Centro di Ricerca Didattica Ardea Editrice Rosa Dattolico
RIPASSIAMO
85 Giallo in cucina 86 Questione di fiuto
88 Un giallo tutto da ridere: Il sorriso della Gioconda
90 Il giallo a fumetti 92 Ripasso con la MAPPA 93 SCRIVO anch’io! 94 VERIFICA
96 IL RACCONTO STORICO 97 Kamosè 98 L'inaugurazione 100 Gli amici di Cleopatra
Ripasso con la MAPPA
SCRIVO anch’io!
107 Avventura tra i pianeti
108 La nostalgia del razzo 110 Ma, ci sarà vita? 112 Avventura su Venere
118 IL RACCONTO FANTASY
119 La Regina delle Fate
120 Il destino di Frondosa
122 Niente baci sul pianeta Blu 124 Cucciolo di drago
126 Ripasso con la MAPPA 127 SCRIVO anch’io!
128 VERIFICA in itinere
LE STAGIONI • PRIMAVERA
130 È primavera!
131 Primavera nell’ ARTE
132 Pasqua nel mondo
133 Ghirlande pasquali
134
TESTO DESCRITTIVO
DESCRIVERE PERSONE
135 Il guardiano di Hogwarts
136 Sonqui riparatutto
137 Il vecchio John
DESCRIVERE EMOZIONI
138 La felicità - La paura
139 La timidezza - La tristezza
DESCRIVERE ANIMALI
140 La cagnolina Chicca
141 L'uccellino
142 Pasqua 143 La marmotta
DESCRIVERE LUOGHI
144 Una radura aperta 145 Paesaggio
146 Una stanza
147 Quartiere 148 Il parco 149 La passeggiata
DESCRIVERE FENOMENI ATMOSFERICI
Il vento
Il temporale
160 TESTO POETICO
161 Trovato
162 La similitudine L’onda
163 La similitudine Tramonto - Nuvole
164 La metafora Gli alberi - Un prato blu
165 La personificazione
L’estate trema - La ballata del mare
166 L'onomatopea Plip plen plen...
167 L'onomatopea
Nel silenzio, signori e signore
168 L'allitterazione Sorgente
169 L'allitterazione Il tuono
170 Il calligramma
172 L'haiku
174 ASCOLTO lab
176 Ripasso con la MAPPA
177 SCRIVO anch’io!
178 VERIFICA in itinere
180 TESTO INFORMATIVO
181 Un clima impazzito
182 La vita in Grecia
183 Le Olimpiadi nell’antichità
184 Le monarche
185 Il problema dei rifiuti
186 La terra si muove
188 L’intelligenza artificiale
190 EDUCAZIONE CIVICA
L'importanza delle api LA CRONACA
192 Lola, primo gatto migrante
194 Tutti in classe con le pantofole
196 Cagnolina salva 20 famiglie da incendio
197 Il viaggio in Antartide
198 ASCOLTO lab
200 Ripasso con la MAPPA
201 SCRIVO anch’io!
202 VERIFICA in itinere
DEBATE in classe
204 IL TESTO ARGOMENTATIVO
205 I conflitti si possono risolvere?
206 I giovani e l'alimentazione
208 È importante andare a scuola?
210 Sport e vita sociale
211 Compiti a casa: sì o no?
LE STAGIONI • ESTATE
212 Estate
212 Estate nell’ ARTE
214 Il primo giorno di scuola
215 Dentro l’ALBO
Rosa Dattolico
Una nuova avventura!
L’anno che vi aspetta sarà speciale: non sarete soli. Insieme, pagina dopo pagina, scoprirete storie, poesie, personaggi ed emozioni.
Parlerete di sogni, paure e speranze, imparando a riconoscere ciò che sentite e a dare voce e valore a ogni emozione.
Troverete parole che parlano di amicizia, rispetto, gentilezza e collaborazione, e capirete quanto sia importante stare bene a scuola e ascoltarvi davvero. Questo libro è un piccolo scrigno: contiene parole che fanno riflettere, sorridere e volare con la fantasia.
Allacciate le cinture della curiosità… la lettura sta per cominciare!
LEGGERE È...
Per te leggere è… solo un compito noioso un’avventura che ti fa viaggiare con la fantasia
Leggere ti aiuta a… diventare più curioso/a e creativo/a non usare mai l’immaginazione
Quando apri un libro… puoi incontrare personaggi e mondi che ti insegnano qualcosa non succede nulla di speciale
Ogni volta che leggi anche solo un po’… non scopri niente di nuovo è un’occasione da non perdere
Leggere è un’avventura che fa viaggiare senza muoversi, scoprire nuovi mondi, incontrare personaggi straordinari e conoscere meglio se stessi. Ogni pagina apre la mente e il cuore, stimola la fantasia, accende la curiosità e ci insegna a capire gli altri.
Pensi che leggere sia importante? Perché? Scivilo sui puntini, poi confrontati con i tuoi compagni e le tue compagne di classe.
UN TUFFO NEI TESTI
Il racconto è: realistico fantastico
I personaggi sono: il protagonista il protagonista e il papà
Il luogo è: reale fantastico
Il testo è narrato: in prima persona in terza persona
Le scarpe di papà
Sabato pomeriggio sono andato con il papà in bicicletta fino al fiume.
Ci siamo tolti le scarpe e abbiamo camminato un bel pezzo nell’acqua.
Poi ci siamo seduti sulla riva e abbiamo mangiato la merenda che ci eravamo portati, mentre il sole e l’aria ci asciugavano i piedi.
– È ora di tornare a casa, mio caro pesciolino… – mi dice il papà dopo un po’. – Infilati le tue pinne, che io mi infilo le mie.
Voleva dire le scarpe, gli piace scherzare così.
Ma io non ne avevo molta voglia, così sono rimasto sdraiato a guardarlo mentre si alzava, si avvicinava alle sue scarpe, allungava una mano per prenderle e… … con un balzo all’indietro e un urlo di spavento, perdeva l’equilibrio finendo lungo disteso!
– Qu-qu-qualcosa… C’è qu-qu-qualcosa di viscido e bagnato là dentro! – è riuscito a balbettare, indicandomi le sue scarpe come se fossero la tana di un orribile mostro.
Mi sono avvicinato e le ho prese fra le mani: – Ma papà… è solo una rana!
– Ma è veraaaa!!! – ha gridato lui.
Che cosa posso dirgli quando fa così?
Nei documentari sugli animali io non ho mai visto i cuccioli che devono tranquillizzare i grandi!
Segna con una X i fatti che si riferiscono alla storia.
Il protagonista e il papà vanno in bicicletta fino al fiume. Camminano nell’acqua e si siedono sulla riva.
Il protagonista si tuffa all’improvviso nel fiume.
Il papà scopre sulla riva una biscia e indietreggia spaventato.
Il papà ha paura di una rana trovata dentro una delle sue scarpe.
La Sala Comune di Grifondoro
La Sala Comune di Grifondoro era accogliente e calda. Le pareti erano rivestite di pannelli di legno scuro, illuminati dalla luce tremolante delle torce appese. Al centro della stanza, c'era un grande camino di pietra, con un fuoco scoppiettante che diffondeva calore e luce.
Davanti al camino, c'era un soffice tappeto rosso e oro, e sopra di esso, un paio di poltrone imbottite e un divano lungo, rivestito di velluto scarlatto. Sotto le finestre ad arco, che lasciavano entrare la luce del sole di giorno e la luce della luna di notte, c'erano scrivanie in legno di quercia con lampade a olio e pile di pergamene.
Harry Potter e la pietra filosofale di J.K. Rowling
La piazzetta
Al centro della piazzetta c’era la statua di un generale a cavallo, accanto a una fontana con una vasca d’acqua bassa e un largo bordo di pietra. Nella fontana nuotavano dei pesci rossi.
Il lato ovest della piazza era occupato da una chiesa. Di fronte, una fila di ippocastani proteggeva la piazza dal trambusto della strada.
La casa in cui vivevano i professori era quella centrale, sul lato sud della piazzetta. Aveva un balcone di ferro battuto al primo piano e, sul portone, un batacchio a forma di testa di gufo.
Eva Ibbotson, La stella di Kazan, Salani
IL TESTO DESCRITTIVO
Il testo descrittivo ha lo scopo di far vedere con le parole i personaggi e le loro emozioni, luoghi, animali, oggetti e fenomeni atmosferici.
Nei testi sono presenti: indicatori temporali indicatori spaziali
Gli autori hanno utilizzato: i dati uditivi i dati visivi
Le descrizioni sono: oggettive soggettive
UN TUFFO NEI TESTI
LA FILASTROCCA
La filastrocca è un testo poetico con rime facili caratterizzato da ritmo e musicalità. È composta da versi raggruppati in strofe
La gallina intelligente
No, non ci sto con quelli che dicono ci verresti a fare il bagno in piscina e ti ritrovi nel brodo, il tuo, di gallina.
Non potete capire c’è una parte di me che è piena di angoscia (e voi mi chiedete se è l’ala o la coscia!)
Coccodè?
Fallo te!
Il cervello piccino ce l’hai tu, tacchino!
Vita nuova mai più uova!
Voglio far la mia vita ed esser felice non voglio far la gallina voglio far l’attrice.
S. Benni, Stranalandia, Feltrinelli
UN TUFFO NEI TESTI
● Da quante strofe è composta la filastrocca? .........................
● Da quanti versi?
● Ci sono le rime?
● Come ti sembra il tono della filastrocca? Noioso Divertente
● Cosa vorrebbe fare la gallina?
IL TESTO INFORMATIVO
Il testo informativo è scritto con lo scopo di fornire notizie, indicazioni su un preciso argomento.
Non solo farfalle
Il corpo di un insetto si suddivide in tre segmenti: capo, torace e addome.
All’interno del capo c’è il cervello, all’esterno invece ci sono gli occhi, l’apparato boccale e le antenne.
Al torace sono attaccate le sei zampe e le ali.
L’addome contiene gli apparati digestivo e riproduttivo e, in alcuni casi, il pungiglione.
Tutti gli insetti iniziano il loro ciclo vitale come uova, dalle quali escono sotto forma di larva, con corpo molle e senza ali. Le larve di farfalle e falene sono chiamate bruchi. Questi hanno tre paia di zampe sul torace e cinque paia di pseudo zampe, simili a piccoli monconi.
Ragni, granchi, scorpioni, centopiedi appartengono alla famiglia degli artropodi, ma non sono insetti.
Alcuni artropodi anziché avere ossa all’interno del corpo, sono dotati di una corazza esterna: un guscio rigido chiamato esoscheletro.
Possiedono caratteristiche che li differenziano dagli insetti: ragni, scorpioni e zecche possiedono otto zampe; i centopiedi possono averne fino a 400.
Inoltre i ragni hanno il corpo suddiviso in due parti anziché in tre: cefalotorace e addome.
AA.VV., Guarda dentro insetti e ragni, De Agostini
UN TUFFO NEI TESTI
Segna con una X l'affermazione giusta.
● Le parole chiave evidenziate nel testo forniscono: le informazioni più importanti. le informazioni meno importanti.
● Il linguaggio è: preciso, con parole specifiche della disciplina di cui si parla. semplice con parole di uso comune.
● L'immagine: abbellisce la pagina. rende più comprensibile il testo. non è indispensabile.
È bello stare a scuola e avere tanti amici e amiche anche se a volte capita di litigare, ma poi si fa subito pace con un sorriso e una parola gentile. Superare i piccoli litigi ci fa diventare grandi.
L'alfabeto dell'amicizia
A Ascolta i tuoi segreti.
B Balla insieme a te.
C Consola il tuo animo.
D Dimentica le offese.
E Esprime il suo affetto.
F Fabbrica sogni con te.
G Gioisce per i tuoi successi.
H Ha fiducia nelle tue capacità.
I Incoraggia le tue scelte.
L Lascia correre i tuoi errori.
M Moltiplica l’allegria.
N Non ti abbandona nelle difficoltà.
O Offre consigli.
P Parla con te per ore.
Q Quieta la tua rabbia.
R Resta con te quando tutti gli altri fuggono.
S Sorride ogni volta che ti incontra.
T Trova mille scuse per stare insieme.
U Utilizza parole gentili.
V Vede la tua vera bellezza.
Z Zampilla di felicità quando fate pace.
Maria Ruggi
● Che cosa si può fare per aumentare il numero degli amici? Confrontati con la classe e insieme ai tuoi compagni e compagne scopri le strategie da adottare.
DICO LA MIA
PARLIAMONE
Leggi ed esprimi la tua opinione confrontandoti con i compagni e le compagne.
● Quali qualità ritieni indispensabili in un vero amico?
● In che modo un amico può aiutarti nei momenti difficili?
● È meglio avere amici simili a noi o diversi? Perché?
● Pensi di aver trovato un amico o un’amica ideale?
L’amico ideale
Vorrei conoscere qualcuno che sia molto originale, che sia saggio e spiritoso: queste sarebbero le principali caratteristiche del mio amico ideale.
Questa persona dovrebbe essere sempre vicina a me. In ogni momento della mia vita avrei bisogno di qualcuno che mi faccia un po’ da supporto, mi dia consigli, mi faccia sorridere se sono triste e mi dia una mano nei momenti in cui sono in difficoltà.
Io e questa persona dovremmo sentirci come veri amici: amarci davvero, essere sempre disponibili ad aiutarci.
Un amico ideale dovrebbe avere qualcosa di speciale perché io lo senta diverso dagli altri. Non che debba avere un occhio solo o tre gambe, ma diverso nel carattere: ad esempio mi piacerebbe che fosse vivace ed esuberante per tirarmi su se ho l’umore a terra e a volte invece diventi una persona calma per evitare di farmi eccitare troppo, che mi dia una regolata quando sto sbagliando.
Dovrebbe essermi sempre fedele, senza però trascurare gli altri: a me piacciono le persone generose, gentili come modo di fare e ovviamente intelligenti, che sappiano scherzare al momento giusto ed essere serie quando lo devono essere, che sappiano sempre come fare per rendermi felice. La gentilezza per me è fondamentale, perché un gesto semplice e sincero può illuminare anche le giornate più difficili, e mi piace che usi parole che non feriscano, perché la vera amicizia si riconosce anche dal modo in cui ci si parla. Probabilmente una persona del genere l’ho trovata ed è Camilla.
Alice Sturiale, Il libro di Alice, Rizzoli
Le parole
Le parole sono come un cristallo, le parole.
Alcune, un pugnale, un incendio.
Altre, rugiada appena.
Segrete vengono, piene di memoria. Insicure navigano: barche o baci, agitano le acque. Abbandonate, innocenti, leggere.
Tessute sono di luce e sono la notte.
E persino pallide ricordano ancora verdi paradisi. Chi le ascolta?
Chi le raccoglie, così, crudeli, disfatte, nei loro gusci puri?
Eugenio De Andrade
COMPRENDO
Rispondi.
● Perché nella poesia alcune parole vengono paragonate a un “pugnale” o a un “incendio”?
● In che modo parole crudeli possono ferire o “agitare le acque” dentro di noi?
● Quali immagini della poesia descrivono invece parole leggere e positive?
● Perché parole gentili possono farci stare bene e ricordarci “verdi paradisi”?
PER COMPRENDERE UN TESTO
ᄗ Leggi il titolo e ricava le informazioni dalle immagini
ᄗ Ricerca il significato delle parole e delle espressioni che non conosci.
ᄗ Individua i connettivi che uniscono le diverse parti della storia.
ᄗ Scopri le informazioni relative ai personaggi , ai luoghi , al tempo … e quelle nascoste o implicite ricavandole a partire da altre informazioni presenti nel testo o da esperienze personali.
ENTRO NEL TESTO
LE INFORMAZIONI NASCOSTE
Sottolinea nel testo le parole che ti fanno capire che la protagonista riesce a tranquillizzarsi grazie alla disponibilità del maestro.
Primo giorno di scuola
Primo giorno alla scuola nuova. Nervosa. Mani sudaticce e bocca asciutta.
Non c’era da stupirsi: dopotutto ero appena arrivata in un posto sconosciuto.
La mamma mi aveva accompagnato per incoraggiarmi. Dunque, quel primo giorno, abbiamo varcato la porta a vetri e ci siamo fermate in segreteria.
Lì una signora con i capelli castani, sigillata nel suo elegante tailleur, era in piedi e ci ha salutate.
– Buongiorno. Sono Mrs. Williams, la direttrice.
– Stiamo cercando l’aula del maestro Mr. Terupt – ha detto la mamma. – Io sono Julie Writeman e questa è mia figlia Jessica.
– Ah, sì! Benvenute alla scuola di Snow Hill. Vi faccio strada. Abbiamo seguito Mrs. Williams attraverso l’ingresso e le scale, in cerca della mia nuova classe di quinta.
I corridoi sapevano di chiuso.
Ho seguito la mamma sulla moquette punteggiata di azzurro, tra le file di armadietti rossi, dove alcuni bambini stavano già mettendo il materiale nuovo. Sentivo i loro sguardi studiare me, la bambina nuova.
Dopo le occhiate, li sentivo sussurrare. Avevo il viso in fiamme.
– Ecco, questa è la tua classe. Abbiamo ringraziato, poi ho salutato la mamma, che ha continuato ad accompagnarmi con lo sguardo, mentre entravo nell’aula. Il maestro ha alzato gli occhi e mi ha sorriso. Avevo le farfalle nella pancia, come sulle giostre.
– Buongiorno. Sono Mr. Terupt. E tu sei Jessica, vero?
Avevo la lingua così spessa che non riuscivo a parlare. Mi sono limitata a restituire il sorriso.
– Il tuo posto è al tavolo due. Vedo che hai un gran bel libro sotto il braccio!
– Mi piace perché c’è il lieto fine – ho detto.
– Anche a me piace il lieto fine – ha risposto il maestro.
– Farò del mio meglio per regalarti un lieto fine quest’anno!
Ho sorriso ancora. Non so perché, ma le farfalle sono sparite dalla mia pancia e la lingua mi è tornata normale. Sarebbe andato tutto bene, ne ero certa.
Rob Buyea, Il maestro nuovo, BUR Best BUR
A caccia di EMOZIONI
Prova a immedesimarti nella situazione che vive Jessica e descrivi le sue emozioni.
COMPRENDO
Rispondi.
● Le paroline evidenziate hanno la funzione di rendere comprensibile il testo?
Sì No
● L’espressione “avere il viso in fiamme” significa: arrossarsi in viso per l’agitazione arrossarsi in viso per aver corso
● L’espressione “avere le farfalle nella pancia” significa: provare uno stato di ansia provare un’emozione di gioia
● Sottolinea le parole che descrivono la direttrice. Secondo te, che carattere potrebbe avere? ....................................................................................
● Come potresti definire il maestro?
PARLO DI ME
Racconta.
● Hai mai vissuto un’esperienza simile?
● Quando?
● Cosa è successo?
● Cosa hai provato?
A caccia di EMOZIONI
Perché la protagonista prova rabbia? Sottolinea nel testo le frasi che esprimono il suo stato d’animo. Poi confrontati con la classe sulle strategie utili per superare i momenti di rabbia.
L'interrogazione di matematica
Fu uno dei primi giorni di scuola: ancora non ero in confidenza con i compagni e non conoscevo bene gli insegnanti, mi sentivo poco sicura di me e imbarazzata.
L’insegnante di matematica stava interrogando la classe. Improvvisamente, nel momento in cui meno me lo aspettavo, sentii la sua voce che esclamava il mio nome.
Ed ecco che mi si irrigidirono i muscoli, iniziai a sudare, la penna mi cadde di mano!
L’insegnante non aspettò che io mi tranquillizzassi e mi chiese che cosa era il quoziente.
Lì per lì pensai: “Questo lo so” e feci per rispondere. Ma, quando provai ad aprire bocca, tutto quello che sapevo si dileguò, sentii dentro di me il vuoto più totale, come se nella mia mente si fosse formato un buco profondissimo e la risposta che dovevo dare fosse caduta lì dentro.
I compagni avevano improvvisamente interrotto il chiasso e si erano immobilizzati con lo sguardo su di me. Tutti stavano aspettando che io parlassi. Non sapevo più che cosa fare perché proprio non riuscivo ad aprire bocca. Così la maestra fece rispondere un bambino che aveva la mano alzata come tanti altri.
Solo in quel momento mi si sciolsero le labbra e risposi, ma ormai era troppo tardi!!! “Che rabbia” pensai, “non bisognerebbe mai farsi prendere dal panico!!!”.
A. Sturiale, Il libro di Alice, Rizzoli
In ritardo a scuola
Sono in ritardo. Il primo giorno di quarta e sono già in ritardo.
Svolto l’angolo e vado quasi a sbattere contro il signor Robinson, il nostro preside.
Mi ferma, mi fa fare dietrofront fino all’inizio del corridoio, e mi costringe a venire avanti camminando piano. Non contento, mi urla dietro perché sono in ritardo.
Cammino spedita. Ecco la quarta. Entro.
– Sei in ritardo – dice Hannah Burton guardando l’orologio.
– Grazie Big Ben.
L’ho chiamata col nome di quel famoso orologio che c’è a Londra, e intanto mi guardo intorno per vedere dove posso sedermi. Si sono sistemati tutti come l’anno scorso: stesse file, stessi posti.
Anch’io mi vado a sedere a quello che sarebbe il mio banco se fossimo ancora nella vecchia classe.
Il banco vicino al mio è vuoto, ma non per molto perché, dopo un po’, arriva Brenda e si siede accanto a me.
Io intanto penso che vorrei un’amica. Così sorrido a Brenda e anche lei mi sorride: forse ho trovato la mia migliore amica, quella che stavo cercando.
Bene: sono in quarta e l’anno è tutto da scoprire.
Ambra Danziger, Ambra Chiaro va in quarta, Piemme Junior
A caccia di EMOZIONI
Prova a immedesimarti nella situazione che vive la protagonista e descrivi le sue emozioni.
ANALIZZO
Cancella le parole errate.
● Nel racconto i fatti sono organizzati in modo coerente • incoerente perché la narrazione
rispetta • non rispetta l'ordine cronologico.
SCRIVO
Completa il testo sul quaderno aiutandoti con le domande.
● Che cosa accadrà durante l’intervallo tra Hannah Burton e la protagonista?
● Cosa farà Brenda?
● Come si concluderà la vicenda?
Un tiro che è una cannonata!
Leggi con attenzione il testo e cancella il connettivo errato.
Ero un po’ seccato quando quindi la mamma mi ha detto che aveva invitato una sua amica con la figlia a prendere il tè. A me le bambine non dicono niente. Sanno giocare solo con le bambole, a mamme e non fanno che frignare.
Alle quattro, l’amica della mamma è arrivata con sua figlia Luigina, mi ha baciato e mi ha detto che ormai sono un giovanotto. La mamma ha servito il tè, e questa, almeno, era una cosa piacevole perché quando abbiamo ospiti ci sono i pasticcini al cioccolato e posso anche servirmi due volte.
Dopo Come la mamma ha detto: – Adesso, bambini, andate a giocare. Mentre parlava era tutta sorridente, però dagli occhi si capiva che non era il caso di sgarrare.
Luigina e io siamo andati in camera mia e io non sapevo che cosa dire. Invece Quando Luigina una cosa l’ha detta: – Mi sembri una scimmia. – E tu sei una femminuccia smorfiosa! – le ho risposto seccato. Allora lei mi ha mollato una sventola. Avevo voglia di piangere, ma mi sono trattenuto.
Poi le ho tirato forte una treccia e lei mi ha sferrato un calcio. Stavo per acchiapparle l’altra treccia, quando sono entrate le nostre mamme.
– Allora Perché , bambini, vi state divertendo? – ha domandato mia mamma.
– Sì, certo, signora! – ha risposto Luigina sbattendo le ciglia su e giù. Ho chiesto alla mamma se potevamo andare in giardino a giocare, ma lei non era d’accordo perché faceva troppo freddo. Luigina, però, ha fatto due o tre sbattutine di ciglia e ha detto che le sarebbe piaciuto andare ad ammirare i fiori. Allora Mentre la mamma ha ripetuto più volte che quella bambina era un amore e ci ha permesso di uscire.
Mi sa che dovrò imparare anch’io il trucchetto delle ciglia, non avrei mai immaginato che funzionasse sul serio!
In giardino Luigina mi ha detto che i fiori non le piacevano affatto. Avevo voglia di mollarle un cazzotto sul naso, ma mentre non mi sono arrischiato perché le mamme avrebbero potuto vedermi dalla finestra.
– Non ne ho di giocattoli qui, c’è solo il pallone.
– Questa sì che è un’idea! – ha detto Luigina. Abbiamo preso il pallone e io stavo sulle spine, perché avevo paura che i miei compagni mi vedessero giocare a calcio con una femmina.
– Tu ti metti fra i due alberi e cerchi di fermare il pallone – ha proposto Luigina.
Poi ha preso la rincorsa e… pum! Un tiro micidiale!
Non sono riuscito a fermare il pallone, che ha mandato in frantumi il vetro di una finestra.
Le mamme si sono precipitate fuori. La mia ha visto la finestra del garage e ha capito subito.
– Nicola! Invece di fare i tuoi soliti giochi violenti, faresti meglio a occuparti dei tuoi ospiti!
Io ho guardato Luigina, che si era messa vicino ai fiori, intenta a odorare le begonie.
La sera, per punizione, mi hanno tenuto senza dolce, ma non importa, è proprio fantastica Luigina, e ho deciso che quando sarò grande la sposerò. Ha un tiro che è una cannonata!
Jean-Jacques Sempé – René Goscinny, La fuga di Nicola, Edizioni EL
COMPRENDO
EDUCAZIONE CIVICA
● Pensi che ci siano giochi adatti alle femmine e giochi adatti ai maschi?
● Come si sarebbe comportato Nicola, se a Luigina non fosse piaciuto giocare a pallone, ma con le bambole? Come sarebbe andato l’incontro? Immagina e racconta sul quaderno.
Poi confrontati con la classe.
Numera i fatti nell’ordine in cui accadono. Poi riassumi la storia sul quaderno.
Col permesso della mamma Nicola e Luigina vanno in giardino e giocano con il pallone. Luigina stupisce Nicola con il suo tiro che manda in frantumi il vetro di una finestra.
Nicola apprende dalla mamma che aveva invitato un’amica con la figlia.
Alle quattro è arrivata l’amica con la figlia Luigina.
Nicola e Luigina si scambiano insulti.
La sera Nicola viene punito dai suoi genitori.
Due leggi in conflitto
Papà entrò in camera mia dopo cena. Seduto alla scrivania, stavo ripassando storia. Papà si sedette sul mio letto.
– Cos'è successo a Simone? – mi chiese all’improvviso.
– Si è rotto un braccio – risposi.
– Questo lo so, l'ho visto con il gesso. È caduto a scuola. La maestra dice che non è inciampato, ma che qualcuno gli ha legato le stringhe delle scarpe e poi lo ha spinto giù.
– Non so, papà.
– Ma non siete in classe insieme?
– Sì, ma non ho visto.
– La maestra dice che eri vicino a lui.
– Si sbaglia, ero rimasto indietro a scambiare delle figurine.
– Sicuro che non c'entri Tonio?
– Ti ho detto che non ho visto, papà…
– Credo che sia giunto il momento di spiegarti perché ti chiami Giovanni.
– Perché, papà?
– Dunque, mettiamo il caso che un giorno uno studente, chiamiamolo Tonio, si presenti da te e ti ordini: "Dammi i soldi che hai in tasca". Non è giusto. Quei soldi sono tuoi. Allora tu vai dalla maestra per farti difendere. La maestra ne dice quattro a Tonio. Tonio ci riprova. Tu torni dalla maestra. La maestra porta Tonio dal preside, che lo sospende per una settimana dalla scuola. È stata applicata la legge e tu sei stato difeso giustamente. Chiaro?
– Chiaro – risposi.
● Quali sono le due leggi in conflitto di cui si parla nel testo?
● Hai mai provato o hai assistito a una prepotenza?
● Come bisogna comportarsi in quei momenti?
● È importante parlarne con un adulto? Perché? Confrontati con i compagni e le compagne.
– Mettiamo invece che tu non vada dalla maestra ma, spaventato dal coltellino di Tonio, gli dia i tuoi cinque euro. E tutti i compagni di classe fanno lo stesso, tutti, tranne uno, che chiamiamo Simone.
Lui non ha paura, non paga, ma un giorno Tonio, che è più grande e più forte, gli lega le stringhe delle scarpe, lo spinge giù dalle scale e Simone si rompe un braccio.
Tonio dovrebbe essere punito, ma la maestra non può farlo, perché non ha visto la scena e chi l'ha vista sta zitto per paura. Così Tonio può continuare a mettersi in tasca soldi non suoi. Il risultato è che nella tua classe ora esistono due leggi: quella giusta, della maestra e del preside, l'unica che dovrebbe valere; e quella di Tonio, illegale, la legge del più forte.
Avrai già sentito la parola “mafia”.
– Sì, papà.
– È una parola molto antica. Pensa, apparve per la prima volta in un vocabolario del 1868, con due significati: “miseria” e “prepotente”. L’autore del vocabolario spiega che la mafia è la “miseria” di chi crede che valga solo la legge del “prepotente”.
– Una cosa terribile, allora?
– Certo e tu porti il nome di Giovanni Falcone, un uomo che ha dato la vita per combatterla!
Luigi Cariando, Per questo mi chiamo Giovanni, Rizzoli
Rispondi alle domande.
● Cosa afferma a proposito della legalità Achille Serra?
“La legalità non si insegna, si dimostra ma… solo coltivando fin da piccoli, e nei gesti più semplici, una sana cultura del rispetto delle regole, si diventa adulti responsabili”
● Credi che sia importante rispettare le regole?
Affronta l'argomento con i compagni e le compagne di classe.
Giovanni Falcone, magistrato italiano noto per la lotta contro la mafia. Fu ucciso dalla mafia nel 1992 in un attentato nei pressi di Capaci insieme alla moglie e ai tre uomini della scorta.
legalità: modo di essere e di vivere nel rispetto delle leggi.
COMPITO DI REALTÀ
Il prepotente o il bullo agisce infrangendo le regole della convivenza civile basata sul rispetto dell’altro. Prepara con i tuoi compagni e compagne un volantino anti-violenza, scegliendo immagini e parole efficaci, da distribuire agli alunni delle altre classi.
DICO LA MIA PARLIAMONE
Il giardino della legalità
C’è un giardino meraviglioso dove ogni fiore è un dono prezioso, c’è il fiore del rispetto e della giustizia, il fiore della libertà e dell’amicizia, il fiore della cittadinanza e dell’onestà, questo è il giardino della legalità.
Rita Sabatini
La legalità cresce sui banchi di scuola. Comportarsi secondo la legge è importante. La legalità va applicata in qualsiasi luogo.
● Come ti sentiresti se nella tua classe venissero meno le regole di convivenza e prevalesse la legge del più forte? Confrontati con la classe.
UGUAGLIANZA INTEGRAZIONE
Per capire il concetto di legalità leggi questi comportamenti che fanno parte della tua esperienza di scolaro.
ᄗ Difendere chi subisce un torto.
ᄗ Rispettare le regole di comportamento stabilite dalla classe.
ᄗ Rivolgersi a chiunque con gentilezza.
ᄗ Rispettare ciò che ci appartiene, ciò che appartiene ad altri e ciò che appartiene a tutti.
ᄗ Non appropriarsi degli oggetti che appartengono ad altri senza aver prima chiesto il loro permesso.
ᄗ Evitare comportamenti aggressivi durante un litigio.
ᄗ Non fare finta di niente e parlare con un adulto quando ci si accorge che nella scuola o nella classe c’è un bullo o qualcuno che ne è vittima.
DIRITTI
GIUSTIZIA
RISPETTO PACE
FRATELLANZA
DOVERI
RESPONSABILITÀ
EDUCAZIONE CIVICA
IL 23 MAGGIO SI CELEBRA LA GIORNATA DELLA LEGALITÀ…
che intende promuovere la consapevolezza che il principio di legalità rappresenta la massima garanzia di libertà.
Alla legalità si oppone l’illegalità
● Leggete e commentate insieme quanto affermavano circa l'illegalità
Papa Francesco e Nelson Mandela.
L’illegalità è come una piovra che non si vede: sta nascosta, sommersa, ma con i suoi tentacoli afferra e avvelena, inquinando e facendo tanto male.
Papa Francesco
La libertà non è solo rompere le catene, ma vivere in un modo che rispetta e migliora la libertà degli altri.
Nelson Mandela
Il castagno e l’abete
– Come è dolce d’autunno il solicello! –disse un castagno a un vicino abete. – Per onoralo rinnovo il mantello… Ad ogni tempo ti ho veduto nero. Io dapprima ero verde nel turchino, e ora, guarda un po’, non son davvero tutto vestito d’oro sopraffino?
– Aspetta a giudicar qualche giornata, mio bel signore – ribatté il compagno.
– Ogni cosa generosamente ci vien donata, e delle cupe fronde io non mi lagno.
Passa quei giorni, il cielo poi s’oscura di fredde nebbie e dalle cime scende un vento irato che mette paura, e che la selva a sconquassare prende.
Quando il sole tornò tutta la veste del castagno dorato era dispersa, mentre l’abete, re della foresta, gli intatti rami alzava nell’aria tersa.
Giuseppe Fanciulli
IO ARTISTA
Prendi spunto dalla poesia e dalle immagini e rappresenta l’autunno con la tecnica pittorica che preferisci.
Dopo aver letto la poesia, scegli i versi che ti hanno maggiormente colpito e utilizzali per scrivere anche tu una poesia sull’autunno.
PICCOLI POETI
DALL'IMMAGINE AL RACCONTO
Immagina di trovarti nel paesaggio rappresentato e scrivi una storia aiutandoti con le domande.
● Cosa hai deciso di fare?
● Cosa accade all’improvviso?
● Chi arriva inaspettatamente?
● Come reagisci?
● Cosa provi?
● Come si conclude la vicenda?
Camille Pissarro, Mattino d’autunno a Eragny
Tu e un tuo compagno o una tua compagna divertitevi a descrivere streghe, vampiri e fantasmi spaventosi. Poi confrontatevi con la classe.
Una notte di paura
La casa era strana, immensa e buia. Migliaia di finestre rispecchiavano le gelide stelle. Sembrava intagliata nel marmo nero invece che in travi in legno; guardarono in alto il tetto della vecchia casa, che pareva un cimitero.
Infatti la sommità era costellata di spunzoni che assomigliavano a ossa nere o puntali di ferro e di tanti comignoli.
Lungo un sentiero fra erbacce raggiunsero silenziosi il portico in rovina. Tom Skelton da solo salì il primo gradino.
Gli altri tennero il fiato per la sua audacia. Poi, in massa, salirono i gradini del portico tra il cigolio delle assi, tremando sulle gambe.
Ognuno desiderava fare dietrofront e fuggire, ma era intrappolato fra il compagno davanti e quello dietro. Così, un po’ avanzando e un po’ retrocedendo, i ragazzi madidi di sudore si arrestarono davanti al portone della casa. Per un lungo minuto rimasero immobili: molte mani, come i tentacoli di una piovra, si allungarono verso il pomo della porta e il battente. Intanto le assi di legno del portico gemevano e si curvavano sotto il loro peso, minacciando a ogni movimento di cedere. Avevano paura.
R. Bradbury, L’albero di Halloween, Bompiani
Case stregate
OCCORRENTE
● cartoni del latte di diverse altezze;
● cartoncino bianco e giallo;
● colore acrilico nero;
● colla;
● pennello piatto;
● matita;
● pennarello nero;
● forbici.
PROCEDIMENTO
1 Dipingere i cartoni con il colore acrilico nero e lasciarli asciugare.
2 Realizzare le finestre delle case stregate con il cartoncino giallo.
3 Disegnare sul cartoncino bianco tre fantasmi, ritagliarli e completare disegnando con il pennarello nero gli occhi e la bocca.
4 Incollare sulle case le finestre e i fantasmi.
1
4 3
2
I TESTI NARRATIVI
LA MAGIA DELLA NARRAZIONE
I racconti sono porte magiche che ci portano in mondi lontani e affascinanti, dove tutto può accadere. Ci fanno vivere emozioni forti, ridere, sognare ad occhi aperti e scoprire nuovi aspetti di noi stessi e degli altri. Ogni storia ci accompagna in avventure straordinarie, tra luoghi incredibili, epoche diverse e personaggi indimenticabili. Leggere ci permette di esplorare l’impossibile, imparare senza accorgercene e ampliare i nostri orizzonti, trasformando ogni pagina in un viaggio unico e sorprendente, capace di stimolare curiosità e fantasia.
OSSERVA E RIFLETTI
Osserva le illustrazioni e rispondi alle domande.
● Chi sono i protagonisti nelle immagini?
● Dove si trovano questi personaggi?
● Cosa stanno facendo i personaggi in ogni scena?
● Quali eventi potrebbero accadere ai personaggi in queste scene?
● Qual è il dettaglio che ti ha colpito di più in ogni immagine?
● Confronta le tue risposte con quelle dei tuoi compagni e delle tue compagne di classe.
AVVENTURA TRA LE IMMAGINI
Svolgi le attività proposte.
● Pensa a come potresti cambiare o aggiungere nuovi dettagli alle immagini.
Per esempio:
• puoi aggiungere nuovi personaggi,
• cambiare l’ambiente,
• inserire oggetti particolari che possono influenzare la storia.
● Pensa a che cosa accadrà in ogni scena e racconta come la storia potrebbe continuare.
IL TESTO NARRATIVO
I testi narrativi raccontano storie realistiche o fantastiche per coinvolgere e far riflettere il lettore.
