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Guida al Corso 4 - Leggo Pop

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Leggo

LINGUAGGI

GUIDA AL CORSO

ITALIANO

• Programmazioni annuali

• La Nuova Valutazione

• Insieme con gentilezza

• Alla scoperta delle emozioni

• Filosofiamo a piccoli passi

IL PROGETTO LEGGO POP

Il Progetto Leggo POP è il nuovo sussidiario dei linguaggi per le classi IV e V della scuola primaria. Si propone come un percorso didattico pensato per sviluppare in modo armonico le competenze linguistiche del comunicare, del leggere, del comprendere e dello scrivere, attraverso un itinerario ricco e coinvolgente che pone al centro gli alunni e le alunne, protagonisti attivi sia nel lavoro individuale sia nel lavoro di gruppo, che mira sul successo scolastico di tutti i membri del gruppo.

Ogni testo è presentato come un “tessuto” di parole, intreccio di significati e di informazioni esplicite e implicite, capace di suscitare emozioni, stimolare la riflessione e guidare alla scoperta

La lettura diventa così un’esperienza insieme cognitiva ed emotiva: attraverso storie, personaggi e situazioni, gli alunni e le alunne imparano a riconoscere e a esprimere le proprie emozioni, sviluppando empatia e consapevolezza.

Il percorso linguistico dedica particolare attenzione alle diverse tipologie testuali e ai generi narrativi, offrendo strumenti per riconoscerne struttura, caratteristiche e finalità comunicative.

Racconti realistici e fantastici, testi descrittivi, poetici, regolativi, informativi e argomentativi diventano occasioni per esplorare linguaggi differenti e comprendere come ogni tipologia testuale risponda a precise intenzioni espressive o comunicative. In questo modo, i testi si trasformano in strumenti per sviluppare pensiero critico, consapevolezza linguistica e capacità di rielaborazione personale.

La proposta antologica è accuratamente selezionata per offrire letture coinvolgenti e significative, capaci di alimentare il piacere della lettura

Il linguaggio diventa uno spazio di esplorazione e di comprensione del mondo, in cui si intrecciano emozioni, conoscenze ed esperienze. Gli alunni e le alunne sono guidati a esprimere idee, sentimenti e intuizioni, partecipando a un dialogo efficace e costruttivo

Il percorso si sviluppa attraverso attività strutturate e progressive:

• analisi del testo

• riconoscimento delle tipologie testuali e dei generi narrativi

• rielaborazione personale e collettiva

• discussione guidata

• scrittura autonoma e guidata

• rubriche di potenziamento linguistico

Queste attività favoriscono una partecipazione attiva e consapevole, stimolando creatività ed espressione personale.

Nei volumi sono presenti prove di ascolto per rafforzare la comprensione orale e la capacità di attenzione, oltre a percorsi stagionali che accompagnano gradualmente gli alunni e le alunne nell’ampliamento delle conoscenze e nell’approfondimento dei contenuti.

Le mappe concettuali organizzano e sistematizzano i contenuti, facilitando la comprensione, la memorizzazione a lungo termine e la visione d’insieme delle diverse tipologie testuali affrontate.

Le verifiche in itinere aiutano l’alunno/a a sviluppare consapevolezza metacognitiva e rappresentano per l’insegnante uno strumento efficace per monitorare l’acquisizione delle competenze di lettura, comprensione e produzione scritta

La selezione dei brani presenti nei volumi risponde a una duplice finalità: da un lato favorire l’ apprendimento e la rielaborazione dei testi, dall’altro accompagnare gli alunni nella scoperta dei valori fondamentali per la loro crescita personale.

In questo modo, il Progetto contribuisce a formare studenti non solo competenti dal punto di vista linguistico, ma anche consapevoli e responsabili, promuovendo una reale cittadinanza attiva

Completano il Progetto:

I volumi di grammatica e di scrittura pensati per accompagnare gli alunni e le alunne nello sviluppo delle competenze linguistiche in modo graduale e sistematico.

I volumi delle verifiche

Diventano strumenti utili per una valutazione continua e formativa, a supporto sia dell’insegnante sia degli alunni e delle alunne.

Il volume di Arte e Musica (per il biennio)

Il volume di Arte e Musica (per il biennio) è pensato per conoscere gli elementi del linguaggio visivo e per dare voce , attraverso l’arte e la musica, alle proprie emozioni, sviluppando creatività, sensibilità e capacità espressive.

POP, UN COMPAGNO DI VIAGGIO

Il personaggio POP è stato creato come modello simbolico per spiegare il processo di apprendimento del linguaggio . La sua scelta non è casuale: il nome stesso funge da acronimo del metodo che guida l’uso e la comprensione della comunicazione.

P Percepire

Dedurre informazioni dai segnali presenti nel testo.

O Osservare

Analizzare attentamente le strutture linguistiche.

P Produrre

Mettere in pratica quanto si è percepito e osservato.

Nel testo di antologia, POP funziona come un compagno di viaggio, che guida tutti , passo dopo passo, rendendo concreto e accessibile il processo di apprendimento del linguaggio. POP accompagna gli alunni e le alunne lungo tutto il percorso del volume di lettura. Compare nei bollini delle stagioni, nelle verifiche e nelle pagine di scrittura guidata, diventando un simpatico compagno sempre pronto a sostenere e incoraggiare.

Nelle verifiche, si rivolge direttamente ai bambini e alle bambine con domande semplici e rassicuranti, invitandoli a riflettere sul lavoro svolto e a prendere consapevolezza dei propri progressi

pagine dedicate alla scrittura gui, accanto alla scritta suggerimenti, offre indicazioni pratiche, piccoli consigli e strategie utili per aiutare gli alunni e le alunne a organizzare le idee , arricchire i testi e sentirsi più sicuri nell’esprimersi

In questo modo, POP diventa uno strumento pedagogico concreto, che accompagna e supporta i bambini in ogni fase del loro percorso di apprendimento del linguaggio.

GLI ALBI ILLUSTRATI

Negli albi illustrati inseriti nei due volumi di lettura per la classe quarta e quinta, le illustrazioni non sono solo un complemento del testo, ma diventano un vero strumento didattico. Esse aiutano gli alunni e le alunne a:

comprendere meglio la storia, grazie al supporto visivo che rende chiari personaggi, ambienti e situazioni.

Arricchire il vocabolario, collegando parole e immagini, facilitando l’apprendimento del linguaggio scritto e parlato.

Stimolare la fantasia e la creatività, incoraggiando i bambini a immaginare e a raccontare storie proprie.

Sviluppare le capacità interpretative, osservando dettagli, colori e simboli per capire emozioni e messaggi impliciti

Favorire la motivazione alla lettura, rendendo il percorso di apprendimento più coinvolgente e piacevole.

Gli albi illustrati, quindi, diventano un ponte tra testo e immagine , guidando gli alunni e le alunne verso una lettura più consapevole, un approfondimento della comprensione e un maggiore coinvolgimento emotivo.

PUNTI DI FORZA DEL PROGETTO

Esperienza concreta

L’apprendimento prende avvio da situazioni reali e vissute, rendendo le attività significative, motivanti e vicine all’esperienza dei bambini. In questo modo, i contenuti risultano più comprensibili e facilmente interiorizzabili.

Motivazione e coinvolgimento

Un personaggio guida accompagna i bambini in ogni attività, stimolando curiosità, partecipazione e interesse e rendendo l’apprendimento coinvolgente e piacevole

Didattica inclusiva

Il percorso è flessibile e personalizzabile, attento ai diversi stili di apprendimento, ai tempi individuali e ai bisogni specifici, con l’obiettivo di valorizzare le potenzialità di ciascun alunno e ciascuna alunna.

Interdisciplinarità – percorso delle stagioni

Le attività si sviluppano attraverso il percorso delle stagioni, un approccio che permette agli alunni e alle alunne di vivere un’esperienza di apprendimento integrata, collegando osservazione della natura, linguaggio artistico, poesia e scrittura.

Educazione emotiva

Sono proposti percorsi mirati allo sviluppo della consapevolezza di sé, della gestione delle emozioni, dell’empatia e delle relazioni positive, per aiutare i bambini a crescere sicuri e cooperativi.

Educazione civica

Le pagine dedicate all'educazione civica accompagnano i bambini e le bambine nel loro percorso di crescita, aiutandoli a comprendere la realtà in cui vivono e a diventare cittadini consapevoli e responsabili.

Pensiero critico e riflessione

Testi, mappe, rubriche, illustrazioni e attività operative stimolano analisi, confronto e ragionamento, incoraggiando gli alunni a riflettere sulle proprie esperienze e a sviluppare un pensiero autonomo.

Apprendimento cooperativo

Le attività favoriscono il lavoro di gruppo e la collaborazione, promuovendo il confronto tra pari e lo sviluppo di competenze sociali e relazionali.

Rubrica “Giochiamo con la storia”

Una rubrica dedicata stimola la fantasia e la creatività, invitando i bambini a rielaborare le storie, immaginare sviluppi alternativi e diventare protagonisti attivi del racconto.

Valore delle illustrazioni

Le illustrazioni supportano la comprensione, arricchiscono il significato dei testi e rendono l’apprendimento più intuitivo e coinvolgente, favorendo anche l’interpretazione e la rielaborazione personale.

Continuità educativa

Il Progetto si sviluppa in modo unitario e coerente lungo il biennio, con percorsi graduali che favoriscono la progressione e il consolidamento delle competenze.

Valutazione efficace

La valutazione considera non solo i risultati, ma anche i processi di apprendimento, attraverso strumenti diversificati che permettono di osservare, accompagnare e valorizzare la crescita globale di ogni bambino.

I VOLUMI CLASSE QUARTA

I VOLUMI CLASSE QUINTA

PER L'INSEGNANTE E LA CLASSE

GUIDE AL CORSO

• Guida Classe 4a

• Guida Classe 5a

SCHEDARI

• Insegnare Oggi 4a

• Insegnare Oggi 4a

FACILITATI (su richiesta)

• È facile in... Quarta!

• È facile in... Quinta!

PROGETTO DIDATTICO - CLASSE 4A

Volume di lettura

Testi di ripasso

Le prime pagine del volume di lettura sono progettate per favorire la comprensione delle tipologie testuali, selezionate appositamente con obiettivi chiari e mirati per permettere di:

• Aiutare gli alunni e le alunne a riconoscere ciò che già conoscono riguardo ai testi, ai generi narrativi e alle strutture linguistiche.

• Ripassare le competenze acquisite: richiamando quanto appreso nella classe precedente, consolidando le abilità di lettura, comprensione e analisi.

• Preparare il percorso successivo: creando un collegamento tra ciò che gli studenti già sanno e le nuove attività del volume, facilitando una progressione graduale e coerente.

Struttura e organizzazione del volume

Il volume di lettura è progettato con una struttura chiara che tiene conto della progressione didattica, guidando gli alunni e le alunne attraverso un percorso graduale e coerente.

La loro organizzazione permette di affrontare in modo efficace le diverse tipologie testuali e i generi narrativi, concentrandosi su più aspetti fondamentali:

Analisi della struttura: ogni testo è studiato per aiutare i bambini a riconoscere l’impianto narrativo, la sequenza degli eventi e la logica interna della storia.

Elementi caratteristici: i volumi evidenziano le parti principali dei testi, come personaggi, ambientazioni, fatti, emozioni e stati d’animo: osservando come i personaggi reagiscono alle situazioni.

Linguaggio e lessico specifico: i testi selezionati introducono gradualmente un vocabolario ricco e mirato, favorendo l’ampliamento lessicale e la consapevolezza linguistica.

Progressione delle tipologie testuali: dalle narrazioni brevi alle descrizioni, dalle lettere ai testi informativi, gli studenti sono guidati a conoscere e confrontare diversi generi, sviluppando versatilità nella lettura e nella scrittura.

Smontaggio dei testi: ogni volume propone attività di analisi, riflessione e produzione, favorendo la comprensione profonda e la capacità di applicare le conoscenze in contesti diversi.

In sintesi, i volumi di lettura non sono solo raccolte di testi, ma strumenti pedagogici completi, progettati per guidare gli studenti nella scoperta del linguaggio, nello sviluppo delle competenze di lettura e scrittura, e nella capacità di analizzare, comprendere e produrre testi in maniera consapevole e autonoma.

Laboratorio di ascolto

Queste attività aiutano gli alunni e le alunne a rafforzare l’attenzione e a analizzare le strutture dei testi. Attraverso l’ascolto guidato, imparano a cogliere informazioni principali e dettagli, riconoscere sequenze, personaggi e dialoghi e comprendere meglio emozioni e significati impliciti.

Il laboratorio offre stimoli per organizzare le idee, ampliare il vocabolario e progettare testi in modo chiaro e consapevole.

Mappe di sintesi

Sono strumenti fondamentali che aiutano gli alunni e le alunne a organizzare le informazioni in una visione sinottica e ordinata. Attraverso schemi chiari e strutturati, permettono di:

Individuare i concetti principali e le relazioni tra le diverse parti del testo.

Semplificare contenuti complessi, rendendoli più accessibili e comprensibili.

Consolidare gli apprendimenti, favorendo il passaggio dalla comprensione alla memorizzazione.

Facilitare il richiamo delle informazioni, grazie a una struttura visiva che aiuta la memoria a lungo termine.

Sostenere lo studio autonomo, offrendo un modello efficace per rielaborare i contenuti in modo personale.

Laboratorio di scrittura

I laboratori di scrittura sono strumenti fondamentali per motivare e facilitare la produzione delle diverse tipologie testuali. Gli alunni e le alunne imparano non solo a scrivere, ma anche a:

Sperimentare diversi generi: racconti, descrizioni, lettere , testi informativi sviluppando versatilità linguistica.

Organizzare le idee: attraverso attività guidate, a strutturare i propri testi in modo chiaro e coerente.

Arricchire il linguaggio: incoraggiano l’uso di vocabolario vario, espressioni precise e stili diversi, migliorando la capacità di comunicazione scritta.

Verifiche in itinere

Le verifiche in itinere sono strumenti essenziali per monitorare il percorso di apprendimento degli alunni e delle alunne, in particolare per quanto riguarda la competenza di lettura e le capacità di comprensione e analisi dei testi. Queste verifiche hanno una funzione non solo valutativa, ma anche formativa, perché permettono di:

Rilevare i progressi individuali: grazie a controlli frequenti e mirati, l’insegnante può osservare come ciascun alunno sviluppa la capacità di comprendere e interpretare i testi.

Favorire l’autovalutazione: gli alunni sono guidati a riflettere sul proprio lavoro, riconoscere punti di forza e aree da migliorare, sviluppando una consapevolezza metacognitiva.

Sostenere il controllo metacognitivo: attraverso domande, schede e attività di riflessione, gli studenti imparano a monitorare il proprio apprendimento, a pianificare strategie e a correggere eventuali errori autonomamente.

Adattare l’insegnamento: i risultati delle verifiche in itinere permettono all’insegnante di modulare le attività successive, proporre esercizi mirati e personalizzare i percorsi di apprendimento.

Rafforzare la motivazione: il coinvolgimento attivo degli alunni nel processo di autovalutazione li rende protagonisti del proprio apprendimento, stimolando interesse e impegno.

Percorso sulle Stagioni: un viaggio tra natura, arte e poesia

Nel volume, il percorso dedicato alle stagioni è molto più di una semplice descrizione del cambiamento climatico: è un vero e proprio viaggio sensoriale e riflessivo che unisce osservazione della natura, linguaggio artistico e potenza della parola poetica.

Attraverso il linguaggio visivo di un dipinto che racconta l’autunno con colori caldi e vibranti, gli alunni sono invitati a immergersi in un mondo fatto di luci, profumi e trasformazioni. Gli alberi, protagonisti silenziosi, diventano simboli di un ciclo naturale che parla senza parole, invitando a cogliere il valore del cambiamento e della rinascita.

La poesia che accompagna l’immagine offre un’ulteriore chiave di lettura: le foglie che cadono non sono solo segni di fine, ma messaggi carichi di emozione e di speranza, piccoli versi che narrano la bellezza del ciclo della vita

Questo percorso permette ai bambini di sviluppare una sensibilità più profonda verso l’ambiente, di imparare a leggere e interpretare linguaggi diversi e di esprimere con la scrittura le proprie impressioni e sensazioni.

Attraverso l’arte e la poesia, l’autunno diventa così un’occasione per allenare lo sguardo, la mente e il cuore, stimolando la creatività e la capacità di riflessione.

L’albo illustrato

Nel volume è proposto l’albo Il Signor Salvatempo, una storia coinvolgente e ricca di spunti di riflessione sul valore del tempo. Attraverso il racconto, gli alunni e le alunne sono guidati a interrogarsi su come utilizzano le proprie giornate e su ciò che rende il tempo davvero significativo.

Le attività di comprensione accompagnano la lettura con domande mirate e momenti di confronto, favorendo lo sviluppo del pensiero critico e della capacità di argomentare le proprie scelte. La sezione di scrittura, invece, stimola la creatività, invitando i bambini a immaginare, inventare e rielaborare in modo personale i temi proposti dalla storia.

Il percorso contribuisce così a sviluppare competenze linguistiche, espressive e riflessive, valorizzando al tempo stesso un tema vicino all’esperienza quotidiana degli alunni e delle alunne.

Quaderno di grammatica

Il volume di grammatica guida gli alunni e le alunne alla scoperta delle regole della lingua attraverso spiegazioni chiare, esempi concreti ed esercizi mirati. Il percorso è strutturato in modo graduale, per favorire una comprensione progressiva e consolidata delle principali strutture grammaticali. I diversi aspetti della grammatica sono introdotti da bottelli, che accompagnano e orientano gli alunni nel percorso.

Le attività proposte stimolano la riflessione linguistica, aiutando gli studenti a osservare e riconoscere il funzionamento della lingua, a individuare regolarità e ad applicarle in contesti diversi. Gli esercizi guidano inoltre all’uso corretto e consapevole delle forme grammaticali, migliorando sia la produzione scritta sia quella orale.

Il volume integra momenti di verifica, permettendo agli alunni di monitorare i propri progressi e di acquisire maggiore sicurezza nell’uso della lingua.

È presente anche una sezione di ripasso, pensata per consolidare in modo molto semplice e immediato i contenuti affrontati.

Quaderno di scrittura

Il volume di scrittura supporta gli alunni e le alunne nella produzione di testi, offrendo attività guidate, strategie e spunti operativi per organizzare le idee, arricchire il lessico e sviluppare una scrittura sempre più chiara, corretta ed efficace.

Le numerose proposte operative accompagnano gli alunni e le alunne nella produzione personale di testi di diverso tipo, come racconti realistici, fantastici, d’avventura, umoristici e di paura, stimolando la creatività e la capacità di espressione.

