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6 Apri, leggi, racconta
8
9
10
Il racconto realistico
Vacanze in montagna
Il racconto fantastico
La pecora verde
Il testo descrittivo
Il paese
11 La filastrocca
Il tempo
12
13
Il testo informativo
Le rane
Il testo regolativo
Se perdo...
14 Primi giorni di scuola
16 Mi passi un’idea?
18
20
I segreti dell’autunno
Autunno nell’ ARTE
21 Le foglie del pioppo
22 La notte di Halloween
La zucca parlante
24 I testi narrativi
IL RACCONTO REALISTICO
26 Gli elementi del testo
27 Il compleanno di Greta
28 Elia e le spighe
Educazione civica → Bullismo
30 Cosa da maschi o da femmine?
Educazione civica → Parità di genere
32 Nonno Giacinto racconta
Educazione civica → Legalità
34 Andra e Tati
Educazione civica → Legalità
36 La fabula
Un cane per amico
38 Il flashback
Il vestito della festa
40 Le sequenze
Una domenica emozionante
42 Le sequenze
Al mare
44 ASCOLTO lab
Il nuovo ospiteIAG GIO CON POP
46 Ripasso con la MAPPA
47 SCRIVO anch’io!
48 VERIFICA in itinere
Un incarico delicato
L’AUTOBIOGRAFIA E LA BIOGRAFIA
50 Gli elementi del testo
51 La nevicata di piume
52 La bicicletta
54 La prima donna nello spazio
55 Una stella della danza
56 Yusra Mardini
57 Jannik Sinner
58 Ripasso con la MAPPA
59 SCRIVO anch’io!
60 VERIFICA in itinere
Henri Matisse
IL DIARIO
62 Gli elementi del testo
63 Caro diario • 1 gennaio
64 Caro diario • Milano 14 settembre
65 Un’incredibile scoperta
66 Vita sull’isola
68 VERIFICA in itinere
Aria di burrasca
LA LETTERA E L’E-MAIL
70 Gli elementi del testo
72 Un’amica di penna
73 Caro Professor Einstein
74 L’E-MAIL
76 Ripasso con la MAPPA
77 SCRIVO anch’io!
78 VERIFICA in itinere
Caccia al tesoro… con imprevisto
80 QUANTE EMOZIONI!
LE STAGIONI • INVERNO
82 I segreti dell’inverno 84 Inverno nell’ ARTE
86 Una storia di neve e di Natale
87 Abeti innevati
88 Vacanze natalizie da urlo!
IL RACCONTO FANTASTICO
90 Gli elementi del testo 91 L’incontro con la strega 92 L’armadio incantato 94 I denti del nonno
L’unico difetto 96 Tema: il rientro dalle vacanze 97 Un freddo polare
100 VERIFICA in itinere La scuola di magia
IL RACCONTO DI AVVENTURA
102 Gli elementi del testo 103 Nella foresta
Un’avventura nel deserto 106 Gulliver a Lilliput 108 Ripasso con la MAPPA
SCRIVO anch’io!
110 VERIFICA in itinere
La prima volta nella giungla
IL RACCONTO UMORISTICO
112
Gli elementi del testo
Un prato in testa
Giochi di prestigio
Che sconfitta!
Ripasso con la MAPPA
SCRIVO anch’io!
VERIFICA in itinere
Vermicelli fumanti
IL RACCONTO DI PAURA
122
Gli elementi del testo
Non era stato un sogno
La casa degli spiriti
Casa Strip
Ripasso con la MAPPA
SCRIVO anch’io! 130 VERIFICA in itinere
La baita misteriosa
132 Gli elementi del testo
133 Il signor Bernardo
DESCRIVERE PERSONE
134 Teresina
135 Mio nonno
DESCRIVERE ANIMALI
136 Sembra un folletto
137 Matilda
138 Gaspare
139 Il volpacchiotto
DESCRIVERE LUOGHI
140 La casetta
141 Lo studio dello zio
142 La baia del silenzio
143 Un pomeriggio incantevole
La foresta muore
DESCRIVERE OGGETTI
144 Libri antichi
145 Il mio coniglietto di peluche
Il fischietto
DESCRIVERE FENOMENI ATMOSFERICI
146 L’uragano
147 La neve - La pioggia
LA DESCRIZIONE NELLA NARRAZION
148 A caccia con zia Ross
149 Una casa da sogno
ASCOLTO lab
150 Mrs. Granger
151 Il parco
152 Ripasso con la MAPPA
153 SCRIVO anch’io!
154
VERIFICA in itinere
Il giardino segreto
LE STAGIONI • PRIMAVERA
156 I segreti della primavera
158 Primavera nell’ ARTE
160 Sorprese di Pasqua
161 Segnalibro di Pasqua
EDUCAZIONE CIVICA
162 Per non dimenticare
Binario 21
163
Le pietre di inciampo
I graffiti raccontano
164 Gino Bartali: un campione tra i Giusti
166
167
168
Gli elementi del testo
Là dove si specchiano i pioppi
La filastrocca
Una scuola nel bosco
169 La similitudine
Ballerina
170 La metafora
La luna al guinzaglio
La rugiada
171
La personificazione
Mi piace il vento
L’abete
172
L’allitterazione
E l’acqua
Le parole adatte
173 L’onomatopea
174
175
La pioggia
Il nonsense
Il limerick
176 La canzone
Parole e musica...
177 ... in movimento!
178 ASCOLTO lab
Sono solo e abbandonato
180 Ripasso con la MAPPA
181 SCRIVO anch’io!
182 VERIFICA in itinere
Tanti, tanti anni fa
184 Gli elementi del testo
185 Il panda
186 Le tombe degli Egizi
187 Il Nilo e le imbarcazioni
188 Anche gli animali si curano
190 Le foreste
191 Il baobab
192 Il testo misto I fiumi italiani
194 ASCOLTO lab
La biblioteca di Assurbanipal
196 Ripasso con la MAPPA
197 SCRIVO anch’io!
198 VERIFICA
Gli origami
EDUCAZIONE CIVICA
200 Il plogging
202 La Grande Macchia
203 Quanto durano i rifiuti? 204 CITTADINANZA DIGITALE Il galateo su Internet
206 Gli elementi del testo 207 Aiutiamo il pianeta
Il gioco dello zaino
Palline di cocco
Doveri e divieti del ciclista
Vivere bene insieme
Ripasso con la MAPPA 213 SCRIVO anch’io!
214 VERIFICA in itinere Baci della corsara
DEBATE in classe 216 Boschi addio
218 L’importanza delle regole
219 È giusto avere il cellulare?
220 Chi legge… ha una marcia in più!
222 I segreti dell’estate
Estate nell’ ARTE
Finalmente in vacanza 227 Dentro l’ALBO



Quando hai un momento libero, tuffati in un libro...
Scegli le pagine che ti incuriosiscono, rileggi quelle che ti hanno colpito o condividile con qualcuno leggendo ad alta voce.
Se preferisci, lascia che siano le immagini a parlarti: guardale con attenzione, divertiti a copiarle oppure inventa una storia partendo da un disegno.
Dentro troverai un mondo di letture per ogni gusto: divertenti, serie, misteriose, appassionanti, per conoscere, immaginare e sognare a occhi aperti.


Ti piace leggere?
Sì, moltissimo
Abbastanza
Solo se il libro è interessante
Non mi piace leggere
Dove ti piace leggere?
Sul divano
A letto
In classe
In giardino
In biblioteca
Perché ti piace leggere?
È rilassante
Mi fa sognare
Imparo cose nuove
Mi diverto
Mi piace stare in compagnia di un libro
Che cosa cerchi in un libro quando decidi di leggerlo?
Una storia emozionante
Personaggi interessanti
Un messaggio profondo
Belle illustrazioni
Un linguaggio semplice e scorrevole

Quali libri preferisci leggere?
Di avventura
Divertenti
Di paura
Di fantasia
Fumetti
Manga Riviste
Che cosa fai quando leggi un libro?
Sottolineo le parti che mi piacciono
Disegno i personaggi
Racconto la storia a qualcuno
Scrivo una mia versione
Mi immedesimo nei personaggi
Che cosa ti succede quando leggi?
Entro in un altro mondo
Faccio amicizia con i personaggi
Vivo un’avventura
Imparo qualcosa di nuovo
Volo con la fantasia
Ti è mai venuta voglia di scrivere una tua storia?
Sì, spesso!
Qualche volta
Non ci ho mai pensato
No, preferisco leggere
Sì, ma non so da dove cominciare
Il racconto realistico narra storie realmente accadute o storie che possono accadere.

Paolino è in vacanza con la sua famiglia in montagna. Una mattina decidono di partire alla conquista di una cima coperta di alberi. Il mezzo più rapido per raggiungerla è la seggiovia, ma Paolino ha paura.
Osserva con gli occhi sbarrati tutte quelle seggioline viaggianti sospese a un filo.
Quelle che vanno verso l’alto portano persone sgambettanti, ma le altre che scendono sono vuote e silenziose. Sbucano come fantasmi tra gli alberi.
– Dove saranno finite quelle persone? Le avrà inghiottite la montagna? – si chiede Paolino stringendo forte la mano della mamma.
Ma un omone dalle spalle enormi ha già afferrato una seggiolina e vi ha introdotto lui e la mamma.
Paolino vede il vuoto davanti a sé.
– Non avere paura – lo esorta la mamma.
– Fermi, fatemi scendere! – urla spaventato Paolino. Gli sembra che gli alberi vogliano afferralo.
Poi vede le mucche che alzano le loro enormi bocche verso di lui, come se volessero mangiarlo.
Chiude gli occhi e all’improvviso si sente afferrare da un uomo. L’incubo è finito e Paolino tira un respiro di sollievo.
Giovanna Righini Ricci, Il mondo di Paolino, Mursia
Rispondi a voce alle domande.
● Dove si trova Paolino in vacanza con la sua famiglia?
● Che cosa decidono di fare una mattina?
● Qual è il mezzo più rapido per raggiungere la cima?
● Perché Paolino ha paura della seggiovia?
● Che cosa nota Paolino delle seggioline che scendono?
● Che cosa pensa sia successo alle persone che salgono sulla seggiovia?
● Chi aiuta Paolino e la mamma a salire sulla seggiovia?
● Che cosa prova Paolino alla fine?
In una cucciolata di agnellini bianchi come la neve ne nacque un giorno uno con la pelliccia verdolina.
– Che strano – disse il pastore. – Forse, appena nato, si è rotolato nell’erba, ma presto tornerà bianco come tutti. Invece, con il passar del tempo, il colore dell’agnellino, ormai cresciuto, non solo non cambiò, ma il verde diventò più intenso. Le altre pecore del gregge cominciarono a prenderlo in giro.
– Sei proprio ridicolo!
– Non ti vergogni? Non c’è nessuna pecora al mondo con la pelliccia colorata!
La pecora verde soffriva ad essere diversa dalle altre, cominciò a mangiare pochissimo, a pascolare da sola nei prati, evitando le compagne.
Un giorno passò da quelle parti il Gran Ciambellano del re.
Vide la pecora verde, scese da cavallo per osservarla meglio. – Dovete vendermela – disse il Gran Ciambellano. – Sua Maestà colleziona animali strani e sarebbe felicissimo di possedere una straordinaria pecora verde. Ve la pagherò dieci monete d’oro.
Il pastore accettò subito e il Gran Ciambellano si portò via la pecora. Prima di presentarla al re, però, volle assicurarsi che quel suo strano colore fosse davvero naturale e le fece fare un bel bagno in una vasca piena di un sapone speciale. Il colore non sbiadì neanche un po’, era proprio autentico, naturale!
Fu così che la pecora verde venne accolta nel giardino zoologico di Sua Maestà insieme a una giraffa a due teste, un leone con quattro code, un tacchino calvo e un rinoceronte con la pelle liscia come quella di un neonato, senza corno sulla fronte.
E lì si trovò benissimo. Nessuno fece commenti sul colore del suo pelo, tutti diventarono suoi amici. Quando le altre pecore del gregge seppero del destino della pecora verde diventarono… verdi d’invidia, si rotolarono nell’erba nella speranza di cambiare colore al loro pelo, ma non ci fu niente da fare. Bianche erano e bianche rimasero. Di un bianco solo un po’ più sporco dopo essersi rotolate sull’erba tanto a lungo.
AA.VV., Storie per tutto l’anno, De Agostini
Il racconto fantastico narra storie che non possono accadere nella realtà.
Segna con una X la frase che ne riassume correttamente il contenuto.
La pecora verde, rifiutata dal gregge, trovò amici tra gli animali strani del re e visse felice nel giardino zoologico.
La pecora verde tornò bianca dopo essersi rotolata nell’erba e fu accettata di nuovo dal gregge.
La pecora verde fu catturata e riportata al gregge perché le altre pecore volevano farle cambiare colore.

Il testo descrittivo ha lo scopo di far vedere con le parole le persone, i luoghi, gli animali, gli oggetti.
Arrivare in quel paese sperduto in mezzo ai boschi, un paese di mezza montagna che lo scorrere del tempo sembrava non aver neanche sfiorato, era stato per Matteo come sbarcare sulla Luna. Una manciata di case di pietra, una chiesa, una scuola elementare, un emporio e un bar, qualche negozietto di artigiani; solo una mezza dozzina di antenne della televisione che svettavano dai tetti, le strade mal lastricate con l’erba che spuntava da ogni fessura. E subito fuori del paese, tutto intorno, il bosco. Scuro, fitto, impenetrabile come i boschi delle fiabe, con qualche raro spiazzo erboso dove pascolavano le pecore. Un silenzio profondo, scalfito solo dalle voci della natura: il vento tra gli alberi, il belato di un agnello, il frinire delle cicale.
Rossana Guarnieri, Messaggi dal bosco, Ugo Mursia Editore
Quali elementi vengono descritti? Sottolineali nel testo.
Quali sensazioni prova Matteo appena giunge nel paesino? Segna con una X
Sorpresa
Gioia Tristezza Paura

Questo tempo che cos'è
Io lo cerco e lui non c’è!
Non lo tocco, non lo vedo, non lo sento, non ci credo.
Vedo sol cambiar le cose vedo nascere le rose, poi le vedo alte e fiorite ed infine già appassite.
Forse il tempo è un cavaliere che nessuno può vedere, invisibile e leggero lui percorre ogni sentiero:
tutto sfiora con la mano, tutto cambia piano piano…
Però il tempo dove è nato?
Forse un uomo l’ha inventato.
P. Naldi
La filastrocca è un testo poetico con rime facili, caratterizzato da ritmo e musicalità.
È composta da versi raggruppati in strofe

Nella filastrocca sono presenti parole in rima. Sottolineale. Rispondi.
● Di che cosa parla la filastrocca?
● Da che cosa si capisce che il tempo esiste?
● Da quante strofe è formata la filastrocca?
● Quanti versi contiene ogni strofa?
Il testo informativo è scritto con lo scopo di fornire notizie, informazioni su un preciso argomento.
È la fine dell’inverno: il ghiaccio si scioglie nello stagno e dall’acqua spuntano le rane!
Durante la stagione fredda, le rane hanno dormito, in letargo, nascoste in fondo allo stagno, sotto il fango. Così non si sono congelate.
Ora che risalgono in superficie, sono solo un po’ rigide, ma presto il sole le scalderà. Tutte si muovono e si stirano le zampe.
Il testo che hai letto è: narrativo informativo
Lo scopo del testo è: raccontare una leggenda sulla nascita delle rane informare sulla vita delle rane
Uno dei loro giochi preferiti è saltare: anche se sono lunghe solo dieci centimetri, possono fare salti di un metro! Di notte le rane fanno dei concerti rumorosi. I maschi, per farsi notare dalle femmine, gonfiano due sacche d’aria nelle guance e gracchiano ancora più forte. Le femmine scelgono subito il loro compagno.
Dopo pochi giorni, le femmine depongono nell’acqua una massa gelatinosa piena di uova. Dopo circa tre settimane, le uova si schiudono e dallo stagno spuntano tanti piccoli girini.
Gaia Volpicelli, La rana, Edizioni ARKA

Se perdi una partita di calcio, o arrivi ultimo a una gara di nuoto, o ancora se prendi un brutto voto, potresti pensare di essere meno in gamba di chi ha vinto o di chi ha preso il voto più alto. Per non sentirti giù di corda, ascolta questi consigli, che possono diventare vere e proprie regole da seguire per superare meglio le difficoltà.
1. Non preoccuparti, capita a tutti di sbagliare.
2. Non sprecare le tue energie per compiangerti.
3. Impegnati per studiare o per allenarti di più.
4. Non perdere mai la fiducia in te stesso/a.
5. Ricorda che dagli errori si può imparare tanto.
Autori vari, Come affrontare le cose che ti dispiacciono, Red junior
Il testo regolativo fornisce istruzioni per realizzare qualcosa (un oggetto, una ricetta…) o regole di comportamento (in piscina, in biblioteca, durante un gioco…).
Il testo che hai letto è: regolativo narrativo
Cosa dovresti fare quando sbagli o perdi?
Arrenderti e piangere
Provare ancora e imparare dagli errori
Non fare più niente

Qual è un consiglio importante del testo?
Non credere in te stesso/a
Non preoccuparti
Vincere sempre

Lunedì ∞ Il grande ritorno
Ore 7:00: sveglia traumatica dopo tre mesi di libertà.
Zaino pronto da ieri: sembrava dovessi partire per un viaggio di un anno. A scuola, abbracci, risate e… “Ma quanto sei cresciuto/a?”.
Note del giorno: classe sempre uguale (per fortuna). Io e Rino ci siamo seduti all’ultimo banco per scambiarci le figurine dei calciatori.
Martedì ∞ L’effetto sveglia continua
Il secondo giorno è sempre peggio del primo: il corpo inizia a capire che si torna davvero alla routine.
Faccio fatica a sollevare le palpebre. Sollevo quella dell’occhio destro, poi quella dell’occhio sinistro. Vi assicuro che l’impresa è ardua. Momento top: pausa merenda a scuola con panino gigantesco. Momento flop: ho già perso una penna.
Segreto del giorno: ho fatto finta di capire tutto in matematica.
Mercoledì ∞ Prime verifiche
Metà settimana e già si parla di compiti. Non riesco a concentrarmi. Nico, per esempio, ha gli occhi a palla.
– Perché hai quella faccia?
– Ho la testa piena di vacanze.
– Non sei l’unico! – e, per rassicurarlo, gli ho dato una forte pacca sulla spalla, ma lui non ha apprezzato. Certi amici sono davvero strani.
Giovedì ∞ Finalmente in palestra!
Oggi è stato il giorno più atteso della settimana: ora di ginnastica!
Appena entrati in palestra, l’odore di pavimento lucido e scarpe da ginnastica ci ha colpiti in pieno naso.
L’insegnante ci ha fatto fare riscaldamento: dieci minuti di corsa che sembravano dieci chilometri.
Poi abbiamo fatto una partita di palla avvelenata e Rino è stato eliminato dopo cinque secondi netti. Io sono durato un po’ di più… ma sono uscito colpito alla nuca.
Non ho sentito arrivare il colpo, ma ho visto le stelle.

C’è aria di weekend! Tutti sorridono, anche gli insegnanti.
La nostra maestra ogni tanto sospira: – Domani farò l’ultimo bagno – ha detto con un fil di voce. I suoi occhi brillavano come diamanti, sembrava molto felice, ma ci ha dato una montagna di compiti. Secondo me la troppa felicità combina brutti scherzi.
Siamo partiti di buon mattino, non vedevo l’ora di abbracciare nonna Bettina, nonno Lorenzo e Fuffi. Durante il viaggio la mamma si è addormentata, il babbo ogni tanto sbadigliava ragliando come un asino ed io puntualmente ridevo, ma diventavo subito serio.
Oggi sveglia tardi, colazione lenta e profumo di torta. Dopo pranzo ho passato il pomeriggio sul divano con un fumetto in mano e i piedi sul cuscino. Pensavo ai compiti… per cinque minuti. Poi ho pensato che li avrei fatti dopo. Non è successo: li ho fatti prima di addormentarmi, ecco perché ho fatto un brutto sogno. Venivo punzecchiato da strani numeretti dal becco affilato! Finalmente ho capito perché ho un’avversione per la matematica!
Nota della sera: ho ritrovato la penna persa! Era nello zaino… sotto il panino di martedì.
COMPRENDO
Perché Fiorenza è amata dai compagni e dalle compagne di classe?
Cosa pensa Fiorenza quando scopre che i suoi compagni e le sue compagne hanno consegnato il foglio in bianco? Sottolinea le risposte nel testo.

Era gentilissima, non diceva mai di no. Quando in classe un compagno o una compagna le diceva: – Mi passi la biro? –Fiorenza gliela dava subito.
Non diceva mai di no, neanche durante i compiti in classe quando qualcuno le sussurrava: – Mi passi un’idea?
Di idee, infatti, Fiorenza ne aveva tante. Su qualsiasi tema dato dalla maestra, sulla natura, sugli animali o su un personaggio storico, gliene venivano a grappoli.
Così, quando un compagno o una compagna gliene chiedeva una, lei la pensava in un attimo, l’appallottolava e gliela lanciava di nascosto.
Tutti perciò prendevano sempre dei bei voti e l’insegnante si stupiva che i suoi alunni fossero così bravi.
Un giorno, per metterli alla prova, diede un compito più difficile del solito. Siccome nessuno sapeva svolgerlo, tutti sussurrarono a Fiorenza: – Mi passi un’idea?
Quella mattina Fiorenza aveva mal di testa ma, gentilissima com’era, non disse di no a nessuno.
Malgrado faticasse a pensare, non fece che appallottolare e lanciare idee. Quando però si mise a svolgere il suo tema, in testa non gliene era rimasta neanche una, e fu l’unica a consegnare il foglio in bianco.

– Fiorenza, – disse la maestra – solo tu non hai saputo fare il compito: è chiaro che finora le idee te le hanno suggerite i tuoi compagni.
Fiorenza ci rimase assai male e, offesissima, neanche ascoltò i compagni che, dispiaciuti, cercavano di consolarla.
Per mettere di nuovo alla prova i suoi alunni, qualche giorno dopo la maestra assegnò un tema ancora più difficile.
Fiorenza gioì e subito pensò di vendicarsi: per dimostrare che era lei la più brava della classe, decise di non aiutare nessuno e fare un compito bellissimo.
Si impegnò talmente a svolgerlo che neanche si accorse che nessuno le chiedeva di passarle un’idea.
Suonò la campanella e la maestra, appena entrata nell’aula, si rivolse a Fiorenza:
– Scusami Fiorenza, ti ho giudicata male, sei tu la più brava di tutti, l’unica che ha saputo fare il compito… – ma mentre
Fiorenza già si inorgogliva, la maestra aggiunse: – … gli altri neppure sono riusciti a scrivere una riga.
Tutti i compagni, ricordando quanto Fiorenza era stata gentile con loro, avevano consegnato il foglio in bianco perché la maestra capisse che era lei la migliore della classe. Fiorenza arrossì, vergognandosi di aver pensato di vendicarsi, e da allora non disse mai di no quando qualche compagno le chiedeva di passargli un’idea.
Marcello Argilli, Che idea!, Giunti
Prova a descrivere anche tu un compagno o una compagna di classe aiutandoti con le domande.
● Come si chiama?
● Come si comporta di solito a scuola?
● In che cosa siete uguali?
● In che cosa siete diversi?
Leggi ed esprimi la tua opinione confrontandoti con i compagni e le compagne.
Essere amici non vuol dire essere uguali, fare e amare le stesse cose: l’amicizia nella differenza è forse anche più bella, perché è colorata e sorprendente.
L’autunno non arriva mai di colpo. Scivola tra le giornate, lieve come il respiro del vento tra i rami. Le foglie si tingono d’oro, ruggine e rame: non è solo bellezza, è sopravvivenza. Gli alberi, saggi e silenziosi, si alleggeriscono per affrontare l’inverno. Ma ogni foglia caduta è anche una lettera scritta alla terra. Camminare su un tappeto di foglie secche è come leggere una poesia d’addio.
Gli alberi parlano senza parole, scambiandosi saluti e memorie in autunno. Il loro silenzio è un sussurro antico. Gli animali scompaiono, ma non è assenza: è attesa. Anche noi sentiamo il richiamo del letargo.

L’aria diventa più fresca e le giornate si accorciano. Gli alberi perdono le foglie, che cadono leggere al suolo. Nel cielo le rondini si radunano e poi partono insieme, come frecce nere che attraversano l’aria, volando verso paesi più caldi. Il loro viaggio segna il cambiamento della stagione. Il paesaggio diventa più silenzioso e l’autunno accompagna la natura verso il riposo.
Ogni foglia che cade è una promessa di rinnovamento, un atto di bellezza che solo la fine di un ciclo può regalare. In questo morire c’è una vita che ci sfugge, ma che ci insegna a vivere di più.

La luce dell’autunno è più dolce, un abbraccio caldo che si distende sui giorni accorciati. Ogni raggio sembra raccontare storie di un tempo che scivola via, lento come il vento tra i rami.

L’aria autunnale porta con sé il profumo della terra che si prepara al riposo, il fresco che sa di muschio e di legna bruciata, di un mondo che si prepara a dormire.
Annota brevemente le emozioni che questa stagione ti suscita: cosa provi quando cammini tra gli alberi che perdono le foglie? Come ti senti quando il cielo si riempie di nuvole e la pioggia batte sui vetri? Cosa ti trasmettono i colori, i suoni, i profumi e le sensazioni dell’autunno?
Annota brevemente le emozioni che questa stagione ti suscita: cosa provi quando cammini tra gli alberi che perdono le foglie? Come ti senti quando il cielo si riempie di nuvole e la pioggia batte sui vetri? Cosa ti trasmettono i colori, i suoni, i profumi e le sensazioni dell’autunno?


Questo dipinto è di René Magritte, un artista famoso per le sue opere surreali, che uniscono realtà e immaginazione.
In questo quadro le foglie diventano alberi, e i colori caldi dell’autunno creano un’atmosfera magica e un po’ misteriosa.

Le foglie del pioppo sospirano sommesse, quaggiù: le piccole foglie vorrebbero anch’esse volare salire svanire lassù.
Diego Valeri, Poesie, Mondadori

Osserva il dipinto, e dopo aver letto la poesia, scrivi alcuni versi sull’autunno.

Osserva l'immagine e rispondi.
● Cosa vedi nel dipinto?
● Quali colori ha usato l’artista?
● Il bosco ti sembra reale o immaginario?
● Quali emozioni provi osservandolo?
● Che collegamento trovi con l’autunno?
Racconta con i colori e le parole come immagini l’autunno: le foglie che si tingono di rosso, arancione e giallo, l’aria fresca che fa venire voglia di avventure, il profumo della terra bagnata, e i frutti dolci che si raccolgono. Lascia correre la fantasia e dai vita al tuo autunno speciale!
La notte del 31 ottobre succede qualcosa di speciale. Le case si trasformano: zucche con facce buffe o spaventose brillano sui davanzali, ragnatele finte spuntano qua e là, e per le strade si vedono streghe, vampiri, mummie, pipistrelli e fantasmini! Halloween è una festa molto antica, nata tanti, tanti anni fa in Irlanda. Secondo la leggenda, proprio in questa notte, gli spiriti tornavano a fare visita al mondo dei vivi. Oggi però Halloween è soprattutto un’occasione per divertirsi, travestirsi e andare a caccia di dolcetti. Ecco una storia a fumetti che vi farà sorridere.
TI PIACE LA MIA ZUCCA?
CHE FACCIA STRANA!
SO ANCHE CANTARE!
LA NOTTE DI HALLOWEEN SUCCEDONO COSE STRANE.


PERCHÉ MI HAI
FATTO GLI OCCHI STORTI E LA BOCCA SDENTATA?
LA ZUCCATUAPARLA!
MA TU SEI MAGICA?
SÌ, MA LO SONO ANCHE LE MIE SORELLINE...
MICHIAMO ZUCCHETTA , EVOLO SULLA SCOPETTA!

INSIEME
MI CHIAMO ZUCCONA, E FACCIO SEMPRE CONFUSIONE!
MI CHIAMANO ZUCCASTRAMBA, E BALLO LA SAMBA
IO SONO NONNA ZUCCA, E PORTO SEMPRE LA PARRUCCA. PREPARO PER GRANDI E PICCINI TANTI DOLCINI!
Realizza con i tuoi compagni e compagne una mostra in classe: “La galleria delle zucche parlanti.”
Scrivi una mini-storia “Se io fossi una zucca parlante…”
Segui la traccia:
● Se fossi una zucca parlante, mi chiamerei…
● Vivrei in…
● Il mio potere sarebbe…
● E ad Halloween farei…

Aprire un racconto è come un sentiero che cambia ad ogni passo. Le pagine ti spingono dentro avventure che sbucano all’improvviso, tra incontri insoliti e sfide sorprendenti.
Ogni storia è tutta da esplorare, dove puoi perderti e ritrovarti con occhi pieni di stupore. Le emozioni si accendono, il ritmo accelera, la curiosità ti tira sempre un po’ più avanti. I protagonisti diventano compagni di viaggio, e ti sembra di respirare la loro stessa aria. Ogni pagina ti avvolge senza chiedere permesso.




OSSERVA, RIFLETTI E RISPONDI
● Chi vedi nelle scene?
● Dove si trovano?
● Che cosa stanno facendo?
● Che atmosfera si percepisce?
● Che cosa potrebbe accadere loro?
● Quali emozioni ti trasmette ciascuna immagine?
● Che dettaglio ti colpisce di più in ognuna di esse?
● Che storia potrebbe nascere da questa scena?
● Confrontati con la classe: avete notato le stesse cose?



Dividetevi in piccoli gruppi.
● Ogni gruppo sceglie un’immagine dal bottello e osserva attentamente cosa succede nella scena.
● Riflettete insieme sui personaggi, sui luoghi, sulle emozioni e sulle possibili avventure, e inventate insieme una breve storia.
● Alla fine, ogni gruppo racconta la propria storia al resto della classe, cercando di far vivere ai compagni emozioni, sorprese e avventura.

Il racconto realistico è un testo narrativo che racconta vicende reali , o verosimili se sono inventate ma che potrebbero accadere nella realtà.
PERSONAGGI
I personaggi sono animali e persone realistici , quelli che potresti incontrare nella vita quotidiana: bambini, genitori, insegnanti…
TEMPO
Il tempo è il momento in cui si svolgono le vicende; può essere definito nel passato , nel presente o nel futuro
LUOGHI
I luoghi sono gli ambienti in cui si svolgono i fatti. Sono reali o verosimili a quelli esistenti, ma creati dalla fantasia dello scrittore.
FATTI
I fatti narrati sono vicende reali o verosimili , che possono accadere nella quotidianità. Possono essere narrati in ordine temporale o cronologico ( fabula ) o si può inserire nella narrazione un flashback (salto all’indietro nel tempo) per raccontare un fatto avvenuto nel passato.

I fatti possono essere narrati in prima o in terza persona NARRATORE

La luce del giorno splendeva. Appena sveglia, Greta non ricordava che giorno fosse, poi le è venuto in mente che quello era proprio il giorno del suo compleanno.
Quando si è recata in cucina, ha notato sul tavolo un enorme pacco, fasciato di carta luccicante azzurrina con un vivace fiocco bianco e un cartoncino, su cui ha letto “Buon compleanno”.
Per l’emozione il cuore ha incominciato a batterle forte forte e gli occhi le sono diventati lucenti come stelle.
Si è messa subito a scartare il pacchetto, ma l’ansia di non riuscire ad aprirlo la ostacolava nei movimenti, quando finalmente ce l’ha fatta e ha sollevato il coperchio della grande scatola, in un primo momento è rimasta perplessa: poi l’ha invasa una contentezza ancora più intensa, dentro c’erano tanti pacchetti di diversa grandezza, tutti fasciati di carta luccicante di colori diversi.
Greta ha impiegato molto tempo ad aprirli e ogni volta il rinnovamento della sorpresa e della gioia l’ha costretta ad esclamazioni di festosa meraviglia.
Pareva che la mamma avesse letto con totale attenzione dentro la sua mente e avesse deciso di soddisfare tutti i suoi desideri: c’erano tutti i giocattoli che lei aveva sognato, ma che mai aveva pensato di avere tra le mani un giorno.
A Lavatelli, Quando la luna scelse la notte, Piccoli
Rispondi a voce alle domande, ma prima sottolinea nel brano gli elementi del racconto realistico.
Quando si svolge la storia?
Dove è ambientata?
Chi la racconta?
La storia è scritta in prima o in terza persona? In un tempo definito o indefinito?
Il termine bullismo deriva dalla parola inglese “ bullying ” (to bull) che significa “usare prepotenza, maltrattare, umiliare”.
Il bullismo è una forma di oppressione fisica e psicologica messa in atto da uno o più persone (bulli o bulle) nei confronti di un’altra persona (vittima).

Elia attraversò di corsa il ponte e arrivò alla biglietteria, tutto trafelato, arruffato, sudato, con decine di spighe selvatiche infilate sul maglione e tra i capelli.
Una donna stava dietro al bancone su cui facevano bella mostra i libri fotografici di fiori e piante. Lo osservò perplessa:
– Tu sei Elia, vero? Tuo nonno ti aspetta?
– Sì! – rispose Elia, e corse via. Elia entrò nell’Orto Botanico e il suo passo subito rallentò. Rallentò il battito del cuore. Rallentò il respiro affannoso. Respirò. Era lì, al solito posto, dove il nonno gli aveva dato appuntamento.
– Ciao! Ma cosa ti è successo? Allora? Racconta! – disse il nonno.
– Che cosa? – chiese Elia.
– La tua storia. Queste spighe selvatiche conficcate con rabbia sul tuo maglione, tra i tuoi capelli! Racconta questo.
– È per via di un “no” che ho detto a un mio compagno di classe. Il nonno lo fissò negli occhi. – Be’. che problema c’è? A volte i “no” sono più importanti dei “sì”: ci rendono più liberi. – Il problema è che in classe questo mio compagno è un bullo – disse Elia.
– È lui che ti ha lanciato queste spighe selvatiche?
– Lui, insieme ad altri due della sua banda. Mi hanno inseguito fino all’ingresso dell’Orto e mi hanno gettato queste spighe. Si sono fermati solo al ponte urlandomi dietro “secchione, infame, traditore”.
La voce di Elia tremava. Una lacrima gli solcava il viso.
Il nonno gli prese la mano. – Perché? – chiese stringendogliela forte.
– Ieri abbiamo avuto un compito in classe di matematica e, mentre stavo per controllare i conti per l’ultima volta, dal banco dietro al mio, il bullo mi ha sussurrato con una voce che conosco bene: “Ehi, tu, idiota, passami il compito, idiota, e vedi di sbrigarti”.
– E tu? – chiese il nonno con lo sguardo sorpreso.
– Io non ho risposto e ho continuato a controllare i conti.
Lui allora mi ha detto: “Dammi il tuo compito, e tu prendi il mio. Muoviti, che devo consegnare!”. Avrei potuto dargli il mio compito, ma non mi sembrava giusto. Così gli ho detto “no”.
Il nonno sorrise. – E lui?
– Lui era furibondo: “Che cosa? Prova a ripeterlo!”. “Smettetela là in fondo” ha detto l’insegnante, che si è avvicinato e io gli ho mostrato il mio compito. Poi ho sentito sussurrare alle mie spalle: “Mi hai detto no: ti rendi conto di cosa hai fatto? Perché te ne pentirai, idiota!”. E oggi all’uscita di scuola è stato un vero inferno: mi aspettavano in tre, mi hanno aggredito, mi sono divincolato, mi hanno inseguito... E poi mi hanno urlato quelle parole. Elia aveva gli occhi lucidi. Rimase in silenzio per un po’.
– Credo che ne dovresti parlare con il tuo insegnante – disse allora il nonno. – Sì, ma io ho paura di loro. Voglio solo che la smettano, che mi lascino in pace!
Luigi
Dal Cin, Fiori e fulmini, Editoriale Scienza
● Il bullo vuole farti arrabbiare e vederti reagire. Come pensi che si senta quando riesce nel suo intento?
● Qual è l'obiettivo di un bullo? Cosa succede se non rispondi alle sue provocazioni?
● Perché è importante non sentirsi soli quando si è vittima di bullismo? Come possono aiutarti i tuoi amici?
● Se ti senti vittima di bullismo, cosa dovresti fare?
Scrivi un elenco di persone a cui faresti riferimento se ti trovassi in una situazione di bullismo.

