Associazione « DÉDOMÉ » Amici di don Franck
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Discorso di benvenuto e ringraziamenti della popolazione di Dédomé agli amici svizzeri
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1. Esperienze di viaggio: estate 2006
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Mi sono sentita a casa Un’esperienza emozionante Incontro con le autorità locali: atteggiamento reverenziale o vera necessità?
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2. La polizia di Lugano offre quattro moto alla polizia di Amlamé
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3. La consegna di 35 PC all’università di Kara e la riconoscenza del rettore
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4. Non c’è il due senza il tre……
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5. Un altro passo verso lo sviluppo sanitario: quando l’esercito si distingue per generosità
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6. Il mercatino delle torte: un gesto di solidarietà dei Bambini di Pregassona
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7. Progetti in corso:
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a. b. c.
Le adozioni a distanza Il centro medico sociale San Gottardo I progetti agricoli
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Discorso di benvenuto e ringraziamenti della popolazione di Dédomé agli amici svizzeri
Mi permetto di prendere la parola a nome del Capo villaggio e di tutta la popolazione di Dédomé Edifiniwou per darvi il più cordiale benvenuto sul suolo togolese: “Amiasè o” qui a Dédomé Edifiniwou, in terra Akposso. Quando si ama qualcuno, dice un adagio akposso, gli si fa visita regolarmente. Ed è questo che testimonia la presenza della vostra folta delegazione. Vorremmo dire in modo particolare alla signora Sandra Santini che festeggia i 72 anni di vita, che siamo di cuore con lei. Che il Signore le permetta di vivere ancora a lungo. Cari amici, la vostra visita tra noi rappresenta un gesto d’amore, di affetto e di fraternità e siamo convinti che questa visita rafforzerà i nostri legami per rendere perenne la vita della nostra associazione, diventata Organizzazione non Governativa (ONG) grazie al dinamismo e alla determinazione che vi animano in favore dei bisognosi. Vi siamo molto riconoscenti. D’ora in avanti, la Svizzera e il Togo, Dédomé e Pregassona si tengono per mano avanzano insieme come un solo uomo per raggiungere lo stesso obiettivo e condividere le stesse gioie. Così la Provvidenza, una volta ancora, ha voluto che foste dei nostri in questo 1° agosto, giorno della vostra festa nazionale. La celebriamo con voi, implorando la benedizione divina sul vostro caro paese, la Svizzera. Grazie per tutti i progetti ai quali date vita per lo sviluppo di Dédomé, della nostra regione e di tutto il Togo. I lavori del centro medico sociale avanzano grazie al vostro sostegno permanente e siamo certi che la vostra presenza rappresenta per noi una forte motivazione. Siamo persuasi che con voi realizzeremo tutti i nostri progetti. 2
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Fada Franck, questa nuova vita a Dédomé, come in numerosi luoghi del Togo, si sviluppa grazie a lei. “La gallina non ha mai avuto pudore rientrando nel suo pollaio”. Malgrado la distanza, si mobilita e utilizza tutti i mezzi possibili per aiutarci, incoraggiarci e sostenerci. Che Dio Onnipotente la colmi della Sua grazia e della Sua benedizione. Cari amici, a nome di tutta la popolazione di Dédomé, vi rinnovo il mio senso di gratitudine e vi auguro un felice e sereno soggiorno tra noi.
