Analisi economico-finanziaria delle imprese edili bresciane
2020-2024 Studio sullo stato ed evoluzione del settore
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2020-2024 Studio sullo stato ed evoluzione del settore
2020-2024 Studio sullo stato ed evoluzione del settore
Simona Cherubini
commercialista e revisore contabile
Francesco Chiarelli
commercialista e revisore contabile
Davide Felappi
commercialista e revisore contabile
Tommaso Fornasari
commercialista e revisore contabile
Mario Gaburri
commercialista e revisore contabile
Federico Gobbini
commercialista e revisore contabile
Francesco Landriscina
coordinatore Odcec
Luca Lazzari
commercialista e revisore contabile
Elena Maggi
commercialista e revisore contabile
Diego Rivetti
delegato Odcec
Angelo Grazioli
Ance Brescia
Enrico Massardi
coordinatore Ance Brescia
Michela Ranza
Ance Brescia
Andrea Piccinali
Ance Brescia
Maria Elena Russo
Funzionaria statistica
INIZIATIVA COFINANZIATA E PATROCINATA DALLA CAMERA DI COMMERCIO DI BRESCIA
Leggere il cambiamento per governare il futuro del settore
Ingegner Massimo Angelo Deldossi pag. 7
Analisi del settore edile: dati, trasformazioni e prospettive
Dottoressa Patrizia Apostoli pag. 8
Costruzioni, crescita e nuove prospettive per Brescia nel 2026
Ingegner Roberto Saccone pag. 9




Ance Brescia
Ance Brescia
Ingegner Massimo Angelo Deldossi
Presidente Ance Brescia
Con la nuova edizione dell’Analisi economico-finanziaria delle imprese edili bresciane, Ance Brescia rinnova il proprio impegno nel fornire agli associati, alle istituzioni e agli stakeholder del territorio uno strumento di lettura rigoroso, strutturato e affidabile dell’evoluzione del settore delle costruzioni. Il presente studio, riferito al periodo 2020-2024, rappresenta non solo una fotografia aggiornata del comparto, ma anche una chiave interpretativa utile a comprendere le trasformazioni che hanno attraversato l’edilizia bresciana in una fase storica complessa, caratterizzata da forti discontinuità e da cambiamenti strutturali che hanno inciso profondamente sull’organizzazione e sulla gestione delle imprese.
Il quinquennio analizzato è stato segnato da shock di natura diversa ma convergente: la crisi pandemica, le tensioni senza precedenti sui prezzi dei materiali e dell’energia, l’introduzione e la successiva rimodulazione delle agevolazioni fiscali, l’avvio degli interventi legati al Pnrr e un quadro normativo in continua evoluzione. In questo contesto, le imprese edili bresciane hanno dimostrato una significativa capacità di reazione e di adattamento, sostenendo livelli di attività elevati e, in molti casi, rafforzando la propria struttura economica e organizzativa, pur operando in un contesto di crescente complessità gestionale e finanziaria.
L’analisi mette in luce come il settore abbia attraversato una fase di forte espansione seguita da un progressivo riequilibrio, con dinamiche non omogenee tra i diversi comparti della costruzione di edifici, dell’ingegneria civile e dei lavori specializzati. Accanto a segnali positivi in termini di valore della produzione e risultati economici aggregati, emergono tuttavia elementi di attenzione legati alla marginalità, alla gestione del capitale circolante, alla struttura patrimoniale e alla sostenibilità dei modelli di business nel medio periodo. Si tratta di aspetti che richiedono una lettura attenta e consapevole, soprattutto in una fase di graduale normalizzazione del mercato e di ridefinizione delle condizioni di competitività. Per questo motivo, lo studio non si limita a restituire dati consuntivi, ma amplia l’orizzonte di analisi introducendo approfondimenti strategici di particolare rilievo. Il focus sugli adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili fornisce agli imprenditori indicazioni operative per rafforzare la governance aziendale e migliorare la capacità di monitoraggio delle performance e dei rischi. L’analisi dei modelli di business della filiera bresciana consente di collegare i risultati economici alle scelte organizzative e dimensionali, mentre l’attenzione ai temi della sostenibilità e dei fattori Esg evidenzia come tali dimensioni siano ormai parte integrante della competitività, della reputazione e dell’accesso al mercato e al credito. In questo quadro, il ruolo dell’Associazione si conferma centrale non solo come soggetto di rappresentanza, ma anche come punto di riferimento tecnico e culturale per accompagnare le imprese in un percorso di evoluzione sempre più complesso. Mettere a disposizione dati, analisi e strumenti interpretativi significa contribuire a rafforzare la capacità decisionale degli imprenditori, favorendo scelte più consapevoli e orientate alla solidità nel medio-lungo periodo.
Ance Brescia considera questo lavoro un patrimonio condiviso, frutto della collaborazione tra il Comitato tecnico-scientifico, l’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, il Comune di Brescia e la Camera di Commercio, cui va il nostro più sentito ringraziamento. L’auspicio è che questa Analisi possa costituire una base solida per riflessioni strategiche e decisioni consapevoli, accompagnando le imprese del territorio in una fase di transizione che richiede visione, competenze e capacità di evoluzione continua.
Dottoressa Patrizia Apostoli
Presidente Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Brescia
È noto, anche ai non addetti, che il settore edile contribuisce in maniera determinante all’economia della Provincia di Brescia.
Monitorarne l’andamento significa conoscerne i dati numerici, non solo per rendicontarne il contributo portato al territorio confrontandolo con gli altri settori, ma anche per comprenderne le trasformazioni, determinate dai cambiamenti indotti da un quadro sempre più vario e complesso di interventi legislativi ed accadimenti macroeconomici che comportano, per le imprese, la necessità di un continuo adattamento al sistema.
Questo è quello che emerge dalla lettura dell’analisi nata anche quest’anno dalla collaborazione tra Ance Brescia, l’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, la Camera di Commercio di Brescia e il Comune di Brescia.
Rispetto all’analisi presentata lo scorso anno, il lavoro di questa settima edizione si arricchisce dell’esame delle differenze riscontrabili tra i tre macrosettori in cui l’attività edile è statisticamente divisa. È un esame che mette in luce le differenze economico patrimoniali, strutturali ed organizzative delle imprese appartenenti ai diversi comparti, con una particolare attenzione all’importanza del tema della sostenibilità e della capacità di adattamento ai cambiamenti del mercato, in una fase economica che vede il suo rallentamento dopo le accelerazioni indotte dalle agevolazioni fiscali e dal Pnrr.
Il quadro che emerge dall’analisi evidenzia quanto importante possa essere la collaborazione tra le imprese ed il mondo delle professioni e, in particolare, con quello dei Dottori Commercialisti. Da tale affiancamento può derivare una maggiore consapevolezza dei punti di forza e di debolezza delle dinamiche reddituali e della consistenza economico-patrimoniale delle imprese e dell’adeguatezza delle loro governance per affrontare i cambiamenti che si susseguono nella loro sempre crescente complessità.
Il mio ringraziamento, personale ed istituzionale, va ai colleghi professionisti ed ai tecnici che hanno lavorato con competenza per individuare e delineare le tendenze economico finanziarie delle imprese edili bresciane e per fornire al lettore anche un quadro dello sviluppo organizzativo che interessa il comparto, certa che questa pubblicazione possa stimolare il confronto sui temi di interesse delle imprese edili e possa contribuire a fornire alle imprese edili, alle istituzioni finanziarie e agli altri operatori del contesto economico utili elementi per le scelte riguardanti l’evoluzione del settore.
Ance Brescia
Ingegner Roberto Saccone
Presidente Camera di Commercio di Brescia
Il mercato immobiliare italiano ha chiuso il 2025 con un significativo incremento delle compravendite residenziali, pari al +7% sull’anno precedente, anche se i tassi dei mutui non sono scesi secondo quanto inizialmente auspicato. Il buon andamento del mercato immobiliare, unitamente ai segnali di ripresa complessiva della nostra economia registrati negli ultimi mesi del 2025, lasciano sperare in un andamento complessivamente favorevole, nel 2026, anche per il settore delle costruzioni.
A livello nazionale, le stime di Ance per il 2026 indicano, infatti, un aumento degli investimenti in costruzioni pari al +5,6%. Il contributo principale arriva dalle opere pubbliche, attese in crescita di circa il 12%, grazie al completamento degli interventi Pnrr. Si prevede anche una crescita della riqualificazione abitativa (+3,5%), sostenuta principalmente dalla proroga delle aliquote fiscali e dalla particolare attenzione oggi rivolta ai temi dell’efficienza energetica.
Nella provincia di Brescia, il settore continua a rappresentare uno dei pilastri della nostra economia, con le sue 17.152 imprese e i suoi 58.342 addetti al 31.12.2025 e con un valore aggiunto stimato in crescita, nel 2026, del + 0,7% rispetto all’anno precedente (fonte Prometeia). Una crescita, nel settore, è prevista anche per l’occupazione (+ 2,2%).
Il settore delle costruzioni mantiene pertanto una forte solidità di base, anche se non bisogna dimenticare le sfide che lo attendono, legate alla capacità di andare oltre le opportunità oggi offerte dal PNRR e all’auspicata crescita, sul fronte delle abitazioni, di un mercato che non sia legato soltanto a misure e interventi temporanei.
Per la provincia di Brescia, in particolare, le prospettive che si possono aprire riguardano le numerose aree industriali dismesse e i quartieri da riqualificare con nuovi progetti residenziali e di edilizia sociale, tenendo anche conto del fatto che il tema dell’efficientamento energetico continuerà a generare nuova domanda. Anche gli investimenti pubblici previsti nei prossimi anni (mobilità, scuole, reti idriche) daranno un rilevante sostegno al comparto.
L’Agenda Urbana Brescia 2050, in particolare, delinea il quadro delle future politiche urbane, dal clima alla mobilità, dalla cultura al welfare, in riferimento al quale il settore delle costruzioni assumerà un ruolo di fondamentale importanza in vista della realizzazione di infrastrutture destinate a dare un volto nuovo alla città. Complessivamente, sia pur in presenza di problematiche riguardanti la crescita dei prezzi dei materiali da costruzione, l’incremento dei costi energetici e, soprattutto, la perdurante difficoltà nel reperire figure tecniche e operai specializzati, il settore delle costruzioni è destinato a mantenere un ruolo centrale nella crescita del nostro sistema economico.
Un sentito ringraziamento rivolgo ad Ance Brescia per avere realizzato, l’Analisi economico-finanziaria delle imprese edili bresciane 2020-2024, pubblicazione ricca di dati e informazioni che rappresenta uno strumento indispensabile per conoscere a fondo l’evoluzione di un settore da sempre colonna portante dell’economia bresciana.



Ance Brescia
Giunto alla settima edizione della sua nuova veste, lo studio sull’analisi economico-finanziaria delle imprese edili bresciane si presenta quale strumento di riferimento promosso e pubblicato da Ance Brescia per monitorare l’evoluzione del comparto edile del territorio.
Il documento è il risultato dell’attività di ricerca e sintesi di un comitato tecnico-scientifico multidisciplinare che vede la stretta collaborazione tra i referenti di Ance Brescia (ragionier Enrico Massardi, ingegner Angelo Grazioli, ingegner Andrea Piccinali, dottoressa Michela Ranza), la dottoressa Maria Elena Russo (Comune di Brescia) e i professionisti delegati dall’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Brescia (dottori commercialisti Simona Cherubini, Francesco Chiarelli, Davide Felappi, Tommaso Fornasari, Mario Gaburri, Federico Gobbini, Francesco Landriscina, Luca Lazzari, Elena Maggi, Diego Rivetti).
Il lavoro è stato reso possibile anche dal patrocinio della Camera di Commercio di Brescia, che si ringrazia per il prezioso contributo e supporto.
L’analisi economico-finanziaria delle imprese edili bresciane relativa al periodo 2020-2024 ha il duplice obiettivo:
• di fornire dati e informazioni presenti nel Registro delle imprese della Camera di Commercio di Brescia e nella banca dati Aida, mediante i quali si vogliono descrivere le caratteristiche della struttura imprenditoriale, l’andamento demografico e la dinamica del settore delle costruzioni nel periodo 2020-2024 senza, tuttavia, avere la pretesa di costituire una indagine congiunturale;
• di illustrare l’analisi delle condizioni di economicità delle imprese edili, rette in forma di società di capitali, che hanno depositato il bilancio nel periodo considerato (2020-2024).
L’indagine statistica sulla struttura imprenditoriale delle imprese edili prende a riferimento le imprese iscritte al Registro delle imprese di Brescia, appartenenti al settore “F Costruzioni” , ripartito nelle tre divisioni: “F41 Costruzione di edifici”, “F42 Ingegneria civile”, “F43 Lavori di costruzione specializzati” secondo la classificazione delle attività economiche ATECO2007 in vigore al 31/12/2024, indipendentemente dalla forma giuridica assunta.
Vengono, poi, fornite, per completare il quadro economico entro cui si muovono le imprese, informazioni sull’andamento dei prezzi dei principali materiali edili rilevati dall’Osservatorio di Ance Brescia, elemento fondamentale per comprendere le dinamiche dei costi di produzione in un mercato in cui il livello dei prezzi è stato e resta caratterizzato dalla presenza delle agevolazioni fiscali.
Lo studio si arricchisce di tre importanti contributi.
In primo luogo, è stato introdotto un capitolo dedicato all’analisi della struttura e dei modelli di business nella filiera bresciana delle costruzioni. Tale sezione esamina l’evoluzione delle catene del valore locali, evidenziando come la specializzazione e l’integrazione tra operatori stiano ridefinendo il mercato. Lo studio non si limita a presentare indici di bilancio, ma esamina come i diversi modelli di business e le strutture organizzative influenzino i risultati economici. La comparazione avviene principalmente tra le tre grandi
macro-aree del settore identificate dai codici ATECO suddivise per fasce di valore della produzione e numero di addetti. L’analisi conclude sottolineando la resilienza del modello bresciano, pur evidenziando la necessità di una maggiore aggregazione dimensionale per affrontare le sfide tecnologiche e competitive.
In secondo luogo, viene presentato un nuovo approfondimento relativo agli adeguati assetti organizzativi, che delinea un possibile approccio operativo e metodologico studiato specificamente per le esigenze degli associati Ance. L’obiettivo è suggerire un percorso per l’implementazione di una gestione integrata della compliance e del rischio che consenta all’imprenditore di operare in modo più sicuro ed efficiente.
In terzo luogo, viene presentato un primo approccio all’applicazione di indicatori economico-patrimoniali al monitoraggio della crisi di impresa nel comparto edile bresciano. Gli indicatori presi in considerazione sono quelli elaborati dal Cndcec (Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili) che, sebbene non vi sia più un obbligo normativo al loro utilizzo, ben rappresentano una condivisibile base teorica per individuare precocemente situazioni di squilibrio finanziario. L’applicazione di questi indicatori alle imprese edili bresciane, suddivise per cluster in funzione del valore della produzione, consente di aggiungere ulteriori informazioni all’analisi della struttura e dei modelli di business nella filiera bresciana delle costruzioni.
Questi elementi, insieme alla confermata sezione sulla sostenibilità (Esg) nella quale si dipinge, tra l’altro, il quadro attuale dei rapporti tra la filiera dell’edilizia e il mondo della finanza e si riferisce il risultato di un questionario rivolto agli associati Ance, rappresentano aspetti ulteriori rispetto alla mera economicità della gestione, ma risultano sempre più determinanti nella creazione di valore e nel consolidamento dei rapporti con tutti gli stakeholders della filiera.

Assicurazioni per:
R.C. terzi e prestatori di lavoro
Car e decennale postuma
All risks attrezzature di cantiere
Cauzioni e f idejussioni
Personale in missione
R.C. Ambientale
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Verlingue - sede Brescia
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Mail: brescia@verlingue it

Specialisti nel settore edile per le imprese





L’art. 2086, comma 2, del Codice Civile, introdotto dalla riforma normativa sulla crisi d’impresa, ha sancito – definitivamente –la regola in base alla quale tutti gli imprenditori che operano in forma collettiva o societaria hanno l’obbligo di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla dimensione, alla complessità e alla natura dell’attività svolta. E ciò anche ai fini di prevenire e/o intercettare per tempo eventuali segnali di crisi operativa e/o finanziaria che possano causare la perdita della continuità aziendale.
La suddetta norma individua due concetti fondamentali fra loro complementari da tener ben presenti nell’istituzione di adeguati assetti: adeguatezza e proporzionalità.
Per un’impresa edile, “adeguato assetto organizzativo, amministrativo e contabile”, proporzionato alla “natura e alle dimensioni dell’impresa” (ex. art. 2086, comma 2, del Codice Civile), significa realizzare “un sistema aziendale” che “nel concreto” permetta di:
1. avere chiari ruoli, responsabilità e procedure;
2. conoscere in modo attendibile la situazione economica, patrimoniale e finanziaria;
3. prevenire e intercettare per tempo segnali di crisi.
a) Struttura dei ruoli
Un’impresa edile, costituita in forma collettiva o societaria, risulta efficacemente organizzata quando prevede:
• Amministratore unico / CdA che definisce strategia, budget, politica commerciale, scelte sui cantieri principali.
• Responsabile tecnico / Direttore di cantiere che guida operativamente i cantieri, cronoprogrammi, stato avanzamento lavori (Sal).
• Responsabile amministrativo-contabile che gestisce la contabilità e gli adempimenti amministrativi, pianifica la tesoreria, monitora la marginalità delle commesse/cantieri, mantiene i rapporti con banche e fornitori.
• Responsabile sicurezza e qualità (Rspp / Coordinatore sicurezza) che cura gli adempimenti previsti dalle specifiche norme come il D.Lgs. 81/08 (come ad esempio: Pos, Psc, Dvr, gestione infortuni) o il D.Lgs. 231/01 sulla responsabilità degli enti (Mog, Odv, risk assessment).
• Ufficio gare e contratti (nei casi di lavori pubblici / appalti importanti) per predisposizione offerte, analisi bandi, gestione subappalti, rilascio fideiussioni.
Non è necessario che siano tutte persone diverse: infatti, in realtà medio-piccole – come quelle che costituiscono la prevalenza degli associati Ance – non è assolutamente da escludere che “più ruoli possono essere accentrati su medesime figure che per esperienza e competenza possano assolvere a tali compiti”, ma devono essere:
• formalizzati per iscritto (organigramma, mansionari) e comunicati all’interno dell’organizzazione aziendale;
• riconoscibili anche verso l’esterno (mandati, deleghe, procure).
b) Delega di funzioni e poteri
L’adeguatezza si misura anche in termini di coerenza tra compiti e poteri:
Deleghe scritte alle funzioni preposte per:
• firmare contratti di appalto / subappalto;
• assumere personale o gestire distacchi / subappalti;
• autorizzare ordini a fornitori oltre certe soglie di spesa;
• firmare bonifici / assegni entro massimali predefiniti.
Azione pratica per le imprese edili di medie-piccole dimensioni
Redigere:
• un organigramma;
• un breve mansionario scritto per le funzioni chiave (amministrazione, tecnico/capo cantiere, responsabile della sicurezza);
• eventuali deleghe di potere con limiti di importo e materia (deleghe interne o, meglio, procure notarili per opponibilità a terzi certa).
Sotto l’aspetto gestionale e amministrativo un’impresa edile deve avere:
a) Un set di procedure minime quali:
1. GESTIONE COMMESSE / CANTIERI
Ogni cantiere ha:
a) un budget iniziale di commessa (costi previsti: manodopera, noli, materiali, subappalti);
b) un responsabile di commessa (tecnico/capo cantiere);
c) un sistema per rilevare costi e ricavi per commessa (centri di costo/ricavo).
Verifiche periodiche:
• analisi degli scostamenti budget vs consuntivo;
• controllo dell’avanzamento lavori (fisico ed economico).
2. APPROVVIGIONAMENTI
• Contratti e/o accordi definiti per iscritto con i vari fornitori;
• ordini a fornitori formalizzati (ordine scritto anche a mezzo mail con riferimento al contratto e/o ad accordi);
• quali funzioni aziendali siano autorizzate a emettere ordini (organigramma/funzionigramma) e con quali limiti di spesa (sistema di deleghe e procure);
• elenco fornitori qualificati a sistema censito e fruibile dalle funzioni preposte (accreditati per requisiti di sicurezza, qualità e condizioni commerciali).
Ance Brescia
3. GESTIONE SUBAPPALTI
• Contratti formalizzati per iscritto in cui vi siano: un oggetto chiaro, modalità di determinazione dei Sal, penali, aspetti legati alla sicurezza, Durc, tracciabilità pagamenti;
• verifica Durc e regolarità contributiva periodica e fiscale (Durf).
4. GESTIONE PERSONALE E CANTIERI
Procedure per:
a) assunzioni, comunicazioni obbligatorie;
b) verifica presenze in cantiere;
c) formazione sicurezza, Dpi, idoneità sanitaria.
5. GESTIONE CONTRATTUALISTICA / LEGALE
• archiviazione ordinata (cartacea o digitale) di contratti di appalto, subappalto, di fornitura, di ordini, perizie di variante, claim;
• tracciabilità delle autorizzazioni del committente.
b) Un sistema di reporting verso l’organo amministrativo Affinché possa essere considerato “adeguato” ai sensi di norma l’assetto amministrativogestionale, l’amministratore deve poter ricevere periodicamente (con cadenza mensile o almeno trimestrale):
1. UNA SITUAZIONE ECONOMICA, AZIENDALE E PER CANTIERE:
• margine di ogni cantiere (ricavi – costi diretti);
• cantieri in perdita o a rischio;
• margine operativo (EBITDA) e reddito operativo (EBIT) a livello aziendale.
2. UNA SITUAZIONE FINANZIARIA:
• scadenzario clienti/fornitori;
• esposizione bancaria (affidamenti utilizzati vs concessi);
• mutui a medio lungo termine (debito e durata residui, rate di rimborso, interessi passivi da corrispondere);
• previsioni di cassa (entrate/uscite) a 3–6 mesi.
3. STATO GARE E PORTAFOGLIO LAVORI:
• lavori acquisiti, in offerta, probabili.
Azione pratica
Istituire un report standard mensile/trimestrale (anche in excel) con:
• bilancino di verifica;
• margini per commessa;
• scadenzari clienti/fornitori e posizione finanziaria netta (Pfn);
• situazione di tesoreria (cassa) con proiezioni a 3 – 6 mesi;
• elenco cantieri critici/fermi (con motivazioni).
3. Assetto contabile: strumenti, periodicità, controlli
a) Contabilità generale e analitica per commessa
Per una impresa edile, anche di piccole dimensioni, risulta pertanto indispensabile dotarsi di:
• una contabilità ordinaria aggiornata almeno mensilmente;
• un software gestionale o, minimo, per:
1. la regolare tenuta della contabilità generale;
2. l’alimentazione e l’aggiornamento della contabilità analitica per commesse/cantiere;
3. la gestione del magazzino (se rilevante) e delle dotazioni strumentali (cespiti).
Elementi chiave per una corretta gestione contabile per commessa:
1. CHIARA IMPUTAZIONE DEI COSTI PER COMMESSA/CANTIERE:
• manodopera diretta;
• materiali impiegati;
• noli e mezzi;
• subappalti e prestatori d’opera;
• spese generali allocate con criteri chiari.
2. MONITORAGGIO RIMANENZE / LAVORI IN CORSO SU ORDINAZIONE:
• corretta valutazione dei Sal maturati, stati avanzamento contabili, margini progressivi per commessa;
• attenzione ai lavori/cantieri non ancora completati a fine esercizio contabile (lavori in corso).
b) Situazioni contabili infra-annuali
Non è più sufficiente “vedere i numeri” solo a bilancio chiuso mesi dopo la fine dell’esercizio contabile:
• Situazione aggiornata almeno:
1. mensile per la gestione della tesoreria (cassa);
2. mensile/trimestrale per conto economico e marginalità commesse/cantieri.
• Indici di performance e/o allerta (in logica Codice Crisi):
1. Pfn/EBITDA, liquidità corrente, rotazione crediti/debiti, margini commesse;
2. monitoraggio sistematico dei crediti verso clienti (ritardi, contestazioni, insoluti);
3. monitoraggio della regolarità nel pagamento di: dipendenti, fornitori, banche, fisco ed enti previdenziali.
Ance Brescia
c) Strutturazione di un rapporto - anche continuativo - con professionalità esterne multidisciplinari per la corretta gestione delle complessità aziendali sotto l’aspetto amministrativo, fiscale, tecnico e legale
Data la complessità del contesto nel quale le imprese edili operano, le figure professionali con le quali gli amministratori dovrebbero instaurare un rapporto a supporto dell’impresa sono:
• commercialista;
• consulente del lavoro;
• Rspp e consulente sicurezza;
• eventualmente avvocato per gli aspetti contrattuali, amministrativi per appalti pubblici e claims.
Azione pratica
Assicurarsi che:
• il gestionale/il sistema di contabilità consenta una gestione per commessa/cantiere;
• sia predisposto un cruscotto minimo di indicatori (margine operativo o EBITDA, Pfn, rotazione crediti/debiti, margine per cantiere).
4. Aspetto “crisi” ex art. 2086, secondo comma, Codice Civile: monitoraggio e reazione
Come più sopra accennato l’art. 2086 del Codice Civile, al secondo comma, sancisce l’obbligo di istituire adeguati assetti aziendali “anche” in grado di intercettare segnali di crisi.
Per un’impresa edile, questo si traduce in un’attività costante finalizzata a:
Controllare:
• un aumento anomalo e costante di crediti scaduti (committenti pubblici o privati);
• cantieri con margini negativi o in erosione;
• forte dipendenza da un singolo grande cliente o contratto di appalto;
• tensione di cassa cronica (affidamenti bancari sempre al limite o ritardi nel far fronte con regolarità alle obbligazioni assunte).
Prevedere:
• piani di cassa a 3-6 mesi ed aggiornarli costantemente;
• simulazioni di scenario (cioè: simulare cosa accade se, ad esempio, vi fosse un ritardo negli incassi o un anomalo aumento dei costi dei materiali e/o dei subappalti).
Reagire:
• rinegoziare condizioni con banche/fornitori;
• sollecitare e/o attivarsi per vie legali per il recupero del credito incagliato;
• rivedere l’organizzazione dei cantieri/Sal;
• eventualmente attivare strumenti di “composizione negoziata” ex art. 12 e seg. Codice della Crisi d’impresa - Ccii (o altri strumenti normativi per la risoluzione della crisi aziendale) se emergono segnali di squilibrio gravi.
5. In sintesi: “checklist” per la individuazione/definizione di un adeguato assetto per un’impresa edile
L’imprenditore/amministratore e/o eventuali organi di controllo (sindaci/revisori) dovrebbero chiedersi e accertare se l’azienda:
Ha formalizzato un organigramma definendo:
• funzioni e ruoli chiari (amministrazione, tecnici di cantiere, responsabili della sicurezza, maestranze più o meno qualificate).
Sia dotata di procedure minime per:
• la gestione commesse/cantieri sotto l’aspetto operativo (Sal) e di rendicontazione contabile (costi/ricavi/margini);
• contrattualizzazione e gestione ordini a fornitori;
• contrattualizzazione e gestione subappalti;
• procedure per la gestione del personale e della sicurezza sui cantieri;
• la prevenzione dei reati ex D.Lgs. 231/01 adottando un modello organizzativo-gestionale (Mog) e/o (almeno) un Codice etico.
Redige e aggiorna una contabilità analitica per commessa con:
• budget iniziale;
• consuntivi periodici;
• analisi scostamenti consuntivo vs budget.
Predispone report periodici per gli amministratori/organi di controllo:
• conto economico aziendale infra-annuale;
• margini per cantiere/commessa;
• Pfn, tesoreria e scadenzari clienti/fornitori.
Monitora indici di “allerta crisi” economico-finanziari.
Documenta le scelte dell’organo amministrativo (verbali, piani, budget).





