
dal XVI al XIX secolo


















(San Pellegrino Terme 1485 ca.Venezia dopo il 1545)
MADONNA CON IL BAMBINO, SAN GIOVANNINO E SANTA ELISABETTA
Tempera su tavola, cm. 37x43. Con cornice
LA CIRCONCISIONE DI GESÙ
Olio su tavola, cm. 91x60

CRISTO CORONATO DI SPINE
Olio su rame, cm. 17x30,5
L’opera è un prodotto tipico del Manierismo toscano di secondo Cinquecento, guardando in primo luogo al raffinato linguaggio pittorico di Giorgio Vasari e Francesco Salviati. Il dipinto è caratterizzata da un marcata tensione dinamica e da una nervosa definizione anatomica che richiama soprattutto i modi di Girolamo Macchietti.
(Pieve di Cadore 1488-1490 - Venezia 1576)
FIGURA FEMMINILE CON CESTO DI FRUTTA E PAGGIO AL SEGUITO
Olio su tela, cm. 98x81,5. Con cornice
Il dipinto trae ispirazione dalla composizione della Salomè con la testa del Battista, capolavoro giovanile di Tiziano Vecellio oggi conservato nella Galleria Doria Pamphilj di Roma. Si segnala la rilevante variazione di registro stilistico operata nel volto della figura femminile, chiaramente derivata da modelli leonardeschi.


RITRATTO DI GIOVANE NOBILDONNA CON ORECCHINI DI RUBINO
Olio su tavola di tiglio, cm. 29x23. Con cornice a tabernacolo
La tavola reca al retro una vecchia iscrizione su una traversa della parchettatura: “ATTRIBUÈ À HANS HOLBEIN”.
L’attribuzione a un Maestro di Bruges attivo nei primi decenni del XVI secolo è stata proposta dal Dr. Peter van den Brink con una comunicazione via email alla proprietà dopo aver visionato un’immagine digitale in alta risoluzione del dipinto.
La tavola presenta diffusi restauri e ritocchi.
Molti dipinti realizzati a Bruges nel XVI secolo sono stati raggruppati attorno alle opere attribuite con sicurezza a maestri quali Isenbrant, Benson o alla famiglia Claeissens. Questa classificazione all’interno di pochi
nuclei di opere appare tuttavia chiaramente sproporzionata rispetto alla quantità di nomi di artisti tramandati dagli archivi di Bruges, se si pensa che nei primi quarant’anni del XVI secolo circa novanta artisti ottennero la qualifica di maestro a Bruges, mentre le opere dello stesso periodo conservate sono associate al massimo a una dozzina di nomi. Il dipinto qui in oggetto, come un gran numero di altri ad esso affini, alla stato delle conoscenze può essere localizzato all’interno della produzione artistica di Bruges sulla base dei suoi caratteri stilistici e delle sue peculiarità iconografiche, senza che però ci si possa spingere oltre nella direzione di un’attribuzione più precisa.
SCENA DI MERCATO
CON VENDITORI DI VOLATILI, UOVA E PANE
Olio su tela, cm. 106x157. Con cornice

(Venezia 1485 - Roma 1547)
COMPIANTO
SUL CRISTO MORTO, XVI - XVII SECOLO
Olio su rame, cm. 18,5x21. Con cornice
Il dipinto trae ispirazione dalla celebre Pietà di Sebastiano del Piombo, oggi conservata al Museo Civico di Viterbo, della quale replica fedelmente la figura del Cristo disteso in primo piano.
PROVENIENZA: Collezione privata, Roma.



(Brescia 1532 - Roma 1592)
SAN FRANCESCO RICEVE LE STIMMATE
Olio su rame, cm. 24,5x19,5. Con cornice
(Urbino 1535 - 1612)
SALVATOR MUNDI, XVII SECOLO
Olio su tela, cm. 69x58. Con cornice
PROVENIENZA: Collezione privata, Roma.
ADORAZIONE DEI MAGI
Olio su rame, cm. 24,5x32,7.
Con cornice
PROVENIENZA:
Collezione privata, Firenze.

(Urbino 1483 - Roma 1520)
LA CACCIATA DI ELIODORO DAL TEMPIO, XVIII SECOLO
Olio su tela, cm. 92x135
L’opera costituisce una copia di bella qualità del celebre affresco di Raffaello opera che da il nome alla seconda delle Stanze Vaticane affrescate dal grande maestro su commissione di Papa Giulio II, subito dopo quella cosiddetta della Segnatura. Come tutte le straordinarie composizioni ideate da Raffaello nelle Stanze anche la Cacciata di Eliodoro dal tempio, grazie al suo ineguagliabile equilibrio fra complessità del soggetto, arditezza dell’invenzione e chiarezza narrativa, riscosse una vastissima e ininterrotta fortuna, perdurante per secoli sino alla stagione neoclassica, della quale l’esemplare qui in oggetto costituisce un’eloquente testimonianza.



(Maubege 1478 - Anversa 1532)
MADONNA CON BAMBINO, XVI - XVII SECOLO
Olio su tavola, cm. 60x46. Con cornice
Il dipinto reca iscrizione illeggibile in basso a destra.
PROVENIENZA: Collezione privata, Roma.
(Verona 1528 - Venezia 1588)
ALLEGORIA DELLA SAPIENZA E DELLA FORZA (LA SCELTA DI ERCOLE), XVII SECOLO
Olio su tela, cm. 48x36,5. Con cornice
Il dipinto è una replica di un’invenzione di Paolo Veronese nota in più versioni autografe, tra cui si segnalano quelle oggi nella Frick Collection di New York e al Museu de Arte di San Paolo del Brasile. Della composizione esistono varie copie coeve o di poco successive, che ne testimoniano la grande fortuna principalmente in ambito veneziano, in primo luogo grazie alla mirabile capacità dell’artista di dare chiara ed efficace forma visiva all’inusuale e complessa iconografia.
SAN GIROLAMO PENITENTE
Olio su rame, cm. 18x14. Con cornice
Collezione privata, Firenze.
(Castelfranco Veneto 1560 - Venezia 1620)
COMPIANTO SUL CRISTO MORTO
Olio su tela, cm. 58x74,5
PROVENIENZA:
Collezione privata, Roma.




(Bassano del Grappa 1510 - 1592)
LAZZARO E IL RICCO EPULONE, PRIMA METÀ XVII SECOLO
Olio su tela, cm. 97x136. Con cornice
PROVENIENZA: Collezione privata, Roma.
PAESAGGIO LACUSTRE CON FIGURE
Olio su tela, cm. 100x158,5. Con cornice
PROVENIENZA: Collezione privata, Roma.


(Anchiano 1452 - Amboise 1519)
SAN GIROLAMO PENITENTE
Olio su rame, cm. 32,5x24. Con cornice antica
Il dipinto reca sigla e data a pennello in basso a destra: “MPIN [XIT] 1616”.
PROVENIENZA:
Collezione privata, Roma.
LA GIOCONDA, XVIII - XIX SECOLO
Olio su tavola, cm. 77x52,5. Con cornice
Il dipinto è una replica fedele dell’opera celeberrima di Leonardo da Vinci conservata al Museo del Louvre a Parigi.
PROVENIENZA:
Collezione privata, Roma.


(Urbino 1535 - 1612)
MADONNA CON BAMBINO, SAN GIUSEPPE, SANTO VESCOVO E ANGELI, XVII SECOLO
Olio su tela, cm. 61,5x48,5. Con cornice
PROVENIENZA: Collezione privata, Roma.
MARTA E MADDALENA
Olio su tela, cm. 107x96,5
PROVENIENZA: Collezione privata, Roma.
NATURA MORTA CON CESTO
DI VIMINI, ORTAGGI E FRUTTI
Olio su tela, cm. 54x67. Con cornice
PROVENIENZA:
Collezione privata, Roma.

TESTA DI UOMO BARBUTO
Olo su tela, cm. 59x48
PROVENIENZA:
Collezione privata, Roma.



(Sassoferrato 1609 - Roma 1685)
VERGINE ORANTE
Olio su tela, cm. 48x39. Con cornice
(Lokeren 1607 - Napoli 1656)
SAN GIROLAMO PENITENTE
Olio su tela, cm. 119x88,5. Con cornice
Si segnala l’analogia della presente tela con l’esemplare della Beaverbrook Art Gallery a Fredericton, già riferito da Nicola Spinosa a Hendrick van Somer (L’opera completa di Ribera, Milano 1978, n. 397, pp. 138-139) ipotizzandone la derivazione da un perduto prototipo autografo di Ribera.
PROVENIENZA: Collezione privata, Italia meridionale.
(Anversa 1610Bruxelles 1690)
PAESAGGIO CON RACCOLTA DEL GRANO E FESTA CONTADINA (ALLEGORIA DELL’ESTATE)
Olio su tela, cm. 62x104. Con cornice

(Bruxelles 1625Bruxelles 1678)
A) INTERNO DI OSTERIA CON OSTESSA E AVVENTORI; B) INTERNO DI OSTERIA CON SUONATORI. COPPIA DI DIPINTI
Olio su tavola, cm. 25x18,3 cad. Con cornice



VANITAS CON TESCHIO, LIBRI E CLESSIDRA
Olio su tela, cm. 50,5x55. Con cornice
Sulla pagina destra del libro aperto in primo piano si legge: “AB VIERO / TRANSLATUM AD / TUMULUM” (Dal ventre materno trasferito alla tomba); sul dorso del libro chiuso sottostante iscrizione “MEMENTO MORI” (Ricordati che devi morire).
(Amersfoort 1600 ca.Sicilia post 1652)
CRISTO DERISO, XVII SECOLO
Olio su tela, cm. 133x183. Con cornice antica
Il dipinto è una replica dell’opera di Gerrit van Honthorst conservata al Los Angeles County Museum of Art.
PROVENIENZA: Collezione privata, Italia meridionale.


A) TARTARUGA; B) RANOCCHIO.
COPPIA DI DIPINTI
Tempera su pergamena applicata su tavola sagomata,
cm. 19,5x10,5 cad. Con cornice
(Cortona 1596 - Roma 1669)
IMMACOLATA CONCEZIONE
Olio su tela, cm. 174,5x109


SAN FRANCESCO IN ESTASI
Olio su tela, cm. 145x99,5. Con cornice
PROVENIENZA:
Collezione privata, Roma.
ADORAZIONE DEI PASTORI
Olio su tela, cm. 98,5x72
CAPRICCIO CON PORTICO, RUDERI E FIGURE
Olio su tela, cm. 93,5x129,5.
Con cornice
PROVENIENZA:
Collezione privata, Roma.

Olio su tela, cm. 100x76



GIUDITTA CON LA TESTA DI OLOFERNE
Olio su tela, cm. 95x74. Con cornice
(Tours 1593 - Parigi 1670)
SAN GREGORIO MAGNO
Olio su tela, cm. 128,5x93,5. Con cornice
Il dipinto è una replica coeva dell’opera di Claude Vignon oggi conservata nella Schorr Collection.