PERSONAGGI
Possono essere realistici e fantastici
Il personaggio principale è il/la protagonista. Gli altri sono personaggi secondari
TEMPO
Le vicende si svolgono in un tempo presente , passato o futuro . Può essere definito , cioè indicato in modo preciso o indefinito
LUOGHI
La storia può essere ambientata in luoghi reali o in luoghi fantastici
FATTI
Sono vicende reali che potrebbero accadere nella realtà o fantastiche che non potrebbero mai accadere nella realtà. I fatti sono generalmente narrati in ordine cronologico , cioè seguendo l’ordine temporale in cui sono avvenuti.
Il narratore può presentare gli eventi in un ordine non cronologico, utilizzando la tecnica narrativa del flashback
STRUTTURA
Il testo può essere diviso in sequenze di vario tipo: narrative, descrittive, dialogiche, riflessive.
I fatti possono essere narrati in prima o in terza persona . NARRATORE
Costruiamo una barca
Un bel giorno d’estate a Lucia, Fulvio e Dario venne in mente di costruirsi nientemeno che una barca, e non stavano più nella pelle. Con grande fervore cominciarono a lavorare. A dividere il loro giardino dall’orto c’era un bello spiazzo di cemento: lì nacque il cantiere. Inchioda, schioda, curva e pialla, la barca cominciava a prendere forma. Bisognava anche impermeabilizzarla.
Fulvio partì all'attacco: fece amicizia con un signore che lavorava in un negozio di materiali da costruzione e si fece regalare il primo secchiello di resina, anche se ne servirono molti altri. Dopo tre settimane di duro lavoro, l’opera era lì: una barchetta vera, con remi scolpiti, le forcole e due sedili.
La portarono nel porticciolo, seguiti da un codazzo di ammiratori. Secondo le regole doveva stare qualche giorno a mollo in acqua.
Era una bella domenica mattina, la gente era quasi tutta a messa e nel porticciolo si sentivano quasi padroni.
Lucia, Dario e Fulvio salirono sulla barca, tutti vestiti di bianco per l’occasione.
La barca fu mollata e fra i battimani dei soliti amici si staccò dalla banchina, uscì dal piccolo molo e prese il largo…
Non avevano fatto che dieci metri che da una piccola falla la barca cominciò a far acqua. Dario arrancava veloce con i remi, Lucia e Fulvio con la pala e con le mani buttavano fuori l’acqua.
– In fretta, in fretta, – urlavano. – Forza, più in fretta!
La falla però si allargava, l’acqua vinse: glu glu e si trovarono a mollo. La barca sparì, poi riemerse capovolta.
Fortunatamente i tre amici nuotavano come pesci e, malgrado l’ingombro degli abiti, raggiunsero la riva.
B. Fo Garambois, Io da grande mi sposo un partigiano, Einaudi
ENTRO NEL RACCONTO
Indica con una X la risposta corretta.
• I personaggi sono: reali fantastici
• I fatti narrati sono: reali fantastici
• La vicenda si svolge in un tempo: presente passato
• Il luogo in cui si svolge la storia è: reale fantastico
IL FLASHBACK
Il narratore può presentare gli eventi in un ordine non cronologico: può iniziare a un certo punto della storia a raccontare un episodio accaduto prima, utilizzando la tecnica narrativa del flashback
ENTRO NEL TESTO
LE INFORMAZIONI NASCOSTE
La nonna preparò la torta: a casa delle nipoti a casa sua
La sorella di Penelope tacque: per non rovinare il compleanno della nonna con un litigio perché aveva paura di Penelope
Un compleanno indimenticabile
Tra soli otto giorni la nonna compirà gli anni.
Quello della nonna è uno dei compleanni che mi stanno più a cuore.
La nonna fa torte sempre squisite, ma per il suo compleanno ne cucina di strepitose.
Accadde tre anni fa. Quell’anno si era dedicata alla costruzione di una torta a tre strati. Aveva comprato apposta lo strumento che serve per far stare i piani l’uno sopra l’altro e che si chiama “rialzina”.
L’idea era di fare un gusto per ogni piano (torta al cioccolato sotto, torta alla crema in mezzo e alla vaniglia sopra), poi ricoprire tutto di glassa e completare con panna.
Un delirio dolciario.
La nonna era indaffarata nella preparazione dell’impasto di base, quello che poi avrebbe diviso in tre ciotole e aromatizzato ai tre gusti. Mia sorella Penelope le stava addosso e continuava a chiedere: − Ti posso aiutare?
La nonna era felice di avere un’aiutante e le dava indicazioni tipo: − Setaccia la farina! Rompi le uova! Prepara il frullatore! Io stavo a guardare, seduta su una sedia a capotavola. Ero già contenta che mi tenessero lì a fare da spettatrice ma, per non essere l’unica con le mani in mano, setacciavo lo zucchero per la glassa. In realtà un’operazione che non serve a niente, ma spande nell’aria un profumino di buono che rende tutti più felici.
A un certo punto la nonna chiese a Penelope: − Passami lo zucchero! Ora, bisogna sapere che tre anni fa in casa mia le cose stavano così: lo zucchero e il sale erano in due barattoli di vetro uguali, solo che uno aveva nel mezzo una riga rossa e l’altro, alla stessa altezza, una riga gialla. In effetti le righe erano un po’ mangiucchiate, perché i barattoli erano usati da anni e, comunque, tutti noi eravamo guidati dall’abitudine: il sale era sempre a sinistra e lo zucchero a destra. In quel momento, però, sulla mensola c’era un solo barattolo.
Non so come sia stato possibile che Penelope non si sia accorta che lo zucchero lo avevo io… fatto sta che prese l’unico contenitore sulla mensola e lo diede alla nonna. È chiaro come è finita, no?
La torta era bellissima. La glassa era straordinariamente buona. La panna consistente ma soffice. Peccato che tutto il resto fosse parecchio… salato!
Gli invitati bevvero tutto quel che c’era da bere, si sa che il sale fa venire sete!
La nonna, che è una signora molto educata, non accusò Penelope di aver sbagliato. Ma mia sorella decise che era bene fugare ogni dubbio e diede la colpa a me. Io ero sul punto di controbattere quando vidi la nonna che mi strizzava l’occhio e allora tacqui, tanto sapevo di avere la coscienza pulita!
Fu ugualmente una festa straordinaria, e da allora il sale lo teniamo in un barattolo di latta e lo zucchero in uno di vetro, così più nessuno si confonde.
Per essere sicuri, comunque, io ho attaccato anche le etichette con i nomi.
Annalisa Strada, Quella serpe di mia sorella, Mondadori Junior
ANALIZZO
Chi sono i personaggi della storia?
Penelope e sua nonna
Penelope e sua sorella
La nonna e le nipoti
Chi racconta la storia?
La sorella di Penelope
La nonna
Penelope
A quanto tempo prima fanno riferimento i fatti narrati nel flashback?
Quale funzione ha il flashback in questo racconto?
Narrare un episodio
Descrivere i personaggi
COMPRENDO
Indica con una X l'argomento generale del testo.
Una discussione tra amiche
Il trasferimento a Borgovieto di Tinebra e della sua famiglia per il nuovo incarico del padre
Le paure di Tinebra
In viaggio verso Borgovieto
Tinebra scrutò fuori dal finestrino, cercando di scorgere qualcosa oltre la cortina di fiocchi bianchi che vorticavano intorno all'auto. Da quando avevano abbandonato la pianura, sembrava di essere entrata in un mondo incantato. La neve sui pendii era sempre più alta. E i lupi erano sempre più vicini… Già, i lupi. Si stava trasferendo a Borgovieto, un paesino sperduto tra i monti dove non c'era un supermercato, men che meno un cinema, proprio per i lupi, e lei era felice come mai in vita sua.
La ragazza lanciò uno sguardo ai suoi genitori, sui sedili anteriori. Sua madre, Lorena, sonnecchiava; suo padre, Nicola, guidava piano.
– Proprio un bel premio… – aveva ironizzato la sua migliore amica Brigida quando Tinebra le aveva raccontato del trasferimento per il nuovo incarico del padre in un centro per la conservazione della fauna selvatica. – Superi l'esame di terza media con il massimo dei voti ed ecco il risultato.
– Mi mancherai anche tu, Bri – aveva risposto lei con un sorriso.
L'amica le aveva lanciato un'occhiataccia, poi con un ghigno le aveva chiesto: – Sopravviverai?
– Certo. Sai quanto adoro il lavoro di mio padre. Non gli affidavano un incarico simile da molto tempo, e io non vedevo l'ora che succedesse.
Brigida aveva alzato gli occhi al cielo. – Non ti peserà nemmeno un po'? Insomma, stai per andare a vivere in un posto fuori dal mondo… fra le montagne con trecento abitanti. Di cui forse cinque avranno la tua età. Ripensò all'ultima volta che suo padre era stato incaricato di gestire un programma di ripopolamento dei cervi nella riserva naturale di Monte Rufeno, al confine fra Lazio, Umbria e Toscana. Lei era in quinta elementare allora, ma ricordava bene con quanta gioia si svegliasse presto il sabato e la domenica per andare a monitorare i cerbiatti nei boschi. Ogni volta che ne individuava uno, o più di uno, era un'emozione indescrivibile: se ne stava accucciata e immobile nel sottobosco accanto a papà trattenendo il respiro e sorridendo al tempo stesso.
– Tutto bene, lì dietro? – domandò suo padre in un sussurro, lanciandole un'occhiata dallo specchietto retrovisore.
Tinebra annuì e sorrise. – Non vedo l'ora di arrivare. –Scandì le parole solo con le labbra, senza emettere un suono.
Nicola scosse la testa, compiaciuto dall'entusiasmo della figlia.
Mathilde Bonetti, Cuore di lupo, Edizioni Piemme
Nel testo ci sono due flashback; il primo è stato evidenziato, ora sottolinea il secondo che racconta un evento ancora più lontano nel tempo rispetto al precedente.
● Quali tempi verbali vengono usati in questi due flashback?
● Quali eventi vengono narrati? Racconta.
Rispondi con una X.
● Intrecciare i fatti di un racconto inserendo il flashback rende il testo più interessante?
Sì No
Come potrebbe continuare la storia? Racconta sul quaderno. SCRIVO
ANALIZZO
LE SEQUENZE
La divisione di un testo in sequenze serve a:
ᄗ capire la struttura;
ᄗ comprendere il contenuto;
ᄗ utilizzare la struttura per scrivere nuove storie.
All’interno delle storie si trovano vari tipi di sequenze :
NARRATIVE
Vi accadono i fatti più importanti che compongono la narrazione.
DESCRITTIVE
Interrompono lo svolgersi dei fatti per soffermarsi sui luoghi, sull’aspetto dei personaggi e delle loro emozioni.
DIALOGICHE
Riportano i dialoghi fra i personaggi.
RIFLESSIVE
Vengono riferiti i pensieri, le riflessioni dei personaggi o dello stesso autore.
Tre ragazzi nell'uragano
Il vento ruggiva furioso, strappando liane, sollevando foglie, schiantando cespugli, facendo fischiare i rami. Lampi accecanti si succedevano continuamente e il boato del tuono era assordante. Ora la pioggia cadeva a dirotto, inzuppando il terreno, schiaffeggiando le foglie.
I ragazzi urlavano per farsi intendere, ma il fragore della bufera copriva le voci. Finalmente riuscirono a trovare la tenda e a rifugiarsi.
Erano inzuppati da capo a piedi, spauriti, gelati, ma il ritrovarsi assieme al coperto era pur sempre un conforto. Tentare di parlare era inutile, perché la vecchia tela sbatteva furiosamente schioccando, finché l’uragano, imperversando sempre più, la strappò e la trasportò via come un enorme aquilone.
I tre ragazzi si presero per mano e, inciampando, cadendo, ammaccandosi ginocchia e gomiti, riuscirono a trascinarsi al riparo di una grossa quercia che sorgeva in riva al fiume.
L’uragano infuriava sempre più. Ogni tanto un albero gigantesco cadeva sugli arbusti strappati; gli scoppi assordanti, acuti, spaventosi dei tuoni si succedevano senza posa.
A un certo punto la bufera raggiunse una violenza terribile, pareva che volesse far saltare l’isola in pezzi, incendiarla, sommergerla.
M. Twain, Le avventure di Tom Sawyer, Accademia
ANALIZZO
Il testo è stato diviso in sequenze. Indica con colori diversi la tipologia di ognuna. NARRATIVE
DESCRITTIVE
In quale luogo avviene la vicenda?
A caccia di EMOZIONI
Quale coppia di aggettivi rende meglio lo stato d’animo dei protagonisti?
Paura e disperazione
Preoccupazione e timore
Immagina di essere uno dei tre ragazzi. In che modo avresti incoraggiato i tuoi compagni? Pensa e scrivi sul quaderno.
COMPRENDO
Rispondi alle domande.
● Come ti sembra la famiglia di Robi?
● Che cosa succede alle sette e mezzo nella sua casa?
● Com'è resa la fretta di tutti?
● Che cosa fanno Robi, Ena, il papà e la mamma?
● Com'è resa l’impazienza del papà che aspetta?
SCRIVO
Anche a casa tua accadranno scenette del genere. Racconta sul quaderno.
Il risveglio di Robi
Robi si svegliò alle sei in punto, come ogni giorno. Nella stanza sopra la sua, abitava il proprietario della sveglia più rumorosa del mondo. Si alzava ogni mattina alle sei e, quando la sua sveglia squillava, Robi si svegliava di colpo. Avrebbe potuto dormire ancora un’ora, ma non riusciva più ad addormentarsi.
Così Robi, anche quella mattina, alle sei, se ne stava a letto sveglio e furibondo in attesa delle sette. Alle sette precise corse in bagno. Aprì il rubinetto, fece delle smorfie nello specchio, per distrazione qualche goccia d’acqua gli finì sulla faccia, il che lo spaventò tantissimo e così si affrettò a richiudere il rubinetto. A questo punto il padre di Robi entrò nel bagno e borbottò:
– Signor Robi Seifertiz, anche oggi non ti sei lavato. Robi sospirò e completò il lavaggio.
La mamma gridò che la colazione era pronta. Ena, la sorella più grande di Robi, faceva ginnastica nell’ingresso e mangiava la sua carota dietetica del mattino. Appesa al collo con una cordicella aveva una radiolina minuscola. Dalla radio cinguettava una voce femminile irrealmente allegra.
«E ora su la gamba destra, poi su la gamba sinistra, e di nuovo su la gamba destra, e di nuovo su la gamba sinistra».
Adesso erano le sette e mezzo. – Alle sette e mezzo – Robi soleva spiegare agli amici, – a casa mia diventano tutti pazzi. Era vero.
A quell’ora Ena cercava affannosamente il quaderno dei vocaboli o la sua squadra per la lezione di geometria. La mamma frugava come una disperata nei cassetti in cerca di un tipo particolare di rossetto o di ombretto. In genere rossetto e ombretto ricomparivano nel borsello di Ena.
Robi provava a farsi dare cinque scellini, invece del suo panino, per merenda. Ma non ci riusciva mai. La mamma diceva: – No. Se ti do dei soldi ti compri la gomma da masticare, e quella non è una merenda seria, perché ti fa solo salivare e ti si appiccica allo stomaco.
– Mica compra la gomma da masticare – diceva Ena con disprezzo. – Si compra i fumetti. Robi lanciava uno sguardo carico d’odio a sua sorella. Se almeno fosse stata più bella, magari qualcuno se la sarebbe sposata e portata via.
Durante questo battibecco il papà scalpitava accanto alla porta, facendo roteare le chiavi della macchina intorno all’indice e gridando: – Adesso me ne vado per davvero! Chi vuole un passaggio si sbrighi!
Quand’erano tutti in macchina, si stupivano ogni volta di essere riusciti a partire in orario.
Robi scese davanti alla scuola. Dovette ancora promettere a sua madre di andare immediatamente a casa della nonna dopo scuola e di pigliare la strada più corta e di guardare prima a ogni incrocio e di mangiare il suo panino al formaggio e di fare il bravo. Robi disse cinque volte: – Sì, mammina e ciao signor Seifertiz – e mostrò la lingua a sua sorella. Poi corse verso il portone della scuola.
Scrivi per ogni sequenza le informazioni più significative e riassumi sul quaderno la storia.
ASCOLTO lab
Il clacson
Ascolta il brano.
1 Prima di ascoltare il racconto leggi la prima parte del testo, poi osserva il disegno così ti farai un’idea dei fatti che accadono nella storia.
Il papà di Martina viene svegliato di soprassalto nel cuore della notte da un rumore terribile. Che cosa starà succedendo?
Verso le tre del mattino il condominio fu svegliato bruscamente da un suono spaventoso, acuto e prolungato: il clacson di un’automobile. Sembrava provenire dal cortile.
Il papà di Martina scese coraggiosamente al piano terreno, armato di torcia elettrica. Una volta in cortile, si accorse con terrore che il suono giungeva proprio dal suo garage, la cui porta era regolarmente chiusa. Era il clacson della sua macchina che suonava!
Antonio Ferrara, Puzzillo gatto gentiluomo, Fatatrac
Brano completo in Guida
2 Segna con una X la risposta corretta.
● Il testo è narrato in: prima persona terza persona
● I personaggi sono: reali fantastici
● Il protagonista della storia è: il papà di Martina il gatto
Martina
● La conclusione della storia è ambientata: in casa in cortile in garage
● La narrazione è: in ordine cronologico in ordine non cronologico
3 Completa.
● Che cosa successe verso le tre del mattino?
● Cosa provò il papà di Martina quando si accorse che il suono giungeva dal suo garage?
● Cosa fece il papà di Martina?
● Cosa scoprì una volta arrivato in cortile?
● Quale scena si presentò davanti ai suoi occhi quando entrò nel garage?
Com’è andata?
Hai capito il testo ascoltato?
Ti sei distratto durante l’ascolto?
I diritti degli animali
Gli animali hanno dei diritti, proprio come noi, perché sono esseri viventi, spesso incapaci di difendersi dall’uomo. Nel 1978 presso la sede dell’UNESCO fu approvata la Dichiarazione universale dei diritti dell’animale, il primo documento sul rispetto e a tutela di ogni forma di vita. Eccone alcuni:
1. Ogni animale deve essere rispettato.
2. L’uomo, in quanto specie animale, non deve sterminare gli animali.
3. Ogni animale ha il diritto di essere protetto e curato dall’uomo.
4. Nessun animale deve essere sottoposto a maltrattamenti e ad atti di crudeltà.
5. Nessun animale deve essere usato per il divertimento dell’uomo in esibizioni e spettacoli.
6. Abbandonare un animale domestico è un atto crudele.
7. Gli animali selvatici hanno il diritto di vivere liberi nel proprio ambiente naturale e di riprodursi.
8. La caccia, l’inquinamento e la distruzione dell’ambiente possono causare un genocidio di animali selvatici, cioè un delitto contro la specie.
● Ritieni che questo documento sia importante? Perché?
● Quale punto della Carta dei diritti degli animali ti ha maggiormente colpito?
● Aggiungeresti qualche tua osservazione? Quale?
Gli animali chiusi in gabbia mi fanno una gran pena.
Devono ritornare nel loro ambiente naturale.
EDUCAZIONE CIVICA
Devono sentirsi liberi e non prigionieri.
Sono chiusi in gabbia ingiustamente.
Perché gli animali meritano rispetto da parte dell’uomo?
Immagina di essere un legislatore e di scrivere una legge in difesa dei leoni, degli scimpanzé, degli elefanti chiusi nelle gabbie degli zoo o usati nei circhi per far divertire. Poi confrontati con la classe.
PARLO DI ME
Rispondi a voce.
● Ti sei mai occupato/a di un animale?
● Ti piacerebbe? Racconta.
L’isolamento dal gruppo di appartenenza li rende tristi.
DICO LA MIA PARLIAMONE
IL RACCONTO DI AVVENTURA
Il racconto di avventura è un testo narrativo che racconta eventi emozionanti e spesso pericolosi . Ha lo scopo di coinvolgere il lettore con suspense e situazioni straordinarie.
PERSONAGGI
I protagonisti sono eroi o avventurieri che affrontano sfide e pericoli. Possono essere persone comuni dotate di coraggio e iniziativa
TEMPO
Le vicende si svolgono nel passato o nel presente , definito o indefinito
LUOGHI
I luoghi possono essere naturali o selvaggi e pieni di pericoli come giungle, deserti, abissi marini.
FATTI
Gli eventi si susseguono rapidamente, con colpi di scena, inseguimenti, avvenimenti imprevedibili che cambiano la situazione in modo improvviso. Il racconto di solito segue l’ordine cronologico. Le vicende si concludono quasi sempre con un lieto fine
NARRATORE
I fatti possono essere narrati in prima o in terza persona .
Avventura nella nebbia
Era ormai calata la sera con la nebbia su tutti i fiordi, le isole e gli scogli. E nebbia sul canotto che avrebbe dovuto ormai da tempo attraccare al molo di casa.
– Quanto tempo è che stiamo remando, secondo voi? – disse Teddy. – Una settimana o giù di lì – fece Johan – o almeno così mi sembra. Avevano riso parecchio durante le ultime cinque ore. Avevano remato e remato, avevano patito il freddo e bisticciato un tantino, avevano mangiato i panini imbottiti, cantato e chiamato aiuto, e ancora remato e remato e detestato la nebbia, e avevano sentito nostalgia di casa, ma ciò nonostante avevano anche riso parecchio. Ora però stava calando la sera e ridere era più difficile.
– Non c’è proprio più niente nello zaino? – chiese Teddy.
– Una bottiglia d’acqua e i merluzzi pescati – disse Freddy. Niklas si domandava cos’era peggio: morire di freddo o morire di fame? Infreddolito fino alle ossa, tirò fuori la scatoletta di fiammiferi, che teneva ancora in tasca, e ne accese uno.
In quel mentre qualcosa colpì la sua attenzione.
– Cosa c’è lì a poppa, sotto il vostro sedile? Non è un fornelletto a spirito?
– Proprio così! – fece Teddy.
Cercò con gli occhi il recipiente che usavano per svuotare il canotto dall’acqua di mare, lo riempì d’acqua e accese il fornelletto.
– Perché non ci lessiamo i merluzzi? – esclamò Johan. Presi da una specie di frenesia, pulirono in un batter d’occhio i sei merluzzi, li tagliarono a pezzi e passarono un’oretta quasi felice, mentre il pesce bolliva.
da A. Lindgren, Vacanze all’isola dei gabbiani, Salani
ENTRO NEL RACCONTO
Scrivi i nomi dei personaggi presenti nel testo.
I fatti avvengono: in un momento del passato in un momento ben definito del presente Il racconto segue l’ordine cronologico degli eventi? Sì No
ENTRO NEL TESTO
SCOPRI IL TITOLO
Quale altro titolo potresti dare al testo? Segna con una X.
Un tragico naufragio
Sull’isola deserta
Una terribile tempesta
In balia del mare
Questo brano narra il naufragio della nave su cui era imbarcato il giovane Robinson Crusoe. Dopo essere approdato su un’isola deserta, vi è rimasto per ben 28 anni.
Mentre ancora perdurava la furia del vento, uno dei nostri uomini si mise a gridare: – Terra! – Non facemmo in tempo a precipitarci fuori dalle cabine, per vedere dove fossimo capitati, che la nave s’incagliò in un banco di sabbia: le onde presero a infrangersi contro di essa con tale violenza che tememmo di morire da un momento all’altro. Sapevamo che la nave non avrebbe retto ancora a lungo. L’ufficiale in seconda corse verso la scialuppa e, con l’aiuto del resto dell’equipaggio, la gettò fuori bordo; poi tutti e undici vi salimmo.
Non avevamo vela e, anche se l’avessimo avuta, non ci sarebbe servita a nulla; così continuammo a fare forza sui remi, con la morte nel cuore, certi che, quando fossimo stati vicini a riva, la scialuppa sarebbe andata in mille pezzi sotto l’urto delle onde. Continuammo a remare per circa un miglio e mezzo, quand’ecco un’onda alta come una montagna ci piombò addosso con tanta violenza da capovolgere la barca e ci separò l’uno dall’altro.
Fummo inghiottiti dalle onde.
È impossibile descrivere i pensieri e le sensazioni che provai mentre venivo risucchiato dal mare: pur essendo un buon nuotatore, non riuscivo a sottrarmi al vortice dell’onda per riprendere fiato, finché essa mi trascinò verso la riva, lasciandomi mezzo morto per l’acqua che avevo inghiottito.
Ebbi la presenza di spirito di rimettermi in piedi prima che un’altra onda mi risucchiasse.
Presto mi resi conto che era impossibile evitarla: il mare saliva dietro di me, alto come una collina; non mi restava che trattenere il respiro e cercare di mantenere la testa fuori dall’acqua, nuotando verso la riva senza sprecare fiato.
Quando già stavo correndo per raggiungere la terraferma e mi credevo in salvo, il mare mi scaraventò contro una roccia con un tale impeto da lasciarmi privo di sensi.
Fortunatamente mi ripresi un attimo prima che l’onda ritornasse e mi travolgesse e mi aggrappai con forza a uno spuntone di roccia.
Mantenni la presa finché l’onda rifluì, poi con una corsa raggiunsi la riva, mi arrampicai oltre le rocce e mi lasciai cadere sull’erba, finalmente in salvo.
D. Defoe, Robinson Crusoe, Einaudi Ragazzi
COMPRENDO
Sottolinea nel testo le riposte alle domande. Poi fai il riassunto sul quaderno.
● Dove s’incagliò la nave su cui viaggiava Robinson?
● Cosa fece l’ufficiale in seconda?
● In quanti salirono sulla scialuppa?
● Cosa successe poi?
● Com’era il mare?
● Come arrivò a riva Robinson?
SCRIVO
Immagina di essere naufragato su un’isola deserta e di affrontare una situazione di pericolo.
● Come ti difenderesti?
● Di che cosa avresti bisogno per sopravvivere?
● Quali sarebbero le tue emozioni? Racconta.
Come affrontano i personaggi l’imprevisto?
Si fanno prendere dal panico fuggendo
Intervengono con coraggio e altruismo
In fondo al mare
Con l’alta marea ripartimmo col sommergibile.
Viaggiammo giorno e notte e incontrammo animali marini di ogni specie e dimensione.
Arrivammo fino all’isola di Ceylon, famosa per le grandissime ostriche e per le altrettanto grandi perle che si potevano trovare al loro interno.
– Volete partecipare alla pesca delle perle? – propose il capitano Nemo una volta a terra.
– Corpo di mille collanine, certo che lo voglio! – si entusiasmò Ned.
Prendemmo la solita barchetta, sulla quale avevamo caricato la solita attrezzatura, e in compagnia del ben noto capitano ci dirigemmo alla Baia delle Perle Giganti, sulla barriera corallina. Una volta giunti a destinazione, indossammo gli scafandri e ci buttammo in acqua. Il fondo della barriera era lastricato di molluschi.
– Il fondo pullula di ostriche – osservò Consiglio.
– Venite con me – fece cenno Nemo.
Ci scortò in una grotta. In un angolo, nascosta a occhi indiscreti, c’era un’ostrica di straordinarie dimensioni. Il capitano ne forzò il guscio, che si aprì, rivelando la più grossa perla che ci fosse mai capitata di vedere. Il capitano non raccolse il prezioso oggetto, ma richiuse con cura l’ostrica che lo conteneva.
– Perché non l’ha presa? – chiese Ned.
– Ogni volta che vengo a vederla è più grande e più bella. La lascio qui perché a me non interessa possederla: a me basta guardarla… – rispose umilmente il capitano.
Detto questo ci invitò a lasciare quel luogo. Intorno a noi c’erano decine di raccoglitori di perle che nuotavano sul fondo aprendo le ostriche alla ricerca del prezioso contenuto.
Proprio in quel momento l’ombra di un grosso squalo si profilò davanti a uno dei pescatori. Il poveretto, che si era accorto troppo tardi del pericolo, si sentì perduto e restò immobile in preda al terrore.
Lo squalo, come se avesse percepito la paura della sua vittima, si scagliò contro il pescatore e gli assestò un tremendo colpo di coda che lo fece cadere svenuto.
– Dobbiamo aiutare quel poveretto! – gridò Nemo e si scagliò contro l’animale.
Il capitano lottava con tutte le sue forze contro il pericoloso pesce: gli tirava le pinne, gli infilava le dita negli occhi e cercava in ogni modo di colpirlo con un pugnale. Lo squalo però era forte e non ne voleva sapere di lasciarsi sopraffare. Quando Ned si accorse che il capitano era in difficoltà, inforcò il suo famoso arpione e corse in suo aiuto.
– Prendi questo, brutto muso! – disse mentre colpiva quella terribile creatura dai denti affilatissimi.
Lo squalo capì presto che non era aria e decise di sparire in tutta fretta. Nel frattempo Consiglio si era precipitato ad aiutare il pescatore, che era rimasto in acqua troppo a lungo e che, se non fosse stato aiutato al più presto, avrebbe rischiato di annegare. Lo raccolse che era ancora svenuto, lo portò in superficie, lo adagiò con delicatezza sulla nostra barchetta e lo fece rinvenire. Quando riprese le forze, il capitano Nemo gli diede in regalo un sacchetto di perle di primissima qualità.
J. Verne, Ventimila leghe sotto i mari, Dami
COMPRENDO
Completa le frasi.
● Il capitano Nemo propone ai suoi uomini
● I pescatori si dirigono .......................................................................................................................................................................................................
● Il capitano Nemo non raccoglie la perla
● All’improvviso appare uno squalo che assesta un colpo di coda al , il capitano Nemo si scaglia .........................................................................................................................................................................................
● In aiuto del capitano mentre Consiglio soccorre
Ripasso con la MAPPA
Osserva la mappa ed esponi a voce.
I protagonisti sono eroi o avventurieri che affrontano sfide e pericoli. Possono essere persone comuni dotate di coraggio e iniziativa.
PERSONAGGI
È un testo narrativo che racconta fatti avvincenti ed emozionanti che tengono il lettore col fiato sospeso.
I luoghi possono essere naturali o selvaggi e pieni di pericoli come giungle, deserti, abissi marini.
LUOGHI
IL RACCONTO DI AVVENTURA
NARRATORE
I fatti possono essere narrati in prima o in terza persona.
Vengono narrate vicende insolite caratterizzate da rischi, pericoli e ostacoli da superare. Le storie si concludono quasi sempre con un lieto fine.
Le vicende si svolgono nel passato o nel presente, definito o indefinito. TEMPO
CHE COS’È
FATTI
SCRIVO anch’io!
Scrivi un racconto di avventura seguendo la traccia.
1 Decidi se narrare: In prima persona In terza persona
2 Stabilisci un TEMPO:
3 Scegli un titolo da dare al tuo racconto.
4 Scegli i PERSONAGGI
Protagonisti
Antagonista
5 Scegli il LUOGO.
SUGGERIMENTI
ᄗ Utilizza frasi brevi e dialoghi.
ᄗ Rispetta la successione temporale.
ᄗ Arricchisci il racconto con brevi descrizioni.
ᄗ Evidenzia lo stato d’animo dei personaggi.
ᄗ Concludi la vicenda con un lieto fine per il/la protagonista o i protagonisti.
VERIFICA in itinere
L'ultimo dei Mohicani
Un giorno, mentre ci trovavamo nella foresta, un gruppo di indiani ci attaccò. Il mio amico, Uncas, si muoveva agilmente tra gli alberi, cercando di proteggerci. Nel mezzo del combattimento, riuscii a vedere il coraggio di Uncas e la sua determinazione a difendere il nostro gruppo. Alla fine della battaglia, ci accorgemmo che qualcuno mancava all'appello. Il colonnello Munro si avvicinò a noi, preoccupato per la scomparsa delle sue figlie. Senza perdere tempo, ci mettemmo alla ricerca.
Ci avventurammo più profondamente nella foresta, seguendo le tracce lasciate dai rapitori. Mentre camminavamo, incontrammo vari pericoli: animali selvatici, terreni accidentati e il costante timore di un nuovo attacco. Ogni passo era una sfida, e il silenzio della foresta sembrava amplificare i nostri timori. Ma Uncas, con i suoi sensi acuti e la sua conoscenza della natura, ci guidava con sicurezza.
Finalmente, dopo molte ore di marcia, riuscimmo a scorgere un accampamento indiano in lontananza. Decidemmo di avvicinarci furtivamente per capire se le figlie del colonnello erano lì. Il nostro cuore batteva forte mentre ci avvicinavamo sempre di più. Riuscimmo a intrufolarci nell'accampamento senza farci notare e finalmente trovammo le ragazze, legate e spaventate. Con molta cautela, Uncas si avvicinò alle guardie e, con la sua destrezza, riuscì a liberarle senza destare sospetti. Improvvisamente, un rumore tra i cespugli fece scattare tutti i sensi di Uncas. Un gruppo di guerrieri si stava avvicinando. Fu un'operazione rischiosa, ma grazie al coraggio di Uncas e alla nostra determinazione, riuscimmo a fuggire sani e salvi dalla foresta, riportando le ragazze dal loro padre. Il colonnello Munro, con le lacrime agli occhi, ci ringraziò profondamente per il nostro eroismo. Le figlie, ancora scosse, ci abbracciarono uno ad uno, riconoscenti per la nostra audacia e il nostro impegno. James Fenimore Cooper, L'ultimo dei Mohicani
Mi metto alla prova!
COMPRENDO
Riordina i fatti numerandoli da 1 a 6.
Alla fine della battaglia, si accorsero che qualcuno mancava all'appello.
Fu un'operazione rischiosa, ma grazie al coraggio di Uncas il gruppo riuscì a fuggire dalla foresta, riportando le ragazze dal loro padre. Finalmente, dopo molte ore di marcia, riuscirono a scorgere un accampamento indiano in lontananza.
Un giorno, mentre si trovavano nella foresta, un gruppo di indiani li attaccò.
Si avventurarono più profondamente nella foresta, seguendo le tracce lasciate dai rapitori.
Con molta cautela, Uncas si avvicinò alle guardie e, con la sua destrezza, riuscì a liberarle senza destare sospetti.
Rispondi alle domande.
● Quali difficoltà incontrano i personaggi mentre cercano nella foresta le figlie del colonnello?
ANALIZZO
Segna con una X
• Il racconto è scritto: in prima persona in terza persona
• I fatti narrati sono: verosimili inverosimili
• I personaggi sono: realistici fantastici
• Il luogo della narrazione è: precisato imprecisato
• Il tempo della narrazione è: definito indefinito
● Quali emozioni provano le figlie del colonnello dopo essere state salvate?
INVALSI
Nella frase “seguendo le tracce”, seguendo è un verbo espresso:
A. al congiuntivo
B. al condizionale
C. al gerundio
D. all'imperativo
Com’è andata?
• La vicenda è narrata: al presente al passato
Nella frase “Decidemmo di avvicinarci furtivamente…” la parola furtivamente è:
A. un aggettivo
B. un verbo
C. un nome
D. un avverbio
Come hai svolto la verifica?
Con facilità
Con qualche difficoltà
Con difficoltà
Quali attività ti sono piaciute di più?
Comprensione
Analisi
Invalsi
IL RACCONTO DI PAURA
Il racconto di paura è un testo narrativo che ha lo scopo di spaventare il lettore , creando suspense e tensione attraverso situazioni inquietanti e misteriose
PERSONAGGI
I personaggi possono essere realistici o fantastici Persone comuni si trovano ad affrontare creature spaventose , come mostri, fantasmi, vampiri…
TEMPO
Le vicende si svolgono in un tempo a volte definito , a volte indefinito , nel presente o nel passato .
LUOGHI
Le vicende si svolgono in luoghi isolati , cupi o infestati come case abbandonate, boschi bui, castelli o cimiteri, resi più spaventosi da suoni, rumori, dal buio della notte, dalle raffiche di vento, dalle nebbie avvolgenti…
FATTI
Accadono fatti inspiegabili e misteriosi carichi di paura e di tensione .
LINGUAGGIO
È ricco di aggettivi e di similitudini per esprimere gli stati d’animo dei personaggi.
I fatti possono essere narrati in prima o in terza persona . NARRATORE
Vento e tenebre
Per la centesima volta, quella notte, mi alzai dal letto di scatto. Ero sicuro di aver sentito qualcosa.
E non era il vento; non avevo dubbi. Io sento sempre un sacco di rumori strani. Il vento, però, non fa un rumore di passi strascicati su un tappeto di foglie. Ecco che cos’avevo sentito. Ne ero sicurissimo. Mi avvicinai alla finestra. Poi mi affacciai. Certo che era lugubre, quel posto!
Scrutai le tenebre. Strizzando gli occhi, osservai il giardino… e le vidi. A pochi passi dalla casa. Lunghe braccia nere con mani ossute, dalle dita nodose. Braccia tese verso la mia finestra…
Mi chinai. Mi tremavano le gambe e cominciai a sudare. Crunch. Crunch.
Ancora più forte di prima.
Deglutii e mi alzai in punta di piedi per sbirciare fuori. Qualcosa si mosse nell’ombra. Sotto la quercia. Trattenni il fiato.
Crunch. Crunch. Crunch. Una folata di vento agitò i rami. Crunch. Crunch. Crunch.
I rumori misteriosi diventavano sempre più forti. Erano sempre più vicini.
Mentre scrutavo fuori, all’improvviso comparvero nel buio due occhi luccicanti, che subito sparirono. Mi si seccò la gola, tanto che non riuscii nemmeno a gridare.
Ed ecco che gli occhi si riaccesero come due lampadine. Si erano avvicinati alla casa. Erano proprio sotto la mia finestra. Mi fissavano.
