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DEDOME Giornalino N 27 dicembre 2016

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Associazione “Dédomé” amici di don Franck hanno diritto alle cure, ma non tutto deve essere dato gratuitamente. In casi particolari, di emergenza vitale o di grave disagio economico, il direttore dell’ospedale e il dr. Martinoni valutano la possibilità di un sostegno economico mirato. Tutto questo è possibile anche grazie alla generosità di persone che, recandosi in Togo per un breve soggiorno, raccolgono

Associazione “DEDOME “ Amici di don Franck Riconosciuta di pubblica utilità, membro FOSIT, riconosciuta quale ONG in Togo

IL GIORNALINO Numero 27 materiale sanitario e medicinali che possono essere utilizzati nelle situazioni di precarietà. È quanto è stato fatto quest’anno da Nadia, la mamma di Lisa e dalla sua amica Daniela. Nadia Grandi, del Gruppo Jeans di Muralto, era già stata in Togo nel 2013 ed ha approfittato dello stage di sua figlia Lisa per tornare a Dédomé e scoprirne i cambiamenti avvenuti in tre anni. Daniela, la sua amica d’infanzia, ha scoperto per la prima volta un paese dove la mentalità dei bianchi, degli “yowo” si confronta con quella degli Africani, suscitando interrogativi, dubbi, provocazioni, riflessioni…. Grazie alla loro generosità e alla generosità dei loro conoscenti e amici, hanno portato in Togo moltissimo materiale che permetterà di continuare all’ospedale di incontrare le popolazioni rurali e di curare chi vive l’estrema povertà. A loro va il nostro sincero grazie e la gratitudine del dottor Martinoni e dei molti malati che incontrerà. Marina 24

Dicembre 2016

Presidente:

Don Franck Koffi Essih Via Chiesa 2 6987 Caslano Segretariato: c/o Marina Santini Via ai Platani 6 CH - 6943 Vezia CCP 65 - 750182-5 IBAN: CH71 0900 0000 6575 0182 5 BIC: POFICHBEXXX www.dedome.org 1


Associazione “Dédomé” amici di don Franck

Indice

Associazione “Dédomé” amici di don Franck

6. L’ospedale incontra le popolazioni rurali

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Grazie di cuore!

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1. Prime luci di un risveglio economico

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2. Un ponte con il Togo

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3. Cara Africa….

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4. Stage all’ospedale San Gottardo di Dédomé

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5. Tsevi, un nuovo muratore a Dédomé

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6. L’ospedale incontra le popolazioni rurali

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Gli abitanti dei villaggi, spesso non hanno i mezzi per recarsi in un centro sanitario e non hanno accesso ai medicamenti. Avvicinarsi alle popolazioni rurali è una delle missioni dell’ospedale di Dédomé, il cui personale organizza regolarmente delle consul-

tazioni esterne. L’impressione è che questa modalità di funzionamento sia ora molto ben rodata: ognuno conosce i suoi

compiti e tutti si aiutano affinché il maggior numero di malati possa essere consultato in funzione delle sue patologie in medicina, chirurgia, maternità e ginecologia. La farmacia diventa ambulante, e il suo responsabile la organizza in brevissimo tempo…. Le persone, avvisate dal capo villaggio, accorrono: sanno che la consultazione è gratuita ma che devono pagare i medicamenti e gli eventuali esami specifici, quindi arrivano con i loro risparmi. Una procedura, questa , che permette di responsabilizzare i malati: tutti 2

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nerli. Purtroppo non è facile ottenere regolarmente informazioni sull’andamento in Togo della scolarizzazione e della formazione di tutti i bambini e i giovani che attraverso una cassa comune sono aiutati per l’acquisto del materiale scolastico, per il pagamento delle tasse d’iscrizione e per le visite mediche preventive oltre che per aspetti puntuali in caso di bisogno. Sappiamo che questo è un aspetto che talvolta spinge le famiglia a non più impegnarsi per questo progetto, ma la storia di Tsevi, che è la storia di molti altri apprendisti, studenti, giovani, è una storia che testimonia quanto questo progetto, anche nell’anonimato, porti molti frutti che durano negli anni. Un giovane che può esercitare una professione e che a sua volta può formare altri giovani, è una persona che partecipa attivamente al processo di sviluppo e porta il suo contributo alla lotta contro la povertà.