Le parti che compongono un testo sono collegate dalle parole legame, dette anche connettivi . Queste parole possono avere diverse funzioni: indicano il tempo in cui accadono i fatti ( poi , dopo , quando …) e stabiliscono legami logici tra le parole o le frasi ( ma , o , e , però , dunque , quindi , infatti …).

faccio spallucce: è un gesto che fa capire che non si conosce la risposta a una domanda.
provetto: fa capire che è una persona esperta nel fare qualcosa.
assorto: è una persona immersa nei suoi pensieri.
Ciondolo per casa e penso: “Chi decide cosa è o cosa non è da maschi?”. Poi vado in cucina, dove la mamma sta mettendo in ordine la spesa.
– Tu lo sapresti guidare un camion? – le domando.
– Direi di no. Fatico a parcheggiare l’auto… – ride la mamma. – In ogni caso per guidare quel veicolo si deve prendere la patente C.
– Quindi potresti?
– Se mi interessasse credo di sì. Perché?
Mamma fa una pausa e poi, in un lampo, mi legge nel pensiero. – Credi che ci siano delle cose che le femmine non possono fare?
Faccio spallucce. In effetti forse lei non è proprio la persona adatta con cui parlarne. O forse sì?
La mamma lascia aperto lo sportello e fruga nella sua borsa. Trova il suo portafogli e tira fuori un biglietto un po’ sgualcito. Davanti c’è un’immagine in bianco e nero.
– Quando mi sono laureata papà mi ha regalato questo biglietto. Questa donna si chiama Ada Lovelace. Quando studiavo era la mia eroina! E sai perché?
Scuoto la testa. Mamma lavora nell’informatica e non pensavo che gli informatici potessero avere degli eroi!
– È stata il primo programmatore informatico.
– Una femmina?
– E papà saprebbe fare il pane? – rilancio.
– Oh, il papà era un cuoco provetto quando eravamo fidanzati – ricorda la mamma, mettendosi in punta di piedi per aprire lo sportello più alto.
– Davvero? – Stento a crederlo. Mio padre è un uomo che ama correre, fare sport. A volte si mette a riparare la vecchia
moto del nonno e torna a casa tutto sporco di grasso.
– Al primo appuntamento mi cucinò degli gnocchi meravigliosi.
– E poi che cosa è successo?
– Il lavoro, gli orari… Sono io quella che rientra prima e allora, dato che cucinare piace anche a me, lo faccio io. Adesso che mi ci fai pensare, sarebbe ora che riprendesse a stare ai fornelli, perché a volte è pesante pensare a tutto: dalla spesa prima di cucinare alla lavastoviglie a fine pasto.
– Ma papà dà una mano, no?
In effetti, ricostruendo movimenti e incarichi in casa nostra, sì, papà si dà da fare. Ma quello non conta per il discorso che ho in mente. Insomma, dare una mano è sicuramente una cosa che in famiglia va fatta. Quello che mi interessa però è sapere se c’è qualcosa che rende i maschi meno maschi e le femmine meno femmine.
– Ti ricordi quando ha fatto le tagliatelle? – chiede la mamma all’improvviso mentre sono ancora assorto. – Chi? Papà?!
– Quella volta che si è chiuso in cucina… – fa la mamma, nella speranza che io riacchiappi qualche particolare nella mia memoria.
Cavoli… è vero! Dovevo essere molto piccolo, ma ricordo perfettamente che una domenica mattina mio padre si era chiuso a chiave in cucina perché voleva farci una sorpresa. Sì, proprio così. Fece davvero le tagliatelle stendendo la pasta con il mattarello. Ricordo la sua soddisfazione quando ha aperto la porta e ce le ha mostrate nella zuppiera. Erano irregolari, però erano buonissime. Sì, ora ricordo proprio tutto. Anche che si era messo il grembiule!
Silvia Vecchini, Maschi contro femmine, A. Mondadori

Sottolinea nel testo di rosso le parole legame che indicano il tempo e di verde quelle che stabiliscono legami logici. Poi utilizzale per scrivere alcune frasi sul quaderno.
Pensi che ci siano lavori adatti alle femmine e lavori adatti ai maschi?
Confrontati con i compagni e le compagne di classe. Avete espresso tutti la stessa opinione? Rileggete insieme il testo. Quali altre riflessioni si possono fare?
Per ricavare le informazioni del testo tieni presente le seguenti domande:
�� CHI?
Di chi si parla?
��QUANDO?
Quando è avvenuto il fatto?
��DOVE?
In quale luogo si è verificato?
��CHE COSA?
Che cosa è accaduto?
��PERCHÉ?
Per quale motivo?

Oggi Giacomo, Alma e Tommi sono proprio contenti: vanno a passare il pomeriggio dal signor Giacinto, il nonno di Giacomo, che racconta sempre tante storie.
– Ciao – dice nonno Giacinto sulla porta – la merenda è in cucina. Finisco di vedere una cosa alla tivù e vi raggiungo.
I tre amici afferrano la merenda ed entrano alle spalle del nonno. Lui non se ne accorge: sta guardando la televisione. La voce spiega: – Tra qualche settimana in molte scuole si celebra il Giorno della Memoria. La Shoah e la Seconda Guerra Mondiale sono state tragedie terribili.
– Che vuol dire “Shoah”? – chiede Alma.
– Che c’entra la Seconda Guerra Mondiale con il Giorno della Memoria a scuola? – aggiunge Tommi. Sentendo le voci dei bambini il signor Giacinto si volta, spegne il televisore e li guarda con faccia seria: – Vi avevo detto di restare in cucina, non volevo che vedeste queste immagini.
– Signor Giacinto, ma lei ci dice sempre che siamo in gamba, un terzetto fantastico! – insiste Alma. Nonno Giacinto li guarda incerto e non sa cosa fare. – Va bene! Si tratta di una storia di molto tempo fa. Durante la Seconda Guerra Mondiale, il mondo era in guerra e non c’era un posto dove le persone potessero vivere in pace. Qualcuno ha sofferto ancora più degli altri ed è di questo che parlava la televisione.
Rispondi alle domande esplicite e implicite.
● Nonno Giacinto desidera che i tre amici restino in cucina. Perché?
● Come ti sembrano Giacomo, Alma e Tommi, interessati o distratti? Spiega.
● Che cos’è la Shoah?
● Che cosa sono le leggi razziali?
In Italia c’era il fascismo e comandava Mussolini e tutti dovevano pensarla come lui altrimenti andavano in prigione…
– Anche i grandi? – domanda Tommi. – O solo i bambini?
– No, proprio tutti…
– Ma cosa c’entra la Seconda Guerra Mondiale con quel nome, Sciò…?
– Giacomino, il nome è Shoah. È una parola ebraica che significa “distruzione”.
Infatti quello che accadde durante la Seconda Guerra Mondiale è stata una vera distruzione e vennero uccise tantissime persone. Talmente tante che è un numero che non si riesce a capire: sei milioni di persone. Uomini, donne, bambini e bambine.
– Dai nonno racconta!
– A un certo punto i fascisti e i nazisti decisero che c’era una razza superiore a tutte le altre; decisero che gli ebrei erano inferiori e li cacciarono dalle scuole, dai posti di lavoro, dai luoghi di vacanza. Per farlo scrissero delle leggi che si chiamano “razziali”.
– Nonno, ma la nostra compagna Sara è ebrea ed è proprio come noi. Ha i capelli ricci come Alma, è più alta di me ed è brava in matematica come Tommi…
– Lo so Giacomino, erano leggi senza senso – concluse il nonno rammaricandosi.
Lia Tagliacozzo, La Shoah e il Giorno della Memoria, Edizioni EL

Per comprendere bene un testo bisogna scoprire le informazioni esplicite e anche quelle nascoste o implicite , cioè quelle informazioni che non sono chiaramente dette, ma che possono essere ricavate da altre presenti nel testo o da esperienze personali.
Questo brano racconta una delle situazioni che gli ebrei in Italia potevano vivere nel 1938, quando entrarono in vigore le leggi razziali che li discriminavano.
– Siete pronte? – chiese la mamma, fingendo di abbottonare il cappotto di Andra, rosso, uguale a quello che indossava Tati, che Mira aveva cucito l’anno precedente.
– Pronta! – esclamò Andra mettendosi il cappello.
– Dove andiamo? – chiese Tati mentre uscivano.
– A fare la spesa – rispose Mira, prendendo lei e sua sorella per mano.
Era la risposta migliore. Quando si andava a fare la spesa spesso si rimediavano regali o caramelle. Per arrivare al panificio c’era poca strada, eppure avrebbero voluto che non finisse mai.
Andra faceva le nuvolette, soffiando nell’aria fredda. Cosa c’era di più bello? Tra poco sarebbero arrivate al caldo e avrebbero respirato il profumo del pane.
Quando arrivarono al negozio, Mira invece di entrare si fermò improvvisamente alla porta dove era attaccato un

Segna con una X le affermazioni che sono corrette.
Mira era felice di fare la spesa con le sue figlie.
Tita si divertiva facendo le nuvolette nell’aria fredda.
Mira si fermò davanti alla porta del panificio per leggere un cartello. La mamma non ha fatto la spesa perché i negozi erano chiusi.
Alla salumeria, Mira si fermò a leggere un altro cartello.
Le bambine avevano capito subito il significato dei cartelli.
Quando il tram passò, la mamma iniziò a tornare a casa con le bambine.
cartello bianco con una grande scritta nera. Né Andra né Tati sapevano leggere, ma non doveva essere una bella cosa, a giudicare dalla faccia della mamma.
Fu come se si fosse trasformata di colpo in un pupazzo di neve. Immobile. Lo sguardo fisso su quelle poche parole scritte. Non doveva volerci molto a leggerle, eppure Mira sembrava non finire mai.
– Entriamo? – chiese timidamente Andra.
– È chiuso? – suggerì Tati per spiegarsi quella stranezza.
Proprio in quel momento, una signora dietro di loro diede un colpetto di tosse, le superò ed entrò, chiudendosi la porta alle spalle senza guardarle.
La mamma le tirò via, verso la salumeria. Anche lì, sulla porta, c’era un foglio appeso e anche lì davanti Mira si fermò a leggere a lungo, come se non capisse il significato di quello che c’era scritto. Le bambine non avevano mai visto un’espressione del genere sul suo viso.
Poi il tram passò sferragliando, la mamma s’incamminò a lunghi passi sulla via del rientro.
– Torniamo a casa senza la spesa? – domandò Andra stupita.
– Sì, torniamo a casa – rispose Mira, stringendo forte le mani delle bambine come se il vento potesse portargliele via.
Alessandra Viola e Rosalba Vitellaro, La stella di Andra e Tati, De Agostini

Rispondi alle domande e confrontati con la classe.
● Perché Mira sembra così preoccupata quando legge i cartelli? Cosa potrebbe averla turbata?
● Come pensi che si siano sentite Andra e Tati nel vedere la mamma così, immobile davanti ai cartelli?
● Cosa può significare per Mira il gesto di stringere forte le mani delle bambine mentre tornano a casa?
La fabula è la narrazione dei fatti così come sono accaduti in ordine cronologico.
L’ordine cronologico è indicato dalle parole del tempo.

COMPRENDO
Completa.
● Un giorno, il protagonista
● Quando sono sbarcati sull’isola
● Quando i genitori
● A un certo punto
● All’improvviso
● Dopo un po’ di tempo

Un giorno i miei mi hanno portato al lago d’Orta sull’isola di San Giulio. Ci siamo arrivati in barca, e quello è stato il mio primo contatto con l’acqua. Da un lato ero spaventato dalla sua profondità, dall’altro mi sarebbe piaciuto tuffarmi e nuotare come un pesce. Ma nessuno mi aveva mai insegnato a farlo.
Quando siamo sbarcati sull’isola, mi sono tolto la maglietta e mi sono messo a camminare lungo un minuscolo tratto di spiaggia.
– Resta sul bordo della riva – si è raccomandata la mamma.
Quando lei e mio padre si sono seduti ai piedi di un albero e hanno chiuso gli occhi, sono entrato in acqua, allontanandomi piano piano dalla riva. Prima mezzo metro, poi un metro, poi due…
A un certo punto ho gettato un urlo e sono sprofondato: ho cominciato a sbracciarmi e ad agitare le gambe… L’urlo non era abbastanza forte da svegliare i miei e ogni volta che aprivo la bocca per chiamarli, la gola si riempiva d’acqua e mi mancava il respiro.
All’improvviso ho sentito uno sciacquio alla mia destra e ho visto un cane che nuotava verso di me. Quando è arrivato a tiro, gli ho gettato le braccia al collo e mi sono lasciato trascinare da lui.
Dopo un po’ di tempo, che mi è parso interminabile, abbiamo raggiunto la riva, il cane ha scosso il pelo e se n’è andato.
Mio padre e mia madre dormivano ancora e non si erano accorti di niente.
Ecco come ho imparato a nuotare e ad amare i cani.
Angelo Petrosino, Quattro gatti per Valentina, Piemme

ANALIZZO
Il testo è scritto in prima o in terza persona?
In prima persona
In terza persona
I fatti di questo racconto sono in ordine cronologico?
Sì No
Sottolinea nel testo le parole che te lo fanno capire. Il lavoro è già avviato.
A caccia di EMOZIONI
Rispondi a voce.
● Cosa prova il bambino del racconto?
● Le sue emozioni ti hanno coinvolto nella situazione da lui vissuta?
EDUCAZIONE CIVICA
● Come giudichi il comportamento del protagonista?

● È stato responsabile?
● Hai mai compiuto un’imprudenza? Racconta.
La tecnica del flashback consiste nell’interrompere lo sviluppo cronologico della narrazione per inserirvi un episodio del passato collegato con il racconto stesso. Il temine flashback significa “ salto nel passato ”.
Il flashback presente nel testo è un ricordo di:
Melissa Titti papà

Era sabato, il giorno preferito di Titti.
– Oggi c’è la festa di compleanno di Melissa – disse la mamma. – Te ne eri dimenticata?
Titti sbuffò. Ricordava bene l’ultima festa a casa di Melissa. Due ore prima di uscire, la mamma l’aveva ficcata nella vasca e l’aveva sfregata per farla risplendere di pulito. Le aveva lavato i capelli e glieli aveva pettinati e, alla fine, l’aveva costretta a indossare quel nuovo vestitino. Era celeste a fiorellini bianchi, con colletto e polsini di pizzo candido. Calze bianche e scarpette eleganti avevano completato l’opera. La mamma poi l’aveva piazzata davanti allo specchio. – Ecco fatto – le aveva detto. – Visto come sei carina?
– Sono disgustosa – aveva mugugnato Titti, fissandosi inorridita.
Tutto questo era accaduto un anno prima. Così Titti ci pensò un po’ su e disse: – Ma il vestito non mi andrà più bene, adesso.
– Certo che sì! – la rassicurò la mamma. – L’anno scorso ti andava un po’ grande. Quest’anno sarà perfetto. Dunque non c’era scampo. O forse sì.
aveva mugugnato: si era lamentata.

COMPRENDO
La giornata trascorse rapidamente e presto fu ora di prepararsi. Dopo il bagno la mamma le disse: – Ora corri in camera tua e porta QUI IL VESTITINO.
Titti obbedì, ma dopo un po’ gridò: – Non trovo più il vestito della festa!
Sottolinea nel racconto il flashback. Poi segna con una X solo i fatti narrati nel testo.
Titti non vuole indossare il vestitino celeste a fiorellini bianchi.
La mamma rivolgendosi a Titti le dice di prepararsi per andare alla festa.
Titti fa finta di cercare il vestito in camera.
Titti, pur controvoglia, indossa il vestito celeste.
Il papà invita Titti a indossare i vestiti sporchi.
Le bambine ridono di Titti.
In macchina il papà di Titti fischietta una canzone.
Titti ha scoperto che è divertente essere trasandati.
La mamma controllò nell’armadio. – Ma dove può essere? – si chiese.
Il papà fece il suo ingresso nella stanza proprio in quel momento. La mamma gli spiegò il problema e il papà guardò Titti. Lei tentò di frenare il sorriso che cercava di esplodere sulla sua faccia e finse invece un’espressione tristissima.
– Be’, non lo so – disse il papà, continuando a fissarla.
– Io penso che dovrebbe andarci comunque, con i vestiti che aveva addosso prima.
Titti guardò i suoi vestiti sporchi. La felpa era ricoperta di creta, sul jeans ci si era pulita le mani e le scarpe da ginnastica vecchie erano incrostate di fango secco. Quella era la sua divisa preferita.
Ma per la festa di Melissa… – Bene. In macchina, ora! – esclamò il papà.
Melissa, che si vestiva sempre bene, per la sua festa di compleanno indossava un abito stile bomboniera. Sulla porta di casa c’erano altre sei bambine, con i loro vestiti della festa.
Quando videro Titti, si misero a ridacchiare e lei si sentì terribilmente imbarazzata.
– Certo che mia cugina è proprio una stracciona – commentò Melissa.
– Dopo i giochi, la merenda e altri giochi, arrivò l’ora in cui il papà tornò a prendere Titti, la quale non spiccicò parola per tutto il tempo che impiegarono a tornare a casa.
– Bene – disse allora il papà, con l’aria di chi la sa lunga.
– Forse oggi non sei riuscita a trovare il vestito… però hai trovato qualcos’altro. Hai scoperto che non è divertente essere trasandati quando gli altri si aspettano che tu non lo sia. E forse scoprirai anche che non è bello raccontare frottole. Ho ragione?
– Certo, papà – fu d’accordo Titti.
Bel Mooney, Uffa! Non lo trovo, A. Mondadori

Ti è capitato di comportarti come Titti? Racconta. PARLO DI ME
Un racconto può essere diviso in scene o sequenze . Esse sono parti di senso compiuto in cui può essere diviso un testo narrativo. Di solito la prima sequenza corrisponde all’inizio del racconto e l’ultima alla conclusione. Il passaggio da una sequenza all’altra avviene quando cambia il luogo o il tempo dell’azione o quando entra o esce di scena un personaggio o quando si verifica un fatto nuovo

1a sequenza
Inizio.
2a sequenza
C’è un fatto nuovo.
Quella domenica mattina Mela non voleva proprio alzarsi. – Allora Mela, ti vuoi sbrigare? Dai, va’ a mangiare, che poi andiamo giù al prato. Vengono anche Elia e Leo con noi – le disse Mino, scuotendola dai suoi sogni.

3a sequenza
3 a SEQUENZA
Entrano in scena nuovi personaggi e avvengono fatti nuovi.
Mela non se lo fece ripetere: si alzò e corse alla ciotola, scodinzolando.
L’idea di trascorrere la giornata con Mino la rendeva allegra.
La giornata fu esaltante: Mela, Mino, Elia e Leo, giocarono ai cowboy. Fecero finta di essere in una grande prateria del West. Mela era un puledro selvaggio che i tre cowboy volevano catturare. Correva e correva, inseguita dai tre ragazzini scatenati che tentarono di prenderla al lazo. Mela si nascondeva tra l’erba alta, poi si appiattiva e strisciava sulla pancia. Quando i cowboy si avvicinavano, balzava fuori e fuggiva via abbaiando. Oppure aspettava che i tre fossero vicino a una pozzanghera e ci saltava dentro, schizzandoli tutti.

Cambia il luogo e il tempo. Entra in scena la mamma. 4a sequenza
Conclusione. 5a sequenza
Quella sera, però, la mamma era meno divertita.
– Ma come vi siete conciati voi due? – esclamò inorridita quando vide entrare in casa Mino e Mela, pieni di fango dalla testa ai piedi.
– Mino, fila in bagno e mettiti sotto la doccia!

Poi si rivolse a Mela e continuò: – E tu, signorina, non credere di passarla liscia. A lavarti, subito! Giacomo, lavala tu, per favore.
E così Mela venne lavata per bene dal papà di Mino.
Ma lei era contenta: altra acqua… altro divertimento!
Paola Parazzoli, I sogni di Mela, Fabbri Editori, Rizzoli Education
Numera le frasi che sintetizzano il contenuto di ogni sequenza e racconta a voce la storia.
Mela si alza dopo aver capito che andrà al prato.
Mela, Mino, Elia e Leo giocano all’aperto per tutto il giorno.
Al mattino Mela non vuole alzarsi.
Mela è contenta di essere lavata.
Alla sera la mamma pretende che Mino e Mela si lavino.
SCRIVO
Come potrebbe continuare la storia? Immagina e scrivi sul quaderno.
La divisione di un testo in sequenze serve a:
• capire la struttura;
• comprendere il contenuto;
• utilizzare la struttura per scrivere nuove storie.
All’interno delle storie si trovano vari tipi di sequenze :
Vi accadono i fatti più importanti che compongono la narrazione.
DESCRITTIVE
Interrompono lo svolgersi dei fatti per soffermarsi sul paesaggio, sull’aspetto dei personaggi, dei luoghi, sugli stati d’animo.
DIALOGICHE
Riportano i dialoghi fra i personaggi.
RIFLESSIVE
Vengono riferiti i pensieri, le riflessioni dei personaggi o dello stesso autore.

Non è facile spingere il passeggino sulla sabbia, ma bene o male arriviamo al nostro ombrellone. Sabrina lo apre, mette la pupa all'ombra, si getta su una sdraio e apre il suo libro giallo. Io prendo il pallone e vado a giocare con Cane.
La spiaggia deserta è bellissima. Tutto sembra pulito, sembra lavato di fresco. In cielo i gabbiani litigano strillando forte. Le onde sulla riva fanno “sciac… sciacq”. Noi due corriamo dietro la palla gridando di felicità. Io grido, Cane abbaia.
Che cosa darei per avere il permesso per portarmelo a casa alla fine delle vacanze. Mi viene fra le gambe, mi fa inciampare, mi lecca. Mi rialzo tutta sporca di sabbia, corriamo lontano lontano.
Arrivati alla rete dobbiamo girare per tornare indietro, è allora che, all’altezza del nostro ombrellone, vedo una cosa strana, una macchia rosso vivo nell’acqua, a circa un metro dalla riva. Una macchia che appare e scompare.
Margherita non è in braccio a Sabrina, che è immersa nel suo libro giallo e non è neppure seduta sulla sabbia a pasticciare con le formine. Dov’è? Quella macchia rossa. Il suo pagliaccetto. Mi metto a gridare con tutta l’aria che ho nei polmoni, ma Sabrina non sente. Il bagnino è una macchia scura all’altra estremità del lido. Neppure lui mi può sentire. Mi metto a correre, ma sono troppo lontana, non arriverò in tempo.
Un’angoscia tremenda mi martella nel petto. Quanto ci mette una persona ad affogare? Il pagliaccetto rosso scompare sott’acqua. Corro e mi sembra di non avanzare neppure di un centimetro, come in quelle pubblicità girate al rallentatore. Corro, ma non so se arriverò in tempo.
Poi sento uno strillo altissimo e vedo il pagliaccetto rosso a riva, tra le zampe di Cane, che ne tiene un lembo in bocca. Il bagnino, che è arrivato di corsa, dice con la sua voce profonda da uomo muscoloso: – Non è niente, non è niente. Ha solo bevuto un po’.
Sabrina con uno sguardo supplichevole: – Lo dirai a tua madre?
Faccio di no con la testa. Non sono una spia.
Quello che mi dispiace è che a Cane non daranno una medaglia e che, neppure adesso che è un eroe, potrò farlo entrare in casa.
B. Pitzorno, Popotus

ANALIZZO
Il testo è stato diviso in sequenze. Indica con colori diversi la tipologia di ognuna.
NARRATIVE
DESCRITTIVE
In quale luogo avviene la vicenda?
A caccia di EMOZIONI
Quale coppia di aggettivi rende meglio lo stato d’animo dei protagonisti?
Paura e disperazione
Preoccupazione e timore
Immagina di essere Sabrina e descrivi il suo stato d’animo.
1 Ascolta il testo con attenzione.
Ascolta il brano.
Quel pomeriggio Sara, Peter e Patty erano andati insieme al Green Life e avevano deciso di passare dalla sezione di Oceanografia, dove sapevano che i biologi marini erano alle prese con un delfino.
Peter si incamminò insieme alle due ragazze lungo la sala, dove c’era una serie infinita di vasche protette da vetri alti fino al soffitto. Dentro nuotavano pesci di ogni forma…
C. Fiengo, C. Stringer, Un lupo da salvare, Piemme Brano completo in Guida
2 Segna con una X il completamento corretto.
● Il testo che hai appena ascoltato è: realistico fantastico
● I personaggi sono: reali fantastici
● Il tempo è: definito indefinito
● Il testo è narrato: in prima persona in terza persona
3 Indica con una X le affermazioni corrette.
I tre amici videro pesci di tutti i tipi.
I biologi del Green Life addestravano le creature marine.
I tre ragazzi decisero di recarsi al Green Life per visitare l’enorme edificio.
Sara salutò la mamma e insieme agli altri due si avvicinò alla piscina.
Azul è un delfino ospite del Green Life da molti anni.
Dei pescatori avevano trovato Azul impigliato nelle loro reti.
Azul aveva la coda ferita.

I tre amici trascorsero una buona mezz’ora con Azul.
I ragazzi si diressero poi verso l’uscita dell’acquario.
4 Riordina le scene numerandole da 1 a 6






5 Dopo aver riascoltato il testo e svolto le attività racconta a voce la storia.


Com’è andata?
Hai capito il testo ascoltato? Completamente
Un p o’
Ti sei distratto durante l’ascolto?
Un p o’
Osserva la mappa ed esponi a voce.
È un testo narrativo che racconta vicende reali, o verosimili se sono inventate ma che potrebbero accadere nella realtà.
Sono persone e animali realistici.
PERSONAGGI
I luoghi in cui sono ambientati i fatti sono reali o verosimili.
NARRATORE
Può essere interno (se racconta in prima persona) o esterno (se racconta in terza persona).
I fatti sono reali o verosimili, cioè inventati ma che potrebbero accadere nella realtà.
Le vicende possono essere narrate secondo un ordine:
• LINEARE quando i fatti vengono presentati in ordine cronologico con la tecnica della FABULA.
• NON LINEARE quando l’autore decide di raccontare gli avvenimenti con ritorni al passato, utilizzando la tecnica del FLASHBACK.
Il tempo è definito, cioè espresso con chiarezza al presente, passato o al futuro.
Scrivi un racconto realistico seguendo la traccia.
1 Decidi se narrare: In prima persona In terza persona
2 Stabilisci un TEMPO : Presente Passato Definito Indefinito
3 Scegli un titolo da dare al tuo racconto.
4 Scegli i PERSONAGGI .
Protagonisti
Personaggi secondari

5 Scegli il LUOGO .


SUGGERIMENTI
• Racconta utilizzando le parole del tempo.
• Arricchisci il testo con le descrizioni.
• Non dimenticare di esprimere le emozioni dei personaggi.
Poco dopo il suo decimo compleanno, a Peter fu affidato dai genitori il delicato incarico di accompagnare a scuola la sorellina Kate di sette anni. Peter e Kate frequentavano la stessa scuola. Ci voleva un quarto d’ora a piedi e pochi minuti con l’autobus per arrivarci. La sera prima ricevette istruzioni. Al risveglio gli toccò risentirle tutte. A colazione, poi, gli fecero un mucchio di raccomandazioni: non doveva mai lasciare la manina di Kate, sull’autobus non doveva mai distrarsi, come al solito, e stare attento a scendere.
Peter si avviò alla fermata con sua sorella. Lungo tutto il tragitto si tennero per mano. Ecco l’autobus. Salirono e presero posto.
Peter era piuttosto fiero di sé: Kate poteva contare su di lui!

Per esempio… Se si fossero trovati soli su un valico di montagna, davanti a un branco di lupi affamati, lui avrebbe saputo come comportarsi: sarebbe indietreggiato con Kate, in modo da avere le spalle contro la roccia, così i lupi non li avrebbero circondati.
Poi avrebbe tirato fuori un coltello e…
“Basta fantasticare!” si disse Peter, “Rischio di dimenticare la fermata!”.
L’autobus, intanto, si era fermato. Peter scattò in piedi e fece appena in tempo a saltare giù prima che ripartisse.
Solo dopo una ventina di metri si accorse di aver dimenticato qualcosa: sua sorella!
L’aveva salvata dai lupi ma l’aveva dimenticata sull’autobus! Per un momento rimase come paralizzato per lo sgomento.
Poi si mise a correre dietro l’autobus, che era già a trecento metri e stava rallentando per la fermata successiva. Peter accelerò la corsa. Alcuni passeggeri stavano già scendendo e l’autobus stava ripartendo… Quando Peter finalmente arrivò, una bambina, che stava sotto la tettoia della fermata, gli gridò: – Peter! Ehi, Peter!
Peter non ebbe la forza di voltarsi e continuò a correre ansimando.
– Peter, fermati! Sono io, Kate!
Mettendosi una mano sul petto, Peter crollò a terra.
Ian McEwan, L’inventore di sogni, Einaudi
Segna con una X.
● Quali raccomandazioni ricevette Peter dai genitori?
Di non distrarsi sull'autobus
Di raccontare le storie a Kate
Di stare attento a scendere dall'autobus
● Che cosa dimenticò sull'autobus Peter?
Lo zainetto
La sorellina Kate
La sciarpa
Segna con una X le informazioni corrette.
I genitori di Peter sono preoccupati per il primo viaggio in bus che faranno i loro figli.
Una volta salito sull’autobus con la sorellina, Peter incomincia a brontolare.
Peter dimentica la sorellina sull’autobus.
Peter telefona alla mamma e racconta l’accaduto.
Peter, correndo, raggiunge l’autobus.
Sotto la tettoia della fermata c’è Kate che chiama più volte il fratellino.
Mettendosi una mano sul petto, Peter rimprovera la sorellina.
L'aggettivo adatto a definire Peter è:
A. affidabile
B. responsabile
C. distratto
D. attento


Com’è andata?
Segna con una X.
● In questo racconto i fatti sono narrati: secondo l’ordine cronologico non seguendo l’ordine cronologico
● Il testo è scritto: in prima persona in terza persona
● È un racconto: realistico fantastico
● Il protagonista del racconto è: Peter la mamma di Peter
● I personaggi sono: realistici fantastici
● La vicenda si svolge in un tempo: definito indefinito
● I fatti narrati durano: una sera una sera e una mattina
● I luoghi in cui si svolgono i fatti sono: scuola casa e strada
L'aggettivo adatto a definire Kate è:
A. responsabile
B. irresponsabile
C. distratta
D. irrequieta
Come hai svolto la verifica?
Con facilità
Con qualche dif ficoltà
Con dif ficoltà
Quali attività ti sono piaciute di più?
Comprensione
Analisi
Invalsi

• L’ autobiografia è un testo scritto in prima persona dove l’ autore o l’ autrice racconta la propria vita scegliendo i fatti che hanno avuto un’importanza particolare Spesso l’autore inserisce nella narrazione riflessioni ed esprime i sentimenti che ha provato.
• La biografia è un racconto scritto in terza persona Narra la vita di una persona famosa del mondo dello sport, dell’arte, della musica, realmente vissuto nel presente o nel passato.

PERSONAGGI
I personaggi sono persone realmente esistite nel passato o viventi ai nostri giorni.
TEMPO
I fatti narrati sono avvenuti nel passato in un tempo definito dalle date
LUOGHI
I luoghi sono reali e indicati con precisione.
FATTI
Le azioni che i personaggi compiono e gli eventi sono realmente accaduti
Mia nonna aveva un cuscino imbottito di piume. Mi piaceva giocarci perché era disposto, senza mai protestare, a fare parte dell’animale feroce, a lottare con me e perdere, ogni volta lasciandomi senza graffio, eroico vincitore. Ma una volta che mia nonna era a chiacchierare dalla vicina, nel corso di una lotta particolarmente accanita (si trattava di una pantera e io ero Tarzan) dal cuscino fuoriuscì una piuma.
La piuma svolazzò per il salotto e io mi incantai a seguire il suo misterioso volo.
Quando si posò sul pavimento, la raccolsi e la soffiai in alto. Era bello vederla scendere lenta e leggera, disegnando imprevedibili ghirigori.
Il percorso però era breve e il gioco finiva subito. Mi venne allora un’idea: lanciare la piuma dal balcone, che era al secondo piano. E infatti fu bellissimo vederla volare giù, verso il marciapiede.
Avevo perso la mia piuma. Ma il cuscino della nonna ne era pieno… potevo prenderne un’altra. ERA IMPOSSIBILE RESISTERE.
Trovai il buco, la piccola scucitura dalla quale era uscita la piuma, e facilmente ne cavai fuori un’altra. Il suo volo fu molto più bello.
Guardandola scendere mi venne in mente l’idea di provare un lancio multiplo.
Allargai un poco la scucitura e agguantai una manciata di piume: fu uno spettacolo incredibile fino a che non rientrò mia nonna che mi obbligò a scendere in strada con scopa e paletta e a ripulire il marciapiede.
G. Quarzo
ENTRO NEL TESTO
Il testo è scritto: in terza persona in prima persona

Il testo è: un’autobiografia una biografia
Il narratore racconta: un’esperienza con il cuscino della nonna giorni di festa a casa della nonna
“tenere il berretto sulle ventitré” vuol dire tenere il cappello leggermente inclinato da una parte.
Ricordo molto poco dei due anni in cui frequentai la scuola della Cattedrale di Llandaff, tra i sette e i nove anni, ma un episodio è rimasto impresso nella mia memoria. Non durò che cinque secondi, ma non lo dimenticherò mai.
Era il primo trimestre e tornavo da solo a piedi da scuola attraverso il parco, quando improvvisamente, uno degli alunni più grandi, sui dodici anni, scese la strada a tutta velocità sulla sua bicicletta, a neanche venti metri da me.
La strada scendeva da una collina e il ragazzo, sfrecciando per la discesa, si mise a pedalare rapidissimo all’indietro, così che il meccanismo a ruota libera della bicicletta emise un forte suono sibilante.
Nello stesso momento lui tolse le mani dal manubrio e se le incrociò con noncuranza sul petto. Mi fermai di botto e lo fissai affascinato.
Era sublime! Così agile e coraggioso ed elegante nei suoi pantaloni lunghi, stretti in fondo con una molletta e il berretto scolastico scarlatto spavaldamente inclinato sulle ventitré!

Il racconto è narrato: in terza persona in prima persona
Sottolinea nel testo le parole che te lo fanno capire.
Il testo racconta: alcuni episodi della vita di Roald Dahl tutta la vita di Roald Dahl
Sottolinea nel testo le parole che descrivono il ragazzo in bicicletta.
Quale altro titolo potresti assegnare al brano?
Il mio più grande desiderio
Una super bici
“Un giorno”, mi dissi, “un fantastico giorno, avrò una bicicletta come quella e porterò calzoni lunghi con le mollette in fondo e il berretto scolastico sulle ventitré, e me ne andrò sibilando giù per la collina, pedalando all’indietro e senza mani!”.
Vi assicuro che se qualcuno mi avesse messo in quel momento una mano sulla spalla e mi avesse chiesto: “Qual è il tuo più grande desiderio nella vita, bambino? La tua più grande ambizione? Diventare dottore? Un grande musicista? Pittore? Scrittore?”, gli avrei risposto senza esitazione che la mia unica ambizione, la mia speranza, il mio desiderio, era di avere una bicicletta come quella e di sibilare giù dalla collina, senza mani. Sarebbe stato fantastico. Al solo pensarci mi viene ancora la pelle d’oca.
Roald Dahl, Boy, Salani
Rispondi alle domande.
● Quanti anni aveva il protagonista quando avvenne l’episodio narrato?
● Che cosa accadde?
● Che cosa sognò in quel momento?
A caccia di EMOZIONI
Quale sentimento prova l’autore nei confronti del ragazzo?
Rabbia
Desiderio
Invidia

Il comportamento del ragazzo, che suscita nell’autore tanta ammirazione, non è da imitare. Sei d’accordo?
Quando si va in bici bisogna rispettare alcune regole, scoprile con i compagni e le compagne di classe.

ANALIZZO
Il testo è narrato in: prima persona terza persona
I fatti narrati sono: accaduti nel passato contemporanei
Il tempo verbale è: passato presente
Valentina Tereshkova nacque in Unione Sovietica nel 1937. La sua famiglia era così povera che non poteva permettersi il pane.
Da ragazza lavorò in una fabbrica e poi in un'industria tessile, ma sognava di viaggiare e di esplorare il mondo. Quando cominciò la corsa allo Spazio con gli Stati Uniti, l'Unione Sovietica voleva essere la prima a mandare una donna nello Spazio. Valentina fu selezionata per competere con altre quattro donne. L'addestramento fu molto impegnativo, ma Valentina prevalse.
Nel 1963 Valentina volò nello Spazio in solitaria, su una navicella chiamata Vostok 5. Percorse l'orbita intorno alla Terra 48 volte, stabilendo un nuovo record.
Le fotografie che scattò nello Spazio diedero un importante contributo alla comprensione dell'atmosfera. Dopo quel volo prese un dottorato in ingegneria e continuò a collaborare con gli ingegneri del programma spaziale.
Rachel Ignotofsky, Donne di scienza - 50 donne che hanno cambiato il mondo, Nord-Sud Edizioni
COMPRENDO
Completa.
● Valentina Tereshkova nacque nel in Unione Sovietica.
● Nel volò da sola nello Spazio.
● Dopo quel volo prese un dottorato in ingegneria e continuò a collaborare con gli
Approfondisci la biografia di Valentina Tereshkova cercando in Internet altre informazioni.
Roberto Bolle nasce il 26 marzo a Casale Monferrato, in provincia di Alessandria, da padre meccanico e madre casalinga.
Roberto manifesta sin da piccolo la passione per la danza. La mamma lo incoraggia e, a undici anni, lo porta a Milano per sostenere l'esame di ingresso all'autorevole scuola del Teatro alla Scala e Roberto viene ammesso. Da questo momento inizia una vita molto impegnativa: ogni mattina alle 8 ha gli allenamenti e la sera segue i corsi scolastici, tanto che riesce a conseguire la maturità scientifica.
A diciannove anni entra a far parte della compagnia di ballo della Scala e due anni dopo viene nominato primo ballerino, divenendo così uno dei più giovani primi ballerini nella storia del teatro scaligero. Nel 1996 lascia la compagnia per diventare ballerino freelance.
A ventidue anni, in seguito a un infortunio del protagonista, che Roberto sostituisce, interpreta il principe Sigfrido al Royal Albert Hall di Londra ed è un grande successo. Da allora ricopre il ruolo principale nei balletti più famosi e balla nei teatri più celebri del mondo.
www. biografieonline.it

COMPRENDO
Rispondi alle domande.
● Quale tipo di testo hai letto?
● Chi è Roberto Bolle?
● Che cosa puoi capire della sua carriera?
Quali aspetti della personalità di Bolle emergono? Segna con una X. Puoi indicare più scelte.
La debolezza
La determinazione
Il sacrificio Il talento
La superbia L’arroganza
ANALIZZO
I verbi sono espressi in: prima persona terza persona
La protagonista del racconto è: un personaggio fantastico una persona reale
I fatti narrati avvengono: in luoghi reali in luoghi inventati
Le vicende sono narrate: in ordine cronologico secondo la loro importanza
COMPRENDO
Completa.
● Come si sentiva Yusra quando la guerra distrusse la sua casa e la piscina?
● Perché Yusra e la sua famiglia decisero di lasciare la Siria?
● Perché per Yusra era così importante trovare una società di nuoto in Germania?
● Che cosa significa per Yusra partecipare alle Olimpiadi?
Damasco, 5 marzo 1998
Viveva a Damasco una nuotatrice di nome Yusra. Ogni giorno, lei e sua sorella Sarah si allenavano nella piscina locale. La Siria però era in guerra, e un giorno una bomba cadde nella piscina. Per fortuna, Yusra e sua sorella si trovavano altrove. Poco dopo, una bomba distrusse la loro casa. Di nuovo, scamparono alla morte per un pelo. All'improvviso, Yusra e la sua famiglia non avevano più nulla e non sapevano dove vivere, così decisero di lasciare il Paese.
Yusra aveva sentito dire che la Germania era un bel posto per i nuotatori. Il viaggio non sarebbe stato facile, ma lei non si scoraggiò.
Quando finalmente arrivarono in Germania, nel settembre del 2015, Yusra non perse tempo. Appena ebbe la possibilità, la prima domanda che fece fu: «Dove posso trovare una società di nuoto?» Non cercava favori né privilegi; desiderava semplicemente tornare in acqua, riprendere i suoi allenamenti, sentirsi di nuovo sé stessa. Non solo ne trovò una, ma nel 2016 fece parte della prima squadra di rifugiati della storia a gareggiare alle Olimpiadi.
Elena Favilli, Francesca Cavallo, Storie della buonanotte per bambine ribelli, Mondadori


Jannik Sinner è un famoso tennista italiano, nato il 16 agosto 2001 a San Candido, in Alto Adige, una regione del nord Italia. Da bambino praticava lo sci e partecipava a diverse gare, ottenendo importanti vittorie già in giovane età.
Intorno ai 13 anni decise però di lasciare lo sci per dedicarsi completamente al tennis. Si trasferì a Bordighera, in Liguria, per allenarsi in un’accademia specializzata, dove poté crescere come atleta e migliorare giorno dopo giorno.
Grazie a impegno, pazienza e tanto allenamento, Jannik è diventato uno dei tennisti più forti del mondo.
Nel 2024 ha raggiunto uno dei momenti più importanti della sua carriera: si è posizionato al primo posto della classifica mondiale del tennis. È stato un traguardo storico, perché nessun tennista italiano ci era mai riuscito prima.
Oggi Jannik continua a giocare nei tornei internazionali. È conosciuto non solo per la sua bravura, ma anche per il suo carattere tranquillo, educato e molto determinato.
Una delle sue frasi più ricorrenti, infatti, è: «Che perda o che vinca, il giorno dopo mi alleno».

