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2 editoriale/1
L’abitare: una questione di tempo e di corresponsabilità di Massimo Angelo Deldossi
3 editoriale/2
La casa come progetto collettivo di Alessandro Scalvi
4 racconti d’impresa
Un restauro che restituisce luce alla storia
10 ritratti di cantiere
Tra passione e dedizione: le testimonianze di due lavoratori dell’edilizia
8 fotonotizia
Demolizione Ex Baribbi

24 prevenzione
Rischi catastrofali e nuove
assicurazioni: quadro aggiornato per le imprese edili
33 indagine
Pnrr e opere pubbliche: cantieri al momento decisivo
36 economia
L’evoluzione delle Pmi dalla gestione imprenditoriale alla maturità organizzativa
40 economia
Un’economia a più velocità
42 futuro edile
Ruoli e responsabilità su processi e attività d’automazione
44 fondazione campus
Valli bresciane: dinamiche in atto e leve per lo sviluppo
47 capitale umano
Mismatch nel settore costruzioni: entro il 2029 serviranno fino a 270 mila tecnici
13-21
Assemblea
Ance Brescia 2026

48 sostenibilità
Edilizia e sostenibilità: Ance Brescia tra innovazione e responsabilità
52 storia per il domani
Le costruzioni nelle tavole della “Domenica del Corriere”
56 gruppo giovani
Oltre il disegno.
Il Bim come motore di efficienza e controllo nel cantiere moderno
58 enti bilaterali
Check cresce ancora con le adesioni di Cassa edile Napoli e Assimpredil Milano
Caldo e lavoro: i pacchetti Sanedil per la prevenzione cardiaca
Dalla ricostruzione al futuro digitale: 80 anni di formazione edile
“Confini rispettosi”: il progetto accompagna i giovani nella crescita personale
63 ance
Ance informa
26 incontri
Carlo Cottarelli
Conosciamo il direttore dell'Osservatorio sui Conti pubblici italiani dell'Università Cattolica di Milano di Adriano Baffelli


Rivista bimestrale del Collegio Costruttori Edili di Brescia e provincia anno 8 - numero 3
Editore: C.E.R. srl Unipersonale Via Ugo Foscolo, 6 - Brescia
Direttore responsabile
Adriano Baffelli
Redazione e Direzione
ANCE Brescia - Collegio Costruttori Edili di Brescia e provincia Via Ugo Foscolo, 6 - Brescia
Comitato di redazione
Adriano Baffelli, Fabio Rizzinelli, Alessandro Scalvi, Francesca Scolari
Pubblicità: C.E.R. srl Unipersonale Via Ugo Foscolo, 6 - Brescia t. 030 392895 - f. 030 381798 info@cerbrescia.it
Numerica - Divisione commerciale di Editoriale Bresciana SpA Via Solferino, 22 - Brescia t. 030 37401 - clienti@numerica.com
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Registrazione del Tribunale di Brescia: 5 settembre 1951, n. 54
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Prezzo abbonamento: euro 5,00
La collaborazione alla Rivista è aperta a tutti. Gli articoli devono essere trasmessi alla Redazione e la loro pubblicazione è subordinata al giudizio insindacabile del Comitato di Redazione. L’accettazione di uno scritto non implica da parte del Comitato di Redazione e di ANCE BresciaCollegio Costruttori Edili, di cui la Rivista è l’organo, riconoscimento od approvazione delle teorie o delle opinioni dell’autore. Gli articoli non pubblicati non vengono restituiti. La riproduzione, anche parziale, di articoli o disegni è subordinata alla citazione della fonte.

Massimo Angelo Deldossi Presidente Ance Brescia
Il tempo e la casa sono due aspetti che sembrano distanti, ma che in realtà sono strettamente correlati. Raccontano la stessa questione, forse la più importante del nostro presente. Perché il vero tema non è costruire più edifici, ma decidere che tipo di società vogliamo essere. Questo è il messaggio che ho voluto lanciare quest’anno nel corso dell’Assemblea generale della nostra Associazione. Il problema dell’abitare è prima di tutto un problema di tempo: di quanto tempo serve per costruire, ma soprattutto di quello che si perde nella complessità delle procedure, in attesa di misure certe e applicabili. E intanto, dove vivrà un giovane trentenne di Brescia tra cinque anni? Dove troverà una casa l’infermiere degli Spedali Civili che oggi non riesce a sostenere affitti superiori ai 900 euro? Dove abiterà l’operaio qualificato che ha scelto la nostra città per lavorare, ma non ha ancora una stabilità abitativa? Non sono domande di mercato, ma di civiltà. Perché la casa non è soltanto un bene immobiliare. È un’infrastruttura sociale, come la scuola, l’ospedale, le reti che tengono insieme un territorio. È un elemento di equilibrio e di coesione. Quando manca o diventa inaccessibile, non si genera solo un problema abitativo: si indeboliscono le persone, si destabilizzano le famiglie, si riduce la tenuta sociale di una comunità. Per questo non possiamo più tenere separato il tema dell’abitare dalle grandi scelte pubbliche. Diventa necessario cambiare anche lo sguardo con cui valutiamo le politiche abitative, introducendo strumenti capaci di misurare l’impatto reale delle scelte sulla vita delle persone, come un rating della sostenibilità sociale degli interventi. Perché non basta costruire: bisogna capire per chi si costruisce, con quali effetti e con quale ricaduta sul tessuto sociale. In questo quadro, torna però a emergere il vero ostacolo strutturale: il tempo. Il tempo medio di realizzazione di un’opera è di circa sette anni, ma il dato più critico è un altro: oltre quattro anni vengono consumati prima ancora dell’apertura del cantiere. Non si costruisce, non si progetta, non si produce valore. Il 62% del tempo totale si disperde prima che l’intervento diventi realtà.
E questo non è solo un problema tecnico, ma economico e sociale, perché il tempo delle procedure diventa tempo sottratto ai bisogni delle persone. Per questo strumenti come l’e-permitting, già adottati in diversi Paesi europei, non rappresentano solo una digitalizzazione amministrativa, ma un cambio di paradigma: significa ripensare il modo in cui pubblico e privato collaborano, ridurre l’incertezza, rendere prevedibili i processi e riportare il tempo dentro una dimensione di efficienza e responsabilità. Il partenariato pubblico-privato diventa centrale, non come scelta ideologica, ma come necessità concreta.
La sfida abitativa richiede una collaborazione stabile tra istituzioni e imprese per rispondere alla complessità del fabbisogno. Ma perché questo modello funzioni servono condizioni chiare: certezza normativa, procedure snelle, tempi definiti, equilibrio economico degli interventi. E soprattutto fiducia, perché senza fiducia tra pubblico e privato, tra istituzioni e sistema produttivo, nessun Piano Casa può diventare una politica strutturale. Il Piano Casa è un passo importante, forse imperfetto come ogni avvio, ma nella direzione giusta. Il punto ora non è commentarlo, ma renderlo operativo, trasformarlo in risultati concreti, evitando che resti un principio sulla carta. Perché non stiamo costruendo soltanto edifici. Stiamo costruendo fiducia. E la fiducia, come la casa e come la città, ha bisogno di una condizione essenziale: tempo. Il tempo giusto, il tempo certo, il tempo che non si spreca. Che permette alle cose di accadere. E oggi, in Italia come a Brescia, questo tempo non è più rinviabile.


Alessandro Scalvi Direttore Ance Brescia
Ci sono temi che, periodicamente, tornano al centro del dibattito pubblico perché diventano impossibili da ignorare e la casa è uno di questi. Non perché manchino edifici o perché improvvisamente si sia scoperta l'importanza dell'abitare, ma perché attorno a questa parola si stanno concentrando alcune delle trasformazioni più profonde che attraversano la nostra società. Per lungo tempo abbiamo considerato la casa come un punto di arrivo: un bene privato, una conquista individuale, una questione prevalentemente patrimoniale. Oggi non è più così. La crescente difficoltà di accesso all'abitazione, soprattutto per giovani, famiglie e lavoratori, ci obbliga a guardare oltre il singolo immobile e a riconoscere che la questione abitativa riguarda direttamente la capacità di una comunità di restare inclusiva, attrattiva e anche competitiva. Una città che non offre soluzioni abitative accessibili rischia di perdere energie e opportunità di sviluppo. Un territorio che non riesce ad accogliere chi studia, lavora o decide di costruire il proprio futuro al suo interno finisce inevitabilmente per indebolire il proprio potenziale economico e sociale. Per questo la casa non può più essere considerata un tema settoriale: è una delle infrastrutture fondamentali della vita collettiva.
La sfida dell'abitare, inoltre, ci pone di fronte a un cambio di prospettiva. Non basta aumentare l'offerta. Occorre interrogarsi su come stanno cambiando le persone, le famiglie, i percorsi professionali e gli stili di vita. Le esigenze abitative di oggi sono diverse da quelle di venti o trent'anni fa e continueranno a evolversi con rapidità. La casa del futuro dovrà essere più flessibile, più efficiente, più sostenibile e sempre più integrata in un sistema di servizi e relazioni. In questo scenario emerge la necessità di superare vecchie contrapposizioni. Nessun soggetto, da solo, dispone degli strumenti necessari per affrontare una questione così complessa. Le istituzioni hanno il compito di definire visioni e regole chiare, il sistema delle imprese possiede capacità realizzative e propensione all'innovazione, infine il mondo finanziario può contribuire a sostenere investimenti di lungo periodo. La vera sfida consiste nel costruire un equilibrio tra questi attori, trasformando la collaborazione in una leva stabile di sviluppo. Anche il settore delle costruzioni è chiamato a interpretare un ruolo nuovo. Non soltanto produttore di edifici, ma protagonista di processi più ampi che riguardano la rigenerazione urbana, l'efficienza energetica, l'innovazione tecnologica e la qualità della vita delle persone. Costruire significa sempre più spesso recuperare, riconnettere, valorizzare ciò che già esiste, dando nuove funzioni e nuove prospettive ai territori.
La questione abitativa, in fondo, ci restituisce una domanda essenziale: quale futuro vogliamo costruire?
La risposta non riguarda soltanto il numero di alloggi disponibili o le risorse da investire. Riguarda il modello di società che immaginiamo per le prossime generazioni. Una società capace di offrire opportunità, di ridurre le disuguaglianze e di creare le condizioni perché le persone possano scegliere di vivere, lavorare e crescere nei nostri territori. È questa la riflessione più importante emersa dal confronto sviluppato nel corso dell'Assemblea di Ance Brescia. Perché parlare di casa significa parlare di comunità, di sviluppo e quindi di futuro. E il futuro, come ogni costruzione destinata a durare nel tempo, richiede responsabilità e soprattutto capacità di lavorare insieme.

L’impresa Irides per la rinascita silenziosa
della Biblioteca Queriniana
C’è un momento, entrando nella
Biblioteca Queriniana di Brescia, in cui lo sguardo si solleva quasi senza accorgersene. È lì, tra le volte affrescate e i giochi di luce, che il tempo sembra rallentare e la storia torna a farsi presenza. Per la città questo luogo non è soltanto una biblioteca: è una stratificazione viva di memoria, arte e identità collettiva che, grazie a un importante intervento di restauro concluso nell’autunno dello scorso anno, è tornata oggi a splendere con rinnovata bellezza.
Fondata nel 1746 e aperta al pubblico nel 1750 per volontà del cardinale Angelo Maria Querini, la Queriniana è da sempre uno dei cuori culturali del centro cittadino. Tra il settembre 2024 e il settembre 2025, le sue sale storiche al primo piano sono state oggetto di un articolato intervento di riqualificazione promosso dal Comune di Brescia, che ha restituito coerenza e leggibilità a un patrimonio decorativo di straordinario valore. I lavori sono stati affidati all’impresa Irides Sas, specializzata in restauro e recupero conservativo, che ha sede principale a Busto Arsizio, ma conta una presenza operativa attiva su Brescia.
L’intervento ha riguardato in particolare il recupero dei dipinti su volte, pareti e soffitti lignei degli ambienti storici, tutti decorati con affreschi di pregio, in particolare il locale dello scalone, caratterizzato da una volta a padiglione con unghiature decorata con finte architetture, che incorniciano il dipinto centrale attribuito al pittore Pietro Scotti. Il percorso restaurato, impreziosito da pareti ornate da stucchi e specchiature monocrome, si compone anche di due salette
gemelle, con volte affrescate a buon fresco, fino ad arrivare al salone centrale a doppia altezza. Qui, il ballatoio ligneo che corre lungo il perimetro dialoga con la grande volta dipinta, restituendo una spazialità di forte impatto scenografico. Chiudono il percorso altre due salette, più raccolte, con soffitti lignei decorati a tempera e pareti impreziosite da fasce ornamentali. “Ogni ambiente aveva una sua identità precisa, ma anche fragilità diverse, legate sia ai materiali originari sia agli interventi stratificati nel tempo – evidenzia il titolare dell’impresa Irides, Luca Ghiraldelli –. Il nostro lavoro è iniziato da un’attenta fase di osservazione e diagnosi: abbiamo cercato di comprendere le cause profonde del degrado, distinguendo tra fenomeni attivi e alterazioni ormai stabilizzate. Solo così è stato possibile definire un approccio calibrato, che non fosse invasivo ma realmente risolutivo, rispettando le caratteristiche storiche e materiche di ciascuno spazio”. Le operazioni di recupero hanno incluso pulitura, stuccatura, rimozione di fissativi alterati, consolidamento degli intonaci e trattamento delle efflorescenze saline, fino al ritocco pittorico finale. Particolarmente significativa è stata la scelta metodologica per la pulitura degli stucchi nello scalone, dove si è adottata la tecnica della pellicola a strappo con gel





Più che un semplice intervento conservativo, quello alla Biblioteca Queriniana si configura come un’operazione culturale: un modo per restituire alla collettività un luogo identitario, rendendolo nuovamente fruibile senza tradirne l’anima
specifici. “È una procedura che richiede tempi molto lunghi, una grande sensibilità operativa e continui controlli in corso d’opera – precisa Ghiraldelli –. Non si tratta semplicemente di ‘pulire’, ma di accompagnare la rimozione dei depositi senza intaccare la superficie originale, che spesso è estremamente fragile. In questo caso, la tecnica della pellicola a strappo ci ha consentito di ottenere un risultato molto controllato, restituendo leggibilità agli apparati decorativi senza comprometterne la materia”. Per i soffitti lignei delle ultime sale, invece, si è intervenuti con puliture delicate mediante spugne speciali e con il consolidamento delle pellicole pittoriche in fase di distacco. Le lacune sono state reintegrate con colori a tempera, in linea con i materiali originari.
L’intervento non si è limitato alle superfici pittoriche. Ha incluso anche il restauro della balaustra marmorea dello scalone, delle lapidi commemorative e dei due portoni lignei affacciati su via Mazzini. Inoltre, il ballatoio del salone centrale è stato adeguato alle normative di sicurezza, con un’integrazione rispettosa dell’altezza del parapetto originale. Un capitolo fondamentale ha riguardato la luce: il vecchio impianto di illuminazione è stato sostituito con sistemi lineari a Led, dimmerabili e nascosti alla vista, progettati per valorizzare le







Non si tratta semplicemente di ‘pulire’, ma di accompagnare la rimozione dei depositi senza intaccare la superficie originale, che spesso è estremamente fragile



superfici dipinte senza interferire con la percezione degli spazi. “La luce – sottolinea il titolare di Irides – è stata pensata come parte integrante del progetto di restauro, non come un elemento accessorio da aggiungere alla fine. Abbiamo lavorato per ottenere un’illuminazione che fosse discreta, quasi invisibile, ma capace di restituire profondità, volumi e cromie alle decorazioni. In questo modo, il visitatore può percepire gli ambienti in maniera più autentica, senza interferenze visive ma con una qualità percettiva decisamente più alta”. Più che un semplice intervento conservativo, quello alla Biblioteca Queriniana si configura come un’operazione culturale: un modo per restituire alla collettività un luogo identitario, rendendolo nuovamente fruibile senza tradirne l’anima. Il lavoro svolto dimostra come il restauro, quando
condotto con rigore e sensibilità, possa essere uno strumento di conoscenza oltre che di conservazione. E come, dietro ogni superficie riportata alla luce, ci sia un equilibrio delicato tra tecnica, storia e responsabilità. Per l’impresa, il restauro si configura come un processo lento e spesso invisibile, fondato su scelte ponderate e su un continuo dialogo tra progetto e realtà di cantiere: “Non è un intervento orientato a risultati immediati o a effetti spettacolari, ma un lavoro che costruisce nel tempo le condizioni necessarie affinché un bene possa continuare a vivere e a trasmettere il proprio valore. L’obiettivo principale non è soltanto estetico, ma riguarda la restituzione degli spazi alla fruizione: ambienti che tornano a essere vissuti, studiati e riconosciuti dalla comunità come parte della propria identità collettiva”.

A OLTRE VENT’ANNI DALLA SUA
CHIUSURA, IL COMPLESSO INDUSTRIALE
DELL’EX BARIBBI A SAN POLO È STATO
DEMOLITO, IN QUANTO CLASSIFICATO
NEL 2022 TRA GLI IMMOBILI DISMESSI CON CRITICITÀ. L’ABBATTIMENTO
DELL’EDIFICIO VETRATO HA LASCIATO
SPAZIO A UN’AREA, ESTESA PER OLTRE
40MILA METRI QUADRATI, OGGETTO DI BONIFICA PER CONSENTIRE L’AVVIO DI UNA NUOVA FASE DI RIGENERAZIONE URBANA.
IL COMUNE DI BRESCIA HA APPROVATO LA NUOVA PROPOSTA DEL FONDO
PROPRIETARIO ALBA LEASING CHE
PREVEDE, OLTRE A UN INCREMENTO DI CUBATURA, UN MIX DI FUNZIONI CON LA REALIZZAZIONE DI NUOVE RESIDENZE, SPAZI COMMERCIALI E SERVIZI PER IL QUARTIERE, CON L’OBIETTIVO DI RILANCIARE IL QUARTIERE.