Il percorso per imparare a riassumere è strutturato in modo graduale, guidando passo dopo passo gli alunni a individuare le informazioni essenziali e a rielaborarle in modo sintetico e coerente.

Volume delle verifiche

Il volume delle verifiche propone prove di ingresso, intermedie e finali, pensate per monitorare in modo sistematico i progressi degli alunni e delle alunne. Le attività includono esercizi di ascolto, di comprensione e di analisi delle diverse tipologie testuali, affiancati da esercizi grammaticali mirati.

Il percorso è arricchito da prove sul modello INVALSI, utili per familiarizzare con questa tipologia di valutazione e consolidare le competenze acquisite.

IL LIBRO DIGITALE

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2 Cerca il libro nella sezione Catalogo

Leggo Pop

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4 L' evidenziatore , disponibile in vari colori, permette di mettere in risalto le parti più importanti del testo.

Puoi scrivere tutti gli appunti che desideri su ogni pagina del libro, con diversi colori e grandezze del testo.

Una penna da disegno permette di disegnare sulle pagine, utile per sottolineare o cerchiare concetti chiave, disponibile in diversi colori e spessore del tratto.

Puoi salvare tutte le modifiche eseguite sul libro, sono private e sempre a tua disposizione.

5 Sono disponibili diversi strumenti di visualizzazione e scorrimento di pagina , pagina singola, scorrimento orizzontale/verticale, pagine affiancate e molto altro.

6 Le risorse offrono giochi, quiz, esercizi interattivi ed elementi multimediali come video e podcast

Pannello

di Accessibilità Universale

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BRANI DI ASCOLTO

Il nuovo ospite ∞ Letture 4 ∞ Pag. 44

Quel pomeriggio Sara, Peter e Patty erano andati insieme al Green Life e avevano deciso di passare dalla sezione di Oceanografia, dove sapevano che i biologi marini erano alle prese con un delfino.

Peter si incamminò insieme alle due ragazze lungo la sala dove c’era una serie infinita di vasche protette da vetri alti fino al soffitto. Dietro nuotavano pesci di ogni forma e provenienza: banchi di cavallucci marini, barracuda dal muso appuntito, pesci tropicali di tutti i colori, meduse dai lunghi tentacoli e perfino una grande piovra, che stava abbarbicata contro il vetro con le potenti ventose. In una vasca a parte, guizzava un gruppo di piranha dai denti affilati. Tutte creature che i biologi di Green Life curavano per poterle riportare nel loro ambiente naturale.

Oltre la porta a vetri, i tre amici scorsero Jane Fisher circondata dai suoi collaboratori. Erano tutti in piedi vicino al bordo di una grande piscina e fissavano interessati una sagoma azzurra che nuotava avanti e indietro a pelo dell’acqua.

Aprendo la porta, Sara fece un sorriso raggiante: adorava tutte le creature marine e adesso non vedeva l’ora di conoscere quel delfino.

Mrs . Granger ∞ Letture 4 ∞ Pag. 150

– Ciao mamma! – salutò, entrando nella stanza assieme a suo fratello e a Patty, poi corse ad accucciarsi sul bordo della piscina.

– Ciao! Come stai? – disse rivolgendosi direttamente alla creatura azzurra con una macchia bianca sul muso.

Il delfino fece un salto verticale uscendo interamente dall’acqua ed emise un verso acuto, come per salutare i ragazzi.

– Finalmente siete arrivati! – esclamò la dottoressa Fisher. Poi, indicando il piccolo mammifero, aggiunse – Vi presento Azul.

È appena arrivato dal Brasile. Dei pescatori l’hanno trovato impigliato nelle loro reti e per fortuna sono riusciti a salvarlo. Ha una pinna ferita, ma guarirà presto.

I tre ragazzi passarono una buona mezz’ora a giocare con Azul.

Poi si diressero verso l’uscita dell’acquario.

Il Green Life era un edificio enorme e modernissimo, costruito con i materiali più svariati lungo il pendio di una collina. Anche se i ragazzi ormai lo conoscevano come le loro tasche, il Green Life non smetteva mai di incantarli.

C. Fiengo, C. Stringer, Un lupo da salvare, Piemme

Mrs. Granger aveva i capelli quasi bianchi, tirati e raccolti dietro alla testa in una cosa che assomigliava a un nido.

Non portava mai i pantaloni a scuola. Aveva due completi gonna e giacca che portava sempre con sotto una camicia bianca.

Mrs. Granger era una di quelle persone che non sudano mai. Dovevano esserci almeno trenta gradi prima che si decidesse a togliersi la giacca. Era piccolina, per essere un’insegnante. Ma Mrs. Granger sembrava un gigante.

Erano i suoi occhi a fare quell’effetto. Erano grigio scuro, e quando li accendeva al massimo riuscivano a farti sentire un granello di polvere. Sapevano anche scintillare e ridere.

Tutti erano sicuri che Mrs. Granger avesse la vista a raggi X.

Non era nemmeno il caso di pensare a masticare la chewing gum in un raggio di dieci metri da lei. Se lo facevi, Mrs.

Granger se ne accorgeva, ti beccava e ti faceva appiccicare il chewing gum su un foglietto giallo. Poi ti fissava il foglietto alla maglietta con una spilla da balia e dovevi tenerti quella roba lì davanti per il resto della giornata. Poi dovevi portarla a casa e farla firmare dalla mamma o dal papà e riportarla a Mrs. Granger il giorno dopo.

A. Clements, Drilla, Bompiani

Il parco ∞ Letture 4 ∞ Pag. 151

Il parco era quadrato e verde.

I prati erano attraversati da neri e orribili sentieri asfaltati. Nel parco c’erano cespugli, verdi e folti d’estate, spogli e neri d’inverno.

D’estate quando Giacomo si metteva sotto gli aceri folti e alzava gli occhi, osservava il cielo verde e ascoltava gli uccelli che cantavano divinamente.

D’inverno il cielo sopra questi aceri era grigio. Prima che le foglie cadessero i cespugli erano pieni di nascondigli da cui uscivano strani rumori.

D’estate il parco era affollato di gente che prendeva il sole sull’erba, ed era tutto disseminato di panchine rosse. E il vento abitava nelle grandi chiome degli alberi. Giacomo riusciva sia a vederlo che a sentirlo.

Le chiome degli alberi erano ancora piene di foglie, ma cominciavano a riempirsi di vuoti e a cambiare colore.

Sono solo e abbandonato ∞ Letture 4 ∞ Pag. 178

Sono solo e abbandonato, tutto intorno è fosco e scuro, tra la mamma e la mia stanza c’è di mezzo questo muro.

Sono certo, sotto il letto, sul tappeto accovacciato, si nasconde un vecchio orchetto, con il gran naso schiacciato.

Ma magari quell’orchetto non è poi così cattivo, forse si è sentito solo ogni volta che dormivo.

Quasi quasi glielo dico e lo invito qui con me, se mi stringo un pochettino per due amici il posto c’è.

Simona Bonariva

La biblioteca di Assurbanipal ∞ Letture 4 ∞ Pag. 194

Questa immensa biblioteca era stata voluta nel palazzo reale di Ninive dal grande re assiro Assurbanipal, che amava la cultura e l’arte. Il re volle allestirla per celebrare soprattutto la sua grandezza e il suo valore in battaglia, ma gran parte delle circa 20.000 tavolette di argilla che vi erano conservate ci permettono anche di ricostruire la storia e il modo di vivere degli Assiri.

I documenti che ci sono pervenuti comprendono: disposizioni e ordini del re; testamenti o contratti matrimoniali; testi di carattere religioso, come le implorazioni alle divinità. Oltre questi documenti, c’erano anche tavolette con narrazioni mitologiche: 35 di queste raccontano la saga di Gilgamesh.

Purtroppo le tavolette sono state ritrovate in pessimo stato. Malgrado ciò, la biblioteca ci ha restituito una quantità imponente di materiale, che ci ha permesso di conoscere meglio la storia e la vita dei popoli mesopotamici. dal sito deagostiniscuola.it

Il piccolo capriolo ∞ Pag. 5

Il giovane boscaiolo si allontanò dal gruppo alla ricerca di qualcosa per riparare la motosega dalla pioggia. Quando ritornò, posò le cortecce trovate sulla macchina e il suo sguardo cadde dentro a un cespuglio di felci. Cominciò a urlare.

– Venite! – gridò. – Venite a vedere: lì in quello spiazzo c’è un capriolo appena nato.

Gli altri tre boscaioli uscirono nel temporale e si avvicinarono alla radura. Videro l’animaletto quasi senza vita, battuto dall’acqua violenta.

Un boscaiolo si chinò per raccoglierlo e portarlo all’asciutto, ma il collega giovane lo fermò: – Non toccarlo! Se sente il tuo odore la madre lo abbandona.

Incominciò a grandinare. Uno dei boscaioli si levò la giacca e la tenne sopra al capriolo.

– Presto, dobbiamo fargli un riparo, sennò la tempesta lo uccide.

Gli altri, ormai bagnati fin dentro le scarpe, pulirono e spuntarono quattro grossi rami, li ficcarono nel terreno attorno al capriolo e poi vi posarono sopra le cortecce per fare il tetto. La piccola bestiola sentiva che ora l’acqua e la grandine non la colpivano più.

Gli uomini poi si allontanarono chiedendosi dove fosse la madre del capriolo e se il piccolo ce l’avrebbe fatta a sopravvivere. Il giorno dopo i quattro boscaioli tornarono nello stesso punto. Levarono le cortecce messe a tetto sopra i rami, ma la bestiola non c’era più.

– Sarà venuta la madre a prenderselo – disse uno di loro. – Sentite, il covo è ancora tiepido – aggiunse tastando con una mano le felci schiacciate.

Stettero un poco in silenzio, poi sentirono un breve scalpiccio, un frusciare di rami e un belato. – Sono loro – disse un boscaiolo. – È venuta a prenderselo: ce l’hanno fatta.

M. Rigoni Stern, Il libro degli animali, Einaudi scuola

Il mistero del pianoforte ∞ Pag. 14

Un primo fulmine improvviso illumina il cielo e sorprende i due bambini nella casa. Victoria parla con sicurezza perché è la sorella grande di Darryn.

Dice: – Non preoccuparti, Darryn. Va tutto bene!

Darryn alza le spalle per far capire alla sorella che lui non si preoccupa.

Improvvisamente, un altro lampo spaventoso illumina il cielo.

Poi l’oscurità piomba nella casa.

Victoria lancia un grido.

Con la voce tremante Darryn dice: – Ho paura, Victoria…

Victoria cerca di sembrare coraggiosa e risponde a voce bassa: – Va tutto bene, Darryn.

Ogni tanto la luce di un lampo illumina la casa. La porta d'ingresso sbatte.

Qualcosa cade sul pavimento e si rompe in mille pezzi.

I bambini non possono vedere che cosa è caduto perché il buio è fitto.

Victoria manda la saliva giù nello stomaco perché è spaventata.

Poi dice a Darryn: – Andiamo nella stanza dei giochi: là possiamo usare il telefono perché c’è campo. I due fratelli camminano lungo il muro. Intanto continuano a sentire di volta in volta lo sbattere della porta d’ingresso e il rumore dei tuoni.

Poi entrano nella stanza dei giochi e Victoria solleva il telefono. Avvicina il telefono all’orecchio. Poi dice sconsolata: – Mi sono sbagliata… Non c’è campo!

Darryn va verso la scatola dei giocattoli. Fruga nella scatola e tira fuori una pila. Victoria esclama: – Hai trovato una pila! Bravo!

Poi anche Victoria si mette a cercare nella scatola dei giocattoli. A un certo punto esclama: – Darryn, guarda! Ho trovato il pianoforte rosa di quando ero piccola!

Sul pianoforte sono stampate le lettere dell’alfabeto.

Con delicatezza, Victoria fa scorrere le dita sui tasti del pianoforte…

Al primo tasto suonato corrisponde la lettera N.

Al secondo tasto corrisponde la lettera O.

Al terzo tasto corrisponde un’altra lettera N.

Il piano sembra comunicare un messaggio! Victoria è agitatissima. Esclama: – Darryn! Prendi una penna e scrivi le lettere!

Victoria detta le lettere al fratello mentre suona le note sul pianoforte:

N-O-N-C-O-M-P-R-A-T-E-L-A-C-A-S-A-S-U-L-L-A-C-O-L-L-I-N-A

Il temporale finisce come per magia. Victoria abbraccia Darryn ed esclama: – È un segnale dall’aldilà!

P.P. Strello, Il pianoforte fantasma, Piemme

LA NUOVA VALUTAZIONE NELLA SCUOLA PRIMARIA

L’orizzonte normativo a cui fare riferimento è definito dall’O.M. n. 3/2025. La nota MIM 2867/2025 evidenzia che tale “ordinanza ministeriale rammenta, preliminarmente, la prospettiva formativa e di miglioramento continuo del processo formativo e dei risultati di apprendimento degli alunni. Richiamando quanto previsto dall’articolo 1 del decreto legislativo n. 62/2017, si afferma che la valutazione documenta lo sviluppo dell’identità personale dell’alunno e promuove l’autovalutazione di ciascuno in relazione all’acquisizione di conoscenze, abilità e competenze, concorrendo, insieme alla valutazione del processo formativo, al graduale raggiungimento dei traguardi di competenza definiti dalle Indicazioni nazionali per il curricolo in coerenza con gli obiettivi di apprendimento declinati nel curricolo di istituto”.

Normativa di riferimento

• Legge n. 150 del 1° ottobre 2024, convertita con modifiche dall’Ordinanza Ministeriale n. 3 del 9 gennaio 2025, nota MIM 2867 del 23/01/2025

• D.Lgs. n. 62/2017

• Indicazioni Nazionali per il curricolo

L’attività valutativa consente, in quest’ottica, di dare valore al percorso di costruzione delle conoscenze degli alunni, di promuovere lo sviluppo delle potenzialità individuali a partire dai livelli di apprendimento effettivamente raggiunti e di sostenere la motivazione verso un miglioramento continuo, finalizzato al successo formativo e scolastico.

LA VALUTAZIONE PER L’APPRENDIMENTO

Tale normativa delinea un sistema valutativo che valorizza i processi cognitivi, metacognitivi, emotivi e sociali attraverso cui si manifestano i risultati scolastici. L’ottica è quella della valutazione per l’apprendimento, una valutazione “autentica”, “formativa”: è autentica e formativa perché è simile al reale, chiede agli studenti di ri-costruire la disciplina, richiede capacità di giudizio; inoltre,le informazioni raccolte servono anche a rimodulare l’insegnamento in base ai bisogni educativi reali degli alunni e ai loro stili di apprendimento. Le attività didattiche vengono così adattate a ciò che è stato osservato, puntando su ciò che può essere potenziato.

LA VALUTAZIONE FORMATIVA COME STRUMENTO PER ORIENTARE LA DIDATTICA

Pertanto, la valutazione formativa:

• intende promuovere gli apprendimenti degli alunni risvegliando in loro la consapevolezza di cosa accade quando si impara;

• fornisce all’insegnante informazioni utili per migliorare il percorso di apprendimento di ciascuno bambino garantendogli il successo formativo;

• sviluppa un atteggiamento riflessivo da parte dell’insegnante che valorizza gli obiettivi raggiunti dal bambino e lo invita ad individuare nuove risorse per riusciread accrescere le sue competenze;

• permette agli insegnanti di valutare l’efficacia della loro azione didattica al fine di elaborare nuove piste di lavoroper facilitare l’acquisizione degli apprendimenti da parte degli alunnicon l’utilizzo di strategie e metodologiediversificate e coerenti con gli obiettiviprogrammati;

• considera l’errore dentro il processo di apprendimento come un ostacolo da superare.

La valutazione diventa così strumento di crescita personale, documenta lo sviluppo dell’identità di ciascun alunno e favorisce la consapevolezza e l’autovalutazione rispetto a conoscenze, abilità e competenze.

LE NUOVE DISPOSIZIONI E I GIUDIZI SINTETICI

Le nuove disposizioni riguardano la valutazione delle discipline previste dalle Indicazioni Nazionali per il curricolo, compreso l’insegnamento trasversale di educazione civica (Legge 20 agosto 2019, n. 92).

Con l’Ordinanza Ministeriale n. 3 del 9 gennaio 2025, è stato stabilito che la valutazione periodica e finale degli apprendimenti nelle classi della scuola primaria venga espressa attraverso un giudizio sintetico accompagnato da una descrizione dei livelli di apprendimento raggiunti. I giudizi sintetici da riportare nel documento di valutazione sono articolati in una scala di sei livelli decrescenti:

• Ottimo

• Distinto

• Buono

• Discreto

• Sufficiente

• Non sufficiente

Le Indicazioni Nazionali rappresentano il principale punto di riferimento per individuare gli obiettivi di apprendimento da valutare periodicamente e a fine anno. Nella progettazione annuale, tali obiettivi possono essere riformulati in modo da risultare osservabili e contenere sia l’azione cognitiva sia i contenuti disciplinari.

L'ALLEGATO A E LE AREE DI OSSERVAZIONE

Per garantire chiarezza e trasparenza, l’Allegato A dell’O.M. n. 3/2025 descrive i sei giudizi sintetici:

GIUDIZIO SINTETICO

OTTIMO

DISTINTO

DESCRIZIONE DEL GIUDIZIO

L’alunno svolge e porta a termine le attività con autonomia e consapevolezza, riuscendo ad affrontare anche situazioni complesse e non proposte in precedenza.

È in grado di utilizzare conoscenze, abilità e competenze per svolgere con continuità compiti e risolvere problemi, anche difficili, in modo originale e personale.

Si esprime correttamente, con particolare proprietà di linguaggio, capacità critica e di argomentazione, in modalità adeguate al contesto.

L’alunno svolge e porta a termine le attività con autonomia e consapevolezza, riuscendo ad affrontare anche situazioni complesse. È in grado di utilizzare conoscenze, abilità e competenze per svolgere con continuità compiti e risolvere problemi anche difficili. Si esprime correttamente, con proprietà di linguaggio e capacità di argomentazione, in modalità adeguate al contesto.

L’alunno svolge e porta a termine le attività con autonomia e consapevolezza.

BUONO

DISCRETO

SUFFICIENTE

NON SUFFICIENTE

È in grado di utilizzare conoscenze, abilità e competenze per svolgere con continuità compiti e risolvere problemi.

Si esprime correttamente, collegando le principali informazioni e usando un linguaggio adeguato al contesto.

L’alunno svolge e porta a termine le attività con parziale autonomia e consapevolezza.

È in grado di utilizzare alcune conoscenze, abilità e competenze per svolgere compiti e risolvere problemi non particolarmente complessi. Si esprime correttamente, con un lessico semplice e adeguato al contesto.

L’alunno svolge le attività principalmente sotto la guida e con il supporto del docente.