COMPRENDO
Rispondi alle domande.
● In che modo il trasferimento a Bordighera ha influenzato la sua crescita come tennista?
● Che qualità personali hanno aiutato Jannik Sinner nella sua carriera?
● Perché il suo risultato nel 2024 è considerato storico per il tennis italiano?
● Secondo te, che significato ha la frase ricorrente di Jannik Sinner riportata nel testo?
Osserva la mappa ed esponi a voce.
Persone realmente esistite nel passato o viventi ai nostri giorni.
Sono testi narrativi.
• Nell’autobiografia l’autore è il protagonista.
• Nella biografia il protagonista è il personaggio di cui si narra la vita.
I luoghi sono reali e indicati con precisione.
NARRATORE
I fatti sono scritti: in prima persona nell’autobiografia; in terza persona nella biografia.
Sono eventi realmente accaduti. Nel racconto autobiografico spesso l’autore inserisce nella narrazione riflessioni ed esprime i sentimenti che ha provato.
TEMPO
Passato più o meno lontano definito di solito dalle date.
1 Completa sul quaderno il racconto autobiografico
Stamattina, mentre andavo a scuola, sono scivolata su una pozza di acqua ghiacciata. Veramente volevo sperimentare se il ghiaccio avrebbe retto il mio peso, senza spaccarsi. Ma forse mi sono sbilanciata troppo e sono caduta all’indietro. Non solo mi sono fatta male ma, per il colpo, la lastra di ghiaccio si è frantumata in mille pezzi e io mi sono bagnata jeans, cappotto e tutto. Mia nonna che mi accompagnava era furibonda…
Angelo Petrosino, Un anno con Jessica

2 Scrivi un racconto biografico.
Scegli fra i conoscenti qualcuno che abbia una caratteristica particolare e che sia diventato famoso oppure un personaggio storico realmente esistito o un personaggio dello sport, della musica…
Raccogli le informazioni che ti servono:
Data di nascita
Professione
Luoghi in cui ha vissuto
Riassumi i fatti più importanti della vita del protagonista o della protagonista scrivendo le date che indicano l’ordine cronologico degli eventi. Ricorda che gli eventi devono essere narrati in terza persona e al tempo passato.
Scrivi nella biografia le caratteristiche della personalità del protagonista o della protagonista che intendi evidenziare.



Il pittore Henri Matisse nacque nel 1869 a Cateau-Cambrésis, nel nord della Francia. Terminata la scuola si impiegò in uno studio legale per diventare avvocato. Un bel giorno, aveva vent’anni, si ammalò gravemente. È strano chiamare “bello” il giorno in cui qualcuno si ammala. Ma quella malattia fu la sua fortuna. Difatti dovette restare a letto per quasi un anno e cominciò a dipingere con tanta passione che, appena guarito, comunicò al padre che aveva deciso di diventare pittore.
Immediatamente dopo, partì per Parigi. Qui si mise a dipingere e disegnare, senza smettere mai. Lavorava con ardore dalla mattina alla sera, talvolta anche di notte.
E fu proprio questo impegno a fare di lui un grande pittore, il più importante del suo tempo, insieme a Pablo Picasso.
Con altri artisti scoprì a poco a poco un nuovo modo di dipingere, a colori forti, intensi, mai usati prima, pieni di luce. E come li scopriva quei colori? Adoperava quelli che potevano far sentire proprio ciò che sentiva lui. Si può dire che Matisse usava il colore con la naturalezza dei bambini, perché i bambini tendono a dipingere utilizzando le tinte che preferiscono, non quelle che corrispondono alla realtà delle cose. Tant’è vero che Matisse diceva: – Bisogna rimanere bambini tutta la vita, pur essendo uomini.
Pinin Carpi, Matisse, Le finestre del sole, Vallardi

Segna con una X le affermazioni corrette.
Henri Matisse nacque nel 1869 in Inghilterra.
Terminata la scuola si impiegò in uno studio legale.
A vent’anni si ammalò, dovette restare a letto per molto tempo così incominciò a dipingere.
Appena guarito si iscrisse all’università.
Partì per Londra e incominciò a dipingere senza smettere mai.
Diventò molto famoso insieme a Pablo Picasso.
Lavorava con molto entusiasmo per poche ore al giorno.
Scoprì con altri artisti un nuovo modo di dipingere.
Adoperava i colori che meglio esprimevano ciò che lui sentiva.
Matisse usava il colore con la naturalezza dei bambini.
Matisse diceva che bisogna rimanere bambini per tutta la vita.
“Il pittore Henri Matisse nacque nel 1869 a CateauCambrésis...”. Il complemento di luogo è:
A. Il pittore
B. Henri Matisse
C. nacque
D. a Cateau-Cambrésis


Com’è andata?
Segna con una X.
● Il testo è: un’autobiografia una biografia
● Il testo è scritto da: un narratore esterno dal protagonista
● Il tempo è: presente passato definito indefinito
● I luoghi dei fatti narrati sono: inventati reali
● I fatti vengono narrati: in ordine cronologico senza un ordine preciso
“Lavorava con ardore dalla mattina alla sera...”. Il complemento di tempo è:
A. Lavorava
B. con
C. ardore
D. dalla mattina alla sera
Come hai svolto la verifica?
Con facilità
Con qualche dif ficoltà
Con dif ficoltà
Quali attività ti sono piaciute di più?
Comprensione
Analisi
Invalsi

Il diario è un testo narrativo realistico scritto in prima persona in cui l’autore o l’autrice narra i fatti realmente accaduti esprimendo sentimenti e opinioni

PERSONAGGI
Il protagonista è anche l’autore del diario, mentre i personaggi secondari sono persone della vita del protagonista.
TEMPO
Il tempo è definito con precisione dalla data in cui l’autore scrive.
LUOGHI
I luoghi dove avvengono i fatti sono reali e ben definiti .
FATTI
Vengono narrati episodi nei quali il narratore confida i propri sentimenti , stati d’animo e opinioni
LINGUAGGIO
È confidenziale perché l’autore si rivolge al diario come se si confidasse a un amico.

Dico subito che io sono una cui è sempre piaciuto scrivere. Quando dico che mi piace scrivere, intendo parlare delle cose che mi passano per la mente e che preferisco non dire ad altri. Inoltre, scrivendo, mi piace vedere la penna che corre sulle righe. Oggi è il primo gennaio, e per tutto l’anno terrò un diario. Lo so che lo fanno già parecchi. Ma questo non vuol dire niente. Io ho uno scopo mio nel cominciarlo. Per un anno intero voglio vedermi crescere e cambiare. Sarà meglio, però, che tenga segreta la cosa, altrimenti tutti si metteranno a chiedermi: “Dai, faccene leggere una pagina”. A cominciare da mia madre, ci scommetto. Tutte le madri sono curiose di conoscere i fatti e i segreti delle loro figlie. Un giorno Giulia mi ha detto di aver trovato rotto il lucchetto che chiudeva il suo diario personale. “Indovina chi è stato?”, mi ha chiesto. Io non le ho risposto, ma sapevo a chi stava pensando. È per questo che io ho scelto di scrivere su un normale quaderno di scuola, che non attira l’attenzione e che nascondo sotto un fascio di carte in un cassetto della mia scrivania.
Angelo Petrosino, Un anno con Jessica, Edizioni Sonda
ENTRO NEL TESTO
Rispondi alle domande.
● Chi scrive un diario? .......................................................................................................................................................................................................................................................................................................
● Perché le piace scrivere?
● Qual è il suo scopo nel cominciare il diario?
● Come fa per mantenerlo segreto?
Segna con una X.
● Il brano che hai letto è: una lettera un diario personale
● Il brano è scritto in: prima persona terza persona
● Il linguaggio è: formale confidenziale
● Il diario personale ha lo scopo di: informare confidare le proprie emozioni
LE INFORMAZIONI NASCOSTE
Dai pensieri della bambina puoi ricavare una informazione nascosta. La bambina:
è soddisfatta di aver cambiato casa e di trovarsi a Milano. accetta mal volentieri il cambiamento.
Milano 14 settembre
Ecco, già a scrivere “Milano” mi si riempiono gli occhi di lacrime. E pensare che stamattina, quando mi sono alzata, ero a Dorgo, nella mia camera a casa del nonno, dove ho trascorso le vacanze.
E c’era il papà che mi chiamava per la colazione. Poi, subito dopo, siamo dovuti partire. Sono tornata a Milano perché domani è il primo giorno di scuola. Anche Vittoria e Valentina sono tornate ad Alaria, ma loro erano tutte contente, perché non hanno cambiato casa come me e anche quest’anno saranno in classe con la signorina Pancaldi, e sanno cosa le aspetta.
Io… chissà dove andrò a finire?
La mamma è già andata alla nuova scuola e si è fatta dare l’elenco dei libri. Molti li ha già comprati. Mi ha comprato anche un maglione nuovo, arancione, proprio il colore che detesto, e mi ha detto che domani pomeriggio usciremo insieme per rifarmi tutto il guardaroba, perché nei vestiti dell’anno scorso non c’entro più. Sono sicura che le verrà un accidente quando scoprirà quanto sono cresciuta.
E intanto domani per andare a scuola cosa mi metto?
B. Pitzorno, Principessa Laurentina, Mondadori
Scrivi una pagina di diario in cui racconti una giornata particolare o una bella avventura che hai vissuto con la tua famiglia.

Cosa prova la protagonista del racconto?
Caro diario,
oggi ho scoperto una cosa incredibile: la mia mamma non è sempre stata quella persona seria e precisa che conosco!
Negli spogliatoi della piscina, infatti, ieri abbiamo incontrato una signora che alle medie è stata sua compagna di banco.
Si chiama Miranda.
Dopo i soliti «Come stai?», «Che bella bambina hai!»... hanno cominciato a ricordare i vecchi tempi della scuola.
A un certo punto Miranda dice: – Ricordi quella volta che hai fatto finta di avere un attacco di appendicite perché non avevi studiato latino? E il professor Franz ci ha creduto!
– Ah sì? No! Cioè sì, quasi non me lo ricordavo più! – ha balbettato la mamma arrossendo imbarazzata.
Poi ha cambiato discorso. Ero sbalordita: la mamma che faceva trucchi a scuola, proprio come noi?
Magari copiava anche! E adesso mi dice che devo studiare, che non devo copiare, che non devo raccontare bugie… Non vedo l’ora di raccontarlo a papà. Chissà se anche lui era davvero uno studente modello come vuol far credere. Martina
S. Bordiglioni, M. Badocco, Diario di una bambina troppo occupata, Einaudi
COMPRENDO
Rispondi alle domande.
● Chi scrive il diario?
● Che cosa racconta?

A caccia di EMOZIONI
L’autrice ti sembra: triste contenta sbalordita annoiata invidiosa
Spiega a voce il perché della tua scelta.
COMPRENDO
Rispondi alle domande.
● Perché Robinson
Crusoe si trova sull’isola?

● I fatti sono narrati in ordine cronologico?
Sì No
30 settembre 1659
Io, povero miserabile Robinson Crusoe, naufragato in alto mare durante una terribile tempesta sono giunto a terra su questa piccola isola sinistra e sfortunata che ho chiamato Isola della disperazione, dopo che l’equipaggio è annegato al completo, mezzo morto a mia volta.
1 ottobre
Stamattina ho visto con grande sorpresa la nave naufragata: è stata sollevata dalla marea montante, trascinata molto più vicina alla spiaggia; da un lato è stata una consolazione perché, vedendola dritta sulla chiglia, ho sperato di andare a bordo una volta che il vento fosse cessato, e di procurarmi dei viveri o il necessario per la mia sopravvivenza; da un altro lato, questo spettacolo ha rinnovato il mio dolore per la perdita dei miei compagni: ho immaginato che se fossimo rimasti a bordo avremmo salvato la nave e, forse, i miei compagni non sarebbero annegati; e che se ci fossimo salvati insieme avremmo potuto costruire coi rottami della nave un’imbarcazione capace di portarci in qualche altra parte del mondo. Ho passato gran parte della giornata con questi rimpianti: ma poi, vedendo la nave quasi in secca, ho camminato sulla sabbia portandomi il più vicino possibile, poi ho nuotato per salire a bordo.
1/19 ottobre
Tutti questi giorni sono stati impiegati nel fare parecchi viaggi alla nave, per asportare più cose possibile, e trasportarle a terra su delle zattere col favore della marea montante. In questo periodo, pioggia abbondante, con qualche schiarita del bel tempo. Pare che questa sia l’epoca delle grandi piogge.
20 ottobre
La mia zattera s’è rovesciata con tutto il carico: ma mi trovavo in acque poco profonde, il carico si componeva soprattutto di oggetti pesanti, ne ho poi recuperato gran parte quando la marea s’è ritirata.
25 ottobre
Ha piovuto tutto il giorno e tutta la notte, con raffiche di vento. Intanto la nave s’è sfasciata, e il vento soffiato con più violenza l’ha fatta sparire: ne vedo solo il relitto con la bassa marea. Passata la giornata a porre al riparo le cose che avevo recuperato, temendo che la pioggia le danneggiasse.
26 ottobre
Ho percorso per tutto il giorno la costa per trovare un posto dove fissare la mia abitazione perché sono preoccupato di mettermi al riparo, di notte, dagli uomini e dagli animali selvaggi.
Daniel Defoe, Robinson Crusoe, Gribaudo

SCRIVO
Immagina di essere
Robinson e scrivi altre pagine di diario per narrare alcune vicende inaspettate. Arricchisci i testi descrivendo i tuoi stati d’animo.
Come pensi che la solitudine abbia cambiato Robinson Crusoe durante il suo soggiorno sull’isola? Pensi che l’isolamento possa insegnare qualcosa di importante su se stessi?

20 Ottobre
Oggi mare mosso e vento forza quattro. Oggi navigazione difficile: il mare è piuttosto mosso e tira da nord-ovest un forte vento di “maestrale”. Nel senso che il maestro Quinto oggi urla come un matto e non si riesce a stare tranquilli un secondo.
Credo che abbia dormito male: tutto sembra dargli fastidio. Certo, Mario poteva risparmiarsi di far cadere la sedia di Luca con Luca sopra. Luca poteva risparmiarsi di tirare un pugno a Mario tanto per vendicarsi. Michele poi poteva provare fuori il suo nuovo aeroplano di carta, soprattutto se costruisce modelli così poco sicuri: è finito proprio in faccia a Valentina e per poco non le cavava un occhio.
Per fortuna non è successo niente e Valentina poteva quindi risparmiarsi tutte quelle lacrime e la lagna che ha fatto per mezz’ora. Infine Emanuele poteva risparmiarsi lo sgambetto a Nicolò e Nicolò poteva risparmiarsi di sputare addosso a Emanuele. Tutti potevano risparmiarsi qualcosa. Una classe dove tutti strillano e litigano assomiglia tanto ad una gabbia di matti. Io, a dire il vero, una gabbia di matti non l’ho mai vista, ma immagino che sia proprio così. Insomma oggi, per la nostra nave, c’era vento forte e mare così mosso che avevo quasi voglia di vomitare. Se mi impegno ci riesco davvero: una volta siccome non avevo studiato una poesia, mi sono fatto venire il vomito in classe. Il maestro ha subito telefonato alla mamma. Lei mi è venuta a prendere, mi ha portato a casa e mi ha coccolato come quando ero piccolo. La poesia non me l’ha chiesta nessuno!
S. Bordiglioni, Il capitano e la sua nave, Einaudi Ragazzi
Cosa pensa del suo insegnante l’alunno che scrive la pagina di diario?
Urla come un matto perché ha dormito male
È nervoso perché gli alunni sono distratti
Cosa è successo in classe? Completa.
Mario fa
Luca dà un pugno a Mario
Valentina piange perché Michele
Emanuele fa lo
Nicolò sputa addosso
Quale episodio ricorda l’alunno che racconta?
Non aveva studiato la poesia e si fece venire il vomito in classe
Fece uno scherzo al suo amico di banco
Fu lodato dal maestro
“... il maestro Quinto oggi urla...”. Il predicato verbale è:
A. Quinto
B. oggi
C. il maestro
D. urla


Com’è andata?
Segna con una X.
● La classe è paragonata ad una: n ave barca scialuppa
● Chi è il capitano della nave?
Un alunno
Il maestro
Un’alunna
● Come sono raccontati i fatti?
In prima persona
In terza persona
● Chi scrive il diario?
Un alunno e non si dice il nome
Un alunno che si chiama Mario
Un alunno che si chiama Michele
● Il linguaggio utilizzato è: distaccato colloquiale
● L’autore racconta i fatti: in ordine cronologico in ordine non cronologico
“Il maestro ha telefonato subito alla mamma”. Il soggetto della frase è:
A. ha telefonato
B. subito
C. alla mamma
D. Il maestro
Come hai svolto la verifica?
Con facilità
Con qualche dif ficoltà
Con dif ficoltà
Quali attività ti sono piaciute di più?
Comprensione
Analisi
Invalsi


• La lettera è un testo che ha lo scopo di mettere in comunicazione due persone lontane. La lettera è personale se il destinatario è una persona che si conosce; è formale se è indirizzata a una persona sconosciuta, importante o è rivolta a un giornale.
• La e-mail , come la lettera, può essere personale o formale .
MITTENTE
• Il mittente è chi scrive la lettera;
• il destinatario è chi la riceve.
CONTENUTO
• Nella lettera personale vengono raccontati esperienze, pensieri, desideri.
• Nella lettera formale vengono avanzate richieste ed esposti problemi.
LINGUAGGIO
• La lettera personale è scritta con un linguaggio semplice e amichevole; si usa il “ tu ”;
• La lettera formale è scritta con un linguaggio accurato, serio e rispettoso; si usa il “ Lei ” o il “ Voi ”.
STRUTTURA
La lettera presenta:
• giorno , mese e anno in cui il mittente scrive;
• formula di apertura rivolta al destinatario (Caro/a);
• contenuto , cioè il messaggio della lettera;
• formula di chiusura con i saluti di chi scrive;
• la firma di chi scrive;
• il P.S. (post scriptum cioè “scritto dopo”) è un’aggiunta di qualcosa dopo la firma.
Formula di apertura
Carissima Michelle,

Trieste, 20 novembre
se tu sapessi quanto mi piace scriverti lettere! E come la mia penna corre veloce sul foglio bianco! Le linee d’inchiostro sembrano file di parole che viaggiano verso di te.
La frase è bella ma non è mia, perché l’ho sentita in un film o letta in un fumetto, non mi ricordo bene, però mi è rimasta impressa e così te l’ho scritta.
Io ti scrivo, ti scrivo, però tu non mi rispondi mai. Se le mie lettere ti danno fastidio, scrivimelo e tacerò. Oppure mandami un messaggio sul cellulare.
Spero che non mi manderai nessun messaggio. Anzi, no, mi va bene se me ne invii qualcuno, ma non per dirmi che non vuoi che ti scriva ancora.
Come mi vengono male, le lettere. D’altra parte, anche a scuola in italiano io non vado benissimo e così scriverti è una specie di esercizio.
Ma no! Cosa vai a capire! Non è mica un compito! È una cosa che mi piace fare, però mi è anche utile.
Che lettera stupida che ho scritto. Però se tu collaborassi scrivendomi anche tu...
A presto Salvatore
Luogo e data
L. Comida, C’è posta per Michele Crismani, Edizioni EL
A chi scrive Salvatore?
A un suo parente
A un’amica
Che tipo di linguaggio usa nella lettera?
Confidenziale
Distaccato
Formula di chiusura e firma
Perché Salvatore scrive la lettera a Michelle?
Per raccontare i suoi pensieri e sentimenti e, soprattutto il piacere di scriverle e il desiderio di ricevere una risposta.
Per chiederle di aiutarlo a fare i compiti di italiano.
ANALIZZO
Rispondi alle domande.
● Quando è stata scritta la lettera?
● Da dove è stata scritta?
● La lettera è stata scritta in prima persona?
Sì No
● Chi è il mittente della lettera?
Stefania
Lara
● Chi è il destinatario?
Stefania
Lara
● Com’è il linguaggio?
Confidenziale
Formale
● Chi è “un’amica di penna?” Un’amica con la quale si comunica tramite lettera
Un’amica a cui piace scrivere
Bologna 20 dicembre 2025
Cara Stefania, riesco a scriverti solo adesso perché sono stata impegnata sia per le prove di danza, sia per la scuola a causa delle verifiche e dei verbi che sono il mio tormento, per non parlare delle tabelline che detesto dal profondo del cuore; le imparo e poi come per magia le dimentico. Che rabbia!
Come se non bastasse, ieri ho litigato con la mamma perché pretendeva che indossassi il cappotto di lana che mi ingrassa e mi fa sembrare una pecora e poi mi fa venire il prurito dappertutto, ma lei non mi crede e mi dice puntualmente che invento mille scuse per averla vinta. Ti garantisco che non sono affatto scuse, non so più cosa fare per convincerla. Ora ti lascio a malincuore. Un forte abbraccio. Approfitto per farti gli auguri di Buon Natale. Rispondimi presto.


New York. 19 maggio 1938
Egregio professor Einstein, anche se nessuno di noi ha avuto la fortuna di incontrarla di persona, abbiamo sentito parlare così tanto di lei e del suo meraviglioso lavoro di scienziato e di matematico che la signora Bernstein, la nostra insegnante di matematica, ha fondato un club per i ragazzi interessati agli studi avanzati di matematica, scienze, astronomia e argomenti simili. L'ha chiamato “Club Einstein” ed è nato soltanto quest'anno, ma conta già all'incirca diciassette membri, tutti molto entusiasti. Il nostro club si riunisce il mercoledì. Ogni volta che sentiamo di un suo nuovo successo, ne discutiamo nei nostri incontri.
È naturale che, frequentando ancora la scuola media, non sempre capiamo al volo le idee delle sue teorie, ma visto che siamo dei ragazzi piuttosto svegli, ci facciamo un'idea abbastanza chiara di molti punti con l'aiuto dei nostri insegnanti. Abbiamo scoperto che due giorni fa lei ha compiuto gli anni e perciò, anche se siamo in ritardo, speriamo davvero che abbia passato un buon compleanno e che ne festeggerà molti altri ancora. Rispettosamente
I membri dell'“Einstein Club” della Junior High School
A. Calaprice, Caro Professor Einstein, Archinto
Rispondi.
● Chi è il mittente?
● Chi è il destinatario della lettera?
● Quando è stata scritta e da dove?
● Quale scopo ha la lettera?
● Il linguaggio adoperato è: formale confidenziale Sottolinea la formula di apertura e di chiusura.

SCRIVO
Scrivi anche tu con i compagni di classe una lettera a un giornale evidenziando un problema che vi sta particolarmente a cuore.
● Quale linguaggio utilizzerete?
Formale
Confidenziale

L’ e-mail è una lettera inviata tramite posta elettronica. Anche nell’e-mail il linguaggio cambia in base al rapporto tra mittente e destinatario. Nell’e-mail è presente l’ oggetto , cioè un’anticipazione dell’argomento trattato


Sottolinea nella e-mail con colori diversi:
il mittente
il destinatario
l'oggetto
la formula di apertura
i saluti e la formula di chiusura
Oggetto: Parigi e Piccolo Principe
Da: piccolo-principe@libero.it
A: silviam@gmail.com
Caro Alberto, che bello sentirti! Ma lì, a Parigi, studi solo o reciti anche? Ne avete già fatte di scene? E chi è che fa il pilota che atterra per un incidente nel deserto del Sahara e ti incontra (cioè la parte dell’autore che incontra il Piccolo Principe?). Dovrebbe essere l’altro personaggio principale, sempre se rispettate il libro. A proposito, guarda che l’autore si chiama Antoine de Saint-Exupéry e io lo so che è precipitato e, poveretto, non l’ha neanche saputo che il suo libro è diventato così famoso. Ma adesso ho da darti una grande notizia. L’insegnante di italiano ieri ci ha annunciato: – Ragazzi, siccome il vostro compagno Raballoni Alberto sta girando in Francia il film tratto dal Piccolo Principe, ho deciso di adottare questo libro come testo di lettura. Siete contenti? Sarà un modo per sentirci più vicini ad Alberto.
Mi raccomando, quando hai un po’ di tempo rispondimi! Non fare il prezioso come tutte le star, non lo sopporterei!
Ciao, alla prossima
Silvia
Silvia Roncaglia, Sebastiano Ruiz Mignone, 31 e-mail per un piccolo principe, Edizioni EL
Oggetto: Invidia
Da: michele.crismani@italic.it
A: fotispower@minerva.it
Caro Fotis, un po’ ti invidio perché a te succedono avventure straordinarie e io invece…
Il massimo di eccitante che mi succede nella vita sono le puntate di qualche telefilm. Non ti offendi se ti dico che alcune cose di italiano le sbagli? Alcune doppie le sbagli di brutto (“colleggio” e “terazzo” non si scrivono così). Invece di “tra poco sono uscito”, dovevi scrivere “dopo un po’ sono uscito”. Io non conosco tanto bene le regole sintattiche (si dice così?) della grammatica italiana, perciò non so spiegarti il motivo. Però fidati: in questo caso ho ragione io.
Vado un po’ di fretta perché devo andare con mia madre a comprare un paio di pantaloni; quelli vecchi sono ormai tutti mezzi stracciati e sono anche diventati piccoli. Si vede che cresco. Ciao, Michele
L. Comida e V. Iliopoulos, Da Michele Crismani (Italia) a Fotis Pasko (Grecia), Edizioni EL
Rispondi alle domande.
● A chi si rivolge Michele?
● Che cosa gli comunica?
● Come ti sembra il linguaggio della e-mail?
Immagina di essere Fotis e rispondi con una e-mail a Michele.
Quali pericoli potete correre quando vi collegate alla rete? Parlatene in classe con l’insegnante e scoprite i comportamenti corretti da seguire. Scrivili nei fumetti in basso.

Osserva la mappa ed esponi a voce.
CHE COS’È
Il diario è un testo narrativo realistico scritto in prima persona dall’autore, che è anche il protagonista dei fatti narrati.
LINGUAGGIO
FATTI È confidenziale perché l’autore si rivolge al diario come se si confidasse a un amico.
LUOGHI
I luoghi, dove avvengono i fatti, sono reali e ben definiti.
CHE COSA SONO
La lettera e l’e-mail hanno lo scopo di comunicare a distanza. Chi scrive la lettera è il mittente, chi la riceve è il destinatario.
Il linguaggio è confidenziale, ricco di espressioni colloquiali, se il destinatario è un amico; formale se il destinatario è una persona sconosciuta, importante o se è rivolta a un giornale.
Vengono narrati episodi vissuti dal protagonista.
TEMPO
Il tempo è definito con precisione dalla data in cui l’autore scrive.
Ogni lettera presenta:
• il luogo e la data;
• la formula di apertura;
• il messaggio vero e proprio;
• la formula di chiusura, cioè la frase di saluto;
• la firma;
• il P.S. per aggiungere qualcosa dopo la firma.
Nell’e-mail è presente l’oggetto, cioè un’anticipazione dell’argomento trattato nel testo.
1 Scrivi una pagina di diario e una e-mail
Scegli uno dei seguenti inizi e poi scrivi una pagina di diario.
Caro diario ieri è stato il mio compleanno, la mamma e il papà mi hanno regalato...
Caro diario ieri sera a notte tarda ho sentito uno strano rumore, col cuore che mi martellava in petto...
Caro diario stanotte ho fatto un sogno molto strano, sbarcavo su un'isola...
Completa sul quaderno la e-mail. Ricorda di utilizzare un linguaggio confidenziale.
Indirizzo del mittente
Indirizzo del destinatario
Oggetto dell'e-mail
Cara Carla ho passato una settimana orrenda; interrogazioni a raffica e niente di bello. Meno male che hanno inventato i computer così parlo con te.
Quello svalvolato di mio cugino è andato da sua madre (che poi è mia zia) a spifferare la storia della mia posta elettronica e…
A. Lavatelli e A. Vivarelli, Cara C@rla, tua Daian@, Edizioni Piemme


Carissimo Roberto, come stai?
Ti scrivo perché voglio raccontarti che cosa mi è successo ieri qui in campeggio, dove mi trovo con gli scout.
Il mio gruppo, quello degli Scoiattoli, aveva organizzato una mega caccia al tesoro. Giacomo, Davide, Manuela e io avevamo preparato delle prove veramente originali e divertenti, tipo costruire un arco con dei pezzi di legno o cercare delle tracce di animali.
Ma sai che cosa è successo a metà gara? Quella invidiosa di Anna, per rovinarci tutto, si è allontanata dal campo per nascondersi nel bosco. Così noi abbiamo dovuto fermare il gioco per andare a cercarla.
Quella stupida, però, a forza di camminare si è persa per davvero. Indovina quanto tempo abbiamo impiegato per trovarla: due ore!!!
Allora io, che ero arrabbiata, gliene ho dette di tutti i colori: che è insopportabile e antipatica, che ha un cervello di gallina e che ci aveva fatto prendere un colpo.
Lei è diventata tutta rossa per la vergogna, ha balbettato qualche scusa e poi si è rifugiata nella sua tenda a piangere. Ben le sta, così impara la prossima volta!
Dopo esserci tranquillizzati un po’, abbiamo ripreso la caccia al tesoro e ci siamo divertiti come dei matti per il resto del pomeriggio.
Un milione di baci dalla tua grande amica, compagna di scuola e vicina di casa.
Alla prossima. Francesca
Completa.
Francesca scrive a Roberto per
Il gruppo di Francesca ha
Le prove sono state preparate da
A metà gara Anna
per rovinare
Per trovare Anna gli amici hanno
Quando ritrovano Anna, Francesca
Anna è diventata rossa per la vergogna e
I ragazzini per il resto del pomeriggio
“... ci aveva fatto prendere un colpo”, significa:
A. ci aveva meravigliati
B. ci aveva spaventati
C. ci aveva rallegrati
D. ci aveva umiliati


Com’è andata?
Completa.
● Il destinatario è la persona a cui
● Il mittente è la persona che
Sottolinea nel testo con colori diversi la formula di apertura, i saluti e la formula di chiusura.
La lettera è stata scritta per: raccontare informare comunicare istruzioni
Questa lettera utilizza un linguaggio: formale confidenziale
Che rapporto c’è tra il mittente e il destinatario?
“... gliene ho dette di tutti i colori”, significa:
A. l’ho rimproverata aspramente
B. le ho ridato i colori
C. le ho comprato i colori
D. le ho nascosto i colori
Come hai svolto la verifica?
Con facilità
Con qualche dif ficoltà
Con dif ficoltà
Quali attività ti sono piaciute di più?
Comprensione
Analisi
Invalsi
Nella vita ci sono giorni pieni di vento e pieni di rabbia, ci sono giorni pieni di pioggia e pieni di dolore, ci sono giorni pieni di lacrime; ma poi ci sono giorni pieni d’amore e che ci danno il coraggio per tutti gli altri giorni. Romano Battaglia, Notte infinita, BUR
Ci sono parole che nascono nel cuore, sono le emozioni che ti comunicano un messaggio a volte piacevole a volte spiacevole. Esse accompagnano le nostre esperienze a casa, a scuola, con gli amici. Quando hai provato una di queste emozioni come la rabbia, la tristezza e la noia? Racconta, poi confrontati con la classe.


Le emozioni sono tante, ecco i nomi di alcune di esse. Per ognuna scegli il colore che ti sembra più adatto e colora il cartellino che la contiene.

Rifletti e trova con i compagni e le compagne di classe un comportamento adatto alle seguenti situazioni per aiutare questi bambini.
Silvia è arrabbiata con Giorgia perché ha rivelato un suo segreto e ora in classe lo sanno tutti.
Daniele ha paura perché dovrà andare in ospedale per togliersi le tonsille.
Mara è molto triste perché la sua compagna del cuore si è trasferita in un’altra città.
Gina ha perso un fermaglietto a lei tanto caro perciò si sente molto triste.
Alina è arrivata da un Paese lontano. Spesso sente la mancanza dei nonni e del suo cagnolino e ciò la fa star male.
Clara è delusa perché non è soddisfatta del suo disegno.
L’inverno non irrompe, sussurra. Scende piano, come un pensiero che si posa sul mondo. I rami si spogliano completamente e il cielo si fa più vicino. La neve non è solo freddo: è protezione, silenzio, cura. Ogni fiocco è una carezza alla terra addormentata. Camminare sulla neve fresca è come entrare in una pagina bianca: ogni passo lascia una parola.
Gli alberi, in inverno, sembrano immobili. Ma ascolta bene: sotto la corteccia, il cuore pulsa piano. Nel gelo, le radici si parlano a bassa voce. Non c’è fretta: l’inverno è il tempo della pazienza. Gli alberi non dormono: sognano. E chi sa ascoltare quel sogno, scopre storie, scritte nel silenzio e sussurrate dal gelo.
Ogni fiocco di neve che cade è come una voce silenziosa, un soffio leggero che copre la terra e la fa riposare.
L’inverno non fa rumore, parla piano, con il suo abbraccio bianco ferma il tempo e invita alla calma.
Nell’aria fredda si sente un’attesa, come se tutto il mondo stesse aspettando qualcosa di nuovo. Il gelo disegna fiori di ghiaccio sui vetri, e il cielo, più chiaro e vicino, illumina i giorni più brevi.

L’inverno è la stagione del silenzio e del calore nascosto, delle mani che cercano tepore e dei pensieri che diventano più profondi. Sotto la neve la vita dorme, ma non muore: si prepara, piano piano, al ritorno della primavera.

E quando il primo raggio di sole scioglie il ghiaccio, tutto si risveglia: la terra respira di nuovo e l’inverno, con dolcezza, lascia spazio alla vita che ricomincia.
Annota brevemente le emozioni che questa stagione ti suscita: cosa provi quando cammini nel silenzio di un paesaggio innevato o tra alberi spogli avvolti dalla brina? Come ti senti quando fuori fa freddo e resti al caldo ad ascoltare il vento che soffia o la pioggia che cade fitta? Cosa ti trasmettono i colori tenui dell’inverno, il bianco, il grigio, l’azzurro pallido?
Annota brevemente le emozioni che questa stagione ti suscita: cosa provi quando cammini tra gli alberi che perdono le foglie? Come ti senti quando il cielo si riempie di nuvole e la pioggia batte sui vetri? Cosa ti trasmettono i colori, i suoni, i profumi e le sensazioni dell’autunno?



Questo dipinto è di Camille Pissarro, un artista francese considerato uno dei padri dell’Impressionismo. Nelle sue opere amava rappresentare la vita quotidiana e i paesaggi rurali, usando colori luminosi e pennellate leggere che catturano la luce e l’atmosfera del momento.
Sopra i tetti, sulle strade piano piano, lieve lieve cade giù la bianca neve. Danza, scherza, su nell’aria, si rincorre, si riprende e poi lenta lenta scende. Come candida farfalla che è già stanca del suo volo si riposa sopra il suolo ed in breve lo ricopre d’un uguale bianco manto: sembra tutto un dolce incanto.
P. Guarnieri

Osserva l'immagine e rispondi.
● Cosa vedi nel dipinto?
● Quali colori ha usato l’artista?
● Il paesaggio ti sembra reale o immaginario?
● Quali emozioni provi osservandolo?
Osserva il dipinto e, dopo aver letto la poesia, scrivi alcuni versi sull’inverno.
● Che collegamento trovi con l’inverno?
IO ARTISTA
Racconta con i colori e le parole com’è l’inverno nel tuo immaginario. Lascia correre la fantasia e dai vita al tuo inverno speciale!