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Rémy Essessi
1. Esperienze di viaggio: estate 2006 Mi sono sentita a casa Quando in febbraio mi è stato proposto di andare in Togo due settimane con l’associazione di don Franck ho subito accettato con grande trasporto! Perché l’Africa? E soprattutto: perché dedicare due settimane delle mie vacanze al volontariato? 4
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Innanzi tutto perché ho sempre immaginato l’ Africa un luogo dove c’è ancora qualcosa di profondo da scoprire e poi perché credo che ogni tanto sia necessario riportare “il campanile al centro della piazza” e questo è possibile solo confrontandosi con situazioni nuove e opposte al nostro vivere quotidiano. E così…sono partita, con tanto entusiasmo e curiosità, ma anche tanti dubbi e domande. Sarei stata in grado di dare concretamente una mano? Non è che emozioni quali la pietà o la commozione avrebbero avuto il sopravvento? Tutte queste mie paure sono svanite al mio arrivo in Togo. Non so spiegarne le ragioni (forse perché a volte le parole non possono tradurre le sensazioni…), ma mi sono sentita da subito benvenuta e “a casa”. Il Togo e la sua gente mi sono entrati nel cuore. Malgrado la grande povertà che mi circondava, mi sono sentita bene, a mio agio. Laggiù mancano senza dubbio sicurezze materiali, sanitarie, scolastiche, …. ma hanno dei valori e una dignità che noi non siamo più capaci di trovare. Le persone sorridono, ti abbracciano, ti stringono la mano, ti dicono “che tu sia la benvenuta!” e non solo perché sei yowoo , ma semplicemente perché sei andata fino a lì a trovarli e a condividere la loro realtà, e questo per loro conta moltissimo. Il viaggio è stato intenso ed interessante da tanti punti di vista. Con Simo, Giù, Sandra, Nico, Mauri e Marina, guidati dal mitico don Franck, abbiamo creato un gruppo formidabile, in grado di affrontare ogni momento con serenità, armonia ed allegria. Ci siamo 5
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trasformati di volta in volta in turisti, scaricatori di porto, diplomatici al cospetto di varie autorità locali, ma soprattutto siamo state persone in mezzo alle persone. Dal Togo ho sicuramente portato via molto di più di quello che ho dato. Sono cambiata dentro, mi sono arricchita e il fatto di aiutare qualcuno mi ha dato una grandissima serenità interiore. E ora che sono tornata a casa tengo custoditi nel cuore gli sguardi allegri dei bimbi di Hiheatro, delle mamme tristi di Aledjo, dei poliziotti emozionati di Amlamé, dei contadini fieri di Dédomé, dei ragazzi curiosi di Lomé, degli studenti orgogliosi di Karà e ringrazio Dio di avermi dato la possibilità di conoscere questo scorcio d’ Africa: farò tutto ciò che posso per aiutare da qui lo sviluppo di questo meraviglioso paese. Monica Pozzi
Un’esperienza emozionante Fantastica, entusiasmante, coinvolgente….quanti aggettivi sono possibili per descrivere l’esperienza fatta quest’estate nella lontana terra africana del Togo? Tanti e ancora di più. Mai però potrò a parole spiegare quello che ho provato vivendo solo poche 6
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settimane in un mondo così diverso dal mio ma allo stesso tempo così capace di farmi sentire naturalmente al mio posto. Sono stati i giorni centrati sull’esperienza di “vacanza” di gruppo in cui si è dato spazio a quello che può essere definito gemellaggio con la splendida popolazione locale. Grande festa al nostro arrivo al villaggio con canti e balli che ci hanno catapultato in una realtà semplice ma grandiosa per allegria e ospitalità.
Abbiamo trascorso momenti di vita quotidiana. Momenti indimenticabili, semplici e tranquilli. Abbiamo cercato di conoscerci meglio, di capirci reciprocamente spiegando le nostre abitudini e le nostre usanze nei momenti più classici della vita di ognuno. Ci siamo stupiti vicendevolmente nel raccontarci il nostro modo di vivere e abbiamo spesso sorriso gli uni degli altri. Tutt’ora non so ancora se siano stati loro ad aver tratto benefici dalla nostra presenza o noi ad aver appreso da loro; se siano stati loro ad apprendere un modo più organizzato e programmato di affrontare un progetto o noi a imparare stupiti come tutti possano umilmente e dignitosamente lavorare insieme per la comunità.