(Haarlem 1647 - Amsterdam 1733)
BATTAGLIA

Olio
PROVENIENZA: Collezione privata, Roma.
(Verona 1518 ca. - 1560)
RITRATTO DI GIROLAMO DELLA TORRE
Olio su tavola di quercia, cm. 23x16,5. Con cornice antica ebanizzata
La tavola reca al retro iscrizione antica: “M.D.L.I. / [...] HIERONYMVS TVRRIANVS / PRAEPOSITVS ECCLESIAE / VERONEN. PRIMVS”. Al centro del tavola monogramma con data: “A. B. 1552” e numero di inventario: “590”.
Formatosi probabilmente a Verona presso lo zio Francesco, che lo nominò suo erede, Antonio Badile ebbe una bottega fiorentissima, dove passarono i migliori artisti scaligeri della generazione successiva: Battista Zelotti, Orlando Flacco, Dario Varotari e soprattutto Paolo Veronese. Un simile parterre di allievi non lascia dubbi sul prestigio e l’autorevolezza raggiunti da Antonio sulla scena artistica veronese. Noto oggi soprattutto sul versante delle pale d’altare, Antonino Badile fu anche un eccellente ritrattista, come la tavola che qui si presenta dimostra chiaramente, anche se oggi si tratta del segmento più scarno e meno indagato del suo catalogo.
Il personaggio effigiato nel nostro dipinto apparteneva ad un’antica e nobile casata, che alla data dell’opera aveva appena ricevuto dal Senato veneziano il titolo di Conti. L’iscrizione sul verso della tavola ci informa del ruolo ecclesiastico di monsignor Girolamo, reggente della prepositura, che il ritratto di Badile immortala all’incirca cinquantenne. Il bel monogramma si richiama esplicitamente a quello di Dürer, alla pittura del quale

BIBLIOGRAFIA:
E. SAFARIK, M.I. SAFARIK, Arte Ricercata. Nuovo capitolo del collezionismo mitteleeuropeo, Hradec Kralové 2016, pp. 19-24.
PROVENIENZA:
Badile si mostra qui particolarmente attento, conferendo al ritratto un’aria singolarmente nordica, introspettiva, severa e minuziosamente realistica.
Collezione Don Alfondo Falcò de Moura y Valcàrcel, Marchese di Castel Rodrigo, Principe Pio di Savoia; per discendenza agli eredi fino al 1998; collezione privata, Roma.

(Sarzana 1589 - Genova 1669)
IL SOGNO DI GIACOBBE
Olio su tela, cm. 99x120. Con cornice antica. Dipinto in prima tela.
Domenico Fiasella, detto il Sarzana, fu tra i protagonisti della pittura ligure nella prima metà del Seicento, introducendovi, tra l’altro, elementi caravaggeschi di prima mano frutto del suo lungo soggiorno romano (dal 1607 a circa il 1616). Oltre a permettergli un’approfondita conoscenza diretta di tutti gli orientamenti della pittura a Roma di quegli anni, la residenza nell’Urbe gli guadagnò l’attenzione di committenti di primissimo piano, in primis il marchese Vincenzo Giustiniani. Questo inedito Sogno di Giacobbe permette di ammirare alcune qualità tipiche di Fiasella: il caldo colorismo, la studiata regia luministica, col sapiente
contrato tra la zona d’ombra occupata dalla figura dormiente sdraiata in primo piano e l’acceso chiarore riservato alla scala con le presenza angeliche sullo sfondo, come pure l’atmosfera di soffuso lirismo, d’accordo col contenuto narrativo dell’episodio biblico. Tra i termini di confronto nel catalogo di Fiasella si possono qui ricordare l’Ebbrezza di Noè (La Spezia, coll. Carispe), Lot e le figlie (La Spezia, coll. privata), e Diana ed Endimione, pure in collezione privata.
PROVENIENZA: Collezione privata, Genova.

MILIZIE
ROMANE AGGREDISCONO
I CIVILI DI UNA CITTÀ NEMICA
Olio su tela, cm. 76,5x124. Con cornice antica
Questa scena concitata, che vede un gruppo di soldati romani infierire su alcuni nemici seminudi, mostra una certa influenza del giovane Poussin (Vittoria di Gedeone contro i Medianiti, Roma, Pinacoteca Vaticana) e soprattutto di Aniello Falcone, collocando inequivocabilmente l’autore del dipinto in area napoletana intorno alla metà del Seicento. Diversamente da questi illustri modelli, nella tela è però ignorato qualsiasi filtro classicista e la rappresentazione si sviluppa in modo
caotico, con un’evidente sottolineatura dell’efferatezza dell’azione compiuta dai miliziani. La composizione sembra, anzi, rivelare un residuo di suggestioni tardo-manieriste, sul modello di Belisario Corenzio: una combinazione di elementi che si possono rinvenire in attori più defilati della scena artistica napoletana come Carlo Coppola e Scipione Compagno.
PROVENIENZA: Collezione privata, Roma.

(Firenze 1590 - Saragoza 1656)
MARIA MADDALENA PENITENTE
Olio su tela, cm. 65x51,5. Con cornice
Il dipinto è accompagnato da un’expertise del prof. Sandro Bellesi.
Il dipinto è presente nella Fototeca Zeri (n. inv. 75309).
Questa bella Maria Maddalena penitente è stata riconosciuta da Sandro Bellesi come opera autografa di Francesco Lupicini, pittore fiorentino formatosi nell’ambito di Cristofano Allori e attivo successivamente in Spagna. La santa, immersa in uno spazio scurissimo e raccolta in meditazione davanti a una piccola croce lignea, è resa con forte intensità introspettiva e con una luminosa evidenza plastica che
accentua il carattere devozionale dell’immagine. Come osservato da Bellesi, il dipinto si collega a un nucleo di versioni quasi identiche conservate, tra l’altro, al Palmer Museum of Art della Pennsylvania State University e in una collezione privata newyorkese, confermando l’importanza del tema della Maddalena nella produzione dell’artista. La stesura pittorica, leggermente più franta e materica rispetto agli altri esemplari noti, rivela inoltre affinità con il linguaggio del primo Seicento fiorentino, in particolare con Cristofano Allori, Francesco Curradi e Matteo Rosselli.

(Montevarchi 1600 - Firenze 1659)
SIBILLA
Olio su tela, cm. 74x60. Con cornice
Il dipinto è accompagnato da un’expertise della prof.ssa Francesca Baldassarri.
Questa elegante figura femminile, identificabile in una Sibilla per l’abito all’antica e la presenza dei volumi sul tavolo, è assegnato da Francesca Baldassarri a Giovanni Martinelli e costituisce un significativo ampliamento del catalogo dell’artista nell’ambito dei soggetti “profani”. La composizione, costruita attorno allo sguardo enig-
matico della protagonista e alla morbida sensualità dell’incarnato, rivela pienamente il linguaggio raffinato di Martinelli, caratterizzato da pennellate pastose, tonalità brunite e intensi effetti luministici. Come osservato dalla studiosa, stringenti confronti tipologici e stilistici si colgono soprattutto con l’Allegoria della Conoscenza del Sapere Umano, già nella collezione Feroni oggi conservata alle Gallerie degli Uffizi a Firenze (inv. S. Marco e Cenacoli, Feroni, n. 15).

Olio su tela, cm. 127,5x102,5. Con cornice
Questo notevole dipinto testimonia una cultura figurativa vasta e aggiornata alle tendenze più significative della pittura napoletana, romana ed emiliana maturate nel corso del Seicento. Se appaiono percepibili echi da Guido Reni, Lanfranco, Guercino e Domenichino, è soprattutto a Napoli che bisogna rivolgersi per stabilire in modo più puntuale le coordinate dell’autore della tela. In particolare, si segnala
un’attenta e personale rielaborazione della pittura di Andrea Vaccaro, Massimo Stanzione, Mattia Preti e Luca Giordano: un complesso di influenze che potrebbe indirizzare verso il Cavaliere Giacomo Farelli, il quale, tra l’altro, annovera tra le opere più riuscite proprio le sue varie redazioni del Davide con la testa di Golia.
PROVENIENZA: Collezione privata, Roma.
(Venezia 1518 - 1594)
RITRATTO DI GIROLAMO PRIULI, DOGE DI VENEZIA
Olio su tela, cm. 113x88,5
Il dipinto è accompagnato dalle expertise del prof. Jurgen Winckelmann, del prof. Rodolfo Pallucchini e del prof. Enrico Maria Dal Pozzolo. L’opera è corredata da un ampio report a seguito di una campagna diagnostica sul dipinto effettuata nel Dicembre 2024 dalla ditta DRIART AG.
Il dipinto è accompagnato dall’Attestato di Libera Circolazione.
Nello studio che accompagna il dipinto, Enrico Maria Dal Pozzolo rileva come in questo potente ritratto si debba individuare la diretta esecuzione di Jacopo Tintoretto nel volto del doge, per la scioltezza della pennellata e la forza plastica tipiche del maestro. Come spesso accadeva nella dinamica produttiva della bottega tintorettesca, le parti meno impegnative dei ritratti ufficiali (dogi in primis, ma anche senatori e procuratori), dopo una prima redazione integralmente o prevalentemente autografa, le ulteriori versioni successive erano affidate agli aiuti, che dovevano conservare credibilmente l’imprinting stilistico del maestro. Del ritratto del Doge Girolamo Priuli (in carica del 1 novembre 1559 fino alla morte il 4 novembre 1567) esistono almeno altre tre versioni: quella all’Institute of Art di Detroit, quella già presso il Getty Museum di Malibu e nelle Gallerie dell’Accademia di Venezia, nessuna delle quali può dirsi integralmente autografa di

Jacopo Tintoretto. Anche nella nostra, d’accordo con Dal Pozzolo, la figura del doge e le mani devono essere ricondotte all’intervento di un aiuto, da individuarsi forse in uno dei tre figli di Jacopo che esercitarono la professione di pittori: Domenico, Marco e Marietta.
PROVENIENZA: Collezione Marchese Casati Stampa, Soncino; collezione privata, Londra.

(Taverna 1613 - La Valletta 1699)
SANTO APOSTOLO
Olio su tela, cm. 134x95. Con cornice
Il dipinto è accompagnato da un’expertise del prof. Nicola Spinosa. Il dipinto reca iscrizione a pennello sul cartiglio al margine destro: “CARNIS RE / SURRECTIO / NEM”.
Questa intensa e possente figura di santo è attribuita a Mattia Preti da Nicola Spinosa, che ne colloca l’esecuzione negli anni napoletani dell’artista, tra il 1653 e il 1660, prima del definitivo trasferimento a Malta. Il dipinto, caratterizzato da un forte naturalismo e da una vibrante resa luministica, raffigura un apostolo identificabile probabilmente con san Giuda
Taddeo, secondo un’iconografia cara alla produzione matura del Cavalier Calabrese. Come osserva Spinosa, l’opera presenta stringenti affinità stilistiche con altre tele di soggetto analogo realizzate da Preti negli stessi anni, tra cui la Vocazione di San Matteo della chiesa di San Pietro a Maiella a Eboli, il Convito in casa del fariseo del Museo di Capodimonte e il San Paolo Eremita del Cleveland Museum of Art. La vigorosa costruzione chiaroscurale, l’intensità espressiva del volto e la ricca materia pittorica costituiscono ulteriori elementi a conferma dell’autografia del maestro.