È in grado di applicare alcune conoscenze e abilità per svolgere semplici compiti e problemi, solo se già affrontati in precedenza. Si esprime con un lessico limitato e con qualche incertezza.

L’alunno non riesce abitualmente a svolgere le attività proposte, anche se guidato dal docente. Applica solo saltuariamente conoscenze e abilità per svolgere alcuni semplici compiti. Si esprime con incertezza e in maniera non adeguata al contesto.

Tale allegato, come evidenziato nella premessa dell’OM 3/2025, non è “facoltativo e integrabile, in quanto si ritiene necessario garantire l’uniformità delle procedure valutative a livello territoriale”.

Inoltre, vengono considerate diverse aree di osservazione, come esplicitato nella nota MIM 2867 del 23/01/2025:

• padronanza e uso dei contenuti disciplinari, abilità e competenze acquisite;

• uso appropriato del linguaggio specifico;

• grado di autonomia;

• continuità nello svolgimento delle attività, anche in relazione alla difficoltà;

• capacità di espressione e rielaborazione personale.

Pertanto, il giudizio sintetico espresso per ciascuna disciplina non si riduce alla somma dei singoli risultati, ma tiene conto dei processi cognitivi, del progresso e della continua evoluzione degli apprendimenti.

I MODELLI POSSIBILI

Come indicato nella nota MIM del 23/01/2025 “Ciascuna istituzione scolastica può adottare l’impostazione e la soluzione grafica che ritiene più funzionali a una chiara e trasparente comunicazione alle famiglie della valutazione periodica e finale degli apprendimenti disciplinari” e propone due esempi possibili per l’adeguamento del documento di valutazione.

ESEMPIO n. 1

Il documento di valutazione riporta per ciascuna disciplina il giudizio sintetico e la relativa descrizione indicata nell’Allegato A. Disciplina

L’alunno svolge e porta a termine le attività con autonomia e consapevolezza. È in grado di utilizzare conoscenze, abilità e competenze per svolgere con continuità compiti e risolvere problemi. Si esprime correttamente, collegando le principali informazioni e usando un linguaggio adeguato al contesto.

L’alunno svolge e porta a termine le attività con autonomia e consapevolezza, riuscendo ad affrontare anche situazioni complesse e non proposte in precedenza. È in grado di utilizzare conoscenze, abilità e competenze per svolgere con continuità compiti e risolvere problemi, anche difficili, in modo originale e personale. Si esprime correttamente, con particolare proprietà di linguaggio, capacità critica e di argomentazione, in modalità adeguate al contesto.

ESEMPIO n. 2

In questa proposta il giudizio sintetico e la relativa descrizione indicata nell’Allegato A possono essere integrati con i principali obiettivi di apprendimento disciplinari che ciascuna istituzione scolastica ha individuato nel curricolo d’istituto per la specifica disciplina e per l’anno di corso di riferimento.

Classe Prima ∞ Italiano

Disciplina

Italiano OTTIMO

Descrizione

L’alunno svolge e porta a termine le attività con autonomia e consapevolezza, riuscendo ad affrontare anche situazioni complesse e non proposte in precedenza. È in grado di utilizzare conoscenze, abilità e competenze per svolgere con continuità compiti e risolvere problemi, anche difficili, in modo originale e personale. Si esprime correttamente, con particolare proprietà di linguaggio, capacità critica e di argomentazione, in modalità adeguate al contesto.

Classe Terza ∞ Matematica

L’alunno svolge e porta a termine le attività con autonomia e consapevolezza. È in grado di utilizzare conoscenze, abilità e competenze per svolgere con continuità compiti e risolvere problemi. Si esprime correttamente, collegando le principali informazioni e usando un linguaggio adeguato al contesto.

• Leggere e comprendere brevi testi di vario tipo mostrando di saperne cogliere il senso globale e le informazioni essenziali.

• Scrivere un breve testo con frasi semplici e compiute rispettando le principali convenzioni ortografiche.

• Ascoltare e comprendere testi di vario tipo, individuando gli elementi essenziali.

• Leggere, scrivere e confrontare numeri decimali.

• Disegnare figure geometriche e costruire modelli materiali anche nello spazio.

• Classificare numeri, figure, oggetti in base a una o più proprietà.

LA VALUTAZIONE IN ITINERE E MODALITÀ DI ACCERTAMENTO DEGLI APPRENDIMENTI

Per quanto riguarda la valutazione in itinere, spetta ai singoli docenti scegliere le modalità di raccolta degli elementi più significativi, utili a formulare la valutazione periodica e finale.

Tali elementi devono restituire in modo chiaro e comprensibile agli alunni e alle famiglie il livello di padronanza dei contenuti verificati, nel rispetto dei criteri e delle modalità definiti dal Collegio dei docenti e inseriti nel PTOF.

La valutazione in itinere, espressa nelle forme ritenute più opportune, registra il progresso degli apprendimenti e consente ai docenti di adattare la progettazione curricolare, personalizzando e individualizzando i percorsi.

Occorre chiarire che l'accertamento degli apprendimenti disciplinari si effettua mediante:

1 Verifiche in itinere accompagnano e monitorano il processo di apprendimento, permettendo al docente di raccogliere evidenze, analizzare punti di forza, difficoltà e progressi, e formulare giudizi coerenti con le competenze attese.

Consentono inoltre di orientare le strategie didattiche successive, adattando tempi, strumenti e modalità di apprendimento, svolgendo una funzione soprattutto formativa a sostegno degli alunni e delle alunne.

2 Osservazioni sistematiche sulla partecipazione alle attività della classe (osservazione dall’esterno).

3 Autovalutazione (osservazione dall’interno) (autovalutazione e osservazioni sistematiche permettono di conoscere e verificare le modalità di apprendimento di ogni singolo alunno).

OSSERVAZIONI SISTEMATICHE SULLA PARTECIPAZIONE ALLE ATTIVITÀ

DELLA CLASSE

Gli strumenti attraverso cui effettuare le osservazioni sistematiche sulla partecipazione alle attività della classe possono essere diversi – griglie o protocolli strutturati, semistrutturati o non strutturati e partecipati, questionari e interviste – e devono riferirsi ad aspetti specifici che caratterizzano la prestazione, quali:

• autonomia: è capace di reperire da solo strumenti o materiali necessari e di usarli in modo efficace;

• relazione: interagisce con i compagni, sa esprimere e infondere fiducia, sa creare un clima propositivo;

• partecipazione: collabora, formula richieste di aiuto, offre il proprio contributo;

• responsabilità: rispetta i temi assegnati e le fasi previste del lavoro, porta a termine la consegna ricevuta;

• flessibilità: reagisce a situazioni o esigenze non previste con proposte divergenti, con soluzioni funzionali, con utilizzo originale di materiali, ecc.;

• consapevolezza: è consapevole degli effetti delle sue scelte e delle sue azioni.

RUBRICA PER L’OSSERVAZIONE

La rubrica presente nella prossima pagina permette, pertanto, di rilevare le modalità di apprendimento di ogni singolo alunno, attraverso gli indicatori della’autonomia, della relazione, della partecipazione, della responsabilità, della flessibilità e della consapevolezza.

AUTONOMIA

RELAZIONE

PARTECIPAZIONE

È capace di reperire da solo strumenti o materiali necessari e di usarli in modo efficace.

È capace di reperire strumenti o materiali necessari e di usarli in modo soddisfacente.

È capace di reperire semplici strumenti o materiali necessari e di usarli in modo opportuno.

RESPONSABILITÀ

Interagisce con i compagni, sa esprimere e infondere fiducia, sa creare un clima positivo.

Collabora, formula richieste di aiuto, offre il proprio contributo.

Rispetta i tempi assegnati e le fasi previste del lavoro, porta a termine la consegna ricevuta.

Interagisce in modo soddisfacente con i compagni, sa esprimere e infondere fiducia, sa creare un clima positivo.

Collabora in modo soddisfacente, formula richieste di aiuto, offre il proprio contributo.

Rispetta i tempi assegnati e le fasi previste del lavoro, porta a termine la consegna ricevuta in modo soddisfacente.

Interagisce con i compagni, creando un clima sufficientemente positivo.

È sufficientemente collaborativo, formula richieste di aiuto, offre il proprio contributo.

È capace di reperire semplici strumenti o materiali necessari e di usarli in modo opportuno, con l’aiuto dei compagni o dell’insegnante.

Occorre stimolarlo perché interagisca con i compagni in modo propositivo.

FLESSIBILITÀ

CONSAPEVOLEZZA

Reagisce a situazioni o esigenze non previste con proposte divergenti, con soluzioni funzionali, con utilizzo originale di materiali, ecc.

È del tutto consapevole degli effetti delle sue scelte e delle sue azioni.

Reagisce a situazioni o esigenze non previste con proposte divergenti, con soluzioni funzionali, con utilizzo originale di materiali, ecc., in modo soddisfacente.

È consapevole degli effetti delle sue scelte e delle sue azioni.

Rispetta i tempi assegnati e le fasi previste del lavoro, porta a termine la consegna ricevuta, con sufficiente senso di responsabilità.

Reagisce a situazioni o esigenze non previste con soluzioni funzionali.

Occorre stimolarlo perché abbia un atteggiamento collaborativo, per chiedere e offrire il proprio contributo.

Rispetta i tempi assegnati e le fasi previste del lavoro, porta a termine la consegna ricevuta, con l’aiuto dei compagni o dell’insegnante.

Reagisce a situazioni o esigenze non previste con soluzioni standard.

È sufficientemente consapevole degli effetti delle sue scelte e delle sue azioni.

Occorre invitarlo a riflettere, perché sia consapevole degli effetti delle sue scelte e delle sue azioni.

AUTOVALUTAZIONE

Autovalutarsi significa compiere un’operazione metacognitiva: significa operare un distanziamento dal proprio io, oggettivare la propria esperienza, il proprio vissuto e guardarlo come altro da sé. “Si tratta di far raccontare allo stesso alunno quali sono stati gli aspetti più interessanti per lui e perché quali sono state le difficoltà che ha incontrato e in che modo le abbia superate, fargli descrivere la successione delle operazioni compiute evidenziando gli errori più frequenti e i possibili miglioramenti e, infine, far esprimere l’autovalutazione non solo del prodotto, ma anche del processo produttivo adottato. La valutazione attraverso la narrazione assume una funzione riflessiva e metacognitiva nel senso che guida il soggetto ad assumere la consapevolezza di come avviene l’apprendimento.” (Linee Guida per la certificazione delle competenze).

Attraverso l’autovalutazione viene portato alla luce il percorso compiuto dall’alunno. L’auto-valutazione consente di rilevare:

• il significato del proprio operato che porta alla consapevolezza delle prestazioni e ai processi cognitivi e operativi posti in essere

• le intenzioni sottese allo svolgimento dell’attività

• le emozioni presenti relativamente all’atteggiamento nei confronti dell’esperienza

• la propria idea di sé e il livello di autostima

L’autovalutazione può essere effettuata attraverso narrazioni, autobiografie, questionari di auto-percezione o auto-descrizione.

LA DIDATTICA INCLUSIVA

L’integrazione scolastica e sociale dei soggetti in situazione di disabilità è stata il frutto di un processo difficoltoso che ha trovato un punto d’arrivo nella Legge-quadro n. 104/1992, che riconosce all’alunno disabile il diritto a una piena integrazione e a una promozione globale “nella famiglia, nella scuola, nel lavoro e nella società”. Allora si guardava soprattutto a disabili sensoriali e solo più tardi c’è stata un’apertura nei confronti dei deficit motori, come le cerebropatie o le distrofie muscolari, e verso disabilità caratterizzate da ritardo mentale e da tratti clinici particolari, come la Sindrome di Down.

Oggi la ricerca scientifica ha permesso di individuare disturbi dell’apprendimento e disabilità che un tempo non venivano riconosciuti. Vengono indicati con l’acronimo B.E.S. (bisogni educativi speciali).

Chi lavora nella scuola sa bene che la realtà del disagio scolastico, rappresentata con l’acronimo B.E.S., è molto variegata e complessa. In ogni classe, infatti, ci sono alunni che presentano una richiesta di speciale attenzione. Le ragioni sono molteplici: dallo svantaggio sociale e culturale ai disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, ma anche bambini stranieri che non conoscono ancora la lingua e la cultura italiana.

Tutti questi soggetti rappresentano la nuova frontiera dell’integrazione/inclusione che la scuola deve affrontare attuando processi di ripensamento e di adattamento educativodidattico, al fine di divenire sempre più accogliente e conforme alle necessità formative di tutti i soggetti, nella consapevolezza che ogni alunno in classe costituisce una risorsa per tutto il contesto scolastico, così come si afferma nelle Indicazioni Nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione

In casi come questi, i bisogni educativi normali (sviluppo competenze, appartenenza sociale, autostima, autonomia ecc.) diventano bisogni educativi speciali che non è possibile soddisfare senza un percorso di personalizzazione dell’apprendimento (come previsto dalla Legge 53/2003 per gli alunni con disabilità).

Nel tentativo di costruire un quadro organizzativo che favorisca gli interventi di supporto a situazioni di disagio il MIUR ha identificato tre sotto-categorie di alunni con B.E.S.

1. Alunni con disabilità, per il cui riconoscimento è necessaria la presentazione della certificazione ai sensi della legge 104/92;

2. Alunni con disturbi evolutivi specifici, tra cui si inseriscono: D.S.A. – disturbi specifici dell’apprendimento (per il cui riconoscimento è necessario presentare la diagnosi di D.S.A. ai sensi della legge 170/2010); deficit di linguaggio; deficit delle abilità non verbali; deficit della coordinazione motoria; ADHD – deficit di attenzione e iperattività.

3. Alunni con svantaggio sociale, culturale e linguistico

Nei casi in cui non sia espressamente prevista la certificazione con diagnosi del disturbo, sta agli insegnanti individuare il bisogno educativo speciale, facendo riferimento al concetto di funzionamento educativo-apprenditivo presente nel modello ICF dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

L’INTERVENTO DIDATTICO: GLI STRUMENTI

Nei casi di alunni con bisogni educativi speciali, lo strumento privilegiato per l’intervento didattico è il percorso individualizzato e personalizzato, redatto in un Piano Didattico Personalizzato (PDP). Questo ha lo scopo di definire, monitorare e documentare le strategie di intervento più idonee e stabilire i criteri di valutazione degli apprendimenti. Il PDP non deve essere inteso come mera esplicitazione di strumenti compensativi e dispensativi per gli alunni con DSA, ma come lo strumento in cui si potranno, per esempio, includere progettazioni didattico-educative calibrate sui livelli minimi attesi per le competenze in uscita (di cui moltissimi alunni con BES, privi di qualsivoglia certificazione diagnostica, abbisognano), strumenti programmatici utili in maggior misura rispetto a compensazioni o dispense, a carattere squisitamente didattico-strumentale (Direttiva Ministeriale BES – 27 dicembre 2013).

L’INTERVENTO DIDATTICO: LE MODALITÀ

Le Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con disturbi specifici di apprendimento del luglio 2011, al fine di promuovere l’apprendimento di ciascuno, fanno riflettere sulla differenza tra didattica individualizzata e didattica personalizzata.

La didattica individualizzata consiste nelle attività di recupero individuale che può svolgere l’alunno per potenziare determinate abilità o per acquisire specifiche competenze, anche nell’ambito delle strategie compensative e del metodo di studio.

La didattica personalizzata, invece, calibra l’offerta didattica e le modalità relazionali, sulla specificità e unicità a livello personale dei bisogni educativi. La didattica personalizzata mira cioè a favorire l’accrescimento dei punti di forza di ciascun alunno e lo sviluppo consapevole delle sue preferenze e del suo talento. Per promuovere le potenzialità, il successo formativo e un apprendimento significativo in ogni alunno la didattica personalizzata si avvale di una varietà di metodologie e strategie didattiche: uso dei mediatori didattici (schemi, mappe concettuali ecc.); attenzione agli stili di apprendimento; calibrazione degli interventi sulla base dei livelli raggiunti.

GLI STRUMENTI COMPENSATIVI E LE MISURE DISPENSATIVE

La legge 170/2010 (art.5 lettera b) richiama le istituzioni scolastiche all’obbligo di garantire “l’introduzione di strumenti compensativi, compresi i mezzi di apprendimento alternativi e le tecnologie informatiche, nonché misure dispensative da alcune prestazioni non essenziali ai fini della qualità dei concetti da apprendere”.

Il DM 5669/2011 precisa che “le scuole – con determinazioni assunte dai consigli di classe, risultanti dall’esame della documentazione clinica presentata dalle famiglie e sulla base di considerazioni di carattere psico-pedagogico e didattico – possono avvalersi per tutti gli alunni con bisogni educativi speciali degli strumenti compensativi e delle misure dispensative previste dalle disposizioni attuative della L.170/2010”.

Gli strumenti compensativi consentono all’alunno di controbilanciare le carenze funzionali determinate dal disturbo. Non incidono sul contenuto, ma possono avere importanti ripercussioni sulla velocità e/o sulla correttezza dell’esecuzione della prestazione richiesta dall’insegnante. Sono strumenti compensativi: la tavola pitagorica, la tabella delle misure e delle formule, la calcolatrice, il PC, i dizionari di lingua straniera computerizzati, le tabelle, i traduttori ecc.

Le misure dispensative invece evitano allo studente di cimentarsi in forme di attività che sono destinate al sicuro fallimento, indipendentemente dall’impegno del soggetto. Sono misure dispensative per esempio: tempi più lunghi per le prove scritte, organizzazione di interrogazioni programmate, assegnazione di compiti a casa in misura ridotta, dispensa da attività in cui la lettura è valutata, dispensa dalla scrittura veloce sotto dettatura... È bene sottolineare che in ogni caso, non si potrà accedere alla dispensa dalle prove scritte di lingua straniera se non in presenza di uno specifico disturbo clinicamente diagnosticato.

VERIFICA E VALUTAZIONE

In relazione alla valutazione, è necessario richiamare alcune indicazioni proprio in funzione delle peculiarità individuali di ciascuno studente a cui la Direttiva fa più volte riferimento. Pur non facendo cenno al tema delle verifiche periodiche, è implicito che la scuola deve porre attenzione al fatto che le verifiche per gli studenti BES:

• siano preventivamente calendarizzate sulla base di un funzionale confronto fra i docenti del Consiglio di classe;

• vengano effettuate in relazione al PDP (se presente) e con l’uso degli strumenti compensativi e/o le misure dispensative (se previsti);

• possano essere uguali, semplificate o differenziate rispetto a quelle previste per la classe, sulla base di quanto declinato nel PEI.

La valutazione degli studenti con bisogni educativi speciali richiede di porre al centro alcuni principi guida:

• è necessario distinguere monitoraggio, controllo, verifica e valutazione degli apprendimenti;

• indispensabile che la valutazione non sia solo sommativa ma anche, e soprattutto, formativa.