La transizione sostenibile rappresenta oggi uno dei principali fattori di trasformazione del settore delle costruzioni. Non si tratta di un tema “aggiuntivo” o meramente reputazionale, ma di un cambiamento strutturale che sta ridefinendo regole tecniche, condizioni di accesso al mercato e standard di qualità attesi lungo l’intera filiera. Nel comparto edilizio, la sostenibilità coincide sempre più con la capacità di coniugare prestazioni ambientali, sicurezza e organizzazione del lavoro, tracciabilità dei materiali, conformità normativa e affidabilità gestionale, in un quadro dove l’attenzione alle emissioni, all’efficienza energetica e alla circolarità delle risorse diventa progressivamente un requisito ordinario.
Questa evoluzione è alimentata da una pluralità di driver convergenti: l’aggiornamento della disciplina europea sul patrimonio edilizio e sull’efficienza energetica, la crescente centralità dei Criteri ambientali minimi (Cam) negli appalti pubblici, l’orientamento delle politiche industriali e degli investimenti (anche attraverso Pnrr e strumenti collegati), nonché la progressiva diffusione di requisiti ambientali e sociali nelle relazioni tra imprese. In tale contesto, la sostenibilità tende a tradursi in standard operativi: non solo “obiettivi”, ma procedure, dati ed evidenze tecniche richieste per la partecipazione a bandi, l’inserimento in filiere strutturate e la gestione dei contratti.
Un elemento decisivo è il cosiddetto effetto a cascata generato dai nuovi quadri di reporting e due diligence. Le imprese di maggiori dimensioni, soggette a requisiti informativi e di rendicontazione sempre più stringenti, trasferiscono lungo la catena del valore richieste di dati e garanzie anche alle aziende fornitrici e subappaltatrici. Ne consegue che anche molte Pmi – pur non direttamente destinatarie di obblighi formali – si trovano a dover dimostrare il presidio di aspetti ambientali, sociali e di governance, pena l’esclusione dalle relazioni commerciali più qualificate o la perdita di competitività nelle procedure di affidamento. La sostenibilità, in altri termini, non riguarda solo “chi deve rendicontare”, ma progressivamente chiunque intenda operare in mercati regolati, trasparenti e ad alta selettività.
Per il settore delle costruzioni, tutto ciò impone un salto di qualità: la sostenibilità non può essere ridotta a dichiarazioni di principio, ma deve diventare misurabile, documentabile e verificabile. Le imprese sono chiamate a sviluppare un set minimo di dati e strumenti, anche proporzionati alla propria dimensione, in grado di rappresentare consumi, rifiuti, materiali, sicurezza, organizzazione del lavoro, conformità e controlli interni.
In questa prospettiva, la transizione sostenibile può essere letta anche come un’opportunità. L’adeguamento ai nuovi standard consente infatti di rafforzare la solidità dell’impresa, ridurre vulnerabilità operative, prevenire contestazioni e penali, migliorare la gestione di cantiere e, più in generale, accrescere la qualità complessiva delle performance.
Quadro 2024–2026: le nuove “forze
Il triennio 2024–2026 rappresenta per il settore delle costruzioni una fase di accelerazione e, al tempo stesso, di ricomposizione di molteplici pressioni esterne: europee, nazionali, di mercato e finanziarie. Non si tratta di cambiamenti isolati, ma di un insieme di trasformazioni che convergono nel ridefinire regole del gioco, requisiti di accesso alle commesse e standard operativi. Per le imprese edili ciò implica la necessità di presidiare simultaneamente aspetti tecnici (prestazioni energetiche, materiali, gestione rifiuti), requisiti amministrativi (capitolati, documentazione, verifiche) e, sempre più spesso, dimensioni economico-finanziarie legate alla disponibilità e qualità dei dati Esg. Ance
Europa: transizione dell’edilizia e “Case Green”
A livello europeo, il principale fattore di discontinuità è rappresentato dall’evoluzione della normativa sulla prestazione energetica degli edifici, comunemente richiamata come “Case Green”. L’approvazione della nuova Epbd (Energy Performance of Buildings Directive) rafforza l’orientamento verso una progressiva riqualificazione del patrimonio edilizio, imponendo una traiettoria chiara: migliorare la performance energetica e ridurre le emissioni del costruito lungo l’intero ciclo di vita. Per il settore, tale indirizzo ha conseguenze operative rilevanti: cresce la domanda di interventi su involucro e impianti, aumenta l’importanza di materiali e soluzioni tecnologiche ad alte prestazioni, e si consolida la necessità di una manutenzione più evoluta e programmata del patrimonio esistente. La transizione energetica diviene quindi un vero driver industriale, capace di orientare investimenti, tecnologie e competenze.
Accanto alle opportunità, però, emergono anche tensioni che il settore deve gestire con attenzione. L’accelerazione degli obiettivi ambientali, infatti, interagisce con la sostenibilità economica e sociale degli interventi: costi di riqualificazione, accessibilità per famiglie e imprese, capacità di assorbimento del mercato e disponibilità di manodopera specializzata. Per il sistema delle costruzioni, la sfida è trasformare questo quadro in un percorso ordinato, capace di conciliare l’ambizione climatica con la fattibilità tecnica e finanziaria, evitando effetti distorsivi sul mercato e sull’accesso alla casa e ai servizi.
Italia: Cam edilizia e appalti pubblici come standard implicito Sul piano nazionale, il cambiamento più percepibile nella quotidianità delle imprese è legato ai Criteri ambientali minimi e alla loro progressiva integrazione negli appalti pubblici. Negli ultimi anni, i Cam hanno smesso di essere vissuti come un adempimento marginale o “formale”, diventando un criterio concreto di qualificazione e selezione, con impatti diretti sulla predisposizione delle offerte e sull’organizzazione dei cantieri. In molte procedure, la capacità di dimostrare conformità Cam, in termini di materiali, gestione rifiuti, soluzioni progettuali, modalità esecutive, rappresenta una condizione che incide in modo sostanziale sulla competitività.
L’aggiornamento dei Cam nel 2026 costituisce uno spartiacque: non tanto per l’introduzione di principi nuovi, quanto perché consolida la direzione già in atto e intensifica la richiesta di tracciabilità e controllabilità degli aspetti ambientali. Le conseguenze pratiche per le imprese sono molteplici: maggiore attenzione a capitolati e specifiche tecniche, necessità di presidiare catene di fornitura e dichiarazioni sui materiali (in particolare percentuali di riciclato e requisiti ambientali), gestione documentale strutturata, oltre a procedure di cantiere più rigorose per rifiuti, stoccaggi, logistica e riduzione degli impatti locali. In sintesi, la sostenibilità entra nel cuore tecnico-operativo dell’impresa edile, richiedendo organizzazione e metodi, non semplici dichiarazioni.
Mercato e finanza: filiere e banche chiedono dati Esg
Il terzo vettore di trasformazione riguarda il mercato e il sistema finanziario. L’evoluzione della Csrd e degli standard Esrs, pur rivolgendosi formalmente alle grandi imprese e a specifiche categorie, produce un effetto “a cascata” lungo le filiere: le imprese capofiliera, per rispettare obblighi di rendicontazione e due diligence, trasferiscono a fornitori e subappaltatori richieste informative sempre più puntuali. Per le Pmi edili ciò si traduce in questionari, richieste di Kpi, evidenze su sicurezza, energia, rifiuti, governance dei subappalti e presidio compliance. Anche in assenza di
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un obbligo diretto di rendicontazione, diventa quindi strategico possedere un set minimo di informazioni Esg coerenti e verificabili.
In parallelo, sta maturando una dinamica altrettanto rilevante sul fronte bancario. Le banche tendono progressivamente a standardizzare il modo in cui chiedono dati Esg alle Pmi, anche attraverso strumenti e iniziative istituzionali mirate a rendere questo scambio più semplice e meno frammentato. Si consolida così un “dialogo Esg” strutturato tra Pmi e banche, finalizzato a integrare i profili ambientali, sociali e di governance nella valutazione del rischio e nel merito creditizio. Il punto centrale, per le imprese, è di mettere in ordine un set minimo di dati in grado di dimostrare presidi organizzativi e gestionali.
Da questo punto di vista, la transizione assume una dimensione economico-finanziaria molto concreta: imprese capaci di governare i dati Esg, anche in modo essenziale ma ordinato, risultano più affidabili, comparabili e “leggibili” da parte del sistema creditizio e del mercato. In altri termini, la sostenibilità diventa una variabile di bancabilità, influenzando non solo la reputazione dell’impresa, ma anche l’accesso a opportunità e risorse necessarie per competere e investire nel medio periodo.
Il
Il “Dialogo di sostenibilità tra Pmi e Banche” è un documento decisivo per l’evoluzione della sostenibilità, sviluppato dal Mef che la intende sia come elemento reputazionale che come leva operativa che finanziaria. Per molte Pmi del comparto costruzioni la trasformazione non coincide solo con l’adozione di modelli di reporting, ma con la necessità di strutturare un flusso minimo di informazioni Esg, coerente e dimostrabile, che diventa parte integrante del rapporto con il sistema creditizio. L’obiettivo è rendere più ordinato e meno frammentato lo scambio informativo tra imprese e banche, riducendo la proliferazione di richieste eterogenee e favorendo un set di dati comparabile e ripetibile nel tempo.
Perché è rilevante per l’edilizia bresciana
Per il settore delle costruzioni, e in particolare per la realtà bresciana caratterizzata da una presenza diffusa di Pmi e da una filiera articolata, il tema del dialogo banca–impresa risulta particolarmente sensibile. L’edilizia è infatti un comparto con fabbisogni strutturali di liquidità e finanziamento, legati a dinamiche operative peculiari: cantieri di lunga durata, anticipazioni di costi, gestione dei Sal, tempi di incasso spesso dilatati, oltre alla necessità di investimenti in mezzi, tecnologie e competenze. A ciò si aggiunge una elevata esposizione a rischi operativi e legali, tra cui sicurezza sul lavoro, gestione del subappalto, contenziosi e rispetto dei requisiti di compliance, soprattutto nelle commesse pubbliche.
In questo scenario, il dialogo Esg con le banche non deve essere interpretato come un ulteriore aggravio formale, ma come un’evoluzione inevitabile del contesto competitivo: la capacità dell’impresa di fornire evidenze essenziali e attendibili incide sulla qualità della relazione bancaria e sulle condizioni di accesso alle risorse finanziarie.
Cosa cambia: dal “racconto Esg” alla gestione dati
L’aspetto innovativo del dialogo Pmi–banche risiede nel fatto che la sostenibilità viene tradotta in un set informativo operativo, più vicino alla logica del rischio e del controllo che a quella del “racconto”. In questo nuovo quadro, le banche non chiedono principalmente dichiarazioni generiche o narrative: richiedono piuttosto indicatori minimi, policy e procedure di base, elementi di governance e controlli essenziali in grado di dimostrare che l’impresa presidia alcuni fattori critici. La sostenibilità, così, viene integrata in modo crescente nelle logiche di valutazione del merito creditizio, secondo una prospettiva che mira a comprendere quanto l’impresa sia esposta a rischi ambientali, sociali e di governance e, al contrario, quanto sia capace di gestirli.
Un secondo cambiamento rilevante riguarda la riduzione della frammentazione: l’orientamento generale è quello di convergere verso un insieme di informazioni condivise e comparabili, con l’obiettivo di rendere più efficiente e coerente il dialogo tra Pmi e sistema bancario. Per le imprese ciò significa che investire nella gestione e nella stabilizzazione dei dati – anche in modo semplice – è oggi una scelta strategica: non tanto per “produrre un bilancio”, quanto per rendersi affidabili e comparabili sul mercato finanziario.
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I dati “minimi” che in edilizia contano davvero nel dialogo banca–Pmi
Nel comparto costruzioni, i dati che assumono maggiore rilevanza nel dialogo con le banche sono quelli che meglio rappresentano la capacità dell’impresa di controllare i propri impatti e, soprattutto, di presidiare i rischi connessi all’operatività. Si tratta di informazioni che possono essere raccolte con strumenti relativamente accessibili, purché integrate in una logica di continuità e verifica.
Sul piano ambientale, risultano particolarmente significativi:
• la rilevazione dei consumi energetici e della loro evoluzione nel tempo;
• una stima delle emissioni, anche con metodologie semplificate coerenti e replicabili;
• la gestione dei rifiuti da costruzione e demolizione (C&D), con evidenze su recupero, riciclo e corretto conferimento;
• elementi di tracciabilità dei materiali e di conformità ai requisiti ambientali richiesti, in particolare nei casi collegati a Cam e capitolati.
Per la dimensione sociale, il focus tipico riguarda:
• salute e sicurezza sul lavoro, anche attraverso dati su infortuni, ore di formazione, utilizzo di Dpi e verifiche/audit interni;
• regolarità della filiera e capacità di gestione del subappalto, inclusi presìdi minimi di qualifica e controllo;
• indicatori su turnover, carenza di competenze e fabbisogno formativo, temi particolarmente sensibili in una fase di trasformazione tecnologica e normativa.
Infine, la dimensione di governance assume un peso crescente soprattutto in relazione alla prevenzione del rischio e alla tenuta organizzativa:
• presenza e funzionamento di presìdi quali modelli 231, misure anticorruzione e canali di whistleblowing;
• gestione e monitoraggio di fornitori e subappaltatori, con particolare attenzione alla trasparenza e alla coerenza documentale;
• presidio di contenziosi rilevanti e, più in generale, della compliance normativa nelle commesse.
Il dialogo Pmi–banche porta la sostenibilità dentro la gestione ordinaria dell’impresa, spostando l’attenzione dal concetto astratto di “responsabilità” alla capacità concreta di misurare, controllare e dimostrare. Per il settore delle costruzioni, non è una trasformazione burocratica: è un passaggio verso una gestione più industriale dell’impresa edile, nella quale dati e procedure diventano strumenti per migliorare affidabilità, competitività e accesso alle opportunità di crescita.
Il cantiere sostenibile: dove si gioca la competitività
Se il quadro normativo e finanziario definisce la direzione di marcia, è nel cantiere che la sostenibilità diventa un fattore competitivo reale. Per le imprese edili, la transizione sostenibile non si traduce principalmente in dichiarazioni o documenti, ma in scelte operative e organizzative che incidono su costi, tempi, conformità e qualità. La capacità di gestire correttamente rifiuti, materiali, consumi energetici, un uso più strutturato di strumenti digitali che determina oggi un vantaggio concreto: migliora l’efficienza produttiva, riduce rischi di non conformità, aumenta la qualità dell’esecuzione e rende l’impresa più “leggibile” sia nelle gare sia nel dialogo con filiere e banche.
In questa prospettiva, il cantiere sostenibile può essere ricondotto a cinque fronti principali, strettamente interconnessi e sempre più presenti anche nei capitolati e nelle richieste di qualifica.
Rifiuti da costruzione e demolizione (C&D)
La gestione dei rifiuti da costruzione e demolizione è uno degli ambiti in cui la sostenibilità ha un impatto più immediato e misurabile. Non si tratta soltanto di un tema ambientale: la corretta gestione dei rifiuti incide sulla logistica di cantiere, sull’ordine e sicurezza delle aree operative, e soprattutto sui costi complessivi della commessa. L’evoluzione normativa e l’applicazione dei Cam hanno reso centrale la capacità dell’impresa di dimostrare procedure adeguate di selezione e tracciabilità: dalla separazione delle frazioni al corretto conferimento, fino alle evidenze documentali relative a recupero e riciclo. In molte gare pubbliche, la conformità ai requisiti Cam e la capacità di dimostrare una gestione ordinata dei rifiuti diventano elementi indiretti di qualificazione.
Per le imprese, il presidio di questo fronte comporta una maggiore attenzione a procedure interne, formazione degli operatori, contrattualistica con trasportatori e impianti autorizzati, oltre alla predisposizione di una documentazione coerente e rintracciabile. In questo ambito, sostenibilità e competitività coincidono: ridurre sprechi, gestire correttamente le frazioni e ottimizzare i flussi di smaltimento significa ridurre costi e ridurre rischi.
Materiali e circolarità
Un secondo fattore determinante riguarda la scelta e la gestione dei materiali. La circolarità in edilizia non coincide con l’adozione di soluzioni “di nicchia”, ma con un progressivo spostamento verso materiali riciclati o recuperati, con l’obiettivo di ridurre l’impronta ambientale del costruito e valorizzare filiere virtuose. La richiesta di percentuali minime di riciclato, la conformità a specifiche tecniche ambientali e la disponibilità di evidenze documentali stanno diventando standard operativi, soprattutto nelle commesse pubbliche.
In parallelo, cresce l’importanza di strumenti di qualificazione tecnica quali Epd (Environmental Product Declaration) e analisi Lca (Life Cycle Assessment), soprattutto nei casi in cui i capitolati richiedono una dimostrazione più strutturata delle prestazioni ambientali dei prodotti e dei materiali. Anche quando tali strumenti non sono obbligatori, la loro diffusione segnala un’evoluzione del mercato: la sostenibilità dei materiali diventa un criterio tecnico di scelta, collegato a prestazioni, durabilità e tracciabilità.
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La capacità di gestire questi aspetti, anche in modo graduale, diventa un segnale di modernizzazione dell’impresa e di maggiore affidabilità nei confronti di committenti e filiere.
Energia ed emissioni di cantiere
Il terzo fronte riguarda energia ed emissioni direttamente riconducibili alle attività di cantiere. Nel settore delle costruzioni, la sostenibilità energetica non riguarda solo l’edificio finito, ma anche la fase realizzativa: consumi elettrici, generatori, mezzi d’opera e logistica. La gestione efficiente di tali componenti consente sia di ridurre impatti ambientali sia di contenere costi operativi, soprattutto in un contesto di volatilità dei prezzi energetici e di crescente attenzione alle emissioni.
In questo ambito, la transizione non impone necessariamente strumenti complessi: spesso è sufficiente introdurre un monitoraggio “leggero” e continuativo, anche tramite strumenti semplici (ad esempio fogli di calcolo), in grado di rilevare consumi, trend e principali fonti emissive. La disponibilità di queste informazioni costituisce un vantaggio competitivo crescente: consente di rispondere alle richieste di filiera e, sempre più frequentemente, alle richieste del sistema bancario nell’ambito del dialogo Esg. In altre parole, energia ed emissioni diventano dati da presidiare non soltanto per migliorare l’efficienza, ma anche per rendere l’impresa più trasparente e credibile.
Acqua, suolo e comunità
Un quarto fronte, spesso sottovalutato ma in forte crescita, riguarda la gestione dell’acqua, del suolo e degli impatti locali. La maggiore frequenza di eventi meteorici intensi rende cruciale la capacità di gestire drenaggi, acque meteoriche e interferenze con il territorio. In molte situazioni, ciò si traduce in misure preventive che hanno effetti sia ambientali sia economici: prevenzione di danni, riduzione dei fermi cantiere, limitazione di criticità con residenti e autorità locali.
Il presidio degli impatti locali include anche la gestione ordinata delle interferenze: rumore, polveri, viabilità, sicurezza per la comunità. Questi aspetti, oltre a essere rilevanti per la sostenibilità ambientale e sociale, incidono sulla qualità della relazione con il contesto e sulla capacità di garantire continuità operativa. In particolare, nei contesti urbani, la sostenibilità del cantiere si misura anche nella capacità di ridurre conflitti, prevenire contenziosi e migliorare l’accettabilità degli interventi.
Digitalizzazione
Il quinto fronte riguarda la digitalizzazione, con particolare riferimento al Bim e, più in generale, all’uso del dato. Il Bim non è solo uno strumento progettuale: è una componente organizzativa che consente di ridurre varianti, migliorare coordinamento tra attori, controllare interferenze e, conseguentemente, ridurre sprechi e inefficienze. Minori errori e minori rilavorazioni significano minori consumi di materiali, riduzione rifiuti e miglioramento della qualità complessiva dell’opera. In questa prospettiva, la digitalizzazione è anche un ponte verso la gestione Esg: la raccolta e organizzazione dei dati ambientali, sociali e di governance può diventare parte del controllo di gestione, integrando informazioni operative. Per molte Pmi, l’obiettivo non è costruire sistemi sofisticati, ma adottare strumenti minimi che consentano di rendere misurabili e dimostrabili processi già in atto.
Appalti pubblici, Pnrr e rigenerazione: sostenibilità come criterio progettuale
Nel settore delle costruzioni, gli appalti pubblici rappresentano oggi uno dei principali canali attraverso cui la sostenibilità viene tradotta in requisiti operativi e criteri di selezione. In particolare, l’attuazione del Pnrr ha accelerato l’evoluzione dei capitolati e delle procedure, rafforzando un modello nel quale la sostenibilità non è più soltanto un obiettivo programmatico, ma un insieme di condizioni tecniche e amministrative che incidono sulla progettazione, sull’esecuzione delle opere e sulla rendicontazione finale. In questo contesto, la competitività delle imprese dipende sempre più dalla capacità di integrare i requisiti ambientali e sociali in modo coerente, documentabile e verificabile, rispettando tempi e standard richiesti dalle stazioni appaltanti.
Un primo elemento centrale riguarda la qualità della rendicontazione e il rispetto delle tempistiche. Il Pnrr non introduce soltanto nuove risorse per interventi pubblici, ma impone un rafforzamento dei presidi di gestione e controllo: milestone, scadenze, verifiche e obblighi documentali sono parte integrante del processo. Per le imprese, ciò implica una crescente attenzione alla gestione amministrativa delle commesse, alla predisposizione delle evidenze richieste e alla capacità di dimostrare il rispetto degli standard previsti. La sostenibilità, in questo quadro, non è un fattore separato: è un elemento che entra nella rendicontazione e che deve essere tracciato con la stessa accuratezza di tempi, costi e stato di avanzamento.
Un secondo driver è rappresentato dal principio Dnsh (Do No Significant Harm), che richiede di dimostrare che gli interventi finanziati non arrechino danni significativi agli obiettivi ambientali. Pur nella varietà delle applicazioni, il Dnsh introduce un cambiamento sostanziale: la sostenibilità non è più solo una dimensione “desiderabile”, ma un requisito che può condizionare l’ammissibilità e la regolarità dell’intervento. Ne deriva un incremento delle attività di verifica e controllo: rispetto di specifiche tecniche, gestione dei materiali, tracciabilità dei rifiuti, prevenzione degli impatti su suolo e acqua, e più in generale conformità alle condizioni ambientali previste. Per le imprese, questo significa dover presidiare l’intero ciclo della commessa con un approccio più strutturato, riducendo rischi di contestazioni e ritardi legati a non conformità documentali o operative.
Il terzo pilastro è costituito dai Cam (Criteri ambientali minimi), che ormai rappresentano la baseline della compliance negli appalti pubblici. Nella pratica, i Cam tendono a trasformarsi in uno standard implicito: non solo perché richiesti formalmente, ma perché definiscono un linguaggio tecnico condiviso sulla sostenibilità dell’opera e del cantiere. La loro applicazione si traduce in capitolati più dettagliati, requisiti specifici su materiali e percentuali di riciclato, prescrizioni su gestione rifiuti, controlli, logistica e modalità esecutive. Questo comporta per le imprese un’evoluzione organizzativa: occorre presidiare forniture, procedure di cantiere e documentazione, integrando tali aspetti nella pianificazione e nel controllo della commessa.
Nel territorio bresciano, questi elementi assumono una rilevanza particolare. Il comparto delle costruzioni è infatti chiamato a svolgere un ruolo strategico nella rigenerazione urbana e nella riqualificazione del patrimonio edilizio pubblico e privato, con interventi che spesso ricadono in contesti complessi e ad alta densità. La sostenibilità, in questa prospettiva, non coincide soltanto con l’efficientamento energetico o con il rispetto di requisiti ambientali, ma si intreccia con temi di qualità del costruito, sicurezza, continuità dei servizi e valorizzazione del territorio. In altre parole, l’appalto sostenibile e l’intervento Pnrr non sono più semplicemente opere da eseguire:
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diventano processi integrati che richiedono competenze tecniche e capacità di gestione, nelle quali l’impresa edile moderna deve saper coniugare prestazioni, conformità e affidabilità esecutiva.
Nel contesto attuale, l’evoluzione della sostenibilità nel settore delle costruzioni non può essere letta soltanto come trasformazione normativa o tecnica: essa incide in modo crescente sulle condizioni economiche delle commesse, sulla continuità operativa delle imprese e, più in generale, sulla capacità di generare redditività e valore nel medio periodo. Per questa ragione, l’analisi dei rischi Esg assume una dimensione particolarmente coerente con una prospettiva economico-finanziaria, poiché consente di comprendere come tali fattori possano tradursi in variazioni di costi, ricavi, margini, capitale circolante e accesso alle risorse.
Se tradotti in modo concreto, i rischi Esg non rappresentano concetti astratti: diventano driver di rischio operativo (fermo cantiere, inefficienze), di rischio legale (sanzioni, contenzioso), di rischio reputazionale (perdita di qualifiche e opportunità) e di rischio finanziario (credito, assicurazioni, condizioni contrattuali). In questa prospettiva, un approccio strutturato alla sostenibilità può essere interpretato come componente della gestione del rischio d’impresa: prevenire criticità, evitare eventi con impatto economico rilevante e aumentare l’affidabilità dell’organizzazione.
Per molte imprese, i rischi Esg non si manifesteranno come eventi “ambientali”, ma come ritardi, contestazioni, costi aggiuntivi e peggioramento delle condizioni di accesso al credito.
Matrice rischi e l'impatto su costi/ricavi
Una lettura utile per il settore consiste nel collegare le principali categorie di rischio Esg ai loro effetti economico-finanziari, considerando sia l’impatto diretto sulle commesse sia quello indiretto sulla capacità di acquisire lavori e mantenere relazioni di filiera.
Rischi fisici (clima ed eventi estremi)
La crescente frequenza di eventi meteorologici intensi costituisce un fattore di rischio sempre più evidente per le attività di cantiere. Le conseguenze economiche possono essere molteplici: stop operativi e slittamenti dei cronoprogrammi, aumento dei costi di ripristino e protezione delle aree, danni a mezzi e materiali, oltre a possibili penali contrattuali nei casi di ritardi non gestiti efficacemente. A ciò si aggiunge un tema in progressiva crescita: l’impatto sul costo e sulle condizioni delle coperture assicurative, con la possibilità di aumento dei premi o di irrigidimento delle clausole. In sintesi, il rischio fisico si traduce in variabilità del margine di commessa, maggiore incertezza sui tempi e incremento del rischio di extra-costi non preventivati.
Rischi di transizione (evoluzione normativa e standard tecnici)
Il rafforzamento dei requisiti ambientali, legato a Cam, Epbd e più in generale alla transizione energetica e climatica, produce un impatto economico che riguarda sia gli investimenti sia i costi correnti. Le imprese sono chiamate ad affrontare costi di adeguamento organizzativo e documentale, investimenti in competenze e formazione, oltre a potenziali variazioni di costo nell’approvvigionamento di materiali e soluzioni conformi ai requisiti. L’aspetto più rilevante non è soltanto
l’aumento dei costi: è la crescente differenziazione tra imprese in grado di adattarsi e imprese che faticano a farlo. In questo senso, la transizione introduce un nuovo fattore competitivo: la sostenibilità diventa una condizione che influenza la probabilità di acquisire commesse e quindi la dinamica dei ricavi futuri.
Rischi sociali (sicurezza, lavoro e filiera del subappalto)
Nel settore delle costruzioni, la dimensione sociale è fortemente concentrata su due assi: sicurezza sul lavoro e gestione del lavoro in filiera. Sul primo punto, l’impatto economico è diretto: incidenti e infortuni possono determinare fermi operativi, sanzioni, incremento dei premi assicurativi e costi indiretti legati alla gestione delle emergenze e alla sostituzione della manodopera. Inoltre, la sicurezza ha una dimensione reputazionale crescente: eventi critici possono compromettere la posizione dell’impresa in gare e filiere, riducendo opportunità future. Sul secondo asse, la corretta gestione del lavoro e del subappalto assume un rilievo crescente: irregolarità, opacità contrattuali e criticità nella catena dei fornitori possono generare rischi legali e reputazionali significativi, con effetti su contenziosi, interruzioni di rapporti commerciali e possibili esclusioni o penalizzazioni in ambito pubblico. In un contesto in cui la trasparenza della filiera è sempre più richiesta, il presidio di questi aspetti incide direttamente sul profilo di rischio dell’impresa.
Rischi di governance (legalità, anticorruzione, compliance)
Per le imprese edili, soprattutto laddove operano nel mercato pubblico o in filiere strutturate, la governance costituisce un fattore economico-finanziario rilevante. Un presidio debole su legalità, anticorruzione e compliance può generare rischi immediati: contestazioni, sanzioni, esclusioni dalle procedure, revoche, oltre all’incremento di costi legali e amministrativi. Anche in assenza di eventi “eclatanti”, una governance fragile aumenta la probabilità di contenzioso e di inefficienze organizzative, riducendo la capacità di controllo della commessa e aumentando la volatilità dei margini. Al contrario, la presenza di presidi minimi (procedure, controlli, modelli organizzativi) contribuisce a stabilizzare i processi e a ridurre i fattori di rischio che impattano su redditività e continuità operativa.
Nel complesso, la matrice dei rischi Esg evidenzia come tali fattori siano sempre più legati alle variabili economiche dell’impresa: costi diretti (materiali, formazione, adeguamenti), costi indiretti (fermi, contenzioso, reputazione), stabilità dei ricavi (accesso a gare e filiere) e sostenibilità del capitale circolante.
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Il ruolo di Ance Brescia: dalla sensibilizzazione agli strumenti operativi
Nel contesto attuale la sostenibilità non è più, per le imprese, un tema di posizionamento reputazionale: è un insieme di requisiti tecnici e informativi che incidono su gare, commesse, filiere e dialogo con banche e assicurazioni. Per molte Pmi del settore, il rischio principale non è la “non conformità” formale a standard complessi, ma la mancanza di un sistema minimo di dati, evidenze e procedure in grado di rispondere alle richieste del mercato. In tale scenario, Ance Brescia può svolgere un ruolo determinante spostando l’attenzione dalla sola sensibilizzazione alla disponibilità di strumenti operativi, costruiti sulle specificità del settore edilizio e calibrati sulla realtà delle imprese del territorio.
Supporto normativo e interpretativo (Epbd, Cam, Pnrr, filiera)
Il primo livello di supporto riguarda l’interpretazione delle normative e la loro traduzione in requisiti applicabili nel lavoro quotidiano. In particolare, Ance Brescia offre un presidio su:
• Cam e appalti: lettura operativa dei criteri ambientali, gestione della documentazione di gara, indicazioni pratiche su verifiche richieste (materiali, schede tecniche, tracciabilità, percentuali di riciclato, gestione rifiuti di cantiere, dichiarazioni e attestazioni);
• Epbd e riqualificazione energetica: chiarimento dei percorsi di adeguamento e delle implicazioni per imprese e progettisti;
• Pnrr, Dnsh e controlli: supporto nella comprensione degli adempimenti e dei documenti tipicamente richiesti in fase di affidamento e rendicontazione;
• Filiere e richieste Esg: assistenza nell’interpretazione delle richieste provenienti da clienti industriali, general contractor e grandi imprese, con focus su “cosa chiedono davvero” (dati minimi, policy, evidenze).
Formazione tecnica orientata al cantiere (non teoria Esg)
Il secondo livello è la formazione, da intendersi non come “alfabetizzazione Esg”, ma come sviluppo di competenze immediatamente spendibili in cantiere e nelle funzioni tecnico-amministrative. Ance Brescia ad esempio:
1. Cam in gara e in esecuzione;
2. Gestione rifiuti e materiali: tracciabilità, logistica, prevenzione scarti;
3. Energia ed emissioni: cosa misurare davvero in cantiere e in sede;
4. Sicurezza e organizzazione: indicatori, formazione, presidio subappalto;
5. Dati Esg per filiere e credito: come costruire un dossier aziendale credibile.