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Poi la visita di Aledjo. Emozioni forti. Racconti di suore che stanno dedicando la propria vita a questo progetto, che continuano ogni giorno a dare il massimo di sé per salvare tanti bambini. Credo che, dopo essere partita con la voglia di fare una vacanza alternativa, con l’intento di donare un po’ della mia solidarietà ad un popolo così lontano, sono tornata più arricchita, forse cambiata, sicuramente felice di aver vissuto quasi in un sogno. Un sogno destinato a ripetersi per poter imparare ancora di più da questo magnifico popolo africano! Simone Dubois
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Incontri con le autorità locali: atteggiamento reverenziale o vera necessità? La scorsa estate con alcuni amici ho colto l’occasione di accompagnare Don Franck in Togo. I motivi che hanno spinto ognuno di noi a questa esperienza sono diversi. Per me, economista quasi cinquantenne, si trattava di capire se il lavoro che veniva fatto con tanto impegno da tutte le persone che in modi diversi sostengono l’ONG Dédomé, poteva scatenare un processo di auto sviluppo. L’esperienza è stata per tutti noi estremamente positiva ed intensa. Molte le sensazioni rimaste, fra tutte: il color ruggine della terra, il sorriso degli abitanti e quel incessante e ostinato camminare della gente a qualsiasi ora del giorno e della notte, lungo strade illuminate unicamente dal sole e dai fari dei camion carichi all’inverosimile. Fra le nostre attività ve ne era una assai singolare: consisteva
nell’accompagnare Don Franck nei vari incontri con le autorità locali. La cosa a prima vista mi sembrò banale, di secondaria utilità e anche un po’ noiosa. Più di dodici incontri in quattordici giorni, con personalità che andavano dal Vescovo ai Ministri, al capo della polizia locale. Mi sembrava un atteggiamento reverenziale verso le autorità e di auto-compiacimento. Ma il mio errore è stato di interpretare quest’attività con gli schemi abituali. Incontro dopo incontro ho cercato di trovare un’altra chiave di lettura. Ho così capito che il loro vero scopo era quello di rassicurare i vari ruoli istituzionali sulle vere finalità dei molteplici 10
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interventi. Le autorità infatti avrebbero potuto interpretare le nostre iniziative come concorrenziali o in contrasto con quelle ufficiali. Lo scopo di queste riunioni era invece quello di informarli in modo trasparente per aggiornarli sull’evolvere dei progetti e per meglio finalizzare gli interventi, coordinandoli dove possibile con quelli ufficiali. Queste occasioni sono così diventati momenti arricchenti e stimolanti. In nessun caso gli incontri comportavano un riconoscimento politico, ma semplicemente il riconoscimento del ruolo istituzionale. Questo è oltremodo importante per non dare l’impressione che, dietro l’alibi dell’aiuto umanitario, si pratichi una forma di neocolonialismo. Troppe volte nell’aiuto allo sviluppo ci si è dimenticati dei veri interessi dei presunti beneficiari, fornendo loro dei mezzi che noi, benefattori, ritenevamo utili, più per le nostre coscienze che per aver ascoltato le vere esigenze di chi abita in quei luoghi. In sostanza ci si comporta come se fossimo a casa nostra, declinando tutto secondo il nostro metro di giudizio e dimenticando il rispetto che si deve a chi, se pur nel bisogno, ci ospita. Questi incontri formali hanno anche lo scopo di tessere una rete invisibile, ma palpabile, capace non solo di facilitare gli interventi, ma anche di sostenere e convogliare le energie per finalizzare quel processo di auto sviluppo, che diventa così possibile. Giuseppe Gallucci
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2. La polizia di Lugano offre quattro moto alla polizia di Amlamé Autorità della Città di Amlamé, Gentili Signore ed egregi Signori, Cari Colleghi, è con grande piacere che oggi mi trovo qui nella città di Amlamé, in rappresentanza della Città di Lugano e del Corpo di Polizia, per celebrare un’ occasione particolare che supera i confini geografici e politici. Quando Don Franck ha bussato alla nostra porta chiedendoci se la nostra Polizia in futuro avesse avuto a disposizione dei motoveicoli da poter destinare alla Polizia di Amlamé, in quanto sprovvisti di mezzi di trasporto per effettuare il proprio servizio, è stato con entusiasmo e…. un pizzico di fortuna!… che guarda caso il nostro Corpo avesse appena sostituito alcune moto di servizio. Il nostro Comando, nello spirito collegiale che accomuna tutti i poliziotti del mondo, ha quindi proposto all’Autorità comunale di regalare le moto oggi presenti sul piazzale, alla Polizia di Amlamé quale segno tangibile dello spirito che unisce tutte quelle persone che si operano quotidianamente per garantire la sicurezza e la salute dei cittadini. Sono quindi onorata di consegnare personalmente le chiavi di queste moto al Comandante della Polizia nella speranza che questi motoveicoli soddisfino a pieno le loro esigenze. Nicoletta Bizzozero 12