La valutazione deve inoltre tener conto:

• della situazione di partenza;

• dei risultati raggiunti dallo studente nel suo personale percorso di apprendimento;

• dei risultati riconducibili ai livelli essenziali degli apprendimenti previsti per la classe frequentata e per il grado di scuola di riferimento;

• delle competenze acquisite nel percorso di apprendimento.

LA DIDATTICA INCLUSIVA

La normativa prevede che, oltre al PTOF, ogni scuola abbia un Piano Annuale per l’Inclusività (PAI) per individuare interventi e opportunità formative con particolare attenzione ai bisogni di alunni con disagio. Al termine di ogni anno scolastico, con il supporto di un Gruppo di istituto per l’inclusività, il PAI viene rivisto e aggiornato per incrementare il livello di inclusività generale della scuola nell’anno successivo. Prima di cominciare a lavorarci ricordiamo:

I principi della pedagogia inclusiva

• Tutti possono imparare

• Ognuno è speciale

• La diversità è un punto di forza

• L’apprendimento si intensifica con la cooperazione sinergica delle agenzie educative

Le caratteristiche della didattica inclusiva

Le differenze non sono uno svantaggio ma una risorsa, non solo quelle nel modo di apprendere degli alunni ma anche quelle nel modo di insegnare dei docenti.

Le differenze vengono accolte, stimolate, valorizzate come strumenti di lavoro e occasioni di crescita.

Gli obiettivi della didattica inclusiva

• Far raggiungere a tutti gli alunni il massimo grado possibile di apprendimento.

• Promuovere la partecipazione sociale di tutti gli alunni attraverso la valorizzazione delle differenze.

Mettere l’alunno/a al centro del processo così che sia protagonista attivo della costruzione della propria conoscenza.

Valorizzare ciò che l’alunno/a sa/sa fare per arrivare a nuove conoscenze/abilità/competenze.

Aiutare a riflettere su ciò che si apprende e su come lo si apprende.

Rispettare i tempi di sviluppo dei singoli alunni.

Promuovere l’apprendimento cooperativo attraverso lavori di gruppo (piccolo o grande), tutoring.

Promuovere l’apprendimento per scoperta, lavorare con una didattica laboratoriale-esperienziale.

Non è l’alunno/a che si adatta all’attività didattica, ma i materiali e gli strumenti che vengono adattati ai bisogni dell’alunno/a.

L’alunno/a si sente accolto/a e trova motivazione per proseguire nell’apprendimento.

L’alunno/a prende consapevolezza delle proprie azioni e dei propri processi cognitivi e impara a strutturare un metodo di studio.

L’alunno/a non subisce inutili frustrazioni e non si demotiva, non perde autostima.

Nel piccolo gruppo si crea un clima collaborativo. L’alunno/a si sente supportato/a, coinvolto e inserito in un gruppo di pari. La possibilità di condividere il proprio sapere/saper fare rafforza l’autostima e la motivazione.

La ricerca di una soluzione a problemi concreti sviluppa la capacità di analisi, sintesi e scelta.

L’alunno sente che l’apprendimento è finalizzato. Mette in atto il suo sapere. Sviluppa un pensiero creativo.

LE SCELTE DIDATTICHE CHE FAVORISCONO L’INCLUSIONE

PROGRAMMAZIONE CLASSE 4A

NUCLEO TEMATICO: ASCOLTARE E PARLARE

Traguardi per lo sviluppo delle competenze

• L’alunno/a ascolta e comprende testi di vario tipo diretti o trasmessi dai media, cogliendone il senso, le informazioni principali e lo scopo.

• Partecipa a scambi comunicativi esprimendosi in modo corretto, rispettando il proprio turno e formulando messaggi chiari e pertinenti in un registro il più possibile adeguato alla situazione.

• Espone argomenti di studio in modo chiaro e coerente.

Obiettivi di apprendimento

• Ascoltare e intervenire spontaneamente nei diversi momenti comunicativi della giornata scolastica in modo corretto e rispettoso.

• Sapersi inserire nelle conversazioni in classe apportando il proprio contributo di idee e opinioni.

• Sapersi confrontare con i compagni cogliendo il loro punto di vista e sostenendo le proprie opinioni con argomenti validi.

• Ascoltare, comprendere testi di vario tipo ed estrapolare la struttura.

• Comprendere le informazioni essenziali di una esposizione diretta o trasmessa.

• Raccontare in modo chiaro e corretto sul piano temporale e logico esperienze personali.

• Organizzare ed esporre un argomento di studio.

Contenuti e attività

• Conversazioni libere e guidate.

• Interventi pertinenti nel corso di una conversazione esprimendo con argomenti validi il proprio punto di vista.

• Ascolto e comprensione di spiegazioni, consegne, narrazioni, testi di vario tipo: descrittivi, poetici, informativi, regolativi, argomentativi.

• Rielaborazione di testi, secondo un ordine logico o cronologico utilizzando un lessico appropriato.

• Comprensione e utilizzo di nuovi termini in base al contesto.

• Esposizione chiara di esperienze personali inserendo elementi descrittivi funzionali al racconto.

NUCLEO TEMATICO: LEGGERE

Traguardi per lo sviluppo delle competenze Obiettivi di apprendimento Contenuti e attività

• L’alunno/a legge e comprende testi di vario tipo, continui e non continui, ne individua il senso globale e le informazioni principali, utilizzando strategie di lettura adeguate agli scopi.

• Legge testi di vario genere facenti parte della letteratura per l’infanzia, sia a voce alta sia in lettura silenziosa e autonoma e formula su di essi giudizi personali.

• Utilizza abilità funzionali allo studio: individua nei testi scritti informazioni utili per l’apprendimento di un argomento dato e le mette in relazione; le sintetizza, in funzione anche dell’esposizione orale, acquisendo un primo nucleo di terminologia specifica.

• Leggere ad alta voce con espressività rispettando la punteggiatura e utilizzando un tono di voce adatto.

• Utilizzare la lettura silenziosa nel lavoro individuale.

• Utilizzare le informazioni della titolazione, delle immagini e delle didascalie per farsi un’idea del testo che si intende leggere.

• Leggere testi narrativi di vario genere e comprendere i principali elementi distintivi.

• Leggere e riassumere oralmente testi.

• Leggere e analizzare testi descrittivi.

• Leggere e comprendere il significato globale di un testo poetico e le caratteristiche essenziali che lo contraddistinguono (versi, rime, strofe, figure retoriche).

• Leggere e comprendere testi regolativi e informativi.

• Leggere, interpretare tabelle e rielaborare mappe.

• Cogliere le caratteristiche del testo argomentativo.

• Utilizzo di tecniche di lettura espressiva a voce alta e di lettura silenziosa.

• Comprensione del titolo, delle immagini e delle didascalie per farsi un’idea del testo.

• Lettura e riconoscimento delle caratteristiche in relazione a:

• racconto realistico

• racconto autobiografico e biografico

• diario

• lettera, e-mail

• racconto fantastico

• racconto di avventura

• racconto umoristico

• racconto di paura

• testo descrittivo

• testo poetico

• testo informativo

• testo regolativo

• testo argomentativo

• Riconoscimento delle caratteristiche strutturali di testi di vario tipo.

• Rielaborazione orale del contenuto di testi di vario tipo cogliendo le informazioni essenziali.

• Interpretazione di tabelle e rielaborazione di mappe.

• Attività sull'albo di comprensione e riflessione.

Traguardi per lo sviluppo delle competenze

• L’alunno/a scrive testi ortograficamente coerenti e coesi legati a scopi diversi: narrare, descrivere, informare, argomentare e alle diverse occasioni di scrittura che la scuola offre.

• Rielabora testi parafrasandoli, completandoli, trasformandoli.

NUCLEO TEMATICO: SCRIVERE

Obiettivi di apprendimento Contenuti e attività

• Scrivere testi coerenti e coesi.

• Conoscere la struttura del genere narrativo.

• Raccontare esperienze personali o vissute da altri con l’aiuto di una traccia data.

• Sviluppare la capacità di raccogliere le idee e ordinarle autonomamente sul piano cronologico e logico mediante una scaletta o una mappa.

• Scrivere brevi racconti sul modello dei generi testuali conosciuti.

• Completare un racconto narrativo con la parte mancante: scrivere il finale, l’introduzione o lo sviluppo.

• Integrare un racconto con uno o più elementi descrittivi funzionali alla narrazione.

• Riscrivere un testo, adattandolo a cambiamenti di vario tipo: personaggi, situazioni, punti di vista, ecc.

• Produrre testi descrittivi, poetici, regolativi e argomentativi.

• Riassumere testi.

• Ricercare informazioni, organizzare e scrivere semplici testi legati ad argomenti di studio.

• Scrivere con adeguata padronanza ortografica e correttezza morfosintattica.

• Scrittura di testi coerenti e coesi.

• Progettazione di un testo seguendo una scaletta o una mappa.

• Scrittura guidata e libera in relazione a:

• racconto realistico

• racconto autobiografico e biografico

• diario

• lettera, e-mail

• racconto fantastico

• racconto di avventura

• racconto umoristico

• racconto di paura

• testo descrittivo

• testo poetico

• testo informativo

• testo regolativo

• testo argomentativo

• Completamento di un racconto con conclusione o sviluppo o inizio mancanti.

• Completamento di testi narrativi con elementi descrittivi.

• Manipolazione di testi narrativi.

• Rielaborazione di testi letti.

• Produzione di testi corretti da un punto di vista ortografico e morfosintattico.

ACQUISIZIONE ED ESPANSIONE DEL LESSICO PRODUTTIVO E RICETTIVO

Traguardi per lo sviluppo delle competenze Obiettivi di apprendimento Contenuti e attività

• L’alunno/a utilizza nell’uso orale e scritto i vocaboli fondamentali.

• Capisce e utilizza i più frequenti termini specifici legati alle discipline di studio.

• Ricavare il significato di nuove parole appartenenti al vocabolario di base deducendolo dal contesto.

• Utilizzare nuove parole in modo appropriato, in contesti differenti.

• Cogliere le relazioni di significato tra parole: riconoscere sinonimi, contrari, omonimi.

• Comprendere che le parole hanno diverse accezioni e individuare l’accezione specifica di una parola in un testo.

• Comprendere che le parole possono avere più significati.

• Individuare il significato specifico di un termine in rapporto al contesto.

• Conoscere termini propri dei linguaggi disciplinari riferiti alle materie di studio.

• Applicare la procedura per la ricerca di un termine sul dizionario.

• Relazioni di significato tra le parole.

• Utilizzo orale e scritto di vocaboli fondamentali.

• Comprensione del significato delle parole ricavate dal contesto.

• Utilizzo di parole nuove in contesti differenti.

• Utilizzo dei termini specifici delle discipline.

• Utilizzo del dizionario come strumento di consultazione.

NUCLEO TEMATICO:

ELEMENTI DI GRAMMATICA ESPLICITA E RIFLESSIONE SULLA LINGUA

Traguardi per lo sviluppo delle competenze

• L’alunno/a scrive testi corretti nell’ortografia, chiari e coerenti, legati all’esperienza e alle diverse occasioni di scrittura che la scuola offre.

• Padroneggia e applica in situazioni diverse le conoscenze fondamentali relative all’organizzazione logico-sintattica della frase semplice, alle parti del discorso (o categorie lessicali) e ai principali connettivi.

• Riflette sui testi propri e altrui per cogliere regolarità morfosintattiche.

Obiettivi di apprendimento

• Conoscere i principali meccanismi di formazione delle parole (parole semplici, derivate, composte).

• Comprendere le principali relazioni di significato tra le parole (somiglianze, differenze, appartenenza a un campo semantico).

• Conoscere le principali convenzioni ortografiche e saperle rispettare.

• Comprendere che cos’è una frase semplice e distinguere i suoi elementi.

• Individuare una frase espansa, distinguere l’espansione diretta e le espansioni indirette della frase.

• Riconoscere e classificare le diverse parti del discorso: il nome, dal punto di vista del significato, della forma e della formazione; l’articolo; l’aggettivo; il pronome; il verbo e la sua coniugazione nei modi indicativo, congiuntivo, condizionale; il pronome personale; l’avverbio; l’esclamazione; i funzionali (preposizioni e congiunzioni).

Contenuti e attività

• Convenzioni ortografiche.

• La punteggiatura.

• Sintassi della frase (soggetto, predicato, complemento diretto e principali complementi indiretti).

• Le parti variabili e invariabili del discorso (articoli, nomi, aggettivi, pronomi, verbi, avverbi, preposizioni, congiunzioni).

• Analisi logica e grammaticale della frase.

NUCLEO TEMATICO:

ARTE E IMMAGINE

NUCLEO TEMATICO: ESPRIMERSI E COMUNICARE

Traguardi per lo sviluppo delle competenze

• L’alunno/a utilizza le conoscenze e le abilità relative al linguaggio visivo per produrre varie tipologie di testi visivi (espressivi, narrativi, rappresentativi e comunicativi) e rielabora in modo creativo le immagini con molteplici tecniche, materiali e strumenti (grafico-espressivi, pittorici e plastici, ma anche audiovisivi e multimediali).

Obiettivi di apprendimento

• Elaborare creativamente produzioni personali e autentiche per esprimere sensazioni ed emozioni; rappresentare e comunicare la realtà percepita.

• Trasformare immagini e materiali, ricercando soluzioni figurative originali.

• Sperimentare strumenti e tecniche diversi per realizzare prodotti grafici, plastici, pittorici e multimediali.

• Introdurre, nelle proprie produzioni creative, elementi linguistici e stilistici scoperti osservando immagini e opere d’arte.

Contenuti e attività

• Utilizzo del colore per fini espressivi.

• Utilizzo di materiali diversi per composizioni espressive.

• Utilizzo del linguaggio dei fumetti: traduzione dal fumetto al testo verbale; traduzione dal testo verbale al fumetto, usando inquadrature, campi, nuvolette, metafore, onomatopee, figure cinetiche, linee di contorno delle vignette.

NUCLEO TEMATICO: OSSERVARE E LEGGERE LE IMMAGINI

Traguardi per lo sviluppo delle competenze

• L’alunno/a è in grado di osservare, esplorare, descrivere e leggere immagini (opere d’arte, fotografie, manifesti, fumetti, ecc.) e messaggi multimediali (spot, brevi filmati, videoclip, ecc.).

Obiettivi di apprendimento

• Guardare e osservare con consapevolezza un’immagine e gli oggetti presenti nell’ambiente descrivendo gli elementi formali e utilizzando le regole della percezione visiva e l’orientamento nello spazio.

• Riconoscere in un testo iconicovisivo gli elementi grammaticali e tecnici del linguaggio visivo (linee, colori, forme, volume, spazio), individuando il loro significato espressivo.

• Individuare nel linguaggio del fumetto, filmico e audiovisivo, le diverse tipologie di codici, le sequenze narrative e decodificare in forma elementare i diversi significati.

Contenuti e attività

GLI ELEMENTI DEL LINGUAGGIO VISIVO

• Lettura e analisi di un’immagine (campi, inquadrature, luce, forme, colori, linee, …).

• Lettura e analisi di fumetti.

• Analisi dei singoli elementi della vignetta (inquadrature, campi, nuvolette, metafore, onomatopee, figure cinetiche, linee di contorno delle vignette).

• Individuazione dei collegamenti tra vignette (logici, spaziali, temporali).

NUCLEO TEMATICO: COMPRENDERE E APPREZZARE LE OPERE D’ARTE

Traguardi per lo sviluppo delle competenze

• L'alunno/a individua i principali aspetti formali dell’opera d’arte; apprezza le opere artistiche e artigianali provenienti da culture diverse dalla propria.

• Conosce i principali beni artistico-culturali presenti nel proprio territorio e manifesta sensibilità e rispetto per la loro salvaguardia.

Obiettivi di apprendimento

• Individuare in un’opera d’arte, sia antica che moderna, gli elementi essenziali della forma, del linguaggio, della tecnica e dello stile dell’artista per comprenderne il messaggio e la funzione.

• Familiarizzare con alcune forme di arte e di produzione artigianale appartenenti alla propria e ad altre culture.

• Riconoscere e apprezzare nel proprio territorio gli aspetti più caratteristici del patrimonio ambientale e urbanistico e i principali monumenti storicoartistici.

Contenuti e attività

• Analisi di alcune opere significative relativamente agli aspetti evidenziati dall’obiettivo di apprendimento: forma, linguaggio, tecnica e stile dell’artista.

MUSICA

NUCLEO TEMATICO : ESPRIMERSI E COMUNICARE

Traguardi per lo sviluppo delle competenze Obiettivi di apprendimento Contenuti e attività

• L’alunno/a esplora, discrimina ed elabora eventi sonori dal punto di vista qualitativo, spaziale e in riferimento alla loro fonte.

• Esplora diverse possibilità espressive della voce, di oggetti sonori e strumenti musicali, imparando ad ascoltare se stesso e gli altri; fa uso di forme di notazione analogiche o codificate.

• Esegue, da solo e in gruppo, semplici brani vocali o strumentali, appartenenti a generi e culture differenti, utilizzando anche strumenti didattici e autocostruiti.

• Improvvisa liberamente e in modo creativo, imparando gradualmente a dominare tecniche e materiali, suoni e silenzi.

• Riconosce gli elementi costitutivi di un semplice brano musicale, utilizzandoli nella pratica.

• Ascolta, interpreta e descrive brani musicali di diverso genere.

• Utilizzare voce, strumenti e nuove tecnologie sonore in modo creativo e consapevole, ampliando con gradualità le proprie capacità di invenzione e improvvisazione.

• Eseguire collettivamente e individualmente brani vocali/ strumentali anche polifonici, curando l’intonazione, l’espressività e l’interpretazione.

• Composizione di fumetti con rappresentazioni di suoni, utilizzando gli “scarabocchi sonori” oppure le lettere dell’alfabeto (per formare parole-suono).

• Racconto di storie con i suoni (eventualmente con uso dello strumentario Orff).

• Canti a una o più voci.

• Articola combinazioni timbriche, ritmiche e melodiche, applicando schemi elementari; le esegue con la voce, il corpo e gli strumenti, compresi quelli della tecnologia informatica.

• Riconoscere e classificare gli elementi costitutivi basilari del linguaggio musicale all’interno di brani di vario genere e provenienza.

• Riconoscere gli usi, le funzioni e i contesti della musica e dei suoni nella realtà multimediale (cinema, televisione, computer).

• Valutare aspetti funzionali ed estetici in brani musicali di vario genere e stile, in relazione al riconoscimento di culture, di tempi e luoghi diversi.

• Rappresentare gli elementi basilari di brani musicali e di eventi sonori attraverso sistemi simbolici convenzionali e non convenzionali.

• Ascolto di brani musicali, individuazione e definizione di emozioni e sentimenti.

