ISSN 2612-5595
04|2026
Poste Italiane S.p.A. - Sped. in abb. post. D.L. 353/2003 (conv. L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, LO Brescia
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editoriale/1 Dopo il Pnrr: la sfida dei prezzi e la tenuta dei cantieri di Massimo Angelo Deldossi editoriale/2 Una visione che chiede nuovi strumenti di Alessandro Scalvi
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Posa della prima pietra del Tram T2
19 architettura Acquatectura: nuove forme dell’abitare sull’acqua Progettare tra terra e acqua 22 duecentocinque Pnrr e opere pubbliche: cantieri al momento decisivo Due infrastrutture strategiche per la mobilità brescianaa 32 capitale umano Ance Brescia premiata per l’inclusione lavorativa dei rifugiati Dl Lavoro: il modello dell’edilizia dimostra il valore della contrattazione collettiva 34 economia Costruzioni, le opere pubbliche spingono la crescita: Brescia resta ai vertici in Lombardia Iperammortamento 38 associazione Gli ottant’anni dell’Ance: una festa dei diritti che guarda al futuro Antonio Ciucci eletto all’unanimità presidente Ance
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Piano Casa 2026 Rivista bimestrale del Collegio Costruttori Edili di Brescia e provincia anno 8 - numero 4 Editore: C.E.R. srl Unipersonale Via Ugo Foscolo, 6 - Brescia Direttore responsabile Adriano Baffelli
41 futuro edile Bim e intelligenza artificiale ridisegnano il cantiere L’impresa di costruzioni bresciana di fronte alla digitalizzazione 44 fondazione campus Restituita alla città l’Agenda Urbana 2050
10 ritratti di cantiere Il valore della formazione tra esperienza e sicurezza
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racconti d’impresa Tra brutalismo materico e suggestioni nordiche
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ISSN 2612-5595
Poste Italiane S.p.A. - Sped. in abb. post. D.L. 353/2003 (conv. L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, LO Brescia
ELEVATORI
46 conservazione Il raddrizzamento del muro di cinta del Castello di Lonato 48 sostenibilità Sostenibilità ed energia nella filiera delle costruzioni L'intelligenza artificiale ha un costo nascosto 52 storia per il domani Oro bianco in Valcamonica 56 gruppo giovani Due cantieri, un nuovo modo di costruire 58 enti bilaterali Gravi patologie: nuova assistenza per gli iscritti in Cape Fisioterapia: il Fondo Sanedil rimborsa i trattamenti riabilitativi Caldo estremo: la procedura Eseb per la gestione del rischio Ecovillaggio virtuale progettato in Minecraft per una formazione innovativa sulla sostenibilità 63 ance Ance informa 26 incontri
Patrizia Apostoli
Conosciamo la presidente dell'Ordine dei Commercialisti di Brescia
di Adriano Baffelli
Redazione e Direzione ANCE Brescia - Collegio Costruttori Edili di Brescia e provincia Via Ugo Foscolo, 6 - Brescia Comitato di redazione Adriano Baffelli, Fabio Rizzinelli, Alessandro Scalvi, Francesca Scolari Pubblicità: C.E.R. srl Unipersonale Via Ugo Foscolo, 6 - Brescia t. 030 392895 - f. 030 381798 info@cerbrescia.it Numerica - Divisione commerciale di Editoriale Bresciana SpA Via Solferino, 22 - Brescia t. 030 37401 - clienti@numerica.com @collegiocostruttori.ancebrescia @ancebrescia Ance Brescia @ancebrescia @ance.brescia Registrazione del Tribunale di Brescia: 5 settembre 1951, n. 54 Prezzo copia singola: euro 1,60 Prezzo abbonamento: euro 5,00
La collaborazione alla Rivista è aperta a tutti. Gli articoli devono essere trasmessi alla Redazione e la loro pubblicazione è subordinata al giudizio insindacabile del Comitato di Redazione. L’accettazione di uno scritto non implica da parte del Comitato di Redazione e di ANCE BresciaCollegio Costruttori Edili, di cui la Rivista è l’organo, riconoscimento od approvazione delle teorie o delle opinioni dell’autore. Gli articoli non pubblicati non vengono restituiti. La riproduzione, anche parziale, di articoli o disegni è subordinata alla citazione della fonte.
Progetto grafico e impaginazione
Stampa: LITOS srl, Gianico (Bs)
Massimo Angelo Deldossi Presidente Ance Brescia
Dopo il Pnrr: la sfida dei prezzi e la tenuta dei cantieri Il settore delle costruzioni si trova in una fase particolarmente complessa, in cui alla progressiva riduzione della spinta del Pnrr si somma una nuova e significativa tensione sui costi dei materiali. Un quadro che, soprattutto a livello territoriale, sta generando forte preoccupazione tra le realtà del comparto e rischia di incidere sulla continuità operativa dei cantieri. Nel bresciano le segnalazioni delle imprese confermano un contesto in rapido deterioramento sul fronte dei prezzi. Le dinamiche internazionali e le tensioni geopolitiche stanno infatti producendo effetti immediati lungo tutta la filiera delle costruzioni, con rincari che interessano in particolare i materiali legati alla componente energetica e petrolchimica, oltre ai costi di trasporto e ad alcune materie prime strategiche per le lavorazioni edili. A pesare è anche l’effetto combinato dell’aumento dei costi industriali e della difficoltà di trasferire tali incrementi all’interno dei contratti in essere, soprattutto negli appalti pubblici. Le imprese si trovano così esposte a uno squilibrio crescente tra prezzi di aggiudicazione e costi effettivi di esecuzione, con un impatto diretto sulla sostenibilità economica delle commesse. In questo scenario, viene ritenuto non più rinviabile un intervento mirato e strutturale. Le misure generali sul contenimento dei costi energetici non risultano sufficienti a rispondere alle specificità del settore delle costruzioni, dove una parte rilevante delle criticità riguarda materiali e lavorazioni non direttamente collegati al regime delle accise. Da qui la richiesta della nostra Associazione di strumenti dedicati, capaci di stabilizzare il quadro dei prezzi e ridurre l’impatto delle oscillazioni legate ai mercati internazionali, restituendo maggiore certezza alle imprese nella fase di offerta e di esecuzione delle opere. Il tema si intreccia con quello della continuità degli investimenti pubblici. La fine della fase straordinaria legata al Pnrr rende ancora più urgente una programmazione di medio periodo che eviti vuoti di domanda e garantisca stabilità alla filiera. Senza un adeguato raccordo tra investimenti e sostenibilità economica dei cantieri, il rischio è quello di un rallentamento diffuso proprio dopo una fase di forte espansione. La combinazione tra fine della fase straordinaria del Pnrr e instabilità dei prezzi evidenzia dunque la necessità di una politica degli investimenti più stabile, capace di garantire continuità nel tempo e non soltanto picchi di spesa legati a programmi straordinari. In assenza di una visione di medio periodo, il settore rischia di oscillare tra fasi di forte espansione e fasi di rallentamento, con conseguenze negative sulla programmazione industriale delle imprese. In territorio bresciano, dove il comparto edilizio rappresenta una componente rilevante del sistema produttivo, queste dinamiche assumono un peso ancora più significativo. La capacità delle imprese di portare avanti le opere in corso e di partecipare alle nuove commesse dipenderà sempre più dall’esistenza di meccanismi efficaci di riequilibrio dei costi e da un quadro di investimenti pubblici stabile e prevedibile. In assenza di interventi tempestivi, il settore rischia di trovarsi schiacciato tra la fine della spinta straordinaria del Pnrr e una nuova fase di instabilità dei prezzi, con conseguenze dirette sulla tenuta economica dei cantieri e sulla competitività dell’intera filiera delle costruzioni. Una condizione che, secondo l’Associazione, impone un cambio di passo nelle politiche pubbliche, non più rinviabile, orientato a garantire continuità agli investimenti, maggiore stabilità nella programmazione delle opere e strumenti efficaci di tutela rispetto alle oscillazioni dei costi.
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Alessandro Scalvi Direttore Ance Brescia
Una visione che chiede nuovi strumenti Esiste un documento che guarda lontano e delinea per la nostra città un futuro da protagonista in Europa: l’Agenda Urbana Brescia 2050. Leggendolo, sorge un interrogativo. Ci siamo accorti di ciò che abbiamo tra le mani? Questo volume non è una semplice collezione di desideri, ma una sintesi strategica che scardina i canoni della pianificazione tradizionale e propone un nuovo modo di interpretare la trasformazione della città. Non un piano calato dall’alto, bensì il risultato di un percorso di ascolto e confronto con associazioni di categoria, terzo settore, mondo finanziario, istituzioni, università e cittadinanza, con particolare attenzione al contributo delle generazioni più giovani. In questo processo, il ruolo di Fondazione Campus Edilizia Brescia è stato fondamentale, avendo gestito un percorso di co-progettazione tra le realtà economiche, produttive e sociali della comunità, mappando aspetti demografici, scenari economici e tematiche dell’abitare. I dati emersi sono stati organizzati e articolati su quattro finalità: insieme, sostenibilità, lavoro e cultura, a cui si aggiunge la governance dei processi. Il risultato è una visione in cui la "cura" diventa l’architrave della trasformazione urbana, superando letture settoriali per abbracciare una prospettiva olistica. L’Agenda si presenta come un testo di ampio respiro e traccia con chiarezza la strategia che la città adotterà nei prossimi anni, evidenziando esigenze, obiettivi e metodo. Il quadro delle regole e i dettagli operativi arriveranno successivamente. La lettura apre una riflessione sul modo in cui immaginiamo il governo del territorio. Siamo sicuri che gli strumenti con cui pianifichiamo le trasformazioni siano capaci di accogliere la prospettiva dell’Agenda, mutuandone metodo e flessibilità? La rigenerazione urbana, uno dei punti forti dell’Agenda, è per sua natura un processo non standardizzabile. Ogni area dismessa ha un Dna unico che richiede adattamento e velocità di risposta, qualità difficilmente conciliabili con i metodi rigidi e prescrittivi di stesura dei Pgt, che disciplinano interventi con puntualità e anni di anticipo. Un’impostazione comprensibile che nasce per garantire certezza e trasparenza, ma rischia di irrigidire i processi. Le dinamiche economiche, sociali e ambientali evolvono rapidamente, rendendo inefficaci importanti strumenti già al momento della loro approvazione. Questa capacità di adattamento incide anche sulla competitività dei territori: un investitore ha bisogno di tempi compatibili con il mercato e di un quadro di riferimento chiaro. Se il percorso per realizzare un intervento diventa lungo o incerto, l’interesse si sposta verso contesti più attrattivi. Procedure complesse, competenze frammentate e passaggi autorizzativi fanno sì che tra l’idea e la realizzazione trascorrano anni. Dobbiamo chiederci: siamo pronti ad accogliere questo nuovo – per Brescia - metodo, rivedendo gli strumenti a cui siamo abituati? Un piano che pretende di disciplinare ogni intervento, imponendo un iter autorizzatorio per ogni divergenza offre una garanzia soltanto apparente: rischia di fissare regole superate dai fatti e governare una città che nel frattempo è cambiata. Il rigore non si misura dal numero delle prescrizioni, ma dalla capacità di orientare le trasformazioni verso l’interesse collettivo. Un controllo efficace richiede obiettivi pubblici definiti, criteri trasparenti e strumenti capaci di verificarne i risultati. L’Agenda ha compiuto il primo passo, indicando le finalità. Occorrono ora strumenti capaci di tradurle in regole efficaci e di misurarne gli esiti. Strumenti più flessibili non significano meno controllo, ma un controllo più solido e meglio collocato, capace di indicare una direzione, tutelare gli interessi pubblici e accompagnare l’evoluzione della città in tempi appropriati. Governare la trasformazione non significa rinunciare al rigore, ma restituirgli la sua funzione.
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racconti d’impresa
Tra brutalismo materico e suggestioni nordiche Le geometrie contemporanee del progetto ZA House, a firma di Domenighini Costruzioni
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el cuore della Val Camonica, in posizione privilegiata con affaccio diretto sul Castello di Breno, prende forma ZA House: un intervento firmato dall’impresa di Malegno, Domenighini Costruzioni Srl, che interpreta in chiave contemporanea la trasformazione di una tradizionale abitazione degli anni Settanta in una villa unifamiliare dal carattere architettonico forte, coerente e profondamente identitario. L’operazione non si limita a una riqualificazione edilizia, ma si configura come una vera e propria rigenerazione compositiva, in cui volume, materia e paesaggio vengono ridisegnati in un unico linguaggio unitario. “Abbiamo voluto superare il concetto di semplice ristrutturazione – racconta il titolare, Maurizio Domenighini – per dare vita a un organismo architettonico completamente nuovo, capace di dialogare con il contesto ma con un carattere deciso e riconoscibile. L’obiettivo era trasformare un edificio esistente in qualcosa di totalmente contemporaneo, senza cancellarne del tutto la memoria ma reinterpretandola in chiave attuale. Abbiamo dunque provveduto alla demolizione e ricostruzione dell’edificio per riqualificarlo attraverso un linguaggio architettonico che unisce volumi puri e razionali ad elementi ispirati all’architettura nordica e brutalista”.
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Il progetto si struttura attraverso un chiaro sistema di volumi contrapposti e complementari, che definiscono la grammatica dell’intero intervento. Da un lato un corpo puro, razionale e minimalista, caratterizzato da linee nette e copertura piana; dall’altro un volume ispirato all’architettura nordica, riconoscibile per la grande falda inclinata e per l’ampia vetrata a tutta altezza che diventa elemento dominante del prospetto principale. Questa dualità non è solo formale, ma costruisce un equilibrio dinamico tra pesantezza e leggerezza, tra chiusura e apertura, tra introspezione e relazione con il paesaggio. L’intervento gioca costantemente sull’equilibrio tra materia, luce e proporzione, costruendo un’immagine architettonica fortemente riconoscibile ma mai ridondante. I livelli superiori, bianchi e monolitici, sembrano sospesi su un basamento scuro rivestito in doghe verticali effetto legno, elemento che svolge una duplice funzione: da un lato radica visivamente l’edificio al terreno, dall’altro ne alleggerisce la percezione complessiva, riducendo l’impatto volumetrico. “Il lavoro sui materiali è stato uno degli aspetti centrali del progetto – prosegue Domenighini –: volevamo un’architettura essenziale ma al tempo stesso ricca di materia, in cui ogni superficie avesse un ruolo preciso nella definizione dello spazio. Il contrasto tra intonaco, metallo e legno è stato studiato per creare un equilibrio controllato ma espressivo”. All’esterno, la piscina si inserisce come naturale prosecuzione del progetto architettonico. Più che un elemento accessorio, è concepita come uno specchio d’acqua essenziale, quasi un piccolo lago alpino contemporaneo, in grado di riflettere la villa, il cielo e il contesto montano circostante. Il disegno mini-
La grande vetrata orientata verso il Castello di Breno diventa il fulcro dell'intervento: non una semplice apertura, ma un dispositivo architettonico che trasforma il paesaggio alpino in parte integrante dell'esperienza quotidiana dell'abitare
Il linguaggio materico si costruisce infatti attraverso un raffinato gioco di contrasti: il candore minerale dell’intonaco dialoga con il nero profondo delle strutture metalliche e con il calore naturale del rivestimento ligneo. Ne deriva una composizione contemporanea, elegante e al tempo stesso fortemente materica, capace di esprimere solidità e leggerezza in maniera simultanea. Un ulteriore elemento qualificante è rappresentato dall’integrazione del verde, che non assume un ruolo decorativo ma diventa parte integrante del progetto architettonico. Fioriere integrate, pergolati e volumi vegetali accompagnano la composizione costruita, creando un sistema continuo tra interno ed esterno e attenuando il rigore geometrico dell’insieme. Elemento simbolico e identitario dell’intervento è la grande vetrata orientata a sud, concepita come dispositivo di connessione tra spazio domestico e paesaggio alpino. Da qui si apre una vista privilegiata sul Castello di Breno, mentre la leggera rotazione del fronte principale genera un loggiato trapezoidale che costruisce un vero e proprio cono prospettico verso il panorama, trasformando la vista in esperienza spaziale quotidiana.
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racconti d’impresa
male del solarium, le superfici minerali e la vegetazione controllata contribuiscono a costruire un’atmosfera sospesa, quasi contemplativa, in cui architettura e paesaggio si fondono.
lo è interamente dedicato alla zona living, pensata come ambiente continuo e panoramico in cui cucina, pranzo e soggiorno si fondono in un’unica grande apertura verso il paesaggio.
Gli interni rappresentano la dimensione più intensa e materica del progetto, dove il linguaggio del brutalismo viene reinterpretato in chiave contemporanea e raffinata. Cemento faccia a vista, ferro brunito e texture minerali definiscono ambienti dal carattere deciso, in cui la forza della materia non diventa mai aggressività, ma misura compositiva.
ZA House si configura così come un progetto esemplare di riqualificazione contemporanea, capace di sintetizzare minimalismo nordico, brutalismo materico e sensibilità progettuale italiana. Un intervento che non ricerca l’effetto scenografico fine a sé stesso, ma un equilibrio misurato tra architettura, materia e paesaggio, in cui ogni scelta compositiva contribuisce a costruire un’esperienza abitativa coerente e immersiva.
“Abbiamo cercato un equilibrio tra forza e raffinatezza – sottolinea il titolare – lavorando su superfici autentiche, lasciando che fossero i materiali stessi a definire la qualità dello spazio. L’obiettivo era ottenere ambienti essenziali ma emozionali, capaci di comunicare autenticità e durata nel tempo”. Cuore narrativo della villa è la scala scultorea, elemento architettonico che attraversa verticalmente l’edificio e ne definisce la percezione spaziale. Alternando parti in ferro sospeso a volumi pieni in calcestruzzo, la scala diventa metafora del paesaggio montano circostante: la solidità della roccia e la leggerezza tecnica delle ferrate alpine convivono in un unico gesto progettuale. Non più semplice collegamento funzionale, ma dispositivo esperienziale che accompagna la transizione tra i livelli domestici. La distribuzione interna è impostata secondo una logica chiara e funzionale. La residenza principale si sviluppa su due livelli. Il primo piano accoglie la zona notte, concepita come spazio più intimo e raccolto, mentre l’ultimo livel-
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fotonotizia
Posa della prima pietra del Tram T2 SI È SVOLTA LA CERIMONIA DI POSA DELLA PRIMA PIETRA DEL TRAM T2, LA NUOVA LINEA CHE COLLEGHERÀ LA PENDOLINA, A NORD-OVEST DELLA CITTÀ, CON LA FIERA DI BRESCIA, A SUD-OVEST. UN EVENTO CHE SEGNA L’AVVIO CONCRETO DI UNO DEI PROGETTI DI MOBILITÀ URBANA PIÙ ATTESI, DESTINATO A RIDISEGNARE IL TRASPORTO PUBBLICO CITTADINO E A RAFFORZARE IL COLLEGAMENTO TRA CENTRO E PERIFERIE. LA LINEA, LUNGA 11,3 KM A DOPPIO BINARIO, ATTRAVERSERÀ ALCUNI DEI QUARTIERI PIÙ POPOLOSI DI BRESCIA, GARANTENDO ANCHE L’INTERSCAMBIO CON LA STAZIONE FS E MIGLIORANDO L’ACCESSIBILITÀ COMPLESSIVA DELLA RETE URBANA.