(Velletri 1601 - Prigi 1638)
RITRATTO DI GIOVANE GENTILDONNA (AUTORITRATTO?)
Olio su tela, cm. 60,5x50. Con cornice antica
Trasferitasi con la famiglia a Roma nel 1611, Virginia mostrò subito un’eccellente predisposizione artistica, ma non sappiamo con esattezza presso quale bottega avvenne la sua prima formazione. Di sicuro dal 1622 risedette in via Frattina, dove l’anno seguente prese alloggio anche Simon Vouet, appena trasferitosi nell’Urbe, e di lì a poco Virginia iniziò a frequentare la sua bottega divenendo sua egregia seguace. Nel 1624 fu ammessa all’Accademia di San Luca, tra le poche donne a ricevere questo pubblico riconoscimento nel XVII secolo, e nel 1626 si sposò con Vouet nella chiesa di San Lorenzo in Lucina. Nel 1627 la coppia si trasferì a Parigi, dove Virginia continuò a operare come artista e insegnante di disegno, posando a più riprese in opere del
marito sino alla morte prematura che la colse nel 1638. Il bellissimo dipinto che qui si presenta può essere ritenuto il suo possibile autoritratto grazie al confronto sia con l’incisione di Claude Mellan con la sua effige, eseguita a Roma nel 1626, sia col disegno che la ritrae eseguito nel 1636 dalla sua allieva Marie Metezeau e oggi al Musée des Beaux-Arts di Rennes.
BIBLIOGRAFIA:
Simon Vouet (les années italiennes 1613 / 1627), cat. della mostra Nantes - Besançon, 2008 - 2009, Hazan, Vanves 2008, pp. 25-26, fig. 5.
PROVENIENZA:
Galleria W. Apolloni, Roma; collezione privata, Roma.

(Roma 1654 - 1727)
A) ALLEGORIA DELLA PRUDENZA; B) ALLEGORIA DELLA FORTEZZA. COPPIA DI DIPINTI
Olio su tela, cm. 33x29,3 cad. Con cornice
Si tratta di due bozzetti preparatori in vista della decorazione ad affresco della cappella Rospigliosi nella chiesa romana di San Francesco a Ripa. A Giuseppe Chiari, al principio del secondo decennio del Settecento, fu affidata tutta la decorazione pittorica della cappella: eseguì così la pala d’altare raffigurante S. Pietro d’Alcantara e S. Pasquale Baylon in adorazione eucaristica e i quattro ovali del soffitto raffiguranti Allegorie di Virtù. A due di questi
ultimi affreschi fa chiaramente riferimento la nostra coppia di tele, in cui Chiari riversa tutta la sua sapienza ed eleganza compositiva, nel solco classicista del suo maestro Carlo Maratti, come pure le sue impeccabili virtù disegnative.
PROVENIENZA:
Asta Sotheby’s, Londra 10 dicembre 2003, lotto 35; Galleria W. Apolloni, Roma; collezione privata, Roma.

(1697 - 1773)
VEDUTA DI
LORETO CON IL MONTE
Olio su tela, cm. 66x112.
Con cornice Salvator Rosa antica
CONERO SULLO SFONDO, CARROZZA, PELLEGRINI E VIANDANTI
Questo magnifico paesaggio di Paolo Anesi mostra una rara veduta di Loreto, con la fiancata del santuario della Santa Casa emergere originalmente sullo sfondo, inquadrata tra due maestose querce a fare da quinta in primo piano. Il dipinto presenta una fattura raffinatissima, con i tronchi e le foglioline delle chiome degli alberi minutamente descritte, la sontuosa carrozza a due cavalli col mendicante che si avvicina a chiedere l’elemosina, la tipica coppia di pastori a riposo e l’accurata raffigurazione topografica della città fortificata sullo fondo. Nella strada retrostante si notano alcuni viandanti, forse pellegrini in cammino verso il santuario, mentre il monte Conero affac-
ciato sul mare domina la zona destra della composizione. Il paesaggio è immerso nella diffusa luminosità tipica di Anesi e impaginato secondo il suo peculiare senso panoramico, che conferisce all’immagine un’ariosità, uno sviluppo compositivo e un lirismo lieve e leggiadro degni delle sue più felici vedute dal vero, come la Veduta del Campidoglio e di Campo Vaccino del Museo di Roma, o la Veduta del Tevere a Ponte Rotto della Walters Art Gallery di Baltimora.
PROVENIENZA:
Galleria W. Apolloni, Roma (fino al 1992); collezione privata, Roma

(Napoli 1722 - Roma 1770)
LA DANZA DEGLI SPOSI
Olio su tela, cm. 57,5x70,5. Con cornice antica
Questo dipinto, rilevante e sicura opera autografa di Traversi, costituisce una preziosa testimonianza al contempo artistica, sociale e documentaria. Testimonia, infatti, delle regole e delle pratiche vigenti nell’ambito degli accordi coniugali fra famiglie che prevedevano ritualmente la stesura di un contratto matrimoniale davanti a un notaio, che vincolava il padre della sposa al versamento di una dote, seguito da un danza aperta dai due sposi al centro del salone della casa in cui aveva luogo il rituale. Quest’ultimo atto è quello rappresentato nel dipinto di Traversi qui in oggetto, che ha il suo probabile pendant nel Contratto nuziale oggi conservato nella Galleria Nazionale di Palazzo Barberini. L’artista adotta qui un registro disincantato e venato di un’ironia sottilmente malinconica, capace di introdurre una nota grottesca nella registrazione apparentemente oggettiva del rituale borghese.
BIBLIOGRAFIA:
La moda in cinque secoli di pittura, cat. della mostra, Torino 1951, p. 73, fig. 124; F. ANTAL,
Hogart and his place in European art, Londra 1962, p. 105, figg. 86a e 87b; F. BOLOGNA, Gaspare Traversi nell’Illuminismo europeo, Napoli 1980, p. 55 fig. 37; N. SPINOSA, Pittura Napoletana del Settecento. Dal Rococò al Classicismo, Napoli 1987, p. 101, fig. 115; Gaspare Traversi. Napoletani del ‘700 tra miseria e nobiltà, cat. della mostra, a cura di N. Spinosa, Napoli Castel Sant’Elmo 2003-2004, pp. 130-131, n. 33b; La moda in cinque secoli di pittura, Torino, Palazzo Madama 1951; Luce sul Settecento. Gaspare Traversi e l’arte del suo tempo in Emilia, a cura di L. Fornari Schianchi e N. Spinosa, Parma, Galleria Nazionale di Palazzo della Pilotta, 2004, pp. 136-137, n. 40b; Gaspare Traversi. Napoletani del ‘700 tra miseria e nobiltà, a cura di N. Spinosa, Napoli, Castel Sant’Elmo, 2003-2004, pp. 130-131, n. 33b.
PROVENIENZA:
Collezione Nigro, Genova; Galleria W. Apolloni, Roma (fino al 1997); collezione privata, Roma.

GIOVANE COPPIA ELEGANTE IN VISITA AD UNA SUONATRICE D’ARPA
Olio su rame, cm. 18,5x27,5. Con cornice in bronzo dorato
Questo delizioso rame neoclassico, già parte della collezione di Gianni Versace, nella sua eleganza e chiarezza compositiva richiama lo stile di Jacques Sablet (Morges, Svizzera, 1749 – Parigi 1803), figura di primo piano della pittura del Grand Tour della seconda metà del Settcento.
PROVENIENZA:
Collezione Gianni Versace; Galleria W. Apolloni, Roma; collezione privata, Roma.

(Pontoise 1762 - Parigi 1853)
CAPRICCIO CON ROVINE E MONUMENTI ROMANI, UN GRUPPO DI TURISTI E LA STATUA DEL MARTE LUDOVISI
Tempera su carta, cm. 49x62,5. Con cornice coeva
Il dipinto reca firma e data sul piedistallo della statua: “FONTAINE / 1815”. PROVENIENZA:
Galleria W. Apolloni, Roma; collezione privata, Roma.
(Avignone 1696Roma 1775)
RITRATTO DI GENTILUOMO IN VESTE DA CAMERA
Olio su tela, cm. 97,5x73. Con cornice coeva
Il dipinto reca al retro della prima tela un’antica iscrizione a pennello: “DIPINTO IN ROMA / DA STEFANO PARROCEL / 1751”.
Questo magnifico dipinto rappresenta una della più riuscite prove di Etienne Parrocel nell’ambito della ritrattistica, genere che praticò più di rado rispetto alla pittura sacra. Parrocel ebbe un ruolo di assoluto spicco nella pittura del Settecento, soprattutto di destinazione ecclesiastica, a Roma e in tutti i territori dello Stato Pontificio (segnatamente Umbria e Marche), ma attende ancora la piena rivalutazione critica come pure un catalogo ragionato delle sue opere. Approdato nel 1717 nell’Urbe assieme allo zio Pierre, pure pittore e suo primo maestro, Etienne Parrocel rimase a Roma tutto il resto della sua vita, meritandosi il soprannome “le Romain”. Nel dipinto qui in oggetto la politezza della pittura e il perfetto bilanciamento della composizione illustrano al meglio la vena classicista dell’artista, mentre la studiata, domestica sprezzatura della posa, nonché la coinvolgente intensità dello sguardo, fanno pensare a Pierre Subleyras e autorizzano l’ipotesi, già in precedenza formulata, di un’autoritratto.
BIBLIOGRAFIA:

ESPOSIZIONE:
Il Settecento a Roma, a cura di A. Lo Bianco e A. Negro, Roma, Palazzo Venezia, 10 novembre 2005 - 26 febbraio 2006.
PROVENIENZA:
Galleria W. Apolloni, Roma (fino al 1993); collezione privata, Roma.
G. SESTIERI, Repertorio della pittura romana della fine del Seicento e del Settecento, Torino 1994, v. III, n. 852; A. IMBELLONE, in Il Settecento a Roma, cat. della mostra, Roma 2005-2006, Cinisello Balsamo 2005, n. 151, pp. 254-255.

(Roma 1771 - 1844)
MORTE DI VIRGINIA
Olio su tela, cm. 58,5x100,5. Con cornice
Il dipinto è in prima tela e con telaio originale.
Questo superbo dipinto fu eseguito da Vincenzo Camuccini in relazione con una delle più importanti e monumentali commissioni ricevute dall’artista negli anni Novanta del Settecento, per volontà di Lord Bristol. Accanto alla Morte di Virginia l’incarico prevedeva la raffigurazione della Morte di Cesare: due episodi di storia romana che rivestivano chiara valenza di exempla virtutis. Le grandiose tele furono ultimate nel 1804, ma il committente dei due dipinti morì nel 1803: fu quindi Gioacchino Murat che ne trattò l’acquisto per conto della corona di Napoli, anche se in effetti fu il re di Napoli Ferdinando I, appena reinsediato dopo la caduta di Napoleone, che ne concluse l’acquisto. Da annoverare tra i capolavori assoluti del pittore, i due
dipinti sono oggi conservati nel cosiddetto Salone Camuccini al Museo Nazionale di Capodimonte di Napoli. Si conoscono molti studi e bozzetti preparatori della Morte di Virginia, ma per la sua perfetta rifinitura e la smagliante resa pittorica il presente esemplare può essere considerato il modello finale predisposto per essere presentato al giudizio del committente.
BIBLIOGRAFIA DI CONFRONTO:
G. PIANTONI DE ANGELIS, Vincenzo Camuccini (1771-1844). Bozzetti e disegni dallo studio dell’artista, cat. della mostra, Roma 1978, pp. 27-37.
PROVENIENZA:
Wilma Steinitz, Vienna? (come da vecchia etichetta sul telaio originale); Galleria W. Apolloni, Roma; collezione privata, Roma.
(Venezia 1673 - 1757)
RITRATTO DI GIOVANE GENTILDONNA CORONATA DI LAURO (FAUSTINA BORDONI?)
Pastello su carta, cm. 29x24,8. Con cornice antica
Al retro della tavoletta a protezione della carta, vecchia iscrizione a penna: “ROSALBA CARRIERA”. Il pastello presenta la tipica cornice settecentesca delle opere di Rosalba Carriera di proprietà di Augusto III Elettore di Sassonia (che collezionò circa 150 pastelli dell’artista veneziana, oggi in buona parte confluiti nelle raccolte della Gemäldegalerie di Dresda), con la placchetta di metallo recante il numero di inventario “83”.
Piccoli strappi al margine inferiore della carta.
Il pastello raffigura quasi certamente Faustina Bordoni, celebre cantante veneziana, moglie del compositore Johann Adolf Hasse, amica di Rosalba Carriera e da lei più volte ritratta. In questo caso l’artista sceglie di rappresentarla coronata di lauro, come una sorta di figura allegorica della Poesia. Merita, in particolare, di essere rilevata la vicinanza con il Ritratto di Faustina oggi al Museo di Ca’ Rezzonico a Venezia e soprattutto con quello del Museo di Dresda che pure presenta il motivo delle foglie di alloro e degli orecchini di perle.
PROVENIENZA:
Augusto III Elettore di Sassonia e discendenti (?); Galleria W. Apolloni, Roma; collezione privata, Roma.