Robert Lawrence Stine, Spettri e fantasmi, Mondadori
ENTRO NEL RACCONTO
Quale fatto pauroso accade al protagonista?
Il luogo in cui avviene il fatto è: misterioso e sconosciuto al protagonista familiare al protagonista
Sottolinea le parole (suoni e rumori) che creano un’atmosfera di terrore.
ANALIZZO
Dividi il testo in sequenze. Poi sottolinea con colori diversi le descrizioni presenti e la situazione che a tuo avviso rende pauroso il racconto.
Un fantasma a Villa Giulietta
Andavo a lezione dalla signorina Rebaudi, a Villa Giulietta, alla solita ora, ma la signorina venne ad aprire indossando un grembiulone di canapa fiorito sul davanti.
– Ho la marmellata sul fuoco – disse – ma farò in un attimo. La cosa prometteva di andare per le lunghe.
– Posso andare ad aspettarla su? – domandai.
– Va bene, sali pure. Mi raccomando: non andare in giro a curiosare!
– Figuriamoci – risposi offesa.
Non avevo mai curiosato, qui a Villa Giulietta. Mi ero sempre accontentata, volta per volta, di quel che lei aveva piacere di mostrarmi, senza cercare più in là. Mi ricordai della torretta e della mia convinzione del primo giorno che c’entrasse in qualche modo col mistero.
Questa era l’occasione buona per andare a vedere; l’unica, anzi. Così salii in punta di piedi fino al piano di sopra e qui infilai senza esitazione la scala a chiocciola in fondo al corridoio. Dentro di me mi meravigliavo di osare tanto. Ma c’erano troppe cose che non capivo, in questo villino: le porte chiuse, i topi che sbuffavano… Il cuore mi batteva a martello quando sbucai all’interno della torretta. Mi guardai intorno e… non c’era nessun mistero, non c’era un bel niente.
Era una camerina quadrata, con quattro finestre aguzze alla medioevale; a quell’ora faceva abbastanza chiaro da vedere a colpo d’occhio che la torretta era vuota.
Mi ricatapultai giù per la scala a chiocciola, in punta di piedi. Che figura, se la signorina mi scopriva a cercar misteri qui dove
COMPRENDO
Indica con una X se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
● La signorina Rebaudi sta preparando la marmellata. V F
● La protagonista sale al piano di sopra e raggiunge la torretta. V F
● La torretta è una sala quadrata con due finestre. V F
● La scala con cui si accede alla torretta non è a chiocciola. V F
non ce ne potevano essere! Giunta in fondo alla scaletta passai davanti alla porta di quella camera che non mi era stata mostrata il giorno della mia prima visita al villino. Non so cosa mi prendesse, ma fatto sta che, passando, allungai una mano e provai a girare la maniglia. Non ero curiosa, giuro. Ma la maniglia cedette, la porta si aprì. Forse ero stata io a spingerla, forse il battente era scivolato via da sé. Insomma, adesso era aperta. Nell’ombra del crepuscolo vidi una camerina stretta, con una sola finestra. In mezzo alla camera, una figura in piedi, con un vestito giallo di foggia complicata, proprio uno di quei vestiti d’altri tempi di cui mi aveva parlato la signorina Rebaudi. Notai che strascicava per terra, perché la figura era piccola: poco più alta di me. Piccola e pallida. Venne da pensare, pallida come la morte. Non si poteva concepire, infatti, che una persona viva fosse bianca a quel modo. Nella mezza oscurità della stanza l’ovale di viso voltato dalla mia parte pareva fatto di porcellana. La riconoscevo: era la stessa che avevo visto qualche settimana prima.
Mi guardava fissa, con un brillio d’occhi atterriti in fondo alle grandi occhiaie d’ombra. Ora, è normale che si abbia paura dei fantasmi; nel caso che se ne veda uno, voglio dire. Ma è cento volte peggio accorgersi che il fantasma ha paura di noi. Io posso dirlo, perché l’ho provato.
Non c’è più regola, né certezza, né appiglio che tenga, in una situazione del genere. Non resta che svenire o scappare. Scappai, con un urlo strozzato, investendo quasi, giù nell’ingresso, la signorina Rebaudi che veniva dalla cucina. E dopo ho l’impressione di non aver visto più niente finché non fui a casa mia. Né il cancello, che pure dovevo aver aperto con le mani tremanti, né la strada del paese, con la poca gente che potevo aver incontrato.
B. Solinas Donghi, Il fantasma del villino, Einaudi Ragazzi
● La protagonista, scesa dalla torretta, entra in una grande stanza.
SCRIVO
Immagina di incontrare una creatura terrificante, descrivila sul quaderno esprimendo le emozioni che suscita in te.
V F
● In mezzo alla stanza c’è una figura piccola e pallida. V F
● La figura indossa un vestito d’altri tempi. V F
● La strana figura si spaventa e chiede aiuto alla signorina Rebaudi. V F
● La protagonista fugge, soffocando un urlo. V F
COMPRENDO
Rispondi alle domande, ma prima sottolineale nel testo.
● Di cosa ha paura Carolina?
● Cosa narra la leggenda della casa della nonna?
● Perché Carolina cerca di farsi coraggio a tutti i costi?
La soffitta
Di tre cose Carolina aveva paura, non di più. Solo tre. Una erano i ragni. D’altra parte chi, a nove anni, non ha paura dei ragni? Un’altra erano le storie dell’orrore. Per forza, erano costruite apposta. La terza era la soffitta buia della casa della nonna. Non capiva perché le soffitte dovessero essere in cima alle scale, buie e piene di ragni. Per di più molti dei racconti dell’orrore che aveva letto erano ambientati in una soffitta. Non poteva essere un caso. – Carolina, cara, dai una mano… Sali a prendere la passata di pomodoro di sopra – le aveva chiesto la mamma, con la sua solita aria gentile. Era chiaro: “di sopra” stava per “la soffitta”. – Ma mamma… – aveva provato a dire, ma un solo sguardo le era bastato. Sapeva bene che la mammina non credeva ad una sola parola delle storie sui fantasmi che circondavano la casa della nonna. Carolina si fece coraggio. Con la prima rampa di scale arrivò nella zona notte della casa. Fin lì tutto bene, ma già la temperatura era scesa. La scala di legno, che dal corridoio del primo piano portava alla soffitta, era solo appoggiata. Ad ogni passo, un cigolio sinistro sembrava annunciarla al fantasma del Conte Maraldo. La leggenda voleva che, proprio su quella scala, il conte fosse scivolato, avesse battuto la testa e fosse morto. Da quel momento la sua anima vagava senza pace per la casa della nonna, specialmente nelle notti di temporale.
Proprio in quel momento Carolina tese le orecchie. Quello che sentiva era…
Si fermò, magari era stato un movimento del piede a far tremare la scala, a provocare quello che sembrava… un tuono! Si stava avvicinando un temporale! Carolina fece gli ultimi scalini di corsa, senza pensarci, ed arrivò in cima. Trattenne il fiato, a tentoni, nel buio, cercò l’interruttore della luce.
In quel momento una serie di lampi illuminò a giorno l’intera soffitta.
La passata di pomodoro era lì, disposta in bella fila su un tavolaccio ruvido e scuro. Avrebbe potuto prenderla, la mamma sarebbe stata contenta. Ma bisognava entrare, fare quei quattro o cinque passi nel buio e sopra assi di legno sconnesse e polverose.
Camminò rasando il muro, ignorando il pericolo dei ragni, tastò la parete, trovò l’interruttore ed accese. Carolina tirò un sospiro di sollievo. “Quanto sono stata sciocca…” pensò di sé. Ma durò solo un attimo. Un fulmine anticipò un gran tuono e la luce sparì. Furono attimi di panico. Carolina provò a voltarsi e a tornare per le scale, ma andò a sbattere contro il muro. Un lampo illuminò di nuovo la stanza. Carolina si voltò. Non avrebbe mai voluto farlo, ma la sensazione che qualcuno, accanto alla conserva di pomodoro, la stesse osservando era troppo forte… I. Sciapeconi
SCRIVO
Continua il racconto sul quaderno aiutandoti con le domande.
● Che cosa vede Carolina voltandosi?
● Che cosa fa Carolina?
● Cosa prova?
● Che cosa accade all’improvviso?
● Chi arriva inaspettatamente?
● Come si conclude la vicenda?
Ripasso con la MAPPA
Osserva la mappa ed esponi a voce.
I personaggi possono
essere realistici o fantastici Persone comuni si trovano ad affrontare creature spaventose, come mostri, fantasmi, vampiri…
PERSONAGGI
È un testo narrativo che racconta strane e spaventose storie che suscitano nel lettore paura e tensione.
CHE COS’È
I fatti possono essere narrati in prima o in terza persona. NARRATORE
IL RACCONTO DI PAURA
I luoghi sono isolati, cupi o infestati come case abbandonate, antichi castelli, cimiteri resi più spaventosi da suoni, rumori...
I fatti che accadono nel racconto di paura sono spaventosi e misteriosi a cui spesso non è possibile dare una spiegazione razionale.
Il linguaggio è ricco di aggettivi e di similitudini per esprimere gli stati d’animo dei personaggi.
Il tempo a volte è definito, a volte indefinito, nel presente o nel passato. TEMPO
LUOGHI
FATTI LINGUAGGIO
SCRIVO anch’io!
1 Decidi se narrare: In prima persona In terza persona
2 Stabilisci un TEMPO: PRESENTE PASSATO DEFINITO
3 Scegli un titolo da dare al tuo racconto.
4 Scegli i PERSONAGGI
5 Scegli il LUOGO. Scrivi un racconto di paura seguendo la traccia.
6 Scegli il TEMPO ATMOSFERICO.
SUGGERIMENTI
ᄗ Descrivi nei particolari l’ambiente in cui i personaggi agiscono e le loro emozioni (batticuore, sudore, brividi…).
ᄗ Crea un’atmosfera di paura: rumori, odori, personaggi misteriosi.
ᄗ Scegli le condizioni atmosferiche (nebbia, forte vento, temporale) e il tempo in cui si svolgono i fatti (sera, notte, tramonto…).
VERIFICA in itinere
Momenti di terrore
Sapevo che non avrei mai dovuto uccidere quel ragno. Stavo rifacendo il letto quando vidi qualcosa che fuggiva via zampettando sotto le lenzuola. Tirai via le coperte e scagliai il libro sul materasso, picchiando e urlando finché del grosso ragno marrone non rimase che una poltiglia spiaccicata, molliccia e bavosa. Avevo la pelle d’oca. Rabbrividivo all’idea che quel ragno fosse rimasto con me tutta la notte.
Tirai via dal letto le lenzuola, le portai a mia madre e le ficcammo subito in lavatrice.
Ma quella notte, persino con le lenzuola pulite, non riuscii a chiudere occhio. Continuavo a sentire delle minuscole zampette che mi strisciavano sulla pelle. Minuscole appendici spinose mi danzavano sui piedi nudi, si arrampicavano lente sopra il pigiama, mi sfioravano il collo nudo. Mi dissi che stavo lavorando di immaginazione.
Cercai di non badarci. E poi… sentii qualcosa di piccolo, come una gommina di matita, cascarmi sulla guancia e muoversi rapido in direzione del mio orecchio. Mi tirai su urlando. Stavo ancora gridando aiuto quando mia mamma si precipitò e accese la luce. Il soffitto brulicava di ragni. Dei ragni si arrampicavano sulla testiera del letto, zampette appuntite marciavano verso di me. Tutt’intorno, la coperta era un mare di zampette che si dibattevano e di occhi luccicanti. Ma non erano lì per me.
Non appena la luce si accese, cominciarono a riversarsi per terra e a cadere giù dal soffitto. Sciamavano verso la porta in un nugolo zampettante. Avevo ucciso la loro madre… ed erano venuti a prendere la mia.
Tui Sutherland, Storie del terrore da un minuto, Mondadori
Mi metto alla prova!
COMPRENDO
Indica con una X se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
F V Il protagonista scopre un grosso ragno sul comodino.
F V Il bambino si libera del ragno scaraventandolo dalla finestra.
F V Il protagonista fa lavare dalla mamma le lenzuola.
F V Il bambino sente minuscole zampette pungergli la testa.
F V Un ragno cade sulla guancia del bambino.
F V Il bambino scopre che il soffitto brulica di ragni.
F V I ragni si dirigono verso la finestra.
F V Il bambino caccia un urlo dalla paura.
F V La mamma accorre senza accendere la luce.
F V I ragni vogliono vendicarsi della morte della loro mamma.
F V L’esercito dei ragni vuole prendersi la mamma del bambino.
INVALSI
“occhi luccicanti” significa:
A. occhi luminosi
B. occhi tristi
C. occhi chiusi
D. occhi grandi
Com’è andata?
ANALIZZO
Segna con una X
• La narrazione è: in prima persona in terza persona
• La narrazione segue: un ordine cronologico un ordine non cronologico
• Il protagonista è: il bambino la mamma
Rispondi alle domande.
● Chi sono i personaggi che fanno paura?
● Dove si svolgono i fatti? ..................................................................................................................
● In quale momento della giornata si svolgono?
● Quali sono gli elementi che rendono da brivido la storia?
• I fatti narrati sono: paurosi e realistici all’inizio fantastici e divertenti spaventosi all’inizio e alla fine
Nella seguente frase “Il soffitto brulicava di ragni”, il soggetto è:
A. brulicava
B. di
Come hai svolto la verifica?
Con facilità
Con qualche difficoltà
Con difficoltà
C. il soffitto
D. ragni
Quali attività ti sono piaciute di più?
Comprensione
Analisi
Invalsi
IL RACCONTO UMORISTICO
Il racconto umoristico è un testo narrativo che ha lo scopo di far divertire il lettore attraverso situazioni comiche, battute e giochi di parole.
PERSONAGGI
I personaggi hanno caratteristiche e comportamenti esagerati , spesso sono persone che combinano guai o complicano situazioni.
TEMPO
Le vicende si svolgono nel passato o nel presente , in un tempo definito o indefinito .
LUOGHI
I luoghi sono reali o verosimili (casa, scuola, luoghi pubblici…).
FATTI
I fatti sono eventi comici o situazioni assurde che causano risate. Accadono cose strane: colpi di scena , malintesi , sorprese , equivoci
NARRATORE
I fatti possono essere narrati in prima o in terza persona
Fuoco e inondazione
Dopo la scuola stavo ritornando a casa con la cartella piena zeppa e i sacchetti della spesa, quando mi accorsi che, in doppia fila, era ferma una luccicante autocisterna dei pompieri. Mi misi a correre e mi precipitai su per le scale. Al terzo piano (il mio) una porta era aperta (la mia). Una puzza... Una puzza di fumo aleggiava nell’aria. E non solo! Molte cose galleggiavano nell’appartamento, sulla moquette trasformata in un lago: i piatti-zattere, il divano-piroscafo, un cuscino-boa, pantofole-piroghe...
E in mezzo a questo maremoto domestico, c’era mio padre che prosciugava l’oceano con una spugna dello spessore di sei centimetri e un bicchiere da vino.
– Mi vuoi raccontare che cosa è successo? – gli chiesi.
– Non ti innervosire, figliolo. Ti spiego. Ecco... ho messo del caffè a scaldare mentre stavo lavorando al computer. Solo più tardi ho sentito puzza di bruciato. Un fumo denso proveniva dalla cucina... il pentolino si era fuso come caramello e gli strofinacci avevano preso fuoco!
– Allora hai chiamato i pompieri.
– Nemmeno per sogno. È stata la nostra dirimpettaia a chiamare i pompieri perché tutto quel fumo l’aveva spaventata.
Io ho aperto il rubinetto della vasca da bagno, ho riempito una bacinella e ho spento l’incendio.
– E hai inondato tutto. Ma come hai fatto?
– È stato il rubinetto della vasca... mi ero dimenticato di chiuderlo. Adatt. Malika Ferdjoukh
ENTRO NEL RACCONTO
Indica con una X la risposta corretta.
• In che persona è narrato il racconto?
In prima persona
In terza persona
• Dove si svolge la vicenda?
In un luogo realistico
In un luogo fantastico
• Come sono le azioni dei personaggi?
Molto buffe Spaventose
• Da che cosa è generata la comicità del racconto?
Dal fraintendimento di parole
Da una serie di piccoli disastri Da uno scherzo
ANALIZZO
Il racconto è narrato: in prima persona in terza persona
I personaggi del racconto sono: realistici fantastici
Il luogo in cui avvengono i fatti è: realistico fantastico
Le azioni dei personaggi sono: buffe fantastiche
I fatti avvengono: in un tempo definito in un tempo indefinito
Che cosa rende questo racconto divertente?
Un papà esagerato
Qualche volta mio padre esagera. Per colpa della sua passione, perfino i carabinieri sono venuti a battere alla porta di casa nostra in piena notte.
Papà fa l’orologiaio, ma ama il teatro e spesso dopo cena fa le prove in casa con i suoi amici. Quella sera stava ripetendo ormai per la centesima volta: – Maledetta, l’hai voluto… Ti ucciderò con le mie mani!
E una voce di donna rispondeva: – Pietà! Sono ancora troppo giovane!
Io e la mamma eravamo andati a dormire ma, quando all’improvviso bussarono alla porta, mi svegliai di soprassalto.
La portinaia, che non sapeva nulla della passione di mio padre, si era spaventata sentendo tutte quelle urla e aveva telefonato ai carabinieri.
Mia madre andò ad aprire in camicia da notte. – Che cosa succede? – chiese il brigadiere.
– Niente di strano… – cominciò a rispondere la mamma.
Ma intanto, dall’altra parte della parete, mio padre urlava più deciso che mai: – Maledetta, l’hai voluto… Ti ucciderò con le mie mani!
Ce ne volle di tempo per convincere il brigadiere di quello che stava succedendo realmente. Per fortuna, però, anche lui aveva recitato da giovane, così papà alla fine se la cavò.
I carabinieri se ne andarono ridendo e la portinaia si scusò.
Mio padre sospese le prove per quella sera e disse che, in futuro, si sarebbe dedicato solamente al mimo.
Pierre Louki, Un papà pazzesco, Editrice Piccoli
COMPRENDO
Rispondi alle domande sul quaderno, ma prima sottolinea nel testo le risposte. Poi racconta la storia.
● Quale passione ha il papà del protagonista?
● Chi chiama i carabinieri?
● Chi va ad aprire la porta?
● Che cosa accade poi?
● Che cosa decide il papà alla fine della storia?
SCRIVO
Immagina che i fatti siano narrati dal papà e riscrivi sul quaderno le prime tre sequenze.
L’anno del tempo matto
La storia che vi racconterò è una storia del mio paese che si chiama Sompazzo ed è famoso per due specialità: le barbabietole e i bugiardi.
Il vecchio del paese, Nonno Celso, profetizzò che quell'anno il tempo sarebbe stato balordo. Disse che lo si poteva capire da tre segni: le folaghe che ogni anno passavano sopra il paese, erano passate, ma in treno. Il capostazione ne aveva visti due vagoni pieni; le ciliegie erano in ritardo: quelle che c'erano sugli alberi erano dell'anno prima; le ossa dei vecchi non facevano male. In compenso tutti i bambini avevano la gotta e le bambine i reumatismi.
Nonno Celso disse che ne avremmo viste di belle.
Bene, a febbraio era già primavera. Tutte le margherite spuntarono in una sola mattina. Si sentì un rumore come se si aprisse un gigantesco ombrello, ed eccole tutte al loro posto.
Dagli alberi cominciò a cadere il polline a mucchi. Tutto il paese starnutiva, e arrivò un'epidemia di allergie stranissime: ad alcuni si gonfiava il naso, ad altri spuntava una maniglia. La frutta maturava di colpo: ti addormentavi sotto un albero di mele acerbe e ti svegliavi coperto di marmellata.
Poi toccò alla pioggia dare i numeri. Pioveva solo un'ora al giorno, ma sempre nello stesso punto: sulla casa del sindaco. Poi il nuvolone si metteva a passeggiare avanti e indietro sul paese e appena vedeva qualcuno col cappello, zac, glielo incendiava con un fulminino.
Ad aprile ecco di colpo l'estate. Quarantasette gradi.
Il grano maturò e in due giorni era cotto. Raccogliemmo duecento quintali di sfilatini di pane.
Faceva così caldo che il laghetto si prosciugò in un soffio.
I pesci trovarono rifugio nelle vasche da bagno e non c'era verso di mandarli via, ci toccava far la doccia insieme alla trota.
Tutti portavamo dei cappelli di paglia, ma il sole incendiava anche quelli, e allora ci mettemmo dei cappelli di zinco e lamierino, e venne l'esercito a controllare perché un ricognitore aereo aveva detto che a Sompazzo c'era stata una invasione di marziani. Subito dopo cominciò a grandinare. Ogni volta iniziava con tre tuoni, poi in cielo si sentiva un vocione che diceva "alè" e venivano giù dei panettoni di grandine. A Biolo ne cadde uno grande come una forma di parmigiano, con dentro un corvo ben conservato.
Tornò un caldo da Africa. La gente dormiva per strada, dentro i frigoriferi con la prolunga. Il gelataio lavorava ventiquattrore su ventiquattro e dopo quell'estate si comprò un grattacielo a Montecarlo.
In autunno finalmente caddero le foglie. Ne caddero due, una nel giardino della scuola e una a Rovasio. Le altre sembravano attaccate con la colla e non c'era verso di tirarle giù neanche con le cesoie. L'uva era matura ma salata, giuro, salata come un'aringa e il vino di quell'anno era buono solo per condire gli arrosti.
La temperatura tornò mite e a novembre arrivarono, in ritardo, le rondini. Poi ecco la nebbia. Non si vedeva al di là del proprio naso.
L'unico che camminava tranquillo era Enea che aveva il naso lungo ventotto centimetri. Giravamo tutti con un faro antinebbia in testa e la notte spesso ci sbagliavamo di casa.
Ed ecco che venne l'inverno e subito nevicò venti giorni di fila.
Ben presto il paese fu sommerso dalla bianca visitatrice. Sbucavano solo i camini. Ma non ci perdemmo d'animo. A squadre andavamo a spalare la neve: noi di Sompazzo di sotto la spalavamo su Sompazzo di sopra e viceversa, così la neve era sempre alta uguale ma ci scaldavamo.
Stefano Benni, Il bar sotto il mare, Feltrinelli
Quando e in che modo gli abitanti di Sompazzo ritornarono alla normalità? Immagina e concludi il racconto sul quaderno. Giochiamo con la storia
Guaiti festosi
Tutto è successo di sabato. Mia sorella non era andata a scuola perché non stava troppo bene.
Stava leggendo beatamente (così mi ha raccontato), quando qualcuno ha bussato alla porta. È andata ad aprire e si è trovata di fronte una signora piuttosto corpulenta che le ha detto: – Sono venuta a portare i cagnolini come avete chiesto.
Mi spiace darli via, ma non posso tenerli tutti. Sono sicura che con voi bambini staranno bene.
Senza aver capito nulla di quello che stava succedendo, mia sorella si è ritrovata con una cesta di vimini in mano.
Dentro c’erano due cagnolini microscopici. A questo punto ha pensato: «Forse la mamma si è arresa alle insistenze della mia assillante sorella… Due cani, addirittura: che esagerazione! E adesso, dove li metto?
In sala no: quello è un luogo sacro. Nello studio di papà nemmeno. Ovviamente dovrò sistemarli in camera mia!». Non aveva ancora finito di sistemare i due cuccioli che il campanello è squillato di nuovo.
– Chi è?
– Devo consegnare dei cani!
– Ancora?! Ma… Sono diventati tutti matti?
E così un ragazzo le ha lasciato altri tre cuccioli di razza imprecisata.
Nel corso della mattinata si sono presentate alla porta altre persone, tanto che, alla fine, mia sorella si è ritrovata con più di venti cuccioli, di tutte le taglie, da sistemare.
Quando sono tornata da scuola, tutti e tre i miei familiari mi stavano, stranamente, aspettando sull’uscio.
– Qualsiasi cosa sia successa, io questa volta non c’entro –ho precisato.
– Vai in camera tua! – ha ordinato mia madre.
– Corro – le ho risposto prontamente.
Più mi avvicinavo alla camera, più sentivo dei suoni strani: erano guaiti.
– Apri! – ha tuonato la mamma.
Ho timidamente aperto la porta.
Un branco di cagnetti, sporchi e festanti, mi ha investito, abbaiando e mordicchiandomi scarpe e pantaloni.
– Che belli! – mi è scappato di dire.
– CHE BELLI UN BEL NIENTE!
Mai, in vita sua, mia madre aveva lanciato un urlo così terrificante. Credo proprio che nemmeno Crudelia De Mon sia mai riuscita a urlare così! Senza avere il coraggio di muovere un solo muscolo, ho lanciato un’occhiata nella mia camera.
Che schifo! Non c’era un solo centimetro che non fosse insozzato di pipì e cacca.
– Questa volta, Francesca, l’hai combinata davvero grossa
– ha sentenziato mio padre.
– Ma non li ho fatti entrare io!
Dino Ticli, Voglio un cane!, Piemme Junior
COMPRENDO
Pensa e segna con una X il fatto che può aver dato avvio alla vicenda.
● Perché a casa di Francesca arrivano tanti cuccioli? Perché c’è stato uno scambio di indirizzo
Per l’inserzione che Francesca ha scritto sul giornale per ricevere cuccioli di cane
● Quale informazione implicita è contenuta nella frase evidenziata?
GIOCHIAMO CON…
LA STORIA
Cambia il finale del racconto e confrontati con la classe.
Se tu volessi cambiare il titolo del racconto, quale sceglieresti?
La rabbia di Francesca Subbuglio inaspettato Una notizia urgente
Ripasso con la MAPPA
Osserva la mappa ed esponi a voce.
I personaggi hanno caratteristiche e comportamenti esagerati, spesso sono persone che combinano guai o complicano situazioni.
PERSONAGGI
È un testo narrativo che racconta fatti che suscitano nel lettore il divertimento
CHE COS’È
I luoghi sono reali o verosimili (casa, scuola, luoghi pubblici...).
LUOGHI
IL RACCONTO UMORISTICO
I fatti possono essere narrati in prima o in terza persona. NARRATORE
FATTI
I fatti si trasformano in situazioni fuori dal comune. Accadono cose strane: colpi di scena, malintesi, sorprese, equivoci.
Le vicende possono avvenire in un tempo passato o presente. TEMPO
Il tempo è definito o indefinito
SCRIVO anch’io!
Leggi l'inizio delle due storie e sviluppa sul quaderno quella che ha catturato maggiormente la tua attenzione.
Una donna distratta
Un giorno una donna voleva fare il bucato, cuocere le patate e pulire la cucina.
Ma pensava ad altro, così mise il secchio col sapone sul fuoco, gettò le patate nella lavatrice e versò il detersivo sul pavimento.
Poi si accorse che aveva sbagliato tutto. Tolse in fretta il secchio dal fuoco, tirò fuori le patate dalla lavatrice e raccolse il detersivo.
Ora voleva fare tutto per benino. Ma già stava pensando ad altro! Versò l’acqua per pulire la cucina nella lavatrice, il detersivo nella pentola e le patate le buttò nel secchio. Quando…
Ursula Wölfel
Un uomo ordinato
Un uomo era così ordinato che non sopportava di vedere storte neppure le lancette dell’orologio.
I suoi orologi dovevano indicare solo le undici e mezzo o le tre meno un quarto. Era un uomo che metteva in ordine persino il secchio dell’immondizia e che durante il sonno si aggiustava sempre le coperte.
Un giorno si cucinò delle fettuccine, le tolse dalla pentola ad una ad una, le stirò per bene e…
Ursula Wölfel
SUGGERIMENTI
ᄗ Usa bene le parole.
ᄗ Descrivi il comportamento strano dei personaggi e le loro caratteristiche esagerate, poi immagina situazioni insolite e le conseguenze divertenti che ne derivano.
VERIFICA in itinere
Un problema per Galileo
Quando Galileo, osservando le oscillazioni del pendolo, fece la grande scoperta, per prima cosa andò a dare la notizia al Granduca.
– Eccellenza, – gli disse – ho scoperto che il mondo si muove.
– Ma davvero? – fece il Granduca, meravigliato e anche un po’ allarmato. – E come l’avete scoperto?
– Col pendolo.
– Accidenti! Colpendolo con che cosa?
– Come, con che cosa? Col pendolo, e basta. Non c’era niente altro, quando ho fatto la scoperta.
– Ho capito. Ma colpendolo con che cosa? Con un oggetto contundente. Con un’arma? Con la mano?
– Col pendolo, soltanto col pendolo.
– Benedetto uomo, ho capito. Avete scoperto che il mondo si muove colpendolo. Cioè, che si muove quando lo si colpisce. Bisogna vedere con che cosa lo si colpisce. Non potete averlo colpito con niente.
E ci vuole un bell’aggeggio per colpire il mondo in modo da farlo muovere.
Il grande astronomo e matematico si mise a ridere di cuore.
– Eccellenza, – disse – ma voi credete che “col pendolo” vada legato con “si muove”. No. Va legato con “ho scoperto”. Col pendolo ho scoperto che il mondo si muove. L’ho scoperto col pendolo.
– Colpendo il mondo. Ho capito.
– Ma no. Col pendolo. Col pendolo!
– Ma colpendo chi, allora? E con che?
– Ma non colpendolo. Col pendolo!
– Che modo di ragionare! Non colpendolo, ma col pendolo! Insomma, dovette scriverglielo su un pezzo di carta!
E dire che avrebbe chiarito tutto se avesse detto: “Con il pendolo”.
Achille Campanile, Vite degli uomini illustri, Rizzoli
Mi metto alla prova!
COMPRENDO
Indica con una X se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
F V Galileo scopre che il mondo si muove.
F V Galileo si reca dal Granduca per comunicargli la sua scoperta.
F V Il Granduca osserva il pendolo che oscilla.
F V Galileo colpisce il Granduca con il pendolo.
F V Il Granduca ride alle affermazioni di Galileo.
F V Il Granduca equivoca le parole di Galileo.
F V Galileo scrive la sua scoperta su un pezzo di carta.
F V Galileo poteva evitare l'equivoco dicendo: «Con il pendolo»
Quale altro titolo daresti al testo:
Galileo e il Granduca
Tutta colpa di un equivoco
INVALSI
“E ci vuole un bell'aggeggio per colpire il mondo e farlo muovere”, lo in questo caso è:
A. articolo
B. pronome personale
C. pronome indefinito
D. preposizione articolata
Com’è andata?
ANALIZZO
Segna con una X.
• Il racconto è narrato: in prima persona in terza persona
• Chi sono i protagonisti del racconto?
Galileo e il Granduca
Un lottatore
• Quando si svolge la vicenda?
In un tempo definito
In un tempo indefinito
• Dove è ambientato il racconto?
Alla corte del Granduca In un laboratorio
• Nel racconto i dialoghi sono importanti perché: rallentano la storia fanno procedere velocemente la storia
• Questo racconto fa sorridere perché: i protagonisti hanno un aspetto buffo si basa sugli equivoci linguistici
Come hai svolto la verifica?
Con facilità
Con qualche difficoltà
Con difficoltà
L'espressione “ridere di cuore” significa:
A. trattenere la risata
B. ridere di gusto
C. ridere fino alle lacrime
D. sorridere
Quali attività ti sono piaciute di più?
Comprensione
Analisi
Invalsi
INVERNO
La brinata
La terra era squallida e grigia e grigio e monotono il cielo; l’inverno riaprì la valigia e poi disse al gelo: “Ricama con mano gentile quest’umida nebbia sottile!”. Il gelo si mise al lavoro: sui penduli rami tremanti profuse, con arte, un tesoro di perle, e diamanti, e, all’alba del nuovo mattino, la terra fu tutta un giardino.
Il sole dal mare si affaccia i candidi fiori a guardare la nebbia fumosa discaccia, li viene a baciare; allora si rompe l’incanto… e i fiori si sciolgono in pianto!
R.Calleri, Come l’uccello canta, Paravia
IO ARTISTA
Prendi spunto dalla poesia e dalle immagini e rappresenta l’inverno con la tecnica pittorica che preferisci.
Dopo aver letto la poesia, scegli i versi che ti hanno maggiormente colpito e utilizzali per scrivere anche tu una poesia sull’inverno.
PICCOLI POETI
DALL'IMMAGINE AL RACCONTO
Immagina di trovarti nel paesaggio rappresentato e scrivi una storia aiutandoti con le domande.
● Che cosa racconta l’immagine?
● Che cosa ti accade inaspettatamente?
● Come reagisci?
● Cosa provi?
● Quale decisione prendi?
● Cosa succede poi?
● Come si conclude la storia?
Paul Signac, Neve, Boulevard de Clichy, Parigi
COMPRENDO
Utilizza i titoletti per raccontare a voce la storia.
1. È la vigilia di Natale a Milano. La gente si affretta a fare gli ultimi acquisti.
2. La gente passa frettolosamente e ignora la piccola.
3. Qualcuno inciampa nei suoi piedi e prosegue coprendola di insulti.
4. Lavinia vuole vendere dei fiammiferi per comprarsi qualcosa da mangiare e un paio di scarponcini perché i piedi le fanno male.
Lavinia
Era la vigilia di Natale a Milano.
Per tutto il pomeriggio Piazza del Duomo e le altre vie del centro erano state percorse da una quantità incredibile di gente che faceva a spintoni per comprare gli ultimi regali. Avevano fretta di tornare a casa, perché già dal primo pomeriggio si era messo a fare un freddo terribile.
“Per fortuna è già buio e i piccioni se ne sono andati a letto. Altrimenti si congelerebbero le zampe” osservò Lavinia, verso le cinque. “Chissà poi dove vanno a dormire! Forse tra le guglie del Duomo. Ma non hanno paura, in mezzo a tutte quelle statue di mostri e di santi?”.
La gente passava in fretta e non si accorgeva di una piccola fiammiferaia livida di freddo che sedeva su un gradino col vestito tutto stracciato e offriva ai passanti le sue scatolette di fiammiferi. Ogni tanto qualcuno inciampava nei suoi piedini nudi.
E quando la bambina, con una vocina rauca interrotta da forti colpi di tosse, diceva timidamente: – Bei fiammiferi, signore! Vuole comprare i miei fiammiferi?
I passanti disturbati rispondevano: – Tienili, i tuoi fiammiferi, rompiscatole! Cosa vuoi che ne faccia? Credi che non possediamo un accendino?
E se ne andavano per la loro strada arrabbiatissimi pensando: “Ma guarda un po’ se proprio la vigilia di Natale dovevamo incontrare questa guastafeste! Porta male incontrare una piccola fiammiferaia affamata e infreddolita la vigilia di Natale. Adesso avremo i rimorsi per tutto l’anno…”.
Lavinia, poiché era proprio lei la piccola fiammiferaia, non aveva nessuna intenzione di procurar loro dei rimorsi, e gratis per giunta. Lei voleva soltanto vendere dei fiammiferi per guadagnare un po’ di soldi e comprarsi qualcosa da mangiare. E magari anche un paio di scarponcini foderati di pelliccia perché i piedi le facevano proprio male.
Bianca Pitzorno, L’incredibile storia di Lavinia, Einaudi
Quadretti natalizi
Realizza con i tuoi compagni e compagne di classe i quadretti natalizi.
OCCORRENTE
● Vecchi CD;
● carte da regalo con simboli natalizi;
● cordoncino dorato;
● colla vinilica;
● vernice trasparente;
● forbici;
● pennello piatto;
● gancetto.
PROCEDIMENTO
1 Incollare su vecchi CD la carta da regalo con simboli natalizi e fare asciugare.
2 Passare sulla superficie con un pennello piatto un po’ di vernice trasparente.
3 Incorniciare il quadretto con un cordoncino dorato.
4 Incollare infine il gancetto per appendere il quadretto natalizio.
1
2
4
3
Trincee.
La tregua di Natale
C’erano una volta due eserciti che da mesi si stavano combattendo con grande energia nei territori desolati del Nord-Est della Francia, a metà strada tra il Belgio e la città di Parigi.
La guerra ormai era in atto da mesi e si stava avvicinando il Natale, il primo Natale di guerra.
Quante speranze, per i soldati, quando erano partiti… “A Natale tutti a casa!”, si urlava ovunque. Invece, dopo la prima grande battaglia, i soldati si erano trovati a vivere, a combattere e anche a morire nelle trincee.
Che cosa sono le trincee?, ti chiederai… Sono profondi fossati, che vengono scavati lungo il campo di battaglia affinché l’esercito sia protetto dai colpi nemici: qui i soldati dormono nel fango, si ammalano sotto l’acqua o sotto la neve, mangiano un cibo sempre freddo e combattono con i nemici a poca distanza, anche loro nelle trincee.
Immagina che cosa vuol dire trovarsi a fine dicembre in buche affollate di soldati, in compagnia dei topi, con la paura di uscire per un assalto alle trincee avversarie…
Eppure quella notte avvenne qualcosa di prodigioso, forse un miracolo. Sto parlando della notte di Natale del 1914. Era esattamente il 24 dicembre e già da alcuni giorni non si sparava, forse perché il freddo era troppo anche per far funzionare le armi.
Intorno alla mezzanotte, nel grande silenzio della pianura, dalle trincee gli inglesi iniziarono con un dolce canto che ricordava loro la patria lontana.
Ma ecco che dalle trincee tedesche si alzò un altro canto, e qui avvenne l’incredibile: tedeschi e inglesi, nonostante fossero avversari in quella guerra, cominciarono a cantare insieme!
Chi l’avrebbe mai detto?
Tutta la notte di Natale passò così, con tante canzoni della propria terra che risuonavano da un punto all’altro dell’enorme distesa di terra gelata. Nessun colpo di arma da fuoco si udì quella notte, tutti provavano emozioni che non avrebbero mai più scordato.