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FOTOLIVE
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ritratti di cantiere
Il valore della formazione tra esperienza e sicurezza Intervista a Livio Pasini, capocantiere con oltre 45 anni di lavoro nel settore edile
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el settore delle costruzioni, l’esperienza sul campo rappresenta un patrimonio prezioso, ma per diventare un professionista completo servono anche basi solide, metodo e una formazione capace di accompagnare ogni fase della carriera. La storia di Livio Pasini, capocantiere per l’azienda Pavoni Spa, che ha iniziato il proprio percorso lavorativo nel gennaio del 1977, racconta proprio questo legame tra apprendimento, pratica quotidiana e crescita professionale. In oltre quarant’anni di attività ha visto cambiare profondamente il mondo dell’edilizia: sono cambiate le tecniche costruttive, le attrezzature, le modalità organizzative dei cantieri e soprattutto l’attenzione verso la sicurezza. Un elemento, quest’ultimo, che nel tempo è diventato sempre più centrale e che richiede una preparazione continua. Il suo percorso professionale è iniziato anche grazie alla formazione ricevuta frequentando la Scuola edile bresciana, oggi Eseb. Ha frequentato il triennio e successivamente la specializzazione quando la scuola aveva ancora sede a Vobarno: un’esperienza che ha rappresentato un passaggio fondamentale per
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costruire le competenze necessarie ad affrontare il lavoro in cantiere con maggiore consapevolezza. La formazione professionale, infatti, non è stata soltanto un momento di apprendimento tecnico, ma un vero investimento sul futuro. I corsi frequentati negli anni Settanta e Ottanta, in particolare quelli legati alla specializzazione, gli hanno permesso di acquisire conoscenze concrete e immediatamente applicabili, creando quel collegamento essenziale tra ciò che si impara in aula e ciò che poi si affronta ogni giorno sul posto di lavoro. Che ruolo ha avuto la formazione Eseb nel suo percorso professionale? La formazione alla Scuola edile bresciana è stata molto importante. Ho frequentato il triennio e la specializzazione quando la scuola era ancora a Vobarno e quei corsi mi hanno dato una preparazione che poi ho potuto utilizzare direttamente in cantiere. Negli anni Settanta
Quasi cinquant’anni di cantieri dimostrano che competenze, responsabilità ed esperienza crescono insieme
e Ottanta la formazione era molto legata alla pratica: quello che imparavi potevi portarlo subito nel lavoro quotidiano. La scuola ti dava le basi del mestiere, ma anche un modo corretto di affrontarlo. Non bastava saper fare un lavoro: era importante capire come farlo bene, con attenzione e responsabilità. Quello che ho imparato allora mi è rimasto nel tempo e mi ha accompagnato durante tutta la mia carriera. Dopo il percorso formativo iniziale, l’esperienza maturata negli anni mi ha portato ad assumere il ruolo di capocantiere, una posizione che richiede non solo capacità tecniche, ma anche doti organizzative e una grande attenzione alla gestione delle persone. Il capocantiere è infatti una figura di riferimento per tutta la squadra: deve coordinare le lavorazioni, controllare che le attività vengano svolte correttamente e garantire che ogni operatore possa lavorare nelle condizioni migliori possibili. Che cosa significa oggi ricoprire il ruolo di capocantiere? Vuol dire avere una grande responsabilità. Non riguarda solo il lavoro da eseguire, ma soprattutto le persone che lavorano con te. Devi sapere organizzare, controllare e prestare attenzione a tutto quello che succede in cantiere. Con il tempo ho capito che non è il lavoro a fare paura, ma la responsabilità che abbiamo. Ogni scelta può avere conseguenze e per questo bisogna essere sempre concentrati e consapevoli. Proprio su questo aspetto la formazione ha avuto un ruolo determinante. Attraverso i corsi frequentati nel corso degli anni, compresi quelli dedicati alla sicurezza, ha potuto sviluppare un approccio sempre più attento alla prevenzione dei rischi. In che modo la formazione ha cambiato il suo modo di lavorare? Formarsi serve a capire dove bisogna stare più attenti. La sicurezza non è qualcosa che si può improvvisare: bisogna conoscere i rischi e sapere come prevenirli. Anche dopo tanti anni di esperienza, c’è sempre qualcosa da imparare. Ho frequentato anche corsi sulla sicurezza che mi hanno aiutato a migliorare il mio modo di lavorare. La cosa importante è non pensare mai di sapere già tutto: nel nostro settore possono
cambiare le situazioni, le tecnologie e le modalità operative, quindi bisogna continuare ad aggiornarsi. La formazione rappresenta un elemento indispensabile per tutto il comparto edile. Non deve essere vista soltanto come un obbligo, ma come uno strumento concreto per proteggere i lavoratori e migliorare la qualità del lavoro. Quanto ritiene importante continuare a formarsi e aggiornarsi nel settore edile? È vitale. In edilizia non si può mai smettere di imparare. Gli enti dovrebbero continuare a investire nella formazione e soprattutto informare maggiormente il settore sugli infortuni che accadono quotidianamente. Conoscere gli incidenti che succedono nei cantieri aiuta a capire dove sono i pericoli e come evitarli. Sarebbe importante aumentare la formazione anche sugli infortuni più frequenti, anche quando non è prevista come obbligatoria, perché la sicurezza deve essere una cultura condivisa. Oggi, dopo anni di esperienza, affronto tutte le lavorazioni con maggiore autonomia e consapevolezza, mettendo in ogni attività la massima cura possibile. L’esperienza maturata sul campo, unita alla formazione ricevuta, mi permette di gestire il lavoro con sicurezza e responsabilità.
Livio Pasini, capocantiere per l’azienda Pavoni Spa
L’esperienza conta, ma è la formazione a trasformare un operaio in un professionista consapevole
Dopo tanti anni di lavoro, quanto si sente autonomo rispetto all’inizio del suo percorso? Sicuramente molto di più. L’esperienza conta tanto, ma anche la formazione è stata fondamentale. Ti permette di affrontare il lavoro con maggiore sicurezza e di prendere decisioni con più consapevolezza. Dopo una lunga carriera nel settore delle costruzioni, il prossimo traguardo di Livio Pasini è ormai vicino: il pensionamento nei prossimi mesi. Un momento che rappresenta la conclusione di un percorso professionale iniziato quasi mezzo secolo fa, costruito giorno dopo giorno tra cantieri, formazione ed esperienza. Una storia che testimonia come la crescita di un professionista dell’edilizia nasca dall’unione di due elementi fondamentali: il sapere trasmesso dalla formazione e quello maturato sul campo. Un patrimonio di conoscenze che continua a rappresentare un valore per tutto il settore.
luglio/agosto/2026
Piano Casa 2026 Dall’ultima Adt un approfondimento sul programma nazionale straordinario che affronta l'emergenza abitativa
in primo piano
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ecuperare il patrimonio esistente, ampliare l'offerta di alloggi accessibili, favorire partenariati pubblico-privati e rilanciare l'housing sociale. Sono questi i temi che hanno dominato l’approfondimento sulle politiche abitative tenutosi nella sede di Ance Brescia in occasione dell’ultima Assemblea dei delegati territoriali, nel corso della quale il nuovo Piano Casa 2026 è emerso come il principale strumento con cui il Governo intende affrontare una delle emergenze strutturali del Paese: il crescente divario tra domanda e offerta di abitazioni a costi sostenibili.L'approvazione definitiva del Decreto-Legge 7 maggio 2026, n. 66, convertito nella Legge 2 luglio 2026, n. 116, apre infatti una nuova fase per le politiche della casa. Non si tratta di un "Piano Casa" nel senso tradizionale del termine, orientato all'espansione edilizia, bensì di una strategia articolata in tre pilastri fondamentali che punta prevalentemente sulla valorizzazione del patrimonio esistente, sull'edilizia residenziale pubblica (Erp), sull'housing sociale e sulla rigenerazione urbana. L'obiettivo dichiarato è mettere a disposizione circa 100mila alloggi in dieci anni, recuperando immobili oggi inutilizzati e attivando nuovi investimenti pubblici e privati. Per l'attuazione del programma straordinario è prevista una spesa di 970 milioni di euro per il primo pilastro: 116 milioni di euro per l'anno 2026, 216 milioni di euro per l'anno 2027, 228 milioni di euro per l'anno 2028, 180 milioni di euro per l'anno 2029 e 230 milioni di euro per l'anno 2030. Le risorse potranno arrivare a circa dieci miliardi se si considerano anche i fondi nazionali ed europei della politica di coesione destinati al Fondo Housing Coesione, non considerando gli ulteriori investimenti privati in capo al terzo pilastro.
Dall'Ina-Casa al Piano Casa 2026: come sono cambiate le politiche dell'abitare
Quando si parla di Piano Casa, il riferimento storico inevitabilmente è al Piano Ina-Casa, più noto come Piano Fanfani, avviato nel 1949. Nato in un Paese ancora segnato dalle distruzioni della guerra, fu molto più di un grande programma di edilizia residenziale: rappresentò un progetto di ricostruzione economica e sociale che mise al centro il lavoro e il diritto a un'abitazione dignitosa. Il Piano, inizialmente previsto per sette anni e poi prorogato fino al 1963, attivò oltre 20mila cantieri, dando lavoro ogni anno a circa 40mila operai e portando alla realizzazione di circa 355.000 alloggi. Conclusa quell'esperienza, le politiche della casa cambiarono progressivamente impostazione. Con la legge n. 167 del 1962 vennero introdotti i Piani per l'Edilizia economica e popolare (Peep), che offrirono ai Comuni nuovi strumenti per pianificare lo sviluppo urbano, contenere la speculazione fondiaria e destinare aree all'edilizia pubblica e convenzionata. Per molti
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anni il tema dell'abitare rimase sullo sfondo, fino al 2008, quando il Governo rilanciò un nuovo Piano nazionale di edilizia abitativa, con l'obiettivo di incrementare il patrimonio immobiliare destinato alle fasce sociali più deboli, favorendo il recupero degli edifici esistenti e il coinvolgimento di investimenti pubblici e privati. L'anno successivo arrivò il cosiddetto Piano Casa 2, nato dall'intesa tra Governo e Regioni del 31 marzo 2009. In questa fase l'attenzione si spostò soprattutto sul rilancio del comparto edilizio attraverso ampliamenti, demolizioni e ricostruzioni con premi volumetrici, interventi di efficientamento energetico e una diffusa semplificazione delle procedure urbanistiche. Furono poi le singole Regioni a declinare queste misure secondo le proprie esigenze territoriali, spesso estendendole anche alla rigenerazione urbana e al recupero di edifici non più utilizzati. Un ulteriore passaggio si ebbe tra il 2011 e il 2012 con il cosiddetto Piano per la città e, successivamente, con il Piano nazionale per le città. In questa stagione il legislatore iniziò a considerare la riqualificazione delle aree urbane degradate come una politica strategica, introducendo strumenti di coordinamento tra Stato, Regioni, Comuni e investitori privati e promuovendo programmi integrati di rigenerazione urbana. Il Piano Casa 2026 si inserisce in questo percorso, ma introduce un cambio di prospettiva ancora più marcato. Se il Piano Fanfani rispondeva all'urgenza di costruire nuove abitazioni in un Paese che ne era drammaticamente carente, oggi la sfida è diversa: recuperare il patrimonio pubblico inutilizzato e aumentare l'offerta di alloggi accessibili attraverso misure strutturali destinate a diverse categorie sociali, con particolare
L'obiettivo è rendere disponibili circa 100.000 alloggi in dieci anni, recuperando immobili inutilizzati e mobilitando investimenti pubblici e privati
attenzione alla cosiddetta crescente "fascia grigia", (giovani, giovani coppie, studenti, anziani, genitori separati, lavoratori del settore privato e pubblico, includendo anche personale della scuola, personale sanitario, Forze di polizia, Vigili del fuoco e Forze armate).
Rigenerare l’esistente: i tre pilastri del Piano Casa
Uno degli aspetti maggiormente evidenziati durante il confronto in sede Ance Brescia riguarda dunque il cambio di paradigma introdotto dal Piano Casa. La priorità non è favorire nuovo consumo di suolo, ma recuperare ciò che già esiste. Il nuovo impianto di intervento si articola in tre pilastri fondamentali. Il primo riguarda il recupero e la manutenzione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica e sociale, attraverso
2008
1955
Il Piano viene prorogato fino al 1963
1949
Nasce il Piano Ina-Casa (Piano Fanfani): il più grande programma di edilizia residenziale pubblica del dopoguerra
una governance dedicata. Il secondo pilastro è rappresentato dall’istituzione del “Fondo Housing Coesione”, gestito da Invimit, quale strumento finanziario destinato a sostenere interventi di ERP ed ERS. Il terzo pilastro, infine, punta alla realizzazione di programmi infrastrutturali di edilizia integrata, fondati sulla compresenza di edilizia residenziale convenzionata ed edilizia libera, con l’obiettivo di attrarre capitali privati e ampliare l’offerta abitativa accessibile. In particolare, il primo pilastro del programma prevede il coinvolgimento di Invitalia nella gestione degli avvisi pubblici e la possibilità di ricorrere al partenariato pubblico-privato per accelerare gli interventi. È inoltre prevista la ricognizione del patrimonio immobiliare pubblico inutilizzato che potrà essere destinato a nuovi
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2011
Il nuovo Piano nazionale di edilizia abitativa: aumento offerta di alloggi attraverso nuove costruzioni, recupero del patrimonio esistente e coinvolgimento di capitali pubblici e privati
Arrivano i Peep (Piani per l'Edilizia economica e popolare), che consentono ai Comuni di acquisire aree, pianificare nuovi quartieri e contenere la speculazione fondiaria
progetti di edilizia sociale. Il Piano, difatti, introduce in questo contesto anche un Commissario straordinario supportato da una Cabina di monitoraggio interistituzionale per coordinare la ricognizione dei fabbisogni e la programmazione degli interventi di recupero e manutenzione. Accanto a queste misure nasce il Fondo Housing Coesione, pensato per attrarre capitali e sostenere investimenti nell'edilizia residenziale pubblica e sociale, con un dotazione iniziale di 100 milioni a cui si potranno aggiungere ulteriori risorse provenienti dal Programma Metro Plus, dalle risorse delle politiche di coesione nazionali ed europee di Regioni e Amministrazioni, nonché dai Fondi Strutturali 2021-2027. Infine, il terzo pilastro del provvedimento mira a incentivare interventi privati, eventualmente integrati da
2009
Il "Piano per la città": la riqualificazione urbana diventa una politica nazionale. S’introducono strumenti per recuperare aree degradate, favorire la rigenerazione del costruito e semplificare gli interventi edilizi
Il "Piano Casa 2": l'intesa Stato-Regioni introduce premi volumetrici, demolizione e ricostruzione con incentivi, interventi di efficientamento energetico e semplificazioni urbanistiche. Le Regioni declinano le misure secondo le proprie esigenze
2026
Il nuovo Piano Casa: focus sul recupero del patrimonio Erp inutilizzato, sull'housing sociale e sulla rigenerazione urbana
2012
Il Piano nazionale per le città: nascono i Contratti di valorizzazione urbana e una Cabina di regia nazionale per coordinare gli investimenti pubblici e privati nella riqualificazione delle città
Le principali tappe delle politiche della Casa in Italia
luglio/agosto/2026
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in primo piano
risorse pubbliche, destinando almeno il 70% dell’importo complessivo dell’intervento all’edilizia residenziale convenzionata. L’attuazione dovrà avvenire prioritariamente attraverso programmi di rigenerazione urbana, riuso di aree già urbanizzate e degradate e riqualificazione del patrimonio edilizio esistente. Un elemento centrale riguarda la sostenibilità economica degli alloggi: i prezzi di vendita e i canoni di locazione dovranno essere ridotti di almeno il 33% rispetto ai valori OMI o ai valori effettivi di mercato, calcolati dal Comune nell’ambito della convenzione. È inoltre previsto un vincolo di destinazione d’uso della durata di 30 anni. Ampio spazio è dedicato anche alle semplificazioni delle procedure, differenziate in funzione dei tre pilastri. A titolo di esempio l’introduzione di conferenze di servizi accelerate, strumenti per il superamento dei dissensi amministrativi, disposizioni sui cambi di destinazione d’uso e ricorso a modelli commissariali per gli interventi di maggiore complessità. In particolare, per il terzo pilastro è stato eliminato l'obbligo di investimenti di capitale estero, ma resta la soglia di 1 miliardo di euro per accedere alle fast track e a ulteriori semplificazioni.
I passaggi ancora necessari per la piena attuazione del Piano
Sebbene il Piano sia ora pienamente in vigore, l’effettiva operatività di alcune misure resta subordinata all’adozione di provvedimenti attuativi e al completamento di alcuni passaggi organizzativi. Per quanto riguarda il primo pilastro, la nomina del Commissario straordinario - Arch. Felice Squitieri - è già stata effettuata. Resta da definire la convenzione tra MIT e Invitalia per l’avvio degli interventi sugli alloggi popolari. Sono inoltre già in corso i termini per l’avvio della procedura straordinaria di ricognizione degli immobili pubblici non utilizzati. Più articolata resta l’attuazione del terzo pilastro, dedicato all’edilizia integrata. I progetti minori potranno essere avviati tramite convenzioni tra soggetti attuatori e Comuni, mentre i grandi programmi richiederanno ulteriori passaggi centrali, tra cui il Dpcm per la dichiarazione di preminente interesse strategico nazionale e la nomina di un
Commissario straordinario di Governo. Resta infine da adottare il decreto sui requisiti dei beneficiari e sulle ulteriori disposizioni attuative, fermo restando che, nelle more, potranno comunque essere avviati i grandi progetti strategici di valore superiore a un miliardo di euro.
La Lombardia accelera sull'housing sociale
Nel corso dell'incontro particolare attenzione è stata dedicata alle iniziative regionali già avviate in Lombardia, considerate un esempio concreto di come gli strumenti nazionali possano tradursi rapidamente in opportunità operative. Con la D.g.r. n. XII/6209 del 25 maggio 2026, nell’ambito delle risorse PR FESR 2021-2027 e FSC 20212027, la Regione ha approvato i criteri per nuove misure dedicate alla messa a disposizione di alloggi destinati a servizi abitativi sociali a prezzi accessibili. La dotazione stanziata è pari a 96 milioni di euro destinati alla realizzazione e al recupero di nuovi alloggi a canone accessibile attraverso un bando rivolto agli operatori del settore. L'obiettivo è incrementare l'offerta abitativa per famiglie, giovani, lavoratori e nuclei che non riescono ad accedere né all'edilizia pubblica né al mercato privato. Il bando, i cui termini per la presentazione della domanda vanno dal 1° settembre al 30 ottobre, valorizza interventi di recupero del patrimonio esistente, efficientamento energetico e rigenerazione urbana, rafforzando il ruolo delle Aler, dei Comuni e dei partenariati pubblico-privati. L'iniziativa regionale si inserisce perfettamente nella filosofia del nuovo Piano Casa, dimostrando come le politiche nazionali possano trovare immediata applicazione sui territori attraverso strumenti finanziari dedicati.
I numeri del disagio abitativo: il rapporto Federcasa–Nomisma
Le riflessioni sviluppate durante l'incontro trovano conferma nei dati del Rapporto Federcasa–Nomisma sull'edilizia residenziale pubblica. Secondo l’osservatorio Nazionale dell’ERP 2024-2025, il patrimonio Erp censito ammonta a circa 797mila alloggi, dei quali oltre 61mila risultano oggi sfitti, prevalentemente a causa delle condi-
zioni manutentive che ne impediscono l'assegnazione. È proprio su questo patrimonio inutilizzato che interviene il nuovo Piano Casa, individuandolo come la principale riserva abitativa disponibile nel breve periodo. Il rapporto evidenzia inoltre fenomeni ormai strutturali: dall’aumento della domanda di edilizia residenziale pubblica, alla crescita della cosiddetta "fascia grigia", composta da famiglie con redditi troppo elevati per accedere all'Erp ma insufficienti per sostenere il mercato privato; dall’incremento del costo delle locazioni al progressivo invecchiamento del patrimonio abitativo pubblico, nonché alla necessità di consistenti investimenti per manutenzione ed efficientamento energetico. Secondo Federcasa, il disagio abitativo non riguarda più soltanto le fasce tradizionalmente fragili, ma coinvolge sempre più lavoratori dipendenti, giovani coppie, studenti, anziani e famiglie monoreddito. L'accesso alla casa sta diventando una questione che incide direttamente sulla competitività dei territori, sulla capacità di attrarre lavoratori e sulla coesione sociale.
