edificio non è stata sempre facile : il fatto di essere riconosciuti come ONG ha suscitato qualche malinteso e molte attese, spesso non realiste, in una parte della popolazione di Dédomé e della regione (ne abbiamo lungamente e positivamente discusso l’anno scorso) ; la partecipazione ai lavori per la costruzione della nuova struttura non ha sempre fatto l’unanimità : perchè abbandonare il lavoro dei campi per partecipare ad un’opera per la quale non si vede subito un’utilità personale ? Quali benefici per la popolazione di Dédomé ? Chi guadagnerà qualche cosa e perchè ? Chi perderà qualche cosa ? Ecco alcune delle domande e /o gelosie che hanno, in parte, ritardato la fine dei lavori. Se siamo qui oggi, è perchè gli obiettivi sono stati capiti e condivisi da tutti e ognuno di noi esce rafforzato da questa esperienza, convinto di essersi impegnato per il bene comune, anche se questo non ha una ricaduta immediata su se stesso. « Nella vita degli individui come in quella delle società, ci sono degli avvenimenti che segnano più profondamente, che fanno crescere e danno sempre più senso alla loro esistenza”, ci scriveva alcuni mesi or sono Frère Michel che ha vissuto diversi anni al collegio S. Albert d’Atakpamé.
Papa Giovanni Paolo II aveva scelto come tema per la giornata della pace 2005 l'esortazione di san Paolo nella Lettera ai Romani: « Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male » (12,21). Nel suo discorso al mondo affermava:” La pace è un bene da promuovere con il bene: essa è un bene per le persone, per le famiglie, per le Nazioni della terra e per l'intera umanità; è però un bene da custodire e coltivare mediante scelte e opere di bene…. Per promuovere la pace, vincendo il male con il bene, occorre soffermarsi
con particolare attenzione sul bene comune e sulle sue declinazioni sociali e politiche. Quando, infatti, a tutti i livelli si coltiva il bene comune, si coltiva la pace. Può forse la persona realizzare pienamente se stessa prescindendo dalla sua natura sociale, cioè dal suo essere « con » e « per » gli altri? Il bene comune la riguarda da vicino. Riguarda da vicino tutte le forme espressive della socialità umana: la famiglia, i gruppi, le associazioni, le città, le regioni, gli Stati, le comunità dei popoli e delle Nazioni. Tutti, in qualche modo, sono coinvolti nell'impegno per il bene comune, nella ricerca costante del bene altrui come se fosse proprio. “ Tutto quanto intrapreso nel villaggio di Dédomé per il bene comune fa sì che, come scriveva ancora il reverendo don Michel ” ogni membro del villaggio si senta riconosciuto come una persona degna di essere amata, ciò che gli permetterà di aumentare la sua stima di sé e lo condurrà, a sua volta, su un cammino di solidarietà verso gli altri. È l’amore dell’altro che mi permette di riconoscere il mio valore e la mia dignità. Quando possiamo moltiplicare questi gesti d’amore in favore dei nostri fratelli meno fortunati, in fondo partecipiamo alla costruzione di una società dove il valore essenziale non sarà quello del potere per il potere, ma quella della crescita di ogni individuo come persona. Se lo facciamo attraverso gesti concreti di aiuto allo sviluppo, siamo dei costruttori di PACE. Non ci sono piccoli o grandi gesti, piccole o grandi realizzazioni, c’è semplicemente un gesto d’AMORE che è grande agli occhi di colui che ne è il beneficiario e agli occhi di Dio!” Tre anni fa vi dicevo che eravamo pronti a sostenere questo centro fino al suo autofinanziamento previsto per il 2012 e rinnovo questa promessa. C’è ancora del cammino da percorrere, ma siamo sulla buona strada se ognuno s’impegna con competenza, disponibilità, senso della condivisione verso il raggiungimento di un obiettivo comune. I giovani del villaggio che hanno approfittato di un breve soggiorno in Svizzera dal 13 giugno al 3 luglio scorsi, si sono resi conto che la vita da noi non è sempre facile: le persone sorridono poco, sono sempre di corsa e i soldi sono difficili da trovare (non ne hanno raccolto né per terra né sugli alberi) ; è per questo che questo progetto potrà giungere a buon fine solo grazie al vostro prezioso contributo, alla vostra attiva partecipazione, alla messa a disposizione delle vostre conoscenze e competenze e, a volte, dei vostri sacrifici. È a questo prezzo che , insieme, permetteremo a Dédomé e alla Regione di continuare a svilupparsi per il bene dei suoi figli. Che Dio ci aiuti a costruire questo cammino di pace !