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3. La consegna di 35 PC all’università di Kara e la riconoscenza del rettore Kara è una città di 110'000 abitanti, situata 400 km a nord di Lomé. Città d’origine del defunto presidente possiede nelle sue vicinanze il secondo aeroporto del paese e, dal 2003 anche la seconda università. Il rettore dell’ateneo, dr. Aissa Agbetra ha conosciuto don Franck nella tragica occasione del rimpatrio dal Ticino della salma di una sua nipote deceduta in un incidente stradale e in seguito sono diventati amici. L’inaugurazione dell’università, con le sue facoltà di economia e gestione, diritto e scienze politiche, lettere e scienze umane,ha rappresentato una grande opportunità per gli studenti del nord del paese che non avevano i mezzi per recarsi a studiare a Lomé. Fin dall’inizio il rettore aveva chiesto alla nostra associazione una ventina di PC, per l’istituzione da lui diretta, senza ulteriori precisazioni. Dopo tre anni siamo in grado di rispondere positivamente alla sua domanda e quest’anno ci siamo spostati fino
a Kara per la consegna ufficiale. Siamo stati accolti in modo semplice ma con grande riconoscenza, da parte del rettorato e di alcuni docenti e la nostra sorpresa è stata grande quando abbiamo saputo che il materiale regalato sarebbe servito ai ….. 6'000 studenti che dal mese di settembre frequentano l’università. Siamo rimasti tutti senza parole pensando alla nostra realtà, ma una volta 13
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ancora ci siamo resi conto che ogni piccola goccia contribuisce a costituire il mare. Marina Santini
4. Non c’è il due .... senza il tre! L’occasione della consegna all’estremo nord del paese della terza ambulanza donata dalla Croce Verde di Lugano, ci ha dato l’opportunità di ritornare in Togo a poco più di un anno di distanza. Nel gennaio 2005, in occasione della consegna della 1° ambulanza destinata all’Associazione, abbiamo avuto modo di formare un gruppo di soccorritori di Dédomé e di alcuni villaggi confinanti.
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Con grande sorpresa, all’arrivo siamo stati accolti dagli stessi soccorritori che, non solo hanno fatto tesoro delle poche ma basilari nozioni impartite a suo tempo, ma si sono costituiti in associazione (con tanto di statuto e regolamento), hanno proseguito nella formazione seguendo un corso base per soccorritori impartito della Croce Rossa Togolese e hanno fissato appuntamenti mensili di perfezionamento. L’accoglienza è stata molto calorosa; canzone della “croce verde di Dédomé” e simulazioni d’intervento. Con grande piacere abbiamo inoltre potuto constatare che l’ambulanza è in buone condizioni e che sono stati fatti i regolari lavori di manutenzione (sia dal punto di vista meccanico che estetico). Abbiamo inoltre approfittato del breve soggiorno a Dédomé per incontrare i soccorritori che utilizzano la seconda ambulanza, consegnata lo scorso mese di marzo, ad una decina di chilometri di distanza dal villaggio. E’ stazionata presso l’ospedale di Amlamé, struttura statale che nulla ha da invidiare al centro sanitario di Dédomé. Abbiamo trascorso con loro una mattinata in cui, spalleggiati dai neo-croceverdini di Dédomé, abbiamo esercitato alcune tecniche di base di pronto soccorso. Un paio di giorni per incontrare amici conosciuti nel 2005 e poi via verso il nord. C’è da dire che, in questa occasione, ci siamo limitati a trasferire l’ambulanza da Lomè a Dapaong. Tutta la lunga trafila burocratica per lo sdoganamento era infatti già stata effettuata dalla delegazione Ticinese che ci ha preceduto. Anche alcuni lavori, conseguenza di vandalismi perpetrati da ignoti nei giorni in cui l’ambulanza è stata posteggiata al porto, erano già conclusi (sostituzione del parabrezza, delle luci blu e del blocchetto dell’accensione). Così, giunti a Dapaong, cittadina a circa 30 chilometri dal confine con il Burkina Faso, alla fine del mese di agosto abbiamo consegnato alla direzione dell’ospedale locale la terza ambulanza. Dopo la consueta cerimonia formale, le istruzioni del caso ed una piacevole serata in compagnia del comitato locale dell’Associazione Dédomé, amici di padre Franck, ci apprestiamo a lasciare il Togo pensando …. Chissà .... il quattro vien da sé?