La mattina dopo, quando la nebbia si sollevò un poco, i soldati inglesi si accorsero che c’era del movimento nelle trincee tedesche.
Improvvisamente, sopra i sacchetti di sabbia che servono a proteggere le trincee, comparvero centinaia e centinaia di alberelli di Natale che l’alto comando tedesco aveva fatto avere ai propri soldati.
L’effetto fu grande: tanti alberelli accesi dove normalmente comparivano le canne minacciose dei fucili.
Figurati che nel pomeriggio ci fu addirittura una partita di calcio. Sì! Hai capito bene, una partita di calcio, ma non chiedermi come è terminata. Non credo che conti molto. Ben più importanti furono i contatti tra i soldati: si guardavano negli occhi e scoprivano che erano simili, solo una divisa li divideva e il gelo li aveva uniti fino a quel momento. Passarono così il tempo: bevendo e ridendo, come vecchi amici. Poi rientrarono nelle loro trincee, ma per tutta quella notte continuarono i canti e i richiami da una trincea all’altra. Giancarlo Restelli
DICO LA MIA PARLIAMONE
Rispondi alle domande e confrontati con i compagni e le compagne.
● Perché è importante che i Paesi del mondo vivano in pace?
● Che cosa succede quando la pace viene a mancare?
● Cosa pensi che gli adulti dovrebbero fare per mantenere la pace?
● In che modo i bambini possono dare un contributo alla pace, anche se piccoli?
Tutti uguali, tutti diversi
Tutti sanno che al mondo c’è moltissima gente e ogni anno che passa il numero aumenta di milioni e milioni. In questo istante sulla Terra ci sono oltre sette miliardi e duecento milioni di esseri umani e ogni mese ne nascono sei milioni in più. Se ci prendessimo tutti per mano, formeremmo una fila lunga nove milioni e mezzo di chilometri, che potrebbe fare duecentotrentasette volte il giro della Terra intorno all’Equatore o percorrere venticinque volte la distanza tra la Terra e la Luna. Più di sette miliardi di persone… e non ce ne sono due che siano uguali! Ognuno di noi è diverso da tutti gli altri. Ognuno di noi è un individuo unico, ma ha tante cose in comune con tutti gli altri: ogni essere umano ha tanti sogni da realizzare, ama i genitori e i figli, piange e ride delle stesse gioie e degli stessi dolori. Allora ogni “altro” che incontri merita l’attenzione e il rispetto che dedichi a te stesso e a tutto ciò che vive.
P. Spier, Gente, Mondadori
L’uguaglianza è un valore fondamentale. Ciò significa che tutte le persone, sia pur diverse, sono importanti allo stesso modo.
DICO LA MIA PARLIAMONE
Come reagisci quando percepisci qualcuno diverso da te? Esprimi la tua opinione confrontandoti con la classe.
L’articolo 3 della Costituzione ribadisce che:
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
Uguaglianza significa
EDUCAZIONE CIVICA
Rispondi alle domande.
Anche a scuola, perché ci sia uguaglianza, è necessario rispettare le differenze di ognuno, che lo rendono unico.
● Quali sono le caratteristiche che ti rendono unico/a?
● In che cosa sono unici i tuoi compagni di classe?
In che modo possiamo accogliere i bambini che arrivano da altri Paesi? E i bambini con disabilità? Esprimi la tua opinione confrontandoti con la classe.
IL RACCONTO GIALLO
Il racconto giallo è un testo narrativo incentrato su un caso da risolvere : un furto, un rapimento, una scomparsa.
Ha lo scopo di coinvolgere il lettore e tenerlo con il fiato sospeso.
PERSONAGGI
Il protagonista è di solito un poliziotto , un investigatore o un detective che si occupa delle indagini; può essere anche una persona comune che si improvvisa detective. Gli altri personaggi svolgono il ruolo di vittima , colpevole , testimoni e sospettati
TEMPO
Il tempo è il presente o il passato definito con precisione, perché può dare informazioni importanti per la soluzione del caso.
LUOGHI
I luoghi sono reali o verosimili . Essi hanno una grande importanza nella vicenda, soprattutto la scena del crimine in cui dovranno svolgersi le indagini in modo che il o la detective possa trovare degli indizi utili a risolvere il caso.
FATTI
I fatti partono da un crimine commesso. Le indagini occupano gran parte della storia. L’investigatore interroga i testimoni, raccoglie indizi e prove, cerca il movente, cioè il motivo che ha spinto il colpevole a commettere il reato. La vicenda si conclude con la soluzione del caso
NARRATORE
I fatti possono essere narrati in prima o in terza persona .
Giallo in cucina
A mezzogiorno il detective si recò sul luogo del delitto. Benché abituato a ogni genere di crimini, non poté trattenere una sorta di disgusto non appena vide la vittima: giaceva a terra, priva della testa. Innanzitutto era necessario trovare il movente. L’investigatore cominciò a ispezionare la cucina, poiché lì era stato rinvenuto il cadavere. Il detective decise di interrogare tutti gli abitanti dell’appartamento.
Cominciò dal signor Rossi che era rientrato precipitosamente a casa non appena aveva avuto la notizia. Egli si dichiarò del tutto estraneo al fatto. Il suo alibi era di ferro: era stato in ufficio fino a quel momento.
Il figlio ventenne non aveva un alibi perché era stato tutta la mattina a casa per un’influenza. Ma non sembrava un folle ed era difficile immaginare quale movente lo avesse spinto al delitto. Restava la madre, la signora Rossi. Alle domande del detective restò nel vago: affermò di non sapere nulla e raccontò di una mattinata che l’aveva molto occupata. Il detective capì che doveva trovare un indizio. Poco prima la polizia scientifica aveva rilevato abbondanti tracce di olio e burro sul cadavere. Il commissario ebbe un lampo di genio. Tornò dalla signora Rossi e le esaminò le mani: erano ancora unte dello stesso olio e burro di cui aveva ricoperto la vittima. Non vi erano dubbi: era lei l’assassina! Il movente? Preparare il pranzo. La vittima? Il pollo!
Emilio Vigo, Parole animate, Editrice Bibliografica
ENTRO NEL RACCONTO
Rispondi a voce alle domande, ma prima sottolinea le risposte nel brano.
• Quando si svolgono i fatti?
• Dove?
• Qual è il caso da risolvere?
• Chi indaga al caso?
• Chi sono i sospettati?
• Quale indizio permise al detective di scoprire il colpevole?
• Chi è il colpevole?
Sottolinea nel testo i particolari che rappresentano per Sherlock Holmes degli indizi osservando la sua cliente.
Sottolinea le parole che fanno capire lo stato d'animo della signorina.
Questione di fiuto
Mi svegliai un mattino trovando Sherlock Holmes già alzato e completamente vestito a fianco del mio letto (di solito era un pigrone che amava poltrire tra le lenzuola).
Erano appena le sette e un quarto. Lo guardai sorpreso e anche un po’ seccato perché mi aveva svegliato.
– Son proprio spiacente di svegliarla, Watson, ma stamane i nostri destini sono legati.
– Ma che diamine succede? La casa è in fiamme?
– No. Semplicemente una cliente. È arrivata una signorina in preda a una fortissima agitazione, che insiste per vedermi. Sta aspettando in salotto. Orbene, quando le signorine vanno in giro per le metropoli a quest’ora, immagino che debba trattarsi di qualcosa di molto grosso. E se veramente il caso è interessante, suppongo che lei pure avrà piacere di esser presente.
– Caro Holmes, ha fatto benissimo.
Niente mi dava più soddisfazione che seguire Holmes nelle sue ricerche professionali, e ammirare le sue rapide deduzioni, balenanti come intuizioni, e tuttavia fondate sempre su una base logica, grazie alle quali egli riusciva immediatamente a districare i problemi che gli venivano sottoposti. Mi vestii in un batter d’occhio e in pochi minuti ero pronto per accompagnare il mio amico in salotto, dove ci attendeva una giovane donna con il viso coperto da un velo.
– Buongiorno, signora – disse cordialmente Holmes. – Io mi chiamo Sherlock Holmes, e questo è il mio intimo amico nonché socio dottor Watson. La prego, si metta vicino al fuoco perché mi accorgo che trema tutta.
– Oh, non è il freddo che mi fa tremare – rispose la giovane donna a voce bassa.
ANALIZZO
– È la paura, anzi, il terrore… Cosi dicendo alzò il velo e potemmo renderci conto che era in preda a un nervosismo indescrivibile: aveva i lineamenti terrei, tesi fino allo spasimo, e lo sguardo smarrito come quello di un animale braccato.
– Non deve temere – le disse Holmes, – metteremo presto le cose a posto, non dubiti. Vedo che è arrivata stamane in treno.
– Come fa a saperlo?
– Noto nel palmo del suo guanto sinistro un biglietto di andata e ritorno. Deve essersi alzata presto e aver fatto una lunga corsa in calessino, su strade sterrate, prima di giungere alla stazione.
La giovane donna sobbalzò e guardò il suo interlocutore con aria stupefatta.
– Non c’è sotto nessun trucco cara signorina – disse Holmes sorridendo. – La manica sinistra della sua giacca è spruzzata di fango in almeno sette punti e i segni sono ancora freschissimi. Soltanto un calesse spruzza fango a quel modo, e solo quando ci si siede a sinistra del conducente.
– Come lei abbia indovinato tutto questo non so, comunque ha perfettamente ragione! – ammise la signorina.
Arthur Conan Doyle, La banda maculata, Mondadori
COMPRENDO
Completa.
● Sherlock Holmes sveglia Watson perché ........................................................................................................................................................
● Il volto della signorina era
● Sherlock Holmes dice rivolgendosi alla signorina che ha fatto una lunga corsa in su strade ............................................................................
● Sherlock Holmes riesce a scoprire che la signorina ha viaggiato in treno e in calesse da alcuni indizi:
Un giallo tutto da ridere: Il sorriso della Gioconda
– Aiuto! – urlò il vecchio guardiano, precipitandosi ad attivare il sistema d’allarme. – Hanno rubato il sorriso della Gioconda! Dopo neanche mezz’ora, il commissario Daudet era già al Louvre per iniziare le indagini. Dopo dieci minuti, aveva già capito che, in quella faccenda, lui non ci capiva nulla. Dopo un quarto d’ora, aveva già telefonato in Italia al celebre commissario Alistico Busillis, il miglior detective mai esistito sulla faccia della Terra. Busillis prese il primo volo per Parigi e arrivò al Louvre in piena notte.
– Ricordo un caso simile… quello di un collezionista di sorrisi –mormorò.
– Certo! Il collezionista era il duca di Maravat! – esclamò Daudet. E subito si precipitarono verso la casa del duca.
– Io non ho il sorriso della Gioconda! – protestò il duca. – Né lo vorrei avere. Non piaceva a Leonardo e dovrebbe piacere a me? Ritornando al Louvre, il commissario Daudet diede sfogo a tutto il suo malumore: – Chi ci capisce più niente? – borbottò grattandosi la testa.
– Questa notte si fa la guardia alla Gioconda! – esclamò Busillis. – Perché non ci ho pensato subito?
E così fecero… Scoccò la mezzanotte, l’ora dei fantasmi. Infatti ne arrivò uno. Era un vecchio, con una ricca barba fluente, era… Leonardo da Vinci! Si fermò davanti alla Gioconda, tirò fuori tavolozza e pennello e iniziò a dipingere.
– Che mi venga un accidenti… – bisbigliò Daudet. – E ora? Lo arrestiamo?
– Macché! – rispose Busillis. – Il quadro è suo, no? Che ci faccia un po’ quello che gli pare!
E così, il mattino dopo, contemplarono il nuovo sorriso della Gioconda.
Anna Lavatelli, Il giallo del sorriso scomparso, Interlinea Junior
Giochiamo con la fantasia
1 Dividere la classe in piccoli gruppi. Ciascun gruppo manipolerà la storia aiutandosi con le domande.
● Cosa fece Leonardo da Vinci quando vide il suo dipinto incompleto?
● Cosa provò in quel momento?
● In che modo riuscì a riprendersi dall’improvviso malore?
● Cosa chiesero i personaggi degli altri dipinti quando videro il famoso Leonardo da Vinci?
● Alcuni di loro si lamentarono e gli chiesero di modificare il naso troppo grosso, gli occhi piccoli e malvagi o la barbona arruffata… Come reagì il famoso artista a queste richieste?
● Cosa successe l’indomani quando il vecchio guardiano del Louvre scoprì gli strani dipinti?
● Come reagirono i visitatori?
● Quale idea ebbe il commissario Daudet?
● E il commissario Alistico Busillis?
● Come si concluse la vicenda?
2 I gruppi, dopo aver sviluppato la storia, si confronteranno.
3 Ogni componente di ciascun gruppo, rappresenterà poi un autoritratto famoso, modificato con il proprio volto.
4 Infine tutti i disegni saranno utilizzati per una eventuale mostra.
Fino a pochi minuti fa era qui, ne sono certa!
Allora cosa è successo di tanto grave?
Il giallo a fumetti
Matilde, non trovo il mio ciondolo. Sono disperata!
Coraggio, chiamo subito il detective Ser Locolmo.
Qualcuno ha rubato il ciondolo di smeraldi e DIAMANTI. Voglio che venga ritrovato!
Era sul mobile, così mi ha detto la signora.
Strane queste impronte. E questi sono capelli o peli biondi? A chi appartengono?
I miei capelli e quelli di mio marito CARLO, il giardiniere di questa villa, sono neri!
Lei sta mentendo, non è vero che non ha potuto vedere niente.
Guardate! In giardino sotto la grande quercia c'è Bibi.
È lei la ladra!
Ammetto che Bibi è una cagnolina molto vanitosa.
Ma è anche ladra!
C'è qualcosa che luccica!
Queste impronte sono molto strane! C'è anche un capello biondo.
Non credo ai miei occhi!
● Ti è piaciuto leggere il giallo a fumetti?
● Secondo te la tecnica del fumetto è più avvincente?
È il vostro ciondolo signora! Per la cara Bibi scattano le manette!
Ripasso con la MAPPA
Osserva la mappa ed esponi a voce.
Il protagonista è di solito un poliziotto, un investigatore o un detective che si occupa delle indagini. Gli altri personaggi svolgono il ruolo di vittima, colpevole, testimoni e sospettati.
PERSONAGGI
NARRATORE
I fatti possono essere narrati in prima o in terza persona.
È un testo narrativo
incentrato su un caso da risolvere: un furto, un rapimento, una scomparsa…
CHE COS’È
I luoghi sono reali o verosimili. Essi hanno una grande importanza nella vicenda, soprattutto la scena del crimine in cui dovranno svolgersi le indagini.
LUOGHI
IL RACCONTO GIALLO
TEMPO
FATTI
I fatti partono da un crimine commesso.
Le indagini occupano gran parte della storia e si concludono con la soluzione del caso.
Il tempo è il presente o il passato definito con precisione, perché può dare informazioni importanti per la soluzione del caso.
IL FURTO DEL DIPINTO
Osserva i disegni, scrivi la struttura del racconto giallo e sviluppa poi la storia sul quaderno. Il lavoro è già stato avviato.
ᄗ Racconta in che modo l'investigatore svolge le indagini.
ᄗ Spiega chi è il colpevole, come ha compiuto il furto e perché.
ᄗ Inserisci nel testo parti descrittive relative al luogo o ai luoghi e allo stato d'animo dei personaggi.
VERIFICA in itinere
Aspirante detective
Il detective Ser Locolmo ricevette la visita della signora Baffietti.
– È sparito dallo studio di mio marito un documento importantissimo – disse.
– Devo partire oggi per Parigi – si scusò il famoso detective. –Mi sostituirà il mio allievo migliore: Ser Lovuoto.
Infatti, poco dopo, il giovane si presentò in casa Baffietti. Con la potentissima lente scrutò ogni superficie dal bagno al solaio.
– Interessante, interessante – ripeteva tra sé. Poi esclamò: –
Interessantissimo!
La superficie interessantissima era l’interno di un cappello di feltro, trovato presso lo studio del signor Baffietti.
– Un posto strano, molto strano per un vecchio cappello. Con un metro da sarta Lovuoto provò a misurare la testa di tutti i componenti della famiglia.
Misurò poi le teste del portinaio e del giardiniere. Finalmente con un sorriso di soddisfazione annunciò: – Il colpevole è il giardiniere.
È entrato in casa dalla finestra usando la scala che usa per potare; ha rubato il documento e se n’è andato allo stesso modo, quatto quatto, perdendo il cappello nella fuga.
Ci sono due prove che questo cappellaccio è suo: la misura e i numerosissimi capelli all’interno, dello stesso colore di quelli del giardiniere.
– Ma è il cappello dove dorme il gatto! I peli non possono essere che i suoi! – esclamò la domestica che stava stirando un pigiama da uomo.
Il silenzio imbarazzato fu rotto dalla stessa donna, che estrasse dalla tasca del pigiama una pallottola mezza sfatta di carta: –Che cos’è questo? Non si capisce più, è stato in lavatrice…
Il signor Baffietti, però, capì: era il famoso documento che una sera aveva portato a letto con sé per leggerlo.
Quando Ser Locolmo tornò da Parigi, decise di licenziare il suo “allievo migliore”.
Noemi Vicini, 365 storie, Fabbri
Mi metto alla prova!
COMPRENDO
Leggi le seguenti affermazioni e indica con una X se sono vere o false.
F V Ser Locolmo riceve la visita della signora Baffietti.
F V Ser Locolmo parte per Londra.
F V Ser Lovuoto è il miglior allievo di Ser Locolmo.
F V La signora Baffietti ha perso una collana.
F V Ser Lovuoto con il metro misura l’altezza della cameriera.
F V Nel cappello di feltro ci sono peli di gatto.
F V La cameriera stira una camicia da uomo.
F V La cameriera trova una pallottola di carta nel pigiama che sta stirando.
F V Il signor Baffietti ricorda di aver messo il documento nella tasca del pigiama.
F V Il pigiama è finito in lavastoviglie.
F V Ser Lovuoto viene licenziato.
INVALSI
Nella frase “Il detective Ser Locolmo ricevette la visita della signora Baffietti”, il complemento oggetto è:
A. Il detective
B. ricevette
C. della signora Baffietti
D. la visita
ANALIZZO
Segna con una X.
• Il racconto è narrato in: prima persona terza persona
• Il racconto narra fatti: fantastici reali
• Il protagonista è un personaggio: reale fantastico
• Il luogo del racconto è: definito indefinito
• I fatti sono narrati al: passato presente
• Il tempo della storia è: definito indefinito
Nella frase “il giovane si presentò in casa Baffietti”, il soggetto è:
A. Baffietti
B. il giovane
C. si presentò
D. in casa
Com’è andata?
Come hai svolto la verifica?
Con facilità
Con qualche difficoltà
Con difficoltà
Quali attività ti sono piaciute di più?
Comprensione
Analisi
Invalsi
IL RACCONTO STORICO
Il racconto storico è un testo narrativo che si basa su eventi realmente accaduti o verosimili , che si svolgono in un determinato periodo storico. Ha lo scopo di coinvolgere il lettore nelle civiltà del passato.
PERSONAGGI
I personaggi possono essere figure storiche realmente esistite nel passato o comuni che avrebbero potuto vivere all'epoca in cui si svolgono i fatti. Hanno caratteristiche e comportamenti tipici del periodo storico in cui sono vissuti.
TEMPO
Il tempo è ben definito perché l’autore fa riferimento a un’ epoca precisa
LUOGHI
I luoghi sono storicamente attendibili , descritti in modo coerente con la realtà storica dell’epoca.
FATTI
I fatti includono eventi storici realmente accaduti nel passato e situazioni immaginarie ma verosimili , che creano una narrazione coinvolgente.
I fatti possono essere narrati in prima o in terza persona NARRATORE
Kamosè
Una folla immensa si era riunita nei pressi del tempio di Karnak, molto prima dell’alba. Per molti giorni la capitale d’Egitto si sarebbe abbandonata alla festa.
Nel preciso istante in cui i primi raggi del sole cominciarono a splendere a oriente, la grande porta di cedro del Libano si aprì.
Un corteo di sacerdoti, vestiti di lino bianco, precedeva la grande barca sacra del dio Amon, portata in spalla da alcuni iniziati. Dietro camminava il faraone, Ramses il Grande in persona, con in testa la doppia corona bianca e rossa, simbolo della sua autorità sull’Alto e Basso Egitto.
Kamosè scorse il suo viso, per un attimo. Si domandò se per caso il sovrano portasse una maschera, tanto i tratti del suo volto erano impassibili.
La processione si dirigeva verso il molo del tempio di Karnak, dove c’era una cappella. Là furono deposte delle offerte di cibo. Quindi, il Faraone e il suo seguito salirono a bordo di una barca, imitati da sacerdoti e sacerdotesse. Vennero infine i rappresentanti delle corporazioni, tra i quali c’era Kamosè.
Il giovane era più emozionato di quanto non lasciasse trasparire. Il rituale, perfettamente organizzato, avrebbe affascinato anche i più smaliziati.
A Kamosè piacevano le feste. Al villaggio partecipava attivamente alla loro organizzazione. Qui invece si sentiva quasi un estraneo.
Christian Jacq, Il ragazzo che sfidò Ramses il Grande, Piemme junior
ENTRO NEL RACCONTO
● I personaggi sono .................................................................................................................................................................................................................
● In quale luogo avvengono i fatti?
● Quando avvengono?
● Che cosa accade? ................................................................................................................................................................................................................
● I fatti narrati sono: fantastici e non sarebbero mai potuti accadere sono inventati ma verosimili per l'epoca in cui avvengono
● I fatti accadono in un luogo: reale inventato
ANALIZZO
I personaggi sono: realmente esistiti inventati dall’autore
La vicenda si svolge: In un luogo non precisato
A Roma nell'80 d.C.
I fatti narrati sono: realmente accaduti e arricchiti con elementi inventati completamente inventati
L'inaugurazione
Roma 80 d.C.
Il carro continuava a sobbalzare e Lucius cercava di assecondare il movimento oscillando sulla scomodissima panca di legno. Non ce la faceva più. Anche gli altri viaggiatori erano stremati. Suo padre aveva smesso di parlare da giorni. Lucius stava per cacciare uno strillo, quando all’improvviso il carro si fermò. Erano arrivati. Sentì un brivido di eccitazione salirgli lungo il corpo e Tiberius, suo cugino, per una volta stava zitto. Il ragazzo rimase sbigottito: non aveva mai visto una simile frenesia, sembravano tante formiche. Si trovava di fronte una moltitudine di uomini che correva, dietro di loro si apriva una ragnatela di stradine e vicoli, e sopra le loro teste svettavano palazzoni da cinque o sei piani, intonacati di bianco, con tegole rosse di terracotta.
– Ma si può sapere dove siamo? – mormorò il ragazzo.
– Siamo a una delle porte della città – si limitò a dire Tiberius.
– Non lo sai che i carri a Roma di giorno non possono circolare?
Lucius sospirò, si chiedeva come si sarebbe destreggiato nel caos, quando vide un uomo dirigersi verso di loro. Aveva i capelli corti e indossava un’elegante toga bianca bordata di rosso: era la toga praetexta di un senatore dell’impero.
– Severus! – gridò l’uomo. Il padre di Lucius si voltò di scatto.
– Atticus! – I due si abbracciarono con grandi sorrisi e pacche sulle spalle. Lucius capì che era un vecchio amico di suo padre. I due si scambiarono altri convenevoli, poi il senatore si voltò. – E questi giovani uomini chi sono? – disse con una strizzatina d’occhio.
– Questo è mio figlio Lucius, e questo è mio nipote Tiberius. L’uomo politico si avvicinò ai ragazzi: – Mmmm… quanti anni avete?
– Undici! – risposero in coro.
Rivolgendosi a Lucius l’uomo chiese: – Dimmi un po’, ragazzo, quale meraviglia della grande e potente Roma ti ha spinto a questo lungo viaggio?
– I gladiatori!
Il padre di Lucius e il suo vecchio amico scoppiarono in una fragorosa risata.
– Come puoi immaginare, non sono riuscito a lasciarlo a casa – disse Severus.
– Certo, è comprensibile. Non è l’unico a essere così eccitato.
Tutta la città è in fermento, nel Foro e in Senato non si parla d’altro. I festeggiamenti dureranno cento giorni. Sono arrivate migliaia di bestie feroci da ogni angolo dell’impero e centinaia di gladiatori pronti a dar battaglia.
Quello era il motivo del loro viaggio: l’inaugurazione dell’anfiteatro Flavio, il più grande che il mondo avesse mai visto.
Igor De Amicis e Paola Luciani, I gladiatori a Roma, Edizioni EL
COMPRENDO
Indica con una X se le frasi sono vere (V) o false (F).
● Lucius e Tiberius non sono cugini.
● I senatori indossano la toga praetexta.
● Lucius e Tiberius vanno all'inaugurazione del teatro Flavio.
● Di giorno i carri possono circolare a Roma.
● L'amico del padre di Lucius indossa una toga grigia.
● I gladiatori combattono nell'anfiteatro.
ANALIZZO
Rispondi alle domande.
● Chi sono i personaggi realmente esistiti?
● Dove si svolgono i fatti narrati?
● È un luogo reale o fantastico?
Gli amici di Cleopatra
Cleopatra ha ricevuto una terribile notizia: i pirati minacciano Alessandria, la capitale dell’antico Egitto. La regina confida ai suoi piccoli amici Cleo, Imeni e Antinoo l’intenzione di chiedere aiuto a Cesare, l’unico in grado di salvare il suo regno.
Cleopatra è seduta sulla vasca di fiori di loto, è triste e preoccupata.
– Mi resta un’ultima speranza: Cesare!
– Cesare? – storce il naso Cleo. – E chi sarebbe?
– È un grande generale romano. Le mie spie mi hanno riferito che ha appena portato a termine una spedizione in Oriente. È di ritorno con le sue navi e attualmente fa tappa nel golfo di Canopo per approvvigionarsi.
– Questo generale romano sarebbe disposto ad aiutarci? –domanda Cleo.
– L’Egitto è ricco. In cambio gli offrirei oro. Molto oro! Domani andrò nel golfo di Canopo per incontrare Cesare.
– E se le sue navi fossero già ripartite? – si preoccupa la ragazzina.
– In quel caso lo troverei sulla mia rotta – la rassicura la regina.
– Stavolta, anziché in lettiga, mi sposterò su una grande nave reale. Mi circonderò di danzatrici e leggiadre musicanti. Questo dovrebbe colpire Cesare più dei soldati armati. O almeno, lo spero…
A un tratto, giunge trafelata Iros, l’ancella:
– I pirati… – balbetta Iros. – Stanno entrando nel porto!
– Adesso io devo restare al fianco dei miei soldati per difendere Alessandria. Non posso più andare da Cesare. E comunque i pirati non lasceranno passare nessuno.
– Pensate che impedirebbero anche a degli innocui ragazzini di andare a pescare? – domanda Cleo.
– Vorreste andare voi al mio posto a chiedere aiuto ai Romani?
– Sì! – esclama Cleo.
Per la sorpresa, Imeni quasi si strozza, mentre Antinoo per poco non lascia cadere nell’acqua la volpe del deserto. Entrambi lanciano uno sguardo disperato all’amica perché cambi idea, ma Cleo li ignora superbamente.
– Non potete permettervi una scorta – dice Cleopatra desolata. – Non solo non supererebbe il controllo dei pirati, ma attirerebbe l’attenzione su di voi.
– Siamo più che in grado di remare lungo la costa – le risponde la ragazzina e aggiunge: – Ma che aspetto ha Cesare?
La regina ritrova allora un sorriso di speranza.
– Non l’ho mai visto, ma lo immagino alto, forte e bello.
Alain Surget, Chi è Cesare?, Editrice Piccoli
COMPRENDO
Segna con una X le affermazioni corrette.
Cleopatra seduta sulla vasca è molto preoccupata per l'arrivo dei pirati.
Gli amici di Cleo le lanciano uno sguardo disperato. Cleopatra condivide la decisione di Cleo.
A caccia di EMOZIONI
Cosa provano i personaggi del racconto? Cleopatra
Imeni e Antinoo
SCRIVO
Immagina di essere la regina Cleopatra e scrivi, in una pagina di diario, le emozioni provate durante l'incontro con Cesare.
Ripasso con la MAPPA
Osserva la mappa ed esponi a voce.
I personaggi possono essere figure storiche realmente esistite nel passato o comuni che avrebbero potuto vivere all'epoca in cui si svolgono i fatti.
PERSONAGGI
E un testo narrativo che si basa su eventi realmente accaduti o verosimili, che si svolgono in un determinato periodo storico.
CHE COS’È
I luoghi sono storicamente attendibili, descritti in modo coerente con la realtà storica dell’epoca.
LUOGHI
IL RACCONTO STORICO
NARRATORE
I fatti possono essere narrati in prima o in terza persona.
I fatti includono eventi storici realmente accaduti nel passato o situazioni immaginarie, ma verosimili.
TEMPO
Il tempo è ben definito perché l’autore fa riferimento a un’epoca precisa.
FATTI
SCRIVO anch’io!
Scrivi un racconto storico. In quale periodo ti piacerebbe ambientarlo?
Ricorda che le descrizioni di paesaggi, oggetti, arredi e abiti devono essere fedeli all’epoca in cui la storia è ambientata, per rendere credibili le situazioni.
1 Prima di scrivere il racconto ricerca le informazioni sul periodo storico scelto e rispondi alle domande.
● Come si vestivano le persone?
● Com’erano le case?
● Quali attività svolgevano gli uomini? E le donne?
● Quali erano le abitudini quotidiane?
● Come veniva amministrata la vita della città?
● Quali feste venivano celebrate?
● Come venivano istruiti i bambini?
● Quali erano i mezzi di trasporto?
SUGGERIMENTI
ᄗ Scegli la traccia da sviluppare, il protagonista e gli altri personaggi precisandone il nome e il ruolo e inventa una storia facendo capire quando avvengono i fatti.
ᄗ Arricchisci il testo con descrizioni dei luoghi, dei personaggi e dei loro stati d’animo.
VERIFICA in itinere
Una scoperta nella Necropoli
Siamo nella necropoli di Tarquinia, una cittadina in provincia di Viterbo, nella regione Lazio. È una bella mattina di sole, Luca e il suo cane, Pip, entrano nella tomba etrusca dei Leopardi alla ricerca del pallone che il bambino ha lanciato con un calcio da campione…
La palla non si trovava. Luca s'infilò lungo una scala stretta e buia.
– Forse è là, andiamo! – esclamò il bambino.
Ma, al fondo, c’era soltanto un antichissimo flauto etrusco di legno.
Ora Luca e Pip si trovavano in una piccola stanza quadrata.
Piano piano gli occhi di Luca si abituarono all'oscurità e lui si accorse che c'erano tante cose da scoprire in quel luogo: sulle pareti affrescate, stavano enormi vasi dipinti, così belli che sembravano veri; sul basso soffitto, due leopardi che sembravano guardare lui e il cagnolino con occhi feroci.
Ma che cosa ci facevano dei leopardi dipinti sul muro? E tutta quella gente?
Che buffi!
Mangiavano distesi sul letto. Era sicuramente una festa!
Pip, intanto, aveva sentito qualcosa nella stanza accanto ed entrò.
C’era un uomo dipinto sul muro e teneva il pallone tra le mani.
– Bravo Pip, lo hai trovato – disse Luca.
Poi pensò: "Ma come ha fatto il pallone a finire dentro il muro?".
All’improvviso l’uomo si mosse e uscì dal muro, pallone compreso!
– Benvenuti! Io sono Vulca, l’etrusco. Vivo qui da duemila e cinquecento anni e avevo proprio voglia di parlare con qualcuno. Venite con me!
Luca e Pip lo seguirono incuriositi.
– Ora vi porto a visitare una tomba etrusca bellissima.
Entrarono in una stanzetta: sulle pareti pesci e delfini di tutti i colori si tuffavano dentro le onde di un mare dipinto.
– Bello! – disse Luca, – sembra di essere al mare.
Il bambino, travolto dall’allegria, lanciò il pallone che volò… dentro il muro.
I pescatori e i delfini se lo lanciavano tra le onde.
– Il pallone è vostro, ve lo regalo – disse Luca.
Così da quel giorno, i turisti sgranano gli occhi davanti a un pallone colorato prigioniero in un affresco antichissimo: un altro mistero etrusco?
AA. VV., A spasso con… Vulca l’etrusco, De Agostini
Mi metto alla prova!
COMPRENDO
Ordina i fatti usando i numeri da 1 a 8.
Luca e Pip entrarono nella Tomba dei Leopardi alla ricerca del pallone.
Luca e Pip lo seguirono.
Vulca invitò Luca e Pip a visitare una tomba etrusca.
Sulle pareti pesci e delfini si tuffavano tra le onde.
Da quel giorno i turisti restano senza parole davanti a un pallone prigioniero in un affresco antichissimo.
Pip scoprì nella stanza un uomo dipinto sul muro che teneva il pallone.
L'uomo uscì dal muro, pallone compreso.
I pescatori e i delfini si lanciavano il pallone tra le onde.
Rispondi alle domande.
● Che caratteristica straordinaria ha Vulca?
● Quali emozioni avrà provato Luca?
ANALIZZO
Cancella il completamento errato.
● I personaggi del racconto sono: realmente esistiti • inventati
● Il racconto storico è: un testo narrativo • informativo
● Il testo è narrato: al presente • passato
● La narrazione è: in prima persona • in terza persona
● Il luogo del racconto è: realistico • fantastico | definito • indefinito
● La vicenda è ambientata: ai tempi dei Romani • ai tempi degli Etruschi
● Vulca è un personaggio: realmente esistito • inventato dall’autore
Segna con una X il significato corretto.
● Necropoli: città dei morti cavità oscura
● Affresco: tomba etrusca dipinto sul muro
INVALSI
“– Bravo Pip, lo hai trovato – disse Luca.”, lo è:
A. un articolo
B. una preposizione
C. un pronome
D. un avverbio
Com’è andata?
“Pip, intanto, aveva sentito qualcosa nella stanza accanto ed entrò”, nella stanza è:
A. soggetto
B. complemento di luogo
C. complemento oggetto
D. complemento di specificazione
Come hai svolto la verifica?
Con facilità
Con qualche difficoltà
Con difficoltà
Quali attività ti sono piaciute di più?
Comprensione
Analisi
Invalsi
IL RACCONTO DI FANTASCIENZA
Il racconto di fantascienza è un testo narrativo fantastico basato su elementi scientifici . Ha lo scopo di catturare i lettori con colpi di scena, pericoli e mistero.
PERSONAGGI
I personaggi possono essere realistici (persone comuni, scienziati, inventori), o fantastici (extraterrestri, alieni, robot…).
TEMPO
Il tempo può essere definito e indefinito . Le storie sono collocate nel futuro , più raramente nel passato .
LUOGHI
Le storie sono ambientate in luoghi reali (Terra, laboratori scientifici…) o fantastici (pianeti, galassie, asteroidi…).
FATTI
Sono narrati fatti fantastici ed eccezionali : l’esplorazione dello spazio, robot che si comportano come esseri umani, catastrofi ambientali, colonizzazione di altri pianeti da parte dell’uomo.
I fatti possono essere narrati in prima o in terza persona . NARRATORE
Avventura tra i pianeti
Quello che Paul avrebbe veramente desiderato era vedere uno di quei mondi alieni di cui suo padre gli aveva parlato tanto. E magari atterrarci... Riprese a guardare lo spazio attraverso l’oblò. – Dove stiamo andando? – chiese Paul. – Verso una stella qui vicino – rispose il padre – con due pianeti che le girano intorno. Uno dei due è gigantesco, dieci volte più grande della Terra. Ho pensato che ti sarebbe piaciuto vederlo. – Possiamo atterrare? – chiese Paul, emozionatissimo, ma suo padre scosse la testa. – Ho proprio paura che ciò non sia possibile – disse il signor Carder. – Il pianeta è composto soprattutto di gas liquidi. Ma riusciremo ad avvicinarci. Si trovavano sopra una grande foresta, così fitta di alberi e di cespugli dalle forme bizzarre da sembrare una giungla. L’astronave si abbassò fin quasi a sfiorare l’intreccio di foglie verdi, arancioni, marroni e gialle. Paul guardò in basso: la giungla era troppo intricata e non gli permetteva di vedere il terreno, né se, per caso, c’erano delle creature aliene. Poi di colpo il suo desiderio si realizzò, in un modo che lo riempì di orrore. Due mostruose creature volanti si lanciarono nella loro direzione seguite da un intero stormo. Ciascuna era due volte più grande dell’astronave. Avevano enormi ali da pipistrello e una pelle violacea e rugosa. Le loro piccole zanne e gli artigli acuminati scintillavano come metallo lucente. Il padre di Paul cercò di cambiare rotta, ma le creature volanti gli erano addosso.
D. Hill, I mostri della Luna. Cinque storie di mostri e alieni, Mondadori
ENTRO NEL RACCONTO
Chi sono i personaggi?
Che cosa accade? Dove?
Quando?
COMPRENDO
La nostalgia del razzo
Il razzo per Marte si chiama Rock-B12 ed è pronto sulla rampa di lancio. A bordo c’è solo un computer con tutto quello che serve per fotografare e filmare. Il computer si chiama Albert e ha una memoria lunga da qui fino alle stelle. Sa contare velocissimo in quindici lingue diverse e può fotografare un capello da un milione di chilometri di distanza. Rock-B12 parte dalla stazione di Volavia e tutto sembra andare per il meglio.