Don Franck, nel suo discorso, ha ripercorso la storia dei progetti realizzati a Dédomé, ha messo l’accento sulla competenza dell’équipe curante attiva al centro medico sociale e sui mezzi finanziari investiti per la costruzione e l’arredamento del centro, reso possibile grazie all’importante dono dell’esercito svizzero. Il dr. Happy Agoudavi, medico della struttura, ha fatto un bilancio dell’attività svolta e degli obiettivi da raggiungere nell’anno in corso (i dati sono presentati a p. 37) Il medico della Prefettura,dr. Philippe Davi Kokou,ha ribadito l’importanza del centro nel raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, evidenziando in particolare che la presenza delle sale operatorie permetterà di procedere sul posto ai tagli cesarei con un’ulteriore diminuzione della mortalità materna e dei rischi per il neonato. Proprio la presenza delle sale operatorie, sarà però fonte di costi supplementari, ragione per cui si è appellato alla generosità e alla pazienza del comitato svizzero dell’associazione, chiedendo di prevedere un sostegno che vada oltre il 2012, se ciò si rivelasse necessario. La festa è continuata tutto il giorno, con canti, balli e un pranzo in comune.
La sera dello stesso 4 agosto, altra tappa importante per il villaggio: la posa della prima pietra del terzo edificio scolastico. I bambini a Dédomé sono sempre più numerosi e il comitato dell’associazione ha deciso di offrire loro una costruzione che contenga, oltre agli uffici per il direttore e gli insegnanti, tre aule, una mensa, un locale per la biblioteca e i servizi. Una struttura che permetta anche ai ragazzi di fermarsi dopo le lezioni, per studiare in condizioni favorevoli. La cerimonia è avvenuta in presenza del Ministro delle città, onorevole Mally e della popolazione del villaggio, in un clima di gioiosa semplicità. Per portare a termine questo progetto, e immaginare, in un prossimo futuro, anche la costruzione di una sala multi uso che permetta di riunire la popolazione in un luogo diverso dalla chiesa (come avviene attualmente), mancano ancora circa Fr. 15'000.- che speriamo poter raccogliere grazie alla solidarietà di tanti amici.
1. Esperienze di viaggio: estate 2007
Mi aveva convinto solo a metà….. Mi aveva convinto solo a metà, per l’altra non avevo trovato scuse. Avevo collaborato alla realizzazione di un dispensario e mi ero informato sulle condizioni di acquisto di un’ambulanza usata. Mi sentivo felice di veder ora realizzato un vero e proprio ospedale. L’attrezzatura che da noi era in esubero, ma in perfetto stato, era composta da un ospedale da campo completo di due sale operatorie, un apparecchio di radiografia convenzionale, un apparecchio per ecografie ed uno per l’analisi del sangue, due ambulanze, medicinali e tutto quanto necessario per far funzionare l’ospedale, ci era stata donata. Noi eravamo i mediatori. Un generatore era in viaggio. L’ospedale era stato costruito in massima parte col lavoro di volontari, dagli architetti ticinesi agli operai togolesi. Le donne, alle quali il dispensario era principalmente destinato, avevano ripulito il terreno. Nei due anni trascorsi da quando era stato messo in funzione, non si erano registrati morti per parto. Al contrario, negli anni precedenti ne morivano in media da 10 a 12 ogni anno. Merito del personale sanitario. Partecipare all’inaugurazione per il mio modesto contributo mi sembrava quasi presuntuoso. L’amico don Franck con la sua imperturbabile logica africana mi avrebbe invece sicuramente risposto: è proprio per questo motivo che ci devi venire.
