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DEDOME Giornalino N 3 dicembre 2004

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Associazione « DÉDOMÉ » Amici di don Franck

Indice

Pagina

Il dispensario e l’acquedotto sono una realtà : GRAZIE Impressioni dal viaggio in Togo: tre testimonianze

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Discorsi per l’inaugurazione del centro medico sociale

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I volontari della croce verde Lugano donano un’autoambulanza

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Aiuto ai lavori pubblici di Dédomé

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Alla scoperta del Togo (II parte) : la regione e il villaggio di Dédomé

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Progetti in corso:

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a. Le adozioni a distanza b. Il centro medico sociale c. I progetti agricoli d. L’acquedotto

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Carissimi sostenitori, Amici dei poveri, lo scorso 7 agosto, un anno dopo la posa della prima pietra, il Prefetto di Amou, in presenza delle autorità sanitarie nazionali e locali, delle autorità politiche, della delegazione ticinese composta da tredici persone, e di tutti gli abitanti di Dédomé, ha inaugurato il dispensario, denominato Centro medico sociale San Gottardo. Lo stesso giorno la popolazione ha visto sgorgare l’acqua dalle fontane pubbliche poste nei cinque quartieri del villaggio. A nome di tutta la gente di Dédomé e dei villaggi vicini, vi esprimo il mio più profondo GRAZIE per la generosità che avete dimostrato e che ha permesso la realizzazione di queste opere così importanti per la promozione della salute di tante persone. Come potete leggere nelle prossime pagine, i progetti in corso richiedono ancora di essere sostenuti per permettere alla popolazione di Dédomé e della regione di migliorare la sua qualità di vita. Vi comunico pure che la nostra associazione è stata riconosciuta di “pubblica utilità” in luglio e iscritta al registro di commercio in 2


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settembre, ciò che permette la deduzione dalle imposte degli importi versati (secondo le direttive fiscali cantonali) Il Signore ricompensi ogni vostro sforzo e vi colmi della Sua Benedizione! Don Franck

Impressioni dal viaggio in Togo: tre testimonianze Tornare in Africa aveva per me un significato molto profondo che andava al di là della semplice esperienza umanitaria. Voleva dire rivivere qualcosa di simile ad alcuni dei momenti più intensi e significativi della mia vita. Dicendo questo penso al valore dei giorni passati in Camerun venticinque anni fa, a fianco del compianto Dr. "baba" Maggi, al legame profondo ed indissolubile con la natura degli infiniti spazi africani,i loro colori, i loro sapori,i loro profumi. Penso anche alla gentilezza delle popolazioni,con la loro abituale, dignitosa rassegnazione di fronte a problemi irrisolvibili, come le malattie, contro le quali non dispongono delle minime possibilità di reazione già perché semplicemente privati delle minime, basilari risorse economiche.

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E l'Africa, grandiosa come al solito,ha mantenuto la sua promessa, non deludendo nessuna delle mie aspettative, accogliendoci con la sua maestosa generosità. E' stato per me un grande onore poter dare il mio piccolo contributo ai progetti di Don Franck. Ho potuto personalmente constatare la loro validità sotto ogni punto di vista. L'energia umana di don Franck ha superato sotto i miei occhi ostacoli che sinceramente, dal mio punto di vista sarebbero stati insormontabili. Sono state realizzate opere (l'acquedotto,l'arrivo dell'elettricità nel villaggio,il dispensario di cure generali, il semplice trasporto del materiale logistico dalla Svizzera a Lomé, poi da Lomé verso il nord) di grande spessore e rilievo, attraverso difficoltà ed in condizioni la cui portata il lettore difficilmente può immaginare. Don Franck è una persona speciale, fuori dal comune. Lo conoscete tutti. Vi assicuro che per la sua gente, con l'aiuto di tutti noi e di tutti voi, ha realizzato una grande opera... , non ha sprecato assolutamente nulla, ogni piccola risorsa é stata utilizzata al meglio, nel modo più altruistico, non tenendo assolutamente nulla per sé,anzi,dedicando al progetto una enorme quantità di tempo e di energia, riposando pochissimo. Concludo dicendo....grazie don Franck, grazie Africa. Siate certi che quello che mi avete dato vale molto di più di quel poco che ho potuto fare e che continuerò a fare, nel limite del mio possibile, per voi. Dr. L. Genini

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Un proverbio dice: “dal primo viaggio in Africa torni che gridi, dal secondo parli, dopo il terzo taci”. Interpreto questo proverbio in base alle mie due esperienze vissute in Togo. La prima volta “gridi” perché l’impatto con la realtà, che tocchi con mano sul posto ti schiaccia, ti disorienta, ma ti dà anche molto interiormente. La seconda volta si ha il forte desiderio di “parlare” affinché tutti sappiano che in Africa si dovrebbe andare almeno una volta nella vita per vedere come si vive, si sopravvive, si soffre. Esperienza che ti fa capire che non si può esistere qui dimenticando o ignorando quanto succede là e che l’Africa non è solo una banalità turistica. Noi siamo privilegiati, ma non dobbiamo ritenerci tali solo perché siamo nati con la pelle chiara e lontani migliaia di chilometri da questi gravosi problemi. Io non sono ancora alla terza esperienza che spero avvenga presto, ma credo di aver capito che è sì importante parlare, ma soprattutto bisogna modificare la nostra mentalità, il nostro stile di vita e non sciupare l’occasione di aggiungere alle nostre vacanze un po’ di generosità, di ascolto e di attenzione verso chi non ha il nostro benessere e le nostre fortune. Quando si è capito questo si “tace” e si fanno esclusivamente i fatti, si agisce. Non posso che farvi partecipi della mia soddisfazione per quanto abbiamo condiviso con don Franck, don Maurizio e tutte le persone del gruppo. Momenti di amicizia, unità, gioia, sofferenza e lavoro. Quest’anno eravamo in molti (tredici) e tutti hanno messo le loro capacità e le loro forze a disposizione della popolazione del villaggio. Si è così potuto procedere, rispettando la data dell’inaugurazione del dispensario, alla distribuzione di quanto si è potuto raccogliere in favore di Dédomé, grazie alla generosità della popolazione ticinese. Ma non abbiamo solo dato, abbiamo soprattutto ricevuto. Tutta Dédomé si è letteralmente mobilitata per riservarci un’accoglienza festosa il 1° agosto. Al nostro arrivo un coro ha intonato a quattro voci, in italiano, il salmo svizzero: un’emozione inattesa! Ci hanno offerto doni per il nostro sostentamento durante tutto il soggiorno. Con molta volontà ci hanno aiutato nei preparativi per organizzare il materiale in vista dell’inaugurazione del dispensario, con tenacia e forza incredibili hanno realizzato l’acquedotto e la canalizzazione che porta l’acqua fino alle fontane del villaggio. Veder sgorgare, per la prima volta, l’acqua da un rubinetto a Dédomé è stata una gioia indescrivibile per loro e una soddisfazione per tutti noi! 5