Quando esce dall’atmosfera, però, succede qualcosa: Rock-B12 si guarda attorno e vede solo nero e buio. Lontano lontano brillano le stelle, mentre sotto di lui splende azzurra e verde la Terra. Il razzo improvvisamente sente una gran nostalgia per la Terra che sta lasciando e così fa una curva secca e torna indietro.
Albert il computer fa rapidamente settecento milioni di divisioni e ripassa in un istante tutte le tabelline, poi segnala al razzo che sta sbagliando strada. Rock-B12 allora dice al suo passeggero elettronico che non ha mai visto le isole della Polinesia e che, prima di partire per Marte, gli piacerebbe farci un giro. Anche a lui piace l’idea di andarci, quindi esegue un mucchio di calcoli per stabilire la giusta rotta del sud. Alla fine spedisce al razzo il risultato dei suoi calcoli: Rock-B12 accende i reattori e fila verso il mare.
Completa le frasi relative a ciascuna sequenza e racconta la storia a voce. Poi riassumila sul quaderno.
● Il razzo Rock-B12 ................................................................................................................................................................................................................
● Quando sta per lasciare la Terra
● Anche ad Albert piace l’idea
Quando sorvolano l’isola di Tahiti, Albert scatta un sacco di foto. Fotografa navi e pesci volanti e gente che prende il sole e le invia alla base spaziale di Volavia. Gli scienziati della base guardano increduli le foto: che cosa stanno combinando Albert e Rock-B12?
Intanto il razzo e il suo passeggero informatico hanno deciso di dare un’occhiata anche a Venezia e ai suoi canali. In fondo non c’è un’altra città come Venezia in tutto l’universo. E così alla base giungono foto di canali, di ponti, di gondole e di piazze piene di piccioni. Inutilmente gli scienziati cercano di mandare segnali radio che facciano ripartire i due verso lo spazio: Albert e Rock-B12 continuano imperterriti a fare il giro della Terra e a fotografare meraviglie.
Poi improvvisamente non arrivano più foto. – Che siano partiti finalmente per Marte? – si chiedono alla base. Credono di sì ma si sbagliano. Rock-B12 e Albert sono atterrati in una fattoria dalle parti di Orvieto e si stanno riposando. Hanno deciso che di lasciare la Terra non è proprio il caso visto che non c’è un pianeta più bello di questo.
S. Bordiglioni, Storie col motore, Einaudi Ragazzi
SCRIVO
Immagina e scrivi il proseguimento del racconto alternando i diversi tipi di sequenze.
● Quando sorvolano .............................................................................................................................................................................................................
● Decidono anche
● Improvvisamente
Ma, ci sarà vita?
Marte, febbraio 1999
Avevano una casa a colonne di cristallo sul pianeta Marte, ai margini di un mare vuoto, e ogni mattina si poteva vedere la signora K mangiare i frutti d’oro che crescevano sulle pareti di cristallo. Nel pomeriggio si poteva vedere il signor K nella sua camera, intento a leggere un libro metallico dai geroglifici in rilievo, su cui egli passava la mano leggera. E dal libro, a ogni tocco delle dita, si levava una voce a cantare.
I coniugi K vivevano presso il mare fossile in una casa che girava su se stessa seguendo il sole. Essi non erano vecchi. Avevano la pelle ambrata dei veri marziani, con gli occhi gialli come monete, le voci molli e armoniose. Quella mattina la signora K si abbandonò su una poltrona e chiuse gli occhi. Il sogno. Le sue dita ambrate fremettero, annaspando in aria. Un istante dopo scattava a sedere, sconvolta. Si guardò intorno e parve delusa:
– Che strano – mormorò – Ho sognato un uomo.
– Un uomo? – chiese il marito.
– Alto, alto per lo meno tre braccia e due palmi.
– Che assurdità!
– Eppure, aveva l’aria perfettamente normale. E aveva… lo so che a te la cosa sembrerà molto sciocca… aveva gli occhi azzurri.
– Che cosa sognerai la prossima volta? E aveva anche i capelli neri?
Sottolinea l’alternativa corretta.
● I personaggi sono: realistici • realistici e fantastici.
● Il luogo della narrazione è: realistico • fantastico
● Il tempo della narrazione è: definito • indefinito
● Il racconto è scritto: in prima persona • in terza persona
● La vicenda narrata è: realistica • fantastica
ANALIZZO
– Come hai fatto a indovinare? – domandò lei. – Erano proprio neri! E aveva la pelle molto bianca. Indossava una strana uniforme ed era disceso dal cielo in un oggetto metallico. L’uomo mi ha guardata e ha detto: “Sono venuto sulla mia nave dal terzo pianeta e mi chiamo Nathaniel York. Questo è il primo viaggio nello spazio. Veniamo da una città sulla Terra, nostro pianeta”. È stato un bel sogno… Non ho mai sospettato di avere tanta immaginazione… Il signor K fece l’atto di andarsene. Lei lo fermò: – Ti sei mai domandato se non vivano persone sul terzo pianeta?
– Il terzo pianeta non è in grado di alimentare nessuna forma di vita sulla sua superficie – dichiarò il marito. – I nostri scienziati dicono che c’è troppo ossigeno nell’atmosfera di quel pianeta.
– Ma non sarebbe una cosa meravigliosa se ci vivesse della gente? E non sarebbe affascinante se qualcuno di quel mondo volasse attraverso gli spazi su una specie di nave astrale?
R. Bradbury, Cronache marziane, Mondadori
SCRIVO
Immagina un incontro con un extraterrestre. Pensa e racconta, evidenziando le tue emozioni.
Segna con una X le affermazioni corrette.
I due protagonisti di questo racconto sono abitanti del pianeta Marte.
La signora K mangiava ogni mattina alcuni frutti maturi. Nel pomeriggio il signor K leggeva un libro metallico. I coniugi K possedevano una casa volante.
La signora K parla al marito di un incontro fatto in sogno con un uomo proveniente dalla Terra.
La signora K chiede al marito se vivono persone sul pianeta Terra. Il signor K fa cenno di sì con la testa.
Avventura su Venere
Sul pianeta Venere, gli uomini attraversarono il fiume e nell’attraversarlo pensarono alla Cupola Solare, che li attendeva più avanti, tutta lucente sotto la pioggia della giungla.
Una costruzione gialla, rotonda e luminosa come il sole.
Una casa alta cinque metri e con un diametro di trentacinque, entro la quale c’erano tepore, cibo, liberazione dalla pioggia.
Lì lo avrebbero trovato, il sole giallo, proprio come quello che si vede dalla Terra: un buon sole caldo e continuo, e il mondo piovoso di Venere sarebbe stato dimenticato fino a quando fossero rimasti nella Cupola in dolce ozio.
La pioggia saltellava, danzava sulla loro pelle, sulle uniformi inzuppate. E, mentre se ne stavano così, lontano esplose un urlo di tuono.
E il mostro emerse dalla pioggia.
Il mostro aveva un corpo enorme e si reggeva su mille zampe elettriche. Avanzava veloce e ogni volta che posava una zampa sul terreno lo faceva con forza terrificante. E ovunque la zampa si posasse, un albero cadeva al suolo, in fiamme.
Il mostro era lungo mezzo chilometro e alto il doppio, e procedeva tastando cauto il terreno come un immenso animale cieco.
COMPRENDO
Segna con una X i fatti che appartengono alla storia.
Gli uomini attraversano un fiume su Venere.
La tempesta magnetica avanza verso gli uomini.
ANALIZZO
Sottolinea nel testo le frasi che descrivono:
● la Cupola Solare
● il mostro
● la pioggia
Il mostro emerge dalla pioggia con mille zampe elettriche.
Gli uomini scoprono un tesoro nascosto.
Il metallo della navicella lampeggia colpito dai tentacoli di folgore.
La Cupola Solare offre tepore, cibo e riparo dalla pioggia. Appare un animale parlante che guida gli uomini.
Talvolta, per un istante, non aveva più zampe, nemmeno una. E poi, in un momento, mille fruste spuntavano fuori dal grande ventre, fruste bianco-blu, a flagellare la giungla. – Ecco la tempesta magnetica! – disse uno degli uomini. – È la tempesta che ha stravolto le nostre bussole. E ci viene addosso! – Tutti a terra! – ordinò il tenente. – La tempesta colpisce i punti più alti. Abbiamo molte probabilità di cavarcela. Gettiamoci a terra a una ventina di metri dalla nostra navicella. Può darsi che la tempesta le scarichi contro la sua forza e ci risparmi. Presto, giù! Gli uomini si appiattirono al suolo. – Si avvicina? – si chiedevano a vicenda.
– Sì… Eccola!
Il mostro era giunto, incombeva su di loro. Lanciò verso il basso dieci bianchi tentacoli di folgore, che colpirono la navicella.
Il metallo lampeggiò emettendo un forte rintocco, come un gong sotto un colpo di martello. Ray Bradbury, Pioggia senza fine, Einaudi
Immagina e continua il racconto sul quaderno. SCRIVO
Ripasso con la MAPPA
Osserva la mappa ed esponi a voce.
I personaggi possono essere realistici (persone comuni, scienziati, inventori), o fantastici (extraterrestri, alieni, robot…).
PERSONAGGI
È un testo narrativo fantastico basato su elementi scientifici.
Le storie sono ambientate in luoghi reali (Terra, laboratori scientifici…) o fantastici (pianeti, galassie, asteroidi…).
LUOGHI
IL RACCONTO DI FANTASCIENZA
I fatti possono essere narrati in prima o in terza persona. NARRATORE
Sono narrati fatti fantastici ed eccezionali: l’esplorazione dello spazio, robot che si comportano come esseri umani, catastrofi ambientali…
Il tempo può essere definito e indefinito
Le storie sono collocate nel futuro, più raramente nel passato. TEMPO
CHE COS’È
FATTI
SCRIVO anch’io!
Scrivi un racconto di fantascienza seguendo la traccia.
1 Decidi se narrare: In prima persona In terza persona
2 Stabilisci un TEMPO:
3 Scegli un titolo da dare al tuo racconto.
4 Scegli i PERSONAGGI.
5 Scegli il LUOGO.
SUGGERIMENTI
ᄗ Concentrati sulla trama del racconto avventuroso e avvincente.
ᄗ Crea eventi inaspettati e un lieto fine.
ᄗ Caratterizza i personaggi (buoni e cattivi) e stabilisci i loro ruoli.
ᄗ Descrivi il luogo con elementi fantastici e dettagli significativi: strani animali e piante fuori dal normale.
VERIFICA in itinere
Un robot in giardino
– C’è un robot in giardino – mi informò mia moglie Amy. Con un pigro sospiro scostai il piumone, raggiunsi la finestra e guardai fuori. C’era davvero un robot in giardino.
– Dici che è vivo? – chiese Amy.
– Vivo nel senso di cosciente o nel senso di funzionante? – le risposi.
– Dai Ben, vai a dare un’occhiata!
Il robot era seduto sotto il salice, con le gambe protese in avanti. Sembrava immobile, ma avvicinandomi mi accorsi che era solo imbambolato a fissare i cavalli del terreno confinante. Mi fermai a qualche passo di distanza e aspettai. Non sapevo bene come attaccare discorso con un robot.
Da ragazzi in casa non ne avevamo mai avuti, ma certi miei amici li avevano. Erano perlopiù dei semplici domestici, dei manichini in plastica e metallo che pulivano casa, preparavano la colazione o andavano di quando in quando a prendere i figli a scuola al posto dei genitori.
Ne esistevano anche di più economici, con meno funzioni, che magari si limitavano a stirarti le camicie e a portarti fuori la spazzatura.
Io non avevo mai voluto un robot in casa. Amy invece voleva un androide, uno di quelli super accessoriati, con anche la faccia umana.
Un robot come quello però non l’avevo mai visto. Nemmeno i più economici erano così malconci. Era piccolo e buffo, faceva quasi tenerezza.
– Ehm… salve.
Il robot sobbalzò, spaventato. Fece per alzarsi ma cadde sul fianco.
Vedendolo lì disteso, con le piante dei piedi rivolte verso di me, a scalciare all’impazzata come una coccinella capovolta, mi sentii in obbligo di aiutarlo.
– Tutto bene? – chiesi rimettendolo a sedere.
Lui ruotò la testa e mi guardò, quasi intimidito.
Mi accovacciai sull’erba accanto a lui. Ero affascinato dal nostro piccolo nuovo ospite e volevo sapere di più sul suo conto.
Deborah Install, L’incredibile viaggio di un piccolo robot dal cuore grande, Piemme
Mi metto alla prova!
COMPRENDO
Segna con una X.
• Che cosa ti fa capire l’espressione “con un pigro sospiro” riferita a Ben?
Ben lascia malvolentieri il letto
Ben non respira bene
• Perché Ben non si avvicina subito al robot?
Non sa come attaccare discorso
Ha paura che possa fargli male
• Che cosa Ben non aveva mai avuto in casa da ragazzo?
Un robot come domestico
Un elettrodomestico tuttofare
• Che cosa dice Ben a proposito dei suoi amici?
Che avevano avuto dei robot in casa
Che avevano avuto degli strani androidi
• Che cosa avrebbe voluto Amy?
Un androide con la faccia umana
Un piccolo e tenero robot
• Che cosa aveva di insolito il robot in giardino?
Era buffo, piccolo e malconcio
Aveva la forma di una coccinella
• Che cosa prova Ben nell’osservarlo?
È infastidito dalla sua presenza
È affascinato e vorrebbe conoscerlo meglio
INVALSI
ANALIZZO
Segna con una X.
• Il narratore è: interno esterno
• I fatti narrati sono: verosimili inverosimili
• Il luogo della narrazione è: precisato imprecisato
• Il tempo della narrazione è: definito indefinito
• La vicenda è narrata: al presente al passato
• La vicenda segue: un ordine cronologico un ordine non cronologico
Scrivi perché il testo che hai letto è di fantascienza.
“Il robot era seduto sotto il salice, con le gambe protese in avanti. Sembrava immobile, ma avvicinandomi mi accorsi che era solo imbambolato a fissare i cavalli del terreno confinante”. Le preposizioni sono:
A. sei
B. otto
Com’è andata?
C. cinque
D. quattro
Come hai svolto la verifica?
Con facilità
Con qualche difficoltà
Con difficoltà
Quali attività ti sono piaciute di più?
Comprensione
Analisi
Invalsi
IL RACCONTO FANTASY
Il racconto fantasy è un testo narrativo fantastico che racconta avventure straordinarie . Ha lo scopo di trasportare il lettore in una dimensione fantastica e magica.
PERSONAGGI
I personaggi sono esseri umani o creature fantastiche . Il protagonista scopre di essere predestinato ad affrontare un'impresa difficile. Intervengono nella storia con ruoli diversi aiutanti o antagonisti
TEMPO
Le storie sono spesso ambientate in un passato lontano e indefinito .
LUOGHI
I luoghi sono mondi immaginari come boschi e foreste incantate o paludi pericolose, fortezze inespugnabili, altissime montagne… In questi ambienti spesso vivono animali e piante dotati di strani poteri.
FATTI
La narrazione si basa sull’antica lotta tra il Bene e il Male. Gli avvenimenti fantastici prevalgono su quelli realistici . Le imprese che i personaggi buoni devono affrontare sono avvincenti e ricche di cambiamenti e colpi di scena.
NARRATORE
I fatti possono essere narrati in prima o in terza persona
La Regina delle Fate
Fu all’alba che Floridiana, la Regina delle Fate, chiese al giovane Ombroso di riprendere l’avventura. Grazie a lui Stria, la Regina Nera delle Streghe, era stata sconfitta, ma la sua missione non era conclusa: c’era ancora chi giaceva imprigionato e non poteva più lottare. I Cavalieri della Rosa, i valorosi alleati delle fate, erano infatti prigionieri di un potente incantesimo, sprigionato dal potere pietrificante dell’Anello di Luce di Stria, che li aveva tramutati in pietra e condannati a un’orribile solitudine sulla loro isola in mezzo ai Mari Orientali. Ombroso rispose subito alla chiamata di Floridiana. E Spica, fanciulla dal cuore coraggioso, seguì l’amico sul dorso del fiero drago Codamozza, il loro più fedele alleato. Giunsero così all’isola e scoprirono l’antico Scudo dei Cavalieri, simbolo dell’alleanza con le fate. Quello stesso scudo che ora andava ricostruito, per riportare in vita il Regno della Fantasia e per far risorgere i suoi cavalieri, dopo un lungo e oscuro dominio delle Streghe.
Ombroso e Spica decifrarono immagini di pietra, affrontarono terribili serpenti marini, ricomposero una parte dello Scudo… Ma mancava ancora un frammento: l’ultimo, il più difficile.
Geronimo Stilton, Il segreto dei Cavalieri, Piemme
ENTRO NEL RACCONTO
● Il protagonista è:
● L’antagonista è:
● La vicenda accade: nel presente nel passato
● Il protagonista deve portare a termine la sua missione: liberare il Regno della Fantasia dal dominio malefico delle Streghe e salvare i Cavalieri della Rosa trovare il drago Codamozza
Il destino di Frondosa
– Benvenuto a Frondosa, la città segreta sugli alberi! –esclamò una voce acuta, che apparteneva a uno dei tre omini sbucati da un ramo ricurvo. Erano alti non più di tre spanne e indossavano un’uniforme di foglie.
– Ehi! Chi siete? Che cosa volete farmi?
– Tranquillo, miuk – risposero in coro. – Abbiamo già avvertito i colleghi del Palazzo Reale. Appena la Regina arriverà, deciderà lei cosa fare di te.
– Una regina?! – Klincus ridacchiò nervoso.
Ma ecco apparire una carrozza, trainata da otto splendidi ricci argentati. Si fermò a poca distanza e, dalla porta laccata d’oro, scese una bella signora. Una corona di bucaneve le cingeva la testa, come un diadema.
– Finalmente sei arrivato! – esclamò la Regina.
– Come? Mi stavate aspettando? – si stupì Klincus.
– Non c’è tempo da perdere! – tuonò la Regina. – Hai un dono speciale: l’astuzia! Mettiti all’opera!
– Non capisco, Maestà! – piagnucolò il ragazzo.
– Ryllo lo scoiattolo ti racconterà tutta la storia. Ho fiducia in te, ragazzo. Il destino di Frondosa è nelle tue mani!
COMPRENDO
Metti in ordine i fatti narrati nel racconto numerandoli da 1 a 5.
Tre omini sbucati da un ramo si rivolsero a Klincus.
Il grande Alburnus aveva utilizzato il vapore delle lacrime del drago per illuminare la città.
Lo scoiattolo Ryllo disse a Klincus che la riserva delle lacrime stava per esaurirsi e che pertanto doveva sconfiggere il Male delle Tenebre.
Lo scoiattolo Ryllo raccontò della morte della draghessa e delle lacrime copiose del drago che formarono un laghetto.
La regina disse a Klincus che aveva una missione da compiere perché possedeva un dono speciale: l’astuzia.
Così la bella signora salì di nuovo sulla carrozza e si allontanò tra rami e cespugli. Immediatamente si fece avanti Ryllo. Klincus non credeva ai suoi occhi: uno scoiattolo che parlava! Ryllo si schiarì la voce, poi raccontò:
– Tanto tempo fa, un drago e una draghessa stavano attraversando il bosco quando scoppiò un terribile temporale. La draghessa fu colpita da un fulmine e morì sul colpo. Disperato, il drago pianse per molti giorni. Pianse così tanto che le sue lacrime formarono un laghetto. Poi sparì.
Pochi giorni dopo si trovò a passare di lì il grande Alburnus.
– Chi? – interruppe Klincus.
– Era un genio. Si accorse che le lacrime di drago sprigionavano un vapore luminosissimo che aleggiava sulla superficie del laghetto e pensò che poteva utilizzare il vapore luminoso delle lacrime del drago per illuminare la città.
– Fantastico! – esclamò Klincus.
– No! – sentenziò Ryllo. – Ora Frondosa è in pericolo! Abbiamo quasi prosciugato il lago e ora la riserva di lacrime sta per esaurirsi. Sempre più spesso le nostre luci vacillano e si spengono.
– Tu sei un miuk e dovrai sconfiggere il Male delle Tenebre.
– Io un miuk? Che cosa significa?
– Noi frondosiani chiamiamo così tutti i giganti dell’oltrebosco.
– Ma quale gigante! Io sono solo un bambino!
– Sarà, ma per noi sei un gigante.
– No, c’è un errore! Io vivo qui sotto, sulla Terra, e sono volato quassù, sugli alberi, perché ho avuto un incidente con la motoslitta e mi sono risvegliato a faccia in su nella neve. Ecco. Tutto qui.
Alessandro Gatti, Klincus Corteccia, Mondadori
INSIEME
Riuscirà Klincus a sconfiggere il Male delle Tenebre e a salvare Frondosa? In che modo attirerà i draghi? Sarà in grado di raccogliere le loro preziose lacrime? Dividetevi in piccoli gruppi, immaginate, scrivete e confrontatevi.
COMPRENDO
Rispondi con una X.
● Dov’è ambientata la vicenda?
Su un lontano pianeta
Su un’astronave nello
spazio interplanetario
Sulla Terra
● Quando si sviluppa la vicenda?
Nel presente
Nel passato
Nel futuro
● I personaggi sono tutti robot?
Sì No
Niente baci sul pianeta Blu
Un ragazzino, Mattia, dopo uno strano incidente in auto con lo zio e il suo gatto, si trova sul pianeta Blu. Su quel pianeta super tecnologico, vivrà con il dottor Turchese, ma scoprirà qualcosa del futuro che non gli piacerà per niente!
Blumina accompagnò Mattia a casa del dottor Turchese. L’auto atterrò davanti a una villetta blu.
– Io torno al lavoro – disse Blumina. – Di te si occuperà Bottina.
Sulla porta della casa una robottina azzurra lo accolse gentilmente: – Ti a-spet-tavo! En-tra.
La casa era super computerizzata: lo zerbino tolse le scarpe a Mattia e gli mise le pantofole, l’attaccapanni gli prese la giacca. Il frigo si aprì e gli lanciò una tavoletta di cioccolata; una video-parete si accese nella sala: – Co-sa vuo-i ve-de-re?
Mattia si mise sul divano a guardare un film in tre dimensioni. Dopo cinque film e sei piatti di patatine tornarono il dottore e Blumina.
– Mi piace stare qui! – esclamò Mattia. – Vorrei provare il motoskate, l’elicasco e fare un giro sul disco volante!
– Calma – rispose Turchese. – La prossima settimana ti riporto a casa.
– Comeee? Di già? Non posso, non riparto!
Il dottore diventò serio.
– Il problema è che sulla Terra ci si può andare solo due volte l’anno quando le orbite dei nostri pianeti si avvicinano, poi la Terra e il pianeta Blu si allontanano di 157.850 milioni di anni luce e il viaggio diventa impossibile. Se non ti accompagno in questi giorni, sarai costretto a rimanere qui sei mesi.
– Magaaari! – rispose Mattia.
– Guarda che qui non è tutto bello come sembra – gli spiegò
Blumina – non tutti sono buoni con gli stranieri, dovrai andare a scuola, dove ti prenderanno in giro perché non hai la pelle azzurra.
Mattia si buttò in ginocchio:
– Vi prego, voglio restare.
– Va bene, se sei convinto puoi restare – rispose Turchese.
– Sììììì! – esclamò felice Mattia.
La mattina del primo giorno di scuola, Blumina venne a prenderlo con un regalo davvero spaziale: un coloratissimo motoskate! Mattia le volò al collo per darle un bacio.
– No, no, che fai? – gridò lei tirandosi indietro.
– Ma di che cosa hai paura? – chiese Mattia ridendo.
– Lo so, scusami, dovevamo dirtelo prima, ma qui sul pianeta
Blu… i baci sono proibiti.
– Cosa? Ma è assurdo!
– Li hanno vietati per evitare influenze e raffreddori.
– E come fanno a nascere i bambini? – farfugliò Mattia.
– Ci sono una mamma e un papà, però vanno dal dottore, lui estrae i semini e li mette in una macchina incubatrice dove crescerà il bambino.
A Mattia non piaceva questa storia dei baci vietati e dei bambini che crescevano dentro le macchine, ma voleva sapere ancora molte cose sul pianeta Blu.
Andrea Bouchard, Il pianeta senza baci (e senza bici), Salani
Pensa e scrivi sul quaderno. SCRIVO
Come potrebbe continuare la storia?
A caccia di EMOZIONI
Cosa prova Mattia quando approda sul pianeta Blu?
Paura
Coraggio
Entusiasmo
Cucciolo di drago
Yorsh si avviò verso i picchi più alti.
Doveva assolutamente insegnare a volare al piccolo drago.
Erbrow lo seguiva trotterellando, tutto caldo dentro la sua pelliccia e le sue squame verde smeraldo.
C’era un punto che era perfetto. Yorsh lo aveva visto dalla valle: un grande roccione a picco su uno sperone di roccia, situato più in basso. L’idea era di mettersi a giocare con il draghetto e farsi inseguire sul roccione.
All’ultimo istante Yorsh avrebbe fatto finta di buttarsi giù, così
Erbrow, nella foga di seguirlo, sarebbe caduto nel vuoto e, una volta nel vuoto, avrebbe aperto le sue grandi ali, per planare poi sullo sperone di roccia, più in basso.
Yorsh si mise a correre. Agitava le braccia, rideva e chiamava il piccolo.
Poi prese la rincorsa. Dietro di sé, sentiva il suolo rimbombare sotto i passi del draghetto.
Arrivato al ciglio del roccione, Erbrow non fece in tempo a frenare, superò il ciglio, si trovò nel vuoto, andò giù terrorizzato senza aprire le ali e si schiantò contro lo sperone di roccia più in basso.
Restò lì esterrefatto, perché era la prima volta in vita sua che si faceva male. Lentamente alzò la testa e il suo sguardo cercò Yorsh.
Capì che era stato fatto apposta. Come aveva potuto il suo amico fargli questo scherzo?
COMPRENDO
Leggi le domande e sottolinea nel testo le risposte, poi utilizzale per scrivere il riassunto sul quaderno.
● Dove si trovavano Yorsh ed Erbrow quando iniziò la storia?
● Perché Yorsh volle andare su un roccione così pericoloso?
● Qual era il piano di Yorsh per far volare Erbrow?
● Cosa successe a Erbrow quando corse dietro a Yorsh?
● Come reagì Erbrow dopo la caduta?
● Cosa fece Yorsh quando vide Erbrow rannicchiato?
● In che modo Erbrow salvò Yorsh?
Il draghetto si mise a piangere: un uggiolio appena udibile. Dalla sua bocca non uscì neanche una fiamma.
Yorsh si mosse per andare a soccorrere il piccolo.
Posò inavvertitamente il piede su un ramo e si sbilanciò: perse l’equilibrio e cadde fuori dal roccione atterrando sul ciglio dello sperone, dove la roccia finiva per continuare nel vuoto.
Riuscì ad aggrapparsi a un cespuglio di rovi: il resto del corpo penzolava giù.
– Aiutami! – urlò ad Erbrow. – Tirami la tua coda, mi ci aggrapperò…
Il piccolo lo fissava immobile. Era paralizzato dalla paura.
L’elfo cercò di tenere la presa con tutte le sue forze, ma le mani cedettero.
– Non lasciarmi morire… La coda… Salvami!
Yorsh perse la presa e cadde nel nulla.
All’improvviso due enormi ali gialle si aprirono sopra di lui.
Il draghetto stava volando ed era sopra di lui con le ali spalancate. Perlomeno era riuscito a insegnargli a volare.
I suoi occhi incontrarono quelli di Erbrow.
Il piccolino stava venendo a salvarlo, aveva capito.
Yorsh sentì la presa portarlo verso l’alto. Erbrow lo aveva afferrato ai polsi, chiudendoli tra gli artigli delle zampe anteriori.
La presa era insieme sicura e forte e… morbida.
Il draghetto virò verso l’alto e puntò oltre le montagne.
Yorsh contrasse i muscoli addominali e tirò su i piedi, in una specie di capriola.
Erbrow capì la manovra e la facilitò, abbassando la spalla destra e contemporaneamente lasciando la presa sui polsi: l’elfo si ritrovò in alto, sulla schiena del drago.
La schiena del drago sembrava fatta apposta per accogliere un cavaliere: c’erano due minuscole ali interne di pelo morbido e caldo tra le sue ali vere.
Il drago si accorse che Yorsh tremava e gli richiuse sopra le due ali minori. Era il posto più confortevole che si potesse immaginare.
Silvana Mari, L’ultimo elfo, Salani Editore
Ripasso con la MAPPA
Osserva la mappa ed esponi a voce.
I personaggi sono esseri umani o creature fantastiche. Il protagonista scopre di essere predestinato ad affrontare un'impresa difficile. Intervengono nella storia con ruoli diversi aiutanti o antagonisti.
PERSONAGGI
È un testo narrativo fantastico che racconta avventure straordinarie.
COS’È
IL RACCONTO FANTASY
I luoghi sono mondi immaginari come boschi e foreste incantate o paludi pericolose, fortezze inespugnabili, altissime
montagne…
LUOGHI
persona. NARRATORE
TEMPO
I fatti possono essere narrati in prima o in terza
La narrazione si basa sull’antica lotta tra il Bene e il Male. Gli avvenimenti fantastici prevalgono su quelli realistici.
Le storie sono spesso ambientate in un passato lontano e indefinito.
CHE
FATTI
SCRIVO anch’io!
Scrivi un racconto fantasy seguendo la traccia.
1 Decidi se narrare: In prima persona In terza persona
2 Il TEMPO: PASSATO - INDEFINITO
3 Scegli un titolo da dare al tuo racconto.
4 Scegli i PERSONAGGI.
Protagonisti
Antagonisti
5 Scegli il LUOGO.
Foresta incantata Grotta scura e spaventosa Castello misterioso
SUGGERIMENTI
ᄗ Rispetta la successione temporale dei fatti.
ᄗ Decidi quale missione deve compiere il protagonista, eroe buono per sconfiggere l’antagonista malvagio e potente, e quali ostacoli deve superare.
ᄗ Arricchisci il racconto con brevi descrizioni delle emozioni provate dai personaggi e del luogo in cui si svolge la vicenda.
ᄗ Concludi la storia con il lieto fine.
Cairone e Atreiu
Un bel giorno in un accampamento del Mare Erboso apparve un vecchio Centauro Nero dalla barba bianca. Il sudore gli grondava dal lucido mantello, aveva l’aria sfinita, sulla testa portava uno strano cappello e al collo aveva una catena e un grosso amuleto. Era Cairone. Si guardò in giro, poi disse:
– Dove sono gli uomini? Dov’è Atreiu?
– Sono tutti a caccia, torneranno fra tre giorni – gli rispose una vecchia.
Cairone scosse la criniera e scalpitò.
– Ho bisogno di Atreiu. Andate a prenderlo! È in gioco la vita dell’Infanta Imperatrice.
– Andrò io – esclamò una bambina e corse via.
– Ah, finalmente! – brontolò Cairone e stramazzò a terra privo di sensi.
Quando rinvenne vide davanti a lui un bambino di forse dieci anni. Indossava calzoni lunghi ed era a torso nudo, solo dalle spalle gli scendeva fino a terra un mantello rosso porpora.
Aveva lunghi capelli nero-azzurri legati dietro al capo con una cordicella. Gli domandò:
– Cosa vuoi da me, straniero?
– Vorresti dirmi che sei tu Atreiu? – domandò Cairone.
– Certo straniero!
Cairone si lasciò ricadere sul suo giaciglio.
– Un ragazzino! Se lo avessi saputo, mi sarei rifiutato di portare l’incarico!
– In cosa consiste l’incarico? – domandò Atreiu.
– Trovare la medicina per l’Infanta Imperatrice e salvare Fantàsia.
Atreiu non disse nulla. La prova per lui era troppo difficile.
– Allora? – chiese il centauro – Vuoi?
Atreiu alzò la testa e lo fissò.
– Lo voglio! – rispose con fermezza. Cairone prese l’amuleto che portava e lo mise al collo del ragazzo.
– Mi mostrerò degno del gioiello – esclamò Atreiu.
Michael Ende, La storia infinita, Longanesi
COMPRENDO
Rispondi alle domande.
● Quali elementi del racconto fantasy sono presenti nel testo?
● Chi è Cairone?
● Che cosa porta al collo?
● Chi cerca Cairone?
● Che cosa prova quando vede Atreiu?
● Che cosa chiede Cairone al ragazzino?
● Quale oggetto magico gli viene consegnato?
INVALSI
“Cairone si lasciò ricadere sul suo giaciglio”. La parola giaciglio si può sostituire con:
A. divano
B. letto
C. mobile
D. giacimento
Com’è andata?
Mi metto alla prova!
ANALIZZO
Segna con una X.
• Il narratore è: interno esterno
• I personaggi sono: realistici realistici e fantastici
• I fatti narrati sono: verosimili inverosimili
• Il luogo della narrazione è: realistico fantastico
• Il tempo della narrazione è: definito indefinito
• La vicenda è narrata: al presente al passato
• La vicenda è narrata: in ordine cronologico in ordine non cronologico
Sottolinea nel testo, con colori differenti, le parole che descrivono Cairone e Atreiu.
“Cairone scosse la criniera e scalpitò”. I due verbi sono espressi:
A. al presente
B. al passato remoto
C. all'imperfetto
D. al futuro
Come hai svolto la verifica?
Con facilità
Con qualche difficoltà
Con difficoltà
Quali attività ti sono piaciute di più?
Comprensione Analisi Invalsi
PRIMAVERA È primavera!
La prima rondine venne iersera a dirmi: – È prossima la Primavera!
Ridono le primule nel prato, gialle, e ho visto, credimi, già tre farfalle. Accarezzandola
così le ho detto: – Sì è tempo, rondine, vola sul tetto!
Ma perché agli uomini ritorni in viso come nei teneri prati il sorriso un’altra rondine deve tornare
dal lungo esilio, di là dal mare.
La Pace, o rondine, che voli a sera!
Essa è per gli uomini la primavera.
G. Rodari
IO ARTISTA
Prendi spunto dalla poesia e dalle immagini e rappresenta la primavera con la tecnica pittorica che preferisci.
PICCOLI POETI
Dopo aver letto la poesia, scegli i versi che ti hanno maggiormente colpito e utilizzali per scrivere anche tu una poesia sulla primavera.
DALL'IMMAGINE AL RACCONTO
Immagina di trovarti nel paesaggio rappresentato con un tuo compagno o una tua compagna e scrivi una storia aiutandoti con le domande.
● Che cosa vi accade inaspettatamente?
● Che cosa scoprite?
● Chi arriva?
● Cosa succede?
● Come reagite?
● Come si conclude la vicenda?
C. Monet, Il giardino degli Hoschedé a Montgeron
● Tu come festeggi la Pasqua?
● Quali sono le tradizioni del tuo paese? Ce ne sono alcune come quelle descritte?
● Nella tua famiglia ci sono tradizioni particolari? Quali?
Pasqua nel mondo
In Italia Pasqua è sinonimo di uova di cioccolato, colombe e, per alcune religioni, di molta spiritualità. La Pasqua è una ricorrenza molto diffusa in vari Paesi del mondo che hanno tradizioni e riti diversi per celebrare questa festa.
In Francia, la Domenica di Pasqua, le famiglie si svegliano con il rintocco a festa delle campane e i bambini e le bambine si divertono a dare la caccia alle uova di cioccolato che gli adulti hanno nascosto per casa o nel giardino. Nel sud-ovest del Paese, inoltre, è tradizione preparare un'omelette gigante. L'usanza è nata nel Medioevo, quando si dovevano consumare le uova che non erano state mangiate durante la Quaresima.
In Germania, durante la Settimana Santa, si addobbano le case con ramoscelli d'ulivo e uova dipinte. Iniziano le celebrazioni vere e proprie il Giovedì Santo, dove è tradizione mangiare solo alimenti di colore verde per proteggere l'organismo durante l'anno. Si passa quindi al Venerdì Santo e al Sabato, dove in molte regioni si usa accendere falò con i rami secchi per salutare l'arrivo della primavera. Durante la Domenica di Pasqua, poi, la tavola viene imbandita con agnello, uova di cioccolato e molti dolci. L'animale simbolo è il coniglio pasquale, che viene anche nascosto nelle uova per i più piccoli.
In Croazia, ogni anno, la piazza davanti alla cattedrale di Zagabria, capitale della Croazia, diventa una specie di museo a cielo aperto in occasione delle festività pasquali. Vengono esposte, infatti, delle uova di Pasqua giganti, alte circa due metri, che attirano ogni anno turisti e turiste. Queste opere d'arte si possono ammirare anche in altre città europee in occasione di manifestazioni o eventi particolari. Negli Stati Uniti è New York la "capitale della Pasqua": qui ogni anno, infatti, si organizza lungo la Fifth Avenue, una delle maggiori strade della città, una parata piena di colori, dove i partecipanti esibiscono i cappelli più pazzi del mondo. Questa usanza nasce dal fatto che in origine le persone, per l'occasione, si recavano nella chiesa di St. Thomas e in quella di St. Luke indossando abiti e cappelli eleganti, che con gli anni sono diventati sempre più strani e originali.
Ghirlande pasquali
Realizza con i tuoi compagni e compagne di classe le ghirlande pasquali.
OCCORRENTE
● Anelli di media grandezza di polistirolo;
● carta crespa verde;
● cartoncini colorati;
● pennarelli;
● colla vinilica;
● forbici;
● gancetto.