Ora guidava la Toyota 4X4 (anch’essa un dono), su una strada sconnessa – a tratti ridotta da recenti piogge ad ipotesi di tracciato- con usuale calma, decisione, noncurante del catorcio alla cui guida sembrava trovarsi un pilota di Stka che puntava dietro di noi. Una breve frenata, un saluto, un sorriso e si riparte. Rimango sorpreso nello scoprire che, in strade togolesi, colui che Ti sta venendo addosso nella Tua corsia non è affatto “cornuto”, anzi gli si sorride. Siamo in Africa. Arrivati a destinazione quasi in tempo – ci aspettavano da circa un’ora e mezza – fummo accolti con musica e fiori e gli immancabili discorsi. Non capivo nulla, ma mi riportarono nel ricordo delle lezioni di retorica; la partecipazione di tutta la popolazione era evidente e non mancava di manifestarsi. Ci avevano tutti vestiti di una specie di toga, ognuna di colore e disegno grafico differente da quelle indossate dagli altri:gesto d’onore per i capi.
Poi un servizio divino coinvolgente come non avevo mai conosciuto. Quando arrivò la benedizione erano già trascorse tre ore. Avevo assistito ad una celebrazione in cui il dialogo tra altare e fedeli sembrava aver confuso i ruoli: ai sacerdoti celebranti rispondevano i presenti con musica e canti. L’omelia era guarnita di battute manifestamente apprezzate. Quando ci chiesero di contribuire con una preghiera personale, ero troppo emozionato per trovare parole. Solo alla fine del soggiorno le ho trovate: ciò che è stato realizzato era impensabile – realizzare pensando l’impensabile è la sola via promettente per questo Paese. Un viaggio al nord del Paese ci porta in un grande dispensario gestito da suore (infermiere)….è lunga la fila dei pazienti in attesa. Portiamo loro delle scatole di uno speciale latte in polvere contro la diarrea. In questa regione di questo Paese, la morsa della fame
non è l’appetito solleticato dai profumi di una buona cucina e non è neppure quello che Ti coglie quando finalmente hai raggiunto la capanna alpina, ma è quella che prosciuga il seno della donna che allatta. Qui, nei primi anni di vita si può morire di diarrea, il nostro latte – Fr. 15.- per ogni scatola - è “medicina” salvavita. Un’esplosione di gioia scoppia dalla ventina di mamme presenti. Una di esse affida il figlio alla vicina, dando poi il via a canti e litanie di benedizione. In futuro i loro antenati ci proteggeranno. In una stanza surriscaldata ci sono una prematuri, salvati con decina di letti, ognuno dei l’incubatrice, una volta quali è occupato da una dimessi morirebbero mamma con a lato una comunque. Devono farcela cassetta dalla quale spunta, da soli,con le coperte, in un appena visibile, il profilo di un locale surriscaldato. Al ritorno neonato prematuro. No, le ho il magone: fra i nati a incubatrici non servono, termine, tre sono consumano troppa elettricità sieropositivi. e in ogni caso, i neonati
È l’ultimo giorno. Ci saluta il direttore della scuola. Con i suoi allievi più grandi e su disegno del nostro architetto stanno scavando le fondamenta di una terrazza annessa alla scuola: operai e capo cantiere sono a torso nudo.
Sabato 11 agosto: ho voglia di distrarmi, decido di andare al cinema a vedere l’ultimo Harry Potter. Salgo sul bus e un’animata discussione attira la mia attenzione: una petulante vecchietta sta tampinando l’autista perché per sua colpa, ha mancato il collegamento con il bus di un’altra linea. A casa. Avv. Ulisse Sutter
…. Il bel sogno divenne realtà Proprio così, il sogno che da diversi anni stava nel cassetto è finalmente diventato realtà, un’esperienza così emozionante e coinvolgente che ancora non mi sembra vera. Io sono nel comitato dell’ Associazione Dédomé dalla sua nascita e in questi anni ho partecipato a tutti i progetti in teoria, la pratica sul posto, in Togo, l’ho sempre vissuta solo attraverso racconti, fotografie, filmati fatti da altri. La bramosia di vedere con i miei occhi ciò che abbiamo realizzato e ancor di più il desiderio di conoscere quelle persone che da tempo avevano un nome, ma non ancora un volto, cresceva di anno in anno. C’era però di mezzo il viaggio e per me l’aereo è sempre stato un ostacolo difficile da superare, ma si dice che dove c’è una grande volontà non possono esserci grandi difficoltà e così decisi che era la volta buona. Più la data della partenza si avvicinava, più mi convincevo che sarebbe stata un’esperienza unica. Superata l’emozione del volo, le prime commozioni : toccare il suolo africano, la calorosa accoglienza di chi ci attendeva, l’atmosfera diversa,… Fin dal primo momento mi sono sentita a casa mia, ho trovato ovunque tanti cari fratelli, pronti a farsi in quattro per mettermi a mio agio, offrendomi la loro amicizia, la loro cordialità, la loro serenità interiore, la loro semplicità.