COMPRENDO
Rispondi.
● Che cosa narra la leggenda?
● Perché l’abete, secondo il racconto, ha i rami pendenti verso terra?
In un remoto villaggio di campagna, la Vigilia di Natale, un ragazzino si recò nel bosco alla ricerca di un ceppo di quercia da bruciare nel camino, come voleva la tradizione, nella notte Santa.
Si attardò più del previsto e, sopraggiunta l’oscurità, non seppe ritrovare la strada per tornare a casa. Per giunta incominciò a cadere una fitta nevicata. Il ragazzino si sentì assalire dall’angoscia e pensò a come, nei mesi precedenti, aveva atteso quel Natale, che forse non avrebbe potuto festeggiare. Nel bosco, ormai spoglio di foglie, vide un albero ancora verdeggiante e si riparò dalla neve sotto di esso: era un abete. Sopraggiunta una grande stanchezza, il piccolo si addormentò raggomitolandosi ai piedi del tronco e l’albero, intenerito, abbassò i suoi rami fino a far loro toccare il suolo, in modo da formare come una capanna che lo proteggesse dalla neve e dal freddo.
La mattina il ragazzino si svegliò, sentì in lontananza le voci degli abitanti del villaggio che si erano messi alla sua ricerca e, uscito dal suo ricovero, poté con grande gioia riabbracciare i suoi compaesani.
Solo allora tutti si accorsero del meraviglioso spettacolo che si presentava davanti ai loro occhi: la neve caduta nella notte, posandosi sui rami frondosi, che la pianta aveva piegato fino a terra, aveva formato dei festoni, delle decorazioni e dei cristalli che, alla luce del sole che stava sorgendo, sembravano luci sfavillanti, di uno splendore incomparabile.
In ricordo di quel fatto, l’abete venne adottato a simbolo del Natale e da allora in tutte le case viene addobbato ed illuminato, quasi per riprodurre lo spettacolo che gli abitanti del piccolo villaggio videro in quel lontano giorno.
Da quello stesso giorno gli abeti nelle foreste hanno mantenuto, inoltre, la caratteristica di avere i rami pendenti verso terra.
OCCORRENTE
● pigne;
● taglierino;
● cartoncino giallo;
● vernice trasparente;
● porporina dorata;
● cordoncino dorato;

● tappo di sughero;
● colore acrilico verde;
● pennello piatto;
● perline bianche;
● colla a caldo;
● forbici.
PROCEDIMENTO
1 Tagliare, con l’aiuto di un adulto, il tappo di sughero e fissarvi, con una goccia di colla a caldo, la pigna.
2 Colorare la pigna con il colore acrilico verde e lasciarla asciugare.
3 Rivestire il tappo con il cordoncino dorato utilizzando qualche goccia di colla a caldo.
4 Abbellire la pigna incollandovi le perline che rappresentano i fiocchi di neve.
5 Disegnare sul cartoncino giallo una stellina, ritagliarla, passarvi un po’ di vernice trasparente e impreziosirla con la porporina dorata, poi incollarla sulla pigna.

Vi racconto le mie vacanze natalizie, giorno per giorno. Per iniziare, ho decorato queste due pagine con alcuni simboli delle feste… perché ho un cuore d’artista.
23 dicembre
Ore 8:00 niente scuola, colazione abbondante con indigestione. Ore 17:00 ho cercato di addobbare l’albero; mi sono impigliato nelle luci. Papà mi ha detto che sembravo un “tacchino di Natale radioattivo”.
24 dicembre
Ore 7:00 panico generale. La vigilia di Natale è una vera tragedia per mia madre. Corre per casa alla velocità di un razzo alla disperata ricerca della tovaglia ricamata e delle posate buone.
Alle 20:00 riusciamo finalmente a cenare. Mia madre abbozza un sorriso.
25 dicembre
Ore 6:35: mi sono svegliato.
Ore 6:36: ho svegliato tutti.
Ore 6:37: tutti mi odiano.
Ma NE VALEVA LA PENA. Sotto l’albero c’erano i regali! Li ho scartati come un T-Rex impazzito. Regali ricevuti:
• Console nuova (URLO DI GIOIA)
• Maglione con le renne (urlo… più basso)
• Cioccolatini (spariti in 3 minuti?)
26 dicembre
Oggi siamo andati a pranzo dai nonni.
Menu: antipasti, primi, secondi, contorni, dolci, caffè, frutta… e ancora dolce.
Nonno mi ha detto: «Mangia che devi crescere!»
Mamma ha risposto: «Crescerà in orizzontale.»
Io? Completamente pieno. Ma felice.
27 dicembre
NOIA TOTALE per tutta la giornata. Sbuffo come una balena spiaggiata.
28 dicembre
Oggi non mi sono tolto il pigiama.
Ho giocato tutto il giorno con la console e ho mangiato panettone direttamente dalla scatola. Mamma ha detto:
«Se continui così diventi un panettone!»
Ho accettato la sfida.
29 dicembre
LA NOIA MI ASSALE. Ho sbadigliato fino a slogarmi le mascelle. Faccio fatica a masticare.
30 dicembre
Ho fatto i buoni propositi per l’anno nuovo:
• Mangiare meno merendine (HAHAHAHAHA)
• Fare più sport (cioè: muovermi per cercare il telecomando)
• Non svegliare i genitori all’alba il giorno di Natale (forse…)
31 dicembre
Ho cercato di rimanere sveglio fino a mezzanotte. Ce l’ho fatta! A mezzanotte: fuochi, urla, trenino in salotto, zio Alfonso che ballava dimenandosi come se avesse un sacco di pulci addosso.
1 gennaio
Mi sono svegliato a mezzogiorno.
Ho mangiato colazione-pranzo insieme.
Ho deciso che il 2026 sarà il mio anno.
Il piano è: dormire tanto, mangiare tanto, fare meno compiti possibile perché non posso più affaticarmi.
6 gennaio
Mi sono svegliato e la calza era PIENA!
Cioccolatini, confetti, caramelle, una gomma da masticare al gusto fragola.
Ora la calza è VUOTA!
Temo di restare sdentato.
Rosa Dattolico

A caccia di EMOZIONI
Racconta le tue vacanze natalizie, indicando i momenti più divertenti, quelli noiosi, i regali ricevuti e i ricordi che ti hanno fatto più piacere.

È un testo narrativo che racconta fatti impossibili che non potrebbero mai accadere nella realtà

PERSONAGGI
Possono essere fantastici come fantasmi, draghi, gnomi o persone normali a cui capitano esperienze impossibili.
TEMPO
Il tempo in cui si svolgono le vicende di solito è indefinito
LUOGHI
I luoghi possono essere reali o fantastici
FATTI
I fatti sono immaginari , frutto della fantasia dell’autore.
NARRATORE
I fatti possono essere narrati in prima o in terza persona
Un sabato pomeriggio, dato che Timmy aveva l’influenza, decisi di lavorare da solo alla capanna sull’albero.
Pieno di entusiasmo inchiodavo la prima tavola del tetto, quando a un tratto scorsi con la coda dell’occhio una donna, che se ne stava lì, sotto l’albero.
Mi guardava fisso, sorridendo in modo bizzarro.
Di solito, quando si sorride, si stirano le labbra in senso orizzontale. Le labbra della sconosciuta, invece, si aprivano in senso verticale sino a scoprire tutti i denti, mostrando gengive rosse come la carne cruda.
Notai che aveva un cappellino nero e lunghi guanti neri che arrivavano fino al gomito. Ero paralizzato dalla paura!
– Ho un regalino per te – disse lei, continuando a sorridere. Non risposi.
– Scendi dall’albero, carino, e ti darò il più bel regalo che tu abbia mai ricevuto.
Aveva una voce strana, stridula e metallica, come se la sua gola fosse piena di puntine da disegno.
Senza togliermi gli occhi di dosso, mise lentamente una mano guantata nella borsa, tirò fuori un piccolo serpente verde e lo tese verso di me.
– È addomesticato, se scendi te lo regalo – fece lei.
Preso dal panico, mi arrampicai sull’albero come una scimmia. Mi fermai solo in cima, tremando di paura. Rimasi lassù per ore, finché finalmente sentii la voce della nonna che mi chiamava. Ero salvo!
Roald Dahl, Le streghe, Salani

Rispondi a voce alle domande, tenendo presente gli elementi del testo fantastico.
• Quando si svolge la storia?
• Dove è ambientata?
• Chi la racconta?
• La storia è scritta in prima o in terza persona?
• In un tempo definito o indefinito?
Edmund, Peter, Susan e Lucy arrivarono in una stanza quasi vuota: c’era soltanto un grande armadio appoggiato al muro, e una piantina di fiordalisi sul davanzale della finestra.
L’armadio conteneva soprabiti e pellicce.
La piccola Lucy saltò subito dentro l’armadio, lasciandosi però la porta aperta perché sapeva benissimo che entrare in un armadio e chiudersi la porta alle spalle è la cosa più stupida che si possa fare.
Cominciò ad accarezzare le pellicce, e scoprì che dietro alla prima fila ce n’era un’altra.
“Questo armadione è semplicemente enorme” disse tra sé e sé e scivolò dalla prima fila per raggiungere la seconda. Che ce ne fosse un’altra ancora? Lucy fece qualche passo, tenendo però le braccia tese in avanti: non voleva sbattere il viso contro la parete di fondo dell’armadio.
Un passo, due, un altro passo. Era buio, là dentro, Lucy non ci vedeva niente e, per quanto annaspasse con le manine, non incontrava che il vuoto.

Rispondi alle domande.
● Chi sono i personaggi del racconto?
● Quali sono gli elementi fantastici presenti nel testo?
● Il racconto è narrato in prima o in terza persona?
Poi incominciò a sentire qualcosa che scricchiolava sotto le sue scarpe.
– Ancora naftalina! – esclamò. Si chinò per sentire con le mani e toccò qualcosa di morbido, sottile come la sabbia più fine, ma anche molto freddo.
– Questa sì che è bella, sembra proprio neve – mormorò, e un attimo dopo sentì contro il viso e contro il corpo qualcosa di duro, ruvido, perfino pungente.
– Sembrerebbero rami d’albero – mormorò ancora Lucy, sempre più sbigottita.
Allora vide una piccola luce che brillava lontano ma proprio dritto davanti a lei.
Lucy capì che dove avrebbe dovuto esserci la parete di quel grande armadio guardaroba c’erano invece degli alberi! Quello era un bosco e nel bosco c’era un sentiero. Nevicava. Era già buio e nevicava.
Voltò la testa un attimo e tra i neri tronchi degli alberi riuscì ancora a vedere la porta spalancata dell’armadio (l’aveva lasciata così, ricordate vero?). Vide anche un pezzetto della stanza vuota dalla quale era venuta. In quella stanza c’era la luce del giorno.
C. S. Lewis, Il leone, la strega e l’armadio, Mondadori
COMPRENDO
Leggi le domande e sottolinea nel testo le risposte.
● Dove arrivarono Edmund, Peter, Susan e Lucy?
● Cosa fece Lucy?
● Cosa scoprì?

Immagina e continua sul quaderno la storia.
Lucy, spinta dalla curiosità, imboccò quel sentiero e, nonostante nevicasse, continuò a camminare finché…
Inserisci alcuni strani personaggi e inventa delle situazioni fantastiche.
COMPRENDO
Rispondi alle domande.
● Con chi è andato Nino in vacanza?
● Che cosa è successo ai denti del nonno davanti alle piramidi?
● Dove ha comprato il nonno i suoi denti nuovi?
● Quale era il problema dei nuovi denti del nonno?
Nino con sua madre, suo padre e suo nonno sono andati in vacanza in Egitto.
Il nonno è rimasto a bocca aperta davanti alle piramidi e la sua dentiera è caduta nella sabbia. I denti sono immediatamente sprofondati e nessuno li ha mai più visti.
Così il nonno ha comprato dei denti di ricambio al Bazar Bizzar dove si vende di tutto, dalle gambe di legno ai coprigobbe per i cammelli.

Ma andavano bene quei denti nuovi? Be', potevano dare dei bei morsi. Potevano persino masticare la colla senza attaccarsi.
Ma il problema era che battevano.
E allora? Potreste dire. I denti battono se hai freddo o paura.
Ma non ti viene freddo nel caldo afoso dell'Egitto.
E il nonno di Nino era un ex lottatore che non si era mai spaventato in vita sua.
Nino e il nonno dormivano nella stessa stanza al Fuzzy Fez Hotel, e fu lì, nel cuore della notte, che i denti cominciarono per la prima volta a battere. Prima di andare a letto, il nonno li aveva messi sul comodino, in un bicchiere di ignobile acqua del Nilo. Ma, appena passata la mezzanotte, Nino fu svegliato da uno strambo gorgoglio proveniente dal bicchiere. Sembrava che i denti del nonno facessero le bolle! Facevano tanto rumore che Nino li tolse dall'acqua e li poggiò su un bel fazzolettino pulito. Al che i denti dissero: – Grazie mille. Non hai idea di quanto sia difficile battere sott'acqua, specialmente quando è così inquinata.
H. Townson, La storia dei denti assassini, Mondadori
Cosa accadrà l’indomani quando il nonno cercherà di mettersi la dentiera? Immagina e continua la storia sul quaderno. Poi confrontati con la classe.
Nessuno era tanto affezionato quanto lui a un ombrello. Alberto lo portava sempre con sé, tenendolo aperto anche se il sole splendeva. Era infatti un ombrello straordinario, che riparava da tutto: dai raggi del sole, dal vento, dai vasi che cadevano dai balconi, dai fulmini e all’occorrenza persino dai colpi di pistola e di fucile.
Insomma era resistentissimo, un ombrello che non aveva paura di nulla. Solo una cosa temeva.
Alberto se ne accorse la prima volta che uscì con il cielo nuvoloso. Naturalmente con un ombrello simile non aveva messo l’impermeabile. Appena caddero le prime gocce l’ombrello iniziò a starnutire, chiudendosi e riaprendosi di scatto.
– Incosciente – gli gridava, – vuoi farmi prendere il raffreddore, la bronchite, o addirittura la polmonite? –Infatti solo l’acqua temeva.
Per non bagnarsi, l’ombrello si chiuse definitivamente e non ci fu più modo di aprirlo. Neanche a dirlo, Alberto rientrò a casa fradicio.
Nonostante ciò il proprietario continuò a portarlo con sé. Prese solo una precauzione, quella di indossare anche l’impermeabile. Appena cominciava a piovere, la sua prima preoccupazione era infatti quella di richiudere l’ombrello e ripararlo sotto l’impermeabile.
– Beh – si diceva, – non si può pretendere la perfezione da nessuno, figuriamoci da un ombrello.
Marcello Argilli, 23 novelle moderne, 2011 Carlo Gallucci editore

Manipola il testo inventando nuove situazioni legate ai comportamenti dello strano ombrello, poi confrontati con la classe.

Sottolinea nel testo i fatti che non possono accadere nella realtà.
ENTRO NEL TESTO
LE INFORMAZIONI NASCOSTE
Indica con una X l’informazione implicita.
Una piccola strega morde sulla mano il bidello.
Le maestre Pippìa, Lucia e la direttrice sono streghe.
Oggi al rientro a scuola abbiamo trovato una gran confusione. La solita storia di ogni anno. Da quando l’edificio è stato ceduto nel periodo delle vacanze al Raduno Estivo degli Orchi e delle Streghe, non c’è un settembre che cominci come si deve. Pentoloni di liquidi giallo-verde-moccio in palestra; ragnatele muco-viscido-vischiose sulle pareti; code mozze di lucertola sotto i banchi e viscere di scarafaggi dappertutto. Per di più quest’anno gli Orchi e le Streghe si sono dimenticati di sciogliere tutti gli incantesimi. Lavagne che pendevano dai soffitti, cattedre al galoppo nei corridoi, computer che pattinavano negli atri.
Sembra che nell’armadio della quarta C abbiano trovato una streghetta stordita piccola piccola con i lunghi capelli bianchi, con mille rughe sulla fronte e con i denti appuntiti. Ha morso sulla mano il bidello Antonio e non mollava la presa. Mia mamma dice sempre che è tutta colpa del signor Sindaco perché non dovrebbe permettere agli Orchi e alle Streghe di far festa nell’ultima notte prima della riapertura della scuola. Non so se anche maestra Pippìa la pensa così. Oggi è arrivata a scuola un po’ in ritardo. Aveva una faccia di sonno e due brutte occhiaie sotto gli occhi.
– Scusatemi bambini – ha detto, – ma ho avuto una nottataccia.
Poi è arrivata la maestra Lucia. – Ahaaaag… – ha detto sbadigliando.
Infine è arrivata la direttrice. In mano aveva due cappellacci neri da strega.
– Ho trovato queste cose nel mio ufficio – ha detto.
– Grazie – hanno sospirato la maestra Lucia e la maestra Pippìa.
– L’anno prossimo state più attente – le ha rimproverate la direttrice, prima di volare via sulla sua scopa.
Gianfranco Liori, Alberto Melis, Storie sconclusionate, La Spiga
Il 16 luglio il signor Pino e la signora Pina andarono al mercato. In mezzo a tante bancarelle, videro un giapponese che vendeva frigoriferi.
– Fligolifeli fleschi, fligolifeli fleschi – gridava il venditore giapponese. Senza pensarci molto il signor Pino e la signora Pina ne comprarono uno. Era un frigorifero molto strano, e il signor
Pino e la signora Pina se ne accorsero quando glielo portarono a casa: invece di raffreddare all’interno, mandava freddo all’esterno, diffondendo per casa una temperatura gelida. Dentro il frigorifero il burro si scioglieva, l’insalata ingialliva, il latte cagliava, mentre per casa faceva un freddo da Polo Nord. Sul lampadario e in alcuni punti del soffitto si formarono lunghi ghiaccioli che sembravano fantasiose sculture di cristallo. Il signor Pino e la signora
Pina erano costretti a girare per casa con pesanti cappotti, lunghe sciarpe, cuffie di lana e guanti foderati di pelo.
Dopo alcuni giorni la signora Pina disse: – Perché non accendiamo la stufetta elettrica?
Si sentì finalmente un po’ di tepore in quella estate gelida.
La povera stufetta elettrica ce la mise tutta. Arroventò le sue tre spirali e divenne quasi incandescente. Sembrava fondersi per lo sforzo. Metà della casa venne conquistata dal caldo.
Nell’altra metà il ghiaccio incominciò a gocciolare e a scricchiolare. Proprio quando sembrava lì lì per vincere, la povera stufetta elettrica, troppo tesa per lo sforzo, esplose con rumore di viti rotte e di lamiere contorte. Il freddo subito riconquistò la casa.
Il signor Pino e la signora Pina chiamarono Luciano l’elettricista, che si diede da fare con il suo cacciavite attorno allo strano frigorifero. Dopo soli dieci minuti il frigorifero fu aggiustato e cominciò a mandare freddo all’interno invece che all’esterno. Borsani, La casa Asac, Einaudi

Di che cosa parla questa storia? Segna con una X.
Di uno strano frigorifero che mandava freddo all’esterno costringendo il signor
Pino e la signora
Pina a girare per casa completamente imbacuccati.
Di un frigorifero che chiunque potrebbe avere.
Osserva la mappa ed esponi a voce.
Esseri fantastici con poteri magici o persone comuni a cui accadono vicende impossibili.
È un testo narrativo che racconta fatti immaginari che non potrebbero mai accadere nella realtà.
I luoghi in cui sono ambientati i fatti sono reali o fantastici.
I fatti possono essere narrati in prima o in terza persona. NARRATORE
FATTI
I fatti sono immaginari, frutto della fantasia dell’autore.
TEMPO
Il tempo è, di solito, indefinito, cioè non espresso con chiarezza.
Scrivi un racconto fantastico seguendo la traccia.
1 Decidi se narrare: In prima persona In terza persona
2 Stabilisci un TEMPO : Un giorno... Tanto tempo fa... Una volta...
3 Scegli un titolo da dare al tuo racconto.
4 Scegli i PERSONAGGI .

Decidi e scrivi quali altri personaggi vuoi che agiscano nel racconto.
5 Scegli il LUOGO .


SUGGERIMENTI
• Racconta i fatti che accadono utilizzando gli indicatori temporali: A un certo punto… , Allora… , Quando… , Improvvisamente…
• Arricchisci il testo con le descrizioni e le emozioni dei personaggi.

L’insegnante della scuola di magia si chiamava Rosmarino Argento ed era un signore rotondetto di una certa età che portava sul naso un paio di minuscoli occhiali e sul capo un cilindro azzurro. Sorrideva spesso e aveva l’aspetto di uno a cui è molto difficile far perdere la pazienza.
Quel giorno la classe era intenta a mettere in pratica la primissima lezione, che consisteva nel far muovere un oggetto senza toccarlo, usando soltanto la propria forza del desiderio. Mug aveva davanti a sé un fiammifero e Mali un pennino; gli altri bambini stavano tentando con spilli, matite o stuzzicadenti.
Il signor Argento mostrava ai suoi scolari come funzionava la cosa, facendo volare il suo cilindro prima sull’appendiabiti e poi di nuovo sul suo capo, oppure facendo scrivere da solo alla lavagna un pezzetto di gesso. I bambini se ne stavano seduti impegnandosi con tutte le loro forze fino a diventare rossi in volto, ma quell’esercizio non voleva saperne di riuscire. I bambini cambiarono oggetti. Mug cercò di indurre un piccolo innaffiatoio a bagnare un vaso di fiori posto sul davanzale.
Ma era tutto inutile.
– Su provate, è facilissimo! – disse il signor Argento. E come altro esempio fece volare per la classe un quaderno che svolazzò intorno alla testa di Mug e gli diede un paio di scappellotti.
In quel momento l’innaffiatoio si alzò all’improvviso e volò sopra la testa del signor Argento, dove si rovesciò lasciando cadere su di lui l’acqua che conteneva.
– Ops! – mormorò Mug spaventato. – Mi scusi, signor maestro, non volevo.
– Certo che lo volevi – ridacchiò il maestro – altrimenti non sarebbe accaduto.
M. Ende, A scuola di magia e altre storie, Salani
Segna Vero (V) o Falso (F).
F V Rosmarino Argento è l’insegnante di scuola di magia.
F V Mug è l’aiutante del maestro.
F V La lezione di magia consiste nel far apparire un oggetto.
F V Mug si esercita con un pennino.
F V Mali si esercita con un fiammifero.
F V Gli altri bambini si esercitano con spille, matite o stuzzicadenti.
F V Il maestro a scopo dimostrativo fa volare il suo cilindro dalla finestra.
F V Mug cerca di indurre un piccolo innaffiatoio a bagnare un vaso di fiori.
F V Il maestro fa volare un quaderno che dà due scappellotti a Mug.
F V Il maestro sorride mentre Mug cerca di scusarsi.
Segna con una X.
● I personaggi sono: realistici fantastici
● Il luogo è: realistico fantastico
● Il tempo è: determinato indeterminato
● Il testo inizia: con una descrizione con una narrazione
Sottolinea nel testo le parole che descrivono l’insegnante Rosmarino Argento. Poi completa.
● Aspetto fisico
● Carattere
“L’insegnante della scuola di magia si chiamava Rosmarino Argento ed era un signore rotondetto di una certa età che portava sul naso un paio di minuscoli occhiali e sul capo un cilindro azzurro”. I nomi comuni sono:
A. dieci
B. dodici
C. nove
D. otto


Com’è andata?
Come hai svolto la verifica?
Con facilità
Con qualche dif ficoltà
Con dif ficoltà
Quali attività ti sono piaciute di più?
Comprensione
Analisi
Invalsi


È un testo narrativo che racconta vicende rischiose . Lo scopo è quello di coinvolgere ed emozionare il lettore.
PERSONAGGI
Persone coraggiose dotate di intelligenza, forza fisica e ricche di iniziativa
TEMPO
Il racconto può essere ambientato in un tempo definito , passato o presente
LUOGHI
I luoghi sono selvaggi e pieni di pericoli.
FATTI
I fatti narrati sono imprese avvincenti con ostacoli da superare , colpi di scena, imprevisti e lieto fine.
LINGUAGGIO
È caratterizzato da frasi brevi che danno un ritmo incalzante alla storia. È ricco di descrizioni di personaggi, luoghi ed emozioni.
NARRATORE
I fatti possono essere narrati in prima o in terza persona
I ragazzi arrivarono in un punto della foresta che sembrava l’ideale per l’accampamento.
Gironzolando trovarono anche una piccola sorgente d’acqua molto fresca. Bevvero a lungo servendosi di grandi foglie di quercia come tazze.
Poi andarono in esplorazione: attraversarono piccoli cespugli intricati e saltarono tronchi d’alberi marciti. La sera tornarono all’accampamento. Il silenzio incominciò pian piano a impressionare l’animo dei ragazzi.
A un tratto, sentirono un rumore lontano. Vi fu silenzio, poi un rimbombo. I tre ragazzi balzarono in piedi e si misero a correre verso il villaggio.
Giunti alla riva scostarono i cespugli ed ebbero una piacevole sorpresa: un battello navigava e ogni tanto dall’imbarcazione si innalzava un getto di vapore bianco, con un rombo cupo.
I ragazzi capirono quale era stato il motivo delle loro preoccupazioni e risero di gusto.
Mark Twain, Le avventure di Tom Sawyer, Editrice Piccoli

Il tempo in cui si svolge la vicenda è: definito indefinito
I ragazzi vivono la loro avventura: nella foresta lungo il fiume vicino al villaggio
La vegetazione di questo ambiente è: intricata e rigogliosa molto scarsa
deliberatamente: intenzionalmente.
predoni: ladri.

Il giovane Indiana Jones (Indy) e la sua
insegnante, Miss Seymour, esplorano l’area archeologica delle piramidi.
La scalata alla sommità della piramide occupò Indy e Miss Seymour quasi fino al tramonto, quando guardarono il deserto sconfinato intorno a loro, infuocato dagli ultimi raggi del sole.
– Questo è uno spettacolo che vale la pena di attendere per un’intera vita – disse Miss Seymour.
– Guardi, Miss Seymour! Il cammelliere se ne sta andando!
– Oh, mio Dio! Si sta portando via in nostri cammelli! – gridò Miss Seymour.
Indy cominciò a scendere dalla piramide il più rapidamente possibile.
– Ehi, aspetti – urlava al cammelliere. – Non ci lasci qui!
Ma Indy capì che era inutile. Il miserabile aveva deliberatamente aspettato che fossero sulla cima della piramide e quindi se ne era andato. I piedi di Indy scivolavano sulla superficie sgretolata della piramide. Quando si aggrappava per fermarsi, gli angoli di arenaria si frantumavano nelle sue mani.
Finalmente raggiunse il suolo, respirando affannosamente e inzuppato di sudore. Ma tutto quello che poté fare era guardare inerme la guida, i cammelli, le borracce e le provviste allontanarsi. Venti minuti dopo Miss Seymour giunse alla base della piramide e cadde nella sabbia, malferma sulle vecchie gambe, esausta.
– Oh, caro… – disse quietamente.
– Ora dovremo tornare indietro a piedi.
– Indietro a piedi? Al Cairo? –
disse Miss Seymour. – Oh no, non potremmo mai…
Non finì la frase, ma Indy avrebbe potuto aggiungere le parole perdute. Non avrebbero mai potuto farcela. Erano bloccati in pieno deserto, soli.
Miss Seymour vide l’espressione sulla faccia di Indy e si schiarì la gola. – Ciò che intendevo dire era che sarebbe insensato partire ora, perché presto sarà buio.
Questo era vero. Il giallo deserto era diventato grigio. E mentre il sole scendeva all’orizzonte, le ombre delle piramidi si allungavano e rendevano la sabbia più scura. Indy le guardava con circospezione.
Sembravano muoversi lentamente verso di lui, come se tentassero di afferrarlo.
– Non possiamo fermarci qui tutta la notte, Miss Seymour –disse Indy, cercando di apparire pratico. – Che cosa avverrebbe se fossimo attaccati da banditi oppure da predoni di tombe? – Indy, ascoltami attentamente: non c’è assolutamente niente da temere. Stai calmo per un momento e lasciami pensare.
Ella si sedette sulla sabbia appoggiando la schiena alla piramide. Il vento turbinava intorno a loro e gemeva nelle orecchie di Indy.
– Miss Seymour, sta venendo qualcuno – disse Indy, guardando fisso nelle ombre che si allungavano. Il suo cuore prese a battere un poco più veloce mentre cercava di vedere chi poteva essere. Predoni? Banditi?
– Cosa facciamo se è qualcuno che vuole ucciderci?
Megan Stine e H. William Stine, Le avventure del giovane Indiana Jones: La maledizione della mummia, Fabbri

ANALIZZO
Il luogo in cui si svolge il racconto è:
Il tempo della vicenda è: passato presente determinato indeterminato
Indy e Miss Seymour affrontano diversi imprevisti e pericoli. Sottolineali nel testo.
Come potrebbe continuare la storia? Pensa e scrivi sul quaderno. SCRIVO

Numera ordinatamente i fatti da 1 a 7.
Gulliver, dopo essersi svegliato, s’accorge di non potersi muovere.
Dopo un po’, sul suo petto scorge un esserino armato.
Nello stesso momento ne scorge altri.
Gulliver atterrito caccia un urlo, mettendoli in fuga.
Durante la tempesta Gulliver si tuffa dalla nave sperando di raggiungere una riva.
Gli strani esserini ritornano presto e il più coraggioso, guardandolo, lancia un grido di stupore. Esausto crolla sulla spiaggia.
Sentii anche vari sottili legami che mi passavano sopra il corpo, dalle ascelle alle cosce.
Potevo solo guardare in alto, ma il sole cominciava a farsi caldo e mi offendeva gli occhi col suo splendore; udivo intorno a me un confuso vocio ma, nella posizione in cui giacevo, non potevo vedere che il cielo.

Poco dopo, sentii qualche cosa di vivo che si muoveva sulla mia gamba sinistra e, camminandomi piano sul petto, mi arrivava quasi al mento; allora volgendo gli occhi in giù più che potevo, scorsi una creatura umana, alta almeno sei pollici, con in mano un arco e una freccia e una faretra sulle spalle.
Nello stesso tempo sentii che una quarantina di esseri della stessa specie seguivano il primo.
Stordito dallo stupore, gettai un tal grido che tutti se la diedero a gambe atterriti e alcuni di loro, come mi fu detto più tardi, quasi si accopparono nel balzare precipitosamente a terra giù dal mio corpo.
Comunque, tornarono presto e uno di loro, che aveva osato farsi tanto avanti da poter dare un’occhiata d’insieme al mio volto, alzò al cielo le mani e gli occhi in segno di ammirazione, e gridò con una vocetta aspra ma chiara: “Hekinah Degul!”.
J. Swift, I viaggi di Gulliver, Edizioni BUR ragazzi
Rispondi alle domande.
● Chi sono i protagonisti del racconto?
● Dove si svolge la storia?
● Il tempo della storia è: passato presente
● La storia è narrata: in prima persona in terza persona
Lavorate a coppie e continuate il racconto aiutandovi con le domande.
● Che carattere avranno i Lillipuziani?
● Quale decisione prenderà il loro capo?
● Come reagirà Gulliver?
● Come si concluderà la storia?
Osserva la mappa ed esponi a voce.
Persone coraggiose dotate di intelligenza, forza fisica e ricche di iniziativa.
È un testo narrativo che racconta fatti avvincenti ed emozionanti che tengono il lettore col fiato sospeso.
I luoghi in cui sono ambientati i fatti possono essere naturali e selvaggi.
NARRATORE
Il testo può essere scritto in prima o in terza persona.
Vengono narrate vicende insolite caratterizzate da rischi, pericoli e ostacoli da superare. Le storie si concludono con un lieto fine. Il linguaggio è caratterizzato da frasi brevi e descrizioni.
TEMPO
Il tempo è definito, di solito è il passato o il presente.
Scrivi un racconto di avventura seguendo la traccia.
1 Decidi se narrare: In prima persona In terza persona
2 Stabilisci un TEMPO : Presente Passato
3 Scegli un titolo da dare al tuo racconto.
4 Scegli i PERSONAGGI .

5 Scegli il LUOGO .


SUGGERIMENTI
Racconta con ordine.
• Utilizza un linguaggio che crei l’effetto suspense: i rumori, ostacoli inaspettati e difficoltà.
• Descrivi il luogo in cui i personaggi agiscono.
• Descrivi che cosa vedono e le loro emozioni.
• Racconta che cosa fanno i personaggi.
• Pensa a un colpo di scena e a un lieto fine.

Era la prima volta nella mia vita che camminavo in mezzo alla giungla. Perché questa sì che era una giungla, come avevo visto nei film d’avventura. Lo zio camminava rapido davanti a me. Smosse un arbusto e lo tenne scostato dal sentiero per farmi passare. – Sta’ attento a queste spine.
Non devi toccarle. Sono velenose! – Erano enormi e sporgevano come coltelli ricurvi da rami carnosi e contorti.
– Ci sono serpenti? – chiesi intimidito.
– Sì, ma non sono velenosi. Piuttosto guardati dagli scorpioni.
– E dalle zanzare – ribattei schiaffeggiandomi il collo. – Mi stanno divorando! – Poco dopo mi misi a gridare: – Sto andando a fuoco!
Un bruciore intenso mi trafiggeva le caviglie, i polpacci, le cosce. Feci cadere lo zaino per saltare qua e là in una danza insensata.
– Svelto! Togliti i jeans! Hai calpestato un nido di formiche! Piangendo mi sfilai i pantaloni. Formiche nere e lunghe si erano arrampicate chissà come su per i miei stivali e adesso camminavano sulle mie cosce. Mordevano come piraña. Cominciai a saltare come un indemoniato per levarmele di dosso.
Lo zio mi aiutò schiaffeggiandomi le cosce, finché il grosso se ne fu andato. Ero pieno di segni rossi, anche sui miei poveri piedi.
Indossai di nuovo i jeans e mi affrettai a seguire zio Pepe. Non volevo rimanere solo nemmeno per un istante in quella giungla dannata.
Finalmente si arrestò.
machete: coltello molto grande.
– Siamo arrivati – disse indicandomi una collinetta ricoperta di felci. Zio Pepe toccò col machete un punto nel fianco della collinetta erbosa. Lì, dove la lama scintillava, potevo scorgere alcune pietre di un giallo rossastro. Erano porose e sembravano molto antiche.
– È la piramide degli antichi Maya, rimasta sepolta per secoli nella giungla.
Silvana Gandolfi, La memoria dell’acqua, Salani
Segna con una X le affermazioni corrette.
Il protagonista e suo zio si addentrano nel bosco.
Il protagonista si addentra per la prima volta nella giungla.
Il protagonista teme che nella giungla ci siano serpenti.
Lo zio lo mette in guardia dalle spine velenose e dagli scorpioni.
Il protagonista viene morso da un serpente.
Lo zio Pepe toccò con il machete il tronco di un maestoso albero.
Insieme raggiungono la piramide degli antichi Maya.
Scopri l’informazione nascosta.
● Perché il protagonista è molto spaventato?
Da che cosa si capisce la sua paura?
Segna con una X.
● I personaggi sono: un ragazzino un ragazzino e suo zio
● Il racconto è narrato: in prima persona in terza persona
● Il tempo è: passato presente
● La vicenda si svolge in: un deserto una giungla Scrivi sotto a ogni frase il nome di chi la pronuncia.
– Stai attento a queste spine. Non devi toccarle. Sono velenose!
– È la piramide degli antichi Maya, rimasta sepolta per secoli nella giungla.
– Sto andando a fuoco!
– Ci sono serpenti?
“– Sto andando a fuoco!” significa:
A. sto attento al fuoco
B. ho acceso un fuoco
C. mi sento bruciare
D. sto davanti al fuoco


Com’è andata?
“– E dalle zanzare – ribattei schiaffeggiandomi il collo. – Mi stanno divorando! – Poco dopo mi misi a gridare…”, I pronomi sono:
A. dimostrativi
B. possessivi
Come hai svolto la verifica?
Con facilità
Con qualche dif ficoltà
Con dif ficoltà
C. indefiniti
D. personali
Quali attività ti sono piaciute di più?
Comprensione
Analisi
Invalsi


È un testo narrativo che ha lo scopo di far divertire il lettore.
PERSONAGGI
Hanno caratteristiche esagerate , sono troppo ingenui o pasticcioni e si comportano in modo strano.
TEMPO
Il tempo in cui si svolgono le vicende può essere definito o indefinito , passato o presente
LUOGHI
I luoghi sono di solito reali : infatti, situazioni normali possono diventare divertenti in qualsiasi luogo.
FATTI
Sono situazioni buffe che si risolvono con un lieto fine.
LINGUAGGIO
È fresco ed è reso divertente . L’autore utilizza equivoci, battute spiritose…
NARRATORE
I fatti possono essere narrati in prima o in terza persona
Un giorno un barbiere diventò calvo. Non era riuscito ad evitare questo guaio con l’aiuto di nessuna lozione e, quando gli cadde l’ultimo capello, si mise in testa una parrucca sentendosi molto infelice.
Sua moglie ebbe pietà di lui e pensò: “Devo trovare un rimedio per vedere di nuovo mio marito contento”. Detto fatto, mise del concime per le piante dentro la lozione contro la caduta dei capelli che il marito continuava inutilmente ad usare.
Trascorsa una settimana, il barbiere vide crescere sulla testa dell’erbetta verde. Ne fu alquanto sorpreso, ma per nulla dispiaciuto uscì per la città senza parrucca.
La gente che lo vedeva passare trovò la cosa entusiasmante, tutti volevano avere un prato in testa credendo che si trattasse di una nuova moda.
La moglie del barbiere svelò al marito il suo segreto e il loro negozio fece grandi affari. Si scoprì però che il concime funzionava solo nei casi di vera e totale calvizie, così i non calvi cominciarono a tingersi i capelli di verde o a farsi parrucche di erba artificiale.
Naturalmente da allora in poi la gente doveva stare attenta a non farsi brucare in testa da vacche, cavalli, pecore e da altri erbivori e si racconta che una volta un canguro gigante fece la pipì sul prato fiorito di un signore distratto.
Ursula Wolfel, Storie un po’ matte, Nuove Edizioni Romane

ENTRO NEL TESTO
I personaggi sono: realistici fantastici
Il tempo in cui si svolgono i fatti è: definito indefinito
Il racconto è narrato: in prima persona in terza persona
Questo racconto è: umoristico di avventura
La comicità nasce da: una situazione assurda un malinteso
Riuscirà Gian Burrasca a stupire i suoi amici? In che modo? Manipola il testo aggiungendo una nuova situazione divertente.

