ROMAGNA del Lunedì
A cura di Isabella Leardini
Email: romagnalune@lavocediromagna.com
Andrea Speziali alla scoperta della stagione liberty
Passeggiando nel passato guidati da un ventenne Isabella Leardini
Quando l’entusiasmo della giovinezza incontra la conoscenza e la passione, non può che nascere qualcosa di speciale. Venerdì sera c’erano moltissime persone nel piazzale antistante al Palazzo del Turismo di Riccione, per assistere alla presentazione del libro di Andrea Speziali, “Una Stagione del Liberty a Riccione” (Maggioli Editore) e per visitare la mostra di fotografie e cartoline d’epoca allestita per l’occasione. Ha solo ventun’anni questo giovane riccionese, come in una caccia al tesoro ha seguito la sua curiosità in un viaggio nel tempo e nella bellezza. A guardare le immagini che ha raccolto fin da quando era appena adolescente, quasi si stenta a riconoscere Riccione, eppure tutti questi gioielli li abbiamo sempre sotto gli occhi, splendono ancora discreti tra le mille luci al neon, e piano piano l’indifferenza rischia di portarceli via. C’erano più di 200 ville da sogno a Riccione nei primi del ’900 e Andrea ha raccolto più di 60 cartoline originali dell’epoca. Il suo legame con Villa Antolini sembra una fiaba, forse un segno, che lo ha messo sulle tracce del poliedrico artista ed architetto che l’ha realizzata, e portato a fare il primo passo, su una strada che certo lo porterà lontano. Un ragazzo giovanissimo è capace di accompagnarci con la macchina del tempo della sua attenzione, di farci scoprire che abbiamo un tesoro di cui prenderci cura. Ascoltate le sue parole e pensate a quanto sia bello poter imparare dai giovani ad amare le cose del passato guardando al futuro. Una storia che parte da lontano, fin dall’infanzia di un bambino che una notte ha fatto uno strano sogno. Raccontaci un po’ il tuo misterioso legame con Villa Antolini. Un bambino di seconda elementare fa tanti sogni e la sua possibilità di sognare è direttamente proporzionale a quella di dimenticare le sue avventure oniriche. Alcuni particolari
di una casa apparsa in uno di quei tanti sogni rimasero però scolpiti indelebilmente nella mia mente: i bracci di un grande lampadario di vetro che mandava bagliori multicolori, una scala sinuosa con una balaustra in legno i cui decori mi suggerivano la lettera esse del mio cognome, delle insolite finestrelle del piano superiore della casa che sembravano farmi l’occhiolino furono da allora in poi gli elementi essenziali della casa che divenne il set privilegiato di molte mie fantastiche avventure. Quando alcuni anni dopo, essendomi trasferito dalla zona Fontanelle di Riccione all’Abissinia, cominciai ad esplorare il territorio vicino alla mia nuova abitazione, si verificò l’incontro che ha cambiato la mia vita, cioè scoprii villa Antolini, l’esatto corrispondente della casa di quel sogno di bambino. Sorprende e fa sorridere anche me il fatto che parli di questo evento come dell’incontro con una bella donna: fascino, classe del soggetto in questione e alcune emozioni che mi ha fatto vivere, devo ammetterlo, sono degne del paragone, ma per il resto quella passione “che come vedi ancor non mi abbandona “ non ne esclude altre, che condivido con i miei coetanei. Hai seguito la strada della curiosità e dello studio mettendoti sulle tracce dell’architetto Vucetich. Cosa ti appassiona di più della sua vita e della sua figura? Da piccolo mi piaceva giocare con i puzzle. Ecco, potrei dire che vivere quest’avventura è stato come realizzare un puzzle, in cui tassello dopo tassello emergeva a poco a poco una figura sempre più composita dell’uomo e dell’artista Vucetich. Sono rimasto affascinato dalla poliedricità di interessi e dalla versatilità del genio artistico di Vucetich, che ha coniugato amore per l’arte con quello per la vita e si è calato con piena consapevolezza, partecipazione e curiosità, nel suo tempo, attingendo anche dagli eventi storici, dal dibattito culturale spunti per crescere come uomo e arti-
La zona Abissinia e la zona Alba sono ancora piene di piccoli gioielli, Riccione sarebbe stata ancora più bella se tanti edifici fossero stati ristrutturati e non demoliti