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E l’inaugurazione del dispensario? È stata un’apoteosi di festa, gioia e grazie condivise. Tutti gli abitanti hanno organizzato impeccabilmente il cerimoniale e il pranzo comunitario per tutti. È stato un notevole sforzo coronato da successo. I canti e i balli sono stati un tripudio di gioia e di unità che ha lasciato in noi un segno. Toccante è stata pure la nostra visita al nord, al dispensario di Aledjo: una commovente immersione nei problemi del Togo, che suore volonterose e particolarmente preparate cercano di risolvere con dedizione infaticabile e amore che leggi sui loro visi sereni e senti palpabili intorno a loro. Per noi una lezione di vita indimenticabile. Dopo questa visita nessuno di noi riusciva a parlare e questo silenzio era eloquente! Abbiamo vissuto anche distensive e piacevoli evasioni, come la visita all’interessante museo di Lomé, la passeggiata in riva al mare, essere ricevuti ed invitati dalle maggiori autorità e, sulla strada del ritorno, la visita a Ganvié nel Benin, villaggio lacustre del 18° secolo, su palafitte, molto apprezzata da tutti. Mi accorgo che sto seguendo alla lettera il proverbio “al secondo viaggio parli”. Vorrei tanto continuare, ma mi devo fermare , non prima però di aver ringraziato don Franck per l’opportunità che ci ha dato. Nonostante abbia corso infaticabilmente, ha sempre trovato il tempo per offrirci tutto questo e farci vedere tutto quanto è stato realizzato laggiù grazie all’Associazione. Grazie a don Maurizio per aver accettato questa “sfida” condividendo con noi tutto e non solo la parte spirituale; a Marina e al dottor Genini per l’enorme lavoro svolto unitamente a don Franck; a Sandra, Elvina, Wanda, Eugenia, Nicoletta, Giulia, Mauro e Amedeo per lo spirito che questo gruppo ha profuso in ogni momento collaborando alle necessità pur rallegrandosi, scherzando e divertendosi nelle pause distensive. Di tutto cuore un grande grazie ai nostri angeli custodi don Giuliano, nostro punto di riferimento, Vitus, William, Patrice, Oncle Ignace e a tutti coloro che ci hanno accompagnati passo per passo come autisti, guardie del corpo; alle nostre cuoche Angèle (entrambe). Tutti hanno reso più sereno, confortevole e appetitoso il nostro soggiorno laggiù. Un abbraccio a tutti i bambini che con il loro sorriso e la loro presenza non ci hanno abbandonato nemmeno un minuto. Carla Casanova

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Per la prima volta in Africa: con un po’ di timore, ma in seguito con tanta, tanta gioia di esserci stato. Il viaggio lo devo a don Franck: è stato lui ad entusiasmarmi per il suo paese e per il suo progetto: “Dédomé, amici di don Franck”. E’ stato molto importante per me andare in Africa con uno scopo: ufficialmente si trattava di inaugurare il dispensario medico (ciò che è avvenuto il 7 agosto scorso), ma più in generale sentivo di essere chiamato a ultimare il lavoro di tanti che specialmente da Pregassona hanno offerto un contributo notevole verso la gente di don Franck.

I momenti salienti di questa esperienza sono stati: 1. la comunità 2. la natura 3. Maria 1. La nostra era una vita fortemente comunitaria. Già al mattino ci si trovava tutti insieme sotto il grande “gazebo” della casa di don Franck per una distensiva colazione a base di the o caffè, ananas e mango freschi, pane, marmellata, e soprattutto a base di domande del tipo: “hai dormito bene?”. Sì, grazie”; no, ho avuto mal di questo o di quello”. Non era mai banale l’interessarsi degli uni per gli altri all’inizio di una nuova giornata; era il mettersi nella pelle di ciascuno al momento di affrontare le nuove impegnative fatiche del giorno che ci stava davanti. E di impegni ce n’erano mica male … In Africa tutta la gente vive comunitariamente. Non si può pensare che qualcuno faccia le cose per conto suo. Tutto quello che uno fa, passa immediatamente di bocca in bocca e coinvolge gli altri. Sarà per riparare un’auto che si è fermata, sarà per spostare il tronco di 8


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un albero, sarà per pulire il dispensario, si forma subito un crocchio di persone che si avvicinano e danno una mano. A volte è l’intero villaggio a mobilitarsi, come il giorno dell’inaugurazione del dispensario, o il giorno della nostra accoglienza, a volte solo alcuni, ma comunque sei parte di un insieme, di una comunità, non sei mai solo. “Chi guarda i bambini?” ci domandavamo spesso (le mamme ne hanno tanti, 4 – 5 - 6 e più), vedendo i bambini girare nel villaggio. In realtà tutti si prendono cura di tutti, nessuno pare ignorato, tutti sono tenuti d’occhio da tutti gli altri … I bambini sono in buone mani. E la nostra giornata? Si concludeva anch’essa comunitariamente, di nuovo attorno al tavolo di Hiethro, con una cena, nella quale ci veniva ogni volta offerto il meglio di ciò che era a disposizione. Veramente il meglio. 2. La natura è dominante. In un’epoca nella quale qui da noi in Europa, si cominciano a misurare i disastri che il totale dominio dell’uomo sulla natura può provocare, in Africa la natura ha ancora la forza di vincere e tenere l’uomo sottomesso. Gli acquazzoni, repentini, che in questa stagione delle piogge hanno puntualmente accompagnato tutti i giorni del nostro viaggio non hanno prodotto solo un fenomenale rigoglio delle erbe, delle gemme e delle fronde, ma hanno reso impraticabili o quasi le strade, anche le poche grandi strade, che appoggiate semplicemente su un fondo di terra battuta, pr esent avano dopo i l passaggi o del l ’ acqua, buche e scoscendimenti paurosi. E allora? Non si può sfidare facilmente una natura così strapotente. Anche nel campo sanitario si avvertiva un po’ di scetticismo nei confronti della medicina chimica. La medicina tradizionale risulta ancora molto interessante per i Togolesi. Non so perché, ma in qualche modo penso che c’entri anche in questo il rispetto dovuto al più forte. E’ forse anche una questione di lealtà: tu non puoi impossessarti di un “Essere vivente” che ti dà tutta quell’abbondanza di prodotti che una terra minimamente irrigata è in grado di produrre nel Togo... Dalla natura ricevi tutto per vivere; semmai è che gli uomini fanno cattivo uso delle sue risorse, alcuni per sopraffare gli altri, per esempio. Certi tramonti, comunque, abbiamo detto tutti, “li abbiamo visti solo in Togo”. 3. Avevo portato con me solo due libretti. 9


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Sapevo di non fare un viaggio “teorico”, volevo invece immergermi completamente in quella realtà. Avevo la biografia di un religioso italiano, e poi avevo un libro su Maria, delle meditazioni scritte da Chiara Lubich. Quando mi alzavo abbastanza presto al mattino, erano l’ideale per cominciare la giornata. Ho sentito, anche per la coincidenza di un fatto (un’altra signora del gruppo aveva con sé quello stesso libro) una grande consonanza tra l’Africa e Maria. L’Africa mi è parso un continente semplice, le persone non si fanno tutti quei problemi e rovelli che ci facciamo noi, hanno modestia; anche Maria era così, semplice, modesta. Le persone hanno un fondo di purezza, di limpidezza anche quando cercano di raggirarti. Anche Maria era limpida, pura. L’Africa ti ricorda la maternità, e Maria è proprio la Madre. Maria non c’era, viveva per Gesù, aveva fatto di Lui il suo Tutto. Anche l’Africa non c’è, sulla scena internazionale. Voglio dire, sulle carte e nei consessi burocratici e rappresentativi c’è, ma non conta. L’Africa può voltare questo a suo vantaggio, fino a quando la comunità internazionale si accorgerà che non può fare a meno di questa discreta e profonda presenza di una cultura della vita. Se vuoi capirci qualcosa del villaggio di don Franck, mi dicevo, anche tu in questi giorni come Maria devi “non esserci”, devi essere per gli altri nel gruppo, nel villaggio. E passerà Maria e lascerà la sua orma. Allora grazie, don Franck, di avermi donato questi bei giorni nella tua terra. Alcune cose penso di averle capite, soprattutto, non dare giudizi affrettati e fin troppo facili, ma piano piano cercare di comunicare, per contatto, così come fanno già le persone dell’Associazione con quella calma e quella tenacia, che ti hanno dimostrato molte volte. E grazie a voi che con me avete approfittato di questo soggiorno: tornate arricchiti, certamente, e dunque avanti verso nuovi traguardi di solidarietà e di amicizia con Dédomé, e con la sua popolazione. don Maurizio Silini, prevosto di Pregassona 10