Ho deciso che quando sarò grande farò il prestigiatore. Ieri sera mi sono divertito immensamente a teatro.
Quel Morgan è molto bravo e ha fatto dei bei giochi. Io, in tutto il tempo che è durata la rappresentazione, non gli ho levato gli occhi di dosso per scoprire il segreto dei suoi giochi, ma molti sono troppo difficili. Qualcuno però, scommetto che lo saprei fare anche io, come per esempio quello delle uova, di ingoiare una spada e di prendere in prestito dalle signore un orologio e poi pestarlo in un mortaio e farlo sparire…
Oggi, tanto per provare, ho dato una piccola rappresentazione in giardino ai miei amici Renzo e Carluccio e a Fofo e Marinella, che stanno di casa accanto a noi e sono figli della signora Olga, che scrive i libri stampati ed è sempre distratta e sempre affaccendata.
Il biglietto d'ingresso era di un soldo a testa.
– Mi farebbe la gentilezza qualche signora – ho detto – di prestarmi un orologio d’oro?
– Io non ce l’ho – ha risposto Marinella – ma posso vedere se mi riesce di pigliare quello della mamma.
Infatti è corsa in casa ed è tornata in giardino con un bell’orologino tutto d’oro.
Io, che avevo portato con me un piccolo mortaio, vi ho buttato dentro l’orologio della signora Olga e col pestello ho cominciato a pestarlo ben bene come fa il Morgan; ma l’orologio era molto duro e non s’è tritato bene, meno il

cristallo, che si è stritolato subito in mille briciole.
– Osservino, signori! – ho detto. – Come loro vedono, l’orologio della signora Marinella non è più riconoscibile… – È vero! – hanno detto tutti.
– Ma noi – ho soggiunto io – lo faremo riapparire com’era prima!
Infatti ho rovesciato il mortaio in un fazzoletto dove ho legato strettamente i pezzi dell’orologio che mi aveva dato Marinella e con molta sveltezza mi sono cacciato il fagottino in tasca.
Poi, facendo finta di niente, ho cavato fuori del petto un altro fagottino che m’ero preparato prima, e cioè l’orologio della mamma che avevo già involtato in un fazzoletto simile al primo, e mostrandolo agli invitati ho detto:
– E là, signori, osservino l’orologio ritornato intatto!
Tutti hanno applaudito, rimanendo molto contenti dello spettacolo, e Marinella ha preso l’orologio della mia mamma credendolo quello della sua mamma, e così mi sono fatto molto onore.
Vamba, Il giornalino di Gian Burrasca, De Agostini Ragazzi
ANALIZZO
Da chi sono raccontati i fatti?
Da un narratore esterno
Da un narratore interno

Oggi abbiamo giocato contro la quinta A e il maestro ha fatto l’arbitro.
Lo sapevamo già che avremmo perso.
Lo sapeva benissimo anche il maestro, visto che ci ha insegnato lui a giocare a calcio.
Nell’altra classe ci sono quattro o cinque campioncini. Noi preferiamo giocare a pallavolo visto che tre delle nostre compagne sono brave. Ma niente!
– Oggi impariamo a perdere – ha detto il maestro con il tono di chi dice una cosa importante.
Io non credo di aver nulla da imparare in proposito: sono uno dei più grandi “perditori” che conosco! Perdo a carte con mia cugina, a dama con la mamma e a scacchi con il nonno.
Abbiamo perso diciassette a zero ed è successo di tutto: io mi sono fatto male a un ginocchio, Deborah ha preso una pallonata in faccia, Lorenzo, Marco e Gianluca si sono stancati così tanto che dopo giuravano di avere la febbre.
Camilla e Valentina non erano stanche per niente.
Che cosa crea la comicità in questo testo?
La presenza di equivoci
Il linguaggio e situazioni divertenti
Questo racconto quindi è scritto in persona.
Completa.
Il protagonista è convinto che la sua squadra avrebbe perso la partita perché
Il maestro vuole insegnare ai suoi alunni a perciò organizza la partita contro la fortissima .
La quinta A vince nonostante l’impegno della quinta B.

Camilla perché corre come un cammello, Valentina perché non ha corso per niente.
Quelli di quinta A hanno fatto almeno un gol a testa, anche il portiere. Noi non ne abbiamo fatto neppure uno, a parte un clamoroso autogol di Giacomo, il nostro portiere, che si è sparato la palla dalla parte sbagliata.
Marco gli ha detto che ha il piede “a banana” e Giacomo ci è rimasto molto male, perché ha capito che doveva essere un’offesa.
Secondo me tutti noi della quinta B abbiamo i piedi a forma di frutta. C’è chi ce li ha ad ananas e chi a pera.
Quando siamo rientrati in classe, il maestro ha fatto i complimenti a tutti. Ha detto: – Bravi! Siete stati molto sportivi. Bravi davvero!
Mentre diceva così, però, aveva una strana espressione: mi ricordava quella che fa mia madre quando va dal pescivendolo a comprare i molluschi e scopre che quelli freschi sono finiti.
Stefano Bordiglioni, Il capitano e la sua nave, Einaudi
COMPRENDO
Leggi le frasi e segna una X per ogni riga.
● Hanno quattro o cinque campioncini. 5a A 5a B
● Hanno compagne brave a pallavolo. 5a A 5a B
● Devono imparare a perdere. 5a A 5a B
● Hanno perso diciassette a zero. 5a A 5a B
● Il loro portiere ha fatto gol. 5a A 5a B
● Il loro portiere ha fatto autogol. 5a A 5a B
● Deborah ha preso una pallonata in faccia. 5a A 5a B
● Camilla corre come un cammello. 5a A 5a B
● Ha il piede “a banana”. 5a A 5a B
● Tutti hanno i piedi a forma di frutta. 5a A 5a B
Osserva la mappa ed esponi a voce.
Hanno caratteristiche
esagerate, sono troppo ingenui o pasticcioni e si comportano in modo strano.
È un testo narrativo che racconta fatti che suscitano nel lettore il divertimento.
I fatti avvengono di solito in luoghi reali, ambienti comuni della vita di tutti i giorni.
NARRATORE
Il testo può essere scritto in prima o in terza persona.
I fatti si trasformano in situazioni fuori dal comune. Accadono cose strane: colpi di scena, malintesi, sorprese, equivoci. Il linguaggio è fresco e divertente.
TEMPO
Il tempo è definito o indefinito
La vicenda può avvenire in un tempo passato o presente.
Quale inizio ha catturato di più la tua attenzione? Completa la storia sul quaderno. Poi confrontati con la classe.
In via Perù fu messa una nuova cabina telefonica. Dentro c'era un telefono che nascondeva un piccolo difetto: era curioso e ascoltava tutte le conversazioni che venivano fatte da quella cabina.
Gabriella Bordoli
Un vermetto di campagna lungo e nero nero decise di fare uno scherzo a un contadino. Durante la notte il vermetto si arrampicò a fatica su per le scale della casa e arrivò alla camera da letto del contadino.
Sotto il letto c’erano le sue scarpe. Il vermetto sfilò il legaccio nero di una scarpa e si mise al suo posto infilandosi dentro ai buchi.
Luigi Malerba
Il signor Pino e la signora Pina si fermarono davanti al quadro appoggiato sulla bicicletta di un pittore. Rappresentava un aereo da combattimento in mezzo a due nuvole bianche. I coniugi lo acquistarono e lo appesero alla parete. Una sera, stavano sul divano a guardare la televisione, quando sentirono uno strano ronzio. Si guardarono intorno e videro che il piccolo aereo si era staccato dal quadro e volava facendo acrobazie.
Ambrogio Borsani, Henryco in casa Asac, Einaudi Scuola

SUGGERIMENTI



Ricorda di mettere in rilievo, attraverso la descrizione, i comportamenti insoliti dei personaggi e di narrare situazioni fuori dal comune.
La signora Sporcelli uscì quatta quatta in giardino e si mise a scavare in cerca di vermi. Scelse i più lunghi e grossi, li infilò in un barattolo e se ne tornò a casa con il barattolo nascosto sotto il grembiule.
All’una, preparò degli spaghetti per pranzo e mischiò i vermi agli spaghetti, ma solo nella scodella del marito.
I vermi non si vedevano perché il tutto era ricoperto di salsa di pomodoro e cosparso di parmigiano.
– Ehi, i miei spaghetti si muovono! – esclamò il signor Sporcelli, frugando nel piatto con la forchetta.
– Sono di un tipo speciale – gli spiegò la moglie, mettendosi in bocca una forchettata dei suoi, che naturalmente non erano mischiati ai vermi.
– Sono vermicelli veraci. Squisiti. Mangiali finché sono belli caldi e al dente!

Il Signor Sporcelli cominciò a mangiare con avidità, arrotolando sulla forchetta i lunghi fili ricoperti di pomodoro e cacciandoseli in bocca.
Presto buona parte della salsa di pomodoro gli era finita nel mento peloso.
– Sono meno buoni dei soliti – disse con la bocca piena, – e per nulla al dente, anzi, è
– Io li trovo una squisitezza – ribatté la signora Sporcelli, osservandolo dall’altro capo del tavolo e godendosela un mondo a vederlo ingoiare vermi!
– E sono anche un po’ amarognoli – disse il signor Sporcelli. – Uno strano saporaccio amaro. Compra la solita qualità la prossima volta!
La signora Sporcelli aspettò che lui avesse vuotato il
Poi disse: – Vuoi sapere perché ti pareva una poltiglia?
Il signor Sporcelli si pulì la salsa di pomodoro dalla barba dove erano incastrati pezzi di cibo con un lembo della tovaglia.
– Perché erano vermi!!! – esclamò la signora Sporcelli scoppiando in una risataccia roca e sguaiata, battendo le mani e pestando i piedi.
Roald Dahl, Gli Sporcelli, Salani Editore
Segna con una X le affermazioni corrette.
La signora Sporcelli andò in giardino e si mise a scavare in cerca di vermi.
La signora entrò in casa con un barattolo di piselli.
La signora Sporcelli mischiò i vermi ai piselli.
Il signor Sporcelli disse alla moglie che gli spaghetti erano molto buoni.
La moglie del signor Sporcelli puntualizzò dicendo che gli spaghetti erano amarognoli.
La signora Sporcelli rivelò al marito di avergli servito gli spaghetti con i vermi.
La signora Sporcelli scoppiò in una risataccia roca e sguaiata.
Scopri l’informazione nascosta.
● In che modo si manifesta l’indole malvagia della signora Sporcelli?
Segna con una X.
● I personaggi sono: realistici fantastici
● Il luogo della vicenda è: realistico fantastico
● Il testo è narrato: in prima persona in terza persona
● Che cosa rende comico il racconto?
L’equivoco
La situazione assurda I giochi di parole
Scrivi sotto a ogni frase il nome di chi la pronuncia.
– Ehi, i miei spaghetti si muovono!
– Sono vermicelli veraci. Squisiti. Mangiali finché sono belli caldi e al dente!
● Secondo te perché l’autore ha scelto di chiamare i coniugi Sporcelli?
“La signora Sporcelli uscì quatta quatta in giardino”, significa che:
A. uscì in giardino senza farsi vedere
B. andò controvoglia in giardino
C. si nascose in giardino
D. rimase a lungo in giardino


Com’è andata?
– Sono meno buoni dei soliti – disse con la bocca piena, – e per nulla al dente, anzi, è tutta una poltiglia!
Le parole “saporaccio” e “risataccia” sono nomi:
A. collettivi
B. composti
C. astratti
D. alterati
Come hai svolto la verifica?
Con facilità
Con qualche dif ficoltà
Con dif ficoltà
Quali attività ti sono piaciute di più?
Comprensione
Analisi
Invalsi


È un testo narrativo che racconta vicende che suscitano paura nel lettore.
PERSONAGGI
I personaggi sono esseri realistici o fantastici come fantasmi, mostri, streghe, zombie…
TEMPO
Il tempo in cui si svolgono le vicende può essere definito o indefinito , presente o passato
LUOGHI
Solitamente il racconto di paura è ambientato in luoghi bui e spaventosi come case abbandonate, vecchi castelli, cimiteri, boschi, paludi…
FATTI
I fatti narrati sono vicende molto spaventose a cui spesso non si riesce a dare una spiegazione.
LINGUAGGIO
È ricco di aggettivi e di similitudini per esprimere gli stati d’animo dei personaggi.
I fatti possono essere narrati in prima o in terza persona

Rupert andò a letto tranquillo e si addormentò di colpo. Subito un sogno pauroso si impossessò di lui: si trovava in una casa vuota, dove aveva però la sensazione che mille occhi lo stessero spiando.
Piccoli mostri deformi si facevano avanti per sfiorarlo, ma appena lui si voltava per guardarli, questi, più veloci, tornavano a nascondersi.
Rupert urlava nel sonno: – Aiuto! Aiuto!
Ormai era troppo tardi: uno dei mostri gli era quasi addosso. Aveva un aspetto orribile, sembrava un grosso sacco di patate che saltellava qua e là. Perfino la sua pelle era marrone e nodosa come la buccia di una patata. Non aveva testa, ma due occhi, una specie di naso e un grande fregio al posto della bocca.
In quell’istante qualcuno aveva udito le sue grida ed era accorso in suo aiuto: era sua sorella Katy.
Il mostro ringhiò trionfante: con due braccia strinse Katy, con altre due si aggrappò alla finestra e si lanciò fuori.
Rupert si svegliò di soprassalto e si guardò intorno. Stranamente Katy era stata rapita senza che nessun altro nella casa se ne fosse accorto. Tutto sembrava così tranquillo che Rupert si chiese se avesse sognato.
“Katy starà dormendo nel suo letto. Sarà stato soltanto un incubo” disse tra sé.
La porta di Katy era aperta. Il letto disfatto era vuoto. Ai piedi del letto vide una ciabatta. La fissò e si sentì raggelare. Non era stato un sogno.
V. Osborne, Ladri di sogni, Mondadori
ENTRO NEL TESTO
Sottolinea le parole giuste.
● I personaggi sono: realistici e fantastici / fantastici.
● La vicenda si svolge: di notte / di sera
● Il luogo dove accadono i fatti: in una casa disabitata / nella casa di Rupert.
● La storia è narrata: in prima persona / in terza persona
● I fatti che incutono paura a Rupert sono: reali / immaginari

Tom e l’amico Huck si avventurano nella casa detta “degli spiriti” alla ricerca di un tesoro nascosto.
Quando raggiunsero la casa degli spiriti, c’era qualcosa di tanto misterioso e sinistro nella desolazione di quel luogo, che i due ragazzi ebbero paura di avventurarsi nell’interno. Poi avanzarono lentamente fino alla porta e diedero, tremando, una sbirciata. Videro una stanza senza il pavimento, invasa da erbacce, un antico focolare, una scala in rovina; e dappertutto pendevano ragnatele lacere. Entrarono, pian piano, col cuore che aveva affrettato i battiti, parlando sottovoce, pronti a cogliere il minimo rumore e alla ritirata.
Fieri della loro audacia, vollero dare un’occhiata al piano di sopra. Buttarono gli arnesi in un cantone e risalirono. Lassù c’erano le stesse tracce di abbandono. Stavano per scendere e mettersi al lavoro quando…
– Ssst! – disse Tom.
– Cosa c’è? – sussurrò Huck, sbiancando di paura.
– Ssst! Ecco! Senti?
– Sì! Oh, mio Dio! Scappiamo!
– Sta’ fermo! Non ti muovere! Stanno venendo proprio verso la porta. I ragazzi si sdraiarono sul pavimento e attesero, sconvolti dal terrore.
Entrarono due uomini. Uno era il vecchio spagnolo, l'altro era Joe l'indiano.
Lo spagnolo era avvolto in un serape; aveva due baffi bianchi e cespugliosi, lunghi capelli bianchi che gli spuntavano da sotto il sombrero, e portava occhiali verdi. Si sedettero per terra, tirarono cantone: angolo. serape: abito messicano.
fuori un po’ di roba da mangiare e fecero uno spuntino. Poco dopo si misero a sbadigliare e cominciarono a russare.
Quando i due si destarono, decisero di seppellire il loro malloppo di seicentocinquanta dollari d’argento.
– Seppelliamolo in un buco bello fondo – disse uno.
– Buona idea – disse il compare, che si mise in ginocchio, sollevò una pietra del focolare, tirò fuori un sacchetto che mandava un allegro tintinnio e lo passò a Joe, che era in ginocchio nell’angolo e stava scavando col suo lungo coltello da caccia.
I ragazzi, con occhi gongolanti, seguivano ogni movimento.
Il coltello di Joe urtò contro un ostacolo. – Ehi – disse lui.
– Cosa c’è? – disse il suo compare.
– C’è una cassa. Vediamo che roba è, ho fatto un buco.
Vi ficcò dentro una mano: – Per la miseria, sono quattrini!
Erano monete d’oro. I ragazzi sopra la loro testa erano eccitati come loro, e altrettanto felici.
Il compare di Joe disse: – Questo lo sbrighiamo in un lampo.
C’è un vecchio piccone arrugginito tra le erbacce, l’ho visto un momento fa.
Corse a prendere il piccone e la vanga dei ragazzi. Lo guardò con aria critica e poi cominciò a usarlo.
La cassa venne dissotterrata e gli uomini contemplarono il tesoro. – Me n’ero quasi dimenticato, – disse uno – c’era della terra fresca su quel piccone!
I ragazzi furono ripresi dal terrore.
– Chi ha portato qui una vanga e un piccone? Credi che possa essere sopra?
– Che t’importa? Perché ti scaldi tanto? Secondo me chi ha portato questi arnesi ci ha visto, e ci ha preso per fantasmi o diavoli.
I due sgusciarono fuori della casa con la loro preziosa cassetta. Tom e Huck si alzarono, fiacchi sulle gambe, e furono ben contenti di prendere il sentiero che portava in paese.
Mark Twain, Le avventure di Tom Sawyer, Mondadori
In quale luogo si svolge la vicenda? Sottolinea nel testo le parole che te lo fanno capire.
● Qual è lo stato d’animo dei due ragazzi?

● Qual è stato l’indizio che ha insospettito uno dei due uomini e messo in pericolo Tom e Huck?
Segna con una X l’argomento della storia.
Tom e l’amico Huck trascorrono la notte nella casa detta “degli spiriti” per ripararsi dalla tempesta.
Tom e l’amico Huck si avventurano nella casa detta “degli spiriti” alla ricerca del tesoro nascosto, ma rischiano di essere scoperti da due tipi molto pericolosi.
ANALIZZO
La storia è raccontata: in prima persona in terza persona
Quella sera era festa in casa Strip: Mamma Strip, davanti allo specchio, si rimirava e si disegnava dei tratti a matita sulle palpebre. Aveva lunghi capelli neri che le arrivavano fin quasi alle ginocchia, labbra blu e colorito bianco livido. Gli occhi erano profondamente infossati nelle orbite. Tra le dita delle mani le cresceva del muschio, ma il suo aspetto era più che presentabile per una che stava per festeggiare il suo centocinquantesimo complemorte.
In quel mentre, Jimi uscì dalla cucina con un pacchetto sotto il braccio. Non portava vestiti, ma questo non si notava per via del lungo pelame che lo ricopriva interamente. I suoi denti erano notevolmente lunghi e ricurvi.
– Ehi, piccolo mio – esclamò Mamma Strip, accarezzando dolcemente Jimi sul muso – hai già la tua bella barba sul collo. Come cresci! Eh sì, ricordo come fosse ieri in che stato ti ho trovato: un povero esserino peloso, tutto solo sul ciglio della strada, che piangeva alla luna piena!
Mamma Strip sbatté un paio di volte gli occhi, il che produsse un crepitìo come di foglie secche o di ali di farfalle notturne svolazzanti contro il vetro di una finestra.
– Che cos’è quel pacchetto che hai lì? – chiese.
– Un pensierino per Ernesto – ringhiò Jimi. Si mise l’involto fra i denti e corse carponi al primo piano. Ernesto stava lustrando la sua bara con la cera per mobili, quando Jimi entrò nella camera semibuia. Si udiva un discreto sottofondo di musica classica: la Sonata n. 4, Sanguigna, di Infelix Mordensson.
Perché il testo che hai letto è un racconto di paura?

Sottolinea nel testo con lo stesso colore il nome di ogni personaggio e le sue caratteristiche.
– Cosa vuoi? – soffiò Ernesto, con un lampo rosso negli occhi. Era ancora infuriato per via della bottiglietta di sangue sintetico che Jimi gli aveva rotto la sera prima.
– Ho un regalo per te – rispose Jimi. – Ti dovevo un risarcimento per ieri sera.
A Ernesto spuntarono le lacrime agli occhi: – Molto carino da parte tua.
Poi, incuriosito, prese il pacchetto e, con le unghie, strappò la carta.
Jimi, invece, richiuse in fretta la porta e scese le scale ma si fermò nell’ingresso finché non gli giunse l’urlo di Ernesto.
– Canaglia! Peste! Che scherzi da porci!
Dopodiché si udì qualcosa andare in frantumi.
Jimi entrò ghignando in cucina, allungò gli artigli e si lasciò cadere sulle zampe davanti.
– Perché Ernesto grida così? – chiese Mamma Strip.
– Il mio regalo non gli è piaciuto, credo – ringhiò Jimi e aggiunse: – Peccato, era un bellissimo specchio.
– Ma via, Jimi! – sospirò Mamma Strip. – Sai che Ernesto odia gli specchi, visto che non ha immagine riflessa.
– Potrà sempre incollarci sopra il suo ritratto.
Le ultime parole di Jimi si persero in un ringhio incomprensibile.
La luna, nel cielo, era bianca e tonda come un pallone, Jimi sollevò la testa irsuta e il muso appuntito e ululò al bianco disco oltre la finestra.
Paul Van Loon, Mai mordere i vicini, Salani

SCRIVO
Immagina di incontrare una creatura terrificante. Descrivi sul quaderno alcuni particolari significativi del suo aspetto fisico esprimendo le emozioni che suscitano in te.
COMPRENDO
Completa.
Mamma Strip festeggia il suo complemorte. Ernesto è intento a lustrare e ad ascoltare quando Jimi entrò per consegnargli
Ernesto prese il pacchetto e strappò la carta. Subito dopo si udì
Osserva la mappa ed esponi a voce.
Persone comuni si trovano ad affrontare creature spaventose, come mostri, fantasmi, vampiri…
È un testo narrativo che racconta strane e spaventose storie che suscitano nel lettore paura e tensione.
NARRATORE
Il testo può essere scritto in prima o in terza persona.
I luoghi in cui sono ambientati i fatti sono bui e spaventosi…
I fatti che accadono nel racconto di paura sono spaventosi e misteriosi a cui spesso non è possibile dare una spiegazione razionale.
Il linguaggio è ricco di aggettivi e di similitudini per esprimere gli stati d’animo dei personaggi.
Il tempo a volte è definito, a volte indefinito.
Scrivi un racconto di paura seguendo la traccia.
1 Decidi se narrare: In prima persona In terza persona
2 Stabilisci un TEMPO : PRESENTE PASSATO DEFINITO INDEFINITO
3 Scegli un titolo da dare al tuo racconto.
4 Scegli i PERSONAGGI



5 Scegli il LUOGO .



6 Scegli il TEMPO ATMOSFERICO .




Racconta con ordine i fatti che accadono.
• Descrivi brevemente i personaggi e i luoghi in cui essi agiscono.
• Crea un’atmosfera inquietante: rumori (lamenti, gemiti, scricchiolii, rimbombi…), sparizioni, ombre.
• Descrivi le emozioni e le reazioni dei personaggi.
• Pensa a come concludere la storia.

Avevano corso a perdifiato nel bosco, sorpresi dal temporale, e ora non sapevano più dove si trovavano.
– Misericordia! Dove siamo finiti? – si udì la voce tremante di Tizi.
– Non possiamo stare sotto il temporale! – protestò Raffaella che era fradicia.
– Io ho visto una casa – affermò Marco.
– Svelti! – urlò Maurizio sotto il fragore del tuono. Con il cuore in tumulto, i quattro ragazzi corsero verso la baita e si affacciarono al vetro rigato di pioggia. Una vecchina curva, con un fazzoletto sulla testa, stava seduta davanti al camino e rimescolava qualcosa che bolliva nel paiolo appeso alla catena. Si consultarono con un’occhiata, poi bussarono. La vecchina si voltò. Aveva il volto magro e ossuto, incredibilmente rugoso, il naso grosso e adunco e il mento sporgente.
La vecchina, vedendo i ragazzi incorniciati nel vetro, ciabattò verso la porta, che si aprì cigolando. – Siete bagnati, entrate… – li invitò.
“Che strano ambiente… sembra l’antro delle streghe…” riflettè Raffi, guardandosi intorno. Il paiolo che bolliva sul fuoco, il grosso gatto nero che dormiva sulle pietre del camino, la ramazza in un angolo… c’era persino la civetta impagliata in una nicchia del muro. Ma, a rassicurarla, fu il profumo di polenta che c’era nell’aria. Le streghe non cucinano polenta. Un minuto dopo si godevano il tepore del fuoco. Mangiarono la polenta e bevvero il latte caldo. Combatterono inutilmente contro il sonno, in quel misterioso torpore che li aveva assaliti, e caddero profondamente addormentati.
Maurizio si risvegliò per primo. Gli ci volle qualche istante per capire dove si trovava. Già, nella baita della vecchina… Il temporale era passato, anzi, era tornato addirittura il sereno. Guardò l’orologio e scoprì che aveva dormito soltanto poco più di mezz’ora: meglio così. Destò i suoi compagni. Nel camino la cenere era fredda, come se il fuoco non fosse mai stato acceso. Il paiolo pendeva vuoto sulla mensola, come se non fossero stati usati da anni. E nella baita non c’era nessuno.
– Bisogna salutare la padrona di casa – ricordò Tizi. – Ma non c’è. – Sarà qui intorno, nella stalla, nell’orto… Non la trovarono.
– Se ne è andata disse Maurizio. Ma avrebbe voluto dire: “È sparita”. Quando era uscito all’aperto, aveva riconosciuto la baita in cui si erano rifugiati: era quella in cui, secondo una leggenda, abitava la “masca”, la strega di quel bosco, alla quale nessuno osava avvicinarsi.
Gianni Padoan, Il Fantasma di Monte Che-Barba
Segna con una X le affermazioni corrette.
Quattro ragazzi di nome: Tizi, Raffi, Marco, Maurizio, trovarono una baita dove ripararsi da un temporale.
Dalla finestra della baita videro una vecchina che cucinava la polenta.
La vecchina che somigliava a una strega mandò via i ragazzi.
Videro all’interno della baita il camino spento.
I ragazzi mangiarono la polenta e bevvero latte caldo.
I ragazzi si addormentarono.
Al loro risveglio la vecchia era scomparsa.
I ragazzi si accorsero che ogni cosa sembrava non fosse stata usata da anni.
I ragazzi uscirono dalla baita e raggiunsero la stalla dove c’era la vecchina.
Maurizio aveva riconosciuto la baita che secondo la leggenda era abitata dalla “strega” del bosco.
“Aveva il volto magro e ossuto, incredibilmente rugoso, il naso grosso e adunco e il mento sporgente.”
Gli aggettivi qualificativi sono:
A. cinque
B. sette
C. nove
D. sei
Segna con una X gli elementi estranei alla storia.
La baita in cui accade qualcosa di misterioso.
L’apparizione di un personaggio spaventoso.
Un fantasma che si aggira nel bosco.
L’ambientazione notturna.
Le condizioni atmosferiche (il temporale).
Sottolinea nel testo le parole che descrivono l’aspetto fisico della vecchina e trascrivile qui di seguito.
“Con il cuore in tumulto” significa:
A. sentirsi annoiati
B. sentirsi molto agitati
C. provare rabbia
D. provare tristezza


Com’è andata?
Come hai svolto la verifica?
Con facilità
Con qualche dif ficoltà
Con dif ficoltà
Quali attività ti sono piaciute di più?
Comprensione
Analisi
Invalsi

È un testo che vuol spiegare con le parole la realtà che ci circonda. Lo scopo è quello di arricchire di particolari la narrazione e aiutare chi legge a immaginare ciò di cui si parla. Si possono descrivere:
• persone
• emozioni
• animali
• luoghi

TIPO DI DESCRIZIONE
• oggetti
• fenomeni atmosferici
La descrizione può essere:
• soggettiva se contiene impressioni, emozioni e giudizi personali.
• oggettiva se è descritta così com’è, senza considerazioni personali.
ORDINE DESCRITTIVO
ORDINE LOGICO
• dal generale al particolare
• dal particolare al generale
ORDINE SPAZIALE
• usando gli indicatori spaziali
ORDINE TEMPORALE
• descrivendo i cambiamenti nel tempo (com’era prima, com’è dopo)
L’autore utilizza dati sensoriali (visivi, uditivi, olfattivi, gustativi e tattili), aggettivi e similitudini . LINGUAGGIO
Papà ci aveva parlato così tanto del signor Bernardo, il suo capufficio, che eravamo tutti curiosi di conoscerlo: così la mamma pensò di invitarlo a cena a casa nostra. Quando comparve sulla soglia, il rettangolo della porta fu oscurato dalla sua figura: era un omone grande e grosso, con i capelli brizzolati e un paio di formidabili baffi, che davano al suo faccione un’aria burbera e un po’ preoccupante.
Mentre papà e mamma facevano gli onori di casa, mia sorella ed io ci tenevamo in disparte, timorosi e intimiditi da quel signore panciuto che disse “Buonasera” con un vocione simile a quello di Mangiafuoco. Sedendosi sul divano, schiacciò col suo peso i cuscini di velluto e io colsi un’espressione preoccupata negli occhi di mamma, che teneva moltissimo ai suoi bei mobili… e fui preso da un riso irrefrenabile.
Allora accadde una cosa incredibile: il signor Bernardo capì, cominciò a ridere più di noi e la poderosa risata riempì la stanza. Così ridemmo tutti: ogni timore era scomparso e la serata fu una delle più piacevoli che io ricordi.
Il signor Bernardo chiacchierò, giocò con noi bambini, raccontò episodi divertenti dell’ufficio e della sua famiglia e, quando se ne andò, ci lasciò il divano ammaccato e il cuore pieno di allegria!
P. Naldi
ENTRO NEL TESTO
Aspetto fisico: omone grande e grosso capelli lunghi e scuri baffi appena accennati
Impressioni personali: severo e taciturno simpatico, divertente

Carattere: allegro e giocoso severo e scontroso
Per descrivere una persona si presentano:
• l’ aspetto fisico : corporatura, statura, caratteristiche del viso, abbigliamento;
• comportamento e carattere : atteggiamenti , relazioni con gli altri, pregi o difetti;
• abitudini e interessi : cosa fa di solito, cosa gli piace fare.

COMPRENDO
Teresina era una bambina dai capelli rossi. Si dice che chi ha i capelli rossi sia di carattere vivace e difatti
Teresina lo era. Era dispettosa, chiacchierona, non stava mai ferma, ma non era cattiva. Abitava in un grattacielo insieme ai suoi genitori, a due zii, due nonni e un fratello più grande di lei.
Come abbiamo detto, Teresina amava fare dispetti.
Mentre il nonno leggeva il giornale, lei lo disturbava e gli faceva perdere il segno; la nonna, quando leggeva, usava gli occhiali e Teresina glieli appannava col fiato, divertendosi quando lei diceva: “Che nebbia!”.
Mentre il fratello maggiore studiava, gli spegneva la luce; scambiava la tuta da ginnastica del fratello con la sua, facendogli fare delle brutte figure in palestra.
Altre volte, quando la nonna lavorava a maglia, Teresina le disfaceva i lavori, oppure mentre gli zii guardavano la televisione lei si nascondeva sotto il divano e faceva loro il solletico sotto i piedi.
Era proprio una piccola peste!
R. e G. Ferrarotti, Diciotto storie scritte da noi, La Scuola
Completa la descrizione con le informazioni presenti nel testo.
Teresina aveva i capelli . Era
Amava fare i . Mentre il nonno
Quando la nonna leggeva, Teresina
Mentre il fratello maggiore studiava e
Quando la nonna lavorava a maglia
E mentre gli zii guardavano la televisione
Mio nonno è un simpatico vecchietto dai capelli di un bianco particolare.
Ha un gran naso a patata e due baffoni bianchi e grigi.
Da lì sotto, la bocca sembra sorridere in continuazione. Gli occhi sono di un azzurro che, con il cattivo tempo, tende al grigio.
È capace di fermarsi nel bel mezzo di un discorso e chinarsi a vedere una colonia di formiche al lavoro.
– Chissà se le formiche alzano gli occhi per vedere il nostro mondo di giganti… – ha detto una volta.
È simpatico, anche. È capace di spiegarti tutta la storia dei Sumeri partendo dai somari che trasportavano comari per monti, mari e valli.
È alto, robusto e la pancia forma un bel pallone, sul quale da piccolina mi addormentavo senza problemi.
È goloso di torte alla ricotta, ma non lo ammette volentieri.
Preferisce dire che mangia dolci per non veder diminuire il proprio pancione: si sacrifica per i nipotini… per farli dormire comodi.
Non credo di averlo visto mai arrabbiato, ma ha pianto a lungo quando la nonna se ne è andata.
Ha una cicatrice sotto il polso della mano sinistra: sapessi quante avventure ho immaginato per quel taglio.
I. Sciapeconi
ANALIZZO
Completa lo schema.
ASPETTO FISICO
CARATTERE

SCRIVO
Seguendo la stessa struttura del testo descrivi anche tu una persona anziana.
Per descrivere un animale, l’autore presenta l’ aspetto fisico : corporatura, muso, occhi, coda, movimenti; il carattere : vivace, tranquillo, affettuoso; le abitudini e il comportamento : atteggiamenti, che cosa fa di solito, dove dorme, come si rapporta di solito con gli altri…
ANALIZZO
La descrizione è:
soggettiva oggettiva
Sottolinea nel testo con colori diversi le parole che descrivono l’aspetto fisico e il comportamento dello scoiattolo.
Per arricchire la descrizione l’autore ha inserito delle similitudini, evidenziale di rosso.
SCRIVO
Descrivi anche tu l’aspetto fisico e il comportamento di un animale che conosci.