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Tre priorità territoriali per Brescia
Nel contesto bresciano, la sostenibilità nel settore delle costruzioni non può essere letta come un insieme di vincoli aggiuntivi, ma come una traiettoria strategica che riguarda il futuro del territorio e la capacità competitiva delle imprese. La transizione in atto – normativa, tecnica e finanziaria – richiede infatti che il sistema locale orienti le proprie energie su alcune priorità chiare, in grado di coniugare sviluppo, qualità del costruito e solidità industriale del comparto.
La prima priorità riguarda la rigenerazione urbana e la manutenzione evoluta del patrimonio edilizio. Per un territorio maturo come quello bresciano, l’asse strategico non è soltanto la realizzazione di nuove opere, ma soprattutto la riqualificazione del costruito esistente: efficienza energetica, adeguamento sismico, sicurezza, accessibilità, continuità e qualità dei servizi. In questa prospettiva, la rigenerazione diventa la risposta più coerente sia alle esigenze ambientali (riduzione consumi ed emissioni) sia alle esigenze sociali (qualità dell’abitare, servizi, coesione territoriale). Il settore delle costruzioni è chiamato a presidiare questo cambiamento con competenze tecniche, organizzazione e capacità di gestione di interventi complessi.
La seconda priorità è rappresentata dalla qualità e dalla legalità della filiera, con particolare riferimento alla gestione del subappalto, alla trasparenza dei rapporti contrattuali e alla compliance. In un contesto nel quale gli appalti pubblici e le filiere strutturate richiedono presìdi sempre più solidi, la sostenibilità si intreccia inevitabilmente con il tema della correttezza e dell’affidabilità. Legalità, anticorruzione, controllo dei fornitori, sicurezza, rispetto dei requisiti di gara e gestione documentale non sono elementi formali: diventano determinanti per la reputazione dell’impresa, per la tenuta delle commesse e per la capacità di rimanere stabilmente nei mercati più qualificati.
La terza priorità riguarda le competenze, che rappresentano oggi la vera infrastruttura della transizione. Il settore necessita di un salto di qualità su tre dimensioni: sicurezza, come requisito non negoziabile e fattore economico-finanziario (riduzione rischi e costi indiretti); digitale, come leva per controllo, efficienza e tracciabilità; tecniche di riqualificazione, indispensabili per governare l’evoluzione legata a prestazioni energetiche, materiali e cantieri più complessi. La carenza di competenze rischia di diventare uno dei principali colli di bottiglia della trasformazione, mentre la loro valorizzazione può rappresentare un vantaggio competitivo distintivo per il territorio.
In conclusione, la sostenibilità si conferma come un elemento strutturale del settore delle costruzioni e della sua evoluzione nel prossimo futuro. Per Brescia, essa coincide sempre più con un progetto di qualità del costruire e di modernizzazione industriale del comparto: sostenibilità significa qualità, produttività, bancabilità e reputazione. In questa prospettiva, il valore aggiunto dell’azione associativa non consiste nel “fare sostenibilità” al posto delle imprese, ma nel ridurre i costi di complessità della transizione. La crescente stratificazione di norme, richieste di mercato e sollecitazioni del sistema finanziario rischia infatti di tradursi, per le Pmi, in frammentazione documentale e in un aumento degli adempimenti non coordinati. Ance Brescia può contribuire a rendere questo scenario più governabile attraverso un presidio informativo continuativo, iniziative formative mirate e un’attività di orientamento che aiuti le imprese a individuare un set minimo di dati, evidenze e procedure coerenti con le richieste più ricorrenti (Cam, filiere, credito). In tal modo, la sostenibilità viene riportata entro un perimetro realistico e proporzionato, evitando sia approcci meramente formali sia percorsi eccessivamente complessi per dimensione e struttura aziendale.
A completamento del capitolo, riportiamo in sintesi i risultati di un questionario finalizzato a comprendere il livello di diffusione e maturità delle pratiche di sostenibilità nel campione di imprese coinvolte. I risultati descrivono le imprese associate che hanno risposto, verosimilmente le più strutturate e sensibili sul tema; non rappresentano quindi il livello medio di maturità del comparto provinciale.
L’obiettivo non è presentare singoli casi, ma evidenziare tendenze ricorrenti, orientamenti e priorità: ciò che, in questa fase, le imprese stanno già facendo e ciò che viene percepito come più difficile o oneroso.
Le risposte sono state raccolte in forma anonima e sono state lette in modo aggregato. I dati vengono pertanto presentati come percentuali e per aree tematiche, evitando qualsiasi elemento che possa rendere riconoscibili imprese o persone.
Il campione è composto prevalentemente da imprese di dimensione piccola e medio-piccola, con una distribuzione comunque variegata. Anche il profilo dei rispondenti risulta bilanciato tra livelli decisionali e operativi, combinando una visione strategica con riscontri concreti di tipo operativo. Al tempo stesso, la numerosità ridotta suggerisce di interpretare i risultati come indicatori qualitativi, utili a comprendere dinamiche in atto, più che come rappresentazione statisticamente esaustiva del settore.
Una prima evidenza riguarda il livello di attivazione: l’80% delle imprese dichiara di avere già avviato iniziative Esg, mentre il 20% non segnala azioni strutturate.
È però evidente una forte prevalenza della dimensione ambientale: alla domanda su quale ambito ci si sia concentrati maggiormente, il 90% indica Ambiente e solo il 10% indica Sociale. Governance e aspetti sociali non risultano assenti, ma tendono a comparire in modo indiretto, soprattutto come strumenti di gestione (procedure, controlli, sistemi, certificazioni) più che come ambiti dichiarati prioritari.
Dalle risposte emergono quattro principali motivazioni.
1. Valori e sensibilità ambientale: è la componente più ricorrente: in 6 risposte su 10 compare un linguaggio legato a tutela dell’ambiente, responsabilità, importanza del tema e attualità. In questo caso la sostenibilità è interpretata come impegno “di principio”;
2. Richieste del mercato e della committenza: 2 risposte su 10 evidenziano la spinta collegata a clienti e aspettative esterne, incluse esigenze operative di cantiere. Qui la sostenibilità è letta come requisito di affidabilità e allineamento;
3. Efficienza energetica e riduzione dei consumi: in 2 risposte su 10 la motivazione è legata a un percorso di transizione con ricadute operative ed economiche, in particolare sulla gestione dei consumi;
4. Certificazioni e sistemi di gestione: questa posizione residuale rappresenta un driver più strutturato, legato a certificazioni e strumenti come Iso 14001, che tendono a portare la sostenibilità dentro un perimetro organizzativo più stabile e verificabile.
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Nel complesso, il quadro suggerisce una sostenibilità attivata soprattutto per ragioni valoriali e operative, ma con segnali concreti di evoluzione: cresce infatti l’attenzione alle richieste esterne e alla necessità di strutturare processi e dati.
Le azioni dichiarate si concentrano prevalentemente su misure “cantierabili”, cioè interventi relativamente accessibili e integrabili in processi già presenti. In particolare, si osservano tre ambiti ricorrenti, con pari frequenza:
• efficienza energetica e rinnovabili (20%): riqualificazioni, fotovoltaico, riduzione consumi;
• gestione dei rifiuti e dei materiali (20%): migliore organizzazione dei flussi e tracciabilità;
• mezzi e mobilità a basse emissioni (20%): rinnovo mezzi e attenzione a consumi/emissioni.
Accanto a queste pratiche “core”, emerge una quota più ristretta di azioni avanzate e organizzative, che indicano maggiore maturità: in una risposta compaiono elementi di rating Esg e governance/compliance (con richiamo a modelli organizzativi), in un’altra la sostenibilità è esplicitamente incardinata in un sistema di gestione ambientale (Iso 14001). Sono presenti anche scelte più tecniche, come lavorazioni a basso impatto, materiali e metodologie orientate a ridurre l’impronta ambientale.
Nel complesso, emerge una traiettoria tipica: molte imprese iniziano da interventi immediati (energia, rifiuti, mezzi), mentre una parte più ristretta si muove già verso una fase più matura di strutturazione (sistemi, rating, modelli), particolarmente rilevante quando filiere e istituti finanziari richiedono evidenze e Kpi. La fotografia conferma che, anche tra imprese più sensibili, l’Esg tende ancora a essere interpretato come ‘E’: questo è un potenziale punto di vulnerabilità rispetto alle richieste esterne, che sono invece sempre più S e G-driven (sicurezza, filiera, compliance).
Sul fronte dei benefici, il 40% non indica risultati specifici. Questo può dipendere dalla difficoltà di misurare formalmente gli effetti oppure dall’avvio recente delle iniziative.
Tra le risposte che riportano benefici, emergono risultati concreti e misurabili, coerenti con le pratiche più diffuse:
• risparmio energetico/riduzione consumi (20%)
• riduzione emissioni o inquinamento (20%)
Accanto a questi, però, compare un tema decisivo per interpretare il quadro: in 2 risposte su 10 vengono evidenziati costi, fabbisogni di risorse e ritorni non immediati, soprattutto per imprese piccole e medio-piccole. In un caso si sottolinea che il mercato è in evoluzione e potenzialmente in espansione, ma che nel breve il peso economico può essere significativo; in un altro si affianca al vantaggio commerciale il richiamo all’investimento necessario per strutturare il percorso.
Si segnalano inoltre benefici “soft” ma rilevanti nel settore, come il miglioramento dell’ordine e della pulizia: elementi che spesso corrispondono, in concreto, a maggiore controllo del cantiere e minori inefficienze.
In sintesi, i benefici più immediati sono quelli operativi (energia, emissioni, organizzazione), mentre la dimensione competitiva e finanziaria richiede più spesso strutturazione, misurazione e tempo, risultando inizialmente più onerosa.
Nel complesso, il questionario restituisce un quadro in cui le imprese rispondenti dichiarano di aver già intrapreso azioni concrete in ambito sostenibilità. È però necessario chiarire con forza che tale evidenza non è rappresentativa del settore nel suo complesso: l’indagine è stata sottoposta esclusivamente alle imprese associate ad Ance Brescia, e, all’interno di questo perimetro già selezionato, potrebbero aver risposto soprattutto le imprese più sensibili e strutturate, verosimilmente anche le più avanti nel percorso. In altre parole, i risultati descrivono il profilo della componente “più reattiva” del settore, non la media del comparto edilizio bresciano, che resta verosimilmente caratterizzata da livelli di maturità complessivamente inferiori.
Anche tra le imprese più virtuose, inoltre, permane una lettura della sostenibilità ancora fortemente centrata sulla dimensione ambientale e su interventi operativi immediati (energia, rifiuti, mezzi). Si tratta di azioni importanti e spesso “cantierabili”, ma non sufficienti rispetto all’evoluzione in atto: la sostenibilità sta rapidamente diventando un requisito tecnico-organizzativo, e non può rimanere confinata a singoli interventi. Le risposte mostrano segnali di evoluzione verso una sostenibilità più “manageriale”, con attenzione a sistemi, governance, rating e disciplina della filiera, ma il passaggio appare ancora parziale e, in diversi casi, poco formalizzato.
Il principale spazio di crescita riguarda dunque la capacità di misurare, documentare e rendere spendibili in modo semplice ma credibile i risultati conseguiti. È qui che si gioca la vera discontinuità: finché le iniziative non diventano evidenze (dati, Kpi, procedure, presidi minimi), esse restano difficilmente valorizzabili nei contesti che oggi contano di più, quali gare, qualifica di filiera, banche e assicurazioni. In prospettiva, sarà proprio questo passaggio, dalla pratica alla misurazione, a ridurre l’idea della sostenibilità come costo a ritorno incerto e a rafforzarne la valenza come leva concreta di competitività.
In questo senso, il questionario offre anche una lettura indiretta ma molto netta: se perfino tra le imprese più virtuose la misurazione e la strutturazione dei dati risultano ancora aree critiche, è ragionevole attendersi che nel resto del comparto tali gap siano più marcati. La transizione sostenibile, quindi, non può essere considerata un percorso già acquisito. Per il settore delle costruzioni bresciano la sfida è accelerare, trasformando buone pratiche operative in un sistema minimo di gestione e controllo, capace di rendere l’impresa affidabile, comparabile e “leggibile” sul mercato.





Alla fine del 2025 il settore delle costruzioni in provincia di Brescia conta 17.152 imprese registrate presso il Registro delle imprese della Camera di Commercio di Brescia, pari a circa il 15% dell’intero sistema imprenditoriale provinciale.
Ance
Brescia
La struttura settoriale risulta fortemente concentrata nei lavori di costruzione specializzati, che rappresentano il 69% delle imprese attive; segue il comparto della costruzione di edifici, con il 30%, mentre le attività di ingegneria civile incidono per circa l’1% del totale.
Sotto il profilo organizzativo, prevalgono le imprese individuali, che costituiscono il 56,5% del tessuto imprenditoriale del settore, mentre le società di capitali rappresentano il 32,8%, confermando un processo di progressiva strutturazione già emerso negli anni precedenti.
È opportuno precisare che nel corso del 2025 è stata adottata la nuova classificazione delle attività economiche ATECO2025 , che sostituisce il sistema previgente ATECO2007 utilizzato nell’analisi sviluppata nelle sezioni successive del presente studio. Di conseguenza, i dati riferiti al 2025 non risultano al momento direttamente confrontabili con le serie storiche analizzate, in quanto il confronto richiede la ricostruzione delle serie secondo criteri omogenei di classificazione. Tali elaborazioni saranno oggetto di approfondimenti successivi.
Grafico 1: Composizione per comparti di attività del settore delle costruzioni bresciano a fine 2025.
Grafico 2: Composizione per organizzazione giuridica del settore delle costruzioni bresciano a fine 2025ATECO2025.
0,05% Altre forme
32,8% Società di capitale
10,1% Società di persone
56,5% Imprese individuali
30,2%
F 41 Costruzione di edifici residenziali e non residenziali
1,0%
F 42 Ingegneria civile
68,8%
F 43 Lavori di costruzione specializzati
Dopo un lungo periodo di contrazione che ha interessato il settore per oltre un decennio, a partire dal 2020 emergono segnali di ripresa, nonostante il contesto critico determinato dalla pandemia da Covid-19. Il biennio 2020-2021 segna una fase di rafforzamento dell’iniziativa imprenditoriale,
sostenuta dal miglioramento dei livelli produttivi e dall’introduzione di misure di incentivo agli investimenti, in particolare il Superbonus 110% per la riqualificazione del patrimonio residenziale.
Nel periodo considerato, il tasso di natalità imprenditoriale è aumentato sensibilmente, passando dal 4,4% nel 2020 al 6,1% nel 2021. La dinamica espansiva è proseguita nella prima metà del 2022, per poi rallentare nella seconda parte dell’anno e indebolirsi ulteriormente nel 2023. Nel corso del 2024 si osservano segnali di parziale recupero della vitalità imprenditoriale, pur in un contesto complessivamente meno favorevole rispetto alla fase di massimo slancio.
Sul fronte delle cessazioni, i primi nove mesi del 2022 mostrano una sostanziale stabilità rispetto allo stesso periodo del 2021. Tuttavia, nell’ultimo trimestre dell’anno si registra una marcata accelerazione delle chiusure, che porta il numero complessivo delle cessazioni su livelli nettamente superiori a quelli pre-pandemici. È tuttavia opportuno sottolineare come una quota significativa delle cancellazioni del 2022 (37,5%) sia riconducibile a provvedimenti d’ufficio relativi a imprese non più operative da tempo, mentre il restante 62,4% riguarda chiusure volontarie.
Nel biennio successivo, 2023-2024, il processo di uscita dal sistema produttivo prosegue, determinando una contrazione complessiva del numero di imprese del settore. A fine 2024, le imprese attive risultano pari a 17.478, con una riduzione dell’1,5% rispetto al 2023 e del 2,5% rispetto al 2020. Nonostante la contrazione del numero di imprese, l’occupazione nel settore delle costruzioni evidenzia una dinamica complessivamente positiva nel periodo osservato. Il 2021 rappresenta l’anno di maggiore espansione, con un incremento degli addetti pari al 10,1% rispetto al 2020. Nel triennio 2022-2024 la crescita prosegue, sebbene con intensità più contenuta. La rapida espansione occupazionale registrata nel 2021 ha tuttavia generato forti tensioni sul mercato del lavoro, traducendosi in crescenti difficoltà nel reperimento di manodopera, in particolare di profili qualificati e specializzati.
Ance Brescia
Analisi per comparto di attività (classificazione ATECO2007)
Il comparto dei lavori di costruzione specializzati (F43)
Nel quinquennio 2020-2024, il comparto dei lavori di costruzione specializzati registra una sostanziale stabilità nel numero di imprese (+0,3%) e una crescita significativa dell’occupazione (+16%). Il comparto, che include attività di demolizione, preparazione dei cantieri, installazione di impianti e finitura degli edifici, ha beneficiato in modo diretto degli incentivi alla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente.
A partire dalla seconda metà del 2022, tuttavia, il dinamismo del segmento si attenua, a causa della riduzione delle nuove iniziative imprenditoriali e dell’aumento delle cessazioni, sia volontarie sia amministrative. Nel 2024 il numero di imprese scende a 11.713, con una flessione dell’1,6% rispetto al 2023. Sul piano occupazionale, il comparto conferma una performance positiva, con un incremento di oltre 6.000 addetti nel periodo considerato.
Grafico 4: Andamento del numero delle imprese e degli addetti del comparto dei lavori di costruzionespecializzati (F43) nella provincia di Brescia
Il comparto della costruzione di edifici mostra una forte crescita nel biennio 2020-2021, che si riflette anche in un sensibile aumento dell’occupazione. A partire dal 2022, tuttavia, emergono fattori di criticità che determinano un arresto della fase espansiva: difficoltà nel reperimento di manodopera specializzata, aumento dei costi dei materiali e problematiche legate ai meccanismi di cessione dei crediti fiscali connessi al Superbonus 110%.
Nel complesso del quinquennio, il comparto registra una riduzione del numero di imprese pari al 4,5%, a fronte di un incremento occupazionale del 16,7%. A fine 2024 risultano attive 5.581 imprese, con 13.925 addetti, pari rispettivamente al 32% delle imprese e al 30% degli addetti dell’intero settore delle costruzioni.
Grafico 5: Andamento del numero delle imprese e degli addetti del comparto delle costruzioni di edifici (F41) nella provincia di Brescia
Il comparto delle opere di ingegneria civile (F42)
Il comparto delle opere di ingegneria civile evidenzia nel periodo 2020-2024 una dinamica di crescita più marcata rispetto agli altri segmenti. Il numero di imprese aumenta del 10,2%, mentre l’occupazione cresce del 24%. A fine 2024 il comparto conta 184 imprese, in aumento rispetto al 2023, rappresentando circa l’1% del totale delle imprese edili della provincia.
Grafico 6: Andamento del numero delle imprese e degli addetti del comparto delle opere di ingegneria civile (F42) nella provincia di Brescia
Ance Brescia
Analisi
Evoluzione delle forme giuridiche
Nel quinquennio osservato prosegue il processo di trasformazione organizzativa del settore, con una progressiva diffusione delle società di capitali. Tra il 2020 e il 2024 queste crescono complessivamente del 15,8%, trainate in particolare dal comparto della costruzione di edifici, caratterizzato da una maggiore dimensione media e da esigenze organizzative più complesse.
A fine 2024 le società di capitali attive nel settore delle costruzioni sono 5.756, in aumento del 3,7% rispetto al 2023, e rappresentano il 32% del totale delle imprese (contro il 28% del 2020). Parallelamente, si osserva una riduzione delle imprese individuali, che pur rimanendo la forma giuridica prevalente scendono dal 59,2% del 2020 al 55,8% del 2024. Il calo interessa anche le società di persone, inserendosi in un trend discendente avviato già negli anni precedenti.
Nel complesso, le evidenze emerse delineano un settore in fase di riassestamento, caratterizzato da una riduzione del numero di imprese ma da un rafforzamento occupazionale e organizzativo, con implicazioni rilevanti per la struttura futura del sistema delle costruzioni bresciano.
7: Composizione del settore delle costruzioni per organizzazione giuridica nel periodo 2020-2024 in provincia di Brescia
Conclusioni
L’analisi del sistema delle imprese edili bresciane nel periodo 2020-2024 evidenzia un settore che, dopo una lunga fase di ridimensionamento, ha attraversato un ciclo di forte espansione congiunturale, seguito da un progressivo riassestamento. Gli incentivi fiscali, in particolare il Superbonus 110%, hanno avuto un impatto rilevante su produzione e occupazione, senza tuttavia tradursi in un rafforzamento stabile della base imprenditoriale.
Nel complesso del quinquennio, a fronte di una contrazione del numero di imprese, l’occupazione mostra una dinamica nettamente positiva. Tale divaricazione segnala un processo di selezione e consolidamento del tessuto produttivo, con una crescente concentrazione degli addetti nelle imprese più strutturate. Le difficoltà di reperimento della manodopera, emerse con forza dal 2021, rappresentano uno dei principali fattori di criticità.
Dal punto di vista settoriale, i lavori di costruzione specializzati si confermano il fulcro del sistema edile provinciale, pur mostrando segnali di rallentamento nella fase più recente. La costruzione di edifici evidenzia una riduzione del numero di imprese a fronte di un rafforzamento occupazionale, mentre le opere di ingegneria civile, sebbene marginali per dimensione, mostrano una dinamica di crescita più stabile.
L’evoluzione delle forme giuridiche conferma un progressivo processo di strutturazione del settore, testimoniato dalla crescita delle società di capitali e dalla riduzione delle imprese individuali. Nel complesso, il settore si avvia verso una fase post-incentivi caratterizzata da minore espansione quantitativa e da una maggiore attenzione alla solidità organizzativa e produttiva, elementi che condizioneranno in modo determinante le dinamiche attese nel breve periodo.





