30 LAVOCE
ROMAGNA ARTE E STORIA
Lunedì 7 Marzo 2011
La colonia Le Navi è l’unico caso di architettura futurista in Romagna Romagna Liberty Pier Matteo Perazzini Valeria Mariani
Ore 6:30, la sveglia e poi tutti di corsa a prepararsi ben lavati e pettinati, per la ginnastica respiratoria: ispirare con il naso ed espirare con la bocca… (il fascismo anche a questo educava i giovani italiani!); poi la ginnastica mattutina, mezzo per formare l’equilibro e la forza fisica, ma anche per insegnare l’ordine e la disciplina; infine il solenne saluto alla bandiera, accompagnato da canti che esaltavano la gloria della madre patria. Tutto questo veniva percepito dai bambini come un gioco nella colonia marina “Le Navi”, dove ogni momento della giornata era vissuto esattamente come in marina: le abitudini, lo sparo del cannone, i vestiti dei ragazzi e dei loro educatori… ogni attività ricordava la vita in una flotta navale; ma quello che rendeva tutto ciò possibile era l’architettura stessa della colonia, che nel suo complesso rappresentava proprio una flotta navale. La colonia è una delle tante sorte lungo la costa italiana in quegli anni, la sua costruzione, però, si differenzia da tutte per le sue caratteristiche compositive, tanto che fu inaugurata dal Duce stesso il 28 giugno del 1934. Il ricercato complesso fu pensato e progettato dall’Architetto Clemente Busiri Vici, il quale volle creare qualcosa di originale e fantastico che coinvolgesse dal punto di vista emotivo i “marinaretti”. La progettazione delle colonie era, in quel periodo, oggetto di sperimentazione del linguaggio architettonico, grazie soprattutto alla insolita libertà concessa dalla mancanza di riferimenti tradizionali e contestuali; l’architettura della colonia denominata “Le Navi” è il frutto di un’originale sperimentazione architettonica, e rappresenta l’unico caso di architettura futurista in Romagna. In essa sono evidenti un’intensa carica simbolica legata al mito modernista della “macchina”: se si giunge dal mare si ha l’impressione di essere attaccati da una corazzata di linea; se si giunge da terra si ha l’impressione di trovarsi di fronte ad un grosso velivolo, che alcuni assimilano ad un idrovolante. Il complesso della colonia è costituito da quattro padiglioni divergenti verso il mare e da un padiglione principale posizionato nel punto di divergenza dei padiglioni minori. Il padiglione centrale, denominato “Nave Ammiraglia”, era composto
I piccoli Marinaretti di Cattolica Con Busiri Vici secondo le regole della marina da un insieme di torrette e ponti rastremati in elevazione fino ad accogliere nel ponte più alto il cannone. Al piano terra vi era il refettorio, spazio che permetteva l’adunata di tutti i “marinaretti” al cospetto della statua del Duce. I quattro padiglioni erano esclusivamente adibiti a dormitori per un numero complessivo di 900 ragazzi, disposti in cuccettelettini su due piani che avevano l’apparenza di veri ponti di navi. A poppa di ognuno di questi erano disposti i servizi relativi; i ponti erano decorati con soggetti marinareschi, le lampade erano le stesse in uso sulle navi ed i pavimenti erano a liste di legno, simili anch’essi a quelli utilizzati in marina. In ogni padiglione c’erano telefono e altoparlante, così che gli ordini del comandante potessero arrivare dalla sua cabina, collocata al piano superiore della nave ammiraglia, a tutta la colonia. All’esterno, al centro del piazzale verso il mare, c’era il pennone dell’alzabandiera. Le Navi erano all’avanguardia dal punto di vista anche della tecnologia: costruite tutte in cemento armato con le strutture ed i corpi degli edifici a sbalzo, si distinguevano anche per la modernità degli impianti. L’ ampliamento delle navi fu intrapreso già dall’anno successivo fino al completamento dell’impianto avvenuto nel 1943, quando il numero dei blocchi totali fu portato a 15 e la colonia divenne un centro autosufficiente in grado di ospitare circa 2000 marinaretti. L’istituto della colonia marina non fu un’invenzione fascista; infatti, già dalla seconda metà dell’Ottocento iniziarono a sorgere numerosi edifici lungo la costa dedicati alle cure delle malattie infantili. Quello che cambiò con il fascismo fu il loro utilizzo come modello formativo di massa: durante il fascismo, infatti, le colonie vennero utilizzate come strumento di propaganda per giungere non solo alle famiglie, ma plasmare le stesse coscienze di bambini, con l’obiettivo di “formare” il perfetto fascista. Anche se dai bambini “Le Navi” erano vissute come un gioco, lo scopo del regime era quello di creare una forte coscienza militare; erano infatti numerosi i riferimenti militari nell’architettura della colonia: i nomi - incisi caratteri cubitali – dei quattro padiglioni adibiti a dormitorio, Costanzo Ciano, Gabriele D’Annunzio, Nazario Sauro, Luigi Rizzo, eroi della Prima Guerra Mondiale, e quello della nave ammiraglia, “XXVIII Ottobre”, data della
L’ architetto volle creare qualcosa di originale e fantastico che coinvolgesse dal punto di vista emotivo
Alcune immagini storiche della colonia Le Navi
Ogni attività ricordava la vita in una flotta navale; a renderlo possibile era l’architettura stessa della colonia
Giovani artisti
Opere in viaggio per l’Italia marcia su Roma. La colonia “Le Navi”, proprio perché destinata ai figli degli italiani all’estero, doveva svolgere questo ruolo in modo ancora più intenso: doveva rimanere per sempre impressa nella memoria dei ragazzi come un’ indimenticabile esperienza trascorsa nella madre patria, della quale avevano sempre sentito parlare, ma che probabilmente avrebbero potuto vedere solamente una volta nella propria vita. La struttura della colonia rimase pressoché la stessa fino ai primi degli anni ’60, quando vennero abbattute tre Navi, al fine di incrementare l’attività turistica sul litorale. Quando nel 1969 fu minacciata la totale de-
molizione del complesso, diversi furono gli esponenti dell’architettura che manifestarono il loro dissenso, tra questi spicca il nome di Bruno Zevi. Oggi le “Navi” sono sede di un parco tematico acquatico, a seguito di un progetto di riqualificazione della zona, grazie al quale si è recuperato l’insieme degli edifici che si trovavano ormai in un totale stato di abbandono, ma che ha portato ad un totale stravolgimento delle strutture interne e alla perdita dello spirito di vita marinaresca che le aveva caratterizzate. piermatteo.perazzini@gmail.co m mariani.valeria@gmail.com
Per i prossimi mesi sarà possibile vedere alcune opere di Andrea Speziali presso la Galleria Wikiarte a Bologna, in via San Felice 18, inaugurata il 5 febbraio 2011 e presso la vetrina Vinai ad Asti. Dal 10 al 17 aprile Andrea Speziali sarà inoltre a Legnano, dove parteciperà ad un concorso Nazionale di pittura organizzato dall’Associazione ‘’Antonello da Messina’’. Al momento Speziali è a Milano presso la galleria ‘’l’Acanto’’ di Marilena Torre, dove partecipa alla collettiva con una grafica realizzata nel 2010.