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Discorsi in occasione dell’inaugurazione del centro medico sociale (traduzione libera) Signor Direttore Regionale della Sanità, rappresentante del Ministro della Salute Pubblica del Togo, signor Prefetto di Amou, reverendo don Maurizio Silini, parroco di Pregassona, in Svizzera, cari amici della Confederazione elvetica qui presenti, egregio signor Théophile Tchessi, capo del villaggio di Edifiniwou, signor direttore cantonale della salute, autorità civili, amministrative e militari, a tutti voi la pace e la gioia di Dio nostro Padre e del Signore Nostro Gesù Cristo che ci ha riuniti oggi per questa felice ricorrenza. Non capita ogni anno di inaugurare un centro di salute. Vorrei innanzitutto ringraziare tutte le persone di buona volontà che in Svizzera come in Togo, ci hanno aiutato per realizzare questa opera. Un grazie particolare al mio parroco, don Maurizio Silini, che in Svizzera mi ha sempre sostenuto nella promozione dei progetti di sviluppo per aiutare la popolazione del mio villaggio, Dédomé e dei villaggi vicini, a migliorare le loro condizioni di vita e a creare uno slancio si solidarietà e di aiuto reciproco. Dopo la realizzazione  di due aule informatiche al liceo Sant’Albert di Atakpamé, negli anni 2000 – 2001,  di un pozzo in questo villaggio di Dédomé, per rispondere ai bisogni impellenti di acqua potabile per la nostra popolazione in costante espansione, nel 2002,  l’inaugurazione della luce elettrica il 23 agosto 2002,  l’apertura della biblioteca dell’amicizia che contiene più di 2'000 volumi, aperta alla nostra popolazione nell’agosto 2003, eccoci oggi di nuovo sulla breccia, per l’inaugurazione del nostro dispensario, dedicato a San Gottardo, questo personaggio poco conosciuto qui da noi e che, nella Chiesa di Dio ha realizzato molte opere per la promozione spirituale, sociale e sanitarie delle anime che gli erano affidate. Monaco in un convento benedettino a Hindersein in Germania, promotore della musica gregoriana, prete e in seguito Vescovo, San Gottardo resta per la Madre Chiesa, una figura d’importante ispirazione per i pellegrini della Chiesa impegnata, preoccupato del 11


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bene degli altri e intercede per noi presso il Cristo Medico e Prete Sovrano. La realizzazione di un’opera come questa non è stata facile. Dopo esserci informati sulle modalità e le leggi in vigore per la costruzione di un centro di salute nel villaggio, dopo aver contattato i responsabili regionali della regione dei Plateaux à Atakpamé per ricevere i piani di costruzione previsti dalle autorità sanitarie nazionali, ci siamo mobilitati in Svizzera affinché la domanda espressa dalla popolazione di Dédomé diventasse realtà. Se questa realizzazione è divenuta, oggi, verità, è grazie al clima di pace realizzato dal capo della nazione, il Generale Gnassingbé Eyadéma, al quale esprimiamo tutta la nostra gratitudine. Considerato che lo sviluppo è uno dei nuovi nomi della pace, non possiamo che sostenere e arricchire questo clima di tranquillità e pace realizzando dei progetti di sviluppo, come la promozione della salute con delle cure a dei prezzi a buon mercato per tutti, l’accesso all’acqua potabile per tutti, la possibilità per i bambini e i giovani di poter recarsi a scuola, di seguire un apprendistato e di formarsi per dare un senso alla loro vita sperando in un futuro migliore. Ecco, in breve, le ragioni fondamentali che ci hanno portati a costituire l’associazione chiamata “Associazione Dédomé, amici di don Franck”. Questa associazione raggruppa, sia Svizzera che in Togo numerose persone di buona volontà che si propongono di promuovere:  lo sviluppo in generale (da qui il progetto di adozione a distanza per bambini e studenti i cui genitori hanno difficoltà finanziarie);  la salute della popolazione;  l’educazione professionale dei giovani e il loro inserimento nel mondo del lavoro;  la solidarietà e l’aiuto reciproco tra i poveri;  l’agricoltura con il sostegno ai contadini riuniti in cooperative agricole; basandosi sull’esperienza della Chiesa esperta in umanità (come affermava Papa Paolo VI). Nel ringraziare il nostro ministro togolese della salute, signora Aho Susanne, per la fiducia accordataci permettendoci di inaugurare questa struttura (in un momento in cui diverse cliniche private sono costrette a chiudere i battenti), come abbiamo avuto occasione di affermare nel corso delle udienze che ci ha accordato 12


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gli scorsi 9 gennaio e 2 agosto, le assicuriamo il nostro sostegno in favore degli sforzi promulgati per la buona salute dei Togolesi. Le rinnoviamo, per il tramite del suo rappresentante presente oggi, la nostra promessa di portare il nostro piccolo contributo per migliorare la salute dei nostri fratelli togolesi, partecipando ai programmi d’azione previsti dal Governo togolese quali la promozione delle campagne di vaccinazioni, la partecipazione alla lotta contro la SIDA e altri ancora, in funzione delle nostre possibilità e dei mezzi a nostra disposizione. Quello che faremo sarà una goccia nell’oceano, ma senza di essa, l’oceano perderebbe forse qualche cosa di indispensabile per il benessere di alcuni nostri fratelli. Non potrei concludere senza ringraziare il signor Victor Agama, i suoi fratelli e tutte le loro famiglie che ci hanno regalato questo terreno, permettendoci di costruire questo edificio pubblico per la salute di tutta la popolazione. Questa realizzazione impedirà sicuramente la nascita per strada, di diversi bambini come è successo diverse volte fino ad oggi, con dei rischi per la vita delle mamme e dei bambini (ricordo la morte della signora Anideou, deceduta durante il parto del suo ultimo bambino, Etienne, lo scorso 26 dicembre). Grazie anche a tutti i miei fratelli, i giovani che sono rimasti al villaggio e che continuano a dare vita alle nostre tradizioni, ai nostri usi e costumi. Grazie a loro e alla loro mano d’opera generosa e gratuita, il nostro villaggio, Dédomé, può oggi essere fiero di avere un centro di salute; Grazie al nostro Prefetto per il suo sostegno. I nostri incontri con lui ci hanno permesso di toccare con mano la sua grande disponibilità di uomo al servizio dei suoi simili; Grazie ai medici responsabili della salute della Prefettura e della regione dei Plateaux a Atakpamé; Grazie al dottor Mawuena Badjene Faustin, figlio di questo villaggio che si è messo a disposizione per supervisionare le attività di questo centro di salute di Dédomé; Grazie al dottor Lionello Genini (mio medico curante in Svizzera) per gli sforzi forniti in Svizzera e in terra togolese, lavorando intensamente con Marina Santini, nostra infermiera e tutti gli amici svizzeri che hanno accettato il rischio di venire a condividere la nostra esperienza di vita togolese; 13