• Ascolto e riconoscimento di brani musicali di genere diverso, anche in relazione a culture, tempi e luoghi diversi (collegandosi allo studio della storia e della geografia).

• Prime forme di scrittura musicale, convenzionale e non.

I PROGETTI

INSIEME CON GENTILEZZA

ALLA SCOPERTA

DELLE EMOZIONI

FILOSOFIAMO A PICCOLI PASSI

INSIEME CON GENTILEZZA

La gentilezza rappresenta un valore educativo fondamentale per la costruzione di relazioni positive e per la promozione del benessere individuale e collettivo. In ambito scolastico, essa non si configura come semplice buona educazione, ma come una vera e propria competenza relazionale, da sviluppare in modo intenzionale, sistematico e continuo nel tempo.

Già il pedagogista Jean Piaget evidenziava l’importanza dell’interazione sociale nello sviluppo morale del bambino. Il rispetto reciproco e la cooperazione favoriscono la costruzione di regole condivise, promuovendo comportamenti responsabili e autonomi. La gentilezza, in questa prospettiva, contribuisce alla crescita di una personalità equilibrata, capace di vivere in comunità e di riconoscere il valore dell’altro.

Anche Lev Vygotskij ha sottolineato il ruolo centrale dell’ ambiente sociale nello sviluppo del bambino: l’apprendimento avviene attraverso la relazione, il dialogo e la collaborazione. Un clima di classe sereno e accogliente non solo facilita la partecipazione attiva degli alunni, ma sostiene in modo significativo il successo formativo e la motivazione all’apprendimento.

Educare alla gentilezza significa promuovere atteggiamenti di rispetto, ascolto attivo, cura dell’altro, responsabilità e inclusione. Significa aiutare gli alunni a scegliere parole adeguate, a gestire i conflitti in modo costruttivo, a valorizzare le differenze come ricchezza e a riconoscere l’importanza dei piccoli gesti quotidiani, che contribuiscono a creare un ambiente positivo.

Un ambiente scolastico fondato sulla gentilezza favorisce:

• un clima di classe positivo e collaborativo

• la prevenzione di comportamenti aggressivi, esclusivi o discriminanti

• il rafforzamento del senso di appartenenza

• relazioni più equilibrate e serene

• il benessere psicofisico degli alunni

La pedagogia della gentilezza si traduce in azioni concrete: parole incoraggianti, gesti di attenzione, attività cooperative, circle time, lavori di gruppo, momenti di riflessione condivisa. Essa diventa così un percorso educativo quotidiano, capace di accompagnare gli alunni nella costruzione della propria identità personale e sociale.

Promuovere la gentilezza a scuola significa formare cittadini consapevoli, capaci di contribuire in modo responsabile, solidale e rispettoso alla vita della comunità.

Il presente Progetto Gentilezza nasce dal desiderio di riflettere insieme agli alunni sull’importanza della gentilezza nella vita quotidiana e nelle relazioni interpersonali. La scuola, intesa come comunità educante, rappresenta il luogo privilegiato in cui sperimentare concretamente valori quali rispetto, empatia, collaborazione e inclusione.

La gentilezza non è soltanto una buona maniera, ma un atteggiamento consapevole che contribuisce a creare un clima sereno e positivo all’interno della classe. Attraverso attività di riflessione guidata, confronto, letture tematiche, esperienze pratiche, giochi cooperativi e momenti di condivisione, gli alunni saranno accompagnati a comprendere come anche piccoli gesti possano avere un grande impatto sul benessere personale e collettivo.

Il progetto si propone di sviluppare competenze sociali e civiche, favorendo la crescita emotiva degli alunni e rafforzando il senso di appartenenza al gruppo. Educare alla gentilezza significa educare alla responsabilità, alla solidarietà e alla costruzione di relazioni autentiche, basate sul rispetto reciproco e sulla valorizzazione di ciascuno.

In questa prospettiva, la gentilezza diventa non solo un comportamento, ma una vera e propria scelta educativa, capace di incidere in modo significativo sulla qualità della vita scolastica e sulla formazione integrale della persona.

PERCHÉ È IMPORTANTE ESSERE GENTILI?

La gentilezza può assumere molte forme e si manifesta attraverso piccoli e grandi gesti quotidiani: un sorriso, un aiuto dato con sincerità, una parola di conforto, la capacità di perdonare, di chiedere scusa o di dire grazie. Essere gentili, però, significa soprattutto sapersi mettere nei panni degli altri, comprendere ciò che provano e comportarsi con loro nel modo in cui vorremmo essere trattati.

La gentilezza non si limita alle buone maniere o alle parole educate: è un atteggiamento profondo, fatto di attenzione, rispetto e disponibilità verso chi ci sta accanto. Vuol dire riconoscere che siamo tutti parte della stessa comunità e sentirci responsabili gli uni degli altri, specialmente verso chi attraversa un momento di difficoltà. Anche un gesto semplice può fare la differenza e contribuire a rendere il mondo un posto più accogliente e sereno.

La gentilezza è contagiosa. Quando qualcuno è gentile con noi, ci sentiamo più sereni, più sicuri e più felici. Un gesto gentile può ispirare dentro di noi il desiderio di ripagare con la stessa gentilezza. È come se la gentilezza si diffondesse da persona a persona, creando un’onda positiva che si allarga sempre di più.

Quando riceviamo gentilezza, impariamo quanto sia importante donarla a nostra volta. Si crea così una vera e propria catena positiva: un gesto gentile ne ispira un altro, e un altro ancora. Anche azioni piccole e semplici possono avere un grande effetto, trasformando l’ambiente in cui viviamo e rendendolo più accogliente, sereno e rispettoso per tutti.

OBIETTIVI DEL PROGETTO

Il Progetto si propone di:

• Promuovere atteggiamenti di rispetto, empatia e solidarietà

• Sviluppare la capacità di mettersi nei panni degli altri

• Favorire un clima di classe sereno, inclusivo e collaborativo

• Rafforzare le competenze relazionali e comunicative degli alunni

• Sensibilizzare sull’importanza dei piccoli gesti quotidiani

• Prevenire comportamenti di esclusione e di conflitto attraverso il dialogo

• Stimolare la consapevolezza delle proprie emozioni e di quelle altrui

EDUCAZIONE CIVICA

Il Progetto contribuisce allo sviluppo delle seguenti competenze:

• Competenza sociale e civica: rispetto delle regole, collaborazione, partecipazione attiva alla vita della classe

• Consapevolezza ed espressione culturale: riflessione sui valori della convivenza civile

• Competenza personale: riconoscimento e gestione delle emozioni

• Competenza in materia di cittadinanza: sviluppo del senso di responsabilità e del rispetto verso gli altri

METODOLOGIA

Il Progetto sarà realizzato attraverso diverse strategie didattiche e laboratoriali:

• Conversazioni guidate e circle time, per favorire il dialogo e l’ascolto reciproco

• Letture di testi sulla gentilezza, che stimolano riflessione e confronto

• Brainstorming e momenti di riflessione collettiva sulle esperienze quotidiane

• Produzione di elaborati scritti, cartelloni, slogan e altri materiali creativi

• Attività laboratoriali, come il “Taccuino dei gesti gentili”, in cui ogni alunno registra e riflette sui propri atti di gentilezza

Queste attività mirano a sviluppare consapevolezza, empatia, collaborazione e a consolidare un clima positivo in classe, in cui ogni alunno possa sentirsi valorizzato e parte attiva della comunità scolastica.

Per valutare se il Progetto Gentilezza sta producendo effetti concreti, si possono osservare segnali chiari di cambiamento nel comportamento e nell’atteggiamento degli alunni:

Gesti gentili spontanei: gli alunni compiono piccoli gesti di gentilezza senza sollecitazioni, come aiutare un compagno, sorridere, condividere materiali o fare complimenti sinceri. Gli episodi possono essere registrati nel diario della gentilezza.

Cooperazione nei gruppi: aumento della collaborazione, ascolto delle idee altrui, partecipazione attiva e condivisione dei compiti.

Riduzione dei conflitti e delle esclusioni: diminuzione di discussioni o litigi, maggiore ricorso al dialogo.

Partecipazione e apertura: maggiore entusiasmo, attenzione verso i compagni e condivisione di opinioni anche da parte degli alunni più riservati, segno di un clima inclusivo.

Taccuino dei gesti gentili ogni alunno annota i gesti gentili compiuti o ricevuti, riflettendo su come si è sentito e sull’impatto sugli altri, favorendo consapevolezza emotiva e monitoraggio dei progressi.

IL VENDITORE DI GENTILEZZA

In un villaggio tranquillo, dove il cielo sembrava più blu e l’erba più verde, vivevano tante famiglie, ognuna con le sue abitudini e i suoi piccoli problemi.

I bambini andavano a scuola ogni giorno, ma non tutti erano felici di alzarsi la mattina.

C’era chi si sentiva solo, chi aveva litigato con un amico, chi aveva il cuore pesante per una parola cattiva ricevuta.

Un lunedì mattina, proprio quando i bambini stavano per entrare in aula, arrivò nel villaggio un uomo molto particolare. Spingeva un carretto tutto decorato: aveva nastri colorati, disegni di cuori e stelle, e un campanellino d’argento che suonava a ogni passo.

Il suo volto era sereno, e i suoi occhi brillavano come chi ha un segreto bellissimo da raccontare.

Sul carretto c’era un grande cartello scritto a mano:

“Vendo gentilezza gratis per chi ha il cuore aperto” .

I bambini si avvicinarono curiosi. L’uomo li salutò con un sorriso:

– Buongiorno ragazzi! Oggi avete bisogno di qualcosa? Una goccia di coraggio? Un pizzico di perdono?

Marta, una bambina timida, si fece avanti.

– Io… vorrei parlare con Sara, ma ho paura. L’altro giorno l’ho offesa, lei è andata via di corsa. Non ci salutiamo più e ciò mi rattrista molto – disse con gli occhi gonfi di lacrime.

L’uomo le porse una bustina profumata.

– Qui dentro c’è una frase, fatta con dolcezza . Ma funziona solo se la pronunci guardandola negli occhi.

Marta prese la bustina e, con gli occhi che le brillavano come stelle, raggiunse la sua compagna.

Poi toccò a Davide.

– Io sono sempre nervoso. Finisco per urlare e litigare a volte senza alcun motivo.

Il venditore gli diede un sacchettino blu.

– Questo è pieno di respiri profondi e parole calme . Usalo prima di rispondere.

Ogni bambino ricevette qualcosa di diverso. Ma l’uomo aggiungeva sempre a ognuno di fare un piccolo gesto gentile. – È così che funziona la gentilezza: si passa, si regala, si moltiplica.

Nei giorni successivi, il venditore tornò ogni mattina. Portava nuove scatoline,

bigliettini con frasi gentili, e anche “semi del silenzio”, da piantare quando si vuole ascoltare invece di parlare.

Un giorno Tommaso, il più vivace della classe, arrivò correndo: – Ma posso aiutarti a distribuire questi regali, ne ho tanti disse sistemandoli sul carretto.

Il venditore sorrise.

– Vedo che hai capito . La gentilezza, una volta che la ricevi, puoi anche donarla.

Passarono settimane. I bambini iniziarono a cambiare.

I litigi si scioglievano più in fretta. I più timidi trovavano il coraggio di parlare, e i ribelli imparavano ad ascoltare.

Un venerdì mattina, però, il carretto non si vide. E nemmeno il venditore. I bambini si guardarono attorno, confusi. Alcuni erano tristi, altri preoccupati. Ma poi Marta alzò la mano.

– Forse è andato via perché ci ha già dato tutto . Ora tocca a noi coltivare la gentilezza.

Quel giorno ognuno scrisse su un bigliettino una frase gentile, e la mise nel barattolo della classe. Ogni mattina, uno ne veniva pescato a caso, per iniziare la giornata con un sorriso.

Il venditore non tornò mai più, ma nessuno lo dimenticò; rimase per sempre nel cuore di quei bambini, che crescendo, continuarono a vendere gentilezza , ovunque andassero.

Perché la gentilezza è la merce più preziosa che esista: non costa nulla, ma vale tantissimo.

NEL TESTO

• Qual è la frase o il gesto del venditore che ti è rimasto più impresso? Perché?

• Pensi che anche nel mondo reale si possa “vendere” gentilezza? In che modo?

• Cosa succederebbe se ognuno regalasse almeno un gesto gentile ogni giorno?

• “Se fossi al posto di Marta, come ti saresti comportato/a?

IO E LA GENTILEZZA

• Quando è stata l’ultima volta che qualcuno è stato gentile con te?

• Come ti sei sentito/a?

• Quando è stata l’ultima volta che sei stato/a gentile con qualcuno?

• Qual è il momento in cui avresti essere potuto essere gentile ma non l’hai fatto? Perché?

• Da oggi in poi, cosa potresti fare per essere un venditore o una venditrice di gentilezza?

La Giornata della Gentilezza

Il 13 novembre 1997, a Tokyo, in Giappone, diversi gruppi impegnati nell’aiuto agli altri firmarono la Dichiarazione della Gentilezza. Decisero di creare un movimento speciale: il Japan Small Kindness Movement (Movimento Mondiale per la Gentilezza), con l’obiettivo di diffondere atti gentili in tutto il mondo.

Col tempo, molti altri Paesi si sono uniti al progetto e anche l’Italia ha iniziato a farne parte dal 2009. Oggi, la Giornata della Gentilezza è celebrata in molti Paesi e ci ricorda quanto sia importante essere gentili ogni giorno, con chi ci sta accanto e con il mondo che ci circonda.

Perché pensi che sia importante avere una giornata dedicata alla gentilezza? Quale piccolo gesto potresti fare oggi per essere gentile con qualcuno?

Perché abbiamo bisogno di gentilezza

Viviamo in tempi in cui spesso ci dimentichiamo di guardare con attenzione e con il cuore le persone e le cose intorno a noi. La gentilezza ci aiuta a mantenere la nostra umanità:

Con noi stessi: volerci bene, accettarci e prenderci cura della nostra salute e felicità.

Con gli altri: ascoltare, aiutare, rispettare e sostenere chi ci sta vicino.

Con il pianeta: proteggerlo, perché è la casa di tutti noi.

In quali momenti della tua giornata potresti essere più gentile con te stesso? Hai notato situazioni in cui la mancanza di gentilezza ha creato disagio o conflitti?

Cosa puoi fare oggi per aiutare il pianeta con un gesto gentile?

Prova a fare un piccolo gesto gentile con te stesso e uno con qualcun altro. Osserva come ti senti dopo.

Affrontare la vita con dolcezza

La vita può essere difficile, ma affrontarla con calma, dolcezza e attenzione rende le relazioni più forti e l’ambiente più armonioso. Ascoltare gli altri, capire i loro sentimenti e rispondere con comprensione aiuta a superare le difficoltà senza ferire chi ci sta intorno.

Come reagisci quando qualcuno ti fa arrabbiare o ti ferisce?

Quale piccolo gesto puoi fare oggi per rendere più serena la giornata di qualcun altro?

Quando incontri una difficoltà, prova a fare un respiro profondo e a rispondere con calma. Scrivi come ti senti dopo.

La gentilezza è contagiosa

Quando una persona è gentile, ispira chi le sta accanto a fare lo stesso. Come un sorriso che si diffonde, la gentilezza crea una reazione a catena che può trasformare intere comunità e rendere più felici tutti.

Non servono gesti grandiosi: anche un piccolo aiuto, una parola gentile o un sorriso possono fare la differenza.

Hai mai notato come un gesto gentile possa cambiare l’umore di chi ti circonda?

Qual è stato l’ultimo gesto gentile che qualcuno ha fatto per te?

Prova a fare oggi almeno un gesto gentile senza aspettarti nulla in cambio. Osserva se chi ti circonda risponde con gentilezza a sua volta.

Gentilezza anche in rete

Anche online, la gentilezza è fondamentale. Dietro ogni profilo c’è una persona reale, con emozioni e sentimenti. Essere gentili in rete significa:

• Ascoltare e rispettare gli altri, anche quando non siamo d’accordo.

• Usare parole positive e costruttive, evitando commenti aggressivi.

• Condividere informazioni utili, non solo polemiche o critiche.

• Diffondere empatia, ricordando che un messaggio può arrivare a chi è solo o in difficoltà.

Come ti comporti quando leggi un commento negativo sui social?

Quali sono modi concreti per diffondere positività online?

Hai mai scritto un messaggio gentile a qualcuno senza aspettarti nulla in cambio?

Invia oggi un messaggio positivo a un tuo amico o una tua amica online: un complimento, un “grazie” o un incoraggiamento. Nota la reazione e scrivi come ti senti dopo.

Parliamo di gentilezza

La gentilezza è: La gentilezza è dove vivono le parole cortesi, dove i cuori sono sempre accesi e i toni lenti e distesi.

È la mano che ti accarezza, è un groviglio di dolcezza, è il gesto che cancella la tristezza.

È lo slancio di chi accoglie, la speranza. Di chi non giudica a distanza e di chi non vive nell’arroganza.

La gentilezza è ben guardare, è un virtù da lodare, non appartiene ai perdenti ma è il tesoro delle nobili menti.

Il termine “gentile” viene dal latino “gentilis”, che indicava chi apparteneva a una famiglia nobile. Si pensava che queste persone avessero qualità morali e comportamenti positivi, come grazia, garbo e cortesia.

IO E LA GENTILEZZA

࡟ Quando è stata l’ultima volta che qualcuno è stato gentile con te?

࡟ Come ti sei sentito/a?

࡟ Quando è stata l’ultima volta che sei stato gentile con qualcuno?

࡟ Qual è il momento in cui avresti essere potuto essere gentile ma non l’ho fatto? Perché? Racconta.

Formica

Su non vedi che sono un po’ formica dimmele allora quelle parole buone le metterò via tutte bene in cantina per quest’inverno quando per niente gelo lo sai come sono fatta.

(Vivian Lamarque da ‘Poesie 1972 – 2002’)

࡟ Cosa vuol dire “sono un po’ formica?”

࡟ Cosa chiede la poetessa?

࡟ Perché spesso è così difficile dire parole buone?

࡟ “Quando per niente gelo”: che significa?

Trova il Tempo

Trova il tempo di essere gentile, è la strada della felicità.

Trova il tempo di sognare, è il sentiero che porta alle stelle.

Trova il tempo di amare, è la vera gioia di vivere.

Trova il tempo d’esser contento, è la musica dell'anima. antica ballata irlandese

࡟ Quali gesti di gentilezza o attenzione verso gli altri potresti fare ogni giorno se trovassi più tempo?

࡟ Cosa significa per te trovare il tempo di sognare, amare o essere contento nella tua vita?

࡟ Quali piccoli momenti della giornata ti fanno sentire felice e sereno, e come potresti moltiplicarli o condividerli con gli altri?