Intervista a Fabio Scanferla e Ivan Franceschini, tra le maestranze con il maggior numero di ore dichiarate alla Cassa edile
Professionisti dell’edilizia con una lunga esperienza maturata nei cantieri, Fabio Scanferla e Ivan Franceschini si sono distinti per il loro costante impegno e la continuità lavorativa dimostrata nel corso degli anni. Capocantiere per l’impresa Costruzioni Vezzoli il primo e operaio qualificato alla Costruzioni Edili Guerini il secondo, sono stati riconosciuti dalla Cassa edile di Brescia tra i lavoratori con il maggior numero di ore lavorate. Un riconoscimento che testimonia e valorizza la passione, la dedizione e la serietà professionale con cui svolgono il proprio lavoro.
Chiediamo a Fabio Scanferla, classe 1974 con 64.227 ore lavorate, da dove nasce il suo interesse per il mondo dell’edilizia?
Fin da quando ero bambino ho avuto la curiosità di scoprire come potessero stare in piedi le case, o come si costruissero muri. Quindi, una volta terminata la scuola media, ho scelto di frequentare la scuola edile e successivamente ho intrapreso il mio percorso lavorativo. Oggi sono capocantiere e preposto. Opero nel settore edile dal 1990, con 36 anni di esperienza attiva nei cantieri.
Come commenta il fatto di essere stato individuato come uno dei lavoratori che ha registrato in Cassa edile un numero così elevato di ore lavorate? Lo considero un complimento e mi dà soddisfazione. Da sempre mi impegno per essere presente e affidaritratti
Fin da quando ero bambino ho avuto la curiosità di scoprire come potessero stare in piedi le case

bile sul lavoro, e sapere che il mio atteggiamento viene riconosciuto e apprezzato mi gratifica molto.
Com’è cambiato il suo mestiere nel tempo? Ritiene che oggi il lavoro nei cantieri sia diverso rispetto al passato?
Il settore si è evoluto grazie all’introduzione di nuove attrezzature e macchinari. Lavorando in una piccola impresa, i cambiamenti più evidenti riguardano soprattutto le modalità e i tempi di lavoro. La tecnologia offre un supporto importante, ma nel mio caso la manualità resta ancora fondamentale.
Che rapporto ha con ESEB?
Usufruisce dei suoi servizi? Può indicarci quali e con che frequenza?
L’attenzione alla sicurezza rappresenta uno dei punti di forza della Cassa edile e uno dei servizi che apprezzo maggiormente. Ogni anno, infatti, partecipiamo a corsi di formazione, fondamentali per chi lavora nei cantieri. Il tema della sicurezza e della prevenzione dei rischi richiede un aggiornamento costante, essenziale sia per i lavoratori più esperti sia per i giovani.
Quali aspetti del rapporto con la Cassa edile ritiene più utili e funzionali per i lavoratori?
Finora ho accolto con soddisfazione tutti i servizi della Cassa edile. Ogni anno usufruisco del vestiario e utilizzo servizi quali l’assistenza sanitaria integrativa di Sanedil, che permette di ottenere rimborsi su molte spese sanitarie. Si tratta di un supporto utile anche per chi ha figli a carico, che può beneficiare di ulteriori vantaggi.
Quanto conta sentirsi tutelati dal punto di vista contributivo e previdenziale?
Molto. Si lavora per passione e per guadagnarsi da vivere, ma sapere di essere tutelati sotto il profilo contributivo e previdenziale è un valore aggiunto e un elemento di sicurezza che fa la differenza.
In tutti questi anni, cosa le ha dato maggiore soddisfazione nel suo lavoro?
Sono soddisfatto di tutto ciò che ho realizzato nel mio percorso professionale. Ho sempre nutrito una grande passione per il mio lavoro e, negli anni, mi sono
Quando passo davanti a un edificio ristrutturato o a una nuova costruzione alla quale ho lavorato, provo sempre una grande soddisfazione

impegnato costantemente per migliorarmi e acquisire nuove competenze. La soddisfazione più grande è vedere il mio impegno riconosciuto dai datori di lavoro, che mi considerano una persona affidabile e un punto di riferimento importante all'interno dell'ambiente lavorativo.
Anche Ivan Franceschini, di 56 anni, con 64.345 ore lavorate dichiarate alla Cassa edile, rappresenta una testimonianza concreta di dedizione, costanza e orgoglio professionale. Gli chiediamo se può raccontarci com’è stato il suo percorso nel settore edile. Dopo la scuola secondaria di primo grado, ho intrapreso l’iter tradizionale per lavorare nel mondo delle costruzioni: ho iniziato come apprendista, per i primi tre anni, per poi diventare operaio e infine operaio qualificato. Ho maturato esperienze in diverse aziende e attualmente lavoro presso la Costruzioni Edili Guerini.
Come è cambiato il suo lavoro nel tempo? Anche alla luce delle nuove tecnologie e degli strumenti digitali oggi disponibili: ritiene che la gestione del lavoro quotidiano sia migliorata?
Rispetto al passato noto un netto miglioramento. Grazie a macchinari e tecnologie sempre più avanzati, molte
attività richiedono meno sforzo fisico. Questo permette a noi operai di affrontare le giornate lavorative con minore affaticamento e garantire una maggiore continuità lavorativa.
Usufruisce dei servizi della Cassa edile?
I servizi offerti dalla Cassa edile sono numerosi e molto validi. Personalmente ho usufruito soprattutto dei servizi del Fondo Sanedil, che mi ha consentito di svolgere visite mediche con un’ottima copertura dei costi.
Cosa consiglierebbe a un giovane che vuole intraprendere questo mestiere oggi?
Ai giovani consiglierei di non lasciarsi scoraggiare: è un lavoro che offre soddisfazioni, opportunità di crescita e una concreta prospettiva professionale. Il settore ha bisogno di ragazzi motivati che abbiano voglia di imparare e mettersi in gioco.
Quali sono stati i momenti o gli aspetti del suo lavoro che le hanno dato più soddisfazione nel corso degli anni?
La soddisfazione più grande è vedere ciò che ho contribuito a realizzare. Quando passo davanti a un edificio ristrutturato o a una nuova costruzione alla quale ho lavorato, provo sempre una grande soddisfazione.


Un momento di confronto tra imprese, istituzioni e stakeholder della filiera delle costruzioni su un tema sempre più centrale nel dibattito pubblico: l’accesso alla casa

Il mercato della casa a Brescia si trova oggi in una fase di crescita evidente della domanda, ma al tempo stesso sta emergendo con sempre maggiore chiarezza un nodo strutturale che ne rallenta lo sviluppo e ne limita la capacità di risposta: i tempi burocratici e autorizzativi troppo lunghi per avviare e realizzare nuovi interventi edilizi. È questo il quadro complessivo emerso durante l’Assemblea generale di Ance Brescia, intitolata “Abitare. Casa: bene sociale e infrastruttura”, svoltasi negli spazi di Eseb, che ha riunito imprese, istituzioni, tecnici ed esperti del settore delle costruzioni in un confronto ampio e articolato su una delle principali sfide sociali, economiche e urbanistiche del presente.
L’Assemblea si è aperta con le premiazioni degli associati senior, delle imprese con le migliori performance economiche e con i nuovi associati nell’anno 2025. Ha dunque lasciato spazio a un momento introduttivo che ha unito contenuto e linguaggio narrativo, con la proiezione di un video e una performance dell’attrice Ippolita Baldini, a sottolineare fin da subito il carattere non esclusivamente tecnico dell’incontro, ma la volontà di affrontare il tema dell’abitare come questione culturale e sociale. In questo contesto, il presidente di Ance Brescia, Massimo Angelo Deldossi, ha tracciato la linea del dibattito, affermando con forza che “l’abitare è il punto di incontro tra economia, società, ambiente e tecnologia” e che, proprio per questo, non può più essere considerato un tema settoriale, ma deve essere interpretato come una vera infrastruttura strategica del sistema Paese. Il presidente ha sottolineato come il settore si trovi davanti a una trasformazione profonda che riguarda non solo i numeri, ma la natura stessa della domanda abitativa.
Tra il 2019 e il 2023 la popolazione bresciana è cresciuta di circa l’1%, in controtendenza rispetto a molte altre aree del Nord Italia, e secondo le elaborazioni della Fondazione Campus Edilizia Brescia il capoluogo potrebbe superare i 205.000 abitanti entro il 2033.


La casa non è soltanto un bene privato o un settore economico, ma una infrastruttura sociale strategica. Affrontare la crisi abitativa significa intervenire sul sistema nel suo complesso, con una visione di lungo periodo, una forte alleanza tra pubblico e privato e soprattutto una riforma profonda del fattore tempo
La città cresce, il patrimonio da rigenerare è già disponibile e le imprese sono pronte a intervenire, ma il sistema complessivo non riesce a innescare un processo efficace di trasformazione urbana. In questo quadro, è stato ribadito con forza che non esiste una vera e propria crisi di domanda: Brescia non ha un problema di domanda, così come non lo hanno l’Italia o l’Europa. Il nodo è piuttosto un problema di funzionamento del sistema. Gli oneri di urbanizzazione risultano spesso elevati e difficilmente prevedibili a priori, gli iter autorizzativi si protraggono per anni e le normative edilizie restano in larga parte ancorate a riferimenti degli anni Sessanta e Settanta, non più adeguati alla complessità attuale. A questo si aggiunge il tema del costo del capitale, che incide in modo significativo sulla capacità di investimento degli operatori.
Il tempo, collo di bottiglia del sistema Uno degli elementi centrali emersi con maggiore forza riguarda il fattore tempo. Una quota rilevante dei ritardi nella realizzazione degli interventi si consuma prima ancora dell’apertura dei cantieri, all’interno delle procedure amministrative e autorizzative. In molti casi, la fase di progettazione e approvazione risulta più lunga della fase di costruzione vera e propria, generando inefficienze strutturali che rallentano l’intero ciclo edilizio. Per questo motivo, il settore ha richiamato con decisione la necessità di una semplificazione profonda, che passi attraverso strumenti concreti come la digitalizzazione delle pratiche, la riduzione della frammentazione normativa, il ricorso al silenzio-assenso e
soprattutto la definizione di tempi certi e vincolanti per le amministrazioni.
La necessità di politiche pubbliche coordinate e sostenibili Nel corso dell’Assemblea è stato inoltre evidenziato come la questione abitativa non possa più essere affrontata esclusivamente con strumenti settoriali, ma richieda una visione integrata. L’abitare è diventato infatti un tema che incrocia politiche economiche, urbanistiche, sociali e ambientali, e che richiede un coordinamento più efficace tra livelli istituzionali. In questo contesto si inserisce anche il confronto sul nuovo “Piano Casa”, giudicato da molti intervenuti come un passo nella giusta direzione perché orientato alla rigenerazione urbana, all’housing sociale e alla collaborazione
Per la lettura integrale della relazione del presidente di Ance Brescia, Massimo Angelo Deldossi, scansiona qui






tra pubblico e privato, ma ancora caratterizzato da alcuni elementi di incertezza legati alla durata dei processi e alla sostenibilità economica degli interventi. L’incontro ha visto anche un contributo significativo dell’economista Carlo Cottarelli, che ha inquadrato il fenomeno abitativo all’interno di dinamiche economiche più ampie, sottolineando come la questione casa sia oggi una delle principali sfide strutturali non solo in Italia, ma in molti Paesi europei e occidentali. Il suo intervento ha evidenziato il paradosso di mercati in cui i prezzi aumentano e l’accessibilità diminuisce, mentre una parte consistente del patrimonio esistente rimane inutilizzato o
non valorizzato, richiedendo politiche pubbliche più coordinate, sostenibili e di lungo periodo.
Visioni ed esperienze per una nuova agenda della casa La successiva tavola rotonda ha rappresentato il momento di sintesi e confronto tra livelli diversi di governance e competenze, con la partecipazione di rappresentanti istituzionali ed esperti del settore, tra cui Raffaele Fitto, in collegamento video dalla Commissione europea, Irene Tinagli, presidente della Commissione speciale sulla crisi degli alloggi nell’Unione Europea, Alessandro Morelli, sottosegretario alla Presidenza

Presidente di Ance Brescia, Massimo Angelo Deldossi " "
L’abitare
è il punto di incontro tra economia, società, ambiente e tecnologia
del Consiglio, la sindaca di Brescia Laura Castelletti, il professor Ezio Micelli dell’Università Iuav di Venezia e Giordana Ferri, direttrice della Fondazione Housing Sociale e consigliere di Edera Srl. Il dibattito, moderato dalla giornalista Costanza Calabrese, ha approfondito il ruolo delle politiche europee, nazionali e locali nella costruzione di una nuova agenda dell’abitare, con particolare attenzione agli strumenti finanziari disponibili e alla necessità di un loro utilizzo più efficace e coordinato. Un punto condiviso emerso con forza riguarda la necessità di una profonda rigenerazione del patrimonio edilizio esistente, considerata ormai prioritaria rispetto a una logica espansiva basata sul consumo di nuovo suolo. L’obiettivo non è più “costruire di più”, ma costruire meglio e soprattutto intervenire su ciò che già esiste, adattandolo ai bisogni contemporanei. In questa prospettiva, il Piano Casa e le politiche urbanistiche vengono indicati come leve fondamentali per guidare lo sviluppo urbano, favorire il recupero dell’inutilizzato e ridurre il consumo di territorio, ma solo a condizione di una governance più efficace, capace di integrare le diverse competenze e semplificare i processi decisionali. Accanto alla dimensione normativa e urbanistica, è emersa con forza anche la dimensione tecnologica e innovativa. La digitalizzazione dei processi, l’evoluzione dei materiali e l’introduzione di nuovi metodi costruttivi stanno già
















In alto la premiazione delle nuove imprese associate ad Ance Brescia nel corso del 2025. A sinistra, i relatori che hanno preso la parola durante l'Assemblea (parte privata e parte pubblica)
Non basta chiedersi cosa stiamo costruendo.
La domanda è più radicale, ed è la stessa da sempre: stiamo costruendo edifici o stiamo costruendo abitare?
Perché una casa non è mai solo un oggetto. È una promessa.
Una promessa di protezione, di dignità, di relazione.
E ogni promessa costruita male diventa una frattura.
Nella città, nella società, nella possibilità stessa di vivere bene insieme
Estratto dalla lettura dell’attrice Ippolita Baldini
modificando il settore, rendendo possibile una riduzione dei tempi e un miglioramento della qualità complessiva degli interventi.
La tecnologia viene quindi interpretata non come elemento accessorio, ma come fattore abilitante per ripensare l’intero ciclo dell’abitare.
Parallelamente, è stato evidenziato come anche il concetto stesso di “casa” sia profondamente cambiato. Non si tratta più del modello abitativo del passato, ma di un sistema flessibile che deve rispondere a esigenze diverse: nuove forme familiari, maggiore mobilità lavorativa, esigenze di sostenibilità energe -
tica e integrazione con i servizi. Di conseguenza, anche la domanda abitativa richiede risposte più articolate, capaci di coniugare accessibilità economica, qualità costruttiva e inclusione sociale.
Il nobile ruolo del settore: costruire valore
In questo scenario, la difficoltà di accesso alla casa riguarda ormai una platea sempre più ampia, che comprende giovani, famiglie e lavoratori, e impone un rafforzamento delle politiche per l’housing sociale e lo sviluppo di nuovi modelli abitativi. Il ruolo della filiera delle costruzioni, infine, viene ridefinito in
modo sostanziale: non più soltanto esecutori, ma attori attivi nella creazione di valore pubblico e nella costruzione delle città del futuro.
L’Assemblea si è così conclusa con un messaggio condiviso: la casa non è soltanto un bene privato o un settore economico, ma una infrastruttura sociale strategica. Affrontare la crisi abitativa significa intervenire sul sistema nel suo complesso, con una visione di lungo periodo, una forte alleanza tra pubblico e privato e soprattutto una riforma profonda del fattore tempo, oggi variabile decisiva e principale elemento di rallentamento dell’intero processo edilizio.
Organismo accreditato Accredia per le attività di verifica della progettazione delle opere ai fini della validazione e per il controllo tecnico dell’esecuzione delle opere finalizzate dell'emissione della polizza decennale postuma




1 Semplificazioni per tutti, non solo per i grandi
Estendere le procedure agevolate a tutti i programmi di edilizia integrata, indipendentemente dalla dimensione dell'investimento.
2 E-permitting come infrastruttura nazionale
Piattaforma unica digitale, termini vincolanti e silenzio-assenso automatico.
Obiettivo: tempi autorizzativi ordinari sotto i 90 giorni entro il 2028.
3 Una tassazione favorevole all'housing accessibile
Riduzione degli oneri di urbanizzazione per gli interventi con quota convenzionata. Revisione della tassazione sulla locazione a lungo termine. Assimilazione degli immobili da locazione agli immobili strumentali ai fini fiscali.
4 Una legge sulla rigenerazione urbana
Servono norme edilizie e urbanistiche chiare, uniformi e certe, superando l'attuale frammentazione regolatoria. Brescia, con il nuovo Pgt, può incentivare housing accessibile e mixité sociale.
5 Certezza dei tempi attuativi, con scadenze pubbliche e verificabili
Ogni provvedimento attuativo deve avere una data. Monitoraggio pubblico in tempo reale. Chi non rispetta i tempi deve rispondere.
6 Proteggere il Ppp e riformare il quadro europeo
Serve un intervento normativo urgente dopo la sentenza Ue. Va aperto un confronto europeo sulle regole relative ad aiuti di Stato e fondi rotativi.
7 Un rating della sostenibilità
Gli interventi abitativi devono essere valutati anche per accessibilità, servizi e capacità di trattenere giovani famiglie e lavoratori. Il valore di un edificio si misura anche nella qualità della comunità che genera.