Lo studio comparativo dei modelli organizzativi delle imprese edili bresciane ha evidenziato la presenza di tre cluster principali di attività, caratterizzati da dimensioni e assetti organizzativi spesso molto differenti tra loro. Questo risultato conferma come il settore non possa essere interpretato come un sistema unitario, ma piuttosto come l’intreccio di tre modelli imprenditoriali distinti, tra loro interconnessi nelle dinamiche operative ma guidati da logiche di governance profondamente diverse.
Ance Brescia
Studio comparativo dei modelli organizzativi
Lo studio comparativo dei modelli organizzativi delle società di capitali mira a offrire una lettura strategica del settore edile bresciano, attraverso l’analisi dei principali cluster di attività. L’obiettivo è individuare i modelli di business prevalenti, le performance e i profili di rischio che caratterizzano i diversi comparti, sulla base di un esame approfondito degli indici di bilancio aggregati.
L’analisi intende fornire un quadro interpretativo chiaro e oggettivo, utile a supportare le decisioni strategiche future: dal rafforzamento e dalla crescita delle imprese, fino all’orientamento dello sviluppo di servizi mirati in funzione delle differenti tipologie aziendali.
Il report è strutturato per accompagnare il lettore sia nell’analisi della composizione strutturale dei campioni sia nella valutazione delle performance economico-finanziarie, mettendo a confronto redditività, solidità patrimoniale e liquidità, e facendo emergere le principali differenze nei modelli operativi.
Il campione di imprese utilizzato per questo studio è lo stesso preso in esame per l’analisi dei bilanci presente in questo lavoro.
Per comprendere appieno le divergenze nelle performance finanziarie, l’analisi prende avvio dalle caratteristiche demografiche e operative dei cluster, poiché gli assetti strutturali costituiscono il presupposto delle strategie economiche e finanziarie adottate. L’esame dei tre sottocampioni di bilanci depositati dalle società di capitali, distinti per codice ATECO, evidenzia come l’edilizia bresciana non sia un comparto omogeneo: i settori F41, F42 e F43 rappresentano infatti ambiti economici e organizzativi distinti, ciascuno con proprie logiche operative, fonti di redditività e profili di rischio.
Una lettura aggregata dell’intero campione - composto da 3.231 società - non consentirebbe di cogliere tali differenze, che emergono invece con chiarezza analizzando separatamente flussi di cassa, strutture patrimoniali e performance dei costruttori edili (F41: 1.670 imprese), delle imprese di ingegneria civile (F42: 102 imprese) e degli operatori specializzati (F43: 1.459 imprese).
Nelle Tabelle che seguono, la numerosità del campione e i relativi indici sono articolati in sei classi dimensionali, definite in base al valore della produzione:
• Classe A: fino a 1 milione di euro;
• Classe B: da 1 a 5 milioni;
• Classe C: da 5 a 10 milioni;
• Classe D: da 10 a 20 milioni;
• Classe E: da 20 a 50 milioni;
• Classe F: oltre 50 milioni.
Il confronto tra classi dimensionali e comparti consente di evidenziare le specificità di ciascun sottogruppo, sia in relazione agli altri cluster sia rispetto alla media complessiva del campione, permettendo di delineare con maggiore precisione i diversi modelli di business e le caratteristiche organizzative che definiscono l’identità operativa di ogni comparto.
Ance Brescia
F41 - Costruzione di edifici: il baricentro dell’intero settore
Il gruppo F41 “Costruzione di edifici residenziali e non residenziali” costituisce la spina dorsale numerica del settore, ma anche il suo anello più fragile dal punto di vista economico. Il suo modello è, generalmente, quello dell’impresa “tradizionale”, un integratore di processo che acquisisce la commessa per poi gestire e coordinare una galassia di subappaltatori specializzati (molti dei quali appartengono a F43 “Lavori di costruzione specializzati”).
Aspetto economico
Il modello F41 è caratterizzato da margini operativi (MOL) strutturalmente bassi, spesso i più contenuti tra i tre gruppi, specialmente nelle classi micro e piccole (classe A: MOL/VdP al 10,3%).
La redditività operativa (ROA) è molto bassa in classe A (1,5%) e migliora solo modestamente con la crescita del valore della produzione. La pressione competitiva sui prezzi, il costo dei materiali e la necessità di remunerare i subappaltatori specializzati comprimono il valore aggiunto che riesce a trattenere. Un’unica significativa eccezione è rappresentata dalle imprese appartenenti alla classe E (20-50 milioni), che registrano un picco di marginalità lorda (MOL/ricavi al 35,6%). Questo dato, tuttavia, non si traduce in un altrettanto elevato ROA (5%), suggerendo che tali margini vengono erosi da oneri finanziari o ammortamenti pesanti, forse legati a investimenti in asset propri o a strutture di costo rigide.
Aspetto patrimoniale e finanziario
L’organizzazione aziendale tende ad essere “leggera” in termini di immobilizzazioni tecniche, ma rilevante in termini di capitale circolante. L’attivo è spesso dominato da crediti verso clienti (tipicamente con tempi di incasso lunghi) e da impegni verso fornitori. La leva finanziaria è presente ma non estrema: il ROE, pur migliorando con la dimensione, segue da vicino l’andamento del ROA, indicando una dipendenza dal debito nella norma per il settore. La vera criticità finanziaria è la forte sensibilità al ciclo economico e immobiliare e la vulnerabilità ai ritardi nei pagamenti della committenza, che possono mettere in crisi la liquidità di imprese con margini già esigui.
Modello organizzativo
È un modello basato sulla gestione della complessità amministrativa e relazionale più che su un knowhow tecnico esclusivo. La competenza chiave risiede nel saper acquistare, coordinare e controllare la filiera dei subappalti, nel gestire i rapporti con la committenza e nell’ottemperare agli adempimenti burocratici. Nelle classi più elevate, l’organizzazione deve farsi più strutturata per gestire progetti di maggiore portata, ma la logica di fondo rimane quella dell’integrazione e del coordinamento.
Grafico 8: Numero imprese per codice ATECO e classe di VdP
- Ingegneria civile: il mercato delle grandi opere e delle infrastrutture
Il gruppo di imprese con codice ATECO F42 “Ingegneria civile” è radicalmente diverso: poco numeroso dal punto di vista numerico, ma economicamente molto rilevante. Si tratta del mercato delle grandi opere e delle infrastrutture - strade, ponti, dighe, opere idrauliche - un business ad altissime barriere all’ingresso (certificazioni Soa, macchinario costoso, necessità di capitale) e con maggiore potere contrattuale.
Aspetto economico
Qui il driver è la marginalità operativa molto elevata. Il MOL/VdP arriva al 52% e il MOL/ricavi al 53,9% per le due imprese della classe F (oltre 50 milioni). Anche nelle fasce medie (classi C ed E) i margini sono costantemente superiori a quelli degli altri gruppi. Questo potere di prezzo deriva dalla complessità tecnica, dall’entità degli investimenti richiesti e da un mercato degli appalti pubblici e di grandi progetti privati dove la competizione è tra pochi player abilitati. La redditività operativa (ROA) non è sempre la più alta, perché questi margini devono coprire gli enormi ammortamenti del capitale investito.
Ance Brescia
Aspetto patrimoniale e finanziario
Il modello è quello ad alta intensità di capitale. L’attivo è appesantito da macchinari, attrezzature specializzate e grandi immobilizzazioni. La caratteristica più distintiva, però, è la leva finanziaria estrema. L’enorme divario tra un ROA del 4,3% e un ROE del 72,6% nella classe F rivela un’architettura finanziaria che fa un uso massiccio del debito. Questo è tipico del project financing, dove grandi progetti vengono finanziati con capitale di terzi (banche, mercati) garantito dai flussi dell’opera stessa. È un modello ad altissimo rischio/rendimento: estremamente remunerativo per gli azionisti, ma con alti rischi di crisi di liquidità in caso di difficoltà nell’esecuzione delle opere.
Modello organizzativo
L’organizzazione aziendale è quella di una vera e propria industria. È gerarchica, strutturata per reparti (progettazione, acquisti, cantieristica, manutenzione), con un forte presidio tecnico-ingegneristico e un’attenzione alla gestione dei rischi di progetto e delle complessità contrattuali. La competenza distintiva risiede nella capacità di eseguire, in condizioni spesso difficili, opere di ingegneria complesse, gestendo simultaneamente rapporti con enti pubblici, finanziatori e una supply chain dedicata.
Grafico 9: Distribuzione % imprese per classe di VdP
Il gruppo F43 “Lavori di costruzione specializzati” è la rivelazione dello studio: il settore più equilibrato, resiliente e, in un’ottica di sistema, probabilmente il più efficace. Rappresenta la specializzazione di filiera: impiantisti (elettrici, idraulici, impermeabilizzatori, demolitori specializzati, posatori). Sono gli “artigiani hi-tech” della costruzione.
Aspetto economico
Il punto di forza delle imprese del gruppo non sono i picchi di marginalità assoluta (che pure sono buoni), ma l’efficienza nell’uso del capitale (ROA). In quasi tutte le classi dimensionali, il ROA di F43 è il più alto del campione. Significa che queste imprese generano molto reddito operativo rispetto al capitale totale investito. Riescono a mantenere margini operativi costanti (12-15%) grazie alla capacità di determinare i prezzi dei propri prodotti e servizi senza subire una significativa riduzione della domanda, derivante da una competenza tecnica specifica e riconosciuta e ruotano il capitale velocemente (ciclo di cassa corto, cantieri di durata contenuta). È l’unico gruppo che, già nella classe A (microimprese), mostra una redditività robusta (ROA 11,1%, ROE 20,9%), dimostrando che la specializzazione paga anche in piccola scala.
Aspetto patrimoniale e finanziario
La struttura è snella ed efficiente. L’investimento in capitale fisso è contenuto e mirato agli strumenti della specifica specializzazione. Il capitale circolante è ben gestito. La crescita del ROE segue organicamente quella del ROA, indicando una struttura finanziaria solida e poco dipendente dalla leva bancaria estrema. La redditività per l’azionista è generata dall’efficienza operativa, non dalla moltiplicazione del debito. Questo li rende meno vulnerabili agli shock dei tassi di interesse rispetto a F42.
Modello organizzativo
Il modello organizzativo è flessibile e basato su un know-how tecnico importante. Può variare dalla microimpresa fondata sul titolare-tecnico, alla Pmi strutturata con squadre specializzate, fino alla media impresa industrializzata che standardizza processi nella sua nicchia. La competenza distintiva è puramente tecnica ed esecutiva: saper fare bene, in tempi certi e a regola d’arte, un lavoro specifico.
Sono organizzazioni meno esposte alla complessità burocratica generale del cantiere (che grava, ad esempio, sulle imprese con codice ATECO F41) e meno vincolate dagli ingenti investimenti di quelle con codice ATECO F42 anche se il loro destino è strettamente legato alla domanda della filiera e alla capacità di difendere la propria specializzazione di nicchia.
Ance Brescia
Grafico 10: ROA F41 – F42 – F43
Grafico 11: ROE F41 – F42 – F43
L’analisi evidenzia come i tre sottogruppi esaminati incarnino altrettanti Dna industriali distinti. Il comparto F41 “Costruzione di edifici” fonda la propria operatività sulla gestione della complessità della commessa e dei molteplici soggetti coinvolti nel processo produttivo, ma incontra difficoltà nel trasformare i volumi di attività in adeguati livelli di redditività, a causa della posizione occupata all’interno della filiera. Il settore F42 “Ingegneria civile e infrastrutture” si configura invece come un ambito fortemente capital-intensive e finanziarizzato, nel quale la capacità di governare rischio, economie di scala e leva finanziaria consente di raggiungere rendimenti molto elevati, seppur a fronte di un’esposizione significativa che solo pochi operatori riescono a sostenere. Il comparto F43 “Lavori specializzati”, infine, basa il proprio successo sull’efficienza operativa e su una competenza tecnica diffusa, costruendo una redditività solida, scalabile e meno ciclica, che appare il modello più sostenibile e replicabile all’interno dell’intera filiera.
Ne deriva che il settore delle costruzioni non può essere letto come un sistema unitario, ma come l’intreccio di tre modelli differenti, le cui dinamiche sono interconnesse ma governate da logiche interne profondamente diverse.
Informazione e formazione: le leve strategiche per l’evoluzione delle imprese
Le evidenze emerse dall’analisi dei bilanci e dei modelli organizzativi mostrano con chiarezza come i comparti F41, F42 e F43 esprimano bisogni specifici e non sovrapponibili. In questo contesto, il ruolo dell’informazione e della formazione può evolvere da un’offerta di servizi generalisti a una funzione di partner strategico differenziato, capace di accompagnare ciascun segmento lungo percorsi di rafforzamento coerenti con il proprio modello di business.
Per le imprese F41 “Costruzione di edifici”, la priorità è il miglioramento della redditività e della tenuta finanziaria in un contesto segnato da forte concorrenza, margini ridotti ed elevata esposizione ai ritardi di pagamento della committenza. In tale ambito, potrebbero assumere rilievo servizi orientati al controllo di gestione di commessa, anche in forme semplificate e adeguate alle imprese di piccola e media dimensione, finalizzati a supportare la lettura dei costi di cantiere, la valutazione degli scostamenti rispetto ai preventivi e la comprensione delle effettive marginalità generate dai singoli lavori.
A ciò si affianca l’esigenza di un supporto strutturato alla gestione finanziaria e del capitale circolante, volto a migliorare la programmazione dei flussi di cassa, la gestione dei crediti verso la committenza e la sostenibilità complessiva delle commesse. Un ulteriore ambito di intervento riguarda i rapporti di filiera e i subappalti, attraverso linee guida contrattuali, chiarificazione delle responsabilità e strumenti di prevenzione del contenzioso. Per le imprese orientate alla crescita dimensionale, infine, risulta strategico un accompagnamento nei processi di rafforzamento organizzativo, così da governare il passaggio verso strutture più complesse senza compromettere l’equilibrio economico-finanziario.
Ance Brescia
Nel caso delle imprese F42 “Ingegneria civile e infrastrutture”, il bisogno principale non è la difesa dei margini, quanto piuttosto la gestione della complessità finanziaria, contrattuale e organizzativa tipica delle grandi opere. In questo contesto, trovano spazio servizi di consulenza finanziaria avanzata, in grado di affiancare le imprese nella strutturazione economico-finanziaria dei progetti, nella valutazione della sostenibilità degli investimenti e nel dialogo con il sistema bancario e finanziario.
Di particolare importanza è il presidio del risk management di commessa, attraverso strumenti e metodologie dedicati alla gestione dei rischi tecnici, contrattuali e temporali. Un ulteriore ambito di supporto riguarda l’assistenza sugli appalti complessi, in particolare pubblici, con un presidio specialistico su bandi, revisioni prezzi, riserve e contenzioso, affiancato da un costante aggiornamento normativo.
Considerata la struttura industriale di queste imprese, risultano inoltre rilevanti servizi di consulenza sulla governance societaria, sulle operazioni straordinarie e sulla gestione delle joint venture, nonché sulla valorizzazione e gestione delle competenze tecnico-ingegneristiche, elemento centrale per la competitività del comparto.
Il settore F43 “Lavori di costruzione specializzati” presenta caratteristiche differenti: elevata efficienza operativa, buona redditività anche nelle classi dimensionali più ridotte e una forte dipendenza dalla capacità di difendere la propria specializzazione all’interno della filiera. In questo caso, i servizi possono concentrarsi sul rafforzamento e sulla valorizzazione del know-how tecnico, accompagnando le imprese nei percorsi di qualificazione, certificazione e posizionamento competitivo.
Un ulteriore ambito rilevante è rappresentato dalla consulenza sul pricing e sulla costruzione delle offerte, con l’obiettivo di tutelare il valore delle lavorazioni e contrastare la compressione dei margini imposta dalla filiera. Per le realtà orientate alla crescita, risulta strategico il supporto nel passaggio da modelli artigianali a strutture più industrializzate, attraverso la standardizzazione dei processi, l’organizzazione delle squadre e la pianificazione di investimenti tecnici mirati. Al contempo, il presidio dei rapporti contrattuali con i general contractor, mediante modelli tipo e assistenza nella negoziazione, potrebbe ridurre i rischi legati alle asimmetrie di potere contrattuale. Un sostegno all’innovazione tecnica e organizzativa potrebbe contribuire, infine, a mantenere elevata la competitività del comparto nel medio-lungo periodo.
Accanto agli interventi settoriali, l’analisi evidenzia l’opportunità di sviluppare strumenti trasversali a beneficio dell’intera filiera. In particolare, attraverso l’Analisi economico-finanziaria delle imprese edili bresciane, la Cciaa, Ance Brescia e l’Odcec possono rafforzare il proprio ruolo di osservatorio economico-finanziario, offrendo benchmark periodici per cluster ATECO e classi dimensionali e strumenti di autovalutazione che consentano alle imprese di confrontare le proprie performance con quelle del mercato di riferimento. In tale prospettiva, l’integrazione di strumenti digitali e di intelligenza artificiale nel controllo di gestione e nel monitoraggio dei costi rappresenterebbe una leva innovativa particolarmente rilevante per le imprese meno strutturate.
Nel complesso, lo studio conferma che il settore delle costruzioni bresciano è il risultato dell’interazione di tre modelli industriali distinti. La capacità di progettare e offrire servizi differenziati, coerenti con tali modelli, costituisce quindi una sfida e un fattore decisivo per rafforzare il valore istituzionale e associativo e sostenere in modo efficace la competitività e la crescita delle imprese del territorio.




In provincia di Brescia i prezzi delle lavorazioni nel corso del 2025 sono in una fase di assestamento successiva ai forti incrementi registrati tra la fine del 2020 e il 2022, senza tuttavia evidenziare una reale inversione di tendenza. Dopo il riequilibrio osservato nel 2023 e confermato nel 2024, il 2025 si caratterizza per prezzi stabili.
Nello specifico, a seguito del forte shock inflattivo registrato negli anni precedenti, il 2025 si configura come un anno di assestamento instabile, nel quale i prezzi si collocano su livelli strutturalmente più elevati rispetto al periodo pre-pandemico, con alcune oscillazioni mensili, spesso non registrabili nei casi in cui l’osservatorio effettua rilevazioni trimestralmente.
In alcuni casi hanno inciso anche i costi della manodopera e quelli legati al carburante, che nel corso del 2025 hanno mostrato un andamento altalenante, con fasi di riduzione temporanea alternate a nuove tensioni nella seconda parte dell’anno.
L’andamento dei prezzi delle lavorazioni edili, in particolare del tondo per cemento armato, continua a riflettere dinamiche di mercato nazionali e internazionali. Dopo il massimo raggiunto nel secondo trimestre del 2022 e la successiva fase di riduzione nel 2023 e nel 2024, nel 2025 i valori si mantengono su livelli ancora elevati, senza un pieno ritorno ai livelli precedenti al biennio 2021–2022.
Parallelamente, il calcestruzzo continua a evidenziare una dinamica di crescita quasi lineare, seppur più contenuta rispetto agli anni precedenti, sostenuta dall’andamento dei costi dell’energia, del carburante, del cemento e della manodopera, oltre che dai servizi accessori connessi alla realizzazione delle opere in conglomerato cementizio.
Il quadro sopra delineato si estende anche alle lavorazioni e ai materiali maggiormente influenzati dalle dinamiche incentivanti degli anni precedenti, quali ponteggi, cappotti termici, serramenti in Pvc, impianti di riscaldamento e impianti fotovoltaici, che nel 2025 mostrano una stabilizzazione dei prezzi, pur in un contesto di domanda meno sostenuta dopo la conclusione del Superbonus.
Oltre ai Grafici proposti, si è rilevato una dinamica che, seppur non andava a modificare sostanzialmente i prezzi delle lavorazioni sui listini ufficiali, tendeva a dare un po’ di margine di sconto in fase di accettazione dell’offerta. Questa dinamica non è quantitativamente definibile ma è riportata dagli operatori del mercato.
Di seguito si riporta un estratto dell’andamento delle principali lavorazioni nel corso del 2025 sulla base del Prezzario delle opere edili della provincia di Brescia. Si analizza in particolare anche l’andamento dei principali prodotti siderurgici nel settore delle costruzioni, nonché una piccola parentesi sull’andamento del gasolio. Ance
Gasolio
Il gasolio auto ha avuto una forte ma regolare crescita fino a febbraio 2022, con un picco di crescita tra marzo e aprile, in corrispondenza della guerra Russo-Ucraina. Da quel momento in poi l’andamento è stato mediamente stabile ma altalenante, con un susseguirsi di aumenti e riduzioni.
Nel corso dell’anno si evidenzia un andamento variabile con livelli iniziali elevati nei primi mesi, una riduzione significativa nel periodo primaverile e una successiva ripresa nella seconda parte dell’esercizio.
Il prezzo medio rimane comunque superiore ai livelli storici precedenti al 2021, confermando il ruolo del carburante come fattore di costo strutturalmente critico.
Le oscillazioni registrate nel corso dell’anno si riflettono direttamente sui costi di trasporto e sui noli, incidendo sui costi indiretti delle imprese.
Fonte: Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica
Ance Brescia
Prodotti siderurgici
Tutti i prodotti analizzati – tondo per cemento armato, rete elettrosaldata, trefolo, laminati mercantili e profili strutturali Upn – mostrano dinamiche accomunate da una limitata elasticità al ribasso, con oscillazioni di breve periodo che non configurano una vera fase di rientro dei prezzi verso i livelli pre-2021.
1. Rottame e tondo per cemento armato
Il Grafico relativo al rottame ferroso (fonte dati: Siderweb) evidenzia nel 2025 una dinamica caratterizzata da oscillazioni legate alle condizioni del mercato siderurgico e alla domanda industriale. Rispetto agli anni precedenti, il rottame continua a mostrare una sensibilità elevata alle dinamiche internazionali, confermandosi come uno dei principali driver di costo per la filiera dell’acciaio.
Il prezzo del tondo per cemento armato (fonte dati: rilevazione mensile Prezziario opere edili della provincia di Brescia) nel 2025 segue l’andamento del rottame, ma con una maggiore stabilità e con ritardi temporali nella trasmissione delle variazioni.
I Grafici mostrano come, pur in presenza di una parziale riduzione delle tensioni rispetto al picco del 2022, i prezzi del tondo rimangano su livelli strutturalmente elevati, incidendo in modo significativo sui costi delle opere strutturali. La trasmissione solo parziale e non immediata delle riduzioni del rottame evidenzia una asimmetria nei meccanismi di formazione del prezzo. Il confronto grafico tra il prezzo del rottame e quello del tondo per cemento armato conferma una correlazione positiva, ma non perfettamente lineare.
Grafico 13: Confronto mensile del costo di fornitura del tondo per cemento armato e del rottame di ferro alla tonnellata
Per quanto riguarda l’andamento del prezzo dell’acciaio tondo per cemento armato comprensivo dei costi di posa in opera, si evidenzia una fase di relativa stabilità nel periodo 2018–2020, seguita da una crescita molto marcata nel biennio 2021–2022, con un picco nel secondo trimestre 2022, riconducibile alla combinazione tra aumento dei prezzi delle materie prime, incremento dei costi energetici e tensioni sul costo del lavoro.
A partire dalla seconda metà del 2022 il prezzo registra una progressiva riduzione, che prosegue nel 2023 e nel 2024; tuttavia, nel 2025 i valori si mantengono su livelli sensibilmente superiori a quelli pre-2021, segnalando una stabilizzazione su un nuovo equilibrio di mercato. La presenza dei costi di posa contribuisce a spiegare la maggiore rigidità al ribasso rispetto ad altri prodotti siderurgici rilevati come sola fornitura.
Grafico 14: Andamento del costo del tondo per cemento armato alla tonnellata posato in opera
2-22; 2.226,80 € 4-20; 1.178,04 €
3-21; 1.708,69 € 2-23; 1.667,45 € 4-21; 1.644,34 €
1.429,25 €
1.402,59 €
2. Rete elettrosaldata
Il Grafico della rete elettrosaldata evidenzia un andamento simile a quello del tondo, con una marcata crescita nel biennio 2021–2022 e una successiva fase di stabilizzazione. Nel periodo più recente i prezzi si mantengono su livelli superiori a quelli pre-2021, mostrando una limitata elasticità al ribasso. La dinamica riflette le condizioni del mercato siderurgico e il costo delle materie prime.
Ance Brescia
Grafico 15: Andamento del costo della rete
3. Trefolo
Il Grafico del trefolo mette in evidenza una dinamica di prezzo particolarmente sensibile alle tensioni del mercato dell’acciaio, con incrementi rilevanti nel periodo di massima pressione sui costi energetici e industriali. Successivamente, l’andamento mostra una riduzione parziale, seguita da una fase di stabilizzazione nel 2024–2025. Anche in questo caso, i livelli di prezzo restano strutturalmente più elevati rispetto al periodo antecedente il 2021.
Grafico 16: Andamento del costo del trefolo in euro alla tonnellata
4. Laminati mercantili
Il Grafico evidenzia una forte volatilità nel periodo 2021–2022, seguita da un progressivo assestamento. Nel periodo più recente, i prezzi mostrano oscillazioni contenute, mantenendosi tuttavia su valori medi elevati. La dinamica dei laminati mercantili conferma il ruolo delle dinamiche internazionali delle materie prime nella formazione dei prezzi e la difficoltà di un ritorno ai livelli storici precedenti.
Grafico 17: Andamento del costo dei laminati mercantili in euro alla tonnellata 950
5. Ferri Upn 144–220 mm
Il Grafico mostra un andamento caratterizzato da: una fase di forte crescita fino al 2022; una successiva stabilizzazione su livelli elevati; variazioni di breve periodo nel 2024–2025, prive di un trend strutturale al ribasso. L’andamento evidenzia come anche i profili strutturali standard siano interessati da rigidità dei prezzi, con riflessi sui costi delle carpenterie metalliche.
Grafico 18: Andamento del costo dei ferri Upn 144-220 mm in euro alla tonnellata
Ance Brescia
6. Ferri Upn 240–300 mm
Grafico 19: Andamento del costo dei ferri Upn 240-300 mm in euro alla tonnellata
Il Grafico dei ferri Upn di dimensioni maggiori (240–300 mm) evidenzia una dinamica analoga a quella delle sezioni più piccole, ma con oscillazioni di maggiore ampiezza, riconducibili alla minore diffusione e alla maggiore specializzazione del prodotto. Nel periodo più recente i prezzi risultano stabili su livelli elevati, confermando l’impatto persistente delle dinamiche siderurgiche sui costi delle strutture metalliche. 1.600
Prezzo base
profilo Totale
Principali lavorazioni edili
Di seguito l’andamento delle principali lavorazioni edili:
1. Nolo a caldo autocarro
Il costo dei noli, in particolare dell’autocarro a caldo, risente in modo diretto dell’andamento del gasolio. Nel 2025 i Grafici mostrano livelli di prezzo elevati ma relativamente stabili, senza un ritorno ai valori antecedenti la crisi energetica.
Questa rigidità dei prezzi conferma che i costi di trasporto rappresentano ormai una componente strutturale del costo di produzione, difficilmente comprimibile nel breve periodo.
Grafico 20: Andamento del costo autocarro (nolo a caldo)
3-21; 83,00 € 2-22; 101,60 € 3-22; 99,00 € 4-25; 99,00 € 4-21; 84,67 €
2. Nolo ponteggi
Nel 2025 i prezzi dei ponteggi mostrano una stabilizzazione su livelli elevati, dopo le forti oscillazioni registrate negli anni caratterizzati dal Superbonus. Pur in presenza di una riduzione della domanda rispetto ai picchi precedenti, i valori rimangono significativamente superiori al periodo pre-2021.
L’andamento evidenzia come gli effetti delle dinamiche straordinarie del mercato continuino a riflettersi sui prezzi, incidendo sui costi delle lavorazioni accessorie.
Grafico 21: Andamento del ponteggi (nolo)
3-22; 16,00 € 3-21; 19,90 € 2-22; 22,88 € 4-25; 24,00 €
1-21; 12,51 € 4-20; 11,90 €
(NOLO)
Ance Brescia
3. Conferimento a discarica dei rifiuti da costruzione e demolizione
Il Grafico relativo ai costi di conferimento dei rifiuti da costruzione e demolizione conferma nel 2025 livelli di prezzo elevati, legati alla difficoltà di smaltimento e alla limitata capacità di recupero e riciclo.
Grafico 22: Andamento del costo di conferimento dei rifiuti da costruzione e demolizione
4-20; 30,00 € 2-22; 30,00 €
28,00 €
4-25; 27,00 €
CONFERIMENTO A DISCARICA DI RIFIUTI DA DEMOLIZIONE E COSTRUZIONE
2-20; 18,60 €
4. Calcestruzzo strutturale
Il calcestruzzo è in aumento costantemente a causa dell’incremento del costo dell’energia, del costo del carburante, del costo del cemento, del costo della manodopera e marginalmente a causa del costo degli aggregati naturali. Il calcestruzzo mostra nel 2025 un andamento ancora orientato all’aumento, seppur con ritmi più contenuti rispetto agli anni precedenti. La dinamica conferma tale materiale come una delle voci di costo più critiche e meno elastiche per il settore.
Grafico 23: Andamento del costo del calcestruzzo in opera
4-24; 190,00 € 4-25; 200,00 € 2-22; 172,00 €
4-22; 186,00 €
129,50 €
2-24; 192,51 € 2-21; 139,00 €
CLS C28 - 35 STRUTTURALE IN OPERA PER PILASTRI E TRAVI
5. Cappotto termico
Nel 2025 il costo dei sistemi di isolamento a cappotto si mantiene su livelli elevati, pur in un contesto di domanda meno sostenuta rispetto agli anni del Superbonus. Si nota una riduzione della volatilità, ma non un ritorno ai livelli antecedenti il 2021, confermando un riallineamento strutturale dei prezzi.
Grafico 24: Andamento del costo del cappotto termico per facciate al m2 x 4 cm posato in opera
2-23; 58,00 € 2-21; 40,00 € 4-25; 58,70 € 4-21; 50,00 € 3-22; 64,80 €
1-21; 38,00 €
6. Serramenti in Pvc
Anche per i serramenti in Pvc il 2025 evidenzia prezzi stabilizzati ma elevati, influenzati dalle dinamiche della domanda degli anni precedenti e dall’aumento dei costi delle materie prime e della manodopera. Il mercato mostra segnali di normalizzazione nei volumi, ma non nei livelli di prezzo.
Grafico 25: Andamento del costo dei serramenti in Pvc al m 2 posato in opera
SERRAMENTI IN PVC A DUE BATTENTI 4-21; 489,00 € 4-24; 555,00 € 3-21; 385,00 € 2-22; 513,45 €
Ance Brescia
Analisi
7. Tappeto d’usura
Il Grafico evidenzia una fase di stabilità dei prezzi fino al 2020, seguita da una crescita nel corso del 2021 e da un salto di livello significativo nel 2022, in concomitanza con l’aumento dei costi energetici e delle materie prime. Nel periodo 2023–2025 il prezzo si mantiene stabile su valori elevati, senza segnali di rientro verso i livelli precrisi. Il dato del quarto trimestre 2025 conferma una forte rigidità al ribasso dei prezzi.
Grafico 26: Andamento del costo del tappeto d’usura
TAPPETO D’USURA IN CONGLOMERATO BITUMINOSO COMPATTATO CILINDRATO 1-21; 7,80€ 2-21; 7,63 € 4-20; 7,30 € 4-24; 9,84 €
8. Tubi in Pvc per fognature
Il Grafico mostra una fase di stabilità dei prezzi fino al 2020, seguita da un primo incremento nel 2021 e da un marcato salto di livello nel 2022, in corrispondenza dell’aumento dei costi delle materie plastiche e dell’energia. Nel periodo 2023–2025 i prezzi si mantengono stabili su livelli elevati, senza segnali di rientro verso i valori pre-2021.
Grafico 27: Andamento del costo dei tubi in Pvc per fognature 1-22; 8,20 €
TUBI IN PVC PER FOGNATURE EN1401 SN4 4-20; 5,98 € 2-22; 8,94 € 4-25; 9,39 € 3-20; 4,00 € 4-21; 6,43 €
9. Impianti di riscaldamento a pavimento
L’incremento è strettamente legato all’aumento della domanda e del costo delle materie prime, quali i tubi in Pvc. Il costo degli impianti di riscaldamento a pavimento nel 2025 rimane elevato, risentendo dell’aumento dei costi delle materie plastiche, dei componenti e della manodopera specializzata. Si evidenzia una rigidità dei prezzi, con limitate possibilità di riduzione nel breve periodo.
Grafico 28: Andamento del costo degli impianti di riscaldamento a pavimento al m 2 di superficie di pavimento posato in opera
4-21; 69,96 € 3-22; 90,00 € 4-25; 90,90 €
2-21; 60,00 €
IMPIANTO DI RISCALDAMENTO A PAVIMENTO A BASSA TEMPERATURA
10. Impianto elettrico
L’incremento è strettamente legato all’aumento della domanda e del costo delle materie prime, quali i tubi in Pvc. L’andamento dei costi degli impianti elettrici nel 2025 è caratterizzato da una crescita moderata ma costante, legata al prezzo dei materiali e all’incremento del costo del lavoro. La dinamica conferma la difficoltà di contenimento dei costi per le lavorazioni impiantistiche.
Grafico 29: Andamento del costo dell’impianto elettrico al m 2 di superficie di pavimento posato in opera
4-24; 57,95 €
2-21; 36,40 €
4-21; 37,93 € 4-23; 50,39 € 1-22; 38,31 € 3-22; 49,16 €
IMPIANTO ELETTRICO IN STABILE DI NUOVA COSTRUZIONE DI TIPO ECONOMICO
Ance Brescia
Analisi
11. Impianti fotovoltaici
Nel 2025 il costo degli impianti fotovoltaici mostra una fase di stabilizzazione, dopo le forti tensioni degli anni precedenti. Pur in un contesto di minore spinta incentivante, i prezzi rimangono superiori ai livelli pre-2021.
Grafico 30: Andamento del costo degli impianti fotovoltaici al watt
2,85 €
2,75 €
2,65 € 2,55 €
2,45 € 2,35 € 2,25 €
2,15 €
4-25; 2,81 €
4-22; 2,44 €
2-22; 2,38 €
4-21; 2,26 €
€ 1,95 € IMPIANTO A PANNELLI FOTOVOLTAICI
4-20; 2,17 €
Dinamica delle variazioni percentuali dei principali costi di lavorazione
Di seguito un riepilogo di alcune variazioni di prezzi di materiali, considerato come base il primo trimestre 2020 e come momento di rilevazione l’ultimo trimestre 2025.
Nel periodo compreso tra il primo trimestre 2020 e il quarto trimestre 2025 si evidenzia che tutte le principali lavorazioni hanno registrato incrementi di prezzo significativi.
Le variazioni più elevate si riscontrano nei ponteggi (+102%), che rappresentano la lavorazione maggiormente influenzata dalle dinamiche del mercato. Incrementi particolarmente rilevanti si osservano anche per il calcestruzzo strutturale (+54%), il cappotto termico (+54%), l’impianto di riscaldamento a pavimento (+52%) e l’impianto elettrico (+59%), a testimonianza di una pressione diffusa sia sui materiali sia sulla manodopera specializzata.
I prodotti siderurgici, pur avendo registrato forti oscillazioni nel corso del periodo, mostrano nel confronto complessivo un incremento più contenuto ma comunque significativo, con l’acciaio tondo per cemento armato in aumento del 20% rispetto al 2020.
Rilevanti risultano anche gli aumenti legati ai costi indiretti e ambientali, come il conferimento a discarica dei rifiuti da costruzione e demolizione (+45%) e il nolo degli autocarri (+19%), che incidono direttamente sui costi per servizi e sulla struttura complessiva dei computi.
Grafico 31: Variazioni percentuali delle principali voci di costo tra il 2020 e 2025
Impianto fotovoltaico
Impianto elettrico di nuova costruzione di tipo economico
Impianto di riscaldamento a pavimento bassa temperatura
Tubi in Pvc per fograture EN1401SN4
Tappeto d’usura in conglomerato bituminoso
Serramenti in Pvc a due battenti
Cappotto termico per facciate Eps/Xps 40mm
Acciaio tondo per Ca
Cls C28 - 35 strutturale in opera per pilastri e travi
Conferimento a discarica - cer 17 09 04
Ponteggi (nolo)
Autocarro (nolo a caldo) 2 assi -p.c. 20t
Si evidenziano, infine, le variazioni percentuali trimestrali dei principali costi di lavorazione e dei materiali nel periodo 2019–2025.
Fino al 2019 le variazioni trimestrali risultano contenute e prossime alla stabilità, confermando un contesto di sostanziale equilibrio dei prezzi. A partire dal 2020 emergono invece oscillazioni più accentuate, che si intensificano nel biennio 2021–2022, periodo nel quale si registrano i picchi di volatilità più elevati, in particolare per ponteggi, calcestruzzo strutturale, acciaio tondo e costi di conferimento a discarica.
Ance Brescia
Analisi
Il 2022 rappresenta il momento di massima instabilità, con variazioni trimestrali positive e negative di ampia entità, riconducibili alla combinazione tra shock energetico, tensioni sulle materie prime e forte espansione della domanda legata agli incentivi. In questa fase, la frequenza e l’ampiezza delle variazioni segnalano una perdita di prevedibilità dei costi, con effetti diretti sulla programmazione economica delle imprese.
A partire dal 2023 si osserva una progressiva riduzione della volatilità, con variazioni trimestrali più contenute, pur in assenza di un vero rientro dei prezzi. Nel 2024–2025 il Grafico mostra una sostanziale stabilizzazione delle dinamiche, con oscillazioni di modesta entità che riflettono aggiustamenti congiunturali piuttosto che cambiamenti strutturali.
Nel complesso, il Grafico conferma che acciaio, Cls e ponteggi restano fattori di costo critici, caratterizzati da elevata rigidità dei prezzi e con effetti persistenti sulla struttura dei costi e sulla marginalità delle imprese.
Grafico 32: Variazioni percentuali tra trimestri delle principali lavorazioni
VARIAZIONI TRA TRIMESTRI
Autocarro (nolo a caldo) 2 assi - p.c. 20 t
Ponteggi (nolo)
Conferimento a discarica di rifiuti misti derivanti da attività di demolizione e costruzione cer 17 09 04
Cls C28 - 35 strutturale in opera per pilastri e travi
Acciaio tondo per Ca
Cappotto termico per facciate Eps/Xps spessore 40 mm
Serramenti in pvc a due battenti
Tappeto d’usura in conglomerato bituminoso compattato cilindrato di 3 cm (opere manutentive)
Tubi in Pvc per fognature EN1401 SN4
Impianto di riscaldamento a pavimento a bassa temperatura
Impianto elettrico in stabile di nuova costruzione di tipo economico
Impianto a pannelli fotovoltaici
Conclusioni
Secondo le rilevazioni elaborate da Ance Brescia sui dati del Prezziario delle opere edili di Brescia e provincia, il 2025 conferma quindi un quadro nel quale tutte le principali lavorazioni presentano valori superiori a quelli del periodo pre-2021, evidenziando un riallineamento strutturale dei prezzi. Tale andamento risente ancora, seppur in misura attenuata, degli effetti delle dinamiche straordinarie generate dal Superbonus, che hanno inciso in modo significativo sulla struttura dei costi, sui livelli di domanda e sulla formazione dei prezzi negli anni precedenti, lasciando eredità persistenti anche nella fase successiva alla conclusione delle misure incentivanti.
È inoltre necessario sottolineare che, con l’avvicinarsi della conclusione del Pnrr, inizieranno a manifestarsi pressioni competitive crescenti, che si tradurranno in una maggiore diffusione di sconti nelle fasi di affidamento. In questo contesto, appare fondamentale che la competizione sul prezzo non avvenga a scapito della qualità delle opere e dei livelli di sicurezza, elementi che restano imprescindibili per la sostenibilità tecnica ed economica degli interventi e per la corretta esecuzione delle lavorazioni.