I momenti coinvolgenti sono stati davvero tanti: l’accoglienza al villaggio, l’inaugurazione del nuovo edificio del Centro della Salute, le varie visite alle autorità, la visita al dispensario di Aledjo, la posa della prima pietra per la nuova scuola,… non potrei e non saprei descriverli tutti.
Mi hanno colpito in particolare i bambini, che non si stancano mai di gridare il loro benvenuto “yowo, yowo” e che senza problemi ti stringono le mani e ti seguono ovunque, e anche il volto caloroso delle persone che incontri, sempre pronte a sorridere e mostrare la loro riconoscenza e ancora la bellezza della natura, dal verde degli alberi al rosso della terra, dai colori infuocati del tramonto al particolare alone della luna tanto da sembrare l’occhio vigile di Dio. Mi ha entusiasmato la disponibilità delle persone quando c’è qualcosa da fare, dal più piccolo al più grande, tutti trovano il modo di partecipare e anche nei lavori di casa ognuno ha il suo compito e tutti si muovono come in un formicaio. La loro buona volontà l’abbiamo sperimentata nei giorni dedicati alla pulizia della seconda ala del centro medico per l’inaugurazione, stavano ad osservarci alcuni minuti poi quando avevano capito come procedere ci chiedevano gli attrezzi e avanti, che bravi!!
Sono poi rimasta gradevolmente stupita per la grande riconoscenza che dimostrano a Don Franck per tutto quanto sta facendo per il suo villaggio con l’aiuto dei tanti amici svizzeri e non solo, è vero che certe volte può sembrare troppo duro nei confronti della sua gente, ma capiscono che è solo per il loro bene, sanno riconoscerlo e lo ringraziano.
Dopo questa toccante esperienza, non posso che esprimere anch’io tutta la mia gratitudine a Don Franck, che mi ha dato l’opportunità di fare questo soggiorno africano, che rimarrà un ricordo indelebile nel mio cuore, che mi ha ospitato con generosità nella sua semplice, ma accogliente casa, che mi ha fatto conoscere le persone a lui più care, che con tanta disponibilità ha rinunciato alle sue vacanze per starci vicino accompagnandoci a conoscere la cultura del suo paese. Un sincero grazie per tutto ed ora sono veramente sicura che natsibake (tornerò ancora). Annamaria Prati
La mia prima esperienza africana Nel riferire della mia prima esperienza africana, rinuncio volutamente a descrizioni ed emozioni legate allo scopo del nostro viaggio, perché farlo in modo coerente, comprensibile e compiuto richiederebbe molto più spazio (e tempo) di quello che ho a disposizione. Preferisco quindi mettere nero su bianco alcune osservazioni minime: mi piace definirle “lievi pennellate di colore “ senza alcuna pretesa di essere esaustiva o di esprimere un giudizio. Sono rimasta impressionata: dalla fantasia e dall’originalità con cui viene esposto qualsiasi tipo di merce: ai bordi di una strada di Lomé, “l’albero delle scarpette da jogging” è stato il massimo, ogni paio pendeva dai rami come fosse un frutto; dai nomi che nei villaggi vengono dati alle botteghe, alle officine, … molto spesso con un riferimento religioso. “Dieu n’oublie persone” – “ Dieu est amour” – “ Gloire à Dieu” e tutti gli altri che purtroppo ho dimenticato;
dall’infinità di moto in circolazione, nonostante l’altissimo costo della benzina (che corrisponde a quello che paghiamo noi). Per
fare rifornimento sono presenti ovunque le “bancarelle” che vendono bottiglie di vetro da 1 litro riempite di benzina;
dai due tipi di “commerci” più fiorenti nella parte del Togo che abbiamo visitato, perché sono quelli che ho visto con maggior frequenza durante gli spostamenti in auto da un villaggio all’altro: i parrucchieri e le parrucchiere e le rudimentali cabine, gestite da privati, da dove si può telefonare dal modo in cui venivamo serviti al bar di Dédomé, che si chiama “Lugano”. Appena seduti la cameriera ci portava i bicchieri di vetro, che aveva messo in quello che noi usiamo come portabottiglie di plastica, e poi chiedeva che cosa volevamo bere dal pavimento della doccia della camera di Lomé: l’artigiano che l’ha posato e che aveva a disposizione solo scarti di piastrelle di ogni colore e forma, ne ha fatto un mosaico decisamente originale dall’abitudine di annunciare alla fine della messa domenicale a Dédomé a quanto ammontano le offerte raccolte poco prima dalla presenza massiccia di donne e ragazze che si sono fatte “stirare” i capelli con risultati a volte non particolarmente gradevoli, almeno per me, a conferma che ovunque, pur di essere ammirate … non si bada a spendere