Radicamento, solidità e vicinanza alle imprese: i valori di una banca popolare che guarda al lungo periodo
Nata nel 1898 in Valle Sabbia, Banca Valsabbina è oggi una realtà solida e profondamente radicata nel tessuto economico e sociale della provincia di Brescia. I numeri dell'ultimo esercizio fotografano una banca in piena salute: oltre 14 miliardi di euro di masse amministrate, un utile netto di 55,8 milioni di euro, indici patrimoniali tra i più robusti del settore con un CET1 al 15% e un ROE al 13%. Risultati che non sono frutto del caso, ma di una gestione prudente, orientata al lungo periodo e fedele alla propria missione originaria. Il modello di banca popolare non è per Banca Valsabbina una semplice forma giuridica: è una scelta di campo, una visione del fare banca. Significa governance partecipativa, prossimità reale ai clienti, conoscenza diretta delle realtà locali. In un sistema bancario sempre più concentrato e digitalizzato, una banca radicata nel territorio garantisce accesso al credito, attenzione alle specificità locali e continuità di relazione: valori che le comunità non possono permettersi di perdere.
Il settore edilizio è da sempre uno degli ambiti di intervento prioritari di Banca Valsabbina. Le imprese delle costruzioni, dalle realtà artigianali alle PMI strutturate, trovano nella Banca un interlocutore capace di valutare i progetti nella loro complessità reale: non solo le garanzie patrimoniali, ma la qualità dell'imprenditore, la solidità del piano d'impresa, il radicamento nel contesto locale. Un approccio che richiede tempo e conoscenza, ma che produce relazioni di fiducia durature.
In una fase di profonda trasformazione del settore, tra rigenerazione urbana, transizione energetica, housing sociale e innovazione nei processi costruttivi, Banca Valsabbina è impegnata a rafforzare il proprio ruolo di partner finanziario di ri-


ferimento per le imprese del territorio. Questo significa sviluppare prodotti e servizi dedicati, semplificare i processi di accesso al credito e accompagnare le aziende nelle fasi di cambiamento, con la continuità che solo una banca vicina può garantire. Un ambito di interesse crescente riguarda il supporto agli interventi di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio: un mercato in espansione, sostenuto da incentivi europei e nazionali, che richiede competenza finanziaria e capacità di lettura delle opportunità. Anche su questo fronte, Banca Valsabbina rappresenta un punto di riferimento concreto per le imprese del settore.
«Fare banca sul territorio significa saper leggere un progetto imprenditoriale oltre i numeri di bilancio. Le imprese delle costruzioni hanno bisogno di un interlocutore che capisca i tempi del cantiere, i rischi del settore e le opportunità che si aprono oggi con la rigenerazione e la transizione energetica. Banca Valsabbina è quella banca: presente, competente, affidabile.» Sostiene Hermes Bianchetti, Vice Direttore Generale Vicario.
Pochi giorni fa Banca Valsabbina ha confermato il proprio legame con il mondo delle costruzioni partecipando come main sponsor all'Assemblea generale di Ance Brescia, dedicata al tema "Abitare. Casa: bene sociale e infrastruttura". Un appuntamento di alto profilo istituzionale, con la partecipazione, tra gli altri, del vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto e dell'economista Carlo Cottarelli, che ha posto al centro del dibattito la crisi abitativa come priorità strategica per il Paese. Una presenza naturale e coerente per una banca che, da oltre un secolo, condivide con le imprese del territorio le sfide e le opportunità di un settore in continua evoluzione. Territorio, responsabilità, visione Banca Valsabbina non si limita a finanziare progetti: accompagna le imprese nel tempo, con la continuità di un rapporto che si costruisce sulla fiducia e sulla conoscenza reciproca.
Questo approccio si traduce in una presenza attiva nella vita economica e sociale del territorio bresciano attraverso sponsorizzazioni, partnership istituzionali e un'offerta di servizi costruita attorno alle reali esigenze di chi lavora e produce localmente. La casa, il lavoro, la comunità: sono le coordinate entro cui Banca Valsabbina opera ogni giorno.

L’introduzione dell’obbligo di copertura assicurativa contro i rischi catastrofali segna un passaggio rilevante nel quadro normativo che interessa il sistema produttivo e, in particolare, il settore delle costruzioni. Il legislatore ha progressivamente definito un impianto organico che, a partire dalla Legge di Bilancio 2024, è stato completato dal decreto ministeriale n. 18 del 30 gennaio 2025, dal decreto-legge 31 marzo 2025 n. 39 e dalla successiva legge di conversione n. 78 del 27 maggio 2025. L’obiettivo è quello di introdurre un meccanismo strutturale di gestione e mitigazione dei danni derivanti da eventi calamitosi, superando una logica emergenziale e spostando in capo alle imprese una quota di responsabilità nella protezione dei propri asset produttivi. Si propone di seguito una ricognizione dei principali aspetti applicativi della disciplina attraverso una serie domande.
Quali imprese sono soggette all’obbligo assicurativo?
L’obbligo riguarda tutte le imprese iscritte al Registro delle Imprese secondo il Codice Civile (art. 2188), indipendentemente dalla dimensione o dal settore di attività, comprese le imprese estere con stabile organizzazione in Italia. L’unica esclusione espressa riguarda le imprese agricole di cui all’art. 2135.
Quali sono le scadenze per stipulare la polizza? Le tempistiche per l’adempimento sono state differenziate in funzione delle dimensioni aziendali così come definite dalla Direttiva UE 2023/2775. Per le grandi imprese l’obbligo è già entrato in vigore il 31/03/2025, mentre per le medie imprese l’01/10/2025 e per le micro e piccole imprese il termine è stato fissato al 31 dicembre 2025. Per alcuni settori specifici, quali turismo, pesca e somministrazione, è stata prevista una proroga al 31 marzo 2026.
Quali sono le conseguenze in caso di mancata assicurazione?
Pur non essendo previste sanzioni dirette in capo alle imprese, il sistema introduce conseguenze indirette di particolare rilievo. In caso di mancata stipula della polizza, infatti, le imprese rischiano di essere escluse dall’accesso a contributi, sovvenzioni e agevolazioni pubbliche e, di fatto, di incontrare limitazioni nella partecipazione alle gare pubbliche. Secondo il Decreto legislativo n. 184/2025, viene precisato che la limitazione all’accesso alle agevolazioni non vale per gli incentivi fiscali che non richiedono valutazioni da parte dell’amministrazione, inclusi quelli per i quali le verifiche sono limitate al rispetto delle risorse disponibili, nonché agli incentivi in materia di accise. Lo stesso riguarda anche gli incentivi contributivi.
Le sanzioni indirette di cui sopra operano in forma retroattiva?
Come chiarito dal Mimit, spetta a ciascuna amministrazione che gestisce contributi o agevolazioni definire e comunicare come intende considerare questo requisito. In ogni caso, tali effetti non si applicano retroattivamente: le agevolazioni già ottenute prima dell’entrata in vigore dell’obbligo non sono messe in discussione. Quali eventi sono coperti dalla polizza?
Per quanto riguarda l’oggetto della copertura, la normativa individua specificamente gli eventi di natura catastrofale



rilevanti, includendo sismi, frane e alluvioni, comprese le inondazioni e le esondazioni. Viene inoltre chiarito che tali fenomeni sono considerati unitariamente se si verificano entro le 72 ore dalla prima manifestazione. Sono invece esclusi i danni riconducibili a cause antropiche, quali conflitti armati, atti di terrorismo o fenomeni di inquinamento.
Quali beni devono essere assicurati dalle imprese edili?
Un aspetto centrale riguarda l’individuazione dei beni oggetto di assicurazione. L’obbligo si riferisce alle immobilizzazioni materiali a qualsiasi titolo utilizzate nell’attività d’impresa, ossia terreni e fabbricati, impianti e macchinari, nonché attrezzature industriali e commerciali (contenuto dello stato patrimoniale lettera B-II n. 1), 2) e 3) c.c.). Restano escluse le merci. Per le imprese edili questo implica la necessità di includere anche i beni strumentali utilizzati nei cantieri, qualora non già coperti da specifiche polizze di cantiere. Sono invece esclusi i veicoli iscritti al Pubblico Registro Automobilistico.
Come gestire i beni in leasing, affitto o utilizzo da terzi?
Particolare attenzione deve essere posta ai beni utilizzati a diverso titolo. Nel caso di beni in locazione, leasing o usufrutto, l’obbligo di assicurazione ricade sul locatario qualora il proprietario non abbia già provveduto. L’indennizzo, in caso di sinistro, viene riconosciuto al proprietario del bene, ma è previsto un meccanismo di tutela per l’impresa utilizzatrice
che - in caso di inadempimento dell’obbligo del proprietario di utilizzare le somme per il ripristino dei beni danneggiati - può ottenere un risarcimento per il mancato guadagno durante il periodo di fermo dell’attività, a causa dell’evento catastrofale, nei limiti del 40% dell’indennizzo percepito dal proprietario.
Gli immobili devono essere regolari dal punto di vista edilizio?
La disciplina affronta anche il tema della regolarità edilizia degli immobili. Possono essere assicurati gli immobili realizzati sulla base di un valido titolo edilizio, gli immobili la cui ultimazione risale ad un periodo in cui il titolo edilizio non era obbligatorio, nonché quelli oggetto di sanatoria o per i quali sia in corso un procedimento di regolarizzazione.
Gli immobili in costruzione sono soggetti all’obbligo e come ci comporta nel caso di attività di impresa svolta nell’abitazione?
Restano esclusi dall’obbligo gli immobili in costruzione, in quanto non rientrano tra le immobilizzazioni considerate dalla normativa ai fini assicurativi. Inoltre, come chiarito dal MIMIT, nel caso in cui l’attività d’impresa sia svolta all’interno di un’abitazione, l’obbligo si limita alla sola porzione dell’immobile effettivamente destinata all’attività produttiva.
Come si determina il valore dei beni da assicurare?
Dal punto di vista economico, la determinazione del valore assicurato deve essere effettuata tenendo conto del costo di ricostruzione a nuovo per gli immobili, del costo di rimpiazzo per i beni mobili e del costo di ripristino per i terreni.
Come vengono calcolati i premi assicurativi?
Il premio assicurativo è commisurato al livello di rischio e dipende da diversi fattori, tra cui l’ubicazione geografica, la vulnerabilità dei beni e le caratteristiche del territorio, oltre alle eventuali misure di prevenzione adottate dall’impresa.
Sono previsti scoperti e limiti di indennizzo?
Per le coperture fino a 30 milioni di euro è previsto uno scoperto massimo del 15%, mentre per importi superiori le condizioni sono rimesse alla libera negoziazione tra le parti.
Per le grandi imprese e le società controllate ai sensi dell’art. 2359 c.c. che, a livello di gruppo, superano i 150 milioni di euro di fatturato e i 500 dipendenti e che adottano un programma assicurativo unitario per tutto il gruppo, non sono soggette al limite massimo del 15% per scoperti o franchigie. Inoltre, non si applica il criterio di determinazione del premio strettamente proporzionale al rischio.
I massimali variano in funzione delle fasce di valore assicurato:
• Per le somme assicurate fino a 1 milione di euro, l’indennizzo può arrivare fino all’intero valore assicurato, con la possibilità di prevedere massimali diversi in base al livello di rischio nei contratti collettivi.
• Per importi compresi tra 1 e 30 milioni di euro, l’indennizzo non può essere inferiore al 70% della somma assicurata.
• Per somme superiori a 30 milioni di euro, così come per le grandi imprese di cui all’articolo 1, comma 1, lettera o) del DM 18/2025, i limiti di indennizzo sono lasciati alla libera negoziazione tra assicurato e compagnia.
• Per i terreni la copertura è prestata nella forma a primo rischio assoluto, fino a concorrenza del massimale o limite di indennizzo, pattuiti in misura proporzionale alla superficie del terreno assicurato.
È prevista una liquidazione anticipata dei danni?
Di particolare interesse operativo è la previsione di una procedura accelerata per la liquidazione dei danni. In presenza di eventi calamitosi di rilievo nazionale, l’impresa può richiedere un’anticipazione fino al 30% dell’importo indennizzabile, con tempi certi e stringenti per la verifica e la liquidazione da parte della compagnia assicurativa. La richiesta deve essere inviata all'assicurazione entro 90 giorni dall'evento, anche se il contratto prevede termini diversi. Come adeguare le polizze già esistenti?
Per le imprese che dispongono già di coperture assicurative, l’adeguamento alle nuove disposizioni deve avvenire in occasione del primo rinnovo utile del contratto o, in caso di premi frazionati, al primo pagamento successivo.
L’OSSERVATORIO SUI CONTI PUBBLICI ITALIANI, ISTITUITO PRESSO L’UNIVERSITÀ CATTOLICA DEL SACRO CUORE, SVOLGE UN’ATTIVITÀ DI ANALISI INDIPENDENTE E DIVULGAZIONE SUI PRINCIPALI TEMI DELLA FINANZA PUBBLICA NAZIONALE. IL SUO OBIETTIVO È RENDERE ACCESSIBILI A UN PUBBLICO AMPIO DATI COMPLESSI RELATIVI A SPESA, ENTRATE, DEBITO E POLITICHE FISCALI, CONTRIBUENDO A UN DIBATTITO INFORMATO E BASATO SU EVIDENZE. ATTRAVERSO NOTE, RAPPORTI E INTERVENTI SUI MEDIA, L’OSSERVATORIO INTERPRETA L’EVOLUZIONE DEI CONTI PUBBLICI ITALIANI, SPESSO CHIARENDO LUOGHI COMUNI E SEMPLIFICAZIONI DIFFUSE NEL DISCORSO PUBBLICO. FIGURA CENTRALE DELL’INIZIATIVA È IL DIRETTORE CARLO COTTARELLI, ECONOMISTA DI RICONOSCIUTA AUTOREVOLEZZA INTERNAZIONALE. LA SUA ESPERIENZA MATURATA PRESSO LA BANCA D'ITALIA, IL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE E DIVERSE ISTITUZIONI NAZIONALI ED EUROPEE, CONFERISCE ALL’OSSERVATORIO UN’IMPRONTA RIGOROSA E COMPARATIVA. COTTARELLI SI DISTINGUE PER LA CAPACITÀ DI TRADURRE ANALISI TECNICHE IN MESSAGGI CHIARI, MANTENENDO UN APPROCCIO PRAGMATICO E ORIENTATO ALLA SOSTENIBILITÀ DELLE FINANZE PUBBLICHE. SOTTO LA SUA GUIDA, L’OSSERVATORIO SI È AFFERMATO COME PUNTO DI RIFERIMENTO NEL PANORAMA ITALIANO, PROMUOVENDO TRASPARENZA, RESPONSABILITÀ FISCALE E CONSAPEVOLEZZA CIVICA SUI TEMI ECONOMICI PIÙ RILEVANTI.

di Adriano Baffelli
La mancata crescita dell’Italia si deve in gran parte da un lato alle mancate riforme, dall’altro ai costi spropositati dell’energia
Nel cuore di Milano, a pochi passi dalla vivacità di Corso Magenta, l'ingresso di Largo Gemelli introduce a un mondo sospeso tra storia e contemporaneità: è la Università Cattolica del Sacro Cuore, un complesso che sorprende per la sua struttura raccolta e quasi monastica. Varcato il portone, il rumore urbano si dissolve nei chiostri rinascimentali progettati dal Donato Bramante, dove porticati eleganti incorniciano cortili silenziosi, animati da studenti e ricercatori. I percorsi interni si sviluppano come una piccola città nella città: corridoi che si intrecciano, scalinate che collegano livelli diversi, aule moderne inserite con discrezione in un tessuto storico. Le strade esterne, strette e cariche di stratificazioni, fanno da contrappunto a questi spazi ordinati, creando un dialogo continuo tra il cuore meneghino della metropoli e l’Università. È in questo contesto che trova sede l’Osservatorio

sui Conti Pubblici Italiani, ospitato in ambienti sobri e funzionali. Qui, lontano dal clamore della città ma immersi nel suo cuore pulsante, l’analisi economica prende forma tra archivi, uffici e sale studio, in un equilibrio perfetto tra concentrazione e apertura verso l’esterno.
Carlo Cottarelli, nato a Cremona nel 1954, è un economista, editorialista e politico italiano, noto per il suo impegno su finanza pubblica, politica economica e riforme istituzionali. Laureato in Scienze economiche e bancarie all’Università di Siena, ha conseguito un master in Economia alla London School of Economics, avviando una carriera internazionale con esperienze nel Servizio studi della Banca d’Italia (1981‑1987), in Eni (1987‑1988) e, dal settembre 1988, nel Fondo Monetario Internazionale (Fmi), dove dirige dal 2008 al 2013 il Dipartimento Affari Fiscali. Nel 2013 è Commissario straordinario per la revisione della spesa
pubblica, su incarico del governo Letta, che lascia nel 2014 per la direzione esecutiva del board del Fmi. Dal 2017 è direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica di Milano. Cottarelli è editorialista del Corriere della Sera e membro della Fondazione Italia Usa. Alle elezioni politiche del 2022 è eletto per il centro sinistra al Senato nel collegio proporzionale di Cremona, in quota Pd. In seguito, in contrasto con la linea del Pd guidato da Elly Schlein, annuncia le dimissioni da senatore per dedicarsi a un programma universitario per gli studenti delle superiori, incarico ratificato dal Senato nel maggio 2023.