PROCEDIMENTO
1 Rivestire con la carta crespa l’anello di polistirolo.
2 Disegnare sui cartoncini colorati dei fiorellini e sul cartoncino giallo un uovo e ritagliarli.
3 Decorare a piacimento l’uovo con i pennarelli.
4 Incollare all'anello di polistirolo i fiorellini, l’uovo e il gancetto per appendere la ghirlanda.
4
IL TESTO DESCRITTIVO
È un testo che fotografa la realtà con l'utilizzo dei dati sensoriali : visivi, uditivi, olfattivi, tattili e gustativi.
Lo scopo è quello di arricchire di particolari la narrazione e aiutare chi legge a immaginare ciò di cui si parla. Si possono descrivere:
ᄗ persone
ᄗ emozioni
ᄗ animali
ᄗ luoghi
ᄗ fenomeni atmosferici
TIPO DI DESCRIZIONE
La descrizione può essere:
ᄗ soggettiva se contiene impressioni, emozioni e giudizi personali.
ᄗ oggettiva se la realtà è descritta così com'è, senza considerazioni personali.
ORDINE DESCRITTIVO
ORDINE LOGICO
ᄗ dal generale al particolare
ᄗ dal particolare al generale
ORDINE SPAZIALE
ᄗ usando gli indicatori spaziali
ORDINE TEMPORALE
ᄗ descrivendo i cambiamenti nel tempo (com'era prima, com'è dopo)
È ricco di dati sensoriali , aggettivi e similitudini oppure di termini specifici delle discipline . LINGUAGGIO
Il guardiano di Hogwarts
Hagrid, il guardiacaccia di Hogwarts, era un uomo gigantesco e imponente. Era alto quasi tre metri, con mani grandi come coperchi di pattumiere e piedi che avrebbero potuto calzare barche. La sua faccia era quasi completamente nascosta da una folta barba nera, e i suoi occhi brillavano di una luce gentile e protettiva. Vestiva sempre con abiti grezzi e pesanti, come un grande cappotto di pelle d'orso, e un paio di grossi stivali di cuoio. Nonostante il suo aspetto burbero e minaccioso, Hagrid aveva un cuore d'oro e una passione sfrenata per le creature magiche. Hagrid era conosciuto per la sua gentilezza e la sua fedeltà assoluta a chiunque considerasse un amico. Amava profondamente gli animali, anche quelli più pericolosi, e spesso metteva a rischio la propria sicurezza per prendersene cura. Era anche incredibilmente leale e coraggioso, pronto a fare qualsiasi cosa per proteggere gli studenti di Hogwarts. Harry Potter e la Pietra Filosofale, J.K. Rowling
Completa la tabella.
Aspetto fisico e abbigliamento Carattere e comportamento
Seguendo la struttura del testo, descrivi sul quaderno i tuoi nonni: aspetto fisico, abbigliamento, carattere e comportamento.
Sonqui riparatutto
Sonqui è un giovane alto, robusto, rosso di capelli e con occhi azzurri simpatici e vispi e un viso cosparso di lentiggini che ispirano simpatia!
Ovunque vada, porta sempre con sé un flauto, che allieta i suoi momenti di riposo e le orecchie di chi lo ascolta.
Sonqui è molto amato nel suo paese, non solo perché è un bonaccione, sempre pronto allo scherzo e a scambiare qualche battuta, ma anche perché è molto gentile, disposto ad aiutare tutti in caso di bisogno. Ovunque serva un aiuto… eccolo che… arriva!
– Son qui! Qualcuno ha bisogno di me?
Sonqui è infatti capace di svolgere qualunque lavoretto serva ai suoi concittadini e, per generosità o, più spesso, per sbadataggine, si dimentica di chiedere anche solo un piccolo compenso per le sue prestazioni.
– Avrei bisogno di una mano per scaricare questi sacchi di sabbia dal mio camioncino! – dice Giovanni, il muratore.
– Eccomi, son qui! – ribatte il ragazzo.
– Potresti ripararmi il rubinetto che perde? – chiede Marisa, la bidella.
– Subito, son qui! – si affretta a dire Sonqui.
– Qualcuno mi dovrebbe dare una mano a tagliare l’erba! –sospira Mario, il pensionato.
– Ci sono io! – dice gioioso il giovane.
Proprio così: Sonqui è sempre presente… al momento giusto… nel posto giusto, per aiutare qualcuno.
F. Righi, La macchina del tempo, La Spiga Languages
Sottolinea nel testo le parole relative all’aspetto fisico, all’abitudine, al carattere e al modo di comportarsi di Sonqui e completa la tabella.
Aspetto fisico Abitudine Carattere e comportamento
Il vecchio John
Mentre uscivo dalla macchina, la trascurata figura del vecchio John Skipton attraversava la porta della cucina di Dennaby Close. John sembrava sempre rassomigliare a uno spauracchio e anche questa volta non faceva eccezione.
Portava un vecchio soprabito malridotto, privo di bottoni, legato alla vita con un pezzo di spago; i pantaloni erano troppo corti e, mentre avanzava verso di me, osservai che i suoi calzini erano di colore diverso: uno rosso e l’altro blu. Il vecchio John, con tutte le fatiche compiute durante la sua giovinezza, aveva potuto risparmiare abbastanza denaro per poter acquistare la fattoria con la sua elegante casa di pietra.
Aveva un carattere aspro, non sorrideva quasi mai e apparentemente poteva sembrare scortese, ma probabilmente era la solitudine che lo aveva reso così introverso.
Non si era mai sposato e, siccome era troppo impegnato a sorvegliare le mucche e le pecore sulla collina, a portare il raccolto dei campi alla fattoria e a raccogliere le mele del frutteto, non aveva mai avuto il tempo di pensare a se stesso: era probabilmente questo il motivo per il quale vestiva sempre con questi abiti così malridotti.
Possedeva anche due cavalli ormai molto vecchi, ma splendidi, che tutti i giorni con qualsiasi tempo lui raggiungeva al fiume in fondo alla collina, facendo un lungo tragitto per portar loro il cibo. Doveva certamente amare molto quei magnifici animali.
James Herriot, Il trionfo di Bonny, Rizzoli
ANALIZZO
Sottolinea con i colori indicati le parole che descrivono il vecchio John. aspetto fisico carattere abbigliamento attività e passioni
Evidenzia la similitudine e gli aggettivi presenti nel testo.
COMPITO DI REALTÀ
Dividetevi in piccoli gruppi e descrivete alcuni autoritratti di artisti famosi come Frida Kahlo, Van Gogh, Pablo Picasso, Antonio Ligabue. Poi confrontate le vostre descrizioni.
ANALIZZO
Quali dati sensoriali ha utilizzato l’autrice per descrivere la felicità?
La felicità
La prima delle mie felicità era quella di sorprendere, al mattino presto, il risveglio delle praterie; con un libro in mano, uscivo dalla casa addormentata; impossibile sedersi sull’erba zuppa di bianca rugiada; camminavo sul viale, pian piano, e sentivo contro la pelle la freschezza dell’aria farsi più dolce; ed io ero sola a portare la bellezza del mondo, con un sogno di cioccolato e di pan tostato alla bocca dello stomaco. Il profumo dei fiori si mescolava agli odori di caramello e di cioccolato che mi arrivavano a sbuffi dalla cucina. Ogni cosa, e me stessa, avevamo il giusto posto, qui, ora e sempre.
S. de Beauvoir, Le memorie di una ragazza perbene, Einaudi
La paura
SCRIVO
L’autore descrive il crescente terrore della protagonista scaturito da ciò che vede. Prova anche tu a descrivere un terribile spavento usando lo stesso procedimento.
Repentinamente, una terribile paura l’agghiacciò. Le parve ad un tratto che l’uscio del bagno, laggiù in fondo al letto, si stesse aprendo; in quel punto, sia che i vetri emanassero qualche luminosità, sia che le persiane delle finestre del bagno fossero aperte e un po’ di luce venisse dal cortile, certo è che le tenebre erano meno fitte che nel resto della stanza… ed ecco… laggiù non c’era dubbio, l’uscio si apriva pian piano, si muoveva come se qualcuno, desideroso di entrare, l’andasse cautamente spingendo dall’esterno.
Dal terrore il respiro le mancò, il cuore incominciò a battere in petto furiosamente: restò immobile, irrigidita, supina, con gli occhi fissi in quella direzione…
Poi la porta ebbe un leggero tintinnio e questo fu troppo per Carla: a occhi chiusi, con quanta forza poteva, con un senso di lacerazione, ella cacciò un urlo lungo e lamentoso.
Alberto Moravia
La timidezza
Sam era un ragazzino talmente timido che, quando vedeva qualcuno che conosceva, si cacciava dietro un albero o una siepe o un palo per non farsi vedere. Riusciva a malapena a parlare con qualcuno senza arrossire e spesso le parole gli restavano conficcate in gola e non riusciva a tirarle fuori. Adorava disegnare. Faceva strane e meravigliose creature che sembravano sul punto di mettersi a respirare e uscire dalla pagina danzando per conversare con lui. Sam parlava con loro senza difficoltà, senza arrossire e, mentre la matita roteava sulla pagina, conversava allegramente in modo appassionato e felice.
J. Clarke, Riffraff, Emme Edizioni
ANALIZZO
Sottolinea nel testo le parole che fanno capire che Sam è un ragazzino timido.
La tristezza
Cosetta era magra e livida; aveva quasi otto anni, ma non ne dimostrava più di sei. Gli occhi grandi, sprofondati in una specie di ombra, erano quasi spenti. Gli angoli della bocca avevano quella curva all’ingiù della tristezza abituale. Tutto il suo abito non era che uno straccio che avrebbe fatto pietà d’estate e che faceva orrore d’inverno. Le sue gambe, nude, erano rosse e gracili. Tutto il corpo di quella bambina, l’andatura, l’atteggiamento, il suono della voce, le pause tra una parola e l’altra, lo sguardo, il silenzio, il minimo gesto, esprimevano la tristezza e la paura.
V. Hugo, I miserabili, Mondadori
SCRIVO
Trasforma Cosetta in una bambina allegra e in salute.
ANALIZZO
Sottolinea con colori diversi la descrizione dell’aspetto fisico della cagnolina, le azioni e i comportamenti che esprimono la diffidenza dell’animale. Cerchia gli aggettivi presenti nel testo.
La cagnolina Chicca
Oltre il portico, in ombra e umido, c’è una stalla; una parete è crollata, non c’è porta, il pavimento di terra battuta è ricoperto di cartacce. Guardo all’interno senza entrare: addossata alla parete, la vedo per la prima volta. È una cagna nera, di grossa taglia, dal pelo raso e lucido.
La coda mozza si agita con movimenti brevissimi. Gli occhi sono dolci, indagatori, tiene la testa leggermente abbassata e protesa in avanti. Si lecca incerta le labbra. Mi inginocchio per rassicurarla, la chiamo con voce calma: –Chicca, vieni, vieni piccola! Mi guarda, si accuccia e il suo respiro si fa più affannoso. Allungo un poco la mano, con il palmo rivolto verso l’alto, e la chiamo ancora lentamente, la bestiola si avvicina e, quando mi raggiunge, si appiattisce sul pavimento; io l’accarezzo e le parlo a lungo.
A poco a poco la diffidenza scompare. Con la zampa sfiora il mio ginocchio, infine, vinta dalle mie carezze, si sdraia girandosi sulla schiena.
Io rido e le parlo ancora, conquisto completamente la sua fiducia; lei, felice, si allontana di corsa, ritorna, mi salta addosso, si dimena ed emette un leggero mugolio.
Ora è disinvolta fino a diventare audace, spinge il muso nell’apertura della borsa, poi mi guarda e agita la coda. È incominciata così la storia mia, della mia famiglia e della cagna nera, insieme per molti anni, finché lei è vissuta.
L. Fiorito Spadoni, Una zuppa per due, Mursia
SCRIVO
Descrivi un cane che conosci e racconta un episodio che metta in evidenza il suo carattere.
L'uccellino
Cominciai a vagare senza meta tra gli alberi, come ogni giorno. All’improvviso avvistai un uccellino. Lo sentii cinguettare in cima a un eucalipto. Era così piccolo che faticavo a individuarlo tra le foglie. Le sue piume erano grigie con sfumature azzurre, il suo becco nero. La sua voce era straordinariamente acuta e potente in rapporto al suo esile corpicino.
Si alzò in aria, gioioso, posandosi su un altro ramo. Continuava a spostarsi velocemente da un ramo all’altro, poi si fermava e guardava sempre verso di me. Ogni volta che i nostri sguardi si incrociavano, l’uccellino spiccava il volo, fermandosi di colpo pochi metri più in là. Era come se mi invitasse a giocare con lui.
Non riuscii a resistere a quel richiamo e mi arrampicai sull’albero. Ormai avevo raggiunto l’uccellino. Provai ad allungare la mano per accarezzare le sue morbide e lucenti piume, ma l’uccellino non si fidò e spiccò il volo andando a posarsi sul ramo dell’albero di fronte, poi si voltò verso di me muovendo rapidamente la testolina da destra a sinistra, poi dall’alto verso il basso. Se ne stava lì e mi guardava, incuriosito.
Forse era solo la mia fantasia, ma pareva che mi chiamasse, che mi invitasse a giocare con lui.
M. Foa e M. A. Bragonzi, Il bambino invisibile, Piemme
Sottolinea con colori differenti i dati sensoriali presenti nel testo: visivi uditivi tattili
Seguendo la stessa struttura del testo descrivi anche tu un grazioso uccellino. Ricorda di arricchire la descrizione con aggettivi e similitudini.
ANALIZZO
SCRIVO
Pasqua
C’è nella mia casa un essere che il caldo di questa estate torrida, che tutti raggiunge e opprime, non tocca. È una tartaruga e il suo nome è Pasqua. Non so quanti anni abbia né se debba considerarsi giovane o vecchia. Io la trovai dodici anni fa, venendo a Roma. È una tartaruga femmina, perché un giorno fece due uova. Pasqua, come tutte le tartarughe, dorme una parte dell’anno. Si rintana sotto un mobile o in qualche buco o nascondiglio, si trasforma in una pietra o una piastrella del pavimento, un oggetto nel quale si inciampa e che si può calpestare e per tutto questo tempo non esiste. Ma ai primi tepori della primavera comincia lentamente a muovere una zampa o il capo, acquista, di giorno in giorno, la vita, riapre le palpebre, riconosce i luoghi familiari e le persone. Il suo piacere è di seguirmi, di stare nel mio studio mentre lavoro, di andare la notte nella mia camera da letto. In cucina va soltanto ogni due o tre giorni, per mangiare qualcosa.
Il caldo le fa l’effetto opposto che a tutti gli altri viventi, la rende più svelta, più attiva e, forse, più felice. Rizza curiosa la testa, con il duro becco e gli occhi neri, e guarda con una certa sua impenetrabile allegria.
C. Levi, Le ragioni dei topi, Donzelli Editore
COMPRENDO
Completa.
● Pasqua è stata trovata
● È una tartaruga femmina perché
● Dorme
● Ai primi tepori della primavera
ANALIZZO
Segna con una X
● La descrizione è: oggettiva soggettiva
● Nel brano vengono descritti: l’aspetto fisico e il carattere le abitudini, l’aspetto fisico e il carattere
● Le piace stare e andare di notte
● Il caldo la rende
La marmotta
Piccola, tozza, ma assai graziosa, sospettosissima (anche se ormai, in alcune zone turistiche, si lascia avvicinare abbastanza facilmente), di gusti prevalentemente vegetariani e dalla vista molto acuta, la marmotta vive in terreni pianeggianti o presso le pendici rocciose e ben soleggiate.
È un animaletto dalle abitudini curiose: passa sei mesi all’anno a dormire sotto terra, consumando nel lungo letargo le abbondanti quantità di cibo che ha ingurgitato in primavera-estate e accumulato in uno spesso strato adiposo sottocutaneo.
Scava tane lunghe e profonde con la bravura di un costruttore di metropolitane, dove si rintana con tutti i componenti del suo gruppo, maschi e femmine, giovani e adulti. Quando se ne esce all’aperto per recuperare forze e calorie si dà a mangiate colossali, sempre attenta però a ogni minimo accenno di pericolo. Se il pericolo c’è, il primo del gruppo che se ne accorge emette una sorta di fischio acutissimo, variamente modulato, e all’istante le marmotte scompaiono nelle loro gallerie sotterranee.
Curioso è anche il suo aspetto: quando è di sentinella, la marmotta se ne sta ritta sulle zampe posteriori, sguardo fisso in avanti e zampe anteriori allungate l’una sopra l’altra.
Il pelo è grigio sul dorso e giallastro sul ventre; gli arti sono corti, provvisti di unghioni, che tuttavia consentono fughe precipitose; la coda è breve, folta di pelo e nera sulla punta.
G. Re
ANALIZZO
Sottolinea con colori diversi: l’aspetto fisico le abitudini e il comportamento la reazione al pericolo
La descrizione è: soggettiva oggettiva
Motiva la tua scelta.
SCRIVO
Cerca informazioni su un animale del bosco: lepre, volpe, riccio… e organizzale in modo ordinato in una descrizione oggettiva.
ANALIZZO
● Nel testo sono presenti indicatori di: tempo luogo
● La descrizione segue un ordine: spaziale temporale logico (dal generale al particolare / dal particolare al generale)
Nel testo sono presenti alcune similitudini. Sottolineale e trascrivile.
Una radura aperta
La radura era quasi circolare e piana come uno stagno. Intorno crescevano alberi oscuri, dritti come colonne e gelosamente stretti l'uno all’altro. Nel centro sorgeva una roccia grande come una casa misteriosa e smisurata. Un muschio, denso e verde, copriva la roccia di una soffice lanuggine. Da un lato della roccia c’era una piccola grotta nera, frangiata di felci a cinque dita, e dalla grotta scorreva silenziosa una corrente che attraversava la radura e scompariva nella sterpaglia scompigliata che orlava quel vuoto. Accanto al ruscello era steso un grande toro nero con le zampe anteriori piegate sotto di sé. Quando gli uomini entrarono nella radura, il toro stava ruminando il suo pasto e fissava la roccia verde.
J. Steinbeck, Al Dio sconosciuto, Mondadori
Paesaggio
C’erano nuvole all’orizzonte e su nell’alto del cielo. La più minacciosa era bassa e scura: sembrava un cane, o una testa di cane, sopra un corpo indefinito. Sopra le colline c’era un ammasso di nuvole: era come se si fossero date convegno in quel punto, per impedire al sole di spuntare. I raggi, però, foravano quella massa. La pianura si estendeva per un bel tratto, coltivata o tenuta a pascolo; con pochi alberi, un filare di eucalipti, un leccio isolato. I campi salivano e avevano tutti una forma irregolare: uno sembrava un triangolo, un altro un pentagono. Le case sorgevano sui cocuzzoli o nelle spianate. Qua e là si vedevano campicelli arati che arrivavano fino al limitare del bosco. Il terreno era tutto rosso. Era rossa anche la parete della balza. Era così netta che sembrava artificiale. Carlo Cassola, Ferrovia locale, Einaudi
ANALIZZO
Rispondi alle domande.
● Quali elementi del paesaggio vengono descritti?
● Dove si trovano le nuvole?
● Che forma hanno?
● Com'è la forma dei campi?
● Dove sorgevano le case?
Quali dati sensoriali sono presenti nel testo? Segna con una X
Olfattivi
Visivi
Uditivi
Sottolinea nel testo le similitudini.
SCRIVO
Descrivi un paesaggio incantevole utilizzando opportunamente i dati sensoriali e vivacizzando il testo con aggettivi e similitudini.
ANALIZZO
La stanza dà l’impressione di essere:
un magazzino di vecchi mobili il covo di un pirata il rifugio di un ladro
La descrizione segue un percorso: spaziale temporale logico (dal generale al particolare / dal particolare al generale)
Nella descrizione sono presenti:
dati visivi
dati uditivi
dati tattili
Una stanza
Una stanza di quell’abitazione è illuminata. Le pareti sono coperte di pesanti tessuti rossi, di velluti e di broccati di gran pregio, ma qua e là sgualciti, strappati e macchiati, e il pavimento scompare sotto un alto strato di tappeti di Persia, sfolgoranti d’oro, ma anche questi lacerati e imbrattati.
Nel mezzo sta un tavolo d’ebano, intarsiato di madreperla e adorno di fregi d’argento, carico di bottiglie e di bicchieri del più puro cristallo; negli angoli si rizzano grandi scaffali in parte rovinati, zeppi di vasi riboccanti di braccialetti d’oro, di orecchini, di anelli, di medaglioni, di preziosi arredi sacri, di perle, di smeraldi, di rubini e di diamanti che scintillano come tanti soli, sotto i riflessi di una lampada dorata sospesa al soffitto.
In un angolo sta un divano turco con le frange qua e là strappate; in un altro un armonium di ebano con la tastiera sfregiata e, in giro, in una confusione indescrivibile, stanno sparsi tappeti arrotolati, splendide vesti, quadri, lampade rovesciate, bottiglie ritte e capovolte, bicchieri, e poi carabine indiane arabescate, scimitarre, accette, pugnali, pistole.
Emilio Salgari, Le tigri di Mompracem, Garzanti
Quartiere
C’erano molti giardini protetti da siepi o cancellate, con cani che si sporgevano ad abbaiare, furiosi per il fatto di non poter uscire. C’era una cartoleria con una vetrina piena di piccole meraviglie e, più avanti, un negozio da caccia e da pesca con, per insegna, una lunga canna di bambù col pesce finto che penzolava dal filo. C’era un fioraio con tutti i vasetti esposti sul marciapiede, persino quello della pianta carnivora che però non mangiava carne umana e neppure di cane o di gatto: solo carne di mosche che, a pensarci bene, non è carne vera e propria. C’era una lavanderia a gettone con la gente più strana che aspettava seduta sulle panche la fine del bucato e che ogni tanto gridava: “Dannazione!” perché un calzino rosso, finito per sbaglio fra le lenzuola, aveva tinto di rosa tutta la biancheria. C’era un grande supermercato, arretrato sulla strada, con davanti uno spiazzo per i carrelli dove i clienti lasciavano parcheggiate le loro auto.
Bianca Pitzorno, La bambola viva, Mondadori
ANALIZZO
Come ti sembra questo quartiere?
Squallido
Lussuoso
Modesto ma ben strutturato
Seguendo la stessa struttura del testo, descrivi il quartiere in cui abiti. Soffermati sugli aspetti più caratteristici.
SCRIVO
LA DESCRIZIONE STATICA
La descrizione statica di un luogo è fatta da una persona ferma, immobile che osserva e descrive quello che vede.
ANALIZZO
La descrizione è statica perché:
SCRIVO
Seguendo la stessa struttura del testo, descrivi un ambiente che conosci molto bene utilizzando opportunamente i dati sensoriali.
Il parco
Il parco era vasto e silenzioso, un'oasi di verde nel cuore della città. Gli alberi secolari si ergevano maestosi, le loro chiome creavano un soffitto naturale di foglie che lasciavano filtrare i raggi del sole. L'aria era fresca e profumata di fiori e terra umida, un richiamo alla natura in mezzo alla frenesia urbana.
Lungo i sentieri curvi, coperti di ghiaia bianca, si trovavano panchine di legno dipinte di verde, alcune delle quali mostravano segni del tempo: vernice scrostata e legno consumato. Accanto a ogni panchina, aiuole ben curate traboccavano di margherite, tulipani e rose, i cui petali variopinti aggiungevano vivacità al paesaggio.
Al centro del parco, una grande fontana zampillava acqua cristallina che cadeva in un bacino di pietra circolare. I pesci rossi nuotavano tranquilli, incuranti dei passanti che si fermavano ad ammirarli. Intorno alla fontana, statue di marmo raffiguravano scene di giochi d'acqua, con putti e delfini scolpiti in pose vivaci.
Un vecchio gazebo di ferro battuto, dipinto di bianco, si trovava in un angolo appartato del parco. Le sue intricate decorazioni erano coperte da rampicanti di edera, e all'interno, un tavolo di pietra e alcune sedie attendevano silenziosi i visitatori. Lì, il fruscio delle foglie e il cinguettio degli uccelli erano gli unici suoni che accompagnavano la quiete.
Il laghetto, nascosto tra gli alberi, era una piccola gemma. Le sue acque calme riflettevano il cielo azzurro e i salici piangenti che si protendevano verso l'acqua. Qua e là, ninfee galleggiavano sulla superficie, e una rana saltava di tanto in tanto da una foglia all'altra, creando piccoli cerchi nell'acqua.
Il parco era un luogo di pace e serenità, un rifugio dove il tempo sembrava rallentare, invitando chiunque vi entrasse a fermarsi e godere della bellezza della natura. La storia di Babar di Jean de Brunhoff, Mondadori
LA DESCRIZIONE DINAMICA
La descrizione dinamica di un luogo è fatta da una persona che cammina, si muove e descrive le cose via via che le vede.
La passeggiata
Presi bambino e moglie e dissi: – Andiamo a fare un giro, andiamo fino al mare. Era sera. Passavamo per i viali e strade e scale. Il sole batteva su uno spigolo della città vecchia, di pietra grigia e porosa. Nell’entroterra la città si apriva a ventaglio, si ondulava in versanti di colline e dall’uno all’altro lo spazio era colmo di aria limpida. Nostro figlio si voltava stupito a vedere ogni cosa e a noi toccava prendere parte alla sua meraviglia. Così arrivammo al porto e c’era il mare. C’era una fila di palme e delle panche di pietra: io e mia moglie sedemmo e il bambino era quieto. Il mare andava su e giù contro gli scogli del molo muovendo quelle barche dette “gozzi” e c'erano uomini che le riempivano di rosse reti e nasse per la pesca serale. L’acqua era calma, con appena uno scambiarsi di colori, azzurro e nero sempre più fitto quanto più lontano.
Italo Calvino, La nuvola di smog, La formica argentina, Mondadori
ANALIZZO
Le persone che descrivono l’ambiente non sono ferme ma in movimento. Sottolinea le parole che te lo fanno capire.
SCRIVO
Descrivi un paesaggio che hai osservato dall’auto cercando di esprimere le tue impressioni. Utilizza i dati sensoriali e arricchisci la descrizione con similitudini.
ANALIZZO
Segna con una X.
● Quali dati sensoriali prevalgono nel testo?
Visivi
Uditivi
Tattili
● Cosa significa l’espressione “foglie d’oro?”
● Cosa significa l’espressione “una raggiera di peduncoli nudi?”
Il vento
Prese a tirare il vento; le foglie d’oro, a raffiche, correvano via a mezz’aria, volteggiavano. Marcovaldo ancora credeva d’avere alle spalle l’albero verde e folto, quando a un tratto si voltò. L’albero non c’era più: solo uno smilzo stecco da cui si dipartiva una raggiera di peduncoli nudi, e ancora un’ultima foglia gialla là in cima. Alla luce dell’arcobaleno tutto il resto sembrava nero: la gente sui marciapiedi, le facciate delle case che facevano ala; e su questo nero, a mezz’aria, giravano le foglie d’oro, brillanti, a centinaia; e il vento sollevava le foglie d’oro verso l’arcobaleno là in fondo; e staccò anche l’ultima foglia che da gialla diventò color d’arancio, poi rossa violetta azzurra verde, poi di nuovo gialla e poi sparì.
I. Calvino, Marcovaldo, Mondadori
Il temporale
Il temporale è una breve ma intensa perturbazione generata da nubi dalla tipica forma a "cavolfiore".
Si manifesta con forti rovesci di pioggia, grandinate, colpi di vento e scariche elettriche (fulmini, lampi).
Spesso i temporali si verificano per riscaldamento degli strati inferiori dell'aria per cui si manifestano nel pomeriggio delle calde giornate estive. Questi temporali estivi sono molto frequenti sia in montagna che in pianura.
Dall'enciclopledia multimediale Treccani
ANALIZZO
Segna con una X.
● La descrizione è di tipo: oggettivo soggettivo
● Il linguaggio è: formale e preciso personale ed emotivo
● Lo scopo dell'autore è: informare comunicare sensazioni
Il temporale
D’improvviso il sole si oscurò, si sentì un lontano brontolio, mentre una ventata secca e bruciante scosse gli alberi e sollevò la polvere della strada. Il sole sparì tra le nuvole colorate di un rosso livido e, mentre il tuono rombava sordamente, sopra il villaggio si scatenò una tempesta furiosa. Il primo fulmine cadde dalla foresta e tutto il cielo divenne del colore del piombo. Le raffiche di vento urlavano e i lampi simili a fuochi accecanti laceravano il cielo, mentre tuoni fragorosi rimbombavano sulla terra. Le case tremavano e la gente si nascondeva impaurita. Poi cominciò a cadere una pioggia fitta e pesante. Era un tale diluvio che in un attimo le spighe di grano nei campi furono abbattute, il fiume si gonfiò e un’acqua schiumosa invase i fossati, i solchi, le buche del terreno. Soltanto verso sera la pioggia cessò e tra le nubi, come una sfera rossa e sfavillante, apparve il sole prima di tramontare.
Władysław Reymont, I contadini, Città Armoniosa
ANALIZZO
Segna con una X.
● La descrizione è: soggettiva oggettiva
Sottolinea nel testo le similitudini.
Quali dati sensoriali sono usati nella descrizione? Segna con una X
Visivi
Uditivi Tattili
Sottolinea nel testo le parole che ti permettono di capire il percorso descrittivo utilizzato dall’autore. Poi scrivi di quale percorso si tratta.
SCRIVO
Hai mai assistito ad un temporale? Descrivi le emozioni che hai provato e confrontati con la classe. Sono le stesse?
In rapporto alla narrazione, la descrizione all’interno di un testo narrativo rende visibile al lettore un luogo nelle sue caratteristiche, suscitando emozioni e sensazioni e fa conoscere, inoltre, i personaggi nel loro aspetto esteriore e interiore.
LA DESCRIZIONE NELLA NARRAZIONE
In un testo narrativo, le descrizioni consentono di far vedere al lettore ambienti, paesaggi, emozioni, permettendogli di immaginare quanto si racconta. Le descrizioni possono essere sequenze descrittive che interrompono l’ordine della narrazione oppure frasi nel testo che arricchiscono la vicenda con particolari .
Jess e il fiume
Jess fu svegliata dal rumore del fiume e dal canto degli uccelli. L’aria era fresca e dalla finestra aperta entrava una brezza leggera. Si stropicciò gli occhi, saltò fuori dal letto, infilò il costume da bagno e sgattaiolò fuori. Si guardò intorno, stupefatta per la bellezza che la luce del giorno le stava rivelando.
Il cottage era ai piedi di una collina che s’innalzava sulla sinistra e il fiume scorreva attraverso i boschi che la ricoprivano. Vicino alla base dell’altura gli alberi erano fitti, ma più in alto s’intravedevano alcune radure. Il cottage, circondato da alberi, si trovava al limite di una strada di campagna che li aveva condotti fin lassù da Braymouth. L’automobile sembrava stranamente fuori posto, lì. Ma ad attirare lo sguardo di Jess fu, in lontananza, una valle fiancheggiata da ripidi pendii, dove ampie distese di alberi si alternavano a radure rocciose. Si avvicinò alla riva e s’inginocchiò. Il fiume era veramente bello. In quel punto era largo pochi metri, eppure scorreva veloce perché il terreno scendeva ripido.
Entrò nell’acqua fredda che le fece trattenere il fiato, dandole una sferzata di energia. Cominciò a camminare nel senso della corrente.
In quel punto il corso d’acqua era basso (le arrivava a stento alle ginocchia) e il fondo, anche se sassoso e irregolare, non era troppo scivoloso e in quel punto le permetteva di procedere.
Si lasciò il cottage alle spalle e, sempre camminando nell’acqua, si diresse verso il fondovalle.
Il terreno continuava a scendere per un breve tratto, poi divenne pianeggiante. Jess vide, attraverso gli alberi fitti, il fiume che si allargava davanti a lei proseguendo il suo corso. Quello che poco prima era un veloce levriero si era trasformato in un animale che andava piano per la sua strada. Jess raggiunse il punto in cui terminava la rete di alberi e la vorticosa discesa del fiume rallentava notevolmente. Dove l’acqua interrompeva la sua caduta, la corrente era ancora forte, ma poi diminuiva rapidamente. Più avanti, là dove formava la prima ansa, il fiume sembrava perdere tutta la sua energia.
Jess fece ancora qualche passo. L’acqua di colpo diventò più profonda e dalle ginocchia arrivò alla vita. La ragazza si fermò un istante. Non che dubitasse della propria abilità. Quando si trattava di nuotare aveva assoluta fiducia nelle proprie capacità. Ma non conosceva quel fiume. Avrebbero potuto esserci delle canne o altre insidie nascoste. Lei era cresciuta in città, aveva poca esperienza della campagna e nessuna di come si nuotava nei fiumi.
Tim Bowler, Il ragazzo del fiume, Mondadori
Segna con una X. ● Le parti descrittive rendono il racconto:
più noioso
più ricco
Per ogni sequenza scrivi nel riquadro N se la sequenza è prevalentemente narrativa, D se è prevalentemente descrittiva.
ANALIZZO
La stanza della cioccolata
1 Prima di ascoltare il racconto, leggi la parte iniziale, poi osserva l'illustrazione così ti farai un’idea del personaggio e dei luoghi descritti.
Il signor Wonka era apparso dietro al cancello della fabbrica. Che ometto straordinario! Portava una tuba nera in testa. Indossava una giacca di un bellissimo velluto color prugna. I pantaloni erano verde bottiglia. I guanti grigio perla. In una mano teneva un bel bastone da passeggio dal manico d’oro. E gli occhi erano luminosi e penetranti. Che aspetto vivace!
Appariva così sveglio e pieno di vita! Faceva piccoli scatti con la testa per cercare di afferrare tutto con gli occhietti vispi e luminosi. La vivacità dei movimenti lo rendeva simile a uno scoiattolo che salta da un ramo all’altro.
– Benvenuti nella mia fabbrica! – esclamò. La sua voce era acuta e melodiosa.
Roald Dahl, La Fabbrica di Cioccolato, Salani
Brano completo in Guida
2 Che cosa si descrive del signor Wonka?
Aspetto fisico e comportamento
Abbigliamento e comportamento
3 Che tipo è il signor Wonka?
Pigro
Vivace
4 A chi viene paragonato?
A uno scoiattolo
A una lepre
Ascolta il brano.
Com’è andata?
5 Com'è la voce del signor Wonka?
Nasale
Acuta e melodiosa
6 Cosa vedono i visitatori quando entrano nella fabbrica di Willy Wonka?
Pochi corridoi
Un labirinto di corridoi
7 Perché i visitatori con il signor Wonka scendono sottoterra?
Per visitare immensi locali
Per visitare un intricato labirinto
8 Cosa vedono i visitatori nella stanza della cioccolata?
Una valle con prati di erba verde
Un fiume di cioccolata, cespugli e prati commestibili
9 A nonno Joe l’erba di zucchero piace moltissimo e dice: – Me la brucherei tutta! Perché?
Si paragona alle pecore che brucano l’erba
Si paragona alle pecore che belano
Hai capito il testo ascoltato?
Completamente
Un po’
Ti sei distratto durante l’ascolto? Sì
po’
Ripasso con la MAPPA
Osserva la mappa ed esponi a voce.
Si possono descrivere persone, emozioni, animali, oggetti, luoghi, fenomeni atmosferici
CHE COSA DESCRIVE
È un testo che vuol spiegare con le parole la realtà che ci circonda. Lo scopo è quello di arricchire di particolari la narrazione
CHE COS’È
Si utilizzano i dati sensoriali visivi, uditivi, olfattivi, gustativi, tattili, aggettivi e similitudini.
CHE COSA UTILIZZA
IL TESTO DESCRITTIVO
TIPO DI DESCRIZIONE
ORDINE
ORDINE LOGICO
• dal generale al particolare
• dal particolare al generale
ORDINE SPAZIALE
• usando gli indicatori spaziali
ORDINE TEMPORALE
• descrivendo i cambiamenti nel tempo (com'era prima, com'è dopo)
• Soggettiva se contiene impressioni, emozioni e giudizi personali.
• Oggettiva se è descritta così com'è, senza considerazioni personali.
SCRIVO anch’io!
Competa le descrizioni sul quaderno evidenziando per ognuna di esse alcune caratteristiche significative.
Descrizione di PERSONE
Una ragazzina sorridente
La ragazzina aveva un sorriso che illuminava il suo volto, con occhi brillanti come stelle. I suoi capelli castani ondeggiavano mentre saltellava, trasmettendo un'energia contagiosa a chiunque la guardasse.
Un papà fifone
Il papà balzò indietro con un grido soffocato, gli occhi spalancati e il volto pallido. Il ragno, piccolo e innocuo, sembrava una minaccia gigante ai suoi occhi, e le sue mani tremavano leggermente mentre cercava di allontanarsi.
Descrizione di ANIMALI
Una graziosa cagnolina
La cagnolina aveva un pelo soffice e bianco come la neve. Con occhi dolci e una coda che scodinzolava senza sosta, sembrava un piccolo batuffolo di felicità che correva nel parco.
Un pappagallo sul trespolo
Il pappagallo, con piume dai colori vivaci come un arcobaleno, stava appollaiato sul suo trespolo. Con un movimento rapido del becco, afferrava un seme, i suoi occhi neri e vivaci seguivano ogni movimento intorno a lui.
Descrizione di LUOGHI
Il mare con barche
Il mare era una distesa blu infinita, punteggiata da barche bianche che ondeggiavano dolcemente. Il suono delle onde che si infrangevano sulla riva era rilassante, e il profumo salmastro dell'acqua riempiva l'aria.
SUGGERIMENTI
Un bellissimo giardino
Il giardino era un'oasi di colori e profumi. Fiori di ogni tipo sbocciavano ovunque, diffondendo fragranze dolci nell'aria. Gli alberi rigogliosi offrivano ombra fresca, e il cinguettio degli uccelli creava una sinfonia naturale.