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Grazie per quello che faranno rientrando in Svizzera per permettere a questa struttura di continuare ad essere un punto di riferimento per la buona salute della popolazione locale. Il prossimo arrivo di un’ambulanza che degli amici svizzeri ci hanno regalato, rinforzerà l’opera già in atto. Diciamo al nostro dinamico Prefetto e alle autorità locali presenti in questo giorno per questa felice occasione, che contiamo su di loro, sulla loro disponibilità presente e futura, in modo da poter lavorare insieme, mano nella mano per il bene dei nostri fratelli, la cui cura della salute ci è stata affidata da Dio stesso. “Se il Signore non costruisce la casa, gli operai lavorano invano” dice il Salmista. Ci affidiamo a Dio, implorando per tutti gli amici (Togolesi e Svizzeri) promotori di sviluppo, la pace del cuore e il pieno successo nelle attività della vita quotidiana nella piena realizzazione della propria vita personale e degli altri. È solo in questo modo che la solidarietà, lo sviluppo e la pace potranno crescere in un’amicizia che contribuirà alla creazione di un mondo più fraterno. “Togolese vieni, costruiamo la città”. Vi ringrazio per l’attenzione. Don Franck Koffi Essih

Signor Direttore Regionale della Sanità, rappresentante del Ministro della Salute Pubblica del Togo, signor Prefetto di Amou, signor Capo del villaggio di Dédomé, signori notabili del Consiglio di Dédomé, signore, signori, abitanti, originari e amici di Dédomé, signore e signori invitati, caro don Franck, cari amici dell’associazione Dédomé in Togo e in Svizzera, è con grande gioia e molta emozione che ho accettato di dire qualche parola in occasione dell’inaugurazione di questo centro di 14


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salute che rappresenta una tappa importante e, spero, l’inizio di un processo di promozione della salute e di miglioramento della qualità di vita per gli abitanti di Dédomé e dei villaggi vicini. Questa realizzazione è il frutto di un lungo cammino, iniziato quattro anni fa, quando voi, abitanti di Dédomé, avete espresso a vostro figlio, Fada Franck e agli amici svizzeri che l’accompagnavano in quel periodo, il desiderio di veder realizzato un dispensario per permettere alla popolazione di ricevere le cure di base e alle donne di partorire senza dover percorrere lunghi chilometri a piedi. Il vostro desiderio è stato subito preso in considerazione, ma, come ben sapete, un’approfondita riflessione con voi ha permesso di decidere che bisognava dare la priorità al progetto di elettrificazione del villaggio, progetto diventato realtà il 23 agosto 2002 (non dimenticherò mai l’emozione provata quel giorno condividendo la festa con voi). Subito dopo questa inaugurazione, con don Franck, abbiamo contattato i rappresentanti del Ministero della Salute togolese, per conoscere i passi da intraprendere alfine di poter costruire a Dédomé un centro di salute che rispondesse ai criteri e ai piani elaborati a livello nazionale. Una volta rientrati in Svizzera con i piani della costruzione che abbiamo ricevuto dalla direzione regionale della salute di Atakpamé, fada Franck ha contattato gli architetti e gli ingegneri che avete conosciuto: Lorenzo Bronner, Massimo Cattaneo, Paolo e Fabio Gallicciotti, Roberto Rossetti che, con entusiasmo hanno accettato di mettersi a disposizione gratuitamente per elaborare i piani definitivi del centro di salute. Contemporaneamente (siamo all’inizio del 2003), molti amici di don Franck si sono mobilitati in Svizzera per raccogliere i fondi necessari al finanziamento dell’opera. La posta in gioco era importante: si trattava di raccogliere 15 milioni di FCFA (circa 40'000 Frs) e anche in Svizzera i soldi non crescono sugli alberi e gli abitanti sono confrontati a numerose spese per far fronte alla loro vita quotidiana. Ci siamo costituiti in associazione, con un comitato, un Presidente il vostro fada Franck, e un segretariato che sono garanti dello svolgimento corretto del progetto. Come ben sapete, la stessa 15


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organizzazione è stata costituita qui a Dédomé e i rappresentanti dei due comitati sono sempre in contatto. Abbiamo in seguito pubblicato un volantino per presentare il villaggio, la sua storia, i suoi bisogni, insistendo sulla necessità, per la popolazione di poter usufruire di un centro di salute sul posto e ci siamo messi al lavoro, ognuno secondo le sue possibilità e al di fuori delle ore di lavoro giornaliero: abbiamo organizzato dei banchi del dolce, abbiamo partecipato ai diversi mercatini di Natale che si svolgono da noi (talvolta sotto una pioggia battente e un vento gelido), abbiamo preso contatto con amici e conoscenti per pubblicizzare il progetto. Abbiamo spedito numerose lettere di sollecitazione a diverse istanze per chiedere aiuti, ci siamo fatti conoscere attraverso la televisione e un “Giornalino”, un giornale dell’associazione che esce due volte all’anno e che presenta la situazione del villaggio e la nostra attività per rispondere ai suoi bisogni. La generosità della popolazione ticinese è stata grande, ciò che ha permesso la posa della prima pietra di questo centro di salute il 6 agosto 2003. Durante tutto quest’anno avete lavorato molto, in loco per contribuire attivamente alla costruzione di quest’opera e, a nome di tutti i membri dell’associazione, vi dico Grazie. Senza il vostro impegno, senza i vostri sforzi questo centro non sarebbe mai sorto. Questo fatto è molto importante per noi: abbiamo voglia di condividere un pezzo di cammino con voi, di sostenervi per realizzare dei progetti che rispondano ai vostri bisogni, ma non vogliamo e non possiamo diventare le vostre “stampelle”. In Europa, talvolta, c’è quest’idea che gli Africani non possono farcela da soli e in Africa esiste la convinzione che gli Europei e gli Svizzeri in particolare, possiedono molto denaro e quindi possono dare tutto gratuitamente, ma questo non risponde al vero. In Svizzera i soldi sono il frutto del lavoro quotidiano e di grossi sforzi. Ho la fortuna di conoscere bene la vita in Niger, un po’ quella in Senegal ed è la terza volta che vengo da voi in Togo. So che avete le competenze e le conoscenze necessarie per promuovere la salute e lo sviluppo dei vostri villaggi. Avete dei “talenti” che bisogna far fruttare come dice Gesù nel Vangelo, e questo è una vostra responsabilità. Il vostro futuro è nelle vostre mani. Sono queste responsabilità e questi sforzi condivisi con molti 16


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amici che hanno permesso di portare a termine la costruzione dello stabile che abbiamo la gioia d’inaugurare oggi, di far pervenire tramite container tutto il materiale necessario, raccogliendo i 2,2 milioni di FCFA (circa 5'500 Frs) (costo della spedizione) e mettendo le nostre forze e il nostro tempo a disposizione per caricarlo, scaricarlo e per ammobiliare i locali. Oggi condividiamo una grande gioia, vedendo questo desiderio realizzato. A nome di tutti i membri dell’associazione vi dico nuovamente un grande Grazie per il vostro lavoro, la vostra accoglienza, la vostra gioia, la vostra amicizia, il vostro impegno. Il lavoro comincia ora e contiamo su di voi, sul vostro senso di responsabilità affinché questo centro possa funzionare al meglio rispondendo ai bisogni della popolazione del villaggio e della regione e dando un senso a tutti gli sforzi che le autorità e molti amici hanno fornito. Dando seguito al colloquio avuto con la signora Suzanne Aho, ministro della salute del Togo, aspettiamo le vostre proposte e i vostri suggerimenti per definire gli obiettivi precisi da raggiungere nell’ambito del programma nazionale di salute che continuerà con dei progetti mirati. Promettiamo di sostenere questo dispensario, che abbiamo la gioia di offrire alla popolazione di Dédomé e della regione, durante i prossimi cinque anni con visite regolari da parte di personale sanitario che giungerà dalla Svizzera e speriamo di vedere questo centro auto finanziarsi e raggiungere la sua autonomia entro cinque anni. Che il Signore ci aiuti e ci guidi su questo cammino di amicizia, di condivisione e d’impegno. Marina Santini