(Roma 1690 - 1758)
L’EDUCAZIONE DELLA VERGINE
Olio su tela, cm. 135,5x74,5. Con cornice
Questa mirabile tela costituisce il modello, destinato all’approvazione finale da parte della committenza, della grande pala d’altare di Agostino Masucci, firmata e datata 1757, destinata alla seconda cappella di destra (dedicata a Sant’Anna) della chiesa romana del Santissimo Nome di Maria. Si tratta di un’opera di particolare importanza che corona l’affidamento all’artista della decorazione pittorica della chiesa e che Masucci donò all’Arciconfraternita che l’aveva da poco fatta edificare in quanto anch’egli suo membro. Il nostro dipinto esemplifica al più alto livello qualitativo la maniera tarda di Masucci, di un’eleganza, razionalità ed equilibrio formale e compositivo che si potrebbe definire pro-neoclassiche, sia pur nei chiari riferimenti alla tradizione romana tardo-seicentesca, Carlo Maratti in primis. Del dipinto è noto anche un bel bozzetto nella collezione Lemme, di esecuzione più rapida e sintetica, ma in cui l’immagine appare già condotta al suo stadio finale, quale riscontriamo nel modello qui presente e nella pala d’altare. Della pala d’altare sono noti anche tre studi preparatori, uno dei quali mostra la composizione ad uno stadio di sviluppo già molto avanzato a dimostrazione della speciale accuratezza e calibratura stilistica, iconografica e narrativa riservate all’opera da Masucci.
BIBLIOGRAFIA DI CONFRONTO:
A. AGRESTI, in Il Museo del Barocco Romano. La collezione Lemme in Palazzo Chigi in Ariccia, Cat. della mostra, Ariccia, 2007-2008, Roma 2007, n. 50, pp. 102-104.
PROVENIENZA:
Galleria W. Apolloni, Roma (fino al 2000); Collezione privata, Roma.


(Coira 1741 - Roma 1807)
RITRATTO DI GIOVANE GENTILDONNA
Olio su tela, cm. 55x46,5.
Con cornice coeva con decorazioni floreali dipinte
In questo raffinato dipinto si riconoscono i caratteri salienti dell’arte ritrattistica di Angelika Kauffmann. L’intensità catturante dello guardo, puntato con grazia e fermezza verso il riguardante, l’equilibrata eleganza classicista, la luminosa resa pittorica possono essere associati alla produzione matura della pittrice, negli ultimi due decenni del Settecento, ormai definitivamente trasferitasi a Roma.
Si pensi all’Autoritratto della Neue Pinakothek di Monaco, al Ritratto della Principessa Catherine Skawronska del Germanisches Nationalmuseum di Norimberga, al Ritratto di Dama dell’Ermitage di San PIetroburgo o al Ritratto di Anna Zamoisky in collezione privata.
PROVENIENZA: Galleria W. Apolloni, Roma (fino al 1997); collezione privata, Roma.

(Pordenone 1713 - Sacile 1782)
A) GIUDITTA CON LA TESTA DI OLOFERNE; B) ERODIADE CON LA TESTA DEL BATTISTA. COPPIA DI DIPINTI
Olio su rame, Ø cm. 14,7 cad. Con cornice
Allieva e pupilla di Rosalba Carriera, Felicita Sartori si deve considerare una delle sue migliori seguaci, capace di guadagnare a Venezia l’ammirazione di un collezionista e appassionato d’arte come Federico Cristiano Principe di Sassonia, figlio dell’Elettore Augusto III. Proprio grazie ai cataloghi della Galleria di Dresda siamo in grado di dare una sia pur generica fisionomia alla personalità artistica di Felicita, sebbene ancora bisognosa di una ricostruzione meno sommaria. Certo ella fu un’abile miniaturista e una delicata ritrattista nel sol-
co di Rosalba, come testimoniano le sue pochissime opere sicure. In questa delicata coppia di rami, legati tematicamente dall’atto della decapitazione compiuta dalle due protagoniste femminili, rappresentato però senza efferatezza e perfino con una certa distaccata eleganza, rinveniamo una ben bilanciata combinazione di suggestioni bolognesi e venete.
PROVENIENZA:
Galleria W. Apolloni, Roma; collezione privata, Roma.

(Camerano 1625 - Roma 1713)
ADORAZIONE DEI MAGI
Olio su tela, cm. 146x132. Con cornice
Il dipinto costituisce un fedele replica coeva, di altissima qualità, della tela eseguita da Carlo Maratti nel 1656 per la Basilica di San Marco Evangelista a Roma. Com’è noto, l’atelier di Maratti ha visto passare molti dei migliori pittori attivi sulla scena artistica romana e centro-italiana tra la seconda metà del Seicento e il primo quarto del Settecento. In questa tela smagliante si deve riconoscere un eccellente
prodotto di uno dei migliori aiuti e seguaci del maestro, con un livello di magistero pittorico che nei brani più riusciti del dipinto arriva a rivaleggiare con lo stesso Maratti. Non a caso, in un suo recente studio sull’opera, Alessandro Delpriori ha proposto l’attribuzione a Giuseppe Bartolomeo Chiari, che di Maratti fu senza dubbio l’allievo più dotato.
SAN GIROLAMO
NEL DESERTO ODE
LE TROMBE
DEL GIUDIZIO
UNIVERSALE
Olio su tela, cm. 131x94.
Con cornice
Questa potente raffigurazione di San Girolamo penitente nel deserto si lega al linguaggio pittorico tenebroso che guarda a Mattia Preti e al primo Luca Giordano e prende piede a Roma nella seconda metà del Seicento, soprattutto nell’opera di Giacinto Brandi e Giovan Battista Beinaschi. In particolare il nostro dipinto mostra affinità stilistiche ed espressive con l’opera di quest’ultimo: si pensi al Sant’Onofrio e al San Girolamo già nella controfacciata di Santa Maria delle Grazie a Caponapoli e oggi ricoverate nei depositi della Basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio, a Napoli, o alle varie versioni del San Girolamo in atto di scrivere (Vedi V. Pacelli - F. Petrucci, Giovan Battista Beinaschi. Pittore barocco tra Roma e Napoli, Roma 2011, B 3233, Ca 22-24, pp. 287-288 e 303-305).


(Roma 1634 - 1689)
GIUSEPPE E LA MOGLIE DI PUTIFARRE
Olio su tela, cm. 193,5x273. Con cornice
Il dipinto è una bella replica coeva dell’opera di Ciro Ferri oggi conservata al Musée des Beaux-Arts di Angers.

(Firenze 1646 - 1712)
ALLEGORIA DELLA PITTURA
Olio su tela, cm. 95x75,5. Con cornice
Il dipinto è accompagnato da un’expertise del prof. Sandro Bellesi.
Il dipinto è presente nella fototeca Zeri (scheda n. 65887) attribuito a Pietro Dandini.
Questa elegante Allegoria della Pittura è attribuita da Sandro Bellesi a Pier Dandini, tra i maggiori protagonisti della pittura fiorentina tardobarocca. La giovane figura femminile, raffigurata con tavolozza e pennelli entro uno spazio scuro e raccolto, rivela la raffinata cultura figurativa dell’artista, evidente nella preziosità cromatica delle sete, nella morbida definizione degli incarnati e nella vivace sciol-
tezza della pennellata. Come osservato da Bellesi, l’opera presenta caratteri stilistici riconducibili all’ultima fase dell’attività di Dandini, tra la fine del Seicento e il primo decennio del Settecento, mostrando affinità con dipinti quali l’Allegoria delle arti e delle scienze della Collezione Luzzetti e le pale eseguite per le chiese pratesi della Madonna del Giglio e di San Niccolò. La composizione riflette inoltre l’apertura dell’artista verso aggiornamenti neo-veneziani e sensibilità già prossime al gusto rocaille.

(Napoli 1634 - 1705)
TESTA DI SANTO BARBUTO
Olio su tela, cm. 66,5x48,5.
Con cornice Il dipinto è accompagnato da un’expertise del prof. Nicola Spinosa.
Questa inedita e intensa Testa di Santo barbuto, è attribuita dal prof. Spinosa a Luca Giordano e la sua esecuzione viene collocata intorno al 1660, nel momento della piena maturità giovanile del maestro napoletano. L’opera rivela ancora suggestioni derivate da Mattia Preti, soprattutto nell’impianto naturalistico e nell’accentuata tensione espressiva, ma mostra già quella preziosità di stesura e quella ricchezza luministica di ascen-
denza neoveneta che caratterizzano la produzione di Giordano dopo il 1656. Particolarmente notevoli risultano la resa epidermica, la lunga barba bianca e l’intensa espressione dello sguardo. Spinosa segnala stringenti confronti con la figura di Socrate nella tela con Santippe che versa l’acqua su Socrate della raccolta Molinari Pradelli e con l’Isacco della Partenza di Giacobbe dalla casa paterna della collezione Harrach a Schloss Rohrau, in Australia, entrambe riferibili ai primi anni Sessanta del Seicento.

(Capodistria 1656 - Roma 1746)
MADONNA DEL CUCITO
Olio su rame, cm. 40,5x33. Con cornice
Il dipinto è accompagnato da un’expertise della dott.ssa Laura Muti.
Questa raffinata versione della Madonna del cucito, su rame, è attribuita datata con sicurezza a Francesco Trevisani da Laura Muti e datata ai primissimi anni del Settecento, durante il periodo della protezione del cardinale Pietro Ottoboni, il cui stemma compare sul vaso floreale in primo piano. L’opera appartiene a una delle più fortunate invenzioni devozionali dell’artista, nota in diverse redazioni, tra cui quella conservata alle Gallerie degli Uffizi. La composizione rivela pienamente il linguaggio maturo
di Trevisani, sospeso tra classicismo marattesco e una sensibilità che anticipa il Rococò, con figure di elegante morbidezza, panneggi luminosi e un lirismo domestico di intensa grazia narrativa.
Particolarmente notevoli risultano la qualità della stesura pittorica, il delicato scorcio paesaggistico a destra in cui è inserito San Giuseppe e il prezioso brano di natura morta con le trasparenze del vetro e i fiori resi con raffinata sensibilità luministica e cromatica.
PROVENIENZA: Collezione privata, Friuli Venezia Giulia.