sta. Per esempio come giovane futurista da quel movimento ha tratto la sua capacità di guardare avanti, di essere aperto alle innovazioni, ma non ha “ incendiato i musei”, cioè non ha rinnegato la lezione dei grandi del passato, visto che, come ho dimostrato nel libro, persino villa Antolini contiene una citazione del Borromini. Hai creato un sito che si occupa delle ville Riccionesi, ed hai costruito una collezione di cartoline d’epoca. Che cosa di quella stagione artistica e di quel passato della tua città ti attrae nonostante la tua giovanissima età? Tutte le orme del passato mi attraggono. Sono infatti consapevole che si possa crescere “sulle spalle dei giganti” e che l’ansia di modernità di noi giovani non debba indurci a snobbare la lezione del passato. Essendo Riccione un paese con pochi reperti del passato, almeno rispetto ad altri posti dove invece ogni metro quadrato è un museo all’aria aperta, credo che si debba salvare dall’incuria degli uomini e dall’azione distruttrice del tempo quel poco che abbiamo. Mi piacciono certe cartoline d’epoca proprio perché restituiscono l’immagine e talvolta lo spirito di un’epoca non tanto lontana nel tempo, ma molto lontana nelle forme e nello spirito, e mi fanno pensare che Riccione sarebbe stata ancora più bella se tanti edifici fossero stati salvati, ristrutturati ma non demoliti, come per esempio il teatro Dante in pieno centro. Ci sono nelle nostre città molti piccoli gioielli del liberty lasciati al degrado, vuoi segnalarci qualche luogo che meriterebbe di essere salvato e recuperato al più presto? Un esempio significativo della necessità di salvare quel poco di buono che c’è rimasto è la pensione Florence, all’incrocio tra via Battisti e via Trento Trieste; è attualmente in evidente stato di abbandono e le sue sofisticate decorazioni floreali sul cancello e soprattutto sulle pareti andrebbero salvate prima che l’umidità salmastra le corroda. Tutta la zona Abissinia di Riccione, ma anche la zona Alba è piena di piccoli gioielli, molti dei quali sono stati ricordati nel mio libro, per lo più villette abitate solo d’estate, che in alcuni casi rischiano di essere demolite per lasciare posto a dei moderni piccoli condomini, come è spesso successo in passato. L’amministrazione comunale dovrebbe perciò essere molto
Andrea Speziali davanti a Villa Antolini ed alcuni particolari dell’architettura. La pubblicazione ha ottenuto il patrocinio della Regione Emilia Romagna, della Provincia di Rimini, e di numerosi comuni non soltanto romagnoli.
attenta nel concedere i permessi, perché,dal mio punto di vista, si dovrebbe consentire la possibilità di restaurare senza però snaturare la fisionomia esterna di certi edifici che sono la testimonianza di un’epoca e di uno stile abitativo. Per i condomini c’è tanto spazio oltre la nazionale! La parte più turistica di Riccione dovrebbe conservare il più possibile immutata in tutti i suoi edifici la sua tradizionale fisionomia e nel dire questo, se da un lato elogio il Comune per il restauro di villa Franceschi, dall’altro vorrei anche sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di restaurare anche il Grand Hotel; se è troppo costoso farlo rinascere come albergo, ma sarebbe stupendo, il Comune dovrebbe almeno accollarsi le spese per tinteggiarlo e risistemare i vetri rotti, perché altrimenti in pieno centro non offriamo una bella immagine di Riccione ai turisti. La nostra riviera possa avere nel liberty delle prime ville un patrimonio da custodire ed un’attrattiva da valorizzare? Quali sono i tuoi prossimi
progetti? Sicuramente sì. Si potrebbe realizzare un itinerario guidato, tramite segnaletica stradale, attraverso certe vie di Riccione che presentano costruzioni interessanti; ciò costituirebbe una sorta di “passeggiata nel passato”; come esistono le “ vie degli antichi sapori”, si potrebbero creare le vie, se non degli antichi, almeno dei vecchi stili abitativi. Per quanto mi riguarda, in futuro intendo lavorare ancora su Vucetich, scoprire e catalogare altre sue opere per realizzare una completa monografia su di lui. Cosa vorresti fare da grande, seguirai le orme di Vucetich? Da grande cosa farò? Sto acquisendo alcune competenze nel campo della grafica, dipingo, realizzo sculture, restauro qualche mobile antico e frequento l’Accademia di Belle Arti di Rimini; tutto quello che sa di antico mi attrae, ma, per seguire l’esempio di Vucetich, ho anche lo sguardo molto attento sul presente, in particolare sui fenomeni attuali dell’arte contemporanea.