Professor Cottarelli, in attesa di capire
Occorre qualcuno che spieghi che per tagliare le tasse occorre tagliare la spesa, e riceve un mandato per farlo
se il cessate il fuoco tra Usa, Israele e Iran reggerà, diventerà tregua o pace duratura, al momento il conflitto ci consegna stime di crescita contenute per l’Italia. Per quanto rimarremo condannati allo “zero/virgola”? Ma soprattutto perché?
Beh, noi siamo condannati allo zero/ virgola non solo e non tanto per quello che sta succedendo in Iran, ma soprattutto perché siamo un paese che al momento non è abbastanza attraente per fare attività d'impresa, rispetto ad altri paesi europei, rispetto alla Spagna, per esempio. Faccio riferimento alla Spagna, considerando che è nella nostra stessa area del Sud Europa, perché il paese che cresce di più, offrendo più vantaggi, rispetto a noi. Hanno un’imposizione fiscale più bassa di sei punti percentuali. Hanno un burocrazia più snella della nostra. Dispongono di una giustizia un po'

più veloce della nostra, pur presentando qualche problema di lentezza. Hanno un costo dell'energia molto più basso di quello italiano. Le nostre piccole e medie imprese, a parte, appunto, l'Iran e ciò che è successo più di recente, registrano un costo dell'energia del 58 per cento più alto di quelle spagnole. Inoltre, il paese iberico è anche riuscito a creare un flusso regolare di migranti, in buona parte proveniente dall'America Latina, con il risultato di un’integrazione che si verifica più facilmente che da noi. Questi sono alcuni dei vantaggi. Perché non cresciamo? Perché non abbiamo fatto le stesse cose, perché non abbiamo fatto riforme che vanno nella stessa direzione.
Da economista, cosa dobbiamo attenderci nei prossimi dodici mesi in tema di inflazione e di spread?
Se i prezzi del petrolio rimangono a questo livello, possiamo aspettarci un'inflazione che va al tre per cento e, secondo le stime, dovremmo avere una leggera crescita, che potrebbe anche essere una leggera decrescita, secondo me. Poi, quel che succederà al prezzo del petrolio, lo decideranno Trump e gli Ayatollah. Lo spread è salito intorno ai cento punti base, toccando i 110 a seguito delle vicende belliche in Medio Oriente. Si pensava sarebbe rimasto fermo a quei livelli, poi in meno di 24 ore c'è stata una consistente discesa, legata al fatto di una pro-

spettiva più tranquilla, mi riferisco all’aspetto bellico, ovviamente. Resta il fatto che staremmo molto meglio se fossimo meno esposti a quello che fanno paesi che hanno influenza sui movimenti del petrolio. Ed è un altro motivo per de-carbonizzarci tramite le rinnovabili, ma secondo me anche tramite il nucleare.
Lo accennava già nella prima risposta, il divario tra Italia e altri paesi europei sul costo dell’energia rimane elevatissimo. Quali ricette possiamo realisticamente adottare e quanto tempo serve per riequilibrare una situazione pesantissima per le imprese e certo non facile per molti cittadini?
Confermo quanto già dicevo in merito alla de-carbonizzazione: dobbiamo liberarci dal vincolo degli idrocarburi, investire nelle rinnovabili, rendendone più veloce l'installazione, così come investire nel nucleare. È chiaro che prima si decide e prima si agisce meglio è. Per le rinnovabili è soprattutto un problema di burocrazia, di tempi esageratamente lunghi per approvare quel che tecnicamente in molti casi è già realizzato. Le possibilità alternative non mancano.
Il tema della casa, dell’abitare, posto al centro dell’annuale assemblea di Ance Brescia, sta conquistando uno spazio politico e sociale per troppi
anni smarrito. Ma cosa possiamo attenderci in concreto? Ci sarà un Piano casa nazionale in grado di dare risposte, magari all’insegna dell’affordable housing da più parti evidenziato in Europa?
La questione è rilevante e io darei priorità al tema delle case piuttosto che a quella del Ponte sullo Stretto. Tanti soldi, quelli previsti per il Ponte tra Calabria e Sicilia, piuttosto li metterei a disposizione per realizzare case. Dopo di che occorre, anche per quest'area come per altre, rendere più facile la costruzione delle case. Meno burocrazia, procedimenti più veloci. Se servono mesi, anche sei mesi per ottenere una certificazione che attesti la bonifica di un terreno, come accade in certe città, poi ovviamente diventa tutto più complicato, e più costoso costruire nuove case. E poi, bisogna ripensare anche ai modi con cui si è cercato di risolvere il problema delle case a prezzo calmierato. A Milano e in altre città, si è usato lo strumento della cosiddetta Ers, Edilizia residenziale sociale, che vuol dire imporre un vincolo di costruire almeno una certa percentuale di case a prezzo calmierato per ogni nuova edificazione. Però, se questa percentuale è troppo alta, semplicemente si scoraggia l'inizio del progetto e non si fanno più le case né calmierate né non calmierate.
Noi siamo condannati allo zero/virgola non solo e non tanto per quello che sta succedendo in Iran, ma soprattutto perché siamo un paese che al momento non è abbastanza attraente per fare attività d'impresa, rispetto ad altri paesi europei, rispetto alla Spagna, per esempio


Perché, a suo dire, un settore come quello del costruito, centrale per molte ragioni nella nostra società, fa fatica ad essere considerato un comparto strategico e fondamentale per garantire sviluppo e qualità della vita?
Questo non lo so. Lo deve chiedere ai politici perché non lo considerano. Di sicuro, se il problema rimane, chiaramente significa che la politica non riesce a comprendere la rilevanza strategica del settore, così come non percepisce le molte potenzialità racchiuse nella filiera delle costruzioni.
Del Pnrr, ormai ai titoli di coda, possiamo chiederci, parafrasando il Manzoni, “fu vera gloria”?
Beh, il Pnrr è stato molto importante all'inizio del suo percorso, quando eravamo nel mezzo della crisi scatenata dal Covid, rappresentando anche un potente elemento di fiducia. Inoltre, ha contribuito a pompare domanda finanziata a tassi d’interesse più bassi di quelli che si potevano applicare nel quadro economico contingente. Abbiamo cominciato a ricevere soldi, che venivano finanziati dall’Unione Europea, dal governo continentale a tassi più bassi di quelli di mercato. Questo ha consentito di dare una spinta al deficit e all'economia, più alta all'inizio, sul lato della domanda, fondamentalmente. Sul lato della creazione di capacità produttiva, quindi sul lato dell’offerta, perlomeno sembra che i risultati siano modesti.
A lei, chi assurse a simbolo della spending review, chiedo come e quando potremo diminuire i livelli di tassazione e arginare la burocrazia, che rendono più difficile che altrove fare impresa…
Quando gli italiani decideranno di farlo, perché se gli italiani continuano ad eleggere governi che promettono di tagliare le tasse, però non spiegano come
saranno finanziati, quando arrivano al governo, diranno che non ci sono i soldi e faranno misure modeste. Alla fine, occorre qualcuno che spieghi che per tagliare le tasse occorre tagliare la spesa, e riceve un mandato per farlo. E allora le cose si possono fare. Quindi, dipende dagli italiani. Ci lamentiamo sempre dei politici, ma alla fine, li eleggiamo noi i politici. Nel 2022 c'è stato un partito, +Europa, che si è presentato con un programma di riduzione della spesa e riduzione della burocrazia, ma non ha preso nemmeno il tre per cento. Allora, è colpa è di chi non fa le proposte o di chi non le riceve, non le vuole ricevere? Di sicuro, ci vuole un mandato popolare per fare certe cose.
Un altro macigno che pesa su noi tutti, compresi figli e nipoti, è l’imponente debito pubblico. Eppure, non pare tema al quale politica e società dedichino la dovuta attenzione. Qual è la sua opinione in merito?
A lungo è stato così, ma da un certo momento le cose hanno iniziato a cambiare, l’attuale governo, per esempio, nel 2024, ha deciso di risparmiare venti miliardi, concludendo con un deficit pubblico più basso del previsto. Ma alla fine, non riusciamo a ridurlo, però, per lo meno, abbiamo capito che aumentarlo diventa complicato. Poi, diventa difficile ridurre il debito pubblico, senza una maggiore crescita economica. Quindi, torno all'argomento di prima, anche per diminuire il debito pubblico bisogna crescere di più, per poterlo abbattere più facilmente. Bisogna, quindi, considerare anche il parametro produttività.
Al netto dello scenario internazionale, confidando possa rasserenarsi dopo anni complicati per noi e tragici per molti popoli, nel prossimo decennio il nostro paese vivrà una caduta irreversibile, anche per questioni demografiche, oppure
ha risorse in serbo per un nuovo Rinascimento sociale ed economico? Non posso fare previsioni, dipende da cosa vorranno fare gli italiani. Io credo che non sia la questione di essere ottimisti o pessimisti. L'unica questione è, vogliamo cercare di fare qualcosa per risolvere il problema oppure no?
Un altro tentativo riformatore è fallito il 22 e 23 marzo. Dobbiamo rassegnarci, oppure per dare rinnovato impulso all’Italia, le forze più dinamiche e aperte dovrebbero guardare con determinazione a un serio processo (superando i balbettii delle incompiute Bicamerali di alcuni decenni or sono) di ammodernamento costituzionale?
Io ho votato sì al Referendum, però non era una cosa fondamentale su cui, secondo me, valeva la pena di spendere tutte queste energie politiche. C'erano cose più urgenti. Detto questo, sono anche un po' scettico rispetto alle varie proposte, che farebbero presupporre che tutti i problemi dell'Italia si risolverebbero cambiando la Costituzione. Credo che ci sia una marea di cose che si possono fare senza cambiare la Costituzione, e quindi, senza infilarci poi in quello che si può rivelare un vicolo cieco. Ridurre la burocrazia per esempio. Certo, alcune cose si potrebbero fare più facilmente cambiando la Costituzione. Però, si potrebbe ridurre la burocrazia anche senza cambiare la Costituzione, si possono tagliare le tasse e diminuire la spesa pubblica senza cambiare la Costituzione. Mi sembra spesso un alibi quello di dire, visto che non riesco a fare alcune azioni difficili, prova ad apportare un cambiamento, tanto poi viene bocciato dall’elettorato, anche perché la cosa diventa politicizzata.
L’economista, già direttore del Dipartimento Affari Fiscali del Fondo Monetario Internazionale, ritorna sul concetto del mandato popolare, che considera più rilevante dei tentativi di modificare la Costituzione per migliorare la macchina della Pubblica amministrazione. Determinazione che non pare sia così diffusa, anche se l’economista con radici cremonesi ritiene che le cose possono cambiare, ovviamente in senso positivo. Quantomeno, se lo auspica.




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I dati bresciani al 31 dicembre 2025: aumentano le gare, ma restano sfide per le imprese locali

Anche in provincia di Brescia il Piano nazionale di ripresa e resilienza si avvia progressivamente alla sua fase conclusiva, entrando in un momento decisivo per la realizzazione degli interventi previsti. Secondo la ricerca commissionata da Ance Lombardia e realizzata da Cresme Servizi, che monitora l’andamento dei cantieri finanziati dal Piano, al 31 dicembre 2025 quelli riferiti al territorio bresciano e sottoposti a valutazione risultano attivi per un valore complessivo di 47,1 milioni di euro. Di queste risorse, l’82% è coperto da fondi Pnrr e Pnc, mentre il restante 18% proviene da Regione Lombardia, dagli Enti Locali e da altre istituzioni pubbliche.
Alla stessa data risultano conclusi i lavori in due cantieri, per un importo complessivo pari a 19 milioni di euro. Per i tre interventi ancora in corso, del valore complessivo di 28 milioni di euro, il livello medio di avanzamento delle opere si attesta al 76%, confermando un avanzamento significativo delle attività verso la fase finale di realizzazione.
Sul fronte delle procedure di affidamento, nel corso del 2025 in provincia di Brescia sono state aggiudicate complessivamente 528 gare, per un valore pari a 1.095 milioni di euro. Il dato evidenzia una crescita significativa rispetto al 2024, quando le gare aggiu-
Al 31 dicembre 2025 i cantieri riferiti al territorio bresciano e sottoposti a valutazione risultano attivi per un valore complessivo di 47,1 milioni di euro
dicate erano state 403 per un importo complessivo di circa 775 milioni, segnalando un mercato dei lavori pubblici in forte dinamismo e ampliamento. In questo contesto, le imprese bresciane si sono aggiudicate il 40% delle gare complessive, quota che corrisponde tuttavia al 21% del valore totale degli importi, a testimonianza di una partecipazione diffusa ma ancora con margini di cresci-


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Mercato OOPP in provincia di Brescia - Bandi 2019-2025 (a)
Mercato OOPP in provincia di Brescia - Aggiudicazioni 2019-2025 (a)
Mercato OOPP in provincia di Brescia Bandi 2021-2025 Incidenza % PNRR-PNC
ta nella capacità di intercettare opere di maggiore dimensione economica.
L’analisi conferma inoltre una stabilizzazione dei tempi medi di aggiudicazione, che nel 2025 si attestano intorno ai due mesi, in netto miglioramento rispetto ai quattro mesi registrati nel periodo precedente al 2019. Parallelamente, si registra un ulteriore rafforzamento della concorrenza: il numero medio di partecipanti alle gare è infatti raddoppiato, passando da 5,4 del 2024 a 11,1 del 2025, segnale di un mercato sempre più competitivo e attrattivo.
“I dati che emergono dalla ricerca del Cresme – dichiara il presidente di An-
ce Brescia, Massimo Angelo Deldossi –confermano che ci troviamo nella fase decisiva per completare le opere del Pnrr. È fondamentale garantire continuità operativa ai cantieri, superare eventuali criticità ancora presenti e rispettare le tempistiche imposte dal Piano. Allo stesso tempo, i numeri evidenziano un mercato dei lavori pubblici dinamico e competitivo, con una significativa crescita delle gare e della partecipazione delle imprese. Resta però centrale il tema della capacità delle imprese locali di intercettare una quota maggiore degli importi complessivi, affinché le ricadute economiche sul territorio siano ancora
più rilevanti. Occorre – continua Deldossi – proseguire quindi nel rafforzamento del sistema, sostenendo le imprese e semplificando ulteriormente le procedure, per non disperdere gli effetti positivi generati dagli investimenti degli ultimi anni”. La chiusura del quadro evidenzia dunque un territorio in piena trasformazione, in cui l’avanzamento delle opere Pnrr si accompagna a un mercato dei lavori pubblici più dinamico e competitivo, con l’auspicio che la fase finale dei cantieri possa tradursi in un consolidamento stabile degli investimenti e delle opportunità per il sistema produttivo locale.

di Alessandro Loda

Marina Puricelli è Tenure Lecturer presso l’Università Bocconi e senior faculty alla SDA Bocconi School of Management, dove si occupa di Leadership, Human Resources e Digital Technologies. Dirige il corso di General Management per le PMI e affianca attività di ricerca, formazione e consulenza rivolte a imprenditori e associazioni di categoria, con un’attenzione particolare alle imprese familiari e ai processi di crescita e passaggio generazionale.
La sua attività scientifica e didattica si concentra sui temi dell’organizzazione delle piccole e medie imprese, della delega e delle dinamiche successorie nelle aziende familiari, ambiti nei quali è considerata una delle voci più autorevoli a livello nazionale e internazionale. Docente più volte premiata per la qualità della didattica, ha maturato una significativa esperienza internazionale tra Europa e America Latina e ha pubblicato numerosi volumi e contributi dedicati al management delle Pmi.
In occasione della presentazione dell’Analisi economico-finanziaria delle imprese edili bresciane 2020-2024, promossa da Ance Brescia, Ordine dei Dottori Commercialisti di Brescia e Camera di Commercio di Brescia, è emerso con forza un tema che attraversa oggi tutto il settore delle costruzioni: la necessità per le imprese di evolvere, oltre che sul piano tecnico e produttivo, anche sotto il profilo organizzativo e manageriale. Lo studio evidenzia come la crescente complessità del mercato (tra sostenibilità, gestione dei rischi, digitalizzazione, nuove richieste normative e pressione competitiva) richieda strutture aziendali più solide,


capaci di governare dati, processi, persone e crescita.
Per approfondire questi aspetti abbiamo intervistato la Professoressa Marina Puricelli, apprezzata relatrice in occasione della presentazione dello studio, soffermandoci sui cambiamenti organizzativi che oggi interessano anche le PMI del settore delle costruzioni: dalla delega alla costruzione del gruppo dirigente, dalla definizione dei processi al rapporto tra organizzazione e Intelligenza Artificiale.
Professoressa Puricelli, partiamo dai dati dell’analisi dei bilanci nel bresciano. Emerge un calo del numero di imprese a fronte di un aumento degli addetti. Molte realtà stanno crescendo dimensionalmente, ma spesso continuano a essere organizzate attorno alla figura dell’imprenditore. Quando questo diventa un limite?
Esiste una regola fondamentale. Non può esserci una crescita sana, profittevole e soprattutto duratura se questa non è accompagnata da un paral-
lelo sviluppo dell’organizzazione. Ci troviamo in un ambito che non è una scienza esatta, perché ha a che fare con le persone, ma questa dinamica si verifica con grande regolarità. Quello che rappresenta un successo strategico dell’imprenditore rischia di trasformarsi in un problema se la struttura aziendale non evolve di pari passo. È qui che entra in gioco la managerializzazione: il passaggio da un modello fondato sull’“uomo solo al comando” a un’organizzazione dotata di una prima linea di responsabili in grado di assumersi decisioni e responsabilità.
Molti associano questo tema al passaggio generazionale. È davvero così?
Solo in parte. Il tema riguarda qualsiasi impresa in crescita. Anche un imprenditore di 40 o 45 anni, nel pieno della propria maturità professionale, rischia di frenare lo sviluppo dell’azienda se non dedica tempo a costruire una squadra di persone chiave. A un certo punto il successo richiede che l’imprenditore smetta di essere l’unico centro decisionale.
Non può esserci una crescita sana, profittevole e duratura se questa non è accompagnata da un parallelo sviluppo dell’organizzazione