dal fatto che per una bevitrice quotidiana di quasi mezzo litro di latte fresco pastorizzato (niente latte a lunga conservazione), la sua sostituzione con lo squisito tè di limoncino non sia stato un problema, anche perché l’unico altro latte disponibile era o in polvere o condensato dall’insolita e stranissima sensazione, provata sull’aereo, durante il viaggio di ritorno effettuato di notte, di non dover alzare la testa per guardare la luna, bella tonda, siccome era lì, alla stessa altezza dei miei occhi; dall’affiatamento e dallo star bene insieme che già dal primo momento si è creato tra noi partecipanti: mai uno screzio, un diverbio, un contrasto …. davvero impressionante, gratificante e indimenticabile. Grazie di cuore a tutti e a tutte! Marisa Rathey
La linea invisibile Al rientro dalla missione fatta questa estate in Togo tanti mi chiedono com’è andata ed io non riesco a dire altro che “bello ma troppo poco il tempo”. Risposta molto insipida rapportata a questa esperienza fantastica, entusiasmante e coinvolgente per quanto concerne i rapporti umani. Purtroppo però in questi primi momenti,
le mie emozioni, le mie impressioni e i ricordi tendono a rimanere bloccati in me. Un conflitto tra gioia e paura genera un nodo interno e mi disorienta sul risultato dell’esperienza. Il tempo mi sarà sicuramente di aiuto per elaborare e apprezzare quanto ho vissuto. Sono convinto che certi progetti sono mirati e finalizzati a migliorare situazioni disagiate e a portare momenti di sollievo a un popolo confrontato giornalmente con attacchi generati dalle malattie e dalla malnutrizione. Ritengo importante il concetto che il bianco e il nero devono unire le loro mani per migliorarsi a vicenda ma il tutto nel rispetto della mentalità, della cultura, delle abitudini e delle tradizioni. Di fronte a questo concetto penso che ogni intervento modifica delle dinamiche e degli equilibri consolidati nel tempo e mi chiedo in che misura la mente e il cuore della popolazione africana è pronta e disposta ad accettarli nei nostri modi e nei nostri tempi.
Quando sei nel bisogno e tutto é nuovo, è normale che tutto stupisca, tutto parli, tutto sia importante ma non si vagli in modo oggettivo quale sia il rovescio della medaglia. Ho avuto tempo di riflettere sul pedaggio pagato dall’occidentale per ottenere questo progresso e la mia preoccupazione è che anche gli africani, con il
desiderio di raggiungere un benessere e uno sviluppo industriale che noi stiamo mostrando solo il positivo, possano ritrovarsi orfani di quei validi e profondi valori, tutt’ora ancora presenti. Proseguire con questi aiuti è certamente fondamentale ma saprà lo “Yowo” non superare quella invisibile linea che separa il bene dal male?
Sorrisi. Quanti sorrisi ho visto, e mi mancano, in una terra dove la morte è li a portata di mano e i problemi, molto spesso, sono superiori ai nostri. Noi pensiamo di avere tutto ma abbiamo perso anche il sorriso. C’è qualcosa che non va, qualcosa che non capisco e continuo a pensare che il nostro sia un falso benessere. Remo Flocchini
4. Progetti in corso: a. Le adozioni a distanza: una gioia da condividere “Adozione a distanza: ti svegli sapendo che dall'altra parte del mondo un bambino continua la sua vita grazie a te. Amore: in questa parola corta è racchiuso tutto il senso di un gesto di solidarietà come l’adozione a distanza. E’ stato infatti l’amore che nutro per i bambini, per il loro modo di vivere e per la gioia che riescono a darti che ho deciso di intraprendere questo cammino senza avere la consapevolezza di quello che sarebbe stato e con la speranza che il mio gesto potesse essere un atto concreto. Quello che si prova potrà sembrare strano agli occhi di chi non ha vissuto questa esperienza, ma è realtà, e riesce a farti sentire una persona con una marcia in più, ed è bello sapere di potere avere una marcia in più.”