Filippo Tami e Romina Brioschi
5. Un altro passo verso lo sviluppo sanitario : quando l’esercito si distingue per generosità Nei desideri di don Franck c’era da tempo quello di potere ritirare del materiale proveniente dagli arsenali svizzeri per sostenere i progetti di sviluppo in Togo. Ci siamo trovati più volte per vedere cosa potesse essere utile alla causa dell’associazione e abbiamo avuto dei contatti significativi con l’arsenale del Monte Ceneri e in particolare con il col. Chinotti che ci ha sostenuti nelle nostre ricerche, indirizzandoci al signor Zosso che è responsabile dei progetti umanitari internazionali che richiedono materiale sanitario.
Un giorno, inaspettatamente, ricevo una telefonata, dalla quale apprendo che, con la collaborazione del signor A., convinto della bontà dell’opera dall’entusiasmo del dr. Genini, sarebbe stato possibile ritirare strumenti e materiale prevalentemente sanitario dall’esercito svizzero. Don Franck mi ha proposto di assumermi l’incarico di coordinatore della spedizione, e vista la forte amicizia che ci lega e il tempo disponibile non potevo che accettare. Poco dopo, il signor A., il signor Bolliger ed io siamo stati invitati ad una riunione di comitato, durante la quale abbiamo stabilito i primi dettagli, per poi iniziare con la pianificazione. L’aspetto logistico è stato garantito dalla ditta Bolliger & Tanzi Sa, che ci ha messo in contatto con la ditta Lamprecht Sa che si è occupata del trasporto del container da Berna a Lomé. La collaborazione con quest’ultima è stata molto buona. Il materiale che l’associazione ha potuto ritirare si trovava in parte a Berna ed in parte a Dagmersellen. Con l’aiuto di un mio amico che ha voluto aiutarmi, siamo partiti per Berna martedì 8 agosto. Dopo aver caricato la merce, ci siamo trasferiti a Dagmersellen, dove ci attendeva un duro lavoro, per riuscire a caricare tutto. Attenendomi alle informazioni ricevute da Berna e Dagmersellen il volume del materiale doveva essere attorno agli 85 metri cubi. Io mi sono assunto il rischio, conoscendo il modo di impalettare dei dipendenti degli arsenali, di comandare un solo container di 40 piedi, per un volume di circa 60 metri cubi. Siamo riusciti a caricare tutta la merce, ma questo ha però significato dovere in parte togliere tutto dalle palette e caricare pezzo per pezzo. Il container è poi partito per Lomè via Rotterdam. Il valore economico di quanto l’esercito ha generosamente offerto supera i 500'000 franchi. Oltre a 25 letti completi con materassi, cuscini, coperte, lenzuola, vari tipi di bende, garze e letti, ritengo interessante segnalare tra l’altro la presenza di materiale per esami d’ospedale, d’oftalmologia, tavoli completi d’operazione e materiale ginecologico. Da parte mia ringrazio tutti coloro che, in un modo o nell’altro, si sono resi utili affinché questa spedizione potesse riuscire, e chi ha sostenuto e continua a sostenere l’associazione nei suoi più che onorevoli progetti.
Andrea Sartori
6. Il mercatino delle torte: un gesto di solidarietà dei bambini di Pregassona L'anno scorso, in 3° elementare, abbiamo parlato dell'Africa con la nostra maestra Sonia che durante le vacanze estive era stata in Togo con Don Franck. Alcune nostre compagne hanno pensato di organizzare un mercatino delle torte per raccogliere soldi per l' Africa. Verso la fine dell'anno scolastico al venerdÏ pomeriggio nel piazzale delle scuole abbiamo venduto le torte preparate dalle mamme.