(Serino 1657 - Napoli 1747)
VISITAZIONE
Olio su tela, cm. 76x63. Con cornice antica
Le varie versioni del tema della Visitazione che, in modo più o meno persuasivo, sono state riferite a Francesco Solimena e alla sua cerchia dipendono tutte, con gradi molto variabili di similitudine, dalla redazione certamente autografa eseguita dal pittore per il transetto della chiesa napoletana di Santa Maria Donnalbina tra il 1698 e il 1701. Per la sua semplicità ed efficacia l’invenzione congegnata da Solimena ben
si prestava a innumerevoli adattamenti di impaginato e variazioni compositive: e in effetti si registrano sia copie, sia dipinti con varianti o inserti del tutto originali, dovuti alla sua bottega o ai suoi seguaci. All’interno di questo gruppo spicca il presente esemplare, che si distingue per la sua ottima tenuta qualitativa generale.
PROVENIENZA: Collezione privata, Roma.

Olio su tela, cm. 80x100. Con cornice
Il dipinto si inserisce nel clima di superamento del tenebrismo barocco verso le tendenze classiche in auge a Venezia a partire dell’inizio del XVIII secolo. L’andamento delle figure e la composizione mostrano influenze di Antonio Molinari e Antonio Balestra, ma il ductus pitto-
rico più vibrante guarda soprattutto a Sebastiano Ricci, come evidenzia la pennellata più libera e fluida rispetto al classicismo del Balestra, risentendo anche dei modi della coeva pittura emiliana.

(Napoli 1732 - Napoli 1806)
ADORAZIONE DEI PASTORI
Olio su tela, cm. 63,5x76. Con cornice antica Si ringrazia il prof. Riccardo Lattuada che ha riconosciuto nel presente dipinto un’opera autografa di Pietro Bardellino.
Il raffinato dipinto qui in oggetto mostra chiari influssi dalla pittura di Paolo De Matteis e soprattutto di Francesco De Mura, sviluppati in una chiave di più accentuata eleganza rococò. Caratterizzata da una diffusa luminosità e imperniata sul gruppo centrale della Sacra Famiglia, con tutti gli altri personaggi disposti a corona intorno ad essa, la composizione, di forte ascendenza demuriana, presenta una costruzione limpida ma per nulla banale. Tutte le figure sono catturate in movimento, ciascuna impegnata in un’azione ben precisa e
l’atmosfera rustica e domestica, quasi di intimità familiare, centra alla perfezione lo spirito della narrazione del vangelo di Luca (2, 8-20). Il chiarore delle gamme cromatiche, la grazia leggiadra della composizione e il registro garbatamente teatrale che informa il racconto rimandano alla produzione giovanile di Pietro Bardellino, il migliore fra gli allievi di De Mura: si pensi alla coppia Pastori al bivacco e Pastori intenti alla preparazione della ricotta del Museo Nazionale della Basilicata di Materia (Collezione Camillo d’Errico di Palazzo San Gervasio).
PROVENIENZA: Collezione privata, Roma.

(Gaeta 1680 - Napoli 1764)
SACRA FAMIGLIA CON SANT’ANTONIO DA PADOVA E SAN MARCO EVANGELISTA
Olio su rame, cm. 26,6x34,2. Con cornice antica Il dipinto reca firma a pennello in basso al centro: “EQUES CONCA”.
Dopo l’alunnato presso Francesco Solimena a Napoli, Sebastiano Conca si trasferì a Roma nel 1707, divenendo uno degli artisti più rinomati e autorevoli attivi nell’Urbe, per due volte Principe dell’Accademia di San Luca. Nella sua pittura si ammira la felice combinazione di elementi tardo-barocchi, equilibrio classicista di impianto marattesco e grazia leggiadra proto-rococò. In questo elegante dipinto su rame, firmato, ritroviamo
pienamente la sapienza compositiva, il brio decorativo, la fluidità delle pennellata, il colorismo vivace e cangiante che caratterizzano le sue opere migliori. L’attributo di “Eques” nella firma spinge necessariamente la datazione dopo il 1729, quando il il cardinale Ottoboni conferì a Conca la croce di Cavaliere dello Speron d’Oro.
PROVENIENZA: Collezione privata, Umbria.

(Napoli 1652 ca. - 1732)
BOUQUET DI FIORI IN UN VASO PRESSO UN FONTANILE
Olio su tela, cm. 76x103. Con cornice
In questa sontuosa natura morta floreale en plein air, così come nell’esemplare proposto al lotto successivo, si rinvengono i caratteri dell’arte raffinata di Andrea Belvedere. Protagonista assoluto nei decenni finali del Seicento a Napoli nell’ambito della natura morta, per rivolgersi in seguito principalmente alla sua passione per il teatro e la letteratura, Belvedere ebbe una particolare predilezione per gli ampi bouquet di fiori, spesso collocati entro ricchi vasi metallici istoriati e non di rado, come nei due casi che qui
si illustrano, in spazi aperti naturali, come radure, boschetti o giardini di ville. Com’è tipico di Belvedere, i fiori sono qui vibranti di colori e rimandano a molti altri esemplari del suo corpus: si pensi ai Fiori in braciere di rame del Museo Correale di Sorrento, ai Fiori con anatre davanti a un erma del Museo Stibbert di Firenze o ad Anatre e fiori della Galleria Palatina di Firenze.
PROVENIENZA: Collezione privata, Campania.

(Napoli 1652 ca. - 1732)
BOUQUET DI FIORI IN UN VASO CON CESTO
Olio su tela, cm. 76x103. Con cornice
In questa sontuosa natura morta floreale en plein air, così come nell’esemplare proposto al lotto precedente, si rinvengono i caratteri dell’arte raffinata di Andrea Belvedere. Protagonista assoluto nei decenni finali del Seicento a Napoli nell’ambito della natura morta, per rivolgersi in seguito principalmente alla sua passione per il teatro e la letteratura, Belvedere ebbe una particolare predilezione per gli ampi bouquet di fiori, spesso collocati entro ricchi vasi metallici istoriati e non di rado, come nei due casi che qui si illustrano, in spazi aperti naturali, come radure,
boschetti o giardini di ville. Com’è tipico di Belvedere, i fiori sono qui vibranti di colori e rimandano a molti altri esemplari del suo corpus: si pensi ai Fiori in braciere di rame del Museo Correale di Sorrento, ai Fiori con anatre davanti a un erma del Museo Stibbert di Firenze o ad Anatre e fiori della Galleria Palatina di Firenze.
PROVENIENZA: Collezione privata, Campania.
(Napoli 1634 - 1705)
L’INCREDULITÀ DI SAN TOMMASO
Olio su tela, cm. 125,5x101. Con cornice Il dipinto è accompagnato da un’expertise del prof. Nicola Spinosa.
Questa intensa Incredulità di San Tommaso attribuita da Nicolqa Spinosa a Luca Giordano, è stata probabilmente eseguita tra il 1650 e il 1653–54, nella fase giovanile dell’artista ancora fortemente segnata dalla lezione caravaggesca e, soprattutto, dai modelli di Jusepe de Ribera. Il dipinto si distingue per l’accentuato naturalismo, la concreta resa luministica e la vigorosa caratterizzazione fisiognomica ed espressiva delle figure, elementi che trovano puntuali confronti con altre opere giovanili del maestro napoletano, tra cui la Morte di Seneca dell’Alte Pinakothek di Monaco, il San Girolamo in preghiera della Pinacoteca Civica di Asolo e le tele con Lot e le figlie e La cacciata di Agar della Gemäldegalerie di Dresda. L’opera costituisce inoltre una rara testimonianza del soggetto nella produzione di Giordano, che lo riprenderà soltanto molti anni più tardi nella versione oggi al Monastero di San Lorenzo all’Escorial, eseguita alla fine degli anni Ottanta del Seicento.
PROVENIENZA:
Collezione privata, Lazio.

(Taverna 1613 - La Valletta 1699)
SAN LUCA
Olio su tela, cm. 117x93,5. Con cornice Il dipinto è accompagnato da un’expertise del prof. Nicola Spinosa. Il dipinto è in prima tela.
Questa potente rappresentazione dell’evangelista Luca è stata riconosciuta come autografo sicuro di Mattia Preti da Nicola Spinosa e collocata negli anni del secondo soggiorno del pittore a Napoli, prima del definitivo trasferimento a Malta. E’ presumibile che la tela facesse parte di un ciclo completo dei 4 evangelisti, ma è una possibilità che al momento resta allo stadio di ipotesi. Nicola Spinosa, nel rilevare la solida resa formale e compositiva, la qualità omogeneamente elevata e l’accurata definizione dei tratti somatici e dell’espressione, suggerisce che il pittore abbia impiegato un modello e che quindi il dipinto sia stato realizzato dal vero. Mattia Preti si cimentò in altre occasione con lo stesso soggetto, raffigurato nell’atto di ritrarre la Madonna col Bambino (Catania, Museo di Castello Ursino, La Valletta, chiesa di San Francesco d’Assisi etc.), ma con esiti qualitativamente inferiori alla tela qui in oggetto. Nel nostro dipinto appare evidente la meditata ripresa di soluzioni di matrice caravaggesca, analogamente a quanto si verifica in altre composizioni eseguite durante l’ultimo periodo napoletano di Mattia Preti.

(Napoli 1634 - 1705)
GIUSEPPE SPIEGA I SOGNI IN CARCERE
Olio su tela, cm. 194x131. Con cornice Il dipinto è accompagnato da uno studio del prof. Stefano Causa.
Il soggetto del dipinto è tratto dalla Genesi (39-40): accusato ingiustamente dalla moglie di Putifarre, Giuseppe viene imprigionato. Poco dopo il re d’Egitto fa incarcerare anche il suo coppiere e il suo panettiere e Giuseppe viene messo al loro servizio. Una notte, i due servitori del re d’Egitto fanno entrambi un sogno di difficile interpretazione che la mattina seguente raccontano a Giuseppe: è così che quest’ultimo preannuncia al panettiere la morte per impiccagione dopo tre giorni e al coppiere la scarcerazione. Come afferma con forza Stefano Causa nel suo studio sul dipinto, questo interno seicentesco a quattro figure è un inedito capolavoro del giovane Luca Giordano, da collocare negli anni ’50 del Seicento. Un’autentica primizia del maestro, ancora avvinto dalla pittura di Ribera e dei suoi seguaci. Secondo Causa: “Siamo dinanzi a uno dei più clamorosi autografi del maestro riemerso negli ultimi dieci anni […] Qui il discorso sulla gioventù del massimo pittore meridionale del ‘600 compie un inaspettato salto in avanti e sollecita a ripensare da capo alla formazione di Giordano, tra il 1650 e il ’64”. Il nostro dipinto testimonia così, al massimo livello qualitativo, il momento germinale del genio, “Dove tutte le strade sono ancora aperte. Giordano fa una sorta di inventario di quanto prodotto nei precedenti cinquant’anni, scegliendo consapevolmente quanto gli servisse: se il dettaglio del prigioniero che sbircia da dietro la grata si era già visto in un lavoro giovanile del Caracciolo [...] il resto del quadro è una geniale ricapitolazione del lavoro prodotto nell’officina di Ribera dai suoi migliori e più originali seguaci, dal Maestro dell’Annuncio ai Pastori ad Aniello Falcone”.