Sul gruppo di bambini era sceso il silenzio; si sentiva solo il rumore dei loro passi sul terreno. Ma il bosco aveva ancora in serbo un'ultima sorpresa. Fu Filippo a rallentare il passo e a fermarsi sbigottito. – Guardate là – disse con un filo di voce per non rompere la magia che si presentava ai suoi occhi. Un “Ooooh” di stupore scappò a tutti gli altri. Uno scoiattolo stava saltellando davanti a loro. Era lì, sul ramo basso di un albero. Magnifico e inaspettato. Uno scoiattolo rosso, piuttosto piccolo, con la sua folta coda zampettava senza alcun timore. Sembrava li volesse accompagnare lungo il sentiero, perché dal ramo era balzato sul terreno, quasi fosse un acrobata, e li precedeva a piccoli scatti. – Uno scoiattolo. Che bello! – disse Lorenzo, il più piccolo del gruppo. Vedendolo saltare e guizzare qua e là, Filippo ebbe una felice immagine: – Sembra un folletto – e questo portò il sorriso sul viso di tutti. Intanto lo scoiattolo continuava a dare spettacolo di sé: dal sentiero era salito su un ramo trasversale e lo percorreva con corsa sicura e veloce, come un equilibrista sulla corda tesa. Poi balzò su un altro ramo: la coda lo aiutava a mantenere l'equilibrio. La muoveva in continuazione e fu allora che nonno Ulisse intervenne: – Guardate come agita la coda, sembra volervi salutare. In coro i bambini risposero: – Ciao, scoiattolo! L'escursione nel bosco volgeva al termine. I bambini apparivano stanchi, più per le emozioni vissute che per la fatica sostenuta.
N. Perego, I segreti del bosco, Paoline
DESCRIZIONE OGGETTIVA E SOGGETTIVA
• Nella descrizione soggettiva l’autore presenta l’animale in modo personale esprimendo le proprie sensazioni ed impressioni.
• Nella descrizione oggettiva si forniscono informazioni con termini scientifici precisi.
Matilda è la mia tartaruga, anche se il padrone del negozio mi ha detto che il suo vero nome è “testuggine greca”.
Può anche darsi che sia greca, come Ulisse –quello che continuava a navigare e non voleva più tornare a casa – però, se è greca, capisce benissimo l’italiano perché quando la chiamo e le parlo, lei viene. È lunga ventisette centimetri e mezzo, misurati con il righello del mio astuccio, dalla testa alla punta della coda; è tutta verde scuro con delle macchie gialle e nere sulla corazza. Una di queste macchie ha la forma di un cono gelato, e allora io ho pensato che a lei il gelato deve piacere. E infatti le piace. Eccome se le piace! Tutte le volte che io vado in giardino a mangiarmi un gelato in santa pace, dopo due minuti sento il suo campanellino “DIN! DIN!” e dopo altri due (o anche tre, perché non è che vada così veloce, lei) eccola lì che arriva. Secondo me sente il profumo della crema o della vaniglia.
F. Bosco, Super Giovanni, Giunti Junior
SCRIVO
Leggi e descrivi sul quaderno.
UNA DESCRIZIONE SOGGETTIVA
● Possiedi un animale o ne conosci uno in particolare?
Fai una descrizione soggettiva: descrivi il suo aspetto fisico, il suo carattere, le sue abitudini e le emozioni che suscita in te.


parole che descrivono l’aspetto fisico e il comportamento di Matilda.
Cosa prova l’autore per la sua tartaruga?
UNA DESCRIZIONE OGGETTIVA
● Scrivi sul quaderno la descrizione oggettiva della tartaruga. Raccogli notizie e spiega, con un linguaggio scientifico, le sue caratteristiche.
ANALIZZO
Sottolinea nel testo le parole che descrivono il comportamento di Gaspare.
SCRIVO
Arricchisci la descrizione con altri particolari significativi dell’aspetto fisico di Gaspare utilizzando qualche similitudine.
COMPRENDO
Quale sentimento prova la protagonista quando si accorge che Gaspare è andato via?
Quando ero piccola avevo un gatto di nome Gaspare. Rimase nella nostra casa cinque anni, addormentandosi sul divano con me e facendomi compagnia durante i pomeriggi; il suo arrivo era sempre annunciato da un lungo miagolìo e dallo strusciare della sua coda contro le mie gambe. Poi venne il giorno in cui Gaspare decise di lasciarci e di proseguire la sua vita per conto proprio, o magari cercando la compagnia di altri gatti. Fatto sta che quel giorno mi svegliai e lui non c’era più. Per fortuna, tra i tanti doni che ci fa la mente, uno accorse in mio aiuto: il ricordo. Chiusi gli occhi, pensai a Gaspare e in un baleno lui mi comparve con il suo pelo tigrato, la sua coda e il suo miagolìo. Quando li riaprii non c’era traccia del gatto, ma già mi sentivo meno sola. I ricordi fanno ricomparire le cose e le persone assenti, anche gli animali, almeno per un po’. E nella magia di questi momenti, il passato torna a farci visita. Lilith Moscon, Vedo, non vedo, vedo più in là, Einaudi Ragazzi


Verso la fine del pomeriggio, papà e io ci siamo accorti che dietro la casa, vicino al pollaio, c'era una volpe.
Era un volpacchiotto piccolo e magro, sembrava un cagnolino rossiccio. Aveva un musetto simpatico e due occhi lucidi, vispi, che esprimevano tanta intelligenza e tanta furbizia.
La folta coda si muoveva con calma ed eleganza.
Si era fermato a pochi passi da noi e aveva sbadigliato, emettendo un mugolìo triste. Avrei voluto accarezzarlo, come si fa con i cani, ma il papà non me l'ha permesso.
– È un animale selvatico, – ha detto – non gli farebbe piacere.
– Così dicendo, gli ha gettato alcuni pezzetti di pane.
Il volpacchiotto guardava il cibo con sospetto. Si avvicinava e poi si ritraeva. Alla fine ha allungato il muso, afferrando un boccone e balzando subito indietro.
Sono rimasta un bel po' a guardare il volpacchiotto, che continuava a balzare avanti e indietro, afferrando un bocconcino alla volta.
Quando si è sentito sazio, ci ha guardati tutti e due, come per salutarci, poi si è girato ed è sparito tra i cespugli che fiancheggiano il sentiero che va al fiume.
Stefano Bordiglioni, Lontano dagli occhi, lontano dal cuore, Edizioni EL
SCRIVO
Descrivi brevemente un animale che conosci molto bene seguendo la struttura del testo. Esprimi le tue emozioni. Arricchisci il testo con aggettivi e similitudini.
La descrizione è: soggettiva oggettiva
Sottolinea nel testo con colori differenti l’aspetto fisico, il carattere e il comportamento del volpacchiotto.
Quali dati sensoriali sono presenti nel testo? Segna con una X
Uditivi
Tattili
Visivi
Olfattivi
Gustativi

La descrizione di un luogo può seguire un ordine spaziale (dall’alto al basso e viceversa, da sinistra a destra, da lontano a vicino), un ordine logico (dal generale al particolare e viceversa), un ordine temporale (che descrive i cambiamenti nel tempo).

Erano saltati in sella alle loro poltrone a pedali e dopo appena due curve trovarono qualcosa che li costrinse a fermarsi.
Davanti ai loro occhi sorgeva una casetta che sembrava uscita da una fiaba.
Era un edificio basso con le pareti dipinte di un bianco accecante, sulle quali crescevano ordinatamente fiori rampicanti. Intorno alla casa correva una lunga cancellata nera di ferro battuto che gettava un’ombra così netta sul prato davanti all’ingresso da sembrare quasi ricamata nell’erba con fili di seta blu.
Attraverso le sbarre Iole vide una signora elegante, con gli occhiali quadrati, seduta accanto a un cavalletto da pittore su cui troneggiava un’enorme tela.
Sul tavolino davanti a lei c’era un fiore blu con un pistillo rosso corallo immerso in un vaso di vetro. Lo stesso fiore stava comparendo piano piano sulla tela, disegnato dal pennello veloce di quella donna bella come una dama di un quadro di cento anni fa. Miriam Dubini, Lo zio riciclatutto, Mondadori
ANALIZZO
La descrizione segue un ordine logico che procede: dal generale al particolare dal particolare al generale
Sottolinea con colori diversi gli indicatori spaziali e le parole che descrivono la casetta, la signora e il fiore.
Trasforma la graziosa casetta in un’abitazione abbandonata circondata da un giardino poco curato. Utilizza opportunamente i dati sensoriali e arricchisci la descrizione con le similitudini.
Lo studio di mio zio era una grande stanza tappezzata di scaffali stipati di libri e di rarità accumulate durante i suoi viaggi.
Le pareti erano costellate di stampe e dipinti, e pesanti tende opprimevano le finestre. Poco importava che fosse ancora pomeriggio: lo studio era tetro come una grotta. Il pavimento era coperto da un lussuoso tappeto persiano e la tinta dominante di quel tappeto era un rosso intenso, uguale a quello delle decorazioni sulle pareti e del damasco dei tendaggi. Nel focolare ardeva un grande fuoco che rendeva quel colore ancora più vivido palpitando al ritmo delle fiamme, come se quella stanza fosse il cuore pulsante della casa. Certo, era l’unica parte della casa che avessi visto e che avrei potuto definire confortevole, ma a questo punto dovrei dire che, malgrado fossi stato molte volte in casa di mio zio, quella era l’unica stanza in cui fossi mai entrato, fatta eccezione per il bagno.
Chris Priestley, Le terrificanti storie di zio Montague, trad. Chiara Manfrinato, Newton Compton

Sottolinea la similitudine presente nel testo.
Nella descrizione sono presenti molti dati visivi. Utilizzali anche tu per descrivere un ambiente della tua casa. Arricchisci la descrizione con qualche similitudine.

Rispondi alle domande.
● Che cosa seguono i marinai per trovare l’approdo?
● Dove si trova?
● Perché gli uccelli si alzarono in volo?
L’autore utilizza i dati sensoriali (visivi, uditivi e olfattivi).
Sottolineali nel testo con colori differenti.
Sottolinea gli aggettivi qualificativi presenti nel testo.
Era un pomeriggio meraviglioso. I campi coperti di stoppie candide erano divisi da lunghe file di siepi brune che lasciavano filtrare, qua e là, brillanti raggi di sole.
Le lunghe ombre degli olmi si protendevano verso la collina e le sagome eleganti degli alberi, contro il cielo chiaro, ornavano tutto l’arco dell’orizzonte.
Penelope Lively
● Come ti sembra questo paesaggio di campagna?
● Quali dati ha utilizzato l’autrice?

Tutto il giorno, con lamento acuto, stridevano le seghe che tagliavano i tronchi.
Prima si sentiva il colpo profondo dell’albero che cadeva. Ogni cinque o dieci minuti la terra si scuoteva come un oscuro tamburo quando la percorreva il rovinìo dei larici, opere colossali della natura, alberi piantati là dal vento da mille anni.
Poi si alzava il lamento della sega che tagliava il corpo dei giganti. La foresta moriva. Io udivo sgomento i suoi lamenti. Pablo Neruda
Che cosa esprime il testo?
La descrizione segue un ordine: temporale logico spaziale
DESCRIVERE OGGETTI
Per descrivere un oggetto bisogna tener presente i seguenti aspetti:
• aspetto esteriore : forma, dimensione, colore…
• materiale : di che cosa è fatto, superficie, consistenza…
• utilizzo : qual è la sua funzione, a che cosa serve…

ANALIZZO
Sottolinea nel testo le parole che descrivono i libri antichi.
Segna con una X i dati sensoriali utilizzati dall’autrice.
Visivi
Uditivi
Gustativi
Tattili
Olfattivi
Quale sensazione prova Doriano?
Stupore
Disinteresse
Doriano si guardò attorno: su quel piano i libri avevano un'aria diversa.
– Non avevo mai visto questa parte della biblioteca.
Brunilde prese il tono da guida turistica: – Qui ci sono solo i libri preziosi, i libri antichi.
Doriano guardò meglio i libri per capire che cosa avessero di così speciale. I dorsi erano larghi, con le cuciture orizzontali sporgenti, e alcuni non avevano la copertina di carta ma di un materiale che sembrava pelle.
– Ne posso toccare uno? – Brunilde annuì – Trattali con molta delicatezza! Alcuni sono vecchi come i personaggi dei libri di storia! – Doriano ne prese uno e lo annusò. Aveva uno strano odore che non era puzza ma nemmeno profumo: sapeva un po' di carta, un po' di pelle e perfino un po d'inchiostro. Le pagine avevano i bordi scuriti e, qua e là, delle chiazze giallognole. Le lettere delle parole sembravano disegnate e il colore nero in alcuni punti era sfumato nel rossastro oppure trapassato dietro, come quando usi un pennarello nuovo sul quadernone di scuola. Doriano lo ripose e ne prese un altro; lo aprì come se si trattasse di uno scrigno. A voltarle, le pagine scricchiolavano un po'. Non si capiva una sola parola, ma la cosa meravigliosa era che le lettere iniziali di ogni capitolo erano veri e propri disegni: piccoli ma perfetti. C'erano addirittura delle parti in oro, tutte scintillanti.
– È bellissimo! Mi piacerebbe averne uno così.
Doriano non poteva ancora dire che i libri fossero interessanti quanto un gioco elettronico, ma gli era venuta voglia di vedere altre rarità.
Annalisa Strada, Abbasso i libri! Viva i libri!, Fabbri Editori
Adoro abbracciare il mio coniglietto di peluche. Profuma di mela, di liquirizia, di sapone, di rosa, di profumo della mamma, di riso, di pane tostato, di cera, di cane bagnato. E poi, soprattutto, mi ricorda l’odore del mio letto che di notte è tutto caldo. È soffice come una coccola e, quando lo guardo, i suoi occhi neri come l’inchiostro della mia penna preferita mi sorridono. Quando ero piccola gli mangiucchiavo le orecchie, che sapevano di zucchero filato, e lo sollevavo per la coda soffice come un batuffolo di cotone. E se gli schiaccio la pancia si mette a ridere!
Brigitte Minne – Natali Fortier, Adoro…, Ape Junior
Toni ha un fischietto nuovo. È lucido, come d'argento, con l'imboccatura stretta, rettangolare.


Dentro c'è una pallina che tintinna, in fondo finisce con un anello, per tenerlo in mano. È davvero un bellissimo fischietto.
Lo ha portato a casa il papà, e da due giorni Toni se lo tiene sempre con sé. La sera quando si spoglia lo mette sotto il cuscino, per essere sicuro di ritrovarlo subito quando si risveglierà il mattino dopo. Ha un suono così bello che mette di colpo allegria: è un suono così forte che sembra quello di un vigile quando vuole fermare una macchina.
Beatrice Garau, Toni, la bici, la pizza, Giunti

Quali dati sensoriali sono presenti nel testo? Sottolinea di rosso le similitudini.
Sottolinea nel testo le parole che descrivono come è fatto l’oggetto.
SCRIVO
Descrivi anche tu sul quaderno un oggetto a te caro.
DESCRIVERE FENOMENI ATMOSFERICI
Per descrivere i fenomeni atmosferici si utilizzano le parole del tempo per evidenziare i cambiamenti subiti nei diversi momenti della giornata. Si utilizzano, inoltre, dati sensoriali , aggettivi , similitudini e metafore

ANALIZZO
Sottolinea nel testo le parole che indicano lo scorrere del tempo.
Rispondi alle domande.
● Quali dati sensoriali sono presenti nel testo?
● Quale sensazione esprime l’autore?
Una sera in cui gli uccelli volavano bassi e le formiche si agitavano più del solito per portare a termine in fretta il lavoro del giorno, il cielo si fece di piombo.
Dall’orizzonte cominciarono a salire nuvole immense, livide e gonfie da scoppiare.
All’improvviso si sollevò un vento impetuoso che fece stormire le fronde più alte degli alberi. Poi cominciò a piovere. Dapprima caddero alcune gocce tiepide e larghe, poi le gocce si tramutarono in scrosci violenti, che formarono ampie pozzanghere negli avvallamenti del terreno sulle margherite.
L’uragano durò a lungo, sempre più forte e rabbioso. Si udiva solo il sibilo del vento e il martellare dell’acqua sui tronchi e sui sassi.
Quando il tumulto cessò, il prato aveva l’aspetto di un pantano. Rivoli fangosi scorrevano dappertutto, portando carcasse di chiocciole, ragni e lombrichi insieme a foglie secche, detriti di legno e aghi di pino. Una desolazione.
Marisa Madieri, La radura, Einaudi
Segna con una X
● L’espressione “il cielo si fece di piombo” cosa significa?
Il cielo ha il colore del piombo
Il cielo è pesante come il piombo
● La descrizione dell’uragano è: oggettiva soggettiva
La neve continua a cadere, lenta, verticale, uniforme, e lo strato bianco si fa insensibilmente più spesso
sugli orli dei davanzali, sulle soglie dei portoni, sui rilievi dei lampioni neri, sulla strada senza veicoli, sui marciapiedi deserti, dove i sentieri giallognoli, tracciati dai passanti nel corso della giornata, sono già scomparsi. E di nuovo si sta facendo notte.
Alain Robbe Grillet
SCRIVO
Descrivi anche tu le emozioni provate osservando un paesaggio innevato, utilizzando opportunamente i cinque sensi.
La pioggia cade sempre più forte. I brillantini di acqua spariscono.
Tutto è diventato di un colore grigio, triste.
E adesso tutto mi sembra noioso. Guardo la pioggia cadere sempre uguale; intanto sogno cose meravigliose.
Sull’asfalto gli schizzi d’acqua sono chicchi di luce che rimbalzano, simpatici, qua e là.
Gli schizzi sembrano piccoli pesciolini guizzanti in un grande mare nero.
Non smette di piovere, le nuvole coprono di nuovo il sole e tutto torna grigio e nebbioso come prima.
Alice Sturiale, Il libro di Alice, Edizioni Polistampa

Sottolinea nel testo la similitudine e le metafore.
Descrivi anche tu sul quaderno la pioggia, esprimendo le tue sensazioni e utilizzando opportunamente i dati sensoriali. Arricchisci il testo con similitudini e metafore.

ANALIZZO
Sottolinea nel racconto le parole che descrivono il luogo, l’oggetto e le emozioni provate dalla nipote di zia Ross.

Io e zia Ross, per diverse estati, abbiamo trascorso insieme una settimana in Sardegna, in una località che si chiama
Rena Majore. Il posto era davvero stupendo: casette immerse nel verde e un mare dal colore smeraldo. Tutte le mattine, preparavamo le borse della spiaggia e andavamo nella insenatura di Rena Matteu, la nostra preferita e, prima di fare il bagno… iniziava la caccia!
La sabbia, morbida e “borotalcosa”, infatti, nascondeva microscopici dischetti bianchi di forma ovale e molto duri al tatto, quasi impossibili da trovare ad occhio nudo! La prima volta che ne ho trovato uno, la zia mi ha spiegato che si trattava di piccoli coperchi calcarei di conchiglia, utilizzati dall’animale che vive all’interno per chiudersi dentro la sua “casetta”.
– Una specie di tappo! – Ho detto alla zia e lei è scoppiata a ridere e ha annuito.
La parte superiore di questo coperchietto è morbida al tatto, arancione con un ghirigoro beige a forma di occhietto disegnato sopra, per questo motivo li chiamano: “Occhi di Santa Lucia”. Io e la zia facevamo a gara a chi ne trovava di più e vincevo sempre io! Alla fine delle vacanze tornavamo a casa con il nostro ricco bottino. Da qualche anno però, non vado più a Rena Majore, perché la zia è volata in cielo all'improvviso…
Il giorno che mamma me l’ha detto, ho cercato l’occhietto più bello e profumato e le ho chiesto di farmi un ciondolo da tenere al collo. Quando mi manca la zia, accarezzo il mio ciondolo e all’improvviso sento il sole caldo sulla pelle e vedo il verde del mare e so che la zia è sempre là, che raccoglie occhietti sulla spiaggia e mi sorride.
P. Gentile

Il papà è partito per fare i lanci con il paracadute e la mamma lo ha accompagnato. Perciò Tim è andato a dormire dalla nonna. Passa spesso da lei i mercoledì pomeriggio e i fine settimana. È proprio felice di andare in quella casa col pavimento di piastrelle colorate, con i muri e i soffitti dipinti con decori, lacche e velature.
Anche i vetri delle porte e delle finestre sono decorati con disegni accuratissimi. In trasparenza si vedono un airone che pesca una rana in un acquitrino e due bambini che raccolgono ciliegie in un frutteto.
Quella della nonna è una piccola casa, ma per Tim è una «piccola casa da sogno!».
La cosa che Tim ama di più, quando è dalla nonna, è il fatto di poter dormire con lei nel lettone. La camera da letto è nera come il cuore della notte e protetta da pesanti tende di velluto.
Là, cullato dal ticchettìo rassicurante della sveglia, Tim non fatica ad addormentarsi: sprofonda nel sonno con piacere, come una biglia di vetro casca in un sacco di piume.
Il bambino adora vedere la nonna alzarsi al mattino con quella sua lunga camicia da notte. Apre piano piano la porta del bagno e il sole, come una polvere di luce, entra nel buio della stanza con un fascio di raggi gioiosi.
Tim si diverte a sentire là fuori il gallo che risponde a un colombo che tuba. L’aria è intrisa di profumo di caffè.
– Colazione, tesoro? – gli chiede la nonna.
Allora Tim salta giù dal letto, avvolto in una calda coperta. Scende le scale, tenendo in mano un lembo di tessuto per non inciampare, atterra al piano di sotto e si siede al tavolo della cucina. Davanti a lui, la nonna appoggia una grande tazza di caffellatte e un bel po’ di pane imburrato. Poi si siede accanto al nipote e si serve, a sua volta, una grande tazza di caffè. Così, completamente in disordine e spettinati, mangiano ascoltando distrattamente la radio. Questa per Tim è felicità!
Marie Desplechin, Una goccia d’amore in un mare d’amicizia, San Paolo
Rispondi alle domande.
● Che cosa viene descritto nel racconto?
● Le descrizioni presenti nel testo sono soggettive. Qual è la loro funzione?
● Quali emozioni prova Tim quando va a casa della nonna?
Nel testo sono presenti alcune similitudini, sottolineale.
1 Ascolta il testo con attenzione.
Mrs. Granger aveva i capelli quasi bianchi, tirati e raccolti dietro alla testa in una cosa che assomigliava a un nido. Non portava mai i pantaloni a scuola. Aveva due completi gonna e giacca che portava sempre con sotto una camicia bianca…
A. Clements, Drilla, Bompiani
Brano completo in Guida
Ascolta il brano.
2 Come definiresti il carattere di Mrs. Granger?
Severa
Simpatica
Comprensiva
3 Rispondi.
● A cosa si riferisce l’espressione “quando li accendeva al massimo riuscivano a farti sentire un granello di polvere”?

● Qual è il significato della frase “Mrs. Granger aveva la vista a raggi X”? Aveva la vista annebbiata Non le sfuggiva nulla
4 Segna con una X le informazioni corrette relative all’aspetto fisico e all'abbigliamento di Mrs. Granger.
CAPELLI
Neri
Quasi bianchi


Com’è andata?
STATURA
Alta e robusta Piccolina
OCCHI Azzurri Grigio scuro
Hai capito il testo ascoltato? Completamente
Un p o’
ABBIGLIAMENTO
Pantaloni
Gonna e giacca
Ti sei distratto durante l’ascolto?
Un p o’
1 Ascolta il testo con attenzione.
Il parco era quadrato e verde.
I prati erano attraversati da neri e orribili sentieri asfaltati.
Nel parco c'erano cespugli, verdi e folti
d'estate, spogli e neri d'inverno.
D'estate quando Giacomo si metteva sotto gli aceri folti e alzava gli occhi, osservava il cielo verde e ascoltava gli uccelli che cantavano divinamente.
T. Haugen
Brano completo in Guida
2 Quali dati sensoriali sono presenti nel testo?
Segna con una X Gustativi
Visivi
Olfattivi
Tattili
Uditivi

3
Segna con una X le affermazioni corrette.
Il parco era quadrato e verde.
In estate il parco era pieno di alberi e cespugli spogli e neri.
D'estate Giacomo si metteva sotto gli aceri e guardava il cielo.
In inverno il cielo sopra quegli stessi aceri era sempre nuvoloso.
Prima che le foglie cadessero, i cespugli erano pieni di nascondigli.
D'estate il parco era frequentato solo dai nonni.
Il parco d'estate era pieno di rumori provocati dai bambini.
Giacomo riusciva a vedere e a sentire il vento che abitava nelle chiome degli alberi.


Hai capito il testo ascoltato?
Completamente
Un p o’
Ti sei distratto durante l’ascolto? Sì
Un p o’
Osserva la mappa ed esponi a voce.
Si possono descrivere persone, emozioni, animali, oggetti, luoghi, fenomeni atmosferici
CHE COSA DESCRIVE
È un testo che vuol spiegare con le parole la realtà che ci circonda. Lo scopo è quello di arricchire di particolari la narrazione
Si utilizzano i dati sensoriali visivi, uditivi, olfattivi, gustativi, tattili, aggettivi e similitudini.
TIPO DI DESCRIZIONE
ORDINE LOGICO
• dal generale al p articolare
• dal particolare al generale
ORDINE SPAZIALE
• usando gli indicatori spaziali
ORDINE TEMPORALE
• descrivendo i cambiamenti nel tempo (com'era prima, com'è dopo)
• Soggettiva se contiene impressioni, emozioni e giudizi personali.
• Oggettiva se è descritta così com'è, senza considerazioni personali.
Per ciascun personaggio fai sul quaderno una breve descrizione aiutandoti con le illustrazioni.

SUGGERIMENTI
Il modo migliore per descrivere una persona è quello di cogliere alcuni aspetti del fisico, del carattere e dell’abbigliamento.


Per ciascun luogo fai sul quaderno una breve descrizione aiutandoti con le illustrazioni.

SUGGERIMENTI
Per descrivere il parco e la spiaggia utilizza i dati visivi (forma, posizione, movimento, colori), olfattivi (odori, profumi) e uditivi (il rumore del vento, delle onde…).
• Può essere utile utilizzare gli indicatori spaziali: davanti, a sinistra, a destra, più vicino, più lontano…



Che cos’era quella cosa quadrata e metallica che le sue mani sentirono e in cui le sue dita trovarono un buco?
Era la serratura di una porta che era stata chiusa per dieci anni. Mary allora mise una mano in tasca, tirò fuori la chiave e l’infilò nella toppa. Poi provò a girare. Le ci vollero tutte e due le mani per farlo, ma riuscì a girarla.
Respirò profondamente e si guardò alle spalle, ma non c’era nessuno. Fece un altro respiro profondo, perché non poteva farne a meno, spostò il sipario di foglie e spinse la porta che, piano piano, si aprì.
Allora scivolò all’interno e chiuse la porta dietro di sé, rimanendovi appoggiata con la schiena, e si guardò intorno mentre il suo respiro si faceva sempre più rapido per l’eccitazione, la meraviglia e il piacere. Era dentro il giardino segreto. Era il posto più bello e misterioso che si possa immaginare. Gli alti muri che lo racchiudevano erano coperti di rami nudi di rose rampicanti, così fitti che si erano intricati fra loro. Mary Lennox riconobbe le piante perché ne aveva viste molte in India. Tutto il terreno era coperto di erba scura invernale e di cespugli. C’erano anche altri alberi nel giardino, e una delle cose che rendeva quel luogo così strano e affascinante era che le rose rampicanti li avevano ricoperti e cadevano verso terra, formando dei festoni leggeri e svolazzanti che, qua e là, si erano attaccati l’uno all’altro o a un ramo più lontano, così da unire alberi diversi e formare dei deliziosi ponti. Non c’erano né foglie né rose sulle piante e Mary non sapeva se fossero morte o vive, ma i loro rami di un grigio leggero o marrone sembravano un mantello che copriva ogni cosa, muri, alberi e anche l’erba scura, perché molte piante erano cadute dai loro sostegni e si erano sviluppate sul terreno. Era questa confusa massa che legava albero ad albero a rendere il giardino così misterioso.
Mary si allontanò dalla porta, camminando con cautela come se avesse paura di svegliare qualcuno. Era contenta che ci fosse dell’erba sotto i suoi piedi così da non fare rumore.
F. Burnett, Il giardino segreto, Giunti Jr
Segna con una X.
● Cosa trova Mary oltre la porta?
Un giardino segreto
Un piccolo giardino
Un giardino abbandonato
● Cosa significa l’espressione “sipario di foglie?”
Un sipario copriva la porta
Le foglie formavano un sipario davanti alla porta
● Come diventa il respiro di Mary quando è dentro il giardino?
Sempre più rapido
Molto affaticato
● Cosa prova Mary quando scopre il giardino?
Meraviglia
Piacere
Tristezza
● In quale stagione è descritto il giardino?
Primavera
Inverno
Autunno Estate
L’aggettivo adatto a definire Mary è:
A. sensibile
B. prudente
C. paurosa
D. allegra
Segna con una X.
● Il testo è: narrativo informativo descrittivo poetico
● La descrizione è: oggettiva soggettiva
● Il linguaggio è: ricco di aggettivi e di paragoni preciso e tecnico
● A che cosa vengono paragonate alcune piante di rose?
A festoni leggeri e svolazzanti A piccoli alberi
● Quali dati sensoriali prevalgono nel testo?
Olfattivi
Visivi
Gustativi
Tattili
Uditivi
Il sinonimo della parola “meraviglia” è:
A. squallido
B. incantevole
C. spaventoso
D. misterioso


Com’è andata?
Come hai svolto la verifica?
Con facilità
Con qualche dif ficoltà
Con dif ficoltà
Quali attività ti sono piaciute di più?
Comprensione
Analisi
Invalsi
La primavera non esplode, sboccia. Arriva piano, come un sorriso che cresce sul volto del mondo. I rami si vestono di gemme, e il cielo si riempie di promesse.
La pioggia non è solo acqua: è musica, risveglio, carezza. Ogni goccia che cade è una nota che sveglia la terra addormentata. Camminare tra i fiori che nascono è come leggere una poesia appena scritta: ogni passo è un verso di vita nuova.
Gli alberi, in primavera, sussurrano gioia.
Dalle radici alle foglie, tutto si tende verso la luce. Nel tepore, si scambiano sogni colorati e desideri di cielo. I rami si allungano, le gemme esplodono in foglie e fiori.
Non parlano ad alta voce, ma chi ascolta sente un canto: è la linfa che scorre, è la voglia di crescere, è la memoria dell’inverno che si trasforma in speranza.

Le rondini tornano al nido sopra i tetti, e con il loro volo leggero annunciano che la primavera è arrivata. Sotto il cielo azzurro, le rondini danzano insieme, tracciando cerchi di speranza e libertà. Il loro arrivo porta una carezza nel vento: ogni ala è un saluto alla rinascita del mondo.
Le coccinelle si posano delicate su una foglia, portando fortuna e protezione. Il loro guscio rosso segnato da puntini neri è come un fiore che splende ai nostri occhi. Sono piccoli guardiani del giardino, compagne della rinascita e del risveglio.
Il venticello di primavera arriva leggero, come un sussurro tra le foglie ancora fresche.
Scorre tra gli alberi, piega gli steli dei fiori e porta con sé il profumo dell’erba bagnata dalla rugiada.

Le margherite bianche punteggiano i prati verdi come piccoli sorrisi.
Intorno a loro sbocciano fiori di ogni colore, che ondeggiano al vento e rendono il prato vivo e leggero.
Camminare tra questi fiori è come entrare in un quadro naturale sereno e pieno di luce.
Il
Annota brevemente le emozioni che questa stagione ti suscita: cosa provi quando cammini tra gli alberi che perdono le foglie? Come ti senti quando il cielo si riempie di nuvole e la pioggia batte sui vetri?
Annota brevemente le emozioni che questa stagione ti suscita: Come ti senti quando il sole tiepido inizia a illuminare le giornate e ascolti il cinguettio intenso degli uccelli? Cosa ti trasmettono i colori dei fiori, il verde brillante dei prati e il profumo fresco dell’aria? Quali emozioni emergono quando senti la terra che prende vita sotto i tuoi piedi o osservi le prime foglioline spuntare?
Cosa ti trasmettono i colori, i suoni, i profumi e le sensazioni dell’autunno?



Questo dipinto è di Gustav Klimt, un artista austriaco famoso per i suoi quadri eleganti e decorativi. Nelle sue opere mescola oro, linee sinuose e motivi floreali, creando immagini ricche di bellezza e simboli. I suoi dipinti trasmettono emozioni intense e un senso di armonia tra natura e figura umana.
Quando la terra è giovane e fresca, quando la testa è piena di festa, quando la terra ride contenta, quando di erba profuma il vento, quando di menta profuma la sera, è Primavera.
Roberto Piumini

Osserva l'immagine e rispondi.
● Cosa vedi nel dipinto?
● Quali colori ha usato l’artista?
● L’opera ti sembra reale o frutto della fantasia dell’artista?
● Quali emozioni provi osservandolo?
Osserva il dipinto e, dopo aver letto la poesia, scrivi alcuni versi sulla primavera.
● Che collegamento trovi con la primavera?
Porta la primavera sulla carta con colori, fiori, sole ed emozioni.
Rispondi alle domande.
● Quale sorpresa fecero i nonni a Camilla il giorno di Pasqua?
● Cosa mostrò la nonna a Camilla entrando in cucina?
● Secondo te per Camilla fu una Pasqua speciale? Perché?

Quale sorpresa hai ricevuto il giorno di Pasqua? Racconta. PARLO DI ME
Camilla era andata a trascorrere le vacanze di Pasqua dai nonni Andrea e Carolina, che abitavano in un paesino di montagna. Era tanto contenta quando poteva stare con loro, e poi quella vita in montagna, contrariamente a quella di città, la incuriosiva e la divertiva molto. Quanti alberi e quanti fiori da scoprire e da ammirare durante le passeggiate nel bosco: ciclamini, viole e graziosi fiorellini bianchi a forma di stella, altri gialli simili a margherite.
– Nonno, perché sorridi? – gli chiese una mattina Camilla. – Ora non posso dirtelo, ma presto ti faremo una bella sorpresa.
Camilla rimase perplessa. Quale sorpresa poteva mai ricevere dai nonni se non l’uovo di cioccolata?
La mattina di Pasqua se ne restò a letto, tutta rannicchiata sotto le coperte, pensando al buon pranzetto e alle sorprese dell’uovo di cioccolato, quando suo nonno entrò in camera sorridente, tenendo tra le braccia un meraviglioso coniglietto.
Era un batuffolo di lana bianca che aveva al collo un collarino rosso fiammante su cui c'era scritto: “A Camilla da nonno Andrea e nonna Carolina”.
Dopo un po’, nonna Carolina entrò in cucina con una grande cesta.
– Che splendore! Sembra una nuvola d’oro – esclamò Camilla osservando con stupore i pulcini che pigolavano agitando le alucce e accarezzando il coniglietto, che si era appena addormentato tra le sue braccia. Poi disse: – Ti chiamerò Fiocco – e gli sussurrò dolcissime parole. Ogni ora, ogni giorno che passava, Camilla osservava Fiocco.
Il piccolino era una sorpresa continua. Gli si era così affezionata che pensava con rammarico alla partenza, questa volta aveva un motivo in più per rattristarsi!
Realizzalo con i tuoi compagni e compagne.
OCCORRENTE
● bastoncino di legno come quello del gelato;
● cartoncino bianco;
● carta rosa;
● colla vinavil;
● pennarello nero;
● colori a tempera;
● forbici.

PROCEDIMENTO
1 Dipingere il bastoncino di legno con il colore che si preferisce e lasciare asciugare.
2 Disegnare sul cartoncino bianco un cerchio (sarà la faccia del coniglio), le orecchie e ritagliarli.
3 Disegnare sulla carta rosa la parte interna delle orecchie e ritagliarle.
4 Ritagliare anche le strisce per fare i baffi e un cerchietto per il naso.
5 Incollare tutto al posto giusto e completare disegnando con il pennarello nero gli occhi e la bocca del coniglietto.
6 Incollare sul bastoncino di legno il coniglietto.

Questa testimonianza racconta una delle situazioni in cui potevano trovarsi gli ebrei in Italia a partire dal 1938, quando entrarono in vigore le leggi razziali contro di loro.
● Riesci a immaginarti nei panni di Liliana Segre? Che cosa avresti provato?
● Come ti saresti comportato/a? Confrontati con la classe. Scopri con i compagni e le compagne gli ingredienti della pace: accoglienza, dialogo, nonviolenza, rispetto e utilizzali ogni giorno per superare alcune situazioni difficili come i litigi.
In fondo al binario senza ritorno. L’ultima volta che vidi papà.
«Poi un giorno a tavola tuo padre ti dice che non puoi più frequentare la scuola, che non andrai in terza elementare. Hai 8 anni e non capisci. Ti dicono che ci sono “nuove leggi” e che per gli ebrei ora è così. E pazienza se per te essere ebrea fino a quel momento significa soltanto l’esonero dall'ora di religione cattolica. Ma c'è qualcosa di peggio del non poter più andare a scuola: è l'indifferenza degli altri, il silenzio, l'alzata di spalle della maestra Cesarina che, invitata a casa per darti conforto, dice: “Non le ho mica fatte io le leggi”. E poi le compagne che non ti cercano più, il vicino di casa che smette di salutare la tua famiglia, gli amici che spariscono. Io mi ricordo quando il 30 gennaio del 1944, a tredici anni, fui costretta a salire sul camion che attraversava Milano per raggiungere i sotterranei della stazione Centrale. Partii con mio papà. Quando arrivammo a destinazione, io mi ricordo gli ordini dei soldati: “Uomini a destra e donne a sinistra”. E poi mio papà non lo vidi mai più. E imparai a non concedere ai miei carcerieri il dominio della mente».
Liliana Segre è sopravvissuta. Il 27 gennaio 1945 le sbarre del cancello di Auschwitz vengono abbattute. Per oltre quarant’anni Liliana Segre ha vissuto nel silenzio, poi ha cominciato a raccontare e a testimoniare nelle scuole, nei convegni. Lo fa ancora oggi: «Quando giro per le scuole, io invito sempre i ragazzi a non essere indifferenti. È peggio della violenza. L’indifferenza è come una nuvola grigia, è terribile perché non si può far nulla a chi si gira dall’altra parte. Per questo è necessario trasmettere. Parlare e mettere al bando l’indifferenza».
Corriere del 13/01/2015
Dal 1993 l’artista tedesco Gunter Demnig ha ideato il progetto delle “pietre di inciampo”. Ce ne sono 50.000 sparse in tutta Europa. Su ogni pietra sono incisi pochissimi dati: il nome della persona, la data di nascita e il luogo e, quando è nota, la data di morte. Le pietre di inciampo riportano alla memoria le persone deportate nei campi di sterminio. A Milano ci sono le pietre di inciampo. La prima pietra è stata posata in corso Magenta 55, dove abitava Alberto Segre.