Abbiamo consegnato i soldi che abbiamo raccolto a Don Franck quando è venuto in classe a mostrarci alcuni filmati sui bambini del villaggio di Dédomé. Abbiamo anche aiutato una bambina di 8 anni che si chiama Debora Agbo. Ogni mese abbiamo portato 1.50 fr. a testa che per noi significava solo fare qualche lavoretto in casa oppure rinunciare ad un pacchetto di figurine o ad un dolciume. Con i 30 franchi raccolti abbiamo così potuto pagarle le tasse della scuola. CLASSE IV D SCUOLE ELEMENTARI PREGASSONA
7. Progetti in corso: a. Le adozioni a distanza La vera povertà è non avere amici. Ed il bene più prezioso che si possa portare è il conforto di una presenza. (Padre Thierry de Roucy) Cari amici, padrini dei nostri fratelli togolesi, grazie ancora di cuore per l’atto di amore che fate verso questa popolazione. Non vi nascondo la gioia che provo ogni volta che
squilla il telefono e ricevo la richiesta di un padrinato, questo sta ad indicare che la sensibilità della nostra gente è ancora reale e che siamo coscienti che il nostro sostegno è indispensabile per lo sviluppo di questi paesi. Torno a ripetere che l’adozione a distanza è una forma di solidarietà che ha per oggetto il miglioramento della qualità della vita di bambini e ragazzi dei paesi in via di sviluppo. Uno dei motivi che spingono tanti bambini ad abbandonare la scuola è la necessità di lavorare per aiutare la famiglia. Per evitare la piaga del lavoro minorile e permettere a questi piccoli di studiare, occorre offrire alle famiglie e all'intera comunità un aiuto per una vita e un futuro più dignitosi. La nostra associazione ha raggiunto in questi primi cinque anni un totale di 170 adozioni, non possiamo che esserne fieri, speriamo comunque di poter aumentare la cifra, riuscendo così ad avere in ogni famiglia almeno un bambino adottato. La nostra segretaria, che è andata con un gruppo di volontari e con Don Franck in Togo lo scorso mese di agosto, ha dedicato una giornata intera al progetto adozioni, incontrandosi con il responsabile laggiù, Remy Otto Essessi e i membri del comitato che si occupano dell’educazione, per rivedere in dettaglio tutti i dati riguardanti i ragazzi adottati. Abbiamo potuto aggiornare la date di nascita dei ragazzi, le classi che frequentano, le situazioni particolari di alcuni di loro, rallegrandoci di come in questi anni si sono impegnati negli studi e sono andati avanti nell’apprendistato e nelle scuole superiori.
Tutte le famiglie interessate sono state avvisate degli eventuali cambiamenti. Sono stati visitati gli studenti all’università, i quali hanno espresso la loro riconoscenza per il sostegno che ricevono che permette loro di frequentare la scuola e di vedere un futuro migliore. Il responsabile si è detto soddisfatto anche del risultato dei ragazzi più giovani, alle famiglie dei quali sono stati rispiegati gli obiettivi del progetto: nulla è dovuto, ma si tratta di un aiuto che si riceve in cambio dell’impegno scolastico. Se un giovane dovesse ripetere più volte una classe perché non si impegna, il comitato prenderà i necessari provvedimenti: sospensione dell’adozione in favore di un ragazzo più volonteroso e non ancora adottato. Ci scusiamo ancora con quelle famiglie che ci dicono di non aver mai ricevuto notizie dal loro bambino o di averne ricevute poche, ma nelle abitudini della gente di laggiù non c’è l’usanza di scrivere e non è facile far capire loro l’importanza di un contatto attraverso una lettera che ci permette di instaurare un rapporto reciproco di amicizia e gratitudine. Col passare del tempo ci si sente di più uniti e più vicini a questi fratelli togolesi della regione di Dédomé, ecco allora che veniamo a conoscenza di alcune particolarità della loro tradizione: i bambini per esempio hanno diritto a frequentare la scuola quando raggiungono una certe altezza, ecco perché abbiamo bambini di 5 anni che vanno già a scuola, oppure di 6 anni che sono già in terza o di 8 anni che sono ancora in prima, ecc. tutti i bambini portano il nome del giorno della settimana in cui nascono, seguito in generale da un secondo nome più legato alla religione.