In questa logica si inserisce anche il progetto della scuola professionale. Un progetto, come il comitato ha già avuto modo di sottolineare, che tocca meno il “cuore” e più “la mente, la razionalità”; razionalità non si tratta di un progetto che risponde a bisogni vitali immediati, ma che cerca di dare i mezzi per permettere ai giovani di acquisire gli strumenti per guadagnarsi degnamente da vivere, dando loro delle prospettive a medio e lungo termine. Un progetto per il quale, non lo nascondo, facciamo più fatica a raccogliere fondi, ma al quale personalmente credo molto e sono sicura che con il sostegno di molti amici i primi corsi potranno cominciare presto... Marina 22

Carissimi amici e sostenitori della nostra associazione, ancora una volta è Natale, ancora una volta Dio si fa uomo nel Bambino di Betlemme che nella sua povertà ama e salva tutta l’umanità. Dio è presente in ogni persona; quando ci aiutate sostenendo i nostri progetti, è Gesù stesso che aiutate e servite. “Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.” (Mt, 25, 34-41).

Non ci sono parole per esprimere la nostra riconoscenza e, soprattutto la gratitudine delle tante persone che in Togo beneficiano della vostra generosità, allora, vi chiedo di accettare il semplice GRAZIE che nasce dal profondo del cuore! Come potete leggere nelle pagine successive, i progetti sono ben 3


Associazione “Dédomé” amici di don Franck avviati, ma non sono mancate, in questi ultimi mesi, alcune “sorprese” che ci hanno un pochino scombussolato, nel bene e...nel male... L’apparecchio di radiologia dell’ospedale si è rotto dopo aver servito in Ticino e ancora dodici anni in Togo, ciò che ci ha obbligati ad acquistarne uno nuovo con una spesa non preventivata di CHF 45’000.Il progetto dell’allevamento di galline, iniziato a Lomé, ha cominciato a produrre le uova con un mese di anticipo rispetto a quanto previsto, ma la presenza della febbre aviaria ci ha obbligato a vaccinare tre volte gli animali, così come richiesto dalle direttive veterinarie locali. Questo imprevisto, oltre al raddoppio del costo del sacco di mais a causa della siccità, fa sì che abbiamo bisogno di CHF 20’000.– per rimborsare gli inve-

Associazione “Dédomé” amici di don Franck La consegna del diplo-

ma ha coronato gli anni di lavoro ed è stata ricca di emozioni. Come sempre accade nel villaggio, una simile cerimonia, prevista per una ventina di persone, si è trasformata in festa generale…. Canti, balli, giochi, si sono susseguiti tutto il pomeriggio condividendo la gioia di Tsevi e dimostrando riconoscenza per chi l’ha aiutato a raggiungere questo traguardo. I padrinati a distanza rappresentano un impegno per le famiglie che decidono di soste-

stimenti iniziali e permettere al pollaio OBED EDOM, CASA DI BENEDIZOONE, di portare molti frutti…..o o meglio molte uova e relativi introiti…. Il sostegno alla formazione dei giovani ha permesso a Tsevi Gbenonsi di festeggiare al villaggio la fine del suo apprendistato di muratore che attualmente lavora con impegno sul cantiere della scuola professionale. Il lavoro non manca, ma i frutti dell’impegno comune si vedono….. A tutti un caloroso GRAZIE per il prezioso sostegno e auguri per un Sereno Natale e un Felice Anno Nuovo. Don Franck 4

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emozione alla festa di liberazione di Tsevi. In Togo, l’apprendista che termina la sua formazione, lavora ancora almeno un anno, gratuitamente per il suo datore di lavoro. In questo periodo, il giovane si dà da fare per guadagnare almeno una parte della somma necessaria all’acquisto dei “ferri del mestiere” che gli saranno ufficialmente consegnati nel corso di una cerimonia pubblica. Considerati gli sforzi che questi giovani sostengono, la nostra associazione li aiuta per l’acquisto dei diversi attrezzi.

All’invocazione e alla preghiera agli antenati, ha fatto seguito la benedizio-

ne degli attrezzi da parte di don Franck. Il formatore di Tsevi, ha poi tracciato il suo percorso professionale e ha tessuto le lodi di un giovane che non si è mai tirato indietro, che è sempre stato disponibile, che si è sempre impegnato per raggiungere l’obiettivo.