Haiku della gentilezza

Nel vento della sera soffia la gentilezza dentro gocce di amicizia.

Scorre il vento ci porta gentilezza avvolge il mondo.

Gocce di gentilezza cullano nella notte bimbi sognati.

Azioni gentili cuore sincero sorrido di felicità.

Il sole cala in un ombra gentile oscurando l’egoismo.

Classi 5 A e 5 B Sartirana – Merate ( LC)

Dopo aver letto gli haiku, dividetevi in piccoli gruppi. Insieme, scrivete 2-3 haiku ispirati ai temi della gentilezza, dell’empatia e dei gesti positivi.

Per facilitare il compito, potete prendere spunto dalle seguenti parole:

• grazie, per favore, scusa

• sorriso, abbraccio, amicizia

• cuore, gentilezza, pace

Arricchite i vostri haiku con piccoli disegni.

Alla fine dell’attività, ogni gruppo o classe potrà condividere i propri haiku e creare una piccola raccolta della gentilezza.

Bolle nel vento volano leggere gioia che sorride.

Palloncini nel cielo colorano il mondo. È già primavera.

Carezze leggere coccole d’amore sorrisi nel cuore.

La gentilezza è amore

e Leggi e le frasi e insieme ai tuoi compagni e compagne di classe commenta le parole di Madre Teresa di Calcutta e Mahatma Gandhi.

Il taccuino

Madre Teresa di Calcutta

Le sue parole hanno incarnato la gentilezza come forma di amore.

“Le parole gentili possono essere brevi e facili da dire, ma il loro eco è infinito.“

“La gentilezza è una lingua che anche il sordo può sentire e il cieco può vedere.“

Mahatma Gandhi

“Con la gentilezza si può scuotere il mondo.“

“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.“

della gentilezza

La gentilezza è fatta di piccoli gesti che possono migliorare la giornata di chi ci sta vicino. Rispetto, affetto e sorrisi sono gli ingredienti che rendono più bella la vita insieme. e Vuoi scrivere una frase gentile a un compagno o a una compagna? Scrivi il tuo pensiero con parole semplici e sincere sul TACCUINO DELLA GENTILEZZA, poi confrontati con la classe.

Il gioco dei complimenti

“Cerca di trovare quanto di meglio c’è in una persona, e diglielo. Tutti abbiamo bisogno di questo stimolo: ogni volta che il mio lavoro è lodato, io divento più umile, perché non mi sento ignorato o indesiderato. Tutti possiedono qualcosa che merita di essere lodato. Le lodi significano comprensione. Siamo degli eccellenti esseri umani nel nostro intimo, e nessuno è migliore di altri. Impara a vedere la grandezza del tuo prossimo, e vedrai anche la tua.”

e Dopo aver letto il testo, scambiatevi i complementi a catena. Tutti scoprirete di sentirvi molto meglio alla fine del gioco. Rispondi alle domande e confrontati con la classe.

࡟ Perché le lodi vere ci fanno sentire visti e importanti?

࡟ Che differenza c’è tra un complimento sincero e uno detto solo per fare bella figura?

࡟ Ti è mai capitato di non ricevere un riconoscimento quando lo meritavi? Come ti sei sentito/a?

࡟ Perché vedere il bene negli altri ci aiuta a scoprire anche il nostro?

QUANTO SEI GENTILE CON GLI ALTRI ?

e Completa il test e confrontati con la classe.

Mi arrabbio e gli dico che è colpa sua

Un compagno dimentica il materiale per fare un lavoro di gruppo. Come reagisci?

Durante l’intervallo una bambina cade e si mette a piangere. Cosa fai?

Un compagno fa un errore leggendo ad alta voce e alcuni ridono. Tu cosa fai?

Lo faccio presente alla maestra

Condivido il mio materiale e lo aiuto

Continuo a giocare, tanto non è un mio problema

Vado a chiamare un adulto

Mi avvicino per vedere se sta bene e le offro aiuto

Rido anche io

Rimango in silenzio

Lo incoraggio dicendo che può ricominciare

Se vuole amici deve farsi avanti da solo

Un nuovo alunno è molto timido e non parla con nessuno. Cosa pensi?

Durante un lavoro di gruppo un compagno vuole sempre decidere tutto lui. Come ti comporti?

Vedi un compagno triste e in disparte. Cosa fai?

Forse con il tempo si scioglierà

Potrei invitarlo a giocare con noi

Lo lascio fare, basta finire in fretta

Mi lamento con la maestra

Provo a parlargli con calma e a trovare un accordo

Penso che passerà da solo

Chiedo a un amico se sa cosa è successo

Mi avvicino e gli chiedo se vuole parlarne

Faccio come fanno gli altri

C’è un nuovo bambino a scuola e i tuoi compagni lo ignorano. Che fai?

Lo dico alla maestra

Mi avvicino e gli chiedo il suo nome

GENTILEZZA PER:

DARE INCORAGGIAMENTO

࡟ Puoi farcela. Stai procedendo bene.

࡟ Non arrenderti. Siamo al tuo fianco.

࡟ Ti stai impegnando al massimo.

CONFORTARE

࡟ Sei un po’ triste?

࡟ Vuoi parlarne?

FARE PACE

࡟ Facciamo la pace?

࡟ Ti voglio bene.

࡟ Torniamo amici come prima.

࡟ Non desidero più discutere con te.

࡟ Non preoccuparti, ti do una mano io.

࡟ Ti va se ti tengo la mano?

MOSTRARE RISPETTO

࡟ Hai tante qualità.

࡟ Ti stimo molto.

࡟ Mi piaci così come sei.

࡟ Rimani sempre te stesso/a.

Give in to giving!

Quando fai qualcosa di buono per qualcuno, spesso quella persona poi fa lo stesso con altri.

È un piccolo gesto che si trasforma in una catena di bene, capace di moltiplicarsi e diffondersi ben oltre il punto di partenza. Ecco perché diciamo: GIVE IN TO GIVING!

L’espressione più alta di gentilezza e di amore verso il prossimo è il volontariato, cioè l’aiuto offerto in modo spontaneo e gratuito a chi ha bisogno. Significa donare tempo, energie, competenze e ascolto senza aspettarsi nulla in cambio, se non la soddisfazione di aver fatto la differenza nella vita di qualcuno.

L’Italia è un Paese dove un gran numero di persone pratica volontariato: ci sono più di 44.000 associazioni attive in ambiti diversi – dall’assistenza sociale alla protezione civile, dalla tutela dell’ambiente al sostegno sanitario, dall’educazione alla cultura. Dietro questi numeri ci sono volti, storie e mani che ogni giorno si impegnano per costruire una comunità più solidale e inclusiva. Una ricerca scientifica ha dimostrato che chi fa volontariato ottiene effetti benefici anche sulla propria salute: diminuiscono lo stress e il senso di solitudine, aumenta il benessere psicologico, si rafforza l’autostima e si sviluppa un più forte senso di appartenenza. Aiutare gli altri, infatti, non è solo un atto di generosità, ma anche un modo per prendersi cura di sé.

Il volontariato crea legami, abbatte le barriere dell’indifferenza e ci ricorda che ognuno di noi può essere parte del cambiamento. Anche un piccolo gesto può accendere una scintilla capace di illuminare molte vite.

Perché il bene, quando si condivide, cresce. e Rispondi alle domande.

࡟ Che cos’è il volontariato?

࡟ In che modo il volontariato rappresenta un’espressione di gentilezza e amore verso il prossimo?

࡟ Perché si dice che “fare del bene fa bene?”

࡟ Quali effetti benefici ha il volontariato sulla salute?

࡟ È importante partecipare ad attività di volontariato?

࡟ Conosci esempi di associazioni di volontariato attive nella tua città o nel tuo quartiere?

L’albero della gentilezza

e Costruiamo insieme l’Albero della Gentilezza.

Ecco cosa dovete fare:

1

Osservate l’albero sul cartellone:

È grande e ha tanti rami vuoti.

Sarà lo spazio dove crescerà la gentilezza di tutti voi!

3

Scrivete o disegnate un gesto gentile:

2

Prendete una foglia di carta colorata:

Questa sarà la vostra foglia speciale.

Su ogni foglia scrivete un gesto gentile che potete fare per qualcuno oppure disegnatelo.

□ Aiutare un compagno

□ Regalare un sorriso a chi è triste

□ Riordinare senza che nessuno lo chieda

□ Dare un aiuto a mamma o papà

□ Raccontare una storia a un fratellino o a una sorellina

4

Attaccate la foglia sull’albero:

Una volta pronta, attaccatela su un ramo.

Vedrete che l’albero inizierà a riempirsi di foglie colorate… proprio come la gentilezza cresce nel cuore di tutti!

5

Ora il vostro albero è pieno di gentilezza:

Ogni foglia è un piccolo gesto di amore e aiuto. Più foglie ci sono, più l’albero diventa bello e forte! Ricordate: “GIVE IN TO GIVING!”

Significa lasciarsi coinvolgere dalla gentilezza e aiutare gli altri con gioia. Ogni piccolo gesto conta!

Gentilezza a colori

I PRIMI PASSI

IL BUON SAMARITANO

Quale gesto di gentilezza viene rappresentato nel dipinto?

Come viene mostrata l’empatia tra i personaggi?

Perché pensi che questo gesto sia importante nella vita quotidiana?

In che modo questa immagine ti fa riflettere sul valore dell’aiuto verso gli altri?

Quale momento speciale viene raffigurato nel dipinto?

Come si manifesta la cura e l’affetto tra le persone rappresentate?

Perché è importante accompagnare qualcuno nei suoi “primi passi”?

Che emozioni provi osservando questa scena di gentilezza familiare?

Vincent van Gogh è uno dei più grandi artisti post-impressionisti del XIX secolo. La sua pittura è caratterizzata da colori intensi, pennellate vibranti e grande espressività emotiva. Le sue opere raccontano scene di vita quotidiana e sentimenti profondi, trasmettendo empatia e umanità. Dipinti come “Il buon samaritano” e “I primi passi” mostrano gesti di gentilezza e cura, rivelando il suo interesse per le emozioni e i valori universali, come l’altruismo e l’affetto familiare.

Vincent Van Gogh, Il buon samaritano
Vincent Van Gogh, I primi passi

ELEFANTE CON I FIORI

Quali elementi compongono l’immagine?

Quale messaggio vuole comunicare l’artista?

Che sensazioni provi osservando questa scena?

Se potessi aggiungere un elemento alla scena, cosa sarebbe e perché?

Se fossi l’elefante, cosa porteresti con te per diffondere gentilezza?

IL LANCIATORE DI FIORI

Che cosa rappresenta l’immagine?

Quale messaggio vuole comunicare l’astista?

Che cosa provi osservando questa scena?

Banksy è uno degli artisti più celebri della street art, forma d’arte nata negli anni ‘60 a New York. La sua arte trasforma gli spazi pubblici in vere e proprie gallerie a cielo aperto, dando voce a messaggi spesso ironici o provocatori, accessibili a tutti. Le sue opere, come “Il lanciatore di fiori” e “Elefante con i fiori” , uniscono critica e poesia: il primo sostituisce la violenza con gesti di pace, mentre il secondo crea un’atmosfera di dolcezza e gentilezza attraverso l’uso di figure e colori vivaci. Entrambi i lavori mostrano come l’arte urbana possa comunicare valori universali direttamente nelle strade, trasformando la città in un museo aperto a tutti.

Immagina di essere tu il protagonista: cosa avresti lanciato per rappresentare la gentilezza? Illustra, poi confrontati con la classe.

Banksy, Elefante con i fiori
Banksy, Il lanciatore di fiori

ALLA SCOPERTA DELLE EMOZIONI

L’INTELLIGENZA EMOTIVA E LA DIDATTICA DELLE EMOZIONI

L’educazione alle emozioni rappresenta oggi una dimensione fondamentale del percorso formativo degli alunni. Numerosi studi pedagogici e psicologici hanno evidenziato come sviluppo cognitivo e dimensione affettiva siano profondamente collegati.

Già il pedagogista Jean Piaget sottolineava la stretta relazione tra pensiero ed emozione, affermando che non esistono azioni puramente intellettuali né atti esclusivamente affettivi. Ogni comportamento umano nasce dall’integrazione di queste due componenti, fondamentali per uno sviluppo armonico della personalità.

Successivamente Howard Gardner ha evidenziato l’importanza del coinvolgimento emotivo nei processi di apprendimento: un alunno motivato e incuriosito apprende in modo più efficace e duraturo. Le esperienze ricche di emozione si fissano nella memoria, mentre quelle prive di significato emotivo vengono facilmente dimenticate.

Il concetto di intelligenza emotiva, introdotto da Peter Salovey e John D. Mayer e approfondito da Daniel Goleman, mette in luce la capacità di riconoscere e gestire le proprie emozioni e comprendere quelle degli altri. Secondo Goleman, essa incide significativamente sul successo personale, relazionale e scolastico.

In ambito educativo, l’intelligenza emotiva si traduce nello sviluppo di alcune competenze fondamentali:

• Consapevolezza di sé: riconoscere emozioni, pensieri, punti di forza e di debolezza.

• Autocontrollo: gestire emozioni intense e trasformare l’errore in occasione di crescita.

• Motivazione: sostenere impegno, concentrazione e perseveranza.

• Empatia: comprendere il punto di vista dell’altro e favorire relazioni positive.

• Abilità sociali: costruire un clima di classe sereno e collaborativo. Promuovere l’intelligenza emotiva significa rispondere ai bisogni profondi degli alunni, favorendo benessere psicofisico, prevenzione del disagio e miglioramento delle relazioni.

La didattica delle emozioni, intesa come pratica educativa quotidiana e intenzionale, contribuisce allo sviluppo delle Life Skills, competenze indispensabili per formare individui consapevoli, resilienti e capaci di affrontare le sfide della vita.

CHE COSA SONO LE EMOZIONI?

Le emozioni sono sensazioni e stati d’animo che proviamo ogni giorno. Fanno parte della nostra vita e ci accompagnano in ogni momento: a casa, a scuola, con gli amici e in famiglia. Non possiamo vederle direttamente, ma possiamo sentirle dentro di noi e riconoscerle dai segnali del nostro corpo.

Le emozioni si sentono dentro

Quando siamo felici, il cuore sembra leggero e ci viene voglia di sorridere.

Quando abbiamo paura, il cuore batte più forte, le gambe tremano e lo stomaco si stringe.

Quando siamo arrabbiati, il viso diventa caldo, i muscoli si irrigidiscono e i pensieri si affollano nella mente.

Quando siamo tristi, ci sentiamo più lenti, senza energia, e a volte ci viene da piangere.

Le emozioni si vedono anche da fuori

Si capiscono dalle espressioni del viso, dai gesti e dal tono della voce.

Possiamo scoppiare a ridere per la gioia, piangere per la tristezza, spalancare gli occhi per la sorpresa, abbassare lo sguardo per la vergogna o agitare le mani quando siamo agitati. A volte il nostro corpo parla anche senza che ce ne accorgiamo.

Le emozioni sono importanti perché ci aiutano a capire cosa stiamo vivendo. Ci avvisano quando qualcosa ci piace o non ci piace, quando ci sentiamo al sicuro o in pericolo. Inoltre ci aiutano a comunicare con gli altri: attraverso le emozioni possiamo esprimere ciò che proviamo e comprendere meglio le persone che ci stanno intorno.

Non esistono emozioni giuste o sbagliate: tutte le emozioni hanno un valore. È importante imparare a riconoscerle, dare loro un nome e parlarne. Quando capiamo le nostre emozioni, riusciamo a gestirle meglio e a crescere in modo più consapevole.

Conoscere le emozioni significa conoscere meglio noi stessi.

OBIETTIVI DEL PROGETTO

Il Progetto si propone di:

• Riconoscere e gestire le proprie emozioni.

• Controllare le reazioni emotive.

• Comprendere le emozioni degli altri.

• Favorire collaborazione e un clima positivo in classe.

• Sviluppare empatia e rispetto reciproco.

METODOLOGIA

Le attività che caratterizzano il percorso didattico aiutano alunni e alunne ad affrontare emozioni difficili e, attraverso la riflessione su situazioni quotidiane, a consolidare competenze emotive e sociali. Attraverso le storie sulle emozioni, le attività artistiche e la scrittura di lettere a sé stessi, si sviluppano consapevolezza di sé, autocontrollo ed empatia, promuovendo un clima di classe collaborativo e sereno e sostenendo il benessere psicofisico e la crescita personale e sociale di tutti.

Un arcobaleno di emozioni

e Ecco i nomi di alcune emozioni, alcune le conosci già perché le hai già provata, per scoprire il significato delle altre usa il vocabolario o confrontati con la classe.

RABBIA

DELUSIONE

IMBARAZZO

NOIA

INVIDIA

GELOSIA

ODIO

SOLLIEVO

INDIFFERENZA

CONFUSIONE PAURA

AMMIRAZIONE

TRISTEZZA

Il gioco delle emozioni

Ogni alunno estrae una carta con il nome di una delle emozioni (ad esempio, paura o gelosia) e deve esprimerla solo con il corpo e il viso, senza usare parole. Gli altri alunni devono indovinare quale emozione sta rappresentando.

La ruota delle emozioni

Si crea una ruota divisa in spicchi con le emozioni scritte sopra. Ogni alunno gira la ruota e, quando si ferma su un’emozione, deve raccontare una situazione in cui ha provato quella sensazione.

In che modo ti emozioni?

Le emozioni più o meno intense o più o meno piacevoli, ci accompagnano tutti i giorni. Di fronte allo stesso avvenimento non tutti reagiamo allo stesso modo. Le emozioni sono reazioni molto personali.

e Osserva questa immagine e segna con una x la frase che corrisponde all’emozione che provi.

Non entrerei mai perché mi fa tanta paura. Mi farei coraggio ma solo con qualcuno.

e Insieme: confrontati con la classe.

࡟ Avete avuto tutti le stesse reazioni?

Emozioni scolastiche

e Prova ad abbinare un’emozione ad ogni situazione.

L'intervallo è finito

L’insegnante pronuncia il mio nome

La verifica l’ho fatta bene

Ho dimenticato i compiti a casa

Ho aiutato un compagno in difficoltà

Abbiamo vinto una gara di classe ...................................................

Ricevo un complimento dall’insegnante

Recito davanti ai compagni senza errori

Ho sbagliato l’esercizio

Ho dimenticato le parole della poesia

Emozioni difficili • 1

e Osserva, rifletti e rispondi.

e Ti sei mai trovato/a in una situazione simile? Quando? Cosa hai provato? Come hai reagito? Racconta a voce.

Emozioni difficili • 2

e Osserva, rifletti e rispondi.

e Ti sei mai trovato/a in una situazione simile? Quando? Cosa hai provato? Come hai reagito? Racconta.