Quali sono i passaggi che lei individua come necessari per accompagnare questo sviluppo?
Ne individuo tre. Primo: lo sviluppo delle persone. Occorre lavorare sul profilo professionale dei collaboratori. Significa aiutare le figure storiche a passare da un ruolo puramente esecutivo a uno di responsabilità, inserire competenze manageriali dall’esterno oppure combinare le due strade. Secondo: la delega. È importante distinguere tra assegnare compiti e delegare davvero. La delega è una forma di “libertà vigilata”. Non coincide né con il comando, dove uno decide e l’altro esegue, né con il totale lasciar fare. Mi piace rappresentarla come un fiume delimitato da due argini: a monte c’è la definizione chiara degli obiettivi, a valle il controllo dei risultati. Tra questi due punti esiste lo spazio della libertà decisionale. Terzo: l’integrazione. È la fase che più spesso viene trascurata. Delegare significa distribuire responsabilità, ma questo può generare compartimenti isolati. Per evitarlo servono momenti strutturati di coordinamento. Un comitato di direzione periodico, per esempio, permette di affrontare problemi trasversali e prendere decisioni condivise, evitando che ogni funzione proceda per conto proprio.
Sul primo punto, come può un imprenditore trasformare un collaboratore storico in una figura manageriale, soprattutto se non possiede una formazione accademica specifica?
Molti imprenditori percepiscono la necessità di questo salto, ma non dispongono degli strumenti per realizzarlo. Esistono percorsi di general management pensati proprio per le Pmi, che trasferiscono competenze di pianificazione, controllo e strategia. L’obiettivo non è accumulare nozioni, ma sviluppare una mentalità manageriale che permetta alle persone di assumere responsabilità crescenti.
Quali sono i segnali che dovrebbero mettere in allarme un imprenditore eccessivamente accentratore?
Il segnale più preoccupante è la perdita delle persone migliori. Oggi l’uscita di collaboratori qualificati ha un costo enorme: si perdono competenze spesso non formalizzate, si disperde cultura
aziendale e diventa sempre più difficile trovare sostituti adeguati in un mercato del lavoro caratterizzato da una forte scarsità di talenti. Non di rado sono proprio i cosiddetti “numeri due” o gli stessi figli dell’imprenditore ad allontanarsi, perché non vedono prospettive di crescita all’interno dell’azienda.
Eppure, per chi ha costruito il proprio successo con un determinato approccio non è semplice cambiare. È probabilmente una delle sfide più difficili. Chi guarda al proprio passato e vede una lunga serie di risultati positivi fatica a comprendere perché dovrebbe modificare un modello che ha sempre funzionato. Paradossalmente è più facile intervenire in un’impresa in crisi che in un’impresa di successo. Per questo è importante ascoltare i segnali che arrivano dai collaboratori più vicini e confrontarsi con figure esterne di fiducia: consulenti o professionisti o persone che possano offrire uno sguardo diverso.
Cambiando prospettiva, l’intelligenza artificiale viene spesso presentata come la nuova frontiera della competitività. Qual è la sua visione per le Pmi?
L’IA è uno strumento di straordinaria potenza. Mi piace paragonarla a uno Space Shuttle: un mezzo eccezionale, che però richiede competenze adeguate per essere governato. Più aumenta la potenza della tecnologia, più diventano importanti la preparazione culturale, il pensiero critico e la capacità di formulare le domande giuste. Senza queste qualità si rischia di ottenere risposte poco utili o, peggio ancora, di delegare completamente il processo decisionale. La vera sfida per le Pmi non è utilizzare l’IA per attività marginali, ma integrarla nei processi produttivi e operativi, dentro il cantiere o la fabbrica, senza perdere quella flessibilità e quella capacità di personalizzazione che rappresentano il loro principale vantaggio competitivo. Per concludere, quale consiglio darebbe agli imprenditori che ci leggono?
Negli ultimi anni molte aziende hanno beneficiato di una crescita quantitativa sostenuta anche da fattori esterni, come il Superbonus o il Pnrr. Oggi è il momento di compiere un passo ulteriore: avviare una crescita qualitativa. Investire

L’IA è come uno Space Shuttle: un mezzo eccezionale che richiede competenze adeguate per essere governato.
tempo nello sviluppo delle persone, nella delega e nei meccanismi di coordinamento non è un tema secondario. È la condizione necessaria. L’imprenditore deve trovare il tempo per maturare una sensibilità verso le persone e l'organizzazione: è questo il cuore di tutto.
Le considerazioni della professoressa Puricelli offrono spunti di riflessione che vanno oltre la struttura organizzativa tradizionalmente intesa, avvicinandoci anche al tema della digitalizzazione, che prima ancora di essere una questione tecnologica è una questione organizzativa. Le imprese possono ormai disporre di una quantità sempre crescente di dati e informazioni, ma il valore di questi ultimi dipende dalla capacità dell'organizzazione stessa di trasformarli in conoscenza utile per le decisioni. La tecnologia rappresenta solo una parte della soluzione, poiché prima occorre comprendere come l’impresa lavora realmente, definendo processi, ruoli e modalità di collaborazione. È su queste basi che possono svilupparsi strumenti avanzati di analisi dei dati e IA, rendendo la tecnologia un fattore abilitante, non solo uno strumento aggiuntivo, e agevolando la crescita qualitativa dell’impresa.
Nel Bresciano immobiliare e costruzioni raccontano un mercato in trasformazione

Segnali contrastanti dall’immobiliare e dalle costruzioni nel Bresciano, in un contesto generale che mostra segnali di ripresa nel comparto manifatturiero. In città e in provincia cresce la domanda di case, aumentano i prezzi ma lo stock diminuisce. Gli affitti fanno invece il «giro» opposto: mentre la richiesta scende, il numero di appartamenti a disposizione sale. La fotografia è scattata dall’Osservatorio trimestrale sul mercato residenziale lombardo realizzato da Immobiliare.it Insights, proptech company specializzata in analisi di mercato e data intelligence e parte del gruppo Immobiliare.it. Guardando all’offerta di immobili, nel primo trimestre 2026, rispetto allo stesso periodo del 2025, il numero è calato del 4,4% nel capoluogo e del 4,2% nel resto della provincia, mentre al contrario i prezzi sono saliti: per acquistare a Brescia ci vogliono in media 2.298 euro a metro quadro (+3,7% tendenziale), mentre nel resto della provincia il valore sale del 7,4% a 2.408 euro/mq. La richiesta, soprattutto nel capoluogo, si mantiene alta.
Sempre nel primo trimestre dell’anno, nel Bresciano, calano le richieste di prestiti per la casa. Lo confermano le rilevazioni aggiornate del Borsino Mutui realizzato da Nomisma e MutuiSupermarket: le domande presentate sul canale online dalle famiglie bresciane sono in flessione del 3,5% guardando al pari periodo del 2025. In Lombardia nei primi tre mesi dell’anno in corso la contrazione delle domande di mutuo risulta più accentuata nella provincia di
Cremona (-22,9%) mentre a Milano la flessione è pari a -2,2%. Si registrano, al contrario, incrementi significativi a Sondrio (+30%), Pavia (+18,4%), Lodi (+11,9%) e Mantova (+10,5%), frutto di dinamiche locali estremamente disomogenee. L’importo medio richiesto risulta più elevato a Milano, con 158.821 euro, che precede nell’ordine Monza e Brianza (153.302 euro), Brescia (149.021 euro) e Como (147.013 euro).
Le sfide con le quali deve fare i conti l’edilizia in ambito provinciale trovano riscontro anche nell’andamento della natalità e mortalità delle aziende. Come emerge dall’indagine Movimprese della Camera di commercio territoriale, tra gennaio e marzo di quest’anno si conferma il segno meno per i settori tradizionali: costruzioni (-69 ditte), commercio (-254 imprese nel trimestre), agricoltura (-102) e manifattura (-60). Andamento negativo, nel periodo e con riferimento all’edilizia, anche per comparto dell’artigianato. In totale nel primo trimestre 2026 il saldo tra nuove società e cessate mostra un +25. Complessivamente, ammontano ora a 116.386 le ditte iscritte nell’apposito registro della Cdc territoriale a fine marzo. «Il periodo fotografa il clima di incertezza diffusa che si riscontra sul fronte
In città e in provincia cresce la domanda di case, aumentano i prezzi ma lo stock diminuisce
dell’avvio di nuove attività imprenditoriali a causa del difficile momento congiunturale: il sistema imprenditoriale bresciano mantiene comunque la sua solidità - commenta Roberto Saccone, presidente della Camera di commercio di Brescia -. I dati, inoltre, evidenziano la sempre più marcata terziarizzazione della nostra economia».
Dal fronte industriale territoriale arrivano segnali incoraggianti, comunque da valutare. Nei primi tre mesi del 2026, l’attività produttiva nel settore manifatturiero bresciano ha registrato un incremento rispetto al medesimo periodo dell’anno scorso (+3,5%), sebbene meno intenso di quanto rilevato nel periodo precedente (+3,8%). Lo scoppio del conflitto in Medio Oriente a fine febbraio sembra non avere influito eccessivamente sulla dinamica produttiva sperimentata tra gennaio e marzo, se si esclude l’impennata subita dai prezzi degli input energetici e di alcune materie prime industriali tipicamente utilizzate dalle imprese del territorio. A evidenziarlo è l’indagine congiunturale del Centro Studi di Confindustria Brescia. Con riferimento al periodo analizzato la produzione mostra una variazione grezza positiva (+1,3%) rispetto al periodo precedente (congiunturale), mentre il tasso acquisito, ovvero la variazione media annua che si avrebbe se l’indice della produzione non subisse variazioni fino alla fine del 2026, è pari a +2,3%.
La disaggregazione della variazione congiunturale della produzione per classe dimensionale mostra incrementi per le medie (+4,7%) e grandi aziende (+2,6%), a fronte di contrazioni per le micro (-1,2%) e piccole (-0,8%). Relativamente ai prossimi mesi, e alla luce di uno scenario internazionale ancora condizionato da non poche incognite, il saldo netto fra operatori ottimisti e pessimisti è pari a +6% (ammontava +24% alla fine del 2025), a fronte della maggioranza assoluta delle aziende del campione utilizzato per l’indagine (64%) che propende per la sostanziale stabilità dei volumi di produzione.
I segnali incoraggianti in ambito territoriale emergono anche dall’analisi delle ore di Cassa integrazione autorizzate dall’Inps: tra gennaio e marzo ammontano a 4,138 milioni, in calo del 36,8% rispetto al pari periodo dell’anno pre -
cedente, ma in crescita del 9% rispetto ai 3,795 mln di ore del primo trimestre 2024. Rispetto al 2025, risultano in flessione entrambe le componenti: l’Ordinaria scende da complessivi 4,535 mln di ore a 2,56 mln di ore, la Straordinaria da 2,002 mln a 1,576 mln di ore (il tiraggio, vale a dire l’effettivo utilizzo della Cassa integrazione, si attesta al 27,3% a livello nazionale). Nel Bresciano calano anche i lavoratori interessati dall’ammortizzatore sociale: dai 12.843 coinvolti nel primo trimestre dello scorso anno si è passati agli 8.115 di gennaio-marzo 2026, come rilevato ne Rapporto Uil Milano e Lombardia sulla Cassa integrazione. In tema di occupazione la provincia di Brescia mantiene i livelli. Secondo il Report 2025 a cura dell’Osservatorio mercato del lavoro della Provincia di Brescia, gli avviamenti si attestano a 217.446 unità con un calo di 1.405 pratiche, pari al -0,64%, mentre le cessazioni scendono a 207.585 (-1,46%). Anche le proroghe 127.984 (-3,27%) e le trasformazioni a tempo indeterminato 24.614 (-3,08%) risultano in diminuzione: segnale di una certa prudenza delle imprese nel consolidare i rapporti di lavoro. Nonostante tale riduzione, il saldo tra avviamenti e cessazioni rimane positivo (9.861 unità), in miglioramento rispetto al 2024 (+8.182), confermando una dinamica favorevole in termini di variazione netta delle posizioni lavorative.

Nei primi tre mesi del 2026, l’attività produttiva nel settore manifatturiero bresciano ha registrato un incremento rispetto al medesimo periodo dell’anno scorso (+3,5%)

L’intelligenza artificiale è uno strumento che, oramai, permea la vita quotidiana della maggior parte degli individui e, con sempre maggior frequenza, viene utilizzato nei contesti lavorativi.
Infatti il supporto fornito da tale strumento, sia in termini di riduzione dei compiti ripetitivi o alienanti o dei tempi di evasione delle attribuzioni/compiti del singolo individuo, è innegabilmente utile, a condizione che l’IA venga utilizzata con adeguata accortezza.
A riprova di ciò, quasi nessun settore o realtà professionale è oramai immune all’attrazione dei software IA: ingegneri, programmatori, periti, avvocati, ma anche pubbliche amministrazioni, fanno sempre più affidamento sul supporto fornito da tali strumenti. Ciò però presenta anche notevoli rischi (errori, malfunzionamenti, allucinazioni, ecc.), e ciò ha reso necessario un intervento normativo, sia del Legislatore Europeo, con il Reg. UE 2024/1689 – c.d. AI Act, sia del legislatore italiano, con la L. 132/2025 – la quale si pone in continuità con l’AI Act, regolamentando profili ed ambiti da quest’ultimo deliberatamente demandati ai singoli legislatori nazionali.
In ragione dell’importanza e del ruolo ricoperto dalle Pubbliche Amministrazioni, l’impiego di algoritmi, sistemi di elaborazione automatizzata e modelli di intelligenza artificiale nelle procedure amministrative – specie in tema di procedure di gara – ha quindi imposto un importante intervento di revisione di aspetti quali: responsabilità (nell’uso dell’IA), imputazione delle decisioni e controllo umano sui processi automatizzati.
In tale contesto, il D.Lgs. 36/2023 e la già citata L. 132/2025 si inseriscono in un più ampio processo di trasformazione digitale della funzione pubblica, nel quale le innovazioni derivanti dalla digitalizzazione devono necessariamente conformarsi al rispetto dei principi di imparzialità, trasparenza e buon andamento dell’agere amministrativo. La summa rei attiene, infatti, non tanto alla mera legittimità dell’utilizzo di processi automatizzati all’interno dei procedimenti amministrativi, quanto all’individuazione dei soggetti chiamati a rispondere delle conseguenze giuridiche che derivano da detto impiego.
Il Nuovo Codice dei Contratti Pubblici ha colto nel dettaglio tale problematica.
L’art. 30 del d.lgs. 36/2023, nel disciplinare l’utilizzo di procedure automatizzate all’interno dei processi decisionali della PA, introduce un modello fondato sulla conoscibilità delle logiche decisionali, sulla trasparenza algoritmica e sulla necessaria supervisione umana.
L’automazione viene dunque ammessa quale strumento ausiliario e di supporto, demandando all’operatore umano le necessarie e fondamentali attività di controllo sugli output generati. Controllo che, affinché possa essere consapevole ed

Linee guida, sicurezza e nuove responsabilità nel settore del costruito
a cura dell’Avv. Chiara Micera, consulente Ance Brescia per Legal Bim e digitalizzazione © riproduzione riservata
L’automazione e l’intelligenza artificiale stanno ridefinendo in profondità il modo in cui lavoriamo, prendiamo decisioni e gestiamo i processi aziendali. Ma dietro l’efficienza promessa e i benefici ormai evidenti, emerge una domanda cruciale: chi è realmente responsabile quando le attività vengono delegate alle macchine? Comprendere ruoli e responsabilità nei processi automatizzati non è più solo una questione tecnica, ma un tema strategico e organizzativo che coinvolge professionisti, aziende e istituzioni. In un contesto in cui l’IA diventa sempre più pervasiva, definire confini chiari tra intervento umano e azione automatizzata è essenziale per garantire controllo, affidabilità e conformità. Questo articolo esplora proprio questo equilibrio: tra opportunità e responsabilità, tra innovazione e governance, con l’analisi e il punto di vista dell’avvocata Chiara Micera, esperta nel settore del legal Bim e della digitalizzazione. (A.B.)
effettivo, necessita appunto che il soggetto “supervisore” sia a conoscenza sia delle meccaniche sottese al funzionamento dell’applicativo sia delle sue logiche decisionali.
Si tratta, pertanto, di un passaggio di estrema rilevanza.
La Pubblica Amministrazione, infatti, opera tradizionalmente attraverso persone fisiche che agiscono quali organi dell’ente, secondo il noto schema dell’immedesimazione organica.
E la decisione amministrativa, proprio perché incidente su posizioni giuridiche soggettive, deve poter essere imputata ad un soggetto ben identificabile.
L’utilizzo di sistemi IA rischia invece di rendere più “oscuro” tale centro d’imputazione, complicando l’individuazione del soggetto a cui effettivamente imputare eventuali responsabilità.
In questo quadro emerge la nozione di “riserva di umanità”, ormai centrale nella riflessione giuridica sull’intelligenza artificiale applicata alla funzione pubblica.
Tale principio impone – per l’appunto - che ogni decisione, anche automatizzata, resti sempre riconducibile ad un operatore umano, dotato di adeguati poteri di controllo, intervento e correzione.
Non si tratta soltanto di una garanzia a tutela di valori “etici”, ma di una conditio sine qua non per garantire la tenuta dell’intero sistema della responsabilità amministrativa (e civile).
Sotto questo profilo, particolarmente

significativo appare il parallelismo con la progressiva evoluzione dei sistemi di guida autonoma.
Anche nel settore automotive, infatti, la vexata quaestio non consiste nell’attribuire personalità giuridica al software, bensì nel ridefinire la distribuzione delle responsabilità al crescere dell’autonomia decisionale del sistema.
Negli stadi più avanzati guida autonoma (dal livello 3 SAE in poi – definita “automazione condizionale”), ad esempio, il conducente sostanzialmente cessa progressivamente di esercitare un controllo diretto e costante sul veicolo, assumendo piuttosto una funzione di supervisione, di intervento “residuale”: pronto ad intervenire soltanto quando richiesto dal sistema.
Una dinamica analoga si osserva nei processi automatizzati della Pubblica Amministrazione.
Quanto più il sistema algoritmico acquisisce un’autonoma ed avanzata capacità di elaborazione - dalla verifica documentale alla valutazione delle offerte, fino all’individuazione di anomalie o indicatori di rischio - tanto più il ruolo dell’operatore umano viene eliso, spostandosi da attribuzioni tipiche della gestione operativa ad attività di validazione e vigilanza sull’operato del sistema. La responsabilità tende così a traslare dall’imputazione del singolo atto alla verifica della correttezza dell’intera architettura/governance del processo automatizzato.
Proprio tale mutamento rende particolarmente rilevanti alcune figure codicistiche tradizionalmente considerate estranee alla materia dell’automazione. Ed il primo riferimento che richiama l’attenzione è senza dubbio l’art. 2051 c.c., relativo alla responsabilità da cosa in custodia. Sebbene l’algoritmo non possa evidentemente essere assimilato a una “cosa” in senso materiale o “tradizionale”, il modello improntato sulla “custodia” (intesa come “supervisione di qualcosa all’interno della propria sfera di dominio”) offre interessanti spunti giuridici. Il soggetto che utilizza un sistema IA nell’esercizio di una funzione tipica della Pubblica Amministrazione mantiene, in tal senso, un potere di governo, controllo e gestione del rischio analogo a quello richiesto al custode. L’ente pubblico, in tale prospettiva, non
potrebbe invocare l’autonomia decisionale del sistema quale causa di esonero da responsabilità, permanendo in capo allo stesso (in persona del soggetto preposto alla supervisione del sistema) un obbligo di vigilanza e controllo sugli output generati dall’applicativo.
Ancor più significativa appare poi l’analogia con l’art. 2052 c.c., in tema di danno cagionato da animali.
Tale norma, pur appartenente a un contesto storico radicalmente diverso, si fonda sull’idea che il soggetto che trae utilità da un’entità dotata di una certa autonomia comportamentale debba sopportarne anche il rischio.
Sebbene il parallelismo non possa essere estremizzato, esso risulta utile per comprendere come il problema giuridico connesso all’IA si concentri principalmente sull’individuazione del soggetto che organizza, utilizza e beneficia del sistema automatizzato, il quale sarà chiamato a rispondere degli eventuali danni provocati dal sistema.
Particolarmente attuale è, infine, il richiamo all’art. 2050 c.c., relativo all’esercizio di attività pericolose. L’impiego di sistemi algoritmici avanzati nelle procedure amministrative, soprattutto ove incidenti su diritti ed interessi economici di una moltitudine di soggetti giuridici, presenta indubbi profili di rischio; il quale non deriva esclusivamente dal malfunzionamento tecnico del software, ma anche dall’opacità dei criteri decisionali, dalla qualità dei dati utilizzati, dalla possibile presenza di bias discriminatori e dalla difficoltà nel ricostruire ex post il percorso logico seguito dal sistema.
In tale prospettiva, l’implementazione di processi decisionali automatizzati all’interno della pubblica amministrazione pare progressivamente avvicinarsi ad un modello di responsabilità fondato non tanto sulla colpa (come tradizionalmente intesa), quanto sulla gestione del rischio tecnologico. Fondamentale diviene allora predisporre adeguati sistemi di governance e meccanismi di audit, idonei a garantire il rispetto dei necessari requisiti di tracciabilità e supervisione umana, in linea con le direttrici tracciate dal diritto comunitario e con il principio di accountability ormai trasversalmente affermatosi nell’ordinamento.