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I volontari della croce verde Lugano donano un’autoambulanza Dare agli altri è anche dare a sé stessi. Lo sappiamo bene, noi volontari della Croce Verde Lugano, che da ormai quasi 100 anni manteniamo viva una tradizione di solidarietà nei confronti del prossimo. Per noi, sono però lontani i tempi in cui dovevamo far fronte con mezzi insufficienti e non sempre adeguati ai bisogni della nostra popolazione. Fortunatamente, al giorno d’oggi possiamo disporre di autoambulanze accessoriate con moderni sistemi di diagnostica e di terapia. Luogo di lavoro per noi soccorritori e per i pazienti, luogo-rifugio di cura attraverso gesti e parole. Contenitore di esperienze, di conoscenze, di competenze e di speranze, l’ambulanza non è soltanto un mezzo di trasporto, è una parte di un tutto che lo rende completo. Quando per diversi motivi un’autoambulanza finisce il suo percorso presso il nostro servizio, è come se una parte di noi se ne andasse con lei. A volte assistiamo alla sua partenza con una certa rassegnazione e rimpianto, immaginandola in un altrove che ne inventerà nuovi usi, magari completamente diversi e spogli di tutti quei significati che hanno caratterizzato il suo impiego presso la nostra associazione. Oggi però salutiamo con gioia e con grande soddisfazione la partenza della nostra Mercedes, “Lugano 212” consegnandola all’Associazione “DEDOME”, Amici di don Franck, che con lungimiranza e amore ha saputo portar in Togo anche un po’ della nostra missione. L’augurio e la speranza di tutti noi è che questo nostro contributo possa modestamente aiutare ad alleviare sofferenze in un paese che non gode ancora dei privilegi che per noi sono ormai diventati scontate realtà. Inoltre, saremmo felici di poter contribuire a portare in Togo, dopo Natale, anche una parte delle nostre conoscenze nel campo del pronto soccorso sanitario, formando in loco le persone che operano nel Centro Medico Sociale del piccolo villaggio di Dédomé. Stiamo attualmente lavorando

con don Franck per realizzare anche questa futura forma di collaborazione. I soccorritori volontari della Croce Verde di Lugano

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Aiuto ai lavori pubblici di Dédomé Prima di partire Vuoi andare in Togo? Questa la domanda che mi è stata posta. Mi è poi stato spiegato che si trattava di andare in questo paese per collaborare alla realizzazione di un sistema di approvvigionamento di acqua potabile per il villaggio di Dédomé. La mia risposta positiva è stata immediata, non ho dovuto rifletterci nemmeno un secondo. Ho capito subito che questo era un viaggio diverso da tutti quelli fatti in precedenza, non per studio, non per lavoro, niente vacanze e relativi agi. Non sapevo dove andavo di preciso, cosa avrei dovuto fare, dove avrei alloggiato, cosa avrei mangiato, e così via.... Sapevo che una volta partito, non avrei più potuto cambiare il programma, niente voli liberi per rientrare prima e nessuna alternativa valida in caso di problemi. Dentro di me sentivo che avrei vissuto un’esperienza unica e indimenticabile, ma la cosa che mi rendeva felice era di avere finalmente l'opportunità di fare veramente qualcosa di utile per aiutare chi ha bisogno. Arrivo e accoglienza L'arrivo al villaggio di Dédomé mi ha completamente spiazzato. Ero atteso da una trentina di persone, uomini, donne e bambini che mi aspettavano con vestiti coloratissimi e strumenti musicali. Suonavano, cantavano e danzavano per festeggiare il mio arrivo al villaggio. Mi guardavano come se fossi una persona importante. Ma come!? Io, che ero li per piazzare qualche tubo, dare qualche consiglio e poi andarmene!? Ad un certo punto ho pensato di essere stato scambiato per un'altra persona, mi sono detto..., magari doveva arrivare uno Yowhoo veramente importante e questi hanno fatto un gran chiasso. Poi però, mi è stato spiegato che per loro l'arrivo al villaggio di uno straniero che contribuisce alla realizzazione di un opera come quella del serbatoio dell'acqua, è un fatto veramente importante. I lavori

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Finita la festa e svolti i riti del caso, ci avviamo verso la sorgente del fiume per vedere finalmente l'entità dei lavori da svolgere. Si trattava di ultimare alcuni lavori già iniziati e di costruire un sistema di depurazione dell'acqua onde evitare di stoccare acqua decisamente impura e non filtrata. Altro che mostrare agli abitanti locali come utilizzare i materiali, si trattava di lavorare con piccone e pala sotto la cosiddetta stinca del sole. Considerando lo stato dei lavori e del tempo che avevo a disposizione, non c'era tanto da stare a fare feste, bisognava iniziare a lavorare e anche subito. Ho elaborato un piccolo progetto inerente le camere di EMBED Word.Picture.8

decantazione e relativi piani di lavoro. Mi sono poi accorto che con i mezzi a disposizione e il sistema di lavoro assolutamente primitivo, il programma lavori non aveva senso, bisognava lavorare tutti assieme e cercare di stringere i tempi al massimo. Così è stato. La fase più dura è sicuramente stata quella relativa lo scavo per le fondamenta. Si spaccavano pietre di fiume enormi con il solo ausilio del piccone. Finito lo scavo, abbiamo gettato le fondamenta, in seguito sono stati eretti i muri perimetrali e interni del bacino. Un'altra squadra di uomini, intanto, lisciava le pareti interne del serbatoio, intervento indispensabile per permetterne la manutenzione e pulizia in futuro. Si è creato veramente un ottimo feeling, ci si aiutava e incoraggiava a vicenda, e questo è stato molto importante. Per loro, il momento più motivante era certamente quello della birra che offrivo alla sera. Questo è più che comprensibile, anche in considerazione che pochissimi venivano pagati per il loro lavoro, la maggior parte erano semplicemente abitanti del villaggio offertisi volontari. Il giorno della mia partenza, la vasca di decantazione e filtraggio era terminata. Tutte le tubazioni e saracinesche posizionate e la lisciatura interna del serbatoio eseguita. La mia felicità per quanto fatto, era offuscata dalla delusione di non essere potuto restare ancora una settimana. In questo caso 20


avrei avuto la gioia di vedere le vasche riempirsi d'acqua, sarei quindi corso al villaggio per vedere l'acqua sgorgare dai rubinetti. Mi risulta che nel frattempo i lavori sono andati avanti e che a breve sarà possibile mettere in funzione gli impianti. Il luogo e la gente Posso purtroppo dire poco della flora e della fauna in quanto ho passato otto dei nove giorni di soggiorno a lavorare in cantiere. I villaggi nei quali passavo per andare al lavoro tutti i giorni erano a mio modo di vedere molto pittoreschi, con questi mercati sul ciglio della strada, le donne chine dietro le bancarelle nell'intento di vendere qualche ortaggio o frutto. In vicinanza della cittadina di Atapkamé, le bancarelle si facevano più "consumistiche", si trovavano bancarelle che vendevano borsette di seconda mano, scarpe risuolate e sedili rattoppati per l'automobile. C'era persino una macelleria,... trattasi di carne esposta su un tavolo in legno grezzo appoggiato in uno spiazzo sterrato sul ciglio della strada. Ad Atapkamé, si iniziava a sentire odore di consumismo, oserei comunque chiamarlo consumismo moderato, probabilmente dalla scarsità di denaro che circola. L'ultimo giorno l'ho passato a Lomé, la capitale del Togo. In questa città, a parte il museo nazionale che ho apprezzato, ho visto di tutto e di più. Caos, inquinamento, sporcizia, mal odori, e chi più ne ha più ne metta. Quando un uomo mi ha avvicinato per cercare di vendermi un falso Rolex, ho semplicemente voluto andare sulla spiaggia a guardare il mare. Avevo capito che ero di colpo rientrato in quella che noi chiamiamo civiltà. Dove erano finiti i bambini sempre sorridenti che ti salutano quando passi? Chi aveva preso le donne con vestiti coloratissimi che camminano sul ciglio della strada trasportando qualcosa in testa? Che fine avevano fatto quegli uomini sempre pronti a darti una mano in caso di bisogno? Conclusione Ringrazio la mia ditta Gianni Godi chi mi ha offerto l’ opportunità di fare questo viaggio perché ho avuto modo di mettere a fuoco alcune cose che purtroppo nella vita spesso ti sfuggono. Ringrazio Don Franck per avermi accolto nella sua casa e avermi dato la possibilità di vivere a stretto contatto con la sua Africa. Ringrazio Vitus, “alias Murphi”, per la sua instancabile disponibilità e costante gentilezza. Ringrazio tutti gli amici di Dédomé per avermi mostrato come si possa essere ricchi senza un soldo in tasca. Luca Manzoni 21