SATIRO CON NINFA
Olio su tela, cm. 123x92,5. Con cornice
Nella pittura romana profana di pieno Seicento svolsero un ruolo di primaria importanza i soggetti bacchici, legati alla divinità e alle festività agricole, ambientati in paesaggi boschivi e caratterizzati dalla presenza di ninfe, menadi, satiri e sileni. Questi temi potevano essere piegati a una declinazione prevalentemente ludica o decorativa, ma anche prestarsi a contenuti di carattere moralistico, in accordo con gli espliciti sottintesi erotici e grotteschi naturalmente associati al soggetto. In questa tela di sontuosa qualità pittorica vediamo prevalere queste ultime valenze, col satiro vecchio e lussurioso intento a suonare il flauto dritto e la giovane ninfa al suo seguito, discinta e all’apparenza consenziente.
Questo prezioso dipinto inedito esibisce un’affascinante commistione di elementi di stile, composizione e iconografia, che rimanda al contesto culturale romano di metà Seicento. Chiari vi appaiono, infatti, i riferimenti alla pittura di Mola (Fauno che suona la siringa, Hatchlands Park, Cobbe Collection; Mercurio e Argo, Oberlin College, Allen Memorial Art Museum; Bacco e Arianna, Braunschweig, Herzog Anton Ulrich-Museum), Giovanni Benedetto Castiglione (Allegoria dell’Abbondanza, Genova Palazzo Doria) e Salvator Rosa (Mercurio e Argo in collezione privata).
PROVENIENZA: Collezione privata, Roma.
(Venezia 1697 - 1768)
IL CANAL GRANDE DALLE PROSSIMITÀ DEL PONTE DI RIALTO
Olio su tela, cm. 46x60. Con cornice

(Siegen 1577 - Anversa 1640)
ECCE AGNUS DEI
Olio su tela, cm. 165x116,5. Con cornice
Questa elegante e articolata composizione ha come protagonisti Santa Elisabetta, San Zaccaria e il loro figlioletto Giovanni Battista. La scena, di marcato simbolismo, rappresenta idealmente il passaggio tra Antico e Nuovo testamento. I riferimenti classici - la colonna spezzata e il bassorilievo marmoreo, le colonne del tempio subito dietro le figure e le rovine sullo sfondo - costituiscono un rimando alla dominazione dell’Impero Romano che sta per volgere al termine in funzione dell’inizio di una nuova era, sotto l’egida di Cristo. Il dipinto mostra una cultura figurativa complessa, che su un’impianto fiammingo innesta forti suggestioni italiane, soprattutto venete (Paolo Veronese) ma anche bolognesi e romane.


(Roma 1610 - 1670)
NATURA MORTA DI FRUTTA IN UN PAESAGGIO
Olio su tela, cm. 68x89 Il dipinto è accompagnato da un’expertise del prof. Giancarlo Sestieri.
Questa notevole Natura morta, articolata su due ripiani lapidei all’aperto e animata da una ricca varietà di frutti
— fichi, melograno, meloni aperti, mele e grappoli d’uva con foglie, oltre a una lumaca e un uccellino - è stata riferita da Giancarlo Sestieri a Michelangelo Pace, detto da Campidoglio, intorno alla metà del Seicento, in una fase ormai aperta alle prime istanze barocche, come rivela la composizione dinamica e ariosa, sciolta da rigidità frontali, ma ancora saldamente ancorata a un naturalismo di matrice caravaggesca. La resa plastica e il brillante cromatismo dei frutti testimoniano un linguaggio in evoluzione, debitore delle esperienze di Cerquozzi, Salini e Mario de’ Fiori. Il dipinto rappresenta una significativa testimonianza della fase giovanile di Michelangelo Pace e si inserisce coerentemente nel suo catalogo, documentando il ruolo dell’artista come protagonista del passaggio dalla prima stagione della natura morta romana post-caravaggesca alle più mature soluzioni barocche della fine del secolo.
Il dipinto è rintelato. La luce UV mostra un sottile strato di vernice fissativa ossidata sotto cui si può constatare un ottimo stato di conservazione, si segnala solo un ritocco sul melone.
PROVENIENZA:
Collezione privata, Campania.

(Belluno 1659 - Venezia 1734)
CUPIDO ALLONTANA UN SATIRO DA VENERE DORMIENTE, XVIII SECOLO
Olio su tela, cm. 113x170
(Anversa 1662 - Roma 1749)
PAESAGGIO CON FIGURE, SPECCHIO D’ACQUA E CITTADINA SULLO SFONDO
Olio su tela, cm. 38x46. Con cornice

TROFEO DI CACCIA IN UN PAESAGGIO
Olio su tela, cm. 98x134,5. Con cornice
PROVENIENZA: Collezione privata, Roma.



E DALILA
Olio su tela, cm. 80,5x136,5. Con cornice
CON
Olio su tela, cm. 89,5x70
MADONNA IN PREGHIERA
CON VEDUTA DI CITTÀ FORTIFICATA
SULLO SFONDO
Olio su tela, cm. 84,5x69. Con cornice
Collezione privata, Roma.
(Roma 1602 - Roma 1660)
NATURA
MORTA DI UVA, PERE, MELONI E MELEGRANE
Olio su tela, cm. 70x85. Con cornice Il dipinto è accompagnato da un’expertise del prof. Giancarlo Sestieri.
Come rileva Giancarlo Sestieri, questa elegante Natura morta, centrata su un vivido grappolo d’uva bianca affiancato da melograno aperto, zucca e pochi altri frutti disposti liberamente sul suolo, mostra una chiara appartenenza all’ambito romano, in una fase in cui il rigoroso oggettivismo di ascendenza post-caravaggesca è animato da una luce obliqua che modella con forza plastica le masse emergenti dal fondo scuro. Al contempo, l’impostazione compositiva più aperta prefigura un superamento delle formule simmetriche tradizionali verso soluzioni di maggiore libertà barocca. Il dipinto è databile alla fine degli anni Venti del Seicento e costituisce una significativa testimonianza del ruolo di Cerquozzi quale mediatore tra la prima natura morta romana e i successivi sviluppi del genere, come confermano stringenti confronti con molte altre opere del suo catalogo.
Il dipinto presenta un vecchio rintelo ancora efficiente. La luce UV mostra diffusi ritocchi, si segnalano ritocchi sul melograno aperto e su quello accanto a destra, sulla zucca al margine destro della composizione, sulla foglia della mela al centro e sullo sfondo.
PROVENIENZA:
Collezione privata, Campania.



(Serino 1657 - Napoli 1747)
RITRATTO DI NOBILDONNA
(MARIA CECILIA VON TANNHAUSEN CONTESSA DI HARRACH?)
Olio su tela, cm. 75x62. Con cornice antica
Il ritratto viene tradizionalmente associato a Maria Cecilia von Thannhausen (14 marzo 1674 - 15 febbraio 1721), che acquisì il titolo di contessa di Harrach sposando nel 1708 Aloys Thomas Raimund von Harrach (Bratislava 1669 – Vienna 1742). Viceré di Napoli dal 1728 al 1733, quest’ultimo fu un importante committente di Solimena, da cui fu effigiato in vari ritratti, uno dei quali ancor oggi conservato presso la Collezione Harrach nel
Castello di famiglia a Rohrau: ma sappiamo da De Dominici (1742) che il pittore si cimentò anche in uno o più ritratti di sua moglie. Il nostro ritratto presenta una qualità pittorica di grande finezza, particolarmente evidente nel candido incarnato, nell’abbigliamento e nella spilla al centro dello scollo del vestito e nel gesto aggraziato della mano destra che regge delicatamente il grosso fiocco del mantello: elementi che richiamano il Ritratto di gentildonna della collezione Lichtenstein, Vaduz-Vienna.
PROVENIENZA: Collezione privata, Campania.
(Anversa 1610 - Bruxelles 1690)
INTERNO D’OSTERIA
Olio su tela, cm. 94,5x119,5

(Bruxelles 1637 - Venezia 1677)
DAVID E ABIGAIL
Olio su tela, cm. 55x70. Con cornice
Il dipinto è accompagnato da un’expertise del prof. Pierluigi Carofano.

(Venezia 1712 - 1793)
VEDUTA DI SANTA MARIA DELLA SALUTE
DA PIAZZETTA SAN MARCO, XIX - XX SECOLO
Olio su tela, cm. 75,5x60. Con cornice


(Firenze 1603 - Firenze 1646)
NINFA SEDUTA (EVA?)
Olio su tela, cm. 165x101
Il dipinto è accampagnato dall’Attestato di Libera Circolazione.
Il dipinto deriva dalla figura di Eva nell’opera di Francesco Furini raffigurante i Progenitori nel Paradiso Terrestre della Galleria Palatina di Firenze (vedi G. CANTELLI, Francesco Furini e i furiniani, Pontedera 2010, pp. 106107, figg. 22-22c).

COPPIA DI RITRATTI FEMMINILI
Olio su tela, cm. 37x30 cad. Con cornice PROVENIENZA: Collezione privata, Roma.
Olio su tela, cm. 86x140



Olio su tela, cm. 145,5x115,5
Olio su tela, cm. 96x118,5. Con cornice
(Napoli 1684 - Perugia 1752)
A) PAESAGGIO COSTIERO CON FIGURE, ARMENTI E TORRETTA; B) PAESAGGIO CON FONTANILE, CORSO D’ACQUA, PASTORI E ARMENTI. COPPIA DI DIPINTI
Olio su tela, cm. 40x64 cad. Con cornice

(Siegen 1577 - Anversa 1640)
COMPIANTO SUL CRISTO MORTO
Olio su tela sagomata, cm. 174x172



VEDUTA DI CAMPO
SAN GIOVANNI E PAOLO, CON LA FACCIATA
DELLA SCUOLA GRANDE
DI SAN MARCO
Olio su tela, cm. 51,5x61,5. Con cornice
PROVENIENZA:
Collezione privata, Roma.
(Venezia 1675 - Venezia 1741)
APOLLO E CERERE
Olio su tela, cm. 71x77
(Capodrise 1723 - Napoli 1806)
MADONNA CON BAMBINO
Olio su tela, cm. 73x56. Con cornice antica
PROVENIENZA:
Collezione privata, Campania.

(Montauban 1780 - Parigi 1867)
NAPOLEONE I SUL SUO TRONO IMPERIALE, XIX SECOLO
Olio su tela, cm. 79x63. Con cornice antica
Il dipinto è una fedele replica della celebre opera eseguita da Dominique Ingres nel 1806 e conservato al Musée de l’Armée, Les Invalides, di Parigi.
PROVENIENZA:
Collezione privata, Roma.



(Plympton 1723 - Londra 1792)
L’EDUCAZIONE DI CUPIDO
Olio su tela, cm. 102x99,5.
Con cornice
Il dipinto deriva da una tela di Joshua Reynolds oggi conservata presso Kenwood House a Londra e rappresenta una significativa testimonianza della fortuna dei soggetti mitologici elaborati dal maestro.
Il prototipo di Kenwood House incarna perfettamente la poetica del Grand Style teorizzata da Reynolds, in cui la nobiltà del soggetto si combina con un recupero colto della tradizione rinascimentale italiana, capace di nobilitare il dato naturale attraverso il filtro della classicità.
(Bologna 1579 - Parma 1622)
CONCERTO
Olio su tela, cm. 79x102.
Con cornice antica
Il dipinto è una replica antica dell’opera di Lionello Spada conservata al Museo del Louvre di Parigi.
PROVENIENZA:
Collezione privata, Roma.
(1590 - 1674 ca.)
PAESAGGIO FLUVIALE
CON FIGURE E CITTADELLA
SULLO SFONDO
Olio su tela, cm. 96,5x132,5. Con cornice

L’INCREDULITÀ DI SAN TOMMASO
Olio su tavola, cm. 107,5x78,5
PROVENIENZA:
Collezione privata, Campania.