Banksy è un artista e writer inglese, di cui non si conosce l’identità, che con i suoi graffiti ha ricoperto i muri di tutto il mondo. Molte le sue opere ispirate alla pace.
COMPITO DI REALTÀ
Banksy è un famoso esponente della street art. Divisi in gruppi, ricercate notizie su questa forma d’arte e le opere più famose nel mondo.
Poi, ognuno di voi realizzi un disegno sulla pace, arricchito da riflessioni.
Con i vostri lavori realizzate una mostra di fine anno.
Gino Bartali ha messo in salvo quasi un migliaio di ebrei dallo sterminio trasportando documenti nel telaio della bicicletta, rischiando ogni volta di essere fucilato.
● Perché Gino Bartali ha deciso di aiutare gli Ebrei durante la guerra?
● Pensi che il gesto di Gino Bartali abbia influenzato la vita delle persone che ha salvato?
● Cosa ci insegna il comportamento di Gino Bartali?
● Perché pensi che Gino Bartali non abbia detto subito di aver aiutato gli Ebrei durante la guerra?
– Buonasera, signore e signori, questa serata è dedicata a un mito del ciclismo, un animo nobile, un padre e marito affettuoso, un esempio nello sport e nella vita. È per me un onore presentarvi Gino Bartali! Gino si alza a fatica dalla sedia, a luglio compirà 86 anni. – Un mito del ciclismo e un esempio per i giovani, – dice il presentatore – le cui imprese sportive hanno dato speranza a una nazione piegata dalla guerra. Gino, però, quando pensa alla guerra ricorda quanto nessuno sa di lui: ama ripetere che il bene si fa e non si dice. Infatti, allo scoppio della guerra, un suo amico, il cardinale Dalla Costa, gli confida di collaborare con un’associazione segreta denominata
“Delegazione per l’Assistenza degli Emigranti Ebrei, che si occupa di aiutare gli ebrei perseguitati a fuggire dall’Italia, fornendo supporto, documenti, abiti e quel che è necessario. Gino aderisce con entusiasmo: i suoi allenamenti sono il sistema migliore per far arrivare documenti e piani ai membri dell’associazione.
Per il suo contributo, nel 2013 l’organizzazione Yad Vashem ha assegnato a Gino Bartali il titolo di “Giusto fra le Nazioni.”
A Gerusalemme esiste il Giardino dei Giusti che ricorda chi ha rischiato la propria vita per salvare quella di molti ebrei durante la Shoah. Qui viene piantato un albero per ognuno di loro.
Approfondisci con i compagni di classe l’argomento facendo una ricerca sul Giardino dei Giusti. Poi insieme fate le vostre riflessioni.


Così Gino, fingendo di allenarsi, tra settembre 1943 e giugno 1944 compie numerosi viaggi da Cortona ad Assisi, dove presso i monasteri si nascondevano gli ebrei, trasportando fototessere e passaporti nel telaio della bicicletta. Se lo scoprono rischia di essere fucilato, ma Gino sa che quello che sta capitando agli ebrei è inaccettabile, e non se la sente di rimanere un semplice spettatore. Un giorno lo fermano a un controllo. – Dove va lei?… Ah, Gino Bartoli! – Mi alleno, che altro? – Pensa che riprenderà a correre dopo la guerra? – Certamente! – risponde Ginettaccio. – Ora, se non le dispiace riprendo, sennò mi raffreddo. – Un attimo, – dice il militare con un’espressione mortificata. – Sa, devo chiederglielo. Che cosa porta nelle tasche? Gino tira fuori qualche spicciolo, un cacciavite, una pinza. – E questo! –aggiunge mostrando il tubolare di riserva avviluppato sulle spalle. I soldati sorridono e lo fanno passare. Tante persone si sono messe in salvo grazie a lui, ma sembra un migliaio, fino alla fine della guerra. Finalmente le corse ricominciano. E quegli allenamenti non erano poi tanto fasulli: Gino ha potuto mantenersi in forma e torna a vincere. Nel 1948 vince addirittura il Tour, unico ciclista ad averlo vinto due volte a distanza di dieci anni. Adatt. G. Sgardoli, Gino Bartali, un campione tra i giusti, Edizioni EL



La poesia è un testo che usa parole in modo originale per esprimere emozioni, sentimenti, idee, per descrivere persone, luoghi, per comunicare un messaggio.
STRUTTURA
È scritto in versi liberi o in rima (baciata, alternata, incrociata) raggruppati in strofe
LINGUAGGIO
Il linguaggio della poesia è ricco di figure retoriche che creano immagini.
SIMILITUDINE
Un paragone fatto tra due elementi. È introdotta da “sembra”, “somiglia a”, “come”...
METAFORA
Il significato di una parola viene trasferito ad un’altra con caratteristiche comuni. È una similitudine abbreviata senza l’utilizzo delle parole “sembra”, “somiglia a”, “come”.
PERSONIFICAZIONE
L’attribuzione di caratteristiche umane ad animali, ambienti e oggetti.
ALLITTERAZIONE
La ripetizione di suoni identici all’interno di parole diverse, nello stesso verso o in versi successivi.
ONOMATOPEA
Parole che riproducono suoni, rumori di oggetti, versi di animali.

TIPOLOGIE
Sono testi poetici:
• poesia
• filastrocca
• nonsense
• limerick
• canzoni

Là dove si specchiano i pioppi cammina per i viottoli campestri se vuoi gustare la gioia della natura a primavera che da ogni parte sorride. Verdi foglie in germoglio, fiori gialli, bianchi e rossi danno varietà di toni al paesaggio. E il sole sulle fronde tenere era una pioggia di raggi d’oro; nel sonoro scorrere del fiume ampio si specchiavano argentei e sottili i pioppi.
Antonio Machado
Rispondi alle domande.
● Da quante strofe è composta la poesia?
● Quanti versi ci sono in ogni strofa?
Che sensazione ti comunica la poesia? Segna con una X. Serenità e Gioia Tristezza
La filastrocca è un testo poetico che diverte, è scritto in rima. La ripetizione dei suoni dà al testo ritmo e musicalità . Le rime sono ripetizioni di suoni tra le parti finali delle parole che compongono i versi di una poesia. I versi possono rimare tra loro in maniera diversa secondo vari schemi.
Oggi ho sognato una scuola nel bosco
Parlavo a un albero che non conosco
Guardavo un cielo di un altro colore
Senza sentire nemmeno un motore
Avevo in tasca un immenso quaderno
Per conservare le foglie d’inverno
A un certo punto, a darci lezione
C’erano un fungo, una lepre e un piccione
Sarà durato pochi minuti
E noi nel bosco, felici e seduti.
Sabrina Giarratana, Filascuola, Nuove Edizioni Romane
ANALIZZO
Sottolinea nella poesia le parole in rima.
● Nella poesia “Una scuola nel bosco” la rima è: baciata alternata incrociata

Il verso rima con quello seguente secondo lo schema A A B B
Sognare un viaggio A verso un miraggio A di colline ardenti B cieli splendenti… B
M. Argilli
Il primo verso rima con il terzo, il secondo con il quarto, secondo lo schema A B A B .
Ti fermi e rimani, A ti siedi e mi vedi. B Calmatevi mani, A fermatevi piedi. B
Bruno Tognolini
Il primo verso rima con il quarto, e il secondo con il terzo seguendo lo schema A B B A
Avrò gusti superati A e vi chiedo perdono: B per me i grattacieli sono B più comodi sdraiati. A
G. Rodari
La similitudine è un paragone tra immagini che hanno delle qualità e delle caratteristiche in comune. È introdotta da: come , sembra , pare , somiglia a , è simile a … Esse creano immagini espressive capaci di suscitare emozioni.
L'elegantissima vanessa che s'allontana e si avvicina a questo fresco fiore di peonia è come una stupenda ballerina che turbina magicamente su un tappeto di fuoco e di profumo sulla punta delle dita, e, tra cuscini morbidi di rosa, cade sfinita.
Corrado Govoni
ANALIZZO
Il poeta paragona la farfalla a

Che cosa hanno in comune la farfalla e una ballerina?
L’aspetto Il movimento



La metafora è una similitudine abbreviata : due elementi vengono paragonati tra loro, ma senza utilizzare le parole come o sembra .
Con te la luna è buona, mia savia bambina: se cammini, cammina e se ti fermi tu si ferma anche la luna ubbidiente lassù.
È un piccolo cane bianco che tu tieni al guinzaglio, è un docile palloncino che tieni per il filo: andando a dormire lo leghi al cuscino, la luna tutta notte sta appesa al tuo lettino.
G. Rodari, Filastrocche in cielo e in terra, Feltrinelli
Nella seconda strofa ci sono due metafore, sottolineale e utilizzale per scrivere una poesia.
Questa poesia è: in rima in versi liberi

Sottolinea la metafora presente nella poesia.
La luce dell’alba svela un incanto: le stelle sono cadute nel giardino e scintillano una a una.
C. Broutin, Filastrocche del tempo che fa, Motta Junior
La personificazione è un’immagine poetica che consiste nell’attribuire delle caratteristiche umane ad animali, oggetti, luoghi o elementi della natura.
Mi piace il vento perché spettina il mondo.
Mi piace il vento Perché gioca con tutto
E ride anche da solo
E parla con le foglie
E se gli viene da piangere non importa se qualcuno lo vede si siede e piange e nessuno riesce a consolarlo se lui non vuole.
G. Quarenghi, E sulle case il cielo, Topipittori
Sottolinea le personificazioni presenti nella poesia.
Mi piace stiracchiarmi quando la neve sta zitta mi piace addormentarmi quando cade più fitta.
AA.VV., Pin Pidìn, Feltrinelli
Quali azioni umane compie l'abete?

Scrivi anche tu una poesia sul vento attribuendogli azioni tipiche delle persone. Puoi iniziare così:
Mi piace il vento quando mi spettina quando corre nei giardini e soffia sulle foglie.
L’ allitterazione è la ripetizione di suoni identici all’interno di parole diverse, nello stesso verso o in versi successivi. Lo scopo di questa ripetizione è di stabilire un legame tra il suono e il significato della parola.
E l’acqua fresca nasce fa ruscelli scende casca sui sassi scroscia e frusciando fa il fiume.
Roberto Piumini

E l’acqua
Quali lettere o gruppi di lettere si ripetono nella poesia?
A quale suono rimandano?
Quando fa caldo caldo molto caldo se mi parlate per favore usate solo parole con molte effe e vi fffresche e vvventose. Parlatemi con soffi, con affetto, parlatemi davvero, siate affabili, parlatemi di tuffi, stoffe, staffe, avventure, avvocati con i baffi e quando finirete le parole per favore ditemi solo ffff e vvvv, ma tanto, fin quando viene sera e cala il sole.
R. Piumini, Io mi ricordo quieto patato… Nuove
Nella poesia quali consonanti vengono ripetute più volte?
Cosa producono?
L’ onomatopea è una parola che riproduce dei suoni (voci, rumori, versi di animali).
Sottolinea nella poesia le onomatopee. Tic tac
La pioggia cade cade svelta sulle strade.
Balla e canta: tic e tac. Con l’ombrello vo bel bello nelle pozze a far cic ciac. Scendi scendi pioggia bella, canta a tutti la novella della nuvola piccina che s’è sciolta stamattina. Gianni Rodari

Scrivi tu la parola onomatopeica.
● Rombo di una moto ->
● Applauso ->
● Tuffo ->
● Grandine ->
Pensa a dei suoni o a dei rumori (la pentola che bolle, il suono della sveglia, di un campanello) e prova a inventare con alcuni di essi una breve poesia.
IL NONSENSE
Il nonsense è un tipo particolare di filastrocca , privo di logica È scritto per divertire con giochi di parole che rappresentano situazioni assurde.
Questa sarta tartaruga fa modelli in cartasuga sotto gli occhi ha qualche ruga con due foglie di lattuga se le bagna e se le asciuga ma non sogna che la fuga.
T. Scialoja

Un pesce incravattato entrò al supermercato con scarpe di vernice e chiese all’inserviente (che del supermercato sapeva tutto e niente) due bisce al mascarpone per farci colazione.
A. Molesini
Una giraffa assai dispettosa mostrava la lingua senza posa. Ma un giorno che c’era troppo vento la ritirò in un solo momento.
Emme Erre
Completa la tabella con le informazioni che ricavi dai testi poetici.
Il limerick è un breve componimento poetico tipico della lingua inglese. Segue regole precise: è formato da cinque versi.
• 1° verso : presenta il protagonista.
• 2° verso : descrive una caratteristica o azione bizzarra.
• 3° e 4° verso : precisano le conseguenze di tale azione.
• 5° verso : definisce il protagonista attraverso l’aggiunta di aggettivi.
C’era una signorina di Tarcento che suonava col suo flauto d’argento; modulava ballabili con brìo ai porcellini bianchi di suo zio, quella spassosa signorina di Tarcento. Edward Lear, Il libro dei nonsense, Mondadori
C'era una signorina di Milano che mangiava il risotto piano piano, esaminava i chicchi uno a uno correggendo gli errori di ciascuno, quella pedante signorina di Milano.
Paolo De Benedetti, Nonsense e altro, Libri Scheiwiller
Si scelgono dieci limerick.
● Ciascun componimento viene diviso in versi, che verranno tagliati e messi in una scatola.
● Ogni alunno ne sceglierà due che utilizzerà per comporre un limerick.
● Poi a turno ognuno reciterà il suo testo poetico.
● Selezionare, infine, i limerick più divertenti e partecipare a un concorso di poesia.


La canzone è una forma d’arte che unisce la musica alla poesia , creando un’esperienza emotiva e sensoriale unica. Le parole di una canzone sono composte con attenzione ai suoni, ai ritmi e ai significati, proprio come i versi di una poesia.


Mr Rain , Mattia Balardi, è un cantautore e rapper italiano nato a Desenzano del Garda nel 1991.
Ha iniziato la sua carriera musicale pubblicando brani su YouTube, guadagnando rapidamente popolarità grazie al suo stile unico e alle liriche profonde.
Camminerò
A un passo da te
E fermeremo il vento come
dentro gli uragani
Supereroi
Come io e te
Se avrai paura allora stringimi le mani
Perché siamo invincibili vicini
E ovunque andrò sarai con me
Supereroi
Solo io e te
Due gocce di pioggia
Che salvano il mondo dalle nuvole
[...]
Giochiamo con la canzone
Scegli la canzone che ti ha maggiormente colpito e rappresentala con un disegno usando la tecnica pittorica che preferisci.
Con i tuoi compagni e compagne mentre ascolti le canzoni, esprimi le tue emozioni con il movimento.
[…]
Ho visto un posto che mi piace si chiama Mondo
Ci cammino, lo respiro, la mia vita è sempre intorno
Più la guardo, più la canto
più la incontro
Più lei mi spinge a camminare come un gatto vagabondo
Ma questo è il posto che mi piace si chiama
Mondo…
[…]
[…]
Quando mi vieni a prendere?
Quando finisce scuola?
Quando torniamo ancora insieme a casa?
Quando mi vieni a prendere?
Dammi la tua parola
Vieni un po' prima, fammi una sorpresa
[…]

Cesare Cremonini è un cantautore e musicista italiano nato a Bologna il 27 marzo 1980. È diventato famoso come frontman del gruppo musicale Lùnapop con il successo del singolo “50 Special”. Dopo lo scioglimento del gruppo, ha intrapreso una carriera solista di successo.
Luciano Ligabue , è un cantautore, regista e scrittore italiano nato a Correggio il 13 marzo 1960. Debutta nel mondo della musica nel 1990 con l’album omonimo “Ligabue”, e da allora ha pubblicato numerosi album di successo, diventando uno degli artisti più amati in Italia.

1 Ascolta il testo con attenzione.
Sono solo e abbandonato, tutto intorno è fosco e scuro, tra la mamma e la mia stanza c’è di mezzo questo muro.
Sono certo, sotto il letto, sul tappeto accovacciato, si nasconde un vecchio orchetto, con il gran naso schiacciato.
Simona Bonariva
Brano completo in Guida

2 Com’è il ritmo della filastrocca?
Lento
Veloce
3 Nella filastrocca ci sono parole che rimano tra di loro. Collegale correttamente con una freccia.
SCURO ACCOVACCIATO
LETTO
Ascolta il brano.
STANZA
MURO
VECCHIO
SCHIACCIATO
ORCHETTO
TAPPETO


4 Segna con una X la risposta corretta.
● I versi sono in rima?
Sì No
● Com'è la rima?
Baciata
Alternata
● Di che cosa parla la poesia?
Di un bambino solo e abbandonato
Di un bambino che è convinto di trovare sotto il letto un vecchio orchetto
● Cosa pensa il bambino del vecchio orchetto?
Che è simpatico
Che si sente solo
● Cosa decide di fare il bambino?
Di cacciare l’orchetto
Di invitarlo a dormire nel suo letto
● Cosa hai provato ascoltando il testo?
Sorpresa
Divertimento
Curiosità



Hai capito il testo ascoltato? Completamente
Un p o’
Ti sei distratto durante l’ascolto?
p o’
Osserva la mappa ed esponi a voce.
È un testo che usa parole in modo originale per esprimere emozioni, sentimenti, idee, per descrivere persone, luoghi, per comunicare un messaggio.
• Poesia
• Filastrocca
• Nonsense
• Limerick
• Canzoni
TIPOLOGIE
È scritto in versi liberi o in rima baciata (AABB); alternata (ABAB); incrociata (ABBA).
I versi possono essere raggruppati in strofe
Il linguaggio della poesia è ricco di effetti sonori creati dalle parole e di figure retoriche che creano immagini.
SIMILITUDINE
Un paragone fatto tra due elementi. È introdotta da “sembra”, “somiglia a”, “come”...
Il significato di una parola viene dato ad un’altra con caratteristiche comuni. È una similitudine abbreviata senza l’utilizzo delle parole “sembra”, “somiglia a“, “come”
ALLITTERAZIONE
La ripetizione di suoni identici all’interno di parole diverse, nello stesso verso o in versi successivi.
PERSONIFICAZIONE
L’attribuzione di caratteristiche umane ad animali, ambienti e oggetti.
Parole che riproducono suoni, rumori di oggetti e versi di animali.
1 Completa la filastrocca con le seguenti parole.
arriverà cammina
niente dritto
Filastrocca impertinente
chi sta zitto non dice
chi sta fermo non
chi va lontano non si avvicina.
Chi si siede non sta ritto; chi va storto non sta e chi non parte, in verità, in nessun posto
G. Rodari, Filastrocche in cielo e in terra, Einaudi
2 Completa i nonsense .
Un signore di Forlì piangeva sempre di venerdì.

La zanzara Caterina balla il tango ogni mattina.
Una signorina di Torino si addormentò in un panino.
Una signorina col naso a spillo si innamorò di un coccodrillo.



Di che cosa parla la poesia?
Della lavagna
Dei nonni
Della maestra
Cosa racconta la lavagna?
● Stava nella classe dei nonni
● Poggiava su un piede di legno
● Su un lato era nera a quadretti
● L’altro lato, invece, era solo nero
● ●
● ● Quale altro titolo daresti a questa poesia?
La classe dei nonni
La vecchia lavagna
Nell’aula
La maestra
INVALSI
Tra le seguenti parole: gessetto, cancellino, quadretti, il falso alterato è:
A. gessetto
B. cancellino
C. quadretti
D. nessuna
Rispondi alle domande.
● Da quante strofe è composta la poesia?
● Quanti versi in ogni strofa?
● Quanti versi in tutto?
● La poesia è scritta in versi liberi o in rima?
● Trascrivi la similitudine presente nella poesia.
Ti sembra corretto l’utilizzo del tempo dei verbi presenti nel testo poetico?
Sì No
Indica con una X quali delle seguenti parole non è un aggettivo:
A. grande
B. solenne
C. rettangolo
D. nera


Com’è andata?
Come hai svolto la verifica?
Con facilità
Con qualche dif ficoltà
Con dif ficoltà
Quali attività ti sono piaciute di più?
Comprensione
Analisi
Invalsi


Il testo ha lo scopo di dare informazioni su argomenti di vario genere: storici , geografici , scientifici e di cultura generale .
Titolo , sequenze informative o paragrafi , immagini e didascalie , schemi , tabelle e tutto ciò che aiuta a comprendere.
Le informazioni possono essere esposte secondo l’ordine:
• CRONOLOGICO : quando i dati vengono esposti in successione temporale.
• LOGICO : quando vengono esposte prima le informazioni generali , poi quelle particolari
• LOGICO-CAUSALE : quando si mettono in evidenza le relazioni di causa-effetto che legano tra loro le diverse informazioni.
Il linguaggio è chiaro e preciso Si utilizzano termini specifici dell’argomento affrontato e parolechiave scritte in grassetto facilmente individuabili. Esse possono essere particolarmente utili quando si studia.

Esistono animali esclusivamente vegetariani, altri esclusivamente carnivori ed altri ancora onnivori. Molte specie si nutrono di insetti di ogni genere. Esistono tuttavia degli animali che si sono specializzati nel nutrirsi di un solo alimento e che rifiutano qualsiasi altro tipo di cibo.
Come esempio possiamo prendere il panda, che tutti conoscono perché è diventato il simbolo del WWF.
Questo simpatico animale, simile a un orso, si nutre esclusivamente di germogli di bambù, che mangia in grosse quantità, dato che si tratta di un alimento poco nutriente. Questa sua specializzazione è però un grosso handicap per la sua sopravvivenza, perché una diminuzione di questo vegetale porta come conseguenza l’inevitabile diminuzione dei panda. Negli animali onnivori tale pericolo non esiste: essi possono cambiare dieta sostituendo un certo cibo che non trovano più con altri simili. Perciò gli animali onnivori hanno maggiori possibilità di sopravvivenza. Emanuela Mongini
Rispondi alle domande.
● Di che cosa si nutre il panda?
● Perché la sua alimentazione è un problema per la sopravvivenza della specie?
............................................................................................................................................................................................................................
● Quali animali hanno maggiori possibilità di sopravvivenza rispetto al panda?
Aiutandoti con le parole-chiave evidenziate, esponi a voce il testo.

ANALIZZO
Sottolinea nel testo le informazioni sulle caratteristiche delle tombe degli antichi Egizi.
Utilizza le informazioni per fare il riassunto sul quaderno.
In un primo tempo, in Egitto, i faraoni, i nobili e i ricchi venivano sepolti in tombe costruite con mattoni di fango. Si chiamavano mastaba, una parola araba che significa “panchina di pietra”, e in effetti somigliavano a enormi panchine di pietra. Avevano il tetto piatto e le pareti inclinate.
La mummia non veniva deposta nella mastaba, ma sotto di essa, in una stanza chiamata camera sepolcrale. Era possibile che la camera sepolcrale si trovasse a più di 20 metri di profondità. Le mastabe venivano spesso costruite una vicina all'altra, il luogo in cui erano costruite più mastabe veniva chiamato “città dei morti”.
La prima piramide fu costruita da un architetto e sacerdote egizio chiamato Imhotep. Il faraone di Imhotep, Gioser (o Zoser), chiese al suo architetto di realizzare il più splendido monumento sepolcrale mai costruito. Così Imhotep progettò un'enorme mastaba di pietra. Sarebbe stata la più grande di tutto l'Egitto. Mentre la gigantesca tomba veniva costruita, il faraone Gioser decise che voleva di più, Imhotep cominciò a ingrandire la mastaba di pietra, poi gli venne un'idea. Decise di sovrapporre una seconda mastaba, più piccola, sopra alla prima, più grande. Poi, non contento, vi sovrappose una terza mastaba, e poi un'altra e un'altra ancora. Alla fine, il monumento sepolcrale di Gioser era formato da 6 mastabe sovrapposte. Era nata la prima piramide, alta quasi 60 metri. Alla morte di Imhotep, gli Egizi lo onorarono come un dio. Piramidi a gradoni furono costruite anche per molti altri faraoni che regnarono dopo Gioser. In seguito, gli Egizi cominciarono a costruire un altro tipo di piramide. Questo nuovo modello era inizialmente simile a una piramide a gradoni. Poi i gradoni venivano riempiti in modo che le pareti laterali della piramide risultassero perfettamente lisce.
Will Osborne, Mary Pope Osborne, Guida all'antico Egitto, Piemme Edizioni
Fin dai tempi preistorici, il Nilo era la principale “strada” dell'Egitto. Anche nella stagione in cui le acque erano più basse, il Nilo restava facilmente navigabile.
Le prime imbarcazioni che solcarono il Nilo erano semplici zattere costruite con fibre di papiro intrecciate. Il papiro, leggerissimo, consentiva un agile galleggiamento sull'acqua, un rematore spingeva l'imbarcazione con una pagaia. In tempi successivi divennero di uso comune le barche di legno, più resistenti e sicure per il trasporto commerciale. Le barche venivano mosse dalla forza dei remi; le vele avevano forma rettangolare o, più raramente, triangolare ed erano decorate con disegni a stella o motivi geometrici. Più tardi le imbarcazioni divennero sempre più elaborate e sicure. Spesso avevano un ponte di legno rialzato, con al centro una cabina per il passeggero. Barche eleganti e veloci erano usate dai faraoni per le battute di pesca o di caccia all'ippopotamo. Grandi chiatte, manovrate da decine di rematori, trasportavano i blocchi di pietra necessari alla costruzione dei templi e delle piramidi. Quando si trattava di oggetti ancora più grandi (obelischi, statue monumentali…), il carico veniva sistemato su una grande zattera in legno duro che doveva essere trainata da una serie di imbarcazioni più piccole.
AA.VV., Gli antichi Egiziani, Giunti
Completa.
Il Nilo era
Le prime imbarcazioni erano costruite
Le informazioni sono esposte secondo un ordine: cronologico di causa-effetto

In tempi successivi le barche furono costruite , più resistenti e sicure. Più tardi le imbarcazioni avevano
Barche eleganti e veloci venivano Grandi chiatte


Forse non tutti sanno che anche gli animali si curano, scegliendo fra centinaia e centinaia di specie di piante particolari che hanno il potere di guarire i loro mali o di sanare le loro ferite.
Ebbene, gli animali, a seconda del loro habitat, sanno cercare e scoprire le prodigiose sostanze in grado di ridare la salute e, non di rado, gli uomini si sono valsi dell'esperienza delle piccole creature del bosco o dell'aria e l'hanno fatta propria, utilizzando le stesse “medicine”.
Un esempio, tra i più significativi, dell'oculata scelta operata dagli animali nella ricerca delle piante curative, è quello rappresentato dai cervi, dalle pernici, dalle cicogne e dai colombi selvatici.
Queste specie, quando sentono qualche malessere, prendono a mangiare avidamente le foglie dell'origano o del timo.
Essi ricorrono a queste piante anche quando vengono trafitti da una spina, se colpiti non gravemente da una fucilata o da una freccia; in questi casi, gli animali ingurgitano grandi quantità di foglie e di fiori di origano o di timo e continuano a cibarsi quasi esclusivamente di queste piante fino a quando spine, frecce, piombo o schegge fuoriescono spontaneamente dalle ferite, che subito prendono a rimarginarsi.
Evidentemente gli oli essenziali contenuti nelle due pianticelle, provocando la formazione di nuovi tessuti, determinano un'azione di spinta verso il corpo estraneo e finiscono per espellerlo. Inoltre, le sostanze contenute nell'origano e nel timo, note per il loro potere disinfettante, evitano qualsiasi infezione derivante dalla ferita stessa.
Un altro esempio è la cura disintossicante che l'orso fa a primavera, al momento del risveglio dal letargo invernale, quando esce dalla sua tana indebolito e affamato; ancora prima di cominciare la ricerca del cibo e di dissetarsi, l'orso si mette a girare quasi con frenesìa per tutto il bosco e, finalmente, riesce a individuare la tenera vegetazione appena spuntata di un Arum. Il grosso bestione comincia allora a scavare, mette allo scoperto il rizoma della pianta e lo rosicchia incurante del sapore acre, amarissimo, veramente disgustoso, quasi consapevole di dover ingurgitare la “medicina” che avrà il potere di liberare il suo sangue e i suoi visceri da tutte le tossine accumulate durante il letargo.
da “Scoprire”

Per ogni sequenza informativa sottolinea e scrivi le informazioni più importanti, poi utilizzale per esporre a voce il contenuto del testo.
Le foreste sono il polmone della Terra: questi ambienti, infatti, producono ossigeno, senza il quale non potremmo sopravvivere.
�� Che cos'è una foresta?
La foresta è un'area naturale la cui superficie è ricoperta da al beri ad alto fusto. Attenzione: a volte usiamo il termine foresta come sinonimo di bosco e viceversa. Le foreste, però, sono aree molto più vaste e spesso più antiche rispetto ai boschi!
�� Quanti tipi di foreste esistono?
Le foreste mondiali vengono classificate secondo criteri geogra fici e botanici. Dal punto di vista geografico abbiamo le foreste: boreali, temperate, tropicali e subtropicali. Dal punto di vista botanico abbiamo invece: foreste di conifere, foreste di piante decidue (cioè quelle che perdono le foglie in autunno), foreste di piante sclerofille (con alberi bassi e arbusti a foglie dure e coriacee), foreste tropicali e pluviali. La foresta è la casa della biodiversità: l'80% delle specie di animali terrestri si concentra proprio all'interno di questo meraviglioso habitat.
�� Le specie minacciate

Il leopardo dell'Amur si trova nelle foreste temperate di Corea, Cina nord-orientale e Russia orientale. Oggi purtroppo ne restano solo poche decine di esemplari. Nelle foreste dell'Africa centrale, i gorilla sono fortemente minacciati dal bracconaggio, dalle malattie e dalla deforestazione.
L'ornitorinco è un mammifero particolare perché depone le uova. La sua sopravvivenza è minacciata dalle frequenti siccità australiane. La tigre di Sumatra è il principale predatore delle foreste dell'isola di Sumatra. Oggi conta sempre meno esemplari. Il rinoceronte è a rischio di estinzione per “colpa” del suo preziosissimo corno: i bracconieri, infatti, lo cercano per poterlo vendere a prezzi esorbitanti nel mercato nero. In Cina, metà delle foreste sono state abbattute. Qui vive il panda, che si nutre quasi esclusivamente di bambù. A causa della deforestazione, questa specie rischia l'estinzione.
M.W., Cosa, come, perché. La Terra, Sassi Junior

Leggi le domande e sottolinea con i colori corrispondenti le risposte nel testo. Cosa rappresentano le foreste?
Perché sono importanti?
Secondo quali criteri vengono classificate? Quante sono le specie di animali a rischio di estinzione?
Quali di queste specie sono minacciate dal bracconaggio?
I baobab sono alberi iconici e maestosi, noti per il loro aspetto unico e le loro molteplici utilità.
Originari delle regioni aride dell'Africa, questi alberi sono venerati non solo per la loro longevità e resisten za, ma anche per i numerosi benefici che offrono alle comunità locali. Il baobab, appartenente alla famiglia delle Malvacee, è uno degli alberi più antichi e longevi del mondo.
Può vivere per migliaia di anni e raggiungere 25-30 metri di altezza. Il tronco può avere un diametro che varia da 7 a 11 metri, immagazzinando grandi quantità d'acqua, fino a 120.000 litri, che gli permettono di resi stere alla siccità. Le radici si estendono per decine di metri, assorbendo acqua da strati profondi del suolo. Le foglie di colore verde brillante. I fiori sono grandi, bianchi e pendent con un profumo intenso che attira pipistrelli e insetti notturni, principali impollinatori dell'albero.

Il frutto del baobab è una capsula ovale e legnosa, contenente una polpa ricca di vitamina C. Ogni parte dell'albero ha un'utilità specifica: la corteccia per produrre fibre e corde, le foglie come verdura o per infusi medicinali, i frutti consumati freschi o in polvere e i semi utilizzati per estrarre olio. Il baobab è un simbolo di resistenza, adattabilità e generosità della natura, fondamentale per la vita nelle regioni aride dell'Africa.
COMPRENDO
Completa la scheda informativa del baobab.
Famiglia
Habitat
Altezza
Tronco
Foglie
Fiori
Frutto
Usi
Il testo informativo in questo caso è un testo misto perché è integrato da immagini specifiche che chiariscono e ampliano le informazioni.
I fiumi italiani si possono suddividere in tre gruppi.
• I fiumi alpini nascono dalle Alpi; presentano abbondanza d’acqua durante tutto l’anno, perché sono alimentati dalle piogge, dalle nevi e dai ghiacciai.
Il maggiore di tutti i fiumi d’Italia è il Po con i suoi 652 chilometri di lunghezza. Nasce dal gruppo montuoso del Monviso, in Piemonte, e arriva in pianura dove si ingrossa rapidamente dopo aver raccolto le acque dei suoi numerosi affluenti. Essi costituiscono il suo bacino idrografico, che copre circa un quarto dell’intero territorio italiano. Scorre poi attraverso la Pianura Padana e sfocia nel Mare Adriatico, come l’Adige, il Brenta, il Piave, il Tagliamento e l’Isonzo.

• I fiumi appenninici nascono negli Appennini e spesso sono brevi; nelle stagioni piovose la loro portata d’acqua è elevata, mentre nei periodi di siccità risulta ridotta e perciò si dice che hanno carattere torrentizio. Solo due fiumi appenninici fanno eccezione: l’Arno, che nasce dal monte Falterona e bagna Firenze, e il Tevere, che nasce dal monte Fumaiolo e attraversa Roma. Entrambi versano le loro acque nel Mar Tirreno.
• I fiumi delle isole sono caratterizzati da corsi brevi e poveri d’acqua per gran parte dell’anno.

Un tratto del fiume Po nei pressi di Torino.
Un tratto del fiume Adda.

Rispondi alle domande.
● Quali informazioni ricavi dal testo?
● Quali dalla carta tematica dei fiumi d’Italia e dalla tabella?

Po 652 km
Adige 410 km
Tevere 405 km
Adda 313 km
Oglio 280 km
Tanaro 276 km
Ticino 248 km
Arno 241 km
Piave 220 km
Reno 211 km
1 Ascolta il testo con attenzione. Questa immensa biblioteca era stata voluta nel palazzo reale di Ninive dal grande re assiro Assurbanipal, che amava la cultura e l’arte. Il re volle allestirla per celebrare soprattutto la sua grandezza e il suo valore in battaglia, ma gran parte delle circa 20.000 tavolette di argilla che vi erano conservate, ci permettono anche di ricostruire la storia e il modo di vivere degli Assiri. deagostiniscuola.it
Brano completo in Guida
2 Il titolo del testo spiega chiaramente l'argomento di cui si parla?

3 Qual è lo scopo del testo?
4 I termini appartengono al linguaggio: storico scientifico

5 Alcune parole sono tratte dal testo. Cancella quelle che non vi appartengono.
testi di canzoni testamenti o contratti matrimoniali antiche fiabe disposizioni o ordini del re testi teatrali
6 Segna con una X la risposta corretta.
● Quello che hai ascoltato è: un testo narrativo un testo informativo
● Ninive è: il nome del palazzo reale il nome della città
7 Segna se queste frasi sono vere (V) o false (F).
● Assurbanipal non era un re Assiro. F V
● Assurbanipal fece allestire una biblioteca a Ninive. F V
● Assurbanipal non amava la cultura e l’arte. F V
● Le tavolette conservate sono circa 12.000. F V
● Le tavolette ci permettono di ricostruire la storia degli Assiri. F V
● Le tavolette rappresentano importanti documenti. F V
● C’erano alcune tavolette con narrazioni mitologiche. F V
● 20 tavolette raccontano la saga di Gilgamesh. F V
● Le tavolette ritrovate erano molto rovinate. F V
8 Dopo aver riascoltato il testo e svolto le attività, riferisci a voce le informazioni principali.


Com’è andata?
Hai capito il testo ascoltato? Completamente
Un p o’
Ti sei distratto durante l’ascolto? Sì
Un p o’
Osserva la mappa ed esponi a voce.
È molto chiaro e preciso, usa termini specifici propri della materia trattata (storia, scienze, matematica…).
È un testo che ha lo scopo di dare informazioni su argomenti di vario genere: storici, geografici, scientifici e di cultura generale.
Titolo, sequenze informative o paragrafi, immagini e didascalie, schemi, tabelle e tutto ciò che aiuta a comprendere.
Le informazioni possono essere esposte secondo l’ordine:
• CRONOLOGICO: quando i dati vengono esposti in successione temporale.
• LOGICO: quando vengono esposte prima le informazioni generali, poi quelle particolari.
• LOGICO-CAUSALE: quando si mettono in evidenza le relazioni di causa-effetto che legano tra loro le diverse informazioni.
1 Con le informazioni scritte in tabella scrivi sul quaderno i testi informativi .
Genere Roditore-mammifero
Ambiente di vita Montagna
● Testa grossa, vista acuta, orecchie piccole e rotonde.
Caratteristiche fisiche
Alimentazione
Comportamento
● Denti incisivi molto sviluppati, coda lunga e scura, nera nella punta, pelliccia folta.
● Artigli provvisti di unghioni.
Vegetali: bacche, radici, erbe e fiori.
Vive in gruppo; in inverno dorme sotto terra; in estate all’aperto. Emette un fischio acutissimo in caso di pericolo.