Una sfida che va oltre l'edilizia
Il confronto ha messo in evidenza come il Piano Casa 2026 rappresenti un cambio di prospettiva. La casa non viene più considerata esclusivamente come risposta a un bisogno sociale, ma come un'infrastruttura strategica per lo sviluppo economico e territoriale. Il successo della riforma dipenderà tuttavia dalla rapidità con cui saranno adottati i provvedimenti attuativi, dalla capacità di coordinamento tra Stato, Regioni ed enti locali e dall'effettiva collaborazione tra settore pubblico e operatori privati. Le risorse stanziate e gli strumenti introdotti rappresentano un'opportunità significativa. La vera sfida sarà trasformare gli obiettivi fissati dalla legge in interventi concreti, capaci di restituire alloggi oggi inutilizzati, ampliare l'offerta di edilizia sociale e costruire città più inclusive, sostenibili e resilienti. In questo senso il Piano Casa non costituisce un punto di arrivo, ma l'avvio di una politica dell'abitare che dovrà accompagnare il Paese nei prossimi anni, affrontando in maniera strutturale una delle questioni sociali più rilevanti del nostro tempo.
luglio/agosto/2026
architettura
I
l rapporto tra costruito e acqua rappresenta uno dei temi più complessi e affascinanti del progetto contemporaneo. Una relazione che non si esaurisce nella sola dimensione tecnica o infrastrutturale, ma che si estende alla definizione stessa dello spazio abitato, del paesaggio e della forma urbana. Non è un caso che proprio questo tema sia stato al centro dell’ultimo contest fotografico promosso da Ance Brescia: un’indagine per immagini che ha restituito una lettura plurale del rapporto tra manufatti e acqua, mettendo in evidenza non solo la presenza fisica dell’elemento, ma soprattutto la sua capacità di trasformare la percezione dell’architettura e di dialogare con lo spazio antropico. A riprendere il tema dopo l’iniziativa bresciana, un approfondimento critico più ampio, che trova spazio nell’ultimo numero della rivista Industria delle Costruzioni, interamente dedicato a esplorare le molteplici declinazioni del rapporto tra strutture costruite dall’uomo ed elemento acqua. Come sottolineato nell’editoriale di apertura a firma del direttore responsabile Massimo Locci, l’acqua non è solo un contesto, ma una vera e propria matrice progettuale: un dispositivo che definisce limiti, condizioni e possibilità dell’architettura contemporanea. Il numero della rivista affronta il tema attraverso una mappa articolata di scenari: l’acqua come confine geografico – oceani, mari, fiumi, laghi e lagune – ma anche come infrastruttura strategica, fatta di porti, marine, cantieri navali, acquedotti, impianti di potabilizzazione e serbatoi idrici. Parallelamente, viene indagata la dimensione urbana dell’acqua, che si manifesta nei waterfront, nei parchi fluviali, negli stabilimenti balneari e nelle piazze progettate come dispositivi climatici per contrastare le isole di calore attraverso fontane e specchi d’acqua. A questa stratificazione si aggiunge il livello più propriamente architettonico: fari, ponti, palafitte, musei marini, hotel sull’acqua, piscine e case galleggianti. Architetture che non si limitano a “stare vicino” all’acqua, ma che la attraversano, la incorporano o ne diventano estensione diretta. In questo senso, la relazione tra costruito e fluido si fa sempre più simbiotica e dialogica, fino a dissolvere la tradizionale opposizione tra terra e acqua. È proprio in questa soglia che si apre una riflessione più profonda sul progetto contemporaneo. L’acqua diventa infatti elemento generativo, capace di influenzare forma, struttura e comportamento dell’architettura. Non più semplice vincolo o scenario, ma materia attiva che modella lo spazio. Le ricerche più recenti esplorano nuove configurazioni insediative e infrastrutturali: città galleggianti, parchi sull’acqua, architetture anfibie capaci di adattarsi alle variazioni climatiche e idrologiche, fino a modelli abitativi e produttivi flottanti. In questo scenario prende forma una nuova filosofia progettuale, che nell’Industria delle Costruzioni viene nominata “acquatectura”, un neologismo in cui sostenibilità, resilienza e crescita
Acquatectura: nuove forme dell’abitare sull’acqua Un tema esplorato dal contest fotografico associativo e approfondito nell’ultimo numero di Industria delle Costruzioni attraverso le molteplici geografie del costruire
urbana si intrecciano in modo indissolubile. Se il contest fotografico dello scorso anno ha restituito la dimensione percettiva di questo rapporto, l’approfondimento editoriale ne mette in luce la complessità tecnica e progettuale, offrendo una lettura sistemica delle trasformazioni in atto. L’acqua emerge così non solo come tema, ma come campo di progetto totale, capace di attraversare scala urbana, infrastrutturale e architettonica. È in questa prospettiva che si inserisce l’intervento di Massimo Locci, che segue l’articolo e che approfondirà ulteriormente i temi emersi nell’editoriale a sua firma. Un confronto che promette di ampliare la riflessione, mettendo a fuoco il ruolo dell’architettura e dell’ingegneria nella costruzione di nuovi equilibri tra ambiente costruito e risorsa idrica, tra forma e flusso, tra permanenza e trasformazione. Un dialogo aperto, dunque, che conferma come l’acqua non sia solo un elemento da gestire o contenere, ma una condizione progettuale fondamentale per leggere – e ripensare – il futuro dello spazio costruito.
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architettura
Progettare tra terra e acqua di Massimo Locci, vicepresidente IN/Arch e direttore editoriale L'Industria delle Costruzioni
N
ella storia dell’ingegno italico, oltre alla rete di piccoli villaggi palafitticoli in ambito padano, che partono dal 5000 a.C., dove i primitivi costruttori inventarono diverse tipologie di strutture abitative e di lavoro al margine e dentro l’acqua, la nostra storia antica ci racconta di vari modi dell’abitare in simbiosi con questo elemento primario, che per i filosofi dell’antica Grecia era principio di vita universale. I primi veri architetti delle acque sono stati gli Etruschi perché non si limitarono ad adattare gli interventi edilizi alle varie configurazioni esistenti ma, hanno trasformato il territorio, modificando l’orografia delle colline e il corso dei fiumi per poter realizzare luoghi di vita. In tal senso uno dei siti archeologici più interessanti è Gonfienti, l’Atlantide dell’Etruria, di cui si era persa memoria fino a recenti scavi archeologici. In prossimità di Prato, al centro della Toscana, costruirono una città e un porto fluviale, con canali, banchine e ponti, che anticipa di molti secoli l’impianto di Venezia e di tante successive città d’acqua. Sono state individuate imponenti strutture idrauliche (canali, fossi, pontili, argini e mura su 20 ettari urbani) per la difesa dalle piene e per garantire il trasporto fluviale fino al naturale sbocco nel Tirreno. Questa mirabile opera d’ingegno è scomparsa per ragioni geo-politiche, pertanto su quelle opere non sono state più fatte le periodiche manutenzioni e la natura si è riappropriata del luogo. Tutto ciò ci insegna molto anche sulle azioni antropiche che nella nostra era contemporanea vengono effettuate in questa fascia di
confine tra terra e acqua, stimolante per le opportunità di commercio, di lavoro, di espansione della struttura urbana, per la cultura e il tempo libero. Le città si sono sempre espanse sul mare, sui laghi, lungo i fiumi; spesso hanno sfidato la natura geologica dei luoghi (non a caso Giacarta e Malè oggi sprofondano), modificando i margini, sottraendo o aggiungendo parti per creare infrastrutture portuali, arsenali, docks che, ora dopo l’abbandono, diventano occasioni di rigenerazione urbana e di creazione di nuovi spazi pubblici. Per ragioni connesse con i cambiamenti climatici, principalmente per l’innalzamento dei mari, alcune sperimentazioni spaziali si orientano verso città galleggianti, architetture anfibie, case e fabbriche flottanti, interi parchi a ponte sull’acqua e città ‘porose’, cioè capaci di drenare l’eccesso di acqua meteorica. Con gli eventi catastrofici nasce la necessità di nuovi programmi di salvaguardia del territorio, con bacini di laminazione lungo i fiumi, con parchi e spazi urbani per combattere le isole di calore. Possiamo, in sintesi, individuare una nuova filosofia progettuale incentrata sull'acqua (in un neologismo ‘acquatectura’) che concili obiettivi di crescita urbana, nuovi spazi di vita pubblici e resilienza ecologica.
I primi veri architetti delle acque furono gli Etruschi: non si limitarono ad adattarsi al territorio, ma lo trasformarono, modificando colline e corsi d'acqua per creare nuovi luoghi di vita
luglio/agosto/2026
duecentocinque
Case di Comunità, prende forma la rete in Valcamonica Dalla riqualificazione delle strutture esistenti alle nuove realizzazioni: spazi moderni e funzionali per una sanità più vicina
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e Case di Comunità rappresentano oggi uno dei pilastri più rilevanti del nuovo modello di sanità territoriale: non semplici strutture sanitarie, ma presìdi integrati di prossimità, pensati per avvicinare i servizi ai cittadini, ridurre la pressione sugli ospedali e garantire una presa in carico continua soprattutto delle fragilità e delle cronicità. In questo quadro, gli interventi di riqualificazione realizzati in Valcamonica assumono un valore strategico non solo sanitario, ma anche sociale e territoriale, perché rafforzano la rete dei servizi e contribuiscono a riequilibrare l’accesso alle cure in un’area complessa dal punto di vista orografico e demografico. La trasformazione in atto coinvolge in particolare le strutture della rete di Asst della Valcamonica, impegnata in un più ampio percorso di potenziamento dell’assistenza territoriale attraverso le Case di Comunità e gli Ospedali di Comunità. L’obiettivo è chiaro: costruire luoghi in cui il cittadino possa trovare risposte integrate, multidisciplinari e tempestive, senza frammentazioni tra sanitario, sociosanitario e sociale. Le Case di Comunità, infatti, come nel caso della Casa di Comunità di Darfo Boario Terme, inaugurata di recente, rappresentano un punto unico di riferimento per la salute dei cittadini. Offrono percorsi di cura personalizzati e garantiscono un accesso integrato ai servizi di assistenza sanitaria, sociosanitaria e socioassistenziale. Inoltre, assicurano la presa in carico
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delle persone con patologie croniche e promuovono una valutazione globale dei bisogni dell’utente grazie alla collaborazione di équipe composte da medici, infermieri, assistenti sociali e professionisti sanitari. Gli interventi di riqualificazione e adeguamento strutturale che hanno interessato queste sedi non sono meri lavori edilizi, ma rappresentano un investimento sulla qualità dell’assistenza e sulla capacità del sistema di rispondere ai bisogni emergenti. Spazi più funzionali, percorsi più chiari e ambienti pensati per l’integrazione tra servizi diventano elementi essenziali per rendere operativa la sanità di prossimità. Nel caso specifico dell’edificio sanitario di Darfo Boario Terme, oggetto di un significativo intervento di ristrutturazione per l’adeguamento alle nuove destinazioni d’uso e l’insediamento di ambulatori specialistici, la riqualificazione ha permesso di ottimizzare la distribuzione interna, migliorare i percorsi e garantire maggiore comfort per pazienti e operatori, con particolare attenzione alla qualità e accessibilità degli spazi di accoglienza. È stato inoltre realizzato un ampliamento per le funzioni di front-of-
Le Case di Comunità sono il nuovo presidio della sanità territoriale: luoghi di prossimità che avvicinano i servizi ai cittadini e garantiscono una presa in carico continua delle fragilità.
fice, integrato armoniosamente con l’edificio esistente. L’intervento è stato completato con opere di efficientamento energetico, tra cui nuovi serramenti e isolamento a cappotto, che hanno ridotto i consumi e migliorato la sostenibilità complessiva della struttura. Un altro tassello significativo nel rinnovamento dei presidi della Valle è stato il potenziamento dell’assistenza intermedia, con la realizzazione dell’Ospedale di Comunità di Esine, inserito nella più ampia strategia territoriale che mira a decongestionare gli ospedali per acuti
e a garantire continuità assistenziale ai pazienti che non necessitano di ricoveri intensivi ma non possono essere seguiti a domicilio. Con un investimento di cinque milioni di euro, provenienti interamente dai fondi del Pnrr, la nuova struttura sociosanitaria rispetta i più alti standard in termini di efficienza energetica, con un sistema geotermico che estrae il calore dal terreno tramite diciotto sonde geotermiche installate fino a cento metri di profondità e con tre pompe di calore reversibili. La copertura è dotata inoltre di un impianto fotovoltaico da 55 kW di potenza. Fondamentale, in questo percorso, l’accordo quadro tra Asst della Valcamonica e lo studio di progettazione di Brescia A&I, che ha reso possibile l’avvio e la gestione coordinata di nove interventi di riqualificazione e sviluppo di strutture sociosanitarie lungo tutta la valle per un importo complessivo dei lavori superiore agli otto milioni di euro. Nella logica della programmazione integrata, competenze tecniche e sanitarie hanno dialogato per dare forma a edifici coerenti con i nuovi modelli assistenziali. Le ricadute sul territorio sono molteplici. Da un lato, si rafforza la capacità del sistema sanitario di rispondere ai bisogni di una popolazione spesso distribuita in piccoli centri e aree montane; dall’altro, si genera un effetto di coesione sociale, grazie alla presenza di presìdi che diventano anche luoghi di orientamento, prevenzione e supporto alle famiglie. Le Case di Comunità si configurano così come infrastrutture non solo sanitarie, ma comunitarie, capaci di intercettare bisogni complessi e di costruire reti di prossimità. In Valcamonica, la riqualificazione di queste strutture rappresenta un passo concreto verso una sanità più vicina ai cittadini, più integrata e sostenibile, in cui i servizi territoriali diventano una componente centrale e strategica del sistema.
luglio/agosto/2026
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duecentocinque
Due infrastrutture strategiche per la mobilità bresciana Galleria della 45bis e tunnel del Tonale al centro della trasformazione del territorio
D La vera sfida è governare l'intero ciclo di vita delle opere, con cantieri digitali, tempi certi e sostenibilità come nuovi standard progettuali
ue opere, due contesti diversi, ma un’unica direzione: ripensare la mobilità e rafforzare la competitività del territorio bresciano attraverso infrastrutture strategiche. Da un lato il sistema gardesano, con il progetto della nuova galleria tra Tignale e Gargnano lungo la 45bis, destinata a intervenire su una delle direttrici più delicate e trafficate del territorio. L’opera nasce con un obiettivo chiaro: migliorare la fluidità della circolazione e aumentare la sicurezza su un asse che soffre da anni la pressione congiunta di residenti, pendolari e flussi turistici. La realizzazione di un tunnel per ciascun senso di marcia consentirà infatti di separare i flussi e ridurre le criticità legate alla conformazione della strada, contribuendo a rendere più efficiente l’intero sistema di accesso all’Alto Garda. Accanto all’intervento viabilistico, emerge anche una visione più ampia della mobilità, che integra soluzioni alternative e sostenibili, come lo studio di servizi lacuali dedicati al trasporto di biciclette, a dimostrazione di un approccio sempre più integrato tra infrastrutture e turismo. Dall’altro lato, in ambito alpino, il progetto del tunnel del Tonale rappresenta un tassello chiave per la trasformazione della mobilità in alta quota. L’intervento prevede l’interramento di un tratto della statale 42, con l’obiettivo di migliorare la sicurezza e la fruibilità dell’area, eliminando interferenze tra traffico veicolare e flussi turistici legati al comprensorio sciistico. Si tratta di un’opera che guarda non solo alla viabilità, ma anche alla riqualificazione complessiva dello spazio, rendendo più accessibili e funzionali i collegamenti tra i due versanti del Passo. Tuttavia, il
percorso realizzativo resta complesso: nonostante il via libera istituzionale, i tempi di concretizzazione sono ancora legati a passaggi autorizzativi e procedurali che rendono il cantiere una prospettiva di medio-lungo periodo. Nel loro insieme, questi due interventi raccontano un territorio che investe sulle infrastrutture come leva di sviluppo, puntando su sicurezza, fluidità dei collegamenti e integrazione tra mobilità e vocazione turistica. Due opere emblematiche che evidenziano come la progettazione contemporanea non si limiti più alla sola realizzazione fisica delle infrastrutture, ma si estenda alla costruzione di sistemi complessi, capaci di rispondere alle esigenze economiche, ambientali e sociali delle comunità locali. In questa prospettiva, il tema della cantierizzazione assume un ruolo centrale: opere di tale portata richiedono modelli organizzativi evoluti, capacità di coordinamento tra enti e imprese e un utilizzo sempre più diffuso di strumenti digitali per la gestione del progetto e del cantiere. La sfida non riguarda solo la realizzazione delle infrastrutture, ma anche la loro governance lungo tutto il ciclo di vita, con l’obiettivo di garantire tempi certi, sostenibilità degli interventi e qualità delle opere, elementi ormai imprescindibili per lo sviluppo competitivo del territorio.
luglio/agosto/2026
incontri
Patrizia Apostoli LA PROFESSIONE DEL COMMERCIALISTA È ESTREMAMENTE COMPLESSA MA ALTRETTANTO STIMOLANTE. I CAMPI DI SPECIALIZZAZIONE SONO DIVERSI, LE COMPETENZE RICHIESTE SONO IN CONTINUA EVOLUZIONE, MA IL CUORE DELLA PROFESSIONE STA NEL LEGAME FIDUCIARIO CON IL PROPRIO CLIENTE. IL COMMERCIALISTA È CHIAMATO, INFATTI, A STARE AL FIANCO DELL’IMPRENDITORE, FORNENDOGLI, ATTRAVERSO LA SUA CONSULENZA PROFESSIONALE, GLI STRUMENTI ADEGUATI AD AFFRONTARE LE SFIDE E I PROBLEMI CHE GLI SI PONGONO DINANZI. LA COMPETENZA DEL PROFESSIONISTA È GARANTITA DA UN PERCORSO DI STUDIO SPECIFICO, UNITAMENTE A UN TIROCINIO PROFESSIONALE E AL SUPERAMENTO DI UN ESAME DI STATO. INOLTRE, L’ISCRIZIONE ALL’ALBO DELL’ORDINE DEI DOTTORI COMMERCIALISTI ED ESPERTI CONTABILI IMPONE AL PROFESSIONISTA IL RISPETTO DEL CODICE DEONTOLOGICO E L’OBBLIGO DI FORMAZIONE CONTINUA. A BRESCIA L'UNIFICAZIONE CON IL COLLEGIO DEI RAGIONIERI È DIVENTATA OPERATIVA IL 1° GENNAIO 2008, DOPO DECENNI DI CONFRONTO SULLA BASE DI COLLABORAZIONE E DI RISPETTO, INIZIATI NEGLI ANNI CINQUANTA, ANCHE SE SINO AL 1981 I RAPPORTI SI LIMITARONO ALL’ORGANIZZAZIONE DI CONVEGNI DI AGGIORNAMENTO SULLE NUOVE NORMATIVE IN MATERIA FISCALE E ALLA GESTIONE DELLE SEDI DELL'ORDINE E DEL COLLEGIO.
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Conosciamo la presidente dell'Ordine dei Commercialisti di Brescia di Adriano Baffelli
Mi muovo negli ordinati spazi disegnati dalle vie della Leonessa che s’intersecano con precisi angoli retti verso la sede dell'Ordine dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili (Odcec) di Brescia, in via Marsala 17. Incontro la presidente Patrizia Apostoli tra le solide mura di Palazzo Bettoni Cazzago, noto storicamente anche come Palazzo Fenaroli Avogadro. Il vertice dei commercialisti opera in un complesso architettonico che racchiude almeno cinque secoli di storia urbana, aristocratica e culturale bresciana. Con radici che affondano nel Medioevo, considerando che la struttura originaria risale alla seconda metà del Quattrocento. Siamo nel perimetro della settima quadra di San Faustino, un'area urbana sviluppatasi all’interno dell'ampliamento medievale delle mura cittadine. Già nel XV secolo l'edificio era imponente, una delle dimore più significative della zona, che ospitava influenti famiglie nobili. Il palazzo è celebre anche per aver ospitato figure militari straniere di primo piano. Un'iscrizione dipinta sopra una delle porte del pianoterra, ad esempio, ricorda l'ospitalità offerta al generale francese Lautrec. Nel maggio del 1796, durante la campagna d'Italia, l'edificio vide inoltre il passaggio di Napoleone Bonaparte e della consorte Giuseppina di Beauharnais.