Ance Brescia
Analisi economico-finanziaria delle imprese edili bresciane 2020-2024
L’analisi economico patrimoniale si è basata sui dati contabili relativi alle imprese del settore costituite nella forma di società di capitali dal momento che solamente queste ultime sono tenute legalmente alla pubblicità dei conti.
A mero scopo informativo la Tabella 4 rappresenta la suddivisione, nel quinquennio 2020- 2024, delle società di capitali attive, suddivise per classi di valore della produzione (VdP), secondo i dati Stockview-Infocamere del Registro imprese della Camera di Commercio di Brescia.
Tabella 4: Società di capitali attive suddivise per classi di valore della produzione (VdP 2020-2024)
Società di capitali
Valore della produzione 31/12/2020
Fonte: dati Stockview-Infocamere del Registro imprese della Camera di Commercio di Brescia
È stata operata una selezione delle imprese indicate nella Tabella 4 che ha soddisfatto i seguenti criteri:
• società di capitali attive appartenenti al settore “F Costruzioni” secondo la classificazione ATECO2007, che hanno condotto tale attività economica in via esclusiva o principale;
• disponibilità di almeno un bilancio nel periodo considerato;
• valore della produzione disponibile, anche se negativo.
I criteri sopra riportati hanno consentito di selezionare ed esaminare il numero di bilanci riportati nella Tabella 4, suddiviso per annualità.
Tabella 5: Numero di bilanci disponibili appartenenti a società di capitali rientranti nella categoria “F Costruzioni” (2020-2024)
Dai dati si stima che l’analisi abbia riguardato circa l’86,6% delle società di capitali del settore edile iscritte al Registro imprese della Camera di Commercio di Brescia che, nel periodo in esame, hanno depositato il bilancio con VdP disponibile.
L’elaborazione ha comunque riguardato un’enorme mole di dati contabili, estrapolati dai bilanci delle società di capitali operanti nel settore edile bresciano. I criteri utilizzati hanno ridotto il numero di bilanci elaborati da 22.779 a 14.696.
Come mostrano i dati opportunamente riepilogati nell’allegato tecnico, si evince che l’analisi ha riguardato il 65,78% circa delle società di capitali del settore edile iscritte al Registro imprese della Camera di Commercio di Brescia.
Successivamente, si è provveduto a individuare i principali indicatori che meglio rappresentano i profili della struttura economico-patrimoniale delle imprese esaminate.
Seppure con le limitazioni che meglio verranno illustrate in seguito, il lavoro svolto può essere ritenuto:
• un’utile indicazione per l’individuazione di benchmark di settore a rilevanza locale, di cui le singole imprese edili potranno disporre per un raffronto con le proprie risultanze di bilancio;
• un supporto per gli operatori economici interessati al settore edile bresciano, siano essi istituti finanziari, industrie manifatturiere o pubbliche amministrazioni.
In questa parte dell’analisi verranno esaminati i bilanci di tutte le imprese che:
• sono attive;
• appartengono alla categoria ATECO “F Costruzioni” secondo la classificazione ATECO2007;
• hanno condotto tale attività economica in via esclusiva o principale;
• hanno depositato nel Registro imprese di Brescia almeno un bilancio nel quinquennio 2020-20241;
• hanno un valore della produzione (VdP) disponibile, anche se negativo.
Sulla base dei criteri di selezione prima esposti sono stati elaborati 14.696 bilanci nel periodo 2020-2024. Dai dati esposti nella Tabella 6 appare evidente come le imprese analizzate rappresentano in modo significativo il panorama provinciale delle imprese del settore edile e questo anche rammentando
1 Alla data di estrazione dei dati dalla banca dati Aida
Ance Brescia
Analisi
Tabella 6: Imprese con bilancio ordinario “dettagliato”, abbreviato o micro
Imprese con bilancio ordinario “dettagliato’ (A)
Imprese con bilancio abbreviato (B)
Fonte: elaborazioni Ance Brescia su dati Aida
quanto esposto nei capitoli precedenti relativamente all’incidenza delle società di capitali sull’intero settore (oltre il 31% delle imprese che impiegano più del 40% degli addetti)2 .
Con riferimento all’esercizio 2024, ad esempio, delle 4.912 società di capitali attive iscritte nel Registro imprese di Brescia sono stati esaminati 3.231 bilanci che fanno riferimento ad altrettante società che occupano 21.838 dipendenti, realizzano un valore della produzione di euro/migliaia 6.837.767 e un valore aggiunto di euro/migliaia 2.110.525.
Le microimprese e le imprese che possono presentare il bilancio in forma abbreviata nel 2024 hanno generato il 46,03% del valore della produzione, mentre il restante è attribuibile a imprese di medio-grandi dimensioni che hanno depositato il bilancio in forma ordinaria.
2 Dato derivato dal confronto della Tabella 6 con i dati statistici.
Tabella 7: Distribuzione percentuale per codice ATECO2007
Fonte: elaborazioni Ance Brescia su dati Aida naria.
Proseguendo in ulteriore dettaglio, di seguito viene esposta la Tabella 7 che indica i bilanci considerati con separata indicazione di quelli presentati in forma ordinaria e suddivisi per divisione ATECO2007 3
La Tabella sopra esposta evidenzia una larga presenza nel campione di imprese che non redigono il bilancio in forma ordinaria (95,9%), a fronte di imprese di maggiore dimensione tenute a più stringenti obblighi informativi, che assommano al 4,1% del campione. I dati sono in linea con quelli dell’esercizio precedente.
Sempre in linea con gli anni precedenti si conferma la composizione delle imprese considerate in ragione del loro codice ATECO di appartenenza: le imprese rientranti nel codice F43 rappresentano il 45,16% di quelle considerate (nel 2023 erano il 43,61%) mentre le imprese appartenenti alla codifica F41 rappresentano il 51,68% della popolazione (nel 2023 erano il 53,17%).
Le imprese appartenenti alla codifica F42 si attestano intorno al 3,16% della popolazione considerata stabili rispetto all’anno precedente (3,22%).
Anche il 2024 ha visto un incremento del valore della produzione del settore edile italiano seppure in misura decisamente modesta ed inferiore rispetto all’incremento registrato nel 2023. Le imprese edili italiane hanno registrato un incremento medio del VdP pari allo 0,7% rispetto all’anno precedente. Questo dato conferma la decelerazione che già nell’analisi dei dati relativi al 2023 era stata riscontrata seppure in maniera più contenuta.
Le regioni nelle quali le imprese edili registrano un calo più marcato del VdP sono il Piemonte (-12,79%) e il Friuli-Venezia Giulia (-14,19%). Quelle che, in termini percentuali, sono cresciute maggiormente in termini di VdP sono il Trentino-Alto Adige (+18,53%) e la Sardegna (+16,68%). In termini assoluti l’incremento maggiore del VdP è stato registrato in Trentino-Alto Adige con +1.141.485 e a seguire si trovano l’Emilia-Romagna (+1.057.172) e la Lombardia (+1.034.712). La Lombardia resta la regione italiana in cui si registrano il maggiore VdP delle imprese edili (59.050.674 €/1.000) e un suo incremento percentuale superiore alla media italiana (1,8% rispetto allo 0,7%).
3 Nella Tabella 7 è indicato tra parentesi il numero delle imprese che presentano il bilancio in forma ordinaria.
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A livello nazionale l’incremento del VdP rispetto a 2023 è stato determinato da una crescita del 17,2% delle imprese classificate con ATECO F42 (passando da 29.155.664 €/1.000 a 34.182.887 €/1.000), mentre gli altri settori hanno registrato una decrescita quantificata nel 2,3% sia per le imprese classificate con ATECO F41 sia per quelle classificate con ATECO F43.
Anche a livello regionale l’incremento del VdP, che segna un +13,7% rispetto al 2023, è stato determinato dalle imprese di ingegneria civile. Anche le imprese di costruzioni, residenziali e non, segnano un modesto incremento (+0,5%) mentre le imprese di costruzione specializzate registrano un calo del 1,13%.
In quest’ambito il dato delle imprese bresciane non si discosta dal dato regionale con la differenza che l’aumento del VdP delle imprese di ingegneria pari ad un +0,65% soltanto, non è sufficiente a compensare le riduzioni registrate dagli altri due comparti che segnano un -15,56% per il settore delle costruzioni, residenziali e non, e un -0,82% del settore delle costruzioni specializzate. Brescia registra un calo significativo, risultando una delle poche province in controtendenza rispetto al quadro regionale.
Il quadro regionale lombardo nel complesso cresce, trainato soprattutto da Milano e la combinazione di stabilità o lieve crescita nelle altre province compensa il calo di Brescia e Bergamo, permettendo alla regione di mantenere comunque un saldo positivo.
Rispetto al 2023, in termini di valore della produzione, le società di capitali della provincia di Brescia esaminate sono passate a rappresentare il 3,27% del valore nazionale (rispetto al 3,82% del 2023) e il 9,93% di quello regionale (rispetto al 12,67% del 2023), mentre numericamente rappresentano il 3,06% delle società di capitali a livello nazionale rispetto al 3,12% del 2023) e il 14,24% a livello regionale (rispetto al 14,40% del 2023).
In termini di produttività media per addetto, le imprese edili della provincia di Brescia si collocano ai vertici della graduatoria regionale e al disopra della media nazionale, che vede il Piemonte primeggiare, anche nel 2024 così com’era stato nell’anno precedente, con 347.320 euro prodotti in media per addetto grazie alla particolare influenza di Torino che mostra i più alti indici di redditività della nazione.
Si registra, infine, un calo generalizzato della media di dipendenti delle imprese. In particolare, cala rispetto alla media del Paese il numero medio di dipendenti per società delle imprese edili bresciane che passano a 6,76 addetti per impresa rispetto ai 10,67 del 2023 mentre la media nazionale si attesta a 8,05 rispetto ai 10,89 del 2023.
Per la visione complessiva dei dati aggregati a livello nazionale, regionale e provinciale si rimanda alle Tabelle e ai Grafici riportati in appendice.
I limiti della presente analisi e l’esame del sottocampione omogeneo delle imprese che hanno depositato il bilancio in tutti e cinque gli anni del periodo 2020-2024
I limiti della presente analisi si riepilogano come segue:
1. la natura della ricerca, essenzialmente divulgativa;
2. l’analisi del bilancio, per indici e flussi, riconosciuta dalla comunità scientifica è stata elaborata per l’esame ex post degli effetti economici, patrimoniali e finanziari prodotti dalle operazioni gestionali di una singola impresa e, al più, utilizzata per confrontare tra loro i bilanci di più imprese dello stesso settore;
3. l’applicazione di tale metodologia di analisi presenta criticità che sono tanto maggiori quanto più ampio è il numero di aziende esaminato;
4. l’orizzonte temporale considerato (termine che per le imprese spesso comporta il passaggio dalla redazione del bilancio in forma abbreviata a quello in forma ordinaria e viceversa, oppure comporta l’introduzione di normative che modificano i criteri di redazione del bilancio);
5. i flussi di imprese che entrano o escono dalla popolazione esaminata, perché si modificano nella struttura societaria (trasformandosi da società di capitale a società di persone e viceversa) oppure a causa della normale natalità/mortalità;
6. l’attività effettivamente esercitata dalle aziende considerate;
7. la non omogeneità della popolazione esaminata dovuta al fatto che ogni anno le aziende che rientrano tra quelle per le quali vengono aggregati i valori possono essere diverse, diversità che non rende possibile un confronto omogeneo dei valori aggregati anno su anno e che consente, e rende significativo, soltanto un raffronto tra “ratios” dei diversi anni;
8. inoltre, bisogna tenere conto dell’insufficienza dei dati disponibili e della loro mancanza di omogeneità, dovuta al diverso dettaglio informativo a cui sono tenute le società di capitali (e che dipende dal “valore della produzione”, dall’attivo e dal numero di dipendenti impiegato);
Con queste necessarie premesse è stato possibile sviluppare l’analisi mettendo in evidenza gli indicatori economico-patrimoniali e sviluppando alcune considerazioni e interpretazioni che potessero abbracciare l’intero novero delle aziende esaminate.
Così gli indicatori e i ratios evidenziati nell’analisi possono fornire solo un generale quadro delle condizioni economiche delle imprese edili negli aspetti reddituali e patrimoniali.
Nelle pagine seguenti verrà esposto lo svolgimento dell’attività partendo dai dati aggregati utilizzati. Seguirà l’analisi dell’aspetto patrimoniale aggregato, al fine di fornire utili informazioni sul grado di capitalizzazione, sugli investimenti e sul ricorso a mezzi di terzi delle imprese oggetto dell’analisi.
Infine, l’analisi degli aspetti economici riguarderà indicatori e considerazioni attinenti all’andamento del valore della produzione e della marginalità della popolazione esaminata.
La fonte da cui sono stati estratti i valori di bilancio è la banca dati Aida.
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Al fine di poter meglio apprezzare l’andamento dei risultati della presente analisi, per consolidare il risultato delle osservazioni svolte, sono stati raccolti e aggregati i dati reddituali e patrimoniali delle imprese che hanno depositato il bilancio di esercizio in ogni anno del periodo in esame. In questo modo si è voluto ridurre, almeno in parte, i sopra esposti limiti dello studio.
Questa parte dell’elaborazione per l’esercizio 2024 riguarda complessivamente 2.154 imprese attive sul territorio bresciano ed i risultati vengono confrontati con i dati che derivano delle osservazioni sviluppate sull’intera popolazione esaminata.