Peso
60 chili


140 chili
Altezza 1 metro e 35 centimetri 1 metro e 70 centimetri
Vita sociale Vive solo o in piccoli gruppi
Carattere Solitario ma pacifico
Vive in gruppi composti da un maschio, più femmine e i piccoli
Timido e pacifico
Dove vive Vive nelle foreste del Borneo e di Sumatra Vive nelle foreste dell'Africa centrale


Gli origami sono un’antica arte giapponese che consiste nel piegare la carta per ottenere figure di ogni tipo: animali, fiori, oggetti e piccole decorazioni. La parola “origami” significa infatti piegare la carta: ori vuol dire “piegare” e kami significa “carta”. Questa tradizione ha origini molto lontane. Si pensa che l’arte degli origami sia nata in Cina più di duemila anni fa, quando la carta era un materiale raro e prezioso. In seguito questa pratica si diffuse in Giappone, dove divenne una vera e propria forma artistica. Qui gli origami furono usati anche in cerimonie e feste tradizionali, come simbolo di buon augurio. In origine le figure erano molto semplici, perché la carta era costosa e veniva usata con grande attenzione. Con il tempo, però, i maestri giapponesi perfezionarono le tecniche e iniziarono a creare modelli sempre più complessi: gru, draghi, fiori di loto, barche, stelle e persino animali fantastici. Oggi l’origami è conosciuto in tutto il mondo. Non serve molto materiale: basta un foglio quadrato, un po’ di pazienza e la capacità di seguire le pieghe con precisione. Per molti è un passatempo rilassante, per altri un modo per migliorare la concentrazione e la manualità. In alcune scuole gli origami vengono usati come attività educativa per sviluppare attenzione, logica e coordinazione.
Nonostante la tecnologia moderna, l’arte del piegare la carta non è scomparsa: esistono associazioni, gare, mostre e artisti che creano modelli straordinari usando solo le mani e un semplice foglio di carta.
Rosa Dattolico
Indica con una X se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F).
F V Gli origami consistono nel piegare la carta per creare diverse figure.
F V La parola “origami” significa “modellare il legno”.
F V L’arte degli origami è nata in Cina più di duemila anni fa.
F V In Giappone gli origami venivano usati anche in feste e cerimonie.
F V All’inizio le figure erano molto complicate perché la carta costava poco.
F V Con il tempo i maestri giapponesi crearono modelli sempre più complessi.
F V Per fare origami servono solo un foglio di carta e pazienza.
F V Oggi l’origami è praticato solo in Giappone.
F V Gli origami possono aiutare a migliorare concentrazione e manualità.
Il sinonimo di “prezioso” è:
A. comune
B. pregiato
C. veloce
D. fragile


Com’è andata?
Segna con una X.
● Il testo che hai letto ha lo scopo di: informare divertire
● L’autrice usa: parole che suscitano emozioni parole chiare e specifiche relative all’argomento trattato
● Questo testo è: descrittivo regolativo informativo
● Il titolo: indica l’argomento trattato non indica l’argomento trattato
● Le informazioni sono esposte secondo un ordine: logico logico-causale cronologico
● Le immagini: abbelliscono il testo aiutano a comprendere il testo
“Si pensa che l’arte che riguarda gli origami sia nata in Cina più di duemila anni fa.”
Il soggetto è:
A. l’arte
B. degli origami C. in Cina D. duemila anni fa
Come hai svolto la verifica?
Con facilità
Con qualche dif ficoltà
Con dif ficoltà
Quali attività ti sono piaciute di più?
Comprensione
Analisi
Invalsi


Non partecipa ancora alle Olimpiadi, ma è già considerato uno sport: si chiama plogging e viene dalla Svezia. Il nome deriva dalle parole jogging, che in inglese indica la corsa come esercizio fisico, e plocka upp, che in svedese significa “raccogliere”. Si tratta di un'attività semplice ma geniale inventata da Erik Ahlstrom, che consiste nel fare una bella corsetta... armati di sacchi della spazzatura. Sì, perché il bello del plogging è che unisce la salute di chi lo pratica con quella dell'ambiente! Non serve correre spediti come in una gara: basta fermarsi a ogni pacchetto di caramelle, lattina o cartaccia trovata sul cammino. Come? Torniamo al nostro Erik Ahlstrom: è il 2016 e lui decide di trasferirsi in un'altra città della Svezia. Prima di far fagotto, però, vuole ripulire per bene l'area in cui si è sempre allenato. Così fa un'ultima corsa, ma con un sacco in spalla. La gente lo osserva correre come al solito, ma nota che Erik si china a raccogliere tutto quel che trova sulla strada. Le persone capiscono che il suo comportamento non è stravagante, ma si tratta di un atto di amore verso il territorio che lo ha visto crescere. E molti iniziano a imitarlo…
Anche considerandolo solo come un'attività di fitness, il plogging procura tanti benefici al corpo e alla mente. Lo sai già: mentre pratichiamo uno sport aumentiamo la produzione di sostanze, come le endorfine, che producono un senso di benessere a tutto il nostro corpo. In questo caso, ciò è moltiplicato dalla consapevolezza che stiamo facendo qualcosa in difesa della natura. Come in tutte le discipline sportive, anche in questa ci vuole un po' di preparazione e un minimo di attrezzatura. Indispensabili non sono solo le scarpe da running e una borraccia di acqua fresca, ma anche i guanti da lavoro, con cui potrai raccogliere i rifiuti senza correre rischi (non toccarli mai a mani nude: potresti ferirti con oggetti metallici arrugginiti o contaminarti con sostanze tossiche!). Inoltre, ovviamente, avrai bisogno di una borsa per la raccolta, che poi dovrai lavare insieme al resto del tuo equipaggiamento.
Il plogging alterna corsa e raccolta, ma... qual è la tecnica migliore per non stancarsi? Il trucco sta nel chinarsi in modo corretto: quando scovi una cartaccia, non piegare la schiena per raccoglierla, ma fletti le gambe, mantenendo il busto eretto. Per rendere il plogging ancora più divertente puoi praticarlo con gli amici e, se vuoi, organizzarlo come una vera gara, dandovi un tempo massimo, dopodiché ognuno dovrà pesare la propria borsa: chi raccoglie la maggiore quantità di rifiuti sarà il vincitore!
Ma il plogging non si esaurisce con la raccolta: bisogna anche differenziare quel che si raccatta. Per farlo devi avere chiare le regole del tuo Comune a proposito dei rifiuti e preparare i vari sacchi che poi dovranno essere inseriti negli appositi cassonetti.
Alcuni appassionati di questa disciplina diventano anche gli angeli custodi di un pezzetto di natura vicino a casa. Può trattarsi di un parchetto, di una porzione di spiaggia o della riva di un torrente… l'importante è avere cura dell'area prescelta. Se lo farai ti accorgerai che il tuo esempio e la tua opera provocheranno una reazione positiva tra le persone. Sì, perché un ambiente pulito stimola a comportarsi meglio e a non gettare cartacce qua e là, rendendoci cittadini migliori e più consapevoli del valore del verde e della natura che ci circonda. Come vedi, i benefici del plogging non finiscono mai: è un'attività davvero contagiosa!
Eco Geo Kids, Sprea Editori
Dopo aver letto il testo rispondi alle domande.
● Che cos'è il plogging?
● Come consideri questa nuova attività sportiva?
Quali sono i piccoli gesti che si possono fare in favore dell’ambiente?
Confrontati con la classe.

La Grande Macchia – che qualcuno chiama «Isola di plastica » – è un ammasso di rifiuti galleggianti, grande quanto l’Europa, che si trova in mezzo all’Oceano Pacifico.
Qui le correnti, i vortici, i gorghi e i mulinelli fanno convergere molta della spazzatura che buttiamo in mare e che per lo più è plastica.

Ogni anno, gli uomini producono dieci milioni di tonnellate di plastica: un milione di tonnellate finisce in mare.
Tu sai che la plastica non si consuma, non va a male, non fa la muffa: è il suo bello, dirai.
Ma significa pure che la plastica non sparisce. Al massimo si frantuma, si sbriciola in piccoli coriandoli, più piccoli di un granello di sale.
In Olanda hanno fatto un esperimento: hanno preso una manciata di cozze e l’hanno analizzata: dentro c’erano 300 pezzetti microscopici di plastica.

Ce ne sono nello stomaco dei merluzzi, nella pancia dei gabbiani e delle tartarughe.
Ce ne sono in mezzo al plancton, che è il cibo delle balene e di tanti animali marini.
Il problema è che la plastica, se la mangi, non fa bene. E il mare, ormai, è tutto una zuppa di frammenti di plastica. Una zuppa che assorbe, come una spugna, anche gli altri veleni che ci sono nell’acqua.
La Grande Macchia di pattume cresce ogni giorno, e purtroppo non è l’unica.
Wu Ming, Cantalamappa, ElectaKids
In coppia o in piccoli gruppi cercate immagini e informazioni sui libri e nel web sulla Grande Macchia (Great Pacific Garbage Patch). Preparate una mappa concettuale, utilizzando anche le immagini, per illustrare agli altri gruppi la documentazione che avete raccolto.
Le tonnellate di plastica che finiscono in mare producono enormi isole di spazzatura. La plastica viene mangiata dagli animali marini e molti di essi muoiono per intossicazione o soffocamento.
Quali azioni quotidiane possiamo fare per salvaguardare l’ambiente dall’invasione della plastica? Confronta la tua risposta con quella dei tuoi compagni di classe.

Calzino 1-5 anni
Buccia di banana
3-4 settimane
Busta di carta 1 mese
Mela 2 mesi
Stivale per la pioggia
50-80 anni
Busta di plastica 10-20 anni
Bicchiere di plastica
50 anni
Lattina di alluminio
200-500 anni
Batteria 100 anni
Cartone del latte 5 anni

Filo da pesca
600 anni
Pannolino
450-550 anni
Bottiglia di plastica 450 anni
Suola di una scarpa 25-40 anni
Maglia di nylon 30-40 anni
Bottiglia di vetro 1 milione di anni
Anche per usare Internet ci sono delle regole importanti da seguire.
1 NON SCRIVERE IN MAIUSCOLO, NON SERVE!
Usa le lettere maiuscole solo per le iniziali del tuo nome, per iniziare una frase, se scrivi il punto e vai a capo. Altrimenti, vuol dire URLARE e non va proprio bene.
3 CON I VIDEOGIOCHI NON USARE LA CHAT
Divertiti con il telefono, il tablet o la tua console preferita: sfida gli amici e le amiche, quelli in carne e ossa, oppure se giochi online non usare la chat. Non sai a chi scrivi per davvero. NON SCRIVERE MAI IL TUO INDIRIZZO O IL TUO NUMERO DI TELEFONO.
5 PRIMA DI FOTOGRAFARE UNA PERSONA, CHIEDI SEMPRE IL PERMESSO
Puoi sempre fotografare un bel paesaggio, ma prima di fotografare una persona chiedi sempre il permesso. Così anche tu potrai decidere quando e da chi vuoi essere fotografato/a.
2 LE IMMAGINI SU INTERNET RESTANO PER SEMPRE
Quando stai per caricare in un gioco, una app, uno spazio su Internet, una tua foto, FERMATI E CONTA FINO A 10! Una volta che l'avrai pubblicata, anche se poi la eliminerai, non sarà più tua. Chiedi sempre consiglio a un genitore, al tuo o alla tua insegnante, prima di mettere una tua immagine su internet.
4 GOOGLE REGALA TANTE NOTIZIE, MA NON DICE SEMPRE LA VERITÀ
I motori di ricerca ci spiegano ciò che non conosciamo. Se cerchiamo “come è fatta la Terra” o “dove vivono i pinguini”... leggiamo, per bene, le notizie su almeno 3 siti Internet e controlliamo che dicano la stessa cosa. Non fidiamoci del primo risultato.

7

SE QUALCUNO CHE NON CONOSCI
TI SCRIVE SU GIOCHI O ALTRO NON RISPONDERE
Non preoccuparti, non penserà che sei maleducato/a. Quando hai dei dubbi mostra senza paura il telefono, il tablet o lo schermo del computer a un genitore o all'insegnante: potrà consigliarti e, magari, potrà BLOCCARE quel numero se nel frattempo non ha dimostrato di appartenere a un contatto fidato.
9 È BELLO SCEGLIERE CHE COSA
SCRIVERE E DIRE
NON SCRIVERE MAI: dove abiti, con chi abiti, se andate insieme in vacanza o allo stadio, dove vai a scuola, quanti anni hai e il tuo numero di telefono.
6 QUATTRO REGOLE D'ORO PER SCRIVERE UNA MAIL
Scrivi sempre l'indirizzo del tuo destinatario con attenzione; non lasciare vuota la riga “oggetto”, ma scrivi brevemente di che cosa vuoi parlare (per esempio: AUGURI DI COMPLEANNO); scrivi il messaggio facendo attenzione all'ortografia e ricorda SEMPRE di firmarti.
8 OCCHIO A QUELLO CHE SCARICHI!
Prendere un virus su computer, tablet o telefono è decisamente fastidioso: NON scaricare musica, programmi, giochi, da siti Internet che non conosci e se sai che si tratta di una operazione illegale. Sai che rischi di perdere tutte le tue foto e i tuoi documenti?
10 RICORDA: NAVIGARE È FANTASTICO!
Andare su Internet ti fa imparare tante cose, ti fa scoprire il mondo, ti diverte... e ti fa anche emozionare!
MA SOLO SE SEI TU CHE GUIDI IL GIOCO. Adatt. da Andrea Cartotto, Il Galateo di Mister INTERNET
DI ME
Rispondi alle domande.
● Hai mai navigato in Internet? Quando sei online, c’è qualche adulto con te? Come ti comporti di solito?
● Quali di questi consigli metti già in pratica?
● Confrontati con la classe.

Il testo regolativo può fornire : istruzioni per fare qualcosa , ad esempio una ricetta, un esperimento, montare un oggetto, eseguire un gioco; regole di comportamento , per esempio codici (stradale, della legge…) e regolamenti (di piscine, palestre…); consigli e suggerimenti da applicare in determinate situazioni.

STRUTTURA
È spesso scritto utilizzando un elenco puntato o numerato .
Di solito è diviso in due parti: per esempio, nelle ricette, materiale occorrente e ingredienti da una parte, e procedimento dall’altra.
Il testo è accompagnato da immagini o fotografie che illustrano le fasi di esecuzione da compiere.
ORDINE DESCRITTIVO
Le istruzioni vengono fornite seguendo un ordine cronologico
LINGUAGGIO
È essenziale e chiaro , contiene termini precisi . Le frasi sono brevi.
I verbi di solito sono espressi al modo imperativo o al modo infinito .



Spegni la luce quando esci dalla stanza: così risparmi energia e scegli lampadine “amiche”.
Chiudi il rubinetto mentre ti lavi i denti: ogni piccolo gesto conta per risparmiare acqua.
Getta l’immondizia nel cestino: mantenere il mondo pulito è una scelta responsabile.
Usa entrambi i lati del foglio: così proteggi gli alberi e rispetti la carta.
Spegni la TV (e gli apparecchi) con il bottone: anche lo standby consuma.
Vai a scuola a piedi quando puoi: meno auto = più aria pulita + buona salute.
Ricicla i rifiuti: più della metà possono avere nuova vita, risparmiando energia.
Lo faccio perché amo il mio pianeta.


Scrivi con i tuoi compagni e compagne di classe un decalogo con dieci azioni necessarie per aiutare il pianeta.
1 Distribuitevi in cerchio e immaginate di avere un grande zaino con dentro tante cose diverse. Chi inizia il gioco va al centro e dice: – Sono in viaggio e nel mio zaino ho messo…
D opo una pausa dice il nome di un oggetto a suo piacere, per esempio una maniglia.

3 L o zaino immaginario passa a tutti i giocatori che, a turno, aggiungeranno un oggetto. Il gioco continua fino a quando un concorrente dimentica o sbaglia il nome di un oggetto dell’elenco che via via sarà sempre più lungo.
Leggi, gioca e indovina, AMZ Editrice
Indica con una X la risposta corretta.
● L’argomento del testo è: una ricetta un gioco un’attività manuale
2 Passa poi lo zaino immaginario al giocatore seduto alla sua destra, il quale deve ripetere la frase aggiungendo un altro oggetto: – Sono in viaggio e nel mio zaino ho messo una maniglia, una ciabatta… – e così via.


Perché questo testo è regolativo?
PROCEDIMENTO
1 Schiacciare con una forchetta la ricotta all'interno di una ciotola per renderla più cremosa.
2 Unire lo zucchero a velo e mescolare il tutto con una spatola.
3 Aggiungere anche
250 g di farina di cocco e mescolare nuovamente.
4 Prelevare circa 20 g di impasto e lavorarlo con le mani in modo da ricavare una pallina.
Indica con una
● Il testo fornisce: una successione di istruzioni in ordine cronologico una sequenza di azioni da sv
● Le illustrazioni aiutano: a capire le fasi della realizzazione ad abbellire la pagina
INGREDIENTI
per circa 35 palline
● 300 g di farina di cocco
● 500 g di ricotta vaccina
● 100 g di zucchero a velo

5 Rotolare la pallina sulla farina di cocco rimasta (50 g) per ricoprire l’intera superficie.
6 Disporre le palline di cocco in un vassoio man mano che vengono realizzate, al termine metterle nel frigorifero per almeno dieci minuti.

Cosa fornisce questo testo regolativo? Segna con una X.
Consigli e suggerimenti
Norme e regole di comportamento per il ciclista
Le parti che compongono una bicicletta
I ciclisti devono:
• procedere su un’unica fila fuori dai centri abitati;
• rispettare i segnali stradali;
• avere l’uso libero delle mani;
• reggere il manubrio con almeno una mano;
• avere la visuale libera davanti e ai lati;
• condurre la bicicletta a mano quando si è d’intralcio per i pedoni;
• transitare sulle piste ciclabili quando esistono;
• segnalare con il braccio la manovra di svolta a destra, sinistra o di fermata (in quest’ultimo caso la mano è alzata).
• trainare veicoli, salvo casi specifici;
• mai procedere affiancati in numero superiore a due;
• condurre animali;
• farsi trainare;
• trasportare altre persone se la bici non è omologata.
L’articolo 68 del Codice della Strada definisce le caratteristiche che la bici deve avere per circolare su strada:
• freni;
• luce elettrica rossa posteriore;
• catadiottro rosso;
• catadiottri laterali;
• catadiottri sui pedali;
• luce bianca o gialla anteriore;
• campanello.
Stare bene con gli altri è fondamentale perché ci aiuta a costruire amicizie, a sentirci tranquilli e a vivere con curiosità l’ambiente che ci circonda.
Quando si fa parte di una comunità con molte persone, è importante ricordare che ognuno ha i propri diritti e i propri doveri. Per questo, in qualunque luogo ti trovi (a scuola, in vacanza, durante le attività sportive o in qualsiasi gruppo) possono esserti utili alcune semplici regole di convivenza:
• Usa sempre espressioni gentili, come “per favore” e “grazie”.
• Parla con un tono di voce adeguato, senza gridare.
• Saluta le persone in modo cortese.
• Quando vuoi intervenire, chiedi la parola e aspetta il tuo turno.
• Presta attenzione quando gli altri stanno parlando.
• Comportati con rispetto e gentilezza verso chi ti sta intorno.
• Condividi ciò che puoi e collabora con gli altri.
• Evita di dire bugie.
• Accetta le responsabilità dei tuoi errori.
• Offri una mano a chi ha bisogno.
• Non giudicare gli altri senza conoscerne le ragioni.
• Se fai un torto a qualcuno, chiedi scusa.
• Rispetta le opinioni e gli oggetti delle altre persone.
Questo testo usa frasi: lunghe e complesse brevi e semplici Rispondi alle domande.
● Perché è importante stare bene con gli altri?
● Quali regole di convivenza ritieni più difficili da rispettare?
● In quali situazioni quotidiane ti capita di applicare queste regole?

Osserva la mappa ed esponi a voce.
Il testo regolativo ha lo scopo di fornire istruzioni per costruire oggetti, realizzare ricette, esperimenti, per eseguire giochi e seguire regole di comportamento, consigli e suggerimenti.
• È essenziale e chiaro, contiene termini precisi.
• Le frasi sono brevi.
LINGUAGGIO
Le istruzioni vengono fornite seguendo un ordine cronologico.
È spesso scritto utilizzando un elenco puntato o numerato. Il testo è accompagnato da immagini o fotografie.
1 Scrivi un gioco seguendo la traccia e poi spiegalo ai compagni.
Scrivi il nome del gioco:
Indica il numero dei giocatori:
Il luogo in cui si gioca:



Materiale occorrente:
Regole del gioco:

SUGGERIMENTI
Spiega le regole del gioco numerandole.
• Utilizza un linguaggio semplice e chiaro.
• Scegli quale modo dei verbi usare, se imperativo o infinito.
UTENSILI
● pentolino;
● teglia da forno.
TEMPO DI PREPARAZIONE
● un’ora + due ore per il raffreddamento.

PROCEDIMENTO
1 Fai tostare le mandorle nel forno per una decina di minuti. Spellale e tritale.
2 Trita finemente una scorza di arancia e mettila in un recipiente, unisci lo zucchero, il burro a pezzetti, la farina e le mandorle. Lavora gli ingredienti aggiungendo a poco a poco il latte.
3 Con le dita fai delle palline delle dimensioni di una noce, infarinale leggermente e disponile in una teglia da forno imburrata.
4 Metti a cuo cere in forno per circa mezz’ora alla temperatura di 160 gradi. Nel frattempo nel pentolino fai fondere il cioccolato.
5 Sforna i biscotti e falli raffreddare, poi spennellali con la crema di cioccolato.
6 Infine unisci i biscotti due a due per formare i baci della Corsara.
Paola Gerevini, Bontà di cioccolata nella cambusa del pirata Giunti
INGREDIENTI
● 125 g di cioccolato fondente;
● 125 g di farina;
● 125 g di scorza di arancia candita;
● 2 bicchieri di latte;
● 125 g di zucchero;
● 125 g di mandorle sgusciate.



Rispondi alle domande.
● L’argomento di questo testo è:
● Gli utensili nominati nella ricetta sono necessari perché:
● Il tempo di preparazione è menzionato perché:
● Qual è la funzione delle immagini?
● Perché secondo te il testo è definito regolativo?
● Perché è importante seguire le istruzioni della ricetta?
I verbi sono espressi:
A. all’imperativo
B. all’infinito
C. al congiuntivo
D. al condizionale


Com’è andata?
Segna con una X.
● Il testo è: una descrizione una ricetta un racconto
● Le fasi di lavoro sono presentate: in ordine cronologico senza un ordine preciso
● Questo testo espone: regole istruzioni suggerimenti
● Il testo è scritto: sotto forma di elenco in versi
● Il linguaggio è: ricco di paragoni chiaro e preciso
● Il testo ha lo scopo di: descrivere i biscotti fornire istruzioni per realizzare i biscotti
I disegni a lato del testo:
A. servono solo a decorare la pagina
B. sono utili per la comprensione delle istruzioni
C. non sono utili per la comprensione del testo
D. servono a confondere chi legge
Come hai svolto la verifica?
Con facilità
Con qualche dif ficoltà
Con dif ficoltà
Quali attività ti sono piaciute di più?
Comprensione Analisi
Invalsi
In un testo argomentativo possiamo distinguere:
�� un problema , cioè un argomento su cui riflettere;
�� la tesi , un’opinione sull’argomento che si vuole affrontare;
�� l'antitesi , un'opinione che si contrappone alla tesi;
�� le argomentazioni o prove per sostenere la tesi e convincere i lettori della validità di quanto si è sostenuto.
Nel testo argomentativo si utilizzano i connettivi logici (ma, perciò, quindi, pertanto, infatti, dunque) per sottolineare i legami tra la tesi e le varie argomentazioni.
Quando un bosco viene tagliato completamente, molte specie vegetali e animali perdono la casa: se ne vanno o muoiono. Perfino il terreno se ne va.
L’acqua piovana scorre sul terreno e, se non ci sono le radici a trattenerlo, si porta via il suo strato superficiale. Così dei rivoletti di fango si riversano nei fiumi e il terreno dell’area dove una volta c’era un bosco diventa più povero: la pioggia ha portato via con sé gran parte del nutrimento per le piante. Ma tutto questo si può evitare. Infatti si possono salvaguardare i boschi.
Per esempio, se in una parte del bosco i taglialegna tagliano solo alcuni alberi, secondo il metodo del taglio selettivo, possono tornare in quella zona ed eliminare ogni volta solo gli alberi più vecchi, quelli danneggiati o in eccesso, che rendono il bosco troppo fitto. Questi sistemi richiedono più tempo e denaro, ma permettono una rigenerazione naturale del bosco.
Tagliare gli alberi in modo selettivo è un esempio di sfruttamento intelligente delle risorse: usiamo la natura, ma diamole il modo di riprendersi dopo le nostre visite.
Savan, Intorno al mondo in ecociclo, Editoriale Scienza


● Quale problema viene affrontato?
● Cosa si intende per “taglio selettivo?”
● Qual è l'argomentazione a favore del taglio selettivo?

Qual è la tua opinione in merito? Confrontati con la classe.

Per poter vivere insieme agli altri, le regole sono proprio necessarie.
Per esempio, prova a immaginare se non ci fossero delle regole in classe: i bambini passerebbero tutto il tempo a chiacchierare e giocare, ma anche a urlare e magari a fare cose pericolose. Ben presto ci sarebbe un caos assoluto, qualcuno potrebbe anche farsi male e nessuno imparerebbe un bel niente.
Ecco, le regole sono proprio questo: un accordo su cosa fare e come farlo, e se tutti le discutono, le decidono e le rispettano, allora le cose funzionano bene. E poi, quando ci si accorge che una regola non è più tanto giusta, si può sempre cambiare.
Simona Bonariva

Leggi il testo e completa la tabella.
Problema L'importanza delle regole
Tesi
Argomentazioni
Conclusione
Da Focus junior web, maggio 2018
È giusto che un bambino di dieci anni abbia già il cellulare?
Ciao Eri, io ho appena compiuto 11 anni e non ho il cellulare ma molti miei compagni lo hanno già da molto tempo, lo hanno da quando avevano 8 anni. Secondo me non è molto giusto, magari però, alcuni bambini che ce l’hanno, lo hanno per una buona ragione, ad esempio perché devono tornare a scuola da soli, e se lo

Volevo rispondere a Eri dicendo che secondo me è normale avere un cellulare a 10 anni perché così quando non hai niente da fare ti metti lì e cerchi quello che ti pare su Internet o su YouTube. Però anche se hai il cellulare non devi abbandonare lo studio e le tue passioni e devi continuare ad andare a giocare fuori con i tuoi amici oppure con


Sei a favore o contrario all’uso del cellulare a dieci anni? Esprimi la tua opinione e confrontati con la classe.


Leggere dà un gran vantaggio nella vita!
In Italia si legge poco, lo dicono le statistiche: più di 49 persone su 100 non leggono nemmeno un libro all’anno. I bambini e i ragazzi sono i cosiddetti “forti lettori”, cioè quelli che leggono di più. Ma è solo una questione di abitudine. Infatti, se in casa ci sono altri lettori, viene naturale leggere. Per chi, invece, a casa non ha libri, la scuola offre un’alternativa organizzando la biblioteca di classe e mettendo a disposizione dei bambini i libri da prendere in prestito.
Ecco i benefici che si ottengono con la lettura.
1. Arricchisce il vocabolario. Fa conoscere sempre più parole e quindi si parla più correttamente. Inoltre si è avvantaggiati anche nello studio di una lingua straniera!
2. Allena la fantasia e l'espressività. Tenere in allenamento la fantasia ci fa capire e apprezzare il mondo.
3. Ci aiuta a cogliere le sfumature delle emozioni e a vivere meglio con gli altri. Ci aiuta a conoscere il mondo e noi stessi.
4. Attraverso le storie che leggi puoi comprendere perché certe cose ti fanno paura e capire come comportarti di conseguenza. Così sarai più consapevole e coraggioso.
5. È anche dimostrato che chi diventa lettore da ragazzo continua a esserlo da grande e avrà più successo a scuola e nella vita.
L. Cima, Il club antilettura, Oscar Mondadori

TEMA O PROBLEMA
�� L’importanza della lettura.
TESI
�� Leggere dà un gran vantaggio nella vita.
Argomenti o prove a favore della lettura
Chi legge:
�� arricchisce il proprio vocabolario;
�� allena la fantasia e l’espressività;
�� coglie le emozioni e impara a vivere meglio con gli altri;
�� comprende ed affronta le paure;
�� continua ad essere lettore anche da grande e avrà più successo nella vita.
Secondo l’autrice chi legge ha una marcia in più. Esprimi la tua opinione sull’argomento in base alla tua esperienza di scolaro/a.

L’estate arriva piano, come un caldo abbraccio. Il cielo è grande e azzurro e i raggi del sole sono come carezze sul viso. L’aria è piena di profumi: l’erba tagliata, i fiori e il mare lontano. Il caldo scuote la terra, infiamma il cuore e risveglia il canto delle cicale.
Il vento d’estate parla piano tra le foglie degli alberi. Solleva i rami, porta il polline e muove le onde del mare. Non è solo aria: è energia e libertà, un invito a giocare e a divertirsi. Chi ascolta può sentire una canzone felice, un canto di luce e di festa.
La sera d’estate il bosco si riempie di piccole luci. Le lucciole sembrano stelle che brillano tra l’erba. Gli animali escono piano sotto la luce della luna, mentre il cielo si copre di stelle. Il silenzio diventa magico e la bellezza della notte si impossessa dei sogni.

D’estate è bello viaggiare perché ogni luogo diventa una nuova avventura. Si possono scoprire città diverse, musei curiosi e paesaggi mai visti. Ogni viaggio insegna qualcosa: nuove parole, nuovi cibi, nuove abitudini. Anche un piccolo spostamento può farci vivere emozioni speciali.
In estate la montagna diventa un luogo fresco e pieno di scoperte.
I sentieri profumano di pino e portano a prati ricchi di fiori colorati.
Camminando si possono incontrare marmotte, farfalle e piccoli ruscelli.
L’aria è pulita e leggera, perfetta per respirare a pieni polmoni.

In estate il mare diventa un grande spazio di libertà.
Le onde arrivano leggere sulla riva e sembrano salutarti.
Il sole scalda la sabbia e i piedi affondono nel suo calore.
L’acqua è fresca e trasparente e ha il profumo di sale.
La sera il cielo si riempie di colori meravigliosi.
Annota brevemente le emozioni che questa stagione ti suscita: Come ti senti quando il sole caldo scalda la giornata e senti gli uccellini cantare? Cosa ti fanno pensare i colori vivaci dei fiori, l’erba verde e il profumo dell’aria d’estate? Come ti senti quando vedi le farfalle volare tra i fiori?
Annota brevemente le emozioni che questa stagione ti suscita: cosa provi quando cammini tra gli alberi che perdono le foglie? Come ti senti quando il cielo si riempie di nuvole e la pioggia batte sui vetri?
Cosa ti trasmettono i colori, i suoni, i profumi e le sensazioni dell’autunno?


Questo dipinto è di Marc Chagall, un artista russo famoso per i suoi quadri pieni di colori vivaci e sogni. Nelle sue opere realtà e fantasia si mescolano: persone, animali e città sembrano volare in un mondo poetico e senza tempo. I suoi dipinti raccontano emozioni, ricordi e amore per la vita.

Calda estate tutta d’oro, che cos’hai nel tuo tesoro?
Pesche, fragole, susine, spighe e spighe senza fine; prati verdi e biondi fieni, lampi, tuoni e arcobaleni; giorni lunghi, notti belle con le lucciole e le stelle.
Romana Rompato
Osserva il dipinto e, dopo aver letto la poesia, scrivi alcuni versi sull’estate.

Osserva l'immagine e rispondi.
● Cosa vedi nel dipinto?
● Quali colori ha usato l’artista?

● L’opera ti sembra reale o frutto della fantasia dell’artista?
● Quali emozioni provi osservandolo?
● Che collegamento trovi con l’estate?
Prendendo spunto dal dipinto e dalla poesia, rappresenta l’estate con colori, forme ed emozioni.
Rispondi alle domande.
● Dove andò Mini il giorno della partenza?
● A quale scena assistette quando tornò a casa?
● Considerando i capricci di Moritz, come vivranno le vacanze i suoi genitori? Come reagirà Mini? Immagina e racconta.
Stanno arrivando le vacanze: che cosa succede nella tua famiglia nei giorni che precedono la partenza?
Qual è il tuo stato d’animo? E quello dei tuoi genitori? Racconta.

Il giorno della partenza era arrivato. Al mattino Mini portò, dalla nonna, Mizzi: la gatta non poteva andare al mare con loro. La nonna pianse un po’ nel salutarli. La nonna piange spesso: una volta perché si commuove, un’altra perché è offesa e questa volta piangeva perché era preoccupata.
Quando Mini tornò a casa trovò la mamma, il papà e Moritz già accanto alla macchina: stavano litigando. Il papà si rifiutava di caricare tutto quello che Moritz aveva preparato.
– La nostra è un'auto, non è un camion! È pura follia! – gridò. La follia di Moritz consisteva in un pallone, una tenda da indiani, due paia di pinne, un volano, un canotto con i remi, birilli, un’amaca, un materassino, due barche a vela telecomandate, un sacco di palline da tennis e di cianfrusaglie varie.
– Mi avevi detto di prendere tutto quello che volevo! –protestò Moritz.
– Ha ragione! Gliel’hai promesso – confermò la mamma.
– D’accordo, d’accordo – gridò il babbo, indicando il bagagliaio. – E ditemi allora come faccio a farci stare tutta quella roba.
– Ci vorrà il portapacchi – suggerì la mamma. Brontolando il papà prese il portapacchi, ci mise sopra due grosse valigie e le fissò con le cinghie. Poi infilò le cianfrusaglie di Moritz nel bagagliaio. Finito di caricare, il papà si rasserenò e tornò la pace.
– Tutto a posto – annunciò soddisfatto. – Si parte!
C. Nöstlinger, Mini in vacanza, Panini
Sara Belancini Alice Caldarella




Questa storia sembra iniziare dalla fine perché il Signor Salvatempo c’è sempre stato, ha solo cambiato abbigliamento e mezzo di trasporto.
Indossa un cappello di fustagno, un cappotto troppo lungo - che calpesta sempre - le cui maniche arrivano poco sotto i gomiti, per questo motivo le sue mani sono rivestite di guanti rattoppati che lo scaldano fino a metà braccio.

Calza stivali con la punta all’insù e ha baffi arricciati sopra le labbra imbronciate.


Se ne va in giro silenzioso sopra una bicicletta di stelle con orologi al posto delle ruote e raccoglie pezzi di tempo smarriti o, peggio, sprecati.
È stanco il Signor Salvatempo perché il suo lavoro non finisce mai. Ogni volta che pensa di poter tornare a casa, ecco che altri minuti si smarriscono e nessuno li cerca.



“Basta!” dice, in una mattina pennellata di grigio e rosa, il Signor Salvatempo, “mi prendo una pausa”. Torna a letto, sotto le coperte e si lascia andare a un sonno giusto e meritato.
Quando si sveglia, bello riposato ed energico, si veste ed esce, curioso di scoprire il mondo. Nessuna fretta, nessuna scadenza, solo del tempo per fare quello che non ha mai fatto.



Seduto su una panchina si gusta i frutti color cioccolato e osserva ogni dettaglio attorno a sé.
Ha gli occhi così pieni di vita e di mondo da non accorgersi che un bambino si siede al suo fianco.
Ha il faccino triste, il naso gocciolante e le guance rosse.



Il Signor Salvatempo finalmente lo vede.
“Perché sei triste?” gli chiede.
Il bambino piange e non risponde, si pulisce il naso con la manica del giubbotto.
“Non vuoi dirmi cosa ti fa stare così?”
“La paura”.
“La paura? Paura di cosa?”
“Di non aver tempo”.
“Sei piccolo, di tempo ne hai tantissimo” cerca di tranquillizzarlo.
“Io sì, ma il mio nonno no” dice il bambino e lo fa come se stesse sciogliendo un nodo strettissimo.
Il Signor Salvatempo abbassa il capo e annuisce. Ha capito.



“Signore, perché il tempo passa così in fretta?”
Il Signor Salvatempo non ci aveva mai pensato, non si era mai fatto quella domanda, e come avrebbe potuto?! Proprio lui che di tempo non ne aveva mai avuto.
“Forse il problema non è la velocità del tempo, ci hai pensato? Forse è come viene usato!” risponde guardando verso l’infinito.
“Allora bisognerebbe risparmiarlo, non crede?”

Rispondi alle domande con una X. Poi confrontati con la classe: avete risposto nello stesso modo? Discutete insieme le vostre scelte spiegando il perché.
● Perché il Signor Salvatempo raccoglie il “tempo smarrito”?
Perché gli piace collezionare orologi.
Per aiutare le persone a non sprecare il tempo.
● Cosa intende il Signor Salvatempo quando dice: “Non è la velocità, ma come usiamo il tempo”?
Il tempo passa più lentamente se non facciamo niente.
La cosa importante non è quanto velocemente scorre il tempo, ma come lo utilizziamo per fare cose significative.
● Perché il bambino è triste, anche se ha tanto tempo?
Perché il nonno è anziano e il suo tempo insieme al nipotino potrebbe essere limitato.
Perché non sa come passare il tempo e si annoia.
● Come potrebbe aiutarti il Signor Salvatempo nella vita di tutti i giorni?
Ti direbbe di non fare mai nulla di divertente.
Ti insegnerebbe a usare meglio il tuo tempo, per non sprecarlo.
● Cosa ti piacerebbe fare se avessi più tempo, come il Signor Salvatempo?
Passerei il tempo a fare cose noiose.
Passerei il tempo a fare cose che mi piacciono e che mi fanno sentire felice.
Come sarà la nuova bicicletta del Signor Salvatempo? Immagina e completa sul quaderno. Il lavoro è già avviato.
Il Signor Salvatempo ha deciso di acquistare una nuova bici perché quella che aveva, fatta di stelle e con gli orologi al posto delle ruote, ormai era diventata per lui troppo scomoda. Così decise di andare nel negozio di biciclette…
Scrivi una breve storia immaginando di avere in famiglia un piccolo orologio che osserva tutto ciò che succede e racconta come ogni persona trascorre il suo tempo durante la giornata.
Dividetevi in piccoli gruppi. Scrivete insieme una breve storia ispirata a uno dei seguenti titoli, illustratela e poi presentatela agli altri gruppi.
Titoli
● Il signor Mangiatempo
● Il signor Tempo Smemorato
● Il signor Perditempo
● Il tempo all’incontrario
● Il tempo matto
● Il tempo a passo di lumaca
La Giornata Mondiale della Lentezza si festeggia di solito il primo lunedì di maggio. È nata in Italia nel 2007 grazie all’associazione “Vivere con Lentezza”.
Questa giornata ci invita a rallentare, a prenderci il tempo per osservare quello che ci circonda, apprezzare le piccole cose che la natura ogni giorno ci offre e passare momenti sereni con gli altri.
È un’occasione per vivere più lentamente, per imparare ad ascoltare quello che ci serve, fare le cose con calma, notare le piccole cose che ci rendono felici e scoprire ogni giorno i doni che la natura ci regala.
Rappresenta anche tu la lentezza usando la fantasia.
A lavoro ultimato, descrivi brevemente il tuo disegno.
● Quali elementi hai scelto e perché?
● In che modo hai rappresentato la lentezza?
● Come ti senti quando fai le cose con calma e senza fretta?