ᄗ Utilizza frasi brevi e arricchisci opportunamente il testo con i dati sensoriali, aggettivi, similitudini e metafore.
VERIFICA in itinere
A casa di nonna Rosetta
La nonna ha la casa più bella del mondo: bassa e solida come un vecchio gatto accucciato nell’erba, con i muri di pietra su cui si arrampicano alla rinfusa edera, vite americana, gelsomini e rose. Nel giardino, che è lungo e stretto, ci sono la casetta del cane Arsenio con le assi rotte e i chiodi arrugginiti (tanto lui dorme sempre in sala su una coperta a righe rosse e verdi) e un orto tutto arruffato. È il posto preferito di lumache e maggiolini. Eppure la nonna riesce a coglierci un’insalata buonissima. Del resto, la nonna tira fuori il buono dappertutto. Non butta via niente, come vorrebbe fare anche Letizia, che stringe i denti quando la mamma, per amore del noiosissimo ordine, straccia i suoi disegni vecchi e li getta nella pattumiera. La casa della nonna è il Paese delle Meraviglie: si apre una scatola con su scritto “Biscotti” e ci sono dentro matassine di filo dai colori sgargianti, una pietra pomice e le istruzioni per l’uso di chissà quale sveglia. La cucina, piena di pentole ammaccate e stoviglie diverse tra loro, ha il pavimento di mattonelle rosse e una luce speciale filtrata dalle foglie d’edera. È bello stare con la nonna. Lei non è davvero vecchia, anche se ha i capelli bianchi. I suoi occhi azzurri brillano di una gioia uguale a quella dei bambini. Ogni mattina si pettina davanti a un mobile con le gambe curve e lo specchio. A Letizia piace stare a osservarla da dietro, le piace quello sguardo azzurro che, rimbalzando nello specchio, stringe anche lei in un cerchio segreto.
La sera, abbracciata alla nonna come un koala, Letizia le chiede: – Raccontami qualcosa di quando eri piccola.
Lei ride e dice: – Ma cara, sai queste storie a memoria!
Scuote la testa, ma Letizia è sicura che la accontenterà.
M. Belardetti, 400 anni, 6 mesi, 1 giorno, Feltrinelli kids
Mi metto alla prova!
COMPRENDO
Rispondi alle domande.
● Qual è la principale caratteristica della casa della nonna?
ANALIZZO
Segna con una X.
• La descrizione è: soggettiva oggettiva
• La descrizione procede: dall’esterno all’interno dall’interno all’esterno
● Cosa c’è nel giardino?
● Perché la casa della nonna è per Letizia il Paese delle Meraviglie?
● Cosa chiede Letizia alla nonna?
Letizia è molto affezionata alla nonna. Sottolinea nel testo le parole che te lo fanno capire.
INVALSI
“…più bella del mondo” è:
A. un aggettivo qualificativo
B. un comparativo di maggioranza
C. un superlativo relativo
D. un superlativo assoluto
Com’è andata?
Metti in ordine gli ambienti della casa descritti, nel testo numerandoli da 1 a 3.
Cucina Orto Giardino
Scrivi l’elemento che descrivono i seguenti dati visivi.
● Lungo e stretto R
● Bassa e solida R
● Arruffato R ......................................................
● Ammaccate R
● Rosse R
● Rotte R ......................................................
● Azzurri R
Come hai svolto la verifica?
Con facilità
Con qualche difficoltà
Con difficoltà
“Un orto tutto arruffato” significa:
A. un orto disordinato
B. un orto piccolo
C. un orto curato
D. un orto abbandonato
Quali attività ti sono piaciute di più?
Comprensione
Analisi
Invalsi
IL TESTO POETICO
È di solito un testo breve che usa le parole in modo originale per esprimere emozioni e aspetti della realtà (persone, paesaggi, oggetti…).
STRUTTURA
È scritto in versi liberi o in rima . I versi possono essere raggruppati in strofe
La rima può essere:
ᄗ baciata se collega versi vicini (AABB);
ᄗ alternata se collega versi alternati, cioè uno sì e uno no (ABAB);
ᄗ incrociata se collega il primo verso al quarto e il secondo verso al terzo (ABBA);
Le rime creano ritmo e musicalità .
LINGUAGGIO
Il linguaggio della poesia è ricco di effetti sonori creati dalle parole e di figure retoriche che creano immagini:
ᄗ Similitudine
ᄗ Metafora
ᄗ Personificazione
ᄗ Onomatopea
ᄗ Allitterazione
TIPOLOGIE
Sono testi poetici:
ᄗ filastrocca
ᄗ poesia
ᄗ calligramma
ᄗ haiku
Trovato
Andai nel bosco da solo a camminare: non cercare niente era lo scopo del mio andare.
Nell’ombra vidi far capolino un fiore, brillava come una stella, come di occhi un bel bagliore.
Volevo coglierlo. Lui riuscì a dire: devo esser colto per appassire?
Con tutte le radici lo presi allora e lo portai al giardino della mia bella dimora.
Con cura lo piantai in quel luogo quieto, dove ancora prospera e fiorisce lieto.
ENTRO NEL TESTO
J. W. Goethe Rispondi alle domande.
● Quante strofe ha la poesia? ......................
● Quanti versi in ogni strofa?
● Secondo te, perché il poeta decide di piantare il fiore nel giardino invece di coglierlo subito?
● Quale sentimento provi tu quando leggi che il fiore “prospera e fiorisce lieto” nel giardino?
LA SIMILITUDINE
La similitudine è un paragone che mette a confronto due elementi diversi tra loro che però hanno una o più caratteristiche in comune. La similitudine è introdotta dalle espressioni: è come… , pare… , sembra… , assomiglia a…
L’onda
Palpita, sale, si gonfia, s’incurva.
Il dorso ampio splende come cristallo; la cima leggera s’arruffa come criniera nivea di cavallo. Il vento la scavezza. L’onda si spezza precipita nel cavo del solco sonoro; spumeggia, biancheggia, s’infiora, odora.
Gabriele D’Annunzio
Sottolinea con colori diversi le similitudini presenti nella poesia e i movimenti dell’onda.
Segna con una X.
● La poesia è scritta in: rima baciata rima alternata versi liberi
● Il testo descrive: il mare l'onda uno specchio d'acqua
● Nella poesia sono presenti: una similitudine due similitudini nessuna similitudine
all'improvviso il sole come un bambino che si nasconde dietro un cespuglio.
E. Marchesini
Nuvole
È il mattino pieno di tempesta nel cuore dell’estate.
Come bianchi fazzoletti d’addio viaggiano le nubi, il vento le scuote con le sue mani viaggianti.
P. Neruda
Completa le seguenti similitudini.
● Il sole sembra ..................................................................................................................................................
● Il cielo è azzurro come
● Le stelle somigliano a
LA METAFORA
La metafora accosta due elementi che hanno caratteristiche simili , creando un’unica immagine. Nel confronto mancano le parole: è come… , sembra… , pare… .
Gli alberi
Gli alberi tengono il cielo azzurro prigioniero dei rami, si vestono di silenzio e di abbandono o tremano di voli e di canzoni.
Spandono un lume di fiori ai mesi chiari e camminano col vento per ignoti reami.
La notte li ritrova incappucciati monaci solitari nel convento.
da Idilio Dell’Era, Fiori in campo, Vallardi
Un prato blu
Tutto il cielo è un immenso prato blu. A un tratto spunta un bioccolino bianco: s’alza, s’addensa, sboccia… Eccolo, è un fiore. Arde nel sole e ama il sole e dona tutto se stesso al sole e si dissolve nel grande ardore… Un soffio… Non c’è più. Tutto il cielo è un immenso prato blu.
Lina Schwarz
Trasforma le similitudini in metafore.
● Luca è lento come una lumaca.
R Luca è una lumaca.
● Gli abeti somigliano a una schiera di soldati.
R
● Le lucciole sembrano stelline splendenti.
R
Sottolinea le metafore presenti nelle poesie.
Con i compagni e le compagne scrivi una poesia collettiva intitolata “alberi”, usando le metafore.
LA PERSONIFICAZIONE
La personificazione è una figura retorica che consiste nell’attribuire pensieri, sentimenti e comportamenti umani a oggetti, animali ed elementi naturali.
L’estate trema
Triste il giardino: fresca scende ai fiori la pioggia.
Silenziosa trema
l’estate, declinando alla sua fine. Gocciano foglie d’oro giù dalla grande acacia.
Ride attonita e smorta l’estate dentro il suo morente sogno.
S’attarda fra le rose, pensando alla sua pace; lentamente socchiude i grandi occhi pesanti di stanchezza. Hermann Hesse
La ballata del mare
Il mare sorride lontano. Denti di spuma labbra di cielo. F. Garcia Lorca
Nella poesia c'è una metafora. Sottolineala nel testo, poi trascrivila.
Nella poesia sono presenti anche alcune personificazioni. Sottolineale, poi trascrivile. ..........................................................................
Sottolinea nella poesia le azioni umane e le caratteristiche che il poeta attribuisce al mare.
L'ONOMATOPEA
Il poeta utilizza le onomatopee per riprodurre il suono o il rumore.
Sottolinea le onomatopee presenti nel testo. Completa.
● Il poeta ha utilizzato le onomatopee per riprodurre il suono Nel testo sono presenti le personificazioni, che cosa fanno di umano la pioggia e le gocce?
Plip plen plen…
Chi è mai riuscito a capire cosa vogliono dire le strane, le strette, le buffe parolette che la pioggerella balbetta
picchiettando sopra l’ombrella?
Ping peng peng… Bisbigliano fitte fitte nel loro cinese le goccioline che non stanno mai zitte, le stille discese mille a mille a unire le case e le cose e le cose con fili sottili. Plin plin plin…
Ed ecco, d’un tratto ti par di capire quella misteriosa litania che qualcuno sta canticchiando per tenerti compagnia. Che cosa vuol dire?
Ssst!
È un segreto che, una volta svelato, non si può sussurrare se non con le stesse, le strane, le strette, le buffe parolette: plin plin plen plen plin…
Mauro Faustinelli, Le rime-figure, Mursia
Nel silenzio, signori e signore
Nel silenzio, signori e signore, ci sono molti suoni, molto rumore.
C’è sss di vento, c’è iii di violino, c’è lll di rubinetto, c’è eee di sega, c’è nnn di nave, zzz di zanzara, iii di fischi ooo di stupore.
Nel silenzio, come vedete, c’è molto suono, signori e signore, c’è molto rumore.
R. Piumini
Continua tu inserendo i rumori che senti quando cammini per la strada.
Nel silenzio, signori e signore, ci sono molti suoni, molto rumore.
C’è
L'ALLITTERAZIONE
L’ allitterazione è l’accostamento di parole che contengono la stessa lettera o lo stesso gruppo di lettere in più parole.
Sorgente
Sss, lo senti? Senti questo suono? Un suono quasi silenzioso, buono, un suono di bisbiglio, un fruscio, un suono sciolto, un basso mormorio, il suono buono dell’acqua che esce, il suono fresco dell’acqua che nasce.
Sss, amici, zitti… lo sentite Il suono di quest’acqua quieta e mite?
Sss, lo sentite? Lo sentite, gente, il suono di quest’acqua di sorgente?
R. Piumini
Rispondi.
● Quante volte è presente la lettera s nella poesia?
Con le parole contenenti la T, come topo, tappo, tavolo, Tito, gatto, tetto, trascinare, completa la filastrocca.
Un topo alto quanto un tappo fece uno scherzo ad un gatto.
Il tuono
Tuono che batti come un tamburo
Suono che scoppi nel cielo scuro
Tu mi hai assordato re del frastuono
Ma il cielo è bello, io ti perdono
Sono incantato dalle saette
Tutte appuntite come forchette
Sono impaurito dal grande fuoco
Ma elettrizzato da questo gioco
Dopo stai zitto, siedi sul trono:
Mettiti buono.
S. Giarratana, Amica Terra, Fatatrac
Evidenzia con lo stesso colore le consonanti che si ripetono più volte in alcuni versi del testo poetico.
Segna con una X
● La ripetizione di alcune consonanti crea:
un effetto sonoro
una forte emozione
IL CALLIGRAMMA
I calligrammi sono dei veri e propri componimenti poetici in cui le parole sono disposte per disegnare l’oggetto, l’animale o la cosa di cui si parla.
Il palloncino La nuvola
Sono grande come il sole e tondo come il mondo… ti tiro e ti trascino mentre corri e quando si alza il vento io dico tu lo sai…
DISEGNO con le parole
Scegli un elemento della natura come un fiore, la luna, il mare e descrivilo con la tecnica del calligramma.
Il vento
Stanotte il vento con il suo respiro ha sve gliato i peschi addormentati.
Un mormorio confuso si confonde tra i petali dei fiori fino all'alba.
Il fiore
La chiocciola
L'HAIKU
Gli haiku sono componimenti di origine giapponese, una brevissima poesia formata da tre versi. Il linguaggio è ricco di dati sensoriali, attraverso cui cogliere emozioni, colori e profumi.
Malinconia come un tappeto giallo le foglie a terra.
E. Assante In alto stelle e lucciole a terra sto tra due cieli.
S. Cigliana
Le nubi di tanto in tanto ci danno riposo mentre guardiamo la luna.
Matsuo Basho
Vecchio stagno tonfo di rana suono d’acqua.
Matsuo Basho
Dal cuore della peonia esce un’ape ubriaca.
Matsuo Basho
Si fa largo tra la folla brandendo un papavero.
Haiku, Mondadori
Silenzio. Graffia la pietra un canto di cicale.
Matsuo Basho
Profumo di fiori di pruno: sorge improvviso il sole sul sentiero di montagna.
Matsuo Basho
I COLORI Mi esprimo con
* Scegli un elemento della natura come un fiore, la luna, il mare e scrivi un haiku. Poi rappresentalo con la tecnica pittorica che preferisci.
ASCOLTO lab
L’unicorno
1 Prima di ascoltare il testo poetico leggi la parte iniziale, poi osserva l'illustrazione così ti farai un’idea dell’argomento trattato.
Ieri notte ho sognato l’unicorno. Bianco come la perla, scalciava tutt’intorno, respirando il silenzio lunare. Il suo unico corno si ergeva luccicante come una lancia. Lo vidi scuotere il capo e sbuffare e gonfiare la guancia e calciare l’aria di mezzanotte.
Come crini d’argento erano le sue chiome folte. Avevo la mente confusa, eccitata. Non riuscivo a pensare, non potevo parlare. Udii sulla mia testa uno scricchiolio di rami, e lo vidi, da dove ero nascosto, scomparire veloce dentro il bosco, fra i tronchi avvolti nel velluto scuro.
Tony Mitton, Prugna, Einaudi Ragazzi Brano completo in Guida
2 Segna con una X il completamento corretto.
● Nel testo che hai ascoltato sono presenti parole in rima: sì no
● L’unicorno è raffigurato come: un cavallo con la criniera d’oro un cavallo con un lungo corno sulla fronte
Ascolta il brano.
crini: peli della coda.
3 Secondo te, chi parla in questa poesia, scritta in prima persona?
4 Dove appare l’unicorno? Segna con una X
5 Cosa trova al risveglio il poeta?
Una lettera
Una ciocca di crini
6 Nella poesia ci sono tre similitudini relative al colore dell’unicorno, del suo corno e della sua criniera. Completa.
● Bianco come la perla unicorno
● Luccicante come una lancia
● Come crini di argento
Com’è andata?
Hai capito il testo ascoltato?
Completamente
po’
Ti sei distratto durante l’ascolto? Sì
po’
Ripasso con la MAPPA
Osserva la mappa ed esponi a voce.
È un testo che usa parole in modo originale per esprimere emozioni, sentimenti, idee, per descrivere persone, luoghi, per comunicare un messaggio.
• Filastrocca
• Poesia
• Calligramma
• Haiku
CHE COS’È
TIPOLOGIE
IL TESTO POETICO
LINGUAGGIO
È scritto in versi liberi o in rima baciata (AABB); alternata (ABAB); incrociata (ABBA).
I versi possono essere raggruppati in strofe
STRUTTURA
Il linguaggio della poesia è ricco di effetti sonori creati dalle parole e di figure retoriche che creano immagini.
SIMILITUDINE
Un paragone fatto tra due elementi. È introdotta da “sembra”, “somiglia a”, “come”...
METAFORA
Il significato di una parola viene dato ad un’altra con caratteristiche comuni. È una similitudine abbreviata senza l’utilizzo delle parole “sembra”, “somiglia a“, “come”.
ALLITTERAZIONE
La ripetizione di suoni identici all’interno di parole diverse, nello stesso verso o in versi successivi.
PERSONIFICAZIONE
L’attribuzione di caratteristiche umane ad animali, ambienti e oggetti.
ONOMATOPEA
Parole che riproducono suoni, rumori di oggetti e versi di animali.
SCRIVO anch’io!
Osserva le immagini, leggi le poesie e completale.
La farfalla
La farfalla lieta vola di fiore in fiore. È tutta uno splendore vola, torna, si posa pare un petalo di rosa. R. Pezzani
La luna
Fra tante stelle fulgide e belle nel cielo sfavilla la luna che brilla.
Velise Bonfante
1 Completa tu la poesia.
Poi riprende a volare
2 Completa tu la poesia.
La luna è d’argento
Il sole
Il sole di notte spegne le stelle. All'alba il cielo colora di rosa a volte di viola.
SUGGERIMENTI
3 Completa tu la poesia.
Poi trionfa nel cielo
ᄗ Usa le parole come il pittore fa con i colori.
ᄗ Crea similitudini e metafore.
ᄗ Esprimi le tue emozioni.
VERIFICA in itinere
Il sole e le viole
Che calduccio stare al sole presso l’uscio di campagna; pare che odorino le viole lungo i cigli della via.
La via è bianca e azzurro il cielo e verdina la pianura; c’è nell’aria come un velo che avvolge campi e mura.
Una voce molle molle, una voce roca, roca par che nasca dalle zolle e trapunga l’aria fioca.
È un fanciullo che ripete la poesia sotto il sole. Sulle guance rosse e liete gli occhi son due viole.
Pier Paolo Pasolini
COMPRENDO
Rispondi alle domande.
● Di quale stagione parla la poesia? ...................................................................................................................................
● Quali sono gli elementi che te lo fanno capire?
Segna con una X
● Quali sensazioni ti trasmette la poesia?
Pace
Felicità
Tristezza
● Quale altro titolo daresti a questa poesia?
Benvenuta primavera
In campagna
Il cielo
Spiega con parole tue il significato del primo verso.
INVALSI
“…i cigli della via”, sono:
A. linee di limite delle strade
B. linee curve delle strade
C. linee ondulate delle strade
D. linee spezzate delle strade
Com’è andata?
Come hai svolto la verifica?
Con facilità
Con qualche difficoltà
Con difficoltà
Mi metto alla prova!
ANALIZZO
Rispondi.
● Quanti sono i versi di ciascuna strofa?
● Sottolinea nel testo le rime. Di quali rime si tratta?
Nella poesia sono presenti alcuni dati sensoriali. Segna con una X.
Visivi
Uditivi
Tattili
Olfattivi
Sottolinea nel testo di azzurro la similitudine e di verde la metafora e trascrivile.
Similitudine :
Metafora :
“La via è bianca e azzurro il cielo e verdina la pianura; c’è nell’aria come un velo che avvolge campi e mura”. I nomi sono:
A. sei
B. otto
C. sette
D. dieci
Quali attività ti sono piaciute di più?
Comprensione
Analisi
Invalsi
IL TESTO INFORMATIVO
Il testo ha lo scopo di dare informazioni su argomenti di vario genere: storici , geografici , scientifici e di cultura generale .
STRUTTURA
Titolo , sequenze informative o paragrafi , immagini e didascalie , schemi , tabelle e tutto ciò che aiuta a comprendere.
ORDINE
Le informazioni possono essere esposte secondo l’ordine:
ᄗ CRONOLOGICO : quando i dati vengono esposti in successione temporale.
ᄗ LOGICO : quando vengono esposte prima le informazioni generali , poi quelle particolari
ᄗ LOGICO-CAUSALE : quando si mettono in evidenza le relazioni di causa-effetto che legano tra loro le diverse informazioni.
LINGUAGGIO
Il linguaggio è chiaro e preciso Si utilizzano termini specifici dell’argomento affrontato e parolechiave scritte in grassetto facilmente individuabili. Esse possono essere particolarmente utili quando si studia.
Un clima impazzito
Perché si parla tanto di global warming?
Da alcuni anni il termine global warming, “riscaldamento globale” in inglese, è diventato di dominio pubblico. Scienziati e divulgatori, giornali e televisioni richiamano la nostra attenzione verso questo fenomeno preoccupante per il pianeta. L’uomo non è certamente l’unico responsabile dei cambiamenti climatici. Tuttavia, negli ultimi cento anni ci sono stati alcuni grandi cambiamenti dovuti all’emissione di gas a effetto serra, all’inquinamento e alla deforestazione.
Le piante e gli animali risentono dei cambiamenti climatici?
Immaginate di vedere un anfibio trasferirsi da una zona umida a una secca e arida. Oppure, viceversa, provate a pensare a un cactus che viene sradicato dal deserto e piantato in una foresta pluviale. È come se qualcuno venisse a casa vostra e vi “sfrattasse” fuori al freddo! È facile capire che ogni organismo ha bisogno di un suo ambiente, con temperatura, umidità e disponibilità di nutrimento adatti alle proprie esigenze. Il cambiamento del clima influenza quindi radicalmente la vita di piante e animali. Qual è il pericolo? Semplice: quando la mutazione del clima è molto rapida, tutte quelle specie che non riescono ad adattarsi per tempo alle nuove condizioni rischiano di estinguersi.
A. Provenzale, A. Losacco, E. Manghi, Che cos’è il global warming?, Editoriale Scienza
ENTRO NEL TESTO
In questo testo le informazioni seguono un ordine: logico cronologico logico-causale Spiega il motivo.
ANALIZZO
Le parole evidenziate nel teso sono:
parole per riflettere parole-chiave
In quale disciplina potresti trovare questo testo?
Scienze
Matematica
Storia
Geografia
COMPRENDO
Scrivi un titolo per ogni sequenza informativa. Rispondi a voce.
● Qual è l'argomento generale del testo?
● Com'erano le case dei Greci?
● Dove gli uomini ricevevano gli ospiti?
● Dove si svolgevano i banchetti?
● Chi vi poteva partecipare?
● Cosa indossavano i Greci?
● Cosa calzavano?
● Com'erano le acconciature delle donne greche?
● Su che cosa era basata l'alimentazione dei Greci?
La vita in Grecia
Le case dei Greci più poveri erano costruzioni piuttosto semplici, in mattoni d’argilla e con i pavimenti in terra battuta. Quelle delle persone più benestanti erano invece più ampie e divise in due zone, una delle quali, il gineceo, era destinata alle donne. Al centro le case avevano un cortile sul quale si aprivano le camere. Le finestre erano poche e piccole, per non disperdere il calore; non si usavano i vetri e venivano chiuse con imposte di legno. I mobili erano semplici e leggeri: divani, sedie, tavoli bassi, cassapanche in cui si riponevano i vestiti. Gli uomini ricevevano gli ospiti nella sala da pranzo, l’andron. Qui davano banchetti dai quali le donne erano escluse.
I Greci avevano un abbigliamento piuttosto ricercato. Indossavano una tunica di lino bianca pieghettata, il chitone, stretta alla vita da una cintura. Il chitone era lungo fino al ginocchio negli uomini e fino alle caviglie nelle donne. Nelle stagioni più fredde, sopra il chitone indossavano il peplo, un mantello di lana rettangolare.
Calzavano sandali legati alle caviglie e ai polpacci con delle stringhe. Le donne si pettinavano con acconciature elaborate. .......................................................................................
L’alimentazione dei Greci era basata sui prodotti tipici dell’area mediterranea: pane e zuppe a base d’orzo e frumento, pesce, formaggi. Come dolcificante si usava il miele.
M. Cappelletti, A. De Gianni, La Grande Avventura 5, La Spiga Edizioni
Le Olimpiadi nell’antichità
Nell’antica Grecia, ogni quattro anni, nella città di Olimpia si celebrava una grande festa in onore di Zeus, re di tutti gli dei.
Durante questa festa, che durava cinque giorni, si svolgevano le Olimpiadi, o Giochi Olimpici, cioè gare sportive a cui partecipavano atleti di tutte le città della Grecia, anche di quelle che erano in guerra fra loro.
Per l’occasione, in base a un accordo, detto «tregua sacra», si sospendevano tutte le battaglie e tutte le ostilità e ad Olimpia accorrevano cittadini di tutte le popolazioni greche.
Le principali gare olimpiche erano la corsa, il salto, il lancio del disco, il lancio del giavellotto, la lotta, il pugilato, la corda, la corsa delle quadrighe (carri a due ruote trainati da quattro cavalli).
Si trattava di gare spesso dure e difficili, a volte pericolose e crudeli.
Ad esempio, nella corsa delle quadrighe, i carri percorrevano tutti contemporaneamente l’ippodromo per dodici volte consecutive. Perciò più che velocità occorrevano resistenza e grande abilità nell’evitare gli scontri.
Il quinto giorno segnava la fine della festa e delle competizioni.
Gli araldi proclamavano il nome dei vincitori e il più autorevole giudice di gara poneva loro sul capo una corona di foglie di olivo, albero sacro a Zeus.
da Enciclopedia Europea Garzanti
La palestra a Olimpia, un luogo dedicato alla formazione di lottatori e altri atleti.
COMPRENDO
Sottolinea nel testo le risposte. Poi esponi a voce.
● In quale occasione e dove si svolgevano i giochi olimpici?
● Chi vi partecipava?
● Che cos'era la «tregua sacra»?
● Quali gare venivano svolte?
● Quali si svolgono ancora oggi?
Le monarche
Non si può parlare delle foreste tropicali senza menzionare le magnifiche farfalle che, con i variopinti colori delle loro splendide ali, conferiscono all’ambiente un tocco di sogno. Vogliamo qui in particolare accennare alle farfalle dette “monarche”, che costituiscono un fenomeno davvero straordinario.
Si trovano nelle foreste dell’America centrale e meridionale da settembre a maggio. E per il resto dell’anno dove vanno? È una storia curiosa e meravigliosa.
In estate le monarche si spostano negli Stati Uniti e in Canada. Ma verso la metà di settembre, questi minuscoli viaggiatori attraversano tutta l’America settentrionale per portarsi nelle regioni calde del Messico centrale e del Brasile, con un percorso che può superare i tremila chilometri!
Superano i grandi laghi, passano le montagne rocciose, sorvolano deserti infuocati. Queste agili creature, il cui peso supera di poco quello di una piuma, arrivano a percorrere più di centotrenta chilometri al giorno.
Alla fine del viaggio si raccolgono su determinati alberi, sempre gli stessi da un anno all’altro, formando grossi sciami. Chi ha avuto la fortuna di vederne uno, ne parla come di alberi vestiti da due unici e smaglianti colori: il nero e l’arancione di migliaia di monarche che inghirlandano ogni ramo. Un’autentica meraviglia che lascia senza fiato. da «Antenne», CEM
COMPRENDO
Cerca le informazioni nel testo e ricostruisci gli spostamenti delle monarche.
● Da settembre a maggio le monarche si trovano
● In estate si spostano ....................................................................................................................................................................................................
● Verso la metà di settembre, questi minuscoli viaggiatori attraversano
● Alla fine del viaggio, le monarche si riuniscono sempre sugli stessi ..............................................................................
Il problema dei rifiuti
Un tempo i residui di cibo venivano in parte usati per sfamare gli animali, le immondizie erano quasi tutte degradabili e venivano macerate per farne concimi; carta e legno si bruciavano nelle stufe o nei camini; bottiglie e involucri venivano accuratamente recuperati. Poi è venuta la “rivoluzione dei consumi” e l’ambiente ha cominciato a riempirsi di rifiuti, di scarichi abusivi, di inceneritori, di cimiteri di macchine e di oggetti in disuso: un vero mare di sporcizia. Oggi si producono ogni anno, nel mondo, miliardi di tonnellate di rifiuti, da quelli liquidi, scaricati nei fiumi e nei mari, a quelli solidi, accumulati nelle discariche. Provengono dalle industrie, dalle città, dalle campagne, dalle nostre stesse case, e tendono ad aumentare sempre di più: sono i residui ingombranti delle nostre migliori condizioni di vita.
I rifiuti sono un problema che riguarda ormai tutto il mondo: si accumulano persino nelle zone polari, dove il freddo li conserva per lungo tempo, nelle alte montagne, dove le sempre più frequenti spedizioni alpinistiche lasciano i loro resti nei deserti, percorsi non più da cammelli ma da potenti mezzi meccanici.
AA.VV. Enciclopedia per ragazzi 2000, Giunti-Dami
COMPRENDO
Dividi il testo in quattro sequenze informative evidenziandole sulla barra laterale con colori diversi. Sottolinea in ognuna di esse le informazioni principali e con le stesse riassumi il testo sul quaderno.
La terra si muove
Nel corso della sua storia, l'uomo ha progressivamente imparato a convivere con le conseguenze che gli eventi naturali portano con sé. Alcuni di questi, tuttavia, sono ancora oggi vissuti con particolare preoccupazione e attenzione, per gli effetti decisamente devastanti che possono produrre.
Le eruzioni vulcaniche sono uno degli eventi naturali più terribili. Durante l’eruzione di un grande vulcano, spaventose esplosioni sotterranee scagliano in superficie e nell’aria roccia fusa, cenere incandescente e gas infuocati, spargendo devastazione per miglia e miglia. I vulcani si formano quando il magma ribolle sollevandosi attraverso la crosta terrestre ed emerge in superficie. Il magma è roccia fusa che si trova sotto il suolo; quando arriva in superficie, diventa lava.
Nel mondo ci sono circa 1300 vulcani ritenuti attivi, ossia pronti a entrare in eruzione in qualsiasi momento. Esistono anche molti vulcani sotto il livello del mare.
Alcuni sono costantemente in ebollizione, cioè con una continua fuoriuscita di lava e gas incandescente. Altri restano in uno stato quiescente per secoli, dai quali si svegliano con eruzioni improvvise e violente.
Durante una forte eruzione, sgorgano dal cratere, alla sommità del vulcano, getti fiammeggianti di lava. Enormi nubi di cenere caldissima e di vapore salgono nel cielo, frammenti di rocce roventi sono scagliati in tutte le direzioni e ricadono come pioggia infuocata e soffocante.
I terremoti sono scosse del terreno provocate da movimenti improvvisi della crosta terrestre. Spesso le scosse sono così deboli che nessuno le nota.
I terremoti più forti sono prodotti da movimenti delle placche tettoniche, cioè delle zolle che formano la crosta terrestre e che si muovono allontanandosi o avvicinandosi fino a scontrarsi, producendo vibrazioni chiamate onde sismiche.
Le vibrazioni di un terremoto si propagano da un punto all’interno della Terra, detto ipocentro. In base alla profondità in cui si trova l’ipocentro, i terremoti si classificano in superficiali (da 0 a 70 km di profondità), intermedi (70-300 km) e profondi (oltre 300 km).
I danni maggiori alle strutture in genere sono provocati dai terremoti superficiali. Le vibrazioni dei terremoti si percepiscono solo quando raggiungono la superficie e sono più intense nell’epicentro, cioè nel punto della superficie posto direttamente sopra l’ipocentro.
Dizionario della Terra, Fabbri Editori
INSIEME
Tu e i tuoi compagni e compagne di classe stabilite e scrivete le regole da rispettare in caso di scossa.
La parte introduttiva tratta l'argomento in modo generale.
I due paragrafi, invece, parlano di argomenti specifici come le eruzioni vulcaniche e i terremoti.
Sottolinea in ciascuno di essi le informazioni più importanti ed esponile e voce, aiutandoti anche con le parole chiave.
L’intelligenza artificiale
Che cos’è l’Intelligenza Artificiale? Chi l’ha inventata? Perché? E quando? Scopriamo l’origine di queste parole che ora sono sulle labbra di tutti e che, nel prossimo futuro, ci rivoluzioneranno la vita. L’Intelligenza Artificiale può essere definita, in modo piuttosto semplice, come l’abilità di un sistema tecnologico di risolvere problemi o svolgere compiti e attività, tipici della mente e delle abilità umane. Di Intelligenza Artificiale, gli scrittori di fantascienza parlano da sempre e perfino il grande Leonardo da Vinci ebbe un’intuizione in tal senso. Ma è sul finire degli anni '90 del secolo scorso che l’I.A. (così viene abbreviata) è diventata un tema per il pubblico e non solo per gli scienziati.
Il primo a ideare un robot androide (ossia con sembianze umane) che poteva essere davvero costruito fu Leonardo da Vinci. Nei suoi scritti, raccolti sotto il nome di Codice Atlantico (del 1495), ha lasciato degli appunti per la realizzazione di una specie di cavaliere automa, capace di muoversi e agitare braccia, testa e mascelle.
Nel 1999 comincia a scodinzolare
Aibo, il cane robot: riconosce l’ambiente e si evolve in base agli stimoli che riceve.
Nel 2000 una casa automobilistica progetta Asimo un robottino che assomiglia a un astronauta: riconosce i suoi interlocutori, parla, corre, balla e gioca a calcio. E sa anche fare il direttore d’orchestra!
Nel 2003 nasce Actroid, un androide presentato dall’Università di Osaka. Ha sembianze femminili, parla, batte le palpebre e sembra respirare.
In Italia, nel 2013 nasce iCub, l’androide bambino, una delle più originali tappe nella storia dell’Intelligenza Artificiale.
Dall’esperienza su iCub è nato R1, personal robot umanoide pensato per un aiuto nelle attività domestiche e lavorative. Che cosa ci riserva il futuro? La scienza ritiene che dal 2030 non sarà più possibile distinguere un uomo da un androide. Mancano appena 13 anni!
Focus Junior Web
COMPRENDO
Completa con le informazioni del testo.
● L'Intelligenza Artificiale è
● Il primo a ideare un robot androide fu ........................................................................................................................................................................
● Nel 1999 fa la sua apparizione
● Nel 2000
● Nel 2003 nasce ..................................................................................................................................................................................................................................
● In Italia, nel 2013 nasce iCub
● Dall’esperienza su iCub è nato R1
La Giornata Mondiale delle Api si celebra il 20 maggio di ogni anno. È stata istituita dall’ONU per ricordare il ruolo fondamentale svolto dalle api nel mantenimento dell’equilibrio naturale
L'importanza delle api
Quasi la metà delle specie di invertebrati, soprattutto api e farfalle, che garantiscono l’impollinazione, rischiano di scomparire: in particolare in Europa, un decimo delle specie di api europee è attualmente minacciato di estinzione. E senza di esse molte specie di piante si estinguerebbero. Le api domestiche e selvatiche sono responsabili di due terzi dell’impollinazione di tutte le specie vegetali viventi sul Pianeta e garantiscono circa un terzo della produzione globale di cibo. Negli ultimi cinquant’anni la produzione agricola ha avuto un forte incremento grazie al contributo diretto degli insetti impollinatori. Alcune specie di api, come l’ape occidentale (Apis mellifera) e l’ape orientale del miele (Apis cerana), alcuni calabroni, alcune api senza pungiglione e alcune api solitarie sono allevate (domesticate); tuttavia, la stragrande maggioranza delle ventimila specie di api conosciute al mondo sono selvatiche.
INSIEME
Dividetevi in piccoli gruppi e inventate un logo in difesa delle api.
Gli impollinatori svolgono in natura un ruolo vitale come servizio di regolazione dell’ecosistema. È stato dimostrato che la grande maggioranza delle centocinquantotto colture agrarie di rilevanza mondiale beneficia dell’impollinazione animale. La protezione degli insetti impollinatori, in particolare apoidei e farfalle, è quindi di fondamentale rilevanza, perché essi svolgono un importante ruolo nell’impollinazione di una vasta gamma di colture e piante selvatiche. Le api forniscono inoltre preziosi prodotti dell’alveare quali miele, polline, pappa reale, cera, propoli, veleni che possono essere utilizzati e apprezzati dall’essere umano.
EDUCAZIONE CIVICA
La maggior parte delle piante di interesse agricolo necessita degli insetti pronubi per l’impollinazione. A causa di alcune scelte della moderna agricoltura, come la monocoltura, l’eliminazione delle siepi e l’impiego dei fitofarmaci, l’ambiente è diventato inospitale per la maggior parte degli insetti pronubi. Il declino della presenza dei pronubi selvatici ha fatto sì che l’importanza della specie Apis mellifera sia diventata fondamentale per alcune colture. La conclusione è chiara: o cambieremo subito il nostro modo di produrre cibo, oppure la maggior parte degli insetti arriverà all’estinzione entro pochi decenni. Il ripristino degli habitat naturali, insieme a una drastica riduzione degli agenti chimici e alla “riprotezione” agricola, è probabilmente il modo più efficace per evitare ulteriori diminuzioni o scomparse degli insetti impollinatori, in particolare nelle aree di agricoltura intensiva. Per esempio, aumentare la presenza di filari, siepi e prati ai margini del campo coltivato aumenta l’abbondanza di impollinatori selvatici, come anche la rotazione delle colture con trifoglio e altre leguminose può incrementare l’abbondanza e la diversità dei bombi, che a loro volta migliorano la resa delle colture. Tuttavia, affinché queste misure siano efficaci, è fondamentale che l’utilizzo dei pesticidi, principalmente insetticidi e fungicidi, sia ridotto al minimo per consentire il recupero delle popolazioni di insetti e dei relativi servizi di “controllo biologico” dei patogeni. Da www.isprambiente.gov.it
Rispondi alle domande.