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Il presente capitolo si pone l’obiettivo di fornire una rappresentazione della struttura patrimoniale e della sua evoluzione nel corso del quinquennio 2020-2024. È necessario ricordare e precisare che alcuni valori delle attività e passività aggregate di stato patrimoniale relativi agli esercizi 2020 e 2021 risentono significativamente di una serie di norme straordinarie, introdotte dal legislatore al fine sostenere la generalità delle imprese in periodi caratterizzati dal manifestarsi della pandemia Covid-19.
Inoltre, il settore edile è stato interessato anche da agevolazioni fiscali particolarmente favorevoli tese a rilanciarlo dopo gli anni della crisi: pertanto l’analisi dei numeri aggregati e della loro variazione necessita di essere contestualizzata rispetto al quadro normativo eccezionale dei due anni indicati.
In via preliminare si è proceduto ad una riclassificazione dei prospetti aggregati di stato patrimoniale secondo un criterio di decrescente liquidità, che fornisce una diversa e più adeguata rappresentazione della struttura degli investimenti e delle fonti di finanziamento.
Tale elaborazione ha portato alla compilazione della Tabella 8 che di seguito si riporta (valori espressi in migliaia di euro).
8: Struttura patrimoniale delle società (2020-2024)
4.400.000 4.200.000
L’analisi che segue fornisce preliminarmente la composizione degli impieghi e delle fonti, quale generale rendicontazione dei valori assoluti di stato patrimoniale; successivamente, tramite la costruzione dei principali indici di bilancio, si pone l’obiettivo di indagare la solidità finanziaria e il livello di liquidità, quali grandezze strettamente correlate ai valori di stato patrimoniale.
I dati esposti in Tabella inducono alle considerazioni che seguono.
Dopo l’apprezzabile crescita del capitale investito avvenuta nel 2020, che ha segnato una inversione di tendenza rispetto al biennio precedente, nel 2021 tale fenomeno si è consolidato e, nel 2023 e nel 2024, gli impieghi hanno segnato un ulteriore incremento.
Se si prende in considerazione l’intero quinquennio, il capitale investito 2024 risulta aumentato del 25,56% rispetto al 2020, passando, in termini assoluti, da 8.944 mln di euro a 11.231 mln di euro.
Il capitale investito è suddivisibile in due macro-classi: il capitale cosiddetto immobilizzato anche definito attivo fisso netto e l’attivo circolante.
Nel quinquennio 2020-2024 l’attivo fisso netto presenta un incremento del 6,06%, con un incremento rispetto al 2023 pari al 20,47%, mentre l’attivo circolante, nonostante il decremento rispetto all’esercizio precedente del 1,84%, ha registrato un incremento del 43,02%.
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Se si esamina l’andamento, nel quinquennio 2020-2024, delle tre categorie che compongono l’attivo immobilizzato, e cioè immobilizzazioni materiali, immateriali e finanziarie, emerge che gli investimenti in:
1. Immobilizzazioni immateriali sono aumentati nel quinquennio del 749,02% passando da 83.449 mil euro a 625.053 mil euro, con un incremento del 517,70% rispetto all’ultimo esercizio;
2. Immobilizzazioni materiali sono diminuiti nel quinquennio del 11,54%, passando da 3.565.596 mil euro a 3.154.027 mil euro, in controtendenza con il leggero incremento evidenziato rispetto all’esercizio precedente pari al 4,20%;
3. Immobilizzazioni finanziarie sono aumentati nel quinquennio del 22,03% passando da 569.434 mil euro a 694.878 mil euro, con un incremento del 23% rispetto all’ultimo esercizio. Il 2021 segna un incremento di investimenti rispetto al 2020 dell’1,8%, in netto rallentamento rispetto al +5,7% del 2020 sul 2019: tuttavia il confronto fra i due esercizi non è significativo perché il 2020 ha risentito in modo rilevante della legge di rivalutazione dei beni aziendali, misura che il legislatore ha ritenuto utile a contrastare gli effetti negativi della pandemia.
Anche nel 2021 si è potuto fare ricorso alla rivalutazione delle immobilizzazioni, ma a condizioni meno favorevoli rispetto al 2020: infatti dall’analisi dei bilanci risulta che le imprese edili hanno utilizzato assai poco tale strumento. Nel biennio gli investimenti sono ulteriormente diminuiti ma effetto dovuto anche ai maggiori ammortamenti iscritti a conto economico.
Nel biennio 2023-2024, come sopra evidenziato, gli investimenti sono aumentati così come risultano leggermente aumentate le spese per godimento di beni di terzi (noleggi e beni in leasing). Per quanto concerne il valore delle immobilizzazioni immateriali, si constata che la loro incidenza sul capitale investito è cresciuta rispetto al 2023 passando dal 1,14% al 5,57%. L’andamento tendenziale nel quinquennio è stato di costante crescita, con una accelerazione nel periodo 2020-2024. Va però fatta una considerazione: dalle risultanze dei dati Istat, la propensione innovativa cresce all’aumentare delle dimensioni dell’impresa e manifesta termini quantitativamente apprezzabili nelle imprese aventi dai 10 addetti in su, concentrandosi, in termini di numerosità di aziende, nella fascia di imprese dai 10 ai 49 addetti. Nelle realtà più grandi (almeno 250 addetti) la propensione all’innovazione risulta elevata. Le tipologie di innovazione più diffuse sono quelle relative all’organizzazione del lavoro e delle risorse umane seguite da innovazione combinata di prodotto/ processo. Poiché il settore edile è polverizzato in un elevato numero di piccole aziende con pochi, o pochissimi, addetti, la media statistica degli investimenti in beni immateriali viene penalizzata dalla forte incidenza di tali imprese.
5.000.000
4.000.000
3.000.000
2.000.000
1.000.000
Le immobilizzazioni finanziarie hanno avuto un andamento altalenante: nel corso del quinquennio sono diminuite del 8,1% registrato nel 2023 rispetto al 2022 per poi incrementare del 23% tra il 2023 e il 2024 e rappresentano, mediamente, fra il 5% e il 6% del capitale investito.
Concludendo, l’analisi dell’attivo fisso netto dal 2020 ha mostrato un comparto che ha investito e cercato di rinnovarsi, mostrando una inversione di tendenza rispetto al quinquennio precedente, pur tenendo conto degli effetti contabili derivanti dalle norme di rivalutazione, le imprese hanno ricominciato ad investire. Il settore, che ha la necessità di attrezzarsi per soddisfare la crescente domanda del mercato trainata dai ben noti incentivi fiscali, mostra una ripresa nel biennio 2023-2024 del valore netto dell’attivo fisso netto con ammortamenti anch’essi in crescita imputati a conto economico.
Grafico 34: Composizione dell’attivo fisso netto
L’attivo circolante ha registrato un leggero decremento, pari al 1,84%, nel 2024 passando da un valore assoluto di 6.882.191 di euro nel 2023 a 6.755.538 euro nel 2024.
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Esaminando le voci che lo compongono e confrontandolo con l’anno precedente, notiamo le seguenti variazioni.
Tabella 11: Variazioni dell’attivo circolante
Tabella 12: Composizione dell’attivo circolante
Grafico 35: Composizione dell’attivo circolante
Per analizzare l’andamento è necessaria una scomposizione nelle tre macro-categorie che lo costituiscono (omettendo per mancanza di significatività, i valori di cui alla voce “ratei e risconti”), ovvero:
• liquidità immediate;
• liquidità differite, (ovvero crediti);
• rimanenze.
Da una prima lettura risulta che:
• le liquidità immediate sono costantemente aumentate nel quinquennio passando da 834 mln di euro nel 2020 a 1.448 mln di euro nel 2024 con un incremento, in termini percentuali, del 73,60%, rappresentando un importante segnale di ripresa del mercato e delle vendite;
• le liquidità differite (crediti) sono aumentate, dal 2020 al 2024, con un incremento del 54,96%, passando da 2.162 mln di euro a 3.350 mln di euro, anche se si è evidenziato una leggera diminuzione del 12,77% rispetto a quanto registrato nel 2023;
• le rimanenze hanno avuto un trend altalenante. Rispetto al 2023 si registra un aumento percentuale pari al 6,78% mentre si nota una interruzione del trend di crescita flessione tra il 2021 e il 2022: i valori rimangono, tuttavia, ancora mediamente inferiori rispetto al quinquennio precedente.
Solo a partire dall’esercizio 2015 è iniziato un trend di ripresa. A fronte di un incremento costante del fatturato, che dal 2017 al 2021 è stato di euro di 1.861 mln, pari al 61%, si è verificato un decremento costante delle rimanenze. Nel 2024 questa positiva tendenza mostra una battuta d’arresto on una riduzione del valore della produzione rispetto al 2023 e un significativo incremento delle rimanenze.
In conclusione, l’attivo circolante nel quinquennio è aumentato quantitativamente, con una modesta riduzione nell’ultimo anno, ed è migliorato in termini qualitativi: nell’ultimo biennio rispetto a quanto registrato nel quinquennio è diminuita l’incidenza delle rimanenze, la cui liquidabilità (ossia l’attitudine a tramutarsi in liquidità), di norma, risulta sottoposta a condizioni incerte ed è aumentato il peso sia delle liquidità immediate che delle liquidità differite (crediti).
Ricordiamo che le rimanenze sono la forma di attività a breve più vincolata, dato che il loro smobilizzo può comportare la necessità di effettuare una o più operazioni del ciclo economico-tecnico; contemporaneamente, trattasi di impieghi per i quali non si è ancora verificata la maturazione di ricavi. Sebbene siano classificate tra le attività a breve, è sempre necessario effettuare una valutazione minuziosa circa il loro livello di obsolescenza e la reale possibilità di loro realizzo in modo rapido e senza perdite.
Per quanto riguarda la liquidità:
• nell’anno 2020 le imprese hanno potuto avvalersi della moratoria del rimborso delle rate dei mutui e dei canoni di leasing disposta dal legislatore nell’ambito del pacchetto di interventi per sostenere le imprese durante la pandemia Covid-19;
• nel 2021 si è verificata una esplosione del fatturato del comparto edile (+39% rispetto al 2020) causata dai bonus, e soprattutto dai superbonus, fiscali;
• nel 2022 e 2024 le liquidità sono comunque aumentate, ad eccezione delle liquidità differite (crediti verso clienti, crediti verso erario, crediti imposta per bonus investimenti, crediti imposta bonus edili).
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Fonti
Le voci del passivo indicano le politiche di finanziamento adottate dal campione delle imprese analizzate. Come noto, un’impresa può finanziarsi ricorrendo ai mezzi propri (capitale di rischio) ovvero ai mezzi di terzi (capitale di debito); all’interno del capitale di terzi è, altresì, di grande importanza stabilire la consistenza delle varie forme di finanziamento in base alla scadenza temporale.
Si premette che non esiste una definizione ottimale delle politiche di finanziamento poiché dipendono da una molteplicità di variabili, diverse da settore a settore e determinate dalle diverse fasi di vita dell’impresa. Da un punto di vista teorico, la regola generale è che le scelte di finanziamento devono essere calibrate in modo da assicurare un fisiologico equilibrio tra mezzi di terzi e mezzi propri, in funzione del grado di rigidità degli investimenti.
Si evince una leggera diminuzione dei ricorso ai mezzi di terzi nell’ultimo esercizio, pari all’ 1,43% e un aumento dei mezzi propri pari al 26,27%.
La solidità è la capacità dell’impresa di opporre resistenza a shock esogeni e conseguentemente a durare nel tempo in modo autonomo.
L’analisi della solidità presuppone di indagare:
1. la sussistenza di equity (mezzi propri) sufficiente e proporzionato alle fonti di finanziamento provenienti da soggetti terzi; tale obbiettivo viene raggiunto mediante la costruzione del rapporto di indebitamento;
2. la sussistenza di equilibrio tra investimenti immobilizzati e finanziamenti strutturali: l’equilibrio è inteso come la coerenza tra scadenze temporali degli investimenti rispetto ai finanziamenti.
Sussistenza di equity (Rapporto di indebitamento)
Nella Tabella che segue viene indicato il rapporto di indebitamento, ovvero il quoziente fra mezzi terzi/ mezzi propri. Tale indice assume una valenza cardine al fine di valutare il corretto bilanciamento tra capitale di debito e di rischio delle imprese oggetto di analisi.
Tabella 13: Rapporto di indebitamento (mezzi terzi/mezzi propri)
Contrariamente a quanto evidenziato nel periodo 2019/2023, ossia un maggior ricorso al capitale di terzi, nel 2024 le aziende del comparto edile stanno cominciando a ricorrere al capitale proprio.
Per analizzare più in dettaglio le politiche di finanziamento si può costruire l’indice di incidenza dei mezzi di terzi sul totale delle fonti (ovvero capitale investito), determinato da: “mezzi di terzi/ capitale investito”, i cui risultati sono riepilogati nella seguente Tabella.
Tabella 14: indice di incidenza dei mezzi di terzi sul totale delle fonti
Tabella 15: Composizione delle fonti
Nel quinquennio considerato il rapporto di indebitamento si è progressivamente ridotto nonostante le rivalutazioni abbiano interessato l’esercizio 2020 (che segna un 77,2%).
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A riprova di ciò sta il fatto che nel 2021, il rapporto migliora ulteriormente passando al 75,54% ovvero il capitale investito è finanziato utilizzando:
• per il 75,54% i mezzi di terzi;
• per il 24,46% il capitale proprio.
Nel 2024 invece l’indice ha evidenziato una leggera diminuzione passando dal 73,30% nel 2023 al 68,18%.
Tuttavia, i quozienti analizzati, sebbene in miglioramento, evidenziano una situazione di indebitamento strutturale del settore.
Appare interessante procedere ad una analisi della composizione sia dei mezzi propri che dei mezzi di terzi.
Analisi del patrimonio netto
Ulteriori elementi per valutare l’andamento patrimoniale in esame posso essere tratti dalla distribuzione delle imprese edili in funzione del capitale sociale impiegato con suddivisione per anno (dal 2020 al 2024) e per codice ATECO2007.
Le imprese edili con un capitale sociale compreso tra zero e 50 mila euro, come già emergeva dall’esame svolto negli anni precedenti, permangono largamente prevalenti rispetto a quelle con capitali sociali più elevati. Specialmente le imprese appartenenti ai codici F41 e F43 con valori del capitale sociale fino a 50 mila euro sono quelle che rappresentano più dell’ottanta percento dell’intera popolazione.
Le imprese con più di 100 mila euro di capitale sociale si presentano come minoritarie nella popolazione esaminata rappresentando la restante quantità pari a circa il 20%. Con una tendenza opposta a quella degli anni precedenti, nel 2024 le imprese appartenenti al codice F42 (presenti in numero molto ridotto nella popolazione osservata) evidenziano la tendenza ad aumentare il ricorso al capitale di rischio.
Tabella 16: Distribuzione delle imprese edili in funzione del capitale sociale impiegato e per codice ATECO2007 (20202024)
F42
Pur tenendo presenti i limiti che comporta la semplice aggregazione dei dati bilancistici, l’analisi del patrimonio netto può essere utile per meglio capire la sua composizione e la sua incidenza nella determinazione di altri indici e il grado capitalizzazione del comparto. La seguente Tabella mostra l’aggregato percentualizzato per anno.
Tabella 17: Composizione del patrimonio netto aggregato
2020
Nella Tabella sopra riportata vengono evidenziate, come un “di cui” della voce capitale sociale, anche tutte le riserve che sono state iscritte in funzione di operazioni sul capitale sociale e che, pertanto, divengono indisponibili per utilizzi diversi dall’aumento di capitale o dalla copertura di perdite.
Preliminarmente si deve notare che il capitale sociale riduce progressivamente il suo peso all’interno del patrimonio netto, passando dal 29,96% del 2019 al 15,03% del 2024 e segnando, nel quinquennio, anche una diminuzione in valore assoluto, diminuzione ridotta da un incremento rilevante registrato nell’esercizio 2024. Per chi avesse seguito le scorse edizioni di questo studio si rammenta che il capitale sociale nel 2015 rappresentava il 41,80% del patrimonio netto.
Tabella 19: Andamento altre riserve
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Al contrario la dinamica della voce “altre riserve” segue la crescita del patrimonio netto mantenendo un peso analogo a quello degli esercizi precedenti pari a circa il 68,73% del complessivo patrimonio netto.
La Tabella mostra come il patrimonio netto complessivo è caratterizzato sempre dalla presenza di un utile di esercizio delle imprese.
Tabella 20: Andamento del patrimonio netto e risultato d’esercizio
Il risultato economico è andato aumentando (anche in valore assoluto) dall’esercizio 2019 all’esercizio 2024 così da rappresentare il 14,18% del patrimonio netto complessivo rispetto al 5,05% registrato nel 2019 (quasi triplicando la sua partecipazione percentuale al patrimonio netto aggregato rispetto all’esercizio 2019) a significare come le performance registrate dal 2021 al 2024 siano state le più elevate del quinquennio in esame (e di quanto osservato dal 2014, anno di inizio delle rilevazioni effettuate per la redazione della presente analisi).
Tabella 21: Andamento del patrimonio netto e riserva di rivalutazione
Si nota, inoltre, che il patrimonio netto aggregato è caratterizzato da una consistente presenza di riserve da rivalutazione, che dal picco del 2020 sta però continuamente riducendosi fino ad attestarsi al 6,49% nel 2024.
L’osservazione del patrimonio netto per tipologia di bilancio presentato (O=ordinario, A=abbreviato e/o micro) e per divisione ATECO2007 è riportata nella seguente tabella.
Tabella 22: Risultato d'esercizio suddiviso per codifica ATECO e per tipologia di bilancio
Le imprese appartenenti alla codifica F41 costituiscono la parte più rilevante del patrimonio netto aggregato in ogni esercizio esaminato in continuità rispetto ai dati dello scorso esercizio. Ancor più accelerata appare la dinamica di crescita del patrimonio netto delle imprese appartenenti alla divisione F42 nel 2024 che evidenzia un aumento pari al 84,19% rispetto a quanto evidenziato nell’esercizio precedente, a causa sia dai buoni risultati economici delle imprese di minori dimensioni e sia dagli interventi diretti alla capitalizzazione delle società soprattutto di grandi dimensioni.
Deve essere ricordato che i risultati delle imprese appartenenti alla codifica ATECO F42 sono condizionati dalla scarsità delle società esaminate e, principalmente, dalla presenza di poche società di rilevanti dimensioni che influenzano pesantemente i valori fino a determinarli.
In relazione al risultato di esercizio, si evince quanto segue.
Al termine del 2024, lo stesso, pari a euro 506.561 mil euro, risulta così suddiviso:
1. Il 40,87% è rappresentato dalle aziende del settore F41;
2. Il 2,13% da quelle del settore F42;
3. Il 57% dal settore F43.
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La preponderanza in termini di redditività dell’F43 è in crescita nel quinquennio, che ha segnato al contempo una diminuzione dell’F41.
Tabella 23: Risultato d'esercizio suddiviso per codifica ATECO e per tipologia di bilancio
Analisi dell’andamento dei mezzi di terzi
Nel periodo 2017-2019 le imprese avevano intrapreso una lenta ma costante strategia di riduzione dell’indebitamento; nell’anno 2020 il totale dei debiti verso terzi registra un lieve incremento in termini assoluti (+0,48) rispetto all’anno 2019; ricordiamo che era in essere la moratoria dei mutui e dei canoni di leasing, quale misura di sostegno utile a fronteggiare la pandemia da Covid-19.
Nel 2021 i mezzi di terzi aumentano significativamente in termini assoluti rispetto al 2020 (+554 mln), conseguenza sia dell’aumento dei fatturati che del capitale investito, ma diminuiscono in termini percentuali di incidenza sul totale delle fonti.
Alla luce dei dati analizzati emerge che le imprese, nel quinquennio, sono state in grado di conseguire un incremento del fatturato e del capitale investito, migliorando al contempo la consistenza dell’indebitamento.
Con riferimento alle fonti esterne di finanziamento è necessario effettuare un’analisi di dettaglio al fine di verificare l’orizzonte temporale nel quale dette passività sono destinate a tramutarsi in uscite di cassa, per valutare in maniera puntuale la qualità e struttura dell’indebitamento.
Nella Tabella sotto si riporta la composizione “per scadenza” delle passività.
Tabella 24: Composizione per scadenza delle passività
1. Grado di copertura dell’attivo fisso netto:
Mezzi propri + Passivo a medio/lungo termine Attivo fisso netto
La dottrina indica, per la valutazione del risultato, i seguenti valori di riferimento:
buono/ottimo > 1 / valore soglia = 1 / critico < 1
2. Margine di struttura:
Mezzi propri + Passivo a medio/lungo termine - Attivo fisso netto
Il margine di struttura, che non è un quoziente ma una operazione fra grandezze in termini assoluti, integra il precedente quoziente fornendo una informazione sul valore assoluto del divario, necessaria per meglio valutare l’equilibrio tra scadenze. I valori dell’indice, secondo la dottrina aziendale, devono così interpretarsi:
buono/ottimo > 0 / valore soglia = 0 / critico < 0
Nella Tabella che segue sono riportati entrambi gli indicatori per le imprese oggetto del campione.
Tabella 25: Indici di coerenza tra indebitamento e investimenti
I risultati sono, per entrambi gli indici, sempre positivi e, quindi, si può concludere che esiste equilibrio tra struttura patrimoniale e finanziaria; in altri termini le imprese con i mezzi propri e i finanziamenti a medio-lungo periodo finanziano non solo gli investimenti in beni durevoli, ma anche una parte del capitale circolante. Si evidenza, infine, che nel 2024 entrambi gli indici, seppur già positivi negli anni passati, dopo un trend in crescita fino al 2023, hanno registrato una leggera inflessione: in particolare il grado di copertura dell’attivo fisso netto è passato dall’1,74 a 1,61.
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La dimensione della liquidità verte intorno all’equilibrio finanziario e monetario nel breve periodo al fine di valutare la solvibilità aziendale, ovvero l’attitudine dell’impresa a far fronte tempestivamente ed economicamente (ovvero a costi accettabili) ai propri impegni finanziari. Sulla base di tale definizione, l’analisi della liquidità indaga l’equilibrio a breve tra “attività” e “passività”.Se le attività rappresentano gli investimenti aziendali destinati a tramutarsi in denaro e, all’opposto, le passività costituiscono i debiti destinati a tramutarsi in uscite di cassa, una impresa sana deve sempre possedere un attivo a breve maggiore del passivo a breve; diversamente la società si troverebbe in una situazione di potenziale inadempienza.
L’equilibrio viene indagato utilizzando i seguenti due indicatori:
1. Margine di tesoreria
dove:
Li: liquidità immediate;
(Li + Ld) – Pc
Ld: liquidità differite (nell’analisi sono stati considerati i crediti commerciali, i crediti tributari e i ratei e i risconti);
Pc: passività correnti
Il margine di tesoreria è una grandezza differenziale desumibile dal bilancio e indica di quanto le liquidità immediate e differite sono superiori rispetto alle passività correnti. Esso vuole segnalare la capacità dell’impresa di far fronte alle uscite future connesse alle passività a breve, con i mezzi liquidi a disposizione e con il realizzo delle attività a breve. La dottrina conviene che per valori superiore allo 0, l’indice esprima una situazione positiva.
2. Indice di liquidità
È possibile costruire due indici di liquidità: l’indice di liquidità primaria detto anche acid test e l’indice di liquidità secondaria o indice di liquidità corrente.
Indice di liquidità primaria (acid test)
Liquidità immediate + liquidità differite
Debiti a breve termine
Questo indice consente di valutare l’attitudine dell’azienda a soddisfare gli impegni di breve periodo attraverso risorse già liquide o liquidabili. Secondo la dottrina aziendale:
• il valore ideale è prossimo a 1;
• per valori inferiori a 1, si rende opportuno effettuare un controllo di secondo livello con la costruzione dell’indice di liquidità corrente nel quale le liquidità differite comprendono anche le rimanenze.
Dall’analisi dei dati aggregati del quinquennio 2019-2024 emergono le seguenti risultanze.
26: Indici di liquidità
La liquidità, nel quinquennio esaminato, è migliorata sensibilmente. Nell’anno 2021 le imprese hanno incrementato le liquidità immediate e differite, riducendo contestualmente l’indebitamento a breve periodo; per effetto di suddette variazioni il livello di liquidità risulta confermata anche nel 2024 anche se in leggera diminuzione rispetto a quanto registrato nel 2023.
Dall’analisi della liquidità relativa all’intero quinquennio, si deduce che le imprese in questi anni hanno operato per migliorare costantemente il ciclo finanziario a breve.
Si può affermare infatti che, se negli anni fino al 2019 i rischi di inadempienza presentavano valori elevati, dopo cinque anni la dimensione della liquidità risulta positiva. Questo dato esprime la generale capacità delle imprese di far fronte gli impegni di pagamento nel breve periodo.
A completamento dell’analisi della liquidità, si rende opportuno valutare l’indice di liquidità corrente (current ratio) o di secondo livello, ovvero:
Liquidità immediate + liquidità differite + magazzino
Debiti a breve termine
Inoltre, si è voluto costruire anche il capitale circolante netto ovvero: attivo a breve – passivo a breve.
Tabella 27: Indici di liquidità i secondo livello
Questo indice esprime la capacità dell’impresa di pagare i debiti a breve attingendo alle risorse disponibili dell’attività corrente nel suo complesso.
Esistono delle indicazioni su quelli che sono i valori ottimali: tuttavia si tratta di valori standard da utilizzare con cautela perché possono attenuare le diversità rilevabili nelle varie aziende proprio perché sono medie di settore.
Ance Brescia
La dottrina propone questi valori:
• >2: situazione di liquidità ottimale;
• Tra 1,5 e 1,75: situazione di liquidità soddisfacente;
• <1,25: situazione di liquidità da tenere sotto controllo;
• <1: situazione di crisi di liquidità.
Notiamo che nel quinquennio l’indice ha segnato un progressivo miglioramento arrivando a raggiungere nel 2024 una soglia soddisfacente pari all’1,67.
Va da sé che l’indice di liquidità secondaria esprime la solvibilità, in senso lato, della gestione caratteristica dell’impresa nel suo complesso e potrebbe non essere rappresentativo per tutti i casi aziendali della reale ed effettiva solvibilità della gestione operativa dell’impresa in seno alla attività caratteristica.
Risulta inoltre che anche il capitale circolante netto sia sensibilmente migliorato dal 2019 al 2024, grazie all’ incremento delle attività a breve con contemporanea diminuzione delle passività a breve.
Di seguito, si riporta un’analisi dei mezzi di terzi condotta per dimensione dell’impresa e per categoria Istat (F41 costruzioni di edifici, F42 ingegneria civile e F43 lavori di costruzione specializzati). All’interno di ogni settore le aziende sono state suddivise per tipologia di bilancio presentato (ordinario per quelle di maggiori dimensioni, abbreviato/micro per le altre) riportando per ciascun elemento il valore monetario assoluto e l’incidenza percentuale rispetto al totale delle passività a breve dell’intero comparto edile. I risultati ottenuti sono esposti nelle Tabelle che seguono.
1. “Passività a breve” (con scadenza entro 12 mesi)
L’esposizione a breve termine dell’intero comparto edile è costituita in misura preponderante dalle imprese del settore F41 (costruzione di edifici), che si attesta nel 2024 al 48,73%.
Ance Brescia
Le imprese del settore F42 (ingegneria civile) hanno un’esposizione a breve alquanto contenuta, assestandosi per tutto il quinquennio 2019-2024 intorno al 11% dell’esposizione totale del settore. A differenza del settore F41 ed F43, le imprese di minori dimensioni presentano una esposizione a breve inferiore alla media del settore.
Le imprese del settore F43 (lavori specializzati) partecipano all’esposizione a breve del comparto con una percentuale media tra il 34.4% del 2019 e il 39,97% nel 2024; a differenza degli altri settori manifestano un aumento dei debiti a breve modesto ma continuo (fatta eccezione per una riduzione nel 2024), con le imprese di minori dimensioni maggiormente esposte rispetto alla media del settore.
2. Passività a lungo (con scadenza maggiore di 12 mesi)
Tabella 30: Passività a lungo (con scadenza maggiore di 12 mesi)
L’esposizione a medio/lungo termine è rappresentata in misura preponderante dalle aziende del settore F42 “ingegneria civile”, fra le quali hanno un peso importante quelle che realizzano opere infrastrutturali di durata protratta nel tempo e spesso di valore rilevante. Il trend del settore è stato costante nel periodo dal 2019 al 2024 con una percentuale che oscilla intorno al 65% del totale indebitamento consolidato del comparto.
Si noti che le imprese del settore F42 di minori dimensioni (che quindi, in astratto, non realizzano direttamente opere infrastrutturali, ma eseguono attività legate all’indotto di tali opere) presentano debiti a medio termine di importo rilevante rispetto alle passività correnti.
Risulta poco esposto a medio lungo termine il settore F43 “costruzioni specializzate” con un’incidenza media intorno al 9%. del totale indebitamento consolidato del comparto.
In sintesi, emerge come il settore F42 sia quello che assorbe maggiormente l’indebitamento a lungo. Tuttavia, al proprio interno vi sono sensibili differenze fra le imprese con bilancio ordinario e quelle con bilancio abbreviato: le prime hanno, sia in termini assoluti che percentuali, una esposizione
molto superiore alla media del settore, mentre le seconde molto inferiore alla media. Si tenga presente che le imprese con bilancio ordinario rappresentano circa lo 0,71% dell’intero campione esaminato; pertanto, il risultato è influenzato da tale dato.
In termini assoluti, nel 2024, l’indebitamento a medio/lungo termine è leggermente diminuito nel 2024, passando da 2.377 mln di euro del 2023 a 2.314 mln di euro nell’esercizio successivo.
Tabella 31: Passività consolidate
Anno
Si è voluto ricalcolare anche il grado di copertura dell’attivo fisso netto di primo e di secondo livello, seguendo il medesimo metodo di suddivisione per categorie ATECO e per tipologia di bilancio.
• Grado di copertura dell’attivo fisso netto di primo livello (o indice di struttura primario, o autocopertura del capitale fisso) dato dal rapporto fra “mezzi propri/ immobilizzazioni”.
Tabella 32: Grado di copertura dell’attivo fisso netto di primo livello (o indice di struttura primario)
Ance Brescia
Emergono sensibili differenze fra le tre classi ATECO:
• il settore F41 (costruzioni di edifici) presenta un indice vicino all’unità, evidenziando che i mezzi propri hanno finanziato beni durevoli;
• il settore F42 (ingegneria civile) presenta livelli molto bassi di incidenza dei mezzi propri sul capitale investito;
• il settore F43 (lavori di costruzione specializzati) ha finanziato gli investimenti in beni durevoli e il capitale circolante.
Le aziende con bilancio ordinario del settore F42 presentano un livello di investimenti più elevato rispetto a tutte le altre del settore edile e ciò giustifica il livello basso di autocopertura.
• Grado di Copertura dell’attivo fisso netto di secondo livello (o indice di struttura secondario) dato dal rapporto “mezzi propri + passività a lungo/immobilizzazioni”.
Tabella 33: Grado di copertura dell’attivo fisso netto di secondo livello (o indice di struttura secondario)
Quest’ultimo indice è mediamente superiore all’unità per tutte e tre le categorie; ciò significa che le fonti di finanziamento a medio/lungo termine (passività consolidate e mezzi propri) non solo finanziano integralmente il capitale fisso ma, per l’eccedenza, anche una parte del capitale circolante.
Il settore F43 presenta una migliore capitalizzazione rispetto agli altri due, spiegabile dal livello di investimenti molto più contenuto rispetto agli altri settori.