Fondazione Campus Edilizia Brescia Ets presenta il Rapporto sulle Aree montane in collaborazione con Comunità Montana di Valle Trompia
CTra il 2019 e il 2023 le tre valli bresciane hanno registrato una popolazione stabile o in lieve calo, a differenza degli altri comuni della provincia e della città di Brescia che hanno continuato a crescere
on la presentazione del rapporto dedicato alle aree montane della provincia di Brescia, la Fondazione Campus Edilizia Brescia Ets ha messo a disposizione degli amministratori locali di Val Trompia, Val Sabbia e Val Camonica, nonché di tutti gli stakeholder interessati, un insieme di dati utili a promuovere un confronto costruttivo sugli indirizzi e sulle progettualità per il futuro prossimo dei territori vallivi. Lo studio, elaborato dal Cresme per la Fondazione, analizza in modo approfondito le dinamiche demografiche, economiche e territoriali di Val Camonica, Valle Sabbia e Val Trompia per individuare fragilità e leve di sviluppo. Nel corso dell’incontro, organizzato negli spazi e con la collaborazione dell’associata Comunità Montana di Valle Trompia, è emersa con chiarezza la marcata dicotomia del sistema territoriale provinciale tra ambiti vallivi ed extra-vallivi, sia sotto il profilo insediativo sia per quanto riguarda la struttura occupazionale. Le tre valli raggruppano complessivamente 83 comuni su 205, pari a circa il 40% del totale, distribuiti su ampie superfici montane e caratterizzati da una densità media significativamente inferiore rispetto al resto della provincia.
Dal punto di vista demografico, il rapporto ha evidenziato una maggiore fragilità dei contesti vallivi: tra il 2019 e il 2023 le tre valli hanno registrato variazioni della popolazione debolmente negative o
prossime alla stabilità, a fronte di una crescita, seppur moderata, negli altri comuni e nel capoluogo. Parallelamente, è stata rilevata una minore intensità occupazionale, con un numero di addetti per abitante inferiore rispetto alle aree extra-vallive e alla città di Brescia. “Questo studio rappresenta uno strumento fondamentale per comprendere le trasformazioni in atto nei territori montani e per orientare in modo consapevole le politiche future. Disporre di una base conoscitiva solida – dichiara il presidente di Fondazione Campus Edilizia Brescia Ets, Massimo Angelo Deldossi - è indispensabile per affrontare sfide strutturali come l’invecchiamento della popolazione e la riduzione della componente attiva. Il futuro di questi territori deve guardare ad una maggiore capacità di intercettare famiglie giovani offrendo accessibilità, lavoro e qualità dei servizi, elementi che oggi rappresentano il vero discrimine territoriale nella dinamica demografica provinciale”.
Elementi di confronto che sono stati approfonditi, dopo la presentazione del Rapporto “Brescia aree montane” da

Le valli mantengono una forte vocazione manifatturiera, con una specializzazione nei settori metalmeccanici e industriali superiore alla media provinciale
parte di Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme, durante la tavola rotonda moderata dal giornalista Adriano Baffelli, con gli interventi dello stesso Bellicini, di Massimo Ottelli, presidente della Comunità Montana di Valle Trompia, Giovanmaria Flocchini, presidente della Comunità Montana di Valle Sabbia, Ruggero Bontempi, consigliere del Consorzio Bim di Valle Camonica e sindaco del Comune di Berzo Inferiore; dei presidenti di: Fondazione Campus Edilizia, Massimo Angelo Deldossi, Uncem, Marco Bussone e Uncem Lombardia, Tiziano Maffezzini.
Particolare attenzione è stata dedicata alle prospettive future: lo scenario 2024–2033 ha delineato tendenze comuni di rallentamento della crescita, forte invecchiamento e crescente polarizzazione territoriale, con differenze significative tra le tre valli. La Val Camonica è risultata la più esposta al rischio di rarefazione demografica, la Valle Sabbia ha mostrato un profilo intermedio e “a doppia velocità”, mentre la Val Trompia si è distinta per una maggiore integrazione con l’area urbana bresciana.
“I dati – dichiara il presidente della Comunità Montana di Valle Trompia, Massimo Ottelli – hanno evidenziato con chiarezza l’impatto concreto di queste dinamiche sulle valli: il rischio è quello di un progressivo indebolimento dei territori più periferici, con effetti diretti su servizi, lavoro e qualità della vita. Allo stesso tempo, sono emerse opportunità legate alla capacità di integrazione economica e infrastrutturale, che possono rappresentare leve decisive per il futuro delle comunità locali”.
“Le aree montane bresciane rappresentano un patrimonio strategico per l’intero Paese – afferma il presidente di Uncem, Marco Bussone –. “È fondamentale rafforzare le politiche pubbliche e gli investimenti mirati, sostenendo le comunità locali e valorizzando le risorse che la montagna offre”. “Questi territori – aggiunge il presidente della Delegazione regionale della Lombardia di Uncem, Tiziano Maffezzini – pur tra fragilità strutturali, sono portatori di opportunità concrete in termini di sviluppo sostenibile, coesione sociale e innovazione. Tutti temi sui quali lavoriamo con gli enti locali per costruire percorsi di crescita in grado di generare valore e qualità della vita”.
Sul piano economico, il rapporto ha confermato la forte vocazione manifatturiera delle valli, con una quota di addetti significativamente superiore alla media provinciale e una marcata specializzazione nei settori metalmeccanici e industriali. Allo stesso tempo, è emersa una sottorappresentazione nei servizi avanzati, evidenziando un divario strutturale rispetto ai poli urbani. Il sistema infrastrutturale è risultato fortemente legato agli assi di fondovalle, che svolgono un ruolo strategico di connessione con Brescia e la pianura, pur evidenziando limiti nelle aree più interne e meno accessibili.
Nel complesso, il rapporto presentato ha restituito l’immagine di un sistema montano ancora fortemente produttivo ma attraversato da profondi squilibri demografici e territoriali, confermando la necessità di politiche mirate capaci di rafforzare l’attrattività, sostenere il ricambio generazionale e valorizzare le specificità locali.
Nell'immagine, da sinistra, Marco Bussone, Tiziano Maffezzini, Massimo Ottelli, Adriano Baffelli, Massimo Angelo Deldossi, Lorenzo Bellicini, Ruggero Bontempi e Giovanmaria Flocchini



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Boom di domanda, carenza di competenze. Il gap rischia di frenare la crescita.

Scarica il rapporto previsionale 2025-2029 del Sistema Informativo Excelsior
Il settore delle costruzioni si prepara a vivere nei prossimi anni una fase di forte sviluppo, ma con un rischio strutturale che potrebbe rallentarne la crescita: la mancanza di competenze tecniche adeguate. È questo il quadro che emerge dal rapporto previsionale 20252029 del Sistema Informativo Excelsior e dalle analisi di settore, che mettono in luce un paradosso sempre più evidente: mentre la domanda di lavoro aumenta, le imprese faticano a trovare profili idonei. Secondo le stime, nella filiera delle costruzioni e delle infrastrutture serviranno tra 226mila e 271mila nuovi tecnici entro il 2029, con un fabbisogno annuo di personale pari al 2,6%-3,1% degli occupati, superiore alla media degli altri settori industriali. “Per quanto riguarda gli operai specializzati – si legge nel rapporto Excelsior –, il fabbisogno maggiore, sia in valore assoluto sia come tasso di fabbisogno, riguarderà i lavoratori del settore delle costruzioni: circa 124-148mila gli occupati previsti, sia per la realizzazione e il mantenimento delle costruzioni, sia per la loro rifinitura. Si tratta di una domanda che riguarda non solo operai specializzati, ma anche figure tecniche intermedie e professionisti in grado di gestire cantieri complessi, processi digitalizzati e interventi legati alla rigenerazione urbana. A trainare questa crescita sono fattori strutturali ormai consolidati: la transizione ecologica, gli investimenti in infrastrutture, l’efficientamento energetico e l’innovazione tecnologica. Tuttavia, proprio questi driver stanno modificando profondamente il profilo delle competenze richieste. Oggi il settore non cerca più soltanto manodopera, ma tecnici capaci di utilizzare strumenti digitali avanzati, insieme a competenze green legate alla sostenibilità e alle normative ambientali. “Sarà sempre più rilevante il possesso di competenze digitali per le figure a elevata specializzazione e tecniche, in particolare per l’utilizzo di strumenti per la progettazione e la gestione dei progetti infrastrutturali come AutoCAD, 3D modelling, SAP2000, Building Information Modeling (Bim) – prosegue il rapporto –. In termini di competenze green, saranno importanti le capacità nell’ambito dell'efficientamento energetico, delle fonti rinnovabili, la conoscenza delle normative e protocolli ambientali e sulla protezione ambientale”. Il problema è che il
sistema formativo non riesce a stare al passo. Il mismatch tra domanda e offerta è ormai strutturale: mancano diplomati degli istituti tecnici e laureati nei percorsi professionalizzanti dedicati all’edilizia. In particolare, si registra una carenza significativa nei percorsi Cat (Costruzioni, Ambiente e Territorio), con un divario annuo che può arrivare fino a decine di migliaia di unità. Anche le nuove lauree professionalizzanti, pensate proprio per rispondere alle esigenze del mercato, non producono ancora numeri sufficienti. Questo squilibrio si riflette direttamente sulle imprese. Le indagini condotte tra le aziende artigiane mostrano che una quota rilevante fatica a trovare personale adeguato: circa un terzo non riesce a individuare candidati idonei e oltre la metà incontra difficoltà nella selezione, spesso a causa di competenze insufficienti o non aggiornate. Il rischio concreto è che la capacità di crescita del settore venga frenata proprio dalla mancanza di risorse umane qualificate. Il tema non riguarda solo la quantità di lavoratori, ma soprattutto la qualità. Le nuove sfide dell’edilizia richiedono figure ibride, capaci di integrare competenze tecniche, digitali e ambientali, e di operare in contesti sempre più complessi. In questo scenario, il ruolo dei tecnici – e in particolare dei geometri e dei professionisti dell’area costruzioni – diventa strategico sia per le imprese sia per la pubblica amministrazione.
Di fronte a questa situazione, emerge con forza la necessità di ripensare il rapporto tra formazione e mercato del lavoro. Non si tratta più di inseguire la domanda, ma di anticiparla, costruendo percorsi formativi più aderenti alle reali esigenze della filiera. Orientamento, rafforzamento degli istituti tecnici e sviluppo delle lauree professionalizzanti diventano così leve fondamentali per colmare il gap. In definitiva, il settore delle costruzioni si trova oggi davanti a una sfida decisiva: trasformare la carenza di competenze in un’opportunità di rinnovamento. Se da un lato il mismatch rappresenta un limite concreto, dall’altro evidenzia anche il potenziale di crescita di un comparto che, per continuare a svilupparsi, dovrà investire sempre più in capitale umano, innovazione e formazione.
sostenibilità
Disponibile il bilancio 2025. Un impegno volto a costruire valore per il settore e per il territorio
Il Bilancio di sostenibilità 2025 di Ance Brescia, consegnato in occasione dell’Assemblea generale di maggio, si configura come un documento centrale per comprendere l’evoluzione del settore delle costruzioni sul territorio e il ruolo dell’associazione nel guidare questo cambiamento. Non è soltanto una rendicontazione delle attività svolte, ma una narrazione organica che mette in relazione strategia, impatti e prospettive future, evidenziando come la sostenibilità sia ormai un elemento strutturale e non più accessorio per il comparto edilizio.
All’interno del bilancio emerge con chiarezza l’identità di Ance Brescia come soggetto di rappresentanza e di servizio, capace di coniugare la tutela degli interessi delle imprese con una visione più ampia orientata allo sviluppo sostenibile. La governance e l’organizzazione interna vengono presentate in un’ottica di trasparenza e responsabilità, sottolineando l’importanza di processi decisionali chiari e di un dialogo costante con gli stakeholder. In questo senso, il bilancio diventa anche uno strumento di fiducia, attraverso il quale l’associazione rende conto del proprio operato e rafforza il legame con il territorio. Un aspetto particolarmente rilevante riguarda la capacità di Ance Brescia di generare valore non solo per le imprese associate, ma per l’intero sistema economico locale. Il documento evidenzia infatti come le attività di supporto, formazione e consulenza contribuiscano a migliorare la qualità e la competitività



La sostenibilità emerge come una leva strategica per rafforzare la competitività e costruire un futuro più equilibrato
del settore, accompagnando le imprese in un contesto in continua trasformazione. La crescita delle competenze, la qualificazione professionale e l’attenzione al capitale umano vengono descritte come leve fondamentali per affrontare le sfide future.
Il cuore del bilancio è rappresentato dall’analisi delle performance in chiave Esg, dove trovano spazio i principali ambiti di intervento dell’associazione. Sul piano ambientale, emerge una crescente attenzione verso la gestione dei rifiuti da costruzione, il recupero dei materiali e la promozione di pratiche orientate all’economia circolare. Questi temi sono trattati non solo come obbli-
Bilancio di sostenibilità 2025 di Ance
Visualizza il Bilancio di Sostenibilità 2025 di Ance Brescia
La sostenibilità è ormai un elemento strutturale e non più accessorio per il comparto edilizio
ghi normativi, ma come opportunità per innovare i processi produttivi e ridurre l’impatto del settore. Parallelamente, il documento sottolinea il ruolo dell’innovazione e della digitalizzazione come fattori abilitanti per una nuova edilizia, più efficiente e sostenibile. L’adozione di tecnologie avanzate e l’ottimizzazione dei processi rappresentano infatti strumenti indispensabili per migliorare la produttività e rispondere alle nuove esigenze del mercato. Grande attenzione è dedicata anche alla dimensione sociale, con un focus su sicurezza, formazione e attrattività del settore. Il bilancio mette in evidenza l’impegno nel promuovere ambienti di lavoro sicuri e nel favorire l’ingresso delle nuove generazioni, elementi considerati essenziali per garantire continuità e sviluppo al comparto. In questo quadro, il lavoro non è visto soltanto come fattore produttivo, ma come valore da tutelare e valorizzare. Anche all’interno dell’Associazione, “grande attenzione è dedicata alle persone” chiarisce il presidente Massimo Angelo Deldossi, nella sua lettera d’introduzione al Bilancio. “Il rafforzamento delle politiche di welfare aziendale
a favore dei dipendenti insieme alle attività formative – che nel 2025 hanno superato le 800 ore complessive –testimoniano una visione che pone il capitale umano al centro della strategia organizzativa”.
Il legame con il territorio rappresenta un ulteriore filo conduttore del documento. Ance Brescia si propone come interlocutore attivo nei confronti delle istituzioni e della comunità, contribuendo allo sviluppo economico e sociale locale. Il settore delle costruzioni viene così descritto come un motore di crescita, capace di generare ricadute positive diffuse. Nel complesso, il Bilancio di sostenibilità 2025 restituisce l’immagine di un settore in trasformazione, chiamato a integrare sempre più i principi Esg nei propri modelli operativi. La sostenibilità emerge come una leva strategica per rafforzare la competitività e costruire un futuro più equilibrato, in cui innovazione, responsabilità e sviluppo procedano insieme. Ance Brescia, attraverso questo documento, si conferma come un punto di riferimento per accompagnare le imprese in questo percorso, promuovendo una cultura della sostenibilità sempre più diffusa e consapevole.