“Adozione a distanza: vedersi la foto lì davanti è una cosa che cambia davvero dentro. Da un fatto solo teorico diventa reale e affettivo verso la bambina e l'ambiente in cui vive. Lei esiste e subito ci si sente
fratelli con i suoi genitori e il suo popolo anche se non si è mai incontrato nessuno e non si sa nulla di loro. Viene la voglia di capire, di sapere, di immaginare dove vive. Non avrei mai pensato che una cosa così semplice potesse trasformarsi in un legame che supera le frontiere in un baleno, lasciando di fatto la libertà ad ognuno. Credo che se la gente immaginasse quanto si riceve in cambio donando solo questa “manciata di euro”, sarebbe certamente generosa…” Due testimonianze di persone che vivono questa esperienza e che non hanno bisogno di commenti: posso solo aggiungere che quando si tocca la realtà tutto è ancor più vero. Quest’estate ho avuto la gioia di recarmi in Togo, nel villaggio di Dédomé, dove abitano buona parte dei nostri bambini adottati. Purtroppo non ho avuto modo di vederli tutti, perché in quel periodo sono anche loro in vacanze scolastiche, perciò vanno fuori dal villaggio da parenti, ma per me è stata già una grande emozione conoscerne personalmente alcuni con le loro famiglie.
Sono rimasta colpita dalla grande riconoscenza che mostrano, attraverso mille ringraziamenti e benedizioni, verso le famiglie adottive che li aiutano. Chiedono notizie delle loro famiglie adottive e sono contenti di ricevere saluti, lettere e soprattutto foto. I bambini più piccoli, grazie al vostro sostegno, crescono senza grossi problemi di salute e di mal nutrizione. Quelli più grandicelli hanno anche il dovere della scuola e con loro siamo più esigenti.
Il nostro comitato e il comitato in Togo, hanno elaborato un regolamento relativo alle adozioni, dove si precisa che una delle condizioni da rispettare è quella di superare la classe. Il regolamento prevede la possibilità di ripetere un anno scolastico, ma se il giovane senza validi motivi (per esempio una malattia) non dovesse passare la classe per due anni di seguito, l’adozione a distanza sarà sospesa. Questo provvedimento vuole essere di stimolo a dare del proprio meglio e a far capire loro che l’adozione non è qualcosa di dovuto, ma comporta un certo sacrificio affinché possa veramente contribuire allo sviluppo del villaggio e della per un futuro migliore. La regola vale naturalmente anche per studenti e giovani apprendisti. Quest’ultimi, essendo più indipendenti, avranno inoltre un’altra condizione da rispettare, per la quale chiediamo la
collaborazione delle famiglie. Il regolamento prevede che i giovani non scrivano direttamente alle famiglie per chiedere aiuti o regali, ma che si rivolgano al comitato locale, motivando la loro richiesta. Quello che voi inviate mensilmente basta per coprire tutti i loro bisogni e, grazie alla solidarietà che si crea con la cassa comune, per far fronte anche a necessità straordinarie. Perciò padrini , quando ricevete richieste particolari, fatecelo sempre sapere; grazie fin d’ora per la collaborazione ad una sana educazione.