1. Prime luci di un risveglio economico Il mio quarto viaggio in Togo è iniziato con un imprevisto: lo sciopero del personale di volo di Air France. Ma ci voleva ben altro per frenare l’entusiasmo anche perché i compagni di viaggio, Nadia (17) e Mara (20) alla loro prima esperienza in Africa, fremevano dalla voglia di visitare quella terrà fisicamente così vicina, ma dalle tradizioni così lontane. Il primo impatto, per chi come me è già stato a Lomé, è di stupore: si atterra in un nuovo aeroporto, più grande e molto più funzionale del precedente.

Poi girando per la città, ci si accorge che il traffico è sempre caotico, specie per il brulicare di mototaxi, ma in parte si snoda su arterie stradali nuove. Anche il porto, principale fonte economica del paese, è stato ammodernato e potenziato. Nascono o si trasformano interi quartieri, con importanti investimenti pubblici e privati. Lomé conta ormai 1,5 mio di abitanti (su 7 mio per l’intero Togo). Il mio compito principale quest’anno anno è quello di verificare l’andamento dei diversi progetti e l’organizzazione organizzazione sul posto. Si tratta allora di discutere con le diverse istanze locali e nazionali, contribuire a trovare soluzioni per problemi contingenti che frenano un progetto e, non da ultimo, verificare la tenuta di una contabilità e l’uso oculato e finalizzato delle risorse finanziarie messe a disposizione con sacrificio dai donatori.

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Il primo progetto da visitare è a Lomé: un pollaio con 2'200 galline ovaiole e 600 polli. L’obiettivo del progetto è di integrare l’alimentazione locale con un maggior apporto di proteine (uova e/o polli). Il progetto è molto ben gestito e arriverà presto a maturazione, nel senso che diventerà autonomo, garantirà

l’autofinanziamento e genererà delle risorse da poter investire in altri progetti locali.

Saliamo poi verso la regione degli Altipiani, a Dédomé. La strada principale, quella che collega il porto di Lomé con il Burkina, il Niger e altri paesi del centro Africa è in buona

5. Tsevi, un nuovo muratore a Dédomé La storia di Tsevi, è una storia che grazie a diverse forme di solidarietà oggi porta il sorriso e la speranza di un futuro sereno. Nato in una famiglia con pochi mezzi finanziari, Tsevi e suo fratello Atsou, vengono accolti dallo zio di don Franck, ll’Oncle Igna-

ce, che li cresce come figli suoi. I due giovani sono molto riconoscenti per il dono della nuova casa e per l’affetto affetto che ricevono e ricambiano in mille modi. Coscienti che devono costruire il loro futuro, intraprendono un apprendistato: Tsevi come

muratore e Atsou quale meccanico, grazie anche al sostegno della nostra associazione tramite il progetto dei padrinati a distanza. Lo scorso mese di agosto, abbiamo partecipato con gioia ed

parte stata rinnovata e allargata e su diversi chilometri vi sono ancora dei cantieri. L’intervento, intervento, soprattutto in termini di capitali, da parte della Cina è visibile. 6

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Certo, l’idea che l’Europa sia l’Eldorado dove tutti sono felici, tutti sono ricchi e tutto è facile è molto, troppo presente. Quello che però non sanno è che malgrado sia vero che qui abbiamo tutto, purtroppo non sappiamo più accontentarci mentre loro sono grati anche del poco che hanno. Un bambino che gioisce per aver ricevuto in dono un palloncino o una caramella…… è davvero impagabile.

Anche altre arterie stradali, fra le quali la strada che da Atakpamé passa per Dédomé sono in fase di rifacimento. Questo è un elemento sicuramente positivo poiché le pessime condizioni della strada dall’alluvione del 2008 hanno condizionato anche l’attività del nostro e di altri ospedali. Per quanto riguarda l’ospedale, un problema importante è stata la rottura dell’apparecchio di radiologia. In considerazione della difficoltà di reperire pezzi di ricambio e personale qualificato per effettuare la riparazione, il reparto di radiologia è rimasto chiuso, obbligando anche altri servizi a lavorare ad un regime inferiore alle loro possibilità. Verificata la situazione, la simultanea presenza sul posto di tre membri di comitato, hanno consentito di decidere per l’acquisto di un nuovo apparecchio, per un costo di CHF 45'000 non previsto a preventivo, apparecchio che all’iè stato messo in funzione all i-