Alla scoperta del Togo (II parte) La regione e il villaggio di Dédomé La regione di Dédomé appartiene alla regione degli altopiani. È delimitata a nord dai Monts Fétiches, a sud dal fiume Oulo, a est da Koutoukpa e a ovest dal villaggio di Ayomé Edifou. Con il suo dolce clima delle montagne, è una regione con una grande diversità di paesaggi e di attività agricole. Si possono ammirare delle belle foreste, veri musei vegetali, malgrado l’estensione delle piantagioni nel “triangolo” del caffè e del cacao. In ogni momento spuntano delle cime, delle alte cascate che portano freschezza e umidità al clima della regione favorendo la cultura del riso da parte dei suoi abitanti. Il massiccio dell’Avatimé culmina al picco d’Agou, a 986 m. d’altezza.

Il villaggio di Dédomé (sotto la piccola palma) alle falde dei Monts Fétiches, si situa a circa 200 Km a nord di Lomé, a 17 Km a sud ovest di Atakpamé e a 10 Km dalla cittadina di Amlamé, capoluogo della prefettura d’Amou.

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La storia della nascita del villaggio Prima dell’era coloniale, gli antenati del villaggio vivevano in tribù e in clan, con una organizzazione basata sulle tradizioni orali e sui totem. I clan dei nostri antenati erano raggruppati su monti completamente protetti da bastioni di catene, per rendere difficile l’accesso in caso di liti. È in condizioni di calma che i vecchi del villaggio hanno vissuto in perfetta armonia con gli altri clan, sotto il vocabolo ADIAVA (il cielo della pioggia). DÉDOMÉ e ADIVA sono fratelli dell’antico ADIAVA, diventati due villaggi nel piano. Questa coabitazione è durata fino alla fine del XVIII secolo. Due ragioni principali stanno alla base dell’esodo da ADIAVA: il sovraffollamento e l’impoverimento dei terreni in selvaggina. Il movimento migratorio dell’antica ADIAVA è stato iniziato da un cacciatore d’alto rango, chiamato EGONO, che, scendendo precipitosamente dalla montagna, ha eretto una capanna di fortuna per proteggersi dal brutto tempo. Siccome non raggiungeva i suoi, alcuni sono andati a cercarlo, chiamandolo. Indicò loro che era a EDIFINIEWU, letteralmente: « s o t t o l a g i o v a n e p a l m a ». (EDIFINIEWU), DÉDOMÉ è nato con il suo patrimonio fondiario che si estende dalla montagna fino al fiume Oulo .

La situazione religiosa e culturale Dal 1907 la popolazione di Dédomé è cattolica. Le funzioni si svolgevano in una capanna che nel 1957 è stata trasformata in cappella dagli abitanti del villaggio. Il 29 giugno 1984 Monsignor Philippe Fanoko Kpodzro, vescovo di Atakpamé, ordinò a Dédomé, in territorio Akposso, il primo prete del suo episcopato nella persona di don Pierre Otto Essessi, facendo così di Dédomé un vivaio di preti e suore. Attualmente il villaggio può contare su sette religiose e cinque preti, tra i quali don Franck Koffi Essih. Accanto alla religione cattolica vivono delle pratiche ancestrali (culto vodou, invocazioni degli antenati) . I riti più frequentemente praticati sono:  In alcune famiglie, la venerazione dello spirito degli antenati;  Il matrimonio tradizionale;  Le libagioni di purificazione del villaggio e dei fiumi;  I riti di riconciliazione. La ricerca del vivere in pace all’interno del villaggio e la volontà di mantenere quello spirito di fraternità che caratterizza il popolo 23


africano, fanno sì che alcune abitudini e precetti siano rispettati da tutti e in particolare:  I l r i s p e t t o e l ’ a s s i s t e n z a a l l e p e r s o n e a n z i a n e: approvvigionamento in acqua, legname, ….  I diritti del primogenito : tutti i membri della famiglia gli devono rispetto ed obbedienza in quanto è considerato come la persona più vicina agli antenati. Le sue decisioni non possono essere rimesse in discussione  La condivisione e l’aiuto nei momenti di gioia e di tristezza: nascite, matrimoni, funerali, assistenza ai malati e sostegno alle loro famiglie vedono la partecipazione di tutte le famiglie del villaggio;  Il rispetto dei beni altrui e delle leggi ancestrali che governano il villaggio.

L’organizzazione della vita del villaggio

Dédomé è diviso in cinque quartieri. L’organizzazione politica è strutturata come segue: il capo del villaggio rappresenta il potere centrale, garante della tradizione, è spesso scelto tra i membri della famiglia reale ed è intronizzato dal Gran Prete del villaggio. Il Gran Prete del villaggio è garante delle tradizioni, degli usi e costumi. È il padrino del capo del villaggio, al quale dispensa i suoi preziosi consigli. È responsabile delle preghiere e delle libagioni degli antenati, e agli spiriti protettori del villaggio. I notabili, provengono dai cinque quartieri del villaggio, assistono il capo ed emettono i verdetti. 24


L’ufficio della gioventù, rappresenta lo strumento utilizzato dal capo del villaggio e dai notabili per organizzare la disciplina e la pulizia di Dédomé. La popolazione sottostà all’autorità del capo e rispetta i suoi ordini. Da evidenziare il ruolo del “Comitato Paesano di Sviluppo” che promuove lo sviluppo ambientale. Il comitato raggruppa diverse commissioni specializzate, tra le quali si possono citare:  la salute e l’alimentazione  l’agricoltura e la pastorizia  l’educazione e la cultura  l’acqua e l’elettricità  l’ambiente La situazione demografica Nel 2004, il censimento della popolazione che abita a Dédomé (effettuato da un gruppo di abitanti del villaggio), evidenzia la presenza di 1’253 abitanti, di etnie Akposso (indigeni), e straniere: Ewés, Kabyès, Mobas. Si tratta di una popolazione giovane: le persone con meno di 20 anni rappresentano infatti il 50.9% della popolazione totale ( il 14.3% ha meno di 4 anni), mentre le persone con più di 60 anni rappresentano l’8.4%. La fascia d’età tra i 20 e i 59 anni corrisponde al 40.7 % della popolazione totale.