Lunedì Kodjo Koadjo Kodjovi Koudjovi Adjo Adjovi Adloua
Martedì Mercoledì Kokou Komlan Kokouvi Komlavi Ankou Komina Ankouvi Abla Ablavi Abina
Akou, Akouvi Akoua
Giovedì Venerdì Sabato Domenica Yao Yaovi Yaoga
Kossi Koffi Komi Kossivi Koffitsè Komivi Kossiga
ragazzo
Ama Yawa Afi Amavi Kossiwa Yawavi Afiwa Amatso Akossi Yaossi Afouwa Ame Amevi
ragazza
Un ultimo consiglio riguarda la corrispondenza con i ragazzi: il comitato ha deciso di non più dare loro gli indirizzi completi delle famiglie adottive. Per evitare ogni tipo di pretese da parte dei ragazzi adottati, le lettere devono passare al nostro recapito, come pure voi siete pregati di scrivere al recapito che avete ricevuto dall’associazione. Grazie per la collaborazione se dunque anche voi padrini non date ai ragazzi il vostro indirizzo. Ritorno ad invitare tutti i nostri padrini a cercare tra parenti, amici e conoscenti, altri cuori generosi, affinché il bene che abbiamo portato finora in Togo si allarghi come una macchia d’olio, per raggiungere da fratelli il maggior numero possibile di famiglie bisognose. La generosità e l’amore non hanno necessariamente vincoli parentali: un bambino ha bisogno del tuo aiuto! Adotta un bambino, lo fai crescere in famiglia! Buone feste a tutti! Annamaria Prati
b. Il centro medico sociale San Gottardo
L’attività al centro medico sociale (CMS) procede a ritmo incessante a favore della popolazione della regione. Nel corso del primo semestre del 2006 si sono registrati: 907 consultazioni di medicina generale 154 consultazioni prenatali 67 nascite 207 ricoveri Un dato importante, evidenziato nel rapporto del dr.Happy Agoudavi è stato particolarmente apprezzato dal medico responsabile della prefettura dr. Koukou Davi e dal suo superiore, il medico regionale dr. Dogbe Sika: si tratta dell’aumento delle consultazioni prenatali e dell’aumento dei parti nel primo semestre di quest’anno, rispetto ai primi sei mesi del 2005, come appare dai grafici seguenti: CONSULTAZIONI PRENATALI 1° SEMESTRE 2005 / 2006
53 03 52 02
5002 6002
51 01 5 0
neG
beF
ozrM a
elA ip r
gaM
o n g uG i
PARTI 1° SEMESTRE 2005 / 2006
21 01 8
5002 6002
6 4 2 0
neG
beF
ra M
rpA
gaM
uiG
Il centro medico sociale di Dédomé, da quest’anno è stato inserito a tutti gli effetti nelle statistiche ufficiali del Ministero della Salute, è diventato centro regionale per le vaccinazioni dei bambini e il personale segue mensilmente i corsi organizzati dal medico della Prefettura secondo le direttive ministeriali (aggiornamenti sulla tubercolosi, la malaria, la SIDA, …).
L’incontro con il medico della Prefettura e il medico Regionale, ha permesso di verificare che gli obiettivi del centro di Dédomé si inseriscono nel piano di sviluppo quadriennale emanato dal Ministero della Salute e dall’OMS e che il loro raggiungimento è fondamentale per la promozione della salute della popolazione degli Altopiani. La presenza della farmacia, di un piccolo laboratorio e dell’apparecchio per l’ecografia sono un punto di forza per il centro, la cui attività comincia a dare i primi frutti anche a livello finanziario.
Nel corso del 2005 (anno d’inizio dell’attività) i ricavi ammontavano a Sfr. 4'000.-; nel primo semestre di quest’anno la somma ricavata è di Sfr. 5'000.-: come appare dal grafico seguente, fonte principale delle entrate è la farmacia, seguita dal laboratorio e, si può ipotizzare, nei prossimi mesi dagli esami ecografici (questa attività è iniziata nel mese di giugno). RIPARTIZIONE RICAVI 1° SEMESTRE 2006
6%Autres;
6%Consult;
3%Hospitalisat; Analyses médic; % 31
eim rIe g a 0%
72%Pharmacie;
L’aumento delle consultazioni prenatali e dei parti, oltre alle attività di vaccinazione e ai corsi di educazione sanitaria alle mamme, iniziati lo scorso mese di marzo, rende necessario il potenziamento del personale del centro. Una levatrice diplomata ha iniziato la sua attività il 5 di settembre e un medico assistente il 1° di ottobre. Questa seconda assunzione si è resa necessaria in previsione dell’apertura del secondo edificio che porterà a 26 i posti letto (di cui 4 di cure più intensive) e ospiterà due sale operatorie per i parti cesarei e piccoli interventi chirurgici. L’arrivo di questi nuovi operatori sanitari rende d’attualità un problema già rilevato a livello locale: la necessità di costruire un edificio che funga da alloggio per il personale. Un’esigenza, questa, che è stata sottolineata anche da quattro medici specialisti originari della regione e che esercitano nella capitale, Lomé. Un medico generalista, un chirurgo, un gastroeneterologo e uno specialista in ecografie si sono recati
gratuitamente a Dédomé per una giornata di consultazioni specialistiche a metà prezzo. Dalle 4 di mattina si è radunata davanti al centro una folla di circa 500 persone, di cui 320 hanno potuto essere visitate, dopo una lunga e paziente attesa durata fino alle 17.00. Il numero di persone accorse ha evidenziato gli enormi bisogni della gente che non può permettersi di pagare la totalità della somma prevista per una consultazione col medico (300 FCFA pari a Sfr. 0.75). I medici, che abbiamo incontrato per un bilancio, si sono detti disposti a ripetere regolarmente azioni di questo tipo, organizzandole però diversamente: ognuno di loro resterebbe sul posto 2 o 3 giorni, in modo da poter offrire le consultazioni a tutte le persone che ne hanno bisogno. Un modo di procedere che richiede di poterli ospitare al villaggio…… I lavori per la costruzione del secondo edificio proseguono e dovrebbero essere terminati alla fine dell’anno.