FOTOLIVE
Il ruolo del commercialista è evoluto: nel dinamico territorio bresciano il professionista è il principale partner strategico dell'imprenditore
Da sinistra: Giovanni Simonelli, Patrizia Apostoli, Maria Elena Russo, Simona Cherubini ed Enrico Massardi alla presentazione dell'Analisi economico-finanziaria delle imprese edili 2016-2020
Presidente Apostoli, dall’osservatorio dell’Ordine, qual è la fotografia del tessuto economico locale? Le imprese bresciane stanno vivendo una fase di tenuta, di rilancio o di maggiore prudenza? Le imprese bresciane stanno vivendo una fase caratterizzata da una solida tenuta con timidi segnali di rilancio, ma dominata da una forte e diffusa prudenza dovuta alle incertezze geopolitiche globali. I dati economici del primo trimestre 2026, elaborati dalle varie associazioni di categoria del mondo economico, forniscono una lettura in chiaroscuro: da un lato la macchina produttiva e l'export continuano a marciare con numeri positivi, dall'altro gli imprenditori mantengono un atteggiamento estremamente cauto per via delle tensioni in Medio Oriente e delle difficoltà di accesso al credito. L'aumento dei volumi di manifattura e industria non si traduce automaticamente in
serenità a causa dei potenziali rincari di logistica ed energia; l'export è trainato dai mercati europei che hanno compensato le frenate nel resto del mondo; terziario e servizi mostrano una lenta ripresa, mentre il commercio al dettaglio rimane l'anello più fragile del sistema e sconta una contrazione strutturale dovuta alla cautela e alla stagnazione della spesa delle famiglie. Quali sono, in questo momento, le principali preoccupazioni che imprenditori e professionisti consegnano agli studi dei commercialisti? In questo scenario economico dominato dalla prudenza, il ruolo dei commercialisti si è profondamente evoluto. Gli imprenditori e i professionisti non si rivolgono più al commercialista solo per gli adempimenti fiscali tradizionali, ma vi depositano preoccupazioni strategiche legate alla sopravvivenza finanziaria, alla protezione del patrimonio e alla
luglio/agosto/2026
incontri
Patrizia Apostoli, nata a Parigi nel 1965, è un dottore commercialista, laureata in Economia e Commercio all’Università di Brescia ad aprile 1989. Dopo una breve esperienza in banca, è iscritta all’Odcec di Brescia dal 1992, all’Albo dei Ctu e periti del Tribunale di Brescia, al Registro dei Revisori Contabili e all’elenco dei Revisori dei conti degli Enti locali. Svolge attività consulenziale soprattutto in ambito societario e ricopre incarichi di membro di collegio sindacale di società e fondazioni, di una banca del territorio ed
è revisore di enti e organismi del terzo settore, oltre che di ordini professionali. In passato ha collaborato con il Tribunale di Brescia in veste di curatore e coadiutore di importanti procedure. Da circa vent’anni presta la propria attività e competenza all’interno del proprio ordine professionale avendo rivestito la carica di revisore, consigliere e tesoriere. Oggi è la presidente dell’Ordine provinciale, a seguito delle elezioni tenutesi a gennaio 2026, con un mandato quadriennale.
complessità burocratica. I dossier più caldi sul tavolo dei commercialisti evidenziano le principali fonti di ansia per il tessuto produttivo: la stretta creditizia e la pianificazione finanziaria; le normative sulla crisi d'impresa, che impongono anche alle Pmi obblighi stringenti per intercettare i segnali di crisi; le continue modifiche al sistema fiscale che generano forte disorientamento; la prioritaria difesa della ricchezza accumulata; la pressione della sostenibilità, spesso imposta dai grandi committenti della filiera; le crescenti difficoltà a trattenere i lavoratori che chiedono soluzioni di welfare aziendale strutturate per migliorare il clima aziendale.
notati per i piani di Transizione 5.0. Il presidente di Confindustria Brescia ha denunciato un danno diretto stimato in venticinque milioni di euro in pochissimi giorni solo per le aziende associate, con oltre ottantacinque milioni di euro di investimenti totali paralizzati nella provincia. L'apparato industriale bresciano possiede la liquidità e la volontà di investire per rimanere competitivo a livello globale, ma la complessità fiscale agisce come un dazio occulto, trasformando il rischio d'impresa in un rischio normativo non calcolabile.
In una città e in una provincia a forte vocazione produttiva, quanto pesano oggi l’incertezza normativa e la complessità fiscale sulla capacità delle imprese di programmare investimenti? In un territorio, come quello bresciano, caratterizzato da investimenti industriali ad altissima intensità di capitale (macchinari complessi, impianti siderurgici, automazione di filiera), la mancanza di stabilità delle regole del gioco si traduce nel rinvio o nel congelamento dei piani di sviluppo a lungo termine (3-5 anni) a causa di regole fiscali, che cambiano anche ad investimenti già avviati. L’esempio più recente e impattante della provincia riguarda il Decreto fiscale 38/2026, che ha inizialmente previsto un taglio retroattivo del 65% sui crediti d'imposta già pre-
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Il commercialista viene spesso percepito come un tecnico degli adempimenti. In realtà, dovrebbe essere considerato una figura di consulenza strategica per la crescita, la riorganizzazione e la prevenzione delle crisi d’impresa, non crede? È proprio questo il fulcro della profonda trasformazione che sta attraversando la professione, specialmente in un territorio dinamico e complesso come quello di Brescia. La figura del commercialista inteso come mero compilatore di moduli è ormai superata dai fatti. Oggi, le complessità normative di cui abbiamo parlato trasformano il commercialista nel principale partner strategico dell'imprenditore. I tre pilastri del nuovo ruolo strategico possono declinarsi in: supporto nella pianificazione e messa a terra degli adeguati assetti organizzativi per la prevenzione delle crisi; riorganizzazione societaria e protezione della ricchezza creata, in
una provincia con una fortissima densità di imprese familiari dove la crescita non si pianifica solo aumentando i volumi di vendita, ma blindando la struttura societaria; supporto ai piani di investimento delle realtà produttive, valutandone la sostenibilità, le fonti di finanziamento e calcolandone il reale ritorno al netto delle variabili fiscali. Dottoressa Apostoli, lei è la prima donna al vertice dell’Odcec, peraltro in Italia sono 30 le donne presidenti su un totale di 132 Ordini locali, (esistono più Ordini delle 107 province) ovvero una su sei. Che significato ha per lei e come commenta tale proporzione? Non nascondo che mi riempie di orgoglio essere presidente e la prima donna. Penso che l’elezione rappresenti il riconoscimento di un personale e lungo percorso svolto a favore della categoria, che dimostra di saper valorizzare competenze, visione e partecipazione. Mi restituisce la consapevolezza che oggi il ruolo della donna, in quanto professionista e parte attiva della società civile, viene finalmente riconosciuto per l'impegno reale e i risultati ottenuti, non solamente per la necessità di adempiere a un obbligo normativo (quote rosa o parità di genere). Sono particolarmente orgogliosa del fatto che, nell'attuale Consiglio, vi è una maggioranza femminile, se consideriamo che a Brescia le donne iscritte sono solo circa il 37-38%. Il dato di 30 donne presidenti su 132 Ordini territoriali in Italia, emerso dalle
recenti elezioni della categoria, esprime un progresso innegabile e storico, che coesiste tuttavia con un divario strutturale ancora profondo. Nella tornata elettorale precedente, le donne alla guida degli Odcec italiani erano appena 19. Passare da 19 a 30 presidenti significa che ben 11 territori in più (tra cui piazze industriali pesanti come Brescia) hanno scelto una guida femminile. Trenta presidenti non sono il traguardo, ma rappresentano la massa critica, un nucleo sufficientemente forte per trasformare le eccezioni in normalità e per scardinare l'idea che la gestione della finanza, della crisi d'impresa e delle strategie societarie sia una competenza declinabile solo al maschile. Il Codice della crisi e gli strumenti di allerta hanno cambiato davvero il rapporto tra professionisti e aziende? Le imprese stanno imparando a leggere prima i segnali di difficoltà o resta ancora una cultura dell’intervento tardivo? Il Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza ha impresso una svolta irreversibile, ma l'effettivo cambio di mentalità viaggia a due velocità nettamente distinte e l'estirpazione della storica cultura dell'intervento tardivo è un processo ancora in piena evoluzione. Le imprese più evolute hanno compreso che non implementare gli adeguati assetti organizzativi significa esporre il patrimonio personale dell'imprenditore ad azioni di responsabilità civile e penale in caso di dissesto. In queste realtà il professionista non analizza più solo i dati a consuntivo. Si lavora con budget di tesoreria e monitoraggio dei flussi di cassa prospettici a 12 mesi per intercettare i "segnali deboli" di squilibrio economico o finanziario. Nella fascia delle piccolissime imprese e delle realtà artigiane persiste ancora la cultura dell'intervento tardivo. Troppi piccoli imprenditori continuano a considerare gli adeguati assetti organizzativi come un inutile appesantimento burocratico o un costo superfluo, anziché come un'opportunità di protezione. Il professionista oggi deve assumere un ruolo quasi "pedagogico", spiegando al cliente che aspettare l'ultimo momento per gestire una situazione di allerta o crisi non è più un'opzione sostenibi-
Patrizia Apostoli durante l'Assemblea dei commercialisti di Brescia del 2017
le. Gli strumenti di allerta precoce e la Composizione negoziata della crisi funzionano solo se attivati quando l'azienda è ancora in una fase di temporanea difficoltà e possiede i margini per risanarsi, non quando si trova in uno stato di insolvenza irreversibile. Molte imprese stanno affrontando il nodo del ricambio generazionale. Un dato recente diffuso dalla Piccola di Confindustria Brescia desta preoccupazione sul tema. Quanto è preparato il territorio a questa transizione e quale ruolo possono avere i commercialisti nel renderla ordinata? Il dato a cui fa riferimento, diffuso durante l'Assemblea 2026 della Piccola Industria di Confindustria Brescia, delinea una fotografia allarmante: negli ultimi 25 anni la governance delle imprese bresciane ha registrato un progressivo e massiccio invecchiamento. La leadership delle Pmi è sempre più anziana e mancano gli under 40, mettendo a rischio la sopravvivenza stessa dei fondatori, che tendono a rinviare la delega a causa di un forte legame emotivo con la "fabbrica". Il commercialista ha il compito di trasformare quello che storicamente viene vissuto come un evento traumatico, in grado di paralizzare la produzione, in un processo strategico e programmato con largo anticipo, agendo come regista super partes. Non si limita alla pianificazione fiscale, ma blinda la continuità aziendale attraverso strumenti societari evoluti; separa proprietà e gover-
nance, pianificando l'ingresso graduale della nuova generazione in azienda e affiancando la famiglia nell'eventuale inserimento di manager esterni per traghettare l'azienda verso la nuova era; ottimizza fiscalmente il passaggio. Transizione digitale, intelligenza artificiale, fatturazione elettronica, interoperabilità dei dati: il mestiere del commercialista sta cambiando rapidamente. È più un’opportunità di evoluzione professionale o un rischio di compressione del valore della consulenza? La trasformazione digitale in corso rappresenta una straordinaria opportunità di evoluzione professionale, a patto di cambiare il modello di business dello studio. L'automazione non distrugge il valore della consulenza, ma elimina le attività ripetitive a basso valore aggiunto. L’efficienza dell’IA non produce automaticamente trasformazione: la produce solo se il tempo recuperato viene reinvestito consapevolmente e allora diventa trasformazione. Ed è in questa distanza tra utilizzo e trasformazione che si concentra la sfida vera della professione nei prossimi anni. Non è una perdita di valore, ma un riequilibrio naturale all’interno della professione, in parte accelerato proprio dall’automazione resa possibile dall’IA. Accanto alle attività tradizionali, crescono ambiti che richiedono competenze più profonde e una maggiore capacità di interpretazione: il controllo di
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La complessità fiscale agisce come un dazio occulto, trasformando il rischio d'impresa in un rischio normativo non calcolabile
gestione e la consulenza manageriale, le operazioni straordinarie, la finanza d’impresa, la tutela e pianificazione del patrimonio. Parallelamente, si consolidano nuove direttrici legate al digitale, ai dati e alla sostenibilità, che stanno entrando sempre più stabilmente nel perimetro della professione. L’evoluzione delle specializzazioni esistenti e la nascita di nuove aree sono il segnale più evidente di un cambiamento strutturale. La professione non si sta restringendo. Si sta articolando, aumentando il proprio livello di complessità e, allo stesso tempo, di valore potenziale per chi saprà posizionarsi sui segmenti più qualificati. Le imprese parlano molto di sostenibilità, Esg e rendicontazione non finanziaria. È un tema già entrato nella quotidianità delle aziende locali o resta confinato alle realtà più grandi e strutturate? La sostenibilità e la rendicontazione non finanziaria sono entrate prepotentemente nella quotidianità delle aziende locali e delle Pmi, seppur con motivazioni e modalità differenti. Mentre per le grandi realtà l'obbligo è dettato da vincoli normativi diretti, per il resto del tessuto produttivo si tratta di una stringente necessità di sopravvivenza commerciale e finanziaria. Le grandi imprese capofila, per conformarsi alla direttiva europea Csrd, devono rendicontare anche l'impatto della loro catena di fornitura. Di conseguenza, stanno richiedendo certificazioni Esg ai propri fornitori locali e chi non si adegua rischia l'esclusione dall'albo fornitori. Gli istituti di credito, spinti dalle linee guida dell'Autorità bancaria europea (Eba), integrano i rischi Esg nei modelli di valutazione del merito creditizio. Una Pmi che dimostra di monitorare i consumi o di avere piani di transizione energetica ottiene
finanziamenti a tassi più vantaggiosi. Per il commercialista questo scenario si traduce in un mercato immenso. Il nostro Consiglio nazionale e la nostra Fondazione nazionale recentemente hanno congiuntamente pubblicato un documento ufficiale dal titolo “Digitalizzazione, intelligenza artificiale e fattori Esg – Framework di raccolta dati per il report di sostenibilità con particolare riferimento alla rendicontazione volontaria Vsme” : un testo che si inserisce perfettamente nel dibattito sulla trasformazione dello studio professionale, offrendo ai commercialisti una guida operativa per trasformarsi nei consulenti Esg di cui le Pmi hanno bisogno. Il rapporto con la pubblica amministrazione e con il fisco è uno dei punti sensibili per imprese e cittadini. Dove vede i maggiori passi avanti e dove, invece, permangono rigidità che frenano il lavoro dei professionisti? Il rapporto tra pubblica amministrazione, fisco e professionisti vive una profonda contraddizione: da un lato assistiamo a un'accelerazione tecnologica senza precedenti, dall'altro alla persistenza di nodi burocratici e culturali che vanificano i benefici della digitalizzazione. Esiste un'infrastruttura digitale di eccellenza che ha snellito molte procedure: fatturazione elettronica e precompilata; identità digitale unica; piattaforme centralizzate (PagoPa). Nonostante i software avanzati, l'attività dei commercialisti è frenata da colli di bottiglia strutturali: il fisco esige puntualità millimetrica e applica sanzioni immediate per errori formali dei professionisti, ma spesso non rispetta i propri tempi per rimborsi, risposte agli interpelli o correzioni di autotutela. Strumenti come Civis o l'assistenza Inps si rivelano talvolta lenti o gestiti da risposte standardizzate; manca spesso un canale di contatto diretto e bilaterale tra funzionario pubblico e professionista per la risoluzione di casi complessi. Il continuo mutamento delle norme fiscali costringe gli studi a un costante aggiornamento d'emergenza; se l'infrastruttura centrale avanza, le competenze digitali degli uffici periferici della Pa sul territorio sono spesso disomogenee, ricreando barriere burocratiche vecchio stile in chiave digitale. Per su-
perare queste rigidità serve un cambio di paradigma: la tecnologia non deve essere usata dalla Pa solo come strumento di controllo e sanzione, ma come leva di collaborazione. Il professionista va riconosciuto non come un semplice intermediario telematico, ma come un partner sussidiario dello Stato. Come Odcec di Brescia partecipate – e lei ha portato il suo contributo sulla pubblicazione e al confronto in occasione della presentazione della stessa – con Ance Brescia e locale Camera di Commercio alla realizzazione dell’Analisi economicofinanziaria delle imprese edili bresciane. Quali sono le sue considerazioni sul settore nella nostra provincia e sulle sue prospettive nel breve-medio periodo? Il settore edile nella provincia di Brescia sta vivendo una fase di profonda riorganizzazione e transizione, caratterizzata da un cambio di passo rispetto agli anni del Superbonus. Nonostante le incertezze, il comparto bresciano dimostra una forte resilienza e prospettive di crescita nel breve-medio periodo, legata alla capacità di andare oltre le opportunità offerte da misure e interventi temporanei e all’auspicata crescita sul fronte delle abitazioni. L’ha detto bene il presidente di Ance durante la recente Assemblea annuale: “La casa — come una strada, come un ospedale, come una scuola — è un'infrastruttura sociale. È un pacificatore sociale. Senza di essa si indeboliscono le persone, si destabilizzano le famiglie, si sgretola la coesione di una comunità”. L’Agenda Urbana Brescia 2050 delinea il quadro delle future politiche urbane, dal clima alla mobilità, dalla cultura al welfare, in riferimento al quale il settore delle costruzioni assumerà un ruolo di fondamentale importanza in vista della realizzazione di infrastrutture destinate a dare un volto nuovo alla città. Per agganciare la ripresa, le imprese edili bresciane dovranno superare alcune criticità quali la guerra dei prezzi e il controllo dei margini, la carenza di manodopera qualificata e la digitalizzazione del cantiere. Le prospettive per l'edilizia a Brescia rimangono complessivamente favorevoli, ma orientate a un mercato più tecnico, normato e selettivo.
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capitale umano
Ance Brescia premiata per l’inclusione lavorativa dei rifugiati Oltre 69mila inserimenti in tutta Italia grazie al programma di Unhcr Italia “Welcome. Working for Refugee Integration”
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rescia torna protagonista a livello nazionale nel campo dell’inclusione lavorativa. Nel solco del programma di Unhcr Italia “Welcome. Working for Refugee Integration”, Ance Brescia sale nuovamente sul palco per essere premiata tra le aziende e realtà che hanno promosso l’inserimento delle persone rifugiate nel mercato del lavoro italiano. Il bilancio del progetto conta oltre 1.300 “loghi Welcome” riconosciuti a chi ha aderito al programma e 69mila percorsi professionali attivati in otto edizioni, dal 2017 a oggi. Un percorso di crescita continua, reso possibile dalla collaborazione tra istituzioni, imprese e società civile, che ha trasformato nel tempo l’inclusione lavorativa da principio dichiarato a pratica concreta, strutturata e sempre più diffusa. “Rinnovare la nostra adesione al programma Welcome significa confermare un impegno che Ance Brescia porta avanti da tempo: favorire percorsi di inclusione attraverso la formazione e il lavoro – dichiara Massimo Angelo Deldossi, presidente di Ance Brescia. Il corso per muratori dedicato a persone migranti, ospitato da Eseb - Ente Sistema Edilizia Brescia, nasce anche dall'esigenza di rispondere alla crescente richiesta di personale qualificato nel comparto delle costruzioni, ma rappresenta soprattutto un'importante occasione di integrazione sociale. Offrire competenze professionali significa creare opportunità, valorizzare il potenziale delle persone e contribuire allo sviluppo di una comunità più coesa, rispondendo al tempo stesso alle necessità delle imprese”.