La situazione sanitaria Attualmente è molto difficile ottenere dei dati a livello nazionale sulla situazione sanitaria del villaggio. Le informazioni raccolte in loco ci permettono di segnalare che le malattie più frequenti che si riscontrano nel villaggio sono:  Da 0 a 5 anni: la tubercolosi, la difterite, la pertosse, la poliomielite, il tetano, il morbillo, la malaria,la febbre tifoide, le ernie ombelicali e scrotali.  Nei giovani: oltre alle malattie sopraccitate, la SIDA, le malattie veneree, le infezioni dovute principalmente a parassiti, le epatiti.  Negli adulti e negli anziani: le pneumopatie, l’ipertensione, i problemi legati alla cataratta e altre patologie oftalmiche, le ulcere gastro duodenali, i reumatismi, le patologie dell’apparato locomotore (lussazione dell’anca,…) 25


Le principali cause di queste patologie sono da ricercare in un’insufficiente igiene, nella mancanza d’informazione e di conseguenza di prevenzione (malaria, infezioni…), nella malnutrizione con relativa carenza vitaminica, nell’importante lavoro nei campi che non lascia tempo per curarsi e che sfinisce le persone, nell’assenza di toilettes pubbliche con conseguenti problemi igienici, nello spazio esiguo a disposizione delle famiglie che vivono spesso in un solo locale con evidenti problemi di promiscuità . Alcuni dati relativi ai decessi avvenuti tra gennaio ed agosto del 2004 :  Partorienti : 5 su 176 sono decedute (2.84%)  Bambini da 0 a 11 mesi: 13 decessi su 40 bambini (32.5%)  Bambini da 12 a 23 mesi: 6 decessi su 40 bambini (15%)  Bambini da 24 a 35 mesi: 2 decessi su 26 bambini (7.69%)  Bambini da 36 a 48 mesi: 2 decessi su 63 bambini (3.17%) I decessi sono da imputare prevalentemente a problemi infettivi, alla malaria, a carenze igieniche ed alimentari. L’alimentazione tipo di una famiglia si basa sul mais, che è consumato tutto l’anno. L’alimentazione è poco variata: solo raramente sulla tavola compaiono la manioca, i fagioli, il fonio e il riso è riservato per le occasioni di festa.

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La situazione educativa Attualmente i bambini di Dédomé possono frequentare scuole elementari nel villaggio. La scuola è religiosa e i maestri sono dei volontari che ricevono uno stipendio mensile pari a 18.- Sfr. (7000 FCFA). Per frequentare la scuola media i giovani si recano prevalentemente ad Amlamé, che dista 10 Km dal villaggio (percorsi a piedi dalla maggior parte dei ragazzi che non possiedono una bicicletta). Il liceo e alcune formazioni professionali si situano ad Atakpamé (20 Km di distanza), mentre per la maggioranza degli apprendistati i giovani devono spostarsi fino a Lomé, con importanti incidenze finanziarie sulle famiglie. Le famiglie, per i figli che frequentano la scuola elementare e media devono acquistare la divisa (spese tra i 5'000 e i 7'000 FCFA pari a 13.- /18.- Sfr) e il materiale scolastico ( le spese variano tra i 15.- e i 20.- Sfr.). Per gli apprendisti le famiglie devono provvedere alla tassa per l’inizio e la fine dell’apprendistato oltre che alle spese per il vitto e l’alloggio. Per una popolazione contadina, dove spesso una famiglia riesce a produrre il necessario per la sussistenza, ma non ad ottenere benefici pecuniari, queste spese sono spesso insostenibili, ciò che ha come conseguenza la non scolarizzazione di alcuni giovani e giovani adulti.

La situazione socioeconomica del villaggio Dédomé è un villaggio agricolo che basa la sua attività sugli usi e costumi locali. I contadini organizzano il loro lavoro con attrezzi rudimentali che riducono la possibilità di coltivazione dei campi. Sullo stesso terreno 27


si praticano contemporaneamente diverse culture, ciò che provoca un impoverimento del suolo (l’utilizzo di concimi chimici è molto ridotto a causa del costo elevato). In generale gli agricoltori praticano due tipi di cultura: prevalentemente la cultura di sussistenza: mais, miglio, fonio, riso, la manioca, l’igname, la patata dolce e, attualmente poco sviluppata, la cultura per il commercio: palma da olio, cotone, caffè, cacao. Alcuni contadini allevano capre e pecore, ma in modo molto tradizionale con il risultato che speso gli animali non producono latte e carne come auspicato. Alfine di migliorare la situazione attuale (aumentare il raccolto e introdurre nuovi sistemi di gestione dei greggi), diversi contadini si sono riuniti in una decina di cooperative che si occupano della coltivazione del riso, dell’allevamento di maiali, capre, pecore, pollame, caffè, cacao.

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Progetti in corso: a. Le adozioni a distanza L’ adozione a distanza di un bambino è molto più di un semplice aiuto economico, poiché stabilisce un vincolo di solidarietà, di comprensione e di affetto reciproco tra popolazioni diverse. E’ un segno concreto dell’unione dei popoli di cui oggi si vede chiaramente la necessità. L’adozione fornisce uno strumento fondamentale a questi bambini: l’istruzione. Per dar loro la speranza di un presente e di un futuro migliore basta davvero poco: con un franco al giorno (due per gli studenti liceali) si può assicurare loro beni di prima necessità (vitto e alloggio), educazione scolastica,cure mediche, occasioni di gioco con altri bambini e tanto altro ancora, secondo i singoli progetti educativi. Tenete presente che:  adottare a distanza un bambino non ha alcun vincolo legale è solo un atto di amore: possono farlo perciò persone singole, gruppi, scolaresche ecc…  adottare un bambino a distanza costa in media dai 360.agli 840.- fr annuali che si possono pagare a rate secondo diverse modalità ;  l’importo del sostegno a distanza, dal 2005, sarà deducibile dalle imposte. La nostra Associazione promuove questo progetto dall’autunno del 2001 e proprio quest’anno abbiamo la gioia di vedere realizzato il sogno di 9 apprendisti, che hanno concluso il loro tirocinio. Per permettere loro di avviare un futuro praticando la loro professione, chiediamo alle famiglie che generosamente li hanno fin qui sostenuti, di versare la quota ancora per un anno. Il denaro servirà a comperare gli attrezzi di lavoro e al sostentamento in questi primi mesi di attività. La creazione di una cassa comune, come spiegato nel corso dell’ultima assemblea (e come scrive don Giuliano nelle pagine seguenti) permette di offrire tutto il necessario ai ragazzi adottati e di aiutarne altri nella loro scolarizzazione, nello spirito di solidarietà proprio delle popolazioni africane e in sintonia con gli scopi dell’associazione. 29


In questi ultimi mesi non abbiamo più dato in adozione altri bambini, ma siamo speranzosi che altre richieste non tarderanno ad arrivare, perché il cuore della nostra gente non è sordo al bisogno dei nostri fratelli. L’avvicinarsi del Natale vuole essere un motivo in più per considerare la possibilità di una festa diversa, che non sia un accumularsi di averi, ma un rivolgere il pensiero a coloro che, per motivi di forza maggiore, la vivranno come un qualsiasi giorno dell’anno. Grazie!!! Un caloroso ringraziamento va a tutti coloro che anche quest’anno hanno dato il loro sostegno con uno o più padrinati. I ragazzi sono orgogliosi di poter andare a scuola e sono stimolati a dare il meglio per fare una bella figura davanti ai padrini. Alcune persone sono andate quest’estate in Togo con Don Franck e hanno potuto abbracciare i loro bambini e vivere l’emozione del calore con cui vengono ricambiati per l’aiuto ricevuto. Grazie di cuore! A voi tutti auguriamo un Natale di pace e serenità e un Anno Nuovo di salute e prosperità. Annamaria Prati Signore, Signori, Cari amici e gentilissime famiglie adottive, alle soglie di un nuovo anno scolastico colgo l’occasione per darvi le notizie di casa nostra. Mi faccio la voce di tutti i ragazzi adottati e delle loro rispettive famiglie per dire a ciascuno di voi un sincero grazie dal profondo del nostro cuore. Per quello che fate già, diciamo GRAZIE ; per quello che farete ancora vi diciamo cento volte GRAZIE. Ringraziamo il Signore per il dono della sua benevolenza. Vorrei parlarvi dei risultati dei nostri ragazzi. Questa volta i risultati di fine anno sono stati eccezionali. Per la licenza elementare tutti i ragazzi della nostra scuola hanno superato gli esami statali con ottimi voti, abbiamo avuto quindi il 100% di riuscita. Per il resto dei risultati siamo arrivati all’ 80%. Tutto ciò è dovuto al fatto che i ragazzi hanno la luce elettrica per studiare e poi vengono aiutati a 30