● Qual è il problema di cui si parla?
● Quale lavoro svolgono le api?
● Perché è importante?
● In che modo l'uomo può proteggerle?
LA CRONACA
La cronaca è un testo informativo che ha lo scopo di narrare un fatto realmente accaduto . Può essere un articolo di cronaca giornalistica oppure la cronaca di una esperienza
Le informazioni rispondono di solito alle cinque domande chiamate 5 W
Si tratta di 5 domande che, in inglese, iniziano con la lettera W.
�� WHO
Chi sono le persone coinvolte?
��WHAT
Che cosa è successo?
��WHEN
Quando è successo il fatto?
��WHERE
Dove è successo il fatto?
��WHY
Perché è successo?
Lola, primo gatto migrante
LAMPEDUSA - Lola, poco meno di un anno, è la prima gattina nella storia dell’immigrazione dall'Africa alle coste italiane di Lampedusa. Ha fatto il viaggio insieme alla sua padroncina, Sama, 24 anni, dal Sudan fino alla Libia e poi si è imbarcata con altre 200 persone che sono state soccorse dalla nave britannica Protection, che ieri notte le ha sbarcate, sane e salve, nel porto di Lampedusa. Sama ha vissuto con Lola sin dalla partenza dal suo Paese, il Sudan, sfuggendo ai controlli dei doganieri e dei trafficanti in Libia, dove è rimasta per oltre due mesi, prima del trasferimento sul barcone diretto in Sicilia. Sama ha tenuto Lola nascosta in una borsa da viaggio, in cui aveva praticato dei fori per farla respirare. Quando, ieri notte, i migranti sono sbarcati a Lampedusa, i militari inglesi e quelli italiani hanno scoperto che, con loro, c’era anche Lola. Infatti, una volta a terra, mentre molti ringraziavano il cielo di essere arrivati in Italia, Sama ha cominciato a disperarsi perché non voleva scendere dalla nave.
– Voglio Lola! Voglio Lola! – gridava. Quando sono riusciti a farla sbarcare, ha continuato a invocare il nome della sua gattina, che era rimasta a bordo della nave per motivi sanitari. Quanto a Lola, tutta nera con la pancia bianca, ha rischiato di morire, perché era quasi impossibile farla sbarcare insieme alla sua padrona Sama.
Per fortuna è stata salvata, grazie all’intervento del sindaco di Lampedusa, del medico dell’isola e di alcuni operatori umanitari. È la prima volta che una gattina raggiunge Lampedusa dalle coste libiche; in base alla legge e per motivi sanitari non avrebbero potuto farla sbarcare. Adesso è affidata alle cure di un’associazione animalista, che dovrà accudirla e vaccinarla. La sua padroncina, Sama, è salita sul pullman per raggiungere suo padre, a Crotone, soltanto quando ha avuto rassicurazioni che la sua Lola non sarebbe stata uccisa e che, prima o poi, avrebbe potuto nuovamente riabbracciarla. La Repubblica
Rispondi, poi esponi a voce il testo.
In Gran Bretagna un’insolita iniziativa
Tutti in classe con
le pantofole
I ricercatori sostengono che così i bambini imparino di più
A sostenere che stare a scuola in ciabatte aiuta a concentrarsi di più e a sentirsi meno in ansia, con la conseguenza di avere un rendimento migliore, sono i risultati di uno studio compiuto dall’Università di Bournemouth. I ricercatori, mettendo a confronto il comportamento di 25 diversi Paesi, hanno stabilito che autorizzare gli alunni a togliersi le scarpe, come per esempio succede in Scandinavia dove è pratica comune lasciare le scarpe sporche di neve fuori dalla classe, rende gli alunni più calmi e concentrati nello studio.
Così la signora Titchener, direttrice di una scuola primaria di York, ha pensato di mettere alla prova la teoria. «La ricerca ha scoperto che ci sono benefici per i bambini che imparano in un ambiente in cui possono stare con i piedi liberi dall’obbligo delle scarpe – spiega – così abbiamo pensato di provarci. Non si tratta per ora di una regola ma di un consiglio; però, se vedremo che ci sono vantaggi, da settembre introdurremo l’obbligo di ciabatte per tutti».
«I nostri bambini hanno già ottimi risultati in molte materie di studio – sottolinea – ma noi ci teniamo aggiornati sulle ricerche e i risultati che riguardano il settore scolastico, per produrre altri miglioramenti». Che, secondo la direttrice, stanno arrivando: «Quando portano le pantofole i bambini sono più ricettivi, perché sono più calmi e comodi – commenta. – Mi sembrano più rilassati e quindi risultano più attenti e pronti a capire e a partecipare». da Corriere della Sera.
Titolo
Occhiello
Sommario
Occhiello , titolo e sommario
sono i tre elementi principali di un articolo giornalistico.
Occhiello
Frase che introduce la notizia contenuta nell’articolo.
Titolo
Scritto in caratteri grandi, presenta la notizia di cui si parla.
Sommario
Una brevissima sintesi del contenuto dell’articolo.
Segna con una X solo le affermazioni corrette.
Da uno studio compiuto dall’Università di Bournemouth è emerso che i bambini che indossano a scuola le ciabatte hanno un miglior rendimento.
I ricercatori hanno stabilito che indossare le pantofole in classe rende gli alunni più nervosi.
In Scandinavia è consuetudine lasciare le scarpe sporche di neve a casa.
La signora Titchener, direttrice di una scuola primaria di York, ha pensato di mettere alla prova la teoria e di valutarne i vantaggi.
La direttrice afferma che quando i bambini portano le pantofole non sono più calmi e neppure più attenti.
ANALIZZO
Segna con una X.
● Il testo che hai letto è un: testo informativo racconto realistico
● Il titolo dell’articolo ha lo scopo di: incuriosire informare
Possibile strage evitata a Bergamo. Tutti in salvo sui balconi aspettando i vigili del fuoco.
Cagnolina salva 20 famiglie da incendio
Corto circuito nella notte, solo la cagnolina se n’è accorta. E ha svegliato il suo padrone.
BERGAMO - Lei da sola ha salvato 20 famiglie. Non è un’eroina dei fumetti ma una cagnolina di razza Shitzu, che abbaiando ha salvato un intero condominio in cui era scoppiato un incendio. È successo domenica mattina alle 4 in una palazzina di 5 piani in via Foscolo a Bergamo. Un corto circuito al quadro elettrico dell’edificio ha provocato un incendio, il cui fumo ha presto riempito le scale della palazzina, dove le venti famiglie stavano dormendo ignare. L’unica ad accorgersi di quanto stava succedendo, grazie al suo fiuto canino, è stata la cagnolina Sofi, che ha cominciato ad abbaiare,
ANALIZZO
Sottolinea nel testo con colori diversi le 5 w.
Completa.
● L’occhiello
● Il titolo
● Il sommario
svegliando il suo padrone Pierfranco Vitali, di professione guardia giurata.
L’uomo, dopo i primi attimi di sorpresa, si è accorto di quanto stava accadendo e anche che la situazione era già grave. Il fumo che aveva riempito le scale era così denso che era impossibile passare. L’uomo ha allora avvisato il 115 e ha bussato a tutte le porte, i cui inquilini si sono messi in salvo sui balconi in attesa dei soccorsi. Per i vigili del fuoco non c’è voluto molto tempo per spegnere le fiamme e poi areare il palazzo. Grazie a Sofi, quindi, non ci sono stati danni e le venti famiglie sono salve.
Agi
Il viaggio in Antartide
Vado appena prima di Natale in Antartide per osservare da vicino il Polo Sud. Parto con il babbo a bordo di una barca a vela da Beaver, l’isola dove abito, nell’arcipelago delle Falkland. In questa parte del mondo gennaio, febbraio e marzo sono i mesi più caldi dell’anno: è estate insomma, l’unico momento in cui si può viaggiare vicino al Polo Sud, perché una parte della crosta di ghiaccio che ricopre il mare si scioglie e permette la navigazione. I primi giorni ho un po’ di paura. Il mare è in tempesta, mi sento continuamente sballottato. Dopo quasi una settimana, il tempo cambia e posso stare sul ponte: vedo tanti uccelli intorno alla barca, fra cui uno che sembra un gigante, l’albatro. Poi avvisto un iceberg, una montagna di ghiaccio galleggiante, grande come un’intera città! Ora navigo fianco a fianco con una balena. Si avvicina alla mia barca, poi rallenta e si tuffa in acqua. Credo che se ne stia andando, invece dopo un po’ sento una specie di esplosione: un’ondata di acqua si rovescia sulla barca inzuppandomi da capo a piedi. Durante il viaggio di ritorno disegno tutti gli animali incontrati: uccelli marini, foche, pinguini, balene… Il babbo mi spiega che sono sopravvissuti così numerosi perché l’uomo non si è stabilito in Antartide e quindi non ha disturbato in nessun modo la natura di questi posti. Io che ho visto l’Antartide viva e piena di animali voglio che resti sempre così: una specie di grande parco dove pinguini, uccelli, foche e balene continuino ad avere la loro casa. da “Airone Junior”
ANALIZZO
Segna con una X.
● Il testo è scritto: in prima persona in terza persona
● L’autore narra: in modo distaccato in modo coinvolgente cogliendo alcuni aspetti emotivi della vicenda
COMPITO DI REALTÀ
Immaginate che la vostra aula sia una redazione. Voi sarete i reporter incaricati di redigere degli articoli che raccontino episodi significativi di quest’ultimo anno di scuola.
COMPRENDO
Rispondi a voce.
● Chi sono i protagonisti del fatto?
● Che cosa è accaduto?
● Quando è avvenuto il fatto?
● Dove è accaduto?
● Perché è accaduto?
Animali particolari e poco famosi
1 Prima di ascoltare il testo leggi il titolo e la parte iniziale, poi osserva le immagini così ti farai un’idea generale dell’argomento trattato.
Ci sono alcune specie animali che si differenziano in tantissime tipologie, di cui alcune sono davvero molto rare da vedere. Ecco una serie di animali strani, che difficilmente vedrete nei prati o nei boschi. Il polipo dumbo, ad esempio, è uno strano animaletto che vive nelle profondità più oscure del mare, tra i 3 mila e i 4 mila metri di profondità nel Pacifico Nord-occidentale. Prende il suo buffo nome dalle escrescenze ai lati del suo corpo che assomigliano alle orecchie di Dumbo, l’elefantino di Walt Disney. Ha una caratteristica speciale: può aumentare o diminuire la sua trasparenza in modo da camuffarsi nelle acque. Si ciba principalmente di crostacei, vermi e molluschi bivalvi. Pensi sia un piccoletto?
Sbagliato! Può raggiungere i 2 metri di lunghezza per 6 kg di peso.
Focus Junior, 1 settembre 2001
Brano completo in Guida
2 Completa le affermazioni riferite al polipo.
● Il polipo dumbo è uno strano animale, si chiama così perché
● Vive
● Si nutre principalmente di
● Utilizza una strategia particolare contro i predatori
● Può raggiungere i
Polipo dumbo
Ascolta il brano.
3 Segna con una X solo le affermazioni corrette riferite alla rana viola.
La rana viola ha un colore molto particolare.
È stata scoperta tantissimi anni fa.
Vive sottoterra.
Sale in superficie solo due settimane l’anno per accoppiarsi.
La rana viola si nutre prevalentemente di lumache.
Essa possiede una lingua corta e arrotondata.
4 Segna con una X se le affermazioni sono vere (V) o false (F).
● Il kakapo è un pappagallo davvero strambo. V F
● Vive in Nuova Zelanda, va in giro di giorno per le foreste. V F
● Non vola ma cammina a causa del suo peso. V F
● Vive fino a 20 anni. V F
● Per richiamare le femmine i maschi sfoggiano colori sgargianti. V F
● Le femmine richiamano i maschi con versi sonori. V F
● Sono le femmine che scelgono i maschi. V F
5 Esponi a voce il testo che hai appena ascoltato riferendo le informazioni principali dei tre animali particolari.
Com’è andata?
Hai capito il testo ascoltato? Completamente
po’
Ti sei distratto durante l’ascolto? Sì
po’
Rana viola
Pappagallo kakapo
Ripasso con la MAPPA
Osserva la mappa ed esponi a voce.
È molto chiaro e preciso, usa termini specifici propri della materia trattata (storia, scienze, matematica…).
LINGUAGGIO
È un testo che ha lo scopo di dare informazioni su argomenti di vario genere: storici, geografici, scientifici e di cultura generale.
CHE COS’È
Titolo, sequenze informative o paragrafi, immagini e didascalie, schemi, tabelle e tutto ciò che aiuta a comprendere.
STRUTTURA
IL TESTO INFORMATIVO
ORDINE
Le informazioni possono essere esposte secondo l’ordine:
• CRONOLOGICO: quando i dati vengono esposti in successione temporale.
• LOGICO: quando vengono esposte prima le informazioni generali, poi quelle particolari.
• LOGICO-CAUSALE: quando si mettono in evidenza le relazioni di causa-effetto che legano tra loro le diverse informazioni.
Dallo schema al testo informativo
1 Leggi le informazioni scritte in tabella e scrivi il testo informativo.
REGIONI BIOLOGICHE DEL MARE
ZONA
Acque di superficie
Acque dei bassi fondali costieri
Il mare aperto
Gli abissi
POPOLAZIONE
Animali e piante minuscoli (plancton).
Enorme densità di animali e abbondanza di piante favorita dalla luce solare.
Regno dei pesci più vigorosi capaci di spostarsi per lunghi tratti.
Assenza di piante. Presenza di una fauna carnivora di pesci e di molluschi.
La musica antica
Tutti i popoli antichi hanno dato alla musica un ruolo di rilievo nelle loro società.
I reperti rinvenuti dagli archeologi dimostrano che i musicisti dell'antico Egitto suonavano strumenti come l'arpa e il flauto già a partire dal 4000 avanti Cristo. Dal 2000 avanti Cristo si iniziò a usare strumenti a percussione. Gli Egizi avevano una parola per definire la musica: hy, che significa "gioia". Secondo loro, la musica aveva origine divina ed era stata donata agli uomini dagli dei. La musica veniva commissionata dai sacerdoti e utilizzata nel corso delle cerimonie sacre.
La cultura dell'antica Mesopotamia è influenzata soprattutto dal popolo dei Sumeri, presenti in quelle regioni a partire dal 3500 avanti Cristo. Anche per i Sumeri la relazione tra musica e divinità era molto stretta. La forma musicale più diffusa presso quella civiltà era il kalutu ("cantilena"), un canto accompagnato da strumenti musicali.
Nell'antica Grecia la musica era importantissima e presente in quasi tutte le attività. Furono i Greci a coniare il termine mousiké per indicare i suoni, le danze e la poesia. La creatività di questo popolo fece da base teorica allo sviluppo musicale dei secoli successivi. Il matematico greco Pitagora parlò di "Musica delle sfere". Secondo questo concetto, l'universo, i pianeti e le stelle orbitano seguendo una musica che non è udibile all'orecchio umano ma che regola il movimento del cosmo.
Nell'antica Roma la musica non rivestiva la stessa importanza che aveva in Grecia. Veniva utilizzata più che altro per accompagnare le feste e i banchetti dei nobili. Le occasioni in cui il popolo aveva modo di ascoltare ed eseguire canzoni erano i fescennini e le atellane, farse popolari in cui venivano eseguiti canti propiziatori per il raccolto. Gli strumenti musicali più diffusi nell'antica Roma erano il lituus, la tuba e la bùccina. Quest'ultima era una sorta di tromba dal tubo sottile e ricurvo. Tale strumento era utilizzato soprattutto durante le battaglie, per dare segnali ai soldati, oltre che per accompagnare le parate. Fausto Vitaliano, La musica a piccoli passi, Motta Junior
Mi metto alla prova!
COMPRENDO
Segna con una X.
● L'argomento generale del testo è: la realizzazione presso i popoli antichi di strumenti musicali. l'importanza della musica presso i popoli antichi.
Segna con una X le affermazioni corrette.
Tutti i popoli antichi non hanno dato alla musica un ruolo importante.
Nell'antico Egitto i musicisti suonavano il flauto.
Secondo gli Egizi la musica aveva origine divina.
La musica veniva utilizzata durante le feste.
Per i Sumeri dell'antica Mesopotamia la relazione tra musica e divinità era molto stretta.
Nell'antica Grecia la musica era importantissima e presente in quasi tutte le attività.
Nell'antica Roma, la musica era utilizzata per accompagnare solo i banchetti.
Gli strumenti musicali più diffusi nell'antica Roma erano il lituus, la tuba e la bùccina.
La bùccina era uno strumento utilizzato per accompagnare le feste.
INVALSI
ANALIZZO
Segna con una X.
• Questo testo è: fantastico storico realistico informativo
• Il testo approfondisce un argomento di: matematica storia geografia scienze
• Il testo è diviso in sequenze informative:
sì no
• Nel testo sono evidenziate le parole chiave:
sì no
• Le informazioni sono presentate secondo un ordine: cronologico logico
• Il linguaggio usato contiene: parole specifiche dell'argomento trattato impressioni dell'autore
“Tutti i popoli antichi hanno dato alla musica un ruolo di rilievo nelle loro società. I reperti rinvenuti dagli archeologi dimostrano che i musicisti dell'antico Egitto suonavano strumenti come l'arpa e il flauto già a partire dal 4000 avanti Cristo”. I verbi sono:
A. tre
B. cinque
Com’è andata?
C. quattro
D. sei
Come hai svolto la verifica?
Con facilità
Con qualche difficoltà
Con difficoltà
Quali attività ti sono piaciute di più?
Comprensione
Analisi
Invalsi
DEBATE in classe
IL TESTO ARGOMENTATIVO
CHE COS'È?
È un testo in cui l’autore espone la propria opinione ( tesi ) su un determinato tema o problema e lo sostiene attraverso una serie di argomentazioni o prove . Lo scopo del testo è quello di convincere gli altri della validità della propria opinione, contrastando le tesi contrarie ( antitesi ).
Di solito il titolo del testo argomentativo indica in maniera chiara il tema o il problema della discussione.
Nel testo argomentativo si utilizzano i connettivi logici (ma, perciò, eppure, quindi, pertanto, infatti, dunque) per sottolineare i legami tra la tesi e le varie argomentazioni.
STRUTTURA
INIZIO
Si presenta il tema o problema , cioè l’argomento su cui riflettere.
TESI
Si espone la tesi, ovvero un’ opinione sull’argomento che si vuole affrontare.
ANTITESI
Si presenta una tesi contraria per dimostrare l’infondatezza della tesi sostenuta.
ARGOMENTAZIONI A SOSTEGNO DELLA
TESI
Si presentano gli argomenti o prove , ragionamenti , esempi per sostenere la tesi e convincere i lettori della sua validità.
CONCLUSIONE
Si giunge a una conclusione riaffermando la tesi.
I conflitti si possono risolvere?
La vita insieme, per esempio in famiglia, nel gruppo degli amici o nella classe, non è sempre facile, soprattutto quando sorgono conflitti o discussioni.
Come fare per trovare un’intesa soddisfacente con gli altri? Bisogna assomigliarsi per andare d’accordo? E quelli che si assomigliano non litigano mai? Si può pensare in modo diverso e avere tutti ragione? È giusto rimanere fermi sulle proprie posizioni, oppure è meglio rinunciare alle proprie idee per amor di pace?
Le domande su questo argomento sono tante.
A tutti noi piace avere ragione e rivendichiamo il diritto di dire le nostre opinioni.
Ma gli altri, visto che sono diversi da noi, non sempre le condividono. Secondo noi, hanno torto loro, e dovrebbero pensarla come noi. La lite è in agguato…
Ma litigare serve a cambiare le opinioni di chi ci sta di fronte? E a volte non dovremmo essere noi a cambiare?
Le discussioni spesso possono essere un’occasione per riflettere insieme, ma nell’affrontarle dovremmo saper ammettere che noi vediamo solo una parte delle cose e soprattutto dovremmo cercare di capire gli altri prima di dire che non siamo d’accordo.
Affermare le cose in cui crediamo e, al tempo stesso, saper ascoltare gli altri: è così che, di certo, potremo vivere in accordo con noi stessi e con la società. Oscar Brenifier, Vivere insieme… Che cos’è?, Giunti Junior
● Quale problema o tema viene affrontato?
● Qual è la tesi dell'autore?
● Con quali argomenti l'autore sostiene la sua tesi?
● Quale messaggio finale vuole dare l'autore?
DEBATE in classe
I giovani e l'alimentazione
L'argomento o tema è già presente nel titolo. Quale di queste due frasi riassume la tesi dell'autore? Segna con una X e trascrivila nello schema.
La salute si conquista a tavola, imparando sin da bambini a mangiare in modo sano ed equilibrato.
È giusto che i giovani si incontrino e mangino nei bar e locali tipo fast food.
È certo giusto che i giovani si incontrino e socializzino e possano fare degli spuntini insieme. Il problema è che molti di questi pasti vengono effettuati in bar e locali tipo fast food, che appaiono ottimi dal punto di vista ambientale: sono allegri, spaziosi, spesso con musica; ma sovente sono assai meno validi dal punto di vista alimentare.
Il tipico cibo da fast food (che vuol dire “pasto veloce”) infatti è troppo ricco in calorie, in zuccheri a rapido assorbimento, in grassi animali e in sale; mentre è tremendamente povero di fibre, amidi e vitamine. Se il consumo di hamburger, patatine fritte, bibite gassate è troppo frequente, si corre il rischio di squilibrare violentemente l’alimentazione, perché spesso accade che i giovani, anche a casa, evitino il consumo di alimenti importantissimi come il latte, lo yogurt, la frutta e la verdura.
Un altro argomento scottante è quello delle merendine dolci in commercio.
Gli snack sono un complemento utile all’alimentazione quotidiana, quando sono usati in modo limitato e idoneo. La merendina, quindi, può trovare posto nel nostro programma alimentare, ma bisogna inserire anche altri tipi di merenda: un frutto, uno yogurt, pane e marmellata o prosciutto ecc. La salute si conquista innanzitutto a tavola, imparando fin da bambini a mangiare in modo sano ed equilibrato. Se invece viviamo di fast food e merendine fuori casa ed evitiamo verdura, frutta, pesce e ogni prodotto integrale quando mangiamo a casa, creiamo una serie di errori nutrizionali che si sommano e possono portare ad eccessi di alcune componenti e carenze di altre e, in ultima analisi, possono condurre a una minore efficienza psico-fisica o a problemi di peso o a vere e proprie malattie (nel presente o in futuro).
Adatt. da Attilio Giacosa, Alimentazione e salute, Lega italiana per la lotta contro i tumori
Tema
Tesi
Argomentazioni a favore della tesi
Conclusione
• Quando discuti con qualcuno esponi il tuo punto di vista sull’argomento spiegando perché è giusto?
• Ascolti il punto di vista dell’altra persona?
• Se l’altro non la pensa come te, ascolti le sue motivazioni?
• A volte cambi idea?
DEBATE in classe
È importante andare a scuola?
Cara Giulia,
penso che tutti i bambini, almeno una volta, si siano posti questa domanda. E sai perché? Perché andare a scuola è faticoso ed è normale non aver voglia di fare fatica! Però la FATICA che fai, andando a scuola, vale davvero la pena, perché ti permette di crescere.
A scuola, impari a conoscere il mondo che ti circonda e ti vengono dati gli STRUMENTI indispensabili per essere un giorno una persona adulta. Parte di ciò che apprendi a scuola ti è già UTILE adesso: come potresti sapere se il resto che ti dà il gelataio è giusto, se non sapessi fare i CALCOLI?
Oppure, come potresti mandare le cartoline dalle vacanze ai tuoi amici, se non sapessi SCRIVERE?
E poi, come potresti conoscere le mie avventure, se non sapessi LEGGERE? Questi sono solo alcuni esempi semplici, ma l’importanza di quello che studi a scuola è molto più GRANDE.
Se un giorno vorrai guidare un’automobile, dovrai essere in grado di leggere le indicazioni e i cartelli stradali; allo stesso modo, per fare la spesa dovrai saper leggere i prezzi e le etichette dei prodotti e, durante un viaggio, potrebbe servirti conoscere una lingua straniera. Ma c’è di più.
Andare a scuola è un’occasione per imparare a VIVERE bene con gli altri e a risolvere i problemi di tutti i giorni.
Per esempio, ogni volta che fai un lavoro di gruppo con i tuoi compagni, ti ALLENI a dialogare con persone diverse da te e a cercare soluzioni che vadano bene per tutti. Quando c’è una verifica, ti sforzi di superare l’agitazione e metti alla prova le tue ABILITÀ. O ancora, preparando tutti i giorni lo zaino, IMPARI a decidere che cosa ti serve e ad averlo con te. Insomma, cara Giulia, la scuola è davvero una PALESTRA per crescere e diventare grandi: come in tutte le palestre, si fa un po’ fatica, ma ne vale la pena, perché poi si è «in forma» per tutta la vita!
Geronimo Stilton
Tema
andare a scuola è importante.
Tesi
andare a scuola è faticoso, ma ne vale la pena.
DEBATE in classe
Sottolinea le argomentazioni presenti nel testo per convincere Giulia che andare a scuola è importante, poi trascrivile.
Qual è la tua opinione in merito? Scrivila qui di seguito.
Sport e vita sociale
Lo sport è una attività che prepara alla vita sociale: esso infatti ci permette di comprendere in quale modo ci si prepara costantemente per migliorare le proprie capacità, ci si adatta agli altri compagni di squadra per raggiungere un obiettivo comune, ci si assume delle responsabilità. Esistono poi alcuni aspetti specifici che rendono particolarmente adatta ai giovani la pratica dello sport. Essa innanzitutto diverte, dando l’occasione di stare con gli amici, di vivere nuove esperienze, di conoscersi meglio. Fare sport è anche un momento di evasione che permette di scaricare le tensioni accumulate. Saper controllare le proprie reazioni nel rispetto delle regole, rispettare l’avversario, riconoscere gli errori, gestire correttamente la sconfitta e la vittoria, favoriscono il controllo di sé. Lo sport sviluppa la sicurezza nelle proprie capacità, in quanto il graduale e continuo miglioramento delle prestazioni motorie fa prendere coscienza delle proprie attitudini e potenzialità.
Non c’è dubbio quindi che lo sport rappresenti uno strumento prezioso non solo per il miglioramento del proprio corpo, ma anche per la crescita della propria persona.
B. Mantovani, Azione, gesto, sport, Zanichelli
L'argomento o tema è già presente nel titolo.
Tesi
Lo sport è un'attività che favorisce le relazioni sociali.
Conclusione
Lo sport è uno strumento prezioso per il miglioramento del proprio corpo e per la crescita della propria persona. Completa.
● diverte perché dà l’occasione di stare con gli amici, di vivere nuove esperienze, di conoscersi meglio.
Genitori, insegnanti, esperti di temi educativi si interrogano sull'utilità e la quantità dei compiti da assegnare per casa.
Quasi tutti sono d’accordo sulla necessità di non caricare troppo i ragazzi di lavoro extrascolastico, adeguando la quantità all’età e alle ore trascorse in classe.
Per molti la funzione dei compiti è importante ed è legata al lavoro che si fa a scuola ma, affinché il lavoro a casa abbia la massima efficacia, è necessario che ci sia un feedback (cioè un commento, una valutazione) da parte degli insegnanti. In questo modo, non solo viene riconosciuto un valore all’impegno richiesto, ma è possibile verificare eventuali difficoltà degli alunni.
I compiti non devono per forza “piacere”, tuttavia bisogna mettere gli studenti in condizione di capire bene a che cosa servono. Per esempio, in prima elementare leggere a casa tutti i giorni serve ad automatizzare il processo di lettura; e così per le tabelline in seconda. Inoltre, le attività a casa aiutano ad acquisire un metodo di studio, stimolano la curiosità, l’attenzione (per esempio, con ricerche e approfondimenti) e anche l’autonomia. C’è chi sostiene però che i compiti a casa siano solo un’abitudine: si assegnano solo perché lo si è sempre fatto, senza pensare che tolgono tempo ad altre attività (sport, musica…) e che possono, alla lunga, causare un rifiuto per lo studio. In sostanza, se davvero servissero a imparare a studiare, i compiti dovrebbero essere svolti a scuola: è qui che si deve “imparare a imparare”.
Sottolinea con colori diversi:
Inoltre, bisogna tenere presente che non tutti gli studenti sono allo stesso livello e che ognuno ha i suoi tempi e i suoi ritmi di apprendimento: per qualcuno svolgere attività a casa è semplice, altri devono impegnarsi molto di più, altri ancora non riescono e possono perdere fiducia in se stessi.
Assegnare compiti, è proprio il caso di dirlo, è un “compito” molto delicato, ma ciò non vuol dire che questa pratica vada abolita. in “Focus Junior”
il tema trattato le argomentazioni a favore dei compiti a casa le argomentazioni a sfavore dei compiti a casa
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ANALIZZO
ESTATE
Estate
Quando il sole inonderà il giorno e il grano ingiallirà nel sole, nel sole si tufferanno i rossi papaveri, di sole saranno spruzzate tutte le foglie, di sole saranno piene le strade e le case…
Quando le cicale riempiranno il verde e i grilli il buio e le stelle la notte e le lucciole la sera…
Quando gli ombrelloni colorati infioreranno le spiagge e l’azzurro mare sarà solcato di vele…
Quando i bambini lasceranno la scuola per i giochi felici nell’aria chiara…
Allora vuol dire che è venuta l’estate. M. A. Scavuzzo
IO ARTISTA
Prendi spunto dalla poesia e dalle immagini e rappresenta l’estate con la tecnica pittorica che preferisci.
Dopo aver letto la poesia, scegli i versi che ti hanno maggiormente colpito e utilizzali per scrivere anche tu una poesia sull’estate.
PICCOLI POETI
DALL'IMMAGINE AL RACCONTO
Immagina di trovarti nel paesaggio rappresentato e scrivi una storia aiutandoti con le domande.
● Che cosa fanno i mietitori?
● Cosa succede quando ti scoprono?
● Cosa fai?
● Come reagisci?
● Come si conclude la vicenda?
Pieter Bruegel il Vecchio, I mietitori
Il primo giorno di scuola
Il primo giorno di scuola non lo dimenticherò mai. Sono volute venire ad accompagnarmi, oltre alla mamma, zia Tilde e la nonna. Papà aveva detto loro: – Gli fate fare la figura dello sciocco! – ma loro niente.
– Andiamo a vedere che ambiente è – aveva risposto la mamma. Quando siamo arrivati davanti all’aula della prima D, c’era una specie di rivoluzione: il bidello si affacciava ogni tanto sulla soglia a gridare minacce e dentro i ragazzi facevano baldoria.
– Ma i professori non ci sono? – ha chiesto la mamma, già agitata.
– Sono stati convocati dal preside per alcune comunicazioni.
– Lo faccia pure entrare, ci penso io a sorvegliarli.
La mamma non si decideva a lasciarmi la mano. Eravamo ormai sulla soglia dell’aula e i miei compagni hanno visto questa scena: io davanti, attaccato alla mamma e dietro le facce di zia Tilde e della nonna che osservavano incuriosite.
Poi la mamma mi ha passato la cartella e mi ha detto:
– Ciao Adalberto, auguri – e si è chinata a darmi un bacio. Io avevo già capito che quella non era una situazione da baci; vada per la mamma, ma il tragico è stato che anche zia Tilde e la nonna si sono chinate a baciarmi e a farmi le loro raccomandazioni. Allora si è alzato dalla classe una specie di ululato: – Uhuuuuuu!!!!!
Zia Tilde è scattata come una molla: – Che maleducati!! –e io mi sono sentito tremare le ginocchia per la vergogna. Possibile che non capiscano che non sono più nell’incubatrice? Sono entrato, rosso come un pomodoro, e Gigi mi ha salvato.
– Ehi, Adalberto! Vieni qui, che ti ho tenuto il posto.
Poi si è girato verso gli altri e li ha avvertiti: – Adalberto è un mio amico.
L’ha detto bene, come può dirlo un capo e gli altri sono stati zitti.
A. Nanetti, Le memorie di Adalberto, Einaudi
Rispondi alle domande poi confrontati con i compagni.
• Come immagini la tua nuova scuola?
• E il primo giorno di scuola?
• Quali sono i tuoi timori? Quali sono, invece, le tue speranze? E i tuoi propositi per il nuovo percorso scolastico?
• Ti dispiace lasciare i compagni/e? E gli insegnanti?
Rosa Dattolico
Un tempo, sopra i tetti della città, volavano aquiloni colorati come sogni. Ora, le finestre sono chiuse e il cielo sembra essersi dimenticato di essere azzurro: è grigio, ma non sono nuvole.
Amina osserva in silenzio dalla finestra. Samir e la piccola Lila giocano piano, come se il rumore potesse rompere qualcosa.
“Perché tutto è cambiato?”, pensa Amina” Che cosa è successo?
Partono nel buio, in silenzio. La città dorme.
Amina guarda il cielo: le sembra che le stelle li seguano.
— Guarda, Lila — sussurra — anche le stelle viaggiano con noi. Lila stringe la sua bambola mentre cammina tra mamma e papà.
Samir guarda spesso indietro.
— Cosa cerchi? — chiede Amina.
— La strada di casa.
Lei gli prende la mano. — Ora siamo insieme.
La strada è lunga e fangosa. A volte incontrano altre famiglie: non parlano molto, ma si capiscono. Amina nota che Samir continua a voltarsi indietro, come se cercasse la casa tra gli alberi. Poi, piano piano, svanisce in un ricordo sbiadito.
Dopo ore di cammino, finalmente vedono le luci del campo di accoglienza.
Dentro il campo c’è una tenda piena di disegni: mani, cuori, sorrisi.
Una donna li accoglie: — Benvenuti. Ora potete riposare.
Samir trova delle scatole e le incastra.
— Costruisco una casa — dice.
Lila incolla una stellina blu sul suo zaino.
Amina scrive nel taccuino:
“Oggi abbiamo trovato un posto dove fermarci.
Non è casa, ma ci siamo noi”.
Mamma e papà li guardano e finalmente sorridono.
All’esterno i bambini disegnano quello che hanno lasciato: case, animali, giardini.
Amina disegna la loro casa col gelsomino.
— Non è sparita — sussurra — è nella mia testa.
Samir disegna il lago dove spesso andava con il nonno.
Lila colora il cane dei vicini.
Il muro si riempie di ricordi, come semi pronti a fiorire.
Nel campo c’è anche una scuola.
La maestra scrive: “Amicizia”.
— Oggi impariamo parole che uniscono.
Samir conta in una lingua nuova.
Lila chiede come si dice “cielo”.
Amina prende appunti nel taccuino.
I bambini più piccoli, sereni, ritagliano e colorano i cuori, le farfalle e i fiori. È giorno di festa.
I bambini cantano in tante lingue.
— Amina, possiamo scrivere qualcosa alle stelle? — chiede Lila.
Scrivono brevi lettere:
“Caro nonno, ci manchi...”
“Cara casa, un giorno torneremo...”
Le legano a palloncini e li lasciano volare.
— Forse qualcuno lassù leggerà — dice Amina.
Mamma e papà li osservano.
I palloncini salgono tra le nuvole.
La famiglia si stringe, con una piccola luce di speranza nel cuore.
Dentro l’ALBO
Lettera alle stelle: esploriamo i temi della migrazione, della resilienza, dell’amicizia e della speranza. Svolgi le attività proposte per ogni tema.
MIGRAZIONE
Immagina di essere un bambino costretto a migrare. Dove vai? Cosa senti? Cosa porti con te? Scrivi una pagina del tuo diario.
RESILIENZA
In ogni caduta c’è il seme della rinascita, se si ha il coraggio di rialzarsi e crescere. Partendo da questa affermazione, crea uno slogan sul concetto di resilienza.
AMICIZIA
Scrivi le parole dell’amicizia e con le stesse inventa una breve poesia.
SPERANZA
Scrivi, con i compagni e le compagne di classe, su bigliettini colorati, un piccolo gesto per migliorare il mondo. Con gli stessi bigliettini, realizzate un mosaico.
CONFRONTIAMOCI
Rispondi alle domande e confronta le tue risposte con quelle dei compagni e della compagne di classe.
● Ti sei mai chiesto perché scoppiano le guerre?
● Quali conseguenze possono avere sulla vita delle persone e in particolare su quella dei bambini?
● Perché secondo te è importante avere speranza anche nei momenti difficili?
LE PAROLE DEL CUORE
Immagina di scrivere una lettera a un bambino o a una bambina che vive in un Paese in guerra. Cosa gli diresti per consolarlo?
Un messaggio di pace
La pace è...
La pace è un fiore, un abbraccio sincero, una mano tesa, una parola gentile, un cielo sereno, una notte di stelle.
Nel 1949 Pablo Picasso (1881-1973) disegnò questa colomba per il Congresso della pace che si tenne a Parigi.
Quella colomba semplice, stilizzata, bianca, divenne da allora un simbolo universale di pace, usato in manifesti, bandiere e celebrazioni in tutto il mondo.
Picasso stesso, profondamente colpito dalle guerre, volle che l’arte potesse trasmettere un messaggio di speranza.
LA POESIA DELLA PACE
Divisi in piccoli gruppi inventate e illustrate delle brevi poesie sulla pace.
IL PUZZLE DELLA PACE
Pensate insieme a dei piccoli litigi o problemi che possono capitare a scuola e, per ognuno di questi problemi, trovate una soluzione di pace.
Scrivete i problemi su delle tessere e le soluzioni su delle altre.
Poi unite tutte le coppie di tessere e avrete costruito la pace.