Durante il mio soggiorno sono stati consegnati i diplomi a 9 apprendisti, che grazie al vostro aiuto, hanno portato a termine la loro formazione ed ora saranno autonomi entrando nel mondo del lavoro. Ho potuto vedere diversi giovani con handicap fisici, che però riuscirebbero a fare qualche lavoro manuale, ma pure loro hanno bisogno di un sostegno, perciò mi appello alla vostra generosità per donare anche a loro una vita dignitosa. La situazione attuale dei ragazzi adottati, in cifre, è la seguente: 143 sono i bambini piccoli e i ragazzi della scuola elementare e media 21 sono gli studenti del liceo e dell’università 30 sono gli apprendisti, di cui 7 hanno finito il tirocinio e stanno facendo l’anno di stage. Grazie di cuore a tutti e continuiamo con umanità ad allargare la nostra famiglia. Annamaria Prati
b. Il centro medico sociale San Gottardo
Inserito nella pianificazione nazionale dalla fine del 2006, il centro nel quale dalla fine del 2004 sono nati 314 bambini, sono stati curati 6'400 pazienti e si sono registrati 700 ricoveri, deve raggiungere determinati obiettivi, elaborati dal medico della prefettura, in relazione al mandato che è stato impartito alla struttura e alla popolazione a cui si rivolge. Il rapporto del primo semestre 2007, elaborato dal dr. Agoudavi, e presentato in dettaglio alla pagina seguente,evidenzia come il centro S. Gottardo risponda in modo positivo alle aspettative, grazie all’impegno di tutta l’équipe curante.
Rapporto attività CMS S. Gottardo gennaio – giugno 2007 Tipo di attività Obiettivo No totale 1° Tasso di annuale CMS semestre copertura / obiettivo
Consultazioni medicina Consultazione prenatali (nuovi casi) Consultazioni
2’150
1’370
63.7%
161
122
75.8%
prenatali (casi già conosciuti) Ammissioni Parti Nati vivi
161
180
111.8%
554 100
244 60 77
44% 60%
L’obiettivo del centro è quello di fornire le cure alle persone più bisognose, ragione per la quale il prezzo delle consultazioni e degli esami è molto contenuto fcfa 600 ( CHF 1.30) per la visita medica. Le entrate sono regolari e, nel corso del primo semestre del 2007, come già era avvenuto nel 2006, la struttura è riuscita a garantire lo stipendio del laboratorista e l’approvvigionamento della farmacia. Alcuni medicamenti costano comunque meno in Ticino, grazie ad uno speciale accordo che la farmacia cantonale ha con le associazioni umanitarie, ciò che ci spinge a sollecitare la generosità dei nostri soci. La costruzione del secondo edificio del centro medico sociale con l’aumento dei posti letto, la presenza delle sale operatorie e della radiologia, richiede anche un aumento e una specializzazione del personale. Tre aiuto infermieri e un aiuto laboratorista che sono stati formati sul posto, sono stati assunti dal 1° di settembre. Da gennaio 2008 prevediamo l’assunzione di un chirurgo, di un anestesista, di un infermiere, di un tecnico in radiologia, di un secondo guardiano e di una seconda addetta alle pulizie.
Il dr. Agoudavi e il comitato locale hanno presentato un budget di gestione che tende all’obiettivo di un autofinanziamento entro il 2012. Trattative sono state intavolate con le autorità sanitarie locali alfine di chiedere un sostegno per l’assunzione di una parte degli stipendi, ma per il momento non ci sono decisioni definitive e il budget 2008 per i salari ammonta a CHF 35'000.-
Una preoccupazione importante del personale e del comitato locale, è quella di garantire la sicurezza dei pazienti e il buon funzionamento delle apparecchiature, malgrado le frequenti interruzioni di corrente legate alla difficoltà di approvvigionamento che conosce il paese. Questa situazione sta alla base della domanda rivolta al comitato svizzero: l’urgenza di prevedere un potente generatore per il centro. L’apparecchiatura è stata trovata e sarà installata entro la fine dell’anno con il concorso di specialisti svizzeri, i signori Notari e Bronner, che si recheranno sul posto investendo a favore dei più poveri le vacanze del periodo natalizio. A loro, ai titolari del Garage Ruspini di Madonna del Piano che da sempre ci procurano con grande dedizione, generosità e professionalità i mezzi necessari al trasporto del materiale e a tutte le persone che con il loro contributo finanziario, ci aiuteranno a garantire il buon funzionamento del centro, va il nostro sincero grazie.