L’ampliamento del centro acutizza un problema già di stretta attualità e che deve essere risolto in tempi brevi: la costruzione di un inceneritore per l’eliminazione dei rifiuti prodotti dalla struttura. Senza questa soluzione, il centro, invece di promuovere la salute della popolazione, diventerebbe una fonte d’inquinamento ambientale…… Il costo dell’opera ammonta a Sfr. 7'500.Un altro progetto che ci è stato sottoposto dalla Direzione medica regionale e che sta particolarmente a cuore al personale sanitario del centro, è quello della purificazione dell’acqua nelle abitazioni e a livello del serbatoio di captazione: “Acqua potabile
per tutti a Dédomé”. È un programma indispensabile per promuovere la salubrità dell’ambiente e diminuire le malattie infettive che ancora colpiscono in modo importante la popolazione rurale della regione. Il preventivo per il progetto è di Sfr. 5'000.Progetti ambiziosi, che si inseriscono negli obiettivi di promozione della salute del centro e che speriamo di poter realizzare, grazie al vostro aiuto, per il bene della popolazione locale. Marina Santini
c. I progetti agricoli Anche quest’anno la delegazione che mi ha accompagnato in Togo ha potuto beneficiare dei doni della terra che ci sono stati offerti in una gioiosa atmosfera di canti e balli.
È un gesto che si ripete anno dopo anno e che testimonia il risultato del duro lavoro dei contadini nei campi e nell’allevamento del bestiame, come mostra la signora che balla con una capretta sulle spalle. Durante il mio soggiorno ho incontrato a turno i rappresentanti delle diverse cooperative che mi hanno esposto i loro progetti e i loro problemi. Il lavoro con il trattore implica un cambiamento nella loro organizzazione tradizionale e si stanno dando da fare per utilizzarlo al meglio. I campi producono, ma la diversificazione delle culture per evitare che i terreni esauriscano le loro proprietà nutritive, richiede ogni anno una somma relativamente importante per ogni famiglia e ogni cooperativa. I responsabili dell’agricoltura
all’interno del comitato locale valuteranno i bisogni dei singoli alfine di favorire il lavoro e un raccolto abbondante, coi limiti imposti dalla situazione ambientale e dalle condizioni climatiche che ogni anno lo influenzano. La visita nei campi ha permesso alla delegazione ticinese di vedere la popolazione e in particolare le donne, al lavoro. L’uso degli stivali non è ancora generalizzato (perché non tutti li possiedono e quindi ciò non rientra nelle abitudini), ed è da promuovere e sostenere per evitare, come evidenzia il dr. Happy, numerose malattie parassitarie. Per l’anno prossimo vorremmo impegnarci a fornire queste calzature di gomma a un numero maggiore di donne e uomini, lasciando al personale del centro medico sociale il compito di educarli e sostenerli nella loro utilizzazione. L’allevamento di caprette procede anche se non con il ritmo che avevamo immaginato. Nel corso degli incontri si è insistito sul senso della solidarietà reciproca e sullo scopo del progetto che vuole che la famiglia che ha ricevuto 3 caprette sia in grado a sua volta di regalarne altre 3 a un’altra famiglia nel giro di due anni. Un messaggio che sembra essere stato recepito e un obiettivo che sarà valutato regolarmente dai membri del comitato locale. Don Franck