Quando dicevo ad amici e parenti che sarei partita per due mesi a lavorare in un ospedale in Togo mi guardavano con ammirazione per la buona opera che stavo facendo e probabilmente anche io pensavo di andare ad aiutare tutte quelle povere persone e perché no, insegnar loro qualcosa. Ma una volta tornata mi sono resa conto che sono decisamente loro ad aver insegnato qualcosa a me! Lisa

nizio dell’autunno, autunno, in tempo per la regolare campagna sanitaria di interventi mirati nei villaggi della regione. La competenza e la costante collaborazione con il Direttore esecutivo e il Dr. Giacomo Martinoni presenti sul posto, hanno permesso di trovare soluzioni efficaci ai problemi che quotidianamente si possono presentare. . Una di queste è la carenza di medici e chirurghi, disposti ad esercitare in villaggi e regioni discosti dalla capitale. Sul fronte organizzativo e amministrativo, le proposte di miglioramento formulate nel precedente viaggio sono state attuate. 18

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L’altro grande progetto che l’Associazione ha deciso di realizzare con il sostegno del Governo e le autorità della regione è la scuola professionale. L’obiettivo è quello di fornire ai giovani di ambo i sessi, delle opportunità di lavoro in settori che presentano delle possibilità di sviluppo all’interno del Paese (meccanica, elettrotecnica, sartoria, costruzioni). In questo modo si dà loro una speranze per il futuro, fornendo delle alternative all’emigrazione, spesso vista come unico mezzo per sfuggire alla miseria. L’edificio principale a due piani della scuola è ben visibile dalla strada di collegamento. Gli spazi per gli atelier di formazione, così come una prima serie di aule e uffici amministrativi sono pronti. Una parte delle apparecchiature è già stata installata e ora si tratta di completare l’infrastruttura e di costruire uno stabile con altre aule e lo stabile per la mensa e l’alloggio per docenti e allievi, considerando che la scuola ha una valenza regionale e che il ritorno quotidiano al proprio domicilio non è sostenibile. Si è valutata anche la possibilità di alloggiare gli studenti presso le famiglie del luogo, ma le abitazioni si compongono spesso di una o due stanze e questa soluzione appare al momento impraticabile. Con il ritorno nella regione di alcuni nuclei famigliari, precedentemente emigrati verso la capitale, forse sarà possibile trovare delle sistemazioni anche di questo tipo.

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della gravità delle loro condizioni. La settimana ad Atakpamé, anche se molto interessante, è stata difficile dal punto di vista umano perché non era raro incontrare pazienti che non avevano più soldi per pagare le cure, e senza quest’ultime le possibilità di sopravvivenza erano davvero scarse. Come probabilmente molti di voi, anche io avevo letto diverse testiall’ospedale di monianze di studenti che prima di me si erano recati all Dédomé, dunque ero partita con un un’idea abbastanza precisa di cosa potevo aspettarmi. Sul fatto che i togolesi siano un popolo particolarmente accogliente non avevo alcun dubbio, me ne ero già resa conto nel 2012. E non mi sono neanche stupita nel vedere

i bambini che contavano ogni mio singolo neo (e ne ho tanti!) e toccavano ogni singolo capello (e ne ho tantissimi!). Grazie a qualche corso di antropologia poi, mi aspettavo un’interpreinterpretazione della salute e della malattia molto differente dalla nostra; ad esempio se una persona si ammala è perché Dio ha voluto così mentre se guarisce beh, è grazie a Dio (questo non esclude un’estrema riconoscenza verso l’équipe curante)! Vi chiederete a questo punto cosa mi abbia impressionata! Quello che mi ha davvero stupita è che le persone in Togo sono felici! Spesso si vedono foto di persone africane tristi, di bambini che piangono ma la realtà è che spesso sono più felici di noi! 17


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4. Stage all’ospedale San Gottardo di Dédomé Mi presento: mi chiamo Lisa e attualmente frequento la Haute École de la Santé di Friborgo, formazione che mi permetterà di diventare, al termine di quest’anno scolastico, infermiera. La nostra scuola permette agli studenti del secondo anno di svolgere uno stage di due mesi all’estero. Quindi, quando è arrivato il mio turno, non ho avuto dubbi sulla scelta: sarei tornata in Togo. Si, dico tornata perché in Togo ci ero già stata a fine 2012 con un gruppo organizzato da Don Franck ma essendoci rimasta solamente due settimane non era stato possibile conoscere più di quel tanto la cultura locale, così differente dalla nostra ma così affascinante! E così, a inizio giugno 2016, sono partita per la terra africana, accompagnata da un mio compagno di studi.