Ance Brescia
L’analisi della redditività si pone l’obiettivo di apprezzare l’attitudine dell’impresa a generare nel tempo risorse sufficienti a remunerare i fattori produttivi impiegati nella gestione:
• investimenti;
• capitale di terzi;
• capitale proprio.
La costruzione degli indici atti allo scopo parte dalla riclassificazione dello stato patrimoniale secondo il criterio funzionale e del conto economico a valore aggiunto, in quanto tali indici hanno, almeno al numeratore o al denominatore, un valore economico.
Per completare il lavoro predisposto nell’elaborato precedente, sono stati analizzati anche i dati aggregati relativi ai bilanci relativi all’esercizio 2024 depositati presso il Registro delle imprese.
Come evidenziato dalla Tabella seguente, sia il valore della produzione aggregato che l’ammontare dei ricavi aggregati nel corso del 2024 evidenzia una crescita.
In termini di valore della produzione, il settore ha registrato un decremento del 6,97% rispetto all’esercizio precedente.
Andamento similare anche se si considera il comparto “ricavi”, il cui decremento si attesta al 9,54%.
Tabella 34: Andamento VdP/ricavi
Grafico 37: Andamento VdP/ricavi
Uno degli indicatori fondamentali da tenere sotto controllo per monitorare lo stato di salute di un’azienda è il margine operativo lordo (MOL o EBITDA). Si tratta di un parametro presente nel conto economico che indica la redditività legata alla gestione operativa.
Il margine operativo lordo fornisce una buona approssimazione del flusso di cassa operativo dell’azienda e consente di fare stime realistiche sulle risorse finanziarie generate disponibili. È un dato significativo in fase di analisi di bilancio poiché permette di verificare se la gestione operativa dell’azienda sia in grado o meno di generare valore.
Per calcolare il MOL è necessario escludere dal conto economico:
• ammortamenti e svalutazioni;
• risultato della gestione finanziaria;
• risultato della gestione straordinaria;
• imposte di esercizio.
Ossia, schematizzando, il MOL si calcolerà nel seguente modo:
RICAVI DI ESERCIZIO
+ Variazione rimanenze semilavorati e prodotti
+ Incrementi immobilizzazioni per lavori interni
+ Contributi in conto esercizio
= VALORE DELLA PRODUZIONE
– Acquisti
– Variazione materie prime
– Spese per servizi e godimento beni di terzi
= VALORE AGGIUNTO
– Costi del personale
= MARGINE OPERATIVO LORDO (MOL O EBITDA)
Applicando quanto sopra al campione in esame per ogni esercizio, dal 2018 al 2024, otteniamo quanto segue:
Tabella 35:MOL e variazione rispetto all’esercizio precedente
– Costi
= MARGINE OPERATIVO LORDO (MOL O EBITDA)
Variazione rispetto all’esercizio precedente
Ance Brescia
Il margine operativo lordo ha registrato un decremento del 1,47% nel 2024 rispetto all’anno precedente, confermando il trend negativo osservato durante l’intero periodo analizzato.
Grafico 38:MOL
Margine operativo lordo (MOL o EBITDA)
Per meglio comprendere l’evoluzione del MOL, dopo aver esaminato l’andamento delle componenti positive, è utile analizzare l’andamento delle principali componenti negative che contribuiscono al calcolo del margine operativo lordo (MOL).
I costi della produzione nel 2024 mostrano una diminuzione pari al 10,94% rispetto all’anno precedente, attestandosi ad un valore pari a 4.727.242 euro.
36: Costi della produzione e variazione rispetto all’esercizio precedente
Variazione rispetto all’esercizio precedente
Grafico 39: Costi della produzione
Relativamente all’andamento dei “costi per il personale”, al termine del 2024 si è registrato un aumento dell’8,83%, rispetto all’esercizio precedente, superando il valore di 1 milione di euro.
Tabella 37: Costi del personale e variazione rispetto all’esercizio precedente
Grafico 40: Costi del personale
Ance Brescia
Confrontando ricavi di esercizio, costi della produzione e costi del personale, negli esercizi considerati, otteniamo il seguente andamento.
Tabella 38: Andamento ricavi di esercizio, costi della produzione e costi del personale
8.000.000 7.000.000 6.000.000 5.000.000 4.000.000 3.000.000
2.000.000 1.000.000 0
Grafico 41: Andamento ricavi di esercizio, costi della produzione e costi del personale
Per avere una rappresentazione più chiara dell’evoluzione delle singole componenti, vengono riportati di seguito i tassi di crescita annuali degli elementi analizzati.
39: Tassi di crescita annuali MOL, ricavi di esercizio, costi della produzione e costi del personale
Osservando la Tabella sopra riportata, risulta evidente un decremento del comparto relativamente alle voci dei ricavi, dei costi della produzione e del MOL, mentre non si arresta il trend di aumento del costo del personale.
Oltre ai valori in termini assoluti, è interessante considerare i rapporti MOL su valore della produzione (VdP) e MOL su ricavi delle vendite in quanto maggiormente espressivi dell’andamento della redditività delle imprese.
Entrambi i rapporti evidenziano un trend positivo, che evidenzia che, nonostante la diminuzione dei ricavi del comparto, non è diminuita la redditività di settore.
Andamento del reddito operativo
Il reddito operativo ha mostrato un decremento del 6,74% nell’ultimo esercizio rispetto al precedente, nonostante un costante e robusto trend di crescita negli ultimi anni.
all’esercizio precedente
Ance Brescia
Per ottenere una prospettiva più accurata sull’andamento del risultato operativo, è stato analizzato il margine, calcolato come rapporto tra il risultato operativo e il valore della produzione. L’analisi rivela un andamento parallelo a quello osservato per il MOL, con una crescita costante durante tutto il periodo esaminato. Il rapporto RO/VdP ha registrato un progressivo aumento, passando dal 7,95% del 2020 al 12,62% del 2024. Analogamente, il rapporto RO/ricavi è cresciuto dal 8,54% al 13,40%.
Risultato operativo/ valore della produzione
Tabella 43: Andamento RO/ricavi
Risultato operativo / ricavi
Andamento della redditività finanziaria
Risulta interessante analizzare anche l’andamento generale del comparto della gestione finanziaria e l’evoluzione dei valori che hanno assunto le poste che la compongono, ossia proventi e oneri finanziari.
Tabella 44: Gestione finanziaria e variazione rispetto all’esercizio precedente
Risultato della gestione finanziaria
Variazione rispetto all’esercizio precedente
La gestione finanziaria mostra nel complesso un andamento critico. Partendo da un valore aggregato negativo di 82.745 mila euro nel 2018, il saldo ha raggiunto nel 2024 un valore negativo di 158.712 mila euro, registrando un peggioramento del 25,95% rispetto all’anno precedente.
Dopo un temporaneo miglioramento nel 2022, che aveva interrotto il trend negativo iniziato nel 2019, il risultato della gestione finanziaria è tornato a deteriorarsi nel 2023.
Grafico 43: Gestione finanziaria
La gestione finanziaria è rappresentata dalla differenza tra proventi e oneri finanziari. Per poter comprendere meglio le motivazioni dell’andamento di cui sopra, è necessario analizzare come sono variate le singole poste coinvolte.
Per quanto riguarda i proventi finanziari si nota una leggera crescita pari all’1,78% nel 2024 rispetto al periodo precedente, raggiungendo i 113.256 mila euro.
Tabella 45: Proventi finanziari e variazione rispetto all’esercizio precedente
Grafico 44: Proventi finanziari
Ance Brescia
Nel corso dell’ultimo triennio si è registrato un consistente aumento dei proventi finanziari, in linea con l’evoluzione delle principali variabili macroeconomiche, con particolare riferimento all’andamento dei tassi di interesse.
Gli oneri finanziari hanno mostrato una tendenza di crescita costante fino all’esercizio 2023, con una inversione di rotta nel 2024, esercizio nel quale si è evidenziato un importante decremento pari al 16,47%.
Variazione rispetto all’esercizio precedente
Analisi relativa al settore con codice ATECO F41
Come esposto precedentemente, il comparto “Costruzioni” è composto da tre settori identificati in base al raggruppamento del codice ATECO considerato. Si è quindi ritenuto interessante analizzare tutto quanto evidenziato nei precedenti paragrafi considerando i dati di ogni singolo categoria.
Consideriamo innanzitutto il settore F41.
In sintesi, il settore presenta i seguenti valori aggregati.
Tabella 47: Valori aggregati nel settore F41
Il valore della produzione, in costante crescita durante l’ultimo triennio, nel 2024, contrariamente, ha evidenziato un decremento in percentuale pari al 15.56% rispetto a quanto rilevato nel 2023.
49: VdP e variazione rispetto all’esercizio precedente nel settore F41
Ance Brescia
Analisi economico-finanziaria
Grafico 46: VdP nel settore F41
I ricavi del settore evidenziano un’evoluzione analoga, con un decremento del 21,35% rispetto all’esercizio precedente.
Tabella 50: Ricavi e variazione rispetto all’esercizio precedente nel settore F41
ricavi
Grafico 47: Ricavi nel settore F41
Per fornire un quadro completo dell’andamento del settore F41, viene presentata di seguito l’analisi del margine operativo lordo nel periodo considerato, insieme alle principali componenti che ne hanno influenzato l’evoluzione.
Si osserva un decremento del MOL, che nell’ultimo esercizio si attesta a -16,93% rispetto al 2023, in linea con l’andamento dei ricavi e del valore della produzione.
Margine operativo lordo (MOL o EBITDA)
Oltre ai valori in termini assoluti, è interessante considerare i rapporti MOL su valore della produzione (VdP) e MOL su ricavi delle vendite in quanto maggiormente espressivi dell’andamento della redditività delle imprese.
Sia il rapporto MOL su valore della produzione (VdP) sia MOL su ricavi delle vendite mostrano un andamento di crescita in tutto il periodo considerato raggiungendo nel 2024 rispettivamente il 13,58% e il 15,10%.
Ance Brescia
Tabella 53: MOL/VdP e MOL/ricavi nel settore F41
Un’analisi simile è stata condotta considerando il risultato operativo. Nel 2024 si è registrato un decremento del 26,85% rispetto all’esercizio precedente, attestandosi a 283.702 euro.
Tabella 54: Risultato operativo e variazione rispetto all’esercizio precedente settore F41
Variazione rispetto
Grafico 49: Risultato operativo nel settore F41
In termini di incidenze, nel 2024 risultano in decremento rispetto all’esercizio passato anche il rapporto risultato operativo/VdP ed il rapporto risultato operativo/ricavi, che si attestano al 10,63% e all’11,82%.
Tabella 55: Risultato operativo/VdP e risultato operativo/ricavi nel settore F41
Risultato operativo/VdP
La gestione finanziaria evidenzia nel 2024 un evidente miglioramento rispetto a quanto rilevato nel 2023, con un decremento del 94,08%.
Tabella 56: Gestione finanziaria e variazione rispetto all’esercizio precedente nel settore F41
Risultato della gestione finanziaria
Variazione rispetto
L’andamento è caratterizzato da un decremento dei proventi finanziari del 8,20% e da un contemporaneo decremento degli oneri finanziari, pari al 31,42%.
Tabella 57: Proventi finanziari e variazione rispetto all’esercizio precedente nel settore F41
Tabella 58: Oneri finanziari e variazione rispetto all’esercizio precedente nel settore F41
Variazione rispetto all’esercizio
Ance Brescia
Analisi
Analisi relativa al settore con codice ATECO F42
Il settore F42 ha evidenziato un aumento del valore della produzione del 25,53% rispetto all’esercizio precedente. Il trend di crescita del triennio 2021-2023 risulta altalenante ma positivo.
I valori aggregati del settore sono i seguenti.
Tabella 59: Valori aggregati nel settore F42
Il valore della produzione e i ricavi hanno avuto il seguente andamento.
Grafico 50: VdP e ricavi nel settore F42
Il VdP ha registrato nel 2024 un leggero aumento al 0,65% rispetto all’esercizio precedente, attestandosi al 903.646 euro.
Tabella 61: VdP e variazione rispetto all’esercizio precedente nel settore F42
Valore della produzione
Variazione rispetto all’esercizio precedente
51: VdP nel settore F42
L’andamento dei ricavi mostra una tendenza allineata a quella del valore della produzione, registrando una leggera crescita del 2,03% rispetto all’esercizio 2023.
Tabella 62: Ricavi e variazione rispetto all’esercizio precedente nel settore F42
ricavi
Variazione rispetto all’esercizio precedente
Ance Brescia
Grafico 52: Ricavi nel settore F42
Per fornire un quadro completo dell’andamento del settore F42, viene presentata di seguito l’analisi del margine operativo lordo nel periodo considerato, insieme alle principali componenti che ne hanno influenzato l’evoluzione.
63: Analisi del MOL nel settore F42
Tabella 64: MOL e variazione rispetto all’esercizio precedente nel settore F42
53: MOL nel settore F42
Il settore mostra una crescita sia in termini di ricavi che di marginalità. In particolare, il margine operativo lordo (MOL) registra un incremento del 15,24% rispetto all’esercizio precedente. È importante evidenziare che tale aumento è superiore alla crescita dei ricavi, determinando così un miglioramento della marginalità relativa dell’anno.
A tal riguardo si riporta di seguito l’andamento dell’incidenza del MOL sul valore della produzione e sui ricavi.
65: MOL/VdP e MOL/ricavi nel settore F42
/ Valore della produzione
/ Ricavi
Nel 2024 si evidenzia una crescita del rapporto del MOL sia sul valore della produzione sia sui ricavi, che aumenta rispettivamente dal 22,36% a 25,60% e da 23,35% a 26,38%.
Un’analisi analoga è stata condotta in riferimento al risultato operativo, che nel 2024 ha registrato un aumento rispetto all’esercizio precedente, attestandosi a euro 175.621.
66: Risultato operativo e variazione rispetto all’esercizio precedente nel settore F42
Variazione rispetto all’esercizio precedente
Ance Brescia
Grafico 54: Risultato operativo nel settore F42
In termini di incidenza, i rapporti tra risultato operativo e valore della produzione (VdP) e tra risultato operativo e ricavi confermano il trend positivo del settore, in linea con quanto evidenziato dall’analisi del MOL. Nel corso del 2024, il rapporto risultato operativo/VdP è aumentato dal 17,21% al 19,43%, mentre il rapporto risultato operativo/ricavi è cresciuto dal 17,97% al 20,03%.
operativo/VdP
operativo/ricavi
Anche nel settore F42 il risultato della gestione finanziaria permane negativo ed evidenzia un saldo migliorativi nel 2024 rispetto a quanto registrato nel 2023, attestandosi a euro -144.632 rispetto a euro -147.995 del 2023.
Variazione rispetto all’esercizio precedente
Dall’analisi delle singole componenti, si rileva un aumento dei proventi finanziari, che si attestano ad euro 14.914, ed un leggero decremento degli oneri finanziari che si attestano a euro 159.546.
69: Proventi finanziari e variazione rispetto all’esercizio precedente nel settore F42
70: Oneri finanziari e variazione rispetto all’esercizio precedente nel settore F42
55: Gestione finanziaria nel settore F42
Ance Brescia
Analisi relativa al settore con codice ATECO F43
Nel 2024, il settore F43 ha evidenziato i seguenti valori aggregati.
Tabella 71: Valori aggregati nel settore F43
Margine operativo lordo (MOL)
Totale proventi e oneri finanziari
Il comparto ha evidenziato una leggera perdita sia in termini di VdP che di ricavi aggregati, con un decremento rispettivamente dello 0,82% e dell’1,41%.
72: VdP e ricavi nel settore F43
73: VdP e variazione rispetto all’esercizio precedente nel settore F43
Tabella 74: Ricavi e variazione rispetto all’esercizio precedente nel settore F43
56: VdP e ricavi nel settore F43
3.500.000
3.000.000
2.500.000
2.000.000
1.500.000 1.000.000
Per fornire un quadro completo dell’andamento del settore F43, viene presentata di seguito l’analisi del margine operativo lordo nel periodo considerato, insieme alle principali componenti che ne hanno influenzato l’evoluzione.
75: Analisi del MOL nel settore F43
Il margine operativo lordo, nonostante la leggera diminuzione dei ricavi e del VdP, evidenzia una crescita del 5,98% rispetto all’esercizio precedente.
76: MOL e variazione rispetto all’esercizio precedente nel settore F43
Ance Brescia
Grafico 57: MOL nel settore F43
L’incidenza del margine operativo lordo (MOL) ha registrato un miglioramento nel 2024, con il rapporto MOL/valore della produzione che è cresciuto dal 13,79% al 14,74% e il rapporto MOL/ ricavi che è aumentato dal 14,51% al 15,21%.
77: MOL/VdP e MOL/ricavi nel settore F43
Un’analisi analoga è stata condotta in riferimento al risultato operativo, che nel 2024 ha registrato un aumento rispetto all’esercizio precedente del 5,39%.
Tabella 78: Risultato operativo e variazione rispetto all’esercizio precedente nel settore F43
Variazione rispetto all’esercizio precedente
Grafico 58: Risultato operativo nel settore F43
La redditività operativa ha mostrato un leggero miglioramento nel 2023, come evidenziato dall’aumento del rapporto tra risultato operativo e valore della produzione, che cresce da 11,63% a 12,36%, e dal rapporto tra risultato operativo e ricavi, che si incrementa da 11,93% a 12,75%.
Tabella 79: Risultato operativo/VdP e risultato operativo/ricavi nel settore F42
Il risultato della gestione finanziaria del settore F43 nel 2024 ha evidenziato un miglioramento rispetto all’esercizio precedente, passando da euro -20.290 a euro -11.356.
Tabella 80: Gestione finanziaria e variazione rispetto all’esercizio precedente nel settore F43
rispetto all’esercizio precedente
Ance
Brescia
Grafico 59: Gestione finanziaria nel settore F43
Il settore ha subito una diminuzione dei proventi finanziari pari al 23,33% rispetto all’esercizio precedente.
Tabella 81: Proventi finanziari e variazione rispetto all’esercizio precedente nel settore F43
Grafico 60: Proventi finanziari nel settore F43
Anche gli oneri finanziari hanno subito una diminuzione in percentuale pari al 32,50% rispetto all’esercizio precedente.
82: Oneri finanziari e variazione rispetto all’esercizio precedente nel settore F43
Ance Brescia
Analisi
Al fine di agevolare il confronto delle performance dei tre sottosettori, di seguito sono state predisposte delle Tabelle che riassumono i risultati esposti nel paragrafo precedente. Il comparto “Costruzioni” in termini di composizione in base ai ricavi, negli esercizi considerati, ha mantenuto, anche se con qualche scostamento, le medesime percentuali rispetto ai settori che lo compongono.
In particolare, il settore di maggiore rilevanza è l’F43 che nel 2024 pesa il 49%. A seguire l’F41 che conta per il 37% e infine l’F41, che rappresenta la quota inferiore del mercato e pesa il 14% in termini di ricavi.
Negli anni presi in esame, si evidenzia, dopo una crescita progressiva dell’incidenza del settore F41 fino al 2023, una riduzione del peso del settore del 6% nel 2024; andamento nel quinquennio invece altalenante sia per il settore F42 che F43, tornati a crescere dal 2023 rappresentando rispettivamente il 14% e il 49% dei ricavi dell’intero settore edile.
Tabella 83: Composizione dei ricavi nei settori F41, F42 e F43
4.000.000 3.000.000 2.000.000 1.000.000 0
Grafico 62: Composizione dei ricavi nei settori F41, F42 e F43
Si riscontra una tendenza simile, seppur più contenuta, nella composizione settoriale in termini di Valore della Produzione. Il settore F43, nel 2024 pur mantenendo la posizione dominante pari al 48%, mostra una leggera diminuzione in termini assoluti rispetto a quanto registrato nel 2023.
In diminuzione anche il settore F41, che è passato da euro 3.159.472 del 2023 a euro 2.667.967 del 2024, mentre in leggero aumento l’F42.
Ance Brescia
Per quanto riguarda il confronto sulla marginalità si riporta di seguito l’andamento del rapporto del MOL sul valore della produzione e del MOL sui ricavi per ogni settore.
Tabella 85: MOL/VdP e MOL/ricavi nei settori F41, F42 e F43
VdP
/ Ricavi
Dall’analisi delle Tabelle emerge che il settore F42, pur essendo il più contenuto in termini di dimensione di mercato, presenta la marginalità più elevata. I settori F41 e F43 mostrano caratteristiche simili sia per dimensioni che per marginalità.
Inoltre, si evidenzia che nel 2024 tutti i settori hanno registrato un miglioramento della marginalità.
Analizzando la sezione finale del conto economico, si evidenzia un costante incremento del reddito ante imposte a partire dal 2021, anno che ha registrato il picco di crescita. Negli anni successivi, sebbene con tassi più moderati ma comunque rilevanti, il trend positivo è proseguito, con un’inversione di tendenza nell’ultimo esercizio che ha denotato una leggera perdita pari allo 0,23%.
86: Reddito ante imposte e variazione rispetto all’esercizio precedente
Grafico 64: Reddito ante imposte
L’andamento del risultato economico aggregato ha evidenziato un incremento del 3,89% rispetto all’esercizio precedente.
87: Risultato economico aggregato e variazione rispetto all’esercizio precedente
Ance Brescia
Grafico 65: Risultato economico aggregato
Per comprendere meglio l’evoluzione del reddito ante imposte e del risultato economico aggregato, sono state analizzati i trend dei singoli settori.
Nel comparto F41, il decremento del reddito ante imposte è stato pari al 17,97% rispetto all’anno precedente.
Tabella 88: Reddito ante imposte e variazione rispetto all’esercizio precedente nel settore F41
Grafico 66: Reddito ante imposte nel settore F41
Per quanto riguarda il risultato economico aggregato si evidenzia nel 2024 un decremento del 13,34% rispetto al 2023.
89: Risultato economico aggregato e variazione rispetto all’esercizio precedente nel settore F41
Risultato
Variazione rispetto all’esercizio precedente
67: Risultato economico aggregato nel settore F41
Nel settore F42, il reddito ante imposte, dopo aver registrato valori negativi fino al 2022, si conferma positivo nel 2024 per il terzo anno consecutivo, evidenziando un incremento pari al 355,57% rispetto all’esercizio precedente.
90: Reddito ante imposte e variazione rispetto all’esercizio precedente nel settore F42
Ance Brescia
Grafico 68: Reddito ante imposte nel settore F42
Per quanto riguarda il risultato economico, si registra un significativo aumento rispetto all’anno precedente, evidenziando un saldo positivo a fine 2024, con un incremento pari al 167,88% rispetto all’esercizio precedente.
Tabella 91: Risultato economico aggregato e variazione rispetto all’esercizio precedente nel settore F42
Grafico 69: Risultato economico aggregato nel settore F42
Il settore F43 registra un reddito ante imposte positivo con una marcata crescita nell’intero periodo analizzato. Nel 2024 si evidenzia un incremento del 8,47% rispetto all’anno precedente, rappresentando l’unico settore che ha mostrato un aumento del reddito ante imposte superiore a quello conseguito nel 2023.
Tabella 92: Reddito ante imposte e variazione rispetto all’esercizio precedente nel settore F43
Reddito ante
Variazione rispetto all’esercizio precedente
70: Reddito ante imposte nel settore F43
Ance Brescia
Analisi economico-finanziaria
L’andamento del risultato economico aggregato riflette quello del reddito ante imposte, registrando nel 2024 un incremento del 9,13% rispetto al 2023.
Tabella 93: Risultato economico aggregato e variazione rispetto all’esercizio precedente nel settore F43
Variazione rispetto all’esercizio precedente
71: Risultato economico aggregato nel settore F43
Analisi della redditività tramite gli indici di bilancio: il ROA
Per poter esprimere giudizi più profondi sulla redditività del comparto si è provveduto all’esame dei seguenti rapporti:
a) il rendimento del capitale investito nell’attività corrente (ROA), articolato nelle sue determi nanti tipiche (redditività delle vendite e rotazione del capitale investito);
b) il rendimento del capitale proprio (ROE).
Il ROA misura la redditività delle attività ed è dato dal rapporto tra reddito netto e attività totali (o capitale investito). È altresì definito come Return on Assets.
Tale indice è indicativo di quanto le attività totali dell’azienda vengano utilizzate efficientemente.
Nel calcolo è sicuramente preferibile adottare un valore delle attività totali dato dalla media dei valori contabili di inizio e fine esercizio.
Tale misura è influenzata dai problemi associati alla leva finanziaria e alle aliquote fiscali, a differenza del ROI (ottenuto dal rapporto tra reddito operativo e capitale investito) che consente di superare tali limiti.
Il Return on Assets è un valore percentuale. Per comprenderne importanza e significato, esso deve essere messo a confronto con i valori dei tassi d’interesse delle banche nazionali. In tal caso:
ROA > Interesse banche: le attività stanno fruttando
ROA < Interesse banche: l’azienda non genera abbastanza valore
Il ROA, dopo essere aumentato durante gli esercizi dal 2018 al 2023, si è attestato nel 2024 al 7,68%.
Tabella 94: Andamento del ROA
Grafico 72: Andamento del ROA
Ance Brescia
Analisi
Si riporta di seguito l’andamento del ROA per ogni settore analizzato.
Il ROA relativo al settore F41 si attesta al 5,59% nel 2024, registrando una diminuzione rispetto all’esercizio precedente in cui si attestava al 8,66%.
95: Andamento del ROA nel settore F41
Trend in leggero aumento si osserva nel settore F42, dove il ROA nel 2024 è aumentato dal 5,12% al 5,80%.
Tabella 96: Andamento del ROA nel settore F42
Il settore F43 mantiene il rendimento più elevato tra tutti i settori nell’intero periodo analizzato. Nel 2024 prosegue il trend positivo degli anni precedenti, con il ROA che raggiunge il 12,89%.
Tabella 97: Andamento del ROA nel settore F43
Analisi della redditività tramite gli indici di bilancio: il ROE
Il ROE (Return on Equity) è un quoziente che esplicita il rendimento conseguito dall’impiego del capitale, esprimendo la remunerazione che un’azienda è in grado di fornire ai soggetti conferenti capitale di rischio.
ROE = Reddito netto dell’esercizio/mezzi propri
Il ROE (Return on equity), ottenuto dal rapporto tra reddito netto d’esercizio e mezzi propri, evidenzia la redditività netta dei mezzi propri, considerando pertanto – a differenza del ROA che si ferma al risultato operativo – la gestione nel suo complesso, dalla operativa alla finanziaria, dalla corrente non operativa alla straordinaria.
L’interpretazione del quoziente in parola richiede particolari cautele logiche e metodo-logiche. Nel caso di specie risente infatti:
a) dell’aggregazione di un numero considerevole di imprese appartenenti al campione, con conseguenti dinamiche compensative;
b) della qualità complessiva dei bilanci depositati, in particolare con riferimento all’influsso sempre decisivo delle norme tributarie nel processo di calcolo del reddito ai fini civilistici;
c) infine, dell’attendibilità complessiva del dato rappresentato dai mezzi propri, in un settore ove le politiche di capitalizzazione operate per il tramite di finanziamenti infruttiferi dei soci risultano relativamente diffuse.
Non va poi trascurato l’effetto complessivo, sul quoziente in commento, delle componenti straordinarie, soprattutto nei casi in cui queste si manifestino soltanto in alcuni degli anni presi a riferimento per la formulazione dell’analisi.
Nel corso del quinquennio in esame, il risultato economico aggregato del comparto, come evidenziato nei paragrafi precedenti, ha avuto un incremento del 3,89% rispetto all’esercizio precedente.
Tabella 98: Risultato economico aggregato e variazione rispetto all’esercizio precedente
Risultato
Relativamente ai mezzi propri definiti come capitale sociale e riserve, più utili, meno perdite, l’analisi svolta sul campione considerato evidenzia un incremento del 26,27% nel 2024 rispetto ai valori rilevati nel 2023.
Tabella 99: Mezzi propri e variazione rispetto all’esercizio precedente
Ance Brescia
Grafico 73: Mezzi propri
In linea con i dati precedenti, il ROE mostra una tendenza decrescente nel 2024, registrando in quest’ultimo anno decelerazione fino al 14,18%. Tale andamento deriva da una crescita non proporzionale del risultato economico rispetto a quella dei mezzi propri.
Tabella 100: Andamento del ROE
Grafico 74: Andamento del ROE
Non è significativa l’analisi dell’indice per i settori specifici F41, F42 e F43 per la variabilità e disomogeneità dei dati rilevati che non garantirebbero una corretta rappresentazione dello stesso.