SACRA FAMIGLIA CON L’ANGELO
Olio su rame, cm. 33,5x25,5
(Oudenaarde 1627 - Firenze 1691)
SCENA MITOLOGICA IN UN PAESAGGIO ALL’IMBRUNIRE
Olio su tela, cm. 90,5x118. Con cornice
Questo dipinto affascinante, sebbene arduo da interpretare dal punto di vista iconografico, può essere accostato a Livio Mehus che, fiammingo di natali, fu uno dei più singolari protagonisti della pittura fiorentina di secondo Seicento, peraltro apprezzatissimo dal Gran Principe Ferdinando. Artista di cultura figurativa eccezionalmente vasta, frutto di continui viaggi di aggiornamento e di lavoro, nella sua produzione più matura, alla quale la presente tela dovrebbe essere ascritta, praticò una pittura visionaria e tenebrosa, di puro colore, caratterizzata da una sorta di disfacimento delle forme che si richiama alla maniera estrema di Tiziano e Jacopo Bassano e si aggancia agli esiti ultimi di Cecco Bravo. Strette affinità stilistiche avvicinano li nostro dipinto a opere di Mehus come la Fuga di Enea da Troia di Palazzo Pitti a Firenze, la Giunone in deposito da Palazzo PItti presso il Ministero dei Lavori Pubblici a Roma, Aci e Galatea della collezione Caripit di Pistoia o le Sabine mettono pace fra sabini e romani della Galleria degli Uffizi.
PROVENIENZA:
Collezione privata, Campania.




(Napoli 1684 - 1736)
PAESAGGIO
CON PASTORE E ARMENTI
Olio su tela, cm. 96x144
PROVENIENZA: Collezione privata, Roma.
PAESAGGIO
CON ZAMPOGNARO, PASTORELLA A CAVALLO, ARMENTI E BORGO SULLO SFONDO
Olio su tela, cm. 81x111,5. Con cornice antica
(Napoli 1665 - 1714)
CAPRICCIO A RCHITETTONICO
CON PORTICO DIROCCATO, AMPIA SCALEA
A TRE RAMPE E VIANDANTI
Olio su tela, cm. 62,5x76,5. Con cornice
PROVENIENZA:
Collezione privata, Campania.

(Venezia 1696 - Madrid 1770)
SALITA AL CALVARIO
Olio su tela, cm. 80x95. Con cornice
Il dipinto replica fedelmente la grande tela di Giambattista
Tiepolo nella chiesa di Sant’Alvise a Venezia di cui un bozzetto si trova presso la Gemäldegalerie di Berlino. Un’altra versione, forse eseguita dal maestro con l’ausilio dell’atelier, di proprietà del Museo Thyssen di Madrid, è attualmente conservata presso il Museu Nacional d’Art de Catalunya.
PROVENIENZA:
Collezione privata, Roma.



(Anversa 1610 - Bruxelles 1690)
LA FESTA DEL VILLAGGIO
Olio su tela, cm. 62x104. Con cornice
(Haarlem 1620 - Amsterdam 1683)
PASTORE CON ARMENTI
Olio su tela, cm. 91,5x114,5. Con cornice
(Haarlem 1637 - Milano 1701)
A) PAESAGGIO CON FIGURA MASCHILE IN POSA MALINCONICA; B) PAESAGGIO CON FIGURA FEMMINILE. COPPIA DI DIPINTI
Olio su tela, cm. 48,5x38 cad. Con cornice

SCENA TRAGICA CLASSICA
Olio su tela, cm. 34x41,5. Con cornice


(Venezia 1668 - 1725)
A) SCONTRO A CAVALLO TRA DUE TURCHI E UN CRISTIANO;
B) SCONTRO A CAVALLO TRA DUE CRISTIANI E UN TURCO. COPPIA DI DIPINTI
Olio su rame, Ø cm. 14,30 cad. Con cornice
ALLEGORIA DELLE ARTI
Olio su tela, cm. 87x142. Con cornice


Tempera su pergamena, cm. 20,5x36 cad. Con cornice
L’opera presenta qualche strappo lungo i bordi, come da immagini.


PAESAGGIO CON CORSO D’ACQUA, CASCATELLA, PASTORI, PONTE E VILLAGGIO SULLO SFONDO, XVIII - XIX SECOLO
Olio su tela, cm. 89x118. Con cornice
PROVENIENZA: Collezione privata, Roma.
LA VESTALE TUCCIA
Olio su tela, cm. 51x39,5. Con cornice
PROVENIENZA: Collezione privata, Firenze.

(Napoli 1603 - 1653)
DUE NATURE MORTE DI FIORI
IN UN VASO. COPPIA DI DIPINTI
Olio su tela, cm. 50,5x37 cad. Con cornice antica
PROVENIENZA:
Collezione privata, Italia meridionale.
COMPIANTO SUL CRISTO MORTO
Olio su tela, cm. 44,5x75. Con cornice
Il dipinto reca firma in basso a sinistra: “LE SUEUR”.
Il dipinto è rintelato. La luce UV mostra ritocchi sul mento, il mantello blu e i capelli della Vergine; sui capelli e il collo della Maddalena e sulla coscia, il piede destro e l’avambraccio sinistro di Cristo.
Ritocchi sullo sfondo.
PROVENIENZA:
Collezione privata Roma.



RITRATTO DELL’AVVOCATO STEFANO CAPOREALE
Olio su tela, cm. 129x103. Con cornice
Il dipinto reca iscrizione a pennello sulla lettera apppogiata accanto alla mano sinistra: “A SUA ECCELLENZA
/ IL SIG.R D. STEFANO CAPOREALE
AVV.TO DE POVE / RI NELLA [...] DI GUERRA E CASA REALE / NAPOLI”.
PROVENIENZA:
Collezione privata, Roma.
(Dordrecht 1594 - 1652)
VENERE IN UN PAESAGGIO CON UN PUTTO
Olio su tavola, cm. 25,5x31. Con cornice
Il dipinto reca sigla a pennello in basso a destra: “J.K.”.
PROVENIENZA:
Collezione privata, Campania.
SALITA AL CALVARIO
Olio su tela, cm. 95,5x74

(Les Andelys 1594 - Roma 1665)
PAESAGGIO CON FIGURE, CORSO D’ACQUA E CASTELLO SULLO SFONDO, XVII SECOLO
Olio su tela, cm. 74,5x62. Con cornice



SANSONE E DALILA
Olio su tela, cm. 50x62. Con cornice
PROVENIENZA:
Collezione privata, Roma.
LOT E LE FIGLIE
Olio su tela, cm. 50x62. Con cornice
PROVENIENZA:
Collezione privata, Roma.
(Udine 1635 - Venezia 1719)
RITRATTO DI GENTILUOMO
Olio su tela, cm. 72x57. Con cornice
Formatosi dapprincipio col padre Valentino, Sebastiano Bombelli completò la sua educazione a Bologna presso la scuola del Guercino, per poi stabilirsi definitivamente a Venezia. Qui studiò a fondo Paolo Veronese, integrando la sontuosità cromatica della tradizione cinquecentesca lagunare con le istanze naturalistiche dei pittori “tenebrosi”.
L’attribuzione a Bombelli trova conferma nel confronto con opere autografe come il Ritratto di gentiluomo del Museo Civico di Udine, il Ritratto di tre Avogadori, oggi al Seminario Vescovile di Rovigo, e soprattutto il Ritratto di gentiluomo che annusa tabacco di collezione privata.

SCENA ALLEGORICA CON FANCIULLA
CON FIACCOLA E GRUPPO DI VIANDANTI
Olio su tela, cm. 40x50. Con cornice
PROVENIENZA:
Collezione privata, Campania.



VEDUTA DEL PONTE DI RIALTO
Olio su tela, cm. 29x51,5. Con cornice
PROVENIENZA:
Collezione privata, Roma.
(Roma 1690 - 1758)
RITRATTO DI PAPA CLEMENTE XII CORSINI
Olio su tela, cm. 38x28
Il dipinto rimanda, sia pur con qualche variante, al ritratto del papa eseguito dallo stesso Agostino Masucci oggi conservato alla Galleria Nazionale d’Arte Antica di palazzo Corsini a Roma.
RITRATTO VIRILE
Olio su tela riportato su tavola, cm. 81x65. Con cornice

RITRATTO DI PAPA INNOCENZO XI
Olio su tela, cm. 76x63. Con cornice


SUONATORI
Olio su tela, cm. 114x97
VEDUTA DI SAN GIORGIO MAGGIORE DAL BACINO DI SAN MARCO
Olio su tela, cm. 32x50. Con cornice
PROVENIENZA: Collezione privata, Roma.

RITRATTO DEL CARDINALE URBANO PARACCIANI RUTILI
Olio su tela, cm. 98x74. Con cornice
Urbano Paracciani Rutili (Roma 1715 – Fermo, 1777), nato Vitelleschi, fu nominato cardinale da Papa Clemente XIII il 26 settembre 1766. Il presente ritratto dovrebbe succedere di poco la sua creazione, esibita attraverso i canonici attributi cardinalizi: anello, berretta e mozzetta rossa.

IMMACOLATA CONCEZIONE
Olio su tavola, cm. 27x19,5. Con cornice
L’opera si colloca nell’ambito della produzione devozionale lombarda del XVII secolo e mostra un’adesione convinta ai modelli elaborati da Carlo Francesco Nuvolone: si pensi, in particolare, all’Immacolata Concezione della Pinacoteca del Castello Sforzesco di Milano.



(Xàtiva 1591 - Napoli 1652)
COMPIANTO SUL CRISTO MORTO
Olio su tela, cm. 91,5x119,5.
Con cornice
Il dipinto è una copia coeva dell’opera di Ribera oggi conservata presso il museo del Louvre di Parigi.
PROVENIENZA:
Collezione privata, Italia meridionale.
RITRATTO DI FANCIULLO (GESÙ?)
Olio su tela, cm. 60,5x49
PROVENIENZA:
Collezione privata, Roma.
(Firenze 1616 - 1686)
MADONNA CON IL BAMBINO DORMIENTE
Olio su tela, cm. 40x32. Con cornice
PROVENIENZA:
Collezione privata, Roma.

MADONNA CON BAMBINO
Olio su tela, cm. 54x42. Con cornice
PROVENIENZA:
Collezione privata, Roma.



(Correggio 1489 - 1534)
ORAZIONE NELL’ORTO DEGLI ULIVI
Olio su rame, cm. 22,5x17. Con cornice
Il dipinto è una una replica antica del capolavoro di Antonio Allegri detto il Correggio conservato nel Wellington Museum ad Apsley House a Londra.
RITRATTO DI ODOARDO FARNESE (1612-1646) DUCA DI PARMA E PIACENZA
Olio su tela, cm. 71x56. Con cornice
In questo severo e nobile ritratto riconosciamo la fisionomia inconfondibile di Odoardo Farnese, con la sua marcata pinguedine, grazie anche al confronto con i due ritratti, entrambi conservati a Parma, rispettivamente presso la Galleria Nazionale della Pilotta e il Museo Glauco Lombardi.
PROVENIENZA: Collezione privata, Italia meridionale.
RITRATTO DI FRANCESCO MARIA SERAFINI
DI FANO
Olio su tela, cm. 82,5x58,5. Con cornice
Il dipinto reca lunga iscrizione a pennello sul margine inferiore con descrizione dell’effigiato.