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A confermare questo trend sono i dati del rapporto finale dell’ottava edizione. Nel 2025 sono stati attivati 18mila e 600 percorsi professionali, con un incremento di circa il 15% rispetto all’anno precedente. Le aziende premiate sono 230, tre in più rispetto al 2024. Dall’avvio del programma, il numero delle candidature ricevute è quasi quadruplicato, passando da 67 del 2017 a 258 nel 2025. Risultati che non rappresentano soltanto indicatori di crescita, ma segnali chiari di un cambiamento strutturale nell’attenzione delle imprese all’inclusione lavorativa dei rifugiati, costruito nel tempo attraverso un impegno condiviso e oggi chiamato a consolidarsi ulteriormente. Come emerge dal rapporto conclusivo dell’ottava edizione, i contratti di lavoro rappresentano oltre il 99% degli inserimenti (+1%). Tra questi, i contratti a tempo determinato costituiscono il 92%, mentre quelli a tempo indeterminato il 6%. La quota di donne inserite si mantiene stabile, attestandosi intorno al 17%. Tra le motivazioni che hanno spinto le aziende ad assumere persone rifugiate, al primo posto (24%) emerge la volontà di promuovere un cambiamento culturale interno ed esterno all’impresa, seguita dal desiderio di rafforzare l’impegno verso la comunità e le persone in condizioni di svantaggio (22%). Risulta in netta crescita rispetto allo scorso anno anche il riconoscimento del valore aggiunto rappresentato dalle competenze trasversali delle persone rifugiate (10%). Per quanto riguarda i settori delle imprese premiate, il comparto alloggio e ristorazione è al primo posto con il 23%, seguito da altri servizi (20%) e dalle attività manifatturiere (17%).
capitale umano
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a specificità del settore delle costruzioni si riflette anche nel suo modello di relazioni industriali, fondato su una contrattazione collettiva strutturata e su un sistema di bilateralità che rappresentano da tempo elementi distintivi del comparto. Questi temi sono stati al centro dell’audizione dell’Ance presso la Commissione Lavoro della Camera dei deputati in occasione dell’esame del c.d. decreto Lavoro 2026. L’iter di approvazione del provvedimento ha offerto all'Associazione l'opportunità di ribadire come la centralità della contrattazione collettiva e la solidità del sistema bilaterale rappresentino i pilastri fondamentali per garantire il principio del salario giusto e la legalità nei cantieri. L’esperienza dell’edilizia rappresenta un esempio di come la contrattazione possa accompagnare l’evoluzione di un settore caratterizzato da peculiarità organizzative e produttive diverse rispetto ad altri comparti. Il contratto collettivo nazionale dell’edilizia sottoscritto da Ance insieme alle Associazioni Cooperative e alle organizzazioni sindacali Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil si fonda su un sistema articolato su due livelli: quello nazionale e quello territoriale. Una struttura che consente di coniugare l’uniformità delle tutele con la capacità di rispondere alle caratteristiche dei diversi territori, dove cantieri, condizioni operative e mercato del lavoro presentano esigenze differenti. Lo stesso modello è adottato anche dagli altri contratti nazionali dell’edilizia sottoscritti dalle organizzazioni datoriali comparativamente più rappresentative. Nel complesso, i tre contratti collettivi nazionali di riferimento del settore coprono circa il 98% dei lavoratori delle costruzioni, pari a circa 700 mila addetti. Un livello di rappresentatività che conferma il ruolo della contrattazione collettiva come strumento capace di coniugare la tutela dei lavoratori con la competitività delle imprese. Grazie alla struttura su due livelli della contrattazione, il settore garantisce uniformità di diritti e tutele su tutto il territorio nazionale. Il sistema rappresenta inoltre un elemento di garanzia anche per le imprese, comprese quelle di minori dimensioni, che possono operare all’interno di regole certe, omogenee e condivise dalle parti sociali. Un ruolo centrale è svolto anche dal sistema della bilateralità, che nel comparto delle costruzioni costituisce da tempo uno degli elementi distintivi del modello contrattuale. Le Casse Edili e le Edilcasse non si limitano a garantire la corretta applicazione dei contratti collettivi, ma svolgono funzioni che hanno
assunto negli anni un’importanza crescente anche sul piano della legalità e dei controlli. Tra queste figurano strumenti come il Durc online e la verifica della congruità della manodopera nei cantieri, fondamentali per contrastare irregolarità, lavoro sommerso e fenomeni di concorrenza sleale, assicurando maggiore trasparenza lungo l’intera filiera delle costruzioni. Gli enti bilaterali sono gestiti in forma paritetica dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori. Un modello fondato sul confronto tra le parti sociali che rappresenta una concreta espressione del pluralismo sindacale nel settore e che si distingue anche per la propria sostenibilità economica: la quasi totalità dei contributi versati viene infatti restituita al comparto attraverso prestazioni e servizi destinati sia ai lavoratori sia alle imprese. La peculiarità dell’edilizia risiede nella capacità di coniugare rappresentanza, contrattazione e strumenti di tutela. Un modello nel quale la contrattazione collettiva e la bilateralità diventano leve per garantire qualità del lavoro, regolarità delle imprese e competitività di un settore strategico per lo sviluppo del Paese.
La contrattazione collettiva e il sistema della bilateralità rappresentano i pilastri fondamentali per garantire salario giusto, legalità nei cantieri e competitività delle imprese
Dl Lavoro: il modello dell’edilizia dimostra il valore della contrattazione collettiva La bilateralità si conferma un presidio di legalità e qualità del lavoro nei cantieri luglio/agosto/2026
economia
Costruzioni, le opere pubbliche spingono la crescita: Brescia resta ai vertici in Lombardia La fotografia nell’analisi di Unioncamere Lombardia. Rallentano gli investimenti nel residenziale di Roberto Ragazzi
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e opere pubbliche e gli investimenti del Pnrr continuano a fare da traino all'edilizia lombarda, compensando il rallentamento del mercato residenziale e delle ristrutturazioni. È questa la principale indicazione che emerge dall'analisi degli ultimi dati pubblicati da Unioncamere Lombardia, secondo cui il settore archivia un 2025 ancora in crescita e apre il 2026 con un incremento del volume d'affari del 7%. Un risultato nel quale l’edilizia bresciana gioca un ruolo di primo piano, consolidando la propria posizione di seconda provincia lombarda per occupazione nelle costruzioni.
La fotografia del 2025
Il 2025 si è chiuso con un aumento del volume d'affari del 3,7%, dopo il +4,1% del 2024 e l'eccezionale +8% registrato nel 2023. È il quinto anno consecutivo di espansione, seppure con ritmi più contenuti. Parallelamente cresce anche l'occupazione: gli addetti delle società lombarde raggiungono quota 381 mila, in aumento dell'1,5%, mentre le imprese attive scendono a circa 130 mila (-1,5%). Un dato che conferma il processo di selezione in atto nel mercato, dove diminuiscono le aziende, ma aumenta la dimensione media e la capacità organizzativa di quelle rimaste. La crescita occupazionale interessa quasi tutte le province lombarde. Gli incrementi più consistenti si registrano a Sondrio (+6,3%) e Pavia (+3,2%), territori dove il peso delle costruzioni supera il 10% dell'occupazione complessiva. In controtendenza soltanto Lodi (-1,9%) e Como (-0,5%). A livello regionale gli addetti del comparto rappresentano ormai il 9% dell'occupazione totale. Tra i territori più
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dinamici spicca appunto Brescia. La provincia conta 56.302 addetti nelle costruzioni, con una crescita del 2,3% rispetto all'anno precedente, dato più elevato della Lombardia dopo Milano che raggiunge 144.570 occupati. Alle spalle di Brescia si colloca Bergamo con 51.319 addetti (+0,7%), seguita da Monza Brianza con 27.298 (+2%), Varese con 22.641 (+0,2%) e Como con 17.421, unica tra le principali province a registrare una lieve contrazione (-0,5%). Il dato bresciano assume un valore ancora più significativo considerando il peso del settore sull'economia provinciale: le costruzioni rappresentano infatti il 10,8% dell'occupazione complessiva, quasi due punti percentuali sopra la media lombarda. Un indicatore che testimonia il ruolo strategico della filiera edilizia nel sistema produttivo provinciale, con una rete di imprese fortemente integrate con l'industria manifatturiera e con la realizzazione di grandi opere infrastrutturali.
Il primo semestre del 2026
L'avvio del 2026 conferma questa dinamica. Nel primo trimestre il volume d'affari in Lombardia cresce del 7% su base annua, mentre le commesse aumentano del 5,6%, il valore più elevato degli ultimi due anni. A sostenere l'espansione contribuisce anche la ripre-
sa dei prezzi, cresciuti del 3,8% rispetto al trimestre precedente, effetto diretto dell'impennata dei costi energetici seguita alla crisi mediorientale e alle tensioni sul Canale di Hormuz. La crescita, tuttavia, procede a due velocità. Secondo la ricerca Unioncamere il mercato pubblico continua a trainare il settore: il 68% delle imprese impegnate nelle opere pubbliche dichiara un incremento del volume d'affari, grazie soprattutto ai cantieri finanziati dal Pnrr. Molto diversa la situazione del comparto privato, dove la quota di aziende in crescita scende sotto il 50%, con performance ancora più deboli nel mercato residenziale e nelle ristrutturazioni, penalizzati dalla riduzione degli incentivi fiscali e da una domanda più prudente. Anche le aspettative degli imprenditori riflettono questo clima di
incertezza. Se sul fronte occupazionale permane fiducia, con un saldo positivo di 11 punti che conferma la continua ricerca di personale qualificato, sul versante della domanda prevale la cautela. Le previsioni per i nuovi lavori risultano negative in tutti i segmenti, in particolare nel residenziale e nelle ristrutturazioni, dove il saldo raggiunge i -17 punti. Il portafoglio ordini accumulato negli ultimi mesi continua a sostenere il fatturato, ma le imprese guardano con crescente attenzione alla fase successiva all'esaurimento delle commesse Pnrr.
Molti nodi ancora irrisolti
Il report Unioncamere evidenzia anche un cambiamento nelle principali criticità percepite dalle imprese. Al primo posto torna il costo dei materiali, indicato dal 26% degli operatori contro il 14% dell'anno precedente. L'impennata
dei prezzi delle materie prime ha infatti riportato al centro le preoccupazioni legate ai margini aziendali. Segue la debolezza della domanda (20%), mentre perde intensità il problema della carenza di manodopera, pur rimanendo rilevante con il 18% delle segnalazioni. In calo anche il peso attribuito alla burocrazia, indicata dall'11% delle imprese. Accanto alle sfide economiche cresce l'attenzione verso la sostenibilità. Il 71% delle imprese considera ormai i criteri ambientali e sociali un fattore importante per il proprio business, in aumento rispetto al 67% del 2025. Il 43% ha già adottato standard di valutazione Esg e risultano sempre più diffuse certificazioni come Iso 9000, Iso 45001 e Iso 14001, segno di un comparto che investe non soltanto in produttività ma anche in qualità, sicurezza e gestione ambientale. Per il presidente di Ance Brescia, Massimo Angelo Deldossi, i dati confermano la solidità del modello bresciano. «Il dato regionale conferma una dinamica positiva che trova riscontro anche nel contesto bresciano, dove il settore delle costruzioni continua a rappresentare un elemento chiave del tessuto economico locale. Il nostro territorio, grazie alla dinamicità delle imprese, alla capacità di investimento e alla forte integrazione della filiera con il sistema regionale, è un vero motore di sviluppo per la crescita del volume d'affari e dell'occupazione». Secondo Deldossi «anche sul territorio bresciano i lavori pubblici stanno svolgendo un ruolo determinante nel sostenere l'attività delle imprese. Gli investimenti infrastrutturali e gli interventi di riqualificazione urbana stanno creando opportunità concrete, favorendo allo stesso tempo sviluppo economico e trasformazione del territorio». Il presidente di Ance Brescia richiama però l'attenzione sulle incognite dei prossimi anni: «L'aumento del costo dei materiali, la volatilità dei mercati energetici e le incertezze geopolitiche restano elementi di attenzione. Per mantenere gli attuali livelli di attività e occupazione sarà fondamentale assicurare una programmazione stabile delle opere pubbliche e creare condizioni favorevoli agli investimenti, evitando brusche frenate quando si concluderà la stagione del Pnrr».
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economia
Iperammortamento Nuovo incentivo per investire nell'innovazione
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investimento nell'innovazione, nella digitalizzazione e nell'efficienza energetica dei processi produttivi potrà contare, nei prossimi anni, su un nuovo strumento fiscale. Con il Nuovo Piano Transizione 5.0, il legislatore reintroduce il meccanismo dell'iperammortamento, misura pensata per sostenere gli investimenti delle imprese in beni strumentali tecnologicamente avanzati, favorendo il rinnovamento del sistema produttivo nazionale. L'agevolazione non consiste in un contributo diretto, ma in una maggiorazione del costo fiscalmente riconosciuto dei beni acquistati. Nella pratica, l'impresa potrà dedurre dal proprio reddito imponibile quote di ammortamento più elevate rispetto al costo effettivamente sostenuto, ottenendo così un risparmio sulle imposte dovute. Il beneficio riguarda esclusivamente le imposte sui redditi (Ires o Irpef) e non produce effetti ai fini contabili o Irap.
Chi può accedere e quali investimenti sono ammessi
Possono accedere all'incentivo tutti i soggetti titolari di reddito d'impresa che realizzano investimenti in strutture produttive situate in Italia, a condizione che siano in regola con gli obblighi contributivi e con la normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Restano invece escluse le imprese sottoposte a procedure concorsuali o destinatarie di sanzioni interdittive. La misura si applica agli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028. I beni agevolabili appartengono a due grandi categorie.
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La prima comprende i beni materiali e immateriali 4.0 e 5.0, vale a dire macchinari, impianti, software e tecnologie digitali capaci di migliorare automazione, interconnessione e gestione dei processi aziendali. Per il settore delle costruzioni questo significa, ad esempio, macchine operatrici connesse, sistemi di monitoraggio dei cantieri, soluzioni basate sull'intelligenza artificiale, strumenti Bim e piattaforme per la gestione integrata delle attività. La seconda categoria riguarda gli impianti destinati all'autoproduzione di energia da fonti rinnovabili per l'autoconsumo, come gli impianti fotovoltaici e i sistemi
di accumulo. In questo caso il legislatore intende sostenere non solo la trasformazione digitale delle imprese, ma anche il miglioramento dell'efficienza energetica e la riduzione dei costi di approvvigionamento. L'entità dell'agevolazione varia in funzione dell'ammontare dell'investimento annuale. È prevista una maggiorazione del 180% per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro, del 100% per la quota compresa tra 2,5 e 10 milioni e del 50% per quella tra 10 e 20 milioni di euro. Oltre questa soglia non sono previste ulteriori maggiorazioni. Si tratta di percentuali che possono tradursi in un significativo risparmio fiscale, rendendo più conveniente il rinnovo del parco macchine e l'adozione di tecnologie innovative. Il beneficio può essere fruito sia in caso di acquisto diretto sia attraverso il leasing finanziario. In quest'ultima ipotesi, la maggiorazione si applica alla quota capitale dei canoni e al prezzo di riscatto, consentendo spesso una distribuzione temporale del vantaggio fiscale più favorevole rispetto all'acquisto in proprietà.
Procedure, controlli, cumulabilità
Particolare attenzione dovrà essere dedicata agli adempimenti. La procedura è gestita attraverso la piattaforma informatica del Gse e prevede un percorso articolato in diverse comunicazioni: dalla prenotazione dell'investimento alla conferma dell'acconto, fino alla dichiarazione di completamento e ai successivi aggiornamenti. Per i beni 4.0 e 5.0 è inoltre richiesta una perizia tecnica asseverata – o un attestato di conformità – che certifichi il possesso dei requisiti tecnologici e l'avvenuta interconnessione, oltre alla certificazione contabile delle spese sostenute. Un ulteriore elemento di interesse riguarda la possibilità di cumulare l'iperammortamento con altre misure di sostegno agli investimenti, come la Nuova Sabatini o il credito d'imposta Zes Unica, purché il beneficio complessivo non superi il costo sostenuto per il bene. Resta invece esclusa la cumulabilità con il credito d'imposta Transizione 4.0. Per le imprese delle costruzioni, chiamate a coniugare competitività, sostenibilità e innovazione organizzativa, il nuovo iperammortamento rappresenta quindi uno strumento da valutare con particolare attenzione.
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associazione
Gli ottant’anni dell’Ance: una festa dei diritti che guarda al futuro Tra memoria storica e nuove sfide per il settore delle costruzioni
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nce ha celebrato a Roma gli ottant’anni dalla sua fondazione con un evento che ha riunito istituzioni, imprese e rappresentanti del settore delle costruzioni, trasformando l’anniversario in un momento di riflessione collettiva non solo sulla storia dell’associazione, ma soprattutto sulle prospettive future dell’edilizia italiana. Fondata nel 1946, l’Associazione nazionale ha accompagnato le principali fasi di sviluppo infrastrutturale, economico e urbano del Paese, contribuendo in modo determinante alla crescita del tessuto produttivo e alla modernizzazione delle città italiane. La celebrazione ha quindi rappresentato un passaggio simbolico: dalla memoria di un lungo percorso di rappresentanza imprenditoriale alla definizione di una nuova fase per il settore. Al centro del dibattito sono emerse le principali sfide che oggi interessano il comparto: la chiusura e l’evoluzione del Pnrr, la necessità di garantire continuità agli investimenti pubblici, l’emergenza abitativa, il caro materiali e le criticità legate ai costi energetici. In questo contesto, è stata sottolineata l’esigenza di politiche industriali stabili e di una programmazione di lungo periodo, in grado di assicurare certezza normativa e sostenibilità economica alle imprese. Un’attenzione particolare è stata dedicata anche al tema della rigenerazione urbana e della messa in sicurezza del territorio, considerati ambiti strategici per il futuro del Paese. L’edilizia viene sempre più letta non solo come settore produttivo, ma come strumento di coesione sociale, innovazione urbana e adattamento ai cambiamenti climatici. Rilevante anche il richiamo al tema del lavoro, della qualità occupazionale e della sicurezza nei cantieri. Il sistema della bilateralità e delle cas-
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se edili è stato ribadito come presidio fondamentale contro il lavoro irregolare, la concorrenza sleale e il dumping contrattuale, oltre che come leva per la formazione e la qualificazione professionale dei lavoratori del settore. Nel corso dell’evento è intervenuta la presidente dell’Ance, Federica Brancaccio, che ha evidenziato come il comparto delle costruzioni stia vivendo una fase di profonda trasformazione. Brancaccio ha sottolineato la necessità di superare una logica emergenziale nella gestione delle politiche infrastrutturali, proponendo invece una visione strutturale e di lungo periodo basata su sostenibilità, innovazione e qualità progettuale. La presidente ha inoltre richiamato il ruolo dell’associazione come soggetto di rappresentanza moderno, capace di accompagnare le imprese nella doppia transizione, ecologica e digitale, e di dialogare con le istituzioni per costruire un quadro regolatorio più stabile e coerente. In questa prospettiva, il settore delle costruzioni è chiamato a diventare sempre più protagonista delle politiche industriali e sociali del Paese. In sintesi, il traguardo degli ottant’anni dell’Ance non rappresenta solo una ricorrenza celebrativa, ma segna l’avvio di una nuova fase: un settore che, partendo dalla propria storia, si proietta verso il futuro con l’obiettivo di coniugare sviluppo economico, sostenibilità e qualità della vita nelle città.
Servono politiche industriali stabili e una programmazione di lungo periodo per garantire investimenti, innovazione e competitività alle imprese.
Antonio Ciucci eletto all’unanimità presidente Ance Mercato, identità e innovazione le sfide del futuro. Al suo fianco otto vicepresidenti e il tesoriere Antonio Mattio. Deldossi riconfermato con delega a Tecnologia e Innovazione
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ntonio Ciucci è il nuovo presidente dell’Associazione nazionale dei costruttori edili. L’elezione, avvenuta all’unanimità da parte dell’Assemblea dei soci ordinari, si è svolta in un clima di forte coesione e compattezza. Ingegnere romano, Ciucci è presidente e amministratore delegato di Ircop, realtà imprenditoriale di rilievo nel campo delle infrastrutture e dell’edilizia civile, pubblica e privata. Succede a Federica Brancaccio e porta con sé una lunga esperienza associativa maturata sin dai primi anni Duemila. Nel tempo ha ricoperto numerosi incarichi, sia a livello territoriale che nazionale: è stato presidente di Ance Roma-Acer, vicepresidente con delega alle opere pubbliche, componente del Consiglio generale, presidente della Consulta nazionale delle specializzazioni e del Comitato “Applicazione di bitumi e derivati”, oltre che vicepresidente dell’Associazione. Nell’ultimo mandato ha seguito da vicino, come delegato della Presidenza nazionale, il complesso dossier sulla revisione prezzi. Nel suo intervento all’Assemblea, Ciucci ha indicato tre direttrici strategiche per il futuro del settore: mercato, identità e innovazione. Ha sottolineato la necessità di un mercato stabile nei volumi, ma anche aperto, trasparente e competitivo, a beneficio di cittadini e imprese. Centrale anche il tema della tutela del contratto collettivo nazionale e del sistema bilaterale, fondamentali per garantire
elevati standard di formazione e sicurezza. Allo stesso tempo, il nuovo presidente ha evidenziato l’urgenza di rafforzare e riorganizzare il sistema associativo, puntando su un processo di profonda innovazione. Digitalizzazione, sostenibilità e valorizzazione delle competenze rappresentano, in questa prospettiva, leve decisive per la crescita del comparto e per il contributo dell’edilizia allo sviluppo dell’economia nazionale. Contestualmente all’elezione del presidente, l’Assemblea ha riconfermato l’ingegner Massimo Angelo Deldossi alla carica di vicepresidente con delega a Tecnologia e Innovazione. L’incarico rappresenta un riconoscimento significativo per il sistema associativo bresciano e conferma il ruolo del territorio in seno ad Ance, rafforzando il collegamento tra le esigenze delle imprese locali e le strategie dell’associazione a livello nazionale. Insieme nella squadra di Presidenza per il quadriennio 2026 – 2030 anche Stefano Betti, vicepresidente Transizione Ecologica; Regina De Albertis, vicepresidente Edilizia e Territorio; Vanessa Pesenti, vicepresidente Economico Fiscale Tributario; Piero Petrucco, vicepresidente Centro Studi; Luigi Schiavo, vicepresidente Rapporti Interni; Carlo Trestini, vicepresidente Relazioni Industriali e Affari Sociali; Francesco Tuccillo, vicepresidente Opere Pubbliche. Eletto inoltre il tesoriere Antonio Mattio. Una governance che si propone di affrontare con unità e visione le sfide di un settore chiamato a rinnovarsi profondamente.