Parlare con se stessi

Mi scrivo una lettera

Ciao a me stesso, Oggi ho un diavolo per capello, cioè mi sento confuso e molto triste. Forse è perché non tutti mi capiscono, o forse neppure Richi, il mio carissimo amico a quattro zampe, riesce a cogliere veramente come mi sento. Mi sembra che nessuno capisca quel che sto attraversando, e questo mi fa sentire più solo e frustrato.

Forse la causa di tutto questo è un momento difficile che sto vivendo, o magari delle parole che mi sono state dette oggi che mi hanno ferito più di quanto avrei voluto ammettere. Quando le persone non ci capiscono, sembra che la tristezza e la confusione si moltiplichino. E nemmeno Richi, che di solito sa sempre come farmi sentire meglio con la sua presenza, riesce a farlo oggi. Lo guardo e mi chiedo se mi capisce davvero, se capisce quanto sia pesante questo malessere che porto dentro.

In realtà, so che non è colpa di nessuno. A volte siamo solo sopraffatti dalle emozioni e non sappiamo come gestirle. Mi rendo conto che forse non ho parlato abbastanza di come mi sento e che stare in silenzio non aiuta. Ho paura di mostrarmi vulnerabile o di sembrare debole davanti agli altri. Ma forse avrei bisogno di più supporto, di poter parlare senza paura di essere frainteso.

Caro me stesso, voglio che tu sappia che va bene sentirsi così a volte. È normale avere momenti in cui la confusione e la tristezza ci sovrastano, ma non dobbiamo affrontarli da soli. In fondo, anche se oggi non mi sento capito, so che queste emozioni passeranno. E forse parlare di queste sensazioni, anche solo con me stesso, è un primo passo per cominciare a star meglio.

Mi saluto con affetto e mi auguro di stare meglio.

Andrea

e Completa le lettere riflettendo sulle emozioni.

Caro/a me stesso/a

Quando sono entrato in aula e ho visto la verifica sul banco ho sentito il cuore battere forte.

La mia mente si è riempita di dubbi e il mio stomaco si è annodato.”

Forse sono bianco come un lenzuolo” mi son detto, immaginandomi pallido. La causa di questa paura è che non mi sento preparato e non so se riuscirò a fare del mio meglio, perciò ho una fifa blu.

Non è la prima volta che mi capita, ma oggi è più forte, forse perché questa volta la verifica riguarda un argomento che mi ha sempre messo in difficoltà.

Caro/a me stesso/a

Oggi quando ho visto Marco ridere con gli altri e ricevere tanti complimenti per il suo Progetto qualcosa dentro di me si è scatenato. Ho sentito una sensazione strana, il mio cuore si è riempito di gelosia . Non volevo provarla ma è successo. Mi sono sentito strano come la felicità provata da Marco avesse cancellato la mia.

Caro/a me stesso/a

Oggi è stato un pomeriggio fantastico perché mi sono divertito con i miei amici. Quando siamo riusciti a completare il progetto, il mio cuore ha fatto salti di gioia . Nel gruppo il mio amico Marco era così soddisfatto del lavoro che si è disarticolato in una danza la lui chiamata “L’allegro lombricone”.

Caro/a me stesso/a

È la mia festa di compleanno e ogni volta la mia allegria si spegne a poco a poco consumandosi come un fiammifero acceso. Ad un tratto prende il sopravvento la timidezza il mio sorriso ad un tratto svanisce e quando gli amici mi fanno gli auguri, la mia voce diventa piccola piccola.

Ogni storia è un piccolo viaggio nel mondo delle emozioni per conoscere meglio noi stessi e gli altri, imparando a riconoscerle ed esprimerle in modo positivo.

Il percorso si sviluppa attraverso le sei emozioni primarie individuate da Goleman: felicità, tristezza, sorpresa, paura, rabbia e disgusto.

Un cucciolo in pericolo

“FELICITÀ“

L’estate stava ormai per finire e la scuola stava per ricominciare. Io ero in vacanza sul lago, nella casa di una zia di mia madre. Un giorno decisi di fare un’ultima nuotata.

Mi gettai e presi il largo con bracciate lunghe e sicure.

Stavo per ritornare a riva quando udii un guaito che si faceva sempre più vicino.

A pochi metri da me vidi un cagnolino che nuotava disperatamente, mentre l’acqua lo avvolgeva in giri sempre più stretti.

Un pensiero mi attraversò la mente come un baleno: il vortice!

La povera bestiola intanto girava, girava e i suoi guaiti erano sempre più deboli.

Mi diressi veloce verso il gorgo, raggiunsi il cane e me lo misi al collo.

Ma intanto nel vortice ero finito io. Smisi di nuotare per un minuto o due. Poi partii con la forza di una locomotiva e mi ritrovai tra le acque calme e tranquille: cento metri più in là c’era la riva.

Mi buttai stanco su una piccola spiaggia e mi sentii leccare la faccia da due animali: sì, due, perché un altro cane molto più grande era sbucato dal bosco e divideva le sue leccate in due porzioni: una al cagnolino e l’altra a me.

Capii che era la mamma del cagnolino che avevo salvato e mi sentii felice.

E. Franceschini, La valle più bella del mondo, Vita e Pensiero Ragazzi

e Rispondi alle domande.

࡟ Quali momenti della storia fanno provare al protagonista un sentimento di felicità?

࡟ Come cambia l’emozione del protagonista dal momento in cui salva il cagnolino a quando incontra anche la mamma del cucciolo?

e Hai mai provato una felicità simile quando hai aiutato qualcuno o qualcosa? Racconta la tua esperienza.

“TRISTEZZA“

Mirtilla Malcontenta

Nel capitolo 8 del romanzo viene presentato per la prima volta questo personaggio. Si propone la lettura di uno stralcio tratto da Harry Potter e la Camera dei Segreti.

Mirtilla è un fantasma che vive nel bagno delle ragazze al primo piano ed è sempre triste: spesso piange per la sua condizione e per la solitudine che prova.

“... Ehmm, salve Mirtilla”.

Il fantasma tarchiato di una ragazza si era avvicinato furtivamente. Aveva la faccia più malinconica che Harry avesse mai visto, per metà nascosta dai capelli dritti come spinaci e da un paio di spessi occhiali perlati.

“Dicevate?” domandò scontrosa.

“Come stai, Mirtilla?” chiese Hermione con finta disinvoltura. “È bello vederti una volta tanto fuori dai gabinetti”. Mirtilla tirò su col naso.

“La signorina Granger stava proprio parlando di te…” le sussurrò subdolamente all’orecchio Pix (il folletto del castello). Mirtilla squadrò Hermione con sospetto.

“Dicevo…dicevo che stasera sei veramente carina!” disse Hermione lanciando un’occhiataccia a Pix.

“Vi state prendendo gioco di me” disse, e i piccoli occhi trasparenti le si riempirono subito di lacrime argentee.

“No… sul serio… non stavo proprio dicendo quanto è carina Mirtilla?” disse Hermione mollando a Harry e a Ron una potente gomitata nelle costole.

“Come no…”

“Ma certo…”

“Non mi raccontate frottole” singhiozzò Mirtilla; ora le lacrime le inondavano la faccia, mentre Pix se la rideva felice sopra la sua spalla.

“Pensate che non sappia quel che la gente mi dice dietro? Mirtilla grassona!

Mirtilla racchiona! Mirtilla piagnona, malcontenta, Mirtilla che fa le boccacce!”

“Ti sei dimenticata Mirtilla brufolosa” le sibilò Pix all’orecchio.

La malcontenta Mirtilla scoppiò in singhiozzi disperati e abbandonò il sotterraneo.

J.K. Rowling, Harry Potter e la camera dei segreti Salani Editore

e Rispondi alle domande.

࡟ Perché Mirtilla si sente così triste e comincia a piangere?

࡟ Come pensi che si sentirebbe se qualcuno la consolasse in quel momento?

࡟ Hai mai provato una tristezza simile? Quando? Cosa è successo? Come hai reagito?

“SORPRESA”

Roy e il pettirosso

Roy trovò un cosino malandato, ferito, grigio e marrone, così piccolo che non si capiva nemmeno che tipo di uccello fosse. Con attenzione lo avvolse in un vecchio calzino e lo mise in una scatola, in un angolo caldo e buio dell’ufficio. La mattina dopo, però, rimase stupefatto: il calzino cinguettava! Si avvicinò, diede una leggera toccatina… e l’uccellino saltò fuori con il becco aperto, vivo e pronto per la prima colazione.

Telefonò subito al suo amico veterinario: – “Cosa devo dargli da mangiare?”

– “Quello che gli darebbe sua madre: vermi, insetti e un po’ di carne cruda.”

Roy andò tra le esche vive e scelse un lombrico rosso e qualche larva. Con grande sorpresa, l’uccellino ingollò tutto in men che non si dica e subito chiese dell’altro, cinguettando con entusiasmo.

Nei giorni successivi, Roy non smetteva di stupirsi: alcune piume marroni diventavano rosse, una piccola crestina spuntava sulla testa e una mascherina nera cominciava a formarsi intorno agli occhi. Non era più un uccellino qualsiasi… era un cardinale!

E le sorprese non finivano lì: un giorno scoprì che a quell’assurdo animale piacevano i Cracker Jack. Poi anche le patatine, il burro di arachidi e i wafer alla vaniglia. Roy restava ogni volta a bocca aperta di fronte a questi gusti insoliti.

Adatt. F. Flagg, Mr. Zuppa Campbell, Il pettirosso e la bambina, Sonzogno

e Rispondi alle domande.

࡟ Come pensi si sia sentito Roy quando ha scoperto che l’uccellino era un cardinale?

࡟ Come cambia l’emozione di Roy nel corso della storia, dalla prima sorpresa a quelle successive?

e Hai mai provato una sorpresa simile a quella di Roy? Raccontala.

“PAURA“

Avventura in montagna

“Gigi e Tom si erano allontanati dai genitori per andare a fotografare le stelle alpine.

Dopo un lungo percorso tra rocce e strapiombi finalmente riuscirono a fotografare una stella alpina.

Intanto le ombre della sera si allungavano in fondo alla valle. – È tardi, torniamo indietro, i nostri genitori saranno in pensiero!

Tom non si fece pregare e corse svelto dietro l’amico.

Arrivati a un bivio, i due ragazzi, incerti sulla direzione da prendere, decisero di andare verso Est, pensando che quello fosse l’orientamento giusto. La paura, però, cominciava ad assalirli. Più camminavano e meno riconoscevano i luoghi che poco prima avevano percorso. La sensazione di essersi persi li rendeva ansiosi.

– Scendiamo verso la valle – propose Gigi – e, quando troveremo qualcuno, chiederemo informazioni.

Puntarono sui boschi di conifere che fasciavano la parte più bassa del monte. Appena incontrarono i primi abeti, provarono un certo sollievo, come se avessero trovato delle persone amiche, ma la loro delusione fu grande quando si accorsero che nel cuore della boscaglia il sentiero si ramificava. Qual era la via da scegliere?

Improvvisamente sentirono un fruscio di foglie... Chi poteva essere?

Tra il fogliame basso del sottobosco comparve la sagoma scura di un grosso cane.

Dopo alcuni istanti di esitazione, l’animale si mosse verso i ragazzi, guardingo ma tranquillo. Tom si fece coraggio e, carezzandolo, gli disse con voce bassa e dolce:

– Vieni qui, siamo amici!

Allora anche Gigi prese coraggio e lisciò il pelo dell’animale. I ragazzi si sentirono più tranquilli nel sentirsi vicini a qualcosa di vivo, tuttavia sapevano che non era possibile chiedergli quale fosse il sentiero giusto per tornare dai genitori.

A.T. Stirelli, Avventura sulle Dolomiti, La Scuola

࡟ Quali momenti del racconto Gigi e Tom provano paura o ansia?

࡟ Come cambia l’emozione dei ragazzi quando incontrano il cane nel bosco?

࡟ Hai mai provato paura o ansia in una situazione simile? Come ti sei sentito e cosa ti ha aiutato a stare meglio?

Sono arrabbiato

21 Aprile

Sto scrivendo il mio diario a letto. Ho deciso di fare sempre così, perché è troppo rischioso portarlo a scuola: se me lo vedono Michele e company sto fresco! Mi ricordo ancora quella volta che me lo hanno strappato di mano mentre lo scrivevo a ricreazione. Non la finivano più di prendermi in giro! Dicono che scrivere il diario è una cosa da femmine. Io però non sono d’accordo. Il diario è l’unico amico che ho; se no a chi lo racconto quello che mi succede e perché sono arrabbiato? Quando mi lamento con la mamma mi viene ancora più rabbia, perché mi dice: – Ma tu sei mille volte meglio di Michele! - Col babbo non ci provo nemmeno, perché ho capito che a lui dispiace che mi faccio prendere in giro.

Non capisco perché Michele e gli altri ce l’hanno con me. Ogni mattina, appena salgo sullo scuolabus comincia il tormento. Quando va bene mi chiamano “Carotina” per i miei capelli rossi. Ogni tanto mi chiamano anche “Talpa” o “Quattrocchi”, ma da quando la mamma mi ha comprato un paio di occhiali tondi non me lo dicono più tanto spesso. Sono sicuro che a loro secca di non essere miopi come me per potersi mettere gli occhiali tondi e somigliare a Harry Potter (loro, non io che non gli somiglio affatto neanche con gli occhiali).

Vanna Cercenà, “Dal diario di Tommaso”

e Rispondi alle domande.

࡟ Quali situazioni fanno arrabbiare Tommaso e perché?

࡟ Come reagisce Tommaso alla rabbia: cosa fa per sfogarla o proteggerla?

e Hai mai provato rabbia per essere stato preso in giro o trattato ingiustamente? Come hai fatto a gestirla?

Il naso che scappa

A Laveno, sul Lago Maggiore. Una mattina un signore che abitava proprio di fronte al pontile dove si prendono i battelli si alzò, andò in bagno per farsi la barba e nel guardarsi allo specchio gridò:

“Aiuto! Il mio naso!”

Il naso, in mezzo alla faccia, non c’era più, al suo posto c’era tutto un liscio.

Quel signore, in vestaglia come stava, corse sul balcone, giusto in tempo per vedere il naso che usciva sulla piazza e si avviava di buon passo verso il pontile, sgusciando tra le automobili che si stavano imbarcando sulla motonave traghetto per Verbania.

“Ferma, ferma!” gridò il signore. “Il mio naso! Al ladro, al ladro!”

La gente guardava in su e rideva:

“Le hanno rubato il naso e le hanno lasciato la zucca? Brutto affare”.

A quel signore non rimase che scendere in strada e inseguire il fuggitivo, e intanto si teneva un fazzoletto davanti alla faccia come se avesse il raffreddore.

Purtroppo arrivò appena in tempo per vedere il battello che si staccava dal pontile. Il signore si buttò coraggiosamente in acqua per raggiungerlo, mentre passeggeri e turisti gridavano: - Forza! Forza!

Ma il battello aveva già preso velocità e il capitano non aveva nessuna

intenzione di tornare indietro per imbarcare i ritardatari.

“Aspetti l’altro traghetto”, gridò un marinaio a quel signore, “ce n’è uno ogni mezz’ora!”

Il signore, scoraggiato, stava tornando a riva quando vide il suo naso che, steso sull’acqua un mantello, come San Giulio nella leggenda, navigava a piccola velocità.

“Dunque non hai preso il battello? È stata tutta una finta?” gridò quel signore. Il naso guardava fisso davanti a sé, come un vecchio lupo di lago, e non si degnò neanche di voltarsi.

Il mantello ondeggiava dolcemente come una medusa.

“Ma dove vai?” gridò il signore.

Il naso non rispose, e il suo disgraziato padrone si rassegnò a raggiungere il porto di Laveno e a passare in mezzo a una folla di curiosi per tornare a casa, dove si tappò, dando ordine alla domestica di non lasciar entrare nessuno, e passava il tempo a guardarsi nello specchio la faccia senza naso.

Qualche giorno dopo un pescatore di Ranco, tirando su la rete, si trovò il naso fuggitivo, che aveva fatto naufragio in mezzo al lago perché il mantello era pieno di buchi, e pensò di portarlo al mercato di Laveno.

La serva di quel signore, che era andata al mercato per comprare il pesce, vide subito il naso, esposto in bella vista in mezzo alle tinghe e ai lucci.

“Ma questo è il naso del mio padrone!” esclamò inorridita. “Datemelo subito che glielo porto”.

“Di chi sia non so”, dichiarò il pescatore, “io l’ho pescato e lo vendo”.

“A quanto?”

“A peso d’oro, si sa. È un naso, non è mica un pesce persico”.

La domestica corse a informare il suo padrone.

“Dagli quello che domanda! Voglio il mio naso!”.

La domestica fece il conto che ci voleva un sacco di denaro, perché il naso era piuttosto grosso: ci volevano tremendamila lire, tredici tredicioni e mezzo. Per mettere insieme la somma dovette vendere anche i suoi orecchini, ma siccome era molto affezionata al suo padrone li sacrificò con un sospiro.

Comprò il naso, lo avvolse in un fazzoletto e lo portò a casa. Il naso si lasciò ricondurre buono buono, e non si ribellò nemmeno quando il suo padrone lo accolse tra le mani tremanti.

“Ma perché sei scappato? Che cosa ti avevo fatto?”

Il naso lo guardò di traverso arriciandosi tutto per il disgusto, e disse: “Senti, non metterti mai più le dita nel naso. O almeno tagliati le unghie”.

e Rispondi alle domande.

࡟ Come ha reagito il signore quando ha scoperto che il naso era fuggito?

࡟ Perché il naso si è comportato in quel modo durante la fuga?

࡟ Perché si è arricciato e sembra disgustato quando il padrone lo ha rimesso a posto?

e Hai mai provato disgusto per qualcosa che ti sembrava sporco o sgradevole? Racconta cosa è successo e come ti sei sentito.

Emozioni a colori ∞ 1

e Osserva con attenzione il dipinto. Quali emozioni ti trasmette? Descrivile usando parole precise e spiega che cosa, nell’immagine, ti fa provare queste sensazioni.

࡟ Il dipinto trasmette un senso di: pace solitudine paura

Edvard Munch (1863–1944)

Munch era un pittore norvegese nato a Løten. Nei suoi quadri mostrava le emozioni come paura, tristezza e ansia. Dipingeva anche persone e paesaggi pieni di sentimenti.

Edvard Munch, L’Urlo

Emozioni a colori ∞ 2

e Osserva con attenzione il dipinto. Quali emozioni ti trasmette? Descrivile usando parole precise e spiega che cosa, nell’immagine, ti fa provare queste sensazioni.

࡟ Il dipinto trasmette un senso di: serenità paura tristezza

Pablo Picasso (1881–1973)

Picasso era un artista spagnolo nato a Málaga. Dipingeva quadri e scolpiva statue. Ha inventato uno stile chiamato Cubismo, dove le figure vengono mostrate con forme diverse e geometriche.