trovare da mangiare nei luoghi di scuola. I più grandi studiano fuori casa e vivono affittando una stanza che dividono con altri loro compagni di scuola. Per la scuola e l’apprendistato, seguo personalmente ogni ragazzo adottato; vado spesso a visitarli dove vivono per seguire un po’ le loro attività. Quest’anno nove dei nostri ragazzi hanno finito l’apprendistato e stiamo cercando di vedere con voi come aiutarli per inserirsi nel mondo del lavoro esercitando la loro professione. Già da maggio una parrucchiera ha potuto aprire un salone grazie all’aiuto della famiglia che la sosteneva e ha cominciato a guadagnarsi la vita. Entro giugno del 2005 diversi finiranno il loro apprendistato: questo perché non tutti hanno iniziato l’apprendistato lo stesso giorno, e le condizioni sono diverse in funzione del padrone e del tipo di mestiere. Abbiate ancora un po’di pazienza e vi darò le notizie individuali su ogni caso particolare. La durata dell’apprendistato varia da tre a quattro anni e chi finisce deve aiutare gratuitamente il padrone per altri sei mesi come momento di ringraziamento, ciò che prolunga il periodo in cui il giovane non guadagna. I ragazzi adottati sono circa 115 ma noi veniamo incontro ad altri ragazzi bisognosi. Il poco che c’è, noi lo mettiamo a disposizione di tutti per vivere la solidarietà tra I poveri. In Africa, i poveri sono molti ma non possiamo accontentare tutti. Quello che si può fare, lo facciamo con cuore. Grazie per questo vostro impegno, grazie per la gioia che avete dentro di voi di venire incontro ai ragazzi più disagiati. Vi annuncio che dal 14 settembre 2004, lo Stato Togolese ha firmato il decreto di riconoscenza ufficiale della nostra associazione. Siamo adesso coperti al 100% e non ci sono dubbi sul nostro modo di procedere. Abbiate fiducia e la collaborazione andrà avanti. Sono molto impegnato come parroco di 24 villaggi, ma mi do da fare per servire I ragazzi adottati perché tengo molto alla loro promozione. Vi ringrazio per la vostra generosità senza frontiera. Auguro ad ogni famiglia ogni bene nel Signore. Don GIULIANO WOKOUNOU Coordinatore locale 31


b. Il centro medico sociale (dispensario) Come presentato nelle pagine precedenti, il dispensario, o meglio, il centro medico sociale è una realtà che ha però bisogno ancora del nostro sostegno per poter operare in modo efficace. Lo scopo è che a medio termine, entro cinque anni, il centro possa auto finanziarsi. Le informazioni assunte in loco presso i responsabili sanitari e politici, hanno evidenziato che è importante che il dispensario possa restare indipendente: un finanziamento totale da parte dello Stato significherebbe la perdita dell’autonomia di gestione e l’utilizzo, da parte dell’ente pubblico, di tutti i fondi provenienti dalla Svizzera. Il budget annuo previsto per i prossimi cinque anni si situa intorno ai 10'000 Sfr. annui, così ripartiti: Personale  Supervisione del medico, due giorni / mese 125.- Sfr. / mese  Infermiere responsabile del centro 150.- Sfr. / mese  Levatrice diplomata 125.- Sfr. / mese  Levatrice tradizionale 75.- Sfr. / mese  Responsabile della farmacia 75.- Sfr. / mese  Cassiera 50.- Sfr. / mese  Laboratorista (saltuario) 25.- Sfr. / mese  Custode del centro 25.- Sfr. / mese  Responsabile della pulizia 25.- Sfr. / mese  Indennità personale (previste dallo Stato) 70 .- Sfr. / mese Manutenzione stabile e materiale  Spese varie di manutenzione 35.- Sfr. / mese  Farmaci 50.- Sfr. / mese Imprevisti  Spese varie 25.- Sfr / mese Delle trattative sono in corso per ottenere che lo Stato assuma gli oneri relativi alla levatrice diplomata. La rigorosa gestione delle consultazioni, della farmacia e degli esami diagnostici dovranno permettere di ottenere dei profitti che serviranno gradualmente a rinnovare lo stock di medicamenti e a versare il salario al personale. 32


Le attività del centro medico sociale hanno lo scopo di promuovere la salute della popolazione e mirano pure alla responsabilizzazione della stessa. È per questo motivo che le consultazioni non sono gratuite (ogni consultazione con l’infermiere o la levatrice costa 0.50 Sfr.-) e che i medicinali sono venduti, ma a un prezzo inferiore a quello praticato nelle farmacie delle città. Un comitato di gestione, costituito da sette membri scelti dalla popolazione di Dédomé, tra i quali don Giuliano (nostro punto di riferimento in loco, che molti hanno conosciuto), il medico e l’infermiere responsabili del centro, ha il compito di vegliare sull’andamento del dispensario e di promuovere la sua attività in risposta ai bisogni della gente della regione. Marina Santini

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c. I progetti agricoli Come avete potuto leggere nelle pagine precedenti, Dédomé è un villaggio agricolo. L’aiuto che abbiamo fornito vostro sostegno ha permesso alle diverse cooperative di effettuare dei raccolti consistenti (dei quali abbiamo potuto beneficiare durante il nostro soggiorno) e di rimborsare interamente i prestiti ricevuti lo scorso anno. alla popolazione tramite il Questo modo di procedere, concordato con la popolazione e gestito dal “comité villageois” responsabile del progetto, ha consentito l’acquisto di altre sementi per le culture di quest’anno con lo scopo di dare la possibilità ad un numero sempre maggiore di famiglie di poter godere dei frutti della terra. L’annuncio alla popolazione dell’arrivo di un trattore entro la fine dell’anno, ha suscitato una grande gioia. Questo mezzo permetterà infatti di aumentare la superficie coltivabile e di differenziare maggiormente il tipo di culture.

Un desiderio particolare espresso dagli abitanti di Dédomé è quello di poter iniziare una piantagione di palme. Una pianta, la palma , che viene “sfruttata” in tutte le sue componenti per produrre olio, liquore, materiale da bruciare per produrre calore, … Un progetto che speriamo di poter sostenere grazie ai vostri contributi, insieme a quello del potenziamento dell’allevamento comunitario di caprette, sotto la guida di un veterinario locale.

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Don Franck

d. L’acquedotto Gli abitanti di Dédomé hanno accolto con grande gioia l’arrivo dell’acqua al villaggio. Bene indispensabile soprattutto per promuovere l’igiene e permettere il buon funzionamento del centro medico sociale, è un dono che vorremmo poter offrire anche agli abitanti di Koutoukpa, paese distante circa 2 km. Per far questo dobbiamo ancora acquistare i tubi che permettano di collegare i due villaggi, con una spesa complessiva preventivata a circa Sfr. 15'000.-

Anche per l’ampliamento di questo progetto , la popolazione avrà un importante ruolo: a turni, in gruppi, gratuitamente parteciperanno ai lavori di scavo e alla posa dei tubi. Ogni famiglia verserà pure un minimo contributo finanziario per garantire un fondo alfine di poter far fronte alle spese di manutenzione dell’impianto.

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Don Franck

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DEDOME Giornalino N 3 dicembre 2004 by Associazione DEDOME - Amici di don Franck - Issuu