Un’altra esigenza che si fa strada è quella della costruzione di una camera mortuaria. Fortunatamente, finora, il tasso di mortalità al centro di Dédomé è bassa, ma in tutta la regione, e in particolare presso l’ospedale di Amlamé non esiste un simile servizio. In Togo, il funerale si svolge spesso diverse settimane dopo il decesso, per permettere a tutta la famiglia allargata e ai parenti che vivono all’estero di partecipare alla cerimonia. Questa usanza fa sì che i pochi posti a disposizione ad Atakpamé (che dista 25 km dal villaggio) sono insufficienti, obbligando la famiglia a deporre le salme talvolta anche a Lomé, ciò che comporta costi notevoli. Il culto per i morti e gli antenati è un pilastro fondamentale della cultura Akposso: è per questo motivo che i saggi del villaggio e le autorità locali ci hanno chiesto di inserire nel centro anche questo servizio; potremo soddisfare la loro richiesta grazie al vostro sostegno e già fin d’ora vi ringraziamo. Un’ulteriore necessità, alla quale dovremo far fronte a breve termine, è quella della costruzione di alloggi per il personale e per i volontari. Attualmente l’associazione ha trovato nel villaggio delle camere che possono essere affittate per gli operatori del centro, ma questa situazione è relativamente precaria. Se il padrone di casa ha altri bisogni, l’alloggio viene a mancare. Si pone poi il problema per ospitare personale sanitario svizzero (medici, soccorritori, infermieri) che si è proposto per trascorrere un periodo a Dédomé mettendo gratuitamente a disposizione le sue competenze specifiche per curare i malati e formare il personale. Questo scambio di esperienze è un aspetto importante nella realizzazione di ponti di solidarietà tra il Ticino e il Togo e un’opportunità sia per la popolazione che per il personale del centro. Anche per questa opera, speriamo di contare sulla vostra solidarietà. Il centro medico sociale di Dédomé, nato come piccolo dispensario per permettere alle donne di partorire in un ambito protetto, è ormai diventato un ospedale e potrà raggiungere i suoi obiettivi grazie all’impegno e alla competenza del personale, del comitato e delle autorità locali, ma anche e soprattutto, in questi primi anni di attività,
grazie alla generositĂ dei nostri sostenitori, ai quali va tutta la nostra riconoscenza e la gratitudine della popolazione della regione. Marina Santini
c. I progetti agricoli I contadini, anche quest’anno, hanno accolto i membri della delegazione svizzera, offrendo loro i doni della terra. Un momento di festa che si è ripetuto, alcuni giorni successivi, per ringraziare il vicario generale di Sion, reverendo canonico Bernard Broccard, che ha trascorso una settimana in Togo per conoscere la realtà del villaggio.
Per la prima volta, una donna, la signora Dzessivo ha pronunciato il discorso di benvenuto. Prendendo la parola a nome di tutti i contadini ha ringraziato gli “amici svizzeri, grazie ai quali, anche quest’anno, le cooperative agricole hanno potuto coltivare con successo i campi e raccogliere i frutti del duro lavoro di ogni giorno. Mi permetto di chiedere, ha aggiunto, che possiate maggiorare il contributo che ci concedete in prestito, affinché, con una somma più importante possiamo ampliare la superficie coltivabile, anche grazie alla presenza del trattore. Abbiamo anche un altro sogno, quello di creare una piantagione di palme, e anche per questo contiamo su di voi. Che il Signore vi aiuti e vi protegga! Viva l’amicizia Svizzera Togo, affinché cresca e continui sempre l’amicizia tra i membri dell’associazione e la popolazione di Dédomé”. Prima della nostra partenza, i contadini ci hanno trasmesso una dettagliata descrizione della loro situazione attuale, delle loro risorse e dei loro limiti. Questi dati ci permetteranno di elaborare, a medio termine, con l’aiuto di un esperto locale, un progetto di sviluppo che potremo sostenere in modo mirato nei prossimi anni.
Le famiglie beneficiano sempre del dono delle caprette che, sono parte integrante della vita del villaggio e attirano la simpatia dei membri della delegazione svizzera.
Dédomé è un villaggio prevalentemente agricolo: senza i frutti della terra, generosa con chi non ha paura di stancarsi e sa accettare le sorprese riservate dal clima, la popolazione sarebbe ancora più povera. Il vostro aiuto è prezioso: ogni pezzetto di terra coltivato permette di dare da mangiare ai bambini, i cereali forniscono a uomini e donne la forza necessaria per lavorare, una piccola parte del raccolto venduto, permette di avere delle risorse per farsi curare al centro di salute, …. GRAZIE DI CUORE A TUTTI VOI PER IL VOSTRO SOSTEGNO! don Franck