Vic-sur-Seille 1593 - Lunéville 1652)
SAN GIACOMO MAGGIORE, XVII - XVIII SECOLO
Olio su tela, cm. 68x54
Il dipinto è una copia antica dell’opera di Georges de La Tour oggi in collezione privata. Il dipinto reca al verso antica iscrizione a pennello con numero di inventario: “N. 5.”.


(Cortona 1596 - Roma 1669) IMMACOLATA CONCEZIONE
Olio su tela, cm. 86x62,5
A) SCENA DI GIUDIZIO CON PRIGIONIERO; B) SCENA DI RINGRAZIAMENTO CON GENUFLESSIONE. COPPIA DI DIPINTI
Olio su carta vergellata, cm. 16x10,5 cad. Con cornice
L’esemplare b reca al verso fitta scrittura a inchiostro.



Olio
Tempera su tavola sagomata, cm. 42x19 La tavola reca al verso bollo in ceralacca.


ORAZIONE NELL’ORTO
RIPOSO DURANTE LA FUGA IN EGITTO
Olio su tela, cm. 38x25,5

Olio su tela, cm. 45x33. Con cornice
Olio su tavola, cm. 51x46. Con cornice
VEDUTA DEL CANAL GRANDE A VENEZIA
Olio su tela, cm. 56x71. Con conice
PROVENIENZA:
Collezione privata, Italia meridionale.

VEDUTA DEL CANAL GRANDE CON SAN SIMEONE PICCOLO E LA CHIESA DEGLI SCALZI
Olio su tela, cm. 56x71. Con conice
PROVENIENZA:
Collezione privata, Italia meridionale.


NATURA MORTA DI FIORI IN UN VASO
Olio su tavola, cm. 43x42. Con cornice
(Napoli 1684 - Perugia 1752)
A) PAESAGGIO FLUVIALE CON FIGURE E TORRE SULLO SFONDO; B) PAESAGGIO CON CASCATELLA, FIGURE E CITTADINA SULLO SFONDO. COPPIA DI DIPINTI
Olio su tavola, Ø cm. 14 cad. Con cornice

CRISTO CORONATO DI SPINE
Olio su tela, cm. 74x60,5
(Attivo a Vesailles 1770 ca. - 1799 ca.)
PAESAGGIO CON CAVALLERIA IN SOSTA NEI PRESSI DI ROVINE
Olio su tavola, cm. 20x30,5. Con cornice
Il dipinto reca firma a pennello in basso a destra: “M. H. DUPLESSIS”. PROVENIENZA: Collezione privata, Roma.




(Lucca 1708 - Roma 1787)
LA CADUTA DI SIMON MAGO
Olio su tela, cm. 136x83,5
Il dipinto è una bella replica della grande tela di Pompeo Batoni, custodita nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma.
PROVENIENZA:
Collezione privata, Roma.
RITRATTO DI DAMA CON NASTRI BLU
Pastello su cartoncino, cm. 64x52.
Con cornice
PROVENIENZA:
Collezione privata, Roma.
NATURA MORTA DI FRUTTA IN UN CESTO
Olio su tela, cm. 45x60.
Con cornice
PROVENIENZA:
Collezione privata, Campania.

PAESAGGIO CON PONTE, CORSO D’ACQUA, FIGURE ED EDIFICIO SULLO SFONDO
Olio su tela, cm. 64x48. Con cornice
PROVENIENZA:
Collezione privata, Roma.



(Siegen 1577 - Anversa 1640)
PARTICOLARE DALL’ADORAZIONE DEI MAGI
Olio su tela, cm. 62x78
Il dipinto è una replica antica di un dettaglio dell’Adorazione dei Magi di Peter Paul Rubens conservata al Museo del Louvre di Parigi.
MADONNA ORANTE
Olio su tela, cm. 62x50,5. Con cornice
PROVENIENZA:
Collezione privata, Roma.
VASO DI FIORI CON FRUTTA IN UN GIARDINO, XVIII - XIX SECOLO
Olio su tela, cm. 101,5x75,5. Con cornice
PROVENIENZA:
Collezione privata, Campania.

(Napoli 1806 - 1876)
PAESAGGIO CON IL SANTUARIO DELL’AVVOCATELLA A CAVA DEI TIRRENI
Olio su tela, cm. 45,5x60,5.
Il dipinto reca firma a pennello in basso a destra: “GIA. GIGANTE”.


(XIX secolo)
A) NATURA MORTA CON GIORNALE, VETRI ANTICHI E PORCELLANE;
B) NATURA MORTA CON BROCCA IN MAIOLICA BLU, BOTTIGLIA DI CHAMPAGNE, TAZZA DA TÈ, LIMONE E GIORNALE.
COPPIA DI DIPINTI
Olio su tavola, cm. 31,5x26. Con cornice
I dipinti recano entrambi firma e data a pennello in alto a destra: “JOSEP MANSFELD 1886”

VEDUTA DI FANTASIA DI VENEZIA
CON LA COLONNA DI SAN TEODORO
Olio su tela, cm. 54x92. Con cornice
PROVENIENZA:
Collezione privata, Roma.
RITRATTO DI FRANCESCA LUCCHESI PALLI (GRAZ, 1836 - ROMA, 1923)
Olio su tavola, cm. 38x26,5. Con bella cornice dorata coeva
La tavola reca al retro antica iscrizione a pennello che identifica l’effigiata:
“DONNA FRANCOISE LUCCHESI PALLI CAMPO / E PIGNATELLI / FIGLIA DI DON HECTOR / DUCA DELLA GRAZIA / E DI MARIA CAROLINA DI BORBONE DUCHESSA DI BERRY”.
PROVENIENZA:
Collezione privata, Firenze.


(Napoli 1806 - 1876)
A) VEDUTA COSTIERA CON IMBARCAZIONI E VILLAGGIO DI PESCATORI;
B) VEDUTA COSTIERA CON SCOGLIERA ED APPRODO. COPPIA DI DIPINTI Olio su cartoncino, cm. 26x38 cad. Con cornice

(Balslev 1745 - Copenhagen 1802)
NATURA MORTA CON FESTONE DI FRUTTA
Olio su tela, cm. 46x191
LA IENA NEL SERRAGLIO DEL CASTELLO DI FREDERIKSBERG
Olio su tela, cm. 32x42. Con cornice Il dipinto è una replica antica dell’opera di Jens Juel oggi conservata al Statens Museum for Kunst di Copenaghen.
PROVENIENZA: Collezione privata, Roma.


RITRATTO DI ARCHITETTO
Olio su tavola, cm. 27x21. Con cornice
VENERE E CUPIDO
Olio su tela sagomata, cm. 96x129


LA CATTEDRALE DI CANTERBURY VISTA DA SUD-OVEST
Olio su rame, cm. 21x32. Con cornice
(Londra 1822 - 1897)
MARINA IN TEMPESTA CON IMBARCAZIONI
Olio su tela, cm. 71x133. Con cornice
Il dipinto reca firma a pennello in basso a destra: “J. BURRELL”. PROVENIENZA: Collezione privata, Roma.



(Firenze 1616 - 1686)
SANTA CECILIA ALL’ORGANO
Olio su tela, cm. 25x21,8. Con conice
La tela è una replica antica del dipinto di Carlo Dolci conservato alla Gemäldegalerie Alte Meister di Dresda. PROVENIENZA: Collezione privata, Roma.
SAN GIROLAMO PENITENTE NEL DESERTO
Olio su tela, cm. 104x77. Con cornice
SACRA FAMIGLIA
CON SAN GIOVANNINO E GESÙ BAMBINO
DORMIENTE
Olio su rame, cm. 26x20,5. Con cornice

ORAZIONE NELL’ORTO
Olio su tela, cm. 82x99. Con cornice
PROVENIENZA:
Collezione privata, Lazio.



PAESAGGIO CON FIUME, IMBARCAZIONI E FIGURE
PAESAGGIO CON CACCIA AL CERVO
Olio su tela, cm. 75,5x52,5
PROVENIENZA:
Collezione privata, Roma.

Olio su tela, cm. 50,5x50,5. Con cornice
Collezione privata, Roma.
TESTA DI UOMO BARBUTO
Olio su tela, cm. 48x36. Con cornice
PROVENIENZA:
Collezione privata, Roma.
GIUSEPPE E LA MOGLIE DI PUTIFARRE
Olio su tela, cm. 19x30

MADONNA CON BAMBINO
Olio su tela, cm. 115,5x104
PROVENIENZA:
Collezione privata, Roma.

PAESAGGIO CON AGGUATO DI BRIGANTI
Olio su tela, cm. 54x80,5. Con cornice
PROVENIENZA:
Collezione privata, Campania.



PAESAGGIO CON SPECCHIO D’ACQUA E FIGURE
PAESAGGIO CON SCENA GALANTE E RUSCELLO
Olio su tela, cm. 44x53. Con cornice
PROVENIENZA:
Collezione privata, Roma.
CRISTO DERISO
Olio su tela, cm. 74x61. Con cornice
PROVENIENZA:
Collezione privata, Italia meridionale.
Olio su tela , cm. 36x49. Con cornice Il dipinto è in prima tela.
PROVENIENZA:
Collezione privata, Roma.

SAN CARLO BORROMEO IN PREGHIERA
Olio su tela, cm. 92x72
PROVENIENZA:
Collezione privata, Roma.
(Venezia 1465 - Capodistria 1525)
A) ANGELO CON VESTE ROSSA; B) ANGELO CON DIADEMA DI PERLE. COPPIA DI DIPINTI, FINE XIX - INIZIO XX SECOLO
Olio su tavola, cm. 39,5x35,5
PROVENIENZA:
Collezione privata, Umbria.


SCENA DI GENERE CON DUE FANCIULLI IN CUCINA
Olio su tela, cm. 70x85,5




CRISTO FANCIULLO
Olio su rame, cm. 15,7x12. Con cornice
Il dipinto presenta un buono stato di conservazione generale. La luce UV non mostra ritocchi significativi, si segnalano cadute di colore ben evidenti anche da foto di catalogo.
PROVENIENZA:
Collezione privata, Roma.
(Xàtiva 1591 - Napoli 1652)
SAN TADDEO
Olio su tela, cm. 60x49
Il dipinto deriva da un’opera passata in un’asta Old Masters di Sotheby’s Londra, 4 dicembre 2019, con l’attribuzione a Jusepe de Ribera (lotto 6)
PROVENIENZA:
Collezione privata, Roma.
PAESAGGIO OLANDESE CON PESCATORE IN BARCA
Olio su tela, cm. 35,5x46. Con cornice
PROVENIENZA:
Collezione privata, Roma.


PAESAGGIO CON CORSO D’ACQUA, RUDERE E FIGURE
Olio su tela, cm. 32,5x41. Con cornice
PROVENIENZA:
Collezione privata, Roma.
A) PAESAGGIO CON BATTAGLIA DI CAVALIERI
PRESSO UN APPRODO;
B) PEASAGGIO CON BATTAGLIA DI CAVALIERI
SOTTO LE MURA DI UN CASTELLO.
COPPIA DI DIPINTI
Olio su rame, cm. 25,5x34,5 cad. Con cornice
PROVENIENZA:
Collezione privata, Roma.
SAN GIROLAMO
Olio su tela, cm. 62x50
PROVENIENZA:
Collezione privata, Roma.