Nel panorama del trasporto industriale e commerciale, ci sono realtà che non si limitano a vendere veicoli, ma costruiscono nel tempo vere e proprie partnership basate sulla fiducia. Viva Brescia Diesel è una di queste eccellenze: una storia iniziata nel 1974 dall’unione di due storiche aziende familiari e che oggi, dopo oltre cinquant'anni di attività, rappresenta il punto di riferimento per l'intera provincia di Brescia.
Con la sede principale a Castegnato che si estende su una superficie di 40.000 m² (di cui 15.000 coperti), Viva Brescia Diesel non è solo una concessionaria, ma un ecosistema di servizi integrati. Essere partner di marchi leader del mercato come Iveco, Fiat Professional e Piaggio Commercial significa offrire ai professionisti il meglio della tecnologia, dell'efficienza e della robustezza meccanica. Tuttavia, la vera forza del gruppo è la gestione del cliente a 360 gradi: il quale non è mai lasciato solo. Dalla prima consulenza d'acquisto, curata da professionisti in grado di interpretare le mutabili esigenze del mercato, fino alla valutazione e ritiro dell'usato, ogni fase viene gestita con una meticolosità che solo un’esperienza pluridecennale può garantire. Per supportare al meglio gli investimenti delle aziende, Viva Brescia Diesel propone piani finanziari flessibili e personalizzati in collaborazione con CNH Capital, consentendo a ogni realtà di strutturare l'acquisto in modo sostenibile.

ASSISTENZA E POST-VENDITA: IL CUORE PULSANTE
Il lavoro dei professionisti del trasporto non si ferma mai, e Viva Brescia Diesel lo sa bene. Per questo, la struttura si avvale di una rete capillare di 11 officine autorizzate, di cui due di proprietà diretta. L’officina centrale di 3.000 m² è un gioiello di efficienza dove si effettuano riparazioni meccaniche, revisioni ministeriali, servizio gommista (con allineamento e convergenza) e installazione di cronotachigrafi digitali. A questo si aggiunge una carrozzeria all’avanguardia e un servizio di assistenza stradale attivo 24 ore su 24, 365 giorni all’anno. In un settore dove il "fermo veicolo" rappresenta un costo critico, la continuità operativa del business è garantita anche da contratti di manutenzione su misura M&R (Maintenance and Repair), studiati per azzerare gli imprevisti e pianificare i costi di gestione.
L’adattabilità è la chiave del successo moderno. Attraverso il brand VBD Rent, l'azienda offre soluzioni di noleggio a lungo termine su vetture e veicoli commerciali fino a 35 quintali, collaborando con i top player del settore. Per chi necessita di flessibilità immediata, il noleggio a breve termine risponde prontamente ai picchi di lavoro stagionali. Grande attenzione è riservata al reparto usato: un ampio assortimento di mezzi multimarca, sia leggeri che pesanti, rigorosamente ispezionati, certificati e garantiti. Se il passato di Viva Brescia Diesel è radicato nella tradizione meccanica, il futuro corre lungo la direttrice della sostenibilità, promuovendo anche veicoli a basso impatto ambientale e soluzioni ecocompatibili per guardare oltre l’orizzonte, puntando su un domani più green.
di Franco Robecchi, ingegnere e autore

Nel 1899, anno in nacque anche la Fiat e fu fondata la squadra di football Milan, il direttore del “Corriere della Sera” decise di pubblicare un allegato settimanale al suo giornale, che costituisse un fiore all’occhiello rispetto alla seriosità del quotidiano. Doveva essere di facile lettura, vivace e colorato. Intendeva rivolgersi anche a un settore un po’ diverso dal pubblico dei normali lettori del maggiore quotidiano italiano, esistente ormai da 23 anni. Pensava a un pubblico più incuriosito della vita consueta che non dei grandi temi politici o economici, attirato dalla piccola cronaca, magari anche rosa, e dai fatti di cronaca che affascinavano o intimorivano. Pensava anche ai ragazzi e alle persone semplici, che più di altre potevano essere attratte da immagini molto comunicative, magari a colori, magari disegnate da un abile pittore.

L’allegato settimanale del Corriere fu chiamato 'La Domenica del Corriere' e divenne una sorta di rivista molto gradita e apprezzata, soprattutto grazie alle due tavole disegnate a colori in copertina e nell’ultima pagina

La tradizione dell’illustrazione grafica sulla stampa, soprattutto di riviste periodiche, era ormai consolidata da una cinquantina d’anni, in Europa e in Italia. Era una tradizione impersonata da una schiera di grandi artisti dell’illustrazione. La pubblicazione di un periodico molto più esplicitamente dedicato a ragazzi e bambini non sarebbe tardata. Nel 1908 apparve il “Corriere dei piccoli”, che i lettori dai capelli grigi ricorderanno, anche perché durò in edicola sino al 1995, sia pure dopo un ventennio di declino.
L’allegato settimanale del Corriere fu chiamato “La Domenica del Corriere” e divenne una sorta di rivista molto gradita e apprezzata, soprattutto grazie alle due tavole disegnate a colori in copertina e nell’ultima pagina. Fino dalla fondazione il direttore del giornale chiamò, per l’illustrazione, il pittore vicentino (nato ad Arzignano)
Achille Beltrame. Sarebbe rimasto in quel ruolo per oltre 40 anni, divenendo familiare ai lettori. Le sue tavole furono sempre più apprezzate per il perfezionarsi del realismo, del dinamismo e della tempestività delle vicende raffigurate. Il giornale prediligeva eventi di forte impatto, spesso di cronaca nera. Non vi era disastro che non fosse immortalato sulle copertine della “Domenica del Corriere”: cadute di veicoli nei dirupi, incendi di teatri, bambini salvati sui binari del treno che arrivava, attentati a qualche re, scontri di guerra, terremoti. Però vi erano anche, in misura ridotta, eventi lieti, come le nozze di qualche principessa, il ritorno di un esploratore o il ballo di corte. Prima che, nel 1925, Mussolini istituisse l’istituto cinematografico Luce, che portò nelle sale cinematografiche la cronaca, precursore dei nostri telegiornali, la visione degli eventi, in Italia, rimaneva sulla carta, dove era nata. L’esempio più illustre era costituito dalla rivista “L’Illustrazione Italiana”, splendido periodico, fondato nel 1873, nel quale si esprimeva la migliore qualità di illustratori e maestri incisori che facevano di ogni pagina un’opera d’arte. La rivista riprendeva esempi francesi più vecchi e altrettanto ammirevoli, come “L’Illustration”, dal 1843, o come “Le Monde illustré”, dal 1857. Le annate di queste



Prima che, nel 1925, Mussolini istituisse l’istituto cinematografico Luce, che portò nelle sale cinematografiche la cronaca, la visione degli eventi, in Italia, rimaneva sulla carta

riviste sono oggi un piacere per gli occhi perché l’abilità dei disegnatori e degli incisori raggiunse vette che non potranno essere più eguagliate. La fotografia, che proprio l’Illustration pubblicò per la prima volta nella stampa francese, nel 1891, nonostante la sua non giovane nascita, nel 1839, montava la sua efficacia e rendeva sempre più agevole il suo utilizzo. Benché non vi fosse confronto fra la statura culturale e artistica delle incisioni e la sommarietà casuale delle fotografie, queste ultime iniziarono ad erodere il trono delle illustrazioni disegnate, che già alla fine del secolo cominciarono, malauguratamente, a scomparire. Tut-
tavia il disegno di cronaca riempiva uno spazio irraggiungibile dalla fotografia, che molto raramente poteva rappresentare un evento nel momento in cui accadeva. Non esisteva una fotografia che potesse raffigurare lo scontro fra un treno e un’automobile, l’attacco di un’aquila alla famiglia che faceva un picnic sul prato o il palombaro assalito da una piovra. Ancora oggi, nonostante la diffusione delle macchine fotografiche, dei filmati giornalistici e persino dei telefonini con incorporata una fotocamera, ormai in tasca di ognuno, sono pochi gli eventi improvvisi che sono dettagliatamente ritratti. Anche quando questo avviene le

immagini sono sempre confuse e non sono paragonabili alla chiarezza della situazione e alla definizione dei dettagli che solo un disegnatore può ricreare. La “Domenica del Corriere” poteva fare tutto ciò e continuò a farlo sino al 1989. Nel 1945 il glorioso maestro illustratore delle sue tavole, Achille Beltrame morì e la mano passò a un altro artista straordinario: Walter Molino. Egli già dal 1941 collaborava con Beltrame, alternandosi i due nella realizzazione delle tavole. Il tono dei contenuti continuò a essere orientato agli eventi “forti” per cui la vita del lavoro e della normalità era trascurata.
La fotografia iniziò ad erodere il trono delle illustrazioni disegnate, che già alla fine del secolo cominciarono, malauguratamente, a scomparire

In tale selezione cadde anche il mondo delle costruzioni. Una lente sui cantieri fu raramente mirata. Anche in questo settore il caso eclatante, il disastro prevaleva. Le costruzioni appaiono sui disegni della “Domenica del Corriere” quasi solo per crolli, incidenti del lavoro o situazioni eccezionali. Qui si riportano alcune delle non molte tavole reperite e, fra di esse, si nota lo spostamento di un’intera, grande parete muraria, che recava un affresco. Anche le grandi gallerie furono prese in considerazione, e qui abbiamo una scena dello scavo della galleria del Sempione nel 1905. In epoca fascista una scena di cantiere si ha per i gran-
di sventramenti urbanistici romani, nel 1932. Un cantiere edile raffigurato si ha anche per il restauro e ricostruzione del castello sforzesco di Milano, nei primi anni del Novecento. Naturalmente, i pezzi forti sono riferiti alle disgrazie, come crolli o cadute dalle impalcature. Meno male che abbiamo anche un tocco persino divertente nella tavola che mostra gli spericolati operai, seduti su una trave in ferro di un grattacielo newyorchese, mentre pranzano, serviti da un cameriere equilibrista che porta loro le vivande camminando su pochi centimetri delle alette d’acciaio, a svariate decine di metri d’altezza sul vuoto.
Il mondo delle costruzioni apparve raramente nelle tavole della rivista e quasi sempre in relazione a crolli, incidenti sul lavoro o situazioni eccezionali



La trasformazione digitale del comparto delle costruzioni non è più un tema da convegni riservati agli addetti ai lavori, ma una condizione necessaria per operare in un mercato sempre più esigente, regolamentato e orientato all'efficienza. Sebbene storicamente meno digitalizzato rispetto ad altri comparti industriali, l'edilizia odierna vede nella gestione del dato uno dei principali driver di competitività. È questo il principio che ha guidato l’incontro dedicato al Gruppo Giovani di Ance Brescia e promosso da DVArea tramite Bimfactory (società di consulenza specializzata nella specializzata nell'implementazione di soluzioni di Gestione Informativa Digitale del gruppo), finalizzato a mostrare il valore della metodologia Bim nei processi progettuali e realizzativi.
Ridurre il Building Information Modeling a un software di modellazione tridimensionale equivale a confondere il linguaggio con il processo che esso veicola. Il Bim è una metodologia di governo dell'informazione, un'infrastruttura semantica condivisa che orchestra dati, attori e decisioni lungo l'intero ciclo di vita dell'opera, dalla strategia progettuale alla gestione operativa, fino alla sua eventuale riconfigurazione o dismissione. Mentre i disegni tradizionali sono rappresentazioni statiche e frammentate, il Bim agisce come un vasto database informativo, capace di raccogliere, organizzare e aggiornare dati fisici, prestazionali e funzionali del manufatto, trasformando il modello in un vero e proprio ambiente collaborativo da cui attingere gli strumenti necessari a seconda della complessità della commessa. In questo contesto assumono particolare rilievo le cosiddette "dimensioni" del Bim. Se il 3D restituisce la rappresentazione geometrica dell'edificio, il 4D introduce il fattore tempo, che consente di correlare agli oggetto del modello al cronoprogramma delle lavorazioni e redendo possibile simulare le sequenze costruttive, verificare la fattibilità delle fasi di montaggio e monitorare l'avanzamento dei lavori. Il 5D integra invece la componente di quantificazione e, come derivata, di computazione e/o contabilizzazione economica. Ogni elemento modellato può essere associato alle voci di computo e ai relativi costi, consentendo una gestione dinamica dei budget, della contabilizzazione e delle varianti. Attraverso strutture di scomposizione come la Work Breakdown Structure (Wbs), il modello dialoga con computi e pianificazioni, offrendo alle imprese strumenti di controllo prima difficilmente raggiungibili. Esperienze concrete dimostrano come l’uso di modelli coordinati faciliti la produzione prefabbricata e anche l’interfaccia, tramite il modello geometrico, con le macchine a controllo numerico (Cnc), ottimizzando potenzialmente l'intera filiera produttiva.
Un punto critico rimane l'interoperabilità. L'uso del formato standard aperto Ifc garantisce la trasmissi-
Il Bim come motore di efficienza e controllo nel cantiere moderno
bilità dei dati tra diversi software proponendosi come una lingua digitale universale, pur presentando ancora dei limiti tecnologici per quanto riguarda l’editing diretto delle informazioni. Un altro aspetto decisivo riguarda il quadro normativo. Negli appalti pubblici superiori ai due milioni di euro il ricorso al Bim è ormai obbligatorio. In questo scenario acquistano centralità tre documenti contrattuali: il Capitolato Informativo, con cui la stazione appaltante definisce obiettivi e requisiti; l'Offerta di Gestione Informativa, proposta tecnica presentata in gara e destinata a diventare parte integrante del contratto; il Piano di Gestione Informativa, che disciplina operativamente lo sviluppo delle

attività dopo l'aggiudicazione. Ignorare queste dinamiche espone le imprese a rischi sanzionatori e a trattenute economiche crescenti.
Uno dei vantaggi più tangibili delle applicazioni pratiche si evidenzia nella conduzione delle attività di coordinamento, che possono avvalersi di processi automatizzati e analitici per la ricerca di eventuali criticità e/o interferenze (processo denominato anche come “clash detection”). Individuare interferenze geometriche, mancanza di spazi di manutenzione o sovrapposizioni temporali prima dell'inizio dei lavori riduce drasticamente le rilavorazioni e le varianti in corso d'opera. Attraverso sistemi di issue tracking ogni problematica viene documentata, assegnata e monitorata, centralizzando ogni criticità direttamente sul modello. Le tecnologie di frontiera, come il rilievo tramite nuvole di punti e laser scanner, consentono oggi di confrontare lo stato realizzato con il modello di progetto, evidenziando scostamenti millimetrici tramite mappe cromatiche. La sfida per le imprese non è tuttavia solo tecnologica, ma anche organizzativa. Il knowledge management, ovvero la capacità di gestire internamente o attraverso consulenti qualificati il flusso delle informazioni, rappresenta uno degli elementi chiave per mantenere il controllo dei processi e migliorare le performance aziendali. Investire nel Bim significa ridurre l’incertezza e

Investire nel Bim significa ridurre l’incertezza e trasformare la gestione del cantiere in un processo sempre più strutturato
trasformare la gestione del cantiere in un processo industriale fluido e prevedibile, sempre più strutturato. In questa direzione si inserisce l’impegno del Gruppo Giovani di Ance Brescia che, nell’ambito delle attività previste per l’attuale triennio, sta promuovendo momenti di approfondimento dedicati all’innovazione e al controllo di gestione d’impresa. Accanto a questi appuntamenti formativi, nelle ultime settimane i componenti del Gruppo hanno partecipato anche a visite in cantiere, con l’obiettivo di affiancare all’analisi teorica il confronto diretto con esperienze operative e buone pratiche già applicate sul campo. Nello specifico, sono stati visitati il cantiere del nuovo ponte di Palazzolo sull’Oglio, realizzato da Facchetti Costruzioni, e il cantiere di Cologne per la realizzazione, ad opera di Vezzola Spa, di uno stabilimento produttivo destinato al confezionamento di prodotti alimentari.