All’ospedale abbiamo potuto lavorare nei diversi servizi di maternità/ ginecologia, medicina e chirurgia. Complice il fatto che la radiologia fosse fuori uso e che il medico che si occupava delle ecografie fosse malato, “purtroppo” l’affluenza all’ospedale era molto limitata. Abbiamo comunque potuto vedere delle patologie molto interessanti che non si vedono di frequente da noi, come per esempio delle ferite molto profonde partite magari da una puntura di insetto ma, essendo poi state trascurate o curate con la medicina tradizionale (per esempio mettendo sulla ferita aperta un impacco di erbe e terra), sono poi degenerate. Verso metà stage siamo stati trasferiti per una settimana all’ospedale di Atakpamé. Essendo questo l’ol spedale di riferimento per la regione degli altopiani la situazione era ben diversa. L’ospedale era frequentato da moltissimi pazienti, alcuni con patologie gravi che erano stati inviati dai piccoli ospedali o dispensari della regione che non potevano occuparsi di loro a causa 16

L’impostazione della formazione, ricalca quella del modello svizzero degli apprendisti, con un periodo di formazione a scuola e uno presso gli artigiani e le aziende. Molto importanti sono stati gli incontri con il Ministro del

lavoro e con il Ministro della Formazione professionale. Da questi è emersa chiaramente la consapevolezza che la formazione è il motore per lo sviluppo sociale ed economico del Paese. La formazione che si intende dare alle nuove generazioni dovrà avvalersi degli stessi sistemi e ausili che usano i nostri ragazzi (programmi computerizzati, CAD, apparecchiature numeriche ecc.), questo per riuscire a compensare il divario, piuttosto che reiterarlo, inviando in questi paesi macchine e attrezzature ormai da noi desuete. Compito dell’Istituzione pubblica sarà quello di reclutare e stipendiare gli insegnati adeguatamente formati, oltre a finanziare, con il ristorno dell’IVA, una parte dei costi dell’infrastruttura. Con il sostegno dei nostri donatori speriamo di riuscire ad iniziare i primi corsi nell’anno scolastico 2017/18. Il viaggio è stato intenso, ricco di stimoli e sensazioni positive, questo anche grazie a Nadia e Mara, che con la loro allegria, il loro stupore e la totale assenza di pregiudizi, hanno allietato le giornate e favorito un contatto diretto con tutta la popolazione e in particolar modo con i bambini. Giuseppe Gallucci, membro di Comitato

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2. Un ponte con il Togo Il Togo. Cosa dire di questo piccolo paese, sconosciuto per noi occidentali e che invece mi ha accolto così bene per due settimane la scorsa estate? Quando, arrivati all’aeroporto di Milano, ho incontrato per la prima volta Padre Franck con due grandi sacchi di candele e di cioccolato che non poteva mettere in valigia e che ci chiedeva di dividere nelle nostre, ho capito subito che sarebbe stato un viaggio fuori dal comune… Atterrati a Lomé, la mia prima impressione è stata quella di dover pazientare nella fila degli “stranieri” e di sentirmi effettivamente tale. Ma è una cosa alla quale ci si abitua velocemente, specialmente con tutti i bambini che gridano “yowo!”, che significa “bianco “in Ewé. Il primo scorcio sul Togo l’ho avuto attraversando in auto il quartiere di “Bé” per raggiungere la casa delle suore di St. Augustin. Era già scuro, ma… gente dappertutto, rumore, voci, auto, odori,...L’Africa, Africa, da quel momento è stata, per me, un luogo ricco. Ricco di sensazioni. Il Togo era anche un viaggio in un mondo più semplice, più spontaneo e sincero, meno superficiale. Tutte queste persone che sopravvivono grazie ai lavori agricoli. I bambini che devono aiutare i loro genitori sia nei campi, sia al bordo delle strade per vendere la merce. Gli autocarri sovraccarichi, con le ruote bucate. Le persone che cedono ai loro bisogni fisiologici sul ciglio della strada o le donne con i seni nudi. La cerimonia dell’accoglienza, la messa dove tutti danzano, tutti cantano. I Bambini che ti corrono incontro, ti toccano 10

ed apprezzare le piccole cose che offre la vita, penso che un’esperienza così dovrebbero svolgerla tutti per capire cosa vuol dire veramente VIVERE! Questa esperienza mi ha permesso di conoscere meglio me stessa; i miei lati positivi e pure i miei limiti e sicuramente segnerà la mia vita per sempre. Grazie a tutti coloro che mi hanno concesso di svolgere questo sogno che ho sin da quando son piccola! Vi porterò sempre nel mio cuore! Non scorderò mai i vostri sorrisi e la vostra disponibilità e con tristezza vi saluto sperando di rivedervi presto! Sembra ieri quando sul mio diario di bordo ho scritto la parola “viaggio”, talmente in grande che trasmetteva già la mia gioia nel partire. Ora mi ritrovo a rileggere le mie esperienze e a cercare di trasmettere alle persone che ho intorno ciò che ho imparato. Aiutare gli altri è una bellissima sensazione che mi fa sentire VIVA! Grazie ancora Togo! Fo tuma doo (arrivederci)! Mara