Ance Brescia
Proseguendo nell’analisi avviata ormai da tre edizioni, anche quest’anno, al fine di poter apprezzare l’andamento dei risultati economici delle imprese edili bresciane nell’ultimo quinquennio, sono stati raccolti e aggregati i dati reddituali e patrimoniali delle imprese che, nel periodo in esame, hanno depositato in ogni anno il bilancio di esercizio.
L’analisi riguarda complessivamente numero 2.154 imprese, attive sul territorio bresciano nei seguenti ambiti:
• costruzioni di edifici;
• ingegneria civile;
• lavori di costruzione specializzati.
L’andamento dei risultati economici è stato osservato principalmente sotto il profilo reddituale e patrimoniale.
L’andamento reddituale
Pur rilevando che dall’anno 2020 all’anno 2024 il valore della produzione è quasi raddoppiato, dall’esame delle seguenti Tabelle emerge che nel 2024 per la prima volta nel quinquennio il valore della produzione registra una riduzione del 6,03% rispetto all’anno precedente.
Andamento similare anche se si considera il comparto “ricavi”, il cui decremento si attesta al 9,08%.
Dal punto di vista del risultato di esercizio (utile/perdita di esercizio), il valore 2024 mostra un andamento opposto rispetto al valore della produzione, evidenziando nell’esercizio in esame un incremento del 6,6% rispetto al 2023. Ciò è indicativo di apprezzabili livelli di efficienza, riconducibili alla capacità delle imprese esaminate di mantenere alti livelli di marginalità pur in presenza di un calo del valore della produzione. Infatti, si nota che l’incidenza dei costi di produzione sul VdP che nel 2020 era il 71,17% e nel 2023 era del 71,73%, nel 2024 si flette fino a raggiungere il 68,74%.
all’utile/perdita aggregato
Ciò trova conferma anche nell’esame del rapporto tra il risultato operativo e il valore della produzione. Tale rapporto è infatti maggiore nell’anno 2024 (13,01%) rispetto all’anno 2023 (12,74%).
104: Risultato operativo su VdP e ricavi
Ance Brescia
Entrando nel dettaglio delle dinamiche di formazione del risultato di esercizio, anche il risultato operativo (pari alla differenza tra il valore della produzione e i costi della produzione) in valore assoluto registra una riduzione rispetto all’anno precedente, cedendo un 4,05%.
105: Variazione del risultato operativo rispetto all’esercizio precedente
Variazione rispetto all’esercizio precedente
Oltre all’efficienza espressa dalle imprese esaminate con riferimento alla gestione caratteristica, dall’esame di ulteriori dimensioni aziendali emerge un significativo miglioramento della gestione finanziaria nel 2024 (riduzione del 22,15% rispetto al 2023), determinata sia da una riduzione degli oneri finanziari (-11,74%) sia da un incremento dei proventi finanziari (+9,96%).
Da ultimo si segnala che le imposte di competenza dell’anno 2024, pur registrando una coerente riduzione rispetto all’anno precedente, si attestano complessivamente a oltre 175 milioni di euro.
106: Risultato della gestione finanziaria e variazione rispetto all’esercizio precedente
Tabella 107: Oneri finanziari e variazione rispetto all’esercizio precedente
Tabella 108: Proventi finanziari e variazione rispetto all’esercizio precedente
Variazione rispetto
I risultati reddituali positivi registrati nel quinquennio oggetto di analisi hanno comportato un conseguente impatto positivo anche in termini di patrimonializzazione delle imprese edili bresciane, il cui patrimonio netto registra un incremento nell’ultimo anno del 26,50%.
109: Andamento dei mezzi propri
Variazione rispetto all'esercizio precedente
Variazione del quinquennio
In particolare, il patrimonio netto passa dal 2020 al 2024 da circa 1,79 miliardi a circa 3,34 miliardi, con una differenza di 1,55 miliardi di euro, importo sostanzialmente allineato alla somma degli utili generati nel quinquennio, complessivamente ammontanti a 1,56 miliardi di euro. Si può quindi affermare che nel quinquennio in esame gli ottimi risultati reddituali conseguiti sono stati principalmente destinati a patrimonializzare le aziende esaminate.
Dal punto di vista delle ulteriori fonti patrimoniali, ovvero i mezzi di terzi rappresentati dai debiti, si registrano valori sostanzialmente in linea con l’esercizio precedente. Ciò ha come effetto una modifica del rapporto tra i mezzi propri e i mezzi di terzi. Questi ultimi sono passati dal pesare il 79,09% del totale delle fonti nell’anno 2020 al 67,99% nell’anno 2024. La riduzione del citato rapporto è indice di una progressiva patrimonializzazione delle imprese. Il peso dei mezzi propri si è incrementato dal 20,91% nel 2020 al 32,01% nel 2024.
110: Composizione del passivo
Mezzi di terzi/totale fonti
Mezzi propri/totale fonti
Dall’analisi dell’orizzonte temporale degli elementi dell’attivo e del passivo patrimoniale, distinti tra breve termine e lungo termine, si osserva un sostanziale equilibrio della struttura finanziaria. Il rapporto tra attivo corrente e passivo corrente si mantiene stabilmente superiore a 1,5 nel quinquennio (oscillando tra 1,50 e 1,71), indicando un’adeguata capacità di copertura degli impegni a breve termine. Analogamente, il rapporto tra attivo fisso netto e passività consolidate evidenzia un progressivo rafforzamento, passando da 1,07 nel 2020 a 1,26 nel 2024.
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111: Attività vs passività
Nel complesso, le principali voci patrimoniali registrano un incremento bilanciato nel quinquennio. Occorre tuttavia evidenziare che nel 2024, coerentemente con la riduzione del valore della produzione (-6,03%), anche l’attivo corrente subisce una lieve flessione (-0,90% rispetto al 2023), attestandosi a 6,09 miliardi di euro contro i 6,15 miliardi del 2023. Di contro, l’attivo fisso netto registra un significativo incremento del 22,06% nell’anno 2024, raggiungendo 4,34 miliardi di euro.
Sotto il profilo finanziario, il quinquennio evidenzia una progressiva crescita delle disponibilità liquide, che nell’intero periodo 2020-2024 registrano un incremento complessivo di 73,04%, attestandosi alla fine dell’anno 2024 in oltre 1,3 miliardi di euro.
112: Disponibilità liquide
Conclusione
Dall’analisi dei dati reddituali e patrimoniali delle 2.154 imprese che nel quinquennio 2020-2024 hanno depositato in ogni anno il bilancio di esercizio emerge una sostanziale crescita dei principali parametri economici e patrimoniali, con particolare evidenza nel triennio 2021-2023. L’anno 2024 segna una fase di consolidamento caratterizzata da una riduzione dei volumi (-6,03% del Valore della produzione) ma da un significativo miglioramento della redditività.
Sotto il profilo reddituale, infatti, nonostante la contrazione del valore della produzione nell’anno 2024, le imprese esaminate dimostrano una notevole capacità di preservare e migliorare le marginalità: il risultato operativo su VdP passa dal 12,74% al 13,01%, mentre l’utile di esercizio registra un incremento del 6,6% raggiungendo i 453 milioni di euro. Tali risultati positivi sono stati prevalentemente destinati a rafforzare la patrimonializzazione delle aziende, con un incremento del patrimonio netto del 26,50% nel 2024, che raggiunge complessivamente 3,34 miliardi di euro.

Il tasso di copertura
Confrontando il numero dei bilanci esaminati relativi alle società di capitali con il numero delle imprese attive nel settore delle costruzioni sotto forma di società di capitali, è possibile calcolare i tassi di copertura.
1. Tasso di copertura “1”, ottenuto rapportando:
a) il numero dei bilanci esaminati depositati dalle imprese attive selezionate con i criteri di cui sopra;
b) al totale delle società di capitali attive iscritte nei repertori camerali alla fine di ciascuno degli anni considerati.
Tabella 113: Tasso di copertura “1” - Numero bilanci delle imprese attive esaminate/numero delle società attive iscritte nei registri della Camera di Commercio di Brescia alla fine di ciascuno degli anni considerati
ANNO Bilanci delle società di capitali attive esaminati (a)
Società di capitali attive iscritte nei repertori della CCIAA (b) Tasso di copertura
Fonte: Stockview-Infocamere su dati Registro imprese della Camera di Commercio di Brescia
Dai dati si evince che l’analisi ha riguardato in media il 65,78% circa delle società di capitali del settore edile iscritte al Registro imprese della Camera di Commercio di Brescia.
2. Tasso di copertura “2”, ottenuto rapportando:
a) il numero dei bilanci esaminati depositati dalle imprese attive selezionate con i criteri di cui sopra;
b) al totale delle società di capitali attive iscritte al Registro imprese della Camera di Commercio di Brescia per cui è disponibile il valore della produzione per ciascuno degli anni considerati 1
1 Le imprese che presentano un valore della produzione non disponibile equivalgono alle imprese che non hanno depositato il bilancio. Le motivazioni del mancato deposito sono riconducibili alle seguenti casistiche: imprese di nuova costituzione, imprese che per una o più annualità non hanno presentato il bilancio e per le quali sono in corso procedure interne di verifiche e di controllo.
Ance Brescia
Analisi economico-finanziaria
Tabella 114: Tasso di copertura “2” - Numero bilanci delle imprese attive esaminate/numero delle società di capitali attive iscritte nei registri della Camera di Commercio di Brescia alla fine di ciascuno degli anni considerati
ANNO Bilanci delle società di capitali attive esaminati (a)
Fonte: Stockview-Infocamere
Società di capitali attive iscritte nei repertori della CCIAA con VdP disponibile (b)
Il bilancio di esercizio è il documento con il quale l’imprenditore comunica ai terzi le informazioni relative alla situazione patrimoniale economica e finanziaria della società.
Dall’analisi dei dati si evincono una serie di elementi che fanno comprendere lo stato di salute dell’impresa.
In questo capitolo ci occuperemo di individuare quali sono gli indicatori che designano lo stato di sofferenza dell’impresa.
Il Codice della Crisi d’impresa e dell’insolvenza (Ccii) aveva originariamente demandato al Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (Cndcec) l’attività di elaborazione degli indici di bilancio periodici quali segnalatori dell’emersione della crisi d’impresa al fine di rilevare con anticipo lo stato di squilibrio patrimoniale, economico e finanziario. Nonostante questi indici non siano più normativamente costrittivi, restano punto di riferimento per la valutazione della salubrità aziendale.
La riformata normativa dispone all’art. 3 c.4 Ccii specifici indicatori che rilevano la previsione dell’anticipata crisi di impresa ed in particolare:
La riformata normativa all’art. 3 del Ccii riprende gli obblighi di cui all’art. 2086, comma 2, c.c., il quale disciplina il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi nonché della perdita della continuità aziendale.
Al comma 3, prevede che l’imprenditore prevenga tempestivamente l’emersione della crisi d’impresa. garantendo un assetto organizzativo, amministrativo e contabile in grado di:
a) rilevare eventuali squilibri di carattere patrimoniale o economico-finanziario, rapportati alle specifiche caratteristiche dell’impresa e dell’attività imprenditoriale svolta dal debitore;
b) verificare la sostenibilità dei debiti e le prospettive di continuità aziendale almeno per i dodici mesi successivi e rilevare i segnali di cui al comma 4;
c) ricavare le informazioni necessarie a utilizzare la lista di controllo particolareggiata e a effettuare il test pratico per la verifica della ragionevole perseguibilità del risanamento di cui all’articolo 13, al comma 2.
Il comma 4 specifica poi quali sono i segnali della crisi, ossia:
a) l’esistenza di debiti per retribuzioni scaduti da almeno trenta giorni pari a oltre la metà dell’ammontare complessivo mensile delle retribuzioni;
b) l’esistenza di debiti verso fornitori scaduti da almeno novanta giorni di ammontare superiore a quello dei debiti non scaduti;
c) l’esistenza di esposizioni nei confronti delle banche e degli altri intermediari finanziari che siano scadute da più di sessanta giorni o che abbiano superato da almeno sessanta giorni il limite degli affidamenti ottenuti in qualunque forma purché rappresentino complessivamente almeno il cinque per cento del totale delle esposizioni;
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d) l’esistenza di una o più delle esposizioni debitorie previste dall’articolo 25 novies, comma 1, al quale si rinvia, con segnalazione all’impresa e all’organo di controllo se insediato, a cura “dei creditori pubblici qualificati” quali Agenzia delle Entrate, Agenzia delle Entrate Riscossione, Inail e Inps.
Le segnalazioni, a cura dei creditori pubblici qualificati, che costituiscono segnali dell’emersione della crisi sono così riassunte:
1. a cura dell’Inps: ritardo di oltre 90 giorni nel versamento di contributi previdenziali
In questa esposizione, come sopra accennato, ci occuperemo di analizzare gli indici di bilancio quali indicatori della crisi d’impresa predisposti dal Cndcec nonostante l’abrogazione degli stessi dalla normativa della crisi d’impresa, ma fondamentali per valutare la continuità aziendale.
Gli indicatori della crisi d’impresa elaborati dal Cndcec (Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili) fungono da strumenti per rilevare precocemente lo stato di squilibrio economico-finanziario di un’azienda. Sebbene non siano più vincolanti dal punto di vista normativo, rimangono parametri tecnici fondamentali per valutare la continuità aziendale.
La valutazione segue un ordine gerarchico per verificare la sostenibilità del debito:
• Patrimonio netto negativo: è il primo segnale d’allarme; se il patrimonio netto è inferiore al limite legale, la crisi è presunta.
• Dscr (Debt Service Coverage Ratio): un indicatore previsionale a 6 mesi che misura la capacità dell’azienda di coprire i debiti programmati con i flussi di cassa generati.
• Indici settoriali: se il Dscr non è calcolabile o affidabile, si ricorre a cinque indici specifici con soglie differenziate per settore economico:
2. Indice di sostenibilità degli oneri finanziari: rapporto tra oneri finanziari e fatturato;
3. Indice di adeguatezza patrimoniale: rapporto tra patrimonio netto e debiti totali;
4. Indice di ritorno liquido dell’attivo: rapporto tra cash flow e totale attivo;
5. Indice di liquidità: rapporto tra attività a breve e passivo a breve termine;
6. Indice di indebitamento previdenziale e tributario: rapporto tra debiti fiscali/previdenziali e totale attivo.
Abbiamo provveduto a suddividere il nostro campione di imprese utilizzando il criterio del valore della produzione (VdP) suddividendolo così nei seguenti cluster:
1. VdP minore di 1 milione di euro;
2. VdP compreso tra 1 e 5 milioni di euro;
3. VdP compreso tra 5 e 10 milioni di euro;
4. VdP compreso tra 10 e 20 milioni di euro;
5. VdP compreso tra 20 e 50 milioni di euro;
6. VdP superiore a 50 milioni di euro.
Alla data di estrazione della base di calcolo, sono stati recuperati n. 3.231 bilanci, che corrispondevano ad un valore della produzione aggregato pari a 6.837.767 milioni di euro. Si è deciso di suddividere tali bilanci a secondo del valore della produzione e si evince che il campione si compone come indicato nella seguente Tabella.
Tabella 115: Suddivisione bilanci a seconda del VdP per il campione analizzato
In termini di VdP, i cluster individuati rappresentano i seguenti aggregati.
Tabella 116: VdP aggregato dei cluster individuati
Il Cndcec ha, innanzitutto, individuato alcuni indici applicabili a tutte le imprese che andranno utilizzati in sequenza.
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Patrimonio netto
Il patrimonio netto (formato principalmente dall’insieme dei mezzi propri conferiti dall’imprenditore o da soci e dagli utili d’esercizio non prelevati) quando è negativo rappresenta un primo indicatore di crisi dell’impresa; si precisa che le società di capitali, pur in presenza di un patrimonio netto positivo, potrebbero trovarsi in stato di crisi nel caso in cui il capitale sociale si fosse ridotto al di sotto del minimo legale previsto dal Codice Civile.
Questo indice può essere calcolato con due metodi:
• rapporto tra risorse disponibili per il servizio al debito (Posizione finanziaria netta iniziale + incassi previsti da scadenziario clienti per i sei mesi successivi) e uscite previste contrattualmente per il rimborso di debiti (verso banche/altri finanziatori);
• rapporto tra flussi di cassa complessivi liberi al servizio del debito attesi nei sei mesi successivi (flussi finanziari dell’attività operativa al netto di quelli previsti dal ciclo degli investimenti) e flussi necessari al rimborso del debito non operativo scadente nei sei mesi successivi.
Se tale indice risulta inferiore ad uno è un indizio di un presumibile stato di crisi.
Il Cndec propone altri indici di settore da applicare qualora il patrimonio netto sia positivo e il Dscr non sia disponibile o non risulta sufficientemente affidabile, quali:
Indice di sostenibilità degli oneri finanziari
È dato dal rapporto tra interessi e oneri finanziari (voce c. 17 del C.E) e ricavi netti (voce A.1 del C.E.). Questo indice rappresenta la capacità dei flussi economici della gestione caratteristica di coprire il costo dell’indebitamento; più alto è il rapporto maggiore sarà la criticità dell’impresa a far fronte alle proprie obbligazioni.
Indice di adeguatezza patrimoniale
È dato dal rapporto tra il patrimonio netto (voce A del passivo dello stato patrimoniale e i debiti totali (voce D del passivo).
L’indice mette in evidenza il rapporto tra le risorse proprie dell’impresa con i mezzi finanziari concessi dai terzi e mostra il grado di adeguatezza patrimoniale.
Indice di ritorno liquido dell’attivo
Questo indice si calcola mettendo al numeratore il cash flow (dato dalla somma del risultato d’esercizio e dei costi non monetari al netto dei ricavi non monetari) e al denominatore il totale attivo dello stato patrimoniale.
Questo indice mostra la capacità dell’attivo patrimoniale dell’impresa di generare flussi finanziari nel periodo di riferimento.
Indice di liquidità
È dato dal rapporto tra l’attivo a breve (somma delle voci C [attivo circolante esigibile entro l’esercizio successivo] e D [ratei e risconti attivi] dell’attivo di stato patrimoniale) ed il passivo a breve (somma delle voci D [debiti esigibili entro l’esercizio successivo] ed E [ratei e risconti passivi] del passivo di stato patrimoniale).
Questo indice rappresenta la capacità delle attività breve termine a far fronte alle passività a breve termine.
Indice di indebitamento previdenziale o tributario
È calcolato quale rapporto tra le seguenti voci di stato patrimoniale: (somma debiti tributari, assistenziali e previdenziali)/totale attivo.
In prima battura si è provveduto ad analizzare quante aziende del settore presentassero un patrimonio netto negativo, e nello specifico si attestano a 110 le società che hanno depositato un bilancio con PN<0, che rappresenta il 3,40% del campione analizzato.
Tabella 117: Società che hanno depositato un bilancio con PN<0
1 < vdp <5 mil
5 < vdp < 10 mil
10 < vdp < 20 mil
20 < vdp < 50 mil
mil
Nello specifico, volendo analizzare il dato considerando la dimensione aziendale, otteniamo quanto segue.
Tabella 118: Società che hanno depositato un bilancio con PN<0 a seconda della dimensione aziendale
< vdp < 10 mil
< vdp < 20 mil
20 < vdp < 50 mil
50 mil
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Grafico 75: Società che presentano PN negativo
0,03% > 50 mil 3,06% < 1 mil 0%
0,28% 1 < vdp < 5 mil
5 < vdp < 10 mil 0% 20 < vdp < 50 mil
0,03% 10 < vdp < 20 mil
Si evince quindi che sono soprattutto le microimprese e piccole imprese, ossia quelle con valore della produzione inferiore ad 1 mln di euro a presentare un patrimonio netto negativo.
Volendo poi affinare l’analisi, si è provveduto a suddividere tale dato anche per settore F41, F42 e F43.
Tabella 119: Società che hanno depositato un bilancio con PN<0 suddivise per settore F41, F42 e F43
Grafico 76: Distribuzione nei settori F41, F42 e F43
Le imprese con patrimonio netto negativo sono principalmente ricomprese nel primo cluster, ossia presentano VdP inferiore ad 1 milione di euro e appartengono al settore F41.
Questi indici sono da applicarsi in modo coordinato e il superamento di tutte le soglie riferite al settore di appartenenza dell’impresa è un indicatore di un possibile stato di crisi. Il Cndcec individua le seguenti soglie di allerta, nel settore edile.
Tabella 120: Soglie di allerta
Settore oneri fin/ricavi PN/debiti
Attività a breve/ Passività a breve
Cash flow/ Attivo Debiti tributari e previdenziali / Attivo
Ai fini dell’applicazione degli alert occorre considerare la correlazione degli indicatori con il rischio, ovvero:
• oneri finanziari/ricavi: l’alert si attiva in caso di valori maggiori o uguali al valore soglia;
• patrimonio netto/debiti totali: l’alert si attiva in caso di valori minori o uguali al valore soglia;
• liquidità a breve termine: l’alert si attiva in caso di valori minori o uguali al valore soglia;
• cash flow/attivo: l’alert si attiva in caso di valori minori o uguali al valore soglia;
• (indebitamento previdenziale + tributario)/attivo: l’alert si attiva in caso di valori maggiori o uguali al valore soglia.
Nello specifico, poiché per calcolare alcuni indici sarebbe necessario considerare informazioni contenute nei prospetti che compongono il bilancio ordinario di esercizio e, come visto nei capitoli precedenti, nel campione utilizzato non è significativo il numero delle aziende che hanno presentato tale tipologia di bilancio, si è provveduto a calcolarne alcuni, i cui valori sono desumibili dai
Tabella 121: Indice oneri finanziari/ricavi
Ance Brescia
L’indice rispetta i valori soglia pari a partire dalle aziende che presentano Vdp maggiore di 20 mlm euro.
Tabella 122: Indice patrimonio netto/totale debiti
Tabella 123: Indice di liquidità
Sarebbe interessante un'analisi approfondita del cluster n. 4, per andare a verificare lo scostamento di tale indice nei diversi settori che compongono il comparto edile.
Tabella 124: Indice (indebitamento previdenziale + tributario)/attivo
Sarebbe interessante un'analisi approfondita, in relazione a tale indice, di tutte le aziende suddividendole anche per settori, per andare a verificare l’andamento di tale valore.
TABELLE (Bilanci 2024)
Tabella 125: Dal valore della produzione aggregato all’utile/perdita aggregato
Ance Brescia
Grafico 77: Andamento VdP e ricavi
1.000.000
127: Variazione del valore della produzione rispetto esercizio precedente
78: Crescita VdP
della produzione Variazione rispetto all’esercizio precedente
128: Variazione del valore della produzione rispetto esercizio precedente
Variazione
ricavi
129: Margine operativo lordo (MOL)
Ance Brescia
Grafico 80: MOL
Variazione
Grafico 81: Costi della produzione
Grafico 82: Costi del personale Costi del personale Variazione rispetto all’esercizio precedente
Tabella 133: Confronto fra ricavi di esercizio, costi della produzione, costi del personale e MOL
Grafico 83: Ricavi, costi della produzione, costi del personale e MOL a confronto
8.000.000
7.000.000
Ance Brescia
precedente
Grafico 85: Risultato operativo
Tabella 136: RO su VdP e ricavi
Grafico 86: Indici RO
Tabella 137: Risultato operativo/VdP
operativo Variazione rispetto all’esercizio precedente
operativo / VdP
Risultato operativo / ricavi
Ance Brescia Analisi
Tabella 138: Risultato della gestione finanziaria e variazione rispetto all’esercizio precedente
Grafico 87: Risultato della gestione operativa
Tabella 139: Proventi finanziari e variazione rispetto all’esercizio precedente
Grafico 88: Proventi finanziari
Tabella 140: Oneri finanziari e variazione rispetto all’esercizio precedente
Grafico 89: Oneri finanziari
Tabella 141: Risultato della gestione finanziaria nel settore F4
Grafico 90: Gestione finanziaria
Ance Brescia
Tabella 142: Variazione del reddito ante imposte rispetto all’esercizio precedente
Grafico 91: Reddito ante imposte
Tabella 143: Variazione del risultato economico aggregato rispetto all’esercizio precedente
Grafico 92: Risultato economico aggregato
Tabella 144: Andamento dei mezzi propri
Grafico 93: Mezzi propri
4.000.000
3.500.000
3.000.000
2.500.000
145: Andamento del ROE
Ance Brescia
Grafico 94: ROE
Tabella 146: Andamento del ROA
Tabella 147: Struttura patrimoniale delle società (2020-2024)
Ance Brescia
Tabella 149: Andamento dell’attivo fisso netto
Grafico 96: Attivo fisso netto 5.000.000
Tabella 150: Andamento Attivo fisso netto
Grafico 97: Composizione dell’attivo fisso netto
Tabella 151: Composizione dell’attivo circolante
Grafico 98: Composizione attivo circolante
Ance Brescia
Tabella 152: Composizione attivo circolante
Grafico 99: Composizione del passivo
9.000.000
8.000.000
7.000.000
6.000.000
5.000.000 4.000.000
3.000.000
2.000.000
1.000.000
Tabella 153: Rapporto di indebitamento (mezzi terzi/mezzi propri)
Tabella 154: Struttura patrimoniale delle società (2020-2024)
Riserva per operazioni di copertura dei flussi finanziari attesi
Copertura parziale perdita di esercizio
Riserva negativa per azioni proprie in portafoglio (+/-)
Tabella 155: Composizione “per scadenza” delle passività
Ance Brescia
Tabella 156: Indici di coerenza tra indebitamento e investimenti
Grado di copertura dell'AFN II = (mezzi propri + passività consolidate) / AFN Grado di copertura dell’attivo fisso netto
Margine di struttura II = mezzi propri + passività consolidate - attivo fisso netto
157: Indici di liquidità di primo livello
Indice di liquidità primaria = (liquidità immediate + liquidità differite)/ passività correnti
Indice di liquidità secondaria = attivo circolante/ passività correnti
Tabella 159: Variazione del valore della produzione rispetto esercizio precedente
Tabella 160: Variazione dei ricavi rispetto esercizio precedente
Variazione
Tabella 161: Variazione dei ricavi rispetto esercizio precedente
Ance Brescia
Tabella 162: RO su VdP e ricavi
Tabella 163: Variazione del risultato operativo rispetto all’esercizio precedente
Tabella 164: Risultato della gestione finanziaria e variazione rispetto all’esercizio precedente
Tabella 165: Oneri finanziari e variazione rispetto all’esercizio precedente
Tabella 166: Proventi finanziari e variazione rispetto all’esercizio precedente
Tabella 167: Andamento dei mezzi propri
Tabella 168: Attività vs passività
Tabella 169: Disponibilità liquide
Ance Brescia
Tabella 170: Imprese per classe
171: Valore della produzione per classe
172: Valore della produzione percentuale per classe
174: Ricavi percentuali per classe
Ance Brescia
Tabella 176: ROE per classe
177: MOL/VdP per classe
Tabella 178: MOL/ricavi per classe
Tabella 179: VdP Italia 2024
PROVINCIA
Tabella 180: VdP Brescia 2024
Ance Brescia
Cagliari
Perugia
Mar Adriatico
Foggia Bari
Potenza
Catania
Messina
Catania Palermo
Taranto
Tabella 181: VdP Lombardia 2024
Ance Brescia
Riepilogo nazionale/regionale/provinciale 2024
Tabella 182: VdP nazionale/regionale/provinciale 2024
Tabella 183: Fasce VdP - Capitale sociale
184: Analisi ABC 2024
Grafico 102: Analisi ABC 2024
Ance Brescia
41 Costruzione di edifici residenziali e non residenziali
42 Ingegneria civile
43 Lavori di costruzione specializzati
Questa sezione include i lavori di costruzione generali e specializzati per la costruzione di edifici e di opere di ingegneria civile. In dettaglio, sono inclusi i nuovi lavori, le riparazioni, le aggiunte, le modifiche, l’installazione (montaggio o posa in opera) in cantiere di edifici prefabbricati o di altre strutture prefabbricate e anche le costruzioni di natura temporanea. I lavori di costruzione generali riguardano la costruzione di interi edifici, ad esempio case, uffici, negozi, altri edifici di pubblica utilità o edifici di servizio e fabbricati rurali, eccetera. Sono incluse anche la costruzione di opere di ingegneria civile come autostrade, strade, ponti, gallerie, ferrovie, campi di aviazione, porti e altre opere idrauliche, la costruzione di sistemi di irrigazione e di sistemi fognari, impianti industriali, condotte e linee elettriche, impianti sportivi, eccetera.
Tutti questi lavori possono essere eseguiti per conto proprio o su base remunerativa o contrattuale (per conto terzi). Parte dei lavori e talvolta anche il lavoro nel complesso possono essere effettuati in subappalto. Sono classificate in questa sezione anche le unità appaltatrici responsabili dei progetti di costruzione nella loro globalità. Sono incluse anche le attività di ristrutturazione di edifici e di opere di ingegneria. La manutenzione, la riparazione e l’installazione di attrezzature che costituiscono parte integrante degli edifici, ad esempio scale mobili o sistemi di condizionamento dell’aria, sono classificate come attività di costruzione nella sezione F se sono eseguite in cantiere.
Questa sezione include la costruzione di edifici nel loro complesso (divisione 41), di opere di ingegneria civile nel loro complesso (divisione 42), nonché i lavori di costruzione specializzati se realizzati solo come parte del processo di costruzione (divisione 43). Il noleggio di attrezzature edili con operatore (manovratore) è classificato tra i lavori di costruzione specializzati effettuati con queste attrezzature. Questa sezione include anche le attività di rinnovamento, ristrutturazione, ricostruzione e ammodernamento di siti ed edifici storici e archeologici.
• operazioni di fabbricazione non eseguite in cantiere (non eseguite nel cantiere edile), cfr. sezione C;
• fabbricazione e consegna di strutture e parti di edifici in legno o in metallo prefabbricati che richiedono solo un minimo di lavori di costruzione in loco (nel sito di costruzione), cfr. divisioni 16, 25;
• scavi archeologici, cfr. 72.20;
• conservazione e restauro del patrimonio culturale, di beni storici e archeologici, cfr. 91.30;
• conservazione, restauro e altre attività di supporto al patrimonio culturale, cfr. 91.30.


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