"Ciò che distingue Bimfactory è l'approccio da atelier: una conoscenza specialistica costruita sul campo, in settori molto diversi tra loro, che permette di calibrare la soluzione sul contesto reale dell'impresa, anziché imporre un modello astratto. È in questa coerenza tra metodo e specificità che la transizione digitale smette di essere un costo e diventa un investimento generativo."
Alvise Verì, Architect, Associate DVArea | Head of Digital Consulting Dept. Bimfactory

"Il Bim non è soltanto uno strumento digitale, ma un nuovo modo di gestire il cantiere e l’intero processo edilizio. Il Gruppo Giovani Ance Brescia sta promuovendo momenti di confronto e crescita tra imprese e professionisti per diffondere competenze e cultura dell’innovazione. Un ringraziamento a DVArea per questo appuntamento e per aver contribuito a stimolare un confronto così utile per le nostre imprese."
Davide Castelli, presidente Gruppo Giovani Ance Brescia

Prosegue il percorso di espansione nazionale di Check, la piattaforma digitale di cantiere nata a Brescia nell’ambito del “Patto di legalità” promosso dalla Cassa edile di Brescia insieme ad Ance Brescia, alle organizzazioni sindacali (Feneal-Uil, Filca-Cisl, Fillea-Cgil), ad Eseb, agli ordini professionali e alle istituzioni locali. Un progetto che, nel tempo, si è affermato come strumento innovativo per la gestione, il controllo e la trasparenza nei cantieri edili. A conferma della crescente diffusione su scala nazionale, si registra l’adesione della Cassa edile Napoli, che entra ufficialmente nella rete degli enti che utilizzano il portale. Un ingresso significativo, che consolida il modello di collaborazione tra territori e rafforza l’obiettivo di costruire un sistema condiviso, orientato alla legalità e alla qualificazione del settore.
«Entrare in Check – afferma il presidente della Cassa edile Napoli, Rodolfo Girardi – significa aderire a un progetto che mette al centro legalità, responsabilità e innovazione. Crediamo che strumenti come questo siano fondamentali per accompagnare le imprese e garantire correttezza lungo tutta la filiera del cantiere». Il vicepresidente della Cassa edile Napoli, Valerio Me -
dici, aggiunge: «La collaborazione con Cassa edile Brescia e con gli altri enti già coinvolti ci consente di contribuire attivamente a un modello organizzativo moderno, capace di rispondere alle esigenze operative delle imprese e di rafforzare i controlli a tutela del lavoro regolare».
Check si configura, infatti, come un portale digitale riconosciuto dalle parti sociali, capace di integrare e semplificare gli adempimenti documentali di cantiere, migliorando al contempo la sicurezza e l’organizzazione operativa. Grazie a funzionalità avanzate e a un continuo aggiornamento tecnologico, la piattaforma consente un controllo più efficace dei processi e una gestione più trasparente della filiera. Determinante, in questo percorso, è il ruolo di Cape, tra i principali promotori e motori dello sviluppo del progetto. L’ente ha contribuito non solo alla nascita di Check, ma anche alla sua evoluzione, sostenendo l’implementazione di nuove funzionalità e favorendo il dialogo tra i diversi territori coinvolti.
L’adesione della Cassa edile Napoli rappresenta dunque un ulteriore passo avanti verso la costruzione di una rete nazionale sempre più ampia. A questa crescita si affianca anche l’in-
Check si configura come un portale digitale riconosciuto dalle parti sociali, capace di integrare e semplificare gli adempimenti documentali di cantiere, migliorando al contempo la sicurezza e l’organizzazione operativa
gresso recente di Assimpredil Milano, ulteriore segnale della capacità della piattaforma di attrarre realtà di primo piano nel panorama delle costruzioni. «L’ingresso in Check riflette la volontà di contribuire a strumenti concreti e condivisi per la gestione del cantiere –dichiara Giovanni Deleo, presidente di Assimpredil Ance. Riteniamo strategico mettere a sistema esperienze territoriali diverse, valorizzando soluzioni già


efficaci. In questa prospettiva, la collaborazione tra attori del settore diventa leva essenziale per accompagnare l’evoluzione organizzativa delle imprese.
Lavorare su piattaforme comuni significa anche rafforzare coerenza e qualità lungo tutta la filiera, in linea con i principi promossi dal Cis». L’adesione di Assimpredil Ance al portale Check si inserisce infatti in una prospettiva di complementarità con il Codice di Condotta Cis - Cantiere Impatto Sostenibile, nel quadro delle iniziative promosse dall’associazione milanese e volte a rafforzare sostenibilità, trasparenza ed efficienza nei cantieri.
Con questi ingressi, Check consolida il proprio ruolo di piattaforma di riferimento per un sistema delle costruzioni in evoluzione, aperta al contributo dei territori e orientata allo sviluppo di un modello di cantiere sempre più integrato, digitale e fondato su principi di legalità e innovazione.
Parallelamente, la piattaforma continua a investire nell’innovazione, con l’avvio di un percorso di integrazione dell’intelligenza artificiale, pensato per semplificare ulteriormente i processi, rafforzare i controlli e supportare imprese e lavoratori nella gestione quotidiana delle attività di cantiere.
te a disposizione di impiegati e ope rai un pacchetto dedicato alla salute cardiovascolare. Si tratta di un’opportunità resa possibile anche grazie ai versamenti effettuati dalle imprese iscritte in Cassa edile, che attraverso questo sistema contribuiscono concretamente a garantire prestazioni di welfare sanitario ai propri lavoratori. L’iniziativa è rivolta a uomini e donne a partire dai 40 anni e propone un percorso diagnostico completo, pensato per individuare in modo tempestivo eventuali fattori di rischio o problematiche cardiache. Il programma comprende esami fondamentali come analisi del sangue,
Per attivare il servizio è sufficiente registrarsi al portale Sanedil, accedere alla propria area riservata e inoltrare la richiesta selezionando il pacchetto di prevenzione cardiovascolare. Una volta completata la procedura, il lavoratore riceverà l’elenco delle strutture sanitarie convenzionate presso cui effettuare gli esami. Si tratta di un’opportunità importante per prendersi cura della propria salute in modo semplice ed efficace. Per ulteriori informazioni o per ricevere supporto nella procedura, la Cassa edile resta a disposizione degli iscritti al numero 030 289061.



Anche la formazione nel settore edile bresciano attraversa ottant’anni di storia. Dopo aver reso omaggio, nel precedente numero, alle prestazioni e alle assistenze della Cape, ripercorriamo le tappe che hanno visto l’Ente sistema edilizia Brescia diventare un riferimento per la preparazione dei futuri professionisti del settore. In continuità con il percorso intrapreso dalla Scuola edile bresciana, che dal dopoguerra ha accompagnato il cammino professionale di molti imprenditori e lavoratori edili del territorio, Eseb è diventata testimone di un percorso fatto di crescita, inno -
vazione e di una costante attenzione al mondo del lavoro. Prima, sostenendo la formazione degli addetti del comparto edilizio in un periodo in cui Brescia — e così in tutta Italia — era impegnata nella ricostruzione per ridare forma alle città e speranza alle comunità. Poi evolvendosi per diventare un punto di riferimento anche per la sicurezza nei cantieri, integrando nel 2015 le funzioni del Comitato paritetico territoriale di Brescia e provincia. L’ente ha così costruito un sistema solido e riconosciuto, capace di rispondere alle esigenze di un mercato in continuo cambiamento. Un aspetto centrale di questi 80 anni è proprio l’investimento nelle persone. Attraverso percorsi formativi qualificati, aggiornamenti continui e iniziative dedicate ai giovani, Eseb ha contribuito a creare competenze e professionalità fondamentali per il territorio. In un settore complesso come quello edilizio, la formazione non è solo un valore aggiunto, ma una condizione indispensabile per garantire sicurezza, innovazione e competitività.
Accanto alla formazione, la sicurezza sul lavoro ha rappresentato un pilastro imprescindibile dell’attività dell’ente. Promuovere una cultura della prevenzione e della responsabilità ha significato, negli anni, salvaguardare vite umane e migliorare la qualità complessiva del lavoro nei cantieri.
Oggi, mentre celebra questo importante anniversario, Eseb si trova di fronte a nuove sfide: la transizione ecologica, l’innovazione tecnologica, la digitalizzazione dei processi e la sostenibilità

delle costruzioni. Trasformazioni che richiedono un costante aggiornamento delle proposte didattiche. L’edilizia, infatti, non è più quella di qualche decennio fa e l’ente ha progressivamente ripensato la propria offerta formativa integrando contenuti legati alla digitalizzazione dei cantieri, al Building Information Modeling (Bim), alle tecniche costruttive innovative e alla prevenzione avanzata dei rischi.
Da alcuni anni ospita inoltre nei propri spazi anche il percorso Its Academy “I Cantiere dell’Arte”, un’iniziativa che unisce alta formazione tecnica ed esperienza pratica, preparando figure professionali specializzate nell’ambito del restauro, della valorizzazione e dell’intervento sul patrimonio edilizio e artistico. Questa presenza rafforza ulteriormente il ruolo dell’ente come hub formativo, capace di integrare competenze diverse e rispondere alle nuove esigenze del settore.
Un’evoluzione significativa del sistema formativo in cui si inserisce anche Eseb è rappresentata infine dalla nascita della filiera tecnologico-professionale “4+2”, che sta ridisegnando il rapporto tra scuola, formazione tecnica e mondo del lavoro, combinando questi mondi in un sistema integrato, per sviluppare competenze aggiornate, in linea con la trasformazione digitale, la sostenibilità e l’innovazione dei processi edilizi.
Gli ottant’anni di Eseb non rappresentano dunque un punto di arrivo, ma una tappa significativa di un percorso destinato a continuare. Con lo stesso spirito che ha guidato la sua nascita.
Un’iniziativa per stimolare i giovani a riflettere sul valore dell’empatia e della gestione dello spazio interpersonale, favorendo relazioni sane e comportamenti inclusivi. Questo il filo conduttore degli appuntamenti del progetto “Confini rispettosi”, promosso dal ramo scuola di Eseb che ha avviato, nella sede di via della Garzetta di Brescia, un significativo percorso di sensibilizzazione rivolto agli studenti del primo anno del corso di operatore edile dell’Ente sistema edilizia Brescia e alle classi prime del Cfp Marcolini di Breno. «Il crescente fenomeno del bullismo mi ha spinta a riflettere e ad impegnarmi nell’ideazione di un percorso educativo extra aula», racconta Alessandra Magri, professoressa di Eseb. «Ci siamo resi conto di quanto sia fondamentale accompagnare i ragazzi nella costruzione di relazioni sane e contesti inclusivi, aiutandoli a gestire e risolvere i conflitti». Il progetto, articolato in sei incontri di due ore ciascuno, si sviluppa attraverso approcci differenti ma complementari. Il primo, di carattere più didattico, consiste in attività di confronto e discussione guidate dalla psicologa Stefania Galli; il secondo, più fisico e curato dall’Asd Chim Dai Bang, prevede una serie di lezioni di autodifesa. L’associazione sportiva specializzata in arti orientali vietnamite e da combattimento ha, da oltre trent’anni, un obiettivo a senso unico: insegnare la disciplina, a gestire lo spazio fisico e difendersi. Sara Ravelli, atleta con importanti successi nazionali e internazionali nelle discipline da tatami, ha affiancato il padre e fondatore Giampaolo durante l’esperienza con gli studenti: «Per noi è fondamentale aiutarli a riconoscere e gestire le proprie emozioni. Spesso incontriamo giovani di talento che faticano a

comprendere ciò che provano e finiscono per trasformare le difficoltà in aggressività. Il nostro compito non è solo formarli dal punto di vista sportivo, ma anche guidarli in un percorso di crescita personale». Tra gli altri aspetti dell’intelligenza emotiva affrontati, anche la capacità di adattarsi ai cambiamenti, ponderare le proprie azioni e creare connessioni. «I giovani trascorrono molto tempo a scuola, perciò è importante che siano proprio gli istituti a promuovere queste iniziative. Le competenze emotive favoriscono l’apprendimento e il rendimento scolastico, ma il ruolo della scuola deve integrarsi alla funzione educativa della famiglia» conclude la psicologa Stefania Galli. La prima edizione del progetto è stata accolta molto positivamente anche dai ragazzi: «Sono soddisfatto perché mi ha aiutato a sentirmi più sicuro di me stesso», racconta Daniel Benzoni, studente del Cfp Marcolini di Breno. «Credo che possa essere utile anche per affrontare situazioni difficili a scuola, come gli episodi di bullismo».Un’opinione condivisa anche dallo studente di Eseb Alessandro Folli: «Mi aspettavo un approccio più teorico, invece è stato interessante imparare concretamente le basi della difesa personale. Spero che in futuro vengano organizzati altri progetti simili».
I PILASTRI DI UN’EDILIZIA VIRTUOSA
GUIDANO UNA CRESCITA SENZA FINE

FORMAZIONE - LAVORO - QUALI FICAZIONE - LEGALITÀ - SICUREZZA - WELFARE - TRASPARENZA - INNOVAZIONE
CAPE
CASSA ASSISTENZIALE PARITETICA EDILE BRESCIA
Via Guglielmo Oberdan, 122 – Brescia www.cassaedilebrescia.it
ESEB
ENTE SISTEMA EDILIZIA BRESCIA
Via della Garzetta, 51 – Brescia www.eseb.it

Dalle newsletter settimanali di maggio e giugno 2026, una panoramica su alcune delle ultime novità in tema di urbanistica, sicurezza, lavoro e lavori pubblici. Tutte le notizie sono riportate anche sul sito internet dell’Associazione: ancebrescia.it.
Recupero dei
sottotetti: la cassazione apre alla deroga sulle distanze
La sentenza della Cassazione Civile del 20 maggio 2026 ha chiarito che il recupero dei sottotetti destinati a uso abitativo può essere realizzato anche in deroga alle distanze minime tra edifici e dai confini, entro i limiti stabiliti dalla normativa vigente e, in particolare, dalla disciplina regionale applicabile. In questi casi, dunque, il recupero del sottotetto può essere valutato non come nuova costruzione, ma come intervento di ristrutturazione o recupero del patrimonio edilizio esistente, con riflessi rilevanti anche sul tema delle distanze. Per saperne di più scrivere all’ing. Angelo Grazioli all’indirizzo e-mail: angelo.grazioli@ancebrescia.it.
Ricostruzione di ruderi: il Tar Lazio ribadisce i limiti della ristrutturazione edilizia
La ristrutturazione edilizia presuppone l’esistenza di un organismo edilizio preesistente chiaramente individuabile. In particolare, è necessario accertare con sufficiente certezza l’originaria volumetria e la sagoma d’ingombro del fabbricato. Solo in presenza di tali elementi è infatti possibile valutare le modifiche ammissibili e ricondurre l’intervento nell’ambito del

recupero del patrimonio edilizio esistente. Al contrario, gli interventi realizzati su ruderi, edifici da tempo demoliti, anche solo in parte, o su manufatti ormai diruti, non possono essere qualificati come ristrutturazione edilizia. In queste ipotesi, l’opera assume infatti la natura di nuova costruzione, con conseguente applicazione della disciplina urbanistica ed edilizia. Per maggiori dettagli visitare il sito www.ancebrescia.it.

La sentenza del Tar Lombardia, Brescia del 12 maggio 2026 ha contribuito a delineare i confini della ristrutturazione edilizia demo-ricostruttiva. Oggi possono rientrare in tale categoria anche interventi che comportano la realizzazione di un organismo edilizio in tutto o in parte diverso da quello originario. Tuttavia, la possibilità di apportare modifiche non è illimitata. L’intervento può essere qualificato come ristrutturazione edilizia solo se conserva un collegamento funzionale e urbanistico con l’edificio preesistente. Diversamente, se l’opera non mantiene alcun elemento riconducibile all’originale e determina un carico urbanistico nuovo, essa deve essere considera-
ta come nuova costruzione. Per ulteriori informazioni e approfondimenti è possibile contattare gli uffici di Ance Brescia.
Immobili condonati: il Consiglio di Stato riconosce la piena legittimità urbanisticoedilizia
Il Consiglio di Stato ha stabilito che l’immobile oggetto di condono edilizio, una volta rilasciato il titolo in sanatoria, acquista piena legittimità urbanistico-edilizia e può essere assoggettato agli stessi interventi consentiti per gli immobili regolarmente assentiti, inclusa la ristrutturazione edilizia. Il condono, pur restando una fattispecie eccezionale prevista dalla legge, non può lasciare l’immobile in una condizione giuridica incerta o “di serie B”. Al contrario, il bene deve ritenersi pienamente legittimato sotto il profilo edilizio.
Aggiornamento del sistema “Check portale di cantiere”
La Cassa Edile comunica che il sistema “Check - Portale di Cantiere” sarà aggiornato al fine di adeguarsi alle nuove disposizioni introdotte dalla normativa entrata in vigore in attuazione dell’Accordo Stato-Regioni di aprile 2025, riguardante la gestione della formazione in materia di sicurezza. Cape informerà le imprese circa i nuovi nomi e le nuove classificazioni dei corsi e le relative scadenze formative previste dalla normativa vigente. Non è richiesta alle imprese alcuna

modifica manuale per i corsi già caricati. Per chiarimenti o necessità contattare il servizio assistenza di Check al numero verde 800036458 o all’indirizzo e-mail: info@check-cantiere.it.
LAVORO
Riorganizzazione dell’Archivio nazionale dei contratti e degli accordi collettivi di lavoro
Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro ha informato di aver approvato la completa riorganizzazione dell’Archivio nazionale dei contratti e degli accordi collettivi di lavoro. Sono stati inseriti nella sezione “Contratti nazionali di settore vigenti o ultrattivi” solo i Ccnl applicati ad almeno il 5% dei dipendenti di una divisione Ateco o al 3% in almeno una divisione nel caso di contratti multi-settoriali. I restanti contratti sono stati inseriti nella sezione “Altri contratti”. Tra le novità, anche l’introduzione delle schede contratto standardizzate, elaborate sulla base delle voci retributive e
normative previste dal Codice dei contratti pubblici. Si auspica che tali schede possano risultare utili alle stazioni appaltanti e ai progettisti, agevolati nell’individuazione della contrattazione di riferimento da indicare nei documenti di gara. Gli uffici di Ance Brescia restano a disposizione per maggiori informazioni.
Rata di saldo negli appalti pubblici: Il Mit chiarisce
Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha fornito chiarimenti in materia di garanzia per il pagamento della rata di saldo. La ritenuta dello 0,5% ha la funzione di garantire il rispetto degli obblighi contributivi e retributivi dell’appaltatore nei confronti dei lavoratori e viene svincolata dopo l’approvazione del collaudo o della verifica di conformità, previa acquisizione del Durc. La garanzia sulla rata di saldo tutela la stazione appaltante da eventuali difformità dell’opera nel periodo tra l’emissione del certificato di collaudo e la sua definitività. La garanzia deve coprire l’intero importo dello stato di avanzamento conforme al finale, maggiorato degli interessi legali per il periodo compreso tra l’emissione del certificato di collaudo e il momento in cui lo stesso diventa definitivo. Per un esame più approfondito si rimanda al sito www.ancebrescia.it.
Riserve negli appalti pubblici: i chiarimenti del Mit
Il Mit si è espresso in merito all’iscrizione delle riserve negli appalti pubblici, chiarendo che la nozione di “primo atto idoneo” comprende ogni atto dell’appalto inserito nel flusso procedimentale che sia idoneo a documentare l’insorgenza del fatto pregiudizievole e a manifestare il dissenso dell’impresa. La mancata iscrizione della riserva nel primo atto idoneo successivo al verificarsi del fatto dannoso comporta la decadenza dal diritto, anche se la riserva viene successivamente annotata nel registro di contabilità. Gli uffici di Ance Brescia rimangono a disposizione per eventuali chiarimenti.
Carpenteria Ferrari da oltre 30 anni realizza edifici in legno garantendo qualità costruttiva, sostenibilità ed elevata efficienza energetica.
Gestiamo internamente tutte le fasi del processo - progettazione esecutiva, taglio, prefabbricazione, assemblaggio e montaggio in cantiere - assicurando un unico referente tecnico e un flusso operativo coordinato

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