Pablo Picasso, Cote d’Azur

FILOSOFIAMO A PICCOLI PASSI

La Filosofia si può insegnare ai bambini perché essi sono naturalmente “piccoli filosofi”.

Sin da quando nasce, il bambino mostra gran desiderio di conoscere il luogo in cui è capitato, a cominciare dal mondo materno. La mamma gli garantisce cibo, protezione e tranquillità. Nel passaggio al mondo esterno, il bambino inizia ad esplorare gli oggetti e tutto ciò che lo circonda. Quindi, ogni essere umano, sin da piccolo inizia il suo “percorso della conoscenza”.

Aristotele ci ricorda: “Tutti gli uomini tendono naturalmente al sapere. Ma alcuni si arrestano all’esperienza, altri giungono al vero sapere che consiste nella conoscenza delle cause”. L’affermazione del filosofo ci spiega perché i bambini ad una certa età non si stancano di chiedere il perché di tutte le cose. Chiaramente gli adulti hanno il compito di rispondere alle domande dei piccoli per non arrestare la loro curiosità e per indurli ad assumere un atteggiamento critico che li induca a considerare se quel che vedono o sentono è vero oppure no.

Educare al “sapere” vuol dire cogliere i nessi tra le numerose informazioni che giungono al bambino e sottoporre a verifica le proprie opinioni. Il dialogo filosofico abitua il bambino a confrontare la propria opinione con le altre, anche opposte, non per vincere o superare l’avversario, come accade spesso nei dibattiti televisivi, ma per cercare insieme all’avversario la verità in un clima amicale e non competitivo. Così facendo, il bambino diventa produttore di idee e si abitua a rivisitarle, a smontarle, a cambiarle consentendo alla propria mente di allargare gli orizzonti e di comprendere il mondo.

“Abbi il coraggio di uscire da quello stato di minorità tipico di chi si fa guidare dagli altri, e prendi a servirti della tua stessa mente” (Kant).

METODOLOGIA E LABORATORIO FILOSOFICO

Il metodo adottato è il dialogo socratico, che stimola e aiuta i bambini a “partorire” la conoscenza. Non vengono fornite verità precostituite, ma le risposte vengono cercate e costruite insieme ai partecipanti. Il dialogo socratico non è un parlare fine a se stesso, ma una continua ricerca attraverso ascolto attento, discussione delle opinioni altrui e superamento dei pregiudizi.

Gli alunni e le alunne imparano così a:

• ascoltare attentamente per collegare il proprio pensiero a quello degli altri;

• spiegarsi in modo chiaro;

• mettere in discussione le proprie opinioni e quelle degli altri;

• argomentare per difendere le proprie idee e confutare ciò su cui non sono d’accordo.

Il laboratorio si svolge in uno spazio adatto, disponendo gli alunni e le alunne in cerchio o semicerchio per favorire il coinvolgimento. La cadenza consigliata è settimanale o quindicinale, con una durata di un’ora o un’ora e mezza per garantire continuità e concentrazione.

Le regole vengono concordate con i partecipanti per creare un clima di ascolto e rispetto reciproco. L’insegnante, nel ruolo di facilitatore, guida il dialogo senza imporre giudizi, propone argomenti di discussione e promuove la riflessione. Gestisce i tempi di intervento e trasforma eventuali conflitti in occasioni di confronto, incoraggiando gli alunni e le alunne a diventare protagonisti del proprio percorso di conoscenza, sviluppando autonomia, pensiero critico e capacità di collaborazione.

OBIETTIVI DEL PROGETTO

• Stimolare curiosità e desiderio di conoscere.

• Sviluppare il pensiero critico e riflessivo.

• Favorire capacità di ascolto, argomentazione e confronto rispettoso.

Giornata Mondiale della filosofia

La Giornata Mondiale della filosofia è un evento mondiale creato dall’UNESCO che viene celebrato ogni anno, il terzo giovedì del mese di novembre. Questa giornata offre lo spunto per parlare ai bambini dell’importanza della filosofia.

La filosofia sai cos’è?

È porsi domande

È porsi domande con mille perché.

È allenare la mente a non seguir la corrente.

Socrate, Aristotele, Platone sono filosofi di eccezione.

Pensano, conoscono, inseguono la verità.

Si interrogano sui dubbi dell’umanità.

Chi sono io? Perché son qua?

La filosofia è figlia della curiosità.

E così tra meraviglia e stupore ricercano la saggezza con amore. Riflettono sul mondo e sul suo senso più profondo.

La filosofia sai cos’è?

È trovare un’idea che ancora non c’è.

Maria Ruggi

e Rispondi alle domande.

࡟ Che cos’è la filosofia?

࡟ Perché i filosofi si pongono delle domande?

Per essere un bravo filosofo...

Il filosofo è colui che cerca risposte sulla natura, sulla vita, sugli uomini e cerca di farlo ragionando, senza accontentarsi di quello che dicono gli altri. Essi pensano, riflettono e sono consapevoli che non si smette mai di imparare. La valigia di un bravo filosofo deve contenere:

Dubbi

Curiosità Domande

Capacità di...

Ascoltare

Meravigliarsi

Confrontarsi

e Rispondi alle domande, poi confrontati con la classe.

࡟ Ritieni di comportarti come un bravo filosofo?

࡟ Sei curioso?

࡟ Ti chiedi il perché delle cose?

Osservare

Riflettere

Una domanda su cui riflettere

Chi sono io? Pensi davvero di conoscerti a fondo?

e Rispondi alle domande, poi confrontati con i compagni e le compagne.

࡟ Hai mai provato a raccontare te stesso/a in una pagina di diario?

࡟ Hai scoperto qualcosa di interessante? Cosa?

࡟ Utilizza poche parole per esprimere chi sei.

࡟ Immagina di avere un nome diverso dal tuo. Come ti sentiresti? .................................................................................................................... ....................................................................................................................

࡟ Vorresti essere diverso da come sei? In che cosa? .................................................................................................................... ....................................................................................................................

Per conoscersi meglio

e Completa, poi confrontati con la classe.

࡟ Se fossi un fiore sarei ...................................................................................

࡟ Se fossi un animale sarei ..............................................................................

࡟ Se fossi un cibo sarei ...................................................................................

࡟ Se fossi un veicolo sarei ...............................................................................

࡟ Se fossi un cantante sarei .............................................................................

࡟ Se fossi un personaggio famoso sarei ...........................................................

࡟ Hai scoperto qualcosa di nuovo di te mentre completavi le frasi?

࡟ È stato interessante ascoltare ciò che hanno scritto i tuoi compagni e le tue compagne?

࡟ Hai avuto l’impressione di essere simile a qualcuno di loro o molto differente?

Rappresentare se stessi attraverso l’arte

Molti artisti per rappresentare se stessi hanno realizzato degli autoritratti. Il viso è la parte che comunica pensieri, emozioni, sentimenti.

e Scegli una tecnica pittorica per realizzare il tuo autoritratto. Cosa vorresti raccontare di te stesso?

Vincent Van Gogh Picasso
Sofonisba Anguissola
Frida Kahlo
Tamara de Lempicka Gino Severini

Filosofiamo con Socrate

Socrate fu uno dei più grandi filosofi dell'antichità. Lui nacque attorno il 470 a.C. ad Atene. Egli inventò un metodo per analizzare in modo critico ogni pensiero che emergeva nella mente di un essere umano. In questo modo egli riusciva sempre a dimostrare quanto i suoi concittadini fossero presuntuosi e arroganti nel pretendere di essere sempre nel vero e nel giusto. Li fece così tanto infuriare che tentarono di avvelenarlo e poi lo condannarono a morte nel 399 a.C.

Socrate non lasciò nulla di scritto perché amava il dialogo come metodo per conoscere la verità. Grazie ad alcuni suoi allievi, oggi sappiamo che Socrate sfidò la sua società dicendo: “Io so di non sapere”, costringendo tutti gli uomini a riflettere di più su quanto affermavano. Quest'uomo che è stato chiamato il “padre della filosofia morale”, viene considerato oggi da molti il primo martire della libertà di pensiero.  Socrate amava discutere nella piazza del mercato. Era apprezzato dai giovani che ascoltavano le sue lezioni di filosofia. Per Socrate, la filosofia non era un lavoro ma un modo di vivere. Lui praticava l’arte della maieutica, cioè aiutava a far nascere nuove idee attraverso il dialogo. Socrate non ha lasciato niente di scritto, ma sappiamo cosa diceva grazie a un altro filosofo che lo seguiva: Platone.

e Rispondi alle domande.

࡟ Chi era Socrate?

࡟ Dove nacque? Quando?

࡟ Qual è la frase celebre di Socrate?

࡟ Credi che sia importante? Perché?

࡟ Che cosa amava fare?

࡟ Socrate praticava “l’arte della maieutica”, che significa?

࡟ Che cos’è la filosofia per Socrate?

Facciamo come i filosofi

e Provate a rispondere alle domande. Ricordate che non ci sono risposte giuste e risposte sbagliate, ma risposte diverse che possono andar bene per ciascuno di voi. Poi confrontatele e scegliete quelle in cui sono presenti le stesse riflessioni.

࡟ Se l’aria e l’acqua sono elementi fondamentali per la vita dell’uomo, degli animali e delle piante, perché l’uomo non se ne prende abbastanza cura?

࡟ Pensi che la natura possa stupirti?

࡟ Cosa potrebbe pensare un fiore?

࡟ Restare in silenzio è un’attività importante?

࡟ Annoiarsi ha i suoi vantaggi?

Filosofiamo con Platone

Platone fu allievo di Socrate. Nacque ad Atene attorno al 428 a.C., pare che discendesse dal primo re di Atene. Il suo vero nome era Aristocle ma venne chiamato Platone forse a causa della sua costituzione robusta. Nel 387 a.C. fondò ad Atene l’Accademia, una scuola nella quale si formarono molti filosofi.

Platone era uno studioso instancabile e scrisse ben 36 opere letterarie di grande importanza, quasi tutte nella forma del dialogo filosofico. Morì ad Atene nel 348-347 a.C.

Il Mito della Caverna Come conosciamo la verità?

Alcuni uomini, sin da bambini, sono incatenati in una caverna sotterranea, costretti a guardare la parete in fondo. Alle loro spalle arde un fuoco. Tutti gli oggetti illuminati dalla fiamma proiettano le loro ombre sul fondo della caverna. I prigionieri pensano che quelle ombre siano oggetti reali.

Un giorno un prigioniero si libera ed esce dalla caverna per vedere, o meglio per scoprire, il mondo che c'è fuori, ma viene accecato dalla luce del sole e all’inizio non vede nulla. Poi pian piano gli occhi si abituano alla luce, così riesce a vedere per la prima volta le cose reali: animali, fiori, uccelli, le stelle e poi scopre anche il sole.

Dopo questa felice scoperta, torna dai suoi amici per far sapere loro come stanno veramente le cose e spiega che il mondo reale è quello che esiste fuori dalla grotta ma viene deriso.

Questo mito ci fa capire la differenza tra chi si ferma all'apparenza delle cose (alle ombre degli oggetti proiettati sul fondo della caverna) e chi invece, andando oltre l’apparenza, vuole vedere come sono in realtà gli oggetti (quelli illuminati dal sole).

Per Platone il compito del filosofo è quello di dare a tutti la possibilità di conoscere la verità.

e Rispondi alle domande.

࡟ In quale luogo si svolge la storia? ........................................................................................................................

࡟ Chi c’è nella caverna? ........................................................................................................................

࡟ Da quanto tempo questi uomini sono nella caverna?

࡟ Questi uomini cosa possono guardare? Perché?

........................................................................................................................

࡟ Cosa vedono davanti a loro? ........................................................................................................................

࡟ Cosa pensano di vedere?

........................................................................................................................

࡟ Un giorno un prigioniero si libera ed esce fuori dalla caverna. Cosa scopre?

........................................................................................................................

࡟ Quando l’uomo torna nella caverna e racconta tutto ai suoi amici prigionieri, perché loro non gli credono e lo prendono in giro?

........................................................................................................................

e Il compito del filosofo è:

guidare gli altri alla verità sul mondo reale restare nella caverna al buio

Il mito della caverna ci spinge ad abbandonare le opinioni superficiali e a intraprendere il viaggio verso la verità. Platone simboleggia con il sole la fonte della vera conoscenza.

Il mito a colori

e Illustra il testo in quattro sequenze, poi racconta.

࡟ Che cosa ci insegna questo mito?

࡟ Secondo te le cose sono sempre così come ci appaiono a prima vista?

࡟ Pensi che la conoscenza sia facile da raggiungere?

࡟ Ti è mai capitato di cambiare opinione su qualcosa? Spiega.

La verità nascosta

Occorrente

• Cartoncini A4 bianchi o colorati

• Forbici

• Colla blok

• Colori a spirito e a tempera

Procedimento

Per drammatizzare “Il Mito della Caverna” di Platone, ogni alunno prima dovrà realizzare un manufatto, seguendo le seguenti istruzioni:

• Piume, strass, bottoni, paillettes, gomitolo di lana, nastri di vari colori, ecc…

• Bastoncino di legno

• Disegnare sui cartoncini delle sagome a piacere di animali, frutta, visi di persone. Poi ritagliarle accuratamente.

• Infine decorare le sagome con il materiale a disposizione per evidenziare alcuni particolari del manufatto.

• Attraverso i manufatti, i bambini coglieranno sulla parete solo le ombre e non i particolari di ciascuno.

• I bambini poi si disporranno seduti, in riga e rivolti verso la parete, con un fascio di luce alle loro spalle. L’insegnante o un bambino leggerà il “Mito della caverna”.

• Durante la lettura, ogni bambino, in modo consequenziale, alzerà il proprio manufatto davanti al fascio di luce così da farlo proiettare sulla parete. Si vedranno tante ombre in successione.

• Ad un certo punto, un bambino (il prigioniero che si libera) uscirà dalla stanza buia.

• Dopo un po' rientrerà, convincendo i compagni a osservare gli oggetti proiettati sulla parete alla luce del sole in modo da notare tutti i particolari di ciascuno per vedere realmente ogni oggetto.

Filosofiamo con Aristotele

Aristotele nacque a Stagira, città della Macedonia, nell'anno 384 a.C.

Era un filosofo del passato che ha influito maggiormente sulla nostra storia con la forza del suo pensiero.

Si dedicava a temi su cui pochi avevano riflettuto, come la ricerca del bene e della felicità.

Fondò ad Atene una scuola tutta sua, il Liceo. Qui teneva le lezioni ai suoi allievi camminando all’aperto o sotto il colonnato.

Dopo circa dodici anni di direzione della scuola, fu accusato di irreligiosità e dovette fuggire dal processo e rifugiarsi a Calcide nell'Eubea, dove morì un anno dopo nel nel 322 a.C.

L’amicizia perfetta

Fin dall'antichità, molti filosofi si sono occupati dell'amicizia: l'hanno analizzata, studiata, classificata.

Il filosofo che si è occupato in modo approfondito dell'amicizia è Aristotele.

Scrisse e meditò tutta la vita, e le sue opere hanno influenzato l'intera storia del pensiero umano.

All'amicizia riservò ben due capitoli di un libro dedicato a suo figlio Nicomaco. Aristotele inizia dicendo che l'amicizia è necessaria per la vita dell'uomo, perché nessuno sceglierebbe di vivere senza amici, anche se possedesse tutti gli altri beni. E dice anche che l'amicizia è importante in ogni momento della propria vita, ma è soprattutto quando si è giovani che si ha bisogno di amici, per non commettere errori e per diventare persone migliori.

Studiando gli uomini e soprattutto se stesso, Aristotele osservò che esistono tre tipi di amicizia.

La prima è quella che si fonda sull'utilità. Due persone diventano amiche perché ne hanno un vantaggio reciproco. Ma questa è un'amicizia che non è basata su un vero sentimento. Non si vuole bene a una persona ma solo al vantaggio che ne deriva: ci si frequenta fino a che uno dei due non avrà raggiunto il proprio scopo, e poi ognuno se ne andrà per la propria strada. Ci sono mille esempi di questa finta amicizia: a volte frequentiamo qualcuno perché è popolare nella classe e ci illudiamo di brillare di luce riflessa o perché è bravo in certe materie e speriamo che ci aiuti nelle verifiche.

Di solito non succede né una cosa né l'altra. Il secondo tipo di amicizia è sicuramente migliore: è quella basata sul piacere di stare insieme. Diventiamo amici di qualcuno perché ci piacciono gli stessi giochi, perché lo troviamo simpatico, perché quando stiamo insieme ridiamo e non ci annoiamo mai. È l'amicizia dei ragazzi e dei giovani, e la conosciamo benissimo! Ma l'amicizia che si fonda soltanto sul piacere di stare insieme è destinata a non durare. Gli interessi mutano, si cresce, si cambia, ed ecco che ciò che avevamo in comune sembra svanito.

E infine, il terzo tipo di amicizia: è l'amicizia perfetta, quella che si può coltivare solo con pochissime persone. Aristotele dice che si basa sulla virtù, ma cosa significa veramente? Significa volere bene a qualcuno per ciò che è, difetti compresi. È un'amicizia che non conosce gelosie, non conosce invidia. Ci permette di gioire per il successo di un altro, ci porta a soffrire per il dolore di un altro. È qualcosa che è destinata a durare nel tempo. È un sentimento rarissimo, questo, Aristotele lo sapeva bene.

A. Vivarelli, Pensa che ti ripensa, Piemme

e II testo invita a riflettere sulla profondità delle amicizie, per distinguere quelle vere da quelle superficiali. Dopo aver letto il testo, rispondi alle domande.

࡟ Perché l'amicizia è necessaria per Aristotele?

࡟ Aristotele delinea tre tipi di amicizia. Quali?

DICO LA MIA e confrontiamoci

࡟ L’amicizia può essere suddivisa in queste tre categorie?

࡟ Un’amicizia intesa come vantaggio reciproco può diventare una vera amicizia?

࡟ L’amicizia è necessaria per la vita dell’uomo?

࡟ Che significa essere amico di qualcuno?

࡟ Cosa rende speciale un’amicizia?

࡟ Su cosa si basa un’amicizia duratura?

Il valore delle parole

Amicizia: reciproco affetto, costante ed operoso, tra persona e persona.

Sinonimo di amicizia: affetto, benevolenza, simpatia, cordialità, solidarietà fraterna. Contrario di amicizia: inimicizia, odio, ostilità, avversione, antipatia, repulsione.

e Pensi che l’amicizia tra pari debba anche basarsi sulla sincerità, sulla fiducia e sul rispetto? Cerca sul vocabolario il significato di ciascuna di queste parole e con i compagni e le compagne riflettete sul loro valore.

Contrario

Sinonimo

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