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futuro edile
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l Saie Lab dedicato alla digitalizzazione delle costruzioni ha offerto a Brescia un momento di confronto ad alto contenuto tecnico e strategico sui processi che stanno trasformando l’intera filiera edilizia. Al centro del dibattito, l’evoluzione del Bim, l’integrazione dei dati, l’intelligenza artificiale e le nuove piattaforme digitali, sempre più decisive per migliorare efficienza, qualità progettuale e competitività delle imprese. L’evento ha messo in evidenza come la digitalizzazione non sia più un’opzione, ma una leva strutturale che ridefinisce modelli organizzativi, competenze e relazioni tra i diversi attori del settore, spostando l’attenzione dalla semplice modellazione alla gestione intelligente del dato lungo tutto il ciclo di vita dell’opera. In questo scenario si inserisce l’intervento di Massimo Angelo Deldossi, in qualità di vicepresidente Ance con delega a tecnologia e innovazione, che ha offerto una lettura strategica dell’impatto della transizione digitale sulle imprese di costruzione: “La digitalizzazione non è soltanto un tema tecnologico, ma significa ripensare processi, competenze e modalità di collaborazione con progettisti e stazioni appaltanti, trasformando il dato in strumento operativo e decisionale. La vera sfida, infatti, non è raccogliere più dati, ma renderli conoscenza utile, accessibile e affidabile per supportare decisioni efficaci”. L’obiettivo non è creare ridondanza informativa, bensì garantire che ciascuno possa accedere all’informazione corretta, nel momento giusto e nel formato più adatto. In questa prospettiva, secondo l’Ance, l’innovazione non è una tecnologia imposta dall’alto, ma un percorso che nasce dai bisogni concreti delle imprese e dalla volontà di migliorarne l’efficienza e la competitività. “Il vero vantaggio competitivo – evidenzia Deldossi – non risiede dunque nell’avere più tecnologia degli altri, ma nel costruire organizzazioni capaci di valorizzare le informazioni per supportare, rafforzare e amplificare la capacità imprenditoriale, senza mai sostituirla”. Nicolò Depellegrin, in rappresentanza di Eseb e Formedil Nazionale, ha invece posto l’accento sul ruolo della formazione e degli strumenti digitali a supporto dei cantieri. Nel suo intervento ha richiamato anche l’esperienza del portale di cantiere Check, come esempio concreto di innovazione applicata. “La digitalizzazione – ha sottolineato - sta entrando in modo sempre più concreto nei processi formativi e operativi del settore. Strumenti come Check dimostrano come sia possibile accompagnare imprese e lavoratori in un percorso di evoluzione reale, non teorica. Sollecitato sul ruolo dell’intelligenza artificiale come leva per attrarre nuove generazioni, Depellegrin ha risposto con un approccio pragmatico: “L’AI è sicuramente uno strumento che può avvicinare i giovani, ma resta uno strumento. La sfida è raccontarlo con il loro linguaggio, facendo comprendere le reali opportunità del nostro settore e il valore concreto che può offrire in termini di crescita professionale e innovazione”. Lo sguardo al futuro
Bim e intelligenza artificiale ridisegnano il cantiere Al Saie Lab di Brescia focus su processi digitali, piattaforme e integrazione dei dati lungo la filiera
è stato affidato a Castelli, presidente del Gruppo Giovani di Ance Brescia, che ha posto l'accento su una delle sfide più rilevanti per il settore: il ricambio generazionale. “È una delle sfide più importanti che abbiamo davanti – dichiara -. L'edilizia è ancora percepita da molti giovani come un settore tradizionale e poco attrattivo, mentre oggi il cantiere è profondamente cambiato. La digitalizzazione può diventare una leva decisiva per attrarre nuovi talenti e nuove professionalità, ma da sola non basta. Servono formazione, accompagnamento delle imprese – soprattutto delle realtà più piccole – e strumenti realmente semplici e utilizzabili in cantiere. Il digitale deve essere un patrimonio condiviso lungo tutta la filiera, non un'innovazione confinata agli uffici tecnici. L’obiettivo che dobbiamo porci non è scegliere tra tradizione e innovazione, ma metterle in dialogo. L'esperienza di chi conosce il mestiere e le competenze delle nuove generazioni devono integrarsi per costruire un settore più moderno, competitivo e capace di affrontare il futuro”. Nel complesso, il Saie Lab ha confermato come il percorso verso la digitalizzazione delle costruzioni sia già in atto e destinato a consolidarsi, coinvolgendo imprese, professionisti e istituzioni in una trasformazione che richiede investimenti, formazione e una forte capacità di adattamento. Un cambiamento profondo che, come emerso dagli interventi, non riguarda solo gli strumenti, ma il modo stesso di concepire il processo edilizio.
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futuro edile
L’impresa di costruzioni bresciana di fronte alla digitalizzazione di Angelo Luigi Camillo Ciribini, Università degli Studi di Brescia
La vera sfida non è adottare nuove tecnologie, ma rendere i processi digitali parte integrante del modo di operare delle imprese.
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i è recentemente conclusa la prima edizione del programma europeo di trasferimento tecnologico delle soluzioni digitali per il settore delle costruzioni, finanziato dalla Commissione Europea e dal Mimit, che ha visto Ance coordinare Dihcube, il Digital Innovation Hub nazionale dedicato al comparto. Il territorio bresciano, d’altra parte, può vantare eccellenze professionali e imprenditoriali in questo ambito e beneficia del contributo dell’Università degli Studi di Brescia e dell’Its Academy Cantieri dell’Arte, che hanno sostenuto con efficacia il processo di acculturamento del capitale umano. Queste premesse consentono di avviare una riflessione sulla percezione che l’impresa di costruzioni possa avere del fenomeno della digitalizzazione. Non si tratta, naturalmente, di affrontare gli aspetti procedurali o le modalità di accesso ai servizi che Dihcube offrirà nella sua seconda edizione, bensì di interrogarsi su che cosa la trasformazione digitale rappresenti oggi per gli imprenditori e per coloro che operano quotidianamente nelle imprese, in un settore chiamato a confrontarsi con sfide molteplici, da quelle fiscali a quelle organizzative, finanziarie e di mercato.
In termini molto concreti, i temi fondamentali restano quelli della successione imprenditoriale, della dimensione aziendale, del radicamento territoriale, dell’ampiezza del mercato raggiungibile, della qualificazione della manodopera, tanto intellettuale quanto esecutiva, del comportamento della committenza e, più in generale, dell’accesso al credito e della capacità di attrarre investitori e finanziatori per operazioni immobiliari sempre più complesse. In questo quadro, la digitalizzazione, strettamente connessa ai temi della sostenibilità e dell’economia circolare, promette da tempo benefici significativi in termini di incremento della produttività e di mitigazione del rischio. Gli esiti conseguiti da Dihcube dimostrano come, nel contesto nazionale, sia in atto una progressiva assimilazione delle tecnologie digitali. Tale evoluzione, tuttavia, non coincide necessariamente con un effettivo livello di maturità digitale delle imprese, poiché
quest’ultima è spesso misurata attraverso modelli valutativi che non sempre riflettono le specificità operative del settore. La vera questione consiste nel comprendere come i processi digitali possano diventare sistemici, superando la logica degli interventi puntuali e dell’adozione episodica delle tecnologie. In questa prospettiva, le diverse tecnologie oggi ricondotte, talvolta in modo generico, alla definizione di Intelligenza Artificiale offrono opportunità sempre più rilevanti. Occorre, tuttavia, affrontare il tema con realismo. Già oggi, per gare di importo e complessità contenuti, è possibile predisporre un’offerta tecnica ed economica senza un intervento umano diretto — o, più precisamente, senza che gli operatori abbiano materialmente esaminato la documentazione di gara — ottenendo risultati potenzialmente competitivi. Si apre così un interrogativo cruciale: sarà necessario formalizzare in modo
trimonio informativo aziendale, indipendentemente dalle singole persone che, nel tempo, lo hanno custodito. Dall’altro lato, permane, comprensibilmente, la preferenza per sistemi agentici nei quali la competenza umana possa intervenire in ogni momento, mantenendo il controllo delle decisioni più rilevanti.
Il futuro delle costruzioni dipenderà dalla capacità di unire innovazione tecnologica, competenze delle persone e cultura industriale
rigoroso i processi aziendali e dotare i sistemi di una completa comprensione semantica dell’organizzazione oppure i modelli di Intelligenza Artificiale potranno operare efficacemente anche in assenza di tale strutturazione? Da un lato, infatti, le imprese iniziano a cogliere il valore della normalizzazione semantica dei propri processi e della costruzione di una base di conoscenza capace di preservare e valorizzare il pa-
Qualora, in prospettiva, fosse possibile sostituire almeno in parte l’Intelligenza Naturale con quella Artificiale, il dibattito si estenderebbe inevitabilmente anche all’Intelligenza Artificiale Fisica e alla sua progressiva introduzione nei cantieri, soprattutto nell’ambito della Off Site Construction. È proprio in questo passaggio che convergono due esigenze fondamentali: da un lato il rafforzamento delle competenze delle risorse umane, dall’altro la costruzione di una autentica cultura industriale, capace di accompagnare l’evoluzione tecnologica senza rinunciare al valore dell’esperienza e della responsabilità imprenditoriale.
La digitalizzazione sistemica dell'impresa di costruzioni
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fondazione campus
Restituita alla città l’Agenda Urbana 2050 Il contributo della Fondazione Campus Edilizia al percorso che delinea il futuro di Brescia
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i conclude il percorso di definizione dell’Agenda Urbana Brescia 2050, un progetto strategico di ampio respiro che mira a costruire una visione condivisa dello sviluppo urbano, sociale ed economico della città nei prossimi decenni. L’Agenda rappresenta non solo un documento di indirizzo, ma una vera e propria piattaforma dinamica pensata per orientare le trasformazioni future del territorio, mettendo in relazione ambiente, economia, cultura, welfare e qualità della vita. Fondazione Campus Edilizia Brescia Ets ha partecipato attivamente al percorso di co-progettazione, collaborando con il Comune di Brescia attraverso un contributo scientifico strutturato. L’attività si è inserita in un processo articolato che ha voluto leggere la città non solo nella sua configurazione attuale, ma soprattutto nelle sue prospettive di medio e lungo periodo, contribuendo alla costruzione di una visione strategica coerente con le grandi trasformazioni in atto. Il lavoro ha evidenziato il ruolo di Brescia come “città media leader”, capace di esercitare una funzione di guida su un sistema territoriale più ampio. Una città con una solida identità produttiva
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che, nel quadro delineato dall’Agenda, è chiamata a evolversi integrando sempre più innovazione, sostenibilità, qualità urbana e coesione sociale. In questa prospettiva, l’obiettivo è superare una visione esclusivamente manifatturiera per affermare un modello urbano fondato su sostenibilità, innovazione e qualità della vita. L’Agenda Urbana Brescia 2050 si configura inoltre come un processo aperto e partecipativo, sviluppato attraverso attività di analisi, ascolto e confronto con la comunità. Il Comune ha promosso un vero e proprio laboratorio permanente — un Urban Living Lab — coinvolgendo istituzioni, imprese, università, associazioni, stakeholder e nuove generazioni nella costruzione della visione futura della città. In questo contesto, Fondazione Campus ha elaborato un articolato documento di analisi, con il supporto scientifico di Cresme, che ha consentito di costruire un quadro conoscitivo e pre-
stenibilità, Lavoro e Cultura — a cui si affianca una dimensione trasversale dedicata alla governance. Questi ambiti definiscono le direttrici strategiche lungo cui si svilupperà la città, affrontando temi che spaziano dal welfare urbano alla transizione ecologica, dall’innovazione economica alla valorizzazione culturale, fino agli strumenti di coordinamento e monitoraggio necessari per rendere effettiva la trasformazione.
Parallelamente all’analisi, è stato sviluppato un percorso strutturato di ascolto degli stakeholder, con l’obiettivo di raccogliere contributi, esigenze e punti di vista. Il confronto ha coinvolto il mondo economico, l’ambiente costruito, il sistema dell’informazione, il terzo settore e i componenti della Fondazione, rafforzando il carattere condiviso e partecipativo dell’intero progetto. Il documento si articola attorno a quattro missioni principali — Insieme, So-
Gli esiti del percorso sono stati presentati in occasione di un momento pubblico di restituzione alla città. L’Agenda Urbana Brescia 2050 si configura così come un punto di partenza più che di arrivo: uno strumento capace di accompagnare nel tempo le scelte pubbliche e private, orientandole verso un modello di sviluppo sostenibile, inclusivo e competitivo, e posizionando Brescia come laboratorio di riferimento per le città medie europee.
CHRISTIAN PENOCCHIO
CHRISTIAN PENOCCHIO
visionale solido, basato su dati, analisi statistiche e valutazioni qualitative dei principali fenomeni urbani, economici e sociali del territorio. L’approfondimento ha riguardato temi chiave quali le dinamiche demografiche, il sistema economico-produttivo, la percezione della città a livello nazionale e internazionale, le filiere dei beni e dei servizi, oltre al patrimonio abitativo e al mercato immobiliare.
Più che un punto di arrivo, l'Agenda Urbana Brescia 2050 è uno strumento destinato a orientare nel tempo le scelte pubbliche e private verso uno sviluppo sostenibile, inclusivo e competitivo
Per scaricare il contributo di Fondazione Campus Edilizia Brescia Ets
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conservazione
Il raddrizzamento del muro di cinta del Castello di Lonato di Mara Colletta, Ezio Giuriani, Alessandra Marini
Presentazione del problema strutturale
Non cancellare le tracce del tempo, ma metterle in sicurezza: il recupero del muro del Castello di Lonato dimostra come l'ingegneria possa preservare la storia senza rinunciare alla sicurezza
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Il lato est del muro di cinta del Castello di Lonato del Garda del XIV secolo, in pietrame e malta di calce di buone caratteristiche meccaniche, nel 2012 ha subito il crollo parziale per una lunghezza di circa 11 m a seguito di precipitazioni meteoriche intense. Nelle porzioni di parete sopravvissute integre è stata misurata una notevole inclinazione verso valle, di quasi il 16%. Le cause della notevole inclinazione del muro sono attribuite alla spinta del terreno interno alle mura, di altezza di circa 1-2 metri rispetto a quella di valle, oltre che alla mancanza della fondazione a valle conseguente l’erosione del terrapieno provocata dalle acque meteoriche. La porzione di muratura a nord di quella crollata era in condizioni di equilibrio precario, con una inclinazione al limite dell’equilibrio con un fuori piombo di circa 0,5m. Il tratto pericolante aveva lunghezza pari a circa 10m, altezza a valle e a monte rispettivamente pari a 4m e 3.5m e spessore pari a 70-80 centimetri.
Intervento di messa in sicurezza e progetto di consolidamento
La porzione di muratura a nord di quella crollata è stata messa in sicurezza mediante puntellatura lignea provvisoria (Fig. 1). Il progetto iniziale, coordinato dall’architetto Gianfranco Cominelli con la consulenza architettonica del Professor Gian Paolo Treccani e dei Professori Ezio Giuriani e Alessandra
Marini per la parte strutturale, riguardava la ricostruzione della parte crollata e il raddrizzamento del tratto di 10m inclinato. Per quanto riguarda il raddrizzamento, la porzione rimasta veniva dotata di una steccatura metallica realizzata con montanti HEA160, disposti ad interasse di 1,5m (Fig. 2); tali montanti, fissati al piede del muro con due tirantini passanti Ø12, furono collegati a monte in sommità ad un tirante Ø30 inclinato di circa 40 gradi e collegato a una puntazza metallica di contrasto infissa nel terreno. La parte terminale filettata del tirante consentiva il forzamento ed il recupero della verticalità del muro. Preliminarmente fu effettuata una prova di resistenza delle puntazze con carico misurato con viti dinamometriche. Alle due puntazze collaudate sono stati adattati gli attacchi per i quattro tiranti inclinati collegati ai montanti di acciaio del sistema di raddrizzamento (Fig.3). Prima dell’operazione di raddrizzamento è stata consolidata la fondazione del muro mediante sottomurazione in pietra, procedendo a piccoli campioni. Sono poi stati messi in opera i diatoni
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artificiali Ø10 di acciaio inox inseriti in fori Ø12. Tali diatoni sono stati messi in trazione così da ottenere un sistema attivo. Le piastrine esterne di ancoraggio di monte sono state saldate ai tirantini dopo aver messo in trazione i tirantini. L’operazione di raddrizzamento è stata condotta serrando i dadi dei tiranti inclinati (Fig.3). Il fuori piombo di 45cm è stato ridotto a 5cm in un intervallo di tempo di circa 4 ore. Tale fuori piombo non è stato azzerato volutamente, quale testimonianza del dissesto. Il fuori piombo è stato misurato attraverso una stadia lignea verticale fissa e la tavola lignea orizzontale mobile connessa al coronamento del muro (Fig. 4). Il raddrizzamento ha prodotto la rotazione rigida del muro attorno alla base e la conseguente formazione di una lesione orizzontale aperta di circa 7 mm sul paramento di valle (Fig. 5). Tale fessura è stata riempita con malta di calce e cunei di acciaio. Il controllo del mantenimento della verticalità del muro è stato effettuato per alcune settimane mediante impiego della stadia lignea di riferimento; l’assestamento registrato è risultato praticamente nullo.