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L’orologio non esiste, il tempo passa ugualmente. Malgrado il programma cambi all’ultimo momento, ci si riesce ad organizzare. Nella nostra cultura questo non è possibile: siamo sempre tutti stressati ed “attaccati” all’orario. Dovremmo tutti imparare a goderci gli attimi senza pensare sempre al futuro. La vita è difficile, ma i Togolesi riescono a renderla apparentemente “semplice” “semplice solamente con il sorriso. Spero tanto che le persone che ho incontrato si ricorderanno di me, perché il loro sguardo è stato tal-

mente penetrante che rimarrà impresso nel mio cuore e nella mia mente per sempre. Grazie a te ho conosciuto PERSONE che mi hanno accettata a braccia aperte per quella che sono, come se facessi parte

della loro famiglia. Persone povere materialmente, ma che danno tutto ciò che posseggono ogni momento della giornata. Togo, in queste due settimane mi hai fatto aprire gli occhi, la mente e il cuore, permettendomi di crescere 14

la pelle, i capelli e poi, due minuti dopo litigano per alcune caramelle. Il caldo, la costante umidità che ti fanno capire che non vincerai mai la natura. I colori, il rosso della terra, il verde della vegetazione coi abbondante e il grigio

del cielo. Le suore che non nascondono il loro malcontento perché non hai mangiato abbastanza, anche se tu non hai più fame. Gli uomini che, in mezzo alla giungla ti annunciano “ io ti sposo”. Il vescovo, Monsignor Célestin che ci regala una faraona perché, non c’è stato il tempo di cuocerla e mangiarla in compagnia. Gli umili abitanti del villaggio che ci regalano un immenso sacco di noccioline per dimostrarci la loro riconoscenza. La pioggia battente. Le persone che non hanno niente, eppure sempre con un sorriso sincero sulle labbra. La povertà e l’infinita speranza. L’accontentarsi del poco e i bisogni così grandi.

Questo soggiorno in Togo mi ha portato molto più di qualunque scuola e mi ha insegnato molto di più di quanto avessi sperato. Rientrata in Svizzera, dove le strade sono così lisce, troppo perfette per essere vere, so che sono cambiata.

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Rifletterò più volte prima di lamentarmi per cose superflue e i miei amici togolesi saranno sempre nei miei pensieri. Il Togo è stato un incontro con l’Africa e la sua gente, che è come noi e con la quale è dunque così importante mantenere un contatto. Il Padre ha permesso di gettare il ponte, ma sta a noi mantenerlo e, se siamo pazienti e perseveranti, tutto è possibile.

Nadia Berlöcher, 17 anni, studentessa, Friborgo

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3. Cara Africa….. Premetto che nessun vocabolo, nessuna parola e nessun immagine riesce a descrivere e riassumere tutte le grandi emozioni che ho potuto provare in queste due settimane in Togo. È difficile descrivere queste intense settimane: ogni giorno ho vissuto situazioni nuove che mi hanno regalato entusiasmi differenti. Cara Africa, in questo breve periodo sei stata per me una grande maestra di vita, una guida che mi hai fatto capire qual è il valore della vita, ma soprattutto mi hai fatto capire cosa vuol dire realmente “felicità”. I sorrisi dei bambini, gli sguardi delle persone, la forza di vivere e di essere felici malgrado le grandi difficoltà li ho trovati solamente soggiornando sulla tua terra. “Il volontariato è una delle azioni più egoiste al mondo; si riceve di più di quello che si da”, questa frase racchiude alla perfezione ciò che ho provato in queste due settimane. Io ho cercato di dare del mio meglio in ogni situazione, malgrado il caldo e la stanchezza, ci ho messo del mio, ma in confronto a tutto quello che ho ricevuto indietro non è stato nulla! Ciò che mi ha colpita maggiormente è la semplicità e la tranquillità che trasmettono i tuoi abitanti, vivono tutti alla giornata, godendosi ogni attimo, senza essere tesi come nella nostra società.

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