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Fig. 1: Messa in sicurezza della porzione di
muratura a nord di quella crollata
Fig. 2: Steccatura del paramento di valle per il raddrizzamento del muro di cinta
Fig. 3: Sistema dei tiranti e delle puntazze a terra di contrasto Fig. 4: Particolare della connessione
di tiranti e montanti di acciaio e dima in legno di riferimento Fig. 5: Formazione di una lesione ampia alla base del paramento di valle del muro a seguito delle operazioni di raddrizzamento
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sostenibilità
Sostenibilità ed energia nella filiera delle costruzioni Al Key Expo di Rimini, Federcostruzioni presenta il Rapporto 2026
Digitalizzazione, materiali sostenibili, sistemi energetici intelligenti e una maggiore collaborazione tra ricerca, industria e istituzioni sono i fattori chiave per accelerare la trasformazione della filiera delle costruzioni verso un modello più innovativo, competitivo e a basse emissioni di carbonio 48
Per leggere il Rapporto completo:
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n occasione del Key – The Energy Transition Expo 2026, Federcostruzioni ha presentato il Rapporto sullo stato della sostenibilità energetica nella filiera delle costruzioni, realizzato in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche e con il contributo delle principali associazioni e federazioni del comparto. Il documento, articolato in oltre 80 pagine, propone un’analisi ampia e strutturata sul ruolo della filiera delle costruzioni all’interno del processo di transizione energetica, con particolare attenzione agli impatti ambientali, ai consumi energetici e alle strategie di riduzione delle emissioni lungo tutto il ciclo di vita degli edifici. Il lavoro si inserisce in un contesto europeo sempre più orientato alla decarbonizzazione del settore edilizio e interpreta la transizione energetica non solo come un obiettivo tecnologico, ma come un processo sistemico. Il Rapporto evidenzia come la sostenibilità energetica debba essere affrontata attraverso un approccio integrato, capace di mettere in relazione strumenti normativi, innovazione tecnologica e politiche industriali, con l’obiettivo di garantire maggiore coerenza e applicabilità alle diverse misure oggi esistenti. Al centro dell’analisi vi sono alcuni riferimenti metodologici e regolatori considerati fondamentali per la trasformazione del settore, tra cui il Life Cycle Assessment per la valutazione degli impatti ambientali lungo l’intero ciclo di vita degli edifici, la direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici come quadro di riferimento per l’efficienza del patrimonio immobiliare, i criteri ambientali minimi per gli appalti pubblici e i sistemi di rendicontazione legati ai criteri Esg e alla direttiva Csrd. Il documento sottolinea come la coesistenza di questi strumenti richieda un maggiore coordinamento, al fine di evitare sovrapposizioni e favorire una più efficace applicazione operativa lungo tutta la filiera. Il Rapporto mette inoltre in evidenza il ruolo strategico del settore delle costruzioni nel raggiungimento degli obiettivi climatici europei al 2030 e al 2050. L’ambiente costruito, infatti, continua a rappresentare una quota rilevante dei consumi energetici e del-
le emissioni complessive, rendendo il comparto uno dei principali ambiti di intervento per le politiche di decarbonizzazione. “In tale contesto, - si legge nel documento - emerge la necessita di pianificare interventi in grado di conseguire una riduzione dei consumi energetici pari al 16% entro il 2030 e al 22% entro il 2035. A questo obiettivo contribuisce in modo rilevante la ristrutturazione degli edifici con le peggiori prestazioni energetiche, cui è attribuito circa il 55% della riduzione complessiva dei consumi. In particolare, i target prevedono l’intervento entro il 2030 su circa il 15% degli edifici non residenziali e, entro il 2033, sul 26% degli edifici a bassa efficienza energetica, con specifica attenzione ai settori più energivori della filiera”. In questo scenario, la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente viene indicata come una delle leve prioritarie, insieme all’introduzione di tecnologie costruttive a basso impatto ambientale e alla diffusione di sistemi energetici integrati e digitalizzati. Nel Rapporto si indica infatti che la ristrutturazione profonda del patrimonio costruito porterebbe a potenziali percentuali di riduzione dei consumi e delle emissioni stimate tra il 50% e il 70% rispetto alle condizioni pre-intervento, confermando il ruolo strategico degli interventi integrati rispetto alle azioni puntuali. Ampio spazio viene dedicato anche all’innovazione tecnologica e ai processi di trasformazione della filiera. Il documento analizza le opportunità offerte dalla digitalizzazione, dall’utilizzo di materiali sostenibili e circolari e dall’evoluzione dei sistemi energetici intelligenti applicati agli edifici. Tali innovazioni vengono considerate elementi chiave per migliorare le prestazioni energetiche e ambientali del settore, pur evidenziando la presenza di barriere ancora significative alla loro diffusione su larga scala. Tra queste vengono richiamati i costi iniziali di investimento, la frammentazione del comparto produttivo e la complessità del quadro normativo e autorizzativo. Il Rapporto sottolinea inoltre la necessità di rafforzare il dialogo tra mondo della ricerca, industria e istituzioni, evidenziando come la transizione energetica richieda un coordinamento stabile
tra competenze scientifiche, capacità produttiva e indirizzi di politica pubblica. In questa prospettiva, il ruolo dell’università e dei centri di ricerca viene considerato centrale per supportare l’evoluzione della filiera e per sviluppare strumenti di analisi e valutazione sempre più avanzati. La presentazione al Key Expo 2026 ha rappresentato un momento di confronto tra i principali attori del settore, offrendo l’occasione per ribadire la centralità della filiera delle costruzioni nel processo di transizione energetica italiano ed europeo. Il Rapporto si configura così come uno strumento di approfondimento e indirizzo, utile a supportare le strategie future del comparto in un contesto caratterizzato da sfide ambientali, tecnologiche e normative sempre più complesse.
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sostenibilità
L'intelligenza artificiale ha un costo nascosto Acqua, suolo ed energia: l’allerta dell’Onu sui consumi e sull’impronta ambientale dell’IA
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intelligenza artificiale è spesso raccontata come una tecnologia immateriale, capace di generare testi, immagini e analisi in pochi secondi. Dietro questa apparente leggerezza, però, si nasconde una rete di data center, sistemi di raffreddamento, chip e infrastrutture energivore che hanno un impatto ambientale sempre più rilevante. A metterlo in evidenza è il nuovo rapporto dell'United Nations University Institute for Water, Environment and Health (Unu-Inweh), che invita a superare una visione limitata alle sole emissioni di CO₂ e a considerare anche il consumo di acqua e suolo. Secondo lo studio, entro il 2030 i data center dedicati all'intelligenza artificiale potrebbero consumare circa 945 terawattora di elettricità all'anno, quasi il doppio rispetto ai livelli attuali (448 TWh). Per produrre questa energia sarebbero necessari enormi quantitativi di risorse naturali: il fabbisogno idrico potrebbe raggiungere 9.300 miliardi di litri, un volume equivalente al consumo domestico annuo di circa 1,3 miliardi di persone nell'Africa subsahariana. L'occupazione di suolo supererebbe invece i 14.500 chilometri quadrati, un'area paragonabile a quella di un'intera regione di medie dimensioni. Il rapporto sottolinea inoltre che il vero impatto dell'IA non deriva soltanto dall'addestramento dei grandi modelli linguistici, ma soprattutto dal loro utilizzo quotidiano. Una volta distribuiti, chatbot e sistemi generativi elaborano miliardi di richieste ogni giorno, e proprio questa fase di inferenza rappresenta oggi la quota predominante dei consumi energetici complessivi, stimata tra l'80 e il 90%. Gli autori mettono anche in
guardia da un errore frequente: considerare sostenibile una tecnologia solo perché riduce le emissioni di carbonio. Fonti energetiche diverse possono infatti avere effetti molto differenti sul consumo d'acqua o sull'uso del territorio. Per questo motivo il rapporto propone una valutazione integrata dell'impronta ambientale dell'IA, capace di misurare contemporaneamente carbonio, acqua e suolo, evitando di spostare semplicemente il problema da una risorsa all'altra. Un'ulteriore criticità riguarda l'equità. I benefici economici dell'intelligenza artificiale sono concentrati soprattutto nei Paesi che sviluppano le tecnologie, mentre parte dei costi ambientali – dall'estrazione dei minerali critici al consumo idrico, fino alla gestione dei rifiuti elettronici – ricade spesso su territori e comunità più vulnerabili. Per questo l'Onu chiede maggiore trasparenza sui consumi dei sistemi di IA, standard condivisi di rendicontazione e politiche che integrino gli impatti ambientali nelle strategie di sviluppo della tecnologia. Secondo l’Organizzazione intergovernativa, la crescita dell'intelligenza artificiale richiede una governance internazionale e misure condivise, per costruire un ecosistema basato su trasparenza, uso efficiente delle risorse, equità e tutela dell'ambiente.
La crescita dell'intelligenza artificiale richiede una governance internazionale fondata su trasparenza, uso efficiente delle risorse, equità e tutela dell'ambiente
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storia per il domani
Oro bianco in Valcamonica di Franco Robecchi, ingegnere e autore
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el frastuono politico-ideologico da anni si è afflitti dal tormentone della produzione di energia elettrica con fonti rinnovabili. Significa che le materie impiegate per la produzione non devono essere distrutte nelle modalità di impiego, come avviene per il legname, il carbone, il petrolio, la benzina o il gas. Il meccanismo di produzione deve invece utilizzare materie che continuano a consistere anche dopo il loro uso, o perché, in effetti, non si consumano, o perché la loro disponibilità è sconfinata, come avviene per la luce solare o per il vento. Si dimentica, per esasperazione ideologica, che anche l’acqua è rinnovabile, nel senso che il suo utilizzo per la produzione elettrica, non distrugge l’acqua, ma solo la utilizza come forza motrice. Il mondo che si riferisce a questo tema si chiama idroelettrico. Idro, dal greco antico, significa, appunto, acqua. Per paradosso, ricordiamo che la più vecchia produzione italiana di energia elettrica si basò sull’idroelettrico, anche se la prima
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L’Italia è stata tra i Paesi pionieri dell’energia idroelettrica: la centrale di Porto d’Adda, inaugurata nel 1898, fu la seconda al mondo nel suo genere
centrale in assoluto fu edificata e attivata nel 1883 dall’ingegnere Giuseppe Colombo, in pieno centro di Milano, dietro il duomo. Il Colombo, al quale si deve anche un manuale dell’ingegnere che fu il vademecum dei professionisti per decenni, prese contatto con il pioniere statunitense Thomas Edison, che, un anno prima di Colombo, aveva costruito in piena New York la prima centrale elettrica commerciale del mondo, affiancando una seconda, edificata in Inghilterra. Colombo fu anche alla base della fondazione della società chiamata, appunto, Edison, tutt’oggi un pilastro dell’elettrico italiano. La centrale di Colombo, a Milano, fu la terza al mondo e la prima nell’Europa continentale. Ma l’idroelettrico non fu da meno. Dodici anni dopo fu costruita, lungo il fiume Adda, a Porto d’Adda, la prima centrale idroelettrica italiana. Progettata dagli ingegneri Angelo Bertini e Carlo Esterle, fu voluta per alimentare i tram di Milano, quando si dismisero i tram a cavallo. La centrale si avvale della normale corrente del fiume, tramite l’inserimento di un piccolo bacino che funge da serbatoio, dal quale il flusso idrico cade, con un salto di soli 29 metri. La centrale era la seconda, del tipo idroelettrico, costruita nel mondo, dopo il primato statunitense di un impianto realizzato presso le cascate del Niagara. La centrale, intitolata al progettista Bertini, fu inaugurata nel 1898 e ancora è in funzione. L’idroelettrico in grande formato doveva però ancora essere inaugurato. Parliamo ovviamente delle centrali che si avvalgono di invasi notevoli di riserva, che danno continuità alla produzione, ottenuti con la costruzione di baci-
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ni artificiali grazie a sbarramenti che bloccano trasversalmente il corso di qualche corso d’acqua. Questo blocco si chiama diga, vocabolo di origine olandese, là dove stavano i maestri della gestione territoriale delle acque. Le dighe sono costruibili se il fiume percorre una valle relativamente stretta: intorno ai 200 metri. Ciò avviene fra le montagne, là dove anche il bacino di invaso, cui si dà luogo, ha uno spazio abbastanza contenuto nel quale consistere. La costruzione dello sbarramento deve tenere conto dell’immensa spinta che l’acqua esercita su una parete verticale che la contenga. La diga deve resistere allo sfondamento e al ribaltamento, deve sigillare perfettamente sia gli ancoraggi al suolo, sia l’innesto delle spalle su ognuna delle due estre-
mità laterali. Guai però a considerare la resistenza del solo manufatto. Fu l’errore della progettazione e della previdenza nel caso del Vajont. Ne sa qualcosa direttamente il sottoscritto, che, all’epoca studente nella facoltà di ingegneria idraulica dell’Università di Padova, ebbe difficoltà a vedere in aula e all’esame due illustri docenti, inseguiti dalla giustizia perché coinvolti nel tragico disastro. Si tratta della stabilità geologica dei pendii che costituiscono il bacino del lago creato. Se, come avvenne nel Vajont, uno dei pendii frana, magari con una massa imponente come in quel caso, forse la diga regge l’urto (come vantavano i suddetti professori) ma l’onda causata dal riempimento può scavalcare la diga e precipitarsi nella valle sottostante travolgendo abitati e
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storia per il domani
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6 provocando 2000 morti, come avvenne in quel malaugurato incidente. La costruzione di dighe ebbe nell’arco alpino il suo habitat più naturale. Ancora oggi si rileva un primato del Piemonte, con oltre 1100 impianti, però superato dalla Lombardia, che ha meno impianti, ma produce più energia: leader in Italia con ben 5610 megawatt, cioè milioni di watt. La potenza complessiva installata per l’idroelettrico in Italia era, due anni fa, pari a 23,6 gigawatt (GW), cioè miliardi di watt su un totale di 137 GW. In questo quadro, nel quale l’Italia primeggia, a compenso della sua carenza di fonti energetiche, come il carbone, l’acqua imbrigliabile per l’idroelettrico fu definita “oro bianco”, inoltre inesauribile. Il Bresciano gioca un ruolo molto importante. Per conformazione e vastità fu la Valcamonica a risultare la preferita per simili impianti. Non solo il fiume Oglio si prestava, ma anche i numerosi torrenti che sono accolti da valli minori confluenti nella maggiore. D’altra parte l’economia produttiva del territorio, nonostante le oscillazioni di mercato, aveva nella siderurgia il proprio zoccolo di base. E la siderurgia era avviata a giovarsi dell’energia elettrica, grazie alle messe a punto di nuove invenzioni tecnologiche. Non erano meno interessate all’utilizzo dell’energia elet-
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trica anche aziende diverse, ma di grande importanza in Valcamonica, come il cotonificio Olcese, aperto nel 1904 a Piancogno. Malauguratamente anche un altro imprenditore industriale, Virgilio Viganò, che possedeva impianti tessili in Brianza, ebbe l’idea di erigere una diga per proprio uso. Diciamo malauguratamente perché la diga costruita dal Viganò è rimasta, fortunatamente come caso unico, tragicamente nota nella storia degli impianti idroelettrici bresciani. Il Viganò acquisì una concessione risalente al 1907, ma il progetto fu stilato solo nel 1919, dopo l’intralcio della guerra. Va anche ricordato che tale vicenda, nota come legata al nome del monte Gleno, si localizzò nel territorio della provincia di Bergamo, poco oltre i confini della provincia di Brescia, che
Foto 1 A: La raffigurazione del primato lombardo nell’entità di impianti idroelettrici italiani Foto 1 B: Disegno di progetto, con testi in inglese, per la diga sul torrente Poglia, sopra Cedegolo, in Valsaviore Foto 2: Diga del lago d’Arno, del 1933 Foto 3: Costruzione della diga del Poglia Foto 4: La diga del Fobbio, o del Poglia, scelta anche per una cartolina Foto 5: Interno della centrale di Cividate Foto 6: La centrale Edison di Sonico Foto 7: Il disastro del cedimento della diga del Gleno, del 1923, ebbe notorietà internazionale
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corrono di traverso alla Val di Scalve, lungo i comuni di Azzone e Schilpario. In quella zona fu costruita la famigerata diga del Gleno, che, nel 1923, poco dopo il compimento e la formazione dell’invaso, crollò nella sua parte centrale. Il disastro ingegneristico, originato nella Bergamasca, interessò però le terre bresciane perché la massa d’acqua scese devastando sino a Darfo: 356 morti. I ruderi sono ancora là. Ma questo è l’unico punto oscuro della storia dell’idroelettrico in Valcamonica, che, invece, dalla prima centrale in Breno, nel 1888, è giunto a livelli di importanza nazionale e anche internazionale, con un numero di impianti che, oggi, sono intorno alla quarantina, escludendo piccole centrali in uso a singole industrie. La centrale di Edolo, una delle più
grandi d’Europa, costruita in caverna, utilizza le acque del lago d’Avio e, con un salto di ben 1200 metri, produce ogni anno, mediamente, energia per 220 miliardi di wattora. Le turbine sono alte 22 metri e ruotano con 600 giri al minuto. Inoltre, anche dal punto di vista architettonico, ricordiamo che due centrali di Cedegolo sono firmate da progettisti di fama. Tra il 1907 e il 1911 fu costruita in Cedegolo la centrale voluta dalla Società elettrica bresciana, disegnata dall’illustre ingegnere Egidio Dabbeni. Nella stessa località, nel 1950, un’altra centrale, dell’Edison, fu disegnata dal famoso architetto Gio Ponti, l’autore del Pirellone. Nella centrale del Dabbeni oggi è allestito il museo dell’idroelettrico, con il nome Musil, emanazione della Fondazione Micheletti di Brescia.
La tragedia del Vajont dimostrò che una diga non basta a essere sicura: è fondamentale valutare anche la stabilità geologica dei versanti che la circondano
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gruppo giovani
Due cantieri, un nuovo modo di costruire Dietro ogni cantiere ci sono scelte organizzative, problemi da risolvere, innovazioni da sperimentare e persone chiamate a coordinare attività complesse. È questo il filo conduttore delle recenti visite promosse dal Gruppo Giovani di Ance Brescia nei cantieri di Cologne e di Palazzolo sull'Oglio. Ne abbiamo parlato con Marcello Vezzola e Mattia Facchetti, componenti del Gruppo, che raccontano come cambia il modo di costruire oggi e quali competenze saranno sempre più decisive per l'impresa del futuro.
MARCELLO VEZZOLA Marcello, qual è stata la sfida principale che state affrontando in questo cantiere? Stiamo realizzando uno stabilimento per il confezionamento di prodotti alimentari. La sfida più grande è rappresentata dalle tempistiche molto stringenti, che hanno richiesto un impiego massiccio di uomini e mezzi fin dalle prime fasi. In questo contesto, la nostra forza è stata quella di agire come un "direttore d'orchestra", coordinando i vari subappaltatori — dalle carpenterie metalliche all'impiantistica, fino agli artigiani delle finiture — per assicurare che tutti lavorassero in sintonia rispettando il cronoprogramma. Puoi raccontarci qualche dettaglio tecnico o operativo che avete dovuto gestire? Un tema centrale è la diversità delle lavorazioni realizzate contemporaneamente. Da un lato, avevamo la struttura degli uffici in carpenteria metallica, tecnicamente molto complessa per via di un reticolo di travi e pilastri studiato per garantire il comfort termico attraverso lamelle frangisole. Dall'altro lato, procedevamo nella zona produttiva con la posa di pavimenti industriali e montatura dei prefabbricati in calcestruzzo. Abbiamo inoltre fornito soluzioni tecniche e strutture di sostegno affinché i fornitori della carpenteria potessero operare su queste imponenti strutture metalliche in totale sicurezza. Come viene gestito il tema della sicurezza in un contesto così articolato?
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La sicurezza è una priorità assoluta e viene studiata preventivamente coordinando ogni lavorazione delicata. In cantiere avevamo un Hse manager fisso e diversi preposti alla sicurezza. Abbiamo gestito situazioni critiche, come le lavorazioni in quota con linee vita e passerelle, e il coordinamento per i getti con pompe vicino a linee elettriche ad alta tensione, per evitare rischi di scariche a terra che in passato hanno causato gravi incidenti in altri contesti. In qualità di Vicepresidente del Gruppo Giovani, come vi state muovendo per avvicinare le nuove generazioni al settore delle costruzioni? Il nostro obiettivo è cambiare la narrazione del settore: non è più un mondo puramente artigianale, ma sta diventando un mondo industriale d'eccellenza. Attraverso visite in cantiere e incontri con scuole medie, superiori, Its e università, vogliamo far "toccare con mano" cosa significa costruire oggi. Cerchiamo di incuriosire i ragazzi e instaurare fiducia, mostrando che i cantieri moderni sono gestiti con competenze elevate, per attrarre le risorse umane necessarie a superare l'attuale carenza di personale. Guardando al futuro, quali sono le innovazioni tecnologiche e metodologiche su cui le imprese dovrebbero puntare? Una sfida fondamentale sarà l'integrazione della progettazione all'interno delle imprese di costruzione, specialmente nelle gare d'appalto dove viene richiesto il progetto migliore per vincere, snellendo così tempi e costi. Inoltre, è essenziale la digitalizzazione della cantieristica. Bisogna abbandonare carta ed Excel a favore di software gestionali per il controllo dei costi, della reportistica e della sicurezza (come il controllo accessi o Check - il portale di cantiere sviluppato da Cape). Quali consigli daresti a un giovane che vuole intraprendere la carriera imprenditoriale? Credo che serva un mix di ambizione e umiltà. Da una parte, i giovani devono avere la voglia di "rubare il mestiere" a chi ha più esperienza; dall'altra, devono avere la pazienza di accettare gli insegnamenti dei professionisti più an-
ziani. Questo settore richiede sacrifici, ma regala grandi soddisfazioni a chi è disposto a formarsi con professionalità e passione.
MATTIA FACCHETTI Mattia, quali sono gli elementi principali che caratterizzano l'opera del ponte a Palazzolo? Si tratta di un'opera non comune. La prima criticità è la logistica: il cantiere è fisicamente diviso in due dagli argini del fiume, il che richiede di gestire due fronti di lavoro paralleli. Inoltre, la geometria delle quattro "antenne" di sostegno è unica al mondo; questo ha richiesto la progettazione di casseforme uniche e su misura, che per la loro specificità non potranno purtroppo essere riutilizzate. Dal punto di vista tecnico, quali sono state le complessità maggiori? Sul vecchio ponte non possono transitare carichi pesanti, quindi abbiamo studiato una logistica specifica con il nostro partner. Abbiamo posizionato due gru a quote diverse con un unico punto di incrocio: questo permette di scambiarsi i materiali direttamente da una sponda all'altra in modo rapido, evitando lunghi giri autostradali con i camion. La struttura ad arco e il ferro d'armatura molto fitto impedivano un getto per gravità tradizionale. Abbiamo dovuto gettare dal basso verso l'alto attaccando le pompe direttamente ai casseri e utilizzando piastre vibranti esterne per omogeneizzare il calcestruzzo. Per la parte metallica, stiamo procedendo con il "varo": spingiamo la struttura in avanti da un'estremità saldando i pezzi uno dopo l'altro. La sfida qui è la precisione millimetrica, dato che il calore intenso può far allungare il ferro di 1-2 cm in una sola giornata.
E per quanto riguarda la gestione quotidiana del personale e della documentazione? Abbiamo eliminato i faldoni cartacei: capicantiere e capisquadra hanno tablet con tutta la documentazione tecnica e di sicurezza organizzata in una piattaforma cloud condivisa. Ogni mezzo ha un QR code che rimanda a certificazioni e tagliandi e ogni lavoratore ha un badge con codice QR per verificare istantaneamente corsi di formazione e permessi. In questi sei anni di attività, come è cambiato l'approccio alla gestione delle persone in azienda? Portiamo avanti il concetto ereditato da mio nonno: fare impresa per creare benessere collettivo. Nonostante la crescita, manteniamo un rapporto diretto tra titolare e maestranze. Abbiamo introdotto dei questionari trimestrali digitali per monitorare il clima aziendale e prevenire frizioni. Ogni tre mesi organizziamo attività di team building formativo fuori dal contesto lavorativo, seguiti da un mental coach e formatore personale. L'obiettivo è costruire relazioni e comunicazioni efficaci. Come immagini l'imprenditore edile di domani? Lo immagino audace, attento all'ambiente e alla sicurezza, ma soprattutto altamente digitalizzato. Dobbiamo puntare all'industrializzazione del cantiere per ridurre l'impatto di variabili come il meteo, che oggi possono fermare il lavoro per mesi. L'obiettivo è dare stabilità e programmazione alle famiglie dei nostri collaboratori, garantendo loro lavoro certo e futuro sicuro. Magari un giorno avremo anche "collaboratori digitali" come robot per le lavorazioni più pesanti sotto la pioggia o il caldo estremo.
Quali strumenti digitali state utilizzando per supportare queste lavorazioni così complesse? Utilizziamo software di tracciamento avanzati e la realtà aumentata tramite visori, che permette a committenza e collaboratori di vedere l'opera finita inserita nello spazio reale del cantiere. Stiamo iniziando a esplorare l'intelligenza artificiale per calcoli complessi, come le valutazioni delle prove di carico dei pali.
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enti bilaterali
Gravi patologie: nuova assistenza per gli iscritti in Cape Un sostegno economico e previdenziale per i lavoratori dell’edilizia con condizioni di salute particolarmente complesse È partita in via sperimentale una nuova misura di assistenza per i lavoratori edili bresciani colpiti da gravi patologie. L’iniziativa nasce per rispondere a situazioni di particolare difficoltà, in cui la malattia non solo incide sulla salute, ma mette a rischio anche la continuità lavorativa e il reddito. L’obiettivo è offrire un sostegno concreto nei momenti più delicati, quando il lavoratore si trova a superare il periodo di comporto e, di conseguenza, ad affrontare la sospensione del rapporto di lavoro. Si tratta di una prestazione straordinaria, prevista per gli anni 2026 e 2027, che rappresenta un passo avanti nel rafforzamento delle tutele sociali del settore edile, con un’attenzione particolare alle condizioni di maggiore fragilità. La misura è rivolta agli operai regolarmente iscritti alla Cassa edile di Brescia che, a seguito di patologie di particolare gravità – quali malattie oncologiche, neoplasie, gravi patologie cardiovascolari o malattie autoimmuni invalidanti – abbiano ottenuto dall’impresa un periodo di aspettativa non retribuita dopo aver superato o essere in procinto di superare il comporto. Condizione necessaria è inoltre il riconoscimento, da parte dell’Inps, di un’invalidità permanente pari o superiore al 50%, unitamente a una certificazione medica che attesti lo stato di salute. Il beneficio consiste nell’erogazione di un’indennità economica pari al massimale NASpI, al netto della contribu-
Fisioterapia: il Fondo Sanedil rimborsa i trattamenti riabilitativi 58
zione Inps, per un periodo massimo di sei mesi. A questo si aggiunge la possibilità di ottenere un’ulteriore somma a copertura dell’eventuale contribuzione volontaria, consentendo così al lavoratore di non interrompere il proprio percorso previdenziale durante il periodo di assenza dal lavoro. La domanda deve essere presentata alla Cassa edile di Brescia, corredata dalla documentazione richiesta, tra cui autorizzazione dell’impresa, certificazione sanitaria e attestazione di invalidità. L’istruttoria è gestita direttamente da Cape, che verifica i requisiti e, una volta conclusa positivamente la procedura, attiva il finanziamento tramite la Cnce, per poi procedere all’erogazione al lavoratore. Il trattamento dei dati personali, anche di natura sanitaria, avviene nel rispetto della normativa vigente ed esclusivamente per le finalità connesse al riconoscimento della prestazione.
Nel quadro delle politiche di sostegno ai lavoratori, il sistema bilaterale continua così a mettere in campo un insieme articolato di misure economiche e assistenziali, finalizzate a rafforzare la rete di tutela nei diversi momenti della vita lavorativa. In questo contesto si inseriscono le recenti erogazioni di Gnf (Gratifica natalizia e ferie) ed Evr (Elemento variabile della retribuzione) per un importo complessivo di circa 21 milioni di euro. Inoltre, la Cassa edile ricorda che entro il 30 settembre 2026 può essere presentata la domanda per il rimborso delle attività estive svolte dai figli a carico di lavoratori e lavoratrici iscritti alla Cape. Un insieme articolato di servizi e prestazioni che conferma l’impegno del sistema bilaterale nel garantire protezione, continuità reddituale e attenzione ai lavoratori, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà.
Dolori muscolari, mal di schiena, infiammazioni e difficoltà nei movimenti rappresentano disturbi sempre più diffusi. Si tratta di problematiche che, se trascurate, possono incidere non solo sul benessere generale, ma anche sulla continuità e sulla qualità dell’attività professionale. Per rispondere a queste esigenze, il Fondo Sanedil mette a disposizione dei lavoratori dell’edilizia una misura di sostegno concreta: il rimborso delle spese sostenute per trattamenti fisioterapici riabilitativi. Un intervento pensato per favorire il recupero funzionale e sostenere il ritorno alle attività quotidiane e lavorative in tempi più rapidi. Le prestazioni possono essere effettuate sia presso strutture e professionisti privati, sia attraverso il Servizio sanitario nazionale,
Una nuova misura sperimentale offre un sostegno economico ai lavoratori edili bresciani colpiti da gravi patologie, tutelando reddito e continuità lavorativa nei momenti di maggiore fragilità
senza l’applicazione di franchigie o scoperti, rendendo così la misura accessibile e facilmente fruibile. Per ottenere il rimborso è necessario accedere all’area riservata del portale Sanedil e utilizzare la sezione dedicata ai “Rimborsi in autogestione”. Alla domanda devono essere allegati la prescrizione medica (rilasciata nei 12 mesi precedenti la fattura), la documentazione di spesa emessa da personale abilitato in terapia della riabilitazione – con indicazione del titolo professionale – e la relativa prova di pagamento. Per informazioni o supporto nella presentazione della richiesta è possibile rivolgersi alla Cassa edile di Brescia.
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enti bilaterali
Caldo estremo: la procedura Eseb per la gestione del rischio Con l’aumento delle temperature e il ripetersi di condizioni climatiche estreme, la gestione della calura nei lavori all’aperto è diventata una priorità per il settore delle costruzioni. In questo contesto, le parti sociali dell’edilizia bresciana stanno richiamando l’attenzione delle imprese e dei lavoratori sull’importanza di attenersi scrupolosamente all’ordinanza di Regione Lombardia n. 484 del 9 giugno scorso e alle disposizioni normative in materia di tutela della salute e sicurezza nei cantieri. In particolare, fino al 23 settembre, nei giorni in cui il sistema Worklimate segnala un livello di rischio “alto”, è previsto il divieto di svolgere attività lavorative all’aperto dalle 12:30 alle 16 nei cantieri edili all’aperto e nelle cave. Accanto agli strumenti di monitoraggio indicati a livello regionale, il sistema edile bresciano ha incaricato l’Ente si-
stema ediliza Brescia di rilasciare una specifica procedura per la gestione del rischio da calore nei cantieri, accessibile alle imprese e accompagnata da attività di informazione e formazione. I contenuti riguardano comportamenti concreti da adottare durante le lavorazioni, come l’idratazione costante, l’organizzazione delle pause, la predisposizione di zone d’ombra e la rimodulazione degli orari nei momenti più critici della giornata. L’iniziativa si inserisce in un impegno più ampio condiviso con Ance Brescia e le organizzazioni sindacali di categoria, volto a rafforzare la prevenzione e la consapevolezza diffusa. L’obiettivo è mettere a disposizione strumenti pratici e immediatamente applicabili per una gestione più sicura ed efficace dei cantieri, in risposta a un rischio sempre più attuale.
Ecovillaggio virtuale progettato in Minecraft per una formazione innovativa sulla sostenibilità 60
Per consultare la procedura Eseb
La didattica innovativa rappresenta oggi un elemento chiave nei percorsi formativi, grazie all’integrazione di strumenti digitali capaci di rendere l’apprendimento più coinvolgente, concreto e orientato alle competenze del futuro. In questo contesto si inserisce l’esperienza della classe 2^A del corso Operatore Edile di Eseb, che ha partecipato al contest nazionale “Steam in Minecraft 2026”, promosso nell’ambito di Maker Faire Rome. Gli studenti sono stati coinvolti nella progettazione di un “villaggio intelligente” ispirato ai principi dell’Agenda 2030, mettendo in campo creatività, ca-
Sicurezza nei cantieri A2A Ciclo idrico: continuano gli incontri con le imprese appaltatrici Negli spazi dell’Eseb si è svolto un incontro con le imprese appaltatrici di A2A Ciclo Idrico per dare continuità al percorso avviato nel 2022 con il “Patto per la salute e la sicurezza dei lavoratori” nei cantieri del ciclo idrico bresciano. L’iniziativa si inserisce in un progetto strutturato che punta a rafforzare la cultura della prevenzione lungo tutta la filiera degli appalti. Durante il confronto è stata ribadita la centralità della sicurezza come valore fondante e non accessorio, da promuovere attraverso un impegno condiviso tra committenza, ente formativo e imprese. Particolare attenzione è stata dedicata alla diffusione di comportamenti consapevoli e responsabili nelle diverse fasi operative di cantiere. Il Patto si traduce in azioni concrete: la formazione mirata attraverso il corso “Induction Cantieri A2A”, che affronta i principali rischi legati a lavori stradali, scavi e spazi confinati mediante teoria ed esercitazioni pratiche; la realizzazione di un decalogo della sicurezza in formato video – già disponibile online sul canale Youtube di Eseb –, pensato per rendere immediatamente comprensibili le regole di comportamento nelle situazioni critiche; e l’introduzione di attività di training on the job, che consentono ai tecnici delle imprese appaltatrici di consolidare le competenze direttamente sul campo.
pacità progettuali e competenze digitali. Il lavoro ha previsto diverse fasi operative, dalla pianificazione alla realizzazione, fino alla gestione delle risorse e dell’organizzazione della comunità virtuale. Il progetto, intitolato “Sostenibilità in Blocchi”, ha portato alla realizzazione di un ecovillaggio virtuale basato su soluzioni sostenibili, energie rinnovabili e tecnologie innovative. L’esperienza ha valorizzato il lavoro di gruppo e la consapevolezza ambientale, dimostrando come strumenti come Minecraft Education possano rappresentare un efficace supporto alla didattica e allo sviluppo di competenze trasversali.
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Venerdì 18 settembre
Piazza Vittoria – Brescia
FESTEGGIAMENTI 80° ANNIVERSARIO E SELEZIONE REGIONALE LOMBARDIA GARA DI ARTE MURARIA
In occasione dei festeggiamenti per l'80° anniversario degli enti bilaterali dell'edilizia bresciana, Cassa edile ed Eseb invitano la cittadinanza a unirsi all'evento per scoprire il mestiere dell’artigiano edile e il talento delle nuove generazioni. Sarà possibile assistere alla selezione regionale Lombardia della gara di arte muraria Ediltrophy 2026 in un contesto di festa che trasforma il cuore di Brescia in uno spazio di incontro, dimostrazione e partecipazione condivisa con tutta la cittadinanza. ore 9.00 Inizio gara ore 17.30 Cerimonia di premiazione e proclamazione delle squadre vincitrici
EVENTO APERTO ALLA CITTADINANZA
Presentazione, intrattenimento e dj set serale a cura di Radio Bruno dalle ore 16.00 Attività ludiche per la cittadinanza
ance informa
ANCE informa Dalle newsletter settimanali di luglio e agosto 2026, una panoramica su alcune delle ultime novità in tema di urbanistica, lavori pubblici, giurisprudenza e lavoro. Tutte le notizie sono riportate anche sul sito internet dell’Associazione: ancebrescia.it. Ance Brescia ha aderito alla GdB Run 2026, un’iniziativa che coniuga sport, solidarietà e attenzione al territorio, coinvolgendo cittadini, imprese e realtà locali in un momento di ampia partecipazione. L’evento rappresenta un’occasione di rilievo per promuovere valori condivisi come il benessere, la coesione sociale e la cultura del dono, sostenendo al contempo le attività di Avis e rafforzando il legame tra il mondo delle costruzioni e la comunità. Nella foto, sulla sinistra, il vicepresidente Fabio Rizzinelli, intervenuto durante la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa in rappresentanza dell’Associazione
URBANISTICA Vizi dell’opera: l’impegno dell’appaltatore alla riparazione vale come riconoscimento dei difetti La Corte di Cassazione è tornata sul tema della garanzia per vizi nell’appalto, chiarendo gli effetti dell’impegno assunto dall’appaltatore ad eliminare i difetti denunciati dal committente. Si è stabilito che quando l’appaltatore si impegna ad intervenire per rimuovere i vizi contestati, si integra un tacito riconoscimento dei difetti che svincola il committente dai termini di decadenza e prescrizione previsti dalla norma. L’impegno dell’appaltatore dà luogo ad una autonoma obbligazione di fare, che si affianca alla garanzia legale e consiste nell’obbligo di eseguire gli interventi necessari per eliminare i vizi riconosciuti. L’obbligazione si limita ai difetti specificamente denunciati e riconosciuti dall’appaltatore. Per maggiori dettagli visitare il sito www.ancebrescia.it.
Accesso alle pratiche edilizie: piena legittimazione del proprietario sugli atti del proprio immobile Il TAR Piemonte ribadisce che il proprietario ha piena legittimazione ad accedere agli atti delle pratiche edilizie relative al proprio immobile, poiché il proprietario è titolare di un interesse diretto, concreto e attuale alla conoscenza della documentazione edilizia che riguarda il bene di cui dispone. Si ammette l’accesso alle pratiche edilizie anche da parte del vicino, quando l’immobile interessato sia confinante o prossimo. Per maggiori informazioni rivolgersi al referente angelo.grazioli@ancebrescia.it.
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ance informa
Terzo condono edilizio: niente sanatoria per nuove superfici e volumi in area vincolata Si è tornati sui limiti applicativi del terzo condono edilizio in presenza di opere abusive realizzate in aree sottoposte a vincolo paesaggistico o ambientale, le quali possono essere sanate solo in presenza di condizioni particolarmente restrittive. È necessario che si tratti di opere minori, riconducibili a interventi di restauro, risanamento conservativo o manutenzione straordinaria, senza aumento di superficie o volumetria. Ne consegue che simili abusi non possono essere sanati nell’ambito del terzo condono edilizio. Gli uffici di Ance Brescia restano a disposizione per maggiori informazioni.
LAVORI PUBBLICI Dl Infrastrutture: le priorità di Ance Pur esprimendo una valutazione positiva del provvedimento, Ance ha evidenziato alcune priorità di intervento. In primo luogo, la sospensione temporanea del recupero dell’anticipazione contrattuale, a sostegno della liquidità delle imprese impegnate nell’esecuzione dei lavori pubblici. Si ribadisce inoltre la necessità di una soluzione definitiva per le compensazioni previste dal decreto “Aiuti”, destinate a fronteggiare gli aumenti dei prezzi dei materiali. Tra le modifiche proposte, anche il ripristino della soglia fissa di 150 mila euro per l’individuazione delle categorie scorporabili ne-
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gli appalti. Per saperne di più rivolgersi all’indirizzo sara.meschini@ancebrescia.it.
Audizione Ance sulla competitività Ance ha svolto un’audizione nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla capacità competitiva del sistema Italia, sulle dinamiche del Pil nel periodo 1992 – 2025 in rapporto alla media Ue e sulle leve di intervento sui settori produttivi per sostenere la crescita economica. È emerso che circa un quarto della crescita tra il 2021 e il 2023 sia stata determinata dagli investimenti in costruzioni, favoriti dal rafforzamento degli incentivi fiscali per la riqualificazione del patrimonio immobiliare e dal Pnrr. Ance intende garantire continuità agli investimenti anche oltre la conclusione del Pnrr, evitando un rallentamento che potrebbe compromettere i risultati raggiunti negli ultimi anni. Per approfondire: www.ancebrescia.it.
LAVORI PUBBLICI GIURISPRUDENZA Nei lavori pubblici il subappalto necessario deve essere dichiarato in gara Il Consiglio di Stato è intervenuto sui limiti del soccorso istruttorio quando il concorrente non possiede direttamente la qualificazione per una categoria scorporabile a qualificazione obbligatoria e deve quindi ricorrere al subappalto necessario. Si è stabilito che in questi casi, è necessario dichiarare tempestivamente in gara il ricorso al subappalto necessario. Se, invece, dichiara di non voler subappaltare, non può successivamente modificare
tale dichiarazione per sanare la mancanza del requisito. L’impresa è tenuta a verificare prima della presentazione dell’offerta il possesso delle qualificazioni richieste dal bando e, ove necessario, a impostare correttamente la partecipazione dichiarando il subappalto qualificante nei termini previsti dalla disciplina di gara. Gli uffici di Ance Brescia sono a disposizione per eventuali chiarimenti.
LAVORO Parità di retribuzione fra uomini e donne attraverso la trasparenza retributiva È entrata in vigore la direttiva comunitaria mirata a rafforzare il principio della parità di retribuzione fra uomini e donne attraverso meccanismi di trasparenza retributiva, volta a innalzare il livello di contrasto alle discriminazioni di genere in ambito lavorativo. Si applica a tutti i datori di lavoro, pubblici e privati, con riferimento ai rapporti di lavoro subordinato dagli stessi instaurati. Rientrano nell’ambito di applicazione i contratti a tempo indeterminato e determinato, ai part-time e ai dirigenti. Gli obblighi previsti variano in funzione della dimensione occupazionale della singola impresa. Per un esame più approfondito si rimanda al sito www.ancebrescia.it.
Ordinanza regionale per attività lavorative in condizioni di esposizione prolungata al sole La nuova ordinanza in merito alle attività lavorative nei cantieri edili all’aperto e nelle cave in condizioni di esposizione prolungata al sole ha stabilito che fino al 23 settembre 2026, viene disposto il divieto di lavorare in tutto il territorio regionale, tra le ore 12.30 e le ore 16 nei cantieri edili all’aperto e nelle cave, in condizioni di esposizione prolungata al sole e svolgendo attività fisica intensa, nei giorni e nelle aree in cui le mappe nazionali online del rischio disponibili (https://app. worklimate.it/ordinanza-caldo-lavoro) segnalino un livello alto di rischio. Gli uffici di Ance Brescia rimangono a disposizione per eventuali chiarimenti.
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